Liceo Majorana Desio
etCetera
"il giornalino degli studenti"
Corrida di Natale Il giorno 22 dicembre le aule sir iempiranno di attivitĂ con cui festeggiare insieme l'inizio delle vacanze!
Christmas Day
L'ultimo giorno di scuola giornata tema: Christmas Day. Vi vogliamo tutti travestiti da Babbi Natale!
La nuova felpa è arrivata #staymajo con la nuova imperdibile felpa!
EtCetera wants you! Si cercano nuovi piccoli (ma anche gradi) redattori per ampliare il nostro giornalino! Non esitare a mandarci il tuo articolo all'indirizzo etceteramajorana@gmail.com
Indice
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Riccardo Sala, ex
Forse non tutti sanno che... … San Nicola (Santa Claus) è il protettore dei bambini e degli studenti. … presepe, o meglio paesepe da cui deriva, significa mangiatoia. … Babbo Natale è tradizionalmente rosso per questioni di marketing della Coca Cola. … la celebrazione cristiana più importante è la Pasqua. … si stima che il 40% dei giocattoli regalati a Natali si romperanno entro marzo. … la prima canzone cantata nello spazio è stata Jingle Bells. … la tradizione di addobbare l’albero viene dagli antichi Egizi. … il più grande, in senso fisico, regalo di Natale mai fatto è la Statua della Libertà. … in Francia Babbo Natale non lascia i regali sotto l’albero, ma nelle scarpe dei bambini. … 7 cani su 10 riceveranno un regalo dai propri padroni.
… la consuetudine di scambiarsi regali deriva dai Saturnali, caratterizzati anche da sontuosi banchetti a cui partecipavano servi, padroni e parenti.
Natale
3 Giulia Bianco, ex Caro Babbo Natale... ...No, caro una cippa. Anche quest'anno di quello che ti ho chiesto non è arrivato niente. Mi viene quasi da pensare che tu non esista! Nonostante ciò, ti scrivo anche quest'anno, perché parlare con te è un po' come chiamare il servizio clienti della Vodafone: se non rompi le scatole non ti ascoltano mica. E allora eccoti le mie suppliche annuali. Vorrei tanto essere brava a farmi le sopracciglia quanto Mirko Colombo. Le sue sembrano un gabbiano che plana su una spiaggia tropicale al tramonto, le mie son più due furetti in calore che imprecano vicendevolmente rotolandosi nel fango. Ma come fa? Usa il curvilinee? Babbo Natale, regalami questa abilità. Poi voglio un mantello dell'invisibilità. Per schivare la Enza. Ogni volta che metto piede al Majo mi placca. Vuole che firmi il registro, che consegni un documento e affibbiarmi un dannato cartellino con scritto “ospite”. Dai, ospite? A casa mia?! Un documento? Ma mi conoscete da quando andavo in giro con lo zaino di Hello Kitty! Ho dipinto le vostre dannate pareti! Non potete farmi questo! Quindi Babbo, se mi vuoi bene, rendimi invisibile. O con delle innate doti da ninja, fa lo stesso. Porta a Majotivù delle persone competenti così potrà superare lo scoglio del trash e decollare verso l'infinito e oltre. Già che ci sei, porta 10000 euro a Cattazzo, che non si sa
mai, mica che tipo esplode il green screen. #EsciStoBar, che l'avevano promesso per il secondo quadrimestre, ma è più in ritardo di Trenord. Porta a Riccardo Sala un Majorana personale da mettersi in casa, così non si deve fare la sbatta tutti i giorni. Se proprio non riesci, fallo iscrivere di nuovo. Al classico. Portami i big money, che l'universitàrende megapoveri. Porta una gioia ai maturandi, che fanno paura. Non sono più persone, ma palloncini pieni di ansia, caffè e imprecazioni. E siamo solo a dicembre. Portaci dei dizionari di latino e delle catapulte, che appena ci sale il Putin bombardiamo l'Itis.
Porta al Majo dei punti in classifica, che dai, come si fa a farsi superare da quei carcerati del Curie?! Porta tante cose belle al Majorana, che se le merita. Alla fine è il posto più bello del mondo. Dopo l'Ikea.
Natale
4 Il Natale Siamo nel mese di Dicembre e, come ben sapete si stanno avvicinando le feste natalizie. In questo articolo, come potrete vedere, parlerò delle diverse abitudini nel festeggiare il Natale. Per prima cosa voglio anticiparvi che rivolgerò la mia attenzione su 6 stati: FRANCIA, GRAN BRETAGNA, RUSSIA, ITALIA, SPAGNA ed infine …… GERMANIA!! FRANCIA: Il Natale in Francia viene celebrato in modo differente a seconda della località e della regione di appartenenza. In Francia si è soliti preparare il presepe con delle piccole statuine d’argilla, chiamate ANTOUNS, vestite con costumi tradizionali. A proposito di bambini : dovete sapere che Père Noel ( Babbo Natale ) è assistito dal devoto Père Fouttard. Come già ho detto, la Francia ha molte tradizioni natalizie che variano da regione a regione. Per esempio, a Carpentras, in Provenza, si usa dedicare alla Madonna un vaso di rosa di Gerico perché la legenda vuole che la Vergine Maria in viaggio verso Nazareth benedica la pianta con la vita eterna. GRAN BRETAGNA: In Gran Bretagna i preparativi cominciano a Novembre e terminano il giorno di Natale stesso; ogni casa ha il suo albero, che viene addobbato alla Vigilia e rimane per 12 giorni. Il 24 Dicembre viene accesso un ceppo da far durare il più a lungo possibile. Le case e le chiese vengono decorate con piante sempreverdi, come il vischio. Molto importanti sono i canti natalizi. Tra i dolci più noti il Christmas Pudding, che nel suo impasto ha nascosta una monetina: si dice che chiunque la trovi avrà fortuna per l’anno successivo.
Giulia Caleffi, 1b
RUSSIA: In Russia si è tornati a festeggiare il Natale dopo la caduta dell’URSS. Ma attenzione: secondo il loro calendario il giorno effettivo sarebbe il 7 Gennaio. Infatti, dovete sapere che la chiesa ortodossa non ha mai accettato la riforma gregoriana e quindi tutte le festività religiose “tardano” di 13 giorni. Il 25 dicembre lo si vive come PSEUDOFESTA. Il 6 Gennaio, che per loro è la vigilia, si comincia a preparare il tavolo dopo il tramonto: lo si ricopre di fieno, un po’ di grano e …. ad ogni angolo si lascia uno spicchio di aglio. Secondo le credenze l’ aglio protegge dalle malattie e dal male. In mezzo al tavolo si colloca il piatto tipico, ovvero il SOCIVO (realizzato con un mix di cereali). In genere il loro menù natalizio è ricco di piatti a base di carne, formaggi, dolci di ogni tipo e bevande piuttosto forti. La cosa che mi ha colpito di più è che …..molte famiglie, durante il pranzo, lasciano la porta di casa aperta per poter accogliere qualche povero di passaggio. SPAGNA: In Spagna la celebrazione del Natale è particolarmente sentita. Le feste si protraggono dal 22 Dicembre al 6 Gennaio. Il pranzo di Natale offre tutte le leccornie e addobbano le proprie case con alberi di Natale. Dal 22 Dicembre però… Inizia il sorteggio della lotteria di Natale, avvenimento molto importante che contribuisce alla creazione dell’atmosfera natalizia. L’estrazione inizia la mattina presto e viene trasmessa dalle emittenti radiofoniche e televisive. Le voci dei bambini del Collegio de San Idelfonso , che tutti gli anni cantano, si sentono dappertutto.
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ITALIA: Il Natale italiano si festeggia il 25 Dicembre ed è la festa più importante in Italia. L’albero viene di solito addobbato l’ 8 Dicembre che è la festa dell’ Immacolata Concezione. Insieme all’albero viene anche preparato un presepe. Il giorno prima di Natale, la Vigilia, viene preparata una grande cena detta appunto CENONE. Si cucina moltissimo soprattutto a base di pesce e piatti tipici. Durante il periodo di festa si preparano o si comprano dolci particolari, come il panettone, il pandoro o il torrone. Le feste natalizie, non solo in Italia, si protraggono fino al 6 Gennaio , il giorno dell’Epifania. L’ultimo stato di cui vorrei parlare è…… LA GERMANIA: Il Natale in Germania è la festa più sentita dell’anno! L’atmosfera natalizia si respira in ogni angolo! Ci sono più di duemilacinquecento mercatini in Germania; ogni città ha il suo e, di solito sono aperti dall’ 1 al 24 Dicembre. Questi mercatini non sono soltanto occasioni per comprare decorazioni natalizie o i prodotti dell’artigianato locale, ma anche per guardare, passeggiare o per gustare le specialità culinarie. Nelle case, durante il periodo dell’avvento non può mancare la CORONA DELL’AVVENTO nella quale sono presenti quattro candele da accendere ogni domenica fino ad arrivare al giorno di Natale. Anche l’albero di Natale è molto sentito, infatti se ne trova uno in ogni casa, in ogni chiesa e anche sulle tombe dei morti … In questo periodo vengono preparati dolci e biscotti per esempio: “i biscotti della vita” con le forme più disparate e “ i dolci dell’albero” chiamati così per la particolare forma oblunga. Quest’ ultimi ricordano la forma di un puncake, sistemato in strati sottili e ricoperto di cioccolato fuso. La notte della Vigilia è il momento in cui la maggior parte dei tedeschi si riunisce a festeggiare. Tradizionalmente la portata più
importante è il Martinsgans: arrosto d’oca ripieno di castagne, mele e cipolle. Il 6 Gennaio, l’ultimo giorno delle feste, è la festa dei Re Magi. I bambini si travestono e vanno di casa in casa, portando con sé una grande stella! In questo articolo, come già vi avevo anticipato, ho voluto parlare delle diverse abitudini natalizie prendendo in considerazione 6 stati. Ho scelto questi sei stati perché sono quelli che maggiormente mi hanno colpita e che più amo. Per concludere voglio dire che il Natele per me e per molti di voi è la festa più importante e così.......
Auguro a tutti voi...
Buon Natale!
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Valentina Bonzi, 3b
Chi incontri al pranzo di Natale? Quando pensiamo al Natale, oltre a regali, luci, addobbi e presepi, non possiamo tralasciare il tanto atteso, calorico, affollato, gioioso pranzo di Natale. Ogni famiglia ha le sue tradizioni, ma sicuramente ognuno di voi quest’anno il 25 dicembre si troverà seduto allo stesso tavolo con almeno una di queste persone: #1 l’affamato. Appena arrivano in tavola gli antipasti comincia a servirsi senza curarsi degli altri commensali. A metà dei primi è già sazio, così decide di non toccare i secondi per “lasciare un buco giustogiusto per il dolce” #2 quello a dieta (serio). Dopo aver praticamente digiunato per una settimana, si siede a tavola misurando rigorosamente le quantità e le calorie di tutti i cibi, con grande gioia dell’affamato (vedi #1). Sgarrerà solamente concedendosi una fetta di torta. #3 quello a dieta (fino al giorno prima). Dopo aver anch’egli digiunato per una settimana, con gli antipasti riesce a misurarsi. A partire dai primi, però, il cibo avrà la meglio, e con la frase “Ma si, ogni tanto sgarrare ci vuole”, inizierà ad abbuffarsi come ormai non faceva da mesi. Risultato: in meno di due ore tutti i chili faticosamente persi in tre mesi, verranno ripresi.
#4 quello a dieta (da domani). Terminato il pranzo in cui si è abbuffato di qualunque cosa commestibile, conclude dicendo: “tutto buonissimo, complimenti alla cuoca, ma da domani dieta” (frase che pronuncia solitamente appoggiandosi le mani sulla pancia e inspirando profondamente). #5 il sazio. Soddisfatto del cibo, senza sensi di colpa riguardo al suo peso, allarga la cintura dei pantaloni, si distende sulla sedia, sbadiglia e comincia a riempire di complimenti e ringraziamenti i proprietari della casa. Elogia il pranzo, l’invito, l’ospitalità e la compagnia, soltanto per scusare il fatto che tra meno di un minuto sarà lungo disteso sul divano a russare beatamente. #6 Socrate. Il suo self-control è invidiabile: si serve per ultimo, senza fretta, mangia poco di tutto, beve con moderazione, non si appisola, regge perfettamente qualsiasi sostanza alcolica. Al termine del pranzo è l’unico ancora perfettamente padrone delle sue azioni e cerca di dialogare con i commensali, ma invano. #7 i parenti. Sempre simpatici ed originali, ti vedono sempre più alto, più simile ai tuoi genitori, più carino (per i nonni, anche denutrito). Passano il pranzo a farti domande così prevedibili che la risposta
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te la sei già preparato a casa: “Che classe fai adesso?” “Come vai a scuola?” “E il fidanzatino?”. Se poi, come la sottoscritta, pratichi uno sport poco conosciuto e facilmente confondibile, quale la ginnastica ritmica, la domanda “come va la danza?” non manca mai. #8 quello che ha fatto il classico. Naturalmente non può mancare lo zio a cui si illuminano gli occhi quando pubblicamente riveli la tua carriera di classicista al terzo anno di studi intensi. Dopo averti fatto presente che ai suoi tempi si chiamava prima liceo, inizia un elogio al greco, descritto come una materia “meravigliosa che apre la mente”. Ed è in quell’attimo che ti rendi conto che la lingua di Omero la retta chiave della mente tua avea smarrita . (N.B.: Se fai lo scientifico, al posto di “greco”, leggi “matematica”) Si passa poi al latino: il classicista parte sfoggiando le sue conoscenze, pronunciando frasi mai sentite come “verba volant, scripta manent” o “carpe diem”. Citazioni che anche la tua cuginetta di cinque anni, (la quale a malapena è riuscita a finire di recitare la poesia di natale in italiano), ormai conosce. Il delirio si scatena quando vieni spiazzata con un aforisma mai sentito, e ti viene chiesto di tradurlo. A quel punto, preso dal panico, puoi sperare di venire salvato dalla portata successiva che sta arrivando in tavola o che arrivi il pius Aeneas vestito da Babbo Natale, ti prenda sulle spalle e ti porti in salvo a Roma. #9 il cameraman. È quel simpatico parente con la passione per la fotografia, che si presenta al pranzo armato di macchina fotografica, cavalletto e altri strumenti di cui va fiero e che lo fanno sentire un fotografo professionista.
Subito comincia ad immortalare i cuochi, i nipotini che corrono per casa, te mentre conversi con lo zio classicista e la nonna che si sente una modella. Se invece preferisce filmare, comincerà a fare tour della casa chiedendo ad ogni invitato di salutare (solo lui sa chi), o obbligando gli invitati a dire frasi come “buon natale!” o a rispondere a domande tipo “dove siamo?” “hai mangiato bene?” “ci canti Jingle Bells?”. Il motivo per cui si diverta a girare questi filmati non è chiaro e probabilmente questi andranno a finire in un cassetto dimenticati per sempre (menomale). #10 l’animale domestico. Non dimentichiamoci di quel povero esserino peloso per cui quello che per noi è un giorno di grande festa, non è altro che un via vai di cibo che dalla cucina passa in tavola per poi ritornare in cucina, senza transitare dalla sua ciotola. Tutto ciò che riceve sono solo carezze e, in presenza dello zio cameraman (vedi #9), anche qualche foto (che spesso lo ritraggono addobbato come una renna di Babbo Natale).
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Riccardo Sala, ex
“Eccolo qua il Natale” (ma comunque auguri) Luci colorate per le strade, sui balconi, sulle facciate delle case, panettoni e dolci dovunque, una cioccolata calda, la coda per entrare al centro commerciale, vetrine innevate, Babbo Natale arrampicandosi su scalette sbilenche cerca di entrare in ogni finestra, “buttati che è morbido”, Michel Bublé alla radio, trailer di Star Wars ovunque… no beh, forse questo non c’entra. Direi che siamo entrati nel pieno clima natalizio, che come ogni anno inizia sempre più in anticipo tanto da farti sembrare di essere già in ritardo con i regali a novembre. Non fai in tempo a superare il ponte dei Morti che già iniziano le campagne pubblicitarie in cui si vede il familiare vecchietto rosso o ultimamente qualche Minions natalizio. In tutto questo trantran, mi sono fermato un attimo, forse anche grazie a polemiche varie sorte sui media per via qualche “re magio” di turno: che significato può avere il Natale nella società contemporanea? Il Natale ha una portata più universale, che va oltre l’aspetto religioso. Certamente è innegabile che possa esserci una componente cristiano nelle celebrazioni, nella coscienza dei credenti e nei vari riti religiosi, non negli addobbi (il presepe l’unico che si salva). Cristianamente si festeggia la Natività, ok. Nel tempo, però, questa ricorrenza, fatta di riti e tradizioni, ha assunto un significato che può essere compreso anche da chi non è cristiano, o forse si deve proprio all’origine di natura pagana di questa festa. I valori fondamentali che ancora permeano l’atmosfera natalizia sono lo stare insieme e
la solidarietà. Il Natale offre l’occasione di ritrovarsi con parenti che magari durante l’anno, visti i tempi sempre più frenetici o le grandi distanze, non si riescono a vedere o comunque dà il tempo di fermarsi, mettere da parte lavoro, scuola, problemi e preoccupazioni che non siano trovare il regalo giusto, e ritrovarsi, anche solo per una cioccolata o una tombolata. Non solo stare insieme in famiglia, di qualunque tipo essa sia, ma anche rivedere amici. Vi sarà forse capitato di sentire o dire “dai, prima di Natale vediamoci per gli auguri” o per scambiarsi regali. Già, perché capita di fare regali anche agli amici, ai compagni, ai colleghi, ai dipendenti, ai clienti, ai vicini, insomma a chiunque. A Natale siamo tutti più buoni. Si dice così, no? Al Majorana questo è un concetto che si conosce bene, non è un caso che la Corrida di beneficienza coincida con la festa di Natale. La solidarietà è alla base del Natale e in periodi storici come questo, se si vuole festeggiare al meglio, non bisogna chiudersi, incaponirsi dietro ciò che ci rende diversi, ma trovarsi per quello che ci può unire. I valori del Natale possono essere visti in una visione cristiana, ma sono prima di tutto valori umani, universali, che possono trascendere da una religione particolare e riunire famiglie, popoli e culture. E se non dovessimo vederci prima, comunque auguri. (che la forza sia con voi)
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Luca Lissoni, ex
Che cosa ci serve? Mi sono domandato, negli ultimi giorni, cosa desiderassi veramente per Natale. Mi era stata data la possibilità di esprimere una preferenza su un qualcosa con un costo complessivamente contenuto per una serie di validi motivi, alcuni già messi in conto – l’università costa – altri inaspettati – “la prossima volta impari a disfare la macchina”.
l’accesso a una rete di mezzi di proprietà di terzi) e testi scolastici. Tutto il resto risulta in più. Credo che prima di acquistare una cosa che fa parte di “tutto il resto” dovremmo farcela tutti questa domanda. Anzi, dovremmo fare un passo in più: fino a che punto mi serve?
Ho vagliato una serie di idee, cercando di capire cosa desiderassi di più, eppure alla fine ho scelto di non avanzare nessuna richiesta. E’ stata una domanda banale a cambiare la mia prospettiva: che cosa mi serve?
Se comprate un abito per ogni occasione a questo punto vi dovreste sentire almeno un pochino in imbarazzo, perché non solo non è necessario, ma nemmeno serve. Posso assicurare con certezza quasi assoluta che nessuno si è mai accorto che un individuo indossasse lo stesso vestito in due occasioni diverse. A questo punto penso sia necessario precisare che non sto recriminando nessuno che ha comprato un vestito nuovo per un singolo utilizzo: questa persona ha unicamente adempito a una convenzione sociale (cretina) largamente diffusa.
La replica più scontata a questa domanda è che le cose necessarie a soddisfare i bisogni primari sono ben poche, e che potremmo dire che molti degli oggetti posseduti sono superflui ai fini della sopravvivenza. Fortunatamente per chi sta leggendo, questa non vuole una riflessione da frate francescano, bensì un’analisi abbastanza schietta a proposito delle cose materiali che effettivamente hanno una funzione nelle nostre vite e di quelle che non ne hanno alcuna. Certamente il punto di partenza di questo discorso riguarda i bisogni primari: un tetto sulla testa, indumenti, acqua corrente, accesso all’assistenza sanitaria e del cibo nella dispensa. Se li abbiamo siamo già parte del quarto di popolazione mondiale che ha meno bisogno di qualcosa. In seconda battuta aggiungo a questa lista l’energia elettrica, un mezzo di trasporto (o
Ciò che invece non possiamo permetterci di fare, è lasciare che quel vestito rimanga inutilizzato sul fondo del nostro armadio – se un oggetto non deve essere più utilizzato, bisogna venderlo o donarlo (poco cambia) ma non gettarlo in uno scatolone. Ripeto, bisogna farlo. Non tanto per il fatto che le nostre case si riempirebbero di oggetti inutili, ma perché impediremmo a qualcun altro la possibilità di usufruire di un bene o di una risorsa che a noi non serve, ma che qualcun altro potrebbe servire.
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Non esistono risorse materiali disponibili in quantità illimitata – nemmeno l’aria – né tantomeno è possibile rinnovare queste risorse indefinitamente. Si stima che l’umanità esaurisca la capacità annua di rinnovo delle risorse del pianeta in sette mesi. Sostanzialmente è come vivere da Agosto a Dicembre contraendo un debito nei confronti della Terra, un debito che, nei prossimi anni, è destinato ad aumentare di consistenza. E tutti noi, quando acquistiamo qualcosa di che non ci serve assolutamente, quando lasciamo una luce accesa, quando buttiamo via qualcosa che a qualcuno sarebbe potuto servire,
contribuiamo all’aumento del volume di questo debito. E non condividiamo questa colpa con tutto il resto della popolazione, poiché non sono stati i paesi sottosviluppati a portare avanti questa folle incetta di cose, ma noi che facciamo parte del 20% più abbiente della popolazione mondiale.
Certo, per la maggior parte del tempo in cui il saccheggio delle risorse e il consumo indiscriminato si sono protratti, noi non c’eravamo. Vero. Ma stiamo modificando in qualche modo al nostra maniera di rapportarci agli oggetti e alle risorse? Ne dubito. Questo debito che stiamo contraendo può essere risolto in sole due maniere: la prima prevede una rivoluzione nella maniera in cui ci approcciamo agli oggetti, che ci porti a non consumare più di quanto possiamo permetterci (non come singoli, ma come specie) la seconda una regressione allo stile di vita preindustriale in cui gruppi armati si scatenano per il controllo delle poche risorse rimaste. Potrebbe sembrare uno scenario catastrofista, ma non è un’eventualità così lontana. E adesso pensateci bene.
Che cosa vi serve?
Attualità
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L'inquinamento L’inquinamento è diventato, soprattutto negli ultimi anni, un problema sempre più grande. Questo può provocare gravi danni non solo all’ambiente che ci circonda, ma può anche comportare patologie permanenti. La stratosfera terrestre contiene una concentrazione relativamente alta di ozono, che costituisce uno schermo per proteggerci dalle radiazioni ultraviolette, che a causa degli inquinanti rilasciati nell’atmosfera, si sta riducendo sempre più nell’area situata in prossimità del Polo Sud. Questo fenomeno si chiama Buco dell’ozono. L’impatto degli inquinanti dipende da vari fattori, come ad esempio la quantità di contaminante dell’aria al quale si è esposti, la durata dell’esposizione e la pericolosità dell'inquinante stesso. In Cina per esempio è diventato un problema veramente molto grande. Questo stato deve combattere contro l'inquinamento atmosferico e del suolo. Alcune persone non escono più di casa da quando l'aria è così inquinata. Altri si godono i pochi momenti di cielo azzurro per respirare un poco d'aria "pulita". Come tutti sappiamo, a provocare l’inquinamento sono sia i mezzi di trasporto, ma in Cina sono specialmente le fabbriche, che funzionano ancora a carbone e inquinano molto di più. Nel 2004-2005 Pechino ha avuto una concentrazioni di polveri sottili per metro cubo di aria 10 volte superiore a quella di New York o di Londra. Se infatti una multinazionale può impiantare una fabbrica di scarpe grazie un regime normativo e fiscale iperliberista, i lavoratori della stessa fabbrica non possono scioperare per le durissime condizioni di lavoro. La comunità locale non può protestare per gli scarichi tossici nella falda acquifera. Non vi sono leggi né tribunali per difendere i diritti dei cittadini. Non sono ammessi media indipendenti e
Giorgia Cassarino, 2c
tanto meno una opposizione che possa denunciare gli abusi del governo. Una delle cose che spaventa di più, oltre all’inquinamento atmosferico, è quello del suolo e delle falde acquifere causato da metalli pesanti. Le ricerche sono partite nel 2006 ma il governo cinese, ancora oggi, non lascia trapelare i risultati delle analisi, mettendo così in pericolo la popolazione cinese. L'unica informazione divulgata dal ministero nel 2006, fu che oltre il 10% dei terreni agricoli in Cina era inquinato, e che circa 12 milioni di tonnellate di cereali venivano contaminati da metalli pesanti ogni anno. Perciò sarebbe utile che ogni stato, a partire dalla Cina, cercasse in qualche modo di limitare la presenza delle sostanze inquinanti nell’aria che comporta spesso l’utilizzo di svariati sistemi di abbattimento. Questi sistemi si sono rivelati indispensabili nell’ambito delle attività industriali che producono inquinanti aerodispersi in grandi quantità. Nel corso degli ultimi anni, sulla base di questi grandi sistemi di abbattimento sono stati realizzati molti dispositivi fissi o portatili allo scopo di purificare l’aria negli ambienti confinati lavorativi o abitativi di piccole dimensioni. In pratica questi dispositivi vengono utilizzati per purificare l’aria dai contaminanti e per migliorare in questo modo la qualità di vita abbattendo l’inquinamento indoor. Solitamente la loro struttura è suddivisa in due o più parti adibite a funzioni diverse; spesso ad una zona di filtraggio esterna per l’abbattimento del particolato in sospensione di dimensioni maggiori è associato un filtro per l’abbattimento di polveri più piccole, spore, pollini e allergeni vari. Un filtro a carboni attivi posizionato più internamente permette poi di assorbire le sostanze gassose, fumi ed odori. Il flusso d’aria all’interno di questi dispositivi è garantito da una ventola aspirante che fa defluire all’esterno anche l’aria depurata.
Attualità
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Lorenzo Ferri, 3A
Su che acque navighiamo? Tutti facciamo uso di Internet, lo utilizziamo ogni giorno per navigare, aggiorniamo i nostri profili sui vari social network, cerchiamo informazioni, facciamo ricerche, condividiamo materiale, opinioni e pensieri personali. Anche se non ci facciamo caso, accediamo al web praticamente di continuo, e spesso pensiamo di conoscere tutto quello che c’è da sapere riguardo questa straordinaria risorsa. Ma è davvero così?
cercare il sito di giochi online Congrate, e capirete di cosa sto parlando), e vi si possono trovare reti aziendali e scolastiche ma anche interi archivi di materiale illegale. Questi primi due livelli costituiscono il web di superficie, ovvero quello che bene o male riusciamo a raggiungere tutti con un po’ di pazienza ma senza dover possedere particolari conoscenze.
Molti di voi avranno sentito parlare del deep web, magari in qualche video di youtube o nel servizio trasmesso dalle Iene qualche tempo fa. Io personalmente ne sono venuto a conoscenza di recente e, incuriosito, ho iniziato a documentarmi e alla fine sono riuscito a farmi un idea di ciò che il “profondo web” possa essere.
Scendendo più in profondità troviamo il livello 2, anche detto Bergiweb. Ci avviciniamo sempre di più al deep web vero e proprio: qui troviamo materiale volutamente nascosto, come i centri di controllo dei vari webservers e server FTP, o come siti di streaming e webcam, fino ai risultati bloccati di Google e alle prime comunità di hakers elementari. In questo livello è contenuto circa il 90% delle informazioni del web e vi potrete trovare anche le connessioni per scendere al livello successivo, il livello 3, il deep web.
Partiamo col dire che più ci si inoltra nel deep web più i controlli sono alti e sono necessarie conoscenze informatiche degne dei migliori hackers, perciò spesso le informazioni che ci giungono sono miticizzate e potrebbero distaccarsi anche parecchio dalla realtà. La leggenda narra che il web sia diviso in 9 livelli convenzionali, che si distinguono uno dall’altro dalle protezioni e dalle conoscenze necessarie per accedervi: il primo livello è il livello zero, il web libero, quello a cui accediamo quotidianamente che non necessita di password o creazione di profili per usufruirne. Sotto di esso si trova il livello 1, sempre rintracciabile dai vari motori di ricerca, ma costituito da siti web meno diffusi (provate a
Per “sopravvivere” qui dentro saranno necessari sia strumenti di sicurezza per navigare in incognito, sia potenti antivirus: il materiale contenuto in questo livello è per la maggior parte illegale, e molti dei virus che sono presenti qui sono utilizzati proprio per difendere informazioni “proibite”. Ci troviamo nel vero e proprio immondezzaio del web: qua sotto spopolano il traffico di droga e la pedopornografia, e in generale tutto il mercato nero è molto diffuso; è persino
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possibile assoldare assassini su commissione. Ovviamente, dato l’anonimato che vige nel deep web, molto frequenti sono le truffe. Molti di voi si chiederanno: ma com’è possibile eseguire transazioni di denaro totalmente in incognito? Tutto questo è possibile grazie all’uso dei Bitcoin, una valuta virtuale non tracciabile e non soggetta al controllo di alcuna banca, oltre che liberamente coniabile tramite la trasformazione di valuta reale (euro, dollari, yen…) in valuta appunto virtuale. Oltre al materiale prettamente illegale, in questo livello del web troviamo ciò che viene nascosto ai più per motivi di sicurezza: ci sono le cronologie di ricerca dei computer, i profili di Facebook cancellati, la parte programmatica dei siti web, i database delle università americane, il network per la sicurezza di Microsoft; secondo alcune ricostruzioni, cercando bene in questo livello si possono trovare anche hacking di CIA e FBI e di altri siti governativi, e anche algoritmi per lo sviluppo di intelligenze artificiali. Simile al livello 3 è il livello 4, ovvero il Charterweb, in cui si registrano però un aumento di frequenza di siti legati al mercato nero, col commercio inoltre anche di film, video, libri e audio banditi. La novità in questo livello sono i video delle azioni militari dell’esercito, che teoricamente dovrebbero essere di possesso esclusivo dei vari governi: chiunque li visualizzi viene segnalato come potenziale terrorista. Scendendo sempre più in profondità si raggiunge quindi il livello 5, il Mariana’s
web, la fossa delle Marianne. Tuttavia, per accedere a questo livello è necessario l’uso di un Polymeric Falcighol System, un quantum computer di esclusiva proprietà dei governi degli stati più potenti: si dice che solo 8000 persone nel mondo siano in grado di poter scendere così in profondità nel web. Non a caso qui sono raccolti dati riguardanti la sperimentazione sugli esseri umani e alla ricerca per la produzione di armi di distruzione di massa e di intelligenze artificiali condotte dalle grandi nazioni. Questo livello è inoltre l’ultimo parlato in un linguaggio “normale”: da qui in poi sarà tutto composto da numeri ed equazioni spesso molto complicate, che renderanno la comprensione impossibile ai più. Il livello 6 è tuttora celato nel mistero: si pensa sia il nucleo esterno del web, e raccoglie tutto ciò che sta alla base dei vari sistemi di sicurezza per il controllo di missili e armi nucleari, i dati delle scatole nere, gli archivi della polizia e dei servizi segreti e molte altre informazioni sensibili che potrebbero diventare letali se finissero nelle mani sbagliate. Tuttavia, come abbiamo già detto, è praticamente impossibile orientarsi da questo livello in giù, sia per l’immane potenza di calcolo richiesta al vostro computer per potervi navigare, sia per il linguaggio estremamente complicato utilizzato a questo livello. Siamo giunti quasi alla fine della nostra discesa, ci inoltriamo nel livello 7, la Soup Fog, una vera e propria war zone, in cui i migliori hackers del mondo “combattono” fra loro a colpi di virus per cercare di accedere al livello successivo,
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nonché quello finale. Qui non troverete materiale segreto o proibito, ne sistemi di sicurezza o database dei servizi segreti, ma dovrete essere estremamente muniti di antivirus, sempre che riusciate mai ad arrivarci. Siamo arrivati in fondo: siamo giunti all’Empireo, all’ultimo livello, il numero 8, il Prymarch System. Per chi si aspettasse qualcosa come un Creatore che controlla tutto il web, mi dispiace deludervi. Il Prymarch System è qualcosa di molto più misterioso: si pensa sia un’anomalia di tutto il sistema piramidale che abbiamo visto essere il web stesso. Essa è stata scoperta nel 2000, e pare non risponda a stimolo alcuno. Sembra inoltre che quest’anomalia invii segnali random a tutto il sistema, “ordini irreversibili” che governano tutto il web. Questo livello è praticamente irraggiungibile e impenetrabile, e oserei aggiungere fortunatamente, in quanto chi riuscisse a entrarvi, sarebbe in grado di controllare non solo tutto il web, ma anche radio, televisione e apparecchio elettromagnetico collegato in rete. Personalmente trovo questa teoria affascinante, perfetta per ambientarvi un cyber thriller, sebbene come già detto le informazioni che ci giungono non sono certe. La cosa che mi colpisce è però un'altra: ogni giorno noi entriamo nel web, facciamo ricerche, condividiamo materiale, senza pensare nemmeno per un attimo che qualsiasi cosa noi facciamo viene memorizzata, e se anche un giorno noi decidessimo di cancellare quello che abbiamo cercato, scaricato o condiviso, questo resterà per sempre, magari nascosto
qualche livello sotto a quello in cui navighiamo, ma ci sarà. Tutto questo non fa che aumentare continuamente le dimensioni del web, che è in continua espansione, tanto che non se ne conoscono i limiti. Se vogliamo possiamo quindi vedere il web come quanto di più simile all’universo abbia creato l’uomo, con un'unica differenza: l’universo ha delle regole, delle leggi che lo controllano; l’uomo ha ancora il controllo della sua creazione?
Attualità
Alessandro Nanni, 4E 15 Questione di bufale Si sa, Wikipedia è un’enorme miniera di informazioni. Informazioni di ogni genere, specie, argomento, materia. Ce n’è per tutti i gusti. Ma siamo davvero sicuri che tutto ciò che troviamo scritto nelle sue innumerevoli pagine sia oro colato? La domanda, come del resto la conseguente risposta, può sembrare banale: fin dalle scuole medie i nostri prof raccomandano attenzione sull’uso pesato e soppesato di Wikipedia per le varie ricerche che ci sono assegnate. Dove sta la novità, quindi? Ecco, io credo che le raccomandazioni rivolteci dai nostri insegnanti (correggetemi se sbaglio, miei mentori) derivino per la maggior parte da pregiudizi. Fra i docenti del Majo, infatti, abbondano gli “haters” della tecnologia, vuoi per la loro incapacità di approcciarsi alla rete, vuoi perché si finisce per “perdere un sacco di tempo”, vuoi semplicemente perché sono nati in un epoca in cui Internet non era ancora sinonimo di Informazione. A mio parere però nessuno di loro è incappato in un vero e proprio sbaglio dell’Enciclopedia Libera, nessuno di loro afferma il potenziale errore di quest’ultima sulla base di un’esperienza diretta. Il rischio, quindi, potrebbe consistere nel pensare che i suddetti errori siano solo il frutto di mere superstizioni comuni riguardo la rete. Beh, niente di più sbagliato. A partire da gennaio 2015, infatti, i collaboratori di Wikipedia addetti ai controlli hanno scoperto ben 33 voci false o parzialmente false che sono state poi cancellate (dati risalenti al 21 aprile 2015). In questo articolo riporto le 5 più sorprendenti, ordinate per longevità di sopravvivenza, dalla meno alla più longeva.
Prima però è meglio fare un passo indietro. Wikipedia appartiene a dei particolari tipi di siti, detti “wiki”. Un wiki viene concepito come un enorme portale di comunicazione informativa al quale tutti possono collaborare, creando da zero materiale personale, o ampliando, modificando o addirittura cancellando quello altrui. Il concetto di wiki venne elaborato per la prima volta dal programmatore americano Ward Cunningham nel 1995, con la creazione del primo effettivo sito wiki. Fu un’enorme genialata, a mio parere, da parte sua, perchè veniva associata all’idea di “Informazione” le altrettanto nobili idee di “Condivisione” e “Partecipazione”. Il Sapere diventava a portata di click , e tutti d’ora in poi avrebbero potuto fare la loro parte contribuendo ad aggiornare i vari siti wiki. Wikipedia nasce all’alba del 2001, tanto per la cronaca. Ma, ahimè, anche per le cose belle non sempre tutto è rose e fiori. E con lo scorrere del tempo qualcuno sembrava divertirsi a creare pagine false, alcune delle quali, per il lessico appropriato e la serietà con Ie quali venivano scritte, sfuggivano ai controlli dei collaboratori di Wikipedia, rimanendo PER ANNI nella rete a disposizione di tutti, e “ingannando” i fruitori del servizio. Qui di seguito gli esempi più eclatanti. 5 - Il fantomatico filosofo presocratico Anaxiphales of Paestum. Assolutamente inesistente, di lui veniva esposto ed accuratamente analizzato il pensiero: esso consisteva nell’affermare che il tempo e il movimento fossero tra loro collegati. Il tutto
Attualità rigorosamente accompagnato da nascita e morte del personaggio, rispettivamente 545 e 470 a.C. A onor del vero, questa voce è in qualche modo servita a qualcosa: ad abbindolare un numero incalcolabile di studenti che si affidavano a Wikipedia per studiare filosofia. Se volete insomma fare bella figura sul vostro/a prof di filo, evitate di citare Anaxiphales. 4 - Il Trembulo. Quest’ultimo veniva presentato come una sorta di chitarra o comunque uno strumento a corde inventato intorno al 1600. Cosa che rese questa pagina particolarmente longeva, fu la presunta e ovviamente accuratissima spiegazione riguardo il modo in cui si sarebbe dovuto accordare lo strumento stesso. Insomma, se qualche vostro amico afferma di essere un virtuoso suonatore di trembulo, non credeteci. Potrebbe essere invece particolarmente bravo a inventarsi pagine di Wikipedia. 3 - Il cesaricida Gaius Flavius Antoninus. Può sembrare strano, ma la voce in questione sopravvisse ben 8 anni prima di essere definitivamente cancellata. E prima di smettere di imbrogliare innumerevoli studenti, impegnati magari in ricerche sul più vero personaggio di Gaio Giulio Cesare. Insomma, più che cesaricida quest’uomo può essere definito “scolasticida” o “ricerchicida” o addirittura “informaziocida”. E’ accetto qualsiasi tipo di sfogo se siete caduti nella sua trappola. 2 - Il guru messicano Don Meme. Voce ancora più longeva della precedente (ebbene sì: di 4 mesi più vecchia!), fu eliminata soltanto il 21 marzo 2015. La parola “meme” ci è familiare, però. I social network ne sono sommersi. Senza entrare nel merito della questione, possiamo affermare con certezza una cosa: se i meme servono a farci ricordare
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i più svariati messaggi, Don Meme ha mantenuto alta fede al suo nome. Nessun guru messicano sarà mai più ricordato come lui, poco ma sicuro. 1 - E infine giungiamo alla voce falsa più longeva in assoluto della storia di Wikipedia: il dio aborigeno Jar’Edo Wens. La sua pagina rimase in rete, infatti, per il tempo record di 9 anni e 9 mesi fino al 3 marzo 2015, fatidico giorno della sua cancellazione. A costui venivano attribuiti numerosi miracoli. Senz’altro però quello più grande che mai riuscì a compiere, fu sopravvivere per così tanto tempo nei database dell’Enciclopedia Libera. Non concluderò questo articolo con una pedante e superflua riflessione sull’uso critico di Wikipedia. Non servirebbe a niente, poichè tutti, compreso il sottoscritto, continuerebbero ad usarla come hanno sempre fatto, nè più nè meno. Ed è giusto così. Solo, ricordatevi che non sempre le informazioni sono corrette, e l’unico modo per evitare di essere boccaloni, è consultare per le proprie ricerche il numero maggiore di fonti possibile. Vi segnalo, infine, due cose. La prima, il nome di un interessante sito wiki “scoperto” da me poco tempo fa. Credo che molti di voi già ne siano a conoscenza. Si chiama WikiHow. Provate a darci un’occhiata. La
seconda,
il
cosiddetto
“Pastafarianesimo”. La religione della
pasta. Riguardo l’argomento, trovate tutto su Wikipedia. Ma...sarà una voce vera o falsa?
Attualità
17 Niccolò Barberio, 3C Save the future Nelle ultime settimane si é parlato molto di attentati, di guerra, di Medio Oriente, di Russia, Turchia…e per questo molti di noi (me compreso) si saranno quasi dimenticati che in queste settimane si è tenuto a Parigi uno degli eventi più importanti degli ultimi anni: la conferenza mondiale sul clima. Il terrorismo è il terribile cancro della nostra società, molto difficile da curare (e per questo è giusto che se ne parli). Difficile, ma possibile. Secondo gli scienziati, però, potrebbero non esistere medicine per il nostro pianeta: se, infatti, la temperatura media dell’atmosfera dovesse aumentare di “soli” tre gradi centigradi, a causa dell’inquinamento e della produzione dei gas serra, si avrebbe un sostanziale aumento del livello dei mari, che sommergerebbero in parte le più grandi metropoli costiere, portando gravi “disagi” a milioni di persone. Per evitare eventuali scenari apocalittici, si è deciso a Parigi di cercare un accordo tra le centonovantacinque nazioni partecipanti, per cercare di ridurre in futuro le emissioni dei gas serra e, in maniera conseguente, la temperatura media della nostra atmosfera. La conferenza è cominciata lunedì 30 novembre ed è terminata venerdì 11 dicembre, dopo una notte extra di discussioni. Raggiungere un accordo tra più persone non è mai facile: figurarsi se questo avviene tra centinaia di paesi. A marciare contro un concordato vi erano alcuni stati emergenti, che in modo massiccio utilizzano i combustibili fossili, altamente inquinanti. Tuttavia, alla fine, si è giunto ad un accordo un po' compromesso: se, da una parte, ci si
impegna a non raggiungere un aumento di temperatura di due gradi (si punta ad un grado e mezzo), se ci si impegna a controllare i progressi ecologici compiuti ogni cinque anni, se ci si impegna a versare cento miliardi di dollari ai paesi in via di sviluppo per aiutarli a rispettare gli impegni presi, invece non sono previste sanzioni ai paesi che non adempiono ai loro doveri. Sarà che sono un po’ malizioso, sarà che sono polemico, ma a me questo fatto non va affatto giù: a mio parere, questa mi sembra la solita scappatoia per i soliti magnati del petrolio e del carbone. Roba della serie “facciamo presto: é tardi!”, ma alla fine è tutto un: “e anche oggi si salva il pianeta domani!” Che ci importa del nostro futuro quando in ballo c'è il dio soldo? Intanto, in Italia ci vengono sbattuti in faccia i dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, secondo i quali l’Italia è il paese con più morti annuali per l’inquinamento in Europa. Paradossalmente, quest’estate è stato dato il via libera per la costruzione di dodici nuovi inceneritori (un vero e proprio toccasana per la salute) sparsi per tutto il nostro territorio; ma si fa finta di niente: meglio tacere.
Ex Studenti
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Giulia Bianco, ex
Intervista a Stefano Tagliabue
Questo articolo è il primo della rubrica di interviste agli ex studenti. L'idea nasce per aiutare gli studenti del triennio nell'orientamento riportando le opinioni e le testimonianze dei loro predecessori. Nei prossimi numeri quindi troverete interviste ad ex majorani di diverse facoltà, che vi racconteranno la loro esperienza per aiutarvi a scegliere nel modo migliore. Presentati. Sono Stefano Tagliabue, ho finito il liceo (scientifico, ndr) due anni fa. Poi ho deciso di andare a fare l'università in Scozia, ad Aberdeen. Studio biotecnologie, ma presto cambierò passando ad embriologia umana. Perché hai scelto questa facoltà? Eri sicuro della tua scelta? Non ero sicuro della mia scelta, perché ho sempre voluto fare molte cose diverse nella mia vita, tant'è che in quinta superiore ho anche pensato di fare geologia. Ho dovuto scegliere molto presto la facoltà, e in quel momento mi sono chiesto “qual è l'unica materia in cui vado bene e che mi piace studiare?” e quella materia era biologia, quindi ho scelto biotecnologie. Perché la Scozia? Per una materia scientifica studiare in Italia non è il massimo, perché non ci sono i soldi per la ricerca. Quindi l'unica opzione era andare all'estero. La Scozia è venuta fuori dopo, inizialmente avevo guardato per l'Inghilterra e per l'Olanda, finché non mi è stato detto che in Scozia si poteva fare domanda per farsi pagare gli studi dallo stato scozzese. Quindi una
volta verificato che questa cosa fosse vera abbiamo mandato la richiesta in Scozia. Fondamentalmente solo perché è gratis! Quali sono le maggiori difficoltà da affrontare andando a studiare in un altro paese? La maggiore difficoltà è superare i primi periodi. Arrivi in un posto che non mai visto, che improvvisamente diventa la tua nuova casa. Sei con persone che non hai mai visto, che improvvisamente diventano le nuove persone della tua vita. È tutto nuovo, un nuovo ambiente, una lingua diversa e ti trovi a dover ricominciare tutto da capo, conoscere nuove persone... Corsi e lezioni non sono state un problema, è stato più il fatto di ambientarsi. Io non pensavo che avrei provato nostalgia, quando sono partito ero tutto contento di andarmene dall'Italia, invece una volta arrivato qua ho scoperto che in realtà senti una grande nostalgia. E con la lingua? Tutti pensano “aaaah, non capirei niente”, ma dipende. A lezione non è un problema, i professori sanno che in classe ci sono persone che non parlano inglese
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come prima lingua e si fanno capire. Il problema nasce quando incontro delle persone che magari parlano molto veloce o con accenti strani, allora faccio fatica a capire. Però dopo qualche mese a parlare inglese la lingua diventa l'ultimo dei problemi. Cosa consigli di fare a chi vuole seguire questa strada? Quello che potrebbe demoralizzarvi è la procedura per iscriversi, che è lunghissima, servono un sacco di documenti e cose. Però alla fine ne vale la pena, fatelo. A chi consigli questa scelta e a chi credi non sia adatta? Consiglio questa scelta a tutti quelli che vogliono fare facoltà scientifiche, specialmente a chi mira a lavorare nell'ambito della ricerca. Non la consiglio a chi è troppo affezionato a casa, già io pur avendo una gran voglia di andarmene ho fatto una grande fatica, quindi per queste persone immagino sarebbe molto difficile. Ma in generale lo consiglio a tutti, perché oltre il fatto dello studio, è un'esperienza enorme. Cioè, io a diciannove anni vivevo da solo, con tutti i tuoi vantaggi e svantaggi: impari a gestirti, a spendere i soldi nel modo giusto... E puoi anche tornare a casa alle cinque del mattino. In generale è un'esperienza di vita grandissima. Per quanto riguarda il corso di biotecnologie, quali sono i pro e i contro? Qui hanno un modo di insegnare molto diverso rispetto all'Italia. In Italia è “arriva il prof, spiega, studi, fai l'esame”.
Qua c'è molta più collaborazione e fai un sacco di pratica in più. Ad esempio, io facendo materie scientifiche ho le ore di laboratorio, ma ci sono laboratori anche per le materie non scientifiche, in cui ti ritrovi magari a dover fare dei progetti ed esporli. Per me quella è stata la cosa più difficile, perché ti trovi davanti al prof e alla classe a dover parlare del tuo progetto in inglese. Poi ci sono anche i progetti di gruppo e questo tipo di cose, non proprio il mio punto forte.
Giochi
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Giochi
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CreativitĂ
22 Eccoti uno spazio tutto tuo!
PubblicitĂ
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Immense grazie siano rese ai membri del personale ATA che perdono investono il loro tempo nel ciclostilare il nostro amato giornale!
Matteo Redaelli, 4a Riccardo Galli, 4a
Le copie del giornalino sono poche non perchÊ siamo molto taccagni, ma perchÊ è anche online!
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