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Chi vuol essere lieto sia

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LeggerMENTE

Moreno Giannattasio

LeggerMENTE

ORA E POI

LeggerMENTE è la collana di narrativa per la scuola secondaria. Il suo obiettivo principale è offrire ai ragazzi libri classici o inediti, storie di attualità o di fantasia, per riscoprire pagina dopo pagina il piacere della lettura.

ORA E POI

Chi Vuol Esser Lieto Sia

Invito alla lettura

Questo volume sprovvisto del talloncino a fianco è da considerarsi campione gratuito fuori commercio.

€ 7,70

CHI VUOL ESSER LIETO SIA

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www.leggermente.info

Moreno Giannattasio

I personaggi di questo giallo storico sono realmente esistiti, così come sono accaduti anche i fatti narrati. Ci troviamo a Firenze durante il Rinascimento. In questo periodo Firenze era una città unica al mondo. Artisti, uomini politici e persone comuni vivevano a stretto contatto. Solo Bartolo, il protagonista dodicenne, è frutto della fantasia dell’autore. Storia e immaginazione allora si fondono armoniosamente nella figura di Bartolo e attraverso i suoi occhi possiamo osservare Lorenzo il Magnifico alle prese col governo della città, nell’eterna disputa per il comando contro la famiglia Pazzi, storica nemica della stirpe dei Medici. Le parole perfette per invitare i ragazzi a leggere questo originale e avventuroso romanzo sono quelle della celebre poesia scritta da Lorenzo il Magnifico: Chi vuol esser lieto, sia!

E D I Z I O N I

ROMANZO STORICO


Moreno Giannattasio

Chi Vuol Esser Lieto Sia


Moreno Giannattasio Chi vuol esser lieto, sia Responsabile editoriale: Beatrice Loreti Art director: Marco Mercatali Responsabile di produzione: Francesco Capitano Redazione: Carla Quattrini Impaginazione: Camilla Ninivaggi Illustrazioni: Alida Massari Copertina: Adami Design Foto: Shutterstock, archivio La Spiga Edizioni © 2020 Eli – La Spiga Edizioni Via Brecce 100 – Loreto info@elilaspigaedizioni.it www.elilaspigaedizioni.it Stampato in Italia presso Tecnostampa – Pigini Group Printing Division – Loreto – Trevi 20.83.013.0 ISBN 978-88-468-4038-7 Le fotocopie non autorizzate sono illegali. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione totale o parziale così come la sua trasmissione sotto qualsiasi forma o con qualunque mezzo senza previa autorizzazione scritta da parte dell’editore.


Indice Nota introduttiva................................................................... 4 Capitolo 1 ................................................................................ 6 Capitolo 2 ................................................................................ 16 Capitolo 3 ................................................................................ 24 Capitolo 4 ................................................................................ 37 Capitolo 5 ................................................................................ 50 Capitolo 6 ................................................................................ 57 Capitolo 7 ................................................................................ 74 Capitolo 8 ................................................................................ 86 Capitolo 9 ................................................................................ 100 Capitolo 10 ............................................................................. 113 Dossier Incontro immaginario con Lorenzo de' Medici ........ 131 Focus La stirpe medicea .............................................................. 134 La figura del mecenate ..................................................... 135 Firenze ................................................................................ 136 AttivitĂ ..................................................................................... 138

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Nota introduttiva Firenze nel Rinascimento era una città unica al mondo. Artisti, uomini politici e persone comuni vivevano a stretto contatto. Le donne potevano studiare il latino e il greco, al contrario di tutti gli altri posti d’Europa, dove era loro vietato. A Firenze ci si dava del “tu”, perché prima di tutto si era fiorentini e questo era sufficiente per far sentire le persone uguali tra loro. Ma dietro questa apparente libertà si muovevano i meccanismi del potere. Le lotte tra le famiglie più ricche spesso si trasformavano in alleanze opposte tra loro con le altre città, tutte azioni per migliorare i propri affari e impedire quelli degli avversari. Ecco come le minacce, le congiure e i delitti si impadronivano della vita di ogni giorno. I personaggi di questa storia sono tutti realmente esistiti, così come sono accaduti anche i fatti narrati. Ma Bartolo, il protagonista dodicenne, è frutto della fantasia dell’autore, anche se potrebbe essere vissuto davvero. Niente ci impedisce di pensarlo. Forse questo ragazzo potrà sembrare troppo grande per la sua età, ma quelli erano anni dove si passava direttamente dall’infanzia all’età adulta, senza passaggi intermedi. L’adolescenza non esisteva e ci si doveva scontrare con la vita molto presto. Attraverso gli occhi di Bartolo, che hanno ancora molto da scoprire, diventa possibile osservare Lorenzo il Magnifico alle prese col governo della città, nell’eterna disputa per il comando contro la famiglia Pazzi, storica nemica della stirpe dei Medici. Le parole perfette per descrivere questa storia sono quelle di Dante Alighieri,

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che ci spiega come questa sia un’epoca dove era possibile “vedere il potere all’opera con l’avventura dei segreti, dell’arte e della poesia”. E anche le parole immortali della letteratura avranno bisogno della mente creativa di un giovane dodicenne, che col suo prezioso ingegno darà il suo contributo alla storia dei grandi nomi e delle ancor più grandi parole.


Capitolo 1 – Levati dalla mia strada, maledetto ragazzino! – gridò dall’alto del suo destriero1 un nobile signore, tirando a sé le briglie. Evidentemente era proprio contrariato dal dover deviare la sua corsa mattutina lungo via delle Oche. Ma era meglio non ammazzare un qualunque giovanotto, per così poco. Bartolo schivò lo scontro con un balzo di lato, finendo con un piede dentro una buca piena zeppa di acqua e fango. La pioggia, che aveva lavato le strade di Firenze durante le ore della notte, poteva nascondere trappole perfette. – Che la peste ti colga! – mormorò, massaggiandosi la caviglia sporca. Il 1477 non era proprio l’epoca ideale per spezzarsi una gamba, anche se in città c’erano valenti medici, i migliori sulla piazza senza ombra di dubbio. Il ragazzino non aveva avuto difficoltà a riconoscere nello scontroso cavaliere la figura di Francesco Pazzi, uno dei più influenti uomini della Repubblica, giovane membro del Consiglio dei Cento. Il marchio dei paramenti2 sul suo cavallo, croci dorate su campo azzurro e due delfini di spalle tra loro, era il simbolo che svettava sugli stendardi3 di uno dei palazzi più belli della città, quello della potente famiglia Pazzi, appunto. Da quando il papa era diventato un loro alleato, i componenti di quella stirpe erano incontenibili e facevano i prepotenti ad ogni occasione. Come quella mattina di settembre, con un cielo che non aveva ancora finito di Cavallo da battaglia. Veste portata da dame e cavalieri, qui indica la stoffa che copre la parte posteriore dei cavalli, appena dopo la sella. 3 Striscia di stoffa rettangolare, appesa solitamente a un’asta, bandiera. 1 2

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capitolo 1

sfogare la sua furia sulla terra. I Pazzi erano la famiglia fiorentina acerrima4 nemica di quella dei Medici, il cognome del suo signore Lorenzo, quello a cui lui, semplice dodicenne, doveva tutto. Bartolo liberò il piede infangato, poi si premurò di verificare se alcuni schizzi non avessero compromesso il messaggio che teneva arrotolato nel taschino della giubba5. Sospirò di sollievo, scoprendo che il laccio rosso di seta, avvolto intorno alla pergamena, non aveva subito danni nell’incidente. Il suo signore non avrebbe perdonato una tale leggerezza; non poteva certo fare una brutta figura davanti a madonna Lucrezia6. Allora si incamminò rapido, per recuperare il tempo perduto. Infilò i passi in un vicolo, che si apriva furtivo appena dietro delle botti, messe lì fuori a prendere aria. Camminò fino a ritrovarsi di fronte al portone in legno di casa Donati. Si capiva con uno sguardo che la casa era roba da ricchi. Le finiture erano rinforzate in bronzo e il legno in ottimo stato, senza ombra di muffe o umidità. Pareva chiuso a doppia mandata, come se in casa non ci fosse anima viva. L’unica cosa da fare era provare a bussare. Bartolo afferrò il battaglio7 di ferro e picchiò sulla porta. Nessuna risposta. Riprovò con più energia finché, dal balcone dirimpetto sul vicolo, si affacciò una vecchina, intenta a rovesciare in strada un orinale8 colmo delle sue deiezioni9 notturne. – Donna Lucrezia non c’è. È uscita. Accanita. Giacchetta. 6 Lucrezia Donati, nobile donna fiorentina. 7 Martello fissato alle porte per poter bussare più sonoramente. 8 Vaso da notte. 9 Escrementi vari. 4 5

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– Sai, per grazia, dove si è diretta? – chiese Bartolo spostandosi, per evitare il piscio che precipitava dall’alto. – Mi faccio gli affari miei, io – sottolineò la donna; poi continuò, come a mimare una confidenza, piegandosi un poco in avanti. – Però stava in compagnia di un giovanotto malvestito, con la barba incolta e i capelli che non vedono un pettine d’osso10 da mesi. “Leonardo, chi altri sennò!” pensò il giovane messaggero, riconoscendo in quelle poche pennellate il ritratto sommario dell’artista. – Grazie, madama – gridò, mettendosi a correre verso Ponte Vecchio. Leonardo, il miglior allievo della bottega d’arte del Verrocchio, aveva un suo laboratorio Oltrarno11 , nel seminterrato di un vecchio edificio mezzo disabitato, lontano da occhi indiscreti e dove poteva approfondire i suoi studi in totale libertà. Bartolo indugiò a metà di Ponte Vecchio. Il passaggio sul fiume era in parte occupato da almeno cinque botteghe di profumieri, che da poco tempo avevano strappato i locali commerciali ad un manipolo di macellai. Ormai era considerato poco elegante rovesciare le viscere e gli scarti delle bestie tagliate direttamente nell’acqua di sotto. Firenze era diventata una città troppo bella per lasciare in vista certi meccanismi del commercio. Al centro del ponte c’era ancora un tratto sgombro da edifici, da dove si poteva gettare lo sguardo lontano. Da quel punto il ragazzo poteva sporgesi verso est, immaginandosi I pettini e ogni altro oggetto per capelli erano spesso fatti in osso o corno d’animale; la plastica era ovviamente sconosciuta e i metalli erano riservati ai più ricchi. 11 Nel quartiere a sud di Firenze, sempre dentro le mura cittadine. 10

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il corso dell’acqua dell’Arno che scivolava verso Empoli, poi deviava verso Pisa e infine si tuffava nel mare. “Già, il mare… E chi l’ha mai visto?” pensava Bartolo, inventandosi tutto il percorso dal punto di vista di un nibbio12 in volo. “Prima o poi mi capiterà di vederlo, chissà”. Le grida di alcune lavandaie, che di sotto si contendevano la loro biancheria in riva al fiume, solo per attirare lo sguardo di alcuni pescatori a lenza, lo riportò al presente e ai suoi impegni. Così, senza fretta stavolta, si incamminò verso la sua meta. Leonardo non era solo. Al centro dello stanzone, sotto il taglio di luce rovesciata da una finestra in alto, l’artista ritraeva una figura femminile, in posa di fronte al cavalletto con la tela. Bartolo non riusciva a riconoscerla, la visuale gli era impedita da uno strano manufatto in legno e metallo, ingranaggi indecifrabili per la sua mente ignorante di meccanica. – Oh, caro Bartolo – lo invitò Leonardo, che l’aveva sentito entrare e soprattutto aveva scorto la sua immagine nel riflesso di una strana combinazione di specchi, che l’inventore aveva disseminato ad arte13 lungo il percorso. In questo modo poteva vedere per primo chiunque entrasse nel laboratorio, anche da dietro gli angoli. – Maestro, sono alla ricerca di madonna Lucrezia. – Sei nel posto giusto, allora – continuò Leonardo, mentre in un unico gesto copriva il ritratto con un telaccio di lino grezzo e invitava il piccolo messaggero a superare il disordine e a raggiungerlo. Bartolo sbirciò Lucrezia, che si ricopriva le spalle nude con una mantellina di velluto verde e si girava verso di lui Uccello rapace diurno che vola compiendo lunghi e lenti giri in aria. Aveva calcolato bene le posizioni, affinché il primo riflesso arrivasse fino all’ultimo specchio.

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capitolo 1

ad accoglierlo con il suo sorriso meraviglioso. Il ragazzino rimase intontito dalla bellezza della donna. Ammirava quel volto, delicato in apparenza, ma allo stesso tempo pieno di energia. Il collo lungo era una salita vertiginosa fino alla bocca, dove le labbra disegnavano un cuore perfetto. Il naso impertinente costringeva a sollevare lo sguardo fino alla fronte spaziosa, un progetto rivelatore di una profonda intelligenza. E i suoi occhi poi, non si riusciva a possederli completamente. Una parte era sempre rivolta altrove, in un altro mondo, di cui lei gelosamente ne custodiva i segreti. Bartolo riusciva perfettamente a capire Lorenzo de’ Medici e la sua passione per quella madama, nonostante il signore di Firenze fosse sposato con la nobile romana Clarice Orsini e avesse già quattro figli, oltre a quello ancora in arrivo. – Oh, il giovane de Giovanni – esclamò con voce argentina14 Lucrezia, alzandosi in piedi per avvolgerlo in un tenero abbraccio, che mandò completamente in deliquio15 il ragazzino, inebriato dal suo profumo. “Chissà come fa a mantenere addosso questa fragranza di rose e gelsomino” si chiese Bartolo, impegnato ad estrarre la pergamena e metterla nelle mani della donna. Si allontanò di un passo, fino a lasciarle lo spazio sufficiente a srotolarla in privato, senza che né lui né Leonardo potessero appoggiarvi il minimo sguardo. – Un messaggio di Lorenzo – sorrise Lucrezia, gettando sul foglio gli occhi, avidi di scoprire le parole del suo amante. – Era già da troppo tempo che non mi scriveva – disse a mo’ di rimprovero, senza sollevare il viso dallo scritto. Bartolo finalmente trasse un bel respiro e si rilassò, dato 14 15

Dal timbro limpido e squillante. Da perdere i sensi.

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che il suo compito era giunto a buon fine. Cominciò a perlustrare la stanza con lo sguardo. Osservava, senza capire, tutte le stramberie che Leonardo andava costruendo. Appesi ad una parete c’erano dei ritratti a sanguigna16 di parti staccate di animali, di uomini e donne nudi, oppure senza la pelle, come se qualcuno li avesse scorticati per vedere cosa c’era sotto. Quei disegni lo mettevano a disagio, gli facevano paura. – Non ti preoccupare, caro ragazzo – disse Leonardo, che aveva letto nello sguardo del giovane. – Per poter ritrarre bene una persona, bisogna conoscerne i dettagli, i meccanismi di movimento e di funzionamento. Questo è il segreto; non c’è nulla di diabolico, solo puro amore per Madre Natura. – Ma come fai a conoscere cosa c’è sotto la pelle o, ancora di più, all’interno di un corpo? Uccidi forse dei cristiani e poi li squarti? Leonardo esplose in una fragorosa risata. – Ma no, suvvia Bartolo, mio buon amico. Vado per cimiteri o negli ospedaletti, dove posso studiare i corpi senza fare del male a nessuno. Ma è una faccenda riservata, non vorrei che qualcuno, magari con la mente poco aperta, mi gettasse fra le grinfie di qualche inquisitore17 ignorante. Dico bene? – Giusto – mormorò poco convinto Bartolo. – Manterrò il riserbo18, anche perché non mi sono mai piaciuti i giudici della fede. Mi fanno più paura loro che il demonio in persona! – Allora, mentre lasciamo Lucrezia libera di scrivere la sua risposta, che porterai al mio amico Lorenzo, ti mostrerò Ocra di colore rossastro con cui si fanno i pastelli per disegnare. Membro di una speciale magistratura della chiesa, che faceva indagini su sospette tracce del demonio e le cancellava con metodi a volte duri e violenti. 18 Tenere nascosta una notizia. 16 17

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capitolo 1

i segreti di questo enorme ingranaggio. In effetti quello strano macchinario aveva sollecitato la curiosità di Bartolo; solo la bellezza di Lucrezia era riuscita a farglielo passare di mente. Così i due iniziarono a manovrare leve e tiranti, mentre Lucrezia intingeva in un’ampolla un pennino e vergava di suo pugno la risposta al messaggio del suo amato Lorenzo. Il macchinario di Leonardo si rivelò essere un sistema ingegnoso per sollevare pesi consistenti a diverse altezze. Mentre spiegava al ragazzo i segreti della meccanica, raccontava di essersi ispirato al lavoro in cantiere di Filippo Brunelleschi19, nome che a Firenze era conosciuto non solo dalle persone, ma persino dagli animali. Anche Bartolo sapeva che il famoso architetto aveva realizzato la gigantesca cupola che copriva l’ottagono del Duomo, il simbolo di Firenze nel mondo. Mentre i due si perdevano in domande e risposte da veri fanatici dell’argomento, Lucrezia finiva di scrivere la sua risposta. La pergamena recapitata da Bartolo brillava sotto la luce della finestra e mostrava al cielo i versi poetici, che il Magnifico aveva dedicato all’amore della sua vita, quello che era germogliato quando ancora era un semplice ragazzo e non immaginava minimamente di diventare l’uomo più potente del Rinascimento. Lasso, io non vivo e morir non potrei lontano, omè, da quei bei lumi santi! Non vivo, ché la mia vita è con lei; Inventore, scultore e architetto. Tra le varie opere famose, progettò la cupola del Duomo, un’opera di ingegneria e architettura che ancora oggi colpisce gli studiosi di tutto il mondo.

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qui resta il corpo sol, sospiri e pianti; una cieca Speranza i dolor’ miei nutrisce, e non permette il fil si schianti. Amore, a cui per sempre mi son dato, mi tien mirabilmente in questo stato20. Lucrezia si asciugò le lacrime di commozione, che erano tracimate21 dai suoi occhi per la bellezza di quella strofa, dedicata proprio a lei. Quindi legò ancora lo stesso nastro rosso intorno alla risposta e richiamò Bartolo. Il ragazzo doveva correre e farla giungere a destinazione. – Mi raccomando Bartolo, portala a Lorenzo, senza farti scorgere da anima viva – si raccomandò. Temeva che la scoperta del loro amore clandestino22 avrebbe potuto rivelare ai nemici un lato debole del signore di Firenze, colui che stava trasformando quella comunità nel centro del potere, dell’arte e della bellezza dell’intero mondo conosciuto. Quando si lavora per il bene ci si fa molti nemici; lei lo sapeva benissimo. – Come sempre, madonna Lucrezia – rispose il ragazzo, afferrando l’involto e piegandosi in un inchino. Era ancora così giovane, ma sveglio e scaltro come uno di dieci anni più grande. Questa attitudine gli consentiva un credito di fiducia ancora maggiore di quanto già non gli regalasse l’uso del nome di Lorenzo de’ Medici. E non erano molti tra i suoi coetanei, quelli che potevano girare per le strade di Firenze, presentandosi come dei pro Me misero, io non vivo e non potrei nemmeno morire lontano da quegli occhi belli e santi. Non vivo perché la mia vita è con lei. Qui resta solamente il mio corpo, i sospiri e i pianti. La speranza alimenta il mio dolore e mi tiene attaccato alla vita. L’amore, a cui mi sono sempre donato, mi tiene straordinariamente in questo stato. 21 Avevano superato il limite. Solitamente si usa per acqua che supera i bordi o gli argini che la contengono. 22 Segreto e nascosto. 20

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tetti del signore della città. Un privilegio che gli era da poco capitato di poter possedere e di cui Bartolo andava fiero, come se l'avessero promosso capitano su un vero campo di battaglia. – Vieni Bartolo – propose Leonardo, infilandosi sotto una mantellina di velluto scuro. – Ti accompagno a palazzo Medici. Oggi ho la necessità di conferire23 con il tuo signore.

Avere un colloquio.

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Capitolo 2 Appena entrati videro Lorenzo de’ Medici. Sedeva al suo tavolo da lavoro, di un pregiatissimo legno finemente intarsiato, con lo stemma di famiglia dipinto davanti, cinque palle rosse su campo color ocra, sormontate dalla sesta palla blu con i tre gigli dorati. Il signore di Firenze era piegato in avanti a scrivere, probabilmente appunti di contabilità. Gli affari della Banca Medici prosperavano, ma i problemi erano sempre in agguato. Lorenzo sollevò gli occhi dai libri contabili e la sua espressione corrucciata, segno della sua famosa mente arguta1, si distese in un ampio sorriso. L’espressione severa riusciva a trasformarsi così velocemente nel volto di un amico di lunga data, una dote rara e seducente. – Nientemeno che messer Da Vinci! – esclamò divertito2, allargandosi in un abbraccio verso l’amico e contemporaneamente invitando Bartolo a girare intorno alla sua scrivania, per dargli modo di passargli la risposta di Lucrezia. – Oh, il nostro caro banchiere de’ Medici – rincalzò con ironia Leonardo, precipitandosi a stringere l’amico, nonché finanziatore del suo lavoro. – Ho un progetto da sottoporti, che potrà aiutarti a migliorare la balistica3 delle truppe fiorentine. E così i due uomini iniziarono a scartabellare bozzetti e analizzare dettagli tecnici, che non interessavano particolarmente Bartolo. Le armi lo affascinavano e allo stesso tempo lo facevano tremare. Che dimostra ingegno e spirito penetrante. Era divertito perché a quei tempi il termine “messere” era riservato solo ai magistrati o agli uomini di chiesa. Normalmente nella Firenze dei Medici ci si dava del “tu”. 3 Scienza che studia il movimento dei proiettili, rendendo i colpi delle armi più precisi ed efficaci. 1 2

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capitolo 2

– Come potevano oggetti così belli e ricercati servire a togliere la vita? – si chiedeva ogni volta che assisteva a una discussione sulle migliorie per rendere più efficaci gli strumenti di morte. Il giovane quindi decise di uscire di scena, non prima di aver rimesso la pergamena tra le mani del Magnifico. Bartolo prese a girovagare per le stanze del palazzo. Non era molto tempo che prestava servizio alla famiglia Medici, però già conosceva ogni dettaglio, persino i passaggi segreti, che naturalmente dovevano rimanere lontano dalla vista di occhi poco fedeli. A quell’ora del giorno giravano pochi domestici. “Sicuramente stanno tutti nei locali di servizio a fare i preparativi per il pranzo” pensava il dodicenne, mentre la scia di profumo di carne cotta, che dalla cucina si spingeva fino alle sue narici, gli faceva quasi perdere l’orientamento. Il suo stomaco brontolò sonoramente, ricordandogli che era già da un bel po’ che non metteva qualcosa sotto i denti. Allora accelerò i passi fino alla sorgente di quell’odorino, che prometteva così bene. Anche se la gotta4 era un disturbo che le varie generazioni dei signori di quella casa avevano sofferto, la carne buona non mancava mai sulla tavola. Bartolo fece il suo ingresso tra bracieri, taglieri e arnesi da cucina. Il caldo infernale dei fuochi accesi non gli impedì di curiosare. Rimase in estasi di fronte a un pentolone dove brasavano5 carni miste. Già iniziava a pregustare un boccone di ciò che sarebbe finito nei piatti dei suoi signori. Malattia dolorosa che colpisce i consumatori di carni, soprattutto selvaggina. Una malattia comune ai nobili e ai ricchi del passato, dove il consumo di carne era simbolo di benessere ed era senz’altro eccessivo. 5 Metodo di cottura lenta. 4

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– Tieni giù quelle manacce, ragazzino! – gli intimò una cuoca, un donnone massiccio in grembiule che probabilmente aveva la forza di un garzone di falegnameria. Anche la peluria sotto il naso sembrava un principio di baffi maschili. Non appena quella fece per colpirlo, Bartolo saltò di lato come un gatto e alzò una mano per proteggersi. – Ho l’ordine di messer Lorenzo di assaggiare le pietanze per verificare che non siano avvelenate! – dichiarò, cercando di darsi il contegno più serio e adulto che potesse. Il donnone parve pensarci su davvero, ma la scena era davvero poco credibile. Anche perché il ragazzo stava per esplodere in una sonora risata, trattenendosi a stento in una serie di smorfie ridicole. La donna afferrò comunque un mestolo, lo riempì di pasticcio di carne e lo porse al ragazzino. – Toh, strozzatici pure, malfidato! Bartolo si riempì ben bene lo stomaco, poi si versò un poco di vino rosso, mescolato con acqua. – Verifico anche la bontà delle bevande – disse sorridendo e svuotando in un sorso la ciotola di coccio, che aveva riempito generosamente fino all’orlo. – Ora me ne vado, non vi preoccupate – disse, dopo aver fatto un profondo inchino alla cuoca e aver ricevuto in risposta una solida pedata nel didietro. Con la pancia piena, bello soddisfatto, finalmente poteva andare a trovare la piccola Lucrezia, la figlia di Lorenzo, la primogenita di sette anni, che lui trovava adorabile. A quell’ora doveva essere a lezione nella cappella, con la madre e chissà chi altri, in fondo all’ala più a nord del palazzo. A mano a mano che si avvicinava, gli giunse alle orecchie

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capitolo 2

una litania6 mista a qualche rimprovero e una piccola risata divertita: ci aveva visto giusto. Non appena Bartolo si infilò nella cappella, la visione degli affreschi del Benozzo Gozzoli7 gli tolse il fiato. La Cavalcata dei Magi, raffigurata su tre pareti nella stanza quadrata, era davvero eccezionale. Chi aveva il privilegio di poterla osservare, poteva godersi tutti i particolari. Insieme ai Magi, che portavano i doni a Gesù Bambino, cavalcavano i membri della dinastia Medici. C’erano Cosimo il Vecchio8, Piero il gottoso9, Lorenzo e suo fratello Giuliano. Poi i filosofi, gli intellettuali, alcuni personaggi degli Sforza, gli antichi alleati di Milano. Tutto era dipinto con estrema cura dei particolari. I volti sembravano vivi e il paesaggio di campagna, fatto di colli e castelli, sembrava per Bartolo un invito ad andare dentro il dipinto, come in un viaggio reale. Bartolo era accecato da tanta bellezza. Il soffitto dorato faceva risplendere i colori dei dipinti e la cornice di marmi, provenienti da chissà dove e in tutte quelle diverse tonalità, gli faceva perdere l’equilibrio. Il giovane non aveva mai avuto la passione per l’arte, al contrario di suo padre che faceva lo scultore. Ma quella visione era qualcosa di straordinario, come gettare un’occhiata nel paradiso o in qualcosa di simile. Mentre non si stancava di osservare i dettagli, Bartolo pensava a quanto fosse fortunato a vivere in quella città, dove l’anima si poteva riempire di cose belle, impossibili da immaginare per chi viveva fuori, in campagna. Chi non era cittadino di Firenze si doveva accontenta Forma di preghiera basata su una serie di lodi o richieste che il sacerdote pronuncia e i fedeli rispondono in maniera predefinita. 7 Pittore, allievo di Beato Angelico. Realizza il capolavoro nel 1459. 8 Il nonno di Lorenzo de’ Medici 9 Il padre di Lorenzo de’ Medici. 6

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re di poter osservare sì e no poche decine di immagini in tutta una vita, mentre dentro quelle mura era come poter vivere cento vite in una. – Bartolo, che fai lì imbambolato? Non vieni qui a salutarmi? – gridò Lucrezia piena di entusiasmo, risvegliando il ragazzo dal suo sogno ad occhi aperti. La piccola de’ Medici si era sollevata dall’inginocchiatoio, dove era costretta a stare per imparare le preghiere alla Vergine. Accanto a lei, in piedi, c’era sua madre Clarice, tenera e severa allo stesso tempo, un’impressione data forse da quella sua capigliatura rossa in contrasto col pallore del viso. Ma ciò che colpì l’attenzione del ragazzo fu la presenza di una sconosciuta, una ragazzina della sua stessa età, che lui non aveva mai visto prima. Lucrezia saltellò fino ad abbracciarlo, badando bene di appoggiare i piedi solo nelle mattonelle scure del pavimento in marmo. Era una sua piccola fissazione di bambina, niente di più, che la rendeva davvero simpatica. Bartolo la accolse con un buffetto sulla testa, senza però distogliere gli occhi dall’altra nuova figura. L’ignota ragazzina aveva gli occhi scuri, che ardevano come una fiaccola notturna, almeno così pareva a Bartolo. Anche i capelli, legati con una forcina d’argento in cima alla testa, scivolavano in boccoli neri fino alle spalle. La ragazza indossava un abito lungo e chiaro, con ricami della stessa tinta della stoffa, così da farla apparire scolpita nel marmo più prezioso delle cave di Carrara10. – Buongiorno Bartolo – iniziò Clarice. – Avvicinati, ti voglio presentare Beatrice, una giovane damigella di mia figlia Bianca che, come ben sai, ora è legata a casa Pazzi – sottolineò con un poco di rammarico nella voce. Località toscane delle Alpi Apuane, dove viene estratto uno dei marmi più pregiati di tutti i tempi.

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capitolo 2

Bianca aveva infatti sposato Guglielmo de’ Pazzi, un buon cristiano ma membro della famiglia storicamente avversaria dei Medici. Era già tanto che Clarice avesse ingoiato il disprezzo per gli avversari, rassegnandosi all’amore sbocciato tra sua figlia e quell’altro. – Buongiorno – fece Beatrice, afferrando la veste con le mani e sollevandola di pochi centimetri per accennare un lievissimo inchino. Bartolo sentiva il rossore salirgli dal petto fino alle tempie, le mani gelate che sudavano. Aveva voglia di fuggire, da quanto era imbarazzato. Deglutì e accennò un piccolo baciamano, quando Beatrice allungò il braccio in avanti, lasciando che la sua mano cadesse in quella del ragazzo. Lui si sentiva come un marinaio su una zattera, in balia delle onde, come una barchetta di carta lasciata andare sulle acque dell’Arno fino ad affondare, come gli piaceva fare quando era piccolo. – Aiutaci con questi libri – disse Beatrice, porgendogli un mucchio di bei tomi, quelli che utilizzava la piccola Lucrezia per la sua istruzione. Firenze era uno dei pochi posti al mondo che si preoccupava di garantire un’istruzione di base anche alle donne, che così imparavano almeno a leggere e a scrivere. Bartolo non se lo fece ripetere e afferrò i pesanti volumi rilegati in pelle e oro; poi seguì il piccolo corteo di donne fino alla biblioteca, dove finalmente poté liberarsi di quel fardello e iniziare a rilassarsi. Durante il tragitto nei lunghi corridoi di marmo non era riuscito a staccare gli occhi da Beatrice, anche se Lucrezia lo strattonava ridendo, cercando di fargli perdere l’equilibrio. Le sue lamentele avevano attirato l’attenzione della nuova ragazza e i loro sguardi si erano incontrati più di una volta, intrecciandosi nei sorrisi che affioravano sulle loro labbra. 21


chi vuol esser lieto, sia

La biblioteca era un luogo che a Bartolo piaceva molto, forse il suo preferito in quel grande palazzo. Lorenzo e Clarice gli concedevano l’uso dei libri, che poteva consultare liberamente, nei pochi momenti liberi dagli incarichi che gli venivano assegnati. – Dove sei stato oggi, così di buon’ora? – chiese Clarice, con una punta di sospetto nella voce. Lorenzo rispettava sua moglie, non le faceva mancare nulla; ma lei aveva sempre capito che nel cuore del marito c’era un’altra persona. Tuttavia non si rassegnava, come invece facevano tutte le altre donne dell’epoca. Lei era una Orsini, una vera nobile discendente da una delle famiglie patrizie più antiche di Roma, e pretendeva rispetto e lealtà. Questa era la ragione dell’incrinatura nella sua voce. – Sono andato a chiamare Leonardo da Vinci, per accompagnarlo qui a palazzo… Faccende militari – mentì solo in parte Bartolo, che era stato istruito sulle cose che poteva o non poteva dire. E poi non voleva ferire donna Clarice, così fragile nell’amore, anche se estremamente forte nell’animo. Da sola si curava di tutti i suoi figli, nonostante la fatica di averne un altro in arrivo. Bartolo riusciva a scorgere il rigonfiamento della pancia, anche nel prezioso abito largo che la signora indossava. – Se non hai altri impegni – continuò Clarice, – ti prego di accompagnare Beatrice fino a Palazzo Pazzi. Non è buona usanza girare sola per le strade, anche se Firenze è la città più sicura dell’intero mondo. – Non mancherò di fare il mio dovere – mormorò Bartolo al colmo della gioia. Aveva appena incontrato quella giovinetta, che già la fortuna girava a suo favore. Farsi prendere sottobraccio dalla fanciulla con la scusa della sicurezza: davvero un'occasione da non lasciarsi sfuggire. E poi aveva sbirciato la reazione di Beatrice alle parole 22


capitolo 2

della chiara proposta di Clarice. Un breve luccichio aveva brillato negli occhi femminili della ragazza, segno che la faccenda andava a genio pure a lei. Almeno era quello che sperava lui, con tutto il cuore, anche se il sospetto che si trattasse solo della sua immaginazione l'aveva sfiorato fin da subito. Ma lui l'aveva scacciato con un rapido e sbrigativo gesto della mano, prima di afferrare quella della sua dama e lanciarsi tra le braccia della sua Firenze.

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Incontro immaginario con Lorenzo de’ Medici Incontro immaginario con Lorenzo de’ Medici

Cosa significa nascere in una famiglia così importante, come quella dei Medici? La famiglia Medici, quando nacqui il 1° gennaio del 1449, era già molto potente. Grazie a mio nonno Cosimo e al suo lavoro con la nostra banca, avevamo potenti alleati e un buon rapporto coi fiorentini, che già ci avevano aiutato a combattere la famiglia Albizzi, nostra storica avversaria. Mio padre Piero, anche se spesso molto malato, mantenne saldamente le redini della città. Mia madre Lucrezia Tornabuoni fu sempre una preziosa consigliera, capace ed efficace nel tessere alleanze. Anche i miei figli seguirono l’anima da leone dei Medici. Mio figlio divenne papa, così come mio nipote, figlio di mio fratello Giuliano. Però essere un membro della famiglia comporta molte responsabilità. Il mio matrimonio fu combinato da mia madre; infatti conobbi mia moglie Clarice solo dopo essere sposati insieme a distanza. Mi sarebbe piaciuto essere un poeta, libero di scrivere e guardare il mondo con gli occhi della bellezza. Invece divenni l’uomo più importante di Firenze quando ero ancora molto giovane e il mio dovere divenne quello di proteggere la mia città, i miei affari e tutta la mia famiglia, un peso difficile da caricarsi sulle spalle.

Ma come ti preparasti al comando politico, quali furono i tuoi studi? All’inizio fu mio nonno Cosimo a seguire la mia educazione e quella di mio fratello Giuliano. Da bambino fu mio maestro Gentile da Urbino, mentre dal 1457 studiosi come Cristoforo Landino e Giovanni Argiropulo mi avviarono agli studi classici, Omero con la sua Iliade e la sua Odissea davanti a tutti. In lingua greca antica, ovviamente. Poi studiai la filosofia neoplatonica con Marsilio Ficino, che divenne mio grande amico. Il mio insegnante di danza fu il maestro Antonio Squarcialupi, anche se Giuliano era più portato di me in questa disciplina. Ricordo che mio nonno si affezionò a me grazie all’Accademia neoplatonica che fondò nella nostra Villa di Careggi in campagna, dove a 12 anni discutevo già alla pari di molti adulti.

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Incontro immaginario con Lorenzo de’ Medici Titolo Ma furono sufficienti gli studi umanistici a fare di te un grande uomo politico? Certo che no! Prima di fare il mio ingresso nella vita cittadina, fu mio padre Piero ad affidarmi alcune missioni diplomatiche a Milano e a Venezia, dove c’erano alcune sedi della nostra banca. Viaggiare significava conoscere e quelle missioni mi furono di grande aiuto. Imparai a capire come funzionava la politica italiana e a conoscere direttamente gli animi di molti governanti. Anche Bologna e Ferrara furono tappe importanti per comprendere meglio il mondo che mi circondava. Nel 1466 mi recai a Roma, dove conobbi mio zio Giovanni Tornabuoni, che mi insegnò molto su come gestire la banca. In questo modo imparai tutto ciò che mi sarebbe servito dopo.

Come diventasti il signore di Firenze? Per prima cosa sostenni attivamente mio padre contro la famiglia Pitti che aveva organizzato una congiura contro di lui. Guidai il gruppo di uomini armati legati ai Medici, distinguendomi nella difesa della vita di mio padre, lungo la via che da Careggi portava a Firenze. Fu in quell’occasione che Piero de’ Medici mi presentò come suo successore legittimo. Avevo appena diciassette anni quando entrai nel Consiglio dei Cento, che

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dirigeva la città di Firenze. Nel frattempo mia madre mi aveva trovato una moglie, la nobile romana Clarice Orsini. Fui d’accordo con lei nel matrimonio. La nostra famiglia aveva bisogno di imparentarsi con dei nobili romani. Fu mio cugino Filippo a rappresentarmi nel fidanzamento a Roma, poi il 4 giugno del 1469 ci sposammo a Firenze.

Andavi d’accordo con tua moglie Clarice? Avevamo caratteri molto diversi. Io ero un amante della vita, dell’arte e della cultura. Clarice aveva ricevuto un’educazione rigida e severa, profondamente religiosa. Negli anni mostrammo comunque un affetto reciproco e molto rispetto, facendo crescere bene i nostri figli (ne avemmo 10, nei primi dieci anni di matrimonio). Certo non dedicai mai le mie poesie a mia moglie, perché all’epoca era considerato irrispettoso verso la consorte legittima. L’amore era riservato alle amanti, così mi avevano insegnato. Forse lei ne soffrì un poco, ma non me lo fece mai pesare. E il tuo rapporto con gli artisti e gli uomini di pensiero? Fin da piccolo frequentai uomini di cultura. Già mio nonno aveva fatto costruire la cupola del Duomo da Filippo Brunelleschi, mostrando che la politica e l’arte quando vanno d’accordo cambiano il mondo. E poi ebbi la fortuna di conoscere uomini dal grande spirito e talento


Incontro immaginario con Lorenzo de’ Medici Incontro immaginario con Lorenzo de’ Medici

artistico: Sandro Botticelli, Leonardo da Vinci, Angelo Poliziano, Michelangelo Buonarroti e moltissimi altri. Come non esserne innamorato? Per questo li finanziai, diedi loro molti incarichi e feci diventare Firenze la città migliore del mondo. Ma come facevi con tutti gli impegni, i pericoli e le invidie, a rimanere in salute? Infatti iniziai presto a soffrire di vari disturbi. Come mio padre Piero, soffrivo di gotta. Dovevo spesso curarmi alle terme, dove andavo con amici e collaboratori per continuare a prendere decisioni importanti. Anche l’idea della scuola di scultura con Bertoldo de Giovanni nacque durante un periodo di cure. Già a metà degli anni ‘80 la mia salute iniziò a peggiorare. Ormai vedovo da alcuni anni (Clarice morì il 30 luglio 1488) peggiorai a vista d’occhio. I problemi aumentavano. C’era quel frate, Girolamo Savonarola, che con le sue prediche andava cambiando gli animi della mia Firenze. Ora le feste, i giochi e i tornei non piacevano più così tanto.

Tutto sembrava più triste, ancora di più di quando avevano assassinato mio fratello Giuliano. I medici non diedero troppa importanza a un’ulcera alla mia gamba. Presto quella andò in cancrena e in poco tempo mi avvicinai alla morte. Lasciai il mondo a soli 43 anni, circondato dagli amici più cari e dai parenti, tra i quali mio figlio Piero al quale affidai la gestione della politica di Firenze. Fu lo stesso Savonarola a darmi il conforto religioso. Come presero la tua scomparsa i fiorentini? Rimasero addolorati, ma soprattutto spaventati. Il 9 aprile del 1492, fu celebrato il mio funerale nel Convento di San Marco. Per mio stesso volere fu un rito misurato, senza sfarzo. Il mio corpo venne poi deposto nella chiesa di famiglia, nella Sagrestia Vecchia della Basilica di San Lorenzo. Alcuni decenni più tardi le mie spoglie e quelle di mio fratello Giuliano vennero spostate insieme nella Sagrestia Nuova, in un sarcofago preparato dal grande Michelangelo. Il motto col quale vorremmo essere ricordati è: “Dica pur chi mal dir vuole, noi faremo e voi direte”.

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La stirpe medicea La famiglia de’ Medici ha radici profonde nella storia fiorentina. Esistono più rami di parentela, alcuni estinti e alcuni che non conobbero mai la grande fama, che prese il via con Cosimo de’ Medici. Comunque la stirpe medicea rappresenta la storia famigliare più importante per la vita politica e culturale di Firenze dal 1400 in poi, almeno fino al XVII secolo. Il ramo più rappresentativo dei membri che diventarono potenti e cambiarono la storia è quello dei Cafaggiolo. Di seguito eccolo rappresentato in uno schema.

Ramo Cafaggiolo, famiglia de' I Medici

Cosimo 1389-1463 Piero 1416-1469

Giovanni, ante 1444

Lucrezia 1470-1553

Alessandro 1520-1537 Giulio 1527-1600 Cosimo 1550 ca - 1630

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Lorenzo 1449-1492

Piero 1472-1503

Lorenzo 1492-1519

Giovanni 1421-1463

Bianca 1445 1488

Giovanni 1475-1521 poi papa Leone X

Caterina 1519-1589

Carlo 1428-1492

Giuliano 1453-1478

Giuliano 1479-1516 Ippolito 1511-1525 Asdrubale, ante 1565

Giulio 1478-1534 poi papa Clemente II


La figura del mecenate Il termine mecenate, che significa protettore e benefattore di poeti e artisti, ha origine molto antiche. Deriva dal nome di Caius Maecenas, che nell’antica Roma era un influente consigliere dell’imperatore Augusto. Caius Maecenas, italianizzato Mecenate, amava sostenere uomini di arte e cultura, sia con denaro che con ospitalità presso la sua villa, facendoli conoscere ai nobili e alle persone più ricche. Fondò un circolo di intellettuali, per poterne sostenere la produzione artistica. Da allora, il termine mecenatismo indica quindi ogni forma di sostegno materiale da parte di sovrani, signori, aristocratici e possidenti nei confronti di artisti (letterari, pittori, scultori, musicisti, filosofi). I fortunati che entravano nelle grazie di un mecenate potevano produrre le proprie opere abbastanza liberamente, seguendo le indicazioni dei loro benefattori. A volte contraccambiavano svolgendo incarichi di fiducia, oppure ponendo la propria arte al servizio del potere rappresentato dai loro benefattori, dando così prestigio alle loro corti o casate. Il fenomeno del mecenatismo fu anche ampiamente utilizzato dalla Chiesa. Nel Rinascimento italiano il mecenatismo è collegato al fenomeno della magnificenza. Tra gli esempi più noti di mecenatismo vi è quello di Firenze, dove i signori della città, i Medici, sostennero e patrocinarono numerosi artisti. Cosimo il Vecchio (1389-1464) e suo nipote Lorenzo il Magnifico (1449-1492) radunarono a corte i migliori artisti, letterati, umanisti e filosofi del tempo, tra i quali: Pico della Mirandola, Angelo Poliziano, Antonio Pollaiolo, Sandro Botticelli, Michelangelo, Filippo Brunelleschi, Marsilio Ficino e Leonardo da Vinci. Oggi il termine mecenate indica una persona dotata di potere o di risorse, che sostiene concretamente la produzione creativa di certi letterati e artisti. Più in generale si parla di mecenatismo anche per attività come il restauro di monumenti o il sostegno ad attività sportive. Si usa inoltre il termine “mecenate d'impresa” per indicare un finanziatore di iniziative imprenditoriali con caratteristiche innovative, dalle quali non ci si aspetta un ritorno finanziario diretto, come nel caso di viaggi spaziali o di attività di ricerca nella medicina.

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La stirpe medicea Firenze La Firenze del Rinascimento è una città unica al mondo. Intorno ad essa le campagne prosperano e riforniscono di ogni tipo di merce il centro urbano, protetto dalle mura medievali ma in continua espansione fuori, nella zona Oltrarno, cioè a Nord del fiume che attraversa la città. Firenze è una repubblica che ha rapporti con i regni stranieri in ogni parte del mondo conosciuto. Il suo principe, Lorenzo il Magnifico, governa direttamente dal suo palazzo, il quartier generale da dove finanzia direttamente le spedizioni alla scoperta di nuove terre. Il navigatore Amerigo Vespucci, dal quale il nuovo continente prenderà il nome (America, appunto) è un agente fiorentino.

La cultura ufficiale, la filosofia, la pittura e la scultura hanno il loro nucleo creativo proprio nella capitale toscana. Tra il 1469 e il 1492, gli anni in cui Lorenzo de’ Medici governa la città, Firenze vive una stagione artistica eccezionalmente felice, grazie all’attività degli scultori-pittori Andrea del Verrocchio e Antonio del Pollaiolo e a quella di un gran numero di pittori, dalla raffinata pittura mitologica dal Botticelli al genio di Leonardo da Vinci. Sono gli anni in cui si registra un numero straordinario di botteghe di artisti e artigiani, dove lavorano fianco a fianco pittori, scultori e orafi, in un clima che stimola la crescita tecnica e intellettuale dei giovani artisti.

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In città le donne possono studiare, affacciarsi al mondo della cultura, che nel resto del mondo è a loro vietato; ogni fiorentino è un cittadino della Repubblica e si sente pari agli altri. Infatti dentro le mura di Firenze è abitudine darsi del “tu”; segno di una maturità intellettuale che non ha pari in nessun altro luogo in Europa. I segni di questo coinvolgimento nella ricchezza e nella creatività sono ancora oggi disseminati tra le strade del centro, dove le grandi opere si mescolano a dettagli curiosi, che però hanno rivestito un grande ruolo nella vita quotidiana dei cittadini. C'è per esempio il mercato, che tutti i giorni si svolge sotto la loggia del Mercato Nuovo, più conosciuta come Loggia del Porcellino. Ci sono tantissime bancarelle e lo spazio tra una e l’altra è davvero poco. Ma sul pavimento si riesce a scorgere, più o meno nel centro della loggia, un tondo marmoreo bicolore. Si tratta della cosiddetta pietra dello scandalo o dell’acculata, ossia il punto esatto in cui i debitori, che non pagavano il dovuto, venivano puniti fisicamente: dopo essere stati incatenati venivano calati loro i pantaloni e il sedere veniva battuto più volte a terra. Rimanevano così “col culo per terra”, proprio in senso letterale (pare che questa colorita espressione, che significa non avere più un soldo, nasca proprio qui!). Firenze è una città dove anche le disavventure procurano risultati importanti. Nel 1478, all’indomani del fallimento della congiura, ordita dai Pazzi con l’approvazione di Sisto IV, per uccidere Lorenzo e Giuliano de' Medici, scoppia la guerra tra Firenze e il papa: alla sua conclusione i maggiori pittori della Firenze del tempo, Botticelli e Ghirlandaio, si trasferiscono a Roma per lavorare agli affreschi delle pareti laterali della Cappella Sistina.

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ATTIVITĂ€ 1 Considera il personaggio storico di Lorenzo il Magnifico e completa la scheda in base agli elementi che ritrovi nel racconto appena letto.

Descrizione fisica: ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... .......................................................................................................................................

Carattere del personaggio: ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... .......................................................................................................................................

Pregi del personaggio: ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... .......................................................................................................................................

Difetti del personaggio: ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... .......................................................................................................................................

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ATTIVITĂ€ 2 Ora fai una ricerca su un libro di storia, oppure attraverso un video documentario, oppure sul web. Quindi ricompila la tua scheda su Lorenzo il Magnifico.

Segna la fonte che hai utilizzato: ....................................................................................................................................... .......................................................................................................................................

Descrizione fisica: ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... .......................................................................................................................................

Carattere del personaggio: ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... .......................................................................................................................................

Pregi del personaggio: ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... .......................................................................................................................................

Difetti del personaggio: ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... .......................................................................................................................................

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ATTIVITÀ 3 Scegli uno dei personaggi del libro che ti ha più colpito; poi fai una scheda (quando non hai dati precisi, inserisci quelli che ti sembrano più appropriati, basandoti su ciò che emerge dalla storia che hai appena letto).

Nome del personaggio: .................................................................................

Età del personaggio: ........................................................................................

Descrizione fisica: ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... .......................................................................................................................................

Carattere del personaggio: ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... .......................................................................................................................................

Pregi del personaggio: ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... .......................................................................................................................................

Difetti del personaggio: ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... .......................................................................................................................................

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ATTIVITÀ 4 Scegli un capitolo della storia che hai appena letto. Capitolo .....................

Dividilo in almeno quattro sequenze, assegnando a ognuna un titolo. 1 ................................................................................................................................... 2 ................................................................................................................................... 3 ................................................................................................................................... 4 ...................................................................................................................................

Elimina gli aggettivi, gli esempi, gli incisi e tutto ciò che non è necessario alla comprensione del testo e riscrivi ciò che rimane. ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... .......................................................................................................................................

Volgi i discorsi diretti in discorsi indiretti ed elencali. Esempio: “Levati dalla mia strada, maledetto ragazzino!” diventa: “Il cavaliere gridò al ragazzino di levarsi dalla strada”. ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... .......................................................................................................................................

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ATTIVITÀ Ora scrivi il riassunto del capitolo seguendo questi suggerimenti: • Crea frasi brevi, poco complicate. • Usa un linguaggio semplice, senza termini di difficile comprensione. • Volgi al presente il tempo verbale della storia. • Evita di inserire la tua opinione e il tuo giudizio riguardo al testo. ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... 5 Durante la congiura dei Pazzi, nella scena all’interno del Duomo, descrivi con tue parole come ti comporteresti se fossi stato al posto di Lorenzo de’ Medici. ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... 6 Descrivi come agiresti tu nei panni di Lucrezia Donati, come vorresti che i fatti si svolgessero nel tuo rapporto segreto con Lorenzo de’ Medici. ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... .......................................................................................................................................

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ATTIVITÀ 7 Prendi in considerazione la medaglia, che Bertoldo de Giovanni realizza per commemorare l’evento tragico dove Giuliano de’ Medici perde la vita. Descrivi il significato e gli eventi rappresentati. ..................................................................................................... ................................................................................................ ............................................................................................. ............................................................................................ ............................................................................................ ............................................................................................ ............................................................................................... ................................................................................................... 8 Tra tutti i personaggi del mondo dell’arte e della cultura che animano Firenze alla fine del 1400, scegli quello che ti interessa di più e spiega le motivazioni della tua scelta. ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... ....................................................................................................................................... 9 Prendi in considerazione la strofa della Canzone di Bacco che chiude il racconto. Come la concluderesti tu, se fossi stato al posto del protagonista Bartolo?

Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! .............................................................................. ..............................................................................

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I GRANDI CLASSICI

ORA E POI

G. Boccaccio Decameron Amori, duelli, magie. L’epica medievale a cura di A. Cristofori M. Shelley Frankenstein B. Stoker Dracula A. Mazzaferro La storia di Odisseo F. H. Burnett Il giardino segreto M. Maggi Enea D. Alighieri La Divina Commedia A. Manzoni I Promessi Sposi M. de Cervantes Don Chisciotte W. Shakespeare Tragedie e commedie E. Salgari Sandokan J. London Il richiamo della foresta J. Verne Ventimila leghe sotto i mari M. Twain Le avventure di Tom Sawyer A. de Saint-Exupéry Il piccolo principe L. Pirandello Novelle scelte L’ira di Achille a cura di M. Maggi R.L. Stevenson L’isola del tesoro Vamba Il giornalino di Gian Burrasca G. Verga I Malavoglia L. Ariosto Orlando furioso F. Sarcuno Mitica Grecia C. Goldoni Pazzi per le vacanze Boccaccio e altri autori Novelle comiche e di beffa A. Dumas Robin Hood F. Molnár I ragazzi della via Pál Il diario di Anna Frank a cura di M. Maggi Le Metamorfosi a cura di M. Giuliani

La Seconda Guerra Mondiale a cura di M.C. Sampaolesi Carte da lettera a cura di V. M. Nicolosi R. Melchiorre Sulle tracce di Gandhi F. Piccini, S. Savini Sotto il segno della bilancia G. Di Vita Onde - Uomini in viaggio G. Di Vita Alya e Dirar G. Di Vita Il Muro M. Maggi Quando si aprirono le porte M. Maggi E il vento si fermò ad Auschwitz E. Colonnesi, S. Galligani Storia di Zhang E. Colonnesi, S. Galligani Viaggio a Kabul C. Scarpelli Il bullo innamorato F. Sarcuno Il diario di Edo R. Melchiorre Madiba M. Papeschi Sulle tracce della Grande Guerra A. di Prisco Il poeta favoloso M. Strianese Il domatore di libri M. Giannattasio Trappola nella rete R. Melchiorre Il ragazzo di Capaci C. Scarpelli Mi piace R. Melchiorre Il diario segreto di Leonardo da Vinci M. Giannattasio Chi vuol esser lieto, sia R. Melchiorre Il bosco di Sofia M. Castagna Grosso guaio a Cinecittà P. Palliccia, E. Cordioli, D. Conati

RACCONTI D’AUTORE Favole di ieri, di oggi, di sempre a cura di M. Maggi E.A. Poe Racconti di paura C. Dickens Canto di Natale R.L. Stevenson Dr Jekyll e Mr Hyde G. Verga Rosso Malpelo J.K. Jerome Storie di fantasmi per il dopocena O. Wilde Il fantasma di Canterville A.C. Doyle Le avventure di Sherlock Holmes La rosa rossa a cura di M. Giuliani Mistero e paura a cura di M.C. Sampaolesi Il filo di Arianna a cura di M. Giuliani

Il poeta incoronato

NON SOLO LETTERE M. Carpineti Un occhio nello spazio A. Cristofori Viva Verdi P. Ercolini Il valzer del bosco M. Papeschi, S. Azzolari 1848 L. Corvatta Una missione speciale A. Sòcrati L’uovo cosmico

ATTUALMENTE G. Di Vita Costituzione e legalità. La convivenza civile come arricchimento e libertà V. Giuliani E tu? Percorsi di cittadinanza attiva per comprendere il nostro tempo S. Lisi, C. Piccinini, F. Senigagliesi Sguardo sul mondo. Problematiche di attualità e spunti di riflessione R. Melchiorre Storie di oggi. L’attualità raccontata ai ragazzi L. Pagliari Cyberbullismo. Le storie vere di chi lo ha sconfitto


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