Maria Giuliana Saletta
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Storie per crescere Storie per crescere
Giuliana Saletta
Andrea, sin dalla nascita, delude le aspettative dei genitori che desideravano un figlio maschio, forte e determinato. Avevano anche scelto il nome: Napoleone. La nascita di una bambina crea qualche scompiglio. Andrea dovrĂ lottare, sostenuta da due nonni meravigliosi, per affermare la propria personalitĂ e per realizzare il proprio progetto di vita, molto diverso da quello sognato dai genitori. Intorno a lei la luce di tante stelle e molte amicizie importanti.
GIULIANA SALETTA ANDREA
Andrea
Un racconto vivace e allegro per sollecitare bambine e bambini a riconoscere i loro desideri piĂš profondi e per offrire loro un aiuto nel perseguirli.
ISBN 978-88-468-4032-5
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Storie per crescere
Questo libro appartiene a ................................
Andrea Direttore di collana: Mariagrazia Bertarini Testi: Maria Giuliana Saletta Art Director: Letizia Pigini Redazione: Micaela Di Trani Progetto grafico: Romina Duranti, Valentina Mazzarini Illustrazioni: Alida Massari Impaginazione: Carmen Fragnelli Responsabile di produzione: Francesco Capitano © 2019 ELI - La Spiga s.r.l. Via Soperga 2 20127 Milano - Italia Tel. +39 02 2157240 info@laspigaedizioni.it www.alberodeilibri.com Stampa: T ecnostampa – Pigini Group Printing Division Loreto – Trevi 19.83.509.0 ISBN 978-88-468-4032-5 Tutti i diritti riservati. È assolutamente vietata la riproduzione totale o parziale di questa pubblicazione, così come la sua trasmissione sotto qualsiasi forma o qualunque mezzo, senza l’autorizzazione della casa editrice ELI – La Spiga. La casa editrice ELI – La Spiga usa carta certificata FSC per le sue pubblicazioni. È un’importante scelta etica, poiché vogliamo investire nel futuro di chi sceglie ed utilizza i nostri libri sia con la qualità dei nostri prodotti sia con l’attenzione all’ambiente che ci circonda. Un piccolo gesto che per noi ha un forte significato simbolico. Il marchio FSC certifica che la carta usata per la realizzazione dei volumi ha una provenienza controllata e che le foreste sono state sottratte alla distruzione e gestite in modo corretto.
Maria Giuliana Saletta
indice
Cap. 1 • Napoleone Cap. 2 • Uno scolapasta in testa Cap. 3 • Che meraviglia i nonni Cap. 4 • Ma perché non chiedete a me? Cap. 5 • La scuola Cap. 6 • Grandi passioni Cap. 7 • Le sorprese non finiscono mai! Cap. 8 • La band Cap. 9 • Il concerto Cap. 10 • The End Dossier
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Capitolo 1
Napoleone La storia che sto per raccontarvi ebbe inizio in una fresca serata di marzo, era il 24, un giovedĂŹ, per la precisione, e dalla finestra aperta di una bella casetta nella periferia di una grande cittĂ entravano allegramente i nuovi profumi delicati della primavera e il cinguettio festoso degli uccellini. Devo chiedervi ora di concentrarvi sulla cucina della casetta, immaginatela profumata di arrosto e patate e tutta viola, viola tenue naturalmente, con le tendine in tinta, cosĂŹ come la tovaglia della tavola
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Capitolo 1
apparecchiata e i cuscini delle sedie. Spostate ora lo sguardo e vedrete una pancia: tonda, tonda e grande, grande. Dentro, c’era un esserino piccolo, piccolo. La pancia apparteneva a una bellissima mamma: occhi marroni come il gelato al caffè, capelli lunghi e lucidi, raccolti in uno chignon, un filo di trucco e di rossetto sulle labbra e un abito premaman che non riusciva più a nascondere la meraviglia che copriva. Mamma Françoise, come dice il nome, era di origine francese. Il papà della pancia era un signore elegante, con le iniziali del nome ricamate a mano sulla camicia, completo da ufficio e la cravatta ancora ben annodata dalla mattina. Quella sera, a cena, papà Riccardo, il cui nome era stato scelto dal nonno innamorato della storia d’Inghilterra e di Re Riccardo, Cuor di Leone, guardò la grande pancia tonda e, accarezzandola con dolcezza, chiese alla moglie: – Come chiameremo il
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Napoleone
nostro bambino, chérie? Era il primogenito della coppia e, come potrete immaginare, c’erano grandi aspettative su di lui, ed erano così tante che i genitori non si erano nemmeno preoccupati di farsi dire dal dottore il sesso del nascituro, poiché per loro era scontato che fosse un maschio. Mamma Françoise, con gli occhi che brillavano per l’emozione e l’orgoglio, rispose: – Non saprei, mon amour, ma vorrei per lui un nome importante, come il tuo, appartenuto a un re, a un imperatore, o comunque a un valoroso condottiero, qualcuno che si sia distinto nella storia per la propria forza e determinazione. Un uomo importante. Intanto la pancia tonda e grande pensava: “Ehi… ma io sono una bambina, non mi vedete? Perché parlate di me al maschile? Posso suggerire qualche nome? A me piacerebbe Rosa, o Margherita, o…” – Certo, hai ragione, chérie! – disse papà
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Capitolo 1
Riccardo, allentandosi il primo bottone della camicia, come per respirare meglio e proseguì: – Nostro figlio sarà forte, coraggioso, intelligente e valoroso! Da grande farà sicuramente l’avvocato, come me, e lavorerà nello studio di famiglia, oppure farà il ministro e sarà temuto e rispettato da tutti. Frequenterà le scuole migliori, andrà all’università, la stessa dove abbiamo studiato suo zio Alberto e io, e poi i master e la carriera… “Ohi, Ohi!” sospirava l’esserino dentro la pancia, succhiandosi l’alluce del piede destro, preoccupato dalle tante aspettative del suo papà che per il momento conosceva ancora solo come voce, senza averlo mai visto. Continuava a sperare, in cuor suo, di poter convincere i suoi genitori a cambiare idea: per questo, fatta una capriola dentro la pancia, tolto l’alluce dalla bocca, borbottava e cercava di farsi sentire… “Casomai sarò un’avvocata o una ministra, ma soprattutto vorrei essere io a decidere!
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Napoleone
Dai papà, ascoltami. Mammaaaa, possibile che non mi sentiate? Più di così non riesco a urlare”. – Ho trovato! – esclamò mamma Françoise, facendo una smorfia dopo aver sentito la capriola dell’esserino dentro la sua pancia. – Si chiamerà NAPOLEONE. La pancia tonda tonda, sentito quel nome assurdo, ebbe un sussulto e… si ruppero le acque. Papà Riccardo prese la valigia che la mamma aveva preparato vicino alla porta d’entrata, piena di indumenti per lei e di tutine azzurre per il nascituro e, guidando il più velocemente possibile, portò la moglie in ospedale. L’esserino, protagonista della nostra storia, nacque proprio quella notte, sgusciando fuori come un pesce, in una luminosa ed efficiente sala parto, circondato dalle migliori ostetriche della grande città. La prima cosa che fece fu un grande respiro e, sentendosi finalmente libero di
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Capitolo 1
esprimersi, cominciò a urlare a piÚ non posso il suo disappunto per il nome che i genitori avrebbero voluto affibbiargli. Ma, non conoscendo ancora le parole, tutto si tradusse in un pianto che fu interpretato dai presenti come ottimo segno di buona salute.
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Capitolo 1
L’esserino, come aveva cercato disperatamente di far sapere ai genitori, era in realtà una bambina bellissima: rosa e profumata come un fiore, ma non era esattamente come mamma e papà avevano immaginato. Non potendola chiamare Napoleone, per ovvie ragioni, e non avendo nemmeno preso in considerazione l’eventualità che potesse essere femmina, decisero per Andrea, che sembrò loro il giusto compromesso. Ci sarà pur stato nella storia un uomo valoroso e forte chiamato con quel nome che, finendo con la lettera A, si adattava benissimo a maschi e femmine.
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Capitolo 2
Uno scolapasta in testa Andrea cresceva: era piccina fisicamente, malgrado i suoi otto anni, molto timida e aveva tante paure, come tutti i bambini. Ma era anche determinata e sapeva ciò che amava e ciò che detestava, capì però fin dal principio che non sarebbe stato così semplice spiegarlo a mamma e papà. Non sopportava il gelato al cioccolato e non amava le fragole, ma impazziva per il gusto mirtillo. C’era una bella gelateria in città e il regalo più bello per lei era potersi gustare un grosso cono al mirtillo con doppia razione di panna.
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Capitolo 2
Non amava particolarmente i gatti, anche se in casa ne avevano due, Fragolina e Menta. La sua passione erano gli insetti, tutti ma proprio tutti: farfalle, coccinelle, ma anche, cavallette, coleotteri e perfino le mosche, per quanto inutili possano sembrare. Studiava le loro caratteristiche su un grande libro che aveva scovato nella libreria di papà e che teneva nascosto sotto il letto nella sua cameretta. Quando un insetto le si posava addosso, amava conversare con lui, solo che gli adulti spesso non lo vedevano e si preoccupavano, come quando incontrò una libellula in giardino. Andrea stava raccontando alla sua nuova amica la sua giornata, quando mamma Françoise, appena tornata dal tribunale dove lavorava come traduttrice e mediatrice culturale, passò a salutarla. – Salut, tesorino! Come stai? – Ciao mamma, bene, grazie, e tu? Ho fatto i compiti con Serena e ora sto giocando. Serena era la baby-sitter che si occupava
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Uno scolapasta in testa
di Andrea quando i suoi genitori erano impegnati con il lavoro e i nonni non potevano stare con lei. – Brava! – disse la mamma, e aggiunse preoccupata: – Ma con chi stai parlando Andrea, hai un amico immaginario forse? Andrea rise di gusto e ribatté: – Ma no, mamma, che dici? Sto parlando con Evinrude, non la vedi? Mamma Françoise guardò Serena che non la confortò affatto, ma alzò distrattamente lo sguardo dal cellulare e guardò la bambina annoiata. Perciò la mamma lasciò cadere il discorso, perché non vedeva la libellula nascosta sotto una foglia dell’ortensia blu e non le piaceva quel pensiero sciocco che le diceva: che figlia strampalata hai! Andrea era davvero carina, aveva gli occhi verdi come il suo papà e come la nonna, mentre i capelli scuri e lucidi li aveva presi dalla sua mamma che avrebbe voluto lasciarglieli crescere, ma la bimba non ne voleva proprio sapere.
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Capitolo 2
Odiava treccine e code di cavallo, per non parlare di nastrini o fiocchi e mollette colorate. Quindi, con il benestare di papà Riccardo, che ancora non si era arreso all’idea di avere avuto una bambina invece di un bambino, Andrea ottenne di poter tenere i capelli corti e spettinati, proprio come piacevano a lei.
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Uno scolapasta in testa
Andrea era piuttosto coraggiosa ma c’era una cosa di cui aveva il terrore. Neppure lei capiva il perché, ma quando il papà la chiamava per mandarla in cantina a prendere qualcosa, le venivano i brividi. Nel seminterrato della sua casa c’era questa piccola cantina, buia e senza finestre, dove i suoi genitori tenevano la dispensa, con le scorte di olio, detersivi, cibi a lunga scadenza, vini e bibite. Ad Andrea, chissà perché, le scale ripide che scendevano laggiù, la porta scura e il locale ricordavano le segrete dei castelli con le carceri, e questo pensiero la infastidiva.
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Capitolo 2
Aveva così escogitato una strategia per combattere la paura: si metteva sulla testa uno scolapasta capovolto e prendeva un ombrello a mo’ di spada per difendersi da eventuali mostri o sanguinari carcerieri. Ma guai se la vedeva papà Riccardo. – Andrea, che fai? Smettila di fare l’esagerata! – gridava il papà spazientito. Andrea faceva spallucce e proseguiva la sua mission impossible con scolapasta e ombrello. Preferiva di gran lunga far arrabbiare papà che rischiare di trovarsi senza la sua armatura e le sue protezioni di fronte ai pericoli. Non capiva però perché papà si arrabbiasse tanto. In fondo non stava facendo nulla di male e, quando passava davanti allo specchio dell’ingresso, la sua immagine riflessa la divertiva molto, si sentiva una guerriera, impavida e senza paura. Anche il buio spaventava Andrea e, come accade alla maggior parte dei bambini, cercava di tardare all’infinito il terrificante
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Uno scolapasta in testa
momento dello spegnimento luce prima di dormire. Era ormai diventato un rito, la sera, sentire mamma Françoise ripetere mille volte: – Tesorino, spegni la luce della tua cameretta, per favore. Andrea non amava le ombre giganti che riempivano la stanza buia e ribatteva, cercando di guadagnare tempo: – Sì, mamma, mezzo minuto ancora, devo finire di leggere una storia. Così l’ultima parola era di papà Riccardo che, irritato da quel tira e molla infinito, si affacciava alla porta della cameretta e spegneva la luce, dicendo: – Cerca di crescere, Andrea, non sei più piccola. Buonanotte!
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Capitolo 3
Che meraviglia i nonni “Che meraviglia i nonni!” pensava Andrea. “Le nonne poi dovrebbero essere dichiarate patrimonio dell’umanità”. Nonna Leobel era perfetta, capelli corti e spettinati come la nipotina, che cambiavano colore in base all’umore del momento, o all’estro del suo parrucchiere. Il suo nome era un’abbreviazione dei suoi due nomi: Eleonora e Isabella. Colorati erano anche i vestiti che indossava o i gingilli che portava: orecchini vistosi, collane e anelli: quello preferito di Andrea era a forma di libro. La nonna non
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Che meraviglia i nonni
la mandava mai in cantina; oppure, se ci andava con lei, prendeva due scolapasta e due ombrelli e insieme scacciavano i mostri. Andrea si divertiva e rideva, con la nonna stava bene. Sapeva di potersi confidare con lei, senza paura di essere criticata o di sentirsi inadeguata. Un giorno, mentre brandivano gli ombrelli a mo’ di spada verso la cantina, Andrea le chiese: – Nonna, non capisco perché tu riesca a indossare uno scolapasta senza problemi, mentre il mio papà si arrabbia tanto quando lo faccio io… Con grande stupore della bimba, la nonna le diede una spiegazione che mai si sarebbe aspettata, e disse: – Se ti confido un segreto, prometti di non rivelarlo a nessuno? – Certo, nonna! Ti do la mia parola! Insieme recitarono la promessa: — Coda
di rospo, puzzetta di topo e zampe di ragno, se svelo il segreto sto seduta per un mese sul water del bagno!
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Fu a quel punto che nonna Leobel fece la grande rivelazione alla nipote. – Devi sapere che anche il tuo papà , quando era piccolo, era terrorizzato da quella cantina; come tu sai, prima di voi ci abitavamo il nonno e io nella casa che ora è vostra, con i nostri figli: tuo padre e lo zio Alberto.
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Capitolo 3
Avevo insegnato loro il trucco dello scolapasta e dell’ombrello e si divertivano molto, ma poi quando sono cresciuti mi hanno detto che era una cosa sciocca da fare. A volte, quando si cresce, si diventa un po’ noiosi, cara Andrea, tu cerca di non cambiare e di restare allegra per sempre – disse la nonna scoppiando in una cristallina risata. La risata della nonna era contagiosa come il morbillo! – Nonna, grazie di avermelo raccontato. Non svelerò il segreto, giurin giuretto, però fammi capire: se non me lo hai insegnato tu questo trucco, e men che meno papà, ma io lo faccio lo stesso, da chi l’ho imparato? – Credo che si tratti di evoluzione della specie, hai presente Charles Darwin? Le strategie intelligenti che impariamo nella vita entrano nel nostro DNA, nessuno le insegna ai nostri discendenti, fanno semplicemente parte di noi. – Nonna, sei un genio! Ora è tutto chiaro. – Metti lo scolapasta in testa e brandisci
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l’ombrello, c’è una scatola di fagioli che ci attende nelle segrete del castello. Andiamo a prenderla! – disse la nonna sistemandosi lo scolapasta sulla testa. Dormire dai nonni era per Andrea un’altra avventura. Sì, perché il nonno era appassionato di stelle e teneva sul terrazzo della sua casa un grande telescopio con il quale osservava il cielo nelle notti limpide. Nonno Sergio era decisamente più serioso rispetto a sua moglie: anche lui rideva, ma timidamente, sotto i baffi, cercando di non farsi notare. La timidezza era un tratto del suo carattere che si era tramandato alla nipotina, ciò non gli aveva impedito di affermarsi nella vita professionale. Era uno stimatissimo manager in pensione di una grande società, ancora molto richiesto per le sue consulenze. Il nonno aveva una bella pancia pronunciata, così grossa che qualche anno prima Andrea gli aveva chiesto quando sarebbe nato lo zio o la zia. Papà Riccardo
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Capitolo 3
l’aveva sgridata per quella domanda impertinente, mentre nonna Leobel aveva riso tanto che le era venuto il singhiozzo e anche nonno Sergio non era riuscito a nascondere la risata sotto i baffi. – Nessun bambino, cara Andrea – le aveva spiegato il nonno, – credo che dovrei solo cercare di mangiare un po’ meno dolci e formaggi. Era stato il nonno ad appassionarla all’astronomia. Fin da piccola, vederlo con gli occhi incollati al grande telescopio le aveva messo un’enorme curiosità e aveva preso l’abitudine di saltellargli intorno quando lo vedeva sul terrazzo, finché lui la prendeva sulle ginocchia, le mostrava il firmamento e cominciava a raccontarle dell’universo: di pianeti, di stelle, galassie, asteroidi, eclissi e molto altro ancora. Per Andrea erano momenti speciali che non avrebbe barattato nemmeno con un gelato al mirtillo e doppia panna. Quando poi doveva andare a letto, dai
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Che meraviglia i nonni
nonni non c’era il rito sfibrante dello spegnimento della luce, perché alla richiesta di Andrea: “Chi di voi mi racconta una storia?” Il nonno e la nonna fingevano di litigare per sapere di chi fosse il turno. – L’ultima volta hai letto tu una storia ad Andrea – diceva il nonno fingendo di essere imbronciato. – Ah, non ci provare proprio a rubarmi il turno, tocca a me questa volta, ricordo bene che fosti tu l’ultimo a raccontargliela. Era quella storia di marziani e di galassie sconosciute. E così, a turno, uno dei due restava con lei finché si addormentava, accarezzando le sue paure che si scioglievano come neve al sole.
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Capitolo 4
Ma perché non chiedete a me? Una sera, dopo cena, mamma Françoise e papà Riccardo fecero una sorpresa ad Andrea. La chiamarono in salotto dove ad aspettarla c’era una grande scatola con un fiocco. Il papà prese solennemente la parola, come era sua abitudine quando faceva un discorso, tanto che sembrava sempre in procinto di tenere un’arringa nell’aula del tribunale. – Cara Andrea, mamma e io abbiamo pensato che non ci piace vederti sprecare
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Ma perché non chiedete a me?
il tuo tempo in giardino a parlare con i tuoi amici immaginari, ormai sei grande ed è ora che tu faccia qualche attività fisica. Vogliamo darti l’opportunità di incontrare altre persone, ragazzini e ragazzine della tua età con cui socializzare. Poiché mamma e io, dopo lunga riflessione, non sapevamo scegliere tra le due migliori proposte che ci erano venute in mente, abbiamo deciso di iscriverti a entrambe. – E quali sarebbero? – chiese Andrea, incuriosita da quel fiocco che sembrava osservarla sfidandola a scioglierlo. – Apri il pacco, tesorino, vedrai che ti piacerà! La bambina disfò impaziente il grande fiocco e poi aprì il pacco, da dove tirò fuori scarpette con i tacchetti e un completo da calcio con il numero 8 stampato sulla schiena, e un body luccicante con delle scarpette morbide e nere. Andrea li guardò incredula: – Non capisco! Mamma Françoise le spiegò: – Sai, papà
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Capitolo 4
ha pensato che uno sport di squadra come il calcio potrà aiutarti a crescere più forte e combattiva. Io invece ho avuto l’impressione che, guardando in TV le Olimpiadi, tu fossi attratta dalla ginnastica artistica. Così ti abbiamo iscritta a entrambi gli sport, in fondo si tratta di tre pomeriggi a settimana, te ne restano altri due liberi.
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Ma perché non chiedete a me?
Andrea guardò i suoi genitori incredula e imbronciata e l’unica cosa che riuscì a dire, essendo stata educata al rispetto degli adulti, fu: – Ma chiedere a me cosa ne pensavo prima di iscrivermi, no?
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Capitolo 4
Il papà la guardò spazientito: – Sei ancora piccola per scegliere da sola, mamma e io l’abbiamo fatto per il tuo bene! – e chiuse così ogni discussione. – Ok, vi ringrazio –disse Andrea, prese il pacco per portarlo nella sua cameretta e, mugugnò: – A volte sono piccola, a volte sono grande, valli a capire i genitori! Fu così che cominciarono gli allenamenti: martedì e giovedì calcio, mercoledì ginnastica artistica. E il sabato, quando veniva convocata, per fortuna non spesso, la tortura della partita di calcio. Il papà da bordo campo la incitava: – Forza Andrea, devi fare goal! Lei però si bloccava, come fosse una statua di marmo, in mezzo al campo, impaurita dai compagni di gioco, tutti più grandi e battaglieri. E pensava: “Ma che ci trovano di tanto divertente nel rincorrere una palla?” Come avrebbe preferito, in quelle circostanze, essere altrove, per esempio,
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Ma perché non chiedete a me?
correre con la sua bicicletta per i prati verdi nel parchetto vicino a casa dei nonni che la lasciavano giocare e applaudivano forte quando, senza scendere dalla bici, riusciva a raccogliere una margherita e gliela portava in dono. Non fu tanto diversa l’esperienza della ginnastica artistica. Con quel body attillato e luccicante Andrea, che non amava mettersi in mostra, si sentiva a disagio. L’allenatrice era una signora molto energica, con l’abitudine di urlare gli ordini per incitare le atlete. Andrea per temperamento odiava gli strilli e saltava per aria ogni volta che ne sentiva uno. Le sue compagne erano ragazzine molto agili, quasi tutte sapevano già fare la spaccata e Andrea un po’ le invidiava per la sicurezza con cui affrontavano i volteggi, le parallele asimmetriche, la trave e gli esercizi a corpo libero. Andrea provò a impegnarsi seriamente nei due sport, pur avendo capito fin dal
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Capitolo 4
principio che non erano per lei, ma non amava deludere i suoi genitori perciò ce la mise tutta. Solo dopo un anno il mister e l’allenatrice, casualmente a distanza di pochi giorni uno dall’altra, parlarono con papà Riccardo e mamma Françoise, facendoli ragionare e spiegando loro che lo sport deve essere anche divertimento e un piacere per chi lo pratica, non una tortura. Fu così che il body attillato, ormai diventato anche piccolo, tornò nella scatola dalla quale era venuto e le scarpette da calcio furono appese al chiodo, come si suol dire.
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Capitolo 5
La scuola Quando la bambina andava a scuola mamma Françoise le diceva: – Mi raccomando Andrea, devi essere la prima della classe! Hai un futuro importante davanti a te, dovrai diventare avvocato, come tuo padre e lo zio, oppure ministro, questo era il nostro sogno quando sei nata. “Che mi importa di essere la prima della classe! Possibile che i miei sogni non interessino proprio a nessuno?” pensava Andrea, senza però avere il coraggio di dirlo ad alta voce. – Mamma, ma perché continui a dire che
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Capitolo 5
sarò un avvocato? Tu e papà dite sempre che il nome Andrea è femminile perché finisce con la lettera A e allora anche la ministra e l’avvocata devono finire con la A! – Andrea, non fare sempre domande! – cercava di tirare corto la mamma, che non sapeva esattamente come rispondere. – Il mio maestro Carlo dice che le domande dei bambini sono le molle che fanno girare il mondo. Guai se non ci fossimo! E poi la scorsa settimana ci ha fatto una lunga lezione su maschile e femminile dei sostantivi. Mamma, quelli che finiscono in o terminano al femminile con la lettera a: maestro – maestra bidello – bidella segretario – segretaria bambino – bambina ragazzo – ragazza. Il maestro dice che non usiamo le parole sindaca, ministra o avvocata solo perché fino a qualche tempo fa erano professioni
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La scuola
praticate esclusivamente dagli uomini e non siamo abituati a sentirle. Ma ora che tante donne svolgono queste professioni non ha senso non utilizzarne il femminile come ci insegna la grammatica. – Ok, ok, tesorino, mi hai convinta. Diavolo di un maestro Carlo, insegna troppe regole quell’uomo! – borbottò la mamma. – E comunque devi sapere – proseguì la bambina determinata – e dillo anche a papà, così avrà tempo di abituarsi all’idea, che io da grande farò l’astronautA. È da tanto che ci penso, fin da quando ero piccola, perché credo sia un mestiere adatto a me, visto che comincia e finisce con la lettera A, come il mio nome. E poi credo di aver ereditato da nonno Sergio la passione per l’universo. – L’astronauta? Ma che strane idee ti vengono in mente tesorino. Mi sembra un mestiere strano per una donna. – Perché? Secondo te, mamma, ci sono mestieri per le donne e mestieri per gli
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Capitolo 5
uomini? – chiese piccata la ragazzina. – Beh, penso di sì. Tu no? – Ma dai mamma, che cosa dici? Non conosci Samantha Cristoforetti? Il nonno mi ha raccontato che è la prima donna italiana che ha fatto parte degli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea. Tra il 2014 e il 2015 è rimasta nello spazio 199 giorni determinando il record europeo e il record femminile di permanenza nello spazio in un singolo volo. Nonno Sergio mi ha mostrato dei bellissimi video su youtube dove Samantha spiega come si vive dentro una stazione spaziale. Sai che dormono legati per non svolazzare di qua e di là e che anche mangiare è un’impresa lassù? Non vedo l’ora di farlo anch’io, prima o poi guarderò la terra dal cielo, mamma, e ti saluterò dalle stelle.
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– Sembri molto determinata, tesorino, ti auguro di riuscire a realizzare i tuoi sogni, dovrai metterci molto impegno, ma sono certa che, sia io che papà, saremo orgogliosi di te, qualunque professione deciderai di svolgere da grande. Sarà meglio però, come dici tu, che cominciamo a parlarne ora con tuo padre per dargli il tempo di abituarsi all’idea – disse mamma Françoise con un sorriso e Andrea ricambiò quel sorriso con una nuova complicità, che la faceva stare bene. Andrea non aveva sempre avuto vita facile a scuola con quel nome. C’era un gruppetto di ragazzini e ragazzine di un’altra classe che la prendeva in giro, le diceva per esempio: – Andrea, preferisci le gonne o i pantaloni? – oppure: – Andrea, tieni i capelli corti perché sei un maschio o perché hai un nome da maschio? Un giorno Andrea, che non ne poteva più di quei commenti antipatici, si confidò con Amir, il suo migliore amico, un ragazzino
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La scuola
che per il colore della pelle e le origini del suo papà, che arrivava dall’Egitto, era spesso preso in giro dallo stesso gruppo di bulletti. Condividere più o meno gli stessi problemi aveva avvicinato molto i due bambini e tra loro si era creato un solido legame. Insieme i due amici decisero dunque di parlarne con il maestro Carlo che disse loro di non preoccuparsi perchè avrebbe pensato lui a risolvere la questione. Maestro Carlo non li tradì e non deluse le loro aspettative. Aspettò fino a quando riuscì a sentire di persona i bulli dire quelle stupidaggini e diede loro una bella lavata di capo, poi ne parlò con la dirigente scolastica che convocò tutti i genitori. In accordo con loro e con l’insegnante dell’altra classe, per una settimana furono proposte delle attività sul rispetto delle emozioni, come la visione di film che affrontavano la tematica del bullismo e la lettura di alcuni racconti, poi vennero fatti dei giochi di ruolo per comprendere come
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Capitolo 5
ci si sente mettendosi nei panni degli altri. La classe di Andrea invece, che fin dalla prima aveva lavorato sull’accoglienza, l’empatia e il rispetto, fece scudo intorno a lei e ad Amir, dando loro sostegno e proteggendoli da quelle cattiverie. Per tutta la scuola quell’episodio fu un momento di riflessione e di crescita, grazie al maestro Carlo, che seppe affrontarlo con tatto, ma con grande fermezza.
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Capitolo 6
Grandi passioni A casa dei nonni c’era un bellissimo pianoforte antico con due portacandele in rame ai lati del leggio che, come una calamita, aveva attratto Andrea fin da piccola. Era il nonno a suonarlo, amava la musica e quando la ascoltava cominciava a roteare per la casa, finchÊ trovava qualcuno sulla strada da coinvolgere nel ballo. La nonna si lasciava trascinare volentieri in un valzer o in un tango, cosÏ come in un ballo latino-americano. Andrea non era da meno, sembrava che la musica fosse nata con lei.
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Capitolo 6
Lui le insegnò le note, le trasmise il piacere di leggere gli spartiti sul leggio e quello di far vibrare le sue corde e trasformare quei segni in musica. La nonna invece amava dipingere e quando portava la nipotina nella stanza dei colori, era una vera festa. Da quando lei e il marito erano andati in pensione, si erano dedicati pienamente alle loro passioni, coinvolgendo non appena potevano la loro unica nipote che amavano alla follia. Un giorno, la nonna e Andrea appesero un lenzuolo alla parete, nella stanza dei colori, e passarono un’intera settimana a realizzare un dipinto astratto. Di tanto in tanto il nonno faceva capolino dentro la stanza e diceva alle due artiste, guardando ammirato la loro opera: – Questo è un nuovo Kandinskij. La nonna, piena di colori fin dietro le orecchie, guardava il marito con grande affetto e, sorridendo, replicava: – Adulatore! – Poi continuava divertita:
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Grandi passioni
– Non sarà un vero Kandinskij, ma gli assomiglia molto! Per fortuna era estate così, finito il lavoro, le due ragazze, come le chiamava il nonno affettuosamente, si toglievano gli abiti imbrattati di colore e si ripulivano da quello rimasto sui capelli e sul corpo con una bella doccia rinfrescante in giardino, prima di gustarsi una bella cenetta. Andrea passava tanto tempo con i nonni nel periodo estivo, quando la scuola era chiusa e i suoi genitori lavoravano. Erano momenti preziosi per lei quelli che trascorreva con loro. Talvolta la portavano a visitare un museo, o al cinema all’aperto, una volta la portarono al Planetario che si trovava nella grande città. Fu per la ragazzina un’esperienza indimenticabile e a lungo continuò a parlare con il nonno di ciò che aveva osservato, ponendogli mille domande. Lui era entusiasta della curiosità della nipote, a volte Andrea
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Capitolo 6
gli chiedeva cose che nemmeno lui sapeva e allora passavano il pomeriggio a scartabellare libri o a navigare sul web per trovare le risposte. Capitava loro perfino di andare nella biblioteca della grande città per sfogliare volumi particolarmente belli e preziosi con illustrazioni meravigliose. Un’altra grande passione dei nonni era la montagna, spesso Andrea si cimentava con loro in trekking anche impegnativi come le traversate da una valle all’altra. Anche Amir, il suo migliore amico, andava con loro di tanto in tanto, ai nonni faceva piacere la sua compagnia, era un ragazzino simpatico e molto sensibile.
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Capitolo 6
Raggiungere a piedi un passo o un valico dopo aver camminato per ore era una grande soddisfazione, la discesa poi, che il nonno non amava particolarmente perché rendeva le sue ginocchia doloranti, era invece la passione di Andrea che correva avanti e indietro insieme a Pluto, il Border Collie dei nonni che li seguiva ovunque. Nonno Sergio protestava bonariamente per la loro instancabile energia. La sera, quando si fermavano a dormire in qualche rifugio ad alta quota, o di ritorno a casa, diceva: – Ma dove la trovate tutta questa forza tu e Pluto? Oggi avete fatto il percorso almeno una volta e mezza, se non due, correndo avanti e indietro. Nonna Leobel sentenziava ridendo: – Beata gioventù! – e poi non perdeva occasione di prendere un po’ in giro il marito: – Certo che se seguissi la tua dieta senza sgarrare, forse riusciresti anche tu a correre come loro. Il nonno la guardava con sguardo
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Grandi passioni
colpevole, poi osservava il piattino con il dolce o il pezzo di cioccolato che teneva in mano e rispondeva: – Da domani prometto che non sgarro più! Andrea rideva sbadigliando, erano troppo buffi i suoi nonni quando fingevano di bisticciare e, dopo giornate come quelle, non aveva nemmeno bisogno dei racconti della buona notte perché crollava sfinita sul divano: una volta crollò perfino seduta sulla sedia, a tavola, mentre mangiava il dolce. I nonni la accompagnavano a letto, guardando con infinito amore l’espressione appagata e felice sul volto della nipotina.
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Capitolo 7
Le sorprese non finiscono mai! Per il suo undicesimo compleanno, i genitori di Andrea, sapendo della sua passione per la musica, pensarono di farle un’altra sorpresa. Anche i nonni erano stati invitati alla festa in famiglia, con lo zio Alberto e la sua compagna, Alessia. L’altra festa, quella con gli amici e le amiche, Andrea l’avrebbe fatta nel fine settimana, ma era tradizione festeggiare anche insieme ai parenti. Il garage era rimasto chiuso a chiave dalla sera prima, dopo che papà Riccardo aveva
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Le sorprese non finiscono mai!
furtivamente trasportato degli scatoloni misteriosi e si era appartato per un paio d’ore. – Forza – disse la mamma, dopo che tutti ebbero gustato una fetta di torta, è ora di andare di sotto a vedere la sorpresa. Andrea, ancora un po’ scottata dalle scarpe da calcio e dal body della ginnastica artistica di un paio d’anni prima, era titubante e guardava i nonni, preoccupata, cercando delle sponde sicure alle quali aggrapparsi in caso di pericolo. – Ta-dam! – disse solenne il babbo aprendo la porta del garage. Di fronte agli occhi increduli di Andrea e dei nonni si parò una scintillante batteria rossa. La ragazzina non ebbe nemmeno il tempo per protestare perché mamma Françoise arrivò a gamba tesa con un’altra incredibile notizia. – Papà e io abbiamo ancora una bella sorpresa per te, tesorino, e per tutti voi. Siamo in dolce attesa e tra cinque mesi arriverà un altro bimbo, questa volta
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Capitolo 7
abbiamo fatto le analisi ed è certo che si tratta di un maschietto. Abbiamo pensato di chiamarlo Napoleone. Cosa ne dite? – Eh, no. Adesso basta! – sbottò d’un fiato Andrea furibonda. – Errare è umano, ma perseverare è diabolico. Mamma Françoise e papà Riccardo la guardarono basiti, perché mai nella vita Andrea aveva risposto così. Anche lo zio e la sua compagna, che non sapevano che dire, la guardavano straniti, mentre i nonni la sostenevano con lo sguardo, facendo sì con la testa. Andrea si avvicinò alla pancia della mamma che, osservandola con attenzione, in effetti cominciava a essere proprio grande e disse: – Un po’ di silenzio, per favore –. Poi solennemente, come parlava suo padre, sentenziò: – Marco dice che Napoleone è un nome assurdo. Tranquillo fratello, ci penso io a questi due, tu nasci sereno e cerca di essere ciò che desideri. In camera mia, nel caso ti servissero, ci
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Le sorprese non finiscono mai!
sono già delle scarpette da calcio e un body attillato, sempre che tu voglia indossarli, e qui in garage ci sarà una bella batteria ad attenderti, ma solo se avrai il piacere di suonarla. Mamma e papà erano un po’ frastornati, la nonna invece cominciò a ridere e non finì se non quando le venne il singhiozzo. Anche nonno Sergio rideva sotto i baffi. Mentre Alessia e zio Alberto, per rompere l’imbarazzo della situazione, corsero ad abbracciare il fratello e la cognata e a complimentarsi con loro per la lieta notizia. Papà Riccardo guardò Andrea con aria severa e poi, sciogliendo la tensione che si era creata, disse: – Credo tu abbia ragione, ragazzina, questa volta, come tutte le altre volte. Stai diventando grande, hai un carattere marcato, indipendente e deciso, proprio come io speravo. Marco è un bellissimo nome e se te lo ha suggerito tuo fratello, così sarà! Sei d’accordo, chérie? – Oui, bien sûr! – rispose la mamma.
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Capitolo 7
– Oh, finalmente! – disse la nonna a suo figlio tra un singhiozzo e l’altro. – Ce ne hai messo di tempo per capire. – Qui, invece c’è il nostro regalo per te – disse nonno Sergio, consegnando alla nipote un grande pacco. Andrea lo scartò con impazienza e all’interno vi trovò
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Le sorprese non finiscono mai!
un libro meraviglioso sulle comete, con bellissime illustrazioni, che accese sul suo viso un sorriso grande quanto Giove e, se possibile, di piĂš. Anche gli zii diedero alla nipote un pacco che conteneva il sistema solare da montare e colorare.
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Capitolo 7
– Abbiamo chiesto ai nonni di darci un consiglio per l’acquisto di questo regalo per non rischiare di sbagliare come i tuoi genitori – disse lo zio Alberto ridendo. Anche mamma Françoise e papà Riccardo risero di gusto questa volta. – Grazie a tutti di cuore – replicò Andrea, è il più bel compleanno che io ricordi da quando sono nata. Ah, papà, zio… e famiglia tutta, dimenticavo di dirvi: da grande scordatevelo di vedermi nel vostro studio associato. Dovrete usare il cannocchiale del nonno per scorgermi lassù perché io ho deciso che farò l’AstronautA.
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Capitolo 8
La band La domenica successiva al compleanno in famiglia, Andrea festeggiò insieme a tutti i suoi compagni e alle compagne. Erano venti in totale, ma la ragazzina fu categorica con i genitori: – O li invito tutti o nessuno. Non voglio che qualcuno si offenda o, peggio ancora, si senta escluso. – Il lavoro di maestro Carlo aveva decisamente fatto presa sulla sua classe, anche se con Andrea, per la verità, non erano serviti grandi sforzi perché era caratterialmente portata a socializzare con tutti. Insieme a mamma Françoise avevano
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Capitolo 8
riempito la taverna di festoni colorati e apparecchiato i tavoli con delle tovaglie arancioni, dello stesso colore di piatti, bicchieri di carta, tovaglioli e posate, che dovevano essere rigorosamente riciclabili, perché Andrea e la mamma ci tenevano molto alla salute del pianeta Terra. Tante cose buonissime erano state preparate in famiglia perché così voleva la tradizione, anche i nonni davano una mano. Il tiramisù del nonno era una vera prelibatezza, lui diceva sempre che si trattava di una ricetta segreta e che nemmeno sotto tortura l’avrebbe svelata, se non ad Andrea, unica depositaria del segreto e che spesso lo aveva aiutato nella preparazione. Invece la nonna preparava deliziosi intrugli a base di erbe, dissetanti e apprezzati molto più delle bibite che mamma Françoise non acquistava per principio. La sua specialità erano i panini imbottiti con un filo di burro spalmato, alla francese, che li rendeva particolarmente
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La band
gustosi. Le pizzette invece erano opera di papà che ogni anno si prendeva un pomeriggio libero, il ventitré di marzo, per assolvere al suo compito e poi per una settimana si dava arie da grande chef. Andrea preparava con la nonna i festoni colorati per la decorazione della taverna e gli inviti per la festa, che erano sempre molto originali, al punto che alcuni bambini li collezionavano. Il primo ad arrivare fu, come d’abitudine, Amir, che era anche l’ultimo ad andarsene perché lui e Andrea avevano sempre bisogno di almeno una mezz’ora in più rispetto al resto della compagnia per raccontarsi le emozioni più profonde, quelle che non avrebbero condiviso con chiunque. Andrea mostrò all’amico la scintillante batteria che si trovava nel garage, raccontandogli ciò che era accaduto e il dispiacere che provava nell’aver deluso suo padre che sicuramente era stato spinto da buone intenzioni nel fare l’acquisto.
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Fu proprio Amir ad avere il lampo di genio quella volta, infatti disse: – Andrea, non prendertela, forse un modo c’è per far felice tuo padre e non lasciare muta la tua nuova batteria. Perché non proponiamo ai nostri compagni e alle nostre compagne di formare una band? Io suono la chitarra da anni ormai, Sandra, se non ho capito male, sta prendendo lezioni di basso da suo zio e Angelo è un mago con il suo violino, ricordi l’ultima recita?
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Capitolo 8
– Sì, certo – rispose Andrea. – Gli applausi per la sua esibizione fecero quasi cadere il teatro. – E qualcuno che voglia provare a suonare la tua batteria magari lo troviamo. Andrea era entusiasta di quella idea e non vedeva l’ora di fare la proposta ai loro amici. Durante la festa, tra un panino imburrato e un cucchiaio di tiramisù, non si parlava d’altro che della band: c’era anche chi, non suonando nessuno strumento, aveva proposto di fondare un fan club per seguire tutte le esibizioni future. Quando quasi tutti se ne furono andati, rimasero per ultimi Amir, Angelo, Sandra e Martina che, alla proposta di trovare un batterista, si era detta super interessata. Tutti si erano ricordati di come la ragazzina utilizzasse qualsiasi oggetto per battere il tempo e tenere il ritmo, dalle matite ai righelli, alle posate della mensa scolastica. Quando Andrea portò gli amici nel garage
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La band
a Martina brillarono gli occhi, chiese ad Andrea il permesso di sedersi alla batteria e, inforcate le bacchette, cominciò a batterle su piatti e cassa, come se fosse una vera batterista. La band sembrava praticamente formata, ma Andrea si chiedeva cosa avrebbe potuto suonare lei, visto che il pianoforte a casa dei nonni era molto vecchio e poco adatto per un gruppo come quello. Fu Martina a sciogliere il dubbio, dicendo: – Tu potresti suonare la tastiera che i miei genitori provarono a regalarmi lo scorso anno. – Come vedi, Andrea, non solo i tuoi fanno regali inappropriati – disse Amir facendo ridere tutti, anche Martina, che guardò l’amica con aria sconsolata.
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Capitolo 9
Il concerto Gli anni passavano veloci. Andrea e i suoi compagni erano passati alla scuola secondaria di primo grado e avevano dovuto lasciare con dispiacere il loro maestro Carlo. La band si incontrava regolarmente dal giorno dell’undicesimo compleanno di Andrea e, prova dopo prova, il gruppo era diventato molto affiatato e i loro suoni sempre più armonici. La nascita di Marco aveva un po’ cambiato il tran tran della quotidianità della famiglia di Andrea. Quel fratellino
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Il concerto
era per lei come un bambolotto, amava coccolarlo e vederlo crescere anche se non mancavano alcuni momenti di gelosia. Era passata da figlia e nipote unica al dover condividere le attenzioni della famiglia, era assolutamente normale provare per lui emozioni contrastanti, senza contare poi che Andrea stava entrando nella sua adolescenza e si sa, il corpo che cambia per diventare adulto mette in subbuglio anche i nostri pensieri. Però, per la verità, erano molto più frequenti i momenti in cui la ragazzina provava un senso di grande protezione per il suo fratellino e un affetto profondo e sincero che faceva superare ogni problema. Marco, quando sentiva la band della sorella suonare nel garage, che papà Riccardo aveva fatto insonorizzare per non disturbare i vicini, zampettando come un anatroccolo, costringeva Sonia, la sua baby-sitter, a seguirlo là dentro perché era attratto dalla musica come un orsetto
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Capitolo 9
dal miele. La batteria rossa poi era la sua passione e, quando la band smetteva di suonare, e Martina lo faceva sedere sullo sgabello e metteva le bacchette tra le sue mani, il piccolo si esaltava nel batterle e tutti restavano stupiti di quanto ritmo avesse nel corpo quel pulcino talentuoso. – Farà strada il ragazzo! – sentenziava Martina, ammirata.
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Capitolo 9
Per la fine della terza, la professoressa di musica, che conosceva la passione dei ragazzi e le loro abilità musicali, propose loro un concerto nell’auditorium della scuola. Amir, Andrea, Martina, Sandra e Angelo si erano preparati con grande entusiasmo per non deludere il loro fan club, composto dai compagni di scuola, che fin dal principio di questa bella avventura li avevano seguiti, e dai loro genitori. La band aveva anche un nome, che avevano scelto tutti insieme e non poteva che essere Friends visto che era nata da una bella amicizia. Arrivò la serata, tutto doveva essere perfetto, i componenti della band stavano facendo il soundcheck nell’auditorium. Avevano deciso di vestirsi nello stesso modo, con un paio di jeans e le magliette che il papà di Angelo aveva stampato nella sua tipografia con la scritta Friends rossa, come la batteria che suonava Martina. Tornata a casa, Andrea ebbe però una
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Il concerto
brutta sorpresa: Marco era sfuggito al controllo di Sonia, la baby-sitter, ed era caduto dall’altalena, forse rompendosi un piedino. – Come forse? – chiese Andrea alla nonna, che era venuta a casa ad aspettarla. – Ancora non sappiamo esattamente come stanno le cose perché sono tutti corsi al pronto soccorso e attendono la visita dell’ortopedico – rispose la nonna. – Quindi papà e mamma non potranno venire al nostro concerto di fine anno? – domandò la ragazzina imbronciata. – Non te lo so dire Andrea, ma non essere triste, il nonno e io ci saremo, anche lo zio Alberto e Alessia verranno, sono certa che faranno il possibile per esserci anche i tuoi genitori. Quel che conta ora è che Marco stia bene. Non credi? – Sì, sì, certo! Però farsi male proprio oggi… Uffa! Andrea dovette andare a scuola con i nonni. Mamma, papà e Marco ancora
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Capitolo 9
non erano tornati dall’ospedale e lei era decisamente delusa, pur sentendosi un po’ in colpa per quell’emozione che stava provando. Dietro le quinte Amir e la band cercarono di consolarla, ma capivano la sua delusione, quello era il loro primo concerto in pubblico e per Andrea mancava una parte davvero importante della sua famiglia. Quando arrivò la professoressa di musica a chiamarli, Andrea si sforzò di trattenere le lacrime e sciogliere quel nodo che le aveva stretto la gola nelle ultime ore. Fece un sorriso un po’ forzato e salì sul palco con la sua band. La prima canzone scaldò il pubblico in sala e, quando attaccarono la seconda dopo gli applausi di quanti erano venuti ad ascoltarli, Andrea vide con la coda dell’occhio la porta dell’auditorium aprirsi lentamente. Erano i suoi genitori con il piccolo Marco in braccio che, vedendola sul palco, allungò le braccia e urlò con un
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Il concerto
sorriso: – Ciao, Andea!!! Ecco, da quel momento la band cominciò a suonare con tutta l’allegria e la forza che li caratterizzava e il concerto fu un vero successo. L’ultimo pezzo, We are the Champions dei Queen, finì con un’ovazione. Angelo, oltre a suonare il violino, aveva una voce strepitosa, e tutti gli altri erano stati perfetti con i cori. Andrea scese dal palco e corse ad abbracciare il fratellino: – Piccola peste, – gli disse – sono contenta che tu stia bene! Ma vedi di non farti più male quando ci sono i miei concerti, altrimenti ti tiro le orecchie. Marco ricambiò il suo abbraccio, le diede un bacio appiccicoso e, indicando con il dito il palco, le rispose: – Andea, batteia, posso io? Tutti risero e lo portarono sul palco a giocare. – Posso complimentarmi con voi? Siete stati fantastici!
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Capitolo 9
Una voce familiare attirò l’attenzione della band, era il loro maestro Carlo, che per nulla al mondo si sarebbe perso il primo concerto di quegli alunni che gli erano rimasti nel cuore.
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Capitolo 10
The End Come tutti i bambini, anche Andrea diventò grande, nonostante tutto. Dopo il liceo scientifico non frequentò la stessa università di suo padre e dello zio, ma si laureò alla Normale di Pisa e poi conseguì un Master in Ingegneria. Grazie a un programma Erasmus frequentò per sei mesi, come aveva fatto il suo idolo Samantha Cristoforetti, la Scuola nazionale superiore di Aeronautica e dello Spazio di Tolosa. In seguito si diplomò all’Accademia dell’aeronautica italiana di Pozzuoli.
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Capitolo 10
Ovviamente, non fece mai l’avvocata, né la ministra, e non andò a lavorare nello studio associato di famiglia. Divenne un’astronauta, come aveva sognato fin da bambina, e fu la prima donna che riuscì a mettere piede su Marte. Un piccolo passo per una donna, ma un grande passo per l’umanità!
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Capitolo 10
Riuscite a immaginare quanto i suoi nonni fossero fieri di quella nipote? Certo che sì, non ho dubbi a proposito. Dovete però sapere che anche papà Riccardo e mamma Françoise scoppiavano di orgoglio ogni volta che parlavano di lei con gli amici. Il suo papà raccontava loro, con grande autoironia, di quanto fossero stati sciocchi in passato lui e la moglie, ma soprattutto lui, a desiderare una figlia diversa da quella che era stata regalata loro dal destino. Anche Marco era fiero di lei e la amava alla follia, essendo grato alla sorella di averlo salvato da quel nome assurdo che mamma e papà avevano pensato per lui e avendolo aiutato a crescere serenamente, cercando le proprie aspirazioni. A lui la batteria era piaciuta, così tanto da diventare un batterista di professione. Girava il mondo facendo concerti ovunque con un gruppo musicale di grande successo, che si chiamava, udite udite… i Napoleons, per la gioia di mamma e papà che dicevano,
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The End
ridendo: – Finalmente qualcuno porta il nome che avevamo scelto per voi. – E quando papà Riccardo si lamentava scherzosamente del fatto che lo studio associato sarebbe stato chiuso quando lui e lo zio Alberto fossero andati in pensione, Andrea e Marco ribattevano sorridendo: – Speriamo che senza più avvocati in giro la gente smetta di litigare. Non sarebbe una meraviglia, papà? La band di Andrea invece si era sciolta dopo qualche anno per gli impegni che avevano portato i cinque amici distanti gli uni dagli altri, ma non avevano perso l’abitudine di ritrovarsi almeno una volta all’anno per ricordare i bei tempi passati e suonare qualcosa insieme. Amir non aveva mai smesso di frequentare la sua amica e quell’amicizia diventò un legame sempre più stretto e importante. Nel tempo libero Andrea continuava a suonare il pianoforte, forse era più brava anche di Mozart, ma non suonò mai nei
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Capitolo 10
teatri, né per il grande pubblico. A quello ci pensava suo fratello. Si comprò una piccola casetta in mezzo a un grande prato e mise il suo pianoforte a coda nel giardino. Passava lì tutte le sue giornate libere, con uno scolapasta sulla testa e un grande sorriso sulle labbra e… suonava: per il cielo e per le stelle, per i fiori e gli animali, compresi gli insetti, che la stavano ad ascoltare. Suonava anche per i suoi nonni che da qualche anno non c’erano più ma erano riusciti a vederla realizzare i suoi sogni.
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Wolfgang Amadeus Mozart Il mio nome è Wolfgang Amadeus Mozart e di me dicevano che ero un bambino prodigio. Sono nato il 27 gennaio 1756 a Salisburgo, in Austria. Mio papà, Leopold, era un musicista, non solo suonava il violino ma insegnava a suonarlo. Mia sorella Nannerl studiava il clavicembalo, a me piaceva guardarla e forse fu la curiosità nel vedere lei e papà suonare che mi spinse, all’età di tre anni, ad avvicinarmi per la prima volta proprio a un clavicembalo e a un violino. Ero davvero bravo, così a sei anni ho cominciato a comporre alcune musiche e a sette anni suonavo molto bene sia l’uno che l’altro strumento. Ovviamente papà era il nostro maestro di musica, mio e di Nannerl, ma ci insegnava anche la storia, la geografia e la matematica. So cosa state pensando, ma vi
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sbagliate! Non ero un bambino noioso che studiava e basta, tutt’altro, ne combinavo anch’io delle belle: mi piaceva molto fare scherzi e spesso li organizzavo insieme a Pimperl, il mio cane. Sono diventato un grande musicista, ovviamente.
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Napoleone Bonaparte Mi chiamo Nabulio, o meglio, questo è il nomignolo che utilizzava la mia famiglia per chiamarmi. Bizzarro, vero? Sono nato ad Ajaccio, in Corsica, nel 1769, ma mi sono sempre sentito italiano, come i miei genitori. Mia madre si chiamava Maria Letizia Ramolino, era una nobildonna ed era molto severa. Mio padre, Carlo Maria, era un avvocato. Da bambino ero un egocentrico, cioè consideravo me stesso il centro del mondo, ma ero anche un po’ complessato perché quando cominciai a frequentare la scuola francese i miei compagni mi prendevano in giro poiché ero un immigrato. In seguito diventai il loro Imperatore, che smacco! Ho avuto dodici fratelli, ma solo otto sono sopravvissuti. Mio zio Giuseppe, il mio primo insegnante, mi trasmise l’amore per la lettura, mi
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nascondevo per leggere in tutta tranquillità e abbandonarmi ai miei sogni. Ero però anche molto vivace, quindi mia madre, forse per tenermi tranquillo, mi regalò un tamburo e una sciabola di legno così, fin da bambino, giocai a fare il condottiero. Sarà per questo che poi da grande sono diventato un genio militare senza pari, uno dei più grandi condottieri di tutti i tempi, Imperatore della Francia e Re d’Italia! Sono morto sull’Isola di Sant’Elena il 5 maggio 1821, in esilio.
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Charles Darwin Quando ero piccolo mi chiamavano Charley o Bobby, ma il mio nome completo è Charles Darwin. Sono nato il 12 febbraio 1809 a The Mount, Shrewsbury, nella campagna inglese. Avevo una sorella, Caroline, che dava sempre la colpa a me quando capitava qualcosa in casa, però eravamo complici di marachelle. Da bambino ero una peste, rubavo la frutta e raccontavo un sacco di bugie, ma mi piaceva anche leggere, soprattutto libri di avventura e favole. Ero un bambino come tutti gli altri, forse un po’ goffo, e quando dovevo fare un discorso inciampavo tra le parole. Questo non mi ha impedito di diventare un affermato biologo e l’autore de L’origine delle specie.
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Vasilij Kandinskij Mi chiamo Vasilij Kandinskij e sono nato a Mosca, in Russia, il 4 dicembre 1866. I miei genitori si chiamavano Lidia Ticheeva e Vasily Kandinskij Silverstrovich: mio padre era un commerciante di tè. Quando avevo cinque anni, mamma e papà divorziarono e io mi trasferii a Odessa per vivere con mia zia, la sorella di mia madre. Non fu certo facile quel periodo, ma la zia mi aiutò a scoprire la mia vena creativa. Mi insegnò a suonare il violoncello e il pianoforte e mi fece dare lezioni di disegno. Lei mi raccontava anche tante fiabe. La musica e i colori hanno caratterizzato la mia infanzia e la mia vita, portandomi a essere uno dei fondatori della pittura astratta del XX secolo.
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Freddie Mercury Sono nato il 5 settembre 1946 nell’isola di Zanzibar in Tanzania e mi chiamavo Farrokh Bulsara, ma tutti mi conoscono con il mio nome d’arte, Freddie Mercury. Mia madre si chiamava Jer e mio padre Bomi. La mia infanzia su quell’isola meravigliosa è stata bellissima, insieme a mia sorella Kashmira passavo tanto tempo in spiaggia. Amavo leggere, soprattutto le riviste di musica che arrivavano dall’Inghilterra. Mi piaceva però anche ascoltare la musica e cantare. All’età di otto anni i miei genitori mi mandarono a studiare in un collegio vicino a Mumbai, in India. Ci misi sessanta giorni per arrivarci e non mi piaceva affatto l’idea di lasciare mia sorella, inoltre avevo molta paura di non essere abbastanza bravo. A scuola amavo gli sport ed ero molto bravo in arte e musica, tanto che il preside convinse
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mamma e papĂ a farmi prendere lezioni private di musica. PiĂš tardi sono diventato il cantante dei Queen.
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Samantha Cristoforetti Mi chiamano Astro Samantha perché sono la prima donna italiana entrata a far parte degli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea e perché ho vissuto 199 giorni nella Stazione Spaziale Internazionale durante la missione denominata Futura, con partenza il 23 novembre 2014 e rientro sulla terra l’11 giugno 2015. Sono nata a Milano il 26 aprile del 1977, ma sono cresciuta in Trentino dove ho studiato prima a Bolzano e poi a Trento. In seguito mi sono laureata in Ingegneria meccanica presso l’Università Tecnica di Monaco di Baviera in Germania, ma ho frequentato corsi di specializzazione e Master in Francia, in Italia e negli Stati Uniti per diventare un’ingegnere, aviatrice e astronauta.
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Nel 2018 è stato creato un nuovo modello di Barbie uguale a me, lo scopo di questa bambola è di insegnare alle bambine a credere nei loro sogni, qualunque essi siano, e di non aver paura nel tentare di realizzarli perché qualsiasi persona può, con impegno e un pizzico di fortuna, diventare ciò che desidera nella vita.
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Capitolo 1
1. Alizé contro Perfidia (p.64) Mariagrazia Bertarini Storie per crescere 2. Rosso Rosso. Clic! (p.48) Stampato maiuscolo Emanuela Orlandini Storie per crescere 3. Tommy, il pesce ciclista (p.48) Elisa Prati Cartoline dal mare 4. Carletto rock (p.80) con Audio CD Mariagrazia Bertarini Musiche di Daniele Cosenza Artè - storia con copione per recite 5. Re e Regine (p.48) Stampato maiuscolo Valentina Falanga Classici 6. Derby giurassico (p.48) Stampato maiuscolo Mauro Colombo La macchina del tempo 7. Lo Scacciapaura (p.48) Elisa Prati Storie per crescere 8. I musicanti di Brema (p.64) con Audio CD Mariagrazia Bertarini Musiche di Paolo Iotti Artè - storia con copione per recite 9. Mistero alla fattoria Giallogirasole (p.48) Stampato maiuscolo con caratteri ad alta leggibilità - audio disponibile sul sito Maria Giuliana Saletta Cartoline dalla fattoria 10. Super Ugo (p.64) Alessia Zucchi Storie per crescere
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Serie verde
11. Strady (p.48) con Audio CD Federica Castriota Musiche di Paolo Iotti Artè - storia con copione per recite 12. Magicalia e Fantalucio (p.48) Laura Novello Storie per crescere 13. Hansel e Gretel (p.48) Mariagrazia Bertarini Classici 14. Buon Natale! (p.48) Stampato maiuscolo e minuscolo Maria Giuliana Saletta Storie per crescere - con attività di bricolage per il Natale 15. Un tipo speciale (p.64) Alessia Zucchi Storie per crescere 16. Una tartaruga extra large (p.48) Stampato maiuscolo Fulvia Degl’Innocenti Storie per crescere 17. Il topino che voleva leggere (p.48) Stampato maiuscolo Giorgia Cozza Storie per crescere 18. Voglio un cane! (p.48) Stampato maiuscolo Roberto Monti Storie per crescere 19. Fiabe Classiche (p.64) Stampato maiuscolo e minuscolo Mariagrazia Bertarini, Valentina Falanga Classici
20. Il gufetto che voleva contare (p.48) Stampato maiuscolo Giorgia Cozza Storie per crescere 21. Vestiti a pennello (p.48) Stampato maiuscolo Roberto Monti Storie per crescere 22. Una famiglia strana (p.48) Stampato maiuscolo Francesco Matteuzzi Storie per crescere
1. Viaggio al centro della Terra (p.128) Gianluca Agnello Classici 2. Dieci milioni di giorni fa (p.128) Giorgio Di Vita La macchina del tempo 3. Pizza, pidocchi e un genio nell’astuccio (p.96) Maria Vago Storie per crescere 4. In diretta dalla savana (p.128) Annalisa Molaschi Storie per crescere 5. Tre sirene e un pirata (p.96) Elisa Prati Cartoline dal mare 6. Alla ricerca della memoria perduta (p.128) con Audio CD Giancarlo Oliani Musiche di Paolo Iotti Artè - storia con copione per recite 7. Storie con i fiocchi (p.112) M. Bertarini, M. Martini Raccasi, D. Mecenero, M. Vago, G. Di Vita Storie per crescere - con attività di bricolage per il Natale
23. La panchina degli amici (p.48) Mirko Montini Storie per crescere 24. Il Divoratutto (p.48) Federica Nuccio, Roberta Vottero Storie per crescere
Serie gialla
8. Tanti auguri! (p.112) Maria Vago Storie per crescere 9. Un regalo dal bosco (p. 64) Maria Giuliana Saletta Storie per crescere 10. Che spasso la montagna! (p.112) Annamaria Parravicini Cartoline dalla montagna 11. Il risveglio della mummia (p.64) Con caratteri ad alta leggibilità Audio disponibile sul sito Mariagrazia Bertarini Storie per crescere 12. Storie dalla preistoria (p.112) Maria Vago La macchina del tempo 13. Il libro della giungla (p.112) Elisa Prati Classici
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Capitolo 1
14. Gulliver a Lilliput (p.96) Con caratteri ad alta leggibilità Audio disponibile sul sito Gianluca Agnello Classici 15. Il giornalino di Luca (p.96) Francesco Matteuzzi Storie per crescere 16. Emergenza lombrichi (p.80) Laura Novello Storie per crescere 17. Fiabe al rovescio (p.96) Alessia Faltoni Storie per crescere 18. Ma quanto sei cresciuto? (p.112) Francesco Matteuzzi, Andrea Antonazzo La macchina del tempo 19. Torno Topodomani (p.80) Carmine Spera Storie per crescere 20. Robin Hood (p.80) Francesco Matteuzzi Classici
1. Sissi e il concorso di Miss Nuvolabuia (p.144) Mariagrazia Bertarini Storie per crescere 2. Re Artù, il cuore e la spada (p.144) Analisa Casali Classici 3. Lo SmontaBulli (p.128) anche con DVD Diego Mecenero Storie per crescere
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21. Storie Sconclusionate (p.96) Con caratteri ad alta leggibilità Audio disponibile sul sito Gianfranco Liori Alberto Melis Storie per crescere 22. Storie Classiche (p.80) Mariagrazia Bertarini, Valentina Falanga Classici 23. Il mondo perduto (p.128) Gianluca Agnello, Valentina Falanga Classici 24. La forchetta volante (p.112) Tiziana Bruno Storie per crescere 25. Scuola di mostri (p.96) Francesco Matteuzzi, Andrea Antonazzo Storie per crescere 26. Leonardo (p.96) Elisa Prati La macchina del tempo 27. Andrea (p.96) Maria Giuliana Saletta Storie per crescere 28. La cometa (p.112) Roberto Melchiorre La macchina del tempo
Serie arancione
4. TomTom e il Re Scorpione (p.144) Mauro Martini Raccasi La macchina del tempo
Viaggio al centro della terra
5. Venet, vidi, bici (p.144) Luca Cognolato Cartoline dal Veneto 6. Amore e Psiche (p.112) con Audio CD Giorgio Di Vita Musiche di Paolo Iotti Artè - storia con copione per recite 7. Alè-oo! La vittoria più bella (p.112) anche con DVD Mauro Colombo Storie per crescere 8. TomTom e i predoni Vichinghi (p.144) Mauro Martini Raccasi La macchina del tempo 9. I viaggi di Ulisse (p.144) Gianluca Agnello Classici 10. L’isola del tesoro (p.128) Claudio Riva Classici 11. Il segreto di Nicola (p.144) Giorgio Di Vita Cartoline dalla Sicilia 12. Il mistero del tortellino mannaro (p.128) Mauro Martini Raccasi Cartoline dall’Emilia Romagna 13. Zanna Bianca (p.128) Gianluca Agnello Classici 14. Mai più! (p.96) M. Maggi, F. Matteuzzi, M. Bertarini, M.G. Saletta Racconti per non dimenticare 15. A tutto sport! (p.144) M.Colombo, S. Colombo, G. Caldara Storie per crescere
16. Tre spie per un imperatore (p.144) Francesco Matteuzzi La macchina del tempo 17. Tutti a bordo! (p.144) Analisa Casali Cartoline dalla Sardegna 18. Il segreto del mantello blu (p.112) Diego Mecenero Cartoline dalle Marche 19. Le frittelle di Pericle (p.128) Roberto Melchiorre La macchina del tempo 20. Renzo e Lucia (p.128) Valentina Falanga Classici 21. Il tesoro del castello (p.112) Micaela Di Trani Cartoline dalla Puglia 22. Che bello un mondo diritto! (p.128) Con caratteri ad alta leggibilità Audio disponibile sul sito Matilde Guastaferro Storie per crescere 23. L’avventuroso Enea (p.144) Gianluca Agnello Classici 24. Il Corsaro Nero (p.128) Laura Novello Classici 25. Canto di Natale (p.128) Valentina Falanga Classici 26. Il furioso Achille (p.144) Gianluca Agnello Classici 27. Il diario di Anna Frank (p.160) Maria Giuliana Saletta Racconti per non dimenticare
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28. Vacanze toscane (p.112) Monica Baccelli Cartoline dalla Toscana 29. Frankenstein (p.128) Roberto Melchiorre Classici 30. Non parlo più (p.80) Con caratteri ad alta leggibilità Audio disponibile sul sito Sabrina Mengoni Storie per crescere
1. 150 candeline (p.112) Mariagrazia Bertarini L’unità d’Italia 2. Il mondo a cinque cerchi (p.112) Mariagrazia Bertarini Le Olimpiadi 3. Abbasso lo spreco! (p.112) Maria Vago Lo spreco alimentare
31. Il segreto del faraone (p.144) Mariagrazia Bertarini Storie per crescere 32. Il mistero del Topkapi (p.144) Mariagrazia Bertarini Storie per crescere 33. Alla scuola del mare (p.144) Maria Vago La macchina del tempo
Serie oro
4. INforma ragazzi (p.112) Francesco Matteuzzi Roberto Melchiorre Sport e vita sana
1. Ventimila leghe sotto i mari (p.160) Mauro Martini Raccasi Classici 2. Sherlock Holmes (p.160) Mauro Martini Raccasi Classici 3. Il gatto della tramvia (p.144) Elisa Prati Storie per crescere 4. Carlo Urbani – Una vita per gli altri (p.112) Ilenia Severini Storie per crescere
Serie rossa
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