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LA PARTITA Varese-Brescia In palio il ruolo di anti-Verona pag. 3-5
IL PERSONAGGIO Veglio Astori vent’anni di aneddoti sul letto dei massaggi pag. 9
IERI E OGGI Dove sono finiti i campioncini della Primavera di Mangia? pag. 19
ilbiancorosso@virgilio.it
@IlBiancorossoVa
La partita
testi Stefano Affolti foto Varese Press
STADIO FRANCO OSSOLA
martedì 22 gennaio – ore 18.30
VARESE (4-4-2)
BRESCIA (4-3-1-2)
ARBITRO IRRATI DI PISTOIA ASSISTENTI CHIOCCHI DI FOLIGNO E DI IORIO DI VERBANIA QUARTO UOMO PAIRETTO DI NICHELINO
S
1 BRESSAN
25 TROEST
2 PUCINO
8 CORTI
24 ZECCHIN
21 EBAGUA
19 REA
16 GRILLO
29 KONE
7 ODUAMADI
10 NETO
32 CORVIA
9 CARACCIOLO
20 ROSSI
5 BUDEL
23 BOUY
econdo dei quattro impegni consecutivi a Masnago per la truppa di Fabrizio Castori. Un filotto interno da sfruttare, per consolidare la classifica da playoff e magari accorciare le distanze dal Verona, attualmente terzo. Se col Grosseto era una formalità, col Brescia è una sfida-verità. Perché le rondinelle sono una gran bella squadra, perché sono dirette concorrenti per un posto al sole, perché hanno in organico singoli da paura: basti per tutti la coppia d'attacco CorviaCaracciolo, gente che in serie A ha detto la sua. Nel Varese sono attesi al vero debutto due acquisti di gennaio. Uno vero, il giovane Scapuzzi: se è tutto a posto col transfer dal City, l'attaccante di scuola Milan indosserà per la prima volta la maglia numero 11. col Grosseto non poteva, perché si trattava di una partita iniziata quando ancora stava oltre Manica; stavolta può, perché è come se fosse un anticipo del prossimo turno. E uno di fatto, Nnamdi Oduamadi: l'ala prelevata dal Torino, dopo metà annata ai box per guarire da un malanno fisico, si è presentata con
un assist al bacio sabato scorso, e stasera dovrebbe partire titolare nel ruolo lasciato scoperto da Nadarevic. Un cambio della guardia che forse sarebbe avvenuto ugualmente, e che solletica la fantasia dei tifosi: Odu potenzialmente è un crack. Mancherà Carrozzieri, squalificato, e potrebbe essere l'ultima di Troest in biancorosso: le sirene di Livorno gli intonano nenie soavi, lui sta decidendo se cambiare aria o restare fino a giugno, quando comunque il contratto scadrà. Anche dalla scelta del danese dipendono le prossime mosse di mercato di Milanese. Rispetto a un mese fa non è cambiato molto: sia per Rosati che per il collega Corioni il mercato finora è stato più chiacchierato che reale. In biancazzurro ci sono vari gioiellini appetiti da altre squadre, ma al momento la rosa resta invariata. Con la sola aggiunta doc di Luca Caldirola, difensore di talento appena ripreso dal Cesena. Un bottino pingue tra Brescia, Lanciano e Modena potrebbe issare il Varese a quote impensabili in estate. Crederci è d'obbligo.
19 FINAZZI
LA CLASSIFICA DI SERIE B REGOLAMENTO 8 SCAGLIA
25 CALDIROLA
14 SALAMON
18 LASIK
Tre promozioni in serie A. Playoff tra terza, quarta, quinta e sesta se il distacco tra terza e quarta è inferiore a dieci punti. Quattro retrocessioni in Prima divisione. Spareggio tra quartultima e quintultima se ci sono meno di cinque punti di differenza.
PUNTI 1 ARCARI
PANCHINA 22 BASTIANONI 13 FIAMOZZI 26 LAZAAR 14 FILIPE 15 KINK 9 MARTINETTI 11 SCAPUZZI
FABRIZIO CASTORI
PANCHINA
ALESSANDRO CALORI
ALLENATORE
12 CRAGNO 3 DAPRELÀ 15 ZAMBELLI 17 BENALI 4 SABA 11 MITROVIC 7 PICCI
ALLENATORE
IL PROGRAMMA VENTIDUESIMA GIORNATA
PROSSIMO TURNO
26 DICEMBRE
VENERDÌ 25 GENNAIO ORE 20.45
ASCOLI-CITTADELLA 4-1 BARI-GROSSETO 1-0 EMPOLI-VERONA 1-1 JUVE STABIA-CROTONE 3-1 LANCIANO-NOVARA 1-0 LIVORNO-SASSUOLO 3-2 MODENA-SPEZIA 1-0 PADOVA-TERNANA 0-0 PRO VERCELLI-CESENA 1-3 REGGINA-VICENZA 1-0
CROTONE-SASSUOLO
SABATO 26 GENNAIO ORE 15 BARI-ASCOLI CESENA-VICENZA EMPOLI-NOVARA GROSSETO-CITTADELLA MODENA-TERNANA PADOVA-LIVORNO PRO VERCELLI-REGGINA SPEZIA-VERONA VARESE-LLANCIANO
OGGI ORE 18.30
LUNEDÌ 28 GENNAIO ORE 20.45
VARESE-B BRESCIA
JUVE STABIA-BRESCIA
VARESE - BRESCIA
Sassuolo Livorno Verona Varese (-1) Empoli (-1) Modena (-2) Brescia Juve Stabia Padova (-2) Cittad della Spezia Ascoli (-1) Ternana Bari (-7) Nov vara (-4) Reggina (-3) Crotone (-2) Lanciano Cesena Vicenza Pro Vercelli Grosseto (-6)
51 47 43 33 33 32 31 30 30 30 28 28 25 24 22 22 22 22 21 19 15 11
PARTITE
G
22 22 22 21 22 22 21 22 22 22 22 22 22 22 22 22 22 22 22 22 22 22
V
RETI
N
P
F
16 3 14 5 12 7 9 7 9 7 9 7 7 10 8 6 8 8 8 6 7 7 8 5 6 7 8 7 7 5 6 7 6 6 4 10 4 9 3 10 4 3 3 8
3 3 3 5 6 6 4 8 6 8 8 9 9 7 10 9 10 8 9 9 15 11
46 45 35 27 38 30 31 34 28 26 30 29 23 32 28 20 20 19 23 25 19 22
S
15 29 18 23 35 24 23 32 27 29 31 30 26 27 26 27 30 30 40 32 40 36
LA CLASSIFICA MARCATORI 14 Sansovini (Spezia) 13 Cacia (Verona) 12 Ardemagni (Modena), Siligardi (Livorno) 11 Zaza (Ascoli) vara), Sforzini (Grosseto), Tavano (Empoli) 10 Gonzalez (Nov
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Gli ospiti BRESCIA DAL RECORD ALL'AUSTERITY l Brescia è la squadra più... cadetta dell'intera serie B: le sue 55 partecipazioni al campionato sono un record, corroborato da 11 promozioni in A. Una storia lunga e gloriosa, con la chicca del Torneo AngloItaliano vinto nel '94 a Wembley. E il suo bomber di tutti i tempi, Virginio De Paoli, aveva iniziato la carriera proprio nel Varese, in serie C nel '58. La squadra che fu di Baggio, Pirlo (che proprio a Brescia cambiò ruolo e divenne il regista super che conosciamo), Hubner, Guardiola e Mazzone (proprio dalla panchina delle rondinelle il sor Carletto spiccò la famosa corsa piena di rabbia sotto la curva dell'Atalanta: era il 30
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Lo svizzero Fabio Daprelà, uno dei talenti emergenti del Brescia
LINEA VERDE E CHIOCCE STORICHE
l Brescia edizione 2012/13 è candidato agli spareggi promozione. Ha un ruolino che ben sintetizza l'equilibrio di questo campionato: in casa - stadio intitolato a Mario Rigamonti, martire di Superga come il nostro Franco Ossola, fresco di ristrutturazione, costruendo la curva in tubolari a ridosso del campo e togliendo le barriere vola, ma fuori casa non vince quasi mai e busca gol a raffica. La classifica è comunque buona, parla di zona playoff com'era nelle intenzioni di una dirigenza in cui gioca un ruolo fondamentale Gigi Maifredi. E in bacheca ci sono scalpi eccellenti: sul proprio campo il Brescia ha battuto il Verona e bloccato sul pari Sassuolo e Livorno. Alessandro Calori, alla seconda stagione sulla panchina biancazzurra, ha un organico giovane e interessante. Le punte di diamante sono in attacco, dove pochi hanno una coppia assortita come quella formata da Daniele Corvia e Andrea Caracciolo: se l'Airone sta tornando ai suoi livelli dopo le infelici esperienze di Genoa e Novara, l'ex leccese si sta ritrovando dopo l'incubo del calcioscommesse. Esperienza e classe a
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volontà per finalizzare il gioco di una squadra che sta lanciando talenti in serie, com'è da sempre nel suo dna, pescati soprattutto all'estero. Per esempio il 21enne nazionale polacco Bartosz Salamon, mediano difensivo dai piedi buoni, svezzato da Zeman a Foggia, su cui si sta muovendo il Milan. Oppure lo svizzero Fabio Daprelà, difensore col vizietto del gol, altro '91 su cui hanno già messo gli occhi vari club di serie A. O ancora l'olandesino Ouasim Bouy, annata 1993, scuola AjaxJuve: è il ragazzetto che in estate, rifiutando il Pescara, mandò a monte il trasferimento di Verratti in bianconero, prima dell'assalto milionario del Paris SG. O ancora lo slovacco Richard Lasik, 20 anni, diventato subito titolare fisso nella retroguardia di Calori. Del '90 è il brasiliano Vitor Saba, dell'88 l'altro brasiliano Sodinha, addirittura del '94 il ghanese Welbeck Nana: non giocano sempre, ma quando giocano dimostrano la bontà del fiuto della società. E nella finestra di gennaio è rientrato alla base il difensore Luca Caldirola, nazionale Under 21. Chiaro, però, che la meglio gioventù non
basta senza buone chiocce. Che qui non mancano: ce n'è almeno una per reparto. Il portiere Michele Arcari, alle spalle una lunga gavetta in serie C nella quale ha anche vestito la maglia della Pro Patria. Il centrocampista Alessandro Budel, che vanta illustri precedenti nell'Olimpo: ha girato molto, ovunque ha garantito qualità e quantità, elemento di sicuro affidamento che figura al top del rendimento individuale stagionale. Il laterale Gigi Scaglia, che dopo aver mangiato la polvere del calcio minore (Lumezzane, Cremonese in Lega Pro) è diventato un punto di riferimento importante. Il capitano è un fedelissimo e un enfant du pays: Marco Zambelli, bresciano doc, che dal 2003 veste il biancazzurro senza aver mai sfiorato altre maglie. Una vera bandiera, alla quale i compagni e l'ambiente s'aggrappano nei momenti difficili. Il Brescia è un mix di esperienza e gioventù che ben riassume il momento di transizione del calcio italiano: se ci sono pochi soldi, è bene investirli nel futuro. Meglio ancora se, su queste basi, il presente sorride.
settembre 2001) stenta a ritrovare le posizioni di vertice. Un'austerity frutto anche delle scelte societarie: la retrocessione del 2011, dopo un solo anno tra le elette, ha convinto patron Gino Corioni - al timone dal '92, anche questo è un piccolo primato - a cambiare rotta. Linea verde e costi bassi: basta bei nomi a fine corsa, dentro ragazzi di belle speranze, a costo di fare più fatica. Il risultato è che lo scorso anno è giunto ottavo, mancando i playoff, che erano comunque l'obiettivo dichiarato, nonostante il cambio di allenatore (Calori per Scienza). E quest'anno il cammino è assai alterno.
LA SQUADRA PORTIERI 1 ARCARI MICHELE
1978
12 CRAGNO ALESSIO
1994
22 RUSSO STEFANO
1989
DIFENSORI 2 ROSSO FEDERICO
1987
3 DAPRELÀ FABIO
1991
6 CARACCIOLO ANTONIO
1990
15 ZAMBELLI MARCO
1985
18 LASIK RICHARD
1992
21 DE MAIO SÉBASTIEN
1987
25 MAGLI ANTONIO
1991
27 LANCINI NICOLA
1994
25 LUCA CALDIROLA
1991
CENTROCAMPISTI 4 VITOR SABA
Andrea Caracciolo festeggia un gol come l’Airone
1990
5 BUDEL ALESSANDRO
1981
8 SCAGLIA LUIGI
1986
14 SALAMON BARTOSZ
1991
16 MARTINA RINI MARCO
1990
17 BENALI AHMAD
1991
19 FINAZZI LUCAS
1990
20 ROSSI FAUSTO
1990
23 BOUY OUASIM
1993
24 SODINHA DIOGO
1988
26 NANA WELBECK
1994
28 QUAGGIOTTO NICOLÒ
1993
IL RUOLINO Crotone-B Brescia Brescia-JJuve Stabia Spezia-B Brescia Brescia-P Padova Vicenza-B Brescia Brescia-M Modena Empoli-B Brescia Brescia-LLanciano Novara-B Brescia Bari-B Brescia Brescia-P Pro Vercelli Brescia Cittadella-B Brescia-TTernana Cesena-B Brescia Brescia-S Sassuolo Grosseto-B Brescia Brescia-V Verona Brescia-R Reggina Ascoli-B Brescia Brescia-LLivorno Brescia-C Crotone
1-0 0 2-0 0 3-1 1 0-0 0 2-2 2 2-1 1 1-1 1 2-0 0 4-2 2 1-1 1 1-1 1 1-1 1 1-0 0 1-3 3 1-1 1 2-2 2 2-0 0 2-2 2 2-0 0 0-0 0 5-0 0
Daprelà, Zambelli Bouy Salamon, Corvia And. Caracciolo 2 Lasik Budel, And. Caracciolo And. Caracciolo 2 Daprelà De Maio Salamon Saba Budel, Corvia. Saba Corvia And. Caracciolo, Scaglia Daprelà, Scaglia Corvia 2 Salamon, De Maio, Mitrovic, Corvia, Picci
LA STORIA RECENTE STAGIONE 2002/03
9° in A
2003/04
11° in A
2004/05
19° in A
2005/06
10° in B
2006/07
6° in B
2007/08
5° in B
Perde i playoff
2008/09
4° in B
Perde i playoff
2009/10
3° in B
Promosso in A ai playoff
2010/11
19° in A
Retrocesso in B
2011/12
8° in B
VARESE - BRESCIA
Retrocesso in B
ATTACCANTI 7 PICCI ANTONIO
1985
9 CARACCIOLO ANDREA
1981
11 MITROVIC MARKO
1992
32 CORVIA DANIELE
1984
ALLENATORE CALORI ALESSANDRO
1966
5
La settimana
UN MESE TRA CAMPO E MERCATO
La partenza di Nadarevic cambia le strategie di Milanese e Castori Oggi prima partita vera, in anticipo sulla concorrenza er il Varese il campionato è ripreso molto prima degli altri. La squadra, consumati dieci giorni di vacanza, si è ritrovata a Roma per un ritiro destinato a mettere benzina nel motore in vista della seconda parte della lunghissima stagione. La pausa di gennaio, inedita e benvenuta, ha consentito di recuperare gran parte degli infortunati, compresi quelli storici: valga per tutti il caso di Oduamadi, che ha esordito con un assist vincente sabato nel finale della gara col Grosseto. E si affaccia anche Aljaz Struna, che sabato prossimo col Lanciano dovrebbe finalmente entrare nei 18.
P
Svolta tattica?
Enis Nadarevic ringrazia e saluta: a sorpresa è passato al Genoa
Durante il ritiro - inaspettatamente condizionato dal maltempo, nonostante la latitudine teoricamente più mite - Castori ha provato nuove soluzioni tattiche, tra cui il 4-2-3-1. Ma le mosse di mercato potrebbero condurlo a riabbracciare il suo amato 4-3-3, modulo con cui ha regalato grande calcio in altre piazze, a cominciare da Cesena. Già, il mercato: ci sarà da vendere e da comprare, disse prima della sosta Mauro Milanese. Non sono mancate le sorprese, com'è consuetudine. Per esempio, chi avrebbe detto che Enis Nadarevic avrebbe lasciato subito Masnago per approdare in serie A? Il Genoa vale più per il glorioso passato che per l'incerto presente, tra classifica da paura ed ennesimo cambio di panchina: però sempre di Olimpo si tratta, e sputaci sopra quando tu sei un miracolato (da profugo bosniaco a calciatore professionista, mica tutti...) e la tua società può fare un affare (250mila euro in cassa: a giugno Nada sarebbe andato via a parametro zero). Peccato che arrivi in rossoblù e alla prima partita venga cacciato l'alle-
natore che l'ha richiesto per corroborare il suo prediletto gioco sulle fasce: vedremo se Ballardini lo valorizzerà a dovere.
Novità e certezze Il Varese non sembra sentire la mancanza del suo cavallo pazzo: senza Nada ha battuto 3-0 l'Anziolavinio (serie D) nel test di fine ritiro e poi ha arrotondato la vittoria col Grosseto già messa in ghiaccio a metà dicembre. Però Castori ha chiesto un sostituto di pari caratteristiche, potente, veloce, estroso. Magari il papa uscirà tra i cardinali elencati qui sotto, o magari all'ultimo Milanese estrarrà dal cilindro un nome nuovo adatto alla bisogna. O magari il surrogato è già nei ranghi, ha il numero 7 e gli stessi natali nigeriani di Ebagua: Odu, appunto. Lo stesso inserimento di Luca Scapuzzi, talento di scuola Milan preso in prestito dal Manchester City, suggerisce una svolta tattica importante: trattasi di una seconda punta che all'occorrenza può giocare sugli esterni, veloce e animata dal sacro fuoco. È stato voluto fortemente, se la scommessa sarà vinta ne vedremo delle belle. E nessuno si azzardi a paragonarlo a Kakà: lo fecero già in rossonero, e non fu accostamento facile da gestire. Il ragazzo vale, lo si lasci libero di essere se stesso. In uscita, hanno mercato Eusepi e Momentè, le punte di scorta che finora non hanno trovato spazio. Anche le loro caselle, una volta liberate, consentiranno di completare l'organico. L'inedito filotto di quattro partite consecutive al Franco Ossola (gli otto minuti col Grosseto, il recupero col Brescia, gli impegni da calendario con Lanciano e Modena) può issare il Varese a ridosso del terzo rango, occupato dal Verona che al mercato s'è ulteriormente rinforzato.
Gli obiettivi del mercato invernale
JUAN ANTONIO
FERREIRA PINTO
MATTEO POLITANO
L'argentino Juan Ignacio Antonio, classe 1988, è da tempo in cima alla lista, richiesto da Castori in persona che l'ha avuto ad Ascoli due anni fa. Fa panchina alla Sampdoria, che l'ha acquistato a metà della scorsa stagione dal Brescia, facendone uno dei protagonisti della rimonta-promozione. Juan Antonio, originario della Patagonia, passaporto italiano, scuola River Plate, partner di Agüero nella nazionale giovanile albiceleste, in Italia ha giocato con Brescia, Ascoli e Samp. È il vice Neto ideale di cui si parla da settembre.
Adriano Ferreira Pinto, brasiliano dell'Atalanta, ha 33 anni e due interventi al ginocchio alle spalle: però se sta bene è un'ala coi fiocchi. Mister Castori l'ha avuto a Lanciano e a Cesena. Oggi è in naftalina, ma negli ultimi anni è stato un punto fermo della Dea, attraversando più ere tecniche (Colantuono, Delneri, Mutti, Colantuono bis) e firmando gol pesanti. Viene dalla povertà: da ragazzino fece il muratore e il raccoglitore di pomodori per vivere dopo la morte del padre. Ha pure scritto un'autobiografia a scopo benefico.
Matteo Politano, 19 anni, è appena uscito dalle giovanili della Roma: c'era anche lui nella maledetta finale scudetto coi baby di Mangia. In questa stagione è ottimo debuttante tra i professionisti, in prestito a Perugia (Prima divisione), dov'è titolare fisso e ha già segnato 6 gol in 14 partite. Ras della fascia, è una forza della natura dotata di classe, killer instinct e fondo. Finora la dirigenza umbra ha glissato, forse la chiave è convincere la Roma - proprietaria del cartellino - che sia meglio testare il ragazzo in B.
VARESE - BRESCIA
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L’ospite d’onore «VENT’ANNI DI GODURIA CONTINUA» Amarcord di Veglio Astori, storico massaggiatore biancorosso Campioni, personaggi e aneddoti anche senza pallone
n tutti gli sport il massaggiatore ha un ruolo fondamentale. C'è lui dietro ai successi dei campioni: un artigiano dei muscoli, un mago capace di parlare col corpo. Ma il suo compito non si limita alla manualità: è da sempre il confessore, lo zio bonario che ascolta e consiglia. Veglio Astori l'ha fatto per vent'anni al Varese Calcio, dal '76 al '96, e per quaranta nello sport che conta: pensionato ma ancora attivo, al Cistellum di Cislago («Facciamo la Promozione, siamo secondi: finché sto bene, vado dove mi porta la passione»), ha curriculum e aneddotica sterminati. Lei al calcio è arrivato tardi. Sono nato a Corsico, mio padre voleva chiamarmi Velio ma all'anagrafe aggiunsero una “g”. Lavoravo in un'officina meccanica a Milano, prendevo i permessi per studiare le tecniche di massaggio: costava 120mila lire, fui il migliore del corso. Nel '63 cominciai col ciclismo, alla Gazzola: ci correva Cribiori, ci vediamo ancora perché abita a Cuirone. E cominciò una bella storia di corse. Ho fatto Giri, Tour, Mondiali. Ho lavorato per i più grandi, a cominciare da Merckx e Adorni. Quando andava in nazionale, Vittorio mi voleva come massaggiatore personale. Il paradosso è che quando io non c'ero lui vinse: a Imola '68 seguivo il Belgio, chiamato da Merckx. Fui felice lo stesso: lo meritava, quel giorno fece qualcosa di fantastico. Ha avuto anche una pare entesi sciistica. Negli sport invernali il massaggiatore era una figura sconosciuta. Nel '74 aprii la strada: la Valanga azzurra pullulava di fenomeni, si giovarono anche del mio lavoro. Finché non arrivò il pallone. Accadde a fine estate del '76. Ero in ritiro sopra Biella con la nazionale azzurra di sci alpino. Telefonò il dottor Piero Modesti, che conoscevo dai tempi del ciclismo, e mi propose di seguire la squadra di calcio. Non ci pensai più di due secondi, saltai in macchina e venni a Varese. A casa di Modesti ci trovammo io, lui e Peo Maroso: in cinque minuti l'accordo fu fatto. Ricorda l'esordio? Nella base di Comerio ero già stato per la Ignis di ciclismo, e avevo sempre trovato Varese una bella città. Arrivai a campionato iniziato, debuttai a Vicenza e perdemmo 20: era un grande Lanerossi, con Paolo Rossi, che segnò, e Filippi. Che Varese era? Giovane e sveglio. Presidente Guido Borghi: ci conoscevamo già, per i soliti incroci ciclistici. Direttore sportivo Ricky Sogliano: Borghi si fidava ciecamente, gli delegava tutto o quasi. Sogliano era un duro, ma di cuore: capiva di calcio, usava metodi tradizionali, detestava i divismi. Erano tempi belli, in cui anche i gol si festeggiavano sobriamente. In panchina, un super Peo: battagliero, capace di parlare la lingua dei giocatori. Chiedeva corsa e aggressività, sfiorammo la promozione. Invece nell '79 arrivò la retrocessione in C1. Dopo Maroso venne Rumignani: la squadra non era granché, ma fu fatale un errore di preparazione. In estate si fece un lavoro diverso dal solito: partimmo in quarta, poi crollammo. Fu una fortuna, perché permise un cambio radicale. Fascetti fu promosso dalla Primavera alla prima squadra: non sapevo nulla di lui, si dimostrò subito valido. Con un gruppo nuovo. E un bomber formidabile, Ascagni. Aveva idee tutte sue: non voleva lo stress della B, preferiva rimanere in C, guadagnare di più e
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sentirsi decisivo. Infatti vinse quattro campionati. Il giovane Fascetti era già burbero? Sì e no. Non certo un oratore, ma scherzava volentieri e rideva spesso. Rigenerò molta gente data per finita, per esempio Mastalli, e lanciò sconosciuti. Coi giocatori parlava singolarmente, fuori dallo spogliatoio. E il lunedì sapeva già la formazione della domenica
VARESE - BRESCIA
dopo. Nacque il Varese del miracolo mancato. Davamo spettacolo, eravamo dieci anni avanti. Nessun altro giocava così: fuorigioco, fantasia, corsa. Allo stadio la gente faceva “ooohh!”. Poi venne la Lazio. Vai a sapere cosa accadde davvero. Andammo a Roma, vedemmo il Papa in
Veglio Astori dal Papa col Varese alla vigilia della storica sconfitta con la Lazio. E in azione: mentre sistema il naso rotto del biancorosso Baldini e alle prese col massaggio al grande Vittorio Adorni
udienza privata, poi perdemmo quella strana partita. Agnolin regalò due rigori scandalosi a D'Amico, e al nostro capitano Cerantola disse “non fare il mona o ti butto fuori”. Ricordo che tutto lo stadio rideva, i miei amici romani sghignazzavano: “Ve l'hanno fatta sporca”. Comprata dalla Lazio o venduta dal Varese? Venduta no: non ci furono giri di scommesse o cose simili. Rampulla fu incerto, ma capita anche ai big: guardi Buffon con la Sampdoria. Non so gli altri dirigenti, ma Colantuoni in A ci voleva andare, aveva persino pronti gli stranieri. Davvero? Erano già passati in sede a trattare. Il brasiliano Juary, quello che quando segnava danzava attorno alla bandierina: poi andò all'Avellino, Colantuoni lo consigliò all'amico Sibilia, patron irpino. E Sulser, centravanti della nazionale svizzera. Quindi? Partita rubata, certo, ma penso per ordini superiori. Alla federazione non piaceva il Varese in A: poco appeal, poco pubblico, piazza snobbata. Ci volevano soldi, sì, però meno di oggi: io dico che ce l'avremmo fatta, perché Colantuoni non era uno sprovveduto. Nell'85, la retrocessione. Giocavamo bene, andammo giù quasi senza accorgercene. L'atmosfera era da fine impero. Allenava Vitali, uno che ogni sabato notte mi faceva impazzire: non riusciva a dormire, mi toccava fargli compagnia fino all'alba. Ottimo tecnico e grande persona: si ricordava di me, perché da piccolo abitava nella stessa zona di via Campagna dove lavoravo in officina. Fumava troppo, è morto giovane di tumore. Toccò a Luigi Orrigoni. Il mio presidente preferito: con una stretta di mano sistemava tutto. Generoso e spontaneo: s'interessava alle persone, tirava fuori i premi partita sull'unghia senza averli promessi. Aveva lo stile di Borghi. La sua Varese. Impagabili le cene al Brigantino, con Carletto Soldo e Aza Nikolic. Io e Carletto parlavamo dialetto milanese, col professore non si poteva. Ma ogni volta che tornava da Belgrado era una festa tra amici. Le confidenze sul lettino? Non le svelerei neanche sotto tortura. Ne ho raccolte tante: soprattutto dei giovani, a caccia di consigli e sfogo. Per conquistare la fiducia dei giocatori bisognava tenere i segreti: te ne scappava mezzo ed eri bruciato. I giocatori preferiti? Ne ho amati tanti. Con molti le strade si sono irrimediabilmente divise. Quelli che bazzicano Varese li abbraccio spesso e volentieri: Bruno Limido, ogni volta che mi passa sotto casa, fa una strombazzata col clacson. La vittoria più bella? Nello sci, le medaglie olimpiche di Thoeni e Gros a Innsbruck '76. Nel ciclismo, con Merckx era tutto previsto: meglio l'impresa di Ambrogio Portalupi, nel '66. Andava come una moto, ma era un viveur e dissipava energie: a Trieste, capolinea del Giro d'Italia, Bitossi mi mandò a dirgli di darsi una regolata. Lui lo fece e pochi giorni dopo dominò il Giro di Svizzera: io fui licenziato. E nel calc cio? Non ha i grandi appuntamenti, i picchi di adrenalina degli altri sport. Però ogni domenica è un'emozione: ecco, al Varese ho vissuto vent'anni di goduria continua.
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Cuori biancorossi TOM, IL TIFO VIAGGIA SU INTERNET
Marco Tomasetto gestisce il blog “Pensieri biancorossi” «Ho adorato Ascagni e Mastalli. Castori può tornare al suo 4-3-3» arco Tomasetto, Tom per gli amici, abita a Castiglione Olona ma precisa: «Sono cresciuto a Masnago, da casa avevo proprio il Franco Ossola a vista». Va allo stadio (settore distinti, con gli Amici del Varese) ma non è un tifoso qualsiasi, è un tifoso 2.0: tiene il seguitissimo blog “Pensieri biancorossi” (pensieribiancorossi.blogspot.it), dove parla del Varese. È un po' un diario. Esatto. Decisi di metterlo in piedi dopo la promozione in C1 con Sannino: mi piace esprimere le mie emozioni scrivendo, anche se mi rendo conto di non essere un genio della penna. Non c'è niente di meglio che scrivere della propria passione: lo faccio principalmente per me, ma lo condivido con tutti. Il bello di tutto questo è che col blog ho fatto delle amicizie fantastiche, anche habituè dello stadio mai incrociati prima. Mai “autocensurato” un post? Mai. Scrivo quello che penso sempre, ovviamente nella maniera più consona. E cerco di rendere il blog uno spazio di moderazione ed educazione. Vale per i miei post e vale per i commenti dei lettori. Ha una notevole memoria storica, ola enciclopedia anche è una picco biancorossa. Ricordo in dettaglio molti particolari: quando vivo un momento memorabile, cerco di memorizzare ogni immagine. Non sempre ci riesco. Poi mi sono sempre documentato molto, ho una libreria calcistica grandissima. Tifoso da quando? È una storia lunga. La mia famiglia è torinese: mio nonno granata, mio padre non si è mai interessato di calcio finché nei primi anni '70 non si è trasferito a Varese per lavoro. La squadra ballava tra la A e la B: iniziò a tifare Varese e a sei anni mi portò allo stadio. La prima partita? Prima giornata della A 1974/75, Varese-Inter 2-0, gol di Libera e Sperotto. Poi mio padre fu trasferito per lavoro a Catania: anche lì continuammo a tifare Varese, vidi un Catania-Varese al Cibali. Un'altra tappa a Pavia, e nel 1978 tornammo a Varese: da lì il primo abbonamento, e non abbandonai mai più il Varese. ocessione. E subito la prima retro Rumignani allenatore, sostituito da Fascetti in corso. Ma non mi demoralizzai; l'anno dopo con il mio mito Tiziano Ascagni tornammo in B. Gran bella squadra, con Salvi, Martina, Facchini. Ascagni era un giocatore fantastico, non ho mai capito perché non arrivò in A. E aveva delle scarpe da calcio innovative: nere ovviamente, ma con una striscia arancio fosforescente, allora era strana. Da bimbo la cosa mi colpì: oggi colpi-
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sce chi le ha ancora nere... Quindi, è della generazione Fascetti. Certo. Dopo Ascagni il mio idolo divenne Ennio Mastalli. Ma tutta quella squadra era incredibile: giocava un calcio innovativo, veloce e spettacolare. A Masnago le buscavano quasi tutti. La partita del cuore? Varese-Sampdoria 2-0: Paolo Conti fece una papera, Di Giovanni si fiondò su quel pallone per il rad-
il chiosco per bere qualcosa o mangiare a venti secondi dal posto. Poi, intorno allo stadio, attività collaterali per giovani e famiglie, sempre legate al calcio. In pratica siamo stati allo stadio dalla mattina sino a sera. In Germania è uguale. Questione di mentalità. I tedeschi sono nordici, ma con passione latina: hanno costruito stadi stupendi, anche in città piccole come la nostra. Prevedendo
glia, sì: adesso... solo spesso. Negli anni '80 sono stato pure a Foggia, Catanzaro, Bari. Negli anni '90 dappertutto. La trasfferta indimenticabile? Brescia-Varese 0-0 del 1982: eravamo tantissimi. Poi, negativamente, Perugia-Varese che segnò la nostra retrocessione in C1 nel 1985. Castelletto Ticino, per il ritorno nei professionisti. In Eccellenza, quando a Saronno abbiamo eliminato il Gavirate nei
Marco Tomasetto allo stadio di Salisburgo col figlio Francesco
doppio e il Franco Ossola esplose. Andai allo stadio quattro ore prima, in curva nord eravamo comunque tutti in piedi: non si poteva stare seduti, tanta era la gente. Dimostrazione che lo stadio si può riempire. O si poteva? Erano altri tempi: la gente adesso è più pigra, c'è tanto calcio in tv. In tutta Italia gli stadi sono vuoti e brutti, tranne quello della Juve. Ma secondo me ci si può riavvicinare a quei tempi: con impianti più moderni, comodi, coperti. Modello inglese? No, tedesco. Vado spesso in Germania e in Austria in vacanza, e ne approfitto per vedere partite. Il calcio austriaco tecnicamente è ai minimi storici, ma a livello di organizzazione e attenzione verso il pubblico sono avanti anni luce. A Salisburgo ho visto Red BullSturm Graz: arena stupenda, ho speso pochissimo stando vicino al campo, seduti comodamente, con
però anche settori in piedi per la tifoseria più calda, e settori per famiglie a prezzo agevolato. Intorno hanno creato un indotto di attività commerciali e ludiche: gli stadi vivono sette giorni su sette, invogliano la gente ad andarci. Anche perché in Germania sono stati furbi a non aumentare i prezzi dei biglietti, come in Inghilterra. Come si riso olve, realisticamente, il problema Franco Ossola? Sino a quando non si sblocca la legge sugli stadi non si può fare molto. L'ideale sarebbe trovare un posto alternativo, anche perché quando ci sono cinquemila spettatori uscire da Masnago in macchina è un'impresa. Vorrei un nuovo stadio stile Germania, in un'altra zona, ovviamente in città o in un comune limitrofo: non oltre, altrimenti si perde la varesinità. Sempre presente anche in trasferta? Una volta, quando non avevo fami-
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playoff: al gol di Sehic esultai come se avessimo vinto la Champions League. Torino 2010 no? Sì, con quel 2-1 capii che eravamo tornati grandi. Perché per me ora siamo grandi, anche se c'è sempre qualcuno che si lamenta: dovrebbe ricordarsi che solo pochi anni fa perdevamo in casa con il Cesate, e un pareggio sul campo della Cossatese era visto come un risultato grandioso. Altre partite indimenticabili? La finale di Coppa Italia di C, 3-0 al Forlì sotto il diluvio: in quel periodo triste del nostro Varese fu un momento bellissimo, la sgroppata di Cavicchia verso il gol finale fu meravigliosa. Poi rivivrei alcuni momenti di quest'ultimo Varese: il pareggio di Bernardini a Bolzano, la finale con la Cremonese, le due vittorie col Torino. Confesso che non ci credevo più: dopo Cittadella 2000 pensavo che la B non l'avrei più rivista.
Veniamo al presente: suggerimenti di mercato? In questi anni hanno sempre dimostrato di azzeccarci: i nomi li lascio ai dirigenti, l'importante è prendere giocatori che abbiano motivazioni. Piuttosto, intravedo una svolta tattica. Cioè? La miglior dote di un allenatore è adattarsi alla caratteristiche della squadra, e Castori lo sta facendo: col 4-4-2 abbiamo un Varese pratico. Sono dell'idea che diventerebbe bello se per caso si riuscisse a farlo giocare col suo 4-3-3: magari mi sbaglio, ma le manovre di mercato sembrano puntare a questo. Perché? Nel 4-3-3 alcuni giocatori che già abbiamo si esprimerebbero al meglio. Penso a Kone: Zeman è molto bravo a sfruttare le verticalizzazioni e gli inserimenti, e in quel centrocampo a tre lui si muoveva alla grande. Vedremo il vero Kone se giocheremo a tre, magari con Zecchin creatore tosto alla Pirlo. E penso a Oduamadi: come esterno di una linea d'attacco a tre è l'ideale, con Ebagua punta centrale. Anche Scapuzzi s'inserisce bene in questo discorso. Lo conosce? L'ho visto giocare nella Primavera Milan, ricorda nelle movenze Kakà. Il fatto che in Inghilterra abbia giocato poco non è significativo: gli stranieri tecnici in League One e League Two pagano pegno, è un calcio molto particolare. Se Milanese ci punta mi fido. Giulio è incedibile? Per me sì: fa reparto da solo, e in un eventuale attacco a tre rimane la punta centrale perfetta. he pezzo grosSe se ne va qualch so? Giusto che Nada e altri abbiano chances d'alto livello, per loro è un lavoro. Anche l'anno scorso andò via Carrozza: arrivò Rivas, che nessuno più considerava, e fu determinante. Il Varese è da sempre un trampolino di lancio: se non lo capiamo, meglio tifare Juve, Inter o Milan. Lei per che big tifa? Nessuna: non vedo male il Toro, per il nonno, ma è tutto. Ho una simpatia per gli inglesi dell'Ipswich Town, miracolo di provincia che oggi sta in B, ma nell'81 vinse la Coppa Uefa, con Bobby Robson in panchina e John Wark in campo. Wark era fenomenale, sembrava Ascagni. Chiusura politically uncorrect: atura di cosa pensa della candida Rosati? Se non si distrae con la politica, un imprenditore può fare benissimo sia il presidente di calcio che il politico. L'importante è che non perda di vista il Varese, che la squadra resti al centro del suo impegno.
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Mondo biancorosso DUE SOCI NAPOLETANI IL VARESE È PIÙ RICCO Cafferino pre partita, 8 minuti di partita e birretta post partita... Ho visto un goal, una super-occasione, una parata difficile e un quasi-goal... molto più che in certe partite intere. Nikka Costa Nadarevic era fin qui il migliore dei nostri. 250.000 euro sono nulla. Marco Venosta Come abbiamo fatto a venderlo al Genoa? Questo è l'affare del secolo! Michele Colaluce Ma il Verona non fa prima a comprare tutto il campionato di serie B? Magari fare anche da sponsor... A Luca Sogliano non sembrerà vero aver tutti quei soldi.. Alessandro Tagliabue Non riuscirò mai a capire perché abbiamo quasi 13.000 tifosi del Varese sulla pagina ufficiale Facebook e allo stadio una media di 3.500 spettatori. Togliamone pure mille che saranno solo simpatizzanti e abiteranno lontani dalla nostra città, ma aggiungiamoci tutti gli anziani che vengono allo stadio ma ovviamente non sono su questo sito. Rimane il mistero. Ale Io cercherei di rivalorizzare Troest, visto che non ci credo che è diventato un pippone e che se ricordo bene l'abbiamo pagato tanto... Federico De Maddalena a Ha fatto più lui per Varese che tutti i politici di professione. Ci ha riportato in B e con lui ci siamo levati parecchie soddisfazioni, ridando a Varese quella fama e notorietà che solo il calcio sa dare. Io guardo l'uomo e lui sempre schivo i fatti li ha "fatti veramente". Da varesino non posso fare altro che ammirarlo e ringraziarlo col mio voto. Grazie presidente! Ezio Macchi Si è candidato con Maroni? Mi sarei aspettato un suo impegno semmai con quelle forze che si dimostrano davvero vicine alla società civile, come lo schieramento di Ingroia... Giuseppe Bosso Per favore separiamo la politica dalla passione sportiva e poi basta a tutti questi manifesti incollati su spazi di altri e tutt'attorno allo stadio come se fosse proprietà esclusiva di un candidato politico! Daniele Zanzi Rispetto per la persona... ma per quel partito non lo voterei neanche se ci avesse portato in Champions!!! Stefano Minazzi Ma come si fa a mandare avanti contemporaneamente delle aziende, seguire una società sportiva di serie B e impegnarsi anche in politica? Non è un po' complicato? Ivan Fulgenzio Pampurio
Il debutto di Paolo Vitiello e Raffele Fabozzi in biancorosso, sabato in occasione di Varese-Grosseto
rrivano i rinforzi. Due soci napoletani per Antonio Rosati: i sussurri che da tempo animavano il gossip del Goalasso sono diventati sorrisi nel giorno della formalità Grosseto. Paolo Vitiello e Raffaele Fabozzi si sono presentati al popolo biancorosso sabato, aggiungendo sale agli insipidi otto minuti finali di una partita già vinta (il pepe è il poker di Ebagua). Anche se non ci sono ancora le firme - questione di giorni, forse di ore - stanno mettendo le mani sul 10% delle quote societarie, equamente diviso: quattrini freschi (si parla di 400mila euro) che, assommati al tesoretto della cessione di Nadarevic al Genoa (250mila), procurano il capitale necessario per andare sul mercato invernale e rinforzare l'organico, con l'obiettivo dichiarato di centrare i playoff. Paolo Vitiello, 52 anni, è avvocato civilista e ha una pazzesca somiglianza con Attilio Romero, a suo tempo presidente del Torino; Raffaele Fabozzi, 45 anni, è imprenditore nel settore delle pelli, con interessi anche in Senegal e fornitori varesotti. Entrambi partenopei doc, entrambi vergini di esperienze dirigenziali calcistiche, entrambi amici di vecchia data di Massimo Carpino, il responsabile marketing che si è insediato quest'anno in via Manin e ha già tenuto fede alle richieste di patron Rosati: «Ampliare gli orizzonti commerciali della società, vendere il prodotto Varese in un ambito nazionale e non più solo locale, completando il grande lavoro fatto in questi anni sul territorio da Paola Frascaroli». «Cercavamo un progetto valido per entrare nel mondo del calcio - hanno detto in coro i nuovi soci - nel Varese
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e nelle persone che lo gestiscono abbiamo trovato qualcosa di affascinante. Lo dicono i risultati straordinari degli ultimi anni, ma lo dice ancora di più il lavoro svolto fuori dal campo. Siamo orgogliosi di essere qui». L'aria cambierà anche a livello di cariche: Vitiello sarà vicepresidente, Fabozzi entrerà nel consiglio d'amministrazione. Forze fresche necessarie, di fronte alle quali Rosati rassicura: «Avere dei compagni di viaggio fa piacere, potrò anche dedicarmi alla politica (il presidente è candidato alle regionali nella lista di Bobo Maroni: affissi in città diversi manifesti, purtroppo anche abusivi, ndr) sapendo di avere le spalle coperte. Però voglio essere chiaro: questo non è l'inizio del mio disimpegno, il Varese resterà al centro dei miei pensieri. Lo è da quando lo comprai, quasi a sorpresa, dopo aver puntato invano ad acquistare lo Spezia». L'arrivo dei soci napoletani potrebbe anche innescare la carica giusta sul fronte delle strutture: mentre è in dirittura d'arrivo la convenzione col Comune per la gestione dello stadio, torna d'attualità il centro sportivo che il club biancorosso notoriamente sogna. Un altro tassello è l'arrivo di Paolo Viganò a capo della comunicazione del Varese. Nel suo ruolo è un... top player: viene dall'Inter, dove nelle ultime nove stagioni ha lavorato ad altissimo livello, gestendo l'immagine mediatica di una delle società principali a livello mondiale. Anche per lui, la sfida di “esportare” il biancorosso al di fuori degli angusti confini locali. «Figure necessarie in una società cresciuta in fretta come la nostra osserva Rosati - per adeguarla alle esigenze del grande calcio».
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Ieri come oggi
MALEDETTE SOSPENSIONI
La cabala dice che le ripetizioni non hanno sorriso al Varese Anche nel dicembre 1963 due rinvii per nebbia, ma in trasferta uante volte le partite dei biancorossi sono state sospese o rinviate per motivi climatici? Non poche: se ci limitiamo ai campionati cadetti, la casistica è abbondante e sfiziosa. Con un'avvertenza: una volta la sospensione dava luogo a una nuova partita di novanta minuti, come se il primo appuntamento non fosse mai avvenuto. Nel suo primo campionato di serie B, anno di grazia 1963/64, il Varese si trovò in una situazione del tutto simile a questo scorcio d'inverno, con due partite abortite per nebbia nel giro di pochi giorni. Accadde però in trasferta, non al Franco Ossola che, prima d'ora, non aveva mai dato grandi problemi di visibilità. E in entrambe le circostanze la ripetizione disse male ai nostri. La primizia è dell'8 dicembre 1963, e non era una partita qualsiasi: si trattava del derby con la Pro Patria, disputato allo stadio Carlo Speroni. L'arbitro disse alt sullo 0-0, a 17 minuti dalla fine. La gara venne rigiocata dall'inizio in una data che oggi farebbe storcere il naso ai puristi di scarsa memoria: il 1° gennaio 1964, finì 1-0 con il gol di Muzzio per i tigrotti al 52'. Tre giorni prima del replay bustocco, il 29 dicembre '63, stessa storia al Bentegodi di Verona: Hellas VeronaVarese fu fermata al 7' della ripresa, sempre a reti inviolate. Anche qui, la
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ripetizione del 9 febbraio '64 non giovò alla causa: i gialloblù la vinsero 3-1, gol di Maioli e doppietta di Maschietto, intervallati dal momentaneo pari del bomber Pasquina. A fine anno, comunque, il Varese centrò la prima storica promozione in serie A: se la cabala vale qualcosa, tocchiamo ferro. Qualcosa del genere avvenne anche l'8 marzo 1970 allo stadio Santa Giuliana, all'epoca la casa del Perugia: il campo impraticabile indusse il direttore di gara a interrompere tutto al 33' del primo tempo, col punteggio inchiodato sullo 0-0. Fu 0-0 pure nel recupero infrasettimanale, il successivo 19 marzo. L'ultimo caso nell'era pre-tunnel ventennale nelle categorie minori è del 31 dicembre 1983: allora si giocava durante le feste senza fare tante storie. Teatro del misfatto il glorioso Appiani di Padova, dove biancoscudati e biancorossi furono stoppati al 64' per nebbia. Si rigiocò da capo il 18 gennaio 1984, e nemmeno stavolta il secondo ciak arrise ai nostri: il Padova vinse addirittura 3-0, segnarono Cerilli, Favero e Dacroce. Della sfida storica col Novara leggete qui sotto: il bilancio negativo (un pari e tre sconfitte col vecchio regolamento) è stato invertito solo grazie alla ripartenza dal punteggio acquisito. E il Grosseto, sabato, ha confermato il trend: ma lì era facile.
La nebbia di Varese-Grosseto: l'arbitro Castrignanò dice stop
VITTORIA DOPO LA BUFERA: CHI SCORDA IL NOVARA? l ricordo degli otto minuti col Grosseto è fresco, ma il primo felice impatto del Varese col regolamento che consente di ripartire dal momento della sospensione è stato lo storico derby del Ticino del 4 ottobre 2010 col Novara. Una serata di tregenda, col nubifragio ad allagare un campo impossibile, sul quale comunque le due squadre riuscirono a dare spettacolo, a dimostrazione della qualità dei contendenti. I fotogrammi raccontano tutto: il vantaggio immediato degli ospiti col bomber Bertani, la risposta di Carrozza, il primo acuto di Pisano su azione di calcio d'angolo. La gente che non se ne va nonostante sia zuppa di pioggia e vento, i sopralluoghi sul campo, la decisione di rinviare, resistendo per una volta alla spinta della tv pagante. L'attesa del secondo tempo, nell'intervallo più lungo durato due giorni interi. La gente che riprende posto come se nulla fosse, Tesser che schiera una squadra iperoffensiva nel tentativo di ribaltare il risultato, Pisano che gli dimostra subito, con un gol-fotocopia del primo, che gli azzurri non hanno proprio capito né imparato niente. Il 2-1 che diventa 3-1, rimane cristallizzato e fa sognare, mentre al di là del fiume masticano amarissimo. Oggi, col Brescia, succede qualcosa di simile nella sostanza ma di molto diverso nella forma. Perché non si tratta di una partita sospesa ma di un match mai iniziato, ed è la prima volta per il Varese in mezzo secolo di serie B.
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Varese-Novara sotto il diluvio: più pallanuoto che calcio, i biancorossi vincono lo stesso
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Settore giovanile
COLPO DI CODA DELLA PRIMAVERA IL SOGNO PLAYOFF È VIVO
I ragazzi di Bettinelli hanno vinto lo scontro diretto di Bologna opo il passo falso interno con la cenerentola Verona (modesto 0-0, pure povero di emozioni), la Primavera di Stefano Bettinelli aveva l'obbligo di fare risultato sul difficile campo del Bologna, diretto rivale per il quinto posto, l'ultimo che dà accesso ai playoff scudetto. Spalle al muro, i baby biancorossi hanno sfoderato la partita che vorremmo sempre vedere: attenta, grintosa, persino feroce. Potevano abbandonare i sogni di gloria, specie viste le numerose assenze e soprattuttop dopo la mazzata del gollampo al passivo. Invece hanno saputo tenere botta e rimontare, dimostrando caparbietà e freddezza. La caparbietà di chi non si arrende mai, la freddezza di chi sa capitalizzare le occasioni. Due rigori, entrambi procurati da Forte, che nomen omen - è l'uomo più pericoloso di questo gruppo. Entrambi realizzati, pure col fiatone: il primo dallo stesso centravanti, il secondo da Bassi, lucido a ribadire nel sacco la respinta del portiere sul suo tiro dal dischetto. La classifica (sempre comandata dall'Atalanta, con le milanesi e il Chievo a debita distanza: i primi quattro posti secondo logica sono andati), ora, dice che tra felsinei e biancorossi c'è un solo punto, e che il Varese - vincitore anche all'andata in analoghe circostanze - ha gli scontri diretti a favore. Quindi, par la rincorsa scudetto tutto aperto. L'obiettivo è centrare gli spareggi, ed evitarsi rimpianti per il solo punticino rimediato nelle due gare col Verona, inciampi che rischiano di essere fatali. Sabato prossimo per i Betti boys c'è un'altra sfida cruciale: in casa del Brescia, dove in passato la Primavera ha ottenuto successi e applausi. Il Bologna sarà impegnato sul terreno del Milan: in caso di risultato positivo, il Varese potrebbe agganciare o superare i rossoblù. Prima di tuffarsi nel Viareggio, i nostri baldi giovanotti ospiteranno il Milan (2 febbraio) e faranno visita all'Inter (9 marzo): un calendario da far tremare i polsi, se questo non fosse un gruppo senza paura, specie quando non può più sbagliare. Avesse anche un pizzico di qualità in più, a maggior ragione potrebbe sognare in grande: ma anche così merita affetto e sostegno.
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LA SITUAZIONE CLASSIFICA
PROSSIMO TURNO
ATALANTA 38
26 GENNAIO
INTER, CHIEVO 32
MILAN-BOLOGNA
MILAN 28
ATALANTA-CITTADELLA
BOLOGNA 24
SASSUOLO-VERONA
VARESE 23
CESENA-INTER
CESENA 21
UDINESE-MODENA
CITTADELLA 18
CHIEVO-PADOVA
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BRESCIA-V VARESE
SASSUOLO, UDINESE 14 MODENA, PADOVA 13 VERONA 6
DALL’11 FEBBRAIO NUOVA AVVENTURA AL VIAREGGIO er il terzo anno consecutivo la pallone una via di rinascita. Primavera del Varese sarà al torneo di Per il Varese sarà la quarta partecipazione Viareggio: la Coppa Carnevale, che si nella storia del torneo. L'esordio è datato disputa dal 1949, dall'11 al 25 febbraio scri1975: i giovani biancorossi non superarono il verà il 65° capitolo della sua storia. Il sorgirone iniziale, nel quale batterono 2-0 gli teggio dei gironi iniziali, effettuato lo scorso olandesi dell'Amsterdam, pareggiarono 0-0 9 gennaio, non è stato negativo per la trupcon i tedeschi del Kickers Offenbach e persepa di Stefano Bettinelli: i baby biancorossi ro (con polemiche) 2-1 con la Fiorentina. se la vedranno con la Sampdoria, gli argenNel 2011 il ritorno dopo 35 anni di oblio: la tini dell'All Boys e la rappresentativa Under banda Mangia fece faville. Vinse il girone eli18 della Libia. minatorio a punteggio pieno, schiantando gli La Sampdoria è una conoscenza consolidastatunitensi del Liac New York (4-1: tripletta ta del Varese: i nostri sono appena stati elidi De Luca e acuto di Ferreira), la Juventus minati dalla Coppa Italia di categoria procampione uscente (4-2: doppio Pompilio, De prio dai blucerchiati, in capo a una doppia Luca e Benvenga, che era in prestito alla sfida decisa dagli episodi (0-0 a Genova, 1Valenzana e fu aggregato alla squadra per 3 a Gavirate). Squadra alla portata di Bassi l'occasione) e i belgi del Bruges (5-0: doppio e compagni, che nel suo raggruppamento di Gaeta, Ferreira, De Luca e Maio). Nella seconcampionato naviga a metà classifica. da fase a eliminazione diretta superò il Siena L'All Boys è uno dei tanti club di Buenos negli ottavi (2-0: Ferreira e De Luca) e la Aires: è una polisportiva che ha sede nel Sampdoria nei quarti (3-1: Pompilio 2, quartiere Floresta, la sezione calcistica miliFerreira). Si fermò in semifinale, perdendo Viareggio 2011: De Luca mattatore della cavalcata della banda Mangia ta in serie A e gioca le partite casalinghe una gara stregata con la Fiorentina (2-1: De nello stadio Islas Malvinas. Sta festeggianLuca). La Zanzara del Montello si consolò col do il centenario di fondazione e il 40° del debutto nella massima serie argentina. I titolo di capocannoniere.Lo scorso anno la squadra affidata a Paolo Tomasoni non colori sono il bianco e il nero. La squadra è formata da atleti del '93, '94 e '95. ripeté l'impresa. Uscì al primo turno: perse 4-1 con la Rappresentativa di serie D La nazionale giovanile libica è espressione di un Paese emergente che - reduce dagli (Hoxha), batté 5-1 il Napoli (tripletta di Zamble, poi Bastone e Amelotti), fu esclusa scossoni della guerra civile che ha posto fine alla dittatura di Gheddafi - cerca anche nel dalla rivincita dei belgi del Bruges (2-1, Hoxha).
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ECCO DOVE SONO FINITI I MONELLI DELLA PRIMAVERA DI MANGIA Chi è in A e chi in Svizzera: l'attualità del dream team 2011
ove sono finiti i talentini della mitica Primavera di Mangia? Quella che, partendo dal nulla, nel 2011 sfiorò la clamorosa doppietta scudettoViareggio, arrendendosi nella finale tricolore alla Roma e nella semifinale toscana alla Fiorentina. Siamo andati a ripescare quella squadra da sogno, per vedere il destino dei ragazzi terribili, (quasi) tutti ancora a caccia di un posto al sole nel calcio che conta.
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I portieri Il mantovano Alessandro Micai (classe '93), a suo tempo definito da Oscar Verderame “uno dei ragazzi più forti che abbia mai visto a quest'età”, ha tenuto sempre la valigia in mano. Quando Mangia è passato alla Primavera del Palermo l'ha seguito; dopo la stagione in rosanero è stato girato in prestito al Como, dov'è tuttora titolare in Prima divisione. Il varesino Jacopo Catanese ('92) ha appena raggiunto un accordo col Seregno, media classifica in serie D: lo scorso anno era alla Caronnese, sempre nella massima categoria dilettantistica. Il brasiliano Vinicios Belenzier ('91) è tornato in patria dopo l'infelice esperienza alla Gallaratese, dove l'anno scorso in un sol colpo è retrocesso e ha assistito all'implosione della gloriosa società.
I difensori Il più noto è il centrale comasco Matteo Bianchetti ('93), tornato alla casa madre nerazzurra dopo il felice prestito in biancorosso: l'Inter l'ha aggregato alla prima squadra, il ct dell'Under 20 Di Biagio l'ha convocato più volte, però il ragazzo ha bisogno di giocare per crescere. Ecco perché ha mercato: era nel mirino anche del ds Milanese, ma il Verona l’ha sorpassato. Il terzino milanese Dario Toninelli ('92) ha cominciato il classico girovagare di gavetta: nel 2011/12 è stato al Latina (Prima divisione), poi a gennaio è passato ai veneti del Bassano Virtus dove gioca tuttora. Smaltita la retrocessione in Seconda, la squadra giallorossa naviga in zona playoff nello stesso girone della Pro Patria, e Toninelli è titolare fisso. Il laterale mancino milanese Paolo Marchi ('91) fa parte della colonia biancorossa in prestito al Como: scuola Inter, il ragazzo ha speso l'ultima stagione tra Carpi (Prima divisione) e Casale (Seconda), dove ha disputato i playoff. Soluzione frontaliera per il senegalese Nabila Samba ('92): il gigante d'ebano, pronosticato ad altissimi livelli visti i mezzi fisici e tecnici, ora gioca in Prima lega, la terza divisione svizzera, nella formazione ticinese del Biasca. Del marocchino Achraf Lazaar ('92) sappiamo tutto: promosso in prima squadra già lo scorso anno da Rolando Maran, si sta affermando come uno dei talenti in rampa di lancio sulla sua amata fascia sinistra. In Coppa Italia ha anche realizzato il gran gol che ha permesso di batte-
Dall’album dei (bei) ricordi: la Primavera che due anni fa sfiorò scudetto e Viareggio
re il Pontisola. o ('93) è uno Lo spagnolo Jaime Serrano dei pochissimi rimasti alla corte di Scapini e Bettinelli: l'esterno asturiano gioca nella Primavera del Varese, anche se non colleziona molte presenze. Poco campo anche per il centrale calabrese Mirko Miceli ('91), lo scorso anno all'Alessandria in Seconda, quest'anno nel giro della prima squadra del Varese in B ma senza minutaggio: qualche cameo in Primavera e adesso la chiamata del Vallée d'Aoste, in Seconda, dove allena Benny Carbone.
I centrocampisti Anche il genovese Andrea Barberis ('93) aveva seguito il mentore Mangia in Sicilia: archiviata l'esperienza rosanero, con la partecipazione alle finali scudetto, eccolo attualmente al Pisa (alta Prima divisione), dove si è tolto lo sfizio di un gol decisivo all'esordio e ha conquistato un posto fisso in mediana. Paolo Capriolo ('92) è alla seconda stagione nella rosa dei rossoneri del Verbano: alla corte besozzese di patron Barbarito cerca una difficile salvezza in serie D. Del ghanese Abdulai Muniru ('93) a Varese abbiamo visto e saputo poco: ma i grandi mezzi tecnici gli sono valsi l'interesse di club di categoria. Dopo il biancorosso, ha giocato per le formazioni giovanili di Nocerina e Bologna. E appena stato messo sotto contratto dal Cesena,
VARESE - BRESCIA
per lui accordo triennale e bastone di comando della Primavera. In Romagna qualcuno lo paragona a Essien: prosit. La storia del bosino doc Edoardo Landi ('92) è particolare e merita di essere raccontata: già quando si destreggiava nella banda Mangia maturò una scelta controcorrente, abbandonando la rincorsa al calcio professionistico per proseguire gli studi e tornare a divertirsi con gli amici all'oratorio di Masnago, dov'era educatore. Ora il trio brasiliano. Il mediano Andre Bassi Borzani ('93) è cresciuto fino a diventare un punto fermo della Primavera di Stefano Bettinelli, con tanto di comparsate in prima squadra: è uno dei gioiellini su cui il Varese punta per il futuro. L'altro cursore Renan Wagner ('91) fa collezione di prestiti virtuosi: lo scorso anno era a Foggia, nella corrente stagione veste la maglia biancoceleste dell'Entella di Chiavari, in Prima divisione. E l'ala Daniel Ferreira detto Rivaldinho ('91) ha trovato la terra promessa in Puglia: dopo l'annata a Foggia, eccolo a Barletta, in Prima divisione. Il fantasista salentino Alessandro Scialpi ('92), che debuttò in B già nell'ultimo anno di Sannino a Masnago, ha le stimmate del predestinato: dopo la naftalina patita nella seconda parte della scorsa stagione a Carpi, sta cercando l'esplosione a Como (Prima), dove mister Paolucci gli ha dato le chiavi della squadra.
Le punte Il centravanti campano Francesco Maio ('93) indossa un'altra casacca biancorossa, quella del Rimini, in lotta per la salvezza nel girone di Seconda divisione in cui milita la Pro Patria: per lui diverse presenze e anche un gol. Il "nova e mezzo" Luca Pompilio ('92) nella prima parte di stagione ha cercato la via maestra in quel di Pavia (Prima divisione), sotto le amorevoli cure di Giorgio Roselli. Nazionale giovanile, talento strepitoso, deve cancellare la negativa parentesi nel Foggia, squadra della sua città natale, dove oltre a fare i conti con un infortunio ha avuto anche qualche problema con la giustizia. Ancora di proprietà del Varese, da qualche giorno è in prova alla Juve Stabia: obiettivo, convincere mister Braglia a dargli una chance in B. Il milanese Marco Gaeta ('92) è alla seconda stagione da titolare fisso nel Renate, in Seconda divisione. Il bresciano Matteo Romanini ('92) si è assestato in serie D: lo scorso anno era al Mapello Bonate, dove ha fatto molto bene, e in questa stagione si è spostato nel profondo est, abbracciando la causa del Pordenone. E poi c'è la Zanzara, Giuseppe De Luca ('92): basta la parola. L'Atalanta, il primo gol in A, le nazionali, il calcio che conta. L'abbiamo messo per ultimo, è la punta dell'iceberg che partì dal nulla nell'estate del 2010, creato dalla triade Luca Sogliano-Giorgio Scapini-Devis Mangia.
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Pagelliamo
PROMOSSI E BOCCIATI A METÀ CORSA Spulciamo il rendimento dei giocatori nel girone d’andata
iro di boa, pagelle del primo quadrimestre per i nostri biancorossi. La classe funziona: 14 giocatori su 25 sono oltre la sufficienza; tenendo conto che Struna ha... una sola interrogazione, Oduamadi e Milan non hanno mai giocato. Dividendo per reparti: la difesa ha 6 sufficienti su 9, il centrocampo 6 su 8, l'attacco 3 su 6. Rispetto allo scorso anno, ci sono tre senatori che devono ritrovare lo smalto giusto: il portiere Bressan e il motorino Corti in questo campionato non sono ancora riusciti a essere decisivi, come spesso gli capitava in passato; e il danese Troest è passato da mammasantissima a ufo, come spieghiamo meglio nella pagella dedicata più in basso. Alla voce delusioni anche l'estone Kink, scommessa fin qui perduta. Nonostante le critiche assortite, Carrozzieri ha una buonissima media voto e per i nostri giornalisti ha steccato una sola volta, nella goleada col
G
VOTO ULTIMA GIORNATA
Sassuolo. E Neto Pereira si sta dimostrando tanto più decisivo quanto meno vede il campo: stagione tribolata, appena una manciata di presenze ma una media altissima. Idem dicasi del peone Tripoli, che ha sfruttato molto bene le poche apparizioni concessegli da Castori. Rea non è continuo, ma spicca per alcune prestazioni e due gol pesanti. Kone, partito benissimo con due gol da tre punti, poi si è perso per strada, tra schiena ballerina e prestazioni grigie. Nel girone discendente cambieranno molte cose. Anche per il mercato: questo è l'ultimo pagellone in cui vedete Nadarevic, potrebbe essere il saluto anche a Troest, Eusepi e Momenté. Dal prossimo numero entreranno nell'elenco Scapuzzi e Juan Antonio; poi col Lanciano, a trattative chiuse, avremo un quadro della nuova classe al completo. E lì non ci saranno più scuse: per centrare gli esami, cioè i playoff, tutti dovranno raggiungere la sufficienza.
Bressan Bastianoni Pucino Troest Carrozzieri Grillo Lazaar Rea Fiamozzi Struna* Filipe Nadarevic Zecchin Kone Corti Damonte Kink Neto Ebagua Eusepi Momentè Martinetti Tripoli
MEDIA VOTO
6
5,9 6,3 5,7 5 6,2 6,2 6 6 6,,6 6,5* 6,2 6,1 6,3 5,8 5,9 6,1 5,4 6,,5 6,7 5,3 5,4 5,6 6,7
5,5 4 6 7,5
6,5 6,5 5 6 6 6
6 5
*una sola pagella
IL MIGLIORE DELL’ULTIMA PARTITA
ANGELO REA
voto
astori l'aveva voluto a tutti i costi, perché lo conosceva dai tempi di Cesena: adesso sappiamo che un motivo c'era. L'abbiamo scoperto strada facendo: dopo qualche balbettio, quatto quatto è diventato un ottimo punto di riferimento per la retroguardia, facendo dimenticare a turno la crisi di Troest e gli acciacchi di Carrozzieri. E guarnendo il tutto con due segnature fondamentali, a Cittadella e ad Ascoli, simili nella sostanza, diverse nella forma, identiche nel peso specifico, perché hanno garantito punti che a fine corsa varranno tantissimo. Rea decisivo, dunque, e ormai titolare fisso: no, Castori non sbagliava sul suo conto. La cosa bella è che il centrale napoletano ha
C
7,5
combinato tutto questo in silenzio, lavorando sodo e aspettando con grande professionalità il suo momento. Sulle prime aveva di che smoccolare: veniva dalla retrocessione con la Nocerina, faceva panchina a Masnago e il Sassuolo, che l'aveva sbolognato, volava in testa alla classifica. Poteva pensare all'occasione mancata, invece è stato capace di costruirsene un'altra. E nel frattempo mai una parola fuori posto, mai un muso lungo, mai una polemica o una sbuffata. Solo sudore e testa bassa. Professionista esemplare, non un fenomeno ma uno di quei giocatori-cassa di risparmio di cui ti puoi fidare, perché sai che nel loro piccolo non tradiscono. Chapeau.
IL SECCHIONE
GIULIO EBAGUA media voto
6,7
rma letale, anche quando non segna. Gli otto gol messi nel sacco finora sono manna per i biancorossi, ma non dicono tutto di questo centravanti all'antica, potente e trascinatore a costo di qualche polemica. Il popolo di Masnago temeva di perderlo, uno spicchio di curva lo contestava: lui ha preso la situa-
A
zione di petto, come il gol segnato nel giorno dell'intitolazione della curva al suo mentore Peo Maroso, e ha fatto la differenza. Giulio cerca una seconda chance in serie A: la parentesi infelice di Catania, l'anno scorso, gli ha lasciato l'amaro in bocca dell'incompiuta. Se continua così, il treno dei desideri in estate ripasserà.
VARESE VARESE -- BARI BRESCIA
DIETRO LA LAVAGNA
MAGNUS TROEST
media voto
5
ov'è finito il miglior stopper dello scorso campionato? Non si può più parlare di momento no: è crisi vera, forse siamo di fronte alla classica stagione nera in cui tutti i calciatori prima o poi incappano. Però un conto sono le prestazioni scialbe, un conto gli errori marchiani come quelli a cui, purtroppo, il
D
danese ci ha abituati nel girone d'andata. Lui stesso dice di non sapere perché gira tutto a rovescio. Il mercato potrebbe offrirgli l'insperata soluzione al dilemma. E, per paradosso, se accettasse l'offerta del Livorno rischierebbe di tornare sul campo in serie A proprio nell'annata peggiore della carriera. Il calcio è strano.
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AMICI, ASPETTATECI IN SERIE A Da Masnago all’ Olimpo: ex biancorossi ormai di casa in serie A. Ma ci piacerebbe che dopo Kurtic, De Luca, Nadarevic, Maran e Pisano anche il Varese tutto insieme raggiungesse il grande traguardo