n° 7 | Aprile 2019
EtCetera
Il giornalino degli studenti L’editoriale del Caporedattore
There is no Planet B
di Filippo Vergani, 5c Studenti in piazza, ci siamo anche noi Venerdí 15 marzo milioni di giovani in tutto il mondo sono scesi in piazza per il clima. Anche il Majo ha risposto presente all’appello lanciato da Greta Thunberg. All’incirca 200 majorani hanno contribuito a riempire piazza Trento e Trieste di Monza. Finalmente anche noi studenti abbiamo alzato la voce. Da tempo non si vedeva una protesta studentesca di massa. Certo i tempi in cui si combatteva (purtroppo anche violentemente) per i propri ideali, di cui ci parlerà l’avvocato Zucchellini nell’assemblea del 6 Aprile, sono passati. Ma la nostra voce si è sentita. Siamo usciti dalla manifestazione ancor più consapevoli che la battaglia contro i cambiamenti climatici si svolge su due piani: comportamenti ecologici nel privato e lotta affinché chi ha il potere provi a cambiare le cose. L’auspicio è che la fiamma della manifestazione non si spenga per questo e per altri temi che ci riguardano. Il futuro siamo noi, lottiamo perché non ci venga rubato!
La rivolta inizia dal basso
Come molti di voi e altri milioni di studenti sparsi per il mondo, il 15 Marzo siamo scesi in piazza per dare il nostro appoggio alla rivoluzione iniziata da Greta Thunberg.
Il dragone alle porte Sabato 23 marzo è un giorno importante per l’Italia.
EtCetera | Liceo Majorana Desio
EtCetera Majorana
Indice
n° 7 Aprile 2019
2
Il dragone alle nostre porte.....3 Protesta del 15 marzo..................7 Cogestione... una fiamma viva...8 Che cos’è la TAV..........................11 Larsen......................................14 Amore, morte... e robot............17 Model Y: nuovo SUV casa Tesla..20
Vuoi partecipare anche tu? Manda il tuo articolo a etceteramajorana@gmail.com
EtCetera Majorana
n° 7 Aprile 2019
Politica 3
Francesco Vaccaro, 3a
Il dragone alle nostre porte Sabato 23 marzo è un giorno importante per l’Italia. Il Belpaese compirà una scelta che potrebbe avere rilevanti conseguenze sul piano geopolitico: il governo italiano firmerà un “Memorandum of Understanding” con la Cina che sancirà l’entrata ufficiale dell’Italia all’interno della “Belt and Road Initiative” (BRI), meglio nota alla comunità internazionale come “Nuova Via della Seta”. Questo memorandum è stato nelle ultime due settimane oggetto di un intenso dibattito politico nazionale e internazionale, che ha visto Usa e Ue preoccupati per questo eccessivo avvicinamento alla Cina di Xi Jinping. Prima di proseguire con il discorso, è necessario spiegare cosa sia effettivamente questa Nuova Via della Seta. La BRI è il progetto di politica estera più importante del governo cinese. Ufficializzata dal presidente Xi Jinping nel lontano 2013, essa è un immenso progetto di interconnessione infrastrutturale, economica, tecnologica e culturale tra Asia, Africa ed Europa volta a proporre una contro-globalizzazione attuata sotto l’egida della
Cina, che la finanzia per la maggior parte. Gli investimenti in questo progetto sono da capogiro: l’Impero Celeste mira a raggiungere entro il 2025 i mille miliardi di dollari. La Nuova Via della Seta si sviluppa in realtà lungo due vie principali affiancate da altre minori: una continentale, volta a collegare la Cina al Nord Europa attraverso ingenti investimenti in ponti e ferrovie e che parte dalla città di Xi’an e termina a Rotterdam passando per Pakistan, Iran, Siria, Turchia, Europa balcanica, Russia, Polonia e Germania, e una marittima, volta a collegare Cina, Europa e Africa ma con ingenti investimenti nei porti dei Paesi coinvolti. Questa via parte da Zhanjiang e attraversando l’Oceano Indiano e il canale di Suez con scali a Calcutta, Nairobi, Atene, numerosi altri porti minori termina... a Genova e a Venezia. L’Italia quindi nel progetto cinese pensato da Xi Jinping è il punto di arrivo della via marittima della seta, ma su questo torniamo a breve. L’obiettivo del progetto: portare la Cina in tutto il continente esportando miliardi di merci e dislocan-
EtCetera Majorana
n° 7 Aprile 2019
Politica 4
doli in tutta l’Eurasia attraverso queste sue vie della seta. Evidentemente il progetto vede “in primis” vantaggi per la Cina, ma non solo: i Paesi che aderiscono al progetto diventano dei veri e propri crocevia commerciali con notevoli vantaggi economici, anche perché, almeno su carta, i vari accordi stipulati con gli altri Paesi sono bilaterali e dovrebbero fungere a rafforzare le economie dei Paesi. Utilizzo il condizionale per un motivo ben preciso: la BRI, dietro un volto economico e commerciale, è volta a rendere la Cina una vera e propria superpotenza politica in grado di esercitare notevole influenza a livello globale. È per questo che a volte gli accordi si trasformano in trappole: la Cina spesso investe unilateralmente nelle infrastrutture, soprattutto porti, che a quel punto diventano a tutti gli effetti cinesi; è il caso del Pireo, che è a tutti gli effetti cinese per il 70-80%. C’è un altro problema, che si chiama “trappola del debito”: la Cina si reca nel Paese “x” promettendo ingenti finanziamenti poco chiari e poco trasparenti per poi chiedere di saldare il debito e a quel punto il Paese, impossibilitato a re-
stituire quelle somme vertiginose, è costretto a cedere infrastrutture strategiche. È il caso dello Sri Lanka, costretto per saldare un enorme debito con la Cina a “donare” per 99 anni il porto di Hambantota alla Repubblica Popolare. Adesso giungiamo al nodo della questione: l’Italia. Fin dal suo insediamento, il governo gialloverde, soprattutto la parte gialla, ha sempre mostrato di voler sviluppare e approfondire sinergie economiche e commerciali con la Cina, e a partire da marzo ha annunciato di voler entrare nella BRI sottoscrivendo un “Memorandum of Understanding” (Mou). Immediata è stata la reazione della Ue, che ha accusato l’Italia di non averla coinvolta nelle sue intenzioni, ma soprattutto degli Stati Uniti di Trump, che vedono nella Cina una minaccia al loro ruolo indiscusso di superpotenza mondiale e che hanno manifestato tutte le loro preoccupazioni riguardo ad un eccessivo avvicinamento di uno dei suoi più importanti alleati alla Cina. E le preoccupazioni sono legate soprattutto al 5G che il ministro Di Maio vorrebbe sottoscrivere con Huawei, l’azienda cinese che a parere
EtCetera Majorana
n° 7 Aprile 2019
Politica 5
di Trump e della sua amministrazione permette al governo cinese di spiare la vita delle persone. Va però fatta subito una precisazione: il Mou non è un accordo internazionale, è un impegno ad approfondire la collaborazione tra Italia e Cina sui più svariati settori, dall’energia all’ambiente, dalle infrastrutture allo sviluppo economico, dalla cultura alle politiche agricole, e in quanto impegno e non accordo internazionale non prevede alcun vincolo giuridico per nessuna delle due parti. Il che vuol dire che l’Italia può uscire dalla BRI quando vuole e approfondire la sinergia quando, come e quanto vuole, così come il contrario. In realtà il dibattito internazionale si è acceso non tanto per i risvolti economici, quanto per quelli politici: l’Italia è il primo Paese del G7 ad aderire alla BRI e nonostante le rassicurazioni del premier Conte gli Stati Uniti temono che d’ora in avanti l’Italia agisca a livello internazionale in favore della Cina, o quantomeno non si schieri dalla parte americana contro quest’ultima. Ragioni fondate, ma ciò non può prescindere dai possibili vantaggi che l’Italia potrebbe trarre dalla sua partecipazione a questa
contro-globalizzazione, soprattutto a partire dal fatto che Usa e Ue hanno da tempo lasciato andare l’Italia alla deriva: aumentare l’export verso la Cina e gli altri Paesi della BRI, esercitare una maggior influenza commerciale-politica nel Mediterraneo, diventare una delle potenze della BRI. Per questo, il mio parere è favorevole all’ adesione italiana alla BRI, che se ben sfruttata potrebbe dare maggior risalto e peso economico e politico al nostro Paese in un periodo caratterizzato da isolazionismi e recessioni economiche, ma ad alcune condizioni per evitare di essere letteralmente divorati dal Dragone cinese: che la Cina apra maggiormente il suo mercato al Made in Italy e favorisca l’accesso alle aziende italiane ad appalti cinesi, che l’Italia diventi coprotagonista della BRI soprattutto negli investimenti verso Paesi terzi e che gli investimenti cinesi in Italia siano trasparenti, coinvolgano equamente aziende italiane e cinesi e non siano relative ad asset strategici, a meno che il governo non rafforzi i suoi sistemi di sicurezza. Queste richieste possono sembrare troppo pretenziose, soprattutto se avanzate da un Paese minu-
EtCetera Majorana
Politica 6
scolo come l’Italia a un gigante economico come la Cina, ma anche se il nostro Paese è economicamente più debole e quindi inferiore alla Cina il governo ha a sua disposizione due jolly con cui forzare la mano al governo cinese: la sua appartenenza al G7 e la sua collocazione geografica. Per la Cina sarebbe un ottimo e fondamentale risultato l’adesione italiana alla BRI perché, essendo un paese del G7, darebbe al progetto cinese una migliore immagine con cui presentarsi oltre a far dileguare le reticenze di alcuni Paesi europei riguardo alla Cina, ma soprattutto perché l’Italia è vitale per la via della seta marittima, in quanto senza i porti di Venezia, Genova e Trieste, e del Sud come Taranto e Palermo, candidato a diventare hub commerciale verso l’Africa, il progetto sul versante marittimo potrebbe concludersi con un pesante fallimento e ridimensionare l’impatto della BRI in modo considerevole. Concludendo: la Cina ci ha aperto le porte per un nuovo mondo, sta a noi decidere se restare in quello vecchio che inizia a mostrare dei cedimenti o accogliere la sfida cinese per darci un nuovo riscatto.
n° 7 Aprile 2019
Giacomo
EtCetera Majorana
Attualità 7
n° 7 Aprile 2019
Giorgio Proserpio, 5c
I giovani contro l’inettitudine politica Non ho intenzione di parlarvi di quanto è bello il pianeta o di chi sia Greta Thunberg, il mio intento è solo quello di raccontare cosa è stato il FridaysForFuture per la città di Monza. Fridaysforfuture è l’hashtag che da settimane intasa, attraverso foto e video, i più celebri portali multimediali; è infatti questa la formula simbolo della mondiale mobilitazione giovanile nata dagli ammonimenti di Greta Thunberg. E’ proprio grazie all’esempio di questa ragazza che moltissimi giovani hanno trovato il motivo (o, se preferite, lo slancio) necessario per scendere in piazza e protestare contro l’inettitudine dei governi e, più in generale, degli adulti. Proprio così, la tanto criticata “generazione smartphone”, ribaltando la gerarchia sociale adulto-giovane, si è dimostrata attraverso la sua preoccupazione per il futuro, molto più matura di quanto si è soliti pensare.
La protesta mondiale, che in Italia ha riscosso grande successo, si è tenuta Venerdì15 Marzo e, da allora, si svolge ogni settimana. Io ho fatto parte di questa manifestazione e sono pronto a raccontarvi la mai esperienza. Nella piazza “Trento e Trieste” di Monza, centinaia di studenti delle scuole limitrofe si sono riuniti per protestare; la città si era trasformata nel punto di ritrovo di un’enorme diversità di persone, tutte accomunate dal desiderio di far sentire la propria voce. Tra la gente emergevano innumerevoli cartelloni con slogan o frasi ad effetto volte a criticare l’attuale stato di salute del nostro pianeta e l’indifferenza esercitata dai governi europei. “Se non ora, quando? Se non noi, chi?”, “Save our wonder land”, “Our future in your hands” sono alcuni dei motti che venivano esibiti con orgoglio il 15 Marzo. Una ragazza aveva scritto sulle guan-
EtCetera Majorana
Attualità
n° 7 Aprile 2019
8
ce “GRE TA” e sfoggiava il disegno di speranza di due mani che reggono il mondo; proprio questa ragazza è diventata per me l’emblema del FridaysForFuture.
famosi come Zara o Bershka. Oltre alla componente critica e di “azione” ci sono stati momenti di svago con musica live e liberi interventi del pubblico.
La manifestazione non è stata caotica: nulla di violento, solo un’onesta ed educata manifestazione giovanile. Ci siamo infatti riuniti e abbiamo ascoltato i “relatori” esprimere i propri punti di vista che spaziavano ampiamente: dopo un inizio con la lettura delle parole di Greta, sono stati trattati diversi argomenti riguardo l’ambiente. L’aspetto interessante è stata la mancanza di ovvietà: tutto ciò che veniva trattato era (almeno, per me) una scoperta: spesso, appunto, non pensiamo realmente a quanti danni ambientali la nostra società crea, soprattutto a causa della mancanza di leggi in campi produttivi come l’allevamento, o nei settori urbani come l’edilizia. La realtà è che siamo proprio noi ad alimentare questi settori con la nostra indifferenza. Un esempio esemplificativo di questo concetto è l’industria della moda non ecosostenibile che produce (spesso attraverso strutture al limite dello schiavismo) gli indumenti di brand
In conclusione, quello che FridaysForFuture ha costituito è una lampante prova della forza che una comunità può raggiungere e degli effetti che insieme si possono generare. Questi movimenti mondiali hanno l’obbiettivo di portare i governi ad agire per prevenire la catastrofe; ma, come una saggia donna un giorno ha detto (5cc sa benissimo di chi parlo), la protesta è inutile se noi in primis non cerchiamo di cambiare: ogni individuo ha un peso nell’ecosostenibilità e, perciò, bisogna agire di conseguenza.
EtCetera Majorana
Scuola 9
n° 7 Aprile 2019
Giacomo Longoni, 3bb
Cogestione... una fiamma viva “La tradizione non consiste nel conservare le ceneri ma nel mantenere viva una fiamma.” Così diceva il politico francese Jean Jaurès all’ inizio del secolo scorso ed è forse questa la sintesi migliore della cogestione che abbiamo appena vissuto. Che la cogestione sia una tradizione ben consolidata nel calendario scolastico del Majo è al di fuori di ogni discussione, tuttavia è bene ricordare che quest’ anno, dopo alcune edizioni “sottotono”, torna ad essere organizzata in due mattinate. Abbiamo dunque intervistato Emma Itria, Rappresentante d’ Istituto per conto di Playlist, lista che nel programma elettorale contemplava tra i propri punti principali quello di riportare la cogestione a due giornate. Eccoci qui. Innanzitutto, com’è andata in generale la cogestione? La cogestione è andata molto bene! È stata definita da molti la migliore degli ultimi anni, spero proprio sia così.
Sembra che il primo giorno abbia registrato un’ affluenza di gran lunga superiore al previsto. Confermi? Assolutamente sì. Il primo giorno ancora meglio del secondo, come si poteva immaginare, poiché sono venute 471 persone giovedì e 247 venerdì, non pensavo che ci sarebbero state aule con più di sessanta persone. Quindi un ottimo riscontro da parte degli studenti? Rifaresti la scelta di raddoppiare le ore a disposizione per le attività? Si c’è stato un riscontro positivo, molti hanno partecipato direttamente dalle otto quindi le attività proposte già al primo blocco hanno interessato davvero molte persone.Vista l’affluenza su entrambe le giornate direi proprio di si, l’aula magna piena per il Majosuona ha fatto riflettere molti. Se anche nei prossimi anni ci sarà la stessa costanza da parte degli studenti credo proprio che i due giorni di cogestione saranno fissi, o almeno lo spero per voi! Volgiamo ormai alla parte finale
EtCetera Majorana
Scuola 10
dell’ anno scolastico, un periodo ricco non solo di verifiche, interrogazioni e gite ma anche di molte iniziative proposte da voi Rappresentanti. Vorresti aggiornarci riguardo ai prossimi eventi? Assolutamente! Tenetevi pronti, ad aprile come giornata a tema ci sarà il tanto atteso Elegance Day in data ancora da definire e dal 13 al 17 aprile ci saranno le foto di classe quindi iniziate a pensare a temi stravaganti!
n° 7 Aprile 2019
EtCetera Majorana
Attualità 11
n° 7 Aprile 2019
Viola Bonfanti 3aa
Che cos’è la TAV In queste ultime settimane si è sentito molto parlare tra giornali e telegiornali della TAV. Ma di preciso, cos’è? TAV è l’acronimo di “Treno ad Alta Velocità”, è un progetto dell’Unione Europea che doveva portare ad una nuova rete unionista ferroviaria a partire da Torino fino a Lione, 65 chilometri a cavallo del confine Italia-Francia, per circa il 90% sotto terra. Si tratta di un tracciato che potrebbe far transitare treni passeggeri alla velocità massima di 220 km/h e treni merci a 120 km/h. Per i treni merci varrebbe soprattutto un altro fattore, oltre alla velocità: il nuovo tracciato sotto le Alpi sarebbe nettamente meno pendente rispetto all’attuale, rendendo più agevole ed economico il transito di lunghi e pensanti treni container. Il primo studio sulla fattibilità è stato commissionato dai governi italiano e francese già nel 1991, ma a dare il maggiore impulso all’iniziativa fu il Consiglio europeo di Essen del 1994, che iscriveva la nuova linea Torino-Lione
tra i 14 progetti prioritari europei nel settore dei trasporti. Il trattato italo-francese per la realizzazione della nuova linea fu sottoscritto solo il 29 gennaio 2001: Giuliano Amato e Jacques Chirac firmano il primo accordo tra i due Paesi per la realizzazione dell’opera, i due governi si impegnavano a ultimare i lavori della parte comune italo-francese. L’accordo prevedeva una parte francese tra Montmélian e i dintorni di Saint-Jean-de-Maurienne, una parte comune italo-francese tra Saint-Jean e Bussoleno, una parte italiana tra Bussoleno e il nodo di Torino. Fin dagli anni ’90, quando il progetto era stato appena considerato, sono sorti i primi movimenti di protesta di quello che oggi è il movimento No TAV. Sostenendo l’inutilità della linea Lione-Torino e il considerevole cambiamento e possibile danno ambientale che essa implicherebbe, hanno manifestato molte volte durante gli anni per sensibilizzare il governo, causando oltre che a vari disa-
EtCetera Majorana
Attualità
n° 7 Aprile 2019
12
gi spesso anche infiltrazioni di ultras con ovvie conseguenze più o meno gravi. La prima grande manifestazione contro l’opera risale al giugno 1995. Poi il clima si è scaldato parecchio quando, nei primi anni 2000, si ipotizzò il progetto di un tunnel a Venaus, in provincia di Torino. L’8 dicembre 2005 30mila persone manifestarono contro i lavori e si scagliarono contro il cantiere di Venaus, scontrandosi con polizia e carabinieri in tenuta antisommossa, preoccupati per gli effetti che il cantiere avrebbe potuto avere sul territorio sedimentoso della montagna, e smantellando il cantiere. Il governo Berlusconi fu così costretto a sospendere il lavori. Nel 2008 viene sancito l’accordo di “Pra Catinat”, in cui si raggiunge un’intesa politica sul percorso che dovrà seguire l’opera. La discussione sembrava quantomeno sospesa fino a poco tempo fa, i cortei di opposizione resistevano, ma nessuno ha mai messo in dubbio il suo sviluppo: a dicembre 2018 il 15% dell’intera opera di scavo era compiuto, 25 chilometri di tunnel principale più quattro gallerie di emergenza, 530 persone lavorano nei cantieri, altre 250 circa ai servizi e alla parte
ingegneristica. Uno dei temi che ha fatto più discutere sono i costi. Quanto ci verrebbe a costare? In ogni caso, presumibilmente la parte francese avrebbe avuto un costo di 16 miliardi di euro, quella ricadente in Italia di 8,7. Per quanto riguarda la parte comune, il 40% sarebbe a carico dell’Unione europea, il 57,9% dell’Italia, il 42,1% della Francia, per le altre parti, l’Ue finanzierebbe il 30% del progetto. In totale, le spese sarebbero così ripartite: Ue, 8,6 miliardi di euro, Italia 7,1 miliardi, Francia, 9 miliardi. Secondo Ponti e i quattro commissari che hanno firmato la relazione, costruire la TAV rappresenterà un costo netto, saranno cioè spesi dei soldi senza generare un ritorno equivalente per gli stakeholder coinvolti. L’analisi “simula” diversi scenari in cui variano il successo dell’opera, il numero di veicoli spostati dalla strada alla ferrovia e molte altre variabili. Il fatto è che un’analisi costi-benefici non è una scienza assoluta. Dipende molto da cosa si include tra i costi e cosa tra i benefici. La commissione Ponti è stata criticata perché, per esempio, mette tra i costi il mancato introito fiscale proveniente dalle accise sul carbu-
EtCetera Majorana
Attualità 13
rante e sui pedaggi autostradali. Ma alla fine si farà o no? Per ora tutto pare in stallo, di nuovo. Pare che Di Maio e Salvini abbiano trovato un altro argomento, l’accordo con la Cina, su cui discutere e dividere l’opinione pubblica, cercando di vincere l’approvazione del popolo con la classica regola di chi grida più forte. Di fatti certi ce ne sono pochi, ma primo su tutti è che la recessione dell’accordo non è prevista da contratto, che un miliardo e mezzo di euro sono già stati spesi e gli altri sono impegnati da sette accordi, tra i quali quattro trattati internazionali, tutti ratificati, e da due leggi nazionali e che quindi fermarla costerebbe effettivamente più che completarla. Per il resto pare che si sia trasformata dell’ennesimo caso mediatico con cui fare politica e cercare di vincere la maggioranza, un buon pretesto per darsi contro insomma, niente più.
n° 7 Aprile 2019
EtCetera Majorana
Musica 14
n° 7 Aprile 2019
Clara Cassandro, 3aa
Larsen La musica è un compagno di vita a cui non si può rinunciare, riempie quei silenzi così vuoti e grigi con tutta se stessa. Ogni persona ascolta musica per diverse ragioni e si sofferma su aspetti diversi di questa, quali possono essere il testo, il ritmo, lo strumentale. Il musicista è in grado di tradurre talvolta perfettamente le emozioni dei suoi ascoltatori, di proporre riflessioni e di dare voce a pensieri che fino a quel momento erano rimasti sepolti nel profondo della mente. Michele Salvemini, in arte Caparezza, centra in pieno questi obiettivi, proponendo testi ricchi di significato e non sempre di facile interpretazione. Caparezza nel 2017, a tre anni di distanza dal celebre Museica, pubblica un concept album dal tema di fondo decisamente personale, intitolato Prisoner 709. Il rapper, fin dal 2015, è prigioniero dell’acufene, che non è classificabile come una malattia, ma è una condizione che deriva da una pluralità di cause e può interferire più o meno pesantemente sulle attività quotidiane. Da definizione, l’acufene è una “percezione acustica
non organizzata, non realmente prodotta da alcuna sorgente sonora, né all’interno né all’esterno del nostro corpo”. Rientrano in questa definizione tutti quei rumori che il corpo non può produrre in maniera continuativa, quali ronzii, fischi o sibili. L’origine dell’acufene non è ancora ben determinata, ma può essere data da un danno permanente al nervo acustico. Caparezza, nella sua canzone “Larsen”, rende alla perfezione l’esperienza vissuta a braccetto con l’acufene attraverso un testo impregnato di personalità e di intimità. Innanzitutto sceglie di personificare la malattia che vive con un cognome: Larsen. Il riferimento è al fisico acustico Soren Absalon Larsen, cui si può attribuire la scoperta dell’effetto Larsen, che è quello che in termini musicali spiccioli viene definito ritorno, o feedback acustico. Ancora più in pratica, l’effetto Larsen è lo stridio, il fischio che si manifesta quando un microfono è troppo vicino oppure è direzionato verso il suo altoparlante. È ciò che succede quando il pickup della chitarra e l’amplificatore sono troppo vicini,
EtCetera Majorana
Musica
n° 7 Aprile 2019
15
o quando il cantante punta il suo microfono verso la cassa spia. Immaginate quel fischio, dunque, quello che vi ha fatto storcere la bocca e imprecare l’ultima volta che siete andati ad un’esibizione rock di piccole dimensioni, riprodotto nelle vostre orecchie usque ad finem. Questo è l’acufene secondo Caparezza. Dice: “Fischiava per la mia attenzione, un po’ come si fa con i taxi. Senza una tregua una continuazione ma come si fa a coricarsi. Da solo nel letto a dannarmi, nella stanza cori urlanti. Di colpo leggevo i labiali, quindi basta coi romanzi.” per rendere concretamente la negata possibilità di concentrarsi, di dormire, persino di godersi la lettura di un libro. “Non potevo ascoltare la musica come l’ascoltavo prima. Io Lagostina, una pressione continua. La depressione poi l’ira.” Cambia considerevolmente anche il rapporto tra Michele e la musica, accompagnata dall’analogia tra Michele e una pentola a pressione – che quando arriva a far bollire l’acqua fischia-, di cui la Lagostina rappresenta il modello più famoso in Italia nel dopoguerra. Gli ultimi tre versi si mantengono su un’onda di malinconia e di
dura verità: “Nel cervello c’è Tom Morello che mi manda feedback. Hai voluto il rock? Ora tienilo. Fino alla fine.”. Il primo riferimento è a “Until the end”, brano di Tom Morello, uno di quegli artisti in grado di “governare” l’effetto Larsen prodotto dalla chitarra. L’altro riferimento è al termine feedback, che, come è stato visto in precedenza, è un altro modo di definire l’effetto Larsen. E poi c’è la dura accettazione della realtà da parte di Michele: hai voluto il rock? Ti sei sparato quantità spropositate di decibel nelle orecchie tra ascolti privati, registrazioni, live? E ora tieniti l’acufene. Ma la cosa che più inquieta la riflessione e il canto del nostro Capa è sicuramente la potenzialità dell’eternità della malattia. Lo spaventa il non poter godere mai più della pace del silenzio, lo atterriscono tutte le prospettive che ha così suggestivamente descritto in queste lyrics, ma soprattutto, la loro eternità. Lo stesso Caparezza, in un’intervista del Corriere della Sera, racconta di quella che è stata la scintilla di questo progetto che è Prisoner 709: “È causato dall’abuso di volumi di ascolto troppo alti... Non esiste
EtCetera Majorana
Musica
cura e lo porterò con me per sempre. Non posso più ascoltare musica in cuffia. Sono andato in crisi: il mio corpo era la mia prigione”. Il rapper ha allargato l’idea di carcere. “Siamo prigionieri del nostro ruolo. Non riusciamo ad abbandonarlo. E sulla foto di copertina io stesso non riesco a evadere da una gabbia da cui invece potrei uscire”. Ogni brano è un capitolo di un ipotetico carcere mentale e gioca su un contrasto rappresentato da una scelta fra una parola di 7 e una di 9 lettere: Michele o Caparezza, innocuo o criminale...
16
n° 7 Aprile 2019
EtCetera Majorana
Tecnologia 17
n° 7 Aprile 2019
Alessandro De Marchi, 5aa
Amore, morte e... robot Ci risiamo: Netflix ha colpito ancora. E stavolta lo ha fatto con 18 episodi animati, rigorosamente per adulti, della durata variabile e compresa tra i 7 ed i 17 minuti. Se appartenete a quel nutrito gruppo di intellettuali che è solito pensare: “ma stai davvero parlando di cartoni animati? È roba per bambini!”, potete anche chiudere qui la lettura di questo articolo, vi assicuro che non fa per voi. Perché “Love, Death and Robots” (questo il nome della nuova serie Netflix) non è semplicemente una serie a cartone animato, ma è qualcosa di più; è un prodotto fresco ed adulto, un prodotto estremamente intrigante che, forse, può rivoluzionare le serie tv per come le conosciamo oggi e ridefinire definitivamente la loro fruizione. Ma andiamo con ordine: Tutto nasce dalla mente geniale di quel folle personaggio chiamato David Fincher. Sì avete capito bene, lo stesso autore di capolavori come “Seven”, “Fi-
ght club” e “Zodiac”. Se questo nome non vi dice nulla, torno a ripeterlo, questo articolo non fa decisamente per voi. Se la presenza di Fincher non è bastata per convincervi che non si tratti di “roba per bambini” è bene aggiungere che, nella realizzazione di questo progetto, Fincher si è avvalso della preziosa collaborazione di Tim Miller, regista di Deadpool e direttore creativo di numerose opere audiovisive di grandissimo successo. Questo importante sodalizio dunque arriva sotto le mani del maggior colosso di streaming del momento, colosso che, grazie ad un enorme capitale e ad un ciclopico numero di abbonati, può permettersi di rischiare e di sperimentare avendo comunque la certezza di coinvolgere ed interessare un enorme quantità di utenti. Ma quindi, in definitiva, in cosa consiste “Love, Death and Robots”? Si tratta di una serie antologica (ogni episodio rappre-
EtCetera Majorana
Tecnologia
n° 7 Aprile 2019
18
senta una storia a se stante, con la sua struttura narrativa, la sua coerenza interna ed il suo senso autonomo) realizzata con uno stile animato che visivamente non lascia per nulla indifferenti. Ogni episodio è infatti prodotto da una casa cinematografica differente e realizzato con animazioni sempre diverse, che spaziano dallo stilizzato al profondamente accurato, ma sempre estremamente affascinanti. Inoltre ogni episodio tratta un tema differente: dalla riflessione cosmologica sull’arte al dramma, dalla psichedelia alla violenza, dalla critica alla tecnologia alla satira politica, il tutto presentato in una salsa che potremmo definire fantascientifica e che gira costantemente attorno ai due concetti universali di eros e thanatos, due opposti strettamente connessi tra loro e legati da un vincolo indissolubile. Tuttavia con “Love, Death and Robots”, Netflix va ben oltre il semplice contenuto ed inizia a sondare il terreno per qualcosa di decisamente più grande di una serie antologica animata. Lo scopo di questa serie appare infatti come una precisa risposta alla domanda di fruizione del pubblico. E’ evidente infatti che
la soglia media di attenzione degli spettatori stia andando via via abbassandosi, spesso a causa di una vita frenetica e di un’offerta di contenuti pressoché infinita ed in continua espansione. Netflix dunque gioca con lo spettatore e gli propone una serie di episodi da vedere tutti d’un fiato nei ritagli di tempo libero: sulla metro, durante l’intervallo, a casa tra una pagina di storia e l’altra. Insomma, in qualsiasi situazione. Chissà che non sia proprio questo il futuro delle serie tv? Pochi minuti di altissima intensità con un occhio di riguardo per lo stile e la qualità. Al momento dunque, benchè qualche episodio paia poco riuscito o addirittura banale e scontato (le puntate valide sono comunque in netta maggioranza), l’esperimento di Netflix è sicuramente riuscito e la serie risulta gradevole, interessante, stimolante da un punto di vista intellettuale e soprattutto destinata ad un pubblico adulto il più ampio possibile . In conclusione, qualunque sia l’opinione di ciascuno su questa serie, quello che è evidente è che ormai Netflix stia ottenendo il potere di influenzare sempre di più e sempre meglio il gusto del
EtCetera Majorana
Tecnologia 19
grande pubblico e di indirizzare il mercato audiovisivo. La rivoluzione linguistica di Netflix continua ad andare avanti, episodio dopo episodio, e non ci resta che stare a guardare con ammirazione o con preoccupazione, ma comunque sempre con interesse.
n° 7 Aprile 2019
EtCetera Majorana
Tecnologia 20
n° 7 Aprile 2019
Tommaso Pirola
Model Y: il nuovo SUV di casa Tesla Presentata da Elon Musk a Los Angeles, Tesla Model Y è il nuovo suv della casa automobilistica di Palo Alto che unisce le linee della Model 3 con quelle della più matura Model X, creando un vero capolavoro di design contemporaneo. L’automobile, ovviamente completamente elettrica, parte da una base prezzo di $42,000 in versione Standard Range che però in Italia non arriverà prima del 2021. Il prezzo poi sale per la versione a trazione integrale e per la Performance, fino a $55,700, in Italia a 70,000€. Quest’ultima con numeri veramente importanti per la categoria suv: 3.7 secondi per accelerare da 0 a 100km/h (3.5 secondi per 0-60 mph), velocità massima di 241 km/h (150 mph), e 505 km (310 miglia) di autonomia stimata prima di doversi fermare a ricaricare le batterie. È utile però aggiungere ulteriori $8,000 (9,200€) per integrare l’autopilot, funzione ormai Indispensabile su ogni Tesla che con-
sente la guida semi-autonoma. Riguardo proprio alla funzione di pilota automatico, Tesla ha promesso che verrà aggiornato entro l’autunno 2019 per il riconoscimento dei segnali stradali (limiti di velocità, stop, ecc.), dei semafori e delle precedenze che andranno quindi a modificare il comportamento della guida della macchina. Tutto ovviamente via software, infatti le Tesla vendute dal 2016 in poi sono già equipaggiate con l’hardware necessario. Il cruscotto e la plancia della macchina, come Tesla ci ha ben abituato, è molto differente dalle solite auto europee: il design è pulito e minimalista, i pulsanti e le manopole sono inesistenti e tutto si controlla attraverso l’enorme display touch-screen da 15” che è installato a destra del guidatore, in cui è presente il navigatore e le funzioni di autopilot e parcheggio assistito, le telecamere esterne, il controllo del clima e molte altre cose.
EtCetera Majorana
Tecnologia 21
La macchina si configura normalmente con 5 posti, ma è possibile aggiungerne altri due con un optional. Recentemente sono stati aggiornati anche i Super Charger, i punti di ricarica marchiati Tesla sparsi in giro per il mondo che caricano la macchina in tempi brevissimi. Ora con Super Charger a 250 kW forniscono 268km (166 miglia) con soli 15 minuti di ricarica. Secondo il CEO di Tesla, Elon Musk, la Model Y sarà un successo. Dopo aver reso Model 3 la berlina più venduta in assoluto, Musk sostiene che Model Y venderà più di Model S, Model X e Model 3 messe insieme. È una grande sfida per la casa automobilistica e soprattutto per la fornitura di batterie al litio, ma Tesla è convinta di esserne all’altezza.
n° 7 Aprile 2019
EtCetera Majorana EtCetera Majorana
n° 7 Aprile 2019 n° 8 Marzo 2018
Indice Giochi 22 22
nomeGiuseppe cognome classe Merante 5I
Titolo articolo Pudia ipsusdae es reriatquias quatur, es aut la voluptium quiatur rehenimusti cum inus dolendit, volut liquos simagnis solest fuga. Udae es secatios audae nus aut lautem as adipsant ut exernatiis ipsapietusam nusae comnis ea sus, sant ipsum que etur apelluptas rerit, temporitis eostotatio totat dis que ne as et aut milit et es est, si demperovid exceatemqui deliciu ndaeptatur reperibus simus maios estrum quis sandiciis inim quiaerum acepudae velendel magnam aut offici nullign imust, que nobit quaes ipsapicae. Untibus. Serunditio. As nus sequia volupienet ullest fuga. Ape de natectus, quidunt eicabore dunti accus auda nonse nestrumenis dunt ex et autem est, temporepero bereperro con cones sequam que volori berspel iatibusda voluptas sitatib usaperia del eaquate stiorum quibus, omnis dolorent rerum harum dessit atquo iusam si dem quam, similias ipsunt etur modipitat aceat facepe et experuntini dolorion coria volute as il ipsa aditet laut mint. Elicabo rempor aut estius re-
peliq uoditin verferem rem cus, omniscia excerum ratquas el iunt volupid estior aut quoditam rem voloruptio blabore pudaepe rchille ndiae. Ape esequi sim volorib ustinto tatusae ribusam velest, officiisi ius, et am facera pellace arciet aut volore, odisit omnis et anto volorro ipitiorem sinci nimoditate in plabo. As quid qui cuptat debisitibus vid qui ut viducipsam, voloribus, ipid et est omnis et minientis earum enda volori as derios quistiis rernam hillaborum quatur? Ilit, que repudam volor a dolupis accab ius aut quodic tem lam dolorio int fugiae solorrum estis a sit fugit audaesenda sequis moluptaspel imolect emporer sperum doluptatas modit aut omnimpor serovid excerum etur aut dissequae. Aliquia que sitatem es nobisit que officti busandit apercide dus quibus, est enis
EtCetera Majorana EtCetera Majorana
n° 7 Aprile 2019 n° 8 Marzo 2018
Argomento Giochi 23 23
nome cognome classe
Titolo articolo Pudia ipsusdae es reriatquias quatur, es aut la voluptium quiatur rehenimusti cum inus dolendit, volut liquos simagnis solest fuga. Udae es secatios audae nus aut lautem as adipsant ut exernatiis ipsapietusam nusae comnis ea sus, sant ipsum que etur apelluptas rerit, temporitis eostotatio totat dis que ne as et aut milit et es est, si demperovid exceatemqui deliciu ndaeptatur reperibus simus maios estrum quis sandiciis inim quiaerum acepudae velendel magnam aut offici nullign imust, que nobit quaes ipsapicae. Untibus. Serunditio. As nus sequia volupienet ullest fuga. Ape de natectus, quidunt eicabore dunti accus auda nonse nestrumenis dunt ex et autem est, temporepero bereperro con cones sequam que volori berspel iatibusda voluptas sitatib usaperia del eaquate stiorum quibus, omnis dolorent rerum harum dessit atquo iusam si dem quam, similias ipsunt etur modipitat aceat facepe et experuntini dolorion coria volute as il ipsa aditet laut mint. Elicabo rempor aut estius re-
peliq uoditin verferem rem cus, omniscia excerum ratquas el iunt volupid estior aut quoditam rem voloruptio blabore pudaepe rchille ndiae. Ape esequi sim volorib ustinto tatusae ribusam velest, officiisi ius, et am facera pellace arciet aut volore, odisit omnis et anto volorro ipitiorem sinci nimoditate in plabo. As quid qui cuptat debisitibus vid qui ut viducipsam, voloribus, ipid et est omnis et minientis earum enda volori as derios quistiis rernam hillaborum quatur? Ilit, que repudam volor a dolupis accab ius aut quodic tem lam dolorio int fugiae solorrum estis a sit fugit audaesenda sequis moluptaspel imolect emporer sperum doluptatas modit aut omnimpor serovid excerum etur aut dissequae. Aliquia que sitatem es nobisit que officti busandit apercide dus quibus, est enis
n° 7 Aprile 2019
EtCetera Majorana EtCetera Majorana
n° 8 Marzo 2018
Indice Giochi 24 24
nome cognome classe
Titolo articolo Pudia ipsusdae es reriatquias quatur, es aut la voluptium quiatur rehenimusti cum inus dolendit, volut liquos simagnis solest fuga. Udae es secatios audae nus aut lautem as adipsant ut exernatiis ipsapietusam nusae comnis ea sus, sant ipsum que etur apelluptas rerit, temporitis eostotatio totat dis que ne as et aut milit et es est, si demperovid exceatemqui deliciu ndaeptatur reperibus simus maios estrum quis sandiciis inim quiaerum acepudae velendel magnam aut offici nullign imust, que nobit quaes ipsapicae. Untibus. Serunditio. As nus sequia volupienet ullest fuga. Ape de natectus, quidunt eicabore dunti accus auda nonse nestrumenis dunt ex et autem est, temporepero bereperro con cones sequam que volori berspel iatibusda voluptas sitatib usaperia del eaquate stiorum quibus, omnis dolorent rerum harum dessit atquo iusam si dem quam, similias ipsunt etur modipitat aceat facepe et experuntini dolorion coria volute as il ipsa aditet laut mint. Elicabo rempor aut estius re-
peliq uoditin verferem rem cus, omniscia excerum ratquas el iunt volupid estior aut quoditam rem voloruptio blabore pudaepe rchille ndiae. Ape esequi sim volorib ustinto tatusae ribusam velest, officiisi ius, et am facera pellace arciet aut volore, odisit omnis et anto volorro ipitiorem sinci nimoditate in plabo. As quid qui cuptat debisitibus vid qui ut viducipsam, voloribus, ipid et est omnis et minientis earum enda volori as derios quistiis rernam hillaborum quatur? Ilit, que repudam volor a dolupis accab ius aut quodic tem lam dolorio int fugiae solorrum estis a sit fugit audaesenda sequis moluptaspel imolect emporer sperum doluptatas modit aut omnimpor serovid excerum etur aut dissequae. Aliquia que sitatem es nobisit que officti busandit apercide dus quibus, est enis
EtCetera Majorana
n° 7 Aprile 2019
EtCetera Majorana
n° 8 Marzo 2018
Argomento Giochi 25 25
nome cognome classe
Titolo articolo Pudia ipsusdae es reriatquias quatur, es aut la voluptium quiatur rehenimusti cum inus dolendit, volut liquos simagnis solest fuga. Udae es secatios audae nus aut lautem as adipsant ut exernatiis ipsapietusam nusae comnis ea sus, sant ipsum que etur apelluptas rerit, temporitis eostotatio totat dis que ne as et aut milit et es est, si demperovid exceatemqui deliciu ndaeptatur reperibus simus maios estrum quis sandiciis inim quiaerum acepudae velendel magnam aut offici nullign imust, que nobit quaes ipsapicae. Untibus. Serunditio. As nus sequia volupienet ullest fuga. Ape de natectus, quidunt eicabore dunti accus auda nonse nestrumenis dunt ex et autem est, temporepero bereperro con cones sequam que volori berspel iatibusda voluptas sitatib usaperia del eaquate stiorum quibus, omnis dolorent rerum harum dessit atquo iusam si dem quam, similias ipsunt etur modipitat aceat facepe et experuntini dolorion coria volute as il ipsa aditet laut mint. Elicabo rempor aut estius re-
peliq uoditin verferem rem cus, omniscia excerum ratquas el iunt volupid estior aut quoditam rem voloruptio blabore pudaepe rchille ndiae. Ape esequi sim volorib ustinto tatusae ribusam velest, officiisi ius, et am facera pellace arciet aut volore, odisit omnis et anto volorro ipitiorem sinci nimoditate in plabo. As quid qui cuptat debisitibus vid qui ut viducipsam, voloribus, ipid et est omnis et minientis earum enda volori as derios quistiis rernam hillaborum quatur? Ilit, que repudam volor a dolupis accab ius aut quodic tem lam dolorio int fugiae solorrum estis a sit fugit audaesenda sequis moluptaspel imolect emporer sperum doluptatas modit aut omnimpor serovid excerum etur aut dissequae. Aliquia que sitatem es nobisit que officti busandit apercide dus quibus, est enis
Vignette e meme
La redazione
Caporedattore: Filippo Vergani 5c
Impaginatore: Giuseppe Merante 5I Redattori: Alessandro De Marchi 5a, Clara Cassandro 3a, Giorgio Proserpio 5c, Francesco Vaccaro 3a, Giacomo Longoni 3b, Viola Bonfanti 3a, Tommaso Pirola. Giochi: Giuseppe Merante 5I
Entra nella redazione manda il tuo articolo a etceteramajorana@gmail.com
Immense grazie al personale ATA che perde investe il proprio tempo nel ciclostilare il nostro amato giornalino!
ONLINE TROVI LA VERSIONE A COLORI ED IN HD, COSA ASPETTI? Le copie del giornalino sono poche non perchè siamo molto taccagni, ma perchè è anche online! Leggilo anche su issuu.com/etceteramajorana oppure anche studenti.liceodesio.gov.it/etcetera Rimani aggiornato, seguici su Facebook & Instagram