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Vox Maiorum - Grammatica - Sample

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Amalia Vanacore

VOX MAIORUM Corso di lingua e cultura latina

A. Vanacore

Il corso si compone di tre volumi: un volume di grammatica e due volumi di esercizi. La trattazione del sistema linguistico latino segue un impianto descrittivo e contrastivo: descrittivo, poiché le lezioni offrono la descrizione sistematica e completa della lingua latina; contrastivo, poiché continui sono i confronti e gli esempi tra le strutture linguistiche del latino e quelle dell’italiano. La grammatica privilegia inoltre una prospettiva morfosintattica, mediante la quale lo studio delle forme è parallelo a quello delle loro funzioni sintattiche.

Amalia Vanacore BULGARINI

VOX MAIORUM

I due volumi di esercizi sono organizzati in base alla didattica progressiva in tre ambiti (conoscenza, competenza linguistica e competenza testuale) e vengono differenziati per livelli di difficoltà. Materiali e suggerimenti sul corretto utilizzo del Dizionario e rubriche sul lessico corredano la proposta operativa del Corso. I materiali digitali di Vox Maiorum propongono alla classe slide di sintesi dei principali argomenti di grammatica analizzati, esercizi con autocorrezione e tutorial per la traduzione di versioni. Allegato al corso è il Laboratorio di lingua latina - Esercizi per il recupero, in cui sono previste attività di recupero sui contenuti fondamentali della grammatica, organizzate con la stessa scansione di argomenti del corso di riferimento. Il Laboratorio è corredato di numerose tavole morfologiche e schede sintattiche riassuntive di facile consultazione.

VOX MAIORUM • GRAMMATICA

www.bulgarini.it

In allegato Laboratorio per il recupero

Corso di lingua e cultura latina GRAMMATICA


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VOX MAIORUM Amalia Vanacore

Corso di lingua e cultura latina GRAMMATICA


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©2019 Edizioni Bulgarini – Firenze, Italy www.bulgarini.it info@bulgarini.it

Distribuzione esclusiva: Eli – Loreto (AN) www.elionline.com

I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento totale o parziale con qualsiasi mezzo (compresi i microfilm e le copie fotostatiche) sono riservati per tutti i Paesi.

Prima edizione: febbraio 2016 Ristampa: 6 5432

2019 2020 2021 2022 2023

Nell’eventualità che illustrazioni di competenza altrui siano riprodotte in questo volume, l’editore è a disposizione degli aventi diritto che non si sono potuti reperire. L’editore porrà inoltre rimedio, in caso di cortese segnalazione, a eventuali non voluti errori e/o omissioni nei riferimenti relativi. Nel rispetto della normativa vigente sulla trasparenza nella pubblicità, le immagini escludono ogni e qualsiasi possibile intenzione o effetto promozionale verso i lettori. Tecnostampa - Pigini Group Printing Division Loreto - Trevi - Giugno 2019 - 19.83.477.0


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A Carmine

Premessa opera Vox Maiorum si inserisce in un percorso di rinnovamento della didattica del latino, tenendo presenti le recenti disposizioni ministeriali, relative alle ore dedicate a questa disciplina, alle finalità e agli obiettivi. La scelta didattica e metodologica è basata sulla convinzione che studiare la lingua latina significhi conoscere anche la civiltà che l’ha espressa, al centro della quale viene collocato sempre l’uomo, con la sua humanitas, inserito in un contesto politico-sociale e, quindi, portatore di una paideia ancora oggi valida. Così vengono forniti ai giovani (che purtroppo spesso riconoscono nello studio della lingua latina solo l’acquisizione di fenomeni grammaticali) interessi duraturi e spunti di riflessione critica, per fare in modo che essi compiano un viaggio nel passato, per giungere alle radici della civiltà occidentale. Solo così essi prenderanno coscienza che il latino non è una “lingua morta”, come talvolta erroneamente si afferma, ma una lingua che continua a vivere nella nostra esistenza quotidiana, che influenza inevitabilmente la nostra lingua e la nostra cultura. Il corso è composto da un volume di grammatica, due volumi di esercizi, un allegato per il recupero e il libro per il docente, ed è corredato da materiali digitali.

L’

Il presente volume di grammatica, che costituirà per gli alunni uno strumento di consultazione per tutto l’arco dei loro studi di latino, inizia dalle “radici”, con una breve storia della lingua latina, sia in rapporto alla sua origine nell’ambito delle lingue indoeuropee sia in riferimento ai vari ruoli che il latino ha assunto nelle diverse epoche. Segue la trattazione sistematica e completa del sistema linguistico latino, organizzata in sette parti, articolate a loro volta in lezioni: fonetica, morfologia nominale, morfosintassi, morfologia verbale, sintassi dei casi, sintassi del verbo, sintassi del periodo. L’impianto, chiaro, organico e rigoroso, non è normativo, ma descrittivo e contrastivo, ovvero non è basato su un sistema arido di regole, ma su continui confronti con le strutture morfosintattiche, lessicali e stilistiche della lingua italiana, attraverso numerosissimi esempi: in questo modo lo studio della disciplina permette di calarsi nella civiltà dell’antica Roma, per cogliere analogie e differenze, sia linguistiche che culturali, tra il mondo attuale e quel passato lontano, a cui siamo legati. Non vengono presentate forme isolate, a se stanti, ma parole inserite in un testo, per cui non si trasmettono solo regole grammaticali, ma si comunicano anche, e soprattutto, pensieri, sentimenti, stati d’animo, notizie sul modo di vivere. Per questo motivo il puro studio morfologico è stato ridotto, mentre è stata privilegiata la prospettiva morfosintattica, mediante la quale si propone contemporaneamente lo studio delle forme e delle loro funzioni sintattiche in un contesto.

Affido questa mia opera ai colleghi, ringraziando quelli che vorranno prenderla in considerazione, e ai giovani, con l’augurio che lo studio del latino possa essere un lavoro non gravoso, ma proficuo, interessante e utile per la loro formazione. Ringrazio affettuosamente l’amico prof. Salvatore Ferraro, il quale ha collaborato alla correzione di una parte delle bozze di stampa, e la prof.ssa Caterina Lazzarini per i preziosi consigli. All’editore va, infine, la mia gratitudine per la realizzazione della pubblicazione. L’Autrice


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INDICE Introduzione Breve storia della lingua latina 1. Una lingua indoeuropea 2. La nascita del latino 3. Le varietà del latino 4. La storia del latino fino ai nostri giorni

3. La flessione nominale o declinazione Il numero e il genere I casi Le cinque declinazioni

Il latino nell’italiano Nomen omen · Nomina sunt consequentia rerum 15 15 15 16 16

1. La fonetica 2. L’alfabeto latino Le vocali I dittonghi Le consonanti

3. La pronuncia del latino 4. Le sillabe La divisione in sillabe La quantità delle sillabe

Lezione 2 L’accento latino e i mutamenti fonetici 1. Le regole dell’accento L’accento d’enclisi

2. I mutamenti fonetici I mutamenti vocalici I mutamenti consonantici

18 18 18 18 19 19 20 21 21 21 22 22 22 22 22 23

Parte 2 · Morfologia nominale Lezione 1 Generalità del nome 1. Le parti del discorso 2. La flessione

4

Gli elementi costitutivi di una parola

1. La flessione 2. Particolarità

26 26 26 26

29 30 30

I casi Il numero Note di grammatica storica

31 31 32 32

Lezione 3 La II declinazione

34

Il latino nell’italiano Tabula rasa · Historia magistra vitae · Fortuna caeca est · Fama volat · Pecunia non olet

Parte 1 · Fonetica Lezione 1 Il sistema fonetico, la pronuncia, le sillabe

Lezione 2 La I declinazione

27 27 28 28

1. La flessione Nomi maschili e femminili in -ŭs Nomi neutri in -ŭm Nomi maschili in -ĕr e in -ĭr

33

34 34 35 35

La flessione del nome deus I casi Il genere Il numero Note di grammatica storica

36 36 37 37 38 38

Lezione 4 Gli aggettivi della I classe

40

1. L’aggettivo in latino 2. La flessione

40 40 40 41 42

2. Particolarità

Il latino nell’italiano Lupus in fabula · Curriculum vitae · In cauda venenum

Gli aggettivi in -ŭs, -ă, -ŭm Gli aggettivi in -ĕr, -(ĕ)ră, -(ĕ)rŭm Gli aggettivi possessivi Gli aggettivi pronominali

3. La concordanza dell’aggettivo

Il latino nell’italiano Non multa, sed multum · Omnia munda mundis · Summum ius, summa iniuria

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40

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INDICE Lezione 5 La III declinazione 1. Caratteristiche generali Parisillabi e imparisillabi Le terminazioni

2. Modelli di declinazione Imparisillabi con una consonante davanti ad -ĭs

Il latino nell’italiano Vox populi, vox Dei · Dura lex, sed lex · Homo homini lupus Parisillabi e imparisillabi con due consonanti davanti ad -ĭs Il latino nell’italiano Ius gentium · Caput orbis · Forma mentis Neutri in -e, -al, -ar

Il latino nell’italiano Panem et circenses · Mare magnum

3. Particolarità Il tema La declinazione Il numero Note di grammatica storica

Lezione 6 Gli aggettivi della II classe 1. La flessione Gli aggettivi a tre uscite in -ĕr, -ĭs, -ĕ Gli aggettivi a due uscite in -ĭs, -ĕ Gli aggettivi a una sola uscita

Il latino nell’italiano Primus inter pares · Dulcis in fundo · Audaces fortuna iuvat

Lezione 7 La IV declinazione

44 44 44 44 45 45 46 47 49 50 51 51 51 51 52 53 55 55 55 56 57 58

59

La declinazione I casi Note di grammatica storica

59 60 60 61 62

Lezione 8 La V declinazione

63

1. La flessione 2. Particolarità

Il latino nell’italiano Casus belli · Longa manus · Excursus

1. La flessione 2. Particolarità

62

63 64

La declinazione Il significato Note di grammatica storica

Il latino nell’italiano Est modus in rebus · Ad perpetuam rei memoriam · Carpe diem

64 64 65 65

Lezione 9 Formazione e particolarità dei sostantivi e degli aggettivi 66 1. La formazione dei sostantivi I sostantivi derivati da nomi e da aggettivi I sostantivi derivati da verbi e radici verbali I sostantivi composti

2. I sostantivi indeclinabili 3. La formazione degli aggettivi Gli aggettivi formati con suffissi Gli aggettivi formati con prefissi Gli aggettivi formati con preposizioni

4. Gli aggettivi indeclinabili

Parte 3 · Morfosintassi Lezione 1 I gradi dell’aggettivo 1. Caratteristiche generali 2. Il grado comparativo Il comparativo di uguaglianza Il comparativo di minoranza Il comparativo di maggioranza

66 66 67 68 68 68 69 70 70 70

72 72 72 72 72 73

3. Il grado superlativo 74 4. Forme particolari di comparativi e superlativi 74 Gli aggettivi in -er Gli aggettivi in -ĭlis Gli aggettivi in -dĭcus, -fĭcus e -vŏlus Gli aggettivi in -ĕus, -ĭus e -ŭus Gli aggettivi che formano il comparativo e il superlativo da un tema diverso dal grado positivo Comparativi e superlativi formati da aggettivi desueti, da avverbi o da preposizioni Gli aggettivi difettivi

5. Il rafforzamento del comparativo e del superlativo Il rafforzamento del comparativo Il rafforzamento del superlativo

74 75 75 75 76 76 77 77 77 77

5


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INDICE 6. Uso del comparativo e del superlativo Il comparativo assoluto La comparazione tra due aggettivi La comparatio compendiaria Il superlativo relativo e il complemento partitivo Note di grammatica storica Il latino nell’italiano Non plus ultra · Ad maiora! · Ubi maior, minor cessat · Melius est abundare quam deficere · Melioribus annis

Lezione 2 Particolarità nell’uso del nome e dell’aggettivo 1. Particolarità nell’uso del nome L’uso del concreto in luogo dell’astratto L’uso dell’astratto in luogo del concreto L’uso del singolare in luogo del plurale L’uso del plurale in luogo del singolare

79

80 80 80 81 81 81

L’aggettivo sostantivato L’aggettivo in unione con un nome proprio

81 81 82

Lezione 3 I pronomi personali, riflessivi e possessivi

83

2. Particolarità nell’uso dell’aggettivo

1. Caratteristiche generali 2. I pronomi personali L’uso dei pronomi personali Note di grammatica storica

3. I pronomi riflessivi L’uso del pronome riflessivo di III persona L’azione reciproca

4. I pronomi-aggettivi possessivi L’uso dei pronomi-aggettivi possessivi

Il latino nell’italiano Inter nos · Sui generis · Sua sponte · Mors tua, vita mea · Suum cuique tribuere

Lezione 4 I pronomi determinativi e dimostrativi 1. La flessione pronominale 2. I pronomi-aggettivi determinativi

6

78 78 78 78 79 79

La declinazione e l’uso di ĭs, eă, ĭd La declinazione e l’uso di idem, eădem, idem La declinazione e l’uso di ipsĕ, ipsă, ipsum

83 83 84 84 85 86 86 86 87 88

89 89 89 89 90 91

Note di grammatica storica La declinazione di hic, haec, hoc La declinazione di istĕ, istă, istŭd La declinazione di illĕ, illă, illŭd L’uso dei pronomi-aggettivi dimostrativi Note di grammatica storica

91 92 92 93 93 93 94

Lezione 5 I pronomi relativi

96

La prolessi della proposizione relativa L’attrazione del pronome relativo Il nesso relativo Le relative incidentali Note di grammatica storica

98 98 98 98 99

3. I pronomi-aggettivi dimostrativi

Il latino nell’italiano Ad hoc · In hoc signo vinces · Ipso facto

95

1. Il pronome relativo qui, quae, quod 96 2. L’uso e la concordanza del pronome relativo 96 3. I costrutti del pronome relativo 98

Il latino nell’italiano Quorum · Statu quo · Qui pro quo · Condicio sine qua non

4. I pronomi relativi indefiniti Quicumque, quaecumque, quodcumque Quisquis, quidquid

99 100 100 100

Lezione 6 I pronomi interrogativi ed esclamativi

101

1. Caratteristiche generali dei pronomi e degli aggettivi interrogativi

2. I pronomi e gli aggettivi esclamativi

101 101 102 102 103 103

Lezione 7 I pronomi indefiniti e correlativi

104

1. Caratteristiche generali dei pronomi e degli aggettivi indefiniti 2. Quis e i suoi composti

104 104 104 105 106

Quĭs?, quĭd? I composti di quĭs? Utĕr?, utră?, utrum? Gli altri aggettivi interrogativi di uso frequente

Quis, quid – Qui, quae, quod Alĭquis, alĭquid – Alĭqui, alĭqua, alĭquod L’uso di quis, alĭquis e pronomi sostitutivi


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INDICE I composti di quis con il significato di «qualcuno» I composti di quis con il significato di «chiunque» I distributivi

3. Gli indefiniti negativi: nemo, nihil – nullus, nullă, nullum L’uso di nemo e nullus

Il latino nell’italiano Nemo propheta in patria · Nemo potest duobus dominis servire · Nihil obstat · Nihil sub sole novum

4. I composti di utĕr? Uterque, utrăque, utrumque Neuter, neutră, neutrum Utervis, utrăvis, utrumvis – Uterlĭbet, utralĭbet, utrumlĭbet Alterŭter, alterŭtra, alterŭtrum

5. Gli indefiniti con il significato di «altro» Alĭus, alĭa, alĭud Altĕr, altĕra, altĕrum Cetĕri, cetĕrae, cetĕra – Relĭqui, relĭquae, relĭqua

6. Gli indefiniti con il significato di «tutto» Omnis, omne Totus, totă, totum Cunctus, cunctă, cunctum Universus, universă, universum

7. Plerīque, pleraeque, plerăque 8. Gli indefiniti che indicano qualità, grandezza e quantità Talis, tale Tantus, tantă, tantum Tot

9. I correlativi

106

109 110 112 113 114 114 114 115 115 116 116 116 116 117 117 117 118 118 118 118 119 119 119 119 119

Il latino nell’italiano 120 Qualis pater, talis filius · Quot capita, tot sententiae

Lezione 8 I numerali 1. Caratteristiche generali 2. I numerali cardinali Unus, duo e tres La formazione degli altri numerali cardinali

3. I numerali ordinali La formazione degli altri numerali ordinali

4. I numerali distributivi

121 121 123 123 124 125 126 126

5. Gli avverbi numerali 6. Gli altri aggettivi numerali: i moltiplicativi e i proporzionali 7. Le cifre romane 8. Il calendario romano Dal calendario romuleo al calendario giuliano L’indicazione dell’anno L’indicazione del mese e del giorno L’indicazione dell’ora

126 127 127 128 128 128 129 131

Il latino nell’italiano 131 Ruit hora · Ad Kalendas Graecas · In diem vivere

Lezione 9 Gli avverbi 1. Caratteristiche generali 2. Classificazione degli avverbi in base alla formazione Gli avverbi primitivi Gli avverbi derivati

3. Classificazione degli avverbi in base al significato Gli avverbi di modo Gli avverbi di quantità Gli avverbi di tempo Gli avverbi di luogo Gli avverbi interrogativi Gli avverbi di affermazione, negazione e dubbio

132 132 132 132 132 134 134 135 136 137 138 139

4. Il comparativo e il superlativo degli avverbi 139 La formazione del comparativo di maggioranza La formazione del superlativo Forme particolari di comparativi e superlativi L’uso del comparativo e del superlativo

5. L’avverbio italiano «più» 6. Gli avverbi italiani «tanto» e «quanto» 7. La negazione italiana «non»

Il latino nell’italiano Sic et simpliciter · Ad interim · Hic et nunc · Una tantum

Lezione 10 Le congiunzioni 1. Caratteristiche generali 2. Le congiunzioni coordinanti Le coordinanti copulative Le coordinanti disgiuntive

139 140 140 141 141 142 142 143

144 144 144 144 146

7


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INDICE Le coordinanti avversative Le coordinanti dichiarative Le coordinanti conclusive Le coordinanti correlative

146 147 148 149

3. Le congiunzioni subordinanti

150

Lezione 11 Le preposizioni e le interiezioni

152

1. Le preposizioni Le preposizioni con l’accusativo Le preposizioni con l’ablativo Le preposizioni con l’accusativo e l’ablativo

2. Le interiezioni Le interiezioni proprie Le interiezioni improprie

152 153 155 156 157 157 158

Parte 4 · Morfologia verbale Lezione 1 Generalità del verbo 1. La coniugazione verbale Il genere La forma e la diàtesi Il modo Il tempo L’aspetto verbale La persona e il numero

2. La formazione e la derivazione verbale Gli elementi di una voce verbale Il sistema dei tempi verbali Le desinenze personali Le quattro coniugazioni Il paradigma del verbo

Lezione 2 Il sistema del presente 1. Tempi e modi derivati dal tema del presente 2. L’indicativo Il presente attivo e passivo L’imperfetto attivo e passivo Il futuro semplice attivo e passivo

3. Il congiuntivo

8

Il presente attivo e passivo

160 160 160 160 161 162 163 164 164 164 165 166 167 167 168 168 168 168 169 170 172 172

L’imperfetto attivo e passivo

4. L’imperativo Il presente attivo Il futuro

5. L’infinito presente attivo e passivo 6. Il participio presente 7. Il gerundio 8. Il gerundivo

173 174 174 175 176 177 177 178

Lezione 3 Il sistema del perfetto

179

1. Il tema del perfetto 2. Tempi e modi derivati dal tema del perfetto 3. L’indicativo

181

Il perfetto attivo Il piuccheperfetto attivo Il futuro anteriore attivo

4. Il congiuntivo Il perfetto attivo Il piuccheperfetto attivo

5. L’infinito perfetto attivo 6. Particolarità dei perfetti in -vi: forme sincopate

Lezione 4 Il sistema del supino

179 182 182 182 183 183 183 184 185 185 186

1. Tempi e modi derivati dal tema del supino 186 2. Il supino 186 Il supino attivo Il supino passivo

3. L’infinito futuro passivo 4. Il participio perfetto Forme perifrastiche derivate dal participio perfetto

5. Il participio futuro

186 186 187 187 188 189

Forme perifrastiche derivate dal participio futuro

189

Lezione 5 Il verbo sum e i suoi composti

190

1. Caratteristiche generali e coniugazione del verbo sum 2. Il verbo possum 3. Gli altri composti di sum

190 192 193


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INDICE Lezione 6 Le quattro coniugazioni La I coniugazione attiva – laudo, -as, laudāvi, laudātum, laudāre, «lodare» La I coniugazione passiva – laudor, -āris, laudātus sum, laudāri, «essere lodato» La II coniugazione attiva – monĕo, -es, monŭi, monĭtum, monēre, «ammonire» La II coniugazione passiva – monĕor, -ēris, monĭtus sum, monēri, «essere ammonito» La III coniugazione attiva – mitto, -is, misi, missum, mittĕre, «mandare» La III coniugazione passiva – mittor, -ĕris, missus sum, mitti, «essere mandato» La IV coniugazione attiva – audĭo, -is, audīvi, audītum, audīre, «ascoltare» La IV coniugazione passiva – audĭor, -īris, audītus sum, audīri, «essere ascoltato»

194 194 195 196 197 198 199 200 201

Lezione 7 I verbi deponenti e semideponenti

202

1. Caratteristiche generali dei verbi deponenti 2. La flessione dei verbi deponenti 3. Prospetto delle quattro coniugazioni deponenti

202 202

La I coniugazione deponente – hortor, -āris, hortātus sum, hortāri, «esortare» La II coniugazione deponente – verĕor, -ēris, verĭtus sum, verēri, «temere» La III coniugazione deponente – sequor, -ĕris, secūtus sum, sequi, «seguire» La IV coniugazione deponente – largĭor, -īris, largītus sum, largīri, «donare»

203 203 205 206

Lezione 9 La coniugazione perifrastica attiva e passiva 1. La coniugazione perifrastica attiva Modello di coniugazione perifrastica attiva – duco, -is, duxi, ductum, ducĕre, «condurre»

2. La coniugazione perifrastica passiva Modello di coniugazione perifrastica passiva – amo, -as, amāvi, amātum, amāre, «amare»

Lezione 10 I verbi anomali o atematici 1. Caratteristiche generali 2. Il verbo fĕro La coniugazione attiva di fĕro, fers, tuli, latum, ferre La coniugazione passiva di fĕror, ferris, latus sum, ferri I composti di fĕro

3. Il verbo ĕo La coniugazione di ĕo, is, ĭi (īvi), ĭtum, īre I composti di ĕo

4. Il verbo vŏlo La coniugazione di vŏlo, vis, volŭi, velle

5. Il verbo nōlo La coniugazione di nōlo, non vis, nolŭi, nolle

6. Il verbo mālo La coniugazione di mālo, mavis, malŭi, malle

7. Il verbo fīo La coniugazione di fīo, fis, factus sum, fiĕri Il passivo dei composti di facĭo

4. I verbi semideponenti

208 209

Lezione 8 I verbi in -ı̆o

210

1. Caratteristiche generali 2. La coniugazione dei verbi in -ĭo di forma attiva e passiva

Il latino nell’italiano Relata refero · Fiat lux!

210

Lezione 11 I verbi difettivi e impersonali

La coniugazione attiva – capĭo, -is, cepi, captum, capĕre, «prendere» La coniugazione passiva – capĭor, -ĕris, captus sum, capi, «essere preso»

3. La coniugazione dei verbi in -ĭor deponenti La coniugazione deponente – patĭor, -ĕris, passus sum, pati, «soffrire»

210

211

212 213 213

8. Il verbo ĕdo La coniugazione attiva di ĕdo, ĕdis, ēdi, ēsum, ĕdĕre

1. I verbi difettivi I verbi che mancano del sistema del presente: coepi, memĭni, odi I verbi che hanno solo alcune forme: aio, inquăm, fāri Le forme verbali isolate

2. I verbi impersonali

215 215 215 216 216 218 218 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 227 228 228 229 230 231 232 232 233

234 234 234 236 239 239

9


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INDICE Il latino nell’italiano Semel in anno licet insanire · Placet

241

Lezione 12 I verbi primitivi, derivati e composti

242

1. Caratteristiche generali 2. I verbi derivati I verbi incoativi I verbi frequentativi e intensivi I verbi desiderativi

3. I verbi composti

242 242 242 243 244 244

248

248 248 249 2. La concordanza del predicato con il soggetto250 La concordanza del nome del predicato con più soggetti 250 La concordanza del predicato con uno solo dei soggetti 251 La concordanza a senso 251 La concordanza per attrazione 252

1. La struttura della proposizione Il predicato Il soggetto

252 La funzione attributiva e predicativa

3. La concordanza dell’attributo e dell’apposizione

4. La concordanza del pronome

253 253

Lezione 2 Il nominativo

254

1. Caratteristiche generali 2. Il doppio nominativo 3. Il verbo vidĕor La costruzione personale di vidĕor La costruzione impersonale di vidĕor

4. Gli altri verbi con la costruzione personale

Il latino nell’italiano Ecce homo! · Beati monoculi in terra caecorum

Lezione 3 Il genitivo 10

1. Le funzioni del genitivo 2. Il genitivo in dipendenza da sostantivi

254 254 255 255 256 256 257

5. Il genitivo partitivo

Lezione 4 Il dativo

269

Il genitivo in dipendenza da aggettivi Il genitivo in dipendenza da participi presenti Il genitivo di stima Il genitivo di prezzo Il genitivo di colpa Il genitivo di pena Il genitivo di abbondanza e di privazione Il genitivo con i verbi di memoria Il genitivo con i verbi intĕrest e refert Il latino nell’italiano Honoris causa · Exempli gratia · Captatio benevolentiae

1. Le funzioni del dativo 2. Il dativo di termine Il dativo con verbi transitivi Il dativo con verbi intransitivi I verbi con doppia costruzione I verbi con costruzioni e significati diversi I verbi di eccellenza Verbi composti che indicano movimento

3. Il dativo di interesse Il dativo di vantaggio e svantaggio Il dativo di possesso Il dativo etico Il dativo di relazione Il dativo di agente

4. Il dativo di fine 258 258 258

258 259 259 260 260 260 260 261 261 261 262 262 263 263 263 264 264 265 265 267

3. Il genitivo in dipendenza da aggettivi e participi presenti

4. Il genitivo in dipendenza da verbi

Parte 5 · Sintassi dei casi Lezione 1 La frase e le concordanze

Il genitivo possessivo Il genitivo soggettivo e oggettivo Il genitivo dichiarativo Il genitivo di pertinenza Il genitivo di qualità Il genitivo di causa finale Il genitivo di età Il genitivo di misura

Il doppio dativo

5. Il dativo dipendente da aggettivi

Il latino nell’italiano Deo gratias! · Ignoto militi

268

269 269 269 270 272 272 273 274 274 274 275 275 276 276 276 277 277 278


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INDICE Lezione 5 L’accusativo 1. Le funzioni dell’accusativo 2. L’accusativo dell’oggetto diretto L’accusativo con verbi transitivi in latino e intransitivi in italiano

Il latino nell’italiano Litterae non dant panem · Habemus pontificem

3. La funzione di relazione Verbi intransitivi che si costruiscono con l’accusativo L’accusativo con i verbi impersonali L’accusativo dell’oggetto interno L’accusativo di relazione e l’accusativo alla greca L’accusativo avverbiale Il doppio accusativo

Il latino nell’italiano Ad abundantiam · Ad libitum

4. La funzione di estensione nello spazio e nel tempo Il complemento di estensione Il complemento di distanza Il complemento di età

5. La funzione di fine 6. Usi particolari dell’accusativo L’accusativo esclamativo Il complemento di eccettuazione

Il latino nell’italiano Ad usum Delphini · Ad personam

Lezione 6 Il vocativo 1. Le funzioni del vocativo 2. L’uso del vocativo

Il latino nell’italiano O tempora, o mores! · O beata solitudo, o sola beatitudo!

Lezione 7 L’ablativo 1. Le funzioni dell’ablativo 2. Ablativo di origine e allontanamento L’ablativo di origine o provenienza L’ablativo di allontanamento e separazione L’ablativo di privazione L’ablativo partitivo L’ablativo di materia L’ablativo di paragone

279 279 279 279 280 280 280 281 282 283 283 284 286 286 286 287 287 287 288 288 288 288 289 289 289 289 290 290 290 290 291 292 292 293 293

L’ablativo di agente e causa efficiente L’ablativo di argomento

Il latino nell’italiano Ab imis fundamentis · Ex cathedra · Deus ex machina · De lana caprina

3. L’ablativo strumentale-sociativo L’ablativo di mezzo L’ablativo di causa L’ablativo di modo L’ablativo di compagnia e unione L’ablativo di abbondanza L’ablativo di prezzo L’ablativo di stima L’ablativo di pena L’ablativo di misura e differenza L’ablativo di qualità L’ablativo di limitazione Altri usi dell’ablativo strumentale

Il latino nell’italiano Motu proprio · Brevi manu · Cum grano salis · Gratis et amore Dei

4. Usi particolari dell’ablativo Il complemento di esclusione Il complemento di sostituzione

Lezione 8 Le determinazioni di tempo

294 294 295 295 295 296 297 298 298 298 299 299 299 300 300 301 303 303 303 303 304

1. Caratteristiche generali 2. Il tempo determinato 3. Il tempo continuato

304 304 306

Lezione 9 Le determinazioni di luogo

307

Il latino nell’italiano Ante litteram · Post mortem

306

1. Caratteristiche generali 307 2. Lo stato in luogo 307 3. Il moto a luogo 307 4. Il moto da luogo 308 5. Il moto per luogo 308 6. Le determinazioni di luogo con domus, rus e i nomi di città e di piccola isola 308

Il latino nell’italiano 310 In vino veritas · In medio stat virtus · In primis · In extremis · Mens sana in corpore sano · In nuce · In pectore

11


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INDICE Lezione 10 Quadro riassuntivo delle funzioni logiche e dei complementi

Parte 6 · Sintassi del verbo Lezione 1 Generalità del verbo

318

1. Il genere: verbi transitivi e intransitivi

318

I verbi transitivi usati con funzione intransitiva

2. La diàtesi del verbo La diàtesi attiva La diàtesi passiva La diàtesi media

3. I modi 4. L’aspetto verbale 5. Il tempo verbale 6. I verbi servili 7. I verbi fraseologici 8. I verbi causativi 9. I verbi riflessivi

Il latino nell’italiano Maxima debetur puero reverentia · Contraria contrariis curentur · Amicus certus in re incerta cernitur

Lezione 2 L’indicativo 1. Caratteristiche generali 2. I tempi dell’indicativo Il presente L’imperfetto Il futuro semplice Il perfetto Il piuccheperfetto Il futuro anteriore

12

311

318 319 319 320 320 321 321 321 321 322 322 323 323

324 324 324 324 325 325

5. L’indicativo latino in luogo del condizionale 327 italiano: il “falso condizionale” 6. Lo stile epistolare 328

Il latino nell’italiano 329 Verba volant, scripta manent · Risus abundat in ore stultorum · De minimis non curat praetor · Frangar, non flectar · Nemo sua sorte contentus est

Lezione 3 Il congiuntivo 1. Caratteristiche generali 2. I congiuntivi di tipo volitivo Il congiuntivo esortativo Il congiuntivo ottativo Il congiuntivo concessivo

3. I congiuntivi di tipo potenziale Il congiuntivo potenziale Il congiuntivo dubitativo Il congiuntivo suppositivo

Il latino nell’italiano Do ut des · Imprimatur

Lezione 4 L’imperativo

333 334 334 334 335

Lezione 5 L’infinito

336

Il latino nell’italiano Errata corrige · Cave canem · Ora et labora

1. Caratteristiche generali 2. L’infinito con funzione nominale 3. L’infinito con funzione verbale L’infinito storico L’infinito esclamativo

Il latino nell’italiano Errare humanum est

Lezione 6 Il gerundio e il gerundivo

326

1. Caratteristiche generali 2. Il gerundio

3. La consecutio tempŏrum dell’indicativo 326 4. L’indicativo latino in luogo 327 del congiuntivo italiano

330 330 330 330 331 332 332 332 333

1. Caratteristiche generali 2. L’imperativo positivo 3. L’imperativo negativo

325 326

330

L’uso dei casi del gerundio

335

336 336 337 337 337 337

338 338 338 338

Il latino nell’italiano 339 Modus vivendi · Qui habet aures audiendi, audiat


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INDICE 3. Il gerundivo L’uso dei casi del gerundivo Il gerundivo con funzione attributiva Il gerundivo con funzione predicativa

Il latino nell’italiano Mutatis mutandis · Exceptis excipiendis · De gustibus non est disputandum · Nunc est bibendum

Lezione 7 Il participio e il supino 1. Il participio 2. I tempi del participio Il participio presente Il participio perfetto Il participio futuro

3. Le funzioni sintattiche del participio Uso nominale del participio Uso verbale del participio

339 340 340 341 342

343 343 343 343 343 345 346 346 347

Il latino nell’italiano 350 Minus habens · Sic stantibus rebus · Repetita iuvant · Obtorto collo · (Ceteris rebus) omissis · Excusatio non petita, accusatio manifesta · Vexata quaestio

4. Il supino Il supino in -um Il supino in -u

351 351 351

L’attrazione modale Il congiuntivo obliquo, eventuale e caratterizzante

Lezione 1 La coordinazione 1. Il rapporto fra le proposizioni nel periodo 2. La paratassi e l’ipotassi 3. Le proposizioni principali 4. La coordinazione

354

362

3. L’uso dei tempi nelle subordinate 363 4. La consecutio tempŏrum del congiuntivo 364 Le subordinate di I grado con la reggente all’indicativo Le subordinate di I grado con la reggente non all’indicativo Le subordinate di grado superiore al I Usi della consecutio tempŏrum Il cosiddetto “futuro del congiuntivo”

364 364 365 367 368

Lezione 3 Le proposizioni subordinate completive

370

1. Caratteristiche generali 2. Le infinitive

370 370 372

La costruzione delle infinitive La funzione sintattica delle infinitive

3. Le completive esplicite Le completive dichiarative introdotte da quod Le completive dichiarative introdotte da ut (ut non) Le completive volitive introdotte da ut (ne) Le completive introdotte da quin, quomĭnus e ne

4. Le interrogative

Parte 7 · Sintassi del periodo

362

Le interrogative dirette Le interrogative indirette

370

374 375 375 376 378 380 380 381

354

Lezione 4 Le proposizioni subordinate attributive

383

355

1. Caratteristiche generali 2. Le proposizioni relative

383 383 384 385

355

383

356 356 357 358 359 360

Lezione 5 Le proposizioni subordinate circostanziali

386

Lezione 2 La subordinazione

361

1. Caratteristiche generali 2. Le proposizioni finali

1. Le proposizioni subordinate 2. L’uso dei modi nelle subordinate

362

386 387 388

La coordinazione copulativa La coordinazione disgiuntiva La coordinazione avversativa La coordinazione dichiarativa La coordinazione conclusiva

361

Le relative proprie Le relative improprie Le relative apparenti

Le proposizioni finali negative Altri costrutti per esprimere la finale

386

13


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INDICE 3. Le proposizioni consecutive Le proposizioni consecutive negative Altri costrutti per esprimere la consecutiva

4. Il costrutto di cum e il congiuntivo (cum narrativo) 5. Le proposizioni causali Le causali con quod, quia, quonĭam, propterĕa quod Le causali con quandoquĭdem, quando, siquĭdem Le causali con cum e il congiuntivo Le relative improprie con valore causale Altri costrutti per esprimere le causali

6. Le proposizioni temporali Le temporali introdotte da cum Le temporali con ut (primum), ubi (primum), cum primum, simul (ac, atque) e statim ut Le temporali con priusquam e antĕquam Le temporali con postquam Le temporali con dum, quoad, donec e quamdĭu Le temporali implicite

388 389 389 390 391 391 391 391 392 392 393 393

395 395 396 396 397 7. Le proposizioni concessive 398 Le concessive reali 398 Le concessive ipotetiche 398 Le concessive espresse con cum e il congiuntivo 399 Le concessive implicite e le relative improprie con valore concessivo 399 8. Le proposizioni avversative 399 9. Le proposizioni comparative 400 Le comparative reali 400 Le comparative ipotetiche 401

Lezione 6 Il periodo ipotetico 1. Le proposizioni condizionali e il periodo ipotetico 2. Il periodo ipotetico indipendente Il periodo ipotetico di I tipo o della realtà Il periodo ipotetico di II tipo o della possibilità Il periodo ipotetico di III tipo o della impossibilità Il periodo ipotetico misto

3. Il periodo ipotetico dipendente con apodosi all’infinito

14

Il periodo ipotetico di I tipo o della realtà Il periodo ipotetico di II tipo o della possibilità Il periodo ipotetico di III tipo o della impossibilità

403 403 403 403 404

4. Il periodo ipotetico dipendente con apodosi al congiuntivo Il periodo ipotetico di I e II tipo Il periodo ipotetico di III tipo

5. Gli usi particolari delle proposizioni condizionali

408

411

Particolarità nell’uso delle congiunzioni condizionali Le relative improprie con valore ipotetico Le condizionali implicite

411 412 412

Lezione 7 Il discorso indiretto

413

1. Dal discorso diretto al discorso indiretto 2. Le proposizioni principali nel discorso indiretto 3. Le proposizioni subordinate nel discorso indiretto 4. I pronomi e gli avverbi nel discorso indiretto

Appendice Cenni di prosodia e metrica 1. Nozioni preliminari 2. Cenni di prosodia Sillabe lunghe e sillabe brevi La quantità delle sillabe finali Particolarità prosodiche

3. Elementi di metrica L’esametro Il pentametro e il distico elegiaco Esempi di lettura metrica

405 405 406 406 407

409 409 410

NEL DIGITALE Sintesi in slide in apertura di lezione

413 413 414 415

418 418 418 419 420 420 421 422 423 423


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INTRODUZIONE

Breve storia della lingua latina

1 Una lingua indoeuropea

Il latino appartiene alla famiglia delle lingue di origine indoeuropea, della quale fanno parte, fra le altre, il sanscrito o antico indiano, l’avestico o antico persiano, l’armeno, il germanico, il greco, l’osco-umbro, il balto-slavo, il celtico, l’albanese, il macedone e l’ittita. L’indoeuropeo, che si può considerare come la lingua-madre di tutti questi idiomi, è perduto: non ne possediamo nessun documento, in quanto il popolo indoeuropeo ignorava la scrittura. Tuttavia, svolgendo un’analisi comparativa tra alcune di queste lingue (sia asiatiche, come il sanscrito, l’avestico e l’armeno, sia italiche, come il latino e l’osco-umbro, sia europee, come il greco, il celtico, il germanico e il baltoslavo) sono state riconosciute delle somiglianze, sia nel loro patrimonio lessicale, sia nelle loro forme grammaticali (radici nominali e verbali, strutture della declinazione, della coniugazione e della sintassi), tali da poter presupporre una lingua-madre comune, cioè l’indoeuropeo. I popoli indoeuropei, che vivevano originariamente nella zona compresa tra la Russia europea e la Russia asiatica, intorno alla metà del III millennio a.C. cominciarono a migrare: un gruppo si diresse verso l’Europa centrale e occidentale, un altro verso l’Asia Minore e l’India. Le migrazioni durarono circa due millenni e avvennero per tappe successive, dando origine a una mescolanza di civiltà e di idiomi.

2 La nascita del latino

Il latino, le cui tracce più antiche risalgono ad alcune iscrizioni del VI sec. a.C., fu la lingua parlata dai Latini, il popolo insediatosi fra il IX e il VII secolo a.C. nell’antico Latium, una regione comprendente la città dell’antica Roma (allora collocata soltanto sulla riva sinistra del Tevere) e il territorio a sud e a est di essa. I Latini appartenevano ai Protoitalici, popoli di origine indoeuropea, venuti in Italia con ondate successive tra il 1500 e il 1000 a.C., per cui gli elementi fondamentali della loro lingua dovettero essere senza dubbio indoeuropei. In seguito il contatto con altri popoli italici confinanti, tra cui gli Osco-Umbri (anch’essi di origine indoeuropea e stanziati nell’odierna Campania e in altre zone dell’Italia centro-meridionale), gli Etruschi, che parlavano una lingua non indoeuropea e abitavano in Etruria (un’ampia regione che corrispondeva all’attuale Toscana e alla parte dell’Umbria e del Lazio rispettivamente a ovest e a nord del Tevere), i Greci, che avevano fondato numerose colonie nel sud dell’Italia, e infine i Celti, che parlavano una lingua di origine indoeuropea e abitavano nel nord dell’Italia, determinò sostanziali modifiche all’originaria lingua dei Latini. Verso il VII secolo a.C., la fusione di tutti questi elementi diede origine a un linguaggio che ormai si poteva considerare definito nei suoi caratteri.

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INTRODUZIONE

3 Le varietà del latino

Si è soliti distinguere nella lingua latina tre varietà o registri: il latino volgare, quello colloquiale e quello letterario. Il latino volgare (sermo vulgāris) era quello parlato dalle classi sociali prive di istruzione, dal quale si svilupparono le varie lingue neolatine o romanze (italiano, francese, provenzale, spagnolo, catalano, portoghese, sardo, rumeno, ladino e dalmatico, che si è estinto). Il latino colloquiale (sermo cotidiānus) era la lingua parlata dalle classi colte nei rapporti quotidiani, cioè quando si parlava con i familiari, con gli schiavi e con gli amici. Il latino letterario (detto anche classico) era quello usato nei testi letterari; esso raggiunse il culmine della perfezione con Cicerone nella prosa e con Virgilio nella poesia.

4 La storia del latino fino ai nostri giorni

Le lingue neolatine o romanze (dall’espressione romanice loqui, «parlare nella lingua latina») cominciarono a svilupparsi dopo la caduta dell’Impero romano d’occidente (476 d.C.), quando divenne sempre più ampia la spaccatura tra il latino letterario e quello “volgare”, ma acquistarono dignità letteraria verso il XII secolo. Con il predominio delle lingue neolatine, tuttavia, il latino non scomparve, ma rimase attraverso tutto il Medioevo come lingua della Chiesa e della cultura religiosa e laica: il suo uso, infatti, continuò nel linguaggio della teologia, della filosofia, del diritto e delle scienze. Il latino medioevale, sebbene fosse ancora una lingua “viva”, non era più il latino letterario di Roma antica, ma una lingua che si era trasformata sia nella fonetica sia nelle strutture morfosintattiche. Nel periodo dell’Umanesimo poi, con la riscoperta del mondo classico, si cercò di far rinascere il latino di Cicerone e di Virgilio: è a questo periodo che risalgono i primi manuali di grammatica latina. Nei secoli successivi (fino alle soglie del XIX secolo) la lingua latina conservò il suo ruolo di lingua europea “supernazionale”, usata nell’ambito del sapere scientifico e filosofico. Attualmente il latino, per complesse ragioni di carattere storico e culturale, ha perduto la sua funzione di lingua della cultura e della scienza, ma ciò non deve farci dimenticare che esso ha veicolato per molti secoli i rami del sapere di tutta l’Europa e che è stato determinante nella formazione dei linguaggi settoriali, in modo particolare di quello filosofico, giuridico e scientifico. Per la lingua italiana, inoltre, il latino è una eredità importantissima, della quale non possiamo fare a meno, se vogliamo conoscere meglio le nostre radici e le origini della nostra civiltà.

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Parte

1

Lezione 1 • Il sistema fonetico, la pronuncia, le sillabe Lezione 2 • L’accento latino e i mutamenti fonetici

Fama crescit eundo (La fama cresce avanzando)

Virgilio, Eneide, IV, 174-175


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LEZIONE

1

Sintesi in slide

Il sistema fonetico, la pronuncia, le sillabe

1 La fonetica

Il ramo della linguistica che studia i suoni e la loro pronuncia è la fonetica. I suoni, detti fonemi, sono indicati da particolari segni grafici, i grafemi, e l’insieme ordinato dei grafemi costituisce l’alfabeto.

2 L’alfabeto latino

L’alfabeto latino deriva da quello greco usato nelle colonie dell’Italia meridionale, attraverso la mediazione degli Etruschi, ed è costituito da 23 lettere: maiuscole: A B C D E F G H I K L M N O P Q R S T V X Y Z minuscole: a b c d e f g h i k l m n o p q r s t u x y z

O SSERVAZIONI

1. Il segno V indicava sia il suono vocalico sia il suono semiconsonatico della u (all’inizio di parola seguita da vocale e in posizione intervocalica). 2. La K (k) veniva usata in luogo della c davanti ad a. 3. La X (x), la Y (y) e la Z (z) servivano per la trascrizione delle parole straniere. 4. In latino hanno l’iniziale maiuscola i nomi propri e tutti i termini da essi derivati (sostantivi, aggettivi, avverbi), esclusi i verbi: Romanus («romano», agg. e sost.), Romane («da romano», avv.).

Le vocali

18

Le vocali sono sei e la loro pronuncia è come nella lingua italiana: a e i o u y La y si usa solo nelle parole derivate dal greco (grecismi) e il suo suono è uguale a quello della i. La i e la u assumono valore di semiconsonante, cioè hanno un suono intermedio fra quello delle vocali e quello delle consonanti, nei seguenti casi: all’inizio di parola, se seguite da una vocale (iam, «già»; uia, «via», poi scritto e pronunciato via) e in posizione intervocalica all’interno di parola (Maius, «maggio»; nouem, «nove», poi scritto e pronunciato novem). Le vocali nella loro pronuncia sono sonore, cioè i loro suoni sono emessi con una vibrazione delle corde vocaliche. Esse si dividono: • riguardo all’intensità del suono in forti (a, e, o) e deboli (i, u); • riguardo al timbro, cioè il suono caratteristico che rende una vocale diversa dall’altra, in chiare (e, i), medie (a) e cupe o scure (o, u); • riguardo all’apertura maggiore o minore della bocca durante la loro pronuncia in aperte (a), medie (e, o) e chiuse (i, u).


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Il sistema fonetico, la pronuncia, le sillabe • Lezione 1

PA RT E 1

I dittonghi

Nella pronuncia scolastica i dittonghi ae e oe si pronunciano e (Aemilius, «Emilio», pron. Emilius; Oebălus, «Ebalo», pron. Ebalus). Tuttavia oe si pronuncia com’è scritto solo in alcuni termini di origine greca (adelphoe, «i due fratelli», pron. adélfoe). Quando le due vocali sono in iato, cioè non formano un dittongo, ma due sillabe distinte, si pronunciano come sono scritte e la seconda è contrassegnata dal segno grafico della dièresi: aë, oë. I dittonghi au, eu, ei e ui si pronunciano come sono scritti. Il dittongo yi si pronuncia i.

F ON ETIC A

Si definisce dittongo l’incontro di due vocali in una stessa sillaba. In latino i dittonghi sono sette: au auctor, «autore, artefice» ae caelum, «cielo» oe poena, «pena» eu eurus, «euro, vento di est» ei eicĭo, «io getto fuori, scaccio» ui cui, «al quale» yi Harpyia, «Arpia»

Le consonanti

Le consonanti latine possono essere classificate secondo parametri diversi, in base al modo e al luogo di articolazione. LABIALI sorde

p

MUTE nasali liquide CONTINUE sibilanti fricative DOPPIE

DENTALI

sonore

b

m

sorde

GUTTURALI

sonore

t

d

n

sorde

sonore

c k q

g

LABIODENTALI sorde

sonore

f

v

l r

s z z

x

• In base alla presenza o assenza di sonorità ottenuta con la vibrazione o meno delle corde vocali, le consonanti possono essere: – sorde, se i loro suoni sono emessi senza vibrazione delle corde vocali; – sonore, se i loro suoni sono emessi con vibrazione delle corde vocali.

• In base al modo di articolazione si distinguono in:

– mute (o occlusive o momentanee), perché per essere pronunciate devono essere unite a una vocale e hanno una durata istantanea; – continue (o costrittive), perché il loro suono è prolungabile.

Le consonanti continue, rispetto al modo in cui si pronunciano, si suddividono a loro volta in: – nasali, se durante l’articolazione l’aria passa attraverso il naso; – liquide, se hanno un suono scorrevole; – sibilanti, se si produce un sibilo quando vengono articolate; – fricative, se producono una vibrazione delle labbra.

19


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F ON ETIC A

PA RT E 1

Lezione 1 • Il sistema fonetico, la pronuncia, le sillabe

• In base all’organo di articolazione, le consonanti si classificano inoltre in: – – – –

labiali, se l’articolazione avviene attraverso l’accostamento delle labbra; dentali, se l’articolazione avviene a livello dei denti; gutturali (o velari), se l’articolazione avviene nella parte posteriore del palato; labiodentali, se l’articolazione avviene coinvolgendo labbra e denti.

Sono consonanti doppie la x e la z. La x è equivalente a cs o gs; la z, a sua volta, equivale a ds o ts.

3 La pronuncia del latino

La pronuncia della lingua latina scolastica, quella adottata nella maggior parte delle scuole italiane, è detta anche ecclesiastica o romana, poiché segue la pronuncia tradizionale della Chiesa cattolica, vicina a quella del latino del IV-V secolo d.C. e in parte diversa dalla pronuncia classica, propria dei ceti colti di Roma antica e in uso nei secoli I a.C.-I d.C., definita anche restituta, poiché ripristinata in epoca rinascimentale. Le principali caratteristiche della pronuncia scolastica sono: – i dittonghi ae ed oe si pronunciano e; – la u semiconsonante è scritta e pronunciata v (novem, pron. novem); – la y si pronuncia i; – la consonante h iniziale, intervocalica o preceduta da c e t, è sempre muta (honor, «onore», pron. onor; nihil, «niente», pron. niil; Charon, «Caronte», pron. Caron); – i gruppi ph e pph si pronunciano rispettivamente f e ff (Philippus, «Filippo», pron. Filippus; Sappho, «Saffo», pron. Saffo); – nel gruppo gl la consonante g ha suono gutturale, per cui il gruppo si pronuncia come nell’italiano «gloria» (gleba, «zolla»); – il gruppo gn si pronuncia come in italiano «agnello» (agnōmen, «soprannome»); – il suono di k è sempre gutturale (Kalendae, «calende, 1° giorno del mese», pron. Calende); – il gruppo ti non accentato e seguito da una vocale si pronuncia zi (natio, «nazione», pron. nazio), ma si legge come è scritto se è preceduto da t, s o x (Cottius, «Cozio», pron. Cottius; vestigium, «piede, orma», pron. vestigium; mixtio, «miscela», pron. micstio), se la i è lunga e accentata (totīus, «di tutto», pron. totíus), se la parola è di origine greca o straniera (Antiŏchus, «Antioco», pron. Antíocus); – sono consonanti doppie x (da cs o gs) e z (da ds o ts), che si trovano solo in termini di origine greca o straniera (gaza, «tesoro»); – le consonanti c e g hanno in genere suono gutturale, ma quando sono seguite da e o i assumono un suono palatale, come nelle parole italiane «censura», «gente», «cibo», «già» (cena, «pranzo»; genu, «ginocchio»; cinis, «cenere»; gigno «io genero»).

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Le seguenti, invece, sono le principali caratteristiche della pronuncia classica: – i dittonghi ae ed oe si pronunciano áe, óe; – la u semiconsonante è scritta e pronunciata u; – la consonante h iniziale si pronuncia con una lieve aspirazione; – il gruppo ph si pronuncia p seguita da una leggera aspirazione; – il gruppo gn si pronuncia separando i due suoni g n; – il gruppo ti si pronuncia come è scritto; – i gruppi ce e ci si pronunciano ke e ki; – i gruppi ge e gi si pronunciano ghe e ghi.


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Il sistema fonetico, la pronuncia, le sillabe • Lezione 1

La divisione in sillabe

Per la divisione sillabica si seguono in latino per lo più le stesse norme dell’italiano, bisogna tuttavia ricordare le seguenti regole particolari: • mentre in italiano l’incontro di due vocali dà molto spesso luogo a un dittongo, in latino ciò avviene solo nei sette casi sopra ricordati; in tutti gli altri casi le due vocali contigue non formano dittongo e, pertanto, costituiscono ognuna una sillaba a sé (inferior, «inferiore, più giovane», in-fe-ri-or); • se all’interno della parola è presente un gruppo di due o più consonanti, la prima va con la vocale precedente, mentre l’altra o le altre formano sillaba con la vocale seguente (ferrum, «ferro», fer-rum; imber, «pioggia», im-ber; altitudo, «altezza», al-ti-tu-do); se tuttavia il gruppo di due o più consonanti è costituito da una muta (p, b, t, d, c, g) o da una f seguita da una liquida (l, r), esso forma sillaba con la vocale che segue (tenebrosus, «tenebroso», te-ne-bro-sus; publicus, «pubblico», pu-bli-cus); • i gruppi gu dopo nasale e qu, considerati come delle labiovelari (consonanti nella cui articolazione intervengono le labbra e il dorso della lingua opposto al velo palatale) sorde, rappresentano un unico gruppo consonantico (in quanto la u non è vocale, ma un semplice segno grafico), per cui formano sillaba con la vocale seguente (languidus, «debole, fiacco», lan-gui-dus; antiquus, «antico», an-ti-quus); • la x intervocalica forma sillaba con la vocale seguente (duxi, «io condussi», du-xi); • la i, quando ha valore di semiconsonante, forma sillaba con la vocale che segue (iaculator, «lanciatore», ia-cu-la-tor; maior, «maggiore», ma-ior); • le parole composte con preposizione si dividono secondo le parti componenti, cioè la preposizione si considera come una sillaba a sé (inscribo, «io imprimo», in-scri-bo; obduco, «io conduco davanti o contro», ob-du-co).

F ON ETIC A

Si definisce sillaba un suono o un insieme di suoni espressi con un’unica emissione di fiato. Il numero delle sillabe in una parola latina viene determinato dal numero delle vocali o dittonghi in essa presenti. Una vocale, anche da sola, può formare una sillaba, mentre una consonante, da sola, non può formare una sillaba a sé stante.

PA RT E 1

4 Le sillabe

La quantità delle sillabe

In latino le vocali si distinguono, oltre che per l’intensità, il timbro e l’apertura, anche per la quantità, cioè per la maggiore o minore durata della pronuncia: una vocale lunga si articola in un tempo doppio rispetto a una vocale breve. I segni grafici, posti sopra le vocali per indicarne la quantità, sono: ˘ (per la vocale breve), ̄ (per la vocale lunga). I dittonghi sono sempre lunghi. Le sillabe si distinguono in: • lunghe, se contengono una vocale lunga o un dittongo; • brevi, se contengono una vocale breve. Una sillaba può essere: • aperta, se termina con una vocale. La sillaba aperta può essere breve, se contiene una vocale breve (fă-cĭ-lis, «facile»); lunga, se contiene una vocale lunga o un dittongo (nā-vis, «nave»; mae-ror, «tristezza»); • chiusa, se termina con una consonante. Una sillaba chiusa è sempre lunga, anche se contiene una vocale breve, poiché si sommano la durata della vocale e quella della consonante che segue (rec-tor, «reggitore»).

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LEZIONE

2

Sintesi in slide

L’accento latino e i mutamenti fonetici

1 Le regole dell’accento

Tre sono le norme fondamentali che regolano l’accento in latino: • legge del trisillabismo: l’accento in una parola di più di tre sillabe non può cadere oltre la terzultima, qualunque sia la quantità di questa: diligentia, «diligenza», di-li-gén-ti-a;

• legge della baritonèsi: l’accento non può mai cadere sull’ultima sillaba, per cui nelle parole bisillabe esso cade sempre sulla prima: canis, «cane», cá-nis;

• legge della penultima: nelle parole di tre o più sillabe l’accento cade sulla penultima, se questa è lun-

ga; sulla terzultima, se la penultima è breve: monēre, «ammonire», mo-né-re; ducĕre, «condurre», dú-ce-re.

L’accento d’enclisi

In latino alcune particelle non possiedono un accento proprio e nell’accentazione si appoggiano alla parola precedente: esse sono dette atone ed enclitiche. Le più comuni sono le congiunzioni -que («e»), -ve («o», «oppure»), i rafforzativi -ce, -pte, -te, -met, -dem («proprio», «stesso»), le particelle interrogative -ne («forse?», «non forse?»), -nam («forse mai?»). Quando ad una parola si aggiunge una di queste particelle, l’accento si sposta sempre sulla sillaba che precede l’enclitica (accento d’ènclisi), indipendentemente dalla sua quantità (donăque, «e i doni», donáque; puellăve, «oppure la fanciulla», puelláve; egŏmet, «proprio io», egómet). Quando, tuttavia, la particella perde il suo valore di enclitica e forma un nuovo vocabolo, si segue la regola generale (undĭque, «da ogni parte», úndique; denĭque, «infine», dénique; utĭnam, «volesse il cielo che», útinam).

2 I mutamenti fonetici

Il sistema fonetico della lingua latina, nel corso della sua evoluzione, ha subìto vari mutamenti sia vocalici che consonantici.

I mutamenti vocalici

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Nelle sillabe interne delle parole possono aver luogo i seguenti mutamenti vocalici: • la sìncope, ovvero la caduta di una vocale collocata nel corpo di una parola: naufrăgus, «naufrago», da *navifrăgos


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L’accento latino e i mutamenti fonetici • Lezione 2

• la contrazione, ovvero la fusione di due vocali contigue all’interno di una parola, in modo da deter-

F ON ETIC A

subìto un mutamento dopo un indebolimento (per aggiunta di un prefisso o per flessione): – ă (in sillaba aperta) → ĭ făcio, «io faccio» → defĭcĭo, «io mi ribello, vengo meno» – ĕ (in sillaba aperta) → ĭ lĕgo, «io colgo, eleggo, leggo» → collĭgo, «io raccolgo» – ŭ (in sillaba aperta) → ĭ capŭt, «il capo», nom. → capĭtis, «del capo», gen. – ŏ (in sillaba finale) → ŭ consŏl → consŭl, «console» caedo, «io uccido, taglio» → incīdo, «io incido, taglio» – ae → ī claudo, «io chiudo» → inclūdo, «io chiudo, rinchiudo» – au → ū *deuco → *douco → dūco, «io conduco» – ou (< eu) → ū

PA RT E 1

• l’indebolimento e il mutamento, ovvero il fenomeno per cui una vocale o un dittongo interni hanno

minare un unico suono quantitativamente lungo: filii → filī, «del figlio»

• l’apofonìa (o alternanza vocalica o gradazione vocalica): fenomeno di origine indoeuropea, che consiste nella variazione, all’interno di una radice, del timbro (apofonìa qualitativa) o della quantità (apofonìa quantitativa) della vocale. A seconda della variazione, si possono distinguere tre diversi gradi: – grado zero (o ridotto o debole); – grado normale (o medio); – grado forte (o pieno o allungato). Nell’apofonìa qualitativa manca il grado zero, e la radice di una parola passa dal grado normale caratterizzato dalla vocale ĕ al grado forte con la vocale ŏ.

Grado zero

———— ————

Grado normale

tĕgo, «io copro» sĕdeo, «io sono seduto»

Grado forte

tŏga, «toga» sŏlium (< sŏdium), «trono, seggio»

Nell’apofonìa quantitativa una radice può passare attraverso tre gradi: – il grado zero che presenta la scomparsa della vocale; – il grado normale caratterizzato dalla presenza delle vocali brevi ĕ/ŏ; – il grado forte caratterizzato dalla presenza delle vocali lunghe ē/ō.

Grado zero

———— sum, «io sono» ————

Grado normale

rĕgo, «io reggo, governo» ĕst, «egli è» sĕdeo, «io sono seduto»

Grado forte

rēx, «re» ———— sēdes, «sedile, sede»

I mutamenti consonantici

Quando due consonanti sono contigue, si possono verificare vari mutamenti fonetici: • il rotacismo, per cui la sibilante sorda s prima si sonorizza e poi si trasforma in r: *genĕsis → genĕris, «del genere» • l’assimilazione, che avviene quando nella stessa parola si incontrano due consonanti diverse, per cui o l’una diventa uguale all’altra (assimilazione totale), o l’una si trasforma in una consonante simile all’altra (assimilazione parziale).

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F ON ETIC A

PA RT E 1

Lezione 2 • L’accento latino e i mutamenti fonetici

L’assimilazione può essere progressiva, se è la seconda delle due consonanti a diventare uguale alla prima; viceversa, è regressiva, quando la prima consonante diviene uguale o simile alla seconda: – assimilazione progressiva totale: *ferse → ferre, «portare»; – assimilazione regressiva totale: *puerla → puella, «fanciulla»; – assimilazione regressiva parziale: *scribsi → scripsi, «io scrissi» (con il passaggio dalla consonante labiale sonora b alla consonante labiale sorda p, per influsso della sorda seguente s).

• la dissimilazione, che si verifica quando nella stessa parola si susseguono due consonanti di suono

simile e uno dei due suoni viene modificato, cioè le due consonanti diventano dissimili e la pronuncia è facilitata: *canmen (cfr. cano, «io canto») → carmen, «canto, poesia»

• l’eliminazione, per cui si elimina una consonante o per caduta davanti a un’altra consonante o per ri-

duzione di una doppia. L’eliminazione per caduta si ha: – in principio di parola: *gnatus → natus, «nato»; – all’interno di una parola (con allungamento di compenso della vocale precedente): *prismos → prīmus, «primo»; – in fine di parola: *lact → lac, «latte». L’eliminazione per riduzione può avvenire: – quando in fine di parola si trova una consonante doppia: *ess → es, «tu sei»; – dopo una vocale lunga o un dittongo: *caussa → causa, «causa».

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(I vasi vuoti fanno un grande rumore)

Parte

2

Vasa inania multum strepunt

Morfologia nominale Lezione 1 • Generalità del nome Lezione 2 • La I declinazione

Lezione 3 • La II declinazione

Lezione 4 • Gli aggettivi della I classe Lezione 5 • La III declinazione

Lezione 6 • Gli aggettivi della II classe Lezione 7 • La IV declinazione Lezione 8 • La V declinazione

Lezione 9 • Formazione e particolarità dei sostantivi e degli aggettivi

Proverbio medievale


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LEZIONE

1

Sintesi in slide

Generalità del nome

1 Le parti del discorso

Le parti del discorso in latino, come in italiano, si distinguono in variabili, cioè soggette a mutamenti nella parte finale della parola, e invariabili, non soggette a mutamenti. Rispetto all’italiano, nella lingua latina manca l’articolo, per cui le parti del discorso sono otto: • parti variabili: il sostantivo, l’aggettivo, il pronome e il verbo; • parti invariabili: l’avverbio, la congiunzione, la preposizione e l’interiezione.

2 La flessione

Si definisce flessione il mutamento di forma in fine di parola a cui sono soggette le parti variabili del discorso: • la flessione nominale, che riguarda i sostantivi, gli aggettivi e i pronomi, è detta anche declinazione; • la flessione verbale, che riguarda le voci del verbo, si chiama anche coniugazione.

La differenza più rilevante fra il latino e l’italiano è costituita dal fatto che in latino è molto più sviluppata la flessione nominale o declinazione, fenomeno per cui la parte finale di una parola (desinenza) viene mutata. Questo mutamento ha lo scopo di esprimere non solo le differenze di numero e di genere, come avviene in italiano, ma anche le varie funzioni logico-sintattiche, cioè i vari complementi che una parola esprime nella frase. I sostantivi e gli aggettivi italiani cambiano le loro desinenze allo scopo di distinguere il singolare dal plurale («il dono», «i doni»; «la sorella», «le sorelle») e il maschile dal femminile («famoso», «famosa»; «il fanciullo», «la fanciulla»). I sostantivi e gli aggettivi latini, invece, si declinano integralmente a seconda delle loro funzioni logico-sintattiche; ogni mutazione subita nella desinenza è detta caso e ogni caso esprime una o più funzioni sintattiche: per es. puellă pulchră, «la fanciulla bella», è al caso nominativo e quindi è soggetto della frase; puellăm pulchrăm, «la fanciulla bella», è al caso accusativo e quindi è complemento oggetto della frase. Per quanto riguarda la flessione verbale o coniugazione, in latino, come in italiano, il mutare della desinenza indica il mutare del tempo, del modo e della persona del verbo.

Gli elementi costitutivi di una parola

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Nella flessione delle parole bisogna distinguere una parte invariabile che si definisce radice, e una parte che muta (suffisso, prefisso, vocale tematica, desinenza). Nella flessione delle parole si distinguono: • la radice, primitivo nucleo di significato a cui i diversi termini imparentati fra loro possono essere ricondotti. Più vocaboli possono avere la stessa radice e costituiscono perciò una famiglia lessicale, avendo ognuno un proprio specifico significato: – dalla radice mar- derivano mar-e, «mare»; mar-inus, «marino»; mar-itimus, «marittimo»; • il suffisso, segmento di parola che, aggiunto alla radice, determina la formazione di alcuni termini derivati: – dalla radice leg- di lex, leg-is, «legge», deriva, con l’aggiunta del suffisso -alis, leg-alis, «legale»;


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Generalità del nome • Lezione 1

pud - īc - a - m

radice

suffisso

vocale tematica

MOR FOLOG IA N OM I NA L E

sfumatura di significato: – il termine re-clamo, «io protesto, grido contro», è formato dal prefisso re- e dalla radice clam- di clam-o, «io grido»; • il tema, formato dall’insieme di radice + suffisso + vocale tematica, è la forma invariabile alla base della flessione: – nella parola am-ic-a, «amica», il tema è costituito dalla radice am- + il suffisso -ic- + la vocale tematica -a-; • la vocale tematica, che collega tema e desinenza e viene posta immediatamente dopo il suffisso: – nel termine puell-a-m, «la fanciulla», la vocale tematica è -a-; • la desinenza, la parte finale variabile di una parola che fornisce informazioni sulla funzione logica, sul numero e sul genere (nel caso di sostantivi, aggettivi e pronomi), sulla persona, sul numero e sulla forma (nel caso di verbi): – nella parola serv-a-m, «la schiava», la desinenza -m indica il caso accusativo singolare; nella voce verbale am-a-ba-m, «io amavo», la desinenza -m indica la I persona singolare attiva; • la terminazione o uscita, che nella flessione nominale è l’insieme della vocale tematica e della desinenza, nella flessione verbale costituisce l’insieme della vocale tematica, del suffisso temporale e della desinenza: – nel termine domin-a-m, «la padrona», la terminazione è -am; nella voce verbale serv-a-ba-m, «io conservavo», la terminazione è -abam. Ricapitoliamo cercando di visualizzare gli elementi costitutivi della parola latina pudīcam, «pudica, onesta», e della voce verbale laudabam, «io lodavo»:

PA RT E 2

• il prefisso, segmento di parola che si antepone alla radice e conferisce al vocabolo una particolare

laud - a - ba - m

desinenza

radice vocale tematica suffisso temporale desinenza tema verbale

tema terminazione

terminazione

3 La flessione nominale o declinazione Il numero e il genere

In latino, come in italiano, per la flessione nominale (che riguarda i nomi, gli aggettivi e i pronomi) vi sono due numeri: singolare e plurale. I generi latini, invece, a differenza di quelli italiani, sono tre: maschile, femminile e neutro, riservato per lo più agli esseri inanimati. Per gli esseri animati in latino, come in italiano, vi è per lo più corrispondenza tra il genere grammaticale e il genere naturale; per gli esseri inanimati non esiste in latino un criterio costante che possa servire a determinare il loro genere. Sono generalmente maschili i sostantivi che indicano fiumi, venti e mesi; sono femminili i nomi di piante, regioni, isole e città; sono, infine, neutri, oltre ai sostantivi di cose inanimate, anche quelli di frutti e metalli. Le informazioni sul genere e sul numero sono fornite dalle terminazioni, mentre quelle relative al significato sono fornite dal tema.

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MOR F OLOG IA NOM I NA LE

PA RT E 2

Lezione 1 •Generalità del nome

I casi

In italiano le varie funzioni sintattiche si esprimono con l’uso delle preposizioni articolate; in latino, invece, poiché non esiste l’articolo, grande importanza assume il caso nella flessione nominale, in quanto esso indica la funzione sintattica che il sostantivo, l’aggettivo o il pronome assumono nella proposizione. I casi, le cui informazioni sono fornite dalle terminazioni, sono sei: • nominativo: caso del soggetto e di tutto ciò che si riferisce ad esso (predicato nominale, apposizione, attributo, complemento predicativo del soggetto); • genitivo: caso del complemento di specificazione e di tutti i complementi e costrutti che esprimono la funzione di appartenenza (qualità, età, stima, prezzo, colpa e pena); • dativo: caso del complemento di termine e di tutti i complementi e costrutti che esprimono le funzioni di attribuzione, di interesse (vantaggio, svantaggio e possesso) e di fine; • accusativo: caso del complemento oggetto e di tutto ciò che ad esso si riferisce (attributo, apposizione, complemento predicativo dell’oggetto); è inoltre il caso di tutti i complementi e i costrutti che esprimono le funzioni di estensione nello spazio e nel tempo (moto a luogo, moto per luogo, età e tempo continuato); • vocativo: caso del complemento di vocazione (che non esprime una funzione logica, ma la persona o la cosa a cui ci si rivolge con enfasi); • ablativo: caso di numerosi complementi che esprimono le funzioni di provenienza e separazione (origine, allontanamento, moto da luogo, privazione, agente, causa efficiente e materia), la funzione strumentale (mezzo, causa, abbondanza, misura e limitazione), la funzione sociativa (compagnia, unione e modo), la funzione locativa, cioè di stato sia nello spazio che nel tempo (stato in luogo e tempo determinato).

Si dicono diretti i casi che esprimono rapporti diretti, cioè non indicati in italiano da preposizioni; sono definiti obliqui (o indiretti) i casi che esprimono rapporti indiretti, cioè indicati in italiano da preposizioni. Il nominativo, l’accusativo e il vocativo sono casi diretti; il genitivo, il dativo e l’ablativo sono casi obliqui (o indiretti). Nella fase più antica della lingua latina esisteva anche un settimo caso, il locativo, usato per esprimere lo stato in luogo; esso è poi scomparso, lasciando tuttavia alcune tracce: infatti sopravvive in alcune forme o espressioni stereotipe (humi, «in terra»; ruri, «in campagna»; domi, «in casa, in patria»; domi militiaeque, «in pace e in guerra») o nelle indicazioni del complemento di stato in luogo con i nomi di città e di piccola isola appartenenti alla I o alla II declinazione e di numero singolare (Romae, «a Roma»; Rhodi, «a Rodi»).

Le cinque declinazioni

Si definisce declinazione la serie dei diversi casi che indicano le funzioni logiche espresse in una frase dal nome, dall’aggettivo e dal pronome. Si distinguono per i sostantivi cinque declinazioni, in base alla terminazione del genitivo singolare. DECLINAZIONE

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I II III IV V

Terminazione genitivo singolare

-ae -ī -ĭs -ūs -ĕi, -ēi

Esempio

puell-ae, «della fanciulla» lup-ī, «del lupo» urb-ĭs, «della città» man-ūs, «della mano» r-ĕi, «della cosa», di-ēi, «del giorno»


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Generalità del nome • Lezione 1

I II III

IV V

Il latino

Tema

Esempio

in -ā in -ŏ in consonante in vocale -ĭ in -ŭ in -ē

rosā-rum, «delle rose», nom. rosă discipulō-rum, «dei discepoli», nom. discipulŭs consul-um, «dei consoli», nom. consul hosti-um, «dei nemici», nom. hostis fructŭ-um, «dei frutti», nom. fructŭs diē-rum, «dei giorni», nom. diēs

MOR FOLOG IA N OM I NA L E

DECLINAZIONE

PA RT E 2

Per declinare un sostantivo (di cui il vocabolario indica sempre accanto al nominativo anche il genitivo singolare), si deve individuare la radice, togliendo la terminazione del genitivo singolare, e aggiungere ad essa le terminazioni dei singoli casi. È importante ricordare che le terminazioni non vanno confuse con le desinenze, che con il passare del tempo si sono fuse con la vocale tematica, rendendo difficile la distinzione dei due elementi. Pertanto il tema di un nome si può ricavare togliendo la desinenza -rum o -um del genitivo plurale.

NELL’ITALIANO

Nomen omen

«Il nome è un presagio»: gli antichi Romani vedevano una corrispondenza fra il nome di una persona e il suo destino, perciò davano ai figli nomi beneauguranti. In italiano si ripete la locuzione latina, anche in tono scherzoso, per persone la cui sorte sembra rispecchiare il significato del nome: La bellissima Isabella... nomen omen!

Nomina sunt consequentia rerum

Di significato analogo alla precedente locuzione, ma riferita ai nomi delle cose del mondo («I nomi sono conseguenti alle cose»), la frase, derivata da un passo di Giustiniano (Istituzioni, II, 7, 3), è nota perché riportata da Dante nella Vita Nova (XIII, 4): Con ciò sia cosa che li nomi seguitino le nominate cose, sì come è scritto: «Nomina sunt consequentia rerum.»

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LEZIONE

Sintesi in slide

2

La I declinazione

1 La flessione

La I declinazione comprende sostantivi con il tema in -ā, in grandissima parte femminili, pochi maschili e nessuno neutro. Il nominativo singolare esce in -ă, il genitivo singolare esce in -ae. Le terminazioni, identiche per il maschile e il femminile, sono riportate nella seguente tabella. CASO

Singolare

Nom. Gen. Dat. Acc. Voc. Abl.

-ă -ae -ae -ăm -ă -ā

CASO

Singolare

Plurale

-ae -ārum -īs -ās -ae -īs

Come modello di declinazione, riportiamo il sostantivo femminile puellă, puellae, «fanciulla», e il sostantivo maschile agricolă, agricolae, «contadino». Nom. Gen. Dat. Acc. Voc. Abl.

puell-ă puell-ae puell-ae puell-ăm puell-ă puell-ā

CASO

Singolare

Nom. Gen. Dat. Acc. Voc. Abl.

agricol-ă agricol-ae agricol-ae agricol-ăm agricol-ă agricol-ā

la fanciulla della fanciulla alla fanciulla la fanciulla o fanciulla dalla fanciulla

il contadino del contadino al contadino il contadino o contadino dal contadino

O SSERVAZIONI 30

Plurale

puell-ae puell-ārum puell-īs puell-ās puell-ae puell-īs

Plurale

agricol-ae agricol-ārum agricol-īs agricol-ās agricol-ae agricol-īs

le fanciulle delle fanciulle alle fanciulle le fanciulle o fanciulle dalle fanciulle

i contadini dei contadini ai contadini i contadini o contadini dai contadini

1. Il nominativo e il vocativo singolare escono in -ă (a breve), mentre l’ablativo singolare esce in -ā (a lunga). 2. Il genitivo e il dativo singolare, il nominativo e il vocativo plurale presentano la stessa terminazione -ae. 3. Identica terminazione -īs hanno il dativo e l’ablativo plurale.


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La I declinazione • Lezione 2

I casi

Nella poesia arcaica è frequente l’antica terminazione in *-āi del genitivo singolare: munus militiāi, «il compito della vita militare»

Genitivo plurale in -um Hanno l’uscita in -um, anziché in -ārum, nel genitivo plurale alcuni nomi di derivazione greca, come amphŏra, «anfora», e drachma, «dracma» (moneta), e alcuni composti con i suffissi -cŏla e -gĕna, come caelicŏla, «abitante del cielo», e terrigĕna, «nato dalla terra»: amphŏrum, accanto ad amphorārum, «delle anfore» caelicŏlum, accanto a caelicolārum, «degli abitanti del cielo»

MOR FOLOG IA N OM I NA L E

Genitivo singolare in -as e -āi Nel genitivo singolare il sostantivo familia, «famiglia», presenta l’antica uscita in -as, quando si trova in alcune formule di carattere giuridico in unione con pater, «padre»; mater, «madre»; filius, «figlio»; filia, «figlia»: pater familias, «padre di famiglia»

PA RT E 2

2 Particolarità

Dativo e ablativo plurale in -abus Nel dativo e nell’ablativo plurale i sostantivi femminili filia, «figlia»; dea, «dea»; liberta, «liberta, schiava liberata»; equa, «cavalla»; mula, «mula», presentano spesso la terminazione in -abus, anziché in -īs, per distinguersi dai corrispettivi nomi maschili della II declinazione filius, «figlio»; deus, «dio»; libertus, «liberto, schiavo affrancato»; equus, «cavallo»; mulus, «mulo», che hanno l’uscita in -īs: filiis et filiabus, «ai figli e alle figlie» Sostantivi di origine greca Nei testi poetici, i sostantivi di origine greca o grecismi (specialmente nomi propri maschili e femminili) conservano alcune terminazioni tipiche della lingua greca: • nominativo singolare in -ēs o in -ās per i nomi maschili, in -ē per i femminili: Anchīsēs, «Anchise» (padre di Enea) Aeneās, «Enea» Circē, «Circe»

• genitivo singolare in -ēs per i nomi femminili: Alcmēnēs, «di Alcmena» (madre di Ercole)

• accusativo singolare in -ēn o in -ān per i nomi maschili, in -ēn per i femminili: Anchīsēn, «Anchise» Aeneān, «Enea» Alcmēnēn, «Alcmena»

• vocativo singolare in -ā per i nomi maschili con il nominativo in -ās, in -ē per i femminili con il nominativo in -ē: Aeneā, «o Enea» Alcmēnē, «o Alcmena»

• ablativo singolare in -ē per i nomi femminili con il nominativo in -ē: Alcmēnē, «da Alcmena»

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02 Latino Teoria_Parte 2.qxp 20/06/19 07:58 Pagina 32

MOR F OLOG IA NOM I NA LE

PA RT E 2

Lezione 2 • La I declinazione

Il numero I pluralia tantum Alcuni nomi comuni e di città sono pluralia tantum, cioè hanno solo la forma plurale; i più diffusi sono: deliciae, -arum, f., «delizia» Athenae, -arum, f., «Atene» divitiae, -arum, f., «ricchezza» Cannae, -arum, f., «Canne» indutiae, -arum, f., «tregua» Cumae, -arum, f., «Cuma» insidiae, -arum, f., «agguato, insidia» Pisae, -arum, f., «Pisa» minae, -arum, f., «minaccia» Syracusae, -arum, f., «Siracusa» nuptiae, -arum, f., «nozze» Thebae, -arum, f., «Tebe» Significato diverso nel singolare e nel plurale Alcuni sostantivi al plurale hanno un significato diverso dal singolare; i più comuni di essi sono: copia, -ae, f., «abbondanza» copiae, -arum, f., «mezzi, truppe» fortuna, -ae, f., «sorte» fortunae, -arum, f., «mezzi, patrimonio» littera, -ae, f., «lettera dell’alfabeto» litterae, -arum, f., «epistola, letteratura» opera, -ae, f., «opera» operae, -arum, f., «operai» vigilia, -ae, f., «veglia, turno di guardia» vigiliae, -arum, f., «sentinelle»

Note DI GRAMMATICA STORICA Nominativo e vocativo singolare: l’uscita del nominativo e del vocativo singolare era in -ā, in base al tema, poi si abbreviò, per la tendenza del latino a rendere brevi le sillabe finali (puellā > puellă, «la fanciulla, o fanciulla»).

Genitivo singolare: la terminazione più antica del genitivo singolare, che era in -as, rimase in alcune formule giuridiche (vedi pater familias, «padre di famiglia»), dando luogo all’uscita in *-āi tipica del periodo arcaico, che poi in epoca classica si trasformò nel dittongo -ae (*rosāi > rosae, «della rosa»).

Dativo singolare: l’uscita del dativo singolare in -ae, come quella del genitivo singolare, deriva da un’antica forma in *-āi (*agricolāi > agricolae, «al contadino»).

Accusativo singolare: la terminazione in -ăm dell’accusativo singolare trae origine da -ām, per la tendenza della

lingua latina ad abbreviare le sillabe finali (dominām > dominăm, «la padrona»).

Ablativo singolare: l’antica uscita dell’ablativo singolare era in *-ād; essa ha poi dato origine ad -ā, con la caduta della d finale (*filiād > filiā, «dalla figlia»).

Nominativo e vocativo plurale: nel nominativo e nel vocativo plurale l’antica uscita in *-āi si trasformò in epoca classica in -ae (*ancillāi > ancillae, «le ancelle, o ancelle»).

Genitivo plurale: la terminazione del genitivo plurale deriva da un’antica uscita, *-āsom, che ha dato luogo prima ad *-ārom (per il fenomeno del rotacismo e della trasformazione in r di s intervocalica, ➜p. 23) e poi ad -ārum (*deāsom > *deārom > deārum, «delle dee»).

Dativo e ablativo plurale: per il dativo e l’ablativo plurale si usò in epoca antica l’uscita in *-āis, da cui derivarono prima la forma in *-eis e poi quella in -īs (*ancillāis > *ancilleis > ancillīs, «alle ancelle, dalle ancelle»).

Accusativo plurale: l’accusativo plurale ebbe prima la terminazione in *-āns, che diede origine, per la caduta di n davanti a s, ad -ās (*silvāns > silvās, «i boschi»).

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