Skip to main content

VI - Gennaio 2021

Page 1

ETCETERA Il g io r n a lin o d e g li s t u d e n t i

G e n n a i o 2 0 2 1 - N °6


IN D IC E L’E D I T O R I A L E 4

R ic o rd a re o n a s c o n d e re ?

d i G iu lia B u r ig o t t o , 5 b b

A T T U A L ITÀ 6

D a ll’in fe r n o d a n t e s c o a q u e llo d e i la g e r n a z is t i

d i A n d re a S c u r a t t i, 5 c c

9

R o m a , t e r r a d i g o v e r n i, p o lt ro n e e d e ro i

d i F r a n c e s c o V a c c a ro , 5 a a , J a c o p o P a la z z o lo , 2 C , G io v a n n i C o lo m b o , 4 D

2 3 V a c c in o a n t i C o v id , c o n c h e c r it e r io s i d e c id e la p r io r it à

d i S h e e z a H a b ib , 3 H

2 6 A A A C e rc a s i s o g n i re a liz z a b ili (a n c h e u s a t i)

d i E lis a B a s ilic o , 4 b b

2 8 M a r t in L u t h e r K in g D a y , u n a g io r n a t a d a r ic o rd a re

d i C a ro la N a v a , 4 b b , C h ia r a F e r r a r a , 4 b b

3 1 L o t t a c o n t ro la m a fi a , la s t o r ia d i P ie r s a n t i M a t t a re lla

d i S o fi a M a rc a n t o n i, 2 H , G io rg io T ir a lo n g o , 2 a a

3 8 S a n re m o n o n s i d e v e fe r m a re !

d i E lis a Z a c c a g n i, 1 b b

E t C e t e r a M a jo r a n a

2

G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


IN D IC E SCUO LA 1 3 D A D , l’o p in io n e d e i m a jo r a n i

d i G io v a n n i C h in n ic i, 3 H , J a c o p o P a la z z o lo , 2 C

2 0 F a c c ia m o il p u n t o ... C o s a a b b ia m o fa t t o e p e rc h è ?

d e i r a p p re s e n t a n t i d ’is t it u t o

2 1 C le o p a t r a c h i?

d i S o fi a R a v a s i, 2 D

T E R R IT O R IO 3 3 V illa R e a le , m o n u m e n t o a lla n o s t r a id e n t it à c u lt u r a le

d i R e b e c c a M a ra sc o , 4 b b

A M B IE N T E 3 6 Im p ia n t o fo t o v o lt a ic o g a lle g g ia n t e , u n a n u o v a b o a a c u i a g g r a p p a rc i?

d i V e ro n ic a G u a r is c o , 1 D

E t C e t e r a M a jo r a n a

3

G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


L ’E D I T O R I A L E

R IC O R D A R E O NASCO ND ERE? G IU L IA B U R IG O T T O , 5 b b

Istituita nel novembre 2005 e celebrata in tutto il mondo, la Giornata della Memoria comporta ormai una chiara condanna da parte dei paesi occidentali riguardo la politica razziale adottata dalla Germania nazista e in parte dall’Italia fascista. Pur essendo un episodio certamente meritevole di essere ricordato non solo per la sua tragicità ma anche per la sua centralità nel dibattito storiografico e filosofico, tuttavia spesso mi sono chiesta quale fosse il fine di questo giorno, quale fosse il significato del suo nome e che ruolo avessi io, in quanto cittadina italiana, in tutto ciò. L’ Olocausto non è l’unico episodio di genocidio finora registrato (basti ricordare lo sterminio degli Indios in America latina, nel Nord America e in Australia o al cruento genocidio in Cambogia, in Armenia e in Ruanda, per non citare quelli avvenuti in Congo, Grecia e Ucraina) ma è l’unico a cui è stata dedicata una giornata internazi-

E t C e t e r a M a jo r a n a

onale. Come mai? La risposta più plausibile mi sembra essere legata allo stretto rapporto politico ed economico che si venne a creare a partire dal secondo dopoguerra tra il nuovo Stato di Israele e altre potenze mondiali come gli Stati Uniti, e che portò quindi inevitabilmente a riconoscere la grave ingiustizia subita da questo popolo e commessa dal mondo occidentale. Comunque sia, a prescindere da quale fosse il motivo, non è tanto l’istituzione di questa ricorrenza a dover essere problematizzata quanto il suo uso. É ormai divenuta motto comune l’espressione “affinché non si ripeta mai più” ma il suo significato non pare tanto chiaro: cosa non deve riaccadere? Un episodio di genocidio o solo quello degli ebrei? Se nel secondo caso possiamo tranquillamente nasconderci dietro le nostre coscienze pulite, garanti dell’assoluta mancanza in noi di ogni seme di antisemitismo di massa, nel primo caso

4

risulta più complicato. Mentre io scrivo questo articolo e voi lo leggete, probabilmente a migliaia di chilometri, nella regione asiatica dello Xinjiang, lo stato cinese starà decimando la popolazione degli Uiguri, minoranza turcofona e prevalentemente musulmana, tramite sterilizzazione forzata delle donne, internamento in campi di concentramento, torture e uccisioni, godendo della non interferenza da parte di organizzazioni internazionali, limitatesi solo alla semplice accusa. Risulta dunque chiara la necessità di astrarre il concetto di genocidio (culturale o demografico che sia), separandolo dalla tradizionale immagine del cancello di Auschwitz e allargandolo ad una visione mondiale, che riesca a contenere in sé il dolore straziante di ogni più piccola minoranza, di ogni uomo, di ogni donna, di ogni bambino affinché questa fantomatica “Memoria” non sia riferibile ad un solo evento storico, non sia un ricordo,

G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


L ’E D I T O R I A L E ma consapevolezza che il male sia elemento connaturato nell’essere umano, che siamo noi la mela del peccato e che allo stesso tempo, tramite l’ammissione di colpa, ci sia dato riparare ai grandi crimini della storia. Restringendo il campo al solo contesto italiano, la riflessione assume una piega diversa. In Italia non solo è giustificabile, ma è giusto che tra tutti venga ricordato prettamente il genocidio avvenuto nei campi di concentramento nazisti. Difatti questo funge da nemesi per la coscienza del nostro popolo, complice di questo crimine. Da un po’ di anni tuttavia l’arrivo di questo giorno e la celebrazione di questa ricorrenza provocano in me uno stato di disagio e di inadeguatezza, dovuti alla delusione di fronte a un Paese che non ha mai ammesso la propria colpevolezza, che non ha mai piegato la testa e non ha mai accettato l’umiliazione come espiazione. Pur ammettendo l’importanza, soprattutto simbolica e nazionale, della Resistenza partigiana, ricordare questa a sfavore di una maggioranza che o si fece promotrice della politica nazi-fascista o rimase indifferente (la paura non giustifica l’omertà) è testimonianza della mancata responsabilità di un governo che

E t C e t e r a M a jo r a n a

preferisce esaltare quei pochi che si sono salvati piuttosto che riconoscere la generale partecipazione ad un evento storico di tale portata. Potremmo addure come scuse la paura di molti di essere invasi in ogni momento dal confinante amico/nemico tedesco o la loro perplessità riguardo l’introduzione delle leggi razziali nel nostro territorio, eppure ancora una volta rientrerebbero nel tentativo di edulcorare quella che è stata la cruda realtà storica. Io non cerco eroi, io cerco i pentiti. Cerco qualcuno che, immedesimandosi nell’epoca del fascismo, tentenni e ammetta che non è così sicuro si sarebbe schierato contro il partito, che magari ne sarebbe stato addirittura un militante attivo e avrebbe provato un perverso godimento nel vedere individui soffrire. Per poter espiare una colpa bisogna prima estremizzare il senso di vergogna fino ad arrivare all’umiliazione, immergersi dentro, scavare fino in fondo, e scoprire lo scomodo silenzio di chi è vinto e non ha più diritto. La speranza rimane quindi quella di un Paese che il 27 gennaio non abbia parole da poter dire, taciuto dal gravante peso della colpa. Come conclusione di questo articolo, mi sembra appropriato citare uno dei discorsi

5

tenuti in Vincitori e Vinti, film del 1961 incentrato sul terzo processo di Norimberga, prettamente inerente al contesto tedesco, ma a mio parere estendibile anche all’Italia: “Non è facile dire la verità, ma se ci deve essere una salvezza per la Germania, noi che siamo colpevoli dobbiamo ammetterlo quale che sia la pena e l’umiliazione. […] E dove eravamo quando Hitler cominciò a ululare il suo odio nel reich, quando i nostri vicini venivano trascinati nel cuore della notte a Dachau, quando ogni paese della Germania aveva un binario morto dove i carri bestiame erano riempiti di bambini che venivano portati allo sterminio? Dove eravamo quando i bambini gridavano nella notte? Eravamo sordi, ciechi e muti?”

G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


A T T U A L IT À

D A L L’IN F E R N O D A N T E S C O A Q U E LLO D E I L A G E R N A Z IS T I A N D R E A S C U R A T T I, 5 c c

Cari amici, lettori di EtCetera, anche in questo numero del giornalino vi trovate a dover sopportare il mio articolo legato alla letteratura: che palle! - lo dico io per voi. Oggi, in occasione della Giornata della Memoria, molto sentita all’interno del nostro Majo, voglio portare alla vostra attenzione il mio amato Dante; no, non sono qua per parafrasarvi qualcosa o per tenere una breve lezione sulla nobiltà al tempo di Dante, come l’onorabilissimo Barbero ricorda in ogni suo discorso, ma per parlarvi di un altro Dante, quello di Primo Levi, reduce di Auschwitz. Ogni citazione è tratta da P. Levi, Se questo è un uomo, Einaudi, Torino, 1982. Famosissima è la vicenda E t C e t e r a M a jo r a n a

vissuta da Levi insieme a Jean/Pikolo, quando, durante la loro camminata per andare a prendere la pentola del rancio, Levi parla al suo nuovo amico del canto XXVI dell’Inferno, quando Dante e Virgilio incontrano Ulisse, o meglio, la fiammella in cui Ulisse e Diomede sono intrappolati: siamo nell’VIII cerchio, quello dei consiglieri fraudolenti. “Chi è Dante. Che cosa è la Commedia. Quale sensazione curiosa di novità si prova, se si cerca di spiegare in breve che cosa è la Divina Commedia. Come è distribuito l’Inferno, cosa è il contrappasso. Virgilio è la Ragione, Beatrice è la Teologia. Jean è attentissimo, ed io comincio, lento e accurato: Lo maggior corno della 6

fiamma antica cominciò a crollarsi mormorando, pur come quella cui vento affatica. Indi, la cima in qua e in là menando come fosse la lingua che parlasse mise fuori la voce, e disse: Quando... [...] E dopo «Quando»? Il nulla. Un buco nella memoria.” “Che peccato non ricordarsi a memoria un verso della Commedia!”, diremmo oggi noi con una ben poco velata ironia, magari durante l’interrogazione sui primi cinque canti dell’opera del Sommo Poeta, ma per Levi questa non è una “semplice interrogazione”; è il ricordo a cui deve aggrapparsi, necessario per evadere dalla triste e cruda realtà, sebG e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


A T T U A L IT À bene anche per poco tempo. Nella devastante realtà del lager, dove lo stesso Levi dice che ricordarsi il proprio nome era fondamentale per non crollare, immaginate cosa significhi ricordarsi un canto della Commedia: non è la luce in fondo al tunnel, è l’intero sole che si protende verso di te per abbracciarti. “... Ma misi me per l’alto mare aperto. Di questo sì, di questo sono sicuro, sono in grado di spiegare a Pikolo, di distinguere perché «misi me» non è «je me mis», è molto più forte e più audace, è un vincolo infranto, è scagliare sé stessi al di là di una barriera, noi conosciamo bene questo impulso. L’alto mare aperto: Pikolo ha viaggiato per mare e sa cosa vuol dire, è quando l’orizzonte si chiude su sé stesso, libero diritto e semplice, e non c’è ormai che odore di mare: dolci cose ferocemente lontane.” Di solito questo verso della Commedia viene così commentato: “Si notino l’allitterazione della lettera m e la ripetizione di «per» all’inE t C e t e r a M a jo r a n a

terno di «aperto», «alto» è un latinismo, dal latino «altus», «profondo».”: che palle! - lo dico io per voi. È la deformazione professionale dei nostri insegnanti, portati, volenti o nolenti, a curare non solo il contenuto, ma anche la forma, riproponendo, in certi casi come una cantilena imparata a memoria, le parole del loro critico della Commedia preferito: come biasimarli, è un loro vanto e un po’ - lo ammetto - anche il mio: citare la veneranda Anna Maria Chiavacci Leonardi dà lustro ad ogni discorso, ma dovremmo imparare ad andare più in là e quando si studia questo canto chiedere di prendere in mano Levi, per capirne la forza e l’importanza. Se avete degli insegnanti che già lo fanno, teneteveli stretti, sono una vera e propria élite. “Quante altre cose ci sarebbero da dire, e il sole è già alto, mezzogiorno è vicino. Ho fretta, una fretta furibonda. Ecco, attento Pikolo, apri gli orecchi e la mente, ho bisogno che tu capisca: Considerate la vostra se7

menza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza. Come se anch’io lo sentissi per la prima volta: come uno squillo di tromba, come la voce di Dio. Per un momento, ho dimenticato chi sono e dove sono. Pikolo mi prega di ripetere. Come è buono Pikolo, si è accorto che mi sta facendo del bene. O forse è qualcosa di più: forse, nonostante la traduzione scialba e il commento pedestre e frettoloso, ha ricevuto il messaggio, ha sentito che lo riguarda, che riguarda tutti gli uomini in travaglio, e noi in specie; e che riguarda noi due, che osiamo ragionare di queste cose con le stanghe della zuppa sulle spalle.” All’inizio del libro troviamo un incitamento da parte di Levi al lettore, che, mettendogli davanti le atrocità e la crudeltà del lager, lo esorta a “Considerare se questo è un uomo”: ebbene, è proprio la terzina dantesca a scandire quell’esortazione. Davanti a pagine così belle è G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


A T T U A L IT À improbabile provare a formulare un commento che non sgorghi in singhiozzi e lacrime da parte di chi parla, ed è così per me. Levi con queste parole si sfoga, urla a squarciagola, pur parlando sottovoce, emette insieme con la voce tutto ciò che ha tenuto dentro per tanto tempo, catarsi improvvisa e insperata. È la voce di Dio, dice Levi: quel Dio che poi lui ha perso, ma che ha sentito, forse, per un’ultima volta in questi versi. Ora, cari lettori, mi scuserete, ma lo spazio di questo articolo mi impone di saltare alla fine di questo capitolo, che vi esorto a leggere integralmente. “Siamo oramai nella fila per la zuppa, in mezzo alla folla sordida e sbrindellata dei portazuppa degli altri Kommandos. I nuovi aggiunti ci si accalcano alle spalle. Kraut und Rüben? - Kraut und Rüben-. Si annunzia ufficialmente che oggi la zuppa è di cavoli e rape: Choux et navets. - Káposzta és répak. Infin che ‘l mar fu sopra noi rinchiuso.” E t C e t e r a M a jo r a n a

Vi cito allora il mio commento preferito, tornando a qualche riga fa, perché davvero io non saprei fare di meglio: “Il verso, che chiude il Canto di Ulisse col tragico naufragio in vista del Monte del Purgatorio, chiude anche un altro «folle volo», e cioè la breve parentesi umana, lo sforzo dell’autore e di Pikolo di sollevarsi per un momento al di sopra dell’orizzonte desolato della prigionia.” (©2009 Pearson Paravia Bruno Mondadori spa, Marchi - La Divina Commedia - Paravia)

8

Sono stati i Russi a liberare i prigionieri ad Aushwitz, furono diverse condizioni e situazioni a consentire a Levi di trovare un’occupazione all’interno di un laboratorio del lager, uno dei pochi posti riscaldati, ma è stato Dante, con l’insperato aiuto di Pikolo, a permettere a Levi di liberarsi, di sfogarsi e, in un secondo momento, di scrivere alcune delle pagine più belle della letteratura mondiale. Considerate allora se questo è un libro, o, forse, qualcosa di più.

G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


A T T U A L IT À

RT E ROR A M A D I G O V E R N I , P O LT R O N E ED ERO I

FR A N C ESC O VA C C A RO , 5aa

“Fine intellettuale”. È sicuramente questo appellativo che Conte ha rivolto a Nencini (nel tentativo di sedurlo) a riassumere quanto andato in scena lunedì e martedì a Montecitorio e a Palazzo Madama. Il livello culturale, infatti, ha raggiunto livelli vertiginosi: Aldo Moro, Paolo Borsellino, Giovanni Verga, Agostino Depretis e chi ne ha più ne metta. Per un attimo ci siamo preoccupati di aver sbagliato diretta, di trovarci in un’assemblea parlamentare, ma poi le grida della destra, il “mercimonio” dell’on. Meloni e il termine “poltrone” ci hanno tranquillizzati: era la diretta giusta. Durante questa crisi di governo “parlamentarizzata” ne sono successe molte (anche se il contenuto è rimasto scarno) e noi abbiamo ritenuto doveroso E t C e t e r a M a jo r a n a

JA C O P O PA L A Z Z O LO , 2 C

G IO V A N N I C O L O M B O , 4 D

riportare i “Best of” della migliori. Certo, essendo un politica italiana. politico novizio non sapeva cosa pensare, e si è visto bene: mentre parlava di “costruttori”, “responsabili” e “volenterosi” si è grattato la testa con fare dubbioso, come a dire: “Ma davvero sono arrivato a questo punCONTE, IL DISCEPOLO DI to?”. ANDREOTTI Conte poi ha voluto seguiNon potevamo che iniziare re i suggerimenti del Colle, con lui, l’Avvocato del Po- che gli ha chiesto una magpolo per i più, “Giuseppi” per gioranza ampia e coesa: gli amici. Il premier, dopo ha aperto il suo governo a la crisi di governo aperta europeisti, liberali, popoda Italia Viva, è andato in lari, socialisti... paninari, Parlamento con due mis- kebabbari e alcolisti anosioni ben precise: prendere nimi. L’inquilino di Palazzo a bastonate Renzi e ten- Chigi, nel dubbio, per non tare la nobile arte politica farsi scappare nessuno, ha dell’abboccamento. Conte ritenuto migliore prendersi si sentiva, più che in Parla- tutto l’arco costituzionale: mento, al mercato del pe- non sarà una maggioranza sce, e con sguardo esperto coesa, ma ampia senz’altro! scrutava ora a sinistra ora Bisogna capirlo, il nostro a destra per cercare i tonni “Giuseppi” ha avvertito la 9

G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


A T T U A L IT À fifa di qualsiasi Presidente del Consiglio italiano, ovvero quella di andare a casa, e così si è affidato alla sapienza di Andreotti: “Meglio tirare a campare che tirare le cuoia”

SALVINI, IL REAZIONARIO Martedì in Senato Matteo Salvini era furibondo con i “poltronari” della sinistra e ha impartito loro una lezione sull’economia, sulla proprietà privata e sull’Europa, manifestando un europeismo inedito che non sappiamo dove tenesse nascosto e si è ispirato al grande De Gasperi, il cui degno erede ad oggi è naturalmente Orban, l’idolo del Capitano. Matteo poi si è scagliato con veemenza contro la campagna acquisti di Conte alla ricerca dei “responsabili”, che per lui sono soltanto dei “complici da pagare”. Eddai, “Giuseppi”, queste cose E t C e t e r a M a jo r a n a

non si fanno, impara da un grande esempio di moralità come Matteo! Il segretario della Lega si è poi mostrato il più liberale di tutti in Parlamento: ha difeso il diritto alla proprietà privata, “sacra e inviolabile”, e ha accusato il governo di “esproprio proletario” per aver bloccato l’esecuzione degli sfratti... In effetti ottobre si avvicina, e non sia mai che alla sinistra venga in mente di fare una rivoluzione! Insomma, abbiamo visto un Salvini tutto nuovo, europeista, liberale e reazionario, all’altezza della situazione: mentre Conte cercava i voti dei parlamentari, lui ha cercato quelli degli italiani in diretta!

NENCINI, LA LOVE STORY DI CONTE Quello di Conte nei confronti del senatore del PSI Riccardo Nencini è stato 10

un tentativo di seduzione fino all’ultimo. Cosa voleva Conte da Nencini? Un amico sincero? No. Un consigliere fidato? Nah. Il suo voto? Bingo. Conte nel suo primo intervento ha esibito tutto il suo repertorio nel tentativo di far cadere Nencini ai suoi piedi: un manifesto programmatico pomposo e magnifico, uno sguardo penetrante e, ciliegina sulla torta, l’invito ad entrare nella maggioranza ai socialisti. Ed è evidente che Conte si riferisse a lui, se non altro perché Nencini è l’unico senatore socialista in Senato. Nencini però non ci è cascato, le vedeva bene le corna dei due Matteo che il premier si porta addosso, lo ha sgridato per le cose che non vanno e non ha dato mica il suo consenso al matrimonio; ha voluto fare la difficile. Così Conte nella sua replica si è giocato il jolly: lo ha nominato direttamente e lo ha definito “fine intellettuale”. Nulla è più efficace di un complimento così ammaliante, e alla fine il senatore ha ceduto. Ma ha fatto vedere per un attimo G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


A T T U A L IT À i sorci verdi a Conte, dando loni e Salvini consiglieri, il il suo consenso esattamen- lusso e il divertimento non te alla fine della votazione mancherebbero mai. e rischiando di infliggere al premier un terzo fatale tradimento.

OCCHIUTO, IL MONARCHICO Il senatore di FI nel suo intervento ha parlato di “voltagabbana, parlamentari preoccupati della fine della Repubblica”.... È chiaro che Occhiuto volesse dire legislatura, si tratta di una svista... O forse no? Freud dice che ogni azione umana ha una spiegazione razionale, anche i gesti più spontanei, quindi questo “lapsus” potrebbe nascondere qualcosa di più grande: che Forza Italia si stia prodigando per ristabilire il Regno d’Italia, questa volta sotto la dinastia dei Berlusconi? Chi lo sa, ma sicuramente alla corte di Silvio XIV, con MeE t C e t e r a M a jo r a n a

CIOFFI, UN BOTANICO INCOMPRESO L’intervento più.... particolare di tutti è stato quello di Andrea Cioffi, senatore M5S. Cioffi è intervenuto per difendere a spada tratta il suo Presidente e ha sottolineato l’importanza del legame tra Parlamento e popolo con un esempio che sicuramente molti italiani avranno compreso: la catena del glucosio. Ma sì certo, la catena di glucosio per indicare il popolo, come abbiamo fatto a non pensarci? Cioffi però non si è fermato qui, no, ha voluto dare sfoggio delle sue conoscenze scientifiche e si è lasciato andare ad una descrizione quasi poetica della sintesi clorofilliana delle piante. Che dire, Cioffi probabil11

mente non è un oratore trascinatore di masse, ma un futuro come botanico non glielo toglie nessuno! (Vi consigliamo di andarvelo a vedere perché merita davvero)

CIAMPOLILLO, IL GOAL AL 90ESIMO Senatore finito al Misto dopo le dimissioni dal M5S, Lello Ciampolillo è diventato da perfetto sconosciuto vero e proprio protagonista di questa crisi di governo. Al momento della votazione quest’uomo, che aveva già detto che avrebbe votato a favore, si è volatilizzato: forse doveva andare in bagno o forse si vergognava troppo di fare il senatore dopo le performance dei suoi colleghi. Conte gli avrà sicuramente tirato le orecchie, sarà che non lo conosce neanche lui però il suo voto lo vuole, e alG e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


A T T U A L IT À lora si fionda subito dalla Presidente del Senato Casellati esattamente mentre questa sta pronunciando la chiusura della seduta. Apriti cielo: la Casellati, donna seria e ligia alle regole, si infuria, punta i piedi e si rifiuta di validare il voto. E cosa si fa in un grande Paese come il nostro quando non si sa se un’azione è valida o meno? Si va al VAR ovviamente. Non sappiamo se le altre democrazie occidentali siano provviste di questo utile strumento, ma il nostro Parlamento, che ha più elementi in comune con gli stadi di calcio che con un’assemblea parlamentare, ce l’ha, e quindi perché non usarlo? I Senatori Questori si sono attivati, hanno riavvolto il nastro, e hanno emesso il verdetto: sì, il goal è valido! Tutto questo mentre i colleghi di maggioranza gridavano allo scandalo: in pratica per un senatore che si è attardato al bagno si è rischiata una crisi istituzionale non da poco. Altro che mossa del cavallo di Renzi! E t C e t e r a M a jo r a n a

SEGRE, LA MIGLIORE Chiudiamo questo articolo con qualcosa di molto serio. Mentre Salvini gridava all’ “esproprio proletario”, Occhiuto rievocava la monarchia e Conte cercava spasmodicamente i suoi “responsabili”, c’era una persona nell’emiciclo di Palazzo Madama che attendeva silenziosa il momento della votazione senza attirare su di sé i riflettori mediatici: quella persona è Liliana Segre. Questa donna di ben 90 anni, senatrice a vita, ha deciso di prendere la sua borsa e di andare a Roma in barba ai consigli dei medici che la invitavano a restare a casa, essendo un soggetto a rischio Covid-19. Lo ha fatto perché, davanti alle difficoltà del nostro Paese, ha avvertito dentro di sé un forte senso civico e dovere morale che molti 12

di noi hanno ormai dimenticato, e ha voluto fare la sua parte con il suo umile voto a sostegno del premier Conte. Ora, la questione al momento non è senatori a vita sì o no, non è questo che adesso ci interessa. Quello che ci interessa è che il gesto umile di Liliana ha dato uno schiaffo in faccia ai nostri politicanti, mostrando loro la vera importanza di quelle “poltrone” tanto vituperate da certi esponenti politici, e con una bella faccia tosta per giunta, visto che parlano in questo modo mentre sono comodamente seduti sulle loro di poltrone. I nostri complimenti alla senatrice, alla quale auguriamo, alla faccia di Grillo e Salvini, ancora tanti anni di vita.

G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


SC U O LA

DAD

L’O P I N I O N E D E I M A J O R A N I G IO V A N N I C H IN N IC I, 3 H

JA C O P O PA L A Z Z O LO , 2 C

Nell’ultimo anno sicuramente c’è già stato modo di scrivere e di approfondire l’argomento della Didattica A Distanza diverse volte e sotto diversi aspetti su EtCetera. Questa volta quindi abbiamo voluto riportare quali sono invece le opinioni di voi lettori e studenti del Majorana. Vi abbiamo perciò chiesto di rispondere ad alcune domande in un questionario ed ecco i risultati.

si nullo per chi è in remoto, e la difficoltà di seguire le lezione da casa, dato che l’attenzione dei professori è quasi sempre rivolta verso gli studenti in classe.

situazione di inizio anno, vissuto in DDI, posso dire di preferire assolutamente la didattica a distanza che stiamo facendo ora. Con la classe divisa in due si era creata rivalità tra i due “50/50 tutte le verifiche di gruppi classe, e l’interaziodue settimane sono con- ne con l’altro gruppo è stata centrate in una” praticamente nulla. La settimana in cui si stava “Facendo riferimento alla a casa non si veniva coin-

PREFERISCI LE LEZIONI IN DAD TOTALE O 50/50? DAD Le due maggiori problematiche esposte da coloro che hanno affermato di preferire la DAD alla DDI (50/50) sono state: la mala gestione del carico di lavoro, che spesso risulta soverchiante per chi è in presenza e quaE t C e t e r a M a jo r a n a

13

G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


SC U O LA volti nelle lezioni, perché i docenti naturalmente interagivano spontaneamente con gli alunni che si trovavano in presenza, e anche per questo era molto difficile e faticoso rimanere attenti a distanza. La settimana a scuola, dal canto suo, era un vero inferno, con interrogazioni e verifiche tutti i giorni, nonostante fossimo ancora a inizio trimestre e gli impegni non erano così condensati come poi sarebbero stati verso novembre/dicembre... non oso immaginare il periodo di aprile/maggio in didattica digitale integrata... un vero incubo! La DAD non è perfetta, ma sicuramente meglio della formula 50/50, finché non si potrà tornare (speriamo presto) a una presenza totale.” “La DAD è impraticabile al fine di una sana didattica, ma il 50%, alla lunga, può essere persino peggio. Anzitutto la metà classe a casa è parecchio trascurata, in secondo luogo i tempi per le verifiche si allungano molE t C e t e r a M a jo r a n a

to e si rischia di creare degli scompensi tra una metà classe e l’altra. In questo momento mi piacerebbe rivedere i miei compagni (solo alcuni ahimè) tornando con la presenza ma, ragionando a mente fredda, riconosco che, per ora, la DAD è una soluzione nettamente migliore del 50%” C’è poi chi sostiene che nonostante la possibilità di vedere i propri compagni in presenza, non ci sia comunque quasi alcun tipo di socialità.

“Se devo stare seduto al banco tutto il giorno e non posso nemmeno avvicinarmi a quello (magari non adiacente) del mio compagno e se non posso vedere nessuno delle altre classi o di tutta la scuola allora me ne sto a casa e guadagno tempo.” “La modalità 50/50 toglie tutta la parte comoda dello stare a casa, gestirsi meglio gli orari etc., senza riconferire gli aspetti piú belli e interessanti dell’essere in presenza, come i laboratori 14

pomeridiani, il poter interagire serenamente coi propri compagni di classe visto che bisogna stare al proprio posto con indosso la mascherina; il vedere i propri amici visto che la divisione in due gruppi spesso lo impedisce.” 50/50 Le principali motivazioni di chi ha invece scelto “50/50” sono state la possibilità di seguire e concentrarsi maggiormente, almeno una settimana su due, e soprattutto quella di avere una forma di socialità che, anche se castrata, è preferibile alla sola interazione digitale.

“Credo che la scuola sia un mondo composto dallo studio, dal rapporto diretto ed in presenza professore-alunno e dalla relazione con i propri compagni . In più, parlando personalmente, la DAD mi sta creando molti problemi a livello di concentrazione e di rendimento” “si fa molta fatica a seguire G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


SC U O LA in DaD, ci sono troppe di- “Per quanto riguarda l’apstrazioni.” prendimento in sé non credo che tra le due modalità ci “La DAD fa schifo non ci si siano grandi differenze. Con riesce a concentrare” la didattica 50/50 però percepisco un minimo di norC’è infatti chi accetterebbe malità, cosa che mi spinge di affrontare tutti gli evi- in parte a non demordere e denti problemi della DDI al a continuare a sperare in un fine di poter tornare a stare ritorno alla situazione norin classe con i suoi compa- male, a non buttarmi giù di gni. morale: in questa modalità si riescono a rivedere in “La DAD non funziona, i prof parte i compagni e i profesdanno molto più lavoro e se sori e a vivere la normale ne approfittano. 50/50 non routine scolastica. La DAD è il massimo per quanto ha comunque dei vantagriguarda l’organizzazione gi (es. evitare la perdita di ecc... ma almeno si socializ- tempo con i trasporti o la za” possibilità di svegliarsi più tardi), ma passano tutti in “La DAD ti opprime, non ti secondo piano rispetto al senti più parte di un gruppo” contatto sociale, seppur minimo, che la DDI permette.”

E t C e t e r a M a jo r a n a

15

PENSI CHE LA DAD SIA PIÙ STRESSANTE DELLA SCUOLA IN PRESENZA? Dalle risposte ricevute sembra che più che le lezioni e lo studio da casa, la cosa che rende la DAD più stressante della scuola in presenza sia ancora una volta l’assenza di socialità e di contatto umano. Le giornate si esauriscono con lo studio, non si stacca mai la mente, ed è ciò che le rende stressanti.

“È vero che in DAD d sei meno controllato, che si può copiare facilmente, che dormi di più, che sei nella tua casuccia comodo. È altrettanto vero, però, che devi stare 5 ore davanti a uno schermo, che i disagi psico-

G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


SC U O LA logici di vivere la scuola così sono molti. La distanza con i compagni è angosciante, stare attenti diventa un’impresa per pochi, pochissimi. Ti manca il contatto fisico con l’istruzione, ti manca il clima di supporto e complicità con la tua classe. Inoltre, non trovo ammissibile che i prof tentino in tutti i modi di copiare e incollare la didattica in presenza alla dad, con la presunzione che funzioni, anziché adattare la didattica alla DAD, premettendo che negli studenti resti viva e forte la passione e la curiosità per le materie studiate che io, personalmente, ho del tutto perso.”

rio, solo che è meno interessante, le discussioni coi professori e in generale gli interventi sono più sporadici e meno umani. Ciò che rende la situazione stressante è che finito di studiare poi non si possano vedere altre persone per scaricare la tensione scolastica (e in molti casi neanche praticare sport)”

brano star percependo, da parte del governo, una trascuratezza delle questioni riguardanti noi giovani. Chi più chi meno la maggior parte sembra esser d’accordo che è necessario un miglioramento nella gestione scolastica, soprattutto per quanto riguarda i mezzi di trasporto e la stabilità dell’istruzione: non è accettabile sapere di settimana IN QUESTA SITUAZIONE DI in settimana se si potrà torPANDEMIA CREDI SIA PIÙ nare a scuola o meno. IMPORTANTE CONTINUARE A TUTELARE AD OGNI COSTO “Bisogna di certo tutelare LA SALUTE DEI CITTADINI O la salute, ma la salute racL’ISTRUZIONE E LA SOCIALI- chiude anche il benessere TÀ DEI GIOVANI? mentale e noi studenti non Nonostante la collettiva ce la facciamo più. comprensione dell’emer- Voglio tornare alla vecchia “La DAD in sè non è piú genza sanitaria che stiamo routine anche se non posstressante, anzi al contra- vivendo, moltissimi sem- so svegliarmi 2 min prima

E t C e t e r a M a jo r a n a

16

G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


SC U O LA dell’inizio dell’ora. Seguire le lezioni davanti a uno schermo è uno strazio. La DAD é stata creata per una situazione di emergenza, quindi non può essere protratta così a lungo. Nel primo lockdown andava bene, ero d’accordo, si trattava di una situazione nuova di cui non eravamo a conoscenza e non sapevo come affrontare. Ma ora che sappiamo benissimo cosa sta succedendo non bisogna chiudere le scuole ma affrontare il problema, aumentare i mezzi di trasporto e attuare tutte le norme di sicurezza.” “Ovviamente la salute prima di tutto, però ciò non significa che tutto il resto è inutile: bisogna fare tutto in sicurezza, quindi se pensano che andare a scuola sia molto pericoloso per tutti, dobbiamo adeguarci a queste scelte. D’altronde però non bisogna pensare che gli studenti stiano bene in questa situazione: il governo credo pensi che noi studenti siamo dei robot senza un’anima. E poi soprattutto E t C e t e r a M a jo r a n a

in questa età, che già di per sé non è facile, è ancora più dura sostenere una pressione psicologica del genere.”

trascurare quelle che sono le questioni che riguardano l’ambito scolastico e sociale delle persone e dei giovani”

IL TUO MODO DI STUDIARE È “Credo che la nostra scuola CAMBIATO? come singolo stia gestendo egregiamente la situazio- SÌ, IN MEGLIO ne covid: grazie al lavoro Leggendo le spiegazioni che di molti professori e altre molti hanno dato, sembra persone il liceo Majorana che il miglioramento delè riuscito a sviluppare un lo studio sia stato dovuto sistema piuttosto completo alla capacità di organizzare per fornire a tutti gli alun- meglio il proprio tempo. Le ni gli strumenti necessari libertà offerte dal minore a proseguire e continuare controllo durante la didattii programmi scolastici di ca a distanza e il tempo diquest’anno (e parte dell’an- sponibile hanno infatti forse no scorso). Per questo cre- potuto aiutare a sviluppare do che non vi sia un così una maggior abilità nella urgente bisogno di ritorna- gestione delle attività nella re in presenza (per quanto, giornata. ovviamente, sarebbe meglio ritornare ad una situazione “Grazie alle difficoltà poste normale), anche per il fatto dalla DAD, ho imparato a che ci sono ancora diversi organizzare ancora meglio problemi che non rientra- le mie giornate, cercando di no nelle competenze della ottimizzare i tempi tra stuscuola che non sono sta- dio e attività personali” ti ancora risolti, come ad esempio quello dei traspor- “Dedico più tempo a ciò che ti. Pertanto ritengo che urga mi interessa e quello in cui tutelare la salute delle per- faccio più fatica, mentre sone, restando in DAD, tutta- molto meno in quello che via è necessario anche non non mi interessa o ho ca17

G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


SC U O LA pito, e effettivamente non devo più fare esercizi inutili che però mi occuperebbero tanto tempo.”

ottenere nulla se non stress e stanchezza.” “Non riesco a concentrarmi su nulla”

“Nel trimestre ho avuto davvero tanto da studiare e sono riuscita ad organizzarmi al meglio come non avevo mai fatto, anche se è stato un periodo davvero pesante”

“Faccio una fatica boia a concentrarmi a lezione e quindi il pomeriggio devo recuperare tutto finendo di studiare anche alle 21 senza poter cenare”

“Non riesco a prendere appunti e a stare attento, non trovo un senso in quello che sto facendo. Il clima di incertezza della pandemia mi causa una vocina nella mia testa che continuamente dice: “Ma cosa stai facendo? Ma che senso ha?”. Sto vivendo solo per studiare, e se prima di tutto sto schifo c’era la socialità, c’era lo studiare perché poi ci si diverte, ora non c’è più manco quello”

Oltre al calo del rendimenSÌ, IN PEGGIO to, ben più preoccupante, La risposta più diffusa è è la perdita di motivazioperò stata “Sì, in peggio”. ne che molti dicono di star Infatti, chi per un motivo chi sentendo. “Sono sempre stanca dopo per un’altro, in moltissimi sono caduti in un drastico diminuimento della capacità di applicare un buon metodo di studio. Una delle motivazioni più comuni sono state le distrazioni durante le lezioni da casa.

“Essendo sempre in casa e non avendo più valvole di sfogo non riesco più a definire le ore in cui studiare. La mia concentrazione è diminuita tantissimo, mi distraggo anche con le più piccole cose. Passo i pomeriggi davanti ai libri senza E t C e t e r a M a jo r a n a

18

G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


SC U O LA le lezioni e la voglia di studiare e approfondire diminuisce, i voti si abbassano e le emozioni negative aumentano. I professori danno compiti a dismisura, perché “Tanto non si può uscire” e si continua a stare male.”

motivazione e speranza: il quadro che si prospetta ed di cui ora stiamo vedendo le prime pennellate potrebbe diventare una delle peggiori conseguenze a lungo termine della pandemia.

“Mi sembra di star studiando da privatista per esami su argomenti che non ho “fatto” e vissuto davvero, ma che ho solo ascoltato. Studio per la verifica e non per imparare, quindi mi permetto di tralasciare anche alcune cose forse anche importanti. Non ho più voglia e temo che la scuola abbia smesso di appassionarmi; a questo punto aspetto solo la fine dell’anno.” Se infatti aggiungiamo il macigno che questa situazione sta facendo gravare su tutti noi studenti, a un sistema scolastico che già ti portava a scegliere strade lontane tue passioni, che già rendeva lo studio spesso disinteressato e che già portava a crisi e abbandono scolastico, a una generazione, la nostra, che già era magra di E t C e t e r a M a jo r a n a

19

G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


SC U O LA

F A C C I A M O I L P U N T O ...

C O S A A B B IA M O FAT T O E P E R C H È ? I R A P P R E S E N TA N T I D ’I S T I T U T O :

G IO V A N N I C O L O M B O , 4 D A N D R E A S C U R A T T I, 5 c c

Dopo l’elezione subito al la- 2. Abbiamo organizzato la voro. corrida. Una lunga collaborazione con Majotv nelle 1. Spesso si fanno i conti persone di Giacomo Galbiati senza l’oste. E noi abbia- e molti altri stramitici e ulmo sbagliato. Uno dei punti tradisponibili ragazzi. della nostra lista prevedeva una diversa gestione della 3. Gaia, inimitabile donna pagina Instagram del liceo, d’affari, si è distinta per una che l’avrebbe portata defi- ricerca di un buon produttonitivamente nelle mani di re di buone felpe e maglietnoi rappresentanti e di altri te. Tra poco potrete ordinarragazzi della scuola che la le. gestiscono già. La pagina ha però un fondatore, che, an- 4. Se non ci sentite nelle che se di venerabile età ha piazze è perchè, in conditutto diritto di continuare a zioni di pericolo come quegestirla con chi preferisce. sta, non ci si può spostare e La nostra richiesta è sta- invitarvi a farlo sarebbe deta di avere un interlocuto- menziale e potenzialmente re scolastico che ne possa molto dannoso oltre che ildisporre e ci possa aiutare legale in caso di necessità. Così è stato. 5. Non firmiamo lettere indignate indirizzate ai preE t C e t e r a M a jo r a n a

20

G A IA N A S T O , 5 b b F R A N C E S C O R E D A E L L I, 5 B

fetti perchè non hanno colpe, gli unici responsabili delle scelte sulla scuola sono governo e regioni che operano secondo parametri scientifici. 6. Abbiamo rilasciato due interviste in questi giorni a giornali locali in cui abbiamo spiegato problemi, esigenze e desideri 7. Abbiamo nostalgia di tutti voi, di un mondo fisico e di incontri stimolanti; ma questo è il momento della responsabilità. Vivremo insieme avventure migliori in futuro, confidiamo di rivedervi presto popolare i nostri corridoi.

G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


SC U O LA

C L E O P A T R A C H I? S O F IA R A V A S I, 2 D

Al giorno d’oggi si sente tanto parlare di sottrazione di diritti, disparità di genere, discriminazioni ed ingiustizie. In un mondo dove i social sono il fulcro della collettività e il mezzo di comunicazione per eccellenza, la divulgazione di fake news,di messaggi d’odio e di stampo razzista sono all’ordine del giorno. Questi canali di telecomunicazione sono oggi però anche strumenti essenziali per la diffusione di ideali come uguaglianza e per la condivisione di una visione del mondo paritaria e priva di etichette. Da definizione “il compito della scuola non è solo quello di istruire, ma anche quello di formare ed educare”. Questa istituzione dovrebbe essere uno dei principali “nuclei” di divulgazione di temi di rilievo come l’uguaglianza di genere. Se però, le spiegazioni e le discussioni, così frequenti in classe, mirate a sgretolaE t C e t e r a M a jo r a n a

re il concetto di patriarcato, non sono accompagnate da un rinnovo delle abitudini, le quali legittimano invece la supremazia dell’uomo, allora i risultati saranno minimi. Immutati negli anni, i programmi scolastici sono incentrati sull’esaltazione della figura maschile e sulla celebrazione di tutte le sue azioni che hanno permesso

21

alla specie umana di evolversi. L’attenzione che viene invece rivolta al ruolo che hanno avuto le donne nella storia è minima in qualsiasi campo e materia scolastica, dalla storia, all’arte, alla letteratura… Qualunque sia l’importanza delle loro scoperte, l’audacia delle loro avventure, la portata del loro genio, ven-

G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


SC U O LA gono costantemente sminuite, dimenticate e, in alcuni casi, quasi cancellate dalla storia stessa. * Impegniamo lezioni intere, addirittura settimane, a studiare la storia di Nerone, noto imperatore romano psicopatico, ma non viene spesa nemmeno una parola sulla vita di Cleopatra, grandissima sovrana egizia, che dal 69 al 30 a.C. governò uno dei più importanti regni della storia antica. L’unico motivo per cui viene ricordata sui libri di storia è per via della sua relazione amorosa con Giulio Cesare e Marco Antonio! Mai sentito parlare di Hatshepsut? Molto probabilmente no, ma sicuramente tutti conosciamo Tutankhamon. Hatshepsut visse tra il 1508 e il 1458 a.C., fu la prima donna faraone della storia, nonché, come affermano diverse fonti, una dei migliori sovrani della storia d’Egitto. Studiamo la storia di Pitagora ed Euclide ma non sentiamo mai nominare Ada Lovelace, matematica inglese che inventò la calcolatrice e scrisse il primo E t C e t e r a M a jo r a n a

programma per computer della storia. Parliamo tanto di Galileo Galilei ma nei programmi scolastici non è presente nulla su Marie Curie. Conosciamo alla perfezione la storia di Picasso, Leonardo da Vinci e Michelangelo ma dalla scuola non sappiamo nemmeno chi sia Artemisia Gentileschi. Siamo costretti ad imparare a memoria passi di opere di Verga e ormai conosciamo a menadito la storia di Renzo e Lucia, perchè allora non spendere qualche parola anche su ciò che hanno scritto Elsa Morante, Grazia Deledda e Alda Merini? Le donne che “hanno fatto la storia” sono in minoranza rispetto agli uomini, perché fin dall’antichità sono state considerate inferiori e sono state precluse loro moltissime opportunità. Ciò non significa nel modo più assoluto, che le loro storie non valgano la pena di essere raccontate. Oggi, che ci stiamo muovendo verso un concetto di uguaglianza di genere sempre più concreto, la scuola dovrebbe aggiornare i programmi di 22

studio, allontanarsi dagli stereotipi e stare al passo con la nuova mentalità, che fortunatamente sta diventando sempre più diffusa tra noi, cittadini del mondo. *Storie della buonanotte per bambine ribelli (Elena Favilli, Francesca Cavallo)

G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


A T T U A L IT À

V A C C IN O A N T I C O V ID O R ITÀ C O N C H E C R IT E R IO S I D E C ID E L A P R I S H E E Z A H A B IB , 3 F

Da domenica 27 dicembre in tutta Europa sono state somministrate contemporaneamente le prime dosi di vaccino Pfizer, il primo approvato dall’EMA (Ente Europeo per i Medicinali) e anche dall’AIFA (l’Agenzia Italiana del Farmaco). I due istituti di vigilanza hanno giudicato il siero non solo efficace ma anche sicuro: un risultato che solo qualche mese fa sembrava impossibile considerando la necessità di diversi anni prima che un vaccino possa essere commercializzato. La pandemia di COVID-19 ha spinto centri di ricerca, università, laboratori e case farmaceutiche in tutto il mondo a sviluppare il più velocemente possibile un vaccino contro il coronavirus SARS-CoV-2. Ma come funziona e com’è stato posE t C e t e r a M a jo r a n a

sibile testarlo così in fretta? Nei campioni umani ha dimostrato un’efficacia altissima: il 90%, contestata da quei “complottisti” che rifiutano il vaccine asserendo che questo “modifichi il nostro DNA” tesi che ha ricevuto una forte eco sui social network. Ciò non solo si configura come vera e propria disinformazione scientifica, ma rischia anche di compromettere lo sforzo della campagna vaccinale più grande nella storia dell’umanità. Il suo funzionamento è garantito da una nuova tecnologia chiamata MRNA: a differenza dei vaccini tradizionali che corrispondono a una versione indebolita dei virus per stimolare la reazione immunitaria senza sviluppare i sintomi della malattia, i vaccini MRNA 23

contengono solo il materiale genetico del virus, permettendo così che il sistema immunitario non entri mai in contatto con il virus neanche in versione depotenziata, ma che sia dotato delle istruzioni per contrastarlo. La produzione è più rapida e, poiché non contiene agenti infettanti, può essere somministrato anche a soggetti più fragili. Le prime dosi di vaccino sono state destinate a circa un milione di operatori sanitari: medici, infermieri e oss, ogni giorno in “prima linea” nella lotta alla diffusione dei contagi e dunque molto più esposti al rischio di contrarre il Covid. La priorità è spetatta a chi lavora nei pronto soccorso, nei reparti di terapia intensiva, pneumologia, di malattie inG e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


A T T U A L IT À fettive e agli operatori che si muovono sul territorio a bordo delle ambulanze. La campagna vaccinale si è poi spostata nelle strutture assistenziali come Rsa e case di riposo, in cui è stato registrato il più alto tasso di morti per covid. La prima fase di vaccinazioni dovrebbe concludersi entro il mese di gennaio o poco dopo. A seguire toccherà al resto della popolazione, sempre dando la priorità ai soggetti più a rischio, ovvero i più anziani e gli affetti da patologie pregresse. Riguardo l’organizzazione della campagna, molti si sono chiesti se non sia invece più giusto dare la priorità ai più giova-

E t C e t e r a M a jo r a n a

ni, riassumibile nel quisito “Vogliamo salvare più vite o più anni di vita?”. Secondo alcuni ricercatori delle Università della Sud California e Johns Hopkins, per contrastare l’avanzata del virus è più utile proteggere i giovani in quanto “La diffusione da parte di asintomatici sta facendo chiudere scuole e università e minaccia le comunità. I vaccini dovrebbero essere dati ai più grandi diffusori e solo dopo ai più vulnerabili”, come scrivono Dana Goldman, David Conti e Matthew Kahn su The Conversation. In Italia la tesi degli scienziati americani Mario Clerici, professore ordinario di Immuno-

24

logia all’Università di Milano e direttore scientifico della Fondazione Don Gnocchi: “I giovani sono i soggetti più a rischio di contagio, per i contatti sociali che hanno ogni giorno. Trovo che la proposta di inserirli nella lista dei primi vaccinati, dopo medici e infermieri, sia utile anche nell’ottica di proteggere gli anziani, che frequentano figli e nipoti”. Per un ritorno a scuola in sicurezza, infatti, risulterebbe utile una vaccinazione anticipata degli student. Repubblica.it aggiunge: “Anche i liceali dovrebbero essere tra i primi a venire vaccinati, perché hanno una lunga aspettativa di vita e

G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


A T T U A L IT À non soltanto perché hanno il diritto di tornare a scuola”. Un’ attuazione pratica di queste toerie di ha in Indonesia, dove il 13 gennaioio è iniziata una campagna di vaccinazione su larga scala contro il coronavirus. Ma a differenza di molti altri Paesi, Italia inclusa, che hanno deciso di dare la priorità alla persone anziane, considerate più a rischio, l’Indonesia ha optato per partire dai giovani. Come annunciato lo scorso dicembre dal Governo indonesiano, i primi a ricevere le dosi di vaccino, oltre agli operatori sanitari, saranno i cittadini di età compresa tra i 18 e i 59 anni. “Vogliamo concentrarci inizialmente su coloro che potrebbero diffondere il virus”, ha precisato il consulente sanitario dell’Esecutivo indonesiano. Al momento, il piano prevede di somministrare le dosi che stanno arrivando proprio in queste giorni per primi agli anziani e poi abbassare l’età fino ad arrivare ai giovanissimi, entro la fine dell’anno 2021. Nel nostro paese ci sono 19 E t C e t e r a M a jo r a n a

milioni di persone fra i 10 e fatto innocua. i 39 anni, 26 milioni fra 40 e 69 e 10 milioni sono over 70. Vaccinare le persone di più di 70 anni e poi scendere fin dove si riesce significa coprire gli adulti dai 50 anni in su, lasciando scoperti i 30 milioni di persone della fascia 10-49 anni. Vaccinando invece gli adulti fra i 40 e i 70 anni (possibile con 25 milioni di dosi) si coprirebbe la fascia più produttiva della società, che è anche quella con più contatti sociali e si lascerebbero scoperti “solo” 19 milioni di individui compresi nella fascia 10-39 anni. In questo modo gli anziani sarebbero protetti, perché le persone con cui entrano in contatto sono immuni. I nonni forse dovrebbero rinunciare ad abbracciare i nipotini per un po’ di tempo e dovrebbero accettare qualche limitazione di libertà per evitare contatti con altri coetanei sono sacrifici limitati considerando che proprio i più anziani, e dunque gli individui più fragili, eviterebbero i rischi di una vaccinazione percepita come niente af25

G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


A T T U A L IT À

AAA CERCASI SO G NI R E A L IZ Z A B IL I (A N C H E U S A T I ) E L IS A B A S IL IC O , 4 b b

Il grande Gatsby (1925) di Francis Scott Fitzgerald è sicuramente un pilastro della letteratura americana, oltre che lo scritto più famoso dell’autore. Io, ammetto di non essere mai riuscita a finirlo. Ora che il romanzo è passato al pubblico dominio a inizio dell’anno - la tomba di Scott si è ormai raffreddata e di copyright non credo s’interessi più - sarà possibile trovare numerosi adattamenti, riscritture e pdf non più illegali da scaricare; ho pensato di riprenderlo in mano, quindi, vedere cosa ci fosse di così commovente in un libro dove a distruggere i personaggi sono i loro stessi sogni. Forse è proprio questa la chiave che mi mancava: Il grande Gatsby non è (solo) una condanna del vil denaro o una tragica storia d’amoE t C e t e r a M a jo r a n a

re. È un’eulogia del Sogno dei figli. Oggi significa pari Americano. opportunità, felicità emotiva e progresso. Non esiste una vera e pro- Se l’unico elemento che pria definizione di Sogno sembra accomunare tutte Americano, in fondo. queste visioni è il raggiunL’espressione American gimento di una stabilità di Dream fu usata per la prima fondo, la tranquillità insomvolta nel 1931 dallo storico ma del vivere, esso viene James Truslow Adams ad smentito da un’altra caratindicare “quel sogno di una teristica del Sogno Ameriterra in cui la vita dovrebbe cano: la sua effettiva fragiessere migliore e più ricca lità. e piena per tutti”. Migliore, più ricca e più piena in che La distruzione ne Il grande modo? Non l’ha detto. Gatsby di tre vite così diverse (Gatsby, George e Myrtle) Il Sogno Americano ha si- mostra un Sogno Americagnificato cose diverse per no fallito nel più spettacolapersone in tempi e luoghi re dei modi. Dopo tutto, se i diversi. Qualsiasi obiettivo personaggi che sognano più che sia mai stato cercato di tutti finiscono in trageda chiunque nello sfondo dia, e quelli nati in una vita storico degli Stati Uniti è di privilegi (Daisy e Tom) costruito sul Sogno Ameri- la mantengono senza concano - quantomeno, su una seguenze, possono i primi sua vaga idea: una casa in davvero costruirsi un futuro periferia, un buon lavoro, migliore? 26

G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


A T T U A L IT À Proprio come gli americani hanno dato significato agli Stati Uniti attraverso i loro Sogni - e qui la maiuscola è necessaria - Gatsby infonde a Daisy una perfezione che non merita né possiede. Il Sogno di Gatsby è rovinato dalla natura umana del suo oggetto, che in quanto tale è mutevole, e dalla sua irraggiungibilità; egli desidera ricreare un passato scomparso, così come il Sogno Americano va alla costante ricerca di un’epoca in cui possa avere un qualche valore. Quando il suo desiderio crolla, tutto ciò che rimane a Gatsby è morire; tutto ciò che l’amico Nick può fare è tornare in Minnesota. “Tom e Gatsby, Daisy e Jordan e io venivamo tutti dall’Ovest” - dice egli nel capitolo IX - “e forse avevamo qualche deficienza in comune che ci ha resi inadatti alla vita a Est”. Ciò che rende Nick e gli altri così improntati al fallimento è la loro connaturata inadeguatezza a una società che non si ferma per nessuno. E t C e t e r a M a jo r a n a

Una recente ricerca dello Science Magazine mostra in effetti come gli Stati Uniti forniscano la minore mobilità economica tra quei Paesi appartenenti all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. L’idea degli USA come “terra delle opportunità” sembra quindi ormai fuori luogo. La stessa suddivisione delle città americane in distretti aiuta ad isolare le componenti a maggior rischio di povertà e a fornir loro servizi scadenti; se lavoro, istruzione e sanità sono inaccessibili, sperare in meglio rimane solo sperare.

maginava, incorrotto e soprattutto tangibile. Se sarà anche nostro destino fallire, come Nick o come Gatsby, lo dirà solo il tempo. ..A vedere le proteste e i tanti cambiamenti di questi mesi, però, un po’ mi viene da pensare: chissà, forse la tomba di Scott non s’è poi così raffreddata...

Dunque il Sogno Americano non esiste più? Non com’era una volta. Credo che la cosa più importante da capire sia che l’American Dream, per essere realizzato oggi, deve poter appartenere a tutti. È un sogno umano. Nessuno può massimizzarlo con un salario sotto il minimo e diritti negati. Nostro compito adesso è far rinascere quel Sogno nel modo in cui Fitzgerald s’im27

G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


A T T U A L IT À

M A R T IN L U T H E R K IN G D A Y U N A G IO R N A TA D A R IC O R D A R E C A RO LA N AVA , 4b b

C H IA R A F E R R A R A , 4 b b

“And so even though we face the difficulties of today and tomorrow, I still have a dream. It is a dream deeply rooted in the American dream. I have a dream that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: “We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal” Questo è un estratto di “I have a dream”, uno dei più famosi e celeberrimi discorsi del pastore protestante Martin Luther King, pronunciato il 28 Agosto 1963 a Washington e divenuto simbolo della lotta antirazziale negli Stati Uniti d’America. Ma chi era Martin Luther King? Nacque ad Atlanta, Georgia, con il nome di Michael, in seguito cambiato dal padre vista la grande ammirazione per il riformatore Martin Lutero, il 15

Gennaio 1929. A partire dagli anni ‘60 iniziò la sua lotta contro il razzismo in America diventando una delle figure più carismatiche della lotta contro la segregazione. Venne arrestato molteplici volte (circa trenta) e subì ben quattro aggressioni, ma tutto ciò non lo fermò e seguendo l’esempio di Mahatma Gandhi proseguì nella sua missione: fermare la segregazione razziale in America e continuare a lottare per fare in modo che tutti i cittadini degli States potessero godere di pari diritti. Nel 1964 grazie alla sua attività contribuì all’approvazione del “Civil Rights Act” e nello stesso anno ottenne anche il premio Nobel per la pace. Purtroppo la sua fama non gli procurò solo applausi, ma scaturì anche l’odio di molti e per questo ricevette molteplici minacce di

E t C e t e r a M a jo r a n a

28

morte. Il 4 aprile 1968 però la sua vita si spezzò improvvisamente, infatti mentre si trovava nel balcone di fronte alla camera 306, nella quale alloggiava, al Lorraine Motel di Memphis, alle 18:01 un proiettile sparato da James Earl Ray gli trafisse la guancia destra e danneggiò diverse vertebre. Venne dichiarato morto alle 19:05 del giorno stesso dopo essere stato condotto al St. Joseph Hospital. In suo onore è stata istituita la prima festività dedicata ad un cittadino afroamericano, il Martin Luther King Day che viene celebrata il terzo lunedì di gennaio. La richiesta di una giornata a lui dedicata venne fatta pochi giorni dopo la sua morte, ma per i successivi quindici anni non venne mai accolta; però, a partire dal 1978, furono molte le marce orG e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


A T T U A L IT À ganizzate in favore del festeggiamento di questo importante leader. Finalmente nel 1983 sotto la presidenza di Ronald Reagan venne istituita la festa nazionale, anche se inizialmente non tutti gli stati riconobbero questa festività. Il 18 gennaio 1993 il Martin Luther King Day venne per la prima volta celebrato in tutti gli Stati Uniti. Quest’anno la giornata assume un significato molto importante: infatti il 2020 è stato l’anno segnato delle manifestazioni di Black Lives Matter iniziate dopo l’assassinio di George Floyd

E t C e t e r a M a jo r a n a

avvenuto il 28 Maggio 2020 ad opera di un poliziotto che, dopo averlo fermato, lo ha soffocato con un ginocchio, abusando in questo modo della sua autorità; inoltre un altro elemento che ha contribuito ad aumentare le tensioni negli stati a stelle e strisce è stato il comportamento tenuto dall’ormai ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che pur avendo condannato le azioni del poliziotto colpevole ha però definito il movimento e le proteste come un simbolo d’odio. Queste sono state le parole scritte dal columnist della

29

rivista Forbes Douglas Haynes in seguito al terribile evento che ha sconvolto gli Usa: “53 anni dopo la morte di Martin Luther King, la terra promessa dove i neri avrebbero potuto trovare il loro posto sulla Terra rimane una promessa mancata”. In questo particolare momento di vita che tutto il mondo sta vivendo, non tarda ad arrivare un importante messaggio di Papa Francesco che si esprime proprio in merito a questa festività: “Nel mondo di oggi, che sempre più affronta le sfide della ingiustizia sociale, della divisione e del con-

G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


A T T U A L IT À flitto che mette a rischio la realizzazione del bene comune, Il sogno di armonia e di eguaglianza per tutti i popoli di King resta sempre attuale”. Inoltre sempre all’interno di questo messaggio viene citato un passaggio dell’enciclica “Fratelli Tutti”, che ha tra i suoi ispiratori proprio Martin Luther King, tramite il quale il Papa invita all’unità “Perché solo così potremo vederci non come altri, ma come vicini, nella verità della nostra condivisa dignità di Figli di Dio”. Infine, conclude Papa Francesco con queste parole: “Solo impegnandoci ogni giorno per porre questa visione in pratica potremo lavorare insieme per creare una comunità costruita sulla giustizia e l’amore fraterno”. Pensiamo che queste ultime parole siano significative in quanto esprimono al meglio l’atteggiamento che dovremmo adottare in questa circostanza così difficile: mai come in questo momento occorre in qualche modo sposare gli ideali di uguaglianza e fratellanza, E t C e t e r a M a jo r a n a

professati con tanta perseveranza proprio dallo stesso Martin Luther King. Se ci pensiamo alla fine, in questa difficile situazione siamo tutti uguali: tutti soffriamo e tutti viviamo più o meno la stessa realtà che da mesi si è fatta un po’ più cupa e triste. Ma tutti insieme dobbiamo andare avanti grazie alle nostre speranze per poter affrontare e superare tutti questi difficili ostacoli che la vita ci continua a porre davanti, perché da soli si può stare bene ma il mondo è meno arduo se si affronta insieme a qualcuno.

30

G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


A T T U A L IT À

LO T TA C O N T R O LA M A F IA L A S T O R IA D I P IE R S A N T I M A T TA R E L L A S O F IA M A R C A N T O N I, 2 H

G IO R G IO T IR A L O N G O , 2 a a

Il 6 gennaio di quarantuno anni fa, in via Libertà a Palermo, un colpo di pistola pone fine alla vita di Piersanti Mattarella, l’allora presidente della regione Sicilia: un assassinio che lascia dietro di sé una scia di sangue destinata a prolungarsi nel tempo. Piersanti nasce nel 1935 a Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani. È figlio di Bernardo Mattarella, esponente di spicco del partito popolare, e fratello maggiore di Sergio Mattarella, futuro presidente della repubblica nel 2015. Dopo gli Studi Giuridici, entra a far parte del Consiglio comunale a Palermo nel 1964, e viene eletto deputato regionale tre anni dopo, cercando fin da subito di riformare la burocrazia, di rendere il sistema ammini-

strativo al passo coi tempi, ritenendo un’ottima scelta l’alleanza con i socialisti. Tuttavia, deve guardarsi le spalle da molti nemici, uno fra tutti Vito Ciancimino, in buoni rapporti con Cosa Nostra. Nel 1971 diventa assessore regionale e nel 1978 viene eletto presidente della regione Sicilia: è l’anno segnato dall’omicidio di Peppino Impastato, che porta Mattarella a tenere un durissimo discorso contro Cosa Nostra. Inizia così una lunga lotta contro il sottosviluppo ma soprattutto contro la mafia e la corruzione, che in quel periodo erano all’ordine del giorno. Cerca appoggi non solo all’interno dell’isola, ma anche a livello internazionale e riesce a far approvare la

E t C e t e r a M a jo r a n a

31

legge sulla programmazione economica e quella urbanistica, a ridimensionare il numero degli assessori regionali e ad imporre nuovi controlli sugli appalti. Tuttavia, pagherà con la sua stessa vita questi provvedimenti e il progetto di una Sicilia libera dal giogo della mafia e dell’illegalità. Infatti, nonostante ancora oggigiorno le indagini non abbiano portato a scoprire il vero colpevole, l’omicidio sembrerebbe stato meditato da un probabile accordo tra Cosa Nostra e i NAR, ‘’Nuclei Armati Rivoluzionari’’, già accusati della strage alla stazione di Bologna. Fu Falcone il primo a puntare il dito contro i membri dei NAR Gilberto Cavallini e Giuseppe Valerio Fioravanti; ma, dopo la morte dello stesso, la mafia divenne il G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


A T T U A L IT À principale sospettato. Nel 1995, i boss mafiosi Riina, Greco, Brusca e altri loro collaboratori vennero arrestati come mandanti dell’omicidio, mentre Cavallini e Fioravanti, il quale la moglie di Mattarella affermò di aver visto chiaramente come uno degli esecutori, furono assolti. Solo nel 2018 il caso venne riaperto, a seguito di alcuni sviluppi nelle indagini: una metà della targa dell’auto degli omicidi, infatti, fu ritrovata nel covo dei Nuclei Armati Rivoluzionari.

“aria fritta” e la vicenda della targa “penosa”: un chiaro tentativo di tenere lontane da lui le accuse. Proprio in merito ai recenti sviluppi dell’inchiesta, il nipote Piersanti Mattarella Jr. porta avanti l’ipotesi di una collaborazione di un altro gruppo, probabilmente i NAR, con l’organizzazione di Cosa Nostra; una supposizione a cui nessuno avrebbe mai potuto pensare prima, in tempi in cui tutto sembrava essere messo in atto proprio dalla mafia. Piersanti Mattarella è stato uno dei soldati più vaFioravanti definisce la ria- lorosi nella guerra contro pertura del caso Mattarella la mafia, durante la quale

E t C e t e r a M a jo r a n a

32

molti altri eroi hanno perso la vita, come Peppino Impastato, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Pio La Torre e tanti altri. Nonostante il loro sacrificio, però, la mafia esiste ancora e se non vogliamo vanificare le loro azioni, e considerando la nostra impotenza, dobbiamo tenere vivo il loro ricordo attraverso le loro storie.

G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


T E R R IT O R IO

V IL L A R E A L E

M O N U M E N T O A L L A N O S T R A ID E N T ITÀ C U LT U R A L E REBECC A M ARASCO , 4bb

È la sera del 19 luglio 1900. I destini di due uomini stanno per incrociarsi in via Matteo da Campione, Monza. Il primo è un cinquantaseienne di Torino, coinvolto nella vita militare e da poco sostenitore di una politica autoritaria; il secondo è un trentunenne nato a Prato ma che vive ormai da alcuni anni in New Jersey. Quella sera le strade della cittadina milanese sono popolate da una moltitudine di persone che ha appena finito di assistere a delle competizioni sportive, quando all’improvviso nell’aria risuonano quattro colpi. Nello scompiglio generale si scorge il trentunenne di Prato con una rivoltella in mano. Tre dei proiettili raggiungono il torinese mentre si sta dirigendo a casa in carrozza. Il 30 luglio esce il E t C e t e r a M a jo r a n a

primo comunicato stampa a riguardo: re Umberto I è stato assassinato dall’anarchico Gaetano Bresci. Inutili furono i tentativi di trasportare il sovrano, fatalmente ferito al collo e al petto, nella sua residenza di villeggiatura preferita, la Villa Reale. Il regno, che aveva già cominciato ad accusare i primi sintomi del disordine sociale, sprofonda nel caos totale: l’attentato avrebbe potuto aprire la strada ad irrimediabili sconvolgimenti politici e sociali, quindi si preferisce non diffondere subito la notizia della morte del re. Il suo cadavere viene deposto su un letto di uno degli appartamenti privati della reggia, dove rimane svariati giorni quasi a ricordare che debba essere presa alla svelta una decisione. Basta con i temporeggia33

menti. Nel chiarore di quella sera tumultuosa, in controluce, si stagliavano le forme della Villa Reale, sfondo suggestivo ad un evento storico di tale portata quale un regicidio. Progettato dall’architetto Giuseppe Piermarini su commissione dell’arciduca Ferdinando d’Asburgo, penultimo figlio dell’imperatrice Maria Teresa, l’edificio in stile neoclassico adempì alla funzione di residenza di villeggiatura fino all’arrivo delle truppe napoleoniche nel nord Italia, quando Bonaparte lo occupò e donò a Eugenio di Beauharnais, figlio della moglie. Con il ritorno degli Austriaci fu lasciato in stato di relativo abbandono e infine acquisito dalla casa regnante dei Savoia. Compiendo un cospicuo G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


T E R R IT O R IO salto temporale, si giunge ai giorni nostri: la Villa è ora lo sfondo di un mondo diverso rispetto ai primi anni del Novecento, spiccando tra le nuove costruzioni moderne. È ormai elemento insostituibile nel paesaggio e, nonostante siano passati ormai molti anni in cui ha padroneggiato sul territorio, continua a regalare incredibili suggestioni a chi si avvicina. La reggia conserva una bellezza immortale nei secoli, che trasporta l’osservatore in un tempo passato lontano e lo avvolge in questa dimensione con i suoi 700 ettari di giardini, divenendo una sorta di fuga dalla realtà. Tuttavia, la costruzione non appare segregata dalla moderna città di Monza, piuttosto costituisce una parte indispensabile della stessa. Essa, come tutto il patrimonio artistico-culturale, rappresenta infatti la nostra memoria culturale, di popolo italiano e anche mondiale. In un’opera d’arte rivive il periodo storico durante il quale essa fu concepita, con i costumi del tempo, e in essa affondano E t C e t e r a M a jo r a n a

le nostre radici, seguendo le quali possiamo ricostruire la nostra stessa identità. Non si tratta però di un fenomeno riconducibile esclusivamente al particolarismo, ossia intendendo il patrimonio culturale come elemento fondante dell’identità nazionale di un singolo popolo, ma anche di uno con una prospettiva a più largo raggio come quella mondiale. Inoltre, il concetto di memoria culturale sottintende da una parte la volontà di conservare e preservare il bene artistico, dall’altra quella di contribuire alla trasmissione ai posteri di valori in esso rispecchiati; in entrambi i casi, comunque, il suo valore non si esaurisce nel frammento di passato riportato alla luce, ma crea un raccordo con il nostro presente. Di conseguenza, la memoria culturale (come ad esempio l’osservazione passiva di un’opera d’arte cessa di essere fine a se stessa) ma diventa atta a generare riflessioni o discussioni sui tempi correnti (a tal proposito vi inviterei a 34

riflettere sul significato del Giorno della Memoria, visto che la funzione di memoria culturale non è assolta dalle sole opere artistiche, argomento questo su cui non mi soffermerò per non uscire dal tema dell’articolo). Talvolta, però, il grande patrimonio artistico-culturale italiano viene assunto per certo, come se ci si fosse abituati alla presenza di quell’edificio storico o di quella scultura, e di conseguenza messo in secondo piano o svilito nel suo significato. Un esempio inconsistente ma lampante di questo atteggiamento nei confronti dei beni artistici è costituito dalle tag, quelle firme che i visitatori si sentono quasi in dovere di lasciare sui muri ad affermazione del loro passaggio in quel luogo, azione questa non poi così diversa dalle scritte indelebili sulle porte dei bagni scolastici e sui banchi. La Villa Reale di Monza dunque, oltre ad essere un simbolo della città, richiama alle nostre menti quell’identità culturale di G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


T E R R IT O R IO cui abbiamo già parlato: anche chi non sia un amante delle forme artistiche, dopo una profonda riflessione, potrà convenire sul valore di tale monumento (inteso nell’accezione latina di monumentum da monere, ossia “ricordare”). È per questo motivo le voci circa una probabile chiusura della struttura e messa all’asta degli arredi ci hanno colpito così tanto: ad essere messa a repentaglio è la nostra Villa, la nostra identità culturale. In realtà, le notizie circolate riguardo la reggia non sono state sempre veritiere e hanno talvolta creato allarmi inopportuni. Essa, dopo un lungo lavoro di restauro, aveva riaperto le sue porte ai turisti nel settembre 2014 con una gestione di partenariato pubblico-privato, rispettivamente del Consorzio e del concessionario privato Nuova Villa Reale spa. Tuttavia, tra i due enti i rapporti sembrano essere sempre stati tesi e ora ulteriormente aggravati dalla pandemia: da una parte il concessionario rimprovera E t C e t e r a M a jo r a n a

alla parte opposta l’indifferenza di fronte alle richieste portate alla luce e conseguentemente la mancanza di dialogo, dall’altra il Consorzio contesta le “gravi inadempienze” della società privata, quali un debito di 100mila euro per il riscaldamento e la mancata riapertura degli spazi museali dopo il primo lockdown. Di recente, l’annuncio del divorzio definitivo tra Consorzio e concessionario avvenuto il 15 gennaio, quando quest’ultimo ha riconsegnato le chiavi della Villa al Consorzio, ponendo fine in anticipo all’accordo ventennale stipulato. Quindi ora ci si interroga sulle sorti della struttura e, soprattutto, degli arredi storici. Innanzitutto, la messa all’asta riguarda solo il mobilio del piano terra, quello della caffetteria, ed è accompagnata dalla cancellazione delle mostre in programma. Per quanto riguarda gli arredi degli appartamenti privati, invece, il sindaco Allevi ci tranquillizza ribadendo “nessun arredo storico uscirà dalla Reggia”; 35

sappiamo anzi che il consigliere regionale Alessandro Corbetta ha sollecitato la restituzione dei numerosi pezzi appartenenti alla Villa oggi situati nel Quirinale e in altre sedi di rappresentanza. Per il momento le suppellettili sembrano essere al sicuro, anche se è inevitabile la preoccupazione per le sorti della costruzione, che è stata privata del lieto fine promessole sette anni fa con la riapertura al pubblico. Il mio augurio – e credo quello di tutti- è che la Villa Reale possa ritornare ad accogliere al suo interno nelle sale del primo e secondo piano nobile i turisti e che vengano nuovamente programmate le date delle esposizioni, in modo tale che essa possa tornare ad assumere il suo importante ruolo di monumento, di esperienza didattica e infine di spunto di riflessione sul presente.

G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


A M B IE N T E

IM P IA N T O F O T O V O L T A IC O G A L L E G G IA N T E U N A N U O V A B O A A C U I A G G R A P P A R C I? V E R O N IC A G U A R IS C O , 1 D

La lotta per la salvaguardia dell’ambiente si fa ogni giorno più difficile: ogni giorno rilasciamo sempre più anidride carbonica nell’aria, sempre più plastica nel mare e nelle foreste ci sono sempre meno alberi. Siamo diventati degli ospiti indesiderati dal nostro Pianeta, addirittura nocivi, eppure ogni giorno andiamo avanti tranquilli, perché che differenza può fare usare la macchina anche oggi o

E t C e t e r a M a jo r a n a

far cadere un chewing gum sul marciapiede domani, se tanto ci sarà comunque qualcuno che lo farà al posto nostro? Forse, non poi così tanta. Paragonato alla quantità d’inquinamento rilasciata da moltissime aziende tutti i giorni, poi, è proprio una goccia pulita in un oceano di petrolio. Eppure, qualcosa nella coscienza delle persone sta cambiando: forse stiamo davvero iniziando a percepire i dan-

36

ni irreparabili che stiamo infliggendo alla Terra. Per la transizione verso un mondo più pulito, uno dei passaggi chiave è la produzione di energia green, diffusa da ormai molti anni ma non su larga scala. In molti credono che il termine “fotovoltaico” indichi una moderna tecnologia, ma in realtà esso iniziò a circolare già dal 1839, quando il fisico francese Alexandre Edmond Becquerel scoprì quello che lui chiamò appunto “effetto fotovoltaico”, cioè il generarsi di un lieve flusso di corrente elettrica da alcuni elementi metallici esposti al sole. Da allora si cominciarono a inanellare diverse scoperte nel campo dell’energia fotovoltaica, tra le quali l’effetto della luce solare sul selenio, materiale impiegato nei cavi del telegrafo, che se illuminato G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


A M B IE N T E emette una leggera scarica di energia. Sulla scia di questa eccitante scoperta, nel 1879 l’americano Charles Fritts realizza il primo pannello fotovoltaico, costituito da uno strato di selenio e da una pellicola d’oro. Durante il secolo successivo la tecnologia si è evoluta, arrivando a concepire nell’ultimo ventennio impianti solari galleggianti: secondo gli esperti, se i pannelli fotovoltaici vengono collocati su serbatoi o altri corpi idrici offrono un’efficienza maggiore rispetto a quelli a terra. Recenti studi ne evidenziano i molteplici vantaggi, come la possibilità di generare enormi quantità di elettricità senza utilizzare terreni o immobili di valore e la riduzione dei costi di manutenzione rispetto ai pannelli fotovoltaici a terra. Gli impianti galleggianti possono anche aiutare nella gestione dell’acqua, in quanto riducono la perdita di acqua per evaporazione e impediscono la produzione di alghe nocive; l’acqua sottostante mantiene puliti i pannelli solari e riduce al E t C e t e r a M a jo r a n a

minimo lo spreco di ener- in noi la volontà di farlo. gia, agendo inoltre come una sorta di concentratore naturale di luce. Il primo sistema commerciale di pannelli galleggianti da 175 kWh è stato installato in California presso la cantina Far Niente nella Napa Valley, ma la Cina sarà il Paese che possiederà presto l’impianto fotovoltaico galleggiante più grande al mondo: sarà caratterizzato da una potenza di picco di 150 Mw, apprestandosi così ad entrare nel Guinness dei primati. Il fotovoltaico galleggiante è una nicchia pronta a svilupparsi notevolmente anche in Italia; nonostante gli investimenti iniziali siano più importanti rispetto a quelli previsti per il tradizionale fotovoltaico a terra, i benefici e le prospettive di questa tecnologia giustificano il sostenimento di spese aggiuntive per la realizzazione di zattere ed ancoraggi. Non possiamo dire di non possedere le tecnologie e le risorse per ripulire il mondo: esse esistono. La vera domanda, forse, è se esiste 37

G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


A T T U A L IT À

SANREM O NO N SI D EVE FERM ARE! E L IS A Z A C C A G N I, 1 b b

Che cosa sono un festival senza musica e un mondo senza note? E’ ciò che quest’anno la consueta competizione musicale sanremese rischia di diventare. Dopo numerose discussioni e confronti, il conduttore Amadeus insieme al ministro Speranza e al consigliere del CTS Walter Ricciardi ha scelto di non

E t C e t e r a M a jo r a n a

rimandare la kermesse ligure di ogni Febbraio ma di viverla senza pubblico in ottemperanza alle norme per la prevenzione del contagio. L’opinione pubblica è divisa. Vicky Gitto, celebre artista creativo dichiara: “Il festival è uno show televisivo, non teatrale, cui certamente la presenza in platea di qualche centinaio di privilegiati non aggiunge nulla.”

38

Secondo me invece la presenza del pubblico cambia totalmente la reale resa dello spettacolo. Gli spettatori dalla platea fanno percepire un senso di vivacità e spirito e i loro applausi sono di conforto e supportano i cantanti. Tuttavia tutte queste incertezze e dubbi sullo show non hanno impedito ai “Big” di approdare al palco dell’A-

G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


A T T U A L IT À riston o ritornarci per l’ennesima volta. Saranno Francesco Renga, Coma_Cose, Gaia, Irama, Fulminacci, Madame, Willy Peyote, Orietta Berti, Ermal Meta, Fasma, Arisa, Gio Evan, Maneskin, Malika Ayane, Aiello, Max Gazzè e la Trifluoperanzina Monstery Band, Ghemon, La rappresentante di lista (si, è il nome di un gruppo), Noemi, Random, Clapesce e Dimartino, Annalisa, Bugo, Lo stato sociale, Extraliscio feat. Davide Toffolo e Francesca Michelin&Fedez. La conduzione saràaffidata ad Amadeus e Fiorello. Insieme a lui ogni serata del festival non mancherà Zlatan Ibrahimovic. Nel 2021 tra gli ospiti più ambiti e inaspettati ci sarà Achille Lauro, che l’anno scorso era in gara. Dopo l’esibizione del 2020 con i vestiti più eccentrici dell’anno e la sua creatività, sicuramente anche in questo particolare festival sarà in grado di stupirci. Indiscrezioni anticipano la probabile presenza di Luca Argentero, Diodato e del faE t C e t e r a M a jo r a n a

mosissimo Can Yaman, celebre attore turco. Tra le nuove proposte Elena Faggi, Dellai, Gaudiano, Folcast, Greta Zuccoli, Davide Shorty, Wrongonyou e Avincola. Curiosa l’idea di dedicare la serata di giovedì alla canzone d’autore: I Big dovranno scegliere e interpretare un brano all’interno del repertorio della musica editoriale, non per forza legata a Sanremo. Come scrisse Michael Jackson: “La musica è la colonna sonora della nostra vita, che suona la melodia del nostro essere.” Non potremo essere in compagnia, quest’anno potremo cantare solo chiusi nei nostri salotti in attesa di poter riabbracciare i nostri amici. Ma non temete, il vaccino è vicino.

39

G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


P O S TA D E L C U O R E Mi piace una ragazza, ma lei sta con un mio amico. Sono davvero innamorato di lei e non so cosa fare. Sono disperato, aiutatemi per favore Fai come Martino di SKAM, altrimenti EMILYYY!! Aspetta che si lascino poi la consoli (senza secondi fini) e poi magari la conquisti. In questo modo vincita assicurata. A parte gli scherzi, aspetta e valuta attentamente la situazione; se capisci che il tuo sentimento è unilaterale ti consigliamo di lasciar perdere e andare avanti per evitare di distruggere una relazione e rovinare un’amicizia, non puoi sapere cosa succederà in futuro. (consiglio musicale “meet you there”5SOS) Se invece ti accorgi che tra voi due potrebbe esserci qualcosa fatti avanti. Tanti auguri e figli maschi (e femmine) Sono una ragazza di quinta, mi piace tantissimo un mio compagno.. c’era stato qualcosa tempo fa ma ora la fiamma si è spenta. come E t C e t e r a M a jo r a n a

conquistare un compagno tra i banchi della DAD? Premettendo che le relazioni con i compagni di classe possono divenire complicate, sicuramente la DAD non ti aiuterà. Inizia a passargli le soluzioni dei compiti in classe e trovatevi via meet per studiare (fare conversazione è sempre utile), poi quando ci sarà permesso uscire potreste iniziare a passare qualche pomeriggio insieme (sempre con la mascherina sia ben inteso, non vogliamo mettere a rischio la vostra salute).

voi tornano come prima potrete vedervi una volta sistemata la situazione covid. Altrimenti se la vostra amicizia non si risana sappi che non possiamo costringere le persone a rimanerci accanto. Quando arriva l’amore? Quando meno te lo aspetti. Consigli musicali: “Finché la barca va”(Orietta Berti), “Ultraleggero”(Gianni Morandi), “L’amore esiste”(Francesca Michielin)

L’amore giustifica un tradimento? Io conosco un ragazzo da NO, se una persona ti ama quando eravamo piccolini (è non ti tradisce … piuttosto si più grande di me di 2 anni e chiude prima la relazione. abita nelle Marche) e abbiamo sempre avuto un rapporto di amicizia molto leale nonostante la distanza, solo che da qualche anno non mi parla. Devi sicuramente cercare di recuperare i rapporti con lui, un’amicizia che dura dall’infanzia non va buttata via soprattutto se ha resistito alla distanza. Fai il pri- Consigli musicali: “Who do mo passo e scrivigli, nulla è you love”(5SOS), “Thank you perduto. Se poi le cose tra next” (Ariana Grande). 40

G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


M E M E E G IO C H I

E t C e t e r a M a jo r a n a

41

G e n n a io 2 0 2 1 - N ° 6


E N T R A N E L L A R E D A Z IO N E ! M a n d a il t u o a r t ic o lo a e t c e t e r a m a j o r a n a @ g m a i l .c o m L e g g i la v e r s io n e d ig ita le s u i s s u u .c o m /e t c e t e r a m a j o r a n a

L A R E D A Z IO N E C A P O R E D A T T O R E Giacomo Longoni I M P A G I N A T O R E Marco Cesana R E D A T T O R I E C O L L A B O R A T O R I Giovanni Colombo, Francesco Vaccaro, Veronica Guarisco, Jacopo Palazzolo, Sheeza Habib, Elisa Basilico, Carola Nava, Chiara Ferrara, Andrea Scuratti, Elisa Zaccagni, Sofia Marcantoni, Giorgio Tiralongo, Sofia Castiglioni, Sara Santambrogio, Giulia Burigotto, Carolina Molteni, Alessandro Fossati, Matteo Bontempo


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
VI - Gennaio 2021 by Redazione di EtCetera - Issuu