etCetera Periodico di informazione a cura degli studenti del liceo Scientifico e Classico Majorana
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Numero 3 - 2010 Novembre / Dicembre
Gli studenti del Majo alla fine del corteo del 3 Dicembre contro il ddl Gelmini.
Occupazione al Majo! Alle pagine 2 e 3 troverete il resoconto delle giornate di protesta al nostro Liceo e l’analisi della tanto contestata riforma Gelmini.
Mourinho
Harry Potter
Per il barone De Coubertin l’importante è partecipare. Per qualcuno, l’obiettivo è la salvezza, l’Europa League o la Champions. Alcuni allenatori hanno come priorità il calciochampagne per far divertire i tifosi e il presidente. (continua a pagina 5)
Hogwarts ormai non è più meta dei nostri beniamini. Harry Potter, insieme agli amici di sempre Hermione Granger e Ronlad Weasley, si appresta ad intraprendere un viaggio alla ricerca degli Horcrux... (continua a pagina 8)
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Il Majo dell’ occupazione
I giorni di giovedì 2 e venerdì 3 Dicembre sono stati un po' tumultuosi per gli studenti del liceo classico e scientifico Majorana di Desio. Sono stati difatti interessati dalla protesta contro la riforma della economia scuola propinata come “epocale” dal Ministro Gelmini. Il tutto è partito la mattina di giovedì, quando, appena legata la bicicletta, scopro che i rappresentanti degli studenti (Braghetto Luca, Gasparotto Riccardo, Memaj Irdi e Taccagni Achille) si sono organizzati per occupare. In poco tempo si riesce a convincere la gran parte degli studenti a restare. Visto che l'aula magna non la può prendere, la protesta si sposta in palestra, dove, dopo aver rocambolescamente procurato un impianto audio, Irdi Memaj, uno dei rappresentanti, illustra agli studenti in cosa consiste la riforma, leggendo e spiegando un articolo del Corriere. Dopo l'arrivo del preside e la concessione della preziosa aula magna, lì si spostano alcuni studenti, e vengono proiettati dei video ( l'opinione del ministro Mariastella Gelmini e la dichiarazione di voto del capogruppo PD alla Camera Dario Franceschini) dove vengono espressi i pareri riguardo la riforma, cercando di rimanere bipartisan. L'occupazione prosegue anche al pomeriggio, dopo aver pranzato a scuola, durante il quale vengono ridipinti alcuni bagni della sede centrale, si organizzano sportelli didattici autogestiti dagli studenti e si svolgono attività musicali. Alcuni studenti abili con le bombolette spray scrivono anche due striscioni, uno con scritto “vendesi scuola pubblica” e un altro con “occupiamo il nostro futuro”. Ma la protesta non si ferma qui. Difatti il giorno dopo, in seguito ad un attimo di esitazione, si opta per un breve comizio fuori dalla scuola e, siccome non viene concessa nessuna aula, non volendo evitare battibecchi con le forze dell' ordine, si procede per un corteo per le vie di Desio al grido di “non vogliamo questa riforma”. La mobilitazione inaspettata provoca diverse reazioni nei desiani, dagli automobilisti scocciati per le vie invase, alla vecchietta al balcone che, sollevando il bastone, grida divertita “yeeeeah!”. Toccando luoghi come le altre scuole presenti nella nostra città confinante, la casa del popolo, l' ecomostro del grattacielo incompleto e il comune, luogo assai simbolico, dopo la caduta del sindaco Mariani, si
Giacomo Panzeri, 3°a torna al liceo, dove si congedano i manifestanti dopo aver raccolto i (modesti) complimenti della vicepreside Paola Nobili. L'affluenza è stata alta in tutti e due i giorni, soprattutto il primo (500/550 persone ), anche se gli studenti presenti alla fine del corteo erano comunque molti (200 ca), al contrario delle aspettative di tutti. Forse, anzi, sicuramente, quello che è stato fatto al Majorana, risiedente nella verde e ridente Brianza non avrà molta eco sul piano nazionale, forse, non sarà il motivo della bocciatura del ddl (ammesso e non concesso che il governo non cada prima...), tuttavia possiamo darci ben due meriti: (1) quello di aver fatto il primo corteo studentesco a Desio dopo gli anni '70, (2) quello di essere stati in grado di mobilitare e svegliare un buon numero di studenti, visto che la partecipazione alle assemblee e agli altri eventi è sempre stata scarsa. Perlomeno è stato fatto qualcosa di veramente utile all'edificio scolastico: sono stati rimbiancati i bagni!
Assemblea in palestra durante l’occupazione
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Conoscere per saper decidere Perche’ siamo liberi se pensiamo con la nostra testa
Sia chiaro questo prima di tutto: per l’articolo 21 della Costituzioneitaliana «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». L’articolo che ammazza le dittature e i totalitarismi (perché due cose temono i regimi dittatoriali e totalitari, l’amore disinteressato e l’individualismo), dovremmo averlo presente tutti. Se ognuno pensa con la propria testa, non può correre il rischio di essere strumentalizzato o, è brutto dirlo, “usato”. È altresì vero che in casi come le sollevazioni di popolo, gli scioperi e le rivoluzioni, è molto difficile distinguere la verità dalla menzogna, il bene dal male e proprio per questo è necessario informarsi adeguatamente. Purtroppo però, in occasione dell’occupazione della scuola contro la riforma Gelmini, qualcuno, forse per comodità o per pigrizia, ha fatto a meno di pensare con la propria testa affidandosi a chi ha fatto la voce grossa occupando così la palestra insieme con i propri amici, o alla propria paura entrando in classe temendo l’ira dei genitori. Bisogna sottolineare che c’è comunque stato chi ha agito consapevolmente, pro o contro questa iniziativa, dopo essersi liberamente informato: queste persone sono da apprezzare. D’altra parte credo che molti di noi il 2 e il 3 dicembre si siano sentiti un po’ confusi da quello che stava succedendo ritrovandosi teatranti di uno spettacolo senza conoscerne il copione. L’apprezzabile volontà di Riki e degli altri rappresentanti di far sentire la propria voce a un mondo che non ascolta i giovani è più che legittima, anzi, meritevole soprattutto se si considera il significativo gesto di darsi da fare concretamente, di “sporcarsi le mani” con la vernice per migliorare la propria scuola. Sono però le modalità di questa due giorni di manifestazione la nota stonata rispetto al positivo impegno profuso. Si deve riconoscere che chi convince è più forte di chi impone e chi cerca il dialogo e il confronto otterrà di più di chi utilizza la forza e il caos solo per farsi sentire il più possibile. Noi, noi majorani non abbiamo bisogno di “far sentire la nostra voce”, ma di “far ascoltare la nostra voce” e ciò è decisivo. Comunque sia, anche se sarebbe stato meglio presentare il testo integrale (ma in questo caso l’Etcetera sarebbe entrato nel Guinness dei primati per lunghezza), vogliamo pubblicare a titolo puramente informativo i punti che caratterizzano la riforma Gelmini delle università, al di là di qualunque giudizio di condivisibilità o meno, affinchè ciascuno possa usufruire pienamente del proprio diritto sancito dall’articolo 21 della Costituzione acquisendo un’opinione personale su ciò di cui si tratta e che, da vicino, lo riguarda. I PUNTI PRINCIPALI DELLA RIFORMA GELMINI DELLE UNIVERSITÀ 1. Nuovi limiti per il rettore Il rettore non potrà restare in carica per più di due mandati. Il che significa che potrà restare in carica per un massimo di otto anni, o di sei anni nel caso in cui sia stato eletto con mandato unico non rinnovabile. Secondo i calcoli del Sole 24Ore, scrive il Corriere, se la riforma fosse entrata in vigore già da questo autunno circa il 60 per cento dei rettori in carica sarebbero stati colpiti dagli effetti di questa nuova norma. La legge dispone inoltre che il rettore faccia parte del consiglio di amministrazione dell’università, a cui
Samuele Tagliabue, 5 F dovrà proporre un candidato per l’incarico di direttore generale. 2. La carriera dei professori I professori dovranno andare in pensione prima. La riforma abbassa il tetto massimo da 72 a 70 anni per i professori ordinari e a 68 anni per quelli associati. Cambierebbero anche i meccanismi di accesso alla docenza accademica: prima di ottenere un incarico d’insegnamento sarà necessario ottenere un’abilitazione scientifica nazionale, di durata quadriennale e attribuita ad hoc da una commissione. Il reclutamento non passerebbe più quindi attraverso i concorsi locali, ma sarebbe determinato dalla valutazione espressa dalla commissione, che come recita il testo diventerà «titolo preferenziale per l’attribuzione dei contratti». 3. I ricercatori La proposta di legge prevede che i ricercatori entrino solo con contratti a tempo determinato (4-5 anni), seguiti da contratti triennali. Al termine di questi contratti dovranno superare un esame di idoneità per avere la conferma a tempo indeterminato come professori associati. Nel caso in cui non dovessero ottenere questa idoneità, il loro rapporto con l’ateneo sarebbe chiuso per sempre. È il punto più criticato della riforma, e quello su cui si sono concentrare le proteste degli ultimi mesi. I ricercatori accusano il governo di avere introdotto una nuova e più grave forma di precariato e hanno protestato con il blocco della didattica. Pur non avendo nessun obbligo d’insegnamento, i ricercatori svolgono il 40 per cento delle attività didattiche nelle università. 4. I controlli sui conti La riforma vuole introdurre anche nuovi parametri per rendere più trasparente la gestione contabile degli atenei. Le università che non saranno in regola con i conti verranno commissariate e a chi dimostrerà di non essere in grado di gestire le risorse saranno tagliati parte dei fondi, che verranno distribuiti in base alla qualità della ricerca e della didattica. 5. La gestione delle facoltà Ogni ateneo potrà avere al massimo dodici facoltà. Le università potranno però federarsi con accordi inter-ateneo al fine di «razionalizzare la distribuzione delle sedi universitarie e di ottimizzare l’utilizzazione delle strutture e delle risorse». Per le università più piccole – con un organico di professori, ricercatori di ruolo e ricercatori a tempo determinato inferiore a 500 unità – sarà possibile darsi «un’organizzazione interna semplificata». 6. Le misure per gli studenti La riforma creerebbe un fondo speciale «finalizzato a promuovere l’eccellenza e il merito fra gli studenti individuati, per gli iscritti al primo anno, mediante prove nazionali standard e per gli iscritti agli anni successivi, mediante criteri nazionali standard di valutazione». Una rappresentanza studentesca è prevista anche all’interno del consiglio d’amministrazione.
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Datemi un sogno in cui vivere, perché la realtà mi sta uccidendo
67 anni fa, proprio in questo mese, nasceva in una cittadina della Florida un mito folle e immortale. Jim Morrison. Cantante del celebre gruppo musicale “The Doors”, scrisse nella sua breve vita una grande quantità di poesie e riflessioni che influenzarono molte sue canzoni. A 39 anni dalla sua morte la sua poetica ammalia e seduce milioni di persone, mostrandoci il lato più umano di una personalità che tentò sempre di raggiungere la vera e pura bellezza artistica, spesso tirando a se critiche aspre e ingiuste. Ebbe una vita sregolata e senza limiti, una folle corsa sul filo di un rasoio in bilico tra la vita e la morte all’insegna dello sfrenato uso di droghe che lo porteranno alla morte nel 1971. La sua tomba si trova oggi nel cimitero parigino di Pere Les Chaise ed è meta di visite da parte di migliaia di persone sulle tracce di un mito. Morrison non è da considerare un cattivo esempio per i suoi tempi, dietro alla maschera di sfrenato cantante in balia dell’alcol e della droga si celava una persona profonda e alla ricerca di esperienze ai limiti della sensorialità. Proprio da una poesia di William Blake (cit. “la strada dell’eccesso conduce al palazzo della saggezza”) deriva il nome del gruppo, Doors, poiché Jim voleva raggiungere le fantomatiche porte della percezione citate dall’autore: “Se le porte della percezione fossero purificate, tutte le cose apparirebbero agli uomini come sono veramente: infinite”. Inoltre Jim voleva dimostrare che la libertà fosse l’essere ciò che si era davvero, senza costruirsi una maschera per piacere agli occhi della gente. Proprio agli occhi della gente sembrava un pazzo, mentre lui sosteneva soltanto di interessarsi alla libertà. Nonostante in questa sua ricerca abbia abusato di stupefacenti, sia stato arrestato per atti osceni e resistenza alle autorità non è mai stato abbandonato dai suoi fan e dalla band. Come un ipnotizzatore catturava il pubblico con canzoni ritenute pietre miliari nella storia della musica. Light my fire, puro inno all’amore, When the music’s over, simbolo dei suoi ideali, The End, malinconica versione rock del mito di Edipo, e altre opere d’arte. L’esistenza di Jim Morrison, contemporaneamente an-
Luca Novati 4°D gelica e demoniaca, ritenuta oscillante tra il dionisiaco e il nichilismo, tra l’oscenità e la pura poesia è sempre stata dominata da una passione e una devozione per la letteratura verso autori come Hemingway, Nietzsche, Blake, Baudelaire. Per capire questa complessa personalità bisogna interpretare i suoi testi, facendoli propri e immedesimandosi sebbene possano sembrare confusi e caotici. Nietzsche affermò che bisogna avere dentro di sé il caos per dare vita a una stella danzante. E per gli amanti di questa leggenda Jim è un’illuminante costellazione. This is the end Beautiful friend This is the end My only friend, the end Of our elaborate plans, the end Of everything that stands, the end No safety or surprise, the end I'll never look into your eyes...again
Celebre fotografia dell’ american poet
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Il calcio come Mourinho lo vede
Per il barone De Coubertin l’importante è partecipare. Per qualcuno, l’obiettivo è la salvezza, l’Europa League o la Champions. Alcuni allenatori hanno come priorità il calcio-champagne per far divertire i tifosi e il presidente. Per Josè Mourinho, invece, l’importante è semplicemente vincere. Vincere senza mezze misure, senza gol al 94’, senza lasciare nulla, ma proprio nulla alla casualità. Vincere perché Mourinho segue un metodo di lavoro molto preciso e si affida ad esso integrando alla perfezione in uno schema ben definito i suoi calciatori, componenti di una macchina che non dimentica di essere comunque fatta di uomini. A Setùbal se li ricordano bene quegli occhi imperturbabili, sereni e severi e non si stupiscono affatto se qualche volta leggono o sentono dei complicati rapporti di Josè con la stampa. Sanno bene che non lo si può ingabbiare dentro lo standard della solita frasetta da buttar lì il sabato in conferenza stampa per riempire il giornale di parole vuote. Mourinho, probabilmente, non ha sogni. La squadra ideale è sempre la sua, che si tratti di quel Leria che dalla polvere aveva portato in alto o del Real Madrid di Casillas e Cristiano Ronaldo. La squadra ideale - dice – è quella in cui in un determinato momento di gioco, in una determinata situazione, tutti i giocatori pensano in funzione della stessa cosa simultaneamente. Quando si parla di squadra, il singolo non esiste, così come quando si parla di condizione fisica, non esistono preparazione atletica, sapienza tattica e stato psicologico. GIORNALISTA: Scolari dice che il successo di un giocatore dipende al 50% dalla preparazione fisica, al 25 dalla tecnica e al restante 25 dalla psicologia. MOURINHO: Non sono d’accordo. GIORNALISTA: Lei come farebbe la ripartizione? MOURINHO: Una squadra, per avere successo, deve essere preparata al cento per cento. Non riesco a distinguere ciò che è fisico da ciò che è tattico e da ciò che è psicologico. Un giocatore è un tutto, possiede caratteristiche fisiche, tecniche e psicologiche che devo sviluppare nel loro insieme. Io non svolgo con i miei giocatori un lavoro fisico. Non sono per niente d’accordo quando dicono che il Porto o il Chelsea o l’Inter erano o sono ben preparate fisicamente. La mia squadra utilizza un metodo che segna una rottura con tutti i concetti tradizionali dell’allenamento analitico. Io alleno
Samuele Tagliabue, 5 F in base a un altro principio: “l’interazione fra tutte le componenti”, in base al quale lavoro su tutto simultaneamente, compreso il fattore motivazionale. (Aprile 2009) Un’orchestra sinfonica, un’equipe di ricercatori, un esercito militare e una squadra di calcio funzionano, per Josè, nello stesso modo. I calciatori, esecutori del suo “progetto per vincere”, possono prevedere nel momento in cui si trovano in campo l’evoluzione della partita senza concedere, appunto, al caso, la possibilità di sconvolgere i piani tattici dettati dal proprio allenatore. GIORNALISTA:Quali sono i motivi per cui il Porto ha vinto il campionato? MOURINHO:L’allenatore è bravo e ha preparato bene la squadra, fin dal primo giorno di precampionato, per giocare in base a uno schema definito alla perfezione in tutte le posizioni.(maggio 2003) La pienezza di sé non manca di certo al suo carattere, ma solo perché essere falsamente modesti non serve a nulla. Sarebbe anzi, una forma ancor più meschina di arroganza. E poi per quale motivo dovrebbe essere modesto un allenatore che ha vinto tra Portogallo, Inghilterra e Italia, 17 titoli?
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Tacchi a spillo e straccio alla mano
Oggigiorno il femminismo è di moda, soprattutto tra gli uomini, in particolar modo se davanti ad una telecamera. È eresia parlare in pubblico di sesso debole, regina della casa, mogliettina perfetta. Le donne hanno un orecchio molto sensibile per queste espressioni: dopo averle sentite, accettate e subite per secoli, negli ultimi decenni hanno finalmente detto basta e si sono opposte. È finito il periodo della diseguaglianza dei sessi. Legalmente la donna è considerata come l’uomo: lo afferma anche l’articolo 3 della nostra Costituzione quando recita Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali… per non parlare delle riviste che è possibile sfogliare dal parrucchiere prima della messa in piega. Persino i cartoni animati lo confermano: la dolce e paziente Biancaneve che rassetta e rigoverna la casa dei Sette Nani è archiviata. Oggi la donna è Medea, combattiva e fiera, anche se, piuttosto che in guerra, ha preferito buttarsi nella società. Ma cosa succede quando si spengono i riflettori, o quando si guarda la vita vera e quotidiana? Negli anni ’60 si manifestava perché le donne fossero considerate come gli uomini dal punto di vista lavorativo, perché potessero essere viste non solo come mogli e madri, ma come persone, individui, e perché non fossero più soggette a discriminazioni. Sarebbe assurdo e non veritiero dire che da allora al 2010 non siano stati fatti progressi e migliorie. Tuttavia, arrivate ad un certo punto, soprattutto in Italia , le donne hanno premuto il freno. Sembra che, “dopo importanti battaglie per il divorzio e l’aborto, il femminismo non esista più”, come dice l’ex ministro Emma Bonino, interpellata nel Luglio 2007 su questo tema per un articolo del quotidiano La Repubblica del giornalista Franceschini. Nello stesso articolo viene fatto un resoconto su come le donne italiane e la considerazione della donna da parte degli italiani sono viste all’estero. Tra le altre affermazioni, risultano molto interessanti i dati riportati riguardo alla rappresentazione, o meglio, la sottorappresentazione, delle donne italiane nelle “stanze dei bottoni” italiane. Il tutto risulta piuttosto deludente. Ma dove è finito il
Giulia Zaina, 4 a vero femminismo, la critica, l’indignazione e anche la delusione per i traguardi che si erano prefissate le nostre nonne e le nostra madri e che, anche se in parte sono stati raggiunti, si stanno pian piano dimenticando? Siamo soddisfatte dei progressi, della posizione, della carriera e rifiutiamo il ruolo di musa, di angelo e di casalinga servizievole. Camminiamo con tacchi a spillo e minigonne, fiere della nostra emancipazione, sentendoci Wonderwoman e vantandoci di essere addirittura molto meglio dei nostri compagni-rivali maschi. Ma non pretendiamo nulla di più. Non ci rendiamo conto che, come scrive Maria Grazia Meda nel suo articolo “La strategia delle Barbie” nel Maggio 2008, facciamo settimane di settanta ore, quaranta in ufficio e trenta a casa, nel nome della parità e dell’indipendenza per ottenere quello che già dovrebbe essere nostro. Oggi la vera donna, la donna moderna, è emancipata e in carriera, ma al tempo stesso madre premurosa, casalinga affaccendata, cuoca eccellente, moglie responsabile, economista efficiente, partner eccitante, amica divertente, lavoratrice esigente; per non parlare dell’ora molto in voga escort: quella che ultimamente sembra la carriera più promettente e soddisfacente per il futuro di ogni ragazza. Prese come siamo da una vita di conquiste e di rivalse non ci siamo accorte che abbiamo perso di vista gli obiettivi fondamentali, che gli uomini hanno di nuovo preso in mano la situazione. Nella vita quotidiana siamo viste con i loro occhi, nella pubblicità attiriamo la loro attenzione e nell’abbigliamento spesso cerchiamo la loro approvazione. Gli spot non fanno altro che rassicurarci, e soprattutto rassicurare loro, i maschi, che vedono delle barbie belle, magre, seducenti, ma soprattutto sottomesse e ossessionate dalla brama di essere considerate ed esaltate. Dobbiamo renderci conto che valiamo per quello che siamo, e non perché ce lo ripete una nota marca di cosmetici.
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L’ enigma Vivaldi
Letizia Bigatti, 1 a Una preziosa lettera andata perduta. Una setta segreta. Una città piena di misteri: Venezia. Vivaldi, famoso musicista altrimenti detto “il prete rosso”, apparteneva ad una setta segreta che ricercava misteri e li teneva al sicuro poiché ritenuti pericolosi per l’umanità. La breve introduzione iniziale, in cui Vivaldi morente confida a due falsi preti la sua appartenenza alla setta, si sposta poi nel 2003 quando, un giovane violinista spagnolo giunge a Venezia. Qui incontra una ragazza, Maria, di cui si innamora che gli accenna l’esistenza del segreto di Vivaldi. Si pensa, infatti, che Vivaldi avesse scoperto uno dei tanti misteri ma che questo e la chiave per accedervi fossero stati rubati. Il nostro violinista e Maria troveranno una misteriosa partitura. Sarà forse il famoso enigma di Vivaldi?? Ma non sono i soli in questa impresa, poiché delle forze malvagie sono disposte a tutto pur di avere quel segreto così pericoloso da mettere in allarme anche la Chiesa… Avvincente romanzo, un misto di azione e di avventura, “L’enigma Vivaldi” trascina il lettore nel mistero, in un’aura di segreti che si cela dietro la realtà e che solo alla fine lo scrittore rivela. I protagonisti riescono, nonostante i numerosi ostacoli ed imprevisti, a risolvere l’enigma che alla fine è un segreto così pericoloso per l’umanità da vedere anche la Chiesa come protagonista. Nel romanzo viene sottolineato il legame che si instaura tra i due giovani e che darà loro la forza di continuare: l’amore, grazie al quale, anche nella vita di tutti i giorni, possiamo superare le difficoltà.
Titolo Originale: El enigma Vivaldi Autore: Pedro Mendoza Anno: 2007 Ed. Italiana: Mondadori (collana Omnibus stranieri) Traduzione: Marchetti P.
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Harry Potter e i doni della morte
Hogwarts ormai non è più meta dei nostri beniamini. Harry Potter, insieme agli amici di sempre Hermione Granger e Ronlad Weasley, si appresta ad intraprendere un viaggio alla ricerca degli Horcrux, misteriosi oggetti in cui l’oscuro signore del male Voldemort, arcinemico di Harry, ha diviso in pezzi la sua anima per ottenere una pseudo-immortalità. Per sconfiggere il mago malvagio occorrerà passare attraverso un viaggio in solitario del terzetto, affrontando pericoli e scagnozzi vari. Ma cosa sono i Doni della morte che il preside Silente, ucciso a sorpresa per mano del professor Piton nel capitolo precedente, cita con tanta enfasi nel suo testamento? Eccovi servita la trama dell’ultimo film del maghetto- fenomeno cinematografico degli anni zero. Non si riesce bene a capire il senso di dividere a metà la parte finale se non quello di aumentare gli incassi diluendo la trama. Oltretutto, i fan dei libri, a dir poco fantastici e sempre almeno un gradino sopra ai film, avranno notato che l’ultimo libro della saga non è neppure il più massiccio, quindi la scelta non è in alcun modo dettata da un’esigenza narrativa. La conseguenza è che accadono poche cose e tutto appare molto melodrammatico, pieno di enfasi per la lentezza del ritmo. Neanche a dirlo, l’atmosfera si fa via via sempre più cupa tanto più ci avviciniamo allo scontro finale. Scontro che proprio come intuibile non si vede e occorrerà attendere luglio per gustarselo. Si rimane in sospeso e insoddisfatti, come alla fine di “Ritorno al futuro parte II”, con quel finale senza conclusione che ti fa dire: “Il regista è un sadico che tortura lo spettatore con la suspense dell’attesa” o qualche commento meno educato. Bisogna ammettere però che la curiosità di vedere l’esito di tutta la faccenda con il prossimo e ultimo capitolo viene suscitata con abilità. Gli attori e i doppiatori sono rimasti gli stessi, nel bene e nel male: i protagonisti non sono eccelsi ma se la cavano, altri personaggi come Piton o Bellatrix sono interpretati dagli ottimi Alan Rickman o Helena Bonham Carter, moglie del visionario Tim Burton. Vedremo molte morti durante la vicenda, più o meno significative soprattutto a seconda dei gusti di ognuno. Gli effetti speciali si sprecano nella parte iniziale, dove in un crescendo di esplosioni si potrebbe
Filippo Tagliabue, 4°F credere di vedere sparire l’Inghilterra intera in una vampata di fuoco e calore. Nota positiva per la struttura del film che, in questo fedele al libro, segue lo schema del road movie, rinnovando gli ambienti statici della scuola di magia. Detto questo, la pellicola offre ben poco. Se le precedenti non vi hanno convinto, questa non farà eccezione; se avete atteso con i brividi ogni uscita, vi piacerà; se siete dei puristi dei romanzi, vi rivolterete sui sedili. Sembra che la Rowling, l’autrice di Harry Potter, si diverta a veder trasformare in scempio le sue magnifiche creature, senza contare che questa volta ha collaborato personalmente alla sceneggiatura. Molti critici si augurano che questo film mediocre sia solo l’antipasto per un finale coi fiocchi di una saga che, ci piaccia o no, ha segnato una generazione e ha ritagliato a ragione un posticino nella storia del cinema. Probabilmente non ci avete mai fatto caso, ma da “Harry Potter e il prigioniero di Azkaban” il tempo è sempre nuvoloso. Questo settimo capitolo ci offre miracolosamente una scena soleggiata che però è completamente fuori luogo per il tono drammatico della sequenza. Vedere per credere.
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La Terra
La terra è il simbolo delle proprie origini. Dalla terra i fiori sbocciano e gli alberi crescono, gli uomini e gli animali nascono e muoiono. La terra è la madre di tutti gli esseri viventi. È una forza indomabile, ma non priva di bellezza. Alla terra appartengono la caverna, , le montagne, le colline, i boschi gli alberi, i rami…
Letizia Bigatti, 1 a & Giulia Biffi, 1 a gioni del pianeta il clima arido, l’estensione di terreni coltivabili si riduce poiché perdono facilmente fertilità e si trasformano in deserti. Le cause di questo fenomeno possono essere naturali, come periodi di siccità, ma anche provocate dall’intenso sfruttamento agricolo e il pascolo eccessivo da parte dell’uomo. Anche il disboscamento accelerala degradazione agendo in due modi: l’assenza della chioma degli alberi, che è normalmente frena la velocità di caduta delle piogge, fa sì che le gocce arrivino con maggior violenza rimuovendone delle parti, la mancanza di radici, poi, impedisce che il suolo venga trattenuto causando smottamenti e frane. Bisogna perciò prendersi cura della terra e lodare la sua bellezza. “Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra madre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.” San Francesco di Assisi
Nella vita di tutti i giorni noi entriamo a contatto con la terra senza rendercene conto: camminiamo per le vie della città, osserviamo gli alberi ormai spogli e coperti di neve, annusiamo un fiore…tutto questo appartiene alla terra. Durante il corso dei secoli l’uomo ha devastato la natura costruendo case e sradicando alberi senza rendersi conto della gravità delle sue azioni.Ogni giorno infatti alla radio o alla televisione veniamo a conoscenza di notizie di disastri ambientali: frane, alluvioni, valanghe… Essi sono causati da diversi tipi di alterazioni, come la desertificazione, il disboscamento o altri interventi da parte dell’uomo. In alcune re-
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Semplicemente (non proprio), Czerny
Si sta avvicinando l’anniversario dei duecentoventi anni dalla nascita di un grande insegnante, compositore, pianista austriaco. Carl Czerny cominciò a studiare pianoforte all’età di appena tre anni, sotto l’attento giudizio di suo padre, oboista, organista, pianista, insegnante considerevolmente ricercato, nonché primo maestro del nostro Carl. Czerny iniziò a esibirsi a casa sua e proprio in uno di questi momenti, nel 1801, Ludwig van Beethoven, piacevolmente colpito per come il giovane pianista di dieci anni suonava la sua (di Beethoven, naturalmente) Sonata “Patetica”, prese Czerny come suo studente. Allievo di grandi pianisti (Hummel, Salieri, Clementi e Beethoven), divenne a sua volta un rinomato insegnante e eccelso ideatore di studi (fu uno tra i primi a usare la parola «studio» come titolo di un pezzo), raccolti in opere come “La Scuola della Velocità” e “L’Arte di Rendere Agili le Dita”. Tra i suoi allievi, il più conosciuto è senz’altro Franz Liszt il quale –nota per i pianisti che stanno leggendo– fu costretto da Czerny nei primi tempi ad abbandonare il suo repertorio e a suonare solo scale ed esercizi per rafforzare le dita. A Czerny stesso era successa una cosa simile: «Durante le prime lezioni, Beethoven mi ha occupato esclusivamente negli intervalli in tutte le tonalità, mi ha mostrato la posizione corretta delle mani e delle dita, ancora sconosciute al più degli esecutori e soprattutto l’uso del pollice, regola di cui ho appreso solo più tardi l’utilità». Tornando a noi (se mai ci fossimo abbandonati a qualcosa di importanza apparentemente minore), a Czerny furono da Liszt dedicati gli Studi Trascendentali, poiché proprio l’austriaco protagonista di questo breve articolo fu tra i primi “pionieri” della forma-studio. A testimonianza della straordinarietà dell’insegnamento passato di Czerny e di come possa essere tutt’ora imprescindibile dover studiare o saper quantomeno suonare (cosa, credetemi, assai complicata) uno studio di Carl Czerny per comprendere a fondo l’essenza del pianoforte, riporto dei brevi punti tratti dalle Regole per gli esercizi del Pianista, scritte dal grande musicista D. M. B. Ferruccio Busoni in una lettera inviata a sua moglie risalente al 20 luglio 1898: «6. […] cerca di affrontare gli studi di scuola dal punto di vista del virtuoso. Vedrai con sorpresa quanto è difficile suonare uno Czerny, […]; 7.
Davide F. Redaelli, 1°G Bach è la base del pianoforte, Liszt la cima. Questi due insieme ti renderanno possibile Beethoven». Perdonatemi (o siate contenti) per la scarsa lunghezza di questo articolo, e pensate che dovremmo essere quantomeno un poco fieri del fatto che Czerny, che lasciò la sua Vienna solo tre volte prima di morirvi nel 1857, nel 1846 fece ciò per venire a fare visita proprio alla nostra (col significato di “dell’Italia” e non con vena federalistica o devoluzionistica, vi prego di non fraintendermi) Lombardia. Carl Czerny. Semplicemente (non proprio), Czerny.
Il musicista austriaco Carl Czerny
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Giochi matematici
SOLUZIONI DEI GIOCHI DELLO SCORSO NUMERO SOL. QUESITO 5: Dopo 15 assalti non ci sono più soldatini blu (ne viene ferito uno ad ogni assalto). Dunque, dopo questi primi 15 assalti, rimangono 80 soldatini rossi, mentre il numero di soldatini verdi, tenendo anche conto dei successivi rinforzi, è uguale a 126. Andando avanti, i verdi non riceveranno più alcun rinforzo, dato che il numero di soldatini blu è uguale a zero. I 126 soldatini verdi saranno messi fuori gioco – 2 per ogni assalto – in 63 assalti. Il numero totale di assalti sarà quindi 15 + 63 = 78. I 63 ultimi assalti diminuiscono di 63 unità il numero di soldatini rossi rimasti dopo il quindicesimo assalto, lasciandone 17. In conclusione, l’esercito “verde-blu” sarà annientato dopo 78 assalti e resteranno 17 soldatini dell’esercito rosso, che uscirà vincitore dallo scontro. SOL. QUESITO 6: A non può essere un cavaliere, dato che non può essere vero che un cavaliere sia di rango inferiore a qualcuno. Supponiamo che A sia un furfante. Allora la sua affermazione è falsa e quindi egli non è di rango inferiore a B, quindi anche B deve essere un furfante. Così se A è un furfante, anche B lo è; ma questo è impossibile, perché B contraddice A, e due affermazioni contraddittorie non possono essere entrambe false. Poiché l’ipotesi che A sia un furfante porta a una contraddizione, A non è un furfante, ma è un normale. Per quanto riguarda B, se fosse un cavaliere, allora A (essendo un normale) sarebbe effettivamente di rango inferiore a B, e quindi l’affermazione di A sarebbe vera, quindi l’affermazione di B sarebbe falsa e si avrebbe la contraddizione di un cavaliere che fa un’affermazione falsa. Così B non è un cavaliere. Supponiamo che B sia un furfante. Allora l’affermazione di A sarebbe falsa e l’affermazione di B sarebbe vera, e si avrebbe un furfante che fa un’affermazione vera. Quindi B non è neppure un furfante ed è di conseguenza un normale. In conclusione, A e B sono entrambi normali e inoltre l’affermazione di A è falsa e quella di B è vera.
Davide F. Redaelli, 1°G SOL. QUESITO 7: Indicando con x la lunghezza della candela più corta, quella della candela più lunga sarà x + 3. Supponiamo poi che la candela più corta bruci a cm all’ora e quella più lunga b cm all’ora. Poiché alle 21.30 hanno la stessa lunghezza, deve essere: x – 2,5a = x + 3 – 4b Sappiamo inoltre che la candela più corta brucia completamente in 4 ore e quella più lunga in 6 ore, cioè: x = 4a x + 3 = 6b Sostituendo nell’equazione precedente, otteniamo:
la cui soluzione è x = 24. Le due candele erano quindi lunghe rispettivamente 24 cm e 27 cm. SOL. QUESITO 8: Poiché è arrivato a casa 10 minuti prima del solito, vuol dire che la moglie ha ridotto di 10 minuti il tempo consueto del viaggio di andata e ritorno alla stazione, cioè di 5 minuti il tempo di andata alla stazione. La moglie ha perciò incontrato il marito 5 minuti prima della solita ora delle cinque, cioè alle 16:55. Il marito ha dunque camminato per 55 minuti prima di essere incontrato. (La velocità di guida della moglie, la velocità di cammino dell’uomo e la distanza tra la casa e la stazione sono dati che non servono per la soluzione del problema).
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m etCetera Majorana Desio n. 3 / etCetera Majorana Desio n.3 m NUOVI GIOCHI QUESITO 9: Si racconta che la bussola del Vascello Fantasma non indichi quasi mai il nord. A mezzanotte di un certo giorno la bussola indica il nord e inizia a muoversi seguendo questo algoritmo:ogni 5 minuti l’ago si sposta improvvisamente in avanti di 90 gradi e poi torna istantaneamente indietro di un numero di gradi uguale a sei volte il numero dei minuti passati fino a quel momento, iniziando a contare dalla mezzanotte. Per quanti minuti nel corso di una settimana la bussola indica esattamente il nord?
QUESITO 10: Questa mattina sono stato svegliato dai rintocchi della mia pendola e ho notato che la retta tracciata tra le 4 e le 10 divideva l’angolo formato dalle due lancette in due angoli uguali; rassicurato da questa osservazione, ho deciso allora di restare a letto fino a mezzogiorno, cominciando a leggere un libro giallo che si prospettava molto interessante. Quanto tempo ho avuto a disposizione per tentare di scoprire l’assassino?
QUESITO 11: Consideriamo le seguenti premesse su tre uomini d’affari, Albert, Bernard e Charles, che pranzano insieme tutti i giorni lavorativi: 1) Se Albert ordina un Martini, altrettanto fa Bernard 2) O Bernard o Charles ordinano un Martini, ma non lo ordinano mai entrambi nello stesso pranzo
3) O Albert o Charles o entrambi ordinano sempre un Martini 4) Se Charles ordina un Martini, altrettanto fa Albert Se voi pranzate con i tre uomini di affari, chi di loro ordinerà un Martini?
QUESITO 12: Un leone si trova in un pozzo profondo 50 palmi. Durante il giorno risale il pozzo di 1/7 di palmo, ma durante la notte ridiscende di 1/9 di palmo. Dopo quanti giorni il leone riuscirà a raggiungere la cima del pozzo? (Dal capitolo XII del Liber Abaci di Leonardo Pisano, detto Fibonacci, 1202)
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Il tronchetto natalizio!
Arianna Colciago, 4 a Eccoci qui cari majorani!! Come potete felicemente notare (perchè siete contenti..vero???) siamo tornati anche in questo numero con la vostra rubrica culinaria preferita in assoluto del mondo forever =) Manca MOOOLTO poco alle tante attese vacanze natalizie (io personalmente faccio il conto alla rovescia più o meno dal 13 settembre) e non potevamo non lasciarvi con una ricetta tipicamente natalizia. Sicuramente la metà di voi avrà pensato al panettone, pandoro o al massimo al cotechino con le lenticchie..sbagliato!!! In effetti la mia prima idea è stata quella del panettone, ma è decisamente troppo lungo da preparare e probabilmente vi sareste addormentati alla seconda levitazione (per chi è interessato ce n'è anche una terza) e ho ripiegato sul tronchetto natalizio, farcito con la nutella per i più golosi (gnamm). Non vi anticipo nient'altro, leggete e scoprirete!!!! ;) Ingredienti: Pan di spagna: 100 g di farina, 125 g di zucchero, 4 tuorli, 4 albumi montati a neve, 1 lievito, sale q.b., 2 cucchiai amaretto di saronno. Ripieno: 300 g di mascarpone, ½ busta di zucchero vanigliato, 2 tuorli, 2 cucchiai amaretto di saronno, nutella. Preparazione: Preparare il pan di spagna seguendo le seguenti istruzioni ALLA LETTERA, o sarete puniti severamente: battere bene i tuorli: si sono comportati male. Aggiungere il sale, lo zucchero (non chiedetemi perchè sale e zucchero insieme..boh) e l'amaretto di saronno e mescolare il tutto, evitando disastrose fuoriuscite. Unirvi la farina, amalgamare bene e unire poi gli albumi montati a neve; siamo anche sotto Natale, quindi la neve ci stà benissimo. Da ultimo, visto che anche lui come i tuorli si è comportato male, aggiungere il lievito. Versare sul piatto del forno ricoperto di carta forno (evviva capitan ovvio) infornare a 180° per 15 minuti. Nel frattempo, preparare il ripieno, o se preferite po-
tete guardare il pan di spagna che cuoce,ma poi rimanete indietro con la preparazione e sono affari vostri : battere i tuorli, che a quanto pare continuano a non capire di comportarsi bene. Aggiungere lo zucchero vanigliato (e per chi se lo stesse chiedendo non c'entra niente con la vaniglia), l'amaretto di saronno e il mascarpone; tra l'altro, io mi sono sempre chiesta perchè si chiami mascarpone..voi no??? Dopo aver amalgamato, aggiungervi nutella fino ad ottenere un composto color nocciola: se invece di nocciola, vi viene color gianduiotto al latte, mi spiace dovete rifare tutto. Ricoprire con esso il pan di spagna, avendo cura di far rimanere una parte del ripieno da spalmare sul tronchetto (o se preferite da mangiare a sbaffo). Avvolgere il pan di spagna, aggiungere ancora nutella alla crema usata per il ripieno (ehhhhh golosoni), fino ad ottenere una colorazione più scura,color gianduiotto fondente, e spalmare la crema ottenuta sul tronchetto. Decorare con zuccherini colorati. Buon Appetito!!!!
Solo ♥ per il tronchetto natalizio
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Pesci rossi, istruzioni per l’uso
Provate a immedesimarvi nei vostri animali domestici, poveracci... Essi subiscono maltrattamenti, anche involontari, da parte dei propri padroni, in particolare se si parla di pesci rossi. Abbiamo intervistato alcune persone per poter stilare una classifica delle cinque disavventure più mirabolanti dei nostri defunti animaletti (pace all’anima loro). Al quinto posto della nostra classifica troviamo l’orribile trapasso di un povero pesce di cui ignoriamo il nome. Durante la quotidiana sostituzione dell’acqua, in un momento di confusione il proprietario del pesce ha inavvertitamente riempito l’acquario con acqua calda, consegnando in questo modo il pesce al tristo mietitore. Il quarto posto è occupato dal decesso di un altro pesce. Anche in questo caso ignoriamo i dati anagrafici del suddetto. Il defunto veniva abitualmente nutrito con il tipico mangime che rimane a galla. Queste cibarie furono sostituite senza alcun preavviso con granelli che, dato il loro elevato peso specifico, tendono a poggiarsi sul fondo dell’acquario. Ciò disorientò il malcapitato a tal punto che, non trovando più i suoi amati Corn Flakes galleggianti, smise di mangiare, morendo di stenti. Condoglianze anche per il pesce che troviamo al terzo posto, che non ha potuto opporsi in nessun modo quando la sua padroncina ha deciso che, in fondo, lavare con l’amuchina l’acquario non era poi un’idea così cattiva. Morte alquanto inusuale per il secondo classificato, che è stato brutalmente stritolato dalle manine di una perfida bambina di 6 anni, probabilmente rimasta colpita dal leggiadro stile natatorio dell’innocuo pesciolino rosso. Meritatissimo il primo posto conquistato dal pesce suicida Torquato (non c’è da stupirsi che si sia tolto la vita...)! Il misfatto è avvenuto in un contesto piuttosto insolito e divertente: l’acquario di Torquato era posto, per chissà quale ignota ragione, vicino al lavello in cui, proprio in quel momento, la nonna del padrone stava scolando la pasta. Il pesce, in un raptus di esibizionismo si lancia fuori dall’acquario compiendo varie evoluzioni sino a finire disgraziatamente proprio nel vorticoso getto di acqua bollente presente nel lavandino. -Nono-
Silvia Tagliabue 1°F & Giulia Molinari 1°F stante la giuria abbia dato votazioni non inferiori al 9.5 per il tuffo del buon Torquato, ciò non è servito a salvargli la vita. Pensate che dopo tutto ciò non è stato nemmeno mangiato... che spreco!Da questa classifica si evince che i pesci sono animali naturalmente predisposti a morire in modo violento e soprattutto prematuro. Vi sconsigliamo dunque di acquistarne uno come animale di compagnia (“compagnia”...) se volete evitare di avere sulla coscienza un essere innocente.
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Natale: cosa farete di bello?
Sono ormai passati 4 mesi dall’inizio dell’anno scolastico. Sono volati via e sbiadiscono pian piano nella memoria come i ricordi dell’estate e delle vacanze. Pensate un po’! in quattro mesi abbiamo visto verifiche, interrogazioni, scioperi, occupazioni, una scuola chiusa per neve… Quasi non ce ne siamo accorti, eppure è già arrivato Natale. Ora ci attendono una quindicina di giorni di vacanza, utili per riposarci un po’, tirare il fiato e sfogarci. Ci attendono giorni di festa, giorni di abbuffate. Cosa faranno i majorani di queste vacanze? Qualcuno dice ancora “Natale con i tuoi, Capodanno con chi vuoi”. Vero, dato che in funzione dei dati raccolti da un sondaggio fatto ad alcuni ignari majorani risulta che quasi tutti passeranno il Natale in famiglia, mentre il capodanno all’insegna del divertimento in compagnia degli amici. Contro ogni aspettativa, che vista la stagione avrebbe suggerito la montagna in netto vantaggio rispetto al mare, il numero di studenti che si recherà in località marittime non è molto inferiore al numero di quelli che inforcheranno sci e snowboard. Alto anche il numero di studenti che resteranno a casa, trovando sicuramente qualcosa di interessante da fare nei dintorni. Pochi fortunati compiranno un viaggio all’estero e infine un consistente numero ammette di non aver orga-
Novati Luca 4°D nizzato ancora nulla e di essere da tempo in preda al panico! Insomma, le vacanze natalizie, a dispetto dei programmi più o meno dettagliati e allettanti, si prospettano anche quest’anno ricche di divertimento e Relax per tutti i majorani che necessitano di una pausa. A voi che siete disperati per una materia insufficiente, a chi di insufficienze ne ha molte, agli intellettuali, ai musicisti, ai teatranti, ai rappresentanti, ai rappresentati, ai professori, al personale, a tutti voi… auguro buone feste e un felice rientro!
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Technolab
Daniele Viganò, 3°E Gli alieni esistono! Si è scoperto che possono esistere forme di vita in luoghi in cui le condizioni ambientali sono estreme. Questo lo hanno dedotto alcuni ricercatori della Nasa durante un loro esperimento proprio per avere la prova certa che possono esserci forme di vita che non hanno gli stessi elementi che abbiamo noi alla base della vita. Gli scienziati hanno coltivato in laboratorio alcuni batteri provenienti dal lago Mono in California, un lago altamente alcalino nella cui acqua sono presenti alte dosi di arsenico e Sali che, depositandosi, formano concrezioni di travertino, e hanno scoperto che alcuni batteri, per sopravvivere all’arsenico, utilizzano proprio quest’ultimo sostituendolo al posto del fosfato. Questo risultato è stato ottenuto nutrendo i batteri con dosi crescenti di arsenico fino a far diventare questi batteri dipendenti da questo veleno. La sorpresa è stata grande perché è la prima forma di vita conosciuta a non avere come elemento base del DNA il fosfato.
poche ore. Questo materiale ha riunito in una comunità tutti coloro che lo usano per i più svariati utilizzi, infatti le sue caratteristiche lo rendono adatto ad una vasta gamma di applicazioni. Grazie al Sugru si può infatti non solo aggiustare incollando le varie parti ma anche rendere impermeabile, o più resistente qualsiasi cosa.
Per finire voglio ricordare a tutti che ci sarà un Majorano nello spazio per 6 mesi, il grande Paolo Nobili, infatti, parte dal Kazakistan con la sonda Soyuz il 15 dicembre.
Queste caratteristiche posso giocare un ruolo importante in ambienti estremi ed infatti ritenere che organismi come questo piccolo batterio possano vivere nei luoghi più impervi dell’Universo non è una possibilità remota.
Il pongo intelligente. Può essere considerato uno degli ultimi fenomeni della rete, ma questo materiale sta coinvolgendo molti creativi di tutto il mondo. Questa specie di pongo colorato si chiama Sugru ed è stato scoperto da una studentessa di design, Jane Ni Dhulchaointigh, che, esasperata dal suo tappo per la doccia difettoso, lo sistemò col nuovo curioso materiale su cui stava lavorando. Il tappo era praticamente aggiustato, l’acqua non passava più. Quando è stato messo sul mercato online la scorsa estate, è stato letteralmente spazzato via dalla rete in
Sugru, il pongo intelligente
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Strafalcioni da ultima ora
Novati Luca 4°D I professori insegnano… -Per favore ragazzi, un attimo di concentramento! (e c’è chi dice che la scuola sia un lager!)
-Quattuor milia hominum occidit ... (Uccise quattromila uomini ...) Quatto quatto uccise mille uomini...
-Professoressa, oggi la vedo raggiosa ! Non si dice raggiosa, si dice radiante ! (insegnerà matematica?)
-Caesar, ventis secundis, in Lydiae litora pervenit ... (Cesare, con i venti favorevoli, giunse alle spiagge di Lidia ...) Cesare, in venti secondi, si infilò nel letto di Lidia ...
-Ragazzi adesso fate una bella pausa e rifucilatevi. -In questa classe c'è troppo lassativismo. (sarà una classe di (CENSORED)) -Non voglio sentire voci sottovoce. -Tu del penultimo banco e il tuo didietro fate silenzio!
... e gli alunni apprendono... -Fammi un esempio di verbo attivo. Io mangio la mela. Volgilo al passivo. Io non mangio la mela. Perché sarebbe passivo? Perché sono passivo, sto fermo e non mangio la mela. (la sua logica non fa una piega!)
Adoriamo supplici il nostro guru LUCA GIURATO (Uno piacere ha il grande piacere ospite di avere ospite...)
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Aforismi
L'aforisma in genere non è solo una definizione, anzi il più delle volte costituisce un vero e proprio lampo di genialità linguistica, una vera opera d'arte della dialettica più sofisticata retorica, ma non solo. L'aforisma è quasi sempre alla base della creatività di nuove idee, di nuovi concetti, è una forma che rivisita, analizza e critica la nostra realtà, dandoci quasi sempre prova di humor e brillantezza d'intelletto. -Cultura è quella cosa che i più ricevono, molti trasmettono e pochi hanno. [Karl Kraus] -Non hai veramente capito qualcosa fino a quando non sei in grado di spiegarlo a tua nonna. [Albert Einstein] - La potenza intellettuale di un uomo si misura dalla dose di umorismo che è capace di utilizzare. [Giorgio De Chirico]
Novati Luca 4°D
- Se nei singoli la demenza è rara, è una regola dei gruppi, delle compagnie, dei partiti, delle epoche. [Friedrich Nietzsche] - Chi sa, fa. Chi non sa, insegna. Chi non sa nemmeno insegnare, dirige. Chi non sa nemmeno dirigere, fa il politico. Chi non sa nemmeno fare il politico, lo elegge. [Anonimo] -L'ottimista pensa che questo sia il migliore dei mondi possibili; il pessimista sa che e' vero. (Robert Oppenheimer). -Ci sono persone che sanno tutto e purtroppo è tutto quello che sanno. [Oscar Wilde].
- Non discutere mai con un idiota: ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza. [Anonimo] - I mascalzoni sono preferibili agli imbecilli, perché i primi almeno ogni tanto si concedono una pausa. [anonimo] - Il Padre eterno, per compensare l'uomo delle enormi carenze fisiche nei confronti degli animali, lo ha dotato della ragione ma ha purtroppo omesso di fornirlo della combinazione esatta per servirsene. [Alessandro Morandotti] - Un muto disprezzo è la miglior risposta alle calunnie [Anonimo]
Giorgio de Chirico e Friedrich Nietzsche
Litterarum pars
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Sparkland (parte III)
Un bagliore bianco dall’aspetto sinistro ci investì. Chiusi gli occhi per non venire accecato, sentii un vento gelido strisciare con un movimento rotatorio sui miei vestiti, e anche un calcio sullo stinco destro che mi diede Frank, che per lo spavento si era messo ad agitare convulsamente le gambe, come se stesse malmenando, perdonatemi l’immagine, un ragazzo sdraiato per terra. Dopo circa una decina di secondi, quando riaprii gli occhi, notai stupefatto che davanti a me c’era un dirupo. Allargai di scatto le braccia per evitare che John e Frank cadessero e poi, insieme, ci girammo indietro. Il bar, i bicchieri delle cioccolate e del tè, i tavolini in stile “pub scozzese”, tutto quello che conoscevamo e che ci aspettavamo che ci si palesasse non c’era più, sostituito da una vasta porzione di terreno roccioso pianeggiante, difficile a descriversi, di colore simile al grigio mescolato al verdognolo chiaro, su cui all’orizzonte si stagliava colpito dai raggi di …due soli!! uno strano edificio, che assomigliava all’incrocio di un castello con una di quelle costruzioni futuristiche che si vedono oggigiorno in alcune città in qualità di sedi perlopiù di mostre d’arte. Di altezza approssimativa di 388,72839173 m, era composto da un corpo centrale cilindrico terminante con una struttura conica collegato a numerose altre costruzioni di forma conica, che creavano una struttura complessiva simile a molte Torri Petronas, con le dovute differenze, tant’è che Il Castello (suppongo sia questo il nome della costruzione, poiché vidi, stranamente in mezzo alla desolazione più assoluta, un cartello indicante la direzione dell’edificio con incisa questa scritta) era fatto di basalto. Ancora spaesati, ma altrettanto, e forse anche maggiormente, affascinati, ci avviammo con passo spedito verso Il Castello (complimenti per la fantasia all’arguto inventore del nome), per avere quantomeno indicazioni circa dove ci trovassimo. Il caldo torrido, che l’elevatissima umidità di cui l’aria era permeata rendeva ancor più opprimente, ci stava sfinendo, ma continuammo ugualmente a camminare, poiché, d’altronde, non avremmo potuto fare granché d’altro.
Davide F. Redaelli, 1°G Incredibilmente, dopo circa sei ore di cammino, arrivammo ai piedi del castello. Bussammo timidamente all’enorme portone ornato con bassorilievi… Aspettammo… Aspettammo… Aspettammo… Il portone si aprì! Tuttavia dal corridoio che ci era apparso illuminato solo dalle luce delle due stelle che vegliavano su quel mondo misterioso in cui eravamo stati catapultati non provenne alcun cenno, né una voce, né un rumore, niente di niente. Avevamo paura ma, sempre spinti da quella curiosità talvolta eccessiva che ha l’uomo verso l’ignoto e il proibito, entrammo. Il portone si chiuse dietro di noi. Non vedevamo che la fioca luce che illuminava il display dell’orologio di John e continuavamo a camminare diritto. «Ahhaahhhhhhh!!!». L’atmosfera venne squarciata da un urlo raccapricciane, forse una risata, o un qualcosa che mi immaginai perché ero ossessionato da quell’ambiente spettrale in cui ci trovavamo. Frank e io ci urtammo. Urlammo, e il grido si risentì: «Ahhaahhhhhhh!!!». In preda al più totale e incontrollabile panico, continuammo (presumibilmente) a correre dritto davanti a noi, fino a quando ci imbattemmo in un muro. Andammo a destra e dopo poco scorgemmo una luce che si intravedeva da una fessura di una porta di legno. Con le poche forze che ancora ci rimanevano, la sfondammo. Davanti a noi apparve… un altro corridoio…, ma perlomeno questa volta era abbastanza illuminato. Sulle pareti era inciso qualcosa, probabilmente delle indicazioni da seguire per non morire all’interno del castello. Dovevamo tuttavia risalire al punto in cui esse iniziavano, poiché quelle della porzione di parete che cominciammo a leggere parevano far parte di un unico, lunghissimo discorso inciso latitudinalmente sui muri. «Ahhaahhhhhhh!!!». Ci voltammo di scatto e vedemmo una sagoma piccola e misteriosa che si dileguava, che ci parve ancor più spaventosa per l’ombra spettrale causata dalle torce che illuminavano il corridoio.
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Saturo il vespro di un’ultima luna Edoardo Ponti, 5°a
Saturo il vespro di un’ultima luna, Ci riarde, quasi una funebre pira: Perché lei già conturbati raduna Dei flutti l’ira. Tutto ha rovina diversa, e sicura, Caduchi flutti: né paghe son quante Brame soavi ci incute natura, Ma a breve infrante. Salpai con altri famelici e tristi Oltre l’ignoto; io son dei migranti, Le cui bestemmie e rosari odi misti In tali canti.
Ahimè, quand'anche mi salvi: a che prezzo? L’età più degna obliar della vita Se mi arrecava allo stringer ribrezzo Cruente dita. Possa magari alle zagare, al mirto Tornare un dì! All’ospitale famiglia, Alle cicale echeggianti dall’irto Cardo, in Sicilia! Luna, perpetua sii a me testimone: Memori i figli fa’, al tuo casto raggio, Del male antico: e che l’indole espone L’umano al viaggio.
Immense gra- mREDAZIONEm Caporedattrice: Marta Tagliabue, 4°E zie siano rese Redattori: Edoardo Ponti, 5°a; Giulia Zaina, 4°a; Achille Taccagni,4°a; Arianna Colciago, 4°a; Alice Girotto, 3°a; Letizia ai membri del Bigatti, 1°a; Samuele Tagliabue 5°F; Luca Novati, 4°D; Filippo Tagliabue 4°F; personale ATA Daniele Viganò, 3° E; Giulia Chinellato, 3°E; Alberto Colombo, 3°E; Davide F. Redaelli, 1°G. che perdono Fumettisti: Filippo Tagliabue 4°F; Daniele Viganò, 3° E; Alessandro Orsenigo, investono il 3°E. Redazione grafica: Giovanni Zullo, 3° C; loro tempo nel Giacomo Panzeri, 3°a. ciclostilare il nostro giornale!
Le copie del giornalino sono poche non perchè siamo molto taccagni, ma perchè è stato messo anche online, sul sito www.liceomajoranadesio.it, sotto la sezione “studenti”. Se non sei stato abbastanza veloce da prenderne una copia leggilo online, la definizione è maggiore! Commenta gli articoli sul forum (liceomajoranadesio.forumfree.it) e invia i tuoi elaborati a etceteramajorana@gmail.com!