Dino Franchi Gian Carlo Ragagnin
BULGARINI
ESTIMO CONOSCENZE TECNICHE E GIURIDICHE
Per tecnici delle costruzioni ambiente e territorio
ESTIMO CONOSCENZE ECONOMICHE E DI MERCATO
CONOSCENZE METODOLOGICHE E PROCEDURALI
“
A tutti gli studenti che amano le sfide, che hanno progetti e passioni,
che non si accontentano di orizzonti limitati, che sono pronti a dare il meglio di sé con costanza e determinazione, che vogliono mettere alla prova la propria intelligenza, che credono nella bellezza della conoscenza,
”
che vogliono coltivare i propri talenti per una società più efficiente e libera. Gli autori
© 2019
Edizioni Bulgarini Firenze
Realizzazione editoriale: GP&C srl - Milano www.bulgarini.it info@bulgarini.it
Distribuzione esclusiva: Eli - Loreto (AN) www.elionline.com
I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento totale o parziale con qualsiasi mezzo (compresi i microfilm e le copie fotostatiche) sono riservati per tutti i Paesi. È vietata la riproduzione, anche parziale, o a uso interno didattico, con qualsiasi mezzo, non autorizzata. Prima edizione: febbraio 2019 Ristampa: 5 4 3 2 2019 2020 2021 2022 2023 Nell’eventualità che illustrazioni di competenza altrui siano riprodotte in questo volume, l’editore è a disposizione degli aventi diritto che non si sono potuti reperire. L’editore porrà inoltre rimedio, in caso di cortese segnalazione, a eventuali non voluti errori e/o omissioni nei riferimenti relativi. ISBN 978-88-234-3074-7 Stampa: Tecnostampa - Pigini Group Printing Division Loreto - Trevi 19.83.310.0.1
Dino Franchi Gian Carlo Ragagnin
ESTIMO Per tecnici delle costruzioni ambiente e territorio
4
ESTIMO
Indice Prefazione
21
PARTE PRIMA
Princìpi di economia politica
23
UdA 1 • Bisogni, beni, consumo e produzione
24
1. Scienza e politica economica
24
1. 2. 3. 4.
Attività economiche Scienza economica: suoi scopi e suoi campi di indagine Politica economica Microeconomia e macroeconomia Quadro riassuntivo
2. Storia delle dottrine economiche
1. Premessa 4LYJHU[PSPZTV L ÄZPVJYHaPH 3. Scuola economica classica 4. Scuola storica, marxismo e scuola cristiana 5. Scuola neoclassica 6. Dal Keynes al pensiero economico contemporaneo Quadro riassuntivo
3. Bisogni e beni economici
1. Natura, origine ed evoluzione dei bisogni *SHZZPÄJHaPVUL KLP IPZVNUP )LUP LJVUVTPJP L SVYV JSHZZPÄJHaPVUL Quadro riassuntivo
4. Utilità dei beni e comportamento del consumatore 1. Concetto di utilità 2. Legge dell’utilità decrescente. Utilità totale e marginale 3. Consumo in rapporto all’utilità dei beni e teoria economica del consumatore 4. Limiti della teoria economica del consumatore 5. Consumo e risparmio Quadro riassuntivo
24 25 26 27 27 28 28 28 29 30 31 33 34 36 36 37 37 40 41 41 41 42 44 44 45
5
Indice
5. La produzione 1. 2. 3. 4.
46
Concetto di produzione Unità produttive: azienda e impresa Settori dell’attività produttiva Fattori di produzione e loro remunerazione
46
4.1. La natura e il capitale fondiario
48
4.2. Il lavoro
49
4.3. Il capitale di esercizio
49
4.4. L’organizzazione
50
5. Caratteristiche dei fattori produttivi 6. Reddito dell’impresa e sua ripartizione Quadro riassuntivo
6. Le leggi della produzione e i rapporti fra produzione e consumo 1. Funzione di produzione e combinazione ottimale dei fattori 2. Leggi della produzione
47 47 48
51 52 53 54 54 56
3H SLNNL KLSSL WYVWVYaPVUP KLÄUP[L
56
2.2. La legge della produttività decrescente
56
2.3. La legge del minimo
58
3. Flusso circolare della ricchezza fra produzione e consumo Quadro riassuntivo
58
7. Costo di produzione e scelte imprenditoriali
60
1. Periodi economici 2. Azioni dell’imprenditore nei diversi periodi *PJSV WYVK\[[P]V L JPJSV ÄUHUaPHYPV 4. Costo di produzione 5. Analisi economica dei costi
59
60 60 61 61 62
0S JVZ[V [V[HSL KP WYVK\aPVUL JVTL ZVTTH KLP JVZ[P ÄZZP L ]HYPHIPSP
62
5.2. Il costo unitario marginale e il costo unitario medio
63
6. Combinazione ottimale dei fattori e scelta della dimensione produttiva 6.1. La combinazione ottimale dei fattori produttivi
65 65
6.1.1 Impiego ottimale di un solo fattore variabile
65
6.1.2 Impiego ottimale di due o più fattori variabili
66
6.2. Il livello produttivo ottimale
66
Quadro riassuntivo
70
8. Reddito aziendale e sua distribuzione 1. Reddito netto dell’imprenditore concreto
71 71
1.1. Il reddito netto dell’imprenditore capitalista
72
1.2. Il reddito netto dell’imprenditore capitalista e proprietario
72
1.3. Il reddito netto dell’imprenditore capitalista e lavoratore, non proprietario o proprietario
72
1.4. Il reddito netto dell’imprenditore apportatore parziale degli altri fattori produttivi
73
2. Prodotto netto aziendale 3. Prodotto netto sociale Quadro riassuntivo
74 75 75
6
ESTIMO
UdA 2 • Mercato moneta e credito
76
9. Gli scambi e il mercato
76
1. Lo scambio e le sue forme 2. Il mercato 3. Le funzioni del mercato =HYPHIPSP KLS TLYJH[V! KVTHUKH L VќLY[H
76 77 77 78
4.1. La domanda
78
3»VќLY[H
81
5. Prezzo di equilibrio 6. Le variazioni del prezzo di equilibrio
84 85
6.1. Trasposizione della domanda
85
;YHZWVZPaPVUL KLSS»VќLY[H
86
;YHZWVZPaPVUP ZPT\S[HULL KP KVTHUKH L VќLY[H
86
Quadro riassuntivo
87
10. Regimi del mercato e formazione del prezzo 1. Regimi (o forme) di mercato
88
1.1. La libera concorrenza perfetta
88
1.2. Il monopolio
89
1.3. La concorrenza imperfetta
89
1.4. L’oligopolio
90
1.5. Il monopsonio
91
1.6. Il monopolio bilaterale
91
2. Formazione del prezzo in regime di libera concorrenza
91
2.1. L’equilibrio nel periodo brevissimo
92
2.2. L’equilibrio nei periodi breve e lungo
92
2.3. La sorte delle imprese concorrenti nel periodo lungo
94
3. Formazione del prezzo in regime di monopolio Quadro riassuntivo
11. La moneta e il suo potere d’acquisto
88
1. Premessa 2. Nozione di moneta, sua origine ed evoluzione 3. Funzioni della moneta 4. Tipi di moneta 5. Potere d’acquisto della moneta 0UÅHaPVUL L Z\L JH\ZL ,ќL[[P KLSS»PUÅHaPVUL 8. Controllo del potere d’acquisto della moneta Quadro riassuntivo
12. Il credito 1. Generalità sul credito 2. Credito a breve, medio e lungo termine 3. Garanzie del credito: titoli, pegno, ipoteca 3.1. Le cambiali
95 96 97 97 97 98 99 100 101 102 102 103 104 104 105 106 106
7
Indice
3.2. Gli assegni
107
3.3. Le obbligazioni
107
3.4. Le azioni
108
3.5. Il pegno
108
3.6. L’ipoteca
108
,JVUVTPH ÄUHUaPHYPH LK LJVUVTPH YLHSL Quadro riassuntivo
13. Le banche e le borse 1. 2. 3. 4. 6.
Funzioni delle banche Operazioni bancarie Banca d’Italia e Banca Centrale Europea Borse valori Borse merci Quadro riassuntivo
109 109 110 110 110 111 112 114 115
UdA 3 • Fisco, economia nazionale e Unione europea
116
14. Il sistema fiscale italiano
116 116
1. Premessa 2. Generalità sulle imposte *SHZZPÄJHaPVUL KLSSL PTWVZ[L 0TWVZ[L KPYL[[L ULS ZPZ[LTH ÄZJHSL P[HSPHUV
3»PTWVZ[H Z\S YLKKP[V KLSSL WLYZVUL ÄZPJOL IRPEF)
119
4.2. Cedolare secca sulle locazioni di abitazioni
121
4.3. L’imposta sul reddito delle società (IRES)
121
4.4. L’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP)
122
118 119
4.5. L’imposta municipale sugli immobili (IMU)
122
4.6. La tassa per i servizi indivisibili (TASI)
123
4.7. L’imposta unica comunale (IUC)
123
5. Dichiarazione dei redditi 0TWVZ[L PUKPYL[[L ULS ZPZ[LTH ÄZJHSL P[HSPHUV
124 125
6.1. L’imposta sul valore aggiunto (IVA) e le accise
125
6.2. L’imposta di registro
126
6.3. Le imposte ipotecaria e catastale
127
6.4. L’imposta sulle successioni e donazioni
127
6IPL[[P]P ZLJVUKHYP KLSS»PTWVZPaPVUL ÄZJHSL Quadro riassuntivo
15. L’economia nazionale 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7.
117
Premessa: tematiche macroeconomiche Scambi internazionali Bilance dei conti con l’estero Cambi delle monete Reddito nazionale Crescita e sviluppo economico Ciclicità dello sviluppo e politica anticiclica
127 128 130 130 130 132 133 134 136 137
8
ESTIMO
8. Bilancio dello Stato 9. Contabilità nazionale Quadro riassuntivo
138
16. L’Unione europea
142
1. Cronistoria 2. Obiettivi e prospettive dell’Unione europea 3. Organi istituzionali dell’Unione europea 4. Strumenti legislativi dell’Unione europea )PSHUJPV KLSS»<UPVUL L\YVWLH! TLaaP ÄUHUaPHYP L SVYV PTWPLNV Quadro riassuntivo
139 140
142 143 143 144 145 146
PARTE SECONDA
4H[LTH[PJH ÄUHUaPHYPH L Z[H[PZ[PJH
149
UdA 4 • Calcoli fondamentali di matematica finanziaria
150
17. Capitale e interesse
150
150
5VaPVUL ÄUHUaPHYPH KP JHWP[HSL L KP PU[LYLZZL 2. Il saggio di interesse 3. Regimi di interesse Quadro riassuntivo
18. Calcoli ad interesse semplice 1. 2. 3. 4. 5.
Calcoli dell’interesse, del capitale, del tempo di impiego e del saggio di interesse Calcolo del montante e del corrispondente capitale Posticipazione e anticipazione di valori nel tempo Sommatorie e calcolo di redditi netti annui Sommatorie di valori regolarmente rateizzati Quadro riassuntivo
19. Calcoli ad interesse composto 1. 2. 3. 4. 5.
Calcolo del montante e del corrispondente capitale Posticipazione e anticipazione per tempi qualsiasi Sommatorie di valori per tempi qualsiasi Calcolo di redditi netti poliennali Calcolo dell’interesse, del saggio e del tempo Quadro riassuntivo
151 151 152 152 152 155 157 158 160 162 163 163 165 167 169 169 171
20. Valori periodici
172
172
*SHZZPÄJHaPVUL KLP ]HSVYP WLYPVKPJP (JJ\T\SHaPVUL ÄUHSL PUPaPHSL L PU[LYTLKPH KP HUU\HSP[n 3. Sommatorie di valori comprendenti annualità (JJ\T\SHaPVUL ÄUHSL L PUPaPHSL KP WVSPLUUHSP[n Quadro riassuntivo
173 175 177 178
9
Indice
21. Calcoli ad interesse composto convertibile 1. Meccanismo di azione dell’interesse composto convertibile 2. Regole di calcolo e applicazioni Quadro riassuntivo
22. Reintegrazione e ammortamento di capitali. Rendite 1. 2. 3. 4. 5.
Reintegrazione di capitali Ammortamento di capitali Piano di ammortamento Calcolo diretto del debito residuo Conversione di valori periodici: problemi relativi alle rendite Quadro riassuntivo
179 179 179 181 182 182 184 185 186 187 189
UdA 5 • Applicazioni estimative della matematica finanziaria
190
23. La capitalizzazione dei redditi
190
1. 2. 3. 4. 5. 6.
Concetto di capitalizzazione Beni capaci di dare redditi annui costanti limitati Beni capaci di dare redditi annui costanti illimitati Beni capaci di dare redditi annui variabili limitati Beni capaci di dare redditi poliennali costanti illimitati Beni capaci di dare redditi illimitati variabili nel tempo (redditi transitori e permanenti)
190
6.1. Procedimento matematico
196
6.2. Procedimento estimativo
197
Quadro riassuntivo
203
24. Valore potenziale 1. Concetto di valore potenziale 2. Calcolo del valore potenziale con procedimento diretto 3. Calcolo del valore potenziale con procedimenti indiretti Quadro riassuntivo
25. Valore fondiario intermedio di arboreti coetanei 1. 2. 3. 4.
Valore terra nuda, valore arboreto e valore soprassuolo Calcolo del Vm JVU PS WYVJLKPTLU[V KLP JPJSP Ä[[PaP Calcolo del Vm con il procedimento dei redditi futuri Calcolo del Vm con il procedimento dei costi (o dei redditi passati) Quadro riassuntivo
26. Saggi da usare nei calcoli finanziari
1. Saggi correnti 2. Forme d’investimento dei capitali 3. Saggio medio d’interesse sul mercato monetario :HNNPV TLKPV K»PU[LYLZZL Z\S TLYJH[V ÄUHUaPHYPV 5. Saggio medio fondiario 6. Saggio d’interesse legale 7. Euribor Quadro riassuntivo
191 192 192 194 195
204 204 205 207 211 212 212 213 216 218 220 221 221 222 222 223 223 223 224 224
10
ESTIMO
27. Riparti 1. 2. 3. 4. 5.
Generalità Riparto diretto semplice Altri tipi di riparto Conversione degli indici originari di ripartizione in indici millesimali Riparti complessi Quadro riassuntivo
224 224 225 226 227 228 228
UdA 6 • Statistica
229
28. Elementi di statistica e loro applicazione alla pratica estimativa
229
1. Generalità 9HJJVS[H JSHZZPÄJHaPVUL L YHWWYLZLU[HaPVUL KLP KH[P 3. Misure di tendenza centrale di una variabile statistica
229 229 230
3.1. Media aritmetica semplice
230
3.2. Media aritmetica ponderata
232
3.3. Media geometrica
233
3.4. La mediana
234
3.5. Il valore equidistante dagli estremi
234
3.6. Moda
234
4LKPH LJVUVTPJH V ÄUHUaPHYPH
236
3.8. Considerazioni riassuntive sulle misure di tendenza centrale
236
4. Distribuzioni di frequenza discontinue e continue. Classi di frequenza 4.1. Medie e moda nelle distribuzioni suddivise in classi di frequenza
5. Curve di frequenza e proprietà delle distribuzioni normali 5.1. Variabilità dei dati statistici
6. Applicazione dei principi statistici alla metodologia estimativa Quadro riassuntivo
237 238 239 240 241 243
PARTE TERZA
,Z[PTV NLULYHSL
245
UdA 7 • Criteri, metodo e procedimenti di stima
246
29. Oggetto dell’estimo
246
1. 2. 3. 4. 5.
Finalità della materia Caratteri e natura del giudizio di stima Requisiti professionali del perito Possibili oggetti di stima Prezzo di mercato e valore di stima Quadro riassuntivo
30. Aspetti economici e valori di stima dei beni 1. Generalità 2. Valore di mercato 3. Valore di capitalizzazione dei redditi
246 247 248 249 249 250 250 250 251 252
11
Indice
4. 5. 6. 7.
Valore di costo di produzione e di riproduzione Valore di trasformazione Valore di surrogazione (o di sostituzione) Valore complementare Quadro riassuntivo
31. Metodo di stima
1. Confronto come base del metodo di stima 2. Fasi del giudizio di stima *HYH[[LYPZ[PJOL KLP ILUP PUÅ\LU[P Z\S ]HSVYL 4. Parametro di stima 5. Termini del confronto estimativo 6. Principio di ordinarietà
253 254 255 256 257 258 258 258 259 260 261 261
6.1. Ordinarietà dello stato di consistenza e della situazione giuridica
261
6.2. Ordinarietà del reddito
262
7HZZHNNPV KHS ]HSVYL VYKPUHYPV H X\LSSV KLÄUP[P]V KP Z[PTH
262
7.1. Comodi e scomodi particolari e correzione del valore ordinario
262
7.2. Aggiunte e detrazioni al valore ordinario
262
Quadro riassuntivo
263
32. Procedimenti di stima
264
264
*SHZZPÄJHaPVUL NLULYHSL KLP WYVJLKPTLU[P 2. Procedimenti sintetici per la stima del valore di mercato
265
2.2. La stima sintetica monoparametrica con pochi termini di confronto non omogenei
266
2.3. La stima per valori tipici
268
2.4. La stima storica
269
3. Procedimento analitico per la stima del valore di mercato
269
3.2. Ricerca del saggio e capitalizzazione
270
3.3. Le aggiunte e le detrazioni al valor capitale
271
33. Le valutazioni immobiliari secondo gli standard internazionali 1. Premessa 2. Valore di mercato e valori diversi dal valore di mercato 3. I procedimenti di stima del valore di mercato secondo gli IVS
269
3.1. Il reddito da capitalizzare
4. Procedimento sintetico per la stima del valore di costo 5. Procedimento analitico per la stima del valore di costo Quadro riassuntivo
264
2.1. La stima sintetica monoparametrica
272 274 275 276 276 276 278
3.1. Metodo del confronto di mercato (market comparison approach, MCA)
278
4L[VKV ÄUHUaPHYPV income capitalization approach, ICA)
283
3.3. Metodo del costo (cost approach, CA)
284
3H TPZ\YHaPVUL KLSSL Z\WLYÄJP 5. Il rapporto di valutazione e il suo riesame 6. Conclusioni Quadro riassuntivo
284 285 286 286
12
ESTIMO
PARTE QUARTA
,Z[PTV PTTVIPSPHYL L MVUKPHYPV
289
UdA 8 • Estimo urbano
290
34. I fabbricati
290
290
.LULYHSP[n L JSHZZPÄJHaPVUL 2. Aspetti del mercato dei fabbricati civili 3. La locazione delle abitazioni 4. La locazione ad uso non abitativo *HYH[[LYPZ[PJOL PUÅ\LU[P Z\S ]HSVYL KLP MHIIYPJH[P
295 295 296
5.3. La situazione giuridica
298
Quadro riassuntivo
300 301 301 301
2.1. La stima per valori tipici (o per elementi costitutivi)
301
2.2. La stima monoparametrica per confronto diretto
301
2.3. Metodo del confronto di mercato (market comparison approach, MCA)
303
3H Z[PTH WLY JVLѝJPLU[P KP KPќLYLUaPHaPVUL
303
3. Stima analitica del valore di mercato 3.1. La determinazione del reddito capitalizzabile (Bf)
294
5.2. Le caratteristiche intrinseche
1. Scopi della stima e aspetti economici dei fabbricati civili 2. Stime sintetiche del valore di mercato
293
5.1. Le caratteristiche estrinseche
35. Stima dei fabbricati civili
291
304 304
3.1.1 Reddito padronale lordo
304
3.1.2 Spese di parte padronale
305
3.2. La determinazione del saggio di capitalizzazione
308
3.3. Il calcolo del valor capitale
309
4L[VKV ÄUHUaPHYPV income capitalization approach, ICA) 5. Aggiunte e detrazioni al valor capitale 6. Il valore di costo
309 310 311
6.1. La stima sintetica del valore di costo
312
6.2. La stima analitica del valore di costo
313
6.3. Metodo del costo (cost approach, CA)
313
7. Il valore di trasformazione 8. Valore complementare Quadro riassuntivo
36. Stima dei fabbricati industriali 1. Generalità 2. Criteri di stima Quadro riassuntivo
314 315 316 318 318 318 320
13
Indice
37. Stima delle aree fabbricabili
1. Nozione di area fabbricabile 2. Mercato delle aree fabbricabili *HYH[[LYPZ[PJOL PUÅ\LU[P Z\S ]HSVYL KLSSL HYLL MHIIYPJHIPSP
322 322 323
3.1. Le caratteristiche estrinseche
323
3.2. Le caratteristiche intrinseche
324
3.3. La situazione giuridica
324
4. Aspetti economici delle aree fabbricabili 5. Stima del valore di mercato
322
326 326
5.1. La correzione del valore ordinario. Aggiunte e detrazioni al valor capitale
326
5.2. La stima sintetico-pratica del valore di mercato
328
6. Stima del valore di trasformazione 7. Stima di aree urbane non fabbricabili :[PTH WLY [YHZMLYPTLU[V KP Z\WLYÄJPL LKPÄJHIPSL Quadro riassuntivo
328
38. Stima di parchi, giardini e singoli alberi ornamentali 1. 2. 3. 4. 5. 6.
Funzione di giardini e parchi e valori di stima Stima del valore di mercato Stima del valore complementare Stima del valore di trasformazione Stima del valore di costo di riproduzione Stima di un albero ornamentale Quadro riassuntivo
328 329 330 331 331 332 332 332 333 333 335
39. Stima dei valori condominiali e redazione delle tabelle millesimali336
1. 2. 3. 4.
Generalità Regolamento di condominio Tabelle millesimali Determinazione dei millesimi di proprietà generale
336
3H KL[LYTPUHaPVUL KLP TPSSLZPTP PU IHZL HSSH Z\WLYÄJPL ]PY[\HSL
339
337 337 338
4PZ\YHaPVUL KLSSL Z\WLYÄJP YLHSP
339
*VLѝJPLU[P JVYYL[[P]P KH HWWSPJHYL HSSL ZPUNVSL JVTWVULU[P KLSSL \UP[n PTTVIPSPHYP
340
*VLѝJPLU[P JVYYL[[P]P KH HWWSPJHYL HSSL PU[LYL \UP[n PTTVIPSPHYP
343
:JOLTH WYVJLK\YHSL WLY SH KL[LYTPUHaPVUL KLSSL Z\WLYÄJP ]PY[\HSP
345
5. Determinazione dei millesimi di proprietà particolare +L[LYTPUHaPVUL KLP TPSSLZPTP K»\ZV KPќLYLUaPH[V 6.1. La tabella millesimale scale e ascensori
347 348 348
7. Ripartizione di spese diverse
351
3L ZWLZL KP YPZJHSKHTLU[V L KP YHќYLZJHTLU[V
351
7.2. Le spese per l’acqua potabile
352
3L ZWLZL KP THU\[LUaPVUL L YPJVZ[Y\aPVUL KLP ZVѝ[[P KLSSL ]VS[L L KLP ZVSHP
352
7.4. Le spese di manutenzione e ricostruzione dei lastrici solari e delle terrazze
352
7.5. Le spese di manutenzione e ricostruzione dei balconi
352
7.6. Le spese per impianti accessori di uso omogeneo
353
8. Ripartizione delle spese nei condomini orizzontali Quadro riassuntivo
353
355
14
ESTIMO
UdA 9 • Estimo rurale
356
40. Stime relative ai beni rustici
356
1. Generalità e oggetti di valutazione 2. Mercato dei fondi rustici 3. Stima dei fondi rustici
358 359
3.2. Stima del valore di mercato: procedimento analitico
360
3.3. Aggiunte e detrazioni al valore ordinario corretto
361
41. Stime delle scorte, delle anticipazioni colturali, dei frutti pendenti e delle colture arboree da frutto 1. Stima delle scorte aziendali 2. Stima delle anticipazioni colturali e dei frutti pendenti
362 363 364
365 365 366
2.1. Procedimento dei costi
367
2.2. Procedimento dei redditi futuri
368
3. Stime relative alle colture arboree da frutto
369
3.1. Stima del valore terra nuda
370
3.2. Stima del valore frutteto
370
Quadro riassuntivo
371
42. Stime dei terreni destinati a forme particolari di utilizzo 1. Stima dei pascoli
372 372
1.1. La stima sintetica
372
1.2. La stima analitica
373
Stima degli orti permanenti Stima dei vivai Stima delle risaie stabili Stima degli incolti Quadro riassuntivo
373
43. Stima delle cave 1. 2. 3. 4.
357
3.1. Stima del valore di mercato: procedimenti sintetici
:[PTH KP MVUKP Hѝ[[H[P 5. Stima di singoli appezzamenti Quadro riassuntivo
2. 3. 4. 5.
356
Problemi estimativi La stima di una cava in attività La stima di una cava da impiantare L’indennità spettante al proprietario che venga privato della disponibilità di una cava Quadro riassuntivo
44. Stime relative ai miglioramenti fondiari 1. Generalità sui miglioramenti fondiari e problemi estimativi connessi 2. Stima del costo di un miglioramento fondiario 3. Giudizi di convenienza ad un miglioramento fondiario
374 375 375 376 377 377 377 378 379 379 380 380 380 381
3.1. Giudizio di convenienza in termini di valor capitale
382
3.2. Giudizi di convenienza in termini di reddito
383
15
Indice
3.3. Giudizio di convenienza in termini di fruttuosità del capitale investito
4. Stima di un fondo suscettibile di ordinario miglioramento Quadro riassuntivo
45. Ripartizione delle spese nei consorzi
1. Generalità sui consorzi e sui criteri di ripartizione delle spese 2. Ripartizione delle spese nei consorzi stradali 3. Ripartizione delle spese nei consorzi irrigui 4. Ripartizione delle spese nei consorzi di difesa dalle acque 9PWHY[PaPVUL KLSSL ZWLZL ULP JVUZVYaP KP IVUPÄJH PKYH\SPJH 6. Ripartizione delle spese nei consorzi urbani Quadro riassuntivo
46. Stima dei fabbricati rurali 0KLU[PÄJHaPVUL KLP MHIIYPJH[P Y\YHSP 2. Ordinarietà e straordinarietà dei fabbricati rurali 3. Stima dei fabbricati eccedenti l’ordinario 4. Stima dei fabbricati carenti rispetto all’ordinario 5. Stima per particolari scopi 6. Stima dei fabbricati rurali a destinazione speciale Quadro riassuntivo
384 384 386 387 387 387 388 390 391 392 392 393 393 393 395 395 396 396 397
PARTE QUINTA
,Z[PTV SLNHSL [LYYP[VYPHSL L HTIPLU[HSL
399
UdA 10 • Estimo legale
400
47. Stima dell’indennità per miglioramenti su fondo altrui
400
1. Generalità 4PNSPVYHTLU[P LZLN\P[P KHSS»Hѝ[[\HYPV KP \U MVUKV Y\Z[PJV 3. Miglioramenti eseguiti dall’usufruttuario, usuario o abitante 4. Miglioramenti eseguiti dal possessore 5. Miglioramenti eseguiti dal locatario Quadro riassuntivo
48. Stima dei danni 1. 2. 3. 4.
400 401 402 403 403 404 404
Generalità Il contratto d’assicurazione Criteri generali di valutazione dei danni e procedure peritali Danni da incendio
404
4.1. I danni da incendio ai fabbricati
407
4.2. I danni da incendio ai beni mobili
408
4.3. I danni da incendio alle colture arboree
409
405 406 407
5. Danni da responsabilità civile
409
5.1. I danni da inquinamento
409
5.1.1. Danni da inquinamento ai fabbricati
410
16
ESTIMO
6. Danni da inadempimento delle obbligazioni 7. Danni da abusivismo edilizio Quadro riassuntivo
49. Stime in materia di espropriazione per pubblica utilità 1. Generalità 2. Aspetti fondamentali della materia
410 411 412 413 413 413
2.1. Oggetto e ambito di applicazione del testo unico
414
2.2. Le fasi del procedimento espropriativo
414
3. Indennità di espropriazione
415
3»PUKLUUP[n ULS JHZV KP LZWYVWYPV KP \U»HYLH LKPÄJHIPSL V SLNP[[PTHTLU[L LKPÄJH[H
415
3»PUKLUUP[n ULS JHZV KP LZWYVWYPV KP \U»HYLH UVU LKPÄJHIPSL V KP \U [LYYLUV HNYPJVSV
417
4. Utilizzazione di un immobile senza titolo, imposizione di servitù, danneggiamento e occupazione temporanea
418
4.1. L’utilizzazione senza titolo di un bene per scopi di interesse pubblico
418
4.2. L’imposizione di servitù ad un bene non espropriato o il suo danneggiamento
419
4.3. L’occupazione temporanea
419
4.4. L’ occupazione d’urgenza preordinata all’esproprio
419
5. Retrocessione totale o parziale Quadro riassuntivo
50. Stime relative alle servitù prediali 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8.
Richiami giuridici Criteri generali di d eterminazione dell’indennità per le servitù coattive Servitù di acquedotto, di scarico coattivo e di somministrazione coattiva di acque Servitù di passaggio coattivo Servitù di elettrodotto coattivo Servitù coattiva di linee e impianti di telecomunicazione Servitù di passaggio coattivo di vie funicolari Servitù coattiva di metanodotto e oleodotto Quadro riassuntivo
51. Stime relative ai diritti d’usufrutto, d’uso e di abitazione
420 420 422 422 423 425 426 427 428 428 429 431 432
1. Diritto d’usufrutto: nozione e richiami giuridici
432
1.1. Costituzione, durata, estinzione dell’usufrutto
432
1.2. I diritti dell’usufruttuario
433
1.3. Gli obblighi derivanti dall’usufrutto
434
2. Stima del diritto d’usufrutto 3. Stima del diritto di nuda proprietà 4. Diritto d’uso e di abitazione :[PTH KLS KPYP[[V KP \Z\MY\[[V L KLSSH U\KH WYVWYPL[n H ZJVWP ÄZJHSP Quadro riassuntivo
435
52. Stime relative alle rendite perpetue e vitalizie
441
1. Generalità 2. Rendita perpetua 2.2. La determinazione dell’annualità
437 438 438 439
441 441 442
17
Indice
2.3. La stima del diritto di rendita e del bene che ne è gravato
3. Rendita vitalizia 3.1. La determinazione dell’annualità 3.2. La stima del vitalizio e del bene che ne è gravato Quadro riassuntivo
53. Stime relative al diritto di superficie
1. Termini del rapporto giuridico e problemi estimativi connessi 2. Determinazione del corrispettivo :[PTH KLS KPYP[[V KLS Z\WLYÄJPHYPV 4. Stima del diritto del concedente 4.1. La stima del diritto perpetuo
=HSVYL KLSSL HYLL JVT\UHSP JVUJLZZL PU KPYP[[V KP Z\WLYÄJPL Quadro riassuntivo
54. Stime per successioni ereditarie
1. Premessa 2. Successione legittima 3. Successione testamentaria 4. Successione necessaria 9P\UPVUL Ä[[PaPH KLP ILUP L Z[PTH KLSS»HZZL LYLKP[HYPV 6. Comunione dei beni dal momento della successione alla divisione 7. Pagamento dei debiti, collazione, prelevamenti 8. Stima della massa dividenda netta 9. Formazione delle quote ereditarie Quadro riassuntivo
442 442 443 443 444 445 445 446 447 448 448 449 449 450 450 451 452 453 456 457 458 459 460 461
UdA 11 • Estimo territoriale e ambientale
464
55. Il sistema territorio-ambiente
464
1. Nozioni di territorio e di ambiente 2. Caratteristiche dei beni territoriali e ambientali 3. Tematiche macroestimative Quadro riassuntivo
56. Stima dei beni ambientali 1. Scopi della stima e aspetti economici dei beni ambientali 2. Stima del valore d’uso sociale (VUS)
464 465 466 467 468 468 468
2.1. Il metodo diretto
469
2.2. I metodi indiretti
470
3. Stima del valore economico totale (VET) 4. Stima del valore territoriale (VT) 5. Stima dei danni ai beni ambientali Quadro riassuntivo
471 471 472 473
18
ESTIMO
57. Giudizi di convenienza per le opere pubbliche
474
474
(UHSPZP JVZ[P ILULÄJP
1.1. La determinazione dei costi
475
3H KL[LYTPUHaPVUL KLP ILULÄJP
476
1.3. La determinazione dei tempi
476
1.4. L’assunzione del saggio di attualizzazione
477
0 JYP[LYP KP JVUMYVU[V MYH JVZ[P ILULÄJP
477
2. Recupero del patrimonio edilizio esistente Quadro riassuntivo
58. Valutazione d’impatto ambientale 1. Generalità 2. Panorama legislativo internazionale e nazionale 3. Soggetti coinvolti nelle procedura di via 4. Procedura di valutazione d’impatto ambientale 5. Contenuti tecnici dello studio d’impatto ambientale (SIA) 6. Metodologie di studio dell’impatto ambientale (SIA)
479 480 481 481 481 482 483 483 485
6.1. La sovrapposizione di carte tematiche (Overlay mapping)
485
6.2. Le liste di controllo (Check lists)
486
6.3. Le matrici
487
0 NYHÄ Networks)
489
6.5. L’analisi multicriteria (AMC)
491
3L KPѝJVS[n KP X\HU[PÄJHaPVUL KLNSP PTWH[[P L SL JVTWL[LUaL ULJLZZHYPL
492
Quadro riassuntivo
493
PARTE SESTA
([[P]P[n WYVMLZZPVUHSL
495
UdA 12 • Il ruolo del perito nel processo civile e nell’ammistrazione immobiliare
496
59. La libera professione in campo estimativo
496
1. 2. 3. 4. 5. 6. 7.
Esercizio della libera professione Compiti del perito nel processo civile Compiti del perito nelle esecuzioni immobiliari Consulenza tecnica di parte Relazione di stima Arbitrato Mediazione civile Quadro riassuntivo
60. L’amministrazione del condominio 1. Premessa 2. L’amministratore di condominio 2.1. Nomina e obblighi dell’amministratore
496 497 499 500 500 502 504 505 506 506 506 507
3. L’assemblea e le maggioranze
509
3.1. Le attribuzioni dell’assemblea
509
19
Indice
3.2. La convocazione dell’assemblea e le maggioranze richieste per la sua regolarità e per la validità delle delibere
510
Quadro riassuntivo
511
PARTE SETTIMA
,Z[PTV JH[HZ[HSL
513
UdA 13 • Pratica catastale
514
61. Il catasto terreni
514 514 515 515 516 517 517 518 521 523 523 523 524 530 530 532
1. Generalità 2. Organi preposti alle operazioni catastali 3. Legislazione catastale 4. Operazioni catastali 5. Formazione del catasto 3L VWLYHaPVUP [VWVNYHÄJOL 5.2. Le operazioni estimative
6. Pubblicazione e attivazione del catasto 6.1. Il nuovo sistema informativo del Catasto
7. Conservazione del catasto 7.1. Le variazioni soggettive 7.2. Le variazioni oggettive
8. Evoluzione del sistema catastale *VUZ\S[HaPVUL KLNSP H[[P JH[HZ[HSP ]PZ\YL L JLY[PÄJHaPVUP Quadro riassuntivo
62. Catasto dei fabbricati 1. Storia e legislazione del catasto dei fabbricati 2. Formazione del catasto 3H X\HSPÄJHaPVUL 2.1.1 Attuale quadro delle categorie 2.1.2 Futuro quadro delle categorie
3H JSHZZPÄJHaPVUL 3H MVYTHaPVUL KLSSL [HYPќL 2.3.1. Determinazione della consistenza catastale 2.3.2. Nuovi criteri di determinazione della consistenza 2.4. L’accertamento e il classamento 2.5. Revisione del classamento
3. Pubblicazione e attivazione del catasto 4. Conservazione del catasto 4.1. Le variazioni soggettive 4.2. Le variazioni oggettive 4.2.1. Denuncia di variazione 4.2.2. Dichiarazione di fabbricati di nuova costruzione
*VUZ\S[HaPVUL KLNSP H[[P JH[HZ[HSP ]PZ\YL L JLY[PÄJHaPVUP Quadro riassuntivo
,ZLYJPaP
534 534 535 535 536 539 540 540 541 543 544 544 545 546 546 546 547 547 549 550
551
Prefazione L’Economia e l’Estimo sono materie fondamentali per il tecnico delle Costruzioni, Ambiente e Territorio. Le competenze indicate dal Miur sono le seguenti: z Tutelare, salvaguardare e valorizzare le risorse del territorio e dell'ambiente z Utilizzare i principali concetti relativi all’economia e all’organizzazione dei processi produttivi e
dei servizi z Compiere operazioni di estimo in ambito privato e pubblico, limitatamente all’edilizia e al terri-
torio z Gestire la manutenzione ordinaria e l’esercizio di organismi edilizi alle quali aggiungiamo: z Svolgere le pratiche di conservazione dei Catasti.
Il presente testo affronta su basi economiche e in modo organico tutte le tematiche che hanno attinenza con le competenze sopra indicate. L’opera è divisa nelle seguenti parti: PARTE PRIMA
Principi di economia politica
PARTE SECONDA
Matematica finanziaria e statistica
PARTE TERZA
Estimo generale
PARTE QUARTA
Estimo immobiliare e fondiario
PARTE QUINTA
Estimo legale, territoriale e ambientale
PARTE SESTA
La libera professione
PARTE SETTIMA
Estimo catastale
Ogni parte è suddivisa in unità di apprendimento (UdA) per le quali sono indicati i prerequisiti e gli obiettivi. Ciascuna UdA è articolata in un congruo numero di capitoli con numerosi esempi svolti. Alla fine del testo sono proposti, suddivisi per capitoli, esercizi da risolvere. Approfondimenti, fonti documentali, dati tecnici, stime svolte, elaborati professionali, pratiche catastali sono contenuti in un Prontuario allegato al volume.
PARTE
1
Princìpi di economia politica L’Economia è innanzitutto materia di valore formativo e di grande utilità per un qualsiasi comune cittadino. Poiché tutti siamo immersi in un mondo economico, è utile a ciascuno conoscere quali “motori” danno origine all’attività economica e come questa si svolga nelle fasi interconnesse di produzione, scambio e consumo; quali strumenti intervengano nell’attività (moneta, risparmio, credito, fisco); come si possa ovviare alle situazioni di squilibrio che continuamente si producono, talvolta con negativi effetti sociali e ambientali. Per un tecnico che deve acquisire la capacità di compiere stime, cioè di esprimere giudizi di valore sui beni e sui diritti che li rigurdano, l’economia è poi una indispensabile materia propedeutica, tanto che l’Estimo, prima di assurgere alla dignità di scienza autonoma, ne era considerato una branca dalle finalità pratiche. Seguendo un filo logico e consequenziale, abbiamo toccato tutti i punti fondamentali dell’economia generale, sviluppandoli ad un livello che ci pare adeguato alle finalità di quest’opera.
Bisogni, beni, consumo e produzione
UdA
1
Mercato, moneta e credito
UdA
2
Fisco, economia nazionale e Unione Europea
UdA
3
24
Princìpi di economia politica
PARTE PRIMA Unità di apprendimento
)PZVNUP ILUP JVUZ\TV L WYVK\aPVUL
1 Prerequisiti
Obiettivi
Avere conoscenze di matematica. Possedere nozioni basilari di diritto.
Conoscere PU ZPU[LZP SH Z[VYPH KLSSL KV[[YPUL LJVUVTPJOL ÄUV HS WLUZPLYV JVU[LTWVYHULV Acquisire JVUVZJLUaH WYLJPZH Z\S ZPNUPÄJH[V KLP [LYTPUP KLS SPUN\HNNPV LJVUVTPJV! IPZVNUV ILUL \[PSP[n JVUZ\TV WYVK\aPVUL YLKKP[V YPZWHYTPV PU]LZ[PTLU[V PTWYLZH HaPLUKH UH[\YH JHWP[HSL SH]VYV VYNHUPaaHaPVUL Comprendere SL TV[P]HaPVUP JOL KL[LYTPUHUV PS JVTWVY[HTLU[V KLS JVUZ\TH[VYL PU YLSHaPVUL HP WYVWYP IPZVNUP HSSH KPZWVUPIPSP[n KP ILUP L HSSH SVYV \[PSP[n Conoscere SL SLNNP LK P TLJJHUPZTP JOL YLNVSHUV S»H[[P]P[n WYVK\[[P]H PU YLSHaPVUL HSS»PTWPLNV V[[PTHSL KLP MH[[VYP Sapere JVTL ZP KL[LYTPUH PS JVZ[V KP WYVK\aPVUL KP \U ILUL ULP Z\VP WVZZPIPSP HZWL[[P [V[HSL \UP[HYPV THYNPUHSL L JVTL LZZV ]HYP PU YHWWVY[V HSS»PTWPLNV KLP MH[[VYP L HSSH X\HU[P[n WYVKV[[H Acquisire PS JVUJL[[V KP WYVKV[[V UL[[V HaPLUKHSL L ZHWLYL JVTL LZZV ZP YPWHY[PZJL MYH SL WLYZVUL LJVUVTPJOL JOL WHY[LJPWHUV HSSH WYVK\aPVUL
1.
Scienza e politica economica
1. Attività economiche Gli uomini tendono naturalmente a procurarsi sensazioni di benessere o ad allontanare stati di malessere. Tale tendenza si traduce in desideri (in economia, bisogni) il cui soddisfacimento richiede l’uso di determinati mezzi (in economia, beni). Se i mezzi necessari al soddisfacimento dei bisogni sono liberamente disponibili, l’azione che l’uomo compie, usandoli, non è un’attività economica. Se invece tali mezzi scarseggiano, e occorre un qualche sacrificio per procurarseli, l’azione è di tipo economico. Esempio di azione non economica è l’atto del respirare necessario per vivere: l’aria è sovrabbondante e non costa nulla. Esempio di azione economica è il procacciamento del cibo: ognuno, per mangiare, deve sopportare un sacrificio, dandosi personalmente da fare con l’impiego delle proprie forze o, più semplicemente nel mondo d’oggi, spendendo denaro. Generalizzando, diciamo che è economica ogni attività che, per dare un certo utile, richiede un certo costo, poiché i mezzi occorrenti sono disponibili in quantità inferiore al fabbisogno, sono oggetto di contesa e, per uno stesso soggetto, sono suscettibili di uso alternativo.
Unità di apprendimento
1
Bisogni, beni, consumo e produzione
La scarsità dei mezzi fa nascere problemi di scelta, che si presentano in varia forma: quali beni alternativi impiegare per soddisfare con il minimo costo un determinato bisogno; fino a che punto spingere il grado di soddisfacimento; a quale bisogno, fra i molti contemporaneamente sentiti, dare la preferenza. Le scelte sopra indicate si riferiscono all’uomo nella sua veste di consumatore, intendendosi per consumo l’attività consistente nell’impiego di beni non gratuiti per il soddisfacimento di bisogni. L’uomo non rimane inerte di fronte alla scarsità dei beni di consumo, ma cerca di aumentarne la quantità con la produzione. Questa è l’attività economica che ha lo scopo di rendere disponibili beni che naturalmente non lo sarebbero, e di conferire a chi vi prende parte la possibilità di acquistarli. Anche la produzione richiede mezzi che, essendo limitati, sono onerosi. Si ripropone ancora un problema di scelta: come ottenere la produzione nel modo più conveniente. Un uomo primitivo svolgeva tutte le attività economiche che gli erano necessarie: produceva i beni che la natura non gli offriva spontaneamente e li consumava. In una società organizzata subentra una divisione dei compiti che valorizza le diverse attitudini dei singoli individui: ciascuno soddisfa i suoi bisogni non soltanto con beni autoprodotti, ma anche con beni che gli vengono ceduti da altri; produce o concorre a produrre beni che serviranno non solo a soddisfare i suoi bisogni, ma anche quelli di altri. Al consumo e alla produzione si aggiunge pertanto una terza attività economica, che, al pari delle precedenti, comporta problemi di scelta: lo scambio. Nelle attività suddette (consumo, produzione, scambio) l’uomo segue istintivamente il cosiddetto principio edonistico: l’ottenimento del massimo vantaggio con i mezzi limitati a disposizione, oppure il raggiungimento di uno scopo prefissato con il minimo impiego di mezzi. Le azioni economiche sono pertanto caratterizzate da: z l’esistenza di bisogni dell’uomo, cioè di fini che egli cerca di raggiungere; z la scarsità dei beni occorrenti per raggiungere tali fini; z la necessità di compiere scelte di convenienza guidate dal principio edonistico.
2. Scienza economica: suoi scopi e suoi campi di indagine L’economia non si preoccupa di esprimere giudizi etici sui fini, ma non può ignorare che sono perseguibili, in una società civile, soltanto i fini considerati leciti dal diritto vigente. Se le scelte dei soggetti rimangono affidate al loro libero giudizio, la scienza delle scelte deve muoversi nel campo limitato delle attività consentite dall’ordinamento giuridico. Inoltre, poiché l’ordinamento di una società organizzata ha fra i suoi obiettivi anche quello di assicurare il benessere di tutti i cittadini, l’economia, oltre che occuparsi delle scelte individuali, si interessa anche di quelle che possono essere vantaggiose per la collettività. L’economia (parola la cui etimologia significa scienza dell’amministrazione della casa, ossia del buon governo degli affari domestici) è diventata economia politica, cioè scienza che si occupa dell’amministrazione della polis, vale a dire della casa comune a tutti i membri della società. Possiamo a questo punto dare una definizione: l’economia politica è la scienza che studia come impiegare nel modo migliore le limitate risorse disponibili per il raggiungimento del massimo benessere degli individui e della collettività. L’economia, come tutte le scienze, ha i suoi settori di specializzazione che perseguono scopi particolari.
25
26
PARTE PRIMA
Princìpi di economia politica
Una prima distinzione può essere fatta tra economia pura ed economia applicata. L’economia pura studia il comportamento degli uomini tesi al raggiungimento del massimo benessere personale consentito dalla limitatezza dei mezzi a disposizione, e cerca di formulare leggi che interpretino razionalmente tale comportamento. L’economia applicata analizza i fatti di una specifica realtà e suggerisce le azioni migliori da compiere per il raggiungimento di fini determinati. In questa sua funzione, essa diviene disciplina praticamente utile in quanto serve da guida agli operatori di settore. Così, ad esempio, l’economia agraria si occupa dell’organizzazione e della gestione delle imprese agricole; altrettanto fanno, per i corrispondenti comparti di attività, l’economia edilizia, l’economia industriale, l’economia commerciale, l’economia dei trasporti, ecc.
3. Politica economica Per quanto riguarda le scelte che toccano gli interessi della collettività, l’economia politica applicata diviene politica economica, cioè studio dei mezzi d’intervento, degli strumenti e delle linee d’azione del potere pubblico. La politica economica non è una scienza neutrale ed immutabile nel tempo: essa si è evoluta attraverso i periodi storici, ha risentito di diverse impostazioni culturali e filosofiche, ha anche assecondato gli interessi preminenti di particolari categorie sociali. Storicamente, si sono prima scontrate e poi in parte conciliate due diverse visioni di come dovessero essere affrontati dal potere pubblico i problemi economici della collettività: il pensiero liberistico e il pensiero collettivistico. Il primo ha difeso l’iniziativa privata e sostenuto il principio che dovesse essere data piena possibilità di attuazione agli impulsi individuali, dalla cui spontanea composizione sarebbe derivato il maggior benessere collettivo; di qui la limitazione degli interventi politici ai soli settori di organizzazione della vita sociale che esulano dagli interessi immediati dei singoli in circostanze normali: l’ordine pubblico, la difesa nazionale, l’amministrazione della giustizia. Il sistema economico sostenuto dal pensiero liberistico è il cosiddetto capitalismo, caratterizzato dalla proprietà privata dei capitali e dalla libera imprenditorialità. Il secondo, all’opposto, ha sostenuto che l’amministrazione delle risorse disponibili per un Paese dovesse essere sottratta alla facoltà decisionale dei singoli e assunta dallo Stato, il solo ente in grado di perseguire un benessere generale equamente distribuito. Il sistema economico propugnato dal pensiero collettivistico è il comunismo, caratterizzato dall’abolizione della proprietà privata e dall’instaurazione del capitalismo di Stato. Una posizione intermedia fu assunta, con diverse sfumature, dal pensiero liberistico riformato, che lascia ampio spazio all’iniziativa privata ma la sottopone a controlli e a limitazioni, affinché non degeneri in attività dannose o pericolose, in forme di sfruttamento di soggetti più deboli, in un cattivo uso di risorse che appartengono all’intera società. Tale pensiero porta all’attuazione di un sistema economico misto, nel quale permane il capitalismo privato e continua ad avere fondamentale importanza la libera imprenditorialità, ma nel quale lo Stato non solo svolge il compito di controllo e di regolamentazione dell’attività privata, ma assume anche, direttamente o indirettamente, la funzione produttiva di beni e servizi di importanza strategica o preminente per gli interessi generali.
Unità di apprendimento
1
Bisogni, beni, consumo e produzione
4. Microeconomia e macroeconomia Una distinzione che può essere fatta nel campo degli studi economici, indipendentemente dagli orientamenti politici, è quella fra microeconomia e macroeconomia. La microeconomia si occupa dei problemi che riguardano gli operatori singoli: famiglie come entità di consumo e imprese private o pubbliche come entità di produzione. In fase teorica essa ne studia il comportamento e in fase pratica suggerisce loro le azioni più opportune. La macroeconomia si occupa degli effetti che vengono ad avere nel loro complesso le azioni degli operatori aggregati: insieme delle famiglie, insieme delle imprese e pubblica amministrazione quale fornitrice di servizi collettivi. La macroeconomia, studiando gli effetti delle azioni aggregate, fornisce in fase teorica l’interpretazione degli eventi globali e suggerisce in fase pratica soluzioni utili sia al settore privato sia a quello degli interventi pubblici.
Quadro riassuntivo Sono attività economiche tutte le azioni dell’uomo che, per dargli un utile, richiedono un costo (sacrificio materiale o erogazione di una somma di denaro). Un'attività economica è il consumo, che consiste nell’impiego di mezzi scarseggianti (e perciò non gratuiti) per il soddisfacimento di desideri. Altra attività economica è la produzione, che ha lo scopo di aumentare la disponibilità dei mezzi con cui soddisfare i desideri. Anche per produrre, occorre l’impiego di mezzi scarseggianti. Poiché esiste una specializzazione dei compiti, ogni soggetto cede ad altri una parte dei beni che ha contribuito a produrre, e ne ottiene beni alla cui produzione non ha partecipato: l’attività economica che ne risulta è lo scambio. I beni ceduti e quelli avuti in contropartita sono anch’essi scarseggianti. In ogniuna delle attività suddette, la scarsità dei mezzi occorrenti fa nascere problemi di scelta. Nel compiere le scelte, i soggetti seguono il principio edonistico: ottenere il massimo utile con il minimo costo. L’interpretazione razionale dei motivi di scelta, per poterli prevedere e sfruttare vantaggiosamente, è l’oggetto di studio dell’economia.
L’economia politica studia come impiegare nel modo migliore le risorse limitate disponibili per l’ottenimento del massimo benessere degli individui e della collettività. L’azione di guida dell’attività economica esercitata dal potere pubblico per raggiungere l’obiettivo suddetto è la politica economica. La concezione che il potere pubblico non debba intervenire direttamente nei fatti ordinari dell’economia (pensiero liberistico), dà luogo al sistema economico denominato capitalismo, caratterizzato dalla proprietà privata dei capitali e dalla libera iniziativa. La concezione opposta (pensiero collettivistico), che ogni attività economica debba essere intrapresa dallo Stato nel perseguimento di un benessere generale della collettività equamente distribuito, ha dato luogo al comunismo, caratterizzato dall’abolizione della proprietà privata. Attualmente prevale il pensiero liberistico riformato, che dà luogo ad un sistema economico misto, nel quale alla proprietà privata e alla libera iniziativa si affianca l’intervento diretto dello Stato nelle attività economiche. L’economia pura studia in generale il comportamento dei singoli soggetti (microeconomia) o dei loro aggregati (macroeconomia) nello svolgimento delle attività di consumo, produzione e scambio. L’economia applicata si occupa dei problemi di organizzazione e gestione di specifiche attività produttive.
27
28
PARTE PRIMA
Princìpi di economia politica
2.
Storia delle dottrine economiche
1. Premessa I fatti economici esistono da quando si sono costituite le prime società umane, e anche nelle civiltà antiche erano conosciuti la specializzazione produttiva, il lavoro remunerato, i commerci, la moneta, il credito, ecc. Per trovare scritti che contengano uno studio di tali fatti e il tentativo di spiegarli razionalmente occorre però giungere a tempi relativamente recenti. L’economia politica si è evoluta gradualmente, ma con maggiori difficoltà rispetto alle altre scienze. I fatti economici, diversamente dai fenomeni naturali, costituiscono una realtà mutevole nel tempo. Basti pensare che nel corso di pochi secoli si è passati dal mondo chiuso dell’età comunale, con minime attività produttive di agricoltura, artigianato e commercio, ad un’era post-industriale che coinvolge in un complesso sistema di interscambi l’intero pianeta. Inoltre, l’economia è scienza umana e sociale, e, gli studiosi che se ne occuparono giungendo alla formulazione di leggi e teorie, lo fecero sotto l’influsso della cultura e dei costumi dei loro tempi, nei quali, ad esempio, erano del tutto normali fatti oggi inaccettabili, quali la schiavitù, la servitù della gleba, lo sfruttamento minorile, le condizioni penose del lavoro nelle navi, nelle miniere e nelle fabbriche. Note frammentarie di carattere economico si ritrovano negli scritti dei greci Platone e Aristotele, dei latini Catone, Columella, Plinio il Vecchio e Varrone, autori di opere concernenti l’agricoltura, mentre alcuni padri della Chiesa, come Tommaso d’Aquino, Alberto Magno e Bernardino da Siena, si occuparono più che altro degli aspetti morali di certe azioni economiche. I primi tentativi di formulazione di una dottrina economica, intesa come ricerca delle leggi da cui dipende la creazione di ricchezza, si hanno soltanto dopo la fine del sistema feudale e l’affermarsi degli Stati nazionali, contemporaneamente al sorgere dei grandi capitali privati e al loro impiego nelle attività via via dominanti: l’agricoltura, il commercio e l’industria. Tratteggeremo i caratteri salienti delle diverse scuole economiche che si sono affermate a partire dal XVII secolo, non senza premettere che la necessaria semplificazione che faremo non rende piena giustizia ad idee e teorie che ebbero, in tempi passati e in sistemi economici diversi dall’attuale, una loro giustificazione.
2. Mercantilismo e fisiocrazia Verso la metà del XVII secolo si afferma la teoria del mercantilismo, sostenuta da uomini di stato interessati all’individuazione di una politica considerata capace di arricchire le proprie nazioni, quali Jean Baptiste Colbert (1619-1683) in Francia e Olivier Cromwell (1599-1658) in Inghilterra. Secondo i mercantilisti, la ricchezza degli Stati è fondata sul possesso di metalli pregiati (oro e argento), da incrementare con lo sfruttamento dei possedimenti coloniali e con il lavoro poco remunerato dei sudditi, in modo da produrre merci a basso costo da esportare in cambio di preziosi. La regola generale da seguire era di vendere più merci di quante se ne acquistassero, e prendeva corpo in una serie di norme restrittive, quali il divieto di far fuoruscire metalli preziosi dal Paese, l’applicazione di dazi doganali alle importazioni, l’obbligo di ottenere in oro il pagamento delle esportazioni. Il mercantilismo ebbe effetti disastrosi per i Paesi che lo applicarono: l’attenzione
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Bisogni, beni, consumo e produzione
rivolta esclusivamente ai commerci lasciò languire l’agricoltura; l’abbondanza di metalli preziosi, in particolare per Stati che, come la Spagna, ne ricevevano in grande quantità dalle colonie, divenne un puro simulacro di ricchezza, mentre i beni effettivamente utili scarseggiavano e i loro prezzi crescevano a dismisura, immiserendo le condizioni di vita delle popolazioni. Verso la metà del XVIII secolo si affermò in Francia una nuova scuola economica, nota come fisiocrazia, che ebbe come iniziatore François Quesnay (1694-1774) e numerosi sostenitori, quali Vincent de Gournay (1712-1759), Jacques Turgot (1721-1781) e Victor Mirabeau (1715-1789). Per i fisiocrati, l’unica fonte di ricchezza è la terra, che fornisce prodotti in virtù della sua fertilità, per i processi che vi si svolgono secondo leggi naturali. La ricchezza prodotta dall’agricoltura è superiore a quella necessaria al mantenimento dei suoi addetti, ragion per cui rimane disponibile un sovrappiù, chiamato prodotto netto. Questo va in gran parte ai proprietari come rendita, viene in parte prelevato dallo Stato con le imposte, e, per il resto, serve al sostegno di tutte le altre attività, cioè le professioni, l’industria manifatturiera e i commerci. Tali attività sono considerate sterili, cioè improduttive di ricchezza e appena in grado di mantenere se stesse. L’idea che tutto fosse regolato da leggi naturali immodificabili (fisiocrazia significa letteralmente governo della natura) portò a sostenere, in diametrale contrapposizione alla teoria mercantilistica, che lo Stato non dovesse intervenire nei fatti dell’economia. In proposito, è rimasto famoso il motto del Gournay: “lasciate fare, lasciate passare, il mondo si aggiusta da solo”. Anche dopo il tramonto della fisiocrazia, questo principio, seppur in forma attenuata, è rimasto alla base del pensiero economico liberistico. Il mercantilismo e la fisiocrazia, nonostante la loro pretesa di ridurre in schemi universalmente validi il complesso mondo economico, furono soltanto abbozzi di teorie. Con esse prese comunque avvio lo studio organico della materia, che venne ben più a fondo affrontato dalle scuole che si susseguirono a partire dalla seconda metà del ’700, quando l’economia andò delineandosi come vera e propria scienza.
3. Scuola economica classica La prima vera scuola economica nacque in Inghilterra sul finire del ’700. Nota come scuola classica, ha i suoi più significativi rappresentanti inglesi in Adam Smith (1723-1790), David Ricardo (1772-1823), Thomas Robert Malthus (1766-1834) e John Stuart Mill (1806-1873). Vi aderiscono i francesi Jean Baptiste Say (1767-1832) e Frédéric Bastiat (1801-1850) e gli italiani Carlo Cattaneo (1801-1869), Giovanni Romagnosi (1761-1835) e Francesco Ferrara (1810-1900). Adam Smith è tuttora considerato il fondatore della scienza economica moderna. Nella sua opera “Ricerca sulla natura e sulle cause della ricchezza delle nazioni” (1776) sono contenuti i seguenti fondamentali concetti, che rinsaldano le basi del liberismo di derivazione fisiocratica: z l’agire economico segue leggi proprie, indipendenti dalla morale, dal diritto e dalla politica; z ogni individuo, in antagonismo con gli altri, ricerca il massimo benessere personale, ma il gioco
dei contrapposti interessi (quasi una “mano invisibile”) genera un equilibrio che assicura il massimo beneficio per la collettività; per questo, lo Stato non deve interferire nei fatti economici, poiché ogni suo intervento sarebbe inutile e dannoso. Smith individua nel lavoro umano la fonte creatrice di ricchezza, quale che sia il settore di specializzazione in cui esso viene impiegato: non soltanto quindi nell’agricoltura secondo la concezione fisiocratica, ma anche nell’industria manifatturiera e nei commerci. Egli cerca poi (non riuscendovi in modo soddisfacente) di elaborare una teoria del valore di scambio dei beni. Questo tentativo lo porta a studiare a fondo i mercati e ad individuare nella domanda la variabile che regola la produzione, indirizzandola verso i beni il cui prezzo garantisca un compenso ai fattori produttivi.
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PARTE PRIMA
Princìpi di economia politica
(Il predominio della domanda come forza trainante dell’attività produttiva è ancora oggi riconosciuto.) Ognuno degli altri studiosi della scuola classica diede un proprio apporto all’interpretazione dei fenomeni economici e dei loro effetti sociali, giungendo a conclusioni anche molto diverse da quelle di Smith, ma sempre in linea con la concezione liberistica. Ricardo è considerato l’esponente più significativo del classicismo, e alle sue intuizioni si deve non solo la più organica sistemazione del pensiero dell’epoca, ma anche l’elaborazione di teorie ancor oggi ritenute valide. Egli si occupò della ricerca del valore dei beni, che individuò nella quantità di lavoro in essi contenuto. Elaborò poi la teoria dei costi comparati a sostegno del libero scambio internazionale. Analizzò la partecipazione di lavoro, terra e capitale al processo produttivo e la ripartizione fra essi del valore creato dal lavoro: valore che non va tutto nei salari, i quali, anzi, sono destinati a rimanere a livello di pura sopravvivenza dei lavoratori, ma anche in rendita per i proprietari e in interesse-profitto per i capitalisti-imprenditori. Spiegò come si forma e come si accresce la rendita delle terre; individuò nell’interesse-profitto il motore dello sviluppo economico, pur ritenendo che il capitale non fosse un vero fattore produttivo capace di creare ricchezza. Malthus si occupò di economia soprattutto in relazione ai conflitti sociali imperversanti a cavallo fra il ’700 e l’800 fra operai e capitalisti, e fra questi ultimi e i proprietari fondiari. La sua concezione (avversata da Stuart Mill), che lo rese famoso, è che i lavoratori non vadano aiutati con contributi assistenziali, perché questi sortirebbero solo l’effetto di aumentare la natalità della classe operaia e di perpetuarne lo stato di miseria. Sarebbe invece utile contenere le nascite, ad esempio ritardando l’età del possibile matrimonio, e andrebbero incrementate con interventi dello Stato le rendite dei proprietari a scapito dei profitti, poiché i crescenti acquisti di beni da parte dei ricchi proprietari sarebbero l’unico mezzo per evitare lo squilibrio fra produzione e consumo. Stuart Mill revisionò le idee di Smith e di Ricardo. Rielaborò criticamente la teoria del valore, che considerò dipendente non soltanto dal lavoro ma anche dal capitale-impresa, giudicato un vero fattore produttivo meritevole di compenso. Attenuò il liberismo estremo dei suoi predecessori, sostenendo la necessità di un intervento dello Stato soprattutto in favore delle classi più povere, ponendosi con ciò in una posizione antitetica a quella di Malthus. Le concezioni di Malthus e di Stuart Mill hanno tuttavia punti in comune: la sfiducia che le forze economiche ingovernate possano determinare da sole il miglior benessere per la collettività, e l’invocazione di interventi dello Stato in veste di equilibratore. In tal senso esse rappresentano un primo superamento del liberismo classico e aprono la strada a visioni più moderne.
4. Scuola storica, marxismo e scuola cristiana Alle teorie della scuola classica si opposero, sul finire del XIX secolo, la scuola storica e il pensiero di Karl Marx (1818-1883). La scuola storica, fra i cui esponenti sono da ricordare Willhelm Roscher (1817-1894) e Gustav Schmoller (1838-1917), contestò la validità generale delle leggi economiche sostenute dai classici, ritenendo che si potessero solo ricavare induttivamente leggi applicabili agli eventi di determinati luoghi e tempi. Il ripudio dell’analisi deduttiva e delle formulazioni teoriche rese il contributo di questa scuola più significativo nello studio dei fatti economici storici (donde il nome) che non in quello dell’economia nel suo attuale divenire. Il pensiero di Karl Marx, espresso nella sua opera “Il Capitale” (1867), ebbe invece un peso enorme nella storia delle dottrine economiche, nonché negli eventi politici che, a partire dal 1870, giungono
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Bisogni, beni, consumo e produzione
a toccare i giorni nostri. Marx riprende dalla scuola smithiana e ricardiana il solo concetto che il valore dei beni è dato dal lavoro in essi contenuto; per il resto il suo pensiero filosofico-economico è tutta una critica al sistema sostenuto dai classici. L’ideologia marxiana può essere sommariamente tratteggiata nei seguenti punti: z innanzitutto Marx si pone in una posizione storicistica: non esistono leggi economiche valide
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in ogni tempo, poiché l’economia è in continua evoluzione; anzi, gli stessi eventi storici sono prevalentemente determinati da fatti economici (materialismo storico); le leggi naturali, che secondo i classici agiscono con immutabile forza anche nel mondo economico, sono modificabili dall’uomo con un’azione rivoluzionaria; il valore dei beni dipende dal lavoro che vi è immagazzinato, ma gli imprenditori-capitalisti ne corrispondono ai lavoratori solo una parte, pari ad un salario di pura sopravvivenza; la parte restante, chiamata plusvalore, viene trattenuta come profitto, rappresenta uno sfruttamento del lavoro e costituisce un furto a danno dei lavoratori; la contrapposizione di interessi fra i capitalisti e i lavoratori suddivide la popolazione in classi sociali; la classe più debole dei lavoratori (proletariato) tende ad essere sempre più sfruttata, e non si realizza affatto spontaneamente quell’armonia del sistema in cui credevano gli economisti classici; con l’industrializzazione il profitto tenderà ad abbassarsi e i capitalisti cercheranno inutilmente di mantenerlo alto aumentando lo sfruttamento del lavoro; la conseguenza sarà un’inevitabile caduta dei profitti accompagnata da disoccupazione e miseria: il capitalismo (cioè la proprietà privata dei capitali e la libera iniziativa imprenditoriale) è pertanto un sistema sbagliato che ha in sé i germi dell’autodistruzione; il proletariato non deve attendere l’autodistruzione del sistema capitalistico, ma abbatterlo con la rivoluzione; questa deve instaurare il comunismo, cioè un sistema che abolisca la proprietà privata e la divisione della società nelle classi degli sfruttatori e degli sfruttati, facendo dello Stato l’unico capitalista-imprenditore di tutte le attività produttive; per raggiungere questo scopo, è necessaria la presa del potere da parte della classe operaia (dittatura del proletariato).
Le idee marxiane suscitarono enormi consensi e fiere opposizioni, ispirarono la condotta politica di vari Stati nati da effettive rivoluzioni e condizionarono gli eventi della storia del XX secolo. Nel frattempo gli studi economici nell’area del pensiero liberale proseguirono; anzi, si rafforzarono anche nell’intento di contrapporre al marxismo un diverso sistema che fosse valido e credibile e tenesse a freno le febbri rivoluzionarie. Con questo intento nasce, sul finire dell’Ottocento, e si perpetua poi nel secolo successivo, la scuola cristiano-sociale. Essa, appellandosi ai principi evangelici di fratellanza e solidarietà fra gli uomini, si pone in contrapposizione sia al liberismo assoluto auspicato dai classici, sia al collettivismo marxista; per meglio dire, cerca di conciliare quanto trova di buono nelle due teorie. Ammette la proprietà privata, alla quale attribuisce una funzione sociale, e riconosce l’importanza della libera iniziativa, ma ritiene indispensabile l’intervento dello Stato come correttore degli squilibri. L’azione pubblica dovrebbe difendere il diritto al lavoro e ad un giusto salario, e promuovere forme di cooperazione e di assistenza sociale. Voci ispiratrici di tale scuola, in armonia con gli insegnamenti della religione cristiana, furono numerose encicliche papali, a partire dalla “Rerum novarum” di Leone XIII (1891).
5. Scuola neoclassica Tra il 1870 e i primi decenni del Novecento si sviluppò una scuola che, per aver ripreso gli studi sistematici dei fenomeni economici e delle loro cause iniziati dai classici, prese il nome di scuola neoclassica. In realtà questo appellativo fu dato a posteriori ad un complesso di gruppi di studio separati che giunsero a conclusioni simili, volte a dimostrare, in contrapposizione alla dottrina mar-
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