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etCetera 4 (As 2010/2011)

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etCetera Periodico di informazione a cura degli studenti del liceo Scientifico e Classico Majorana liceomajoranadesio.forumfree.it

Numero 4 - 2011 Gennaio/ Febbraio

Tre diversi momenti dell’assemblea sulla Memoria, tenutasi il 27 Gennaio presso il nostro Liceo.

Cogestione 2011

Hereafter

Jimi Hendrix

“Bisogna che tutto cambi perché nulla cambi”, dicono. Noi ci abbiamo provato, e i risultati non si sono fatti attendere. (continua a pag. 4)

Per quanto possa essere spaventoso e sgradevole come pensiero, l’esperienza della morte può capitare a chiunque, senza limiti di alcun tipo ed in qualsiasi momento. (continua a pag. 11)

Jimi Hendrix, il musicista di Seattle che ha completamente mutato l'approccio alla chitarra elettrica inventando un nuovo stile vulcanico che ruppe con la tradizione... (continua a pag. 17)


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La raccolta differenziata al Majorana: istruzioni per l’uso

Ore 11.05: intervallo! Posare la penna, chiudere il libro e fiondarsi fuori dall’aula: sono le classiche azioni che compiamo ogni giorno al suono della tanto attesa campanella. Seguono grasse risate con compagni, le interminabili code alle macchinette che finiscono sempre per farti perdere i primi 5 minuti della quarta ora, con conseguente nota sul registro, e le travolgenti corse lungo le scale e i corridoi per accaparrarsi la merenda che hai iniziato a desiderare ardentemente alle 8 e 13 minuti (di norma l’ultimo esemplare rimasto lo ruba sempre il tizio davanti). Ma ecco che entri in possesso del tuo nutrimento, non lo guardi neanche: lo addenti con ferocia, lacerandolo mortalmente e finendolo già per metà; poi lo ingurgiti senza ritegno, masticando a bocca aperta e ignorando le facce schifate e sconvolte delle tue compagne di classe perennemente a dieta. Termini il tuo pasto, poi lanci la carta appallottolata nel cestino più vicino facendo vedere a tutti quanto sei bravo a fare canestro (e infatti sbagli sempre) e te ne torni in classe sazio e con immensa soddisfazione. Eh no: stop! Così non va! Infatti questo, oltre a essere un’affidabile ricostruzione delle mosse dello studente majorano medio durante i suoi 10 minuti di intervallo, è anche un articolo sulla raccolta differenziata presente nella nostra scuola. Spero non si sia creato un virtuale silenzio imbarazzante legato all’espressione “raccolta differenziata presente nella nostra scuola”. Per chi non lo sapesse (ma anche per coloro che ne sono a conoscenza ma non se ne curano) la raccolta differenziata al Majo non è più fantascienza, e anche da un po’ di tempo ormai. Dopo tutto basta guardarsi attorno lungo i corridoi della scuola per accorgersi che oltre ai classici cestini è possibile anche individuare dei contenitori per soli bicchieri, altri che sono destinati solo alla plastica e alle lattine oppure quei grandi parallelepipedi bianchi per carta e cartone, uno su ogni piano: la raccolta differenziata al Majorana esiste.

Giulia Zaina, 4° a Effettivamente è una procedura che può mandare in confusione, è vero. Quando si ha in mano il bicchierino vuoto del caffè col fondo di zucchero appiccicoso è difficile individuare la sua destinazione: carta, plastica o indifferenziato? E per l’involucro del panzerotto e dell’hot-dog è lo stesso: va buttato nei contenitori bianchi per carta e cartone, o il fondo unto e grondante dovrebbe suggerirci un’altra destinazione? È una dura scelta, c’è da ammetterlo. D’altra parte, però, accade anche che per negligenza o per pigrizia spesso decidiamo di sbarazzarci della nostra spazzatura nel cestino più a portata di mano, pur riconoscendo che è quello sbagliato, ma senza farci neanche troppo caso. Di certo non è la fine del mondo se gettiamo un foglio di carta nell’umido o il bicchierino del caffè nell’alluminio: non facciamo del male a nessuno. Tuttavia più o meno tutti dovremmo sapere che circa a un chilometro dalla nostra scuola e dai nostri polmoni c’è il simpatico inceneritore di Desio: lì i rifiuti che non possono essere riciclati vengono immancabilmente bruciati. E quell’aria noi majorani, che siamo così vicini, non possiamo davvero fare a meno di respirala, anche se proprio non vorremmo, tutti i giorni, per cinque anni. Alla fine pensandoci bene non costa neanche molto la differenziazione dei rifiuti: basta leggere la scritta sul cestino, vedere se è compatibile con l’elemento indesiderato che tieni tra le mani, buttarlo, o in alternativa fare due passi verso l’altro contenitore. Semplice, no? Vero è che non ci sono mai state grandi campagne di sensibilizzazione su questo tema nel nostro istituto e che di circolari al riguardo sono arrivate davvero raramente. Ad esempio, sono davvero pochi gli studenti che sono a conoscenza della semplice

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ma importante iniziativa che consiste nel raccogliere tappi di bottiglia, i quali, tramite un membro della segreteria, vengono destinati all’ospedale Niguarda di Milano per contribuire ai trapianti di midollo osseo. Tuttavia quest’anno sono previsti dei corsi ed anche un progetto, organizzati da alcuni professori, che mireranno ad informare e a rendere più partecipi tutte le componenti scolastiche. Abbiamo sentito il parere della Professoressa Patrizia Proserpio, la quale si è occupata della raccolta differenziata all’interno della nostra scuola da quando quest’iniziativa è nata. 1. In che anno è stata introdotta la raccolta differenziata nel nostro istituto? Da circa tre anni. 2. Chi ha avuto l'iniziativa e perché? Era una cosa che si pensava da anni ma il Comune di Desio non forniva materiale e indicazioni, pur affermando che é obbligatoria in tutto il Comune e che dunque avremmo potuto prendere una multa stratosferica. E' stata costituita una "Commissione responsabili ambientali", della quale ero membro e, insieme ai colleghi, abbiamo avviato la raccolta. E' stato semplicissimo. 3. Chi se ne occupa oggi? In realtà é il personale non docente che tiene conto dei giorni per le varie raccolte... Secondo me, sarebbe necessario rinfrescare le idee agli studenti perché spesso vedo che la raccolta non é fatta come si deve. 4. I bidoni a scuola sono molti e specifici, giustamente; tuttavia, stando a ciò che mi hanno fatto notare alcune bidelle, gli studenti e i professori, purtroppo, non rispettano la differenziazione. Questo fatto è stato individuato da chi si occupa della raccolta differenziata a scuola? La Commissione di cui sopra non esiste più, ma ho scoperto un mese fa che fa parte dei doveri del CIC l'essere responsabili ambientali. Si vede che é il mio destino, visto che faccio parte del CIC. Sì, mi sono accorta che le persone non si impegnano a sufficienza e stiamo pensando di migliorare la raccolta e di avviare un corso per tutte le classi in modo da sensibilizzare tutti quanti, colleghi inclusi.

5. è già stato preso in passato qualche provvedimento per sensibilizzare coloro che vivono nell'ambiente scolastico riguardo questa mancanza? Non ancora ahimè. Tieni conto che la sede nuova é grande e forse manca qualche contenitore per la differenziata... 6. Si ha in mente qualcosa di più per sensibilizzare ulteriormente studenti, professori e personale scolastico? Come ti ho detto, e come i miei studenti possono confermare, ci tengo molto e ho contattato Lega Ambiente per avere un aiuto e uno stimolo in più. Penso che tutti gli utenti del Liceo a casa facciano con attenzione la raccolta (incluso dei tappi) e non vedo difficoltà a comportarsi nello stesso modo nell'ambiente scolastico. Forse dunque sarebbe incisivo riprendere chi butta le lattine nei cestini o i bicchierini nella pattumiera per i tappi. O forse avrebbe senso far sapere a tutti dove finiscono questi tappi...

Il simbolo del riciclaggio.


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Cogestione 2011

“Bisogna che tutto cambi perché nulla cambi”, dicono. Noi ci abbiamo provato, e i risultati non si sono fatti attendere. La cogestione quest’anno è stata un vero successo, sia per quanto riguarda l’affluenza, sia per il livello delle attività proposte. Non voglio raccontarvi il programma, che già conoscete (questo articolo è per chi ha partecipato, tu che sei rimasto a casa a dormire puoi cortesemente andare a fare in quel posto che stai pensando, oppure più semplicemente girare pagina). Voglio invece soffermarmi su alcuni numeri. I 4 volenterosi nobilissimi abilissimi Spalmatori di Nutella che vi hanno deliziato in queste fredde mattine primaverili hanno finito ben 13 vasetti di crema alla nocciola (sento già svenire il professor Marottoli), spalmati su 26 confezioni di morbidissimo pane bianco a fette. Il tutto annaffiato da 22 bottiglie di tè freddo: gli studenti si sono rivelati talmente famelici che per il martedì è stata necessaria una seconda spesa. Tutto ciò è stato pagato con i soldi avanzati dall’ordine delle 230 pizze che i Majorani hanno sbranato durante la pausa pranzo del lunedì: non ne è avanzata nemmeno una briciola. Stando al registro delle firme, le 4 conferenze durante la mattina del 21 hanno attirato 481 studenti (primini in testa a quota 143, maglia nera alle quinte con sole 52 presenze); almeno un centinaio, dato non confermabile, hanno proseguito la loro giornata a scuola per seguire uno dei 7 incontri del pomeriggio, o per vedere uno dei 2 film scelti da una giuria degna dell’Academy. Le firme del secondo giorno rivelano un sostanziale calo delle presenze, ma forse questo è dovuto anche, o almeno così speriamo, alla difficile reperibilità dei registri: solo 266 presenti, un po’ pochino, ma del resto così è sempre stato. Chissà perché poi lo studente medio viene il primo giorno e bigia il secondo, e non il contrario: non sarebbe più intelligente saltarsi il primo? Così se il giorno dopo la cogestione avete qualche verifica, potete piazzare gli appunti stampati su carta lucida sul banco in tutta pace e serenità. Però il primo giorno c’è un’aria diversa, di nuovo, di unione, di pace e amore.. La soluzione è venire entrambi i giorni, e buonanotte al secchio. Fatto sta che le 10 conferenze (abbiamo voluto incrementare l’offerta nel secondo giorno proprio per

Achille Taccagni, 4° a invogliare gli studenti a partecipare) e i 2 film di martedì 22 hanno comunque raccolto un discreto successo, fornendo momenti memorabili agli studenti che vi hanno assistito. Chi, per esempio, avesse aperto la porta della classe 1a tra le 11.30 e le 13, sarebbe rimasto colpito dalla quantità di ragazzi, addirittura 60, ammassati in un così piccolo spazio, tutti lì convenuti per seguire la conferenza della Water Rockets Corp. e dei suoi razzi ad acqua. Permettetemi di farvi notare la varietà degli argomenti proposti: abbiamo spaziato dalla contraccezione alla fantascienza, dalle battaglie nella storia alla bossa nova, dalla tossicodipendenza alla storia del fumetto, e queste sono solamente una piccola parte. Non sono poi mancati alcuni cavalli di battaglia delle passate edizioni, come il Laboratorio di giocoleria, l’aula musicale e quella per accaniti cinefili. Con questa varietà abbiamo cercato di stuzzicare l’interesse del maggior numero possibile di studenti: oltre a tutto ciò vi prepariamo anche pane e Nutella, cosa volete di più? Questa grande offerta rappresenta già di per sé un cambiamento rispetto agli anni scorsi, in cui la cogestione era più simile a un’assemblea monotematica con laboratori al pomeriggio; ma ciò che davvero ha costituito una rottura col passato è stata la tanto discussa abolizione dei tornei sportivi. Questi erano diventati nel tempo sempre più confusionali, la palestra sempre più sovraffollata, i professori sempre più nervosi, fino al diktat dell’anno scorso per cui non ci era stato concesso lo spazio necessario e i tornei si erano svolti grazie al bel tempo nel campo esterno, senza la minima sorveglianza. Quest’anno abbiamo preferito fare della palestra uno spazio per conferenze, non senza problemi tecnici: è la prima volta che ci proviamo, ogni errore serve da lezione per l’anno prossimo. Un successo e un riscatto, dunque, dalle proteste che avevano accompagnato la precedente edizione: non potevamo chiedere di meglio. Grazie infinite a tutti coloro che si sono impegnati per l’organizzazione di questi due giorni. Arrivederci alla prossima edizione!


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TORNIAMO A PALRLARE DI MAFIA, FACCIAMOLO ORA, QUI.

Una serie di tre incontri con la città per parlare del problema della mafia, qui a Desio e nella Brianza, tra questi tre ho deciso di raccontare quello che mi è sembrato più significativo. Marta Tagliabue, 4° E Il 22 Gennaio, nella sala Pertini di Desio si è tenuto un incontro dal titolo “prima di tutto legalità”, organizzato dal Partito Democratico, con tema la lotta alla criminalità organizzata. Sta ad Enzo Ciconte [giornalista e docente di storia della criminalità organizzata] introdurre, in una sala gremita. Il suo discorso inizia con l’augurio che finalmente, dopo trent’anni d’indifferenza, ci si sia resi conto che il problema della criminalità organizzata di stampo mafioso è una realtà radicata anche nei territori del nord e lo dimostrano i recenti avvenimenti di Desio e dintorni, che vedono collusioni tra la ‘Ndrangheta e il potere politico. Il dott. Ciconte afferma che un radicamento così forte è stato causato da una enorme sottovalutazione del problema, infatti le prime relazioni della Commissione Antimafia sulla presenza di organizzazioni criminali di stampo mafioso a Milano risalgono al 1990, mentre a livello locale si è sempre negata la presenza di tali organizzazioni sul territorio. A questo punto il moderatore [Danilo Di Biasio, direttore di Radio Popolare] lo interroga sul motivo della diffusione delle mafie in Lombardia. Ciconte risponde evidenziando come il “soggiorno obbligato”, spesso accusato di esserne causa prima, abbia contribuito certamente al radicamento delle mafie nel territorio, ma non ha avuto un evidente ruolo di rilevanza in tale processo, questo poiché la criminalità organizzata è da sempre attratta dai centri

di potere e di denaro, com’è infatti la Lombardia. L’intervento termina con un appello alla società e alla classe politica, affinché ognuno faccia la propria parte in questa grande sfida che deve coinvolgere l’Italia intera. Successivamente viene data la parola a Renato Mattioni [direttore della Camera di Commercio di Monza e Brianza] il quale presenta un’interessante indagine svolta tra gli imprenditori del territorio. Alla domanda “le organizzazioni di stampo mafioso vi causano un danno economico?” l’80% risponde affermativamente e oltre il 96% degli stessi ritiene che la crisi economica attuale favorisca gli affari delle mafie. Quando poi viene chiesto loro se sia giusto scendere a compromessi con queste organizzazioni criminali solo poco più del 70% risponde negativamente. Abbiamo invece una rottura di opinioni quando gli stessi sono chiamati a dar risposta a questo quesito: “il federalismo sarà secondo voi utile a combattere le mafie e a favorire quelle imprese che con esse non hanno mai collaborato?” il 55% degli imprenditori pensa di si, in quanto vede nel federalismo una possibilità di avvicinamento della politica a imprenditori e società civile. E’ piuttosto interessante analizzare questi dati in quanto emerge che gli imprenditori hanno da una parte piena coscienza del problema, dall’altra sentono distanti le istituzioni e la politica. Subito dopo questo intervento è il turno di Ilaria Ramoni di Libera Lombardia, la quale si rallegra a proposito del-


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metCetera Majorana Desio n. 3 / etCetera Majorana Desio n.3 m l’organizzazione di un pomeriggio interamente dedicato al problema delle mafie al nord, poiché afferma che fino a poco tempo fa si domandava di continuo come si potesse fare antimafia “in un luogo dove della mafia si negava l’esistenza”. In questo modo mette in evidenza il tema dell’omertà e di come l’omertà dimostri ancora una volta il reale radicamento della criminalità organizzata sul territorio. Interrogata da Danilo Di Biasio su come Libera Lombardia aiuta le imprese a combattere le infiltrazioni della criminalità organizzata, risponde che è in progetto di aprire uno sportello dal nome “SOS Giustizia” rivolto a tutti ed in particolare agli imprenditori. In seguito prendono parola la consigliera PD Ricchiuti e il candidato sindaco PD Corti, i quali parlano della situazione cittadina. [Evito a questo punto di riportare quanto detto a proposito ella città di Desio in quanto ritengo sarebbe necessario scrivere un articolo a sé per rendere giustizia a quanto accaduto recentemente nella politica cittadina.] A conclusione dell’incontro parla Luciano Violante [presidente della Commissione Antimafia dal 1992 al 1994] evidenziando come quella alla criminalità organizzata non possa essere la battaglia di una sola parte politica, ma debba essere una sfida della politica in toto e della società civile. Il rischio di sminuire il problema è alto specialmente in una situazione di crisi come questa, e allora bisogna recuperare i valori di onestà, giustizia e legalità poiché leggi e regole sono inutili se non vi sono dei valori a reggerle. Violante si sofferma poi sulla parola legalità come “fiducia nella società retta da regole e valori”. Conclude infine il discorso dicendo che “la mafia tiene in piedi la politica come la corda l’impiccato”, proprio per questo la politica dovrebbe sentire un senso di appartenenza comune verso questa lotta, poiché dividersi compor-

terebbe necessariamente avvantaggiare la mafia. “Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”: questo diceva Paolo Borsellino, e allora penso sia un ottimo segnale il fatto che si discuta, in questa città in particolare, di mafie, perché riconoscere il problema è il primo passo per combatterlo. La cittadinanza è stata un’attenta partecipe di quest’incontro del 22 Gennaio così come di quello del 12 con Giulio Cavalli. Devo però purtroppo riconoscere che non vi è stata grande partecipazione da parte dei giovani, forse complice il sabato di sole. Non ci sono tuttavia giustificazioni, quella della criminalità è una questione che riguarda tutti e in particolare noi ragazzi che ci accingiamo per la prima volta al voto, che vivremo la realtà brianzola molto più di quanto faranno ormai i nostri genitori e nonni. Forse sarebbe il caso, almeno per queste fondamentali questioni, di tornare a indignarsi.

Alcuni dei relatori dell’assemblea sulla mafia organizzata dal PD di Desio


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L’uomo delle cose belle

Chi è, come pensa, che cosa sente uno scrittore Uno scrittore, anche il più banale e inesperto, il malcapitato studente che si accinge alla stesura di un tema come il più grande dei letterati, sa che di fronte alla pagina bianca di un foglio è di fronte alla sua libertà, una libertà purissima e sacra. Che sia vincolato da uno schema determinato o completamente solo, abbandonato alla compagnia di se stesso, lo scrittore compie il suo miracolo, la sua opera d’arte riempiendo quel vuoto con la propria fantasia, come uno specchio del pensiero. Manifestare la fantasia, essenza recondita della mente umana, è un grande gesto di altruismo ed è necessario, per il bene stesso della razza umana, che sia rispettato da tutti. Innanzitutto, uno scrittore è immortale perché vive in ciò che scrive. Vive per l’eternità, in silenzio, non in qualche parola chiusa in un libro, ma nelle sue parole, uniche al mondo, che lo rendono unico al mondo. Lo scrittore non è un precettore, né necessariamente una guida morale, né un sociologo; piuttosto un esperto di anime, come un intransigente collezionista di farfalle o un astronomo in una metropoli, solo contro tutto e contro tutti, un’inutile pecora nera uscita dal gregge. Per nessuno scrittore è facile dire di sì, come in un matrimonio, al suo progetto. Pensare di scrivere non è una vocazione, né un’occasione. Si scrive perché si ha qualcosa da dire e perché si sente il bisogno di non tenersi tutto per sé. Scrivere perché è una liberazione, perché comunicare tra uomini è un’arte e non solo i più sensibili vi riescono bene, ma tutti coloro che desiderano fortemente mostrare se stessi non accettando di passare nel mondo come rifiuti del tempo, senza lasciare traccia o segno del proprio passaggio. Scrivere è importante perché le parole d’aria, quelle della voce, troppo spesso non bastano, non dicono tutto. È molto difficile. Progettare di scrivere significa addentrarsi in uno spazio pericoloso, perché si entra in un tunnel oscuro e senza fine, perché non si perviene mai a una piena soddisfazione, non si arriva mai a scrivere l'opera perfetta. È difficile più che altro accettarlo e farsene una ragione. È necessario soprattutto affidarsi, darsi incon-

Samuele Tagliabue, 5° F dizionatamente nelle mani del lettore perché è come regalare una parte della propria persona a qualcuno che non si conosce: è un bel rischio, certo, ma è un impegno che paga, che non nega la redenzione dall’effimero. Lo scrittore è un architetto pazzo che costruisce sulla carta con un inchiostro nero. Costruisce ogni parola con una vita in sé, ogni frase con una velocità, un ritmo definito e voluto. Da un’immagine può far respirare al lettore un profumo e farlo viaggiare per chilometri nei luoghi più disparati e sconosciuti dell’immaginazione. Lo scrittore crea, forma, fa nascere dal nulla, combina vari reagenti per giungere alla sintesi di qualcosa di nuovo, di mai visto prima. È pignolo, non è mai appagato per quello che fa. Non dice “come viene, viene”, ma odia il pressapochismo. Ecco, dunque, che cosa è uno scrittore: un ricercatore della perfezione, un incontentabile picconatore dell’anima, un buffone pazzo e colorato, ma soprattutto, come dice Oscar Wilde, uno scrittore è, poiché artista, un creatore di cose belle.


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Overland

L’ultima grande avventura dei nostri tempi Vi chiederete tutti: cosa è Overland? Il progetto Overland, nato nel 1995 da un’idea di Giuseppe Tenti, si propone un ambizioso obiettivo, quello di viaggiare in tutto il mondo, fino alle regioni più remote del nostro pianeta, con dei camion Iveco 330.30 di colore arancione, diventati oramai il simbolo delle spedizioni. I numeri di Overland sono impressionanti: 11 spedizioni in 11 anni, con più di 250.000 km (circa sei volte la circonferenza terrestre!) di strade percorse per un totale di più di 1100 giorni di viaggio attraversando 107 Stati. La spedizione madre parte nel Novembre del 1995 con l’intento di raggiungere New York via terra, sfruttando il ghiaccio formatosi durante il gelido inverno polare. Una “mission impossible”, verrebbe da dire, che si conclude felicemente nell’Aprile dell’anno successivo. Il 1997 è l’anno del Sud America, attraversato dai quattro camion arancioni in lungo e in largo, dalle Pianure Americane al Centro America, dalla Foresta Amazzonica alla Cordigliera delle Ande per poi arrivare a San Paolo del Brasile. L’anno successivo a farla da padrone è l’Africa, insieme al mondo arabo. Un itinerario che ripercorre la storia dell’uomo, per arrivare fino l’estrema punta nord del Vecchio Continente, Capo Nord. Nel 1999 hanno luogo ben due viaggi, il 4, che porta a Pechino attraverso quella Via della Seta resa famosissima dal veneziano Marco Polo, e il 5, che, dopo aver attraversato stati colpiti dalla guerra come Afghanistan, Iraq, Israele, Kosovo e Serbia, raggiunge Roma proprio alle porte del Giubileo. Questo probabilmente è il viaggio più emozionante tra immagini veramente forti, testimonianze di quel grande male che sono la guerra e il regime dittatoriale. Numerose spedizioni succedono a questa, tutte documentate e trasmesse sulle nostre televisioni grazie alla RAI. Overland vincerà anche numerosi premi, esprimendo così la bontà dell’iniziativa. Non bisogna commettere l’errore di pensare che gli uomini che partecipano alle varie spedizioni siano come “eroi”. Sono persone che dedicano le loro ferie

Lorenzo Valerin, 3° E lavorative per dedicarsi al puro piacere dell’avventura, alternandosi nei vari periodi del viaggio. Vi sono anche elementi del personale dell’IVECO e un importante aiuto arriva anche dal Reggimento Paracadutisti Tuscania di Livorno. Oltre a questi vi sono un medico e una troupe televisiva. Fondamentale è l’apporto dato da Overland all’UNICEF. Non solo una spedizione votata al solo viaggio, bensì una spedizione umanitaria. Toccanti sono le immagini arrivate dai vari Paesi visitati. Le condizioni dei bambini in certi Stati sono davvero pietose e Overland, nel suo piccolo, cerca di aiutarli con viveri, medicazioni quando necessario e anche delle semplici magliette, per ridare felicità a gente che non avrebbe alcun motivo per ridere. Overland ci propone uno spaccato sulle condizioni di vita del Terzo Mondo, facendo riflettere sulla nostra condizione, molto privilegiata se si pensa al resto del pianeta. In conclusione, non posso che rimandarvi, per ulteriori informazioni, sul sito ufficiale, www.overland.org, dove avrete la possibilità di scoprire fino in fondo l’essenza di Overland!

I truck della spedizione Overland


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Rugby VS Calcio

Difficile spuntarla se gli argomenti di cui parliamo sono il fair-play e il rispetto, sia per l’arbitro sia per gli avversari. Tutti gli sport si basano su questi valori, ma per qualche oscuro motivo il calcio li ha persi e per motivi ancora più oscuri riesce comunque a sopravvivere e ad essere lo sport più praticato, guardato e oggetto di scommesse in Italia. Molte sono le conseguenze di questa perdita di valori. Prima di tutto la simulazione, immancabile in ogni partita di calcio, che, con un po' di culo, ti permette fingendo spudoratamente di essere stato buttato a terra di fare quel punticino che puntualmente ti serve per vincere la partita. Ma è meglio vincere barando o perdere onestamente? Craig Green, campione di Rugby con la Nuova Zelanda nel 1987, non ha dubbi al riguardo: “Anche nel rugby ogni tanto qualcuno prova a simulare, ma in campo c’è un codice non scritto e state sicuri che dopo un paio di minuti quello lo troverete sotto la mischia dove qualcuno gli avrà spiegato che gli conviene non provarci più. Meglio perdere che imbrogliare”. Un arbitro di calcio si trova spesso in situazioni di dubbio dove sfortunatamente perde l’attimo in cui il giocatore viene “buttato a terra” e deve affidarsi all’ onestà che dovrebbero avere i giocatori in campo. Ovviamente la squadra che ha “buttato a terra” l’altro uomo non vuole neanche sentirne parlare e quindi si oppone all’arbitro, prima, forse, gentilmente, poi con epiteti e gesti molto poco gentili. Dopo tutto questo sfacelo di rigori, urla, uomini “buttati a terra" e magari anche qualche bell’insulto, come si può pensare che le due squadre si possano sedere allo stesso tavolo a mangiare, come è classico invece nel rugby? Gianluca Pegolo, portiere del Siena, risponde ai nostri dubbi: “Alla fine sono sempre rivali, posso sedermi allo stesso tavolo solo se vinco”. Ora, secondo me, una cosa è dire: “La tentazione di simulare in una partita è forte e noi siamo umani, è normale cedere alle tentazioni” un’altra cosa è dire: “Ogni

Stefano Tagliabue, 2° D mezzo è buono per portare a casa la vittoria”. Purtroppo nel calcio la si pensa proprio così, ma la cosa triste è che ciò viene insegnato anche ai bimbi, alle squadre giovanili, quelle dove lo sport non dovrebbe ancora essere contaminato da certe pratiche. Lo stesso discorso vale per il terzo tempo, cioè il dopo partita classico del rugby. Le due squadre e l’arbitro sedute allo stesso tavolo mangiano insieme ridendo e scherzando. È ben diverso dire: “Non penso che nel calcio il terzo tempo sia qualcosa di fattibile” da: “Non posso sedermi allo stesso tavolo con i miei rivali”. Questi sono i “valori”, se così li si può chiamare, che il calcio trasmette. Smettiamo di nasconderci dietro un dito e diciamo le cose per come sono: il calcio potrebbe essere uno sport figo, degno di questo nome se non ci fosse tanta gente a rovinarlo. Non fanno apposta, lo fanno per fare soldi. I calciatori sanno che più vincono più soldi portano a casa e quindi ogni mezzo diventa buono per vincere, simulazione inclusa. A questo punto il calcio smette di essere uno sport e diventa una macchina per fare soldi. Scommetto che ora qualcuno sta pensando: "Ma se al posto del calcio ci fosse stato il rugby sarebbe stato lo stesso discorso", non è vero. In Inghilterra e in Francia il rugby viene visto alla pari del calcio, eppure i suoi valori restano intatti. Concludo: Bruno Munari, artista e designer, ha perfettamente ragione dicendo che "l'uovo ha la forma perfetta (ovale appunto, come la palla da rugby) benchè sia fatto con il culo".


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Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino La storia di una ragazza, il diario della sua discesa nel mondo della droga, il racconto di come le sue relazioni si sono rovinate, di come la sua vita è cambiata. La storia di una Berlino povera e divisa. Di una Berlino che nessuno avrebbe voluto conoscere lontana dalla bella capitale fatta di viali alberati e alberghi di lusso: una Berlino di povertà e macerie. E poi ci sono loro, i ragazzi dello zoo, ragazzi che si drogano, ragazzi che affondano, ragazzi che si vendono, ragazzi con la voglia di esistere ma che non sanno come farlo senza eroina. Una descrizione vera senza filtri di una realtà distruttiva. La rete di vite dietro quel NOI, vite destinate a spegnersi nel buco di una siringa , ma che combattono per cercare un’altra realtà e che, nel frattempo si battono per essere dstrutti, per non essere peggio degli altri. Christiane. La protagonista. Una ragazza che cresce, una ragazza che ama, che si illude per sopravvivere. Una compagna di viaggio che si può amare o odiare, ma non ignorare facilmente. Una narrazione immediata, in prima persona, sentita e viva, forse per questo un po’ cruda. Una storia arricchita dalle testimonianze delle persone più vicine alla protagonista, che riportano bruscamente alla realtà, impedendo di prendere il libro troppo alla leggera, invitando a non condannare i personaggi, ma a lasciarsi guidare da loro nella discesa nel gorgo della droga. “Un libro, in definitiva, per pensare, e non alla droga soltanto, ma prima ancora al senso della vita” (Vittorino Andreoli)

Clara Caimi, 2 a

Autori: Kai Hermann e Horst Rieck Prima edizione originale: 1978 Genere: drammatico


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Hereafter

Filippo Tagliabue, 4° F Per quanto possa essere spaventoso e sgradevole come pensiero, l’esperienza della morte può capitare a chiunque, senza limiti di alcun tipo ed in qualsiasi momento. Il messaggio di partenza di “Hereafter”, ultima pellicola del grande Clint Eastwood, è estremamente chiaro. Proprio per convalidare questa tesi, il regista californiano costruisce tre storie parallele con protagonisti relativamente giovani. A San Francisco, un giovane sensitivo (Matt Damon) cerca di chiudere con la sua attività paranormale, per quanto i suoi poteri siano veri; a Parigi, una giovane giornalista televisiva continua a pensare all’esperienza ultraterrena vissuta in un viaggio nel sud-est asiatico, dove è stata travolta dallo tsunami del 2004; a Londra un bambino di dieci anni, affidato ai servizi sociali a causa della madre tossicodipendente, non riesce a superare la morte del fratello gemello. Nessun anziano dunque, in procinto di affrontare l’ultimo viaggio, ma vari personaggi di differenti provenienze, sia come geografia che come esperienze, che aiutano a non affrontare il tema in modo banale. È più che logico che un Eastwood ormai ottantunenne si ponga il problema di un aldilà (“hereafter”, letteralmente “qui dopo”), tuttavia pone la tematica al di fuori di sé stesso, proponendola a persone che non si aspettavano nulla. In particolare si riscontra questo intento nell’episodio francese, dove la giornalista comincia a riflettere semplicemente sul dopo, non avendo in realtà perso nessuno ma avendo visto il mondo dei morti. Nel film si evidenzia come, bel parlare del trapasso, si possa facilmente incappare in mentalità ostili all’argomento oppure in ciarlatani che vendono specchietti per le allodole come sedute spiritiche e affini. In realtà lo scopo prefissato del film, due ore abbondanti, è indagare non cosa è la morte ma che significato, quale ruolo acquista quando influisce su coloro a cui non è ancora toccata, i vivi. I tre protagonisti del film hanno una vita negata fino a quando sono ossessionati dall’aldilà. Paradossalmente, la morte li ha privati della vita senza però ucciderli. La soluzione a questa situazione è quella di liberarsi dal pensiero fisso, in vari modi, trovare una consapevolezza del morire che tut-

tavia non sia assillante, patologica. Nel finale del film i personaggi fanno proprio questo, quando si incontrano a Londra ad una fiera del libro, reciproci incontri che li aiuteranno finalmente a voltare pagina. In conclusione il film è davvero ottimo e riesce a catturare fin dalle prime, spettacolari sequenze realizzate a computer che mostrano lo tsunami travolgere una località di mare. Clint Eastwood ha realizzato un’opera migliore del precedente “Invictus”, di cui recupera l’attore Matt Damon, ma non è ai livelli di “Gran Torino”, capolavoro che invito caldamente a recuperare in DVD.

Un film di: Clint Eastwood Casting: Matt Damon, Cécile De France, Joy Mohr, Bryce Dallas Howard, George McLaren. Genere: drammatico Anno di uscita: 2010


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Tron Legacy

Nessuno di voi studenti che leggete era nato nel 1982, sperando che non ci siano ripetenti irremovibili. In quell’anno uscì un film di fantascienza che ebbe scarso successo ma che, col tempo, divenne un vero e proprio cult: “Tron”. Con un’idea che più o meno anticipava di diciassette anni il capolavoro dei fratelli Wachoski, “Matrix”, un uomo (Jeff Bridges, il cattivo del primo “Iron man”) entrava dentro ad un videogioco ed era costretto a lottare per sopravvivere. In quella pellicola venne usato per la prima volta il computer per realizzare totalmente una sequenza, partendo da zero. Guardando quelle immagini, un giovane John Lasseter concepì la creazione di un film tutto al computer, non sapendo che nel 1995 sarebbe divenato il regista di “Toy story”, primo cartone in computer grafica. In questa nostra epoca di sequel, gli sceneggiatori hanno riesumato questa pellicola, partorendo “Tron legacy”. Il protagonista del 1982, Kevin Flynn, è sparito da vent’anni, lasciandosi dietro un figlio, Sam, e un’azienda che doveva rivoluzionare il mondo dell’elettronica. Quando il figlio entra anche lui dentro un programma computerizzato, si ritrova a dover sopravvivere in un ambiente ostile governato da un clone ancora giovane di suo padre, Clu, e inaspettatamente incontrerà anche il suo vero genitore, prigioniero da anni e assistito da una ragazza dal caschetto nero, Quorra. Padre e figlio cercheranno di uscire dal sistema attraverso un’apertura provocata proprio dall’ingresso del ragazzo. Bel giocattolone di fantascienza con eccellenti effetti speciali, il film prende il suo predecessore e potenzia le idee di trent’anni fa grazie alle tecnologie attuali, creando un mondo oscuro, sintetico, illuminato dalle strisce di luce dei suoi abitanti. Il difetto è proprio nella parte più importante, la trama. Una storia c’è, ha una sua logica ma lascia confusi, come se ci fossimo persi dei passaggi. Non risulta ben chiaro qual era la rivoluzione che Kevin Flynn voleva attuare lavorando dentro al computer, cos’ come non si capisce bene cosa siano le ISO, una razza di creature comparsa dentro ai sistemi, di cui Quorra fa parte. Sopra ogni altra cosa, non si capisce il perché del titolo. Infatti Tron era un personaggio protagonista del primo lungome-

Filippo Tagliabue, 4° F traggio che qui ha solo un ruolo marginale, se non inutile, nella vicenda. Quindi, perché “l’eredità di Tron”, cioè “Tron legacy”? Tron infatti è un personaggio e non il programma in sé stesso in cui i Flynn sono entrati. Tralasciando questi particolari, le due ore di film sono piacevoli se siete appassionati del genere. I cosumi con le bande luminose sono una delle cose migliori di tutta la pellicola. Con un effetto simile al “Il mago di Oz” del 1939, dove si passava dal bianco e nero del mondo normale al colore del mondo fantastico, in “Tron legacy” si passa dal 2D della realtà al 3D del computer. Jeff Bridges ricopre lo stesso ruolo di trent’anni fa e la sua copia malvagia è stata realizzata a computer, in modo poco convincente e senza quelle sfumature di interpretazione che possiede questo grande attore. Le colonne sonore sono affidate al duo elettronico dei Daft punk e se il vostro cinema ha un buon Dolby, vi sembrerà di essere in discoteca.

Un film di: Joseph Kosinski Casting: Jeff Bridges, Garrett Hedlund, Olivia Wilde, Michael Sheen, Bruce Boxleitner Genere: Fantascienza Anno di uscita: 2010


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Megamind

Nessuno ha mai visto vincere il cattivo. È una situazione alquanto improbabile che spesso è solo una pausa prima della riscossa dell’eroe. Così accade nella città di Metrocity, dove in un’eterna e futile lotta si scontrano il suo difensore e paladino Metroman e il cattivo con il testone blu Megamind. Il giorno dell’inaugurazione del museo per il supereroe, il suo acerrimo nemico rapisce la giornalista Roxanne, con lo scopo di catturare Metroman e ucciderlo ma, inaspettatamente, riesce nel suo intento. Senza più freni, Megamind comincia a spadroneggiare sulla città insieme al fidato pesce-robot-assistente Minion. Inizialmente esaltato, il blu criminale comincia ad avere nostalgia delle lotte del passato e pensa di creare un nuovo supereroe che lo sconfigga. Purtroppo gli eventi prenderanno una piega imprevista molto pericolosa. “Megamind” è il quattordicesimo film in animazione digitale prodotto dalla Dreamworks di Steven Spielberg, dopo l’abbastanza riuscito “Shrek e vissero tutti felici e contenti”. La pellicola, dopo quarantacinque minuti non particolarmente originali, decolla nel secondo tempo con trovate originali anche sotto il punto di vista supereroistico, un genere già ampiamente esplorato. Nonostante questo siamo un po’ lontani, come al solito, dai livelli della fantastica Pixar, fresca di un capolavoro come “Toy story 3”. Infatti il suo “Gli incredibili” di qualche anno fa aveva qualcosa in più, probabilmente una maggiore identità psicologica dei personaggi e una maggiore profondità nell’affrontare le tematiche portanti della trama. Ciononostante, “Megamind” è un ottimo cartone animato inedito, non un sequel ma una storia inedita, adatto ad un pubblico di tutte le età. Gli ideatori pagano il tributo d’obbligo quando si parla di supereroi ispirandosi, forse troppo, al primo di tutti i supereroi e al suo acerrimo rivale. Metroman e Megamind sono evidentemente ispirati alle figure di Superman e di Lex Luthor, essendo rispettivamente un uomo mascelluto, muscoloso e dotato di volo, invulnerabilità e vista calorifica, e un cattivo con mezzi tecnologici e risorse praticamente sconfinati, senza alcun superpotere

Filippo Tagliabue, 4° F “naturale”. Anche la giornalista Roxanne, apparentemente coinvolta in una relazione sentimentale con Metroman, ricalca il personaggio di Lois Lane, la giornalista del Daily Planet. Infine, le origini dei due protagonisti Non si può accusare il film di plagio perché i ruoli sono stravolti durante il racconto in modo inaspettato. Grandiosa la battaglia finale con la cima di un palazzo staccata a metà e usata come arma da lancio. Le canzoni della colonna sonora si affidano a pezzi grossi del passato come ACDC e Michael Jackson. Una piccola curiosità: il tirapiedi di Megamind, Minion, ha lo stesso nome degli aiutanti gialli del protagonista di “Cattivissimo me”.

Un film di: Tom McGrath Casting: Will Ferrell, Tina Fey, Jonah Hill, David Cross, Brad Pitt Genere: Animazione Anno di uscita: 2010


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La banda dei babbi natale In una Milano nevosa (per la serie: era una notte buia e tempestosa), vengono arrestati tre tizi travestiti da Babbi Natale, nonostante il tentativo di mimetizzarsi con gli orribili pupazzi che penzolano dai balconi del condominio. Portati al commissariato tentano di giustificare la situazione attraverso diversi flashback, per spiegare quella che è “una lunga storia”. Una seccata Angela Finocchiaro, nei panni del commissario, è costretta a passare la vigilia in commissariato a interrogare i tre. Ecco l'inizio dell'ultimo film del famoso trio comico composto da Aldo, Giovanni e Giacomo. Sebbene l'uscita sia concomitante con quella dei classici “cinepanettoni” non è da mettere sullo stesso livello. La comicità è più gentile e meno banale, senza scadere mai nella volgarità. Aldo calza nel suo, ormai tipico, stereotipo di “terrone” perdigiorno e nullafacente, con la passione della cucina e delle scommesse, che quest'ultima con scarsi risultati; Giovanni è «laureato in scienze veterinarie», conduce una doppia vita, diviso fra due donne, separate dalla frontiera Italia – Svizzera; Giacomo, infine, è un medico, vedovo e ossessionato dalla moglie morta 12 anni prima e dal suo «super io spigoloso», cieco alla corte di un'affascinante collega. Nonostante le diverse situazione di vita i tre sono uniti dall' amicizie e dalla passione per le bocce (il gioco, ndr). Insieme formano la squadra dei “Charlatans”, «gli eterni secondi», abbonati alla sconfitta del torneo provinciale. I flashback rendono comprensibile il perché del travestimento e della scalata del condominio. La pellicola dura all'incirca due ore che passano con divertimento, quasi senza accorgersene. Il risultato finale è assai superiore al precedente film, “Il cosmo sul comò”. Gli otto euro per il biglietto sono ben spesi e garantiscono la visione di una pellicola simpatica che può andare più che bene per ogni età. Citazione dal film: Mara Maionchi (a Giovanni): «É stata mia figlia a dirmi vai dal biutifùl pet. Te seet ti, un biutifùl pet?».

Filippo Tagliabue, 4° F; Giacomo Panzeri, 3° a

Un film di: Paolo Genovese Casting: Aldo Baglio, Giovanni Storti, Giacomo Poretti, Angela Finocchiaro, Giorgio Colangeli. Genere: Comico Anno di uscita: 2010


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Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni

Alberto Colombo, 3°E Alfie, in piena crisi senile, ha paura della fine e cerca di ritrovare la perduta giovinezza sposando una giovane escort tanto avvenente e furba quanto ignorante; intanto l'ex moglie Helena prova a superare la depressione bevendo e cercando conforto nelle gioiose previsioni sul proprio futuro (incontrerai uno sconosciuto alto e bruno..) da parte di una anziana donna che si spaccia per veggente. Sally, la loro figlia, vive un matrimonio non felice con Roy, uno scrittore che, dopo aver scritto un romanzo di successo è senza ispirazione, tanto che finisce per innamorarsi del proprio datore di lavoro, mentre il marito inizia a fare la corte alla vicina di casa e si “appropria” del romanzo di un amico in findi vita. Woody Allen lascia di nuovo la sua cara e vecchia Manhattan per spostarsi in Gran Bretagna dove crea una delle sue tipiche commedie tra battute pungenti e personaggi singolari. Nel film sono presenti i soliti temi come l'insensatezza della vita, il ruolo del caso, la costante ricerca della felicità, ma la riflessione più interessante si basa sulle illusioni: è possibile farne a meno o sono un ingrediente essenziale per una vita felice? “Qui il regista fingendo di appellarsi allo Shakespeare del “Macbeth” in realtà si riallaccia al finale di uno dei suoi film più ispirati, Ombre e nebbia, che si chiudeva con la frase: “L'uomo ha bisogno di illusioni come dell'aria che respira”. Sono trascorsi quasi vent'anni da allora e, in materia, Allen sembra essersi ormai arreso all'evidenza: è proprio (e sempre di più) così.” (G. Zappoli) Lo rivela anche il finale “aperto”, in cui solo Helena sembra coronare il suo amore con il ridicolo, né alto, né bruno, nuovo compagno, perfettamente in linea con il messaggio del film, per cui le soluzioni che ognuno cerca di trovare alla propria esigenza di amore e realizzazione si rivelano sempre aleatorie e provvisorie. Monotono e prevedibile? Certo non raggiunge la profondità di Match Point e le battute non riescono ad esprimere appieno la sferzante ironia di alcuni suoi capolavori, ma per un regista 75enne che sforna un film all'anno avere ancora qualcosa da dire non è cosa da poco e questo porta a perdonare la ripetitività che caratterizza uno stile che non vuole rinnovarsi.

Un film di: Woody Allen Casting: Antonio Banderas, Josh Brolin, Anthony Hopkins, Gemma Jones, Freida Pinto Genere: Sentimentale Anno di uscita: 2010


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Il Fuoco

“Laudato si, mi Signore per frate Focu, per lo quale ennallumini la nocte: ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.” S. Francesco d’Assisi Il fuoco rappresenta l’elemento del Sole. Caldo e luminoso, il fuoco è una fiamma che arde perenne. Simboleggia il calore, la luce e la trasformazione, in quanto modifica le forme. È l’elemento di mutazione per eccellenza, ma simboleggia anche rinascita, come dimostra la figura mitica della fenice, che rinasce dopo essere spirata nel fuoco. Per qualcuno esso è motivo di essere e di divenire, perché è l’elemento mobile e distruttore. Per altri è poesia, è sfogo, è cancellare e ripartire, è dimenticare. Per altri ancora è qualcosa che non si smetterebbe mai di guardare, tanto attira, col suo crepitare, con le sue forme imprevedibili, con il suo (pro)fumo. Il fuoco non ha un colore definito, solo le persone superficiali ne vedono solo uno. Possono spaziare dal giallo a tutte le sfumature del rosso, con alla base un po' di blu. Gli incendi di cui veniamo frequentemente a conoscenza si sprigionano negli appartamenti dove una lampadina, per esempio, crea una scintilla capace di distruggere anche una casa intera. I luoghi però più colpiti dai roghi sono le foreste e i boschi poiché in presenza di legna secca il fuoco si sprigiona più velocemente. Questi ettari di bosco, mandati in fumo per una sigaretta rimasta accesa, sono una delle catastrofi a cui l’uomo non può del tutto rimediare. Chi ci restituirà infatti la nostra fonte di vita?? Non possiamo infatti resuscitare un albero, ma possiamo almeno evitare che un incendio carbonizzi un’intera foresta.

Alcuni tra i provvedimenti che si potrebbero adottare qualora avvistassimo un incendio possono essere: · chiamare immediatamente il corpo forestale, i

Letizia Bigatti, 1° a ; Giacomo Panzeri, 3° a pompieri e le squadre antincendio · segnalare la località e il luogo in cui si sono avvistati i roghi · se si è circondati dal fuoco cercare una via di uscita sicura, come una strada o un corso d’acqua · bisogna tentare di spegnere il fuoco solo se si tratta di un principio di rogo e se si ha una via di fuga, tenendo le spalle al vento e battendo le fiamme con un ramo verde fino a soffocarle. Cose da non fare: · non bisogna sostare in luoghi sovrastanti l’incendio o in aree verso le quali soffia il vento; · non bisogna attraversare la strada invasa da fumo e fiamme.


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“Tecnicamente non sono un chitarrista, tutto quello che suono è verità ed emozione” Jimi Hendrix, il musicista di Seattle che ha completamente mutato l'approccio alla chitarra elettrica inventando un nuovo stile vulcanico che ruppe con la tradizione. Le linee melodiche e armoniche della chitarra si intrecciano e si fondono con naturalezza e perfezione come mai in precedenza, assumendo un nuovo e prorompente significato. Nato il 27 novembre 1942 a Seattle, da madre indiana e padre afroamericano, James Marshall Hendrix comincia a suonare la sua prima chitarra a 11 anni. A 16 anni abbandona gli studi e comincia a suonare con complessi blues e rock'n'roll. Dopo aver svolto il servizio militare come paracadutista ed essersi ritirato dichiarando di essere omosessuale, a 21 anni inizia una intensa attività da session-man. Diventa il chitarrista di Little Richard, Wilson Pickett, Tina Turner, King Curtis. Nel 1965 al Greenwich Village forma il suo primo gruppo e comincia a esibirsi con regolarità. Jimi è già padrone di una tecnica superiore, ma mentre il blues scorre energico lungo le corde della sua chitarra, l'America rapita dal beat è tutta presa dai suoi giovani fenomeni bianchi. La fama del prodigioso chitarrista giunge però alle orecchie di Chas Chandler, manager in cerca di nuovi talenti, che lo porta con sé a Londra e introduce nel colorato mondo del flower-power inglese. Hendrix conquista l'Europa col blues elettrico, dilaniato e lancinante e la presenza scenica del chitarrista alimenta l'immagine di un Hendrix mefistofelico, dedito alle più estreme esperienze di droga e sesso. Jimi sta al gioco infiammando le platee con un repertorio coreografico che è diventato parte inestricabile del suo mito: la sua Fender Stratocaster è, di volta in volta, compagna di folli amplessi elettrici, suonata coi denti, i gomiti, gli abiti, strofinata contro l'asta del microfono o contro le casse alla ricerca del suono più estremo. Nel 1967 Hendrix, sotto la guida di Chandler, si affianca a due musicisti: il bassista Noel Redding e il batterista Mitch Mitchell. Nasce la Jimi Hendrix Experience, una delle band più importanti della storia del rock. E' proprio il 1967 l'anno del Festival di Monterey, dove un Hendrix semisconosciuto brucia e distrugge per la prima volta la sua chitarra, lasciando tutti allibiti, in primis gli altri chitarristi presenti al raduno. I titoli più famosi che ricordiamo sono "Hey Joe", ovvero una banale cover trasformata in storia del rock, "Purple Haze", che inizia con una frase scandita su un intervallo di quarta aumentata (considerato in epoca medioevale l' “intervallo del diavolo”), "Stone free", un'altra lezione di grinta e potenza in cui non si riconosce più l'origine del rock and roll, né si intravede la via pop intrapresa da altri gruppi, (primi tra tutti i Beatles), "Fire", un brano frenetico e incandescente, decisamente anticipatore di molti sviluppi della musica rock, che Hendrix suonava quasi sempre con la chitarra scordata di un semi tono sia per poter adeguare le sue limitate capacità canore alle canzoni, sia per rendere la chitarra più maneggev-

Luca Novati, 4° D ole, soprattutto nell'esecuzione dei bending. Ma non sono solo fuoco e fiamme a caratterizzare questo artista: "The Wind Cries Mary" è una dolcissima e malinconica ballata elettrica, come se ne vedranno molte in futuro; "May Be This Love" e, soprattutto, "Third Stone From The Sun", mettono in luce senza troppi complimenti la componente psichedelica di Hendrix. Dopo l'uscita di “Axis Bold As Love”, disco più morbido con tenere ballate come "Little Wing", "Bold As Love" e "Castles Made Of Sand", arriva il terzo album, il doppioElectric Ladyland dove Hendrix approfondisce sua vena psichedelica e hard rock, la stessa di "Purple Haze" e "Foxy Lady". Già nel 1968, tuttavia, comincia il declino fisico, morale e artistico di Hendrix. L'Experience inizia a sfaldarsi. E lo stesso chitarrista sembra più dedito agli atteggiamenti provocatori che alla musica. In Svezia devasta una camera d'albergo e finisce in manette. L'anno dopo si separa da Chandler e viene arrestato altre due volte. Quindi si trasferisce a New York, dove frequenta le "Black Panther". Ma il palco è ancora il suo regno. Ad agosto, trionfa a Woodstock con una versione dissacrante e sfregiata dell'inno americano, mimando con la chitarra i bombardamenti del Vietnam. La sua smania di libertà tracima in eccessi continui. "Sono gentile con le persone finché non cominciano a urlarmi intorno - racconta in un'intervista - Qualche volta vorrei mandare al diavolo il mondo, ma non è nella mia natura. Quello che odio è la società di oggi, con le sue relazioni di plastica e i suoi compartimenti stagni. Io rifiuto tutto questo. Nessuno mi ingabbierà mai in una scatola di plastica". Ma Jimi comincia a sentirsi stritolare dalla macchina del successo di cui lui stesso è stato un docile ingranaggio. La sua vita si concluse tanto tragicamente quanto all’improvviso. Era il 18 settembre 1970: Hendrix fu trovato riverso sul letto di una stanza del Samarkand Hotel di Londra, stroncato da una dose eccessiva di droga. Da allora è stato un susseguirsi di omaggi alla sua memoria, ma anche di insinuazioni sulla sua morte, considerata "misteriosa" un po' come tutte quelle delle rockstar (la sua morte fu seguita 16 giorni dopo da quella di Janis Joplin e 9 mesi dopo da Jim morrison). Con la sua morte si chiude un'era: quella dei raduni, della contestazione in musica, della psichedelia senza confini, del rock dell'utopia estrema. Addio sogni hippie: gli anni 70 sono già alle porte e si apre un'epoca di spettri, lutti e amarezze. Nuovi generi e nuove rockstar sono in arrivo, ma l'eco della chitarra distorta di Hendrix continuerà a risuonare in tutta la storia della musica.


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Giochi matematici

SOLUZIONI DEI GIOCHI DELLO SCORSO NUMERO SOL. QUESITO 9: (per un errore di battitura il testo del quesito riportava lo spostamento dell’ago della bussola ogni 5 minuti, invece che ogni 15 minuti; la soluzione si riferisce al testo esatto. Complimenti comunque a chi ha trovato la soluzione, anche se credo che sia pressoché impossibile) La bussola segna esattamente il nord a mezzanotte e a mezzanotte e quindici minuti; ritorna a segnare il nord alle 2 e alle 2:15, poi alle 4 e alle 4:15, e così via, due volte ogni 2 ore. In un giorno perciò la bussola segna esattamente il nord 24 volte e poiché ogni volta l’ago non si sposta per 15 minuti, ogni giorno la bussola indica esattamente il nord per 24 x 15 minuti = 360 minuti. In una settimana allora la bussola indica esattamente il nord per (360 x 7) minuti = 2520 minuti. SOL. QUESITO 10: Il fatto che la pendola abbia suonato significa che in quel momento la lancetta grande (dei minuti) era sul 12. L’angolo che essa formava con la retta congiungente il 4 con il 10 era allora di 60°. Se ne deduce che la lancetta piccola era sulle 8.Ho avuto quindi 4 ore di tempo per leggere il giallo. SOL. QUESITO 11: Se Charles ordina un Martini, lo ordina anche Albert (4) e di conseguenza anche Bernard (1). Questo però è in contraddizione con l’affermazione 2, perché Bernard e Charles si troverebbero a ordinare un Martini nello stesso pranzo. Si deduce quindi che Charles non può ordinare un Martini. È quindi Albert, per l’affermazione 3 a ordinarlo, come (1) anche Bernard, conseguenza anche dell’affermazione 2. Sono dunque Albert e Bernard a ordinare un Martini. SOL. QUESITO 12: Nel Liber Abaci, Fibonacci sostiene che il leone raggiungerà la cima dopo 1575 giorni; infatti, tra salita e discesa, ogni giorno il leone procede verso l’alto di 1/7 – 1/9 = 2/63 di palmo, perciò per percorrere 50 palmi impiegherà 50 : (2/63) giorni =

Davide F. Redaelli, 1° G 1575 giorni. In realtà la soluzione data da Fibonacci non è corretta. Infatti, dopo 1571 giorni il leone è arrivato all’altezza di 1571 x 2/63 = 49,873 palmi. Salendo, nella prima parte del giorno successivo, di 1/7 di palmo, cioè di 0,143 palmi, il leone supera la quota di 50 palmi. Il leone avrà così raggiunto la cima del pozzo nel corso del 1572° giorno. NUOVI GIOCHI QUESITO 13: Sette pescatori hanno pescato in tutto 100 pesci. Ognuno ne ha pescato un numero diverso. Dimostrare che ci sono tre pescatori che, insieme hanno pescato almeno 50 pesci. QUESITO 14: Nell’isola dei furfanti e dei cavalieri (i furfanti mentono sempre e i cavalieri dicono sempre la verità) tre abitanti A, B, e C sono intervistati. A e B fanno le seguenti affermazioni: A: “B è un cavaliere” B: “Se A è un cavaliere, lo è anche C” Si può determinare cosa sono A, B e C? QUESITO 15: Le n navi con a bordo Capitan Jack sconfiggono le m navi con a bordo Capitan John; m e n sono le soluzioni dell’equazione x2 – 126x + 3293 = 0. Sapendo che su ognuna delle n navi c’erano n pirati e su ognuna delle m navi c’erano m militari, quanti in tutto parteciparono allo scontro? QUESITO 16:In uno stesso mese tre domeniche sono cadute in giorni pari. Quale giorno della settimana era il 20 di quel mese? Nel mese di dicembre di un certo anno vi furono esattamente tre domeniche e tre mercoledì. In quale giorno della settimana è caduto il 3 febbraio dell’anno successivo?


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Frittelle di carnevale

Eccoci qui cari amici del Majo, con la rubrica di cucina più amata dalla cittadinanza desiana e perché no, anche da tutta l’Italia (ricordate che ogni tanto un po’ di sana autocelebrazione non guasta mai; mi raccomando però, non eccedete!!). Dunque, dunque, dunque, cosa vi proponiamo in questo numero?? Sì, lo so che (in teoria) sapete leggere, e quindi già dal titolo sapete cosa riguarda la ricetta; quello però che non sapete è come mai abbiamo scelto proprio questa, a parte OVVIAMENTE perché tra poco è carnevale. Dovete sapere che: c’era una volta..mmm no, inizio sbagliato..; nel mezzo del cammin di nostra vita..anche questa non va bene..va beh insomma, per farla breve, chiesi consiglio a un mio stimato collega se fosse più appropriato deliziarvi con le chiacchiere (quelle da mangiare, sia chiaro) oppure le suddette frittelle; questi mi rispose: “le frittelle, per diamine!!” (o qualcosa del genere, ora non ricordo molto bene) e mi disse inoltre di cucinargliele come omaggio per il suo compleanno e,se fossero venute buone,ve le avrei proposte. Causa troppo studio le frittelle non sono state cucinate, perciò non sappiamo dirvi se la ricetta funzica o no.. provate e vedrete!!!!! Ingredienti x 6 ps: 100 gr. di farina 30 gr. di lievito di birra latte 3 mele 2 uova 50 gr. di uva sultanina 25 gr. di pinoli zucchero a velo smarties per guarnire Preparazione: Fate un "vulcano", e se il vulcano non vi piace potete fare una collina con un buco al centro, con 40 gr. di farina e metteteci in mezzo il lievito con qualche cucchiaio di latte tiepido, assolutamente tra 51 e 62°C, altrimenti vi si sfalda tutto e dovete rifare l’impasto. Mescolate bene fino ad ottenere un impasto omogeneo e poi lasciate lievitare per 20 minuti in un luogo

Arianna Colciago, 4° a caldo (potete mettere a lievitare anche nel formo tiepido, oppure se preferite potete alitarci sopra per un tempo indeterminato, a vostra scelta). Intanto mescolate alla farina rimasta(e se l’avete usata tutta vi consiglio caldamente di andare dall’oculista a fare una visita completa,perché significa che avete problemi di lettura) i 2 tuorli, le mele grattugiate, l'uvetta, i pinoli, un cucchiaio di zucchero a velo, gli avanzi del giorno prima, il cibo in scatola per il cane, un po’ di terra del giardino a piacere e l’impasto lievitato. Mescolate molto bene. Ma molto, molto, molto, molto, molto, molto, molto, molto bene. Versate delle cucchiaiate del composto, grandi quanto quelle di nutella che ingurgitate in momenti depressivi, in una padella con olio bollente;mi raccomando, fatelo con di fianco un adulto. Quando le frittelle diventeranno gonfie e dorate toglietele dal fuoco scolatele bene e disponetele su un vassoio. Spolverate con lo zucchero a velo. Guarnite tutt'intorno con smarties colorati.


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IgNobel:

quando la ricerca fa sorridere. Contrapposti ai Nobel, gli igNobel (pronuncia: ignoble, ovvero ignobile, disonorevole) sono dei veri e propri riconoscimenti scientifici delle scoperte apparentemente più inusuali, fantasiose e improbabili, utili comunque alla ricerca scientifica, medica e tecnologica. Gli IgNobel premiano quelle ricerche che prima fanno sorridere e poi fanno pensare, quegli studi apparentemente ridicoli che a una più attenta analisi rivelano la propria importanza nella ricerca. Ecco a voi i più famosi IgNobel degli ultimi anni! BIOLOGIA Johanna Bronswijk, dell'Università della Tecnologia di Eindhoven (Olanda). Premiata per aver condotto un censimento di tutti gli insetti e gli acari che vivono nei nostri letti. FISICA Lakshminarayanan Mahadevan (dovrei averlo scritto giusto..) della Harvard University (Usa). Premiato per aver studiato come si spiegazzano le lenzuola durante la notte. MEDICINA Brian Witcombe (UK). Premiato per aver condotto uno studio sugli effetti collaterali di mangiare le spade. CHIMICA Mayu Yamamoto dell'International Medical Center del Giappone. Premiato per aver scoperto un metodo per estrarre vanillina, l'aroma della vaniglia, dallo sterco di mucca. (speriamo che questa scoperta non trovi mai un uso pratico in ambito alimentare…) LETTERATURA Glenda Browne di Blaxland, Australia. Ha ricevuto il premio per il suo studio sull'articolo inglese "the" e sui problemi che crea a chi deve fare elenchi in ordine alfabetico. PACE Air Force Wright Laboratory di Dayton, (Usa). Premiata per aver suggerito lo sviluppo di un'arma chimica, la cosiddetta "bomba gay", capace di sviluppare un'irresistibile attrazione sessuale tra i soldati nemici. (mettete i fiori nei vostri fucili!)

Luca Novati, 4° D ALIMENTAZIONE Brian Wansink della Cornell University,(Usa). Premiato per aver studiato l'appetito apparentemente illimitato degli esseri umani dando loro da mangiare una quantità illimitata di zuppa. ECONOMIA Kuo Cheng Hsieh di Taichung (Taiwan). Premio ricevuto per aver brevettato nel 2001 un meccanismo che cattura i ladri d’appartamento gettando su di loro una rete. (Geniale! La domanda è.. cosa c’entra con l’economia?) CHIMICA: F. Kanda dello Shisedo Research Center ( Yokohama). Premiata per il pionieristico studio «Delucidazioni sui composti chimici responsabili del cattivo odore dei piedi» e specialmente per le loro conclusioni, secondo cui la gente che pensa di avere i piedi che puzzano, li ha, e quelli che pensano di no, non li hanno (su quest’ultima affermazione avrei molto da ridire..) TECNOLOGIA: Premio assegnato congiuntamente a Jay Schiffman di Farminton Hills (Michigan), inventore di «AutoVision» (un proiettore che rende possibile guidare un'auto e guardare la tv allo stesso tempo) e allo stato del Michigan per aver reso legale una tale pratica. MATEMATICA: il premio per la matematica va a Robert Faid di Greenville( Carolina del Sud), per aver calcolato statisticamente la possibilità che Gorbaciov fosse l'Anticristo: esattamente 8.606.091.751.882 : 1. MEDICINA: James F. Nolan, Thomas J. Stillwell e John P. Sands Jr, per la loro ricerca sulla sopportazione del dolore nei casi di membro maschile pizzicato dalla zip dei pantaloni.


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Technolab

La Stazione Spaziale Internazionale. Italiani popolo di astro-navigatori. Questa affermazione ha un fondo di verità. Difatti l’ASI (agenzia spaziale Italiana) è una delle cinque agenzie spaziali internazionali che partecipano al progetto ISS (International Space Station) ed in questo momento l’astronauta Paolo Nespoli, ex majorano, è a capo della missione dell’ESA (agenzia spaziale europea) denominata “MagISStra”. Il prossimo 19 aprile dovrebbe aggiungersi anche un altro Italiano, Roberto Vittori, che partirà con l’ultimo Shuttle in funzione, l’Endeavour, e porterà sulla ISS uno strumento denominato AMS cacciatore di antimateria realizzato con un determinante contributo italiano. Paolo Nespoli, insieme ai suoi compagni di missione, sta portando avanti più di 30 esperimenti per l’agenzia spaziale europea per migliorare la vita sul nostro pianeta. Questi esperimenti sono incentrati sulla ricerca di nuovi materiali, fisica dei fluidi, effetti dell’assenza e della limitata presenza della gravità sul corpo umano per lunghi periodi, studi sulle radiazioni ed altri esperimenti di biologia e fisica non effettuabili sulla terra. Inoltre deve seguire ulteriori esperimenti per le agenzie spaziali statunitense, canadese e giapponese. Astro_Paolo, lo pseudonimo che usa su Twitter, è partito dal cosmodromo di Baikonur in Kazakistan lo scorso 15 dicembre e resterà nella Stazione Spaziale fino a maggio. Durante la sua permanenza invia quotidianamente foto del nostro pianeta e con filmati e tweet (corti messaggi usati nel social network Twitter) aggiorna costantemente i lettori sullo stato della missione e su tutti gli esperimenti intrapresi. Ma è proprio necessario avere una stazione spaziale orbitante? Non è facile rispondere a questa domanda. Il punto fondamentale è che non si può stare per lunghi periodi, si parla di mesi, su una navicella che poi deve essere reintrodotta nell’atmosfera; e con le tecnologie a nostra disposizione è ancora difficile pensare a colonizzare un altro pianeta od un satellite. Inoltre la ISS permette di monitorare costantemente la Terra dallo spazio ed è come un collegamento fra il nostro pianeta e l’esterno. Gli esperimenti sulla resistenza del corpo

Daniele Viganò, 3° E umano in situazioni anomale come la microgravità permettono agli scienziati di trovare le soluzioni adatte per i futuri viaggi interplanetari. Ma come si fa a vivere nello spazio? Beh non è facile. Tutto viene messo sottosopra dall’assenza di gravità. Nella stazione ogni componente della missione ha una propria “camera” chiamata “crew quarter” dove l’astronauta dorme, si tiene in contatto coi familiari a terra, si cambia e si lava. Per dormire hanno ha disposizione dei sacchi a pelo particolari agganciati ad una parete della cabina. Nella cabina è presente una scrivania dove sono agganciati solitamente due computer, uno collegato al computer centrale della stazione e uno collegato a terra. nella stazione non sono presenti docce; in realtà era in progetto un modulo che le conteneva ma è stato poi annullato. Gli astronauti si lavano con spugnature e per lavarsi i denti usano del dentifricio edibile per non consumare acqua. Ecco l’acqua, ma da dove la prendono? Una parte viene inviata con i rifornimenti di cibo ed altro in capsule che dopo essere state svuotate vengono riempite con i rifiuti prodotti e spedite nell’atmosfera dove bruciano. Un’altra parte dell’acqua utilizzata è estratta dall’umidità dell’aria e la restante dall’urina. Sì proprio dall’urina prodotta dagli stessi astronauti, chiaramente depurata e resa potabile. Un’altra risorsa fondamentale è il cibo. All’interno della stazione ci sono degli scompartimenti dove sono stipate delle scatole contenenti il cibo divise per tipo di conservazione (principalmente o surgelati o deidratati) e per tipi di cibo (carne, verdura, primi, secondi etc). tutti questi espedienti vengono utilizzati per consumare meno risorse possibili. Per seguire Paolo Nespoli nella sua missione basta andare su www.twitter.com/astro_paolo e troverete anche le immagini che ci invia ogni giorno. Siamo orgogliosi che un Italiano e soprattutto un majorano faccia parte dell’equipaggio della ISS e “porti” con sé nello spazio il nostro liceo.


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La nostra generazione: etichette giovanili

Il mondo degli adolescenti è diviso in varie categorie, anche se alcuni di noi non ne sono a conoscenza. In svariati casi si tratta di vere e proprie guerre tra ragazzi esaltati. Per ogni “classe” vi è un abbigliamento diverso e, cosa fondamentale, un genere musicale differente l’uno dall’altro; ma soprattutto uno “stile di vita” e personalmente credo che non influisca molto: ognuno ha la sua testa e non deve sentirsi obbligato a orientarsi, ad esempio, verso l’anarchia solo perchè ascolta musica punk, come molta gente crede di dover fare! Viva la libertà di pensiero. Questo tipo di classificazione esisteva già negli anni ’60 e, con l’avanzare del tempo, si sono formati innumerevoli stili in cui i giovani tendono ad identificarsi in metallari, punk, rockettari e grunger. I metallari sono sempre stati quegli uomini grossi e barbuti che vandalizzano le strade su una magnifica Harley Davidson, con le braccia ricoperte di tatuaggi terrificanti e bracciali borchiati capaci di sterminare l’intera specie umana (??). È sempre stato così, fino al momento in cui qualche rifiuto umano ha deciso che l’importante è essere fighi, quindi via capelli lunghi e barba, solo qualche accessorio borchiato che alza l’autostima, giusto per far capire che sei alternativo, e quindi figo. La musica Heavy Metal (“metallo pesante”) ha comunque svariate ramificazioni ovvero, in ordine sparso: Death Metal, Doom Metal, Gothic Metal, Thrash Metal, Epic Metal, Power Metal, Hair Metal, Progressive Metal, Grindcore, Alternative Metal, Viking Metal, Post Metal, Nu Metal, Classic Metal e molte altre. Abbiamo poi i punk, ormai estinti per colpa di una generazione di fighetti che ha disperso il vero significato della parola. Si tratta di quelle persone da cui i tuoi genitori ti direbbero di stare lontano,

Silvia Tagliabue, 1° F

quelli che non passano inosservati per strada grazie alle loro altissime, mastodontiche, coloratissime creste (ma anche spuntoni)! Il punk è principalmente un genere musicale grezzo e rumoroso, nato negli anni ’70 in Inghilterra che ha poi scatenato una nuova maniera di apparire, con appunto creste e vestiti stracci, poiché il termine punk significa proprio “da quattro soldi”. Il modo di pensare e l’orientamento politico consegue probabilmente dal fatto che il punk si divide in Street Punk, Nazi Punk, Straight Edge, Anarcho Punk; l’unico sottogenere senza ideali specifici è stato il Punk 77, ovvero il primo. Purtroppo la cultura punk è andata persa. I rockettari invece sono la classe più generica poiché la musica rock possiede delle ramificazioni quali il metal, il grunge e il punk da cui a loro volta derivano molti altri generi musicali come, in ordine casuale, l’Hardcore Punk, l’Heavy Metal, l’Indie Rock e l’Alternative Rock. Tristemente, ora sono nate nuove etichette, che sanno troppo di nuovo e pulito! Abbiamo gli... emo. Non si capiscono bene i loro ideali, che cosa ascoltano e soprattutto che cosa vogliono dalla vita degli altri. Il loro genere musicale, a quanto si dice, è l’Emocore che dicono sia un sottogenere del Punk Rock ma nessuno ci crede veramente, poiché è umanamente impossibile etichettare un genere di questo tipo come sottogenere del caro e vecchio Punk Rock. Altri invece, sostengono che ascoltano Metalcore, ovvero un Heavy Metal (che NON è Heavy Metal) abbondantemente più leggero. Parlando superficialmente, gli emo si possono riconoscere facilmente: portano i capelli davanti agli occhi e vestono perennemente di nero. Dicono di avere una brutta vita e che tutti li prendono in giro


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(...fossi in loro mi farei delle domande) e concludono il tutto annunciando la loro DEPRESSIONE CRONICA (precisiamo: dagli 11 ai 16 anni!) al mondo intero, scrivendo sui social network quanto faccia schifo la loro vita. Leggende metropolitane raccontano che questi... fantocci depressi scaricano la loro tristezza autodistruttiva e solitudine praticando autolesionismo sulle braccia, e molti di loro se ne vantano anche! Menti avanzate, logicamente, pensano che tutto questo dissanguamento sia solo un modo per attirare l’attenzione e per fare la figura del coraggioso che non sente dolore. Dicono di essere gli esseri più sensibili infatti la parola “emo” deriva da “emozione/emozionali”, anche se molti (e me compresa) sono convinti che deriva da “emoglobina” o “emorroidi”. Ci sono anche le Scene Queen e gli Scene King, il nome significa “regina/re della scena”, infatti amano le cose colorate e strane, passano inosservate/i soprattutto per i capelli estremamente cotonati e coloratissimi (spesso si tratta di extension leopardate o zebrate e una tinta completa insolita: possiamo trovare Scene Queen con i capelli completamente azzurri o rosa e non sono parrucche) e per il loro make up piuttosto pesante soprattutto sugli occhi, ma sempre e comunque molto colorato. La stessa cosa vale per gli Scene King, e in effetti, conciati in quel modo, suscitano forti dubbi sul loro orientamento sessuale. Non hanno ideali e un genere musicale specifico per quanto ne so. Per ultimi (ovviamente perché meno importanti) abbiamo i truzzi. Non si sa con esattezza lo scopo di questo nome, mi sono quindi messa d’impegno a cercare sul vocabolario la parola “truzzo”, scoprendo che significa “sporco”. Non è fattibile, i Truzzi sono gli organismi viventi più schizzinosi e perfettini del nostro sistema solare. Non puoi non riconoscere un truzzo. È paragonabile ad un antiabbagliante di un’auto. È fastidiosamente...FOSFORESCENTE! Tanto che rischi di perdere qualcosa come ottanta diottrie se li vedi di notte. Ascoltano

fondamentalmente la musica House e Tecktonik, ovvero suoni di due secondi remixati e ripetuti al computer per tre minuti, roba da farti venire un attacco di spasmo. Non contenti, ballano anche. Si muovono in maniera spastica e ripetitiva per tutta la canzone rischiando di demolirsi le articolazioni delle braccia e delle gambe, perché sembrano anguille con la sclerosi multipla. Poi ovviamente ci sono quelli come me e tanti, che si limitano a barboneggiare e vivere come vogliono, ascoltare quello che vogliono, vestirsi come vogliono, senza dover seguire qualche etichetta! Dopo aver fatto la “so tutto io” mi dileguo! ...Che finale deludente, eh?


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Sparkland (parte IV)

Proseguimmo. Personalmente, avevo paura di ciò che avevamo appena visto, ma non volevo darlo a vedere, considerato che Frank e John sembravano tranquilli, anche se, in fin dei conti, credo che si trovassero anche loro nella mia stessa situazione. Non riuscivamo a vedere alcunché. Ogni tanto c’erano dei pezzi di corridoio violentemente illuminati da non so quale fortissima luce, così non riuscimmo mai ad abituarci al buio che ricopriva la maggior parte di quel labirinto in cui vagammo, credo, per circa sei ore. A un tratto, al sordo rumore che le suole delle nostre scarpe facevamo mentre calpestavano il pavimento dei corridoi, presumibilmente anch’esso di basalto, si sostituì un suono simile a quello che fa l’acqua delle pozzanghere quando ci si cammina dentro. Continuavamo a non vedere niente. Ci piacque pensare che fosse acqua, e ancora oggi non ho scoperto cosa fosse, e così continuammo ancora a camminare abbastanza speditamente per i corridoi. «Non è possibile che in ‘sto palazzo ci siano corridoi tanto lunghi». La voce improvvisa e perforante di Frank, nel silenzio in cui ci stavamo cercando di confondere con l’aiuto del buio, mi fece spaventare, e poi riflettere. Sicuramente non stavamo girando in tondo, dato che John stava appiccicando dello scotch dove passavamo, però poteva darsi che stessimo salendo lentamente verso la cima del castello. «Può darsi che stiamo salendo» dissi a Frank. «E quando arriviamo su che facciamo» Non sapevo cosa rispondere. Ci pensai un po’ su. «Cominciamo ad arrivarci, poi penseremo a che fare». Rispondevo sempre così quando non sapevo cosa dire, e a Frank andava sempre bene. John invece si alterò e mi colpì –non so come, dato il buio– in testa non lo scotch. Non ero in vena di scherzi. Ero stanco. Gli saltai addosso e lo spinsi contro una parete. E la parete crollò. Sembrò fatta di polistirolo. Ci trovammo in uno strano posto. C’erano degli alberi che sembravano palme. Erano quattro e circondavano una bassa piscina rettangolare il cui fondo era decorato come un mosaico, con un motivo puramente geometrico in cui, tra i colori delle tessere, spiccavano l’azzurro e il verde scuro. Il pavimento, grigio, fatto da blocchi lapidei, era per gran parte parzialmente coperto da piante erbacee rampicanti che scricchiolavano quando ci camminavamo sopra. Appeso al soffitto vi era un lampadario di vetro azzurro semitrasparente che ondeggiava inquietantemente e che con la cui luce rendeva spettrali perché fortemente mutevoli le ombre in quella stanza. Eravamo stanchi. Ci sdraiammo per terra e ci addormentammo.

Davide F. Redaelli, 1° G «Ciao. Benvenuti a Sparkland. Venite con me». Una voce rauca e stentata mi svegliò dolcemente. Vidi un tizio basso, incappucciato, con una lunga veste, che mi parve essere lo stesso la cui sagoma ci aveva spaventato in precedenza. Forse perché ero ancora assopito dalla dormita, o forse proprio perché dormire mi aveva schiarito le idee riguardo all’avere stupidamente paura di qualcuno (o qualcosa) senza ragionare prima, seguii il tizio incappucciato. Prima, però, cercai di svegliare Frank e John per invitarli a venire con noi. Non c’erano. Cercai ancora, facendo attenzione che il tizio incappucciato non se ne accorgesse, ma non trovai nessuno. «I tuoi amici ti stanno aspettando dove ho intenzione di condurti. Ora vieni, o faremo tardi. Non ti affannare, o non riuscirai a seguirmi». La voce del tizio incappucciato, misteriosa profezia, terribile ordine, proruppe sui miei pensieri come s’egli mi avesse letto nella mente. Ubbidii. Il tizio si faceva luce con uno strano oggetto sferico che risplendeva di un bagliore ch’era un mix di giallo e azzurro. «Mi scusi, dove stiamo andando?» azzardai. «Non è importante» «Mi scusi, può dirmi chi è lei e come mai io e i miei amici siamo finiti in questo posto?» «No». Mi parve strano. Come faceva a rispondermi un “no” così odioso data la situazione in cui mi trovavo in quel momento, e che lui aveva sicuramente colto. «Mi scusi, ma perché non mi può rispondere?» «Non è importante» Non è importante?! Mi aveva seccato quella… risposta. Cosa significava che tutto ciò che gli chiedessi non fosse importante! Come si permetteva?! Avrei voluto spingerlo contro una parete come avevo fatto con John, ma avevo paura che si sfracellasse di nuovo, e di trovarmi in un’altra strana stanza, e di incontrare un altro strano tizio mezzo pazzo che non si degnava di rispondere alle mie domande. Temevo anche che quel tizio incappucciato avesse qualche potere magico che di certo, dopo quello che avevo passato, non volevo che fosse sperimentato su di me. Adesso che ci sto pensando, in quel momento avevo paura di un sacco di cose, ma vi prego di non farci caso. Ero anche curioso. Mi trattenni così dall’assalirlo e proseguii, avanzando sempre mezzo metro dietro di lui.


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Sguardo all’orizzonte

Letizia Bigatti, 1° a Immagina il cielo Coperto di stelle Meravigliose e belle Ricorda la terra Bruna e sincera Che è sopravvissuta ad ogni notte nera

A s c o l t a l ’a c q u a Limpida e chiara Che scioglie ogni dubbio ed ogni lacrima amara. C o n s e r v a l ’a m i c i z i a E scoprirai La bellezza della vita Che non è ancora finita

Voglio vivere così L'acqua è calda al punto giusto, il sapone ha creato nuvole profumate, la mamma mette nella vasca il suo bambino, frutto del suo amore; ogni volta per lui il bagnetto è una festa. "Chi è il mio nuotatore preferito? Dimmelo, chi è?" Il bambino sorride e schiaffeggia l'acqua, estasiato da quell'elemento così puro e meraviglioso; ride, scherza. Ai fornelli Beatrice prepara la cena per la sua famiglia, canticchia intanto una canzone che passa sfocata alla radio: "Voglio vivere così, col sole in fronte e felice canto beatamente". La tavola è apparecchiata, la cena è pronta. Fuori sfuma il giorno e l'oscurità soffoca dolcemente il rossore del tramonto. "Amore sono tornato! Ho una fame!" "Ciao tesoro! Vatti a lavare le mani che è pronto!" "Vado subito! Matteo, dove sei? Andiamo a lavarci le mani che è pronto! Matteo, dove sei? Non farmi gli scherzi come al solito eh!" Giovanni cerca il suo bambino sorridendo; dietro le tende, nello sgabuzzino, dietro al divano. Giocavano spesso a quel gioco e benché Giovanni conoscesse benissimo i posti preferiti del figlio per nascondersi,

Giovanni Dietracci

ogni volta che lo trovava mostrava un esagerato stupore. La porta del bagno è socchiusa e la luce filtra dalla fessura. "Ma dove sarà mai?" Giovanni apre lentamente la porta del bagno; l'aria è umida e densa e profuma di sandalo. Nella vasca galleggia il corpo del bambino, a pancia in giù; i capelli fluttuano nell'acqua come alghe. Giovanni respira a fatica, prende il corpo del figlio e lo appoggia sul tappetino a fiori del bagno. "Giovanni è pronto! Ma dove siete finiti? Dai che la pasta si fredda!" Giovanni s'incammina verso la cucina lasciando una scia di gocce che dalle sue braccia cadevano silenziose sul pavimento di cotto. "Ma sei tutto fradicio! Quarant'anni e non riesci ancora a lavarti le mani senza infradiciarti! Che stupidotto che sei! Hai trovato Matteo? Dove si è nascosto quel birichino?" Giovanni si siede, infila il tovagliolo nel colletto della camicia e inizia a mangiare la sua pasta a grandi forchettate come al suo solito; intanto la radio canta e Beatrice sorride.


26 metCetera Majorana Desio n. 3 / etCetera Majorana Desio n.3 m Pietro Redaelli, 3째E


27 metCetera Majorana Desio n. 3 / etCetera Majorana Desio n.3 m ORIZZONTALI: 1. Località rinomata per lo spumante 3. Sacrificio massimo 11. Fiume Russo 14. Prodotto dal vino e da altri alcolici 19. Taxi Inglesi 22. Prodotto chimico usato anche come detersivo 26. Dispari in nato 27. Abitante di Arezzo 28. Baratro sottomarino 30. E' dell'amico in una canzone degli 883 32. L'insieme dei paesi stranieri 33. Provoca sonno 38. Doppie in bolla 39. Estremi di Erik 40. Anticamera 42. Mezza alba 43. La nostra patria 44. Fiume lombardo palindromo 46. Nota marca di sottilette 49. Grosso porto del nord Europa 52. Traghettatore infernale 56. Bovino "Bill" 57. Noto monotremo 59. Mezza anta 60. Il cantante "D'Angelo" 62. Sempre insieme a Bubu 63. Pari in canta 64. Retro in Inglese 67. Dittatore Russo 70. Pianta delle Graminacee 72. 2/3 di Ugo 73. Titolo nobiliare Inglese 75. Animale da soma sterile 76. Centimetri cubici 78. Estremi di Unni 79. Nome scientifico dello zucchero 82. Serpente del deserto 86. Piante sempreverdi 88. L'avvenire 89. Noto telefilm di Mtv 90. Vivevano sull'Olimpo 91. Bomba artigianale 94. L'Enea latino 96. Strumento del boia 97. Estremi di api 98. Lo sport di Sampras 99. Stewart, cantante britannico 100. Si ripete in tata 101. Imperfetto di sono 103. Il verso dell'asino 105. Metà otto 106. Lampadine a basso consumo 108. Nome della moglie di Shakespeare 109. Automobile della Ford 110. Rete locale 112. Pregiato con le pinne gialle 113. Il re in un film Disney 115. La città di Abramo 117. Dispari in lama 118. Divinità egizia 119. Uccello divinizzato dagli egiziani 121. Ci si fa l'olio 123. Alte in centro

125. Metà luce 126. Gas per lampadine 128. Medical Division su rai 2 129. Il cantante dei Sabbath 134. Un tipo di battaglia 136. National League 137. Condannato a vita 140. Onorevole 141. Primo persona plurale 142. Vi corrono i cani 145. Estremi di dente 147. Simbolo del bario 148. Estremi di casa 149. Strato interno del trofoblasto 154. Coordinate del centro 155. Negazione 157. Il paese più grande del mondo 162. Simbolo del titanio 164. Eurocity 165. Avaro, restio 167. Misura della superficie 169. Benevento 170. Comunità Europea 171. Politica che abolisce la proprietà privata 175. Un tipo di pile 177. Società di videogiochi (sigla) 178. Qualità di cipolla 181. Pari in coni 183. Rinnovamento 186. Segue il tic 188. Confusione di persone 191. Io e te 193. Foche 197. Chicchi d'uva 198. Decorate 202. Prime in treno 203. Fiume svizzero 204. Noto scrittore latino 206. Unione Sportiva 208. Lo vincono i migliori film 210. Vi è un aeroporto 211. Vezzo infantile 212. Simbolo del sodio 213. New Jersey 214. Pietra preziosa 216. Dentista 220. 2/3 di T.N.T. 221. Noto personaggio di Salgari 223. Manifesto cinematografico 227. Articolo spagnolo 228. Genere musicale 230. Esterno Centro 231. "Black" per gli ACDC 232. Vanto, gloria 234. Meta marittima salentina 238. Cantante dei Beatles 243. Biglietto per sciatori 244. Velivolo senza motore 245. Politica che sfrutta le colonie 246. Frutto selvatico VERTICALI: 1. Figlio di Asdrubale 2. Legge fondamentale 4. Club Alpino Italiano 5. E' famosa quella di Noè 6. Il nome di Mammuccari 7. Ordine Teutonico

8. Mediolanum 9. Banca Nazionale del Lavoro 10. Fiume spagnolo 11. Capitale del Senegal 12. Fiume russo 13. Simbolo del nichel 14. Antico sestante 15. Maestrale 16. Pesce di fiume 17. Orient Express 18. L'oro inglese 19. Percorso 20. Larva 21. Famoso autore fantasy 22. Cantante dei Police 23. Pari in voce 24. Dottore 25. Australian Open 29. Estremi di sala 31. Prime tre in Garibaldi 34. Royal Air Force 35. Nome femminile 36. Petrolio inglese 37. Località turistica siciliana 39. Il nome di Ramazzotti 41. Dominio di primo livello in Italia 45. Dispari in dare 46. Simbolo del carato 47. Comprende la meccanica 48. Canzone degli ACDC 50. Centro di cena 51. Aumentano con l'età 53. Tipo do farina 54. Simbolo del torio 55. Esercito Italiano 58. Accidentalmente 61. Estremi di nana 65. Iniziali di Europa 66. Alterna vicenda 68. L'incognita 69. Centro di anca 70. Moneta in Inglese 71. Associazione Sportiva 72. Forte grido 74. Centro di arpa 76. Lo forma il vulcano 77. Ce l'ha Orione 78. Utilizzi 80. Capitale dello Yemen 81. Ghiandola che filtra l'urina 82. Parte orientale dell'Africa 83. Doppie in gatto 84. Pari in cavo 85. Cinquantacinque romano 87. Incendiò Roma 88. Simbolo del pascal 92. Degne di venerazione 93. Creatura mitologica 95. Componimento della poesia bucolica 96. Coniata dallo Stato 98. La squadra inglese 100. Punto debole di Achille 101. L'alieno di Spielberg 102. Organizzazione delle Nazioni Unite 104. Satellite di Giove 106. Prova d'innocenza 107. Cary, famoso attore statunitense 108. Anno Scolastico 110. Tirchio 114. Sono... al passato 116. Rosalino Cellamare 119. American, album dei Green Day 120. Prefisso che sta per

due 121. Estremi di Ilio 123. Frutto tropicale 127. Può essere medica o gatta 130. Nord-Ovest 131. Ci si vendono vini 132. Capitale della Bulgaria 133. Ripetizione concessa al pubblico 135. Aeronautica Militare 136. La Provenza romana 138. Sport Club 139. Estremi di Lexus 142. Località turistica veneta 143. Nuovo Testamento 144. Estremi di orto 145. Dispari in dose 146. Attira gli animali 149. Marca di cioccolata 150. Guendalina de "Gli Aristogatti" 151. Dispari in rosa 152. Osama "..." Laden 153. Dispari in luce 156. Gli estremi dell'ora 158. La bandiera britannica 159. Internet Explorer 160. Estremi di uno 161. Dispute 162. Prima del tac 163. Lisa senza l 166. Jim, cantante dei Doors 168. Comune anfibio 172. La macchina inglese 173. Simbolo del litio 174. Marina Militare 176. Un figlio di Eracle 178. La Banda Bassotti 179. Incontro di vocali 180. Ultime in urna 182. Articolo maschile 184. Novantanove romano 185. Estremi di orci 187. Jorge, ex calciatore argentino 189. Noto poeta fiorentino 190. Ci si fa la spremuta 192. Preposizione semplice 194. Cappello a cilindro 195. Era d'oro quello di Apuleio 196. Oggetto venerato come divinità 199. Qualità 200. Lavorava con Gian 201. Valle del Trentino 205. Cantavano "vivo per lei" 208. Piccola imbarcazione 209. Noto romanzo horror di Stephen King 211. Iniziali di modo 215. United Kingdom 216. Disonori, offese 217. Dare senza e 218. Elemento decorativo da giardino 219. Può essere nazionale 222. Difetti 224. Un ansioso non la vede 225. Rodovetro nel gergo tecnico 226. Idiota senza dia 229. Killed in Action 233. New York 235. Avanti Cristo 236. Dispari in tela 237. Pari in volo 239. I confini di Elba 240. Dispari in Nilo 241. Mezzo osso 242. Dispari in Nemo


Immense grazie mRedazionem Caporedattrice: Marta Tagliabue, 4°E siano rese ai Redattori: Giulia Zaina, 4°a; Achille membri del Taccagni, 4°a; Arianna Colciago, 4°a; Letizia Bigatti, 1°a; Samuele Tagliabue, personale ATA 5°F; Luca Novati, 4°D; Filippo Tagliabue, 4°F; Daniele Viganò, 3°E; Alberto che perdono Colombo, 3°E; Davide F. G.Redaelli, investono il loro 1°G. Fumettisti: Filippo Tagliabue, 4°F; Datempo nel ciclos- niele Viganò, 3°E; Alessandro Orsenigo, 3°E. tilare il nostro Redazione Grafica: Giovanni Zullo, 3°C; Giacomo Panzeri, 3°a giornale!

Le copie del giornalino sono poche non perché siamo molto taccagni ma perché è stato messo anche online, sul sito www.liceomajoranadesio.it, sotto la sezione “studenti”. Se non sei stato abbastanza veloce da prenderne una copia leggilo online, la definizione è maggiore e le immagini sono a colori! Commenta gli articoli sul forum (www.liceomajoranadesio.forumfree.it) e invia i tuoi elaborati a etceteramajorana@gmail.com!


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