www.riza.it APRILE 2023 n. 506 PERIODICO MENSILE ISSN 2499-0418 (ONLINE)
BASTA FARSI METTERE I PIEDI IN TESTA!
IMPARA A FARTI
RISPETTARE Così realizzi te stesso in famiglia, in coppia, al lavoro e con gli amici
IL TEST Sei più lupo o più agnello? Scopri il tuo vero carattere L’EDITORIALE DI MORELLI Perché l’immaginazione ci salva dalla sofferenza emotiva
MEDICINA NATURALE I RIMEDI FLOREALI PER ANSIA E PAURE
Riza psicosomatica è in edicola anche con:
IL GIORNALE DELLE SOLUZIONI
PSICOSOMATICA
Cosa fare quando
un
Avere l’atteggiamento giusto di fronte a un disagio interiore è fondamentale. Tra sfide, resistenze e negazioni, è l’ascolto la via da seguire
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i fronte a un disturbo psichico si possono avere atteggiamenti diversi: ne abbiamo identificati cinque. C’è chi, comprensibilmente, non vuole altro che essere “liberato dal male” e chiede quindi allo specialista di schiacciare i sintomi al più presto con gli psicofarmaci, per fi nire poi per dipenderne, visto che il problema alla radice non viene risolto. Ma c’è anche chi non riconosce i sintomi come fatti reali, li considera sciocchezze e tira dritto come se niente fosse, fi no a quando diventano così invalidanti che dovrà comunque chiedere un aiuto. Poi c’è chi li riconosce, ma entra in atteggiamento di sfida nei loro confronti, a volte vincendo e a volte perdendo, ma sostanzialmente non
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I CINQUE ATTEGGIAMENTI PIÙ FREQUENTI
Solo l’ascolto ti porta fuori dal labirinto mentale
arriva
LOTTA Non vuoi il sintomo e cerchi di eliminarlo al più presto in tutti i modi. NEGAZIONE Rifiuti di vedere quello che ti succede e tiri dritto come se cniente fosse. SFIDA Cerchi testardamente di opporti al sintomo agendo al contrario. RESA Subisci il sintomo passivamente accettando le limitazioni che ti impone. ASCOLTO Fai silenzio per sentire il messaggio che il sintomo ti manda.
sintomo? riuscendo a liberarsene. Ancora: c’è chi si arrende ai sintomi, assecondando le loro imposizioni e i loro limiti, finendo così per vivere una vita sempre più limitata. E, infine, c’è chi li ascolta, considerandoli portatori di messaggi e suggerimenti importanti.
Serve una diagnosi Cosa fare, dunque, di fronte a un disturbo psichico, affinché diagnosi e cura vengano accompagnati e favoriti dal giusto atteggiamento mentale? Cominciamo col dire la cosa più ovvia, ma spesso anche la più trascurata: ci vuole una diagnosi fatta da uno specialista. La psiche in molti casi, quando c’è sofferenza, si comporta secondo schemi oggi ben conosciuti e studiati. Quindi sapere che, ad esempio, si soffre di DAP (disturbo da attacchi di panico) o di DPTS (disturbo post traumatico da stress) o di DOC (disturbo ossessivocompulsivo), è essenziale, perché aiuta chi ne soffre a non esporsi a situazioni a rischio, a rispettare i limiti attuali, a orientarsi verso l’uscita dalla sofferenza. A volte, tuttavia, la diagnosi clinica non può esserci, perché il disagio è puramente esistenziale; ma anche sapere questo è importante, affinché non ci attribuiamo disturbi che non ci sono. Tra gli estremi Chiarita la situazione iniziale e
iniziate le cure, bisogna sapere cosa fare coi sintomi che si presentano lungo il percorso terapeutico fin verso la guarigione. Ciò non potrà che velocizzare il processo. Diciamo subito che, tra i cinque atteggiamenti visti prima, i primi due (tentativo di schiacciamento dei sintomi solo con psicofarmaci e negazione dell’esistenza del problema) sono del
IL NON-FARE ATTIVO
Ascolta il sintomo senza disturbarlo con pregiudizi o consigli
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scoltare il sintomo, invece che lottarci contro o assecondare passivamente le limitazioni che impone, è un “non fare” pieno tuttavia di conseguenze. Ma spesso si omette di aggiungere “senza disturbi”. Sì: l’ascolto del sintomo e del suo eventuale messaggio non deve essere influenzato da troppi consigli di altre persone, da troppe consultazioni di Internet, da troppi lamenti, da troppi pregiudizi e false credenze, da troppi inizi di terapie diverse. Un vero ascolto è nel silenzio: solo così potremo capire se dobbiamo ancora attendere, se non dobbiamo ancora forzare, se dobbiamo ancora rigenerarci, stare fermi, riflettere, studiare nuove strategie o modalità, cambiare contesto. Il rispetto del limite, il non fare, se vissuto così, non è quindi una sconfitta o un pericolo di cronicizzazione, ma la fase che prepara il germoglio della guarigione.
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IL TEMA DEL MESE
Impara a farti rispettare 44
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Il segreto è spegnere le lotte interiori: sono loro che ti tolgono energia. Così trovi il tuo spazio in famiglia, al lavoro e con gli amici A cura di Vittorio Caprioglio medico, psicoterapeuta Immagini: A. Ruggieri Hanno collaborato: M. Battistutta, C. Marazzina, M. Monciotti
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IL TEMA DEL MESE
FARSI RISPETTARE
Mai usare
la fragilità come
un’arma IL LABIRINTO PEGGIORE IN CUI INFILARSI: FAR DIVENTARE LA PROPRIA DEBOLEZZA ANCHE UN MODO PER CONTROLLARE L’ALTRO, OTTENENDO INCONSCIAMENTE UN VANTAGGIO SECONDARIO CHE RENDE CRONICA LA DIPENDENZA. MA PUOI USCIRNE, COME È SUCCESSO A DORA
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uando continui a subire ma non fai niente per evitarlo, può anche significare che inconsciamente una parte di te ha adottato questa strategia per ottenere una sorta di “vantaggio secondario”. Mentre ti senti poco rispettato dalle persone e dagli eventi, senza saperlo trasmetti la tua disponibilità a stare in quella posizione. Allora, la domanda che puoi farti è questa: perché lo comunico? Quale può essere il mio vantaggio seconda58
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rio? Spesso chi si trova in questa posizione si vede come “il buono” che non farebbe male a una mosca, ma si trova a vivere in un mondo di cattivi che si approfittano della sua disponibilità e gentilezza. «Io sono la vittima innocente e pura, di fronte all’aggressività altrui non reagisco, ma divento sempre più fragile e debole». Quali sono i benefici psicologici che, pur in una situazione spesso molto difficile e disagevole,
«Sono fragile e debole, non ce la posso fare da solo, quindi devi aiutarmi»: identificarsi nella vittima può essere un modo per sottrarsi a responsabilità verso la vita, ma imprigiona in un rapporto di dipendenza dagli altri
senza rendertene conto ottieni da questa strategia di sopravvivenza? Una doppia catena Da una parte “non è mai colpa tua”, sei a priori nel giusto e nel bene, non sei mai responsabile di nulla (nemmeno della tua vita!): ciò che accade è colpa degli altri, sono loro a fare e disfare. In più l’essere vittima può essere usato come un’arma nascosta e potente: sei quello che ha bisogno e subisce e dunque chi ti ama davvero deve
VITTIMA E CARNEFICE
Rompi la sottomissione quando ti accorgi che puoi decidere per te
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l rapporto vittima-carnefice è spesso uno sfruttamento che va in due direzioni, non in una sola. L’altro non ti rispetta perché sente che tu glielo permetti e tu, senza accorgertene, gli trasmetti l’informazione: «Sono un campo aperto per ogni scorreria». Se così non fosse l’altro non supererebbe il confine, trattandoti come un suo possedimento. Ma d’altro canto, poiché in qualche modo sei anche tu che glielo concedi, mantieni un potere molto sottile su di lui: dicendogli “puoi”, sei tu quello che decide intorno al “potere”. In cambio di questa concessione e della debolezza che ne consegue, puoi tenere in mano anche tu un guinzaglio invisibile e mascherato. Comprendere che si tratta di un gioco di specchi, che fa da sfondo ad una reciproca dipendenza, è essenziale per rompere questa dinamica e iniziare a sperimentare la propria autonomia e indipendenza. Quando ti assumi consapevolmente la responsabilità di te e della tua vita, inizi a fare scelte che partono da te e che hanno il sapore della libertà interiore.
starti accanto per sostenerti, altrimenti finirà nel gruppo dei cattivi. L’essere bisognoso obbliga gli altri a una presenza costante: inconsciamente li controlla e li forza in questa direzione. Non è mai un’azione esplicita e chiara, è una sorta di controllo a distanza, implicito: «Come puoi fare questo a me così debole, merito il tuo accudimento, se ti allontani sto male». Questo atteggiamento, sottilmente maC O N T I N U A A P AG . 60
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LA MEDICINA NATURALE
CORPO E PSICHE
Ansie e paure: l’aiuto dei fiori di Bach I rimedi del dottor Bach trovano nei disagi emotivi il loro terreno d’elezione. Ecco una guida per utilizzarli nel modo migliore Di Patrizia Costanzo
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dward Bach nasce nel 1886, a Moseley, un villaggio a cinque chilometri da Birmingham. Cresciuto in campagna, immerso nella natura, ne colse presto il linguaggio sottile e misterioso, percependone i messaggi. Laureato in medicina nel 1912, Edward Bach, scoprì che ci sono dei fiori “amici”, con vibrazioni particolari e uno speciale potere terapeutico. I 38 fiori che riconobbe come terapeutici avevano come caratteristica comune quella di restituire energia a corpo e mente, armonizzando gli stati d’animo, i cui squilibri, secondo l’idea del medico, erano alla base di ogni disturbo o malattia. Ansia, preoccupazioni, paure, delle quali le persone non sempre riescono a riferire una causa specifica, stati di tensione psichica o attacchi di panico sono territori d’elezione per l’azione di quelli che da allora sono chiamati “fiori di Bach”.
Vibrazioni e salute I 38 fiori individuati da
Edward Bach inondano di vibrazioni positive l’organismo, stimolando nella persona la qualità opposta al problema di cui soffre, o più esattamente equilibrando quello stato d’animo che produce stati d’ansia, paure, insicurezze e disturbi dell’umore.
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RIDURRE LO STRESS
Massaggia il corpo con geranio, aran
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li oli essenziali di geranio e arancio, hanno un effetto riequilibrante sulla pelle, tonificano e rinfrescano e, insieme a Star of Bethlehem, aiutano a ridurre ansia e stress. PREPARAZIONE PER 100 ML DI OLIO Ingredienti: 2 e ½ cucchiai di olio di mandorle, 2 e ½ cucchiai di olio di macerato di calendula, 10 gocce di olio essenziale di geranio, 5 gocce di olio essenziale di arancio e 2 gocce di Star of Bethlehem.
Il meccanismo d’azione dei fiori di Bach non ha una spiegazione scientifica, si può sostenere tuttavia che non abbiano solo un effetto placebo, in quanto sembrano funzionare anche su piante e animali e su persone alle quali non sono stati spiegati i loro effetti. Non curano il disturbo fisico, ma lo stato d’animo del quale spesso è l’espressione. Può a volte succedere quindi che, curando lo stato d’animo, ci si senta meglio anche fisicamente. Qui di seguito illustriamo i fiori più utili per sostenere stati d’ansia e paure di vario genere. Andiamo quindi a conoscerli.
SUPERARE UN TRAUMA
Star of Bethlehem aiuta ad alleviare i dolori emotivi
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tar of Bethlehem (Ornithogalum umbellatum), contenuto anche nel Rescue Remedy, è il rimedio per i traumi recenti, antichi e per quelli dei quali non siamo coscienti. L’azione di questo fiore bianco notturno a forma di stella a sei punte, è quella di reintegrare le parti che si erano “separate” dopo l’esperienza traumatica, risvegliando l’emotività profonda che si era come spenta. La Stella di Betlemme aiuta a liberarci dal dolore che si è sedimentato, sblocca i traumi e restituisce equilibrio, risvegliando la personalità intorpidita dalla sofferenza. MODO D’USO Versare due gocce di Star of Bethlehem in un bicchiere d’acqua e sorseggiare. Da consumare in giornata. Ripetere per due, tre giorni o anche oltre se necessario. Ideale da assumere qualche giorno prima dell’assunzione di una miscela di fiori di Bach personalizzata o quando si è indecisi nella scelta dei fiori da assumere.
cio e Star of Bethlehem
Come usarli Poche semplici regole per un effetto sicuro I fiori di Bach possono essere assunti puri, oppure diluiti in un’apposita soluzione di acqua e brandy (che potete trovare nei negozi specializzati), a seconda della situazione. Comunemente, a parte il Rescue Remedy che viene assunto puro, gli altri 38 fiori si utilizzano diluiti e miscelati con altri fiori da un minimo di due a un massimo di sei fiori. Il dosaggio standard della miscela è di 4 gocce, da assumere 4 volte al giorno, direttamente sotto la lingua, o più volte secondo la necessità. La pipetta contagocce non deve essere in contatto con la saliva, in quanto i suoi enzimi potrebbero alterare la soluzione.
Amalgamare la miscela e conservare in una boccetta di vetro scuro, sterilizzata e ben chiusa e usare entro un mese.
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Autoterapia MEDITARE CON LE IMMAGINI di Chiara Marazzina, psicologa e psicoterapeuta
Nel buio della
un focolare NEL MITO IL FUOCO È IL DONO PIÙ IMPORTANTE CHE GLI DEI FANNO ALL’UOMO E INTORNO AL FUOCO, AL FOCOLARE SU CUI SI CUCINA, SI RIUNIVANO LE TRIBU E ANCORA OGGI LE FAMIGLIE. REGNO DELLA DEA ESTIA RAPPRESENTA ANCHE UN SIMBOLO NON SOLO ANTICO, MA FONDAMENTALE CHE UNISCE CALORE, AFFETTO E SOPRAVVIVENZA
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er predisporre la mente e favorire i massimi benefici della meditazione con le immagini è consigliabile stare in silenzio per almeno dieci minuti: questo aiuterà il cervello ad allontanarsi dai pensieri favorendo il rilassamento e la produzione di materiale immaginativo. Puoi respirare profondamente durante questo tempo e tutte le volte che butti fuori l’aria immagina di allontanare da te le preoccupazioni e le zavorre inutili. Quando il corpo è completamente disteso e rilassato puoi cominciare. La meditazione Chiudi gli occhi e visualizza un sentiero nel bosco, ti osservi dall’esterno camminare lungo la strada mentre si fa sera, cammina, cammina…
senti i tuoi passi che rimbombano e percepisci tutti i rumori della natura… Ora arriva un certo senso di inquietudine, quasi paura, ma ti affidi e… ecco da lontano… vedi un certo chiarore, ti avvicini e c’è un grande camino con un falò acceso. Il fuoco ti porta un senso di sollievo immediato, ti siedi subito a scaldarti… ti guardi attorno ed è tutto buio, ma il camino ti scalda e ti dà un profondo senso di protezione. Stai per qualche istante a guardare il fuoco nell’oscurità. Adesso ti accorgi di non essere più solo, ci sono altre persone vicino e te che ti offrono un pasto caldo che puoi gustare insieme a loro… Accogli tutte le sensazioni piacevoli che provi e poi le lasci depositare dentro di te per qualche istante con la consapevolezza che potrai ritrovarle con queste immagini tutte le volte che lo riterrai più opportuno.
Gira pagina per scoprire tutti gli aspetti simbolici di questa immagine
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notte immagina COME FARE L’ESERCIZIO Scegliete un angolo della casa in cui siete a vostro agio e lontani da fonti di disturbo. Una volta assunta una posizione comoda, chiudete gli occhi e cominciate a rivolgere l’attenzione al buio nei vostri occhi, immaginate di scivolare giù in profondità e di lasciare tutti i pensieri in superficie. Più state nel buio e nel silenzio, più si fa largo dentro di voi uno spazio vuoto… Quando percepirete chiaramente questa sensazione sarete pronti per cominciare.
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