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Il bosco di Sofia

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LeggerMENTE

ORA E POI


Indice Roberto Melchiorre Il bosco di Sofia Responsabile editoriale: Beatrice Loreti Art director: Marco Mercatali Responsabile di produzione: Francesco Capitano Redazione: Carla Quattrini Impaginazione: Sara D'Urzo Illustrazioni: Roberta Bordone Copertina: Adami Design Foto: Shutterstock, Archivio La Spiga Edizioni © 2020 Eli – La Spiga Edizioni Via Brecce 100 – Loreto info@elilaspigaedizioni.it www.elilaspigaedizioni.it Stampato in Italia presso Tecnostampa – Pigini Group Printing Division – Loreto – Trevi 20.83.015.0 ISBN 978-88-468-4041-7 Le fotocopie non autorizzate sono illegali. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione totale o parziale così come la sua trasmissione sotto qualsiasi forma o con qualunque mezzo senza previa autorizzazione scritta da parte dell’editore.

Nota introduttiva................................................................... 4 Capitolo 1 – Il sospetto ........................................................ 6 Capitolo 2 – Il dubbio .......................................................... 14 Capitolo 3 – Alla ricerca della verità ................................. 21 Capitolo 4 – Sotto il telo ...................................................... 27 Capitolo 5 – Augusto ........................................................... 32 Capitolo 6 – Delfini .............................................................. 36 Capitolo 7 – Il villaggio turistico ........................................ 43 Capitolo 8 – Social ................................................................ 48 Capitolo 9 – Chico Mendes ................................................ 52 Capitolo 10 – La festa ........................................................... 59 Capitolo 11 – Lettere d’amore ............................................ 64 Capitolo 12 – Il paese si divide ........................................... 68 Capitolo 13 – La petizione .................................................. 72 Capitolo 14 – Nubifragio ..................................................... 77 Capitolo 15 – La frana .......................................................... 83 Epilogo ..................................................................................... 88 Focus I cambiamenti climatici .................................................... 95 Il destino delle coste italiane............................................ 101 La foresta amazzonica brucia .......................................... 102 Gli animali a rischio estinzione ...................................... 110 Danni causati dai disastri naturali ................................... 111 Clima: giovani che combattono....................................... 113 Jonathan Sofran Foer ........................................................ 122 Attività ..................................................................................... 124 3


nota introduttiva

Nota introduttiva Chi l’avrebbe mai detto che saremmo arrivati un giorno a dubitare di cose considerate scontate da sempre: l’arrivo della primavera a fine aprile, i primi freddi a novembre, la neve a Natale, i ghiacciai eterni sulle Alpi e la quiete dopo la tempesta. Purtroppo, nulla è più così: la primavera è scomparsa, inghiottita da inverni che, sempre più di frequente, sfociano da un giorno all’altro nell’estate, novembre non è poi così freddo, a Natale spesso si può fare a meno del cappotto, i ghiacciai delle Alpi stanno sparendo a uno a uno e dopo la tempesta alla quiete si è sostituita la conta dei morti e delle devastazioni. Le previsioni del tempo, poi, non suggeriscono più se uscire o meno con l’ombrello oppure se fare una gita in barca, ma annunciano bombe d’acqua, nevicate record, esondazioni, ondate eccezionali di calore o grandinate da guinness dei primati. Di chi è la colpa? C’è chi se la cava accusando la Natura, chi sostiene che non è certo la prima volta che nella storia del nostro pianeta accadono fenomeni simili, chi, invece, afferma che ci sarebbero persone potenti interessate a disegnare scenari apocalittici e che, quindi, in fondo in fondo, non c’è alcun motivo per preoccuparsi. In realtà il responsabile del complesso fenomeno che ora tutti chiamano «cambiamenti climatici» c’è, ed è l’uomo. Con la sua voracità, la sua voglia di disporre a piacimento del pianeta, senza rispettare né le foreste né i mari, né le montagne né i fiumi, né la flora né la fauna, l’uomo ha consegnato alle generazioni future un pianeta malato e sempre più inospitale. Ci interessa ben poco sapere che anche i vulcani, nel corso della storia, hanno provocato enormi catastrofi, come pure non ci appassionano le discussioni sulle presunte responsabilità del sole, argomentazioni tipi-

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che di chi nega anche l’evidenza, di chi è capace di sostenere che più del 97% della comunità scientifica stia mentendo. Quello che invece ci riguarda è come evitare, senza perdere tempo, che l’uomo contribuisca ulteriormente a modificare il clima del pianeta e il paesaggio, la Natura, quindi, con tutte le sue creature, come avrebbe detto Francesco d’Assisi più di otto secoli fa. Ci interessa come evitare che il cielo si nasconda dietro particelle assassine di smog, come fare per allontanare il pericolo di alluvioni e frane, come salvare dalla plastica i mari, dalle discariche abusive e nocive i fiumi e dagli incendi e dal disboscamento la foresta Amazzonica. Per fare questo è necessario l’impegno di tutti, anche di chi scrive, di chi per mestiere racconta storie, soprattutto storie indirizzate ai giovani. È con questo spirito che è nato il romanzo che vi apprestate a leggere, la vicenda di una ragazza tenace e caparbia che, grazie all’aiuto di tanti suoi coetanei, dei loro genitori, della scuola, combatte per la salvezza di un bosco. Una battaglia che dimostra come nulla si può fare da soli, ma che tutto è possibile quando ci uniamo agli altri. Perché, ne sono sicuro, tutti, come Sofia, possiamo contribuire a salvare – magari cambiando molte delle nostre abitudini quotidiane – il nostro pianeta. Ma per farlo è necessario essere informati correttamente, affidarsi a fonti serie e rigorose, evitando le tante fake news che invadono la rete e spesso, purtroppo, anche la mente di troppi. Per questo, nel libro, dopo la parte narrativa, troverete un ampio focus costituito da materiali scelti con attenzione che vi permetteranno di approfondire il tema dei cambiamenti climatici.

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capitolo 1. il sospetto

Capitolo 1

Il sospetto Prima si fece strada in una boscaglia di biancospino. A molti sarebbe stato quasi impossibile attraversarla, ma non a lei, che conosceva alla perfezione i punti dove i rami contorti e spinosi aprivano qualche timido varco. Nonostante la sua attenzione, la confidenza con luoghi che frequentava sin da bambina, non lasciava nulla al caso ed era sempre ben attrezzata: indossava in ogni stagione scarpe da montagna e una tuta mimetica di tela robusta capace di difenderla da rovi e da serpi. Dentro lo zainetto una bussola e l’immancabile k-way. Inutile portare con sé lo smartphone perché su quel versante della montagna non c’era campo. Dopo una ventina di minuti di marcia, giunse nella parte dominata dai faggi: boschi ospitali, ordinati, puliti, il cui terreno sembrava un tappeto soffice e profumato. In autunno, poi, la coltre di foglie assumeva le sembianze di una spessa coperta vegetale sopra cui amava rotolarsi ridendo di gioia e cantando a squarciagola i più grandi successi di Lady Gaga, la sua cantante preferita. Teneva comunque sempre gli occhi ben aperti, guardandosi intorno, vigile, attenta a che qualche cacciatore di frodo o cercatore di funghi la vedesse, gente che lei giudicava senza scrupoli oltre che pettegola. Già quel suo frequente rifugiarsi tra la vegetazione più impervia delle montagne che circondavano il paese aveva destato molti sospetti. Se poi si fosse venuto a sapere anche che si rotolava nel sottobosco cantando, l’avrebbero dichiarata pubblicamente matta del paese. Ma lei matta non lo era affatto. Usando un’espressione un po’ antiquata, si sarebbe potu6

ta definire una studentessa modello, un esempio per tutti. La sua natura solitaria e taciturna, unita agli ottimi risultati scolastici, a un fisico atletico e a un viso di una bellezza malinconica e misteriosa, le donava un’autorevolezza che neanche il suo abbigliamento, così poco femminile, e il suo amore per la natura, così lontano dagli interessi coltivati dalle sue coetanee, erano mai riusciti a scalfire. Per questo faceva il possibile per mantenere segrete certe manifestazioni di felicità. Non aveva mai permesso a nessuno, infatti, di accompagnarla in quelle escursioni: né a Pablo, un terranova nero come la pece, né a Marco, il suo amico del cuore. A dire il vero, per averli esclusi da quella parte così importante del suo mondo, provava un certo senso di colpa che, però, riusciva sempre a sconfiggere. Quel giorno si spinse più su, fino a un bosco che quasi considerava suo, dove regnavano le conifere che annunciavano, con il vento a favore, la loro profumata presenza a centinaia di metri di distanza. Era il bosco più amato da Sofia. Spesso, conquistata da un entusiasmo che nessuno di quelli che la conoscevano avrebbe mai immaginato, abbracciava alcuni alberi cui era particolarmente legata, chiamandoli con i nomi che aveva scelto per loro, come si fa con le persone alle quali si vuole bene. In quel luogo, inoltre, ambientava storie fantastiche, tenute gelosamente segrete, scritte e disegnate su un taccuino di fogli spessi e porosi che portava sempre con sé. Quella volta però un tanfo insopportabile giunse alle sue narici. Era abituata all’odore dei cadaveri. Il bosco si nutre anche di morte, per cui, spinta semplicemente dalla curiosità di conoscere la specie animale sacrificata al ciclo ineluttabile della natura, seguì la traccia del fetore che si faceva, passo dopo passo, sempre più forte e nauseabondo, tanto da essere costretta a coprirsi il naso con uno di quei fazzolettini disinfettanti al profumo di menta. 7


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Quando fu certa di essere giunta a poca distanza dalla fonte di quel cattivo odore, convinta di scorgere la carogna d’un gatto selvatico o di un rapace, la sua attenzione si diresse verso un robusto telo di plastica arancione disteso sopra un masso o forse su qualcos’altro. D’istinto strinse il manico del bastone da montagna con la punta in acciaio che portava sempre con sé per difendersi da possibili brutti incontri. Sempre d’istinto, però, fece due passi indietro. Poi tre, quattro. Infine, quando le parve di aver visto spuntare da sotto il bordo del telo il tacco a spillo di una scarpa, iniziò a correre verso casa spinta, quasi trascinata, come mai gli era capitato, dalla paura. Il panico le suggeriva di raccontare tutto ai genitori, ma questo avrebbe significato svelare molti dei suoi segreti: mostrare il sentiero, battuto con tanta fatica, che conduceva al suo bosco, condividere i luoghi e i paesaggi conosciuti solo da lei e che rappresentavano un mondo che fino ad allora aveva gelosamente nascosto a tutti. Per questo, giunta a una cinquantina di metri da casa, una costruzione a due piani con un ampio giardino alla periferia del paese, si fermò, riprese fiato, si ricompose e decise che per il momento non avrebbe detto nulla. Aveva il forte sospetto che quel telo arancione nascondesse il cadavere di una donna, ma non ne era certa. Quello che pareva un tacco forse era semplicemente un ramo oppure si trattava di una scarpa, ma capitata lì per caso. Di sicuro c’era solo il fetore insopportabile, come quello che emanano le carogne degli animali, che, però, nessuno nasconde sotto un telo. A meno che a qualche cacciatore non fosse venuto in mente di coprire un suo cane morto con l’intenzione di tornare il giorno dopo, armato di vanga, per dargli una degna sepoltura. In ogni caso non voleva correre il rischio di creare allarme in tutta la comunità per poi ritro8


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varsi di fronte alla carcassa di un animale. Decise quindi di non dire niente a nessuno, cosa che le riusciva sempre assai bene, e di tornare nel bosco il giorno dopo per controllare se nel frattempo qualcuno avesse rimosso il telo e il mistero che nascondeva. La madre di Sofia, una donna di una grazia corpulenta che si chiamava Celeste, nonostante lo sforzo della figlia di nascondere l’emozione, capì che qualcosa non andava. «Mi sono appena ricordata che domani devo portare una ricerca sulla battaglia di Austerlitz» disse Sofia, salendo velocemente le scale che conducevano alla sua cameretta. Ovviamente era la prima scusa che gli era venuta in mente e se la mamma avesse studiato di più la Storia avrebbe fatto notare alla figlia che la battaglia dei tre imperatori faceva parte del programma dell’anno precedente. In ogni caso la donna, nonostante le perplessità circa la giustificazione scelta dalla figlia, non andò avanti con la sua indagine, accontentandosi del fatto che fosse rincasata in anticipo, evitandole così la solita preoccupazione di non vederla tornare da quelle periodiche fughe in montagna. Una volta dentro la stanza, Sofia si chiuse a chiave, cosa che non faceva quasi mai, come se dovesse nascondersi da qualcuno. Non permise di entrare neanche a Pablo il quale, senza guadagnarsi né uno sguardo né una carezza, l’aveva seguita scodinzolando dal cancelletto che introduceva al giardino dell’abitazione. Si era convinta di aver visto qualcosa che non avrebbe mai dovuto vedere, e questo le riempì la testa di brutti pensieri: “E se fossi stata seguita? Forse proprio dall’assassino di quella donna? Adesso sa dove abito”. Paure mitigate da qualche rassicurazione: “Ma quale assassino? Io non ho assistito a nessun delitto e non ho visto alcun cadavere. Mi sto agitando senza motivo”. Mentre percorreva avanti e indietro questi pensieri, si li10

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berò della mimetica. La annusò in più punti ed ebbe la netta sensazione che puzzasse di morte. Afferrando l’indumento con la punta delle dita lo mise in una busta di plastica con l’intenzione di infilarlo nella lavatrice senza farsi vedere dalla madre. Poi spruzzò nella cameretta una dose esagerata di deodorante per ambienti al profumo di mela e cannella. Finalmente il fetore di cadavere scomparve dalla sua immaginazione insieme alla paura. A cena andò meglio, grazie a una conversazione tenuta con il padre su quell’autunno straordinariamente caldo, chiacchierata che le fece dimenticare per un po’ la brutta avventura di poche ore prima. Il dottor Paleari era un uomo alto quasi due metri, magro come uno stecco, con un naso molto pronunciato sul quale poggiava un paio di occhialini tondi. Era un biologo marino, aveva studiato per anni i delfini dirigendo un importante centro di ricerca sulla costa. Poi, un giorno, improvvisamente, aveva deciso di abbandonare il suo lavoro e di trasferirsi in quel paese di montagna per dedicarsi a scolpire il in legno. Alla moglie non diede alcuna spiegazione per quella decisione tanto repentina quanto carica di conseguenze. In qualsiasi altra coppia un avvenimento del genere avrebbe causato liti furiose e, forse, anche una separazione. Ma quella era davvero un'unione speciale, fondata su una sconfinata fiducia reciproca. Così, Celeste accettò la rivoluzione della loro vita quotidiana senza battere ciglio: lasciò il suo impiego di segretaria in uno studio legale, vendette un piccolo appartamento ereditato da una zia in modo da non avere bisogno di trovarsi un nuovo lavoro, e seguì il marito, senza avere dubbi sul fatto che fosse quella la cosa giusta da fare. Quando accadde tutto ciò, Sofia aveva appena un anno, per questo non ricordava nulla della precedente vita della sua famiglia. Aveva provato a chiedere notizie su quel 11


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passato ai genitori, ricevendo dalla madre solo delle vaghe risposte che facevano riferimento alla passione per l’arte, all’amore per la montagna, al desiderio di una vita tranquilla, mentre dal padre nemmeno quelle, ma solo sguardi muti. Tuttavia, la ragazza immaginava benissimo come il padre avesse amato i delfini tanto quanto l’arte, così come adorava montagne e oceani allo stesso modo. Tutto ciò era evidente proprio quando padre e figlia discutevano di cose che riguardavano i fiumi, i boschi, la neve e le piogge. Il dottor Paleari, come Sofia, parlava poco, non amava sprecare parole, detestava i pettegolezzi, non possedeva né un cellulare né un pc e spesso trascorreva l’intera giornata in silenzio, senza aprire bocca. Oppure, come sosteneva la moglie, parlando con le sue sculture, con quel legno che scolpiva, piallava, lisciava e accarezzava fino a dare forma a volti, corpi, arabeschi, crocefissi, madonne, piante, fiori, folletti e astratte creature. Quest’uomo taciturno e schivo era però capace di infervorarsi in lunghe appassionate discussioni quando c’era di mezzo qualcosa che aveva a che fare con la natura. Come quella sera, elencando dettagliatamente tutte le conseguenze negative di quel caldo anomalo. «Se dovesse continuare così – affermò con veemenza – gli alberi che germogliano oggi vivrebbero in un clima notevolmente mutato. Questa situazione stravolgerebbe totalmente l'esistenza della flora. Il riscaldamento, inoltre, innalzerebbe di parecchio le zone di vegetazione. I boschi di montagna, oggi dominati da conifere, saranno in futuro sempre più popolati da latifoglie. Le temperature più elevate e la crescente siccità aumenterebbero il pericolo di incendi e favorirebbero la diffusione di organismi nocivi che farebbero ammalare gli alberi». «Il solito esagerato!» intervenne la moglie. «Non esagero affatto» ribatté l’uomo. «I boschi possono 12

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adattarsi solo in misura limitata ai cambiamenti climatici. Questo significa che non riusciranno più a svolgere quelle funzioni vitali per loro, ma anche per l’uomo! Possibile che l'umanità sia diventata così cieca, irresponsabile, sconsiderata? Di questo passo, prima della fine del secolo, la Terra sarà sconvolta da eventi catastrofici, soprattutto a causa della deforestazione e degli incendi boschivi!» Quando il padre usciva dal suo mutismo per abbandonarsi in difese accorate e competenti della natura, che rendevano ancora più brillanti e intelligenti i suoi limpidi occhi azzurri, Sofia gli voleva ancora più bene e in quelle occasioni l’avrebbe voluto abbracciare, stringere, baciarlo sulle guance. Ma erano manifestazioni d’affetto che non appartenevano né al padre né alla figlia. Per questo si limitava ad annuire con ammirazione ai suoi discorsi e a esprimere la sua opinione. Quella sera pensò di raccontargli subito della puzza di carogna, del telo, del tacco a spillo, del possibile cadavere e della fuga. «Papà, devo dirti una cosa importante…» quasi sussurrò. «Che cosa hai detto?» chiese il padre, che con gli anni aveva perso un po’ d’udito. Solo allora la ragazza si rese conto che se avesse parlato, il suo racconto avrebbe convinto ancora di più i genitori, in particolare la madre, dei rischi che correva avventurandosi da sola in montagna e le avrebbero di sicuro vietato di frequentare i luoghi che tanto amava. “Meglio tacere” pensò. «Nulla… Volevo solo dire che sono d’accordo con te, papà» rispose Sofia, rimandando ogni decisione ai giorni successivi. Così, quando la madre servì la crostata ai frutti di bosco, il silenzio era tornato a regnare in cucina.

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capitolo 2. il dubbio

Capitolo 2

Il dubbio Tornò in camera e, come quasi ogni sera, terminò di fare i compiti. Non aveva da svolgere nessuna ricerca sulla battaglia di Austerlitz, bensì degli esercizi di matematica da completare in vista della verifica del giorno dopo. Poca roba per Sofia, considerata dagli insegnanti un vero fenomeno nelle materie scientifiche. Nonostante ciò, fece un’insolita fatica per risolverli tutti. La mente non riusciva a liberarsi dall’immagine del tacco a spillo che spuntava dal telo e, malgrado la doccia e il cambio di abiti, le sembrava di avvertire ancora un leggero puzzo di cadavere. Tentò di distrarsi chattando con Marco, il suo migliore amico, come lei lo definiva. Tutti, però – i compagni di classe, gli amici ed anche il dottor Paleari e sua moglie – lo consideravano il suo fidanzato, parola odiata dalla ragazza. Al contrario di Sofia, Marco era un tipo solare, sempre con il sorriso sulle labbra, pronto alla battuta, amico di tutti. Bassino, un po’ sovrappeso, non era certo il tipo che faceva girare la testa alle ragazze, ma aveva un’intelligenza vivace, era sensibile e soprattutto era l’unica persona al mondo capace di farla ridere. Erano coetanei, ma di segno zodiacale diverso: Sofia era cancro, coraggiosa, avventurosa, orgogliosa e con un alto senso della giustizia, però troppo prigioniera del suo mondo; Marco, invece, era nato sotto il segno dei gemelli, solare, socievole e per certi aspetti geniale. I due avevano frequentato la stessa scuola dell'infanzia, poi, alle elementari, si erano un po' persi di vista. Ogni tanto si incrociavano, soprattutto d'inverno, nella biblioteca comunale. Avevano anche scambiato opinioni sulle loro letture,

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peraltro assai diverse: lei preferiva libri sulle ere geologiche, sulla vita degli animali, ma anche le raccolte di fiabe, mentre Marco amava i romanzi avventurosi, soprattutto quelli marinareschi. Qualche volta Sofia gli aveva parlato dei suoi esperimenti di chimica e Marco le aveva raccontato con entusiasmo la trama del Vecchio e il mare di Ernest Hemingway. Si erano poi ritrovati nello stesso istituto, ma non nella stessa classe, perché il ragazzo aveva saltato un anno alle medie, costretto ad assentarsi per mesi a causa di una brutta asma che ancora, ogni tanto, lo tormentava. Già dal primo giorno di scuola erano tornati in sintonia, un legame, però, ancora simile a quello dei bambini: festoso, innocente, ingenuo. Poi, dopo un'estate durante la quale si erano visti di rado perché entrambi avevano soggiornato da lontani parenti, avevano iniziato a guardarsi con occhi diversi. Facevano fatica ad abbracciarsi, a giocare e rincorrersi come solo tre mesi prima avrebbero fatto con naturalezza. Capitava che arrossissero, abbassando lo sguardo, ogni volta che pensavano di aver fatto l'una una brutta figura con l'altro e viceversa. E accadeva anche che litigassero con un certo furore, promettendosi di non rivolgersi la parola "per sempre". Ma, il "per sempre", durava al massimo quel che restava della ricreazione. Da quel tempo, poi, non riuscivano a fare a meno di incontrarsi ogni volta che potevano, isolandosi dagli altri, come fanno i ragazzi che stanno insieme. Le amiche di Sofia, anche se di amiche vere e proprie non ne aveva, non riuscivano a comprendere che cosa ci trovasse in Marco, considerato anche il fatto che almeno un paio degli studenti più corteggiati della scuola le facevano il filo. In realtà erano molte le cose che le compagne di classe di Sofia non riuscivano a spiegarsi: quei vestiti così poco alla moda, la mancanza di trucco, i gusti musicali che consideravano vecchi oltre a quell’interesse smodato per le scienze 15


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e la natura. Inoltre Sofia, pur essendo la prima della classe in informatica, non aveva neanche un profilo sui social e, l'unica concessione a un mondo di relazioni che tutte loro praticavano ossessivamente era WhatsApp. Tuttavia, proprio questo essere diversa dalle altre incuriosiva i ragazzi e rendeva Sofia la più interessante della scuola. In classe c’era però un piccolo gruppo di ragazze che proprio non la sopportava. Capitanate da Camilla, la figlia dell’ingegner Tito, il più importante imprenditore edile della zona, indossavano solo abiti firmati, possedevano tutte l’ultimo modello di iPhone e il loro hobby preferito era scattarsi selfie per postarli immediatamente su Instagram. Ogni cosa che facevano, anche l’azione più banale della giornata – come mangiare un tramezzino, dipingersi le unghie o provare delle scarpe in un negozio – dovevano fotografarla per condividerla con il mondo intero. Erano studiose, educate, rispettose dei professori, ma tutto ciò non scalfiva minimamente la loro superficialità. L’ultima volta che avevano rivolto la parola a Sofia era stato in occasione di una gara di velocità. Qualcuno le aveva prestato una tutina fucsia molto glamour che si era guadagnata gli apprezzamenti delle “signorine grandi firme”, come era stato soprannominato il gruppo Camilla & C. Altri argomenti di conversazione non sembravano possibili. Con Marco, invece, poteva parlare di tutto e non c’erano questioni che non affrontassero in interminabili scambi di messaggi. Di solito iniziavano parlando del più e del meno per finire con il concentrarsi su un argomento in particolare: un episodio accaduto a scuola, il comportamento di un professore, ma anche un libro, un film o un avvenimento di cronaca. Si lasciavano solo dopo un paio d’ore, quasi sempre prima della mezzanotte, con una buona notte e qualche tenerezza. Bacini e cuoricini inviati, però, solo da Marco, 16

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perché Sofia non era avvezza a quelle che considerava delle smancerie e si limitava a un “è sempre bello parlare con te”, magari con l’aggiunta dell’emoticon che strizza l’occhio in segno di intesa. Ma quella sera la conversazione non decollava, e per quasi un’ora rimasero ai preliminari. Il ragazzo avrebbe voluto seguire il consueto copione, ma Sofia era immobilizzata dal dilemma “glielo dico o non glielo dico?”. Con Marco non correva certo i rischi che avrebbe corso se avesse raccontato tutto ai genitori, comunque sentiva che doveva resistere a quella tentazione anche perché, conoscendo il carattere dell’amico, sarebbe stata costretta a portarlo con sé nel suo bosco già l’indomani. Così sbadigliò forzatamente per un paio di volte fingendo di avere sonno e chiuse la conversazione, con un anonimo “Buona notte”. Ma il sonno, quella notte, tardò ad arrivare. Fino quasi all’alba riavvolse e poi srotolò, per riavvolgerlo ancora, il filo degli avvenimenti del pomeriggio precedente, in un dormiveglia che la sfinì. Quando suonò la sveglia, si sentì talmente stanca che decise di entrare alla seconda ora per tentare di recuperare un po’ di energie. Celeste, non vedendola scendere a colazione al solito orario, si preoccupò e salì a controllare che cosa fosse accaduto. «Tutto a posto?» le chiese aprendo la porta della cameretta ancora avvolta dal buio. «Non ti senti bene?» «Austerlitz…» fu l’unica parola che riuscì a pronunciare la ragazza, facendo intendere di aver lavorato fino a tardi all’approfondimento di quella battaglia. A quel punto la donna si allontanò senza far rumore, in punta di piedi, pentendosi di aver dubitato, il giorno precedente, della parola della figlia. Uno dei comportamenti degli studenti che la professoressa Martini, dirigente della scuola, non sopportava, erano i ritardi. Di solito aveva dei modi materni, dolci e comprensivi, più di molti professori, ma per quanto riguardava la 17


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puntualità era intransigente, tanto che non aveva mai delegato nessuno alla giustificazione dei ritardi. Era capace di scenate fatte di urla, rimproveri telefonici ai genitori, minacce di sospensioni e di bocciature. Questo soprattutto quando ascoltava le scuse meno credibili o si trovava di fronte a ritardatari seriali, ragazze e ragazzi che magari erano stati davanti alla playstation o a chattare su Facebook fino a tarda notte, oppure che si erano attardati per aver fatto colazione al piccolo bar che si trovava vicino alla scuola. Ma quando Sofia le si presentò davanti con in mano il libretto delle giustificazioni, reagì più con sorpresa che con la solita irritazione. Conosceva assai bene il valore di quella ragazza, la sua passione per lo studio e la sua correttezza. «Come mai questo ritardo?» domandò semplicemente. «Non mi sono sentita bene questa notte. Forse ieri sera ho esagerato con la crostata ai frutti di bosco» rispose, non potendo tirare in ballo Austerlitz, perché la preside conosceva assai bene i programmi di Storia. La donna firmò senza fare problemi, raccomandando però alla ragazza di mangiare dolci con più moderazione. Quella mattina il tempo sembrava dilatato, infinito, e il suono della campanella pareva annunciare più le ore ancora da trascorre tra i banchi che quelle già passate. Svolse la prova di matematica con la consueta facilità, distribuendo qua e là qualche furtivo suggerimento, sempre molto gradito da tutti, anche dalle “signorine grandi firme”. Erano quelle le cose che la rendevano sopportabile anche a chi avrebbe fatto volentieri a meno perfino di salutarla. Per il resto Sofia pensò solo al momento in cui avrebbe ripreso il sentiero che conduceva al suo bosco. Alla fine della sesta ora, quando l’ultimo squillo della giornata annunciò il "rompete le righe", scattò con tutta l’agilità di cui era capace, e in pochi secondi guadagnò l’uscita della scuola. 18

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Montò sopra l’inseparabile mountain bike per lanciarsi verso casa. Dopo una decina di minuti si ritrovò nella sua cameretta per indossare una mimetica pulita e calzare i soliti anfibi. Afferrò il fedele bastone da montagna, prese una mela dal cesto della frutta e uscì di casa con l’aria di un agente segreto in missione speciale. Non aveva molto tempo a disposizione. Rimanevano, infatti, poco più di tre ore di sole. Doveva fare presto, camminare a passo svelto e, dove il terreno l’avrebbe permesso, anche correre se voleva evitare il buio. A poche centinaia di metri dal luogo del ritrovamento del telo, Sofia rallentò, procedendo con grande cautela. Aveva paura di fare brutti incontri, di essere vista da qualcuno, dall’assassino oppure dai suoi complici. Chissà perché più procedeva verso il bosco e più si convinceva che sotto il telo ci fosse proprio il cadavere di una donna. Avvertiva il cuore battere e a ogni passo sentiva rumori inquietanti. In realtà erano i soliti suoni del bosco, ma quel pomeriggio anche il grido di una poiana o la corsa di una volpe tra le foglie sembravano segni di oscure presenze. Sofia non aveva mai avuto paura della montagna. Anzi, quei luoghi l’avevano fatta sempre sentire al sicuro, lontana da qualsiasi pericolo. Ma da quando aveva visto quel telo era cambiato tutto. Finalmente raggiunse il bosco. Ad accoglierla, come immaginava, lo stesso fetore del giorno precedente. Per questo aveva portato con sé una mascherina sulla quale aveva spruzzato un po’ di profumo della madre. Il telo era ancora lì, anche se le sembrò sceso di un metro abbondante a valle. Il tacco, infatti, doveva essere stato coperto perché non si vedeva più. Non ebbe dubbi: qualcuno era stato lì, forse per trascinare via il cadavere. Si fece coraggio, respirò forte e si avvicinò con l’intento di alzare il telo con il bastone. Proprio mentre stava per infilare la punta d’acciaio sotto 19


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il bordo, il rumore dei passi di un uomo la fulminò. Lo sentì proprio dietro di lei, a pochi metri. Quasi percepì il suo alito, il suo respiro pesante, l’agitarsi di due mani robuste ansiose di afferrarla. Ebbe però la forza di raccogliere tutte le energie che aveva in corpo: scattò, quasi a voler schivare l’attacco dell’uomo, come se fosse ai blocchi di partenza di una gara dei cento metri piani. La spinta fu tale che le sembrò di volare verso il sentiero che si trovava all’inizio del bosco e che lei stessa aveva tracciato. Si voltò solo alla fine del sentiero. Non vide nessuno. Non c’erano uomini a correrle dietro né tracce di un inseguimento. Forse si era sbagliata. Aveva scambiato la caduta di un ramo o il passaggio di un animale per l’assassino. Comunque, meglio continuare la fuga, tornare a casa il più presto possibile e, finalmente, confidarsi con qualcuno per risolvere una volta per tutte quel mistero.

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Capitolo 3

Alla ricerca della verità Quella sera Sofia fu davvero sbrigativa. “Ti devo vedere. Domani, alla ricreazione” scrisse infatti a Marco, che non ebbe neanche il tempo di rispondere. Non voleva raccontargli chattando quello che era accaduto. Le cose importanti era abituata a dirle direttamente, faccia a faccia, guardando negli occhi l’interlocutore. La decisione di confidarsi con il ragazzo la tranquillizzò. Un peso diviso in due è sempre meno faticoso da sopportare, soprattutto se il peso ti sta dentro, tra lo stomaco e il cuore. Senza contare che Marco aveva dimostrato più volte che di lui si poteva fidare. Quella sera a cena mangiarono in silenzio. Paleari sembrò totalmente assente, prigioniero di chissà quali dilemmi. Faceva sempre così quando era alle prese con una scultura impegnativa, un’opera ancora non definita, in cerca della sua forma, della sua identità. Di queste cose il padre non parlava mai. I pensieri sull’arte, al contrario di quelli sulla natura, li teneva per sé, non li condivideva con nessuno. Tuttavia il suo tormento si intuiva nello sguardo basso e nel modo in cui sminuzzava il cibo, riducendolo in piccolissime porzioni che analizzava minuziosamente prima di accantonarle ai bordi del piatto. Quando era in questa condizione, infatti, non mangiava quasi nulla, anche se si congedava da tavola con un gentile, ma telegrafico, apprezzamento nei riguardi della moglie. «Delizioso» diceva, per poi scomparire nel suo laboratorio. Durante quel pasto senza parole, Sofia ebbe modo di riflettere sul da farsi. Esaminò tutte le possibilità: dirlo ai genitori, avvertire la polizia, fare finta di nulla e non torna-

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re per una settimana nel bosco, oppure raccontare tutto a Marco per decidere insieme la strategia da adottare. Scartò velocemente le prime tre opzioni e l’ultima vinse facilmente. Sofia si interrogò sul perché di tanta fiducia in quel ragazzo, su ciò che la spingeva a considerarlo l’unica persona cui confidare un simile segreto. Era forse il segnale di qualcosa che andava oltre l’amicizia? Di quel sentimento tanto vagheggiato dalle sue amiche? Interrogativi, questi, ai quali dedicò solo qualche secondo. Non era certo il momento di complicarsi la vita con l’amore. Quella notte, stranamente, dormì un sonno senza incubi. Almeno non li ricordava perché, a guardare il disordine del letto, doveva essersi agitata parecchio. Ma quando non ricordiamo i brutti sogni, ci svegliamo provati nel fisico, senza però l’angoscia che avremmo dentro se li avessimo portati con noi fino al mattino. Fu così che si destò Sofia: stanca, ma non turbata. Fece colazione sotto gli occhi preoccupati della madre che avvertiva che qualcosa non andava. Aveva cresciuto quella figlia senza risparmiarsi, con un amore e un’attenzione a volte esagerati. Questo, tra l’altro, era l’unico vero motivo di conflitto tra lei e il marito che la accusava di essere troppo accudente, mentre lui era convinto che i figli andassero educati mantenendo la giusta distanza da loro, senza opprimerli, perché, sosteneva il dottor Paleari al culmine di quei brevi temporali di coppia, senza un proprio spazio vitale tutte le creature in natura sono destinate a perire. Sta di fatto che la signora Paleari sapeva leggere ogni minimo stato d’animo di Sofia, ogni piccolo o grande turbamento. Le bastava un gesto inusuale, un tono di voce, un'espressione strana, una velatura nello sguardo di sua figlia per far scattare il sistema d’allarme tipico delle madri come lei. Certo, ora la ragazza era cresciuta e a quindici anni com22

capitolo 3. alla ricerca della verità

piuti si può simulare assai meglio che da bambina, anche se non era ancora in grado di nascondere facilmente tutta la polvere sotto il tappeto. Così la donna tornò alla carica con le domande. «Sicuro che non mi nascondi nulla?» chiese versando dell’altro cioccolato nella tazza di Sofia. «Tranquilla mamma, è tutto a posto» rispose con sicurezza la ragazza, sperando di aver chiuso il discorso, almeno per quella mattina. «Ho capito: hai litigato con Marco, è un po’ che non ti viene a prendere per uscire insieme. Lo so, sono cose che fanno male, ma tra ragazzi è normale. Vedrai che passerà» disse la signora Paleari, sicura di aver fatto centro. Sofia colse al volo l’occasione, un calcio di rigore vero e proprio, per dare un taglio a quell’interrogatorio. Per questo fece un vago cenno con la testa che la madre interpretò come una conferma della sua tesi. Quindi, la signora Celeste accarezzò i capelli della figlia prima di iniziare a rassettare la cucina, rasserenata dall’illusione di avere a che fare ancora con la sua bambina. Quando Sofia giunse nell’ampio cortile dove si svolgeva la ricreazione, Marco era già lì ad aspettarla, seduto sul muretto che, nel quarto d’ora di ricreazione, diventava un’enorme panchina capace di ospitare almeno la metà degli studenti della scuola. «Seguimi. Qui c’è troppa gente» disse Sofia. Il ragazzo, sorpreso da quella cautela e dallo sguardo preoccupato dell’amica, le andò dietro senza chiedere spiegazioni, cosa che invece fece appena giunti nella parte meno trafficata del cortile. «Si può sapere che succede? Hai un’aria così misteriosa?» chiese Marco. Lei indugiò qualche istante, quasi dovesse eliminare un 23


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ultimo residuo di perplessità; poi, finalmente, riuscì a vuotare il sacco. Il ragazzo, avvertendo quanto Sofia fosse rimasta colpita da quella sua avventura, le prese una mano e gliela strinse dolcemente, come per dirle che gli dispiaceva, ma che non doveva preoccuparsi perché ora c’era lui a proteggerla. Non era certo questa la risposta che voleva la ragazza. Gli aveva parlato non per ricevere qualche vaga tenerezza o due carezze di solidarietà sulla spalla, ma per avere un suo parere su come agire praticamente, dei consigli per elaborare una strategia. Marco lo capì, ritrasse la mano e cambiò atteggiamento. «La cosa è molto inquietante» iniziò a ragionare il ragazzo. «Mi parli di un luogo raggiungibile solo seguendo un sentiero che tu stessa hai segnato. La possibilità che qualcuno per commettere un omicidio possa essersi arrampicato fin lassù mi sembra poco credibile, come pure l’ipotesi di un cadavere trasportato nel bosco dopo un omicidio avvenuto in un altro posto» continuò Marco. «Senza considerare il fatto che negli ultimi giorni non è stata registrata nessuna scomparsa da queste parti. L’avrei saputo. Mio nonno passa la mattinata al bar a leggere i giornali locali per poi fare, una volta tornato a casa, un resoconto dettagliato delle notizie più interessanti, che per lui sono solo quelle di cronaca nera. A meno che non si tratti di qualcuno ammazzato fuori dalla nostra regione: ma allora perché trascinarlo lassù? Non credo sia semplice far arrivare un cadavere a duemila metri di altitudine». «E la puzza? Il tacco che spuntava fuori dal telo? L’uomo che, forse, mi ha inseguita?» ribatté Sofia. «Fatti strani, ma non prove» obiettò Marco. «Lo so. Se avessi delle prove avrei risolto da sola…» disse irritata la ragazza. 24


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sempre quercia rimani. E l’imprenditore era rimasto sempre lui, nonostante l’accaduto; prostrato, invecchiato, colpito duramente, ma sempre con quello sguardo altezzoso e sicuro. Tuttavia, ringraziò Sofia nel modo migliore. Quando, poco prima che Camilla fosse dimessa, arrivò Marco con in mano i resti delle firme della petizione ridotti a brandelli dall’acqua, perché la lotta per salvare il bosco non era certo stata dimenticata, l’uomo tolse dalle mani del ragazzo il pacco di fogli. «Non vi servono più» disse Tito buttando la petizione nel cestino della spazzatura. «Non costruirò il villaggio turistico. Ho dato l’ordine di chiudere il cantiere» e si avviò lungo il corridoio per portarsi a casa Camilla. Dopo qualche metro, però, si fermò come se avesse dimenticato qualcosa. Tornò verso Sofia. «Il tuo bosco è salvo, ma ogni giorno ce n’è un altro da difendere. Dovrete combattere ancora molte batteglie» disse. E le lasciò in dono un sacchetto. Un sacchetto di semi di betulla.

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I cambiamenti climatici Sandro Iannaccone, autorevole e impegnato giornalista scientifico laureato in fisica teorica e collaboratore di testate come La Repubblica, Wired, L’Espresso, D-La Repubblica, ha pubblicato nel novembre del 2018, sul sito Wired.it, un lungo e interessante articolo sui cambiamenti climatici (https://www.wired.it/scienza/ecologia/2018/11/26/grafici-cambiamento-climatico). Qui di seguito ne riportiamo un adattamento per le vostre ricerche. Il cambiamento climatico non è un fenomeno a venire, ma in atto: il pianeta si riscalda, si sciolgono i ghiacciai e di conseguenza aumentano gli eventi metereologici estremi. Dati e grafici lo mostrano. Temperature medie in aumento, ghiacciai che si sciolgono, il livello del mare che sale. Tutto ciò causa eventi metereologici estremi sempre più frequenti. Gli effetti del cambiamento climatico sono tutt’intorno a noi, e le previsioni per il futuro, sono tutt’altro che rosee. La colpa è solo nostra: sono le attività umane, in particolare le emissioni di gas serra nell’atmosfera (sono chiamati gas serra quelli presenti nell'atmosfera, che sono trasparenti alla radiazione solare in entrata sulla Terra, ma riescono a trattenere la radiazione infrarossa emessa dalla superficie terrestre, dall'atmosfera e dalle nuvole), a innescare e accelerare i cambiamenti in atto. Su questo punto la comunità scientifica è quasi unanimemente concorde: uno studio pubblicato nel 2016 su Environmental Research Letters, un’autorevolissima rivista scientifica, ha mostrato, infatti, che il 97% degli scienziati che si occupano di cambiamenti climatici sostiene la teoria dell’origine antropica, cioè sostiene che la responsabilità dei mutamenti è da attribuirsi all’uomo.

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Quanto è cresciuta la temperatura media globale negli ultimi anni? Il nostro pianeta è un sistema climatico molto complesso: semplificando un po’, si può pensare che gli oceani siano una sorta di enorme serbatoio di calore, in grado di accumulare grandi quantità di energia. Proprio in virtÚ di questo effetto di accumulazione, il calore necessario a far aumentare anche solo di poco la temperatura superficiale è molto alto. Ripercorrendo all’indietro il ragionamento, è evidente che dietro un aumento anche minimo delle temperature si nasconde il fatto che il calore accumulato dai nostri oceani si è significativamente accresciuto. L’aumento della temperatura è indiscutibile. Stando al report State on Climate in 2017, elaborato dalla American Meterological Society, il triennio 2014-2015-2016 è stato particolarmente nero (per tre volte di seguito si è registrato il record di temperatura globale annua piÚ calda di sempre) e il 2017 ha fatto registrare un leggero calo, attestandosi al secondo o terzo posto (a seconda del set di dati utilizzato). Secondo gli esperti, il calo del 2017 è imputabile al fatto che non si è verificato El Niùo (è un fenomeno climatico periodico che provoca un consistente riscaldamento delle acque dell'Oceano Pacifico CentroMeridionale e Orientale - America Latina - nei mesi di dicembre e gennaio in media ogni cinque anni) che di solito gioca un ruolo cruciale nell’aumento delle temperature. Nonostante questo, comunque, il 2017 è stato piÚ caldo di 0,38-0,48° C rispetto alla media del periodo 1981-2010, attestandosi come l’anno senza El Niùo piÚ caldo di sempre.

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Sebbene il riscaldamento non sia avvenuto in modo uniforme su tutto il pianeta (è un elemento importante, dato che molti dati mostrati dai negazionisti a supporto della loro tesi mostrano raffreddamenti locali, che effettivamente possono avere luogo, ma che non sono significativi se comparati con l’andamento globale delle temperature), nel complesso, il trend è globalmente positivo, perchÊ ci sono piÚ aree che si riscaldano che aree che si raffreddano (e le prime si riscaldano piÚ di quanto le seconde si raffreddino). Dal 1901, la superficie del pianeta si è riscaldata di 0,7-0,9° C per secolo, ma il tasso di riscaldamento è quasi raddoppiato dal 1975, arrivando a 1,5-1,8° C per secolo, sempre stando al report citato in precedenza. Da noi è andata peggio, a quanto pare: guardando l’andamento temporale delle temperature medie annue, si nota che l’Italia si è riscaldata di circa 2° C negli ultimi cento anni.

Come si fa a stabilire che l’aumento di temperatura sia effettivamente legato alle attivitĂ antropiche, e in particolare alle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera? Dal punto di vista fisico-chimico, il fenomeno si può spiegare cosĂŹ: l’anidride carbonica – ma non solo: sono coinvolte anche altre sostanze, i famigerati gas serra – si comporta come una sorta di filtro a senso unico, che lascia passare l’energia del Sole ma assorbe le radiazioni emesse dal nostro pianeta, creando cosĂŹ, per l’appunto, una sorta di serra attorno alla Terra. Qualche indizio per collegare gas serra e temperatura ce lo forniscono, in prima istanza, i ghiaccai dell’Antartide. Questi sono una sorta di preziosissima macchina del tempo per geologi e climatologi: analizzando la composizione delle carote di ghiaccio, a diverse profondità – che corrispondono a diversi periodi geologici – è possibile infatti ottenere informazioni sulla composizione chimica dell’atmosfera dell’epoca. Ăˆ quello che ha fatto, per esempio, un’Êquipe dell’Istituto per la dinamica dei processi ambientali del Consiglio Nazionale delle Ricerche, in un lavoro pubblicato nel 2013 sull’autorevolissima rivista Science. Gli scienziati, in particolare, hanno prelevato cinque carote di ghiaccio antartico, le cui parti piĂš antiche risalivano a circa 800mila anni fa, e hanno analizzato le bolle d’aria che vi erano rimaste intrappolate, dimostrando che circa 20mila anni fa, al termine dell’ultima era glaciale, la temperatura antartica è salita contemporaneamente all’aumento di anidride carbonica nell’atmosfera. Contemporaneamente, e non precedentemente, come si pensava prima: la sincronia, stando agli autori del lavoro, dimostrerebbe che “non solo l’anidride carbonica

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Titolo ha giocato un ruolo essenziale nell’aumentare le temperature della Terra, ma potrebbe essere stato uno dei fattori scatenanti”. Più in generale, le evidenze scientifiche finora raccolte suggeriscono che i gas serra sono coinvolti in tutti i cambiamenti climatici della Terra: nelle epoche in cui (per qualsiasi ragione) si registrò una minore concentrazione di gas serra, le temperature divennero globalmente più fredde, e viceversa.

I cambiamenti climatici provocano disastri capaci di radere al suolo interi territori come testimonia questa immagine.

I mari si stanno riempiendo di plastica e la plastica uccide sia la flora sia la fauna dei fondali marini.

Effetto serra.

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Quali sono le principali conseguenze dei cambiamenti climatici? Tra gli effetti più disastrosi del riscaldamento globale troviamo gli eventi estremi come tornado, uragani, ondate di calore, precipitazioni anomale, che stanno diventando sempre più violenti e frequenti. Ancora una volta, spigolando dalla letteratura, scegliamo uno studio dell’équipe di Antonello Pasini, fisico climatologo del Cnr, pubblicato nell’ottobre 2017 su Scientific Reports. Si tratta di uno studio relativo a un tornado che nel 2012 colpì la costa di Taranto, in Puglia, causando un morto e 60 milioni di euro di danni. Pasini spiega che “l’esistenza di tornado violenti dipende dalla presenza di celle temporalesche dotate di movimento vorticoso, le cosiddette supercelle, che si formano in particolari condizioni meteorologiche. Cosicché, la frequenza più o meno alta di tali fenomeni dipende proprio dalla frequenza con cui si verificano queste condizioni,

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Il destino delle coste italiane e tutto ciò dipende essenzialmente dalla circolazione atmosferica”. Qui entriamo nel campo delle ipotesi, perché non è semplice capire se in futuro si avranno più spesso condizioni di circolazioni adatte allo sviluppo di tornado sui nostri mari: i modelli climatici prevedono che con il riscaldamento globale ci saranno effettivamente cambiamenti nella dinamica atmosferica, ma tali cambiamenti non sono ancora concordi tra i vari modelli. Tuttavia, si può fare qualche previsione sulla violenza degli eventi futuri: in particolare, i modelli prevedono che la forza dei tornado sia legata alla temperatura del mare, “perché un mare più caldo”, dice Pasini, “fornisce più energia a un tornado, che si manifesta poi in una sua maggiore intensità e violenza”. E lo studio su Taranto lo conferma: “All’epoca dell’evento di Taranto, la superficie del mar Jonio era circa 1° C sopra la media climatologica del periodo (tra l’altro una media molto recente, e dunque relativa a un periodo in cui il riscaldamento globale era già avanzato). Con questi dati reali, abbiamo applicato un modello meteorologico ad alta risoluzione che si è rivelato in grado di riprodurre correttamente il percorso della cella temporalesca dotata di moto vorticoso da cui si è formato il fenomeno, la tempistica e la variazione di intensità”. Ovvero: il modello ha ricostruito le dinamiche del tornado reale. Dunque, perché non utilizzarlo per fare previsioni? “Vista la bontà di queste simulazioni con dati reali, abbiamo effettuato degli esperimenti andando a modificare la temperatura del mare di +/- 1° C rispetto a quella osservata: queste simulazioni hanno mostrato che con un grado in meno la supercella (un temporale che si sviluppa in particolari condizioni atmosferiche) non si sarebbe formata, e quindi il tornado non si sarebbe sviluppato; al contrario, aumentando la temperatura di un grado – il valore previsto da molti modelli climatici per la fine del ventunesimo secolo – il tornado sarebbe stato molto più intenso”. Si tratta di un caso singolo, ovviamente, ma il messaggio è piuttosto chiaro: il mare – almeno il mar Mediterraneo – è estremamente sensibile alla variazione di temperatura, e una variazione di temperatura anche piccola è sufficiente a scatenare eventi estremi e catastrofici.

Il livello del mare non è immutabile ma cambia nel tempo, influenzato dai movimenti tettonici, dalle caratteristiche del territorio e soprattutto dai cambiamenti climatici: a causa del riscaldamento globale molte aree costiere sono oggi a rischio allagamento e sempre più persone rischiano di dover lasciare la propria casa, diventando a tutti gli effetti migranti climatici. Negli Stati Uniti sono circa 25 milioni gli abitanti che vivono in territori vulnerabili alle inondazioni, mentre in Europa un terzo della popolazione abita entro 50 chilometri dalla costa. In Italia l’innalzamento del livello del mare previsto è diverso da zona a zona. “Alcune aree sono già oggi a zero o sottozero e la costa si abbassa, si alza o si sposta per vari motivi”, spiega a National Geographic Italia Fabrizio Antonioli, Research Director al Laboratorio Modellistica Climatica e Impatti dell’ENEA. “Da qui a qualche decennio l’innalzamento ci sarà e su questo non c’è nulla da fare, ma costruendo dighe, idrovore e prendendo provvedimenti adatti sarebbe possibile evitare gli allagamenti”.

La vittima più celebre dell'innalzamento del livello del mare è Venezia.

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La foresta amazzonica brucia Craig Welch è un giornalista e scrittore del National Geographic, nell’agosto del 2019 ha pubblicato (http://www.nationalgeographic.it/ambiente/2019/08/29/ news/incendi_in_amazzonia) un articolo molto interessante sulle conseguenze sul clima dei devastanti incendi che periodicamente colpiscono la Foresta Amazzonica. Ve ne proponiamo una sintesi adattata per i vostri approfondimenti. Se non si pone fine ai roghi e al diboscamento in corso, il collasso della foresta pluviale potrebbe essere imminente, trasformandola in savana. Con gravi ricadute su buona parte del pianeta. Se nell'immediato le prime preoccupazioni legate ai devastanti roghi che stanno bruciando l'Amazzonia riguardano i possibili rischi e le minacce per la popolazione e la fauna selvatica, sul lungo termine a destare le maggiori paure sono le conseguenze che una perdita di così vaste coperture arboree potrà avere sul clima, finendo per aggravare e accelerare il riscaldamento globale. È sufficiente infatti un minimo aumento nella deforestazione per influenzare la disponibilità d'acqua nelle città brasiliane e nei paesi limitrofi, danneggiando le stesse fattorie che si cerca di espandere, ma un aumento nella deforestazione potrebbe alterare la disponibilità d'acqua anche in Africa o in California. Ancor più preoccupante è il fatto che secondo alcuni scienziati, l'Amazzonia potrebbe già essere vicina al punto di non ritorno. Secondo un'analisi pubblicata da due noti scienziati nel 2018, la regione è stata devastata a tal punto che persino un piccolo aumento nella deforestazione potrebbe far trasformare la foresta in qualcosa di simile a un mosaico di foresta e savana. Oltre a distruggere per sempre enormi porzioni della foresta pluviale più grande del pianeta, questa transizione rilascerebbe enormi quantità di gas a effetto serra che potrebbero accelerare il declino di ciò che resta della foresta. La foresta influenza anche il ciclo dell'acqua su scala regionale e forse anche globale. L'umidità dell'oceano Atlantico ricade sulla foresta sotto forma di pioggia. Quest'acqua viene assorbita da profonde radici, si sposta tra le piante e sulla superficie delle foglie prima di far ritorno in atmosfera. I venti che soffiano sull'eterogenea copertura di chiome degli alberi creano turbolenze, che permettono all'atmosfera di assorbire altra umidità. Tutta quest'acqua poi si sposta come un gigantesco fiume nel cielo, cade sotto forma di pioggia poi evapora ancora e ancora fino a raggiungere le Ande. Alla fine, è la foresta a produrre almeno metà della propria pioggia. "Una molecola di vapore acqueo viene riciclata dalle cinque alle sei volte prima di lasciare il sistema, tramite l'atmosfera o nel Rio delle Amazzoni", dice Carlos Nobre, climatologo della University of São Paulo's Institute for Advanced Studies. Ma gli esperti temono che questo equilibrio delicato possa collassare. La perdita di una sola frazione extra di questa foresta che crea umidità potrebbe arrivare a seccarla, il che

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ridurrebbe ulteriormente le precipitazioni in un ciclo continuo. I cambiamenti climatici, decenni di disboscamento e land grabbing, appiccando incendi hanno già causato siccità da record nel 2005, 2010 e nel biennio 2015-2016. "Questo suggerisce che il sistema sta vacillando", dice Thomas Lovejoy, docente alla George Mason University e scienziato senior alla United Nations Foundation, considerato il padrino degli studi sulla biodiversità. Lovejoy e Nobre, di recente, hanno provato a stimare quanto l'Amazzonia sia vicino al collasso. Le proiezioni, pubblicate come editoriale su Science Advances, suggeriscono che nelle parti più vulnerabili della foresta pluviale - Amazzonia meridionale, orientale e centrale - la perdita di appena un 20-25% della foresta originaria potrebbe far traboccare il vaso e portare a una transizione inarrestabile verso un sistema secco simile alla savana. […] Nessuno sa con esattezza dove si trovi il punto di non ritorno per l'Amazzonia, ma "non ha alcun senso scoprirlo quando ormai lo avremo raggiunto", dice Lovejoy. La

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stagione asciutta si sta allungando e in alcune regioni le precipitazioni sono crollate di un quarto. Nel frattempo, le precipitazioni, quando arrivano, si presentano in modo più intenso e hanno portato anche a enormi inondazioni nel 2009, 2012 e 2014. Il sistema climatico della regione sta oscillando in maniera più estrema. […] Una deforestazione massiva dell'Amazzonia potrebbe modificare il clima anche fuori dal Sudamerica. Il vapore acqueo riscalda l'acqua quando condensa ad alta quota per formare gocce liquide: una riduzione importante della pioggia, causata dalla deforestazione, raffredderebbe l'atmosfera sopra la regione. Questa perturbazione fredda lascerebbe l'emisfero meridionale attraverso onde atmosferiche, creando effetti domino in tutto il pianeta. […] Deforestazione, incendi e cambiamenti climatici sono già all'opera tutti insieme in Amazzonia. Negli ultimi anni i cambiamenti climatici hanno provocato siccità che hanno lasciato gli incendi a bruciare più a lungo e con più intensità. Tra il 2003 e il 2013 la deforestazione è crollata del 76% ma l'aumento di incendi, specialmente durante la siccità del 2015, ha cancellato metà dell'aumentata capacità di assorbimento di CO2. Per questo […] ciò che serve all'Amazzonia non è la deforestazione ma un'enorme campagna per piantare alberi. LA FORESTA AMAZZONICA Regione geografica dell'America Meridionale, che corrisponde alla zona equatoriale, calda e umida, dominio della foresta pluviale, piuttosto che all'estensione del bacino del Rio delle Amazzoni (7 milioni di km2), il grande fiume da cui pur prende il nome e da cui è drenata la maggior parte delle sue terre. Essa occupa un'area prevalentemente pianeggiante, di 6 milioni di km2, che si estende per tre quarti a sud dell'equatore e per un quarto a nord: dalle coste dell'Atlantico alle prime pendici delle Ande e dagli altopiani dello scudo archeano del Brasile centrale ai rilievi di quello delle Guiane, ove comprende gli alti bacini dei fiumi che da questi rilievi (Sierre Pacaraima e Parima) si dirigono verso nord e sfociano direttamente nell'Atlantico, come l'Orinoco. Quest'immensa regione, pari a un terzo dell'America Meridionale, ha appena 12 milioni di ab. circa, ancora concentrati soprattutto sulle rive dei grandi fiumi ove si trovano anche le maggiori città, come Belém do Pará (il primo presidio lusitano a difesa dell'accesso atlantico della regione, che oggi ha circa 1,5 milioni di ab.) e Manaus (nel cuore della regione, raggiungibile con navi oceaniche, che fu la capitale mondiale della gomma alla fine del secolo scorso, e oggi ha circa un milione di ab.). […] La sua deforestazione è causata soprattutto dalla formazione di grandi aziende di allevamento molto estensivo, allo scopo di fornire carne a buon mercato all'industria degli hamburger e di altri

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prodotti alimentari e spesso, in Brasile, solo allo scopo di dimostrare l'occupazione di vasti domini terrieri e vedersene così riconoscere la proprietà. La regione è ora sconvolta da processi di sfruttamento, per lo più di semplice rapina delle sue risorse, i quali colpiscono a morte, irreversibilmente, il suo ecosistema: il più diversificato e complesso ecosistema della Terra, ma anche uno dei più fragili. […] Con una superficie pari a 1/25 delle terre emerse del pianeta, l'Amazzonia. possiede ben 1/3 delle riserve mondiali di foreste dense di latifoglie. Ciò che più rende la foresta amazzonica d'importanza vitale e insostituibile. (Adattamento da http://www.treccani.it/enciclopedia/amazzonia_%28EnciclopediaItaliana%29/) CHI ERA CHICO MENDES? Da estrattore di caucciù a simbolo internazionale contro il disboscamento della foresta amazzonica, per le lotte delle popolazioni indigene e per uno sviluppo sostenibile, Chico Mendes (15 dicembre 1944 - 22 dicembre 1988) è da sempre portatore di un messaggio mai attuale come oggi: "La foresta ci unisce, ci rende fratelli, di fronte al pericolo comune. Ecco perché il mio lavoro in difesa dell'Amazzonia non potrà fermarsi". Mendes era un raccoglitore di caucciù (seringueiro) di Xapurì, nello Stato brasiliano dell’Acre. Cresce in un ambiente dove predominano analfabetismo, abbandono, isolamento e povertà. Dal 1975 è segretario generale del Sindacato dei lavoratori rurali di Brasiléia e promotore della nascita del sindacato a Xapurì. Diventa leader dei seringueiros, legando il proprio nome alla lotta contro il disboscamento della foresta amazzonica.

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Guida le manifestazioni pacifiche davanti ai bulldozer per impedire la deforestazione ed entra in conflitto con gli interessi dei latifondisti (fazendeiros). Nel 1985 dirige il primo congresso nazionale dei seringueiros e lancia l’idea che le foreste debbano restare proprietà comune in mano allo Stato. Riesce a portare le rivendicazioni dei contadini e delle popolazioni indigene dell'Amazzonia all'attenzione dei media internazionali. Viene assassinato la vigilia del Natale del 1988, a 44 anni, davanti casa. Per saperne di più: http://www.expo2015.org/magazine/it/sostenibilita/15-dicembre-1944.html La FAO è l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura. Fondata il 16 ottobre 1945 in Canada, dal 1951 ha la sede a Roma. Ne fanno parte 194 Paesi più l’Unione Europea. La FAO si occupa ovviamente anche dei cambiamenti climatici che hanno una forte influenza sull’agricoltura. Nell’articolo che segue (http://www.fao.org/ newsroom/it/focus/2006/1000247/index.html), prodotto all’Ufficio Stampa dell’Organizzazione, si analizza proprio il rapporto tra cambiamento climatico e foreste. Il cambiamento climatico e le foreste sono strettamente connessi. A causa dell’aumento delle temperature medie annuali, dell’alterazione delle precipitazioni e di eventi meteorologici più estremi e frequenti, il cambiamento climatico del pianeta sta già avendo un impatto sulle foreste. Tuttavia, le foreste ed il legno prodotto trattengono ed assorbono il biossido di carbonio, ricoprendo un ruolo determinante nel

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La foresta amazzonica.

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mitigare i mutamenti del clima. Il rovescio della medaglia è che quando invece vengono distrutte, o eccessivamente sfruttate o incendiate, le foreste diventano fonte di gas serra, appunto il biossido di carbonio. Bisogna intervenire ora, avverte la FAO, affinché queste complesse interrelazioni siano gestite in modo più olistico. “Dobbiamo certamente fermare la deforestazione ed estendere l’area ricoperta dalle foreste”, afferma Wulf Killmann, che presiede il gruppo di lavoro interdipartimentale della FAO sui cambiamenti climatici. "Ma per ridurre le emissioni di carbonio dobbiamo rimpiazzare i combustibili fossili e sostituirli con i biocombustibili – ad esempio i combustibili legnosi provenienti da foreste gestite in modo responsabile – ed impiegare maggiormente il legno per i prodotti di lunga durata, in modo che il carbonio immagazzinato resti più a lungo fuori dell’atmosfera".

mulare nella loro biomassa e nel legno fino a 15 tonnellate di carbonio per ettaro l’anno. La FAO e altri esperti hanno calcolato che la ritenzione globale di carbonio, che si ottiene riducendo la deforestazione ed incrementando la ricrescita forestale, l’agrosilvicoltura e gli insediamenti forestali, potrebbe compensare nel corso dei prossimi 50 anni circa il 15 per cento delle emissioni di carbonio prodotte dai combustibili fossili.

Le foreste assorbono un trilione di tonnellate di carbonio. Quando bruciano, i combustibili fossili rilasciano biossido di carbonio, aumentandone la quantità presente nell’atmosfera e questo, a sua volta, contribuisce al riscaldamento globale e al cambiamento climatico. Alberi e foreste aiutano ad attenuare queste alterazioni, sottraendo biossido di carbonio dall’atmosfera e trasformandolo attraverso la fotosintesi in carbonio, che poi “immagazzinano” sotto forma di legno e vegetazione. Questo processo è chiamato "sequestro del carbonio". In genere, gli alberi sono costituiti per circa il 20 per cento del loro peso da carbonio e l’intera biomassa forestale agisce come un "serbatoio di assorbimento del carbonio". Anche la materia organica presente nel suolo delle foreste – come l’humus prodotto dalla decomposizione del materiale vegetale morto – funge da serbatoio di carbonio. Di conseguenza, le foreste catturano enormi quantità di carbonio: secondo gli studi della FAO, le foreste del pianeta ed il loro sottobosco assorbono in totale più di un trilione di tonnellate di carbonio – il doppio di quello che si trova nell’atmosfera. La distruzione delle foreste, d’altra parte, aggiunge all’atmosfera quasi sei miliardi di tonnellate di biossido di carbonio all’anno. Evitare che questo carbonio immagazzinato venga rilasciato – dichiara l’agenzia dell’ONU – è fondamentale per mantenere l’equilibrio di carbonio e preservare l’ambiente.

L’utilizzo di combustibili legnosi al posto del petrolio, del carbone e del gas naturale può veramente attenuare i cambiamenti climatici. Sebbene la legna da ardere e la biomassa forestale rilascino nell’aria biossido di carbonio, se questi combustibili provengono da foreste gestite in modo sostenibile tali emissioni possono essere compensate dalla riforestazione. Anzi, se gestite opportunamente, le foreste possono fornire bioenergia senza apportare alcun gas serra.

Un miglior uso delle foreste contrasta i cambiamenti del clima. Questo obiettivo può essere raggiunto non solo evitando di abbattere le foreste, ma anche con l’afforestazione (la messa a dimora di piante dove non ve ne sono mai state) e la riforestazione (il rimboschimento di aree deforestate) di territori non boschivi. Specialmente nelle zone tropicali, dove la vegetazione cresce rapidamente e quindi elimina più velocemente il carbonio dall’atmosfera, piantare alberi può rimuovere dall’aria grandi quantità di carbonio in un tempo relativamente breve. Qui le foreste possono accu-

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Anche la legna raccolta è un serbatoio di assorbimento del carbonio – il legno usato per le costruzioni o per i mobili lo immagazzina efficacemente per secoli. Solitamente i materiali da costruzione ad alto contenuto energetico usati al posto del legno, come le materie plastiche, l’alluminio o il cemento, richiedono grandi quantitativi di combustibili fossili nella lavorazione. Sostituirli con il legno presenta ulteriori vantaggi in termini di riduzione delle emissioni di carbonio.

Combustibili di legno.

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Gli animali a rischio estinzione Caprioli, gazze ladre e passeri cantori potrebbero essere spazzati via dai cambiamenti climatici: sono, infatti, fra le specie più minacciate perché non riescono ad adattarsi rapidamente all'aumento delle temperature, al punto che la loro persistenza a lungo termine è a rischio. Lo indica la ricerca che ha valutato 10.000 articoli scientifici, pubblicata sulla rivista Nature Communications da un gruppo internazionale di 64 ricercatori […] dell'Istituto tedesco Leibniz per la ricerca sugli zoo e la fauna selvatica. I cambiamenti climatici possono minacciare le specie e la loro estinzione può influire sulla salute dell'ecosistema. È quindi di vitale importanza, rilevano i ricercatori, valutare in che misura gli animali possono rispondere alle mutevoli condizioni ambientali, ad esempio modificando i tempi di riproduzione, letargo e migrazione, e se questi cambiamenti consentano alle popolazioni di sopravvivere nel lungo periodo. Per rispondere a queste domande i ricercatori hanno esaminato gli studi relativi a 17 specie, soprattutto di uccelli. Dall'analisi è emerso che il riscaldamento globale non ha influenzato i tratti morfologici di queste specie, come dimensioni e massa corporea, ma eventi biologici come riproduzione e migrazione, che avvengono in anticipo rispetto al passato. Tuttavia, questi cambiamenti stanno avvenendo troppo lentamente e questo potrebbe essere una minaccia per la persistenza delle specie. Le popolazioni più a rischio sono quelle dei caprioli europei, passeri cantori, cinciallegre e gazze ladre. «Restano da analizzare le specie rare o in via di estinzione e temiamo che le previsioni sulla persistenza di tali specie saranno ancora più pessimistiche» si legge, purtroppo, nello studio. (adattamento da https://www.ilsole24ore.com, 23 luglio 2019)

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Danni causati dai disastri naturali In questo articolo di Rosita Rijtano, giornalista che si occupa soprattutto di tecnologia e scienza, apparso su https://www.repubblica.it/ambiente del 7 ottobre 2019, si riferisce di uno studio condotto dalla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa e dalla Pennsylvania State University, negli Stati Uniti, che dimostra che i fenomeni estremi - come alluvioni, frane e ondate di calore - hanno un impatto economico sempre più alto, soprattutto nelle aree climatiche temperate. Nel 1994 due giorni di piogge intensissime hanno devastato il Piemonte, causando l'esondazione del Po e del Tanaro, settanta vittime, e circa nove miliardi di lire di danni. L'impatto economico dell'alluvione più disastrosa che si è verificata in Italia negli anni Settanta si ferma, invece, ai due miliardi di lire. Stime che […] danno un'idea di come i costi dei danni provocati da eventi naturali estremi siano cresciuti esponenzialmente negli ultimi cinquant'anni. Una tendenza catturata da un nuovo studio […] condotto dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa insieme ai colleghi della Pennsylvania State University, negli Stati Uniti. La ricerca ha analizzato i dati relativi ai danni determinati da disastri avvenuti in tutto il mondo tra il 1960 e il 2014. I risultati mostrano che l'impatto

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economico di questo tipo di disastri, quando particolarmente nefasti (tra l'1% dei più dannosi), è aumentato di circa venti volte. "Per essere più concreti, un singolo evento di questa rarità nel 1970 causava circa 500 milioni di dollari di danni, mentre nel 2010 le perdite erano già salite a dieci miliardi di dollari - prosegue Coronese. Ovviamente l'aumento è in parte dovuto alla crescita della popolazione e della ricchezza potenzialmente distruttibile, ad esempio gli edifici. Ma, una volta tenuti in considerazione questi fattori, l'impatto economico degli eventi estremi risulta comunque raddoppiato. Più precisamente stimiamo che, ogni anno, un evento catastrofico (tra l'1% dei più dannosi) costi circa 26 milioni di dollari in più rispetto all'anno precedente. Il tutto al netto degli aumenti attribuibili all'evoluzione di reddito, popolazione e prezzi". Un altro dato interessante che emerge dall'analisi riguarda le zone geografiche in cui il conto presentato da madre natura sale a ritmo più sostenuto, ovvero le aree climatiche temperate che fino ad ora sono state storicamente meno colpite da eventi estremi, come l'Europa. Non ci sono più dubbi sul fatto che una Terra più calda generi eventi più estremi e, quindi, potenzialmente più disastrosi", commenta Sandro Carniel, oceanografo […]. "Accade con gli uragani dell'Atlantico, che da un mare sempre più caldo traggono maggiore energia per i loro percorsi distruttivi, ma succede anche nel Mediterraneo”. Nel 2018 una ricerca dell’Enea-Cnr ha dimostrato che, a causa dell'innalzamento della temperatura superficiale dell'acqua dovuta al riscaldamento globale, nei mari italiani è sempre più probabile il verificarsi di trombe marine e tornado intensi. Non a caso spesso ormai si parla di Medicane, cioè di cicloni tropicali mediterranei.

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Clima: giovani che combattono

FELIX FINKBEINER, IL RAGAZZO DA MILLE MILIARDI DI ALBERI Fondò il movimento «Plant fot the Planet» quando aveva 9 anni e presentò all’ONU l’obiettivo: 1 milione di nuove piante. Oggi grazie a lui ce ne sono 15 miliardi in più. Felix Finkbeiner, a 21 anni, è conosciuto in tutto il mondo come «il ragazzo degli alberi». Prima era «il bambino degli alberi». Felix pensa che piantando un albero ognuno di noi possa dare il proprio contributo personale alla lotta contro il riscaldamento del clima. «È semplice: gli alberi assorbono CO2 e producono ossigeno, proprio quello che serve per salvarci dall’effetto serra: più ne piantiamo e meglio è», spiega. L’aveva capito già quand’era alle elementari, in un paesino della Baviera, e da allora non ha mai smesso di chiedersi perché non ci sia un movimento globale che metta al centro della strategia climatica questi magnifici amici dell’uomo, che abbiamo già a disposizione, senza bisogno di sviluppare nuove tecnologie. Così l’ha fondato lui nel 2007, quando aveva nove anni. Si chiama Plant for the Planet e il primo obiettivo era di piantare un milione di alberi in ognuno dei Paesi aderenti. Perché un milione? «Probabilmente un milione è solo il numero più grande che mi era venuto in mente allora, quando avevo scritto la mia idea in un tema, che poi la maestra mi ha fatto leggere davanti ai compagni. Nella mia classe ho trovato il primo nucleo di aderenti, che poi si è allargato grazie all’aiuto degli insegnanti. L’idea è stata presentata alla direzione e così i bambini delle altre classi hanno saputo dell’iniziativa. I compagni più grandi ci hanno aiutato a costruire un sito web e si sono iscritti anche i bambini di altre scuole. Abbiamo inventato una gara su chi pianta più alberi e il movimento si è allargato ancora. Abbiamo cominciato a ricevere telefonate di giornalisti e ci sono stati i primi articoli sui giornali». Da allora a oggi, sei sempre rimasto fedele a quell’idea? «Sì, è stata l’idea migliore che mi sia mai venuta. Dopo un anno, avevamo già piantato 150mila alberi in Germania e nel 2008 sono stato invitato a presentare la nostra iniziativa all’assemblea delle Nazioni Unite. Il 4 maggio 2011 abbiamo raggiunto il nostro primo obiettivo: abbiamo piantato il milionesimo albero davanti ai ministri dell’Ambiente

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di 45 Nazioni. Da allora si è messo in moto un effetto valanga e ormai sono 15 miliardi gli alberi piantati in tutto il mondo per merito della Fondazione, grazie alle azioni di attivisti regionali, organizzazioni non governative e aziende collegate al progetto». Nel frattempo, le ambizioni di Plant for the Planet sono cresciute. «Nel 2011 lo United Nations Environment Program ci ha affidato la gestione della Billion Tree Campaign. Ora il nostro obiettivo è di piantare mille miliardi di alberi». Sembra un numero impossibile. «Non è un numero strampalato, ma è frutto di un semplice calcolo: ci sono 3.000 miliardi di alberi sulla Terra in questo momento e c’è spazio disponibile per altri 600 miliardi. Per arrivare a questo obiettivo dobbiamo piantare 1.000 miliardi di alberi, visto che non tutti sopravvivono. Se ci riusciamo, potrebbero assorbire un quarto della CO2 prodotta dall’uomo. Basterebbe convincere un migliaio di multinazionali e di miliardari a piantare ognuno un miliardo di alberi e potremmo centrare l’obiettivo già nel 2020. Se ne abbiamo già piantati 15 miliardi possiamo arrivarci». Qual è stato uno dei momenti più importanti della tua vita? «L’incontro con Wangari Maathai, premio Nobel per la Pace dal Kenya, che ha piantato 30 milioni di alberi in 30 anni con molte donne. Un grande modello per noi». Se potessi cambiare una cosa al mondo, cosa sceglieresti? «La lotta ai cambiamenti climatici deve finalmente arrivare in cima alle priorità dei governi mondiali e di tutte le aziende». Se potessi ottenere la verità su una cosa, cosa chiederesti? «Cinquant’anni fa l’industria petrolifera commissionò il primo studio sui cambiamenti climatici e scoprì l’effetto serra causato dalla combustione delle fonti fossili. Come sarebbe il mondo se i capi di quelle aziende avessero agito di conseguenza?». Hai già finito il triennio all’Università di Londra. E dopo? «Mi sono appena iscritto al Politecnico di Zurigo per partecipare alla ricerca di un team di scienziati che si occupa della domanda: dove dovremmo piantare nuovi alberi per essere più efficaci contro la crisi climatica? Il laboratorio è diretto da Tom Crowther, con cui ho già collaborato quando mi ero posto il problema di quanti alberi ci sono al mondo e di quanti altri se ne possono piantare. Pare incredibile, ma nessuno lo sapeva». E tu l’hai chiesto a lui? «Mi sono rivolto alla Yale School of Forestry e da lì è nata la ricerca di Crowther: ha scoperto insieme al suo team che ce ne sono 3000 miliardi, quasi otto volte di più di quanto stimato in precedenza, ma questo numero è in forte calo, a causa della deforestazione mondiale. Lo studio, pubblicato su Nature nel 2015, divenne la base per il progetto successivo: piantare il 30 per cento di alberi in più, per assorbire un quarto delle emissioni di CO2 prodotte dall’uomo. Ora Crowther lavora al Politecnico di Zurigo e studia una questione vitale: come si svilupperà il clima globale in questo secolo e come possiamo preservare gli ecosistemi naturali che riducono l’effetto dei cambiamenti climatici? La

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prima risposta è: piantare alberi. Semplice». (Tratto da Elena Comelli, Corriere della sera, 10 novembre 2018, in https://www.corriere.it/ buone-notizie/18_novembre_10/felix-finkbeiner) GRETA E LE ALTRE ANUNA DE WEVER E KYRA GANTOIS (Belgio). A lottare contro i cambiamenti climatici, accanto a Greta ci sono le studentesse fiamminghe, due amiche, Anuna De Wever, 17 anni, e Kyra Gantois, 19, che dall'inizio del 2019, ogni giovedì a Bruxelles portano in piazza migliaia di giovani. Sulle orme di Greta, Anuna e Kyra, residenti ad Anversa, hanno dato il via alla lotta in Belgio a fine dicembre, quando pubblicarono su Facebook un video che invitava i propri coetanei a scendere in strada per spingere i politici ad agire sul cambiamento climatico. In una mattinata il loro filmato è stato visualizzato da più di 35 mila persone. Dai social alle strade della capitale belga: dal 10 gennaio in poi, ogni giovedì, a Bruxelles è stato un crescendo di giovani in piazza, dai 3 mila iniziali fino a 35 mila partecipanti. "La nostra è una generazione climatica. È in gioco il nostro futuro, motivo per cui i politici, in primis il governo belga che verrà eletto a maggio, devono ascoltare gli esperti e attuare politiche funzionanti che proteggano il pianeta", ha dichiarato Anuna. La sua collega Kyra ha invece raccontato di "emozionarsi molto" quando viene a conoscenza del numero di partecipanti alle marce di Bruxelles, alla quale Greta ha preso parte lo scorso 21 febbraio. LUISA NEUBAUER (Germania). Tra le leader del grande movimento per salvare il Pianeta, cresciuto fino a coprire l'intero pianeta, c'è anche la 22enne tedesca Luisa

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Neubauer. Studentessa alla facoltà di geografia dell'Università di Goettingen, il suo interesse per l'ambiente è scattato fin dall'adolescenza. A scuola finita, ha iniziato a scrivere per il magazine di Greenpeace, mentre parlava con rappresentanti della politica a nome dell'associazione contro la povertà ONE. Ha organizzato campagne per il movimento Fossil Free Deutschland, poi nell'ottobre 2018 ha scritto una lettera, firmata da più di 100 attivisti e associazioni, contro il piano della multinazionale dell'energia tedesca RWE di radere al suolo la foresta Hambach, vicino Colonia, per costruire una miniera di lignite, riuscendo a fermare i lavori grazie all'occupazione di migliaia di attivisti. Nei mesi scorsi Luisa è diventata il volto e il fulcro del rituale sciopero studentesco per un pianeta sano. Il primo lo ha organizzato dopo la conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite a Katowice, poi, lo scorso primo marzo, ha camminato con Greta ad Amburgo. "Greta ha trasformato il suo sciopero in un movimento di massa. È riuscita a raccontare la storia di cui avevamo bisogno, è riuscita a mostrare che non devi essere per forza un adulto per capire quello che succede nel mondo" ha detto Luisa, omaggiando la 'collega' svedese. Tuttavia, con grande dose di realismo, è anche convinta che non basta scendere in migliaia in piazza ogni venerdì ed incontrare i leader mondiali. "Dobbiamo aumentare la pressione, continuare gli scioperi e trovare un linguaggio chiaro perché la nostra voce venga ascoltata. Dobbiamo far sì che questa del clima diventi una questione intergenerazionale e includere adulti, genitori, insegnanti e lavoratori negli scioperi".

ai potenti sul clima della giovane svedese Greta ha convinto Alexandria del fatto che la battaglia per il pianeta fosse un tema da affrontare anche dagli adolescenti. "Greta li ha messi tutti al loro posto. Io non ho l'età per votare, ma posso far sentire la mia voce" ha commentato al 'Post'. Così il 14 dicembre scorso ha fatto il suo primo pellegrinaggio davanti alla sede dell'ONU. Da quel giorno, ogni venerdì, si presenta con cartelli di protesta, chiedendo di affrontare l'emergenza del cambiamento climatico. Neanche il maltempo la ferma: è stata lì con l'ombrello, seduta su una panchina sotto la pioggia, o con la neve e la temperatura a -14 ° C. Le sue foto sono finite sui social e su Twitter, dove Alexandria ha quasi quattromila followers. "C'è il mio futuro in gioco", ha raccontato al Washington Post, che le ha dedicato una pagina intera. (da http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Greta-e-le-altre-piccole-donne-in-lottaper-il-clima)

ALEXANDRIA VILLASENOR (Stati Uniti) La tredicenne statunitense Alexandria Villasenor ha alle spalle più di dieci venerdì di protesta. Studentessa di scuola media, è diventata un punto di rifermento del movimento di protesta per la tutela dell'ambiente. Ha deciso di fare qualcosa di concreto per il pianeta quattro mesi fa: durante una visita a parenti nel nord della California, Alexandria è stata avvolta dall'aria irrespirabile, conseguenza dell'incendio che aveva distrutto ettari di bosco e ucciso quasi cento persone. Affetta da asma, la studentessa è stata male per giorni, stravolta emotivamente. Così ha cominciato a documentarsi, a raccogliere dati sull'inquinamento globale, con l'aiuto della madre, che aveva studiato climatologia alla Columbia University. L'atto d'accusa

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“MI AVETE RUBATO I SOGNI E L’INFANZIA” Il discorso di Greta Thunberg al summit ONU per il clima

La giovanissima attivista svedese ha pronunciato un duro discorso davanti alle Nazioni Unite a margine del Climate Action Summit, il vertice dei governi mondiali per ridefinire le strategie da adottare per arrestare gli effetti del cambiamento climatico tenutosi il 23 settembre 2019 al Palazzo di Vetro di New York. Il mio messaggio è che vi terremo d’occhio. È tutto sbagliato. Non dovrei essere qui, dovrei essere a scuola, dall’altro lato dell’Oceano. Nonostante questo, venite a chiedere la speranza a noi giovani? Come osate? Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote, e io sono tra i più fortunati. Le persone stanno soffrendo, stanno morendo. Interi ecosistemi stanno collassando. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa. E tutto ciò di cui parlate sono soldi e favole di eterna crescita economica? Come osate? Per oltre 30 anni la scienza è stata chiarissima. Come osate continuare a guardare dall'altra parte e venire qui dicendo che state facendo abbastanza quando le politiche e le soluzioni necessarie non si vedono ancora? Dite di ascoltarci e che capite la nostra fretta. Ma non importa quanto io sia triste o arrabbiata, non voglio crederci. Perché se aveste davvero compreso la situazione e continuaste comunque a sbagliare, allora voi sareste il Male. E io non voglio crederlo. L'idea comune di dimezzare le emissioni in 10 anni ci offre solo il 50% di possibilità di rimanere sotto ai 1.5° C gradi e il rischio di innescare un'irreversibile catena di eventi che

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andranno oltre il controllo umano. Il 50% potrà essere accettabile per voi. Ma quei numeri non includono i punti di non ritorno, la maggior parte dei circoli di reazione, il riscaldamento aggiuntivo nascosto dall’inquinamento atmosferico tossico o aspetti di equità e giustizia climatica. Dunque, il 50% di rischio non è semplicemente accettabile per noi, che siamo quelli che dovranno viverne le conseguenze. Per avere il 67% di probabilità di rimanere sotto all'aumento di temperatura di 1.5° C - che secondo l'IPCC [Intergovernmental Panel on Climate Change, n.d.r] è il miglior scenario possibile - il mondo aveva 420 gigatoni di CO2 da emettere entro il primo gennaio 2018. Oggi quella stima è stata ridotta a 350 gigatoni. Come osate fingere che ciò si possa risolvere come al solito con alcune soluzioni tecniche? Con gli attuali livelli di emissioni, la restante riserva di CO2 sarà interamente perduta nel giro di otto anni e mezzo. Oggi non ci saranno soluzioni o piani in linea con queste stime, perché questi numeri sono troppo scomodi. E voi non siete ancora abbastanza maturi per dire le cose come stanno. Ci state deludendo, ma i giovani stanno iniziando a capire il vostro tradimento, gli occhi di tutte le generazioni future sono su di voi, e se sceglierete di fallire non vi perdoneremo mai. Non vi permetteremo di gettare via tutto questo. Proprio qui, proprio ora noi tracciamo la strada. Il mondo si sta svegliando e il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no. Grazie. «MANCA ANCORA TANTO DA FARE, ANCORA TUTTO» Negli ultimi mesi Greta Thunberg ha rilasciato numerose interviste. Abbiamo scelto questa di Elena Molinari, giornalista e saggista naturalizzata statunitense (è stata la prima giornalista italiana a intervistare di persona alla Casa Bianca, nel 2009, il presidente statunitense Barack Obama) perché ci sembra contenere in modo chiaro e sintetico tutti i motivi della sua battaglia. L’intervista risale a una visita fatta dalla ragazza a Montreal in Canada, subito dopo il suo intervento all’ONU, e pubblicata su Avvenire.it il 28 settembre 2019. Greta, ci sono migliaia di giovani al mondo in piazza per il clima. Perché pensi che la tua protesta sia andata così lontano da diventare un fenomeno mondiale? Non lo so. Forse ha qualcosa a che vedere con il fatto che ho una forma di autismo [è un disturbo del neuro sviluppo caratterizzato dalla compromissione dell'interazione sociale; in realtà Greta è affetta da una forma lieve, chiamata Asperger, di questo disturbo ndr]. Non mi adeguo alle norme sociali, non mi interessa fare quello che fanno gli altri, vado avanti per la mia strada. Forse gli adulti hanno visto che non mi sarei fermata e hanno cominciato a prestare attenzione.

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Il clima per te viene prima di tutto? Hai sospeso la scuola, tua madre ha praticamente abbandonato la sua carriera di cantante d’opera perché ha smesso di volare, la tua esistenza è completamente cambiata. Non ti manca mai la tua vita di prima? Sì, ma questo è più importante. Altrimenti avrei una doppia morale, se dico che qualcosa è importante, ma poi non la faccio, è una dissonanza cognitiva. Se si crede in qualcosa, bisogna farlo. Pensi che i giovani siano immuni da questa doppia morale? Per noi è una minaccia diretta. I più vecchi tanto saranno già morti quando le conseguenze peggiori di questa crisi si faranno sentire. Noi invece le vedremo da vicino, durante la nostra vita: è per questo che i giovani sono così preoccupati. Dopo aver ascoltato i discorsi dei leader mondiali all’ONU e aver partecipato al vertice mondiale sul clima al Palazzo di Vetro, hai più speranze che le cose cambino? Manca ancora tanto da fare, ancora tutto. Per ora non è cambiato niente. Nessun leader ha veramente ammesso che nella protezione del pianeta finora ha fallito. Non è ancora diventata una priorità.

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Che cosa hai imparato o che cosa ti ha colpito maggiormente durante il tuo soggiorno negli Stati Uniti? Quello che mi ha sconvolto in America è che la gente si divide fra chi crede nel cambiamento climatico e chi non ci crede. Ma non è una scelta, sono fatti. Quale è stato il tuo messaggio per Justin Trudeau (il Presidente del Canada ndr). Come sai l’industria del gas e del petrolio, soprattutto l’estrazione dell’olio di scisto, è molto importante per il Canada e ha effetti disastrosi sul clima... Il mio messaggio per tutti i politici nel mondo è lo stesso. Ascoltate la scienza. È facile puntare il dito contro una persona sola, ma tutti i politici hanno fallito, e devono cominciare ad ascoltare la scienza. A Montreal sei stata accolta dai capi delle Prime nazioni indigene e li hai invitati alla manifestazione. Che cosa ti ha spinto a cercare questa collaborazione? Le popolazioni indigene hanno protetto la natura per i secoli passati. Sono da sempre in prima linea, quindi dobbiamo ascoltare le loro voci, è importante che diano il loro contributo in questa lotta. Che cosa vuoi dire a tutte le persone che partecipano alle marce per il clima in tutto il mondo? Che il movimento è diventato molto grande, e questo è toccante. La cosa principale da fare è informarsi, e poi agire. Ad esempio, so che presto in Canada ci saranno delle elezioni e mi aspetto che tutti si assumano le loro responsabilità. Non dobbiamo sottovalutare la nostra forza collettiva. Sei stata attaccata da uomini potenti. L’ultimo, ieri, il vicepremier ungherese, ti ha definita «una bambina malata». Perché pensi che succeda? Non so e non capisco perché lo facciano, quando potrebbero usare il loro tempo per fare qualcosa di buono. Forse perché sentono che il loro mondo, la loro visione del mondo è minacciata. Ma è un complimento per noi sapere che abbiamo un tale impatto. La nostra voce è diventata troppo forte perché la possano ignorare e allora cercano di farla tacere.

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Jonatahan Safran Foer

Lo scrittore americano Jonatahan Safran Foer (1977) - autore di molti best seller come Ogni cosa è illuminata - ha recentemente pubblicato un libro dal titolo Possiamo salvare il mondo prima di cena, Perché il clima siamo noi (Guanda, Milano 2019). In questo volume l’autore statunitense insiste soprattutto sull’incidenza negativa che le nostre abitudini alimentari hanno sul clima del nostro pianeta, in particolare l’eccessivo consumo di carne. Dalla parte centrale del suo libro abbiamo tratto le informazioni che ci sembrano più interessanti relative al rapporto tra allevamento del bestiame e cambiamenti climatici. Ci sono state cinque estinzioni di massa. Tranne quella che sterminò i dinosauri, furono tutte provocate dai cambiamenti climatici. Molti scienziati chiamano l’era geologica che si estende dalla Rivoluzione industriale a oggi Antropocene, il periodo in cui l’attività umana ha avuto un influsso dominante sulla terra.

Gli alberi sono “serbatoi di carbonio”, vale a dire assorbono CO2. Circa l’80 per cento della deforestazione serve a ottenere terreno da utilizzare per la produzione di foraggio o il pascolo del bestiame. Ogni anno, gli incendi indomabili della California producono più emissioni di gas serra di quanto le avanzate politiche ambientaliste dello Stato ne risparmiano. Il bestiame è la fonte principale di emissioni di metano. Il bestiame è la fonte principale delle emissioni di protossido di azoto. Sappiamo con certezza che non possiamo occuparci dei cambiamenti climatici senza occuparci dell’allevamento degli animali.

Tenendo conto dei meccanismi naturali che influenzano il clima, l’attività umana è responsabile del 100 per cento del riscaldamento globale avvenuto all’inizio della Rivoluzione industriale, intorno al 1750. Il cambiamento climatico in corso è il primo determinato da un animale e non da un evento climatico. Dall’avvento dell’agricoltura, circa dodicimila anni fa, gli esseri umani hanno distrutto l’83 per cento di tutti i mammiferi selvatici e metà delle piante. A livello globale, l’umanità sfrutta il 59 per cento di tutta la terra coltivabile per crescere foraggio per il bestiame. Un terzo di tutta l’acqua potabile usata dall’uomo è destinata al bestiame, mentre un trentesimo appena è utilizzata nelle case. Il 70 per cento degli antibiotici prodotti nel mondo sono utilizzati per il bestiame, e riducono l’efficacia degli antibiotici nel curare le malattie umane. Il 60 per cento di tutti i mammiferi presenti sulla Terra sono animali allevati a scopi alimentari. Sul pianeta ci sono all’incirca trenta animali allevati per ogni essere umano. Nel 2018, più del 99 per cento degli animali consumati in America proveniva da allevamenti industriali. L’allevamento è responsabile del 91 per cento della deforestazione amazzonica.

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ATTIVITÀ

ATTIVITÀ ATTIVITÀ

Sul testo narrativo

4 Riscrivi l’incipit del romanzo facendo narrare la storia in prima persona da Sofia. ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... .......................................................................................................................................

1 Riassumi brevemente la trama del romanzo. ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... 2 Seguendo lo schema seguente, descrivi le caratteristiche dei personaggi principali del romanzo, mettendo in evidenza il loro ruolo nella storia. Personaggio

Caratteristiche fisiche

Caratteristiche psicologiche

Ruolo nella storia

3 Individua le principali sequenze narrative del romanzo e riassumile brevemente. Sequenza

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Riassunto

5 Scrivi anche tu una breve lettera d’amore al bosco di Sofia. ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... 6 Aggiungi al finale un ulteriore brevissimo capitolo scritto da te. ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... .......................................................................................................................................

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ATTIVITÀ

ATTIVITÀ ATTIVITÀ

Sui FOCUS

6 Alla luce delle affermazioni di Foer, elabora un testo argomentativo che metta in evidenza l’incidenza degli allevamenti animali sui cambiamenti climatici. ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... .......................................................................................................................................

1 Utilizzando il materiale di approfondimento presente nel FOCUS, sviluppa, attraverso brevi componimenti scritti, i seguenti temi: a) Le cause dei cambiamenti climatici e le possibili strategie per combatterle. b) Le conseguenze dei cambiamenti climatici sugli oceani e sui mari. c) Le conseguenze dei cambiamenti climatici sugli animali. d) Che cosa può fare ogni individuo per combattere i cambiamenti climatici. 2 Esprimi in un breve testo una tua motivata opinione su Greta e sul movimento che è nato dalla sua protesta.

3 Elabora un breve testo che metta in evidenza la figura di Chico Mendes e la sua battaglia per la salvaguardia della Foresta Amazzonica.

4 Elabora un breve testo che metta in evidenza sia il ruolo della Foresta Amazzonica nell’equilibrio climatico del nostro pianeta sia le problematiche legate alla sua salvaguardia.

7 Dopo aver approfondito la relazione tra allevamenti animali e cambiamenti climatici, come dovremmo mutare le nostre abitudini alimentari? Sarebbe possibile? Elabora un breve testo sull’argomento. ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... .......................................................................................................................................

5 Racconta un evento atmosferico accaduto nel tuo territorio che credi sia stato causato dai cambiamenti climatici.

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I GRANDI CLASSICI

ORA E POI

G. Boccaccio Decameron Amori, duelli, magie. L’epica medievale a cura di A. Cristofori M. Shelley Frankenstein B. Stoker Dracula A. Mazzaferro La storia di Odisseo F. H. Burnett Il giardino segreto M. Maggi Enea D. Alighieri La Divina Commedia A. Manzoni I Promessi Sposi M. de Cervantes Don Chisciotte W. Shakespeare Tragedie e commedie E. Salgari Sandokan J. London Il richiamo della foresta J. Verne Ventimila leghe sotto i mari M. Twain Le avventure di Tom Sawyer A. de Saint-Exupéry Il piccolo principe L. Pirandello Novelle scelte L’ira di Achille a cura di M. Maggi R.L. Stevenson L’isola del tesoro Vamba Il giornalino di Gian Burrasca G. Verga I Malavoglia L. Ariosto Orlando furioso F. Sarcuno Mitica Grecia C. Goldoni Pazzi per le vacanze Boccaccio e altri autori Novelle comiche e di beffa A. Dumas Robin Hood F. Molnár I ragazzi della via Pál Il diario di Anna Frank a cura di M. Maggi Le Metamorfosi a cura di M. Giuliani

La Seconda Guerra Mondiale a cura di M.C. Sampaolesi Carte da lettera a cura di V. M. Nicolosi R. Melchiorre Sulle tracce di Gandhi F. Piccini, S. Savini Sotto il segno della bilancia G. Di Vita Onde - Uomini in viaggio G. Di Vita Alya e Dirar G. Di Vita Il Muro M. Maggi Quando si aprirono le porte M. Maggi E il vento si fermò ad Auschwitz E. Colonnesi, S. Galligani Storia di Zhang E. Colonnesi, S. Galligani Viaggio a Kabul C. Scarpelli Il bullo innamorato F. Sarcuno Il diario di Edo R. Melchiorre Madiba M. Papeschi Sulle tracce della Grande Guerra A. di Prisco Il poeta favoloso M. Strianese Il domatore di libri M. Giannattasio Trappola nella rete R. Melchiorre Il ragazzo di Capaci C. Scarpelli Mi piace R. Melchiorre Il diario segreto di Leonardo da Vinci M. Giannattasio Chi vuol esser lieto, sia R. Melchiorre Il bosco di Sofia M. Castagna Grosso guaio a Cinecittà World P. Palliccia, E. Cordioli, D. Conati

RACCONTI D’AUTORE Favole di ieri, di oggi, di sempre a cura di M. Maggi E.A. Poe Racconti di paura C. Dickens Canto di Natale R.L. Stevenson Dr Jekyll e Mr Hyde G. Verga Rosso Malpelo J.K. Jerome Storie di fantasmi per il dopocena O. Wilde Il fantasma di Canterville A.C. Doyle Le avventure di Sherlock Holmes La rosa rossa a cura di M. Giuliani Mistero e paura a cura di M.C. Sampaolesi Il filo di Arianna a cura di M. Giuliani

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Petrarca. Il poeta incoronato NON SOLO LETTERE

M. Carpineti Un occhio nello spazio A. Cristofori Viva Verdi P. Ercolini Il valzer del bosco M. Papeschi, S. Azzolari 1848 L. Corvatta Una missione speciale A. Sòcrati L’uovo cosmico

ATTUALMENTE G. Di Vita Costituzione e legalità. La convivenza civile come arricchimento e libertà V. Giuliani E tu? Percorsi di cittadinanza attiva per comprendere il nostro tempo S. Lisi, C. Piccinini, F. Senigagliesi Sguardo sul mondo. Problematiche di attualità e spunti di riflessione R. Melchiorre Storie di oggi. L’attualità raccontata ai ragazzi L. Pagliari Cyberbullismo. Le storie vere di chi lo ha sconfitto


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