etCetera Periodico di informazione a cura degli studenti del liceo Scientifico e Classico Majorana liceomajoranadesio.forumfree.it
Numero 5 - 2011 Gennaio/ Febbraio
Nella foto la prof. Flavia Schiatti e Piercamillo Davigo, magistrato, che ha tenuto una serata presso il nostro liceo, avente per tema la giustizia in Italia
Intervista ai rappresentanti
150° dell’Unità d’Italia
I fantastici 4, uno dei più famosi quartetti (ammettiamolo, tutti abbiamo visto almeno una volta il film o letto i loro fumetti! ). Innalzando temporaneamente i ‘’nostri eroi’’ al livello di quelli marvelliani ... (continua a pagina 4)
Alle pagine 5 e 6 due articoli su questo importante appuntamento per la nostra Nazione!
Rango “Chi sono io?” . Non è una domanda semplice da gestire. Se tutta la tua vita l’hai passata in una scatola di vetro dove inventavi avventure, fasulle, con dei giocattoli, chi sarai quando verrai catapultato nella vita reale e correrai pericoli, stavolta concreti? ... (continua a pagina 8)
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Majorana Bands Heroes Ormai conosciamo tutti (o quasi) le famosissime rockband che hanno spopolato/spopolano a cavallo fra il secolo scorso e il nostro. Chi non conosce gli AC/DC, i Led Zeppelin, i Pink Floyd? Certo ormai hanno dato praticamente tutto e proprio per questo non ho intenzione di soffermarmi sui successi di queste famosissime band. Voglio infatti concentrarmi su gruppi più vicini a noi del Majo, gruppi che magari sono ancora ignoti alle vostre orecchie, come d’altronde lo erano alle mie.. Ricorderete come anche la Corrida del Majo di quest anno pullulava di artisti frementi di farsi sentire: bene, ho scelto di sottoporre uno di questi (e, indirettamente, anche il suo gruppo) ad un “interrogatorio” per conoscere un po’ quali idee e progetti ha per la testa. Stiamo parlando di Simone Spadaro (sì proprio il batterista pazzo che suonava Stairway to Heaven con la coppola e i RayBan al collo) della III E. La scelta dell’individuo è stata per lo più dettata dalla mia comodità (è giusto ammettere che Spadaro è il mio compagno di banco quindi quando ho deciso di scrivere questo articolo ho girato la testa e..BINGO!), non intendo creare favoritismi e/o sponsorizzazione della Band (e qui il nostro Simone sfodera un bel sorrisone..) A:allora cominciamo: presentazione, età, nome e componenti della band, codice fiscale,numero di cart..sì insomma hai capito.. S:Simone Spadaro, 16 anni. La nostra band si chiama Spiral Whims (Lacrime a Spirale?). Non chiedermi da cosa deriva il nome perché non lo so (cominciamo bene..). Per quanto riguarda i componenti beh abbiamo Matteo Arosio, che ricordiamo frequenta il nostro liceo (4D) e che suona il basso (nota tecnica: basso semiacustico Ibanez, ci tiene a precisare); poi abbiamo Simone Adelchio (chitarra) e Simone Mattavelli (chitarra e voce).
Alessandro Orsenigo, 3° E Questi sono i tre cofondatori, io mi sono aggiunto dopo… A:quindi ben tre Simoni nella stessa band? E come fate a riconoscervi? S: beh abbiamo dei nomi in codice.. io sono Spada (nome tagliente eh?), Matteo è Teo (mi sembra giusto),poi ci sono Ade e Matta.. A:bene bene sono soddisfatto. Dopo i dati anagrafici sorge spontaneo chiedersi…Come si è formato il gruppo? S:beh dato che sono stato reclutato solo successivamente so solo che Matteo necessitava di un gruppo o meglio di un batterista, così attraverso il Majo Suona mi ha contattato e ho deciso di accettare l’ingaggio. Per il resto posso solo dire che conosco la storia degli Spiral Whims come conosco la storia che stiamo studiando…(ricordiamo che Spadaro è attratto dalla storia come un tricheco è attratto dalle calde dune del Sahara, ndr) A: ok a posto. Senti invece dove provate? E che tipo di musica suonate? (domanda scontata vista l’introduzione dell’articolo). Avete scritto canzoni vostre? S:per quanto riguarda il genere musicale ovviamente suoniamo musica rock (Spadaro adora i Metallica e i Led Zeppelin, ndr). (Alla domanda “fammi qualche esempio” risponde:) Beh per esempio proviamo spesso Wheels dei Foo Fighters, oppure My Generation degli Who, oppure ancora I Bet you look è
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good on the Dancefloor degli Arctic Monkeys. Passando al luogo, o meglio ai luoghi dove suoniamo, beh solitamente siamo in due diverse sale prove, una a Seregno e una a Muggiò…ovviamente non ci ritroviamo mai a casa di un solo componente causa mancanza di attrezzatura. Abbiamo tutti delle idee per canzoni nuove ma per ora rimangono sigillate nelle nostre teste, anche se devo ammettere (con un pizzico di modestia, in realtà apparente) che IO ho scritto una canzone, con spartiti per batteria, tastiera e basso… A:ah però non ti facevo un pozzo di immaginazione.E se ti chiedessi perché suonate? (Lo so questa potevo anche risparmiarmela). S:sì esatto potevi risparmiartela…beh suoniamo perché…perché…perché a noi ci piace! A:mi sembra giusto. Va beh analizziamo infine come è nata in te la passione per la musica. S:allora:sin da piccolo sono sempre stato attratto dalla musica a cui spesso mi abbandonavo per cercare conforto da qualche delusione (ma Spadaro quanti anni avevi?), poi ovviamente avevo anche uno stimolo dato che mio padre suona nelle bande di Desio e Briosco e spesso mi portava con lui. Quindi ho maturato un crescente interesse verso la musica e ho iniziato a suonare il violino a sei anni, per poi passare a pigiare accordi e note sulla tastiera con cui me la cavo abbastanza. Ma la mia passione è e sarà sempre la batteria. Prima di suonarla però mi esercitavo con i timpani della banda
le percussioni ho iniziato con i timpani poi con il tempo e tanto sangue e sudore (metaforicamente spero) ho sviluppato una certa abilità nel suonare la batteria. A:bene grazie mille per la collaborazione, speriamo che questo articolo sia apprezzato dato che è il mio primo scritto.. Ora dopo una stretta di mano chitarrista-batterista mi congedo in senso lato dall’appena intervistato e mi dirigo con un po’di fretta sul mio banco dato che la campanella è suonata e sta per iniziare la lezione.. Come sappiamo la natura umana tende spesso a cercare cose che sono oltre la nostra portata (e come biasimarla, se si tratta di Rock’n’Roll!) dimenticandosi però di ciò che ci è vicino ed è sotto i nostri occhi, perciò ho scritto questo articolo, perché mi sembrava opportuno fare conoscere al popolo del Majo che anche in campo musicale andiamo a gonfie vele. Forza ragazzi continuate così!
A:scusa che banda? S:ah già ho omesso di dire che suono da un po’ di tempo in ben tre bande differenti: la Triuggio Marching Band, nella Banda Pio XI di Desio e nella Banda San Luigi di Briosco. In queste tre bande sono lo specialista delle percussioni. (maddai?) Tra
Simone Spadaro, l’intervistato.
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Intervista ai nostri rappresentanti!
Clara Caimi, 2°a I fantastici 4, uno dei più famosi quartetti (ammettiamolo, tutti abbiamo visto almeno una volta il film o letto i loro fumetti! ). Innalzando temporaneamente i ‘’nostri eroi’’ al livello di quelli marvelliani, ci aspetteremmo, per un momento, di vederli comparire ammantati nella nebbia, forti dei loro superpoteri.. Solo per un momento. Anche perché, diciamolo, per prima cosa scopro che dei 4, solo 3 saranno presenti (assente Braghetto per supereroici motivi a me ignoti ndr.), secondo nessuno di loro vola o assume l’aspetto di una supernova formato umano. Nonostante ciò, eccoli qui gli ‘’eroi’’(in ordine di arrivo): 1: Irdi 2: Achille (con inseparabile giornale quotidiano annesso) 3. Gasparotto (elegantemente in ritardo per generici motivi di «casino in classe») Per tutti coloro che non avessero assistito alla proiezione della pellicola mentale da me appena prodotta, ecco un veloce riavvolgimento: sono qui sotto lo splendente sole di un pomeriggio marzolino, in attesa dei nostri rappresentanti di istituto, perché, essendo io estremamente ingenua ed imprudente, mi sono offerta volontaria per intervistare i sopracitati. Quindi cominciamo proprio da qui, da questo << rappresentanti, non eroi>>. Perché proprio su questo si sofferma Irdi, che rimarca più volte la sua sensazione di assoluto non-eroismo nel contribuire all’organizzazione scolastica di quest’anno (Irdi insiste anche sul fatto che nel corso di questa intervista è stato oggetto di una continua censura, del tutto amichevole, da parte degli altri due rappresentanti). In effetti finora, bisogna ammetterlo, la voce preponderante è quella di Gasparotto. Durante la contesa tra i due, Achille legge beatamente il giornale; dopo essere stato costretto a riemergere dalla sottoscritta, asserisce, in risposta alla mia domanda su quanto sia l’impegno necessario per essere un buon rappresentante, che loro, questi impegni, li hanno presi all’inizio dell’anno, consapevoli della (consistente?) fetta di tempo rubata alla loro vita sociale. Irdi replica che, in fondo, essere rappresentanti di istituto non è poi così impegnativo come può sembrare, risposta che solleva un’ovazione, un abbraccio di Achille e il titolo onorifico di ‘’uomo-coerenza’’. A questo punto, a pacificare le acque si leva la voce di Gasparotto che sottolinea l’importanza non della quantità del tempo dedicato, ma della sua qualità. Forse appena un po’ criptico. Qualunque sia la quantità di tempo che dedicano all’organizzazione di assemblee e manifestazione varie, è certo che quest’anno il risultato è decisamente positivo rispetto agli anni precedenti, in cui la partecipazione degli
studenti è diventata sempre più scarsa e stentata. Domando ai rappresentanti se hanno un’idea della causa di questo gradito e improvviso miglioramento. Mi sento rispondere da tutti e tre, stavolta di comune accordo, che i fattori sono tanti: il fatto di avere le due sedi più vicine e quindi di poter comunicare più facilmente, l’abolizione della divisione tra biennio e triennio nella disposizione delle classi, una migliore collaborazione sia con gli studenti che con i docenti ( facciamoci tutti un meritato applauso!). a questo punto, io, molto ingenuamente, domando se per caso non possa essere d’aiuto anche il fatto che provengano da liste diverse, quindi con programmi diversi e più vasti. Subito dopo aver proferito queste infelici parole, capisco di essermi pienamente meritata lo sguardo di stupito orrore che mi rivolgono: alla fine i punti delle liste sono tutti uguali (alla faccia della differenziazione delle idee politiche!). A questo punto decido di porre fine alle domande cosiddette ‘’serie’’, in favore di alcune forse meno in tema, ma sicuramente più divertenti, dando inizio ad una babele confusa di voci, del tutto incomprensibili. Quindi, vista la difficoltà incontrata a questo punto nel riuscire a sistemare le risposte in maniera sensata, eccole riassunte in una tabella, unica maniera per riuscire a sbrogliarle da una confusa sovrapposizione:
Risultati? Oltre ad un’infinita serie di improbabili risposte, la certezza che in fondo, l’unica domanda veramente seria non ha ricevuto risposta: quali sono i programmi per il resto dell’anno?? L’unica risposta proviene dal mio lettore mp3: <<the answer, my friend, is blowin’ in the wind, is blowin’ in the wind>>.
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Il Bel Paese dove l’sì suona
Perché in Italia ci si deve sentire a casa L’unità d’Italia non è un semplice episodio, né il risultato di un processo molto lungo. È una via di mezzo. La cosa certa è che non è stato un evento pacifico, anzi. Come troppo spesso ci insegna la storia, il prezzo delle rivolte e dei grandi cambiamenti è il sangue di molti uomini. Capita molto spesso se in gioco c’è la libertà, la miseria, la vita. Il successo e l’approvazione che riscosse il progetto politico e sociale dell’Unità d’Italia sulla gente, sugli italiani del diciannovesimo secolo, scaturì a causa di un diffuso malcontento sparso nella penisola ormai da troppo tempo. Concretamente però, tra gli ideali e la concreta realizzazione di uno stato, c’è di mezzo ben più di un mare. Innanzitutto la spedizione di quel Garibaldi, emblema dell’eroe quasi epico, tanto acclamato e osannato per le famose imprese: se non ci fosse stato lui, è quasi certo che poco si sarebbe sbloccato, ma non si può trascurare che non fosse proprio uno stinco di santo. Ricordiamo che meno di una settimana dopo essere sbarcato a Marsala, Garibaldi si autoproclamò Dittatore di Sicilia contrastando con la forza le rivolte sociali dei contadini siciliani oppressi dal dominio borbonico. Chi poi conosce Bronte non solo per il pistacchio, sa che nell’agosto del 1860 furono assassinati da Bixio, generale dell’esercito garibaldino, sedici contadini. Comunque l’Eroe dei due mondi continuò la sua ascesa dello Stivale passando per Palermo (27 maggio 1860), Messina (20 luglio), Siracusa (1 agosto), Reggio Calabria (23 agosto), Napo li (7 settembre) fino ad arrivare a Teano, il 26 ottobre dove incontrò il re terminando la sua conquista, salutando e ringraziando. Quattro mesi dopo non nacque l’Italia, né tanto meno gli italiani. Il 17 marzo del 1861 Vittorio Emanuele II cambiò titolo, per volere del parlamento, da re di Sardegna a re d’Italia ed è questo il motivo per cui abbiamo festeggiato. Non era nato niente. C’era, senza dubbio, chi già si sentiva italiano e chi già amava una patria tutta da costruire. Di fatto però, siamo diventati uno stato unito senza Veneto, Trentino, Friuli, Abruzzo, Cam-
Samuele Tagliabue, 5°F & Achille Taccagni, 4°a pania, Puglia, Basilicata, Molise, Calabria e Sicilia. Ma perché abbiamo sempre faticato più di altri popoli a trovare un’identità, un sentimento, un punto comune che ci facesse sentire veramente uniti? Forse (e questo ‘forse’ consideratelo lapidario perché non vi parla uno storico ma un liceale) perché essere conterranei e consanguinei di poeti memorabili, di geni della manualità e dell’artigianalità, di maestri di musica, di pensatori eccellenti, de i pittori e scultori migliori al mondo, di ingegneri e architetti, ci costringe ad essere rispettosamente impauriti, perché è sempre sano non sentirsi all’altezza delle cose immense che si hanno. Viviamo nella patria degli artisti. Siamo la nazione dell’arte, ma l’arte non la valorizziamo. Siamo lo stato delle cose belle, però ci conoscono per la mafia. Siamo la patria della cultura più alta, eppure i nostri politici non sanno nemmeno perché il 17 marzo si festeggia l’Italia. Ci facciamo delle domande, consapevoli dell’importanza del nostro futuro e della responsabilità di essere cittadini sempre riconoscenti verso la propria patria. Chi non se l’è sentita di festeggiare il proprio paese, dunque, probabilmente si vergogna di essere parte egli stesso di una collettività di così alto spessore, perché se si vergognasse di queste cose, sarebbe come Rocco Siffredi che si vergognasse del proprio membro.
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Viva l’Italia
(Tra un insulto, un diluvio e qualche nota) 17 marzo 2011, viva l’Italia. Ma viva l’Italia dove? Sono partita con quest’idea stamattina, con un fottutissimo servizio con la banda per il centocinquantesimo che incombeva, zero voglia in cuore, zero patriottismo; imprecando contro le bandiere per le strade e contro tutta quest’aria di festa. Orgoglio italiano. Ma orgoglio per cosa? Io non ne andavo fiera, vedevo in noi una nazione ignorante, annoiata, spenta, un Paese senza scarica elettrica, un Paese morto. Sì, ormai morto, lasciato a se stesso, senza l’energia o la voglia di rinascere. E poi immaginarmi alle nove di mattina, sotto la pioggia, a suonare l’Inno di Mameli, e poi ancora a sfilare per le vie, in quell’odiosa divisa blu, inneggiando alla nostra nazione, mi rivoltava ancora di più. Chi mi obbliga a farlo? Io me ne sto a letto. E invece no, a malincuore, avvolta in una bandiera rossa e verde (e bianca) e con un rullante sulle spalle, sono uscita di casa. Una mattina devastante. Ma una bella mattinata, che forse mi ha fatta ricredere. Perché alla fine noi festeggiamo l’Italia vera, quella che era e che spero sarà. L’Italia che si è sbattuta, l’Italia che ha lottato, perché voleva essere unita. Volenti o nolenti possiamo guardare con rispetto o con occhio critico al passato, ma l’unità d’Italia rimarrà solo retorica se per noi ragazzi non diventerà un valore da perseguire. E allora, in quella giornata di pioggia, mentre marciavo per la piazza ho iniziato a pensarci, pensare alla nostra Italia: possiamo dire di condividere lo stesso spirito di appartenenza in tutta la nazione? Quello che ci identifica come un solo popolo. Io credo che le manifestazioni che
Giulia Agrati, 2°F abbiamo visto e a cui abbiamo partecipato, le bandiere che abbiamo esposto o sventolato, testimoniano il desiderio vivo di portare a termine l’antico progetto dei nostri padri. Ritengo perciò che sia nostro compito raccogliere l’eredità risorgimentale imparando a riconoscere le peculiarità di ciascuno non come elemento di divisione ma come una ricchezza aggiunta, che deve confluire nel consolidamento di un patrimonio culturale comune a tutta la penisola.Personalmente credo che la chiave sia quella si saper leggere la modernità come elemento aggregante, valorizzando gli aspetti che ci rendono famosi nel mondo, e che ci fanno sentire orgogliosi di essere italiani. E allora viva l’Italia: ‘Viva l’Italia, l’Italia derubata e colpita al cuore, viva l’Italia, l’Italia che non muore.’ Auguri ragazzi, e altri cento cinquant’anni uniti, di quest’Italia che si dispera e di quest’Italia che s’innamora.
Il logo delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
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Little miss sunshine “Lo sai cos'è un perdente? Il vero perdente è uno che ha così paura di non vincere che nemmeno ci prova.” Vedersi crollare davanti i propri sogni non è bello e lo sanno bene Dwayne e Olive: il primo pronto a tutto pur di diventare un pilota di jet, anche fare voto di silenzio e trattenersi dal parlare per molti mesi, dovrà rinunciare a causa del suo daltonismo; la seconda che vuole diventare Piccola Miss California (Little Miss Sunshine, nella versione americana) verrà cacciata dal palco del concorso per la sua esibizione, preparata con tanta fatica insieme al nonno Edwin, un vecchio anche troppo pimpante che si fa di eroina. Anche Frank, fratello di Sherly – la mamma di Olive e Dwayne – sa bene cosa voglia dire: dopo essere stato rifiutato da un altro uomo (Frank è infatti omosessuale) viene cacciato dall’università in cui insegnava e tenta il suicidio, senza però riuscirci. Richard invece, marito di Sherly, lo capirà quando riceverà la notizia da un suo amico editore che non riuscirà a vendere il libro ispirato ai “nove passi per raggiungere il successo” inventati da Richard che ne è anche ossessionato. Quando Olive finalmente viene chiamata per partecipare alle finale di Piccola Miss California tutta la famiglia parte su un pulmino giallo per un viaggio di 800 miglia in soli due giorni. Il viaggio non sarà affatto piacevole: la frizione che si rompe e costringe i nostri “eroi” a spingere il furgone ogni volta per farlo partire, la morte del nonno in un hotel a cui seguirà il furto del corpo, il clacson che si blocca e continua a suonare imperterrito per tutto il viaggio e la scoperta di Dwayne di essere daltonico faranno arrivare Olive in tempo per il rotto della cuffia. Quando finalmente arrivano all’hotel dove si svolge il concorso Dwayne, Richard e Frank rimangono basiti davanti alle bambine che partecipano, vestite e truccate come trentenni e fra cui Olive sembra l’unica normale. Al momento delle esibizioni finali nessuno si sarebbe aspettato da Olive uno spogliarello che lascia basita l’organizzatrice del concorso, una
Stefano Tagliabue, 2° D molto vecchio stile, per cui una cosa del genere è impensabile, e infatti caccia Olive dal palco. Mentre si guarda il film ci possiamo immedesimare in Olive che vede tutta la situazione con gli occhi innocenti di una bambina e non si rende conto di quello che fa, o in Dwayne che nonostante sia disposto a tutto per diventare pilota scopre di non poterlo fare, ma che comunque non si arrende (come dice parlando con Frank: “Se voglio volare il modo per volare lo troverò. Fai la cosa che ami e vaffanculo il resto”), o in Sherly o in Richard, tanto ossessionato dal successo da lasciarselo sfuggire. È un film per tutti in tutti i sensi, il giusto compromesso fra una commedia e un film drammatico. Vincitore di due premi Oscar del tutto meritati (al miglior attore non protagonista e alla miglior sceneggiatura originale) Little Miss Sunshine vuole denunciare il fatto che concorsi di bellezza vengano fatti anche per bambine di sette anni e ci vuole ricordare che siamo sempre giudicati e dobbiamo farci giudicare per come siamo senza paura.
Anno: 2006 Regia: Jonathan Dayton e Valerie Faris Cast: Greg Kinnear (richard), Toni Collette (Sherly), Steve Carell (Frank), Alan Arkin (nonno Edwin), Abigail Breslin (Olive), Paul Dano (Dwayne).
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Rango:
un gioiello nella polvere del far west “Chi sono io?” . Non è una domanda semplice da gestire. Se tutta la tua vita l’hai passata in una scatola di vetro dove inventavi avventure, fasulle, con dei giocattoli, chi sarai quando verrai catapultato nella vita reale e correrai pericoli, stavolta concreti? Se sei un camaleonte insicuro, cosa farai in un villaggio uguale al selvaggio west, popolato di animali bizzarri, alle prese con un ruolo indesiderato di sceriffo? Fingerai di essere l’eroe o lo sarai? Da questi presupposti parte il lungometraggio animato “Rango”, prodotto dalla modesta Nickelodeon animation, al suo secondo prodotto animato a computer dopo il divertente ma infantile “Barnyard”. Con questo film il regista Gore Verbinski, autore dell’apprezzatissima serie di “Pirati dei Carabi” osa davvero parecchio visto che maneggia un cartone animato.Spesso i personaggi fanno battute poco adatte per il pubblico più pubblico, come quando c’è il dottore delvillaggio, un coniglio con un solo orecchio e ubriacone, che offre di fare un controllo della prostata con tanto di guanto di lattice blu. Particolarmente originali anche le diverse sequenze oniriche che sono sparse qua e là nell’ora e quaranta che tiene incollati alla poltrona, nonostante un inizio forse troppo lento e poco incisivo. Quando però la storia comincia a ingranare, si rimane sorpresi nel vedere un western fatto e finito, e solo ogni tanto ci si rende conto che non ci sono cowboy o gringos messicani sulla pellicola, ma animali, gufi, rospi, topi nemmeno tanto belli per di più. I rimandi al genere cinematografico sono parecchi, come la figura dello spirito del west impersonato da un attore pistolero per definizione (non voglio rivelare chi è in realtà, è una chicca da gustarsi), oppure il duello con le colt che richiama il celebre “Mezzogiorno di fuoco”, insieme a citazioni ai meno tradizionali “Jurassick park”, “Star Wars episodio I - La minaccia fantasma” e “Aplocalypse now”. Lo stile è volutamente sporco, aguzzo e si allontana anni luce da un paffuto Shrek
Filippo Tagliabue, 4° F
o da un Mister Incredibile, sembra quasi di respirare la polvere che vortica e di provare l’arsura del deserto. Anche la recitazione presenta un lato innovativo. È stata infatti utilizzata la tecnica dell’ “emotional capture”, cioè nella recitazione vera e propria, non solo vocale, dei doppiatori, che è poi stata ripresa in gesti, movenze, andature dagli animatori. Nonostante sia una vera sorpresa, un piccolo capolavoro inaspettato, “Rango” è una pellicola figlia dei nostri tempi. Lo dimostra la centralità che nella trama ha l’acqua, denaro davvero liquido, per la quale i cittadini si disperano perché, si sa, se c’è acqua c’è vita. Inoltre anche questo cartone è disponibile in 3D e presenta qua e là delle scene fatte ad hoc, con i primi piani che bucano lo schermo o oggetti (grazie al cielo pochi) che vengono scagliati sul pubblico. Lanciato come il film doppiato da Johnny Deep, in realtà il protagonista ha una voce completamente diversa da quella solita italiana del buon capitan Sparrow. Menzione a parte per un simpatico quartetto di messicani gufi, di nome e di fatto, che accompagna con le loro chitarre e trombe la pellicola, sorta di voce narrante che parla direttamente con lo spettatore, riassumendo o anticipando i fatti. Se la trama di arrivo, caduta e riscatto dell’eroe appare banale è solo l’impossibilità di rendere appieno a parole un film come “Rango”, una meraviglia anche nelle immagini di paesaggi sconfinati. Con una morale, vecchia e nuova: non importa chi sei, ma chi vuoi essere. “Il mio nome? Chiamatemi… Rango”; “E adesso che facciamo, sceriffo?” Rango “Adesso... si cavalca!”
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Dove i libri diventano realtà
“…ogni libro ha uno spirito. Questo spirito cerca il suo lettore. Il suo lettore preferito, ideale, assoluto.” (Juan Villoro) Ti sarà mai capitato di entrare in una biblioteca o in una libreria, di essere travolto da quel particolare odore di carta, vecchio e stantio oppure che porta ancora con sé il profumo del bosco e dei suoi alberi. Una biblioteca è un luogo fatato ove abitano libri di ogni genere, piccoli e grandi, a volte anche giunti da un paese lontano. E nel momento in cui varchi quella soglia misteriosa ti ritrovi circondato da molti di loro che fanno la gara per attirare la tua attenzione: c’è chi mette in mostra il grande titolo, chi appare nella sua brillante copertina e chi ancora sbuca fuori da un angolino nella speranza di essere notato nonostante la sua posizione sfavorevole. Mentre gironzoli tra gli scaffali, essi si mostrano con tutta la loro magnificenza, ansiosi di essere scelti. Il fortunato sorride e guarda con esultanza i suoi poveri fratelli, consolandoli con quelle famose parole che vengono pronunciate da tutti gli amici partiti per quel lungo viaggio: “La prossima volta sarà il tuo turno”. Crediamo di essere noi a scegliere i libri: li afferriamo, leggiamo velocemente quei brevi stralci di trama sul retro e non soddisfatti li riponiamo sullo scaffale. In realtà sono loro a scegliere il proprio lettore quando, nei lunghi pomeriggi passati in biblioteca, decidono che sia il momento di sgranchirsi un po’ le gambe e farsi nuovi amici. Così quando un nuovo lettore fa ingresso nel loro mondo, gli occhi dei libri sono puntati tutti su di lui. C’è una forza, come quella delle calamite, che ti attrae a loro senza che tu te ne accorga: stai camminando tranquillamente e all’improvviso ti piomba davanti un volume. Lo prendi tra le mani sfogliandolo delicatamente per capire di che cosa si tratta. E mentre sei intento a valutarlo non ti rendi conto che invece è lui che ti sta sottoponendo ad un duro esame. Eh sì, perché quell’ “ammasso di carta” sta osservando il tuo cuore per capire se sei o meno il suo lettore ideale, se siete fatti l’uno per l’altro. Quando finalmente ha capito che non desideri fargli del male come per esempio strappare le sue preziose pagine,
Letizia Bigatti, 1° a si adagia soddisfatto tra le tue braccia. Lungo il tragitto che lo porterà alla tua dimora egli osserva alberi, palazzi, assapora il profumo della libertà ormai dimenticata da tempo. Quando ti immergi nella lettura egli ti segue come la tua ombra, pagina dopo pagina. I libri come le persone hanno caratteri diversi: possono essere timidi e riservati, stravaganti, vivaci…ognuno ha però la sua storia da narrare che sia triste o divertente. Incantano il loro lettore con fantastiche avventure, colpi di scena, scene commuoventi e divertenti. Nei pomeriggi di pioggia sono raggi di sole, sono zucchero dove c’è limone, sono un soffice guanciale in un mondo di spilli. Le loro pagine svolazzano come rondini che, spiccato il volo, raggiungono nuovi orizzonti. Terre lontane ove i libri, cullati dalle onde, elevano al tramonto il canto finale.
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Becoming who we are
‘Ragazzi esaltati’, poi ‘qualche rifiuto umano’, ‘generazioni di fighetti’, ‘che cosa vogliono dalla vita degli altri’, e poi ancora ‘fossi in loro mi farei delle domande’ e depressione cronica che spicca a caratteri maiuscoli.Per poi proseguire con un ‘fantocci depressi’ e una conclusione alla ‘suscitano forti dubbi sul loro orientamento sessuale’. Ma quello che mi ha stupita, l’ironia del tutto, come quella manzoniana, che alla fine nessuno mai capisce, è stato quell’inizio, così aperto, quel: ‘Viva la libertà di pensiero!’ che mi era piaciuto così tanto. Sì, vero, ‘viva la libertà di pensiero’ ma, la libertà, quella vera. La libertà di John Lennon e della sua Imagine, la libertà che abbiamo rivendicato per così tanto tempo, quella che riempie le piazze e accende i cortei. Ora, io non me la sento di inneggiare contro emo, punk, truzzi, o quant’altro. E nemmeno di disprezzare così apertamente questa ‘generazione di fighetti’, perché alla fine, sono io la prima a cui piace ‘farsi phega’, siamo noi i primi esponenti di questa generazione. E poi, David Bowie, proprio lui, non era un po’ un ‘king scene’, un re della scena? O, Michel Jackson? Che ne dite? E allora perché non ribattere anche contro di loro? Contro il loro ‘dubbio orientamento sessuale’? Non so, essere ancora qui, all’alba della fine del mondo, all’alba di quel ‘quia pulvis es et in pulverem reverteris’ essere qui ancora a classificare le persone per il loro stile, come fossimo enormi quantità di paste, inscatolate a seconda di forma e colore, non mi piace. No, non mi piace per niente. Perché poi, che c’è di sbagliato nell’ascoltare un
Giulia Agrati, 2°F
po’ di house? Sei tu il dio che ci abbatterà per dire che la tua musica è migliore? O che il tuo modo di vestire è più figo? Sei tu che hai il potere di giudicare il mio essere? No, non saprei.. E poi, parlo io che vesto Dt Martin e Ugg, che ascolto David Guetta a tutto volume andando a scuola, e mi rifugio in una ‘November Rain’ la sera, prima di addormentarmi... Non penso che ora i generi siano così definiti, e credo fortemente che ogni persona, anche la più etichettata, sia in grado di stupirci, sorprenderci, se solo gliene dessimo l’occasione... Penso che il bello sia mischiare i generi, ribaltarli, romperli e ricrearli. Perche è quello che nasce dal loro insieme che è davvero emozionante, che è davvero libero. Ecco dunque qui la libertà, quella vera. Audere semper, Come as you are, BECOMING WHO WE ARE.
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Giochi matematici SOLUZIONI DEI GIOCHI DELLO SCORSO NUMERO SOL. QUESITO 13: Allineiamo i sette pescatori in funzione (decrescente) del numero dei pesci che hanno pescato. Bisogna in particolare considerare i primi tre in classifica e mostrare che hanno preso almeno 50 pesci. 1° caso: il terzo ha preso almeno 16 pesci. Allora il secondo ne ha presi almeno 17 e il primo almeno 18. Insieme hanno preso almeno 51 pesci. 2° caso: il terzo pescatore ha preso al più 15 pesci. In questo caso il quarto ne ha presi al più 14, il quinto 13, il sesto 12 e il settimo (sempre al più) 11. Gli ultimi quattro della classifica hanno allora pescato al più 50 pesci. Quindi, i primi tre almeno 50. SOL. QUESITO 14: Supponiamo che A sia un cavaliere. Allora lo è anche B (perché A dice che egli lo è); quindi l’affermazione di B: “Se A è un cavaliere, lo è anche C”, è vera. Ma A è un cavaliere (per ipotesi), quindi C è un cavaliere (nell’ipotesi che lo sia A). Abbiamo appena dimostrato che se A è un cavaliere, lo è anche C. Ma B ha detto esattamente questo, quindi B è un cavaliere. Perciò l’affermazione di A che B è un cavaliere è vera, così anche A è un cavaliere. Quindi A, B e C sono tutti e tre cavalieri. SOL. QUESITO 15: Le soluzioni dell’equazione x2 - 126x + 3293 = 0 sono x1 = 37 e x2 = 89. Perciò tra militari e pirati si contavano 372 + 892 persone; aggiungendo Capitan Jack e Capitan John, si ottiene che in tutto parteciparono allo scontro in 9292. SOL. QUESITO 16: Due domeniche consecutive non cadono mai in un giorno pari (o dispari) e di conseguenza nel mese ci sono state 5 domeniche. Poiché ogni mese ha al massimo 31 giorni, la prima domenica deve necessariamente cadere il 2 e l’ultima il 30. Quindi il 20 del mese era giovedì.Per quanto riguarda la seconda domanda, quell’anno non è mai esistito, perché è impossibile che nel mese di dicembre ci siano esattamente tre domeniche e tre mercoledì.
Davide Redaelli, 1° D NUOVI GIOCHI QUESITO 17: Per vangare il giardino, mio padre ci mette 6 ore. Il nonno Renato, quando viene a stare da noi qualche giorno, lo vanga in 10 ore. Oggi il papà e il nonno si sono messi a lavorare insieme, contemporaneamente e senza darsi fastidio, ognuno con la sua vanga. In quanti minuti il giardino sarà stato vangato? QUESITO 18: Con cinque compagni, ho deciso di sgomberare la vecchia legnaia per farne una sala giochi. Oggi abbiamo portato via 5 quintali di legna in 5 ore. Domani, purtroppo, avrò solo 3 compagni ad aiutarmi e solo per 3 ore. Quanti quintali di legna avremo portato via in due giorni? QUESITO 19: Alice entrò nella Foresta dell’Oblio, dove vivevano il Leone e l’Unicorno. Questi due sono strane creature; il Leone mente il lunedì, il martedì e il mercoledì e dice la verità gli altri giorni della settimana. L’Unicorno, d’altra parte, mente il giovedì, il venerdì e il sabato, ma dice la verità gli altri giorni della settimana. Un giorno Alice incontrò il Leone e l’Unicorno, che fecero le seguenti affermazioni: Leone: Ieri era uno dei giorni in cui dico le bugie. Unicorno: Anche per me ieri era uno dei giorni in cui dico le bugie. Quale giorno della settimana era? QUESITO 20: (A) In quali giorni della settimana è possibile che il Leone faccia le due seguenti affermazioni: (1) Ieri mentivo. (2) Mentirò di nuovo domani. (B) In quali giorni della settimana è possibile che il Leone faccia la seguente singola affermazione: “Io mentivo ieri e mentirò di nuovo domani”. N.B.: naturalmente, le due soluzioni non sono uguali!
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Techno Lab Energia Nucleare: si va avanti? Dopo gli incidenti dell’ 11 marzo dal terremoto e maggiormente dall’onda anomala alla centrale di Fukushima Daiichi tutte le certezze sull’utilizzo di centrali nucleari a fissione sono state rimesse in discussione. Anche il Giappone, la nazione più avanzata in campo tecnologico, si è dovuta arrendere alla potenza degli agenti naturali. D’altronde si era arrivata ad un’assurda certezza di aver eliminato ogni pecca e possibilità di incidenti per questo tipo di energia. Piccola introduzione generale sul funzionamento delle centrali a fissione: essendo una centrale termica, la centrale a fissione ha lo scopo di creare elettricità utilizzando la forza del vapore. L’ebollizione dell’acqua per formare quest’ultimo è causata dalla combustione di un carburante che nelle centrali a combustibili fossili può essere petrolio, carbone o gas naturale; nel caso delle centrali a fissione il calore necessario è prodotto dalla reazione di un elemento radioattivo (solitamente l’235U) bombardato con un neutrone liberando energia. La fissione nucleare è controllata con apposite barre di metallo atto ad assorbire i neutroni liberati in eccesso dalla reazione, e raffreddato ad acqua.. Tutto questo complesso è il nocciolo, cioè il “cuore” della centrale. Come tutte le centrali elettriche anche quelle elettronucleari hanno vantaggi e svantaggi; tra i vantaggi troviamo che: · le centrali producono una grande quantità di ener gia; · relativamente alla fissione, non si produce CO2; · può limitare l’importazione di combustibili fossili. Ma d’altra parte: · le riserve di uranio (il più comune tra i combustibili nucleari) sono pur sempre esauribili; · l’uranio necessita di un processo di arricchimento; · se preso tutto il processo dall’estrazione dei combustibili alla produzione di elettricità, anche l’energia atomica produce CO2; · una centrale costa, in fase di progetto, durante la costruzione, in attività, in fase di smantellamento e
Daniele Viganò, 3°E solo parzialmente copre i costi; · le centrali non possono lavorare a pieno regime poiché ci si esporrebbe a rischi; · gli eventuali incidenti hanno un effetto devastante sull’ambiente circostante; · producono scorie radioattive di varia entità. · eccetera.. Da questo si può capire che l’energia atomica è svantaggiosa da molteplici punti di vista e comunque non potrà supplire ai combustibili fossili. Ma allora non ci sono modi per aumentare il rendimento e la sicurezza delle elettronucleari? In realtà ci sono varie ricerche che vertono su questi punti. Ne riporto solo una che ritengo essere la più interessante: le centrali al torio. La tecnologia legata a questo particolare minerale potrebbe infatti rappresentare il giusto compromesso di sicurezza e di rispetto delle problematiche ambientali che riuscirebbe a convincere anche il più convinto ambientalista. Usare torio al posto dell’uranio arricchito per far funzionare centrali nucleari è infatti una tecnologia già ampiamente conosciuta, studiata e anche collaudata che presenta una serie di vantaggi economici e anche ambientali. Ma anche di svantaggi. I reattori alimentati a torio produrrebbero comunque scorie che però non solo potrebbero essere riutilizzate per alimentare altri reattori, ma sarebbero anche molto meno pericolose di quelle prodotte da reattori ad uranio dell’ordine di diverse potenze in meno. Eppure nonostante tutti questi apparenti vantaggi solo pochi paesi hanno sviluppato questa speciale filiera nucleare: l’India, ora la Cina e pure il Canada. Il motivo di questo disinteresse risalgono ai primordi della tecnologia nucleare fondata principalmente sulla costruzione di armamenti nucleari. Ma ci sono anche altri motivi, trattasi di problemi legati ai costi di gestione più elevati del ciclo del combustibile nucleare. Il problema infatti è che il torio, non è un elemento
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metCetera Majorana Desio n. 5 / etCetera Majorana Desio n.5 m fissile. Non è radioattivo e cioè non libera dal suo nucleo neutroni che poi vanno a spaccare nuclei di altri atomi. In parole povere il torio da solo non brucia, e nemmeno si accende. Il problema dell’utilizzo delle centrali a torio nasce proprio da questa considerazione. Non basta infatti mettere una fiammella sotto una barra di torio per liberare l’energia contenuta all’interno dei suoi atomi. Almeno non una fiammella tradizionale. Ne serve una atomica. Serve cioè bombardare con dei neutroni. Ci sono due metodi per fare questo. Il primo è miscelare il torio con elementi radioattivi, per esempio uranio arricchito o plutonio. Il secondo sistema, e questo è il frutto dell’intuizione di Carlo Rubbia quando era alla guida dell’Enea, consiste nel bombardare il torio con un fascio di neutroni prodotti in un acceleratore di particelle. Ottenendo così la cosiddetta trasmutazione per spallazione. I neutroni colpiscono gli atomi di torio e li trasformano, meglio trasmutano, in un altro elemento, l’ uranio 233, un isotopo non esistente in natura e fortemente radioattivo. Al punto da riuscire a bruciare in maniera più efficiente anche dell’uranio 235 e del plutonio. Ora questa trasmutazione si attiene anche utilizzando come innesco del torio, uranio arricchito. Ed è proprio quello che avviene negli attuali reattori alimentati a torio. L’efficienza dei reattori a ciclo misto torio-uranio è tale che da 100 kg di combustibile se ne ha una produzione di 120 kg, ed egualmente anche nelle centrali cosiddette a “plutonio veloce” si arriva a tali efficienze. Impianti al torio erano stati sviluppati anche in Occidente. Proprio ai primordi dell’epopea nucleare, nel 1957 e sotto gli auspici del presidente Usa Eisenhower venne infatti inaugurata la centrale di Shippingport, un piccolo impianto totalmente alimentata a torio. L’idea era quella di collaudare reattori di taglia utile per i motori delle eliche delle grandi portaerei americane. Da allora però la storia cambiò rotta e solo pochi altri impianti sono stati realizzati. Solo in India si è puntato molto su questa tecnologia e sono stati effettuati dei reattori alimentati a torio. Negli ultimi anni però questa particolare tecnologia è tornata di moda, soprattutto in Cina che sta puntando moltissimo sul nucleare sia di terza che di quarta generazione. Anche negli Stati Uniti si torna a parlare dei reattori a torio. Principale sostenitore di questa tec-
nologia è Alvin Weimberg, direttore dei laboratori di Oak Ridge e fondatore della National Science Foundation, che già nel 1958 pubblica un libro di 978 pagine in cui espone la possibilità di creare reattori al torio con combustibile liquido. E, per un breve periodo, venne studiato anche in Italia. Nel nostro paese, infatti nella prima metà degli anni 2000, all’Enea si cominciò a sviluppare l’idea proposta da Carlo Rubbia, il cosiddetto Rubbiatron. In pratica si tratta di un reattore al torio che viene acceso non da plutonio, ma da un fascio di neutroni sparati con un acceleratore di particelle. I neutroni colpiscono la barra di torio e innescano la reazione. Con il vantaggio che il fascio di neutroni può essere interrotto in ogni momento proprio come se si trattasse di un vero e proprio interruttore. Si era progettato un piccolo reattore sperimentale e venne pure iniziata la fase di verifica del progetto che però si arrestò davanti alla mancanza dei fondi necessari per la realizzazione dell’acceleratore. Come sempre in Italia i fondi per la ricerca sono pochi o nulli. Speriamo però che questo “ritorno di fiamma” per un nucleare “pulito” ci aiuti ad uscire dall’era dei combustibili fossili, andando sicuramente a braccetto con le energie rinnovabili di cui parlerò la prossima volta.
Una vignetta di Greenpeace che riprende l’ “Urlo” di Munch, contro il nucleare.
ORIZZONTALI 1. Il gruppo di “Black dog” 8. 2/3 di U.F.O. 10. Il cognome di Billy Joe 12. Genere musicale 15. Singolo di Biagio Antonacci 16. Egli poetico 18. Il gruppo di " Back in black" 21. Metà di piantare 22. Famosa canzone dei Sex Pistols 27. Ci si infila il bottone 31. Vocali in zia 32. Canzone dei R.E.M. 36. Famosa canzone da discoteca 39. Cantante italiana ... esplosiva 40. Canzone dei Metallica 42. L'ape di Sinatra 43. Ridere rumorosamente 45. Thailandia 47. In quel luogo 48. Hard Disk 50. Est al congiuntivo 52. Il gruppo di "Losing my religion" 53. ultime in BIC 54. Hit dei Jethro Tull 58. Il gruppo di American Idiot 62. Formaggio confuso con Roma 63. Gruppo musicale degli anni '70 65. Il chitarrista dei Guns N' Roses 66. Il gruppo di "Jump" 68. Album dei Pearl Jam 70. La prima nota 71. Stazione Spaziale Internazionale (Eng.) 72. Comunità europea 73. La seconda lettera dell'alfabeto 74. Inductive Logic Programming 75. La 48 orizzontale allo specchio 76. Jurassic Park 78. Lungo serpente 79. Iniziali di Ramazzotti 80. Il dio degli inferi 82. Il gruppo di "Bicycle race" 84. Brano musicale eseguito da un solo strumento 85. Famosissimo gruppo punk-rock statunitense 89. Fine (Eng.) 90. The Wall ... in italiano 91. Nuovo Testamento 92. Simbolo dell'ettaro 93. Gli Stones 94. Modena City Ramblers 96. Pianta e bevanda 97. Nome del protagonista di un mito platonico VERTICALI 1. Canzone dei Cranberries 2. Articolo romanesco 3. Canzone dei Metallica 4. Consonanti sibilanti 5. I Black Eyed 6. Un Daniele chitarrista 7. Incorporation 9. Appassionato 10. Canzone degli Iron Maiden 11. Cantante libanese 12. Dio egizio 13. Associazione Radioamatori Italiani 14. Il gruppo di "Even flow" 17. La città di Broadway (sigla) 19. Catania 20. La 75 orizzontale 21. Tavola (abbr.) 23. Canzone dei Nickelback 24. In mezzo all'arca 25. International Basketball League 26. Introduce una finale 27. Inizio anno 28. I Black, famoso gruppo britannico 29. Grido del matador
98. Simbolo dell'iridio 99. No Comment 100. Nanometro 101. Intelligent Network 102. Pari in uova 103. Onomatopea 105. E' il famoso "of the opera" 110. Prime in Eminem 112. Fiume dell'europa centrale 113. Fiume spagnolo 114. Sono 21 in una canzone dei Green Day 116. Electronic Arts 117. Elemento chimico n. 17 118. Sinonimo letterario di bianco 120. Grido, lamento 122. Canzone di Brian Adams 124. L'Enea latino 125. Vivacità d'animo 126. Sassari 128. American English 130. Brano articolato n strofe e sezione 132. Va bene 133. Gli RHCP 145. Strofa di canzone 147. Formava un duo assieme a Garfunkel 148. Opposto di contro 149. Massacro (Eng.) 150. Preposizione semplice 151. Associazione calcio fiorentina 30. canzone degli Status Quo 33. Aeronautica Militare 34. Preposizione semplice 35. Il gruppo di "Stand by me" 37. Prima persona singolare 38. Cantautore britannico 40. Strumento per la flagellazione 41. Il Luciano cantautore 44. Il gruppo di "Zombie" 46. Novantanove romani 48. Album dei Venom 49. Il gruppo di "Highway star" 51. Dominio di primo livello in Italia 55. Quality Assurance 56. Interiezione 57. Simbolo del nanovolt 59. Singolo dei Beatles 60. Non 61. Atene in auto 64. Vocali in velo 65. Unità d'élite del Terzo Reich 67. Nulla 69. Può essere adesivo o trasportatore 71. Famosissimo gruppo metal britannico 72. Caserta 75. Duetto 77. Il gruppo di "Without you I'm nothing" 79. Famoso rapper statunitense 81. Band heavy metal inglese 83. Album dei Subsonica 84. Associazione Nazionale per l'Isolamento Termico 86. Anno Luce 87. Ultime in bang 88. Canzone (Eng.) 90. Un sistema operativo della Microsoft 95. Johnny, cantautore statunitense 103. Mare (Eng.) 104. Metà Davide 106. ... him, colonna sonora de "il gladiatore" 107. Desinenza verbale 108. Cantante israeliana 109. Canzone dei Green Day 111. Mezzo modo 115. Solito 117. Pesci d'acqua dolce 119. La usa Tarzan 121. Centro di leva 123. "That men do" in una canzone degli Iron Maiden 125. Be right there
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Literarum Pars
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Sparkland (parte V)
Non ce la facevo più a restare in quel posto. Volevo tornare a casa mia, rivedere i miei amici, e le altre persone che conoscevo. «Tu vieni dalla Terra, giusto?» La domanda mi sorprese. Non capivo. «Sì. Certo…» «Ah, va bene» Mentre continuavamo a camminare, riflettevo sulla curiosa domanda del tizio incappucciato; era forse possibile che ci trovassimo su un altro pianeta? Era assurdo. Tuttavia ne erano successe di cose assurde ultimamente. Non sapevo a cosa credere. Che il nostro desiderio di abbandonare il mondo in cui vivevamo fosse stato male interpretato e poi avverato?… «Ma siamo sulla Terra o no?» provai a chiedere. «Non è importante» mi rispose nuovamente il tizio incappucciato. Questa volta mi aspettavo di ricevere ancora questa risposta. Cercai così di assecondarlo. «Cos’è che è importante?» «Ciò che penso io, se è giusto» «E cos’è che è giusto?» «Ciò che è consueto» «Ma se ciò che è consueto è sbagliato?» «Quello che pensi diventa importante» «Anche se è sbagliato?» «No» «Come si fa a sapere ciò ch’è sbagliato?» «Da ciò che si pensa» «E se si pensano cose diverse?» «Si può capire ciò che è giusto» «Cioè ciò ch’è consueto» «Non più» «Perché?»
Davide F. Redaelli, 1° G «Perché non è più importante» «Se si pensano cose sbagliate si può capire lo stesso ciò ch’è giusto?» «Se ci si confronta con qualcun altro, sì» «E se tutti pensano cose sbagliate?» «Allora quello diventa giusto» «Anche se è sbagliato?» «No, se lo si può dire. Anche se spesso non accade così» «Perché?» «Spesso non si dà importanza a quello che pensano gli altri» «Perché è sbagliato?» «Perché si pensa che lo sia. Quello che si pensa, se è quello a cui si crede, non sembra mai sbagliato, altrimenti si capirebbe ciò che è giusto» «Ma è importante capire ciò che è giusto?» «È difficile. Ciò che è sbagliato danneggia gli altri e se stessi, ma ciò che non lo fa non è necessariamente giusto» «Quindi se qualcosa non danneggia gli altri non è importante capire se è giusta» «L’importante è sapere che non è sbagliata» «Ma se non è nemmeno giusta» «Non è importante» «Se qualcosa non è importante è superflua» «Non bisognerebbe mai sapere tutto» Non gli chiesi più niente, e continuai a camminare, avanzando sempre mezzo metro dietro di lui.
Immense grazie mRedazionem Caporedattrice: Marta Tagliabue, 4°E siano rese ai Redattori: Giulia Zaina, 4°a; Achille membri del Taccagni, 4°a; Arianna Colciago, 4°a; Letizia Bigatti, 1°a; Samuele Tagliabue, personale ATA 5°F; Luca Novati, 4°D; Filippo Tagliabue, 4°F; Daniele Viganò, 3°E; Alberto che perdono Colombo, 3°E; Davide F. G.Redaelli, 1°G. investono il loro Fumettisti: Filippo Tagliabue, 4°F; Datempo nel ciclos- niele Viganò, 3°E; Alessandro Orsenigo, 3°E. tilare il nostro Redazione Grafica: Giovanni Zullo, 3°C; Giacomo Panzeri, 3°a giornale!
Le copie del giornalino sono poche non perché siamo molto taccagni ma perché è stato messo anche online, sul sito www.liceomajoranadesio.it, sotto la sezione “studenti”. Se non sei stato abbastanza veloce da prenderne una copia leggilo online, la definizione è maggiore e le immagini sono a colori! Commenta gli articoli sul forum (www.liceomajoranadesio.forumfree.it) e invia i tuoi elaborati a etceteramajorana@gmail.com!