etCetera Periodico di informazione a cura degli studenti del liceo Scientifico e Classico Majorana liceomajoranadesio.forumfree.it
Numero 6 - 2011 Aprile/Maggio
Potete qui ammirare la maglietta di quest’anno. Il costo sarà di 5€ per quelle bianche e 6€ per quelle blu (perché il logo va stampato due volte).
Guerra in Libia
Non tutti i colori dell’arcobaleno
Il cigno nero
Come ben tutti sappiamo, il 19 Marzo 2011 è stato un giorno molto importante per le sorti della guerra civile libica in corso durante la prima parte dell’anno...
Quando si parla di daltonismo ci si riferisce, solo in Italia, ad oltre due milioni di persone, prevalentemente maschi, circa uno su dodici.
E’ un balletto triste quello del ‘Lago dei Cigni’, il racconto di una ragazza ‘Odette’, costretta nelle piume di un cigno durante il giorno, e, solo la notte, libera di mostrare il suo vero ed incantevole aspetto umano...
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Majo’s Got Talent – Puntata 1 Più di mille studenti, ognuno con le sue passioni e ognuno bravo a far qualcosa: chi canta, chi balla, chi suona o chi fa qualche sport (la lista potrebbe andare avanti ancora molto). Leggendo l’intervista a Simone Spadaro fatta da Alessandro Orsenigo ho avuto l’ispirazione: se qui al Majorana abbiamo così tanti talenti, perché non intervistarli? Ho deciso di incominciare con due gruppi (due in via eccezionale per prima puntata) che hanno dei membri qui al Majorana: “The Nameless” e “Ophelia's Nunnery” The Nameless
Filippo Parravicini (4°C) al basso, Elisa Borsoi (2°D) alla voce, Marco Bizzozero e Michele Scotti (entrambi 4°H) alle chitarre e infine Giorgio Mattiolo (ITIS Leonardo da Vinci di Carate) alla batteria: sono loro i Nameless, nome scelto non a caso e forse neanche definitivo, un gruppo formato da poco (da ottobre) ma da gente che di talento ne ha per davvero. Elisa prendeva già lezioni di canto e quest’anno è riuscita ad entrare in accademia, Giorgio studia da sei anni percussioni, Marco e Michele prendono lezioni di chitarra, prima classica poi elettrica, da 3 o 4 anni (brutta bestia la memoria), Filippo è l’unico autodidatta, incomincia in terza media col flauto traverso passa poi al basso in seconda superiore, aiutato anche dal fratello che suona la chitarra da anni e anni. Tutto ebbe inizio quest’anno quando Filippo e i due chitarristi, che già suonavano insieme, decisero di fare un gruppo loro, dopo aver trovato il batterista in corso d’opera, hanno chiesto ad
Stefano Tagliabue, 2° D; Giulia Conenna 2°b
Elisa, conosciuta grazie al Majo Suona. All’inizio lei ha fatto un po’ “la paccara” (come la definisce Filippo), per la paura di non riuscire a farcela in un gruppo serio e con le prove, ma, con l’arrivo delle vacanze di Natale si è finalmente decisa e ci è andata: “Ci siamo voluti subito bene, avevo sbagliato a non venire prima; ora sono fiera di suonare con loro”. Nonostante la giovane età del gruppo stanno già lavorando a due pezzi, pronti a breve. Per scrivere le loro canzoni prendono esempio principalmente dai Red Hot Chili Peppers, anche perché, facendo per ora cover, sono quelli più accessibili a tutti, “Il giusto compromesso” dice Filippo. Mi parlano poi di altri gruppi, come gli Evanescence e gli Incubus, il loro “Pezzo yeah” è proprio di questi ultimi: Anna Molly, ma anche Californication (dei Red Hot) e Zombie (dei Cranberries). Alla domanda “Il gruppo vi da qualche problema con la scuola?” mi vedo rispondere “No, anzi, caso mai è il contrario!” Dicono, infatti, che dipende un po’ dai periodi, verso maggio è sicuramente più difficile incontrarsi che a gennaio, viste le interrogazioni e le verifiche, che come al solito non mancano. Fatto sta che la voglia non manca e il posto dove provare neppure, dopo questo primo periodo di prova le cose incominciano a funzionare e “Si vede che stiamo migliorando”. Il problema, dicono, rimane quello del tro-
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varci tutti, oltre che per la scuola, por i mezzi. “Nessuno ha la macchina e per ora bisogna un po’ arrangiarsi” . “Volete dire qualcosa?” chiedo, “Si, una sola: Scotti deve studiare!” risponde Filippo
Ophelia's Nunnery Un altro gruppo, un'altra storia. Simone Manzotti (4°E) batteria, Dario Azzolini (4°E) chitarra, Matteo Zappa (ITC Martino Bassi) basso e Matteo Arienti cantante. Tutti quanti compagni delle medie, escono insieme da molti anni, hanno tutti una passione per la musica: ognuno decide di suonare uno strumento quasi con l’intenzione di fare un gruppo. Suonano tutti da quattro cinque anni, anche se la formazione attuale è così solo da un anno. Da ottobre hanno incominciato a fare i primi live, dopo la ricerca di un cantante, proponendo principalmente canzoni scritte da loro aggiungendo solo qualche cover alle scalette. Suonano principalmente rock alternativo, ispirandosi a gruppi come gli Arctic Monkeys, anche se non tutti i membri ascoltano lo stesso genere. Nonostante ciò hanno vinto un contest che li porterà a suonare in Inghilterra quest’estate dove faranno due live, insomma, mica pizza e fichi. Riprendendo la domanda dell’altra intervista gli chiedo se il gruppo dia qualche problema per la scuola “A voglia! Il gruppo porta via del tempo, una volta a settimana più qualche volta per scrivere pezzi.” Dopo le superiori non hanno intenzione di sciogliere il gruppo “anche se facciamo scuole diverse non è un problema” comunque la passione per la musica (“e per la birra” ) e il fatto che il gruppo sia composto da gente che si conosce da
molto gioca solo a loro favore, le cose se le dicono in faccia, senza troppi problemi e sanno come risolverle. Da poco stanno provando a scrivere i primi testi in italiano, cosa che dicono sia più difficile, perché si rischia di sfociare nella banalità. “Il tentativo di trasmettere qualcosa c’è, se si guardano i primi brani e quelli più nuovi tentiamo di far passare un messaggio più… alto” gli argomenti sono vari, da quelli più banali, ma che tendono a far ridere, a testi più classici, dipende da chi li scrive, solitamente il bassista. L’ultima domanda è riguardo il nome, Ophelia's Nunnery, un nome che:”nessuno si ricorderà mai!”, dicono, un nome che è nato per caso dopo una lezione di inglese su Amleto. Giustamente Dario ha pensato che fosse un bel nome, così l’ha proposto, l’idea è piaciuta e quindi si sono chiamati così. Adesso dicono che, purtroppo, sbagliano sempre a scriverlo, ma oramai quello è il nome con cui sono battezzati.
Nella foto: i Nameless
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Non venite via con me! Scrivere in prima persona, per un giornalista, è un peccato mortale. Non tanto perché sia un lusso che si possono permettere solo alcuni scrittori o perché sia lessicalmente scorretto, ma perché il buon giornalista, nella sua libertà, sa di poter scrivere di qualunque cosa che non sia se stesso. Voglio sfatare per una volta questo tabù e lo faccio da liceale, da studente e da majorano che si sente, per qualche strano motivo, debitore. Lo faccio da amico che vuole salutare prima di andarsene, lo faccio da maturando che sa benissimo, come altri, di non essere maturato abbastanza e per questo si farebbe volentieri, soprattutto per pigrizia, un altro bell’annetto al liceo. Vorrei scrivervi di “venire via con me” come direbbero Fazio e Saviano, ma è impossibile. Vorrei salutare tutti, uno per uno, ma non posso. Rimanete qui, dunque, e fate vivere questa scuola. Divertitevi e godetevela voi che restate, perché il Majorana, grazie alla presenza di ognuno, è comunque un posto migliore. ¤ Vado via perché il mio preside, in cinque anni, l’ho visto
quattro volte e una era all’occupazione di quest’anno. Resto qui per le bidelle che mettono allegria e non ti chiedono niente per un sorriso. ¤ Vado via perché la scuola non riconosce il volontariato con crediti formativi. ¤ Resto qui perché quando vedo il prof Marottoli in giro per Telethon, penso che c’è speranza. ¤ Vado via perché chi fuma nei bagni non viene multato. ¤ Resto qui perché mi piace il sorriso di Paola Nobili. ¤ Vado via perché nella mia scuola, i politici hanno più fascino dei poeti. ¤ Resto qui perché il Majo è pieno di belle ragazze. ¤ Vado via perché i soldi per la scuola non ci sono. ¤ Resto qui perché secondo me, più che i soldi, alla scuola serve gente che la faccia funzionare bene. ¤ Vado via per le circolari che arrivano nelle classi avvisando di qualcosa che è già avvenuto. ¤ Resto qui per chi si è sporcato le mani per imbiancare la sede. ¤ Vado via perché il meccanismo “spiego-studi-ti do il voto” non mi è mai piaciuto. ¤ Resto qui perché la cultura è il peggior nemico delle dittature. ¤ Vado via perché il commento che sento più spesso al giornalino è “Ci sono pochi sudoku”. ¤
Samuele Tagliabue 5° F ¤ Resto qui perché un giornalista, sempre, crede dav-
vero in quello che racconta. ¤ Vado via per la palestra e per il bar che non vedrò mai nella mia scuola. ¤ Resto qui perché ‘Sweet home Alabama - Majorana!’ ¤ Vado via perché il programma ministeriale viene spesso prima della nostra crescita. ¤ Resto qui perché qui ho incontrato professori che mi hanno fatto amare ciò che mi hanno insegnato perché lo amavano anche loro. ¤ Vado via perché senza Pogliani e Gaspy, le Olimpiadi della matematica possono anche smettere di farle. ¤ Resto qui le facce della gente che non conosco, perche me le ricorderò. ¤ Vado via per chi, per fare 10 metri a piedi, ha bisogno di un pezzo di carta con una firma. ¤ Resto qui per il forum degli studenti. ¤ Vado via per l’aria condizionata a Gennaio e il riscaldamento ad Aprile. ¤ Resto qui per chi ancora deve venire, per dargli il benvenuto. ¤ Vado via perché non ho mai capito a cosa servano le prove comuni. ¤ Resto qui perché anche quando sarò all’università, prenoterò la pizza dal “Presidente”. ¤ Vado via perché mi sono stufato dei comitati leninisti studenteschi che ogni stramaledetto sabato mattina cercano di convincermi a boicottare la democrazia. ¤ Resto qui perché so già che mi mancheranno le file alle macchinette, le assemblee sindacali, le giustificazioni, le cogestioni, i consigli di classe, le supplenze, i panzerotti, le facce della gente in coma alle 8 del lunedì mattina, gli intervalli, la doppia ora di latino, i taralli, il sottobanco, la tessera delle fotocopie, la pizzaula, la foto di classe, il majosuona, gli sportelli, le gite… Perciò ci tenevo a scrivere che sono felice di essere passato di qui.
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La guerra in Libia: sviluppi recenti
Un riepilogo dei principali eventi occorsi in Libia dall’intervento delle forze ONU Lorenzo Valerin, 3E Come ben tutti sappiamo, il 19 Marzo 2011 è stato un giorno molto importante per le sorti della guerra civile libica in corso durante la prima parte dell’anno. In questa data infatti è arrivato il primo attacco da parte delle forze francesi alla Libia comandata dal dittatore Mu’ammar Gheddafi, in carica dal lontano 1969. Mi sembra doveroso fare una premessa sugli episodi avvenuti precedentemente all’intervento delle forze armate ONU. Fin da Febbraio, i vari moti rivoluzionari che già avevano colpito Egitto e Tunisia erano penetrati anche nella regione della Cirenaica (principalmente nelle città di Bengasi, Beida e Derna). Il governo libico rispose a questi moti con una repressione armata che non fu efficace, data la defezione di alcuni membri dell’esercito riluttanti ad aprire il fuoco contro i civili. Questi han dunque potuto organizzarsi in vari gruppi organizzati. Questa repressione fu contestata dalla comunità internazionale, portando alla perdita di importanti alleati per il leader libico Gheddafi, come vari ambasciatori in Italia, Francia, Spagna, Germania e Inghilterra ma anche all’interno di UNESCO e ONU. Inoltre, la Libia fu duramente colpita con sanzioni economiche da parte degli USA e dell’UE. Vennero poi schierate alcune portaerei, come l’americana Enterprise nel Mediterraneo in attesa di una risposta libica e allo stesso tempo venne presa la decisione di instaurare una no-fly zone sul territorio della Libia. Si arriva dunque al 18 Marzo 2011. Durante questo giorno venne pianificata l’azione militare da parte dei 24 maggiori leader internazionali, come i premier dei principali stati europei, Ban Ki-Moon, Segretario ONU e Hillary Clinton, Segretaria di Stato statunitense. Il 19
marzo, alle 17:45 alcuni caccia francesi, del tipo Rafale e Mirage 2000-D colpirono 4 mezzi corazzati nei pressi di Bengasi. All’intervento francese seguirono l’intervento americano (112 missili Tomahawk) e inglese, dando inizio alle così denominate Odyssey Dawn e Ellamy, le operazioni militari di USA e Regno Unito. L’Italia intervenne mettendo in campo aerei Tornado e Eurofighter, la cacciatorpedinieri Andrea Doria e la portaerei Garibaldi¸ per un totale di 200 uomini per l’aviazione e 1000 marinai. Il 20 Marzo vede nuovi attacchi missilistici da parte dei veicoli stealth (invisibili al radar) B2Spirit statunitensi, i quali han portato alla distruzione della maggior parte delle basi militari e aeroporti libici. La Francia rafforza il proprio impegno con l’intervento della portaerei Charles de Gaulle e nella stessa giornata l’Italia ha compiuto il primo pattugliamento della no-fly zone con esiti positivi. Giornate importanti sono state quelle del 23 e 24 Marzo, nelle quali è avvenuto l’intervento della NATO, con il pattugliamento delle acque internazionali, come ordinato dall’ammiraglio James Stavridis, per rendere effettivo l’embargo di armi verso la Libia. Vengono disposte più di 25 unità navali, senza il permesso di entrare nelle acque territoriali libiche, con l’aiuto di una cinquantina tra aerei ed elicotteri, sotto il comando del viceammiraglio Rinaldo Veri. Ha così inizio l’operazione Unified Protector. Nella notte tra il 23 e il 24, le forze aeree francesi hanno attaccato il campo di aviazione di Al Jufra e nel corso di una delle cinque missioni notturne fu distrutto un aereo appena atterrato a Misurata che aveva violato la no-fly zone. Nella giornata
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metCetera Majorana Desio n. 6 / etCetera Majorana Desio n. 6 m del 24 Marzo è avvenuto un fatto molto importante per il perfezionamento dell’operazione Unified Protector. L’ammiraglio James Stavridis ha infatti designato il tenente generale canadese Charles Bouchard a comando dell’operazione. Il 25 Marzo si è unito anche il Qatar, subito passato a pattugliare lo spazio aereo con i caccia francesi. Nella giornata vennero bombardate non solo postazioni della brigata di Gheddafi ad Agedabia e Sirte ma direttamente il bunker del dittatore a Tripoli. Il 26 Marzo sono stati colpiti una caserma ed una postazione radar nella capitale libica e gli insorti ebbero la possibilità di riappropiarsi di Agedabia. Numerosi bombardamenti alla città di Misurata susseguirono nelle successive tre giornate. Il bunker di Gheddafi, il 29 Marzo, era ancora sotto attacco dagli aerei della coalizione, subendo gravi danni, inoltre vennero colpiti alcuni obiettivi nella città di Tajura. Il 31 Marzo la NATO ha preso il controllo completo delle operazioni sul suolo libico e fino al 2 Aprile le stesse forze NATO conducono ben 178 operazioni aeree e 74 attacchi, grazie ai 205 velivoli e alle 21 navi disponibili. Il 1 Aprile sono avvenuti alcuni episodi di fuoco amico contro i ribelli, provocando alcuni morti e feriti. Nella sera del 4 Aprile, dopo alcuni attacchi a Sirte e Brega, gli aerei USA sono stati ritirati dal servizio attivo e messi in riserva, ovvero usufruibili solo in caso di necessità, come il 24 Aprile quando vennero impiegati dromi USA a Tripoli. Il 9 Aprile vi è stata la prima violazione della no-fly zone da quando la NATO ha preso il comando delle operazioni, a causa di un MiG-23 ribelle che si era alzato in volo da un aeroporto vicino a Bengasi. Tra l’8 e il 10 Aprile vennero abbattuti 17 blindati dell’esercito di Gheddafi a Brega e a Misurata. Il 27 Aprile è avvenuto il primo intervento dei caccia italiani in azioni di attacco aereo. Gli ultimi sviluppi recenti hanno portato all’uccisione di due dei sette figli di Mu’ammar Ghed-
dafi, e alla probabile fuga dello stesso dalla Libia. Come visto numerose azioni sono state compiute per cercare di fermare la situazione, ma ancora oggi proseguono gli scontri. Tutto ciò porta anche alla fuga di molti civili dallo stato libico, i quali decidono di emigrare in stati meglio messi economicamente (ed è chiaro il riferimento all’Italia) creando non pochi disagi agli stati coinvolti. Note sono le problematiche sorte tra Italia e Francia per il flusso di immigrati tunisini verso lo stato transalpino, con l’arrivo alla messa in dubbio del Trattato di Schengen. Ci si augura dunque che questa guerra finisca al più presto, come auspicato dalle maggiori personalità politiche della coalizione NATO.
Il dittatore libico Muʿammar Gheddafi, al potere dal 1 settembre 1969, contro il quale si è rivoltata parte della popolazione della stessa Libia.
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Non tutti i colori dell’arcobaleno
Stefano Tagliabue, 2° D “Io sono daltonico, ma la vita è bella anche così... Colorata con i colori che vedo io” (Mauro P.)
Quando si parla di daltonismo ci si riferisce, solo in Italia, ad oltre due milioni di persone, prevalentemente maschi, circa uno su dodici. Agli occhi dei “profani” una persona daltonica vede in bianco e nero ma, a parte pochissimi casi, non è così. La maggior parte dei daltonici ha una cecità spesso parziale solo a uno, raramente a due o tre, dei colori primari. Ma come funzionano gli occhi di una persona daltonica? Possiamo immaginarli come una specie di dogana fra quello che c'è e quello che vediamo, una dogana con dei doganieri antipatici che, quando arriva la luce portando con sè i colori, non la fanno passare. Quindi, se per esempio un daltonico guarda una cosa, ipotizziamo, di colore rosso e se ai suoi “doganieri” sta antipatico questo rosso, non lo fanno passare e mandano al cervello un segnale dicendo che l'oggetto è di un altro colore. È quindi facile capire che essere daltonici non porta problemi solo nella vita di tutti i giorni, come accorgersi a metà del tema che si sta scrivendo con la penna viola e non blu, ma anche problemi “a lungo termine”. Un daltonico non può fare il chirurgo o l'elettricista o l'artificiere o il pilota di jet . Nonostante ciò la cosa che più mi ha sconvolto è che, teoricamente, un daltonico in Italia non possa prendere la patente! Incuriosito sono andato a cercare in cosa consista la visita medica per la patente B ed, in effetti, il controllo sul daltonismo viene effettuato da molti anni. Effettivamente nel Codice della Strada si legge: “Non può ottenere la patente di guida o l'autorizzazione ad esercitarsi alla guida di cui l'art. 122, comma 2, chi sia affetto da malattia fisica o psichica, deficienza organica o minorazione psichica, anatomica o funzionale tale da impedire di condurre con sicurezza veicoli a motore” [ Decreto legislativo del 30 aprile 1992, n.28, aggiornato nella sua versione R.26 con la legge del 15 giugno 2009, n.94, articolo 119, comma 1 ]
quindi seguiva un allegato che elencava le malattie
“tali da impedire...”. La cosa strana è che in questo allegato il daltonismo non viene citato! E allora perché si continuano a fare i controlli? Cercando ancora ho trovato un documento chiarificatore: “Le norme minime concernenti l'idoneità fisica e mentale per la guida di un veicolo a motore sono indicate nell'allegato 3 della direttiva 91/439/CEE concernente la patente di guida. Il punto 6, relativo a vista e guida, non fa menzione del daltonismo come condizione di disabilità che impedisca di ottenere la patente di guida. […] Secondo la normativa comunitaria, il daltonismo non comporta alcuna limitazione all'idoneità alla guida. Inoltre, questa disabilità non viene menzionata nell'ultima relazione su vista e guida presentata da un gruppo di oftalmologi europei convocato dalla Commissione” [ 2008, risposta della Commissione delle petizioni dell'Unione Europea a un cittadino a cui era stata negata la patente ]
La domanda cambia ma il concetto è sempre quello: perché se è scritto testualmente che il daltonismo non comporta alcuna limitazione si continuano a fare controlli? A saperlo! Fatto sta che è da più di vent'anni che si effettuano controlli del tutto inutili. Così gente che potrebbe guidare senza problemi si vede negare la patente per motivi sconosciuti. Situazione alquanto bizzarra. Concludendo: come già disse Virgilio: “Nimium ne crede colori” Non credere troppo al colore!
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Il doping e il ciclismo
Un viaggio alla scoperta dei maggiori casi rilevati negli ultimi anni E’ tempo di Giro d’Italia, e con questo torna di moda il ciclismo. Grandi battaglie, grandi ciclisti, da Coppi a Merckx, da Hinault a Indurain, da Armstrong a Contador, passando per Cancellara. Grazie a loro abbiamo assistito alle più grandi imprese del ciclismo moderno, momenti indimenticabili. Purtroppo c’è anche il rovescio della medaglia. In tutti questi anni sono stati frequenti i casi di doping in questo magnifico sport, che non merita abbassamenti di questo genere. Vedremo in questo articolo i principali casi degli ultimi anni, a partire dallo Scandalo Festina al Tour 1998 fino ai recenti sviluppi. Per chi non lo sapesse, questa è la letterale definizione di doping: “Il doping è l'uso (o abuso) di sostanze o medicinali con lo scopo di aumentare artificialmente il rendimento fisico e le prestazioni dell'atleta. II ricorso al doping è un'infrazione sia all'etica dello sport, sia a quella della scienza medica.” (cit. Wikipedia) Nel corso degli anni, numerose sostanze sono state sviluppate per migliorare le prestazioni, la maggior parte derivanti dalla ormai famosa eritropoietina, o ancor meglio EPO. Il primo caso che vorrei esaminare è quello già citato dello Scandalo Festina che ha colpito il Tour de France 1998. L’8 Luglio del 1998, tre giorni prima dell’inizio della Grand Boucle venne fermata l’auto di Willy Voet, trainer del team, alla dogana franco-belga di Neuvilleen-Ferrain, vicino Lille, dove vennero trovati centinaia di grammi di EPO, anabolizzanti e anche perfluorocarburi, collegati all’incidente di Mauro Gianetti, ciclista svizzero, del Tour de Romandie del 1997. Il direttore generale della squadra, Bruno Roussel ha inizialmente smentito le accuse, confermando inizialmente l’innocenza della squadra, che così ha potuto iniziare la corsa francese. Successivamente, il colpo di scena. Un’indagine nei quartieri generali del team ha portato alla scoperta di un programma ben definito per il doping di squadra. A seguito di ciò, il 17 Luglio 1998 lo stesso Roussel ha ammesso l’uso di EPO per i ciclisti della sua squadra, portando alla decisione del direttore di gara JeanMarie Leblanc di espellere la Festina dalla corsa. Lo
Lorenzo Valerin, 3E scandalo portò alla scoperta di ulteriori programmi di doping di squadra. Nello stesso Tour, altre squadre come ONCE, Banesto, TVM, Vitalicio Seguros e Kelme furono costrette al ritiro per lo stesso motivo. Il processo che ne susseguì portò alla squalifica di ciclisti come Richard Virenque, il quale dopo ben due anni arrivò a confessare la propria colpevolezza, Laurent Brochard e Alex Zülle. Il Tour del 1998 è stato successivamente rinominato il Tour de Dopage. Preferisco non soffermarmi su quanto accadde nel Giro 1999, con l’esclusione di Marco Pantani a causa del livello di ematocrito superiore al 50%, e passo direttamente a ciò che accadde nel Giro 2001. Questo Giro è ricordato principalmente per la perquisizione dei NAS nella notte tra 6 e 7 Giugno all’interno dell’albergo dove alloggiavano le squadre a Sanremo. Il principale indagato fu dunque Dario Frigo, ciclista allora in forze alla Fassa Bortolo, il quale aveva pochi secondi di ritardo da Gilberto Simoni, fino ad allora leader della corsa rosa. Nella camera dell’atleta saronnese vennero trovate alcune fialette contententi sostanze dopanti, delle quali lo stesso Frigo ammise la proprietà, ma negò l’utilizzo. Da regolamento interno alla squadra, Dario Frigo venne prima sospeso e in seguito licenziato dalla Fassa Bortolo a causa di questo fatto. Verrà poi ufficialmente squalificato fino all’8 Marzo del 2002. C’è però un piccolo dettaglio. Si scoprirà poi che il ciclista era stato anche truffato, dato che le fialette contenevano una sostanza diversa da quella dichiarata dall’etichetta. La sostanza contenuta fu dichiarata comunque illegale, e Frigo non potè evitare la squalifica. A causa delle perquisizioni in albergo, la tappa del 7 Giugno, da Imperia a Sant’Anna di Vinadio, non si disputò. Ormai diventata celebre è anche la cosiddetta Operacion Puerto, che portò ad un’indagine spagnola condotta tra Febbraio e Maggio del 2006. I principali indiziati furono Eufemiano Fuentes, medico di diverse squadre ciclistiche e Manolo Saiz, direttore generale (al tempo) della Liberty Seguros. Si sospettava
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metCetera Majorana Desio n. 6 / etCetera Majorana Desio n.6 m infatti che i due gestissero un’organizzazione tesa alla distribuzione di sostanze dopanti, come EPO e anabolizzanti, pianificandone l’uso. Numerossimi ciclisti hanno fatto le spese di questa indagine. Primo fra tutti il nostro Ivan Basso, il quale, dopo aver vinto il Giro d’Italia del 2006, cercava di ripetersi nel Tour. Confessò di avere avuto contatti con il dottor Fuentes, ma di non aver mai operato alcuna pratica dopante, come l’emotrasfusione. Nonostante ciò, venne squalificato per due anni. Altri ciclisti coinvolti furono il tedesco Jan Ullrich, il quale fu costretto al ritiro, gli spagnoli Roberto Heras e Joseba Beloki. Particolare il caso di Alejandro Valverde. Alcune sue sacche di sangue vennero trovate dal CONI, ma nonostante ciò il corridore spagnolo potè correre il Mondiale di Losanna. Sarà poi squalificato per due anni a partire dal Gennaio 2010. Altri famosi casi di doping negli ultimi anni sono stati quelli dei kazaki Alexandre Vinokourov e Andrey Kashechkin, squalificati entrambi per due anni dopo essere stati trovati positivi per autotrasfusione; Michael Rasmussen, danese, trovato “non negativo” ad alcuni controlli e colpevole di non aver segnalato correttamente la sua effettiva posizione per test antidoping a sorpresa (fondamentale fu l’apporto anche di Davide Cassani, giornalista RAI), fu escluso dal Tour 2007 ancora in maglia gialla dopo la 16° tappa e venne squalificato per due anni; Floyd Landis, vincitore del Tour 2006, fu trovato positivo dopo la corsa e venne squalificato anch’egli per due anni. I più recenti casi hanno visto coinvolti anche Davide Rebellin, al quale è stata tolta la medaglia d’argento conquistata a Pechino 2008, Emanuele Sella, Leonardo Piepoli, Riccardo Riccò (il quale è stato coinvolto in un recente episodio di autotrasfusione all’inizio del 2011), l’intero team Lampre, il quale è stato coinvolto in un’inchiesta che va avanti ancora tutt’oggi. Da citare sono sicuramente i sospetti che aleggiano sul sette volte vincitore del Tour de France, Lance Armstrong, il quale ha sempre negato le accuse di doping ricevute nel corso degli anni. Queste accuse provengono non solo dai giornalisti esterni al ciclismo, ma anche direttamente dagli stessi ciclisti. Il sopraccitato Floyd Landis ha affermato che nel suo periodo alla US Postal Service, squadra di Ar-
mstrong, era comune l’uso del testosterone come sostanza dopante. Inoltre, sembra essere presente un test al quale l’americano risultò positivo del 2002, ma, sempre secondo le parole dello stesso Landis, questo sarebbe stato nascosto dietro pagamento da parte del direttore sportivo dell’allora US Postal, Johann Bruyneel. Sono ancora molti i casi citabili, ma purtroppo lo spazio e il tempo mancano. Solamente quelli citati ci fanno comprendere come il doping sia una pratica talmente diffusa da essere difficilmente rimovibile. Inoltre, l’introduzione di nuove sostanze (ad esempio il CERA, EPO di terza generazione) rende ancor più difficile il compito dell’UCI nella lotta al doping. La speranza è che un giorno questo fenomeno possa essere definitivamente controllato, così da avere uno sport decisamente più pulito.
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La storia di Spagna sui campi da calcio. È ormai risaputo che la sfida più attesa e più seguita nel calcio mondiale è senz’altro quella tra Barcellona e Real Madrid: “El clasico” di Spagna. Insomma, gli appassionati di calcio non si perdono un’occasione per vedere le due squadre dar spettacolo (e che spettacolo…) in campo e quest’anno sono stati decisamente fortunati: le due squadre infatti si sono affrontate ben cinque volte nell’ultima stagione, di cui quattro nell’ultimo mese e si affronteranno di nuovo per aggiudicarsi la Supercoppa di Spagna. Come al solito si sono verificati vari scontri, risse, polemiche sia in campo che fuori: la rivalità storica tra le due squadre è infatti davvero forte. Ma forse è il caso di chiedersi come nasca questa faida. Innanzitutto Real e Barça rappresentano le due regioni spagnole rivali: Castiglia e Catalogna. Il Barcellona ha avuto un importante ruolo nel corso della storia in quanto rappresentante dell’indipendenza della Catalogna in diversi contesti storici, rendendo il Barcellona “Més que un club”, più di una squadra. La frase, rigorosamente in catalano, è diventata il motto della squadra. È scritta sulla manica della maglia del Barça e su una facciata del Camp Nou, lo stadio del club catalano. Nel corso di questa stagione si sono insediate altre rivalità, in particolare quella tra i due allenatori Guardiola e Mourinho: nell’ultimo periodo lo scontro mediatico è sfociato nel personale, infatti lo Special One ha dichiarato: "Josep Guardiola è un fantastico allenatore di calcio, però ha vinto una Champions della quale io mi vergognerei, con lo scandalo di Stamford Bridge. E quest'anno, se la vincesse, sarebbe con lo scandalo del Bernabeu". Si è poi lamentato a proposito dell’arbitraggio delle partite di Champions. Le parole di Mou hanno scatenato la reazione di Pep, che ha così contrattaccato: “Abbiamo lavorato insieme per 4 anni e ci conosciamo. Mi sembra strano
Giulia Bianco, 1°b che lui creda alle parole riportate dalla stampa amica di Florentino Pérez e non a quello che dico io. Ho fatto i complimenti al Madrid per la Coppa che ha vinto meritatamente di fronte a una squadra che io rappresento e della quale mi sento orgoglioso. Non mi sono giustificato con l’arbitro e non l’ho mai fatto”. Il catalano è solitamente un uomo molto tranquillo e questa sarebbe la prima volta che risponde ad una provocazione di Mourinho. Altra importante rivalità, questa volta solamente mediatica è quella tra Lionel
Messi e Cristiano Ronaldo. I due non hanno mai avuto un faccia a faccia diretto, ma voci di corridoio rivelano che i due non si possono soffrire, in modo particolare Ronaldo è invidioso del fatto
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metCetera Majorana Desio n. 6 / etCetera Majorana Desio n.6 m che tutti (compresa la sottoscritta!) sostengano che Messi sia il giocatore più forte al mondo. Le due squadre si sono scontrate 245 volte, con 90 vittorie del Real Madrid, 101 del Barcellona e 54 pareggiate. La differenza è quindi minima e di conseguenza non è possibile decidere quale delle due squadre sia la migliore. Guardando il numero di titoli vinti il Real Madrid risulterebbe più forte, in quanto seconda squadra più titolata al mondo (ci tengo a precisarlo: la squadra più titolata al mondo è il Milan) con nove Champions League, ma c’è da dire che il Barcellona negli ultimi anni sta schiacciando la squadra madrilena, infatti non solo è campione di Spagna per la terza volta consecutiva, ma delle tre Champions League vinte due le ha ottenute, con Guardiola, negli ultimi cinque anni ed anche quest’anno è in finale contro il Manchester Utd ed ha molte possibilità di aggiungerne un’altra al suo Palmares; inoltre nel 2009 ha vinto tutti i trofei sulla piazza: Campionato, Champions, Copa del rey, Supercoppa di Spagna, Supercoppa Europea e Mondiale per club. È l’unica squadra al mondo ad aver compiuto quest’impresa. Qual è il segreto della squadra? Se lo sono chiesto in molti. Oltre ad avere un ottimo allenatore, il Barça alleva con molta cura i suoi talenti fin dalla giovane età: la cantera del Barcellona occupa gran parte del centro sportivo dove la squadra si allena ed è dotata anche di un albergo dove i giovani talenti che vivono al di fuori della Catalogna possono alloggiare per seguire gli allenamenti e le partite. Alcuni arrivano in prima squadra, infatti nella rosa attuale i “canterani” sono parecchi, per esempio Valdes, Piquè, Puyol, Iniesta, Xavi e Messi stesso (il Barça fu l’unica squadra che credette in lui nonostante i suoi problemi di statura) hanno fatto parte delle giovanili del Barça ed anche il centrocampista, nonché capitano, dell’Arsenal Cesc Fabregas è stato un canterano (poi fu venduto dal Barça alla squadra londinese all’età di 16 anni, molti sostengono che quest’anno tornerà a far parte del club catalano).
Insomma, la scuola del Barça sforna giocatori di gran classe. Il Real, invece, preferisce acquistare i propri giocatori da altre squadre una volta sicuro che siano all’altezza. Ha fatto parlare la campagna acquisti del 2009, il Madrid infatti comprò gran parte dei talenti europei sulla piazza, tra cui Cristiano Ronaldo: la trattativa costò al club Madrileno la cifra record di 93 milioni di euro, il più costoso acquisto nella storia del calcio mondiale. D’altronde il Real è la squadra più ricca al mondo e certe cose può anche permettersele, no? Attualmente gli unici giocatori del Real Madrid che hanno fatto parte delle giovanili sono il capitano Casillas, Granero, Adàn e Arbeloa.
Attualità Q
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Attualita
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Jurij Gagarin: dalle stelle alle stalle (e ritorno) “Partiamo!!”. Furono queste le parole che cinquant’anni fa, diedero il via alla conquista dello spazio. Non fu una missione duratura, ma bastò per aprire una porta enorme su un altro mondo, un mondo che col passare del tempo e col progresso tecnologico abbiamo imparato gradualmente a conoscere. Il primo “cosmonauta” e colui che pronunciò la fatidica parola appena citata fu un russo di origini contadine, Jurij Gagarin. Partito alle 9:07 del fuso orario di Mosca dal cosmodromo di Baikonur (Kazakistan), Jurij ritornò a terra circa verso le 10:30. Quelli furono gli 88 minuti più importanti della nostra storia: l’uomo aveva finalmente messo le ali e aveva imparato a volare “oltre la spera che più larga gira” (mettendola sul piano dantesco). Raggiunse l’apogeo (= altitudine massima) di 315 km, una bazzecola se pensiamo che il Programma Apollo, arrivando sulla superficie lunare solo otto anni dopo, coprì una distanza di 384 400 km. Ma tornando al nostro Jurij… Il veicolo usato per la missione era il Vostok 1 (in Russo=”oriente”, nome anche della missione), messo a punto per ben 8 volte precedentemente (pensate che vennero sacrificati in nome della scienza ben quattro cagnolini, spediti in missioni differenti nello spazio, prima di procedere all’invio di un uomo nello spazio!): esso consisteva in una capsula di circa 5 tonnellate e circa due metri di diametro dove il pilota era seduto, agganciata ad un serbatoio per un totale di 4 metri di lunghezza. Appena appena più complicato di un moderno mini-sub. Ovviamente la corsa allo spazio che seguì al programma accelerò notevolmente l’evoluzione e lo sviluppo di teconologie sempre più avanzate (certo, gli obiettivi del Vostok erano limitati, si limitò solo a “dare un’ occhiata a ciò che sta fuori”, non si spinse oltre quindi non richideva anche solo i serbatoi di carburante che hanno adesso i missili). Basti solo pensare che oggigiorno, come se fosse niente, abbiamo la straordinaria opportunità, anche se per breve tempo, di VIVERE nello spazio, grazie all’ ISS (International Space Station), quindi nel giro di mezzo secolo siamo passati da una “palla” di quattro metri (senza offesa eh) ad una vera e propria futuristica città spaziale grande come un campo da football. Ah a questo proposito Majorani su le mani che il 23
Alessandro Orsenigo, 3° E Maggio il nostro ex-Majo Paolo Nespoli ritorna tra di noi in tutti sensi poiché completerà la missione MagISStra e lascerà la Stazione Spaziale per rimettere i piedi per terra, quindi facciamogli gli auguri! Ri-ritornando a Gagarin, questi si dimostrò, anche nello spazio, uno che alla nostra Terra tiene. Infatti non appena potè vedere il Pianeta Azzurro nel suo insieme esclamò: “ People, let us preserve and increase this beauty, not destroy it! ” ovvero un modo cortese per dire “Bagaj, se vedeste quello che vedo io, vi passerebbe la voglia di gettare i vostri rifiuti ovunque.” Insomma, cuore da ecologista in un animo da astronauta. Un’altra frase di Jurij che questi disse dallo spazio e che io vi riporto è questa (stavolta tradotta); “Non vedo nessun Dio da quassù!” Questa affermazione suscitò grande stizza non solo ai tempi, ma anche di recente, soprattutto quando Papa Bendetto XVI citò il nostro Jurij dicendo che anche per l'ateo meno sprovveduto era ovvio che una simile affermazione non poteva costituire un argomento convincente contro l'esistenza di Dio. E io qui per non scatenare eccessivo clamore taglio la corda, non prima però di aver concluso il mio (brevisssssimo) resoconto sulla missione di Gagarin. Dopo che furono trascorsi gli 88 minuti, la capsula atterrò nei pressi di Engels, una cittadina rurale della Russia. Memorabili le parole che Gagarin rivolse ai contadini, leggermente stupiti di trovare nei paraggi un uomo in tuta spaziale che si trascinava un paracadute: “Non spaventatevi, sono un sovietico come voi, tornato dallo spazio che deve trovare un telefono per chiamare Mosca.” Insomma… dalle stalle alle stelle e ritorno (letteralmente)!
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Thor, signore del fulmine e dio della tempesta Filippo Tagliabue, 4°F Gli dei nordici esistono. Non qui sulla terra, similmente ai loro “cugini” greci che abitano le vette del monte Olimpo. Odino, padre degli dei nonché dei suoi due figli Thor e Loki, abita coi suoi sudditi nella scintillante Asgard, dimora situata in un universo diverso dal nostro e sospesa nel cosmo. La guerra appena conclusasi con i giganti di ghiaccio del regno di Jotunheim, che ha portato all’instaurarsi di una tregua con i tremendi giganti di ghiaccio, ha insegnato molte cose ad Odino. Il saggio re, nonostante trasmetta la sua saggezza ai figli, non riesce ad impedire che l’arrogante Thor, futuro erede al trono, faccia riscoppiare il conflitto con i mostri ghiacciati, per punire un piccolo gruppo che aveva tentato l’assalto alla mitica Asgard. Il padre degli dei decide allora di privare il primogenito dei poteri e lo esilia sulla Terra. Proprio sul nostro pianeta il possente guerriero conoscerà l’umiltà, grazie all’amicizia della bella astrofisica Jane Foster e dello scienziato Eric Selvig. Ma la guerra che infuria nella casa degli dei potrebbe coinvolgereanche la Terra, mentre un asgardiano trama nell’ombra. “Thor”, quarto film prodotto completamente dai “Marvel studios”, riprende con notevole fedeltà il pantheon di divinità nordiche, ai limiti della scopiazzatura, inserendo tuttavia la componente del confronto col mondo mortale moderno, esattamente come avvenne nel fumetto di quasi cinquant’anni fa, a opera di Stan Lee (testi) e Jack Kirby (disegni), i padri fondatori dell’universo Marvel. Durante la visione si viene trasportati in una dimensione di nobiltà e grandezza, quella di Asgard, che viene poi a scontrarsi con la semplicità del quotidiano di “noi mortali”, disabituati ad un linguaggio elevato e a valori che regolano davvero la vita di tutti, quali onore, coraggio ma anche, soprattutto, umiltà e saggezza. La storia è certamente ben costruita e cattura, appassionati e non, lasciando però una sorta di “buco” nello spettatore, come se la pellicola non fosse altro che
una lunga introduzione per eventuali (sicuri) seguiti. Gli attori sono tutti a buon livello, a partire dall’esordiente Chris Hemsworth che interpreta Thor, passando per il collaudato Odino-Anthony Hopkins (troppe poche scene per lui perché si riconosca in pieno il suo sconfinato talento) e concludendo con una sbiadita, poco convincente Natalie Portman. Menzione di onore invece per Tom Hiddleston, interprete del mellifluo dio Loki, bravissimo nel rendere l’ambiguità del suo personaggio. Gli effetti speciali sono molto convincenti e spettacolari, ma d’altronde, un film con protagonista un dio del tuono, armato del mistico martello Mjolnir, poteva non essere un Kolossal? Non per questo il film manca di una dimensione interiore profonda, garantita dal regista Kenneth Branagh, avvezzo a film tratti da Shakespeare. Tuttavia, i conflitti familiari o sentimentali, talvolta molto drammatici, passano in secondo piano rispetto alle scene d’azione: visto attentamente, il film è un racconto di grandezza e limiti di umani e mortali, sconfitte, rinunce obbligate che, probabilmente, si gustano di più ad una seconda visione. Unica nota stonata, il guardiano del ponte dell’arcobaleno-teletrasporto Bifrost, il potente Heimdall, interpretato da un attore di colore. È vero che in un film con dei, martelli incantati e forza ultraterrene parlare di coerenza e verosimiglianza è fuori discussione, ma gli dei nordici sono tutti bianchi, così come sono mulatte le divinità indiane e così via. A parte questa trascurabile nota, “Thor” è il classico film senza impegno adatto ad una serata di divertimento, senza però abbassarsi a vedere una porcheria. Il personaggio protagonista tornerà nei cinema già l’anno prossimo con il film dei Vendicatori, supergruppo di cui farà parte.
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Il cigno nero E’ un balletto triste quello del ‘Lago dei Cigni’, il racconto di una ragazza ‘Odette’, costretta nelle piume di un cigno durante il giorno, e, solo la notte, libera di mostrare il suo vero ed incantevole aspetto umano. E’ una travolgente e drammatica storia d’amore, tra la fanciulla ed il principe Siegfried, che a causa di un inganno si dichiara alla ragazza sbagliata ‘Odile’, ma che infine, sacrifica la sua vita, pur di spezzare l’incantesimo che tiene prigioniera ‘Odette’ e, attraverso la morte unirsi per sempre a lei. Sulle note, forse un po’ inquietanti e malinconiche, del prologo del ‘lago dei Cigni’ si apre il film, mentre la bellissima Nina interpreta, in sogno, la parte del Cigno Bianco (Odette). Una precisione assoluta, quasi maniacale, accompagna i suoi passi, che unita alla delicatezza e l’innocenza del suo portamento la mostrano quale nuova reginetta della scena. Viene così scelta dal regista Thomas Leroy come protagonista del balletto. Un solo ostacolo la divide ora dall’affermazione del suo successo: l’interpretazione del Cigno Nero (Odile), troppo sensuale, seduttore e passionale per la rigida Nina, mentre molto più idoneo alle caratteristiche di Lily, una nuova ballerina giunta da poco nella compagnia da San Francisco. E’ questo l’inizio di una serie di scene sempre più travolgenti e toccanti, che porteranno Nina sull’orlo di una vera e propria crisi di schizofrenia, alimentata anche dalla madre ossessiva ed iperprotettiva nei confronti della figlia. Ella, però, continua a lottare contro se stessa, contro l’antica innocente ragazza, mostrando sempre più il suo nuovo ed oscuro aspetto. La rappresentazione del balletto è un vero successo: Nina trionfa sulle note di un’orchestra sempre più travolgente trasformandosi letteralmente nel ‘Cigno nero’. Il finale è però drammatico e, la ragazza, vinta finalmente quella lotta interiore che aveva così strenuamente combattuto, muore, proprio durante l’ultima scena, come l’incantevole ‘Odette’ nel
Giulia Agrati, 2° F racconto. Si sviluppa durante il film il duello interiore tra la vecchia e la nuova Nina, sempre più folle e pressante, che sfocerà in una vera lotta, durante la quale la ragazza ucciderà, con una scheggia di vetro l’ormai debole ‘Cigno Bianco’, per lasciarsi totalmente travolgere da quello ‘Nero’. Facendo ciò, però, ferirà soltanto se stessa, causando la propria morte. "L'unico vero ostacolo al tuo successo sei tu. Liberati da te stessa!" (T.Leroy) Ne è, però, davvero valsa la pena? Quest’ossessione per la perfezione, cos’ha portato infine? Il successo, il trionfo acclamato durante il balletto o, la morte?
Regista: Darren Aronofsky; Cast: atalie Portman, Vincent Cassel, Mila Kunis, Barbara Hershey, Winona Ryder; Genere: thriller.
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Un mondo senza libri è come un cielo senza stelle “Accade coi libri come con le persone. Vanno presi sul serio.” Così scrive Cesare Pavese nei suoi “Scritti Letterari”: un libro non è un semplice oggetto che dobbiamo far diventare “strumento della nostra pigrizia”, togliendolo dallo scaffale impolverato solo quando in tv non c’è niente che ci soddisfi o quando ci viene imposto dai professori a scuola, per poi riporlo su quello stesso scaffale impolverato, sul quale rimarrà per settimane,o addirittura mesi. Non ci comportiamo così con i nostri cari, pensando e interessandoci a loro solo occasionalmente: un rapporto affettivo va coltivato e curato, e noi tutti, allo stesso modo, dobbiamo coltivare e curare i libri. Fin da piccoli, ci siamo sempre sentiti dire che leggere era importante e che per farci una cultura era indispensabile che leggessimo: ma cosa vuol dire esattamente “farsi una cultura”? Quando hai 7 anni, il significato di questa parola ti è oscuro, e il massimo a cui aspiri è leggere una fiaba dei fratelli Grimm, o meglio, fartela leggere dalla mamma; quando ne hai 12, cultura significa guardare la tv 10 ore al giorno, facendo passare per vero tutto quello che vedi e senti; quando ne hai 17, e il compito d’italiano va male perché “hai letto pochi libri e la tua conoscenza era limitata”, magari inizi a riflettere. Più cresciamo e più ci viene richiesto di ampliare la nostra mente e la nostra cultura, e il modo migliore che abbiamo per farlo è aprire un libro e leggere; ma, per capire fino in fondo quello che un libro vuole comunicare non bisogna accostarsi ad esso con superficialità e prepotenza, ma con umiltà e rispetto, dice sempre Pavese. Leggere, vuol dire anche fare un’esperienza, secondo quanto dice Thomas S.Eliot nel suo “Essay on Poetry and Poets”; leggere un’ode di Saffo, nonostante sia stata scritta duemilacinquecento anni fa, rende possibile anche nel lettore moderno, provare le stesse sensazioni e cogliere quella stessa scintilla che attraversava il lettore antico. Questo accade perché il sentimento di chi legge con vera passione, che sia un
Arianna Colciago, 4° a abitante della Lesbo di VI secolo, un contadino medioevale, o ancora un impiegato comunale del secondo millennio, è lo stesso per tutti, ma soprattutto è eterno. Sia che leggiamo per rilassarci dopo una giornata pesante, per curiosità o perché ci viene imposto, accade sempre di trovare durante la lettura qualcosa che ci cattura particolarmente; la descrizione di un paesaggio mozzafiato, o un personaggio nel quale ci immedesimiamo o una situazione che ci sembra aver vissuto. La lettura è, dunque, il modo forse migliore che c’è per far galoppare la fantasia; leggendo un qualsiasi libro è possibile proiettarsi all’interno del racconto e immaginare storie parallele, finali alternativi, modificando il tutto a nostro piacimento. In una società sempre più consumistica, in cui siamo schiavi delle regole e delle imposizioni che ci vengono dall’alto, e in cui le novità spaventano,è bello evadere dalla noia quotidiana, potersi rifugiare nella lettura e dare sfogo lì ai nostri pensieri e alle nostre idee, magari comunicando con loro e ascoltando quello che hanno da dirci, come se fossero esseri umani; quest’ultima idea è ben espressa da Niccolò Machiavelli nella sua “Lettera a Francesco Vettori”. Se immagino il mondo e tutti i suoi libri, paragono ad essi il cielo e le sue stelle; nell’antichità le stelle servivano non solo per rischiarare la notte, ma soprattutto erano una guida sicura per i viandanti e i marinai, che si orientavano nelle tenebre grazie ad esse e alla loro posizione. Allo stesso modo fanno i libri; essi sono non solo un piacevole passatempo, ma anche e soprattutto una guida morale per l’uomo, il quale senza libri piomberebbe nell’ignoranza, esattamente come gli antichi piombavano nel buio senza le loro guide astrali. Un mondo senza libri è come un cielo senza stelle.
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France: enchantèe! “Oh ma Parigi non è fatta per cambiare aerei, è fatta percambiare vita! Per spalancare la finestra e lasciare entrare "la vie en rose" Giochi di luce, effetti colorati, uno spettacolo di affascinanti vetrate: la Sainte Chapelle, poi Notre Dame, coi suoi spaventosi doccioni in pietra massiccia, e Montmartre, colmo di pittori e ritrattisti, in cui trionfa il bianchissimo Sacre Cour. La Senna, da percorrere in battello nell’atmosfera romantica delle notti parigine, il d’Orsay, in cui perdersi per interi pomeriggi ammirando quei tocchi leggiadri degli impressionisti, o la chiesetta di St. Surprice e la sua meridiana, avvolta nel mistero del sacro Graal. Ma anche le interminabili baguette e le corse mattutine sugli Champs Elyseès. Ah, Parigi! Non voglio dilungarmi troppo, però, Parigi è da vivere, da assaporare, sono le emozioni che ti lascia nel cuore, e quella dannata voglia di non andartene più. Quindi proseguirò il mio itinerario, per questa travolgente Francia .. Lasciata alle spalle la capitale mi sono diretta a Giverny: la terra di Monet. Laghetti sormontati da piccoli ponticelli, ninfee e fiori di ogni genere, erbe alte e disordinate, un insieme di forti colori abbaglianti. Questo è il grande giardino giapponese nel quale trionfa la casa del pittore, dipinta all’interno con tinte tenui e delicate. Ho ancora i semi dei papaveri che avevo comprato qui, un pezzo di Francia e di Monet che brillerà presto nel mio cortile. Non poteva mancare, quindi, una tappa a Rouen. Quante versioni di questa cattedrale abbiamo visto? Quanti giochi di luci, effetti, attimi ha colto Claude nei suoi quadri? E’ davvero affascinante, bianca, no rosina, arancina, forse azzurra o grigia .. Proiettata sempre più verso la Normandia raggiungo Etreteat, con le sue falesie così bianche contrastanti con l’azzurro vivo di questo lunedì d’estate, e poi, infine Fecamp, dove, esausta mi concedo una notte di sogni. ‘Aurora aurum in ore habet” , però, e così, all’alba, oltrepassando il Ponte di Normandia, mi dirigo verso
Giulia Agrati, 2° F Honfleur, una sorta di ‘Portofino della Francia’, dai negozi esclusivi e dalle tinte affascinanti. Dopo essermi fermata anche a Bayeux, per visitare la Tapisserie ed incantata da quei ricami di cavalli sull’arazzo, così imponenti e forti, il mio viaggio prosegue verso i luoghi del D – day. 6 giugno 1944, lo sbarco in Normandia, l’inizio della fine della Seconda Guerra Mondiale. Li vedo qui, davanti a me, quei milioni di soldati che sbarcano, ad Arromanche, per liberare Parigi, la Francia, il mondo. Qui, a Pointe du Hoc, mentre combattono strenuamente: ci sono ancora i buchi lasciati dalle granate nel terreno, i cannoni, i resti di vecchi fortini. E poi, infine, raggiungo Colleville. In un immenso prato verde nascono milioni di croci bianche, in pietra: è il cimitero dei caduti americani durante la missione. Rispetto, gratitudine, affiora forse anche un po’ di commozione in me passeggiando per quelle limpide lapidi marmoree. Non termina qui, però, il mio viaggio, ho ancora un giorno da trascorrere in territorio francese. Mi sposto, quindi, verso Saint Malò, per eccellenza porto di pirati e bucanieri. Il mare, scuro e tempestoso, si frange sulle mura della cittadina e un cielo cupo non auspica niente di buono. Mi risveglio dall’atmosfera fiabesca in cui mi ero incantata con un’ottima colazione e,raggiungo cosi la mia ultima tappa: Sait Michel. Visito la cattedrale a tarda sera: luci colorate si riflettono sulle pareti della chiesa e, numerosi musicisti, situati all’interno conferiscono un’atmosfera romantica e poetica al luogo. Sono triste, però, questa sera, e non riesco a godermi la pace che penetra nell’aria: questo è il mio ultimo giorno, il viaggio si è concluso, domani dovrò abbandonare la Francia.. E’ una Francia che mi è rimasta nel cuore, però, che vive ancora in me, quando ho bisogno di sognare, di incantarmi, di sorprendermi. Una Francia che vi consiglio davvero di visitare.
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Giochi matematici
SOLUZIONI DEI GIOCHI DELLO SCORSO NUMERO SOL. QUESITO 17: In un’ora, lavorando insieme, papà e nonno Renato vangano 1/6 + 1/10 del giardino cioè 16/60 del giardino. La totalità del giardino sarà dunque vangata in minuti SOL. QUESITO 18: Con i miei cinque compagni… siamo in sei. Se abbiamo trasportato 5 quintali di legna in 5 ore, ognuno di noi ha trasportato 5/6 di quintale in 5 ore e di conseguenza 1/6 di quintale in un’ora. Domani saremo in quattro: Supponendo, naturalmente, che ciascuno di noi lavori allo stesso ritmo, trasporteremo 3/6 di quintale a testa (cioè mezzo quintale) in 3 ore; in quattro trasporteremo 2 quintali di legna. In totale, in due giorni, avremo dunque trasportato 7 quintali di legna. SOL. QUESITO 19: Gli unici giorni in cui il Leone può dire “Ieri mentivo” sono il lunedì e il giovedì: Gli unici giorni in cui l’Unicorno può dire “Ieri mentivo” sono il giovedì e la domenica. Quindi l’unico giorno in cui entrambi possono fare questa affermazione e giovedì. SOL. QUESITO 20: (A) In nessun giorno della settimana ciò è possibile! Soltanto il lunedì e il giovedì il Leone poteva fare la prima affermazione e soltanto il mercoledì e la domenica potrebbe fare la seconda. Quindi non esiste un giorno in cui possa farle entrambe. (B) Questa situazione è completamente diversa. Infatti, date due affermazioni qualsiasi X e Y, se l’affermazione singola “X e Y” è vera, allora ne segue che X e Y sono vere separatamente, ma se la congiunzione “X e Y” è falsa, ne segue soltanto che almeno una delle due è falsa. Il solo giorno in cui è vero che il Leone mentiva ieri e mentirà nuovamente domani è il martedì (che è l’unico giorno situato tra due giorni in cui il Leone mente). Ma il giorno in cui il Leone disse quella affermazione non poteva essere martedì, dato che il martedì l’affermazione è vera, mentre il Leone il martedì mente. Quindi non era martedì, e l’affermazione del Leone è falsa. Dunque il Leone mente, e il giorno deve essere lunedì o mercoledì
NUOVI GIOCHI
Davide F. Redaelli, 1° G QUESITO 21: Una pecora è legata con una corda all’esterno di un recinto quadrato con il lato lungo 20 m. Se la corda è lunga 40 m ed è fissata ad un vertice del quadrato, qual è l’area del terreno su cui la pecora può pascolare? QUESITO 22: Quanti giorni ci sono in 6000 anni? QUESITO 23: Nel Mercante di Venezia di Shakespeare, Porzia aveva tre scrigni, uno d’oro, uno d’argento e uno di piombo, e in uno c’era il suo ritratto. Il pretendente di Porzia doveva scegliere uno scrigno e se avesse scelto quello con il ritratto avrebbe avuto diritto alla mano di Porzia. Sul coperchio di ogni scrigno c’era un’iscrizione che aveva lo scopo di aiutare i pretendenti a scegliere correttamente. Le iscrizioni erano le seguenti: SCRIGNO D’ORO: il ritratto non è nello scrigno d’argento SCRIGNO D’ARGENTO: il ritratto non è in questo scrigno SCRIGNO DI PIOMBO: il ritratto è in questo scrigno Sapendo che almeno una delle tre affermazioni è vera e che almeno una è falsa, quale scrigno contiene il ritratto? QUESITO 24: Giorgio e Marco, due professori di matematica, si incontrarono dopo molti anni che non si vedevano e cominciarono a raccontarsi reciprocamente le novità accadute in tutti quegli anni. ”Dunque hai tre figlie – disse a un certo punto Marco – e quanti anni hanno?” ”Il prodotto delle loro età è uguale a 36” rispose con un sorriso Giorgio. Marco si concentrò un attimo e poi scosse la testa: “Non ci arrivo” disse. ”Bene – riprese Giorgio – guarda allora il tram che sta arrivando: il suo numero è uguale alla somma delle tre età”. Marco osservò il tram, pensò per qualche istante e poi rispose: “Non ci arrivo ancora”. “Per aiutarti – disse allora Giorgio – ti dirò che la maggiore ha gli occhi verdi”. Marco si rischiarò in viso e diede immediatamente la risposta. Qual è l’età delle tre figlie di Giorgio?
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Beatles o Rolling Stones
(Come la realtà è sempre, o quasi, divisa in due fazioni quasi distinte) Clara Caimi, 2° a Beatles o Rolling Stones? Fin dagli anni ’60 questa domanda, rispuntando ad ogni generazione, induce i giovani a compiere una scelta tra due possibilità (ultimamente è entrata in uso una terza tipologia di risposta: lo sguardo assente e un leggero trasalimento mentre i malcapitati, frugando nelle loro nozioni musicali, si scoprono completamente ignari dell’esistenza di simili gruppi). Ma è possibile scovare all’interno della storia decine di altre domande simili: pensiamo solo alle disastrose conseguenze che una risposta sbagliata ha portato al ‘’Sommo Poeta’’, cioè, se Dante avesse risposta diversamente all’allora in voga quesito <<Guelfo o Ghibellino?>> forse ora le cose sarebbero un po’ diverse. Ovviamente a partire da quegli anni lontani, le domande si sono modificate, insieme al modificarsi della realtà. Quindi oggi, per esempio, la scelta tra Beatles e Rolling Stones non è più solo una scelta tra due tra le più longeve rock-band, ma una scelta tra due differenti ‘’realtà’’: se l’arte, la musica influenzano le persone, allora perché non pensare che la scelta potrebbe quindi poi portare a due ‘’diverse versioni’’ di noi stessi? Perciò poniamoci questa domanda. Ora però sorge un’obiezione: se ci piacessero entrambi? Allora, o siamo adolescenti particolarmente confusi, o Beatles e Rolling Stones sono soltanto un espediente per una scelta più profonda. Forse non è tanto la domanda ad essere interessante, quanto il fatto che ci vengono presentate due, e solo due, alternative: che sia per scelta o per imposizione, gran parte del nostro mondo è fondato sul numero due: praticamente tutti i programmi informatici si avvalgono di un sistema binario, l’intera realtà politica che conosciamo è fondata sul dualismo, tantissimi film, cartoni, libri, suggeriscono l’idea di una netta divisione del mondo in due fazioni, Buoni e
Cattivi. Sempre più spesso però tendiamo a immaginare, creare e seguire una terza alternativa, magari completamente diversa, magari semplicemente un fac-simile di una delle scelte originali, con poche modifiche. Ma quale che sia questa terza alternativa, è la sua creazione che è importante: per poter decidere di non seguire una delle strade proposte, noi siamo stati obbligati ad analizzarle, ad analizzare noi stessi, per capire che nessuna delle due faceva per noi. Tuttavia ogni tanto sembra quasi che tutte queste nuove scelte ci spaventino, quindi ci ritiriamo dentro i confini sicuri del due, confini conosciuti e ormai comodi. Ora, in quest’epoca di cambiamenti, terze scelte e realtà preconfezionate, è sempre più necessario scegliere di fare una scelta, decidere di essere liberi di percorrere una terza, eventuale, strada, senza problemi di ‘’timidezze’’. Qualcuno potrebbe obbiettare che il tutto sia una gran massa di cavolate. A quel qualcuno gradirei rispondere: <<Si, forse hai ragione. Ma in fondo non tocca a noi decidere che cosa è importante e che significato dare ad una scelta?>>. Ora però siete liberi di pensare quel che volete, che scegliate Beatles, Rolling Stones od un’ipotetica terza alternativa.
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Che fare quest’estate?
Luca Novati, 4° D Le giornate sono sempre più lunghe e soleggiate, un tiepido vento entra dalla finestra e avvolge lo studente in un abbraccio che profuma di fiori e primavera, mentre lui chino sul libro studia per affrontare le ultime verifiche dell’anno. Già immagina l’ultimo giorno di scuola, l’abbandono all’ozio dei primi giorni di vacanza e le mille cose che ha in progetto di fare… Si sa che l’ arrivo della calda stagione pone un interrogativo da un milione di euro: “che si fa quest’estate?” Rispondere a questa domanda è sempre un’impresa ardua, soprattutto se bisogna conciliare i desideri e le necessità di diverse persone (chi vuole il mare, chi la montagna, chi vuole visitare una città europea, chi preferisce partire senza meta con solo spazzolino e dentifricio nello zaino). Come scegliere? Ecco qualche consiglio! Per chi vuole restare sul classico: è durante l’estate che Londra offre il meglio di sé. La vera City infatti stupisce durante la stagione calda (anche se si sa, il termine “caldo” in Inghilterra è relativo: la pioggia e il freddo possono cogliervi quando meno ve lo aspettate.) La capitale britannica ospita numerosissime mostre e spettacoli, durante la giornata potrete passare dei rinfrescanti pomeriggi in Kayak sul Tamigi durante i quali fare amicizia con globetrotter di ogni nazionalità. A prezzi bassi grazie a numerosi ostelli e Bed&breakfast, Londra non chiude nemmeno d’estate, anzi ci mostra il suo lato più “british” al di là di palazzi e musei. Per chi necessita di sole e mare: Se non potete fare a meno dell’abbronzatura, un’ottima soluzione per le vostre vacanze potrebbe essere Malta. Le spiagge di sabbia bianca e il mare azzurrissimo, se siete degli “Aficionados” delle vacanze al mare, potranno di sicuro soddisfare le vostre esigenze. La bellezza di Malta comunque non si ferma qui: avrete la possibilità di fare escursioni in barca verso le altre isole dell arcipelago maltese i cui fondali rocciosi sono perfetti per lo snorkeling. Per chi non può fare a meno della movida: Dalle 5 del pomeriggio fino a dopo il tramonto, a Mykonos si balla con musica House, techno, rock in discoteche in riva alla spiaggia e discopub situati nel centro
della città. Tra le isole cicladi, Mykonos in particolare offre oltre a spiagge stupende su cui distendersi e rilassarsi dopo una nottata passata a ballare (si sa, di notte leoni, di mattina …..), locali notturni, ristoranti, pub e bar alla moda. Da non perdere quindi se volete godervi le calde e divertenti notti greche. Per chi vive di concerti: Appassionati di musica Live? Ce ne è per tutti i gusti! Indie: Quest’estate si svolgeranno molti eventi riguardanti questo genere. Il più vicino a noi sarà l’ “ I day” che si terrà a Bologna il 3 e 4 Settembre (un evento per concludere in bellezza le vacanze estive). Si esibiranno ovviamente gli Arctic Monkeys, poi Kasabian, Vaccines, Offspring, No use for a Name e molte altre band. Siete ancora imbambolati a leggere l’articolo? Correte a prendere i biglietti! Metallari? Quest’anno il Gods of Metal, storico festival italiano, giunge alla sua quindicesima edizione. Durerà un giorno solo, il 22 giugno nella prestigiosa sede della fiera di Milano (arena fiera Milano-Rho). Se siete amanti del Reggae non potete mancare all’annuale festival spagnolo dedicato a Bob Marley: il Rototom Sunsplash. In mezzo ai campeggi di Benicàssim, dal 18 al 27 agosto sarete svegliati la mattina dal coro di migliaia di persone che inneggiano “RO-TO-TOOOM!” cui seguirà una giornata dedicata alla pace, all’antirazzismo, alla tolleranza, tutto in salsa Rastafari. Per i più avventurosi: L interrail in spagna è di sicuro l’esperienza che fa per voi. Si parte zaino in spalla in treno con un biglietto unico che vi porterà in giro per tutta la nazione, con tre tappe obbligatorie: Barcellona, Madrid e Siviglia, più la possibilità di scegliere altre città più isolate ma non meno interessanti a seconda dell’estro del momento. Fermandovi quindi per qualche giorno nelle città che sceglierete per il vostro itinerario, potrete gustarvi al massimo le bellezze spagnole, le spiagge, le città e i locali notturni. Questo tipo di viaggio richiederà almeno 10 giorni di vagabondaggio, ma senza dubbio ne vale la pena!
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Storie di cosmonauti mai esistiti Quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario della messa in orbita del primo satellite artificiale, lo Sputnik. Da quel giorno la corsa alla conquista dello spazio non si è mai fermata, ma pochi sanno delle molte tragedie accadute nella folle gara tra USA e URSS. Nei primi anni 60 due radioamatori, i giovani fratelli Cordiglia, da una collina vicino Torino utilizzando apparecchiature artigianali e una genialità non comune, erano soliti sondare il cielo in cerca di segnali radio e suoni provenienti dallo spazio. Una notte, nei primi giorni del 1961 (prima dello storico volo di Juri Gagarin) i due ascoltarono qualcosa di diverso dai soliti fruscii e interferenze: al loro piccolo centro di ascolto giunsero suoni ben distinguibili e inequivocabili, un agonizzante battito cardiaco e gli ultimi ansimanti respiri di un uomo prossimo alla morte. Già nel 1957 l unione sovietica aveva tentato di lanciare il primo uomo nello spazio. La missione si concluse tragicamente con la morte del pilota prima del suo rientro sulla terra a causa di un difetto tecnico che ne causò l asfissia. L’intera tragedia venne nascosta agli occhi del mondo per ovvie ragioni di propaganda politica. Nonostante questo insuccesso il 2 febbraio 1961 un cosmonauta venne segretamente lanciato nello spazio: già nella prima parte della missione qualcosa non funzionò, il pilota perse i sensi e, impossibilitato a rientrare sulla terra prima della seconda orbita, fu costretto a rimanere nello spazio fino alla diciassettesima onde evitare un rientro su suolo straniero. La missione si concluse con la morte del cosmonauta durante la fase di rientro. Seguì nei mesi successivi il lancio del colonnello Ilyushin. Dalle intercettazioni radio dei due fratelli è riportato che anche questa volta qualcosa nella capsula non funzionò e prima del completamento della prima orbita si interruppero le comunicazioni radio fra la capsula e la base. Ilyushin perse conoscenza ma questa volta, a causa dell’alto rango del
Luca Novati, 4° D pilota, venne deciso di tentare un atterraggio di fortuna durante la terza orbita. La capsula precipitò in territorio cinese e il pilota, sebbene impossibilitato a lanciarsi col paracadute come previsto, rimase ferito gravemente ma sopravvisse. Anche quest’ultimo insuccesso fu insabbiato. I due fratelli avevano ormai imparato a intercettare le comunicazioni fra le navicelle e il centro di comando a terra, perciò fu possibile per loro seguire lo sviluppo degli eventi. L’URSS era intenzionata a mandare nello spazio la prima donna cosmonauta della storia prima che gli americani riuscissero a compiere il loro primo volo orbitale. Il lancio ebbe luogo il 16 marzo 1961. A bordo vi erano due uomini e una donna. Il 22 maggio le intercettazioni dei due fratelli rivelarono che i due uomini erano morti per mancanza di ossigeno, la donna invece era viva e cosciente. Il giorno successivo si tentò il rientro. Ciò che riportarono e sentirono fu sconvolgente: in tempo reale fu possibile ascoltare la cosmonauta segnalare l’aumento della temperatura nella navetta con tono professionale che tradiva però la consapevolezza che la missione si stava per concludere tragicamente. Dopo molti lamenti dovuto all’alta temperatura e svariate richieste d’aiuto, nel momento in cui le fiamme divampavano nella capsula la voce rotta dalla disperazione della cosmonauta palesò in modo toccante la tragedia che stava compiendosi. “Tanto questo il mondo non lo saprà mai”. Qualche crepitio, poi il silenzio. Queste sono solo alcune delle storie mai raccontate, storie di eroi che sono bruciati nell’atmosfera terrestre o sono scomparsi nello spazio profondo mentre i loro ultimi appelli chiedevano aiuto a un paese che li considerava già perduti o addirittura mai esistiti.
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Sorciosi pensieri PENSIERO 1: Credo di essere una veggente. Ci ho azzeccato, in ogni minimo particolare. È buffo pensare che da un articolo puramente ironico sia venuto fuori John Lennon e “la libertà che abbiamo rivendicato per tanti anni, quella che riempie le piazze e accende i cortei”. In fondo, credo di non aver mai visto cortei di adolescenti borchiati con tanto di manifesti “house sucks” o viceversa. Non è di importanza vitale stabilire quale sia la vera musica e quale no (poi, per quanto io possa disprezzare alcuni generi, riconosco che è musica. Orrenda, ma pur sempre musica) e, francamente, non lo era nemmeno definirmi una divinità che giudica tutto ciò che non è simile a me, anche perché sono la prima a variare con i generi musicali, e se sono arrivata a esprimere un parere negativo su alcuni di essi, sarà perché ho provato ad ascoltarli, no? Ci siamo un po’ allargate, eh? Di certo Bowie e Michael Jackson non c’entravano assolutamente niente con l’articolo, con le etichette giovanili, con gli Scene King! Cosa dovremmo dire dei Twisted Sister, allora? La mia “classificazione di paste”, come mi pare di aver già precisato, era superficiale e ironica. È ovvio che gli adolescenti non sono suddivisi in... razze. Credo che in molti canticchino, ad esempio, Bad Romance quando capita di ascoltarla, a prescindere “dall’etichetta”. Quel “viva la libertà di pensiero!” era riferito proprio a questo: non sentirsi costretti ad ascoltare solo il genere musicale che prevede quella determinata “etichetta”, non sentirsi un... eretico se sei un metallaro che ascolta anche... che so, rap o hip-hop, ad esempio. Penso che sia un bene variare, ci si rivela una persona con una mentalità molto aperta, invece di essere un prototipo che vieta a sé stesso di sperimentare. Nel precedente articolo, ho esposto il mondo degli adolescenti soggettivamente (ok, magari un po’ troppo), mi dispiace se l’hai interpretato male. PENSIERO 2 Ricordo bene quel pomeriggio del 13 maggio 2011 quando, temendo una zanchettata in faccia dall’impaginatore, ho deciso di affrettarmi a scrivere gli articoli
Silvia Tagliabue, 1° F per il giornalino Et-Cetera che dovevano essere consegnati il giorno dopo. Priva di idee, ho iniziato a girovagare per casa senza meta, verso l’infinito e oltre sperando in qualche rarissimo lampo di genio. ...Nessuna idea. Cercai l’ispirazione passando un’oretta buona alla Play Station, poi una al Nintendo Wii (che giornata vuota...), un’altra mezzoretta alla Play Station e... Nerd Is The Way (cit. Giacomo Panzeri)! Tante, tantissime idee, all’improvviso. Volevo parlare di gabinetti. Quelli pubblici. Riunire un popolo di poveretti condannati a non espellere scorie quando si trovano davanti ai gabinetti di un Autogrill, speranzosi più che mai di trovare un gabinetto immacolato, splendido splendente, per poi rimanere delusi: il gabinetto è lì, sporco, puzzolente. Ti sta guardando. Stai perdendo i sensi. Quella tazza ti inquieta. Ti arrendi ed esci frustrato, lasciando quel mangiaschifo a qualcuno più sfortunato di te, anche se rischi di far credere alla gente che quella puzza l’hai lasciata tu. Poi ho collegato tutto ciò alla pubblicità del bambino che vuole fare la cacca da Paolo e di conseguenza ho realizzato che le pubblicità in generale sono irreali, come anche le serie televisive e quant’altro. Non sopporto quelle pubblicità mielose dove ci sono marito e moglie che si svegliano la mattina e si baciano appassionatamente. Davvero c’è gente che ha il coraggio di baciarsi con il delizioso alito mattutino? O quelle dei profumi o gioielli: si sente una voce sensuale fuoricampo che dice qualcosa in inglese mentre una bella ragazza inizia a spogliarsi lentamente dando l’impressione di stare per fare un film erotico per la gioia dei maschietti; quando sembra che stia per partire il film, appare la scritta “Morellato, gioielli da vivere” o “J’adore Dior”. Beh, sinceramente, non ricordo cosa scrissi quel pomeriggio del 13 maggio.
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Kurt Cobain,
il demone tornato al cielo Il 5 aprile 2011 ricorreva il 17° anniversario della morte di Kurt Cobain, leader della storica band Nirvana e della scena musicale grunge. Oggi avrebbe 44 anni e ad Aberdeen, città dove nacque, per celebrarlo è stata inaugurata una statua in sua memoria. Non la solita statua rappresentativa di una rockstar, bensì un’effige della sua chitarra, la storica Fender Jag-Stang. Ma che persona era? Chi era davvero questo artista? Kurt Donald Cobain nacque nella cittadina di Aberdeen il 20 febbraio 1967. I genitori, neanche a dirlo, erano di umili origini, così come si confà ad ogni rockstar che si rispetti. I primi anni della sua infanzia passarono felicemente. Già a due anni iniziò a mostrare interesse per la musica e un talento innato: riusciva a interpretare vocalmente e strumentalmente qualsiasi canzone gli fosse proposta. All’età di otto anni i suoi genitori divorziarono e ciò fu un trauma per il giovane Kurt, che divenne cupo e introverso. In un primo periodo visse con la madre, poi si trasferì a casa del padre, ma il rapporto con quest’ultimo peggiorò irrimediabilmente quando decise di risposarsi. Il suo unico sfogo era la musica, in cui concentrava tutte le proprie energie. Al suo quindicesimo compleanno ricevette in regalo una chitarra elettrica che iniziò immediatamente a suonare sulle note di Back in Black e Starway to Heaven. Il 1985 fu un anno di svolta per la sua vita. Dopo una serie di risultati negativi abbandonò la scuola e iniziò a vivere per strada, in particolare sotto un ponte della sua cittadina. Da questa esperienza nacque Something in the way, suo primo capolavoro. Per qualche mese visse a casa di un amico, guadagnandosi da vivere come istruttore di nuoto, e durante questo soggiorno fondò la sua prima band, i Fecal Matter. Questo fu l’inizio della sua carriera musicale. Tra la fine dell'85 e gli inizi dell'86 nacquero invece i Nirvana. Erano gli anni in cui la musica punk rock aveva allontanato definitivamente l'epoca della contestazione giovanile (esplosa in tutto il mondo occidentale); ma erano anche gli anni in cui con la musica si esprimeva disperazione, rabbia, mancanza di artificio. Una nuova forma di protesta che non passava più dalle piazze, ma si esprimeva attraverso i suoni. "Smells
Luca Novati, 4° D like Teen Spirit" divenne l'inno della generazione grunge, ma anche altre canzoni del loro album più famoso "Nevermind" rappresentarono un continuo riferimento al "male di vivere", all'inutilità di una vita alienante. "Come as you are", "In Bloom", "Lithium", "Polly": tutti attacchi diretti al potere e al disagio giovanile. E tutte a firma Cobain. Nel 1992 Kurt dopo una relazione durata tre anni, si sposò con Courtney Love da cui ebbe una figlia. Nonostante questi significativi eventi della sua vita però, Kurt rimaneva perennemente cupo e in stato di depressione (alcuni ritengono causata da una somministrazione continua di Ritalin, un pericoloso calmante che gli fu dato da bambino allo scopo mantenerlo calmo), situazione peggiorata ulteriormente da una tossicodipendenza che lo portò spesso in bilico tra la vita e la morte. Nonostante fosse ricco, famoso, idolatrato, e le sue canzoni stavano cambiando il volto della musica degli anni novanta, il leader dei Nirvana era ormai arrivato al capolinea, rovinato da anni di dipendenza dall’eroina. Cronicamente malinconico, perennemente triste e da anni privo di ogni stimolo vitale, si tolse la vita all’età di 27 anni, il 5 aprile 1994 con un colpo di fucile. La sua morte gettò nella disperazione un'intera schiera di fan, un numero imprecisato di ragazzi che si riconoscevano nei testi amari e privi di speranza del sensibile Kurt. Come altre rockstar (come Jimi Hendrix o Jim Morrison), Cobain è rimasto ucciso dalla sua stessa fama, un mare in apparenza limpido e trasparente fatto di idolatria, di eccessi e di adulazione ma che sul proprio fondale lascia intravedere a chiare lettere la scritta "solitudine". Di lui ci rimangono gli amari testi delle sue canzoni e le ultime parole della sua lettera di addio: Pace, Amore, Empatia.
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Un’ estate “Live”
Matteo Arosio, 4° D L'estate è alle porte, e come ogni estate che si rispetti si parla di viaggi, sole, feste, aria aperta e musica. Qual è il modo migliore per unire tutto questo? ovviamente i grandi festival estivi! Questi grandi eventi all'insegna di rock e indie in particolare ci accompagneranno per tutto il corso dell'estate; vediamo dunque quali sono i più rappresentativi in Europa. il primo, per importanza e data di ricorrenza, è sicuramente il festival di Glastonbury. Questa località del sud-ovest inglese è ormai un nome leggendario nell'immaginario di indie e non. Il festival, attivo sin dagli anni '70, ha acquisito importanza internazionale negli ultimi anni '90 e nei 2000. Grandissimi nomi della musica mondiale, quali Radiohead, R.E.M., Paul McCartney, David Bowie, Muse e Oasis per citarne alcuni tra i più noti hanno suonato su uno dei palchi allestiti per gli eventi. E quest'anno non sarà da meno. infatti dal 24 al 26 giugno si alterneranno sui palchi artisti come Coldplay, U2, Paul Simon, Paolo Nutini, Kaiser Chiefs, Queens Of The Stone Age e una grande quantità di altri artisti. Il divertimento, insomma, è assicurato per tutti i gusti. se però l'Inghilterra non è di vostro gusto e preferite qualcosa di più estivo, la risposta è Benicassim. Questo evento, radicato nel Valenciano dal '95 e che acquisisce notorietà crescente dal 2005, ha ospitato colossi dell'indie, Franz Ferdinand, Killers, Death Cab For Cutie e Babyshambles per citarne alcuni. anche quest'anno, dal 14 al 17 luglio, la costa est della Spagna sarà animata da grandi gruppi indie, su tutti Arctic Monkeys, Strokes e Arcade Fire, e solisti come Paolo Nutini e Brandon Flowers. Ad Agosto invece si torna in Inghilterra, per il Festival di Reading e Leeds. questo evento, attivo dal 1961 e forte di presenze storiche, dai Rolling Stones agli Who, dai Police ai Nirvana fino alla storica reunion dei Libertines di Pete Doherty dello scorso anno, dal 26 al 28 agosto terrà fede alla sua grande tradizione con musica per tutti i gusti: ci saranno Muse, My Chemical Romance, Bring Me the Horizon, Beady Eye e Panic! At the Disco tra gli altri. Per i più pigri, poco disposti a valicare il confine nazionale per seguire i concerti, si terrà a Bo-
logna l'I day festival del 3 e 4 settembre. si tratta di un evento in tono minore paragonato ai grandi europei, ma che nella line-up non sfigura. le due giornate sono essenzialmente dedicate ognuna a un genere: prima l'indie di matrice britannica, poi il punk-rock essenzialmente americano. il primo giorno si alterneranno sullo stage Arctic Monkeys, Wombats, Vaccines, White Lies e Kasabian, per lasciare poi spazio a Offspring, Taking Back Sunday, No Use For A Name e altri nomi ancora da annunciare, ma fedeli al genere. insomma, seppur di dimensione ridotta, i presupposti per una grande due-giorni ci sono. e ora che le informazioni le ho date... beh, buona musica a tutti!
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Technolab
Daniele Viganò, 3° E Energie Rinnovabili, opzionali o necessarie? Questo argomento è forse ancora più attuale del nucleare, perché in fondo si dovrà per forza arrivare a avere fonti di energia pulite, e per il riscaldamento globale, e per l’esaurimento di risorse fossili. Ma in questo momento la produzione di energia mondiale da rinnovabili a quanto ammonta? Dagli ultimi dati si evince che solo il 19% dell’energia è prodotta da rinnovabili. Di questa frazione la maggior parte è occupata dall’idroelettrico, che dal punto di vista ambientale è, forse, il peggiore. Comunque, si stanno facendo grandi investimenti nelle tecnologie nuove e anche su quelle già testate. Un importante passo lo si sta facendo con l’eolico ed il solare fotovoltaico, non a caso sono anche state prese come simboli della, cosiddetta, “rivoluzione verde”. Questa coppia di fonti è anche complementare perché, se utilizzate insieme, possono coprire il fabbisogno energetico durante l’intero arco della giornata. Questo perché di giorno i pannelli fotovoltaici e le centrali a concentrazione funzionano a pieno regime, mentre la notte, quando il vento spira più fortemente, l’eolico fornisce la giusta quantità di corrente. Ma, d’altronde, è solo il fotovoltaico ed il solare che possono essere utilizzati, quasi indistintamente, in qualsiasi luogo del mondo. Perché tutte le altre rinnovabili, vento, maree, onde, geotermia, acqua, possono essere sfruttate solo se ci sono particolari condizioni. Per le biomasse farei un discorso a parte, perché, comunque, sono le più vicine ai combustibili fossili. E quindi è possibile che si arrivi a produrre tutta l’energia necessaria attraverso queste fonti? In teoria si potrebbe fare e anche in un tempo relativamente breve. Il problema è dato in parte dalla grande somma di denaro necessaria, dai posti di lavoro che verranno tolti ai lavoratori del settore energetico tradizionale, che comunque possono rientrare nelle assunzioni per le rinnovabili, ed anche dalla disponibilità di territorio sfruttabile. E, se si superassero questi ostacoli, ci sarebbe comunque da ridurre i consumi, perché con la tecnologia attuale si andrebbe a ricercare ogni piccolo spazio per sfruttarlo al fine di fornire l’energia sufficiente, cosa che non rientra nello spirito ecologico incarnato dalle rinnovabili.
Inoltre, si dovrebbe, contemporaneamente, avere un progetto di ricerca per aumentare l’efficienza e diminuire i consumi totali. Una delle soluzioni possibili sarebbe l’adozione di una politi energetica, se non globale, almeno comunitaria, con le relative differenze da paese, anzi, da regione a regione. Anche per questo esiste un ramo della ricerca che tende a diminuire le dimensioni delle centrali e/o a rendere la produzione capillare, per soddisfare i “casi particolari” così da soddisfare tutti. Un’altra idea è quella di trovare dei punti maggiormente sfruttabili per poi trasportarne l’energia prodotta nei luoghi dove serve. Queste fonti, se usate insieme e non per profitto me per risparmio, sono i sostituti di petrolio, gas e carbone, ed anche dell’atomo. Sicuramente non possono essere utilizzate appieno nell’immediato futuro ma, relativamente al lungo periodo, stracciano le fonti fossili; e visto che Noi giovani siamo il futuro, come qualcuno inneggia, credo sia necessario partire già da ora a pensare ad una politica basata su Rinnovabili, Risparmio energetico e Ricerca, perché, quando toccherà occuparci di questo pianeta, lo ritroveremo sfinito e svuotato e sfruttato oltre limite. Un appunto per risvegliare un po’ gli animi: a Fukushima non sono ancora riusciti a bloccare i reattori in fusione. Se qualcuno se ne fosse dimenticato, tutta la zona e soprattutto l’oceano attorno alla centrale sono ancora altamente radioattivi. E ci vorranno almeno altri sei, se non otto, mesi per bonificare la regione contaminata. E per chiudere con una notizia felice. Nella nostra vecchia Italia, tra tutti i problemi che ci sono, qualcuno sta realizzando il proprio sogno; il progetto KiteGen ha completato il primo prototipo funzionante e sarà presto messo in funzione. Vi lascio questo spunto per andare sul sito www.kitegen.eu e leggervi tutte le informazioni. Ringrazio i lettori, al prossimo anno! Buona tecnologia a tutti!
Literarum Pars
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Sparkland (parte VI)
Davide F. Redaelli, 1° G Riflettei molto su quello che era successo e non trovai nessuna spiegazione minimamente logica all’accaduto. Credevo di sognare. Ne ero convinto. Nel frattempo il tizio incappucciato continuava a condurmi in quel posto dove, aveva detto, mi stavano aspettando i miei amici e aveva intenzione di portarmi. Pensai a loro, pensai a cos’altro avrei potuto fare, trovare, vedere, capire in quel posto misterioso. Poi, però, ripresi a pensare che tutto quello che stavo vivendo fosse frutto della mia immaginazione. Non passai molto tempo a pensare a questo, ma mi parve un’eternità. Mi lasciai persuadere dalla mia idea di stare fantasticando troppo. Tutto scomparve. John. Frank. Il Castello. Il tizio incappucciato. Le mie curiosità. I miei dubbi. La stanza misteriosa. Tutto quanto. Il cielo con due Soli. Il cielo. La terra arida. Il burrone. La porta del bar. Le porte che avevo aperto con la mia fantasia, l’unica faccia della nostra mente diamantina –di forma ma non di fatto– che non può essere persuasa, condizionata, e che proprio per questo sta man mano scomparendo. Si erano chiuse. Per sempre. Perché l’avevo voluto io. Tornai così nel bar. Aprii la porta dorata. Niente. Vidi una specie di sgabuzzino e fui sgridato per averla aperta senza permesso. Non pioveva più, ma mi parve l’opposto. Vedevo un mondo piatto, che ipocritamente si finge variopinto e multiforme sfruttando chi ancora, giustamente e con immenso onore, crede in questo
e si prodiga, col suo essere, con la mente o coi fatti affinché tutti possano trovare, ogni giorno, qualcosa di veramente bello, sorprendente, di cui meravigliarsi ed essere fieri, qualcosa di autentico e degno di essere commentato e lasciato ai posteri. Vorrei essere uno di loro… Per quanto riguarda John e Frank, non li vidi più. Li avevo lasciati nel Castello. Non li avevo raggiunti, li avevo ignorati per convincermi a omologare la mia mente al comune pensiero che ciò che non è pratico o materiale non serve, non è importante. Dovrei adesso, secondo molti, dirmi che ciò è impossibile, che Sparkland non esiste, che sono un pazzo, ma non lo farò. La fantasia è mia e la userò per sempre come ne avrò voglia, come strumento per trovare una libertà non sempre incentivata dalla realtà, e per distinguere proprio nella realtà ciò che è giusto, anche se credo che nessuno possa essere d’accordo sul vero significato e sulla funzione di questo perforante aggettivo. FINE
ORIZZONTALI 1. Quella artica si sta riducendo 6. Lavora mentre la cicala canta 13. Anfibio dotato di coda 21. Zurigo in auto 22. Non sempre servono per volare 23. Bicornuto sul muso 25. Piccolo animale corazzato 27. Responsabilità Civile 28. Sono dei paesi tuoi assieme alle mogli 29. Il migliore amico dell'uomo 30. Comune anfibio 34. Manzoni è andato a risciacquarci i panni 36. Emette un verso simile ad una risata 38. Taranto 39. Animale a due gobbe 41. Salute 44. Argento 45. Cugino del cammello 46. Animale che......... taglia 47. Orient Express 48. Animale dal collo lungo 49. Possono essere funerarie o per votazione 50. National League 52. L'alto Inglese 53. Il felino più grande 55. Gruppo etnico vietnamita 56. Direzione Nazionale Antimafia 58. ........... Cercasi 59. Ferrovie dello Stato 61. Articolo spagnolo 62. Particolare bue africano 63. Grosso rettile chiamato anche drago 67. Lucertola caraibica 70. Celenterato molliccio e urticante 73. Animale mitologico quasi immortale 76. rapace della famiglia degli accipitridi 77. Antico gioco da tavolo giapponese 78. Cassetta di legno che funge da alveare 80. Cetaceo misticeto 81. dominio di primo livello in Italia 85. Piccolo animale dotato di
aculei 88. Nanogrammo 90. Grande volatile andino 91. Il più grande anfibio d'Europa 95. Record Personale 97. Canide africano 98. Lucertola neozelandese 101. Repubblica Italiana 102. Non pieni 103. Esercito Italiano 104. Centro di vela 105. Centro di hangar 106. Malattia da stadio 107. Gruppo heavy metal formatosi nel '78 109. Il più famoso platelminta 110. Los Angeles 112. Paesi Bassi 114. Il non Inglese 115. Stato angoscioso che precede la morte 117. Grande massa d'acqua non salata 120. Errore informatico 121. 3/4 di nano 122. Uncino per la pesca 123. Gas lacrimogeno 125. Dispari in Nemo 126. Marchingegno che può essere a vento o ad acqua 129. Organizzazione Internazionale per le Standardizzazioni 132. Fiume russo 133. Sono 12 al dì 134. Animali lenti 137. L'echinoderma più famoso 144. Prime in ernia 146. Pronipote della scimmia 148. Casa motociclistica italiana dal '72 all'87 149. Radio Italia Network 151. Pesci che si attaccano agli squali per muoversi più velocemente. 152. Precede il "Pong" 154. Il ghiaccio tedesco 156. Uccellino in gabbia 158. Curioso rettile australiano col collare 159. Può essere bianco o bruno 160. Uccello nero. VERTICALI 1. E' detto anche renna 2. Il cervide più grande 3. Ultime in Mali 4. Un pesce di acqua dolce 5. Vocali in natii 6. Può essere monaca o leopardo 7. Stupido uccello 8. Tipico animale lappone 9. Movimento Repubblicani Europei 10. Prima persona singolare 11. Gli estremi di con 12. Antico Testamento 14. Fiume francese 15. Dispari in mare 16. Aeronautica Militare 17. Opposto allo zenit 18. Consonanti in dado 19. Repubblica Italiana 20. Appendice atta al volo 21. Sito 24. Animale da pelliccia 26. Consonanti in loro 28. Grosso animale marino 31. American English 32. Estremi di nel 33. Parente del coccodrillo 35. Cetaceo carnivoro 37. Struzzo sudamericano 38. La casa degli animali 39. Il gatto inglese 40. Sulla moneta da due centesimi 41. Strade 42. Uccello che vive nelle paludi 43. Auto focus 48. Uccelli della famiglia delle Gruidae 51. Animale del genere Trichecus 54. Consonanti di Genoa 55. Medio Oriente 57. Il serpente più lungo 59. Floppy Disk 60. Sommozzatore 63. Il sei latino 64. Rosa Bianca 65. Gli estremi delle ali 66. Tu e io 67. Anticorpo in due lettere 68. Grosso primate 69. Pesce tipico del mare del nord 71. Il deserto più grande 72. Il nome di Pacino
161. Usanza
74. Fiume russo 75. Round trip delay 76. L'unicorno marino 79. Costruì l'arca 81. Il sacrificio massimo 82. Le Furie 84. Dopo due 86. Novantanove romano 87. Circa 89. Può ruotare la testa di 360° 92. Le ultime vocali 93. Simbolo del platino 94. Il petrolio Inglese 96. Animale dell'Antartide 97. Il re della foresta 99. Piccolo primate 100. Piccolo animale ad otto zampe 108. Consonanti di tana 109. Il toro latino 111. Le prime lettere dell'alfabeto 113. La si mangia all'arancia 116. In My Opinion 118. Il figlio della rana 119. Il nome di Bin Laden 122. Piccoli aracnidi 124. Sinonimo di moneta 127. Orbita terrestre bassa (ingl.) 128. Difetto 130. Centro di modo 131. Mister 134. Divinità fenicia 135. Giaggiolo 136. Albero sempreverde 138. Piccolo fiumiciattolo olandese 139. Interferenza elettromagnetica 140. Metà lodare 141. Motoscafo Armato Silurante 142. Institute of Pacific Relations 143. Centro di mano 145. La cosa latina 147. Minimo Comune Multiplo 150. Personal computer 153. Verbo inglese... andante 155. Satellite di giove 156. Croce Rossa 157. Risorse Umane
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ORIZZONTALI: 2. Pistone. 8. Rammendare. 10. Dà propulsione all’elicottero. 11. Di migliore ce n’è uno solo. 14. Associazione Nazionale Alpini. 15. Conferisce l'immortalità o l'eterna giovinezza. 16. Mezza NASA. 17. Malattia…paludosa. 19. Una Contrada di Siena. 21. Il ladro amico di Jigen (nome). 22. Numero di Richardson. 23. Su di essa Pietro edificò la sua Chiesa. 24. Tifoso. 25. Preoccupazioni. 26. Varietà di quarzo. 28. Lavoratori. 29. Nell’auto è composto dalle due ruote anteriori e dai dispositivi di sterzo e sospensione. VERTICALI: 1. Un Titano figlio di Urano e Gea. 2. Traettoria.
3. Movimenti stereotipati e incontrollati 4. Genere di pappagalli. 5. Neon (simbolo chimico). 6. Regione costiera fra Paesi Bassi e Danimarca. 7. Il profumo…poetico. 9. Si articola con il radio. 11. Lo sono gli angeli. 12. Vi si produce un delizioso liquore sardo. 13. Agenzia di spionaggio statunitense. 15. Fu la causa della Guerra di Troia. 17. Combinazione dei 4 stili natatori. 18. Possedere. 19. Quella cutanea dà le impronte digitali. 20.Altro nome della città di Lauco (Friuli). 21. Associazione Italiana Naturalisti. 22.Facilita il pagamento. 23. L’ultimo è Benedetto XVI 24. Guida le navi nel buio. 26. Insetto mellifero. 27. Il primo mese (sigla). 28. Mezza orda.
Spettacolo teatrale 2011
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Immense grazie mRedazionem Caporedattrice: Marta Tagliabue, 4°E siano rese ai Redattori: Giulia Zaina, 4°a; Achille Tacmembri del cagni, 4°a; Arianna Colciago, 4°a; Letizia Bigatti, 1°a; Giulia Bianco, 1° b; Samuele personale ATA Tagliabue, 5°F; Luca Novati, 4°D; Filippo Tagliabue, 4°F; Daniele Viganò, 3°E; che perdono Alessandro Orsenigo, 3° E; Lorenzo Valerin, 3° E; Stefano Tagliabue, 2° D; Giuinvestono il loro lia Agrati, 2° F; Davide F. G.Redaelli, 1°G; Silvia Tagliabue, 1°F. tempo nel ciclos- Fumettisti: Filippo Tagliabue, 4°F; Daniele Viganò, 3°E; Alessandro Orsenigo, tilare il nostro 3°E. giornale! Redazione Grafica: Giovanni Zullo, 3°C; Giacomo Panzeri, 3°a
Le copie del giornalino sono poche non perché siamo molto taccagni ma perché è stato messo anche online, sul sito www.liceomajoranadesio.it, sotto la sezione “studenti”. Se non sei stato abbastanza veloce da prenderne una copia leggilo online, la definizione è maggiore e le immagini sono a colori! Commenta gli articoli sul forum (www.liceomajoranadesio.forumfree.it) e invia i tuoi elaborati a etceteramajorana@gmail.com!