ETCETERA Il g io r n a lin o d e g li s t u d e n t i
LA P O S TA D E L C U O R E È A R R IV ATA !
S A C R IF IC A R E L A P R O P R IA U M A N ITÀ
T H E S Q U ID IS AMONG US
UN A N UO VA R U B R IC A H O R R O R !
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IN D IC E L’E D I T O R I A L E 4
S a c r ifi c a re la p ro p r ia u m a n it à d i L u c a S a ra c h o , 4 F
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P o s t a d e l c u o re d i A n o n im i
1 3 C a n ’t s t a n d It a lia n V a le n t in e ’s D a y ? T r a v e l! d i V e ro n ic a G u a r is c o , 2 D
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2 3 B e lli e d a n n a t i: il g re c o e il la t in o d i M a r t in a L ic a r i, 3 b b
C U LT U R A
2 6 F a b e r n o s t r u m : u n D e A n d ré c h e c i fa m a le d i P ie t ro C a t t a n e o , 3 b b
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3 3 L a v ia d e l t a b a c c o d i S o fi a P o z z o n i, 3 C
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L ’E D I T O R I A L E
S A C R IF IC A R E L A P R O P R IA U M A N IT À LU C A SA R A C H O , 4F
I can add colours to the chameleon, Change shapes with Proteus for advantages, And set the murderous Machiavel to school. Can I do this, and cannot get a crown? Tut, were it farther off, I’ll pluck it down. (William Shakespeare, Henry VI, Part III) Nella lunga storia delle vicissitudini umane, nel lungo susseguirsi di regni e imperi, carestie e guerre, nell’immemore presenza dell’uomo su questa disgraziata e dilaniata terra, poche opere hanno posseduto una fama tanto diabolica, tanto spregevole, tanto controversa quanto quella che Il Principe di Machiavelli ha posseduto sin al giorno d’oggi. A chi non verrebbe in mente l’immagine dello spregiudicato e cinico politico pronto a compiere qualsiasi azione si renda necessarE t C e t e r a M a jo r a n a
ia al raggiungimento dei propri fini, nel momento in cui si faccia accenno alla parola “machiavellico”? A chi non si paleserebbe dinnanzi agli occhi il ritratto del celebre duca Valentino, quel famoso Cesare Borgia che parve essere incarnazione vivente degli ideali del principe machiavellico, pronto a tradire il più solenne dei giuramenti pur di mantenere la stabilità politica? L’aura di cui è ammantato ancora oggi il nome di uno dei più grandi pensatori politici non solo della nos4
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L ’E D I T O R I A L E tra letteratura, ma dell’umanità intera, Niccolò Machiavelli, è tutt’ora indissolubilmente associata all’idea del turpe e del malvagio, dell’immorale e del diabolico, tantoché il titolo dell’opera fu messo al bando sin dal primo Index librorum prohibitorum del 1559, redatto sotto il pontificato di Paolo IV Carafa. Eppure, nonostante l’avversione concepita nel corso di cinque secoli, la voce del Machiavelli pare non essersi mai affievolita. Se i versi tersissimi, armonicissimi, equilibratissimi al limite della più assoluta rarefazione poetica di un Petrarca o di tutta quella tradizione di petrarchisti cinquecenteschi che portarono all’esasperazione un’intera produzione letteraria, fino ad arrivare alla maniera e al concetto, al puro virtuosismo formale di un barocco quale Marino, paiono muti, cristallizzati, troppo distanti dal nostro pensiero e dal nostro gusto per essere minimamente uditi o tantomeno apprezzati, il periodare semplice e compatto, caratterizzato da una sobrietà e chiarezza dagli echi atticisti, quale appunto quello di Machiavelli, pare invece urlare gelido direttamente alla nostra coscienza. Nato nel Cinquecento, Il Principe è E t C e t e r a M a jo r a n a
un’opera che descrive l’uomo, di tutti i luoghi e di tutte le epoche. Le interpretazioni che sono state date riguardo agli scritti e all’uomo Machiavelli sono innumerevoli, non di rado antitetiche. Ci fu chi vide nelle pagine del Principe la normalizzazione e anzi la promozione di qualsiasi forma di spietata nefandezza ai fini delle ambizioni personali: addirittura lo si arrivò a considerare un manuale atto ad istruire il futuro tiranno del domani. Oppositore di questa opinione fu invece Baruch Spinoza, il quale vide nelle parole lasciateci in eredità dal filosofo e politico fiorentino un monito per i posteri, una lucida descrizione del modo in cui aspiranti despoti avrebbero tentato di ottenere l’indiscusso controllo sulle loro vite. Nella trattazione scolastica e manualistica dell’autore, alla fine del terzo anno di liceo, si suole sempre enfatizzare l’importanza di Machiavelli quale padre della scienza politica moderna, precursore del metodo scientifico sperimentale, massimo teorico della “verità effettuale” e, assieme a Guicciardini, di quell’ideale di “ragion di stato” che, laddove perverrà (si riporti alla mente la Francia di Richelieu e Mazzarino), segnerà 5
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L ’E D I T O R I A L E l’alba di un nuovo modo di condurre la guerra e la politica, facendo grandi gli stati moderni. Ciononostante, credo che si sia sempre oscurata, o per lo meno ridimensionata, la vera grandezza dell’opera. La lettura per me più significativa del Principe è quella di un dramma personale, totalmente interiore, nato dal crudele contatto con la realtà. Una disillusione, una salda volontà nel voler vedere la realtà per com’è effettivamente, disadorna da qualsivoglia idealizzazione e moralismo. Si consideri per un momento il mondo in cui Machiavelli si trovò a dover vivere. Un mondo formalmente guidato dai più alti e casti valori imposti da una millenaria tradizione etico-morale che affondava le proprie radici sin nei trattati filosofici d’aurea età romana; un mondo in cui gli specula principis imponevano intransigentemente ai rampolli delle casate nobiliari un ossequio etereo e diafano delle più lodevoli virtù morali. Ma che effetti aveva sortito una così mirabile produzione etica, proprio nella culla della civiltà rinascimentale e prima ancora di quella classica, se non quello di costanti guerre e conflitti? Cos’era l’Italia nel XVI secolo se non E t C e t e r a M a jo r a n a
un costante teatro di guerra, in cui il fratello irrorava il terreno del sangue del proprio fratello, in cui potenze straniere si fronteggiavano con i loro vili eserciti, all’insegna del detrimento e della sofferenza della povera gente di queste terre? A cosa era servita la costruzione di fantomatici stati ideali, di abbaglianti utopie, se nella “verità effettuale della cosa” il comportamento dei sovrani tradiva costantemente tale sogno, tale illusione? È proprio in questa luce che dovrebbe essere letto Il Principe: come il risveglio da un lungo ed inconsistente sogno; una presa di coscienza sofferta e travagliata. Ne è riprova la sua paradigmatica impostazione dilemmatica, il susseguirsi di una condizionale ideale e di un’avversativa reale che caratterizza l’argomentare dell’autore. Si veda per esempio l’incipit del capitolo XVIII, quello che nella storia ha suscitato la più accesa indignazione presso il pubblico, in cui riecheggia con distinto fragore il doloroso contrasto tra utopia e realtà: “Quanto sia laudabile in uno principe mantenere la fede e vivere con integrità e non con astuzia, ciascuno lo intende; nondimanco si vede, per esperienzia ne’ nostri tempi, quelli principi avere fatto gran cose, 6
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L ’E D I T O R I A L E che della fede hanno tenuto poco conto, e che hanno saputo con l’astuzia aggirare e’ cervelli degli uomini; e alla fine hanno superato quelli che si sono fondati in sulla lealtà.” Pensate al dolore che provò Machiavelli nel dover rinnegare il più romano dei concetti, quello della fides, celebrato da Virgilio e Catullo, da Livio e Cicerone, dagli “antiqui huomini” da cui aveva ricevuto “amorevolmente” gli insegnamenti, quel “cibo” di cui si pasceva nello studio serale dei classici che, egli scrisse al Vettori, “solum è mio e ch’io nacqui per lui”. Eppure, trattenendo il dolore, alzando il viso in cielo per evitare che le lacrime potessero rigargli il volto, Machiavelli commise il più grande parricidio nella storia della letteratura, tanto da far sembrare poca cosa il Parmenicidio di Platone. Fu così che egli scelse la via dell’amoralità. Non dell’immoralità, ma dell’amoralità: decise non di infrangere, bensì di prescindere dai precetti comportamentali che erano stati rovina dell’intera penisola. Nacque in questo modo la separazione tra politica e morale; anzi, oserei dire che in questo modo nacque il primato della politica sulla morale. Potrà sembrare singolare come ciE t C e t e r a M a jo r a n a
tazione, ma come disse Armin Arlert nell’episodio 25 di Shingeki no Kyojin, intitolato “Le mura”, “Solo chi è pronto a rinunciare a ciò a cui tiene di più sarà in grado di cambiare le cose.” Machiavelli, come il suo ipotetico principe avrebbe dovuto fare, rinunciò alla morale, alla rettitudine, al sapere dei padri e degli antichi, alla propria umanità pur di offrire a questa (tuttora) martoriata penisola un futuro. Nondimeno non gli si volle dare ascolto; e qui oggi ci ritroviamo. Riflessioni suscitate dalla prima traccia delle Olimpiadi di Lingue e culture Classiche
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S A N V A L E N T IN O
P O S TA D E L C U O R E A N O N IM I
INTRODUZIONE
sui propri impegni e obiettivi cercando di migliorare come persona. Non bisogna aspettare che qualcuno arrivi per renderti felice e completo. Può sembrare banale, ma solo amandosi si può realmente amare un’altra persona. La propria felicità deve innanzitutto dipendere da se stessi. Bastarsi è fondamentale poiché nel corso della propria vita può capitare di rimanere da soli e di dover dipendere da sé. Ritengo che spesso le persone, pur di non stare da sole, scelgano la persona sbagliata, accontentandosene: non disperarti, non c’è fretta e prima o poi troverai la persona giusta che ti apprezzerà per quello che sei realmente. Dunque, tornando al discorso iniziale, l’unica cosa che posso consigliarti è lavorare su te stesso per cercare di essere più sicuro della tua persona: potresti trovare nuovi hobby e nuove passioni, approfondire qualche argo-
Cari Majorani, in occasione della Festa degli Innamorati, vi proponiamo questo nuovo format! E a partecipare in primis siete stati proprio voi (e forse qualche bot di tellonym), attraverso il link condiviso nelle storie di diversi account inerenti alla nostra splendida scuola (shout out to @spot.majorana). A scrivere siamo un ragazzo ed una ragazza e abbiamo deciso di mantenere l’anonimato; in questo modo le persone, non essendo a conoscenza della nostra identità, possono sentirsi libere di porci domande. Speriamo che la lettura possa esservi piacevole :) “Non mi caga nessuno che faccio :(“ L’unica cosa che effettivamente si può fare è pensare a se stessi e concentrarsi E t C e t e r a M a jo r a n a
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S A N V A L E N T IN O mento che ti interessa, seguire corsi di formazione, iscriverti in palestra, ampliare la tua cerchia di conoscenze e la tua possibilità di fare esperienze diverse e memorabili. Essere più sicuro di te stesso ti renderà inoltre più attraente e interessante agli occhi di chi ti circonda.
rimane fondamentale e, inoltre, se il tuo sesto senso si sbaglia, finiresti per fare un passo falso, perdendo completamente la fiducia del tuo ragazzo. Controllare il telefono di nascosto è un atto estremo, disperato e forse un po’ da vigliacchi dato che si ricerca la verità evitando il confronto, ma controllare la reazione del partner mentre si usa il suo telefono per, ad esempio, cambiare canzone da spotify non è poi così grave... Il mio consiglio in ogni caso è di esprimere le proprie sensazioni e dubbi per far in modo che il partner capisca come ci si sente. Ovviamente se si hanno in mano prove inconfutabili, la situazione cambia: potresti tentare di porre domande scomode e notare la reazione del tuo partner, capendo che prima o poi dovrai comunque confrontarti con l’altro: è uno passaggio obbligato, che non può essere evitato.
“Penso che il mio ragazzo mi tradisca, ma non sono sicura, non mi va di guardare il suo telefono perché mi sentirei in torto. Non so cosa fare HELP” Innanzitutto vorrei porti delle domande: “Quali sono i segnali che ti spingono a pensare che il tuo ragazzo ti tradisca? Sono effettivamente prove concrete o solo insicurezze?” L’unico modo per affrontare una situazione di questo genere potrebbe essere inizialmente comunicare con il proprio partner, senza trarre conclusioni affrettate, o incolparlo senza prove concrete, e perciò, cercando di rimanere il più razionale possibile in quanto non avrebbe senso affidarsi fin da subito a questi dubbi e sensazioni senza provare ad avere fiducia nell’altro, il che è fondamentale e basilare in un rapporto che duri nel tempo. Sicuramente, il rispetto per la privacy E t C e t e r a M a jo r a n a
“Come puoi aggiustare una relazione insoddisfacente” Quello proposto è un argomento complesso a cui è difficile dare una risposta unica: una domanda così generale deve prendere in considerazione numerosi contesti e fattori. Ritengo che il primo elemento da 9
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S A N V A L E N T IN O prendere in considerazione sia capire da quanto tempo la relazione è insoddisfacente. Se ci si trova in questo contesto da un periodo decisamente lungo, o addirittura da sempre, credo che bisogni pensare alla possibile fine della relazione, in quanto probabilmente non si è trovata la persona giusta, non si è compatibili. Se invece il problema persiste da poco, il secondo elemento che entra in gioco è capire le ragioni che hanno portato la relazione in uno stato di insoddisfazione, cercando di comunicare con il proprio partner. I motivi possono essere vari: dalla noia dovuta all’abitudine ad un particolare evento, da un comportamento che infastidisce sé o l’altro ad un semplice momento di crisi. Un altro elemento da prendere in considerazione per quanto riguarda la causa dell’insoddisfazione nel rapporto è sicuramente chiedersi se il proprio punta di vista sia oggettivo oppure “iperbolizzato”: spesso il problema o alcune situazioni possono essere frutto della nostra mente e i nostri pensieri possono portarci a credere che la propria relazione sia insoddisfacente quando in realtà non lo è. Dopo aver chiarito con il proprio partner quali E t C e t e r a M a jo r a n a
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siano le difficoltà, è necessario spesso fare dei compromessi e dei sacrifici per il benessere comune. Vorrei comunque ricordare che la chiave di una relazione sana è la comunicazione: solo in questo modo è possibile comprendere i bisogni dell’altro e agire di conseguenza. Quindi consiglio di esporre i propri dubbi al partner e di trovare insieme un accordo; le soluzioni concrete potrebbero riguardare abitudini del passato che rimandano a ricordi piacevoli e che non vengono più “riproposte”, oppure l’assenza di piccoli gesti inaspettati, di novità. “A volte mi manca ancora il mio ex e non capisco perché” L’uso dell’avverbio “ancora” implica che la relazione sia terminata da un po’. Ciò comporta che qualche passaggio del contesto “post rottura” è stato trascurato. Ritengo quindi che tu debba riflettere su cosa non ti faccia effettivamente distaccare dal tuo ex. Nello stadio iniziale, credo che sia più che normale. Ti consiglierei di non fartene una colpa, non cercare di convincerti del fatto che ormai è ora di andare avanti, che non lo dovresti più pensare: costringerti a superare la F e b b r a io 2 0 2 2 - N ° 6
S A N V A L E N T IN O rottura in fretta per cercare di tornare ad essere felice non servirà a nulla e, anzi, procurerà l’effetto contrario e in questo modo potresti subire dei crolli emotivi ancora più pesanti, non riuscendo ad andare avanti con la tua vita e facendo costantemente passi indietro. Normalizza la mancanza che provi e il tuo dolore: fanno entrambi parte del sentimento provato per l’ex e se non li sentissi almeno qualche volta capiresti che ciò che c’è stato tra di voi non era poi così profondo. Personalmente ritengo questo un argomento molto delicato, in quanto dipende anche da molti fattori, ad esempio il motivo per il quale vi siete lasciati. Concretamente, in queste situazioni, ciò che può aiutare è ragionare in modo quasi distaccato sulle ragioni effettive della rottura, pensare a quelle piccole cose che ora, una volta finita, riconosci più gravi e fastidiose di quanto pensassi. Quando una relazione termina si tende però a pensare ai momenti positivi e felici passati insieme, trascurando ciò che ha portato a chiudere, “idealizzando” la persona con cui stavate e il rapporto tra voi, e questo vi porterà ad uno stato di nostalgia continuo facendovi perdere il contatto con la vostra vita, il vostro tempo E t C e t e r a M a jo r a n a
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che passa e che potreste utilizzare per migliorare voi stessi, le vostre abitudini: ciò non significa, come ho detto prima, che bisognerebbe ignorare la fase di dolore, ma è importante capire che avere rispetto per se stessi e il proprio tempo è la cosa essenziale. Solo il tempo e le novità che arriveranno nella tua vita possono curare le ferite, ma, nonostante questo, rimanere in uno stato di angoscia “statico” non porterà a nulla: niente cambierà se prima non lo fai tu. Concentrati su te stess*, cerca di conoscere nuove persone, non gettarti subito in una nuova relazione per affrontare e dimenticare quella passata, staccati gradualmente da ciò che ti rimanda all’ex e focalizza la tua attenzione su quello che questa esperienza ti ha lasciato nel bene e nel male, capendo che ciò che realmente ti può completare sei solo tu. Inizialmente può essere difficoltoso, non so quanto tempo sia passato dalla vostra rottura, ma posso comprendere come ti senti; se riuscirai a riprendere in mano la tua vita, questa sensazione di vuoto svanirà piano piano e ti potrai riscoprire come una persona nuova e più forte di prima <3. F e b b r a io 2 0 2 2 - N ° 6
S A N V A L E N T IN O CONCLUSIONE
Direi che abbiamo occupato abbastanza spazio del giornalino e vi ricordiamo che per condividere con noi eventuali nuove richieste di consigli, opinioni, confidenze, ma anche domande filosofiche riguardanti l’ammmore, potete scrivere in anonimo al link di tellonym che pubblicheremo spesso sulle storie instagram del profilo della scuola e del giornalino Etcetera, o che vi hanno mandato/ manderanno i vostri rappresentanti di classe. Sono già arrivate molte domande e purtroppo in questo numero di Febbraio non abbiamo potuto rispondere a tutte in quanto molte di esse sono arrivate recentemente. Non disperate, torneremo con il nuovo numero di Marzo :)
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C A N ’T S T A N D IT A L IA N V A L E N T I N E ’S D A Y ?
TRAVEL! V E R O N IC A G U A R IS C O , 2 D
A great number of Italians tend to consider Valentine’s Day as the latest commercial gimmick, made to enrich stores and florists. Well, if this can cheer you up, it’s the same almost everywhere! Despite conventionalism, consumerism, cynicism, and all the other –isms, on the 14th the feeling par excellence, Love, is celebrated. Although the truth behind the festival is murky, it’s certain that it has century-old roots. One of the most accredited beliefs reports that Valentine was a priest who served during the 3rd century in Rome, who celebrated outlawed marriage for young lovers, notwithstanding emperor Claudius’ ordinance which supported E t C e t e r a M a jo r a n a
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the belief that single men made better soldiers than those with families. Of course, once he was found out, he was sentenced to death. Gradually, Saint Valentine became so popular that couples all across the world started to remember the date he was executed on as the day of love. It occurs in different ways, closely related to peoples’ culture: even if you hardly enjoy this festivity, I’m sure you’ll change your opinion and run to pack your luggage after reading the rest of the article. United States Here lovers go all out in displaying their fondness for each other. Every year, Americans spend a sweet 18 F e b b r a io 2 0 2 2 - N ° 6
S A N V A L E N T IN O billion dollars on candy, cards, chocolates, flowers and jewelry. Greeting cards are the most common gift, but not just for couples. Family, friends and schoolchildren also exchange cards with notes of friendship, affection and appreciation. America’s most popular Valentine’s Day candy isn’t a box of chocolates, though, but the little conversation hearts with messages like “Be Mine” and “Kiss Me”. Fun fact: enough candy hearts are produced in a year for everyone in the world to have one! Denmark Although Valentine’s Day is a relatively new holiday in Denmark (celebrated since the early 1990s according to the Ministry of Foreign Affairs of Denmark), the country has embraced it with a Danish twist. Rather than roses, friends and sweethearts exchange pressed white flowers called snowdrops. Another popular Danish Valentine’s Day tradition is the exchange of gaekkebrev, a “joking letter” consisting of a funny poem or rhyme written on intricately cut paper and signed only with anonymous dots. If a woman who receives the gaekkebrev can correctly guess the sender, she earns herself an Easter egg E t C e t e r a M a jo r a n a
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later that year. Finland Wouldn’t it be nice to celebrate friendship every year with your best friends, mates and buddies, not only your soul mate? On Valentine’s Day, Finland is the place to be for those who loves friendship. Actually, in Finnish the festivity is called ystävänpäivä (literally “Friend’s Day”) and, like the name suggests, the idea is to feast and spend time with friends. The official flower is the pink rose, but most mates are happy to receive gifts, cards or candy, too. France With a reputation as one of the most romantic destinations in the world, it’s been said that the first Valentine’s Day card originated in France when Charles, the Duke of Orleans, sent love letters to his wife while imprisoned in the Tower of London in 1415. Today, Valentine’s Day cards remain a popular tradition in France and around the world. Another traditional event in France was the loterie d’amour, or “drawing for love”. Men and women would fill houses that faced one another, and then take turns calling out to one another and F e b b r a io 2 0 2 2 - N ° 6
S A N V A L E N T IN O pairing off. Men who weren’t satisfied with their match could simply leave a woman for another, and the women left unmatched gathered afterward for a bonfire. During the bonfire, women burned pictures of the men who wronged them and hurled swears and insults at the opposite sex. The event became so uncontrollable that the French government eventually banned the tradition all together.
throughout the country. Gift giving isn’t limited to couples, either. In Brazil, people celebrate this day of love by exchanging gifts and sharing dinner with friends and relatives, too. The following day is Saint Anthony’s Day, which honors the patron saint of marriage. On this day, single women perform rituals called simpatias in hopes that St. Anthony will bring them a husband.
Peru Thanks to countrywide Carnival celebrations, most Peruvians are on holiday in February, which means they have extra time to plan their lovedup itinerary. Instead of exchanging roses, many opt for orchids, a flower native to the country. They even hold mass weddings to accommodate all the couples saying “I do” on the most romantic day of the year.
Wales You won’t find the Welsh celebrating Saint Valentine’s, instead they celebrate Saint Dwynwen, the Welsh patron saint of lovers, on January 25th. One traditional romantic Welsh gift is a love spoon. As early as the 17th century, men carved intricate wooden spoons as a token of affection for the women they loved. Patterns and symbols were carved into these love spoons, each signifying a different meaning. A few examples include horseshoes, which stand for good luck, wheels, which symbolize support, and keys, which symbolize the keys to a man’s heart. Today, love spoons are also exchanged for celebrations such as weddings, anniversaries and births and are even available in chocolate.
Brazil With Carnival held sometime in February or March each year, Brazilians skip the February 14th celebration and instead celebrate Dia dos Namorados, or “Lovers’ Day,” on June 12th. In addition to the usual exchanges of chocolates, flowers and cards, music festivals and performances are held E t C e t e r a M a jo r a n a
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S A N V A L E N T IN O South Korea Valentine’s Day is a popular holiday for young couples in South Korea, and variations of the holiday are celebrated monthly from February through April. The gift-giving starts on February 14th, when it’s up to women to woo their men with chocolates, candies and flowers. The tables turn on March 14th, a holiday known as White Day, when men not only shower their sweethearts with chocolates and flowers, but up the ante with a gift. And for those who don’t have much to celebrate on either Valentine’s Day or White Day, there is a third holiday: Black Day. On April 14th, it’s customary for singles to mourn their solitary status by eating dark bowls of jajangmyeon, or black bean-paste noodles.
areas around the country to get married or renew their vows en masse. Slovenia In Slovenia, even though the western influence is felt nowadays and Valentine’s Day is celebrated as well, there’s still a special day devoted to love birds. One of the traditional beliefs says that birds propose to each other and marry on March 12th. Moreover, it’s suggested that those who are looking for love walk barefoot through the frozen fields, so they can watch the birds wed. South Africa Like many parts of the world, South Africa celebrates Valentine’s Day with festivals, flowers and other tokens of love. However, it’s also customary for women in South Africa to wear their hearts on their sleeves on February 14th: women, in an ancient Roman tradition known as Lupercalia, pin the names of their love interest on their shirtsleeves. In some cases, this is how South African men learn of their secret admirers.
Philippines While Valentine’s Day celebrations in the Philippines are similar to celebrations in Western countries, one tradition has swept the country and led to thousands of couples sharing a wedding day on February 14th. Mass wedding ceremonies have gained China popularity in the Philippines in re- The equivalent to Valentine’s Day in cent years, leading hundreds of cou- China is Qixi, or the Seventh Night ples to gather at malls or other public E t C e t e r a M a jo r a n a
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S A N V A L E N T IN O Festival, which falls on the seventh day of the seventh lunar month each year. According to Chinese lore, Zhinu, a heavenly king’s daughter, and Niulang, a poor cowherd, fell in love, married and had twins. When Zhinu’s father learned of their marriage, he sent his queen to bring Zhinu back to the stars. Upon hearing the cries of Niulang and the children, the king allowed Zhinu and Niulang to meet once a year on Qixi. During Qixi, young women prepare offerings of melon and other fruits to Zhinu in hopes of finding a good husband. Couples also head to temples to pray for happiness and prosperity. At night, people look to the heavens to watch as stars Vega and Altair (Zhinu and Niulang, respectively) come close during the star-crossed pair’s annual reunion.
husbands. The belief was that the first man a woman saw on Valentine’s Day was the man she would marry within a year. Or he’d at least strongly resemble the man she would marry. As for how it’s celebrated today, you already know!
Last but not least, Italy Originally, Italians celebrated Valentine’s Day as the Spring Festival. The young and amorous gathered outside in gardens and such to enjoy poetry readings and music before taking a stroll with their beloved. Another Italian Valentine’s Day tradition was for young, unmarried girls to wake up before dawn to spot their future E t C e t e r a M a jo r a n a
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SC U O LA
VOTI M A J O R IS O T T O
Nel corso di questo primo quadrimestre, le nostre verifiche ed interrogazioni sono state delle più disparate. Sicuramente, però, si possono identificare delle somiglianze, o almeno si spera, considerando che l’uniformità nei criteri e nella modalità di valutazione dovrebbe essere una priorità per qualsiasi dipartimento. Prima di tutto, c’è la classica sufficienza al 60%, quella a cui siamo abituati dalle medie. Essenzialmente, al 100% va il 10 (ovviamente), al 90% il 9, all’80% l’8, eccetera. (Sono inclusi dei grafici carini perchè si capisca meglio di cosa sto parlando)
Anche qui, però, c’è dell’ambiguità. Mettiamo caso che abbia fatto un punteggio pari al 72%. Secondo questo grafico, il mio voto sarebbe 72/5. Ho preso 7? Ho preso 7½? Si puó arrotondare in modo classico matematico:
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SC U O LA o per difetto:
o, sicuramente più raramente, per eccesso:
Spesso, però, il criterio per questa decisione è costante, lo chiedi a settembre al professore e sei a posto per cinque anni. Purtroppo, la sufficienza al 60% è realmente impossibile: ne ho vista una con il sostituto di educazione fisica, e basta. Non l’hanno mai vista le statisticamente molto poco valide (ma ormai gliel’ho chiesto) 27 persone scelte a caso sul pullman oggi pomeriggio. A volte si trova 66%, più spesso 70% o anche 80%. In questo caso, la situazione diventa molto ambigua: non c’è un collegamento intuitivo tra i due dati che ci sono stati dati al momento della verifica (100% -> 10,70% -> 6) ed una griglia completa di valutazione. Se consideriamo solo i due punti sopra menzionati, l’unica conclusione univoca che si puó raggiungere è un’altra retta, questa volta che però passa per i due punti (100,10) e (70,6):
2 dal 40% in giù sembra ancora accettabile, ma guardiamo ora la sufficienza all’80%: E t C e t e r a M a jo r a n a
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SC U O LA
Il 60%, quello che una volta era il 6, ora è diventato 2. È chiaro che questo non sia il metodo migliore. Possiamo però scegliere un terzo punto: ad esempio, fissiamo il 2 al 20%. Ora si aprono diverse strade. La più semplice è quella di utilizzare due rette:
Se il 2 al 20% è una soglia troppo bassa, possiamo anche considerare il 40%:
Notiamo comunque come (almeno nel caso dell’80%) la retta che va dalla sufficienza al 10 è “più ripida”. In alternativa, ora che abbiamo tre punti, abbiamo anche l’univocità in una
parabola: E t C e t e r a M a jo r a n a
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SC U O LA Si nota come il 2 al 20% o al 40% non faccia differenza se la sufficienza è all’80%. Anche in questo caso, similmente, vediamo che la parabola è “più ripida” (questa volta incrementalmente) all’aumentare della percentuale. Ragioniamo su questa osservazione: prendiamo, per esempio, la griglia bilineare a (100,10), (70,6) e (20,2), arrotondata “alla matematica”:
su una verifica di 60 punti (2 al 20% = 12 punti, 6 al 70% = 42 punti, 10 al 100% = 60 punti). Questa è la griglia completa (per semplicità, ignoriamo i mezzi punti): Punti 0 - 13 14 - 17 18 - 21 22 - 25 26 - 28 29 - 32 33 - 36 37 - 40 41 - 43 44 - 45 46 - 47 48 - 49 50 - 52 53 - 54 55 - 56 57 - 58 59 - 60
Voto 2 2½ 3 3½ 4 4½ 5 5½ 6 6½ 7 7½ 8 8½ 9 9½ 10
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SC U O LA Solo io noto qualcosa di strano? Ignorando i cambiamenti manuali che potrebbero essere fatti (ad esempio portare i 59 al 9½, o i 41 al 5½), la falla più grande è che più si è bravi, più è facile che il proprio voto migliori. Facciamo un esempio specifico: se ho fatto 46 punti = soglia del 7, nella verifica successiva mi bastano due punti in più perché il mio voto aumenti di mezzo decimo, se ne ho fatti 18 = soglia del 3, devo guadagnarne ben quattro! Non dovrebbe forse essere il contrario? Non dovrebbe essere più difficile migliorare per chi già è messo bene? Anche se adesso abbiamo solo considerato la formula che io ho chiamato “bilineare”, quelle basate sulla quadratica hanno lo stesso problema, anzi, non solo c’è discrepanza tra sotto e sopra la sufficienza, ma con un numero adeguato di punti ogni voto avrà una quantità diversa di punti associatigli. Se proprio non vogliamo rispettare quello che ci dice la logica ed usare una lineare al 60%, possiamo almeno abbassare la soglia di sufficienza, invece di aumentarla? Certo, suona controproducente; quello che farebbe non sarebbe rendere più facile la sufficienza, sarebbe rendere più facile il miglioramento, sarebbe riportare la bilancia dalla parte di chi ne ha bisogno, sarebbe togliere «tanto ho preso 2, al massimo se mi impegno prendo 4 o 4½, come recupero? prendo il debito che faccio prima, non ho medie da salvare, si parte da zero» e portare «ho preso 2, se mi impegno magari riesco ad arrivare alla sufficienza, poi se mi impegno ancora un po’ magari riesco anche a recuperare senza debito, o magari almeno arrivo al 5». A tutti i dipartimenti, per favore, smettete di facilitare le cose a chi già prende voti buoni.
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SC U O LA
B E L L I E D A N N A T I:
IL G R E C O E IL L A T IN O M A R T IN A L IC A R I, 3 b b
“Buongiorno ragazzi, io sono la vostra prof di latino. [...] Allora, qualcuno di voi saprebbe dirmi a che cosa serve questa lingua meravigliosa?”. Alcuni, pur non avendoci mai avuto niente a che fare, cercarono di ingegnarsi a trovare una risposta per fare bella figura: “Apre la mente, prof”, e altre frasi di circostanza. Non dimenticherò mai quel momento. Lei si alzò, sorrise e disse esattamente queste parole: “Il latino non serve a niente”. Poi disse qualche cosa su quanto ne fosse innamorata, quindi proseguì a spiegare l’alfabeto e la fonologia. Io rimasi allibita. Letteralmente, come può una professoressa dire che ciò su cui passa le ore, le giornate, su cui ha passato una vita intera, come E t C e t e r a M a jo r a n a
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può dire che sia inutile? Era il mio primo giorno di scientifico. Ci pensai per tutta la notte ed arrivai ad una conclusione: decisi che il latino mi avrebbe fatto schifo. Perché era inutile. E come poteva, quella prof, dire che qualcosa di inutile può essere anche meraviglioso? Bene. Ora che ho fatto conoscenza anche del greco (il latino no, non mi bastava più), ho capito dove voleva che arrivassimo con quel che ci aveva detto. La prima faccia della medaglia Con ciò che sto per dire farò contente tutte le persone che, senza consapevolezza (a differenza di quella prof), soffermandosi sull’aspetto iper scolastico e grammaticale della lingua, F e b b r a io 2 0 2 2 - N ° 6
SC U O LA me lo hanno detto nel corso di questi tre anni: è vero, il latino e il greco non servono a niente. Contenti? Non entrerete mai in un ristorante a dire: “Caupo, da tredecim nobis mensas!” - a meno che non siate Cristo con gli Apostoli - o non vi troverete mai a dire ad un amico: “ ” (che, per chi non conoscesse queste due fantastiche lingue: “Oste, dacci tredici pasti!” e “Ciao amico, come stai?”). Lo riscrivo qui nero su bianco: non servono a niente a livello pratico. E qui è dove si fermano i ¾ della popolazione. La seconda faccia della medaglia (quella che non considera mai nessuno) A livello “astratto”: non penso che sarò mai in grado di spiegare quanto lavori la testa durante la traduzione, quanto si alleni la memoria ripetendo declinazioni, coniugazioni ed eccezioni; non penso che sarò mai in grado di spiegare la bellezza e lo stupore quando vengono letti i testi degli antichi: “Questa roba è stata scritta migliaia di anni fa ed è ancora qui, è ancora con noi, significa quindi che ha un valore assurdo”. Non penso che sarò mai in grado di spiegare quanE t C e t e r a M a jo r a n a
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ta consapevolezza si prenda delle parole che usiamo ogni giorno e quanto si coltivi la capacità di argomentare le proprie tesi (perché sì, i latini e i greci erano proprio dei testoni quando si trattava di argomentare durante una discussione). Qui è dove arrivano invece quelli che leggono dietro alle righe le parole di quella prof. A tal proposito un ragazzo*, parlando di questo, mi ha fatto un bellissimo esempio. Vale la pena riportarlo qui: pensate un attimo a casa vostra, avrete sicuramente dei quadri. A cosa vi servono? Ci mangiate sopra? Li usate per dormire? Li usate come carta igienica? Spero di no. Quindi ragioniamo: sotto l’aspetto pratico è inutile dar loro attenzioni. Che cosa vi porta in tasca? Ve lo dico io: niente. Quindi ora andate a casa, spogliate le pareti di tutti quei quadri e portateli in discarica. D’altronde sono praticamente inutili. Se non lo fate, probabilmente è perché considerate anche la seconda faccia della medaglia: i quadri che avete in casa sono belli, intriganti, colorati, abbelliscono le vostre pareti vuote, vi fanno stare bene, vi suscitano emozioni, vi fanno ragionare, vi pongono F e b b r a io 2 0 2 2 - N ° 6
SC U O LA domande sui propri artisti, sul loro periodo, sulla tecnica da loro utilizzata. Quindi? Quindi se qualcuno mi dovesse ancora chiedere “Ma chi te lo fa fare?”, io risponderei esattamente con ciò che ho scritto fino ad ora. Sono dell’idea che oggi si pensi troppo a livello pratico e materiale, e ben poco a quel che c’è dentro di noi. *uno speciale ringraziamento ad Andrea Scuratti
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C U LT U R A
FA B E R N O S T R U M
U N D E A N D R É C H E C I FA M A L E P IE T R O C A T T A N E O , 3 b b
Vi è mai capitato di soffermarvi sui graffiti che, senza ormai farci quasi più caso, leggete quotidianamente sulle pareti dei bagni del nostro Majo? Io li ho sempre guardati con un misto di ammirazione e disorientamento, come si guarda a tutto ciò che è eterno, ma solo per un po’. Mi affascinano le ultime parole lasciate negli anni dai maturandi e le poesie scarabocchiate sul momento, persino quando frammiste alle onnipresenti imprecazioni e forme falliche. Questa settimana è capitato di stupirmi - sì ragazzi, mi sono stupito mentre ero in bagno - nel leggere alcuni versi dimenticati su una di quelle pareti: “Dai diamanti non nasce niente / dal letame nascono i fior”. Per quei pochi che non lo sapessero, si tratta dei versi con cui si conclude E t C e t e r a M a jo r a n a
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la celebre Via del Campo di Fabrizio De André, canzone del 1967 che tratta della miseria che imperversava in uno dei tanti carruggi di Genova, città natia del cantautore. Questi versi giacevano lì, abbandonati, tra la turca e la scritta “lui è il mio frero!”, e in me qualcosa hanno un po’ smosso. Non saprei dire con certezza se fosse sempre stata lì o se rappresentasse una new entry tra le parole seminate su quei muri. Se per prima cosa ho notato l’ilarità di tali versi, che in qualunque altro posto sarebbero suonati ben meno ironici (di letame ne avran già visto parecchio, immagino, ma ben pochi fiori), mi sono poi chiesto cosa avesse spinto il loro misterioso portavoce a immortalarli lì. Mi sono chiesto perché il sottoscritto torni ciclicamente a sfogliarne l’intera disF e b b r a io 2 0 2 2 - N ° 6
C U LT U R A cografia. Mi sono chiesto quale esigenza abbia portato sedici autori tra i maggiori esponenti dell’Indie italiano a generare, nel 2019, il cover album Faber Nostrum, che a venti anni dalla morte dell’autore suonava - e suona tuttora - ancora attuale. Mi sono chiesto: cos’aveva in più Faber? Ora, Fabrizio De André non è mai stato uno sconosciuto nel nostro Paese. Classe ’40, morì nel 1999 con 38 anni di carriera musicale alle spalle. Volente o nolente, la vita che condusse fece parlare ininterrottamente di lui e molti fattori contribuirono affinché il suo nome corresse sulla bocca di tutti: dall’amicizia con l’attore Paolo Villaggio (sì, proprio quello di Fantozzi), con cui condivideva le simpatie anarchiche, al sequestro di 117 giorni che subì sui monti sardi, da cui oltretutto trasse poi ispirazione per scrivere la bellissima Hotel Supramonte. Fabrizio de André faceva anche molto scandalo. Spesso si ricordano le interviste in RAI e in RSI, costantemente censurate perché l’artista faceva uso di superalcolici in diretta. Anche “La Città Vecchia”, versione genovese e cantautorale dell’omonima poesia di Umberto Saba, fu censurata in due suoi versi per il gergo scurrile. O anE t C e t e r a M a jo r a n a
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cora, ci fu scalpore nel sapere che la canzone che egli reputava «la più importante che avesse mai scritto», Amico Fragile, fosse stata scritta dentro uno stanzino in una notte di ubriachezza. Negli anni ’70, dopo la Strage di Piazza Fontana, fu persino sorvegliato dai servizi segreti, che per via delle sue posizioni politiche lo credettero simpatizzante delle Brigate Rosse, ipotesi questa ad oggi smentita. Il carattere schivo e l’iniziale repulsione per il palcoscenico dell’artista, però, fugarono fortunatamente ogni possibilità che il personaggio pubblico prendesse il sopravvento sul poeta, che mantenne sempre il proprio criptico stile anticonformista. Prova ne è il fatto che, ad oggi, tra i giovani solo pochi disadattati - come il sottoscritto – ne ricordino ancora i molti scandali; è invece molto più larga la fetta di pubblico che si lascia carpire dalla sua trascinante poetica. Chiediamocelo: perché? In primis, la poliedricità linguistica di De André spiazza chiunque per la propria ineccepibilità. Basti ascoltare il modo in cui tradusse dall’americano, dall’inglese antico e dal francese, in cui adattò poesie italiane da Angiolieri a Saba, o in cui vantò con F e b b r a io 2 0 2 2 - N ° 6
C U LT U R A nonchalance esperimenti musicali in genovese, napoletano e sardo. Probabilmente di italiano ne sapeva qualcosina. Ma mai si accontentò: in Creuza de Mä, del 1984, l’intenzione iniziale di Faber e del collega Mauro Pagani era addirittura quella di usare il “grammelot”, una nuova lingua che avrebbero dovuto coniare di proprio pugno, poi rimpiazzata in realtà dal più genuino genovese. Un’altra cosa trarrei da questa insaziabile ricerca: Faber sapeva lasciarsi ispirare, ma non solo. Inseguiva, cacciava incessantemente l’ispirazione, nella cui ricerca volle a tutti i costi avere un ruolo attivo. Anche a costo di “vivere male per scrivere bene” per citare il suo collega, più contemporaneo, Nicola Albera, alias Nitro. Il coraggio. Il coraggio rappresenta un ulteriore pilastro del suo stile. Fu in grado di impiegare la propria capacità stilistica per toccare quella fetta di vita tanto scomoda da far male. Non si tratta solo di parlare di attualità e di politica in un XX secolo che volge al termine, no. Certo, Ottocento rappresenta una delle più ironiche e squisite critiche al sistema capitalista che la musica italiana abbia mai prodotto, così come Fiume Sand Creek ci E t C e t e r a M a jo r a n a
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racconta la crudità dei genocidi degli Indios, senza mostrare alcuno scrupolo nello straziare le nostre coscienze; tuttavia, sono solo segnali di una sensibilità capace di spingersi ben oltre. Tale sensibilità emerge in album come Anime Salve, la “lode alla solitudine” di Faber, in cui ci racconta di uomini lontani dal mondo, perché ne sono stati scacciati o si sono arroccati su sé stessi. Oppure ne troviamo traccia in Non al Denaro, non all’Amore, né al Cielo, album liberamente ispirato dall’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, che immagina le epigrafi di defunti, raccontandone la vita, la morte e i pensieri. In queste e in molte altre opere viene esplorata un’umanità rivoluzionaria, tanto introspettiva quanto sociale: da una parte, viene data voce ad aspetti dell’uomo che non possono essere espressi che con la poesia, perché irrazionali e radicali, come la poesia stessa; dall’altra, ci viene sbattuto in faccia un angolo di mondo a noi estraneo, ma del tutto vicino. De André più di una volta votò se stesso al racconto degli ultimi e, da ateo irremovibile che era, arrivò persino a rifarsi a messaggi evangelici, che altro non fecero che sostenere la sua battaglia per i soli e per i diF e b b r a io 2 0 2 2 - N ° 6
C U LT U R A menticati. Nel 1988, Fabrizio dichiarava al quotidiano ligure Il Secolo XIX: «Ebbi ben presto abbastanza chiaro che il mio lavoro doveva camminare su due binari: l’ansia per una giustizia sociale che ancora non esiste, e l’illusione di poter partecipare in qualche modo a un cambiamento del mondo. La seconda si è sbriciolata ben presto, la prima rimane». La virtù principale di Fabrizio De André, infatti, non è denunciare o farci riflettere - questo è un pregio che molti suoi colleghi hanno-, è piuttosto la capacità di suscitarci, con un ascolto, un “Ahia” viscerale, un sentore di umanità profondo e imprescindibile, sia questo di natura sociale o introspettiva. De André era indubbiamente un personaggio controverso, anzi: oggi il rischio è quello di renderlo nell’immaginario collettivo una figura bidimensionale, trovandoci ad osannarlo in maniera quasi ossessiva e cieca. Tuttavia, conosceva se stesso e gli altri con una profondità che ben pochi artisti han potuto vantare. È forse per questo che noi giovincelli, nell’animo in nulla diversi dai nostri predecessori, ancora ci troviamo inE t C e t e r a M a jo r a n a
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evitabilmente attratti da versi così. E forse è per questo che riconosciamo un che di immortale nell’esperienza poetica cui comunemente ci riferiamo sotto il nome di “Fabrizio De André”. Sono infatti versi come “Dai diamanti non nasce niente / dal letame nascono i fior”, o “Se non sono gigli / son pur sempre figli, / vittime di questo mondo” ad ambire all’immortalità sui nostri muri e nelle nostre viscere. E sono certo che questo valga più, per Faber, dei molti premi che gli abbiamo accreditato.
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AM ARE N EL 1984 G IO R G IA T IR A L O N G O , 3 b b
Anche quest’anno è finalmente, o sfortunatamente - dipende dai punti di vista - giunto San Valentino, una festa parecchio discussa tra chi non vede l’ora che arrivi e chi invece ne farebbe volentieri a meno. Al di là di personali pareri sull’utilità o meno di questa festività, bisogna ammettere che ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha sentito dentro di sé quel calore confortevole e ustionante, sintomo di una forte emozione. Che sia l’amore provato per un partner – o un sentimento che gli si avvicina – o per la propria famiglia e per gli amici poco importa. L’amore, almeno dal mio punto di vista, è comunque una parte di noi, con cui dobbiamo imparare a convivere e che in fondo completa noi uomini fatti di contrasti. Ai più scettici su questo punto pongo una domanda: avete mai provato a E t C e t e r a M a jo r a n a
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immaginare cosa significherebbe vivere in un mondo senza amore? Un mondo in cui tutti i tipi di amore, addirittura l’amore per la propria madre, non hanno più valore? In un certo senso la risposta può essere fornita dal romanzo “1984” di George Orwell. Anche se sembra una tematica marginale comparata ai fiumi di inchiostro che si potrebbero versare per parlare del bipensiero, dei regimi totalitari, dei riscontri assolutamente attuali della storia, se ci pensiamo bene l’amore è il filo conduttore di tutta la trama. Orwell scrive, a proposito della relazione fra Winston, il protagonista, e Julia: “Era un colpo inferto al partito. Era un atto politico”. Una frase molto essenziale, ma pregna di significato per l’intero romanzo e per ciò che vuole raccontarci: l’amore che si mischia alla politica, agli atti di ribellione, al contrasto con F e b b r a io 2 0 2 2 - N ° 6
C U LT U R A il regime. L’amore che diventa arma di opposizione. Ma perché i sentimenti vengono annullati in questo mondo? Perché Orwell inserisce una visione distopica anche della natura umana e non solo del governo o del sistema politico? Per rispondere si potrebbe citare il pensiero di Julia: “Non si trattava solo del fatto che l’istinto sessuale dava forma a un mondo a sé, fuori del controllo del Partito, e quindi da distruggere – almeno nei limiti del possibile. Di gran lunga più rilevante era il fatto che la repressione sessuale produceva isteria, uno stato d’animo auspicabile, perché poteva essere indirizzato verso la psicosi bellica e verso il culto del capo”. Ciò vuol dire che l’amore è un nemico potente, perché fa stare bene le persone e le rende in qualche modo meno manipolabili dal sistema. Controllare i sentimenti significa anche controllare gli istinti. Pertanto, in un mondo in cui non sussiste nessun tipo di amore, o per lo meno attrazione fra partners, non ci sono distrazioni: esiste soltanto il Partito, e tutte le energie devono essere indirizzate verso questo. Possiamo quindi arrivare a dire che l’unico amore accettato è quello verso il governo e E t C e t e r a M a jo r a n a
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il Grande Fratello. Insieme all’ignoranza, l’eliminazione del sentimento è un’ottima soluzione per mantenere in vita un regime del genere. Anche a logica si può presupporre che una persona ben istruita e appagata anche da un punto di vista sentimentale si senta in dovere di avere il proprio posto nel mondo e non può assolutamente tollerare di vivere in condizioni simili a quelle descritte nel libro. Ora, immaginiamo che da una persona si passi a cento, a duecento, a mille, ad un’intera città: si ritornerebbe al punto di partenza e la distopia finora descritta cadrebbe. Lo sappiamo bene anche dai libri di storia. Sull’importanza della storia potrei dilungarmi ancora per una decina di pagine, ma stringo riportando quest’unica frase: “Era possibile, adesso, comprendere il movimento ciclico della storia; e se lo si poteva comprendere, lo si poteva anche alterare”. Bisogna però specificare che il fatto che il costrutto della famiglia sia rimasto inalterato non deve ingannarci: per il Partito è comodo avere una situazione del genere, per cui tre o quattro persone abitano e trascorrono insieme moltissimo tempo. “Con questo sistema tutti vivevano circonF e b b r a io 2 0 2 2 - N ° 6
C U LT U R A dati, notte e giorno, da informatori che li conoscevano fin nel profondo del loro essere”. Addirittura sappiamo che il vicino di casa di Winston, Parsons, è finito imprigionato nel Ministero dell’Amore proprio a causa della figlia che, sentendo le sue parole di opposizione verso il Grande Fratello pronunciate nel sonno, lo ha denunciato alla Psicopolizia. Il sistema, inoltre, è talmente efficiente che Parsons non era nemmeno arrabbiato per l’accaduto, ma anzi grato per essere stato salvato in tempo e fiero della propria figlia. La fiducia nel Partito supera, dunque, persino l’amore per un padre. L’amore è quindi un’arma a doppio taglio. Qualcosa di inconcepibile per noi, e sicuramente anche un po’ iperbolico, ma spesso le cose più esagerate ci aiutano a capire meglio la normalità. Il romanzo, originale già di per sé, si riconferma ancora più inaspettato grazie al finale: Winston viene liberato, ma a quale prezzo? Ha tradito Julia, usandola come scudo per sfuggire alla tortura e alla paura più profonda, come del resto ha fatto anche lei. L’immagine che ci viene data è sicuramente molto simbolica e realista: Orwell sapeva benissimo - e lo ha ribE t C e t e r a M a jo r a n a
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adito più volte nella narrazione - che da un mondo del genere non si può fare retromarcia, che chiudere la storia con la vittoria assoluta dell’amore sulla violenza e dell’oppressione del regime sarebbe stato non solo banale, ma privo di significato. E invece, almeno a mio parere, la scelta del finale è stata azzeccatissima: un finale che si potrebbe definire aperto, perché Winston, Julia e il loro amore ribelle non hanno risolto proprio niente, sono anzi stati trasformati ed è stata loro tolta la capacità di formulare un’idea propria, di provare ancora amore l’uno verso l’altra, proprio perché “Dopo, i tuoi sentimenti verso quell’altra persona non sono più gli stessi”.
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L A V IA D E L T A B A C C O S O F IA P O Z Z O N I, 3 C
Il romanzo “La via del tabacco” dello scrittore e giornalista statunitense Erskine P. Caldwell è stato pubblicato nel 1932. Protagonista di questo drammatico racconto è la famiglia Lester: miseri contadini bianchi che sembrano non poter uscire dallo stato di povertà e ignoranza in cui si trovano, il cui destino è legato a quello di un desolato appezzamento di terreno del Sud rurale, impoverito dalla Grande Depressione. Jeeter, il capofamiglia, si rifiuta categoricamente di andare a lavorare in qualche nuova fabbrica e, quasi disinteressandosi del destino dei familiari, si ostina a voler coltivare cotone senza però averne i mezzi. La moglie Ada è rassegnata e ha come unica aspirazione un nuovo vestito con cui essere seppellita. Dei loro figli, molti sono fuggiti grazie al matrimonio e altri sono invece confinati a quella vita senza via di scampo. E t C e t e r a M a jo r a n a
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In questo romanzo Caldwell porta alla luce la misera condizione, l’abbagliante crudeltà e l‘ignoranza dei contadini del Sud utilizzando un linguaggio molto crudo, che riflette la glaciale indifferenza dei personaggi verso ogni crudeltà narrata. Le scene descritte talvolta sono talmente surreali da risultare grottesche. Se all’inizio si prova una sorta di compassione nei confronti della sfortunata famiglia Lester, questo sentimento scompare quando inizia ad emergere l’egoismo che spinge alle azioni più brutali i protagonisti e li priva della loro umanità e di qualsiasi sentimento. Senza possibilità di riscatto, in parte per pigrizia e in parte per ignoranza, i Lester subiscono passivamente ogni evento catastrofico che si abbatte su di loro, procrastinando ogni decisione e affidandosi ottusamente all’idea che Dio li salverà e il mondo tornerà indietro, ad un periodo meno arido. F e b b r a io 2 0 2 2 - N ° 6
O G G I, N E L L A S T O R IA
IL 1 8 F E B B R A IO L U C A P A R R A V IC IN I, 4 D
1861
Vittorio Emanuele II di Savoia convoca il primo Parlamento del Regno d’Italia
1865
Gli elettori del Delaware (lungo la costa nord-orientale degli USA) non accolgono il XIII emendamento, scegliendo così di continuare a praticare la schiavitù
1885
Viene pubblicato il celebre capolavoro di Mark Twain “Le avventure di Huckleberry Finn”
1911
Viene effettuato il primo volo ufficiale trasportante posta aerea. L’aereo trasporta 6.500 lettere, per una distanza di circa 10km (da Allahabad a Naini, India).
1925
Giovanni Treccani fonda l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana. L’istituto pubblicherà, tra il 1929 e il 1937, “l’Enciclopedia Italiana” (35 volumi), la prima grande enciclopedia biografica Italiana.
1930
Il pianeta nano Plutone viene scoperto da Clyde Tombaugh.
1977
Il veicolo di test dello Space Shuttle Enterprise effettua il suo primo volo fissato al dorso di un Boeing 747
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A N IM A L E D E L M E S E
P A R A D IS E A A N G E L IC A P E L L E G R IN O , 1 A
L’animale che andrà a rappresentare il mese di Febbraio è la Paradisea dalle sei penne. A differenza delle altre creature di cui vi ho raccontato precedentemente, questo volatile ha delle caratteristiche comportamentali molto più particolari del suo piumaggio insolito… Infatti, l’unicità della parE t C e t e r a M a jo r a n a
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adisea è il suo comportamento durante la stagione riproduttiva, dove l’uccello dà il meglio di sé! Prima di poter incontrare la possibile partner, questo uccello deve eseguire una mansione decisiva per le future generazioni: deve mantenere il proprio posatoio pulito. Ogni foglia secca, piccola radice esterna F e b b r a io 2 0 2 2 - N ° 6
A N IM A L E D E L M E S E o rametto è una chiara minaccia, e va di conseguenza eliminata. Se la femmina, con lo stesso sguardo giudice di una madre nei confronti della camera dei figli, reputa sufficientemente ordinato e pulito il posatoio del maschio, il processo di attrazione può procedere. E infatti, nonostante le spettacolari doti casalinghe di questo animale, la pulizia non è abbastanza: il maschio ha solo ottenuto il lasciapassare per l’apertura del suo spettacolo! Allora, il maschio si esibisce in una particolare danza nella quale, assumendo l’elegante forma di un ombrello, scuote il capo mostrando le piume alla possibile partner. Ogni
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paradisea è un’eccellente ballerina, ma il dettaglio determinante per conquistare la femmina è il cambio di colore degli occhi del ballerino, passa infatti da azzurro acceso a un giallo saturo. Terminato il numero di danza, la femmina, proprio come un giudice di X Factor, decide se riprodursi con il maschio, o andare a cercare “Il fattore X” in altri posatoi. La durata del periodo di riproduzione di questo animale non è ancora definito e si pensa che questo meraviglioso spettacolo avvenga tutto l’anno. Purtroppo, questa creatura non ha nessuna caratteristica che la renda un animale da compagnia ideale, ma è un ottimo esempio da seguire per poter conquistare chiunque durante San Valentino, la nostra stagione degli amori! Quindi, appena incontrerete la persona che vi piace, cambiate il colore degli occhi, trotterellate in giro mostrandogli le immagini della vostra camera ordinata e sarete certi di fare colpo!
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A N IM A L E D E L M E S E LO SAPEVI CHE: La specie della paradisea è caratterizzata dal dicromatismo sessuale: l’esemplare maschio presenta un piumaggio più colorato LO SAPEVI CHE: L’habitat tipico di questi esseri sono i rilievi in grado di raggiunge i 1900mt di quota LO SAPEVI CHE: Questo animale fa parte di una delle 35 specie di uccello del paradiso che risiede esclusivamente in Guinea
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N A R R A T IV A
D A R K P IL L S :
M IL L E N E L L ’O S C U R I T À IL A R IA M A R T U C C I, 2 D
Non sapevo perché mi trovassi lì. Un attimo prima uscivo dal mio piccolo appartamento in un vecchio e decadente condominio situato nell’inquinata zona industriale per recarmi alla mia seconda seduta dallo psicologo, mentre qualche secondo dopo chiudevo la portiera della mia inusuale e sgargiante automobile rosso fuoco, che faceva a pugni con la mia personalità scialba. Non sapevo che cosa fosse successo e perché mi trovassi in quel luogo, che faticai a riconoscere tanto era in rovina. Era come se avessi avuto un blackout: non ricordavo niente di quello che mi era successo prima di arrivare lì. Guardai l’oroloE t C e t e r a M a jo r a n a
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gio che avevo al polso: era quasi mezzogiorno. Eppure, la luce del sole era così debole che pensai si stesse avvicinando la sera. Nuvoloni neri, arrabbiati e dagli ampi ghigni, riempivano il cielo ovunque si guardasse. Davanti a me un cancello rappresentava l’ingresso di una grande villa dall’ampio giardino, il tutto circondato da mura di pietra. Ci volle tanto a riconoscere quel luogo: il cancello era arrugginito e spezzato in molti punti, quasi come se qualcosa di estremamente affilato e resistente lo avesse tagliato, le mura erano sporche e ricoperte di verdognolo muschio, mentre il giardino, una volta curato scrupolosamente, F e b b r a io 2 0 2 2 - N ° 6
N A R R A T IV A aveva l’aria di essere completamente malato. Il tronco di alberi, arbusti e piante era mollemente piegato, quasi non si trattasse di legno ma di un materiale elastico e pieghevole. Le loro foglie erano dello stesso colore del muschio che ricopriva non solo l’antica muraglia, ma anche le pietre che costeggiavano il vialetto che portava all’ingresso della villa. Quest’ultima apparteneva ad un mio zio, fratello di mio padre, che era deceduto da poco. Non vedevo né lui né la sua famiglia da un paio di mesi. In quel momento non riuscivo a ragionare. In effetti diversi miei parenti avevano provato a contattarli ma avevano sempre trovato la segreteria. La loro casa si trovava a decine e decine di chilometri dal mio appartamento, motivo in più per cui non ero andato a trovarli nei precedenti due mesi, e un fatto che mi sollevava ulteriori inquietudini: se ero partito da casa mia a mezzogiorno del 21 febbraio, come facevo a trovarmi nello stesso giorno alla stessa ora davanti a quella villa? Non credevo nel teletrasporto. La mia mente era tormentata, atterrita, sconvolta. Non sapevo perché mi sentissi improvvisamente in quel modo. Demoni sembravano infiltrarsi negli intrecci dei miei E t C e t e r a M a jo r a n a
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pensieri, sporcandoli di grondante e densa ansia che non mi faceva ragionare con lucidità, una paura inspiegabile che blocca la gola come catrame. Il corpo sudato e il battito accelerato, il respiro arrancante. Che cosa era successo in quel luogo? Come aveva fatto una bellissima e sontuosa villa di campagna a ridursi in quello stato in così poco tempo? Che cosa era successo? Che cosa era successo? Quella domanda rimbombava così forte nella mia testa che non riuscivo a sentire nient’altro. Forse la stavo anche pronunciando ad alta voce. Mi incamminai controvoglia lungo il vialetto, l’aria sembrava premere sui timpani, impedendomi di sentire alcun suono. O forse era la paura. Il grande portone di quercia aveva un buco largo quanto la mia testa, dai bordi frastagliati, come mangiucchiati da centinaia di piccole bocche. Sfiorai il legno con le dita e poi aprii il portone, che si richiuse alle mie spalle. Non c’erano suoni. Per questo motivo, quando sentii un sonoro rumore metallico, che rimbombò nel silenzio della villa, mi si gelò il sangue. Una consapevolezza: non potevo più uscire. Non sembrava entrare alcuna luce dal buco del portone, come se il debole baglioF e b b r a io 2 0 2 2 - N ° 6
N A R R A T IV A re del sole si fosse completamente spento. Le mie gambe si muovevano da sole e risalivano nell’oscurità la scala di marmo che portava al piano superiore. Qualcosa mi trascinava, non di certo la mia volontà. Tutti i mobili, i corrimano e i quadri erano mangiucchiati. Arrivai ad un grande soggiorno collegato ad un lungo corridoio. Tutto era immerso nel buio. Improvvisamente, una delle sei lucette di uno dei tanti lampadari si illuminò. Qualcuno potrebbe pensare che l’immagine potesse avermi trasmesso speranza. Non fu così. Quella debole luce illuminò una scena alquanto inquietante. In fondo al corridoio, un fagotto era appeso a decine di… corde? Erano corde quelle che tenevano quella cosa sospesa in aria? Erano dello stesso materiale del fagotto che, man mano che mi avvicinai, distinsi come un ammasso di migliaia di fili perlacei. D’un tratto, un grido disumano lacerò il silenzio. Dolore, immenso dolore. Una voce stridula, angosciata. Proveniva dal fagotto, che ora si dimenava e si muoveva. Gli girai intorno fino a che non incontrai un’immagine inquietante. Un bambino si dimenava con disperazione, intrappolato: occhi rossi e spalancaE t C e t e r a M a jo r a n a
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ti dal terrore, pelle cerea quasi grigia disseminata di decine di punture rosse e sanguinolente. Non sembrava che mio cugino mi vedesse, continuava ad usare tutte le forze che aveva in corpo per cercare di fuggire e urlare, fino a che, velocemente come si era svegliato nel buio, si spense. Gli occhi si rovesciarono, la sua voce morì e la testa ciondolò inerte sul petto. Era morto. Non c’era più silenzio ormai, sebbene il bambino avesse smesso di urlare. Sentivo un brusio, di maligni sussurri, e uno scalpiccio, come di piccoli piedi sui muri, che provenivano da tutte le direzioni nel buio. La luce del lampadario illuminava solo una piccola porzione del corridoio, come i fari che a teatro illuminano gli attori, e oltre quel cerchio di luce, le pareti non si intravedevano, tanto che avrei potuto pensare di essere in una stanza enorme e non alla fine di un corridoio. Poi, un velo gorgogliante e stropicciato coprì la luce sopra di me pian piano. Sapevo una cosa. Sapevo che le stesse bocche che avevano fatto il buco nella porta, che avevano mangiucchiato i mobili e che avevano fatto quelle punture a mio cugino – e non solo lui probabilmente – , ormai si trovavano intorno a me. I mostri si F e b b r a io 2 0 2 2 - N ° 6
N A R R A T IV A nascondevano nelle tenebre. Dimenticai come respirare. Mi voltai lentamente verso il fagotto, dal quale avevo distolto la mia attenzione per guardarmi intorno, come se i miei occhi ne fossero calamitati. Quella forza che mi aveva portato in quel luogo e che mi aveva costretto ad entrare e salire le scale, ora comandava anche il mio sguardo. Lo vidi sulla schiena di mio cugino. La perfidia che emanava sembrava rendermi capace di vedere al buio. Enorme, peloso. Occhi crudeli rilucevano come stagni neri e profondi di notte alla pallida luce della luna. Chele appuntite e schioccanti, sporche di sangue. Un pungiglione nero, come il resto del corpo della bestia, colante di gocce verdi. Otto zampe lunghe. Ragni. Dal nulla, attaccarono. Migliaia, milioni, miliardi. Bestie. Li sentivo ridere. Corsi. Non seppi neanche come, ma corsi come un pazzo, giù per le scale, consapevole che decine di quelle cose mi si aggrappavano ai vestiti, alla pelle perfino. Vidi il portone d’ingresso, non avevo mai avuto così tanta disperazione in corpo. Il cuore sembrava esplodere. Ad un metro dal portone, le gambe divennero molli, il sonno una fortissima tentazione. Caddi davanti all’ingresso, con la mano E t C e t e r a M a jo r a n a
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pensate come un macigno che cercava di aggrapparsi al buco nel legno. Feci solo in tempo a vedere su di essa una grande puntura, che imputridiva a vista d’occhio la carne. Liquido di morte. Poi svenni.
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R O S S O D I P A S S IO N E E L IS A Z A C C A G N I, 2 c c
Due universi Che si stringono. E’ come una pioggia Che fa cadere Passione. La sensazione di una mano Stretta nell’altra, toglie il respiro: alimenta il cuore che batte più forte al minuto. Voglio imparare a leggere La profondità Della tua anima. Arriviamo nell’abisso In cui la fine non ci tocca Perché siamo angeli: immortali. Tu sei una fiamma Ed io il fuoco: bruciamo d’amore. Vedo le sfumature Del tuo iride: Ho paura di amarti. Il tuo tocco E t C e t e r a M a jo r a n a
Mi commuove. Le tue lacrime Mi feriscono Questo è il nostro giorno Per unire i nostri spiriti Affini, dove una rosa rossa ci avvolge in un cielo di infinita passione.
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VEN TO D A N IE L E R IS O , 5 c c
Un vento di primavera durante il lungo inverno a rispolverare le intense emozioni andate in letargo, ora ancora più forti
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L A D A N Z A D E L L E F O G L IE A L E S S A N D R O B A L O S S I, 4 A
Il mio sguardo alla finestra catturato da un invernale tappeto di foglie, agitato e riversato dal Maestrale. Osservo che i dolci turbinii di due brune macchie riproducono un’appassionata danza di inseparabili amanti, coinvolti in un’inconsapevole intesa di animi, una silenziosa comprensione dell’altro. Come la Natura s’irrigidisce per le intemperie, io son congelato nell’ammirazione di queste silenti movenze, finché la burrasca cessa di dar vita al fogliame. Dopo aver turbineggiato e danzato insieme, passati gli adrenalinici e transitori momenti, le due foglie si separano irrevocabilmente. Questa la sventurata fine che Amore destina agli innamorati, o almeno così pensa la mia Ragione, la qual, per non rischiare, mi nasconde come Achille, a Sciro. E t C e t e r a M a jo r a n a
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G IO C H I ORIZZONTALI
1 Ordigno da lancio 10 Iniziali di Planck 11 Cavità sotterranea 17 Insieme alla Dama in un famoso dipinto 18 Un tipo di pile a stilo 19 C’era quello di Alicarnasso 21 Vi scorre il Rodano 22 La lingua dell’antica Toscana 25 … Marleen, canzone popolare tedesca 26 Articolo determinativo 27 L’autore de La Solitudine dei Numeri Primi (iniz.) 28 “Suonano” nelle orecchie 29 Tutelano la genuinità degli alimenti 31 È composto da cento grammi 33 C’è quella morale 35 Opposti ai mittenti 37 Uno storico leader del socialismo italiano 38 Si beve nel deserto 39 Particella affermativa 40 Rimproverare, redarguire 42 Nike di …, famosa scultura dell’antichità 45 Simbolo del cloro 46 Congiunzione avversativa 47 Il Wilde autore di celebri aforismi 49 Agiati, benestanti 50 L’origine del mondo secondo la mitologia greca 52 Uno dei più famosi videogiochi FPS (acronimo) 54 La fine dei pantaloni 55 Un verbo… “invernale” 57 Manigoldo, lestofante 60 Si prende cura della salute dei cittadini (sigla) 62 Così è la “terra” ne Il cinque Maggio di Manzoni 63 Ante Meridium 64 Una richiesta dei prof durante l’intervallo 67 Non rispondono delle proprie azioni 70 Sinonimo di egregio (abbrev.) 71 Impedimento della respirazione 72 La banca del Vaticano 73 … Silvia, mitica sacerdotessa romana
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VERTICALI
1 La capitale del Canton Ticino 2 Una “cintura” nel cielo 3 Massively Multiplayer Online 4 Condivide le idee dominanti 5 L’azione del fantasma 6 Il Gore mancato presidente degli USA 7 Utilizzano la falce 8 Sinonimo di contrapposto 9 Regola giuridica 10 Un nostalgico filo-cinese 11 Intelligenza Artificiale 12 Una stella di neutroni 13 Open Systems Interconnection 14 L’incubo del portiere 15 Ti permette di volare su Minecraft 16 Dittongo che in latino si pronuncia “e” 18 Compare sulla pelle durante l’adolescenza 19 Ferrava i cavalli 20 È colato per lo stolto 23 Un film della Pixar 24 Perverse nell’infliggere dolore 30 Lo sono statunitensi e australiani 32 Veicolo da trasporto pesante 34 Iniziali di Nuvolari 36 Una concorrente di Vodafone 39 Custodiscono le spoglie dei caduti di guerra 41 Così è definita una malattia circoscritta ad un territorio 43 Un’assicurazione obbligatoria 44 Due romani 48 Gestisce le scommesse 50 La varietà Koi è diffusa in Giappone 51 Il Gran si trova in Abruzzo 52 Monossido di carbonio 53 Segue lo scritto negli esami 56 Il maschio latino 57 Hanno un numero variabile di giorni 58 L’ultimo fu Nicola II 59 Un tasto del pc 61 Una società di capitali (sigla) 62 Il rivale di FIFA 65 Precede 47 in un fucile automatico 66 Lo iato nel reame 67 Il se inglese 68 L’autore di Gomorra (iniz.) 69 Infrarosso F e b b r a io 2 0 2 2 - N ° 6
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G IO C H I ORIZZONTALE 2. “Amore e ...”, gruppo scultoreo di Antonio Canova, conservato presso il museo del Louvre, a Parigi 5. Nell’Iliade di Omero l’”amico” di Achille, anche se non ci crede nessuno :) 6. Luogo di ambientazione della famosissima tragedia “Romeo e Giulietta”, scritta da William Shakespeare 7. Incontrollata sensualità, in quanto vizio capitale (contrapposta alla virtù della temperanza), secondo la teologia cattolica. 9. Film romantico del 1997, che tratta di una famoso transatlantico, calato a picco come le medie degli studenti durante il mese di Maggio 11. Concezione filosofica, letteraria e sentimentale dell’amore, all’epoca dei trovatori delle corti provenzali, basata sull’idea che solo chi ama possiede un cuore nobile. 14. “... e Francesca”, nella Divina Commedia, due giovani che raffigurano le principali anime condannate alla pena dell’inferno dantesco nel cerchio dei lussuriosi. 16. Famosa meta romantica, capoluogo della regione dell’Île-de-France 17. Rinomati cioccolatini Perugina farciti con gianduia, granella di nocciola e ricoperti di cioccolato fondente
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VERTICALE 1. Piccolo pezzo di carta scritto che avete sperato vi venisse consegnato questo lunedì (o che avete eroicamente spedito voi stessi) 3. In lingua latina, stato “puro” in conformità con la religione greco-romana, limitato alla sfera sessuale 4. Poeta latino noto per l’intensità delle passioni amorose espresse, per la prima volta nella letteratura latina, nel suo Liber 8. Musica, accompagnata o meno da canto, indirizzata di sera o di notte alla donna amata come espressione di omaggio, da sotto le finestre della sua casa. 10. Nella religione romana, la dea della bellezza e dell’amore, madre dell’eroe Enea. 12. Il classico fiore degli innamorati, dal colore variabile, solitamente rosso (che avrete sicuramente inviato alla vostra crush del majo) 13. Nella religione greca, il dio dell’amore fisico e del desiderio 15. Arma utilizzata da Cupido per far innamorare le persone
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E N T R A N E L L A R E D A Z IO N E ! M a n d a il t u o a r t ic o lo a e t c e t e r a m a j o r a n a @ g m a i l .c o m L e g g i la v e r s io n e d ig it a le s u i s s u u .c o m /e t c e t e r a m a j o r a n a
L A R E D A Z IO N E C A PO RED AT TO RE Luca Saracho
RED AT TO RI E C O LLA BO R ATO RI
Veronica Guarisco, Majorisotto, Martina Licari, Pietro Cattaneo, Giorgia Tiralongo, Sofia Pozzoni, Luca Parravicini, Angelica Pellegrino, Ilaria Martucci, Daniele Riso, Elisa Zaccagni, Alessandro Balossi, Stefano Rovere, Rebecca Marasco, Viola Oliverio, Olier Zocco, Edoardo Turconi, Giovanni Chinnici