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I manuali di RIZA

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Bimestrale Aprile/Maggio 2019 n. 14 € 4,90 Italia P.I. 6 aprile 2019

I manuali

di

RIZA

Via le infiammazioni e ti salvi la vita

Se non si interviene subito si cronicizzano e provocano le malattie più gravi. Come eliminarle una volta per tutte I FOCOLAI INFIAMMATORI CAUSANO: • Gastrite, ulcera e colite • Malattie cardiocircolatorie • Disturbi alle articolazioni • Intolleranze e allergie • Invecchiamento precoce • Cistite e disturbi urogenitali

I rimedi naturali che attivano l’autoguarigione


I manuali

di

RIZA

SOMMARIO 6

L’INFIAMMAZIONE la difesa naturale del nostro corpo È la normale reazione dopo un’infezione o un trauma, grazie a cui l’organismo rilascia sostanze per riparare i tessuti danneggiati. Ma quando l’infiammazione diventa cronica, anche se di basso livello, si creano le condizioni che favoriscono molte malattie, anche gravi.

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PLACARE I FOCOLAI con l’alimentazione e lo stile di vita Per arrestare il processo infiammatorio bisogna assumere delle corrette abitudini, prima di tutto a tavola. Ecco quali cibi evitare e quale stile alimentare adottare per non “infiammare” l’organismo. È necessario anche ridurre lo stress, dormire a sufficienza e aumentare l’esercizio fisico. Attenzione a non abusare dei farmaci.

Direttore responsabile Vittorio Caprioglio Direttore Scientifico Raffaele Morelli Direttore Generale Liliana Tieger Progetto grafico e impaginazione Roberta Marcante Comitato scientifico Raffaele Morelli, Vittorio Caprioglio, Daniela Marafante, Emilio Minelli Redazione Giuseppe Maffeis Immagini Fotolia, 123rf, ShutterStock Direttore pubblicità Doris Tieger Ufficio pubblicità Luisa Maruelli, Ugo Scarparo Responsabile amministrativo Danila Pezzali Segreteria di Direzione Daniela Tosarello

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Le cure alternative NATURALI I rimedi verdi e gli integratori hanno la capacità di agire sulle origini profonde delle infiammazioni e di placare i disturbi da esse provocate. Ecco quali sono gli alleati naturali più efficaci e comuni.

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DISINFIAMMA tutto l’organismo Come prevenire e curare le patologie infiammatorie che possono colpire varie parti del corpo: intestino, stomaco, circolazione, articolazioni e vie urinarie.

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Ufficio tecnico Sara Dognini Redazione, amministrazione: Edizioni Riza S.p.a. via L. Anelli 1, 20122 Milano tel. 02/5845961 r.a. - fax 02/58318162 www.riza.it - info@riza.it Pubblicità: Edizioni Riza S.p.a. via L. Anelli 1, 20122 Milano tel. 02/5845961 r.a. - fax 02/58318162 www.riza.it - advertising@riza.it Stampato in Italia da: Rotolito S.p.A. Stabilimento di Cernusco sul Naviglio (MI) Distribuzione per l’Italia: So.Di.P “Angelo Patuzzi” S.p.A., Via Bettola 18, 20092 Cinisello Balsamo (MI) Una copia: Euro 4,90. Arretrati: Euro 9,80 Versamenti da effettuare sul C.C.P. n. 25847203, intestato a Edizioni Riza S.p.A., via L. Anelli, 1 20122 Milano. ISSN 1973-4417 Autorizzazione del tribunale di Milano n. 3 del 10/01/2017 Associato a:

“I Manuali di Riza” citano i nomi commerciali di prodotti fitoterapici, omeopatici o farmaci per completezza di informazione e per libera scelta della redazione. Le informazioni contenute nella presente pubblicazione sono a scopo informativo e divulgativo: pertanto non intendono sostituire, in alcun caso, il parere del medico di fiducia.

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Le infiammazioni

L’INFIAMMAZIONE la difesa naturale del nostro corpo

È LA NORMALE REAZIONE DOPO UN’INFEZIONE O UN TRAUMA, GRAZIE A CUI L’ORGANISMO RILASCIA SOSTANZE PER RIPARARE I TESSUTI DANNEGGIATI

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Il termine medico con cui viene definita l’infiammazione è flogosi, che deriva dal greco “phlogosis” e significa “combustione”. Con questo termine si intende quel processo fisiologico attraverso il quale il corpo cerca di “ripararsi” dopo essere andato incontro a traumi e infezioni. Si tratta, in genere, di aggressioni da parte di virus o batteri, ma anche di ferite, urti, contaminazioni da parte di agenti chimici a danno dei tessuti che nella terminologia scientifica si dicono “insulti”. Insomma, quando

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una parte o un tessuto del nostro corpo vengono sottoposti ad attacchi esterni nocivi o potenzialmente tali, il nostro organismo risponde a questo attacco con quelle che sono le sue risorse naturali, libera sulla zona delle sostanze che mirano a neutralizzare l’agente pericoloso o i suoi effetti e per farlo scatena l’infiammazione. Che si tratti di un arrossamento in seguito a una scottatura, del mal di gola che accompagna il raffreddore o di un fastidio al tendine in seguito a uno sforzo eccessivo, quello che si manifesta è sempre un processo infiammatorio. Cambia la causa che lo provoca, ma non la risposta dell’organismo.

È un “sistema d’allarme” per proteggerci Perché il corpo reagisce con l’infiammazione anche se all’origine ci sono cause diverse? La risposta va cercata nel fatto che si tratta di una “prima difesa”. È come un segnale di allarme, che serve a circoscrivere l’area in cui si è prodotto il danno e ad allertare l’intero organismo circa il fatto che è necessario correre ai ripari. Ma, come sempre accade nelle condizioni di emergenza, la prima risposta non è ben mirata; anzi, usando termini medici, è aspecifica proprio perché serve solo a far partire il processo di guarigione, che sarà poi “raffinato” successivamente.

I CINQUE SEGNALI CON CUI SI MANIFESTA Quasi tutti gli stati infiammatori si manifestano attraverso caratteristiche cliniche e riscontrabili alla vista, che li rendono dunque ben riconoscibili alla semplice visita medica. Sono i cinque “segnali” che riportiamo qui di seguito. CALOR - La parte infiammata è spesso più calda del normale. Ciò può verificarsi sia a livello locale che generale. L’infiammazione generalizzata, acuta, dovuta a un’aggressione virale (come un’influenza), provoca febbre. TUMOR - Significa gonfiore, determinato dal ristagno di sangue e dalla liberazione di sostanze che servono ad attivare i processi riparativi. Ciò crea un “ingorgo” che provoca a sua volta il rigonfiamento della parte malata. RUBOR - Si riferisce all’arrossamento della parte infiammata, che dipende anch’esso da un maggior ristagno di sangue nella parte.

DOLOR - È il dolore che sopraggiunge sia perché si attivano mediatori chimici che segnalano il danno al sistema nervoso, sia per la “sofferenza” delle terminazioni nervose, imprigionate dall’aumento della pressione causato dal gonfiore. FUNCTIO LAESA - Cioè la diminuzione della funzione della parte colpita. L’infiammazione acuta, oltre ai sintomi sopra descritti, causa anche una minore efficienza della parte dolente. Anche in questo caso è un meccanismo di difesa con il quale il corpo “impedisce” una piena libertà di movimento per non rischiare di peggiorare la situazione.

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L’infiammazione

SE SI PROLUNGA TROPPO DIVENTA CRONICA

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ome appare evidente da quanto detto prima, l’infiammazione non rappresenta una patologia oppure un problema da curare: essa è soltanto il segnale che qualcosa ha messo sotto attacco il nostro organismo. Così come quando scatta un allarme non è sufficiente spegnere la sirena per bloccare ciò che l’ha fatto suonare (per esempio, un furto), allo stesso modo non basta spegnere l’infiammazione per risolvere il problema che l’ha scatenata. Al contrario, se non viene cancellata alla radice la causa che ha fatto “scattare l’allarme”, cioè quando il corpo non riesce a riparare la condizione che ha innescato lo stato flogistico, continua a mettere in atto tale meccanismo di difesa e

l’infiammazione si cronicizza. Rendendo anche il fastidio ricorrente. Si tratta dunque di un fenomeno che, come suggerisce il nome, si mantiene costante nel tempo e in genere si manifesta “a ondate”, alternando periodi di calma a fasi più acute.

Può seguire a una forma acuta Un’infiammazione cronicizza, in genere, se il primo focolaio infiammatorio non è stato ben domato. Oppure se persistono, a prescindere dalle terapie, le cause che lo scatenano. Poniamo come esempio un’infezione mal curata: se il virus o il batterio non viene debellato dal sistema immunitario

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(o, nel secondo caso, anche dai farmaci antibiotici), ecco che si possono presentare delle recrudescenze della malattia acuta a cui seguiranno poi dei momenti di remissione. È questo il caso delle infezioni persistenti, come per esempio quelle da tubercolosi o da HIV, ma anche quella causata da più banali herpes virus, che ricompaiono periodicamente sempre nella stessa posizione.

Può nascere anche da uno squilibrio generale del corpo In altri casi, invece, il problema nasce con caratteristiche che predispongono alla sua cronicizzazione. In questo caso alcune delle manifestazioni tipiche delle infezioni acute vengono a mancare (gli arrossamenti, lo sviluppo di calore), ma permangono invece attivi i meccanismi di riparazione. Ciò può essere dovuto all’incapacità da parte del corpo di metabolizzare, o comunque eliminare, l’agente infiammante e di conseguenza perdura la produzione delle sostanze pro-infiammatorie, che rimangono costantemente attive. In pratica potremmo definire questa situazione come un circolo vizioso per cui il corpo infiammato produce sostanze che a loro volta stimolano la risposta infiammatoria, nel tentativo di debellare la causa originaria. La conseguenza di questo fenomeno è uno stato di flogosi generalizzata, che determina una condizione di sofferenza per tutto l’organismo.

È un lavoro senza fine Una delle caratteristiche particolari degli stati infiammatori è anche la produzione di sostanze che mirano a ricostruire i tessuti che sono stati lesi. Aumenta quindi il

ricambio cellulare e, con esso, accelerano tutti i meccanismi di eliminazione delle cellule danneggiate e delle tossine da esse prodotte con la loro degradazione. È come se una squadra di operai incaricati di ristrutturare una casa si trovasse nella condizione di non poter mai ultimare i lavori perché, finita una stanza, quella su cui avevano già svolto il lavoro inizia già a dare segni di cedimento e degrado. Si tratta di un lavoro tremendamente usurante.

Il disturbo con “ite” è un’infiammazione In termini medici, l’infiammazione viene in genere indicata con il nome dell’organo in questione seguito dal suffisso “ite”. Esempi sono l’infiammazione delle tonsille (tonsillite), dei polmoni (polmonite), ma anche dei tendini (tendinite) o della parte interna dell’orecchio (otite). Viceversa il suffisso “osi” indica non tanto un’infiammazione ma una manifestazione morbosa, una malattia in genere e non solo lo stato infiammatorio. Un esempio della differenza può essere il seguente: una epatite è una infiammazione acuta della ghiandola epatica. Una epatosi è una malattia del fegato con o senza infiammazione in fase acuta.

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L’infiammazione

ATTENZIONE SOPRATTUTTO A QUELLA DI BASSO LIVELLO

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ella sua versione più subdola l’infiammazione è chiamata “a basso livello”, cioè è in corso da lungo tempo ma non manifesta alcun sintomo specifico. È un disturbo silenzioso, cosicché colui che ne soffre non se ne accorge se non quando lo stato infiammatorio prolungato ha ormai provocato dei gravi danni. Mancando alcune caratteristiche tipiche dell’infiammazione acuta (come il rossore e il dolore) la persona “infiammata” non percepisce la sua condizione. Ciò accade perché il nostro corpo, nel momento in cui viene sottoposto a un danno o un’aggressione cerca di porre in essere delle strategie per ritrovare il suo equilibrio naturale. E può riuscirci anche per lungo

tempo. In pratica l’organismo chiede al sistema immunitario di mantenersi costantemente in allerta al fine di neutralizzare sostanze che vengono percepite come ostili. Questo fenomeno prende il nome di “overload immunitario” e consiste nella somma di tutti i meccanismi infiammatori che il corpo è capace di utilizzare a sua difesa.

Entra in azione il sistema immunitario Lo stato infiammatorio si distingue per una caratteristica specifica: l’attivazione del sistema immunitario. In particolare ci si riferisce al cosiddetto sistema immunitario aspecifico, quello che per primo reagisce alle aggressioni batteriche o virali e che produce

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una serie di sostanze che sono chiamate a svolgere funzioni di primo intervento. Nella fase acuta, tale attivazione è un salvavita. Ma quando si mantiene costantemente acceso, tale meccanismo diventa nocivo.

organi, rendendo quindi la depurazione dell’intero organismo ancora più complicata. Ecco perché una prima strategia sfiammante deve consistere nel depurare proprio questi organi chiave.

Si accumulano tossine

I tessuti si inquinano di scorie

Un’altra possibile causa di infiammazione cronica di basso livello va cercata in una minore capacità da parte degli organi emuntori di liberarsi da scarti e tossine. La salute di fegato, polmoni, pelle, intestino, reni è di primaria importanza per riportare una situazione di equilibrio all’interno del nostro corpo, poiché è da qui che vengono eliminati veleni, inquinanti e prodotti di scarto. A volte, però, l’infiammazione di basso livello agisce proprio su questi

Uno stato infiammatorio costante aumenta la produzione di scarti che si depositano nel tessuto connettivo, nelle articolazioni e nei muscoli. In condizioni normali, il corpo reagisce con sofisticati sistemi di drenaggio che si trovano principalmente nei reni, nel sistema linfatico e nella pelle. Tuttavia, se il carico di tossine è elevato, queste si accumulano nella matrice connettivale, dove risiede quella parte del sistema linfatico incaricata della formazione degli anticorpi.

È FAVORITA ANCHE DALL’OSSESSIONE PER L’IGIENE All’origine dell’infiammazione cronica di basso livello, secondo la spiegazione di vari studiosi, è anche il fatto che il sistema immunitario reagisce in maniera eccessiva, sproporzionata rispetto al rischio effettivo. E la ragione sarebbe che le nostre autodifese sono poco “allenate” contro i pericoli effettivi, non sono abituate a riconoscerli, perché il nostro stile di vita è troppo “sterilizzato”. L’eccesso di igiene fa sì che il sistema immunitario non sia abituato a dare risposte corrette e calibrate all’intensità dell’aggressione. Così le difese reagiscono con grande intensità anche a stimoli di scarsa rilevanza. Ne consegue una produzione ingiustificata di citochine pro-infiammatorie e istamina, che provocano uno stato flogistico prolungato. L’eccesso di igiene viene considerato anche una ragione del moltiplicarsi di casi di allergia.

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L’infiammazione

L’infiammazione cronica è un pericolo nascosto

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Placche aterosclerotiche

ra il 2004 quando sulla copertina della celebre rivista Time magazine compariva l’immagine di un incendio e un titolo che non lasciava alcun dubbio: “Inflammation: the secret killer”. Per la prima volta su una rivista generalista a grande diffusione il fenomeno dell’infiammazione di basso livello veniva trattato come meritava, cioè come il più grande pericolo per la nostra salute. Al tempo le attenzioni erano soprattutto rivolte alle malattie cardiovascolari, dato che si era appena scoperto come i fenomeni infiammatori alle coronarie fossero all’origine della formazione di placche aterosclerotiche. Oggi, a quindici anni di distanza da quella pubblicazione, i meccanismi di tipo flogistico di basso livello sono stati compresi con maggiore chiarezza; è stato quindi capito come proprio questa situazione, quando perdura nel tempo, sia una importantissima, decisiva concausa di molte malattie. E così, oggi si sta anche cominciando a chiarire quali siano le

abitudini che dobbiamo adottare, nella vita di tutti i giorni, per interrompere il fenomeno infiammatorio stesso.

È all’origine di molte patologie Più la ricerca va avanti con i suoi studi e le sue scoperte scientifiche e più diventa evidente che c’è un chiaro denominatore comune che correla alcune delle malattie che caratterizzano la nostra epoca come quelle cardiovascolari, le malattie metaboliche e le autoimmuni, ma anche le dermatiti croniche, le intolleranze alimentari, alcune malattie osteoarticolari e perfino il morbo di Alzheimer. Anche partendo da patologie differenti, gli scienziati sembrano approdare sempre alla medesima conclusione: è tutta colpa dell’infiammazione cronica. È infatti lei che arriva a danneggiare in modo irreparabile i tessuti, a interferire con i processi metabolici, ad aumentare lo stress ossidativo e i radicali liberi che sono la principale causa dell’invecchiamento cellulare e dell’organismo. Tutte le malattie che temiamo di più hanno, insomma, alla base un processo infiammatorio.

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Accelera il decadimento delle cellule I processi di tipo infiammatorio costringono le cellule a un turnover accelerato, con un ricambio rapido in seguito ai processi di autoriparazione. Questo però accelera anche l’invecchiamento e la degenerazione dei tessuti. Infatti ogni cellula, nel riprodursi, perde parte delle informazioni contenute nel DNA. I meccanismi di riparazione del genoma possono intervenire solamente in maniera limitata, dopodiché le eventuali piccole mutazioni del patrimonio genetico finiscono con l’alterare la funzionalità della cellula stessa, oppure col favorire la formazione di cellule tumorali, o ancora col provocare la morte cellulare anticipata.

Non si parla di causalità diretta ma è un dato innegabile e accertato che, ad esempio, la presenza di malattie infiammatorie croniche dell’intestino sia correlata a una maggior incidenza di cancro al colon.

Velocizza l’invecchiamento Negli ultimi anni si è fatto largo un nuovo termine, legato alle conseguenze dell’infiammazione di basso grado: “inflammageing”. È il risultato dell’unione di due termini in inglese: “inflammation” (cioè infiammazione) e “ageing”, che possiamo tradurre con “invecchiamento”. Questa parola è stata coniata da un ricercatore italiano, il professor Claudio Franceschi, immunologo all’Università di Bologna, e ci fa intuire come vi sia una correlazione molto stretta tra questi due fenomeni. Lo stesso Franceschi, in proposito, afferma che gli studi su gemelli omozigoti, quindi dotati dello stesso patrimonio genetico, dimostra che essi godono di uno stato di salute

sostanzialmente identico, fino ai 50 anni circa. Dopo questa età sono le abitudini di vita a prendere il sopravvento sulla genetica e quindi a determinare le loro condizioni di salute. Se uno dei due gemelli ha mantenuto abitudini di vita “pro infiammatorie”, allora a causa dell’infiammazione di basso grado subisce un danneggiamento dei tessuti più rapido rispetto al fratello più attento alla propria salute. Perciò invecchia prima ed è più esposto a malattie.

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