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Corso pratico per ritrovare la fiducia in se stessi

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La fiducia in sé non può venire dall’esterno, dal giudizio degli altri, dallo sforzo di adeguarsi ai modelli. L’autostima nasce semplicemente dall’accettarsi per quello che siamo, dall’affidarsi al proprio nucleo naturale che sa cosa fare per portarci verso la nostra realizzazione più autentica.

CORSO PRATICO PER RITROVARE LA FIDUCIA IN SE STESSI

RIZA

Corso pratico

PER RITROVARE LA FIDUCIA IN SE STESSI Star bene con te è l’unica cosa che conta davvero LE PAROLE GIUSTE

Smetti di dirti che non vai bene, l’autocritica è un veleno

COLTIVA L’AUTOSTIMA

Ognuno di noi possiede capacità che sottovaluta

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Edizioni Riza - Via Luigi Anelli, 1 - 20122 Milano - www.riza.it

AVER CURA DI SÉ, SIGNIFICA AMARE LE PROPRIE CONTRADDIZIONI

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Lezione 1

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Che cos’è la fiducia in se stessi Avere autostima vuol dire lasciar fare al nostro mondo interno, al flusso naturale che porta a realizzarci

Lezione 2

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Accettati come sei già ora Non pensare di cambiare. Sei un essere unico, accogli tutti gli aspetti della tua personalità

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Non definirti: sei più di quello che credi Più sei convinto di conoscerti a fondo e più ti allontani dall’autostima

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Smetti di criticarti Spesso sei tu stesso il tuo più severo giudice; questo deprime la fiducia in te e ti impedisce di essere spontaneo

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La giusta distanza dagli altri Per conservare la stima in se stessi occorre creare rapporti di parità e non di dipendenza

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Non farti condizionare dai giudizi Dare retta ai pareri altrui ci fa perdere la capacità di essere davvero noi stessi

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Lezione 7

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Il legame tra amore e autostima

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Avere fiducia in sé favorisce le relazioni, la disistima invece inquina i rapporti

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Per sentirti amato, prima devi amarti La relazione di coppia può essere un fondamento della propria autostima, ma può metterla in crisi

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Superare la fine di un amore È un momento di crisi che ci può abbattere. Come andare oltre e ritrovare fiducia

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L’autostima in famiglia e sul lavoro Nelle relazioni con parenti e colleghi rafforza la considerazione verso di te

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Corso pratico PER RITROVARE LA FIDUCIA IN SE STESSI EDIZIONI RIZA S.P.A. Via Luigi Anelli 1 - 20122 Milano www.riza.it - info@riza.it

Stampato in Italia da: Caleidograf s.r.l. Via Milano 45, 23899 Robbiate (LC) Distribuzione per l’Italia: So.Di.P “Angelo Patuzzi” S.p.A., Via Bettola 18, 20092 Cinisello Balsamo (MI)

Immagine di copertina: Alberto Ruggieri Foto: Shutterstock, Fotolia, 123rf

Tutti i diritti riservati. Questa pubblicazione è protetta da copyright ©. Nessuna parte di essa può essere riprodotta, contenuta in un sistema di recupero o trasmessa in ogni forma e con ogni mezzo elettronico, meccanico, di fotocopia, incisione o altrimenti senza il permesso scritto dell’editore. Le informazioni contenute nella presente pubblicazione sono a scopo informativo e divulgativo: pertanto non intendono sostituire, in alcun caso, il consiglio del medico di fiducia.

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Che cos’è la fiducia in se stessi Avere autostima vuol dire lasciar fare al nostro mondo interno, al flusso naturale che porta a realizzarci 8 008-019 fiducia in se stessi lezione 1.indd 8

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Affidati al tuo nucleo che sa sempre cosa fare

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a fiducia in sé, non è il dirsi tutti i giorni “sei forte, sei bravo, vedrai che ce la fai”. È semplicemente l’affidarsi alla propria essenza, al proprio nucleo, che sa cosa fare di noi e come portarci verso la nostra realizzazione più autentica. Se c’è un peccato che commettiamo spesso è quello di non fidarci di noi stessi. Non ci piacciamo mai abbastanza, perché i “cattivi maestri” ci hanno insegnato che dobbiamo essere diversi da come siamo, che è necessario correggerci in continuazione, per aderire a modelli di riferimento che spesso si rivelano irraggiungibili e stressanti. Per questo fidarti di te è il primo passo per trovare l’autostima: non giudicarti, accettati come sei, come faresti con un amico.

I vantaggi che ottieni ◗ Non temi più la solitudine - Sperimentare quanto il tuo spazio interno possa essere accogliente e rigenerante ti fa comprendere come il tuo benessere non dipenda dagli altri, ma dalla tua capacità di proteggere la tua interiorità. Sapere di poter contare in ogni momento sulle tue risorse ti porta ad affrontare le difficoltà in modo più sereno. E inizi ad amare momenti di solitudine e di silenzio, che prima rifuggivi.

◗ Non dipendi più dagli altri - Il bisogno di essere come gli altri viene pian piano soppiantato dalla necessità di essere in sintonia con la tua vera natura. Così attingi alle tue energie personali, senza disperderti in soluzioni di ripiego.

◗ Percepisci il tuo corpo - Meno distanza c’è tra te e la tua persona, meno rischi di cadere nella tentazione di giudicarti. Se riesci a stare “dentro di te”, impari a dare più rilevanza a “come ti senti adesso”, non ai rimpianti, agli errori che hai commesso. Familiarizzi anche con i tuoi lati bui e questo ti aiuterà a viverli serenamente.

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LEZIONE 2

Accettati così come sei già ora

La prima regola dell’autostima: uscire dai labirinti mentali Il perfezionismo ti condiziona

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olti di noi conoscono quella condizione interiore di sofferenza riassunta nella parola “disistima”, è quello stato di malessere profondo in cui ci si sente inadeguati e si diventa ipersensibili alla più piccola critica o al minimo insuccesso. Si è alla ricerca continua di conferme provenienti dall’esterno e si pensa di dover fare degli sforzi per migliorarsi. Così facendo ci si allontana sempre di più dal proprio modo naturale e spontaneo di stare nel mondo e quindi da quella corrente di energia proveniente dal nucleo più profondo di noi che nutre la nostra autostima. Se ti ostini a voler essere in un certo modo, per compiacere le tue aspettative o quelle altrui, ogni volta che sei diverso inizi a sentirti sbagliato. La fiducia in sé, invece, è libertà dai condizionamenti, corrisponde a una sensazione di leggerezza e di libertà, non di pesantezza e di sacrificio...

Ogni volta che pensi di doverti impegnare di più e di non essere all’altezza, ti allontani dall’autostima. E allora, smetti di porti obiettivi sempre più ambiziosi. Il perfezionismo è un vero nemico dell’autostima. • Se pensi all’autostima come a un traguardo spostato sempre più avanti, si radica in te l’idea che per auto-stimarsi sia necessario impegnarsi a migliorare sempre. Un atteggiamento faticoso che sta inevitabilmente “un po’ più su” rispetto alla situazione in cui ti trovi adesso. • Associa una immagine allo sforzo di doverti sempre migliorare: la più probabile sarà quella di una scala infinita, simbolo dell’altezza del compito che pretendi da te stesso. Mentre la visualizzi percepisci il corpo che si irrigidisce e le spalle che si curvano sotto un peso invisibile?

Ricorda L’autostima è già dentro di te, anche nei momenti più bui: è come un arcobaleno che rischiara il tuo cielo, anche se stai male...

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Diventare ciò che siamo Uno dei modi per uscire da questo vicolo cieco mentale sta nel fare ricorso a una risorsa che tutti noi abbiamo, ossia alla capacità di guardare le cose in modo diverso. Il segreto sta nel “diventare ciò che siamo,” e possiamo farlo privilegiando l’intuito rispetto all’analisi, la spontaneità rispetto all’autocontrollo. Prima di tutto

occorre smettere di giudicare i nostri stati interiori e di volerli correggere a tutti i costi: gioia, gelosia, invidia, entusiasmo, rabbia. Sono l’espressione più pura dell’energia che ci abita. Accogliendo gli stati d’animo così come sono, compiamo un’azione decisiva per il nostro benessere e innalziamo il livello della nostra autostima.

Cinque strategie vincenti 1.

Non prestare ascolto alle critiche che ti feriscono. Se qualcuno ti critica, invece di rivolgere lo sguardo su noi stessi alla ricerca del nostro errore, consideriamo da che pulpito viene la predica. Lo scopo non è metter l’altro sotto accusa, bensì assumere un punto di vista più distaccato e imparziale.

2. Contraddirsi aiuta a stare bene. Vincolarsi a

un’identità troppo uniforme ci fa perdere il contatto con la mutevolezza dell’anima. Essere flessibili significa saper cambiare idea.

3.

Non sparliamo di noi stessi. Ci sono delle parole che fanno ormai parte del nostro modo abitudinario di esprimerci, spesso sono aggettivi, superlativi e dispregiativi: acerrimi nemici della nostra autostima. Vanno banditi perché ci bloccano in un ruolo statico e frenano le nostre energie creative.

4. Limitiamo l’autocritica. “Mettersi in discussione” è un luogo comune che

danneggia la nostra autostima: meglio imparare a conoscere le nostre doti.

5.

Cerca l’inquietudine, non la calma piatta. Nei momenti di quiete apparente o di serenità, non “sederti” mettendoti sulla difensiva, pronto a evitare tutto ciò che potrebbe turbare la quiete raggiunta. Fai in modo che ogni tanto l’inquietudine venga a trovarti, perché come diceva C.G. Jung, noto psicoanalista, è una forza che ci spinge a progredire, a ricercare, a essere svegli e ricettivi.

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LEZIONE 4

Smetti di criticarti

Non ripeterti sempre frasi che minano la fiducia in te

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on ci facciamo caso, ma dentro di noi è attivo un continuo dialogo interiore, che ci condiziona pesantemente, esattamente come ci feriscono o ci rimangono impresse le parole, belle o brutte, che ci dicono gli altri. Facciamo quindi attenzione alle parole che rivolgiamo a noi stessi e aboliamo le espressioni che sono un attentato all’autostima.

“Sono il solito” Non è vero, forse il tuo comportamento si ripete ma tu sei nuovo in ogni istante, se interiorizzi questa consapevolezza sarà più facile credere che tu possa cambiare.

conservato la loro anima naturale: i bambini, gli animali, le piante.

“Devo fare così...” Usa il verbo dovere con parsimonia. Sostituiscilo con la parola “voglio”. Per esempio non dirti “Devo dimagrire assolutamente”, ma “Voglio sentirmi più leggero”; serve ad aggirare le resistenze che vengono provocate dal senso di imposizione suscitato dalla parola “dovere”.

“Mi serve più volontà”

Sei perfetto così come sei, ripetilo spesso a te stesso. Vedrai che così non ti sentirai più sotto pressione, non avvertirai la necessità di dover cambiare. Così ti verrà spontaneo mettere in atto dei comportamenti nuovi e veramente utili alla tua personale realizzazione, cioè a far emergere ciò che già sei, non ciò che non c’è.

“Ci vuole più volontà. Devo tenere duro. I grandi obiettivi richiedono grandi sforzi”. Questa non è autentica forza di volontà, ma ostinazione e l’ostinazione ci porta a girare in tondo, qualsiasi sia l’obiettivo che ci siamo prefissati. Chi si ostina a migliorare per forza, resterà sempre uguale, e quindi sofferente e scontento. Se ti affidi allo spazio interno, le cose accadono naturalmente, al momento giusto. L’anima ti porta spontaneamente verso le situazioni e le persone giuste per te.

“Non mi sono piaciuto”

“Se tornassi indietro...”

Non devi piacerti o non piacerti, devi trovare un’armonia con te stesso che renda questa frase del tutto priva di significato, come lo è per le creature che hanno

Ti perdi nel giudicare le tue azioni passate e nel guardare indietro. Questo ti allontana dal presente e dallo sguardo sereno verso te stesso.

“È necessario che io migliori”

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Le cose da dirsi Cambia il modo di parlarti LE PAROLE SBAGLIATE • È tutta colpa mia, non riesco a farne una giusta! • Mi chiedo sempre: sarò una brava moglie? Sarò una brava mamma? • Non riesco mai a dire di no e tutti ne approfittano. Sono un debole. • Quando mio marito mi fa una critica mi crolla il mondo addosso! • Mi tratta male e io sono sempre qui ad aspettarlo... Sono la solita cretina... • Sono sei mesi che non riesco ad ottenere l’aumento: sono un incapace. • Avrei voluto essere più controllato e invece mi sono messo a urlare. Se non perdo questo vizio non concluderò nulla.

Perché allontanano l’autostima • Giudichi tutto e tutti, in primis te stesso. • Dai eccessivo peso al passato e al futuro e ti perdi il presente. • Fai confronti continui e non ti vai mai bene, ma vorresti assomigliare a... • Fai sempre bilanci (inevitabilmente insoddisfacenti). • Vuoi avere il successo a tutti i costi: così una piccola sconfitta ti fa sentire un fallito. LE FRASI GIUSTE • È vero, è un problema, ma non mi cambierà certo la vita! • Chi sono io? Dipende... Posso cambiare in un attimo. • Inutile piangerci sopra: mi hanno fregato. Si ricomincia. • Mi impegno al massimo, poi sia quel che sia. • Anche se non faccio solo la mamma, i miei figli sanno che possono contare su di me. • All’improvviso ho avuto una strana sensazione e ho cambiato il lavoro. È stata la mossa vincente. • Sì, ho alzato la voce, ma che bello è stato riuscire a dirgli finalmente quel che pensavo di lui!

Perché ti rassicurano • Non giudichi una situazione definitiva e immodificabile. • Riesci a esprimere i tuoi veri sentimenti. • Non soffochi le tue emozioni. • La creatività ha più spazio per esprimersi. • Non ti preoccupi del giudizio altrui.

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LEZIONE 6

Non farti condizionare dai giudizi

Resta alla larga dalle lamentele e da chi si compiange troppo

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ver da ridire su tutto e tutti, sempre e comunque, ti avvelena la vita e ti porta fuori dal presente e da te stesso, intasandoti di negatività e di malumore. Ogni volta che ti accorgi di lamentarti di qualcosa, fermati. Il punto chiave è prendere atto del fatto che ti stai lamentando. È già un buon passo essere cosciente che ti lamenti mentre lo fai. Se poi vuoi continuare, sei libero di farlo ma devi avere la consapevolezza che lo stai facendo.

Lo sfogo è una cosa diversa Potresti obiettare che sfogarsi fa bene e concedersi il diritto al mugugno è un modo per disfarsi dello scontento. Ma sfogarsi e lamentarsi non sono la stessa cosa. Lo sfogo esplode in tempo reale, con un crescendo spesso inaspettato, quando davvero non ne puoi più e per quanto accorato possa essere, una volta concluso si esaurisce lì, senza strascichi. Per “lamento” si intende il rimuginare su un evento che hai subito e che non riesci a metabolizzare; significa “rimasticare” una situazione cronica che non ti soddisfa; vuol dire ricordare un fatto che a suo tempo ti ha indisposto o ferito e che riattualizzi ogni volta che hai la scusa per riparlarne. Per tutti questi motivi, il lamento si risolve sempre e comunque in un’operazione fuori tempo e tutte le cose fuori tempo sono un veicolo di disistima. Ogni volta che ti lamenti, infatti, senza rendertene conto, ristagni nel passato e, immedesimandoti di nuovo nello stato di disagio provato in quella situazione, lo ricrei, condannandoti ancora una volta allo stesso malessere.

Troppi “mugugni” spengono il buonumore Lamentarti ti ha sgravato di un peso? No, anzi, ti ha caricato ulteriormente di malumore! Quando il borbottio continuo diventa uno “stile” di comunicazione,

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ti induce a ripiegarti su te stesso, concentrando progressivamente la tua attenzione solo su ciò che non va, sulle cose che ti senti costretto a subire, le rinunce e i rimpianti. In questo circolo vizioso finisci con l’inquinare il tuo terreno psichico di “erbe infestanti” quali la rassegnazione, l’auto-commiserazione, la frustrazione, la rabbia per ciò che non riesci a modificare nella tua vita, l’invidia nei confronti di coloro che secondo te conducono un’esistenza appagante. Più ti lamenti, più ti cali nei panni della vittima e rinforzi la tua immagine di perdente e di fallito. Per paradosso, quindi, ciò che tu ritieni una valvola di sfogo si rivela essere, invece, una sorgente di disistima.

La lagnanza è contagiosa Parlare delle tue disavventure o ascoltare a oltranza quelle degli altri non ti procura rapporti sani, ma ti immerge in una bolla di disagio strisciante che ti sottrae energia. Per rompere la catena di disistima

prodotta dai continui mugugni, smetti tu di lamentarti e non ascoltare a tua volta gli sfoghi altrui: è l’unico modo per rasserenare il tuo orizzonte psichico e per tenerti lontano dalle nubi di malessere create dai borbottoni! Poiché lamentarsi per la maggioranza delle persone è diventato sinonimo di parlare di sé, finisce che è con le persone cui sei più legato affettivamente che ti lamenti di più. Così le relazioni più strette si collocano costantemente “fuoritempo”. A caratterizzarle non è più, come ti illudi che sia, l’intimità reciproca ma, al contrario, un parlar tra sordi, in cui ciascuno discorre del proprio malessere. Potresti obiettare: “Ma se non mi lamento con una persona cara, che mi conosce e mi vuole bene, con chi altro posso farlo?”. Il problema non è con chi scegliere di lamentarsi, ma smettere di farlo. Soprattutto con le persone chiave della tua vita, se non vuoi che star con loro si riduca a una relazione logora, tenuta in piedi da attaccamento e dall’abitudine.

Non fare da “cassa di risonanza” per le proteste altrui Non alimentare il lamento dell’altro raccontando a tua volta che sei stato anche tu vittima dello stesso trattamento. La frase “è successo anche a me...”, offre al lamentoso il pretesto per eleggerti a interlocutore privilegiato delle sue disavventure. Per il lamentoso cronico tu o un altro interlocutore non fa differenza: troverà altre orecchie. L’importante per lui è avere una parvenza di ascolto: tanto alla fine parla solo di se stesso con se stesso.

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