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faten sample

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Percorsi per il Writing and Reading Workshop a cura di Caterina Guagni

Traduzione di Barbara Teresi

Fatima Sharafeddine

Faten

traduzione dall’arabo di Barbara Teresi

Apparato didattico WRW a cura di Caterina Guagni

Redazione ELi: Francesca Bugiolacchi

Redazione Gallucci: Francesca Magnanti

Responsabile di produzione ELi: Francesco Capitano

Impaginazione: Akhu, Roma

Copertina: PEPE nymi

Logo detective: Joshua Held

Disegni: Marta Baroni

Titolo dell’edizione originale araba: فاتن

© 2010 Kalimat Group

Sharjah, UAE

Testo © 2010 Fatima Sharafeddine

© 2026 Carlo Gallucci editore srl

© 2026 Principato, Gruppo Editoriale ELi

Prima edizione © 2020 Carlo Gallucci editore srl – Roma

galluccieditore.com info@galluccieditore.com

e il logo g sono marchi registrati www.gruppoeli.it info@gruppoeli.it

Viale E. Jenner, 17 - 20159 Milano

Stampato in Italia presso

Tecnostampa - Pigini Group Printing Division - Loreto – Trevi 26.85.094.0

ISBN 978-88-416-5456-9

Le fotocopie non autorizzate sono illegali. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione totale o parziale così come la sua trasmissione sotto qualsiasi forma o con qualunque mezzo senza previa autorizzazione scritta da parte dell’editore.

Fatima Sharafeddine

Faten

traduzione dall’arabo di Barbara Teresi

Ehi tu! Pssss, tu! Sì, sì, proprio tu: vieni qua, presto!

MA FAI PIANO!

Ti interessa un lavoretto? Sono un DETECTIVE DEL TESTO, ma tu puoi chiamarmi CAPO. Io ti chiamerò con il nome in codice Scheggia, perché dovrai essere veloce nel cogliere i dettagli e affondare i tuoi acuti quesiti nel cuore del mistero. Quali quesiti, dici?

Ti spiego: il mio mestiere è trovare indizi nascosti tra le pagine. Ogni storia – anche quella che sembra più semplice – custodisce segreti: dettagli, parole, simboli e sfumature che aiutano a capire meglio.

Quindi, se mi vuoi accompagnare, prendi appunti, raccogli informazioni, non farti sfuggire niente: ogni parola è importante!

Ok? Partiamo?

(Se accetti, fai sì con la testa.) (Ehi, non così veloce, aspettami!)

Be’, innanzitutto una bella storia, e quella ce l’abbiamo!

Anzi, sai che ti dico? Che al taccuino penso io: te lo inserisco direttamente tra le pagine del libro.

EHI, SCHEGGIA! È IL MOMENTO DI DIVENTARE UN VERO DETECTIVE DEL TESTO! Cosa ti serve, dici?

Un paio d’occhi belli attenti, pronti a cogliere ogni dettaglio. Se non ci vedi bene, sarà meglio che porti con te una lente d’ingrandimento!

Foglio e penna, naturalmente, sennò dove annoti le tue osservazioni?

Qui dovrai prendere nota di tutti gli indizi che trovi. Per darti un aiuto – sei pur sempre un apprendista! –ho inserito anche alcune domande che ti aiuteranno a formulare delle ipotesi.

Alla fine del libro troverai delle STRATEGIE DI LETTURA: sono una specie di piccolo manuale dell’investigatore del testo. Ti aiuteranno a organizzare gli indizi che hai trovato e a scoprire tutti i segreti del testo.

Se poi volessi anche metterti alla prova con una storia tutta tua – sia mai che tu voglia raccontare una delle tue indagini! – hai a disposizione anche delle STRATEGIE DI SCRITTURA!

Tocca a te, Scheggia: OSSERVA, RIFLETTI E FORMULA LE TUE IPOTESI!

Iniziamo subito con le ipotesi: che cosa hai pensato quando hai letto il titolo del romanzo?

Guarda bene il volto e lo sguardo della ragazza in copertina: ti sembra curiosa, preoccupata, ribelle? A che cosa starà pensando?

Osserva i colori scelti per lo sfondo della copertina e per il titolo: che sensazione trasmettono? A che cosa li connetteresti?

Se dovessi aggiungere qualcosa alla copertina, che cosa disegneresti? Dove lo posizioneresti per non distogliere lo sguardo dal volto della protagonista?

Faten ricorda il giorno in cui il padre e la madre l’hanno accompagnata in taxi a Beirut. Nella zona di Tallet alKhayyat. In via al-Television, per l’esattezza. Il tragitto in auto sembrava interminabile. Niente chiacchiere né radio… un silenzio che faceva pensare ai fondali marini. Quel giorno, aveva paura. Paura della città, della guerra per le strade e delle esplosioni di cui aveva sentito parlare. Paura dell’ignoto e di ciò che l’attendeva nella nuova vita. Il viaggio dal paesino nelle montagne del Sud fino alla capitale sulla costa era lungo. Strade, curve, a destra… a sinistra… Lei era rimasta a osservare la bellezza dei monti e delle valli finché era apparso in lontananza il mare con il suo orizzonte. La macchina scendeva, avvicinandosi pian piano al litorale per ritrovarsi, infine, sulla strada che lo costeggiava. Era la prima volta che Faten vedeva il mare. Com’era grande! Com’era maestoso! E se in quel momento avesse aperto la portiera dell’auto e fosse scappata in quella direzione? Se si fosse messa a correre sulla spiaggia a piedi nudi? Chissà se la sabbia era calda o fredda. E se i suoi piedi ci sarebbero sprofondati sotto, come le radici di un albero.

Le onde del mare. Faten desiderava saltarci dentro. Se l’avesse fatto, sarebbe stata più forte di loro oppure la corrente l’avrebbe inghiottita?

«Smettila di piangere, Faten. Stai frignando come una bambina» le aveva detto il padre, spezzando il gelo del silenzio in macchina, quando si era voltato dal sedile anteriore e le aveva visto il volto bagnato di lacrime e le ciocche dei lunghi capelli neri appiccicate in modo disordinato sulle guance.

“Sì, sono una bambina!” avrebbe voluto gridare. “Ho quindici anni, te ne sei dimenticato? Voglio tornare a casa. Voglio stare a casa con voi, intrufolarmi nel letto con mamma quando non mi sento bene. Voglio che mi stringa tra le braccia quando mi vede triste, che mi spazzoli i capelli e mi cucia i vestiti. Voglio uscire con le amiche del vicinato e passeggiare, chiacchierare e ridere insieme a loro, anche senza motivo.

Raccogliere le noci verdi e arrossarmi le labbra con la buccia. Andare alla fontana a riempire le giare di acqua potabile. Sono una bambina. Sì”.

Quel giorno, però, Faten non aveva risposto al padre, neppure con un’occhiata di biasimo. Era rimasta in silenzio a guardare fuori dal finestrino mentre la macchina procedeva in direzione nord verso Beirut. Era immersa nei ricordi. I ricordi del paesino, dai giorni della prima infanzia fino a quella mattina. Ora vedeva soltanto il vuoto intorno a sé, mentre il tumulto delle emozioni rimaneva sepolto in fondo al suo cuore.

Erano arrivati in città. Beirut. Alti edifici, molti dei quali crivellati di colpi, con fori di varie dimensioni.

«Guardate cos’ha fatto la guerra a Beirut e ai suoi palazzi!» La voce dell’autista aveva rotto il silenzio nell’abitacolo.

«Non c’è quartiere di Beirut che sia scampato alle bombe e

agli scontri armati tra le varie fazioni in lotta. Che Dio aiuti la gente di questa città»

«Che Dio ci protegga!» aveva esclamato la madre di Faten accarezzando i capelli della figlia come per scongiurare che la guerra la toccasse.

Quel giorno il taxi si era fermato davanti a un edificio imponente, e la madre di Faten aveva detto con quel suo tono di voce affettuoso: «Non deluderci, amore mio. Noi dobbiamo tirar su i tuoi fratelli più piccoli. Sai come stanno le cose. Su, ora scendi. Devi essere coraggiosa in questa tua nuova vita. Ti chiameremo o verremo a trovarti ogni volta che potremo».

Era il 1985. Sono passati due anni da quando Faten lavora nell’appartamento della famiglia Zein. La signora Sawsan, il signor Assem e le loro due figlie, Dalia e Sahar. Da quando è arrivata ha visto sua madre soltanto le tre volte in cui è venuta a farle visita: due per l’Eid e un’altra quando ha accompagnato lo zio, che stava male, in ospedale a Beirut. Il padre viene il primo di ogni mese a ritirare lo stipendio che lei guadagna con il suo lavoro. Quando arriva, Faten fa in modo di evitarlo. È arrabbiata con lui. Se capita che sia lei ad aprirgli la porta, non gli dà un bacio. Non lo guarda negli occhi. Lui prende il denaro dal padrone o dalla padrona di casa e, se gli si presenta l’occasione, le lancia un’occhiata gelida prima di andar via. Faten sente quello sguardo perforarle le ossa, è come se lui le dicesse: “Abbiamo diritto a questi soldi. Tu qui hai tutto ciò che ti serve”.

La madre le telefona una volta al mese e parla con lei per

mezz’ora. Le domanda se sta bene, e Faten le chiede notizie del paese e dei fratellini. Quando si lamenta con lei, dicendo: «Mi mancate tanto, mamma. Voglio venire a trovarvi», la madre le risponde: «Abbi pazienza, Faten, amore mio. Lo sai che per adesso non è possibile. Verrai presto, a Dio piacendo. Molto presto». Se non fosse per la madre, che la incoraggia a essere paziente e a sognare, Faten non potrebbe sopportare la situazione.

Oggi pomeriggio, dopo aver finito il lavoro, Faten si affaccia al balcone della cucina a guardare le auto che sfrecciano veloci, in attesa di vederne una, la Mercedes blu, rallentare ed entrare nel garage del palazzo di fronte. Lo vede. È sollevata per il fatto che lui ricambia il suo sorriso facendole un cenno con la testa mentre chiude la portiera della macchina. Faten rientra in fretta, prima che la signora si accorga che è lì e dica come al solito: «Non voglio che si stia in balcone, te l’ho ripetuto cento volte! Lo capisci, sì o no?»

In realtà, ogni volta che la sorprende a godersi un istante in santa pace, quella donna trova una scusa per sgridarla e la manda a fare il bucato, stirare o svolgere qualunque altra mansione le passi per la testa in quel momento.

Faten entra in camera sua, felice di aver incrociato lo sguardo del ragazzo biondo. Non sa ancora come si chiami, ma da qualche mese, da quando si è trasferito con la famiglia nell’edificio di fronte, quel giovane ha attirato la sua attenzione. «Che bel ragazzo» ha bisbigliato tra sé la prima volta che l’ha visto. E un giorno, mentre puliva il balcone della cucina,

ha sentito una musica proveniente da un luogo non molto distante. Ha seguito il suono per rintracciarne la fonte, e l’ha individuata nell’appartamento dirimpetto al suo. Era il nuovo vicino. Suonava chino sul pianoforte. Da quel giorno, Faten ha cominciato a osservare tutti i suoi movimenti. Si alza alle sette, beve un caffè con la madre e mangia un po’ di frutta. Verso le otto prende lo zaino ed esce di casa. Qualche minuto dopo, lei lo vede salire sull’auto blu in garage, partire a gran velocità e sparire oltre la curva a destra in fondo alla strada. Il ragazzo biondo non torna a un orario preciso nel pomeriggio, ed è per questo che Faten va e viene dal balcone della cucina come se vi fosse legata da un elastico. Aspetta di veder sbucare la macchina da dietro la curva. E quando l’auto appare, lei la segue con lo sguardo mentre rallenta ed entra in garage. All’inizio il ragazzo non si accorgeva che lei lo osservava e lo aspettava, ma una volta, casualmente, ha guardato verso il balcone al secondo piano del palazzo di fronte e l’ha sorpresa a fissarlo. Le ha sorriso. Imbarazzata, non sapendo cosa fare, lei si è dileguata in fretta dentro casa.

Poco dopo averlo visto entrare nell’androne, Faten lo ritrova nell’appartamento. Segue i suoi spostamenti da un angolo della piccola finestra in camera sua. Appare lì. Scompare. Riappare là. Torna e sparisce di nuovo. A volte suona il pianoforte. E lei osserva. Il cuore le batte forte ogni volta. Si è immaginata la vita di quel ragazzo. Ha deciso che è figlio unico e vive con i genitori. La sua famiglia è ricca e lui non lavora. Va all’università, studia Economia e commercio. E nei giorni in cui lui dimentica di tirare la tendina della finestra, Faten lo vede immerso nei libri, tra i fogli ammonticchiati sulla scrivania della sua stanza.

I momenti in cui lo scorge sono i più belli in assoluto. In quegli istanti si gode un po’ di libertà. Il ragazzo è al di qua del muro di solitudine che Faten percepisce davanti a sé. Il pensiero di poterlo vedere l’aiuta e la sprona ad alzarsi dal letto ogni mattina per cominciare una nuova giornata. Lui le piace davvero? Oppure si è soltanto inventata una ragione per tirare avanti nella vita?

Faten si sdraia sul letto, che emette un leggero cigolio. Prende l’unico libro che possiede, il tomo di lettura che ha portato con sé di nascosto il giorno in cui è stata costretta a lasciare la scuola. Lo apre alla sua pagina preferita. Un brano sulla professione degli infermieri. Il testo non ha nulla di particolare; ad attirarla è la figura che lo accompagna. Nell’immagine, un paziente guarda un’infermiera con affetto, gratitudine e serenità. Sensazioni di cui Faten avverte la mancanza nella sua futile vita. Le capita di rado di sentire le parole “grazie”, “per favore” o “brava”. La maggior parte delle frasi indirizzate a lei giunge sotto forma di ordini. L’unica che la tratta sempre in modo gentile e le dimostra gratitudine è Sahar, la figlia di nove anni dei padroni di casa.

A forza di contemplare l’immagine negli ultimi due anni, Faten è arrivata a una decisione cruciale per la sua vita. Ha deciso che, un giorno, diventerà infermiera.

Tocca a te, Scheggia: OSSERVA, ANNOTA, COMPRENDI

Scheggia, Faten vede per la prima volta il mare e sogna di raggiungerlo, chiedendosi se la sabbia sia calda o fredda. Secondo te, quel desiderio di correre a piedi nudi è gioia o ribellione?

Scheggia, hai notato che quando il padre va a ritirare lo stipendio, Faten non lo bacia e non lo guarda negli occhi? Quale segreto “grida” il silenzio di Faten verso l’uomo che dovrebbe proteggerla?

Nell’unico libro che possiede, Faten osserva sempre l’immagine di un paziente che guarda con gratitudine l’infermiera (p. 12). Che cosa manca davvero a Faten nella casa dei signori Zein per sentirsi viva?

Dalia entra in casa sbattendosi la porta alle spalle. Faten ha un sobbalzo, per paura che si tratti di un’altra esplosione.

Dalia scaraventa i libri sulla sedia nell’ingresso e si butta sul suo divano preferito, davanti alla televisione in salotto.

«Odio la scuola!» brontola. «Sono tutti scemi! Ogni professore ci dà cose da studiare e compiti per casa come se nella vita avessimo soltanto la sua materia!»

La signora Sawsan, seduta sul divano di fronte a tagliarsi le unghie, le risponde senza alzare gli occhi: «Prima di tutto si saluta».

«Ti pare, mamma?» continua Dalia ignorando il commento.

«Giovedì abbiamo un compito in classe di storia e uno di matematica! E ce lo dicono oggi! Come faccio a studiare tutto in due giorni?»

Squilla il telefono e Dalia si alza dal divano per arrivare alla cornetta prima della madre.

«Pronto? Ciao, Majida… Sì, sono a casa. Dimmi. Come? Allora sbrigati! Vieni subito!»

A quanto pare, Majida ha da dirle qualcosa di importante e non può aspettare fino a domani.

Dopo aver riattaccato, Dalia scorge Faten che gira per le stanze intenta a spolverare, con lo straccio umido per pulire i vetri sulla spalla, e la chiama: «Faten! Voglio un bicchiere d’acqua!»

Anziché darle la risposta che le verrebbe istintiva – “Perché non te lo vai a prendere? Non vedi che ho da fare? Sei pigra, insolente e viziata” – Faten va a prenderle l’acqua fresca e poi aspetta accanto a lei con il vassoio in mano per riportare il bicchiere vuoto in cucina.

Dalia si comporta con Faten in un modo scostante che la disorienta. A volte sente che la tratta da amica: le parla di cose personali, si lamenta con lei del fatto che suo padre sia così severo e non la lasci uscire con i compagni la sera, e spesso le chiede della sua vita di prima, in paese, e dei suoi amici di là. Altre volte, invece, ha un atteggiamento altezzoso, come se si ricordasse che in casa è lei a comandare, e Faten non è altro che la giovane domestica.

Ecco perché Faten non si fida di lei. Non le dice che le piace un ragazzo, e neppure che un giorno vuole diventare infermiera. Perché Dalia probabilmente spiffererebbe il primo segreto e la prenderebbe in giro per il secondo.

A interrompere i pensieri di Faten sopraggiunge la voce perentoria della signora Sawsan: «Scendi a comprare il pane e un chilo di limoni, ragazza, poi apparecchia la tavola per il pranzo! Il signor Assem sarà qui tra dieci minuti».

Ragazza! Faten detesta che la chiamino così, come se per loro fosse difficile ricordare il suo nome. O forse il loro intento è sminuire lei e il suo ruolo. Quei pensieri le ronzano per la testa lungo il tragitto verso il negozietto di alimentari. Al rientro si dedica a preparare la tavola. Dispone le sfoglie agli

spinaci su un vassoio d’argento, poi versa il riso, l’insalata e i fagioli nei rispettivi piatti di portata. Siccome ha molta fame, prende una sfoglia e la mangia in un boccone. Non l’avrebbe mai fatto se in cucina ci fosse stato qualcuno della famiglia. Perché ha la sensazione che loro si aspettino in qualche modo una ragazza con i “superpoteri”. La domestica che non ha mai fame, né sete, né sonno prima di qualunque membro della famiglia. La cameriera che serve da mangiare e poi si sfama. Che fa le pulizie e si occupa di tutte le faccende di casa prima che di se stessa. Che resta sveglia per esaudire le richieste di tutti, servire la cena, preparare tisane e lavare i piatti. Giorno dopo giorno, prima di poter andare a dormire, svolge tutte queste mansioni.

Perché non ha il diritto, per esempio, di svegliarsi una mattina e dire alla signora Sawsan che è di cattivo umore e non vuole lavorare? O che si annoia e ha voglia di uscire a fare una passeggiata?

Tutto è pronto nel giro di pochi minuti, durante i quali il signor Assem arriva, va in bagno a lavarsi le mani e si mette a capotavola. La madre chiama Dalia e Sahar, e la famiglia si riunisce per pranzo, ognuno al posto consueto. Alla sinistra del padre siede la madre, e alla sua destra Dalia e Sahar. Iniziano a pranzare, e per il momento non hanno altre richieste, così Faten torna in cucina e mangia da sola quel che la signora le ha messo nel piatto. La cosa non la disturba. Al contrario, da quando si è trasferita a Beirut si è abituata a consumare i pasti in disparte. E se per caso qualcuno di loro entra nella stanza quando non ha ancora finito, si mette a mangiare più lentamente. A volte, rimane con il cucchiaio sospeso a mezz’aria tra il piatto e la bocca e ha la sensazione di trovarsi in una

scena cinematografica che il regista ha girato al rallentatore per focalizzarsi sui dettagli. Si sente osservata.

Mentre se ne sta seduta in cucina a pranzare, le è difficile ignorare i discorsi provenienti dalla sala da pranzo.

«Devi mangiare l’insalata, Dalia» sente dire alla madre.

«L’insalata è noiosa e insignificante» ribatte prontamente la figlia.

Da quel che sente dopo, Faten intuisce che la ragazza sta mangiando il riso e i fagioli troppo alla svelta.

«Perché tanta fretta, Dalia? Piano. Stai ingoiando senza masticare. Hai tutta questa fame?»

«No, mamma. Ma ho molti compiti, e Majida arriva tra poco, così studiamo insieme»

«E come mai questo improvviso zelo?» chiede la madre con una punta di sarcasmo.

Dalia non risponde. Di lì a pochi minuti suona il campanello.

«Va’ ad aprire» dice qualcuno rivolgendosi a Faten, che sta ancora mandando giù l’ultimo boccone.

«Apro io. Io, io!» grida Sahar correndo verso la porta.

È Majida. Saluta la famiglia con uno sbrigativo “Salve” e, senza aspettare una risposta, entra direttamente in camera di Dalia insieme a lei. Dalla porta socchiusa della stanza, Faten sente parte della conversazione tra le due ragazze: «Cos’hai? Perché sei tanto agitata? Così mi spaventi» dice Dalia.

«Agitata? Ma che dici? Quando vedrai cosa ho nella borsa mi bacerai le mani per ringraziarmi!» ribatte Majida. «Te lo dirò dopo che mi avrai offerto il succo di frutta. Sto morendo di sete, sono venuta di corsa».

«Faten, vogliamo due bicchieri di succo di mela!» esclama Dalia.

Poco dopo, Faten arriva con i due bicchieri e si accorge che Sahar è entrata nella stanza e si è messa a sedere accanto a Majida sul bordo del letto. Di sicuro vuole sapere di che si tratta. Le piace osservare la sorella maggiore e le sue amiche, come si vestono, come parlano della scuola, degli insegnanti e degli amici. Le sue intromissioni, però, irritano molto Dalia: «Sahar, esci dalla mia stanza!» le urla. «I fatti nostri non ti riguardano!»

«Non ti sto disturbando. Voglio rimanere qui» risponde Sahar.

Dalia le si avvicina e la afferra per le spalle, poi la accompagna sulla soglia e la fa uscire, sbattendo la porta dietro di lei. La piccola corre in cerca della madre, vorrebbe lamentarsi con lei del modo in cui l’ha trattata Dalia, ma la signora Sawsan e il marito sono già in camera da letto. È l’ora del sonnellino pomeridiano. Sahar si siede sul tappeto persiano in salotto. Sembra arrabbiata. Apre il suo libro e si mette a leggere la lezione di arabo.

Vedendola triste e sola, Faten si intenerisce e va a sedersi accanto a lei. Le accarezza i lunghi capelli castani e le dice per rincuorarla: «Dalia è più grande di te, è normale che non ti voglia sempre vicina, soprattutto quando è con le sue amiche»

«Non mi piace che mi urli in quel modo» protesta Sahar.

«Non impicciarti degli affari suoi e lei non alzerà la voce con te. Finisci i compiti, adesso. Io torno alle mie faccende».

Faten finisce di lavare le stoviglie e passare lo straccio in cucina, poi dispone i biscotti al cioccolato su un vassoio e si dirige verso la camera di Dalia. Ed eccola lì: Sahar, con l’orecchio incollato alla porta, nel tentativo di origliare la conversazione e capire il motivo della visita di Majida. Quando

avverte i passi che si avvicinano, si volta per scappare senza essere scoperta, ma Faten le chiede, un attimo prima che si dilegui: «Che fai, monella?» Lo dice in tono scherzoso, senza aspettarsi una risposta. Sahar però le si avvicina e le bisbiglia all’orecchio: «Voglio dirti un segreto».

Faten bussa alla porta della stanza di Dalia, poi entra, poggia il vassoio con i biscotti sulla scrivania e torna in cucina. Lì trova Sahar ad aspettarla.

«Perché sei così impaziente, Sahar?» le domanda. «Che c’è?»

«Ho sentito una cosa molto importante». Sahar deglutisce, poi aggiunge: «Majida è riuscita ad avere una copia del compito in classe di matematica»

«Ne sei sicura? Forse hai capito male, Sahar. Come avrebbe fatto a procurarsela?»

«Ha detto a Dalia che Ramzi è entrato in sala professori e ha approfittato della distrazione dell’insegnante, che stava parlando al telefono, per rubarla»

«Quel che stai dicendo è grave. Devi aver capito male, ne sono certa»

«Faten, non ho capito male! Ho sentito Dalia dire che avrebbe cominciato subito a preparare le risposte alle domande. Vuole imbrogliare!»

Per Faten la cosa è davvero strana. Perché mai Dalia dovrebbe imbrogliare? Ha tutto ciò che vuole nella vita, frequenta la miglior scuola del Paese e ha davanti a sé tutte le opportunità che si possano desiderare per ricevere un’ottima istruzione. Come fa a non rendersene conto? Vuole ingannare l’insegnante per prendere un buon voto! Faten è perplessa. Cosa dovrebbe fare? Dire alla madre che intenzioni ha la

figlia, in modo che le impedisca di comportarsi in maniera tanto sconsiderata? Ma a cosa servirebbe? Se lo facesse, la signora Sawsan si arrabbierebbe e sgriderebbe Dalia, il loro rapporto peggiorerebbe ancora di più e in casa si creerebbe un’atmosfera tesa, contro ogni interesse di Faten. L’intera famiglia, infatti, sfogherebbe la rabbia su di lei.

Dovrebbe forse parlarne con Dalia? No. Chi è lei per dirle che sta facendo una cosa sbagliata? Non è più grande di lei e non ha studiato quanto lei.

Dopo averci riflettuto per qualche minuto, Faten dice a Sahar: «Io e te non ci intrometteremo negli affari di tua sorella, Sahar. Di sicuro Majida sta scherzando e non c’è niente di vero in questa storia».

Tocca a te, Scheggia: OSSERVA, ANNOTA, COMPRENDI

La signora Sawsan chiama Faten “ragazza”, come se il suo nome fosse troppo difficile da ricordare. Secondo te, perché i padroni scelgono di non chiamarla per nome?

Faten mangia di nascosto perché sente di dover apparire instancabile agli occhi dei suoi padroni. Che cosa significa, secondo te, dover nascondere la propria fame, la sete o il sonno?

Dalia ha tutte le opportunità del mondo, ma decide di rubare le risposte del compito. Perché Faten resta così perplessa davanti all’inganno della figlia della sua padrona?

La domenica è il giorno libero di Faten. La signora Sawsan non le chiede di lavorare e le permette di uscire per andare a trovare Rosalyn, la sua amica africana che lavora al piano di sotto, da un’anziana che la tratta in modo estremamente gentile. Rosalyn parla inglese, lingua che Faten capisce soltanto un po’. Perché a scuola, nel suo paesino, lei studiava francese, e di lingua inglese aveva appena due lezioni a settimana.

Rosalyn ha un contratto e sa di essere venuta in Libano solo per un periodo di tre anni. È madre di una ragazza che si è sposata due anni fa e di un ragazzo che di giorno studia e di notte lavora. Ha anche un bambino di sette anni, che ha lasciato con la nonna nel suo Paese, la Sierra Leone. Dal Libano manda i soldi che guadagna alla madre, perché provveda al piccolo e conservi il resto per comprare una casa in futuro.

Tutto ciò accresce la rabbia di Faten riguardo alla propria condizione, perché lei non ha un contratto di lavoro né soldi da parte. Il suo impiego ha avuto un inizio ma non c’è modo di vederne la fine.

Di solito, dopo aver trascorso un po’ di tempo con Rosalyn, Faten torna in camera sua sollevata. Andare a trovare la

sua unica amica le dà un’iniezione di speranza e di fiducia nel fatto che un giorno realizzerà il suo sogno. Rosalyn è una donna gentile, ha sempre il sorriso sulle labbra, e la tratta come una figlia. Faten le ha detto che desidera diventare infermiera e che ha una cotta per il figlio dei vicini. Due segreti di cui nessun altro è a conoscenza.

Oggi, domenica 1° febbraio 1987, è il compleanno di Faten. È da sola in casa, e si sta preparando per andare a trovare Rosalyn. Eppure stamattina avverte un vuoto, come se la sua vita non avesse alcun senso, e così anche i suoi sentimenti e i suoi sogni. Ieri il padre è venuto a prendere la paga mensile come al solito. E lei, dopo ogni sua visita, sente di essere stata sconfitta ancora una volta. Le è stato tolto quel che le spetta.

Le è stato rubato un altro mese di vita. Lui non si è neppure ricordato che oggi sarebbe stato il suo diciassettesimo compleanno.

Faten se ne sta seduta sul letto, immobile, con la guancia appoggiata sulla mano sinistra e gli occhi incollati sulla finestrella della stanza, oltre la quale vede un cielo azzurro intorbidito soltanto dalla solitudine che prova. Tiene per sé quasi tutti i suoi pensieri. Come potrebbe trovare le parole inglesi per condividere con Rosalyn le sue preoccupazioni?

Quando viveva a casa sua, in paese, aveva molte amiche. Ragazze della scuola o del quartiere, con cui passava le giornate e si scambiava visite la sera, dopo aver finito di studiare e di aiutare a cucinare, pulire e badare ai fratelli più piccoli.

L’amica del cuore di Faten era Dalal. Con lei condivideva ogni segreto e sentimento. Faten ricorda il giorno della sua partenza, quando si sono dette addio. Dalal è venuta a casa sua alle sette del mattino. Faten ha preparato due bicchierini

di tè e li ha portati nella stanza dove dormiva. Le due ragazze sono rimaste sedute sul bordo del letto in silenzio, senza trovare le parole per esprimere ciò che provavano quella mattina d’autunno. Hanno bevuto il tè senza parlare. Fuori pioveva: una pioggerella fine di quelle che durano per giorni e cadono silenziose, senza tuoni né fulmini. Faten aveva imparato a scuola che quella si chiama “pioviggine”. Anche negli occhi delle due ragazze pioveva. Senza fare rumore. Quel giorno Faten e Dalal hanno bevuto il tè, insieme alle loro lacrime. Dove sei, Dalal? Ho bisogno di te adesso. Ti ricordi i giorni di raccolta delle olive? E quelli dell’Eid? E il matrimonio della figlia del sindaco, durato tre giorni? E quando restavamo sveglie fino a tardi sotto il pergolato di casa mia, a chiacchierare fino all’alba, e poi entravamo in camera da letto in punta di piedi e facevamo finta di dormire prima di essere scoperte e beccarci una punizione?

Faten ricorda i nomi delle altre amiche. Haifa. Hanan. Zeinab. Doha. Yasmin. Betul. Ma a volte si sorprende ad aver dimenticato il loro aspetto. Le appare il viso di Yasmin, per esempio, ma qualche istante dopo si sovrappone a quello di Hanan, e non riesce più a richiamarlo alla mente. Non le vede dal giorno della sua partenza. Da quando l’hanno portata a Beirut, ha chiuso definitivamente con la vita di prima. Tutto quel che le resta sono i ricordi che con il tempo sbiadiscono, e qualche notizia che la madre le dà al telefono: «Doha si è sposata, la vicina ha avuto il quinto figlio, tuo fratello è caduto dal nocciolo e si è rotto una gamba…»

Mentre è immersa in queste riflessioni sul vortice della sua esistenza, un pensiero le passa per la testa. Oggi è il suo compleanno e vuole farsi un regalo… O meglio, vuole fare qual-

cosa di diverso. All’improvviso le viene un’idea che sembra piovuta dal cielo azzurro, così, senza alcun preavviso. Decide di scrivere una lettera al ragazzo biondo. Per impedirsi di tentennare o desistere dal proposito, corre a strappare un foglio dal quaderno che la signora Sawsan tiene nel cassetto della cucina. Va a prendere una penna in camera di Sahar. Poi si sistema sul letto, che emette un cigolio. Il rumore questa volta non la disturba. Comincia a scrivere. La penna trema tra il pollice e il medio e deve tenerla ferma con l’indice.

Caro signor vicino, sono Faten, la ragazza che lavora nell’appartamento di fronte al vostro. Ho un piccolo favore da chiederti. Ma questa lettera deve rimanere un segreto. Perché se la signora venisse a saperlo, lo direbbe a mio padre e mi caccerebbe. Ti chiedo di aiutarmi, è una cosa molto importante. Se sei d’accordo, ti dirò nella prossima lettera qual è la mia richiesta. Aspetto un tuo cenno di risposta quando mi vedrai sul balcone.

Grazie.

Baci A presto,

Il cuore le batte fortissimo. Battiti assordanti che rimbombano nelle orecchie. Stacca la penna dal foglio e fa respiri profondi per prendere aria.

Baci? Come ho potuto scriverlo? È una pazzia.

Faten prende un altro foglio e riscrive la lettera senza la parola cancellata.

Gliela mando? E se mi prende in giro o mi ignora del tutto?

No, no. Non gliela mando. Però… e se invece la leggesse con attenzione e fosse davvero una brava persona? È un rischio, ma devo correrlo, o resterò per sempre imprigionata in questa casa.

Faten piega il foglio più volte, molto lentamente, fino a farlo diventare piccolo come una scatola di fiammiferi, poi lo spinge in fondo alla tasca della gonna rossa.

Scende di corsa da Rosalyn, bussa alla porta e, quando vede che le apre, sfoggia un sorrisetto furbo sulle labbra carnose. Rosalyn scoppia a ridere e le dice in inglese: «Hai il sorriso di un bimbo birichino che ha deciso di fare una cosa pur sapendo che è sbagliata. Hai combinato qualche pazzia?»

«Non ancora. Ma sto per farlo» risponde Faten, e con le dita affondate nella tasca della gonna tasta il foglio, per paura che le sia caduto inavvertitamente.

Rosalyn la fa entrare nella sua stanza. Faten tira fuori la lettera ripiegata mille volte e le spiega di aver bisogno del suo aiuto per recapitarla al ragazzo.

STRATEGIE DI LETTURA

Minilesson 1

LA CHIOMA DEL PERSONAGGIO: DETTAGLI

IN VISTA

Che cosa impari

Per capire un personaggio, bisogna innanzitutto raccogliere le tracce concrete che lascia chi scrive. Imparerai a osservare la parte visibile del personaggio, proprio come guardi la chioma di un albero: ciò che è esposto alla luce e immediatamente visibile.

Perché ti è utile

Attraverso l’analisi dell’aspetto fisico, delle azioni e delle parole ripetute da un personaggio, scoprirai che ogni dettaglio è importante per comporre un ritratto significativo.

Come si fa, passo per passo

Per inquadrare un personaggio non serve la macchina fotografica, ma occorrono occhi svegli! Utilizza l’organizzatore grafico che trovi a p. 157; raccogli gli indizi testuali e scrivili nelle quattro foglie.

1. Com’è (aspetto fisico e abiti): come viene descritto il personaggio?

2. Che cosa fa (azioni e gesti): come si muove? Quali gesti compie?

3. Che cosa dice (parole e dialoghi): quali parole usa? Che tono ha?

4. Che cosa pensa (pensieri e domande): che cosa passa esplicitamente per la sua testa? Non sarà sempre possibile compilare tutti i campi dell’organizzatore grafico, perché non tutto viene esplicitato nel testo: dobbiamo ragionare sugli indizi che hai a disposizione.

Un esempio, per capire meglio

Proviamo a raccogliere le evidenze su Faten nel giorno del suo diciassettesimo compleanno (capitolo 3).

• Com’è: Faten se ne sta seduta sul letto, immobile, con la guancia appoggiata sulla mano. Vede un cielo azzurro intorbidito dalla solitudine.

• Che cosa fa: strappa un foglio dal quaderno della signora Sawsan, prende una penna, scrive una lettera, la piega fino a ridurla alle dimensioni di una scatola di fiammiferi e se la spinge in tasca. Scende di corsa da Rosalyn con un «sorrisetto furbo» (p. 26).

• Che cosa dice: riferendosi alla «pazzia» di consegnare la lettera al ragazzo che abita di fronte, dice: «Non ancora. Ma sto per farlo» (p. 26).

• Che cosa pensa: avverte un vuoto, percependo che la sua vita non ha alcun senso. Si sente sconfitta dal padre e vede il suo passato come sbiadito e lontano. Pensa allora di inviare un messaggio a Marwan e si domanda se il ragazzo la prenderà in giro.

Mettendo insieme questi dettagli, Faten appare come una ragazza divisa tra un profondo senso di solitudine e sottomissione (sta immobile, si sente sconfitta) e un improvviso slancio di ribellione attiva (scrive la lettera segreta, agisce di nascosto).

Prova tu!

Ora tocca a te osservare la “parte visibile” di un altro personaggio: prova con Rosalyn. Raccogli le evidenze aiutandoti con l’organizzatore grafico a forma di albero, poi collega i dettagli: che immagine complessiva restituiscono? Ti sembra una persona organizzata o disperata? Componi una breve descrizione (4-5 righe) usando esclusivamente i dati che hai inserito nello schema.

Quando usare questa strategia

Ricorri a questa tecnica quando vuoi individuare gli elementi con cui l’autrice o l’autore costruisce l’identità dei protagonisti e per capire come il personaggio viene presentato attraverso le descrizioni esplicite.

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LE RADICI DEL PERSONAGGIO:

SIGNIFICATI SOMMERSI

Che cosa impari

Ora andiamo oltre la superficie. Usiamo questa strategia per scoprire che cosa c’è “sottoterra”, indagando paure, bisogni e desideri che sostengono un personaggio, proprio come le radici sostengono un albero. Questa strategia ti aiuterà a individuare le sue motivazioni nascoste, facendo inferenze a partire dalle sue azioni e dalle scelte che compie nella storia.

Perché ti è utile

Ogni personaggio ha un lato nascosto che orienta le sue decisioni: capire che cosa lo muove ti aiuta a interpretare meglio la storia e a seguire con più consapevolezza l’evoluzione del suo percorso.

Come si fa, passo per passo

Per scoprire ciò che di un personaggio si percepisce ma non si vede, usa l’organizzatore grafico a p. 160.

1. Parti dall’analisi della chioma del personaggio che hai già fatto, cioè dai dettagli concreti che hai raccolto.

2. Chiediti: oltre alle descrizioni che fornisce l’autore o l’autrice, che cosa lasciano intendere quei gesti, silenzi, scelte?

3. Segna ipotesi su paure, bisogni, desideri che il testo non dichiara, ma che emergono indirettamente; controlla se più indizi puntano nella stessa direzione: se sì, probabilmente sei sulla pista giusta. Nell’organizzatore grafico, questi elementi vanno collocati “sottoterra” (nelle radici).

4. Verifica la connessione: gli elementi della parte sommersa spiegano del tutto o in parte il comportamento visibile?

Un esempio, per capire meglio

Osserviamo ancora Faten nel giorno del suo compleanno.

• Abbiamo già visto, analizzando la “chioma” (p. 157), che Faten si sente sola, pensa di essere sconfitta dal padre, eppure decide di scrivere una lettera al vicino di casa.

• Domandiamoci adesso quali siano i sentimenti e gli stati d’animo profondi della ragazza.

• Usiamo l’organizzatore grafico per riportare nelle radici le nostre ipotesi su che cosa muova Faten.

• Paura (Radice 1): la paura di restare «per sempre imprigionata» (p. 26) in quella casa e in quel lavoro umiliante. L’inerzia nasce dalla consapevolezza che il padre le ha rubato un altro mese di vita.

• Bisogno (Radice 2): il bisogno disperato di connessione umana e di sentirsi viva. Il gesto di scrivere è un tentativo di riprendere in mano il controllo del proprio destino.

• Desiderio (Radice 3): il desiderio di fuggire dalla sua condizione tramite l’aiuto esterno, poiché si sente incapace di farcela da sola (non ha né soldi né contratto, a differenza di Rosalyn).

• Verifichiamo la connessione: il sorrisetto furbo con cui Faten va da Rosalyn è la manifestazione visibile del coraggio ritrovato. Sottoterra, quel sorriso nasconde la paura che la lettera venga scoperta, ma la voglia di reagire è ormai più forte della paura.

Prova tu!

Puoi provare a esplorare le radici sommerse di Rosalyn; ecco alcune indicazioni per aiutarti.

• Riprendi i dettagli in luce della donna.

• Domandati: qual è il suo bisogno? Perché è così gentile con Faten nonostante la sua difficile situazione? Qual è la sua paura? Ricorda che ha lasciato una figlia nel suo Paese.

• Riporta le tue ipotesi utilizzando l’organizzatore.

• Verifica la connessione: il fatto che Rosalyn sia così solare nonostante la sua vita dura, che cosa ti suggerisce sulla sua forza interiore? I suoi bisogni e le sue paure spiegano il suo comportamento accogliente verso Faten?

Quando usare questa strategia

Questa strategia è il completamento necessario dell’analisi della “chioma” del personaggio: usala sempre, dopo aver osservato ciò che si vede in superficie, per andare oltre l’immagine immediata. Ti permetterà di leggere più a fondo le scelte e i comportamenti del personaggio.

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PAESAGGIO SPECCHIO DELL’ANIMA

Che cosa impari

In un buon romanzo, l’ambiente non è solo uno sfondo statico, ma riflette ciò che il personaggio prova dentro di sé. Imparare ad analizzare il setting ti aiuterà a far emergere le emozioni più profonde dei protagonisti, anche quando loro non riescono a spiegarle a parole.

Perché ti è utile

Questa strategia ti permetterà di riconoscere la connessione tra il “fuori” (il mondo esterno) e il “dentro” (il mondo interiore); capirai che una tempesta, un balcone stretto o un mare immenso possono essere simboli dello stato d’animo del personaggio.

Come si fa, passo per passo

1. Individua il luogo. Scegli una scena in cui l’ambiente viene descritto con cura (una stanza, una strada, il mare…).

2. Cerca i dettagli emotivi. Quali aggettivi usa l’autore o l’autrice per descrivere il luogo? È un posto luminoso, stretto, rumoroso, freddo…?

3. Cerca la corrispondenza. Chiediti: come si sente il personaggio in questo momento? C’è un legame tra la descrizione del luogo e il suo stato d’animo?

4. Annota il contrasto. A volte il paesaggio è l’opposto di ciò che prova il personaggio (es: un sole radioso mentre si è tristi); questo serve a sottolineare ancora di più un’emozione.

Un esempio, per capire meglio

Analizziamo il balcone della cucina in casa Zein.

• Il luogo: si evince che il balcone si affaccia sulla strada principale, perché Faten può vedere le «auto che sfrecciano veloci» (p. 10). È lo spazio da cui Faten osserva il mondo fuori e il ragazzo che le piace.

• Dettagli emotivi: all’inizio è un luogo di attesa e confine, Faten è “dentro” ma guarda “fuori”; il balcone è stretto, come la sua vita da domestica.

• Corrispondenza: il balcone riflette la sua condizione. È un “ponte” verso la libertà (da lì vede Marwan, da lì sogna), ma è anche il limite che non può superare.

• Il contrasto: quando Faten torna a prendere le sue cose dopo il licenziamento, guarda il balcone e sente che quel luogo appartiene a un passato lontano. La “ristrettezza” del balcone non le fa più paura perché la sua anima ora abita la città intera.

Prova tu!

Puoi scegliere di analizzare qualunque luogo descritto nel romanzo; per allenarti, se vuoi, puoi provare a esaminare il momento in cui

Faten e Dalal camminano sul lungomare di Raouché (cap. 23).

• Individua il luogo. Com’è descritto il mare in questa scena?

• Cerca i dettagli emotivi. Come sono le onde? Come si infrangono sugli scogli?

• Cerca la corrispondenza. Mentre le due amiche sono sul lungomare, compare Marwan pentito, e Faten deve decidere che cosa fare. Perché l’autrice descrive il mare proprio così mentre lei è indecisa? Che cosa hanno in comune le onde agitate e i pensieri di Faten?

• Annota il contrasto. In che modo il mare – aperto, in movimento, imprevedibile – crea un contrasto con la sua storia passata o con ciò che si sta lasciando alle spalle?

Quando usare questa strategia

Usa questa tecnica ogni volta che chi scrive si sofferma a descrivere un luogo o un paesaggio. Chiediti sempre: perché mi sta facendo vedere questo proprio ora? Che cosa mi dice del personaggio in scena?

IL LINGUAGGIO DELLE RELAZIONI

Che cosa impari

In ogni storia, il modo in cui i personaggi parlano tra loro è una spia fondamentale per capire il tipo di legame che li unisce. Le parole non servono solo a trasmettere informazioni, ma agiscono come segnali che chiariscono la vicinanza, il rispetto o la distanza tra chi parla.

Perché ti è utile

Analizzare il lessico e il modo in cui i personaggi si rivolgono gli uni agli altri ti permetterà di mettere in luce l’evoluzione delle relazioni; imparerai a osservare il linguaggio come un ulteriore elemento di caratterizzazione.

Come si fa, passo per passo

Le parole sono fili invisibili che collegano i personaggi.

1. Mappa i nomi e gli appellativi. Osserva come i personaggi si chiamano tra loro: c’è formalità (titoli, cognomi) o complicità? Il modo di chiamarsi cambia nel tempo?

2. Analizza il “volume” della voce. Non si parla certo di decibel, ma dello spazio che un personaggio occupa nel dialogo: chi parla più spesso? Chi risponde solo a monosillabi? Chi interrompe e chi invece aspetta il proprio turno?

3. Cerca le parole-chiave della relazione. Individua, se ci sono, termini ricorrenti che definiscono il rapporto (es. parole legate al comando, all’affetto, alla protezione o alla sfida).

4. Osserva l’evoluzione. Confronta il modo di parlare di un personaggio all’inizio della storia e verso la fine. È cambiato qualcosa?

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Un esempio, per capire meglio

Analizziamo come cambiano i rapporti di forza attraverso il modo in cui Faten viene interpellata dagli altri.

• Mappa i nomi e gli appellativi. In casa Zein, la padrona spesso non usa nemmeno il nome di Faten: la chiama semplicemente "ragazza" («Scendi a comprare il pane e un chilo di limoni, ragazza…», p. 15). Questo appellativo generico cancella l’identità della protagonista e la riduce a una funzione.

• Analizza il “volume” della voce. In questa relazione gerarchica, Faten risponde con il minimo indispensabile: «Sì, signora». Le sue parole occupano pochissimo spazio nel dialogo, segnalando sottomissione e mancanza di potere.

• Cerca le parole-chiave della relazione. Quando si reca all’ospedale per affrontare il colloquio, il direttore la chiama «Signorina Faten». Quel “Signorina” seguito dal nome proprio è una parola-chiave che restituisce dignità e riconoscimento: definisce un rapporto professionale e rispettoso.

• Osserva l’evoluzione. Di conseguenza, anche il linguaggio di Faten cambia: non usa più monosillabi, ma spiega i suoi obiettivi con frasi articolate. Il modo in cui viene chiamata e il modo in cui risponde mostrano chiaramente l’evoluzione del suo ruolo e della sua sicurezza.

Prova tu!

Analizza la relazione tra Faten e Marwan attraverso le parole che lui usa nei suoi messaggi e nei loro incontri.

• Mappa i nomi e gli appellativi. Nel suo primo biglietto, Marwan si firma semplicemente come «Il tuo amico» (p. 77). Perché, secondo te, sceglie proprio questa parola? È un modo per proteggersi o per non sbilanciarsi troppo, considerando la differenza sociale tra loro?

• Analizza il “volume” della voce. Quando il rapporto diventa più stretto, Marwan si spinge a dire: «Non aver paura, amore mio» (p. 104). Come cambia la “presenza” di Marwan nel dialogo con questa espressione? Che tipo di spazio occupa ora nella relazione rispetto al più prudente “amico”?

• Cerca le parole-chiave della relazione. Quando i due si vedono al caffè e Marwan comunica che sposerà un’altra, il linguaggio cambia di colpo. Non la chiama più “amore”, ma usa solo il suo nome: «Dai, siamo realisti, Faten» (p. 131) e «Basta, Faten!» (p. 132). Perché spariscono i termini affettivi? Che cosa rivelano queste parole-chiave (o la loro assenza) sul tipo di rapporto che Marwan vuole ristabilire?

• Osserva l’evoluzione. Ripensa all’intero percorso: Marwan passa da “amico” ad “amore mio” per poi tornare a un uso secco del nome proprio. Alla fine, però, è Faten a scegliere la “parola definitiva”, decidendo dove e quando incontrarsi. Che cosa ci dice questa evoluzione sul nuovo equilibrio tra i due?

Quando usare questa strategia

Utilizza questa tecnica quando vuoi usare il linguaggio come una lente per osservare il rapporto tra i personaggi; le parole che scelgono – il tono, le formule, le sfumature – rivelano cambiamenti sottili ma decisivi: mostrano come si ridefiniscono le distanze, le alleanze e gli equilibri tra loro.

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TEMI SOCIALI IN CONTROLUCE

Che cosa impari

Un grande romanzo storico o di attualità non racconta mai solo la storia di una persona: imparare a riconoscere i temi che emergono “in controluce” è importante per comprendere più a fondo la società in cui vivono i personaggi.

Perché ti è utile

Questa strategia ti permetterà di sviluppare il tuo pensiero critico sulla realtà, trasformando la lettura in uno strumento per comprendere il mondo.

Come si fa, passo per passo

Per trovare i temi sociali all’interno di una storia, segui questa pista.

1. Trova l’ostacolo. Nella storia che stai leggendo, ci sono barriere che non sono fatte di muri, ma di leggi non scritte o situazioni sociali (la guerra civile, il patriarcato…)?

2. Metti a confronto i destini. Osserva come personaggi diversi reagiscono allo stesso contesto: chi ha più vantaggi? Perché?

3. Cerca le parole-chiave dei diritti. Annota i termini che indicano valori o limiti sociali (per esempio: obbligo, onore, fortuna, diritto, straniero, confine…).

4. Individua i “grandi temi”. Prova a dare un nome al problema o ai problemi sociali più rilevanti che emergono dal libro (per esempio: giustizia sociale, parità di genere, integrazione…) e osserva come i protagonisti interagiscono con essi.

Un esempio, per capire meglio

La vicenda di Faten è immersa nella guerra civile libanese (19751990); in un’epoca di bombardamenti e instabilità, le famiglie tendono a chiudersi e a diventare più rigide per proteggersi. Le donne, in questo clima, subiscono una doppia pressione: quella della guerra “fuori” e quella delle tradizioni patriarcali “dentro” casa, che spesso ne limitano l’indipendenza.

Fatte queste premesse, analizziamo insieme la condizione dei personaggi femminili del romanzo.

• Trova l’ostacolo. L’ostacolo comune è un contesto segnato da guerra, povertà e patriarcato: barriere invisibili che limitano libertà e possibilità.

• Metti a confronto i destini.

• Faten: il padre sacrifica i suoi studi e la trasforma in domestica; la sua povertà la espone a più rischi.

• Dalal: vive in una famiglia che la sostiene; il fratello crede nel suo valore e le promette di farla studiare.

• Rosalyn: è straniera, lontana da casa, e vive la guerra senza una rete di protezione.

• Dalia: pur essendo ricca, è prigioniera delle aspettative sociali e del matrimonio combinato.

• Cerca le parole-chiave dei diritti. In queste storie emergono termini come obbligo, onore, dovere, straniera, protezione, decoro, che rivelano i limiti imposti alle donne e alle persone più vulnerabili.

• Individua i “grandi temi”. Dalla comparazione emergono temi come parità di genere, giustizia sociale, diritto all’istruzione, migrazione e vulnerabilità, pressione delle aspettative familiari. Ogni personaggio femminile incarna un diverso modo di confrontarsi con questi temi.

Prova tu!

Scegli una delle due piste e applica i quattro step della strategia. Pista 1 – L’istruzione come strumento di libertà

• Trova l’ostacolo. Quali barriere sociali impediscono a Faten di studiare liberamente? Quali invece non ostacolano Dalal?

• Metti a confronto i destini. Perché Faten deve studiare di nascosto, mentre Dalal può farlo alla luce del sole? Chi delle due ha più vantaggi e perché?

• Cerca le parole-chiave dei diritti. Quali termini nel romanzo rimandano a diritto allo studio, opportunità, dovere familiare, povertà, speranza?

• Individua i “grandi temi”. Che cosa ci dice questo confronto sull’importanza del supporto familiare per spezzare il cerchio della povertà?

Pista 2 – Autorità familiare e aspettative sociali

• Trova l’ostacolo. Quali norme non scritte regolano la famiglia “umile” di Faten e quella “altolocata” di Dalia?

• Metti a confronto i destini.

• Faten: il padre decide per lei e la trasforma in domestica.

• Dalia: pur essendo ricca, è vincolata a un matrimonio combinato.

• Chi delle due ha più margine di scelta?

• Cerca le parole-chiave dei diritti. Quali parole rimandano a obbligo, onore, decoro, futuro, libertà?

• Individua i “grandi temi”. Che cosa rivelano queste due storie sul peso delle aspettative sociali e sulla libertà delle giovani donne?

Quando usare questa strategia

Usa questa tecnica ogni volta che senti che le scelte di un personaggio sono condizionate dal contesto in cui vive. Ti aiuterà a capire che leggere un romanzo è un modo per esplorare la storia e la società con gli occhi di chi le ha vissute sulla propria pelle.

RACCONTO DI ATTUALITÀ STRATEGIE DI SCRITTURA

FASE 1 – RICERCA DELLE IDEE

MINILESSON 1 – STUDIARE IL CONTESTO IN CUI IMMERGERE LA VICENDA

CHE COSA IMPARI

Conoscere bene l’ambiente in cui vuoi collocare la vicenda –studiare il luogo, le abitudini, le dinamiche sociali e i dettagli concreti che lo caratterizzano – ti permetterà di costruire una narrazione credibile e coerente.

PERCHÉ ti È UTILE

Una storia realistica funziona quando restituisce la complessità del presente: anche se inventata, deve poggiare su situazioni credibili e dettagli che “suonano veri”.

COME SI FA, PASSO PER PASSO

1. Scegli un contesto reale: individua il luogo in cui vuoi ambientare la tua storia e raccogli informazioni precise.

2. Osserva o documentati: ripensa a un fatto che hai letto, osservato o vissuto in quel contesto, oppure cerca notizie che raccontano situazioni quotidiane o sociali simili.

3. Isola gli elementi significativi: chiediti quali aspetti ti colpiscono di più: un conflitto, una regola non scritta, un luogo simbolico…

4. Prendi appunti sul mondo della storia: prendi nota su abitudini, limiti e possibilità che caratterizzano quel contesto e che potrebbero diventare il nucleo della tua storia.

5. Genera e seleziona le idee: scrivi almeno tre possibili idee narrative e prova ad ampliare ciascuna con qualche riga di trama, per capire quale ha più potenziale e si intreccia meglio con il contesto scelto.

UN ESEMPIO, PER CAPIRE MEGLIO

Faten: Fatima Sharafeddine ambienta la sua storia nel Libano durante la guerra civile, un contesto storico e geografico reale, segnato da forti tensioni sociali e politiche. L’autrice si documenta sulla vita quotidiana a Beirut in quegli anni. Tra i molti aspetti del contesto, sceglie quelli più forti dal punto di vista narrativo: le differenze di classe e la condizione delle giovani lavoratrici. L’autrice ricostruisce il “mondo” della protagonista: le abitudini familiari, i luoghi della città, i ritmi delle giornate, le possibilità limitate e i vincoli imposti dalla società e dalla guerra. Da questo contesto nasce la storia di una ragazza costretta a lavorare come domestica.

Esempio inventato: scegliamo un quartiere periferico di una città italiana, dove il trasporto pubblico è scarso. Immaginiamo di leggere una notizia: “Quartiere periferico senza autobus per una settimana: studenti costretti a raggiungere la scuola a piedi“. Ci colpiscono: la difficoltà degli studenti e la mancanza di un servizio essenziale. Annotiamo alcuni aspetti del contesto: le strade poco sicure, le distanze lunghe, la collaborazione (o l’assenza di aiuto) tra gli abitanti del quartiere. Pensiamo a tre possibili storie:

1. un ragazzo che scopre il quartiere camminando ogni giorno; 2. una studentessa che organizza un percorso sicuro per i compagni;

3. una classe che protesta per ottenere il ripristino del servizio. Scegliamo la seconda idea, perché permette di raccontare un ambiente realistico e di mostrare come il contesto influenzi direttamente le azioni dei personaggi.

PROVA TU!

Scegli un contesto reale che conosci o su cui puoi documentarti facilmente. Raccogli alcune informazioni su come si vive in quel luogo e annota abitudini, difficoltà o dinamiche che lo caratterizzano. Individua tre episodi possibili che potrebbero nascere in quel contesto e scrivi per ciascuno una breve traccia narrativa, mostrando in che modo l’ambiente condiziona le azioni dei personaggi. Infine, confronta le tre idee e scegli quella in cui il contesto ha davvero un ruolo determinante nella storia.

QUANDO USARE QUESTA STRATEGIA

Ogni volta che vuoi scrivere una storia realistica o ambientata in un contesto riconoscibile. Prima di iniziare a inventare la trama, fermati a osservare, documentarti e capire come funziona il mondo in cui vuoi immergere i tuoi personaggi.

FASE 2 – PIANIFICAZIONE

MINILESSON 2 – PERSONAGGI A STRATI

CHE COSA IMPARI

Questa strategia ti permette di progettare personaggi con profondità e di gestire il momento in cui far emergere le loro verità interiori. Sapere quando svelare o trattenere un’informazione ti aiuta a mantenere ritmo, tensione e coerenza nella narrazione.

PERCHÉ ti È UTILE

Ogni personaggio mostra una parte di sé e ne nasconde un’altra. Imparare a distinguere questi due livelli, quando scrivi, ti aiuta a decidere che cosa rivelare e quando, costruendo figure più credibili e complesse.

COME SI FA, PASSO PER PASSO

1. Riprendi l’organizzatore grafico dell’albero che hai usato per trovare “le radici” del personaggio (p. 160). Nella parte sopra il livello del suolo, annota ciò che il personaggio mostra agli altri: frasi, atteggiamenti, comportamenti visibili.

2. Nella parte sottoterra, scrivi paure, desideri, fragilità o intenzioni che il personaggio non dichiara apertamente.

3. Scegli un gesto o un dettaglio che faccia “affiorare” una radice: un comportamento minimo che tradisca ciò che il personaggio non dice.

4. Progetta una breve sequenza (3-4 scene) in cui il lettore intuisce progressivamente il lato nascosto del personaggio, proprio come se vedesse emergere le radici sotto la superficie. La verità non va spiegata: deve essere dedotta dai dettagli.

UN ESEMPIO, PER CAPIRE MEGLIO

Faten: all’inizio, Faten appare come una ragazza obbediente e silenziosa, che svolge il suo lavoro senza protestare e risponde con poche parole (strato superficiale). Ma i suoi gesti – il modo in cui osserva il balcone, la cura con cui conserva il libro di lettura, la decisione di scrivere una lettera a Marwan – rivelano un desiderio profondo di libertà, studio e riscatto (strato profondo). La sua identità nascosta emerge poco a poco: non attraverso spiegazioni dirette, ma attraverso azioni che tradiscono ciò che prova davvero.

Esempio inventato: Sara sembra una ragazza sicura e organizzata. Ogni mattina guida il gruppo di compagni lungo il nuovo percorso per arrivare a scuola senza autobus, dando indicazioni con tono deciso (strato superficiale). Ma quando il gruppo si avvicina al sottopassaggio buio, lei stringe lo zaino con troppa forza e accelera il passo senza parlare (strato profondo): teme quel luogo, anche se non lo ammette. I suoi gesti – il passo affrettato, lo sguardo che evita l’ombra – rivelano ciò che le sue parole non dicono.

PROVA TU!

Scegli un personaggio della tua storia e usa l’organizzatore dell’albero per costruirlo a strati:

• nei rami, annota ciò che mostra agli altri (parole, atteggiamenti, comportamenti visibili);

• nelle radici, scrivi ciò che tiene nascosto (paure, desideri, fragilità, intenzioni non dette).

QUANDO USARE QUESTA STRATEGIA

Usala quando vuoi dare spessore ai tuoi personaggi e rendere le tue storie più realistiche. È particolarmente utile nella fase di progettazione, quando devi decidere non solo che cosa un personaggio fa o dice, ma anche che cosa nasconde e come farlo intuire al lettore.

FASE 3 – STESURA

MINILESSON 3 – INTRECCIARE PERSONAGGI E AMBIENTAZIONE

CHE COSA IMPARI

La strategia ti insegnerà a scegliere dettagli sensoriali funzionali a bilanciare descrizione e azione e a far “parlare” il luogo insieme al personaggio, così che ambiente ed emozione si influenzino a vicenda.

PERCHÉ ti È UTILE

Un’ambientazione ben costruita permette al lettore di “sentire” ciò che prova il personaggio senza bisogno di spiegazioni.

COME SI FA, PASSO PER PASSO

1. Scegli il luogo preciso della scena e annota pochi elementi chiave: luce, suoni, odori, temperatura.

2. Collega il luogo all’emozione del personaggio: scegli tre dettagli sensoriali che la amplifichino o la contrastino.

3. Apri con un gesto nello spazio, un’azione che interagisce con l’ambiente (spingere una porta, entrare nel buio…).

4. Fai reagire l’ambiente: collega subito un dettaglio sensoriale al gesto, così che influenzi percezioni e movimenti.

5. Aggiungi un cambiamento nello spazio: un rumore, una luce che varia, qualcuno che passa.

6. Chiudi con una reazione fisica del personaggio al luogo, mostrando come ambiente ed emozione si rispondono.

UN ESEMPIO, PER CAPIRE MEGLIO

Faten: quando Faten si affaccia al balcone (p. 10), l’ambiente racconta ciò che prova. Il rumore delle auto, l’odore della strada e la luce tra i palazzi rendono visibile la sua attesa. Il balcone è stretto, quasi soffocante, ma è anche l’unico punto da cui può guardare la città. Quando la Mercedes blu compare, il motore che rallenta sembra rispondere al suo batticuore. Poi la voce brusca della signora Sawsan spezza tutto: i passi nel corridoio, la porta che si apre, la cucina che la richiude dentro. L’ambiente segue e rivela le sue emozioni, senza bisogno di spiegarle.

Esempio inventato: nel sottopassaggio, l’odore di muffa e il rumore delle gocce che cadono mettono Sara a disagio, anche se parla con voce sicura. Stringe lo zaino mentre il soffitto vibra per un’auto che passa sopra. Quando esce alla luce, inspira a fondo e riprende il passo deciso. Il luogo ha mostrato la sua paura più di qualsiasi parola.

PROVA TU!

Scrivi una scena di 10-15 righe seguendo la scaletta: definisci il luogo preciso della scena, scegli l’emozione dominante e individua tre dettagli sensoriali che lo rendono vivo. Lascia che l’ambiente influenzi i gesti, le percezioni e le reazioni del personaggio, così che ciò che prova emerga attraverso lo spazio che attraversa.

QUANDO USARE QUESTA STRATEGIA

Ogni volta che vuoi rendere una scena più intensa e credibile, lascia che l’ambiente non sia uno sfondo, ma un elemento che dialoga con il personaggio.

FASE 4 – REVISIONE

MINILESSON 4 – CONTROLLARE LA COERENZA

TRA STORIA E CONTESTO

CHE COSA IMPARI

La strategia ti aiuterà a controllare se ciò che accade nella storia è possibile, realistico e significativo dentro il mondo che hai costruito e a capire se il contesto rafforza davvero i temi che vuoi far emergere.

PERCHÉ ti È UTILE

Quando rivedi un testo, verificare che la trama rispetti il contesto in cui è ambientata ti aiuta a far emergere i temi sociali in modo credibile.

COME SI FA, PASSO PER PASSO

1. Rileggi la scena pensando al contesto: chiediti se ciò che accade potrebbe davvero succedere in quel luogo, in quel periodo, in quelle condizioni sociali.

2. Individua il tema sociale che la scena dovrebbe far emergere (disuguaglianza, paura, solidarietà, libertà…).

3. Controlla se il contesto lo sostiene: ambienti, regole, ostacoli, dinamiche sociali rendono quel tema visibile? Oppure la scena potrebbe svolgersi ovunque senza cambiare nulla?

4. Rivedi i dettagli: aggiungi o modifica piccoli elementi (un rumore, un gesto, una reazione, un limite imposto dal luogo) che rendano la scena più aderente al contesto e più chiara nel tema.

5. Verifica la coerenza dei personaggi: le loro scelte rispecchiano davvero il mondo in cui vivono? Se no, correggi.

UN ESEMPIO, PER CAPIRE MEGLIO

Faten: quando Faten ricorda la sua famiglia, bastano pochi dettagli – la casa modesta, il pane preparato all’alba, la stanza condivisa con i fratelli – per far emergere il tema della disuguaglianza. In revisione, controlli che la scena rispetti questo contesto: se Faten avesse libertà o risorse, il tema perderebbe forza.

Esempio inventato: nel sottopassaggio, l’odore di muffa e le gocce che cadono rendono visibile la paura di Sara, anche se guida il gruppo con voce sicura. In revisione, verifichi che l’ambiente sostenga il tema dell’insicurezza urbana: se la scena fosse troppo neutra, il messaggio non emergerebbe.

PROVA TU!

Rileggi una scena che hai scritto e verifica:

• il contesto è coerente con ciò che accade? Qual è il tema sociale? Emerge grazie all’ambientazione?

• i personaggi agiscono in modo credibile dentro quel mondo? Modifica due o tre dettagli per rafforzare la coerenza.

QUANDO USARE QUESTA STRATEGIA

Nella fase di revisione, ogni volta che vuoi che la tua storia non sia solo ambientata da qualche parte, ma che il contesto renda visibili i temi che ti stanno a cuore.

Nella Beirut degli Anni Ottanta, ferita dalla guerra civile, Faten ha diciassette anni e un destino imposto da suo padre: lavorare come domestica. Tuttavia, la ragazza è determinata a costruirsi un futuro diverso da quello che sembra esserle concesso: continuare a studiare e diventare infermiera. Pagina dopo pagina, seguiamo la sua ostinazione, la sua fame di libertà, la sua lotta quotidiana per difendere i propri diritti e la propria identità.

Un intenso romanzo di formazione sull’emancipazione femminile e sul riscatto personale, che invita a ri ettere sul diritto allo studio e sulla dignità individuale.

DETECTIVE DEL TESTO è la collana di narrativa che invita lettrici e lettori della scuola secondaria a vivere il Writing and Reading Workshop come un’indagine: ogni opera diventa un caso da approfondire, da interrogare con domande autentiche e indizi che stimolano un rapporto critico e personale con il testo. Ogni volume unisce una narrazione senza note, pensata per una lettura piena e autonoma, a pagine di taccuino che invitano a osservare, annotare e interpretare. Le minilesson �inali di lettura e scrittura offrono strategie chiare, esempi mirati e organizzatori gra�ici: tutti gli elementi chiave del WRW in un formato accessibile e immediato, da utilizzare in classe o a casa.

Questovolumesprovvistodeltalloncinoèdaconsiderarsi I.d,CAMPIONEGRATUITOfuoricampoIVA(Art.2,c.3, PrincipatoDPR633/1972eArt.4,n.6,DPR627/1978) 978-88-416-5456-9Faten-Gallucciinclasse

www.detectivedeltesto.it

A partire dai 12 anni

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