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Emmaus/Avvenire 15 marzo 2016

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il calendario Gli orari dei riti pasquali

www.emmausonline.it

Le celebrazioni in Duomo presiedute dal vescovo Marconi 24 Marzo – Giovedì Santo ore 10.00: Messa Crismale ore 18.00: Messa in Coena Domini 25 Marzo – Venerdì Santo ore 17.30: Adorazione della Croce ore 21.00: Processione 26 Marzo – Sabato Santo ore 23.00: Veglia Pasquale 27 Marzo – Domenica di Pasqua ore 11.00: Santa Messa

Mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia A cura della redazione EMMAUS Via Cincinelli, 4 62100 Macerata tel. 0733.234670 e-mail: redazione@emmausonline.it facebook: emmausmacerata twitter: emmausmacerata

MACERATA

Martedì, 15 marzo 2016

In cammino verso i giorni della Passione per rinnovare la vita e l’adesione al Vangelo

Una Settimana per rigenerare la nostra fede

Quaresimali

L’ultima meditazione ieri sera in Duomo i è concluso ieri sera il ciclo di meditazioni tenute dal S vescovo nei lunedì di Quaresima.

DI LUIGI TALIANI

I

n un’epoca in cui siamo più spettatori che partecipi degli eventi, il tempo della Settimana Santa ci invita a rivivere gli avvenimenti fondamentali della nostra fede. E se nel nostro Paese, come notava qualche anno fa il sociologo Franco Garelli, la religione è forte mentre la fede è debole – osservazione ripresa dall’allora vescovo Luigi Conti in una omelia – lo scavare a fondo entro noi stessi è condizione essenziale perché le celebrazioni di questo tempo non siano solo folklore, tradizione e cultura, ma espressione di vita di fede autentica. La religione resta un dato costitutivo della vicenda del nostro Paese, perché coinvolge letteratura, arte, architettura, assetto urbanistico, economia con i quali intere generazioni hanno espresso la loro relazione con Dio. Ma questo dato esteriore va interiorizzato: perché la Settimana Santa possa “risorgere” nella nostra vita è necessario rivisitarla alla luce della Parola del Vangelo. Per questo, fin dalla Domenica delle Palme scegliamo un angolo tranquillo di casa, poniamoci davanti a un’icona di Cristo o a un crocifisso e immaginiamo che il Signore entri nel nostro cuore con l’aria che inspiriamo e attraversi il nostro corpo con il suo amore e

la sua pace. Prendiamo in mano il racconto della Passione secondo Luca, previsto per questo anno liturgico, immedesimandoci nei patimenti di Gesù, espressione del suo amore. Isoliamoci nel silenzio, meditando passo passo sulle sue sofferenze per sentire come Dio ci accarezzi affettuosamente con la sua tenerezza. Si può rinnovare il gesto della lavanda dei piedi a casa propria, atto pieno di amore e di umiltà che ci educa ai sentimenti di Cristo più che tante dotte parole, per introdursi nel mistero della Passione. Soffermiamoci quindi sul rinnegamento di Pietro e sulla scena raccontata da Giovanni. Chiediamoci in quali occasioni abbiamo rinnegato Gesù come Pietro e in quali circostanze abbiamo tradito un fratello, una sorella, un amico, un’amica o siamo stati infedeli a noi stessi, rinnegando convinzioni per adeguarci alle aspettative altrui. Proseguiamo scavando fino a chiederci qual è la base sulla quale abbiamo impostato la vita. Il centro non può essere altro che Cristo, ma è davvero così? Riflettiamo sulle occasioni in cui lo abbandoniamo e quelle in cui meglio riusciamo a rivolgerci a Dio. La celebrazione dell’Eucarestia ci induca a santificare anche i pasti in famiglia. In famiglia si rifletta su quello che Gesù ha fatto per noi. Il Giovedì Santo si può dare al

Iniziate in Duomo a Macerata l’8 febbraio, sono state ospitate nelle settimane successive dalle concattedrali di Tolentino, Recanati, Cingoli e Treia, per tornare ieri sera da ultimo ancora a Macerata. Le riflessioni hanno preso in esame le “tappe” del sacramento della Confessione: l’esame di coscienza, il dolore per i peccati commessi, il proposito di non peccare più, l’accusa al confessore, l’assoluzione e, ieri sera, la “soddisfazione” o penitenza, che – ha sottolineato monsignor Marconi – «potremmo chiamare meglio “penitenza medicinale”» e che «per lo più è un invito a pregare, per restaurare la capacità di amare Dio, oppure una opera di misericordia, per restaurare la capacità di amare il prossimo». (P.C.)

pasto in famiglia un’impronta speciale mangiando per una volta in silenzio. Uno può leggere ad alta voce – come si usa fare in monastero – un brano della Bibbia o un testo religioso. Godendo in silenzio dei doni di Dio e ascoltando la sua parola la famiglia sperimenta, come gli ebrei a Pasqua, uno spazio protetto da Dio, il luogo della pace, il luogo della Pasqua.

Giovedì santo 2015, la lavanda dei piedi durante la Messa in Coena Domini

Dopo aver mangiato insieme ai discepoli, Gesù passa al di là del torrente Cedron, esce nella notte consegnandosi al potere delle tenebre al fine di rischiararle. La sera si può uscire nell’oscurità portando Cristo nel cuore per immergersi nella sua agonia sul Monte degli Ulivi. In questa solitudine domandarsi che cosa Dio ci chiede oggi. Va bene la vita così come è? Oppure in risposta alla croce e risurrezione c’è qualche cosa da cambiare? Sediamoci o appoggiamoci a un sasso: anche questo può aiutarci a essere in sintonia con Cristo. Gesù giace infine nel sepolcro. Il Sabato Santo ci invita a seppellire le zavorre che ci appesantiscono; proviamo a enumerarle e immaginiamo di riporle nella terra, non più accessibili. Arrivati all’alba della Pasqua della Risurrezione accendiamo il nostro personale cero pasquale nella stanza buia e ripetiamo più volte la supplica che fu dei discepoli di Emmaus: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto» (Lc 24,29). Immaginiamo di avere vicino il Cristo Risorto; smettimo di avere paura di fronte alla sera della vita e di fronte alla notte che sperimentiamo quando nel cuore scendono gelo e oscurità. Il calore della Parola di Gesù fa ardere il cuore e la luce del cero pasquale illumina l’oscurità.

«God’s not dead», se il sì a Gesù non si fa amicizia, non ha senso

Sono 16mila i pellegrini e «testimoni» che hanno già varcato la Porta Santa

DI FRANCO MAIOLATI

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Per l’apertura della Porta Santa 6.000 persone e altre 10.000 – numeri tutti reali, perché ai partecipanti è stato distribuito personalmente il “santino” realizzato per il Giubileo – giunte al Santuario della Mater Misericordiae con i pellegrinaggi delle unità pastorali: tanti sono i fedeli che si sono mossi verso il centro della diocesi in questi primi tre mesi di Giubileo. Attestano come l’esperienza di fede, la cui profondità intima resta insondabile,

non si riduca a dimensione individualista e si possa tradurre serenamente in realtà pubblica, autenticamente popolare e religiosa, offrendo anche una testimonianza civile di coesione e solidarietà. La collaborazione delle parrocchie riunite nelle unità pastorali ha dato risultati che hanno oltrepassato le aspettative. (P.C.)

mmetto di essere andato al cinema per sostenere uno dei pochissimi film che muovono da una posizione “credente”, ma rimanevo prevenuto e l’ho affrontato quasi come una penitenza quaresimale. Invece è valsa proprio la pena vedere God’s not dead. Mi limito a un paio di sottolineature. Innanzitutto il richiamo che il pastore fa al ragazzo che decide di accettare la sfida del professore (uno di quelli che con supponenza sbeffeggiano chi crede) di dimostrare che Dio non è morto: «Non ti preoccupare di mostrarti intelligente, ma di affermare la verità». Pur affrontando seriamente la questione lo studente del primo anno accetta di mettere a rischio addirittura il suo futuro «perché Gesù è mio amico» (come risponde a uno studente cinese). Due citazioni che tolgono di mezzo ogni sospetto di ideologismo o di spirito di rivalsa e

presunzione. Non difende una posizione; afferma la verità di un’amicizia incontrata e presente. Allora le citazioni bibliche, di filosofi e scienziati possono integrare, ma non sono il contenuto essenziale. Per difendere un’amicizia merita rischiare. Dio non è morto, perché ha degli amici che lo riconoscono presente ora. E il ragazzo smaschera il docente: che senso ha avercela con un Dio che «non esiste»? La seconda sottolineatura mi deriva dai titoli di coda, che ho letto fino in fondo, lasciando per ultimo la sala. Una sequela di citazioni di situazioni reali americane in cui si è tentato di imporre una posizione atea. Da noi l’opposizione non è forse ancora così esplicita, ma quante volte il laicismo e l’ateismo sono accreditati sui media e nel dibattito etico e culturale come unica posizione “ragionevole”? Siamo consapevoli di questa deriva. Ma ciò che conta è essere affascinati da chi mostra che vale la pena rischiare per difendere un amico.

Riflessioni quotidiane per prepararsi alla Pasqua Anche per la Quaresima 2016 il vescovo Marconi ha scritto un libretto, «Verso la Pasqua 2016», col quale accompagna giorno per giorno il cammino verso la Pasqua. Due paginette quotidiane col Vangelo del giorno preceduto da una breve ammonizione, quindi una storia che «insegna a riflettere sulla vita e a colorarla coi colori del Vangelo», infine una meditazione semplice e concreta sulle opere di misericordia. Proponiamo qui quella odierna. La Parola di oggi (Gv 8,21–30) el dialogo con i suoi avversari Gesù dà prova di piena lucidità. Egli capisce perfettamente che, preso nel gorgo del male, va verso la morte. Ma afferma che questa morte sarà per lui la vita. Annuncia nella sua condanna, ormai inevitabile, la sorgente della salvezza. Questa salvezza già si afferma, poiché alcuni aderiscono a lui, comprendendo i suoi propositi che sembrano strani.

N

Una storia per pensare C’era una volta una virgola, seccata dalla poca considerazione in cui tutti la tenevano. Perfino i bambini delle elementari si facevano beffe di lei. Che cos’è una virgola, dopo tutto? Quasi nessuno la usa più e chi se ne serve la distribuisce a casaccio. Un giorno la virgola si ribellò. Un importante capo di Stato, dopo un lungo colloquio con gli emissari di un governo avversario, scrisse un breve appunto: «Pace, impossibile lanciare i missili» e lo passò frettolosamente al Generale a capo del suo esercito. In quel momento la piccola, trascurata virgola mise in atto il suo piano e si mosse. Si spostò solo di una parola, appena un saltino. Quello che lesse il Generale fu: «Pace impossibile, lanciare i missili». E scoppiò la Guerra Mondiale. Siamo spesso così presi dalle grandi cose e

magari vediamo come grandi tutte le cose che facciamo, che non poniamo la dovuta attenzione alle piccole cose che spesso però sono importanti. Chi vuol davvero costruire qualcosa di buono deve dare attenzione ai particolari, valorizzare i piccoli e non trascurare neanche le virgole... Vestire gli ignudi Davanti ai grandi problemi del mondo questa opera di misericordia può apparire secondaria: gettiamo via tanti abiti che ci vuole davvero poco a raccoglierli, lavarli e spedirli in qualche Paese del Terzo mondo. Basta guardare le foto che ci inviano i missionari, con bambini dell’Africa, che magari non hanno molto da mangiare, ma sono ben vestiti con i nostri abiti usati. Può sembrare un efficiente atto di carità, e in parte certo lo è,

ma non ci fa uscire dalla logica di scarto e di spreco che ci tocca più di quanto siamo disposti ad ammettere. Nei verbali di interrogatorio di una ragazzetta romana di 14 anni, una figlia della classe media che era entrata in un giro di prostituzione minorile, emerge un quadro inquietante. Questa adolescente si prostituiva per potersi comperare e sfoggiare abiti alla moda e accessori firmati. Agli inquirenti confessava candidamente che non sapeva se sarebbe stata capace di rinunciare a prostituirsi di nuovo, perché l’attrazione di una vita alla moda era molto forte. Questa ragazza aveva trovato il modo di rivestire il corpo di abiti preziosi, ma la nostra società non si era preoccupata di insegnarle la bellezza di rivestire l’anima. E lei era tristemente molto più nuda ed esposta alle intemperie del male di tanti, poveri ma profondamente dignitosi, che abitano le periferie del mondo. Nazzareno Marconi, vescovo

Anno giubilare, la via che conduce al cuore dell’uomo DI MASSIMO GIUSTOZZO *

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ono passati più di tre mesi dall’apertura dell’Anno Santo straordinario della Misericordia. Il tempo di questo Giubileo è scandito dalle parole forti di Papa Francesco e dal modo in cui vengono recepite dalle nostre comunità diocesane, parrocchiali, religiose e dai vari movimenti. Il Papa chiede alla Chiesa un cambiamento del metodo pastorale, attraverso un salto di prospettiva; così in Evangelii gaudium: «Il Vangelo invita prima di tutto a rispondere al Dio che ci ama e che ci salva, riconoscendolo negli altri e uscendo da se stessi per cercare il bene di tutti. Quest’invito non va oscurato in nessuna circostanza!» (n. 42). Ma proprio riflettendo sulle origini della misericordia divina, non possiamo trascurare che la risposta dell’uomo è evocata proprio dall’iniziativa di Dio che lo interpella con tale ampiezza d’amore. Per dirla con sant’Agostino, la misericordia attira la miseria umana affinché nasca un uomo nuovo secondo Dio. L’invito a rispondere al Dio che ci ama, quindi, non è un messaggio secondario al Giubileo... la stessa misericordia senza questa possibilità perde di forza e di fascino. A Giubileo inoltrato merita riflettere se la prassi con la quale si sta "attraversando la Porta Santa" sia capace di generare nei cristiani una risposta di conversione, se l’uomo riesca così a cogliere che la sua risposta all’invito dell’amore misericordioso condiziona anche la bellezza di questo Amore che da Dio viene verso di noi. Mi sembra che contemplare la misericordia non possa allontanarci dai Zaccheo passaggi storici mediante i quali, in Gesù Cristo, il Padre l’ha riversata su di noi. Se il nostro cuore non si lascia trafiggere da un amore così puro, anche la Sua misericordia non ci raggiungerà in profondità. Anche se la conversione del centurione sotto la croce è solo frutto del "suo morire"; non possiamo dimenticare che questo episodio fa parte del dialogo d’amore che il Crocifisso desidera instaurare con ogni vivente. Così anche la nostra risposta personale di perdono e cambiamento di vita sarà essenziale al fine di comprendere l’evento stesso della misericordia. Come Zaccheo s’è sentito trafiggere il cuore dallo sguardo di Gesù, così ci si augura che in quest’anno accada lo stesso incrocio di sguardi tra Gesù misericordioso e quel Zaccheo (che sono io) il quale non solo restituisce il dovuto ma dà in eccesso, così come ha sentito di essere amato in eccesso da quello sguardo. Le nostre confessioni in quest’Anno giubilare dovranno conformarsi al cuore stesso della misericordia, all’atteggiamento del Padre che precedendo la risposta umana comunque la evoca e sollecita. Se la misericordia è la virtù principale che spetta propriamente a Dio... proprio lì, intrinsecamente troviamo il germe della nostra risposta d’amore. Ora, riflettendo sull’icona della Madonna della Misericordia, sito giubilare della nostra diocesi, la premura della Madre sembra incoraggiare anche i più restii e i più lontani alla casa del Padre. In effetti, quelle mani aperte di Maria a stendere il suo manto sui peccatori che ad essa accorrono non riguardano solamente la dimensione emotiva dell’artista bensì la rivelazione teologica dell’amore abissale del Padre. In altre parole, nessun peccatore, di fronte alla Madre che lo sollecita a tornare a casa sembra resistere al richiamo che, mentre risuona con voce credibile di madre, rende visibile le viscere materne di Dio. * agostiniano, priore del Convento di San Nicola a Tolentino


Martedì 15 marzo 2016

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«Tu sei l’unico»: ecco lo slogan che accompagnerà i pellegrini della Macerata-Loreto il prossimo 11 giugno DI

GIUSEPPE LUPPINO

«I

l pellegrinaggio è un simbolo della vita, ci fa pensare che la vita è camminare, è un cammino. Se una persona non cammina e rimane ferma, non serve, non fa nulla. Pensate all’acqua: quando l’acqua non è nel fiume, non va avanti, ma è ferma, si corrompe […]. Per favore: non fermatevi nella vita!». Così papa Francesco, al telefono, come già nel 2013 e nel 2014, con i pellegrini riuniti allo Stadio Helvia Recina di Macerata il 6 giugno 2015. Un invito, un incoraggiamento a prendere sul serio anche quest’anno la proposta che si ripete sin dal 1978 – anno del delitto Moro e dell’elezione di Giovanni Paolo II –, rivolta da don Giancarlo Vecerrica, allora insegnante di religione, oggi vescovo di Fabriano–Matelica, agli studenti come gesto di ringraziamento alla Madonna a conclusione dell’anno scolastico. E i giovani sono stati sempre i principali protago-

nisti dell’avvenimento perché, come monsignor Vecerrica ama ripetere: «Alla Madonna affido tutti, ma in particolare i giovani, che sono i veri poveri di oggi!» “Tu sei l’unico!” è il tema di quest’anno e, allo Stadio Helvia Recina, presiederà l’Eucaristia il cardinale Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona–Osimo. Le informazioni sono sul sito www.pellegrinaggio.org. Veramente tanti sono i giovani che partecipano. Racconta Simone, 23 anni: «Ho portato durante la notte una delle lanterne e all’alba sono stato chiamato per il servizio d’ordine. Per quanto fossi arrabbiato con chi spingeva per passare in testa, davanti alla Madonna di Loreto sono riuscito ad aprirmi e a sentire la verità di questo mio pellegrinaggio, le ragioni della fatica di tutta la notte: il bisogno di confermare la mia fede». «È vero – dice un altro – ci si sente protagonisti in un modo che non ti puoi immaginare!»; «Sì; ci si può mettere alla prova in modo diverso»; «Ep-

poi quelli che guidano non ti fanno la morale, e non ti chiedono neanche di farti prete…». Federico, 25 anni, è uno scout e non vede l’ora di mettersi in cammino per aiutare altri a trainare con delle corde le carrozzine dei disabili che precedono la testa del Pellegrinaggio. E ci sono anche i ragazzi della cooperativa Pars che ogni anno testimoniano il percorso di recupero e reinserimento dopo un passato di sottomissione alla droga. Un avvenimento che vale la pena vivere, insomma: «Cammina l’uomo, quando sa bene dove andare…», per dirla con una canzone di Chieffo. E tornano alla mente le parole conclusive della telefonata di papa Francesco lo scorso anno: «Che il Signore vi benedica e la Madonna vi custodisca. E l’Angelo custode di ognuno di voi vi dica all’orecchio: “Canta e cammina!”. A risentirsi!». E speriamo davvero di riascoltare il Santo Padre anche il prossimo 11 giugno.

Dai monti al mare attraverso vallate verdi: un viaggio da percorrere con lentezza sui passi dei lasciti di una millenaria cultura religiosa

La Madonna di nuovo in «visita» in mezzo alla sua gente Dall’alba al tramonto del 16 agosto 1447 i maceratesi unirono le proprie forze per realizzare un piccolo tempio di tre metri per tre in onore di Maria Madre della Misericordia, implorando che la città venisse salvata dalla violenta peste di cui era preda. Nacque così quello che oggi è il più importante santuario mariano della diocesi. Il portale in bronzo, i cui pannelli in rilievo raccontano la storia della grazia richiesta e ottenuta, è la Porta Santa che già in questi primi mesi mesi di Giubileo è stata varcata da migliaia di pellegrini. Ad accoglierli, oltrepassata l’ingresso, oggi non è più un minuscolo sacello, ma una vera basilica, realizzata dal Vanvitelli dal 1736 al 1741 e una splendida tela nella quale è raffigurata Maria che col suo manto protegge la comunità in preghiera. È stata

I luoghi dello Spirito spazi in cui rigenerarsi Opera di Dio e opera dell’uomo: nella diocesi maceratese, percorsa e segnata dalla «via lauretana», questa intima corrispondenza ha ispirato generazioni di santi

il territorio

Varietà di panorami «modellati» dagli uomini e della fede al Monte San Vicino di Cingoli alle spiagge di Porto Recanati, il territorio della diocesi D di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia

non è ampio ma certo molto vario. Tredici i Comuni di cui si compone e le dolci colline che li attraversano schiudono agli occhi preziosi borghi, scavi archeologici, boschi, campi coltivati, vigneti... Edicole sacre contornano le strade di una diocesi che è il frutto dell’unione di cinque preesistenti, ciascuna con la propria cattedrale ricca di storia e di arte, che vale la pena visitare, e dei propri santi patroni. Terra di pellegrinaggi e cammini, solcata dalla riscoperta e sempre più percorsa Via Lauretana. Un territorio che a ogni scorcio si propone ricco di bellezze architettoniche e artistiche. Sono 229 le chiese distribuite nei 745 chilometri quadrati che più di 140 mila persone chiamano casa. Difficile fare un elenco di ciò che andrebbe visto, ma di seguito troverete ciò che di certo non può essere tralasciato.

Fiastra. Un gioiello cistercense del 1142 immerso nella natura

DI MATTEO BONVECCHI

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ll’orizzonte montagne che paiono sospese nel cielo e la marina che si scorge remota, la campagna verdissima, coltivata a giardino, vibra d’una luce speciale. Forse perché autentico cuore della Marca, quello su cui s’adagia la diocesi è un territorio incantato, dai mille volti e ognuno irripetibile, fin dall’antichità profondamente plasmato dall’esperienza cristiana. A un viaggiatore che escluda la fretta, lo stesso paesaggio comunica spiritualità: strade poetiche tra querce secolari, colline disegnate con mano d’artista che ispirarono l’Infinito leopardiano, dolci colli che rotolano con forme rigonfie verso l’Adriatico, e su ognuna una città medievale e rinascimentale, paesi turriti, dorati al tramonto, castelli, casolari o antiche pievi. Opera di Dio e opera dell’uomo, una profonda corrispondenza vissuta da generazioni di santi e magari contemplata da tanti pellegrini che percorrevano – e percorrono – il selciato della Via Lauretana. A Recanati, dove tutti i luoghi leopardiani ancora riecheggiano i versi altissimi, da non perdere la cattedrale di S.Flaviano e il ricco Museo Diocesano, oltre a S.Maria di Castelnuovo, dal magnifico portale romanico, e una calma contemplazione dei capolavori di Lorenzo Lotto, che come pochi altri seppe tradurre il Vangelo nella luce del colore. Lungo la valle del Potenza l’abbazia di Rambona, sorta nel IX secolo su un sito di culto pagano, è tutta raccoglimento e preghiera, con le tre gonfie absidi e la strabiliante cripta, fiorito giardino di pietra a narrare del santo monaco Amico. Poi l’abbazia di S.Firmano, anch’egli sepolto in una cripta dalla rara suggestione. Chiese immerse nella mistica penombra romanica, gravide d’una grazia sperimentabile e attingibile. A Macerata, accanto alla minuscola pur

proprio questa tela, nell’autunno del 1946 a compiere nelle parrocchie urbane ed extraurbane la prima “Peregrinatio Mariae”. Un evento rimasto a lungo nel cuore di chi l’ha vissuto, premessa alla sottoscrizione di più di 20mila maceratesi che condusse nel 1952 a proclamare la città di Macerata “Civitas Mariae”. E sarà ancora questa tela a muoversi, nonostante gli oltre due metri e mezzo di altezza, nuovamente in pellegrinaggio con tappe nei tredici Comuni diocesani durante i prossimi mesi. Inizia infatti il 2 aprile la seconda parte di quest’Anno Santo con Maria ancora una volta pellegrina tra la sua gente. M. Natalia Marquesini

abbazia di Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra si trova tra L ’ i comuni di Urbisaglia e Tolentino,

Una vista del territorio circostante a Cingoli

meravigliosa Basilica di S.M. della Misericordia, la cattedrale di S.Giuliano conserva il lino trecentesco del miracolo eucaristico e un trittico di Allegretto Nuzi. Poi le splendide chiese barocche, prima fra tutte l’ellittica e rutilante S.Filippo. Ai limiti della campagna s’innalza la cupola del bramantesco santuario di S.Maria delle Vergini. Una sorpresa continua, inesauribile. Non ci sono vuoti, ogni epoca ha lasciato il segno, ogni paese, ogni scorcio di campagna rivela una costellazione di chiese, abbazie romaniche, santuari, conventi, e poi affreschi e polittici sfavillanti, testimonianze storiche e tradizioni a non finire. Ogni pietra, quasi ogni mattone nei secoli ha visto piccole e grandi vicende di santità e fede. Come a Forano che, dopo il passaggio di S.Francesco, divenne centro nevralgico della Terra dei Fioretti. A Treia l’anima s’innalza nella chiesa cistercense di S.Michele, nel magico quartiere longobardo dell’Onglavina. In campagna un santuario liberty sostituisce l’antica pieve per onorare un crocifisso ligneo quattrocentesco,

San Nicola. Un gioiello architettonico scrigno di opere d’arte no dei più importanti santuari della regione, la basilica di San U Nicola, ha origini lontane. Già prima del 1284 a Tolentino esistevano un convento e una chiesa dedicata a sant’Agostino, dove risiedevano religiosi eremiti, ma la sua popolarità e i tanti abbellimenti nel corso dei secoli sono legati alla figura carismatica di San Nicola, che vi visse dal 1275 fino alla morte nel 1305. Grande gioiello dentro le mura di Tolentino, vi è da ammirare in particolare il prezioso il “capellone”, imponente ciclo affrescato trecentesco, opera di maestranze riminesi capeggiate da Pietro da Rimini. È possibile visitare la Basilica ogni giorno dalle ore 7 alle 12 e dalle 15 alle 20. Ricco di opere di importante valore artistico è anche il museo, aperto tutti i giorni, tranne il lunedì mattina, dalle 9.30 alle 12 e dalle 15.30 alle 18.30. Per informazioni: www.sannicoladatolentino.it. (M.N.M.)

immagine di profonda bellezza. A Cingoli decine di chiese sparse nel territorio risalgono al IX–X secolo. Luoghi del tutto speciali come l’abbazia di S.Esuperanzio, il monastero di S.Sperandia, donna straordinaria del Duecento, la chiesa barocca di S.Filippo, la selvaggia valle con le memorie di S.Bonfiglio, l’eremo rupestre di S.Angelo. Luoghi che, a chi presta attento ascolto, possono ancora ripetere dialoghi ineffabili, eco di fecondi silenzi. A Tolentino lo splendido santuario di S.Nicola, il frate agostiniano della carità gioiosa, col chiostro romanico e il Cappellone interamente affrescato nella sinfonia dei colori di scuola giottesca. Ma la città riserva altri cento scrigni d’arte, uno per tutti la cattedrale di S.Catervo, prefetto romano che riposa nel bellissimo sarcofago del IV secolo. Chiaravalle di Fiastra dona l’esperienza d’un monachesimo vivo, per il fascino intatto che tutti gli ambienti dell’abbazia cistercense ancora emanano, dalla chiesa sobria e solenne coi due rosoni lobati, alla sala del capitolo, alla selva che si estende sulla collina.

la storia

Un’unione recente l 30 settembre del 1986 la Congregazione dei vescovi ha Iemanato il decreto che ha unificato le cinque diocesi autonome di Macerata, Recanati, Tolentino, Cingoli e Treia. In questo modo monsignor Francesco Tarcisio Carboni, che dal 1970 era contemporaneamente titolare delle cinque distinte cattedre, diventava il primo pastore della diocesi unita. Scavando nella storia si scopre che già nel V secolo vi erano altre diocesi: tra queste Potentia, Pausulae e Urbs Salvia (Urbisaglia) che sopravvive tutt’oggi come sede titolare e il cui arcivescovo è monsignor Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia e segretario di Benedetto XVI.

Forano. Quella preziosa porta di quercia Sant’Esuperanzio. Una navata memoria di san Francesco dall’architettura ardita

una decina di chilometri a Sud di Macerata, lungo la SP 78 in direzione Ascoli. Dista circa 3 Km dall’uscita Macerata Ovest della SS 77 che collega Civitanova Marche con Foligno. Fondata nel 1142 da monaci provenienti dalla Chiaravalle milanese, è uno dei complessi cistercensi meglio conservati d’Italia e vede ancora oggi la presenza di una comunità dell’ordine di San Bernardo (www.monacifiastra.it). È al centro della Riserva Naturale Abbadia di Fiastra (www.abbadiafiastra. net) che si estende per 1.800 ha. È prossima all’antica città romana di Urbs Salvia (ora importante parco archeologico), dai cui ruderi i monaci trassero materiale da costruzione. Informazioni per le visite: www.meridianasrl.it. (P.C.)

Rambona. La spiritualità di sant’Amico tra antichissime mura l monumento più importante e ricco d’arte che il Comune di IPollenza vanta è senza dubbio l’abbazia altomedievale di Rambona. Edificata sopra un precedente tempio pagano, dell’antica chiesa, la cui costruzione è databile intorno al VII– IX secolo, rimangono solamente il presbiterio e la bellissima cripta. Gli studi archeologici hanno portato alla luce una piccola cella nella quale secondo la tradizione si ritirava a meditare sant’Amico, monaco che dimorò nel monastero intorno al Mille e le cui spoglie sono ancora conservate nella cripta. È possibile visitare la suggestiva struttura nei pomeriggi di sabato e domenica oppure tramite appuntamento telefonando al parroco don Giuseppe Verdenelli al numero 368.7162337. Altre informazioni su www.cartacanta.org/pollenza/rambona. (M.N.M.)

San Firmano. L’imponente scalinata «custodisce» le reliquie

mmerso tra le campagne in direzione di Jesi, non lontano da IAppignano, si erge il convento di

a splendida abbazia sorta su una collinetta fuori dalle mura di L Cingoli è stata pressoché assorbila

i piedi di Montelupone si trova il monastero benedettino di San A Firmano. L’abbazia eretta intorno

Forano. Edificato nel 1473, ha origini molto più antiche: tra il XII e il XIII secolo vi era un ospitale e probabilmente un insediamento benedettini. Secondo la tradizione, intorno al 1215 San Francesco giunse nella selva di Forano e vi trovò un piccolo ospizio di monaci abbandonato e una chiesa dedicata a Maria. Quel soggiorno è ricordato dall’antica porta di quercia inserita nella facciata della chiesa, attraverso la quale il santo fece il suo ingresso. Oggi il convento ospita una piccola comunità di frati minori (tel. 0733.579289) che avranno piacere a illustrare la storia e le bellezze del luogo. La chiesa è comunque aperta ogni giorno dalle ore 8 a mezzogiorno e il pomeriggio dalle 16 alle 19. (M.N.M.)

dallo sviluppo urbano e rappresenta il monumento storico più importante del borgo. Gioiello di arte romano–gotica, si estende su un area di 600 mq e presenta un portale e un rosone di pregievole fattura, opera del maestro Jacopo da Cingoli. Nella lunetta che sovrasta il portale è raffigurato sant’Esuperanzio in abiti pontificali. Tante le bellezze che si possono ammirare all’interno della collegiata dove il presbiterio è sopraelevato sulla cripta che custodisce le reliquie del santo patrono del Comune a cui è intitolata. È aperta ogni giorno dalle 8 fino alle 18, ma per poter visitare la sagrestia, la cripta e il chiostro bisogna farvi visita in occassione della messa domenicale alle ore 10, oppure facendo richiesta al parroco. (M.N.M.)

all’anno 980, vide la presenza di monaci fino al 1468; a loro si deve la bonifica della vallata paludosa del Potenza. La chiesa custoscisce la statua di San Firmano che sarebbe opera dei fratelli della Robbia, datata 1400. Ben 17 i gradini conducono al presbiterio attraverso un’imponente scalinata che sovrasta la cripta in cui sono riposte le spoglie di San Firmano, primo abate del convento al quale ancora oggi vengono attribuiti interventi miracolosi. Pregevole l’altorilievo sulla lunetta del portale, che risulta ricavato dal dorso di una statua di marmo romana. La chiesa è aperta ogni domenica mattina quando alle ore 10.30 viene celebrata la Messa, ma è possibile visitarla anche nei giorni feriali rivolgendosi agli esercizi commerciali adiacenti alla struttura. (M.N.M.)


Martedì 15 marzo 2016

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In famiglia «Come saltano i pesci» E sce il 31 marzo al cinema e già nel titolo si intravede quel “guizzo” di originalità capace di rendere un film davvero meritevole di attenzione. «Come saltano i pesci» (www.comesaltanoipesci.it), che vede come protagonista, nei panni di Matteo, il talento maceratese Simone Riccioni, è una pellicola coinvolgente ed emozionante per la regia di Alessandro Valori, arricchita da un cast di tutto rispetto (tra gli interpreti, un inedito Biagio Izzo e Maria Amelia Monti) che parla di famiglia: una famiglia come tante altre, in cui spicca il talento indiscusso della giovanissima Maria Paola Rosini, affetta da sindrome down – ma che nasconde un segreto... «I nostri protagonisti sono come pesci nel mare e, come fanno i

pesci in natura, ognuno attua la sua strategia di sopravvivenza: c’è chi si unisce in branco e chi salta fuori dalle reti», spiegano i promotori. Con uno “sguardo” ulteriore, sottolineato dal regista: «Tra le scene, si parla della ricerca del proprio passato e di se stessi, della riparazione di quei pezzi fondamentali che fanno di noi degli essere umani ma che spesso vengono dimenticati». Una storia positiva, di valori autentici ma spesso sottovalutati, di confronto tra generazioni con un finale che scalda il cuore: questo vuole essere il messaggio che il giovane Riccioni, nato in Africa e formatosi all’Istituto Salesiano, porterà nelle scuole maceratesi subito dopo Pasqua, spiegando che quella che si vede sullo schermo «non è una famiglia

1916–2016: il centenario della presenza Scout in diocesi, che si celebrerà il 22 marzo assieme alla Gmg, offre lo

canonica, stile Mulino Bianco, ma una famiglia reale con problemi, difficoltà e, allo stesso tempo amore, che saprà ritrovarsi grazie alla figura di un personaggio molto speciale». «Incontreremo gli studenti dopo la visione del film non solo per promuoverlo, ma per avere un loro punto di riferimento, una loro idea: sono convinto che il “motore” del futuro della nostra Italia parte da questi ragazzi, perchè – aggiunge inoltre l’attore – se loro hanno voglia di saltare fuori dalle reti, devono credere nei propri sogni di vita». Oltre alla pellicola, per il 24 marzo è in uscita anche il libro omonimo, scritto a quattro mani da Simone Riccioni e dallo scrittore maceratese Jonathan Arpetti. Francesca Cipolloni

Educare è salvaguardare Collevario fa «scuola» DI

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Ogni anno un tema guida il ciclo di appuntamenti che si chiude con la festa parrocchiale e la testimonianza di una personalità nota. Nell’ultima edizione la toccante testimonianza di Maria Grazia Capulli, giornalista del Tg2 scomparsa di recente, ha lasciato un ricordo indelebile nel cuore della comunità locale. Il prossimo appuntamento, nell’ambito di «Educare è salvaguardare» tema generale di quest’anno, sarà venerdì 18 marzo alle ore 21.15: ospite il cardinale Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona-Osimo e presidente della Conferenza episcopale marchigiana.

spunto per fotografare la realtà giovanile, ricca di idealità e di iniziative che promuovono una crescita condivisa il programma

anniversario. «Io e Dio»: dialogo sulla fede tra il vescovo Nazzareno Marconi e i ragazzi CIPOLLONI

Nel 2007 al Buon Pastore, una piccola parrocchia nel quartiere di Collevario, un giovane sacerdote pensò di chiedere aiuto al mondo dell’associazionismo per realizzare iniziative di formazione rivolte ai genitori dei ragazzi che si apprestavano a ricevere i sacramenti. Fu questo il primo “nodo” della «Rete per l’educazione». Oggi l’iniziativa, giunta al X ciclo, coinvolge ben 10 associazioni insieme al Consultorio familiare locale.

«Come saltano i pesci» uscirà il 31 marzo

Gli scout fanno 100 DI FRANCESCA

LORENZO LATTANZI

studio e di lavoro. In un ampio macrocosmo di quesiti, affidati a «chi è in grado di darci una soluzione o anche un’opinione, su ciò che sta accadendo, poiché la fede non è un argomento trascurabile», in un solo pomeriggio si è intessuto un dialogo schietto e incoraggiante, in cui non sono mancate da parte di Marconi delle indicazioni ben precise. «Se vi portate dentro una domanda – ha spiegato – è un buon segno di vita.

Uno dei tanti campi scout dei gruppi maceratesi

Sette mesi di eventi celebrano un secolo di testimonianza

n cammino che prosegue sulle «strade di coraggio» e che, proprio nell’anno in cui Primo incontro martedì 22 marzo, DI ANDREA MOZZONI Macerata festeggia i cento anni di presso il Duomo, quando, il vescovo l World thinking day («Giornata storia e di presenza dello scoutismo Nazzareno Marconi presiederà la mondiale del pensiero») del 21 in città, ha toccato una tappa Messa in occasione del «Rinnovo febbraio ha consentito ai gruppi importante, grazie all’iniziativa della Promessa». La pedagogia scout scout maceratesi di ritrovarsi in vista ideata e promossa dal gruppo scout sarà invece al centro del convegno dell’apertura ufficiale delle Clan «Allegrezza» Macerata2. del 20 maggio, mentre sabato 4 e celebrazioni per i 100 anni dalla loro domenica 5 giugno avrà luogo Un’inchiesta rivolta agli studenti del fondazione, il prossimo 22 marzo. territorio diocesano sul tema «Io e l’incontro fra vecchi e nuovi scout Nel 1916, infatti, per opera della Dio». Lo scopo? Coinvolgere i all’Istituto salesiano San Giuseppe. Società Ginnastica Robur presso giovani della città nel loro percorso Dopo la pausa estiva, le celebrazioni l’Istituto Salesiano vide la nascita di alla ricerca della fede e alla scoperta riprenderanno il 15 ottobre, in una delle realtà cattoliche nazionali del loro rapporto con Dio. Facendo piazza della Libertà, con il cerchio di più longeve, insieme a quelle di infatti appoggio sulla disponibilità “Famiglia felice”, con danze e canti Genova e di Palermo (tra le tre, delle scuole, nei mesi scout; preludio al convegno di fede, a nonostante una pausa durante il scorsi sono state raccolte conclusione delle iniziative, del 23 fascismo, dal 1928 al 1945, Macerata ottobre, alla Domus San Giuliano. Al più di 500 domande Nasce dal gruppo Clan è riuscita a garantire la continuità del contempo, oltre ad alcuni incontri incentrate su diversi «Allegrezza» Macerata 2 movimento). Il capoluogo ambiti e riassunte in sei collaterali, presso gli Antichi Forni, provinciale è dunque alla vigilia di grandi tematiche. Chi è dal 15 al 29 ottobre, sarà possibile l’inchiesta rivolta agli sette mesi di eventi, tra convegni, Dio nella mia vita? Cosa visitare una mostra fotografica e studenti del territorio: iniziative religiose e culturali, vuol dire, oggi, essere filatelica, con la consegna di un durante i quali non mancheranno credenti? A cosa serve apposito annullo postale. Chi volesse 500 domande su sei grandi occasioni di confronto e nuove appartenere alla Chiesa maggiori informazioni o fosse in temi per scoprire insieme proposte, come indica il tema del cattolica? Sono solo possesso di materiale inerente agli programma: «Dal passato al futuro: alcuni degli interrogativi eventi promossi può scrivere a: il senso della vita 100 anni di scoutismo a Macerata». che i responsabili scout centenarioscoutmc@gmail.com. hanno raccolto e Non ho paura di chi distribuito ai loro coetanei, prima davanti alla fede nutre di consegnarle ad un destinatario dei dubbi: piuttosto, mi d’eccezione: il vescovo Nazzareno tra vocazione e dovere inquieta chi di fronte a Marconi. L’occasione per rispondere certe immense domande è stata quella del 23 febbraio, rimane indifferente». quando in concomitanza con il Quindi, una delle tante passaggio in diocesi dei simboli esortazioni rivolte ai della Giornata mondiale della innovare la promessa non vuol dire sentirsi ancora fiero di giovanissimi: «Provate a Gioventù – la Croce di San indossare i pantaloni corti, la camicia azzurra e il fazzolettone. credere che Dio esiste, ed Damiano e la statua della Madonna Significa rifare lo zaino, percorrere vecchi sentieri e incontrare è vicino e concreto nel di Loreto –, in un contesto del tutto Auditorium San Paolo di Macerata: il vescovo Nazzareno a colloquio con i giovani persone che si salutano ancora con le tre dita tese e il pollice che aiuta il farsi conoscere inedito e un convenire amichevole mignolo, a simboleggiare che il più grande protegge sempre il più all’umano. In questo ma, al contempo autorevole, il piccolo, nel segno del Padre del Figlio e dello Spirito santo. Non a caso, modo, riuscirete ad avvicinarvi ad Pastore di Macerata ha incontrato i martedì 22 marzo, le celebrazioni per il Centenario dello scoutismo una piccola ma solida fede, che è impariamo a recuperare il senso “suoi” giovani nell’Auditorium San così un dialogo sempre più “vicino” maceratese avranno inizio con la cerimonia del “Rinnovo della molto più di un’idea». Poi, l’invito a della misura, ridimensionando il Paolo, per riflettere insieme sul agli animi degli adolescenti, degli Promessa”: «Con l’aiuto di Dio promettiamo di fare del nostro meglio», scoprire la vera Parola che salva – nostro ego», ha aggiunto Marconi. senso del cristianesimo: «Una universitari e dei giovani lavoratori anche nelle difficoltà della vita e seppur compiere il nostro dovere «tra i tanti libri che arricchiscono la Di fronte ad un pubblico attratto ed religione più da punto interrogativo presenti in Ateneo. «Se inizi a diventi sempre più difficile, consapevoli che sulla nostra strada mia biblioteca, il Vangelo è l’unico attento, in più di un passaggio don che da punti esclamativi», ha pensare che c’è qualcuno che ci ama troveremo sempre la Provvidenza. Viviamo il nostro servizio non come che mi ha convertito» – ed aprire i Nazzareno ha fatto inoltre esordito don Nazzareno, anche quando nessuno lo fa, ecco un dovere, ma come una vocazione. Ricordandoci sempre di andare nostri cuori ad un amore riferimento al suo cammino di fede accogliendo la “sfida”. Ricerca di allora che qualcosa si “aggancia” al “contro corrente”, perciò, anche senza la nostra uniforme. «Una volta sconfinato: «Accettiamo di vivere personale, ricordando: «Lo studio e punti di riferimento, legami mistero di Dio. Un Dio che è un scout, sempre scout». La Promessa fatta con il cuore cambia la nostra vita uno stile di vita secondo gli la vita mi hanno insegnato che gli familiari, affettività, una spiritualità amore pieno di straordinaria e ci spinge a essere migliori, certi di contare sull’infinita bontà del Padre. insegnamenti di Gesù, e se uomini delle certezze sono dei da concretizzare nella quotidianità fantasia». Anche quando la realtà Leonardo Giusti vogliamo parlare di Dio, credenti spaventati». Si è costruito di ogni giorno, tra impegni di delle cose si fa scomoda.

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Il coraggio di una promessa

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Una Gmg diocesana con lo sguardo a Cracovia DI LUCA BECCACECE

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La Gmg diocesana quest’anno si svolgerà a Macerata

arà Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia! il tema della prossima Giornata mondiale della Gioventù che quest’anno verrà vissuta in due “step”: in ogni diocesi la Domenica delle Palme e, a livello mondiale, a Cracovia nel prossimo luglio. Inoltre, sarà l’occasione per vivere insieme al nostro caro papa Francesco il Giubileo della Misericordia. Anche la diocesi di Macerata–Tolentino–Recanati–Cingoli– Treia parteciperà aderendo, come ormai da qualche anno, alla proposta della Pastorale giovanile regionale: i giovani, oltre alla settimana di Cracovia dal 26 al 31 luglio, potranno vivere anche il gemellaggio nella diocesi polacca di Katowice. Avremo così l’opportunità di visitare i campi di concentramento di

Auschwitz-Birkenau e di compiere un pellegrinaggio come regione Marche al santuario della Madonna di Czestochowa, autentica figura di devozione per i giovani di tutto il mondo. Innegabile resta il fatto che la Gmg rappresenta un punto di arrivo di un cammino che stiamo facendo in questo anno con nostri ragazzi e costituirà, poi, un’ulteriore tappa di partenza per rilanciare l’impegno. Abbiamo da poco gustato il passaggio a Macerata e a Tolentino dei segni della Gmg (la Madonna di Loreto e il Crocifisso di San Damiano), che verrano poi regalati ai ragazzi polacchi, e domenica prossima, 20 marzo, condivideremo il momento della benedizione delle Palme e la Gmg nella nostra diocesi. Quest’anno, oltre al consueto programma che caratterizza questo appuntamento, sempre coinvolgente, compiremo inoltre il gesto

del pellegrinaggio con i ragazzi verso la Porta Santa della basilica intitolata alla Madre della Misericordia. Ci troveremo alle ore 15 a Macerata, in piazza Annessione e, dopo un momento di accoglienza e di festa, il nostro vescovo benedirà le palme. Quindi, lasciandoci guidare dal messaggio del Santo Padre per la prossima Giornata mondiale della Gioventù, in un percorso incentrato sulle tre tematiche di gratuita, fedeltà e dono di sé, cammineremo fino a piazza Strambi, per affidarci alla Vergine patrona della diocesi maceratese. Lì, infine, varcheremo la Porta Santa del santuario, chiedendo al Signore di aprire e convertire il nostro cuore. Alle 18 è prevista la Celebrazione eucaristica in Cattedrale presieduta da monsignor Marconi, in occasione dell’invio dei missionari della Misericordia.

«Cibo per tutti» La Caritas diocesana e la Pastorale giovanile offrono alcuni incontri di formazione secondo la modalità dell’ascoltare, osservare, discernere per animare. Ecco che una prima proposta nasce dalla combinazione di due progetti – il Policoro e la campagna «Una sola famiglia umana. Cibo per tutti: è compito nostro» – e prevede degli incontri sugli stili di vita, mentre la seconda affronta le sette opere di misericordia corporale.


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I giovani e gli stranieri si raccontano, dal Csv Marche due progetti nelle scuole per favorire il dialogo l Centro Servizi per il Volontariato (Csv) di Macerata, in collaborazione con gli Istituti e le Associazioni (ben 27) del territorio, promuove da oltre dieci anni alcune importanti attività al servizio dei giovani delle scuole Primarie e Secondarie del territorio. Si tratta dei progetti «Mr. Cittadino» (fino alle Secondarie di 1° grado, con 6 Istituti aderenti per 24 classi) e «Volontaria... Mente» (nelle scuole Secondarie di 2° grado; in questo caso sono 10 gli Istituti per 51 classi), due percorsi di formazione e partecipazione civica, con la possibilità di svolgere un periodo di tirocinio riconosciuto nelle Associazioni iscritte al Csv. Nella Diocesi di Macerata, l’iniziativa «Volontaria... Mente» ha visto impegnati i giovani del Liceo Scientifico «Galileo Galiei», dell’Istituto Agrario «Giuseppe Garibaldi», del Liceo Artistico «Giulio Cantalamessa», del Liceo Classico e Linguistico «Giacomo Leopardi», dell’Istituto tecnico «Ivo Pannaggi», per Mace-

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rata, e dell’Istituto comprensivo «Francesco Filelfo» di Tolentino; mentre all’iniziativa «Mr. Cittadino» ha aderito la Scuola Secondaria di Urbisaglia. Con la collaborazione di alcuni volontari del Centro di Ascolto di Prima Accoglienza e di Amnesty International, tramite collegamento Skype gli studenti si sono confrontati e rivolto domande ad alcuni richiedenti asilo provenienti dal Pakistan e dalla Nigeria. Diversi gli interrogativi posti sulle loro storie personali durante le varie sessioni: «Da quanto tempo siete in Italia?», «Che lavoro facevate?» e «Come vi trovate nel nostro Paese?». Tra i responsabili e promotori, Giorgio Marcolini, presidente del Centro di Ascolto e rappresentante per Amnesty, Federico Marinelli, coordinatore dei progetti scuola per la provincia di Macerata, Tiziana Manuale e Matteo Cacchiarelli, operatori del Centro di Ascolto e di Prima Accoglienza. «Possiamo dire che ciò che oggi viene chiamato “storytelling” il Csv lo realizza da più

Intervista a Roberta Preziotti: il territorio locale ha risposto con una generosità che supera

di 15 anni – ha affermato Marinelli –, tuttavia, la formazione e l’informazione all’interno delle scuole è più che mai importante. Dopo un primo incontro con gli operatori, proposto per presentare ai giovani il mondo del volontariato, ha luogo un altro appuntamento – come quello di oggi, grazie ad Amnesty e al Centro di Ascolto – durante il quale le Associazioni illustrano le loro attività al servizio della popolazione, con la possibilità per i ragazzi e le ragazze interessate di effettuare uno stage». «L’importanza di eventi come questo – ha sottolineato invece Marcolini –, serve anche a rivelare una realtà troppo spesso taciuta. Ovvero, il costante impegno del volontariato affinché avvenga un’effettiva integrazione tra chi proviene da situazioni di povertà e miseria e le nuove generazioni. Conoscere per comprendere è il primo passo per prevenire episodi incresciosi, facili luoghi comuni o strumentalizzazioni». (A.Moz)

le paure e i luoghi comuni In provincia attualmente gli ospiti sono poco più di 700

I richiedenti asilo saranno impiegati nelle piccole manutenzioni ecanati e Treia sono le prime realtà della provincia di Macerata a essersi mobilitate per l’integrazione dei richiedenti asilo durante il periodo di permanenza nei due Comuni. I progetti prevedono attività di carattere volontario per un modello di accoglienza virtuosa verso chi fugge da persecuzioni e guerre e non vuole rimanere inerte a veder trascorrere le giornate senza fare nulla. Lo scorso 2 marzo, nella città leopardiana, alcuni gruppi di lavoro composti da ragazzi stranieri, per iniziativa della Giunta guidata da Francesco Fiordomo, hanno affiancato gli operai del Comune di Recanati nella manutenzione del patrimonio. In fase preparatoria, invece, il progetto che coinvolge il Comune di Treia e la Prefettura di Macerata. Dopo la firma del

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Accoglienza, il prefetto promuove il Maceratese DI

ANDREA MOZZONI

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eta prescelta o destinazione casuale? I flussi migratori sembrano interessare in maniera particolare la città e la provincia di Macerata. Per avere un quadro più completo della situazione, oltre i luoghi comuni, ne abbiamo parlato con il prefetto Roberta Preziotti, che rassicura: «Le misura di sicurezza sono sufficienti». Dottoressa Preziotti, quali sono le previsioni ipotizzabili rispetto agli “arrivi” sul nostro territorio? Il delicato contesto internazionale, caratterizzato da un’estrema fluidità degli scenari e da una stretta connessione tra le vicende politiche dei Paesi mediorentali e l’attuale flusso migratorio, non consente una previsione certa sui dati degli arrivi in Italia, né tanto meno in provincia di Macerata. È pensabile che la stagione estiva col miglioramento delle condizioni meterologiche favorisca un aumento degli arrivi tramite mare, sulle coste meridionali del nostro Paese, come del resto accaduto anche nel corso del 2015. Non è possibile, tuttavia, fare previsioni sui numeri. Al momento la provincia di Macerata ospita poco più di 700 persone richiedenti la protezione internazionale: tale numero è frutto non del caso ma di un’attenta distribuzione su base regionale coordinata dalla Prefettura del Capoluogo ed effettuata tenendo conto sia del territorio, che della popolazione. Posso senz’altro affermare, però, che il sistema di accoglienza italiano ha dato, finora, una notevole prova di coesione ed efficacia. In particolare, la provincia di Macerata ha affrontato le sfide poste del fenomeno migratorio con generosità e si è contraddisinta per l’apertura a politiche d’integrazione. Quali sono i punti di forza e le criticità, se vi sono, delle strutture di accoglienza maceratesi? Voglio rassicurare la collettività sull’attenta opera di vigilanza che la Prefettura e le Forze dell’Ordine conducono regolarmente su queste

strutture. Al loro arrivo, tutti i richiedenti la protezione internazionale vengono immediatamente identificati e sottoposti a visite mediche. L’attenzione sul fenomeno viene mantenuta ai massimi livelli grazie a frequenti ispezioni, anche dopo l’assegnazione dei cittadini extracomunitari ai nostri centri. Ciò ha consentito, nei mesi passati, di riscontrare e porre rimedio a situazioni di criticità sia sotto il profilo degli standard minimi di accoglienza, sia sotto quello del rispetto delle norme da parte di chi è ospite. Questi controlli assicurano, da un lato, la vigilanza continua sulle strutture e,

dall’altro, sono volti a garantire ai richiedenti protezione internazionale condizioni di accoglienza adeguate e percorsi di integrazione reali. Quale collaborazione offrono i Comuni della provincia? La presenza di strutture adeguate alle esigenze ricettive dei migranti ha sempre riscontrato disponibilità. Proprio recentemente un Comune “virtuoso” ha accettato la proposta della Prefettura di impiegare, su base volontaria e gratuita, i cittadini ospiti sul proprio territorio in attività di volontariato socialmente utili. Si tratta di percorsi virtuosi che, in qualche modo, assicurano un contatto diretto tra i richiedenti asilo e la popolazione

residente e sono orientati a favorire uno scambio, sul piano dell’umanità, di esperienze e storie personali. Sono sufficienti le misure di sicurezza predisposte? Assolutamente sì, anche perché a nuovi arrivi possono corrispondere uscite dai centri da parte di richiedenti asilo per motivi diversi. Mi riferisco sia al trasferimento presso gli Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), per coloro che hanno ottenuto il riconoscimento della protezione internazionale da parte della Commissione; sia all’uscita di coloro per i quali si è concluso negativamente il percorso giuridico avverso il provvedimento di diniego.

protocollo d’intesa tra il sindaco Franco Capponi e il prefetto Roberta Preziotti, infatti, si attende l’avvio del «Patto di accoglienza locale». Nei mesi che li separano dall’attesa del riconoscimento (o meno) del loro status, i richiedenti asilo potranno anche in questo caso scegliere di partecipare ad attività di volontariato nella città che li ospita. Il progetto prevede l’accesso ad attività sportive, corsi di cultura e di lingua italiana e, soprattutto, la possibilità di rendersi utili con piccoli lavori per la cura del verde e il decoro urbano. Un esperimento che durerà un anno e che ha già portato buoni frutti in altre parti nel territorio nazionale.

l’esperienza

La solidarietà nasce al Centro di ascolto e di prima accoglienza scire dalla retorica dell’elogio dell’immigrazione e, allo stesso tempo e con la stessa importanza, dalla sua demonizzazione preventiva». Le parole di Giorgio Marcolini, presidente del Centro di Ascolto e di Prima Accoglienza di Macerata, spiegano lo spirito con cui la struttura sperimenta quotidianamente, dal 1989, «il servizio, il rispetto per le persone, il dialogo, la gratuità e l’accoglienza». Fenomeni che coinvolgono tutti ma dei quali, troppo spesso, ci si rifiuta di capire le ragioni e programmare soluzioni. In controtendenza, il Centro di Ascolto di via Zara è un luogo deputato all’accoglienza in città. A questo si affianca, poco distante dal Centro storico, nella parrocchia di Santa Croce, l’impegno di don Alberto Forconi, il quale, più volte nel corso degli anni, e in collaborazione con lo stesso Centro di Ascolto per i pasti, ha messo a disposizione un alloggio per la notte agli immigrati giunti in città. «Molto spesso ci si accapiglia su questioni che nulla hanno a che vedere con la realtà dei fatti e non avvicinano le parti in causa – ha aggiunto Marcolini –, percepiamo molta confusione, dettata anche dalla situazione economica attuale. Credo ci sia bisogno di evidenziare quali sono i veri problemi: ad esempio, i ritardi nei finanziamenti e la formazione degli operatori». Oltre agli spazi di via Zara, dove è collocata anche la mensa, l’accoglienza si svolge anche in altri alloggi, come Casa Valentina, messi a disposizione per garantire un alloggio a circa 38 persone. Il primo approccio è di tipo sanitario (le cure odontoiatriche sono quelle più frequenti) e si cerca di sopperire alla mancanza di vestiario, dall’intimo agli indumenti della stagione corrente, prima di avviare le pratiche per ottenere il permesso di soggiorno e la tessera sanitaria. «Si deve trattare di una vera e propria ospitalità a tutti i livelli», precisa Marcolini, ma non si tratta di un’accoglienza a tempo indeterminato. Le procedure per la completa identificazione delle persone e per il rilascio di questi documenti possono però durare anche due anni. Ai 12 operatori del Centro di Ascolto spetta accompagnarle negli uffici competenti, oltre a far svolgere loro delle attività che possano facilitarne l’integrazione: lezioni di italiano, supporto psicologico,corsi di educazione civica e pratica di attività fisica, nonché lezioni di natura professionale che possano garantire un punto di riferimento lavorativo. «Il Centro è stato e continua ad essere un luogo di incontro e di condivisione – ha concluso Marcolini –, dove si incrociano culture, lingue e religioni diverse, ma soprattutto un luogo dove si sperimenta quotidianamente la carità ed il servizio per provare a restituire dignità a coloro che ne sono stati privati». Andrea Mozzoni

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La Croce Rossa:«Il futuro passa per l’integrazione» La presidente provinciale Rosaria Del Balzo Ruiti fotografa la situazione: ospitalità ben organizzata e senza criticità DI FRANCESCA

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CIPOLLONI

a sua idea in termini di accoglienza è cristallina e ragionata: una comunità capace di parlare più lingue e sorridersi attraverso volti dai colori diversi è la realtà del domani, con cui occorre imparare a dialogare già da adesso. La presidente della Croce Rossa di Macerata, Rosaria Del Balzo Ruiti, acconsente subito a raccontarci qual è la situazione nel territorio maceratese, cercando di andare oltre i confini delle criticità che ogni emergenza porta con

sè, per guardare ad un quadro più strutturato e, con il passare del tempo, sempre più funzionale. «Come ben sappiamo, l’attività della Croce Rossa nei confronti dell’accoglienza nelle nostre zone è iniziata dall’inizio del 2015 – racconta –, quando siamo stati contattati per la questione urgente dei giovani di nazionalità pakistana che hanno soggiornato, anche per giorni interi, in piazza della Libertà, sotto le finestre della Prefettura, con l’intento di ottenere il riconoscimento della condizione di rifugiati politici». In quel caso, si è trattato di un’accoglienza di emergenza, effettuata in sinergia e collaborazione con il Comune: la Croce Rossa di Macerata li ha ospitati e si è occupata di loro, per brevi periodi. «Questa però – afferma convinta Del Balzo Ruiti – è la vocazione primaria e

fondamentale della nostra realtà, e quando ci si è presentata l’opportunità di rispondere ad un bando della Prefettura per organizzare delle strutture e ospitare i richiedenti asilo ne abbiamo approfittato, sperimentando un’attività che vede coinvolti, tutti i giorni e da tanti anni, i nostri amici di Croce Rossa, in zone ben più di frontiera come Lampedusa». Così, anche Macerata, città accogliente per vocazion, e ha ben pensato di attivarsi e fare la propria parte «rispondendo all’esigenza di accogliere l’essere umano indipendentemente dal colore della pelle, della razza, della religione». Secondo quanto riferisce la presidente, infatti, «l’uomo in difficoltà ci vede i prima linea» e, superata la fase emergenziale, dichiara che sono le tre strutture adibite all’ospitalità, garantita

anche attraverso la sinergia con le istituzioni territoriali. «Due di queste case si trovano presso l’Abbadia di Fiastra e, in ognuna, sono ospitati 25 rifugiati, mentre l’altra è una struttura presente a San Lorenzo di Treia che è stata concessa con un contratto di locazione dalla curia vescovile». In un clima di rispetto, per Del Balzo Ruiti «le paure e i sentimenti di intolleranza con il tempo possono attenuarsi, per lasciare spazio alla conoscenza di stili di vita e usanze da cui non dobbiamo certo difenderci». Piuttosto, «trovando il coraggio di uscire dai nostri pregiudizi, forse capiremo che il bene del nostro Paese passa anche attraverso la realtà dell’integrazione: i dati che arrivano a livello internazionale sui flussi migratori ci “raccontano” che è questo, di fatto, il futuro che ci attende».


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Emmaus/Avvenire 15 marzo 2016 by EmmausOnline - Issuu