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IV - Novembre 2020

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IV | Novembre 2020

EtCetera

Il giornalino degli studenti

EtCetera | Liceo Majorana Desio


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Indice

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3 - Trump: il (dis)piacere della scoperta 6 - Biden, politicamente corretto e

politicamente vuoto

10 - Un punto di vista diverso sull’ammi-

nistrazione Trump

13 - Scheletri nell’armadio di Kamala

Harris

15 - Il carcere ai tempi del Covid 18 - La Francia sotto attacco 22 - Polonia: aborto negato e rabbia 24 - Guerra al largo dela Galapagos 26 - I contagi negli allevamenti di visoni 28 - La Posta del Cuore


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L’editoriale 3

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Giacomo Longoni, 5bb

Trump: il (dis)piacere della scoperta Il giorno in cui conobbi Donald pioveva, mi pare fosse metà maggio ed ero nella mia classe delle elementari. In quinta. Pioveva incessantemente e la maestra non ci fece uscire in giardino a fare la ricreazione. In classe tutti dovevano andare in bagno, sito nella parte opposta del corridoio. Ma la regola era chiara: uno alla volta. Iniziò dunque un grande trantran: chi cercava di corrompere la buonanima della maestra con un pan gocciole e quattro mikado, pensando così di accaparrarsi il privilegio di entrare per primo nella terra promessa, chi s’azzuffava, chi si dimenava davanti alla porta, pronto ad uscire in pole position. Poi c’ero io. Già da piccolo non avevo un fisico prestante per le zuffe (ero anche molto basso) e l’idea di dover cedere alla maestra parte della mia merenda in cambio di un permesso per andare in bagno per primo – fosse mai che accettasse davvero – non mi convinceva per nulla. Il tempo passava e l’intervallo stava finendo. Uno soltanto poteva ancora andare in bagno. La maestra quindi ci obbligò a giocarcela in qualche modo. Trovai allora un compagno, Alessandro, da oggi ribattezzato “Do-

nald”, che mi propose una via d’uscita abbastanza valida: carta, forbice e sasso. Alessandro, amico del boss della classe, quello che per intenderci era fidanzato con la bambina più bella dell’altra sezione e che veniva a scuola in moto con suo padre, era un bambino timido e silenzioso ma, in virtù dell’amicizia col boss, era sicuro di andare in bagno prima della fine dell’intervallo. Non aveva però tenuto in considerazione il fattore tempo, di fronte al quale non c’è amicizia o raccomandazione che tenga. Proprio in virtù dell’incessante scorrere delle lancette sull’orologio si optò per una mano secca: chi vinceva correva in bagno direttamente! Caso vuole che vinsi io. Ed è a questo punto che dal mite Alessandro si sprigionò Donald. Donald è un genio maligno, forse lo stesso di cui parlava anni fa Cartesio, ed è in ciascuno di noi, anche se in dosi e proporzioni diverse. “Al meglio dei tre! Al meglio dei tre! Imbroglione!”. Così urlò Alessandro, pardon Donald, sbraitando goffamente e guardando il bagno oltre il Rif, il corridoio. Il diverbio si protrasse per


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trenta secondi, tanto bastò alla campanella per farci tornare ai nostri banchi: l’intervallo era terminato e in bagno non c’era andato né Alessandro né il sottoscritto, nonostante fossi stato autorizzato dalla sorte. Forse, l’unica volta in cui non mi è stata avversa in diciotto anni, peraltro! Ci tengo a dire che la metafora, seppur ritoccata, parte da un episodio realmente accaduto. Come me lo ricordo? Provate voi a stare per quattro ore immobili con la vescica piena… Ve lo ricorderete a vita! A questo punto spostate l’ambientazione della storiella da una scuola elementare brianzola ad una casa di color bianco in centro alla capitale della nazione più potente del pianeta, ritoccate un po’ i personaggi, moltiplicate per 330 milioni la figura della maestra e il gioco è fatto! Quello a cui abbiamo assistito nei giorni scorsi è uno spettacolo ripugnante, certamente non degno della “granitica democrazia” americana, citando il nostro esperto in materia di politica statunitense, Luca Saracho. La democrazia americana è stata messa alla prova, è stata attaccata da un mitomane pericolosissimo, un sovversivo sui generis per di più, sempre che si possa definire “sovversivo” un presidente in carica da quattro anni…

Ha retto la costituzione, la democrazia? Si può definire davvero “granitica”? Presto per dirlo con certezza ma, stando alla situazione attuale, pare proprio di sì. A differenza del sottoscritto qualcun altro è riuscito ad andare in bagno, gli States sembrano essere riusciti, nonostante Trump, a portare alla Casa Bianca il loro effettivo Presidente. Certo, Trump dopo chissà quali discorsi da parte del suo stesso staff, ha abbassato il tiro, iniziando, sia pure in ritardo di qualche settimana per i suoi capricci, l’iter di transizione tra le due amministrazioni. Ma il clima appare ancora incandescente e, si sa, quando fa caldo, molto caldo, si inizia a sudare. Lo sa bene il malcapitato Rudolph Giuliani, braccio destro di Trump, in passato sindaco di New York, da molti definito come eroe all’indomani del tragico attacco alle Torri Gemelle, simbolo di un’amministrazione autorevole, capace di combattere il crimine senza abbassare la testa e di fare gli interessi della comunità. Ormai note a tutti sono le immagini che ritraggono il povero Giuliani in conferenza stampa, sudato, con due rigagnoli di tinta che, complice l’alta temperatura dei riflettori e una buona dose di malcelata agitazione, scendono dalla chioma sulle guance. Da quel


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giorno il castello è iniziato a crollare, lentamente, come era inesorabile che fosse. Eppure da quel mitomane aggressivo abbiamo imparato tutti noi qualcosa. In fondo, un Donald Trump è dentro ciascuno di noi. Non solo in Alessandro. Abbiamo compreso che negare l’evidenza non è un buon modo per affrontare una situazione, specie se avversa. Abbiamo capito che l’outsider, se sottovalutato, può fare male, molto male (i democratici l’avevano già compreso il giorno dopo la disfatta della Clinton, i sondaggisti e i politologi invece su questo punto tentennano ancora adesso). Abbiamo capito, rubando l’espressione formulare di un noto e stimato professore del nostro liceo, che di mezze verità è pieno il mondo e che il giudizio sull’operato di un’amministrazione o un chicchessia presidente non può essere polarizzato, ma calibrato, studiato attentamente, con tutte le “mezze verità” del caso, appunto. In questi anni in America c’è stata a mio avviso un’evoluzione nell’involuzione e viceversa. L’economia interna, prima dell’arrivo del Covid, andava a gonfie vele, non dimentichiamolo! Tuttavia le disuguaglianze e le differenze sono divenute, complice la pandemia, un pagliaio e un cerino (anche se cerino non deve essere considerato in una società

moderna), la morte di George Floyd, ha trovato terreno fertile. “Grande è la confusione sotto il cielo: la situazione è eccellente!” direbbe Mao. La realtà è invece un’altra: nemmeno Trump credeva più in quello che diceva e, al contrario di come pensava, la grande confusione sotto il cielo americano non gli è tornata utile. Abbiamo infine capito che la democrazia, e in ultima istanza la libertà del singolo di dire quello che pensa, vince sempre, anche quando qualcuno, e quel qualcuno è il Presidente degli Stati Uniti d’America, fa di tutto per piegare la volontà del popolo ai suoi capricci. Questa lezione è universale, non conosce confini di tempo e spazio. Questo lo abbiamo capito anche noi di EtCetera e con molto orgoglio, come caporedattore di questa redazione, vi porto un esempio concreto: leggete il terzo articolo e scoprirete di cosa sto parlando! Ad majora!


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Elezioni Usa 6

Luca Saracho, 3F

Politicamente corretto e politicamente vuoto In questi giorni negli Stati Uniti, in una condizione di surreale pandemia, quasi tutti gli stati si accingono a confermare i propri risultati elettorali e ad annunciare quale dei due maggiori candidati otterrà i loro voti in Collegio. E se non si avranno significativi risvolti sul fronte delle battaglie legali intraprese dal team dell’attuale presidente è con grande probabilità che Joe Biden si troverà, il 20 gennaio, a pronunciare il fatidico “presidential oath” con cui darà ufficialmente vita alla propria amministrazione. Un’amministrazione che, stando alle parole di alcuni, dovrebbe rappresentare uno storico passo avanti, ma al contempo dovrebbe anche restaurare la “normalità”, il bucolico passato della moderata politica americana. Due aspetti, tuttavia, difficilmente conciliabili, non solo per la concezione di un progressismo che passa per le stantie èlite politiche di un tempo, ma anche perché io non vedo personalmente un vero e proprio passo in avanti in tutto ciò, e non credo che una presidenza Joe Biden possa rappresentare veramente una “rivoluzione”.

Secondo molti, soprattutto secondo i principali media statunitensi, la scelta della vicepresidente Kamala Harris, non solo una donna, ma anche nera e figlia di immigrati, sarebbe l’apice del progresso in cui viviamo, già in sé una ragione più che valida per stendere il tappeto rosso alla nuova amministrazione. Ma il quadro non è completo: Alejandro Mayorcas dovrebbe divenire il primo immigrato e latino-americano nella storia a essere a capo del Dipartimento di sicurezza interna; Avril Haines la prima donna a guidare il Dipartimento di Intelligence e Biden ha ufficializzato la sua volontà di nominare Janet Yellen, che diverrebbe così la prima donna al comando del Dipartimento del Tesoro. Ad udire queste scelte ci sarebbe da essere estremamente orgogliosi della svolta rivoluzionaria che sarà presa dalla prossima amministrazione Biden, la fine degli oscuri anni della presidenza Trump, durante i quali sono imperversati solamente razzismo, sessismo, bigotteria, e chi più ne ha, più ne metta! E invece no. Per niente. Questa visione è profondamente erra-


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ta perché basa le sue inaccettabili (e a quello arriveremo in un momento) tesi su ipotesi altrettanto inaccettabilmente errate. Il mito secondo cui Trump sia un razzista, sessista, et cetera, a questo punto mi pare di averlo già esaustivamente esaurito nei miei precedenti articoli. Tuttavia se volessimo comunque aggiungere alla “lista dei miti sfatati” l’apparente omofobia dell’attuale presidente, potremmo menzionare, attraverso la medesima ottica, la sua scelta di destinare Richard Grenell, apertamente gay, a capo dell’ambasciata USA in Germania. La tesi per cui il progresso passa esclusivamente per l’inclusività di minoranze è, come dicevo, inaccettabile: trovo infatti effimero (e in alcuni casi deplorevole) gloriarsi di essere il primo a ricoprire una determinata carica di potere relativamente al proprio sesso, etnia o orientamento sessuale, perché la considero una delle più significative forme di discriminazione di cui nessuno nelle grandi emittenti televisive pare interessarsi. Iniziamo con una domanda, diretta a te, sì, proprio a te che stai leggendo: pensi veramente che la CNN avrebbe presentato nella medesima entusiastica maniera la nomina del vecchio, bianco politico di carriera? Ovvio che

no, duh! Bene, di seguito riporto la definizione che la Treccani fornisce del verbo “discriminare”: Adottare in singoli casi o verso singole persone o gruppi di persone un comportamento diverso da quello stabilito per la generalità, o che comunque rivela una disparità di giudizio e di trattamento. Ciò è in linea con l’etimologia della parola stessa: da discrimen, a sua volta derivante dal verbo discernĕre, di terza coniugazione, tradotto dal Castiglioni-Mariotti come “separare, dividere, distinguere”. Benissimo, alla luce di ciò, non converresti con me che un tale entusiasmo riservato a singoli individui invece che altri, sulla sola base della loro etnia o appartenenza ad uno dei due sessi, rientri perfettamente in questa definizione? Ormai l’esaltazione dell’individuo per la propria appartenenza a ben specifiche minoranze ha sostituito la considerazione delle sue qualità morali e dei suoi meriti: uno scenario sempre più antitetico col sogno di Martin Luther King di un mondo non basato sul colore della pelle di ognuno di noi, ma sul contenuto dei nostri animi. Concordi col “sogno” del reverendo, i conservatori nel Regno Unito non si vantano sterilmente di aver eletto Margaret Thatcher perché don-


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na, ma per il suo merito: la sua grande determinazione con la quale successivamente riportò la sua nazione tra le maggiori potenze mondiali. Inoltre vorrei chiedere quanto “coraggiosa” può essere la scelta di includere donne nella propria amministrazione in una realtà dove se si esprime un punto di vista estraneo all’estremismo femminista di terza ondata si rischia seriamente il linciaggio mediatico. Avere donne o individui provenienti da varie minoranze è un bene, segno che il passato fortemente razzista dei secoli scorsi è diventato ormai quello: passato. Ma assumere individui solo sulla base della loro etnia e/o sesso per dimostrare la propria “inclusività” diventa in sé discriminazione. Smantellato dunque il valore di un simbolismo vuoto, fine a se stesso, teorico, che non è sinonimo di efficienza o del miglioramento della vita dei cittadini, un ulteriore interrogativo necessita di una risposta: come sarà un’amministrazione Biden? Come accennavo in precedenza alcuni vedono in lui il ritorno alla “normalità”. Il punto sta nel comprendere a quale normalità si sta facendo riferimento. Forse all’eccellente economia trumpiana pre-Covid-19? Non credo proprio. A questa discussione si è aggiunto il parere di Roxanne Roberts, che, a sue

parole, ha provato ad associare tale “normalità” con i fasti dell’amministrazione Obama. Non che vengano messe in evidenza le peggiori condizioni economiche in cui versava l’intera popolazione americana, assolutamente no. Roberts, sin dai primi paragrafi del suo articolo pubblicato sul Washington Post, con “normalità” intende invece la magnificenza di banchetti e cene di stato che, nel loro sfarzo, ritorneranno alla “passata gloria”. E non si fa neanche scrupoli a segnalare esplicitamente chi saranno i diretti destinatari di tali gala: letteralmente scrive “l’aristocrazia della città”. In poche parole un’amministrazione Biden sarebbe un ritorno dell’establishment di proporzioni epiche, della “palude” che Trump ha tentato di bonificare nei suoi anni da presidente. Dunque, chi potrebbe meglio adempiere tale compito se non uno storico membro dell’élite politica, in senato per 44 anni e Vicepresidente per 8? Eccoci arrivati all’epilogo di questo articolo (tirerai sicuramente un sospiro di sollievo a saperlo) trattando il nodo centrale dell’argomentazione: perché Biden è stato votato? Ebbene, l’unico motivo è che non vi era alternativa: dal quadro fornito dai media mainstream, era l’unica opzione in mezzo al sorgere di “estremi-


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smi”. Come prima cosa il suo obiettivo è stato quello di sconfiggere il socialista Sanders nelle primarie, opponendo le sue radicali posizioni politiche; dall’altro quello di battere quel “nazi-fascistone” di Trump. Biden ha solamente dovuto prevalere nelle primarie democratiche perché sapeva che avrebbe ottenuto ogni possibile forma di sostegno contro Trump. I sostenitori di Sanders e Warren hanno difatti seguito come delle pecorelle il resto del partito, che avrebbero sicuramente disconosciuto se solo non vi fosse stato Trump: come confermato dall’hashtag “Settle for Biden” (ovvero “accontentarsi di Biden”), loro non lo hanno votato per la bontà dei suoi va-

lori, ma per l’unico pregio di non essere l’attuale presidente. E così l’odio nei confronti di Donald Trump da un partito è stato amplificato dai mass media all’elettorato, che dunque presentava conoscenze parziali se non totalmente errate su questioni riguardanti l’operato di Trump. Dunque un’elezione, quella di Biden, priva di valori politici e solidi programmi, focalizzata interamente sullo schierarsi contro il singolo. Potrà un governo più preoccupato della sua facciata politicamente corretta ed inclusiva, andare oltre il mero essere contro l’amministrazione precedente e guidare un’America “unita” per i prossimi quattro anni?


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Elezioni Usa Alessio Nicolodi, 3H Oliver Zocco, 3H Lorenzo Oberti, 3H

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Riccardo Meo, 3G Stefano Rovere, 3D

Un punto di vista diverso sull’amministrazione Trump Come tutti i lettori di EtCetera sapranno, i temi trattati negli articoli scritti dagli studenti hanno spesso a che fare con l’attualità e hanno lo scopo di esporre un punto di vista o di informare - nei limiti di un semplice giornale scolastico - su tali temi. Pertanto noi, da abituali fruitori di questi articoli, abbiamo deciso di dare il nostro contributo: leggendo “Quando in ballo c’è l’integrità di una super-elezione”, abbiamo notato una serie di errori e mancanze che non abbiamo potuto ignorare e che andremo ad esaminare passo per passo. L’autore nei primi paragrafi va ad elogiare l’operato del precedente Presidente americano sotto vari aspetti: attraverso le sue politiche egli è stato in grado di riportare negli USA molti posti di lavoro che prima erano delocalizzati all’estero, ha abbassato ai minimi storici la disoccupazione, ha rimpiazzato il NAFTA con l’USMCA e infine ha tenuto l’America fuori da sanguinose guerre all’estero.

Peccato però che non sia tutto vero: le politiche protezionistiche e, in particolare, le guerre dei dazi con la Cina hanno fatto perdere il 0,3% del PIL americano e hanno cancellato circa 300.000 posti di lavoro, secondo uno studio di Moody’s Analytics del 2019. Inoltre, nonostante sia vero che Trump ha tenuto l’America più distante dai conflitti armati globali, va ricordato come il ritiro delle truppe dal confine siriano, scelta criticata persino dal suo stesso partito, equivalga ad un sostanziale abbandono dei Curdi, tra i più fedeli alleati statunitensi, lasciati in balia persecuzioni e deportazioni. Successivamente l’autore sostiene che la vicenda del Russiagate sia stata “una caccia alle streghe” e che invece si possiedano mail incriminanti sui rapporti del figlio di Biden, Hunter, con i governi russo e ucraino. Bisogna specificare però che, anche se le mail sono state effettivamente verificate come autentiche dall’FBI, la stessa agenzia ha anche sostenuto che


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Elezioni Usa 11

non si ha alcuna informazione compromettente sull’operato di Joe Biden, e pertanto questa storia non ha alcuna ripercussione sull’attuale Presidente. Inoltre la cosiddetta “caccia alle streghe” del Russiagate ha portato all’arresto e all’incarcerazione di molti dei collaboratori di Trump: da Paul Manafort, direttore della sua campagna elettorale, a Michael Thomas Flynn, consigliere della sicurezza nazionale, per citarne solo alcuni di una lunga lista. Si direbbe che il Russiagate non sia stata proprio una calunnia… Nel paragrafo seguente viene messa in discussione la neutralità delle piattaforme di social networking, che avrebbero censurato i tweet di Trump riguardanti le elezioni americane e la validità del voto per posta. Sembra però che l’autore abbia sorvolato sul fatto che Trump abbia più volte linkato siti di disinformazione o articoli facenti riferimento a fonti false o inesistenti riguardanti i rischi del “mail-in-voting”, come attestato da una serie di articoli di vari outlet (BBC, ABC news…); tali fallaci accuse avrebbero potuto causare una serie di calunnie e violenze nei confronti di coloro che lavorano al conteggio dei voti, cosa che purtroppo è avvenuta. Inoltre critichiamo la scelta di utilizzare come fonte Project Veritas, un noto

ente di disinformazione di destra certificato dall’Università di Harvard, per dimostrare come alcuni voti in Texas siano stati convertiti da John Cornyn, lo sfidante repubblicano, a MJ Hegar, il candidato democratico. Detto tutto ciò, sembrerebbe che questo articolo non sia altro che un’aspra critica ad un altro articolo, tuttavia non è questa la nostra intenzione: abbiamo infatti deciso di dare un piccolo scorcio della nostra visione sulla scorsa amministrazione americana. Il primo tema, anche in ordine di importanza, è l’impatto che le idee negazioniste di Trump riguardo al tema del cambiamento climatico hanno avuto sul mondo attorno a noi. A causa della sua decisione di abbandonare la convenzione di Parigi e di cancellare ben 160 leggi che limitavano l’impatto ambientale (tracciate dalla Columbia University di New York) secondo Rhodium Group, gruppo di ricerca ambientale, verranno emesse 1,8 miliardi di tonnellate di anidride carbonica entro il 2035, un aumento del 3% rispetto al previsto. Il secondo tema che vogliamo trattare è quello dei controlli sull’immigrazione, in particolare dal Messico e dai paesi del Sud America. Infatti Trump ha utilizzato, per la prima volta dalla fine della Seconda Guerra


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Mondiale, l’Articolo 42 per chiudere i confini con il Messico durante la pandemia ed addirittura espellere migranti già accettati negli USA . L’articolo 42 dà al Presidente il potere di chiudere i confini se si ha l’eventuale rischio di danni alla salute pubblica; e Trump ha utilizzato il Coronavirus come pretesto poterlo invocare, nonostante allora il Paese fosse già con un numero di contagiati superiore a 5600, un dato del tutto slegato dai flussi migratori. Per non parlare della separazione dei figli di migranti dai loro genitori, che ha suscitato grande scandalo per settimane in tutto il mondo. Infine vorremmo trattare gli effetti delle recenti politiche economiche sia sulla borsa sia sulla popolazione. Nel 2017 Trump, nel tentativo di stimolare l’economia americana a seguito della crisi del 2008, firmò il “The Tax Cuts and Jobs Act”, che ridusse la pressione fiscale e la tassazione sulle grandi corporazioni dal 35 al 21 %. Questo provvedimento, se osservato in modo superficiale, sembra che abbia avuto effetti molto positivi, in particolar modo sulle borse che sono salite a livelli record. Ma se una economia forte porta a una florida borsa, il contrario non è sempre valido: infatti la crescita delle azioni di queste aziende è stata causata dal fenome-

no degli “stock-buybacks”, cioè hanno utilizzato il guadagno ricavato dalle esenzioni di Trump per ricomprare le loro stesse azioni, alzandone il prezzo artificialmente. Inoltre questa riforma, secondo la CBO, aggiungerà al debito nazionale circa 2.289 trilioni di dollari in 10 anni, andando a gravare sui contribuenti che hanno visto ben poco guadagno dalla riforma. Per concludere, ci teniamo a sottolineare che ognuno ha il diritto di esprimere le proprie idee e la propria prospettiva su qualsiasi argomento egli voglia, ma utilizzare fonti fallaci e sorvolare su punti chiave non può e non deve essere accettabile.


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Jacopo Palazzolo, 2C

Scheletri nell’armadio di Kamala Harris Uno degli argomenti di cui si è parlato di più in questo periodo è senza dubbio l’Election Day americano con la successiva vittoria di Joe Biden che, a meno di ulteriori sviluppi, a gennaio dovrebbe insediarsi alla Casa Bianca come 46° presidente degli Stati Uniti d’America. Dopo l’annuncio della sua vittoria si sono viste scene di festa e felicità per le strade quasi comparabili ai festeggiamenti della vittoria americana nella Seconda Guerra Mondiale. La motivazione di questa euforia generale è dovuta anche al fatto che Kamala Harris sará la prima vice-presidente donna e nera: ciò da una speranza ai milioni di americani che negli ultimi mesi sono scesi in strada per protestare contro il razzismo purtroppo ancora esistente negli Stati Uniti. In questo articolo però non voglio parlare delle proteste e degli scontri visti in precedenza ma appunto della nuova vice-presidente, descritta come un’eroina dei diritti civili ma nasconde un passato ben diverso che fa pensare che la Harris abbia sfruttato le idee anti-razzismo e anti-omofobe solo per

guadagnare voti. Le persone che la acclamano lo fanno solo per i due motivi già citati prima: è donna ed è nera. A mio parere invece sarebbe meglio informarsi sul suo passato e cercare di scoprire chi sia veramente la nuova vice-presidente. Come molti di voi sapranno Kamala Harris è stata procuratrice generale della California e durante il suo mandato si è resa protagonista di diversi atti di sfregio ai diritti civili che afferma di voler proteggere, come nel 2015, quando supportò le decisioni riguardanti il caso Norsworthy. Michelle Norsworthy è stata tra le prime donne transgender a battersi per ottenere la terapia ormonale e il cambio di sesso, anche per chi (come lei) si trovasse in carcere. Kamala Harris all’epoca si dimostrò contraria a tutto ciò, affermando che non si trattava di un’operazione urgente affermando:” Norsworthy è da più di 20 anni in cura per la disforia di genere, e non sembra in alcun modo peggiorata al punto di dover ottenere urgentemente un’operazione di cambio del sesso adesso, invece di aspet-


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tare le sorti del processo”. Nonostante ciò è stata acclamata come grande sostenitrice dei diritti LGBTQ+.

propri figli e per questo molti bambini sono stati separati dalle proprie famiglie.

Ricordiamo anche l’omicidio di Michael Brown, un diciottenne afroamericano morto il 9 agosto 2014 a Ferguson, Missouri, un sobborgo di Saint Louis, dopo essere stato ripetutamente colpito da proiettili sparati da un agente della polizia, Darren Wilson. Colpito senza essere stato trovato in possesso di armi, Brown era sospettato, secondo la polizia locale, di un furto commesso pochi minuti prima, sebbene il contatto iniziale tra l’agente Wilson (la cui colpevolezza è stata poi confermata) e Brown non fosse collegato alla rapina. Nonostante la Harris abbia più volte ricordato questo spiacevole evento bisogna ricordare che fu proprio lei a vietare a numerose associazioni per i diritti civili di indagare sull’accaduto.

Per ultimo ricordiamo che la nuova vice-presidente ha impedito il rilascio di piccoli detenuti (piccoli spacciatori, prostitute, ladri) come soluzione al sovraffollamento delle carceri affermando che questi detenuti servivano come manodopera a basso costo, ha appoggiato Trump nella guerra in Siria, ha votato due volte contro il finanziamento del diritto all’aborto e potrei continuare ancora. Dopo tutto questo vorrei dire che magari Kamala Harris ora è cambiata e pensa davvero tutto quello che dice ma prima di giudicare sia positivamente sia negativamente una persona bisogna informarsi bene su di lei e non lasciarsi trascinare dall’euforia generale e dalle voci di parte.

Non dimentichiamo che sempre durante il suo mandato di procuratore generale della California ha voluto combattere la mancanza di scolarizzazione nel suo stato, una cosa certamente positiva, peccato che lo abbia fatto rendendo un reato il non mandare i figli a scuola, non valutando però che spesso sono le famiglie più povere a non poter garantire un’istruzione ai


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Giulia Burigotto, 5bb

Il carcere ai tempi del Covid Dopo le rivolte di marzo/aprile la situazione in carcere sembra essere passata in secondo piano, ma le grandi carenze sono rimaste. Nel mese di agosto sono stati registrati in totale 287 casi di detenuti positivi, diminuiti a 152 nel mese di ottobre, divisi in 41 istituti (71 solo a San Vittore, 55 a Terni, 12 a Benevento) e circa 200 di agenti penitenziari, tre ricoverati, il resto in quarantena. In queste settimanetuttavia l’Osapp ha denunciato un incremento del 600% dei contagi, causata dalla mancata distribuzione di dispositivi di protezione individuale per i detenuti e dal mancato rispetto di alcune norme durante i colloqui con i famigliari, dove non mancherebbero scambi di effusioni e di contatti fisici. A fronte di ciò si sono adottati diversi provvedimenti per salvaguardare la salute della popolazione penitenziaria: a 2 mila detenuti attualmente in semilibertà è stato concesso di dormire a casa senza rientrare in cella e ad altri 3mila, soprattutto a quelli a cui mancano meno di 18 mesi da passare in carcere, di scontare il resto della pena nel proprio domicilio, attraverso l’uso del braccialetto elettronico e ac-

certamenti. Nell’ istituto San Vittore è stato allestito uno specifico reparto per la cura del covid-19 e in tutta Italia sono stati distribuiti più di 1600 dispositivi cellulari per rendere possibili video-colloqui tra i detenuti e le famiglie, per evitare rapporti diretti, incrementare la corrispondenza telefonica e favorire la didattica a distanza. È innegabile il tentativo di non escludere il sistema penitenziario dal difficile progetto di contenimento del virus in tutto il Paese ma, così come succede per scuole e aziende, non si può rimediare a decenni di cattiva politica in pochi mesi. Già ad agosto i braccialetti elettronici operativi erano molto meno di quelli promessi, in quanto misura costosa e di difficile applicazione; nelle carceri permane un tasso di sovraffollamento molto alto (su 50.472 disponibile ne sono occupati 54.868), a cui si aggiunge la mancanza di istituti penitenziari femminili (4 in tutto il territorio nazionale), affiancati invece da 43 sezioni per donne ubicate all’interno di carceri maschili, dove si trovano il 75% delle detenute; solo il 27,2 % dei detenuti è iscritto a corsi scolastici, che spesso si tengono nella stessa fa-


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Attualità

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scia oraria di altra attività, costringendo quest’ultimi a saltare la scuola; una percentuale inferiore al 30% è occupata in mansioni poco professionalizzanti, la maggior parte commissionate dall’ Amministrazione penitenziaria, e solo l’1,5% lavora per datori esterni; finora sono stati segnalati 47 suicidi, 9 dei quali si riferiscono a giovani di età compresa tra i 22 e i 28 anni e 30 a individui di età inferiore ai 50; numerose sono le segnalazioni riguardo violenze e pestaggi a Monza, San Gimignano, Torino, Palermo, Milano, Melfi, Santa Maria Capua Venere e Pavia, a cui si aggiungono due casi riaperti di violenze e di abbandono terapeutico a Ivrea e Siracusa. Nella lunga lista di deceduti appare anche una lunga serie di morti da accertare, spesso legate alle rivolte della primavera passata. Tante sono le testimonianze di punizioni aggressive e oppressive attuate dagli agenti dopo l’accaduto, accompagnate da segnalazioni e lesioni omesse dai referti medici. E mentre le nuove formazioni neofasciste infestano le strade distruggendo negozi, occupando edifici, e gridando indisturbati il loro odio, all’interno di quell’alto muro di cemento che separa il cittadino dal detenuto, delle persone vengono private dei loro diritti. Persone che si alzano in piedi per reclamare,

ma le cui gambe vengono spezzate da colpi di manganello. Persone che nella vita hanno scelto di sbagliare o ne sono stati obbligati, ma che ora vengono privati della possibilità di redimersi, il colmo per un Paese fondamentalmente cristiano. Persone che lo Stato non ha interesse a rieducare, che lo Stato non ha mai avuto interesse a educare. Sono dell’opinione che sia necessaria una riforma che vada a coinvolgere ogni istituzione statale, in primis la scuola: gli studenti devono essere incentivati a conoscere direttamente questo tipo di realtà e di coltivare un profondo sentimento di legalità e di giustizia che trascenda sterili lezioni di educazione civica dove vengono esplicati principi fondamentali che di fatto non vengono rispettati. Negli anni passati in effetti nella nostra scuola si è provato a promuovere un progetto del genere, invitando durante la settimana di sospensione un detenuto del carcere di Bollate e il cappellano del carcere minorile Cesare Beccaria, tuttavia questi due incontri sono inseriti in contesti assai diversi da quelli che possiamo trovare ad esempio a Monza e a Milano San Vittore (per non citare Rebibbia, Regina Coeli e Poggioreale). Per una reale comprensione di quel mondo che a noi rimane precluso bisogna attraversare


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AttualitĂ

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i corridoi di quegli edifici, vedere con i propri occhi le condizioni igieniche e sanitarie, ascoltare testimonianze sincere e libere da qualsiasi condizionamento esterno, contare interminabili minuti che sembrano non passare

mai, guardare attraverso sbarre e sentirsi animali in cattività . Avere la possibilità di cambiare le cose, di rendere giustizia, di conoscere, è un diritto. Ricordatevelo.


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Attualità Sheeza Habib, 3F Sofia Marcantoni, 2H

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Giorgia Tiralongo, 2aa

La Francia sotto attacco Islam: storia e pregiudizi La parola araba Islam significa “sottomissione totale” nei confronti di Allah da parte di individui considerati allo stesso modo da Lui, che non va a distinguere chi porta un abbigliamento semplice e chi elegante. Il grande portavoce della religione musulmana è stato Maometto (nato attorno all’anno 570), reputato dai suoi fedeli l’ultimo profeta inviato da Dio al mondo e incaricato, grazie alle rivelazioni dell’arcangelo Gabriele, di far conoscere all’umanità la parola di Dio. Queste rivelazioni sono contenute nel libro sacro dei musulmani, il Corano (che significa “predicazione”) che detiene la stessa importanza della Bibbia per i cristiani. Se chiedeste a un musulmano di spiegarvi che cosa sia l’Islam, vi direbbe probabilmente che è una religione antichissima basata sulla pace, sulla misericordia e il perdono, ed è vero. Alcuni dei concetti contenuti nelle rivelazioni di Allah tuttavia, sono stati travisati da fanatici senza scrupoli e, uniti a sentimenti di invidia, odio, razzismo e ambizione di dominio politico hanno portato alla giustificazione del “fonda-

mentalismo islamico”, una visione della religione che fa uso della violenza e del terrorismo, allontanandosi notevolmente dal contenuto del Corano. Dialogare con una persona musulmana sicuramente potrebbe aiutare ad andare oltre il velo delle apparenze e a conoscere l’anima del (mondo) musulmano e la storia che porta. Nel Corano un principio la cui interpretazione è sempre stata assai controversa e mutevole in base a tempi e luoghi, è il Jihad, ovvero la guerra santa. Il Profeta Mohamed lo ha definito come “Un pellegrinaggio compiuto piamente”. Questa affermazione funge già risposta ai tanti che associano una religione di oltre un miliardo e seicento milioni di persone all’uso delle armi. Varie volte poi ha indicato o una lotta interiore contro le tentazioni del male (“male” inteso come tutto ciò che va contro la volontà di Allah), o l’autodifesa del mondo musulmano contro pericoli di origine esterna, o ancora una guerra contro gli ‘infedeli’ allo scopo di guadagnare nuovi territori all’unica vera fede e convertire i popoli sottomessi. In merito a questo ultimo significato nel corso della storia, dopo la morte di


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Maometto, si è verificata una prorompente espansione della Umma verso il nord-Africa, il medio Oriente bizantino e i territori occidentali dell’impero sasanide, ma ci sono fondati dubbi sul fatto che alla base di questa espansione ci fosse la volontà di combattere e convertire gli ‘infedeli’, considerando che per lungo tempo i musulmani non imposero a cristiani ed ebrei di credere alla loro religione ma riscossero unicamente le imposte sui territori occupati. Questo iniziale atteggiamento conciliante nei confronti di ebrei e cristiani è ricollegabile alla comune origine abramitica delle tre grandi religioni monoteiste (ebraismo, cristianesimo e Islam), le quali possiedono comunque sostanziali differenze. Per esempio, Gesù di Nazareth dall’ebraismo è considerato un falso messia, dal cristianesimo il figlio di Dio, dall’Islam un profeta, dunque un semplice essere umano portavoce della rivelazione e della volontà di Allah. È evidente che diversi avvenimenti, in particolare negli ultimi decenni, hanno fatto vacillare questa certezza e convinzione che continua a essere granitica nel cuore del credente musulmano. Una comunità è stata condannata per le azioni di una minuscola minoranza. Si è arrivati a maturare un giudizio che

vede pochi fedeli buoni, moderati e ben integrati nella società, e molti fedeli cattivi e estremisti. In questo mondo ricco di istanze pluralistiche porsi e porre domande è più che lecito, ma che siano poste per conoscere, non per condannare. Cedere ai luoghi comuni, attribuire l’immagine di assassini, proposta dall’ Isis all’Islam, ai musulmani e alle loro famiglie, è offensivo per chi ogni giorno segue gli insegnamenti del Profeta e cerca di emularne il nobile comportamento, nei piccoli e nei grandi gesti. Tutti sono a conoscenza delle barbare uccisioni e dei crimini perpetrati contro “gli infedeli” – e contro i fedeli stessi - da quei sedicenti soldati che gridano “Dio è il più grande”, ma pochi conoscono il Corano e sanno che uno dei suoi versi condanni l’omicidio, secondo la formula: “l’uccisione di una persona equivale all’uccisione dell’intera umanità; pochi ricordano le parole del Profeta, che invita a trattare con rispetto e considerazione i non musulmani e a tenere un buon comportamento in qualsiasi circostanza, non solo nei confronti di tutte le persone, ma anche nei confronti degli animali (ad esempio una donna di strada si è guadagnata il Paradiso per aver semplicemente dato acqua a un cane), dell’ambiente, della natura. E questa


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è solo la punta di un enorme iceberg, di cui l’Isis non fa minimamente parte. Cosa porta un giovane europeo – ma anche non europeo – a comportarsi in un modo distante anni luce rispetto agli insegnamenti coranici? Un’errata interpretazione delle fonti, portata al parossismo? Forse, ma uno dei motivi principali è certamente da rinvenire soprattutto nella condizione di alienazione e nichilismo a cui sono approdati negli anni, arrivando a negare la realtà e loro stessi e a perdere il senso di ogni cosa. Gli attacchi “La Francia è sotto attacco”: queste le parole pronunciate dal presidente francese Emmanuel Macron in seguito agli attacchi terroristici verificatisi il 18 ottobre Conflans-Sainte-Honorine, e, il 29 ottobre a Nizza. La vittima del primo, Samuel Paty, ucciso e decapitato, era un professore di storia di quarantasette anni, colpevole solo di avere mostrato delle vignette su Maometto, pubblicate dal giornale Charlie Hebdo, durante una lezione riguardo la libertà d’espressione. Il modus operandi tenuto dal professore è stato molto criticato da alcuni genitori, in particolar modo dal padre di un’alunna che aveva richiesto il licenziamento di quello in aggiunta alle minac-

ce di morte, motivo per il quale ora si trova in stato di fermo. Si è anche scoperto che la sorellastra dell’uomo, ora ricercata, aveva giurato fedeltà all’ISIS nel 2014 in Siria. Indagate altre dieci persone, tra cui un minore, appartenenti alla cerchia familiare dell’aggressore e un membro del consiglio degli Imam francesi, Abdelhakim Sefrioui. Quest’ultimo, Abdoullakh Abuyezidvich Anzorov, diciottenne russo di origini cecene, è stato ucciso dalla polizia la sera stessa dell’aggressione, nel vicino comune di Erigny, dopo aver aperto il fuoco gridando “Allah Akbar”. La zona intorno alla scuola è stata chiusa e ai cittadini del piccolo comune consigliato di rimanere a casa. Macron, sul luogo dell’attentato, è intervenuto definendo l’ attacco come islamista. Due giorni dopo è stata organizzata una manifestazione in omaggio a Paty a Place de la République a Parigi. Dieci giorni dopo un altro attentato terroristico colpisce la Francia. Ci troviamo a Nizza, nella basilica di Notre-Dame dove, verso le nove del mattino sono state uccise tre persone, due donne e un sacrestano, e ferita una gravemente. L’assalitore, Brahim Aoussaoui, ventun anni, di origini maghrebine, è stato ferito e portato in ospedale dalle forze


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speciali, non smettendo mai di gridare “Allah Akbar”. Era sbarcato a Lampedusa in settembre e in seguito al periodo di quarantena era scappato in Francia clandestinamente. Non aveva fatto domanda di asilo e non era schedato dalle associazioni che si occupano dei migranti. Secondo le prime informazioni ha agito da solo, usando un coltello, ma il numero degli arrestati già è salito a sei. Ancora una volta le affermazioni di Macron non sono tardate ad arrivare: “Non rinunceremo ai nostri valori” in

particolare “la libertà di credere e di non credere”. Esorta i cittadini “all’unità” e a non cedere “a nessuno spirito di terrore”. Ha deciso inoltre di aumentare la presenza dell’esercito nelle strade, in particolare nei pressi dei luoghi di culto e delle scuole. Ora più che mai è necessario saper perdonare gli enormi crimini commessi gli uni nei confronti degli altri e ristabilire il millenario legame che ci unisce e ci permette di vivere nella libertà, nell’ uguaglianza e nella fratellanza.


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Emma Laura Longoni, 3aa

Polonia: aborto negato e rabbia La Polonia è un Paese particolare: è infatti parte dell’Unione Europea come Stato membro, ma oggettivamente si trova lontana sia dalla condizione economica della maggioranza dei compagni d’Unione che dal sentire comune tipico della realtà di cui fa parte. In particolare in Polonia sono forti alcune posizioni particolarmente conservatrici, che concentrano il loro dissenso sulle questioni vicine al mondo LGBT+, l’emancipazione delle donne e l’aborto. Ed è proprio l’ultimo dei temi citati ad essere divenuto l’oggetto del contendere all’interno dei confini polacchi negli ultimi tempi: se infatti già prima l’interruzione di gravidanza per scelta propria della donna era considerata illegale, dal 23 ottobre di quest’anno una sentenza della Corte Costituzionale polacca (massimo organo del Paese in ambito giuridico) ha stabilito che anche quella motivata da una malformazione del feto sarà resa impraticabile all’interno dei confini statali. E questo nonostante fossero molto pochi i casi di aborto legale per questo tipo di causa ogni anno (1000 circa in tutta la Na-

zione). Questa decisione non è passata affatto inosservata: difatti, nonostante i numeri impressionanti dell’epidemia da COVID-19 nel Paese, già a partire dal 25 ottobre alcune persone erano scese in piazza per protestare. E poi si sono aggiunte le donne: pressoché la totalità delle associazioni femministe polacche è infatti scesa in campo, iniziando peraltro a coordinare proteste per contestare la sentenza. Si sono tutte riunite intorno ad uno slogan: “questa è una guerra”. Una guerra che delle semplici cittadine combattono contro nemici titanici, la Chiesa e il PiS (il Partito al Governo), che in Polonia non si trovano solamente alleati per idee – essendo entrambi molto conservatori – bensì anche poiché l’uno legittima il potere dell’altro: voti PiS, vai in Chiesa; vai in Chiesa, voti PiS. Ma le donne non ci stanno: in 100mila sono scese – accompagnate da numerosi cittadini indipendenti - in piazza a Varsavia, capitale dello stato, tra il 30 ottobre ed il 2 novembre. E continuano a farlo.


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La loro è una protesta particolare però: alle manifestazioni infatti si assiste ad azioni molto radicali (è capitato ad esempio che si dipingesse la scritta “aborto senza frontiere” sui muri di alcune Chiese) e, anche in assenza di queste, il linguaggio proprio de* dimostrant* è sempre molto esplicito, tanto che il “vaffanculo” spesso pronunciato durante le contestazioni ne è divenuto di fatto il simbolo. Ed è proprio questo, il “vaffanculo”, l’elemento chiave che ci permette di comprendere a pieno le motivazioni reali della protesta: non si tratta infatti solo di aborto negato, ma anche (e forse prima di tutto) di uno scontro fra due anime profondamente differenti che in un unico Stato convivono ormai molto difficilmente. Da un lato la “vecchia Polonia”, cioè la Chiesa ed una gran parte dei detentori del potere, che non hanno esitato a definire * manifestant* “dei criminali”. Dall’altra parte abbiamo la “nuova Polonia”: il comparto giovane della società, più aperto e molto desideroso di un cambiamento, che però non esita ad esprimere questa sua necessità con grande rabbia. Una rabbia che, se l’atteggiamento delle Istituzioni dovesse continuare ad essere questo, è improbabile si fermerà: infatti, nonostante la Corte Co-

stituzionale abbia deciso di rivedere la sua sentenza, il Governo continua a cercare unicamente di spaventare le folle di dimostranti, ad esempio facendo intendere di avere intenzione di incriminare gli organizzatori delle proteste. Questo tuttavia rischia di essere solo una miccia per una collera ancora più irrazionale e distruttiva. Perché le persone non sono mica robot: quando le loro opinioni vengono represse potranno pure deglutire per qualche tempo. Ma poi scoppiano. E questo sarebbe un enorme problema, caro Governo polacco. Questo, non mille aborti legali ogni anno.


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Chiara Ferrara, 4bb

La Guerra dei trecento ritorna, ma questa volta al largo delle Galapagos Le isole Galapagos sono considerate da molti un vero e proprio Paradiso terrestre, data la presenza di acque cristalline che presentano una spettacolare vita marina e spiagge di sabbia bianca che sono la “casa” di numerose specie di animali, e per questo meta molto ambita dai turisti. Situate a nord e a sud dell’equatore, le Galapagos sono tredici isole di origine vulcanica, appartenenti all’Ecuador, il cui nome è sempre stato negli ultimi due secoli associato alla figura di Darwin, in particolare agli studi che il naturalista britannico ha intrapreso in questi luoghi. Come in tutte le storie e nella vita in generale non tutto va sempre secondo i piani, infatti, il clima idilliaco delle Galapagos è minacciato da diversi mesi dalla presenza di una flotta costituita da 300 pescherecci prevalentemente cinesi, che minacciano l’ecosistema delle meravigliose isole. Non si sanno con certezza le intenzioni di questi uomini ma è ovvio che stiano pescando e si stiano approfittando del prezioso “tesoro” che si trova nei mari liberi di

queste isole: l’impressionante varietà di pesci che contribuisce a costituire lo spettacolare ecosistema di queste zone. I pescherecci cinesi restano a 200 miglia della costa continentale non violando quindi le acque territoriali dell’Ecuador, e rendendo quindi impossibile al governo di Quito e alla guardia costiera degli Stati Uniti intervenire. Non c’è dubbio che la concentrazione di queste navi formi una vera e propria città galleggiante: un centro industriale che produce scarti che vanno ad ammassarsi in massa nelle spiagge. “Le Galapagos non rappresentano solo una delle zone di pesca più ricche del pianeta, ma un focolaio di vita, non solo per l’Ecuador, ma per l’intero pianeta, per la biodiversità e la sicurezza alimentare”, ha dichiarato il presidente, Lenin Moreno. Il suo appello quindi si rivolge a tutta la comunità internazionale sottolineando come non sia solo una faccenda che riguarda l’Ecuador, ma tutto il mondo. Oltre al Presidente si è esposto anche


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il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, che mostra il più completo sostegno nei confronti dell’Ecuador dicendo: “Sosteniamo fermamente gli sforzi dell’Ecuador per garantire che le navi battenti bandiera cinese non intraprendano attività di pesca illegali, non dichiarate e non regolamentate. E siamo al fianco degli Stati le cui economie e risorse naturali sono minacciate dal disprezzo delle navi battenti bandiera cinese per lo stato di diritto e le pratiche di pesca responsabili” Tuttavia però la presenza dei pescherecci sembra non avere breve durata dato che i cinesi stanno anche aspettando il passaggio di grandi tonni e pescispada, che in questa stagione si spostano in banchi verso mari più caldi e con l’imponenza del loro sistema integrato di pesca, sono in grado di spazzare via la concorrenza dei pescatori locali. E proprio a causa di questa caccia intensiva a pagarne le spese sono proprio le specie animali, come ad esempio lo squalo martello, che non avendo abbastanza cibo, a causa di questa attività di pesca, rischiano l’estinzione. Nel caso dello squalo martello la loro caccia viene “autorizzata” dal momento che gli squali sono pericolosi: quindi viene in un qualche modo colpevolizzato l’istinto predatorio degli squali martello e di altre spe-

cie animali. Oltre a questa situazione poco piacevole, ciò che fa da sfondo in questi ultimi mesi in tutto il mondo è la pandemia che ha danneggiato profondamente il turismo internazionale. Infatti, prima del Covid le isole Galapagos erano visitate da circa 245 mila turisti l’anno, ma ora a causa di questa situazione il turismo sta affrontando una profonda crisi. Sarà davvero arrivato al capolinea l’apice del nuovo Eden terrestre?


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Daniele Riso, 4cc

I contagi negli allevamenti di visoni Nel mese di ottobre all’interno degli allevamenti di visoni in Danimarca si è assistito alla diffusione di un un ceppo mutato di SARS-Cov-2 dall’elevatissima pericolosità, dal momento che esso è risultato trasmissibile all’uomo e potenzialmente in grado di ridurre l’efficacia di un eventuale vaccino per combattere il Covid-19. Per questo, dopo che gli animali hanno iniziato ad ammalarsi in 74 allevamenti situati nel Nord del Paese (circa il 7% del totale degli allevamenti), il 4 novembre, per ridurre il rischio di contagio, il ministro danese ha deciso di ordinare l’abbattimento di 17 milioni di esemplari, non solo quelli contagiati ma anche tutti quelli allevati nel raggio di 7.8 km. Dunque si è subito proseguito a prelevarli dalle loro gabbie, a soffocarli con sostanze nocive e a seppellirli in un climax ascendente di crudeltà. Il tristissimo fatto è la conseguenza dell’allevamento intensivo della specie per la produzione di pellicce: migliaia di animali sono ammassati e rinchiusi in gabbie strettissime, provocando loro altissimi livelli di stress (tali da indurli a commettere episodi di automu-

tilazione, infanticidio e cannibalismo) e incrementando inevitabilmente la diffusione del virus. Questa è la condizione dei molteplici allevamenti intensivi presenti sul territorio mondiale: innumerevoli esemplari torturati e uccisi solo per la produzione di qualche metro di pelliccia; obbligati a vivere una vita che non è vita all’unico scopo di giungere alla morte. Una condizione semplicemente disumana, che va contro tutti quegli ideali di rispetto e convivenza su cui una giusta comunità dovrebbe avere le sue fondamenta. Nel buio di questa tragedia si riesce però a scorgere un bagliore di luce. Infatti, essa ha portato alla chiusura degli allevamenti di visoni della Danimarca e, in Ungheria, al divieto di tale tipologia di allevamento, insieme a quello di altre specie animali sfruttate per la pelliccia, come volpi, puzzole e nutrie. In Italia, invece, il Ministro della Salute si è limitato a sospendere per tre mesi l’attività di questi allevamenti, tra l’altro in un periodo in cui non avvengono riproduzioni e nelle otto strutture ancora attive sono presenti solo i riproduttori. Pertanto, questo prov-


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vedimento risulta inutile ai fini della riduzione della diffusione del Covid e di altre malattie. Occorrerebbe invece, come sostiene la LAV (Lega Anti Vivisezione), chiudere definitivamente questi allevamenti anche in Italia, ponendo così fine ad un’attività che non solo è fonte di estrema sofferenza per gli animali coinvolti, ma anche di rischio per la salute dell’uomo, il quale dovrebbe instaurare con le altre creature un rapporto di convivenza pacifica e di rispetto reciproco e non di arrogante superiorità. Infatti, si promuove continuamente il rispetto nei confronti degli altri, ma troppo spesso questo viene limitato ai

soli uomini e non agli altri esseri che, come l’uomo, abitano lo stesso pianeta. E l’uomo così, credendosi il capo del mondo, superiore a chi è diverso da lui, purtroppo non si rende conto che le sue azioni hanno conseguenze sulla vita di tutte le specie. Questa constatazione così infelice è tuttavia portatrice anche di una grande speranza: se i comportamenti degli uomini hanno un grande impatto sul pianeta, ciò significa che se tutti rendessero questo rispetto motore dei loro gesti e lo estendessero a tutte le forme di vita, allora la costruzione di un mondo migliore non sarebbe poi così irrealizzabile.


La Posta del Cuore

Adorata, un primo passo importante è cercare di conoscerla meglio; che sia attraverso i social, amicizie comuni o disperati tentativi si tratta di una fase importante che ti permetterà di capire innanzitutto qualcosa in più di lei e in secondo luogo potrai capire se tra voi esistono i presupposti per un reciproco interesse. Dai tempo al tempo ma non abbatterti, se son rose fioriranno! Facci sapere come prosegue la tua vicenda :) Take care! La Posta del Cuore

Ave et tu, di certo la famiglia è il luogo in cui nasciamo e cresciamo sviluppando i tratti generali della nostra personalità che andranno definendosi nel nostro contatto con la realtà. Anche il rapporto con il partner può diventare fondamentale ma di sicuro l’uno non esclude l’altro poiché si possono legare per CREARE UN’UNICA GRANDE FAMIGLIA DEL MULINO BIANCO Bye bye! La Posta del Cuore


Carissima/o, di sicuro l’amour è qualcosa di irrazionale ed è questo a renderlo unico, speciale e senza filtri. Tuttavia la razionalità emerge nel momento in cui ci si rapporta con l’altro. Essa ci permette di costruire una relazione sana e non tossica, ci permette di vedere la realtà così come essa è e non ci fa vivere in un’eterna favola. Insomma, non scegliamo di chi innamoraci ma possiamo scegliere chi amare. See you soon! / cura ut valeas! La Posta del Cuore

Sonetto 116 - Shakespeare Non sia mai ch’io ponga impedimenti all’unione di anime fedeli; Amore non è Amore se muta quando scopre un mutamento o tende a svanire quando l’altro s’allontana. Oh no! Amore è un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai; è la stella-guida di ogni sperduta barca, il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza. Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote dovran cadere sotto la sua curva lama; Amore non muta in poche ore o settimane, ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio: se questo è errore e mi sarà provato, io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato

Darling, è normale che tu possa sognarlo; con questa persona hai avuto un legame affettivo profondo che razionalmente vuoi eliminare ma che per ora probabilmente rimane vivo dentro di te suscitandoti alcune forti emozioni. Oppure, come direbbe il grande Er Bomba Anarchica , sei sotto a un cielo sbagliatoo! Ave atque vale! La Posta del Cuore


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La redazione Caporedattore: Giacomo Longoni, 5bb Impaginatore: Marco Cesana, 5aa Hanno collaborato: Luca Saracho, 3F Alessio Nicolodi, 3 H, Riccardo Meo, 3G, Oliver Zocco, 3H, Lorenzo Oberti, 3H Stefano Rovere, 3D Jacopo Palazzolo, 2C Giulia Burigotto, 5bb Giorgia Tiralongo, 2aa Sofia Marcantoni, 2H Sheeza Habib, 3F Emma Laura Longoni, 3aa Chiara Ferrara, 4bb Daniele Riso, 4cc Sofia Castiglioni, 5bb Matteo Bontempo, 3H Gruppo “Posta del cuore�

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