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La postura giusta ti migliora la vita

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Questa è la guida che ti aiuterà a scoprire quali sono gli errori di postura e atteggiamento corporeo che ti provocano dolori alle articolazioni e ai muscoli di tutto il corpo. Troverai quindi rimedi e suggerimenti, oltre agli esercizi da fare a casa, finalizzati a risolvere la maggior parte dei disturbi più comuni. E raggiungere l’equilibrio psicofisico perfetto.

LA POSTURA GIUSTA TI MIGLIORA LA VITA

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Riporta in equilibrio il tuo corpo, così vinci i disturbi articolari. Effetti immediati su: • Spalle e collo • Ginocchia e bacino

Una buona postura agisce anche sugli organi interni: • Finalmente digerisci bene • Ossigeni meglio i tessuti

Edizioni Riza - Via Luigi Anelli, 1 - 20122 Milano - www.riza.it

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SPECIALE: GLI ESERCIZI FACILI DA FARE OGNI GIORNO 18/04/19 16:04


SOMMARIO

Equilibrio e benessere dipendono dalla postura LE BASI TEORICHE Tra postura e posturologia Le tappe fondamentali della teoria Il fragile equilibrio dell’evoluzione Una buona postura inizia da piccoli La posizione ideale è solo pura teoria Ecco come funziona il sistema posturale Il legame con la propriocezione I disturbi causati da una postura errata

LA RELAZIONE CON LA PSICHE

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È anche un fatto emozionale La rappresentazione interna del corpo Postura e umore È dal suolo che traiamo appoggio e stabilità Gli esercizi che permettono di radicarsi al terreno È utile per ritrovare la propria fiducia Per la buona postura non serve la rigidità

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LE BASI FISIOLOGICHE Tutto il corpo incide sulla postura I piedi sono alla base della postura Le gambe: pilastri dello stare al mondo Nel bacino si trova il nostro baricentro La colonna della nostra personalità Sul collo grava il peso dei pensieri Le spalle reggono il (nostro) mondo Le braccia rendono il pensiero materia Le ossa, fondamento del terreno interiore I muscoli sono le prime vittime degli errori posturali

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GRANDI

GUIDE

EDIZIONI RIZA s.p.A Via Luigi Anelli, 1 - 20122 Milano www.riza.it - info@riza.it Immagini: Fotolia, 123rf, Shutterstock

ERRORI POSTURALI E RIMEDI Correggi gli errori più comuni In ufficio non sono ammesse sviste La miglior palestra è a portata di mano Gli esercizi per aiutare la cervicale È il momento di agire sulle spalle La mandibola vuole la sua parte Lo yoga posturale Via rigidità e stress con il Tai Chi Il Pilates ristruttura il nostro corpo Una nuova soluzione viene dalla danza Non va trascurato il sonno notturno L’arte (sconosciuta) del sedersi bene

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Stampato in Italia da: Rotolito S.p.A. Stabilimento di Cernusco sul Naviglio (MI) Distribuzione per l’Italia: So.Di.P “Angelo Patuzzi” S.p.A., Via Bettola 18, 20092 Cinisello Balsamo (MI) Tutti i diritti riservati. Questa pubblicazione è protetta da copyright ©. Nessuna parte di essa può essere riprodotta, contenuta in un sistema di recupero o trasmessa in ogni forma e con ogni mezzo elettronico, meccanico, di fotocopia, incisione o altrimenti senza il permesso scritto dell’editore. Le informazioni contenute nella presente pubblicazione sono a scopo informativo e divulgativo: pertanto non intendono sostituire, in alcun caso, il consiglio del medico di fiducia.

L’IMPORTANZA DEI NUTRIENTI Esiste un legame tra posizioni e dieta? Ecco i cibi giusti per la tua postura

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0 INTEGRATORI E RIMEDI VERDI Rilassa corpo e mente con gli alleati verdi La cura dei muscoli è fondamentale I cibi che offrono aiuto allo scheletro Bisogna avere cura delle articolazioni

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le basi teoriche

Tra postura

e posturologia Vivere vuol dire occupare uno spazio fisico. Il modo in cui il nostro corpo occupa tale spazio la dice lunga su chi siamo e come viviamo. E spiega così l’origine di molti disturbi e tante disfunzioni

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l nostro corpo, è logico e intuitivo, occupa uno spazio. Il tronco, le braccia, le gambe, il bacino, il capo sono arti che si muovono in un ambiente e questo stesso movimento, così come il loro restare fermi, definisce chi siamo e come stiamo al mondo. I principi base di ogni movimento sono da cercare nella forza muscolare, che viene utilizzata per rimanere in equilibrio e controbilanciare così la regina di tutte le forze della fisica: la gravità. Avete mai provato a rimanere fermi e immobili “sull’attenti” come soldati? Schiena dritta, mento proteso in avanti, gambe perfettamente parallele e braccia lungo i fianchi, tese? Ebbene se provate a farlo vi accorgerete presto che è una posizione difficilissima da mantenere. Il peso del corpo non è ben distribuito e infatti bastano poche decine di secondi per sentire distintamente una sorta di impazienza, che si muta rapidamente in un ondeggiamento o un tremito muscolare più o meno pronunciato. Eppure, se pensiamo al “comando” che ci è appena stato dato, si tratta solo di rimanere fermi, quindi potremmo definirlo un compito assai semplice se non addirittura elementare.

Le posizioni statiche sono difficili da mantenere

perché sfidano la forza di gravità

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una lotta di tensioni oPPoste

Il motivo per cui il nostro corpo finisce con il mal tollerare una posizione di questo genere ha a che fare con la lotta che dobbiamo fare ogni giorno con le forze della natura. Come abbiamo già avuto modo di accennare, la lotta più imporante e decisiva, per la postura, è quella contro la forza di gravità, che tende a portarci verso terra e che grava, appunto, su di noi impedendoci (letteralmente) di volare. I muscoli hanno allora un compito straordinario e fondamentale: servono a contrastare la gravità, opporsi a essa e consentirci così di compiere tutti i movimenti che ci servono per la nostra vita quotidiana. Sollevare il capo, camminare, correre, restare in piedi, mangiare, rimanere seduti… Non c’è atto della nostra vita, compreso sollevare le palpebre, che non sia in qualche modo messo in discussione dalla forza di gravità. Ebbene l’equilibrio può essere definito come una sorta di tregua tra l’impegno muscolare e questa forza naturale. Quando troviamo l’equilibrio, abbiamo trovato il miglior accordo possibile tra la forza che ci porta a terra e quella che noi usiamo per non cadere.

lo squiliBrio FavorisCe i disturBi

Da quanto appena detto emerge chiaramente il concetto per cui se non siamo capaci di assumere posizioni corrette, la quantità di energia, di sforzo e di usura articolare che dobbiamo impiegare per svolgere le nostre occupazioni sarà maggiore. Ed è proprio un’altra legge fisica, un semplice principio termodinamico, a spiegarcelo chiaramente: più disordine andiamo a creare all’interno di un sistema, con movimenti inutili, prima il sistema perderà la sua energia potenziale. Cioè la nostra energia vitale. n

la deFiniZione utile

Così nasce la disciplina medica La posturologia, quindi, si definisce come quella disciplina olistica che si occupa della postura e dell’equilibrio. Studia quindi la relazione tra le posizioni del corpo e i disturbi che a esso possono essere riferiti, ma anche il modo in cui le emozioni possono influenzare il movimento e le posizioni che il nostro corpo assume nel quotidiano, innescando lo squilibrio che abbiamo appena descritto. Per farlo deve integrare competenze di anatomia, fisiologia, psicologia e anche indicazioni di carattere nutrizionale, poiché questo benessere globale deve essere il frutto di un equilibrio che dobbiamo avere in ogni ambito della nostra vita quotidiana.

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LE BASI TEORICHE

Le tappe fondamen La posturologia è il punto di approdo di una lunga e costante evoluzione del sapere filosofico, neurologico e fisiologico. Ma la finalità resta quella, antica e tradizionale, del benessere naturale che si trova con l’equilibrio

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l fondamento teorico della posturologia è il punto di arrivo di tante conquiste, ma deve essere compreso nelle varie e progressive tappe del suo svilippo. Così come la disciplina in sé cerca l’equilibrio nel sistema corpo e mente di ogni uomo, possiamo dire che la posturologia si pone nel mezzo, nel punto di equilibrio di tante altre scienze, competenze, idee e teorie.

Questo porsi a metà tra tante discipline differenti la aiuta a essere ricettiva e a crescere costantemente, mano a mano che le scoperte confermano quanto l’esperienza clinica aveva già appurato. Vediamo quali sono stati i passaggi più significativi, tra pensiero umano e scoperte anatomiche, che hanno consentito di mettere a punto i principi di questa disciplina.

aristotele - iv seC. a.C.

arCHiMede - iii seC. a.C

Si pone il problema del movimento È l’epoca della filosofia greca e dei grandi scultori dell’età ellenistica (Skopas, Lisippo, Prassitele), che descrivono il corpo e i movimenti che lo animano con una cura dei dettagli che oggi definiremmo maniacale. Questa capacità di cogliere il movimento interessava anche i filosofi e tra tutti uno dei più noti era Aristotele, il quale indagò i principi del movimento, inteso come atto volto al perfezionamento di sé. Aristotele si proponeva l’idea di armonizzare la vita dell’uomo nella società con quella nella natura e questa intuizione contiene in sé uno dei principi cardine della posturologia: l’armonia con se stessi e il raggiungimento dell’equilibrio ottimale.

Scopre il centro di gravità Il matematico e scienziato greco Archimede, studiando il galleggiamento e postulando la legge che ancora oggi conosciamo con il suo nome, sposta in là i limiti del sapere e si pone il problema del calcolo del baricentro, inteso come centro di gravità. Le sue conoscenze mancano ancora dei concetti importanti che saranno scoperti da Newton molti secoli dopo, come vedremo, ma l’individuazione del centro di gravità presuppone l’esistenza del baricentro inteso proprio come punto cardine dell’equilibrio di qualsiasi oggetto. E, per estensione, di qualsiasi corpo. Sarà poi Borelli, nel XVII secolo a eseguire questi calcoli proprio sui corpi animati.

E in Oriente? Nel V secolo avanti Cristo, Lao Tzu scriveva sul Tao te Ching che “gli opposti si muovono in equilibrio dinamico, non statico, evolvendosi nelle tre dimensioni dello spazio”. È ciò che facciamo ogni giorno della nostra esistenza. 8

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tali della teoria NEWTON - XVI/XVII SEC. D.C.

Scopre la legge di gravitazione universale Come accennato parlando di Archimede, È Isaac Newton a scoprire la legge di gravitazione universale. Grazie alle sue intuizioni si ha uno slancio in avanti della fisica, soprattutto in relazione alle leggi del moto e le forze. Sono concetti che serviranno poi a elaborare i calcoli anche su scala umana e non solo su quella cosmica.

LEONARDO - XV/XVI SEC. D.C.

Studia l’anatomia umana Al genio vinciano possiamo ascrivere alcuni meriti anche per quanto riguarda la posturologia. Il suo interesse per il corpo, gli studi anatomici, la sua capacità di descrivere ogni piccolo dettaglio dell’essere umano era ed è un caposaldo del sapere di ogni epoca. Ma Leonardo non si limita a questa conoscenza descrittiva: grazie ai suoi studi di meccanica contribuisce in maniera decisiva al progresso delle conoscenze sul movimento.

CHARLES BELL - XIX SEC. D.C.

Si pone il problema della postura Medico e chirurgo scozzese, nella sua nutrita letteratura Charles Bell gettò le radici per lo studio della moderna neurologia, compiendo importanti scoperte sulla funzione nervosa e l’anatomia umana. Osservando l’avanzare di una sagoma controvento, getta sul piatto del dibattito scientifico il grande tema dell’adattamento del corpo alle situazioni che ne alterano la condizione di equilibrio.

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LE BASI TEORICHE

Le conquiste di scienziati e pensatori moderni D

opo avere visto quali sono state le tappe fondamentali del dibattito che ha portato alla nascita della posturologia fino al XIX secolo, ecco ora una panoramica su quali sono stati gli uomini di scienza che hanno gettato le basi teoriche della disciplina, grazie al progresso delle

conoscenze di tipo fisiologico. Probabilmente sono personaggi meno noti, che quindi non hanno segnato nello stesso modo l’immaginario collettivo, ma è attraverso la loro opera che si è potuto mettere insieme quel “corpus” di conoscenze che sono le fondamenta di questa scienza.

Pierre Flourens - 1850

La scoperta dei centri dell’equilibrio Al di là del contributo che diede allo studio del sistema nervoso, che aiutò a recuperare una concezione dinamica del cervello e non più settoriale, Flourens ebbe per primo la consapevolezza che i canali semicircolari dell’orecchio interno costituivano il sistema vestibolare, quello che sappiamo essere deputato al mantenimento dell’equilibrio. Tale concetto, insieme a quello propriocettivo, è di primaria importanza per lo sviluppo della posturologia.

Morits H. roMBerG - 1840

Canali semicircolari

Teorizza il concetto di propriocezione Il neurologo tedesco pose per primo una speciale attenzione circa il rapporto tra senso dell’equilibrio e visione. Gli occhi, secondo Romberg, svolgono un ruolo fondamentale nel controllo di questo senso e infatti la perdita del controllo visuale non si limita alla diminuzione di questo senso, ma determina un peggioramento sostanziale del controllo dei propri movimenti. Sono lavori che aprono il campo a quelli del fisiologo francese Francois Achille-Longet, il quale dibatte a proposito della “percezione della posizione del corpo nello spazio”. È questa la prima formulazione di un concetto chiave, quello della “propriocezione”, intesa appunto come consapevolezza di sé e dei propri movimenti.

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Karl von Vierordt - 1879

Intuisce l’esistenza di un sistema posturale Fisiologo tedesco noto ai più per l’invenzione dello sfigmomanometro (lo strumento che serve a misurare la pressione sanguigna), Vierordt inaugurò la prima scuola di posturologia. Facendo seguito alle scoperte di Bell, il medico tedesco riconobbe che la postura di un individuo era da considerare il risultato finale di una serie di informazioni di carattere sensoriale proveniente dai piedi, dagli occhi, e dal proprio sistema propriocettivo. Comprese come le diverse informazioni dovevano essere a loro volta riordinate da un “sistema posturale” e mise a punto strumenti per la valutazione dell’equilibrio.

Henrique M. da Cunha - XX sec.

L’atteggiamento in relazione ai disturbi Fu questo medico portoghese che, vistando migliaia di pazienti presso l’Ospedale Universitario Santa Maria di Lisbona, ebbe un’intuizione molto brillante e per certi versi, decisiva: si rese conto che molti pazienti, pur alle prese con disturbi differenti, avevano in comune medesimi tratti di “atteggiamento” posturale. E così per primo parlò di Sindrome da Deficit Posturale, attribuibile all’alterazione biomeccanica, che comportava problemi nella capacità visiva e propriocettiva.

Pierre Marie Gagey: il punto di arrivo

Lo studio degli infortuni sul lavoro fu la svolta Siamo alla fine del secolo scorso: era il 1977 quando il medico del lavoro francese Pierre Marie Gagey pubblicò uno studio basato sull’analisi di incidenti in cantiere a carico di 300 mila operai edili. Gagey scoprì esistere un legame tra forza muscolare, posizione professionale e tendenza a subire infortuni che lo portò al centro del dibattito neurologico mondiale. Gagey così introdusse nel dibattito, per la prima volta, i concetti legati alla simmetria delle forze impiegate e alla ricerca del modo migliore per utilizzare le risorse energetiche. Ma soprattutto iniziò anche a sviluppare metodi correttivi per intervenire nel meccanismo che collega muscoli e sistema nervoso, in modo da riportare un equilibrio funzionale e correggere quelle alterazioni che, nel tempo, possono causare problemi. Gagey rimane attivo fino agli anni 2000, proseguendo negli studi.

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LE BASI TEORICHE

Il fragile equilibrio del l Non è possibile comprendere la posturologia se non facciamo un viaggio all’indietro nel tempo, fino all’alba dell’umanità. La conquista della posizione eretta, infatti, ha segnato il nostro destino biologico

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a postura umana ha una particolarità che la contraddistingue dagli altri mammiferi: è eretta. Pur condividendo il 99% del patrimonio genetico con i nostri parenti più prossimi da un punto di vista biologico ed evolutivo, gli scimpanzè, l’uomo differisce da loro soprattutto per la sua andatura, più ancora che per altre caratteristiche. Il motivo per il quale gli esseri umani si sono evoluti imparando a camminare piuttosto che a spostarsi sugli alberi o andare sulle quattro zampe è da sempre oggetto di discussione, ma a noi interessa solo in maniera incidentale. La cosa che conta, in posturologia, è che la stazione eretta è quasi innaturale e determina altre, numerose, differenze tra l’uomo e gli altri animali, compresi quelli più simili a lui.

una sFida alla leGGe di GravitÀ

Per prima cosa dobbiamo notare che, nel momento in cui siamo in piedi, il nostro baricentro si alza, rispetto a quello di un qualsiasi altro animale, specialmente se questi è quadrupede. Non si tratta quindi della postura più adatta per assecondare la forza di gravità e distribuire al meglio il peso del corpo su più punti di appoggio. Al contrario l’andatura su due gambe, dimezzando di fatto gli strumenti di contatto con il terreno, costringe gli esseri umani a un enorme dispendio energetico solo per stare in piedi, rispetto ad altri animali. L’equilibrio, per gli esseri umani, è un fatto meno scontato rispetto ad altre specie e si ottiene, infatti, con maggiore difficoltà.

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l l’evoluzione la ConForMaZione del raCHide

La schiena umana è molto particolare: per assecondare la stazione eretta e sostenere il peso del capo (e nel contempo mantenere una sua elasticità), non è dritta ma segue determinate curvature fisiologiche. Le vertebre cervicali, sette, sono leggermente convesse. A queste segue la cifosi dorsale, ovvero una curvatura in senso opposto delle vertebre di questa parte della colonna. A seguire, ecco la lordosi lombare, la curva che spinge in avanti le cinque vertebre che compongono questa parte del rachide. La colonna stessa chiude questo suo percorso sinuoso con l’ultima cifosi: quella sacrococcigea. n

Il bacino è più aperto

lo sPostaMento del Foro oCCiPitale

Una prima caratteristica tipicamente umana, da un punto di vista anatomico, riguarda lo scivolamento in avanti del foro occipitale. Si tratta del passaggio che consente la comunicazione tra encefalo e midollo spinale e negli umani è spostato in avanti per consentire al capo di essere meglio posizionato sul collo, in modo da rimanere in asse con la schiena e migliorare l’equilibrio della struttura. Contrariamente a quanto si pensava fino a pochi anni fa l’andatura su due piedi ha anticipato di almeno due milioni di anni l’espansione della scatola cranica e, quindi, lo sviluppo cerebrale. Questo significa che lo spostamento del foro occipitale non dipende dalle aumentate dimensioni del cervello stesso, ma dall’acquisizione dell’andatura su due piedi.

Senza entrare nel dettaglio di tutte le piccole trasformazioni a livello osseo che hanno interessato il bacino e la zona femorale, possiamo ben dire che questo distretto corporeo è uno di quelli maggiormente coinvolti nel processo evolutivo e che più risente del mutamento di postura. La forma del bacino è cambiata per svolgere meglio due funzioni: migliorare l’espansione di quei muscoli deputati alla camminata e alla corsa (i glutei, per esempio) e quelli di supporto al tronco. Ma non va trascurato il fatto che la gravidanza di un bipede, gravando sulla parte lombare, ha richiesto una modificazione ulteriore ai fianchi femminili, che si sono ulteriormente allargati per consentire l’allargamento dell’utero. 13

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LE BASI TEORICHE

Una buona postura

inizia da piccoli

Dopo avere parlato dell’infanzia dell’umanità è giusto parlare di un momento chiave nello sviluppo individuale: l’infanzia di ogni singolo individuo. È proprio in questo periodo della vita di ognuno di noi che si gettano le basi per assumere le posizioni corrette

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e per ciò che riguarda la postura umana è importante tenere conto delle fasi di acquisizione del bipedismo, per il nostro discorso è ancora più importante tenere conto delle tappe di sviluppo dei bambini, quelle individuali, quando si raggiunge la posizione eretta e si impara a camminare. Questi momenti di evoluzione e crescita rappresentano infatti una sorta di “imprinting motorio” che per forza di cose si riverbera anche nelle età successive. Non che una postura sbagliata durante i primi anni di vita sia per forza di cose una condanna, ma se si impara da piccoli a gestire i propri movimenti, sarà facile apportare piccole correzioni (eventuali) in età più adulta.

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l’anno È un MoMento iMPortante

Attorno all’anno di vita (mediamente: la cosa potrebbe anche scivolare in avanti o essere anticipata) i bambini si alzano da terra e cominciano la loro personale battaglia contro la forza di gravità, imparando a camminare. È un momento di grande evoluzione per il piccolo, che associa a questa conquista anche la capacità di esplorare il mondo, guardarlo da un punto di vista differente e dare un’accelerata allo sviluppo dell’apparato vestibolare. Da un punto di vista puramente posturale possiamo dire che a questa età l’andatura del bambino risulta ovviamente caratteristica e genera grande tenerezza perché non possiamo fare a meno di notare la sua dolcissima goffaggine, ma bisogna essere comunque in grado di valutarla nelle sue strutture essenziali perché già in questa fase della vita è in grado di offrirci alcuni spunti e chiavi di lettura per una sua prima valutazione. • La torsione del piede - Contrariamente a quanto temono i genitori, questa postura di appoggio della camminata è assolutamente naturale nei primi anni di vita e, se non presenta dolorosità, è anche destinata (la maggior parte delle volte) a risolversi spontaneamente con lo sviluppo. La sua persistenza in età post adolescenziale, però, presuppone un appoggio errato che nel lungo periodo potrebbe determinare problemi di tipo lombare a causa di una cattiva disposizione delle forze di appoggio. • La camminata “sulle punte” - Anche questo modo di avanzare può essere considerato normale, almeno entro i primi tre anni di vita. Dopo questo primo periodo dello sviluppo biomeccanico, la camminata sulle punte deve invece essere valutata con maggiore attenzione perché potrebbe trattarsi della manifestazione di un disagio emotivo (il camminare sulle punte inteso come volontà di passare inosservati e non disturbare), come di una

Attenzione anche alla schiena Un altro distretto corporeo molto sensibile per lo sviluppo dei ragazzi è quello della schiena. Questa in particolare risente dell’alternanza delle fasi di turgor (consolidamento e preparazione. La prima è tra i due e i quattro anni, la seconda tra gli 8 e gli 11 e la terza dopo la pubertà), con quelle di proceritas (la fase di crescita ossea e muscolare, che di solito si verifica tra i 5 e i 7 anni e nel periodo puberale, dagli 11 ai 18 circa). Dato che non sempre lo sviluppo avviene in maniera armonica e perfettamente simmetrica, possono verificarsi situazioni dolorose che influiscono poi sulla postura del ragazzo, facendogli assumere atteggiamenti corporei (spesso disordinati) che nel lungo periodo diventano una seconda natura. Una indagine posturale in questa fase è importante al fine di dare le giuste indicazioni comportamentali e condurre così uno sviluppo il più possibile corretto verso l’età adulta.

scarsa capacità di allungamento delle strutture tendinee del polpaccio verso il tallone. • Il piede piatto - Anche questa condizione è comune nella primissima infanzia ed è la causa della camminata caratteristica, poco flessuosa, con la caviglia rigida. In genere si risolve con la crescita, a partire dai quattro anni di età. Si può intervenire su questa postura in maniera dolce lasciando che il bambino cammini a piedi nudi su superfici irregolari come erba, sabbia, terriccio eccetera. n

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le basi teoriche

La posizione ideale

è solo pura teoria

Esiste la postura “da manuale”, perfetta, e che ci metterebbe al riparo da ogni disturbo osteoarticolare e muscolare. Ma la genetica e le piccole abitudini assunte nel corso dell’evoluzione personale ci allontanano dalla perfezione irreale. Per renderci ciò che siamo

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e dovessimo chiede a un posturologo quale sia la miglior posizione possibile per un essere umano, vi potrebbe rispondere facendovi vedere uno schema che vi ricorderà l’Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci: questa figura, perfettamente inserita nel quadrato e nel cerchio, è un ideale di simmetria e proporzioni che, tuttavia, appartiene appunto alla dimensione ideale e non a quella reale, di oguno di noi. La pratica, infatti, è molto diversa per un motivo molto semplice: nessuno di noi è un uomo vitruviano: non siamo perfetti, le nostre proporzioni sono uniche e così anche le nostre posture.

Esiste comunque uno schema a cui tendere

Il fatto che non esista una persona perfetta in grado di ricalcare lo schema leonardesco non significa, però, che non si possa migliorare il proprio modo di porsi nello spazio, seguendo alcune regole che sono state codificate per ridurre gli squilibri, gli attriti articolari e i dispendi energetici. È questo il presupposto con cui sono state create delle “griglie” di valutazione posturale che servono soprattutto a capire quali sono gli squilibri a monte, che possono turbare il nostro atteggiamento corporeo. n

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La valutazione Quando ci rechiamo da un posturologo, la sua indagine verterà essenzialmente sull’analisi della nostra posizione, in piedi, valutando tutti i piani dello spazio (quello frontale, quello sagittale e quello trasverso). Ci sono varie strumentazioni (computerizzate o meno) che consentono questo genere di valutazione, ma il risultato che comunque si andrà cercando è quello di vedere quanto la nostra postura devia da una linea immaginaria, un filo a piombo, che deve passare attraverso alcuni punti chiave del nostro corpo. Questi sono, approssimativamente, dall’alto verso il basso: • Il centro dell’orecchio • Il punto di “attacco” della spalla al braccio (cintura scapolo-omerale) • Il lato della gabbia toracica • L’anca all’altezza della testa del femore • Il malleolo esterno Questo tipo di valutazione viene poi eseguita anche per una valutazione di allineamento orizzontale di altri punti chiave che sono, anche in questo caso approssimativamente:

• La linea delle pupille • La linea biacromiale • La linea intermammaria • La linea delle spine iliache antero superiori • La linea dei polsi A cui si somma una valutazione di spalle che valuta l’allineamento di: • La linea biacromiale • La linea delle scapole • La linea bis iliaca • La linea dei glutei • La linea delle pliche delle ginocchia Questo esame va poi a indagare anche altre possibili alterazioni della postura e allineamenti diversi, ma non solo: valuta anche la muscolatura e le possibili torsioni che si sono venute a creare, nel tempo, per compensare gli squilibri inziali a cui il corpo ha cercato di “reagire” come poteva. La finalità del trattamento posturale sarà, come ovvio, quella del miglioramento della postura e della successiva correzione dei movimenti sbagliati, in modo da non perseverare negli errori che, nel lungo periodo, causano squilibri e disturbi.

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