cp. Galassia Filosofia 3 12/07/16 11.12 Pagina 1
Materiale di supporto e approfondimento per una didattica inclusiva su 20 autori della storia della filosofia 37 VIDEO • videopresentazioni biografiche • videolezioni di Sergio Givone • video tematici
SLIDE DI SINTESI
LINEE DEL TEMPO INTERATTIVE • contesti storici • filosofici • artistici • tecnico-scientifici
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BULGARINI
Il Libro digitale è fruibile online, collegandosi al sito app.bulgarini.it, e su tablet, scaricando l’applicazione Bulgarini. È possibile accedere gratuitamente alla risorsa utilizzando il codice SIAE (con esclusione di lettere e zero iniziali) presente sul frontespizio.
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Versione digitale
VOLUME 1 + CLIL • ISBN 978-88-234-3509-4
VOLUME 1 + CLIL • ISBN 978-88-234-3553-7
CLIL • ISBN 978-88-234-3552-0
VOLUME 2 • ISBN 978-88-234-3554-4
VOLUME 2 • ISBN 978-88-234-3550-6
VOLUME 3 • ISBN 978-88-234-3555-1
VOLUME 3 • ISBN 978-88-234-3551-3 COLLANA
Al volume 1 del corso è allegato in omaggio, oltre al CLIL, un volume a scelta della collana EuroSofia, progettata e diretta da Sergio Givone e Francesco Paolo Firrao. “Bello!” Un’introduzione all’estetica oggi • ISBN 978-88-234-3615-2 Comprendere per comunicare in lingua • ISBN 978-88-234-3619-0 Filosofia del cittadino • ISBN 978-88-234-3549-0 Antropologia filosofica • ISBN 978-88-234-3513-1 Prospettive sull’uomo (in preparazione) • ISBN 978-88-234-3622-0
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EDITORE BULGARINI FIRENZE
Copyright © 2015
Prima edizione marzo 2015
1
2
3
4
5
Ristampe 6 2020
2019
2018
2017
2016
2015
Finito di stampare per i tipi della Lito Terrazzi in Firenze
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Indice
Antologia Schopenhauer Io sono il mio corpo? Cosa voglio?
41 45
Esercizi
50
Analisi testuale
R. Bodei – Schopenhauer e la voce che rimbomba 51
Unità
1
La crisi dell’idealismo
21
Nel digitale Videointroduzione biografica Slide di sintesi
Verso nuovi scenari La centralità del soggetto Gli interpreti di Hegel L’idealismo e i suoi critici Nuove prospettive filosofiche
22 22 23 24 25
Video – Dialoghi con gli Autori In Schopenhauer il corpo è via d’accesso al senso delle cose – È una effettiva centralità?
Capitolo 2 Capitolo 1
Feuerbach e la Sinistra hegeliana
52
Schopenhauer e il mondo senza ragione
1. Colmare un vuoto 26
1. Un successo tardivo
26
2. Il mondo come rappresentazione
27 27 27
52 52 53 53 54 54 54 55 56 56
La grandezza di Kant Un lato del mondo: la rappresentazione
3. Il mondo come volontà La strada per arrivare al noumeno Cos’è la volontà Uno strano platonismo: le idee come oggettivazione della volontà
4. La vita come dolore Tra sofferenza e noia L’amore come inganno Sofferenza universale
29 29 30 31 32 32 33 34
Hegel dopo Hegel L’interpretazione della religione Il problema del giustificazionismo La Destra hegeliana La Sinistra hegeliana Strauss: interpretazione del mito e di Gesù Bauer e l’ateismo di Hegel Ruge e la critica de giustificazionismo Stirner: l’unico e il nulla
2. Feuerbach: un filosofo fuori dall’accademia La critica della filosofia hegeliana: l’essere concreto La questione del fondamento Per una filosofia della concretezza L’inversione tra soggetto e predicato
La critica della religione
5. La liberazione come annientamento 35 della volontà: le vie d’uscita L’arte e il primato della musica 36 La morale della compassione 37 L’ascesi come liberazione completa 38
In sintesi
40
Come l’uomo crea Dio L’alienazione religiosa
Dalla religione dell’uomo all’antropologia materialistica
57 57 57 58 58 59 59 61
Il filantropismo
62 63
In sintesi
64
3
Indice Antologia
2. Lo smascheramento dell’ideologia hegeliana
Feuerbach Dio mi assomiglia?
65
Esercizi
69
Analisi testuale A. Banfi – Ludwig Feuerbach e la fede nell’uomo
70
Nel digitale
Per una filosofia capace di trasformare il mondo Dal cielo alla terra: ideologia e alienazione Critica dello stato borghese I limiti di una rivoluzione democratica
3. Alienazione e disumanizzazione
Filosofia oltre la filosofia Dio
Il problema del lavoro e le sue conseguenze per l’uomo I livelli dell’alienazione
1. Autobiografia e filosofia
71
2. L’importanza del singolo
73
3. Dalla necessità alla possibilità: il rischio della scelta 4. Gli stadi della vita: Don Giovanni, il marito, Abramo La seduzione della vita estetica La responsabilità della vita etica La fede nella vita religiosa
In sintesi Antologia
Alienazione dall’attività lavorativa Alienazione dal prodotto del lavoro Alienazione essenziale e sociale
4. Il materialismo storico: la fondazione economica della storia
97
Carattere materiale e storico dell’essenza dell’uomo Il rapporto tra struttura e sovrastruttura
5. Contraddizioni e dialettica della storia 76 77 78 79
I problemi del modo di produzione capitalistico La storia è lotta di classe La società comunista come superamento delle contraddizioni
81
Che cos’è l’angoscia? Si può uccidere il proprio figlio?
82 85
Esercizi
88
6. Le leggi dell’economia borghese: il capitalismo e le sue contraddizioni Il valore delle merci L’accumulazione del capitale Tendenze e cicli critici della produzione capitalistica
Nel digitale
7. La costruzione della società comunista
Videointroduzione biografica Slide di sintesi
Interessi inconciliabili: la lotta di classe e la rivoluzione Capacità e bisogni: la società comunista Utopismo di Marx?
Capitolo 4
1. Un’avventura intellettuale e politica
8. 89
89 Le tappe di un percorso biografico e filosofico 89
4
95
97 99
74
Kierkegaard
Marx: verso un’altra umanità
91 92 92 94
95 96 96 96 97
Capitolo 3
Kierkegaard, filosofo dell’esistenza71
91
Engels e il primato della dialettica
99 99 101 102
102 103 104 105 106 106 108 110
Una scienza metafisica: dialettica e natura
111 111
In sintesi
113
Indice Antologia
Unità
Marx Si può riformare il mondo? Io coincido con quello che gli altri come me sono nella società?
114
Esercizi
120
116
Nel digitale
2
Dal positivismo alla crisi delle certezze
La celebrazione del progresso Excelsior: sempre più in alto? L’animale uomo
Dalla fiducia alla crisi
Videointroduzione biografica
Aspetti del quadro culturale Nichilismi: la forza esplicativa del nulla Le forze delle sfumature La filosofia del sospetto
Slide di sintesi
137 138 138 139 140 140 140 141 141
Temi in discussione L’essenza materiale dell’uomo Schopenhauer: l’importanza del corpo Feuerbach: l’importanza dei sensi Marx: la matrice sociale e storica del pensiero Marx: la concezione materialistica della storia
122 124 125
Capitolo 1
126
Positivismo sociale e positivismo evoluzionistico
142
128
1. Il positivismo sociale
142
Il concetto di alienazione
130
Feuerbach: l’essenza proiettiva della religione Marx: il lavoro alienato
Le origini del positivismo e l’opera di Saint-Simon La concezione positivistica del sapere
132 133
2. Comte: la religione del progresso
Nel digitale Temi in discussione Il dramma dell’esistenza
Bibliografia
Il programma positivistico Nascita e sviluppi del positivismo comtiano Una filosofia del progresso Gli stadi del progresso umano Filosofia e metodo scientifico
135
La sociologia
3. Mill: la ricostruzione dell’ordine sociale
142 143 144 144 145 146 146 146 147 149
Individuo e società
149 150 150 151 151 152
In difesa della libertà e della sovranità dell’individuo Economia e politica
152 154
La maturazione del pensiero di Mill La logica Logica induttiva e critica del sillogismo La logica della conoscenza umana Successo e fortuna della logica di Mill
4. Tocqueville: la possibilità di una libertà democratica Tra Francia e Stati Uniti
156 156
5
Indice La prima Democrazia: il cammino verso l’uguaglianza La democrazia come forma storica di governo Libertà e democrazia in America Il governo democratico in Europa
157 157 158 158
La seconda Democrazia: il paradosso dell’uguaglianza
159
5. Positivismo ed evoluzionismo
161
6. Darwin: la trasformazione selettiva delle specie 162 L’evoluzione delle specie 162 L’idea di evoluzione prima di Darwin 162 La teoria della selezione naturale 163 L’antropologia evoluzionistica 164 Darwin e le applicazioni dell’evoluzionismo 166 7. Spencer: la dinamica dell’evoluzione universale 167 L’evoluzione dell’universo, delle specie, degli individui La società, l’etica e la politica La concezione sociale di Spencer nella discussione novecentesca
In sintesi Esercizi
Dioniso contro Cristo La morte di Dio e il nichilismo della disperazione
4. L’età del fanciullo: superuomo e volontà di potenza Nichilismo attivo e superuomo Liberare e redimere: l’eterno ritorno La volontà di potenza Il prospettivismo
5. Ancora sul nichilismo: Dostoevskij interlocutore di Nietzsche Il nichilismo e la centralità dell’istante Nichilismo e decisione Nichilismo consolatorio e disincanto
In sintesi Antologia
189 190 193 193 195 197 198 199 200 201 201 203
Nietzsche
168 169
Possiamo cogliere l’attimo? Cos’è il mondo? La storia è maestra di vita?
204 209 211
170
Esercizi
213
172 174
Nel digitale Videointroduzione biografica Linea del tempo interattiva Slide di sintesi
Capitolo 2
Nietzsche e la volontà di potenza
175
1. Le tre metamorfosi di una vita
175
2. Dioniso e Apollo: nascita e decadenza della cultura occidentale 179 I due impulsi dello spirito greco: apollineo e dionisiaco La tragedia attica e la conciliazione perfetta dei due istinti Le colpe di Socrate: l’inizio della decadenza Storia e vita: il rifiuto dello storicismo
3. Il grande distruttore L’abbandono dei miti giovanili L’«illuminismo» nietzschiano L’attacco alla metafisica La decostruzione della morale
6
180 181 182 183 184 184 185 186 187
Video – Dialoghi con gli Autori Dioniso e Cristo: nella valutazione del cristianesimo da parte di Nietzsche c’è solo contrapposizione? Filosofia oltre la filosofia Uomo Brani antologici L’eterno ritorno è una scelta (Frammenti postumi 1881-1882) Audioantologia Forze e volontà di potenza (Al di là del bene e del male Genealogia della morale - Ecce homo)
Capitolo 3
Bergson e la filosofia della durata 214 1. Alla ricerca di una nuova metafisica 214 Il volo della farfalla 214 Una vita da professore, filosofo e scrittore 215
Indice 2. L’intuizione come metodo
216
Capitolo 4
3. La durata come dato immediato
218
Freud e l’analisi dei processi inconsci
240
1. Il padre della psicoanalisi
240
Una falsa idea di movimento: il tempo cristallizzato in istanti Il tempo dinamico della coscienza
4. La memoria come coesistenza virtuale La presenza del passato Accezioni della memoria Filosofia e letteratura: una pagina memorabile di Proust
5. Lo slancio vitale La realtà: un mélange di materia e durata L’eccellenza dell’uomo Moralità e religione
218 219 220 220 221 222 224 224 225 226
2. La psicoanalisi: indagine dei processi psichici e metodo terapeutico 241 La scoperta dell’inconscio 241 Gli studi sull’isteria e il metodo catartico 241 La prima topica 243 Sondare l’inconscio: il metodo delle «libere associazioni» Gli atti mancati I sogni Il caso di Dora
Il transfert e la relazione psicoanalitica
In sintesi Antologia
228
Bergson
244 244 245 246 248
3. Una nuova scienza: la psicoanalisi
249 La seconda fase delle ricerche freudiane 249 La seconda topica: Es, Io, Super-io 249 Il complesso edipico e la sessualità infantile 251
Io sono ciò che sono stato? Che ne sarà di me?
229 233
Esercizi
238
4. Un nuovo orizzonte: religione e società
Analisi testuale R. Bodei – Henri Bergson e le cicatrici della crescita
238
5. Gli eretici della psicoanalisi: la scuola di Jung Interpretazioni dell’inconscio
In sintesi Antologia
252 254 254 256
Freud Sappiamo tutto di noi? L’uomo è l’ombelico del mondo?
257 261
Esercizi
263
Temi in discussione I rischi della democrazia tra libertà e individualismo Tocqueville e il dispotismo della democrazia Mill e la libertà Nietzsche e l’uguaglianza tra gli uomini Nietzsche e la critica a John Stuart Mill Bergson e il concetto di giustizia
264 266 267 268 271 271
7
Indice Siamo padroni di noi stessi? Nietzsche: la centralità del corpo Freud: la scomposizione della personalità psichica Jung: inconscio collettivo e archetipi
274 276
Natorp: le idee come leggi della conoscenza 291 Cassirer: la conoscenza come funzione e simbolo 291
277 278
L’animale simbolico
3. La scuola del Baden Windelband: norma e pensiero conoscitivo
Nel digitale
Scienze nomotetiche e scienze idiografiche Temi in discussione L’evoluzione sociale La vita dal punto di vista biologico La critica della cultura
Bibliografia
Rickert: conoscenza e valori universali
4. Dilthey e le origini dello storicismo tedesco 281
Significati dello storicismo La ragione storica Scienze della natura e scienze dello spirito
Valori e comprensione storica Unità
3
Le ragioni della vita: le filosofie storico-critiche 283
Se la ragione non basta: l’attenzione alla vita Verso un sapere della vita Il mondo umano dall’interno Interpretare la vita
284 284 285 285
Analisi sociale e disincanto Teoria critica della società
La filosofia verso nuovi orizzonti Scienze umane e crisi della filosofia della storia Filosofia e scienze umane
285 285 286 286
Il neocriticismo e lo storicismo
288
1. Un ritorno a Kant
288 288 288
Una reazione al positivismo L’insegnamento di Kant: il criticismo
2. La scuola di Marburgo Cohen: la scienza della conoscenza La teoria dell’esperienza Etica, politica, estetica
La metodologia delle scienze storico-sociali L’avalutatività L’indagine sociologica
Analisi della modernità: la mondanizzazione del sacro
In sintesi Esercizi Analisi testuale M. Heidegger – Dilthey e la visione storica del mondo
Capitolo 1
289 289 289 290
296 296 296 299
305 305 305 306 308 309 310 311 312
Capitolo 2
Il neoidealismo italiano: Croce e Gentile
313
1. Dal sodalizio alla contrapposizione 313 2. Tutto è storia: Benedetto Croce Il confronto con Hegel
8
296
6. Spengler: il tramonto dell’Occidente 302 La morfologia delle culture 303 La crisi della civiltà 303
La scienza, i valori e l’etica
286 287
294 294 294 295
5. Simmel: società e filosofia della vita 300 Il sapere sociologico 300 La modernità e il vitalismo 300 La forza prorompente della vita 301
7. Weber: il disincanto dell’Occidente Razionalità e forme di vita
292
314 314
Indice Lo spirito e le sue forme Unità e distinzione delle scienze I quattro momenti dello spirito La vita dello spirito
Lo storicismo assoluto
3. Più hegeliano di Hegel: Giovanni Gentile Filosofo e politico L’attualismo Una riflessione a tutto campo: arte, religione, filosofia, educazione e società La dottrina della «monotriade» L’educazione e la filosofia Lo Stato etico
In sintesi Antologia
315 315 316 317 318
4. La scuola di Francoforte
320 320 320
Il linguaggio perduto La riproducibilità dell’opera d’arte
322 322 322 323 324
Horkheimer: ragione e dominio Adorno: la forza della contraddizione Marcuse: le dimensioni dell’uomo Benjamin: filosofia, critica letteraria e sociologia dell’arte
In sintesi Antologia
350 351 353 355 357 357 357 359
La scuola di Francoforte La ragione è ragionevole? Siamo infinito?
360 364
Esercizi
368
M. Horkheimer e Th.W. Adorno – Il concetto di Illuminismo
369
Croce La filosofia sta in cielo o in terra? L’arte è conoscenza?
325 329
Gentile Possiamo essere spettatori di noi stessi? Si può essere liberi a scuola?
332 336
Esercizi
339
Capitolo 3
L’eredità di Marx nel pensiero contemporaneo
340
1. Filosofia e marxismo in Europa
340
2. Il marxismo occidentale
341 341 341 342 344 344 345
Lukács: l’anima del proletariato Vita comune e vita autentica Marxismo e coscienza di classe La riflessione sull’arte
Bloch: un’ermeneutica della speranza Utopia e dialettica
3. Marx nel panorama filosofico italiano Labriola: una storia senza metafisica Gramsci: uno storicismo umanistico La filosofia della prassi Egemonia e rivoluzione
Temi in discussione La dimensione storica Dilthey: l’autonomia delle scienze dello spirito Weber: le scienze della cultura Simmel: la storia fondata sull’esperienza umana Croce: storicismo e storicità dei valori Gramsci: la polemica con lo storicismo crociano
L’arte: unicità, sovversione, utopia Benjamin e l’arte nella società di massa La teoria estetica di Adorno Marcuse e la dimensione estetica
370 372 373 375 376 377 378 380 381 382
Nel digitale Temi in discussione L’irrazionalità della realtà
Bibliografia
384
347 347 348 348 349
9
Indice Unità
4
Dal pragmatismo alla filosofia analitica
La filosofia come impegno e pratica di analisi Il linguaggio e i fatti
Scienza e filosofia
Una morale sperimentale L’arte come esperienza
385
386 386
In sintesi Esercizi
387
Nel digitale
Il rapporto con l’idealismo e con il positivismo 387 Il confronto con le nuove sfide della scienza 388 L’epistemologia contemporanea 388
Filosofia e linguaggio La filosofia analitica
389 389
Capitolo 1
Il pragmatismo americano
Una nuova teoria della conoscenza per la filosofia moderna Un’errata teoria gnoseologica Conoscenza umana e pragmatismo Dalla gnoseologia alla semiotica: la teoria del segno
Credenza e scienza I metodi della credenza Scienza e realtà
392 392 393 394 394 394 395
3. James: la volontà di credere
399 Il pragmatismo come filosofia progressiva 399 La psicologia e la teoria della conoscenza 400 Il rapporto tra credenza e realtà 402 La volontà di credere e le visioni plurali del mondo 402 La validità delle credenze e la loro utilità sociale 404
Filosofia oltre la filosofia Metodo
Capitolo 2
Alle origini della «svolta linguistica»
419
1. Filosofia e analisi del linguaggio
419
Contro l’idealismo, in difesa del senso comune Intuizionismo e pluralismo etico
L’esperienza, l’organismo e l’ambiente Logica come «teoria dell’indagine» Pedagogia, etica ed estetica
406 407 409 411
Educare al pensiero logico e riflessivo: la scuola attiva
411
3. Frege: la matematica e la logica del linguaggio Logicismo e platonismo L’analisi del linguaggio: concetto, senso e significato
4. Russell: tra filosofia e impegno La logica, la matematica e i suoi paradossi Critica della metafisica e analisi del linguaggio Mondo e fatti: l’empirismo Il pensiero etico e politico
In sintesi Esercizi
420 421 423 423 424 425 426 427 428 430 431 432
Capitolo 3
Wittgenstein: baricentro del pensiero contemporaneo
433
1. Uno snodo filosofico imprescindibile 433 2. Il Tractatus: il dicibile e l’indicibile I fatti, gli stati di cose e la loro immagine
10
417
391
Il pragmaticismo: una concezione scientifica della verità 397
4. Dewey: filosofia e democrazia
416
2. Moore: la filosofia del senso comune 420 390
1. Oltre il positivismo, oltre l’idealismo 390 2. Peirce: gli effetti delle idee
La democrazia, esperimento ininterrotto
412 413 415
435 436
Indice La logica proposizionale: tautologie e contraddizioni Il silenzio: l’etica e il Mistico Il carattere «trascendentale» di logica ed etica I limiti del linguaggio e il sentimento del Mistico
Capitolo 4 439 440 440 441
3. Il cosiddetto «secondo Wittgenstein» 442 Dal linguaggio scientifico al linguaggio comune: le Ricerche filosofiche La filosofia: trappola e terapia
In sintesi Antologia
442 445 447
1. Una nuova epistemologia per una nuova scienza La crisi del modello meccanicistico Dalle geometrie non euclidee alla crisi dei fondamenti della matematica Einstein e la seconda rivoluzione scientifica
2. Mach e l’empiriocriticismo
Wittgenstein So quello che dico? Cosa vuol dire?
448 453
Esercizi
458
Analisi testuale A.G. Gargani – Wittgenstein e la critica del linguaggio fenomenologico
La scienza e l’epistemologia contemporanee
Alle origini dell’epistemologia contemporanea Un empirismo radicale Flusso di sensazioni e teorie scientifiche
3. Il neopositivismo 459
Nel digitale Videointroduzione biografica Linea del tempo interattiva Slide di sintesi Video – Dialoghi con gli Autori C’è in Wittgenstein un’ossessione del linguaggio - È il suo modo di realizzare la cosiddetta «svolta linguistica»? Video – Temi filosofici Vedere e pensare Audioantologia Conferenza sull’etica
Il Circolo di Vienna e il verificazionismo di Schlick Per una concezione scientifica del mondo Schlick: il criterio della significanza come verificazione
Carnap: il linguaggio della metafisica e il linguaggio della scienza Le «pseudo-proposizioni» della metafisica La confermabilità della scienza
Neurath: intrascendibilità del linguaggio
4. Popper: scienza e società Un intellettuale nel cuore dell’Europa del Novecento Metodo e logica della scoperta scientifica Dal verificazionismo al falsificazionismo Il metodo ipotetico-deduttivo
Scienza e metafisica: il confronto con Marx e Freud I pericoli dello storicismo e delle utopie totalitarie
5. Storia e metodo della scienza
460 460 460 461 463 465 465 465 466 467 467 467 468 469 469 469 471 472 472 473 474 475 477 478
Kuhn: le rivoluzioni scientifiche Lakatos: i programmi di ricerca scientifica Feyerabend: l’anarchismo metodologico
480 480 483 484
In sintesi
487
11
Indice Antologia
La questione della traduzione Un’epistemologia naturalizzata
Popper È possibile passare da casi particolari a teorie universali? È possibile sgombrare la mente?
488 491
Esercizi
496
Putnam: la questione del realismo
In sintesi Esercizi Analisi testuale R. Carnap – L’oltrepassamento della metafisica
497
1. Nascita e diffusione di una tradizione 497 La svolta linguistica: dall’Europa agli Stati Uniti La filosofia analitica: caratteri generali
497 497
2. L’analisi del linguaggio ordinario
500 Ryle: le insidie metafisiche del linguaggio 500 Austin: la «malattia professionale» dei filosofi 501 Strawson: la «metafisica descrittiva» 504 Cavell: la riscoperta dell’ordinario a partire dall’ordinario
3. Il linguaggio della scienza
12
513 514 515
Temi in discussione
Capitolo 5
La filosofia analitica
509 510 510
505
Quine: un empirismo senza dogmi
507 507
I dogmi dell’empirismo: il rifiuto della nozione di analiticità L’olismo semantico
507 508
Enunciati e fatti
516 James: conseguenze fattuali e nonsenso 518 Russell: fatti, significanza e verità 518 Wittgenstein: il mondo «diviso in fatti» 519 Il Circolo di Vienna e il criterio di verificazione 521
I valori e l’etica James: la verità dei valori Moore: il bene e l’oggettività dei valori Wittgenstein: il miracolo dell’etica e i limiti del linguaggio Popper: i valori sono creazioni umane
524 526 528 531 534
Nel digitale Temi in discussione Fatti, leggi e teorie Credenza, conoscenza e verità
Bibliografia
537
Indice Unità
5
Fenomenologia, filosofia dell’essere, esistenzialismo
Capitolo 2 539
«Nuove profondità»: la filosofia tedesca e la filosofia francese 540 Un mondo che scompare 540 La crisi dei modelli 541 La nascita della fenomenologia Contro un modello positivistico di conoscenza La crisi delle scienze europee e la crisi del soggetto
541 541 542
Filosofia ed esistenza
542 L’esistenza dell’uomo e la ricerca filosofica 542 La questione fondamentale: l’essere 543 L’interesse per la vita e la soggettività 543
Husserl e la fenomenologia
544
1. Verso un nuovo metodo di ricerca
544 545 545 547 549
Lo psicologismo e il suo superamento
La teoria dell’intenzionalità Le cose e le essenze
2. L’atteggiamento fenomenologico L’epoché, la sospensione del giudizio Il neocartesianesimo husserliano
3. Verso la coscienza pura: l’ego trascendentale
551 551 553 554
4. Mondo della vita e intersoggettività 555
In sintesi Antologia
569
1. Verso una dottrina dell’essere
569
2. Essere e tempo: il problema dell’essere e l’analitica esistenziale
572
L’essere come questione metafisica fondamentale Una riflessione a partire dall’esistenza
572 573
Heidegger tra «filosofia dell’essere» ed «esistenzialismo» Il primato ontologico dell’ente-uomo L’essere dell’uomo: l’Esserci I caratteri dell’esistenza
573 573 574 574
3. L’essere dell’uomo come essere-nel-mondo
576 L’utilizzabilità e la strumentalità degli oggetti 577
4. La costituzione esistenziale dell’Esserci
Capitolo 1
I riferimenti filosofici di Husserl
Heidegger: la metafisica oltre la metafisica
557
Comprensione e precomprensione La situazione affettiva
5. L’esistenza inautentica
582
6. L’esistenza autentica
583
Quando l’Esserci si appropria della sua esistenza
7. Esserci e temporalità Rapporto fra essere e tempo L’anticipazione della morte e l’esistenza autentica
8. Dopo Essere e tempo: il secondo Heidegger La svolta: per un superamento della metafisica La riflessione sulla verità Dall’essere alla verità Il valore dell’opera d’arte
Husserl C’è differenza tra Giove e Bismarck? Cos’è un prato verde?
558 562
Esercizi
567
Analisi testuale E. Husserl – Da Descartes alla riduzione fenomenologica
568
578 579 580
Che cos’è il linguaggio La tecnica e il mondo occidentale Metafisica e tecnica
9. Metafisica, oblio dell’essere, nichilismo
583 586 586 587 587 587 588 588 589 591 593 593 595
13
Indice In sintesi Antologia
597
Antologia Sartre Che ne sarà di noi?
623
Esercizi
628
Analisi testuale S. Moravia – Jean-Paul Sartre e la relazione fra l’Io e l’Altro
629
Heidegger Perché l’essere? Perché siamo al mondo, se dobbiamo morire?
599 603
Esercizi
609
Nel digitale Videointroduzione biografica Linea del tempo interattiva
Capitolo 4
Slide di sintesi
Jaspers: dal naufragio alla trascendenza
630
1. Gli anni della formazione
630
2. La filosofia e la scienza
631 631 632 632 633 633
Video – Dialoghi con gli Autori Filosofia e totalitarismo Perché Essere e tempo è un’opera cruciale della filosofia contemporanea? Ermeneutica filosofica: la questione della verità L’estetica: il senso dell’arte Video – Temi filosofici Animali e uomini Filosofia oltre la filosofia Differenza Audioantologia Il concetto del tempo
Capitolo 3
Sartre: coscienza, libertà e impegno
610
1. Tra fenomenologia ed esistenzialismo
610
2. La coscienza tra il mondo e il nulla 612 L’essere in sé e l’essere per sé 612 Condannati alla libertà 613 L’esperienza dell’angoscia 615 Un uomo senza Dio 615 3. L’essere-per-altri
617
4. Filosofia e politica nel dopoguerra
Sartre e il marxismo
618 618 619 620
In sintesi
622
Una morale dell’azione e dell’impegno I romanzi e il «teatro di situazione»
14
I limiti della conoscenza scientifica Il compito della filosofia La ricerca dell’essere L’orientazione del mondo La chiarificazione dell’esistenza
Indice 3. L’approdo alla trascendenza La tragicità dell’esistenza umana: le «situazioni-limite» La necessità della metafisica
634 634 635
Unità
6
Crisi del soggetto e pensiero della differenza
Il problema del soggetto
In sintesi Esercizi
637 638
Una visione critica della soggettività
Il decentramento del soggetto Strutture in luogo di soggetti Ciò che eccede il soggetto
665 666 666 667 667 668
Capitolo 5
Merleau-Ponty: una filosofia della percezione: 1. Fenomenologia e corporeità Tempi moderni Il riferimento alla fenomenologia di Husserl Il corpo, la conoscenza e l’essere-al-mondo
Capitolo 1 639 639 639 640 642
2. Il problema della libertà
643
3. Esistenzialismo e marxismo
645
In sintesi Esercizi
646
L’anti-umanesimo degli strutturalisti L’analisi del linguaggio: De Saussure
2. Lévi-Strauss: antropologia strutturale L’incontro con i primitivi Il compito dell’antropologia
670 670 671 672 673 673
3. Lacan: psicoanalisi e strutturalismo 675 L’inconscio come linguaggio 675 La formazione dell’io 676 4. Foucault: archeologia e genealogia
La dimensione temporale dell’uomo 648 Husserl: l’io e la coscienza del tempo Husserl: fenomenologia del suono Heidegger: la temporalità come senso ontologico della «cura»
650 650
Essere uomini
654 656 658 661
652
Nel digitale
L’impegno nella storia dei sistemi di sapere Il nuovo metodo di ricerca L’archeologia del sapere: la storia della follia La genealogia del potere Il rapporto tra sapere e potere
Soggetto, libertà e cura di sé
In sintesi Antologia
678 678 678 679 680 680 683 686
Foucault
Temi in discussione Scienza e filosofia
Bibliografia
1. Il primato della struttura
670
647
Temi in discussione
Heidegger: esistenza e possibilità Sartre: essenza ed esistenza Jaspers: esistenza e situazioni-limite
Decentrare il soggetto: lo strutturalismo
663
Che c’è di tanto pericoloso nel fatto che la gente parla?
687
Esercizi
692
15
Indice Nel digitale
Capitolo 2
Oltre la struttura
693
1. Post-strutturalismo: soggetto, energia, libertà
693
2. Deleuze: le forze attive La filosofia come pratica antidialettica Le forze attive: desideri e concetti
3. Lévinas: il volto dell’Altro Il superamento dell’ontologia tradizionale L’Altro e la relazione etica Altrimenti che essere
4. Derrida: il decostruzionismo Idealità e scrittura: il rapporto tra presenza e assenza La decostruzione e la différance La denuncia della metafisica della presenza La decostruzione come psicoanalisi della filosofia
Decostruzione e vita morale
In sintesi Esercizi
694 694 696 698 699 700 701 703 704 706 706 706 708 710
Temi in discussione Decentramento del soggetto La fine della storia
Bibliografia Unità
7
Ermeneutica e pensiero post-metafisico
L’ermeneutica come tecnica dell’interpretazione Comprendere è interpretare
727
729
730 730
Verso una filosofia dell’interpretazione 731 Schleiermacher: il metodo ermeneutico 731 L’ermeneutica da tecnica a filosofia Dilthey: spiegare e comprendere Heidegger: l’ermeneutica come specifico dell’uomo Gadamer: l’ermeneutica come teoria filosofica
732 732 732 733
711
Nel digitale Videointroduzione biografica (J. Derrida) Slide di sintesi (J. Derrida) Video – Dialoghi con gli Autori (J. Derrida) Filosofia e letteratura Filosofia oltre la filosofia Differenza
Deleuze: forme del controllo sociale Foucault: la volontà di sapere
La ricchezza inestimabile dell’altro Derrida: ospitalità e tolleranza Lévinas: la riduzione dell’Altro al Medesimo Lévi-Strauss: le differenze culturali
Gadamer: il valore del pregiudizio
734
1. La formazione filosofica
734
2. Il circolo ermeneutico
736 736 737
La storicità del comprendere La dinamica circolare del comprendere
Temi in discussione Le nuove logiche del potere
Capitolo 1
712 714 717 720 722 723 724
3. Il valore dei pregiudizi, dell’autorità e della tradizione Il ruolo del pregiudizio nell’esperienza ermeneutica Il valore dell’autorità e della tradizione
4. Fusione di orizzonti e storia degli effetti Il compito dell’ermeneutica Il principio della storia degli effetti
5. Dialogo e linguaggio 16
739 739 741 742 742 744 744
Indice In sintesi Antologia
745
Il personalismo ontologico Verità e interpretazione
Gadamer Perché ci manca la parola? La tradizione è un peso?
Esercizi Analisi testuale H.G. Gadamer – Scienza storica, pregiudizi ed ermeneutica
746 751 756 757
1. L’ermeneutica come koiné filosofica 758
La crisi del cogito L’interpretazione del soggetto: Freud ed Hegel L’interpretazione del simbolo: oltre Freud
Ermeneutica: pensare il soggetto Il conflitto delle interpretazioni Interpretazione, creatività e coscienza La coscienza come apertura all’alterità
Metafisica: pensare Dio
3. Rorty: la filosofia dopo la Filosofia Tra filosofia analitica, pragmatismo ed ermeneutica Rompere lo specchio della filosofia
759 759 760 761 761 762 763 764 764 765 766 767
La proposta alternativa allo specchio L’impegno politico per la democrazia
4. Pareyson: persona, ermeneutica, libertà
775
Dall’idea di verità all’idea di libertà
In sintesi Esercizi
777 778 780 781 782 782 782 784 785
Temi in discussione Verità e interpretazioni Pareyson: la verità è una e plurale Gadamer: la verità del bello Rorty: il legame tra verità e libertà Ricoeur e i tre «maestri del sospetto»
786 788 790 792 795
Il mito e la filosofia
798
Gadamer: Illuminismo e Romanticismo, mýthos e lógos Ricoeur: mito, simbolo, allegoria Pareyson: mito come pensiero rivelativo
800 802 804
Bibliografia
808
769 769 770 770 771 772 773
Dall’epistemologia all’ermeneutica
L’ultimo Pareyson: l’essere come libertà L’ermeneutica dell’esperienza religiosa
Il sapere ermeneutico: coscienza, religione, arte e società 758
Lo studio e l’impegno: l’ideale di una comunità di filosofi Il senso del lavoro filosofico L’avventura della coscienza
L’opera d’arte come paradigma del rapporto verità-interpretazione
L’ontologia della libertà
Capitolo 2
2. Ricoeur: interpretare il simbolo
Kierkegaard e Feuerbach
Dagli studi sull’esistenzialismo all’ontologia della libertà 775 La scoperta dei «veri» esistenzialisti
776
Le critiche al sistema hegeliano:
17
Indice Unità
8
Filosofia e vita attiva: le teorie dell’agire pratico
Capitolo 2 809
La riabilitazione della filosofia pratica
810
La ripresa dei grandi temi di etica, politica e diritto Azione e produzione in Aristotele Il contesto storico della riabilitazione La razionalità pratica kantiana
810 811 811 812
Una ragione per l’etica e la politica L’ambito e le possibilità della filosofia pratica La riflessione sull’agire politico
812
1. Un’esistenza aperta al mondo e a Dio 2. Sulle tracce di un pensiero complesso Weil mistica cattolica? Weil marxista? La coerenza di una ricerca aperta
3. L’oppressione sociale e la guerra Liberare il lavoro Il lavoro nella società industriale Le strutture che opprimono l’uomo
Il dominio della forza
4. I doveri verso l’uomo Diritti e doveri Il bisogno più importante: il radicamento
In sintesi Esercizi
827
1. Vita migrante
827
2. Alle origini del totalitarismo
829
3. L’importanza di ciò che facciamo
832 832 832 833 834
La condizione dell’uomo contemporaneo L’analisi della vita activa
Vita activa e tempo storico
812 813
Parola e azione politica
4. L’importanza di ciò che pensiamo
In sintesi Antologia
Capitolo 1
Simone Weil: tra filosofia e mistica
Hannah Arendt: fuori dalla cerchia dei filosofi
837
Hannah Arendt
814 814 817 817 818 819
Come siamo dipende da dove siamo o da cosa facciamo?
838
Esercizi
845
Analisi testuale M. Leibovici – Hannah Arendt e il totalitarismo
846
Capitolo 3
Schmitt: tra filosofia e politica
847
820 820 821 822 822
1. Una vita compromessa
847
2. Stato e sovranità
848 848 850
823 823 823
3. Il concetto del «politico»
852
4. Il diritto internazionale
853 854
825 826
Il decisionismo La continuità tra teologia e politica
Guerra giusta e giusto nemico
In sintesi Esercizi Nel digitale Video – Dialoghi con gli Autori Filosofia e totalitarismo
18
835
856 857
Indice Capitolo 4
Il principio di universalizzazione La comunicazione libera
Jonas: l’esigenza di una nuova vita etica
858
1. Un percorso tripartito
858
2. Lettura esistenziale dello gnosticismo
858
3. La filosofia della natura: l’organismo
860
4. L’etica della responsabilità I limiti dell’etica tradizionale Il nuovo imperativo etico
In sintesi Antologia
861 862 862 865
Siamo responsabili di un futuro che non vivremo?
866
Esercizi
871
Nel digitale Videointroduzione biografica Slide di sintesi
Capitolo 5
Habermas: il compimento della modernità
872
1. Una generazione di mezzo
872
Il progetto della modernità La funzione trasformatrice della filosofia Agire strumentale e comunicativo
La manipolazione del mondo della vita Sistema e mondo della vita La trasformazione della sfera pubblica
3. L’etica del discorso In dialogo con Apel: il valore etico della comunicazione II discorso e la verità consensuale
In sintesi Antologia
881 882
Habermas Chi volevo essere?
883
Esercizi
888
Analisi testuale S. Petrucciani– Jürgen Habermas e la «teoria dell’agire comunicativo»
888
Temi in discussione Scienza e filosofia
Jonas
2. L’emancipazione interrotta: il compito della filosofia
3. Il futuro della natura umana
878 880
Weil: lo sviluppo della scienza Arendt: perdita di esperienza-azione e possibilità di esperienza-pensiero Jonas: la filosofia come fondazione dell’etica Habermas: la filosofia come vicario provvisorio
890 892 893 896 898
Forme dell’agire
902
Habermas: agire comunicativo e agire strategico Arendt: la riduzione dall’agire al fare Arendt: quando diventiamo incapaci di agire? Weil: la perdita delle radici Schmitt: la guerra come forma della politica
904 905 907 911 913
Bibliografia
915
873 873 874 874 875 875 876 877 877 878 19
Indice Filosofia oltre la filosofia
917
Consenso
942
Linguaggio
918
Motivi di meraviglia
943 943
Contratti e finzioni
Motivi di meraviglia L’animale che vive tra mondi possibili
Enigmi filosofici La relazione tra nomi e cose Fare cose con le parole
Intersezioni tra filosofia e scienze
919 919 924 924 927 930
ANTROPOLOGIA – La comparsa di un organismo
parlante
930
PSICOLOGIA – Bambini che apprendono
a parlare
932
Enigmi filosofici Volontà generale Consenso tacito e consenso espresso Opinione pubblica Il velo di ignoranza
Intersezioni tra filosofia e scienze
954 SOCIOLOGIA – La chance del consenso 954 PSICOLOGIA – Non esistono menti «spassionate» 957 PSICOLOGIA – I «persuasori occulti» 959
Per leggere il mondo contemporaneo Per leggere il mondo contemporaneo Suoni e gesti Scoperte sul rapporto tra parole e ritmo nel linguaggio umano
Bibliografia
20
936 936 938 940
947 947 948 950 952
Quali fattori influiscono su un risultato elettorale? Marketing elettorale e sondaggi La «rivoluzione» comunicativa di Barack Obama
Bibliografia
962 962 963 966 968
Unità
1 La crisi dell’idealismo
1
Schopenhauer e il mondo senza ragione
2
Feuerbach e la Sinistra hegeliana
3
Kierkegaard, filosofo dell’esistenza
4
Marx: verso un’altra umanità Antologia Temi in discussione
La crisi dell’idealismo M ARE DEL
N ORD
Copenaghen
M AR B ALTICO Danzica
Berlino
Treviri
O CEANO A TL A N T I C O
Landshut Monaco
S
e la ragione regge il mondo, anche ciò che momentaneamente è irrazionale, che, considerato isolatamente, risulta irrazionale, deve poter essere giustificabile razionalmente, spiegabile logicamente […]. Questa concezione razionalistico-idealista costituisce, in tutte le sue varie fasi, e specialmente in quella hegeliana, o la più completa falsificazione e il più risoluto capovolgimento delle cose come stanno, ovvero un equivoco verbale […]. Non v’è nella realtà nessuna ragione. Anzi non v’è in essa né ragione, né non-ragione. Perché i concetti «razionale» e «irrazionale» sono soltanto concetti della nostra mente. G. Rensi, Le ragioni dell’irrazionalismo, p. 87
22
Verso nuovi scenari La centralità del soggetto
La filosofia idealistica domina la scena della speculazione filosofica e, più in generale, influenza tutti gli ambiti della cultura della prima metà dell’Ottocento. Questa egemonia culturale è dovuta alla straordinaria capacità dell’idealismo di permeare, abbracciare e vivificare tutti i campi dell’arte e del sapere umani, imponendo come base e principio della riflessione la centralità del soggetto. Del resto, secondo Hegel, che dell’idealismo resta il rappresentante più determinato, coerente e sistematico, tutta la filosofia dell’età moderna, cioè quella del suo tempo, è una filosofia del soggetto e della coscienza. Tappa fondamentale di questa caratterizzazione soggettivistica è la dottrina cartesiana del cogito, se-
condo la quale la coscienza può dubitare di tutto, dell’esistenza del mondo esterno, della corrispondenza tra idee e cose e perfino di quello che sembra più saldo e indubitabile, come le verità matematiche, che potrebbero però essere addirittura un’invenzione di un genio potente, maligno e ingannatore. Ma esiste qualcosa della quale essa stessa non può dubitare, cioè di stare dubitando e quindi di pensare: in questa prospettiva, la coscienza intesa come soggetto «pensante» è una certezza sulla quale è finalmente possibile ricostruire l’edificio del sapere. Un’altra tappa decisiva del soggettivismo della filosofia dell’età moderna è la cosiddetta «rivoluzione copernicana» di Immanuel Kant: come Copernico aveva spostato il centro dell’universo dalla Terra al Sole, così Kant ha spostato il fulcro della conoscenza autentica dall’oggetto al soggetto. È il soggetto, inteso non come singolo individuo, ma come coscienza trascendentale, che rende possibili l’esperienza e la conoscenza. È il soggetto che legifera sul mondo, leggendolo con le lenti dei propri occhiali, ovvero secondo le proprie forme, secondo lo spazio e il tempo e secondo le categorie, soprattutto quelle di causa e di sostanza, che sono alla base della scienza: è il soggetto che determina il mondo, lo definisce e detta indicazioni su come deve essere. Il mondo è pertanto fenomeno, cioè oggetto non in sé ma per il soggetto, anche se Kant continua ad ammettere una cosa in sé, il noumeno, ossia ciò che è pensato oltre il fenomeno, ma che è destinato a restare sconosciuto, perché sottratto al dominio delle forme a priori della conoscenza. Questa centralità del soggetto è esasperata nell’idealismo e più marcatamente nella sua versione hegeliana, dove il soggetto non è più solo una certezza dalla quale procedere verso la conoscenza, come in Descartes, o la condizione di ogni conoscenza possibile che voglia presentarsi come scienza, cioè come sapere universale e stabile, secondo la riflessione Kant, ma è addirittura l’unica realtà. Tutto è soggetto e nulla è fuori del soggetto, che diventa spirito e diventa assoluto, cioè privo di relazioni, se non con se stesso, e anche quel residuo di oggettualità, costituito dalla cosa in sé kantiana, è dissolto nel mare della coscienza assoluta. Tutto è risolto nel soggetto, in un immane processo di coscientizzazione del mondo. Soprattutto nella versione hegeliana dell’assolutizzazione radicale della soggettività, la coscienza diventa il mezzo di un dominio conoscitivo totale della realtà. Nulla sfugge alla coscienza, nulla le si oppone, nulla la smentisce: gli individui con le loro speranze e i loro errori, i sentimenti con la loro dolcezza e la loro prepo-
tenza, la materia con la sua capacità di resistere, la natura con le sue meraviglie, i suoi difetti e le sue mostruosità, la storia dei popoli con le guerre, le sofferenze, le conquiste dell’umanità, tutto è nient’altro che coscienza, spirito che con la sua attività ordinatrice della realtà è ragione capace di dare senso e significato a tutto. Anche quello che appare storto è in realtà diritto, dal punto di vista assoluto dello spirito: nulla si sottrae alla razionalità del soggetto, che di tutto può dare conto e a ogni cosa può assegnare il proprio posto nel progetto universale, senza dissonanze, stonature, opposizioni o resistenze.
Gli interpreti di Hegel
È però nel seno stesso dell’hegelismo che questa fiducia incrollabile nella razionalità della realtà e nella realtà della ragione comincia a vacillare. Se tutto ciò che è razionale è reale e viceversa, i processi storici di cambiamento dello stato delle cose, spesso violenti, vanno agevolati o impediti? Se tutto va bene com’è, perché le cose cambiano? Il buon filosofo sceglie lo stato in cui le cose stanno o quello in cui andranno a essere? È questa la forma generale del problema di interpretazione della filosofia di Hegel che vede scontrarsi i seguaci di Hegel dopo la morte del maestro, divisi in Destra e Sinistra, hegeliani vecchi ed hegeliani nuovi. Hegeliani divisi specialmente intorno alla questione politica, soprattutto sulla concezione dello Stato, e alla questione della religione, ponendo il problema della relazione con la filosofia, che la supera nello sviluppo necessario dello spirito. Ludwig Feuerbach (18041872), maggiore esponente della Sinistra hegeliana, approda, per esempio, a una forma coerente ed esplicita di ateismo, dopo aver considerato Dio come fine di un processo di alienazione. Nella speculazione di Feuerbach, l’estraneazione, l’uscita da sé da parte dell’uomo, lo porta a proiettare in forma infinita le proprie caratteristiche finite, come l’amore, la potenza, la conoscenza, su un oggetto esterno, arrivando a creare Dio. Tra le altre questioni che emergono dalla spaccatura della scuola hegeliana è ravvisabile l’idea di un individuo che non si lascia ridurre ad un processo di razionalità, a una ragione che ne soffoca i bisogni, gli interessi, perfino gli egoismi. Anche la dimensione fisica, materiale, corporea dell’uomo non può essere annullata nella razionalità fredda e impersonale dello spirito: autori hegeliani come Max Stirner e Feuerbach sostengono queste tesi.
23
La crisi dell’idealismo A queste istanze dà voce, in una forma logica, potente, straordinariamente influente anche nel secolo successivo, la filosofia di Karl Marx (1818-1883), impegnato a rovesciare il sistema hegeliano, nel senso di uno sconvolgimento programmatico delle sue intenzioni, che torni a farlo «poggiare sui piedi e non sulla testa». Il sistema hegeliano per Marx poggia infatti sulla testa dello spirito, perché considera le scelte, i bisogni, le lotte degli uomini – cioè i piedi solidi sui cui la storia in effetti si regge – come predicati del soggetto universale. Soggetti della storia non sono, per Hegel, i suoi protagonisti apparenti, gli individui, le famiglie, le società, gli Stati, ma lo spirito di cui individui, famiglie, società e Stati sono manifestazioni e sviluppi oggettivi; in questo senso essi finiscono per essere soltanto predicati, cioè cose che si attribuiscono a un soggetto, ma non lo sono. Ciò che è caratteristico di Marx è che il progetto di rovesciamento del sistema hegeliano, che finalmente rimetta le cose in piedi, avviene proprio con gli strumenti filosofici creati da Hegel. Anche per Marx, infatti, la storia ha un andamento dialettico in cui, vale la pena ricordarlo, la contraddizione tra tesi e antitesi viene superata con un terzo passaggio, quello della sintesi. Questo procedimento inol-
Adolph von Menzel, Fonderia, 1875, Berlino, Gemäldegalerie.
24
tre non è guidato dalla possibilità o dall’accidentalità che apparentemente sono così tipiche della storia, ma dalla più rigida necessità. Quello che accade avviene come, dove e quando deve accadere: data questa logica interna, il corso della storia diventa senz’altro scientificamente prevedibile. Solo che in Marx la struttura del mondo che regge e determina necessariamente le sovrastrutture (ossia la filosofia, il diritto, le arti, le dottrine economiche, la religione, i sentimenti, i valori in genere) non è lo spirito, ma è l’agire degli uomini e delle classi sociali stratificate all’interno dei vari sistemi: è quindi la più concreta delle azioni umane, quella economica e produttiva, fondata sulla fatica e il sudore del lavoro.
L’idealismo e i suoi critici
Questo tipo di messa in crisi dell’idealismo presuppone, come si vede, una continuità con le concezioni idealistiche di fondo e i loro meccanismi di argomentazione, ma, nel corso del XIX secolo, si delineano anche originali prese di posizione filosofiche che criticano i presupposti
stessi dell’idealismo, cioè il suo stesso dispositivo filosofico e speculativo. In Arthur Schopenhauer (1788-1860), per esempio, si affaccia con prepotenza la dimensione irrazionale e cieca del mondo, definita volontà, attraverso le rivendicazioni del corpo, con i suoi bisogni irrefrenabili, le sue spinte prive di direzione e scopo, ma è proprio con l’indagine filosofica che si arriva all’essenza vera del mondo, la volontà appunto. Se la filosofia tradizionale aveva posto ogni stato delle cose sotto il sigillo del principio di ragione sufficiente, secondo il quale nulla avviene senza ragione – perché ogni effetto ha una causa, ogni conseguenza delle premesse, ogni applicazione particolare una regola generale, ogni azione un motivo –, Schopenhauer denuncia il carattere illusorio di questa pretesa razionalistica. Il principio di ragione sufficiente si rivela valido per il mondo dei fenomeni, cioè degli oggetti per il soggetto individuati da Kant, ma non si esprime sulle «cose in se stesse». Nel sistema hegeliano la sofferenza e il dolore che affiggono il mondo trovano immancabilmente una spiegazione, una giustificazione e un senso all’interno dello sviluppo necessario dello spirito. Al contrario, nella concezione di Schopenhauer, sono esse stesse il senso del mondo, dove in effetti non è possibile ravvisare alcun senso: dal mondo e dalla sua insensatezza dolorosa bisogna trovare modo di uscire, negando la volontà stessa. La discontinuità rispetto ai meccanismi speculativi generali dell’idealismo è manifesta in un altro autore, avversario dell’idealismo, Søren Kierkegaard (18131855): se nella concezione hegeliana tutto è necessario, nell’analisi dell’esistenza umana di questo autore la categoria centrale è la possibilità. Una possibilità vissuta non come presupposto e come occasione gioiosa di esercizio della propria libertà, ma come fonte di angoscia, assenza di garanzie, salto nel buio. Nulla è garantito nell’esistenza, tutto è scelta, rischio, anche quando l’uomo si lascia sedurre dalle tentazioni del mondo, in apparenza sembra essere scelto, ma in realtà è l’uomo stesso a scegliere, non uno spirito che lo sovrasta. L’uomo sceglie anche quando, invece che con il mondo e le sue seduzioni, entra in rapporto con Dio: anche in questo caso è una scelta senza garanzie, senza consolazione, quindi tragica. È l’esperienza del completo abbandono, della fiducia tragica nell’onni-
potenza, che si manifesta nella fede: è un esempio Abramo nell’Antico Testamento, pronto a sacrificare il suo unico e amatissimo figlio, Isacco, perché Dio lo chiede, lo vuole. Si tratta di un cristianesimo che offre un’esperienza tragica di Dio, della sua dismisura rispetto alla logica umana e ben lontano dalla razionalizzazione della religione costruita da Hegel, che spiega il mistero della trinità come rappresentazione del movimento dialettico dello spirito, scandito appunto in tre momenti: anche il Dio fatto uomo viene interpretato dialetticamente, riconducendo tutta la realtà nello spirito. Possibilità e tragica realtà della scelta presuppongono, in Kierkegaard, la centralità dell’individuo, inteso come singolarità irriducibile a qualsiasi universalità, laddove per Hegel le scelte individuali erano invece astuzie della ragione universale, cioè dello spirito, per sviluppare se stesso.
Nuove prospettive filosofiche
Si affacciano, nella crisi dell’idealismo, questioni che diventeranno centrali nella filosofia del secolo successivo e del nostro attuale e attraverso le quali l’idealismo stesso, persa la veste sistematica che invece gli era essenziale, ha potuto continuare ad esercitare la propria influenza e comunque restare una presenza molto viva nel dibattito e nella ricerca filosofici, spesso contraddicendo i propri presupposti e le proprie intenzioni razionalistici. Giuseppe Rensi (1871-1941), nel breve brano che apre il capitolo, esercitando la propria inclinazione anti-idealistica allo scetticismo radicale, cioè orientata a negare la possibilità della ragione di conoscere veramente qualcosa, è un inquieto e defilato testimone novecentesco di questo nuovo scenario di denuncia dell’irrazionalità di una razionalità estrema che finisce per falsificare la realtà. Uno scenario attualissimo, inaugurato – a volte anche contro le proprie intenzioni esplicite – da pensatori come Feuerbach, Marx, Schopenhauer e Kierkegaard, per quanto molto diversi l’uno dall’altro per sensibilità e stile speculativi. Uno scenario in cui potranno poi muoversi autori decisivi come Friedrich Nietzsche, Sigmund Freud, Jean-Paul Sartre, Martin Heidegger e molti altri fino ad oggi.
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Capitolo
Schopenhauer e il mondo senza ragione Egli parla con una veemenza tagliente, con un accento personale, vissuto, con un’informazione vasta, precisa, che atterrisce e, per la potenza della sua verità, incanta. Th. Mann, Saggi, p. 47
1.
Un’educazione culturale raffinata
Un difficile avvio
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Un successo tardivo
L’autore in grado di suscitare un tale incantamento nel lettore – secondo il giudizio di uno dei più grandi scrittori del Novecento, Thomas Mann (1875-1955) – si chiama Arthur Schopenhauer, nato nel 1788, nella città marittima di Danzica, da una famiglia borghese molto agiata. Schopenhauer fin da giovane viaggia molto in Europa e riceve un’educazione ricca di stimoli culturali. Si iscrive all’Università di Gottinga e studia con entusiasmo Platone e Kant, che saranno i principali punti di riferimento della sua filosofia, anche se non meno determinante per il suo pensiero è lo studio della filosofia indiana. Nel 1813 consegue la laurea a Jena con una tesi intitolata Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente. A partire dal 1814 si trasferisce a Dresda e qui scrive il saggio La vista e i colori (1816), ispirandosi alle tesi di Goethe che, nel suo Teoria dei colori, in contrasto con Newton, attribuisce al colore una vitalità propria. Nel 1819 esce il suo capolavoro, Il mondo come volontà e rappresentazione. Dopo un viaggio nella meta d’obbligo per i giovani intellettuali dell’epoca, l’Italia, compiuto nel 1819 e ripetuto tre anni dopo, ottiene l’abilitazione alla libera docenza presso l’Università di Berlino, nonostante l’aspra avversione di Hegel. Qui Schopenhauer ha la sfrontatezza di far coincidere le sue lezioni proprio con quelle dell’odiato Hegel, dovendo così chiudere in anticipo il corso per mancanza di studenti, attratti piuttosto dal nume tutelare dell’idealismo. La concorrenza con Hegel, da lui disprezzato, risulta fatale non solo per il successo dei suoi corsi. Anche dal punto di vista editoriale le cose vanno male: Il mondo come volontà e rappresentazione riceve alcune stroncature dagli ambienti culturali dell’epoca. Schopenhauer decide allora di integrare quest’opera con una serie di aggiunte e di approfondimenti che verranno pubblicati nel 1844 con il titolo di Supplementi, insieme alla seconda edizione dell’opera. Nel 1831 lascia Berlino a seguito dell’epidemia di colera che colpisce invece a morte Hegel, e si trasferisce a Francoforte. In questo periodo compaiono altre due opere importanti: La volontà nella natura (1836) e I due problemi fondamentali dell’etica (1841). Il successo arriverà però solo nel 1851, con la pubblicazione di due volumi di saggi dal titolo Parerga e paralipomena. Schopenhauer muore a Francoforte nel 1860.
1. Schopenhauer e il mondo senza ragione
2.
Il mondo come rappresentazione
La grandezza di Kant Reinterpretazione della distinzione kantiana di fenomeno e noumeno
Uno dei principali autori di riferimento di Schopenhauer è Kant. Da questo filosofo egli riprende la distinzione tra fenomeno e noumeno, reinterpretandola però alla luce della filosofia platonica e di quella indiana e della loro insistenza sulla distinzione tra ciò che è veramente e ciò che solo sembra, appare. Se per Kant il fenomeno è la realtà come appare al soggetto trascendentale, l’unica effettivamente conoscibile in senso proprio dalla mente umana, per Schopenhauer, invece, esso è illusione e inganno: è parvenza, addirittura è sogno, come diceva Calderòn de la Barca, il grande drammaturgo spagnolo del Seicento; è il «velo di Maya» di cui parlano gli antichi testi sacri induisti, tanto cari a Schopenhauer che ne aveva approfondito lo studio: È Maya, il velo dell’illusione, che ottenebra le pupille dei mortali e fa loro vedere un mondo di cui non si può dire né che esista né che non esista, poiché è simile al sogno. A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, p. 44
Inoltre, se per la visione kantiana il fenomeno è l’unico oggetto che, attraverso le forme a priori, è possibile conoscere e che comunque si colloca fuori dalla coscienza, secondo Schopenhauer, come vedremo, è invece solo una rappresentazione che esiste esclusivamente all’interno del soggetto. D’altra parte Schopenhauer riconsidera l’idea di Kant di un noumeno come «cosa in sé», cioè come un residuo di oggettività che la ragione può pensare legittimamente che ci sia al di là del fenomeno. Ma se Kant aveva ritenuto inconoscibile questa realtà noumenica, perché sottratta alle forme a priori dell’intuizione, lo spazio e il tempo, e alle categorie dell’intelletto, come la sostanza e la causa, Schopenhauer invece contrappone il noumeno, in quanto realtà vera, al fenomeno che risulta, rispetto ad esso, solo illusione. In questo modo abbiamo un mondo vero, conoscibile dall’uomo, che sta dietro e fonda quello apparente. Il noumeno dunque non è più, come nel kantismo, una sfera irraggiungibile che ha lo scopo di ricordarci i limiti della nostra conoscenza; ora abbiamo a che fare con un principio di cui l’uomo può fare esperienza.
Un lato del mondo: la rappresentazione La rappresentazione come oggetto per il soggetto
Al noumeno, alla cosa in sé, fa da controaltare il mondo della rappresentazione del fenomeno e dell’illusione, ovvero il mondo per come appare al soggetto. «Il mondo è mia rappresentazione»: con queste parole esordisce l’opera principale di Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, identificando il mondo come rappresentazione in una
Rappresentazione Deriva dal latino re-praesentare, cioè mettere davanti agli occhi, come un’immagine evidente. In questo senso si usa per gli spettacoli teatrali. In tedesco, per esempio in Kant e Schopenhauer, è Vorstellung. «Rappresentazione» è il modo in cui la coscienza o la mente rende presenti a se stessa gli oggetti esterni e interni, eventualmente attraverso i sensi e l’intelletto. Essi appaiono alla coscienza, e sono, appunto, fenomeni, cioè manifestazioni che valgono solo per il soggetto. Interpretando Kant, proprio così Schopenhauer pensa il mondo come rappresentazione, come cosa non in sé, ma per il soggetto, e per di più illusoria, ingannevole, rispetto alla vera sostanza del mondo, cioè alla volontà cieca e impersonale.
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UNITÀ 1
LA CRISI DELL’IDEALISMO
Il riferimento a Kant: le forme a priori della conoscenza
Il principium individuationis
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relazione conoscitiva che avviene tra un soggetto e un oggetto considerati nella loro inseparabilità, per cui l’uno presuppone l’altro e non può stare senza di esso. Senza soggetto, l’oggetto non sarebbe tale, cioè come ciò che si può e si deve conoscere, anche perché l’oggetto ha un’essenza originariamente contrappositiva: è ciò che sta contro o di fronte al soggetto, come testimonia sia il termine latino ob-jectum che quello tedesco Gegen-stand (letteralmente, «ciò che sta contro o di fronte»). In altri termini un oggetto, senza un soggetto in grado di conoscerlo, non sarebbe un oggetto conoscitivo. Ma nemmeno il soggetto può immaginarsi senza un oggetto, perché un soggetto conoscente, privo di un qualcosa da conoscere, non sarebbe appunto soggetto conoscente. In virtù di questa inseparabilità dei due lati della rappresentazione, Schopenhauer può rigettare come egualmente e simmetricamente erronee sia la prospettiva realistica, dogmatica (propria dei materialisti antichi, Democrito ed Epicuro, o di quelli francesi del Settecento) che ridurrebbe il soggetto all’oggetto, sia quella idealistica (e qui egli pensa a Fichte) che all’inverso ridurrebbe l’oggetto al soggetto. Al di là di queste prospettive, Schopenhauer propone allora di tornare a Kant. Il merito di Kant sta nell’aver sottolineato il ruolo delle forme e delle categorie a priori all’interno del processo conoscitivo. Ma anche a questo proposito Schopenhauer procede a correggere la teoria kantiana, semplificandola drasticamente e ammettendo il ruolo a priori nella conoscenza soltanto dello spazio, del tempo e della causalità. Lo spazio e il tempo sono forme a priori della sensibilità; la causalità è invece la forma a priori dell’intelletto. La rappresentazione, il mondo nel suo apparire, è il frutto di un’originaria intuizione intellettuale (a differenza di Kant, per cui l’intuizione era soltanto sensibile), operata dalla causalità. Come spiega infatti l’autore, l’intelletto, grazie alla forma che gli è propria, la causalità, concepisce a priori, ossia prima di ogni esperienza sensibile, la sensazione corporea come l’effetto di una causa. Così quando sentiamo qualcosa, ad esempio una macchia di colore, un certo profumo, immediatamente, senza bisogno di pensarci o di rifletterci, concepiamo che queste sensazioni sono l’effetto di una qualche causa. Quest’intuizione intellettuale fornisce la base dell’intuizione empirica, nella quale operano in congiunzione tra loro le forme a priori della sensibilità, lo spazio e il tempo, collocando e individuando la causa della sensazione fuori dal soggetto: così il dato bruto e confuso della sensazione si traduce nella rappresentazione immediata di un oggetto sensibile. Dell’impianto categoriale kantiano Schopenhauer menziona dunque solo la causalità, in quanto per lui la realtà fenomenica è intimamente relazione causale, azione reciproca tra oggetti, come testimonia ancora una volta l’analisi terminologica: Wirklichkeit, che in tedesco significa realtà e deriva da wirken, agire, causare un effetto, per cui la realtà è tale nel senso di un’effettività, cioè di qualcosa che è effettivamente prodotto da una causa. Quanto invece allo spazio e al tempo, queste forme permettono di comprendere uno degli elementi chiave di tutta la filosofia schopenhaueriana, il principium individuationis (l’azione individualizzatrice di spazio e tempo): infatti spazio e tempo permettono di individuare l’oggetto, di precisare quello che altrimenti sarebbe un amorfo insieme di dati sensoriali come «questo» oggetto individuo, individualizzato, cioè delimitato e specificato in quanto assume una posizione e una configurazione precisa e determinata nel tempo e nello spazio. Il principum individuationis individualizza l’essere che metafisicamente, secondo verità, prima cioè di venire rappresentato, sarebbe universale e unico, non plurale (suddiviso cioè in una molteplicità di individui). È grazie al principium individuationis che l’uomo può concepirsi come «io», come singolo, altrimenti avremmo solo l’essere che, senza la rappresentazione, è universale, indistinto, non plurale (non suddiviso cioè in una molteplicità di individui). Ma se il mondo come prodotto dell’attività del soggetto che se lo rappresenta è illusione, si dovrà concludere che il principium individuationis è anch’esso dalla parte dell’illusione e dell’inganno, perché l’essere autentico, in quanto noumeno e realtà vera, si sottrae ad esso e alla sua legislazione.
1. Schopenhauer e il mondo senza ragione
3.
Il mondo come volontà
La strada per arrivare al noumeno La verità è oltre il fenomeno
Il corpo rivela la verità come volontà
In modo inverso rispetto a Kant, per Schopenhauer la conoscenza, la rappresentazione, non procede a costruire l’esperienza, l’unica immagine del mondo che a noi può essere data, ma procede ad alterare la verità, a fornirci dell’essere un’immagine illusoria e ingannevole. Per recuperare la verità, il noumeno, occorre allora abbandonare la rappresentazione o meglio sottrarsi alle sue forme e alle sue categorie, concependo l’essere indipendentemente dallo spazio, dal tempo e dalla causalità. Ora, il fatto che in generale all’uomo sia offerto un accesso alla verità noumenica è ciò che allontana definitivamente Schopenhauer dalle tesi della Critica della ragion pura. In ogni caso l’accesso al mondo della verità, del noumeno, non può avvenire per la via della rappresentazione teoretica, stante la sua immagine illusoria e deformante dell’essere. Infatti l’accesso alla verità noumenica non è mediato né dall’intelletto, né dalla ragione, ma dall’esperienza del proprio corpo: è vivendo il nostro corpo che noi possiamo trovare il modo per cogliere il noumeno. Il corpo infatti ci permette di entrare in contatto con quelle esperienze originarie, noumeniche, quali il dolore, la sofferenza e più in generale la vita, o meglio la volontà di vivere. È il corpo ad esempio che con i brontolii della fame o con il desiderio sessuale ci richiama al nostro «dovere» di vivere e di continuare a generare altra vita. Più in generale, secondo Shopenhauer, tutto il nostro corpo, per com’è organizzato, per gli organi che lo compongono, è manifestazione, espressione, oggettivazione della volontà di vivere: La spiegazione fisiologica delle funzioni del corpo non reca nessun pregiudizio alla verità filosofica affermante che la realtà del corpo e l’intera serie delle sue funzioni altro non sono se non l’oggettivazione d’una volontà che si manifesta in virtù di motivi nelle azioni esteriori del corpo medesimo. […] Le parti del corpo debbono quindi corrispondere perfettamente alle tendenze fondamentali in cui si manifesta la volontà, ed essere l’espressione visibile di questa; i denti, l’esofago e il canale intestinale sono la fame oggettivata; gli organi genitali l’istinto sessuale oggettivato. A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, p. 148
Il fenomeno è la manifestazione della volontà
Al di là delle parvenze fenomeniche e grazie all’esperienza del nostro corpo siamo in grado di cogliere ciò che per noi è primario, più originario, più vero; ma ciò ci permette anche di comprendere come il mondo fenomenico non sia che una manifestazione di questa verità che è la volontà di vivere. Ciò vuol dire che il mondo fenomenico, il modo in cui interpretiamo la realtà, in cui proiettiamo su di essa i nostri desideri e le nostre aspettative, solo erroneamente può venire considerato come dotato di un valore e di un significato autonomi, mentre secondo verità è solo espressione di questa volontà di vivere che ci domina e che trasforma tale mondo in strumento per la sua inesauribile soddisfazione. Presto però l’uomo scopre che tale volontà di vivere non si manifesta solo attraverso le sue esperienze corporee, ma caratterizza ed è propria di tutto l’essere, anima ogni forma della natura, ha cioè una vera e propria portata metafisica come essenza universale di tutto l’essere: Volontà vedrà egli nella forza che fa crescere e vegetare la pianta; in quella che dà forma al cristallo […]; e persino nella gravità, che agisce con tanta potenza in ogni materia. A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, pp. 150-151
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UNITÀ 1
LA CRISI DELL’IDEALISMO
Cos’è la volontà
Unica e infinita
Se la volontà, o più precisamente la volontà di vivere è la verità, il noumeno, le sue caratteristiche saranno opposte a quelle che si potrebbero cogliere attraverso la rappresentazione. Essa sottraendosi infatti alle forme che ordinano il mondo fenomenico sfuggirà sia allo spazio e al tempo, al principium individuationis, sia alla categoria della causalità e, in generale, al principio di ragion sufficiente. In quanto indipendente dallo spazio e dal tempo, la volontà risulterà essere, rispettivamente, in ogni luogo, ovunque, e in ogni tempo, eterna: essa sarà cioè unica e infinita, non moltiplicata ovvero individuata secondo le differenze spazio-temporali: La volontà non conosce […] lo spazio e il tempo, e per conseguenza la pluralità che non è possibile se non nel tempo e nello spazio. A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, p. 202
Senza una causa e senza uno scopo: irrazionale
Inconscia e cieca
Per fare un esempio, possiamo dire che il principio unico dell’umanità, a fondamento di ogni singolo essere umano, si individualizza, si incarna moltiplicandosi nei diversi individui singoli, in conseguenza di una sua frammentazione spazio-temporale. Gli individui sono differenti tra loro e sono molteplici in quanto appartengono a distinte dimensioni spazio-temporali: il mio corpo non si fonde col tuo, proprio perché occupa uno spazio diverso, o il medesimo, ma in tempi diversi. In quanto unica, la volontà è un principio metafisico ed essenziale che pervade ogni forma vivente, la quale è distinta, come individuo, solo per la parvenza, ma secondo verità non è altro che manifestazione di questo identico e unico principio. Il fatto invece che la volontà si sottragga alla categoria della causalità spiega come essa sia senza un perché, senza una causa che la fondi o motivi, e senza uno scopo che possa conferire un senso alle sue azioni, come non consenta di ricostruire un’ordinata sequenza di fenomeni concatenati secondo un nesso di causa ed effetto (questo ordine non è cioè in sé, ma al massimo viene introdotto dalla nostra rappresentazione, la quale però è illusoria): come, in una parola, sia irrazionale. Non rientrando all’interno di un quadro razionale o finalistico essa è inconscia e cieca: inconscia in quanto è un principio che domina tutti gli esseri al di là della consapevolezza che questi possono avere di essa o del venire da essa determinati o posseduti, cioè ridotti a suoi strumenti; cieca in quanto non persegue altro fine o non delinea altro disegno se non quello di un autopotenziamento infinito: la volontà non vuole cioè qualcosa, un oggetto esterno ad essa, ma solo se stessa, è un volere per il volere: L’assenza di ogni finalità e di ogni termine è infatti essenziale alla volontà in sé, che si risolve in uno sforzo senza fine. A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, p. 202
Un universo senza senso
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Ciò è dimostrato dal fatto che la volontà, ad ogni grado dell’essere, dall’uomo ai vegetali, non tende verso uno scopo in cui culmina definitivamente il suo atto di volere e in cui essa si acquieta, ma subito depone tale risultato tendendo al conseguimento di altri scopi, i quali verranno poi a loro volta deposti e così via all’infinito in una catena di rinvii. L’assenza di uno scopo nella volontà, di un senso che non sia quello di autopropagarsi, proietta sull’intero essere l’ombra di una più universale assenza di significato, il che da un lato sprofonda l’uomo nella disperazione, dall’altro lo indirizza verso la via della liberazione dalla volontà stessa.
1. Schopenhauer e il mondo senza ragione
Uno strano platonismo: le idee come oggettivazione della volontà A fondamento del mondo fenomenico e come sua verità, si deve dunque riconoscere, oltre le parvenze illusorie, il dominio della volontà. La volontà e le idee La volontà non si manifesta direttamente nei fenomeni del mondo, ma si oggettiva innanzi tutto in un mondo di idee intese platonicamente come archetipi (modelli), le quali saranno a loro volta a fondamento delle loro diverse e molteplici articolazioni fenomeniche, così come nascono in virtù della rappresentazione e del principium individuationis: le idee sono dunque l’anello intermedio tra la volontà e il mondo dei fenomeni. Le forme ideali in cui si oggettiva la natura non sono, come in Platone e nella tradizione Le realtà naturali platonica, modelli perfetti di cui le cose del mondo sono solo pallide copie; costituiscono piuttosto una serie di gradi di oggettivazione ordinati dall’inferiore al superiore. Al grado più basso di oggettivazione della volontà Schopenhauer colloca le forze che animano e agitano la natura, dalla forza di gravità alle proprietà chimiche degli esseri naturali. I gradi successivi di oggettivazione sono rispettivamente il mondo vegetale e quello animale, o meglio le forme ideali e archetipe (le Idea Il termine «idea» è di origine greca e indica specie) degli individui fenomenici appartenenti a tali mondi. Il grado ciò che si vede, ciò su cui si appunta la «viculminante, il vertice di questo edificio rappresentato dalle diverse sta» della ragione. La nozione di idea è cenidee, è l’uomo, in cui la volontà trova il punto massimo di oggettitrale nella filosofia di Platone e Schopenhavazione e guadagna quindi, attraverso la volontà e l’agire dell’essere uer la riprende in un quadro speculativo umano, la consapevolezza di sé, ma, in questo modo, anche il punto completamente opposto, perché irrazionalistico. Infatti le idee di Schopenhauer sono di svolta che può annientarla: consapevole infatti della crudeltà, insenil primo grado di auto-oggettivazione della satezza e terribilità della volontà, l’uomo tenderà ad emanciparsi da esvolontà e di consapevolezza che questa ha sa, spezzando quella spirale di dolore provocata dalla volontà che si di sé. Sono dunque l’anello metafisico inavvolge su di sé, che cioè non vuole che se stessa, incurante della felitermedio tra la volontà e i fenomeni. cità degli individui.
Il mondo è
rappresentazione
volontà di vivere
la realtà così com’è conosciuta dal soggetto mediante le forme a priori
il principio inconscio, unico, eterno, irrazionale, che governa tutto
che coincide con il
che coincide con il
fenomeno
noumeno
l’apparenza, l’illusione, il «velo di Maya» che nasconde il noumeno
la verità, la cosa in sé, conoscibile dall’uomo attraverso il suo corpo e si oggettiva nelle
idee i modelli dei vari aspetti del mondo dei fenomeni
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