VI | Aprile 2020
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Il giornalino degli studenti L’editoriale di Giovanni Colombo, 3D
Andrà tutto bene!
AL LETTORE Non ci sono parole, forse non devono essercene per commentare ciò che stiamo vivendo. In un presente ostile è doveroso fare della riflessione la nostra arma. Riflessione come strumento di introspezione. Uscire dal mondo in cui viviamo per riscoprire chi siamo, in cosa crediamo e in chi crediamo. Vivere nella famiglia, nelle nostre case. Agire per cercare una ragione di entusiasmo e di novità. La fiducia nel futuro è nostra guida in un mondo in cui pensavamo non ci fossero punti di riferimento ma invece ne abbiamo scoperti. La scuola è attiva nella sua azione di divulgatrice ma è quiescente nell’ambito della quotidianità. La nostra speranza deve costituirsi di desiderio. Entrare in una scuola piena di studenti e accorgermi che tutto è ricominciato è il mio.
Intervista all’Arcivescovo Mario Delpini Il COVID-19 ai tempi di Tucidide Il riscatto della natura
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Indice 2
3 - Intervista all’Arcivescovo Mario
Delpini 7 - Il Coronavirus ai tempi di Tucidide
10 - La prescrizione 13 - Il carcere spiegato da Massimo
Pericolo
16 - Intervista all’on. Maurizio Martina 18 - COVID-19 20 - Il riscatto della natura 21 - Bugie bianche 24 - Sanremo 2020 Vuoi partecipare anche tu? Manda il tuo articolo a
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Giacomo Longoni, 4bb Emma Borgonovo, 3bb
Intervista all’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini In questo periodo di sconforto e tribolazione molte sono le incertezze, poche le risposte e, se le riceviamo, il più delle volte sono negative. Abbiamo dunque deciso di intervistare l’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini per sapere come un uomo di Chiesa risponde ai quesiti che tutti ci poniamo. Vi ringraziamo inoltre per le numerose domande che sono giunte in redazione e che noi, nella maggior parte dei casi, abbiamo rivolto a mons. Delpini. Prima di lasciarvi all’intervista, cari lettori, ecco una breve biografia dell’ Arcivescovo di Milano. Mons. Delpini ha frequentato il liceo classico, in seguito ha conseguito la laurea in Lettere classiche, la licenza in Teologia e il diploma in Scienze Patristiche. È stato ordinato presbitero nel 1975 e in seguito ha insegnato per molti anni nel seminario di Venegono greco e patrologia; è stato Rettore maggiore dei Seminari di Milano e ha rivestito numerosi incarichi fino ad essere nominato, il 7 luglio 2017 da Papa Francesco, Arcivescovo di Milano.
Di fronte ai numeri che giungono tutti i giorni sulle morti e sul contagio l’Arcivescovo, uomo di Dio e della Chiesa, che risposta si dà? Che conforto può dare? Non ho risposte. Non vengono facili le parole. E poi: c’è qualcuno a cui interessano le risposte? Ogni morte è un enigma. La morte di molti in una epidemia più che generare domande produce statistiche. E forse anche paura per sé: se il virus è così diffuso, arriverà anche a me? Non so se c’è un conforto. Sono salito sulle terrazze del Duomo. Di là si vede tutta Milano: i grattaceli moderni, ancora da finire, i palazzi del Novecento, dell’Ottocento, le chiese antiche dai primi secoli dell’epoca cristiana. Si ripassa la storia di Milano. E viene da pensare: questa città ne ha viste tante di disgrazie, epidemie, guerre. Sono passate e la vita è continuata. Passerà anche questa e la vita continuerà. E questo sarebbe un conforto? Per me non tanto. Il mio conforto è la speranza cristiana: non siamo destinati alla morte, ma alla vita. Io credo la vita eterna.
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Che cosa possiamo fare noi giovani in questo periodo? Credo che voi abbiate più fantasia di me. Forse potreste dedicarvi a qualche impresa audace. Per esempio: l’amicizia che rende migliori, la cultura che allarga gli orizzonti, la preghiera che apre alla vocazione. L’amicizia che rende migliori è quella via della confidenza dei pensieri più belli, dei propositi eroici, delle iniziative che nessuno da solo riesce a inventare. Io penso che ciascuno può regalare ai suoi amici un pensiero originale. Insieme si può immaginare come rendersi utili anche da remoto (e anche da vicino, per quello che si può) ai ragazzi che devono imparare l’italiano, ai compagni che devono recuperare matematica, ai nonni che devono fare la spesa, ai poveri che sono assistiti dai volontari, e a chi sa quanti altri. Insieme si può organizzare la prossima estate come una impresa eroica. La cultura che allarga gli orizzonti e quella che si costruisce leggendo libri che meritano di essere letti, anche le grandi opere di cui a scuola si sente il titolo o neppure quello. La preghiera è il dialogo con Gesù che ai suoi amici offre le sue confidenze e con questo rivela a che cosa sono chiamati. In questi giorni si può, addirittu-
ra, pregare leggendo il Vangelo e capire che non è un libro, ma un amico che confida il senso della vita e la via della gioia. In redazione ci sono arrivate molte domande da rivolgerle... Arriva da Dio questa pandemia? Che cosa si intende per “Dio”? Ci sono modi di intendere “Dio” che si riassumono in un proverbio che suona: “non cade foglia che Dio non voglia”. Quindi tutto quello che capita, anche la pandemia, anche le disgrazie, tutto è volontà di Dio. A me sembra una bestemmia. Ad ogni modo per “Dio” io intendo il Padre che Gesù ha rivelato. Da quello che dice Gesù ho imparato che da Dio viene solo il bene, che la volontà di Dio è chiara: Dio vuole solo salvare, salvare tutti, salvare attraverso la vita, la morte, la risurrezione di Gesù. “Il Signore ha dato, il Signore ha tolto. Sia benedetto il nome del Signore!” (Giobbe 1,21). Cosa ci dà Dio oggi? E perché ci toglie qualcosa? L’espressione di Giobbe riporta a quella immagine di cui dicevo: tutto quello che capita è opera di Dio. Io penso che solo Gesù sa quale sia l’opera di Dio, neanche Giobbe lo sapeva, con rispetto parlando. E Gesù ci dice
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che Dio non toglie niente. Dio, oggi, come sempre, ci dà la sua vita per il dono dello Spirito Santo. Gesù morendo ha consegnato lo Spirito: riceviamo il dono di essere figli, perciò vivi della vita di Gesù. “Plena est terra gloria eius”. Questo è il suo motto episcopale. Dove si può trovare in questi giorni drammatici la gloria di Dio? Dove Dio ci dice: “Io sono qui!”? Si tratta di capire che cosa si intenda per “gloria di Dio”. La gloria di Dio, per come ho capito io, si può definire come “l’amore che rende capaci di amare”. Perciò la terra è piena della gloria di Dio perché dove c’è un uomo, dove c’è una donna, in qualsiasi parte della terra, in qualsiasi situazione, c’è una persona libera che, per grazia di Dio, può decidere di amare. Cosa sta facendo la Chiesa di Milano per stare accanto alla sua gente in questo momento drammatico? La Chiesa di Milano è composta da molte istituzioni, persone, iniziative. Non mi è facile descrivere tutto. Si può dire che la Chiesa prega, che la Chiesa cura, che la Chiesa aiuta. La Chiesa è composta da tutti i cri-
stiani, che siano medici, infermieri, vigili, amministratori dei comuni, insegnanti, preti, diaconi, suore, mamme, papà, nonni, catechiste, volontari caritas, impiegati postali, ecc. ecc. La verità è che i poveri non sono abbandonati, i malati sono curati, gli studenti sono aiutati a studiare, le chiese sono aperte, i preti cercano di raggiungere in qualsiasi modo tutte le case. Alziamo un poco lo sguardo. Stiamo vivendo un periodo di crisi che è iniziato nel 2008 con la crisi economica e che poi si è ingigantito. Accanto alla crisi economica ora ci sono una crisi sociale, educativa - come ci fanno notare alcuni prof - politica, climatica e culturale. Di fronte ad un mondo che ci viene descritto in decadenza e che è pieno di dolore, in cosa possiamo sperare? Francamente io mi smarrisco quando sento descrivere il periodo che stiamo vivendo. Francamente non so dire che cosa stia capitando. Mi sembra una immagine troppo dipendente dalle notizie che ci arrivano dopo accurata selezione da parte degli operatori della comunicazione per convincerci di qualche cosa. Ma io non so come orientarmi.
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Per la speranza sì: noi possiamo sperare che insieme, mettendo a frutto le nostre capacità, i nostri “talenti”, possiamo diventare protagonisti di una storia, forse una piccola storia, di pace, di aiuto vicendevole, di sguardo fiducioso sugli altri e sul nostro tempo, come fossimo gente che ha ricevuto una chiamata, una rivelazione sulla terra promessa e, fidandosi di Dio, si è messa in cammino, decidendo un viaggio che attraversa persino il deserto. Qual è il messaggio che vuole lasciare alla nostra comunità scolastica? Se posso, vorrei lasciare un augurio: che gli anni della vita da studenti siano anni che aiutano a desiderare di diventare adulti per mettere mano all’impresa di aggiustare il mondo. Si deve studiare molto, aver cura del proprio carattere, ordinare gli affetti, esercitarsi per essere liberi, imparare una disciplina del tempo, provare a far fatica e scoprire che non è poi così male far fatica se si diventa migliori e si vede quanto bene si può fare e quanta gioia si può dare. Decisamente non è male fare fatica, nell’impresa di aggiustare il mondo.
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mons. Mario Delpini
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Andrea Scuratti, 4cc
Il “Coronavirus” ai tempi di Tucidide Vi chiedo, gentili lettori di EtCetera, di tornare un po’ indietro nel tempo e di dare sfogo alla vostra fantasia. Immaginate: siete un giovane o una giovane nell’antica città di Atene. È primavera e c’è un bel clima. Si sono da poco concluse grandi feste in onore della dea e tutta la popolazione è felice. I bambini giocano per le strade, tutte le attività economiche della città fioriscono, ma a un certo punto tutta la città è chiamata ad ascoltare il discorso del grande Pericle, figlio di Santippo, stratego della città. Il discorso che segue è frutto della mia immaginazione, ma le cose non devono essere andate in maniera molto diversa: “Uomini e donne di Atene, della città più grande del mondo, la cui fama è conosciuta su tutta la terra abitata, ascoltate! Sparta, capitale del Peloponneso, da troppi anni, dopo la vittoria sulla potenza persiana, ci ostacola. Io e l’assemblea abbiamo deciso di muoverle guerra, affinché Atene mai possa venir additata come colei che si fece mettere i pie-
di in testa da una mandria di oligarchi!” Il popolo lo acclama senza poter minimamente immaginare cosa accadrà. Siamo nel 430 a.C. all’inizio di quella guerra che cambiò il destino della Grecia. Sparta sotto la guida di Archidamo II si opponeva all’imperialismo ateniese di Pericle. Lo stratego della città che diede i natali alla prima forma di democrazia che sia mai esistita aveva iniziato uno scontro immane contro la sorella-nemica situata nel Peloponneso. I motivi erano diversi: commerciali, bellici, economici... Era passato un anno da quando la guerra era scoppiata. Atene era superiore alla nemica e sembrava avere la meglio; il morale era alle stelle, ma ben presto gli dèi cambiarono le carte in tavola. La città fu colpita da un’epidemia di peste, forse vaiolosa, per altri invece di tifo, ma il risultato non cambia: migliaia di uomini e donne perirono per questo morbo maligno, e fu Tucidide, storico vissuto nel V secolo a.C., a raccontarlo. Nella sua opera, oggi ricordata con
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il nome di Guerra del Peloponneso, oltre che a narrare le imprese dei soldati e le trattative delle singole città-stato, lo storico apre diversi excursus, e uno di questi è sulla malattia che fece collassare la città capitale dell’Attica. Egli con precisione maniacale, anche grazie al profondo studio del lessico medico che tanto lo aiutò nel componimento di questa immane opera, descrive i diversi sintomi che accompagnarono questo morbo venuto, secondo lui, dall’Africa e che aveva contagiato anche i territori della Persia. Un forte calore alla testa, arrossamento e infiammazione degli occhi colpivano all’inizio i malcapitati; ciò si trasformava poi in spasmi violenti, croste e febbre tanto alta che il calore non permetteva agli uomini di sopportare di essere coperti coi lenzuoli più leggeri; si ammalavano tutti, soprattutto chi curava gli ammalati. Anche Tucidide si ammalò, ma guarì. Anche Pericle si ammalò, ma la sua sorte fu diversa. Durante il secondo anno di guerra la città di Atene perse la sua guida. Tucidide racconta poi il degrado morale che fece crollare tutti i principi religiosi ed etici: “Gli uomini
[...] divennero indifferenti alle leggi sacre come pure a quelle profane. [...] Molti, mancando del necessario, poiché avevano già avuto molti morti, compievano l’opera di sepoltura in modo vergognoso. [...] La peste segnò anche l’inizio del dilagare della corruzione. [...] Nessuno era più disposto a perseverare in quello che prima giudicava fosse il bene, perché - pensava - non poteva sapere se non sarebbe morto prima di arrivarci; invece il piacere immediato e il guadagno che potesse procurarlo, qualunque fosse la sua provenienza, ecco ciò che divenne bello e utile.” E oggi invece? Cosa accade? Siamo ancora come gli ateniesi di duemilaquattrocento anni fa o ci siamo evoluti? Attenti, la risposta non è così certa e sicura come potrebbe sembrare. Sicuramente le tecnologie mediche e le scoperte scientifiche stanno aiutando in questo periodo: la realizzazione di respiratori, l’aver sequenziato il DNA, i rimedi basati sulle erbe di zia Cater... - come? le pratiche con le erbe aromatiche hanno smesso di essere utili nel medioevo? Scusate, mea culpa. Ma la popolazione come ha vissuto questo periodo? Io in primis ho visto
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persone litigare al supermercato per dell’acqua, per una confezione di biscotti o per quella delle fette biscottate. Insulti che volavano a destra e a sinistra. Il primo ministro inglese ricorda al popolo britannico: “Dovremo abituarci a veder morire i nostri cari”. Sì, Boris Johnson: mi sa che ha letto troppo Tucidide (per chi non lo sapesse è laureato in Lettere classiche ad Oxford e conosce la maggior parte del primo libro dell’Iliade a memoria in greco). In America invece? Ai supermercati c’è stato per qualche motivo un assalto nel reparto dove si trova la carta igienica: addirittura vengono utilizzate le forze di polizia per limitare le risse. Forse non gettiamo più i morti sule pire funebri altrui, forse non andiamo contro leggi umane e divine, forse non siamo più corrot... questa la salto, e anzi: forse stiamo cercando davvero il bene per noi e per gli altri, ma alcuni comportamenti sono davvero incivili. E allora in questi giorni di reclusione forzata ricordiamoci le parole di Pericle: “Amiamo il bello, ma con moderazione, e ricerchiamo il sapere senza debolezza”.
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Francesco Vaccaro, 4aa Giovanni Colombo, 3D
La prescrizione: vittima del delirante dibattito politico “In materia penale, estinzione di un reato o di una pena per il trascorrere di un determinato periodo di tempo” Questa è la definizione che il dizionario Garzanti fornisce per il termine prescrizione, al centro dell’attuale dibattito politico e giuridico. Questa consiste, nel processo penale, nell’assoluzione di un imputato allo scadere di un certo periodo di tempo, in relazione alla gravità del presunto reato commesso. Infatti i reati che prevedono come pena l’ergastolo non possono essere prescritti. L’argomento ritorna alla cronaca frequentemente dopo la proposta di modifica di tale meccanismo giuridico, avanzata all’inizio del 2018 dal ministro della giustizia Alfonso Bonafede e fortemente sostenuta dal suo partito, il M5S. Il disegno di legge prevede l’abolizione della prescrizione dopo la sentenza di condanna in primo grado, che avviene attualmente solo nel 30% dei casi; nel restante 70% il meccanismo scatta prima. Tale soluzione dimentica però che per l’ordinamento
italiano una sentenza di primo grado (anche di condanna) è una sentenza non definitiva e che non può per questo cambiare la situazione di presunzione di innocenza del condannato che è valida fino alla pronuncia di una sentenza non più appellabile. Appare quindi difforme dalla Costituzione una disciplina che preveda un decorso diverso della prescrizione in funzione dell’esito di condanna o meno del processo di primo grado. Questa proposta è stata, per questo motivo, fin da subito osteggiata all’unisono da tutto il mondo giuridico, a partire dal consiglio superiore della magistratura fino all’unione delle camere civili e penali, ed è stata da subito utilizzata come pretesto per ottenere consenso a livello politico, oltre ad aver riacceso il confronto tra due diverse visioni della giustizia, una essenzialmente giustizialista e una marcatamente garantista. La riforma della prescrizione del Guardasigilli sarebbe dovuta entrare in vigore il gennaio dell’anno scorso, ma a seguito di forti pressioni da parte
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della Lega, allora alleato di maggioranza, che premeva per una riforma complessiva dell’ordinamento penale prima di abolire la prescrizione, l’entrata in vigore della riforma è stata rimandata al primo giorno di gennaio di quest’anno. Dal quel momento però non c’è mai stata nessuna riforma del processo penale, e l’argomento è caduto nel dimenticatoio fino a quando agli inizi di settembre è nata la nuova maggioranza con il centrosinistra, che in precedenza aveva votato contro tutte le proposte del ministro. All’interno della nuova maggioranza governativa si è acceso un vero e proprio scontro, in quanto Bonafede e il suo partito non volevano assolutamente modificare la loro proposta di legge. A gennaio, però, il ministro, per evitare una frattura all’interno del governo, ha aperto un dialogo che ha avuto come risultato l’approvazione del cosiddetto lodo Conte bis. Questo prevede che la prescrizione sia abolita dopo la condanna in primo grado, ma se l’imputato è stato assolto in Appello (secondo grado) la prescrizione torna a decorrere senza tenere conto della precedente condanna. Naturalmente questa proposta non
ha messo tutti d’accordo: da tempo infatti “Italia Viva” di Renzi, dichiaratasi assolutamente garantista, minaccia di non votare questo emendamento arrivando a paventare addirittura una mozione di sfiducia al Guardasigilli. Questo scenario desta grande preoccupazione nel paese perché, complici i fragili equilibri politici italiani, sarebbe forte il rischio di una crisi di governo con conseguenze gravi in tutti gli ambiti. La diffusione del Covid-19, passato agli onori della cronaca come “Coronavirus”, è stata come “manna dal cielo”, che ha sospeso, almeno per il momento, il forte dibattito dell’ultimo mese. Speriamo che la quarantena imposta dell’emergenza mediatica del virus possa portare ad una riflessione sull’obiettivo comune: una giustizia che funzioni in tempi brevi. La posizione che è nelle nostre intenzioni far scaturire da questo articolo è moderata. Giustizialismo e garantismo sono poli estremi. La soluzione sta nel conciliare le due proposte. I processi in Italia hanno tempistiche molto lunghe e la mancanza della possibilità di prescrivere il reato penale dopo la sentenza di condanna in primo grado si rivelerebbe dannosa per il sistema giudiziario, ma anche e
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soprattutto per gli imputati. È necessario e doveroso ricordare però che la prescrizione nella storia processuale italiana è stata utilizzata anche come tecnica, da parte di abili avvocati, per far cessare i termini entro cui il processo si fosse rivelato valido. La prescrizione riveste un ruolo fondamentale nel sistema giudiziario di un paese. Essa, perciò, non deve essere necessariamente oggetto di una riforma. È piuttosto la forma del processo penale che deve essere assolutamente modificata e aggiornata secondo le più recenti novità per ridurre la durata del processo, impedendo lo scattare della prescrizione troppo in anticipo. La problematica è perciò di diverso tipo rispetto a quella strumentalizzata ed eccessivamente semplificata al centro dell’attualità degli ultimi mesi.
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13 Giulia Burigotto, 4bb Il carcere spiegato da Massimo Pericolo Conosciuto per la canzone “7 miliardi”, Alessandro Vanetti, in arte Massimo Pericolo ha dimostrato con l’album “Scialla semper” di essere un artista molto più profondo di quanto ci si potrebbe aspettare. Le sue tracce infatti riportano una serie di riflessioni riguardanti una realtà troppo spesso ignorata, quella del carcere, grazie alle quali mi è stato possibile restituire una visione più reale di quello che è il rapporto tra Stato e Criminalità. “Cosa volevano insegnarmi? Baby, dopo il gabbio quello che c’ho in più è soltanto un paio d’anni”. La funzione che deve avere la pena e il carcere è una problematica già sollevata nel Settecento, con intellettuali quali Voltaire o Cesare Beccaria, e risolta attraverso il ruolo rieducativo sancito dall’articolo 27 della Costituzione. Ma allora come è possibile che l’Italia abbia una recidiva oscillante tra il 60% e il 70%? Dei fondi stanziati per le spese di amministrazione penitenziaria l’80% viene utilizzato per il personale e solo l’8.5% per i detenuti. Ciò vuol dire che solo
pochi vengono impegnati in attività lavorative, spesso non adeguate alla reintroduzione nella società, o in iniziative culturali e sportive, mentre la maggior parte trascorre il suo tempo guardando la tv, giocando a carte o annoiandosi, semplicemente. In condizioni del genere “non imparano dal carcere quanto dai carcerati”: il detenuto non individua neanche i valori che vogliono insegnargli, e uscito di prigione, riprende il solito stile di vita che conduceva prima di essere arrestato, se non più aggressivo. “L’impiego onesto a noi non ce lo dà nessuno, voi fate il resto. Vuoi fermare il fumo? Spegni l’incendio”. Un’altra questione rilevante è la differenza tra criminalità come scelta o criminalità come necessità. Pur essendo vero che non tutte le persone che si trovano in una situazione disagiata finiscano in ambienti poco puliti, tuttavia è anche vero che il contesto in cui viviamo ti spinge a desiderare denaro se non ne hai, e se ne hai, a volerne ancora di più. Lo stesso Massimo Pericolo in un’intervista ammette il senso di rabbia e
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frustrazione per i compagni vestiti con indumenti costosi che lui non poteva permettersi. “Non c’è una scelta se i bisogni te li impongono, volevo i soldi e sono andato fino in fondo”. Siamo sicuri che crimini come spaccio, rapine, furti dipendano tutti da menti criminali e non dal bisogno di sopravvivere? Io non condanno il criminale accecato dal bisogno, io condanno lo Stato che lo costringe a ciò. “Per il mio reato il carcere lo chiamo scherzo”. Massimo Pericolo è stato arrestato nel 2014 per detenzione e spaccio di stupefacenti, ultimo anello di una rete di 28 persone. Ritengo che arrestare uno spacciatore di quartiere sia non solo inutile, ma totalmente ridicolo. Oltre alla riflessione su scelta e bisogno esposta nelle righe precedenti, pensare di poter limitare la diffusione di sostanze a partire dalle figure più insignificanti è assurdo, ne arresti uno, ne compaiono il giorno dopo altri tre. Che soluzione può attuare allora lo Stato? Accertato che il consumo di droga non cesserà mai, lo Stato dovrebbe proteggere i suoi cittadini e concorrere con la mafia attraverso la legalizzazione di tutte le droghe. Ciò porterebbe alla creazione di istituti dove le persone possano consuma-
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re, lontano dalle strade e dagli occhi spaventati e disprezzanti di bambini e genitori, sostanze prodotte da laboratori statali ed ergo di una qualità nettamente migliore rispetto a quelle vendute nelle periferie delle grandi città, ormai sempre tagliate con prodotti cancerogeni come ammoniaca, gesso o polvere di vetro. Il consumatore sarebbe controllato e seguito, i casi di overdose azzerati, la mafia subirebbe un grave colpo, lo Stato ne uscirebbe arricchito e non si riempirebbero più le celle, già sovraffollate, di spacciatori che ad oggi costituiscono il 35% dei detenuti. “Loro ancora che lo pregano in due metri quadri, voi le chiamate camere, mi sembra onesto”. In Italia il tasso di sovraffollamento è pari al 120%, con 10.000 detenuti in più di quanti le carceri italiane possano accogliere. A questo aggiungiamo edifici ormai vecchi e fatiscenti, condizioni igieniche non rispettate (basti pensare che molto spesso il water si trova vicino ai letti o alle postazioni per mangiare), problemi di umidità e la totale mancanza di privacy. Ma ciò che più di tutto rende difficilmente sopportabile il periodo di reclusione è lo smisurato abuso di potere esercitato dalla polizia penitenziaria. “Ma tanti qua sono più bravi di tanti
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paladini della civiltà”. Massimo Pericolo mostra una forte avversione per le forze dell’ordine, e forse non senza ragione. Dal 2002 ad oggi sono morti 1662 detenuti, pochi per malattia o overdose, la maggior parte per suicidio e molti per cause da accertare, presumibilmente per pestaggi. Tra quelli in vita invece è molto frequente l’uso di psicofarmaci. “E vi chiamano eroi se rompete le teste”. L’abuso di potere da parte dei poliziotti è ormai innegabile, il caso Stefano Cucchi e Poggioreale sono esempi lampanti, ed alcuni degli stessi, ormai congedati, hanno ammesso in una serie di interviste quanto la pratica dei pestaggi sia diffusa, come chi è dietro le sbarre sia considerato un “pezzo” disumanizzato, puro oggetto di sfogo per le autorità. Tuttavia è necessario ricordare che dal 1997 al 2019 si sono tolti la vita ben 153 agenti penitenziari, anch’essi sfiniti dalla grave pressione psicologica che si respira in questo ambiente. Ci accorgiamo allora che come a scuola non è mai colpa dello studente o del professore ma dello stupido sistema del voto a cui devono sottostare entrambi, come nel lavoro non è mai colpa del candidato o del datore ma di quel sistema regolato da raccomandazioni e pregiudizi, così anche
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in carcere non è colpa del detenuto o del poliziotto ma di quel sistema malato che spinge a mostrare il lato peggiore dell’essere umano. E infine, prendendo in considerazione la frase di Fedor Dostoevskij “Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni”, dov è la civiltà? Il carcere ha davvero funzione rieducativa o si configura più come una vendetta da parte dello Stato? Chi è più criminale? Il delinquente o la Giustizia italiana?
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Francesco Vaccaro, 4aa Chiara Ferrara, 3bb
Intervista all’on. Maurizio Martina Redatto prima dell’emergenza covid-19 Maurizio Martina, 42 anni, è un uomo con due grandi passioni: la politica e il mondo agricolo e agroalimentare. Nato a Calcinate nel 1978 e cresciuto in una famiglia operaia in provincia di Bergamo, ha fatto esperienza fin da subito del mondo operaio e agricolo, che ha posto al centro dei suoi studi, conseguendo il diploma di perito agrario. Ha poi deciso di impegnarsi attivamente per portare la sua passione nelle istituzioni, laureandosi in scienze politiche e diventando consigliere comunale di Mornico al Serio nel 1999. Da qui diventa protagonista attivo nel mondo della sinistra: nel 2002 diventa segretario regionale della Sinistra giovanile e responsabile “Lavoro” della segreteria nazionale. Nel 2004 è nominato segretario provinciale dei Democratici di Sinistra di Bergamo per poi diventare segretario regionale nel 2007. Entra poi a far parte nello stesso anno del Partito Democratico, di cui è ancora membro e del quale ha detenuto la reggenza nel 2018 in seguito alle dimissioni di Matteo Renzi.
Il suo “curriculum istituzionale” parla da sé: nel 2013 diventa sottosegretario alle Politiche agricole, alimentari e forestali sotto il governo Letta per poi diventare Ministro di queste politiche con il governo Renzi nel 2014 e riconfermato nel 2017 con il governo Gentiloni. In seguito alle elezioni politiche del 2018 è membro della Camera dei Deputati. Analizzando il suo trascorso politico e formativo, lei si è sempre interessato molto all’ambito agroalimentare. Perché ha deciso di dedicarsi a ciò? Ho sempre avuto la passione per la terra. Sono nato e cresciuto in una cascina della bassa bergamasca e poi mi sono diplomato all’istituto tecnico agrario. Da lì è nato tutto. Lei è stato il primo firmatario della legge n° 196/2016 contro il caporalato. Pensa che si possa intervenire per cercare di ridurre ulteriormente il fenomeno dello sfruttamento e dell’esiguo salario dei lavoratori nel campo edile e agricolo? Se sì, come? La legge del 2016 è stata fondamen-
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tale per aumentare gli strumenti di repressione ma ora bisogna assolutamente applicare anche la parte preventiva in particolare lavorando sull’Intermediazione di manodopera e sulla gestione degli alloggi e dei trasporti per i lavoratori stagionali di tante realtà del nostro comporto agricolo nel paese Parliamo ora del suo partito. Si aspettava questo risultato in Emilia Romagna? Tutto merito delle Sardine? E in Calabria? In Emilia-Romagna ero fiducioso e il risultato è stato straordinario. Merito del lavoro di Bonaccini, il presidente di regione, del PD e di tutte le forze che si sono mosse e hanno lavorato insieme. Certamente le sardine sono state decisive per mobilitare tantissimi cittadini oltre i partiti. Se avesse davanti Salvini cosa le direbbe? Quello che dico sempre. Che non puoi governare il paese solo con pericolose provocazioni via social. Che l’Italia non merita le scene che lui organizza per avere qualche like. Poi c’è il paese reale che è complesso e merita risposte serie. Veniamo alle questioni interne. Nel Pd si è aperta una nuova fase di rin-
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novo, e il nuovo statuto ne è la dimostrazione. Quale sarà la nuova linea politica? Che cos’ha sbagliato il partito in questi anni? E riuscirà a ritornare ai vecchi splendori o i populismi avranno ancora la meglio? Penso che il Pd tra alti e bassi sia stato un progetto vincente in questi anni. Ora però bisogna cambiare per fare ancora meglio. Bisogna avere il coraggio di sperimentare ancora apertura e innovazione creando le condizioni perché nuove persone e nuove idee entrino in partita condividendo l’obiettivo di un grande partito progressista plurale nelle idee e unito nelle azioni. Da giovane immaginava di ritrovarsi oggi, nel 2020, forte di due esperienze da ministro e da segretario “pro tempore” del Pd? Assolutamente no. È stato un bel percorso che mi ha arricchito umanamente e professionalmente tantissimo. Noi giovani possiamo ancora fare la differenza in questo Paese e vale ancora la pena “fare politica”? E’ fondamentale. Fidatevi. Occuparsi della comunità, del paese, oltre i destini individuali è essenziale. C’è ancora tanto da lottare per avere una società più equa e più giusta.
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Attualità Indice 18
VI - Aprile 2020 n° 8 Marzo 2018
nome cognome classe
Clara Cassandro, 4aa
COVID-19 Virus Titolo(Corona articolo 2019) Pudia ipsusdae Disease es reriatquias peliq uoditin verferem rem cus,
quatur, iles24aut la voluptium Redatto febbraio 2020 quiatur rehenimusti cumda inus dolenSecondo i dati forniti Google su dit, volut liquos simagnis solest scala mondiale, in Italia l’interesse di fuga. Udae es secatios audae ricerca della parola “coronavirus” rinus aut lautem as su adipsant porta un valore di 100, una scala ut di exernatiis ipsapietusam nusae valori compresa tra 0 e 100. Quanto comnis eea ipsum que all’Italia allesus, sue sant singole regioni, la etur apelluptas rerit, temporitis Lombardia riporta ancora una volta il eostotatio totat dis que ne as 100. Il picco di ricerche si è registrato et aut milit et es est, si dempeilrovid 24 febbraio alle 7:00 del mattino. exceatemqui deliciu ndaMa che cos’è davvero ilsimus coronavirus? eptatur reperibus maios Iestrum Coronavirus sono una vasta famiquis sandiciis inim quiaglia di virus noti per causare malattie erum acepudae velendel mache vanno comune raffreddore a gnam autdal offici nullign imust, que malattie più gravi come la Sindrome nobit quaes ipsapicae. Untibus. respiratoria mediorientale e Serunditio. As nus sequia (MERS) volupiela Sindrome respiratoria grave net ullest fuga. Ape deacuta natectus, quiduntSono eicabore dunti accus (SARS). virus RNA a filamento auda nonse nestrumenis positivo, con aspetto simile adunt una ex et autem est, temporepero corona al microscopio elettronico. bereperro conOrthocoronavirinae cones sequam La sottofamiglia que volori berspel iatibusda vodella famiglia Coronaviridae è clasluptas in sitatib usaperia easificata quattro generi didel coronaquate stiorum quibus, omnis dovirus (CoV): Alpha-, Beta-, Delta-e lorent rerum harum dessit atquo Gammacoronavirus. Il genere del beiusam si dem quam, similias iptacoronavirus è ulteriormente sepasunt etur modipitat aceat facerato in cinque sottogeneri (tra i quali pe et experuntini dolorion coria ilvolute Sarbecovirus). as il ipsa aditet laut mint. IlElicabo coronavirus è responsabile di una rempor aut estius remalattia respiratoria identificata per
omniscia excerum ratquas el la prima volta nella città di Wuhan iunt volupid aut in quoditam nella provinciaestior di Hubei Cina. Un rem voloruptio nuovo Coronavirusblabore (nCoV) èpudaeun nuope rchille ndiae. Ape esequi sim vo ceppo di coronavirus che non è volorib ustinto tatusae stato precedentemente mairibusam identifivelest, officiisi ius, et am facera cato nell’uomo. In particolare quelpellace arciet aut volore, odilo denominato SARS-CoV-2 (precesit omnis et anto volorro ipitiodentemente 2019-nCoV), non è mai rem sinci nimoditate in plabo. stato identificato prima di essere seAs quid qui cuptat debisitibus gnalato a Wuhan, Cina, a dicembre vid qui ut viducipsam, voloribus, 2019. ipid et est omnis et minientis eaIrum Coronavirus sono inasgrado di infetenda volori derios quitare diverse specie animali domestistiis rernam hillaborum quatur? ci selvatici. I coronavirus Ilit,e que repudam volor aanimali dolupossono infettare le persone pis accab ius aut quodic come tem già (Middle East lamaccaduto dolorioper int MERS fugiae solorrum Respiratory Syndrome) e SARS (Seestis a sit fugit audaesenda sequis Acute moluptaspel imolect empovere Respiratory Syndrome) e rer sperum modit aut possono poi doluptatas trasmettersi da persona etur aomnimpor persona. Èserovid possibileexcerum seguire l’evoaut dissequae. Aliquia que sitaluzione dell’epidemia tramite i canali tem esdel nobisit que della offictiSalute. busanufficiali Ministero dit apercide quibus, La estdiffuenis Come avviene dus il contagio? sione da persona a persona si pensa possa avvenire principalmente attraverso goccioline respiratorie prodotte quando una persona infetta tossisce o starnutisce, in modo simile a come si diffondono l’influenza e altri agenti patogeni respiratori. Analo-
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Argomento Attualità 19 19
VI - Aprile 2020 n° 8 Marzo 2018
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Titolo articolo
gamente a SARS e MERS, la diffusione tra le persone avviene attraverso contatti ravvicinati. Sintomi: le infezioni confermate da Pudia ipsusdae reriatquias 2019-nCoV possono es provocare una quatur, es aut da la voluptium sintomatologia lieve (80%quiadei tur rehenimusti cum inus dolencasi), a severa (20% dei casi) con esiti dit, volut liquos solest letali (2% dei casi). simagnis I sintomi possofuga. Udae da es 2secatios audae no comparire a 14 giorni dopo nus aut lautem as adipsant ut l’esposizione e includono febbre, exernatiis ipsapietusam nusae tosse e difficoltà respiratoria. Le percomnis ea sus, sant ipsum que sone più suscettibili alle forme gravi etur apelluptas rerit, temporitis sono gli anziani e quelle con malattie eostotatio totat dis que ne as pre-esistenti, quali e malatet aut milit et es diabete est, si dempetie cardiache. rovid exceatemqui deliciu ndaL’Organizzazione Mondiale saeptatur reperibus simusdella maios lute raccomanda le seguenti estrum quis sandiciis inimprecauquiazioni igieniche: lavare speserume misure acepudae velendel maso le mani gelnullign disinfettanti con gnam autcon offici imust,oque acqua sapone, quando si Untibus. tossisce nobit equaes ipsapicae. eSerunditio. si starnutisce, coprire la bocca e il As nus sequia volupienet ullest fuga. Apeo de natectus, naso con un gomito un fazzoletto, quiduntviaeicabore dunti iaccus gettare immediatamente fazzoauda nonse nestrumenis letti e lavarsi le mani, evitare il dunt conex etravvicinato autem est, temporepero tatto con chiunque abbia bereperro con cones sequam la febbre e la tosse. que volori berspeltosse iatibusda voIn caso di febbre, e difficolluptas sitatib rivolgersi usaperia tempestidel eatà respiratorie, quate stiorum quibus, omnis dovamente a un medico e riferire agli lorent rerum harum dessit atquo operatori sanitari di eventuali viaggi iusam si dem quam, similias ipnelle settimane precedenti. sunt etur modipitat aceat facePerché è manifestato il nuovo cope et si experuntini dolorion coria ronavirus? comparsa nuovi vivolute as La il ipsa aditetdilaut mint. rus patogeni per l’uomo, precedenElicabo rempor aut estius retemente circolanti solo nel mondo
animale, è un fenomeno ampiamente conosciuto (chiamato spill over o salto di specie) e si pensa che possa essere alla base anche dell’origine peliq uoditin verferem rem cus, del nuovo coronavirus (SARS-CoV-2). omniscia ratquas el Al momentoexcerum la comunità scientifica iuntcercando volupid di estior aut quoditam sta identificare la fonte rem voloruptio blabore pudaedell’infezione. rchille ndiae. Ape esequi sim Èpe vero che si può contrarre il nuovo volorib ustinto tatusaeattraverso ribusam coronavirus (SARS-CoV-2) officiisi ius, et am facera ilvelest, contatto con le maniglie degli aupellace arciet aut volore, oditobus o sulla metropolitana stando sit omnis et anto volorro ipitiovicini a una persona che tossisce? rem sinci nimoditate in plabo. Sulla base dei disponibili, si ritieAs quid quidati cuptat debisitibus ne improbabile voloribus, che possa vidaltamente qui ut viducipsam, verificarsi contagio attraversoeale ipid et estunomnis et minientis maniglie deglivolori autobus o sulla merum enda as derios quitropolitana. invece certo quatur? che si è stiis rernamÈ hillaborum nel della stagione influenzale. Ilit, pieno que repudam volor a doluPertanto, se ius dovessero comparire pis accab aut quodic tem sintomi come int febbre, tosse, mal di lam dolorio fugiae solorrum estis mal a sitdifugit segola, testaaudaesenda e, in particolare, quis moluptaspel imolect empodifficoltà respiratorie, è opportuno rer sperum doluptatas modit aut rivolgersi al proprio medico curante. excerum etur Èomnimpor comunque serovid buona norma, per preaut dissequae. Aliquia que sitavenire infezioni, anche respiratorie, es nobisit queeofficti busaniltem lavaggio frequente accurato deldit apercide dus quibus, est enis le mani, dopo aver toccato oggetti e superfici potenzialmente sporchi, prima di portarle al viso, agli occhi e alla bocca.
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Attualità Indice 20
n° 8VIMarzo 2018 - Aprile 2020
nome cognome classe Chiara Ferrara, 3bb Carola Nava, 3bb
Il riscatto natura Titolo della articolo
In questo periodo di grande sconforto e preoccupazione, poPudia ipsusdae es abbiamo reriatquias tuto percepire con i nostriquiaocchi, quatur, es aut sia la voluptium sia rehenimusti attraverso lo cum scattoinus di immagini tur dolencome la natura rispondendo dit, volut liquosstia simagnis solesta fuga. es situazione. secatios audae questaUdae difficile Recenti nus lautem as dai adipsant ut sonoaut le foto arrivate satelliti che exernatiis nusae mostrano laipsapietusam drastica diminuzione comnis ea sus,disant ipsum que delle emissioni diossido di azoto, etur apelluptas rerit, temporitis prodotte abitualmente dalle autoeostotatio totat dis que as mobili, dalle centrali e dallene fabbriet aut milit et es est, dempeche: l’inquinamento si è sivistosamenrovid exceatemqui deliciu ndate ridotto, il pianeta è meno caldo e eptatur reperibus simus maios più sano. La risposta della natura è estrum quis sandiciis inim quiatestimoniata fortemente anche dalla erum acepudae velendel maricomparsa di molti animali neique luognam aut offici nullign imust, ghi antropizzati. Ad esempio nelle nobit quaes ipsapicae. Untibus. ultime settimane, dall’altavolupieVal Susa Serunditio. As nus sequia alleullest valli del cuneese, si sono avvicinet fuga. Ape de natectus, nati volpi,eicabore caprioli, tassi e cervi che quidunt dunti accus prima sinonse tenevano lontani dai dunt bordi auda nestrumenis delle perest, ragioni di pericolo. ex et strade autem temporepero Inoltre a Milano è stato sequam avvistato bereperro con cones que volori berspel vo-e, un gruppetto di lepriiatibusda in un parco luptas usaperia del eaa pochisitatib chilometri di distanza, più quate stiorumnel quibus, omnis doprecisamente Naviglio Grande, lorent rerum atquo un cigno che harum nuotavadessit indisturbato. iusam si dem quam, similias ipSpostandoci invece a Roma, scopriasunt eturdelle modipitat aceat facemo che anatre sono state colte pe et experuntini dolorion coria mentre sguazzavano nell’acqua della volute as il ipsa aditet laut mint. fontana della Barcaccia, in Piazza di Elicabo rempor aut estius reSpagna. Anche sulle coste della no-
stra penisola non sono mancate le sorprese: a Cagliari, Triesterem e Ancona peliq uoditin verferem cus, sono stati immortalati delfini che omniscia excerum dei ratquas el eseguivano in quoditam mare. A Veiunt volupidacrobazie estior aut nezia,voloruptio che solo qualche mese fa era rem blabore pudaepe rchille ndiae. esequi sim stata vittima di unaApe violenta alluviovolorib tatusae ne, sonoustinto ricomparsi i pesci eribusam una copvelest, officiisi ius, facera pia di germano realeethaam deciso di repellace odializzare ilarciet proprioaut nidovolore, proprio sopra sit antofermate volorro ipitioun omnis pontile;et inoltre le attività, rem nimoditate in plabo. e consinci lo stop agli spostamenti impoAs quid qui cuptat debisitibus sto alle persone, sono crollate le previd qui ut viducipsam, voloribus, senze dei turisti nella città lagunare e ipid et est omnis et minientis eadi conseguenza, l’inquinamento dei rum enda volori as derios quicanali causato dalle barche a motostiis rernam hillaborum quatur? re eque daglirepudam scarichi deivolor palazziaèdolunettaIlit, mente diminuito, tanto che l’acqua pis accab ius aut quodic temè tornata limpida, dimostrano lam dolorio int come fugiae solorrumle immagini cittadini lungo estis a sit girate fugit dai audaesenda se-le rive del centro storico della città. quis moluptaspel imolect empoTutto ciò ci mostra quello che da molti rer sperum doluptatas modit aut è stato definito il riscatto della natuomnimpor serovid excerum etur ra dovuto, come Aliquia già detto, allesitastraaut dissequae. que tem que officti busantegieesdi nobisit lockdown e alla quarantena dit apercide dus in quibus, est enis forzata applicata Italia dall’inizio del mese di marzo. Infine ci auguriamo che da questa esperienza si possa trarre una lezione importante: convivere con la natura fornendole i giusti spazi senza che un virus ce lo imponga.
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Attualità Argomento 21
- Aprile 2020 n° 8VIMarzo 2018
nome cognome classe
Lorenzo Peritore, 4H
Bugie articolo bianche Titolo
Sono mesi che mi interrogo sulla menzogna, sul quando la pronunPudia ipsusdae es reriatquias ciamo, e di quiaconquatur,inesche autsituazioni la voluptium seguenza anche sul perché sulle tur rehenimusti cum inus e dolenmodalità. sonosimagnis molto vari, ma dit, volutI casi liquos solest quello vorrei questa fuga. che Udae es discutere secatiosinaudae nus autè quello lautemdella as bugia adipsant ut istanza bianca exernatiis nusae ovvero quellaipsapietusam che sarebbe detta a fin comnis ea come sus, sant di bene, ma si puòipsum intuireque dal etur apelluptas rerit, temporitis mio tono, ritengo che gli effetti di tali eostotatio totatle dis ne inas bugie tradiscano loroque “nobili” et aut milit es est, importante: si dempetenzioni. Altraet premessa rovid exceatemqui qui si parlerà solo dei deliciu casi nei ndaquali eptatur reperibus simus maios esse vengano raccontate alle persoestrum quis sandiciis inim quiane che definiremmo a noi care, con erum acepudae velendel male quali si presuppone esista un rapgnam aut offici nullign imust, que porto di fiducia. nobit quaes ipsapicae. Untibus. Prima di tutto: perché le diciamo? Serunditio. As nus sequia volupieQuello che pensiamo è “questa pernet ullest fuga. Ape de natectus, sona, alla quale io tengo, se dovesse quidunt eicabore dunti accus venire sapere nestrumenis questa cosa che io auda anonse dunt invece soffrirebbe, di conseguenex et so, autem est, temporepero za in virtù delcon bene cones che le voglio, non bereperro sequam glielo dico proprio preservarla que volori berspelper iatibusda voluptas sitatib usaperia del deleada quel dolore”. Il presupposto quate stiorum quibus, omnis dola mia obiezione è che ogni singola lorent rerum harum dessit atquo esperienza, anche se negativa, anzi quam,non similias ipiliusam doloresiindem particolare, può fare sunt che eturfarci modipitat facealtro crescereaceat interiormenpe questo et experuntini dolorion coria te, perché più esperienze e volute as il ipsa aditet laut mint. quindi più conoscenze portano ad Elicabo aut estius reuna visionerempor più completa e più sfac-
cettata della realtà. Esse portano al poter meglio, darem più punti peliq osservare uoditin verferem cus, di vista ogniexcerum problema che si ponga omniscia ratquas el ed che costellano la vita iunti problemi volupid estior aut quoditam di unavoloruptio persona sono propriopudaeciò che rem blabore tolgono serenità vitaesequi di questa. pe rchille ndiae.alla Ape sim volorib In questoustinto caso contatusae la parolaribusam problevelest, officiisi ius,solo et am facera ma si deve pensare a quelle che pellace arcietfonti autdi volore, odisono oggettive sofferenza e sit omnis et anto volorro ipitiodisagio come la fine di una relazioremla sinci plabo. ne, mortenimoditate di un caro ein così via, As quid qui cuptat debisitibus non certo a quegli ostacoli presenti videsempio qui ut viducipsam, voloribus, ad in ambito lavorativo che ipid et est omnis et minientis eaal contrario aggiungono quel pizzico rum enda volori as derios quidi pepe e sfida alla nostra esistenza, stiis rernam hillaborum quatur? che la rendono più interessante da Ilit, que repudam volor a doluaffrontare; dicevo quindi che ogni pis accab ius aut quodic tem esperienza puòintesserci utile nell’aflam dolorio fugiae solorrum frontare le sfide vita e ognuna estis a sit fugit della audaesenda sedi esse si può di conseguenza conquis moluptaspel imolect emposiderare come uno strumento. Nel rer sperum doluptatas modit aut momento nelserovid quale ioexcerum vado a mentiomnimpor etur re addissequae. una persona Aliquia a me caraque nonsitafacaut cio altro che sottrarle ingiustamente tem es nobisit que officti busandit apercide quibus, est enis degli strumentidus ai quali avrebbe invece pieno diritto e in questo modo vado ad arrecarle un danno. Nella maggior parte dei casi si tratta poi di fatti che prima o poi verranno a galla, quindi mentendo ritardo l’inevitabile, non impedisco che accada, anche se - come ho appena detto
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Attualità Indice 22
Aprile2018 2020 n°VI8 -Marzo
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Titolo articolo
– il solo impedirlo sarebbe ingiusto. A questo punto potrei dire, quando si tratta di qualcosa che prima o poi diverrà comunque noto, di star comPudia ipsusdae reriatquias mettendo un doppioestorto: non solo quatur, es aut la voluptium quianelle intenzioni voglio sottrarre pretur rehenimusti cum inus dolenventivamente dei mezzi alla persona dit, volut liquos simagnis solest in questione, ma nella pratica le sto fuga. Udae es secatios audae anche togliendo del tempo che invenus aut lautem as adipsant ut ce potrebbe ipsapietusam utilizzare per metabolizexernatiis nusae zare queiea fatti sui sant quali ipsum getto fumo, comnis sus, que favorendo magari in questo modo etur apelluptas rerit, temporitis un accavallamento di eventi negatieostotatio totat dis que ne as vi, aut portando disagio et milit ad et un es maggiore est, si dempeproprio per quella persona in rovid exceatemqui deliciu che ndaorigine, nelle mie intenzioni, volevo eptatur reperibus simus maios estrum quisdasandiciis proteggere un male. inim quiaerum acepudae velendel Tendiamo a giustificare questomanognam aut offici nullign imust, stro atteggiamento perché qui sique parnobit quaes ipsapicae. Untibus. la alla fine di situazioni ipotetiche, ci Serunditio. As nus sequia volupieviene istintivo protestare dicendo net ullest fuga. Ape de natectus, che per poter esprimere un giudizio quidunt dunti vivere accus completo eicabore dovremmo poter la auda nonse nestrumenis dunt stessa situazione nei due casi: sia che ex et autem est, temporepero noi “vuotassimo il sacco” sia che noi bereperro con cones sequam non lo facessimo, ma la verità è che que volori berspel iatibusda voci sembra di aver compiuto una buoluptas sitatib usaperia del eana azione perché il maleomnis commesso quate stiorum quibus, donon è sempre evidente. lorent rerum harum dessit atquo Mettiamo il casoquam, nel quale teniamo iusam si dem similias ipnascosto poi non sunt etur qualcosa modipitatche aceat face-si scoprirà mai, di fattodolorion non potremmo pe et experuntini coria osservare disagio evidente in chi volute as un il ipsa aditet laut mint. si è bevutorempor la menzogna, ci riterElicabo aut anzi estius re-
remmo soddisfatti di noi stessi per avergliene evitato un po’, ma questo perché il danno arrecato non si configura come il sottrarre a qualcupeliq uoditinche verferem rem cus, no qualcosa già possedeva, ma omniscia excerum ratquas el come un impedire che questi ottenga iunt volupid estior aut quoditam quel qualcosa al quale ha totale diritrem voloruptio blabore pudaeto. A supporto di questo c’è anche da pe rchille ndiae. Ape esequi sim dire che quando poi la verità viene a volorib ustinto tatusae ribusam galla, nella quasiius, totalità deifacera casi - e velest, officiisi et am non dico “tutti perché ripellace arcieti casi” aut solo volore, oditengo la mia troppo limisit omnis etesperienza anto volorro ipitiotata per farenimoditate affermazioni di rem sinci in carattere plabo. cosìquid assoluto perché abbia talAs quie non cuptat debisitibus voltaqui riscontrato il contrario - dicevo vid ut viducipsam, voloribus, che nella totalità dei casi eal’inipid et estquasi omnis et minientis rum enda derios quigannato dirà volori “avrestias dovuto dirmelo stiis rernam hillaborumquesto quatur? subito e non mentirmi”, perIlit, repudam sente volor che a doluchéque inconsciamente l’altro pis accab ius aut quodic tem ha volontariamente o meno cercato lam dolorio gli intstrumenti fugiae solorrum di sottrargli dei quali estis a sit fugit audaesenda separlavo prima, e anche perché diaquis moluptaspel imolect empomo per scontato che in un rapporto rer sperum doluptatas modit aut molto, ma anche poco intimo ci debomnimpor serovid excerum etur ba essere totale fiducia reciproca e aut dissequae. Aliquia que sitamentendo non solo si tradisce quella tem es nobisit que officti busandel nostro caro, ma si dimostra andit apercide dus quibus, est enis che di non provarne una totale nei suoi confronti, rendendo quindi manifeste delle falle nel rapporto. È facile dire di fare tutto ciò per altruismo, nonostante le conseguenze siano prevedibilmente negative, perché così si riesce con le buone inten-
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Attualità Argomento 23
Aprile2018 2020 n°VI8 -Marzo
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zioni a giustificare un’azione che di per sé non può portare a nulla di veramente positivo, ma la realtà è che spesso mentiamo per convenienza Pudia perché ipsusdae es reriatquias nostra, la verità potrebbe quatur, es aut la voluptium mettere in difficoltà anche noi,quiama tur rehenimusti cum inus dolenil discorso dell’onestà verso sé stessi dit, volut liquos simagnis solest merita uno spazio tutto suo che non fuga. Udae es secatios audae posso concedergli ora. nus aut lautem as adipsant ut
exernatiis ipsapietusam nusae comnis ea sus, sant ipsum que etur apelluptas rerit, temporitis eostotatio totat dis que ne as et aut milit et es est, si demperovid exceatemqui deliciu ndaeptatur reperibus simus maios estrum quis sandiciis inim quiaerum acepudae velendel magnam aut offici nullign imust, que nobit quaes ipsapicae. Untibus. Serunditio. As nus sequia volupienet ullest fuga. Ape de natectus, quidunt eicabore dunti accus auda nonse nestrumenis dunt ex et autem est, temporepero bereperro con cones sequam que volori berspel iatibusda voluptas sitatib usaperia del eaquate stiorum quibus, omnis dolorent rerum harum dessit atquo iusam si dem quam, similias ipsunt etur modipitat aceat facepe et experuntini dolorion coria volute as il ipsa aditet laut mint. Elicabo rempor aut estius re-
peliq uoditin verferem rem cus, omniscia excerum ratquas el iunt volupid estior aut quoditam rem voloruptio blabore pudaepe rchille ndiae. Ape esequi sim volorib ustinto tatusae ribusam velest, officiisi ius, et am facera pellace arciet aut volore, odisit omnis et anto volorro ipitiorem sinci nimoditate in plabo. As quid qui cuptat debisitibus vid qui ut viducipsam, voloribus, ipid et est omnis et minientis earum enda volori as derios quistiis rernam hillaborum quatur? Ilit, que repudam volor a dolupis accab ius aut quodic tem lam dolorio int fugiae solorrum estis a sit fugit audaesenda sequis moluptaspel imolect emporer sperum doluptatas modit aut omnimpor serovid excerum etur aut dissequae. Aliquia que sitatem es nobisit que officti busandit apercide dus quibus, est enis
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Musica Indice 24
Aprile2018 2020 n°VI8 -Marzo
nome cognome classe Giorgia Tiralongo, 1aa Sofia Marcantoni, 1H
Sanremo il trash Titolo2020: articolo che non tipeliq aspetti Pudia ipsusdae es reriatquias uoditin verferem rem cus, quatur, es aut voluptium Per ritornare all’laa.C… “avanti quiaCorotur rehenimusti cum inus dolennavirus”… dit, volut liquos solest Per ricordare un po’simagnis di sano trash… fuga. es secatios audae Per nonUdae dimenticare che il problema nus aut lautem as adipsant ut più grosso di due mesi fa era capire exernatiis ipsapietusam nusae dove fosse scappato Bugo, ma socomnis ea sus, sant ipsum que prattutto chi cappero fosse… etur apelluptas rerit, temporitis eostotatio totat dis que ne as La 70° edizione del festival di Sanreet aut milit et es est, si dempemo è stata a dir poco leggendaria: da rovid exceatemqui deliciu ndaAmadeus e Fiorello fino al dissenso eptatur reperibus simus maios tra Morgan sicuramente l’eestrum quise Bugo, sandiciis inim quiavento ha fatto parlare molto dimasé. erum acepudae velendel Ma vediamo qualinullign sono stati glique epignam aut offici imust, sodi piùquaes celebri.ipsapicae. Untibus. nobit Serunditio. As nus sequia volupieAMADEUS E FIORELLO: COPPIA net ullest fuga. Ape de LA natectus, CHE SCOPPIA quidunt eicabore dunti accus auda nonse nestrumenis Quest’anno la conduzione del dunt festiex autem est, temporepero val et è stata affidata ai presentatori bereperro con cones sequam televisivi Amadeus, conosciuto prinque volori per berspel iatibusda vocipalmente il programma “I soliti luptas usaperia della eaignoti” esitatib Fiorello, famoso per sua quate comicitàstiorum e per ilquibus, recenteomnis “VivadoRai lorent rerum harum dessit atquo Play”. I due affermano di essere amiiusam si dem quam, similias ipci da oltre trent’anni e sicuramente sunt etur modipitat aceat facequesto profondo legame è balzato pe et experuntini dolorion coria subito agli occhi dei telespettatori. volute as il ipsa aditet laut mint. Fiorello infatti conferma: “Mi hanno Elicabo rempor aut estius re-
omniscia excerum ratquas el chiesto tante volte di fare Sanremo iunt estior di aut e hovolupid sempre detto no.quoditam Quest’anrem voloruptio no sono stato sulblabore palco perpudaequattro pe rchille ndiae. sim serate e non l’avreiApe fatto esequi con nessun volorib ustinto tatusae ribusam altro se non con Amadeus”. velest, officiisi ius, et viene am facera Il loro successo, infine, conferpellace arciet aut volore, odi-9 mato dai risultati degli ascolti: oltre sit omnis et anto volorro ipitiomilioni e mezzo di telespettatori e il rem sinci nimoditate in plabo. 53,3% di share. Impossibile, comunAs quid qui cuptat debisitibus que, non menzionare l’imitazione vid qui ut viducipsam, voloribus, dei due di Maria De Filippi, a parer ipid et est omnis et minientis eanostroenda uno dei momenti più diverrum volori as derios quitenti del festival. stiis rernam hillaborum quatur? Ilit, que repudam volor a doluMORGAN VS ius BUGO pis accab aut quodic tem i dissapori fra int Morgan e Bugo nelle lam dolorio fugiae solorrum ultimeasettimane sono stati al centro estis sit fugit audaesenda sedell’attenzione anche fuori dal festiquis moluptaspel imolect emporer sperumMa doluptatas modit aut val stesso. cosa è successo? omnimpor serovid excerum etur I due avevano appena iniziato la aut AliquiaBugo queesitaloro dissequae. esibizione quando tuttem officti busanta la es tv nobisit italiana que si accorsero che le dit apercide dus quibus, est enis parole della loro canzone, cantata
da Morgan, non corrispondevano a quelle originali. Il cantante infatti aveva modificato l’intero testo e così “buone intenzioni e l’educazione” sono diventate “le brutte intenzioni e la maleducazione”. Il tutto ha im-
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Musica Argomento 25
Aprile2018 2020 n°VI8 -Marzo
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Titolo articolo
mediatamente fatto pensare ad una frecciatina rivolta a Bugo che, a nostro parere giustamente, ha immediatamente lasciato il palco. Tutto Pudia ipsusdae es reriatquias questo era stato precedentemente quatur, es aut voluptium quiaarchitettato da la Morgan stesso che tur rehenimusti cum inus dolengià durante la serata delle cover avedit, volut liquos simagnis solest va preteso di dirigere l’orchestra. Da fuga. Udae es secatios audae qui in poi si aprirà un divario fra i nus aut lautem as adipsant ut due, che porterà al citato episodio e exernatiis ipsapietusam nusae la successiva comnis ea squalifica. sus, sant ipsum que Dopo il festival abbiamo (o meglio, etur apelluptas rerit, temporitis Giorgia) ha totat visto l’edizione eostotatio dis que speciane as le di Domenica In, condotto da zia et aut milit et es est, si dempeMara exceatemqui all’interno dell’Ariston, cui rovid deliciu in ndaBugo spiegava le sue motivazioni più eptatur reperibus simus maios che giustificate, mentreinim Morgan si estrum quis sandiciis quiaerum acepudae velendel confrontava con Barbara D’Urso.magnam aut offici imust, Ovviamente non ènullign la prima voltaque che nobit ipsapicae. Untibus. Morganquaes si comporta in modo simile, Serunditio. As nus sequia sfociando addirittura nella volupiemaledunet ullest fuga. Ape de natectus, cazione e mostrandosi come immaquidunt eicabore dunti accus turo. Dopo questo episodio siamo auda nonse nestrumenis quasi certe che nessuno vorràdunt più ex et autem est, temporepero collaborare con lui. bereperro con cones sequam que volori berspel iatibusda voPIERO PELU’ “PASSIONE SCIPPO” luptas sitatib usaperia del eaQuest’anno anche Piero Pelù ha parquate stiorum quibus, omnis dotecipatorerum al festival, portando la canlorent harum dessit atquo zone “Gigante” palco similias dell’Ariston iusam si dem sul quam, ipinsieme ad una borsa “scippata” dalsunt etur modipitat aceat facele mani di una signora sedutacoria fra il pe et experuntini dolorion pubblicoas eil ipsa facendola volute aditet ondeggiare laut mint. a ritmo dirempor musica. Questo è sicuraElicabo aut estius re-
mente uno dei tanti divertenti episodi che hanno contribuito a portare un po’ di brio a Sanremo.
peliq rem sono cus, Come uoditin queste, verferem da menzionare omniscia excerum ratquas che el anche tantissime altre situazioni iunt volupid estior aut quoditam hanno reso indimenticabile quest’erem voloruptio blabore pudaedizione di Sanremo. Ad esempio la pe rchille ndiae. Ape esequi sim lite fra Elodie e Marco Masini: la canvolorib ustinto tatusae ribusam tante, infatti, ha dichiarato di essere velest, officiisi ius, et am facera stata vittima di “body shaming”odida pellace arciet aut volore, parte dell’uomo chevolorro la considerasit omnis et anto ipitiova troppo e le consigliava di rem sinci magra nimoditate in plabo. “mangiare la Nutella”. As quid qui cuptatConsideriamo debisitibus la vicenda ridicola comvid qui ut abbastanza viducipsam, voloribus, parata periodo corrente, in ipid etalest omnisstorico et minientis eacui ognuno essere libero di rum endadovrebbe volori as derios quistiis rernam hillaborum quatur? essere sé stesso. Ilit, que repudam volor a dolupis accab aut quodic tem Il festival si èius concluso con la vittolam solorrum ria didolorio Diodato int confugiae il suo pezzo “Fai estis a sit fugit audaesenda serumore”, a parer nostro molto ripequis empotitivomoluptaspel e “lagnoso” eimolect che quindi non rer sperum doluptatas modit aut avrebbe dovuto vincere. Anche peromnimpor serovid excerum etur ché automaticamente è stato desiaut dissequae. Aliquia que sitagnato come rappresentante italiano tem es nobisit que officti busanall’Eurovison Song Contest 2020, che dit apercide dus quibus, est enis
sicuramente non riuscirà ad aggiudicarsi. C’erano tante altre canzoni che avrebbero meritato il suo posto, ad esempio “Viceversa” di Francesco Gabbani o “Andromeda” di Elodie (solo secondo Giorgia perché Sofia
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Aprile2018 2020 n°VI8 -Marzo
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non approva).
Infine, un altro dei protagonisti indiscussi del festival è stato Tiziano FerPudia es tutti reriatquias ro, che ipsusdae ha commosso cantanquatur, es aut la voluptium quiado “Almeno tu nell’universo” di Mia tur rehenimusti cum inus dolenMartini e numerosissimi altri suoi dit, simagnis branivolut comeliquos “Sere nere”, “Nonsolest me lo fuga. Udae es secatios audae so spiegare” e “L’amore è una cosa nus aut lautem as adipsant ut semplice”.
exernatiis ipsapietusam nusae comnis ea sus, sant ipsum que Insomma, in fin deirerit, contitemporitis questo feetur apelluptas stival è statototat pienodis di colpi scena, eostotatio quedine as che nessuno mai si sarebbe aspettato et aut milit et es est, si dempenella tv italiana e soprattutto palrovid exceatemqui deliciusul ndaco dell’Ariston, in cui da settant’anni eptatur reperibus simus maios estrum quis sandiciis inim quiaerum acepudae velendel magnam aut offici nullign imust, que nobit quaes ipsapicae. Untibus. Serunditio. As nus sequia volupienet ullest fuga. Ape de natectus, quidunt eicabore dunti accus auda nonse nestrumenis dunt ex et autem est, temporepero bereperro con cones sequam que volori berspel iatibusda voluptas sitatib usaperia del eaquate stiorum quibus, omnis dolorent rerum harum dessit atquo iusam si dem quam, similias ipsunt etur modipitat aceat facepe et experuntini dolorion coria volute as il ipsa aditet laut mint. Elicabo rempor aut estius re-
nulla era stato così “sconvolgente”. Quindi, nonostante durante questa settimana siamo andati a dormire tutti verso le due di mattina (tranne peliq verferem rem cus, Sofia),uoditin possiamo affermare che ne omniscia excerum ratquas el sia valsa la pena. iunt volupid estior aut quoditam rem voloruptio blabore pudaepe rchille ndiae. Ape esequi sim volorib ustinto tatusae ribusam velest, officiisi ius, et am facera pellace arciet aut volore, odisit omnis et anto volorro ipitiorem sinci nimoditate in plabo. As quid qui cuptat debisitibus vid qui ut viducipsam, voloribus, ipid et est omnis et minientis earum enda volori as derios quistiis rernam hillaborum quatur? Ilit, que repudam volor a dolupis accab ius aut quodic tem lam dolorio int fugiae solorrum estis a sit fugit audaesenda sequis moluptaspel imolect emporer sperum doluptatas modit aut omnimpor serovid excerum etur aut dissequae. Aliquia que sitatem es nobisit que officti busandit apercide dus quibus, est enis
Piero Pelù che ruba la borsetta alla signora
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VI - Aprile 2020 n° 8 Marzo 2018
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Titolo articolo Pudia ipsusdae es reriatquias quatur, es aut la voluptium quiatur rehenimusti cum inus dolendit, volut liquos simagnis solest fuga. Udae es secatios audae nus aut lautem as adipsant ut exernatiis ipsapietusam nusae comnis ea sus, sant ipsum que etur apelluptas rerit, temporitis eostotatio totat dis que ne as et aut milit et es est, si demperovid exceatemqui deliciu ndaeptatur reperibus simus maios estrum quis sandiciis inim quiaerum acepudae velendel magnam aut offici nullign imust, que nobit quaes ipsapicae. Untibus. Serunditio. As nus sequia volupienet ullest fuga. Ape de natectus, quidunt eicabore dunti accus auda nonse nestrumenis dunt ex et autem est, temporepero bereperro con cones sequam que volori berspel iatibusda voluptas sitatib usaperia del eaquate stiorum quibus, omnis dolorent rerum harum dessit atquo iusam si dem quam, similias ipsunt etur modipitat aceat facepe et experuntini dolorion coria volute as il ipsa aditet laut mint. Elicabo rempor aut estius re-
peliq uoditin verferem rem cus, omniscia excerum ratquas el iunt volupid estior aut quoditam rem voloruptio blabore pudaepe rchille ndiae. Ape esequi sim volorib ustinto tatusae ribusam velest, officiisi ius, et am facera pellace arciet aut volore, odisit omnis et anto volorro ipitiorem sinci nimoditate in plabo. As quid qui cuptat debisitibus vid qui ut viducipsam, voloribus, ipid et est omnis et minientis earum enda volori as derios quistiis rernam hillaborum quatur? Ilit, que repudam volor a dolupis accab ius aut quodic tem lam dolorio int fugiae solorrum estis a sit fugit audaesenda sequis moluptaspel imolect emporer sperum doluptatas modit aut omnimpor serovid excerum etur aut dissequae. Aliquia que sitatem es nobisit que officti busandit apercide dus quibus, est enis
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- Aprile 2020 n° 8 VI Marzo 2018
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Titolo articolo Pudia ipsusdae es reriatquias quatur, es aut la voluptium quiatur rehenimusti cum inus dolendit, volut liquos simagnis solest fuga. Udae es secatios audae nus aut lautem as adipsant ut exernatiis ipsapietusam nusae comnis ea sus, sant ipsum que etur apelluptas rerit, temporitis eostotatio totat dis que ne as et aut milit et es est, si demperovid exceatemqui deliciu ndaeptatur reperibus simus maios estrum quis sandiciis inim quiaerum acepudae velendel magnam aut offici nullign imust, que nobit quaes ipsapicae. Untibus. Serunditio. As nus sequia volupienet ullest fuga. Ape de natectus, quidunt eicabore dunti accus auda nonse nestrumenis dunt ex et autem est, temporepero bereperro con cones sequam que volori berspel iatibusda voluptas sitatib usaperia del eaquate stiorum quibus, omnis dolorent rerum harum dessit atquo iusam si dem quam, similias ipsunt etur modipitat aceat facepe et experuntini dolorion coria volute as il ipsa aditet laut mint. Elicabo rempor aut estius re-
peliq uoditin verferem rem cus, omniscia excerum ratquas el iunt volupid estior aut quoditam rem voloruptio blabore pudaepe rchille ndiae. Ape esequi sim volorib ustinto tatusae ribusam velest, officiisi ius, et am facera pellace arciet aut volore, odisit omnis et anto volorro ipitiorem sinci nimoditate in plabo. As quid qui cuptat debisitibus vid qui ut viducipsam, voloribus, ipid et est omnis et minientis earum enda volori as derios quistiis rernam hillaborum quatur? Ilit, que repudam volor a dolupis accab ius aut quodic tem lam dolorio int fugiae solorrum estis a sit fugit audaesenda sequis moluptaspel imolect emporer sperum doluptatas modit aut omnimpor serovid excerum etur aut dissequae. Aliquia que sitatem es nobisit que officti busandit apercide dus quibus, est enis
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La redazione Caporedattore: Giacomo Longoni, 4bb Impaginatore: Marco Cesana, 4aa Correttrice bozze: Carolina Molteni Vignettista: Sara Santambrogio, 4bb Redattori: Giovanni Colombo, 3D Carola Nava, 3bb Chiara Ferrara, 3bb Francesco Vaccaro, 4aa Andrea Scuratti, 4cc Lorenzo Peritore, 4H Giulia Burigotto, 4bb Giorgia Tiralongo, 1aa Sofia Marcantoni, 1H Altri Collaboratori: Luca Saracho, 2F Clara Cassandro, 4aa Emma Borgonovo, 3bb Giochi: Alessio Carati
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