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Grosso guaio a Cinecittà World

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LeggerMENTE

Invito alla lettura

I Focus di approfondimento sui generi e i mestieri del cinema forniranno ai ragazzi gli strumenti base per comprendere meglio e analizzare un’opera cinematografica e il suo linguaggio.

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www.leggermente.info Questo volume sprovvisto del talloncino a fianco è da considerarsi campione gratuito fuori commercio.

€ 8,80

GROSSO GUAIO A CINECITTÀ WORLD

Attraverso le vicende del protagonista, che richiamano alla memoria storie come quelle di “Una notte al museo” e “Jumanji”, conosceremo più da vicino il mondo del cinema che fa da sfondo alla narrazione.

Manlio Castagna

Grosso Guaio a Cinecittà World è un romanzo avventuroso e fantastico ambientato in un luogo reale, il parco a tema cinematografico di Roma: Cinecittà World. L’autore allestisce “una giostra di parole” che coinvolgerà i lettori in eventi dal ritmo travolgente, dove un tredicenne ironico e curioso – Guido Anselmo – si troverà a vivere le atmosfere di un sogno (o un incubo) ad occhi aperti.

Manlio Castagna ORA E POI

LeggerMENTE è la collana di narrativa per la scuola secondaria. Il suo obiettivo principale è offrire ai ragazzi libri classici o inediti, storie di attualità o di fantasia, per riscoprire pagina dopo pagina il piacere della lettura.

ORA E POI

CINEMA AVVENTURA


La collana è rivolta ai ragazzi che si accostano per la prima volta alla filosofia. Una disciplina che insegna a pensare con la propria testa e a porsi in maniera critica nei confronti di ciò che si studia e apprende. Attraverso il racconto delle vite dei filosofi, i giovani lettori conosceranno le origini del pensiero e affronteranno in maniera divertente i grandi temi che l’uomo si è sempre posto durante il suo cammino di scoperta del mondo.

Gli inventori del Pensiero

Gli inventori del Pensiero

Armando Massarenti

SOCRATE

Armando Massarenti

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Questo volume sprovvisto del talloncino a fianco è da considerarsi campione gratuito fuori commercio.

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Armando Massarenti, filosofo e giornalista, oltre a occuparsi per i bambini degli “Inventori del pensiero”, ha scritto tanti libri, C’era un tra cui Il lancio del nano, Istruzioni per rendersi felici e Metti l’amore Si chia a volta un bambi mava sopra ogni cosa. no F

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Gli inv entori de

Per capire come la pensava Socrate, il grande filosofo vissuto ad Atene tra il 470 e il 399 a.C., bisogna capire che tipo fosse. Bello non era e si lavava anche poco, ma soprattutto, per tutta la sua lunga vita, non ha mai smesso di fare domande mettendo in difficoltà le persone che incontrava. Era insomma un “rompiscatole” e questo gli costò molto caro. In realtà era un grande, simpatico, a tratti adorabile rompiscatole, perché le sue domande, per quanto fastidiose, avevano un unico scopo: quello di scoprire qual è il bene per sé e per tutti gli uomini.

Gli inventori del Pensiero

Filosofica

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Manlio Castagna


Manlio Castagna Grosso guaio a Cinecittà World Attività didattiche di Moreno Giannattasio Responsabile editoriale: Beatrice Loreti Art director: Marco Mercatali Responsabile di produzione: Francesco Capitano Redazione: Carla Quattrini Progetto grafico: Sergio Elisei Impaginazione: Gap Comunicazione Illustrazioni: Giulia Tomai Foto: Shutterstock, Archivio Eli-La Spiga Edizioni, Cinecittà World spa Copertina: Adami Design © 2020 Eli – La Spiga Edizioni Via Brecce, 100 – Loreto info@elilaspigaedizioni.it www.elilaspigaedizioni.it Stampato in Italia presso Tecnostampa - Pigini Group Printing Division - Loreto - Trevi 20.83.011.0 ISBN 978-88-468-4036-3 Le fotocopie non autorizzate sono illegali. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione totale o parziale così come la sua trasmissione sotto qualsiasi forma o con qualunque mezzo senza previa autorizzazione scritta da parte dell’editore.


Nota introduttiva Cari lettori, innanzitutto grazie per avermi prestato i vostri occhi. Prometto di restituirveli all’ultima pagina! La mia speranza è che arrivati alla parola FINE siate stati contenti di avere incontrato le mie parole, i miei personaggi e le loro vicende. Non posso che augurarvi di fare un bel viaggio dentro questo romanzo. Un libro, infatti, dovrebbe essere sempre questo: un buon compagno di percorso, uno di quelli con cui è piacevole ridere, riflettere, piangere (perché no!) o semplicemente passare del tempo insieme, sognando nuovi mondi. Grosso Guaio a Cinecittà World è un libro che vuole prendervi per mano e farvi vivere un’avventura che somigli a un sogno (a volte a un incubo) ad occhi aperti. Io mi sono divertito immensamente a scriverlo, perché ho potuto mettere insieme due delle mie passioni più brucianti: il cinema e il raccontare storie. Storie, tra l’altro, ambientate in un luogo allo stesso tempo fantastico e reale, perché Cinecittà World esiste ed ha una magia che è stato piacevole narrare. Mi piacerebbe che vi divertiate altrettanto, salendo su questa specie di giostra di parole. Non voglio rovinarvi la sorpresa, quindi starò alla larga dagli spoiler, ma voglio riportare una frase che a un certo punto del romanzo il padre del protagonista, Guido, consegna al figlio: «Vivi Guido e divertiti. Osa, non avere paura mai. Che la paura si prende tutto se le dai modo di allungare le mani.» Ecco, questo è il messaggio nella bottiglia che affido alle acque di queste pagine. Questo è il mio più grande augurio per voi, carissimi ragazzi. Buon viaggio! Manlio 3


Sommario

Nota introduttiva................................................................................. 3 1 Un certo Emile Ducrau era stato pugnalato................................. 6 2 E di lui non si seppe più nulla....................................................... 14 3 Grosse mani che sembrano fatte apposta per agguantare...... 22 4 A capofitto dentro ogni promessa di brivido............................ 29 5 Inferno è il suo nome..................................................................... 37 6 Fate attenzione all’uomo con la cicatrice................................... 47 7 È troppo tardi per essere buoni.................................................... 58 8 Big Moroz che poi era tutt’altro che Big..................................... 67 9 Sarà l’inizio della grande risurrezione delle ombre.................. 78 10 Quando non conosci la direzione l’unica bussola è l’istinto..... 88 11 È il mare che ci sta avvolgendo................................................... 94 12 L’uccello del malaugurio aveva ragione.................................. 106 13 La discesa sarà molto più rischiosa della salita..................... 116

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14 Lo scherzo deve mordere come un agnello........................... 124 15 Quello che conta sta in mezzo.................................................. 134 16 Ecco perché siamo qui, per suonare le sue note................... 142 17 Non s’invecchia in un’ora e mezza........................................... 149 18 Qui si fabbricano sogni.............................................................. 156 19 Sankta fajro lumo........................................................................ 168 20 Fu questo il nostro abbraccio................................................... 177

Focus Dentro al romanzo.................................................................. 188 I generi cinematrografici....................................................... 195 I mestieri del cinema.............................................................. 202 Attività didattiche.................................................................... 208

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Capitolo 1

Un certo Emile Ducrau era stato pugnalato 1.

Il ventinove aprile non andai a scuola. E fu l’inizio di tutto. Restai fermo per qualche minuto per far evaporare il sonno. Guardando l’orologio del mio cellulare mi resi conto che dovevo sbrigarmi se volevo arrivare a scuola in orario. Il fatto è che non avevo nessuna voglia di andarci. Mia madre era al lavoro. Toccava a mio padre occuparsi di me. E questo significava che potevo fare tutto ciò che desideravo. Da qualche mese la sua vita era diventata entusiasmante come quella di una spugna marina attaccata nel fondale oceanico. Era stato licenziato a gennaio e gradualmente, giorno dopo giorno, si era adagiato negli abissi del letto. Ormai vegetava nello spazio sottovuoto delle lenzuola. Mamma diceva che bisognava capirlo. Era depresso. All’inizio non capivo cosa significasse, ma a furia di vedere la gioia di vivere sgocciolare via da lui, me ne ero fatto un’idea. In un compito in classe d’italiano avevo perfino provato a spiegarlo: La depressione è quando non hai nemmeno la forza di alzarti dal letto perché tutto ti fa schifo. Quando preferisci il buio alla luce. Il silenzio al suono. Quando una pizza finisce per avere lo stesso sapore di una purea di broccoli. La prof di italiano mi diceva sempre che se solo fossi stato meno pigro avrei potuto scrivere compiti in classe almeno passabili.

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Capitolo 1

“Sono così corti che i tuoi non sono temi; sono messaggi di Whatsapp”. Intanto papà aveva dimenticato di svegliarmi. E io ero in ritardo. “Oggi non vado a scuola”, pensai semplicemente e mi sentii subito meglio. Mi vestii con le prime cose che trovai sparse sul pavimento. La t-shirt arancio con la scritta Game Over era impregnata di un vago puzzo di sudore. D’altra parte, avevo tredici anni, ero un maschio e non avevo una ragazza con cui uscire: l’igiene era agli ultimi posti della mia scala delle preoccupazioni. La indossai senza pensarci due volte assieme a dei jeans su cui c’erano macchie risalenti al paleolitico. Infilai al volo le scarpe così ammortizzate da sconfiggere la legge di gravità e mi avviai verso la camera dei miei. Papà guardava la tv. Ipnotizzato. Sopra di lui il crocifisso dorato sembrava raccogliere su di sé tutta la luce della stanza. Fissai il piccolo Gesù inchiodato e addolorato, ma lui non mi restituì lo sguardo. Mi sentii completamente ignorato. E ne fui felice. «Pa’ vado a scuola» mentii con la solita facilità. «Ok. Divertiti» rispose con una voce da zombie. «Sì… penso di dar fuoco ai registri di classe, oggi.» «Ok, comportati bene.» Fine del dialogo. Parlargli voleva dire buttare le parole dentro una palude di catrame. Gli lanciai un’altra occhiata, più frustrato che dispiaciuto. Chissà dove era finito mio padre? Quello vero intendo (non la spugna di mare che aveva preso il suo posto).

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Grosso guaio a Cinecittà World

2.

Avevo sviluppato una passione bizzarra a quei tempi. Forse non si può definire proprio una passione, ma non saprei come altro chiamarla. Andavo alla ricerca di libri, romanzi gialli nello specifico. Li cercavo con cura nelle librerie o meglio ancora nei mercatini. Credo di poter dire di essere un esperto del genere. Però non li leggevo, al massimo li sfogliavo. Una volta scelto il titolo giusto, stavo bene attento a non farmi notare da nessuno. Trovavo un angolo appartato. E lì compivo il mio piccolo atto rivoluzionario. O semplicemente realizzavo il mio scherzo, tanto divertente (per me) quanto crudele (per gli altri). Strappavo le ultime due pagine del libro. Un taglio netto. Un suono deciso, acuto, corposo: il grido di dolore della carta. Immaginavo la faccia del lettore sconosciuto che si gustava tutta la storia per arrivare alla soluzione finale. La fatica di aver seguito tutte le indagini per trovare finalmente il colpevole. L’ansia di correre verso le ultime parole per scoprire chi si nascondesse dietro il mistero. Poi… Zac! Niente finale. Niente colpevole. Niente svelamento del mistero. Ridevo dentro di me come il cattivo di un film di Batman. Lo so: non è qualcosa di cui vantarsi. Ecco perché lo tenevo per me. Era il mio piccolo segreto, il mio lato oscuro. Tutti noi dovremmo coltivarne uno. Quella mattina, uscito dal mio palazzo, invece di dirigermi a destra verso la scuola, presi la direzione opposta. L’aria fresca della primavera era carica dei canti di uccelli 8


Capitolo 1

invisibili. Non mi prendevo nemmeno la briga di alzare la testa per vedere le loro danze aeree. Fissavo le mie scarpe da ginnastica, invece, cercando di non incrociare gli sguardi delle persone. Un ragazzino con lo zaino sulle spalle per strada al mattino, dopo le otto e mezza, è sospetto.

3.

Era lunedì, sapevo che doveva esserci un mercatino dell’usato dall’altra parte del fiume così mi avviai percorrendo i vicoli stretti e desolati. Volevo a tutti i costi incrociare meno gente possibile. La prudenza non è mai troppa, quando la missione è marinare la scuola. Speravo ci fosse la bancarella del vecchio don Girolamo, zeppa di libri di ogni tipo. Usati per lo più, tirati fuori da chissà quali magazzini o soffitte polverose. Avrei trovato quello che cercavo, aveva tutta una parte dedicata ai romanzi polizieschi e gialli. Manna dal cielo per uno strappatore seriale come me. Quando arrivai, il mercatino sonnecchiava. La folla (quella vera da togliere l’aria) ci avrebbe raggiunti più tardi. Intanto si era alzato un vento improvviso, di quelli che sgorgano direttamente dal suolo, che si divertono a scombinare le carte e gonfiano i sacchetti abbandonati in terra rendendoli simili a fragili meduse volanti. Sembrava attraversarmi il corpo. Per un attimo ebbi il desiderio di essere trasportato anche io in aria. Fu un pensiero momentaneo che scomparve alla vista della bancarella di Don Girolamo. Lo chiamavano tutti così, con un nome da prete. Non lo era, però. Era un signore decisamente anziano che se ne stava sempre seduto accanto ai suoi libri. Con un grosso cappello di paglia in testa, occhiali da sole e calzoni corti portati a dispetto di qualsiasi stagione. 9


Grosso guaio a Cinecittà World

«Niente scuola, Guido?» La sua voce crepitava (forse per le troppe sigarette fumate); l’accento napoletano faceva sembrare canzoni le sue domande. «Buongiorno don Girolamo. No, ieri c’è stata un’infestazione e ci hanno dato due giorni di vacanza.» «Infestazione? Di cosa? Topi?» «No, insetti. Tipo cimici con la maglietta del Milan. Ha capito quali intendo? Con il dorso rosso e nero a strisce.» A volte mi meravigliavo da solo. Avevo una capacità di sparare bugie a raffica che rasentava la perfezione. Mi veniva facile. La verità è che mi è sempre piaciuto raccontar balle. La vita è piatta e insapore se non c’è un po’ di fantasia, come le sogliole bollite che ho sempre detestato. «Ho capito» disse lui con lo sguardo già lontano, oltre me. Chissà a cosa pensava. Scrollai le spalle e ne approfittai per dare un’occhiata tra i libri, indisturbato.

4.

La chiusa n. 1 di George Simenon. Ecco la mia vittima. Lo scrittore francese era una sicurezza. I suoi libri andavano a ruba, lo sapevo per esperienza e perché me lo aveva detto Don Girolamo. Non avevo dubbi che molto presto qualcuno ci avrebbe messo le mani sopra. Copertina gialla, bande rosse sui lati, l’illustrazione in un cerchio di un uomo anziano che sembra stia annegando. Era il volume giusto. Feci attenzione a non essere notato da Don Girolamo. Con gli occhiali da sole era più difficile capire la direzione del suo sguardo. 10


Capitolo 1

Diedi una scorsa veloce alle pagine: mi piaceva assaggiare e conoscere un po’ meglio le mie “vittime”, i libri che avrei profanato. Un certo Emile Ducrau era stato pugnalato. Poi c’era il solito commissario Maigret (conoscevo bene il protagonista, lo avevo incrociato spesso nelle mie scorribande spezzastorie), Aline, Gassin e così via. Finalmente mi sentii al sicuro, Don Girolamo non badava a me. Attesi il tempo di un battito di cuore più sonoro. La pelle delle mie dita frizzava. Strappai le due pagine finali. Un colpo secco, calibrato con cura. Misi in tasca i fogli amputati. “Mio caro lettore, che bella sorpresa ti aspetterà alla fine della lettura. Non saprai mai chi ha affondato la lama nelle spalle del signor Ducrau” pensai con soddisfazione. Poi avvenne qualcosa. Tra i tanti volumi sparpagliati sul banco, uno agguantò la mia attenzione. Il vento che avevo sentito arrivando al mercatino aveva preso a girare le pagine di un libro. Solo di quello specifico libro, neanche ci fossero dita invisibili a sfogliarlo. Fu una mia impressione, ne sono certo: sembrava che si levasse un sussurro dalle sue pagine. Abbandonai La chiusa n. 1 al suo destino, lasciandolo in bella mostra sopra agli altri libri e afferrai il volume che mi stava chiamando. Sulla copertina rilegata in cuoio nerissimo spiccava il titolo. Aveva caratteri bianchi e in rilievo, lucidi.

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Grosso guaio a Cinecittà World

KLAUS VOYNIK Il regista più misterioso e maledetto del Mondo Più in basso, l’illustrazione di una fiamma così rossa e vivida che mi spaventò l’idea di toccarla. Temevo potesse bruciarmi. Nessun nome dell’autore, solo l’editore: SOAT – Spook on a tree. Non lo nego: ne ero attratto, qualcosa mi ricordava una promessa di avventura. Era la storia di un regista, e il cinema era la mia ossessione… Don Girolamo me lo lasciò per tre euro. Un regalo praticamente. Mentre andavo via, il vecchio ambulante mi trafisse con una frase che neanche la pugnalata nella schiena di Emile Ducrau. «Guido, ricordati: si mente solo quando si ha paura; ma ogni volta che diciamo una bugia, ciò che temiamo diventa più forte.» Pausa. Mi voltai verso di lui. «Stammi bene» concluse. Risposi con un sorriso da ebete, la mia specialità. Dopo qualche passo smisi di pensare alle sue parole. Ero elettrizzato all’idea di leggere il libro. Non potevo aspettare di tornare a casa, tanto più che, prima di tutto, non potevo nemmeno rientrare subito. Anche se mio padre non ci avrebbe fatto caso, avevo comunque marinato la scuola ed era più sicuro rincasare a un orario decente. Così me ne andai in un piccolo parco non lontano, scelsi una panchina seminascosta da una siepe e mi misi a sfogliare il libro su Voynik, il regista più maledetto del Mondo. Avrei fatto meglio a non farlo, visto ciò che scatenò. O forse dovrei esserne grato. Perché fu così che vissi la più incredibile avventura dei primi tredici anni della mia vita. 12


Capitolo 2

E di lui non si seppe più nulla 1.

Mi sentivo come sotto una campana di vetro. Mentre leggevo, intendo. Nessun suono mi raggiungeva, nessun profumo mi carezzava, nessun pensiero mi distoglieva dalle pagine. Spalmato sulla panchina con le gambe che stavano per mettere radici nell’asfalto, ero rapito dalla storia di Voynik. Quel tipo era davvero fuori! E la sua vita era raccontata da uno scrittore (anonimo) come se fosse un amico sempre presente nelle sue giornate. Voynik era nato in un piccolo villaggio ai confini tra la Germania e la Polonia nel 1911, figlio del guardiano del cimitero. L’episodio delle partitelle di calcio organizzate da lui e dai suoi (pochi) amici mi piaceva un sacco. Come palloni utilizzavano i teschi che il padre riesumava dalle vecchie tombe. Fico proprio, rischiai anche di dirlo ad alta voce ma mi trattenni in tempo. Non dovevo dare nell’occhio. Era un volume bello grosso, a casa avrei potuto usarlo come fermaporta. Eh sì… devo ammettere che leggere non era proprio tra le mie attività preferite. Non è che proprio non mi piacesse, solo che appena cominciavo un romanzo, dopo poche frasi già mi perdevo a fantasticare. Immaginavo come la storia potesse tramutarsi in immagini e suoni. In questo ero simile a Voynik, il regista protagonista del libro. Anche lui aveva una passione bruciante per i film. Alla sua epoca, però, era completamente diverso. Non esistevano tv, dvd e tantomeno Netflix o roba del genere. Per vedere un film bisognava andare al cinema. Stop.

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Capitolo 2

E non era così semplice (intendo proprio andarci), specialmente per chi viveva in un villaggio dimenticato da Dio come quello in cui era nato Voynik. Così lui inventava le sue storie, sempre macabre, sempre disperate. Faceva recitare la sorellastra Greta che finiva uccisa nei modi più terribili ogni volta, senza sconti. In pratica sussurravo almeno tre volte a pagina “fico”. Era il mio nuovo idolo. In paese presero a chiamarlo Klaus Verrückt, cioè Klaus il Matto, perché davvero ne combinava di tutti i colori: dormiva in una bara che si era fatto costruire su misura dal padre, mangiava solo carne, anche a colazione e possibilmente quasi cruda. Poi disegnava benissimo (soggetti spaventosi, naturalmente) e lo faceva solo dal punto più scuro della casa: si chiudeva in una camera senza finestre piena di oggetti lugubri, e s’infilava sotto il tavolo (lui la definiva la stanza da giochi). Con un suo amico, figlio del falegname del paese, progettò e creò una ghigliottina in miniatura perfettamente funzionante, tanto che ci decapitava galline e altri piccoli animali. In seguito, costruì un tunnel (che chiamò “degli orrori”) in una casa abbandonata in periferia: si divertiva a farci entrare chiunque fosse disposto a pagare qualche moneta. Un paio di ragazze si spaventarono così tanto che scoppiarono a gridare e a piangere. Alla fine, fu costretto a chiudere l’attrazione. E Klaus Verrückt Voynik dovette lasciare il villaggio per andarsene nella città più vicina: Görlitz. Mentre leggevo, il vento cominciò a soffiare con più forza trascinando nel cielo pascoli di nuvole color marciapiede sporco. Di lì a poco sarebbero esplose in una pioggia violenta. Guardai il cellulare e mi accorsi anche che si era fatta l’ora di tornare a casa. Sarei rimasto lì a leggere fino alla fine dei tempi, ad essere onesto. 15


Grosso guaio a Cinecittà World

Chiusi il libro e lo fissai perplesso. Ne avevo divorato già oltre la metà. In una mattinata avevo letto più pagine che nell’ultimo anno e mezzo. Incredibile.

2.

Non tutte le sorprese fanno piacere. Quando mia madre mi sentì gridare si precipitò a vedere cosa mi fosse successo. Mi trovò con il libro aperto sulle gambe e la faccia che quasi mi esplodeva dalla rabbia. «Guido, tutto bene?» Mia mamma abbaiava in due occasioni: quando era arrabbiata e quando era preoccupata. Stavolta era la seconda. «No, tutto bene per niente!» risposi io che invece ragliavo quando ero irritato. «Cos’è successo? Perché gridavi come un pazzo?» «Il libro…» le mostrai il volume su Voynik. «Che ha che non va?» «Manca l’ultimo capitolo.» «Eh? In che senso?» «Qualche bastardo ha strappato le pagine.» «Non usare quella parola, signorino. Lo sai che non mi piace.» Tipico di mia mamma. Poteva collassare l’Universo, il riscaldamento globale mangiarsi tutto il ghiaccio della terra, l’Apocalisse bussare alla porta e lei si preoccupava di parolacce e roba simile. «Voglio sapere come finisce la storia!» «Guido Anselmo…» Quando mia madre usava nome e cognome stava per calarmi in testa una bacchettata coi fiocchi, non c’era scampo. «La prossima volta che urli, bada bene che sia per una giusta causa. Ne ho già abbastanza di svegliarmi alle sei del mattino, preparare la colazione per te e per tuo padre, badare…»

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Capitolo 2

Smisi di ascoltarla. Feci scendere il famoso scudo antilagna, da me brevettato per silenziare le parole di mia madre che, in quanto a lamentarsi, era una professionista da medaglia d’oro. Alla fine, lei uscì dalla camera e io cercai di calmarmi e considerare la situazione. “Chi di strappo ferisce, di strappo perisce” pensai usando le parole che mi avrebbe tirato contro mia nonna. Ora sapevo esattamente cosa provassero le vittime dei miei scherzi. Almeno quelle che leggevano senza staccarsi dalle pagine fino all’ultimo, come avevo fatto io. Ed era terribile. L’immagine di mia nonna si materializzò nella stanza, come l’ologramma di Obi-Wan Kenobi in Guerre Stellari nel momento in cui, per la prima volta, si mostra a Luke. Solo che la nonna non era un saggio combattente jedi generoso di informazioni utili alla battaglia, bensì una casalinga isterica che mitragliava frasi fatte ad ogni occasione. «Non fare mai agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.» Avrebbe detto così, sicuro.

3.

L’ultimo capitolo del libro si intitolava Walpurgisnacht e doveva chiudere la seconda parte della biografia di Klaus Voynik dedicata alla carriera come regista di film horror. Be’, carriera forse era una parola grossa. Aveva collezionato una serie di flop così lunga che praticamente nessuno si era accorto del suo passaggio nel mondo del cinema. Le sue storie erano deprimenti e oscure, girate sempre con pochissimi soldi. Eppure, lo stesso autore misterioso del libro precisava che gli effetti speciali erano sempre così verosimili da far gridare al miracolo. Per essere misterioso era misterioso forte Voynik. 17


Grosso guaio a Cinecittà World

Della vita privata, nel libro, si accennava appena. Non era sposato. Non aveva fidanzate. Usciva rarissimamente e nell’unica foto inserita nel testo aveva più o meno vent’anni: pelle di un bianco lunare, volto scavato, enormi occhi vitrei, zigomi sporgenti, naso adunco e labbra carnose, capelli lisci e neri (un po’ sparati a caso, non doveva interessargli molto come stavano). Voltai pagina in fretta, era una di quelle facce capaci di perseguitarti negli incubi. Il titolo lo definiva il “più maledetto del Mondo”, anche. Questa era la parte del libro che più mi aveva risucchiato. A quanto pare ogni suo film era costellato di incidenti, strani fatti e talvolta tragiche sfortune. Alcuni di quegli episodi erano raccontati nel capitolo La maledizione di Minima Spettralia, dedicato al suo ultimo film girato e montato. Quel set era stato un vero delirio. Furono ben quattro le persone che persero la vita durante le riprese (o subito dopo, non faceva una gran differenza). Il primo fu un attore che interpretava l’inquietante Reverendo Kaspar: fu colto da infarto fulminante terminata la sua ultima scena. Poi toccò all’interprete dello stregone Luther: mancavano tre sere al suo ultimo ciak; andò a comprare delle birre e non tornò mai in albergo. Di lui non si seppe più nulla. Qualche settimana dopo lo scenografo del film (Max Brod, uno dei pochi amici di Klaus) fu ucciso in casa sua da un intruso armato di ascia. E a distanza di tre giorni fu la volta della protagonista femminile: Brigitte von Münchofen, strangolata dal suo fidanzato nel vialetto di casa. Ormai nessuno voleva più lavorare con Klaus Voynik. Le voci sulla sfortuna dei suoi set e le sue stravaganze (per esempio adorava portare sul set una coppia di scheletri veri) gli impedirono di girare altri film. 18


Capitolo 2

E allora a cosa si riferiva il titolo del capitolo strappato via? Walpurgisnacht. Mi prese una tale frenesia che avrei dato un braccio per sapere cosa fosse scritto nelle pagine mancanti. Per fortuna non c’era bisogno di amputazioni sanguinolente, vivevo in un’epoca felice. L’era di Google: il Dio onnisciente. Mi misi subito all’opera e digitai come se non ci fosse un domani. Eppure, le risposte al mistero sfuggivano anche nell’immensa rete. Su Voynik non c’era praticamente nulla… non trovavo nemmeno uno dei suoi film online. Nemmeno un singolo trailer. Nemmeno una bio nei portali di cinema. Ancora più incredibile: il libro che avevo preso alla bancarella di Don Girolamo non risultava da nessuna parte. Spook on a tree. Scrissi le quattro parole nella barra di Google. Uscirono delle immagini di alberi contorti e immersi nella nebbia. Video stupidi da YouTube intitolati Spook tree, My first spook tree e cose del genere. Il traduttore online mi disse che spook in italiano significava “spettro, fantasma”. La testa mi divenne di colpo pesante, una specie di bolla si espandeva nel mio cervello. Nella bolla c’erano talmente tante domande a cui non sapevo rispondere che avrei voluto farla scoppiare io stesso e far smettere tutta quella pressione. Com’era possibile svuotare la grande discarica del web da ogni notizia, anche la più infima, su un uomo, sul suo lavoro, sulla sua vita?

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Grosso guaio a Cinecittà World

4.

Il portone del palazzo dove abitavano i miei nonni era leggermente socchiuso. Nell’androne si respirava la solita aria malsana. Di insolito, invece, mi colpì un’atmosfera da brividi. Un’adunata di ombre e una congiura di spifferi nell’enorme ingresso dal pavimento a scacchi mi scatenarono in automatico la pelle d’oca. Mi ero suggestionato, poco ma sicuro. Tutta colpa delle letture sul regista maledetto. Eppure, preferii non correre rischi e raggiunsi l’ascensore di corsa stringendo il libro misterioso tra le mani. Arrivato al quarto piano, bussai alla porta e pregai che non venisse ad aprire mia nonna. Mi avrebbe fatto una storia assurda trafiggendomi di domande e proverbi. Come al solito Dio non esaudì le mie suppliche. «Oh, questa poi? Che ci fai qui?» mi chiese la bacucca. «Devo parlare con nonno. C’è?» «E dove vuoi che vada? Chi sguazza in gioventù, stenta in vecchiaia» disse con un sospiro. La fabbrica delle sentenze di mia nonna non chiudeva mai. Poi aggiunse: «Tua mamma sa che sei qui?» «Certo, non sono mica tipo da scappare di casa.» «Come no… tu sei uguale a tua madre. Sputato. Sai come si dice, no? Una mela non cade mai lontana dall’albero.» «Telefonale se non mi credi, però ora entro, ho fretta di parlare col nonno.» «Sempre di corsa voi giovani. La gatta frettolosa fece i gattini ciechi, ricordati.» Senza speranza proprio. La superai annuendo come a dire: “ben detto nonnina”. Sapevo dove trovare il nonno: nel suo studio, dove poteva starsene da solo. Era in piedi davanti al grande tavolo centrale illuminato da un lampadario basso. Impegnato nell’attività che più preferiva: fare puzzle.

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Capitolo 2

Aveva un talento innato per quel passatempo. La maggior parte della gente procede con un metodo mettendo tutti i tasselli di un certo colore da parte, quelli con certe immagini da un’altra o divide tutti i pezzi angolari dalle cornici o così via. Nonno, invece, sapeva esattamente dove andavano i tasselli. A colpo d’occhio. Lui diceva che “sentiva” le loro posizioni. Tra tutti gli svalvolati che conoscevo, lui era il numero uno. Ed era anche un pozzo di scienza (prendendo in prestito una frase fatta della nonna). Lo adoravo. Qualsiasi problema avessi, andavo da lui. «Ho bisogno del tuo aiuto.» «Ah sì?» disse concentrato sul disegno che andava componendosi. Non alzò nemmeno lo sguardo. Gli occhi si muovevano tra le dita che pinzavano un piccolo pezzo e il vuoto che andava pian piano riempiendosi. Fremevo per raccontargli del libro misterioso e del rompicapo assurdo che non riuscivo a togliermi di dosso, ma lo conoscevo. Quando si concentrava così, era altrove. Con la mente intendo. «Che puzzle è?» gli chiesi. «Una mappa del mondo del 1639. In duemila pezzi.» Annuii poco convinto. Poi arrivò la sua intuizione: posò delicatamente il pezzo in mezzo a un grosso buco centrale. «Ecco qui» disse con soddisfazione e finalmente mi fissò. «Ora raccontami tutto.»

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Dentro al romanzo Il testo del romanzo è un intreccio di citazioni e di omaggi alla storia del cinema (e in particolare a Federico Fellini a cui questo libro è dedicato). Si attraversano generi, si toccano nomi di personaggi di film importanti, si mettono in evidenza personalità del mondo della “settima arte” che hanno contribuito a definirne un’identità universalmente riconosciuta. È un viaggio nel viaggio che vi invitiamo a fare con noi. E non c’è solo cinema. Individueremo capitolo per capitolo riferimenti che poi possono essere approfonditi singolarmente, in gruppo, in classe immaginando il racconto come un iper-testo che rimanda ad altre dimensioni narrative.

Il Grand Hotel di Rimini, eletto monumento nazionale nel 1994 e situato nel parco Federico Fellini.

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Dentro al romanzo Capitolo 1 Guido Anselmo: il nome del protagonista del romanzo si riferisce a uno dei personaggi più affascinanti e complessi della storia del cinema: il Guido Anselmi regista interpretato da Marcello Mastroianni nel film 8 1/2 in cui Federico Fellini racconta la crisi creativa di un autore che non sa più che pesci prendere coi suoi film. George Simenon: scrittore belga di lingua francese che vanta una produzione letteraria come poche nella storia della letteratura. Simenon scrisse circa 450 tra romanzi e scritti più brevi, di cui 75 romanzi aventi per protagonista il commissario Maigret, altri 117 romanzi a sfondo psicologico, più o meno 3.000 articoli di varia foggia e dimensione; il tutto, usando almeno 37 pseudonimi, venendo tradotto in 58 lingue di oltre 40 Paesi per un totale di oltre 700 milioni di libri venduti (per tacere dei film tratti o ispirati ai suoi lavori). Klaus Voynik: si rifà per descrizione fisica e “follia” all’attore tedesco Klaus Kinksi, il cognome Voynik è un omaggio a quello che viene definito il “testo più misterioso del Mondo”, il famoso Manoscritto di Voynich. È un manoscritto del 1400 compilato con un sistema di scrittura che sembra sia stato decodificato solo nel 2019 dopo secoli di tentativi infruttuosi. Capitolo 2 Max Brod: scrittore praghese grande amico e biografo di Franz Kakfa. Capitolo 3 Olive Thomas: attrice americana che fu una giovanissima diva del muto, ma morì tragicamente a soli 26 anni. Olive recitò per soli quattro anni e comparve in una ventina di pellicole. Il 10 settembre 1920, Olive morì a Parigi cinque giorni

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Dentro al romanzo dopo aver ingerito il farmaco per la sifilide di suo marito, il cloruro di mercurio. Sebbene la sua morte sia stata giudicata accidentale, la notizia fu oggetto di speculazioni sulla stampa. La morte di Thomas è stata citata come uno dei primi scandali di Hollywood fortemente pubblicizzati. Il suo fantasma sembra vaghi attorno al teatro New Amsterdam, dove trascorse gran parte della sua vita. Testimoni raccontano di aver visto il suo spirito indossare un abito di perline verdi e impugnare una bottiglia blu. Tecnici di scena l’hanno vista talmente tante volte che è abitudine che prima di lasciare il teatro si dica alla sala vuota: “Buonanotte Oliva!” Asa Nisi Masa: è una frase che ricorre spesso ancora una volta nel film di Fellini 8 1/2 e a pronunciarla sono dei bambini in particolare in una scena dell’infanzia del protagonista. Un momento surreale e inquietante della storia. Quasi nessuno sa cosa significhi, ma è semplicemente la traduzione in alfabeto serpentino della parola anima: a (sa) ni (si) ma (sa). Capitolo 4 Cabiria: è un film muto del 1914, prodotto da Italia Film e diretto da Giovanni Pastrone, con didascalie scritte da Gabriele D’Annunzio. È la pellicola più famosa del cinema muto italiano e con il suo fasto e la sua spettacolarità diede un’impronta notevole alle grandi produzioni che videro l’Italia ai primi posti nello sviluppo dei lungometraggi e nella loro distribuzione all’estero; anche se bisogna ammettere che fu Quo Vadis di Enrico Guazzoni dell’anno precedente a dare il via ufficiale al genere storico-kolossal. Il film costò la cifra astronomica di due milioni di lire per pagare scenografie e costumi, allora costosissimi. Moloch: (che significa Re in ebraico) è il nome sia di un dio, sia di un particolare tipo di sacrificio storicamente associato al fuoco.

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Dentro al romanzo Capitolo 5 Paolo Fracassi: il suo cognome è preso in prestito da Clemente Fracassi, storico organizzatore della produzione di Federico Fellini. Ben Hur: film drammatico americano, uscito nel 1959, è probabilmente il migliore dei film epici biblici di Hollywood. Oltre ad essere un enorme successo commerciale, ha stabilito un record per il maggior numero di Oscar vinti (11). Eguagliato poi da Titanic. George Relph: attore britannico ha recitato in più di una dozzina di film e in molte opere teatrali. Il suo ultimo ruolo è stato Tiberio nella versione cinematografica di Ben Hur del 1959, che è uscito cinque mesi prima della sua morte. Caligari: è ispirato al personaggio principale del film muto Il gabinetto del dottor Caligari di Robert Wiene uscito nel 1920. Il dottor Caligari nella storia è un uomo dall’aria sinistra che partecipa alla fiera di un paese per presentare il suo sonnambulo, Cesare, che tiene sotto ipnosi in una cassa da morto. Il dottore sostiene che il sonnambulo, una volta svegliato, sia in grado di predire il futuro. Capitolo 6 Hey boy do you know how to get to East Egg: questa frase è una citazione (cambiata) dal romanzo capolavoro “Il grande Gatsby” di F.S. Fitzgerald dove si legge a un certo punto: “How do you get to West Egg village”. Anche il personaggio Dutch Carraway che aiuta il nostro protagonista nella città dei gangster è un omaggio allo stesso libro, infatti la voce narrante nel romanzo di Fitzgerald si chiama Nick Carraway. Giulietta degli Afflitti: altro omaggio a Fellini e al suo film Giulietta degli spiriti.

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Dentro al romanzo Capitolo 7 Federico Fernet: ancora riverenza dichiarata a Fellini. A parte il nome e molte caratteristiche che questo personaggio ha preso in prestito dal grande regista (la sciarpa rossa per esempio), anche il cognome nasconde un riferimento a lui. Fernet è il nome d’arte del clown Giuseppe Mastorna il protagonista del film non realizzato più famoso della storia del cinema: Il viaggio di G. Mastorna, detto Fernet. Una storia ormai diventata “mitologica” e leggendaria, intorno alla cui non realizzazione girano un numero incredibile di dicerie, tanto da essere ormai considerato un film maledetto. Capitolo 9 Marlene Blauengel: è un nome che mette insieme due suggestioni unite tra loro. Marlene è il nome della straordinaria attrice Dietrich sulla quale è costruito il personaggio del mio romanzo. Il cognome Blauengel è la traduzione tedesca di “angelo azzurro” e L’angelo azzurro è il film del 1930 diretto da Josef von Sternber che consacrò la ventinovenne Marlene Dietrich come una delle più grandi dive del cinema di tutti i tempi. Flaik: è il nome del cagnolino nel capolavoro del cinema neorealista Umberto D. girato da Vittorio De Sica nel 1952. Il triste pensionato Umberto non ha nessuno nella vita, ha solo quel piccolo compagno a quattro zampe che non è un cane bellissimo o di razza, ma un anonimo bastardino che, però, riempie il vuoto delle sue giornate. Capitolo 11 Aquila IV: il sommergibile è quello davvero usato nel film U-571 uscito nel 2000 per la regia di Jonathan Mostow e le vicende del romanzo ambientate nel sottomarino sono ispirate a quella storia, tipico esempio del genere cinematografico guerra.

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Dentro al romanzo Tenente Keitel: omaggio all’attore Harvey Keitel che è nel film U-517 nella parte del capocannoniere Henry Klough. Jarmush: è un chiaro riferimento al regista americano, ma dal gusto europeo Jim Jarmusch. Ballard e Steinbeck: altri due marinai della Aquila IV i cui nomi sono connessi alla cultura, questa volta letteraria. Il primo in riferimento a J.G. Ballard, scrittore britannico molto sperimentale e fortemente provocatorio. L’altro ispirato a John Ernst Steinbeck, tra i più noti del XX secolo. Capitolo 14 Pekimpah: il pistolero che incontra Guido al villaggio western si chiama in modo molto simile a David Samuel “Sam” Peckinpah regista, sceneggiatore e attore statunitense che molti considerano il principale rinnovatore del genere western statunitense, per la capacità di andare a fondo nella psicologia dei personaggi e per il crudo realismo delle sue scene violente. Rosa Purpurea: “la setta delle ombre” che lotta per ripristinare l’ordine a Cinecittà World deve il suo nome al film La rosa purpurea del Cairo di Woody Allen (1985), la storia surreale di una donna che va ogni giorno al cinema a vedere un film finché non accade che il suo attore protagonista esce materialmente dallo schermo per andarle incontro e proporle di fuggire insieme. Capitolo 15 Shangai-Li: il personaggio del cinese forte con le arti marziali in un villaggio western è ispirato al film Il mio nome è Shangai-Joe del 1973 e diretto da Mario Caiano.

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Dentro al romanzo Capitolo 18 E.T. L’Extraterrestre: film cult di Steven Spielberg del 1982 le cui atmosfere ispirano ancora oggi letteratura e cinema per ragazzi che vogliono raccontare l’avventura.

Capitolo 19 Freddy Kruger: è uno dei grandi cattivi della storia del cinema. Il demone degli incubi della serie horror NIGHTMARE. La sua faccia bruciata, il maglione a righe logoro, il cappello a falde larghe e soprattutto il suo guanto artigliato ne fanno un’icona del terrore cinematografico mondiale.

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I generi cinematografici I film d'azione sono opere che hanno un impatto forte sullo spettatore a livello di stimolazione adrenalinica. Molte acrobazie, molta velocità, tensione a fior di pelle; prevedono quasi sempre scene di inseguimento, gare, salvataggi, battaglie, arti marziali, montagne da scalare, corsi d’acqua da attraversare, disastri distruttivi (alluvioni, esplosioni, catastrofi naturali, incendi, ecc.), combattimenti, fughe, movimenti non-stop, ritmi spettacolari ed eroi avventurosi, tutti progettati per la pura evasione dal pubblico con le sequenze d’azione al centro del film. La trama principale è incentrata su un eroe (di solito maschile, ma è una tendenza che sta cambiando) che lotta contro incredibili avversità, in circostanze potenzialmente letali per colpa di un cattivo. La vittoria o la risoluzione giunge sempre alla fine dopo faticose imprese fisiche e violenza (combattimenti a pugni, sparatorie). Gli inizi: questo genere di film in realtà è iniziato ai tempi del muto con un western-action The Great Train Robbery (1903) di Edwin S. Porter ed è rimasto forte in tutta la storia del cinema. I film d’azione hanno avuto un grande boom negli anni ‘80 e ‘90, con la crescita di tecniche di effetti speciali e in risposta a un pubblico sempre più esigente in termini di trame più veloci (coerenti o meno), maggiore violenza e stimoli visivi ed emotivi continui. I film di avventura sono storie emozionanti, con nuove esperienze o ambientazioni esotiche. I film d’avventura sono molto simili al genere dei film d’azione, in quanto progettati per offrire un’esperienza energetica e piena di azione allo spettatore. Invece che l’enfasi predominante sulla violenza e sui combattimenti che si trova nei film d’azione, tuttavia, lo spettatore dei film d’avventura può vivere vicariamente attraverso i viaggi, le conquiste, le esplorazioni, la creazione di imperi, lotte e situazioni che affrontano i personaggi principali, i personaggi storici reali o protagonisti. I film d’avventura dovevano attrarre principalmente gli uomini, creando nel corso degli anni le maggiori star eroiche maschili. Questi eroi coraggiosi, patriottici o altruisti hanno spesso combattuto per le loro convinzioni, lottato per la libertà o superato l’ingiustizia. I film d’avventura moderni, alcuni dei quali sono stati grandi successi, hanno attraversato e aggiunto eroi d’azione intraprendenti (e spesso eroine).

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I generi cinematografici Nella categoria dei film d’avventura, possiamo includere tradizionali spadaccini, film in serie e spettacoli storici (simili al genere del film epico), ricerche o spedizioni in continenti perduti, epopee della “giungla” e del “deserto”, cacce al tesoro e ricerche, disaster movie o ricerche dell’ignoto. I film d’avventura sono spesso ambientati in un periodo storico e possono includere storie adattate di eroi dell’avventura storica o letteraria (ad esempio Robin Hood, Tarzan e Zorro), re, battaglie, ribellione o pirateria. I film d’avventura condividono molti elementi con altri generi - ci sono numerosi esempi di film di fantascienza, fantasy e di guerra con caratteristiche di questo genere. I film commedia sono storie progettate per suscitare risate dal pubblico. Sono opere spensierate, realizzate per divertire, intrattenere e provocare divertimento. Il genere commedia esalta in modo umoristico la situazione, la lingua, l’azione e i personaggi. Le commedie osservano le carenze, le debolezze e le frustrazioni delle persone, fornendo allegria e una fuga momentanea dalla vita quotidiana. Di solito hanno un lieto fine, sebbene l’umorismo possa avere un lato serio o pessimista. Le commedie di solito sono disponibili in due formati generali: comico (con gag, battute o sketches ben programmati) e situation-commedy strutturate in una narrazione più articolata e complessa. Un film comico è un classico cinepanettone per esempio, mentre tra le commedie si può annoverare una storia come quella di Perfetti Sconosciuti. Entrambi gli elementi della commedia e del comico possono apparire insieme e/o sovrapporsi. La commedia esiste comunemente con altri generi importanti, come la commedia musicale, la commedia horror e la commedia-thriller. Le commedie sono state anche classificate in vari sottogeneri, come commedia romantica, commedia crime, commedia sportiva, commedia per adolescenti o adulti, commedia di classe sociale, commedia militare, Buddy comedy (storie dove si nota una forte amicizia tra i personaggi come per es. Una notte da leoni).

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I generi cinematografici Crime and Gangster Film si sviluppano attorno alle azioni efferate di criminali o gangster, personaggi che si muovono nel mondo sotterraneo e al di fuori della legge, rubando e uccidendo violentemente. Negli anni ‘40 emerse un nuovo tipo di thriller poliziesco, più oscuro e cinico, definito noir. I film sul crimine comprendono o attraversano molti livelli e possono includere almeno questi diversi tipi di film: il film gangster, il film poliziesco, la commedia poliziesca, il thriller suspense e il procedurale (una serie tv come CSI rientra in questa categoria, per esempio). Le storie crime spesso evidenziano la vita di una figura di villain carismatico (vedi Il padrino) o delle vittime di un crimine. Oppure glorificano l’ascesa e la caduta di un particolare criminale (vedi Scarface) di una banda, di rapinatori di banche, di assassini. I film di gangster/crimine sono di solito ambientati in grandi città affollate, per offrire una visione della vita oscura del protagonista negativo: discoteche cupe o strade con insegne luminose al neon, macchine veloci, pile di denaro, bar squallidi, contrabbando, alloggi dimessi o grandi ville pacchiane. I locali esotici per i crimini spesso aggiungono un elemento di avventura e ricchezza. Forse il primo film “crime” fu Sherlock Holmes Baffled (1900), un cortometraggio di 45 secondi (del 1903) che veniva mostrato a una persona alla volta in macchine speciali chiamate Mutoscope che usavano il movimento della manovella azionata da una persona. I film drammatici sono storie “serie” con ambientazioni o situazioni di vita che ritraggono personaggi realistici in conflitto con se stessi, con gli altri o le forze della natura. Un film drammatico ci mostra gli esseri umani al loro meglio o al loro peggio e tutto ciò che sta nel mezzo. I film drammatici sono probabilmente il genere cinematografico più “ampio” perché includono tanti sottogeneri e trame che spaziano dal poliziesco ai melodrammi, dalle epopee (drammi storici), ai biopic (biografici) passando per il romantico. Temi drammatici includono spesso questioni attuali, mali sociali e problemi, preoccupazioni o ingiustizie, come pregiudizi razziali, intolleranza religiosa (come l’antisemitismo), tossicodipendenza, povertà, disordini politici, corruzione del

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I generi cinematografici potere, alcolismo, divisioni di classe, disuguaglianza sessuale, malattie mentali, istituzioni sociali corrotte, violenza nei confronti delle donne o altri problemi legati ai tempi che si vivono. Questi film hanno attirato con successo l’attenzione sui problemi, sfruttando l’interesse dell’argomento da parte dell’opinione pubblica. Sottogenere importante è quello delle biografie sportive drammatiche che hanno creato ritratti memorabili di eroi dello sport, atleti o di squadre alle prese con forti difficoltà in una partita di campionato, in una gara o in un evento sportivo su vasta scala, ma anche più in generale alla ricerca della propria anima e della propria identità. I film sportivi “di fantasia” presentano normalmente un singolo sport e includono l’allenamento e l’ascesa (e/o la caduta) del perdente o del campione nel mondo dello sport (vedi Rocky). I film horror sono inquietanti, progettati per spaventare, instillare terrore e allarme e per evocare le nostre peggiori paure (talvolta nascoste), spesso in un finale terrificante e scioccante, mentre ci affascinano e ci intrattengono allo stesso tempo in un’esperienza catartica (cioè liberatoria: alla fine, infatti, tiriamo un sospiro di sollievo e ci sentiamo meglio) . Nei film horror, le forze irrazionali del caos o dell’orrore devono sempre essere sconfitte, e spesso questo tipo di storia termina con un ritorno alla normalità e la vittoria sul “mostruoso”. I film horror si incentrano effettivamente sul lato oscuro della vita, sugli eventi proibiti, strani e allarmanti. Hanno a che fare con la nostra natura più primordiale e le sue paure: i nostri incubi, la nostra vulnerabilità, le nostre repulsioni, il nostro terrore dell’ignoto, la nostra paura della morte e dello smembramento, della perdita di identità e finanche della sessualità (un bellissimo esempio recente It follows). I film musical appartengono a un genere che enfatizza la performance musicale o di danza come parte della narrazione del film, o come una “eruzione” non realistica all’interno del film. Oppure sono film incentrati su combinazioni di musica, danza, canto o coreografia. Nei musical tradizionali, i membri del cast sono

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I generi cinematografici quelli che cantano. Mettono in luce vari artisti musicali o stelle danzanti, con testi che supportano la trama, spesso con una visione alternativa, evasiva della realtà - una ricerca di amore, successo, ricchezza e popolarità. Questo genere è stato considerato il più “leggero” di tutti i principali generi cinematografici. Uno dei primi film con una famosa sequenza di danza fu I quattro cavalieri dell’Apocalisse (1921), noto per il latin lover Rodolfo Valentino che esegue un tango meraviglioso in una cantina fumosa, indossando il costume da gaucho argentino. I film di fantascienza costituiscono uno dei generi cinematografici più avvincenti e seducenti per gli spettatori. Sono pieni di eroi, di pianeti lontani, di ricerche impossibili, di ambientazioni improbabili, di luoghi fantastici, di criminali oscuri, di tecnologia e aggeggi futuristici, di forze sconosciute e inspiegabili. Il tema principale di solito è legato all’effetto che la tecnologia presente o futura

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I generi cinematografici può avere sulla società e quindi sull’individuo. I personaggi possono essere umani, alieni, robot, androidi, cyborg o mutanti. Spesso sono ambientati negli “anni che verranno”, ma non sempre. La fantascienza può essere collocata benissimo al presente e persino nel passato, dando origine a un genere o sottogenere particolare come lo steampunk. Lo steampunk (da “steam” che significa vapore, con riferimento alla fonte energetica tipica della Rivoluzione industriale) disegna storie partendo da una domanda “come sarebbe il passato se il futuro fosse accaduto prima”? L’inghilterra dell’800 è l’ambientazione di solito scelta dagli autori steampunk, che inseriscono nei loro scenari “antichi” automobili a vapore e computer con tastiere in ottone e cuoio. I film di guerra riconoscono l’orrore della guerra, come fulcro su cui innestare la trama principale o lo sfondo per l’azione del film. Gli elementi tipici delle trame di guerra orientate all’azione includono esperienze e fughe nel campo di prigionia, guerre sottomarine, spionaggio, eroismo personale, brutalità da “guerra è un inferno”, combattimenti aerei, esperienze difficili di trincea o avventure di uomini che si legano ad amicizie salde durante la guerra. I film di guerra sono stati spesso usati come propaganda in cui sventolare la bandiera della propria nazione (i nazisti ne fecero massiccio uso in questo senso) per ispirare l’orgoglio e il morale nazionali e per mostrare la nobiltà delle proprie forze contro la malvagità del nemico. I film western rientrano nel genere più “distintivo” dell’industria cinematografica americana, un elogio nostalgico ai primi tempi della frontiera americana dura e selvaggia (il confine tra civiltà e natura non addomesticata). Un genere che ha toccato una popolarità come nessun altro, ma ha affrontato anche cadute e crisi profonde, ogni volta rinascendo, trasformandosi, mescolandosi ad altre forme di narrazione (un esempio è il recentissimo horror-western The Wind). L’era più prolifica e di successo per il genere resta quella a cavallo (appunto!) tra gli anni Trenta e i Sessanta con un picco, più recentemente, negli anni Novanta, quando la gente tornava al cinema a rivedere film con cowboy e sceriffi,

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I generi cinematografici criminali e villaggi sotto scacco, vendette e taglie da reclamare. E grazie a registi di immensa grandezza come Clint Eastwood e Quentin Tarantino, il western ha trovato nuova linfa.

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I mestieri del cinema in dieci step Il cinema è un’arte di squadra Lo scrittore, il pittore, lo scultore, il musicista possono creare le loro opere in solitaria: nel chiuso delle loro stanze o negli ambienti capaci di stimolare le loro idee. Fare un film ha bisogno di più persone che mettono insieme i propri talenti e le proprie conoscenze al servizio di un progetto comune. Per questo si parla di mestieri del cinema. Regista (director): è il responsabile artistico del film. Per cominciare immaginatelo come un direttore d’orchestra senza bacchetta. Un artista che deve contornarsi di tante altre figure professionali per raccontare le sue storie. Deve spiegare, indirizzare, correggere, collaborare con tutti loro e rispondere a un numero impressionante di domande di chi con lui deve condurre in porto il senso dell’opera che si sta realizzando. Possiamo comporre le sue responsabilità in una specie di decalogo e punto per punto conosceremo anche gli altri mestieri di quella macchina dei sogni (e talvolta degli incubi) che è il cinema. 1. Lavorare con il produttore cinematografico per scegliere il cast attori e attrici e collaborare alle strategie di realizzazione del progetto film. Produttore (Producer): è il finanziatore del film, in genere non rischia capitali personali, ma si preoccupa di raccogliere il budget (cioè la quantità di soldi) necessario alla realizzazione del film mettendo insieme prestiti privati, finanziamenti statali, vendita dei diritti televisivi, diritti di distribuzione. Distributore (Distributor): può essere una grande società (definita Major, per esempio Warner Bros, Disney, Universal, Fox) o indipendente (come Lucky Red o Notorius. Pictures). Dopo aver acquisito i diritti del film dal produttore deve convincere gli esercenti delle sale cinematografiche a noleggiarlo o a “prenotarlo” per far sì che le persone poi lo vedano. Con l’arrivo di piattaforme come Sky, Netflix o Prime Video il produttore e/o il distributore possono decidere di distribuire il loro prodotto direttamente in streaming senza bisogno di passare nella sala cinema.

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I mestieri del cinema in dieci step Produttore esecutivo (Executive producer): realizza il progetto del film utilizzando il budget messo a disposizione dal produttore. Organizzatore (Production manager): è il responsabile di tutte le fasi della produzione: si occupa dei contratti della troupe, del piano di lavorazione e valuta i tempi di lavorazione con il regista. Casting Director: si preoccupa di selezionare e stilare una rosa di interpreti da presentare al regista che poi sceglie con il produttore. 2. Organizzare e selezionare i luoghi di ripresa con l’aiuto dei suoi assistenti. Aiuto regista (First assistant director): è il primo assistente del regista che organizza e pianifica le riprese (preoccupandosi per esempio di convocare gli attori sul set e assicurarsi che si presentino). Immaginatelo anche come una “sveglia” del set, tiene i tempi e fa in modo che ogni giornata di riprese si chiuda secondo il programma messo a punto con il regista. Tra l’altro supervisiona il lavoro dei tecnici e coordina la troupe e il cast di attori. 3. Realizzare la sceneggiatura e in molti casi la sua elaborazione e scrittura. Sceneggiatore (Screenwriter): è colui che realizza il film sulla carta. Prima di arrivare alle riprese c’è bisogno di un testo in cui ci siano: lo svolgimento della storia e dell’intreccio, la definizione di tutti i personaggi, la presenza dei dialoghi. È la sceneggiatura. A scriverla spesso è lo stesso regista, specialmente in Italia. Non sempre l’autore della sceneggiatura è lo stesso del soggetto, cioè del progetto iniziale, molto più breve e sintetico, della storia che si vuol raccontare. 4. Lavorare con il direttore della fotografia per la composizione dell’inquadratura e la creazione della giusta “atmosfera” decidendo movimenti di macchina e angolazioni di ripresa.

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I mestieri del cinema in dieci step Direttore della fotografia (Director of photography - DoP): è un ruolo chiave della produzione di un film. È forse il principale collaboratore del regista, perché è insieme che compongono ciò che vedremo, ovvero l’inquadratura. Sceglie il tipo di illuminazione, la direzione della luce, la qualità e la sua intensità per costruire una certa atmosfera della scena. La parola fotografia viene infatti dal greco. Φωτός (fotos) luce e γραφία (grafìa) scrittura: quindi “scrittura con la luce”. Questo fa un DoP crea una “storia” con l’utilizzo di luci e ombre, di colori e delle loro sfumature. Operatore di macchina (Cameraman): lavora a stretto contatto con il DoP occupandosi di stare dietro la macchina da presa e manovrarla secondo le sue indicazioni. Quindi è lui che tecnicamente realizza il movimento di macchina: cioè l’azione che compie la camera muovendosi in un determinato modo per inquadrare la scena (esempi: panoramica, carrellata, dolly, zoomata). Nei film a basso budget o in particolari circostanze il DoP può essere anche operatore. 5. Armonizzare il lavoro di scenografia, costumi, trucco&parrucco e musica per dare il desiderato aspetto audio e visivo alla storia Scenografo (Art director): è un creativo che progetta le scene dove si svolgono le azioni dei personaggi. Si occupa di quali materiali o forme possano utilizzare per creare un ambiente “significativo” (la scenografia è parte fondante del messaggio che un’opera desidera comunicare al pubblico) e coerente con la storia, in linea con l’idea del regista o dello sceneggiatore. Costumista (Costume designer): è colui che disegna gli abiti di scena per i personaggi del film, scegliendo i tessuti, i colori e delineandone lo stile. Si occupa inoltre di disegnare i bozzetti e sovrintendere i sarti nella realizzazione dei costumi. Collabora a stretto contatto con il truccatore (make up artist) e il parrucchiere (hair stylist) per la scelta dello stile di “mascheramento” del corpo. Direttore musicale (Musical director): secondo le indicazioni del regista, compone o seleziona la colonna sonora che accompagna il film finito. 204


I mestieri del cinema in dieci step 6. Dare indicazioni agli interpreti durante le prove e le riprese del film Attore/Attrice (Actor/Actress): è chi interpreta il ruolo scritto dallo sceneggiatore. Comparse (Atmosphere actor): persone che compaiono sulla scena di un film senza mai parlare. Servono a creare l’atmosfera del luogo in cui si sta svolgendo la scena. 7. Dirigere il lavoro della squadra tecnica durante le riprese coordinando i vari reparti Segretaria di Edizione (Script supervisor): tiene il diario di lavorazione riportando tutto ciò che succede sul set. Siede accanto al regista (non solo in senso figurato) per compilare il fondamentale bollettino di edizione in cui segna i ciak: il numero di scena e di inquadratura, le riprese buone, le riserve e gli scarti. Senza questo documento il lavoro al montaggio sarebbe praticamente impossibile. Fonico (Sound mixer): è il responsabile di riprendere, registrare i suoni e i dialoghi sul set. È assistito dal microfonista (Boom operator) che, fisicamente, regge il microfono per la registrazione dell’audio in presa diretta. Capo Macchinista (Key grip): dirige la squadra di macchinisti cioè coloro che montano e movimentano le strutture necessarie al piazzamento della macchina da presa, siano esse statiche (treppiedi, sostegno a colonna o bazooka) o mobili (binari, peewee, dolly, crane, etc.). Riceve indicazioni direttamente dal DoP e dal regista. Video assist: gestisce uno o più monitor collegati alla macchina da presa che consentono al regista e alla segretaria di edizione di vedere in tempo reale quello che viene girato.

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I mestieri del cinema in dieci step 8. Collaborare con i montatori per la creazione di un filmato secondo una sequenza che dia senso alla storia Montatore (Editor): è un artista che interpreta la visione di un regista aiutandolo a raccontare la sua storia e allo stesso tempo un “tecnico” che rimuove tutto ciò che non è necessario dalle riprese effettuate, allo scopo di mettere insieme i pezzi del film in un ordine che sia comprensibile e catturi l’attenzione di chi lo vedrà. Montatore del suono (Sounds editor): è una figura chiave del montaggio, ma spesso dimenticata. Al cinema, l’immagine ottiene tutti i riconoscimenti. Quando i critici parlano di un film degno dell’Oscar, di solito si riferiscono alla recitazione potente, alla fotografia avvolgente e agli effetti visivi abbaglianti. Ma cosa succede se premi il pulsante “mute” mentre te lo stai godendo? La magia sparisce! Il montatore del suono si preoccupa di mettere insieme i pezzi di sonoro registrati dal fonico, quelli della colonna sonora e dei “rumori” di scena. 9. Collaborare alla post-produzione per gli effetti speciali e l’aspetto visivo finale del film Doppiatore (Dubber): è colui che presta la sua voce a un altro attore, ma non è sempre così. Il doppiaggio è una fase di post-produzione (ovvero quando il film è stato già girato, montato e deve essere quindi ottimizzato) necessaria quando si ha bisogno di aggiungere una voce narrante alla storia, cioè la voce di un personaggio che non vediamo sullo schermo o che racconta la vicenda. Il doppiatore entra in campo anche quando c’è da far parlare in italiano un attore straniero, una volta che sono stati tradotti i suoi dialoghi. Un terzo utilizzo del doppiaggio si ha nel caso di una parte di film in cui gli attori non hanno reso bene in fase di registrazione della propria voce, quasi sempre per condizioni tecniche non adeguate. Rumorista (Foley Artist): è un artista-tecnico capace di ricreare quei suoni che non sono stati registrati dal vivo e che completano la colonna audio di un film. ll

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processo creativo di registrazione dei nuovi rumori ricorre spesso all’uso di semplici oggetti di uso comune: un galoppare di cavalli creato con delle noci di cocco divise a metà, un osso che si rompe grazie allo strozzamento di un gambo di sedano, le catene di un fantasma con l’ausilio di pesanti oggetti di metallo, la frenata di un’auto riprodotta facendo strusciare una borsa d’acqua calda su un piano. In poche parole un rumorista ha il grande talento di “vedere” il suono oltre l’oggetto che lo produce. Responsabile effetti speciali (SFX Director): dirige il comparto dedicato alla creazione delle illusioni e dei trucchi che amplificano l’esperienza visiva di un’opera cinema-tv. Gli effetti speciali sono tradizionalmente suddivisi in: effetti meccanici ed effetti ottici. Con l’emergere del cinema digitale è cresciuta una distinzione tra effetti speciali ed effetti visivi, con quest’ultimo che si riferisce alla post-produzione digitale mentre “effetti speciali” è indirizzato più a prodotti meccanici e ottici. 10-Promuovere la sua opera partecipando a proiezioni speciali, incontri stampa e festival specializzati individuati dall’ufficio stampa. Ufficio Stampa (Press agent): si occupa di promuovere il film applicando le tecniche di comunicazione e gli strumenti che permettano di far parlare dell’opera del regista. Si va dalla redazione del comunicato stampa (cioè un documento che si passa ai “giornali” in cui si trovano tutte le notizie più interessanti sul film e la sua produzione), alla gestione dei rapporti con i giornalisti, fino alla creazione di eventi come meeting, conferenze stampa e press tour.

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ATTIVITĂ€ 1. Considera il personaggio protagonista, Guido; poi fai la sua scheda, in base agli elementi che ritrovi nel racconto che hai appena letto. Descrizione fisica:

Carattere del personaggio:

Pregi del personaggio:

Difetti del personaggio:

Rapporti con i genitori:

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ATTIVITÀ 2. Scegli uno dei personaggi che ti ha più colpito; poi fai una scheda (quando non hai dati precisi, inserisci quelli che ti sembrano più appropriati, basandoti solo su ciò che emerge dalla storia che hai appena letto). Nome del personaggio: Età del personaggio: Descrizione fisica:

Carattere del personaggio:

Pregi del personaggio:

Difetti del personaggio:

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ATTIVITĂ€ 3. Ora fai una ricerca sui libri, oppure sul web. Quindi prova a trovare gli aspetti comuni e le differenze tra la CinecittĂ reale e quella descritta nel racconto. Aspetti comuni:

Differenze:

4. Scegli un capitolo della storia che hai appena letto. Capitolo Dividilo in almeno quattro sequenze, assegnando ad ognuna un nome. 1 2 3 4

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ATTIVITÀ Elimina gli aggettivi, gli esempi, gli incisi e tutto ciò che non è necessario alla comprensione del testo e riscrivi ciò che rimane.

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ATTIVITÀ Volgi i discorsi diretti in discorsi indiretti ed elencali. Esempio dal 1° capitolo: Mentre andavo via, il vecchio ambulante mi trafisse con una frase che neanche la pugnalata nella schiena di Emile Ducrau. «Guido, ricordati: si mente solo quando si ha paura; ma ogni volta che diciamo una bugia, ciò che temiamo diventa più forte.», Diventa: Mentre andavo via, il vecchio ambulante mi trafisse con una frase che neanche la pugnalata nella schiena di Emile Ducrau. Mi ricordò che si mente solo quando si ha paura, aggiungendo che ogni volta che diciamo una bugia, ciò che temiamo diventa più forte.

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ATTIVITĂ€ Ora scrivi il riassunto del capitolo seguendo questi suggerimenti: 1 Crea frasi brevi, poco complicate. 2 Usa un linguaggio semplice, senza termini di difficile comprensione. 3 Volgi al presente il tempo verbale della storia. 4 Evita di inserire la tua opinione e il tuo giudizio riguardo al testo.

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ATTIVITÀ 5. Durante la visita a Cinecittà World, Guido viene scoperto dal signor Fracassi, il guardiano del parco, e si inventa la scusa della nonna che sta morendo. Prova a immaginare un’altra scusa valida, che il protagonista potrebbe inventarsi, al posto di quella inserita dall’autore e riscrivi la conversazione qui sotto.

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ATTIVITÀ 6. Prova a elencare almeno sette riferimenti a capolavori del cinema di tutti i tempi, che vengono citati all’interno della storia, indicando l’anno di realizzazione e il regista. 1 2 3 4 5 6 7 7. Uno dei personaggi antagonisti del protagonista Guido si chiama Caligari. Prova a fare una ricerca e scoprire a chi si riferisce. Poi descrivi, secondo la tua opinione, quali sono le motivazioni che hanno portato l’autore a dare questo nome al personaggio.

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ATTIVITÀ 8. Guido incontra Giulietta, che gli corre incontro fuggendo disperata. Subito se ne innamora. Riassumi per punti i momenti che portano i due ragazzi ad avvicinarsi, fino a innamorarsi l’uno dell’altra.

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ATTIVITÀ 9. Prendi in considerazione la scena del capannone con dentro il sommergibile, fino a quando i due eroi della storia riescono a cavarsela e finalmente si baciano. Elimina i dettagli e i dialoghi e scrivi in poche frasi ciò che avviene in quelle pagine. Cerca di utilizzare tutto il riquadro sottostante, senza scrivere niente di più.

10. Prova in poche righe a spiegare, a chi non ha letto il libro, chi è Fernet.

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ATTIVITÀ 11. Il personaggio Shangai-Li è un esperto di arti marziali nel Far West. Molti film hanno presentato un personaggio simile. Prova a scrivere secondo te perché nel selvaggio West c’è un personaggio asiatico; poi fai una ricerca su internet o sui libri e scopri se hai indovinato.

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ATTIVITĂ€ 12. Descrivi con parole tue le sensazioni che ha provato Giulietta nel rimanere appesa e legata sopra il pentolone di ghisa e il fuoco acceso. Aiutati con gli elementi della descrizione della scena e fallo dal punto di vista della ragazza.

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ATTIVITÀ 13. Nel racconto si parla di “sognolabio”. Analizza questa parola; scopri con l'aiuto di un dizionario come è stata formata; poi scrivi le tue considerazioni sul perché l'autore l'ha voluta inserire nella storia.

14. Considera tutta la storia che hai letto e prova a inventare un messaggio di poche parole in grado di convincere una persona a leggerla. Tieni conto che dovrai inserire qualcosa riguardante i protagonisti, l'ambientazione e le sensazioni provate, senza che il messaggio sia troppo generico

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ATTIVITÀ 15. Considerando la questione del bisogno di un sogno, qual è il tuo pesce giallo?

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I GRANDI CLASSICI

ORA E POI

G. Boccaccio Decameron Amori, duelli, magie. L’epica medievale a cura di A. Cristofori M. Shelley Frankenstein B. Stoker Dracula A. Mazzaferro La storia di Odisseo F. H. Burnett Il giardino segreto M. Maggi Enea D. Alighieri La Divina Commedia A. Manzoni I Promessi Sposi M. de Cervantes Don Chisciotte W. Shakespeare Tragedie e commedie E. Salgari Sandokan J. London Il richiamo della foresta J. Verne Ventimila leghe sotto i mari M. Twain Le avventure di Tom Sawyer A. de Saint-Exupéry Il piccolo principe L. Pirandello Novelle scelte L’ira di Achille a cura di M. Maggi R.L. Stevenson L’isola del tesoro Vamba Il giornalino di Gian Burrasca G. Verga I Malavoglia L. Ariosto Orlando furioso F. Sarcuno Mitica Grecia C. Goldoni Pazzi per le vacanze Boccaccio e altri autori Novelle comiche e di beffa A. Dumas Robin Hood F. Molnár I ragazzi della via Pál Il diario di Anna Frank a cura di M. Maggi Le Metamorfosi a cura di M. Giuliani

La Seconda Guerra Mondiale a cura di M.C. Sampaolesi Carte da lettera a cura di V. M. Nicolosi R. Melchiorre Sulle tracce di Gandhi F. Piccini, S. Savini Sotto il segno della bilancia G. Di Vita Onde - Uomini in viaggio G. Di Vita Alya e Dirar G. Di Vita Il Muro M. Maggi Quando si aprirono le porte M. Maggi E il vento si fermò ad Auschwitz E. Colonnesi, S. Galligani Storia di Zhang E. Colonnesi, S. Galligani Viaggio a Kabul C. Scarpelli Il bullo innamorato F. Sarcuno Il diario di Edo R. Melchiorre Madiba M. Papeschi Sulle tracce della Grande Guerra A. di Prisco Il poeta favoloso M. Strianese Il domatore di libri M. Giannattasio Trappola nella rete R. Melchiorre Il ragazzo di Capaci C. Scarpelli Mi piace R. Melchiorre Il diario segreto di Leonardo da Vinci M. Giannattasio Chi vuol esser lieto, sia R. Melchiorre Il bosco di Sofia M. Castagna Grosso guaio a Cinecittà World P. Palliccia, E. Cordioli, D. Conati Petrarca. Il poeta incoronato

RACCONTI D’AUTORE Favole di ieri, di oggi, di sempre a cura di M. Maggi E.A. Poe Racconti di paura C. Dickens Canto di Natale R.L. Stevenson Dr Jekyll e Mr Hyde G. Verga Rosso Malpelo J.K. Jerome Storie di fantasmi per il dopocena O. Wilde Il fantasma di Canterville A.C. Doyle Le avventure di Sherlock Holmes La rosa rossa a cura di M. Giuliani Mistero e paura a cura di M.C. Sampaolesi Il filo di Arianna a cura di M. Giuliani

NON SOLO LETTERE M. Carpineti Un occhio nello spazio A. Cristofori Viva Verdi P. Ercolini Il valzer del bosco M. Papeschi, S. Azzolari 1848 L. Corvatta Una missione speciale A. Sòcrati L’uovo cosmico

ATTUALMENTE G. Di Vita Costituzione e legalità. La convivenza civile come arricchimento e libertà V. Giuliani E tu? Percorsi di cittadinanza attiva per comprendere il nostro tempo S. Lisi, C. Piccinini, F. Senigagliesi Sguardo sul mondo. Problematiche di attualità e spunti di riflessione R. Melchiorre Storie di oggi. L’attualità raccontata ai ragazzi L. Pagliari Cyberbullismo. Le storie vere di chi lo ha sconfitto


La collana è rivolta ai ragazzi che si accostano per la prima volta alla filosofia. Una disciplina che insegna a pensare con la propria testa e a porsi in maniera critica nei confronti di ciò che si studia e apprende. Attraverso il racconto delle vite dei filosofi, i giovani lettori conosceranno le origini del pensiero e affronteranno in maniera divertente i grandi temi che l’uomo si è sempre posto durante il suo cammino di scoperta del mondo.

Gli inventori del Pensiero

Gli inventori del Pensiero

Armando Massarenti

SOCRATE

Armando Massarenti

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QUELL’ADORABILE ROMPISCATOLE

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Questo volume sprovvisto del talloncino a fianco è da considerarsi campione gratuito fuori commercio.

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Armando Massarenti, filosofo e giornalista, oltre a occuparsi per i bambini degli “Inventori del pensiero”, ha scritto tanti libri, C’era un tra cui Il lancio del nano, Istruzioni per rendersi felici e Metti l’amore Si chia a volta un bambi mava sopra ogni cosa. no F

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Per capire come la pensava Socrate, il grande filosofo vissuto ad Atene tra il 470 e il 399 a.C., bisogna capire che tipo fosse. Bello non era e si lavava anche poco, ma soprattutto, per tutta la sua lunga vita, non ha mai smesso di fare domande mettendo in difficoltà le persone che incontrava. Era insomma un “rompiscatole” e questo gli costò molto caro. In realtà era un grande, simpatico, a tratti adorabile rompiscatole, perché le sue domande, per quanto fastidiose, avevano un unico scopo: quello di scoprire qual è il bene per sé e per tutti gli uomini.

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LeggerMENTE

Invito alla lettura

I Focus di approfondimento sui generi e i mestieri del cinema forniranno ai ragazzi gli strumenti base per comprendere meglio e analizzare un’opera cinematografica e il suo linguaggio.

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GROSSO GUAIO A CINECITTÀ WORLD

Attraverso le vicende del protagonista, che richiamano alla memoria storie come quelle di “Una notte al museo” e “Jumanji”, conosceremo più da vicino il mondo del cinema che fa da sfondo alla narrazione.

Manlio Castagna

Grosso Guaio a Cinecittà World è un romanzo avventuroso e fantastico ambientato in un luogo reale, il parco a tema cinematografico di Roma: Cinecittà World. L’autore allestisce “una giostra di parole” che coinvolgerà i lettori in eventi dal ritmo travolgente, dove un tredicenne ironico e curioso – Guido Anselmo – si troverà a vivere le atmosfere di un sogno (o un incubo) ad occhi aperti.

Manlio Castagna ORA E POI

LeggerMENTE è la collana di narrativa per la scuola secondaria. Il suo obiettivo principale è offrire ai ragazzi libri classici o inediti, storie di attualità o di fantasia, per riscoprire pagina dopo pagina il piacere della lettura.

ORA E POI

CINEMA AVVENTURA


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