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etCetera
n°4 -Dicembre 2013
Liceo E. Majorana Desio “Il Giornalino degli Studenti!”
Mandela
Giulia Bianco 4°b
“ Lo scorso 5 dicembre l'umanità ha perso una delle maggiori personalità della storia. Nelson Mandela si è spento all'età di novantacinque anni. Nato il 18 luglio 1918 a Mvezo, un piccolo villaggio nel sud est del Sudafrica, Nelson Mandela fin da piccolo si è distinto per le sue doti, che gli hanno permesso di frequentare le scuole medie e superiori. “ ... Continua a pag. 4
Ritorno alla Luna Hunger Games a 41 anni dall’ultimo uomo sul Satellite Stefano Tagliabue 5°D
“ 2 0 l u g l i o 1 9 6 9 : N e i l A r m s t ro n g, a s t ro n a u t a d e l l a m i s s i o n e a m e r i c a n a Apo llo 1 1, è i l p r imo u o mo a me t te re p i e d e s u l s u o l o l u n a re co n l e ce l e b r i p a ro l e " Q u e s to è u n p i cco l o p a s s o p e r l ' u o m o, m a u n b a l z o d a g i g a n t e p e r Continua a pag. 6 l'uman ità ". “ . . .
La ragazza di fuoco i ed n o si D cen reri 5° e r i la a Fer 4 g g le ett ina 1 b a s Eli a pag
I hated every minute of training, but I said:
'Don't quit. Suffer now and live the rest of your life as a champion' Cit. Cassius Clay alias Muhammad Ali
buon natale
etCetera Majorana Desio
ind i ce
n°4 dicembre 2013
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Caro Babbo Natale
pag. 3
Mandela
pag. 4
Ritorno alla Luna
pag. 6
Protesta dei Forconi
pag. 8
Il Divertimento Ensemble suona John Cage
pag. 9
Gli imperdibili film natalizi
pag. 10
Ken Follet: il re del romanzo storico
pag. 12
Fire is catching
pag. 13
Hunger Games, la ragazza di fuoco
pag. 14
La vera storia di Babbo Natale
pag. 16
Sudoku & Games
pag. 18
Forse non tutti sanno che...
Riccardo Sala 4°F
... Che le coppie che si sposano in gennaio, febbraio e marzo hanno una probabilità di divorzio più alta delle altre coppie ... Che nel West Virginia esisteva una città chiamata “6” ... Che i marchi Adidas e Puma sono stati creati da due fratelli, Adi Dassler (AdiDas) e Rudolf Dassler (RuDa divenuto poi Puma) ... Che acquistare un’auto oggi costa in proporzione molto di più di quanto Cristoforo Colombo spese per far armare e viaggiare tre navi verso il Nuovo Mondo ... Che il 40% degli americani non è mai andata dal dentista
Carate Brianza, 15/12/2013 Caro Babbo Natale, come te la passi al Polo Nord? Fa freddo come qui? Beh, spero che almeno da te il riscaldamento funzioni e non ti costringa a far stare a casa tutti i tuoi elfi. Comunque, come ben saprai, quest'anno non sono stato proprio bravissimo (ho fatto cose orribili, che non si addicono a un gentiluomo come me) e sicuramente sarò finito nella tua lista dei cattivi ma invece di portarmi il carbone, che costa e inquina, perchè non usi quei soldi per fare un po' di regali agli altri e migliorare la società? Prima di tutto, per favore, porta a tutti noi un po' di voglia: la voglia di studiare (non basterebbero comunque cento Natali per averne abbastanza), di fare i compiti (ma anche senza esagerare abbastanza da farci tirar fuori almeno il diario), di alzarsi la mattina per venire a scuola e di tirare l'acqua in bagno (fa un po' schifo dover andare in bagno e vedere un bel tronchetto di cioccolato fondente che galleggia e ti fissa mentre cerchi di ignorarlo per rimanere concentrato e prendere la mira); insomma: tanta, tanta voglia. Poi magari sarebbe bello avere qualche pullman in più al pomeriggio, perchè sono un po' stanco di dovermi fare, da cinque anni, il tragitto Desio-Costa Lambro in piedi. Porta un po' di buon senso a quelli che prendono il pullman per fare due/tre fermate: vi costa troppo aspettare quello dopo o andare a piedi? Non penso che arrivare a casa cinque minuti dopo sconvolgerebbe la vostra saturatissima agenda. Porta un po' di contegno a quel tipo spallato che tutti gli intervalli è al primo piano della succursale a limonarsi la sua tipa: è davvero una cosa assurda, sembra che le stia mangiando la faccia. A quel biondino di prima nonsochesezione porta un po' di umiltà, perchè se continua a tirarsela come fa adesso finisce male. Porta una buona dose di mira a quell'ignoto del mio piano che continua a mancare la turca e a pisciarci tutto intorno, seriamente: fa un po' schifo. Porta a tutti quelli di quinta un po' di tempo per vivere che se continua così a fine anno non ci ricorderemo più come si fa. Porta a Lissoni qualcosa da dire, perchè, da quel che ho sentito in giro, sono tutti un po' stanchi di sentirlo parlare a vuoto. Porta alla professoressa bionda con la SLK nera 1) una macchina più alta (ti giuro tutte le mattina quando parcheggia prende il marciapiede) 2) qualche lezione di scuola guida che si è persa. Porta al prof Ciceri un po' di fiducia, che si convinca che il giornalino on-line non lo leggerebbe nessuno. Magari portagli anche un po' di tempo per rifare il sito della scuola visto che per trovare una cosa minima ci vogliono dalle due ore alle tre settimane. Come non chiederti di portarci un bar? È dalla prima che tutti (presidi e rappresentanti) me lo promettono ma non è ancora arrivato. A questo punto sei l'unico a cui rimane da chiedere. Magari portaci anche un'altra palestra, perchè siamo tutti un po' stanchi di andare in piscina (soprattutto quando ce l'hai alla sesta ora...). Portaci un bel logo rosso, come si addice alla nostra scuola, che è rossa visto che il rosso e il bianco sono i colori di Desio. Porta un po' di colore nella succursale: sembra di essere in un ospedale. Riportaci la Patty, che il piano terra della succursale è vuoto senza di lei. Riportaci la prof Flamigni, l'unica prof nella storia a darmi un 10 e a lamentarsi che rispondevo solo io alle domande (piccoli momenti di gloria). Riportaci la Citty che l'Ermacora si sente solo. E infine, last but not least, portaci un nuovo anno migliore, un 2014 in cui la gente si vuole bene e ci si perdona più volentieri; magari un'apocalisse zombi, che sarebbe una figata pazzesca. Per ora non mi viene in mente altro, ma sono sicuro di aver dimenticato qualcosa, confido nella tua esperienza per supplire alla mia memoria. Tante cose, in fede Stefano Tagliabue 5D
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Mandela Lo scorso 5 dicembre l'umanità ha perso una delle maggiori personalità della storia. Nelson Mandela si è spento all'età di novantacinque anni. Nato il 18 luglio 1918 a Mvezo, un piccolo villaggio nel sud est del Sudafrica, Nelson Mandela fin da piccolo si è distinto per le sue doti, che gli hanno permesso di frequentare le scuole medie e superiori. A ventidue anni fugge dalla città natale con il cugino per evitare il matrimonio che la sua famiglia ha combinato per lui, e si reca a Johannesburg, dove si unisce all'ANC (African National Congress) nella lotta contro il regime minoritario che negava i diritti della “razza nera”.
“Nessuno nasce odiando un’altra persona a causa del colore della sua pelle, del suo background, o della sua religione. La gente impara ad odiare; e, se si può imparare ad odiare, si può essere insegnati ad amare, perché l’amore è più naturale per il cuore umano rispetto al suo opposto”. Nel dopoguerra, in seguito alle elezioni che danno come vincitore il Partito Nazionale, promotore di una politica favorevole all'apartheid, Mandela gioca un ruolo molto importante nella resistenza, inoltre fornisce assistenza legale gratuita a tutti i neri che non possano permettersi un avvocato. Il 5 dicembre 1956 con altri centocinquanta viene arre-
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stato con l'accusa di tradimento, ma viene poi assolto.
“Non c’è un percorso facile per la libertà, in nessun luogo. E molti di noi dovranno passare attraverso la valle dell’ombra della morte, più e più volte, prima di raggiungere la vetta dei nostri desideri”. Cinque anni dopo, Mandela diviene comandante dell'MK, ala armata dell'ANC con cui pianifica diverse strategie per porre fine all'apartheid. Nel 1962 Mandela viene arrestato e in seguito condannato all'ergastolo.
“Nel corso della mia vita mi sono dedicato alla lotta del popolo africano. Ho combattuto contro la dominazione bianca e ho combattuto contro la dominazione nera. Ho amato l’ideale di una società democratica e libera in cui tutte le persone potranno vivere insieme in armonia e con pari opportunità. È un ideale che spero di vivere. Ma, mio signore, se necessario, è un ideale per cui sono disposto a morire” Durante la sua prigionia svolge un ruolo fondamentale diventando il simbolo della lotta all'apartheid, ed i movimenti antisecessionisti lottano al grido di “Nelson Mandela Libero”. Durante la sua prigionia riesce ad inviare all'ANC un manifesto da cui sono
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tratte queste parole: “La nostra marcia verso la libertà è irreversibile. Non dobbiamo permettere alla paura di essere tra noi. Il suffragio universale sulla base di elettori comuni in un Sudafrica unito, democratico e non razzista è l’unica via per la pace e l’armonia razziale. (…) Unitevi! Mobilitatevi! Lottate! Tra l’incudine delle azioni di massa ed il martello della lotta armata dobbiamo annientare l’apartheid!” Nel 1990, su ordine del presidente de Klerk, viene scarcerato.
“Io sto qui davanti a voi non come un profeta, ma come un vostro umile servo. Del popolo. I vostri instancabili ed eroici sacrifici hanno reso possibile che io fossi qui oggi. Pertanto metto i restanti anni della mia vita nelle vostre mani.” Nel 1993 a Mandela e de Klerk viene consegnato il Premio Nobel per la pace. Divenuto presidente dell'ANC, vince le elezioni contro de Klerk e diventa il primo presidente nero della storia del Sudafrica, ruolo che ricopre fino al 1999.
“Tra i sudafricani la lotta per la democrazia non è mai stata una questione perseguita da una sola razza, classe, comunità religiosa o di genere. In onore di coloro che hanno combattuto per vedere l’arrivo di questo giorno, onoriamo i migliori figli e figlie di tutto il nostro popolo. Tra questi possiamo contare africani, meticci, bianchi, indiani, musulmani, cristiani, indù, ebrei – tutti uniti da una visione comune di una vita migliore per la gente di questo paese” Dopo aver chiuso con la vita politica, Mandela si dedica al sostegno delle organizzazioni che promuovono i diritti dell'uomo e alla lotta contro il razzismo e l'AIDS. Il 18 luglio 2009, in occasione del suo novantunesimo compleanno, viene organizzato il Mandela Day, come omaggio alla sua figura da parte di uomini di cultura e spettacolo. A causa di un'infezione polmonare che da diverso tempo rendeva precarie le sue condizioni, Madiba si spegne il 5 dicembre 2013 nella sua casa di Johannesburg.
Un vincitore è solo un sognatore che non si è arreso
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Stefano Tagliabue 5°D
Ritorno alla Luna a 41 anni dall’ultimo uomo sul nostro satellite
20 luglio 1969: Neil Armstrong, astronauta della missione americana Apollo 11, è il primo uomo a mettere piede sul suolo lunare con le celebri parole "Questo è un piccolo passo per l'uomo, ma un balzo da gigante per l'umanità". Pochi minuti dopo lo raggiungono Edwin “Buzz” Aldrin e le sue meno celebri parole "Magnifica desolazione". Ogni volta che ci penso non posso evitare di chiedermi che cosa stesse provando Neil Armstrong in quel momento, cosa si può provare a essere il primo uomo che mette piede su un altro corpo celeste? E quanto deve aver pensato a cosa dire una volta fatto il primo passo sul suolo polveroso del nostro satellite? Insomma, con milioni e milioni di persone inchiodate allo schermo a guardare l'allunaggio in diretta, sapeva che le sue parole sarebbero passate alla storia: serviva una frase di un certo spessore. Gliel'ha scritta qualche team di esperti aforisti o se l'è pensata lui? In ogni caso, quel 20 luglio segna una data cruciale nella storia: camminando sulla Luna l'uomo supera le colonne d'Ercole del ventesimo secolo e
il robottino Yutu coniglio di giada
arriva dove n e s s u n o prima era arrivato mai. 11 dicembre 1972: Eugene Cernan, astronauta americano della missione Apollo 17, è l'ultimo uomo a camminare sulla Luna (per ora) segnando la fine d e l l ' e s p l o r a - Chang’e, la dea della Luna zione lunare, ormai diventata una cosa banale e di scarso interesse mediatico. 14 dicembre 2013: a quarantun anni e tre giorni di distanza l'esplorazione lunare riprende, e a ricominciarla è la Cina con la sua sonda Chang'e-3 e il robottino Yutu. Il nome, scelto con un sondaggio on-line a cui hanno partecipato oltre 3 milioni e mezzo di cinesi, ha una storia tutta sua: Chang'e infatti è la divinità cinese della Luna, il suo mito risale al 221 a.C. e racconta di come Chang'e volò sulla Luna dopo essere diventata immortale per sfuggire alla condizione di mortale alla quale, invece, era stata condannata sulla terra. Sulla Luna viveva con la sola e unica compagnia di Yutu, un coniglio di giada bianco. L'esplorazione spaziale cinese inizia, a dire il vero, nel 2003 con Yang Liwei, il primo astronauta cinese e continua in un crescendo, fino alla costruzione della prima
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L’astronauta Edwin “Buzz” Aldrin durante la prima passeggiata lunare della storia (foto scattata da Neil Armstrong). Sapevate che Buzz Lightyear deve il suo nome proprio a Edwin Buzz Aldrin?
mini-stazione Tiangong-1. Nel 2007 la Cina inizia a concentrarsi sulla Luna con la spedizione di Chang'e-1 che orbitò intorno al nostro satellite fino al 2009 osservandone la superficie e realizzandone una mappatura. Tre anni dopo, nel 2010, grazie a Chang'e-2 viene scelto il punto di allunaggio per la futura sonda Chang'e-3. Il punto individuato è il cratere Sinus Iridum, una pianura di basalto ampia 400 km alla sommità del Mare Imbrium nell'emisfero settentrionale. E così qualche giorno fa chang'e-3 atterra sulla luna e libera il robottino Yutu, grande come una lavatrice e alimentato da pannelli solari, che viaggerà per qualche centinaia di chilometri in modo del tutto autonomo. Ma la Cina non ha intenzione di fermarsi qui: nel 2017 è previsto un successore di Yutu che sarà capace di raccogliere un campione del suolo lunare e riportarlo sulla Terra. Nel corso della storia non è la prima volta che succede, già i sovietici infatti avevano portato a compimento una missione simile, ma gli interessi cinesi sono diversi: analizzando il
campione sperano di trovare dei minerali utili da portare sulla terra. In particolare ricercano titanio, uranio e il rarissimo elio3 (un isotopo dell'elio con 2 protoni e un neutrone) che, si pensa, avrà un ruolo fondamentale nelle centrali nucleari del futuro. Non ancora soddisfatta la Cina però punta più in alto: 2025, sbarco dei primi astronauti cinesi sul suolo lunare. Personalmente non so che idea farmi al riguardo: se da una parte sono tutto un fremito al pensiero di poter assistere anche io a un allunaggio, come hanno fatto i miei genitori anni fa, dall'altra sono preoccupato: stiamo già distruggendo la Terra, siamo sicuri di voler andare a scavare e rastrellare la nostra vicina “intatta Luna” per soddisfare i nostri bisogni? Ha davvero senso andare fin sulla Luna per cercare una nuova fonte di energia che poi, alla fine, useremo per far andare lavastoviglie, ferro sa stiro e deprimenti luminarie di natale? Non lo so, ma sicuramente nel 2025 non mi perderò il nuovo primo uomo sulla luna.
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La protesta dei forconi in pillole
Ma chi sono questi forconi? I forconi sono un movimento politico formatosi in Sicilia nel 2011. É un gruppo eterogeneo di persone, fondato da autotrasportatori cui si sono aggiunti agricoltori, commercianti, ultras, operai, venditori dei mercati. Il fatto che siano un gruppo composito non ci permette di schierarli politicamente con precisione, ma nell'ideologia comune il movimento è associato alle correnti di estrema destra. I forconi hanno già agito in passato con proteste limitate alla regione Sicilia, che per dieci giorni hanno portato notevoli disagi tramite il blocco delle infrastrutture.
Per cosa protestano? Negli ultimi giorni i forconi, insieme con altri movimenti, stanno mostrando il proprio dissenso nei confronti della classe politica italiana. Le motivazioni che stanno spingendo i forconi a scendere in piazza sono varie, essi chiedono: • le dimissione del governo Letta e di Giorgio Napolitano, • lo scioglimento delle camere; • la diminuzione della pressione fiscale; • l'istituzione di un governo provvisorio in mano alle forze dell'ordine, seguito da nuove elezioni. Quello che i forconi chiedono è in definitiva un enorme “basta” al sistema politico del nostro paese.
Cosa stanno facendo? Il punto centrale della protesta è Torino, ma ci sono focolai minori anche in Liguria, in Friuli, a Milano, Bologna, Roma, Bari e Napoli. La protesta si basa sull'occupazione di luoghi pubblici, come strade e svincoli stradali, piazze, caselli, con lo scopo di rallentare o fermare il traffico. A Torino è difficile perfino arrivare al lavoro in orario ed è stato registrato un elevato numero di assenze nelle scuole di ogni ordine e grado. Sempre a Torino sono stati organizzati dei blocchi ai mercati generali per creare disagi rendendo difficile la reperibilità di prodotti alimentari. Numerosi esercizi commerciali del centro sono rimasti chiusi. Alla protesta dei forconi si sono uniti manifestanti di vario genere, tra cui studenti e disoccupati.
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T EX M a d e i n I t a l y # 8 EXTRA 1
Riccardo Sala & Gloria Gaggiano 4°F
M A S T E R M a I N D l ’articolo più lungo della storia di etCetera
Qualche giorno fa, siamo andati a fare un giro a Palazzolo Milanese. Una piccola cittadina tranquilla, o meglio un quartiere tranquillo di Paderno Dugnano. Non eravamo lì solo per fare un giro. Siamo andati al Karmadillo C.F. (www.karmadillocf.com) dove ci stava aspettando, sempre al lavoro, Master. Vuoi un’intervista seria o…? No no, come ti pare a te… Io serio non riesco a stare più di tanto quindi.. Ok, dai. Nome? Nome, Stefano Mastermaind, scritto con la A. Che cosa significa? Il mio primo nickname che avevo quando ho iniziato a fare rap, perché all’inizio facevo un po’ di tutto, rappavo, cercavo di breakare, di dipingere, era Acetone, che non era proprio bellissimo. Avevo un gruppo e ci chiamavamo i Prestige e i miei compagni avevano dei nomi tutti in inglese fighissimi. Mi hanno detto: “Certo che Acetone fa proprio schifo, trovati un nome un po’ più ‘Amerrecano’”. Siccome nel gruppo ero quello che un po’ più si sbatteva, facevo le produzioni, tenevo tutti i contatti con gli altri gruppi, ero un po’ la Mente del gruppo. Hanno detto: “Chiamati Mind”! Però c’era un writer che si chiamava Mind. Ho pensato “Va beh, facciamo una roba: non mi chiamo Mind, ma mi chiamo Mastermind, che è ancora più pomposo. In più, ci metto questa A per differenziarmi nella tag, per togliere ogni dubbio. Quando hai iniziato ad avvicinarti alla musica e poi a fare questo genere? A questo genere mi sono avvicinato circa a 15 anni. Mi sono appassionato un po’ al rap, sarà una cavolata, ma con Jovanotti, con il suo disco “Penso positivo”. Non faceva neanche rap, lui è sempre stato un po’ al di fuori della scena hip-hop. Usava semplicemente il rap come forma musicale, però mi piaceva molto. Poi ho cominciato ad ascoltare anche altre robe italiane, Articolo 31, gli Otierre. Sono andato sempre un po’ più a fondo. Quando ho detto “voglio fare sta roba” era più o meno 95-96. C’era questo programma che si chiamava “Venerdì Rappa”, su Radio DeeJay con Albertino. C’era J-Ax che a un certo punto ha fatto freestyle e ho detto “che figata
sta roba, cioè lui sta improvvisando questo Flow in rima. fighissimo! Lo voglio fare anche io”. Allora ho cominciato a farlo anch’io. Ho cercato di fare freestyle, di scrivere dei testi e all’inizio facevo le robe sulle basi che compravo, cd col singolo e con la strumentale. Poi ho avuto l’esigenza di avere delle basi originali e, siccome non era così facile trovare produttori in giro, ho iniziato a farmele da solo. Poi invece mi è rimasta solo la cosa di produrre e ho smesso di rappare. In futuro magari potresti tornare a rappare? Ogni tanto ci penso, però l’ultima volta che ho scritto ci avrò messo tipo tre settimane per fare 16 battute, quindi sono un po’ lento. Forse potrei fare altre 16 battute nel resto della mia vita. La parte musicale mi è venuta sempre, a differenza della scrittura, in maniera più istintiva, più veloce, più divertente, senza menate. Infatti poi, più scrivevo e più entravo nei tecnicismi e mi rendevo conto che alla fine non dicevo niente a livello di argomenti. Tu fai parte dei Numeri 2. Come va questo progetto? Si, si, si. Con i Numeri2 ormai è una storia lunghissima. Ci siamo messi insieme più o meno nel 2000. Da allora sono cambiate tantissime cose. Nella formazione originaria eravamo in 4: io producevo e rappavo, poi c’erano due rapper e un cantante. Siamo andati avanti fino al 2008 con la musica hip-hop alla classica maniera. Poi il cantante ci ha abbandonati perché aveva molti impegni. Insomma poi diventi grande e far musica non è cosa facile di ‘sti tempi, se hai altre cose da fare. Lui ha mollato e nel frattempo abbiamo tirato in mezzo altre persone, amici musicisti per tirare su una specie di band e suonare dal vivo. Fino a quel momento facevamo i live con console, base, i cantanti che ti rappano sopra. Sentivamo l’esigenza di fare qualcosa di più e quindi abbiamo tirato su una band e ci siamo chiamati ‘Numeri 2 and the band’. Questa cosa è l’ultima roba che abbiamo fatto [ in free download su www.numeri2.com]. Attualmente, a parte aver cambiato mille musicisti negli ultimi 4 anni, il progetto Numeri2 è tendenzialmente “freezzato”, congelato.
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EXTRA 2
Kimo (uno dei due rapper del gruppo, ndr) sta facendo il suo disco da solista in cui io gli sto producendo delle basi, io sto facendo i miei lavori con altri artisti della scena HIp-Hop e con la band continuiamo comunque a beccarci tutti i mercoledì. Noi ci troviamo in saletta, buttiamo giù idee nuove, però non abbiamo l’idea di fare per forza un disco, o di fare dei live, ci ritroviamo più per il piacere di ritrovarci insieme e suonare. Stai producendo e hai prodotto per altri artisti della scena Hip-Hop, come Fedez, Fabri Fibra. Come sei riuscito anche ad arrivare a lavorare con loro? Non te lo so dire nemmeno io, perché effettivamente non mi ci sono mai soffermato. Ho sempre cercato di non fare le cose solo con il mio gruppo o con le persone con cui lavoravo strettamente, ma da produttore fai un sacco di basi, te le porti in giro e le fai sentire. Sono ormai 15 anni che faccio sentire robe in giro (ride), quindi è capitato che uno mi dicesse ”Dai questo lasciamelo, mollami la base e ci faccio su un pezzo”. Si, forse Fibra è il nome più grosso con cui ho lavorato. Lì il contatto è arrivato addirittura direttamente dall’etichetta, la Universal. Anche se con Fibra mi conosco personalmente da quando eravamo ragazzini,ci trovavamo spesso sempre nelle Jam. Con Fedez è stata un’altra esperienza ancora. Ci siamo beccati al bar, al “Miss Combino”, a berci due robe e poi si parla “Becchiamoci, ci ascoltiamo due robe”, ma tutto molto in tranquillità, non c’è nessun progetto dietro, c’è solo la passione, la voglia di incontrarsi, di scambiarsi materiale. Poi le cose vengono così. Quali progetti hai in ballo adesso? In questo momento (poi me li dimentico sempre)ho prodotto insieme a Kermit, che è quest’altro ragazzo con cui siamo qui in studio, un Ep a Mistico, che ha lavorato anche con Dargen D’amico e ha fatto il ritornello di “Bocciofili”. Adesso dobbiamo capire bene, cioè dovrà capire lui come uscire. E’ sempre difficile capire il modo migliore per uscire, per non buttare via un’opportunità. Tu hai un bel disco, ma non è così semplice oggi dire “va beh, lo metto in Free Download”, poi magari passa inosservato, “lo vendo a una Major” che poi magari non me lo promuove e rimane fermo lì. Trovare il modo il modo migliore è difficile. Con i Two Fingerz ho appena fatto un Ep, io con Danti, che si chiama Special Delivery (in free download su www.dant2f.com), che in realtà è una raccolta di pezzi che abbiamo fatto nell’ultimo periodo.
Adesso sono qui con Raige (che abbiamo interrotto, ndr) a parlare di lavorare insieme. Poi quando mi chiedi i nomi mi dimentico, come quando ti chiedono un barzelletta e ne sai un casino, poi al momento non te ne vengono mai. Parliamo dell’Ep che è appena uscito con Danti. Come dicevi, è una raccolta di pezzi che avere fatto negli ultimi tempi e che non erano mai usciti. Com’è nata l’idea di fare questo Ep e di farli uscire? È nata. Ci abbiamo messo un anno a pensarci. “Come lo facciamo uscire?”. Quando lavori con un artista che è sotto contratto non è così scontato decidere quando e come uscire. I Two Fingerz sono un gruppo molto molto attivo, continuano a buttar fuori pezzi, video e quant’altro, trovare un buco in cui non stanno uscendo con niente è difficile, anzi adesso usciranno a inizio anno col disco nuovo. Abbiamo detto “Cosa facciamo? Buttiamo un singolo ogni tanto?” “No facciamo un Ep”. Danti ogni tanto diceva che era meglio buttare fuori un singolo ogni tot, io ci tenevo di più che fosse raccolto in un disco. Ne abbiamo parlato molto. Ce la siamo menata un sacco per un anno e poi un giorno mi chiama Dani e mi fa “Oh guarda che ho parlato con quelli della Sony. Sono riuscito a ottenere il permesso” Comunque fa gioco anche a loro, il fatto di avere un disco che precede e promuove quello che uscirà. In due settimane abbiamo preso tutti i pezzi chiusi al 90% e li abbiamo chiusi del tutto. In più abbiamo fatto una traccia, che è la prima del disco, proprio nuova (aMsterDan, ndr). E’ quella che ha una sonorità un po’ più attuale, con anche il featuring con Shade. Anche se penso che le altre tracce del disco sono di un genere talmente particolare, non sono prettamente rap o Hip-Hop, che non hanno tempo. Non sono una roba che va di moda o è andata di moda cinque anni fa, può andare di moda sempre. Coi Two Fingerz lavori da tanto tempo. Come vi siete trovati? In realtà ci conosciamo più o meno dal 2006. I Two Fingerz sono sempre stati molto aperti a invitare nel loro studio altri gruppi, come fanno tutt’ora. Mi ricordo che eravamo venuti a trovarli noi Numeri 2. Stavano preparando uno dei loro dischi, forse Il Disco Finto. Ci siamo scambiati un po’ i pezzi e ci siamo trovati molto bene. Io e Roofio, bene o male, abbiamo lo stesso genere di produzioni, quindi musicalmente ci siamo piaciuti e anche a livello di teste e di tematiche ci siamo riscontrati parecchio. Poi abbiamo un modo di scrivere diverso, più che altro Danti rispetto ai rapper dei Numeri2. A livello di tematiche e come umiltà del pro-
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EXTRA 3
getto ci siamo trovati subito molto in linea, quindi abbiamo continuato a mantenere i rapporti. Poi cosa succede? Qualche anno dopo, quando ti dicevo che suonavo con la band, stavamo in una saletta sfigatissima a Cesano Boscone. Ci siamo trovati praticamente sfrattati dal giorno alla notte, ci siamo trovati in mezzo alla strada una sera con tutti gli strumenti. “Dove andiamo adesso con ‘sti strumenti?”. Mas, il cantante, mi fa “ma io mi ricordo che Danti c’aveva una stanza e forse l’affittava”. Li abbiamo chiamati e quella notte stessa abbiamo caricato le macchine, siamo venuti qua e abbiamo cominciato a stare qui al Karmadillo, come sala prove. Poi io ho portato qua tutta la mia strumentazione, questo è diventato il mio studio e ho sfrattato io gli altri, perché era quasi impossibile coesistere tutti quanti. Da quando sei qui, c’è sempre una tua traccia nell’album dei Two Fingerz, per esempio ‘Troppe parole’ e ‘La lingua dell’amore’. E in futuro? Troppe poche le mie produzioni nei loro dischi. In futuro non lo so. Mi sono bruciato le tracce possibili da mettere nel prossimo disco su Special Delivery. In realtà Dani ha lavorato su altre tracce sulle mie produzioni, non so ancora se su questo nuovo disco sarà inserita una mia traccia oppure no. Continuiamo a lavorare insieme, poi gli do una mano per mixare i pezzi perché comunque sono anche fonico e quindi faccio anche quello. Curi anche colonne sonore, Jingle, MTV… Colonne sonore è un parolone. Diciamo più musiche per promo, pubblicità o sigle televisive. Lavoro un casino con MTV. Ho fatto tutta l’ultima campagna di MTV, su tutti i bumpers dei programmi, dove vedi i personaggi delle loro serie che vanno a rallenty e poi c’è il logo che viene fuori, io gli ho curato tutte le musiche, quindi Ballerini, Calciatori, Ginnaste, Maccio, la Ferranti… Oltre ai jingle sei anche la voce di MTV. Esatto. Lavorando tanto con MTV mi è capitato una volta che un regista, che lavora per MTV, mi facesse un casting al telefono. Mi ha chiamato “Abbiamo bisogno di una voce giovane, un po’ rap, che dica queste frasi. Prova a dirle”. E niente, gli son piaciuto e ho cominciato a lavorare come speaker. Ho lavorato per qualche anno come voce ufficiale di MTV. Negli ultimi due anni hanno cambiato, hanno voluto che la voce diventasse una donna. Comunque continuano a chiamarmi per le cose un po’ più street, un po’ più maschili, tipo “Spit”. Tutto quello che riguarda MTV Spit continuo a farlo io. Ultimamente mi hanno chia-
mato anche per fare la voce di un nuovo programma sui ballerini, “Compagni Di Ballo”. Partirà anche questo a Gennaio. Sto facendo per la prima volta il VoiceOver di tutte le puntate, sai la voce narrante, quindi è un lavoro un po’ più grosso rispetto al singolo promo da 30 secondi. Spero anche che mi richiamino. E’ diverso il lavoro che si fa per un jingle rispetto a quello che si fa sulla produzione di una base per una canzone? In realtà non è così diverso, perché poi alla fine si tratta di una produzione anche quella. L’unica differenza è che, al 90% quando fai una musica per un jingle, ti chiedono di fare una musica che suoni un po’ come ‘quell’altra musica’ che avrebbero voluto utilizzare. Alla fine stai a ‘scopiazzà’, ma anche quando si produce si parte sempre da una suggestione, da un qualcosa che ti piace. Quello che cambia sono i tempi. Chiaramente quando sei su una tua produzione ci metti il tempo che vuoi, quando si lavora per la televisione i tempi sono strettissimi. Devi andare abbastanza spedito e diretto per non rischiare di sbagliare, altrimenti poi non ti prendono il lavoro. Fanno presto a cambiare. Guarda ti dico una cosa, fare le pubblicità o quel tipo di lavoro a volte è stato più suggestivo. Poi quando mi trovo a dover produrre per i fatti miei, sono sempre un po’ in paranoia. Ci sono talmente tante cose che potresti fare, che non sai da dove iniziare, nei jingle hai una linea diretta da seguire. Spesso mi hanno chiesto di fare delle robe che non sono prettamente il mio genere, di andare sull’elettronica o anche roba rock, blues. Io lavoro bene quando sono sotto pressione, quindi quando mi dicono “ fra 3 giorni mi devi consegnare un pezzo blues” e io non ho mai fatto un pezzo blues nella mia vita, mi viene da fare delle cose che non mi verrebbero da fare se mi mettessi da solo, perché sono pigro. Poi quella tecnica ti rimane per fare delle tue cose. Quando parti a fare una base cosa fai? Ti metti lì, parti dalla melodia, parti dagli accordi? Dipende dal periodo mentale e psicologico che sto affrontando. Per dire, ultimamente che sono innamorato, sono innamorato di Sewit (Sewit Villa, con le “Sister of Soul” ha partecipato alla 2° edizione di X Factor, ndr) che è la mia bellissima fidanzata ed è una cantante bravissima, parto molto spesso da dei giri melodici. No, è vero, se sono un po’ spensierato e leggero con la mente, mi viene da mettermi al piano o alla chitarra, tirar giù dei giri melodici, armonici. In questo momento mi sento più un cantato, perché ap-
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EXTRA 4
punto sono ispirato da una voce femminile. Poi magari, invece, ci sono giorni che sono più adrenalinico. Ho in mente un beat, me lo faccio io al beatbox mentre sono in macchina e poi arrivo in studio e devo buttare giù quest’idea ritmica su cui ci costruisco gli accordi e il giro melodico. Quindi dipende, dipende da come mi gira in quel giorno e in quel periodo. Con quale artista con cui non hai ancora lavorato, ti piacerebbe un giorno trovarti? Beh, parlando di musica rap... con Roofio sicuramente !! [Ride] Roofio: Che bastardo! [Ride] Ciao ragazzi!! La mia giacca, scusate il disturbo. State registrando? Ciaooo!! “CIAO CAZO’!!” [Imitando Fabri Fibra] Master: Beh, della scena Hip-Hop, a me piace tantissimo Marracash, con cui non ho mai lavorato. Lui mi piace molto e mi piacerebbe produrgli qualcosa. Anche i Dogo mi piacciono in verità, però tra i più fighi con cui non ho mai lavorato, mi piacerebbe Marra, sì. Anche perché mi farebbe fare un po’ di soldi. [Ride] Il pezzo che hai prodotto che ti è piaciuto di meno? Uhhh… mhh.. ehhhh.. Partiamo dalla parte facile, quello che ti è piaciuto di più ? Ehhhmmmm No, io i pezzi in generale me li faccio piacere. Spesso quando faccio una produzione, ho un’idea che spesso prevede un cantato. Sono molto filo-americano come gusto, quindi quando produco e scimmiotto nella mia mente, qualche idea me la scimmiotto in inglese. Quando mi trovo il rap in italiano dico. “ però mi sarebbe piaciuto sentir un’altra cosa”. Poi in realtà sentendole, mi rendo conto di cosa aveva in testa il rapper e il pezzo mi piace, anche perché poi sul pezzo ci lavoro, quindi prendo la base la ottimizzo per quello che è il pezzo. In qualche modo me la faccio piacere, ma non è una cosa che io a impatto produco e mi piace. È rarissimo che senta dei pezzi che al primo ascolto mi gasano. Con Danti invece questa cosa mi è sempre successa, per esempio nei pezzi che ci sono in Special Delivery, perché sono nati proprio molto ravvicina. Io sto facendo una base, Dani entra e dice “Che bomba, mi è venuta un’idea” Quindi ci tiriamo in mezzo e la facciamo nascere insieme. Allora a quel punto sono parte del processo creativo del rapper e quindi mi piace già nel momento in cui sta nascendo, perché la sua voce ce l’ho già lì e non me la devo immaginare. Forse la maggior parte dei pezzi li ho fatti coi Numeri2 e ci sarà sicuramente qualche traccia di qualche disco che potevo anche evitarmela. Però non ce n’è una
che mi faccia veramente schifo e neanche di cui sono particolarmente esaltato… Si, sono noiosissimo… [Ride] Quale genere di musica ascolti? Anche lì dipende dai periodi e dallo stato mentale. Quando ero più ragazzino, una volta che mi sono innamorato del rap, per anni non ho ascoltato nient’altro che rap, italiano e americano, diciamo negli anni 90. Negli anni 2000 ho cominciato a crescere, ad aprirmi mentalmente e di rap italiano ne ho ascoltato un po’ di meno. Ho continuato ad ascoltare sempre rap americano, ma mi sono aperto a qualsiasi altro genere, soprattutto di roba vecchia, quindi blues, rock,va beh… Tipo i Beatles, per esempio, me li ascolto ogni tanto, i Pink Floyd o robe ancora a cui sono legato da quando ero bambino, come Michael Jackson… Sono più legato alla musica del passato, la musica nuova mi piace quando esce, quella roba nuova, tipo la musica Trap, mi piace appena esce. Poi sinceramente mi sembra tutto molto simile, quindi sentita tre-quattro volte è uguale. Sono eventi molto importanti perché stravolgono, ma poi mi stufano anche abbastanza in fretta o forse sono io che sono anche un po’ invecchiato e mi sono irrigidito. Però ascolto tendenzialmente di tutto, la roba nuova la sento. Anche per restare aggiornato, se sei un produttore, secondo me, è importante sapere quanto meno quello che c’è in giro. Ok, perfetto. Ok that’s it. Adesso non hai registrato niente eh… [Ride]
at t ua lit à
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Elena Mazzeo 4°a
Il Divertimento Ensemble suona John Cage Sabato 9 novembre il Divertimento Ensemble, uno dei più autorevoli Ensemble in Europa specializzati in musica classica contemporanea, in occasione dell'apertura della mostra di Andy Warhol a Palazzo Reale a Milano, ha suonato sei composizioni di John Cage risalenti agli anni '40. Per me non era la prima volta che assistevo ad un concerto di musica classica contemporanea (avevo sentito non molto prima composizioni di Gervasoni e Bussotti, addirittura tuttora viventi, e altri ancora): il genere dunque non mi era nuovo, ma mi aveva sempre dato l'impressione di una eccessiva pretenziosità e di voler provocare straniamento a tutti i costi nel pubblico (dico questo come opinione personale e senza voler sindacare sulla bravura e sulla validità dei compositori). John Cage mi ha fatto senza dubbio ricredere. La musica classica contemporanea è stata e probabilmente sempre sarà una musica piuttosto elitaria, per come viene presentata, per come viene recepita (ignorata) dal grande pubblico e persino denigrata da alcuni professionisti, ma non è affatto, come io prima erroneamente credevo, una musica pretenziosa che cerca solo lo sperimentalismo più sfrenato in barba a tutto il resto, ma può avere uno stile giocoso e innocente, sebbene studiato e ben costruito. Per le composizioni proposte nel concerto si utilizzavano strumenti innovativi come libri, “oggetti di casa”, come dice lo stesso spartito, e addirittura
John Cage
frequenze disturbate della radio, ma anche un pianoforte normale o preparato, ovvero un pianoforte il cui suono viene modificato inserendo vari oggetti tra le corde (in quel concerto la pianista, Maria Grazia Bellocchio, vi ha messo dei chiodi) e il violino. I suoni risultavano semplici all'orecchio, ma allo stesso tempo anche una persona che non fosse un musicista od un critico musicale poteva notare la sapiente costruzione che stava dietro all'atmosfera raccolta e casalinga dei brani. La musica di Cage era ovviamente anticonvezionale e sperimentale, ma non in modo forzato, anzi, la si sentiva come se fosse naturale, come se non potesse essere altrimenti. I musicisti (Maria Grazia Bellocchio al pianoforte, Lorenzo Gorli al violino e Maurizio Ben Omar, Andrea Dulbecco, Elio Marchesini e Lorenzo D'Erasmo alle percussioni) sono stati molto bravi, e sicuramente ciò ha influito sulla resa finale dei brani. John Cage è uno dei più grandi del '900, e probabilmente a causa di questo la sua musica è universale, apprezzabile non solo dai pochi eletti, ma anche dai neofiti del genere, e i suoi concerti meritano sicuramente più affluenza della poca che riesce a raccogliere anche in una città come Milano. Per concludere, l'impressione finale è stata di tremenda soddisfazione, consiglio a tutti di provare, non ci sarà da pentirsi.
Divertimento Ensemble
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Matteo Redaelli, 2°a
Gli imperdibili film natalizi Eh si cari miei Natale è ormai alle por te e mancano ben pochi giorni alla fine delle lezioni! Questo adorabile periodo prenatalizio normalmente si vive con molta gioia e allegria e risolleva gli animi anche dei liceali più disperati impegnati nella costante caccia del 6 in tutte le materie. Ovviamente in questo periodo, oltre all'impaziente attesa per il Natale, i liceali provano anche un sincero odio e menefreghismo verso qualsiasi tipo di compito assegnato per casa e questo menefreghismo porta gli studenti stessi a passare le proprie serate seduti sul divano con il barattolo di nutella alla mano a guardare un film natalizio fregandosene delle lezioni del giorno dopo. Quindi ora, poiché faccio par te anch'io di questa categoria di persone, ho deciso di fare una fantastica top 5 dei film più belli e imperdibili sul natale e per i quali vale la pena di tralasciare la versione per casa! Partiamo subito.... Il primo film che vi propogno è l'ormai classicissimo Grinch di Jim Carrey. questo film forse è la pellicola di Natale più famosa in assoluto, tutti i bambini o ragazzi del 21º e della fine del 20º secolo lo hanno visto e DEVONO vederlo se non l'hanno mai fatto. Spero che lo conosciate tutti, ma siccome non si è mai abbastanza sicuri nella vita, riassumerò la trama: praticamente 'sto mo striciattolo verde sin da bambino è stato discriminato per il colore della sua pelle e per la sua asocialità; con il tempo ha imparato ad odiare l'intera
« In questo periodo i liceali provano un sincero odio-menefreghismo verso qualsiasi tipo di compito, quindi passano le proprie serate sul divano con il barattolo di nutella in mano a guardare film natalizi fregandosene delle lezioni del giorno dopo » razza dei "non so chi" (la popolazione che vive in questo mondo inventato) e in particolare lo spirito natalizio, il tutto a causa di alcuni traumi subiti da bambino. Ma una bambina di nome Lucy riuscirà a far entrare lo spirito natalizio anche nel per fido e verdastro cuore del Grinch! E tutti insieme fe steggieranno felicemente il Natale. Il secondo film di animazione che vi propongo è "Polar Express" che tratta il classico argomento del Natale: Babbo Natale esiste o no? ovviamente spero che tutti i lettori sappiano la risposta, però questo film vi farà fare un mega trip sulla possibile esistenza del nostro amato Santa Claus. Questo film, oltre ad aver ottenuto moltissimi incassi ed essere costato quanto la riparazione della cladaia della succursale del majo (per la quale sembra che il majo abbia speso una cifra esorbitante), ha vinto l'Oscar per il miglior montaggio sonoro nel
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2005! Un film da da non perdere! Il terzo film non può essere nient'altro che: "A Christmas carol" tratto dall'omonimo romanzo dello scrittore Charles Dickens. Esistono più film di animazione che trattano que sto romanzo: forse il più fedele alla trama del libro è stato girato nel 2009 negli USA, mentre un altro molto più riadattato per un pubblico di bambini è la riedizione di Topolino, nella quale il taccagno Scrooge è interpretato dall'altrettanto tirchio Zio Paperone. In entrambi i film si tratta l'argomento dello spirito natalizio e della carità verso i più poveri, cercando di trasmettere un messaggio molto importante e for te, quello appunto del coinvolgere più persone possibili nello spirito natalizio e nella felicità di questo pe riodo unico e magico. (R.I.P. piccolo Timmy) Il quar to film è "Nightmare before Christmas" creato da uno dei registi contemporanei più geniali: Tim Burton. Questo car tone è molto diverso dagli altri film di natale infatti ve drete un misto tra la spirito di Hallowen e quello Natalizio. La trama tratta di Jack Skeletron, re di un mondo nel quale si fe steggia solo Hallowen, che dopo aver scoperto l'esistenza della festa di Natale vorrà so stituirsi a Babbo Natale per allietare i bambini del mondo reale. Il tutto creando non pochi problemi...
Il quinto e ultimo film che ho scelto è "miracolo nella 34a strada" un film a mio parere molto toccante con una bella trama e dei personaggi molto par ticolari a par tire dallo stesso protagonista: Kris Kingle, un anziano signore il quale lavora come Babbo Natale fuori da un grande magazzino e con il suo spirito natalizio e con la sua enfasi nell'imitare Santa Claus finirà per credersi lui stesso Babbo Natale! Ovviamente varie persone lo additeranno come pazzo e schizzato e otterranno il suo ricovero in un ospedale psichiatrico. Ma un buon avvocato, a cui sta a cuore il vecchio Kris, con un arringa alla Cicerone riuscirà a dimostrare l'esistenza di Babbo Natale e a far uscire il povero vecchio pazzo dalla clinica in cui è ricoverato. Pur troppo non si sa per quale mistico motivo la Mediaset spesso manda in onda questo film dopo il Natale e quindi molte persone, ormai schifate e incicciottite a causa dei vari panettoni inge riti durante le feste, non vogliono più sentir parlare del Natale e tantomeno di film inerenti a esso. Comunque sia, spero che voi tutti majorani non vi perdiate questo fantastico film. Concludo augurando a tutti voi Buon Natale e un felice ] anno nuovo e che 'sto [cstronzo ensored di Babbo Natale ci por ti qualche 6 in più in pagella!
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Ken Folett
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Alice Calvi 3°A
il re del romanzo storico Innanzitutto, a tranquillizzare tutte le prof di italiano, lo dichiaro subito: Ken Follett non è uno scrittore che farà la storia della letteratura. Scrive romanzi commerciali, fatti per vendere milioni e milioni (più di cento) di copie in tutto il mondo. Non vincerà mai il Nobel e non avrà critici importanti che lo esaltano. Non sarà sui libri di liceo del 2050, ma in fondo non è per quello che scrive. Lui è uomo da classifica delle vendite, e scrive romanzi leggeri ma fatti con cura, pieni di dettagli e con una serietà storica che non guasta. E poi, e forse è questo il segreto del suo successo, è uno scrittore cinematografico, nel senso che i suoi libri sembrano fatti apposta per uscire subito dopo al cinema o sullo schermo televisivo, e in quest’epoca è una qualità che può fare la differenza, specie monetaria. Kenneth Martin Follett è gallese, nasce a Cardiff nel 1949 da una famiglia piccolo borghese. Non c’è niente di esotico o avventuroso nei suoi esordi da scrittore. Da giovane ha interesse per la lettura, si iscrive all’università, inizia a lavorare in un giornale ma poi diventa socio di una piccola casa editrice e alla sera, nel dopo lavoro, inizia a scrivere romanzi. La fama non arriva troppo presto, ma neanche tardi. Il primo romanzo a sfondare è “La cruna dell’ago” che in breve dalle librerie si trasferisce al cinema, diventando un successo con Donald Sutherland. Già nel suo primo romanzo, ambientato in Inghilterra nella seconda guerra mondiale fra spie, amori, avventura e drammi, si legge il suo stile, quel miscuglio fra avventura, realismo e dettaglio storico che sono perfettamente mescolati e rendono la lettura appassionante. I suoi romanzi,
generalmente ambientati attorno all’Inghilterra, spaziano dal medioevo, all’ottocento al novecento fino ai nostri giorni. Bisogna dire che dai primi romanzi c’è stato un continuo tentativo di produrre, oltre al genere commerciale, anche qualcosa di più storicamente difficile. Il suo primo grande sforzo (e secondo me il più riuscito) è stato "I pilastri della terra", dove racconta la nascita delle prime cattedrali sul suolo inglese, rendendo la lotta fra stato e chiesa nel sistema feudale e la novità portata dagli architetti che avevano conosciuto in Francia lo stile gotico e cercavano di portarlo in Gran Bretagna. Un medioevo ben descritto e ripreso anni dopo con "Mondo senza fine", che si svolge due secoli dopo, ai tempi della guerra dei cent’anni e della peste nera, dove la cattedrale iniziata due secoli prima viene terminata. Ken Follett è sempre stato impegnato politicamente, schierato nelle file dei laburisti anche se non è mai andato d’accordo con il più famoso Tony Blair. La sua posizione politica la dimostra pienamente nei suoi ultimi libri, i primi due di una trilogia che racconta tutte le vicende del novecento attraverso la storia di alcune famiglie inglesi, americane, tedesche e russe. Qui non mancano critiche a tutti i personaggi conservatori. Nel 2014 dovrebbe uscire il terzo e ultimo della serie, ambientato durante la guerra fredda ( primi due erano incentrati sulle due guerre mondiali).
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Giulia Bianco 4°b
Fire is Catching Il 27 novembre è finalmente approdato anche nelle sale italiane “Hunger Games – La ragazza di fuoco”, secondo capitolo della popolare saga di Suzanne Collins, diretto da Francis Lawrence. Katniss (Jennifer Lawrence), dopo essere sopravvissuta agli Hunger Games ed essere riuscita a salvare, grazie al suo coraggio e alla sua determinazione, anche il suo compagno Peeta (Josh Hutcherson), torna nel villaggio dei vincitori del distretto 12, dove ora vive con la madre e la sorella. Segnata profondamente dall'esperienza degli Hunger Games, Katniss è perseguitata dagli incubi, che le causano visioni ed attacchi di panico. Anche i rapporti con i suoi cari sono cambiati dopo la sua partecipazione ai giochi, con Gale in primis, ferito a causa del suo rapporto con Peeta che lei sostiene essere pura finzione. Dal loro ritorno, Peeta e Katniss hanno tagliato completamente i rapporti ed a stento si rivolgono la parola. Le cose cambie ranno quando il presidente Snow in persona si presenterà a casa di Katniss per spiegarle che il suo gesto eclatante, il quale, per la prima volta nella storia di Panem, ha portato gli Hunger Games ad avere un doppio vincitore, è stato interpretato dai distretti come un tentativo ben riuscito di ribellione nei confronti di Capitol City e che ciò ha portato a vari disordini all'interno dei distretti. Katniss, quindi, per salvare la sua vita e quella dei propri cari, dovrà convincere l'intera nazione che il suo è stato un disperato atto d'amore nei confronti di Peeta, fine a se stesso. Ma Snow capisce che il gesto di Katniss ha già sconvolto l'equilibrio dei distretti a punto tale che l'unico modo per placare le rivolte è eliminarla in maniera plateale... Il film ha ottenuto un notevole successo: negli Stati Uniti gli incassi hanno supe-
rato i 161 milioni di dollari in sole 72 ore! È particolarmente apprezzabile la riproduzione fedele di quasi tutto il romanzo, ma alcuni passaggi possono risultare di difficile comprensione per chi non l'ha letto, a causa degli errori del regista del primo film della saga, il quale ha tagliato alcune parti fondamentali che vanno a compromettere il senso della storia: il fatto, ad esempio, che nei libri sia Katniss a raccontare la vicenda, mentre nei film la storia si narri da sé, va ad omettere quasi interamente il diverbio interiore di Katniss, che è una costante nel romanzo (Peeta è un amico o un nemico? Dovrei salvarmi la vita o far sì che i distretti si rivoltino contro Capitol City? Peeta o Gale? E così via). La qualità è nettamente superiore a quella del primo capitolo in tutti gli aspetti: regia, recitazione, effetti speciali, costumi... In definitiva, ritengo che il film abbia delle pecche dovute, appunto, agli errori effettuati nella realizzazione del prequel, ma allo stesso tempo sono convinta che non si potesse fare un lavoro migliore. Consiglio caldamente la visione a chiunque abbia letto almeno il primo libro, a tutti gli altri (a chi l'ha visto il primo film e non ci ha capito nulla, o anche a chi ha capito, perché probabilmente crede di aver capito, ma non ha capito lo stesso) suggerisco di documentarsi prima della visione, o vi ritroverete anche voi a uscire dalla sala imprecando e chiedendovi “ma perché diavolo dei ragazzini dovrebbero ammazzarsi a vicenda nelle arene?”. Il terzo film uscirà nelle sale italiane il 21 novembre 2014. Detto questo, possa la fortuna essere sempre a vostro favore.
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Hunger Games
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Elisabetta Ferreri 5°D
La Ragazza di Fuoco Dopo mesi di pubblicità tra cui una significativa presenza al padiglione Movies del Lucca Comics di novembre, innumerevoli video di spezzoni del film sulla pagina ufficiale di Facebook e timeline di Twitter invase da hashtag per partecipare alla première italiana a Roma, finalmente il 27 novembre è uscito nelle sale il secondo capitolo della saga di Hunger Games, "La Ragazza di Fuoco". L'inizio del film coincide con l'inizio del Tour della Vittoria, il viaggio che Katniss e Peeta, vincitori degli ultimi Hunger Games, devono compiere visitando tutti i Distretti di Panem. La situazione non è però così pacifica come si vuole far credere attraverso la televisione: all'interno dei Distretti sono infatti nate rivolte popolari contro Capitol City dopo le azioni compiute da Katniss negli ultimi giochi e pertanto la ragazza viene presa come simbolo della rivoluzione; tuttavia lei non può fare nulla per supportare la popolazione, tenuta strettamente sotto controllo dal presidente Snow, che torturerebbe le persone a lei più care al suo più piccolo errore sulla scena pubblica. Dopo l'annuncio di un matrimonio tra i due vincitori, organizzato tanto per distogliere l'attenzione della popolazione di Capitol City dai veri problemi di Panem quanto per compiacere Snow, viene annunciato il criterio secondo cui verranno mietuti i tributi per l'Edizione della Memoria degli Hunger Games, che ricorre ogni 25 anni: in questa terza edizione i nomi all'interno delle urne dalle quali pescare saranno quelli dei vincitori degli anni precedenti ancora in vita. Katniss, essendo l'unica vincitrice del Distretto 12, conosce già la propria inevitabile sorte; come tributo maschile viene mietuto
Haymitch, ma al suo posto si offre volontario Peeta. Arrivati a Capitol City ricomincia così quel processo che avevamo già visto nel primo film: addestramento, sfilata dei tributi, valutazione da parte degli strateghi, interviste con Caesar Flickerman. Durante la propria intervista Katniss, grazie al suo stilista Cinna, fa trasformare quello che sarebbe dovuto essere il suo abito da sposa in un abito che richiama la ghiandaia imitatrice, simbolo della ragazza e della rivoluzione; per questo motivo Cinna viene arrestato e torturato pochi secondi prima che Katniss entri nell'arena il giorno di inizio degli Hunger Games. L'arena in cui si svolgono i giochi di questa edizione è strutturata come un orologio: in ogni zona, all'ora ad essa corrispondente, c'è un pericolo in agguato; l'unica zona in cui nessuno di loro ha effetto è la spiaggia al centro dell'orologio, che però è anche il punto in cui è più difficile difendersi dagli altri tributi. Come l'anno precedente anche in questi giochi si creano delle alleanze, in particolare quella che si condurrà fino alla fine del film sarà quella tra Katniss, Peeta, Finnick, Johanna e Beetee; all'insaputa dei due ragazzi del Distretto 12, gli altri tributi hanno organizzato
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un piano insieme ad altre persone all'esterno dell'arena, come Haymitch e lo stesso Stratega Capo Plutarch, per portarli in salvo. La missione ha successo solo in parte: Peeta rimane infatti nelle mani di Capitol City, mentre Katniss viene portata verso il Distretto 13 come era stato previsto. Durante il viaggio la ragazza scopre che le rivolte si sono notevolmente espanse e che tra le misure punitive prese dal governo c'è stata anche la distruzione del Distretto 12; con questo si conclude il film, ponendo le basi per quello che sarà l'ultimo capitolo della saga, "Il Canto della Rivolta". Come già "Hunger Games", anche "La Ragazza di Fuoco" è molto fedele al libro da cui è tratto e oserei dire che in alcuni punti lo ha anche superato: Suzanne Collins, per quanto possa aver avuto bravura nel creare una trama simile, non si distingue certo per la chiarezza e l'elaboratezza dello stile, tanto che alcuni punti risultano di difficile comprensione dal punto di vista dell'azione o estremamente noiosi (ciò accade soprattutto nel "Canto della Rivolta", tanto che mi chiedo come faranno a dividere un libro così lento dal punto di vista narrativo in due film) e a mio parere alcuni passaggi, come il Tour della Vittoria, sono stati resi più significativi e presentati molto più efficacemente nel film che nel libro. Se dovessi descrivere questo film con una parola userei "traumatizzante", a causa del-
l'atmosfera generale che si "respira" durante le sue due ore e mezza: le continue rivolte, l'assoluto controllo del potere centrale, la volontà di nascondere alla popolazione ogni azione che il governo non approva attraverso i media sono infatti temi sempre attuali e che colpiscono ogni stato, alcuni in maggior misura rispetto ad altri, e ormai siamo talmente abituati a questo sistema che spesso non ci rendiamo nemmeno conto della sua esistenza e non facciamo sentire la nostra voce contro di esso. Un esempio di come ci avviciniamo sempre di più alla mentalità dei cittadini di Capitol City, con i loro vestiti e trucchi stravaganti e la cecità verso i problemi della realtà in cui vivono, si può ritrovare nel modo in cui alcune persone interpretano questa saga: chi pone la domanda "Team Peeta o Team Gale?", come se il ragazzo con cui Katniss dovrebbe stare fosse il problema principale della storia, si mette sullo stesso livello delle persone che nel film sono tra le più disprezzabili, poiché si preoccupa maggiormente per una storia d'amore senza alcuna importanza e orchestrata da altre persone che per quelli che sono i reali problemi del mondo. La saga di Hunger Games, sebbene venga spesso considerata soltanto una delle tante serie destinate principalmente ai ragazzi, mostra molte problematiche del mondo attuale portandole a livelli così estremi che nessuno, anche volendo, sarebbe capace di ignorarle; pertanto, a mio parere, questo film non è soltanto qualcosa da guardare al cinema con gli amici per passare il sabato sera, ma se visto con occhio critico può darci molti spunti di riflessione su quello che è il mondo attuale, in un modo alternativo rispetto a quello che sono i quotidiani e i telegiornali, molte volte dimenticati dai A sinistra: una scena presa dal film giovani d'oggi.
Qui: l’ormai famosa spilla della Ghiandaia Imitatrice di Katniss
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Stefano Tagliabue 5°D
La vera storia di Babbo Natale Tutto inizia con San Nicola. Amato e venerato in tutta Europa, specie in Belgio e in Olanda, viene ricordato il 6 Dicembre in groppa ad un asinello bianco oppure a cavallo. La storia vuole che andasse di casa in casa portando doni ai bimbi buoni accompagnato dallo gnomo Peter il Nero, che puniva i bambini cattivi. Con la scoperta dell'America un gran numero di olandesi iniziarono a emigrare e fondarono nel nuovo continente Nuova Amsterdam – divenuta in seguito New York – portando con sé anche costumi e tradizioni e con queste la figura di San Nicola, o Sinter Klass in olandese. I coloni inglesi rimasero colpiti da questo personaggio al punto che ne trasformarono il nome in Santa Claus. Gli abiti di Santa Claus erano simili a quelli di un Vescovo, porta una mitra rossa (non un mitra, ma una mitra e cioè il copricapo liturgico) con una croce dorata e un pastorale. I più colti hanno rivisto in questo personaggio un richiamo al Vescovo di Mira, una città della Turchia. Santa Claus ha un cavallo bianco con il quale vola sui tetti e, aiutato dai suoi aiutanti scende nei comignoli a lasciare doni nelle scarpe dei bimbi buoni. A quanto pare l’aspetto moderno di Santa Claus ha assunto la forma a cui siamo abituati con la pubblicazione della poesia "Una visita di San Nicola", più nota con il titolo "La notte di Natale" ( "The Night Bifore Christmas" pubblicata sul giornale Sentinel della città di Troy nello stato di New York il 23 dicembre 1823) scritta da, si pensa, Clement Clarke Moore. Santa Claus viene de scritto come un signore un po’ tarchiato, a sua disposizione ci sono otto renne che vengono nominate per la prima volta con i nomi di Kasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet, Cupid, Dander e Blitzen. Fu aggiunta in seguito Rudolph, la famosa renna dal naso rosso, grazie a
una canzone di Gene Autry. All’inizio Santa Claus venne rappresentato in costumi di vario colore, assumendo con il passare del tempo i caratteri del Babbo Natale che siamo abituati a vedere oggi. Dopo la comparsa su una cartolina di auguri nel 1885 gli abiti rossi divennero presto quelli predominanti. Uno dei primi artisti a fissare l’immagine di Santa Claus nella forma che conosciamo oggi è stato il cartonista americano Thomas Nast che nel Nel creare il nostro Babbo Natale fu, infine, anche l’illustratore Thomas Nast che tra il 1862 e il 1886 disegnò una serie di tavole dedicate al personaggio che ormai era stato associato alle festività natalizie. Sono una sua creazione la casa Al Polo Nord , la lista dei bambini buoni e cattivi, la fabbrica dei giocattoli dove lavorano gli gnomi aiutanti. Ma è con le pubblicità natalizie della Coca Cola di Haddon Sundblom nel 1931 che l'immagine del Santa Claus di oggi si è indelebilmente fissata nell’immaginario collettivo. La sua popolarità a fatto si che si diffondessero vere leggende urbane che attribuivano alla Coca Cola l’invenzione stessa di Santa Claus. È comunque vero che l’immagine della Coca Cola e quella di santa Claus sono sempre state molto vicine, infatti pur non avendolo inventato viene spesso rappresentato con i colori bianco e rosso, gli stessi delle lattine di Coca Cola. Solo nella campagna del 2005 la Coca Cola sostituì la campagna natalizia con gli orsi polari. Ciononostante questa immagine di Santa Claus in rosso e bianco, diffusa per ben 35 anni in tutto il mondo è diventata la raffigurazione ufficiale di Babbo Natale e nessuno ormai potrebbe immaginarselo in un altro modo.
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t emp o lib e r o 17
n째4 dicembre 2013
Immense grazie siano rese ai membri del personale ATA che perdono investono il loro tempo nel ciclostilare il nostro amato giornale!
p redazione p
Caporedattore: Giulia Bianco, 4°b
Impaginatore: Stefano Tagliabue, 5°D
Redattori: Alice Calvi, 3°A; Elisabetta Ferreri, 5°D; Elena Mazzeo, 4°a; Matteo Redaelli, 2°a;
www.sio.im
Le copie del giornalino sono poche non perché siamo molto taccagni ma perché è stato messo anche online, sul sito issuu.com/etceteramajorana. Se non sei stato abbastanza veloce da prenderne una copia leggilo online, la definizione è maggiore e le immagini (forse) sono a colori! Inoltre se vuoi vedere pubblicato un tuo articolo puoi inviarlo alla e-mail: etceteramajorana@gmail.com ricordandoti di inserire anche nome, cognome e classe!