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X - Giugno 2021

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ETCETERA Il g io r n a lin o d e g li s t u d e n t i

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IN D IC E L’E D I T O R I A L E 3

A t t o fi n a le

d i G ia c o m o L o n g o n i, 5 b b

SCUO LA 6

In t e r v is t a a i m a t u r a n d i

d i V a le n t in a N ie d d u , 5 a a e V io la B o n fa n t i, 5 a a

C U LT U R A 9

U n t o p o e u n p a p e ro a t t r a v e r s a n o l’In fe r n o

d i A n d re a S c u r a t t i, 5 c c

P O L IT IC A 1 4 L a s in is t r a it a lia n a : u n p ro g e t t o in c r is i

d i F r a n c e s c o V a c c a ro , 5 a a

1 9 Il d ir it t o d i e s is t e re

d i L u c a S a ra c h o , 3 F

E t C e t e r a M a jo r a n a

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L ’E D I T O R I A L E

A T T O F IN A L E G IA C O M O L O N G O N I, 5 b b

Care lettrici, cari lettori, in questi ultimi giorni di liceo ho pensato alle cose improrogabili che avrei dovuto fare prima del suono dell’ultima campanella. La lista a dir la verità era così lunga che non sono riuscito neppure a scriverla tutta. Nel frenetico svolgersi delle ultime settimane le interrogazioni sommative, la stesura dell’elaborato hanno catalizzato tutte le mie attenzioni. Conclusi quelli, ho avuto poco tempo – ma mi è bastato – per salutare tutte quelle persone con le quali ho condiviso svariati momenti in questi ultimi cinque anni. Alcune forse le ho viste per l’ultima volta. Poi c’era EtCetera. Come salutarla? A chi tra voi è come me in quinta o comunque ormai un veterano tra queste mura scolastiche è noto che è consuetudine per i maturandi miei colleghi del giornalino E t C e t e r a M a jo r a n a

scrivere un articolo strappalacrime una volta giunti alla fine dei cinque anni, articolo completo di un continuo susseguirsi di “resto perché”, “vado perché”. Si tratta di una rivisitazione, tutta nostra, dell’interior monologue di joyciana memoria… Non ho validi motivi per restare e comunque non vorrei mai che qualcuno tra i miei docenti, leggendo l’editoriale – cosa tuttavia alquanto improbabile -, ci creda davvero. Quanto al “vado perché” sbobinerei una serie infinita di considerazioni che sono certo a pochi interesserebbero. Quindi come salutare EtCetera? Come congedarsi dai quattro/cinque affezionati e carissimi lettori che non hanno mai tralasciato un solo mio editoriale? Quando ormai due anni fa in questo stesso luogo da cui sto scrivendo ora pensai 3

all’argomento del mio primo editoriale da Caporedattore mi venne in mente di spiegare che cosa per me volesse dire “EtCetera”, perché mai un giornalino scolastico dovesse chiamarsi così, cercando di fornire un mio (non richiesto) punto di vista. Alla fine scartai quest’opzione e ne feci uno sullo speaker della House of Commons inglese, quell’assatanato che urlava “Order!” con inaudita veemenza all’indirizzo dei colleghi casinisti, ricordate? Bene, dopo tutto questo tempo voglio riprovarci. Perché “EtCetera”? Che cosa, “EtCetera”? Ancora, “EtCetera”? “E le altre cose”, traduco per i non latinisti. Sì, ma che cose? “Racconto storie raccolte fra mari immani, mari immani/Ancora un po’, ancora un poco/Racconto storie di navi tra i vari fari, vari fari/ Prendo fiato, ho poco fiato, perdo fiato”. G iu g n o 2 0 2 1 - N ° 1 0


L ’E D I T O R I A L E Così il magistrale Murubutu, peraltro non scostandosi molto dallo stile dell’interior monologue sopra citato, canta in “Diario di bordo”. Narra ciò che ha potuto ammirare e vivere sulla propria pelle in un viaggio immaginario collocabile forse in età tardo medioevale che lo ha condotto dalla Patagonia alla Nuova Scozia, dall’Artide all’Antartide e in molti altri luoghi ancora.

ai lettori di quegli “immensi mari” solcati ogni giorno da chi vi scrive e dei “vari fari” di chi, in preda alla noia, alla tempesta o a chissà cos’altro, cerca un riferimento sicuro a riva. È un grande diario di bordo in cui ciascuno, se ha piacere, può collaborare e scrivere qualcosa. EtCetera si alimenta della diversità, perché sa che le “altre cose” sono fuori da noi ma in qualche modo ci apSe dovessi dare una partengono, sono parole e definizione completa di Et- pensieri di altri che, una volCetera prenderei in prestito ta condivisi, diventano nosqueste parole. Le famigerate “altre cose” sono quell’esperienze, quei pensieri, quelle idee che maturano in terre lontane, dentro e fuori di noi. È il non detto, ciò che se detto si teme possa perdere valore o, al contrario, assumerne così tanto da sconvolgere e scandalizzare chi ascolta. Le “altre cose” sono quelle paure che non abbiamo il coraggio di confessare e, più concretamente, progetti bizzarri o iniziative a cui nessuno ha pensato prima. EtCetera esce ogni mese con l’intento di render conto E t C e t e r a M a jo r a n a

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tri. È un modo, forse banale, per arricchirsi vicendevolmente e scoprire che non c’è nulla che non ci riguarda. Sul diario di bordo non si riportano le cose che si sono viste ma le cose come le si sono viste. Ecco la dimensione soggettiva di EtCetera che è la sua grandezza. A chi, come peraltro recentemente accaduto, ci accusa di non dare a tutti lo stesso spazio ricordo che, avendo un senso il nostro stesso esistere solo se ci si rapporta ad una diversità saremmo

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L ’E D I T O R I A L E da ostracizzare immediatamente dal Majo e subire un processo per alto tradimento. In questi due anni ho avuto la fortuna di guidare un gruppo unito, determinato, che, unico tra i diversi gruppi del liceo, ha continuato a lavorare nonostante l’avvento della pandemia. A volte quando mancavano un po’ le forze ci siamo spronati a vicenda ma del resto anche nel racconto di Murubutu si dice: “Prendo fiato, ho poco fiato, perdo fiato”… Il Majo può contare su questo giornale e deve andarne fiero perché costituisce – sarei felice di essere smentito e contraddetto – l’unico laboratorio di democrazia e cittadinanza interno alla scuola pensato da e per gli studenti. Ne ho avuto prova io stesso in questi ultimi due anni.

predecessore, Filippo Vergani, per i preziosi consigli elargiti in questi anni, soprattutto all’inizio di questa mia esperienza. Ringrazio ancora tutti, redattori, vignettisti, impaginatori, correttori bozze. Ci tengo anche a esprimere a nome della redazione un ringraziamento ai Rappresentanti d’istituto che si sono sempre resi disponibili alla condivisione di EtCetera sulle loro piattaforme e, da ultimo, alla Presidenza. Ad Majo-ra, semper!

Lascio la redazione alla guida saggia di Luca Saracho, che già conoscete e che avrete modo di apprezzare più di quanto già non facciate ora. Inizio i dovuti ringraziamenti chiamando in causa il mio E t C e t e r a M a jo r a n a

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SC U O LA

IN T E R V IS T A A I M AT U R A N D I V A L E N T IN A N IE D D U , 5 a a

V IO L A B O N F A N T I, 5 a a

La fine dell’anno scolastico porta sempre tanti pensieri, soprattutto se è il tuo ultimo anno di liceo. Fatevelo dire, non ci aspettavamo che sarebbe arrivata così in fretta, e soprattutto in questa modalità. Per molti di noi maturandi il Majo è stato più di una semplice scuola: è stato una casa, un luogo dove ridere, piangere e spesso anche arrabbiarsi. Ci siamo sentiti accolti in una vera e propria comunità unita ed è alquanto triste sapere che una buona parte di voi purtroppo non hanno ancora conosciuto questo lato della scuola. Abbiamo quindi deciso di intervistare alcuni dei ragazzi che stanno per andare via, in modo da richiamare alla mente bei ricordi per i più vecchi, e dare un’idea ai più giovani di come realmente è questa

bellissima scuola. Ecco le risiede in quello che Freud loro risposte: definirebbe il preconscio, ma anche un nuovo modo di Cosa ti ha lasciato il Majora- pensare e il preludio dello na in cinque anni? sviluppo di un pensiero critico.» Viola Mazzilli, 5G «Si dice che non esistano domande banali ma solo «Dire che la mia esperienza risposte stupide o non esau- al Majo è stata fruttuosa è stive. Per quanto questa do- forse dire poco: mi ha aiutato manda possa non essere ba- a crescere, mi ha permesso nale, qualsiasi mia risposta di uscire dal mio guscio con sarebbe sicuramente stupi- cui mi proteggevo da tutto e da o non esaustiva perché è tutti e mi ha insegnato a vivproprio difficile riassumere ere.» Andrea Scuratti, 5cc in poche parole questi cinque anni. Mi limito a dire tanti bei «In questi 5 anni il Majorana momenti, tante persone co- mi ha insegnato a non venosciute, qualche amicizia dere la scuola come solo un importante, altri momenti luogo dove si va per studiare un po’ meno belli ma ugual- e relative cose brutte, ma mente degni di nota e quanto che c’è un mondo al di fuori è bello EtCetera!» Giacomo delle quattro mura della mia Longoni, 5bb classe, che è fondamentale se si vuole fare un’esperien«Tante nozioni in più, la mag- za completa delle superiogior parte delle quali ormai ri.» Carlo Sala, 5E

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SC U O LA Come ti senti all’idea di avere (quasi) finito il liceo?

fatto già cinque anni e non mi sono ancora reso conto che fra meno di un mese dovrò dare l’esame. È tutto strano, ma forse sono solo un po’ troppo nostalgico.» Carlo Sala, 5E

mettermi in gioco, non con molto successo, ma ci ho provato e non mi pento. Non so bene cosa ho lasciato al Majo, ma so che cosa il Majo ha lasciato a me.» Carlo Sala, 5E

«Felice perché dopo cinque anni ho tanta voglia di andarmene. Un po’ impaurito da quello che verrà ma entusiasta allo stesso tempo.» Cosa pensi di aver lasciato di Hai consigli per le generaziGiacomo Longoni, 5bb tuo al Majo? oni future? «Non penso di poterlo riassumere in qualche riga. Posso dire però con certezza che dopo due anni di pandemia si percepisce la necessità di voltare pagina e, sebbene non abbia trascorso gli ultimi anni di liceo come speravo, sono contenta di aver concluso un altro capitolo di vita, e sono molto curiosa di scoprire come sarà il prossimo. Come direbbe la professoressa Clerici, la nostra vita inizia ora.» Viola Mazzilli, 5G «Vojo mori’, nel senso: non so come definire questa sensazione, è strana, tristemente felice.» Andrea Scuratti, 5cc «È finito totalmente in sordina, non mi sembra di avere E t C e t e r a M a jo r a n a

«Un ombrello, due penne e «Ho sempre seguito la filospero nient’altro.» Giacomo sofia “minima spesa, masLongoni, 5bb sima resa”. La consiglio a chi verrà, oltre ovviamente «Qualche consiglio ai miei a collaborare con EtCetera amici più piccoli, degli e vivere il liceo al massimo scatoloni di cavi un po’ più delle possibilità.» Giacomo in ordine nell’archivio della Longoni, 5bb sede centrale e, spero, qualche soddisfazione per i miei «Non vivrete mai più il liceo, professori.» Viola Mazzilli, quindi fate tutto il possi5G bile per godervi questi anni. Lanciatevi e provate di tutto, «Spero di aver lasciato qual- il Majorana offre la possibilcosa con gli articoli scritti ità di scegliere tra una vasta su EtCetera e col mio modo gamma di attività e sarebbe di pormi: di aver trasmesso un peccato non approfitche la vita va vissuta sì se- tarne. Si possono conoscere riamente, ma un po’ di ironia persone molto stimolanti e e leggerezza non hanno mai si creano bellissimi legami.» fatto male a nessuno.» An- Viola Mazzilli, 5G drea Scuratti, 5cc «Vivete il Majo, fatelo vostro, «Diciamo che ho sempre, fate in modo che diventi una o quasi sempre, cercato di seconda casa e non riman7

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SC U O LA ga solo una scuola.» Andrea ad essere vissuti come priScuratti, 5cc ma della pandemia e che il pianoforte della sede torni «Solo di non dare per scon- ad essere suonato ad ogni tato che il Majo, non è solo intervallo, ma soprattutto un posto dove si va per stud- spero che il Majorana faccia iare, ma che c’è molto di più sentire a casa le prossime da fare e sono proprio le at- generazioni tanto quanto lo tività extrascolastiche che ha fatto con la nostra.» Viola lo rendono un posto miglio- Mazzilli, 5G re.» Carlo Sala, 5E «Spero che torni ad essere Cosa speri per il Majo del fu- quel luogo di incontro che è turo? sempre stato, che sia luogo di condivisione reciproca e «Che diventi un luogo in cui, rispetto.» Andrea Scuratti, al netto delle differenze nei 5cc modi e nelle vedute, si possa costituire un dialogo franco «Spero che possa tornare e proficuo che coinvolga tut- la scuola di quando ho inizta la comunità scolastica. Ad iato io e che inizino a votare oggi non sempre ciò è stato i rappresentanti di istituto possibile e credo peraltro con criterio e non a caso (ovche EtCetera qui abbia un viamente si scherza).» Carlo compito e delle respons- Sala, 5E abilità ben precise.» Giacomo Longoni, 5bb Anche per noi due è purtrop«Spero che le classi tornino po giunto il momento di dira riempirsi, spero che le at- vi addio. Un grazie speciale tività pomeridiane tornino alle quattro bellissime perad essere svolte in presen- sone che hanno risposto alle za, spero che vengano tra- nostre domande e condiviso mandate le tradizioni e che le loro esperienze. Un grase ne aggiungano di nuove, zie speciale anche a voi, cari spero che gli atri tornino lettori, per averci accomE t C e t e r a M a jo r a n a

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pagnato in questa avventura, se così si può definire. È stato bello scrivere per questo giornalino e sapere che c’erano sempre persone interessate quello che avevamo da dire. Anche voi, con il vostro supporto, avete fatto parte di questa redazione. Quindi grazie di tutto, vi auguriamo di potervi godere a pieno la permanenza in questa scuola, così come abbiamo fatto noi.

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C U LT U R A

U N TO P O E U N PA P E R O A T T R A V E R S A N O L’IN F E R N O A N D R E A S C U R A T T I, 5 c c

Gentili amici di EtCetera, oggi, per l’ultima volta, scrivo su questo giornalino e non potete davvero capire ciò che sto provando: un misto di gioia e tristezza, allegria e mestizia; e non potevo non parlarvi di Dante, per l’ennesima volta (probabilmente vi starà uscendo dalle orecchie, lo so, ma aspettate), però con una svolta disneyana. Qualche mese fa, girovagando per i meandri di internet e Amazon ho trovato il Sacro Graal di quegli amanti di Dante che hanno un gusto un po’ naive per la vita e un approccio serio e distaccato, ma non troppo, verso la Commedia dantesca: Paperdante, l’Inferno di Topolino e Paperino. Son le leggi d’abisso così rotte? - disse Catone l’Uticense a Dante e Virgilio appena usciti dall’Inferno (Dante, Commedia, Purgatorio, Canto I, v. 46) e lo stesso E t C e t e r a M a jo r a n a

probabilmente direbbe a me, che non ho questo approccio “stoico” all’opera del Sommo Poeta. Non me ne voglia Anna Maria Chiavacci Leonardi, commentatrice dantesca di fine ingegno e punto di riferimento assoluto per tutti gli studiosi di Dante (seconda solo, forse, a Gianfranco Contini), ma l’ironia e la capacità di Guido Martina nella sceneggiatura e di Angelo Bioletto nei disegni sono d’una qualità eccelsa. Nell’Inferno di Topolino Abdul, celebre ipnotizzatore del Belucistan e fido compare di Gambadilegno fa un incantesimo a Topolino e a Pippo, che vengono catapultati nella Commedia, impersonando Dante e Virgilio. Il genio di G. Martina lo porta a riscrivere le terzine dantesche in maniera scherzosa e divertente; di seguito un esempio, che è anche il mio preferito: 9

Alzai lo sguardo e, giuso dalla vetta, vid’io calare in corsa ratta e folle un tal che pedalava in bicicletta.

La perfetta collaborazione di Martina e di A. Bioletto porta alla realizzazione di scene esilaranti, in cui la nuova terzina dantesca e il disegno sono in totale antitesi oppure altri casi in cui si completano a vicenda, in ogni caso riuscendo alla perfezione: G iu g n o 2 0 2 1 - N ° 1 0


C U LT U R A Tosto che innanzi a me fermarsi volle con parolette dolci e faccia lieta Gridommi: “Benvenuto a questo colle.”

sono posti tra i traditori (traditori massimi vengono definiti). Salvati da Pippo e Topolino, tutti quanti riescono a tornare a casa sani e salvi

E intanto il disegno rappresenta Pippo/Virgilio che urla a Topolino/Dante: “Eccoti furfante! Sei venuto final- alla filosofia. Cesare rapmente!” presenta il latino e si presenta ai due con in mano Per il secondo caso, Topolino un lanciafiamme e urlando e Pippo incontrano Caronte, rivolto a Pippo: “Tu quoque un vecchio scorbutico che terque quaterque quae quod! chiede loro chi siano: In quante parti est divisa tota Gallia, fili mi?”. Topolino alloIo sono quei che colse laude ra, come ogni compagno che e allori, vede il proprio amico in seri - risposi a lui - cantando in guai durante l’interrogazirima pura one, gli dice: “In tre! Digli le donne, i cavalier, l’armi, gli tre!”. Pippo, perfetto Virgilio, amori. ma bisognoso di una visita dall’otorino, urla: “In tredici! E di tutta risposta nel fu- Ma io non voglio essere dimetto Pippo ribatte: “Per la viso!” ed ecco che Cesare lo miseria, sei un ignorante! addomestica e lo usa come L’ha scritto Ariosto e non l’ha suo cavallo. scritto Dante!” La scena finale è molto iconica, riuscita e ben studiata: I due arrivano al Canto IV e nelle profondità dell’Inferno incontrano dei bambini che troviamo Dante! Egli è rapprendono a schiaffi le ma- presentato intento a punterie scolastiche: dal greco golare con una penna i due al latino, dalla matematica creatori della storia, che E t C e t e r a M a jo r a n a

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“Confessate! Confessate in qual modo mi avete tradito!” - “Io ho fatto i disegni!” - “Io ho scritto i versi imitando la Divina Commedia!” Ecco che Topolino giunge a salvare la situazione:

“Se uno ha scritto versi sbarazzini e l’altro li ha illustrati con pupazzi l’han fatto per la gioi dei bambini!” Dante comprende che i due sono in buona fede e li lascia andare, congedandosi con due ultime terzine che strappano a chiunque una lacrima:

“O patria mia, solleva il capi affranto, sorridi ancora, bella fra le belle, o madre delle madri, asciuga il pianto! G iu g n o 2 0 2 1 - N ° 1 0


C U LT U R A Il ciel per te s’accende di fiammelle splendenti a rischiararti ancora la via, sì che tu possa riveder le stelle!”

tanto, in un continuo climax ascendente di genialità, ironia e perfezione formale, ma anche di emozione, attento studio e story-telling di grande spessore.

Non avrei mai creduto che un fumetto del 1949 sarebbe mai riuscito a farmi divertire ed emozionare così

Nel 1987 Giulio Chierchini con i disegni di Massimo Marconi raccontano invece l’Inferno del “Papero dei Pa-

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peri”, Paolino Paperino! È una storia un po’ più corta, ma non meno avvincente, e per questo ve ne riporto un “riassuntino”. Inseguito da zio Paperone per un prestito non ripagato, Paperino gira in una Paperopoli infernale: arriva alla 313, la sua fidata automobile, e la trova coperta di spazzatura; la getta sul marciapiede ed ecco un vigile pronto a fargli la multa per inquinamento del suolo pubblico e parcheggio abusivo. Paperino allora deve recarsi in comune per pagare le multe, ma per poter assolvere al suo compito deve portare centinaia di documenti. Tornato dopo alcune ore, il funzionario seduto dietro a una scrivania su cui è scritto “La burocrazia è tutto” afferma che manca la vidimazione dell’ufficio postale. Passando dapprima per il traffico cittadino e lo smog, poi per un bosco che va a fuoco (tutti simboli “infernali”, così come la “giornata d’inferno” che ha avuto), Paperino torna a casa stremato e i suoi nipotini Qui, Quo e Qua gli regalano una vacanza in caG iu g n o 2 0 2 1 - N ° 1 0


C U LT U R A noa. Paperino accetta questo bellissimo regalo e, mentre si rilassa, vede che nello zaino i tre gli hanno messo una copia della Divina Commedia. Dopo la prime terzine Paperino s’addormenta… Paperino si risveglia all’Inferno. Lasciate le acque del fiume Colorado, si ritrova in quelle dell’Acheronte, dove, oltre ad essere spaventato dai demoni che vede, viene terrorizzato anche da un altro spettro: quello di Archimede Pitagorico, il grande inventore di Paperopoli, che nella storia diventa un novello Virgilio. La barca di Caronte arranca in una situazione peggiore delle strade della movida pre-Covid: pur non essendoci anima viva (letteralmente), non c’è spazio!

Sul ponte di comando del naviglio, Caron dimonio, cogli occhi di bragia, batte lo martellòn… piglio chi piglio! Superato il fiume infernale, giungono nel girone dove vengono puniti… gli inE t C e t e r a M a jo r a n a

quinatori (e Paperino può riprendersi la rivincita per tutta l’immondizia sulla sua auto)! Come dei moderni Paolo e Francesca gli inquinatori sono destinati a girare in un turbine eterno di rifiuti. Superato questo girone, i due arrivano a quello seguente: qui vengono puniti i burocrati. Qual gioia per Paperino, che dolce vendetta! La porta dell’Inferno diventa la porta dei burocrati e delle poste: “Scordatevi del tempo, o voi ch’entrate!” I burocrati vengono pressati, trasformati in certificati e poi timbrati: questo è quello che si meritano! Cammina e cammina Paperino insieme con Archimede giunge alla foresta dei suicidi, ma qualcosa è diverso… non sono i suicidi ad essere degli alberi, ma i piromani! Le Erinni sputafuoco lasciano questi individui in una sauna perenne: come i piromani bruciavano boschi, ora, per contrappasso, sono destinati ad essere per sempre de12

gli alberi bruciati dal fuoco delle Erinni. Se pensate che la storia sia finita … non è così. Nel prossimo girone vengono puniti quelli che generano il traffico! Paperino ha finalmente avuto la sua rivincita! Per uscire dall’Inferno deve attraversare lo Stige, ma prima Archimede gli consiglia di stare attento alle Idre, i mostri che lo popolano.

Simile a “spot” tivù pubblicitario, all’improvviso emerser mostri infami! Urlava di terror quel temerario!

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C U LT U R A E Paperino nella vignetta: Siamo giunti alla fine del “Povero me! Il bestio diabol- racconto, cari amici di Etico!” Cetera. Spero, in questi due anni, di non avervi tediaMa questa storia ha una to troppo con i miei articoli struttura ciclica. Paperi- letterari: posso immaginare no si risveglia in una zona che già vi stanchino i prof di pesca, dove c’è un torneo alla mattina con spiegazioni organizzato da Paperone! ed interrogazioni, figuriaAppena vede il nipote inizia moci io, che vi parlo di Dante, ad inseguirlo e la pena di Pa- su un giornale per studenti! perino non ha fine! Paperone Spero, alla stessa maniera, infatti gli urla dietro: che qualcuno, dopo di me, continui questo “filone let“Per dirla con parole quali terario” all’interno di EtCetquelle era: non che gli altri articoli inventerebbe Dante in tal non siano degni, eh! Sono frangente. articoli meravigliosi, ricchi Predìco a te che tu vedrai le di ottimi spunti di riflessistelle!” one! Spero, infine, di avervi fatto vedere la letteratura Tutte e tre le cantiche del- sotto un altro punto di vista: la Commedia finiscono col non è roba da vecchi profestermine “stelle” - e di ciò ne sori pedanti, ma è sempre abbiamo già parlato qualche nuova e attuale, soprattutarticolo fa - e così fanno an- to la Commedia di Dante su che queste due fantastiche cui mi sono tanto basato in storie, davanti alle quali non questi anni e dalla quale ho si può che rimanere mer- preso ottimi spunti per scriavigliati un po’ come disse vere i miei articoli - non che Dante a Virgilio: vagliami Cicerone in milanese non sia ’l lungo studio e ’l grande altrettanto degno, penso che amore/ che m’ ha fatto cer- quello sia uno dei miei più car lo tuo volume (Dante, alti picchi poetici, ma non mi Commedia, Inferno, Canto I, sarei sentito a posto con la vv. 83-84). mi coscienza se non avessi E t C e t e r a M a jo r a n a

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dedicato queste ultime pagine a Dante. Citandolo un’ultima volta, auguro a tutti voi e al Majo di raggiungere i vostri più alti obiettivi, superando tutti gli ostacoli che sono frapposti e che possiate tener in mano le vostre stelle.

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P O L IT IC A

L A S IN IS T R A IT A L IA N A

U N P R O G E T T O IN C R IS I FR A N C ESC O VA C C A RO , 5aa

“Sono di sinistra se, di fronte alla solitudine di un’anziana malata, mi accorgo che anche la mia vita perde qualcosa; sono di sinistra se le rinunce di una famiglia di quattro figli rendono la mia più povera; sono di sinistra se vedo un bambino che muore di fame, e in quel momento è mio figlio, mio fratello piccolo”. Con questa citazione del discorso di Walter Veltroni in occasione dell’ultimo congresso dei Ds nel 2007 inizio il mio ultimo articolo in questo bellissimo Giornalino, che riguarda la mia passione più grande: la politica. I miei cinque lettori che nel corso di questi anni hanno letto i miei articoli avranno già intuito il mio orientamento “a sinistra”, orientaE t C e t e r a M a jo r a n a

mento che non ho mai nascosto, anzi ne vado fiero. Ma proprio per questa mia appartenenza a sinistra sento la necessità di scrivere quello che purtroppo non funziona da dieci anni ormai nella sinistra italiana. E con “sinistra italiana” intendo tutti i partiti che si richiamano a quella posizione politica, dai più radicali ai più moderati, ma soprattutto il PD, che, piaccia o meno, è il polo di questa area politica, per retaggio e radicamento sul territorio. La sinistra ha ormai perso i valori che più dovrebbe sottolineare, e che invece sono scomparsi o messi in sordina nella comunicazione politica di questi partiti: lavoro, giustizia, istruzione, welfare in genere. In particolare sono 14

tre i problemi della sinistra italiana: il primo è interno; il secondo è ideologico; il terzo è politico. Con il termine “interno” mi riferisco al modo di organizzarsi della sinistra al proprio interno e tra i vari partiti che la compongono. Il problema che secondo me attanaglia la sinistra sotto questo aspetto è la frammentazione e la mancanza di leadership: se facciamo un confronto tra la sinistra e la destra emerge chiaramente che la prima è costellata da una miriade di partiti che ciclicamente ogni quattro o cinque anni nascono e muoiono attorno al leader di turno. Si tratta di una tendenza cronica alle scissioni: puntualmente una parte interna ad un grande partito (leggasi G iu g n o 2 0 2 1 - N ° 1 0


P O L IT IC A PD), in dissenso rispetto ad una decisione assunta dalla segreteria, decide che è il momento di fare le valigie e di andarsene per esprimere in maniera autonoma le proprie idee. Si tratta evidentemente di una forma particolare di masochismo: da sempre infatti le scissioni si concludono con un fallimento, sia per chi l’ha attuata, in quanto vede il proprio partito inchiodato a cifre miserevoli (2-3%), sia per chi l’ha subita, in quanto deve operarsi per riassorbire l’emorragia, seppur minima, di voti. E questo peraltro fa perdere appetibilità politica alla sinistra stessa: una fazione politica che periodicamente vive delle scissioni interne e guarda sempre al proprio ombelico mostra una forte instabilità e poca credibilità agli occhi dell’elettorato che simpatizza a sinistra, che scivola verso altre aree politiche o direttamente verso l’astensione. In pratica a sinistra c’è un fenomeno esattamente opposto a quello a destra: mentre la destra esprime leader E t C e t e r a M a jo r a n a

molto forti e ha una struttura gerarchica ben precisa, a sinistra regna il personalismo e i piccoli gruppi interni, che anziché favorire l’azione del leader gli mettono i bastoni tra le ruote. Ne sono un esempio le due scissioni più recenti che il PD ha subito: quella di Renzi con Italia Viva e quella di Calenda con Azione. Ora, diciamocelo con franchezza: Renzi ha fatto la scissione per poter contare di più in Parlamento, e con Conte ci è riuscito alla grande; Calenda invece ha estremizzato (ironico per uno moderato come lui) il suo no ai 5 Stelle e oggi coglie ogni occasione buona per lanciare bordate al partito che comunque lo ha lanciato politicamente. Entrambi poi hanno lanciato le loro operazioni per conquistare “l’elettorato di centro”: quella dell’elettorato di centro è una favola, una sorta di terra promessa che probabilmente non esiste; lo dimostra il fatto che esistono il centro-sinistra e il centro-destra. I partiti che hanno ambito al centro si sono dovuti confrontare con 15

un forte immobilismo politico e con un elettorato troppo variegato al suo interno per essere posto sotto un unico progetto politico. Veniamo al secondo problema della sinistra di oggi, forse il più importante: quello ideologico. È da un po’ di tempo che i partiti di sinistra non sanno più chi essi siano. Dai tempi di Berlusconi ormai la sinistra individua i propri valori “in negativo”: in pratica, essi stabiliscono i valori di turno a seconda dell’avversario emergente a destra. C’è Berlusconi, quindi bisogna assolutamente sostenere il conflitto di interesse e il giustizialismo; c’è Salvini, quindi bisogna sostenere lo “ius culturae” e lo “ius soli”. Queste proposte politiche non sono sbagliate in sé, ma lo diventano se non sono sostenute in maniera organica e coerente e se sono unicamente dettate dalla necessità di presentarsi come l’anti-destra e non come la sinistra; sembra un gioco di parole, ma non è affatto la stessa cosa. Ideologicamente oggi la G iu g n o 2 0 2 1 - N ° 1 0


P O L IT IC A sinistra sostiene i diritti nelle sue forme più svariate, ai quali dedica quasi tutta la sua comunicazione politica nei congressi e alle elezioni: quelli delle donne, quelli dei migranti, quelli della comunità LGBTQ+ e così via. Anche qui, proposte assolutamente sacrosante, ma siamo davvero sicuri che la sinistra sia solo o principalmente questo? La risposta è storicamente no: come afferma Veltroni nella citazione ad inizio articolo, la sinistra è nata per dare voce agli ultimi, agli esclusi, alle classi sociali più deboli all’interno di uno Stato borghese che di queste classi gliene importava ben poco. La sinistra è nata con l’obiettivo di garantire una uguaglianza sostanziale a tutti e per ottenere per le persone al gradino più basso della società quella dignità che in quanto esseri umani meritano. I diritti difesi dalla sinistra sono quindi diritti universali: diritto al lavoro, diritto all’istruzione, diritto di essere chi si vuole, oltre ogni particolarismo. AttenE t C e t e r a M a jo r a n a

zione, non sto dicendo assolutamente che i diritti sopra citati non siano importanti, ma che non possano essere l’unico argomento della comunicazione politica della sinistra. L’elettorato della sinistra, il suo interlocutore privilegiato col quale comunicare, dovrebbe essere quindi composto dalla fascia dei poveri, dalla classe operaia e anche dalla medio-piccola borghesia, quella che è perennemente oppressa dalle grandi multinazionali. Oggi invece si assiste a un vero paradosso: nelle grandi città i partiti della sinistra vincono, ma con i voti del centro, delle classi più ricche, e non con i voti delle periferie, che prive del loro naturale centro politico di riferimento sono nelle mani del populismo più becero. Anche la comunicazione è cambiata: spesso ormai la sinistra è autoreferenziale, con un atteggiamento arrogante e spocchioso, a volte addirittura di censura nei confronti di chi non si conforma al pensiero dominante, come se fosse l’unica 16

depositaria della verità e di ciò che è giusto. Abbiamo più una sinistra “da salotto”, lontana dai grandi comizi e dai congressi a tema dei partiti comunista e socialista della Prima Repubblica. Veniamo infine ad un problema minore del precedente ma comunque molto importante: il problema politico. Una buona ideologia infatti non è niente se non è accompagnata da altrettante buone scelte politiche: alleanze, elezioni, nomine governative, attività parlamentare. Le scelte politiche sono quelle che danno forma all’ideologia e la concretizzano nella realtà, declinandola in vario modo in base alle circostanze particolari del momento. Bene, proprio su questo versante la sinistra italiana dà il peggio di sé: programmi elettorali puntualmente disattesi, alleanze fatte e disfatte a seconda della convenienza, leggi elettorali ad hoc per limitare la vittoria della destra pronosticata dai sondaggi, parlamentari che se ne vanno e ritornano a piacimento. Lo so cosa G iu g n o 2 0 2 1 - N ° 1 0


P O L IT IC A starete pensando: “Si, ma questo lo fa tutta la politica italiana, anche la destra”. È assolutamente vero, ma la sinistra ha, rispetto alla destra, un problema davvero fastidioso: la smania di andare al potere. Il PD in particolare è diventato il partito di governo per eccellenza: esso, in un modo o nell’altro, riesce sempre a piazzare nelle nomine più importanti (come quella di Presidente della Repubblica) uomini che facciano riferimento al centro-sinistra; e questo quando il consenso elettorale èaltalenante e il PD non vince alle elezioni. Spengo subito l’entusiasmo dei lettori di destra che stanno leggendo queste parole: dal 2006 al 2018 il PD non avrà sempre vinto, ma è sempre stato almeno seconda forza politica del Paese, quindi è più che legittimo che esso voglia esercitare il consistente consenso che comunque riesce ad ottenere alle elezioni. E poi, se Atene piange, Sparta non ride (anzi). Quello che è meno legittimo è questa volontà di fare sempre e comunque parte E t C e t e r a M a jo r a n a

della maggioranza parlamentare: stare in minoranza, oltre che garantire un minimo di avvicendamento democratico, permette anche di riorganizzarsi e di non dovere sempre sacrificare le proprie posizioni per il governo del Paese. Lasciamo che siano anche gli altri ad andare al governo: questo è salutare all’interno di una democrazia liberale come la nostra e permette un clima di fiducia nei confronti delle istituzioni e una certa credibilità per la sinistra. Inoltre, stando all’opposizione si può vigilare sull’operato della maggioranza, oltre che presentarsi come una alternativa a questa. Ma quindi, vi starete chiedendo, a che serve questo articolo? Questo articolo non è, né vuole essere, una critica arcigna fine a sé stessa, anzi, ho voluto individuare quelli che, a parer mio, sono i punti deboli della sinistra italiana oggi con l’ottica di una persona che nella sinistra ci crede ancora molto e che vuole che torni ad essere vincente. Io sogno uncentro-sinis17

tra basato sull’europeismo, ma un europeismo critico e consapevole, come quello del presidente del Parlamento europeo Sassoli, non quello rose e fiori di +Europa secondo cui tutto va bene così com’è. Io sogno uncentro-sinistra basato sul riformismo, non quello di centro, che mira a “tirare a campare”, ma quello di tradizione socialista, ossia quello delle riforme ampie e organiche per incidere davvero nel Paese. Io sogno un centro-sinistra dei deboli e degli ultimi, che vanno cercati nelle loro case, nel loro ambiente e accompagnati verso un futuro migliore. Infine, io sogno uncentro-sinistra pragmatico, che sappia fare i conti con la realtà e flessibile, che non vuol dire assolutamente una sorta di nuovo trasformismo, ma accettare gli stimoli provenienti da realtà che non siano necessariamente di sinistra in senso stretto, rifiutando il dogmatismo ideologico. E io sono convinto che uncentro-sinistra così descritto sia assolutamente possibile e realizzaG iu g n o 2 0 2 1 - N ° 1 0


P O L IT IC A bile, con una grossa scorta di pazienza e buona volontà. Voglio chiudere questo articolo, e il mio percorso in Etcetera, con un messaggio per tutti: non abbiate mai paura di esprimere la vostra opinione, sia essa di sinistra o di destra, “mainstream” o anticonformista. Ma soprattutto, nonostante le delusioni che a volte può dare, coltivate sempre un interesse per la politica, la più bella delle passioni: è vero, spesso ci delude e ci sembra lontana dalla realtà, ma è gratificante lottare per le proprie idee e impegnarsi per la propria comunità e il proprio Paese. Ad maiora ragazzi!

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IL D IR IT T O D I E S IS T E R E LU C A SA R A C H O , 3F

Il 27 gennaio di ogni anno ci ritroviamo tutti a ricordare uno dei capitoli più bui della storia del nostro continente: la Shoah. Puntualmente torniamo a riflettere sull’abominevole portata dell’eccidio razzista voluto dal nazifascismo e riguardante tutta l’Europa; a dimostrare la nostra solidarietà e la nostra vicinanza al popolo di Israele, nella speranza che eventi di un così inaccettabile calibro non possano più ripresentarsi. Eppure, nel momento in cui lo stesso popolo di Israele si trova costretto ad imbracciare le armi in difesa non solo della propria libertà, ma anche e soprattutto della propria esistenza, il caldo e confortevole sostegno a cui facevo riferimento pocanzi svanisce improvvisamente per mano di un ben preciso schieramenE t C e t e r a M a jo r a n a

to politico a livello internazionale. Ed ecco che gli israeliani si vedono attribuiti gli epiteti di occupatori, oppressori, assassini e via dicendo. Se ci si dovesse basare su quanto riportato dalle principali testate giornalistiche e dalle più eminenti personalità dei mass media, le motivazioni per un così ignominioso cambio di casacca sarebbero chiare: bambini uccisi dai bombardamenti, raid aerei che colpiscono zone residenziali, addirittura palazzi di agenzie di stampa internazionale quali Associated Press, indebita occupazione di un territorio non loro, ecc. Parrebbe quasi che le vittime del passato si siano trasformate a loro volta in scellerati carnefici. Ma siamo veramente sicuri che ci si possa pienamente fidare di questo orripilante 19

quadro dello stato d’Israele? La risposta, miei cari venticinque lettori, è negativa e per comprendere a pieno la posizione di “apologia di terrorismo”, come io la definirei, di gran parte della sinistra lasciatemi presentare la reazione che i mass media hanno avuto poche settimane addietro durante l’ennesimo ricorso alle armi tra i terroristi di Hamas e l’esercito israeliano. La reazione che tra tutte trovo maggiormente esemplificativa è stata quella del comico (così almeno sostiene Wikipedia) e attore britannico John Oliver, che in un segmento del suo LastWeekTonight ha addirittura proclamato che lo stato d’Israele è colpevole di “crimini di guerra”. Le argomentazioni che avrebbe dovuto addurre per sostenere acG iu g n o 2 0 2 1 - N ° 1 0


P O L IT IC A cuse così pesanti sarebbero dovute essere incontrovertibili, solide, granitiche, penserete voi. Invece, l’apice del suo sproloquio è giunto nel momento in cui ha affermato che “un lato sta soffrendo immensamente di più dell’altro”, difendendo il povero popolo palestinese non dotato di un sofisticato sistema di difesa anti-missilistico quale l’israeliano Iron Dome. L’accusa consisterebbe dunque nel fatto che Israele dovrebbe cessare di difendersi in tutti i modi possibili, in quanto la sua tecnologia bellica è immensamente superiore a quella dei terroristi di Hamas. Posizione questa condivisa da un suo compare, Trevor Noah, il quale qualche settimana fa non riusciva a vedere nel conflitto un “combattimento leale”, dal momento che le poche milizie palestinesi si dovevano opporre ad uno dei più progrediti eserciti su questo pianeta. A tal proposito, possono essere individuate due enormi falle in queste flebili accuse. Punto primo: chi ha iniziato il conflitto? Chi ha E t C e t e r a M a jo r a n a

iniziato per primo a sparare missili su zone residenziali? Chi per primo ha messo a rischio la vita di centinaia di poveri civili, uomini e donne innocenti, vecchi e bambini indifesi? La risposta è una sola: Hamas, non Israele. E ciò mi porta al secondo punto: come può credere questa gente che uno Stato libero, indipendente e sovrano non possa difendere la propria popolazione in quanto più forte dei medesimi terroristi devoti alla sua distruzione? Sarebbe dunque di Israele la responsabilità di un conflitto non iniziato da esso? Dovrebbero di buon grado i cittadini israeliani accogliere i missili che piovono sulle loro case a distruggere le loro esistenze? Di fronte a tanta ipocrisia, mi pare veramente di essere su un altro pianeta, in cui ognuno fa a gara per sparare un’assurdità più grande dell’altra. Lo stesso Oliver è arrivato addirittura a ridicolizzare un esponente dell’IDF (Israel Defence Forces), il quale aveva sostenuto che l’Iron Dome del popolo palestinese nella Striscia di Gaza 20

non era altro che una parola: Pace. Finché non avessero iniziato a sparare missili in territorio israeliano, i palestinesi non avevano nulla da temere da Israele. In altri termini John Oliver ha preso in giro un individuo che sosteneva che la soluzione stessa alle tensioni era la pace. Eppure la sinistra si è storicamente fatta paladina della pace di fronte a qualsiasi tipo di conflitto a livello mondiale… La verità è che la sinistra crede che i deboli siano sempre e comunque dalla parte del giusto, in qualsiasi circostanza, anche se si tratta di difendere le posizioni di attentatori islamisti devoti all’eccidio del popolo ebraico: la loro non è bontà, purezza di ideali o nobiltà d’animo, ma puro calcolo elettorale che fomenta la disperazione di quegli strati della società più disagiati (guarda caso la stessa colpa da loro così veementemente attribuita alla destra). Ma credete forse che Oliver si sia fermato qui nelle sue deliranti accuse? Assolutamente no, e infatti, da perfetto demagogo qual è, ha G iu g n o 2 0 2 1 - N ° 1 0


P O L IT IC A fatto leva sul tema che poteva suscitare maggiore indignazione nella sua platea: la morte di bambini durante i raid aerei israeliani. Il fatto che più di 70 giovani vite si siano spezzate durante queste violenze è drammaticamente indubbio, una terribile conseguenza di qualsiasi conflitto armato. Tuttavia, la modalità con cui è stato presentato questo fatto porta tendenziosamente a dedurre che Israele abbia intenzionalmente ucciso dei poveri bambini,

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eclatante esempio di malinformazione. La domanda che è necessario porsi non è: “Condanni l’assassinio di bambini palestinesi da parte dell’esercito israeliano?” L’assassinio di qualunque bambino è una mostruosità di per sé e nessuno sarebbe in grado di affermare il contrario. La vera domanda che si dovrebbe porre ai vari John Oliver del mondo è: “Condanni l’organizzazione terroristica Hamas che, dopo aver provocato una guerra, usa i bambini come

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degli scudi umani?” Hamas non è infatti estranea ad azioni tanto deplorevoli come quella di nascondere missili e materiali bellici di vario tipo in strutture ospedaliere e in scuole. Di contro, lo stesso esercito israeliano, durante il conflitto scatenatosi nel 2014, ha dato numerose volte testimonianza della sua volontà di preservare la vita della popolazione civile palestinese nei territori di Gaza, avvisando gli stessi individui utilizzati da Hamas come scudi umani

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P O L IT IC A di evacuare quelle zone che sarebbero state obbiettivo di bombardamenti attraverso chiamate telefoniche, trasmissioni via radio e volantini lasciati cadere dal cielo. Lo stato di Israele non ha alcun interesse nella guerra, non avrebbe mai organizzato un esercito così formidabile se la sua esistenza non fosse stata costantemente minacciata dalle nazioni a sé confinanti: tutte le guerre combattute da Israele sono sempre state guerre difensive. Eppure c’è ancora qualcuno che osa definire Israele come un regime oppressivo che non permette al popolo palestinese di avere uno stato proprio, ignorando, volente o nolente, il fatto che sin dal secolo scorso i palestinesi hanno avuto ben cinque occasioni di fondare una propria nazione. La risposta di ogni leader palestinese a qualunque proposta della cosiddetta “soluzione a due Stati” (auspicata recentemente dal nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella) è sempre stata solamente una: No. Significativa al riguardo è E t C e t e r a M a jo r a n a

la testimonianza dell’allora Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, che in seguito al fallimentare summit di Camp David del 2000 sostenne che Yasser Arafat, in quei giorni Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, rimase “qui per quattordici giorni e disse no a ogni cosa”. Nel tentativo di far cessare uno straziante conflitto che si protraeva ormai da decenni (e che sfortunatamente si sarebbe consumato ancora a lungo), l’allora Primo Ministro israeliano Ehud Barak aveva concesso ad Arafat la creazione di uno Stato palestinese nei territori di Gaza, del 94% della Cisgiordania, con capitale a Gerusalemme Est: offerta declinata senza neanche fornire controproposte dal medesimo individuo che era stato insignito del Premio Nobel per la pace nel 1994. Per concludere, vorrei soffermarmi su un ultimo commento fatto da John Oliver sulla questione. In particolare, riferendosi alla dichiarazione del Presidente USA Joe Biden “Israele ha il diritto di autodifendersi”, Oliver ha 22

scartato queste parole definendole “qualcosa che tutti i presidenti dicono, come il ‘Miei cari Americani’…”. A differenza di Oliver io credo che sia motivo di grande preoccupazione il fatto che ogni presidente statunitense debba ricordare ogni volta al mondo che Israele è uno Stato sovrano e che, in quanto tale, possiede il diritto di difendere i propri confini e la propria gente. Magari John Oliver non avrebbe ridicolizzato a tal punto le parole di Biden se l’intero mondo non mettesse costantemente in discussione il diritto di esistere del suo popolo.

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M E M E E G IO C H I

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E N T R A N E L L A R E D A Z IO N E ! M a n d a il t u o a r t ic o lo a e t c e t e r a m a j o r a n a @ g m a i l .c o m L e g g i la v e r s io n e d ig ita le s u i s s u u .c o m /e t c e t e r a m a j o r a n a

L A R E D A Z IO N E C A P O R E D A T T O R E Giacomo Longoni R E D A T T O R I E C O L L A B O R A T O R I Valentina Nieddu, Viola Bonfanti, Andrea Scuratti, Francesco Vaccaro, Luca Saracho, Giovanni Chinnici, Sara Santambrogio, Rebecca Marasco, Carola Nava, Marco Cesana, Matteo Bontempo


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X - Giugno 2021 by Redazione di EtCetera - Issuu