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VOCI DAL MONDO N 1-2026

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VOCIdal MONDO Storie, notizie e voci dal mondo ELi LINGUE

Ogni lingua apre una porta


Notizie e curiosità

Tendenze/ Nei Paesi nordici il voto può aspettare

Giappone/ Quando la lezione diventa oggetto di ricerca

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n alcuni sistemi scolastici nordici il voto arriva più tardi, ma la valutazione comincia subito. In Norvegia, nei primi sette anni di scuola gli alunni ricevono valutazioni senza voti. In Svezia i voti diventano obbligatori dal sesto anno, mentre in Danimarca le valutazioni periodiche con voto iniziano dall’ottavo anno di scuola. Prima, il percorso degli studenti è seguito anche attraverso un “libro dei messaggi”, strumento di dialogo tra scuola, famiglia e alunno/a. La Finlandia segue un modello diverso: nei primi anni la valutazione è descrittiva e nella scuola di base non esistono prove nazionali standardizzate; sono gli insegnanti a valutare apprendimenti e competenze. Il tratto comune è l’attenzione al feedback, che aiuta a riconoscere punti di forza e obiettivi di miglioramento. Per chi insegna lingue significa non limitarsi a un numero, ma indicare ciò che lo studente sa già fare e suggerire il passo successivo. La domanda diventa così non solo ‘Che voto ho preso?’ ma ‘Che cosa so fare e come posso migliorare?’

“Qualche volta non è male avere un punto di vista diverso.”

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Editoriale Un pensiero prima di iniziare Michele Casali Didattiche IA Registi e architetti Intervista a Letizia Cinganotto Temi Le giornate che raccontano le lingue Redazione ELi LINGUE Esperienze Translanguaging Redazione ELi LINGUE Voci Supermom Story, che storia a Seul Intervista a Jinny Park Progetti Little Butterfly vola fino a Milano Intervista a Marta Zingrini La ELi nel mondo Fiere Redazione ELi LINGUE A voi la parola

Colophon Voci dal Mondo – Autunno 2026 Pubblicazione periodica del Gruppo Editoriale ELi © 2026 ELi srl

C.P. 6 62019 Recanati info@gruppoeli.it www.gruppoeli.it A cura della redazione ELi LINGUE

n Giappone è diffusa una pratica chiamata jugyō kenkyū, spesso tradotta come Lesson Study. Non è una tecnica da proporre agli studenti, ma un modo di lavorare tra insegnanti. Come funziona? Un gruppo di docenti sceglie un argomento didattico, progetta insieme una lezione, la osserva mentre viene svolta in classe e poi la discute per migliorarla: l’osservazione non serve a giudicare il collega, ma a capire come apprendono gli studenti. In una lezione di lingua, per esempio, i docenti possono progettare un’attività orale su “chiedere e dare indicazioni in città”. Mentre uno di loro guida la lezione, gli altri osservano: gli studenti usano davvero le formule comunicative? chiedono di ripetere quando non capiscono? riescono a interagire o leggono solo frasi preparate? quali supporti aiutano gli studenti più insicuri? Dopo la lezione, il gruppo rivede materiali, consegne, ecc. Il Lesson Study trasforma la lezione in un piccolo laboratorio. La domanda non è “l’insegnante ha spiegato bene?”, ma “che cosa è successo nell’apprendimento degli studenti?” Finito di stampare nel mese di ottobre 2026 presso Tecnostampa-Pigini Group Printing Division Loreto-Trevi Codice stampa 26.83.442.0

Prossima uscita: primavera 2027

È vietata la riproduzione non autorizzata, con qualsiasi mezzo, anche fotocopia, anche ad uso didattico o interno. Fotografie: per quanto riguarda i diritti di riproduzione, l’editore si dichiara pienamente disponibile a regolare eventuali spettanze per quelle immagini di cui non sia stato possibile reperire le fonti.

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Editoriale

Un pensiero prima di iniziare

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nsegnare una lingua oggi significa molto più che trasmettere parole, regole e strutture. Significa aiutare studentesse e studenti a leggere il mondo, a comprenderne la complessità, a incontrare culture diverse e a costruire relazioni. In un di Michele Casali, tempo in cui l’IA sembra poter tradurre tutAmministratore delegato to in pochi secondi, il valore dell’apprendiGruppo Editoriale ELi mento linguistico non diminuisce: al contrario, diventa ancora più evidente. Perché conoscere una lingua non vuol dire soltanto “capire un testo”, ma entrare in un modo di pensare, cogliere sfumature, interpretare gesti, abitudini, riferimenti culturali. “Voci dal Mondo” nasce con questo sguardo: offrire ai docenti di lingue della scuola secondaria di 1° e 2° una finestra sul mondo. Racconteremo esperienze, notizie e pratiche didattiche provenienti da altri Paesi, per osservare come cambiano le metodologie, quali sfide affrontano le scuole e quali idee possono ispirare anche il lavoro quotidiano nelle classi italiane. In questo scenario, il Gruppo editoriale ELi conferma il proprio ruolo: creare materiali per l’insegnamento delle lingue capaci di unire rigore didattico, attenzione agli studenti, innovazione e apertura culturale. Perché le lingue restano, oggi più che mai, strumenti indispensabili per capire gli altri e partecipare al mondo. VOCIdalMONDO

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Didattiche

Registi e architetti Intervista a cura di Redazione ELi LINGUE Illustrazione di Qualit Design

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er aprire il primo numero di “Voci dal Mondo” abbiamo voluto incontrare una delle maggiori esperte di didattica delle lingue, per farci raccontare che cosa si muove, sia in Italia che in Europa, intorno all'IA applicata alla didattica. Qual è oggi il quadro dell’utilizzo dell’IA nelle scuole europee? L’IA è ormai entrata nei sistemi educativi in modo trasversale. A livello europeo si sta delineando un quadro comune, attraverso orientamenti etici e strumenti dedicati all’alfabetizzazione dell’IA, ma l’applicazione resta ancora eterogenea. I diversi Paesi procedono con tempi, regole e livelli di sperimentazione differenti. Tutto è in rapida evoluzione e diventano centrali la formazione, la tutela dei dati e la supervisione umana. Perché la Norvegia ha scelto una linea più prudente rispetto ad altri Paesi? La Norvegia non ha bandito

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Intelligenza Artificiale (IA) e lingue: una rivoluzione da governare. L’IA infatti sta trasformando il modo in cui si insegnano e si apprendono le lingue, aprendo nuove opportunità ma anche interrogativi pedagogici ed etici. Ne parliamo con Letizia Cinganotto, docente di Didattica delle lingue presso l’Università per Stranieri di Perugia.

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l’intelligenza artificiale dalle scuole, ma ha stabilito che, dall’autunno 2026, gli alunni dal primo al settimo anno non debbano in genere utilizzarla autonomamente per il lavoro scolastico. Negli anni successivi è prevista un’introduzione graduale. La misura punta a proteggere le competenze fondamentali dopo un calo nei test di apprendimento. Sono previste eccezioni per particolari esigenze educative e attività personalizzate: si tratta quindi di una raccomandazione nazionale, non di un divieto assoluto. Come si colloca l’Italia nell’utilizzo dell’IA a scuola? L’Italia si è mossa in modo strutturato sul piano delle politiche educative. Nel 2025 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha adottato le Linee guida per l’introduzione dell’IA nelle istituzioni scolastiche, che offrono un quadro di riferimento per un impiego consapevole e responsabile di questi strumenti. Le scuole sono chiamate a definirne con chiarezza finalità, modalità di utilizzo

Letizia Cinganotto / Già Prima Ricercatrice presso INDIRE, insegna didattica delle lingue (Università per Stranieri di Perugia). Ha conseguito un PhD in linguistica sincronica, diacronica e applicata. È membro di numerosi gruppi di lavoro e comitati scientifici sia in ambito nazionale che internazionale, in particolare è membro del Consultancy team dell'European Centre for Modern Languages (ECML) del Consiglio d'Europa per il progetto "Pluriliteracies Teaching for Deeper Learning" (PTDL). È esperta della metodologia CLIL (Content and Language Integrated Learning).


Il volume offre una panoramica sugli sviluppi attuali dell’intelligenza artificiale a livello generale e un quadro delle ricadute nei processi di apprendimento e nelle azioni didattiche. Particolare attenzione è dedicata all’attività di prompt design e alla progettazione di UDA sia nelle discipline umanistiche sia nell’ambito scientifico, con attenzione specifica alle problematiche etiche sollevate dall’utilizzo di questa tecnologia.

Emanuele Frontoni è profes-

Ricercatrice presso INDIRE, attualmente insegna didattica delle lingue presso l’Università per Stranieri di Perugia, dove è Delegata Rettorale alle Relazioni Internazionali e Membro del Consiglio Direttivo e del Consiglio Scientifico del CVCL. Ha conseguito un PhD in linguistica sincronica, diacronica e applicata e l’Abilitazione Scientifica Nazionale come professore associato. È membro del Comitato Scientifico dell’Associazione CLIQ, nonché di numerosi altri gruppi di lavoro e comitati scientifici sia in ambito nazionale che internazionale, in particolare è membro del consultancy team dell’European Centre for Modern Languages (ECML) del Consiglio d’Europa per il progetto “Pluriliteracies Teaching for Deeper Learning” (PTDL). È autrice di numerose pubblicazioni e volumi.

• Attività di prompting In entrambi i contributi proposti nel testo si trovano attività utili alla formulazione di prompt efficaci e orientati all’utilizzo dell’IA nella didattica.

• Progettazione di attività didattiche Proposte di unità di apprendimento, debate e progetti nelle discipline umanistiche, nelle lingue, nelle scienze con l’ausilio della IA e con particolare attenzione all’inclusione. Utilizzo dell’IA per la produzione di contenuti con altri strumenti digitali. • Etica e intelligenza artificiale Attenzione ai principi etici che devono guidare lo sviluppo e l’implementazione dell’IA, in modo che questa tecnologia rimanga sempre al servizio dell’umanità nel pieno rispetto della dignità, della privacy e dei diritti fondamentali. • Altri strumenti per approfondire Un elenco di materiali aggiuntivi facilmente consultabili, un glossario dei termini dell’IA completano il testo.

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Questo volume sprovvisto del talloncino è da considerarsi CAMPIONE GRATUITO fuori campo IVA (Art. 2, c. 3, I.d, DPR 633/1972 e Art. 4, n.6, DPR 627/1978)

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Teoria e strumenti per la scuola secondaria

Teoria e strumenti per la scuola secondaria

Letizia Cinganotto, già Prima

• Conoscenza di base dell’IA Il testo propone un quadro introduttivo delle possibilità offerte oggi dall’intelligenza artificiale e delle prospettive di sviluppo nel prossimo futuro per consentire una chiara informazione di base sull’argomento.

Intelligenza Artificiale

Intelligenza Artificiale

sore ordinario di Informatica all’Università di Macerata e co-director del VRAI Vision Robotics & Artificial Intelligence Lab. È Affiliated Researcher presso l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova. Dal 2022 è il Direttore Scientifico del Centro per la Ricerca Scientifica e l’Innovazione Tecnologica in Campo Neurologico NemoLab, presso l’Ospedale Niguarda di Milano. Svolge la sua attività di ricerca nel settore dell’intelligenza artificiale e della visione artificiale, dell’analisi del comportamento umano, della realtà aumentata e degli spazi sensibili, delle digital humanities. È autore di oltre 300 articoli internazionali e collabora con numerose aziende nazionali e internazionali in attività di trasferimento tecnologico e di innovazione.

Nel volume:

Emanuele Frontoni Letizia Cinganotto

Emanuele Frontoni – Letizia Cinganotto

e responsabilità, salvaguardando la protezione dei dati e il controllo umano. Inoltre, il Intelligenza Artificiale Teoria e strumenti per la scuola secondaria DM 219 del 2025 ha destinato risorse alle istituzioni scolastiche per progetti di formazione sull’IA rivolti ai docenti. Qual è il ruolo delle e degli insegnanti nell’utilizzo dell’IA? Il ruolo dei docenti è fondamentale. Devono accompagnare studenti e studentesse nella verifica delle fonti, nel riconoscimento di errori, distorsioni e informazioni false e nella comprensione dei processi attraverso i quali si arriva a un determinato risultato. Per chi insegna, l’IA deve essere considerata un copilota: può supportare la progettazione delle lezioni, la creazione di materiali personalizzati e l’osservazione dei progressi degli studenti, ma non può sostituire il giudizio professionale, la relazione educativa o la responsabilità della valutazione.

Gli usi e le applicazioni didattiche dell’intelligenza artificiale in classe

Gruppo Editoriale ELi

Il piacere di apprendere

FORMAZIONE

21/01/25 19:12

Emanuele Frontoni, Letizia Cinganotto, Intelligenza Artificiale (ELI, 2025): una panoramica generale sugli sviluppi attuali dell'IA e un quadro delle ricadute nei processi di apprendimento e nelle azioni didattiche.

Quali vantaggi offre nello studio delle lingue? I vantaggi sono numerosi. L’IA può fornire un feedback sulla pronuncia, facilitare la comprensione dei testi, proporre attività graduate e simulare conversazioni. Offre un aiuto nell’apprendimento della grammatica, spesso percepita come uno degli aspetti più complessi. La possibilità di esercitarsi con continuità e di ricevere risposte immediate rafforza l’autonomia e la motivazione. La tecnologia, tuttavia, deve integrare e non sostituire il dialogo autentico con insegnanti, compagni e parlanti della lingua studiata. In che modo l’IA rende la scuola più inclusiva? L’IA può adattare la complessità linguistica di un testo, estrarne i concetti chiave, trasformare i contenuti in formati differenti e fornire spiegazioni e feedback personalizzati.

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Tutti i mondi che vedo / Fei-Fei Li, pioniera della visione artificiale e creatrice di ImageNet, è l’autrice di Tutti i mondi che vedo. Curiosità, scoperta e meraviglia all’alba dell’intelligenza artificiale. Nel volume intreccia ricerca scientifica, esperienza personale, migrazione, difficoltà e curiosità, mostrando come dietro lo sviluppo dell’IA vi siano sempre persone, decisioni e valori. Più che affermare che ‘l’IA è umana’, si può dire che l’IA è un’impresa profondamente umana e, proprio per questo, comporta una responsabilità altrettanto umana.

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Temi

Ogni lingua è molto più di un insieme di parole: è un modo di pensare, di ricordare, di raccontare il mondo. Per questo le giornate internazionali dedicate alle lingue sono occasioni importanti per riflettere sul valore del plurilinguismo, della diversità culturale e della lingua madre.

Le giornate che raccontano le lingue L

Testo a cura di Redazione ELi LINGUE Fotografie di fizkes

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“Parlare a una persona in una lingua che comprende permette di raggiungere la sua mente; parlarle nella sua lingua madre significa raggiungere il suo cuore”. Nelson Mandela

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a Giornata Europea delle Lingue, che si celebra ogni anno il 26 settembre, è stata istituita nel 2001 dal Consiglio d’Europa. Il suo obiettivo è promuovere l’apprendimento delle lingue, valorizzare la ricchezza linguistica e favorire il dialogo tra popoli e culture. In Europa si parlano oltre 200 lingue: conoscerle, studiarle o anche solo avvicinarsi alla loro esistenza significa imparare a guardare la realtà da punti di vista diversi. Le lingue, infatti, non servono soltanto per comunicare, ma anche per incontrare l’altro, comprenderne la storia, le abitudini, i valori. La Giornata Internazionale della Lingua Madre Accanto a questa ricorrenza, un significato particolare assume la Giornata Internazionale della Lingua Madre, istituita dall’Unesco nel 1999 e celebrata ogni anno il 21 febbraio. Questa data ricorda un episodio drammatico avvenuto nel 1952 a Dacca, nell’allora Pakistan orientale, quando alcuni studenti bengalesi furono uccisi mentre rivendicavano il riconoscimento ufficiale della propria lingua, il bengalese. Da allora, il 21 febbraio è diventato un simbolo della difesa della diversità linguistica e culturale nel mondo. La lingua madre è la prima lingua degli affetti, delle emozioni, dei legami

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In Europa si parlano oltre 200 lingue: conoscerle, studiarle o anche solo avvicinarsi alla loro esistenza significa imparare a guardare la realtà da punti di vista diversi.

Le lingue dei segni / Il 23 settembre si celebra la Giornata internazionale delle lingue dei segni. Le lingue dei segni non sono semplici gesti o mimica: sono vere lingue, con grammatica, lessico e regole proprie. Inoltre, non esiste una sola lingua dei segni universale: ogni Paese, e talvolta ogni comunità, può avere la propria. Questa ricorrenza ricorda che comunicare non significa soltanto usare la voce. Anche le mani, lo sguardo, il corpo e lo spazio possono diventare strumenti ricchi e complessi per esprimere pensieri, emozioni e identità.

familiari. È la lingua con cui si imparano i nomi delle cose, si costruiscono i primi pensieri, si dà forma alla propria identità. Come ricorda una celebre frase attribuita a Nelson Mandela: ‘Parlare a una persona in una lingua che comprende permette di raggiungere la sua mente; parlarle nella sua lingua madre significa raggiungere il suo cuore’. Valorizzare la lingua madre non significa chiudersi alle altre lingue. Al contrario, una solida consapevolezza della propria lingua d’origine può diventare un punto di partenza per aprirsi a nuovi linguaggi, nuovi apprendimenti e nuove culture. La lingua madre agisce come un catalizzatore culturale: custodisce memoria, appartenenza e diversità, ma allo stesso tempo favorisce il confronto e l’incontro. Celebrare le lingue significa quindi celebrare la pluralità del mondo. Ogni lingua che si apprende apre una porta; ogni lingua che si tutela conserva una storia; ogni lingua che si ascolta ci aiuta a riconoscere la dignità e la ricchezza dell’altro. La Giornata internazionale della traduzione La Giornata internazionale della traduzione si celebra il 30 settembre. È stata riconosciuta dalle Nazioni Unite nel 2017 e valorizza il lavoro di traduttori, interpreti e professionisti della lingua come figure che favori-


scono dialogo, comprensione e cooperazione tra i popoli. La data non è casuale: il 30 settembre ricorda san Girolamo, traduttore della Bibbia e patrono dei traduttori. Le lingue indigene Un’attenzione particolare meritano le lingue indigene, a cui l’ONU ha dedicato la Decade internazionale 2022-2032. Molte di queste lingue sono oggi a rischio, ma custodiscono conoscenze preziose: nomi di piante, animali, paesaggi, tecniche artigianali, riti, racconti orali e modi di leggere la natura. In alcune comunità, per esempio, una lingua può contenere parole molto precise per descrivere il vento, la neve, il mare, le relazioni familiari o il legame con la terra. Quando una lingua scompare,

SOS salvare una lingua / Secondo l’UNESCO, una lingua scompare in media ogni due settimane. Non sempre questo accade all’improvviso: spesso una lingua si indebolisce lentamente, quando i bambini smettono di impararla in famiglia, quando non viene più usata a scuola o nella vita pubblica, oppure quando le persone sono spinte ad adottare lingue considerate più utili per lavorare e studiare. Salvare una lingua, quindi, non significa solo conservarla in un dizionario: significa continuare a parlarla, insegnarla, ascoltarla e renderla presente nella vita quotidiana.

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non perdiamo solo vocaboli: perdiamo una biblioteca vivente, costruita nei secoli da una comunità. La Decade si collega anche alla Dichiarazione ONU sui diritti dei popoli indigeni: poter usare, insegnare e trasmettere la propria lingua è una questione di identità, partecipazione e riconoscimento culturale. Le lingue ufficiali dell’ONU Le Nazioni Unite hanno introdotto, nel 2010, le giornate dedicate alle sei lingue ufficiali: inglese, francese, spagnolo, arabo, cinese, russo. Queste giornate sono importanti non solo per celebrare la storia e la cultura di ogni Paese, ma anche per ricordare che il multilinguismo è una condizione essenziale della diplomazia internazionale.

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Esperienze

Parlare di lingue significa parlare di identità, memoria e appartenenza. Il translanguaging nasce da questa consapevolezza: le lingue che una persona conosce non vivono in compartimenti separati, ma fanno parte di un unico repertorio comunicativo, che può essere usato in modo flessibile a seconda dei contesti e dei bisogni. La scuola diventa così un luogo in cui la lingua minoritaria non viene soltanto studiata, ma vissuta, usata, ascoltata e riconosciuta come parte integrante della comunità. Alcuni casi nel mondo.

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apete che cosa si intende con la parola translanguaging? Il termine translanguaging indica la possibilità di passare da una lingua all’altra in modo consapevole e strategico. Quali sono le implicazioni che ne scaturiscono per chi insegna lingue straniere? In ambito educativo, per esempio, uno studente può ricevere un input in una lingua e produrre un output in un’altra; può discutere un concetto nella lingua che gli è più familiare e poi rielaborarlo nella lingua di studio; può usare la lingua madre come ponte per comprendere meglio una seconda lingua. In questa prospettiva, la lingua d’origine non è un ostacolo all’apprendimento, ma una risorsa cognitiva, affettiva e culturale.

Testo a cura di Redazione ELi LINGUE Fotografie di Carlos Barquero

Colombia In Colombia, in alcuni contesti, come quello degli studenti Embera Chamí, l’apprendimento dell’inglese non può essere pensato allo stesso modo previsto per studenti ispanofoni monolingui. Gli studenti indigeni portano con sé una lingua, una cultura e un rapporto specifico con la comunità di appartenenza. Per questo, attività basate su compiti e progetti possono essere particolarmente significative: consentono di collegare l’inglese a temi vicini alla vita degli studenti, alla loro identità, al territorio e alle pratiche culturali.

Galles Nel Galles il bilinguismo non riguarda soltanto la comunicazione quotidiana, ma anche la tutela di una lingua minoritaria, il gallese, che è parte essenziale della storia e dell’identità del Paese. In molte scuole, l’uso alternato e integrato di gallese e inglese permette agli studenti di comprendere meglio i contenuti, partecipare più attivamente e sviluppare competenze linguistiche più ricche. Nuova Zelanda In Nuova Zelanda studiare il Māori significa entrare in relazione con i luoghi, le genealogie, le comunità, le pratiche rituali, i racconti e i valori che formano l’identità del popolo Māori. Per questo, nelle scuole, la lingua è spesso legata anche alla conoscenza del marae, lo spazio comunitario e cerimoniale, dei territori significativi per le diverse iwi, cioè le tribù, e delle forme di relazione proprie della cultura Māori. Marocco Il Marocco offre un esempio molto interessante, perché la realtà linguistica del Paese è estremamente ricca. Nella vita quotidiana molti studenti usano la darija, l’arabo

marocchino parlato. A scuola incontrano l’arabo standard, lingua della scrittura e dell’istruzione formale. In molte discipline è presente il francese, mentre l’inglese è sempre più importante. A questo quadro si aggiunge l’amazigh, lingua e cultura indigena riconosciuta e presente in diverse aree del Paese. In classe, dunque, gli studenti non passano da una lingua all’altra per confusione, ma perché il loro repertorio linguistico è già composito.

Dietro la parola / Il termine translanguaging nasce in Galles, in un contesto scolastico bilingue gallese-inglese. In origine indicava una pratica molto semplice ma innovativa: lavorare su un contenuto usando due lingue in modo alternato, per esempio ascoltando o leggendo in gallese e poi discutendo o scrivendo in inglese, o viceversa. Non si trattava di tradurre parola per parola, ma di usare entrambe le lingue per capire meglio, rielaborare le informazioni e partecipare in modo più attivo. Da questa esperienza locale, il concetto si è poi diffuso nella ricerca educativa internazionale. VOCIdalMONDO

Paesi Baschi Nei Paesi Baschi convivono spagnolo, basco ed inglese: il basco è una lingua minoritaria ma fortemente sostenuta dal sistema scolastico, anche come lingua di insegnamento. È un esempio molto chiaro di educazione plurilingue, in cui una lingua locale viene usata per rafforzare identità, appartenenza e continuità culturale. Sud Tirolo Nel Sud Tirolo, la convivenza tra italiano, tedesco e ladino favorisce pratiche educative plurilingui. Nelle scuole di lingua italiana, infatti, il tedesco è studiato come seconda lingua e l’inglese come lingua straniera; alcuni progetti CLIL permettono di apprendere contenuti disciplinari anche in inglese. Il passaggio tra codici valorizza così bilinguismo, trilinguismo e competenze interculturali.

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Voci In Corea del Sud, dove l’apprendimento delle lingue straniere è spesso associato alla pressione scolastica e a una forte concentrazione sull’inglese, una donna – Jinny Park – ha scelto una strada diversa. Dopo una lunga carriera come broadcaster in lingua inglese, interprete, traduttrice, radio DJ e presentatrice, ha fondato e fatto crescere Supermom Story, una community online su Naver che oggi conta quasi 170.000 madri.

Supermom Story, che storia a Seul

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a particolarità di Supermom Story non sta soltanto nei numeri, pur impressionanti, ma nel metodo. Le madri della community accompagnano i figli nell’apprendimento linguistico fin dalla primissima infanzia, attraverso un

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Intervista a Jinny Park Fotografie di Jinny Park

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percorso domestico, quotidiano e graduale. Il percorso proposto dalla community parte dalla fonetica, passa al lessico e ai primi libri illustrati, quindi a letture più lunghe, conversazione e corsi strutturati. È una forma di educazione linguistica “guidata dalla madre”, ma lonta-

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“Al centro ci sono la continuità, le storie, la lettura e piccoli successi ripetuti nel tempo.”


opportunità, sviluppare una maggiore apertura culturale. Per questo ha prodotto lezioni online e materiali didattici in otto lingue, oltre a importare libri per bambini dall’estero. Il messaggio che arriva ai docenti è forte: l’interesse dei bambini per le lingue non nasce dalla pressione, ma dalla curiosità. Se una lingua viene proposta presto, con gradualità, attraverso storie e letture accessibili, il bambino non la percepisce come un ostacolo, ma come una scoperta. Abbiamo rivolto a Jinny qualche domanda, incuriositi dalla sua esperienza, anche grazie al contributo dei rappresentanti ELi in Corea, sempre attenti alle novità del Paese. Quanto sono interessati gli studenti all’apprendimento delle lingue? Se introdotte presto, con gradualità e attraverso le storie, le lingue suscitano nei bambini curiosità e piacere. L’interesse nasce dai piccoli successi quotidiani: leggere una riga oggi dà fiducia per leggerne due domani.

La ELi in Corea: il dizionario illustrato specifico per la scuola primaria. Nella foto: una bambina sfoglia le pagine di Vocabulary in Pictures (ELi, 2024)

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Quali difficoltà ha incontrato nell’insegnamento delle lingue? La difficoltà principale non sono stati i bambini, ma la paura e la pressione degli adulti. In Corea le lingue sono spesso associate all’ansia della prestazione; il lavoro più importante è stato convincere i genitori a scegliere pazienza, costanza e fiducia. Com’è cambiato l’insegnamento delle lingue rispetto agli inizi? All’inizio le risorse erano poche, l’inglese dominava e molte madri lavoravano da sole. Oggi tecnologie, lezioni online e una community di quasi 170.000 genitori permettono alle famiglie di condividere il percorso e sostenersi a vicenda. Che cosa significa oggi parlare una seconda o una terza lingua? Parlare più lingue non è solo una competenza utile: significa ampliare la propria identità, sviluppare empatia e accedere a nuove opportunità. Per questo il progetto non si è mai fermato all’inglese.

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na dall’idea di studio forzato: niente accumulo ansioso di esercizi, niente paura dell’errore, niente pressione da prestazione. Al centro ci sono invece la continuità, le storie, la lettura e piccoli successi ripetuti nel tempo. Il risultato, racconta Jinny, è visibile dopo anni: molti bambini cresciuti con questo approccio sono diventati ragazzi plurilingui, capaci di studiare in università europee e di muoversi con sicurezza in contesti internazionali. Anche sua figlia rappresenta un esempio significativo: senza essere mai stata in Francia durante l’infanzia, si è poi laureata alla Sorbona di Parigi, ha scelto lo spagnolo come lingua di specializzazione e oggi parla sette lingue. Il progetto non si limita all’inglese, anche se questo, in Corea, occupa quasi tutto lo spazio dell’educazione linguistica. La fondatrice di Supermom Story, invece, ha sempre sostenuto che conoscere più lingue significa poter abitare più mondi, accedere a più

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Progetti Il progetto nasce dalla lettura di Tribal Voices: The Awá, volume edito da ELI in collaborazione con Survival International. A proporlo alle classi 3A e 3C è stata Marta Zingrini, docente di inglese presso la Scuola secondaria di primo grado di Via Dalmazia, a Milano. Il percorso ha portato alla creazione di un piccolo libro e ha avuto l’obiettivo di unire lingua, identità e consapevolezza, favorendo uno sguardo più ampio sul mondo e sul proprio ambiente di vita.

Little Butterfly vola fino a Milano

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bbiamo incontrato la prof. ssa Marta Zingrini in un caldo pomeriggio di luglio: finita la scuola, ma non ancora iniziate le vacanze estive, ci ha parlato con un entusiasmo contagioso del progetto portato a termine

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Intervista a Marta Zingrini Fotografie di Tarcisio Schnaider

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con i ragazzi e le ragazze della Scuola secondaria di 1° di Via Dalmazia a Milano. Com’è nato il progetto legato a Tribal Voices: The Awà? Sono sempre alla ricerca di materiali che possano appassionare le mie classi: argomenti legati alla realtà, che ci

permettano di usare la lingua inglese per scoprire il mondo e ampliare le nostre conoscenze, così che la lingua non sia solo ‘grammatica’. Tribal Voices ci ha offerto l’occasione di conoscere la vita di un gruppo indigeno attraverso gli occhi di una ragazza coetanea dei miei studenti. Nelle


mie classi ci sono ragazze e ragazzi nati in altri Paesi, portatori anche di altre culture. Il libro mi sembrava quindi una buona occasione per riflettere, attraverso la lingua inglese, sull’identità che ci caratterizza. Partendo da un mondo molto diverso dal nostro, quello della foresta amazzonica, abbiamo ragionato sulle nostre peculiarità, sulle nostre abitudini, sul rapporto con l’ambiente che ci circonda e sui modi in cui impariamo. Come hanno reagito gli studenti alla proposta? Nel lavoro di gruppo, si sono appassionati molto e hanno cercato di approfondire alcuni temi raccontati da Little Butterfly nel libro, mettendo in luce differenze e somiglianze. I racconti più interessanti e sentiti sono stati quelli degli studenti/studentesse che avevano dovuto lasciare il proprio Paese (Perù, Cuba, El Salvador, Ucraina) e avevano vissuto in prima persona la fatica di ricominciare da capo, la nostalgia per le abitudini precedenti, ma anche la bellezza di scoprire nuovi modi di fare le cose e nuovi amici. Quali aspetti della vita della protagonista hanno colpito maggiormente la classe? Soprattutto la scelta del nome, la vita semplice e la scuola. Durante la lettura, quali domande o riflessioni sono emerse più spesso? Gli studenti si sono soffermati sulla relazione stretta che gli Awá hanno con la foresta, sul modo in cui crescono, imparano e si muovono nel loro ambiente naturale. Si sono chiesti come sarebbe vivere senza tecnologia, ma hanno riflettuto anche sulla fragilità delle comunità indigene, costrette a difendersi dalla distruzione illegale della foresta amazzonica. Ci siamo doman-

WE ARE LIKE THE AWÀ

Dal libro al progetto in classe/ Tribal Voices: the Awá (ELi, 2025) racconta la storia di Piccola Farfalla, un'adolescente Awá , attraverso lo scorrere della sua vita quotidiana nella foresta amazzonica. Gli Awá conoscono le loro foreste come noi conosciamo la disposizione delle nostre case. Tutto ciò di cui hanno bisogno proviene dalla giungla. Purtroppo, la foresta in cui vivono gli Awá viene distrutta e Piccola Farfalla vuole che tutti lo sappiano.

In alto alcuni elaborati degli studenti. La copertina del libro Tribal Voices: the Awá, del progetto We are like the Awá e la prof.ssa Marta Zingrini, promotrice del progetto. A destra, la foresta Amazzonica vista dall'alto.

Riportiamo due brevi testi scritti da due studenti Hi, my name is G. I'm Bolivian. The language I speak is Spanish. I was born in Italy. I started first grade when I was 6 years old and now I'm 13 and in third grade. The book explains many differences between living in the city and the forest. For example, in the city, when you run out of food, you can go to the supermarket. There are means of transportation like the subway, train, and bus.But in the forest, there are no means of transportation. And when you run out of food, you have to go hunting. My name is A, I'm from Peru, and I've been in Italy for almost three years. My life changed a lot because everything was different, and I had to get used to a different schedule than the one in Peru. In Peru, school was divided into primary and secondary levels. Primary school was for ages 7 to 13 and was held in the mornings, and secondary school was for ages 13 to 17 and was held all afternoon. It took me seven months to understand Italian. I understood it, but I didn't speak it much. Watching Italian movies helped me a lot. There are many different cultures in Peru. For example, each city has different dances and different food.. VOCIdalMONDO

dati se esista qualcosa che minaccia anche il nostro quartiere o la nostra società, e se ci siano persone o cause per cui varrebbe la pena impegnarsi. Non abbiamo trovato una risposta definitiva, ma sono semi di riflessione piantati. Secondo lei, quali vantaggi offre agli studenti conoscere la quotidianità di una coetanea che vive in un contesto così diverso dal loro? Può creare maggiore consapevolezza dei nostri comportamenti e delle scelte che compiamo ogni giorno. In un’età in cui molte cose si fanno perché “le fanno gli altri”, conoscere Little Butterfly e la sua comunità può diventare un’occasione per fermarsi, osservare le proprie abitudini e chiedersi quale significato abbiano davvero. È una bella occasione di crescita offerta dalla scuola. Per lei, come docente, che valore ha avuto questo progetto? Per me è stato molto importante perché sono riuscita a usare la lingua anche come strumento di conoscenza. Non ho lavorato solo sul simple past per descrivere eventi del passato e sul present perfect per raccontare esperienze e cambiamenti nel tempo, ma ho integrato la grammatica alle riflessioni interculturali stimolando curiosità e interesse nei confronti di ciò cui non sono familiari. Poi, il progetto ha avuto un inizio e una fine. Spesso le attività non si concludono come si vorrebbe; questa volta il percorso è terminato proprio come lo avevo immaginato, anche grazie alla disponibilità del giornale di quartiere "Quattro", che ha pubblicato l’articolo scritto da due studentesse. È stato bellissimo leggere lo stupore sui loro volti quando hanno capito che quell’articolo parlava proprio di loro.

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La ELi nel mondo

Il Gruppo Editoriale ELi ogni anno è presente in tutto il mondo nelle principali fiere e convegni dedicati alla didattica delle lingue/

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a presenza di ELi nelle grandi fiere internazionali conferma una convinzione: insegnare le lingue significa ascoltare il mondo, anticipare i bisogni della scuola e trasformarli in materiali efficaci. Significa inoltre entrare in contatto diretto con scuole, docenti, formatori, distributori e istituzioni di Paesi diversi. Ogni appuntamento diventa così un osservatorio privilegiato: noi ne citiamo solo alcuni tra i tanti corredati da brevi interviste ai partecipanti.

Testo a cura di Redazione ELi LINGUE Fotografie Archivio ELi

Mextesol Mextesol si concentra so-

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prattutto sull’insegnamento dell’inglese in America Latina. Qui emergono con forza temi molto concreti: la motivazione degli studenti, la gestione di classi numerose, il bisogno di materiali chiari, flessibili e subito utilizzabili. Per ELi è l’occasione per confrontarsi con docenti che chiedono risorse capaci di unire rigore linguistico, creatività e attenzione alla realtà quotidiana degli studenti. Cosa l’ha spinta a partecipare a questo evento? Mi chiamo Pedro e vivo qui in Messico, a Oaxaca. Sono qui per partecipare ai numerosi workshop. Sono sempre attuali e molto pratici, e io li

posso replicare con facilità nelle mie classi. IATEFL Diverso è il respiro di IATEFL, uno degli appuntamenti più importanti per la comunità internazionale degli insegnanti di inglese. In questo contesto, la fiera è anche congresso, formazione, ricerca, scambio metodologico. Le novità editoriali incontrano le riflessioni più attuali sulla didattica: inclusione, valutazione, competenze comunicative, tecnologie, intelligenza artificiale. Cosa l’ha spinta a partecipare a questo evento? Sono un insegnante, mi chia-


Dicono di noi

I nostri partner «La collaborazione tra Samir Editeur ed ELi si fonda da sempre su fiducia, professionalità e condivisione. Per noi ELi è un partner strategico, affidabile, dinamico e aperto al cambiamento. Le sue pubblicazioni uniscono contenuti di qualità e un'ottima grafica, capace di motivare docenti e studenti.» Dany Nasr, Samir éditeur Libano

Alcuni momenti delle fiere internazionali raccontate nell’articolo, con i responsabili commerciali del Gruppo Editoriale ELI e lo staff locale.

mo Pauline e vengo da Roma. IATEFL è per me un appuntamento indispensabile per la mia formazione: torno sempre in classe con idee concrete, nuove prospettive metodologiche e materiali da sperimentare subito. Fiera del libro di Francoforte La Fiera del libro di Francoforte rappresenta il grande crocevia dell’editoria mondiale. Qui il focus non è solo la scuola, ma l’intero ecosistema del libro: diritti, traduzioni, coedizioni, partnership internazionali. Per un editore linguistico, Francoforte è il luogo in cui le idee viaggiano da un Paese all’altro e diventano progetti globali. Cosa l’ha spinta a partecipare a questo evento? In Brasile abbiamo circa 4 milioni di studenti di spagnolo, e come editore sono in cerca di un partner per co-finanziare un progetto importanrte. Ho già avuto diversi colloqui. Fiera del libro di Pechino Alla Fiera del libro di Pechino, lo sguardo si apre verso l’Asia, un’area in cui l’apprendimento delle lingue straniere continua a essere strategico. L’interesse per le lingue europee

si intreccia con la richiesta di materiali moderni, visivi, digitali e culturalmente efficaci. Per ELi, Pechino è un’occasione preziosa per ascoltare un mercato dinamico e per costruire ponti tra sistemi educativi molto diversi. Cosa l’ha spinta a partecipare a questo evento? Come direttore commerciale di una casa editrice australiana, ho vari appuntamenti mirati alla vendita di diritti delle nostre pubblicazioni e questa è la fiera più idonea allo scopo.

«Per noi di Megabooks ELi è molto più di un partner commerciale: è una squadra competente e affidabile, sempre pronta ad accogliere nuove opportunità. In quasi vent’anni di collaborazione, siamo cresciuti insieme, trasformando ogni cambiamento in un’occasione di sviluppo. Il nostro rapporto si fonda su fiducia, continuità e autentico spirito di collaborazione.» Daniel Mikeš, Megabooks Repubblica Ceca

Didacta Cologne Didacta Cologne porta al centro la scuola in senso ampio: ambienti di apprendimento, innovazione, formazione degli insegnanti, strumenti digitali, editoria educativa. Qui le lingue dialogano con tutte le altre discipline e mostrano il loro valore trasversale: comunicare, collaborare, interpretare culture, abitare il mondo. Cosa l’ha spinta a partecipare a questo evento? Insegno alla scuola secondaria e per me è molto importante il confronto con colleghi da tutto il mondo: capire come insegnano, quali sfide affrontano e quali soluzioni trovano arricchisce davvero il mio modo di lavorare.

«Lavoriamo con la ELi da venticinque anni ed è per noi un partner affidabile e attento alle esigenze del nostro mercato. Ogni volta che abbiamo bisogno, la loro risposta è rapida ed efficiente, e possiamo dire che non è da tutti essere così disponibili.» Meryem Bennis Calliope Langues, Marocco

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A voi la parola

Ogni numero cresce anche grazie a voi: raccontateci una difficoltà, un'idea, un punto di vista che meriti di essere discusso insieme. Le vostre voci fanno la rivista. Scrivete a info@gruppoeli.it

Inghilterra/ Chi insegnerà le lingue?

Canada / Chi insegnerà il francese?

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ella mia scuola trovare un docente di lingue è diventato sempre più difficile. Le candidature sono poche, molti colleghi abbandonano la professione e alcune lezioni vengono affidate a insegnanti non specialisti. Non è soltanto una questione economica: pesano il carico di lavoro, la burocrazia, lo stress e la sensazione di essere poco valorizzati. Per le lingue straniere la crisi è particolarmente evidente e il reclutamento resta molto al di sotto degli obiettivi nazionali. Come possiamo convincere i giovani a scegliere l’insegnamento, se chi è già in classe fatica a rimanervi? Jeremy, Bristol

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I Germania/ Una classe, tante lingue

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ella mia classe convivono studenti cresciuti in Germania e ragazzi arrivati da poco, con livelli di tedesco molto diversi. Questa pluralità è una ricchezza, ma richiede tempo, competenze specifiche e strumenti che non sempre abbiamo. Alcuni studenti devono imparare contemporaneamente la lingua della comunicazione quotidiana e quella più complessa delle discipline scolastiche. Servirebbero più docenti formati nell’insegnamento del tedesco come seconda lingua, mediatori e percorsi di sostegno continuativi. La carenza di personale rende però difficile seguire ciascuno in modo adeguato. Come possiamo valorizzare il plurilinguismo senza lasciare indietro chi sta ancora imparando la lingua della scuola? Hanna, Amburgo

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n Ontario cresce l’interesse per le scuole francofone e per i programmi di francese come seconda lingua e di immersione. La domanda delle famiglie è alta, ma non sempre è facile trovare insegnanti qualificati, soprattutto nelle zone più lontane dai grandi centri. Quando manca personale, diventa complicato garantire continuità, sostituire un collega assente e offrire agli studenti una solida esposizione alla lingua. La provincia ha avviato strategie e finanziamenti per ampliare la formazione e favorire il reclutamento e la permanenza dei docenti, ma i risultati richiedono tempo. Come possiamo estendere l’educazione bilingue senza compromettere la qualità dell’insegnamento? Michel, Toronto

Marocco / Cosa si può affrontare in classe?

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n alcune scuole pubbliche insegniamo in classi molto numerose, dove seguire ogni studente e organizzare vere attività comunicative diventa complicato. A questo si aggiunge il rapporto con le famiglie: su temi come l’affettività, l’orientamento sessuale, l’identità di genere e le persone LGBTQIA+, alcuni genitori esprimono forti riserve. Il docente deve quindi conciliare obiettivi educativi, sensibilità culturali e timore di conflitti. La sfida non è rinunciare al dialogo, ma trovare parole e modalità rispettose, capaci di tutelare ogni studente senza trasformare la lezione in uno scontro. Come possiamo seguire con attenzione ogni alunno/ alunna quando si hanno classi così numerose? Latifa, Rabat


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