

Roberto Melchiorre









Gruppo Editoriale ELi
CLIMA AMBIENTE

Roberto Melchiorre
Il bosco di Sofia
Responsabile editoriale: Beatrice Loreti
Art director: Marco Mercatali
Responsabile di produzione: Francesco Capitano
Redazione: Carla Quattrini
Impaginazione: Sara D'Urzo
Illustrazioni: Roberta Bordone
Copertina: Adami Design
Foto: Shutterstock, Archivio La Spiga Edizioni
© 2020 Eli – La Spiga Edizioni
Via Brecce 100 – Loreto
info@elilaspigaedizioni.it www.elilaspigaedizioni.it
Stampato in Italia presso
Tecnostampa – Pigini Group Printing Division –Loreto – Trevi 20.83.015.0
ISBN 978-88-468-4041-7
Le fotocopie non autorizzate sono illegali. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione totale o parziale così come la sua trasmissione sotto qualsiasi forma o con qualunque mezzo senza previa autorizzazione scritta da parte dell’editore.
Nota introduttiva
Chi l’avrebbe mai detto che saremmo arrivati un giorno a dubitare di cose considerate scontate da sempre: l’arrivo della primavera a fine aprile, i primi freddi a novembre, la neve a Natale, i ghiacciai eterni sulle Alpi e la quiete dopo la tempesta. Purtroppo, nulla è più così: la primavera è scomparsa, inghiottita da inverni che, sempre più di frequente, sfociano da un giorno all’altro nell’estate, novembre non è poi così freddo, a Natale spesso si può fare a meno del cappotto, i ghiacciai delle Alpi stanno sparendo a uno a uno e dopo la tempesta alla quiete si è sostituita la conta dei morti e delle devastazioni. Le previsioni del tempo, poi, non suggeriscono più se uscire o meno con l’ombrello oppure se fare una gita in barca, ma annunciano bombe d’acqua, nevicate record, esondazioni, ondate eccezionali di calore o grandinate da guinness dei primati. Di chi è la colpa? C’è chi se la cava accusando la Natura, chi sostiene che non è certo la prima volta che nella storia del nostro pianeta accadono fenomeni simili, chi, invece, afferma che ci sarebbero persone potenti interessate a disegnare scenari apocalittici e che, quindi, in fondo in fondo, non c’è alcun motivo per preoccuparsi. In realtà il responsabile del complesso fenomeno che ora tutti chiamano «cambiamenti climatici» c’è, ed è l’uomo. Con la sua voracità, la sua voglia di disporre a piacimento del pianeta, senza rispettare né le foreste né i mari, né le montagne né i fiumi, né la flora né la fauna, l’uomo ha consegnato alle generazioni future un pianeta malato e sempre più inospitale. Ci interessa ben poco sapere che anche i vulcani, nel corso della storia, hanno provocato enormi catastrofi, come pure non ci appassionano le discussioni sulle presunte responsabilità del sole, argomentazioni tipi-

che di chi nega anche l’evidenza, di chi è capace di sostenere che più del 97% della comunità scientifica stia mentendo. Quello che invece ci riguarda è come evitare, senza perdere tempo, che l’uomo contribuisca ulteriormente a modificare il clima del pianeta e il paesaggio, la Natura, quindi, con tutte le sue creature, come avrebbe detto Francesco d’Assisi più di otto secoli fa. Ci interessa come evitare che il cielo si nasconda dietro particelle assassine di smog, come fare per allontanare il pericolo di alluvioni e frane, come salvare dalla plastica i mari, dalle discariche abusive e nocive i fiumi e dagli incendi e dal disboscamento la foresta Amazzonica. Per fare questo è necessario l’impegno di tutti, anche di chi scrive, di chi per mestiere racconta storie, soprattutto storie indirizzate ai giovani.
È con questo spirito che è nato il romanzo che vi apprestate a leggere, la vicenda di una ragazza tenace e caparbia che, grazie all’aiuto di tanti suoi coetanei, dei loro genitori, della scuola, combatte per la salvezza di un bosco. Una battaglia che dimostra come nulla si può fare da soli, ma che tutto è possibile quando ci uniamo agli altri. Perché, ne sono sicuro, tutti, come Sofia, possiamo contribuire a salvare – magari cambiando molte delle nostre abitudini quotidiane – il nostro pianeta. Ma per farlo è necessario essere informati correttamente, affidarsi a fonti serie e rigorose, evitando le tante fake news che invadono la rete e spesso, purtroppo, anche la mente di troppi. Per questo, nel libro, dopo la parte narrativa, troverete un ampio focus costituito da materiali scelti con attenzione che vi permetteranno di approfondire il tema dei cambiamenti climatici.
Capitolo 1
Il sospetto
Prima si fece strada in una boscaglia di biancospino. A molti sarebbe stato quasi impossibile attraversarla, ma non a lei, che conosceva alla perfezione i punti dove i rami contorti e spinosi aprivano qualche timido varco. Nonostante la sua attenzione, la confidenza con luoghi che frequentava sin da bambina, non lasciava nulla al caso ed era sempre ben attrezzata: indossava in ogni stagione scarpe da montagna e una tuta mimetica di tela robusta capace di difenderla da rovi e da serpi. Dentro lo zainetto una bussola e l’immancabile k-way. Inutile portare con sé lo smartphone perché su quel versante della montagna non c’era campo. Dopo una ventina di minuti di marcia, giunse nella parte dominata dai faggi: boschi ospitali, ordinati, puliti, il cui terreno sembrava un tappeto soffice e profumato. In autunno, poi, la coltre di foglie assumeva le sembianze di una spessa coperta vegetale sopra cui amava rotolarsi ridendo di gioia e cantando a squarciagola i più grandi successi di Lady Gaga, la sua cantante preferita.
Teneva comunque sempre gli occhi ben aperti, guardandosi intorno, vigile, attenta a che qualche cacciatore di frodo o cercatore di funghi la vedesse, gente che lei giudicava senza scrupoli oltre che pettegola. Già quel suo frequente rifugiarsi tra la vegetazione più impervia delle montagne che circondavano il paese aveva destato molti sospetti. Se poi si fosse venuto a sapere anche che si rotolava nel sottobosco cantando, l’avrebbero dichiarata pubblicamente matta del paese. Ma lei matta non lo era affatto.
Usando un’espressione un po’ antiquata, si sarebbe potu-

ta definire una studentessa modello, un esempio per tutti. La sua natura solitaria e taciturna, unita agli ottimi risultati scolastici, a un fisico atletico e a un viso di una bellezza malinconica e misteriosa, le donava un’autorevolezza che neanche il suo abbigliamento, così poco femminile, e il suo amore per la natura, così lontano dagli interessi coltivati dalle sue coetanee, erano mai riusciti a scalfire. Per questo faceva il possibile per mantenere segrete certe manifestazioni di felicità. Non aveva mai permesso a nessuno, infatti, di accompagnarla in quelle escursioni: né a Pablo, un terranova nero come la pece, né a Marco, il suo amico del cuore. A dire il vero, per averli esclusi da quella parte così importante del suo mondo, provava un certo senso di colpa che, però, riusciva sempre a sconfiggere.
Quel giorno si spinse più su, fino a un bosco che quasi considerava suo, dove regnavano le conifere che annunciavano, con il vento a favore, la loro profumata presenza a centinaia di metri di distanza. Era il bosco più amato da Sofia. Spesso, conquistata da un entusiasmo che nessuno di quelli che la conoscevano avrebbe mai immaginato, abbracciava alcuni alberi cui era particolarmente legata, chiamandoli con i nomi che aveva scelto per loro, come si fa con le persone alle quali si vuole bene. In quel luogo, inoltre, ambientava storie fantastiche, tenute gelosamente segrete, scritte e disegnate su un taccuino di fogli spessi e porosi che portava sempre con sé. Quella volta però un tanfo insopportabile giunse alle sue narici. Era abituata all’odore dei cadaveri. Il bosco si nutre anche di morte, per cui, spinta semplicemente dalla curiosità di conoscere la specie animale sacrificata al ciclo ineluttabile della natura, seguì la traccia del fetore che si faceva, passo dopo passo, sempre più forte e nauseabondo, tanto da essere costretta a coprirsi il naso con uno di quei fazzolettini disinfettanti al profumo di menta.
Quando fu certa di essere giunta a poca distanza dalla fonte di quel cattivo odore, convinta di scorgere la carogna d’un gatto selvatico o di un rapace, la sua attenzione si diresse verso un robusto telo di plastica arancione disteso sopra un masso o forse su qualcos’altro. D’istinto strinse il manico del bastone da montagna con la punta in acciaio che portava sempre con sé per difendersi da possibili brutti incontri. Sempre d’istinto, però, fece due passi indietro. Poi tre, quattro. Infine, quando le parve di aver visto spuntare da sotto il bordo del telo il tacco a spillo di una scarpa, iniziò a correre verso casa spinta, quasi trascinata, come mai gli era capitato, dalla paura.
Il panico le suggeriva di raccontare tutto ai genitori, ma questo avrebbe significato svelare molti dei suoi segreti: mostrare il sentiero, battuto con tanta fatica, che conduceva al suo bosco, condividere i luoghi e i paesaggi conosciuti solo da lei e che rappresentavano un mondo che fino ad allora aveva gelosamente nascosto a tutti. Per questo, giunta a una cinquantina di metri da casa, una costruzione a due piani con un ampio giardino alla periferia del paese, si fermò, riprese fiato, si ricompose e decise che per il momento non avrebbe detto nulla. Aveva il forte sospetto che quel telo arancione nascondesse il cadavere di una donna, ma non ne era certa. Quello che pareva un tacco forse era semplicemente un ramo oppure si trattava di una scarpa, ma capitata lì per caso.
Di sicuro c’era solo il fetore insopportabile, come quello che emanano le carogne degli animali, che, però, nessuno nasconde sotto un telo. A meno che a qualche cacciatore non fosse venuto in mente di coprire un suo cane morto con l’intenzione di tornare il giorno dopo, armato di vanga, per dargli una degna sepoltura. In ogni caso non voleva correre il rischio di creare allarme in tutta la comunità per poi ritro-

varsi di fronte alla carcassa di un animale. Decise quindi di non dire niente a nessuno, cosa che le riusciva sempre assai bene, e di tornare nel bosco il giorno dopo per controllare se nel frattempo qualcuno avesse rimosso il telo e il mistero che nascondeva.
La madre di Sofia, una donna di una grazia corpulenta che si chiamava Celeste, nonostante lo sforzo della figlia di nascondere l’emozione, capì che qualcosa non andava. «Mi sono appena ricordata che domani devo portare una ricerca sulla battaglia di Austerlitz» disse Sofia, salendo velocemente le scale che conducevano alla sua cameretta. Ovviamente era la prima scusa che gli era venuta in mente e se la mamma avesse studiato di più la Storia avrebbe fatto notare alla figlia che la battaglia dei tre imperatori faceva parte del programma dell’anno precedente. In ogni caso la donna, nonostante le perplessità circa la giustificazione scelta dalla figlia, non andò avanti con la sua indagine, accontentandosi del fatto che fosse rincasata in anticipo, evitandole così la solita preoccupazione di non vederla tornare da quelle periodiche fughe in montagna.
Una volta dentro la stanza, Sofia si chiuse a chiave, cosa che non faceva quasi mai, come se dovesse nascondersi da qualcuno. Non permise di entrare neanche a Pablo il quale, senza guadagnarsi né uno sguardo né una carezza, l’aveva seguita scodinzolando dal cancelletto che introduceva al giardino dell’abitazione. Si era convinta di aver visto qualcosa che non avrebbe mai dovuto vedere, e questo le riempì la testa di brutti pensieri: “E se fossi stata seguita? Forse proprio dall’assassino di quella donna? Adesso sa dove abito”. Paure mitigate da qualche rassicurazione: “Ma quale assassino? Io non ho assistito a nessun delitto e non ho visto alcun cadavere. Mi sto agitando senza motivo”.
Mentre percorreva avanti e indietro questi pensieri, si li-

I cambiamenti climatici
Sandro Iannaccone, autorevole e impegnato giornalista scientifico laureato in fisica teorica e collaboratore di testate come La Repubblica, Wired, L’Espresso, D-La Repubblica, ha pubblicato nel novembre del 2018, sul sito Wired.it, un lungo e interessante articolo sui cambiamenti climatici (https://www.wired.it/scienza/ecologia/2018/11/26/grafici-cambiamento-climatico). Qui di seguito ne riportiamo un adattamento per le vostre ricerche.
Il cambiamento climatico non è un fenomeno a venire, ma in atto: il pianeta si riscalda, si sciolgono i ghiacciai e di conseguenza aumentano gli eventi metereologici estremi. Dati e grafici lo mostrano. Temperature medie in aumento, ghiacciai che si sciolgono, il livello del mare che sale. Tutto ciò causa eventi metereologici estremi sempre più frequenti. Gli effetti del cambiamento climatico sono tutt’intorno a noi, e le previsioni per il futuro, sono tutt’altro che rosee. La colpa è solo nostra: sono le attività umane, in particolare le emissioni di gas serra nell’atmosfera (sono chiamati gas serra quelli presenti nell'atmosfera, che sono trasparenti alla radiazione solare in entrata sulla Terra, ma riescono a trattenere la radiazione infrarossa emessa dalla superficie terrestre, dall'atmosfera e dalle nuvole), a innescare e accelerare i cambiamenti in atto. Su questo punto la comunità scientifica è quasi unanimemente concorde: uno studio pubblicato nel 2016 su Environmental Research Letters, un’autorevolissima rivista scientifica, ha mostrato, infatti, che il 97% degli scienziati che si occupano di cambiamenti climatici sostiene la teoria dell’origine antropica, cioè sostiene che la responsabilità dei mutamenti è da attribuirsi all’uomo.

Quanto è cresciuta la temperatura media globale negli ultimi anni?
Il nostro pianeta è un sistema climatico molto complesso: semplificando un po’, si può pensare che gli oceani siano una sorta di enorme serbatoio di calore, in grado di accumulare grandi quantità di energia. Proprio in virtù di questo effetto di accumulazione, il calore necessario a far aumentare anche solo di poco la temperatura superficiale è molto alto. Ripercorrendo all’indietro il ragionamento, è evidente che dietro un aumento anche minimo delle temperature si nasconde il fatto che il calore accumulato dai nostri oceani si è significativamente accresciuto.
L’aumento della temperatura è indiscutibile. Stando al report State on Climate in 2017, elaborato dalla American Meterological Society, il triennio 2014-2015-2016 è stato particolarmente nero (per tre volte di seguito si è registrato il record di temperatura globale annua più calda di sempre) e il 2017 ha fatto registrare un leggero calo, attestandosi al secondo o terzo posto (a seconda del set di dati utilizzato). Secondo gli esperti, il calo del 2017 è imputabile al fatto che non si è verificato El Niño (è un fenomeno climatico periodico che provoca un consistente riscaldamento delle acque dell'Oceano Pacifico CentroMeridionale e Orientale - America Latina - nei mesi di dicembre e gennaio in media ogni cinque anni) che di solito gioca un ruolo cruciale nell’aumento delle temperature. Nonostante questo, comunque, il 2017 è stato più caldo di 0,38-0,48° C rispetto alla media del periodo 1981-2010, attestandosi come l’anno senza El Niño più caldo di sempre.

Sebbene il riscaldamento non sia avvenuto in modo uniforme su tutto il pianeta (è un elemento importante, dato che molti dati mostrati dai negazionisti a supporto della loro tesi mostrano raffreddamenti locali, che effettivamente possono avere luogo, ma che non sono significativi se comparati con l’andamento globale delle temperature), nel complesso, il trend è globalmente positivo, perché ci sono più aree che si riscaldano che aree che si raffreddano (e le prime si riscaldano più di quanto le seconde si raffreddino).
Dal 1901, la superficie del pianeta si è riscaldata di 0,7-0,9° C per secolo, ma il tasso di riscaldamento è quasi raddoppiato dal 1975, arrivando a 1,5-1,8° C per secolo, sempre stando al report citato in precedenza. Da noi è andata peggio, a quanto pare: guardando l’andamento temporale delle temperature medie annue, si nota che l’Italia si è riscaldata di circa 2° C negli ultimi cento anni.
Come si fa a stabilire che l’aumento di temperatura sia effettivamente legato alle attività antropiche, e in particolare alle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera?
Dal punto di vista fisico-chimico, il fenomeno si può spiegare così: l’anidride carbonica – ma non solo: sono coinvolte anche altre sostanze, i famigerati gas serra – si comporta come una sorta di filtro a senso unico, che lascia passare l’energia del Sole ma assorbe le radiazioni emesse dal nostro pianeta, creando così, per l’appunto, una sorta di serra attorno alla Terra. Qualche indizio per collegare gas serra e temperatura ce lo forniscono, in prima istanza, i ghiaccai dell’Antartide.
Questi sono una sorta di preziosissima macchina del tempo per geologi e climatologi: analizzando la composizione delle carote di ghiaccio, a diverse profondità – che corrispondono a diversi periodi geologici – è possibile infatti ottenere informazioni sulla composizione chimica dell’atmosfera dell’epoca.
È quello che ha fatto, per esempio, un’équipe dell’Istituto per la dinamica dei processi ambientali del Consiglio Nazionale delle Ricerche, in un lavoro pubblicato nel 2013 sull’autorevolissima rivista Science. Gli scienziati, in particolare, hanno prelevato cinque carote di ghiaccio antartico, le cui parti più antiche risalivano a circa 800mila anni fa, e hanno analizzato le bolle d’aria che vi erano rimaste intrappolate, dimostrando che circa 20mila anni fa, al termine dell’ultima era glaciale, la temperatura antartica è salita contemporaneamente all’aumento di anidride carbonica nell’atmosfera.
Contemporaneamente, e non precedentemente, come si pensava prima: la sincronia, stando agli autori del lavoro, dimostrerebbe che “non solo l’anidride carbonica
Titolo
ha giocato un ruolo essenziale nell’aumentare le temperature della Terra, ma potrebbe essere stato uno dei fattori scatenanti”.
Più in generale, le evidenze scientifiche finora raccolte suggeriscono che i gas serra sono coinvolti in tutti i cambiamenti climatici della Terra: nelle epoche in cui (per qualsiasi ragione) si registrò una minore concentrazione di gas serra, le temperature divennero globalmente più fredde, e viceversa.









Effetto serra.
ATTIVITÀ
Sul testo narrativo
1 Riassumi brevemente la trama del romanzo.
2 Seguendo lo schema seguente, descrivi le caratteristiche dei personaggi principali del romanzo, mettendo in evidenza il loro ruolo nella storia.
Personaggio
Caratteristiche fisiche
Caratteristiche psicologiche
Ruolo nella storia
3 Individua le principali sequenze narrative del romanzo e riassumile brevemente.
Sequenza
Riassunto
ATTIVITÀ ATTIVITÀ
4 Riscrivi l’incipit del romanzo facendo narrare la storia in prima persona da Sofia.
5 Scrivi anche tu una breve lettera d’amore al bosco di Sofia.
6 Aggiungi al finale un ulteriore brevissimo capitolo scritto da te.