PreText
Elena Valli Orso
288115
pretext /ˈpriːtɛkst/ noun noun: pretext; plural noun: pretexts a reason given in justification of a course of action that is not the real reason.
Pretesto. Pretext. Pre-Text. Dietro un Pretesto si nasconde sempre una vera ragione. Il Pretesto porta una maschera, quella derivata dall’ornamento latino che ne costruisce la sua etimologia. Copre e occulta, si insinua nelle azioni come escamotage, come “scusa per”. Quando iniziamo a prestarne attenzione tutto diventa Pretesto. Il portfolio si compone di tre parti: PreText, Dizionario e REVERSO. PreText si compone come raccolta scelta di progetti, elaborati grafici e testi prodotti durante questi ultimi tre anni. La scelta è stata mediata da autocritica e preferenza personale, tenendo in considerazione la progressione o regressione progettuale. Il Dizionario accompagna i progetti, scorre nella fascia sinistra di alcune pagine; è posto in un livello separato di lettura. Le definizioni assegnate alle parole scelte sono spesso insolite, a volte incomprensibili. Niente però è lasciato al caso: le note sono a pagina 160. REVERSO ha uno sviluppo trasversale. Si presenta come una sorta di rivista e raccoglie quelli che sono alcuni dei progetti personali e non curricolari di questi ultimi anni.
A A
È la vocale fondamentale, aperta anteriore, pronuncia con la massima apertura delle labbra e la lingua in posizione di assoluto riposo A1 Nel linguaggio comune e figurato, simbolo di ‘principio’, come Z, ultima lettera, di ‘fine’ A2 Prefisso Maiusc. per formati di carta
Abitare
Da Habere, intervenire temporaneamente o permanentemente sull’ambiente al fine di creare protezione. Luogo di identità personale, dove ci prendiamo cura, e luogo delle relazioni
Abitare1
Solo l’uomo abita il mondo, non gli dei, non gli animali, allora Possiamo forse “abitare” vie e soglie, ponti, passaggi, distanze? È concepibile abitare… l’Aperto?
Abolire
Abrogare con disposizione di autorità
Abusivo
Illecitamente e affascinantemente esistente contro il diritto comune
Accademia
Se ci rifacessimo all’originale, sarebbe un bel giardino, da frequentare dopo le vacanze, con un’elite di pensanti e pensatori
Alternativo
Che è adatto a sostituirne un’altro (genericamente) Che si avvicenda in un senso e quello opposto (parlando di moto)
Analogia
Somiglianza. Non potrai mai vedere ciò che penso ma, se il linguaggio me lo permette, puoi avvicinartici
Ando
Tadao, 1941 Osaka, Pugile professionista
Anonimo
Come rappresentazione pittorica di un concetto, senza necessità di firma, riconoscimento
Anti-
Evidente scissione tra linguaggio Greco e Latino: “contro” o “davanti”
Archeologia
Lo scavo è professione. Le scienze dell’antichità sono un ottimo
4
PRETEXT Padiglione S. Giorgio
6-21
A Mano
23-30
Carnets
31-37
Benesse Museum
39-48
Archipelago
+ PLAY! The monumental game
Materia
51-81 82-93 96-98
Atelier Forni-Cerato Posate le Armi, Resistenza NON-Violenta
100-111 113-126
155-157 147-153 131-143
REVERSO 5
N.3
GRAFICA
N.2
MODA
N.1
FOTOGRAFIA
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Questo progetto nasce da una linea. Studio, Idea e Realizzazione sono i suoi processi. Prima di tutto, è fondamentale studiare Venezia, comprenderla nel modo più profondo possibile, vedere in prima persona, osservare ed elaborare tutto ciò che una città singolare come questa può riservarci. Il nostro sguardo non è abbastanza; proprio come l’isola di San Giorgio deve essere vista dal vaporetto, dai piedi della facciata della Chiesa del Palladio e dalla cima del campanile, allo stesso modo, non possiamo accontentarci di un singolo punto di vista. Per questo è necessario capire il modo di vedere di altri, in particolare dei maestri, che hanno fatto del loro modo di vedere le cose un linguaggio architettonico. L’idea nasce come impeto. Spesso incontrollato, ci prende in giro. Crediamo ingenuamente che derivi dal nulla, ma spesso il disegno stesso, rivela che è, inevitabilmente, il secondo processo della linea, quello che viene dopo lo studio. L’osservazione porta all’interesse, l’interesse allo studio, lo studio all’elaborazione, l’elaborazione all’idea. Tutto è connesso e così è nel progetto. Il primo punto di connessione deriva dal contesto: San Giorgio è un microcosmo di Venezia, sotto il dominio di una chiesa palladiana. Le forme di San Giorgio Maggiore non sono casuali, le tre navate iniziali sono spazialmente il corpo principale della chiesa, ma indicano chiaramente, accompagnate dalla navata centrale, una direzione e un punto di arrivo: l’abside. Allo stesso modo le proporzioni di spazi e volumi non sono lasciati al caso. Non abbiamo visto altre possibilità che l’inclusione di questi elementi nel padiglione. Il secondo riferimento è chiaramente Sverre Fehn. The Norrkoping House (per l’uso della luce e per lo spazio centrale attorno al quale si articolano i percorsi), The Eternitt House (per l’estrema forma longitudinale), Il padiglione dei paesi nordici della Biennale di Venezia (a causa della stretta relazione tra l’architettura e l’elemento naturale) sono stati i pilastri della forma e l’articolazione del progetto. Qui, inevitabilmente, l’articolazione ci porta alla materialità. Dall’idea, passiamo al progetto, come realizzazione fisica. La maquette mostra come, nel contesto, il progetto si presenti e comunichi con coloro che vivono e/o vivono in esso. Il padiglione, se spostato a pochi metri di distanza, non sarebbe lo stesso padiglione, il progetto se privato di uno dei suoi elementi chiave non potrebbe più essere considerato organico. 8
1 2 ° 2 0 ’ 3 9 . 2 ” E
PADIGLIONE S. GIORGIO
4 5 ° 2 5 ’4 5 .0 ” N
2017/18 VE
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padiglione dei paesi nordici della Biennale, in particolare per il ruolo della natura come parte dell’nterno, come elemento portante. Ogni edificio studiato, appreso e compreso, sarà presente nel progetto finale. Il progetto prende forma. Lo studio della pavimentazione e dei materiali segue l’articolazione dello spazio esterno, pensato come proseguimento della linea gialla. Questa si insinua nella casa, partendo dall’acqua e disegnando un pontile, scavando il giardino interno e proseguendo tra piattaforme per l’esposizione non coperta.
“I once made a house which everybody claimed was inspired by Palladio. To be honest, Palladio was not in my mind at that time. But later, I met him. By seeing the plan of my house, he said to me: ” You know, Rotunda was a joke… at that time we lost the horizon as a mystery. It was a shock for all of us when we realized that the world was a globe, it was measurable.” So I made the earth a labyrinth with a single house of four fronts. When you leave the house facing west and walk around the world, you come back to face the same front. “
Le scelte grafiche nella rappresentazione seguono inevitabilmente la metafora della linea gialla. Le tavole si costruiscono come un continuum, come se la linea stessa ci accompagnasse in un percorso chiaro, ma articolato. È un progresso cronologico, che incontra il contesto, i riferimenti e l’evoluzione spaziale. Il tutto è pensato per far percepire visivamente un progresso progettuale e mentale che porta alla realizzazione finale sottoforma di materia, di maquette.
Sverre Fehn, The poetry of the straight line
Sverre Fehn nel 1963 disegna Villa Norrkoping, ricordando in pianta e volumi la celebre “rotonda” del Palladio. Nella citazione di sinistra mostra uno sguardo visionario e concettuale con cui osserva la villa da cui prende spunto; evidenzia la sensazione di spaesamento che da “l’eccesso” di simmetricità, una sorta di labirinto. È così che la disegna, così come la percepisce la Rotonda la studia, la vede come la perdita dell’orizzone, come la scoperta della sfericità della terra. Questo modo di osservare si è adattato esattamente a ciò che avrei voluto creare nel mio progetto: un ragionamento concettuale che prende forma citando un elemento palladiano.
L’interno del padiglione segue la linea gialla in movimento. Nulla si chiude definitivamente, tutto è fluido. Non ci sono percorsi prefissati o passaggi obbligati. Il tavolo interrato centrale, come proiezione del livello più alto in prospetto, è centro di confronto e discussione per artisti. Il resto dell’interno gira attoro a questo centro, illimitatamente. I pannelli, in legno e carta di riso, filtrano lo spazio e guidano verso le piattaforme esterne. All’interno, proprio come nel padiglione dei paesi nordici di Sverre Fehn, la natura patecipa all’architettura; gli alberi si comportano come colonne, il tentativo è proprio quello di non percepire il passaggio da esterno a interno e viceversa.
Il primo passo fondamentale nella stesura del primo disegno, è stato condizionato profondamente dalla visita in situ alla chiesa di S. Giorgio. Il padiglione inizia ad articolarsi nello spazio proprio come una sorta di emulazione, traduzione contemporanea dei rapporti geometrici planimetrici della chiesa. È chiaro, poi, come lo studio della casa in Eternitt, mai realizzata ma disegnata da Sverre Fehn, sia stato sicuramente indispensabile per ideare il primo disegno. La linearità e lo sviluppo longitudinale saranno una costante nel percorso progettuale e di cambiamento, come l’idea concettuale e geometrica delle linee guida riprese dalla pianta del Palladio a San Giorgio. Quest’ultimo approccio è una citazione di quello di Sverre Fehn per quanto riguarda la Norrkoping House. L’ultimo edificio che verrà preso in considerazione sarà, come mostrato nelle Tavole, il 10
pretesto per cercare il centro della terra
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Archi-
Dal greco “essere a capo”, indica principio, primato, comando, o primitivo, primario. Sarebbe ancora più facile parlare di Arché, come principio primo di Anassimandro, e sostanza originaria di tutte le cose e a cui tutte le cose tornano; se per gli antichi erano elementi naturali, noi lo associamo inevitabilmente alla parola “architettura” o perché non alla più nobile delle figure: l’architetto. Sembra quasi che l’architetto non abbia dio all’infuori di se stesso
Arrogante
Che si attribuisce ciò che non è propriamente suo, anche un figlio Arti Quando per la prima volta ho stirato con mia nonna mi ha detto “impara l’arte e mettila da parte”
Atelier
Atelier TVO
Autentico
Vans Authentic, modello iconico, tra i più venduti al mondo, disegnato nel 1966 come “scarpa da barca” in tela
Pianta S. Giorgio, Palladio
Autentico1
Genuino, che non è falso né falsificato, porta un’idea di sicurezza in sé eppure stiamo parlando di morte e angoscia.
Autogestione
“Il capitalismo ha distruito tutto, l’arma più potente contro il capitalismo è l’autogestione”
B
Schema delle linee guida per la nuova pianta
Bagno
“I progetti fatti bene hanno sempre bagni fatti bene”
Ballatoio
“Ho passato qualche ora ad osservare […] il moto degli abitanti nella mia casa […] la gente era a nord tutta sui ballatoi davanti a ogni porta, con sedie a sdraio e sgabelli, per partecipare da attori e da spettatori al teatro di loro stessi e della strada”
Banale
Convenzionale, normale, estremamente pericoloso
Banalità
“im rahmen der pläne des hochkommissariats des reiches zur festigung des germanismus mus-
Studio della luce in relazione alla copertura
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ste ich den transport nach Berlin planen, das war mein auftrag […] im Rahmen meiner Verantwortung musste ich natürlich meine Aufgabe erfüllen”
Bastione
San Marco a Treviso
Bello
Ogni scarraffone è bell’a mamma sua
Brutto
Il Buono, il Brutto e il Cattivo
Brutto1
Il brutto è attraente, il brutto è emozionante, magari perchè è una novità
Brise Soleil
Setti in cemento armato integrati nella struttura stessa dell’edificio
Brutalismo
Se via Dante, o meglio Orefici, proseguisse, si potrebbe dire che il Castello Sforzesco guarda una torre medievale degli anni ‘50
Brutalismo1
In graphic design language is a naked HTML site with blue links and monochromatic Monospace text
C CAD
“potete scegliere se essere a capo dello studio o fare le caddiste. Solitamente chi non dorme la notte è il primo”
Cantiere
25 kg di cemento in cantiere costano 5 euro, a volte niente
Caos
condizione/i iniziale/i per cui possono verificarsi conseguenze estremamente differenti
Capitalismo
vedi Autogestione
Carattere
In psicologia, ciò che è determinato da Temperamento e ambiente sociale. Sembra inaccettabile, eppure c’è chi sostiene che esiste sicuramente qualcun altro che ha esattamente lo stesso nostro carattere
Città
campo nomade su scala planetaria che a volte cammina su otto gambe; idealmente ce ne sono dodici tipi
Cliché
l’industria e il macchinismo possono si danneggiare lo spirito, ma questo dipende soltanto dal loro
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cattivo uso
Climax
Illustrazione del culmine
Collasso
Momento in cui viene meno la resistenza delle forze esterne
Comodità
La direttrice creativa di Vogue Japan è stata calpestata dai Teva in passerella
Conversazioni
Ennesimo pretesto per parlare di architettura
Costruzione
ogni costruzione è una costruzione solo quando la fusione degli elementi può essere razionalmente giustificata
D Decisione
vedi “Progetto”
Degrado
Il degrado, o degradazione, di un materiale indica le modifiche da questo subite che determinano un suo peggioramento sotto il profilo conservativo e si distingue dall’alterazione che, viceversa, non compromette la conservazione dell’opera
Demolizione
Caduta di Cristoforo Colombo nel 2020
Desiderio
il più amico degli uomini
Dicotomia
metodo per determinare numericamente una soluzione di un’equazione in un’incognita f(x)=0, con f funzione continua in un intervallo [a, b] tale che f(a) e f(b) siano di segno discorde
Dinamica
1/200-1/60-1/30
Domus
“Ora questo che io faccio, verrà fuori sulla domus, e sarà a portata di tutti, in tutto il mondo, perché stampata in cinque lingue”
E Eccezione
le eccezioni non confermano regole, semmai le smentiscono
Edificio
In francese suona come “abbatti-
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mento” e significa Nave
Ego
Pronome personale, privo di qualsiasi definizione concreta ed esaustiva
Elite
Gruppo eletto, scelto, di cui desideriamo fare parte vedi “desiderio”
Empirismo
“Credo solo a ciò che vedo, come San Tommaso”
Epoche
Beneficio del dubbio
Eternità
“Nulla si edifica sulla roccia, tutto sulla sabbia, ma è nostro dovere edificare sulla sabbia come se fosse roccia”
Extrude
Rhino command
F Fabbrica
Uno degli spazi architettonici più interessanti da quando si è dimostrato fossero i templi della modernità
Facciata
Elemento ossessivo Fuck Facade! Baptismus
Falso
Falsa luce, che si riflette sugli oggetti in modo tale da renderne difficile l’esatta percezione dei colori o l’individuazione dei contorni
Falso1
falso derivato
Falso2
muro in falso
Frammento
Uno dei tanti Piranesiani, che proprio per definizione sono e rimangono separati tra loro, rendendone impossibile la ricomposizione dell’unità originaria
Funzione
Relazione tra due insiemi, chiamati dominio e codominio della funzione, che associa a ogni elemento del dominio uno e un solo elemento del codominio
Futuro
Pretesto per costruire il futuro è l’utopia
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TECH. Le scelte relative alle tecnologie seguono il progetto. Il padiglione nasce come spazio espositivo, sfondo ma anche luogo di percezione artistica. L’esterno e l’interno si fondono per creare un continuum tra contesto e nuovo intervento. Questo porta a scelte costruttive che si adattano alla rigorosità progettuale e alla fluidità spaziale.
ZINTEK® Per la copertura eravamo indecise se riprendere il calcestruzzo, in linea con le pareti, o cambiare ed utilizzare un altro materiale che sottolineasse la copertura e che rendesse più caraterristica l’architettura. Abbiamo così deciso di creare un tetto in lamiera zincata affidandoci a Zintek poichè il suo laminato in zinco-titanio si pone ai massimi vertici per: rispetto ambientale, economicità rispetto ai metalli non ferrosi utilizzati in analoghe applicazioni ed assenza di manutenzione, garantendo una lunghissima durata nel tempo. Le sue caratteristiche chimico-fisiche consentono un’ottima lavorabilità e la sua resistenza alla corrosione atmosferica consente l’abbattimento dei costi di manutenzione. La sua elevata malleabilità e lavorabilità non acconsentono così solo la perfetta aderenza a qualsiasi profilo architettonico, ma si prestano anche ad una moltitudine di tecniche di posa, per diverse soluzioni applicative, rendendo questo laminato industriale un prodotto artigianale, perché una volta posato conferisce unicità all’edificio proprio grazie alla manualità del posatore. Nel nostro caso le doghe e le scandole conferiscono geometrie originali che valorizzano l’architettura dell’edificio. Siamo quindi libere di articolare o disarticolare i volumi utilizzando un unico materiale andando a sottolineare i dettagli degli infissi e valorizzando le superfici di facciata. Inoltre la facile lavorazione di questo materiale ci ha permesso di risolvere il problema della caduta dell’acqua, evitandoci di insierire delle gronde, poichè, creando una sottile pendenza, in caso di pioggia, semplicemente scende lungo le pareti di calcestruzzo. MISAPOR ™ Per quando riguarda i muri abbiamo deciso di utilizzare un calcestruzzo isolante e di conseguenza la nostra scelta è ricaduta su MISAPOR, poichè il MISAPOR in esso contenuto espleta la funzione di isolamento termico quindi senza la necessità di provvedere ad un ulteriore isolamento, consentendo la costruzione monolitica. Nel nostro progetto, che ha necessità modeste in termini di isolamento termico, rappresenta la soluzione ideale per pareti costituite da un unico materiale. Le molteplici possibilità di allestire la superficie garantisce che le massime esigenze estetiche vengano soddisfatte. L’utilizzo monolitico senza ulteriore materiale isolante soddisfa anche gli spessori delle nostre pareti. In particolare ciò che ci ha spinto a scegliere il calcestruzzo MISAPOR è dovuto dal fatto che è portante da un’unica gettata e permette un clima molto piacevole degli interni grazie alla permeabilità e l’assenza di condensa (nessun ponte termico), di conseguenza al contesto in cui ci troviamo. EBE 65 Secco® L’esigenza del nostro progetto ci ha portato a scegliere per gli infissi l’azienda Secco Sistemi perchè ci garantiva una resistenza ma nello stesso tempo un’accuratezza estetica unica e coerente con il nostro progetto. Tra i vari infissi della famiglia Secco alla fine abbiamo deciso di utilizzare EBE 65. In particolare la nostra scelta è dovuta al fatto che ci serviva un infisso capace di coprire grandi altezze e grandi luci pur mantenendo un profilo sottile e non invadente. Offre così un sistema che è quindi in grado di soddisfare le esigenze più audaci del progetto: dimensioni grandi, disposizioni articolate e diversificate, garantendo i massimi livelli di prestazioni termica e di isolamento acustico, acqua dell’aria, di conseguenza al contesto in cui ci troviamo, tenuta del carico del vento e sicurezza antifurto. L’azienda permette di scegliere tra quattro tipi di metalli selezionati: acciaio galvanizzato, acciaio corten, acciaio inossidabile e ottone. Abbiamo deciso così che l’acciaio inossidabile fosse il più adatto, non solo perchè era coerente con la copertura ma anche perchè creava un bel prospetto assieme al calcestruzzo utilizzato per i muri.
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A Mano
Carnets
G Gabbia
L’indifferenza generale si è materializzata in una Gabbia. Ci stiamo drammaticamente rassegnando all’impoverimento culturale e politico della nostra disciplina
Genio
La capacità che include talento naturale e inventività culturale in grado di introdurre nella sua opera l’ingrediente imponderabile, casuale, ignoto persino a lui stesso, che la fa essere bella
Geometria
Traduzione antropocentrica e semplificata del mondo
Geometria Descrittiva
Scienza che permette, attraverso determinate costruzioni geometriche, di rappresentare in modo inequivocabile, su uno o più piani, oggetti bidimensionali e tridimensionali
Gesso
Uno di acqua, due di gesso
Gioco
The Sims è uno dei motivi per cui quelli nati negli anni 90 hanno scelto di studiare architettura a 12 anni
Gioco1
Esercizio, singolo o collettivo, cui si dedichino per ritemprare le energie fisiche e spirituali
Gioco2
In un ambiente dove i bisogni dell’uomo sono già soddisfatti in partenza, l’aggressività è sublimata e la vita si fa dinamica, in un’architettura che ha come fondamenta il principio di disorientamento, che favorisce il gioco, l’avventura, l’incontro e lo scambio creativo
Grafica
Il metodo di comunicazione sociale più potente, dà forma alle metafore con immagini
Grattacielo
Una stereometria che può venire mascherata o meno; interessa molto qualcosa che sale e salendo modifica se stesso. Ma non modifica la sua immagine, modifica invece l’immagine di una città
Griglia
Modello architettonico per l’urbanizzazione totale
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L’isola di Naoshima, in Giappone, è una concentrazione di poli culturali. Uno di questi è il Benesse Museum, progettato da Tadao Ando, inaugurato nel 1992, conosciuto per il paesaggio suggestivo a cui si affaccia, e in particolare per le esposizioni fotografiche che ospita. Il progetto è prima rappresentativo e conseguentemente grafico. La costruzione non avviene materialmente, ma piuttosto sulla carta. Le scelte rappresentative sono linguaggio e presa di posizione al contempo, assonometria e prospettiva comunicano e simboleggiano culturalmente concetti e valori spesso opposti. La scelta grafica è impattante, attraente e nasconde in sé messaggi, non criptici ma senza dubbio selettivi. Koichi Sato è complice nella scelta di colori e inquadramento generale.
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1 3 3 ° 5 9 ’ 2 5 . 8 ” E
BENESSE MUSEUM
3 4° 2 6 ’4 5 . 3 ” N
2018/20 JA
41
42
43
44
45
46
47
48
49
50
Partendo dal presupposto che Urbino sia un Archipelago, si deve necessariamente considerare che ogni isola che lo compone, oltre a un carattere definibile secondo parametri sociali e morfologici, abbia un porto. Il porto è il punto più critico, nel rapporo “acqua”-terra in relazione al cambiamento materico (nel nostro caso sarebbe costruito-naturale), e inoltre come punto di approdo e di relazione indiretta con le altre isole. Il progetto è il porto dell’isola del cimitero, la più introversa tra le autonomie, prende forma proprio come approdo, diretta connessione con contesto e isole, e sotto San Bernardino instaura una fisica e concettuale corrispondenza con l’arcipelago. Si articola in quattro principali elementi: Spiaggia nera (parcheggio), Tunnel (corridoio voltato), Corte (interrata), Podio (terrazzo e spazio aperto sottostante la chiesa). “Il paesaggio naturale di Urbino, con le sue coltivazioni, non è più sfondo stabile a cui ancorarsi ma piuttosto tessuto di apparente precarietà, che può essere definitivamente sconvolto.”
Leonardo Benevolo, Urbino.
E se il paesaggio collinare indeterminato diventasse un mare?
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1 2 ° 3 8 ’4 2 .7 ” E
ARCHIPELAGO
4 3 ° 4 3 ’4 9 . 9 ” N
2018/19 U
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H Habitat
“Is concerned with the particular house in the particular type of community”
Hotel
Overlook
I Idea
Default Mode Network + Executive Control Network + Salience Network
Identità
uguaglianza tra due espressioni nelle quali intervengono una o più variabili, la quale è vera per tutti i valori che si possono attribuire alle variabili stesse, con il solo vincolo di rendere sensate le espressioni
Immagine
la figura risultante dall’insieme dei punti nei quali si incontrano i raggi provenienti dai corrispondenti punti di un oggetto luminoso, una volta riflessi o rifratti da uno strumento ottico
Immagine1
figura riproducente un dato oggetto che si forma sull’emulsione sensibile di una pellicola, lastra o carta fotografica, prima latente e poi, dopo lo sviluppo, visibile; anche, la fotografia stessa
Immagine2
elemento associato, mediante un’applicazione, ad un altro elemento
Ipertesto
Più si legge, più ci si rende conto che, più che pretesto questo è ipertesto
Ironia
In alcune di queste definizioni si nasconde dell’ironia
Isola
“La riva delle isole sconosciute è quella più remota e qurlla che ci chiama più inesorabilmente
L Labirinto
Scrittore argentino a San Giorgio
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Il piano regolatore di Giancarlo De Carlo teneva conto della multidimensionalità della città di Urbino e soprattutto del suo singolare rapporto con il tessuto naturale. Attraverso l’attento studio della morfologia dell’area, che include non solamente il centro storico, ma anche il paesaggio percettbile, il piano si sviluppa come una lettura e decifrazione del sistema di relazioni tra costruito e naturale, e inoltre come atteggiamento esemplare che vede come riferimento gli architetti di Federico Da Montefeltro. De Carlo stesso, nell’intervista con Pierluigi Nicolin per Lotus Booklet, afferma, però, quanto l’equilibrio tra edificato e paesaggio abbia subito pericolose incrinature di conseguenza a uno sviluppo artificiale non sufficientemente mediato e consapevole e inoltre non strettamente connesso con il naturale. L’edificato ora si comporta come un insieme di sistemi isolati, delle città-isole che presentano dei confini ben riconoscibili, come se il paesaggio si fosse trasformato in mare. È estremamente evidente come questo sviluppo abbia limitato non solamente il rapporto di Urbino col contesto, ma anche di alcuni elementi che mettevano in relazione la città con ciò che la circonda. 55
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maggiore, proprio alle spalle del padiglione S. Giorgio
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Linea
Ispira poesia
Linea1
“We go out, the space is vast. We walk beside each other. We want to talk. But what each one relates, the other already knows. For from the beginning, blotted out, forgotten, it has been the same adventure. And in our dreams, we meet. We love, we complete each other. But no one ever journeys farther than into himself or another”
Logico := Luce
390-700 nm 300.000 Km/sec in un anno percorre 9mila 500 miliardi di km
M Macchina
Per esperienza personale, posso affermare quasi con certezza, che se chiedessi a un’aula intera dello IUAV, qual è la macchina più bella, mi si risponderebbe “il defender”
Macchina1
Vedi “Struttura”
Mappa
Panno, per lo più di lino, usato come biancheria da tavola o nell’abbigliamento femminile
Materia
Ciò che non si può toccare con mano, ma che è dotata di grande massa unitaria. Detta anche “massa mancante” è quella che circonda le stelle
Memoria
Traccia più o meno completa e duratura degli stimoli esterni, e non, sperimentati, e non, e delle relative risposte
Metafora
Mezzo di trasporto concettuale, progettuale, costruttivo. Implica per definizione un “trasporto”
Metropolis
Tra sei anni esatti, le divisioni classiste continueranno ad accentuarsi e ci troveremo a fare le lancette all’orologio di una fabbrica
Arcipèlago Dal greco archè (ἀρχή) primato e pèlagos (πελαγος) mare; Aggruppamento di isole abbastanza vicine tra loro e spesso con caratteristiche morfologiche affini.
Mare Il mare è fecondo in quanto grembo di isole, non è, quindi astrattamento separato dalla terra. Ogni solco nel terreno, accompagnato dal movimento ondulatorio del paesaggio, portano a una sensazione di precarietà, movimento lento ma continuo tipico di un mare vasto. L’arcipelago presupppone il viaggio, un esplorazione che vada oltre il confine di ciò che noi custodiamo gelosamente.
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Monumento
“elemento primario di tipo particolare”
Monumento1
“La monumentalità in architettura si può inten-dere come una qualità, una qualità spirituale che rende esplicito il carattere eterno della costruzione”
N Normale
“Terme très équivoque et prêtant beaucoup à la confusion : car tantôt il désigne un fait, possible à constater scientifiquement, et tantôt une valeur attribuée à ce fait par celui qui parle, en vertu d’un jugement d’appréciation qu’il prend à son compte. Le passage d’un sens à l’autre est fréquent dans les discussions philosophiques”
O Occhio
Lampada del corpo
Opposto
In N nessun numero diverso da 0 ha l’opposto; ogni numero ha invece il proprio opposto in Z, Q, R, C. In ciascuno di questi insiemi numerici fondamentali il numero 0 è opposto di sé stesso
Ordine
Che mostra disposizione metodica, dichiaratamente di una logica condivisibile
Ostacolo
Il letto, la dimensione onirica, si pone come ostacolo fisicamente, ma accompagna in una delle sfilate più interessanti degli ultimi anni
P Panoptikon
“un nuovo modo per ottenere potere mentale sulla mente, in maniera e quantità mai vista prima”
Panoptikon1
“The iconographic deterrence of the old is left intact, saving the new the embarrassment of
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IN SUPERFICIE
EDIFICATO indiscutibilmente il primo parametro di distinzione tra isole e mare, tra città e paesaggio. Talvolta costretto dalle mura, talvolta isolato, talvolta stupido agglomerato, ma sempre in ogni caso fortemente legato a paesaggio e terreno.
VERDE PRIVATO è totalmente e volontariamente separato dalla terra e dal limbo del verde pubblico. Deliberatamente ordinato, dichiara l’inutile desiderio di supremazia dell’uomo sul paesaggio.
VERDE PUBBLICO più dolce, più calmo, è il contatto tra isole e mare attraverso l’elemento del verde pubblico. con il calare del sole viene inghiottito dal paesaggio “marino”: è il momento in cui si alza la marea.
NEGLI ABISSI
SELVA nasce e cresce incontrollata. Sottostà alle legi della natura e non dell’uomo, non rispetta un ordine se non quello del suo stesso ecosistema. In balia dell’indeterminato, la selva si alza sulle colline come le onde del mare, si infrange sulle isole e speso è l’unico punto di contatto tra sicuro e incerto, tra finito e infinito.
VERDE COLTIVATO la trama dei campi crea una distesa fitta e apparentemente in continuo cambiamento. è allo stesso tempo infinita, indeterminata (mare) e madre di mondi nascosti (abissi).
TERRENO Urbino si trova a 425 metri sopra il livello del mare. L’andamento del terreno, individuato dalle isoipse, è la prima, se non la più evidente ragione, per cui ad Urbino è nato un arcipelago.
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B AT H YG R A P H I CA
batigràfico [bati -grafico] Curve nell’oceanologia, attinente alla batigrafia (alla rappresentazione cartografica delle profondità marine e oceaniche), che forma il diagramma ottenuto riportando, in un riferimento cartesiano, in ordinate la profondità marina e in ascisse l’area, oppure la percentuale di area, della superficie del fondo giacente al di sopra di quella profondità.
Ci è impossibile dire di poter conoscere il mare se non ne esploriamo i suoi abissi. Non è tanto monotonia quella del paesaggio agricolo di Urbino, ma piuttosto altalenante, spesso ipnotizzante. Smarrirsi tra le colline, soprattutto tra le quote più basse, negli abissi più profondi, quando le isole non sono più all’orizzonte, è letteralmente naufragare.
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P I N E T A N E
43° 12°
44’ 38’
ο ἰ κ ί α I S O L A B I A N C A
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09.73” 02.29”
οἶκος Il termine òikos (in greco antico: οἶκος, al plurale οἶκοι) significa famiglia o casa. Un oikos era l’unità di base della società, nella maggior parte della città-stato greche. Oikos viene usato nella moderna sociologia per descrivere gruppi sociali. Si possono conoscere diverse decine o centinaia di persone, ma il tempo ad essi dedicato è estremamente limitato: solo quelli con cui si hanno relazioni durature si può dire facciano parte di un oikos . Ogni individuo ha un gruppo primario che comprende i parenti e gli amici che si relazionano all’individuo attraverso il lavoro, la ricreazione, gli hobby, o per essere vicini. I moderni oikos, tuttavia, comprendono persone che condividono una sorta di interazione sociale, sia attraverso la conversazione o la semplice relazione. 67
C O L L E G I N E
43° 12°
43’ 37’
Συ μ π ό σ ι ον I S O L A G R I G I A
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15.71” 26.70”
Συμπόσιον dal greco sympósion, comparativo di sýn ‘insieme’ e un derivato di pósis ‘bevuta’; ha il significato di ‘congresso’, attraverso l’inglese ‘symposium’. Congresso di studiosi finalizzato alla discussione di un tema di comune interesse: un simposio di medicina, letterario. Banchetto, convitto. 69
U R B I N O N E
43° 12°
43’ 38’
τ έ χ ν I S O L R O S
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η A A
34.68” 11.40”
τέχνη La tecnica (dal greco τέχνη [téchne], “arte” nel senso di “perizia”, “saper fare”, “saper operare”) è l’insieme delle norme applicate e seguite in un’attività, sia essa esclusivamente intellettuale o anche manuale. Tali norme possono essere acquisite empiricamente in quanto formulate e trasmesse dalla tradizione, ad esempio nel lavoro artigianale, o applicando conoscenze scientifiche specializzate e innovative quando si verifica il passaggio dalla manifattura alla produzione industriale. 71
C I M I T E R O N E
43° 12°
43’ 38’
κ α ι ρ ό ς I S O L A N E R A
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22.12” 46.94”
καιρός Kairos (καιρός), traducibile con tempo cairologico, è una parola che nell’antica Grecia significava “momento giusto o opportuno” o “momento supremo”. Significa “un tempo nel mezzo”, un momento di un periodo di tempo indeterminato nel quale “qualcosa” di speciale accade; mentre kronos è quantitativo, kairos ha una natura qualitativa.
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having to either ignore or express the idea of incarceration, which is incompatible with its aspirations”
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Parassita
Qualsiasi organismo animale o vegetale o architettonico che viva a spese di un altro
Partecipazione
Componente fondamentale che libera l’architettura stessa. Comprende “Anarchia”
Politica
Ma allora architettura è o non è atto politico? No e Sì.
Progetto
Noi, uomini, siamo progetto. L’uomo si da lui stesso progettualità. Il progettarsi dell’uomo a parte dalle possibilità che gli sono più proprie, in particolare la possibilità della morte
Provocazione
Loos, scrittore provocatore per eccellenza
Q Quadrato
Magico, disposizione di numeri interi in forma di tabella quadrata in cui siano rispettate due condizioni: i valori siano tutti distinti tra loro e la somma dei numeri presenti in ogni riga, in ogni colonna, e in entrambe le diagonali, dia sempre lo stesso risultato
Quota
Distanza di un punto da un piano orizzontale prefissato, Aerea e Periscopica
R Rappresentazione
il passaggio da un oggetto spaziale o astratto a una sua immagine grafica sul piano o su altra superficie; più in generale, ogni corrispondenza che si stabilisce fra due enti astratti per semplificarne lo studio o paragonarne le proprietà
Razionalità
La qualità di chi è provvisto di ragione, che è la più nobile delle doti umane
Resistenza
“Istruitevi, perché avremo biso-
E il porto dell’isola Nera?
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PLAY! The monumental game
sono quelli che più si fondono con il contesto e definiscono l’atteggiamento di fusione tra centro storico e area di espansione (in qualche modo il metodo adottato dagli architetti di Federico Da Montefeltro per trasformare la città medievale in una capitale rinascimentale) e sono senza dubbio: il quartiere residenziale La Pineta, i collegi universitari e il mercatale e il torrione. Questi elementi, capisaldi dell’atteggiamento che poteva portare Urbino ad essere un tessuto intrecciato naturale e costruito, si comportano ora come i porti delle città-isole, che sono la diretta conseguenza delle deroghe al piano e di una mitosi tra due aspetti che, mitigati, erano sempre stati il suo più grande punto di forza.
“Annegare in terraferma O camminare sopra l’acqua Ma non tocca a me la scelta Mi dispiace mamma, ma devo andare Finché la terra diventa mare Non c’è più vento, non c’è più sorte Ormai non mi spaventa neanche la morte” Selton, Terraferma
Urbino è e fu un microcosmo. Ha molteplici dimensioni, tra cui quella storica, turistica, universitaria e sicuramente geografica. Il riflesso di questa multidimensionalità agisce fortemente sull’espansione fisica della città, ma, soprattutto, ingigantisce la sua struttura spaziale. Urbino è un organismo complesso, che appare in maniera differente a seconda del punto da cui la si osserva, e questa continua diversificazione e variazione di percettibilità che presenta, contribuisce a unificarla in un immagine di grande ampiezza. Il piano di Giancarlo De Carlo teneva sicuramente conto di questo fenomeno, attraverso l’attento studio della morfologia dell’area che include non solamente il centro storico ma anche il paesaggio percettibile. Il fine del piano era quello di decifrare il sistema di relazioni tra costruito e naturale, in quanto quest’ultimo considerabile strettamente connesso al tessuto della città. De Carlo stesso, nell’intervista con Pierluigi Nicolin per Lotus Booklet, afferma quanto l’equilibrio tra edificato e paesaggio abbia subito pericolose incrinature di conseguenza a uno sviluppo artificiale non sufficientemente mediato e consapevole. L’edificato ora si comporta come un insieme di sistemi isolati, delle città-isole che presentano dei confini ben riconoscibili, come se il paesaggio si fosse trasformato in mare. La produzione edilizia e residenziale, in particolare quella circostante alla Pineta, sopprime la grandezza della città come risultato della sua multidimensionalità per lasciare spazio a una crescita unilaterale di uno sviluppo ancorato sulle deroghe al piano. È estremamente evidente come questo sviluppo abbia limitato non solamente il rapporto di Urbino col contesto, ma anche di alcuni elementi che mettevano in relazione la città con ciò che la circonda. Gli elementi chiave del piano
“PLAY the monumental game” è ciò che segue la realizzazione del progetto. Nel momento in cui l’architettura viene mostrata, necessita anche di essere raccontata. Lo scopo di “PLAY” è proprio quello di far entrare il lettore nell’architettura, inevitabilmente irrealizzabile per sua natura di progetto-esercizio accademico, utopica. Si articola come un testo narrativo in cui, però, è possibile prendere delle scelte. Simula, quindi, il movimento nello spazio e le esperienze sensoriali che sarebbero percepibili solo se l’utopia venisse realizzata. Il gioco consiste proprio nella presa di posizione e nella scelta di un percorso, che diventa personale, e finalizzato a un arrivo che non è esattamente chiaro, a volte imprevedibile e addirittura fallimentare.
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P L AY !
Non sentivo più un solo muscolo, forse per il freddo, forse per l’impatto o magari per la paura. La pelle però, percepiva quello strano materiale, lo stesso che mi aveva accolto dopo il naufragio. Era gelido, forse bagnato, dava l’idea di un vetro nero in frantumi. Ero in piedi e continuavo a perdermi in quella trama fitta e così nera da essere lucente. Probabilmente era il motivo per cui la chiamavano isola nera, forse chi era riuscito ad avvicinarsi e a tornare agli altri porti per raccontarlo l’aveva chiamata così proprio per quell’insolito approdo. Ricordavo la gentile accoglienza del primo porto che avevo incontrato. Provenivo da Rimini, a nord-ovest dell’arcipelago, e in lontananza scorgevo la prima isola: l’isola bianca. La Pineta, il suo porto, era stato il luogo del mio primo approdo. Avevo iniziato il mio viaggio ai piedi di quel gigantesco complesso di edifici, che con l’alzarsi della marea veniva quasi interamente sommerso. La genialità di quel porto era ancora ben impressa nella mia mente, era un affaccio verso l’arcipelago al suo interno e allo stesso tempo il faro segnalatore che ne indicava la presenza alle città circostanti. L’isola era quasi interamente composta da edifici residenziali e l’aria che avevo respirato era familiare, calma, ospitale. Nel diario di bordo l’avevo definita come οἶκος , che in greco indica famiglia o casa. Un oikos era l’unità di base della società, nella maggior parte della città-stato greche. Oikos veniva usato nella moderna sociologia per descrivere gruppi sociali. Si possono conoscere diverse decine o centinaia di persone, ma il tempo ad essi dedicato è estremamente limitato: solo quelli con cui si hanno relazioni durature si può dire facciano parte di un oikos . Ogni individuo ha un gruppo primario che comprende i parenti e gli amici che si relazionano all’individuo attraverso il lavoro, la ricreazione, gli hobby, o per essere vicini. I moderni oikos, tuttavia, comprendono persone che condividono una sorta di rapporto sociale, sia attraverso la conversazione o la semplice relazione, almeno per un totale di un’ora a settimana. Questa era il ricordo che mi aveva lasciato l’isola bianca: un luogo di interazione sociale e di contatto con gli individui abitanti che si erano posti in maniera ospitale nei miei confronti e di altri che andavano per mare. Non avrei mai immaginato, dopo la mia prima tappa, di ritrovarmi in una spiaggia così nera e invasa dalla foresta. Feci l’errore di alzare la testa: un esercito di tronchi sull’attenti nascondeva san bernardino sullo sfondo, mi sentii svenire e in un attimo ero di nuovo a terra. Mi rialzai che era notte, ma la differenza con il giorno non era molta, il cielo si vedeva a stento e la luna aveva trasformato la
spiaggia e gli alberi in un labirinto di specchi. Il bosco si era appropriato di quell’angolo di isola e l’ombra era la sua firma. Vagavo senza una logica, il terreno sotto di me saliva e scendeva tanto quanto le onde che mi avevano portato lì, la vista giocava brutti scherzi e di certo la mente non aveva la forza di non farsi ingannare da quelle figure longilinee che sbucava no ripetutamente come se fossero vive e capaci di accerchiarmi. Fu la fortuna a farmi cadere questa volta e a scaraventarmi a terra. I palmi delle mani percepivano caldo e asciutto e i piedi ancora erano intrappolati in quella terra nera. Mi trovavo ad un trivio, l’unica possibilità per uscirne era prendere una scelta.
PLAY! 2.1. sali la scaletta 2.2. entra nel tunnel 2.3. percorri il sentiero
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L’ingresso era uno scavo, aggettante e faceva da nodo a più percorsi diversi (forse fu quella la prima volta in cui iniziai a capire di trovarmi in un circuito senza inizio né fine). Quella forma mi richiamò alla memoria un’immagine, un ricordo di un elemento architettonico puro, quasi nudo, della casa a Monsaraz, in Portogallo. Da fuori vedevo una serie di porte in fila e in fondo una luce. La curiosità cresceva, come se dentro di me avessi saputo che quell’architettura mi stesse nascondendo qualcosa e mi invitasse ad entrare. Passai la prima porta e dalla forte luce, il buio più totale. Mi ci volle qual che minuto prima di riuscire a distinguere le figure. Se ero convinto inizialmente che avrei attraversato una successione di stanze identiche, ora vidi la vera natura di quel corridoio. In quel tunnel nulla era uguale a qualcos’altro, nemmeno le pareti. Il soffitto, che era costellato da forme geometriche diverse, si divertiva ad ingannare il visitatore giocando con la poca luce delle due sole aperture. Era un gioco, una presa in giro e tutto ciò mi divertiva, nonostante fossi sotterra di non so quanti metri. Sentivo di attraversare un corridoio sotteraneo, una sorta di corridoio vasariano, e al contempo ricordavo l’esperienza e l’emozione fisica che mi aveva dato attraversare il “double negative” di Michael Heizer. Aveva fatto della terra un’opera spaziale, un solco profondo nella roccia e nella sabbia che attraverso un vuoto univa due lati opposti della montagna della Moapa Valley. Percorsi il corridoio con la voglia di scoprire ogni volta una conformazione diversa. Infine, l’ultima stanza: l’uscita, che coerente con le pareti del tunnel, si allargava verso la luce. Quel corridoio lungo e stretto mi aveva condotto ad uno scavo. Le pareti altissime non facevano intravedere nulla se non il cielo azzurro pulito da qualsiasi nuvola. Ero davanti di nuovo ad una scelta: entrare dentro quella corte bianca che mi fissava silenziosamente ed insistentemente, percorrere una rampa alla mia destra che chissà dove mi avrebbe portato o invece salire su una scala ripida alla mia sinistra la cui fine non riuscivo a scorgere.
PLAY! 2.2.1 sali la scala 2.2.2 sali la rampa 2.2.3 sali la scala scenografica
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[La corte sembrava immensa. Forse più che immensa, estremamente profonda. La parete che mi ero lasciato alle spalle ospitava quella porta geometrica che tanto mi aveva affascinato e, quella sulla sinistra, in alto, si apriva con un affaccio. Seguivo involontariamente i solchi che creavano una croce asimmetrica sul pavimento, non percepivo i dislivelli, ma ero sicuro che ci fossero. Nella parete di fronte a me accadeva il vero spettacolo. San Bernardino si esponeva dall’alto, mi guardava, e continuava, nonostante la potenza bianca della corte, ad essere il protagonista. La parete Nord dava spazio alla scenografia dell’isola nera: uno scavo e una scala monumentali insinuati nella materialità della corte. Le rotture perfette la facevano sembrare un origami, un gioco tridimensionale di carta: un gioco monumentale.]
La corte sembrava immensa. Forse più che immensa, estremamente profonda. La parete che mi ero lasciato alle spalle ospitava quella porta geometrica che tanto mi aveva affascinato e, quella sulla sinistra, in alto, si apriva con un affaccio. Seguivo involontariamente i solchi che creavano una croce asimmetrica sul pavimento, non percepivo i dislivelli, ma ero sicuro che ci fossero. Nella parete di fronte a me accadeva il vero spettacolo. San Bernardino si esponeva dall’alto, mi guardava, e continuava, nonostante la potenza bianca della corte, ad essere il protagonista. La parete Nord dava spazio alla scenografia dell’isola nera: uno scavo e una scala monumentali insinuati nella materialità della corte. Le rotture perfette la facevano sembrare un origami, un gioco tridimensionale di carta: un gioco monumentale. La scala era tremendamente invitante, apriva il muro per creare un passaggio misterioso, si apriva su nuovi possibili percorsi. Ancora una volta non sapevo cosa fare: avevo la sensazione che quella scala mi avrebbe ingannato, ma in ogni caso non potevo negare che fosse irresistibile, allo stesso tempo però sapevo che avrei dovuto trovare un modo per uscire anche da questo mondo, quello della grande scatola bianca. Ero sulla scala, la percorrevo lentamente, come se dovessi essere monumentale quanto lei. In qualche modo mi sentivo capace di distaccarmi, e provare l’emozione di osservarmi dal punto da cui ero partito. Salivo una scala bianca, formalmente concettuale, che esisteva, forse, solo grazie alla sua ombra. Tagliava il muro in diagonale, creando un’apertura non esattamente chiara all’osservatore esterno. In un attimo varcai la soglia e mi ritrovai su una rampa in discesa: capii in poco tempo che la scenografia mi aveva teso una trappola, usando la scala monumentale come esca. L’unico modo che avevo per uscire dalla trappola era continuare a salire. Avrei dovuto salire di quota tramite una serie di rampe, che intuitivamente, osservando ciò che celava la perfezione austera della corte, si articolavano con un tessuto metallico attorno e tra le sue mura. Più salivo più le pareti attorno a me scendevano e iniziavo a scorgere il paesaggio circostante. La corte si immergeva nel terreno, quasi come un mercatale sotterraneo. Metteva in relazione le sfaccettature di quell’isola che prima tanto mi era sembrata ostile e che invece in quel momento vedevo così strettamente connessa all’arcipelago. Dai punti più alti della corte scorgevo altri mondi che non avevo ancora visitato e capivo che non avrei mai potuto andarmene se mi fossi fatto inghiottire da quella molteplicità di situazioni che l’isola mi presentava.
PLAY! 2.2.2.1 scendi la scala 2.2.2.2 continua a salire
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La scala destava un grande fascino in me. Forse perchè terminava in un angolo misterioso, forse perchè la curiosità di trovarmi in quell’enorme foro bianco mi tormentava. Un tonfo metallico mi risvegliò da questo vortice di percorsi e pensieri. Quel libro sopravvissuto che mi portavo dietro ormai dal mio risveglio mi era scivolato dalle mani, ricordandomi per caso la sua esistenza e, probabilmente, la sua importanza. Era un libro incompleto, probabilmente sbagliato, lo avevo portato con me pensando di studiarlo, ma distrattamente lo avevo riposto in una busta, con qualche moneta e galleggiante da pesca. Si rivelò il più attento compagno di viaggio dall’istante in cui cadde sulla grata del pianerottolo. Mi costrinse a guardare cosa si nascondeva sotto la trama delle grate. Una città parassita, oscura, microscopica. Una città di muschio, rampicanti, e insetti; visibile solo grazie a qualche casuale raggio di sole avevo scoperto Atlantide nell’ombra. Avevo perso la cognizione del tempo, quel mondo mi aveva risucchiato, finché, avanzando alla ricerca di nuovi microscopici dettagli, un fascio di luce aveva interrotto la mia perlustrazione. Una rottura geometrica del muro mi aveva ricordato cosa stessi cercando fin dall’inizio della mia discesa. Era un’affaccio sulla corte, una finestra scavata nel muro che guardava all’interno della scatola bianca. Vidi luce per qualche secondo, solo luce; poi le ombre, poi i solchi alla base e delle scale che si insinuavano in un lato. Riuscii a vedere di sfuggita una porta, con una forma geometrica pura, la corte era una scenografia di scavi e forme perfette, che nascondeva un ecosistema caotico e microscopico casuale. Scesi le scale, pronto ad aggirare il muro per entrare nella scatola bianca e mi ritrovai a un trivio: a destra la porta che avevo scorto dall’affaccio, di fronte una rampa che si insinuava nei muri e a sinistra l’abbaglio della corte.
Capita, a volte, che il gioco non vada come dovrebbe. Spesso ci si nasconde dietro alle sicurezze di percorsi già vissuti, ma a volte è facile perdersi in questa molteplicità di mondi e relazioni tra essi. Gli autori ti consigliano di tornare alla scelta che ti ha portato a perderti nell’isola nera e a ritentare una nuova scelta. Buon viaggio.
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Una scalinata metallica mi si era presentata davanti, quasi come un invito a mostrarmi ciò che ospitava al suo punto più alto. Non contai i gradini, erano tanti da farmi salire repentinamente, non abbastanza da raggiungere nemmeno la metà del colosso, che continuava a guardarmi dall’alto. Non saprei spiegare esattamente cosa cambiò da quel momento, so solamente che avevo scoperto un luogo che avrei voluto vivere. Era un piano, con qualche dislivello, che mimava chiaramente la morfologia del territorio sull’area più alta dell’isola nera. Il luogo in cui mi trovavo era il collante tra tutti gli elementi dell’isola e San Bernardino. Il colosso non era più distante, non più minaccioso: era a pochi centimetri da me e potevo toccarlo. Mi avvicinai piano, come se potesse muoversi da un momento all’altro; tenevo i piedi ben saldi sul metallo e allungai la mano. Caldo, ruvido e saggio. Un gigante gentile di mattoni era il re dell’isola nera. Più esploravo e conoscevo quell’isola e più non mi capacitavo di come tutti la potessero temere. Non era minacciosa, ma anzi di straordinaria bellezza e storia. San Bernardino non era un colosso da temere, ma bensì un gigante saggio e gentile, un re che vegliava sul cimitero e sulla sua terra. Gli alberi, che tanto mi avevano spaventato quando naufragai qui, non facevano altro che abbracciare e proteggere la loro isola. E quel circuito, che solo alla fine capii essere il porto dell’isola Nera, arricchiva tutto ciò. L’avevo percorso tutto, più di una volta, ed in ogni occasione ne ho apprezzato la diversità di ogni spazio. Era come se fosse un insieme di mondi mai simili e scontati che venivano tenuti assieme da un logos comune assai percepibile, da nodi importantissimi. Era l’ingresso di un’isola, facente parte di un arcipelago, quello di Urbino, e anch’esso si comportava come tale. Forse era questo ciò che mi voleva dire sin dall’inizio: l’isola del cimitero, che per molto tempo era stata evitata con paura, era lì e abitava lo stesso mare dell’isola Rosa, Grigia e Bianca. Non bisognava più fingere di non sapere della sua esistenza e ignorarla con timore. Dovevo fare qualcosa, la gente doveva conoscere la verità. Quel libro che mi aveva accompagnato per tutto il viaggio, che mai mi lasciò solo e che ormai ne avevo riempito le pagine raccontando della scoperta che avevo fatto, era designato ad un destino più grande di me. Doveva rivelare la vera natura di quell’isola tanto maestosa. E così decisi di lasciarlo in mare, assieme alla sua busta impermeabile e al suo galleggiante, sapendo che prima o poi quel mare, che mi aveva trasportato lì, l’avrebbe portato a raggiungere la terraferma. In quanto a
me, decisi di rimanere sull’isola per viverla e per continuarla a scoprirla e a conoscerla in ogni suo aspetto, con la speranza che un giorno possa non essere l’unico.
Il gioco è il mezzo con cui è stato possibile raccontare il progetto del porto dell’isola nera. L’intervento sul contesto è stato per noi ciò che lo ha fatto nascere. È sicuramente evidente come si comporti, coerentemente con la metafora dell’arcipelago di Urbino, come appunto una relazione tra elementi differenti, sviluppatisi autonomamente, ma che attingono tutti da uno stesso logos, che banalizzandolo potrebbe definirsi come lo stretto rapporto con il terreno in quanto materia. Ogni “pezzo di porto” non può e non deve essere separato dall’insieme che ne costituisce appunto l’arcipelago. Si presentano inoltre dei chiari riferimenti alle architetture che abbiamo definito come porti delle altre isole, in quanto, per noi, simbolo e estrema chiarificazione del rapporto con il contesto urbinate, in particolare secondo la consapevole esperienza di Giancarlo De Carlo. Il ruolo del gioco, come contraddittorio rapporto tra esterno e interno, si è dimostrato determinante nella diversificazione e articolazione degli spazi. Gli Aires Mateus ci sono stati indispensabili e di grande aiuto in merito alla traduzione di questo “gioco” con cui noi intendiamo indicare il “meccanismo delle scatole cinesi” di Urbino, come lo definisce Giancarlo De Carlo. La prima forma, il primo gesto sul territorio è derivato in primis dallo studio della land art, in quanto esasperazione del concetto di “architettura scolpita” e sicuramente in secondo luogo da riferimenti di architettura ideale come Brodsky e Utkin. Il progetto mira ad essere un porto, nel senso metaforico del termine, per il cimitero ma soprattutto per San Bernardino, e inoltre una manifestazione di quello che noi riconosciamo come architettura consapevole in un contesto come questo. 92
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gno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza”
Rifugio
Spazio caldo, accogliente, primitivo, composto da una struttura e un tetto, spesso un tappeto
Rovina
Architettura pura, che ha perso la sua funzione e ritorna alla sua dimensione semplicemente formale, è oggetto inutile...
S Scenografia
In una corte bianca una scala decentrata e uno sguardo a San Bernardino creano una scenografia architettonica
Scheletro
Ciò che da sostegno ma, etimologicamente, che rimanda a secchezza, aridità, povertà
Spazio
sostanza conoscitiva dell’esperienza, reale o virtuale, del fenomeno architettonico espressa per mezzo costruzioni figurative rappresentate e/o realizzate
Standard
Autumn Leaves, 32 misure AABA, Gm, Swing
Stereotomia
scienza che studia, in senso geometrico, il tracciamento di solidi da ricavare con tagli, anche solo in via teorica, da altri solidi, la compenetrazione tra solidi e l’individuazione di linee e curve di intersezione. Un esempio è l’ingresso al tunnel del cimitero di Urbino
Stile
Peculiarità, caratteristica personale, o di un gruppo determinato; presuppone coerenza e staticità. Estremamente pericoloso
Strada
Elemento curvo, contrapposto agli angoli retti delle disposizioni urbanistiche
Stress
Fedele compagno di studi
Studio
Simultaneamente spazio convenzionale e atto di applicazione intellettuale
Surrealismo
“Automatismo psichico puro,
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Materia
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ATELIER FORNI-CERATO
È forse l’Atelier l’inzio di questo rapporto trascendentale, o è il concetto stesso di abitare che pone le due “materie” in costante e innata correlazione?
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1 1° 3 3 ’4 3 .1 ” E
Architettura e moda continuamente si inseguono, sfidano e fondono. È la dinamica che le rende intrinsecamente e inevitabilmente figlie di uno stesso grembo; il continuo movimento nella ricerca del “non tempo”. È proprio in un tempo estremamente veloce, quello in cui viviamo, che questa ricerca diventa frenetica, necessaria, al punto da essere il punto stesso di incontro di architettura e moda. La villa è per definizione un luogo da abitare, ampio ed elegante, curato e spesso fatto su misura per l’acquirente. Oggi la villa si lascia sopraffare da spazi abitativi meno personali e più modulari, ma è questa la chiave di riflessione del progetto. L’esclusività della villa è ciò che la rende tale. La moda sta seguendo pressoché parallelamente questo processo di accelerazione, anzi più intensamente; l’haute coture ha lasciato spazio a un movimento ansiogeno di compravendita. Quando il progresso tende ad accelerare a tal punto da diventare effimero, compare la necessità della materialità, del “toccare con mano”. In questo caso la villa è proprio ciò che rende possibile un ritorno, sollevante, a una condizione di materialità. Ciò che si intende è che, la villa stessa, diventa tramite tra architettura e moda nel realizzarsi in quanto materia. L’atelier, inteso come casa di moda, tiene dentro di sé l’architettura sia etimologicamente che concettualmente.
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attraverso il quale ci si propone di esprimere, con le parole o la scrittura o in altro modo, il reale funzionamento del pensiero. Comando del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica e morale”
T Talento
L’attico pesava 26,20 kg
Team X
Organismo, derivato dal CIAM, intenzionalmente non strutturato, che ebbe il compito di organizzare gli incontri di un gruppo prevalentemente formato da architetti, col fine di discutere ed elaborare idee e documenti congiunti sull’architettura e l’urbanistica
Tempio
“Immaginare addirittura la casa del dio, la dimora del perfettamente sapiente, lì dove il filosofo, che tende all’aoikos (mai-a-casa), abiterebbe finalmente felice, cessando finalmente d’essere filosofo. Non è forse questo il più grande paradosso dell’architettura?”
Tempo
Continuità illimitata, tanto incomprensibile da poter essere definita “distenzione dell’animo”. Universalmente suddivisibile in corrispondenza allo svolgersi di determinati fenomeni astronomici
Teoria
Tettonico
Studio della sintassi della costruzione, il modo attraverso cui un progettista organizza le parti di una struttura architettonica secondo una logica costruttiva. La tettonica è dunque l’arte del comporre per eccellenza
Traccia
Ctrl + 8, Illustrator
Trinità
“Haec autem ita fieri debent, ut habeatur ratio firmitatis, utilitatis, venustatis”
Turisti
63 mila al giorno a Venezia, possibilmente di più durante il carnevale, possibilmente ancora di più quando si deve raggiungere l’ex cotonificio con una maquette 100x70
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U Unità
La proprietà di quanto è in sé stesso compiuto e indivisibile
Unità1
Ogni singolo elemento costitutivo di una molteplicità
Unità2
1: fondamento della numerazione
Università
Luogo di collettività, collettività, caratterizzata da una compattezza di adesione. Spazio di confronto, riflessione, scontro diretto, didattico. Luogo protetto
Utile
“Omne tulit punctum, qui miscuit utile dulci”
Utopia
“Luogo che non esiste. Ordinamento sociale e politicoimmaginario in cui tutti saranno felici”
Utopia1
L’utopia è sempre stata per l’uomo il lontano ammiccare di un astro, fonte di speranze illusorie e di irrealizzabili sogni e schermo all’orrore del reale, che, solo, può generare la determinazione di cercare la strada della salvezza. Quindi solo nell’orrore è la speranza
V Venezia
Bella ma ci vivrei
Virtual
“Futures made of virtual insanity now Always seem to, be governed by this love we have For useless, twisting, our new technology Oh, now there is no sound for we all live underground”
X XL
Lunghezza 77 cm 30 in. Larghezza 63.5 cm 25 in.
XL1 L M S
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barrièra s. f. [dal fr. barrière, der. di barre «barra»]. – riparo, sbarramento per segnare un confine, per chiudere un passaggio fig. a. Ostacolo, impedimento, o chiusura, demarcazione, confine: creare, porre delle barriere
Il Lido è barriera. Tanto morfologicamente quanto concettualmente , si pone come riparo, sbarramento e confine, tra due ecosistemi posti inevitabilmente a confronto. Uno di questi ecosistemi che si instaura nella relazione di contrasto come un nemico che attacca è il mare. Il Lido è in prima linea in una guerra di confine tra terra e acqua. Ogni centimetro è vitale per mantenere l’integrità dell’isola e della sua spiaggia turistica. Il lido stringe i denti mentre il mare lo prosciuga, le sue correnti lo assottigliano, e la lenta, ma veloce azione del tempo porta sempre più ferite. Il mare si innalza, sembra diventare nemico invincibile, le alte maree sono attacchi profondi. Del ‘66 ancora sono rimaste le tracce, i murazzi riparavano i civili dalle ondate e ancora ne portano i segni. I murazzi stessi sono barriera antropica nella barriera territoriale, intervento volto a difendere la realtà abitativa retrostante, risultato di un boom edilizio nel periodo dell’Isola d’oro. Di fronte a questi, la spiaggia prende spazio e accoglie l’intensa attività turistica dei mesi estivi. Ogni elemento costruito sulla barriera è continuamente esposto all’attacco del mare. È il momento di prendere una posizione: continuare la guerra di confine portando sabbia alla sabbia o posare le armi e resistere in maniera non-violenta. Ripristinare l’equlibrio naturale attraveso le dune, riconsiderare il Lido non più come spiaggia turistica e vivere la barriera in relazione a questo conflitto, solo così la pace potrà essere raggiunta. Nel 2050 forse ci sarà la quiete. Le dune riporteranno un equilibrio tra ecosistemi e una nuova costruzione spaziale dell’isola con una conseguente relazione di connessione tra i suoi abitanti e il confine stesso che abitano. I murazzi, in prima linea, saranno non più solo il sistema difensivo ma la nuova riva. La resistenza non-violenta riporterà il Lido alla sua caratteristica prima e innata: il suo essere profondamente barriera.
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POSATE LE ARMI, RESISTENZA NON-VIOLENTA
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Il Lido è, quindi, un cordone litorale costituito da rilievi sabbiosi di spiagge emerse e da dune eoliche. Gli apparati dunali, presenti in particolare a sud (Alberoni) e a nord, rimangono, nonostante l’intervento dell’uomo, una caretteristica inconfondibile della morfologia e del paesaggio. Materiale di riporto è presente nel settore centro-occidentale dell’isola lato laguna; qui è stata operata sostanzialmente una bonifica per colmata nel XIX secolo e nel primo decennio del XX secolo attraverso il riporto di fanghi provenienti dallo scavo dei canali lagunari. Il pesante intervento dell’uomo, che comprende inoltre la costruzione dei “murazzi”, dei “pennelli” contro l’erosione della spiaggia della parte centrale del lido e le dighe in corrispondenza delle bocche di porto del Lido e di Malamocco, ha favorito l’accrescimento delle spiagge e ha consentito lo sviluppo urbano “interno”. “L’isola-Barriera risulta intrinsecamente vulnerabile alle mareggiate, presenza inevitabilmente valenze ambientali preservate in un ambiente largamente antropizzato ed è sede di frequentazione e di un modello di organizzazione balneare unico, pressochè immutato dall’800.” Bezzi et al, 2014
Se prendiamo in considerazione la divisione della costa, stabilita da punto di rottura delle onde (offshore-nearshore), inizio della riva (dipendente dal livello di marea, foreshore), e lingua di terra non bagnata dall’acqua (backshore), già stabiliamo spazialmente, in relazione al rapporto terra mare, le situazioni proprie di ogni “fascia”.
La barriera difende e si difende.
Offshore-mare “statico”-transito controllato di barche, pedalò, canotti, surfisti in attesa, nuotatori. Nearshore-dal punto di rottura dell’onda alla sabbia in superficie-surfisti sull’onda, nuotatori, bagnanti, bambini, pesca a mani nude. Foreshore-”sabbia umida”-running, racchettoni, campo calcio a 5, castelli di sabbia, attesa sulla riva. Backshore-”punto salvo”-”baciati dal sole”, venditori ambulanti, ombrelloni, tenda. Backshore è ciò che definisce il limite della spiaggia e l’inizio della zona edificata, cambiamento non solo spaziale, ma in conseguenza diretta anche sociale. Foreshore è limite di contatto. Il lido si difende dal mare per non esserne ri-inghiottito.
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Spiaggia da convertire in habitat dunale, aggiunta di pennelli Spiaggia che scompare Dune da mantenere
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Paletti di legni per la formazione delle dune Percorsi ciclabili Circolazione trasporto pubCircolazione automo-
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Percorsi battuti all’interno delle dune Passerelle in legno Parcheggio biciclette e aree noleggio Aree verdi riqualificate Parcheggio automobili
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Il Lido torna alla sua vera natura. Si riporta alle origini, a ciò che morfologicamente e territorialmente è. Gli interventi sono tutti volti a un atteggiamento di riqualificazione e ampliamento dell’oasi dunale, col fine di abbandonare progressivamente l’atteggiamento che ha portato il lido ad essere, oggi, una meta abbandonata dal turismo di lusso. Il soldato della prima metafora ci accompagna in tutto il percorso progettuale, passando per il racconto della guerra di confine tra terra e mare, al progressivo avvicinamento alla consapevolezza della chiave risolutiva del problema. Il piano urbanistico si articola lungo tutta la lunghezza della costa, entrando però all’interno del lido e coinvolgendo dei fondamentali spazi connessi a luoghi d’accesso al fronte mare. Ogni situazione è pensata in relazione alla preesistenza e soprattutto a una progressiva evoluzione paesaggistica e morfologica. Inizialmente il soldato alzava le mani, nell’immagine del manifesto si mostrava qualcosa di ambiguo. Ora la figura della metafora è un uomo anziano, saggio, che guarda il mare e si lascia alle spalle un paesaggio diverso, maturo. La figura si identifica con Dostojevski, autore di guerra e pace, e personaggio apertamente e attivamente pacifista.
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Z Ziqqurat
Utopia Radicale
Zero
assenza di qualsiasi valore, unità o quantità, e in particolare la mancanza. Riconducibile a “Vuoto”
Zoom
partendo da un’inquadratura totale, si stringe su un particolare, portandolo in primo piano
Z
Simbolo di ‘fine’, contrapposta alla A simbolo di ‘principio’
REVERSO si struttura in tre parti: Fotografia, Moda, Grafica. Si comporta come una sorta di rivista periodica, e individua tre archi temporali, parallelamente (o meglio, inversamente) a quello universitario. È una sezione a sé stante, inevitabilmente legata, però, a quella precedente (PRETESTO). Le due parti del portfolio si danno le spalle ma procedono l’una con l’altra, la prima come PRETESTO per la seconda , e la seconda come REVERSO della prima.
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2018
REVERSO
N.1
FOTOGRAFIA
Una serie di fotografie scattate a Urbino, durante un sopralluogo di pochi giorni. Senza un fine, se non quello del “potrebbe tornare utile”, rimangono tuttora tra le più riuscite. Due rullini, Kodak 200 color plus e Ilford HP5 Plus 400 bianco e nero, hanno catturato stupore, rivelazioni, emozioni e silenzi didattici. Il bianco e nero cattura la staticità di dettagli e la sconvolgente accortezza di De Carlo nella composizione e costruzione degli spazi. I colori i dinamismi incontrollabili della sua architettura, insieme a dei ricordi personali immortalati.
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2019-2020
REVERSO
N.2
MODA
Sembra che la moda di oggi non basti più. Paradossale! Considerando che possiamo avere tutto, persino un completo elegante a 25 €. Eppure i thrift shop fatturano più di H&M (64 MLD per la seconda mano, contro 44 MLD del fast fashion). Ma a noi non basta neanche l’usato. Ci manca la cura nel pensare e confezionare i capi, l’attenzione alla singolarità di chi lo porta e, soprattutto, l’unicità del pezzo; non di massa, ma esclusivamente irripetibile. Le foto raccolte sono il primo passo, il punto di partenza, verso un progetto che mira a fondere ideali di una moda che tratta ogni capo come un oggetto di valore, un pezzo d’arte.
ATELIER TVO + DECLARE La collezione è accompagnata dai gioielli realizzati da DECLARE, punto di riferimento a Venezia per lo Slow Fashion e per la ricercatezza di MAGWALL, nato come collaborazione con EDICOLA 518.
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N.3
GRAFICA
Marzo 2020. La vita si riduce alla dimensione domestica e le relazioni e realtà esterne al corpo a delle proiezioni virtuali. Il futuro, inteso come ipotesi di una realtà che esclude il contatto diretto con il mondo esterno, non può che abbandonare la necessità dell’esistenza del corpo umano come “casa mobile”. Sembrerebbe, allora, che il futuro sia ben lontano dall’idea di umanoide, dall’evoluzione darwiniana di corpo in altro corpo.
CARANTO Il progetto grafico MESSINSCENA realizzato dal collettivo CARANTO, si compone di una serie di riflessioni personali riguardanti il confinamento dovuto all’epidemia di COVID-19.
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NOTE
Abitare“Il camionista è a casa propria sull’autostrada, e tuttavia questa non è il luogo dove alloggia; l’operaia è a casa propria nella filanda, ma non ha lì la sua abitazione; l’ingegnere che dirige la centrale elettrica vi si trova come a casa propria, però non vi abita.” Heidegger su Costruire-Abitare-Pensare cap 96 Anonimo Città Ideale Archi- Una lunga riflessione si potrebbe fare sul concetto di Arché. Non tanto per la sua importanza nella storia dello sviluppo del pensiero, ma forse più per quello che a noi è rimasto. L’etimologia della parola Architetto è evidente, sfacciatamente duale, che però porta con se una serie di contraddizioni e conflitti che, fortunatamente, non verranno mai risolti. Arché è UN principio, il primo, l’ultimo e l’unico; è monista in tutta la sua essenza, tanto che ci suona come legge cosmica, o ancora più semplicemente come divina. Eppure l’Architettura è semplificabile al massimo a un dualismo, già intrinseco nella parola. L’architetto allora è in grado di conciliare l’inconciliabile, di portare in sè contraddizioni che ai più sono incomprensibili; stiamo dipingendo un divino. Arrogante attribuire è sempre atto rischioso, soggetto all’inevitaile legge del giudizio del “bene o male”. Attribuir-si è ancor più pericoloso. Nel diritto romano arrogare era adottare una persona non soggetta alla patria potestà di un’altra. Arti Arte è mestiere, tecnica. Sembra che ultimamente tecnico e artistico si oppongano l’uno all’altro. Cero che però non sono così distanti l’arte di costruire un muro e una tecnica pittorica. Non è un caso che Heidegger, in “l’origine dell’opera d’arte”, parli di arte usando come pretesto Autentico Nel linguaggio della moda, bellezza che allarga i canoni estetici tradizionali, includendo quanto è tipico, personale, caratteristico [...] del singolo e perciò stesso autentico e apprezzabile. Autentico “ciò che è più profondo in contrapposizione a ciò ch’è più superficiale; per esempio, ciò che tocca il fondo di ogni esistenza psichica di contro a ciò che ne sfiora l’epidermide, ciò che dura di contro a ciò ch’è momentaneo, ciò ch’è cresciuto e si è sviluppato con la persona di contro a ciò che la persona ha accettato o imitato». Jaspers, Psicologia delle visioni del mondo, 1918 “Dell’esserci, considerato nella sua autenticità e totalità, fa parte anche la fine stessa dell’esserci, cioè la Morte. La Morte è la possibilità dell’esserci più propria, incondizionata, certa e, come tale, indeterminata e insuperabile” M. Heidegger, Essere e Tempo, 1927 Autogestione Lukas Fuster, videoconferenza wave2020 Bagno Damiana Paternò, revisione di progetto, corso di progettazione di restauro 2019. Ballatoio “ho passato qualche ora ad osservare […] il moto degli abitanti nella mia casa […] la gente era a nord tutta sui ballatoi davanti a ogni porta, con sedie a sdraio e sgabelli, per partecipare da attori e da spettatori al teatro di loro stessi e della strada” De Carlo, 1954 Banale note: https://www.youtube.com/watch?v=oi4ZXU_vh2M Banalità “im rahmen der pläne des hochkommissariats des reiches zur festigung des germanismus musste ich den transport nach Berlin planen, das war mein auftrag […] im Rahmen meiner Verantwortung musste ich natürlich meine Aufgabe erfüllen” A. Eichmann, processo di Israele “come parte dei piani dell’alto commissariato del Reich, per consolidare il germanismo, dovevo pianificare il trasporto a Berlino, quello era il mio incarico [...] nell’ambito della mia responsabilità, ovviamente, dovevo fare il mio dovere” Adolf Eichmann, detto “Lo Specialista”, si può considerare il ritratto perfetto di una banalità. Era responsabile dei trasporti di Berlino durante il dominio del Reich, come lui stesso afferma, adempiva al suo dovere come gli era stato comandato. Sarebbe proprio tutta normalità, addirittura ottimo esempio, se solo non fosse che i treni che faceva partire così in orario arrivassero in Polonia nei campi di sterminio. Il processo che Hannah Arendt riporta nel saggio “la banalità del male” del 1963 è il suo oggetto di studio e la più chiara dimostrazione della Banalità come malvagità cruda di chi, come Ponzio Pilato, se ne lava le mani sotto un potere che è “troppo grande per essere contestato”. Bello eppure “la trinità” pitagorica ancora sembra piacere molto. Chiaro è che il concetto di bello non può essere riassunto in una breve definizione, si vuole piuttosto offrire come spunto di riflessione critica. Nella storia dell’estetica, considerandola come interrogazione sul concetto di “bello”, si aggrappa spesso alla trinità, che per prima si indica come pitagorica ma che giunge inevitabilmente a noi oggi. Il bello non è mai solo bello, ma anche vero e buono, talvolta è riflesso di Dio, talvolta dell’uomo, talvolta della natura. La definizione introduce il “gusto” come concetto che diventa preponderante nel momento in cui i canoni, propri di periodi come quello ellenico o neoclassico, vengono affrontati con la ribellione, il rifiuto o lo scetticismo. Il brutto poi è quello che prende in mano le redini del gioco e diventa opposizione, parte di, o bello stesso. Allora cos’è bello e cos’è brutto? Brutto Film, spaghetti western, regia di Sergio Leone, 1966 Brutto Miuccia Prada, t-Magazine, 2013 Brutalismo Riferito a Torre Velasca, Milano, 1950, BBPR. Il progetto, spesso considerato uno dei cardini dell’Architettura Brutalista italiana, si impone e espone tanto quanto il Duomo gotico e la torre del Filarete al Castello Sforzesco. La torre è iconica e traduzione di un atteggiamento moderno che è capace di tradurre il linguaggio del passato. CAD Sara Marini, revisione di progetto, Laboratorio d’anno 2. Caos si parla di c. deterministico per indicare una proprietà di sistemi retti da leggi di evoluzione perfettamente deterministiche, tali però che una minima differenza nelle condizioni iniziali produce evoluzioni enormemente diverse; dato che le condizioni iniziali, nei sistemi reali, sono sempre affette da una seppur minima incertezza, lo stato dei suddetti sistemi finisce per essere assolutamente imprevedibile dopo un certo intervallo di tempo, dando luogo al cosiddetto effetto farfalla (v. farfalla). A differenza del caos deterministico, il c. stocastico riguarda comportamenti irregolari e imprevedibili, derivanti non dalla dinamica intrinseca del sistema stesso, ma da agenti perturbatori esterni che agiscono in maniera del tutto casuale e non correlata. Città Constant Nieuwenhuys, New Babylon (1959-1974) nasce come una struttura teoricamente universale capace di colonizzare il territorio ramificandosi e basandosi su di una maglia di settori, l’unità base. Pensata per l’homo ludens che è individuo pienamente libero e cosciente di poter attuare sul mondo ricreandolo attraverso la creatività e il libero gioco, forma fondamentale di apprendimento. Archigram, Ron Herron, Walking City (1964) sono strutture abitative lunghe 400 metri e alte 220 e poggiate su otto gambe, che ne permettono gli spostamenti. Le immagini proposte da Herron fanno scalpore. Le enormi macchine mobili di Walking City che sbarcano davanti a Manhattan, che campeggiano nel deserto o che sbucano dal mare di fronte ad una Algeri in cui è stato realizzato il piano Obus di Le Corbusier indicano però che la ricerca architettonica non può fermarsi, limitandosi alla gestione dell’ordinario e del fattibile; e anticipano la speranza , che sarà fatto propria dagli studenti del sessantotto, che la professione possa finalmente proiettarsi verso l’utopia.Superstudio, Casabella n.361 (1972), le 12 città ideali sono utopie radicali pensate
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caratterialmente e strutturalmente. Si intitolano: Città 2000t, Città coclea Temporale, New York of Brains, Città Astronave, Città delle Semisfere, The Magnificent and Fabuolous Barnum Jr City, Città Cono a Gradoni, La “Ville Machine Habitée”, Città dell’Ordine, Città delle Case Splendide, Città del Libro. L’opera di Superstudio muove, a guardarla nella sua completezza, sempre più in direzione dell’astrazione e al contempo si allontana progressivamente dall’architettura come disciplina pratica, come attività costruttiva. Carattere Carl Gustav Jung (1875-1961), in Contribution à l’études des types psycholgiques (1913) e in Psychologischen Typen (1921, in italiano Tipi psicologici), classificò alcuni tipi di carattere, classificazione poi ripresa e sistematizzata dallo psicologo anglo-tedesco Hans Jürgen Eysenck (1916-1997) in The Scientific Study of the Personality (1946) e in The Structure of Human Personality (1970). Da questi studi risulterebbero tre tipi di “carattere”. Climax Aubrey Beardsley, illustrazione (1893), rappresenta la Salomé di Oscar Wilde che bacia la testa mozzata di Giovanni Battista. Stampa in bianco e nero su pergamena. Cliché Marshall McLuhan, From Cliché to Archetype (1970). Una sorta di dizionazio percettologico di 200 pagine (in cui, tra l’altro, l’introduzione si trova alla lettera I) in cui l’assunto è “scoprite la dimensione di archetipo che è rinchiusa in ogni cliché” e questi ultimi sono elementi onnipresenti e stereotipanti in una società moderna anestetizzata. Per fronteggiare questo effetto-cliché è necessario attivare il potere evocativo degli archetipi. Secondo McLuhan la tecnica come “mero strumento” è uno dei fondamentali cliché che va sradicato e smascherato, invece, come “ambiente”, come “forma che forma il contenuto” che sono capaci di plasmare il contorno. C’è la necessità di tornare dal cliché all’archetipo. Comodità Anna dello russo, 10 lessons for a style shower for H&M (2012). “If you feel comfortable, you never get the look” è ormai abbastanza fuori moda dopo che le Birkenstock hanno rubato la scena al tacco 12 nella passerella di Céline di Phoebe Philo Costruzione OMA Rem Koolhaas and Bruce Mau, S,M,L,XL (1995), cita nel dizionario Iakov Chernikhov, the construction of architectural and machine forms. Conversazioni Giancarlo De Carlo, Pierluigi Nicolin, Conversazioni su Urbino (2018) Degrado Nor.Ma.L. 1/88; lessico UNI 11182:2006 Demolizione Demolizione della statua di Cristoforo Colombo, St. Paul Minnesota, 11 Giugno 2020 Desiderio Platone, Il simposio (314 a.C). Eros è, per Aristofane, la forza desiderativa che spinge gli umani «gli uni verso gli altri, e che (…) tenta far di due uno e risanare la natura umana». Quegli esseri desideranti che sono infatti gli umani, hanno come loro archè la scissione dell’interezza che erano e come loro telos, come loro aspirazione e progetto, il ritorno a una interezza. Se la vita è desiderio e il desiderio implica mancanza, la vita è infatti, strutturalmente, il movimento di una mancanza che però, non potrà mai, esaustivamente, essere colmata. Il desiderio, come poi spiegherà Socrate, è colui che sta nel mezzo tra mortale e immortale; potrebbe essere daimon. domus Gio Ponti, Incontri: un’ora con Gio Ponti, Rai (1975). Dicotomia Dividiamo l’intervallo [a, b] in due intervalli uguali considerando il punto x₁=(b-a)/2, e calcoliamo f(x₁). Se f(x₁)=0, abbiamo trovato una soluzione esatta, altrimenti una soluzione si trova nell’intervallo ai cui estremi la funzione assume valori discordi. Scegliamo tale intervallo e determiniamone il suo punto medio x₂ come in precedenza. Scegliamo con lo stesso metodo uno dei suoi due intervalli e proseguiamo a suddividere gli intervalli scelti. Otteniamo una successione di punti x₁, x₂, ..., xn, ... che converge a una soluzione x0 dell’equazione. Abbiamo, |xn-x0|≤(b-a)/2 per n=1, 2, ...; possiamo quindi approssimare facilmente una soluzione. Dinamica Tempi di esposizione consigliati per fotografare con la tecnica “panning” una moto, un ciclista, un corridore ad andatura medio-lenta. Edificio Batiment in francese, curiosa la corrispondenza con la definizione di nave, vassello; ricorda la nave di Le Corbusier Eccezione nel momento in cui citiamo Cicerone con “l’eccezione conferma la regola” (erroneamente in quanto aveva affermato “Quod si exceptio facit ne liceat, ubi non sit exceptum, ibi necesse est licere” ovvero “se l’eccezione rende un’azione illegale, dove non c’è eccezione l’azione deve essere legale”) se ragionassimo logicamente, non staremmo confermando semmai confutando. Empirismo Detto popolare. Potrebbe essere frainteso con un atteggiamento scettico-critico, ma spesso è l’inno di chi pone l’esperienza di fronte alla conosceza Epoche in filosofia è “sospensione da giudizio” Eternità Jorge Luis Borges Extrude When UseExtrusions is turned on, Rhino commands that create simple solids and surfaces will use extrusion objects when possible. When UseExtrusions is turned off, Rhino will use surface and polysurface objects. Fabbrica Rif Fabbrica di turbine AEG, P. Behrens, 1909 Facciata Elements of architecture, OMA. Titolo di progetto WAVE 2019, Supervoid. Il progetto consisteva in un’abbattimento del concetto della facciata del padiglione di Venezia della biennale. L’edificio chiude lo spazio, comportandosi da barriera, da perfetto edificio “idiota”. Ribaltando, abbattendo o bucando la facciata, la biennale si sarebbe aperta ribaltando la penosa situazione retrostante. L’intervento si articolava come la spaccatura in quettro punti della facciata e la rimozione dello spazio ora adibito alle esposizioni, sostituito da quattro elementi uscenti e comunicanti tra interno e esterno della biennale. Titolo di progetto WAVE 2020, L. Fuster. Il progetto, in campo dell’abazzia, si costruisce sul presupposto che Venezia, durante l’epidemia si viva come città sotterranea. Il progetto prende forma con la “caduta del cristianesimo”, ovvero l’abbattimento della facciata sul campo, e lo sprofondamento della stessa, a creare uno spazio sotterraneo con una sorta di movimento di pressione. Falso. Falso derivato la trasformazione di una parola con una desinenza che ne cambi totalmente il senso. “burro - burrone” muro in falso che non è costruito come prosecuzione di analoga struttura verticale, bensì appoggiato a una struttura orizzontale (trave o solaio). Futuro rif Team X, Manifesto Doorn Frammento Roma che entra nella ricerca è quella usurata dalla rovina e dall’abbandono. E’ quella delle Antichità e delle Carceri. Frammenti di monumenti troppo grandi, che non possono essere ricomposti. Frammenti che restano frammenti e non cercano una catartica unità. Roma è l’immagine e l’essenza assieme della complessità e dei palinsesti in cui epoche ed eventi altro non sono che un registro per stabilire la misura in cui il moderno divora l’antico in una spaventosa lotta per la sopravvivenza della degli “elementi” della Città Eterna. Gabbia The Ship, ali in gabbia, 2012 Genio Remo Bodei, Le forme del bello in riferimento a G. Moretti, il genio, Bologna, 1998. Gioco The Sims, videogioco di simulazione, permette, con un software di disegno 3D, di costruire un’abitazione Gioco Constant Nieuwenhuys, New Babylon, 1959-1974 Griglia rif Superstudio, Monumento continuo Grattacielo Aldo Rossi, Franco Raggi intervista per Modo nel 1983 Habitat Team X, Manifesto Doorn Hotel Rif Shining, Stephen King, 1977 e omonimo film di Stanley Kubrick, 1980. Hotel ispirato allo Stanley Hotel, situato nell’Estes Park in Colorado. Idea tre diversi network di neuroni che devono funzionare in maniera particolarmente integrata, gnuno dei quali svolge una particolare funzione nel processo creativo. Il primo, rappresentato soprattutto dalla corteccia cingolata posteriore, genera le idee nuove pescando nella memoria e facendo simulazioni mentali; il secondo, rappresentato dalla corteccia prefrontale dorsolaterale destra, seleziona le idee migliori e le spedisce al network successivo; il terzo, rappresentato dall’insula anteriore sinistra, valuta ed elabora l’idea finale. Ipertesto in informatica insieme non lineare di documenti con informazioni di varia natura (testi, immagini, brani musicali, filmati), collegati l’uno all’altro per mezzo di connessioni logiche e rimandi ( link ) che consentono all’utente di costruirsi di volta in volta un autonomo percorso di lettura Isola Massimo Cacciari, l’Arcipelago Labirinto rif Labirinto nato dalla collaborazione tra Fondazione Cini e Fundación Internacional Jorge Luis Borges, in occasione dei 25 della morte. Logico Simbolo di definizione in logica matematica Linea rif Sverre Fehn, The poetry of the straight line Linea Parallels, Eugène Guillevic Materia Si fa riferimento alla materia oscura, ipotetica componente di materia che, diversamente dalla materia conosciuta, non emetterebbe radiazione elettromagnetica e
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sarebbe attualmente rilevabile solo in modo indiretto attraverso i suoi effetti gravitazionali Metafora dal greco μεταφορά, da metaphérō, «io trasporto» Metropolis rif Metropolis, Fritz Lang, 1927 Monumento Aldo Rossi, l’Architettura della città, 1995 Monumento Louis Kahn, Monumentalità, 1944 Normale “Un termine molto equivoco e che crea confusione: perché a volte designa un fatto, possibile accertare scientificamente, e talvolta un valore attribuito a questo fatto dal parlante, in virtù di un giudizio di apprezzamento che egli prende al suo conto. Il passaggio da una direzione all’altra è frequente nelle discussioni filosofiche” André Lalande, Vocabulaire technique et critique de la philosophie, 1962. Occhio “L’occhio è la lampada del corpo; quindi se il tuo occhio è puro, tutto il tuo corpo sarà illuminato. Ma se il tuo occhio è viziato, tutto il tuo corpo sarà pieno di tenebre. Se poi la luce che è in te è tenebra, quanto sara` grande l’oscurità! ” Matteo 6: 22-23Ostacolo FW19 di Act N.1 propone look in dissonanza tra loro e riccamente decorati, che nel complesso donano sensualità, forza e dinamismo, dato in particolare dalla disposizione dei materassi, disposti lungo la passerella. I modelli sono costretti a compiere movimenti che ci risultano inaspettati, a tratti strani, ma che permettono una visione dinamica completa degli abiti.Panoptikon Jeremy Bentham, Panopticon ovvero la casa d’ispezione, a cura di Michel Foucault e Michelle Pierrot, Venezia, Marsilio, 1983 Il concetto della progettazione è di permettere a un unico sorvegliante di osservare (opticon) tutti (pan) i soggetti di una istituzione carceraria senza permettere a questi di capire se siano in quel momento controllati o no. Il nome si riferisce anche a Argo Panoptes della mitologia Greca: un gigante con un centinaio di occhi considerato perciò un ottimo guardiano.L’idea del panopticon, come metafora di un potere invisibile, ha ispirato pensatori e filosofi come Michel Foucault, Noam Chomsky, Zygmunt Bauman e lo scrittore britannico George Orwell nel romanzo 1984 Panoptikon “La deterrenza iconografica del vecchio viene lasciata intatta, risparmiando al nuovo l’imbarazzo di dover ignorare o esprimere l’idea di incarcerazione, incompatibile con le sue aspirazioni” OMA, Koepel Panopticon Prison, 1980 Parassita “L’organismo parassita risulta distinto dall’ospite sia formalmente sia spazialmente, ma legato a questo da uno stato di necessità (di suolo, di impianti, di significato, etc.). Le sperimentazioni e le realizzazioni che adottano la relazione parassitaria si immettono nel disegno urbano e nelle aree di più recente espansione come commento al disegno trovato e come critica alla mancanza di spazi e servizi pubblici nel susseguirsi di confini che sanciscono la privatizzazione dei suoli. Rappresentano un invito a ripensare alle ‘capacità’ del progetto e ai rapporti che questo intrattiene con le arti e le scienze ma soprattutto al legame necessario tra architettura e disegno della città” Domus, Architettura parassita, 10 maggio 2010 Partecipazione Rif Architettura della partecipazione, Giancarlo De Carlo. De Carlo utilizza l’arma della partecipazione, permeando il processo progettuale con la vita e le istanze dei suoi utenti futuri, impegnandosi su un piano più profondo e superando la concezione dell’architettura come fatto meramente creativo. L’architettura si può salvare se diventa parte integrante del processo culturale di una comunità, se la partecipazione diventa il mezzo con il quale la società costruisce il suo orizzonte di esistenza, il suo “spazio”. Politica Def 1: Scienza e tecnica, come teoria e prassi, che ha per oggetto la costituzione, l’organizzazione, l’amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica. Se consideriamo l’amminiztrazione dello stato, forse è preferibile, per esperienza, rispondere assolutamente no.Def 2: Prassi conforme a determinati principi o direttive nell’esercizio di un’attività o di un potere decisionale. Se progetto è in primis presa di posizione, allora sì, indubbiamente Progetto Rif Heidegger, Essere e Tempo, 1927. La cura: “l’uomo non viene prima della sua esistenza: egli vi è gettato; non può risalire a prima del fatto che c’è, non può essere la causa di sé. Ma neppure l’esser gettato precede l’uomo (ha il carattere di una causa), come qualcosa che gli è semplicemente accaduto: l’uomo è sempre proiettato in avanti in un progetto (non è ancora ciò che sarà)”. In sostanza, l’uomo si trova ineluttabilmente a poter essere solo ciò che è, perché egli non precede la propria esistenza scegliendo questa o quella possibilità, ma “è libero” solo di esplicare la propria esistenza così come l’ha trovata “essendo gettato nel mondo”; esistendo così come si è “già trovato” ad essere, egli è contemporaneamente il fondamento, la condizione unica, delle proprie possibilità. l’uomo non viene prima della sua esistenza: egli vi è gettato; non può risalire a prima del fatto che c’è, non può essere la causa di sé. Ma neppure l’esser gettato precede l’uomo (ha il carattere di una causa), come qualcosa che gli è semplicemente accaduto: l’uomo è sempre proiettato in avanti in un progetto (non è ancora ciò che sarà). In sostanza, l’uomo si trova ineluttabilmente a poter essere solo ciò che è, perché egli non precede la propria esistenza scegliendo questa o quella possibilità, ma “è libero” solo di esplicare la propria esistenza così come l’ha trovata “essendo gettato nel mondo”; esistendo così come si è “già trovato” ad essere, egli è contemporaneamente il fondamento, la condizione unica, delle proprie possibilità. Quota “volare ad alta quota” e quella che consente a un sommergibile in immersione di mantenere in funzione il periscopio Rifugio Gottfried Semper, Teoria del tappeto e della decorazione Resistenza A. Gramsci, Odio gli indifferenti Rovina Rif Louis Kahn, Monumentalità, 1944 Scheletro Dal gr. skeletós, der. di skéllō ‘dissecco’ Strada rif Le Corbusier, Utopie urbanistiche, 1922 Surrealismo Manifesto surrealista, André Breton, 1924 Standard Uno dei più famosi standard jazz della storia, di Mercer-Kosma. Talento rif Unità di misura di peso greca, di valore variabile secondo i luoghi e i tempi Trinità “In tutte queste cose che si hanno da fare devesi avere per scopo la solidità, l’utilità, e la bellezza” De Architectura, Vitruvio, 15 a.C. Tempo “Posso dire di sapere che se nulla passasse, non vi sarebbe il tempo passato, e se nulla sopraggiungesse, non vi sarebbe il tempo futuro, e se nulla fosse, non vi sarebbe il tempo presente. Ma in quanto ai due tempi passato e futuro, in qual modo essi sono, quando il passato, da una parte, più non è, e il futuro, dall’altra, ancora non è? In quanto poi al presente, se sempre fosse presente, e non trascorresse nel passato, non più sarebbe tempo, ma sarebbe, anzi, eternità. Se, per conseguenza, il presente per essere tempo, in tanto vi riesce, in quanto trascorre nel passato, in qual modo possiamo dire che esso sia, se per esso la vera causa di essere è solo in quanto più non sarà, tanto che, in realtà, una sola vera ragione vi è per dire che il tempo è, se non in quanto tende a non essere?” Agostino, Le confessioni, 1968 Tempio Massimo Cacciari, abitare-pensare, casabella 2014 aprile Università Dal lat. universitas -atis ‘totalità, universalità’, der. di universus ‘universo’ Utile “Ha ottenuto un consenso unanime, chi ha mescolato l’utile al dolce” Orazio, Ars poetica Utopia Il Nuovissimo Melzi, 1926 Utopia Superstudio, Opere, 19661978 Venezia Rif slogan della campagna promossa dal collettivo studentesco LISC di Ca’Foscari. Ringraziamento a Venezia. Lo era, lo è sempre stata e sempre sarà la città tanto contemporanea da essere fuori tempo. Ogni angolo è costruito, puramente artificiale e sconsideratamente a misura d’uomo. La città più antropocentrica del mondo, quella che si mostra come scenografia di facciate a chi la visita e che inghiottisce come un apparato digerente chi la sceglie. Venezia è viva, respira, ma non si muove se non ci abbandoniamo alla sua costituzione. L’acqua entra e esce quando preferisce, non sta a noi decidere le maree. Venezia è la città di chi sceglie di vivere la laguna e la pietra come un anfibio. Ringrazio e rimprovero Venezia per essere la città più bella del mondo. Virtual “Futuri fatti di follia virtuale adesso Sembra che sia sempre governato da questo amore che abbiamo Per inutili, torcenti, la nostra nuova tecnologia Oh, ora non c’è suono perché viviamo tutti sottoterra” Virtual Insanity, Jamiroquai, 1996XL Misure universali per T-shirt XL Ringraziamento a SMLXL, OMA, Rem Koolhaas, Bruce Mau. Enciclopedia moderna di un’architettura che ha risollevato animi, idee e dibattiti. Edito per la prima volta nel 1995, continua ad essere un riferimento grafico, concettuale e progettuale. OMA non è solo un grande studio e Koolhaas un’archistar: sono tutt’ora dei
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punti fissi per un’architettura e urbanistica che si svincola dalle costrizioni e banalizzazioni che abbiamo ereditato da dopo la terza generazione dei moderni. SMLXL è la bibbia di un’architettura e grafica anticonvenzionali, ricercate, e a tratti irriverenti. (Il merito di tutto questo è anche dato dalla provenienza olandese, eppure a Winy Mass niente è mai venuto così bene) Zero Curioso come “0” sia la rappresentazione grafica perfetta del vuoto. Si mostra come un buco, come un assenza all’interno di un cerchio, la materia.
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REVERSO