Daniela Notarbartolo Giuseppe Branciforti
Daniela Notarbartolo Giuseppe Branciforti
Capire come… funziona la grammatica ha come punto di partenza lo studio della frase e dei legami al suo interno, per giungere alle parti del discorso e al loro contributo alla frase (prima semplice e poi complessa). Non si parte quindi da definizioni che si dimenticano facilmente, ma dal funzionamento concreto della lingua. L’osservazione di dati linguistici, anche in forma di rappresentazione grafica, aiuta a comprendere come la lingua produce significati e come le parole si uniscono tra loro, rendendo gli studenti consapevoli dei livelli (lessicale, morfologico, semantico, sintattico, comunicativo) in cui la lingua è organizzata.
Capire come…
funziona la grammatica
tra continuità e innovazione rispetto all’insegnamento tradizionale della grammatica
Il testo si basa sul commento a casi concreti e sull’analisi di esempi: è un modo di fare teoria attraverso il ragionamento sulla pratica. È diviso in cinque Parti: dallo scopo (l’acquisizione di una lingua medio-alta) alla scrittura di testi coesi, coerenti ed efficaci.
Il metodo è motivante e rende più intuitiva la teoria grammaticale, rivelandosi molto efficace anche per ragazze e ragazzi con difficoltà di apprendimento. • • • • • •
Esercizi attivi, inclusivi e interattivi Esempi guidati di comprensione Box con suggerimenti pratici Percorso sistematico di scrittura e analisi del testo Attività operative anche con riferimento all’Agenda 2030 Libro liquido accessibile.
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CAPIRE COME… FUNZIONA LA GRAMMATICA Libro digitale studente
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ISBN 978-88-416-5248-0
PER L'INSEGNANTE AGENDA DELL’INSEGNANTE
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Capire come... funziona la grammatica
Particolare attenzione è data alla ricaduta delle conoscenze grammaticali sulla capacità di scrittura e sulla comprensione dei testi, anche letterari.
Capire come... come ...
funziona la grammatica
ISBN 978 88 6706 584 4
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•Analisi funzionale della lingua
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più inclusivo: l’approccio è intuitivo grazie alla rappresentazione grafico-visiva
UN METODO DIDATTICO capace di rendere attivi gli studenti nella lezione dialogata
con percorsi guidati a partire da esempi “tipici” e suggerimenti pratici
con attività immediatamente operative orientate alla scrittura e alla comprensione dei testi
Daniela Notarbartolo, autrice della parte teorica e dei Percorsi pratici di apprendimento, ha una lunga esperienza di insegnamento liceale e universitario. È seguita dai molti docenti che hanno frequentato i suoi corsi di formazione, i seminari e i convegni nazionali in cui ha proposto il suo metodo. Ha svolto consulenze per il Ministero dell’Istruzione e del Merito e ha collaborato con l’INVALSI quale esperta disciplinarista per la predisposizione dei quesiti di riflessione sulla lingua. Il suo sito www.insegnaregrammatica.it dedicato all’insegnamento della grammatica è seguito da migliaia di docenti. Giuseppe Branciforti, autore degli esercizi, insegnante di ruolo nella scuola statale, membro del Giscel Veneto e della Società di Linguistica Italiana, collabora con l’INVALSI per la predisposizione dei quesiti di riflessione sulla lingua. È autore di saggi di linguistica in riviste del settore.
Gruppo Editoriale ELi
15/01/24 15:51
Capire come… 1
5 Parti, contrassegnate da un codice colore: seguendo il percorso – attraverso l’esperienza concreta di come funzionano frasi e testi – si raggiungono gli obiettivi di comprensione e di scrittura
IL NOSTRO LINGUAGGIO CRESCE CON NOI
UNITÀ 1
Dalla lingua di tutti i giorni alla lingua “adulta”
IN QUESTA UNITÀ cercheremo di comprendere che: il parlato e lo scritto hanno diverse necessità di controllo e precisione; è importante, a seconda delle situazioni, usare la soluzione linguistica più adatta.
UNITÀ 2
La competenza lessicale
IN QUESTA UNITÀ cercheremo di comprendere che: un bagaglio lessicale sempre più ampio ci permette di comunicare in modo più efficace; è importante essere consapevoli della profondità e del peso delle parole.
La capacità di comunicare il nostro pensiero, parlando o scrivendo, e di comprendere quello degli altri, ascoltando e leggendo, “cresce” con noi. Quando il bambino entra nella scuola dell’infanzia è già in grado di comunicare ma, con il progredire dell’età, il suo linguaggio via via si arricchisce, perché inizia a rapportarsi con argomenti e situazioni più varie e stimolanti rispetto all’infanzia. Oggi, nella scuola secondaria di II grado, voi ragazzi siete chiamati a misurarvi con una maggior complessità della lingua. Diventando adulti, anche la lingua che usate si trasforma in una “lingua adulta” perché più consapevole. Avere una maggior padronanza della lingua vi sarà utile: vi aiuterà a farvi conoscere, a farvi capire, a farvi apprezzare, a comprendere ciò che leggete e gli altri, e questo sia nelle relazioni sociali e affettive, sia in campo scolastico, oggi, sia in quello delle professioni, domani.
UNITÀ
PARTE
funziona la grammatica
1
Dalla lingua di tutti i giorni alla lingua “adulta” prima di COMINCIARE
I CONCETTI-BASE DELL’UNITÀ Il parlato si affida all’udito e alla voce Lo scritto si affida alla vista I registri linguistici cambiano secondo i contesti – Il parlato si affida all’udito, alle intonazioni della voce, a pause, espressioni e gesti.
Quando si parla
si comunica in modo immediato ed efficace
si è in presenza dell’interlocutore e possiamo affidarci al contesto
si costruisce il discorso mentre lo si pronuncia
si possono usare forme che non sono accettabili nello scritto
Le aperture di Unità organizzate con schemi e mappe che presentano i concetti-base
– Lo scritto si basa sulla vista e ha convenzioni e forme non coincidenti con quelle del parlato.
Quando si scrive
si mostra l’organizzazione delle nostre idee
si è in assenza dell’interlocutore e serve un alto grado di esplicitezza
si progetta una struttura linguistica complessiva
si possono controllare la grammatica e le caratteristiche del testo
UNITÀ 3 Scrittura e comprensione: acquisire un metodo
– Non in tutte le situazioni (e nemmeno in tutti i testi) sono ammesse le stesse soluzioni linguistiche; sapersi regolare nei diversi contesti è una competenza fondamentale.
IN QUESTA UNITÀ cercheremo di comprendere che:
Video
Q
UA
D E RN
O
è necessario avere consapevolezza dei processi legati alla scrittura e alla comprensione.
La scelta del registro linguistico da usare dipende dal contesto
Percorso d’apprendimento Unità 1
che cambia a seconda
– del mezzo – degli interlocutori – del tipo di testo – dell’argomento
Un metodo funzionale e inclusivo: Capire come…. funziona attraverso la visualizzazione della forma-frase come insieme strutturato; approccio unitario e induttivo che parte dall’osservazione; In pratica, box con suggerimenti operativi; Esempi guidati per l’interpretazione di esempi e testi 5 PRONOMI IN COPPIA: SIGNIFICATO E ORTOGRAFIA DEI PRONOMI DOPPI I pronomi soprattutto personali possono presentarsi in gruppo come doppi pronomi, possono essere clitici, cioè uniti uno all’altro, o contenuti all’interno di una parola autonoma, oppure possono essere apostrofati, e per questo risultano particolarmente difficili da capire: Ve lo direi, se lo sapessi.
a voi direi qualcosa: pronome doppio
Oggi gliene parlo.
parlo a lui di qualcosa: pronome doppio clitico
Gliel’ho detto.
ho detto a lui qualcosa: pronome doppio clitico apostrofato
Spiegaglielo.
spiega qualcosa a qualcuno: all’interno di una parola
in pratica
2 SOGGETTO E PREDICAZIONE NELLA FRASE: LA STRUTTURA PREDICATIVA
Quando scriviamo, dobbiamo sapere se bisogna dividere o accorpare due pronomi e saper usare l’apostrofo quando il pronome precede il verbo essere o avere: Me lo (due parole distinte) voglio comprare.
La caratteristica primaria di una frase è che dice qualcosa (cioè predica) a proposito di qualcuno o qualcosa (un soggetto): è cioè una struttura predicativa. Per descrivere ciascuno dei due elementi è necessario richiamare l’altro: non si possono separare fra loro. Consideriamo la frase che segue: Lucia
ha accompagnato Piero a scuola
Il SOGGETTO è quello “di cui la predicazione dice”
La PREDICAZIONE è la parte dove “viene detto qualcosa di un soggetto”
Glielo (una parola sola) voglio comprare.
Me l’ha detto. (apostrofato) Gliel’ho detto. (apostrofato)
Questi insiemi possono risultare poco trasparenti, perché non si capisce dove finisce una parola e dove comincia l’altra, né a quale categoria ciascuna parola appartiene, specialmente quando monosillabi di altro significato sono omofoni dei pronomi:
Il soggetto e la predicazione rispondono a due domande:
L’ho visto.
pronome apostrofato
Lo zoccolo
articolo
Non ce n’è più.
pronome apostrofato
Né l’uno né l’altro
negazione
S’è accorto.
pronome apostrofato
Se lo vede scappa.
Risposta: ha accompagnato Piero a scuola (la predicazione).
Ve lo direi = io direi qualcosa a qualcuno
(...io...)
■
il soggetto è spesso un nome (nell’esempio, Lucia) o un gruppo che contiene un nome (La mia amica). Vedremo che può essere anche un elemento che si comporta come un nome (per esempio un pronome: Lei); Gliene parlo. = Io parlo a qualcuno di qualcosa.
la predicazione deve sempre contenere un verbo di modo finito e una parola di significato pieno che sia capace di predicare e che può essere:
(...io...)
Gliel’ho detto = Io ho detto qualcosa a qualcuno.
Rappresentiamo graficamente la frase con il seguente schema: SOGGETTO
ha accompagnato a scuola
NOME
VERBO CHE PREDICA
GRUPPI NOMINALI
Chi include chi?
Riempio il vaso d’olio.
330
Riempio il vaso di vetro.
– nel rettangolo al centro c’è il verbo: il suo significato è importante per organizzare la frase; – negli ovali troviamo un nome o un gruppo nominale (il gruppo del nome può contenere, insieme al nome, anche articoli, aggettivi, preposizioni). L’ovale rappresentato a sinistra (Lucia) è il soggetto; gli altri ovali, a destra, sono gruppi nominali (Piero) (a scuola) e insieme al verbo fanno parte della predicazione. Le frasi, sia quelle brevi sia quelle lunghe, hanno una struttura costante (struttura predicativa) che è costituita da due pilastri portanti, soggetto e predicazione, da cui dipende tutto il resto.
PARTE 2
L’organizzazione della frase
Il gruppo sintattico d’olio non può che riferirsi al contenuto e non al contenitore (il vaso non può essere fatto di olio!), pertanto i due gruppi sintattici (il vaso, d’olio) si qualificano come due argomenti distinti e dipendenti dal verbo riempire. sono due argomenti del verbo (non c’è inclusione)
Riempio (il vaso) (d’olio) = riempio il vaso con l’olio.
Il gruppo sintattico di vetro non può che riferirsi al contenitore e non al contenuto, pertanto i due gruppi sintattici costituiscono un gruppo nominale complesso, che contiene un solo argomento con un suo modificatore (il vaso che è di vetro): Riempio (il vaso (di vetro)) = il vaso che è di vetro
il vaso Riempio
il vaso
di vetro
d'olio
L’orecchio sente i suoni in successione (e l’occhio vede i segni uno dopo l’altro sulla carta), ma il cervello, per interpretare correttamente il significato, “sente” i gruppi, cioè come si organizzano le parole fra loro, e questo processo è velocissimo ed è fondamentale per la comprensione. Quando il cervello non riesce a individuare le inclusioni si ha l’ambiguità: Marco guarda le ragazze con gli occhiali può essere due cose diverse: chi porta gli occhiali, Marco o le ragazze? Marco guarda (le ragazze) (con gli occhiali). = Marco
= di qualcosa
Glie-
= a qualcuno
-l’
= qualcosa
Inoltre ha una posizione tipica anche:
ho detto
PARTE 3
Il contributo delle classi di parole al significato
■
la congiunzione subordinante che regge un verbo (come vedremo più avanti, nella rappresentazione grafica costituisce una dipendente che si rappresenta con un rettangolo smussato tratteggiato).
Esempio guidato Facciamo un esperimento! La seguente poesia di Fosco Maraini è scritta con un linguaggio “inesistente” che però rispetta le norme grammaticali. Leggila ad alta voce. Comincerai a individuare dalla loro posizione quali parole, che pure non esistono in italiano, hanno la funzione di verbi, aggettivi, nomi, avverbi. Segui poi la guida che ti proponiamo sotto. Il lonfo Il lonfo non vaterca né gluisce e molto raramente barigatta, ma quando soffia il bego a bisce bisce sdilenca un poco, e gnascio s’archipatta. È frusco il lonfo! è pieno di lupigna arrafferia malversa e sofolenta! Se cionfi ti sbiduglia e t’arrupigna se lugri ti botalla e ti criventa. Eppure il vecchio lonfo ammargelluto che bete e zugghia e fonca nei trombazzi fa légica busìa, fa gisbuto; e quasi quasi in segno di sberdazzi gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto t’alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi. (da Fosco Maraini, Gnòsi delle Fànfole, La Nave di Teseo, Milano, 2019)
In alcuni casi più complessi non è facile distinguere gli aggettivi dal nome (è pieno di lupigna arrafferia) e le forme avverbiali (a bisce a bisce).
Le classi di parole si riconoscono in modo abbastanza intuitivo dalla loro posizione reciproca e dai nessi sintattici, anche quando non è possibile riconoscere il loro significato.
Le parole nella frase
Marco guarda (le ragazze (con gli occhiali)). = le ragazze L’inclusione è il legame tra un gruppo primario e uno secondario - della stessa natura o che svolge la stessa funzione - che fa parte di quello primario e che ne restringe il significato. Un gruppo nominale che ne contiene un altro è un gruppo nominale complesso. Una frase che ne contiene un’altra è una frase complessa.
Come funziona la frase
= a qualcuno
-ne
Il criterio sintattico e a volte quello morfologico permettono di individuare: la collocazione del nome insieme all’articolo e alla preposizione articolata propria di tutti i sostantivati (il lonfo, il bego, un gniffo, nei trombazzi), o alla preposizione (di sberdazzi); la posizione di complemento dopo il verbo (gli affarferesti un gniffo, fa gisbuto); per il verbo: – le terminazioni tipiche (affarferesti), – le forme col pronome (s’archipatta, ti sbiduglia, t’arrupigna, t’alloppa) – la sua collocazione dopo il nome (Il lonfo non vaterca) oppure dopo la congiunzione e il pronome relativo (né gluisce, se cionfi, che bete); l’aggettivo dalla posizione predicativa (è frusco come parte nominale; zuto e gnascio predicativi insieme a un verbo).
un argomento con un suo modificatore (abbiamo inclusione)
Le due frasi saranno quindi rappresentate graficamente nel seguente modo:
Riempio
= qualcosa
Glie-
Il problema non è ortografico, ma di significato. L’ortografia non è solo una convenzione grafica (come per l’uso della h), ma riguarda la grammatica e la comprensione.
Per la comprensione è importante capire chi include chi e quindi se c’è o no un’inclusione. Due frasi, infatti, possono essere costruite da successioni di parole apparentemente simili, ma in realtà organizzate secondo una gerarchia diversa. Osserviamo gli esempi:
Nello schema abbiamo un rettangolo e degli ovali:
126
(...io...)
PREDICAZIONE
Piero Lucia
= a qualcuno
lo
parlo
– un verbo predicativo, cioè un verbo che abbia significato pieno (nell’esempio, ha accompagnato, che ci lascia immaginare una scena precisa) che può reggere altri gruppi nominali; – una parte nominale (come nella frase: Lucia è una studentessa) accompagnato da un verbo non di significato pieno.
ve direi
Osservando le parole che compongono il soggetto e la predicazione, possiamo notare che: ■
congiunzione
Per rendere chiaro il valore di questi pronomi, bisogna guardare i posti vuoti del verbo, cioè osservare di quali argomenti il verbo ha bisogno e come i pronomi vanno a occupare i posti vuoti:
– chi è che ha accompagnato Piero a scuola? Risposta: Lucia (il soggetto) – che cosa ha fatto Lucia?
COME POSSO FARE SE HO DUBBI A RICONOSCERE QUESTI PRONOMI?
UNITÀ 1
137
UNITÀ 1
217
a che cosa serve la
Suggerimenti utili per SCRIVERE in modo chiaro ed efficace e per COMPRENDERE agevolmente un testo
grammatica
la grammatica nella
letteratura
in pratica
Se si vuole scrivere in modo chiaro e senza ambiguità, i gruppi che costituiscono i gruppi complessi in linea generale non devono essere separati.
Come evitare ambiguità quando scriviamo: controllare i gruppi sintattici Riconoscere i gruppi sintattici che compongono una frase è un valido aiuto quando si scrive per evitare di incorrere in ambiguità, evitare cioè che una frase possa essere interpretata in modi diversi.
Il lessico tecnico nella poesia
Una frase complessa in cui ci siano gruppi complessi o frasi incluse una nell’altra può risultare di difficile comprensione.
Il poeta Eugenio Montale (1896-1981) nella raccolta del 1971 Satura ha spesso attinto i suoi temi dall’attualità, per rappresentare la società contemporanea e i suoi falsi miti. Per rappresentare l’appiattimento di ogni valore che contraddistingue la società in cui egli vive, il poeta spesso utilizza volutamente in funzione espressiva termini d’uso e persino tecnici, capaci di restituire soprattutto la banalità dell’orizzonte in cui la vita quotidiana sembra muoversi, fuori da ogni coscienza profonda delle implicazioni del vivere. Esaminiamo la poesia Prima del viaggio. Il viaggio è contemporaneamente due cose: quello che ciascuno programma prima di partire nei particolari più minuti, ma anche la metafora della vita, che ha il suo punto più vero nella ricerca di una meta e di un senso dell’andare.
in pratica
Lo strumento che ci permette di comprendere frasi anche lunghe e articolate è la conoscenza:
Abbiamo visto che il cervello, infatti, per interpretare correttamente il significato delle frasi, percepisce il modo in cui le parole si organizzano in gruppi, come abbiamo visto nell’inclusione ( pag. 137), analizzando i gruppi nelle due frasi: Riempio il vaso d’olio e Riempio il vaso di vetro. Quando il cervello non è in grado di riconoscere immediatamente come le parole si accorpano si ha ambiguità, perché ci sono due possibilità diverse di significato e di accorpamento.
■
⇓
■
della struttura-base della frase: in certe circostanze qualcuno fa qualcosa del fatto che alcuni gruppi possono essere inclusi in altri gruppi.
Leggiamo il seguente testo lungo e articolato:
Abbiamo visto che la frase Marco guarda le ragazze con gli occhiali può essere interpretata in due modi: nel primo vediamo che con gli occhiali è modificatore di ragazze, nel secondo si riferisce al verbo guarda.
Termini del linguaggio comune, di cui flat è termine tecnico
Tutti coloro che necessitano d’incontrarmi o devono verbalizzare esami già sostenuti devono consegnare in segreteria il modulo per la richiesta, contenente la precisazione del giorno tra il 20 e il 23 settembre in cui desiderano presentarsi.
Prima del viaggio si scrutano gli orari, le coincidenze, le soste, le pernottazioni e le prenotazioni (di camere con bagno o doccia, a un letto o due o addirittura un flat); si consultano le guide Hachette e quelle dei musei, si cambiano valute, si dividono franchi da escudos, rubli da copechi; prima del viaggio s’informa qualche amico o parente, si controllano valige e passaporti, si completa il corredo, si acquista un supplemento di lamette da barba, eventualmente si dà un’occhiata al testamento, pura scaramanzia perché i disastri aerei in percentuale sono nulla; prima del viaggio si è tranquilli ma si sospetta che il saggio non si muova e che il piacere di ritornare costi uno sproposito. E poi si parte e tutto è O.K. e tutto è per il meglio e inutile. E ora, che ne sarà del mio viaggio? Troppo accuratamente l’ho studiato senza saperne nulla. Un imprevisto è la sola speranza. Ma mi dicono che è una stoltezza dirselo.
le ragazze
con gli occhiali
FRASE AMBIGUA
FRASE CORRETTA
148
PARTE 2
In questa frase articolata il soggetto ha un lungo modificatore incluso: È crescente (l’interesse (che il Terzo settore, l’insieme degli enti privati (che, senza scopo di lucro, promuovono e realizzano attività di interesse generale), suscita nelle giovani generazioni (che sono sempre più sensibili alla tutela dell’ambiente))).
Scritta così la frase induce a pensare che siano gli Americani a essersi rivoltati (degli Americani è vicino al gruppo alla rivolta); il senso corretto, però, è che gli Americani hanno appoggiato la rivolta di altri: degli Americani è il modificatore del gruppo appoggio decisivo.
La gerarchia di questa frase si capisce bene se indentiamo con gli a capo le inclusioni: È crescente l’interesse che il Terzo settore, l’insieme degli enti privati che, senza scopo di lucro, promuovono e realizzano attività di interesse generale suscita nelle giovani generazioni che sono sempre più sensibili alla tutela dell’ambiente
Per evitare ambiguità va ricostruito l’ordine delle parole tenendo conto dei gruppi sintattici e avvicinando il modificatore al nome a cui si riferisce. L’ordine efficace delle parole, che garantisce la chiarezza di una frase, è quello che ne rispetta i gruppi sintattici.
UA
La struttura-base di questa frase articolata quindi è: È crescente – l’interesse – di qualcosa – per qualcuno.
L’organizzazione della frase
Come funziona la frase
UNITÀ 1
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“A che cosa serve la grammatica”: problemi specifici di scrittura e di comprensione testuale, con attività mirate
O
Nel 2011 senza l’appoggio decisivo degli Americani alla rivolta, il presidente egiziano Mubarak non sarebbe stato costretto alle dimissioni.
Il riferimento alle lamette da barba è il punto stilisticamente più “basso”
La struttura-base di questa frase articolata quindi è: Qualcuno - deve consegnare - qualcosa - in un certo posto.
In un testo scritto è preferibile evitare sempre ambiguità e imprecisioni che disorientano il lettore. Uno degli errori più frequenti è allontanare il modificatore (per esempio, una specificazione) dal nome a cui si riferisce. Osserviamo l’esempio:
Nel 2011 senza l’appoggio decisivo alla rivolta degli Americani, il presidente egiziano Mubarak non sarebbe stato costretto alle dimissioni. (?)
Termine tecnico (qui le diverse monete che erano in circolazione nei vari Paesi europei)
Tutti coloro (che necessitano d’incontrarmi o devono verbalizzare esami già sostenuti), devono consegnare in segreteria (il modulo (per la richiesta, (contenente la precisazione del giorno tra il 20 e il 23 settembre in cui desiderano presentarsi))).
le ragazze
guarda
Marco Nicola
Utilizziamo le parentesi per separare i diversi segmenti e riconosciamo il gruppo complesso relativo al soggetto e la predicazione, contenente anch’essa gruppi complessi:
con gli occhiali
Q
guarda
Marco
Come la grammatica ci aiuta a interpretare la poesia e il testo letterario
Comprendere frasi lunghe e articolate: riconoscere le inclusioni
Glossario
• Denotazione • Connotazione
PARTE 1
poetico (cioè ricche di sfumature, soggette a diverse possibili interpretazioni). Invece esse hanno carattere “denotativo”, sono univoche (coincidenze, doccia, lamette da barba, copechi, rubli, …): sono anzi prive di qualunque alone emotivo, se non per il sovrasenso di sarcasmo implicito con cui il poeta le utilizza. Le parole-chiave attorno a cui ruota l’intera poesia sono due: quelle legate al prenotare, prevedere, progettare nei minimi dettagli, e dall’altra l’imprevisto, che è la sola speranza. Il poeta sembra dirci che al di là di tutti i progetti che gli uomini possono fare per cercare di dare loro stessi un significato all’esistenza, ciò è inutile perché il significato può arrivare solo da qualcosa di imprevedibile e veramente nuovo che irrompa nell’orizzonte solito. Ma, come chiude dolorosamente la poesia, pare che anche solo dirselo sia una stoltezza: abituati a cercare di dominare tutto, non si accoglie nemmeno l’idea di un imprevedibile incontro con il senso. La poetica di un autore quindi può essere compresa anche attraverso le sue scelte lessicali e l’alternarsi di termini tecnici (come coincidenze) e metaforici (come nostro viaggio).
Il lessico tecnico nella prosa Osserva come Italo Calvino (1923-1985), in un racconto tratto da Le cosmicomiche, alterna espressioni fantastiche e immaginifiche con termini tecnici dell’astronomia.
Riferimento a una famosa guida turistica edita da Hachette
Combinazione lessicale presa dalla lingua dei giornali
Espressioni del parlato
Il saggio si interroga sul senso di tanto affannarsi e sulla differenza fra studiare e sapere; la risposta è: bisogna sperare in un imprevisto, la parola opposta ai progetti, anche se ciò è considerato stolto
È davvero importante osservare le scelte lessicali del poeta: le parole sono connotate al contrario, perché quelle più significative nel testo sono le meno “connotate” nel senso
Descrizione del paesaggio da parte di un “noi” (una volta è un “io”), basata su sensazioni fisiche (sono coinvolti vista e tatto), ricca di immagini, a cui si alternano termini molto precisi presi dall’astronomia
L’avevamo sempre addosso, la Luna, smisurata: quand’era il plenilunio - notti chiare come di giorno, ma d’una luce color burro -, pareva che ci schiacciasse; quand’era luna nuova rotolava per il cielo come un nero ombrello portato dal vento; e a luna crescente veniva avanti a corna cosí basse che pareva lí lí per infilzare la cresta d’un promontorio e restarci ancorata. Ma tutto il meccanismo delle fasi andava diversamente che oggigiorno: per via che le distanze dal Sole erano diverse, e le orbite, e l’inclinazione non ricordo di che cosa; eclissi poi, con Terra e Luna così appiccicate, ce n’erano tutti i momenti: figuriamoci se quelle due bestione non trovavano modo di farsi continuamente ombra a vicenda. L’orbita? Ellittica, si capisce, ellittica: un po’ ci s’appiattiva addosso e un po’ prendeva il volo. Le maree, quando la Luna si faceva piú sotto, salivano che non le teneva piú nessuno. C’erano delle notti di plenilunio basso basso e d’altamarea alta alta che se la Luna non si bagnava in mare ci mancava un pelo; diciamo: pochi metri.
Anche questo testo ci mostra come in letteratura il linguaggio tecnico possa avere una funzione connotativa, almeno quanto le immagini che definiremmo “poetiche”, e che il loro contrasto crea effetti particolari. I racconti fantastici de Le cosmicomiche, infatti, nascono paradossalmente dalla lettura da parte dell’autore di opere di astronomia, fisica relativistica e teoria dell’evoluzione. All’autore tuttavia interessa trasportare il lettore in una dimensione misteriosa, facendogli immaginare i mondi lontani della creazione dell’universo. Il personaggio-narratore, Qfwfq, racconta in prima persona di tempi remoti e indefiniti, quando la Terra e la Luna erano vicinissime, con un tono che l’autore stesso ha voluto chiamare “comico” (che nella retorica antica significherebbe “leggero”): “Io pensavo più semplicemente alle ‘comiche’ del cinema muto, e soprattutto ai comics o storielle a vignette in cui un pupazzetto emblematico si trova di volta in volta in situazioni sempre diverse che pure seguono uno schema comune”. Anche il genere letterario quindi è immaginifico e moderno, perché si ispira più ai fumetti che alla già codificata fantascienza.
Il nostro linguaggio cresce con noi
La competenza lessicale
UNITÀ 2
47
“La grammatica nella letteratura”: riflessioni sulla lingua per valorizzare e comprendere testi letterari di prosa e di poesia
La qui è articolo
La nonna ha piantato due alberi davanti alla casa. davanti alla casa La nonna
due alberi
ha piantato
1. È bello camminare sotto la nevicata.
ATTIVITÀ
Esercizi interattivi extra
camminare qui è
2. Alcuni scambiano il dire col fare.
Alcuni qui è dire qui è
ATTIVITÀ DI SCRITTURA VINCOLATA
fare qui è
1 SCRIVERE È UN’ESPERIENZA PERSONALE
3. Non è giusto comportarsi in questo modo.
giusto qui è
60 Racconta in più versioni un episodio che ti è capitato: prima raccontalo al tempo passato; poi al tempo presente. Poi raccontalo in forma impersonale.
comportarsi qui è
1 Insieme a una compagna o a un compagno commentate la seguente citazione di Voltaire, filosofo, drammaturgo, storico, scrittore, poeta, aforista, romanziere e saggista francese (1694-1778):
4. Purtroppo, non la vedo da una settimana.
la qui è
5. Dopo pranzo, ha fatto una lunga passeggiata.
Dopo qui è
Avevo comprato un nuovo motorino ed ero andata… Ho comprato un nuovo motorino e sono andata… Quando si compra un nuovo motorino e si va…
lunga qui è
“La scrittura è la pittura della voce”.
6. Il mio vicino di banco è intelligentissimo.
vicino qui è
61 Scrivi un breve testo che contenga la relazione tra il “tempo di primo piano” e gli altri tempi verbali (anteriorità e posteriorità). Puoi prendere spunto dalla scheda La grammatica nella letteratura.
intelligentissimo qui è 15 Rileggi le frasi dell’attività precedente. Riporta le tue soluzioni e indica le altre funzioni 2 Lo scrittore italiano Italo Calvino (1923-1985) nel suo libro Se una notte d’inverno un viaggiatore scrive la seguente riflessione a proposito dello scrivere. Spiegala e commentala insieme a un compagno o a una compagna.
Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto. (Se una notte d’inverno un viaggiatore, 1979)
3 Abbiamo letto in questa Unità che una strategia per imparare a scrivere è... leggere. Dividetevi in piccoli gruppi e confrontatevi su questa affermazione, cercando di individuare tutti i possibili “aiuti” che la lettura può dare all’attività dello scrivere.
2 SCRIVERE RICHIEDE DIVERSE OPERAZIONI E DIVERSE COMPETENZE 4 Uno dei problemi dello scritto è la scarsa organizzazione. Nei periodi a collana si elencano i concetti senza le segmentazioni e i nessi logici necessari. Prova a riscrivere i seguenti periodi, organizzandoli meglio, controllando sia la sintassi sia la punteggiatura.
1. L’orologio ha una rotella posta sul lato della cassa. Quando la rotella viene tirata verso l’esterno, si può cambiare l’ora girandola. Sulla ghiera che contiene la cassa ci sono delle tacche, quelle tacche fanno le veci dei numeri, ci sono 12 tacche corrispondenti alle 12 ore. 2. Da questa sua azione ho incominciato anch’io a incoraggiare le persone più fragili, essere un eroe è un dovere perché un mondo di persone che pensano con il cervello sarebbe un mondo dove il più debole non viene sopraffatto. 3. Gli uomini di colore erano sottomessi ai bianchi, esistevano posti a sedere nei bar per uomini bianchi e altri posti per gli uomini di colore, il Sud Africa era diviso. 5 Leggi ad alta voce i seguenti periodi: ti accorgerai che risultano lunghi e “faticosi”. Trasformali organizzandone meglio la sintassi.
possibili che la parola sottolineata può avere. Segui l’esempio.
1. camminare nella frase è
non è
2. Alcuni nella frase è
non è
dire nella frase è
non è
fare nella frase è
non è
3. giusto nella frase è
UNITÀ 3
ATTIVITÀ DI COMPRENSIONE E SCRITTURA 63 Nel seguente testo identifica gli infiniti, utilizzati come “punti” del Patto globale, che dipendono implicitamente dalla parola “proposta (di)”. Quanti ne hai trovati?
non è
comportarsi nella frase è
non è
4. la nella frase è
non è
5. Dopo nella frase è
non è
lunga nella frase è
non è
6. vicino nella frase è
non è
intelligentissimo nella frase è
Ascolta la lettura ad alta voce del testo
non è
16 Nella poesia che segue, di Fosco Maraini, individua a quale classe di parole appartiene ciascu-
na delle parole sottolineate, utilizzando i criteri sintattici (dove sta, con chi sta). Il giorno ad urlapicchio Ci son dei giorni smegi e lombidiosi col cielo dago e un fonzero gongruto ci son meriggi gnalidi e budriosi che plogidano sul mondo infragelluto, ma oggi è un giorno a zimpagi e zirlecchi un giorno tutto gnacchi e timparlini,
I TEMI DELL’ AGENDA 2030 Obiettivo 4 ISTRUZIONE DI QUALITÀ
Consapevole del fatto che “ogni cambiamento ha bisogno di un cammino educativo”, Papa Francesco, aveva promosso per il 14 maggio 2020 una giornata con a tema “Ricostruire il patto educativo globale”: la giornata è poi saltata a motivo del lockdown, ma non l’idea del Patto educativo globale. L’obiettivo fissato per l’incontro di maggio resta sotto forma di proposta di un Patto educativo globale (Global Compact on education, 15 ottobre 2020) articolato su sette punti: 1. Mettere al centro di ogni processo educativo la persona, il suo valore e la sua dignità, al fine di valorizzarne la specificità, la bellezza, l’unicità e, al tempo stesso, la capacità di rapportarsi con gli altri e con la realtà che la circonda, rifiutando la “cultura dello scarto”. 2. Ascoltare la voce di bambini, adolescenti e giovani. 3. Promuovere la piena partecipazione delle bambine e delle ragazze all’educazione.
le nuvole buzzillano, i bernecchi luderchiano coi fernagi tra i pini; e un giorno per le vànvere, un festicchio un giorno carmidioso e prodigiero, e il giorno a cantilegi, ad urlapicchio in cui m’hai detto “t’amo per davvero”.
4. Considerare la famiglia come prima e indispensabile educatrice. 5. Educare ed educarci all’accoglienza, aprendoci ai più deboli ed emarginati. 6. Mettere economia, politica e progresso al servizio della famiglia umana nella prospettiva di un’ecologia integrale. 7. Salvaguardare e coltivare la nostra casa comune. (adattato da Luisa Ribolzi, Un ‘patto’ per rimotivare i giovani)
1. La rivoluzione industriale nasce in Inghilterra perché l’aumento della produzione agricola con il metodo della rotazione pluriennale e il conseguente sviluppo dell’allevamento avevano reso l’Inghilterra il paese più ricco dell’Europa, di conseguenza anche la popolazione aumentò e ci fu un aumento della domanda di beni di consumo perciò gli artigiani cominciarono a utilizzare nuovi sistemi di produzione con macchine sempre più efficaci; anche il commercio aumentò, infatti l’Inghilterra importava le materie prime (come per esempio il cotone) dalle colonie spagnole ed esportava i materiali finiti sui mercati coloniali. Scrittura e comprensione: acquisire un metodo
62 Scrivi un breve testo narrativo in cui ci siano azioni e descrizioni, usando gli opportuni tempi verbali. Puoi prendere spunto dall’esempio tratto dai Promessi sposi di Manzoni.
La nella frase è articolo non è pronome
Le parole nella frase
UNITÀ 1
233
64 Nella prima parte del testo dell’attività precedente identifica: – un tempo del presente nel suo valore normale (deittico) – un presente astorico – un tempo del passato – un verbo al tempo dell’anteriorità
288
85
PARTE 3
Il contributo delle classi di parole al significato
Attività di ragionamento su casi specifici, di trasformazione e riscrittura. Scritture su consegna vincolata. Esercizi linguistici su temi dell’Agenda 2030
Un metodo di studio specifico: dalla comprensione immediata dei concetti-base all’acquisizione degli esempi più significativi e del linguaggio appropriato Daniela Notarbartolo Giuseppe Branciforti
Capire come... come ... Capire come... come ...
funziona la grammatica
funziona la grammatica
1
PARTE 3 Il contributo delle classi di parole al significato
Le parole nella frase
Capire... i punti-chiave
Tipi di parole Nell’insieme delle parole esistenti in italiano (il nostro lessico) esistono nove “gruppi” diversi in cui ciascuna parola si inserisce. Ogni gruppo si distingue dall’altro per alcune caratteristiche, e ogni gruppo raccoglie parole simili per altre caratteristiche. Studiare i gruppi (o classi del lessico, o parti del discorso) significa anche imparare le caratteristiche che accomunano le parole al loro interno e le caratteristiche che distinguono un gruppo dall’altro
Caratteristiche Nel funzionamento del linguaggio funzionano in contemporanea diversi “sistemi”: che cosa una parola significa, quante e quali forme ciascuna può avere, come si collegano l’una all’altra nella frase, come contribuiscono al significato dell’insieme. Una classe non fa parte della frase: sono le cosiddette interiezioni.
Dal punto di vista del significato
Percorsi pratici per l’apprendimento •Concetti-chiave accessibili •Esempi tipici •Guida alla terminologia specifica •Prove di autoverifica
Alcune parole hanno un significato che possiamo immaginare nella realtà, e hanno quindi un significato “pieno” (sono i verbi, i nomi, gli aggettivi, gli avverbi), altre invece hanno soprattutto una funzione di collegamento e si presentano come “vuote” di significato (sono gli articoli, le preposizioni, i pronomi). A metà strada si trovano le congiunzioni, che sono in funzione del significato.
Dal punto di vista della forma Alcune classi di parola cambiano forma, altre no. Quelle che cambiano forma sono dette variabili e questo significa che a partire da una parola-base possono esserci delle varianti, cioè la stessa parola può cambiare terminazione e assumere forme diverse per la stessa parola (sedia-sedie). A seconda della classe di parole ci possono essere poche variazioni (per esempio solo singolare-plurale, per il nome) oppure molte variazioni (per esempio persona, tempo, modo, prospettiva, per il verbo). Una parola cambia forma per cambiare significato (“più-sedie”) oppure per adattarsi alle altre (lavecchia-sedia, le-vecchie-sedie). Le variazioni possibili sono due: la coniugazione per il verbo e la declinazione per tutte le altre classi variabili. Altre classi di parola invece sono invariabili, cioè non ci sono altre varianti per la stessa parola (perché, ieri, …).
Dal punto di vista del collegamento
Il piacere di apprendere Il piacere di apprendere
Educ Ability Oltre l’insegnamento
Gruppo Gruppo Gruppo Editoriale Editoriale Editoriale ELi ELi ELi
Ciascuna parola entra in rapporto con le altre per costituire gruppi o insiemi dotati di certe caratteristiche: per esempio articolo + nome + aggettivo (la signora elegante) concordano fra loro.
Percorsi pratici per l’apprendimento Percorsi inclusivi finalizzati alla comprensione e interiorizzazione dei concetti delle Unità del manuale: Concetti-chiave accessibili; Esempi tipici commentati; Guida alla terminologia specifica; Prove di autoverifica
INDICE PARTE
UNITÀ
1 IL NOSTRO LINGUAGGIO CRESCE CON NOI
lingua di tutti i giorni 1 Dallaallalingua “adulta”
2
I CONCETTI-BASE DELL’UNITÀ
2
1 A CHE COSA SERVE AVERE UNA CONOSCENZA ADEGUATA DELLA LINGUA
3
2 PARLARE È SPONTANEO, SCRIVERE NON LO È
3 3 4
6
2.1 Come funziona il parlato 2.2 Come funziona lo scritto
3 IL PARLATO AMMESSO
In pratica Parlare a scuola: l’interrogazione e il dialogo in classe
4 NON SEMPRE QUALUNQUE COSA È AMMESSA: I REGISTRI LINGUISTICI
8
9
4.1 In che cosa si differenziano i diversi registri linguistici
In pratica Fare attenzione al mistilinguismo nella scrittura: non mescolare fra loro i registri
4.2 In base a che cosa cambia il contesto Il registro linguistico dipende dal mezzo comunicativo, 11; Il registro linguistico dipende dal tipo di interlocutore, 12; Il registro linguistico dipende dai tipo di testo, 14; Il linguaggio dipende dai contesti specifici, 15
9 10 11
IV
30
1 IL LESSICO: LA QUALITÀ DELLE PAROLE E LA LORO FREQUENZA
31
1.1 Il lessico, la leggibilità e l’informatività di un testo 1.2 Fenomeni che riguardano il lessico
31 32
2 L’IMPORTANZA DI ANDARE ALLA PROFONDITÀ DELLE PAROLE 2.1 Le parole per cogliere la realtà 2.2 Le parole: la storia e il senso particolare per la collettività
3 DENTRO LE PAROLE
In pratica Come usare il dizionario: uno strumento indispensabile
20
21
33 33
34
35
35 36
3.1 Entriamo nella storia delle parole 3.2 Ogni anno si registrano neologismi e usi nuovi delle parole 3.3 Non solo “parole”: le espressioni polirematiche e le locuzioni Le espressioni polirematiche, 37; Le locuzioni, 38; Modi di dire: le forme idiomatiche e le metafore lessicalizzate, 38
A che cosa serve la grammatica
ATTIVITÀ
INDICE
18
17
30
I CONCETTI-BASE DELL’UNITÀ
4.1 Parole “a braccetto”: le solidarietà lessicali 4.2 Imparare il lessico dei concetti: lessico della lingua adulta e dello studio 4.3 Il dizionario e il lessico adulto
GUIDA alla COMPRENSIONE
Attività di scrittura vincolata, 27; A che cosa serve la grammatica, 28; Attività di comprensione e scrittura con temi Agenda 2030, 29
2 La competenza lessicale
4 AVVICINIAMOCI ALLE FORME DEL LESSICO ADULTO
A che cosa serve la grammatica Come si scrive una lettera formale Come comprendere più facilmente un testo: fare la parafrasi
UNITÀ
Come passare a un lessico adulto: riutilizzare in un testo scritto i termini che si incontrano Ricostruire il significato di parole non note
36 37
39
39
41 42
43
43
Comprendere i termini specialistici e astratti: il caso del manuale di storia
La grammatica nella letteratura
44
Il lessico tecnico nella poesia Il lessico tecnico nella prosa
GUIDA ALLA COMPRENSIONE
46 47 48
ATTIVITÀ
49
Scrittura e comprensione: 3 acquisire un metodo
62
A che cosa serve la grammatica, 59; Attività di scrittura vincolata, 60; Attività di comprensione e scrittura con temi Agenda 2030, 61
UNITÀ
62
I CONCETTI-BASE DELL’UNITÀ
1 SCRIVERE È UN’ESPERIENZA PERSONALE
63
1.1 Scrivere dice prima di tutto qualcosa di chi scrive 1.2 Scrivere riguarda il modo di guardare le cose 1.3 Scrivere significa scegliere 1.4 Scrivere richiede di progettare e riscrivere
In pratica Come si può imparare a scrivere?
63
63 63 64
2.1 Saper costruire periodi ben organizzati: controllare la sintassi 66 2.2 Saper segmentare e accorpare le frasi: usare la punteggiatura 67 2.3 Evitare costruzioni squilibrate: controllare l’estetica 70 2.4 Evitare gli errori che tolgono chiarezza alla forma testo 71 2.5 Imparare ad avere flessibilità sintattica 73 Confrontare i diversi effetti espressivi delle forme linguistiche, 73; Trasformare secondo diverse forme linguistiche, 74
PARTE UNITÀ
In pratica La comprensione del testo e le prove INVALSI
76
77
4.1 Riconoscere le informazioni implicite 77 4.2 Integrare le informazioni collegandole all’interno del testo 78 4.3 Integrare le informazioni attingendo alla “enciclopedia del lettore” 79 4.4 Riconoscere il senso implicito del testo 79 4.5 Rendersi conto dell’orientamento dell’autore 80 4.6 Cogliere aspetti propri del genere testuale 81 4.7 Cogliere gli indizi linguistici e grafici 81
A che cosa serve la grammatica Come funzionano le prove standardizzate di comprensione Conoscere i macro-aspetti e gli aspetti della comprensione
82
GUIDA ALLA COMPRENSIONE
82 84
ATTIVITÀ
85
95
96
Attività di scrittura vincolata, 92; A che cosa serve la grammatica, 93
65
2 SCRIVERE RICHIEDE DIVERSE OPERAZIONI E DIVERSE COMPETENZE 66
3 QUALCHE PREMESSA SUL COMPRENDERE TESTI
4 COMPRENDERE UN TESTO RICHIEDE DIFFERENTI OPERAZIONI E DIFFERENTI COMPETENZE
76
Gli strumenti della scrittura
la PUNTEGGIATURA Quando parliamo...usiamo il tono della voce: un fraintendimento Quando scriviamo... la punteggiatura deve sempre essere corretta! Come usare i segni di punteggiatura Attività di controllo della punteggiatura
97 98 104
l’ORTOGRAFIA L’ortografia e la scrittura La maiuscola L’apostrofo L’accento nelle parole che hanno la stessa forma Accento e grammatica Attività di controllo dell’ortografia
111 112 114 115 118 118
119
2 L’ORGANIZZAZIONE DELLA FRASE
1 Come funziona la frase
124
I CONCETTI-BASE DELL’UNITÀ
124
1 QUALI SONO FRASI E QUALI NON FRASI?
125
2 SOGGETTO E PREDICAZIONE NELLA FRASE: LA STRUTTURA PREDICATIVA
126
2.1 La frase non coincide con il messaggio: gli enunciati
127
INDICE
V
2.2 Il collante del senso della frase: il verbo 2.3 La frase “all’osso”: la frase minima 2.4 Aggiungiamo altre informazioni: la frase semplice 2.5 Frasi contenute dentro altre frasi: la frase complessa Meno della frase, più della frase, 130
3 GRUPPI DI PAROLE LEGATE FRA LORO: LA STRUTTURA SINTATTICA
127 128 129 129
131
3.1 Il verbo come collante anche sintattico 132 della frase 3.2 Parole che concordano fra di loro: 133 la concordanza 3.3 Parole che reggono altre parole: 134 la reggenza 3.4 Gruppi che contengono altri gruppi: 135 l’inclusione Chi include chi?, 137; Inclusione e insiemi complessi, 138 138 3.5 Parole o gruppi aggiunti 3.6 Definizione dei gruppi sintattici in base 140 alla funzione
In pratica Saper scrivere significa saper scegliere
Fare l’analisi sintattica, fare l’analisi logica
4 LO SCOPO PARTICOLARE DI UNA FRASE: LA STRUTTURA COMUNICATIVA
140 141
144
4.1 L’ordine “regolare” delle parole 144 4.2 Quando possiamo alterare l’ordine: tema, 144 rema e frasi marcate Le frasi marcate, 145; A che cosa servono le frasi marcate?, 145
A che cosa serve la grammatica Come evitare ambiguità quando scriviamo: controllare i gruppi sintattici 148 Comprendere frasi lunghe e articolate: 149 riconoscere le inclusioni
La grammatica nella letteratura
L’ordine della frase nei testi poetici
150
GUIDA ALLA COMPRENSIONE
152
ATTIVITÀ
153
A che cosa serve la grammatica, 162; Attività di scrittura vincolata, 164
UNITÀ
pilastri: soggetto 2 Iedue predicazione
I CONCETTI-BASE DELL’UNITÀ
INDICE
167 168 169 170
3 DIRE QUALCOSA DEL SOGGETTO: LA PREDICAZIONE
3.1 Predicare attraverso un verbo o una parte nominale 3.2 La doppia predicazione 3.3 Altri confronti fra predicazione verbale, predicazione nominale e doppia predicazione
171 172 173
173
4 PREDICARE ATTRAVERSO UN VERBO: LA PREDICAZIONE VERBALE
175 I “posti vuoti” del verbo e la predicazione, 175
5 PREDICARE ATTRAVERSO UN NOME O UN AGGETTIVO: LA PREDICAZIONE NOMINALE 176 Casi dubbi: predicazione verbale o nominale?, 178
6 IL VERBO ESSERE E LE SUE MOLTE FUNZIONI
178
7 PREDICARE IN ENTRAMBI I MODI: LA DOPPIA PREDICAZIONE
179 Doppia predicazione con verbi generici, 180; Doppia predicazione con verbi particolari, 181
8 IL VERBO NON È SEMPRE PREDICATO (E VICEVERSA)
182
Più verbi, un solo predicato, 182
A che cosa serve la grammatica Il controllo nel testo scritto: non iniziare in un modo e finire in un altro 184 Diversi significati del verbo e numero degli argomenti 185 L’uso e gli effetti degli aggettivi predicativi 186
La grammatica nella letteratura
187 188
165
GUIDA ALLA COMPRENSIONE
189
165
ATTIVITÀ
190
166 1.1 Il soggetto concorda sempre con il verbo 166
VI
167
2 IL SOGGETTO È UN NOME (O UN GRUPPO NOMINALE), MA NON SEMPRE 170
L’anacoluto e il tema sospeso come scelte stilistiche consapevoli Gli effetti stilistici della doppia predicazione nella poesia
1 DI CHI PARLA LA PREDICAZIONE: IL SOGGETTO In pratica Come posso fare se ho dubbi a riconoscere il soggetto?
1.2 Il soggetto non sempre compie l’azione 1.3 Il soggetto non sempre è prima del verbo 1.4 Il soggetto non sempre è espresso: il soggetto “sottinteso” 1.5 Forme particolari di soggetto 1.6 Quando il soggetto manca
166
Attività di scrittura vincolata, 200; A che cosa serve la grammatica, 201; Attività di comprensione e scrittura con temi Agenda 2030, 204
PARTE
UNITÀ
DELLE CLASSI DI PAROLE 3 ILALCONTRIBUTO SIGNIFICATO
1 Le parole nella frase
207
I CONCETTI-BASE DELL’UNITÀ
207
1 TANTE PAROLE DI DIVERSA NATURA: LE CLASSI DI PAROLE
208
2 IL CONTRIBUTO DELLE CLASSI DI PAROLE AL SIGNIFICATO: IL CRITERIO SEMANTICO
208
2.1 In base al criterio semantico una classe può avere delle sottoclassi
210
3 GUARDIAMO ALLA FORMA DELLE PAROLE: IL CRITERIO MORFOLOGICO
211 3.1 Che cosa significa forma di parola 211 Parole appartenenti a classi di lessico variabili che non cambiano la loro forma, 212 In pratica Che cosa dobbiamo cercare sul dizionario?
212
3.2 Che cosa sono le variabili di ciascuna classe di parole
213
In pratica Che cosa possiamo capire dalla morfologia?
214
4 LE CLASSI DI PAROLE HANNO UNA LORO FUNZIONE NELLA FRASE: IL CRITERIO SINTATTICO 216 4.1 Ciascuna classe ha una funzione sintattica “tipica” 216 4.2 Una classe di parole può funzionare in sostituzione di un’altra 218 4.3 Parole che possono avere più funzioni: le polifunzionali e gli omofoni 219 Nomi che derivano da verbi, 219; La polifunzionale che, 220; Le parole omofone, 220 In pratica Le parole con più funzioni sul dizionario
220
4.4 Differenza nella frase fra classi di parole (criterio morfologico) e funzioni (criterio sintattico) 221 4.5 Parole che si pronunciano nello stesso modo e si scrivono in modo diverso 222 4.6 Derivazione lessicale e cambio di classe 223
A che cosa serve la grammatica
Osservare le classi di parole come aiuto alla comprensione del testo 224 I tipi di testo selezionano determinate classi di parole 225
La grammatica nella letteratura
La frequenza di certe classi di parole e il loro significato nella poesia
226
GUIDA ALLA COMPRENSIONE
228
ATTIVITÀ
229
Attività di scrittura vincolata, 234; A che cosa serve la grammatica, 235; Attività di comprensione e scrittura con temi Agenda 2030, 236
UNITÀ
verbo e il suo 2 Ilsignificato
237
I CONCETTI-BASE DELL’UNITÀ
237
1 LE MOLTE COSE CHE GIÀ SAPPIAMO DEL VERBO
238
2 LE INFORMAZIONI DATE DAL VERBO CON LE SUE VARIABILI In pratica Come si definisce una forma verbale?
238 239
3 IMPARIAMO IL SISTEMA VERBALE: LE SETTE FORME DI PARTENZA 240 3.1 Si può trasformare la persona 3.2 Si può trasformare da tempo semplice a composto I verbi ausiliari, 241 3.3 Si può trasformare la forma da attiva a passiva
241 241
242 In pratica Come facciamo a distinguere forme attive e forme passive? 242 3.4 Le trasformazioni e il “sistema” 243 In pratica Come si fa l’analisi delle forme verbali? 243 3.5 Come si chiamano le forme di parola 245 3.6 Completiamo tutto il sistema 245
4 LA PERSONA DEL VERBO DICE “CHI È CHE”
246
4.1 Quando il verbo non dice “chi è che” 246 4.2 I modi non finiti che non dicono la persona: gerundio, participio e infinito 247 4.3 I verbi che non dicono la persona (senza soggetto): i verbi impersonali 247 4.4 Alcune forme di verbi normali sono senza agente: le forme impersonali 248
5 IL TEMPO DEL VERBO DICE “QUANDO” AVVIENE L’EVENTO 249 5.1 I molti significati dei tempi dell’indicativo 5.2 Come ci rappresentiamo mentalmente un evento: l’aspetto del verbo 5.3 L’aspetto può essere espresso dai verbi fraseologici 5.4 I tempi verbali in relazione fra di loro: la consecutio temporum INDICE
250 251 252 252
VII
6 IL MODO DEL VERBO DICE “QUALE VALUTAZIONE” ESPRIMIAMO SULL’EVENTO 6.1 Che cos’è la modalità e come si può esprimere 6.2 La modalità espressa dai verbi modali e da espressioni verbali specifiche 6.3 Il modo congiuntivo: quando si usa e significati 6.4 Il modo condizionale: quando si usa e significati 6.5 Come imparare a usare congiuntivo e condizionale: le frasi-stimolo 6.6 Il modo del comando: l’imperativo Gli apostrofi dell’imperativo, 259
7 LA FORMA ATTIVA O PASSIVA DICE “CHI COMPIE L’AZIONE”
254 254 254 256 257 258 259
260
Forme passive meno riconoscibili, 261 7.1 I verbi transitivi sono quelli che possono cambiare direzione 261 7.2 Riprendiamo il concetto di soggetto e di complemento oggetto 262 Il complemento d’agente o di causa efficiente, 262
1.1 Apposizioni e denominazioni Come riconoscere l’apposizione, 291 1.2 Determinanti e modificatori del nome 2.1 Il determinante-base: l’articolo
I tempi verbali come fattore di coesione 268 testuale Il passivo nei testi scientifici e tecnici 269
La grammatica nella letteratura I tempi verbali e la narrazione GUIDA ALLA COMPRENSIONE
270 272
ATTIVITÀ
273
A che cosa serve la grammatica, 286; Attività di scrittura vincolata, 288; Attività di comprensione e scrittura con temi Agenda 2030, 288
UNITÀ
3
La funzione di articolo e aggettivo nel gruppo del nome
2.2 Gli aggettivi come classe e gli aggettivi determinativi L’aggettivo concorda sempre in genere e in numero, 297
3 ALLA DESTRA DEL NOME STANNO I MODIFICATORI
298
A che cosa serve la grammatica Trasformare espressioni verbali in forme nominali: la nominalizzazione 304 La definizione: dal generale al particolare 307 GUIDA ALLA COMPRENSIONE ATTIVITÀ
308 309
Attività di scrittura vincolata, 315; A che cosa serve la grammatica, 315; Attività di comprensione e scrittura con temi Agenda 2030, 316
pronomi e le loro 4 Ifunzioni
318
I CONCETTI-BASE DELL’UNITÀ
318
1 UNA PAROLA VUOTA MA PIENA DI SIGNIFICATO: IL PRONOME
319
Parole omografe e omofone: pronomi o articoli?, 320 1.1 Il pronome nel testo o nel contesto 320 1.2 La coesione nel testo attraverso “una rete” di pronomi 321 323
RIPASSIAMO PER NON FARE ERRORI I pronomi determinativi 323
3 FORME E CASI PARTICOLARI NELL’USO DEI PRONOMI PERSONALI 325 RIPASSIAMO PER NON FARE ERRORI I pronomi personali
289 289
1 IL NOME STA IN GRUPPO CON ALTRE PAROLE
290
INDICE
297
3.1 Gruppi inclusi in altri gruppi: i complementi del nome 299 3.2 Con la stessa funzione di un aggettivo: il participio 299 3.3 Aggettivi qualificativi per descrivere o restringere 300 3.4 Una frase-attributo: la frase relativa 301 3.5 Il gruppo e i suoi modificatori: un elemento unico e con un’unica funzione 303
2 LA CLASSE DEI PRONOMI E I DETERMINATIVI
I CONCETTI-BASE DELL’UNITÀ
VIII
295
RIPASSIAMO PER NON FARE ERRORI L’apostrofo negli articoli 296
UNITÀ
A che cosa serve la grammatica
291
2 ALLA SINISTRA DEL NOME STANNO I DETERMINANTI 293
In pratica Come riconoscere i verbi transitivi e intransitivi: gli ausiliari 263
7.3 Verbi particolari (in relazione alla forma passiva) 264 7.4 I due effetti comunicativi della forma passiva 264 7.5 Attivo, passivo e continuità del punto di vista 265 7.6 Un significato passivo nascosto: il si passivante 266 Un caso particolare: Vendesi e Affittasi, 267
290
325
3.1 Il diverso peso comunicativo dei pronomi forti e deboli 327 3.2 Pronomi dai confini incerti: le, gli e loro nell’italiano attuale 327
4 COME RICONOSCERE I PRONOMI MI, TI, CI, VI E NE
328
5 PRONOMI IN COPPIA: SIGNIFICATO E ORTOGRAFIA DEI PRONOMI DOPPI
330
In pratica Come posso fare se ho dubbi a riconoscere questi pronomi?
6 UN PRONOME CON DUE DIVERSE FUNZIONI: SI 6.1 Il pronome riflessivo-medio e la frase riflessiva RIPASSIAMO PER NON FARE ERRORI I pronomi riflessivi
7 UN PRONOME CERNIERA FRA DUE FRASI: IL PRONOME RELATIVO
330 331
5
338 339 340 341
342 344 345
Le preposizioni e il significato 359 dei gruppi nominali
I CONCETTI-BASE DELL’UNITÀ
359
1 UNA PAROLA FUNZIONALE: LA PREPOSIZIONE E LA FORMAZIONE DEI COMPLEMENTI
360
1.1 Organizzazione gerarchica dei gruppi nella frase: la struttura sintattica 361 1.2 Le preposizioni e il significato dei gruppi nominali 362 Riconoscere i complementi “rispondendo alle domande”: un metodo che non funziona, 362 1.3 I complementi e l’analisi logica 364
2 COMPLEMENTI FONDAMENTALI NELLA FRASE MINIMA 2.1 Il complemento oggetto
368 368
4 COMPLEMENTI CHE SONO RETTI DA AGGETTIVI
A che cosa serve la grammatica, 352; Attività di scrittura vincolata, 358; Attività di comprensione e scrittura con temi Agenda 2030, 358
UNITÀ
3 COMPLEMENTI CHE POSSONO ESSERE RETTI DA VERBI SPECIFICI
334
La grammatica nella letteratura GUIDA ALLA COMPRENSIONE ATTIVITÀ
367
332 332
A che cosa serve la grammatica
L’uso dei pronomi nella descrizione letteraria
366 367
3.1 Il complemento di luogo 3.2 I complementi di colpa-pena e di stima-prezzo 3.3 Il complemento di argomento
7.1 Il pronome relativo e la dipendente relativa 335 Rapporto fra le due proposizioni, 336 7.2 Che e per cui nell’italiano attuale 336 7.3 Pronomi relativi senza antecedente 336 7.4 Il nesso relativo 337 Diversi tipi di coesivi oltre al pronome per la ripresa del referente I coesivi come segnali della continuità del testo: un esercizio di riordino Uso adulto dei pronomi cui e ne Dalla coordinazione all’uso del relativo
2.2 Il complemento di misura 2.3 Il complemento di termine 2.4 Il complemento d’agente e causa efficiente
365 365
369 370
4.1 Il complemento di paragone Paragone o confronto?, 371 4.2 Il complemento partitivo
371 371 372
5 COMPLEMENTI CHE POSSONO ESSERE RETTI DA UN NOME
373 373 374 375 375 375
5.1 Il complemento di specificazione 5.2 Il complemento di materia 5.3 I complementi di qualità e di età 5.4 Il complemento di fine 5.5 Il complemento di limitazione
6 INFORMAZIONI AGGIUNTIVE OLTRE LA FRASE MINIMA: I COMPLEMENTI CIRCOSTANZIALI 376 6.1 I complementi di tempo 377 6.2 I complementi di mezzo, modo, compagnia (e unione) 377 6.3 I complementi di causa, fine e concessivo 378
7 AVVERBIO E PRONOME AVVERBIALE NEL POSTO DI UN COMPLEMENTO
380
8 COSTRUTTI PREPOSIZIONALI E GRUPPI NOMINALI DIPENDENTI DAL LESSICO
381
8.1 Complementi formati da reggenze del lessico 8.2 Complementi “obliqui” formati da reggenze di verbi PER NON FARE ERRORI Verbi con preposizione specifica 8.3 Complementi formati da reggenze di nomi, aggettivi, avverbi
381 382 382
383 In pratica Saper usare i costrutti preposizionali 383 di verbi, nomi, aggettivi, avverbi
A che cosa serve la grammatica Trasformazione di complementi in frasi Complementi circostanziali e ordine delle parole GUIDA ALLA COMPRENSIONE ATTIVITÀ
384 385 386 387
Attività di scrittura vincolata, 395; A che cosa serve la grammatica, 396 INDICE
IX
UNITÀ
6 Avverbi e congiunzioni
398
I CONCETTI-BASE DELL’UNITÀ
398
1 GLI AVVERBI POSSONO AVERE DUE DIVERSE FUNZIONI: SINTATTICA E SEMANTICA
399
2 QUANDO L’AVVERBIO È MODIFICATORE DEL SIGNIFICATO
401 401
2.1 Avverbi che modificano un nome 2.2 Avverbi che modificano un aggettivo o un avverbio 402 2.3 Avverbi che modificano un’intera frase 402
3 UN AVVERBIO PARTICOLARMENTE IMPORTANTE PER IL SIGNIFICATO: LA NEGAZIONE NON 404 4 LE CONGIUNZIONI SI DISTINGUONO IN TRE GRUPPI 405 5 COORDINARE CON E, O, MA FORMANDO GRUPPI DOPPI (DI ELEMENTI SINGOLI O DI FRASI) 5.1 Gruppi doppi di elementi semplici 5.2 Gruppi doppi di frasi: coordinare due proposizioni
In pratica Coordinare tra loro due dipendenti
407 407 408 409
6 COORDINARE DUE PROPOSIZIONI CON NESSO TESTUALE
410
7 LE CONGIUNZIONI CHE SUBORDINANO UNA PROPOSIZIONE A UN’ALTRA
411
8 OSSERVIAMO DA VICINO IL SIGNIFICATO DI ALCUNE CONGIUNZIONI 412
PARTE UNITÀ
ubordinazione e frase 1 Scomplessa
I CONCETTI-BASE DELL’UNITÀ
1 CHE COSA È UNA FRASE COMPLESSA
455
2 DIVERSA POSIZIONE DELLE DIPENDENTI: COMPLETIVE, CIRCOSTANZIALI E RELATIVE
457
3 COME DESCRIVERE LE PROPOSIZIONI DIPENDENTI
459
3.1 Le parole di diversa natura che introducono le proposizioni dipendenti 459 3.2 Più predicati, ma in relazione gerarchica fra loro 461 In pratica Un metodo più efficace per individuare la principale, le coordinate e le subordinate 461
INDICE
416
9.1 Congiunzioni che possono essere usate 417 come connettivi testuali 9.2 Connettivi temporali e coesione del testo 418 9.3 Connettivi che si basano sul lessico 418 9.4 I segnali di organizzazione del testo 418 In pratica Imparare a scrivere utilizzando le strutture come forme vuote
421
A che cosa serve la grammatica Piuttosto: una parola incerta fra 422 significato debole o forte Trasformare aggettivi in avverbi 423 La congiunzione e e l’uso sintattico della 423 punteggiatura Trasformare coordinate in subordinate 424
La grammatica nella letteratura Parallelismi sintattici e coordinazione nella poesia GUIDA ALLA COMPRENSIONE ATTIVITÀ
426 427 428
A che cosa serve la grammatica, 439; Attività di scrittura vincolata, 442; Attività di comprensione e scrittura con temi Agenda 2030, 443
RICAPITOLIAMO LE PARTI DEL DISCORSO DEFINIZIONI DELLE CLASSI VARIABILI, 444 DEFINIZIONI DELLE CLASSI INVARIABILI, 448 SOTTOCLASSIFICAZIONE DELLE PARTI DEL DISCORSO, 450
4 DALLA FRASE COMPLESSA AL TESTO 454 454
X
9 OLTRE LE CONGIUNZIONI: I CONNETTIVI TESTUALI
3.3 Dipendenti con il soggetto esplicito o implicito
462
Identifichiamo il soggetto delle dipendenti implicite, 462
4 I VERBI DICONO LE RELAZIONI DI TEMPO FRA EVENTI DELLA PRINCIPALE E QUELLI DELLA DIPENDENTE 463 5 IMPARIAMO A RICONOSCERE LA GERARCHIA DI UN PERIODO 464 5.1 In che ordine le proposizioni sono disposte 465 nel periodo 5.2 Inclusioni in altre inclusioni: i gradi di 465 subordinazione 5.3 Da che cosa è “retta” una proposizione: 466 le reggenze sintattiche e lessicali
5.4 Come si rappresenta graficamente il periodo 467
6 FACCIAMO ALCUNI ESEMPI DI ANALISI DELLA GERARCHIA
469 469 470
6.1 Periodi composti da sole coordinate 6.2 Periodi composti da subordinate a catena 6.3 Periodi composti da principale, una 470 coordinata e una subordinata 6.4 Periodi articolati che non iniziano con una 471 principale
A che cosa serve la grammatica
Le potenzialità espressive delle frasi 472 complesse L’organizzazione focalizzata delle 474 informazioni Attenzione ai periodi conclusi e non 475 conclusi Lettura e comprensione di periodi articolati 476
La grammatica nella letteratura
Periodo complesso e focalizzazione Linguaggio lineare e linguaggio articolato
GUIDA ALLA COMPRENSIONE ATTIVITÀ
477 478 480 481
Attività di scrittura vincolata, 487; A che cosa serve la grammatica, 488; Attività di comprensione e scrittura con temi Agenda 2030, 492
UNITÀ
completive 2 e Proposizioni relative
I CONCETTI-BASE DELL’UNITÀ
493 493
1 PROPOSIZIONI NEL POSTO DI UN ARGOMENTO DEL VERBO: LE COMPLETIVE
494
1.1 Proposizioni nel posto del soggetto: 494 le completive soggettive 1.2 Proposizioni nel posto del complemento 495 oggetto: le completive oggettive 1.3 Proposizioni nel posto di un altro 496 argomento: le completive dichiarative 1.4 Proposizioni nel posto di un complemento oggetto particolare: le interrogative 496 indirette 1.5 Proposizioni oggettive particolari: 497 il discorso indiretto
In pratica Come trasformare il discorso diretto in discorso indiretto e la domanda diretta in indiretta 498
2 PROPOSIZIONI CHE ESPANDONO UN NOME: LE RELATIVE 499 2.1 Le dipendenti relative possono avere diversi significati impliciti
500
3 UNA PAROLA CON MOLTISSIME FUNZIONI: CHE
502
A che cosa serve la grammatica
I modi del verbo nelle completive: l’uso 504 del congiuntivo e dell’indicativo
Verbi con preposizioni e dipendenti relative 506 Frase relativa e focalizzazione 507
La grammatica nella letteratura L’uso della proposizione relativa nella 508 poesia I diversi usi di che 509 GUIDA ALLA COMPRENSIONE ATTIVITÀ
511 512
A che cosa serve la grammatica, 518; Attività di scrittura vincolata, 520; Attività di comprensione e scrittura con temi Agenda 2030, 520
UNITÀ
3 Proposizioni circostanziali
I CONCETTI-BASE DELL’UNITÀ
1 LE SUBORDINATE CIRCOSTANZIALI COME SCELTA SINTATTICA 1.1 Relazione logica e forma linguistica
521 521 522 523
2 DESCRIVIAMO LE CIRCOSTANZIALI BASANDOCI SULLE RELAZIONI LOGICHE 524 2.1 Dipendenti che esprimono circostanze 524 di tempo 2.2 L’espressione della causa: le causali vere 525 e proprie 2.3 Le cause “nel futuro” o finali 526 2.4 Le cause frustrate: le subordinate concessive 527 2.5 Le cause “in una certa misura”: le consecutive 527 2.6 Le cause condizionate: le condizionali 529 nel periodo ipotetico 2.7 Subordinate dipendenti da un aggettivo: 531 le comparative 2.8 Subordinate dipendenti dal verbo: le modali 531 2.9 Subordinate per “mettere a tema”: 532 le limitative 2.10 Frasi dipendenti che dipendono 532 da costrutti lessicali
3 GERUNDIO E PARTICIPIO POSSONO AVERE DIVERSI VALORI 533 A che cosa serve la grammatica Subordinate e virgole sintattiche 535 Usare la sintassi per riassumere 535 (È la storia di…) Usare la sintassi per dare una logica alle 537 unità informative GUIDA ALLA COMPRENSIONE 539 ATTIVITÀ 540 A che cosa serve la grammatica, 549; Attività di scrittura vincolata, 550; Attività di comprensione e scrittura con temi Agenda 2030, 551 INDICE
XI
UNITÀ
sintassi della frase 4 Dallaallalogica del testo
I CONCETTI-BASE DELL’UNITÀ
552 552
1 ALCUNI PRINCÌPI COMUNI ALLA FRASE E AL TESTO 553 1.1 La logica del testo tra connettivi e dati di realtà 553
2 LE RELAZIONI LOGICHE DICONO “CHE COSA FA” IL TESTO
555
2.1 Nel testo alcune idee sono principali, altre idee sono secondarie 556
PARTE UNITÀ
557
4 ESEMPIO DI ANALISI DI UN TESTO
563
5 DALL’ANALISI DELLA STRUTTURA LOGICA ALLA SINTESI: RIASSUMERE
565
A che cosa serve la grammatica Scritture su consegna vincolata GUIDA ALLA COMPRENSIONE ATTIVITÀ
566 568 569
A che cosa serve la grammatica, 578
5 SCRITTURA E COMPRENSIONE
idea centrale 1 e Il testo: svolgimento
I CONCETTI-BASE DELL’UNITÀ
580 580
1 CHE COSA È E COME È FATTO UN TESTO
581
2 IL TESTO HA UN’IDEA UNITARIA E UNO SVOLGIMENTO PROGRESSIVO 581 2.1 L’idea centrale non coincide con l’argomento 582
3 L’IDEA CENTRALE E LA FUNZIONE DEL TITOLO 3.1 Il titolo per la comprensione del testo (specialmente espositivo)
582 583
La consegna (il titolo) di un compito di scrittura, 584; L’argomento generico: dalla raccolta di idee…, 584; …all’impostazione di un problema, 585; La consegna specifica, 586; La consegna corredata da documenti, 586
4 L’IDEA CENTRALE SI SVOLGE ATTRAVERSO UNA STRUTTURA COMPOSITIVA In pratica Che cosa bisogna fare davanti alla consegna In pratica Che cosa bisogna fare durante lo svolgimento
4.1 Errori di svolgimento dell’idea centrale
587 588 588 589
5 DISTRIBUIRE LE UNITÀ INFORMATIVE IN CAPOVERSI 590 5.1 I capoversi: la loro funzione per la comprensione del testo 5.2 Importanza dell’a capo e dei capoversi nella scrittura
6 LE PAROLE-CHIAVE E I RAPPORTI DI SIGNIFICATO FRA LE PAROLE XII
3 DESCRIVIAMO E CLASSIFICHIAMO LE RELAZIONI LOGICHE
INDICE
590 591 593
6.1 Parole di significato simile o contrario I sinonimi, 593
In pratica Saper usare il dizionario dei sinonimi
593 594
I contrari, 594 6.2 Parole con più significati e parole con 595 uguale suono ma diverso significato La polisemia, 595; L’omonimia, 595 595 6.3 I campi semantici Campi semantici diversi e significato figurato, 596 6.4 Parole che possono avere significato ampio e includere significati più 597 ristretti L’iperonimo e l’iponimo, 597; Il meronimo, 598
7 COME SI SVILUPPA L’IDEA CENTRALE NEL TESTO: LA PROGRESSIONE TEMATICA
598
7.1 Progressioni tematiche efficaci o inefficaci 599 7.2 Progressione tematica e focalizzazione 600 7.3 I diversi tipi di progressione tematica 601 Progressione costante, 601; Progressione lineare, 602; Progressione per sotto-temi, 602; Progressione con tema implicito, 604
A che cosa serve la grammatica L’importanza del fare l’abstract di un testo 605
La grammatica nella letteratura
La coesione semantica nel testo letterario Il tema costante e l’anafora in poesia GUIDA ALLA COMPRENSIONE ATTIVITÀ
606 607 608 609
A che cosa serve la grammatica, 624; Attività di scrittura vincolata, 626; Attività di comprensione e scrittura con temi Agenda 2030, 627
UNITÀ
2 L’efficacia del testo
I CONCETTI-BASE DELL’UNITÀ
628 628
2 LA RISPOSTA BREVE DI ARGOMENTO SPECIFICO
670 In pratica Come costruire in modo efficace una risposta “breve” 670
1 OGNI TESTO HA UNO SCOPO DETERMINATO, ANCHE IMPLICITO 629
3 IL RIASSUNTO DI UN TESTO ESPOSITIVO
671 671
2 QUANTO CONTANO GLI ASPETTI VISIVI NELLA COMUNICAZIONE
4 LA PARAFRASI
673 674 675
630 2.1 L’infografica a servizio delle informazioni 630 2.2 Slide e altri strumenti a supporto del parlato 631 In pratica Come realizzare una Presentazione efficace 631
2.3 Come comporre graficamente una pagina 632 di testo a computer
In pratica Come impaginare un testo a computer (con un programma di videoscrittura) 632
3 UNO STRUMENTO DELL’EFFICACIA TESTUALE: LA RETORICA 3.1 Le strategie retoriche più efficaci 3.2 Public speaking: l’uso della retorica oggi
4 UN ESEMPIO DI RICERCA DELL’EFFICACIA: LA PROSA GIORNALISTICA
634 634 636 637
4.1 Il titolo dell’articolo: chiarezza e capacità 638 di catturare l’interesse 4.2 L’attacco dovrebbe essere intrigante 639 4.3 La funzione dell’ordine capovolto dei fatti 641 nella cronaca 4.4 Lo stile misto dell’articolo brillante 642 4.5 Il periodo articolato nell’articolo di fondo 644
5 L’INFLUSSO DEI MEDIA
646
6 IL TESTO ARGOMENTATIVO PERSUASIVO
648
6.1 Un testo argomentativo-persuasivo: i discorsi pubblici 6.2 Un testo argomentativo scientifico: la dimostrazione
648 650
A che cosa serve la grammatica
Quando si scrive per ottenere qualcosa: la letter for application (e il curriculum) 651 Il linguaggio pubblicitario tra 652 marketing e innovazione linguistica GUIDA ALLA COMPRENSIONE 654 ATTIVITÀ 655 A che cosa serve la grammatica, 667; Attività di scrittura vincolata, 667; Attività di comprensione e scrittura con temi Agenda 2030, 668
UNITÀ
ome funzionano 3 i Cgeneri testuali
I CONCETTI-BASE DELL’UNITÀ
669 669
1 LA SCRITTURA TRA LIBERTÀ, CONOSCENZE GRAMMATICALI E TESTUALI, GENERI DI TESTO
670
In pratica Come scrivere un riassunto efficace
4.1 La riscrittura di un testo letterario 4.2 La parafrasi di un testo di poesia
5 L’ANALISI E IL COMMENTO DEL TESTO LETTERARIO
677 In pratica Come scrivere il commento a un testo letterario 677
6 LA PRESENTAZIONE SINTETICA NELLA “QUARTA” DI COPERTINA 7 LA RELAZIONE
679
7.2 Relazione di un’attività formativa
680 680 681 681
7.3 Relazione di un’esperienza di stage
681 683
7.1 La relazione scientifica
In pratica Come scrivere la relazione scientifica
In pratica Come scrivere la relazione di un’attività formativa In pratica Come scrivere la relazione di un’esperienza di stage
8 LA RECENSIONE
683 684
8.1 La recensione di un libro su un periodico 684 (digitale o cartaceo) 8.2 La recensione di un film o di un concerto 686 8.3 La recensione di un libro a scuola 686 In pratica Come scrivere la recensione di un libro 686
9 IL TEMA ARGOMENTATIVO COME SUCCESSIONE LOGICA
689 In pratica La struttura-base del tema argomentativo 689 In pratica Come scrivere un tema argomentativo efficace e coerente 689
Il lessico nel tema argomentativo, 691
10 L’ARTICOLO DI GIORNALE
692 In pratica Come scrivere un articolo di giornale efficace 692
11 LA TESINA O LA RICERCA DOCUMENTATA.
694 In pratica Come scrivere una tesina o una ricerca documentata 694 GUIDA ALLA COMPRENSIONE ATTIVITÀ
695 696
Attività di comprensione e scrittura con temi Agenda 2030, 711
Tavole di consultazione
Coniugazione di essere e avere, 714; Verbi regolari, 715; Verbi irregolari, 718; Prontuario ortografico, 722 INDICE
XIII
Responsabile editoriale: Beatrice Loreti Redazione: Laura Carlotta Scarpelli Coordinamento redazionale: Marco Mauri Art director: Enrica Bologni Progetto grafico e impaginazione: Edistudio, Milano Foto: Shutterstock Un doveroso ringraziamento agli studiosi da cui abbiamo attinto frasi di esempio o spunti specifici, agli insegnanti che hanno suggerito attività didattiche e tipi di esercizi, agli studenti che con le loro domande hanno spinto a cercare nuove strade. Gli autori. Per le riproduzioni di testi e immagini appartenenti a terzi, inserite in quest’opera, l’editore è a disposizione degli aventi diritto non potuti reperire, nonché per eventuali non volute omissioni e/o errori di attribuzione nei riferimenti. Prima edizione: 2024 Printed in Italy © 2024 – Proprietà letteraria riservata. È vietata la riproduzione, anche parziale, con qualsiasi mezzo effettuata, compresa la fotocopia, anche ad uso interno o didattico, non autorizzata. Le fotocopie per uso personale del lettore possono essere effettuate nei limiti del 15% di ciascun volume dietro pagamento alla SIAE del compenso previsto dall’art. 68, commi 4 e 5 , della legge 22 aprile 1941 n. 633. Le riproduzioni per finalità di carattere professionale, economico o commerciale o comunque per uso di verso da quello personale, possono essere effettuate a seguito di specifica autorizzazione rilasciata da CLEARedi (Centro licenze e autorizzazioni per le riproduzioni editoriali), corso di Porta Romana 108, 20122 Milano, e-mail autorizzazioni@clearedi.org e sito web www.clearedi.org. L’editore fornisce – per il tramite dei testi scolastici da esso pubblicati e attraverso i relativi supporti o nel sito www.gruppoeli.it – materiali e link a siti di t erze parti esclusivamente per f ini didattici o perché indicati e consigliati da altri siti istituzionali. Pertanto l’editore non è responsabile, neppure indirettamente, del contenuto e delle immagini riprodotte su tali siti in data successiva a quella della pubblicazione, dopo aver controllato la correttezza degli indirizzi web ai quali si rimanda. Casa Editrice G. Principato Via G.B. Fauché 10 20154 Milano sito web: http://www.gruppoeli.it e-mail: info@gruppoeli.it Segnalazioni di errori La casa editrice attua procedure idonee ad assicurare la qualità nel processo di progettazione, realizzazione e distribuzione dei prodotti editoriali. La realizzazione di un libro scolastico è infatti un’attività complessa che comporta controlli di varia natura. È pertanto possibile che, dopo la pubblicazione, siano riscontrabili errori e imprecisioni. La casa editrice ringrazia fin da ora chi vorrà segnalarli a: Servizio clienti Principato – email: info@gruppoeli.it Stampa: Tecnostampa – Pigini Group Printing Division – Loreto – Trevi 24.85.001.0P
Capire come…
funziona la grammatica
CONTENUTI DIGITALI INTEGRATIVI Video delle aperture Unità per Unità
Testi in word scaricabili
Materiali aggiuntivi su argomenti e temi specifici
Audio dei testi Agenda 2030
Tavole di consultazione di argomenti grammaticali
Test interattivi (sul volume Percorsi pratici per l’apprendimento)
Libro liquido accessibile
Esercizi interattivi extra
PARTE
1
UNITÀ 1
Dalla lingua di tutti i giorni alla lingua “adulta”
IN QUESTA UNITÀ cercheremo di comprendere che: i l parlato e lo scritto hanno diverse necessità di controllo e precisione; importante, a seconda delle è situazioni, usare la soluzione linguistica più adatta.
UNITÀ 2
La competenza lessicale
IN QUESTA UNITÀ cercheremo di comprendere che: un bagaglio lessicale sempre più ampio ci permette di comunicare in modo più efficace; importante essere consapevoli è della profondità e del peso delle parole.
UNITÀ 3 Scrittura e comprensione: acquisire un metodo IN QUESTA UNITÀ cercheremo di comprendere che: necessario avere consapevolezza è dei processi legati alla scrittura e alla comprensione.
IL NOSTRO LINGUAGGIO CRESCE CON NOI La capacità di comunicare il nostro pensiero, parlando o scrivendo, e di comprendere quello degli altri, ascoltando e leggendo, “cresce” con noi. Quando il bambino entra nella scuola dell’infanzia è già in grado di comunicare ma, con il progredire dell’età, il suo linguaggio via via si arricchisce, perché inizia a rapportarsi con argomenti e situazioni più varie e stimolanti rispetto all’infanzia. Oggi, nella scuola secondaria di II grado, voi ragazzi siete chiamati a misurarvi con una maggior complessità della lingua. Diventando adulti, anche la lingua che usate si trasforma in una “lingua adulta” perché più consapevole. Avere una maggior padronanza della lingua vi sarà utile: vi aiuterà a farvi conoscere, a farvi capire, a farvi apprezzare, a comprendere ciò che leggete e gli altri, e questo sia nelle relazioni sociali e affettive, sia in campo scolastico, oggi, sia in quello delle professioni, domani.
UNITÀ
1
Dalla lingua di tutti i giorni alla lingua “adulta” prima di COMINCIARE
I CONCETTI-BASE DELL’UNITÀ Il parlato si affida all’udito e alla voce Lo scritto si affida alla vista I registri linguistici cambiano secondo i contesti Indicazioni didattiche
– Il parlato si affida all’udito, alle intonazioni della voce, a pause, espressioni e gesti.
L’Unità in slide
Quando si parla
si comunica in modo immediato ed efficace
si è in presenza dell’interlocutore e possiamo affidarci al contesto
si costruisce il discorso mentre lo si pronuncia
si possono usare forme che non sono accettabili nello scritto
– Lo scritto si basa sulla vista e ha convenzioni e forme non coincidenti con quelle del parlato.
Quando si scrive
si mostra l’organizzazione delle nostre idee
si è in assenza dell’interlocutore e serve un alto grado di esplicitezza
si progetta una struttura linguistica complessiva
si possono controllare la grammatica e le caratteristiche del testo
– Non in tutte le situazioni (e nemmeno in tutti i testi) sono ammesse le stesse soluzioni linguistiche; sapersi regolare nei diversi contesti è una competenza fondamentale. Video
Q
D E RN
O
UA
Percorso d’apprendimento Unità 1
La scelta del registro linguistico da usare dipende dal contesto
che cambia a seconda
– del mezzo – degli interlocutori – del tipo di testo – dell’argomento
1 A CHE COSA SERVE AVERE UNA CONOSCENZA ADEGUATA DELLA LINGUA Questo manuale di grammatica ha un duplice obiettivo: quello di guidarti all’acquisizione di una lingua adulta, più consapevole; quello di offrirti strumenti, linguistici e testuali, utili a comprendere e a scrivere testi. Per la comprensione di testi e per la scrittura (ma in certi casi anche per la lingua parlata), infatti, un adulto ha bisogno di una conoscenza adeguata dell’italiano. Ma che cosa si intende per “conoscenza adeguata”? Dipende dall’età. Nella scuola superiore diventa necessario acquisire una padronanza medio-alta del l’italiano, per affrontare argomenti e situazioni per i quali il linguaggio quotidiano risulta insufficiente. La lingua, infatti, non serve solo ai bisogni comunicativi primari: attraverso la lingua si entra in contatto con la storia, il diritto, l’economia, con la stampa, la saggistica, i testi ufficiali, in pratica con la cultura, che permette di partecipare da protagonista alla vita associata, di interessarsi di come va il mondo, di riflettere su quello che accade. Possedere una lingua adulta significa avere: ■
la capacità di passare da un registro comunicativo all’altro;
■
un ampio repertorio lessicale;
■
la consapevolezza delle complesse operazioni legate alla comprensione;
■
una flessibilità negli usi sintattici. La lingua adulta richiede che si impari a servirsi consapevolmente della ricchezza degli strumenti linguistici a disposizione, cioè di un linguaggio più consapevole e articolato.
2 PARLARE È SPONTANEO, SCRIVERE NON LO È Che differenza c’è tra parlato e scritto? Sono due modi di usare la lingua piuttosto diversi; lo scritto non è la semplice trascrizione del parlato, perché richiede la capacità di adeguare il linguaggio ai diversi contesti e ai diversi contenuti. Vediamo come funzionano.
2.1 Come funziona il parlato Il parlato si affida all’udito e, in particolare, alla voce, all’intonazione, alle pause, ma anche alle espressioni del viso, ai gesti e agli sguardi. Q
D E RN
■
Glossario
O
UA
• Frase marcata
Dal punto di vista comunicativo, il parlato punta all’efficacia immediata. Non a caso, sono tipiche del parlato forme comunicativamente molto incisive come le frasi marcate, che usano l’ordine delle parole e il tono della voce per sottolineare un’informazione particolare, e che in genere contengono un’informazione implicita: È lui che ha sbagliato. (non io) Il cane lo porta giù Chiara. (tu finisci di sparecchiare) Dalla lingua di tutti i giorni alla lingua “adulta”
UNITÀ 1
3
■
Q
D E RN
O
UA
Glossario Deittico
■
Dal punto di vista informativo, il parlato avviene in presenza degli interlocutori e può fare affidamento sul contesto: non è necessario dire tutto e si può sottintendere quello che può essere integrato facilmente. Nel parlato sono normali espressioni deittiche (cioè espressioni o parole che si capiscono solo nel contesto) come qui, ora, oggi. Se, per esempio parlando diciamo “qui” la parola non dice dove si trova chi parla, ma questa informazione fa parte del presente vissuto dall’interlocutore. Dal punto di vista linguistico, nel parlato costruiamo il discorso man mano che lo pronunciamo, ossia decidiamo in corso d’opera come svilupparlo, senza particolari strategie: per esempio, iniziamo il periodo in un modo e lo proseguiamo in un altro, apriamo una subordinata e la lasciamo a metà, torniamo indietro a riprendere e correggere quanto detto e così via. Anche la scelta delle parole non è rigorosa, ma ammette imprecisioni e ripensamenti, senza un reale pericolo di fraintendimento. Osserviamo, per esempio, il testo seguente: si tratta della trascrizione di una conversazione comune (attenzione, come testo scritto non sarebbe adeguato!). Possiamo evidenziare molti aspetti tipici del parlato. …Allora …dunque: eravamo in tre macchine, e Marco dice: vabbè, senti, tu vai avanti, che sai la strada, noi ti seguiamo, e dietro viene l’altro... no. Non doveva essere molto lontano… solo che questa qui, un’emerita deficiente, cioè… praticamente… ha superato in curva un autobus!
• Esitazioni, rappresentate dai puntini
di sospensione • Frasi legate solo da virgola, senza
elementi sintattici di connessione • Richiami all’interlocutore: senti • Intercalari: no, cioè, praticamente • Rafforzamenti tipici del parlato: questa qui • Espressioni del parlato: vabbè • Espressioni poco cortesi: emerita deficiente
2.2 Come funziona lo scritto Lo scritto si basa sulla vista e fa affidamento, tra l’altro, sulla organizzazione dei paragrafi e sulla scansione del testo attraverso capoversi, sulla punteggiatura, su artifici grafici come i titoli, il carattere grassetto o corsivo, sull’impaginazione. Se si vuole migliorare, quindi, la propria competenza linguistica scritta, occorre anche padroneggiare gli aspetti grafici: l’uso del computer, molto più della penna, ci ha abituato a prestare attenzione agli aspetti visivi. ■
■
■
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PARTE 1
Dal punto di vista comunicativo, lo scritto riesce a mostrare l’organizzazione delle idee. Grazie alle sue facoltà percettive, il lettore può scorrere una pagina con un colpo d’occhio, tornare indietro per individuare la distribuzione delle idee, i singoli passaggi logici, i nessi sintattici che li esprimono: tutte operazioni che, scrivendo, bisogna saper controllare. Dal punto di vista della percezione visiva la lettura della videata a computer è più frammentaria della pagina. Dal punto di vista informativo, il testo scritto si utilizza in assenza dell’interlocutore: per questa ragione, ciò che è utile alla comprensione deve essere il più possibile esplicito oppure recuperabile per il lettore di ogni tempo e di ogni luogo. Ciò non esclude la presenza di informazioni implicite o colmabili per inferenza, ma il grado di esplicitezza in un testo scritto deve comunque essere sempre elevato. Dal punto di vista linguistico, lo scritto di solito riesce a proporre forme linguistiche più complesse: la scelta delle parole è più precisa, l’uso appropriato dei modi (per esempio, il congiuntivo) trasmette sfumature di significato che nel parlato possono non essere curate. Inoltre la capacità di legare sintatticamente più idee e di farle diventare una
Il nostro linguaggio cresce con noi
struttura unica attraverso la subordinazione non è semplicemente questione di stile, bensì una forma di interpretazione dei fatti: messi in relazione reciproca in un certo modo, i fatti non vengono solo “detti”, ma anche “spiegati”. Vediamo qualche esempio che ci faccia comprendere quanto abbiamo appena detto. ■
Leggiamo, come primo esempio, il seguente testo: già dal punto di vista della costruzione sintattica presenta un’architettura complessa, con subordinate e coordinate. Possiamo già evidenziare alcuni aspetti tipici dello scritto. Suggerimento: per facilitarti nella comprensione abbiamo messo in grassetto il soggetto e il verbo (perché sono lontani tra loro). • C’è un solo lungo periodo che dopo
Una conoscenza della lingua materna sicura e ricca, che non si limiti ai bisogni comunicativi primari elementari, ma includa un ampio repertorio lessicale, una flessibilità di usi sintattici e una capacità di passare da un registro comunicativo all’altro in modo appropriato e cioè con sensibilità all’occasione e alla concreta circostanza comunicativa, è, insomma, una precondizione per un paese civile che intenda restare competitivo nella contemporaneità e nel futuro prossimo.
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il soggetto (conoscenza) presenta una precisazione introdotta dal relativo che, con: – una sua coordinata introdotta da ma (sottinteso che); – una riformulazione (spiegazione) di appropriato introdotta da e cioè. • Il soggetto (conoscenza) è quindi
molto distante dal suo verbo (è). Anche la seconda parte della frase contenente il verbo è, ha una sua dipendente introdotta dal relativo che. • Sono elementi tipici dello scritto: – l’uso del congiuntivo (non si limiti, includa, intenda), – il lessico scelto (bisogni comunicativi, sensibilità, precondizione, contemporaneità).
Quanto all’esplicitezza, è un errore fare conto su quello che il lettore sa o dovrebbe sapere per capire (fare conto cioè sulla sua cosiddetta “enciclopedia”), come nel seguente esempio: Nella sala B sono esposte opere di artisti provenienti da tutto il mondo, ma i maggiori esponenti di questa “Action painting” sono americani.
Uso di un termine inglese non spiegato (Action painting), indicandolo come già noto (questa).
Nell’esempio seguente invece si dà per scontata una parte importante del contenuto. È un testo che può funzionare nel parlato, perché gli interlocutori sanno a che cosa si riferiscono, ma non può funzionare come testo scritto:
Grazie, non ho bisogno delle bandierine, perché quest’anno vado in montagna.
Chi parla si riferisce alle bandierine usate per fare segnalazioni da una barca all’altra, che l’interlocutore presta tutti gli anni a chi parla. Come testo scritto non funziona perché chi legge non sa di cosa si sta parlando e può solo pensare che questa frase sia incoerente.
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in pratica
SCRIVERE A SCUOLA
L’errore di dare per scontate informazioni importanti è frequente nei compiti scolastici perché lo studente, sapendo che il professore conosce l’argomento, omette dati che sono indispensabili in un testo autosufficiente, come dovrebbe essere quello scritto. Proviamo insieme
GRAMMA
scrittura
Il parlato si affida all’udito, punta all’efficacia immediata della comunicazione, anche facendo riferimento al contesto, e si basa su una costruzione del discorso che si sviluppa progressivamente. Lo scritto si affida alla vista e rende, quindi, visibile l’organizzazione delle idee, ha elevato grado di esplicitezza e una più complessa struttura linguistica.
❱ C erca in un blog un testo dalle caratteristiche del parlato e trasformalo in un testo che segue le convenzioni dello scritto.
3 IL PARLATO AMMESSO Alcuni aspetti linguistici provenienti dal parlato che un tempo venivano corretti come veri e propri errori fanno parte ormai dell’italiano “neo-standard” o “italiano dell’uso medio” (che si differenzia dall’italiano “standard” o “alto”, più controllato). Sono considerate accettabili nel parlato (e in alcuni tipi di testo scritto) le seguenti caratteristiche dell’italiano neo-standard, con distribuzione ineguale dei diversi fenomeni a seconda delle regioni. ■
■
■
Semplificazione del sistema dei pronomi e dei dimostrativi, e loro posizione: Lui arriva domani.
lui, lei, loro usati come soggetto
…gli dico…
gli singolare al posto del plurale a loro (al posto del femminile a lei è sentito come errore)
L’hai detto te.
te al posto di tu soggetto (è uso regionale)
Dammi quel libro che hai in mano.
quel al posto di codesto, usato solo in Toscana
Me lo puoi dare.
me lo al posto di puoi darmelo
C’hai ragione!
ci usato con il verbo avere
…il giorno che ti ho incontrato…
che polivalente al posto di in cui
Scelta e diverso uso delle congiunzioni e degli interrogativi: dato che, dal momento che
al posto di poiché
come mai, com’è che
al posto di perché
cosa?
al posto di che cosa?
Semplificazione del sistema verbale: Se lo sapevo non venivo. L’anno prossimo vado a Berlino.
presente al posto del futuro
Credo che non viene più.
indicativo al posto del congiuntivo per la valutazione di un fatto indicativo per la domanda indiretta
Mi chiedo come puoi dire questo 6
PARTE 1
indicativo per l’ipotesi
Il nostro linguaggio cresce con noi
■
Ridondanze e ripetizioni: Annika è svedese mentre invece Camila è portoghese. Di questo non ne voglio parlare. Mi dà un etto di questo qui? Quanto costa quello lì?
Le seguenti caratteristiche sono anche presenti (e ammesse) nello scritto. ■
Frasi marcate e ripetizione del pronome: I debiti bisogna pagarli.
anticipazione dell’oggetto a sinistra
L’ho comprato io il giornale.
spostamento del soggetto a destra
È un’ora che cerco di telefonarti.
frase scissa
C’è tuo fratello che ti cerca.
Q
D E RN
O
UA
Glossario
• Coordinazione • Subordinazione
■
uso delle forme c’è/ci sono e scissione della frase
Prevalenza della coordinazione (o la mancanza di nessi) sulla subordinazione: Ho studiato ma ho preso lo stesso un brutto voto. (Pur avendo studiato ho preso un brutto voto) Piove troppo forte, non voglio uscire. (Piove così forte che non voglio uscire)
Proviamo insieme
in pratica
ATTENZIONE QUANDO SCRIVI!
L’italiano neo-standard è utilizzato da tutte le categorie di persone (colte o meno colte). Le sue caratteristiche, come abbiamo visto, sono quasi sempre accettabili nel parlato, mentre continuano a essere sentite come meno accettabili (a volte veri e propri errori, come gli per il femminile) in forme più controllate, soprattutto dello scritto: dipende dalle circostanze e dal genere di testo.
GRAMMA
scrittura
❱ L e seguenti frasi sono pronunciate in italiano neo-standard. Individua e sottolinea le caratteristiche ammesse nel parlato ma che non sarebbero ammissibili nello scritto standard. a. “Dato che sei mio amico dovresti conoscermi bene.” b. “Se non eri così lungo a vestirti, eravamo già al concerto!” c. “Ma questo qui è impazzito ad andare così forte in monopattino?” d. “Questa estate rinforzo il mio inglese lavorando in un caffè a Londra.” e. “L’hai comprato te il pane?” f. “Gaia adora i due gemellini e gli ha comprato due libretti.” ❱ L e seguenti frasi contengono ciascuna un fenomeno dell’italiano neo-standard. Individualo e prova a riscrivere le frasi in italiano standard. a. Il giorno che vieni alla galleria d’arte ti faccio conoscere la nuova artista spagnola. b. A giugno vado ancora in università, a luglio invece sono a casa. c. Non credo che Marco sa bene il tedesco. d. Massimo com’è che sa sempre tutto?
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in pratica
ARLARE A SCUOLA: P L’INTERROGAZIONE E IL DIALOGO IN CLASSE
A scuola impariamo a scrivere, ma anche a parlare in modo efficace attraverso le relazioni sulle attività, gli scambi continui fra compagni e con gli insegnanti e l’interrogazione. Nonostante la sua maggiore flessibilità, il parlato non comporta affatto l’uso di “parole in libertà”, cioè in disordine. A scuola gli studenti si trovano a gestire due categorie principali di parlato: – l’interrogazione, anche nella forma della presentazione di un lavoro collettivo; – il dialogo in classe. Non sempre l’apprendimento, infatti, ha la direzione professore-alunno: spesso l’apprendimento avviene perché si costruiscono insieme spiegazioni, osservazioni, interpretazioni. L’interrogazione • Parlare di getto non sempre è una scelta efficace. Se si conosce in anticipo l’argomento dell’interrogazione, è bene prepararsi una scaletta anche scritta o una serie di punti da trattare, in modo da selezionare i dati pertinenti ed evitare quelli ridondanti o inutili. Se non si conosce l’argomento, è meglio non partire “a ruota libera” a parlare, ma prendersi qualche momento per organizzare la risposta (anche ad alta voce). • Accumulare informazioni non è efficace, perché si rischia di essere frammentari. È bene selezionare le informazioni e i concetti significativi a seconda dello scopo, ordinandoli in base a un criterio logicocronologico, e non dire le cose affastellate o in modo casuale: la scaletta serve appunto a evitare di dimenticare qualcosa o di riportarla in un ordine sbagliato. • Esporre quanto richiesto a partire da un piano precedente è anche segno di autonomia. Se non avete organizzato la vostra esposizione, potreste interrompervi e aver bisogno delle domande dell’insegnante per riprendere il filo e andare avanti e questo può essere recepito come segno di scarsa autonomia. È utile porsi da soli le domande: “Perché…?”; “Con quali conseguenze…?”; “In quale contesto…?”. • Anche aver prima definito le parole chiave del proprio discorso è utile. Quando esponete, segnalatele a chi ascolta: “Il concetto importante è che... ”. • È bene fare dei collegamenti: concetti particolari che si riferiscono a quelli più generali: “Questo è un esempio di... “; “La conseguenza è che...”. • Scegliete adeguatamente le parole: devono essere precise ma non difficili, chiare e non generiche. • In un’interrogazione preparata in anticipo, se è disponibile in classe l’attrezzatura, predisponete delle slide: proiettare schemi, immagini, esempi è utile alla comprensione. Fate attenzione: le slide devono essere di supporto a ciò che dovete esporre, non devono contenere il testo dell’esposizione. Il dialogo in classe • È importante rendersi conto dell’argomento generale, dell’intenzione e del tipo di discorso che si costruisce con l’interlocuzione: il racconto di un’esperienza, l’esposizione di un concetto, la ricerca di una soluzione a un problema, l’argomentazione pro o contro una certa idea... • Bisogna intervenire in maniera pertinente, così da rispondere al problema o alla domanda posta in modo coerente con quello che è stato detto prima e portando un contributo in più o una domanda che serva a chiarire. • È meglio fornire dati o argomenti a sostegno di quello che si dice: ragioni, esempi, dettagli, in modo che chi ascolta possa restare convinto o ribattere. • Occorre misurare il tempo: non parlare troppo a lungo sottraendo tempo agli altri. • In ogni caso bisogna usare il registro giusto (tono, linguaggio, regole di cortesia). Ascoltare e parlare, che sono attività spontanee, possono essere migliorate a scuola e diventare più controllate.
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PARTE 1
Il nostro linguaggio cresce con noi
4 NON SEMPRE QUALUNQUE COSA È AMMESSA: I REGISTRI LINGUISTICI I registri linguistici sono come delle famiglie di espressioni che risultano adeguate in un certo contesto, ma che possono non esserlo in un altro. A seconda della situazione, può essere opportuno: un linguaggio più familiare, meno curato e più vicino al parlato, oppure un linguaggio più curato, più preciso e più vicino allo scritto.
4.1 In che cosa si differenziano i diversi registri linguistici Il cambiamento di registro incide su: ■
le scelte lessicali sventurato sfortunato scalognato iellato sfigato
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Fra questi sinonimi la parola più “neutra” è sfortunato, mentre sventurato è più rara e perciò più ricercata, scalognato e iellato sono di registro più basso, e sfigato è un neologismo del linguaggio giovanile con una sfumatura addirittura volgare, perciò si può ammettere solo tra giovani che parlano tra loro.
la sintassi Sebbene in passato la classe politica annoverasse brillanti oratori, oggi sempre di più tende a mettersi al livello dell’ascoltatore medio, perdendo qualunque aura di autorità.
L’uso della subordinazione e di modi verbali più espressivi non è colloquiale, ma è tipico di una lingua più curata.
La scelta del registro deve mantenersi coerente non solo con il genere di testo ma anche all’interno del testo: se il lessico è curato, la sintassi non può essere sciatta (e viceversa). TESTO DI REGISTRO NON COERENTE Il convegno aveva visto la partecipazione dei rappresentanti delle associazioni professionali del settore, che si erano succeduti al microfono. A metà dei lavori i capi se ne sono fregati dell’ordine stabilito e ciascuno parlava come gli girava. TESTO DI REGISTRO COERENTE (professionale) Il convegno ha visto la partecipazione dei rappresentanti delle associazioni professionali del settore, i quali inizialmente si sono succeduti come da programma al microfono. A metà dei lavori, però, i dirigenti hanno modificato l’ordine stabilito e ciascuno è intervenuto nel modo che ha ritenuto più opportuno. TESTO DI REGISTRO COERENTE (colloquiale) Ma lo sai che a quel convegno a cui sono andato, a metà dei lavori i capi se ne sono fregati dell’ordine stabilito e ciascuno parlava come gli girava?!? Una scena imbarazzante!
In questo testo professionale si deve mantenere costante un registro adeguato: non sono coerenti fra loro espressioni curate come “aveva visto la partecipazione dei rappresentanti delle associazioni professionali del settore” ed espressioni colloquiali come “i capi se ne sono fregati” e “come gli girava”.
Se invece il genere è, per esempio, una telefonata a un amico, il tono è colloquiale e non sarebbe coerente una parola appropriata in un contesto professionale.
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La commistione, cioè la mescolanza, di registri diversi (o mistilinguismo), è ammessa solo in certi tipi di testo (per esempio il blog) o se usato da scrittori esperti per scopi specifici. I registri linguistici si definiscono come famiglie di espressioni il cui uso dipende dal contesto. Si differenziano tra loro per le scelte lessicali e la sintassi. Quando si usa un certo registro linguistico bisogna mantenere nel testo la coerenza di registro.
in pratica
F ARE ATTENZIONE AL MISTILINGUISMO NELLA SCRITTURA: NON MESCOLARE FRA LORO I REGISTRI
Chi non è ancora esperto a volte non sa distinguere fra le parole colloquiali e quelle più complesse, rischiando involontariamente di mescolare i registri (si chiama “mistilinguismo” la commistione, cioè la mescolanza di registri diversi), con un effetto negativo. Vediamo un esempio: A furia di spifferare a destra e a manca tutto quello che veniva a sapere, quel tipo ne ricavò un irreparabile danno d’immagine. L’espressione spifferare a destra e a manca è colloquiale e tipica del parlato. Nella stessa frase troviamo l’espressione irreparabile danno d’immagine che, invece, è formale e colta: l’uso insieme di due registri produce un effetto “strano” e, dal punto di vista della coerenza della scrittura, negativo. A seconda del lettore cui ci rivolgiamo (e degli altri aspetti che abbiamo visto in questa Unità) risultano coerenti le due frasi: A furia di spifferare a destra e a manca tutto quello che veniva a sapere, quel tipo ne ottenne una pessima immagine di sé. (testo più libero, registro colloquiale) Poiché riferiva a chiunque e dappertutto ciò che veniva a sapere, quell’uomo ne ricavò un irreparabile danno d’immagine. (testo più controllato, registro più alto) Se si vuole scrivere in modo efficace e coerente, dobbiamo individuare il tipo di registro adatto all’argomento e al destinatario. Una volta scritto il testo, dobbiamo controllare che ogni espressione appartenga allo stesso registro. In caso di dubbio, il dizionario segnala l’appartenenza al tipo di registro (se diverso da quello standard). Dove è ammesso il mistilinguismo Il mistilinguismo è ammesso, ed è voluto l’effetto che crea, in Internet nei blog. I testi sono “parlati-scritti” nel senso che riproducono il parlato, come una conversazione, e mirano a coinvolgere il lettore. Nell’esempio che segue, l’autore nel suo blog parla di un modello di auto e utilizza espressioni tipiche del parlato ma anche termini tecnici specialistici: Ma allora, tutto ‘sto sforzo creativo di rifare da capo una leggenda vecchia di 71 anni, a che è servito? Mi sono posto il quesito e ho provato a darmi una risposta. Sapete qual è? Che l’intenzione della casa madre, io credo, è quella di andare a pescare una clientela nuova, più ampia, con più capacità di spesa e molto, molto meno in fissa con
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l’offroad, il fango e tutti gli annessi e connessi del caso. Quanto è Defender tutto questo? Boh, forse poco. Ma, alla fin della fiera, conteranno solo i numeri. Espressioni tipiche del parlato: l’abbreviazione ‘sto; alcune scelte lessicali: andare a pescare, meno in fissa con, alla fin della fiera; l’interiezione Boh! Termini più specialistici: casa madre, clientela, capacità di spesa Il mistlinguismo è ammesso anche nel giornalismo Lo stile brillante ammette una commistione di stili in cui si alternano linguaggio colto e linguaggio colloquiale, con effetto dinamico e colorato: A causa della temporanea assenza della sua famiglia ho avuto graditissimo ospite per qualche giorno Olmo, un cucciolo di Leonberger. Un pupazzone di 16 chili, 3 mesi di vita, la camminata festosamente sghemba. Una specie di cane-chimera, leoncino dietro e muso da lupacchiotto, fantastici zamponi che lasciano presagire gli imminenti 60 chili, lo sguardo incantato ed entusiasta di chi vede tutto per la prima volta, adoratore di canne dell’acqua oltre che promettente talento del pallone, preferibilmente rosso. Irresistibile. La prima caninità domestica dopo la perdita dolorosa del mio Tom. (da M. Terragni, L’importanza di avere un cane per amico, in Io donna, agosto 2011)
In questo articolo, le espressioni formali (la temporanea assenza, il graditissimo ospite, il promettente talento) e il lessico non comune (chimera, presagire, imminenti) fanno piacevole contrasto con l’immagine simpatica del canone (pupazzone dalla camminata festosamente sghemba) arrivato come ospite in casa dell’autrice.
4.2 In base a che cosa cambia il contesto La situazione, o contesto, e quindi il registro linguistico da usare, cambia a seconda: ■
del mezzo (scritto/parlato, ma anche raccomandata/e-mail),
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degli interlocutori (estranei/amici),
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del tipo di testo (legge/sms),
■
dell’argomento (finanza pubblica/ricetta di cucina).
Il registro linguistico dipende dal mezzo comunicativo Se lo scritto rappresenta già di per sé un mezzo distinto dal parlato, esso a sua volta può manifestarsi attraverso diversi canali (cioè mezzi comunicativi), che incidono sul modo in cui si organizza il testo. Comunicazione informativa-mezzo: mail L’invio di una semplice comunicazione via mail di carattere informativo tramite posta elettronica risulterà meno impegnativo e, in certi casi, ammetterà persino un linguaggio colloquiale. Gentili signori, purtroppo, non avendo più ricevuto da voi la conferma per l’affitto dell’appartamento di Albenga per la prima settimana di agosto, l’ho affittato ad un altro cliente che mi ha già versato la caparra. Mi dispiace, cordiali saluti. La comunicazione relativa all’affitto mancato di un appartamento avviene via mail e non richiede espressioni formali. Dalla lingua di tutti i giorni alla lingua “adulta”
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Comunicazione ufficiale-mezzo: raccomandata o PEC A differenza dell’esempi precedente, una raccomandata (o una PEC, che è il corrispondente della raccomandata in ambito digitale) costituisce un tipo di spedizione postale caratterizzata da ufficialità, in quanto serve a dimostrare, a ottenere la prova dell’avvenuto inoltro della comunicazione: essa pertanto richiederà un impegno maggiore da parte di chi scrive. Con la presente il sottoscritto Mario Rossi nato a… il xx.xx.xxxx e residente a … in via … C.F. XXXZZZ11X71E000X CHIEDE formale disdetta del contratto in oggetto, stipulato in data xx.zz.yy. La presente è inviata con raccomandata A/R e nel momento del ricevimento della ricevuta di ritorno il sottoscritto si riterrà non più obbligato in alcun modo nei vostri confronti, ancor più a pagamenti non giustificati nel contratto e a penali. Sono vere e proprie formule: Con la presente… il sottoscritto… formale disdetta… non obbligato in alcun modo… La parola chiede, posizionata al centro in lettere maiuscole, è un importante elemento grafico formale. Quando una parola come dichiara, certifica ecc. si trova evidenziata in modo analogo in un documento ufficiale firmato da un’autorità competente, essa “fa avvenire” quello che sta comunicando; in presenza di verbi come autorizza, oppure ordina, la parola stessa dà luogo a precise conseguenze giuridiche: Il Sindaco, visto ... considerato ... ritenuto che ... ORDINA la demolizione del muro pericolante. Il testo di questo esempio indica dunque che, dal momento in cui il Sindaco ha firmato l’ordine, le squadre operative acquistano il diritto/dovere di eseguirlo. I mezzi comunicativi incidono sulla forma di un testo. Se caratterizzati da un certo grado di ufficialità, essi comportano il ricorso a un linguaggio più complesso e, in alcuni casi, a specifici elementi formali.
Il registro linguistico dipende dal tipo di interlocutore Ci si esprime in modo diverso anche a seconda dell’interlocutore e del contesto sociale. Parlare con un amico coetaneo o con un adulto sconosciuto richiede un adeguamento delle espressioni e del tono, che saranno più amichevoli e confidenziali con l’amico, più controllati con l’adulto.
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Ehi, vieni un attimo, dammi una mano...
al coetaneo
Scusi, le dispiacerebbe aiutarmi?
a un adulto sconosciuto
Il nostro linguaggio cresce con noi
Una stessa espressione può essere formulata in modi molto diversi, da quello più elaborato al più popolare, fino a diventare scortese. Mi pregio informarLa che la nostra venuta non rientra nell’ambito del fattibile.
addirittura arcaico
Vogliate prendere atto dell’impossibilità della venuta dei sottoscritti.
molto formale
La informo che non potremo essere presenti.
adeguata a uno scritto fra estranei
Sa, non possiamo venire.
ancora usando il lei ma più colloquiale
Mica possiamo venire, eh!
parlato, popolare
Ehi, apri ‘ste orecchie, col cavolo che veniamo.
decisamente scortese
Il registro non è solo una regola linguistica: è una forma di rispetto verso l’altro, è saper trovare il tono giusto per comunicare. L’uso della lingua secondo relazioni sociali adeguate si impara nel tempo: il bambino tratta familiarmente lo sconosciuto e l’amico, il grande e il piccolo, e solo in seguito riesce a capire la differenza. Del registro, inteso in questo senso più ampio, fanno parte molti aspetti. ■
■
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■
Distinguere quello che si può o non si può dire: un detto popolare recita “non si parla di corde in casa dell’impiccato”, per dire che un discorso mal controllato può dare dispiacere all’interlocutore e renderlo mal disposto. Fa parte della scelta del registro avere ben presente la differenza fra dare del tu e dare del lei. Già nel passaggio dalla scuola primaria alla scuola secondaria di I grado spesso si passa da: ciao maestra! a Salve, prof.! Questa espressione però non andrà più bene all’università, dove sarà preferibile Buongiorno, professore. Capire la situazione in cui possono essere ammesse parole inopportune o addirittura volgari, che in certi contesti sono stonate e inaccettabili. È importante, in termini di capacità di relazione, saper evitare espressioni brusche, o una franchezza eccessiva. Saper tenere conto dei ruoli. Osserviamo due frasi dette da uno studente al preside: Sono disponibile a incontrarla alle 11. L’affermazione risulta scortese e linguisticamente inadatta: è il preside, infatti, che si rende disponibile. Sarebbe disponibile per un colloquio domani alle 11? Lo studente non è un “pari grado” del preside e quindi deve chiedergli con gentilezza se potrà riceverlo in quel certo orario.
La capacità di usare in modo opportuno i registri si apprende con l’esperienza di discorsi, conversazioni e testi legati a differenti situazioni. Parlare esclusivamente con gli amici di argomenti legati alla quotidianità non garantisce alcun progresso in tal senso; viceversa, andare a scuola, viaggiare, conoscere persone appartenenti a contesti diversi da quello familiare aiuta ad ampliare le proprie esperienze, sia relazionali sia espressive. La scelta del registro non è soltanto una questione linguistica, ma anche sociale, in quanto è influenzata dalla relazione con i diversi interlocutori coinvolti nella comunicazione e dal contesto in cui essa si svolge.
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Il registro linguistico dipende dal tipo di testo La varietà dei registri si definisce anche in rapporto al testo: tra una conversazione per strada fra due amici e il testo della Costituzione italiana, che assumiamo come i due estremi, ci sono in mezzo tantissimi generi di testo, che si differenziano per contesto, interlocutore e, appunto, registro. Per semplificare, dal punto di vista delle scelte linguistiche e di registro possiamo ricondurre i testi, ci riferiamo in particolare ai testi scritti, a tre grandi categorie: molto controllati, mediamente controllati, piuttosto liberi (ma non sgrammaticati!). TESTI Molto controllati
Mediamente controllati
Piuttosto liberi
Testi scientifici, accademici, testi di legge, documenti ufficiali, regolamenti vincolanti, atti pubblici…
Manuali scolastici, articoli di giornale, avvisi al pubblico, lettere o relazioni di lavoro…
E-mail e scritti personali, diari e autobiografie, post su blog o social, messaggi in chat, scambi di informazioni fra colleghi…
Abbiamo lasciato da parte i testi letterari e, in particolare, quelli poetici: entrambi, infatti, si basano sulla creatività espressiva; tuttavia, essi rispondono al contempo a tali regole e convenzioni (soprattutto la poesia) che sono molto controllati e molto liberi. Alcuni criteri per distinguere i testi sono: ■
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la definitezza dei contenuti, dotati di maggiori o minori vincoli (l’opinione personale è diversa dalla dimostrazione argomentata); la elaborazione del linguaggio e il suo orientamento a maggiore o minore partecipazione o neutralità sul piano emotivo; lo scopo, più o meno vincolante (è diverso prescrivere, spiegare o raccontare).
Queste differenze di registro e di “controllo” si possono trovare all’interno di una stessa tipologia di testo (narrativo, descrittivo ecc.). Per comprendere meglio, facciamo alcuni esempi di diversi tipi di testo espositivo. ■
Testo molto controllato Disposizioni dal regolamento di una banca: Premesso che riveste la qualifica di emigrato il cittadino italiano che risulta iscritto nei registri anagrafici del comune italiano di residenza, ma è espatriato in uno Stato estero per svolgervi un lavoro subordinato; per l’accensione del conto in valuta estera il cittadino emigrato deve attenersi alle modalità riportate di seguito. Le disposizioni hanno lo scopo di regolare un comportamento che ha condizioni precise; per questo prevale un linguaggio tecnico in cui i termini sono definiti in modo univoco (a volte attraverso formule) e non si prestano a interpretazioni e a commenti, ed esplicitano tutto quello che è necessario sapere.
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Testo mediamente controllato Voce enciclopedica (dal web): L’emigrato è spinto a cercare un luogo diverso da quello di origine “dove aver miglior fortuna”, quando vengono a mancare le condizioni necessarie al pieno compimento dei suoi desideri. (…) La separazione dalla terra d’origine è sempre sentita come una frattura nella vita personale.
Il nostro linguaggio cresce con noi
La voce enciclopedica ha lo scopo di dare semplici informazioni che, per quanto corrette, non aspirano a essere una trattazione esauriente e rigorosa; per questo sono ammessi anche modi di dire come avere miglior fortuna o il riferimento ai sentimenti personali, anche se il senso è comunque abbastanza ben definito. ■
Testo piuttosto libero Post da un blog di immigrati: Avete mai sentito parlare del “carnevale di Calabar”, conosciuto anche come la più grande festa di strada in Africa? Il carnevale di Calabar è una festa che dura 31 giorni nel mese di novembre o dicembre. Questo carnevale attira turisti da tutto il mondo in Nigeria, posso assicurarvi che durante questo carnevale non esiste la noia. Un tema che ricorre nel carnevale è quello della migrazione. L’Africa ha sempre conosciuto la migrazione, è sempre stata la patria di molte culture e tradizioni. Spero di vedervi durante il carnevale del Calabar! (Da www.ublogger.org)
In questo blog chi scrive cerca un contatto immediato con il lettore anche attraverso le domande dirette e l’esclamazione, con l’uso dei pronomi – anche sottintesi – io e voi (posso assicurarvi… spero… avete mai sentito… vedervi). I testi possono essere ricondotti a tre categorie fondamentali: molto controllati, mediamente controllati e piuttosto liberi, e si distinguono anche in base al registro linguistico.
Il linguaggio dipende dai contesti specifici Si definiscono sottocodici le lingue speciali usate in contesti specifici, in cui si trattano argomenti altrettanto specifici e delimitati: il linguaggio del calcio, della politica, della medicina ecc. Ognuno di questi ambiti particolari usa un lessico di parole tecniche e, a volte, anche uno stile proprio. Prendiamo in considerazione qualche esempio: ■
Il linguaggio scientifico usa termini specifici. Dal punto di vista stilistico, preferisce le forme nominali e quelle passive o impersonali, perché il testo vuole presentarsi come oggettivo, senza coinvolgimento degli interlocutori. Il linguaggio scientifico è tipico del cosiddetto “bugiardino”, cioè del foglio di accompagnamento di un medicinale: La somministrazione delle bustine, contenenti aspartame, è controindicata nei casi di fenilchetonuria. Nei rari casi di reazioni allergiche la somministrazione deve essere sospesa e deve essere istituito un idoneo trattamento.
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• Forma nominale: somministrazione
T ermini tecnici: fenilchetonuria; istituire un trattamento • Forme passive: deve essere sospesa; deve essere istituita
Il linguaggio del giornalismo sportivo utilizza non solo termini propri, ma anche uno stile metaforico molto singolare, e spesso termini stranieri: È il 7’ quando l’attaccante entra in area, nessun compagno in offside, ma su di lui l’avversario cerca la chiusura in scivolata. Situazione non facile per l’arbitro che battezza il tocco del pallone come effettuato dal difensore, assegnando l’angolo. Questa volta l’arbitro giudica bene e assegna il corner per l’Italia.
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Il linguaggio dell’amministrazione pubblica, al contrario, utilizza un linguaggio piuttosto formale, a volte farraginoso. Nelle costruzioni sintattiche prevalgono frasi impersonali e un lessico poco frequente. Dalla lingua di tutti i giorni alla lingua “adulta”
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Italo Calvino e l’antilingua
Qualora dal controllo dovesse emergere la non veridicità del contenuto della dichiarazione, il dichiarante decade dai benefici conseguiti sulla base della dichiarazione non veritiera, fermo restando quanto previsto dall’art. XX della legge X gennaio XXXX. In generale, il linguaggio amministrativo presenta queste caratteristiche: – è ricco di arcaismi (testé, altresì, all’uopo…), di locuzioni solenni (la Signoria Vostra, rendere omaggio, fare obbligo…), di formule stereotipate (netto rifiuto, autorità competente…), di varianti più formali delle congiunzioni (qualora al posto di se…); – abbondano i derivati, come sostantivi derivati da verbi e verbi derivati da nomi (l’utilizzo, la revoca, il riordino, disdettare = dare disdetta, referenziare = dare referenze), e le locuzioni (al fine di, allo scopo di, a condizione che); – abbondano parole astratte al posto di quelle comuni (liquidità = soldi), latinismi (vigesimo quarto = ventiquattresimo). La Pubblica Amministrazione ha raccomandato una stesura più immediata almeno dei testi destinati al grande pubblico, come le bollette di luce e gas, o le istruzioni per la denuncia dei redditi: è importante, infatti, che il cittadino, al quale sono indirizzati regolamenti, circolari, norme, capisca che cosa gli viene richiesto. Alcuni credono che il linguaggio amministrativo, che è un sottoprodotto del linguaggio giuridico, sia di registro più alto e quindi esteticamente migliore, il che non è vero. Il “burocratese” è invece un esempio negativo, innaturalmente pomposo. Nella seguente mail per esempio basterebbe un linguaggio meno artificioso. A seguito del colloquio da me intrattenuto con il dirigente, in cui mi si offriva la possibilità di inviarle la presente mail, La informo che i docenti che operano presso codesto istituto hanno convenuto di dover partecipare al corso in oggetto da tenersi a breve presso la nostra scuola.
Proviamo insieme
GRAMMA
scrittura
• Modi tipici del linguaggio amministrativo:
a seguito di, La informo che, da tenersi a breve • Eccesso di formalismo: il passivo da me intrattenuto, l’impersonale mi si offriva • Lessico pretenzioso: codesto istituto usato scorrettamente al posto del corretto questo
I sottocodici sono lingue speciali utilizzate in ambiti specifici e caratterizzate da lessico (termini tecnici) e stile propri.
❱ R iscrivi il seguente testo in uno stile meno burocratico e più comprensibile. Tutela dei minori I minori possono essere meno consapevoli dei rischi, delle conseguenze, nonché dei loro diritti in relazione al trattamento dei dati personali, pertanto Poste Italiane S.p.A. rivolge loro una specifica protezione, con particolare riguardo all’utilizzo dei dati personali per fini di marketing o di creazione di profili individuali e alla raccolta di dati personali nell’ambito dei servizi forniti direttamente al minore. Per quanto riguarda l’offerta diretta di servizi della società dell’informazione (ovvero qualsiasi servizio prestato per via elettronica), il trattamento di dati personali richiede il consenso esplicito del minore ed è lecito ove il minore abbia compiuto l’età minima prevista dalla legge applicabile. (da www.poste.it)
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PARTE 1
Il nostro linguaggio cresce con noi
a che cosa serve la
grammatica
Suggerimenti utili per SCRIVERE in modo chiaro ed efficace e per COMPRENDERE agevolmente un testo
Come si scrive una lettera formale Non è facile trovare il tono adatto per rivolgersi a persone che non si conoscono, oppure con le quali non c’è un rapporto confidenziale, che sia giustamente distaccato ma non artificioso, soprattutto quando si scrive per proporre la propria candidatura per uno stage, per richiedere informazioni, per protestare per una situazione scorretta, per iscriversi a un bando di concorso ecc. Se il candidato a un posto di lavoro, in questo caso una posizione di analista di processo di un’azienda, scrive all’ufficio personale una e-mail di questo tenore, tutta giocata sui toni personale, sembrerà assolutamente poco adeguata dal punto di vista linguistico e del tutto fuori contesto e quindi poco affidabile (perciò non proseguiranno neppure la lettura del testo dopo le prime righe!). Chiamare per nome proprio è inopportuno Così si può scrivere a una coetanea
Dettagli non pertinenti e dal tono spiritoso come parlando con un coetaneo
Buonasera Carlotta, come andiamo? Prima di tutto una buona notizia: ho finito tutti gli esami di Economia e mi sono laureato. Urrà! Ora ho il foglietto del titolo di studio. Come le dicevo, avrei alcune domande sul mio futuro presso la vostra azienda. 1. Potete aiutarmi a trovare una camera da affittare? Vorrei tenermi basso con i costi, per mettere da parte quanto più possibile. Mi accontento facilmente. Potrei anche guardare online ma tutti mi dicono di stare attento e forse faccio prima a chiedere aiuto a voi. 2. Da Gorgonzola, se la casa/camera la prendo là, si raggiunge facilmente Milano (per, per esempio, uscire la sera)? 3. Secondo voi, riesco a mantenere una qualche vita sociale? Può sembrare una domanda scema ma non ho davvero idea di cosa mi aspetta; per esempio se andassi a XY, il paese di mia mamma, il massimo dell’avventura sarebbe andare a giocare a Burraco al bar di mio zio. Grazie dell’attenzione e attendo vostre notizie. Le aziende con le quali ho fatto i colloqui finora non sembrano dare grossi segni di vita Un cordiale saluto, Mario
Battuta di spirito non opportuna Dettagli non pertinenti per chi legge
Dettagli che esulano dal lavoro
Modo di dire del parlato
Rivolgersi a un ufficio, o a una persona verso la quale manifestiamo rispetto, richiede l’uso di certe forme linguistiche di registro diverso da quello quotidiano: non è ammesso il mistilinguismo. Le forme necessarie di una lettera formale sono le seguenti. • Scrivendo a un’azienda o a un ufficio/ente o a un professionista, nella formula di interlocuzione potremmo usare per esempio le espressioni: Spettabile (nome azienda)… – Spettabile ufficio… Gentile signor/signora preside… – Egregio/a avvocato… Egregio/a signore/signora… – Egregio/a dottor/dottoressa …
Dalla lingua di tutti i giorni alla lingua “adulta”
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• Un testo formale deve contenere chiaramente l’argomento e lo scopo, solitamente segnalato come “oggetto” (per esempio, “Richiesta di rimborso per …”). Devono anche essere ben chiari la data, il mittente e il destinatario: questi dati fanno testo in caso di controversia. • Bisogna adottare uno stile di scrittura chiaro e pulito, senza ricorrere all’uso eccessivo del “burocratese” e come forma allocutiva non si deve mai usare il tu: a una singola persona daremo del lei, rivolgendoci a un’azienda o a un ufficio potremo dare del voi: La presente per segnalarle… Vi confermo che ho provveduto all’invio di…
uso del lei uso del voi
Nota l’espressione formale “la presente” al posto di “la presente lettera / mail”. I pronomi riferiti al destinatario possono essere scritti con la lettera maiuscola in segno di maggiore distanza: Mi rivolgo a Lei per ... • Le formule di chiusura sono varie: In attesa di gentile riscontro porgo rispettosi saluti Con i miei migliori saluti
(più freddo) (più disinvolto)
in pratica Una lettera formale dev’essere scritta con un linguaggio rispettoso e un registro adeguato. Non è ammesso il mistilinguismo e si deve seguire la seguente struttura base: data, mittente, destinatario, oggetto; l’uso del lei o del voi; specifiche formule di inizio e di chiusura.
Come comprendere più facilmente un testo: fare la parafrasi La varietà di registri e di scelte linguistiche comporta che alcuni testi siano più difficili di altri. “Fare la parafrasi” solitamente significa riscrivere un testo modificando il lessico e quello che nella sintassi risulta poco scorrevole o, nel caso di un testo letterario o poetico, legato a particolari effetti, cioè “tradurlo” in italiano più comprensibile senza però cambiarne né il contenuto né il significato. Vediamo le operazioni da svolgere su un testo di un manuale di storia. • Identificare e chiarire le parole difficili La nascita degli Stati nazionali contrastò gli interessi dell’aristocrazia feudale, poiché il sovrano le tolse molti poteri (emanare leggi, riscuotere tasse, amministrare la giustizia). Le Monarchie nazionali più significative furono l’Inghilterra, la Francia, la Spagna e il Portogallo. Si trattava di Stati non più frazionati in feudi, ma retti direttamente dal re, tramite un massiccio impiego di funzionari, che riscuotevano le imposte in nome dello Stato. 18
PARTE 1
Il nostro linguaggio cresce con noi
Gli Stati nazionali andarono contro gli interessi dell’aristocrazia feudale… (fare/emettere le leggi…). Le Monarchie nazionali… non erano più Stati divisi in possedimenti dei nobili… Erano Stati governati dal re attraverso numerosi funzionari che…
• Trasformare forme passive in attive Alla morte di Enrico II, la corona fu presa da suo figlio, Riccardo Cuor di Leone. Egli era un personaggio inquieto. La terza Crociata fu animata da alcuni grandi personaggi della storia dell’epoca: tra essi, Federico Barbarossa e Riccardo Cuor di Leone stesso. La Reconquista fu inizialmente caratterizzata da una serie di iniziative isolate da parte dei piccoli regni cristiani del nord della Spagna. Dall’XI secolo, invece, l’avanzata cristiana segnò continui progressi e molti domini musulmani furono sottomessi e costretti a pagare un tributo.
Riccardo Cuor di Leone prese la corona dopo la morte del padre Enrico II. Alcuni personaggi dell’epoca animarono la terza Crociata…
Una serie di iniziative dei piccoli regni… caratterizzò la Reconquista in Spagna. I cristiani sottomisero i domini mussulmani e li costrinsero a pagare un tributo.
• Riordinare gli eventi guardando i tempi verbali Guglielmo il Conquistatore attraversò il Canale della Manica e sbarcò in Inghilterra partendo dalla Normandia. Il futuro sovrano aveva deciso di recarsi sul suolo britannico per riprendersi il trono che Aroldo aveva occupato senza averne diritto. Quest’ultimo, d’altra parte, scese in guerra contro il nobile normanno. Tra i due si scatenò un conflitto che portò, nel 1066, alla vittoria di Guglielmo nella Battaglia di Hastings.
Aroldo occupa il trono britannico senza averne diritto; Guglielmo il Conquistatore decide di prendersi il trono: parte dalla Normandia, attraversa il Canale della Manica e sbarca in Inghilterra. I due si scontrano e nella Battaglia di Hastings vince Guglielmo.
in pratica Per fare la parafrasi di un testo “difficile” occorre operare sul lessico e sulla sintassi. Sul lessico: – individuare le parole o espressioni difficili e sostituirle, se necessario utilizzando il dizionario, con corrispondenti parole della lingua d’uso; Sulla sintassi: – se siamo di fronte a periodi lunghi e articolati, semplificare le costruzioni sintattiche per esempio, “dividendo” una frase in più frasi semplici; – ordinare le parole secondo una successione regolare della frase attiva: soggettopredicato-complementi; – ordinare i fatti guardando i tempi verbali.
Dalla lingua di tutti i giorni alla lingua “adulta”
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GUIDA alla COMPRENSIONE Perché è necessario crescendo apprendere una lingua più consapevole e articolata? 1 Che cosa ti permette? Parlare e scrivere sono due modi differenti di utilizzare la lingua: che differenza c’è? 2 Quali sono i “vantaggi” del parlato? Definiscine le caratteristiche dal punto di vista: 3 comunicativo: linguistico: informativo: Quali sono i “vantaggi” invece dello scritto? Definiscine le caratteristiche dal punto di 4 vista: comunicativo: linguistico: informativo: Che cosa si intende per esplicitezza e perché nello scritto deve essere maggiore che nel 5 parlato? Che cosa si intende per italiano neo-standard e in quali tipi di testo o situazioni è am6 messo? Che cosa sono i registri linguistici? 7 La scelta di un registro linguistico al posto di un altro dipende dal contesto che cambia 8 per quattro fondamentali aspetti, che sono: Per il primo aspetto, abbiamo visto l’esempio mail informale/raccomandata. Fai un al9 tro esempio che richieda due registri diversi:
/
Quali sono i tre tipi di testo che si differenziano per contesto, interlocutore e registro? 10 Elencali e per ognuno di essi fai un esempio: Testo
Esempio:
Testo
Esempio:
Testo
Esempio:
Quali sono le caratteristiche del “burocratese” e perché questo tipo di linguaggio non è 11 stilisticamente migliore? Che cosa si intende con le espressioni: 12 lingue speciali e sottocodici: mistilinguismo:
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PARTE 1
Il nostro linguaggio cresce con noi
ATTIVITÀ
Esercizi interattivi extra
2 PARLARE È SPONTANEO, SCRIVERE NON LO È 1 Nei due brani che seguono sottolinea le parole che indicano scelte comunicative, informative e linguistiche tipiche del parlato.
1. Ciao a tutti, io uso questi auricolari Bluetooth, li sto usando ormai da un anno, prima li ha usati per pochissimo tempo mia sorella. Mi era già capitato che non si sentisse da un auricolare, ma poi scuotendolo un po’ tornava normale. Ora è da un giorno così e penso si sia rotto definitivamente. C’è qualcosa che posso fare? Comunque non mi importa più di tanto perché li ho usati tantissimo, quindi non mi dà fastidio buttarli hanno fatto la loro vita e magari mi becco un paio nuovo wireless. 2. A scuola abbiamo visto Gomorra e Romanzo criminale. Certo, sono film di più di dieci anni fa, ma sono sempre attuali. Giuro che non è una presa di posizione, né voglia di fare il bastian contrario ma Gomorra non mi è piaciuto per niente. Mentre tutti intorno a me ne subivano gli effetti collaterali, io ne restavo completamente indifferente. Gusti, certamente: ma ho comunque provato ad analizzare questa mia idiosincrasia. Perché Romanzo Criminale mi mette ancora i brividi e mi dà dipendenza mentre con Gomorra ho fatto fatica a finire un episodio? La mettiamo in una top 10, che fa sempre la sua figura. 2 Leggi attentamente i brani di seguito riportati. Basandoti sulle parti sottolineate (che ri-
guardano gli aspetti comunicativo, informativo e linguistico), stabilisci per ciascuno se si tratta di un testo scritto o di un testo parlato. 1. La teoria dei diritti umani contempla due tipi di diritti: quelli la cui osservanza si realizza semplicemente non intervenendo, come il diritto al culto, e quelli la cui attuazione ha bisogno di risorse. Alcuni dubitano che in quest’ultimo caso si possa parlare di diritti. C’è dunque una netta distinzione tra un’interpretazione ristretta (il diritto a procurarsi il cibo mediante i propri sforzi senza essere intralciati) e un’interpretazione ampia (il diritto a ricevere il cibo quando non si è in grado di procurarselo). L’interpretazione ampia garantisce una nutrizione adeguata quando il lavoro o la terra non sono disponibili, e implica dunque l’impiego di risorse per nutrire gli esseri umani. Numerosi governi non accettano quest’interpretazione. Anzi alcuni hanno sostenuto che spendere tempo e denaro per promuovere il diritto al cibo significa sprecare risorse che sarebbe meglio destinare ai poveri. Testo:
scritto
parlato
2. Come diavolo fai ad ascoltare certa musica? Tra qualche anno l’avrai scordata! Ci sono canzoni che invece resistono al tempo, ascolta Losing my religion, questa sì che è musica top! Ha caratterizzato sicuramente la mia adolescenza, questa canzone è legata soprattutto a una ragazza ovviamente… a lei, quindi insomma una cosa abbastanza... Quando sento Losing my religion rivivo a pieno tutta la mia adolescenza… Sentila e poi dimmi se non è attuale anche per te! Ah, non c’entra la religione, quello è un modo di dire americano, vuol dire perdere la pazienza… insomma lui ama ma non è corrisposto… Che tempi al periodo delle medie, all’atmosfera delle feste delle medie in cui ogni canzone aveva il suo momento particolare… Quando si ballava tutti insieme, quando c’era il lento, Dalla lingua di tutti i giorni alla lingua “adulta”
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ATTIVITÀ ecco quella era un’atmosfera che ricordo con piacere della mia adolescenza proprio perché è forse l’unica che veramente non si può ricreare, sotto nessun aspetto. Testo:
scritto
parlato
3. È stata una buona Italia secondo me c’è tanto da migliorare, ci sono alcuni aspetti su cui lavorare, non basta questo all’Europeo ma siamo sulla buona strada. Noi siamo ottimisti e dobbiamo esserlo per forza. Se vai lì senza positività fai poca strada. Dobbiamo avere la sana incoscienza e andare là con le nostre consapevolezze, sarà dura ma venderemo cara la pelle. Oggi come oggi gli avversari sono sempre difficili da battere tutti, ho visto altri risultati sorprendenti come la Germania che ha perso contro la Slovacchia; la Scozia aveva un girone difficile e non era una squadra da sottovalutare, stasera non abbiamo loro concesso nulla a parte una mezza occasione. Testo:
scritto
parlato
3 Scegli uno dei brani dell’attività precedente e fai una breve analisi scritta spiegando come hai valutato ciascuno dei tre aspetti (comunicativo, informativo e linguistico). 4 Scegli a piacere due brani dalle attività 1 e 2 classificati come “parlato” e trasformali in testi più vicini al registro dello scritto.
3 IL PARLATO AMMESSO 5 Nelle seguenti frasi, ci sono ridondanze nell’uso dei pronomi e ripetizioni ammessi nel parlato ma che sono da evitare nello scritto. Sai riconoscerli? Sottolineali come nell’esempio.
Non dirglielo a lui che mi hanno dato una multa. 1. Ma a me chi me lo assicura che verrete? 2. Parlategliene a lei, se volete. 3. Diglielo tu a loro che non è colpa di quel ragazzo. 4. Ma a te ti è piaciuto questo libro? 5. Sì, gliel’ha consegnato a loro il suo libro. 6. A me mi pare che siano impazziti tutti. 7. Ho cercato di farglielo comprare a lei quel vestito, ma non c’era la taglia. 8. Tu a lui glielo faresti un favore? 6 Ora, osservando ciò che hai sottolineato, trasforma 5 frasi a scelta dell’esercizio precedente nella forma corretta per lo scritto, come nell’esempio.
Non dirglielo a lui che mi hanno dato una multa. oppure
Non dire a lui che mi hanno dato una multa. Non dirgli che mi hanno dato una multa.
Frase ( ) forma corretta per lo scritto: Frase ( ) forma corretta per lo scritto: Frase ( ) forma corretta per lo scritto: Frase ( ) forma corretta per lo scritto: Frase ( ) forma corretta per lo scritto:
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Il nostro linguaggio cresce con noi
7 Sottolinea nelle frasi della prima colonna la caratteristica dell’italiano parlato o neo-standard che ciascuna di esse contiene. A fianco descrivila e indica la forma più corretta per lo scritto. CARATTERISTICA 1. Ci vediamo nel posto che vuoi te.
Uso del pronome te al posto del pronome soggetto tu
2. Non sembra che ha già 50 anni.
Uso dell’indicativo ha per la valutazione di un fatto al posto del congiuntivo abbia
3. Come mai non sei andato agli allenamenti?
Uso di Come mai al posto di Perché
4. La ragazza era incosciente del destino che era già stato deciso per lei, che proprio perché ancora bambina non lo poteva capire.
non poteva capire
5. A Giuseppe gli telefono domani.
Ripetizione: A Giuseppe / gli
Uso dei pronomi: che…non lo poteva capire al posto di che…
(o l’una o l’altra) 6. È la solita antipatica: non dargli retta!
Uso del pronome gli al posto del pronome femminile le
7. Ho litigato con Gianni e Luigi. Non gli presterò mai più il tablet.
Uso del pronome gli al posto
8. Studia spagnolo, ma voleva studiare tedesco.
Prevalenza della coordinazione
in pratica
del pronome plurale loro
sulla subordinazione
PARLARE A SCUOLA
8 L’interrogazione Il quadro La mietitura fu dipinto da Vincent Van Gogh nel 1888. Prepara per un’interrogazione un’accurata descrizione che dovrai fare in classe ai tuoi compagni.
Per organizzare la tua esposizione, attieniti alla seguente scaletta: – tipo di paesaggio; – uso dei colori e delle linee; – elementi presenti; – interpretazione personale. Individua per ogni punto della scaletta delle parole chiave che ti aiutino a esporre in modo chiaro e senza esitazioni. Alla fine proietta il quadro sulla Lim, o fallo cercare in Internet: i tuoi compagni dovranno osservare il quadro e quindi valutare la tua esposizione.
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ATTIVITÀ 9
Il dialogo Scegliete, con l’aiuto dell’insegnante, un argomento che avete già affronta-
to in classe e che vi ha interessato. Ciascuno di voi pensi a due domande da porre ai compagni che aiutino la comprensione e, sotto il coordinamento di un moderatore o di una moderatrice, iniziate una discussione in classe. Attenetevi alle seguenti indicazioni: – parlate per un tempo limitato, ma in modo chiaro e corretto; – non sovrapponete la vostra voce a quella degli altri, ma aspettate il vostro turno; – regolate il vostro intervento su quello che è già stato detto, aggiungendo, correggendo ecc.
4 NON SEMPRE QUALUNQUE COSA È AMMESSA: I REGISTRI LINGUISTICI 10 Associa, indicando il numero, ogni parola di registro quotidiano a quella corrispondente di registro alto. Se hai dubbi, consulta il dizionario. Segui l’esempio.
1. svogliato 2. morale 3. paura 4. solito 5. umanitario 6. onesto 7. ricco 8. inevitabile 9. opposto 10. evidente 11. terremoto 12. segreto 13. casa 14. noioso 14 petulante 11 sisma
6 probo 13 dimora
3 fobia
8 ineludibile
7 abbiente
1 abulico 12 arcano
4 consueto 10 palese
2 etico
9 antitetico
5 filantropico
11 Completa lo schema con le frasi mancanti, utilizzando un registro più adatto all’interlocutore indicato. Esempi di soluzione 1. Giudizio negativo su un film
2. Saluto in chiusura di una mail
3. Richiesta per mangiare altri spaghetti
Tra amici: Che schifo ‘sto film! Al preside: Questo film non ci è piaciuto molto.
Alla zia: Ciao zia! Un bacione da Recanati e a presto. Al professore: A presto professore, un caro saluto da Recanati.
A tavola, al papà: Mi allunghi un altro po’ di spaghetti? Al ristorante, al cameriere: Mi scusi, potrei avere ancora un po’
di spaghetti?
4. Richiesta di una coperta per il freddo
A un amico: Si gela… hai una coperta? Alla reception di un hotel: Poiché ho freddo, potete darmi una
coperta per favore?
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PARTE 1
Il nostro linguaggio cresce con noi
12 Riscrivi le seguenti frasi in un registro più alto: 1. Allora, questo gelato, arriva o no? Mi scusi, è pronto il gelato che abbiamo ordinato?
2. Su, corri, vai a chiamarlo, è arrivato Luca! Presto, vada a chiamarlo, è arrivato Luca!
Riscrivi queste frasi in un registro più basso: 3. Abbia la cortesia di avvisare sua madre del mio arrivo. Per favore, avvisa tua madre che sono arrivato.
4. Il prolungato maltempo comprometterà seriamente la produzione agricola. Le continue piogge rovineranno il raccolto.
13 Riscrivi il seguente testo, prevalentemente colloquiale, in uno stile più formale e corretto. Esempio di soluzione
Spett.le ditta … S.r.l. Via Moplen 13, Brescia Oggetto: Risposta a vostra inserzione
Ho letto l’inserzione per il posto di addetto alla contabilità che Voi avete messo sul giornale “Lavoro subito” e vorrei propormi. Ho preso il Diploma di Tecnico Amministrazione Finanza e Marketing nel 2019 e ho avuto un’esperienza breve ma eccezionalmente formativa come contabile nell’azienda XXX. Sono una persona affidabile e precisa, me la cavo bene nelle situazioni incasinate e mi piace un sacco il lavoro di gruppo. Sono particolarmente interessato al profilo professionale da voi richiesto. Mi va bene se devo viaggiare per lavoro o per la formazione. In allegato c’è il mio curriculum vitae. Per favore rispondetemi. Saluti, Gino Rossi 14 I seguenti termini possono avere due significati, uno generico e uno specifico nel sottocodice della disciplina indicata. Con l’aiuto del dizionario, definisci entrambi i significati.
1. area
generico:
matematica:
2. caccia
generico:
aeronautica:
3. dado
generico:
cucina:
4. acuto
generico:
musica:
5. sezione
generico:
geometria:
6. cima
generico:
marina:
7. tessuto
generico:
biologia:
8. obiettivo
generico:
fotografia:
Dalla lingua di tutti i giorni alla lingua “adulta”
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ATTIVITÀ 15 Scegli a piacere 4 termini dell’esercizio precedente e, per ognuno di essi, scrivi sul quaderno due frasi: una in cui la parola ha significa generico, una con l’altro significato che hai definito. Puoi, se vuoi, aiutarti cercando esempi da Internet. 16 Nel testo che segue, individua e sottolinea le strutture tipiche del linguaggio burocratico. Se hai dubbi, rileggi il paragrafo a pag. 16 dove sono indicati i tipici arcaismi, i sostantivi che derivano da verbi, le parole astratte ecc.
Con la presente segnalo a tutti i Signori condomini che in data... si è verificato un distacco di intonaco dalla facciata dell’edificio prospiciente il cortile comune. I vigili del fuoco, subito intervenuti, hanno intimato al condominio di eseguire immediatamente i lavori necessari per l’eliminazione dello stato di pericolo. Ho provveduto a transennare la parte di cortile in cui si è verificato il sinistro e, nel contempo, Vi invito espressamente, fino a quando non saranno ultimati gli interventi necessari alla eliminazione dello stato di pericolo, a non praticare i luoghi interessati dalla caduta dei calcinacci. Nel declinare sin d’ora ogni responsabilità per gli eventuali danni che dovessero derivare nel caso di inosservanza alle istruzioni sopra dettate, Vi invito a prestare la massima attenzione. Ossequi, l’Amministratore 17 Prova a riscrivere sul quaderno il brano dell’esercizio precedente sostituendo il più possibile le espressioni in burocratese con altre più semplici. Esempio
di soluzione
18 Riscrivi il seguente testo, “traducendolo” dal burocratese a un linguaggio più scorrevole e moderno e corretto per la forma scritta, senza cadere, quindi, nel parlato.
Si informa la cittadinanza che nei giorni sottoelencati dalle ore 23.30 a cura della Ditta *** sarà effettuato nel centro abitato il trattamento di disinfestazione contro gli insetti infestanti. La cittadinanza è invitata: 1. a non esporre alimenti in luoghi aperti;
2. a chiudere porte e finestre; 3. a non lasciare all’esterno biancheria stesa e animali domestici. Nel caso in cui, a causa del maltempo, non si possa effettuare l’intervento programmato, lo stesso sarà rimandato a data da destinarsi. Si ringrazia per la collaborazione. Il Sindaco 21-23 aprile
in pratica
Esempio di soluzione
F ARE ATTENZIONE AL MISTILINGUISMO NELLA SCRITTURA: NON MESCOLARE FRA LORO I REGISTRI
19 Nel seguente testo scritto, l’inizio di un tema, sono stati mescolati elementi tipici del parlato: individuali e cancellali.
La Costituzione, che poi è la legge fondamentale dello Stato italiano, è entrata in vigore il 1° gennaio del 1948. Nel 2018 ha festeggiato, capperi!, il suo settantesimo anniversario e costituisce, pensate un po’, ancora oggi la base della nostra legislatura, in particolar modo per quel che riguarda i diritti e, mannaggia, anche i doveri dei cittadini. Con i suoi 139 articoli di cui i primi dodici immodificabili, casomai a qualcuno saltasse in mente di farlo, la Costituzione è il nostro sostegno civile, il piedistallo sul quale poggia la nostra coscienza, sempre che esista, nazionale. (tratto con modifiche da una traccia svolta della Prova scritta 2018 dal sito Studenti.it).
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PARTE 1
Il nostro linguaggio cresce con noi
20 Esempio di soluzione
Riscrivi i seguenti testi con omogeneità di registro (solo colloquiale o solo formale).
1. Mi raccomando, Paolo, metti il casco quando vai in moto, onde evitare spiacevoli conseguenze. 2. Si rammenta che, a norma di legge, in questo locale è vietato fumare: ai trasgressori facciamo pagare una bella multa di 500 euro. 3. È compito della Repubblica far fuori gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della gente e l’effettiva partecipazione di tutti quelli che faticano all’organizzazione politica, economica e sociale della nostra cara Italia. (cfr. Art. 3 della Costituzione). 4. I dosaggi che diamo qui sotto sono consigliati per gente anzianotta e ragazzi dopo che hanno fatto i 14 anni. (bugiardino di un medicinale). 5. Si dà avviso ai signori viaggiatori che siamo in arrivo nella stazione di Genova: mi raccomando, non lasciate pacchi e pacchettini! 6. Madre, la pasta si è leggermente raffreddata: potrebbe cortesemente riscaldarla per 30 secondi circa nel forno a microonde, azionato alla massima potenza?
ATTIVITÀ DI SCRITTURA VINCOLATA 21 Immagina di trovarti in una delle seguenti situazioni e scrivi per ciascuna di esse un breve testo con una richiesta a tuo piacere. Fai attenzione a usare la forma più appropriata.
Devi scrivere una mail all’addetta al banco accettazionedi uno studio medico. Devi inviare un sms al tuo compagno di banco. Devi scrivere, insieme all’altro rappresentante di classe, una lettera al Preside. Devi scrivere una mail a uno studio legale, all’avvocato che è il fratello di una tua amica. Devi inviare una mail al fidanzato di tua sorella che sta svolgendo uno stage presso un’azienda. 22 Scrivi una lettera a un interlocutore da te scelto, in una prima versione in stile amichevole e in una seconda versione in stile più controllato. 23 Immagina di trovarti a dover comunicare quanto sotto indicato in due diverse situazioni comunicative. Scrivi due brevi testi: il primo sarà la trascrizione del parlato, il secondo un testo scritto.
Stai svolgendo uno stage nella Biblioteca comunale e vuoi suggerire l’acquisto di alcuni libri che tu hai letto negli anni passati e che sei sicuro possano coinvolgere dei ragazzi di 12-14 anni. 1. Proponi la cosa al bibliotecario, un ragazzo appena laureato, davanti al distributore delle bevande. 2. Comunichi il tuo suggerimento al responsabile di tutto lo staff della Biblioteca, un insegnante in pensione che svolge il suo lavoro come volontario.
Dalla lingua di tutti i giorni alla lingua “adulta”
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ATTIVITÀ a che cosa serve la
grammatica SCRIVERE
Attività per SCRIVERE in modo chiaro ed efficace e per COMPRENDERE un testo
Come si scrive una lettera formale
24 Nella seguente lettera rintraccia tutte le formule linguistiche proprie di una lettera formale e sottolineale.
Spett.le Rossi e C. Viale Giacomo Puccini 52 20100 Milano Milano 13/5/2023 Oggetto: Risoluzione acquisto Kia Niro Faccio seguito ai ripetuti solleciti effettuati sia telefonicamente sia a mezzo mail, invitandovi a volermi rimettere l’importo di euro 2000, dopo l’intervenuta risoluzione della proposta di acquisto dell’autovettura Kia Niro. Nonostante la vs. conferma telefonica che la restituzione sarebbe avvenuta a mezzo bonifico bancario con valuta 1/3/2023, il vs. rappresentante signor Paolo Bianchi ha ulteriormente procrastinato il pagamento senza stabilire un termine e senza giustificazione alcuna. Vi faccio presente che al solo fine di evitare un inutile contenzioso avevo confermato la mia volontà di trovare una soluzione negoziale (via telefono il 10/2/2023), e ciò su vostra esplicita richiesta. Qualora la restituzione non avvenga nel termine di 7 giorni con le modalità pattuite, mi riservo di adire le vie legali e di promuovere ogni opportuna azione che tenga conto sia del ritardo nella restituzione sia del danno per quanto è avvenuto. Distinti saluti Giuseppe Verdi Via Gioachino Rossini 12 20100 Milano 25 Utilizzando qualcuna delle espressioni che hai sottolineato nell’esercizio precedente, scrivi una lettera formale a un destinatario scelto da te.
COMPRENDERE
Come comprendere più facilmente un testo: fare la parafrasi
Esempio di parafrasi
26 Evidenzia nel testo seguente le parole non più in uso, le espressioni difficili e quelle sintatticamente complesse. Quindi fai la parafrasi.
Sono vecchio oramai più che ottuagenario nell’anno che corre dell’era cristiana 1858; e pur giovine di cuore forse meglio che nol fossi mai nella combattuta giovinezza, e nella stanchissima virilità. Molto vissi e soffersi; ma non mi vennero meno quei conforti, che, sconosciuti le più volte di mezzo alle tribolazioni che sempre paiono soverchie alla smoderatezza e cascaggine umana, pur sollevano l’anima alla serenità della pace e della speranza quando tornano poi alla memoria quali veramente sono, talismani invincibili contro ogni avversa fortuna. Intendo quegli affetti e quelle opinioni, che anziché prender norma dalle vicende esteriori comandano vittoriosamente a esse e se ne fanno agone di operose battaglie. (Ippolito Nievo, Confessioni di un Italiano)
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PARTE 1
Il nostro linguaggio cresce con noi
Gli strumenti della scrittura Saper scrivere richiede di comprendere a che cosa servono esattamente e come vanno utilizzati questi strumenti della scrittura. Essi non sono affatto esteriori o secondari, ma sono strettamente legati ad aspetti del significato o della struttura del testo e della frase: ⇓
– nella partizione dei capoversi, l’a capo aiuta a seguire la scansione dei concetti ( Parte 5, Unità 1, par. 5); – per l’ortografia, da e dà, a e ha hanno significati diversi; – con la punteggiatura, Il maestro dice: il direttore non capisce niente! è ben diverso da Il maestro, dice il direttore, non capisce niente! La punteggiatura è un fenomeno complesso perché ha funzioni differenti: può essere legata al significato, avere funzione sintattica, segnalare stati emotivi… Usare bene la punteggiatura, quindi, non è facile, anche se tracciare una virgola può essere un gesto semplicissimo e quasi automatico. La virgola, infatti, corrisponde solo in parte alle pause della voce, piuttosto è vero il contrario: le pause della voce esistono per gli stessi motivi per cui esistono certi segni di punteggiatura, cioè segnalare come una frase è organizzata al suo interno. Per questo, per capire bene le varie funzioni della punteggiatura e quindi saperla usare consapevolmente bisogna rendersi conto degli aspetti sintattici o di significato, o emotivi a essa legati.
La punteggiatura ■
QUANDO PARLIAMO… usiamo il tono della voce: un fraintendimento Il punto di domanda Il punto esclamativo La punteggiatura al servizio della sintassi ●
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QUANDO SCRIVIAMO… la punteggiatura deve sempre essere corretta! COME USARE I SEGNI DI PUNTEGGIATURA Il punto fermo La virgola Il punto e virgola I due punti Virgolette, trattini, parentesi
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ATTIVITÀ DI CONTROLLO della PUNTEGGIATURA
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la PUNTEGGIATURA
Alcuni fenomeni linguistici esistono solo nella forma scritta della lingua in quanto elementi “visivi”: sono l’organizzazione di un testo in capitoli, paragrafi e capoversi (o “a capo”), l’ortografia, la punteggiatura.
la PUNTEGGIATURA
QUANDO PARLIAMO… usiamo il tono della voce: un fraintendimento Spesso si dice che la punteggiatura, una convenzione della lingua scritta, rende le pause della voce, ma questo è vero solo in parte. Vale per il punto di domanda e esclamativo, per i vari tipi di emoticon, ma non per il punto fermo e la virgola.
Il tono della voce nella domanda e nell’esclamazione Il punto di domanda e il punto esclamativo segnalano un certo uso del tono della voce. ■
In italiano la domanda è diversa dall’affermazione solo nel tono della voce ascendente, segnalato dal punto di domanda: Andiamo a fare la spesa. Andiamo a fare la spesa?
Nelle altre lingue, invece, oltre al tono ascendente segnalato dal punto di domanda, per porre una domanda si ricorre all’inversione oppure a una parola introduttiva: (Tu) Vai a scuola? ■
Vas-tu à l’ecole?
Do you go to school?
Lo stesso vale per il punto esclamativo, che segnala una certa situazione anche emotiva che fa cambiare il tono della voce (comando, stupore, gioia). Andiamo! Non mi dire! Che bello!
Esiste anche la combinazione dei due segni, per esprimere massimo stupore: “Tuo fratello ha vinto le Olimpiadi di matematica!”. “Possibile?!” Nel caso del punto di domanda e del punto esclamativo la punteggiatura riguarda il tono della voce, perché l’italiano esprime questi significati in questo modo.
Quando la punteggiatura “avvicina” lo scritto al parlato Recentemente la punteggiatura ha assunto un ruolo emotivo più che linguistico. Quando si scrive nei blog, nelle chat, nelle mail la punteggiatura può servire a trasmettere emozioni, per esempio attraverso un uso frequente del punto esclamativo e dei puntini di sospensione: Ciao a tutti!!!
in altri testi scritti sarebbe eccessivo e farebbe un effetto mitragliatrice
Sì… però non saprei…
i n altri testi scritti farebbe un effetto colabrodo
meglio aspettare… chissà che succede…
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la PUNTEGGIATURA
Oltre a questo particolare uso della punteggiatura, in questo tipo di testi vengono utilizzati dei simboli che hanno anch’essi una funzione emotiva ma esprimono anche altri sentimenti (rabbia, incertezza, soddisfazione…): le emoticon – il termine emoticon è formato dalle parole inglesi emotion, ‘emozione, sentimento’ e icon, ‘simbolo’ – che sono combinazioni di simboli disponibili sulla tastiera e segni di interpunzione; le emoji, che sono rappresentazioni grafiche; gli stiker o adesivi, che sono immagini più grandi e anche animate.
La voce “segue” la sintassi Abbiamo appena visto il nesso fra punteggiatura e voce, ma ciò non riguarda il punto fermo e la virgola e altri segni di interpunzione. Quando si dice che il punto segna una “pausa forte”, mentre la virgola segna una “pausa più debole”, questo è vero, ma non dipende dalla voce bensì dalla sintassi: la voce registra solo la differenza che esiste fra segmentare fra loro frasi, che sono unità sintattiche di soggetto e predicazione e che richiedono una pausa corrispondente alla conclusione dell’intera struttura, e segmentare all’interno della frase, quando la continuità del tutto non deve andare persa. Nei seguenti esempi la punteggiatura ci fa capire che le tre frasi hanno una struttura sintattica diversa: Vado via presto con l’autobus delle 6.
per isolare una frase autonoma
Mi alzo presto, così prendo l’autobus delle sei.
per isolare una proposizione
Devo prendere il tram delle 6: bisogna che mi alzi presto.
per isolare una frase collegata nel senso alla precedente
La punteggiatura dunque segnala in modo diverso i diversi segmenti che è possibile individuare nella catena sintattica. In questo senso è la voce che segue i criteri sintattici, e non viceversa.
in pratica La punteggiatura ci può “aiutare” quando leggiamo ad alta voce un testo scritto: in alcuni casi ci segnala come dobbiamo impostare il tono della voce per trasmettere intenzioni ed emozioni, in altri casi per rendere comprensibile la struttura sintattica e l’organizzazione delle parole.
QUANDO SCRIVIAMO… la punteggiatura deve sempre essere corretta! A parte i casi particolari che abbiamo appena visto, quando scriviamo non bisogna lasciarsi ingannare dalla voce e sbagliare la punteggiatura! ■
Certe volte noi sentiamo il bisogno di prendere fiato e fare una pausa, magari perché un soggetto grammaticale è lungo, ha molti modificatori, ma la punteggiatura (in questo caso una virgola) non ci vuole: La sorella di quell’amica di Paolo (respiro) è arrivata prima alle gare di atletica.
c on la voce faccio una pausa ma la virgola non ci vuole (non bisogna separare il soggetto dal verbo). 97
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Altre volte all’inizio non sentiamo affatto il bisogno di una pausa, e non ci accorgiamo che c’è una dipendente:
la PUNTEGGIATURA
L’edificio (senza respiro) composto da un corpo centrale e da due ali disposte simmetricamente, (qui sentiamo il bisogno del respiro e mettiamo una virgola) si presenta come un unico blocco. Se però mettiamo la virgola di chiusura della dipendente, ci vuole anche la virgola di apertura, a delimitare la frase contenuta nell’altra: L’edificio, composto da un corpo centrale e da due ali disposte simmetricamente, si presenta come un unico blocco.
ronuncio la frase di seguito senza p fare un respiro, ma la devo scrivere correttamente con le due virgole
Se la punteggiatura segnala i segmenti di senso nella frase e nel testo, per mettere la punteggiatura bisogna identificare segmenti di senso (e sintattici) che hanno una ragione per stare insieme, e una ragione per essere separati dal resto. Come abbiamo visto con i due esempi, il soggetto anche se “lungo” non è un segmento che si isola con la punteggiatura, mentre lo sono un inciso, alcune subordinate, parti di testo interne al periodo ma identificabili separatamente. La punteggiatura quindi è al servizio del significato, espresso anche dalla sintassi: è uno dei dispositivi che aiutano a seguire il significato, come le maiuscole, gli a capo, la distinzione dei capoversi ecc. Saper usare appropriatamente tutta la gamma dei segni interpuntivi è segno di buona padronanza linguistica.
COME USARE I SEGNI DI PUNTEGGIATURA Il punto fermo Il primo segno interpuntivo per importanza è il punto fermo. Esso isola la frase, l’unità in cui avviene la predicazione su un soggetto, con tutte le eventuali inclusioni e circostanze di contesto. Entrambi gli esempi che seguono sono frasi e quindi si concludono con un punto fermo: Cappuccetto Rosso attraversava il bosco. Cappuccetto Rosso raccoglieva i fiori e, [quando n’ebbe raccolti tanti (che più non ne poteva portare)], si ricordò della nonna. – La prima ha un soggetto (Cappuccetto Rosso) e la predicazione (attraversava il bosco); – la seconda ha il soggetto (Cappuccetto Rosso), due predicazioni coordinate (raccoglieva i fiori… e si ricordò…) che si ampliano con altre parti e inclusioni: le proposizioni contenute una dentro l’altra, indicate dalle parentesi.
Punti e significato ■
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Il punto isolando frasi complete grammaticalmente segmenta il senso, tanto che può incidere sul significato.
Leggi il seguente testo:
la PUNTEGGIATURA
Caro Jack, ora sono felice solo quando mi sei accanto. Non provo nulla se guardo gli altri uomini. Generosi, gentili, premurosi non sono. Contenta, di te bramo l’affetto. Di un altro non sarò mai. Tua Jill La sequenza delle parole del testo che segue è identica, ma abbiamo spostato i punti fermi: che cosa è successo al significato? Caro Jack, ora sono felice. Solo quando mi sei accanto non provo nulla. Se guardo gli altri uomini - generosi, gentili, premurosi - non sono contenta di te. Bramo l’affetto di un altro. Non sarò mai tua. Jill
L’uso del punto in casi particolari ■
Nello stile giornalistico o nella pubblicità il punto fermo può essere messo anche senza che ci sia una frase completa (con soggetto e predicazione) per dare enfasi o perentorietà: Il presidente ha parlato. Con tutti. Stile giornalistico: il punto prima e dopo dà enfasi all’espressione Con tutti. Tu lo vuoi. Subito. Slogan pubblicitario: lo stile così deciso invita ad acquistare il prodotto.
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Il punto isola anche la risposta a una domanda fatta di una sola parola:
.
Vuoi venire con me? Certamente
Al di fuori di questi usi specifici, di norma troviamo il punto fermo per delimitare le frasi compiute nel senso e nella sintassi.
La virgola La virgola è per sua natura sempre interna a una frase. Le regole d’uso della virgola sono un po’ più complesse rispetto a quelle per il punto o per altri segni di interpunzione. Per non sbagliare bisogna capire bene perché nei vari casi la virgola ci vuole o non ci vuole. La virgola va usata: ■
Per separare gli elementi di un elenco, tranne che per l’ultimo elemento prima del quale si usa la congiunzione e: Mi piacerebbe vedere Roma, Firenze, Venezia e Milano.
*Mi piacerebbe vedere Roma, Firenze, Venezia, (virgola sbagliata!) e Milano.
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Per isolare un inciso (una virgola lo “apre” e una virgola lo “chiude”): Questo, come ti ho detto, non è un problema.
Marina, quella mia amica, è arrivata prima alle gare di atletica. ■
Per isolare una dipendente circostanziale posta al centro di una frase (anche in questo caso una virgola la “apre” e una virgola la “chiude”), come se si trattasse di una parentesi (da un lato e dall’altro): è un errore mettere o solo la virgola di apertura o solo la virgola di chiusura: L’edificio, composto da un corpo centrale e da due ali disposte simmetricamente, si presenta come un unico blocco. L’edificio (composto da un corpo centrale e da due ali disposte simmetricamente) si presenta… 99
la PUNTEGGIATURA
Non sono separate da virgole le dipendenti che dipendono direttamente dal verbo (per esempio oggettive): nell’esempio che segue che la cosa tirava per le lunghe e che rischiavano di rimanere altre due ore in fila. Marcello, anche se gli dispiaceva molto, dopo aver visto che la cosa tirava per le lunghe e che rischiavano di rimanere altre due ore in fila, decise che a vedere quel film sarebbero andati un’altra volta e che era meglio rinunciare. Marcello (anche se gli dispiaceva molto) (dopo aver visto che la cosa tirava per le lunghe e che rischiavano di rimanere altre due ore in fila) decise che a vedere quel film sarebbero andati un’altra volta e che era meglio rinunciare. ■
Per separare dalla proposizione principale una proposizione dipendente posta a inizio della frase, specialmente se con un soggetto diverso dalla principale. Poiché la situazione non accennava a cambiare, il ragazzo non sapeva cosa fare.
Anche se adesso non lo capisci, ti prego di fare come dice lui. ■
Per separare una proposizione coordinata da una principale, con o senza una congiunzione: Laura sta leggendo un libro, Marco sta mettendo a posto l’armadio. Laura sta leggendo un libro, ma non riesce a concentrarsi.
La virgola è utile: ■
Per separare dei gruppi sintattici coordinati tra loro con la congiunzione e ed evitare ambiguità: Devi costruire il modellino inserendo tra i due pezzetti rossi una vite corta, e tra i due pezzetti verdi una vite lunga, e poi tra i due blocchetti un divisorio di gomma.
La Corte costituzionale giudica: (…) sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato, e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni (…) ■
Per separare una proposizione particolarmente lunga, coordinata con la congiunzione e: Chi non conosce bene le abitudini degli altri a volte crea situazioni d’imbarazzo, e può persino offendere la persona con cui sta parlando.
La virgola non si deve usare: Per separare gli elementi della frase che sono legati tra loro: non deve essere mai inserita tra soggetto e predicato e tra predicato e complementi retti dal verbo (il complemento oggetto e altri che vedremo quando studieremo la frase minima ( Parte 2, Unità 1, par. 2.3). Bisogna stare attenti ai casi in cui il soggetto o un altro gruppo nominale sono particolarmente lunghi e la voce fa una pausa. ⇓
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* Un segnale (del non saper scrivere bene), (virgola sbagliata!) è l’uso errato della punteggiatura. * La sorella (di quell’amica di Paolo), (virgola sbagliata!) è arrivata prima alle gare di atletica. *Sono andato davvero molto volentieri, (virgola sbagliata!) a Roma da mio zio. Questo non vale se c’è un inciso o una dipendente. La sorella di quell’amica di Paolo, Giovanna, è arrivata prima alle gare di atletica. Carlo, prima di partire per il suo stage a Londra, è passato a salutarmi. 100
la PUNTEGGIATURA
Possono “trasgredire” la regola gli scrittori (che sanno bene a che cosa serve la trasgressione e che effetto stilistico farà). Per esempio Carlo Cassola nella seguente frase interpone la virgola tra soggetto e predicato per mettere in evidenza un soggetto: Lui, non raccontava mai nulla. (C. Cassola) Virgole e significato Ci sono alcuni casi in cui l’uso e il posto della virgola sono fondamentali per chiarire il senso che si vuole dare a una frase. Guardiamo la differenza fra le seguenti coppie di frasi: vedremo che l’uso della virgola in un caso è obbligatorio per il corretto significato della frase. I ragazzi della III B, che avevano sentito il rumore, uscirono sul corridoio. I ragazzi della III B che avevano sentito il rumore uscirono sul corridoio. – Nella prima frase le due virgole isolano che avevano sentito il rumore (è una dipendente relativa che in questa frase è un inciso, un’aggiunta). Il senso di questa frase è: I ragazzi della III B, i quali avevano sentito il rumore (quindi tutti i ragazzi della III B avevano sentito il rumore), uscirono... Visualizziamo così la frase: I ragazzi della III B (,che avevano sentito il rumore,) uscirono sul corridoio. – Nella seconda frase la mancanza della virgola, invece, fa sentire come un tutt’uno il gruppo del nome (I ragazzi della III B) e la relativa (che avevano sentito il rumore). Il senso di questa frase è: Proprio quei ragazzi della III B che avevano sentito il rumore (quindi non tutti i ragazzi, ma solo i ragazzi che avevano sentito il rumore), uscirono... La relativa restringe il senso di ragazzi. Visualizziamo così la frase: (I ragazzi della III B che avevano sentito il rumore) uscirono sul corridoio. Vediamo un altro esempio: Devo allungare i pantaloni, che mi sono diventati corti.
I l senso è: tutti i pantaloni, perché tutti sono diventati corti.
Devo allungare (i pantaloni che mi sono diventati corti).
I l senso è: solo i pantaloni che mi sono diventati corti. Restringe il senso di pantaloni.
Una dipendente relativa all’interno di una frase può quindi “restringere” il senso del nome a cui si riferisce oppure può non restringerlo, e la differenza, dal punto di vista della scrittura, è proprio nella virgola (nel parlato è la voce). La stessa funzione nell’evitare ambiguità è svolta dalla virgola in altri casi: Mi chiedevo che cosa volesse il cane di quel tipo che continuava ad abbaiare. (quel tipo!)
i chiedevo che cosa volesse il cane di quel M tipo, che continuava ad abbaiare.
Mentre Carlo cucina il pollo canta.
Mentre Carlo cucina il pollo, canta.
In tutti i casi che abbiamo esaminato, i criteri per inserire o no la virgola in una frase sono la struttura della frase e il significato, non tanto la pausa o il respiro.
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Il punto e virgola la PUNTEGGIATURA
In una frase unica può essere contenuto un concetto semplice, che si conclude subito, o un concetto articolato in sotto-concetti. In questo caso il punto sarebbe troppo forte (non è finito del tutto il concetto), ma la virgola è troppo poco perché comincia un’altra struttura soggetto-predicazione. Quando i popoli germanici invasero le terre dei romani, Franchi e Burgundi si accontentarono di un terzo delle terre fertili della Gallia; i Visigoti chiesero due terzi delle terre spagnole; i Vandali pretesero addirittura tutte le terre adatte a essere coltivate dell’Africa. In questa frase troviamo un elenco di popoli, ma ognuno ha una sua frase collegata, che va separata in modo più evidente che non con la virgola. La differenza fra la virgola nell’elenco e il punto e virgola per i sotto-concetti sta nel fatto che: – l’elenco isola delle parole o dei gruppi nominali, per esempio: Erano popoli germanici i Franchi, i Burgundi, i Visigoti e i Vandali; – i sotto-concetti isolano, invece, delle frasi intere: (Franchi e Burgundi si accontentarono di un terzo delle terre fertili della Gallia); (i Visigoti chiesero due terzi delle terre spagnole); (i Vandali pretesero addirittura tutte le terre adatte a essere coltivate dell’Africa). Il punto e virgola viene usato anche negli elenchi puntati: Le competenze che afferiscono alla padronanza linguistica sono: – ascolto; – produzione e interazione orale; – lettura e comprensione; –….
I due punti I due punti vengono usati: ■
per introdurre un elenco: Ti ho fatto la lista di quello che devi comprare: sei quaderni, la carta per ricoprire i libri, gli evidenziatori e una gomma.
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per introdurre il discorso diretto: La prof. disse ai ragazzi: “Martedì andremo a teatro con la II B”.
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in alcuni casi i due punti sono un vero e proprio connettivo che trasmette un significato implicito, che può corrispondere circa a “adesso ti spiego”. I due punti corrispondono Tra gli ominidi c’era un tipo che gli storici chiamano a “Ora ti spiego come era Homo habilis: era alto circa un metro e mezzo, questo Homo habilis”. sapeva arrampicarsi molto bene sugli alberi. i due punti a volte corrispondono a un nesso logico simile a “infatti”: per questo possono anche essere usati per sostituire la congiunzione infatti preceduta da virgola, per rendere la scrittura sintatticamente più convincente: Ci rendiamo conto che Ci rendiamo conto che l’apparenza inganna, infatti l’apparenza inganna: la la prima cosa che possiamo notare è... prima cosa che possiamo notare è ...
Virgolette, trattini, parentesi
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la PUNTEGGIATURA
Ci sono diversi tipi di virgolette, anche dal punto di vista grafico (alte, caporali…) a seconda degli usi editoriali. Esse vengono usate sempre in coppia: per evidenziare il discorso diretto: “La palla era fuori” – disse l’arbitro. ■
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per citare le parole precise dette da qualcun altro o riprese da un testo: Ho letto nell’inserzione che è richiesta una “perfetta conoscenza dell’inglese parlato e scritto”.
ell’inserzione sono N scritte proprio queste esatte parole.
Abbiamo analizzato l’inizio del libro di Carrol quando dice “Alice cominciava a sentirsi assai stanca di sedere sul poggetto accanto a sua sorella, senza far niente”.
L e virgolette segnalano che è stata copiata la frase.
quando un termine viene usato in un senso non letterale: L’America è considerata da molti una specie di “laboratorio” delle nuove tendenze.
ui non si intende laboratorio nel senso Q proprio, cioè luogo dove ci sono attrezzature speciali per fare esperimenti scientifici oppure attività tecniche, ma genericamente come luogo in cui si sperimenta qualche cosa.
Ricorda che è meglio evitare di mettere fra virgolette una parola solo perché non siamo sicuri di aver scelto quella giusta! Se le usiamo, invece di nascondere il problema facciamo vedere che non abbiamo le parole giuste: Secondo me ha voluto “denunciare” la situazione di quella persona. Lineette e parentesi servono per isolare un inciso o una precisazione, e sono sempre due, perché si aprono e si chiudono, in particolare le parentesi: I popoli germanici (Franchi, Burgundi, Vandali, Visigoti, Ostrogoti) si stanziarono nel territorio dell’impero di Occidente. Le lineette sono utili per evitare di aprire e chiudere molte volte le virgole, e per distinguere gli incisi dalle subordinate: Tu hai tutto il diritto – anzi il dovere – di chiedere spiegazioni. Le parentesi possono essere usate per non appesantire il periodo, senza inserire una proposizione all’interno di un’altra: Siamo tutti d’accordo che senza forti riduzioni della pressione fiscale non c’è crescita seria (e pare difficile che questa tesi, a sostegno della quale abbondano le osservazioni storiche, possa essere smentita da qualcuno), quindi mettiamoci a lavorare insieme per indicare una prospettiva.
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ATTIVITÀ DI CONTROLLO della PUNTEGGIATURA 1 Leggi ad alta voce le frasi seguenti e poi indica per ciascuna quale aspetto del tono della voce rappresenta il segno di punteggiatura. domanda
comando
gioia
stupore
1. Evviva, finalmente è arrivato! 2. Andiamo! 3. Sai se Carlo è andato alla festa? 4. Da questa parte, venite! 5. Non posso crederci! 6. Chi verrà quindi al concerto? 7. Luca viene alla festa. Davvero?! 8. Il concerto è stato strepitoso!
2 Alle seguenti frasi manca la punteggiatura: inserisci tu il segno più appropriato per esprimere i diversi aspetti del tono della voce. 1. Si segga !
2. A che ora è la partita ? 3. Uffa ! 4. Magari potessi venire anch’io ! 5. Eccolo ! 6. E quindi ? 7. Silenzio ! 8. Perché ti comporti sempre male ? 3 Nei seguenti gruppi di frasi manca la punteggiatura finale e uno dei due segni è un punto interrogativo. Leggi le frasi ad alta voce e inserisci la punteggiatura correttamente, come nell’esempio.
Che aria stanca hai ! Ti senti forse poco bene ? 1. Conosce il suo numero di telefono ? E allora, che gli telefoni ! 2. Notai che quel giorno era molto elegante . Doveva forse incontrarsi con qualcuno ? 3. Pensi che berrai troppe birre ? Per fortuna qualcuno guiderà al posto tuo ! 4. Il suo collega lo avrebbe sostituito ? Probabilmente sì, ma lui non osò chiederglielo . 5. Che andasse un po’ più cauto, diamine . Voleva forse farsi notare da tutti ? E dire che gli avevano spiegato ogni mossa almeno dieci volte . 6. Come era soffocante il fumo che usciva da quella ciminiera ! Possibile che fosse permesso scaricare nell’aria tanta sporcizia ? Mentre si premeva il fazzoletto sul naso, si chiese perché mai nessuno avesse protestato . 7. Non era possibile che sospettassero di lui . Qualcuno li aveva lanciati sulle sue tracce ? 8. Non dovresti avvicinare il viso alla fiamma . Sai che i tuoi capelli così lunghi potrebbero prendere fuoco ?
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4 Alcune delle seguenti frasi, ma non tutte, possono essere trasformate in domande dirette con l’aggiunta del punto di domanda. Riconosci quali sono e aggiungi il punto di domanda. Segui gli esempi.
Chi lo accusa di aver provocato questo pasticcio sa di essere responsabile non meno di lui. Chi lo accusa di aver provocato questo pasticcio sa di essere responsabile non meno di lui? Non possiamo dirvi se domani veniamo con voi.
non può diventare una domanda diretta
1. Voleva sapere quanto costa un biglietto Roma-Madrid 2. Non so se ho capito bene la tua domanda 3. Gli hanno chiesto se vuole partecipare al Congresso ? 4. Qualcuno era disposto a denunciarlo ? 5. Non si può telefonare per chiedere a che ora apre il botteghino ? 6. Se non sbaglio, ieri siamo tornati a casa prima delle otto 5 Nel seguente brano abbiamo tolto i punti fermi, escluso quello di fine brano. Individua dove andrebbero inseriti (devi inserirne tre) e correggi la lettera iniziale della parola che segue il punto in maiuscola.
“Date a un aborigeno australiano una scure d’acciaio: il suo mondo sarà trasformato” scrive l’antropologo Francis Huxley/invece di impiegare settimane ad abbattere la boscaglia con asce di pietra scheggiata, dovendo ricorrere all’aiuto di tutta la tribù, egli potrà fare tutto il lavoro da solo in un giorno/il vecchio sistema di cooperazione si allenta; a poco a poco si perde l’abitudine di costruire da sé i propri utensili con le materie prime del luogo; le tecniche tradizionali vengono dimenticate; gli anziani che ne erano depositari perdono autorità/se poi non lontano c’è una città mineraria dove vendere parte del legname, anche la nozione di proprietà collettiva della tribù si perde a vantaggio di quella di proprietà individuale. (da E. Sturani e D. Lanzardo, Mondi a confronto, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori.)
6 Nel brano seguente abbiamo inserito una virgola al posto di un punto fermo e aggiunto un punto fermo, rendendo poco coerente il significato del brano. Rimetti il punto fermo nella posizione più conveniente e ripristina le maiuscole.
Indubbiamente Londra rappresenta la principale attrattiva della Gran Bretagna, con la sua storia, i musei, i parchi, i negozi, gli spettacoli, i dintorni della capitale. Si possono facilmente visitare con gite di una giornata (per esempio Oxford, Cambridge, Windsor e la costa meridionale). Da Londra d’altronde nessun altro centro della Gran Bretagna dista più di otto ore di treno (tranne la Scozia settentrionale). (da S. Levi, a cura di, Gran Bretagna. Guida Valmartina)
7 Nel brano seguente abbiamo inserito un punto fermo al posto di una virgola e una virgola al posto di un punto fermo, cosa che rende poco coerente il significato del brano. Individua dove e correggi il segno di interpunzione e la minuscola/maiuscola della parola che segue.
Il vetro per finestre non è sempre dello stesso tipo. Esistono tipi di spessori diversi. Vi è anche un tipo chiamato “cristallo” che offre una superficie perfettamente piatta. Ideale per le vetrine di negozi o le grandi finestre, il vetro comune tende ad avere delle piccole irregolarità simili a leggere increspature visibili quando vi si guarda attraverso. Questi difetti minori non sono importanti per una finestra di casa, ed è appunto per tali finestre che il vetro comune viene utilizzato. (da A. e P. Oldale, Fatelo voi, Longanesi)
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ATTIVITÀ 8 Nel brano seguente vanno inseriti i punti fermi, dovrai quindi leggere, isolare i concetti di ogni frase, inserire il punto e correggere in maiuscola l’iniziale della parola che segue.
Ci sarà una festa sulle sponde del Naviglio Grande per l’inaugurazione del Mercato dell’antiquariato che si ripeterà l’ultima domenica di ogni mese fino al prossimo giugno/grande festa anche in via Padova, pure organizzata dalla locale associazione di commercianti ed operatori economici/vi saranno esibizioni di bande musicali, artisti di strada e, soprattutto, sarà possibile fare quattro passi tutti insieme/in occasione di tali appuntamenti, l’assessore comunale al commercio e artigianato ha autorizzato i titolari dei negozi che hanno le loro vetrine nelle zone interessate a tenere aperti i loro esercizi anche nella giornata festiva 9 Nelle seguenti frasi, indica quale delle due funzioni svolgono le virgole, se indicano una pausa sintattica o sono necessarie per evitare una ambiguità del significato, come negli esempi.
Ho finito il compito, ma credo di averlo sbagliato.
pausa s.
evita ambiguità
Hanno ritrovato l’auto della baronessa, completamente fracassata.
pausa s.
evita ambiguità
1. Se era tanto sicuro di sé, perché non si è fatto avanti lui?
pausa s.
evita ambiguità
2. Quel Natale, come tutti i Natali, lo trascorremmo in famiglia.
pausa s.
evita ambiguità
3. Siccome avevo sonno, andai a letto presto.
pausa s.
evita ambiguità
4. Quando sentii il boato, che durò pochi istanti, corsi in strada.
pausa s.
evita ambiguità
5. Bello il cappotto di Carlo, appeso in anticamera.
pausa s.
evita ambiguità
10 Per la frase o le frasi dell’attività precedente in cui la virgola evita l’ambiguità, spiega quale, come nell’esempio.
Hanno ritrovato l’auto della baronessa, completamente fracassata.
pausa s.
evita ambiguità
La virgola evita una ambiguità del significato: chiarisce, infatti, che “fracassata” si riferisce all’auto, e non alla baronessa. (Non è Carlo appeso in anticamera) 11 Le seguenti frasi potrebbero avere un significato poco plausibile; rendile chiare e plausibili usando opportunamente una semplice virgola. Segui l’esempio.
Scorsi un topo in un angolo della stanza che squittiva e cercava di nascondersi. Scorsi un topo in un angolo della stanza, che squittiva e cercava di nascondersi. 1. C’erano ancora molte persone sotto le macerie/che si lamentavano e chiedevano aiuto. 2. Guarda, c’è un’automobile guidata da un ragazzo/con una gomma a terra. 3. In spiaggia c’era un bambinetto vestito solo di un cappellino di tela/che piangeva e strillava disperato. 4. “Per favore, qualcuno ha per caso ritrovato un mio libro rilegato in pelle/di poeti inglesi?” 5. Il malvivente sfuggito alla cattura è stato rintracciato presso una sua sorella/quasi irriconoscibile per la lunga barba. 6. Ti farò conoscere il padrone di un ristorante/magro e patito come un baccalà. 7. Vorrei buttare dalla finestra il triciclo del mio fratellino/vecchio e scassato com’è. 8. Dalla mia stanza sentivo le urla dell’inquilino dell’appartamento accanto/che è alto come un giocatore di basket. 9. Benché Marco avesse già cucinato/Carlotta volle uscire a cena. 10. Mentre Franco cucina un pollo/ascolta la radio.
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la PUNTEGGIATURA 12 Individua nelle frasi seguenti le virgole usate scorrettamente e spiega il motivo per cui sono scorrette. Soluzione 1. Forse non lo sai, ma quest’anno il cugino di Elena, sarà in classe con me. 2. All’arrivo, mi salutò con un dolce, abbraccio. 3. Matteo ha comprato vari affettati, tra cui il prosciutto, il salame, e la mortadella. 4. I gemelli i più piccoli figli di Marco, aprirono il regalo. 5. Domani, dopo pranzo, restituirò a Francesco il libro, di storia. 6. Ovviamente, credi, di aver capito. 7. Mirò bene e scagliò la freccia, che colpì, il bersaglio. 13 A chi o a che cosa si riferiscono le espressioni sottolineate? Scegli la risposta fra quelle suggerite. Segui l’esempio.
La nonna di Giulia, che abita a Firenze, verrà a trovarci in estate. nonna
Giulia
1. La zia di una mia amica che è appena partita parla cinese. zia
una mia amica
2. Gli oggetti, che sono sul tavolo, sono da buttare. tutti gli oggetti
solo gli oggetti che sono sul tavolo
3. Il figlio dell’avvocato, che lavora qui vicino, la prossima settimana andrà a Parigi. Il figlio dell’avvocato
l’avvocato
4. Gli alunni della 3 B che hanno finito la tesina entreranno un’ora dopo. Tutti gli alunni della 3 B
Solo quelli che hanno finito la tesina
5. Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, vien, quasi a un tratto, a restringersi. Quel ramo del lago di Como
Lago di Como
14 Spiega nelle coppie di frasi seguenti il mutamento di significato dovuto alla diversa punteggiatura. Soluzione
1. a. I ragazzi della prima squadra che sono rientrati prima assisteranno alla partita. b. I ragazzi della prima squadra, che sono rientrati prima, assisteranno alla partita. 2. a. Gli operai, che hanno lavorato bene, riceveranno un premio di produzione. b. Gli operai che lavorato bene riceveranno un premio di produzione. 3. a. Gli alunni, che sono dentro il cortile, usciranno al suono della campanella. b. Gli alunni che sono dentro il cortile usciranno al suono della campanella. 4. a. I ragazzi che hanno finito il test possono uscire prima. b. I ragazzi, che hanno finito il test, possono uscire prima. 5. a. Non leggo i romanzi fantasy, che sono noiosi. b. Non leggo i romanzi fantasy che sono noiosi. 15 Nel seguente articolo della Costituzione (art. 5) sono stati eliminati i punti e virgola; riscrivi l’articolo, inserendoli nella corretta posizione.
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali/attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo/adegua i princìpi e i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.
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ATTIVITÀ 16 Nel seguente testo sono stati eliminati i punti e virgola; inseriscili correttamente.
Altri tratti salienti del primate bipede che siamo stati e che siamo riguardano, per esempio, la posizione del foro occipitale al centro della base del cranio, che si pone quasi come in equilibrio al di sopra della colonna vertebrale/la colonna stessa, che ha assunto un andamento variamente curvilineo in modo da scaricare la forza-peso anche lateralmente/l’osso sacro, che si è ampliato a formare un vero e proprio cuneo, interposto fra le due ossa dell’anca la conformazione del femore e della tibia e il loro orientamento relativo, che sono tali da portare il ginocchio esattamente al di sotto del tronco (non lateralmente, come nello scimpanzé e nelle altre antropomorfe)/il piede, che da organo prensile quale era è diventato, da una parte, un formidabile piedistallo e, dall’altra, un elemento dinamico specializzato per l’andatura su due appoggi. (tratta da G. Manzi, L’evoluzione umana)
17 In ognuna delle seguenti frasi c’è il segno di due punti. Indica dove introduce un chiarimento di una affermazione precedente [C] e dove introduce una enumerazione preannunciata [E]. Segui l’esempio.
Quando Marco e Laura salirono in metro, vennero presi da un dubbio: avevano forse lasciato acceso il forno con dentro l’arrosto? (Dopo i due punti, segue un chiarimento, cioè la spiegazione del motivo per cui Marco e Laura vengono colti dal dubbio). Quella mattina ero certo di aver portato a scuola tutto il necessario: i pastelli a cera, la carta da disegno, gomma e matite varie. (Dopo i due punti segue l’enumerazione degli oggetti preannunciati dall’espressione “tutto il necessario”). 1. Quando mi resi conto del pasticcio che avevo combinato, mi presi la testa fra le mani e incominciai subito a cercare di rimediare: negare di essere stato io, oppure confessare subito il mio errore e offrirmi di ripagare i danni? 2. In quel mercatino erano esposti oggetti di ogni genere: posate arrugginite, orologi non funzionanti, spille e gioielli antichi, sedie impagliate e persino una vecchia bicicletta. 3. Evitava di guardare direttamente negli occhi i suoi interlocutori occasionali: commessi, compagni di viaggio, persino i suoi colleghi che lavoravano in altre stanze. 4. Credeva di essere sola in casa, finché un rumore, in cucina, la fece sobbalzare: era il suo vecchio frigorifero che singhiozzava, oppure qualcuno che stava forzando la finestra? 5. Aveva diversi motivi per dubitare di lui: certe frasi lasciate a mezzo, certe occhiate indagatrici, qualche domanda apparentemente banale e, soprattutto, alcune frasi ambigue di cui le pareva di non aver colto completamente il significato. 6. Ho rivisto per la terza volta il mio film prediletto, uno degli spettacoli più esilaranti che siano mai apparsi sullo schermo, un capolavoro che va assaporato e ho goduto scena dopo scena: La febbre dell’oro, di Charlie Chaplin. 7. Sul suo viso vidi passare in rapida successione diverse espressioni: sorpresa, incredulità, disappunto, irritazione. 8. Entro pochi mesi avrebbe riottenuto la libertà: due anni glieli avevano condonati e un anno e otto mesi li aveva già scontati in carcere.
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C
E
C
E
C
E
C
E
C
E
C
E
C
E
C
E
C
E
C
E
la PUNTEGGIATURA 18 In ciascuna delle seguenti frasi c’è una virgola che sarebbe bene sostituire con i due punti. Fai vedere dove va la sostituzione, come nell’esempio.
Gli sarebbe piaciuto avere spazio sufficiente per offrire ospitalità a ogni genere di animali in difficoltà, cani randagi, gatti senzatetto, conigli destinati al macello, e magari anche capre e cavalli. … genere di animali in difficoltà: cani randagi, … 1. Nelle sue mail, bisognava pure che qualcuno glielo dicesse, il suo collega cascava sempre nelle solite imprecisioni, dimenticava le maiuscole, non segnava mai la data e, oltre a tutto, non metteva mai l’oggetto. 2. Quella sera si coricò presto, senza guardare la sua serie preferita, per un semplice motivo, era stanco per la lunga camminata e già distrutto al pensiero della verifica. 3. Sono molte le specie animali che stanno scomparendo, alcune di esse addirittura non sopravviveranno ancora a lungo, le foche monache, per esempio, le tigri, le aquile e, sembra impossibile, anche le balene. 4. Luca era triste per un motivo, noto solo a lui e a me, che non voleva confessare a nessuno, per aggiustare la sua bici, alla quale aveva anche fatto apportare delle modifiche costose, avrebbe dovuto dar fondo a tutti i suoi risparmi e, quel che è peggio, avrebbe dovuto chiedere un prestito ai suoi. 5. Durante il viaggio, il pullman si è dovuto fermare qualche ora per un guasto imprevisto, la coppa perdeva olio e c’era il rischio che, alla prima salita, il motore si bloccasse irrimediabilmente.
19 Abbiamo visto che i due punti possono funzionare da connettivo logico. In quali delle seguenti frasi? Indicalo con una crocetta.
1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8.
Ci guardò e disse: “Vado a casa”. La grammatica non è semplice: procediamo con calma. All’inizio la luce lo stordisce, lo confonde: i suoi occhi non sono abituati. Andò in cartoleria e comprò questi oggetti: zaino, colori, gomma e astuccio. Così si esprime l’art. 1, secondo comma, della Costituzione: “La sovranità appartiene al popolo…”. Non era un passo da poco: da paziente ad analista. Ma la cosa più inaspettata è il miracolo che ne segue: i ramoscelli marini a contatto con la Medusa si trasformano in coralli. Nella mia scuola si fanno molti laboratori pomeridiani: pratico-manuale, giornalino, cineforum, ecc.
20 Tutte le frasi seguenti contengono le virgolette, ma ogni volta questo segno ha una funzione diversa. Indica la funzione svolta in ciascuna frase dalle virgolette scegliendo tra: • delimitano un discorso diretto [D] • racchiudono un titolo [T] • delimitano una citazione [C] • indicano un significato non letterale [SNL]
1. L’ho letto nel “Corriere dello Sport”.
D
C
T
SNL
2. “Buona notte” disse, e andò via.
D
C
T
SNL
3. Ho già detto che in Italia “la bellezza non cresce”.
D
C
T
SNL
4. I “poveri” statunitensi possiedono soltanto un’automobile ciascuno.
D
C
T
SNL
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ATTIVITÀ 21 In ciascuna delle seguenti frasi c’è un segno di punteggiatura, usato a sproposito, da sostituire con un altro o da eliminare. Segui l’esempio.
Durante l’atterraggio l’aereo ebbe un forte sobbalzo. I passeggeri, si spaventarono e uno di loro, colto dal panico, lanciò un urlo, cosicché tutti si spaventarono ancora di più. …I passeggeri si spaventarono e… 1. Studiando la storia della civiltà, mi è capitato di chiedermi perché l’uomo ha imparato così poco dagli errori del passato? 2. Dimmi, tu che sei tanto sicuro di te, non ti sei mai chiesto se il tuo modo di fare, così arrogante e impaziente, non potrebbe dare fastidio a qualcuno e procurarti delle difficoltà! 3. Alla proposta del sergente, nessuno si mosse: solo lui, si fece avanti di un passo, e così si ficcò nei guai, come sempre. 4. Non c’è dubbio che uno dei tanti problemi della fame in Africa è il fatto che il continente, è in ritardo strutturale anche in campo agricolo, con problemi organizzativi e tecnologici. 5. Filippi si tuffò in mare con un tuffo impeccabile. Mentre gli altri lo guardavano a bocca aperta perché, con quel freddo, nessuno avrebbe avuto il coraggio di seguirlo.
22 Nelle seguenti frasi sono stati omessi virgole, punti fermi e punti interrogativi. Inseriscili tu e ripristina le maiuscole. Segui l’esempio. Soluzione
Se dovessi ricordarmi il numero di telefono di tutti i miei amici che sono tanti non mi basterebbe la memoria di Pico della Mirandola Se dovessi ricordarmi il numero di telefono di tutti i miei amici, che sono tanti, non mi basterebbe la memoria di Pico della Mirandola. 1. Quando intraprendeva un viaggio di lavoro,se non aveva fretta e se c’era bel tempo,sceglieva strade fuori mano che altrimenti non avrebbe mai percorso.il tragitto finiva per allungarsi,ma era interessante e si sentiva come fosse in vacanza. 2. Non guardo volentieri i cartoni animati giapponesi che sono troppo schematici.preferisco piuttosto quelli americani più curati nel disegno e nell’animazione. 3. Nelle strade del centro sono comparse impalcature,staccionate,transenne e ponteggi.che fosse necessario ristrutturare certe zone della città è indiscutibile ma fare tutto in una volta rende più difficoltoso il traffico già caotico.dicono che poi,però,la viabilità diventerà più scorrevole e che anche le biciclette potranno percorrere il centro lungo le nuove piste ciclabili. 4. I lavori per il prolungamento della metropolitana sono iniziati e,anche se la mia casa è piuttosto lontana dal cantiere,qualche volta i vetri tremano per le vibrazioni.il musicista che abita al piano di sotto,diversamente dagli altri inquilini,dice che il frastuono lo ispira e che,se continuerà,quest’anno lui produrrà la sua opera migliore. 5. A qualcuno piacciono molto le gare in coppia,durante le quali ci si batte con un solo avversario. io preferisco le gare in gruppo,nelle quali i vincitori hanno più soddisfazione e i perdenti si sentono meno avviliti. 6. Che cos’è la fame,quand’è che si può parlare di alimentazione insufficiente o di denutrizione?il fabbisogno alimentare degli esseri umani - come noto - viene espresso in calorie e varia a seconda dell’età,del peso,del sesso,della salute,del lavoro,del clima,del metabolismo,delle abitudini alimentari.il fabbisogno calorico di un adulto è di circa 2.000 calorie al giorno.
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Gli strumenti della scrittura L’esigenza dell’ortografia, in tutte le lingue, nasce dal fatto che non c’è sempre corrispondenza fra segno grafico (grafema) e modo con cui pronunciamo le lettere (per esempio, la -c- può essere pronunciata come -c- dolce o -k- dura). L’ortografia riguarda il lessico con parole che si pronunciano nello stesso modo, e per questo sono dette omofone, ma hanno significati diversi e vengono perciò distinte graficamente (per esempio a e ha: a è una preposizione; ha è un verbo). In altri casi, l’ortografia riguarda la conoscenza della grammatica: dobbiamo sapere, per esempio, la differenza fra un nome maschile e femminile per decidere se dobbiamo scrivere un insegnante (m.s.) o un’insegnante (f.s.). In tutti i casi l’errore di ortografia è un segnale grave di incompetenza e viene “sanzionato socialmente” (L. Serianni): fa fare una brutta figura! Per capire bene le varie funzioni dell’ortografia e quindi usarla consapevolmente bisogna rendersi conto degli aspetti lessicali, morfo-sintattici e fonetici a essa legati. Nel manuale la maggior parte degli argomenti di ortografia viene spiegata in relazione ai diversi fenomeni coinvolti nel suo funzionamento (per esempio, le forme apostrofate nel caso dell’imperativo). In questa sezione trovi i fenomeni fuori dal loro contesto e non collegati direttamente agli argomenti grammaticali che li spiegano.
L’ortografia L’ORTOGRAFIA E LA SCRITTURA La fonetica dell’italiano e l’ortografia L’accentazione delle parole La divisione delle parole e l’apostrofo
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LA MAIUSCOLA
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L’APOSTROFO
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L’ACCENTO NELLE PAROLE CHE HANNO LA STESSA FORMA (OMOGRAFE)
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ACCENTO E GRAMMATICA
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ATTIVITÀ DI CONTROLLO dell’ORTOGRAFIA
l ’ORTOGRAFIA
L’ortografia (dal greco orthós = ‘retto’, corretto + graphía = ‘grafia’), riguarda le convenzioni considerate corrette nel modo di scrivere una lingua.
L’ORTOGRAFIA E LA SCRITTURA l’ORTOGRAFIA
L’ortografia riguarda innanzitutto il rapporto fra i suoni (come si pronuncia) e i grafemi (come si scrive) ed è propria di ciascuna lingua: non tutti i suoni possibili all’apparato fonatorio dell’uomo esistono in tutte le lingue, e ciascuna lingua deve quindi rappresentare la propria fonetica. In francese c’è un suono espresso dal grafema -j- (per esempio, je = io), che in italiano non esiste, e che in spagnolo si pronuncia diversamente (per esempio mejor, migliore); in tedesco non c’è la -c- dolce che viene trascritta come -tsch- (per esempio la Cecoslovacchia: Tschechoslowakei) ecc. Per descrivere in modo universale tutti i possibili suoni è stato creato l’alfabeto fonetico internazionale, un sistema ideato dai linguisti per “tradurre” i suoni di una lingua in simboli univoci. Per esempio, la frase “ho gettato questo ghiaccio nel secchio” sarebbe trascritta in questo modo:
[ɔ dʒe’t:ato ‘kwesto ‘gja tʃ:o nel ‘sek:jo]
La fonetica dell’italiano e l’ortografia In italiano, anche se molto meno che in inglese, non c’è esatta corrispondenza tra suono e segno: ci sono, infatti, più suoni che segni. Vediamo qualche esempio: ■
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■
in alcuni casi uno stesso segno corrisponde a più di un suono (è il caso di -c- e -g- dolci o dure, -s- e -z- sorde o sonore, -e- e -o- chiuse o aperte: per esempio, al segno -g- corrispondono un suono dolce come in gioco e uno duro, come in gara; in altri casi un unico suono si esprime con due segni combinati (l’insieme dei due segni è detto digramma) come il suono di coniglio, gnomo, scendere; infine ci può essere un segno a cui non corrisponde alcun suono, come la -h- in hotel, hanno; o come la -i- quando serve solo a rendere dolce la consonante come in ciliegia, giallo.
Che cosa può dar problemi e farci nascere dubbi? ■
Non danno problemi ortografici perché si scrivono nello stesso modo: • il suono e e il suono o: nella pronuncia possono essere aperte (come in sedia, platea, levalo, otto) o chiuse come in seme, vetro, sotto, rondine, ma la grafia è la stessa. Si può segnalare di che tipo di pronuncia si tratta quando abbiamo due parole omografe, cioè scritte nello stesso modo ma con due significati diversi come pèsca (il frutto) o pésca (l’atto del pescare). • Ricordiamo che, per quanto riguarda la e, il computer richiede di usare i due segni è ed é nelle parole tronche, cioè le parole che pronunciamo ponendo l’accento sull’ultima sillaba: digitiamo cos’è (la pronuncia è aperta) e perché (la pronuncia è chiusa). • il suono s e il suono z: nella pronuncia possono essere sorde come in sasso, scatola, ozio, polizia) o sonore come in sbaglio, smettere, zaino, azoto, ma la grafia è la stessa.
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■
Danno problemi ortografici, e quindi dobbiamo stare attenti:
l’ORTOGRAFIA
• la c e la g, che possono avere un suono dolce, se seguite dalla -i- (cima, città, macina; girandola, gioco, agi) oppure duro, se seguite dalla -h- (chiesa, echimosi; ghiro, ghepardo, borghese); • il digramma -gl- che richiede la -i- (ciglia, egli, figlia) mentre il digramma -gn- non la richiede (in spegniamo, sogniamo, ... la i fa parte della desinenza); • alcuni gruppi che si scrivono con o senza la -ice / cie: cesoia, radice, mance; camicie, cieco, sufficienza sce / scie: scena, pesce, ascesso; scienza, coscienza, sufficienza In generale, però, non è difficile imparare l’ortografia italiana rispetto ad altre lingue. Se hai dubbi, hai a disposizione il dizionario che riporta la corretta grafia e la pronuncia di ogni parola. Per quanto riguarda l’utilizzo del computer, hai a disposizione strumenti di controllo ortografico (da verificare sempre, però, prima di autorizzare una sostituzione di parola).
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L’accentazione delle parole Prontuario degli errori più comuni nell’uso dell’accento e dell’apostrofo
Un secondo aspetto dell’ortografia riguarda l’accentazione delle parole, cioè ancora la fonologia, ma in questo caso anche il lessico. L’accento di una parola consiste nell’aumento di intensità con cui viene pronunciata una sillaba (detta sillaba tonica), che quindi assume maggior rilievo delle altre. In italiano le parole possono essere: – tronche, con l’accento, sull’ultima sillaba: carità, virtù, così; – piane, con l’accento sulla penultima sillaba: minèstra, sédia, cacciatòre; – sdrucciole, con l’accento sulla terzultima: tàvolo, méstolo, épico – bisdrucciole (più rare) con l’accento sulla quartultima sillaba: ricòrdatela, mandàtemelo; – trisdrucciole, ancora più rare: telèfonaglielo, òccupatene. La maggior parte delle parole in italiano sono piane, cioè hanno l’accento sulla penultima sillaba. Questo accento, l’accento tonico, viene pronunciato quando diciamo una parola, ma non si indica nello scritto. Quando si deve indicare l’accento? ■
■
L’accento va indicato (per questo si chiama accento grafico), però, nelle parole tronche che devono riportare l’accento sulla sillaba finale, in modo da essere lette correttamente: verità, trentatré. In particolare ci è utile indicarlo nei casi in cui esista una parola che si scrive nello stesso modo (omografa) ma non è tronca (e ha un diverso significato): però (cfr. pero) amò (cfr. amo). L’accento va scritto anche su parole non tronche se una parola si pronuncia in due modi diversi e con due diversi significati: ancora / àncora (si accenta àncora perché è meno frequente di ancòra) subito / subìto (si accenta subìto perché è meno frequente di sùbito) 113
l’ORTOGRAFIA
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Per quanto riguarda i monosillabi, si accentano quando esistono più parole dallo stesso suono o omofone (se / sé, ne / né, …): l’accento allora serve a distinguerle fra loro e non riguarda la pronuncia. Negli altri casi, i monosillabi non si accentano. In casi come questi, per non sbagliare, quindi, bisogna conoscere il lessico italiano e il significato delle parole.
La divisione delle parole e l’apostrofo Un terzo problema riguarda la separazione fra le parole, soprattutto in presenza di vocali. Qui entra in gioco più propriamente la grammatica, che ci chiede di distinguere sulla base di regole grammaticali. Vediamo qualche esempio. Noi pronunciamo i gruppi /unamico/ e /unamica/ nello stesso modo, ma uno è maschile e l’altro è femminile, e vanno scritti quindi diversamente, apostrofando l’articolo femminile: un amico / un’amica (nel femminile si elide, cioè si toglie, la -a- di una). Pronunciamo nello stesso modo /da/ preposizione, /da/ presente di dare e /da/ imperativo di dare, ma si tratta o di parole o di modi diversi, che si scrivono diversamente: da (preposizione: vengo da Catania), dà (presente: non dà problemi), da’ (imperativo: da’ la mano!). I problemi legati all’ortografia sono di diversa natura e vanno capiti nelle loro ragioni, in modo da scrivere correttamente non “a orecchio”, ma avendo coscienza di quello che è in gioco di volta in volta.
LA MAIUSCOLA Le regole relative alla lettera maiuscola sono convenzionali: non hanno a che fare con la pronuncia, ma con la struttura di frase e il lessico.
Struttura di frase La maiuscola è obbligatoria all’inizio di frase (segnala un segmento sintattico) e, quindi, dopo un punto fermo, un punto interrogativo o un esclamativo. È obbligatoria anche nel discorso diretto, solitamente riportato tra virgolette. Dopo i due punti segue la maiuscola solo se segnalano l’inizio del discorso diretto. Oggi vado al mare. Vieni anche tu? Se vuoi ti porto io in macchina! Non dirmi anche oggi: “Sono occupato” …
Lessico È richiesto l’uso della maiuscola per tutti i nomi propri di persona, animale, luogo, ente (segnala che non si tratta di nomi comuni), e per le sigle e gli acronimi che usano solo le iniziali: Mario Rossi – Fido – Benevento – Agenzia nazionale delle Entrate – Ministero delle Finanze C.A.P (codice di avviamento postale) INValSI (Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione) 114
Per alcune parole l’uso è vario, a seconda anche dello stile del testo, più o meno ufficiale: lo troverò nella Costituzione della Repubblica
il Presidente della repubblica
probabilmente lo troverò nel giornale quotidiano
il presidente della repubblica
posso trovarlo in un articolo o in un blog
l’ORTOGRAFIA
il Presidente della Repubblica
La maiuscola, che è codificata per le istituzioni, serve anche a distinguere quando la stessa parola è usata come nome comune (e allora deve avere la minuscola): uno stato di cose – lo Stato italiano la chiesa di S. Maria Rossa – la Chiesa cattolica la costituzione di un gruppo d’acquisto – la Costituzione della Repubblica
L’APOSTROFO L’apostrofo indica la soppressione della vocale finale di una parola soprattutto davanti a un’altra parola che inizia per vocale (si parla in questo caso di elisione). Vediamo, con alcuni esempi, i casi più frequenti di elisione.
Lessico ■
■
■
L’elisione richiede conoscenza delle parole del lessico: le espressioni riportate sono il risultato dell’accostamento di due parole, una delle quali rimane meno “visibile”: d’oro
d’incanto
c’era
c’incontriamo
d(i) oro
d(i) incanto
c(i) era
c(i) incontriamo
Si possono apostrofare gli aggettivi bello, grande, santo e quello, questo: bell’azione
grand’uomo
quell’amico
quest’oggi
sant’Antonio
Non si apostrofano, perché non abbiamo elisione ma troncamento, le parole tronche negli esempi che seguono, sia quando sono seguiti da parola che inizia con vocale, sia negli altri casi: ciascun elemento nessun assente
bel tipo
quel sospetto
fra Cristoforo
gran signore
signor Albini
dottor Orsetti
ingegner Verdi
tal disegno
Da notare in modo particolare la parola quale, che non si apostrofa: qual è
qual buon vento?
Sono casi di elisione, e che riguardano il lessico, anche i seguenti casi. ■
L’espressione un po’ di, che significa un po(co) di, richiede l’apostrofo, non l’accento sulla o. Molti scrivono sbagliando, perché non capiscono che non è in gioco la pronuncia bensì il significato della parola poco. 115
■
Si usa l’apostrofo anche nelle date per significare la caduta di una parte, per esempio scrivendo ’800 (nel senso di l’Ottocento, il secolo). In altri casi il numero che cade richiede al lettore delle conoscenze specifiche, in modo da integrare l’informazione:
l’ORTOGRAFIA
il ‘68 (= il 1968)
epoca di manifestazioni studentesche
il ‘48 (= il 1848) anno di aspre rivolte durante il Risorgimento da cui anche l’espressione “è successo un quarantotto”,
Morfologia ■
■
Davanti a parola che inizia con una vocale l’articolo determinativo lo / la si apostrofa sempre, sia al maschile sia al femminile: l’amaca
l’amore
l(a) amaca
l(o) amore
L’articolo indeterminativo davanti a parola che inizia con una vocale, anche se la voce lo pronuncia insieme al nome come un tutt’uno nel caso sia del maschile sia del femminile, si apostrofa con il femminile una; non si apostrofa con il maschile un (non cade nessuna vocale): /unamaca/ un(a) amaca
un’amaca (amaca è femminile)
/unamore/
un amore (amore è maschile)
Pertanto, se l’articolo indeterminativo è apostrofato, significa che il nome è femminile: un‘artista
sicuramente femminile
un artista
sicuramente maschile
un astronauta
sicuramente maschile
un‘astronauta
sicuramente femminile
Grammatica ■
L’imperativo, costituito da monosillabi, dei verbi dare, dire, fare, stare, andare ha la forma apostrofata e questo ci permette di distinguere le forme dell’indicativo (sempre monosillabi) da quelle dell’imperativo: Da’ questo a tuo padre! Fa’ silenzio! Sta’ un attimo fermo!
2a persona imperativo: da’ tu; fa’ tu; sta’ tu; va’ tu; di’ tu
Va’ di sopra! Di’ qualcosa! Confronta queste forme dell’imperativo, apostrofate, con quelle dell’indicativo, di terza persona: Troppa luce mi dà noia. Questa macchina fa troppo rumore. Quel bimbo non sta mai fermo. A quanto va questa macchina? 116
3a persona del presente indicativo: solo dà è accentato (l’indicativo presente di dire non è un monosillabo = dice)
Per quanto riguarda i monosillabi, /fa/, /sta/ e /va/ hanno quindi due forme (una apostrofata dell’imperativo e una non apostrofata dell’indicativo) e, come abbiamo visto, due significati: ricorda che questi tre monosillabi non esistono accentati!
■
■
Il monosillabo /da/, invece, può avere tre grafie diverse (normale, apostrofato e accentato) e significa tre cose diverse. Anche la posizione nella frase è diversa: Cesare dà a Livio un panino.
dà = 3a persona del presente indicativo
Cesare, da’ a Livio un panino!
a’ = dai = 2a persona apostrofata d dell’imperativo
Il panino passa (da Cesare) a Livio.
da = preposizione semplice, regge Cesare
l’ORTOGRAFIA
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Anche il monosillabo /di/ ha tre forme, con tre significati diversi: Di’ sempre la verità.
i’ = dici =2a persona apostrofata d dell’imperativo
Che bel vaso (di fiori).
di = preposizione, regge fiori
Prendere le gocce tre volte al dì.
dì = arcaico per giorno
I pronomi doppi presentano problemi ortografici di segmentazione delle parole e per l’uso dell’apostrofo con i verbi ausiliari. Anche in questo caso serve sapere la grammatica per riconoscere la forma verbale composta, il pronome-complemento richiesto dal verbo, oltre alla forma segmentata o no dei pronomi doppi (glielo, me lo, ce ne, se li, …): glielo dico (non segmentato)
p er non sbagliare devo capire il verbo: dico qualcosa (-lo) a qualcuno (glie-)
per non sbagliare devo capire che gliel’ho detto (apostrofato davanti a ho) il verbo è [ho detto], allora devo apostrofare lo (davanti a ho) se ne va (segmentato)
d evo ricordare che il verbo è andarsene che viene segmentato in più parole
se n’è dimenticato
d evo ricordare che il verbo è dimenticarsi di qualcosa che va segmentato, ma il tempo del verbo è [è dimenticato] quindi ne va apostrofato (davanti a è)
ve lo porto (segmentato)
ui è più facile, porto qualcosa a qualcuno: q sono due pronomi distinti
ve l’ho portato
ui devo ricordare che il verbo è [ho portato], q quindi devo apostrofare lo (davanti a ho)
Nel caso dei pronomi doppi bisogna saper ragionare sulle parole e il loro collegamento reciproco. Bisognerebbe, anzi, ragionare ad alta voce tenendo conto del significato, della funzione nella frase, del lessico.
117
L’ACCENTO NELLE PAROLE CHE HANNO LA STESSA FORMA (OMOGRAFE) Vediamo ora meglio le parole che hanno la stessa forma scritta, ma significati diversi, dove l’accento viene solitamente scritto per poterle distinguere. Prontuario di parole omografe
■
Un primo caso riguarda parole con la stessa forma e con l’accento tonico che cade sulla stessa sillaba: in queste coppie di parole la differenza è fra vocale aperta o chiusa: accétta (nome)
accètta (verbo)
lésse (participio di lessare) lèsse (passato remoto di leggere) ■
Luca non accètta un’accétta in regalo. Lèsse la ricetta delle verdure lésse.
Un secondo caso riguarda parole con la stessa forma e con l’accento tonico che cade su sillabe diverse: abbàino
abbaìno (l’)
càpitano
capitàno
capitanò
ACCENTO E GRAMMATICA Abbiamo visto che l’accento in italiano non ha solo funzione fonica, cioè indicare la pronuncia, ma anche sintattico-lessicale, per distinguere parole che si pronunciano allo stesso modo ma spesso, oltre ad avere significato diverso sono anche parti del discorso diverse. Questo capita soprattutto con le parole di una sola sillaba o monosillabi. ■
La parola /se/ può essere congiunzione (come nella frase, Dimmi se verrai) oppure pronome riflessivo, accentato (come nella frase, Parla sempre di sé e non lo sopporto più!). Il riflessivo sé quando è seguito da stesso/stessa/stessi/stesse compare spesso non accentato, ma si tratta di un’anomalia senza ragione reale, perché lo stesso pronome da solo si accenta. Meglio accentarlo sempre, seguendo la lezione del linguista Luca Serianni: Pensa solo a sé. Pensa solo a se stesso. (?)
Pensa solo a sé stesso.
A maggior ragione nella forma plurale, dove il pronome potrebbe addirittura confondersi con la congiunzione (Se stessi cadendo mi appoggerei), ragione per la quale si scrive sé stessi. ■
Anche in altri monosillabi l’accento grafico serve a identificare una parola rispetto a un’altra omografa: La (articolo) pentola è là (avverbio di luogo) sotto. Se (congiunzione) torna in sé (pronome riflessivo) glielo dico. Si (impersonale) esce solo se dico di sì (avverbio).
⇓
l’ORTOGRAFIA
Lessico
A fine volume: Prontuario degli errori più comuni nell’uso dell’accento e dell’apostrofo
118
Lui non ne (pronome) parlò più, né (congiunzione) noi chiedemmo altro. Un caso che abbiamo già analizzato è /da/: Per favore, mi dà (verbo) qualcosa da (preposizione) mangiare?
ATTIVITÀ DI CONTROLLO dell’ORTOGRAFIA
Esercizi interattivi extra
1 Separa con una barretta le parole che formano le seguenti frasi. Segui l’esempio.
Cheteneimporta?
Che/te/ne/importa?
1 . Di t e loa d a ltavoce . 2 . Da t e g liunosg ua rd o. 3 . N onfa te me loripe te re .
7. Noinonneparleremomai. 4. Celo dis s ero perc as o . 8. Vu o icheten ediau n a? 5 . No n s en epo tevapiù . 6. Quandoveneaccorgeste? 9 . Ven eren do s o lo u n po ’.
2 Separa le parole che compongono le frasi seguenti, usando l’apostrofo quando è necessario.
Telimpedirannodisicuro.
Te/l’impediranno/di/sicuro.
1. Chisacosèunapecheronza? 2. Linseguironoacentoallora. 3. Prestameliperunattimo. 4. Talorasenevannopresto, talaltrano. 5. Labbiamotrovatopercaso. 6. Sesenaccorgetelafapagare. 7. Alloravelomettodaparte? 8. Ogginonceneoccupiamotantocomeallora.
Chi sa cos’è un’ape che ronza? L’inseguirono a cento all’ora. Prestameli per un attimo. Talora se ne vanno presto, talaltra no. L’abbiamo trovato per caso. Se se n’accorge te la fa pagare. Allora ve lo metto da parte? Oggi non ce ne occupiamo tanto come allora.
3 Ricostruisci le frasi seguenti. Segui l’esempio.
Ripeteglielo anche voi.
Ri pe te te gli e lo an che voi. 1. Gli e ne fu ro no gra ti.
Gliene furono grati.
2. A scolta te lo e non in ter rom pe te lo. 3. Ri con segna te me lo al più pre sto.
Ascoltatelo e non interrompetelo.
Riconsegnatemelo al più presto.
4. Gli e ne die de ro un po co per far gli e lo assaggia re.
Gliene diedero un poco per farglielo assaggiare.
5. Vor rem mo re galar gli e lo a des so.
Vorremmo regalarglielo adesso.
6. Non rac con ta te gli e lo al tri men ti non ve la per do ne rà.
Non raccontateglielo altrimenti non ve la perdonerà.
7. Te lo af fi do e per ciò pen sa ci tu.
8. Se ne pre oc cu pò ma non me lo dis se. 9. Ral le gra te ve ne con lo ro.
Te lo affido e perciò pensaci tu.
Se ne preoccupò ma non me lo disse.
Rallegratevene con loro.
10. Se lo ter rà sen za dir ti nien te.
Se lo terrà senza dirti niente.
4 Trova gli errori di scrittura nelle seguenti frasi (attenzione, non in tutte), e correggili.
Si pose bruscamente d’avanti a loro e li fermò.
Si pose bruscamente davanti…
Corse da basso e se ne andò come una furia.
Frase corretta
1. Ricordati di farmelo sapere.
Frase corretta
2. Non volle restare in dietro.
Non volle restare indietro.
3. Uno mi si pose da vanti, uno di dietro e uno di fianco.
Uno mi si pose davanti, uno di dietro e uno di fianco.
4. In somma, te l’ho detto di non startene lì!
Insomma, te l’ho detto di non startene lì!
119
ATTIVITÀ 5. In fondo, glielo hanno confessato con molta sincerità. 6. Tu tene preoccupi, ma intanto gli altri sela godono.
Frase corretta
Tu te ne preoccupi, ma intanto gli altri se la godono.
7. Se ve ne andate via voi, io dovrò restar mene solo.
Se ve ne andate via voi, io dovrò restarmene solo.
8. Me lo avevano detto che nei dintorni non c’era nulla.
Frase corretta
5 Ti proponiamo un articolo di giornale diviso in più parti e in ognuna di esse abbiamo eliminato qualcosa. In questa prima parte abbiamo eliminato tutte le maiuscole. Reinseriscile tu correttamente.
nel libro VI dell’iliade ettore, eroe troiano, dice addio alla moglie andromaca e al figlioletto astianatte, sotto le porte scee. Abbracciando il piccolo, ettore lo spaventa con lelmo e subito lo sfila, mentre la mamma, commossa, ride e piange. La piccola famiglia sincontra per lultima volta, ettore sara ucciso da achille, astianatte da neottolemo, figlio di achille che prendera andromaca come schiava: ma leggendone i sentimenti, allegria, dolore, fierezza, speranza, nostalgia, senso del dovere, li sentiamo uguali a noi. Soluzione
6 In questa seconda parte abbiamo eliminato tutti gli apostrofi e gli accenti. Reinseriscili tu correttamente.
Dall epica di Omero cantata dagli aedi di citta in citta al web globale, non sembra mutare la chimica intima dell homo sapiens. Ma e davvero cosi? O l onnipresenza dei mezzi di comunicazione elettronici, internet e i social network, facebook, twitter, i motori di ricerca come google, cambiano il modo di comunicare, pensare, sentire, perfino essere? Se lo chiede in uno dei suoi libri Too big to know lo studioso David Weinberger persuaso che la diffusione dei new media, il legame che ogni sito fornisce ad altri, i dubbi instillati dal web, trasformino la natura del sapere e dei «fatti», che non sono piu «realta», ma effimera proiezione online di opinioni. Contro Weinberger muove, con una stroncatura sul giornale Ipad the daily lo studioso Evgeny Morozov. Morozov, pioniere dell «open net» – tentativo di diffondere la liberta via web. L entusiasmo che ha per la rete, di cui e uno dei guru piu noti, si e trasformato nel realismo critico del saggio “lingenuita della rete, il lato oscuro della liberta di internet”. Soluzione
7 Nella conclusione dell’articolo abbiamo eliminato tutto: le maiuscole, gli apostrofi e gli accenti. Reinseriscili tu correttamente.
il titolo del disincantato morozov e stato pero addolcito in italiano dalloriginale «the net delusion», «lillusione della rete» in «lingenuità». Perche? Per non offendere quelli che lo studioso chiama cyber ottimisti, persuasi che sul web si stia formando una nuova sfera del sapere, capace di auto correggersi. Una generazione che ha, a sua volta, moltissimi studiosi e teorici. […] Con morozov studiano i limiti della rete, non per «censurarla» ma per proteggerla dai rischi di monopoli e populismi, anche il padre della virtual reality jaron lanier (tu non sei un gadget, feltrinelli), preoccupato del consumismo ossessivo delle idee online, e nicholas carr (internet ci rende stupidi?, cortina). Critici consapevoli che il web e il nostro mondo, da studiare e non trasformare in eden bellissimo e immaginario. […] (G. Riotta, “La Stampa”)
120
l’ORTOGRAFIA la PUNTEGGIATURA Soluzione
8 Le parole che seguono possono avere accenti e, quindi, significati diversi. Insieme a un compagno o una compagna individua e segna in ogni parola gli accenti possibili (tonici o grafici) e spiega il significato che ne deriva. Consulta il dizionario in caso di dubbi. Segui l’esempio.
abilita
abìlita (rende capace)
agito/agito > arbitro/arbitro balia/balia balzano/balzano capitolo/capitolo decade/decade formica/formica Soluzione
abilità (capacità) guai/guai indice/indice isolano/isolano legami/legami mondano/mondano nettare/nettare ovvio/ovvio
9 Per comprendere il significato delle parole omografe (cioè le parole scritte nello stesso modo) bisogna capire bene il contesto della frase. Leggi le seguenti coppie di frasi, quindi segna l’accento tonico sulle parole omografe in corsivo, in modo da chiarirne il significato.
1. Quel tavolo è di formica. 2. La nave tirò su l’ancora e partì. 3. Ares era il dio pagano della guerra. 4. Ho un’infiammazione del tendine. Soluzione
portale/portale protesi/protesi retina/retina sciamano/sciamano subito/subito valuta/valuta volano/volano
Ho trovato una formica nel barattolo del caffè. Mi daresti una brioche? Ho ancora fame. Mi pagano bene per la mia consulenza. In bagno voglio mettere delle tendine colorate.
10 In una delle frasi seguenti la parola in corsivo, affinché la frase abbia senso, deve essere accentata; nell’altro caso no. Segna l’accento sulle parole che lo richiedono.
1. Anna non si capacita di essere stata ammessa alla finale del torneo di tennis. Anna non sempre ha fiducia nelle proprie capacita di giocatrice. 2. Anna con abilita alla fine ha vinto l’incontro di Parigi. La presente certificazione, Anna, ti abilita all’insegnamento. 3. Dopo aver vissuto la calamita del terremoto, Anna ha imparato ad avere sangue freddo. Quando gioca, Anna attira ammiratori come una calamita. 11 Scegli per ognuna delle seguenti coppie di frasi la parola corretta in base al contesto.
1. bàlia balìa
bàlia
Un tempo era la 2. desìderi desidèri Per Natale
desìderi
ancora una bici nuova?
Che cosa a spetti a raccontarmi il Sono sicuro, qualcuno mi ha
della corrente.
che allevava i bambini.
Il genio della lampada concede tre 3. sèguito seguìto
balìa
Avevamo perso i remi e siamo rimasti in
.
desidèri sèguito seguìto
? fino alla fermata del tram.
12 Nelle seguenti frasi non è stato mai inserito l’apostrofo. Inseriscilo tu dove è necessario.
1. Un uomo passando vide un’oca su un ’amaca. 2. Un allievo della III D ha indetto un’assemblea di classe. 3. Un’amica di Giulia ha conosciuto un amico di Paolo. 4. Un’artista come Artemisia Gentileschi verrà ricordata nei secoli. 5. Puoi dirlo a un insegnante come quello di educazione fisica, potrà aiutarti.
121
ATTIVITÀ 13 Nella seguente frase trovi l’articolo un sempre senza apostrofo. Inseriscilo dove è necessario.
Un incidente di percorso, se è un’eccezione, può essere un’occasione di crescita. 14 Nelle seguenti frasi devi inserire un monosillabo. Scegline uno tra i due proposti per completare correttamente le frasi.
1. si sì Non ho capito, mi ha detto di sì ?
11. fa fà
2. no nò Non insistere! Ho detto di no . 3. fa fà Oggi fa veramente freddo.
Ci siamo lasciati un anno fa . 13. sta stà Chicca sta proprio male, ha la
4. va’ và
del
Devi cantare sulla tonalità fa .
12. fa fà
febbre.
Va’
a casa a studiare, e di corsa! 5. di dì Quei fiori restano chiusi di giorno. 6. li lì Mettilo lì poi lo sposterò io. 7. li lì
Quando 8. da dà Mi dà
li
14. la là Andiamo relle. 15. la là Prendiamo prima.
hai visti, stamattina?
là
? Ci sono le bancala
metro, faremo
La medicina, prendi la alle 8. 17. ne né Le gocce, prendi ne poche. 18. dà da’ Se prendi il tram, dà la bici a Isa. 16. la là
quelle più mature, per
favore? 9. da dà Quel ragazzo viene da Bruxelles. 10. di dì È dal quel dì che non la vedo.
19. dà da’ 20. va và
Da’
la pappa al gatto, è tardi! Alessandro va a lezione di teatro.
15 Nelle seguenti frasi ci sono degli errori nella grafia dei monosillabi. Sottolinea i monosillabi scritti scorrettamente e scrivi accanto la forma corretta.
1. Non è partita dà me questa idea. 2. Caterina, stà ferma, zitta e ascolta.
da sta
3. Vorresti un pò di gelato al pistacchio?
po’
4. Luca non né vuole parlare, rimandiamo a domani. 5. Credo che Gaia sia la, in quel negozio. là 6. Papà non sé la sente di guidare al buio.
ne
se
7. I tuoi occhiali? Lì ho visti sul tavolino blu. 8. Non mi dò pace per ciò che hai fatto. do
Li
16 Nelle seguenti frasi ci sono alcuni errori nell’uso dei pronomi doppi. Per individuarli riconosci se c’è una forma verbale composta con l’ausiliare essere, se c’è un complemento previsto dal verbo o se ci sono due pronomi distinti affiancati. Sottolinea gli errori e scrivi accanto la forma corretta.
1. Glielo detto, ma non vuole venire comunque. 2. Se insisti glielo dico ancora di venire. 3. La parte da studiare ve la dettata la prof?
Gliel’ho
ve l’ha
4. Secondo te ve l‘ha spiegata bene la situazione Claudio? 5. Del decimo compleanno se né ricorderà per sempre. se ne 6. Ormai l’estate se n’è andata da tempo.
122
PARTE
3
IL CONTRIBUTO DELLE CLASSI DI PAROLE AL SIGNIFICATO Le moltissime parole del nostro lessico si raggruppano in diverse classi lessicali omogenee fra loro e distinte l'una dall'altra: sono le "parti del discorso". Ciascuna ha delle proprietà comuni e svolge nella frase una funzione sua tipica, anche se molte parole possono svolgere più funzioni. Vedremo come per classificare e definire le parti del discorso sia necessario osservare diversi criteri: non solo quelli morfologici, ma anche quelli sintattici e semantici.
Trattando delle singole parti del discorso riprenderemo gli aspetti morfo-sintattici, ma soprattutto vedremo gli aspetti semantici e comunicativi, cioè gli effetti (spesso impliciti) di ciascuna classe sul significato complessivo.
UNITÀ 1
Le parole nella frase
IN QUESTA UNITÀ cercheremo di comprendere: i diversi criteri (morfologico, sintattico, semantico); i n che modo i criteri definiscono le diverse classi.
UNITÀ 2
Il verbo e il suo significato IN QUESTA UNITÀ cercheremo di comprendere che: i l verbo trasmette moltissime informazioni;
UNITÀ 3
La funzione di articolo e aggettivo nel gruppo del nome IN QUESTA UNITÀ cercheremo di comprendere che: i l gruppo del nome è un elemento sintattico flessibile, che può variare in estensione e in ricchezza di informazioni;
la parte del discorso è che ha un peso semantico decisivo nella frase.
destra o a sinistra del nome a stanno elementi specifici con funzioni semantiche diverse.
UNITÀ 4
I pronomi e le loro funzioni
IN QUESTA UNITÀ cercheremo di comprendere come: a vviene il riferimento ai referenti con parole “vuote” (i pronomi); il criterio comunicativo (il peso dell’informazione) ci aiuta a distinguere i pronomi.
UNITÀ 5
Le preposizioni e il significato dei gruppi nominali IN QUESTA UNITÀ cercheremo di comprendere che:
UNITÀ 6
Avverbi e congiunzioni IN QUESTA UNITÀ cercheremo di comprendere che:
l e relazioni logiche interne alla frase passano attraverso gruppi nominali retti da preposizioni; l e parole di significato pieno (i nomi retti dalle preposizioni) chiariscono le relazioni.
avverbi e congiunzioni sono al servizio del significato della frase; in ciascuno dei due “contenitori” si trovano elementi molto diversi fra loro.
Ricapitoliamo le parti del discorso Ricapitoliamo ogni parte del discorso… … secondo che cosa “fa” dal punto di vista del significato; “con chi” e “dove” sta sintatticamente nella frase; chi altro può svolgere questa funzione e quali altre funzioni può svolgere invece di quella sua propria; “che forma” morfologica ha. CLASSI VARIABILI: verbo, nome, aggettivo, articolo, pronome CLASSI INVARIABILI: preposizione, congiunzione, avverbio, interiezione SOTTOCLASSI
UNITÀ
1
Le parole nella frase prima di COMINCIARE
I CONCETTI-BASE DELL'UNITÀ C iascuna classe di parole ha proprie caratteristiche morfologiche, semantiche, sintattiche utili nella costruzione della frase Indicazioni didattiche L’Unità in slide
CRITERIO SEMANTICO
CRITERIO MORFOLOGICO
CRITERIO SINTATTICO
analizza il contributo che ciascuna classe di parole dà al significato A CHE COSA SERVE CHE COSA FA
distingue le classi variabili e invariabili e analizza le varie forme che possono essere assunte da una parte variabile del discorso CHE FORME HA
permette di riconoscere le classi dall’aggregazione “tipica” con altre parole CON CHI STA e dalla posizione DOVE STA
L e parti del discorso si dispongono nei gruppi secondo posizioni stabili e prevedibili. La rappresentazione grafica della frase (ovali e rettangolo) permette di riconoscere le classi e le funzioni
VERBO
la sua amica
Maria
ha accompagnato
PREPOSIZIONE NOME
Video
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D E RN
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UA
Percorso d’apprendimento Unità 1
Tuttavia sono possibili e frequenti gli scambi di funzioni: (La vecchia signora) [abita vicino]. (La vecchia) [abita] (vicino ai negozi).
ARTICOLI
AGGETTIVI
NOMI
a un concorso sportivo
1 TANTE PAROLE DI DIVERSA NATURA: LE CLASSI DI PAROLE Le classi di parole dell’italiano sono: verbo, nome, aggettivo, pronome, articolo, preposizione, congiunzione e avverbio (più l’interiezione che però non fa parte della struttura sintattica della frase). Non si possono fare frasi che contengano solo nomi e verbi: ci vogliono almeno anche gli articoli e le preposizioni: ?…finale … campionato … terzino … giocò … grande impegno. Alla finale del campionato il terzino giocò con grande impegno.
Q
D E RN O
UA
Ciascuna classe di parole: Glossario Funzione: – Semantica – Morfologica – Sintattica
■
■ ■
dà un suo contributo al significato nella frase (aspetto semantico, diversamente dal lessico che si occupa delle singole parole); ha una sua forma (aspetto morfologico, studio delle diverse forme di ciascuna parola) ha una sua posizione nella frase (aspetto sintattico, studio dei rapporti fra le parole) in cui svolge una funzione sintattica.
Di ogni classe di parole pertanto è utile conoscere: a che cosa serve (criterio semantico); che forme ha (criterio morfologico); dove sta e con chi sta, e quale funzione svolge (criterio sintattico e funzionale). Per la descrizione delle classi di parole (o parti del discorso) è necessario osservare gli aspetti semantico (significato), morfologico (forma), sintattico-funzionale (posizione nella frase).
2 IL CONTRIBUTO DELLE CLASSI DI PAROLE AL SIGNIFICATO: IL CRITERIO SEMANTICO
Dal punto di vista del significato (funzione semantica) ciascuna classe di parole dà un contributo alla costruzione del significato: ■
■
hanno un significato specifico, per questo sono dette parole piene: il nome (Anna, moto…)
il verbo (mangia, corri…)
l’aggettivo (chiaro, questo…)
l’avverbio (facilmente, qui…)
hanno un significato di nesso logico e testuale: le congiunzioni (e, ma, infatti, perciò, poiché…)
■
sono parole funzionali prive di significato, per questo sono dette parole vuote: l’articolo (il, la, le.. un..)
il pronome (tu, lui, me, ci…)
la preposizione (di, con, degli, nelle…) Dal punto di vista del significato, è molto rischioso dire che cosa ciascuna classe “indica”, perché il nesso fra parole e realtà non è diretto. 208
PARTE 3
Il contributo delle classi di parole al significato
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A D E RN
Classi di parole che hanno significato: delle parole piene si può dire con buona approssimazione quanto segue: Glossario
• Referente
■
il nome serve a mettere nel discorso i referenti (cose di cui si può parlare e che si trovano nella realtà o nel pensiero) “nominandoli”, cioè attribuendo una stringa di suoni in una certa lingua a quel certo referente: corrisponde alla successione di suoni della parola italiana bottiglia – Alcuni nomi possono corrispondere a più referenti: per esempio, polo
punto di una sfera sport di squadra indumento
– Certi referenti possono invece chiamarsi in più modi (cavallo/destriero). La corrispondenza nome-referente può quindi non essere biunivoca (come sarebbe se ogni parola indicasse una sola cosa e ogni cosa fosse indicata da una sola parola). ■
il verbo per lo più si incarica di mettere nel discorso un processo o un evento collocato nel tempo (non sempre gli eventi sono azioni: anche essere o esserci sono un evento): La bottiglia è caduta e si è rotta. La bottiglia è sul tavolino.
■
l’aggettivo serve a descrivere o a restringere il senso di referenti: Una grande bottiglia La bottiglia piena
■
l’avverbio serve a modificare il senso di parole appartenenti a qualunque classe: Ho comprato (soltanto una bottiglia) di vino.
Delle altre classi che non hanno un significato semanticamente pieno si può dire che: ■
anche il pronome indica referenti come il nome, ma non li nomina essendo parola vuota: Ciò è falso. Lei è molto simpatica.
■
■
fra le parole genericamente “di collegamento” (preposizioni e congiunzioni) solo le congiunzioni che introducono frasi hanno un senso a volte molto preciso, mentre le preposizioni, che introducono per lo più nomi, sono senza un contenuto specifico: Benché sia tardi ti accompagno.
la congiunzione Benché ha un senso preciso.
Un chilo di pasta; Il vaso di vetro; Il vestito di Maria
la preposizione di ha un senso generico.
l’articolo (che in alcune lingue non esiste) serve soprattutto a indicare se un referente è già noto oppure no: C’era una volta una regina che…
l ’articolo indeterminativo una fa capire che è nominata per la prima volta
… La regina …
l ’articolo determinativo la fa capire che è già stata nominata prima
Le parole nella frase
UNITÀ 1
209
Alcuni aspetti semantici sono trasversali alle diverse classi di parole e riguardano l’esperienza della realtà, per esempio: ■
■
il giudizio di chi parla si esprime nell’alterazione, nel grado comparativo degli aggettivi, nel modo verbale: Sei altissimo!
se chi parla è molto basso il giudizio è relativo!
Fosse vero!
chi parla giudica che una certa cosa sia desiderabile.
l’esperienza del tempo può essere espressa dal tempo verbale, dagli avverbi di tempo e da funzioni logiche (il complemento e la dipendente temporale): Tornerai domani? Dopo cena uscì. Dopo aver cenato uscì.
■
la collocazione nello spazio si esprime negli avverbi di luogo (per esempio qui, là), nei dimostrativi (questo e quello), nei complementi di luogo, nella relativa con dove: Aspettami qui, per favore. Dammi quel libro che è sul tavolo alla tua destra. Devi dirmi dove hai parcheggiato il motorino.
■
certi significati impliciti dovuti alla posizione dei parlanti: osserva, per esempio, la differenza di significato fra i verbi andare e venire: «Vieni al mare oggi?»
chi parla è già al mare o sta andandoci.
«Vai al mare oggi?»
chi parla non è al mare e non ci sta andando.
Nelle prossime Unità vedremo il contributo al significato prodotto dalle diverse classi di parole.
Proviamo insieme
2.1 In base al criterio semantico una classe può avere delle sottoclassi Ogni classe di parole può comprendere elementi di diverse sottoclassi, che fanno riferimento per lo più al significato. Dal punto di vista morfologico e sintattico, invece, ogni classe è considerata come unica. Vediamo qualche esempio. ■
All’interno della classe dei verbi possiamo individuare la sottoclasse dei verbi servili come potere, dovere ecc.: questi verbi, infatti, formano un gruppo specifico dal punto di vista del significato, perché incidono sulla modalità dell’azione. al punto di vista morfologico (cioè della forma), i verbi sono un’unica classe perD ché tutti i verbi si coniugano.
■
All’interno della classe dei nomi, possiamo per esempio individuare i nomi collettivi come la gente, la flotta, la scolaresca: questi nomi, infatti, con una forma singolare indicano delle pluralità. al punto di vista sintattico i nomi sono tutti “capo” di un gruppo nominale, grupD po che può fare da soggetto, oggetto ecc.
■
Fra gli aggettivi ci sono gli aggettivi determinativi, che si distinguono a loro volta in possessivi, dimostrativi, interrogativi a seconda del loro significato. Dal punto di vista sintattico tutti gli aggettivi possono essere usati come attributi.
210
PARTE 3
Il contributo delle classi di parole al significato
■
La classe dei pronomi, a sua volta, contiene sia i pronomi personali, sia i determinativi come i dimostrativi ecc.; tutti però possono essere capo del gruppo nominale. Il significato di una parola passa non solo dal lessico, ma anche dal significato che viene trasmesso dalla natura di ogni classe di parole, dalle sottoclassi e da altri elementi trasversali legati all’esperienza della realtà.
GRAMMA
scrittura
❱ S crivi un annuncio economico di una casa o di un locale in vendita, in cui siano presenti espressioni di significato spaziale (avverbi, complementi, frasi dipendenti) e completalo con una piantina da te disegnata. Puoi ispirarti al modello sostituendo come vuoi le espressioni in grassetto. In zona Moscova (complemento) dove ferve la movida milanese (dipendente relativa di luogo), in uno stabile che affaccia su Largo la Foppa (dipendente relativa), proponiamo in vendita appartamento di 113 mq circa con terrazzo panoramico (complemento). L’appartamento si trova all’ultimo piano (complemento) di un corpo interno di cinque piani. L’immobile è così composto: spazioso ingresso da cui si accede sulla destra (perifrasi avverbiale) al soggiorno con cucina a vista, e di fronte (perifrasi avverbiale) al disimpegno che porta (dipendente relativa) alla camera da letto matrimoniale con bagno e alla seconda camera da letto. Completano la soluzione un vano cantina al piano terra (complemento) e un posto auto nello stesso stabile (complemento).
3 GUARDIAMO ALLA FORMA DELLE PAROLE: IL CRITERIO MORFOLOGICO Le classi di parole possono essere invariabili (cioè che hanno una sola forma) o variabili, vale a dire che trasmettono significati anche attraverso le loro diverse forme morfologiche. Sono classi di parole variabili verbi, nomi, aggettivi, articoli, pronomi. Per esempio: – il tempo passato remoto indica la conclusione di un evento passato; – la forma plurale trasmette indicazioni sulla quantità di un referente.
3.1 Che cosa significa forma di parola Le classi variabili del lessico hanno più forme di parola per lo stesso lessema (o parolabase): da una stessa radice, modificando terminazioni o suffissi, si ottengono diverse forme (per esempio, le voci del verbo), studiate dalla morfologia (dal greco morfè, ‘forma’): alto lessema o parola-base che si trova nel vocabolario alt- (radice) -issim- (suffisso) -o (terminazione) ■
altissimo (forma di parola di alto)
I mutamenti di forma avvengono: perché cambia il significato: Mangio Mangiavo
l’evento si realizza in momenti diversi.
Le parole nella frase
UNITÀ 1
211
perché le parti si adattano reciprocamente: Il semaforo rosso Gli occhi rossi ■
■
. l’aggettivo concorda con il nome
Le diverse forme di una parola mantengono il senso generale della parola-base, ma modificano una parte di significato, che è una “variabile” di quella classe di parole (per esempio, il numero per i nomi). In questo modo il significato della parola assume determinati significati aggiuntivi: sedia
referente “oggetto per sedersi”
sedie
r eferente “oggetto per sedersi” + si tratta di più sedie e non di una sola.
Alcune variazioni morfologiche sono formate con perifrasi (cioè con più parole): Ho visto un film interessante Ho visto un film più interessante di quello di ieri. Capiamo come… funziona la grammatica. Ho capito come… funziona la grammatica.
comparativo passato prossimo (tempi composti)
Come abbiamo detto, le altre classi di parole hanno una sola forma (invariabili): – avverbi: qui, ieri, senza – preposizioni: di, per, tra – congiunzioni: perché, perciò, sebbene, finché – interiezioni: ahi! accipicchia! suvvia!
Parole appartenenti a classi di lessico variabili che non cambiano la loro forma Dobbiamo fare attenzione a dei casi particolari: esistono singole parole che appartengono a una parte del discorso variabile che possono essere invariabili. Per verificare se una parola è variabile bisogna quindi provare a modificarla. caffè
il caffè i caffè La parola caffè non varia la forma dal singolare al plurale anche se è un nome
blu
la luce blu il golf blu La parola blu non varia la forma per concordare le luci blu con un nome femminile, maschile o plurale anche se è un aggettivo Una classe può contenere parole: ■
■
difettive (per esempio nomi che non hanno il singolare, come forbici, occhiali, nozze, o il plurale come sincerità, ossigeno, equatore; oppure verbi che non hanno il participio come splendere, competere, convergere); o sovrabbondanti (per esempio nomi che hanno due plurali con significati parzialmente diversi, come il muro i muri / le mura, ciglio i cigli, le ciglia, oppure verbi come colorare/colorire, adempiere/adempire).
in pratica
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D E RN
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Glossario • Lessema
PARTE 3
CHE COSA DOBBIAMO CERCARE SUL DIZIONARIO?
Il dizionario non registra tutte le forme di parola del lessico italiano, ma solo i lessemi. Per utilizzarlo bisogna sapere risalire dalla forma di parola al lessema da cercare: – per attentissima dovremo cercare attento, al maschile; – per mangiassimo dovremo cercare mangiare, all’infinito.
Il contributo delle classi di parole al significato
Le classi di parola si distinguono in variabili e invariabili, a seconda che i lessemi abbiano più forme di parola (le classi variabili) oppure una sola forma di parola (le classi invariabili). Il cambiamento di forma di una parola dipende dal significato o dal legame con altre parole.
3.2 Che cosa sono le variabili di ciascuna classe di parole Il numero di forme di parola dipende dalle variazioni possibili per quella classe a seconda dei tratti grammaticali (chiamati le “variabili” di quella parte del discorso). TRATTO o VARIABILE
VARIAZIONE POSSIBILE
- il numero
può essere singolare o plurale;
- il genere
può essere maschile o femminile;
- il grado
può essere positivo, comparativo, superlativo;
- la persona
può essere prima, seconda o terza (singolare o plurale);
- il tempo
può essere presente, passato, futuro;
- il modo
può essere indicativo, congiuntivo, condizionale, imperativo…;
- la prospettiva
può essere attiva o passiva.
A seconda del numero di variabili una classe di parole ha poche o molte forme: per esempio, un nome ne ha solo due (singolare/plurale), un verbo moltissime. Ci sono due tipi di variazione: – la flessione nominale o declinazione (per nome, articolo, aggettivo e pronome) – la flessione verbale o coniugazione (per il verbo) Q
O
D E RN UA
Glossario
• Variabile • Flessione • Declinazione
■
Si chiama flessione nominale o declinazione la trasformazione delle classi nominali che riguarda: il numero (del nome comune): pietra (singolare) pietre (plurale) il genere e il numero (dell’articolo, dell’aggettivo e del pronome): il ragazzo (singolare maschile) i ragazzi (plurale maschile) la ragazza (singolare femminile) le ragazze (plurale femminile) buono (singolare maschile) buona (singolare femminile)
buoni (plurale maschile) buone(plurale femminile)
il mio (singolare maschile) la mia (singolare femminile)
i miei (plurale maschile) le mie (plurale femminile)
il grado (solo per l’aggettivo qualificativo e per gli avverbi derivati da aggettivi): buono buonissimo (grado superlativo) benissimo (grado superlativo) bene Le parole nella frase
UNITÀ 1
213
Glossario
• Coniugazione
Si chiama flessione verbale o coniugazione la trasformazione del verbo. Il verbo ha la variabile: della persona (quasi tutti i verbi) del numero del tempo del modo se è transitivo, della prospettiva
■
(Il participio passato ha anche il genere). mangio
mangiavo – mangiammo – mangerò mangerei/mangeresti è stato mangiato/è stata mangiata
Solitamente i verbi indicano un’azione ma esistono anche altre parole che indicano un’azione. Il fatto che il verbo si coniuga ci aiuta a riconoscere che, per esempio, restituzione o corsa (che pure indicano un’azione) non potendo essere coniugati non sono verbi: Se provo a coniugare queste parole me ne accorgo: *Io restituziono – *Tu restituzioni – *Egli restituziona… *Io corso – *Tu corsi – *Egli corsa… Queste parole pertanto non si coniugano, ma si declinano secondo il numero: la restituzione
le restituzioni
la corsa
le corse
Notiamo che la terminazione da sola ci permette di riconoscere una parola-verbo a fine volume TAVOLE DEI VERBI (puoi vedere tutte le terminazioni di tutti i modi e tempi) anche se la parola non esiste! Nella frase di una lingua “inventata”: Tu gli affarferesti un gniffo con sicurezza potremmo dire che c’è una forma di condizionale presente perché la riconosciamo dalla terminazione (affarferesti).
⇓
Q
D E RN
O
UA
in pratica
CHE COSA POSSIAMO CAPIRE DALLA MORFOLOGIA?
Possiamo dire che la morfologia: consente di riconoscere con sicurezza un verbo perché è l’unico che si coniuga; non consente di riconoscere le classi nominali che hanno tratti morfologici comuni fra loro (articoli, pronomi, aggettivi determinativi), e solo in parte nomi e aggettivi qualificativi (per esempio, lo può essere sia un articolo sia un pronome; questo può essere sia un aggettivo sia un pronome ecc.); soprattutto non consente di riconoscere le classi invariabili, per le quali è indispensabile il criterio sintattico (se trovo la parola ma la sua forma invariabile non mi sa dire di che classe di parola si tratta). Proviamo insieme
Osserviamo le classi di cui abbiamo parlato finora nelle tabelle a pagina seguente (dove troviamo per ogni classe le variabili specifiche). Ci rendiamo così conto che, per esempio, aggettivi non qualificativi, pronomi e articoli hanno le medesime variabili, quindi la morfologia non basta a descriverli.
214
PARTE 3
Il contributo delle classi di parole al significato
LE VARIABILI nella FLESSIONE NOMINALE NUMERO
GENERE
GRADO
TEMPO
nome
sedia / sedie
//
//
//
aggettivo qualificativo
caro / cari
caro / cara
più caro carissimo
//
aggettivo determinativo e pronome
mio / miei questo / questi
mio / mia questo / questa
//
//
articolo e preposizione articolata
il / i lo / gli la / le un / dei una / delle nel / nei
il / la lo / la gli / le un / una degli / delle nello / nella
//
//
participio
cadente / cadenti caduto / caduta caduto / caduti
//
cadente caduto
LE VARIABILI nella FLESSIONE VERBALE PERSONA
io vedo tu vedi egli vede noi vediamo voi vedete essi vedono
TEMPO
MODO
io vedevo / tu vedevi / …
io veda / tu veda / …
io vedrò / tu vedrai / …
io vedessi / tu vedessi …
io vidi / tu vedesti / … (e tutte le persone) io ho visto / tu hai visto / … io avevo visto / tu avevi visto / … io avrò visto / tu avrai visto / … io ebbi visto / tu avesti visto / …
io vedrei / tu vedresti / …
PROSPETTIVA
io sono visto / tu sei visto / … (e tutte le persone, tutti i tempi, tutti i modi, tutte le forme non finite)
(e tutte le persone) io abbia visto / tu abbia visto / … io avessi visto / tu avessi visto / … io avrei visto / tu avresti visto / … (e tutte le persone)
(e tutte le persone) vedi! vedete!
vedendo vedente / visto vedere avendo visto avere visto
Le parole con più “forme di parola” subiscono variazioni in base a dei tratti grammaticali, detti “variabili”, propri di ciascuna delle classi variabili del discorso: numero, genere, grado, persona, tempo, modo, prospettiva. Per ognuna delle sue variabili, una classe di parole può avere diverse possibilità, quindi una parola può avere diverse forme.
Le parole nella frase
UNITÀ 1
215
GRAMMA
scrittura
Soluzione
❱ T i diamo un testo di partenza. Prova a trasformarlo - scrivendolo come “istruzioni per l’uso” passando all’imperativo e alla seconda persona plurale (Se volete raggiungere il castello di Praga…); - oppure riscrivendolo come ipotesi al congiuntivo alla prima persona singolare (Se io volessi raggiungere il castello di Praga…). Per la corretta coniugazione dei verbi puoi aiutarti con le Tavole dei verbi a fine volume. Per raggiungere il castello di Praga bisogna prendere il tram 22 e scendere alla fermata Pražsk Hrad: l’ingresso è a 5 minuti a piedi. Per una piacevole passeggiata in collina si può prendere il tram 22 e scendere a Pohořelec; per chi ama percorsi più impegnativi meglio scendere a Malostranské Náměstí e raggiungere il castello salendo la nuova scalinata.
4 LE CLASSI DI PAROLE HANNO UNA LORO FUNZIONE NELLA FRASE: IL CRITERIO SINTATTICO
Rappresentiamo graficamente la struttura della frase: ci è molto utile perché “vediamo” che le parti del discorso (o classi del lessico) si collocano nei gruppi e nella frase in modo ordinato:
VERBO
la sua amica
Maria
ha accompagnato
PREPOSIZIONE
ARTICOLI
AGGETTIVI
NOMI
a un concorso sportivo
NOME
Ora analizzeremo la funzione sintattica di ciascuna classe di parole.
4.1 Ciascuna classe ha una funzione sintattica “tipica” Ogni classe di parole ha una posizione tipica e “prevedibile” nella frase. Le classi di parole seguenti possono essere contenute in un gruppo nominale, che si rappresenta con l’ovale: ■
il nome e il pronome fanno da “capo” nel gruppo nominale e danno genere e numero al gruppo;
■
la preposizione regge un nome;
■
un aggettivo qualificativo o determinativo può essere attributo concordato di un nome.
Se riguardi ora la rappresentazione della frase, puoi visualizzare alcuni di questi elementi. 216
PARTE 3
Il contributo delle classi di parole al significato
Inoltre ha una posizione tipica anche: ■
la congiunzione subordinante che regge un verbo (come vedremo più avanti, nella rappresentazione grafica costituisce una dipendente che si rappresenta con un rettangolo smussato tratteggiato).
Esempio guidato Facciamo un esperimento! La seguente poesia di Fosco Maraini è scritta con un linguaggio “inesistente” che però rispetta le norme grammaticali. Leggila ad alta voce. Comincerai a individuare dalla loro posizione quali parole, che pure non esistono in italiano, hanno la funzione di verbi, aggettivi, nomi, avverbi. Segui poi la guida che ti proponiamo sotto. Il lonfo Il lonfo non vaterca né gluisce e molto raramente barigatta, ma quando soffia il bego a bisce bisce sdilenca un poco, e gnascio s’archipatta. È frusco il lonfo! è pieno di lupigna arrafferia malversa e sofolenta! Se cionfi ti sbiduglia e t’arrupigna se lugri ti botalla e ti criventa. Eppure il vecchio lonfo ammargelluto che bete e zugghia e fonca nei trombazzi fa légica busìa, fa gisbuto; e quasi quasi in segno di sberdazzi gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto t’alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi. (da Fosco Maraini, Gnòsi delle Fànfole, La Nave di Teseo, Milano, 2019)
Il criterio sintattico e a volte quello morfologico permettono di individuare: la collocazione del nome insieme all’articolo e alla preposizione articolata propria di tutti i sostantivati (il lonfo, il bego, un gniffo, nei trombazzi), o alla preposizione (di sberdazzi); la posizione di complemento dopo il verbo (gli affarferesti un gniffo, fa gisbuto); per il verbo: – le terminazioni tipiche (affarferesti), – le forme col pronome (s’archipatta, ti sbiduglia, t’arrupigna, t’alloppa) – la sua collocazione dopo il nome (Il lonfo non vaterca) oppure dopo la congiunzione e il pronome relativo (né gluisce, se cionfi, che bete); l’aggettivo dalla posizione predicativa (è frusco come parte nominale; zuto e gnascio predicativi insieme a un verbo). In alcuni casi più complessi non è facile distinguere gli aggettivi dal nome (è pieno di lupigna arrafferia) e le forme avverbiali (a bisce a bisce).
Le classi di parole si riconoscono in modo abbastanza intuitivo dalla loro posizione reciproca e dai nessi sintattici, anche quando non è possibile riconoscere il loro significato.
Le parole nella frase
UNITÀ 1
217
GRAMMA
scrittura
❱ I mitando la poesia Il lonfo di Fosco Maraini, scrivi tre versi di una poesia in linguaggio inventato in cui siano chiari i nomi e i verbi.
4.2 Una classe di parole può funzionare in sostituzione di un’altra Le parole possono fare la funzione loro propria oppure fare un’altra funzione “in prestito”. Questo significa che una certa funzione può essere svolta dalla parola che di solito svolge quella funzione oppure da un’altra classe. ■
■
Vediamo una parola che appartiene a una classe: per esempio, vicino appartiene alla classe degli aggettivi (può fare, infatti, il superlativo vicinissimo). Preferibilmente, quindi, vicino occuperà la posizione e avrà la funzione tipica dell’aggettivo. Ma la parola vicino può anche svolgere altre funzioni (“in prestito”): Marco lavora in un paese vicino.
vicino è un aggettivo che si riferisce al nome paese
Il ristorante è molto vicino.
v icino è aggettivo predicativo (nella predicazione nominale: è vicino)
Il vicino vuole comprare il giardino vicino al suo.
v icino può fare funzione “in prestito” di nome. oppure di preposizione.
Lo scoiattolo mi venne vicino.
vicino può fare funzione “in prestito” di avverbio.
In base al principio chiamato della sostituibilità, a parità di funzione una classe di parole o un gruppo ne può sostituire un altro. Il caso più noto è quello dei sostantivati, parole che non sono nomi ma che svolgono funzione di nome: nella rappresentazione grafica si trovano quindi nell’ovale, fanno da capo al gruppo e da argomento al verbo: Il bere eccessivamente è segno di debolezza. La giovane ha spiegato il perché alla sua vicina.
Qui nelle funzioni tipiche del nome (nei gruppi del soggetto e di argomento del verbo) troviamo due aggettivi (giovane, vicina), un infinito del verbo (bere) e una congiunzione (perché) preceduti dall’articolo. ARTICOLI
il perché
La giovane
SOSTANTIVO
■
ha spiegato
VERBO
PREPOSIZIONE
SOSTANTIVI
alla sua vicina
Un altro caso noto sono quelle parole che non sono delle preposizioni, ma stanno nella stessa posizione di una preposizione e quindi reggono nomi; per questo si chiamano preposizioni “improprie”: (sul fiume) (nell’anno)
in questi gruppi nominali ci sono preposizioni vere e proprie
(vicino al fiume) in questi gruppi nominali ci sono preposizioni improprie (durante l’anno) (aggettivo e verbo in funzione di preposizione) 218
PARTE 3
Il contributo delle classi di parole al significato
Succede come per i sostantivati: a parità di funzione una parola che non è preposizione può occupare il posto di una preposizione e reggere un nome. Ogni classe svolge una funzione tipica, ma non c’è corrispondenza fissa fra parte del discorso e funzione: ■ una parola appartenente a una certa classe può svolgere anche funzioni sintattiche diverse, tipiche di altre classi: un aggettivo può essere attributo del nome oppure sostantivato oppure predicare; ■ una stessa funzione sintattica può essere svolta da classi di parole diverse: la funzione di nome, per esempio, può essere svolta da un nome ma anche da un sostantivato (un aggettivo, un infinito ecc.).
Proviamo insieme
GRAMMA
scrittura
❱ S crivi un breve testo di senso compiuto in cui usi tutte le parole seguenti nelle due funzioni indicate tra parentesi (puoi anche aggiungerne delle altre): giovani (aggettivo/nome); sono (copula/verbo predicativo); bere (nome/verbo); come (sostantivo e congiunzione).
4.3 Parole che possono avere più funzioni: le polifunzionali e gli omofoni Q
D E RN
O
UA
Glossario
• Polifunzionale • Omofono
Le parole che possono svolgere funzioni diverse si chiamano polifunzionali. Queste funzioni possono essere riconosciute solo analizzando la struttura sintattica della frase e la combinazione delle parole fra loro. Nei seguenti esempi la funzione non è svolta dalla parola “tipica”, come per esempio: (sulla strada: sulla
preposizione)
ma da una parola “in prestito” che appartiene a un’altra classe: (lungo la strada)
un aggettivo fa da preposizione.
(il mio vicino)
un aggettivo fa da nome.
lui (è capace)
un aggettivo fa da predicazione.
Vengo (per restare)
una preposizione fa da congiunzione.
(Lavorare) stanca
un verbo fa da nome.
(una stoffa andante)
un verbo fa da aggettivo.
(sotto il banco)
un avverbio fa da preposizione.
(prima di partire)
un avverbio fa da congiunzione.
Nomi che derivano da verbi Fra i nomi che derivano da verbo alcuni hanno un suffisso (riscalda-mento, concentra-zione), altri come corsa, gioco, salto non lo hanno, e nella stessa forma esistono le voci verbali (Il gioco è nuovo: gioco = nome; Io gioco a palla: gioco = verbo), quindi possono creare problemi nel riconoscerle. In questo caso ci aiuta osservare la posizione: se la parola è in un gruppo nominale insieme all’articolo attorno al verbo è un nome. Le parole nella frase
UNITÀ 1
219
La rappresentazione grafica delle due frasi: La corsa campestre terminò. La mamma è corsa a casa. ci aiuta a “vederli” subito: La corsa campestre
La mamma
terminò
è corsa
a casa
Alcuni nomi derivati da verbi (la corsa, il gioco, il salto) si riconoscono come nomi per la posizione nel gruppo nominale attorno al verbo, insieme all’articolo.
La polifunzionale che ⇓
Fra le polifunzionali la più frequente è la parola che: introduce delle dipendenti di vario tipo ( Parte 4, Unità 2) e quindi può avere funzioni diverse: Ho visto che ti sei tagliato i capelli.
c ongiunzione: introduce una dipendente oggettiva
Il tablet che ho comprato, costava poco.
ronome relativo: introduce p una dipendente relativa
Vorrei sapere che ti è saltato in mente.
ronome interrogativo: introduce p una dipendente interrogativa indiretta
Le parole omofone Ci sono parole che hanno lo stesso suono (per questo si chiamano omofone) ma sono parole diverse con funzioni sintattiche diverse: per esempio le parole la, lo, gli possono essere sia articoli sia pronomi: (Matilde) non trova (la sciarpa) e (la) sta cercando dappertutto.
rticolo (seguito dal nome sciarpa) a pronome (si riferisce a la sciarpa)
(Lo sbadato) aveva il cappello in testa, per questo non (lo) vedeva in giro.
rticolo (seguito dal sostantivato sbadato) a pronome (si riferisce a il cappello)
Ho perso (gli occhiali) e (gli) ho chiesto di cercarmeli.
rticolo (seguito dal nome occhiali) a pronome (= a lui)
in pratica
LE PAROLE CON PIÙ FUNZIONI SUL DIZIONARIO
Il dizionario segnala le parole che hanno più funzioni. Riportiamo di seguito l’esempio della parola troppo, che a seconda delle combinazioni può stare in posizione di: aggettivo indefinito; pronome indefinito; avverbio; sostantivo maschile. troppo [tròp-po] agg., pron., avv., s. – agg. indef.: non mettere t. sale; ha t. preoccupazioni; – pron. indef. 1. compra un po’ di frutta, ma non troppa; 2. troppi hanno protestato; – avv. 1. lavorare t.; hai parlato anche t.; 2. questo film è t. divertente! – s.m. il t. stroppia (o storpia). ⇓
Se hai dubbi sulle abbreviazioni
220
PARTE 3
Parte 1, Unità 2, In pratica: Come usare il dizionario.
Il contributo delle classi di parole al significato
Alcune parole possono avere più funzioni, spesso segnalate dal dizionario, e in questo caso il criterio sintattico diventa indispensabile per riconoscere i vari casi.
GRAMMA
scrittura
❱ I nventa delle nuove frasi che esemplifichino le diverse funzioni della parola troppo, sostituendo nella voce di dizionario gli esempi, che qui trovi sottolineati. troppo [tròp-po] agg., pron., avv., s. - agg. indef.: non mettere t. sale; ha t. preoccupazioni; - pron. indef. 1. compra un po’ di frutta, ma non troppa; 2. troppi hanno protestato; - avv. 1. lavorare t.; hai parlato anche t.; 2. questo film è t. divertente! - s.m. il t. stroppia (o storpia).
4.4 Differenza nella frase fra classi di parole (criterio morfologico) e funzioni (criterio sintattico) Ora siamo in grado di vedere come le parole potrebbero “fare altro” da quello che fanno in questa frase: È inutile protestare contro la vicina. CLASSE DI PAROLE
FUNZIONE NELLA FRASE
ALTRE POSSIBILI FUNZIONI
È verbo essere copula
(non è ausiliare o predicato)
inutile
aggettivo predicativo
(non è attributo)
protestare verbo
sostantivato
(non è predicato)
contro
(ha più funzioni)
preposizione
(non è avverbio)
la
(ha più funzioni)
articolo
(non è pronome)
vicina
aggettivo qualificativo
sostantivato
(non è attributo)
aggettivo qualificativo
Questo esempio mostra che la classificazione delle parti del discorso al di fuori della frase non basta a dare criteri certi, ma che bisogna osservare anche le funzioni, specialmente quando, come nell’esempio, sono presenti parole che possono avere differenti funzioni. La competenza grammaticale consiste nel riconoscere non solo le singole classi di parole, ma anche la loro posizione nei gruppi di parole e la loro funzione, che può essere “tipica” oppure “in prestito”. Perciò è importante avere ben chiara la struttura della frase. GRAMMA
scrittura
❱ S crivi un breve testo o una frase in cui almeno 3 o 4 classi di parole sono usate in una posizione non “tipica” ma “in prestito” come nell’esempio: È inutile protestare contro la vicina.
Le parole nella frase
UNITÀ 1
221
4.5 Parole che si pronunciano nello stesso modo e si scrivono in modo diverso ⇓
Ci sono alcune parole che si pronunciano allo stesso modo ma si scrivono con o senza accento grafico. Non sempre è facile riconoscerle ( a fine volume Prontuario ortografico). ■
■
Parole con accento grafico sulla sillaba finale L’accento grafico finale, per esempio nelle parole però, così, perché, ci evita che esse siano pronunciate in modo non corretto: *péro, *còsi, *pérche. Parole monosillabe Nei monosillabi l’accento ha anche una funzione distintiva: ci permette di distinguere una parola rispetto a un’altra che ha lo stesso suono (omofona), ma diverso significato: la / là se /sé si / sì ne / né ecc. Come identificare questi monosillabi per non sbagliare gli accenti? In base al significato, oppure ricorrendo ai gruppi e alle dipendenze che regolano i rapporti sintattici. (La pentola) è (là).
(qualcosa) è (in un certo luogo) (La pentola) (= articolo) è là (= avverbio di luogo).
(Se torna) (in sé) glielo dico. il primo se regge il verbo tornare; in sé è un gruppo nominale complemento Se (= congiunzione) torna in sé (= pronome riflessivo) glielo dico. (Si esce) solo (se dico di sì). il primo si (si esce) è impersonale (non viene detto chi esce); il secondo sì è affermativo (dal significato del verbo: dire di sì o di no) Ne parlò apertamente: non nascose nulla, né tacque i particolari. ■
■
Ne parlò (parlò di qualcosa)… né tacque (e non tacque). Ne (= pronome) parlò… né (= congiunzione) tacque i particolari.
Un monosillabo particolare: il riflessivo sé Accentato, il riflessivo sé nell’espressione se stesso per una strana consuetudine si trova non accentato, ma è anomalo: meglio scrivere sé stesso. Senza accento invece se è congiunzione (se stessi male resterei a casa). Monosillabi con più significati e funzioni: da e di La sintassi permette di chiarire significato e funzione di altri monosillabi, che si distinguono per segni grafici. Da e di hanno tre significati diversi e quindi tre grafie diverse: Sbrigati, da’ a Livio il tuo panino!
Significa dai verbo alla 2a persona dell’imperativo del verbo dare. Regge gli argomenti della predicazione
Cesare dà a Livio il suo panino.
Coniugazione di io do tu dai egli dà verbo a alla 3 persona singolare del presente indicativo. Regge gli argomenti della predicazione.
Il panino viene offerto Indica un “passaggio” da una persona all’altra, (da Cesare) a Livio. e nel gruppo nominale (da Cesare) regge Cesare da è preposizione semplice. Di’ sempre la verità. Di’ regge l’argomento la verità Di’(ci) è verbo a alla 2 persona dell’imperativo del verbo dire. 222
PARTE 3
Il contributo delle classi di parole al significato
Il vaso (di fiori).
i è preposizione semplice e nel gruppo nominale d (di fiori) regge fiori.
Prendere le gocce tre volte (al dì).
ì è nome nel gruppo (al dì), sinonimo antiquato d di giorno.
L’ortografia, oltre alla funzione di segnalare la corretta pronuncia delle parole, ha anche quella di distinguere graficamente monosillabi uguali nella forma, riconoscibili spesso dalla posizione sintattica. GRAMMA
scrittura
❱ S crivi due frasi in cui usi i seguenti monosillabi omofoni nel corretto significato: la (pronome) / là (avverbio) oppure scegli tra: li / lì; se / sé; ne / né; da / dà.
4.6 Derivazione lessicale e cambio di classe Glossario
• Derivazione
Abbiamo già visto ( Parte 1, Unità 2, Fenomeni che riguardano il lessico) che da una parola possono derivare con suffissi o prefissi altre parole. Le parole derivate possono appartenere alla stessa classe della parola di partenza o cambiare classe: ⇓
Q
D E RN
O
UA
fior-e (nome)
fior-ista (nome); fior-aio (nome); fior-ire (verbo); fior-ito (aggettivo)
timbr-o (nome)
timbr-are (verbo)
fortun-a (nome)
fortun-ato (aggettivo) util-e (aggettivo)
debol-e (aggettivo)
debol-ezza (nome) util-mente (avverbio)
Non esistono quindi solo i nomi derivati, ma anche aggettivi, avverbi e verbi derivati. La derivazione ci fa vedere che per identificare la classe non basta guardare che cosa una parola “indica”, ma bisogna guardare la posizione sintattica: per esempio da una stessa radice lessicale che indica qualità possono esserci non solo aggettivi ma anche nomi e verbi. Bisogna invece guardare la posizione sintattica. Prendiamo la radice dolc- che indica appunto qualità. dolce
(Un sapore dolce) a volte stufa. = aggettivo Stasera porto (un dolce). = sostantivato
dolcezza
(La sua dolcezza) lo rende sempre piacevole. = nome
addolcire
(Il caffè) [può essere addolcito] (con il latte). = verbo
La derivazione può utilizzare la stessa radice per classi di parola diverse. Per questo il criterio per identificarle è guardare la posizione sintattica e non il significato (che cosa “indica”).
GRAMMA
scrittura
❱ T i diamo alcune parole-base da cui, con aggiunta di suffissi o prefissi derivano altre parole: libro, povero, chiuso, ginnasta, corsa, gioco, pane. Scegli una parola e scrivi una frase con essa. Poi identifica un suo derivato e scrivi con esso una frase. Analizza poi le due frasi e riconosci la classe e la funzione che ha ognuna delle due parole. latte: (Quel pasticciere) usa (il latte scremato). allattare: (Carolina) ha allattato (suo figlio Francesco). Frase 1: latte è un nome, capo del gruppo nominale (il latte scremato). Frase 2: ha allattato è un verbo che regge il gruppo nominale (suo figlio Francesco).
Le parole nella frase
UNITÀ 1
223
a che cosa serve la
grammatica
Suggerimenti utili per SCRIVERE in modo chiaro ed efficace e per COMPRENDERE agevolmente un testo
Osservare le classi di parole come aiuto alla comprensione del testo La poesia di Fosco Maraini (Il lonfo, par. 4.1) ci dice una cosa importante: quando ci si trova davanti a un testo dal lessico difficile, o in un’altra lingua, ci si può aiutare con la sintassi e con la morfologia: se si capisce che nella posizione della parola non nota è richiesto un verbo, o un nome, o un aggettivo, la comprensione viene facilitata, perché si possono fare delle ipotesi ed eventualmente cercare nel dizionario in maniera più mirata. Facciamo un esempio con frasi che contengono una parola latina che non conosciamo: Nella guerra d’Africa Curione si gessit valorosamente. Si sparse in città il rumor della morte di Cesare.
Nella posizione della parola gessit ci va un verbo come si intuisce anche dall’avverbio vicino e dal pronome si. Nella posizione della parola rumor ci va un nome, come si intuisce anche dalla presenza dell’articolo il, in funzione di soggetto.
Una volta capito quale parte del discorso manca, utilizzare il senso delle parole che la circondano consente di fare ulteriori ipotesi in modo più appropriato. Nella guerra d’Africa Curione si gessit valorosamente.
In guerra ci si può comportare valorosamente.
Si sparse in città il rumor della morte di Cesare.
Ciò che può spargersi in città è una voce o una notizia riguardo a qualcosa.
Per il latino un aiuto sono le parole italiane provenienti dalla stessa radice: Non sempre il dovere caret di piacere (manca, da cui l’italiano carenza) Lucio vacat di ogni colpa
(è privo, da cui l’italiano vacante)
Di primo mattino spectamus il sorgere del sole (osserviamo, da cui l’italiano spettatore) A volte la traduzione può essere più espressiva di quanto si troverebbe nel vocabolario. La veste della ragazza era madefacta di pioggia (inzuppata, meglio di bagnata) Quando si cerca una parola straniera nel vocabolario, bisogna cercare in maniera mirata. Se voglio dire “dopo cena” devo cercare una preposizione, non un avverbio o una congiunzione. In tedesco, per esempio, la parola italiana dopo ha tre possibili parole corrispondenti, a seconda della classe: nacher (che è un avverbio), nach (che è una preposizione), nachdem (che è una congiunzione). Per “dopo cena” dovrò usare nach.
in pratica La capacità di “sentire” la struttura della frase e dove avvengono i “vuoti” di comprensione è sintomo di controllo consapevole della lingua, che si basa sulla conoscenza delle classi di parole e sulla loro funzione e posizione nella frase.
224
PARTE 3
Il contributo delle classi di parole al significato
I tipi di testo selezionano determinate classi di parole A seconda del tipo di testo (narrativo, descrittivo, argomentativo…) e del suo scopo complessivo (raccontare fatti, spiegare concetti…), è probabile che abbiano maggiore importanza certe classi di parole rispetto ad altre. • La narrazione racconta per lo più fatti che si svolgono nel tempo: – per questo fa perno sugli indicatori temporali (congiunzioni temporali e avverbi di tempo, li abbiamo sottolineati nell’esempio) che chiariscono in quale successione si svolgono i fatti; – anche i verbi (in corsivo nell’esempio) sono particolarmente importanti, sia perché presentano ciò che succede, sia perché attraverso i tempi grammaticali (l’imperfetto, il passato remoto, i tempi dell’anteriorità e della posteriorità) posizionano i fatti rispetto al presente di chi narra e in relazione fra loro. C’era una volta una famiglia poverissima: il papà, un taglialegna, la mamma e sette bambini. Al più piccolo diedero il nome Pollicino perché quando nacque era alto quanto un pollice. Vi fu un anno di grande carestia e la famigliola non aveva più nulla di che sfamarsi. Una sera, i genitori decisero di abbandonare i figli nel bosco perché non volevano vederli morire di fame. Pollicino udì i discorsi dei genitori, allora uscì in cortile e si riempì le tasche di sassolini bianchi. Il giorno dopo… • La descrizione presenta oggetti tendenzialmente statici posti virtualmente di fronte a chi li descrive, perciò utilizza prevalentemente: – le parti nominali come nomi e aggettivi (sottolineati nell’esempio) in grado di “dipingere” gli oggetti con le parole; – a volte utilizza anche indicatori spaziali (in corsivo nell’esempio) come avverbi o complementi di luogo. La puntina da disegno sembra una cosetta insignificante, invece ha un impiego utile. Ha la forma di un chiodo con la testa larghissima rispetto alla corta punta. Quella che ho davanti è di acciaio. Ha un colore metallico, lucente. La testa, larga e piatta, presenta alla periferia una strettissima fascia circolare, separata dal resto della testa stessa da una linea leggermente incisa nell’acciaio. • L’esposizione e ancor più l’argomentazione prevedono la presenza di connettivi logici come congiunzioni e altre espressioni che veicolano le relazioni fra le idee; le parole funzionali quindi hanno grande importanza per lo sviluppo del testo. “Tutto è numero” è il motto con il quale ancor oggi si sintetizza il pensiero della scuola pitagorica. I seguaci erano infatti convinti dell’importanza suprema dei numeri per la comprensibilità dell’universo. Secondo loro, quindi, ogni tipo di conoscenza doveva avere come base la conoscenza dei numeri, poiché tutta la realtà era esprimibile mediante numeri interi o razionali (cioè, esprimibili sotto forma di frazione). Persino la musica era governata da leggi matematiche: i pitagorici espressero infatti la lunghezza dei suoni che compongono un’armonia musicale mediante frazioni (1; 1/2; 1/4; 1/8; 1/16). Questa modalità è ancor oggi in uso, anche se con ampliamenti e modificazioni.
Le parole nella frase
UNITÀ 1
225
la grammatica nella
letteratura
Come la grammatica ci aiuta a interpretare la poesia e il testo letterario
La frequenza di certe classi di parole e il loro significato nella poesia Come ha affermato un critico e linguista del ‘900, Roman Jakobson, in poesia anche la grammatica può assumere un significato connotativo e “significare altro”: per esempio, la distribuzione delle classi di parole o delle persone verbali, l’opposizione singolare / plurale ecc. possono avere un significato particolare. Proviamo a fare alcuni esempi per vedere in che modo questo accade.
Giosuè Carducci Pianto antico Nella poesia Pianto antico, di Giosuè Carducci, in cui il poeta parla di un evento (la morte del figlio bambino del poeta), ci aspetteremmo dei verbi, mentre prevalgono i nomi (in corsivo nel testo) e gli aggettivi (sottolineati nel testo) sui verbi. Pianto antico L’albero a cui tendevi la pargoletta mano, il verde melograno da’ bei vermigli fior,
Tu fior de la mia pianta percossa e inaridita, tu de l’inutil vita estremo unico fior,
nel muto orto solingo rinverdì tutto or ora, e giugno lo ristora di luce e di calor.
sei ne la terra fredda, sei ne la terra negra né il sol più ti rallegra né ti risveglia amor.
La prima e la terza strofa sono occupate interamente da un gruppo nominale complesso che fa da soggetto: l’albero…. fior (il capo del gruppo è L’albero, seguito da una relativa come modificatore del nome: a cui ... e da un'apposizione: il verde melograno ...); Tu…. fior (il capo è Tu, seguito da una doppia apposizione con complemento del nome: fior de la mia pianta ..., fior ... de l’inutil vita). La seconda e la quarta strofa contengono verbi “statici” che non indicano azioni vere e proprie: rinverdire (rinverdì), essere nel senso di stare (sei… sei…), e poi due verbi negativi (né… ti rallegra; né ti risveglia). Che significato ha la scelta della successione di tanti nomi? Il poeta assiste sbigottito al fatto che le cose restano tutte al loro posto, dove sono sempre state, e continuano a esistere mentre il figlioletto non c’è più: ogni azione per il figlio è cessata, mentre per il padre appare ormai priva di senso.
Giacomo Leopardi Alla luna Nella prima parte di Alla luna di Giacomo Leopardi viene presentata la descrizione del luogo in cui il poeta è stato l’anno precedente, e della luna. Ci aspetteremmo una prevalenza di nomi e aggettivi, mentre prevalgono i verbi (sottolineati nel testo) sui nomi. 226
PARTE 3
Il contributo delle classi di parole al significato
Alla luna O graziosa luna, io mi rammento che, or volge l’anno, sovra questo colle io venia pien d’angoscia a rimirarti: e tu pendevi allor su quella selva siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci il tuo volto apparia, che travagliosa era mia vita: ed è, né cangia stile, o mia diletta luna. (…)
Che cosa comporta la presenza in una descrizione di un numero così alto di verbi? I verbi ricostruiscono a distanza la contemplazione che il poeta ha fatto della luna in un luogo di per sé immobile; eppure proprio grazie all’uso ripetuto dei verbi il testo non è statico e trasmette anzi una forte tensione, costituita dall’esperienza esistenziale del poeta stesso. Leopardi, infatti, più volte nei suoi scritti di fronte alla natura si pone una domanda che non si spegne: “perché la vita, che ha in sé tanta bellezza, è così piena d’angoscia?”.
Salvatore Quasimodo Alle fronde dei salici Anche parti del discorso funzionali come le preposizioni (sottolineate nel testo) possono costituire l’ossatura di un testo poetico e prevalere sui verbi (in corsivo nel testo), come in Alle fronde dei salici di Salvatore Quasimodo, scritta durante la Seconda guerra mondiale, con tutto il suo carico di violenza e di disperazione. Alle fronde dei salici E come potevamo noi cantare con il piede straniero sopra il cuore, fra i morti abbandonati nelle piazze sull’erba dura di ghiaccio, al lamento d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio crocifisso sul palo del telegrafo? Alle fronde dei salici, per voto, anche le nostre cetre erano appese, oscillavano lievi al triste vento.
Il primo lungo periodo consiste in una successione di gruppi nominali con preposizione: con il piede, sopra il cuore… sul palo, modello ripreso ancora nel secondo periodo. I verbi non indicano azioni vere e proprie (potevamo cantare, erano appese, oscillavano), anzi addirittura esprimono l’impossibilità dell’azione in un momento così doloroso. Alcuni gruppi nominali complessi presentano un complemento del nome incluso dentro un altro, a incastro, fino all’ultimo gruppo che ha ben quattro successive inclusioni, come a testimoniare una situazione da cui non si riesce a uscire: (con il piede straniero (sopra il cuore)), (fra i morti (abbandonati nelle piazze)) (sull’erba dura (di ghiaccio)), (al lamento (d’agnello) (dei fanciulli)) (all’urlo nero (della madre (che andava incontro al figlio (crocifisso sul palo del telegrafo)))) Se al senso di accumulo aggiungiamo il significato negativo delle parole: il piede straniero sopra il cuore, fra i morti, al lamento, all’urlo..., noi sentiamo tutta l’oppressione, il peso quasi materiale dal quale l’autore si sente schiacciare: quello del male storico che grava sulla sua generazione. In questa situazione al poeta non resta che “appendere le cetre” (la poesia), condividendo la sua impotenza di artista con quella della gente comune. Le parole nella frase
UNITÀ 1
227
GUIDA alla COMPRENSIONE Quali sono le classi di parole che fanno parte della struttura sintattica della frase? 1 Che cosa è importante conoscere di ciascuna? Per quanto riguarda il criterio semantico, individua quali classi di parole 2 – hanno un significato specifico: – hanno un significato di nesso logico e testuale: – sono prive di significato: Che cosa significa “nominare un referente”? 3 E richiamarlo senza nominarlo? In base a quale criterio si distinguono le sottoclassi di ciascuna classe di parole? 4 Fai un esempio per la classe: – dei verbi – dei nomi – degli aggettivi Che cosa è un lessema e che cosa è una forma di parola? 5 Perché possono avvenire i mutamenti di forma? Quali sono le variazioni possibili per le classi nominali e per il verbo? 6 Che cosa significa che le parole hanno una collocazione “tipica” nella struttura sintatti7 ca, ma che non c’è corrispondenza fissa fra classe di parole e funzione? Come possono essere distinte le parole polifunzionali e le omofone? 8 La classificazione delle classi del discorso non può dare criteri certi per identificare una 9 parola in una frase, è necessario sempre osservare anche Indica se le seguenti affermazioni sono vere o false: 10 • riconosco la classe di una parola polifunzionale in una frase in base al criterio morfologico
V
F
V
F
• una stessa funzione sintattica può essere svolta da classi di parole diverse V
F
• posso riconoscere i monosillabi grazie all’accento grafico e alla posizione sintattica
V
F
• il criterio morfologico consente di riconoscere con sicurezza un aggettivo V
F
• il criterio morfologico consente di riconoscere con sicurezza un verbo
F
• una parola di una classe non può svolgere funzioni sintattiche diverse
228
PARTE 3
Il contributo delle classi di parole al significato
V
ATTIVITÀ
Esercizi interattivi extra
2 IL CONTRIBUTO DELLE CLASSI DI PAROLE AL SIGNIFICATO: IL CRITERIO SEMANTICO 1 Scrivi accanto a ciascuna delle seguenti parole se essa ha un significato specifico, un significato di nesso logico e testuale o un significato funzionale (vuoto).
1. infatti logico-testuale
7. il funzionale
2. io funzionale
8. che funzionale
3. ombrello specifico
9. partenza specifico
4. bere specifico
10. nessuno funzionale
5. silenziosamente specifico
11. sebbene logico-testuale
6. tra funzionale
12. magnifico specifico
2 Leggi le seguenti frasi: indica con una crocetta nella prima colonna se il criterio usato è semantico, cioè se quanto affermato riguarda il significato. Se non riguarda il significato (ma la forma oppure la posizione sintattica) indica che non lo è nella seconda colonna. criterio semantico
criterio non semantico
1. Il nome si declina per numero, l’aggettivo anche per genere. 2. La congiunzione quindi segnala una conseguenza. 3. I verbi impersonali non hanno la variabile della persona. 4. L’aggettivo qualificativo in italiano può precedere o seguire il nome. 5. Il pronome può riferirsi a un nome antecedente per richiamarlo. 6. L’aggettivo sostantivato è capo del gruppo nominale. 7. Il futuro anteriore riguarda un evento che avviene prima di un altro al futuro semplice.
3 Delle frasi dell’esercizio precedente che non seguono un criterio semantico, indica:
1. quali affermazioni riguardano il criterio morfologico e perché 1 e 3 morfologico, riguardano le variabili del genere, numero e persona, cioè le forme possibili
2. quali affermazioni riguardano il criterio sintattico e perché 4 e 6 sintattico, riguardano la posizione o la funzione sintattica delle parole nella frase
4 Dalla seguente lista di parole, costituita da nomi e da verbi: trascrivi sotto i nomi che indicano azioni e i verbi che non indicano azioni.
1. camminata. 2. oro. 3. scrivere. 4. possedere. 5. gregge. 6. esistere. 7. lavaggio. 8. acqua. 9. annoiarsi. 10. rotazione. 11. figlio. 12. bere. nomi che indicano azioni: camminata, lavaggio, rotazione verbi che non indicano azioni: possedere, esistere, annoiarsi Le parole nella frase
UNITÀ 1
229
ATTIVITÀ 3 GUARDIAMO ALLA FORMA DELLE PAROLE: IL CRITERIO MORFOLOGICO 5 Modifica ciascuno dei verbi che seguono secondo le variabili della persona (io tu) del tempo (presente imperfetto) del modo (indicativo condizionale) e della prospettiva ( forma passiva). Segui l’esempio. Puoi consultare le Tavole dei verbi a fine volume.
• io vedo • io copro • io credo • io ascolto variabile della persona
variabile del tempo
variabile del modo
variabile della prospettiva
Tu mangi
Io mangiavo
Io mangerei
Io sono mangiato
Tu vedi
Io vedevo
Io vedrei
Io sono visto
Tu copri
Io coprivo
Io coprirei
Io sono coperto
Tu credi
Io credevo
Io crederei
Io sono creduto
Tu ascolti
Io ascoltavo
Io ascolterei
Io sono ascoltato
6 Insieme a un compagno o una compagna cambia la forma delle seguenti parole secondo la variabile indicata. Se avete dubbi consultate il dizionario. Segui l’esempio. numero
grado (a piacere)
tuo
tuoi
brutto
più brutto
bue
buoi
falso
più falso
comprato
comprati
più amaro
amarissimo
gatto
gatti
dolci
più dolci
più
più
triste
più triste
quello
quelli
meno gradevole
più gradevole
sullo
sugli
serenissima
più serena
genere
230
tempo (a piacere)
una
un uno
Tu ascolterai
Tu ascoltasti
bello
bella
Voi sentite
Voi
vostro
vostra
Noi poniamo
Noi
costosissimi
costosissime
Io scrivo
Io
nessuna
nessuno
Essi gioiscono
Essi
la
il/lo
Nevica
nella
nel
Lui aveva porto
PARTE 3
Il contributo delle classi di parole al significato
Lui
4 LE CLASSI DI PAROLE HANNO UNA LORO FUNZIONE NELLA FRASE: IL CRITERIO SINTATTICO 7 Nelle frasi che seguono, colloca in un ovale o in un rettangolo le parole sottolineate e quelle a loro collegate, a seconda del posto che hanno nella struttura di frase. Quindi osserva le parole sottolineate: potrai stabilire se sono nomi che indicano azioni o se sono voci verbali. Segui gli esempi. (Puoi disegnare la rappresentazione grafica della frase o usare, al suo posto, le parentesi quadre per il predicato, e le parentesi tonde per il gruppo nominale).
Carla [è entrata] in casa in silenzio. verbo Carla è passata (dall’entrata secondaria). nome 1. Ancora una volta è passato con il rosso! verbo 2. Non tirarti sempre indietro, almeno tenta! verbo 3. Obiettivo principale del fallimento è, infatti, quello di consentire la ripartizione del patrimonio del debitore tra tutti i creditori. nome
nome
4. Una cattiva comunicazione causa incomprensioni. nome
nome
5. Sta cercando in tutti i modi di dimenticare il proprio passato. nome 6. A causa di quell’informazione sbagliata mi ha trattato da ignorante. nome
verbo
7. Gli ultimi dati sono la dimostrazione che all’Europa servono più trattati di libero scambio. nome
nome
8. Il tentativo fallì e la ribellione fu soffocata da unità dell’esercito imperiale. nome
nome
8 Alcuni aggettivi possono essere usati come nomi. Scegli a piacere almeno 3 aggettivi tra quelli proposti: scrivi una frase con l’aggettivo e una frase in cui l’aggettivo viene usato come nome.
• vicino • nemico • azzurro • freddo • italiano • dolce • sereno • antico • sinistro • tre 9 Alcune parole possono essere usate come aggettivi o come preposizioni. Scrivi per ciascuna delle parole che seguono due frasi in cui vengono usate nei due diversi modi.
• escluso • lontano • salvo • lungo 10 Nelle frasi che seguono, stabilisci se le parole in grassetto sono preposizioni o congiunzioni, e spiega il perché. Ricorda che dovrai usare il criterio sintattico: devi valutare quale funzione la parola in grassetto svolge nella frase (che cosa regge).
1. Telefono per prenotare.
PREPOSIZIONE
CONGIUNZIONE
regge un verbo
2. Non mi piace come si comporta.
PREPOSIZIONE
CONGIUNZIONE
regge un verbo
3. È già uscito di casa.
PREPOSIZIONE
CONGIUNZIONE
regge un nome
4. Il gatto si è nascosto sotto il letto.
PREPOSIZIONE
CONGIUNZIONE
regge un nome
5. Chiamami prima dello spettacolo.
PREPOSIZIONE
CONGIUNZIONE
regge un nome
6. Credo di venire.
PREPOSIZIONE
CONGIUNZIONE
regge un verbo
7. Pensa prima di parlare.
PREPOSIZIONE
CONGIUNZIONE
regge un verbo
8. È partito per Firenze.
PREPOSIZIONE
CONGIUNZIONE
regge un nome
Le parole nella frase
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ATTIVITÀ 11 In ognuna delle seguenti frasi analizza la parola in grassetto. Metti le parentesi al gruppo nominale di cui fa parte (può stare anche da sola nel gruppo). Indica quindi se è un aggettivo, un pronome o un sostantivato. Segui l’esempio.
Non si sa ancora se il presidente dirà (qualcosa) alla premiazione. Pronome 1. Con i suoi perché quel bambino mi mette sempre in crisi. sostantivato 2. Ogni studente deve portare con sé il dizionario di latino. aggettivo 3. Sono certo che molti avevano intuito il pericolo. pronome 4. Col fare e il disfare si impara a lavorare. sostantivo 5. Tutti sanno che cosa è meglio fare in questa circostanza. pronome 6. Vai dal vicino e chiedigli due uova. sostantivato 7. Per molti anni è stato di moda il viola. sostantivato 8. Ha pagato una bella cifra oltre il dovuto perché lo hanno imbrogliato. sostantivato 12 Nelle frasi che seguono, riconosci se le parole in grassetto sono usate come aggettivo o come pronome, inserendo le parentesi come nell’esempio. L’esercizio è avviato. aggettivo
pronome
×
1. Che belli (questi occhiali). 2. Non comprare questa valigia: l’altra è meno costosa! 3. Voglio un’altra fetta di torta. 4. È lo stesso. 5. Molte sono le persone vegetariane. 6. Non tutti sanno dov’è la Groenlandia. 7. Ogni mercoledì vado al cinema. 8. Questo compito è più difficile del solito.
13 Le coppie di frasi qui di seguito riportate contengono degli omonimi. Scrivi per ciascuna parola sottolineata la categoria di appartenenza (verbo, nome, articolo ecc.)
1. a. I genitori chiamarono la figlia mentre saliva le scale. verbo b. Bagnò il francobollo con la saliva.
nome
2. a. La vedo passare dalla piazza tutte le mattine.
pronome
b. La ragazza che abita qui vicino è francese.
articolo
3. a. Spero ritornerai presto.
avverbio
b. Ti presto la mia matita?
verbo
4. a. È davvero un locale di lusso.
nome
b. A scuola si studia anche la storia locale.
aggettivo
5. a. A causa dell’esame, Giorgia era in ansia.
verbo
b. L’era musulmana inizia con l’egira.
nome
14 Analizza le frasi a pagina seguente: riconosci la struttura mettendo le parentesi - quadre per il verbo, tonde per i gruppi nominali (lascia fuori i circostanziali) - per imitare la rappresentazione grafica dell’esempio. Analizza la parola sottolineata e indica che cosa è nella frase.
232
PARTE 3
Il contributo delle classi di parole al significato
La qui è articolo
La nonna ha piantato due alberi davanti alla casa. davanti alla casa La nonna
ha piantato
due alberi
1. È bello camminare sotto la nevicata.
camminare qui è verbo sostantivato
2. Alcuni scambiano il dire col fare.
Alcuni qui è pronome dire qui è verbo sostantivato fare qui è verbo sostantivato
3. Non è giusto comportarsi in questo modo.
giusto qui è aggettivo comportarsi qui è verbo sostantivato
4. Purtroppo, non la vedo da una settimana.
la qui è pronome
5. Dopo pranzo, ha fatto una lunga passeggiata.
Dopo qui è preposizione lunga qui è aggettivo
6. Il mio vicino di banco è intelligentissimo.
vicino qui è aggettivo sostantivato intelligentissimo qui è aggettivo
15 Rileggi le frasi dell’attività precedente. Riporta le tue soluzioni e indica le altre funzioni
possibili che la parola sottolineata può avere. Segui l’esempio. La nella frase è articolo non è pronome 1. camminare nella frase è
sostantivato
non è predicato
2. Alcuni nella frase è
pronome
non è aggettivo
dire nella frase è
sostantivato
non è predicato
fare nella frase è
sostantivato
non è predicato
aggettivo predicativo
non è attributo
sostantivato
non è predicato
4. la nella frase è
pronome
non è articolo
5. Dopo nella frase è
preposizione
non è avverbio/congiunzione
aggettivo
non è aggettivo predicativo
sostantivato
non è aggettivo
3. giusto nella frase è comportarsi nella frase è
lunga nella frase è 6. vicino nella frase è
intelligentissimo nella frase è aggettivo predicativo
non è attributo
16 Nella poesia che segue, di Fosco Maraini, individua a quale classe di parole appartiene ciascu-
na delle parole sottolineate, utilizzando i criteri sintattici (dove sta, con chi sta). Il giorno ad urlapicchio Ci son dei giorni smegi e lombidiosi col cielo dago e un fonzero gongruto ci son meriggi gnalidi e budriosi che plogidano sul mondo infragelluto, ma oggi è un giorno a zimpagi e zirlecchi un giorno tutto gnacchi e timparlini,
Soluzione
le nuvole buzzillano, i bernecchi luderchiano coi fernagi tra i pini; e un giorno per le vànvere, un festicchio un giorno carmidioso e prodigiero, e il giorno a cantilegi, ad urlapicchio in cui m’hai detto “t’amo per davvero”. Le parole nella frase
UNITÀ 1
233
ATTIVITÀ 17 Insieme a un compagno o una compagna negli insiemi di parole che seguono, individuate e sottolineate qual è “l’intrusa”, sulla base del criterio indicato tra parentesi. Se avete dubbi, consultate il dizionario.
1. in, se, su, da, con, per, tra (non è preposizione). 2. li, gli, le, la, ci, vi, cui (non è pronome personale). 3. il, lo, la, i, gli, da (non è articolo). 4. tornato, arrabbiato, fortunato, sbadato, svogliato (non è aggettivo). 5. dolcemente, demente, prudentemente, sanamente, solamente (non è avverbio). 6. ohibò, uffa, ecco, urrah, orsù, ehi (non è interiezione). 7. ridente, splendente, studente, suadente, perdente, cadente (non è aggettivo). 8. tenere, sedere, potere, valere, paciere, giacere (non è verbo). 18 Individua la parola-base dalla quale derivano le seguenti parole (se hai dubbi, consulta il dizionario). Quindi identifica in base alla sintassi la classe di parola della parola di partenza, come nell’esempio.
amabile, aggettivo
parola-base: amare, verbo
1.
parola-base:
provocare
, verbo , nome
provocatorio, aggettivo
2.
legale, aggettivo
parola-base:
legge
3.
duraturo, aggettivo
parola-base:
durare
, verbo
4. animoso, aggettivo
parola-base:
animo
, nome
5. lacustre, aggettivo
parola-base:
lago
, nome
6. maneggevole, aggettivo
parola-base:
maneggiare
, verbo
7.
locale, aggettivo
parola-base:
luogo
, nome
8. rivedere, verbo
parola-base:
vedere
, verbo
9. consolatorio, aggettivo
parola-base:
console
, verbo
10. pietrificato, aggettivo
parola-base:
pietra
, nome
11. appuntito, aggettivo
parola-base:
punta
, nome
12. consolazione, nome
parola-base:
consolare
, verbo
13. difficoltà, nome
parola-base:
difficile
, aggettivo
14. nomina, nome
parola-base:
nominare
, verbo
15. sofferenza, nome
parola-base:
soffrire
, verbo
16. atterrare, verbo
parola-base:
terra
, nome
17. umidificare, verbo
parola-base:
umido
, aggettivo
ATTIVITÀ DI SCRITTURA VINCOLATA 19 Scrivi una breve poesia o un breve testo “inventando” le parole, come ha fatto Fosco Maraini ne Il lonfo. Attenzione, però, le frasi devono essere sintatticamente corrette. 20 Scrivi un breve testo in cui ci siano pochi verbi (prevalenza di nomi e aggettivi), e poi trasformalo in modo che i verbi siano prevalenti, e commenta l’effetto che ne deriva. Puoi prendere spunto dalle poesie riportate nel capitolo.
234
PARTE 3
Il contributo delle classi di parole al significato
a che cosa serve la
grammatica SCRIVERE
Attività per SCRIVERE in modo chiaro ed efficace e per COMPRENDERE un testo
Osservare le classi di parole come aiuto alla comprensione del testo
21 Nel brano che segue, sono state eliminate alcune parole: individua, intuendolo dalle altre parole che compongono la struttura sintattica della frase e dal significato, se si tratta presumibilmente di nomi [N], verbi [V], aggettivi [A] o altre classi di parole [AL] (indicalo con una crocetta).
×
La gallina zero è la “prima” della classe, la più N V A AL delle 13.499 N V A AL che N V A AL nello stabilimento. Candida come la neve, corporatura N V A AL , cresta N V A AL un po’ rivoltata, sguardo N V A AL : un purosangue della razza livornese. Per aver messo N V A AL luce 308 uova in un anno ha conquistato il diritto al numero zero, come sarebbe a dire N V A AL maglia rosa in N V A AL Giro d’Italia. La gallina numero 1, seconda N V A AL classifica, N V A AL qualche uovo di meno. Non parliamo poi N V A AL esemplari che N V A AL 130-140 uova in N V A AL anno. Ve ne N V A AL anche due o N V A AL che non sono riuscite N V A AL sorpassare la media N V A AL galline campagnole: neppure il centinaio.
(adattato da D. Buzzati, La giornata della gallina zero, in Il “Bestiario” L’alfabeto dello zoo)
SCRIVERE
I tipi di testo selezionano determinate classi di parole
22 Nel breve brano che segue, a carattere narrativo, sottolinea gli indicatori temporali e i verbi.
C’erano una volta due contadini, marito e moglie, né ricchi né poveri, che avevano un campicello con la rustica casetta, un asino, un bue e una vacca, e un gallo con dodici galline. Campavano senza stenti, lavorando da mattina a sera, non lamentandosi mai, facendo anche un po’ di bene ai più poveri che ricorrevano a loro. Solamente si sentivano infelici perché non avevano figli. Non perdevano però la speranza di ottenerne almeno uno; erano ancora quasi giovani, e nelle ore di riposo facevano tanti bei castelli in aria pel giorno in cui sarebbe venuto al mondo l’erede sospirato: maschio o femmina non importava. Ma gli anni passavano, e la grazia, così vivamente invocata e attesa, non veniva a consolarli. Or accadde che una notte furono svegliati di soprassalto da un forte picchio all’uscio. Dapprima credettero che fosse il vento; infatti veniva giù un rovescione d’acqua accompagnato da un ventaccio furioso, che scoteva tutta la casetta. Si udì un altro picchio, e poi una flebile voce: – Ricoverate, per carità una povera vecchia che ha smarrito la strada! (Capuana, Tutte le fiabe)
23 Nel breve brano che segue, a carattere descrittivo, sottolinea i nomi e gli aggettivi che descrivono Tyrannosaurus.
Tyrannosaurus era lungo fino a 12-13 metri e alto anche 7. Pesava fra le 4 e le 6 tonnellate; in pratica era poco più lungo di un autobus e più pesante di un elefante! Aveva un’andatura inclinata, i denti enormi, una coda lunga e le zampe molto piccole. Fino a non molti anni fa si pensava che Tyrannosaurus camminasse in posizione eretta, con il corpo a 45° e con la coda che strisciava sul terreno. Adesso si sa che l’animale camminava con il corpo parallelo al terreno e bilanciato dalla coda, rigida e robusta. La sua mascella da sola era lunga circa 1,3 metri, e aveva dai 50 ai 60 denti, lunghi anche più di 10 centimetri. Le sue mandibole potevano sollevare anche 200 chilogrammi di carne ogni morso. I tirannosauri si reggevano su due possenti zampe, ciascuna terminante con quattro dita, come le zampe degli uccelli, ma molto, molto più grandi.
Le parole nella frase
UNITÀ 1
235
ATTIVITÀ 24 Nel breve brano che segue, a carattere espositivo/argomentativo, sottolinea i connettivi logici (congiunzioni e altre espressioni che veicolano le relazioni logiche).
Siamo nel 1985: quindici anni appena ci separano dall’inizio d’un nuovo millennio. Per ora non mi pare che l’approssimarsi di questa data risvegli alcuna emozione particolare. Comunque non sono qui per parlare di futurologia, ma di letteratura. Il millennio che sta per chiudersi ha visto nascere ed espandersi le lingue moderne dell’Occidente e le letterature che di queste lingue hanno esplorato le possibilità espressive e cognitive e immaginative. È stato anche il millennio del libro, in quanto ha visto l’oggetto-libro prendere la forma che ci è familiare. Forse il segno che il millennio sta per chiudersi è la frequenza con cui ci si interroga sulla sorte della letteratura e del libro nell’era tecnologica cosiddetta postindustriale. Non mi sento d’avventurarmi in questo tipo di previsioni. La mia fiducia nel futuro della letteratura consiste nel sapere che ci sono cose che solo la letteratura può dare coi suoi mezzi specifici. Vorrei dunque dedicare queste mie conferenze ad alcuni valori o qualità o specificità della letteratura che mi stanno particolarmente a cuore, cercando di situarle nella prospettiva del nuovo millennio. (Calvino, Lezioni americane)
ATTIVITÀ DI COMPRENSIONE E SCRITTURA 25 Nel seguente testo sono state eliminate le seguenti parole. Reinseriscile al posto giusto. Ascolta la lettura ad alta voce del testo
I TEMI DELL’ AGENDA 2030
• dei dettagli • dei modelli teorici • di ottima qualità • della storia • di ricerca
Obiettivo 1 SCONFIGGERE LA POVERTÀ
Franco-americana, professoressa in una delle più prestigiose università americane, Esther Duflo è la seconda donna della storia
ad aver ottenuto il Premio Nobel per l’economia, a soli
46 anni, per il lavoro al Poverty Action Lab (PAL), una rete internazionale di ricerca per combattere la povertà. La sua ricerca è un “laboratorio di esperimenti empirici”. Un cambiamento di paradigma per la ricerca economica: «Quando si creano dei modelli teorici di ottima qualità
, pur se
, spesso manca qualcosa. E ce ne si accorge quando si cerca di applicarli
che poi si rivelano imsul campo. A volte per semplificare si eliminano dei dettagli portanti. È il problema della politica economica: molto spesso si parte da idee astratte. Senza sapere se esse saranno o meno efficaci nel concreto». (tratto con adattamenti dal sito Valori.it) 26 Nel seguente testo (è la continuazione del precedente) sono state eliminate le parole che seguono. Reinseriscile al posto giusto.
• docenti • nozioni • provenienti • risultati • successivi «Ci siamo chiesti cosa potessimo fare, all’asilo, per insegnare la matematica ai bambini più poveri a Nuova Delhi, in India. Parliamo di piccoli provenienti
da bidonville. Per sviluppare
le loro basi intuitive o nozioni
elementari di geometria. Nei Paesi ricchi abbiamo compreso che farlo è fondamentale per il successo futuro». Ciò ha portato alla costruzione di un programma ad hoc per quei bambini: «Grazie a una serie di giochi – precisa Esther Duflo –. In particolare in India perché lì, poi, alle elementari i docenti non “aspettano” chi è indietro. I bambini poveri, che si trovano in ritardo, non riusciranno mai a colmare il gap. Abbiamo così lavorato con una Ong locale in 70 scuole scelte a caso. I risultati hanno indicato che chi ha seguito il corso ha sviluppato fortemente le conoscenze intuitive. E che ciò prosegue anche negli anni successivi
236
PARTE 3
».
Il contributo delle classi di parole al significato
PARTE
4
UNITÀ 1
DALLA FRASE COMPLESSA AL TESTO
Subordinazione e frase complessa
IN QUESTA UNITÀ cercheremo di comprendere: le caratteristiche comuni delle diverse proposizioni; ome è possibile rappresentare la c gerarchia del periodo.
UNITÀ 2
Proposizioni completive e relative
IN QUESTA UNITÀ cercheremo di comprendere: le caratteristiche comuni alle dipendenti completive e alle relative; le loro caratteristiche distintive.
UNITÀ 3
Proposizioni circostanziali
IN QUESTA UNITÀ cercheremo di comprendere: le caratteristiche comuni alle dipendenti circostanziali; i l loro contributo al significato del periodo.
UNITÀ 4
Dalla sintassi della frase alla logica del testo
IN QUESTA UNITÀ cercheremo di comprendere: i principi che accomunano la sintassi del testo e della frase; i modi per descrivere la coerenza attraverso i “movimenti testuali”.
Nella lingua contemporanea le frasi coordinate, in cui le varie parti sono legate solo dal significato, vengono spesso preferite alla frase complessa, organizzata sintatticamente; questo accade anche perché prevale un modello che considera la brevità come un fattore di chiarezza ed efficacia comunicativa. Questo tuttavia non significa che non sia necessario conoscere la frase sintatticamente articolata, costruita con frasi subordinate, comprenderla quando la si incontra – soprattutto nella prosa adulta, come la saggistica o certa prosa giornalistica – e usarla appropriatamente quando il significato e il genere testuale lo richiedono perché più capace di organizzare l’argomentazione. Ancora più interessante è notare le potenzialità comunicative della subordinazione e del periodo complesso, che permettono di superare la linearità cronologica e di riordinare i fatti nel modo più funzionale, e anche di dare maggiore o minore importanza a un segmento rispetto a un altro.
UNITÀ
1
Subordinazione e frase complessa prima di COMINCIARE
I CONCETTI-BASE DELL’UNITÀ Indicazioni didattiche L’Unità in slide
C he cos’è la frase complessa o periodo La struttura gerarchica: reggenza e dipendenza La gerarchizzazione delle informazioni – La frase complessa può essere considerata la trasformazione di una frase semplice, in cui almeno uno dei gruppi nominali che la compongono è sostituito da una frase. Sulla porta di casa Giovanna
chiede
l'ora
Giovanna
chiede
che ora è
Mentre esce di casa
– Per il principio gerarchico, ogni dipendente può a sua volta reggerne un’altra.
ti (io)
ricordo che il prof ha detto
di portare il quaderno
Dip. di 1° grado
Dip. di 2° grado
– Riconoscere la struttura del periodo permette, scrivendo, di gerarchizzare le informazioni attraverso la sintassi. Nella lettura di testi permette di identificare con chiarezza le diverse informazioni anche se l’articolazione sintattica è complessa. Anna oggi è abbastanza stanca. Anna è rientrata tardi dal torneo. ■ Q uando Anna era assente a scuola c’è stato compito di matematica. ■ Anna ha deciso di andare a scuola. ■ A nna vuole recuperare il compito di matematica. ■ ■
Video
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D E RN
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Percorso d’apprendimento Unità 1
Anna, pur essendo abbastanza stanca perché è rientrata tardi dal torneo, ha deciso di andare a scuola per recuperare un compito di matematica svolto mentre era assente.
1 CHE COSA È UNA FRASE COMPLESSA Nella frase complessa (o periodo) una proposizione prende il posto, a parità di funzione, di un gruppo nominale (argomento, circostanziale o attributo) della frase semplice. Una frase complessa è costituita da più proposizioni (tutte dotate quindi di soggetto e predicazione), in relazione gerarchica fra loro: – la frase minore contenuta nell’altra come suo argomento o circostanziale o attributo è detta proposizione dipendente (o secondaria o subordinata); – la frase maggiore di cui la dipendente è argomento o circostanziale o attributo è detta proposizione principale. Si usa chiamare periodo anche una frase che contiene, oltre alla principale, anche sue coordinate, che non sono incluse ma aggiunte, e non sostituiscono alcun elemento della principale, ma per questo tipo di periodo è meglio usare il termine di frase composta, per distinguerla da una frase complessa. Partendo da una frase semplice, si possono trasformare i gruppi nominali in frasi e ottenere così una frase complessa. Osserviamo quindi la corrispondenza fra gruppi nominali e frasi dipendenti, quasi sempre possibile: Sulla porta di casa
Giovanna chiede
l’ora.
frase semplice
Mentre esce di casa
Giovanna chiede
che ora è.
frase complessa
Sulla porta di casa Giovanna
chiede
l'ora
Giovanna
chiede
che ora è
Mentre esce di casa
Nella rappresentazione grafica, la frase dipendente diventa un rettangolo smussato tratteggiato, perché è una frase, ma fa parte di un’altra frase che la contiene. La frase dipendente Mentre esce di casa è una vera frase con soggetto (sottinteso: Giovanna, lei), con un proprio predicato (esce) e dei propri argomenti (di casa): (lei)
esce
di casa
Lo stesso vale per la dipendente che ora è. Nella trasformazione da gruppo nominale a frase dipendente, la preposizione (Sulla porta di casa) viene sostituita da una congiunzione (Mentre esce di casa) o da un altro introduttore di subordinata.
Subordinazione e frase complessa
UNITÀ 1
455
“Complesso” pertanto significa “che contiene un elemento della sua stessa natura”: una frase complessa contiene al suo interno un’altra frase, così come un gruppo nominale complesso contiene al suo interno un altro gruppo nominale incluso: [So (che l’hai detto)].
frase complessa
(l’amico (di mio fratello))
gruppo nominale complesso
Quindi nella rappresentazione grafica la frase complessa: – nel suo insieme è contenuta in un rettangolo smussato; – la principale ha il verbo nel rettangolo, i gruppi nominali nell’ovale; – la dipendente è contenuta in un rettangolo smussato tratteggiato; – se la dipendente è una relativa il rettangolo si troverà dentro l’ovale: Mentre esce di casa Giovanna
Il racconto
Proviamo insieme
GRAMMA
scrittura
che ora è
chiede
che ci ha fatto
è interessante
La frase complessa (o periodo) è costituita da proposizioni legate sintatticamente fra loro, per cui esiste una principale di cui fanno parte altre frasi per inclusione (o dipendenza/subordinazione). Il periodo è costruito secondo una gerarchia principale-secondario.
❱ N elle frasi che seguono distingui le dipendenti in corsivo a seconda che facciano da argomento (AG), da circostanziale (CI) o da attributo (AT). a. Cerco un paio di scarpe che siano adatte al vestito rosso.
AG
CI
AT
b. Vorrei che mio fratello fosse sempre gentile con tutti.
AG
CI
AT
c. Quest’anno andrò in montagna per trascorrere le vacanze. AG
CI
AT
d. Luca, che è un automobilista distratto, ha preso una multa. AG
CI
AT
e. È bello che tu ti preoccupi per me.
CI
AT
AG
❱ N elle frasi che seguono, trasforma i complementi in corsivo in proposizioni dipendenti e valuta se il significato è lo stesso. a. Fummo costretti a rincasare quasi subito per il freddo.
Soluzione
b. Non capisco il motivo del tuo silenzio. c. È necessaria la tua attenzione. d. Nonostante la stanchezza, è riuscito a consegnare in tempo il lavoro. e. Arriveremo a casa dopo la fine dello spettacolo. f. Studia solo per la promozione. g. Luca ci ha raccontato il suo incontro con quella vecchia amica.
456
PARTE 4
Dalla frase complessa al testo
2 DIVERSA POSIZIONE DELLE DIPENDENTI:
COMPLETIVE, CIRCOSTANZIALI E RELATIVE Le proposizioni dipendenti, a seconda del gruppo nominale di cui occupano il posto (argomento, attributo, circostanziale), cioè a seconda di quale parte della frase semplice si trasforma in frase secondaria, sono distinte in completive, circostanziali o relative. Frase semplice
Frase complessa
soggetto / oggetto / altro argomento
dipendente completiva
circostanziale o complemento avverbiale
dipendente circostanziale
attributo o modificatore
dipendente relativa
■
La completiva è una frase dipendente al posto di un argomento richiesto dal verbo: L’avvocato affermò la sua contrarietà. L’avvocato affermò che non era d’accordo.
ffermò qualcosa-gruppo nominale a affermò qualcosa-frase
Il negoziante si è accorto dello sbaglio.
s i è accorto di qualcosa-gruppo nominale si è accorto di qualcosa-frase
Il negoziante si è accorto di avere sbagliato.
Le completive sono necessarie perché la frase abbia senso. La principale in questo caso non è indipendente, cioè non ha senso compiuto perché ha bisogno di un “completamento”, che viene dato appunto dalla frase “completiva”.
■
Il negoziante sta dormendo.
la principale è indipendente
*Il negoziante si è accorto...
l a principale non è indipendente (non ha senso compiuto)
Il negoziante si è accorto dello sbaglio.
l ’argomento è richiesto dal senso del verbo = frase semplice
Il negoziante si è accorto di avere sbagliato.
l a completiva è richiesta dal senso del verbo = frase complessa
Il negoziante
si è accorto
dello sbaglio
Il negoziante
si è accorto
di avere sbagliato
La circostanziale dipendente è al posto di un complemento circostanziale: Dopo cena Arturo e Maria vanno al cinema.
quando-complemento circostanziale
Dopo cena Arturo e Maria
vanno
Subordinazione e frase complessa
al cinema
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457
Dopo aver cenato Arturo e Maria vanno al cinema. quando-dipendente circostanziale Dopo aver cenato Arturo e Maria
vanno
al cinema
La circostanziale non è richiesta dal verbo e la principale è indipendente da essa, cioè ha un senso compiuto anche senza di essa: Arturo e Maria vanno al cinema. ■
Una dipendente relativa è nella posizione di attributo o modificatore di un nome, in qualunque posizione. Il gruppo nominale che contiene la relativa è un gruppo unico complesso: (La ragazza ritardataria) resta in piedi. quale ragazza-attributo del soggetto (La ragazza (che è arrivata in ritardo)) resta in piedi. quale ragazza-dipendente relativa (Con la frutta (venduta al mercato)) faccio la marmellata. (Con la frutta (che si vende al mercato)) faccio la marmellata.
c on quale frutta-modificatore del nome (participio che funziona come aggettivo nel circostanziale) con quale frutta-dipendente relativa
Nel caso della relativa come sappiamo ci sono due diverse possibilità. I ragazzi che avevano ascoltato attentamente risposero bene. La relativa serve a definire quali ragazzi risposero (solo quelli che…): la principale non è indipendente (la relativa è restrittiva) I ragazzi, che avevano ascoltato attentamente, risposero bene. La relativa (tra due virgole) non serve a definire quali ragazzi (tutti i ragazzi): la principale è indipendente (la relativa non è restrittiva) La principale è indipendente solo se la relativa non è restrittiva, cioè non è indispensabile per identificare il nome antecedente e quindi è separata dalle virgole.
Proviamo insieme
GRAMMA
scrittura
Nella frase semplice tutte le parti tranne il verbo possono essere sostituite da frasi: – gli argomenti diventano completive; – i complementi circostanziali diventano subordinate circostanziali; – gli attributi e i modificatori diventano relative.
❱ T rasforma ciascuna frase in un periodo in cui vi siano una relativa, una completiva e un circostanziale. Segui l’esempio. Gli alunni dissero una cosa importante. Prima di entrare al Conservatorio, gli alunni, che erano stati accompagnati dalla loro professoressa, dissero che quella era la prima volta che andavano a un concerto di musica classica. a. Gli studenti speravano in uno spostamento del compito. b. I tifosi affermarono la loro soddisfazione. c. Il bagnino vietò la balneazione.
458
PARTE 4
Dalla frase complessa al testo
3 COME DESCRIVERE LE PROPOSIZIONI DIPENDENTI Per descrivere le dipendenti occorre osservare: – le parole che le introducono; – la posizione dei predicati di ciascuna proposizione; – la forma del predicato.
3.1 Le parole di diversa natura che introducono le proposizioni dipendenti La dipendente è collegata alla principale attraverso diversi possibili tipi di “introduttori”. L’introduttore fa parte della proposizione dipendente e ha la funzione anche di segnare un confine e una separazione fra le due proposizioni (usiamo le parentesi per isolarle).
■
Non so (chi sia quel signore).
introduttore: chi, pronome interrogativo
Corro (perché sono in ritardo).
introduttore: perché congiunzione
L’introduttore può avere significato generico o specifico: – gli introduttori generici (per esempio che) non esplicitano un tipo di relazione logica esistente tra la principale e la dipendente; – gli introduttori specifici (per esempio perché) segnalano il preciso nesso logico che lega la dipendente alla principale. Gli introduttori appartengono a diverse classi di parole: possono essere dei pronomi o aggettivi o avverbi, oppure congiunzioni, a seconda del tipo di frase dipendente.
■
Le dipendenti relative sono introdotte da un pronome relativo che si riferisce al nome antecedente ed è concordato con il nome: La ragazza (alla quale ho telefonato) non risponde.
a lla quale si riferisce a la ragazza.
Il pronome non stabilisce un proprio nesso logico, ma può trasmettere nessi impliciti e comprensibili per inferenza e ha quindi un significato generico: Vorrei una penna (che scriva sottile). ■
■
che = tale che… consecutivo
Le dipendenti interrogative indirette (che esprimono una domanda, un interrogativo o un dubbio in forma indiretta, appunto in dipendenza dalla principale) sono introdotte da un pronome o da un aggettivo o da un avverbio interrogativo. In questo caso si tratta di introduttori specifici e il nesso logico che lega la dipendente alla principale è dato spesso dal verbo che la introduce, come per esempio chiedere, domandare: Non so (chi è quel signore).
è introdotta da un pronome
Chiedigli (quale materia insegna).
è introdotta da un aggettivo
Non ha detto ancora (come si chiama).
è introdotta da un avverbio
Le dipendenti completive sono introdotte dalla congiunzione generica che: Qualcosa (soggetto) è necessario È necessario (che tu venga). La dipendente completiva introdotta da che fa da soggetto So (che tu verrai). So qualcosa (oggetto) La dipendente completiva introdotta da che fa da oggetto La congiunzione che non esprime il nesso logico esistente fra le due frasi: le funzioni logiche corrispondenti al soggetto e all’oggetto, infatti, non hanno preposizione (il che non sostituisce una preposizione). La congiunzione che, quindi, è un connettivo grammaticale e non logico. Subordinazione e frase complessa
UNITÀ 1
459
■
■
Le dipendenti circostanziali sono rette da una congiunzione subordinante dal significato specifico (come poiché, affinché, benché o una locuzione), in quanto esprime un preciso nesso logico (per esempio causa, fine, concessione) e corrisponde alla preposizione che il gruppo nominale avrebbe nella frase semplice (v. nel primo esempio la corrispondenza per perché): Nessuno va in spiaggia (per la pioggia).
Nessuno va in spiaggia (perché piove).
Si va in spiaggia (nonostante la pioggia).
Si va in spiaggia (benché piova).
Andò in spiaggia (durante il temporale).
ndò in spiaggia (mentre infuriava il A temporale).
Le dipendenti che hanno il verbo all’infinito (le dipendenti costruite con un verbo non finito sono dette implicite perché il soggetto è implicito: non c’è ma è identificabile, vedi par. 3.3) può essere introdotta da una preposizione in funzione di congiunzione: Non sapevo (di essere stato scelto). Mi alleno molto (per superare le semifinali). Sono pronto (a prendermi questa responsabilità). Con i verbi all’infinito, occorre fare attenzione quando il verbo (della principale) ha due significati e regge per ogni significato una preposizione diversa:
■
Si è convinto (di essere malato).
significa “ha maturato l’idea”
Si è convinto (a farsi operare).
significa “ha preso la decisione”
Le dipendenti che hanno il verbo al gerundio e al participio (anch’essi verbi non finiti, quindi sempre con soggetto implicito) possono essere collegate alla principale senza un introduttore: (Arrivato a casa), capì.
Cadde dal motorino (rompendosi la tibia).
Quando la dipendente implicita è senza introduttore può essere più difficile identificarla.
Proviamo insieme
GRAMMA
scrittura
Le dipendenti possono essere introdotte da parole di diverso tipo (pronomi, aggettivi, avverbi, congiunzioni). Gli introduttori sono diversi a seconda del tipo di dipendente: – alcuni sono di significato generico (come il pronome relativo e la congiunzione che); – altri invece esprimono una relazione specifica di significato (come gli interrogativi e le congiunzioni subordinanti). Le implicite al gerundio o al participio sono senza introduttore.
❱ I nserisci negli spazi vuoti gli opportuni introduttori della subordinata. (congiunzione temporale) un pilota nel 1998 ha notato su un altopiano nel sud dell’Australia un’enorme opera d’arte scolpita nella terra, il Marree Man è rimasto un enigma inspiegabile. E oggi le cose non sono cambiate, (congiunzione concessiva) siano a disposizione nuove tecnologie. Il geoglifo è così grande (congiunzione generica) può essere visto dallo spazio. Ci si domanda (pronome interrogativo) possa aver creato un’opera grande 3,5 chilometri dalle linee profonde appena 30 centimetri ma larghe anche 35 metri. Nel 2016 un gruppo di Marree ha “ripassato” le linee (preposizione) impedire all’enorme uomo di scomparire per sempre a causa dell’erosione. Il geoglifo restaurato dovrebbe durare più a lungo dell’originale, (congiunzione causale) sono state create anche
Soluzione
460
PARTE 4
delle scanalature (pronome relativo) lo proteggono dal vento e dall’acqua.
Dalla frase complessa al testo
3.2 Più predicati, ma in relazione gerarchica fra loro In un periodo, sia con frasi coordinate sia in una frase complessa con frasi dipendenti, troviamo più predicati. Nella frase complessa, è importante distinguere fra i diversi predicati il predicato principale da quelli che appartengono alle frasi dipendenti isolate dalle parentesi. (Prima del concerto) Luca mi chiede (una bibita). frase semplice: ha un solo predicato (chiede) (Prima di entrare al concerto) Luca mi chiede (una bibita). frase complessa: verbo principale chiede) con una dipendente (con verbo entrare) (Prima di entrare al concerto) Luca mi chiede (se gli compro una bibita). frase complessa: con due dipendenti (con verbi entrare, compro) Prima del concerto Luca
mi chiede
Prima di entrare al concerto Luca
mi chiede
Prima di entrare al concerto Luca
in pratica
una bibita
una bibita
mi chiede
se gli compro una bibita
N METODO PIÙ EFFICACE PER INDIVIDUARE LA PRINCIPALE, U LE COORDINATE E LE SUBORDINATE
Limitarsi a “contare i predicati”, come pure dividere le proposizioni sulla base dei predicati usando le barrette …/…/…, che non hanno direzione, non ci dice se siamo di fronte alla coordinazione o alla subordinazione, né ci fa vedere chi è la principale. È preferibile e più utile: ■ identificare le proposizioni dipendenti che fanno parte di una frase maggiore, anche riconoscendo gli introduttori; ■ separarle, invece che con le barrette, con le parentesi (…) che aiutano a vedere l’inizio e la fine delle frasi incluse e quindi a isolare la principale (le barrette semmai possono essere utilizzate per separare le coordinate).
Proviamo insieme
I predicati in un periodo non sono allo stesso livello, ma anch’essi sono in relazione gerarchica principale-dipendente. Per questo è importante riconoscere la gerarchia del periodo mettendo le dipendenti tra parentesi.
Subordinazione e frase complessa
UNITÀ 1
461
GRAMMA
scrittura
❱ C ostruisci tre periodi in due versioni, una con due gruppi nominali e l’altra con due dipendenti, come nell’esempio. (Prima del concerto) Luca mi chiede (una bibita). ( Prima di entrare al concerto) Luca mi chiede (se gli compro una bibita).
3.3 Dipendenti con il soggetto esplicito o implicito Le proposizioni dipendenti possono essere: ■
dipendenti esplicite, che hanno come predicato un verbo di forma finita (indicativo, congiuntivo, condizionale) e quindi “dicono” la persona del verbo con cui il soggetto (espresso o sottinteso) concorda: Sono sicuro (che abbiate fatto la cosa giusta).
■
soggetto: voi (abbiate fatto)
dipendenti implicite, che hanno come predicato un verbo di forma non finita senza persona del verbo (infinito, participio, gerundio), ma in cui il soggetto deve ugualmente essere identificabile: Non so (che cosa fare).
il soggetto di fare è io, il medesimo di non so.
La forma esplicita o implicita della subordinata non condiziona la relazione logica che si instaura con la principale, che è sempre la stessa: (Mentre va a casa,) Giovanna compra il pane.
temporale (forma esplicita)
(Andando a casa,) Giovanna compra il pane.
temporale (forma implicita)
Mentre va a casa / Andando a casa
Giovanna
compra
il pane
Identifichiamo il soggetto delle dipendenti implicite ■
Il gerundio e il participio hanno come soggetto quello del verbo della frase reggente: (Andando in stazione), ho incontrato Lucia. (Andando in stazione), hai/ha/abbiamo/avete/hanno incontrato Lucia. A seconda del verbo della principale, il soggetto di andando è io / tu / egli / noi / voi / essi. (Arrivati a Roma) andiamo / andate / vanno direttamente in albergo. A seconda del verbo della principale, il soggetto di arrivati è noi / voi / essi.
■
L’infinito invece può avere soggetto uguale oppure diverso, anche a seconda del verbo della reggente: La nonna promise (di fare la torta).
⇓
L’infinito ha lo stesso soggetto del verbo della principale: la nonna promette e la nonna fa la torta.
462
Parte 2, Unità 2, A che cosa serve la grammatica
PARTE 4
La nonna permise ai bambini (di assaggiare la torta). Il soggetto dell’infinito è diverso dal soggetto del verbo della principale: la nonna permette e i bambini assaggiano. Dalla frase complessa al testo
Se non si sta attenti, con le forme implicite si può incorrere nell’errore dell’anacoluto, cioè del cambio di soggetto: *Ho letto i miei racconti a un amico per darmi un parere spassionato. È l’amico che deve dare il parere, non io, la forma corretta quindi è: Ho letto i miei racconti a un amico perché mi desse un parere spassionato.
Proviamo insieme
GRAMMA
scrittura
La proposizione subordinata può essere di forma esplicita oppure di forma implicita, a seconda del modo finito o non finito del verbo. In ogni caso il soggetto deve essere identificabile.
❱ N ei periodi che seguono, trasforma, quando è possibile, la proposizione subordinata esplicita in subordinata implicita. Infine spiega perché hai potuto trasformare solo alcune delle frasi. a. Mentre camminava in città, Marco incontrò una vecchia amica. b. Mentre Maria era seduta in un bar, Marco passò e la vide. c. Poiché vi siete comportati in modo poco corretto, non ci fidiamo più di voi. d. Poiché conosciamo le vostre intenzioni, non ci fidiamo di voi. e. Dopo che Chiara sarà arrivata a casa, ci telefonerà.
Soluzione
f. Non appena suonarono alla porta, Luca si precipitò ad aprire.
4 I VERBI DICONO LE RELAZIONI DI TEMPO FRA EVENTI DELLA PRINCIPALE E QUELLI DELLA DIPENDENTE
Nelle frasi complesse con dipendenti, dove cioè ci sono più predicati e quindi diversi eventi, i verbi descrivono anche le relazioni di tempo fra i diversi eventi (consecutio temporum), indicando che l’azione della dipendente: – è contemporanea (cioè avviene nello stesso momento) rispetto alla principale; – è anteriore (cioè è avvenuta prima) rispetto alla principale; – è posteriore (cioè avverrà dopo) rispetto alla principale. Ecco le tre possibilità con principale al presente: So (che sei un buon centrocampista). dipendente (sei) contemporanea alla principale (so) So (che sei stato un buon centrocampista). dipendente (sei stato) anteriore alla principale (so) So (che sarai un buon centrocampista). dipendente (sarai) posteriore alla principale (so) Con la principale al passato: Sapevo che eri / eri stato / saresti stato un buon centrocampista. In questo esempio, notiamo l’uso del condizionale per il futuro rispetto a un verbo al passato. Subordinazione e frase complessa
UNITÀ 1
463
Il trapassato remoto e il futuro anteriore, come sappiamo, esprimono un’azione anteriore rispettivamente a un tempo del passato e a un futuro: Uscì (passato remoto) dopo che ebbe studiato (trapassato remoto).
ebbe studiato
uscì
presente
Uscirai (futuro semplice) dopo che avrai studiato (futuro anteriore).
presente
avrai studiato
uscirai
In questo modo si può alterare l’ordine naturale dei fatti, mettendo prima quello che avviene poi. Ricorda che le congiunzioni prima di/che e dopo di/che “lavorano all’inverso”: Prima di partire (posteriore) faccio il biglietto on line. faccio il biglietto e poi parto Si accorse di avere dimenticato il cellulare dopo che fu partito (anteriore) . parto e poi mi accorgo Attraverso il tempo del verbo e il supporto delle congiunzioni, la frase secondaria può esprimere la collocazione dei fatti in contemporanea, prima o dopo l’evento della principale.
Proviamo insieme
GRAMMA
scrittura
❱ S crivi quattro periodi (due per tipo) in cui nella dipendente utilizzi il trapassato remoto e il futuro anteriore, come nei due esempi. Uscì (passato remoto) dopo che ebbe studiato (trapassato remoto). Uscirai (futuro semplice) dopo che avrai studiato (futuro anteriore). ❱ S crivi due periodi utilizzando prima di/che e dopo di/che con gli eventi in ordine inverso, come nell’esempio, poi trasformali in frasi con la coordinazione. Prima di partire (posteriore) faccio il biglietto on line. Si accorse di avere dimenticato il cellulare dopo che era già partito (anteriore).
5 IMPARIAMO A RICONOSCERE LA GERARCHIA DI UN PERIODO La comprensione di frasi particolarmente articolate richiede di cogliere la gerarchia delle varie componenti del periodo. Riconoscere la gerarchia di un periodo è importante per seguire il senso del discorso e di conseguenza, nella lettura ad alta voce, per mantenere la giusta intonazione. Per padroneggiare tale gerarchia bisogna rendersi conto: ■
464
PARTE 4
della successione lineare delle proposizioni in quanto il periodo può cominciare con la principale o con una dipendente (l’introduttore fa da segnale);
Dalla frase complessa al testo
■
■
delle inclusioni progressive, cioè dei gradi di subordinazione, perché una dipendente può reggerne e includerne a sua volta un’altra, che sarà dipendente di secondo grado; dei legami di reggenza, in quanto quasi sempre una proposizione dipendente è “retta”, o sintatticamente o semanticamente, da qualcosa che sta nella proposizione precedente (che è sua reggente).
5.1 In che ordine le proposizioni sono disposte nel periodo Non è detto che la principale stia in prima posizione. Una dipendente, infatti, può stare: ■
in prima posizione: (Appena arrivo) ti chiamo dal bar sotto casa.
■
al centro: Ti chiamo (appena arrivo) dal bar sotto casa.
■
in coda: Ti chiamo dal bar sotto casa (appena arrivo).
Alcune posizioni sono più regolari: – una dipendente oggettiva sarà preferibilmente dopo il verbo della principale: Io so (che verrai al più presto). – la dipendente soggettiva spesso sta dopo il verbo. È bene (che tu venga al più presto). Le circostanziali sono libere di spostarsi: Ho telefonato e ho avvisato il professore (perché ero in ritardo per la lezione). (Poiché ero in ritardo per la lezione), ho telefonato e ho avvisato il professore. Dalla posizione della dipendente dipende in parte il significato comunicativo: (Dopo che il film è finito) sono andato a dormire.
che cosa hai fatto dopo?
Sono andato a dormire (dopo che il film è finito).
quando sei andato a dormire?
Una principale in prima posizione è più facile da identificare, ma le combinazioni possono essere le più varie. È importante saper riconoscere la successione delle proposizioni: una dipendente, infatti, può stare davanti, al centro o in coda al periodo. La diversa posizione incide sul peso comunicativo delle proposizioni.
5.2 Inclusioni in altre inclusioni: i gradi di subordinazione Una subordinata può dipendere da una principale, ma anche da un’altra subordinata (che è sua reggente). Perciò: – una subordinata che dipende dalla principale è di 1° grado; – una subordinata che dipende da una subordinata di 1° grado è di 2° grado, e così via… Per questo è meglio non usare il termine “reggente” per indicare la principale: una subordinata di 1° grado, infatti, è reggente di una di 2° grado (quindi “reggente” non identifica la principale ma la proposizione da cui ne dipende un’altra): So
principale, “reggente” della subordinata di 1° grado
che ti sei data da fare
subordinata di 1° grado e “reggente” della successiva
per aiutarla.
subordinata di 2° grado Subordinazione e frase complessa
UNITÀ 1
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Difficilmente la subordinazione oltrepassa il terzo grado, perché il cervello farebbe fatica a seguire le inclusioni, ma ricordiamo la filastrocca già citata parlando delle inclusioni (Alla fiera dell’Est per due soldi un topolino mio padre comprò): E l’angelo della morte sul macellaio (che uccise il toro (che bevve l’acqua (che spense il fuoco (che bruciò il bastone (che picchiò il cane (che morse il gatto (che si mangiò il topo (che al mercato mio padre comprò)))))))). Una proposizione dipendente può essere di 1° o di 2° o di 3° grado, a seconda del rapporto di gerarchia rispetto alla principale e con le altre proposizioni che costituiscono la frase complessa (o periodo).
5.3 Da che cosa è “retta” una proposizione: le reggenze sintattiche e lessicali Per capire i gradi di subordinazione e non confondere i diversi gradi di subordinazione è necessario capire: – che cosa regge che cosa (solo le circostanziali poste all’inizio di frase, essendo aggiunte, possono non essere rette da un elemento della frase principale); – che cosa è coordinato a che cosa (una proposizione può essere coordinata della principale o di una dipendente). ■
Capire che cosa regge che cosa: – è un’operazione facile quando è la sintassi che ce lo dice, come nel caso della relativa che dipende dall’antecedente, o della completiva che dipende dal verbo di cui è argomento: Il discorso (che avevo preparato) era inutile. che: pronome relativo dipende dall’antecedente discorso Tutti speravano (che la lezione finisse prima delle due). sperare regge l’argomento che segue (completiva con che = congiunzione) – In altri casi, come vedremo, la reggenza dipende dal lessico e allora bisogna rappresentarsi mentalmente il significato per capire la reggenza: Paolo si sta preparando (per uscire).
ci si prepara per qualcosa.
Confrontiamo queste due frasi e osserviamo le dipendenze: (Quando è arrabbiata), Gabriella dice (che si trasferisce a Milano). Paola dice (che si trasferirà a Roma (per studiare)). Nel primo caso, ci sono due dipendenti fra loro non legate, quindi entrambe di 1° grado: (Quando è arrabbiata), Gabriella dice
circostanziale aggiunta: subordinata di 1° grado principale
c ompletiva dipendente da dice: subordinata di 1° grado Nel secondo caso, la seconda dipendente è di 2° grado, perché è retta lessicalmente dalla prima: (che si trasferisce a Milano).
Paola dice (che si trasferirà a Roma (per studiare)). 466
PARTE 4
Dalla frase complessa al testo
principale c ompletiva dipendente da dice: subordinata di 1° grado, fa attendere “perché si trasferisce?” dipendente da si trasferirà: subordinata di 2° grado
■
Capire che cosa è coordinato con che cosa: per capire la gerarchia del periodo, inoltre, bisogna riconoscere la coordinazione fra principali, o fra subordinate: ricorda che una proposizione è coordinata a una subordinata solo se sottintende la stessa congiunzione: Sono arrivato tardi
principale
(perché sono andato in cartoleria
dipendente
e ho incontrato un amico)
c oordinata alla dipendente (sottinteso perché)
Sono andata in biblioteca
principale
(perché mio fratello faceva rumore), perciò non mi trovi in casa.
dipendente coordinata alla principale
Nella gerarchia del periodo possono presentarsi proposizioni coordinate fra loro, oppure subordinate l’una all’altra: bisogna osservare le reggenze, guardando antecedenti e dipendenze di nomi e verbi.
Proviamo insieme
GRAMMA
scrittura
❱ C ostruisci tre periodi in cui le dipendenti dipendano da un antecedente, da un verbo che regge una completiva, da un elemento lessicale, come negli esempi. Il discorso (che avevo preparato) era inutile. Tutti speravano (che la lezione finisse prima delle due). Paolo si prepara (per uscire).
5.4 Come si rappresenta graficamente il periodo Esistono modi diversi di rappresentare graficamente i gradi di subordinazione e la gerarchia della frase complessa. ■
■
Le parentesi, che abbiamo usato fino ad ora, sono un sistema formale tipico della matematica ma che rende bene l’idea dell’inclusione. Il modello degli ovali e del rettangolo, in cui rettangoli tratteggiati contengono le frasi dipendenti (corrispondenti alle parentesi una nell’altra), non si presta per frasi molto articolate. Ti ricordo (che il professore ha detto (di portare il quaderno)).
ti (io)
ricordo che il prof ha detto
di portare il quaderno
sub. di 1° grado
sub. di 2° grado
Subordinazione e frase complessa
UNITÀ 1
467
■
Il sistema a blocchi in qualunque caso parte dalla principale, anche se non è all’inizio della frase, e magari unisce parti che nella frase sono separate, e perciò può risultare visivamente poco intuitivo. (Visto che Luca non è venuto a scuola), oggi, (mentre andiamo in palestra), passeremo da casa sua. Partiamo dalla principale: l’avverbio oggi ne fa parte ma si trova distante; poi abbiamo due subordinate, entrambe rette dalla principale: sono quindi sullo stesso piano, anche se non sono coordinate fra loro:
oggi passeremo da casa sua
Visto che Luca non è venuto a scuola
■
mentre andiamo in palestra
Il modello con indentatura utilizza la funzione di tabulazione del computer per spostare in avanti le dipendenti e mostrare così il loro livello, lasciandole nell’ordine in cui compaiono nella frase: Ti ricordo
principale
(che il professore ha detto
subordinata di 1° grado
(di portare il quaderno)).
subordinata di 2° grado
Se abbiamo frasi molto articolate che abbiano più “livelli”, il modello con indentatura può fare vedere che alcune sono allo stesso livello di altre: Avendo partecipato al torneo
che si è svolto
subordinata di 1° grado subordinata di 2° grado
mentre ero in vacanza
subordinata di 3° grado
ho deciso
principale
subordinata di 1° grado
di iscrivermi alle gare
che si terranno in autunno
subordinata di 2° grado
per superare il mio record
subordinata di 2° grado
Che la gerarchia sia questa lo dicono chiaramente le reggenze: torneo (che…)
torneo (antecedente) regge una relativa (che si è svolto);
si è svolto (mentre…)
i l nesso lessicale regge si è svolto mentre ero in vacanza;
ho deciso (di…)
l a principale (ho deciso) regge la completiva (di iscrivermi alle gare);
gare (che…)
are (antecedente) regge una relativa g (che si terranno in autunno);
iscrivermi (per…)
i l verbo iscrivermi è il nesso lessicale che regge la finale (per superare il mio record)
Questa modalità mostra che una circostanziale di 2° grado può dipendere lessicalmente da una completiva di 1° grado (Ho deciso di iscrivermi alle gare per superare il mio record). 468
PARTE 4
Dalla frase complessa al testo
La gerarchia della frase può essere rappresentata graficamente in modi diversi: con le parentesi, con il modello degli ovali e del rettangolo, con il sistema a blocchi e con l’indentatura. L’indentatura si presta a rendere intuitivamente anche frasi molto articolate e che cominciano con una dipendente. Inoltre si presta meglio a rappresentare un periodo in cui una dipendente circostanziale non è aggiunta (e quindi esterna alla frase minima), ma è retta da un'altra subordinata.
6 FACCIAMO ALCUNI ESEMPI DI ANALISI DELLA GERARCHIA La gerarchia del periodo è importante perché incide sul significato e sui nessi fra i concetti espressi dalle singole proposizioni. Per questo è importante non solo riconoscerla ma servirsene quando si scrive. Facciamo alcuni esempi utilizzando la rappresentazione tramite l’indentatura e quella a blocchi. Nota: negli esempi trovi gli introduttori in grassetto e le parole che permettono di riconoscere la reggenza sottolineate.
6.1 Periodi composti da sole coordinate Primo esempio: principale e due coordinate (con congiunzioni semplici) Nel periodo formato da una principale e due coordinate abbiamo tre frasi principali indipendenti sintatticamente, legate dalle congiunzioni semplici (non testuali): Il mio cane abbaia / e mostra i denti agli estranei, / ma alla fine non fa male a nessuno. Il mio cane abbaia e mostra i denti agli estranei, ma alla fine non fa male a nessuno. Il mio cane abbaia
rincipale p coordinata, stesso livello, indipendente coordinata, stesso livello, indipendente
e mostra i denti agli estranei
ma alla fine non fa male a nessuno
Secondo esempio: principale e due coordinate (con congiunzioni testuali) Il periodo è formato nello stesso modo ma le congiunzioni hanno piuttosto una natura testuale: Il mio cane abbaia, / così tutti i bambini si spaventano, / perciò lo tengo al guinzaglio. Il mio cane abbaia, così tutti i bambini si spaventano, perciò lo tengo al guinzaglio.
rincipale p coordinata, stesso livello, unita da nesso logico coordinata, stesso livello, unita da nesso logico
La stessa struttura, ovvero tre principali legate da coordinazione, si presenta nelle frasi seguenti (nota che nessuna può essere sostituita con un complemento): Il dottore mi ha visitato / e ha guardato gli esami medici, / così ha capito che cosa ho. La medicina era amara, / quindi non la voleva, / ma poi l’ha presa ugualmente. Subordinazione e frase complessa
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6.2 Periodi composti da subordinate a catena Esempio: principale e due subordinate Nell’esempio che segue, il periodo presenta la principale seguita da due subordinate, una dipendente dall’altra. La dipendenza della seconda subordinata è lessicale: si è contenti di qualcosa. Oggi abbiamo visto (che la professoressa era contenta, (perché tutti avevano eseguito correttamente gli esercizi)). Oggi abbiamo visto principale subordinata di 1° grado che la professoressa era contenta, subordinata perché tutti avevano eseguito correttamente gli esercizi. di 2° grado Oggi abbiamo visto
che la professoressa era contenta
perché tutti avevano eseguito bene gli esercizi
La stessa struttura si presenta nelle seguenti frasi (notiamo nella prima la dipendenza lessicale e dall’antecedente, e nella seconda dal verbo fare di tutto): Sono soddisfatto (di non avere sbagliato l’esercizio (che mi sembrava tanto difficile)). Penso (che tu abbia fatto di tutto (per essere in regola con i pagamenti)).
6.3 Periodi composti da principale, una coordinata e una subordinata Esempio: principale, una coordinata alla principale, una dipendente della coordinata Nell’esempio che segue, il periodo comincia sempre dalla principale e contiene una coordinata alla principale e una dipendente della coordinata: nella coordinata è presente l’antecedente piazza da cui dipende la relativa: Prendi la prima strada a destra / e gira subito dopo la piazza (che vedi alla tua sinistra). Prendi la prima strada a destra e gira subito dopo la piazza che vedi alla tua sinistra. Prendi la prima strada a destra
rincipale p coordinata alla principale subordinata di 1° grado e gira subito dopo la piazza
che vedi alla tua sinistra relativa
La stessa struttura si presenta nelle frasi che seguono. La dipendente è una completiva che dipende dal verbo chiedere: Ho visto tuo fratello e gli ho chiesto di riportarmi il libro. 470
PARTE 4
Dalla frase complessa al testo
antecedente
La dipendente è una circostanziale che dipende lessicalmente dal verbo andare: Sono uscito prestissimo, poi sono andato in spiaggia per vedere l’alba.
6.4 Periodi articolati che non iniziano con una principale Quando il periodo inizia con una o più subordinate, può essere più complicato riconoscere una proposizione principale perché non ha un introduttore ed è in mezzo alla frase. (Per vincere la gara (alla quale mi sono iscritto)) mi allenerò molto / e metterò in pratica i consigli dell’allenatore. Per vincere la gara alla quale mi sono iscritto mi allenerò molto e metterò in pratica i consigli dell’allenatore.
c ircostanziale di 1° grado relativa di 2° grado (retta da gara) principale coordinata alla principale
Lo schema a blocchi come si vede non tiene conto dell’ordine reale della frase, ma mette in prima posizione la principale: mi allenerò molto
Per vincere la gara alla quale mi sono iscritto
e metterò in pratica i consigli dell'allenatore antecedente
relativa
La stessa struttura, nello stesso ordine della frase che abbiamo osservato, si presenta nelle frasi che seguono. (Visto che era presto per l’appuntamento (che avevo con il mio collega)), sono entrato in un bar / e ho bevuto qualcosa. (Quando mi sono accorto (di aver lasciato lo zaino a casa)), sono tornato indietro / e così sono arrivato tardi a scuola.
Proviamo insieme
GRAMMA
scrittura
Un periodo può essere organizzato gerarchicamente in molti modi, che è necessario riconoscere anche con l’aiuto della rappresentazione grafica: la gerarchia incide sul significato e sui nessi fra i concetti espressi dalle singole proposizioni.
❱ P er ciascuno degli esempi costruisci altre due frasi, mantenendo i gradi di subordinazione o la coordinazione che si trova nel modello. (Quando è arrabbiata), Gabriella dice (che si trasferisce a Milano). Paola dice (che si trasferirà a Roma (per studiare)). (Per vincere la gara (alla quale mi sono iscritto)) mi allenerò molto / e metterò in pratica i consigli dell’allenatore.
Subordinazione e frase complessa
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a che cosa serve la
grammatica
Suggerimenti utili per SCRIVERE in modo chiaro ed efficace e per COMPRENDERE agevolmente un testo
Le potenzialità espressive delle frasi complesse Nella lingua scritta sono maggiormente curate che nel parlato la costruzione sintattica e la tenuta logica attraverso le congiunzioni e la gerarchia del periodo. L’importanza della conoscenza della frase complessa è duplice: ■
■
da un lato essa può avere una gerarchia articolata e porre problemi alla lettura poiché per capire la frase bisogna percepire la gerarchia senza perdere il filo per strada; dall’altra scrivere utilizzando flessibilmente la sintassi, che è una competenza di scrittura, richiede di saper costruire un periodo complesso senza cadere in anacoluti, frasi zoppicanti o prive di parti fondamentali.
Rispetto alla coordinata, optare per una subordinata è una scelta sintattica che richiede la rielaborazione dei concetti. Le frasi legate da subordinazione non dicono esattamente le stesse cose di frasi equivalenti nel significato ma legate da coordinazione. Nella costruzione di un periodo con subordinate, infatti: 1. l’ordine dei fatti può essere alterato; 2. la rappresentazione dei fatti risulta più unitaria; 3. il peso dell’informazione (o focalizzazione) può essere collocato deliberatamente su un segmento invece che su un altro. Un uso adulto del linguaggio consiste anche nel saper scegliere questi aspetti a seconda dell’intenzione.
Ordine temporale dei fatti e ordine di frase Subordinazione: utilizzare la subordinazione permette di “liberare” l’ordine della frase dal compito di riprodurre l’esatta successione dei fatti. Osserviamo il seguente esempio. (Prima di andare a fare il bagno notturno) (postfatto) osservammo la luna (fatto) (che era appena sorta) (antefatto). L’ordine reale dei fatti è: sorgere della luna (antefatto) bagno (postfatto)
osservazione della luna (fatto)
ma esso viene alterato e il fatto centrale è l’osservazione della luna, collocato nella frase principale. Vediamone una variante: (Dopo aver osservato la luna (antefatto) / (che era appena sorta)) (antefatto dell’antefatto), / andammo a fare il bagno notturno (fatto). Il tempo reale è sempre il medesimo, ma il fatto centrale è il bagno notturno. Coordinazione: usando la coordinazione ciò non è possibile ed è necessario rispettare l’ordine dei fatti, eventualmente segnalando la successione con poi: Era sorta la luna / e noi la abbiamo osservata, / poi siamo andati a fare il bagno notturno. 472
PARTE 4
Dalla frase complessa al testo
in pratica
Quello che permette al periodo con la subordinazione di non presentare gli eventi nell’ordine reale in cui accadono, pur esprimendo efficacemente la relazione di tempo fra gli eventi, sono fenomeni che già conosci: la presenza delle congiunzioni temporali (dopo che, prima, che, prima di, dopo); ■ la capacità dei tempi verbali di esprimere anche le relazioni temporali fra i fatti (consecutio temporum). ■
La subordinazione, pertanto, invertendo e modificando l’ordine dei segmenti del periodo, offre la possibilità di considerare i fatti in modo diverso.
Rappresentazione unitaria dei fatti Mentre con la coordinazione i diversi segmenti restano sintatticamente staccati fra loro, presentando i fatti come una semplice successione lineare, con la subordinazione è possibile costruire un unico fatto unitario. Lesse la lettera / e poi telefonò alla moglie. Attraverso la coordinazione le due azioni sono consecutive, prima legge e poi telefona, e sono considerate come due fatti distinti. Telefonò alla moglie (dopo aver letto la lettera). Attraverso la subordinazione, il fatto è considerato come unico (telefonare) con una sua premessa (la lettura della lettera). Per questo la subordinazione dà una compattezza sintattica al testo maggiore che non la coordinazione.
Q
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Focalizzazione sintattica Glossario • Tema • Rema
La focalizzazione ha a che fare con la struttura comunicativa di una frase (con i concetti di tema e rema), per cui si può dare particolare importanza a una informazione rispetto ad altre. Ciò può avvenire in due modi, che non si escludono fra di loro. 1. Negli esempi che seguono, l’ordine dei fatti è lo stesso, ma potendo spostare la subordinata all’inizio o alla fine della frase, cambia la “notizia importante” della frase. (Dopo che ebbe spostato i mobili) si sedette per riposare. La subordinata è all’inizio. L’informazione più importante è che, stanco per aver spostato i mobili (premessa), si sedette per riposare. Si sedette per riposare (dopo che ebbe spostato i mobili). La subordinata compare per seconda. L’informazione più importante è che, volendo finire il lavoro, si sedette solo dopo, non si riposò prima di aver finito. (Dopo che avrai detto quello che sai), ti lasceremo andare. La subordinata è messa all’inizio del periodo, e acquista importanza la principale, ovvero l’affermazione che è messa per ultima. Il senso implicito che la frase acquista sarà perciò: finalmente sarai libero! Ti lasceremo andare (dopo che avrai detto quello che sai). Invertendo i termini, con la principale all’inizio del periodo, acquista importanza la subordinata, e il senso implicito che la frase acquista sarà diverso: sarai libero dopo, ma se non lo dici, non ti lasceremo andare! 2. La focalizzazione può avvenire anche mettendo un’informazione nella principale (in qualunque posizione). Infatti, la frase principale a volte ha un peso maggiore. Subordinazione e frase complessa
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Osserviamo che cosa succede spostando la congiunzione anche se, che può trovarsi in ciascuno dei due segmenti, con differente effetto comunicativo (sottolineiamo l’informazione principale). (Anche se il paziente è fuori pericolo), sono sempre possibili ricadute. La focalizzazione è sulle ricadute, quindi il messaggio vuole essere: attenzione alle ricadute, non fate imprudenze! Il paziente è fuori pericolo, (anche se sono possibili ricadute). La focalizzazione è sul cessato pericolo, per cui il senso è: non sono escluse ricadute, ma state abbastanza tranquilli! Confrontiamo ora come la coordinazione non offra queste possibilità espressive, perché mettendo tutte le informazioni in frasi principali della stessa importanza, non è possibile modulare i diversi effetti comunicativi. Hanno giocato male / ma hanno vinto.
Hanno vinto / ma hanno giocato male.
La differenza fra le due frasi, entrambe costruite con la coordinazione, è scarsa e può contare solo sul fatto che ciò che viene detto dopo acquista una maggiore attenzione. (Anche se hanno giocato male), hanno vinto! (Evviva!!!) (Anche se hanno vinto), hanno giocato male. (Che figuraccia...) La subordinazione, oltre che la posizione, ha permesso di scegliere il concetto più importante da mettere nella frase principale, con effetti comunicativi diversi anche se impliciti.
L’organizzazione focalizzata delle informazioni Vediamo ora come è possibile sfruttare la focalizzazione, usando la distribuzione delle unità informative nelle varie proposizioni, per mettere al centro di un periodo complesso, ponendole nella principale, alcune informazioni invece che altre. Per fare un esempio prendiamo in esame le seguenti unità informative. Anna oggi è abbastanza stanca. Anna è rientrata tardi dal torneo. Con la sua squadra Anna ha vinto il torneo. Quando Anna era assente a scuola c’è stato compito di matematica. Anna ha deciso di andare a scuola. Anna vuole recuperare il compito di matematica. A partire da queste informazioni, vediamo come organizzarle sintatticamente in modo da metterne ogni volta in primo piano una diversa. ■
Fuoco su: Anna ha deciso di andare a scuola. Anna, pur essendo abbastanza stanca perché è rientrata tardi dal torneo che ha vinto con la sua squadra, ha deciso di andare a scuola per recuperare un compito di matematica svolto mentre era assente.
■
Fuoco su: Anna vuole recuperare il compito di matematica. Nonostante sia tornata tardi dal torneo vinto con la sua squadra e sia abbastanza stanca, Anna vuole recuperare il compito di matematica che è stato svolto mentre era assente, perciò ha deciso di andare a scuola.
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PARTE 4
Dalla frase complessa al testo
■
Fuoco su: Anna oggi è abbastanza stanca. Anna, essendo tornata tardi dal torneo che ha vinto con la sua squadra, oggi è abbastanza stanca, ma vuole recuperare un compito di matematica svolto mentre era assente, perciò ha deciso di andare a scuola. (oppure: …ma, volendo recuperare un compito di matematica svolto mentre era assente, ha deciso di andare a scuola.)
in pratica
Può diventare principale il segmento che uno decide di porre al centro. Utilizzando causali, relative e altre subordinate, e lasciando nella principale ogni volta un segmento informativo invece di un altro, si possono ottenere diverse focalizzazioni.
Attenzione ai periodi conclusi e non conclusi Per scrivere buoni testi è essenziale saper scrivere frasi complesse ben formate. Quando un periodo ha al suo interno molte dipendenti è necessario controllare che la predicazione o il soggetto non vengano lasciati a metà con un effetto di frase “inconclusa”. Prima di allora non ero mai andato a teatro e devo dire che sono rimasto affascinato prima ancora che il sipario si alzasse, (fino a qui fila) perché i lampadari di cristallo (che brillavano anche spenti (tanto che parevano animati da un fuoco interno)). (?) In questo periodo c’è una dipendente causale introdotta da perché che viene “aperta” ma non ha la sua predicazione: manca cioè il verbo della causale. Questo succede perché prima di finire la causale si apre una relativa con che, e dentro la relativa si apre una consecutiva con tanto che: chi scrive non si accorge di aver lasciato a metà la causale. Basta togliere una congiunzione e quindi utilizzare il predicato per concludere la causale. Trasformiamo la relativa: Prima di allora non ero mai andato a teatro e devo dire che sono rimasto affascinato prima ancora che il sipario si alzasse, perché i lampadari di cristallo (che) brillavano anche spenti (tanto che parevano animati da un fuoco interno). Trasformiamo la consecutiva: Prima di allora non ero mai andato a teatro e devo dire che sono rimasto affascinato prima ancora che il sipario si alzasse, perché i lampadari di cristallo (che brillavano anche spenti) (tanto che) parevano animati da un fuoco interno. Osserviamo un altro esempio. Siccome ho fatto un bellissimo giro in Danimarca — a proposito, ti è arrivata la mia cartolina? — e ho fotografato gente, strade, monumenti, paesaggi, così a settembre te li faccio vedere e ti racconto tutto. Questo periodo comincia con siccome con un inciso separato dai trattini, e una coordinata con e; chi scrive non si accorge che c’è un così di troppo e che quindi manca la frase principale. Si possono trovare due soluzioni. Togliamo la parola così in modo che l’ultima parte diventi la principale: Siccome ho fatto un bellissimo giro in Danimarca — a proposito, ti è arrivata la mia cartolina? — e ho fotografato gente, strade, monumenti, paesaggi, (così) a settembre te li faccio vedere e ti racconto tutto. Subordinazione e frase complessa
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Oppure togliamo siccome e facciamo diventare principale la prima proposizione con due coordinate, una con e e l’altra con così: (Siccome) Ho fatto un bellissimo giro in Danimarca — a proposito, ti è arrivata la mia cartolina? — e ho fotografato gente, strade, monumenti, paesaggi, così a settembre te li faccio vedere e ti racconto tutto.
in pratica
Per scrivere in modo grammaticalmente corretto e quindi più chiaro, bisogna controllare che soggetto e predicazione di ciascuna proposizione siano completi e che non siano rimasti soggetti in sospeso senza verbo.
Lettura e comprensione di periodi articolati Analizziamo la prima frase della Dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti d'America
Una frase complessa in cui ci siano gruppi complessi o frasi incluse una nell’altra può risultare di difficile comprensione. Anche per comprendere testi è necessario conoscere come sono fatte le frasi che lo compongono, specialmente quando sono lunghe o articolate. Un esempio tradotto dal latino è una frase di Giulio Cesare, che scrive nel I secolo a. C., dalla sintassi più elaborata di quella che si usa nel linguaggio moderno. La prima difficoltà è che la frase inizia con un lungo circostanziale. [Quando si accorse (che i rimanenti erano troppo lenti e che alcuni (abbandonata la battaglia), si allontanavano dal luogo (per evitare le frecce)], (preso lo scudo a un soldato), (poiché egli era venuto senza scudo), Cesare avanzò in prima linea e, (chiamati i centurioni per nome), esortò i rimanenti soldati (a portare avanti le bandiere) e comandò (di aprire i manipoli)].
Tre circostanziali, uno con inclusioni
Soggetto Predicazione in tre parti, ciascuna con un’inclusione
La struttura di questa frase articolata è quella con il circostanziale (in certe circostanze qualcuno fa qualcosa): quando successe una certa cosa, Cesare fece tre cose (avanzò, esortò e comandò).
in pratica
Gli strumenti che permettono di comprendere frasi anche lunghe e articolate senza perdere il filo sono: la conoscenza della struttura-base della frase: in certe circostanze qualcuno fa qualcosa; ■ la conoscenza del fatto che alcuni gruppi possono essere inclusi in altri gruppi. ■
Questi strumenti servono per capire frasi in testi difficili: saggistica, editoriali di quotidiani, testi universitari, testi non recenti. La sintassi non esaurisce le difficoltà dovute all’argomento, alle conoscenze necessarie per capire e così via, ma certo è un aiuto.
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PARTE 4
Dalla frase complessa al testo
la grammatica nella
letteratura
Come la grammatica ci aiuta a interpretare la poesia e il testo letterario
Periodo complesso e focalizzazione Il periodo strutturato attraverso la subordinazione dà l’idea di una architettura formale particolarmente attenta ai nessi logici e sintattici. Maestri di questa organizzazione del periodo sono gli scrittori classici latini, per primo Cicerone (106-43 a.C.), la cui prosa si caratterizza per l’equilibrio con cui costruisce la corrispondenza fra sintassi e pensiero.
Giovanni Boccaccio, dal Decameron Dalla prosa latina hanno preso esempio alcuni autori italiani, per esempio Giovanni Boccaccio (XIII sec.), come si può vedere dalla sintassi elaborata di questo passo, tratto da una novella del Decameron, di cui per comodità riportiamo anche la parafrasi lessicale. Il testo parla di un padrone di casa, Corrado, irritato con il proprio cuoco, Chichibìo, che ha servito in tavola una gru arrosto con una zampa sola (avendone regalata una alla sua innamorata). Chichibìo per giustificarsi sostiene che le gru hanno una gamba sola, ma Corrado si reca con il suo cuoco al fiume per controllare quante gambe in realtà hanno le gru. Versione originale Finite adunque per quella sera le parole, la mattina seguente come il giorno apparve, Currado, a cui non era per lo dormire l’ira cessata, tutto ancor gonfiato si levò e comandò che i cavalli gli fosser menati; e fatto montar Chichibìo sopra un ronzino, verso una fiumana, alla riva della quale sempre soleva in sul far del dì vedersi delle gru, nel menò dicendo… Parafrasi lessicale Sospesa per quella sera la discussione, la mattina seguente appena fece giorno, Corrado, a cui non era passata l’arrabbiatura per il fatto di aver trascorso una buona nottata, si alzò anzi ancora tutto inviperito e ordinò che gli portassero i cavalli: e fatto montare Chichibìo su un ronzino, lo portò verso un fiume sulla cui riva all’alba solitamente si vedevano delle gru, dicendo… Soggetto Predicati principali Anche attraverso la parafrasi che scioglie il lessico, la sintassi del passo resta elaborata, perché è composta da sole tre frasi coordinate fra loro, entro cui però sono incluse dipendenti con ben otto predicati interni. Indentata viene così. Predicati principali Finite adunque per quella sera le parole, Predicati interni la mattina seguente come il giorno apparve, alle dipendenti Currado, a cui non era per lo dormire l’ira cessata, tutto ancor gonfiato si levò e comandò che i cavalli gli fosser menati; e fatto montar Chichibio sopra un ronzino, verso una fiumana, alla riva della quale sempre soleva in sul far del dì vedersi delle gru, nel menò dicendo…
Subordinazione e frase complessa
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La frase, nella sua forma semplice (soggetto con suoi attributi, predicati e argomenti), tolte circostanziali e inclusioni, consiste solo in: (…) Currado, (…) tutto ancor gonfiato si levò e comandò (…) e (…) verso una fiumana nel menò (…) Se trasformassimo il testo secondo uno stile più lineare, segmentandolo in più periodi, l’effetto comunicativo sarebbe ben diverso. Finirono così per quella sera le parole. La mattina seguente a Currado non era per lo dormire l’ira cessata. Come il giorno apparve, Currado si levò tutto ancor gonfiato e comandò che i cavalli gli fosser menati. Fece montar Chichibìo sopra un ronzino, lo portò verso una fiumana, alla riva della quale sempre soleva in sul far del dì vedersi delle gru. Lì gli disse... Con un uso prevalente della coordinazione si perderebbe la focalizzazione sull’ira montante (cioè sempre più incontrollabile) di Currado, che nella versione originale percorre tutto il periodo, e prevarrebbe invece l’ordine temporale come in una semplice cronaca, senza nessuna focalizzazione e quindi smorzando l’ira di Currado.
Linguaggio lineare e linguaggio articolato La differenza fra coordinazione e subordinazione può essere utilizzata deliberatamente a fini stilistici.
Alessandro Manzoni, dai Promessi Sposi Alessandro Manzoni per caratterizzare in modo realistico i personaggi dei Promessi Sposi utilizza ora un linguaggio lineare, usato dai popolani, ora un linguaggio ricco di subordinate, usato dai personaggi colti. Leggi le parole con cui il barrocciaio (cioè il carrettiere), accompagnando Agnese e Lucia verso il convento, descrive loro la Monaca di Monza, la signora che ha accettato di ospitarle. “La signora,” rispose quello, “è una monaca; ma non è una monaca come l’altre. Non è che sia la badessa, né la priora che anzi, a quel che dicono, è una delle piú giovani: ma è della costola d’Adamo; e i suoi del tempo antico erano gente grande, venuta di Spagna, dove son quelli che comandano; e per questo la chiamano la signora, per dire ch’è una gran signora; e tutto il paese la chiama con quel nome, perché dicono che in quel monastero non hanno avuto mai una persona simile; e i suoi d’adesso, laggiú a Milano, contan molto, e son di quelli che hanno sempre ragione, e in Monza anche di più, perché suo padre, quantunque non ci stia, è il primo del paese; onde anche lei può far alto e basso nel monastero; e anche la gente di fuori le porta un gran rispetto; e quando prende un impegno, le riesce anche di spuntarlo; e perciò, se quel buon religioso lì, ottiene di mettervi nelle sue mani, e che lei v’accetti, vi posso dire che sarete sicure come sull’altare.” (I Promessi Sposi, cap. 9)
Il barrocciaio è una persona semplice e utilizza perciò un linguaggio pieno di e, ma, perciò. La sua descrizione procede per aggiunte progressive, mentre le subordinate (per esempio 478
PARTE 4
Dalla frase complessa al testo
con perché) sono per lo più a spiegazione di una affermazione precedente legata per coordinazione. Confronta il modo di parlare del barrocciaio con quello del Cardinal Federigo. Dopo che Lucia è stata liberata per mano dell’Innominato, il Cardinale ha un colloquio con il pavido parroco don Abbondio, al quale chiede conto del perché non abbia unito in matrimonio Renzo e Lucia. All’ammissione del curato che fu solo per la paura delle minacce di un potente, Federigo risponde con queste parole. – E non sapete voi che il soffrire per la giustizia è il nostro vincere? E se non sapete questo, che cosa predicate? di che siete maestro? qual è la buona nuova che annunziate a’ poveri? Chi pretende da voi che vinciate la forza con la forza? Certo non vi sarà domandato, un giorno, se abbiate saputo fare stare a dovere i potenti; che a questo non vi fu dato né missione, né modo. Ma vi sarà ben domandato se avrete adoprati i mezzi ch’erano in vostra mano per far ciò che v’era prescritto, anche quando avessero la temerità di proibirvelo. (I Promessi Sposi, cap. 25)
Pur parlando in modo rapido ed efficace, il Cardinal Federigo usa un linguaggio più complesso, in cui si serve appropriatamente del congiuntivo (fra cui il congiuntivo eventuale avessero) e della consecutio temporum (vedi l’anteriorità nel futuro di se avrete adoperati). Inoltre costruisce un periodo, lineare nel concetto e chiaro nella disposizione, che ha però una gerarchia complessa, fino al 3° grado. Ma vi sarà ben domandato se avrete adoprati i mezzi ch’erano in vostra mano per far ciò che v’era prescritto, anche quando avessero la temerità di proibirvelo.
Principale Subordinata di 1° grado Subordinata di 2° grado Subordinata di 2° grado Subordinata di 3° grado Subordinata di 2° grado Subordinata di 3° grado
La letteratura del Novecento ha avvicinato sempre più il linguaggio letterario al parlato. Gli autori contemporanei preferiscono spesso un periodo basato sull’accostamento di frasi brevi e rapide. Leggiamo per esempio questo brano tratto da Novecento di Alessandro Baricco. Il vecchio Broodman lo trovò là, cercò qualcosa che dicesse chi era, ma trovò solo una scritta, sul cartone della scatola, stampata con inchiostro blu: T.D. Limoni. C’era anche una specie di disegno, di un limone. Blu anche lui. Danny era un negro di Philadelphia, un gigante d’uomo che era una meraviglia. Pigliò il bambino in braccio e gli disse: “Hello Lemon!” E gli scattò qualcosa dentro, qualcosa come la sensazione che era diventato padre. Nel brano prevale la coordinazione con e, e l’unica forma di subordinazione si riduce alle relative interne al gruppo nominale (qui sottolineate) o a due brevissime completive (dicesse chi…, sensazione che…). Si tratta di una scelta linguistica dell’autore, ovviamente, e non dell’incapacità di usare altre forme, come può essere per uno studente alle prime armi. Subordinazione e frase complessa
UNITÀ 1
479
GUIDA alla COMPRENSIONE Che cosa significa “complesso” (frase complessa, gruppo complesso)? 1 Definisci le proposizioni dipendenti, poi indica in quali tipi si distinguono: 2
In base a quale criterio distingui i diversi tipi di dipendenti? 3 Per descrivere una dipendente che cosa occorre osservare? 4
Tutte le subordinate dipendono da una congiunzione? 5 Definisci quale tipo di introduttore può “introdurre” una dipendente. 6 Perché utilizzare le parentesi è più funzionale, per identificare la struttura gerarchica 7 della frase, che non le semplici barrette? Qual è il “vincolo” sintattico in una proposizione con un verbo di modo non finito? 8 Che cosa si intende per consecutio temporum? 9 Quali tempi esistono solo in una frase dipendente e perché? 10 Che cosa si intende per gerarchia del periodo, e perché è importante osservarla? 11 Quali tipi di reggenza esistono, che ci permettono di osservare la dipendenza di una 12 proposizione da un’altra che la regge?
Possiamo rappresentare un periodo con 13 il modello
, , il
. e Quale di questi metodi ci aiuta quando dobbiamo osservare un periodo particolarmente articolato e che inizia con una dipendente? Quali sono le opportunità della subordinazione rispetto all’uso della coordinazione? 14 Che cosa è la focalizzazione e quali effetti produce? 15
480
PARTE 4
Dalla frase complessa al testo
ATTIVITÀ
Esercizi interattivi extra
2 DIVERSA POSIZIONE DELLE DIPENDENTI: COMPLETIVE, CIRCOSTANZIALI E RELATIVE 1 Nei periodi che seguono, stabilisci se le proposizioni sottolineate sono al posto di un argomento, di un circostanziale o di un attributo o modificatore di un nome e trasformale in elemento nominale. Al posto di argomento
circostanziale
1. Quando Giulia è arrivata, Carlo era già andato via. 2. È necessario che lui intervenga.
attributo o modificatore
all’arrivo di Giulia il suo intervento
3. Gli studenti che si sono mostrati diligenti verranno premiati.
diligenti
4. Non sono uscito di casa perché c’era tanto vento.
per il forte vento
5. Sebbene piova, andrò a correre.
nonostante la pioggia
6. Mi è capitato di incontrare un vecchio amico.
un incontro con un vecchio amico
7. Le scarpe con cui vado a correre si sono rovinate.
da corsa per tutta la vita
8. Lo ringrazierò finché avrò vita.
2 Visualizza la struttura delle frasi dell’esercizio precedente e metti al posto giusto completive, circostanziali e relative. Segui l’esempio (qui è una circostanziale). Quando Giulia è arrivata Carlo
era già andato via
3 COME DESCRIVERE LE PROPOSIZIONI DIPENDENTI 3 Nei periodi che seguono, sottolinea gli introduttori di subordinata e indica a quali classi di parole appartengono. Segui l’esempio.
Credo che Luca non verrà. Congiunzione 1. La ragazza con cui hai parlato è mia cugina.
Pronome
2. Andrà alla partita, nonostante abbia la febbre.
Congiunzione
3. Te lo dico perché tu possa imparare.
Congiunzione
4. Mi chiese dove andassi.
Avverbio
5. Non so chi sarà promosso.
Pronome
6. Gli ho restituito il libro che mi aveva prestato.
Pronome
7. Abbiamo chiesto al nuovo compagno di classe quale materia preferisse. Aggettivo 8. È necessario che tu stia zitto.
Congiunzione
Subordinazione e frase complessa
UNITÀ 1
481
ATTIVITÀ 4 Nei periodi che seguono, dopo aver sottolineato il predicato principale e quello dipendente,
scrivi il soggetto di entrambi. Segui l’esempio. Principale
Dipendente
Io
Io
Principale
Dipendente
1. Conosco la professoressa che insegna italiano.
io
la professoressa
2. Non andrò alla festa perché non sono stato invitato.
io
io
3. I miei hanno deciso che potrò andare in Grecia.
i miei
io
4. Abbiamo aspettato due ore prima che arrivassero.
noi
essi
5. Disse agli studenti di prendere il libro.
egli
gli studenti
6. Mentre Carla tornava da scuola, ha incontrato Francesca.
Carla
Carla
Il comandante
i soldati
io
io
Mentre passeggiavo, ho incontrato Mario.
7. Il comandante ordinò ai soldati di preparare le armi. 8. Mentre lavoro, non voglio essere disturbato.
5 Nei periodi che seguono, metti fra parentesi le dipendenti rispettando le inclusioni ed evi-
denzia i predicati. Poi sottolinea la frase principale. Segui l’esempio. (Mentre passeggiavo), ho incontrato il ragazzo (che abita nel mio condominio).
Soluzione
1. Prima di partire, dimmi dove vai e quando ritornerai. 2. Chiedigli se ha saputo che Pietro ha trovato lavoro. 3. Mi ha scritto per salutarmi e per invitarmi alla conferenza che ci sarà sabato sera. 4. Ho messo ordine in casa perché ospiterò degli amici che vengono dalla Germania per fare una vacanza in Italia. 5. Sebbene non avessi capito il senso della sua domanda, cercai di rispondere per non perdere altro tempo e poter andare via. 6. Quando arrivai, l’infermiera aveva già chiamato il dottore perché il paziente era peggiorato e aveva la febbre molto alta. 7. Mentre rientravo a casa ho incontrato Francesco, che mi aspettava per dirmi che avevo dimenticato l’agenda di lavoro in ufficio. 8. Poiché non aveva alcuna fretta, passeggiava lentamente e guardava le vetrine dei negozi. 6 Nelle frasi che seguono, sostituisci i verbi all’infinito con verbi di modo finito, modificando opportunamente la frase, passando quindi da implicita a esplicita. Indica poi se il soggetto della frase dipendente è o non è lo stesso della frase che la regge. Segui l’esempio.
Penso di partire tardi.
Penso che partirò tardi. (stesso soggetto)
Frase
1. Dopo essere partito ti avviserò.
Trasformazione
Dopo che sarò partito,ti avviserò.
2. La nebbia non permetteva agli … che gli automobilisti vedessero automobilisti di vedere distintamente. distintamente.
482
PARTE 4
Dalla frase complessa al testo
Stesso soggetto
Soggetto diverso
3. Fu lodato per aver scritto un ottimo articolo.
… perché aveva scritto un ottimo articolo.
4. Riconosci di essere stata ingenua.
… che sei stata ingenua.
5. Giura di non essere arrivato in ritardo. 6. Digli di non arrivare in ritardo. 7. Cesare ordinò ai soldati di tagliare il ponte.
… che non sei/è arrivato in ritardo. … che non arrivi in ritardo. … che i soldati tagliassero il ponte.
7 Nelle frasi che seguono, l’uso del gerundio provoca ambiguità o dà alla frase un significato poco plausibile, perché il suo soggetto è diverso da quello della proposizione principale. Trasforma il gerundio in una forma verbale che dia alla frase un significato chiaro e plausibile. Segui l’esempio. Soluzione
Il telefono suonò facendomi il bagno.
Il telefono suonò mentre mi facevo il bagno.
1. Allungai la mano verso il canarino, ma ottenni solo un violento colpo di becco essendo spaventato dal brusco movimento. 2. Cercando una candela nel buio, le lampade si accesero all’improvviso e mi abbagliarono. 3. Andai da lui per invitarlo al cinema, ma, essendo già in pigiama, mi fermai a casa sua a guardare la tivù. 4. Mio fratello aveva un dente guasto e perciò decisi di accompagnarlo dal dentista avendo paura ad andarci da solo. 5. Da bambino incontrai un mendicante e, essendo vecchio e cieco, gli regalai le poche monetine che avevo in tasca. 6. Avendo subito molte perdite di uomini e di mezzi, tutti gli storici affermano che la vittoria di Pirro si rivelò piuttosto una disfatta. 7. Quando le sue opere non erano ancora apprezzate dai critici d’arte, Vincent van Gogh poté contare sull’aiuto economico e morale di suo fratello Theo, essendo agiato e appassionato di pittura oltre che molto affezionato a lui. 8. Qualcuno lo ha visto cadendo dalle scale e lo ha prontamente soccorso. 8 Nei periodi che seguono, riconosci l’espressione corretta tra quelle suggerite, in modo che sia chiaro il soggetto di ciascun predicato (barra le altre due). Segui l’esempio.
Ho letto i miei racconti a un amico (in modo da darmi / dandomi / perché mi desse) un parere spassionato. 1. Sarei stata poco gentile con lei se, (essendo ammalata / in quanto ammalata / quando era ammalata), non fossi andata a farle visita. 2. Quel giorno, al ritorno dal lavoro, decise di andare a far visita a una vicina di casa, (che non usciva / non essendo uscita / per non essere uscita) da diversi giorni. 3. Il signor Rossi mi ha detto che vuole fare una sorpresa piacevolissima a sua sorella subito dopo (aver partorito / essere nato il bambino / che lei avrà partorito). 4. (Avendo urlato / Siccome aveva urlato / Per aver urlato) con voce straziante, tutti temettero che si fosse fatto molto male. 5. Quando arrivò il nonno, gli dissero che non avevano niente nel frigorifero, (per invitarli / in modo da invitarli / in modo da essere invitati) tutti al ristorante. Subordinazione e frase complessa
UNITÀ 1
483
ATTIVITÀ 6. Che mai gli avevano combinato (perché strillasse e si lamentasse / strillando e lamentandosi / per strillare e lamentarsi) tanto? 7. Il giudice non gli credette, (pur giurando / sebbene egli giurasse / anche nell’insistere) di aver detto la verità. 8. (Arrivando in ritardo / Con il suo arrivare in ritardo / Siccome era arrivato in ritardo) al concerto, per non disturbare dovette aspettare che finisse il primo brano e gli spettatori applaudissero. 9 Completa i periodi che seguono con l’espressione corretta tra quelle suggerite, in modo che sia chiaro il soggetto di ciascun predicato (barra le altre due).
1. Ecco, ero arrivato di nuovo in ritardo (per farmi perdere tempo / perché mi aveva fatto perdere tempo / facendomi perdere) con le sue chiacchiere. 2. Gli chiesi di controllare lo scarico del lavandino (essendo intasato / per essere intasato / che era intasato). 3. Gli restituii il compasso prima della lezione (avendone bisogno lui / avendone bisogno / abbisognandone). 4. Ci chiese come avvengono i terremoti e, (non sapendolo / per non saperlo / non sapendolo nessuno di noi), si meravigliò molto. 5. Il ragazzino spaventò il fantasma di Canterville a tal punto (da diventare / da essere diventato / che questi diventò) bianco come il lenzuolo che indossava. 6. Dovettero sostituire tutti e quattro i pneumatici (perché erano / per essere / essendo) completamente rovinati da quel percorso accidentato. 7. Il poliziotto mi disse di nascosto (di venire / che sarebbe venuto / di andare) a ispezionare con me il luogo del delitto. 8. Un medico impedì che il ferito venisse rimosso (perché questi correva / correndo / per il fatto di correre) il rischio di una emorragia.
4 I VERBI DICONO LE RELAZIONI DI TEMPO FRA GLI EVENTI DELLA PRINCIPALE E QUELLI DELLA DIPENDENTE 10 Nei periodi che seguono, individua la voce verbale adatta fra le tre suggerite in modo che fra le due frasi ci sia un rapporto di contemporaneità (barra le altre due). Segui l’esempio.
Non credo che tu (preferisca / preferissi / preferirai) venire con noi. 1. Tutti si chiedevano se ci (fosse / sarebbe stato / fosse stato) il tempo di mettersi in salvo. 2. Il disertore dichiarò che non (voleva / aveva voluto / avrebbe voluto) sparare più contro nessuno. 3. Probabilmente penseranno che tu (sia / fossi / sarai) arrabbiato con loro. 4. Chiedi se ti (hanno cambiato / cambieranno / cambiano) posto a tavola. 5. Voleva essere sicuro che tutti lo (avessero capito / avrebbero capito / capissero). 6. Qualcuno potrebbe pensare che non (farai / hai fatto / fai) tutto il possibile per aiutare chi ha bisogno di te. 7. Qualcuno dubitava che non se la (sarebbe cavata / cavasse / fosse cavata) con molta facilità. 8. Non doveva aspettarsi che tutti lo (avessero trovato / trovino / trovassero) simpatico. 11 Riprendi i periodi dell’esercizio precedente e, usando una delle voci verbali suggerite, fai in modo che la frase da completare risulti anteriore all’altra. Segui l’esempio. Soluzione
Non credo che tu (preferisca / preferissi / preferirai) venire con noi.
484
PARTE 4
Dalla frase complessa al testo
12 Trasforma i periodi dal tempo presente al tempo passato senza cambiare la relazione tra i tempi.
Non mi sembra che stia per piovere.
Non mi sembrava che stesse per piovere.
1. L’idraulico dice che tornerà un altro giorno perché ha dimenticato i suoi attrezzi. L’idraulico disse che sarebbe tornato un altro giorno perché aveva dimenticato i suoi attrezzi. 2. Stai ancora pensando a quello che ti è successo mentre tornavi a casa? Stavi ancora pensando a quello che ti era successo mentre tornavi a casa? 3. Sono convinti che sia stato il temporale ad abbattere l’albero che cresceva nel giardino. Erano convinti che fosse stato il temporale ad abbattere l’albero che cresceva nel giardino. 4. Non dovrebbero modificare così spesso la viabilità cittadina perché in questo modo è facile che si commettano infrazioni. Non avrebbero dovuto modificare così spesso la viabilità cittadina perché in questo modo era facile che si commettessero infrazioni. 5. Qualcuno sospetta che sia stato lui a far sparire il dolce che era in frigo. Qualcuno sospettava che fosse stato lui a far sparire il dolce che era in frigo. 6. È così dolce che chiunque sarebbe felice di stare con lui. Era così dolce che chiunque sarebbe stato felice di stare con lui. 7. Quando si accorge che sta facendo buio, corre a casa sperando che suo padre non sia ancora arrivato. Quando si accorse che stava facendo buio, corse a casa sperando che suo padre non fosse ancora arrivato. 8. Se mi aiuti a mettere in ordine la mia stanza, più tardi ti offrirò un gelato al cioccolato. Se mi avessi aiutato a mettere in ordine la mia stanza, più tardi ti avrei offerto un gelato al cioccolato. 13 Trasforma i periodi dal tempo passato al tempo presente senza cambiare la relazione tra i tempi. Chiunque avrebbe pensato che fosse stato un genio a riparare il tablet, invece l’avevo fatto io per caso. Chiunque penserebbe che sia stato un genio a riparare il tablet, invece l’ho fatto io per caso.
1. Molti lo avevano in antipatia perché non rispettava le regole del gioco. Molti lo hanno in antipatia perché non rispetta le regole del gioco. 2. Quando al cinema si vedeva il mostro spaziale che stava in agguato mentre la ragazza si aggirava impaurita per l’astronave, qualcuno fra gli spettatori le lanciava sempre un grido di avvertimento. Quando al cinema si vede il mostro spaziale che sta in agguato mentre la ragazza si aggira impaurita per l’astronave, qualcuno fra gli spettatori le lancia sempre un grido di avvertimento. 3. Non si erano accorti che stavano per perdere i bagagli che avevano caricato sul tetto dell’automobile? Non si accorgono che stanno per perdere i bagagli che hanno caricato sul tetto dell’automobile? 4. Quel giorno avrei preferito che ci fosse stato qualcuno a farmi compagnia mentre guardavo il film dell’orrore che mi avevano raccomandato di non perdere. In questo momento preferirei che ci fosse qualcuno a farmi compagnia mentre guardo il film dell’orrore che mi hanno raccomandato di non perdere. 5. Chiunque avrebbe capito che la tenda si stava muovendo per il vento, non perché un fantasma la stesse agitando. Chiunque capirebbe che la tenda si sta muovendo per il vento, non perché un fantasma la sta agitando. 6. La gente mormorava che strani fatti accadessero di notte allorché le civette lanciavano il loro grido. / La gente mormora che strani fatti accadano di notte allorché le civette lanciano il loro grido. 7. Solo uno sciocco avrebbe dato retta alle strane storie che i paesani raccontavano ai forestieri per spaventarli. / Solo uno sciocco darebbe retta alle strane storie che i paesani raccontano ai forestieri per spaventarli.
Subordinazione e frase complessa
UNITÀ 1
485
ATTIVITÀ 8. Avrei voluto sapere se toccava a me lavare i piatti, perché mi pareva che lui ieri non li avesse lavati. / Vorrei sapere se tocca a me lavare i piatti, perché mi pare che lui ieri non li abbia lavati. 14 Nelle frasi che seguono, coniuga opportunamente la voce verbale fra parentesi. Segui l’esempio.
Alzò la voce perché tutti (potere) potessero udirlo bene. 1. Non spostarono il ragazzo investito perché non (nascere) nascessero 2. Alza sempre la mano solo affinché gli altri (pensare) pensino
che lui sa tutto.
3. Ti lascio il mio cellulare perché tu lo (dare) dia 4. Li stanno richiamando perché (smettere) smettano
di fare rumore.
complicazioni.
a tutti quelli che vorrebbero contattarmi.
5. Ci invitarono alla festa affinché (fare) facessimo
divertire un po’ i loro cuginetti. sospettino 6. Ci mostreremo sorpresi affinché gli altri non (sospettare) che il loro segreto è stato divulgato prima del tempo. 7. Resto ancora un po’ con lui perché non (sentirsi) si senta 8. Nascondo questo libro perché nessuno me lo (chiedere) chieda abbia letto.
solo. in prestito prima che lo
15 Nelle frasi seguenti riconosci qual è il rapporto temporale del fatto enunciato nella subordinata temporale rispetto a quello enunciato nella principale: contemporaneità, anteriorità, posteriorità [CONT] [ANT] [POST]. Segui l’esempio.
Mentre ero a fare la spesa, è passato il postino.
CONT
ANT
POST
1. Dopo che avrò avuto la comunicazione ufficiale, potrò divulgare la notizia. 2. Prima di agire, rifletti. 3. Non appena ebbe indossato l’abito nuovo, Paola lo macchiò di caffè. 4. Solo quando fui seduta a tavola, mi accorsi della presenza di un ospite. 5. Devo finire di correggere questo lavoro, prima di uscire. 6. Mentre sono al computer, guardo anche i messaggi sul cellulare. 7. Prima che li abbia finiti tutti tu, mangerò un pasticcino anch’io. 8. Solo dopo che avrò terminato il lavoro te lo mostrerò.
CONT
ANT
POST
CONT
ANT
POST
CONT
ANT
POST
CONT
ANT
POST
CONT
ANT
POST
CONT
ANT
POST
CONT
ANT
POST
CONT
ANT
POST
5 IMPARIAMO A RICONOSCERE LA GERARCHIA DI UN PERIODO 16 Identifica il diverso grado di subordinazione nei periodi che seguono, poi rappresentane graficamente la struttura in uno dei modi suggeriti nell’Unità. Soluzione
1. Mi sono ricordata che avevo un appuntamento e ho fatto una corsa per arrivare in tempo. 2. Dicono che abbia cambiato scuola, ma che non sia molto contento. 3. Non ha capito di aver sbagliato e di averti offeso e perciò non vuole scusarsi. 4. Seguendo una dieta corretta e praticando sport, mio zio si mantiene in forma e ha un aspetto aitante. 5. La prof mi ha consigliato di concentrarmi di più e di stare più attento, perché sono spesso distratto. 6. Tutti pensano che “siesta” sia una parola spagnola, ed è così, ma forse non tutti sanno che è di derivazione latina e che deriva dall’espressione sexta hora. 7. Quando lo incontrai, gli chiesi come avesse trascorso tutti quegli anni e che lavoro avesse fatto nel paese in cui si era trasferito. 8. Guidando ad alta velocità, uscì di strada e si accorse subito di aver di distrutto la moto, ma di essere praticamente incolume.
486
PARTE 4
Dalla frase complessa al testo
17 Identifica le reggenze sintattiche o lessicali dei seguenti periodi (di un esercizio già visto, che qui ti riportiamo), poi rappresentane graficamente la struttura attraverso l’indentatura.
1. Chiedigli se ha saputo che Pietro ha trovato lavoro. 2. Mi ha scritto per salutarmi e per invitarmi alla conferenza che ci sarà sabato sera. 3. Ho messo ordine in casa perché ospiterò degli amici che vengono dalla Germania per fare una vacanza in Italia. 4. Quando il professore entrò in aula, tutti gli alunni si alzarono in piedi e lo salutarono. 5. Sebbene non avessi capito il senso della sua domanda, cercai di rispondere per non perdere altro tempo e poter andare via. 6. Quando arrivai, l’infermiera aveva già chiamato il dottore perché il paziente era peggiorato e aveva la febbre molto alta. 7. Mentre rientravo a casa ho incontrato Francesco, che mi aspettava per dirmi che avevo dimenticato l’agenda di lavoro in ufficio. 8. Alfredo è appena arrivato, ma si è ambientato benissimo. Soluzione
6 FACCIAMO ALCUNI ESEMPI DI ANALISI DELLA GERARCHIA 18 Riconosci se i periodi che seguono sono: A composti da sole coordinate; B composti da subordinate a catena; C composti da una principale, una coordinata e una subordinata; D periodi articolati che non iniziano con una principale.
Scrivi nello spazio apposito la lettera corrispondente al tipo di periodo. 1. D Durante il trattamento con paracetamolo, prima di assumere qualsiasi altro farmaco controllare che non contenga lo stesso principio attivo. 2. C “Le venne in mente un’idea, e subito si rese conto che era quella giusta, l’unica possibile”. (M. Thomas, Non siamo più noi stessi) B Credevo che sarebbe stato più difficile completare quel lavoro che rimandavo da tempo. 3. 4. A “Mi sono alzato, mi son vestito e sono uscito solo per la strada; ho camminato a lungo senza meta”. (L. Battisti, La compagnia) B “ Si trattava di una nuova invenzione per derubarci in nome della legge”. (I. Silone, Fontamara) 5. C “Ora vorrei assomigliare a don Mario Vatta e avere la sua capacità di attraversare l’opaco mare 6. della sofferenza gettando una cima ai naufraghi”. (C. Magris) 7. D Dopo che avrai fatto i compiti e avrai sistemato la tua stanza, potrai uscire. ide una bella Genovese e n’ebbe una tale impressione, che la seguì sin dentro la cattedrale. 8. C V
ATTIVITÀ DI SCRITTURA VINCOLATA 19 Racconta una visita a un museo che hai fatto di recente, illustrando che cosa hai visto. Prima raccontala al tempo presente e poi riscrivila al tempo passato. 20 Riprendi la descrizione dell’attività precedente e inserisci un giudizio su una delle opere che più ti ha colpito, ricorrendo all’uso di subordinate. 21 Partendo dai due esempi manzoniani citati nella scheda La grammatica nella letteratura nel paragrafo Linguaggio lineare e linguaggio, e mantenendone il significato, riscrivi il discorso del barocciaio inserendo alcune subordinate e una sintassi più compatta, e il discorso del cardinale Federigo rendendolo sintatticamente meno elaborato.
Subordinazione e frase complessa
UNITÀ 1
487
ATTIVITÀ a che cosa serve la
grammatica SCRIVERE
Attività per SCRIVERE in modo chiaro ed efficace e per COMPRENDERE un testo
Le potenzialità espressive delle frasi complesse
22 Nel breve brano che segue, individua l’ordine dei fatti; poi riscrivi il brano in modo che l’ordine di frase coincida con l’ordine dei fatti. Soluzione
Così la volpe si libera delle pulci: piglia in bocca un mucchio d’erba, entra in un fiume e si immerge nell’acqua a poco a poco, e in ultimo tuffa anche la testa, dopo che ha lasciato andare alla deriva il mucchio d’erba, sul quale le pulci via via si erano rifugiate. 23 Nelle coppie di frasi che seguono, la focalizzazione è differente grazie alla diversa collocazione delle informazioni nella principale o nella subordinata; spiega come cambia il significato del periodo. Soluzione
1. a. Anche se la situazione non migliora, continua a impegnarsi. b. Anche se continua a impegnarsi, la situazione non migliora. 2. a. Quando parlo con Pietro, mi tranquillizzo. b. Quando mi tranquillizzo, parlo con Pietro. 3. a. Mentre tu ti diverti, io sono qui che lavoro. b. Mentre io sono qui che lavoro, tu ti diverti. 4. a. Benché abbia molti libri, legge poco. b. Benché legga poco, ha molti libri.
5. a. Anche se l’apparenza a volte inganna, Marco mi sembra un bravo ragazzo. b. Anche se Marco mi sembra un bravo ragazzo, l’apparenza a volte inganna. SCRIVERE
L’organizzazione focalizzata delle informazioni
24 Nei periodi che seguono, introduci la subordinazione e cambia l’ordine delle frasi che li compongono; discuti in classe se e come cambia di conseguenza anche l’intenzione comunicativa. Segui l’esempio. Soluzione
Rilessi il compito e lo consegnai. Dopo che ebbi riletto il compito, lo consegnai. - Consegnai il compito dopo che lo ebbi riletto. - Consegnai il compito non prima di averlo riletto. - Prima di consegnare il compito, lo rilessi. 1. Diglielo, e ti sentirai meglio. 2. Disse quelle parole e se ne andò canticchiando. 3. Giorgia mi invitò per un tè, ma si accorse che lo aveva finito. 4. Lo vide da lontano e cambiò subito strada. 5. Finisci i compiti e potrai uscire. SCRIVERE
Attenzione ai periodi conclusi e non conclusi
25 Nei periodi a pagina seguente, che sono tratti da composizioni di studenti, il messaggio non è concluso. Ti proponiamo tre possibili interventi. Scegli quello corretto.
488
PARTE 4
Dalla frase complessa al testo
1. Fin da piccolo ho desiderato calcare il palcoscenico; e ora, quando assisto a uno spettacolo teatrale, dramma o commedia che sia, se ricordo il mio sogno di un tempo, e allora penso che dopotutto non sarebbe impossibile realizzarlo. togliere “e allora” e aggiungere un punto di domanda in fondo al periodo. togliere “e allora” mettere “quindi” al posto di “e allora” 2. Dovete sapere che i miei genitori, che sono appassionati di prosa e che non si lasciano sfuggire un solo spettacolo importante, ma non sono mai riusciti a trascinarmi con loro. togliere il primo “che” togliere il terzo “che” togliere il “ma” 3. Non ho mai letto la critica teatrale, ma ieri, dopo aver assistito per la prima volta ad uno spettacolo dal vivo, mi sono reso conto che se avessi letto qualcosa in merito prima di andarci, così forse avrei capito più a fondo il significato del dramma. mettere “maggiormente” al posto di “di più” mettere un “;” dopo “teatrale” t ogliere “così” 4. Non vedevo l’ora che il primo atto finisse perché, se devo dire la verità, il fatto che già l’inizio fosse drammatico e che la scena fosse buia, al punto che quasi non si distinguevano gli attori, e perciò quell’atmosfera lugubre mi metteva tristezza. togliere il “se” m ettere “creava un’atmosfera lugubre che” al posto di “e perciò: quell’atmosfera lugubre” mettere “cosicché” al posto di “al punto che” 26 Ecco alcune frasi tratte da messaggi di alcuni alunni a un loro compagno infortunato. Alcuni periodi sono “sospesi”: quali sono?
Adesso che finalmente posso visitare Venezia, mi accorgo di aver dimenticato tutte le lezioni di arte e perciò ho deciso che la prossima volta ti porto con me, magari sulla carrozzella, perché tu sai TUTTO! Questo periodo è corretto. Caro Gigi, sappi che ti ricordo anche se il nostro “scontro” di fine anno, che, te lo assicuro, era dovuto solo a un equivoco e perciò vorrei che tu lo dimenticassi. Questo periodo è “sospeso”. 1. Spero che il tuo gambone, che ormai non dovrebbe più farti male, si sistemi presto, altrimenti come ce la caviamo con la squadra di pallavolo e gli allenamenti estivi? corretto 2. Se ti capita di zoppicare da queste parti, non farti scrupoli di salire da me, perché sai che con tre materie e la poca voglia di studiare che mi ritrovo, che ferie vuoi che stia facendo? sospeso 3. Con questo tempaccio - figurati, piove ogni giorno - e questo freddo invernale – o meglio, infernale – la Scozia è diventata per me un incubo, tanto che rimpiango la nostra bella afa estiva con i suoi 40 gradi all’ombra. corretto 4. Se davi retta a me, con due pattini a rotelle e due assi e un bastone e qualche pezzo di spago ti sistemavi così bene, ma così bene, che potevi anche scalare l’Everest. corretto 5. Pensa, dopo averlo cercato dappertutto, senza quasi poter dormire per il senso di colpa perché sapevo come ti stava a cuore, ed ecco che finalmente ho ritrovato il libro che mi avevi prestato, che era finito nella credenza, tra il riso, i fagioli e i biscotti per il cane. sospeso 6. Questa è una foto del mio paese e quella segnata con la biro è la casa di mia nonna che, se ce la fai a venire a trovarmi, e ti fa assaggiare una torta ... una torta ... ! sospeso
Subordinazione e frase complessa
UNITÀ 1
489
ATTIVITÀ 7. Carissimo infortunato, ti comunico con profondo rammarico e con lacrime sacrosante che l’anno prossimo non sono più con te a scuola in quanto, essendosi i miei trasferiti a Catania senza nemmeno consultarmi, come se fossi trasparente, e quindi li dovrò seguire. sospeso 8. Se la tua autoambulanza passa da queste parti e se il posto ti piace e se vedi un campeggio senza un filo d’ombra e se hai voglia di una granita e se mi giuri che non incomincerai a parlare di sport, allora fermati e cerca una tenda con grosse macchie d’unto (colpa del burro che ci ho ficcato insieme l’estate scorsa, inavvertitamente): è la mia! corretto 9. Dalla città, da cui non posso muovermi anche se muoio dalla voglia di una scarpinata in montagna, ti mando i miei saluti con la promessa di venire presto a piangere sulla tua gamba rotta. corretto 10. Siccome ho fatto un bellissimo giro in Danimarca – a proposito, ti è arrivata la mia cartolina? e ho fotografato gente, strade, monumenti, paesaggi, così a settembre te li faccio vedere e ti racconto. sospeso 27 Tutti i seguenti periodi sono “sospesi”: aggiustali togliendo a ciascuno di essi il minor numero possibile di parole; in alcuni casi è necessario anche modificare la punteggiatura. Soluzione
Quando io e mio zio, dopo aver cercato funghi tutta la mattina senza trovarne neanche uno, decidemmo di tornare a casa e scoprimmo la nostra macchina con una gomma a terra. Quando io e mio zio, dopo aver cercato funghi tutta la mattina senza trovarne neanche uno, decidemmo di tornare a casa, scoprimmo la nostra macchina con una gomma a terra. 1. Siccome lui non era d’accordo con quello che era stato deciso e allora non volle partecipare. 2. La regione dell’Amazzonia, che si estende per un’ampia fascia del Brasile ed è attraversata dal Rio delle Amazzoni, un fiume che attraversa quasi completamente il continente sudamericano da ovest a est. 3. Insistetti dicendogli che, siccome lui aveva assistito al fatto e poteva testimoniare che l’intera faccenda non sarebbe successa se il segnale di stop fosse stato rispettato. 4. Pareva che l’armata di Napoleone sarebbe riuscita a sconfiggere quello che, dopotutto, era forse il suo nemico più debole, la Russia, ma quando i soldati si trovarono nelle gelide steppe di quella terra, alle prese con la fame e il freddo tanto che solo un decimo di loro poté sopravvivere all’attacco nemico. COMPRENDERE
Soluzione
Lettura e comprensione di periodi articolati
28 Utilizzando le conoscenze sintattiche e l’analisi dei nessi interni segnalati dalle parole in grassetto, fai l’indentatura del seguente periodo, piuttosto complesso (recupera il testo in word e realizza l’indentatura con un programma di videoscrittura). Testo in Word
Dove poi l’opinioni de’ Romantici erano unanimi, m’è parso, e mi pare, che fosse in questo: che la poesia deva proporsi per oggetto il vero, come l’unica sorgente d’un diletto nobile e durevole; giacché il falso può bensì trastullar la mente, ma non arricchirla, né elevarla; e questo trastullo medesimo è, di sua natura, instabile e temporario, potendo essere, come è desiderabile che sia, distrutto, anzi cambiato in fastidio, o da una cognizione sopravvegnente del vero, o da un amore cresciuto del vero medesimo. (A. Manzoni, Lettera sul Romanticismo)
490
PARTE 4
Dalla frase complessa al testo
29 Utilizzando le conoscenze sintattiche e l’analisi dei nessi interni segnalati dalle parole in grassetto, fai l’indentatura del seguente periodo, piuttosto complesso (recupera il testo in word e realizza l’indentatura con un programma di videoscrittura). Poi sintetizza la struttura sintattica del lungo periodo. Testo in Word
All’aspirazione moderata, alle riforme elargite dagli illustri “Prencipi e Potentati”, secondo un movimento dall’alto in basso che non poteva mutare sostanzialmente il vecchio rapporto delle classi e secondo una concezione della storia ancora dominata dai grandi personaggi, subentra così la volontà di una spontanea conquista dei diritti umani, secondo una concezione della storia in cui entravano ormai, non più come oggetto di filantropica assistenza ma come attivi protagonisti, gli uomini di “piccol affare”, finalmente educati a questa nuova responsabilità appunto dagli spiriti più adulti e chiaroveggenti. (L. Caretti, Manzoni. Ideologia e stile, PBE, Torino, 1974)
Struttura in sintesi: A una certa cosa subentra un’altra cosa 30 Utilizzando le conoscenze sintattiche, l’indentatura, l’analisi dei nessi interni, analizza il seguente periodo, piuttosto complesso, facendo l’indentatura (recupera il testo in word e realizza l’indentatura con un programma di videoscrittura). Scrivi poi una frase sintetica che riassuma la sua struttura. Testo in Word
Benché la fine della guerra e la sconfitta dei tedeschi siano ormai imminenti, il 25 aprile 1945 gli uomini arrivano alla spicciolata obbedendo a quelle norme di clandestinità che hanno osservato per tutto il periodo in cui hanno preso parte ai lavori del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, l’organo dirigente della resistenza italiana contro i tedeschi e i fascisti. (T. Piffer, Il banchiere della Resistenza, Mondadori)
Struttura in sintesi: Nonostante qualcosa, gli uomini arrivano alla spicciolata per un certo motivo
31 Utilizzando le conoscenze sintattiche, l’indentatura, l’analisi dei nessi interni, analizza il seguente periodo, piuttosto complesso, facendo l’indentatura (recupera il testo in word e realizza l’indentatura con un programma di videoscrittura). Scrivi poi una frase sintetica che riassuma la sua struttura. Testo in Word
Alfredo Pizzoni fu alla guida del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia fin dal suo sorgere e, mettendo a repentaglio la vita sua e della sua famiglia, pose il movimento partigiano nelle condizioni di svolgere quel ruolo di “secondo Risorgimento” al quale aspirava, procurando i finanziamenti necessari alla conduzione della lotta, gestendo con abilità il complesso organismo del CLNAI, guadagnando al movimento l’indispensabile appoggio degli alleati angloamericani che stavano lentamente risalendo la penisola con i loro eserciti. (T. Piffer, Il banchiere della Resistenza, Mondadori)
Struttura in sintesi: Alfredo Pizzoni guidò e pose il movimento partigiano in certe condizioni in un certo modo
Subordinazione e frase complessa
UNITÀ 1
491
ATTIVITÀ Testo in Word
32 Utilizzando le conoscenze sintattiche e l’analisi dei nessi interni, fai l’indentatura dei seguenti periodi (recupera i testi in word e realizza l’indentatura con un programma di videoscrittura). Poi scrivi una frase sintetica che riassuma la loro struttura.
Durante le fasi della crescita, fin dai primi anni (forse anche dai primi mesi) emergono con chiarezza i diversi modi con cui il bambino incontra il mondo che gli sta intorno. Soluzione
Struttura in sintesi: In un certo periodo emerge qualcosa Il guardare con occhi spalancati, attenti a ogni movimento, risponde al desiderio di «identificare», ossia di dare un nome, ripetendo la domanda «che cos’è» finché non ottiene risposta. Struttura in sintesi: Una certa cosa risponde a un certo desiderio È un percorso che, nel tempo, si farà man mano più dettagliato, andando a descrivere i particolari degli oggetti e «ordinando» gli oggetti in base alle loro caratteristiche. Struttura in sintesi: Un certo percorso diventerà sempre più dettagliato (testi adattati da M.C. Speciani, Le azioni della scienza: identificare, «Emmeciquadro», n. 39)
Testo in Word
Soluzione
33 Utilizzando le conoscenze sintattiche e l’analisi dei nessi interni segnalati dalle parole in grassetto, fai l’indentatura del seguente periodo, piuttosto complesso (recupera i testi in word e realizza l’indentatura con un programma di videoscrittura).
Poiché la composizione della tragedia più bella deve essere complessa e non semplice e inoltre la tragedia deve essere solo imitazione di casi che devono destare terrore e pietà (giacché questo è proprio di una tale imitazione), in primo luogo è chiaro che non si debbono mostrare né uomini dabbene che passino dalla fortuna alla sfortuna, perché questa è cosa che non desta né terrore né pietà ma ripugnanza; né uomini malvagi che passino dalla sfortuna alla fortuna, perché questo è il caso meno tragico di tutti in quanto non ha niente di quel che dovrebbe avere, non destando né simpatia umana né pietà né terrore; ma nemmeno deve essere un uomo molto malvagio a cadere dalla fortuna alla sfortuna, perché una simile composizione avrebbe sì la simpatia umana, ma non il terrore né la pietà, dei quali l’una si riferisce a chi cade in disgrazia innocente e l’altro a chi vi cade essendo simile a noi; la pietà cioè si riferisce all’innocente mentre il terrore al nostro simile, di modo che il caso in questione non sarà né pietoso né terribile. (Aristotele, Poetica)
ATTIVITÀ DI COMPRENSIONE E SCRITTURA 34 Fai l’analisi della gerarchia dei periodi utilizzando l’indentatura (recupera i testi in word e realizza l’indentatura con un programma di videoscrittura).
i temi dell’ AGENDA 2030 Obiettivo 15
VITA SULLA TERRA L’ecologia integrale diventi un nuovo paradigma di giustizia, perché la natura non è una “mera cornice” della vita umana: questo il cuore della seconda Enciclica Testo di Papa Francesco, “Laudato si” sulla cura della casa comune, pubblicata il 18 giugno 2015. (…) in Word “Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra”: Francesco di Roma si pone sulla scia di Francesco d’Assisi per spiegare l’importanza di un’ecologia integrale, in cui la preoccupazione per la natura, l’equità verso i poveri, l’impegno nella società, ma anche la gioia e la pace interiore risultano inseparabili. Ascolta la lettura ad Nei sei capitoli dell’Enciclica, il Papa evidenzia che la nostra terra richiede una “conversione ecoloalta voce gica”, un “cambiamento di rotta” affinché l’uomo si assuma la responsabilità di un impegno per “la del testo cura della casa comune”. (Isabella Piro, http:vaticannews.va, 25/5/2018)
Soluzione
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PARTE 4
Dalla frase complessa al testo