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VIII - Aprile 2021

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ETCETERA Il g io r n a lin o d e g li s t u d e n t i

A p r i l e 2 0 2 1 - N °8


IN D IC E L’E D I T O R I A L E 4

L’a lb a p iù b e lla d o p o la n o t t e p iù b u ia

d i D a n ie le R is o , 4 c c

C U LT U R A 5

U n g iro n e p e r c h i d ic e “D a n t e D a y ” e n o n “D a n t e d ì”: c o n s id e r a z io n i s u lla C o m m e d ia d i A n d re a S c u r a t t i, 5 c c

A T T U A L ITÀ 8

L a lo ro lo t t a è la n o s t r a lo t t a : u n ’in t e r v is t a a d A lb e r t in a S o lia n i s u lla c r is i in M y a n m a r d i E m m a L a u r a L o n g o n i, 3 a a

1 2 It a lia n o n o n it a lia n o : il g r a n d e d ile m m a

d i G iu lia B u r ig o t t o , 5 b b

1 5 M a t r im o n i in fa n t ili: l’a g g r a v a n t e C o v id

d i G io rg ia T ir a lo n g o , 2 a a e S o fi a M a rc a n t o n i, 2 H

1 7 C a r r ie r a A lia s n e lle s c u o le

d i A v e r y A ro u g , 4 c c

1 8 Il p e c c a t o o r ig in a le

d i L u c a S a ra c h o , 3 F

E t C e t e r a M a jo r a n a

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IN D IC E A M B IE N T E 2 1 M is s io n e t e r r a : il p a r a d is o s o t t o i n o s t r i p ie d i c h e d o b b ia - m o s a lv a re

d i V e ro n ic a G u a r is c o , 1 D

2 3 M A J O g re e n

d i G io v a n n i C o lo m b o , 4 D , C h ia r a F e r r a r a , 4 b b , R e b e c c a M a r a s c o , 4 b b e C a ro la N ava, 4b b

T E C N O L O G IA 2 5 È la re a lt à o u n v id e o g io c o ?

d i E lis a Z a c c a g n i, 1 c c

E t C e t e r a M a jo r a n a

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L ’E D I T O R I A L E

L ’A L B A P I Ù B E L L A D O PO LA N O TTE P IÙ B U IA D A N IE L E R IS O , 4 c c

È passato ormai un anno da quando siamo stati catapultati in questa situazione di pandemia. È iniziata con una notizia al telegiornale, la battuta di un amico, il pensiero che fosse una fakenews o comunque una cosa passeggera, ma purtroppo non è stato così. Si è protratta per un tempo enorme e non aspettiamo altro se non che finisca. Infatti abbiamo tutti voglia di divertirci, di fare nuove esperienze, di trovare nuovi amici, di innamorarci… Di passare una serata in discoteca, di fare una gita in barca a vela, di partecipare ad eventi sociali, di guardare un tramonto tenendo per mano la persona che ci fa sentire le farfalle nello stomaco… Ci manca la nostra scuola, i nostri prof, i nostri compagni e ci siamo stancati di vedere i loro volti unicamente dietro ad uno schermo. Vorremmo correre la Majorun e ridere sudati e sfiniti al sole Insieme; come insieme abbiamo

E t C e t e r a M a jo r a n a

affrontato questa pandemia e la stiamo affrontando tutt’ora, animati dalla costante speranza, anzi, dalla piena sicurezza che la sconfiggeremo; e quel giorno guardando al passato ci ritroveremo cresciuti, più consapevoli delle nostre capacità, dei nostri desideri, dei nostri obiettivi, di ciò che conta davvero. Perché personalmente prima di tutto ciò vivevo senza un vero obiettivo, con molte insicurezze, senza conoscere cosa desideravo davvero, cosa per me era veramente importante. Senza cogliere veramente la bellezza di un sorriso, di un bacio, di un fiore o di un tramonto. Forse questo evento epocale, costringendoci a socializzare con noi stessi ha permesso ad ognuno di noi di scoprire il proprio valore, di conoscersi meglio, di comprendere chi vuole essere e di come poterlo essere al meglio, senza

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preoccuparsi del giudizio degli altri, ma acquistando la consapevolezza di quanto sia estremamente bello e importante condividere la propria unicità con loro. Ci siamo infatti resi conto di quanto sia diverso scambiare due messaggi piuttosto che due parole, un follow piuttosto che un abbraccio, un like piuttosto che un bacio. A volte infatti purtroppo sono necessarie le situazioni più brutte per dare origine ai momenti più belli, poiché in alcuni casi solo da questi possiamo trarre determinati insegnamenti. Se è vero che ciò che non ti uccide ti fortifica, saremo più forti e faremo grandi cose. Perché in fondo tutti i sorrisi, le risate, i sogni, i desideri, ma anche le delusioni e i pianti, non sono altro che la testimonianza di quanto siamo pieni di vita, di quanto abbiamo ancora tanto da dare a noi, agli altri, alla vita stessa, per costruire l’alba più bella dopo la notte più buia.

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C U LT U R A

U N G IR O N E P E R C H I D IC E “ D A N T E D A Y ” E N O N “ D A N T E D Ì”

C O N S ID E R A Z IO N I S U L L A C O M M E D IA

A N D R E A S C U R A T T I, 5 c c

Cari lettori di Etcetera, sono io, il vostro amichevole Andrea di quartiere e per l’ennesima volta sono qua a parlarvi - indovinate un po’ di chi? - di Dante! Come al solito: niente tediosa parafrasi o commento drena-vita, ma pensieri, leggeri da leggere, sul Sommo Poeta nel giorno in cui - lui scrive - “nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai in una selva oscura, che la diritta via era smarrita.” Dopo tre anni sulle “sudate carte” della Commedia posso dire che, alla fine del Canto XXXIII del Paradiso, mi sono sentito un po’ vuoto: dopotutto Dante in questi tre anni mi ha accompagnato in questo mio percorso di vita qual al Majo, e senE t C e t e r a M a jo r a n a

za di lui oggi non sarei qua a scrivere questo articolo, così come non ci sarei stato, altre infinite volte, per tutti gli articoli a lui dedicati. Ho iniziato a scrivere per Etcetera con un “cappuccino”, quei brevi articoli che proponiamo sulla nostra pagina Instagram (@etceteramajorana, e lesti, seguitela!), sull’Amore e Petrarca; tempi lontani, tempi bui, tempi da primo lockdown nazionale. È stato proprio lì che Dante mi ha parlato: aveva già iniziato a farlo all’inizio dell’anno, ma avevo i tappi nelle orecchie: a quanto pare non volevo ascoltare il dolce canto della sirena; poi a un certo punto mi ha tirato uno schiaffone, una cinquina sulla guancia che mi ha lasciato le cinque dita 5

impresse, con annesso: “Ti sto parlando, ascoltami.” Ho dovuto guardarlo in faccia e ci rimasi di sasso, stupefatto, “ché dentro a li occhi suoi ardeva un riso/ tal, ch’io pensai co’ miei toccar lo fondo/ de la mia grazia e del mio paradiso.” (Comm., Par., XV, vv. 34-36). ‘Sto bastardo mi aveva fatto male, ma non sentivo dolore.

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C U LT U R A

Non è stato amore a prima vista: per me Dante in terza è stato un peso, anche se l’Inferno è la parte più “divertente” della Commedia. A fine anno ho imparato a vivere il Majo e a vivere Dante, che oramai per me sono indissolubilmente legati a doppio filo. È innegabile che più di ogni altra cosa il Purgatorio parla alla nostra umanità: non ci sono bestie, non ci sono santi, solo anime che stanno salendo un monte, che scontano le proprie colpe, ma non in eterno. Ogni giorno ci mettiamo alla E t C e t e r a M a jo r a n a

prova e ogni giorno abbiamo successo in qualcosa: non dico cose grandi, importanti e quasi impossibili, dico un sorriso, uno sguardo, un ringraziamento. Nella Commedia, in percentuali, la maggior parte delle parole si rifà all’ambito semantico della vista: Dante nel Paradiso guarda sempre negli occhi di Beatrice, i quali gli sorridono. Dante non era un cocainomane bruciato, fatto di LSD, quindi non voglio sentire la domanda: “Come fanno degli occhi a sorridere?” Occhi che risplendono 6

di luce propria, come stelle, ecco quando sorridono; ed è uno spettacolo sublime. Le stelle, meta agognata da uomini di ogni tempo, che siamo riusciti a raggiungere. È questa la parola che chiude ognuna delle tre cantiche: “E quindi uscimmo a riveder le stelle.” (Comm., Inf., XXXIV, v. 139), “[...] puro e disposto a salire alle stelle.” (Comm., Purg., XXXIII, v. 145), “[...] l’amor che move il sole e l’altre stelle.” (Comm., Par., XXXIII, v. 145). È l’uomo che guarda verso l’alto, A p r ile 2 0 2 1 - N ° 8


C U LT U R A verso Dio, verso colui che per Dante è la Verità. L’”alto volo” di Dante è come il “folle volo” di Ulisse, e allora perchè a uno va bene e all’altro no? Perché quel poverello di Ulisse usa solo la razionalità, invece Dante dalla sua parte ha un’arma segreta, un asso nella manica: l’amore di Dio e la protezione della Grazia. E ora, che si creda o no, che si senta questo amore di Dio o meno, dobbiamo dirlo: Dante è un raccomandato. Mi perdoni il Sommo Poeta, ma facile farsi la vacanzina nell’Aldilà, all-inclusive, pagata da Lui, senza preoccuparti che possa succederti qualcosa perché tanto Dio vuole incontrarti...

un po’ più “di nicchia” e non mi aspettavo così tante persone: per il solo concorso di Poesia eravamo in venti. Consiglio caldamente a tutti voi di andare sul sito del Majo per leggere i componimenti, in poesia e in prosa, e a guardare i disegni e le fotografie. Statemi bene, cari lettori, e state pronti, perché non nel prossimo numero, ma in quello di maggio ho pronta una sorpresa speciale per tutti voi, in onore della Notte nazionale del Liceo Classico... sperando che lo studio per la maturità non mi uccida prima!

Scherzi a parte - sono proprio un simpaticone - sono davvero felice: felice non solo di aver scoperto Dante nel mio piccolo, ma che molti lo abbiano fatto: la partecipazione in massa al concorso letterario dedicato a lui mi ha piacevolmente colpito. Lo ammetto e chiedo scusa: non pensavo che ciò accedesse. È qualcosa E t C e t e r a M a jo r a n a

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A T T U A L IT À

LA LO R O LO T TA È LA N O S T R A LO T T TA

U N ’I N T E R V I S T A A D A L B E R T I N A S O L IA N I S U L L A C R IS I IN M YA N M A R E M M A L A U R A L O N G O N I, 3 a a

Nei primi giorni di febbraio era circolato su molti dei profili ironici che popolano Instagram un video: protagonista era una donna intorno ai 30 anni, in abbigliamento sportivo, intenta in alcuni esercizi di aerobica; una lezione di ginnastica trasmessa in streaming, con tanto di musica di sottofondo. Insomma, niente di strano, apparentemente. Senonchè, a un certo punto del video, dietro all’insegnante hanno iniziato a sfilare delle macchine corazzate. Prima una, poi due ed infine una decina. Questo è il Myanmar.

ta 1989, di una legge che ne cambiò il nome – è un Paese particolare: posto tra le enormi Cina ed India, presenta una popolazione divisa in 130 gruppi etnici e, appena conclusa la Seconda Guerra Mondiale, era lo Stato con l’istruzione migliore di tutta l’Asia. Oggi, invece, quella è una Nazione dal sistema educativo completamente smantellato e da cui scappano oltre 300.000 sfollati, a causa di inondazioni, insicurezza alimentare, conflitti armati, scontri tra comunità e massicci spostamenti oltre confine.

La colpa? Sicuramente delIl Myanmar – o Birmania, la feroce dittatura militare per come si chiamava pri- che si impose violentema dell’imposizione, data- mente nel 1962 e non alE t C e t e r a M a jo r a n a

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lentò mai la morsa, fino a quando, nel 2012, si fu costretti ad ammettere in Parlamento la Lega Nazionale per la Democrazia, Partito che aveva stravinto tutte le elezioni precedenti, più o meno eque che fossero. La comunità interzionale tutta era dunque convinta che il Paese fosse destinato a transitare, piano piano, verso un destino sempre più democratico. D’altronde, che cosa sarebbe potuto andare storto? Nessun errore di valutazione fu più fatale: il video che si citava inizialmente, infatti, è datato 1 febbraio 2021 e le macchine corazzate, in quel momento, si stavano muovendo per sequestrare A p r ile 2 0 2 1 - N ° 8


A T T U A L IT À

il Presidente regolarmente eletto e la Consigliera di Stato (una sorta di Prima Ministra), per poi arrestare tutti i membri di spicco del Partito al governo. Insomma, da due mesi il Paese è ostaggio di 500.000 militari che, dal giorno successivo al golpe in poi, hanno iniziato a scontrarsi con la popolazione, scesa in piazza in massa contro la dittatura ed a sostegno di Daw Aung San Suu Kyi, la Consigliera di Stato che si citava. Per comprendere le ragioni del colpo di stato e delle proteste successive, nonchè del profondo rapporto che lega * birman* e Suu Kyi, abbiamo intervistato E t C e t e r a M a jo r a n a

Albertina Soliani, ex Senatrice, amica personale della donna e membra di spicco dell’”Associazione Amicizia Italia-Birmania”, che da anni si occupa di favorire il processo democratico nel Paese. Quali sono le ragioni profonde del golpe? Sicuramente una: il timore dei militari di perdere un potere e delle ricchezze accumulate in 50 anni a causa delle ultime elezioni, quelle di novembre, che ancora una volta erano state vinte dalla Lega Nazionale per la Democrazia (si parla di una vittoria con percentuali larghissime, addirittura l’80% dei voti) e delle accuse che pesano sul capo del generale Hlaing, leader dell’eser9

cito, a causa delle violenze da lui perpetrate contro i Rohingya, etnia birmana che è stata vittima negli ultimi anni di un violento genocidio. I militari, insomma, hanno avuto paura e, dopo una serie di dichiarazioni con cui denunciavano presunti brogli elettorali, hanno attuato una terribile mossa contro il popolo, che si è ribellato e sta resistendo grandemente. In Myanmar/Birmania sta accadendo un confronto quasi estremo tra una dittatura che vuole imporsi e la democrazia che la gente rivendica. Sappiamo che nessun ente esterno al Paese si aspettava un evento del genere. É stato poi fatto qualcosa per condannare il gesto? Ci sono state numerose reazioni di condanne a parole, ma pochi gesti: lo stesso Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che ha il compito di dare una direzione concreta all’Organizzazione, per il momento non ha ancora mosso alcun provvediA p r ile 2 0 2 1 - N ° 8


A T T U A L IT À mento concreto ai danni dei militari. Il Consiglio è infatti costituito anche da Cina e Russia, che sono vicine al regime del Paese e non hanno particolari sensibilità democratiche. Le uniche potenze che hanno messo in atto alcuni interventi fattuali sono state innanzitutto gli Stati Uniti, e successivamente l’Unione Europea, che hanno entrambi imposto sanzioni economiche al Paese e congelato i beni dei generali birmani all’estero, lasciandoli di fatto senza soldi. Ma i vertici dell’esercito avevano tenuto in conto che sarebbero rimasti isolati: il piano era preparato e sono decisi a giocarsi tutto per il potere. Perchè il „giocarsi tutto“ di cui parla ha significato sequestrare proprio Daw Aung San Suu Kyi? Perchè era necessario togliere di mezzo tutte le figure di spicco della Lega Nazionale per la Democrazia e lei è senza dubbio la prima a cui si è pensato: basE t C e t e r a M a jo r a n a

ti pensare che i birmani la chiamano „Madre“. Il fatto è che, nel toglierla di mezzo, non si è tenuto conto di un elemento fondamentale (che poi è il motivo per cui viene chiamata „Madre“, come dicevamo): nella figura di San Suu Kyi c’è un’identificazione profonda con la vita del popolo, che è profondamente grato nei suoi confronti e vive la Politica con il suo stesso spirito. Lei è infatti la persona che ha di fatto reso possibile l’apertura del regime verso una modalità di governo meno impositiva; addirittura la isolarono in casa per più di 10 anni per questo. Stiamo parlando di un Premio Nobel per la Pace. Il popolo ora va in piazza con il suo modo di pensare la politica e la democrazia, che si riassume in una convintissima “non violenza”. Quella di Suu Kyi è, proprio a sua detta, una “rivoluzione spirituale” e lei, per i birmani, è una luce che illumina sui valori di rispetto e giustizia. 10

Dunque la gente è scesa in piazza. Ci può raccontare le dinamiche delle proteste? Le manifestazioni sono iniziate il giorno stesso del golpe, in maniera spontanea, per poi divenire fortemente organizzate; così sono iniziati gli scioperi: innanzitutto numerosi medici e sanitari hanno iniziato ad uscire dagli ospedali pubblici e curare le persone in ambulatori di fortuna, gratuitamente. Poi i bancari si sono rifiutati di entrare nelle banche, i ferrovieri di guidare i treni e gli insegnanti di fare lezione. Queste persone stanno bloccando un Paese: siamo in una condizione tale per cui i militari hanno il potere ma il Paese non ne vuole più sapere di loro e da ormai quasi due mesi l’esercito è impiegato unicamente per contrastare le proteste. Che ruolo hanno * giovani in tutto questo? I ragazzi sono sicuramente l’anima e la mente delle manifestazioni di piazza, prima di tutto perché costituiscono il 45% della A p r ile 2 0 2 1 - N ° 8


A T T U A L IT À popolazione e dunque la parte preponderante della vita sociale, poi in quanto sono i più determinati (tanto da essere sempre più spesso vittime di pestaggi e uccisioni). Sono in contatto con alcuni di loro, nonostante il bloccaggio della rete Internet, e non di rado mi è capitato di leggere frasi quali “come si permettono di rubarci il futuro”. Quelli sono giovani che non sono cresciuti con la dittatura, ma con la speranza che lo spiraglio di democrazia che si stava concretizzando sempre di più e non sono disposti a rinunciare a tutto questo. E le modalità con cui si proteste sono figlie di questa componente sociale: si utilizzano molto i social per organizzarsi – sempre attenti a non incappare nel già citato blocco di Internet – e in piazza si canta, si balla, si urlano slogan.

gioco: sappiamo che i militari non vogliono arrendersi e non fanno entrare nessuno nel Paese, neppure l’inviata delle Nazioni Unite Christine Schraner Burgener, che da ormai due mesi tenta in tutti i modi di passare il confine. Dall’altra parte, i manifestanti continuano a protestare, nonostante la significativa escalation di violenze: si contano ad oggi, infatti, più di 400 morti ed il28 febbraio un bambino di addirittura 4 mesi è rimasto vittima di un proiettile, perdendo l’occhio sinistr. La gente insomma, nonostante l’esercito spari ormai praticamente in modo indiscriminato su chiunque passi per strada, non ha intenzione di cedere. Inoltre, è ormai noto che i movimenti di Myanmar/ Birmania e di altre zone dell’Asia (Thailandia, Hong Kong, Taiwan) si stanno unendo, per farsi forza vicendevolmente. È ormai, Quali scenari prevede per il ad esempio, unico il simbofuturo? lo delle formazioni di tutte È difficile prevedere uno e tre queste Nazioni: le tre scenario, tutto è ancora in dita alzate, sul modello del E t C e t e r a M a jo r a n a

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film “Hunger Games”. Infine, alcuni dei politici eletti nelle elezioni di novembre sono riusciti a fuggire alle retate ed a riunirsi online, costituendo un gruppo di rappresentanza provvisoria del Parlamento per come era pre-golpe e cercando appoggi anche nelle milizie etniche armate, con il rischio che si possa innestare un conflitto violento. Ci pare dunque che la situazione, come ci ha raccontato Soliani, sia ancora sospesa: non ci resta che aspettare e, soprattutto, sperare che la rivoluzione spirituale della gentilezza di Suu Kyi possa fare davvero la differenza. Perché la posta in campo è molto alta: la vita o la morte, la libertà o l’oppressione. E in un mondo sempre più connesso, la loro lotta è anche la nostra. Anzi, deve esserlo.

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A T T U A L IT À

IT A L IA N O N O N IT A L IA N O IL G R A N D E D IL E M M A G IU L IA B U R IG O T T O , 5 b b

“Gl’Italiani hanno voluto far un’Italia nuova, e loro rimanere gl’Italiani vecchi di prima, colle dappocaggini e le miserie morali che furono ab antico la loro rovina; perché pensano a riformare l’Italia, e nessuno s’accorge che per riuscirci bisogna, prima, che si riformino loro.” Così scrive Massimo d’Azeglio ne “I miei ricordi” (1867), quando il nostro Stato era nato da appena sei anni e la sua identità nazionale si trovava ancora ad uno stato embrionale. Nonostante sia ormai passato oltre un secolo, se consideriamo la proposta sollevata da Enrico Letta, segretario del Partito Democratico, di riformare il sistema tradizionale che regola la concessione della cittadinanza da ius sanguiE t C e t e r a M a jo r a n a

nis a ius soli, egli sembra rivolgersi agli Italiani di oggi. La legge odierna prevede infatti l’ottenimento della cittadinanza italiana fin dal concepimento per i figli naturali o adottati da cittadini italiani, a 18 anni per tutti coloro nati da genitori stranieri e dopo 10 anni di residenza per tutti gli altri che non siano apolidi (a questo punto la durata minima richiesta è di 5 anni) o sposati con cittadini italiani, sottolineando tuttavia che le tempistiche possono allungarsi anche di due/tre anni per l’ intricata burocrazia in cui è avvinghiato il nostro Paese. Fino ad allora, l’Italiano non italiano deve circolare obbligatoriamente con il permesso di soggiorno.

hanno definito l’iniziativa di Letta “una stupidata”, sottolineando inoltre l’inadeguatezza del momento in cui è stata lanciata, come se esistesse davvero l’occasione giusta per parlare di diritti. Difatti, come alcuni si ricorderanno, già più di un anno fa nel nostro Paese si è aperta una discussione poi sfociata nel nulla riguardante l’approvazione della ius culturae, una felice soluzione tra le istanze più progressiste della sinistra e quelle più conservative della destra, che vedono nella difesa della presunta italianità un principio cardine invalicabile. Essa prevede l’attribuzione della cittadinanza a tutti coloro che abbiano completato la scuola primaria o un ciclo di Alcuni esponenti politici studi di almeno 5 anni, ga12

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A T T U A L IT À rantendo così un sistema di integrazione più efficiente. La questione non è quindi nuova, eppure sempre più attuale. Le statistiche hanno registrato nel 2020 la presenza di circa 6,3 milioni di stranieri su suolo italiano (circa il 10,3% della popolazione), numero certamente inferiore ad altre medie europee ma significativo se a quei milioni associamo il viso di un bambino, di una donna o di un uomo. Metà di questi provengono da Stati europei come Romania, Albania e Ucraina, seguiti poi da Paesi africani come Marocco, Tunisia, Egitto, Senegal, da quelli asiatici come Bangladesh, Pakistan, India, Cina e Filippine e infine da quelli

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latini come Ecuador, Perù e Brasile. In questi anni infatti si è assistito a un consistente flusso migratorio da tutto il mondo causato spesso da guerre civili, estrema povertà e istaurazione di regimi dittatoriali. Dovendo gestire questo fenomeno, l’Italia ha cercato di attuare una politica non di assimilazione ma di integrazione, così da permettere ad ognuno di apprendere la nuova lingua e le nuove usanze pur mantenendo la sua cultura identitaria, spesso legata a realtà totalmente differenti da quella occidentale (basti pensare al continente sud americano e quello africano), ma siamo davvero sicuri sia così?

manda bisogna operare una breve riflessione sul concetto di “italianità”. Cosa significa essere Italiani oggi? Figli del fascismo e del capitalismo, quella italiana è innegabilmente una cultura anche xenofoba che vede nello straniero una minaccia alla propria integrità nazionale. Così qualche anno fa “l’invasore” era costituito dai cittadini cinesi, soppiantati poi dai “ladri e zingari” albanesi e rumeni per arrivare infine al “n****” africano e allo “spacciatore” tunisino. Il pregiudizio diviene così la forma di difesa prediletta dell’antico impero italico di fronte a un mondo che muta, si evolve, supera i confini nazionali e getta l’uomo nella foresta della Per rispondere a questa do- multiculturalità. L’ Italiano è quindi colui che, naufrago di un paese ormai alla deriva, cerca un appoggio nella tradizione culinaria, sportiva, religiosa e rifiuta drasticamente qualsiasi elemento che possa destabilizzare le sue certezze. Possiamo indicare quindi l’Italiano come un individuo anonimo, mediocre, senza identità ma 13

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A T T U A L IT À che ne ricerca disperatamente una nei miti del passato, e ciò è dimostrabile da banali esempi di vita quotidiana. Vi sarà certamente capitato di sentire frasi come “Ah ma sei Albanese/ Rumeno? Sai che sembravi italiano?”, “Parli bene l’italiano per essere straniero”, “Sei più italiano tu di certi connazionali”, “Di che origini sei?” (domanda posta in relazione a tratti fisionomici differenti dall’immaginario comune), “Io non ho nulla contro di loro, basta stiano nel loro Paese”, ecc. Tutte queste esclamazioni e domande apparentemente innocenti rivelano invece un tratto caratteristico della nostra educazione tipicamente fascista, ovvero una debolezza e fragilità ideologica di fondo, da cui scaturisce la fobia per il cambiamento, accompagnata da razzismo e odio. Offrono inoltre la testimonianza di come risulti ancora farraginoso il processo di accettazione dell’idea di un italiano diverso da quello che possiamo trovare nei E t C e t e r a M a jo r a n a

film di Fellini, Totò o Fantozzi (non a caso, ad esempio, nella maggior parte delle profumerie la disponibilità di shades di un fondotinta risulta adatta solo per pelli chiare e olivastre e nei saloni di bellezza quasi nessun parrucchiere è in grado di offrire un servizio soddisfacente per clienti dai capelli afro poiché non sufficientemente preparato).

genitori, sentendosi quindi lì un turista ma trovandosi al contempo nella condizione di estraneo in quella che dovrebbe essere casa sua, ovvero l’ Italia) . Mi chiedo se possa esistere un futuro per noi sia a livello politico sia a livello economico senza prima passare per una rivoluzione sociale. In fondo, come diceva Massimo d’Azeglio nel 1867, prima di riformare l’Italia dovremmo Da giovane studentessa di pensare a riformare gli Itasinistra mi chiedo quindi se liani. l’unico modo per preservare la nostra identità nazionale non sia rinunciare all’ italianità stessa, aprendoci alla commistione con tradizioni e usanze differenti e iniziando a contemplare l’idea che possa esistere un cittadino “italo-rumeno”, “italo-nigeriano”, “italo-peruviano”, “italo-cinese” senza necessariamente essere per questo “meno” italiano di altri e perciò aspettare 18 anni per entrare formalmente a far parte di una nazione (ricordiamoci infatti che spesso il giovane figlio di stranieri non ha mai visitato il paese di origine dei suoi 14

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A T T U A L IT À

M A T R IM O N I IN F A N T IL I

L’A G G R A V A N T E C O V I D G IO R G IA T IR A L O N G O , 2 a a

S O F IA M A R C A N T O N I, 2 H

Il fenomeno dei matrimoni infantili è ancora oggi molto diffuso in alcune zone del mondo: si tratta dell’unione forzata di un minore con un maggiorenne e, sebbene molto più diffuso tra le ragazze, sono rilevanti anche le percentuali di sposi bambini. Non solo è una pratica moralmente scorretta ma, secondo la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, viola la libertà individuale dei minori che non possono esprimere la loro volontà e subiscono al contempo violenze e sfruttamento. Questa pratica si configura come diretta conseguenza di una mentalità bigotta, orientata in parte alla disparità di genere, e anche

della profonda crisi econo- Tutto ciò comporta la rinunmica che attraversa molti cia da parte del bambino paesi dell’emisfero australe. del percorso scolastico, con ricadute culturali sulla perLA SITUAZIONE PRE-COVID sona, e problemi di tipo soNel 2013 le stime hanno re- ciale, per l’allontanamento gistrato ben 700 milioni di dal nucleo familiare e dagli donne sposatesi in età mi- amici; a ciò si aggiungono norile nel mondo, di cui circa gravidanze precoci per le un terzo prima dei quindici ragazze e responsabilità di anni, mentre nel 2019 il nu- pater familias per i ragazzi. mero di bambini sposati ha Ogni anno, in media, 70 mila raggiunto quota 115 milioni; ragazze-madri tra i quindici anche tra questi, un quinto e i diciannove anni, perdono prima del compimento dei la vita durante il parto, e i quindici anni. figli hanno il 60% di probaIl tasso di diffusione è molto bilità in più di morire in età elevato soprattutto nei pa- neonatale o di soffrire di esi in via di sviluppo: zone causate da abusi, violenze come l’Asia Meridionale, l’A- e sfruttamento da parte del frica subsahariana, l’Ameri- marito. ca Latina, L’estremo Oriente Nonostante il miglioramene l’Oceania sono territori to avvenuto negli ultimi davvero insicuri per la tute- anni, in cui la percentuala dell’infanzia. le dei matrimoni infantili è

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A T T U A L IT À scesa del 35% in relazione al totale dei matrimoni nel mondo, c’è ancora molta strada da fare per azzerare questi numeri. LA SITUAZIONE ATTUALE Con l’avvento dell’epidemia da covid-19, i numeri sono peggiorati ulteriormente. Infatti, la ricaduta economica ha causato un progressivo impoverimento delle famiglie e, soprattutto nei paesi in via di sviluppo in cui ancora oggi è lecita questa pratica, la soluzione attuata è stata quella del child marriage, al fine di attenuare il peso economico dovuto al mantenimento dei propri figli, soprattutto le femmine. Secondo le stime di “Save the children”, l’epidemia porterà gravi conseguenze a livello mondiale, con 2,5 milioni di matrimoni precoci in più tra il 2020 e il 2025, per un totale di 61 milioni. In particolare, il picco più alto si registrerà nei paesi del sud-est asiatico, con un incremento di 191 mila matrimoni infantili, seguiti dall’Africa centrale e occidentale con 90 mila, dall’AE t C e t e r a M a jo r a n a

merica latina e i Caraibi con le ragazze”, afferma Nan73 mila. kali Maksud, esponente del centro per la prevenzione di L’UNICEF e l’UNFPA si stan- pratiche dannose. “Stavamo no impegnando per porre facendo progressi in tutto il fine ai matrimoni infantili mondo. Non abbastanza per attraverso il rinnovamen- raggiungere il nostro obietto per altri quattro anni del tivo di porre fine a questa programma globale finaliz- pratica, ma stavamo andanzato a proteggere le ragaz- do nella direzione giusta. ze dai matrimoni precoci, Ma il Covid-19 ci ha portato lanciato per la prima volta fuori strada. Le condizioni di nel 2016. Si stima di rag- vita delle adolescenti e delgiungere, entro il 2023, cir- le bambine sono peggiorate ca 14 milioni di ragazze nei dappertutto”. paesi interessati con servizi diretti, come un’efficiente istruzione e servizi sanitari, campagne educative relativi ai comportamenti da tenere nei riguardi dei bambini e all’uguaglianza di genere i genitori e le comunità, promozione di attività di supporto economico per le famiglie e promulgazione di leggi che impongano diciotto anni come età minima per il matrimonio. L’emergenza covid-19 ha colpito le più disparate categorie e realtà in tutto il mondo, anche quelle meno considerate. “Il mondo sta diventando un posto ancora più duro per 16

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A T T U A L IT À

C A R R IE R A A L IA S N ELLE SCU O LE AVERY A RO U G , 4cc

La disforia di genere è una condizione di disagio che porta l’individuo a provare una grande sofferenza causata dal sentire la propria identità di genere diversa dal sesso assegnato alla nascita. Il termine transgender indica proprio le persone che provano disforia di genere: per esempio chi nasce donna, ma si sente maschio (o viceversa) o chi non sente di appartenere né al genere femminile né a quello maschile e quindi si identifica come non binaria. Per alleviare questa sofferenza, le persone con disforia di genere possono iniziare delle terapie individuali, poichè ciò che può aiutare è diverso da persona a persona. Ad esempio, alcuni individui decidono di iniziare un percorso per modificare il proprio ruolo di genere, con il supporto di uno psicologo E t C e t e r a M a jo r a n a

e di uno psichiatra, mentre altre hanno la necessità di modificare il proprio corpo attraverso cure ormonali e chirurgiche in modo da sentirsi a proprio agio con sé stessi. Una volta iniziata la terapia per il cambiamento di genere si può decidere anche di cambiare i propri documenti, in modo da sostituire il sesso e, in caso fosse cambiato, anche il nome. Nell’ambiente scolastico, viene data la possibilità alle persone transgender di utilizzare il nome che si preferisce attraverso la carriera alias, ovvero un documento burocratico alternativo utilizzato dallo studente (o dal docente) esclusivamente all’interno della scuola. Secondo il sito universitrans. it su 68 atenei pubblici 32 offrono questa possibilità. 17

A febbraio, il liceo artistico ‘’Ripetta’’ di Roma attiva la carriera alias, diventando il primo liceo in Italia a prendere questa decisione, diventando un esempio per tutte le altre scuole in Italia. Una volta che l’istituto attiva la carriera alias, questa è facilmente accessibile a tutti gli studenti interessati: basta avere certificata la disforia di genere da parte dello psicologo e l’autorizzazione, se minorenni, per attivarla. Una scuola che decidesse di attivare la carriera alias non è solo innovativa, ma dimostra anche di avere a cuore la salute degli studenti, creando un ambiente agevole dove nessuno debba nascondere la propria identità di genere o incorrere in discriminazioni. A p r ile 2 0 2 1 - N ° 8


A T T U A L IT À

IL P E C C A T O O R IG IN A L E LU C A SA R A C H O , 3F

Nel mondo del sensibile tutto scorre, ogni cosa è in costante evoluzione. In linea con la più celebre massima di Eraclito, “tutto fluisce”, e io oserei dire “tutto si degenera” dal deperimento delle carni, fino allo snaturamento degli ideali. È precisamente in questo degrado generalizzato, che coinvolge sia il reale che l’ideale, che sorge la contraddizione del moderno progressismo: un movimento storicamente a favore dell’uguaglianza universale nelle sue più svariate sfaccettature, sta diventando sempre più una corrente, e in alcuni casi persino un culto, che predica la superiorità di certi gruppi di individui ai danni di altri, attraverso la demonizzazione del capro espiatorio. Il progressismo, a tal merito, è un caso particolarmente lampante di come E t C e t e r a M a jo r a n a

un’idea possa facilmente essere convertita nel proprio contrario, di come l’uomo possa essere tentato di perpetrare gli stessi mali contro i quali un tempo si era così veementemente scagliato. In tale maniera, movimenti nati sul concetto di uguaglianza di genere ed emancipazione femminile si stanno inesorabilmente tramutando in associazioni fortemente sessiste e misandriche, e tra le folte schiere di tutti coloro che, giustamente, si oppongono alla discriminazione razziale si stanno facendo sempre più spazio coloro che vedono come unica possibilità per una società migliore l’abolizione di tutto ciò che l’Occidente ha rappresentato e partorito per secoli.

proporre l’analisi di un libro che ha fatto parlare in molti negli ultimi mesi. Si tratta del “celeberrimo capolavoro” della francese Pauline Harmange, pubblicato per la prima volta sul finire dell’agosto dell’anno scorso, col titolo originale Moi, les hommes, je les déteste, tradotto in italiano da Garzanti come Odio gli uomini. Al che mi si potrebbe obiettare, di primo acchito, che si tratta dell’ennesimo titolo sensazionalistico e provocatorio, che ha il solo scopo di attirare l’attenzione del lettore per permettergli invece di riflettere su importanti tematiche, promuovendo sane soluzioni all’insegna dell’uguaglianza. La realtà dei fatti, tuttavia, si scontra fortemente con questa posizione. Nessun titolo, a Per quanto riguarda la que- mio parere, possiede magstione del genere, vorrei giore capacità di sintetizza18

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A T T U A L IT À re il contenuto in tre uniche parole: Odio gli uomini. L’intero libro è infatti un denso concentrato di misandria e discriminazione allo stato puro, in cui gli uomini vengono ripetutamente denigrati in virtù di una sola ed inaccettabile colpa: l’essere essi stessi uomini. “Odiare gli uomini, in quanto gruppo sociale e spesso anche in quanto individui, mi riempie di gioia” si legge testualmente in questo manifesto della deriva radical-femminista dei giorni nostri. O ancora “Dai, mi butto, ve lo confesso: io odio gli uomini. Ma proprio tutti? Sì, tutti. A priori ne ho un’opinione molto bassa”. In questo caso, il capro espiatorio in questione è l’Uomo, senza distinzione, il quale, secondo vera e propria kalokagathia, è sistematicamente indicato come “essere violento, egoista, pigro e vigliacco”, a contrasto dicotomico con la “sorellanza” femminile. Ebbene, chi a questo punto vorrebbe ancora trovare del positivo nel movimento ideologico da cui questo capolavoro è stato generaE t C e t e r a M a jo r a n a

to, potrebbe sostenere che Pauline rappresenta una piccola ed estrema branca che, in quanto tale, è unanimemente rigettata dallo stesso movimento di cui fa parte. Ma allora non si spiegherebbe come le entusiastiche recensioni di importanti testate giornalistiche italiane abbiano promosso la pubblicazione di questo libro: “Un libricino prima confidenziale, diventato pamphlet, poi manifesto e infine un grido di liberazione” – il Messaggero; “Quasi una chiamata alle armi: se le donne vogliono qualcosa se la devono andare a prendere” – il Foglio; “Un caso letterario” – la Repubblica. Per ciò che concerne invece il tema del razzismo, o per meglio dire del progressista anti-razzismo, preoccupanti aggiornamenti stanno incessantemente arrivando da oltreoceano. È infatti notizia di poche settimane fa che Coca Cola abbia promosso fra i suoi dipendenti un corso online organizzato da Robin DiAngelo, la radicale e controversa autrice di 19

“White fragility”, finalizzato a, letteralmente, “essere meno bianchi”. Secondo la delirante teoria di DiAngelo, essere meno bianchi significherebbe essere “meno oppressivi, meno arroganti, meno sicuri, meno difensivi, meno ignoranti, più umili”, ma soprattutto “smetterla con la solidarietà fra bianchi”. Le eminenti personalità dell’avanguardia progressista sono così passate dall’additare il razzismo e il pregiudizio razziale come il cancro della società, come effettivamente lo sono, a far utilizzo del medesimo pregiudizio e stereotipo contro il Bianco, l’Occidentale, il capro espiatorio colpevole di un -assurdo- male ancestrale. Ciò che tuttavia fa rabbrividire è osservare come questa radicale e totalitaria ideologia non solo sia stata imbracciata da una delle principali multinazionali a livello globale, ma si stia silenziosamente insinuando anche nelle istituzioni scolastiche. Un esempio di ciò può essere rappresentato da un grave episodio avvenuto il mese A p r ile 2 0 2 1 - N ° 8


A T T U A L IT À scorso, in cui il preside della East Side Community School, liceo situato nel quartiere di East Village a Manhattan, New York, ha inviato alle famiglie un grafico che esortava i ragazzi a “smantellare il regime della bianchezza”. Tale grafico presentava otto diversi livelli di “essere bianco”, che variavano da “white supremacist” a “white traitor”, fino ad ascendere al sommo livello anelabile da un caucasico, ovvero quello di “white abolitionist”. Quest’ultimo termine, in particolare, indicherebbe colui che “cambia le istituzioni (che, si deve ricordare, secondo queste strampalate teorie sono irrimediabilmente razziste, dalla prima all’ultima), smantella la bianchezza e impedisce che la bianchezza si possa riaffermare nuovamente”. Il fine ultimo di tutte queste iniziative è chiaro: fare sentire in colpa l’uomo bianco per tutti i mali che lui, non in quanto individuo unico e irripetibile con proprie caratteristiche psicologiche, E t C e t e r a M a jo r a n a

ma lui in quanto appartenente alla propria etnia e al proprio sesso, ha compiuto. L’obbiettivo è quello di suscitare nelle persone la cosiddetta “white guilt” (ovvero la “colpa dei bianchi”), che si traduce nel brutale pentimento di essere nati nel modo in cui si è nati, con la carnagione con cui si è nati. Lo scopo di tale pazzia è quello di far loro rinnegar “’l seme di lor semenza e di lor nascimenti”, rendendo con queste poche parole omaggio al grande maestro della nostra letteratura e alludendo alla condizione a dir poco infernale in cui ci ritroviamo immersi. Un inferno in cui la storia europea sta vivendo un processo di revisione all’insegna del politicamente corretto e della falsa inclusività. Esempio di ciò può essere rappresentato dalla serie storica per bambini “The Story of Britain” prodotta dalla BBC, in cui sin dalle origini più remote delle popolazioni dell’isola, sono stati rappresentati fabbri neolitici neri, soldati anglosassoni neri, feroci vichin20

ghi neri: tutto rigorosamente permeato da “inclusività”. Ma già nel 2018 sempre la BBC, in collaborazione con Netflix, aveva prodotto una miniserie in otto episodi intitolata Troy: Fall of a City, nel quale i personaggi omerici di Achille, Patroclo e Zeus sono stati interpretati da attori neri: tutto ancora rigorosamente all’insegna del politically correct. Il giovane Amleto, in uno dei più memorabili soliloqui della letteratura mondiale, si chiese “To be, or not to be – that is the question”, “Essere o non essere, questo è il problema”. Queste parole, estratte da una riflessione esistenziale sulla vita e sulla morte, possono essere drammaticamente proposte al giorno d’oggi, in una società in cui coloro che professano l’uguaglianza basano paradossalmente il loro operato sulle più razziste e sessiste delle convinzioni, accusando l’uomo bianco del suo peccato originale: esistere. Tutto fluisce, tutto si degenera – questo è il problema. A p r ile 2 0 2 1 - N ° 8


A M B IE N T E

M IS S IO N E T E R R A

IL P A R A D IS O S O T T O I N O S T R I P IE D I C H E D O B B IA M O S A LV A R E V E R O N IC A G U A R IS C O , 1 D

La perseveranza e l’impegno nell’inquinare ogni metro quadrato del nostro Pianeta sta portando a grandi risultati, come cancellare le monotone distese di verde sulla sua superficie ed accenderle di giallo o dipingere e decorare gli oceani con sostanze chimiche e fisiche tra le più svariate, un po’ di petrolio qui e qualche tonnellata di plastica lì. Il tanto celebre cambiamento climatico, che nelle nostre menti rimanda immagini di orsi polari affamati e bambini che trasportano catini di acqua in testa per kilometri, è arrivato puntuale. Il continente più colpito è forse l’Africa, ma ormai anche i sassi sanno che, per quanto il Mondo possa sembrarci grande, sempre un Mondo solo e limitato rimane, un sistema chiuso in cui nulla si crea, nulla si distrugge, E t C e t e r a M a jo r a n a

tutto si trasforma secondo economici coinvolgono solo leggi molto più vecchie di l’1% della popolazione, mennoi. tre la maggioranza patisce ancora la fame e manca di La Nigeria, ritenuto uno dei beni e servizi essenziali. Paesi più ricchi del continente africano, deve la sua Il popolo Ogoni, stabilito sul “fortuna” e la rapida indu- delta del Niger, prova a distrializzazione degli ulti- fendere le sue terre e le sue mi decenni ai giacimenti di acque sin dal 1956, quando i petrolio al largo delle sue giganti del petrolio si sono coste. Tuttavia l’abbondan- stanziati nella regione per za di giacimenti di oro nero sfruttare gli imponenti giaè anche la sua maledizione cimenti. Nel 2011, un rappoiché ha dato vita a un cli- porto dello United Nation ma politico sempre più cor- Environment Programme rotto e ha causato numerosi (Unep) ha dimostrato come danni ambientali. Basti pen- alcuni pozzi, utilizzati dai sare che gli enormi profitti villaggi per bere, lavarsi e cucinare, contenessero livelli di benzene (idrocarburo cancerogeno) mille volte superiori le soglie ammesse in Nigeria (3 µg/L), tre volte la concentrazione ammessa in Italia, suscitando uno scandalo internazionale. Nel corso degli anni sono 21

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A M B IE N T E state organizzate innumerevoli campagne per chiedere la regolamentazione dell’attività estrattiva, e tra le più significative fu il raduno organizzato nel 1994 da Ken Saro Wiwa, scrittore e poeta, a cui parteciparono 300.000 persone e costò la vita al promotore a seguito di un ingiusto processo. La comunità Ikebiri, con il supporto di Friends of the Earth (FoE), nel 2018 ha avviato una causa a Milano chiedendo di essere risarcita per l’inquinamento delle sue terre causato, questa volta, da Eni e dalla sua controllata nigeriana Naoc: la causa si è conclusa con un accordo extragiudiziale i cui dettagli non sono noti, ma molti ritengono che Eni e Naoc abbiano di fatto ammesso le proprie responsabilità. A L’Aia, nei Paesi Bassi, un altro processo iniziato nel 2008 e conclusosi lo scorso 29 gennaio ha portato ad un chiaro pronunciamento della Corte d’Appello, che ha ordinato alla controllata nigeriana di Shell di compensare E t C e t e r a M a jo r a n a

quattro contadini di Oruma e Goi, due villaggi del delta del Niger, per i danni causati alle loro terre dalle perdite degli oleodotti. Per la prima volta i singoli agricoltori che si sono visti portar via le loro fonti di sostentamento nel Delta del Niger stanno ottenendo giustizia. La notizia è stata accolta con entusiasmo tra gli attivisti ambientali in quanto potrebbe aprire una marea di ulteriori contenziosi contro la Shell e altre società coinvolte nell’esplorazione petrolifera nella regione. Le linee guida del Governo nigeriano stabiliscono un tempo massimo di 24 ore per visitare il sito a seguito di una segnalazione di fuoriuscita, tuttavia secondo i dati raccolti da Amnesty International le società impiegano spesso delle settimane prima di recarsi a verificare. L’azienda Eni ha battuto ogni triste record lasciando trascorre 430 giorni prima di rispondere a una fuoriuscita nello stato di Bayelsa, facendo defluire per più di un anno il petrolio 22

dall’oleodotto nelle paludi e nei fiumi vicini, conseguente contaminazione del terreno e dell’acqua utilizzata dalle persone per lavarsi e per bere. Ci piace pensare che il vento stia cambiando e che l’umanità stia imparando a rispettare la propria Casa prestando attenzione a nobili progetti, pur ignorando spesso (talvolta involontariamente) le catastrofi che avvengono al di là del mare. Forse è ancora possibile che con l’impegno di molti si riesca a rimediare ai danni causati da pochi. Quando prenderemo coscienza del fatto che viviamo tutti qui e che dobbiamo remare tutti dalla stessa parte per farcela, allora riusciremo davvero a salvare il nostro Pianeta e dimostreremo ai numerosi portatori di paraocchi che il merito è esattamente di tutti quei piccoli, determinati, folli ottimisti che non credono nel “prima o poi” ma che ogni giorno cercano di abbattere il muro dell’indifferenza. A p r ile 2 0 2 1 - N ° 8


A M B IE N T E

M A JO G REEN G IO V A N N I C O L O M B O , 4 D

C H IA R A F E R R A R A , 4 b b

REBECC A M ARASCO , 4bb

C A RO LA N AVA , 4b b

La nostra scuola dispone di molti spazi verdi non occupati e che potrebbero essere utilizzati in maniera più adatta. A questo proposito, riflettendo anche su quelle che sono le tematiche più care ai giovani, come la sostenibilità ambientale, abbiamo voluto sviluppare un piano per rendere la scuola un luogo più vivibile, accogliente e verde. Vorremmo proporre un’iniziativa che sappia valorizzare, cogliendone il valore costruttivo, le manifestazioni di sensibilizzazione al cambiamento climatico degli ultimi anni, cercando di dare il nostro contributo a tutta la comunità. Il nostro progetto, concepito per essere realizzabile, vorrebbe concentrarsi sul retro della palestra e sulle pertinenze della succursale. E t C e t e r a M a jo r a n a

Proprio perché la vegetazione deve essere inserita in un luogo pubblico, abbiamo da subito selezionato le piante più adatte ai nostri scopi anche considerando 23

la necessità di sicurezza, di luce e i rischi per i soggetti allergici. Le piante che sono risultate più idonee sono: tiglio, quercia, platano e ciliegio da fiore. A p r ile 2 0 2 1 - N ° 8


A M B IE N T E Il tiglio è un albero caducifoglie utilizzato negli spazi verdi urbani, soprattutto nei parchi e nei viali, noto anche come pianta mellifera. In natura può raggiungere notevoli dimensioni, ha una vita lunga (fino a 250 anni o più), dispone di un apparato radicale espanso, profondo e un tronco robusto. La corteccia dapprima liscia presenta nel tempo screpolature longitudinali.

viventi sembra superino i fioritura. Ha una crescita 1000 anni di vita. abbastanza lenta e può essere, a seconda di come ne viene gestita la crescita, un arbusto oppure una pianta a medio fusto. Non è nociva per i soggetti allergici e non produce frutti che potrebbero attirare insetti e piccoli volatili.

La quercia si presenta con una chioma espansa, molto ampia e di forma globosa e irregolare. Il fusto è diritto e robusto e alla base si allarga come per rafforzare la pianta; i rami con il passare del tempo divengono via via più massicci, nodosi e contorti. È rinomata per la sua longevità. Alcuni esemplari

Sottoporremo questa idea alla presidenza tramite i rappresentanti di istituto. Pensiamo sarebbe un successo se, con l’approvazione degli studenti, riuscissimo a finanziare il progetto Il ciliegio da fiore è una con i fondi studenteschi di pianta versatile che stu- cui disponiamo. pisce i passanti nei mesi primaverili per la copiosa

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Il platano è un albero ad alto fusto che si sviluppa abbondantemente anche nelle zone più inquinate e più anguste. A scuola ci ne sono alcuni esemplari che dimostrano resistenza e resilienza a freddo, caldo e potature. Ha una debole grado di allergenicità.

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T E C N O L O G IA

È L A R E A LT À O U N V ID E O G IO C O ? E L IS A Z A C C A G N I, 1 c c

Siamo esseri umani o pezzi di ferro? Proviamo sentimenti o siamo cinici come i robot?

ricetta di una nuova torta, tutto questo per dimostrare agli altri di essere superiori o per far vedere che possiamo godere delle cose Non ci riconosciamo più: i migliori. social ci permettono di sapere nei minimi particolari Continuiamo a chattare, nala vita degli altri, i luoghi vigare e condividere, senza che frequentano, ma ci han- mai scambiare due parole no fatto perdere il nostro io. dal vivo con le altre persoNon sappiamo quello che ne. Si stanno perdendo pian facciamo e perché lo fac- piano il lato umano e i senciamo … Quanti suicidi ci timenti: prima chiacchierasono stati a causa di sfide vamo con gli altri andando su Tik Tok o formazioni di avanti per ore con interi nuove sette (anche satani- discorsi, magari accompache) dove gente sparisce e gnati con un caffè al bar, non fa più ritorno? mentre ora ci limitiamo ad un “ciao” o “come stai”? E la Tutto è diventato proprio storia finisce lì, perché non come un set cinematografi- abbiamo nè tempo nè voglia co: siamo ripresi continua- di confrontarci. Preferiamo mente, come se ognuno di stare minuti o addirittura noi avesse una telecamera, giornate intere davanti alla la nostra privacy sta spa- PS o a gustarci una fetta di rendo solo per postare la pizza sotto le coperte, menfoto migliore di dove siamo tre il computer ci fa comandati in vacanza o della pagnia, sfruttando il nostro E t C e t e r a M a jo r a n a

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tempo libero a guardare un’intera stagione di una serie tv su Netflix, invece di trovarci al parco o fare un giro in bicicletta. Ormai Facebook o Instagram stanno sostituendo le classiche chiacchere da bar o le serate in discoteca passate a ballare e divertirci tutti insieme, perché ormai tutto questo lo si prova tramite social, dove possiamo berci un aperitivo in compagnia, qualcosa che però non è realmente concreto. Questo è uno svantaggio portato dalla tecnologia, un altro è che ormai tutto quello di cartaceo e di scritto sta venendo sostituto dai mezzi digitali: le ricerche le facciamo su internet, per leggere i libri utilizziamo gli e-book… Stiamo via via perdendo il valore dei fogli di carta e della matita; non c’è più guA p r ile 2 0 2 1 - N ° 8


T E C N O L O G IA sto a prendere un libro per quando l’ispirazione veniva annusarne il profumo di an- e che invece ora vengono tico o toccarne le pagine. riportate su una pagina di Word, dove il correttore auRiguardo a ciò un esempio tomatico sostituisce le immolto importante riguarda i perfezioni e rimangono imgiornali, dei quali un tempo presse sullo schermo con passato si poteva coglie- una scrittura che non è la re la fragranza d’inchiostro nostra. leggendo le notizie appena Questo riguarda anche le uscite. Adesso non ci ponia- lettere: prima si aveva vermo neanche più il problema gogna a spedirle al/alla prodi comprarli, perché ogni prio/a innamorato/a, mennano secondo le informa- tre ora sono rimpiazzate da zioni che arrivano da Goo- fredde e-mail o da messaggle ci permettono di essere gi, in cui basta schiacciare sempre aggiornati in ogni sul tasto “invia” per recapimomento: così perdiamo tare l’amore e i sentimenti anche il valore dell’attesa al/alla destinatario/a seno del sudore che si fa per za neanche guardarsi negli scrivere gli articoli su dei occhi. pezzi di quotidiano. Come diceva Platone: “Questo è un mondo imperfetto, Così come le poesie, che dove probabilmente ne esiprima venivano scritte su ste un altro dove l’uomo è piccoli pezzi di carta in vari perfetto.” momenti della giornata, Abbiamo paura di essere

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giudicati o pensiamo di non essere abbastanza e quindi ci nascondiamo dietro uno schermo, oscurando chi siamo veramente. Ma prima o poi arriveremo a un punto in cui la nostra faccia non esisterà più e verrà rimpiazzata da uno smartphone; poiché pensiamo che esso sia la soluzione ad ogni problema. Alcuni genitori ad esempio, per zittire i figli danno loro il cellulare per vedere i cartoni animati, al posto di prenderli in braccio e coccolarli: così facendo queste piccole creature andranno a trasformarsi in cyber-bimbi. I bambini infatti stanno diventando dei veri esperti digitali, poiché riescono ad aprire le applicazioni in autonomia o, cosa più grave ancora, ormai ne sanno più dei genitori e fanno loro da insegnanti, spiegando loro le basi: come accendere il pc, fino ad arrivare a qualcosa di molto più grande, come scaricare video o giochi online tramite siti illegali o hackerare i computer o i server della polizia per A p r ile 2 0 2 1 - N ° 8


T E C N O L O G IA acquisire informazioni riservate. “Siamo felici del mondo che ci siamo costruiti?” Però i social sono costituiti Dove ogni giorno siamo da un linguaggio tutto loro, esposti a pericoli e minacdove vengono inventati nuo- ce… vi termini per indicare qual- Soprattutto noi giovani, che cosa: il più delle volte que- dobbiamo portare avanti il sto porta gli adolescenti ad futuro, siamo proprio colousare parole inappropriate, ro che hanno una mentalipoiché magari utilizzano un tà ferma nel passato, pertermine del quale non co- ché quando non sappiamo noscono il vero significato, una cosa la andiamo subiin questo modo inoltre si va to a cercare su internet e, a perdere il vero significato non proviamo neanche ad della lingua italiana e di tut- arrangiarci o a dare una to quello di cui è costituita, spiegazione, così facendo sostituita da espressioni di ci accultureremo sempre per sé vaghe. meno, abituati come siamo a seguire il gregge, senza Ma il vero problema della utilizzare la nostra ragiomalattia del chattare è che ne: vediamo qualcuno che sta influenzando anche gli posta e automaticamente lo anziani, i quali prima tra- facciamo anche noi. Esce il mandavano i loro racconti nuovo modello di Iphone e e il loro passato ai nipoti ci mettiamo tutti in coda per oralmente, mentre adesso acquistarlo. fanno a gara per chi ha l’Applewatch migliore. Continuiamo a far uso di Andando avanti così, si per- questi dispositivi elettroniderà il gusto di sentire le ci non curandoci del male storie o le narrazioni a voce, che ci procuriamo, soprataccompagnate da rappre- tutto i bambini piccoli che, sentazioni di dolore e gioia, quando utilizzano il celluper essere rimpiazzate dal- lare per guardare i video su lo scritto dello schermo. YouTube, potrebbero aprire E t C e t e r a M a jo r a n a

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siti non idonei o usufruire di giochi dietro ai quali non sappiamo chi si possa nascondere: tanto per fare un esempio, qualche anno fa andava di moda il gioco “talking Tom” dove dietro gli occhi del personaggio erano presenti telecamere con persone che spiavano. Ma questo non è l’unico pericolo che riguarda i giochi on line, perché ce ne sono altri peggiori, ad esempio il gettonato “Pokemon go,” il cui scopo era di andare in giro per le città cercando di catturare più Pokemon possibile. Il problema maggiore era però il fatto che si fosse andato a creare un vero e proprio business, poiché si faceva a gara per chi ne acchiappasse di più: questo ha comportato inoltre che avvenissero diversi incidenti, poichè le persone non prestavano attenzione alla strada ma solo allo schermo. La causa principale dei social è che quando nasce una nuova sfida, tutti accorrono senza pensare alle conseguenze, e le prime vittiA p r ile 2 0 2 1 - N ° 8


T E C N O L O G IA me di ciò sono quei giovani che, avendo paura di essere tagliati fuori dal gruppo e pensando di non essere all’altezza degli altri, sono disposti a farsi del male. Alcune volte, spaventati da questo, i ragazzi si isolano nelle proprie case preferendo comunicare tramite messaggi, invece di vedersi di persona per il timore di essere derisi: da qui nasce proprio il distanziamento sociale.

logia” in questo periodo, mi sentirei di dire che il Covid ponga ancora di più a questa tematica che tanto è discussa. La maggior problematica è che essa sta quasi sostituendo la scuola in presenza, poiché essendo rischioso andarci, noi studenti dobbiamo seguire le lezioni a casa tramite pc, non vedendo i compagni dal vivo o gustando le calde/fredde mura del nostro caro

“Majo”, ma soprattutto senza poter sfogliare le pagine del nostro giornalino. Così facendo i luoghi didattici diventano freddi schermi e costringendoci a utilizzare sempre di più la tecnologia, infatti quando dobbiamo fare qualche ricerca la esponiamo tramite Power Point o la inviamo ai docenti con le e-mail cercando le informazioni su Google e non più in biblioteca. In questo modo la scuola si

Come hanno affermato alcuni medici: “il cellulare consente in parte il distanziamento sociale e compromette la salute, perché per usufruirne siamo sempre seduti o distesi e questo comporta a effettuare poco movimento o a un aumento della pigrizia e con il tempo si potrebbero andare a creare delle malattie.” Da una parte esso è utile perché ci permette di accorciare le distanze, ma nello stesso tempo ci allontana. Per cambiare argomento, parlando del tema “tecnoE t C e t e r a M a jo r a n a

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T E C N O L O G IA sta trasformando in qualcosa di sempre più digitale e prima o poi arriveremo a un punto in cui non utilizzeremo più i libri, ma gli e-book o che addirittura per ogni minimo problema si farà riferimento alla DAD. Pian piano ci stiamo trasformando in piccoli soldati dipendenti dal cellulare e che non possono più farne a meno: se prima durante gli intervalli ci si alzava o si scherzava tutti insieme, ora invece lo trascorriamo provando nuovi balletti su Tik Tok o mettendoci le cuffie e ascoltando la musica per conto nostro. Il Covid ci ha fatto diventare sempre più digitali, tanto da far diventare gli smartphone un bene di prima necessità e che soddisfi i bisogni dell’uomo. La tecnologia ci permette di risolvere i problemi e di saperne di più sugli impieghi che riguardano gli strumenti, le macchine e le risorse. In questo modo l’uomo riesce a progettare, creare e E t C e t e r a M a jo r a n a

sviluppare oggetti sempre più moderni e sofisticati. Lo scopo di tutto ciò? Migliorare le proprie condizioni di vita, proprio come affermano diversi giornali. L’essere umano vuole arrivare all’eccesso per poter godere di tutti i confort e alla base di questa volontà c’è il desiderio di non fare fatica: per questo motivo, sono stati inventati aspirapolveri che puliscono da soli, frullatori elettrici e addirittura anche i robot che fanno le pulizie domestiche. L’uomo per essere felice ha bisogno di garantirsi le migliori comodità, altrimenti sarà per sempre infelice, determinando il consumismo e il capitalismo.

subito, perché altrimenti le nostre vene diventeranno cavi elettrici, il nostro cuore un pezzo di ferro e il cervello artificiale. Mentre saremo circondati da un mondo di soli robot e gli esseri umani saranno schiavi di questi oggetti che loro stessi hanno creato!

Il problema di ciò è che, progredendo sempre di più, si sta danneggiando il mondo, causando ad esempio il riscaldamento globale che, nel corso del tempo è peggiorato a causa del massiccio inquinamento che le fabbriche producono o dei gas di scarico. Se vogliamo modificare qualcosa dobbiamo farlo 29

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E N T R A N E L L A R E D A Z IO N E ! M a n d a il t u o a r t ic o lo a e t c e t e r a m a j o r a n a @ g m a i l .c o m L e g g i la v e r s io n e d ig ita le s u i s s u u .c o m /e t c e t e r a m a j o r a n a

L A R E D A Z IO N E C A P O R E D A T T O R E Giacomo Longoni I M P A G I N A T O R E Marco Cesana R E D A T T O R I E C O L L A B O R A T O R I Veronica Guarisco, Andrea Scuratti, Emma Laura Longoni, Luca Saracho, Daniele Riso, Giulia Burigotto, Giorgia Tiralongo, Sofia Marcantoni, Avery Aroug, Elisa Zaccagni, Sofia Castiglioni, Carolina Molteni, Giovanni Colombo, Chiara Ferrara, Rebecca Marasco, Carola Nava


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VIII - Aprile 2021 by Redazione di EtCetera - Issuu