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Oggitalia - 2026-2027

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LA TUA RIVISTA D’ITALIANO

ANNO XXXV N° 1 • Settembre / Ottobre 2026 Imprimé à Taxe Réduite

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Oggitalia 1

Salotti d’Italia

Piazza Ducale a Vigevano Audio scaricabile

www.elilanguagemagazines.com


Cari lettori di Oggitalia, bentornati! Pronti per ripartire? Quest’anno la prima pagina vi presenterà le piazze migliori d’Italia, tanto belle da assomigliare a salotti. L’ultima, invece, proporrà una gustosa ricetta per preparare primi piatti tipici della nostra tradizione culinaria: scopriremo insieme come nasce e come si cucina la pasta. In questo numero, partiamo con l’esplorazione di Piazza Ducale a Vigevano e con la preparazione della carbonara! Nelle altre pagine vi attendono la storia di Amelia Cuomo e del suo pastificio di famiglia, un pezzetto della storia del teatro alla Scala in occasione degli ottant’anni dalla riapertura, la scoperta del misterioso Giardino dei Tarocchi in Maremma, un’intervista al nuovo volto della Formula 1, Kimi Antonelli, la proposta di leggere l’ultimo romanzo di Bianca Pitzorno, La sonnambula. Buona lettura!

Silvia

Sommario

Inchiesta

Spettacolo

Arte & Design

Sport

Audio scaricabile Per tutti gli abbonati, l’abbonamento alle riviste include la possibilità di scaricare gratuitamente, in formato MP3, l’audio di tutte le riviste dall’area risorse del sito www.elilanguagemagazines.com Note per l’insegnante Per l’insegnante, l’abbonamento alle riviste include la possibilità di scaricare gratuitamente, oltre al materiale audio in MP3, le Note per l’insegnante di tutte le riviste disponibili in formato PDF. ELI srl, C.P. 6, 62019 Recanati, Tel. (071) 750701, Fax (071) 977851, E-mail: info@elionline.com www.elionline.com Direttore responsabile: Michele Casali. Realizzazione testi: Silvia Garbuglia. Autorizzazione Trib. di Macerata N. 353/92 del 31 ottobre 1992. Realizzazione: Tecnostampa, Loreto

Piazza Ducale a Vigevano

di Clarissa Cataldi da www.paesionline.it Piazze salotto d’Italia. Preziose, vivaci, scenografiche, di atmosfera. Ricche di storia e custodi dei tesori e della memoria delle città. Cuori pulsanti della quotidianità urbana. Cominciamo a Vigevano un tour di alcuni eleganti luoghi icone del nostro Paese

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Amelia e la startup dell’800 risorta

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Teatro alla Scala, il concerto per gli 80 anni dalla riapertura

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Giardino dei Tarocchi: il parco toscano che sembra Barcellona

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di Patrizia Capua da www.repubblica.it Amelia Cuomo è l’attuale AD del pastificio di famiglia, storico marchio nato a Gragnano, nella Penisola Sorrentina, ai tempi di Ferdinando I di Borbone. Nel 2015 ha ripreso l’attività del passato con la famiglia: «Nella città della pasta, Cuomo un modello di archeobranding»

di Giuseppina Manin da www.corriere.com L’11 maggio 1946 Toscanini saliva sul podio della Scala rinata, riedificata a tempo record e a furor di popolo dopo i bombardamenti dell’agosto 1943. Quest’anno il teatro ha celebrato se stesso, la ricostruzione e la pace con un evento alla presenza del Capo dello Stato

Sulle colline di Capalbio, c’è un giardino visionario ispirato ai tarocchi che ricorda da vicino i colori di Gaudí, tra sfingi abitabili, specchi e arcani giganti. Sembra un sogno, invece è un meraviglioso luogo da visitare nel cuore della Maremma Toscana da www.lastampa.it

F1, intervista a Kimi Antonelli

di Giulia Toninelli da www.gazzetta.it A tu per tu col leader del Mondiale. «Ho provato tante di quelle partenze che mi fa male la mano. Io e Russell? La priorità per la Mercedes è il titolo costruttori. Valentino Rossi mi ha detto che fa un gran tifo e di continuare così, senza preoccuparmi»

Letteratura

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La sonnambula di Bianca Pitzorno: visioni, donne e storie che salvano la vita

Giochi e attività

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Attività divertenti e stimolanti sugli articoli di “Oggitalia”

Pasta.it

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La carbonara

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di Jolanda Di Virgilio www.illibraio.it Viviamo aggrappandoci alle storie, a quelle che ci aiutano a dare ordine e a credere che, da qualche parte, esista un filo capace di tenere insieme ciò che accade. È questo il dono di Ofelia Rossi, protagonista del nuovo romanzo di Bianca Pitzorno

Le paste italiane più amate al mondo dagli stranieri. Cultura e tradizioni italiane da tutte le regioni dove nasce la pasta: inizia con la ricetta della carbonara la nostra rubrica dedicata a uno dei piatti più tipici della tradizione italiana da www.giallozafferano.it

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Salotti d’Italia

Settembre/Ottobre 2026 Per la vostra corrispondenza: Direttore responsabile “Oggitalia” ELI P.O. box 6 - 62019 MIchele Casali Recanati (MC) Italia www.elilanguagemagazines.com


Salotti d’Italia Piazze salotto d’Italia. Preziose, vivaci, scenografiche, di atmosfera. Ricche di storia e custodi dei tesori e della memoria delle città. Cuori pulsanti della quotidianità urbana. Cominciamo a Vigevano un tour di alcuni eleganti luoghi icone del nostro Paese

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TRATTO DA

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di Clarissa Cataldi

Piazza Ducale a Vigevano

Piazza Ducale nel corso dei secoli Nel corso dei secoli, Piazza Ducale ha visto il passaggio di numerosi governanti e periodi storici. Nonostante le invasioni, i cambi di governo e le trasformazioni urbanistiche, la piazza ha conservato la sua forma originale, testimoniando la sua resistenza e la sua importanza storica.

Nel cuore della Lombardia, tra la rigogliosa* campagna e le affascinanti città d’arte, si trova Vigevano, una cittadina che racchiude una gemma di rara bellezza: Piazza Ducale. Questo spettacolare esempio di architettura rinascimentale è un vero incanto per gli occhi, ma la sua storia è altrettanto affascinante. Piazza Ducale di Vigevano è più di un semplice spazio aperto: è un pezzo di storia italiana, un luogo che racconta di duchi, artisti e secoli di cambiamenti. Ecco come la storia di questa piazza vi lascerà a bocca aperta. Le origini di Piazza Ducale La storia di Piazza Ducale inizia nel XV secolo, quando Ludovico il Moro, duca di Milano, decise di trasformare Vigevano in una residenza ducale degna di nota. Incoraggiato dal suo amore per l’arte e l’architettura, il duca commissionò* la creazione di una piazza che sarebbe servita come preludio* al suo castello. Fu ultimata nel 1494. Lunga 138 metri e larga 46, è edificata su tre lati (il quarto è occupato dalla Chiesa Cattedrale di Sant’Ambrogio) con edifici omogenei, con facciata e portici uniformi a contorno di un forum che ricalca il modello romano descritto da Vitruvio.

Le meraviglie nascoste di Piazza Ducale Oltre alla sua bellezza architettonica, Piazza Ducale ospita numerose meraviglie nascoste. La cattedrale di Sant’Ambrogio, con il suo affascinante interno barocco, e la Torre del Bramante, con la sua vista panoramica sulla città, sono solo alcuni dei tesori che la piazza custodisce.

Un trionfo di bellezza rinascimentale La realizzazione di Piazza Ducale fu un vero trionfo di bellezza rinascimentale. Con le sue facciate uniformi, le eleganti arcate e il pavimento in ciottoli, la piazza rappresenta uno dei più pregevoli esempi di architettura rinascimentale in Italia. Non dimenticate di portare con voi una macchina fotografica per immortalare i suoi affascinanti dettagli.

Piazza ducale oggi Oggi Piazza Ducale è un luogo di ritrovo per gli abitanti di Vigevano e un’attrazione imperdibile per i visitatori. Con i suoi caffè all’aperto, le sue boutique e i suoi eventi culturali, la piazza continua a essere un luogo vivace e vibrante, dove la storia e il presente si fondono in un’esperienza unica.

Glossario commissionò: fece costruire preludio: anticipazione rigogliosa: ricca di vegetazione

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Inchiesta Amelia Cuomo è l’attuale AD del pastificio di famiglia, storico marchio nato a Gragnano, nella Penisola Sorrentina, ai tempi di Ferdinando I di Borbone. Nel 2015 ha ripreso l’attività del passato con la famiglia: «Nella città della pasta, Cuomo un modello di archeobranding»

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TRATTO DA

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di Patrizia Capua Una start up del 1820. L’anno in cui il re Ferdinando I di Borbone firmava la Costituzione politica del nuovo Regno delle Due Sicilie, due esponenti della famiglia Cuomo, Nicola e Crescenzo, a Gragnano, nella penisola sorrentina, avviavano la produzione della pasta. Una famiglia di pastai storici, fondazione di oltre due secoli fa che conta sei generazioni. L’attività fu interrotta nel 1939, nel 2015 la ripresa. Per Amelia Cuomo, classe 1982, amministratrice delegata del pastificio di famiglia, è stata una scelta di vita. [...] Il ritorno del pastificio Con il padre e il fratello Alfonso, che viveva a Londra, ha riaperto ufficialmente la fabbrica dandole il nome di Pasta Cuomo. «Volevo riprendere ciò che i miei antenati avevano fatto in passato. Un richiamo fortissimo verso casa, il desiderio di conforto di cui avevo bisogno, la voglia di sentirmi al sicuro e finalmente la serenità che mancava da tempo sono state la spinta a fare quel salto nel buio che molto spesso si teme per paura di fallire». La strada le si è spianata davanti nonostante tutte le difficoltà e i disagi di fare impresa nel Sud. Nata a Vico Equense, cresciuta a Gragnano, diploma al liceo classico “Plinio Seniore” di Castellammare di Stabia, l’imprenditrice ha conseguito* la laurea magistrale in Economia e management alla Luiss e la specialistica in management delle imprese. [...] «Non mi ero ancora chiesta cosa avrei fatto da grande. Le competenze acquisite mi sono servite per studiare i bilanci delle società pastaie non solo di Gragnano ma di tutta Italia, per capire come girava l’economia di questo prodotto, i suoi margini. Nel frattempo mio fratello è andato a scuola da un rinomato* maestro pastaio, Mario Colavita, che gli ha insegnato i segreti dell’arte e lo ha aiutato a impadronirsi di quel know how che serviva. Quando ho visto che molti pastifici ragionavano in ottica di prodotto, mi sono detta che per fare la differenza avremmo dovuto puntare sui nostri elementi distintivi,

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Amelia e la startup dell’800 risorta


realizzando qualcosa che ad oggi non esisteva. Fare tesoro delle nostre unicità». [...] Macchinari e materie prime «Io e mio fratello siamo ripartiti prima con la commercializzazione, per non sbagliare, poi con la produzione negli stessi palazzi che mio padre Mariano aveva ereditato. Lì abbiamo installato i macchinari acquistati da Italpast, un’azienda di attrezzature per pastifici che ci ha aiutato a far rinascere la nostra azienda. L’idea è stata di recuperare il passato ridando ossigeno alla memoria e mettendo al centro del nostro progetto la pasta che

è diventata pr otagonista assoluta in tre diversi momenti: lavorata nel pastificio, assaggiata nel bistrot, vissuta attraverso il nostro museo virtuale». Con il grano italiano del Molise, la semola macinata nei mulini con il 13% di proteine, la qualità garantita anche dall’acqua di Gragnano che sgorga dalle sorgenti dei Monti Lattari. «Produciamo 30mila chili all’anno di pasta di semola di grano duro trafilata in bronzo con superficie ruvida, perfetta per assorbire il sugo, coinvolgendo la comunità locale per fornitori e dipendenti. Impieghiamo sette

persone e fatturiamo oggi 700mila euro». [...] In questo percorso la famiglia della ceo è stata fondamentale: il padre, la madre Giosy, i fratelli Alfonso e Anna, calati a pieno nel progetto, ma anche i

Pasta Cuomo. È ambassador di Gammadonna, storica associazione che da vent’anni lavora per ridurre il gender gap in campo socio economico. Essere donna a Gragnano non è stato facile, «ma in realtà mi sono sempre tenuta fuori dagli schemi. Ho due nipoti che adoro, Adele e Tosca, amo la mia vita, così avventurosa. Gioco a tennis, viaggio tanto nel mondo, prediligo* i posti dove trovo le eccellenze. A Bordeaux per la vendemmia, sulla costa dove allevano le ostriche, a Riad in una fabbrica di profumi, ora vado ad Alicante; una volta al mese faccio

parenti, gli amici e altri incontrati durante il viaggio, che via via hanno collaborato. «Mai lasciati soli: confesso, è stata la nostra fortuna trovare le persone giuste al momento giusto. La mia azienda mi ha permesso di esprimermi liberamente senza condizionamenti, sulla base dei nostri valori, modello e stile lavorativo». [...]

un viaggio importante di lavoro. Leggo molto le pubblicazioni che mi servono per il lavoro. Mi piace studiare per consolidare la conoscenza e imparare cose nuove. Cinquanta grammi di pasta al giorno non fanno ingrassare, dipende dal condimento che ci metti».

Riconoscimenti importanti Amelia Cuomo lo scorso aprile è stata nominata Cavaliere della Repubblica per i meriti nella promozione internazionale del made in Italy e della tradizione della

Glossario ha conseguito: ha ottenuto prediligo: preferisco rinomato: famoso

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Spettacolo

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TRATTO DA

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di Giuseppe Manin Va pensiero sulle ali della Scala. Il più celebre dei cori verdiani, il più commovente e denso di significati ha risuonato la scorsa primavera al Piermarini, momento conclusivo dei tre giorni celebrativi degli 80 anni dalla ricostruzione del Teatro. A intonarlo, il coro che più di ogni altro l’ha iscritto nel suo dna come vessillo* di libertà e unità, quello della Scala guidato da Alberto Malazzi. Sul podio Riccardo Chailly, impegnato anche in altri tre brani del Nabucodonosor (Sinfonia, Gli arredi festivi,

Teatro alla Scala, il concerto per gli 80 anni dalla riapertura L’11 maggio 1946 Toscanini saliva sul podio della Scala rinata, riedificata a tempo record e a furor di popolo dopo i bombardamenti dell’agosto 1943. Quest’anno il teatro ha celebrato se stesso, la ricostruzione e la pace con un evento alla presenza del Capo dello Stato

Sperate, o figli). A precedere il concerto, una cerimonia pubblica alla presenza del presidente Mattarella, il sindaco Sala, il sovrintendente Ortombina e Chailly stesso. Va pensiero a un altro concerto, stesso luogo, stessa data, ma di ottant’anni fa: 11 maggio 1946, Arturo Toscanini sul podio della Scala rinata, riedificata a tempo record e a furor di popolo dopo i bombardamenti dell’agosto 1943 che

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avevano distrutto il cuore di Milano, da Palazzo Reale alla Galleria, a San Fedele. E il Teatro. Due bombe centrarono il tetto che crollò con le gallerie, le macerie arrivavano fino al secondo ordine dei palchi. Restava la facciata su cui i milanesi, a poche ore dalla caduta di Mussolini, attaccarono manifesti inneggianti* a Toscanini. Maestro amatissimo per meriti musicali e antifascisti, riparato negli Stati Uniti in seguito all’agguato di Bologna, schiaffeggiato dalle camicie nere per essersi rifiutato di dirigere l’inno del regime, Giovinezza. Toscanini doveva tornare. Ma perché accadesse la Scala doveva risorgere tale e quale com’era. L’allora sindaco Antonio Greppi si fece promotore* di una raccolta fondi nominando commissario straordinario Antonio Ghiringhelli, facoltoso* imprenditore e futuro sovrintendente. Lavori affidati all’ingegnere Lorenzo Secchi, esperto dei segreti del teatro e della sua acustica. «In una Milano devastata, dare la precedenza alla Scala rispetto ad altri servizi essenziali è stata una scelta coraggiosa, un grande sacrificio della città, un gesto forte per tutto il Paese. Dobbiamo meritarcelo ogni giorno che veniamo a lavorare» considera Ortombina. «Perché la

Scala – prosegue – è qualcosa di più di un teatro, è lo spazio della musica ma anche della vita civile. Quell’anima di una città che a volte ci appare “sì bella e perduta” qui la si può ritrovare». Una Scala di tutti e per tutti. Questo il senso della rinascita d’allora e anche dell’appuntamento di oggi. Il rituale ricalcherà quello di 80 anni fa, con gli anziani musicisti ospiti di Casa Verdi nel Palco Centrale e i lavoratori del teatro sistemati dietro il palcoscenico. Toscanini tornò. A 79 anni, il 27 aprile 1946, appena arrivato, volle rivedere la Scala, sondarne* l’acustica battendo le mani: «È come prima, anzi meglio». Quindi le prove con la grinta ben nota: occhiatacce, bacchette spezzate, partiture gettate a terra. Panico, terrore, tutto andò a meraviglia. Nel bel libro Il ritorno del Maestro, Mauro Balestrazzi racconta di una Scala «gremita all’inverosimile», 3593 spettatori dentro, migliaia fuori ad ascoltare dagli altoparlanti, la meraviglia del ritrovare tutto «ripristinato e lucente», lo stupore all’accendersi del grande lampadario, 30 minuti di applausi a Toscanini. Che, con la proverbiale intransigenza*, aveva imposto le sue condizioni: niente stemma sabaudo sulla bandiera tricolore del teatro,

niente esecuzione della Marcia Reale, niente discorsi di politici. Nemmeno del sindaco Greppi che tanto si era speso per ricostruirlo. «Parli solo la musica» aveva sentenziato. E così fu. Apertura con i rulli di tamburo de La gazza ladra, poi l’emozionante preghiera del Mosé di Rossini interpretata dal tenore Tancredi Pasero, finale con Va pensiero cantato da tutti con le lacrime agli occhi. Compreso il maestro del coro, Vittore Veneziani, allontanato nel 1938 per le leggi razziali. «Una festa di popolo che continuò nei successivi 40 giorni con musiche di tutti i tipi – ricorda Ortombina –. La sera dopo fu la volta di Un americano a Parigi di Gershwin. Ma anche musiche russe, omaggio agli alleati, musiche di autori perseguitati dal nazismo e persino del repertorio tedesco. La musica del nemico, la cui condanna non deve però mai ricadere sull’arte. C’è tanto da imparare da quei 40 giorni».

Glossario facoltoso: ricco inneggianti: che lodavano intransigenza: rigidità promotore: chi dà inizio sondarne: controllarne vessillo: segno

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Arte & Design

Sulle colline di Capalbio, c’è un giardino visionario ispirato ai Tarocchi che ricorda da vicino i colori di Gaudí, tra sfingi abitabili, specchi e arcani giganti. Sembra un sogno, invece è un meraviglioso luogo da visitare nel cuore della Maremma Toscana

Giardino dei Tarocchi: il parco toscano che sembra Barcellona [

TRATTO DA

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Nel 1998, su una collina della Maremma grossetana, ha aperto al pubblico un giardino di sculture che sembra uscito da un sogno catalano*. Prima ancora di vedere le opere, si incontra un lungo muro di tufo caldo, firmato da Mario Botta, bucato soltanto da un varco perfettamente rotondo. Fuori ci sono campi, lecci, odore di macchia mediterranea e di salsedine lontana. Dentro, l’esplosione: specchi, ceramiche, mosaici coloratissimi, figure gigantesche. In molti lo definiscono il “Parc Güell della Toscana”, ma il suo nome vero è “Giardino dei Tarocchi” e si trova a Garavicchio, frazione di Pescia Fiorentina, nel comune di Capalbio. Secondo il sito ufficiale, il Giardino dei Tarocchi occupa circa due ettari di collina terrazzata in Maremma. Ventidue sculturearchitetture monumentali, alte fino a circa 15 metri, interpretano gli arcani* maggiori dei Tarocchi. Il richiamo a Gaudí è immediato: linee curve, nessun angolo netto, superfici rivestite da mosaici di specchi, vetro e ceramica come a Parc

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Güell. Solo che qui, invece della città, lo sfondo è il silenzio della campagna toscana, con la luce che rimbalza sulle tessere colorate e sugli ulivi. La visione di Niki de Saint Phalle, da Parc Güell alla Maremma L’ideatrice* del Giardino dei Tarocchi è l’artista franco-statunitense Niki de Saint Phalle. Come ricordano diverse ricostruzioni storiche, l’illuminazione arriva dopo una visita a Parc Güell di Gaudí e al Parco dei Mostri di Bomarzo. Da lì nasce il desiderio di creare un giardino fantastico “mediterraneo” tutto suo. I lavori iniziano nel 1979 e vanno avanti per circa diciassette anni. Il parco apre al pubblico nel 1998, ma per Niki diventa molto prima un luogo di vita quotidiana. Collabora con l’architetto Mario Botta, che progetta l’ingresso in tufo, con il marito Jean Tinguely, autore delle strutture metalliche e delle “macchine” in movimento, e con l’artista Pierre Marie Le Jeune, che firma le panchine sinuose*. Il risultato è un insieme barocco e luminoso, dove l’arte contemporanea incontra la tradizione dei giardini storici italiani, ma con la libertà cromatica che a Barcellona abbiamo visto sulle panchine ondulate di Gaudí. Entrare nel sogno: cosa vi aspetta nel Giardino dei Tarocchi Oltrepassato il cerchio nel muro di tufo, ci si ritrova in una piazza centrale che sembra un piccolo anfiteatro. Al centro una vasca d’acqua, intorno le prime figure: Papessa e Mago, fusi in un’unica struttura. Il Mago è rivestito di tessere a specchio che moltiplicano il sole in centinaia di riflessi, mentre l’acqua scende dalla bocca della Papessa lungo una scala blu. Tutto attorno, le panchine di Le Jeune, onde rivestite di mosaici in cui sedersi a guardare con calma il caos colorato del parco. Da qui si capisce

che non si tratta solo di una collezione di opere, ma di un percorso simbolico in cui ogni arcano è una tappa. Sulla collina spiccano due presenze “gaudiane” in chiave maremmana: l’Imperatrice-Sfinge e l’Imperatore. L’Imperatrice è una figura femminile gigantesca, morbida, rivestita di ceramiche, che nasconde all’interno una vera casa. Pareti interamente specchiate, una sala centrale abbagliante, una scala che porta ai due seni trasformati in camera da letto e cucina. Qui Niki ha vissuto a lungo durante il cantiere: un ventre di specchi in cui la vita quotidiana e il sogno si confondevano. L’Imperatore, poco distante, è una sorta di cittadella in miniatura. Colonnati, logge, passaggi sopraelevati, vasche, dettagli ironici, vetri di Murano incastonati nei mosaici. È il punto in cui l’affinità* con Gaudí è più evidente: stessa gioia delle

superfici curve, stessa tentazione di guardare ogni centimetro da vicino. Proseguendo si passa sotto il Sole, un grande uccello multicolore, e si incontra il Papa, costruito da Tinguely con una struttura metallica filiforme. Tra i sentieri compaiono l’Eremita blu con il cuore rosso, la Stella immersa in una vasca, la Temperanza trasformata in piccola cappella a specchi con foto degli amici e compagni di lavoro dell’artista. Nella zona più boscosa appaiono figure potenti e un po’ inquietanti: l’Impiccato dentro un albero invaso da serpenti, la Giustizia con dentro una macchina cigolante, la Morte sorridente a cavallo, il Diavolo dalle curve esagerate, infine il Mondo con un globo che ruota grazie a un congegno meccanico. La Ruota della Fortuna muove l’acqua che alimenta la fontana iniziale, collegando idealmente tutto il percorso. Lungo i sentieri di cemento, Niki ha inciso frasi, numeri, schizzi, appunti. Leggerli mentre si cammina trasforma il parco in un diario a cielo aperto: si sente la sua voce che commenta, ride, si arrabbia, spera. [...] Chi ama Barcellona ritroverà le curve e i colori di Gaudí, però immersi nel paesaggio ruvido della Maremma, con il vento che arriva dal mare. Ogni carta dei Tarocchi diventa una tappa di un piccolo viaggio interiore, dal Mago al Mondo. E quando si riguardano le foto, tra sfingi variopinte e draghi verdi, viene spontaneo giocare con gli amici: indovinate dove sono? Nessuno pensa a Capalbio. Ed è proprio questo il bello.

Glossario affinità: somiglianza arcani: misteri catalano: spagnolo ideatrice: chi ha avuto l’idea sinuose: curve

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Sport A tu per tu col leader del Mondiale. «Ho provato tante di quelle partenze che mi fa male la mano. Io e Russell? La priorità per la Mercedes è il titolo costruttori. Valentino Rossi mi ha detto che fa un gran tifo e di continuare così, senza preoccuparmi»

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TRATTO DA

]

di Giulia Antonelli Vedendolo arrivare attraverso la passerella all’ingresso dell’immenso Hard Rock Stadium di Miami, due meccanici della Mercedes sorridono: «Eccolo, il tornado!» Kimi Antonelli li abbraccia e ride sotto i folti capelli scuri che spuntano dall’immancabile cappellino, questa volta rosa in occasione del GP della Florida, portando con sé l’entusiasmo travolgente dei suoi diciannove anni. [...]

F1, intervista a Kimi Antonelli Come si sente a tornare qui? «È molto bello, questo resta un posto speciale per me perché è un po’ dove tutto è iniziato, dove ho fatto la mia prima “cosa da grande”. Fa strano pensare quanto tutto sia cambiato in un solo anno. Fortunatamente in questo momento abbiamo una macchina che va molto forte e il feeling è buono su tutte le piste, ma sapere di aver fatto già bene a Miami in passato sicuramente aiuta». [...]

Toto Wolff dice che non bisogna chiederle di vincere il titolo, essendo solo alla sua seconda stagione in F1. È d’accordo? «Lo capisco, vuole che non mi venga messa troppa pressione in un momento in cui, essendo leader del Mondiale, c’è interesse nei miei confronti. La stagione è lunghissima e mancano ancora tante gare, quindi bisogna restare concentrati. Io, dal canto mio, però, voglio andare forte e alzare sempre l’asticella*, perché i nostri avversari si stanno avvicinando». Si dice che qui potrebbe iniziare “un nuovo Mondiale”, con modifiche al

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regolamento e aggiornamenti da parte dei team. Cosa ne pensa? «Noi in Mercedes abbiamo provato durante la pausa i vari cambi di regolamento e non penso che sotto questo punto di vista ci saranno grandi trasformazioni. Però sarà interessante perché quasi tutti i team portano a Miami un grande pacchetto di aggiornamenti, mentre noi non avremo molti sviluppi in questa gara. Se riusciremo ad essere davanti nonostante gli aggiornamenti degli avversari, allora significa che siamo davvero molto solidi, e poi in Canada sarà il nostro turno per portare gli sviluppi».

Il suo punto debole nelle prime gare sono state le partenze. Quante ne ha provate in questa pausa? «Tante, direi almeno un centinaio. Mi faceva malissimo il braccio da quante ne ho provate. È stato anche un lavoro con il team, perché abbiamo apportato* delle modifiche alla frizione che penso useremo in Canada e che mi aiuterà con gli scatti. Già questo weekend però siamo arrivati a un compromesso per riuscire a gestire meglio la cosa e quindi fare una partenza decente». Wolff è stato molto chiaro: la priorità è la vittoria di Mercedes, non dei piloti.


Lei e George Russell ne siete consapevoli? «Sì, molto. Toto in Australia, prima della prima gara, ha messo me e George in uno stanzino e ci ha spiegato molto bene questo punto: la squadra vuole tornare a vincere il titolo Costruttori, questa è la priorità. Poi noi piloti ovviamente

corriamo in primis per noi stessi perché vogliamo costantemente vincere ed essere i migliori, ma è importante non dimenticarsi mai della squadra, perché è grazie a lei se noi riusciamo a ottenere i risultati». Durante la pausa ha passato un po’ di tempo con Valentino Rossi.

Le ha dato qualche consiglio su come vivere questo momento? «Sono stato al Ranch di Vale con gli altri ragazzi della Academy e mi sono divertito molto. Io però ho fatto solo da spettatore, non posso guidare la moto, mi sono limitato a guardare. Vale era molto contento per me, mi ha detto che ha fatto un gran tifo nelle ultime gare e di continuare a fare ciò che sto facendo senza preoccuparmi troppo». Questo mese da leader del Mondiale le ha cambiato la vita? «Non direi. Però sicuramente un cambiamento l’ho sentito e sono riuscito a godermi il momento sfruttando queste settimane di pausa. Però ora che si torna a correre sono entrato in modalità gara, mi concentro sul weekend e sulle prestazioni. Non penso ad altro».

Glossario

Gregorio Paltrinieri

abbiamo apportato: abbiamo fatto alzare sempre l’asticella: cercare di fare sempre un po’ meglio

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Letteratura

La sonnambula di Bianca Pitzorno: visioni, donne e storie che salvano la vita [

TRATTO DA

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di Jolanda Di Virgilio Viviamo aggrappandoci alle storie. A quelle che ascoltiamo, a quelle che leggiamo e, soprattutto, a quelle che ci raccontiamo per dare un senso a ciò che accade, per rimettere ordine nei tasselli sparsi della nostra esistenza. Esiste davvero un filo rosso che lega gli eventi? Un disegno nascosto, una connessione tra ciò che viviamo e ciò che immaginiamo? Non c’è una risposta definitiva e forse è proprio in questa assenza, in questo spazio di incertezza, che risiede la potenza della narrativa. È da un interrogativo irrisolvibile e proprio per questo sempre urgente che prende forma La sonnambula (Bompiani), il nuovo romanzo di Bianca Pitzorno, una delle voci più celebri e versatili* della letteratura italiana contemporanea. Autrice prolificissima*, con oltre cinquanta opere tra saggi, romanzi e traduzioni, Pitzorno ha attraversato decenni di letteratura dimostrando una rara capacità di muoversi

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Viviamo aggrappandoci alle storie, a quelle che ci aiutano a dare ordine e a credere che, da qualche parte, esista un filo capace di tenere insieme ciò che accade. È questo il dono di Ofelia Rossi, protagonista del nuovo romanzo di Bianca Pitzorno


tra mondi diversi: dalla narrativa per l’infanzia, che ha segnato generazioni di lettrici e lettori, a una produzione più recente rivolta agli adulti, sempre più stratificata e ambiziosa. La sonnambula si inserisce con naturalezza in questo percorso, avviato con titoli come La vita sessuale dei nostri antenati (Mondadori), Sortilegi e Il sogno della macchina da cucire (entrambi Bompiani), romanzi che mescolano sensibilità storica, ironia e uno sguardo sincero e partecipe sulle vite delle donne, sui loro desideri e sulle possibilità – spesso negate – di autodeterminazione. Anche in quest’ultimo libro Pitzorno

imbastisce una tela narrativa ricca di echi gotici e picareschi, in cui i destini si intrecciano come rami di un grande albero genealogico delle emozioni. Alla scoperta della protagonista, Ofelia Rossi Al centro della storia c’è Ofelia Rossi, figura complessa e memorabile, una donna conosciuta come “la sonnambula”, i cui giorni si consumano tra visioni improvvise e l’impresa quotidiana, faticosa, di reinventarsi. Fin dall’infanzia, la sua esistenza è segnata da vertigini e svenimenti: episodi che si rivelano essere vere e proprie epifanie del futuro. Non si tratta di un dono da esibire né di un privilegio rassicurante, ma di un peso ingombrante, di un mistero che la sovrasta e allo stesso tempo la guida, senza mai offrirle una chiave definitiva per

comprenderlo o dominarlo. In un mondo ostile, diffidente verso tutto ciò che sfugge alla razionalità e ancora più crudele con chi è donna, Ofelia è costretta a fuggire da un matrimonio che avrebbe dovuto garantirle stabilità e protezione, e che invece si trasforma in un intreccio di povertà, violenza e disillusione. La fuga diventa allora l’inizio di una nuova possibilità: lasciare la casa, il passato, persino il proprio nome, per costruirsi un’identità scelta e non subita. È così che nasce la Sonnambula. Nel suo appartamento di via del Fiore Rosso, Ofelia accoglie le richieste di chi bussa alla sua porta (soprattutto donne, meno trattenute degli uomini dalla vergogna di chiedere aiuto a una forza occulta). Per cinque lire,

così come un mosaico di esistenze: lettere, confessioni, rimpianti e dolori che confluiscono nel casellario di Ofelia e, attraverso di lei, prendono forma. Il racconto diventa contenitore di molti altri racconti e il lettore, come la protagonista, si ritrova a commuoversi, indignarsi, innamorarsi. Sì, perché La sonnambula è anche una storia d’amore, un amore che per esistere deve muoversi in equilibrio precario, tra ostacoli e rinunce, in una realtà in cui essere donna e inseguire i propri desideri resta un atto tutt’altro che semplice. In questo modo Pitzorno non ci regala soltanto una protagonista meravigliosa, ma un’intera comunità fatta di nomi, volti, segreti e fantasmi interiori. [...]

raccoglie biglietti e suppliche: non offre la sua “magia” come spettacolo, ma come atto di ascolto radicale. I responsi arrivano attraverso una trance simulata, una penna d’oca che scrive sotto la guida di uno spirito evocato. Qualcuno potrebbe liquidare* tutto come una messinscena, una finzione ben orchestrata per spillare denaro. Ma la verità è più sottile: al di là del dono, Ofelia sa accogliere. Sa leggere tra le righe, comprendere, guardare oltre. Sa essere compassionevole e, quando serve, inflessibile. Il suo compito non è predire il futuro, ma restituire alle persone qualcosa che spesso manca più di ogni profezia: sentirsi visti, non giudicati. Una parola capace di placare i dubbi e lasciare spazio al vivere.

una narrazione in continuo divenire, in cui il confine tra ciò che sappiamo e ciò che immaginiamo resta poroso, instabile. Ofelia non smette mai di provare, di interrogarsi, di raccontare. E insieme a lei impariamo che il senso non è un dato acquisito, ma una conquista da portare avanti ogni giorno. E alla fine, ciò che resta non è tanto la verità, quanto il movimento che ci spinge a cercarla. In un tempo in cui le certezze si dissolvono rapidamente, Bianca Pitzorno ci ricorda che le storie – quelle che ascoltiamo e quelle che raccontiamo a noi stessi – sono ancora ciò che ci tiene in vita.

Il romanzo è anche una storia d’amore La struttura del romanzo si costruisce

Un invito a pensare la vita come una narrazione in continuo divenire La sonnambula non offre risposte facili. È piuttosto un invito a pensare la vita come

Glossario liquidare: definire in fretta prolificissima: che ha scritto molto versatili: capaci di impegnarsi in scritti diversi

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Giochi e attività Amelia e la startup dell’800 risorta Rileggi l’articolo e completa le parole dell’amministratrice delegata, unendo le due colonne. a.

Volevo riprendere...

b.

Le competenze acquisite all’università e nelle prime esperienze lavorative...

Quando ho visto che molti pastifici ragionavano in ottica di prodotto, mi sono detta che...

c. d.

Io e mio fratello siamo ripartiti prima con la commercializzazione...

e.

L’idea è stata di recuperare il passato...

f.

La mia azienda mi ha permesso di esprimermi liberamente senza condizionamenti...

g.

Cinquanta grammi di pasta al giorno non fanno ingrassare...

1. avremmo dovuto puntare sulle nostre unicità. 2. ridando ossigeno alla memoria e mettendo al centro del nostro progetto la pasta. 3. ciò che i miei antenati avevano fatto in passato. 4. dipende dal condimento che ci metti. 5. mi sono servite per capire come girava l’economia della pasta in tutta Italia. 6. poi con la produzione negli stessi palazzi che mio padre Mariano aveva ereditato. 7. sulla base dei nostri valori, modello e stile lavorativo.

F1, intervista a Kimi Antonelli Rileggi l’intervista e rispondi se le seguenti affermazioni sono vere o false. a. Kimi Antonelli ha 16 anni ed è biondo. b. Pensare alla vittoria a Miami lo incoraggia. c. Kimi non vuole il titolo a tutti i costi ma fare il massimo. d. I cambi di regolamento lo preoccupano molto. e. Ha provato almeno un centinaio di partenze per migliorare. f. Kimi e Valentino Rossi non sono per niente amici.

V

F

Soluzioni

Amelia e la startup dell’800 risorta. a. 3; b. 5; c. 1; d. 6; e. 2; f. 7; g. 4. F1, Kimi Antonelli. a. F; b. V; c. V; d. F; e. V; f. F.

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Pasta.it Le paste italiane più amate al mondo dagli stranieri. Cultura e tradizioni italiane da tutte le regioni dove nasce la pasta: inizia con la ricetta della carbonara la nostra rubrica dedicata a uno dei piatti più tipici della tradizione italiana

[

TRATTO DA

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Carbonara, una ricetta semplicissima e in genere molto apprezzata. Svolge un ruolo veramente importante e fondamentale il guanciale nella cucina romana con il suo sapore deciso e la sua consistenza. In parecchi lo sostituiscono con la pancetta, ma non nelle vecchie

e datate osterie romane. Le origini di questo piatto sono ancora oggi insicure, anche se in parecchi la danno per certa al lazio. Con la liberazione di Roma, i soldati americani che avevano portato con sé il bacon si alimentavano cucinando con i prodotti locali che reperivano*, come le uova e la pasta. Fu comunque un italiano che a Roma mise a punto* la ricetta che oggi ritroviamo sulle nostre tavole. Caratteristiche generali · Difficoltà: molto facile · Costo: economico · Tempo di preparazione: 15 minuti · Tempo di cottura: 13 minuti · Porzioni: 2 · Metodo di cottura: bollitura · Stagionalità: tutte le stagioni

La carbonara

Ingredienti 180 g spaghettoni 1 uovo 80 g guanciale 6 g sale 30 g pecorino romano 1 pizzico pepe Strumenti necessari Padella Tagliere Pentola Piatto Preparazione Per due persone, facciamo cuocere il guanciale tagliato a pezzettini in una padella a fuoco basso fino a farlo diventare croccante. Intanto sbattiamo in un piatto l’uovo con tre cucchiai di pecorino romano, un pizzico di sale e pepe. Lessiamo al dente gli spaghettoni, scoliamoli* e immediatamente aggiungiamoli al guanciale e all’uovo. Serviamoli con una spolverata* di pecorino.

Glossario mise a punto: decise le caratteristiche reperivano: trovavano scoliamoli: togliamo l’acqua versandoli nel colapasta spolverata: un po’ sparso sopra

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