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il giovane napoleone sample

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Percorsi per il Writing and Reading Workshop a cura di Caterina Guagni

Ernesto Ferrero Il giovane Napoleone

Apparato didattico WRW a cura di Caterina Guagni

Redazione ELi: Francesca Bugiolacchi

Redazione Gallucci: Francesca Magnanti

Responsabile di produzione ELi: Francesco Capitano

Impaginazione: Akhu, Roma

Copertina: PEPE nymi

Disegno di copertina: Giada Semeraro

Logo detective: Joshua Held

Disegni: Marta Baroni

© 2026 Carlo Gallucci editore srl

© 2026 Principato, Gruppo Editoriale ELi

Prima edizione © 2006 Carlo Gallucci editore srl – Roma

e il logo g sono marchi registrati www.gruppoeli.it info@gruppoeli.it

Viale E. Jenner, 17 - 20159 Milano galluccieditore.com info@galluccieditore.com

Stampato in Italia presso

Tecnostampa - Pigini Group Printing Division - Loreto – Trevi 26.85.092.0

ISBN 978-88-416-5454-5

Le fotocopie non autorizzate sono illegali. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione totale o parziale così come la sua trasmissione sotto qualsiasi forma o con qualunque mezzo senza previa autorizzazione scritta da parte dell’editore.

Ernesto Ferrero Il giovane Napoleone

Ehi tu! Pssss, tu! Sì, sì, proprio tu: vieni qua, presto!

MA FAI PIANO!

Ti interessa un lavoretto? Sono un DETECTIVE DEL TESTO, ma tu puoi chiamarmi CAPO. Io ti chiamerò con il nome in codice Scheggia, perché dovrai essere veloce nel cogliere i dettagli e affondare i tuoi acuti quesiti nel cuore del mistero. Quali quesiti, dici?

Ti spiego: il mio mestiere è trovare indizi nascosti tra le pagine. Ogni storia – anche quella che sembra più semplice – custodisce segreti: dettagli, parole, simboli e sfumature che aiutano a capire meglio.

Quindi, se mi vuoi accompagnare, prendi appunti, raccogli informazioni, non farti sfuggire niente: ogni parola è importante!

Ok? Partiamo?

(Se accetti, fai sì con la testa.) (Ehi, non così veloce, aspettami!)

Be’, innanzitutto una bella storia, e quella ce l’abbiamo!

Anzi, sai che ti dico? Che al taccuino penso io: te lo inserisco direttamente tra le pagine del libro.

EHI, SCHEGGIA! È IL MOMENTO DI DIVENTARE UN VERO DETECTIVE DEL TESTO! Cosa ti serve, dici?

Un paio d’occhi belli attenti, pronti a cogliere ogni dettaglio. Se non ci vedi bene, sarà meglio che porti con te una lente d’ingrandimento!

Foglio e penna, naturalmente, sennò dove annoti le tue osservazioni?

Qui dovrai prendere nota di tutti gli indizi che trovi. Per darti un aiuto – sei pur sempre un apprendista! –ho inserito anche alcune domande che ti aiuteranno a formulare delle ipotesi.

Alla fine del libro troverai delle STRATEGIE DI LETTURA: sono una specie di piccolo manuale dell’investigatore del testo. Ti aiuteranno a organizzare gli indizi che hai trovato e a scoprire tutti i segreti del testo.

Se poi volessi anche metterti alla prova con una storia tutta tua – sia mai che tu voglia raccontare una delle tue indagini! – hai a disposizione anche delle STRATEGIE DI SCRITTURA!

Tocca a te, Scheggia: OSSERVA, RIFLETTI E FORMULA LE TUE IPOTESI!

Osserva la copertina: secondo te, perché il ragazzo guarda proprio il mare? È un orizzonte di libertà, o un confine da superare?

L’ombra adulta con il cappello sembra più grande di lui: ti dà l’idea di un destino inevitabile o di un sogno che lo sovrasta? Spiega perché.

Se potessi entrare nella scena della copertina, ti metteresti accanto al ragazzo o dentro l’ombra? Che cosa cambierebbe?

Ma tu l’avresti disegnata così? Se no, come?

A

Zeno, Tobia e Olimpia dal nonno “scrivone” e a Pietro dallo “zio Bobo”

Capitolo 1 Sogno d’inverno

I muri dell’aula erano grigi di muffa. Le macchie d’umidità facevano strani disegni. Con un po’ d’immaginazione ci potevi vedere un cane, addirittura un drago.

«Corpo di mille draghi!» disse ad alta voce il ragazzo per farsi coraggio e la sua voce rimbombò nello spazio vuoto.

Faceva così freddo che anche la fiamma della candela ne sembrava quasi intimidita e si ritraeva su se stessa. Il ragazzo non osava nemmeno guardare fuori dai vetri, nell’impasto di grigio che l’inverno faceva nel cortile del collegio.

Detestava l’inverno e detestava il collegio. Non vedeva suo padre da anni.

Era un tardo pomeriggio del dicembre 1781. Le lezioni erano finite, ma lui era rimasto lì da solo, in classe, perché non voleva stare con gli altri compagni in una camerata altrettanto fredda. Non voleva che quei nobilotti stupidi e arroganti lo prendessero in giro perché era troppo magro, aveva capelli troppo lunghi e uno strano accento da straniero. Si sentiva le mani di ghiaccio. Cercava di tirare la manica della giacchetta verso i polsi. Era cresciuto troppo in fretta e la manica tendeva a risalire verso il gomito, più che a scendere verso il polso.

Era magro come certi gatti della sua città, che gli potevi contare le costole sulla pelle troppo tesa. Non sentiva fame. Avrebbe voluto soltanto avere un amico con cui parlare. Ogni tanto la spalla destra gli faceva un sussulto all’insù, per conto suo.

Il naso cominciò a colargli. Allora tirò fuori dalla tasca il grosso fazzoletto bianco che sua madre gli aveva dato quasi di nascosto, la mattina che era partito da casa, e si soffiò il naso rumorosamente. Il fazzoletto aveva ancora l’odore degli armadi di casa: timo e lavanda, erbe aromatiche che venivano dalla campagna. Si sentì meglio.

Prese l’atlante di geografia, lo aprì con cura e cominciò a sfogliarlo lentamente. Cercava i paesi del Sud, quelli che non conoscono la nebbia, la neve, gli inverni interminabili. Il suo dito si perdeva nei laghetti azzurri che il mare faceva sulle carte. Percorse tutte le coste dell’Africa bagnate dall’Oceano Indiano, la Somalia, il Mozambico, sognò palme e lunghe spiagge bionde di sabbia fine. Scese fino alla Città del Capo, poi prese a risalire lentamente verso l’Angola, il Congo. Cercava di immaginare le immense vastità dell’Africa, popolate di alberi giganteschi, di deserti e di leoni.

Fu allora che la sua attenzione venne attratta da un puntino in mezzo a quell’azzurro del mare, proprio a sinistra dell’Africa. Lì per lì credette che fosse una cacca di mosca, il lume della candela era sempre più fioco. Guardò meglio. Accanto al puntino c’era scritto un nome: Sant’Elena.

Che cosa ci faceva quell’isola microscopica in mezzo al mare? Di chi era? Chi ci viveva? Ci arrivava mai qualcuno, magari per sbaglio? Per sbaglio no, si disse, era impossibile arrivarci per caso. Sarebbe stato più difficile che trovare un ago nel pagliaio.

Il ragazzo era uno scolaro molto diligente. Prese il quaderno di geografia, lo aprì su una pagina bianca. Non sapeva bene cosa dire. Così scrisse le uniche cose di cui era sicuro: “Sant’Elena, piccola isola”.

Il ragazzo veniva da un’altra isola che era passata alla Francia da pochi anni, la Corsica. Aveva un nome strano, non francese. Si chiamava Napoleone Buonaparte.

Tocca a te, Scheggia: OSSERVA, ANNOTA, COMPRENDI

Scheggia, hai notato come viene presentato questo giovane Napoleone? È descritto «magro come certi gatti della sua città» (p. 10) e con la giacca troppo corta. Secondo te, che cosa possiamo desumere sulla sua provenienza sociale?

Il fatto che Napoleone annusi il fazzoletto profumato della madre è coerente con l’immagine del ragazzo solitario e risoluto?

Scheggia, in collegio non ci saranno stati molti giochi… Tuttavia, è curioso che, per distrarsi, un ragazzo sfogli un atlante! Secondo te, che cosa ci dice di lui?

Hai notato qualche altro dettaglio, Scheggia?

Capitolo 2

Un giardino in capo al mondo

Nel giugno 1815 Napoleone Bonaparte, imperatore dei Francesi, fu sconfitto a Waterloo al termine di una battaglia sanguinosa e si consegnò nelle mani dei nemici di sempre, gli Inglesi. Pensava che gli Inglesi gli avrebbero assegnato una villa nella loro campagna così bella, verde e riposante. Invece questi, che avevano una gran paura che lui se ne scappasse di nuovo, come aveva fatto tre mesi prima dall’isola d’Elba, decisero di portarlo in un posto così lontano che da lì non sarebbe potuto scappare nemmeno il diavolo in persona.

Scelsero Sant’Elena. Un pezzo di roccia vulcanica in mezzo al mare infinito che sembra una noce di pietra: tutta nera e con pochi alberi, battuta dai venti, umida d’estate e d’inverno. Ci vivevano bene solo le capre, che la facevano da padrone. Difatti ce n’erano tantissime e andavano a brucare dappertutto.

Sant’Elena era il posto giusto per vendicarsi di un nemico sconfitto.

Napoleone ci arrivò dopo un viaggio lungo sessanta giorni. Gli Inglesi non sapevano bene dove sistemarlo, lui e le 25 persone del suo seguito. Finalmente trovarono in mezzo alle

colline una casetta, poco più di una stalla, che poteva essere messa a posto alla meglio per l’illustre ospite. Lì avrebbe vissuto come un prigioniero l’uomo che, sino a poco tempo prima, era stato padrone dell’Europa ed era famoso anche in Cina.

Nei primi giorni Napoleone non sapeva bene cosa fare. Andava in giro con il suo cavallo per fare conoscenza di quell’isola così poco ospitale. Scoprì in una valle meno peggio delle altre una villetta bianca, immersa in un bel giardino verde, che gli sembrava niente male. Poco lontano c’era una cascatella d’acqua che produceva un suono gentile. La villetta era molto inglese. Ci viveva la famiglia del signor Balcombe, un ricco proprietario che riforniva d’acqua e di viveri tutte le navi che facevano scalo sull’isola.

Il signor Balcombe era un uomo piuttosto allegro, panciuto, che amava chiacchierare e bere buoni vini. Aveva una moglie (che, guarda caso, dicevano assomigliasse a Giuseppina, la moglie di Napoleone) e quattro figli, due maschi e due femmine.

La più sveglia di questi figli era una ragazzina di nome Betsy, diminutivo di Elizabeth. Era quel che si dice un peperino. Adorava giocare in giardino, si arrampicava ovunque e amava gli animali, soprattutto i cavalli, come ogni bambino della sua età. Portava i pantaloni, che erano più comodi per giocare, ed era sempre spettinata.

I suoi genitori dicevano sospirando che era un vero maschiaccio. Però imparava con facilità e leggeva molti libri. Al tempo in cui la sua famiglia stava ancora in Europa, Betsy aveva fatto un lungo viaggio con il padre e con una cameriera francese. Imparò la sua lingua in fretta.

Quando cinque signori stranieri, molto eleganti nelle

loro divise, si presentarono al cancello del giardino, il signor Balcombe fu preso dal panico:

«E adesso come facciamo a capirci con loro?»

«Ma c’è Betsy, che parla benissimo il francese» disse con orgoglio la signora Balcombe.

Mandò a chiamare la bambina, che arrivò di corsa, come al solito, perché non stava mai ferma. Sembrava che non aspettasse altro: fu gentile, disinvolta e del tutto a suo agio. Fece una riverenza e guardò negli occhi quello strano signore. Gli sorrise. Lui le restituì prontamente il sorriso.

L’Imperatore era piuttosto rotondetto, proprio come il signor Balcombe, non troppo alto, dagli occhi tra il grigio e il nocciola, giacca verde da generale dei Granatieri, pantaloni bianchi. In testa portava il famoso cappello nero a bicorno che era un po’ il suo simbolo. Betsy notò che aveva dei capelli fini e morbidi come quelli di un ragazzo. Pensò che il suo cavallo nero era molto bello: avanzava muovendo il collo con grazia e sembrava contento di portare quel gran personaggio.

I signori Balcombe chiesero al cavaliere se voleva accomodarsi in giardino e ristorarsi un po’. Gradiva per caso una limonata? Perfino a Sant’Elena sapevano che lui adorava le limonate.

Oltreché molto agitati per la visita imprevista, i signori Balcombe erano imbarazzati perché non sapevano bene come chiamare l’ospite. Gli Inglesi si ostinavano a chiamarlo “generale Bonaparte”, come a dire che Napoleone non era affatto un imperatore, come lui diceva di essere e come voleva essere chiamato, ma un volgare avventuriero venuto dalla Corsica che si era proclamato imperatore da solo. Su questo si poteva anche discutere, ma chiamarlo semplicemente “Signore” sembrava troppo poco. Forse potevano chiamarlo “Maestà”,

“Eccellenza”, “Vostro Onore”. Il signor Balcombe non sapeva proprio come fare.

Per fortuna l’ospite non sembrava preoccuparsi di come si dovesse chiamarlo. Accettò volentieri il cortese invito e scese da cavallo a fatica. Aveva solo 45 anni, ma si era un po’ appesantito. Una volta a terra, riprese la sua agilità. Esaminò la casa, il giardino e le persone come se passasse in rassegna i soldati del suo esercito. Sembrava soddisfatto e chiese se, mentre gli sistemavano la nuova casa che sembrava una stalla, poteva fermarsi lì da loro.

I signori Balcombe si dissero onoratissimi. Erano perfino pronti a lasciargli la loro bella villa: sarebbero andati a stare al porto. Il signor Bonaparte ringraziò commosso, ma disse di no, che non voleva disturbare. Si sarebbe accontentato di starsene in un piccolo padiglione che aveva visto in giardino, una costruzione bianca in legno, ferro battuto e vetro, che veniva usata per ospitare le festicciole dei bambini e qualche volta come sala da ballo. Certo era piccola, sei metri per quattro, ma allegra e luminosa, con due belle porte-finestre. Lì vicino c’erano l’orto e il frutteto e un pergolato di uva americana che dava un po’ d’ombra. Sotto il pergolato avevano sistemato un tavolino in ferro con varie sedie. Poco lontano si vedeva la stalla che ospitava mucche, muli e una tribù di polli.

A quella vista l’Imperatore diede un sospiro. Il quadretto gli ricordava i poderi di famiglia, in Corsica, ma non sapeva se questo gli dava piacere o tristezza. Aveva passato tutta la vita sui campi di battaglia, lontano da casa, e raramente aveva dormito qualche notte di seguito nello stesso letto. Adesso sembrava contento di trovare una famiglia che lo avrebbe ac-

colto con amicizia, proprio all’altro capo del mondo, all’isola del diavolo.

I signori Balcombe, tutti contenti, dissero che avrebbero fatto sistemare il padiglione in modo da rendere più gradevole il soggiorno dell’ospite. Vi fecero trasportare dei mobili e misero delle belle tende bianche alle finestre. L’Imperatore fece venire dal porto le molte casse che si era portato dietro. Appese alle pareti i ritratti di famiglia, mamma Letizia, la prima moglie Giuseppina, la seconda moglie Maria Luisa, il figlio di pochi anni, detto il Re di Roma, l’Aiglon, cioè l’Aquilotto, l’erede tanto atteso che non avrebbe più potuto volare con le sue giovani ali su quel regno grande come l’Europa che il padre si era giocato e aveva perduto. Fece venire la sua collezione di tabacchiere e dei servizi di piatti preziosi, su cui aveva fatto dipingere gli avvenimenti più importanti della sua vita: le tante battaglie che aveva vinto, la volta che aveva passato le Alpi su un cavallo bianco, vari episodi della campagna d’Egitto (sullo sfondo, in mezzo alle palme, si vedevano le Piramidi), il giorno che si era proclamato imperatore.

L’Imperatore divenne subito amico dei bambini, come se si conoscessero da tempo. I bambini giocavano con lui come con un grosso orso addomesticato. Quando si sdraiava nel prato si arrampicavano su di lui, toccavano gli anelli che portava alle dita e le medaglie che aveva sul petto, gli tiravano quei capelli così fini, da bambina.

I signori Balcombe sgridavano i bambini per le confidenze che si prendevano con l’ospite, ma lui diceva che no, che i bambini non lo disturbavano affatto, e che anzi a lui faceva piacere giocare con loro. La sua preferita era Betsy, forse perché non aveva paura di niente e tanto meno di lui.

Quel signore francese era stato fino a ieri il Nemico per eccellenza, tanto che quando in Inghilterra i bambini erano cattivi, c’era sempre qualcuno che diceva: «Guarda che se non ti comporti bene arriva Boney e ti porta via!» Lo chiamavano proprio così, Boney. Era diventato il nome inglese del Babau, dell’Orco, del Lupo Cattivo.

Betsy pensava che Boney non sembrava un orco. A lei non faceva paura, ma simpatia. Avrebbe potuto farne, se non un suo schiavetto, un compagno di giochi. Forse c’era stato un malinteso. Come potevano gli Inglesi e i Francesi essersi fatti la guerra per terra e per mare, e per quasi vent’anni, nel nome di quel signore così gradevole, che stava tanto bene in mezzo ai bambini? Come potevano essere nemici?

Vestivano più o meno allo stesso modo, bevevano gli stessi vini e mangiavano le stesse cose, a parte i pudding, suonavano la stessa musica e collezionavano gli stessi oggetti. Infatti lì a Sant’Elena, dove non c’era niente da conquistare, tranne qualche capra selvatica, vivevano benissimo insieme.

Il generale Bonaparte non aveva l’aria del volgare soldataccio. Guardava i quadri che i signori Balcombe tenevano in salotto con aria da intenditore. Avrebbe potuto benissimo essere un collezionista raffinato, o il direttore del museo del Louvre, quello stesso in cui si conserva la Gioconda di Leonardo.

Tocca a te, Scheggia: OSSERVA, ANNOTA, COMPRENDI

Betsy porta i pantaloni, è sempre spettinata e non sembra preoccuparsi troppo delle buone maniere. Quali tratti del suo carattere puoi ricavare da questi dettagli?

Secondo te, Napoleone ha perduto le sue vecchie abitudini militaresche… oppure no? Hai per caso notato un dettaglio che ti fa capire se si sente ancora un soldato?

Sant’Elena è presentata come «l’isola del diavolo» (p. 17). Scheggia, secondo te, Napoleone la vive davvero come un inferno? Oppure cogli nel testo una sfumatura diversa?

tuoi indizi

Hai notato qualche altro dettaglio, Scheggia?

Capitolo 3

Chez Balcombe

La prima sera che trascorse chez Balcombe, presso la famiglia dei genitori di Betsy, Boney chiese alla bambina se le piaceva la musica.

«Sì, moltissimo» disse lei «posso suonare e cantare qualcosa»

«Ma sei troppo piccola per suonare uno strumento!» notò il Generale.

«Per nulla! So suonare l’arpa!»

«L’arpa? È uno strumento molto difficile, che richiede forza nelle dita»

«Io ho forza nelle dita» ringhiò Betsy.

«Ah sì? Fammi sentire».

Betsy prese la sua arpa, che era grande quattro volte lei, e cantò una ballata che parlava di lontananza e nostalgia.

«Non la conosco, ma è il più bel motivo inglese che abbia sentito»

«Veramente» disse Betsy «non è inglese, è una canzone scozzese»

«Volevo ben dire. La musica inglese non mi piace per niente. Solo gli Italiani sanno comporre delle buone musiche. Conosci la canzone francese che fa così?»

Tra la sorpresa generale, Boney si mise a cantare:

Il Re mi vuol regalare Parigi, la sua più bella città, ma in cambio mi chiede di lasciare il mio amore.

Tieniti la tua Parigi! Io gli rispondo, vale di più il mio grande amore, vale di più il mio amore.

Tutti lo guardavano a bocca aperta e lui sembrava piuttosto soddisfatto:

«Ti è piaciuta, Betsy, questa canzone?»

«Per niente! Se posso dire, canti proprio male!»

«Betsy!» gridarono i signori Balcombe inorriditi. «Non si dicono queste cose!»

«Betsy ha ragione» disse Boney sorridendo «mi piacciono molto la musica e l’opera. Ci sono sempre andato quando ho potuto, ma sono un po’ stonato. Per questo ho fatto il soldato, non il cantante. Ogni tanto, quando mi sentivo solo, mi faceva bene canticchiare “Il Re mi vuol regalare Parigi”»

«Ti sentivi solo in mezzo a un esercito?» spalancò gli occhi Betsy.

«Ebbene sì, Betsy, ci si può sentire soli anche in mezzo a un esercito».

I due erano già diventati amici. Un giorno stavano in giardino, sotto il pergolato d’uva. Poiché Betsy era brava a scuola, Boney si mise a interrogarla:

«Qual è la materia che ti piace di più?»

«La geografia»

«Ah, molto bene, anche a me piace molto la geografia. Vediamo. Qual è la capitale della Francia?»

«Parigi»

«E dell’Italia?»

«Roma»

«E della Russia?»

«Prima era Pietroburgo, adesso è Mosca».

A questo punto Boney si alzò in piedi e si mise a passeggiare nervosamente. Si era fatto scuro in volto: «E chi l’ha bruciata, Mosca? Chi le ha dato fuoco?»

Anche a Sant’Elena si era parlato dell’incendio di Mosca. Era giunta fin laggiù la storia di Napoleone che occupa la capitale con il suo esercito e dei Russi che le danno fuoco per non farla cadere in mano agli invasori francesi.

«Chi ha dato fuoco a Mosca?» ripeté Boney. La sua faccia bonaria era diventata quasi cattiva.

Betsy pensò che era meglio fingere di non sapere:

«Non lo so, signore…»

«Sì che lo sai benissimo. Sono stato io che l’ho incendiata».

Lei, che non tollerava le bugie, trovò il coraggio di rispondergli per le rime:

«Io credo che siano stati i Russi a dar fuoco a Mosca, per far dispetto ai Francesi».

L’Imperatore scoppiò a ridere:

«Vedo che sei piuttosto preparata. Mi fa piacere che tu conosca qualcosa delle mie imprese».

I signori Balcombe, che erano diventati rossi come dei gamberi, sembravano contenti della parlantina con cui Betsy teneva testa al “generale Bonaparte”:

«Vi preghiamo di perdonare Betsy, Eccellenza Maestà Imperatore, è davvero una bambina molto impertinente»

«Apprezzo la sincerità» disse Sua Maestà «dice le cose che

pensa e pensa le cose che dice. La trovo molto simpatica e sento che diventeremo buoni amici».

Il prigioniero viveva in casa dei Balcombe come se fosse ancora imperatore.

Tutte le mattine indossava la divisa con la giacca verde e si faceva appuntare sul petto medaglie e decorazioni. Indossava finissime calze di seta bianca e quando non andava a cavallo si metteva degli scarpini di vernice nera. I generali del suo seguito, gli ufficiali, i segretari, i camerieri e i cuochi lo trattavano come se fossero ancora in Francia, pronti a soddisfare ogni suo minimo desiderio o capriccio.

Stavano in silenzio attorno a lui, sorridevano se lui sorrideva, si rattristavano se lui sembrava triste, parlavano solo quando erano interrogati. Erano lontani da casa migliaia di miglia e parevano contenti di stare lì, a vederlo giocare con i bambini Balcombe.

Nessuno poteva avvicinare l’Imperatore, nemmeno gli Inglesi, che avevano fatto venire sull’isola un esercito di soldati per controllarlo in ogni minuto della giornata. Il generale Bonaparte non voleva vedere nessuno e si irritava moltissimo quando qualche straniero di passaggio veniva a guardarlo anche da lontano, come se fosse la tigre o il leone di uno zoo. Non riceveva nessuno, tranne i suoi fidi e i piccoli Balcombe. Betsy poteva andare a trovarlo quando voleva. E quando lei non si faceva viva, era lui che la mandava a chiamare. Ogni tanto invitava a pranzo lei e sua sorella. Si metteva a scherzare sulla mania del roast-beef e del pudding che hanno gli Inglesi. Diceva: «Si mangia proprio male in Inghilterra!»

«Ah, si mangerà bene da voi in Francia!» rispondeva Betsy rossa in viso. «Secondo me i Francesi sono tutti dei mangiatori

di ranocchi! Me li raffiguro così, magri, lunghi e allampanati, con la bocca aperta e la lingua di fuori. E sulla lingua ci sta un ranocchio!»

L’Imperatore rideva e tirava un orecchio a Betsy. Faceva così quando era di buon umore.

Ma non era dei Francesi che Betsy voleva parlare. Voleva sapere com’era fatto il suo amico, a parte quello che già sapeva sui suoi gusti musicali e sull’incendio di Mosca.

Nel giro di pochi giorni la loro confidenza era ormai tale che davanti a un piatto di pudding tremolante Betsy non gli risparmiava le domande impertinenti per cui andava famosa:

«Perché hai sempre i denti un po’ neri?»

«I miei denti sono bianchissimi» spiegava gentilmente Boney «ma mi piace masticare delle pastiglie di liquirizia. Sento che la liquirizia è l’unica medicina che mi fa del bene».

Si chinò verso di lei e le parlò all’orecchio:

«Io dei medici non mi fido, Betsy. Me li sono portati dietro anche qui, perché ogni sovrano che si rispetti ha il suo medico personale, ma non mi fido. Sanno poco e fanno finta di sapere tutto. Mi curo da solo…»

«E se ti sbagli?»

«Io mi sono sbagliato pochissime volte. Pochissime. L’unica volta che ho sbagliato davvero sono finito qui»

«Ma non stai bene, qui?»

«Sto bene quando sono con te e la tua bella famiglia. Ma ho una famiglia anch’io e mi piacerebbe vedere mio figlio. I ritratti di lui che ho portato con me non sono molto somiglianti. È un bambino molto bello, buono e intelligente. Lo sogno tutte le notti». Betsy lo guardò pensosa, a lungo. Poi chiese:

«Ti assomiglia, tuo figlio? E tu, che bambino eri?»

Tocca a te, Scheggia: OSSERVA, ANNOTA, COMPRENDI

Scheggia, hai notato come Napoleone si lascia interrogare da Betsy sulla geografia? Secondo te, perché accetta di essere messo alla prova da una bambina?

Quando Betsy lo prende in giro per i denti neri, Napoleone risponde con calma e ironia. Che cosa ti suggerisce questa capacità di scherzare su sé stesso?

Scheggia, Napoleone confessa che «ci si può sentire soli anche in mezzo a un esercito» (p. 21). Quale indizio ci dà questa frase sul suo modo di vivere il potere e la compagnia degli uomini?

tuoi indizi

Hai notato qualche altro dettaglio, Scheggia?

STRATEGIE DI LETTURA

Minilesson 1

IL CHIAROSCURO DEI PERSONAGGI

Che cosa impari

Per comprendere i personaggi, annota quando le loro azioni non sono coerenti con ciò che pensano. Le contraddizioni rendono una narrazione più verosimile, perché anche nella vita reale non è facile mantenere sempre coerenza tra pensieri e comportamenti.

Perché ti è utile

Un personaggio che si contraddice non è “sbagliato”: le incoerenze rivelano tensioni interiori, pressioni esterne o bisogni che non riesce a esprimere apertamente. Imparare a riconoscerle significa leggere più in profondità, cogliendo il conflitto tra intenzioni e azioni, tra ciò che il personaggio vorrebbe fare e ciò che invece fa.

Come si fa, passo per passo

Quando incontri un personaggio che si contraddice, fermati e prendi nota di ciò che accade.

1. Rifletti: perché si comporta così? Quali motivazioni lo spingono ad agire diversamente da ciò che pensa o afferma?

2. Torna al testo e cerca indizi che confermino o smentiscano le tue ipotesi. Ricorda che alcune spiegazioni possono emergere più avanti nella storia.

3. Metti insieme le tue osservazioni in un breve schema o testo che mostri la contraddizione e la sua possibile spiegazione.

Un esempio, per capire meglio

Nel romanzo Il giovane Napoleone, Boney – alias Napoleone –afferma che «veder crescere una piantina è molto più bello che vincere una battaglia» (pp. 73-74). Poco dopo, però, racconta con entusiasmo della sua carriera militare e della passione per i cannoni. Qui c’è una contraddizione: da un lato il personaggio mostra la sua sensibilità e la sua attrazione per una vita semplice, dall’altro continua a inseguire la gloria della guerra. Questa incoerenza rivela che dentro di lui convivono due spinte opposte: il bisogno di affetti e futuro, e l’ambizione di potere e vittoria.

Prova tu!

Prosegui l’analisi dei capitoli finali del romanzo.

• Trova un altro momento in cui Napoleone dice una cosa ma ne fa un’altra (per esempio, quando afferma che non si fida delle parole, ma poi dichiara di amare i pettegolezzi).

• Scrivi in poche righe quale tensione emerge da questa contraddizione.

• Rifletti su che cosa ci rivela del personaggio: è debolezza, maturità, o un modo per adattarsi alle circostanze?

Quando usare questa strategia

Usa questa tecnica ogni volta che vuoi capire meglio un personaggio: fermarti a osservare le sue incoerenze ti aiuta a leggere più in profondità e a scoprire la verosimiglianza nascosta nelle storie.

Minilesson 2

LE RELAZIONI TRA I PERSONAGGI

Che cosa impari

Osservare come i personaggi interagiscono ti aiuta a capire come si influenzano a vicenda: come nascono alleanze, conflitti, gerarchie e tensioni emotive. Le relazioni guidano le scelte e modellano la loro evoluzione.

Perché ti è utile

I rapporti tra i personaggi – così come tra le persone – non sono fissi: cambiano con il contesto e rivelano bisogni, vulnerabilità e strategie. Leggerli significa cogliere…

• RUOLI E POTERE: chi guida, chi resiste, chi media.

• RECIPROCITÀ: chi dà e chi riceve (attenzione, protezione, riconoscimento).

• CONFINI: che cosa è permesso e che cosa no, e da chi.

• EVOLUZIONE: come una relazione si trasforma tra scena e scena.

Come si fa, passo per passo

Per cogliere tutte le sfumature dei rapporti tra i personaggi, segui queste istruzioni.

1. Leggi la scena e annota chi parla, chi tace, chi decide e chi interrompe.

2. Raccogli indizi relazionali (tono, ironia, domande, gesti, oggetti condivisi) e prendine nota.

3. Usa l'organizzatore di p. 92: nella colonna "Personaggi coinvolti" scrivi i nomi della coppia di personaggi che stai analizzando; trasferisci poi gli indizi raccolti nella seconda colonna.

4. Scrivi nella terza colonna dell’organizzatore le svolte nel rapporto (confidenze, rifiuti, promesse, addii) e spiega brevemente perché quel momento cambia la dinamica.

5. Riassumi la relazione in poche righe direttamente sotto l’organizzatore: descrivi la dinamica, il bisogno reciproco e in che modo il rapporto orienta le scelte dei personaggi.

6. Controlla la coerenza: rileggi quanto hai scritto e verifica che ogni indizio sia collegato a un effetto narrativo (scena, decisione o svolta).

Un esempio, per capire meglio

Il rapporto tra Napoleone e la madre Letizia è segnato da forza e concretezza. Nei ricordi, lui la descrive come «la più bella ragazza di Ajaccio. La più coraggiosa.» (p. 31), capace di tenere insieme una famiglia numerosa con economia e disciplina. Nonostante lo rimproveri e lo picchi quando si azzuffa con i fratelli, Napoleone la ammira profondamente: la durezza diventa per lui un segno di amore pratico, di protezione attraverso la severità. La madre rappresenta il mondo dei fatti, contrapposto al padre sognatore: è lei che gli insegna la resistenza, la parsimonia, la concretezza della vita quotidiana. Questo rapporto rivela una tensione: Napoleone cerca gloria e grandezza, ma porta dentro di sé la lezione materna di resilienza e sacrificio. La sua ambizione si radica proprio in questa doppia eredità: disciplina familiare e desiderio di riscatto.

Prova tu!

• Analizza il rapporto di Napoleone con un altro personaggio della storia (con Betsy, con i generali, con i compagni di Brienne…).

• Individua tre indizi relazionali (un gesto, una frase, un oggetto condiviso…).

• Descrivi i rapporti di potere in gioco: chi guida, chi protegge, chi sfida?

• Spiega l’evoluzione della relazione: cambia qualcosa nel corso della storia?

• Concludi con una riga su come questo rapporto orienta una scelta del personaggio. Compila l’organizzatore mentre lavori: ti aiuterà a non perdere indizi importanti e a preparare il testo finale in modo più veloce.

Quando usare questa strategia

Ogni volta che vuoi capire perché un personaggio prende certe decisioni; le relazioni sono la leva nascosta che muove l’azione: leggerle ti permette di cogliere il senso profondo dei comportamenti e la loro trasformazione nel tempo.

Personaggi coinvolti

Scegli la coppia di personaggi tra cui pensi ci sia maggiore intesa o maggiore tensione.

Indizi relazionali

Alcuni esempi:

• un gesto (una mano appoggiata sulla spalla);

• una frase significativa;

• un oggetto condiviso (lettere, regali);

• un’azione che rivela cura, rifiuto o rivalità.

Significato del rapporto

Appunta:

• Che cosa rivela questo rapporto?

Protezione?

Gelosia?

Ammirazione?

• Chi guida e chi segue?

• Che cosa vuole ciascono/a dell'altro/a?

• La relazione cambia nel tempo?

PERSONAGGIO 1

PERSONAGGIO 2

La relazione tra i personaggi coinvolti:

Minilesson 3

IL CONTESTO CHE AIUTA A CAPIRE

Che cosa impari

Il contesto storico e sociale in cui un personaggio vive non è mai solo uno sfondo: analizzarlo ti aiuta a comprendere desideri, paure e scelte del personaggio.

Perché ti è utile

Ogni personaggio vive dentro un intreccio di relazioni e regole che lo condizionano. Non basta osservare i suoi gesti o le sue parole: bisogna cogliere anche l’ambiente che lo circonda, la famiglia che lo sostiene o lo ostacola, la società che lo giudica o lo limita. Imparare a leggere questi livelli significa riconoscere come le scelte di un individuo siano quasi sempre influenzate da forze esterne, e come il conflitto tra ciò che vuole e ciò che gli altri si aspettano da lui diventi parte integrante della storia.

Come si fa, passo per passo

Per mettere a fuoco il modo in cui l'ambiente esterno condiziona i personaggi, segui i seguenti passaggi.

1. Disegna tre cerchi concentrici che si sviluppano a partire da un nucleo. All’interno di esso, al centro, scrivi il nome del personaggio che vuoi analizzare.

2. Rileggi la storia e individua i passaggi in cui compare il personaggio: annota desideri, paure, vantaggi e limiti che emergono. Riporta queste riflessioni nel box corrispondente al primo cerchio.

3. Nel secondo cerchio, concentrati sulle relazioni più vicine: famiglia, amici, compagni. Scrivi che cosa si aspettano da lui/lei e come influenzano il suo umore o le sue ambizioni.

4. Nel terzo cerchio, rifletti sul contesto più ampio: società, regole, ambiente storico. Quali vincoli o opportunità derivano da questo livello? Ci sono contrasti tra ciò che la famiglia chiede e ciò che la società impone?

5. Alla fine, sintetizza le tue osservazioni in un breve testo o schema che mostri come i cerchi si influenzino l'un l'altro.

Un esempio, per capire meglio

Proviamo ad analizzare il personaggio di Napoleone.

• Nel primo cerchio annotiamo i suoi desideri di grandezza e la paura della solitudine, visibili nei capitoli sul collegio e sull’esilio.

• Nel secondo cerchio troviamo la madre, che lo sostiene con lettere e denaro, e Betsy, che gli offre amicizia e ascolto; ma anche i compagni di Brienne, che lo deridono e lo spingono alla rivalsa.

• Nel terzo cerchio dobbiamo rappresentare il suo rapporto con la società: la Corsica che gli dà radici, la Francia che lo forma come ufficiale, l’Inghilterra che lo sorveglia a Sant’Elena. Qui si vede il contrasto tra l’orgoglio còrso e le regole francesi, tra la gloria imperiale e la prigionia inglese.

Prova tu!

Prosegui l’analisi utilizzando l’organizzatore grafico.

• Completa il primo cerchio con altri desideri e paure di Napoleone (per esempio la paura che la sua famiglia lo dimentichi, ora che è lontano e isolato sull’isola).

• Nel cerchio intermedio, aggiungi come cambia il rapporto con Betsy quando arriva il tempo degli addii, oppure analizza il legame con la sorella Paolina.

• Nel cerchio esterno, rifletti su come l’esilio a Sant’Elena modifichi la sua idea di patria.

Quando usare questa strategia

Questa tecnica è utile ogni volta che vuoi capire un personaggio stretto tra desideri personali, relazioni familiari e regole sociali. Rappresentare questi rapporti come propone l'organizzatore grafico ti aiuterà a vedere come questi livelli si intrecciano e a comprendere meglio le scelte che compie ogni personaggio.

Intimità

Personaggio:

Famiglia e amici

Società

Minilesson 4

L’AMBIENTAZIONE NON È UN DETTAGLIO

Che cosa impari

Per comprendere il valore narrativo dell’ambientazione, osserva i paesaggi che rispecchiano l’animo dei personaggi. I luoghi non sono mai neutri: possono amplificare emozioni, riflettere stati d’animo o creare contrasti che rendono la storia più intensa.

Perché ti è utile

L’ambiente che circonda un personaggio non è solo sfondo: può diventare specchio delle sue emozioni o rivelare tensioni interiori. Imparare a leggere questa corrispondenza ti aiuta a cogliere come la natura, le case, le città o i paesaggi siano descritti in modo soggettivo, cioè filtrati attraverso lo sguardo del protagonista. Così puoi capire meglio i suoi pensieri e il modo in cui vive la realtà.

Come si fa, passo per passo

Per aiutarti a renderti conto di come l'ambiente contribuisca a definire i personaggi, procedi seguendo questi passaggi.

1. Dividi una pagina in tre sezioni, come nello schema a pagina 98:

• PERSONAGGIO

• AMBIENTAZIONE

• CHE COSA HANNO IN COMUNE

2. Rileggi il racconto e annota le caratteristiche fisiche e caratteriali del personaggio scelto.

3. Fai lo stesso con l’ambientazione: raccogli descrizioni di luoghi, paesaggi, condizioni atmosferiche.

4. Confronta i due box e chiediti: ci sono somiglianze? L’ambientazione riflette o contrasta con lo stato d’animo del personaggio?

5. Scrivi le tue riflessioni nello spazio apposito, evidenziando come il paesaggio diventi specchio o contrappunto delle emozioni.

Un esempio, per capire meglio

Nel romanzo Il giovane Napoleone, quando Boney si trasferisce a Boscolungo, la nuova casa è descritta come «umida e battuta dal vento, sperduta in mezzo alle colline» (p. 85). Questo paesaggio ostile riflette la sua malinconia e la distanza dagli amici Balcombe.

• PERSONAGGIO: Napoleone appare sempre più triste e distratto; senza la compagnia di Betsy, si lascia prendere dai suoi ricordi, dalle scarse prospettive di riscatto, dalla nostalgia.

• AMBIENTAZIONE: la casa isolata e il vento continuo accentuano la sensazione di solitudine.

• CHE COSA HANNO IN COMUNE: il paesaggio diventa specchio del suo stato d’animo; l’isolamento esterno corrisponde all’isolamento interiore.

Prova tu!

• Scegli un altro momento in cui l’ambiente sembra riflettere o contraddire le emozioni di Napoleone.

• Compila l'organizzatore grafico: PERSONAGGIO –AMBIENTAZIONE – CHE COSA HANNO IN COMUNE.

• Rifletti su come l’ambientazione contribuisca a rendere più intensa (o meno intensa) la percezione del suo esilio.

Quando usare questa strategia

Usa questa tecnica ogni volta che vuoi capire se il rapporto tra personaggi e luoghi è utile per rivelare o mettere in evidenza dettagli significativi. Quando l’ambiente non è solo uno sfondo, ma riflette o contrasta le emozioni, osservare queste corrispondenze aiuta a cogliere la soggettività delle descrizioni e a leggere più in profondità.

Personaggio

Personaggio

Ambientazione

Ambientazione

CHE COSA HANNO IN COMUNE
CHE COSA HANNO IN COMUNE

Minilesson 5

IL FILO TRA PASSATO E PRESENTE

Che cosa impari

Molte storie alternano episodi del presente e ricordi del passato. Comprendere come questi due livelli si intrecciano ti permette di valutare meglio la costruzione del personaggio e il senso profondo della narrazione.

Perché ti è utile

Il presente e il passato non sono mai separati: si illuminano a vicenda. Il presente mostra il personaggio com’è diventato, mentre il passato rivela le radici di ciò che prova e pensa. Saper leggere questo rapporto significa riconoscere come la memoria diventi parte integrante della storia, e come il racconto di oggi sia sempre influenzato da ciò che è accaduto ieri.

Come si fa, passo per passo

Non è sempre immediato definire, in una storia, il rapporto tra presente e passato; per non sbagliare, segui questi step.

1. Rileggi i capitoli e individua i momenti in cui il narratore o il personaggio passa dal presente al passato.

2. Annota che cosa accade nel presente e che cosa viene ricordato.

3. Chiediti: quale legame c’è tra i due livelli? Il passato spiega un atteggiamento del presente? Il presente rilegge in modo diverso un episodio del passato?

4. Metti insieme le osservazioni in uno schema o breve testo che mostri come il filo della memoria attraversa la narrazione.

Un esempio, per capire meglio

Nel romanzo Il giovane Napoleone, quasi tutti i capitoli si svolgono nel 1815, durante l’esilio a Sant’Elena. Ma il primo capitolo è diverso: ci porta indietro al 1781, quando Napoleone è ancora bambino. Questo scarto temporale è significativo: il racconto si apre nel

passato, per mostrare le radici della solitudine e dell'ambizione del protagonista, e poi si sposta nel presente dell’esilio, dove quei ricordi diventano ferite ancora aperte.

• Presente: Napoleone è malinconico, confinato, e racconta a Betsy la sua vita.

• Passato: emergono episodi di infanzia e giovinezza (collegio, famiglia, prime battaglie di neve).

• Connessione: il passato spiega la malinconia del presente; il presente rilegge il passato come una lunga rivincita o come un rimpianto.

Prova tu!

Prosegui l’analisi.

• Trova un episodio in cui Napoleone racconta un ricordo (per esempio, la vita in collegio o quella nella casa di famiglia ad Ajaccio).

• Scrivi che cosa accade nel presente e che cosa viene ricordato.

• Rifletti su come il passato illumina il presente: spiega un atteggiamento? Rivela una ferita? Mostra un sogno non realizzato?

Quando usare questa strategia

Usa questa tecnica ogni volta che un testo alterna presente e passato. Non solo in Il giovane Napoleone, ma anche in romanzi di formazione, racconti autobiografici o storie che intrecciano memoria e attualità. Fermarti a osservare come i due livelli dialogano ti aiuterà a capire meglio il senso della narrazione e la profondità dei personaggi.

UNA LETTURA SIGNIFICATIVA

Che cosa impari

• Per individuare connessioni con le storie che leggi, trova in esse qualcosa che parla di te o del mondo che ti circonda. Questo ti aiuta a rendere la lettura più significativa e a scoprire come i testi possano dialogare con la tua esperienza e con altre opere.

Perché ti è utile

I personaggi e le vicende non vivono solo “dentro” il libro: possono risuonare con la tua vita, con la società in cui vivi o con altre storie che conosci. Imparare a riconoscere questi legami significa trasformare la lettura in un’esperienza attiva, capace di farti riflettere su te stesso/a, sugli altri e sul mondo.

Come si fa, passo per passo

Quali connessioni ci sono tra te e il testo che hai letto? E di che tipo? Per imparare a portarle allo scoperto, utilizza queste istruzioni!

1. Rileggi il racconto e chiediti quali aspetti ti sembrano familiari o vicini alla tua esperienza.

2. Annota se la connessione riguarda:

• la tua vita personale;

• il mondo intorno a te;

• altre opere (libri, film, serie).

3. Rifletti: questa somiglianza ti ha aiutato a capire meglio la storia o i personaggi? Ti ha fatto scoprire qualcosa di nuovo su di te o sulla società?

4. Scrivi le tue conclusioni e, se vuoi, condividile con la classe.

Minilesson 6

Un esempio, per capire meglio

Nel romanzo che hai letto, Betsy e Boney a p. 86 parlano di “patria”: lui dice che la vera patria è dove ci sono amici e persone che ci vogliono bene, e Betsy conclude «allora la nostra patria è il mondo». Questa riflessione può creare una connessione con il presente: anche oggi molti ragazzi vivono amicizie e legami che superano confini geografici o culturali.

• Connessione personale: puoi pensare a un’amicizia che ti ha fatto sentire “a casa” anche lontano da casa.

• Connessione sociale: la frase di Betsy richiama l’idea di cittadinanza globale, molto discussa oggi.

• Connessione intertestuale: altri libri o film parlano di amicizie che superano barriere (per esempio, storie di migrazione o di viaggi).

Prova tu!

• Trova un passaggio che ti sembra vicino alla tua esperienza o al mondo che conosci.

• Scrivi se la connessione è personale, sociale o intertestuale.

• Rifletti su che cosa ti ha fatto capire di più del personaggio o della storia.

Quando usare questa strategia

Usa questa tecnica ogni volta che vuoi rendere la lettura più viva e significativa. Quando un personaggio o una situazione ti ricorda qualcosa di tuo, del mondo intorno a te o di altre opere, fermati a cogliere queste connessioni per costruire un ponte tra la letteratura e la tua esperienza quotidiana.

STRATEGIE DI SCRITTURA

RACCONTO BIOGRAFICO

fase 1 – RICERCA DELLE IDEE

Minilesson 1 – CERCARE IDEE SU UN PERSONAGGIO

Che cosa impari

I personaggi più interessanti non sono perfetti: hanno contraddizioni che li rendono simili a persone reali. Imparare a cercare queste crepe ti aiuta a inventare figure credibili.

Perché ti è utile

Grazie a questa minilesson, saprai osservare un personaggio con attenzione, a raccogliere materiali utili e a riconoscere dettagli che mostrano un lato luminoso e un lato d’ombra.

Come si fa, passo per passo

Scegli un personaggio storico o uno che appartiene al mondo contemporaneo.

1. Cerca su di lui/lei almeno quattro indizi: due che mostrano un lato positivo, due che ne rivelano limiti o errori.

2. Scrivi alcune scene in cui il personaggio dice qualcosa e compie un’azione che sono in contraddizione (per esempio: il personaggio afferma di non volere il potere, ma poi cerca riconoscimento).

3. Individua la contraddizione che ti sembra più significativa.

4. Pianifica una scena chiave in cui la contraddizione emerga senza spiegazioni esplicite.

5. Conserva tutto: sarà il materiale di base del tuo personaggio.

Un esempio, per capire

meglio

Il giovane Napoleone: a p. 9 Napoleone bambino resta in classe da solo perché «non voleva stare con gli altri compagni in una camerata altrettanto fredda». Le sue parole e la sua scelta mostrano orgoglio e distacco. Ma poche righe dopo (a p. 10) leggiamo: «Avrebbe voluto soltanto avere un amico con cui parlare». Qui emerge il bisogno di compagnia e affetto. La contraddizione è chiara: da un lato rifiuta la compagnia, dall’altro la desidera. È proprio questa incoerenza che rivela la complessità del personaggio: un ragazzo che vuole apparire forte e indipendente, ma che porta dentro di sé un bisogno nascosto di legami.

Esempio inventato: Luca, capitano della squadra di basket. Dice sempre che “è la squadra che conta”, ma durante le partite ignora i compagni e gioca da solo. La sua frase e il suo comportamento non coincidono, e questa contraddizione ti offre un ottimo punto di partenza per costruirlo come personaggio complesso.

Prova tu!

• Scegli un personaggio – storico o contemporaneo – che ti incuriosisce. Dopo aver svolto una breve ricerca online, raccogli quattro notizie o episodi che lo riguardano e che rivelano di lui aspetti contraddittori.

• Scrivi una scena (15–20 righe) in cui la sua incoerenza diventa visibile, senza aggiungere spiegazioni.

Quando usare questa strategia

Ogni volta che vuoi creare personaggi che sembrino veri e realistici: nelle biografie narrative, nei racconti di formazione, nei racconti storici.... Ti aiuterà a evitare figure troppo semplici o “finte” e a dare spessore alle tue storie.

fase 2 – PIANIFICAZIONE

Minilesson 2 – PERSONAGGI A STRATI

Che cosa impari

Ogni personaggio mostra qualcosa e nasconde qualcos’altro: distinguere questi due livelli, quando scrivi, ti aiuterà a decidere che cosa rivelare e quando.

Perché ti è utile

Questa minilesson ti aiuterà a progettare personaggi dotati di profondità e a gestirli in maniera funzionale per la storia il momento in cui rivelare le loro verità, mantenendo ritmo e tensione nella narrazione.

Come si fa, passo per passo

1. Dividi una pagina in due colonne: Strato superficiale / Strato profondo.

2. Nella colonna Strato superficiale scrivi frasi, atteggiamenti e comportamenti che il personaggio mostra agli altri.

3. Nella colonna Strato profondo annota paure, desideri che il personaggio non dice apertamente.

4. Scegli un gesto o un comportamento che tradisca lo “strato profondo” (per esempio: parole pronunciate con sicurezza, ma dettaglio delle mani tremanti).

5. Progetta una breve sequenza (3-4 scene) in cui il lettore intuisce progressivamente il lato nascosto del personaggio. La verità non deve essere spiegata, ma dedotta progressivamente dai dettagli.

Un esempio, per capire meglio

Il giovane Napoleone: davanti a Betsy, Napoleone si presenta come un uomo elegante e sicuro, che indossa ogni giorno la divisa con medaglie e decorazioni (strato superficiale). Ma nello stesso tempo confessa che ci si può sentire soli anche in mezzo a un esercito (strato profondo). La sua immagine di condottiero fiero si incrina:

dietro la facciata di potere si rivela un bisogno di compagnia e affetto.

Esempio inventato: Luca appare sicuro di sé davanti agli altri, sempre pronto a incitare la squadra (strato superficiale). Ma quando deve tirare un libero decisivo, rigira nervosamente la palla tra le mani e abbassa lo sguardo (strato profondo): teme di non essere all’altezza. Un gesto rivela ciò che le sue parole non dicono.

Prova tu!

• Scegli un personaggio e dividi il foglio di lavoro in due colonne: da una parte appunta ciò che il soggetto analizzato mostra agli altri, dall’altra ciò che tiene nascosto.

• Poi inventa una breve scena (10–15 righe) in cui un gesto o un dettaglio fa capire al lettore ciò che il personaggio non rivela apertamente.

Quando usare questa strategia

Usala quando vuoi dare spessore ai tuoi personaggi e rendere le tue storie più realistiche. Ti serve soprattutto nella fase di progettazione, ogni volta che vuoi mostrare al lettore non solo ciò che il personaggio dice o fa, ma anche ciò che nasconde dentro di sé.

Minilesson 3 – COSTRUIRE PERSONAGGI

IMMERSI NEL LORO CONTESTO

Che cosa impari

Desideri, scelte e problemi non nascono dal niente: dipendono dalle relazioni e dalle regole che circondano il personaggio.

Perché ti è utile

Grazie a questa minilesson, impari a capire come il mondo esterno a un personaggio influisca sulle sue azioni e a creare scene che nascano da questo intreccio.

Come si fa, passo per passo

1. Prendi spunto dall'organizzatore grafico di pagina 95 e disegna sul tuo quaderno tre cerchi concentrici.

2. Al centro scrivi: INTIMITÀ – che cosa vuole il personaggio, che cosa teme, che cosa lo guida.

3. Nel cerchio intermedio scrivi: FAMIGLIA E AMICI – quali persone vicine lo aiutano o lo ostacolano.

4. Nel cerchio esterno scrivi: SOCIETÀ – ambiente, regole, limiti e occasioni.

5. Individua un conflitto che nasce da questi livelli e pensa a come mostrarlo.

Un esempio, per capire meglio

Il giovane Napoleone: al centro c’è Napoleone con la sua necessità di lasciare un segno. Nel cerchio intermedio, ci sono Betsy che lo ascolta, i Balcombe che lo ospitano e gli Inglesi che lo controllano. Nel cerchio esterno, infine, Sant’Elena, un’isola dura e piena di restrizioni. Osservando insieme i tre livelli, capisci perché Napoleone si scoraggia e perché ha bisogno di raccontarsi.

Esempio inventato: Al centro c’è Luca con il suo desiderio di vincere e di essere riconosciuto. Nel cerchio intermedio ci sono i compagni che lo accusano di egoismo e l’allenatore che lo sprona a collaborare. Nel cerchio esterno c’è la pressione del campionato scolastico e le aspettative della città. La storia nasce esattamente da questo intreccio.

Prova tu!

Disegna i tre cerchi per il tuo personaggio. Scrivi una scena per ciascun livello (3 brevi scene, 6-8 righe ciascuna) collegandole con una linea narrativa.

Quando usare questa strategia

Quando devi progettare conflitti realistici che abbiano cause chiare: i personaggi agiscono in un certo modo anche per via delle tensioni che esercitano su di lui fattori esterni.

fase 3 – STESURA

Minilesson 4 – INTRECCIARE PERSONAGGI

E AMBIENTAZIONE

Che cosa impari

L’ambientazione (luoghi, suoni, odori) non è uno sfondo: crea atmosfera, suggerisce emozioni e rende più viva la scena.

Perché ti è utile

Questa minilesson ti aiuterà a scegliere dettagli sensoriali funzionali, a bilanciare descrizione e azione e a far “parlare” il luogo insieme al personaggio.

Come si fa, passo per passo

1. Decidi qual è l’emozione dominante del personaggio nella scena che stai scrivendo (nostalgia, rabbia, imbarazzo…) e scrivila in cima al foglio: ti servirà come “stella polare”.

2. Trova tre elementi concreti che il lettore può vedere/annusare/ toccare/udire e che riflettano o contrastino l’emozione. Cerca di usare almeno due sensi diversi (vista + udito o tatto + olfatto).

3. Inizia a scrivere la scena mostrando subito qualcosa che il personaggio fa o dice, senza spiegazioni. Scegli un gesto che incarni l’emozione, come stringere una foto, respirare a fondo…

4. Subito dopo il gesto, descrivi uno dei dettagli sensoriali scelti: fallo agire come una reazione del personaggio. Collega il dettaglio al gesto con una congiunzione o una causa/effetto breve, come “mentre”, “come se”, “e”.

5. Mostra qualcosa che crea tensione o movimento: un piccolo ostacolo, una parola detta, un ricordo che riaffiora, un altro personaggio che entra.

6. Termina la scena con una reazione del personaggio che risponda sia all’emozione interiore, sia a ciò che è successo nel mondo esterno (gesto, parola, silenzio). Ricorda che una reazione sensoriale o fisica (un sospiro, un passo, una mano che stringe) risulta più efficace di una spiegazione verbale.

Un esempio, per capire meglio

Il giovane Napoleone: Quando Napoleone arriva a Sant’Elena (p. 13), il vento che batte l’isola e la roccia nera e umida rendono palpabile la sua malinconia: l’ambiente dice ciò che lui non dice. Ma la scena non resta statica: mentre esplora il giardino dei Balcombe, incontra Betsy (p. 15) che lo guarda senza timore e gli sorride. Questo gesto inatteso rompe la sua solitudine e crea movimento. L’ostacolo implicito – la diffidenza degli Inglesi che lo chiamano solo “generale Bonaparte” – si scioglie per un attimo grazie alla spontaneità della bambina. La tensione tra isolamento e accoglienza si traduce in una risposta concreta: Napoleone accetta di fermarsi nel padiglione del giardino, trasformando un luogo ostile in uno spazio più intimo e caldo. L’ambiente segue le sue emozioni, ma anche le azioni e gli incontri che lo modificano.

Esempio inventato: Luca fa rimbalzare continuamente il pallone, se lo passa da una mano all’altra nervosamente prima di una partita importante. Il pallone rimbalza secco sul parquet, il brusio del pubblico cresce, le luci del palazzetto sembrano troppo forti. Ogni dettaglio ti fa sentire la sua tensione, e la scena diventa molto più viva.

Prova tu!

Scrivi una scena di 10-15 righe seguendo lo scaletta: scegli l’emozione, tre dettagli sensoriali e lavora sull’integrazione personaggio + ambiente.

Quando usare questa strategia

In ogni stesura narrativa: romanzi storici, racconti realistici, scene teatrali, descrizioni di luoghi significativi.

fase 4 – REVISIONE

Minilesson 5 – CONTROLLARE L’EQUILIBRIO

TRA PRESENTE E PASSATO

Che cosa impari

I ricordi possono chiarire il presente, ma solo se sono ben inseriti nella narrazione. La revisione serve a verificare la coerenza del filo della memoria.

Perché ti è utile

La minilesson ti insegnerà a controllare i passaggi temporali e a usare i ricordi in modo chiaro e significativo.

Come si fa, passo per passo

1. Dopo aver completato la prima stesura, evidenzia le parti al passato. Rileggi il testo lentamente e marca ogni ricordo o flashback: ti serve per vedere subito dove la scena “salta indietro”.

2. Per ogni parte evidenziata, fermati un secondo e chiediti: questo ricordo spiega un comportamento? Rivela una paura? Chiarisce un’emozione? Se la risposta è “no”, probabilmente non serve. Se un ricordo appesantisce il testo, taglialo o riducilo a poche righe: meglio poco ma essenziale.

3. Controlla che tempi verbali e passaggi siano chiari. Assicurati che il lettore capisca sempre dove si trova: nel presente o nel passato. Puoi aiutarti con piccoli segnali (“ricordò”, “gli tornò in mente”, “allora…”).

4. Rileggi ad alta voce e osserva il ritmo. Se senti che la scena “si blocca” troppo a lungo nel ricordo, rientra prima nel presente. Se invece scivola via troppo in fretta, aggiungi un dettaglio che colleghi passato e presente.

Un esempio, per capire meglio

Il giovane Napoleone: la storia inizia con l’infanzia di Napoleone (nel 1781) e poi passa al suo esilio da adulto. Il salto nel tempo ti fa capire subito che tutto il resto nasce da quel passato. Ogni ricordo

che riemerge dopo illumina un lato del presente e ti aiuta a comprendere il suo carattere.

Esempio inventato: quando Luca sente l’odore della resina del parquet, gli torna alla mente il primo allenamento da bambino, quando sbagliò tutti i tiri e si sentì ridicolo. Il ricordo è breve ma intenso e spiega perché oggi ha tanta paura di fallire. Basta un legame chiaro per dare senso al flashback.

Prova tu!

Rileggi il tuo testo; per ogni ricordo rispondi in una riga: serve? Se sì, valuta se potenziarlo con un dettaglio sensoriale; se no, elimina o accorcia.

Quando usare questa strategia

Sempre nelle revisioni: dopo la prima stesura, prima della consegna finale o della lettura in classe.

Sull’isola di Sant’Elena, durante l’esilio, Napoleone Bonaparte racconta la propria infanzia a Betsy Balcombe, una giovane ragazza inglese curiosa e intelligente. Attraverso la sua voce scopriamo il bambino e l’adolescente còrso, cresciuto ai margini della Francia e dell’Europa, tra famiglia, studio e ambizione. Emergono gli anni decisivi in cui si formano il pensiero, il carattere e le aspettative di un uomo destinato a cambiare la Storia.

Un romanzo di formazione che mostra come idee, disciplina e sogni possano cambiare il destino di una persona e, a volte, del mondo.

DETECTIVE DEL TESTO

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