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etCetera 2 (As 2011/2012)

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e t C e te r a Periodico di informazione a cura degli studenti del liceo Scientifico e Classico Majorana liceomajoranadesio.forumfree.it

Numero 2 - 2011 Novembre/Dicembre

il 22 dicembre si terrà la Corrida Telethon, con esibizioni del MajoSuona, pesca di beneficienza e tanto altro! (Ricordiamo che chi avesse oggetti da donare per la pesca è pregati di rivolgersi ai rappresentanti)

Le cellule staminali Poche settimane fa, esattamente il 12 Novembre, si è tenuto un Convegno per la ricerca sulle cellule staminali adulte promosso dal Pontificio Consiglio ... (continua a pagina 4)

Nausee Natalizie Diversamente da quello che potrebbe suggerirvi il titolo, questo articolo non parla di panettoni e dei traumi che possono causare. Questo articolo parla del fatto che Natale è il 25 dicembre. (continua a pagina 7)

Se una notte a Parigi… Gil è uno sceneggiatore di Hollywood che ha deciso di gettarsi nell’avventura di scrivere un romanzo. Sta rifinendo l’ultima riscrittura mentre si trova a Parigi con la futura moglie, ospiti dei genitori della bella ragazza. (continua a pagina 11)


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Ginevra:

fisica, umanità e un travagliato ritorno L a matti n a d el 30 n ovemb re u n p u l l ma n ca ri co d i Maj o ran i a s s o n n ati l a s ci ò l ’a b b racci o rassi cu rante d el l a Pi an u ra Pad an a co n d esti n a z i o n e l a f red d a e f ra n co - svi z zera Gi n evra. Dopo il lungo viaggio e il passaggio della frontiera, arrivammo alla meta in tarda matti n ata . Consumato un tipico pasto svizzerese, quale p a n i n i p o r ta t i d a c a s a e M c ’ D o n a l d n o stra n o, ci d i ri gemmo al Pa l a z zo d el l e Na z i o n i Un i te, o p er gl i ami ci O NU. Gra z i e a l s u p p o rto d i gu i d e e s p e r te e p o l i g l o tte , v i s i ta m m o l e n u m e ro s e s a l e c o n fe re n z i a l i c o st r u i te i n d i ve rs e e p o c h e , d a l l a s e c o n d a g u e r ra m o n d i a l e i n ava nti . Te r m i n a t o i l g i ro d e l p a l a z zo, s e g u ì i l p e r n o ttamento in a l b e rg o in te r r i t o r i o f ra n c e s e , p e r d o rmi re ( p o co ) e svegl i a rs i ( sta n ch i ) , p ro nti p er l a s eco n d a gi o rn ata d el n o stro i ter cu l tu ra l e. S o tto 1 0 0 m e t r i d i s u o l o sv i z ze ro, c i atte nd e va n a s c o st o m a m a e st o s o, i l L H C d e l C E R N , o p e r i p ro fa n i “a c c e l e rato re d i p a r t icel l e”. Per ren d ere co n s emp l i ci tà i l s i gn i f i c a t o d i q u e st o i n c o n t ro p o t re m m o d i re d i es s ere ent rat i i n co ntatto co n l a p i ù stra o rdinaria e folle costruzione umana per l’indagine dell’universo infinitesimale e invisibile. Pe c c a t o c h e t u tt o q u e st o s i a r i m a st o s o l o nella nostra fer vida immaginazione: la struttura del tunnel sotterraneo, infatti, era “leg germente” radioattiva e il CERN, attento alla nostra salute e alle eventuali cause legali, ci h a ri s p a rmi ato l a vi s i ta . C i s i a m o c o n s o l a t i c o n q u a l c h e c o n fe re n za ed es p o s i z i o n e.

Arianna Colciago, 5^a; Filippo Tagliabue, 5^F S i ap p res tava i l vi aggi o d i ri to rn o … … E o ra l ’o rro re… Mai ci fu viaggio di ritorno più difficile e doloroso di quello che dovemmo affrontare in quel tragico giovedì 1 dicembre. Se la sera prima già un ragazzo aveva accusato i primi sintomi del malanno, in p o co p i ù d i 12 o re s co p p i ò u n ’ep i d emi a. Dopo un “salutare e genuino” pranzo da Mc’Donald, appena saliti sul pullman un numero s p ro p o s i ta to d i s tu d en ti mostrava sul volto es p res s i o n i d i u n d o l o re inimmaginabile per l ’u o mo e i n s o p p o rtab i l e p erf i n o p er gl i d ei . F u u n a d ramma ti ca o d i s s ea, f atta d i f req u en ti s o s te p er cu rare i f eri ti , d i med i cinali che attraversavano il pullman in tutta la sua lunghezza per a l l evi a re,an ch e s e d i p o co , i d o l o ri d i chi soffriva..ma fu anche una prova di co raggi o , d i f o rz a e d i s o l i d ari età , i n cu i tutti, alunni e professori, sono rimasti uniti e compatti contro la disgrazia abb a ttu ta s i . Si ringraziano in particolare le professoresse Canali e Maisto, il professor Motta e l ’au ti s ta d el p u l l man p er aver p az i en tato ed es s ere ri u s ci ti a ges ti re l a s i tu az i o n e co n p u gn o ( e s to maco ) d i f erro .


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Parole e idee possono cambiare il mondo Sfogliando lo scorso numero del giornalino scolastico ci è capitato di leggere un articolo che affrontava in modo molto polemico domande cruciali nella vita di ogni adolescente quali “cosa ti insegna oggi la scuola ?”, “ Perchè vado a scuola?” ,”Dove trovo la forza di alzarmi tutti i giorni la mattina alle sette per andare in un edificio grigio e stare cinque ore se non di più seduto dietro un banco?” e soprattutto: “Quello che imparo a scuola mi servirà nella vita?”, dal momento che ci troviamo un po’ in disaccordo con l’autore dell’articolo in questione vorremmo provare a dare una risposta diversa. Siamo nel 2011 e ancora non si può dire che tutti i ragazzi del mondo abbiano diritto a un’ istruzione, in molti paesi gli adolescenti darebbero di tutto per avere le opportunità che ci vengono offerte, e noi invece, che siamo dei privilegiati, con la forza dell'abitudine ed il lusso cui siamo avvezzi osiamo disprezzare questa possibilità tanto preziosa. Non diciamo queste cose per atteggiarci a moraliste, pensiamo invece che sia più che normale lamentarsi e magari qualche volta maledire questa scuola perché vorremmo essere sempre in vacanza e al pomeriggio correre, divagarci e respirare aria pura, non posare il sedere sulla sedia e lasciare che prenda la sua forma, tutti lo pensano, lo hanno sempre pensato e sempre lo penseranno, perché la scuola è una istituzione antichissima, che se pur in forma rudimentale è nata insieme alle prime comunità umane e ci sarà una motivazione valida se perdura tutt’oggi? È senz’altro vero che oltre le mura dell’austero edificio il mondo è completamente diverso rispetto a quello che si legge sui libri, quello che abbiamo imparato studiando non è la vita reale, è pura teoria, ma non si può passare alla pratica senza conoscere un minimo di teoria. L’aver imparato a ragionare, ad avere capacità di critica, a conoscere la storia e i punti di vista di più popoli, solo l'esserci confrontati con i compagni o

Federica Savini, Noemi Spoleti, 3^a i professori ci aiuterà moltissimo nella vita ed è un dato indiscutibile. La scuola è sacrificio e responsabilità, e non crediamo possibile negare che queste due cose siano la base della vita adulta. Dunque, nonostante le mille e differenti lamentele siamo qua, ed è probabile che se ci privassero del diritto all’istruzione combatteremo con le unghie e con i denti per riaverlo, e questo lo dimostrano le manifestazioni che noi studenti abbiamo organizzato lo scorso anno per difendere i diritti che certa gente al potere voleva sottrarci. Se siamo qua a studiare è perché in fondo VOGLIAMO avere una cultura. Qualcuno potrebbe ribattere dicendo che i professori non ci invogliano a studiare, che non ci fanno amare la loro materia, che non si preoccupano di curare il nostro lato umano e sensibile ma sono solo “omologatori di coscienze” tanto per citare il bellissimo film “come te nessuno mai” di cui consigliamo la visione! Invece, a nostro modesto parere tutto dipende dal professore in questione, di certo non ci si può aspettare che tutti gli insegnanti si ispirino al prof. Keating dell’attimo fuggente, ci sarà sempre quello che ti annoia e quello che invece ti appassiona. Crescendo abbiamo incontrato professori sempre meno legati ai voti ma più preoccupati di farci comprendere e amare la loro materia, pieni di forza di volontà e animati da passione. Nonostante non tutto sia perfetto, noi a scuola ci vorremmo andare in ogni caso, anche solo perché tra i banchi di scuola si conoscono molte persone speciali e chissà che tra queste non ce ne sia qualcuna che ti accompagnerà per tutta la vita, con cui ricorderai le studiate notturne all’insegna delle tazzine di caffè… insomma noi pensiamo che quello per cui abbiamo sudato nella vita faccia una grande differenza!


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Le cellule staminali

Stefano Tagliabue, 3^D Poche settimane fa, esattamente il 12 Novembre, si è tenuto un Convegno per la ricerca sulle cellule staminali adulte promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura con titolo “Cellule staminali adulte: la scienza e il futuro dell’uomo e della cultura”. Proprio qui il Papa ha ribadito il “no” alla ricerca sulle cellule staminali embrionali mentre ha affermato che: “Tuttavia, in generale, non sorgono problemi etici quando le cellule staminali vengono prese dai tessuti di un organismo adulto, dal sangue del cordone ombelicale al momento della nascita o da feti che sono morti per cause naturali” A questo punto è d’obbligo spiegare cosa sono le cellule staminali, di cui in questo periodo si sente tanto parlare. Si può dire che sono cellule non ancora definite, in grado di assumere le funzioni cellulari di un determinato tessuto o organo (anche di quelli delicati e che non sono in grado di rigenerarsi, come i muscoli, il cervello, il pancreas, ecc…). È quindi ovvio che il loro potenziale è enorme, non per nulla costituiscono le nuove frontiere della medicina. Grazie all’uso delle cellule staminali gli scienziati pensano di poter finalmente curare malattie che altrimenti rimarrebbero incurabili come il morbo di Parkinson, le malattie cardiache, il morbo di Alzheimer, la paralisi, il diabete, l'ictus, ecc... Ma cosa intendeva il Papa col no alle cellule staminali embrionali? Le cellule staminali si possono classificare con due criteri: in base alla capacità di generare cellule figlie o in base alla provenienza. Usando il primo criterio possiamo dividerle in: · ► Totipotenti (che possono assumere qualsiasi funzione) · ► Pluripotenti (possono generare ogni tipo di cellula che si trova nell’embrione e su queste si basa la ricerca scientifica) · ► Multipotenti (sono in grado di dare luogo a tutti i tipi cellulari del tessuto di appartenenza) · ► Unipotenti (in grado di generare un solo tipo di cellule). Con il secondo criterio, invece, si dividono in due gruppi: · ► Staminali embrionali (totipotenti e pluripotenti)

· ► Staminali adulte (multipotenti e unipotenti), fra cui anche fetali e da cordone ombelicale. Ecco, come suggerisce il nome le cellule staminali embrionali provengono dall’embrione (cioè il prodotto del concepimento fino all'ottava settimana di gestazione) e da questo si possono ricavare le cellule staminali pluripotenti: le più usate per la ricerca e quelle in cui si ripone maggiore speranza. Probabilmente c’è chi si chiede “ma non basta mettere queste cellule staminali pluripotenti nell’organo danneggiato e lasciare che guariscano quell’organo?” beh, no. La grande capacità riproduttiva di queste cellule può risultare svantaggiosa o addirittura pericolosa quando queste vengono inserite nei tessuti di un organismo senza che la loro tendenza a moltiplicarsi sia stata bloccata completamente (infatti potrebbero iniziare a dividersi in maniera incontrollata). Per una cellula staminale embrionale svilupparsi nell’utero è ben diverso che svilupparsi in un organo, quindi se si trapiantano queste cellule direttamente in un tessuto si formeranno dei grossi tumori maligni: i teratocarcinomi. In questi tumori si trovano cellule del cervello, della pelle, delle ossa, dei muscoli, ecc… indipendentemente dal tessuto in cui si trovano, proprio perché le staminali impiantate sono pluripotenti. Ciò vuol dire che se io per curarmi il pancreas mi iniettassi una dose di staminali pluripotenti mi verrebbe un tumore che all’interno possiede non solo cellule pancreatiche ma anche cerebrali, muscolari, e così via. Come si può risolvere questo problema? Bisogna che le cellule staminali embrionali vengano coltivate in vitro facendole riprodurre e differenziare nel tipo cellulare desiderato (usando sostanze che creano un’ambiente simile a quello dell’utero), per poi trapiantarle nel tessuto in questione. Purtroppo però questo procedimento è molto più complicato di quanto sembri: per produrre cellule altamente specializzate (come quelle dei nostri organi), servono una serie di fattori esterni difficili da ricreare artificialmente.


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m etCetera Majorana Desio n. 2 m Alcuni ricercatori sono riusciti a ricavare qualche cellula specializzata da cellule staminali embrionali, grazie a brodi di coltura contenenti anche cellule di altri esseri viventi, come i topi. Ovviamente però è assai rischioso trapiantare nei tessuti di una persona cellule ottenute in questo modo. Anche per questi motivi risulta ancora difficile applicare terapie che utilizzano cellule staminali embrionali. Solo con la ricerca possiamo trovare una cura alle malattie oggi incurabili. Il Papa però è contrario alla ricerca sulle staminali embrionali e in Italia non è consentito il prelievo di un embrione a scopi di ricerca (anche se è possibile fare ricerche su embrioni importati dall’estero…). È proprio qui che casca l’asino: la questione etica. Secondo la religione cattolica non è pensabile di “commettere il grave errore di negare il diritto inalienabile alla vita di ogni essere umano, dal momento del concepimento alla morte naturale. La distruzione anche di una sola vita umana non può mai essere giustificata nei termini del beneficio che essa un giorno potrebbe portare a un altro”. Cioè l’embrione è il principio di quella che sarà una nuova vita, voluta da Dio; sacrificarlo per prenderne le cellule staminali è da considerarsi come un omicidio. Secondo i Buddisti esiste la possibilità dell’anima di scegliere di non reincarnarsi in un embrione “di scarto”, e quindi la ricerca è lecita, ciononostante gran parte degli studiosi Buddisti pensa che nulla di male debba essere fatto a qualsiasi essere vivente. Sia ’Islam che l’Ebraismo sono a favore della ricerca: per i primi l’embrione cambia il suo status di persona biologica in persona morale (cioè passa da un ammasso

di cellule a una persona vera e propria) solo dopo il quarto mese, quando riceve l’anima immortale; per i secondi la ricerca è lecita e moralmente auspicabile in quanto può potenzialmente fare del bene. Non dimentichiamo quella che possiamo chiamare “etica laica”, che preferisce analizzare la questione senza dogmi fondamentali ma razionalmente e arrivare alla soluzione che è ritenuta migliore da più persone. L’etica laica tiene conto del fatto che la morale comune cambia col passare degli anni e delle epoche. Il problema di fondo è più che altro quello di definire quando l’embrione “inizia a vivere”, cioè diventa una persona vera e propria. Sappiamo che dal terzo mese in poi non si parla più di embrione ma di feto, infatti l’interruzione volontaria della gravidanza (o aborto) è consentita solo prima di questo momento, ma prima? Il dibattito è tuttora presente e inconcluso. Su entrambi i fronti manca la consapevolezza che la gente comune fatichi a ricavare in modo del tutto autonomo informazioni e sviluppare opinioni, riflessioni e idee su argomenti scottanti come questo. Senza dubbio io sono la persona meno adatta per dire alla gente come pensarla, ognuno è libero di seguire l’idea che gli sembra più giusta, ma come ha detto Darwin “Per fare la frittata bisogna pur rompere le uova”.


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Anatomia di un pieno Alessandro Orsenigo, 4^E Tutti noi abbiamo familiarità con i distributori di benzina. Da quelli del Majo che vanno dal loro benzinaio di fiducia per rifornire il proprio bolide a due ruote, a coloro che, aspettando il genitore che fa il pieno all’auto, letteralmente assaporano quel “delicato e penetrante” sentore di carburante che riempie le narici. Il prezzo della benzina ha sempre avuto un andamento altalenante, ma da ormai due anni è in costante aumento. Dando per esempio un occhiata alle tariffe della benzina senza piombo nel 2004, notiamo con grande sorpresa come il costo si aggirasse intorno all’ 1,059 €/L, per poi aumentare di quasi 30 centesimi quattro anni dopo e ritornare a 1,147 €/L nel 2009. Da lì in poi l’importo ha continuato a salire, arrivando alla vertiginosa cifra di 1,646 €/L nel 2011. Tuttavia “sezionando” attentamente questo valore saltano fuori cose che hanno del ridicolo e soprattutto dell’inimmaginabile. Innanzitutto scopriamo che il prezzo effettivo del carburante (sempre parlando di benzina senza piombo) è pari a 0,694 €/L , quasi la metà di quanto sborsiamo realmente! Questo valore è il costo del petrolio greggio (di cui solo il 10% diventa benzina), della sua lavorazione, un complicato processo chimico chiamato cracking (spezzando gli idrocarburi più pesanti si ottengono idrocarburi più leggeri quali, appunto, la benzina) e infine dei trasporti. E la restante metà del costo in cosa consiste? È presto detto: il rimanente 50% è costituito dalle cosiddette accise. Con questo termine si indica “un’imposta sulla fabbricazione e vendita di prodotti di consumo” (fonte: Wikipedia.org), in questo caso sulla fabbricazione e vendita della benzina. Sull’acquisto dei carburanti

grava infatti un’interminabile serie di accise che furono istituite nel corso degli anni allo scopo di far fronte alle diverse emergenze che si presentavano. L’unico problema è che una volta superata una determinata emergenza, l’accisa non veniva tolta, e in questo modo le imposte cominciarono ad accumularsi arrivando a costituire appunto circa la metà del prezzo della benzina. Leggendo alcune delle accise istituite nel passato e che permangono tuttora si rimane a dir poco sconcertati. Pensate che la più “antica” (del valore di 1,90 lire=0,001 €) risale, attenzione, al tempo della Guerra di Abissinia, del 1935!! Prendete 194 lire (=0,10 €) per il finanziamento di una serie di disastri (vedi Vajont, 1963; terremoti del Belice, 1968; del Friuli, 1976; e dell’Irpina, 1980); aggiungete 241 lire (=0,124 €) di accise destinate al supporto di missioni umanitarie (Crisi di Suez, 1956; missione in Libano, 1983; missione in Bosnia, 1996); 0.0071 € per il finanziamento alla cultura nel 2011 (ma si sa, la cultura non ha prezzo…); 0,040 € per far fronte all’emergenza immigrati nel 2011 e infine (forse quella che ha maggior ragione di esistere oggi), 0,0089 € per rimediare ai danni causati dalle recenti alluvioni in Liguria, Piemonte e Toscana e, eseguendo semplici calcoli, otterrete circa 0,622 € di accise che si vanno a sommare all’effettivo prezzo del carburante. Ma non è tutto! Su questi 0,622 € va applicata un’ immancabile IVA circa del 21% per arrivare ad un totale di 0,898 € di imposte. Sarà finita qui? Chi lo sa… con tutte queste nuove Manovre che spuntano come funghi è impossibile saperlo, perciò… chi vivrà, vedrà!


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Nausee Natalizie

Giulia Bianco, 1^b Diversamente da quello che potrebbe suggerirvi il titolo, questo articolo non parla di panettoni e dei traumi che possono causare. Questo articolo parla del fatto che Natale è il 25 dicembre. So che la mia ultima frase sembra quella in cima alla top 1000 di Capitan Ovvio, ma dopotutto questo fatto a volte ci sfugge. Facciamo qualche esempio. Era il 12 novembre e stavo andando al centro commerciale, quando una volta arrivata l'ho trovato ricoperto di lucine e decorazioni. Ed era il 12 novembre. Sempre lo stesso giorno mia madre è tornata a casa con un CD di canzoni natalizie. Ed era il 12 novembre. Il 27 novembre la ditta davanti a casa mia ha appeso le decorazioni natalizie. Ed era il 27 novembre. Lì, nauseata, mi sono dovuta arrendere all'evidenza: Natale era arrivato anche per me. Natale ormai non è più una festa, non è più qualcosa per il quale si fa fatica ad aspettare, se non per le vacanze. Natale ha nauseato l'80% delle persone, ammettiamolo. Mi sono rotta di vedere i giornalisti di Studio Aperto che a metà novembre vanno ad importunare le persone chiedendo cosa regaleranno alla portinaia della sorella: la gente compra i regali il pomeriggio della vigilia, è un dato di fatto! Non ne posso più di sentire mia zia che ad agosto inizia a importunare tutte le donne della famiglia per organizzare il menù di Natale. Non me ne frega niente dei sondaggi di mercato: è più buono il pandoro,

i regali tecnologici sono sempre in costante aumento e un anno si compra lo champagne e un anno lo spumante. L'albero di Natale lo faccio quando ho tempo e quando ho voglia, quest'anno lo faccio blu come l'anno scorso e come l'anno prima. Non faccio la Christmas card, faccio gli auguri solo a chi proprio proprio devo e agli altri scrivo su facebook. Il punto è che tutti consideriamo San Valentino o Carnevale delle feste puramente commerciali, ma non notiamo che Natale, festa ricca di valori sia per chi crede sia per chi non lo fa, stia seguendo la stessa strada. Anzi, Natale riesce anche ad essere più commerciale delle altre perchè la gente non ci fa caso. E non è vero che solo da bambini si riusciva a vedere la magia del Natale, perchè anche da piccoli alla fine della fiera si amava questa festa perchè arrivava Babbo Natale e ci copriva di regali. Il denaro è riuscito a rovinare anche una delle gioie più grandi dell'anno, anche una delle feste più ricche di valori in assoulto. Tra tutte le feste il Natale viene sempre considerata la più speciale, perchè ha un'atmosfera magica intorno a sé, perchè rovinarlo così? Perchè lucrare su questo? Perchè rovinare l'attesa anticipando di mesi? Il Natale deve arrivare quando il cuore è pronto a riceverlo, non quando c'è la pubblicità della coca-cola.


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In ricordo di Freddie Mercury Filippo Tagliabue, 5^F Sono passati vent’anni da quel triste giorno ma pochi sembrano esserselo ricordato. In quel giorno la piaga purtroppo attuale dell’AIDS mieteva una vittima illustre, per la legge Farrokh Bulsara: per il mondo Freddie Mercury. Come ho letto una volta, il suo nome già raccontava la sua missione, quella di moderno Mercurio, messaggero inviato dagli dei per portare la buona musica a tutti. Una missione che ha portato a termine con lo stile unico e inconfondibile di una delle più straordinarie voci che il mondo della musica abbia mai conosciuto, uno strumento con cui Freddie giocava e stupiva i suoi ascoltatori. Non fu solo quando scrisse la storia. Era accompagnato dal chitarrista Brian May, dal bassista John Deacon e dal batterista Roger Taylor, con i quali fondò un gruppo che è già leggenda: i Queen. Vent’anni e più di carriera videro venire alla luce gemme di inarrivabile bellezza e incomparabile originalità, dalla fin troppo abusata “We are the champions” o “Somebody to love”, ma anche capolavori sconosciuti come “The millionaire waltz” o “You take my breath away”. La loro forza stava nella loro camaleonticità, nell’abilità di cambiare genere pur facendo la “loro” musica, al punto che orecchiando qualunque loro melodia si riconosce il loro tocco. Non importava che facessero rock, hard rock, progressive o altro, erano loro e non c’era dubbio. Non è un errore parlare di Mercury e dei Queen come una cosa sola, perché di fatto lo furono. Si può anzi dire che Freddie era i Queen, perché dopo la sua scomparsa il gruppo ha cessato di esistere come era

un tempo. Il leader del gruppo era anche la mente della band, l’anima, l’intrattenitore di folle oceaniche e adoranti che a rivederle ancora oggi nelle registrazioni video, una su tutte quella del Live aid del 1985, mettono i brividi. Le loro canzoni non sono solo coinvolgenti, parlano della vita, parlano al vostro cuore, con l’epicità e la grandezza delle gesta degli eroi dell’antichità. Gli arrangiamenti, poi, sono semplicemente spiazzanti. Non c’è un altro gruppo che ha tanto osato e sperimentato pur rimanendo assolutamente orecchiabile e accessibile come ascolto. Freddie ne era consapevole, era consapevole del suo ruolo, ma questa responsabilità non sembrava gravare sulle sue spalle. Lui rimaneva sé stesso, pazzo, geniale, coi suoi travestimenti bizzarri e la sua indole da animale da palcoscenico. Non era fatto per stare alle convenzioni del mondo, una stella troppo luminosa per non oscurare le altre. La sua bisessualità fu forse la sua rovina. Chissà chi gli trasmise la malattia. Fino all’ultimo, da grande artista quale era, non rivelò nulla nemmeno ai suoi amici. E poi ci lasciò tutti. Il 24 novembre 1991 il mondo si fece più cupo, la musica più triste. Se dovessimo chiedere a Freddie Mercury se la morte ha cambiato qualcosa della sua arte, lui risponderebbe con le parole del suo capolavoro assoluto, “Bohemian Rhapsody”: “Nothing really matters, anyone can see, not nothing really matters to me”.


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Tacchetti a spillo

Giulia Bianco, 2^b Innanzitutto il titolo non è mio, ma l'ho rubato ad una rubrica di Yahoo sport. Questo articolo vuole parlare di due tematiche che interessano la maggior parte degli uomini di tutte le età: le donne e il calcio. Se chiedessi di alzare la mano a tutti i Majorani che amano queste due cose sono sicura che mi ritroverei davanti una distesa di mani. Cosa succederebbe se invece io decidessi di unirle, queste due tematiche? Questo articolo parla di donne e calcio, sì! Immagino le facce sconvolte dei ragazzi convinti che questo sia solo uno scherzo, ma non è così, cari maschietti: nonostante i numerosi pregiudizi le donne che amano il calcio e che lo capiscono esistono, so che non ci crederete dopo le svariate imprecazioni che avrete usato almeno una volta per spiegare il fuorigioco alle vostre amiche o alla vostra ragazza, ma è così! La domanda che mi faccio più spesso in quanto ragazza appassionata di calcio è perchè il calcio è considerato uno sport maschile? Vi rivelo un segreto, gente: il calcio e la tifoseria femminili esistono! Così come esistono i mondiali femminili (giocati proprio quest'estate e vinti dal Giappone), come esisteva il FIFA world player che ora è diventato pallone d'oro per le donne (è dal 2006 che viene vinto da Marta Vieira Da Silva, alla quale Messi dovrebbe inchinarsi, con tutto il rispetto che posso avere per la pulce), come esistono le tifose allo stadio. Siamo poche, è vero. A San Siro al 45' gli unici bagni dove non c'è coda sono quelli femminili. Ma perchè? Basta guardare i bambini: ai maschietti i papà (vorrei dire le mamme e i papà, ma non posso... Se potessi farlo d'altronde non starei scrivendo questo articolo!) raccontano ai figli le imprese dei loro beniamini in campo, la storia della loro squadra, i trofei vinti... E conquistano i bambini. Il calcio per le femminucce invece è una breve parentesi passeggera, che arriva nel momento in cui la bambina deve scegliere per che squadra tifare. Se entrambi i genitori e il resto del parentame sono d'accordo solitamente non ci sono problemi, se i genitori sono di due tifoserie opposte allora inizia una dura lotta. Nel mio caso mi ritrovai ad avere papà e nonni juventini e il resto della famiglia milanisti. Non ci ho messo molto a sce-

gliere la mia strada, ma per non offendere mio padre gli dicevo sempre di essere indecisa. Era il 2006 quando gliel'ho detto, avevamo appena vinto i mondiali e volevo la maglietta dell'Italia, così mi accompagnò a comprarla. Quando gli dissi che la volevo di Gattuso o di Pirlo mi guardò e mi disse “Non starai mica diventando milanista!” “Papà, io SONO milanista!”. Me ne tornai a casa con la maglietta di Cannavaro. Queste, insieme alle champions del 2003 e del 2007 sono le uniche parentesi calcistiche della mia infanzia. I bambini sono forzati a seguire il calcio, vengono portati allo stadio, per Natale ricevono la maglietta o la tazza della loro squadra. Le bambine no. E così il calcio esce dalla loro vita. Perchè allora, come ho detto io, allo stadio le tifose ci sono? Beh, quelle donne possono essere lì per tre motivi: 1.Hanno accompagnato il marito e i figli; 2.Durante la loro adolescenza o da adulte hanno riscoperto il calcio; 3.I loro padri da piccole le hanno portate in quello stesso stadio, hanno insegnato loro i cori, hanno spiegato loro il fuorigioco, ma soprattutto hanno trasmesso loro questa grande passione che è il calcio. Ed ora vorrei fare un appello a voi, Majorani e (mi auguro ce ne siano) Majorana appassionate di calcio: se avete sorelline più piccole, cuginette, nipotine o quando e se avrete delle figlie, non nascondete loro questo mondo. Non togliete loro quest'opportunità. Magari non apprezzeranno il calcio, ma se invece riusciranno a farselo piacere davvero riceveranno gioie e soddisfazioni infinite, sorprese, a volte delusioni. Spiegheranno alle amiche chi è Van Basten e cos'è un fuorigioco (ogni riferimento a fatti realmente accaduti non è puramente casuale) Si ritroveranno tra altre migliaia di persone a cantare, urlare, saltare. Rischeranno di cadere dal secondo anello dopo un rigore di Ibra (di nuovo ogni riferimento a fatti realmente accaduti non è puramente casuale), non sapranno spegarselo, saranno contente così. Perchè dovete privare loro di queste emozioni solo perchè in teoria dovrebbero giocare con le Barbie?


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American horror story Mirco De Vito, 3^D American horror story è una serie televisiva che mi ha catturato quasi per caso, ma che poi ha rivelato tutte le sue potenzialità come serie evento della stagione. Dai creatori di "Glee" e "Nip/Tuck" questo telefilm si discosta dall'ambiente festoso del liceo per addentrarsi in un più intricato mondo sovrannaturale e terrificante. Partiamo dal titolo: "American" classica famiglia americana con classici problemi familiari americani. "Horror" ok si, forse non siamo ai limiti del genere e se "Bambi" non vi ha fatto congelare il sangue potete permettervi di contemplare la serie. "Story" beh sì, di storia ce n’è tanta, forse troppa , si parla dei livelli di "Lost": colpi di scena, suspense ai limiti della ragione e soprattutto una snervante e insopportabile attesa tra una puntata e l'altra che vi tormenterà fino all'astinenza. I tre componenti della famiglia Harmon, i genitori Ben (Dylan McDermot), Vivien (Connie Britton) e la figlia Violet (Taissa Farmiga), si trasferiscono da Boston a Los Angeles, per ricominciare da capo dopo che la normalità ha abbandonato vite ed equilibri familiari. Il trasferimento è finalizzato alla rinascita della coppia, ma quando la famiglia va ad abitare in una casa segnata da una tragedia e contornata da un vicinato improbabile e misterioso, gli eventi cominciano a precipitare in un’atmosfera allucinata e agghiacciante Ogni puntata viene introdotta presentando un passato svoltosi nella casa degli orrori, premettendo così la figura di decine di spettri che si aggirano per quei muri infestati. Sì perché i fantasmi, anche se si comportano e ap-

paiono come persone vive a tutti gli effetti, sono la base della storia in un cast dove solo quattro personaggi su una ventina di interpreti vengono presentati in carne ed ossa. American Horror story mischia stilisticamente alcuni elementi tipici del genere: le case infestate, presenze oscure omicidi, demoni e nientepopodimeno che l'Anticristo. Intrecciando orrori quotidiani, misteri e perversioni; scendendo nel torbido della psiche con occasioni di mostrare sfumature sessuali ben marcate, la serie guadagna un grottesco realismo e delle buone potenzialità. Alcune disconnessioni narrative rendono difficile la comprensione della trama ma aiutano ad arricchire quell’ alone di mistero che avvolge la stessa storia, senza però criticare l'operato degli sceneggiatori che raggiungono una perfezione narrativa difficilmente rintracciabile in altri telefilm Quindi se state cercando un brivido di adrenalina scatenata dal più orrido gusto del sovrannaturale rimarrete alquanto delusi ma se invece, come me , desiderate immergervi in un brillante misto di suspense e un tocco da thriller ne resterete di certo colpiti. Un punto in più va alle varie campagne pubblicitarie e eventi online che, seppur in modo semplice, permettono allo spettatore di approfondire le complicate relazioni tra personaggi e comprendere meglio ciò che accade nella storia principale inaugurando l'era degli show interattivi, in cui la visione del programma è solo una piccola parte di tutto il mondo della serie.


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Se una notte a Parigi… Filippo Tagliabue, 5^F Gil è uno sceneggiatore di Hollywood che ha deciso di gettarsi nell’avventura di scrivere un romanzo. Sta rifinendo l’ultima riscrittura mentre si trova a Parigi con la futura moglie, ospiti dei genitori della bella ragazza. Il rientro negli Stati Uniti, a Malibu, è imminente ma Gil è innamorato della capitale francese, dei suoi boulevard, dei suoi locali, dell’atmosfera magica e romantica di una delle più belle città del mondo. Una notte, passeggiando solo, viene invitato a salire su una vecchia Peugeot, che lo trasporta per incanto nella Paris degli anni 20 dello scorso secolo e gli permette di conoscere le grandi personalità dell’epoca, come Picasso, Hemingway, Dalì. La situazione si complica quando lo scrittore si innamora di una donna di quell’epoca, la conturbante Adriana. Nel frattempo la sua fidanzata frequenta sempre più spesso un suo amico del liceo, di cui era innamorata. Tradimento o fedeltà? Passato o presente? Sogno o realtà? L’ultima fatica del grande Woody Allen, giunto al suo quarantaduesimo film, è tutto un oscillare fra due alternative ma non solo. Vi ritroviamo tutti gli elementi cari al regista newyorkese, l’instabilità della vita su tutti, vecchi amori che finiscono e di nuovi che iniziano, un poco di psicanalisi e di pessimismo, una tonnellata di ironia, tutto quanto miscelato in quella che si presenta come la migliore, di certo la più intelligente, commedia dell’anno. Al protagonista, che altri non è che il tipico personaggio nevrotico e pieno di complessi interpretato solitamente da Allen, presta il volto l’apprezzabile Owen Wilson, insolitamente al di fuori del suo consueto genere demenziale, al quale, dopo un tentativo di suicido qualche anno fa, è capitata l’occasione unica di farsi dirigere da una leggenda del cinema americano. Dando una rapida occhiata al cast, i grandi nomi si sprecano: Kathy Bates, Marion Cotillard, Adrien Brody, Carla Bruni (fortunatamente relegata ad un ruolo minore). Alcuni fra questi interpretano i grandi nomi del passato che, oltre ai già citati Picasso o Dalì, sono Matisse, Degas, Scott Fitzgerald, i regista Buñuel, Man Ray e altri, generando nello spettatore il gioco del riconoscere e sorprendersi dei

personaggi noti. La visione non è semplicissima, un’infarinatura culturale è indispensabile o si rischia di perdere alcuni riferimenti divertenti. Questo elemento non ha però impedito che la pellicola diventasse il maggior incasso di sempre per un film del buon vecchio Woody, fedele a sé stesso ma sempre così interessante. Il regista ha voluto cantare un inno, filmare una dichiarazione d’amore per una delle sue molte città europee d’adozione, come prima aveva fatto con Barcellona o Londra. Durante alcune inquadrature sembra di respirare l’aria fredda di Parigi mentre si viene sfiorati dalle sue luci e dai suoi colori: non potrete andare a vedere il film senza innamorarvi. La colonna sonora è, al solito, del buon jazz che coccola e scatena il ritmo, le battute sono poche ma fulminanti, la storia semplice e coinvolgente. Il titolo di questo gioiellino è “Midnight in Paris” e merita la visione. Spendete otto euro per un film che li merita.

Regia: Woody Allen. Cast: Owen Wilson, Rachel McAdams, Michael Sheen, Nina Arianda, Kurt Fuller. Uscita: 2 dicembre 2011


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I Am A Lake Of Burning Orchids - Summer In My Veins Elena Mazzeo, 2^a LISTA DELLE TRACCE COMMOVENTI: l'artista come “shoegaze electronics for the painfully alone”, è un enorme bellissimo pastrocchio ¤ Summer In My Veins claustrofobico di rumore e urla e lacrime. I suoni sognanti dei sin¤ I Hereby Protetizzatori s' inmise... frangono contro il muro di rumore, e ¤ All You Did Is l'effimero scream Love Me; All I si lascia sovraDid Was Hurt stare da questo. You Gli elementi noise e shoegaze sono ¤ My First Kiss spinti fino all'esaWas In The sperazione, l'inRain. It's Gone tero album si Downhill Since proietta direttaThem mente dentro l'ascoltatore, ¤ I Am Owed come un pianto liYou beratorio, che co¤ No-one Will mincia con Ever Love You l'assurda e inconAs Much As I Do cepibile Summer In My Veins, fino ¤ A House Of Copertina dell’album ad arrivare alla Golden Light c o m m o v e n ti s sima e ipersenti¤ Golden Partimentale A House cles Of Golden Light. Il pianto liberatorio e profondamente intimo dell'album si risolve così, alternando ¤ Garden Of Light I: The Flowers Of Crete brutale violenza all'inizio a digressioni di gioia do¤ Garden Of Light II: Morning Song lorosa, e si conclude con Garden Of Light III: A ¤ Garden Of Light III: A Painted Bird Painted Bird, che può essere un grido di speranza come di disperazione, e che lascia completamente Summer In My Veins è il primo album (contemporaneo al secondo, Morning/Hands) della one- svuotati. man band I Am A Lake Of Burning Orchids. L'album, composto da 11 tracce, descritte dal-


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Una stella che si chiama Fiorello Non guardo molta televisione. Se lo faccio è per potermi gustare qualche telefilm, una puntata dei Simpson, raramente un film. I programmi in prima serata nostrani solitamente li evito, trovandoli inutili o sciocchi. È perciò stato un evento venire a sapere del ritorno televisivo di Fiorello in prima serata. Ero una grande fan del suo “Viva Radio due”, fino a quando hanno smesso di trasmetterlo. L’intelligenza e l’ironia delle sue parole avevano suscitato in me un grande affetto per la sua persona e per i suoi compagni d’avventure, Marco Baldini e il maestro Cremonesi. Finalmente, dopo una troppo lunga attesa, il varietà ritornava per tutta la penisola telespettatrice, per la bellezza di quattro puntate. Fiore non ha voluto disattendere le aspettative. In un crescendo di ascolti, fino ad arrivare alla cifra mostruosa di tredici milioni di telespettatori per il 50% di share, su Rai uno è arrivato l’intrattenimento per tutti, quello vero, quello che ti fa ridere di cuore ma anche “di cervello”. La volgarità non era di casa, l’aggressione satirica nemmeno. In nome di canoni televisivi ormai dimenticati, “#ilpiùgrandespettacolodopoilweekend” proponeva un divertimento antico ma mai passato di moda, attuale, a dimostrazione che “formula vincente non si cambia”. Chi ha più il coraggio di cantare Modugno o Frank Sinatra, sulle note di un’orchestra grandiosa che riecheggia le big band jazz del secolo scorso? Quale comico non si riduce a brevi spezzoni di dieci minuti – “Zelig” in questo senso ha fatto dei danni, bisogna am-

Filippo Tagliabue, 5^F metterlo – e riesce invece a reggere sulle proprie spalle uno show intero? Fiorello è questo, uno showman, come gli ha ricordato il sempre piacevole Benigni, uno dei tanti ospiti straordinari e di qualità che hanno calcato il palco di teatro 5 a Cinecittà: Coldplay, Caparezza, Michael Bublè, Jovanotti, Caparezza, Roberto Bolle, Giorgia, Elisa, Tony Bennet, Djokovic e altri ancora. Le quattro serate sono state salutate da pubblico e critica come la biblica manna dal cielo. Sembrava quasi che tutti stessero aspettando qualcosa del genere ma che nessuno osasse metterci davvero le mani e realizzarlo. Dopo questo mese di grandezza, siamo stati costretti a tornare alla piattezza della quotidianità del piccolo schermo, ai soliti telefilm “crime” di Rai due, al solito “Grande fratello” di Canale cinque. Possibile che nessuno apra gli occhi e capisca che gli spettatori intelligenti esistono? Ehilà, siamo qui, non lasciateci naufragare nelle porcherie, non lasciate che il nostro sorriso rimanga solo un ricordo. La televisione, se ben sfruttata potrebbe far chiudere teatri e cinema in poco tempo (tranquilli, non succederà mai). Fiorello ce lo ha dimostrato, con la gentilezza e la signorilità di un gentleman. Abbiamo conosciuto la grandezza. Diteci che non è finita qua.


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Minecraft Vi piacerebbe costruire chissà quali grotte o castelli per poi vederli sfumare sotto ai vostri occhi quando un fottuto coso verde ci esplode contro (maledetti Creeper…)? Vi piacerebbe lavorare sodo per sopravvivere in un mondo dove schiattare è particolarmente facile e, per di più, spesso significa perdere tutto ciò per cui si è faticato (il che comprende sclerate varie in cui si tirano giù tutti i santi uno per uno)? Allora Minecraft è tutto ciò che avete mai sognato! Perché il creatore, Markus Persson, è un sadico. L’avatar dai quali si viene rappresentati nel gioco è sprovvisto di organi riproduttivi, e ciò mette fine ad una possibile discussione sulla fallocrazia. Oppure ne ha due enormi che usa per camminare. La grafica di questo sandbox è interamente costituita da blocchi e pixels. L’obiettivo principale, dal momento in cui il gioco ti catapulta in un mondo completamente casuale, è quello di sopravvivere, e per farlo serviranno risorse. La prima cosa che pensa di fare il giocatore medio, è di procurarsi inizialmente blocchi di legno, di pietra e di terra per poi costruirsi ripari o scavarsi caverne. Fino al momento in cui non cala la notte e ci si trova a prendere a picconate zombie, scheletri saltellanti, ragni giganti, alieni e, appunto, Creeper. Questi ultimi sono dei…mostri verdi, con un’espressione quasi disperata, dei quali l’unico scopo (o meglio, divertimento) sembra solo esplodere a un centimetro dalle tanto sudate costruzioni, disintegrandole completamente. E se cerchi di killarli esplodono lo stesso. Mi piace pensare che la loro stupida espressione, giunti nell’aldilà, muti radicalmente in meglio dopo aver distrutto senza motivo tutto quello che potevano. SARETE SODDISFATTI ADESSO, MALEDETTI KAMIKAZE INFAMI! Poi abbiamo gli zombie, che sembrano essere persone tutte vestite palesemente uguali, dalla pelle verde (probabilmente Markus amava il verde in quel periodo) che fanno quello che dovrebbero fare normalmente gli zom-

Silvia Tagliabue, 1^F

bie: camminano come sonnambuli ubriachi, producono versi fastidiosi e cercano di mangiarti il cervello. Ci sono poi i mostri più divertenti: gli scheletri. Sono degli arcieri, a mio parere dall’istinto suicida, che mentre ti scagliano frecce appresso da ampie distanze, saltano ovunque, finendo per la maggior parte delle volte dentro burroni. Però se riescono a non fare la figura degli ebeti, sanno farti molto male. Meno psicopatici sono i ragni giganti, che producono striduli a caso, saltano e aspettano solo di essere massacrati. Infine abbiamo gli alieni, che sembrano essere sagome “umane” tutte nere e allungate che cercano di ucciderti (ma dai?), ogni tanto si fermano, ti fissano (ansia!), tremano e si teletrasportano la maggior parte delle volte dietro di te facendoti rischiare l’infarto. Oppure te li trovi a metri di distanza e ti fanno sentire spaesato. Questo significa anche che rifugiarsi nella propria caverna/casa/rifugio/buco serve davvero a poco, perché riuscirebbero comunque ad entrare. Si possono uccidere ovviamente come tutti gli altri. Di giorno si è al sicuro e si può girare liberamente per un mondo quasi infinito o continuare a costruire senza rischiare guerre all’ultimo sangue con qualcosa. Se però si è davvero sadici e si vuole uccidere a tutti i costi, ci si può sfogare sui maiali, le pecore, le galline […], anche se tendenzialmente una persona normale li ucciderebbe solo se necessario, ad esempio per mangiare. Più materiali si trovano e più materiali si possono creare (esempio: se hai tanta sabbia, di conseguenza hai tanto vetro, che si crea cuocendo la sabbia sulla fornace), oppure oggetti (come gli utensili, le porte, le botole ecc…). Per chi volesse capire come funziona in modo divertente (e ve lo assicuro, lo è davvero tanto) consiglio il canale su YouTube di TobyGames, un pazzoide inglese che si registra mentre gioca e dice cose insensate ininterrottamente. Lo amerete.


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La triste storia dell'albero più solo del mondo L'albero del Ténéré è stato un punto di riferimento vitale per le carovane che viaggiavano nel cuore del Sahara. Era l'albero più isolato del mondo, distante almeno 400 km da ogni altra pianta, e segnava la strada dal Niger all'Algeria; purtroppo fu investito e distrutto da un camionista libico ubriaco nel 1973. La sua più stana caratteristica era la presenza sulle cartine di quella zona, sottolineando l'importanza di questa acacia, ultima rimassta di una foresta cresciuta quando quella zona era abitabile. Durante l'inverno del 1938, scavando un pozzo in prossimità dell'albero si ebbe modo di scoprire che le radici raggiungevano la falda freatica, profonda 33– 36 metri nel sottosuolo. Quest'albero era un albero sacro per i Tuareg giacché non ne tagliavano i rami per il fuoco e i cammelli non ne mangiavano le foglie. Dopo che venne investito, l'albero del Ténéré, venne portato al Museo nazionale del Niger nella capitale, Niamey, e nel luogo dove si ergeva fu posta una, a mio parere orrenda, statua di metallo simbolica. Quest'albero era un sopravvissuto, non solo all'avanzare del deserto, ma anche ai camionisti ubriachi, infatti l'incidente mortale non è stato

Daniele Viganò, 4^E il primo né l'unico, l'etnologo e esploratore francese Henri Lhote lo descrisse così la seconda volta che lo vide, nel 1959: "Prima, quest'albero era verde e fiorito; adesso è un albero spinoso incolore e spogli. Non lo riconosco più. Aveva due trochi distinti, mentre adesso ce n'è uno solo, con un ceppo mozzato da una parte, tagliato per il lungo più che segato via ad un metro dal suolo. Cos'era successo a questo albero sfortunato? Semplicemente, un camion diretto a Bilma vi era finito contro ... ma ha abbastanza spazio per evitarlo... l'albero tabù e sacro, che nessun nomade avrebbe osato danneggiare con la propria mano... quest'albero è stato vittima di un meccanico..." L'uomo ogni tanto si scopre autolesionista, distrugge la natura in cui vive e di cui si serve, ma sicuramente prima o poi se ne accorgerà; spero prima.


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Cultura Fisica: più cultura o più fisicità? (e non chiamatela body building!) SECONDA PUNTATA: Nunc, quid nos faciemus? Nobis est laborandum?! (Traduzione: “Vabbé, e mo’ che famo? Dovemo da lavora’?!”) Carissimi tutti, spero che abbiate letto la prima puntata dedicata in particolare alle ragazze (dai 14 ai 114 anni), semmai vi consiglio di leggere/scaricare l’articolo dal forum del giornalino. Avrete sentito sicuramente le campane suonare a festa per la nostra nuova palestrina pesi che vi aspetta per farvi lavorare tutti con impegno e fatica così come la vita quotidiana ci impone. Noi proff di educazione fisica organizziamo lezioni mattutine di potenziamento per le nostre classi, ma anche corsi pomeridiani per tutti gli studenti durante il Gruppo Sportivo scolastico (lunedì, mercoledì e giovedi dalle 14:15 alle 15:45). Tali corsi, gratuiti e riservati a voi studenti, si improntano sul POTENZIAMENTO MUSCOLARE di tutto il corpo perché, come insegna la CULTURA FISICA, non ci sono muscoli di serie A o di serie B. Il nostro corpo, ricordatelo, è come una catena libera: se la muovo in cima, l’onda proseguirà fino a raggiungere la coda. La catena muscolare del nostro corpo, nel bene e nel male, lavora sempre nell’insieme, anche se con percentuali di carico/effetto differenti. Lo stesso discorso vale per l’intero nostro organismo. Due dei principali antichi pensieri orientali

Prof. Michele Marottoli affermano che “noi siamo quello che mangiamo!” e che “la vera medicina è quella preventiva”. Il bravo dottore è colui che non fa ammalare i pazienti e non quello che semplicemente cura il malato e che, quindi, ha già fallito in partenza. La prevenzione, sempre secondo gli Orientali, si attua attraverso l’alimentazione e il MOVIMENTO (vedi lo yoga indiano o le masse di cinesi che nei parchi o nelle piazze praticano diverse forme di arti marziali). Queste sono le nostre prime potenti medicine: dobbiamo quindi conoscere bene come nutrirci e muovere c o r r e tt a m e n t e . Questo concetto è alla base della CULTURA FISICA, che si esplicita nell’esposizione (gara) di un corpo sano, forte, muscoloso e senza grasso, sviluppato armonicamente e s i m m e t r i ca m e nte . Avete mai pensato come fanno i/le CULTURISTI/E ad arrivare in gara con diete strettissime, sollevando pesi e correndo tutti i giorni per almeno tre mesi prima di una competizione? Come mai non crollano o addirittura alla gara successiva arrivano ancora più in forma? Non malignate! Parlo di atleti/e che NON USANO IL DOPING, ma sanno cosa è giusto o sbagliato per essere dei veri


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m etCetera Majorana Desio n. 1 m ATLETI. Il doping, in ultima analisi, è una scelta (dannosissima!) di vita: o ti siringhi SEMPRE, oppure non devi farlo MAI. E’ una tappola, pericolosa quanto assurda.Non ci si può dopare soltanto per un po’ di tempo giusto quel tanto per diventare grossi e forti perché, dopo breve astinenza, si ritorna come prima (e malati!). Avete intuito che durante i prossimi incontri si parlerà un po’ di tutto: alimentazione ed integrazione, anatomia e cinesiologia muscolare, fisiologia generale, metodiche di allenamento… Questa CONOSCENZA è la “CULTURA FISICA”. Parliamo ora di consigli vari e norme di comportamento da rispettare in palestra pesi ma anche nella vita quotidiana: ¤ Prima regola assoluta: non farsi male! Mentre si eseguono gli esercizi bisogna CONCENTRARSI, non parlare, non disturbare chi lavora, non esagerare coi carichi, eseguire CORRETTAMENTE ogni SINGOLA ripetizione come se fosse l’unica di tutto l’allenamento! Non barare con slanci e movimenti che rubano fatica (ovvero non fare i buffoni…), ascoltare i consigli degli insegnanti che hanno anni di esperienza VISSUTA in palestra e non i neo-fantasiosi istruttori che spesso si trovano anche su internet. ¤ Allenarsi con i pesi è un po’ come correre: all’inizio di carriera/da giovani bisogna correre magari tanto, ma lentamente (ovvero usare pesi bassi!), migliorare lo stile di corsa (eseguire correttamente gli esercizi), scoprire le proprie potenzialità e se c’è vera passione. Non bisogna assolutamente arrivare a smettere perché stressati dai carichi/frequenza di allenamento: chi va piano, va sano e va lontano! Solamente dopo almeno 6-8 mesi di allenamento potete decidere sul da farsi: continuare con la semplice corsetta per tenersi in forma (pesi medio-leggeri), allenarsi un po’ più intensamente oppure, SOLO DOPO I 17-18 ANNI D’ETA’, cercare di diventare dei “campioni” (e qui vale la regola “No pain, no gain! “).Non dovete avere fretta, siete giovani e se la passione pesistica vi entrerà nelle ossa, le soddisfazioni soprattutto in termini di forza muscolare non mancheranno (“ step by step, day by day!”). ¤ I muscoli lavorano quando tirano/spingono un carico (contrazione muscolare CONCENTRICA), quando lo trattengono (contrazione muscolare ISOMETRICA), ma anche e forse soprattutto, come affermano tanti fisiologi, quando lo FRENANO durante la fase di ritorno (contrazione muscolare ECCENTRICA). Un sistema di allenamento ESTREMAMENTE EFFICACE per raggiungere

tutti gli obiettivi (prevenzione di infortuni, acquisizione di forza/massa muscolare, rinforzo specifico di ossa,tendini e articolazioni) è basato, IN TUTTI GLI ESERCIZI/SERIE , nell’esecuzione di ogni singola ripetizione in 5 secondi: 2’’ per tirare/spingere il carico, 1’’ per tenerlo fermo all’apice dello sforzo, 2’’ per frenarlo durante la fase di ritorno.Nessuna pausa durante le ripetizioni (tranne in particolari casi…). Per verificare l’esatta esecuzione,inoltre, non si devono sentire i pesi che sbattono a terra o tra loro a fine ripetizione.IN LINEA DI MASSIMA, lavorate con 2-5 ripetizioni per serie (recupero di 3’-6’)se ricercate la forza pura, 6-8 ripetizioni (recupero 2’-3’)per un risultato in equilibrio tra forza e massa muscolare,9-12 ripetizioni (recupero 1’-1’30”)se puntate sull’ottenimento di massa muscolare.L’ultima ripetizione deve essere sempre l’ultima possibile, quella che sfianca! Oppure “divertitevi” in una MARATONA con pesi/macchine eseguendo ogni volta più di 15 ripetizioni,senza recuperare bensì cambiando continuamente esercizio: ottima soluzione, a mio parere, per DIMAGRIRE- TONIFICANDO!… già vedo luccicare gli occhi delle ragazze(14-114 anni). ¤ Lasciate perdere gli integratori sportivi e/o le diete speciali! Dieta mediterranea, equilibrio fra quantità e qualità del cibo e soprattutto eliminate il più possibile e al più presto i cibi e le bevande “spazzatura”che apportano soltanto tante calorie vuote ovvero senza nutrienti: merendine,biscotti, fast food, strane salsine, maionese, Coca Cola, birre… Parleremo più approfonditamente di diete in qualche altro articolo. Nell’attesa, applicate questo semplice metodo intuitivo: il cibo o la bevanda che volete assumere “fa bene”? Allora potete consumarne di più, o viceversa. Cercate di bere solo e tanta acqua e mangiate almeno 5 porzioni al giorno di frutta/verdura. Riuscite a (dovete!) mangiare il mitico/santo piatto di pasta/riso & legumi 2-4volte a settimana?! ¤ Abbinate alla palestra un corretto stile di vita quotidiano: scale e non ascensore, camminare a passo spedito piuttosto che usare moto o auto, giocare con gli amici sui campi sportivi e non davanti al computer (bella bestia da tenere a bada!). Appena potete praticate la corsa-cammino (vedi articolo precedente). Sembrano piccolezze, ma dopo un fatidico anno solare il tutto si traduce come minimo in 2 kg di grasso in più o in meno (quindi un differenziale di 4 kg!) e tanta, ma tanta più salute fisica e mentale. Un abbraccio forte a tutti.


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Technolab Daniele Viganò, 4^E Nanomotoring Si può costruire un motore a livello molecolare? Ridurre le dimensioni di un oggetto macroscopico per utilizzarlo in ambito microscopico? Ebbene sì, una squadra di ricercatori olandesi è riuscita a sintetizzare una molecola capace di muoversi. Questa molecola è stata progettata con una forma molto simile ad un’automobile, ha addirittura quattro “ruote”, in realtà sono più simili a delle pale ma funzionano esattamente come ruote motrici. Il colpo di genio è stato utilizzare il microscopio elettronico come fonte di energia; il microscopio elettroni, infatti, lancia un fascio di elettroni contro il campione da analizzare, Tibor Kundernac e i suoi colleghi, l’anno utilizzato per trasferire alle ruote della nano macchina l’energia necessaria per compiere il movimento. Sia ben chiaro, quest’automobile di 4x2 nanometri ha la capacità di muoversi di 6 nm con 10 stimolazioni, però è già un gran risultato soprattutto perché ha una traiettoria pressoché diritta. Un problema che si è riscontrato è stato che con la sintesi chimica utilizzata non si può ancora controllare il legame tra le ruote e la struttura e quindi non si può essere completamente certi che le ruote girino tutte nello stesso senso. Infatti

solo in una parte delle molecole sintetizzate si sono riscontrate tutte e quattro le ruote collegate perfettamente; dividere quelle complete da quelle no prima di posizionarle sulla superficie di rame sarebbe molto meglio ma finora non si è ancora arrivati a tanto. Questa scoperta è sicuramente un passo avanti per la biologia e la chimica molecolare, infatti è una prova che d’ora in poi si possono costruire motori multipli e farli funzionare su una superficie grazie a degli impulsi elettrici. In pratica questo porta ad una maggiore opportunità di scoprire come interagiscono i motori molecolari e le superfici su cui agiscono e inoltre conoscere meglio come funzionano i motori molecolari che agiscono nel nostro corpo. Le ricerche che si stanno portando avanti nel mondo microscopico dimostrano quanto è vasto il nano-mondo e come le nano-strutture sintetizzate diventino sempre più complesse e sofisticate. Fonti: Nature e la ricerca:”electrically driven directional motion of a four-wheeled molecule on a metal surface”. Vi aspetto al prossimo numero, Buona tecnologia a tutti.


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Gaia

Gabriele Maimone, 2^a Gaia guardava fuori dalla finestra. Cosa si aspettava dalla vita? Qual era il significato della sua esistenza? Vedeva sotto di sé le macchine che correvano veloci, una dopo l’altra, un signore anziano che, con sguardo vacuo, guardava l’orizzonte, del tutto imperturbato dalla frenesia che lo circondava: grida, baccano, rumore di potenti motori di ultima generazione, clacson. Caos. Lui sembrava completamente distante, assolutamente disinteressato. Cosa avrebbe potuto donare al Mondo? Quali erano le sue prospettive, le sue ambizioni, i suoi obiettivi? Nulla le sembrava certo, come fino a poco tempo prima. Non pensava che un dolore così grande le avrebbe sconquassato l’Esistenza. Ora come mai prima aveva bisogno di suo padre. Avrebbe voluto chiedergli un consiglio, un parere, scoppiare in lacrime davanti a lui ed essere avvolta dalle sue braccia nerborute. Ma, purtroppo, era morto, lasciandole un profondo senso di vuoto nell’anima e un’incertezza continua. Ora non serviva più piangere, non serviva più il senso di colpa. Doveva solo riprendere a vivere. Riprendere ad andare all’Università, riprendere a lavorare, riprendere a gioire, riprendere a rattristarsi; riprendere a ridere, riprendere a piangere, riprendere ad odiare, riprendere ad… amare. Ce l’avrebbe mai fatta a tornare ad amare? Sarebbe riuscita a rompere quella spessa bolla di sapone che la isolava dal mondo esterno? Cos’avrebbe fatto? L’unica cosa certa era che non poteva rimanere lì a piangersi addosso e a contemplare il Mondo da un vetro. Era invidiosa di quelle persone che vedeva camminare

a passo spedito per la strada, o chiacchierare sedute comodamente in un bar, o sorridere di fronte al tramonto. Era invidiosa di quell’anziano signore che viveva la vita attimo dopo attimo, gustandosi ogni secondo. Anche lei voleva far parte di quel Mondo che, fino a poco tempo fa, disprezzava, ma che ora bramava. Era una bella giornata d'autunno, una di quelle giornate che ti fanno venire voglia di abbracciare tutti. Il sole, con la sua luce fioca, illuminava una parte della deserta stanza, dove Gaia non pensava alle foglie colorate che cadevano dagli alberi o all'atmosfera autunnale che la circondava, ma era sdraiata sul pavimento e pensava. Pensava alla settimana precedente. Che giornate ricche di emozioni! Pensava al suo papà. Erano giorni, ormai, che era in ospedale e lei non sapeva nulla sulla sua condizione. La mamma non parlava. Quando arrivava a casa la sera, Gaia cercava di capire che cosa avesse il suo papà, ma senza riuscirci. La mamma, quando si accorgeva delle sue domande insistenti, le andava vicino, la accarezzava e le diceva: «Gaia, non preoccuparti; papà sta benone. Ora và a dormire». A quel punto Gaia, insoddisfatta, scappava in camera sua, in lacrime. Non poteva darlo a vedere, però. La mamma era già abbastanza abbattuta e non voleva darle questo peso. Voleva solo dare il meglio di sé. Voleva aiutare la mamma. Voleva fare qualunque cosa le fosse possibile. Però, alla fine, anche lei non credeva ai suoi desideri. Dopotutto lei era solo una bambina. E il Mondo non avrebbe ascoltato una bambina.


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N. B. Queste è uno schema di parole crociate bifrontali, per cui le soluzioni possono essere scritte anche da destra verso sinistra o dall'alto verso il basso. Buon divertimento! ORIZZONTALI 1. Caccia multiruolo 14. Ciò che è vero 19. Ancona 20. Ultime in zie 21. L'insetto che accumula 22. Figlio di Eracle 24. Simbolo del Rodio 25. Congiunzione latina 26. Mortale 28. Articolo spagnolo 29. Simbolo del Curio 30. Tsunami 33. Risonanza Magnetica 34. Automobile Club d'Italia 35. Silice idrata 38. Rosalino Cellamare

39. Simbolo dell'Argon 40. Si ripete in mamma 41. Vende vino 43. Scambievole 45. Sua capitale è Ottawa 49. Gradazioni di colore 51. Asti 52. Satellite di Saturno 55. Estremi di reni 56. Epoche 57. Simbolo dello Zirconio 58. Autocarro con rimorchio 59. Articolo determinativo 60. Noto mammifero artico 63. Metà di oziare 64. Olbia-Tempio 65. L'isola del labirinto 67. Famosa è quella di Caserta 68. Gruppo Sportivo 69. Numero di Avogadro 70. Acceso 71. Articolo determinativo plurale 73. Varietà di caffè 76. Il suo simbolo è Na 79. Pronome relativo 80. dispari in roba 81. Il nome di Brecht 84. Provincia siciliana

86. Pianta rampicante 88. Può essere da barba 89. Mezzo intero 91. Rappresentazione sarcastica 96. Parte di un articolo di legge 98. Non concedo 101. Imbarcazioni 102. Diavolo di mare 105. Congiunzione avversativa 106. Seconda persona singolare 107. Prime in ente 109. Società Aeronautica Italiana 110. Ha una mina di grafite 113. Simbolo del Laurenzio 114. Parte terminale del remo 116. Legno scuro 117. Piccola rana 118. Fine VERTICALI 1. Il capodoglio ne è ghiotto 2. Famoso affresco di Leonardo 3. Associazione Italiana Calciatori 4. Lo si da agli sconosciuti 5. Gruppo sanguigno 6. Gattopardo americano 7. La squadra rossonera

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m etCetera Majorana Desio n. 2 m 8. Banca Mondiale 9. Arma da lancio 10. Read-Only Memory 11. Iniziali di Fo 12. Metà rarità 13. Gemelli.... diversi 15. Dopo due 16. Comune in provincia di Milano 17. Grande balcone 18. Azienda Trasporti Milanesi 23. In My Opinion 27. A te 31. Vecchia 32. Famoso è il suo incontro 35. Nascoste 36. Stato sudamericano 37. Simbolo dell'Americio 39. Prime in antro 41. Estremi di Anna 42. Computer Grafica 44. Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche 46. Punto più a nord dell'Europa 47. American English 48. Pelo della coda del cavallo 50. Simbolo del meitnerio 53. Estremi di esse 54. Tignola 59. Coloro che non parlavano greco 60. Ciabatta

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61. Unione Europea 62. Fratello di Annibale 66. Simbolo del Titanio 72. Elleni 74. Pari in mare 75. Rolls Royce 77. Contrario di sempre 78. Organismo vivente dotato di sensi e movimento 80. Recare a metà 82. Azienda Sanitaria Locale 83. Dopo Cristo 85. Italiani Nel Mondo 87. Nome femminile 90. Chiude la bottiglia 92. Non comune 93. Interiezione 94. Argomento di un discorso 95. Goal 97. Il nome di Sharif 99. Tre quinti di Eubea 100. Difetto 102. Dio azteco dell'acqua 103. Tascabili degli Editori Associati 104. Mistress 108. Negazione 111. Dispari in Arno 112. Ultime di PIL 115. Dispari in arma


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Immense grazie siano rese ai membri del personale ATA che perdono investono il loro tempo nel ciclostilare il nostro giornale!

mRedazionem Caporedattrice: Marta Tagliabue, 5°E Redattori: Elisabetta Sangalli, 3^a; Federica Savini, 3^a; Clara Caimi, 3^a; Noemi Spoleti, 3^a; Letizia Bigatti, 2^a; Elena Mazzeo, 2^a; Giulia Bianco, 2^b; Giada Donadel, 1^b; Giuditta Moltrasio, 1^b, Erika Bianchin, 1^b; Ylenia Baldanza, 1^b Luca Novati, 5^D; Filippo Tagliabue, 5^F; Daniele Viganò, 4^E; Alessandro Orsenigo, 4^E; Lorenzo Valerin, 4^E; Stefano Tagliabue, 3^ D; Elisa Borsoi, 3^D; Giulia Agrati, 3^F; Silvia Tagliabue, 1^F. Collaboratori esterni: Samuele Tagliabue; prof. Michele Marottoli. Fumettisti: Filippo Tagliabue, 5^F. Redazione Grafica: Giacomo Panzeri, 4^a.

Le copie del giornalino sono poche non perché siamo molto taccagni ma perché è stato messo anche online, sul sito issuu.com/etceteramajorana. Se non sei stato abbastanza veloce da prenderne una copia leggilo online, la definizione è maggiore e le immagini sono a colori! Commenta gli articoli sul forum (www.liceomajoranadesio.forumfree.it) e invia i tuoi elaborati a etceteramajorana@gmail.com!


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