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Cicerone

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LA FILOSOFIA PER VIVERE BENE

su cui riteneva si fondasse la grandezza di Roma. Riprese i concetti fondamentali della filosofia greca, adattandoli ai valori e alla lingua del mondo latino. Ribadì l’importanza di partecipare alla vita politica, di ricercare la verità, di ritrovare dentro di sé il legame con la natura dell’intero universo, di coltivare i propri talenti e l’amicizia sincera.

Maurizio Zani

e sfruttò la sua abilità per difendere gli ideali civili

LA FILOSOFIA PER VIVERE BENE

Cicerone fu un vero maestro nell’arte oratoria

CICERONE

Maurizio Zani

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RIZA

Edizioni Riza S.p.A. - Via Luigi Anelli, 1 - 20122 Milano - www.riza.it

CICERONE Grande oratore e scrittore, spiegò i principi della filosofia nella vita pratica

«Come l’arte della salute è la medicina, così l’arte del vivere è la saggezza»

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CICERONE Grande oratore e scrittore, spiegò i principi della filosofia nella vita pratica

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Cicerone Foto: 123rf, Adobe Stock, Shutterstock Testi a cura di Maurizio Zani © 2019 Edizioni Riza S.p.A. via Luigi Anelli, 1 - 20122 Milano - www.riza.it Tutti i diritti riservati. Questo libro è protetto da copyright ©. Nessuna parte di esso può essere riprodotta, contenuta in un sistema di recupero o trasmessa in ogni forma e con ogni mezzo elettronico, meccanico, di fotocopia, incisione o altrimenti senza il permesso scritto dell’editore. Maurizio Zani - Studioso del pensiero antico, ha collaborato con la facoltà di Psicologia dell’Università di Bologna e ha insegnato filosofia e storia nei licei milanesi.

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SOMMARIO

Introduzione Mise la filosofia al servizio dei valori civili di Roma....7 Capitolo 1 La vita del grande oratore e principe del foro........... 11 Capitolo 2 Il pensiero e la sensibilitĂ di Cicerone.................. 39 Capitolo 3 Cicerone nostro contemporaneo.......................... 65 Capitolo 4 Cicerone e i grandi temi della filosofia.................. 89 Bibliografia......................................................... 139

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Introduzione

Mise la filosofia al servizio dei valori civili di Roma

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icerone fu oratore, uomo politico e filosofo. Seppe esporre la sua linea di pensiero filosofico con quella stessa grande abilità oratoria che caratterizza i suoi discorsi pubblici. Fu infatti, come Seneca, anche un avvocato di grido. E, come Seneca, si trovò invischiato nelle lotte politiche del tempo, al punto d’esserne alla fine tragicamente travolto. Fu infatti ucciso dai sicari inviati dal triumvirato che aveva conquistato il potere a Roma e di cui faceva parte Antonio, che Cicerone aveva osteggiato violentemente con discorsi molto pesanti e critici. La filosofia ha rappresentato anche per Cicerone, come per Seneca, un modo per prendere le distanze da una realtà che, a causa dei costanti conflitti di potere, si faceva sempre più torbida e inquietante. Per entrambi i pensatori, la riflessione filosofica ha occupato soprattutto i lunghi periodi di tregua dagli impegni politici e forensi. Lontano dai rumori della lotta, tutti e due han7

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Cicerone - Introduzione

no saputo elaborare una filosofia che pone una particolare attenzione ai diversi modi di pervenire alla tranquillità interiore. Ma forse proprio i rumori delle drammatiche lotte che si svolgevano sullo sfondo della loro vita hanno contribuito a rendere questo tema di vitale importanza. Cicerone scrisse molti libri, in gran parte nell’arco di due anni, tra il 46 e il 44 a.C., quando la vittoria di Cesare lo costrinse a tenersi lontano dalla vita politica e la morte della figlia Tullia lo spinse a cercare nella filosofia una medicina per l’animo. Scrisse di filosofia, ma per lui la politica rimase la dimensione fondamentale della vita. Infatti condannò l’epicureismo anche perché antipolitico. I contenuti degli scritti filosofici di Cicerone non sono radicalmente nuovi rispetto a quelli elaborati dalla tradizione filosofica greca; ma sono adattati alla mentalità romani e resi accessibili a un pubblico di lingua latina. Infatti tradusse in latino molti termini filosofici greci, che entrarono così a far parte del linguaggio filosofico universale. Come strumento divulgativo nei libri che trattavano di temi filosofici usò la tecnica del dialogo, che permette di esporre argomentazioni pro e contro una determinata tesi. In pratica seguì un modello che ben conosceva in quanto avvocato: la presentazione e discussione delle contrapposte posizioni, come avviene in tribunale, davanti ai giudici. In questo caso i giudici sono il pubblico a cui si rivolge, chiamato a 8

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Mise la filosofia al servizio dei valori civili di roma

pronunciare il verdetto. Invece nelle opere dedicate a temi civili e all’ordinamento legislativo, Cicerone prende una posizione decisa, difendendo Roma, le sue istituzioni e i suoi valori civili. Descrive come totalmente positivi i costumi antichi e l’antica concordia tra i diversi ceti, che erano stati alla base della grandezza di Roma e che propone come modello e programma politico per il presente. Anche in questo libro dedicato ai pensatori del passato, come nei volumi precedenti, un capitolo è dedicato alla trattazione dei grandi temi della filosofia. Questa volta l’argomento prescelto è quello dell’amicizia. L’amicizia è uno di quei sentimenti che si affaccia ben presto nella vita di ogni uomo: compare in genere dopo i tre anni di età. Da questo momento inizia il suo processo di arricchimento della nostra vita e della nostra personalità, insieme ad altri sentimenti con i quali si intreccia. L’amicizia sincera e costruttiva ci aiuta nel processo di realizzazione delle nostre qualità personali; all’opposto, le amicizie interessate e false invece ci possono far deviare dal nostro percorso naturale di crescita, sottraendoci tempo ed energie.

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Capitolo 1

La vita del grande oratore e principe del foro Fu un maestro della parola, che seppe usare abilmente nel suo lavoro di avvocato e come arma contro i suoi avversari, in difesa degli ideali civili; volle restituire dignitĂ anche alla filosofia latina

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cicerone - capitoLo 1

Un’esistenza tra avvocatura e filosofia

È

piuttosto raro nella storia del pensiero trovare un «principe del foro», un grande avvocato come Cicerone, che sia anche un famoso pensatore. Ma Cicerone è persino qualcosa di più. È colui che mira a riformare l’intera filosofia latina per farne una linea di pensiero del tutto autonoma rispetto alla

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La vita del grande oratore e principe del foro

grande filosofia greca: «Poiché la teoria e l’apprendimento di tutte le discipline che hanno come oggetto la retta norma di vita sono racchiusi nello studio della saggezza ovvero della filosofia, ho ritenuto opportuno trattarle in latino. Non già che io reputi impossibile imparare la filosofia in greco dai Greci, ma fu sempre una mia convinzione che i nostri connazionali nell’esplicare la loro attività inventrice furono più saggi dei Greci, oppure nel trarre ispirazione da quelli furono dei perfezionatori, e ciò in ogni campo in cui ritennero degno di occuparsi» (Le tusculane, I, 1). Cicerone, insomma, punta molto in alto: vuole presentarsi come quel filosofo che ha saputo restituire alla filosofia latina quella dignità che non può non competere a qualsiasi forma di pensiero alimentata dalla grande civiltà romana: «La filosofia rimase trascurata fino a ora né mai brillò nella letteratura latina; dobbiamo noi darle vita e splendore; e, se nella mia attività politica io fui utile ai miei concittadini, lo sia, per quanto possibile, anche ora che mi sono ritirato a vita privata. E tanto più dobbiamo dedicarci a tale compito perché già circolano, si dice, molte opere in latino che sono scritte con leggerezza da persone certamente ottime, ma prive di una sufficiente preparazione. Può capitare, è vero, che uno abbia idee giuste e non sia in grado di esprimerle. Ma mettere per iscritto il proprio pensiero senza saperlo ordinare e illustrare né avvincere il lettore con piacevoli ornamenti, questo si chiama abusa13

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re senza ritegno del proprio svago e della letteratura» (op. cit., I, 3). In Cicerone, convivono così due anime: quella del filosofo e quella dell’avvocato. Ma per professare l’avvocatura bisogna essere ben dotati dell’attitudine a convincere un ampio pubblico. Quindi è indispensabile aver studiato retorica, la disciplina appunto che insegna come ottenere il consenso di chi ci ascolta o ci legge. In effetti, Cicerone è anche un vero e proprio maestro di retorica. Maestro non perché l’insegna, ma in quanto mostra di essere capace di manipolare il linguaggio in maniera del tutto straordinaria, sia in tribunale sia quando scrive di filosofia. È pertanto assai difficile sottrarsi al fascino di un’arringa o di un argomento filosofico di Cicerone. Tacito, famoso storico romano, coglie quindi nel segno quando afferma che

O filosofia, guida della vita! O ricercatrice della virtù ed eliminatrice dei vizi! Che cosa avrebbe potuto essere la vita degli uomini nella sua totalità senza di te?

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La vita del grande oratore e principe del foro

Cicerone «fu maestro nell’arte della parola, il primo a saper comporre armoniosamente il periodo: diede colore e risalto ai luoghi comuni, formulò sentenze nuove, specialmente nelle orazioni composte da vecchio, quando, ormai vicino al termine della vita, aveva raggiunto la perfezione e aveva appreso dall’esperienza quale fosse il genere migliore di oratoria» (Dialogo sull’eloquenza).

Cicerone uomo politico Essere nel I sec. a.C. un celebre legale non significa solo disporre di un’ampia cerchia di clienti e di un elevato tenore di vita. È una condizione che prima o poi finisce con l’intrecciarsi con la politica. Gli uomini politici più in vista, infatti, avevano spesso bisogno di affermati avvocati per essere difesi in tribunale, spesso da accuse infamanti. Nello stesso tempo, si servivano di abilissimi oratori per sostenere i loro interessi nelle sedi istituzionali più opportune, per esempio in Senato. Era quindi meglio avere amico che nemico, in sede giudiziaria, un personaggio del calibro di Cicerone. Egli pertanto è anche un uomo tanto amato quanto temuto. La sua eloquenza colpisce, ma fa anche paura. Non a caso molti personaggi potenti del mondo politico romano vorrebbero averlo dalla loro parte. Come resistere dunque alla tentazione di schierarsi con l’una o l’altra fazione politica in gioco? Cicerone, del resto, 15

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è anche un filosofo della politica. In alcuni suoi scritti importanti, quali per esempio il De re publica (La repubblica, 54-51 a.C.), De legibus (Le leggi, 52 a.C.), mostra un’eccellente capacità di analisi dei problemi politici dell’epoca. E una rara finezza nel prospettare soluzioni politiche e istituzionali ai conflitti in corso. Certo, come in molte altre epoche storiche, anche allora entrare in politica significava esporsi a numerosi rischi. Comportava, in diversi casi, mettere in gioco la propria vita. Infatti, nel teatro di una lotta politica con i tratti della guerra civile, i politici giocavano il ruolo di primi attori disposti a tutto pur di conquistare il potere. E si sa come vanno le cose. Quando ci sono troppi primi attori sul palcoscenico, alla fine molti di essi escono di scena: spesso in maniera tragica. E i perdenti trascinano con loro nella rovina amici e parenti. Cicerone dispone di forti intuizioni teoriche, ma non è altrettanto provvisto di quel fiuto politico che gli permette di schierarsi con i vincenti. Pertanto sceglie sempre, o quasi, la parte sbagliata. Dapprima si pone contro Silla, il generale divenuto dittatore di Roma. E quindi dovrà allontanarsi dalla capitale per evitare probabili rappresaglie. In seguito, entra in rotta di collisione con Cesare, quell’uomo che ben presto diventerà il padrone di Roma. Cesare era stato suo amico, e quindi lo perdona dell’errore di essersi allineato con i suoi oppositori. Dopo l’assassinio di questi, Cicerone si schiera contro Antonio e lo at16

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tacca violentemente con le orazioni dette Filippiche (44-43 a.C.). Egli conta infatti sull’appoggio di un altro uomo politico: Ottaviano. Ma accade l’imprevedibile: Antonio e Ottaviano, prima nemici, si alleano e Cicerone rimane senza protettori. Antonio coglie così l’occasione di mettere in atto una vendetta da tempo desiderata. Il destino di Cicerone è segnato… A questo riguardo, il poeta romano Giovenale è illuminante quando confronta la vicenda umana di Cicerone con quella di un altro grande oratore dell’antichità, il greco Demostene: «Ogni scolaro comincia a desiderare l’eloquenza e la gloria di Demostene e Cicerone. Eppure fu proprio per la loro eloquenza che i due grandi oratori perirono, fu proprio la profonda e rigogliosa fonte del loro ingegno che li consegnò alla morte» (Satire, X). Avvocato, politico e filosofo molto fecondo: ecco dunque i contrassegni di questo intellettuale.

Gli anni della giovinezza Marco Tullio Cicerone nasce nel 106 a.C. da famiglia benestante ad Arpino. Questa cittadina si trova sull’altopiano dei monti Volsci, vicino al fiume Liri, un centinaio di chilometri a sud-est di Roma e a nord della via Latina. Il nome di Cicerone deriva dal latino cicer (cece). Forse suggerisce che un suo antenato si sia distinto nella coltivazione di questo legume. Corre anche 17

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la leggenda che i Tullii Cicerones discendessero da un antico condottiero volsco che quattro secoli prima aveva dato rifugio e aiuto al romano rinnegato Coriolano. Ma, come si sa, molte storie vengono raccontate per dare lustro politico alla propria genealogia. Infatti, un’altra leggenda narra che la nutrice di Cicerone avesse avuto l’apparizione di un fantasma che le predisse che il bambino al suo seno avrebbe reso grandi servigi ai Romani. La famiglia di Cicerone appartiene al rango dei cavalieri (una sorta di piccola nobiltà fondiaria di provincia), pertanto ai suoi membri è permesso di accedere alle magistrature romane. Il padre, Marco Cicerone, aveva accumulato grandi ricchezze, tanto da permettersi l’acquisto di una casa a Roma, nei quartieri delle Carene, sulle pendici dell’Esquilino. Si tratta di un quartiere periferico, non ancora alla moda. Ma lo diventerà quando Mecenate farà costruire sul colle attiguo splendidi giardini. La madre Helvia è una donna molto austera. Basti pensare che fa sigillare le brocche di vino una volta consumato parte del loro contenuto. E questo per evitare che a sua insaputa fosse possibile vuotarle. Helvia corrisponde all’immagine che abbiamo della donna del tempo: sovrana della casa, attenta agli interessi del marito, amata, rispettata e temuta nel suo regno familiare. Comunque, Marco Tullio è di salute cagionevole e di costituzione molto magra. Trascorre i suoi primi anni in parte ad Arpino e in parte a Roma. Arpino ri18

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La vita del grande oratore e principe del foro

Il buon cittadino è quello che non può tollerare nella sua patria un potere che pretenda d’essere superiore alle leggi

marrà sempre per lui un’oasi di pace dove rifugiarsi lontano dai frastuoni della capitale. Ben presto si fa notare come bambino prodigio, e gode del suo primo pubblico: i genitori dei suoi compagni, infatti, fanno ressa attorno alla scuola per osservarne e ammirarne il talento. La scuola, come si usava allora, non era racchiusa da mura, ma all’aperto, semplicemente coperta da un portico accessibile a tutti. Ben presto inizia a scrivere poesie cadute in oblio: per esempio, un piccolo poema intitolato Pontius Glaucus. Uno dei primi personaggi che ha una certa influenza su di lui è il poeta e studioso greco Archia, venuto a Roma da Antiochia. Per ripagarlo del suo insegnamento, Cicerone lo difende nel 62 a.C. (Pro Archia). In poco tempo entra in contatto con alcuni professori di grido: il maestro di retorica Molo di Rodi e il filosofo Filone, dai quali apprende 19

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