I GRANDI CLASSICI LeggerMENTE è la nuova collana di narrativa per la scuola secondaria. Il suo obiettivo principale è offrire ai ragazzi libri classici o inediti, storie di attualità o di fantasia, per riscoprire pagina dopo pagina il piacere della lettura.
Carlo Goldoni
Hai mai assistito a uno spettacolo teatrale? Il teatro può considerarsi l’antenato del cinema e ha origini antichissime, che affondano nella preistoria. Una delle figure più importanti nella storia del teatro è Carlo Goldoni, le cui opere ancora oggi vengono rappresentate e sono molto apprezzate dal pubblico. In questa commedia l’autore vuole sottolineare il bisogno della borghesia di apparire ad ogni costo, mostrando un benessere che spesso è al di sopra delle reali possibilità. Anche se sono trascorsi più di due secoli, i suoi personaggi e le tematiche trattate restano sempre di una sorprendente attualità.
I GRANDI CLASSICI
Invito alla lettura
Carlo Goldoni
Pazzi per le vacanze
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PAZZI PER LE VACANZE
Quella che stai per leggere è un concentrato di tre commedie i cui titoli sono: • Le smanie per la villeggiatura • Le avventure della villeggiatura • Il ritorno dalla villeggiatura Nell’insieme l’opera è conosciuta come Trilogia della villeggiatura ed è stata rappresentata per la prima volta nel 1761 al teatro San Luca di Venezia.
PAZZI PER LE VACANZE Adattamento di Massimiliano Sossella da La Trilogia della villeggiatura
Indice Siete pronti per la magia?..................................................... 4 Come sono fatti i copioni..................................................... 6 Che cosa c'è in questo libro ................................................. 7 Personaggi ............................................................................... 11 Prima scena ............................................................................ 11 Seconda scena ........................................................................ 22 Terza scena ............................................................................. 30 Quarta scena .......................................................................... 36 Quinta scena .......................................................................... 42 Sesta scena .............................................................................. 48 Settima scena ......................................................................... 56 Ottava scena ........................................................................... 59 Nona scena ............................................................................. 67 Decima scena ......................................................................... 80 Undicesima scena .................................................................. 84 Dodicesima scena .................................................................. 89 Tredicesima scena ................................................................. 90 Quattordicesima scena ......................................................... 94 Quindicesima scena .............................................................. 102 Sedicesima scena ................................................................... 108 Diciassettesima scena ........................................................... 113 Diciottesima scena ................................................................ 122 Dossier Intervista all’illustratrice.................................................... 137 Incontro immaginario con l’autore.................................. 138 Focus Storia delle vacanze............................................................... 140 Percorsi di lettura................................................................... 142 3
Siete pronti per la magia? Hai mai assistito a uno spettacolo teatrale? Secondo l’Annuario dello spettacolo (edito dalla SIAE - La Società Italiana Autori ed Editori), nei primi 6 mesi del 2016 in Italia sono stati venduti più di 13 milioni di ingressi a spettacoli teatrali. Pochi? Tanti? Per fare un raffronto, gli ingressi alle mostre d’arte sono stati meno della metà, quelli ai cinema quasi 5 volte di più. È come se in media tutti gli italiani siano andati almeno una volta al cinema, mentre 1 italiano su 4 sarebbe andato a teatro e 1 su 8 avrebbe visitato una mostra. Se pensi che le prime opere d’arte conosciute, ovvero le incisioni rupestri, hanno circa 40.000 anni di età, mentre il cinema ne ha compiuti poco più di 100, possiamo azzardare la teoria secondo cui le arti più antiche cedono il passo a quelle più recenti, ma non scompaiono mai. Il teatro può considerarsi l’antenato del cinema. Probabilmente le sue origini affondano nella preistoria, come le incisioni rupestri. In ogni caso le prime testimonianze vengono tradizionalmente fatte risalire all’antica Grecia, a partire dal VI secolo prima di Cristo (ovvero più di 2600 anni fa). Uno spettacolo teatrale può avere molte forme, che però hanno una caratteristica comune: si tratta di momenti in cui persone in carne e ossa (corpo, voce, gesti) si esprimono e agiscono di fronte a un pubblico di persone in carne e ossa. Sono quindi momenti irripetibili, che anche se seguono un programma preciso (il testo teatrale o “copione”), ogni volta sono un po’ o molto diversi, a seconda della situazione. Un attore può essere in forma o stanco o deconcentrato, il pubblico può essere apatico o trepidante, il luogo dove avviene la rappresentazione può essere più o meno adatto…
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introduzione
Già questo rende la rappresentazione molto interessante: sta succedendo solo in quel momento ed è un fatto che riguarda te e gli attori, una specie di patto che si stringe tra persone vere, che si possono guardare negli occhi. L’altro aspetto interessante, anzi, davvero magico, è che quel patto prevede che tu creda all’attore e veda quello che lui vede e racconta, anche se fisicamente ciò non esiste. Mi spiego meglio. Se un bravo attore entra in scena, ti guarda, molto solenne, e ti dice: Ciao, benvenuto a Corte, io sono il Re, be’, tu in quel momento vedrai in lui davvero un Re. Non vedrai più l’attore, vedrai il personaggio che interpreta. Non solo! Percepirai attorno a lui la Corte, immaginerai la grande sala di un Palazzo, e una serie di persone nobili e benvestite attorno a lui. Se ci pensi, è come quando giocavi e dicevi: facciamo che io sono un astronauta, oppure facciamo che sono la mamma che fa la spesa. Tu in quel momento eri l’astronauta o la mamma, ti sentivi di esserlo, e le persone con cui giocavi vedevano in te una mamma o un astronauta. Non solo, vedevano l’astronave spaziale e il carrello della spesa, la luna e il supermercato. Anche se non c’erano, anche se magari l’astronave era un letto e il carrello della spesa una scatola di cartone. È questa la magia del teatro! Pensa che ai tempi di un grande autore teatrale, William Shakespeare, mettevano in scena dei cartelli in cui ad esempio c’era scritto “BOSCO”. Ecco, per tutti quanti, attori e spettatori, dove c’era quel cartello c’era un bosco. Bastava un cartello per ricreare alberi, cespugli, animali. Insomma, il teatro è un bellissimo esercizio di fantasia.
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Come sono fatti i copioni Per mettere in scena uno spettacolo teatrale ci vuole un programma, un piano che dica agli attori cosa devono fare e dire davanti al pubblico. Non sempre è un testo scritto, ma di solito lo è. Si chiama copione (sì, come quelli che copiano i compiti in classe, ma in questo caso vuol dire un’altra cosa…) o testo teatrale. Non è detto che sia molto dettagliato, può essere anche semplicemente un insieme di appunti, una scaletta di cose da fare o dire (in tal caso si chiama canovaccio). Per molti anni, prima che Carlo Goldoni cambiasse questa pratica, era così. Poi Goldoni si mise a scrivere testi in cui invece erano definite esattamente quali parole dovevano dire gli attori (in gergo si chiamano battute). Infatti nel testo che leggerai, vedrai che sulla sinistra c’è scritto il personaggio che dice la battuta, e a fianco la battuta che deve recitare. Semplice no? Era anche scritto (in modo un po’ sommario) dove avveniva la scena (ti ricordi il cartello “BOSCO” di cui ho parlato prima?) e anche quali azioni dovevano compiere gli attori e, dove serviva, anche il modo in cui dovevano recitare una certa battuta. Questo tipo di indicazioni, scritte in un testo teatrale, si chiamano didascalie. E di solito sono scritte in corsivo. I testi teatrali sono stati tradizionalmente divisi in due grandi categorie: le commedie e le tragedie. Oggi non si usano quasi più questi termini, ma ai tempi di Goldoni (cioè nel 700) era una distinzione importante. Le tragedie sono storie tragiche, dove accadono fatti drammatici, che ti rattristano e a volte ti commuovono. Le commedie invece sono scritte per farti sorridere. Carlo Goldoni ha creato principalmente commedie, tantissime, più di cento. Gli 6
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piaceva farci sorridere. Quella che stai per leggere infatti è una commedia, anzi un concentrato di tre commedie i cui titoli sono Le smanie per la villeggiatura, Le avventure della villeggiatura e Il ritorno dalla villeggiatura. Nell’insieme l’opera è conosciuta come Trilogia della villeggiatura, ed è stata scritta da Carlo Goldoni e rappresentata nel 1761 al teatro San Luca di Venezia. Ma c’è un’ultima cosa che devi sapere, prima di leggerla. A quei tempi, per far capire quello che pensava un personaggio, gli autori usavano un trucco: facevano dire al personaggio quello che stava pensando, ma come se lo dicesse a sé stesso, oppure come se lo rivelasse in gran segreto al pubblico, senza che gli altri personaggi in scena potessero sentirlo. I pensieri, insomma, diventavano parole. In gergo teatrale queste battute si definiscono a parte. Ne troverai diverse in questa commedia.
Che cosa c’è in questo libro Come puoi immaginare, la lingua italiana in cui scriveva Goldoni più di trecento anni fa era molto diversa da oggi. Lui usava parole e modi di dire che oggi non si sentono più e rendono un po’ difficile la lettura. Un esempio? Ecco un dialogo tratto dalla prima scena, tra Leonardo e il suo domestico Paolo: leonardo: Quest’è il diffetto di mia sorella. Non si contenta mai. Vorrebbe sempre la servitù occupata per lei. Per andare in villeggiatura non le basta un mese per allestirsi. Due donne impiegate un mese per lei. È una cosa insoffribile. Aggiunga, che non bastandole le due donne, ne ha chiamate due altre ancora in aiuto. E che fa ella di tanta gente? Si fa fare in casa qualche nuovo vestito? 7
paolo: Non, signore. Il vestito nuovo glielo fa il sarto. In casa da queste donne fa rinovare i vestiti usati. Si fa fare delle mantiglie, de’ mantiglioni, delle cuffie da giorno, delle cuffie da notte, una quantità di forniture di pizzi, di nastri, di fioretti, un arsenale di roba; e tutto questo per andare in campagna. In oggi la campagna è di maggior soggezione della città. leonardo: Sì, è pur troppo vero, chi vuol figurare nel mondo, convien che faccia quello che fanno gli altri. La nostra villeggiatura di Montenero è una delle più frequentate, e di maggior impegno dell’altre. La compagnia, con cui si ha da andare, è di soggezione. Sono io pure in necessità di far di più di quello che far vorrei. Però ho bisogno di voi. Le ore passano, si ha da partir da Livorno innanzi sera, e vo’ che tutto sia lesto, e non voglio, che manchi niente. paolo: Ella comandi, ed io farò tutto quello che potrò fare. leonardo: Prima di tutto, facciamo un poco di scandaglio di quel, che c’è, e di quello, che ci vorrebbe. Le posate ho timore che siano poche. paolo: Due dozzine dovrebbero essere sufficienti. leonardo: Per l’ordinario lo credo anch’io. Ma chi mi assicura, che non vengano delle truppe d’amici? In campagna si suol tenere tavola aperta. Convien essere preparati. Le posate si mutano frequentemente, e due coltelliere non bastano. paolo: La prego perdonarmi, se parlo troppo liberamente. Vossignoria non è obbligata di fare tutto quello che fanno i 8
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marchesi fiorentini, che hanno feudi e tenute grandissime, e cariche, e dignità grandiose. leonardo: Io non ho bisogno che il mio cameriere mi venga a fare il pedante. paolo: Perdoni; non parlo più. leonardo: Nel caso, in cui sono, ho da eccedere le bisogna. Il mio casino di campagna è contiguo a quello del signor Filippo. Egli è avvezzo a trattarsi bene; è uomo splendido, generoso; le sue villeggiature sono magnifiche, ed io non ho da farmi scorgere, non ho da scomparire in faccia di lui. paolo: Faccia tutto quello che le detta la sua prudenza. leonardo: Andate da monsieur Gurland, e pregatelo per parte mia, che mi favorisca prestarmi due coltelliere, quattro sottocoppe, e sei candelieri d’argento. paolo: Sarà servita. leonardo: Andate poscia dal mio droghiere, fatevi dare dieci libbre di caffè, cinquanta libbre di cioccolata, venti libbre di zucchero, e un sortimento di spezierie per cucina. paolo: Si ha da pagare? leonardo: No, ditegli, che lo pagherò al mio ritorno.
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È una lingua affascinante, suggestiva, che ricrea immediatamente l’atmosfera di quel secolo. Ma riusciresti a leggere più di due pagine scritte così? Ci sono parole che non si usano più, altre scritte in modo diverso da come si scrivono oggi, modi di dire antiquati… Dovresti soffermarti quasi su ogni riga per capire il significato di una parola o di una frase. Per questo ho semplificato la lettura, riscrivendo il testo con un linguaggio più facilmente comprensibile, ma spero proprio che, se questo libro ti piacerà, ti venga voglia di leggere i testi originali di Goldoni. Leggere nella lingua originale, se possibile, è sempre la miglior cosa. E sforzarsi un po’ di capire e tradurre è anche un bell’esercizio mentale. Poi a quei tempi ci si dava del voi, anche tra parenti, padre e figlia, fratello e sorella. Ho riportato il tutto alla consuetudine di oggi, dove le persone che non si conoscono si danno del lei, e le persone tra cui c’è intimità si danno del tu. Ogni tanto, di fianco al testo, vedrai dei piccoli approfondimenti che ti aiuteranno a comprendere meglio gli usi e i costumi di quel secolo ormai lontano, in modo che tu possa capire bene le motivazioni e le azioni dei personaggi. È giunto il momento di tuffarsi nella commedia, immaginando scene e costumi, mentre leggi. Perché la magia del teatro è seconda solo a quella della lettura!
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Intervista all’illustratrice - Camilla Garofano Com’è nata la tua passione per il disegno? Credo che la mia passione sia nata con me. Disegno da quando ho memoria, da bambina mi esercitavo con mio padre e ci divertivamo illustrando delle storie inventate che parlavano di una famiglia di mele!
Da qualche anno mi dedico anche a un progetto personale nel quale chiedo a tutti di consigliarmi il loro libro preferito: lo leggo, qualunque cosa sia, e poi ne faccio un disegno! Così mi ritrovo a fare letture che altrimenti non avrei mai intrapreso!
Che cosa caratterizza il tuo stile? Principalmente ritengo che la forza sia la linea, cerco sempre di creare un’immagine armoniosa affinché l’occhio di chi guarda scorra lungo tutto il disegno. Mi diverto molto a giocare con i piani e con l’assurdo, dando vita a immagini che abbiano una doppia lettura.
Che cosa ti ha colpito di questo testo? Adoro il senso dell’umorismo di Goldoni, soprattutto i suoi personaggi femminili così civettuoli e scaltri, che mi fanno ridere molto. Lo sviluppo delle dinamiche e delle relazioni tra i personaggi è assolutamente attuale. Se non fosse per gli abiti meravigliosi, che sfortunatamente non ci sono più, questo testo potrebbe esser stato scritto ieri!
Qual è la regola per essere un bravo illustratore? Bisogna essere curiosi. Per quanto mi riguarda, l’illustrazione è un’arte visiva che prende spunto da tutto ciò che ci circonda: non solo immagini, ma anche cinema, danza, musica e quant’altro. Un’illustrazione è principalmente un concetto e se non si è curiosi di scoprire nuove fonti di ispirazione non è facile trovare idee! Sei anche una buona lettrice? Direi di sì, lo sono sempre stata. Quando avevo cinque anni ho preteso che mi insegnassero a leggere prima di entrare a scuola, e da lì in poi non ho mai smesso.
Che libro consiglieresti ai nostri ragazzi? Consiglierei Coraline di Neil Gaiman, l’ho letto da poco e l’ho trovato fantastico. Una perla della lettura per ragazzi assolutamente imperdibile, una meravigliosa favola dark sul coraggio, che mi ha fatto esclamare: “Se tutti i libri per ragazzi fossero così, avremmo tantissimi giovani lettori!”. Un messaggio importante. Siate sempre liberi e non abbiate paura del nuovo, perché ogni persona o luogo hanno qualcosa da insegnarvi, se voi sarete pronti a scoprirlo.
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Incontro immaginario con l’autore Carlo Goldoni (1707-1793)
Febbraio 1793, mi è appena giunta una notizia che mi addolora profondamente. È morto il signor Goldoni. Se lo conoscevo? Non proprio. Ma una volta abbiamo scambiato due chiacchiere, molti anni fa. E quella conversazione non l’ho più dimenticata. Era il 1762. Più di trent’anni fa. Io ero un giovane attore, allora. Facevo delle particine, e davo una mano in palcoscenico a portare avanti e indietro gli oggetti di scena. Era una vita dura, tutti mi davano ordini e nessuno era gentile con me. Ma c’ero abituato. Il signor Goldoni? Lui, be’, non mi aveva mai nemmeno guardato in faccia. Per lui ero come trasparente, ma non lo faceva per cattiveria. È che era sempre circondato da attori e attrici, impresari e musicisti, e tutti avevano qualcosa da chiedergli: era gentile e disponibile, e grazie a quel suo fare bonario, accomodante, ogni problema da tragedia diventava commedia. Per que-
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sto, quella sera di trent’anni fa, rimasi colpito dal suo aspetto. Non aveva più il suo solito sorriso. Se ne stava in un angolo buio, dietro il palcoscenico del teatro San Luca. E piangeva, con gli occhi bassi. La recita era finita e io avrei dovuto darmi da fare per rimettere tutto a posto. Era una rappresentazione della sua ultima commedia, intitolata Una delle ultime sere del Carnovale. Non riuscii a fare a meno di chiedergli: “Perché ha gli occhi rossi, signor Goldoni? Perché tutti la chiamano sul proscenio? Perché le gridano: Buon viaggio! Felice ritorno! Non mancate!?” Il signor Goldoni sembrò vedermi per la prima volta, e forse era proprio così. “Quanti anni hai?” mi chiese. “Quattordici” risposi. “Ti piace il teatro?” domandò. “Da morire. Ho disobbedito ai miei genitori per poter venire qui a lavorare”. Goldoni fece un sorriso triste. “Anch’io sono scappato con una com-