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Speciale AntiAge

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RIZA Speciale AntiAge

RIZA

Speciale

AntiAge

RINFORZA LE OSSA RINFORZA LE OSSA ringiovanisci subito

ringiovanisci subito

L’alimentazione, l’attività fisica, le posture che ridanno elasticità dopo i 40, 50 e 60 anni

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LA DIETA MIGLIORE Nel piatto metti tanto calcio, ma non solo IN MENOPAUSA Gli aiuti naturali per irrobustire lo scheletro

SPECIALE Tutti i rimedi che tengono lontana l’osteoporosi

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Sommario

Lo stile di vita fa la differenza

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L’osso, un tessuto che può rinnovarsi Mantenere giovani le ossa si può! Parola di esperto Ecco cosa toglie forza allo scheletro Datti una mossa se non vuoi giocarti le ossa Gli esercizi per evitare l’usura Tutti al sole per renderle resistenti Quanto curi le tue ossa? Scoprilo con il nostro test

Aiuta le tue ossa in menopausa

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Estrogeni: il loro equilibrio è il segreto per ossa forti La terapia ormonale sostitutiva si fa con radice di kuzu e cimicifuga Gli altri fitormoni utili contro il calo di estrogeni La floriterapia utile in menopausa: Walnut, Scleranthus e She Oak Una linea perfetta è un punto a favore Ora prova il percorso dimagrante di 9 giorni

La dieta salva ossa Dove trovi il calcio negli alimenti Non solo latte e formaggi per farne scorta Vitamina D a tavola, fondamentale per scheletro e muscoli 6 idee per garantirti questi due nutrienti L’unione fa la forza nella dieta

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Ti serve anche il magnesio per abbassare il rischio fratture Il menu che rigenera le ossa I super cibi che ti donano resistenza e flessibilità La dieta più efficace è quella acido-basica

Previeni e cura l’osteoporosi Prima cosa: scopri come agisce il “tarlo silenzioso dello scheletro” Ecco chi deve fare più attenzione Le fratture: quando le ossa si sbriciolano Gli esami per scoprire la debolezza Mal di schiena da osteoporosi: come affrontarlo Vuoi evitarla? Mantieni sano l’intestino Anche la mente giovane fa lo scheletro forte A quali fattori di rischio sei più esposta?

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Aiuti verdi e integratori per la giusta protezione 106 Il calcio, il minerale che rende le ossa forti L’equiseto: importante per risanare l’architettura ossea L’ortica è un gran depurativo Gli analgesici efficaci per attutire i dolori Contro la demineralizzazione iniziale usa questi rimedi Le soluzioni su misura per tutte le età

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Lo stile di vita fa la differenza

L’OSSO,

un tessuto che può rinnovarsi La nostra struttura ossea non è rigida, né tantomeno immutabile come possiamo pensare. Si tratta, al contrario di un tessuto vivo, con un proprio metabolismo, che si rigenera continuamente

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el corpo di un adulto ci sono 206 ossa che nel loro insieme costituiscono lo scheletro. In anatomia le ossa si distinguono a seconda della loro forma: ci sono ossa lunghe, sviluppate nel senso della lunghezza (come il femore), brevi come quelle del polso, ossa piatte (è il caso della scapola), ossa irregolari di forma complessa, come le vertebre e quelle “sesamoidi”, che sono quelle appiattite, piccole e tondeggianti che si sviluppano internamente ai tendini (come la rotula). Tutte le ossa sono avvolte da una membrana chiamata“periostio”e al loro interno presentano una cavità che contiene il midollo osseo. Il materiale di cui sono costituite è chiamato tessuto osseo, ed è formato da diversi tipi di cellule, capaci di rimodellare la forma, la massa e la struttura interna degli organi scheletrici. Il midollo osseo, invece, è un tessuto molle che riveste una funzione fondamentale per l’organismo: è al suo interno, infatti, che avviene l’emopoiesi, e cioè la produzione delle cellule del sangue.

lo scheletro non è una struttura rIGIda Quando pensiamo alle nostre ossa siamo portati a immaginarle come qualcosa di solido, e questo è corretto, e di immobile. È quest’idea del nostro scheletro come una struttura rigida e, in linea di massima, immutabile, che deve invece essere abbandonata per comprendere cosa accade alle nostre ossa in caso di osteoporosi. In realtà tutti gli elementi del sistema muscolo-scheletrico - tendini, legamenti, cartilagini, muscoli e appunto ossa - sono costituiti da un tessuto vivo che si rinnova continuamente. Le ossa sono una forma particolare di tessuto connettivo, ovvero un tessuto che ha la funzione di collegare, provvedere al sostegno e al nutrimento di altri tessuti e organi. La sua particolarità sta nel fatto che le strutture tra le cellule che lo costituiscono sono calcificate, cosa che lo rende duro. Ma, come tutte le altre forme di connettivo, anche le ossa si rinnovano. Il processo è più lento, ma in una decina d’anni il nostro scheletro si rigenera completamente.

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Osteoblasti e osteoclasti: cellule attive anche l’osso è caratterizzato da un proprio metabolismo di cui sono incaricati due diversi tipi di cellule: gli osteoblasti, incaricati della formazione di matrice ossea e gli osteoclasti, responsabili della disgregazione della stessa matrice. quando l’azione di questi ultimi è più rapida o intensa rispetto a quella dei primi ecco che ciò che viene demolito non è più ricostruito con la stessa effi cacia. è questo processo che è alla base di patologie come l’osteoporosi. Se è vero che il metabolismo osseo tende naturalmente a rallentare una volta superati i 40 anni, è altrettanto vero che vi sono fattori che possono accelerare l’invecchiamento dello scheletro, ostacolando l’azione degli osteoblasti.

Osteoclasti

Osteoblasti

anche le ossa InvecchIano Il termine osteoporosi, dal greco “osteon”, osso, e “poros”,“foro”, ci svela che le ossa affette da questo disturbo si presentano come “bucherellate”, e a bassa densità. L’osteoporosi è in realtà una condizione “ibrida”, che si colloca tra il fisiologico e il patologico, tanto che il British Medical Journal l’ha inclusa in un elenco di “non malattie”. Già dopo i 30 anni di età, infatti, lo scheletro comincia a demineralizzarsi, mentre la microstruttura del tessuto interno si altera e le ossa tendono naturalmente a perdere densità, diventando più fragili: una certa vulnerabilità ossea dopo una certa età è dunque inevitabile. Ma questa progressiva perdita di massa ossea e le sue conseguenze possono presentarsi in maniera più o meno drammatica, nonché essere accelerate o rallentate, perché sono influenzate, oltre che da fattori genetici e da varie patologie, anche dal nostro stile di vita. Possiamo fare molto, infatti, per preservare la giovinezza delle nostre ossa e la strategia migliore è iniziare già in giovane età, quando lo scheletro è ancora in costruzione.

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Lo stile di vita fa la differenza

L’ADOLESCENZA È CRUCIALE PER LO SCHELETRO S

ono tanti e differenti i fattori che modellano le ossa e la loro struttura è il prodotto di un equilibrio complesso e multifattoriale. Tra gli 11 e i 18 anni di età si colloca il periodo di massima acquisizione di massa ossea. È proprio in questa fase di rapida crescita, infatti, che gli adolescenti conquistano quasi del tutto la loro statura definitiva, acquisendo ben il 50% della massa ossea totale. Dopo i venti anni, la massa ossea si accrescerà soltanto di un 10%, raggiungendo il picco attorno ai 25 anni di età. Il valore di questo picco è determinato in primo luogo da fattori genetici, legati al sesso e alla razza, e ha una forte componente ereditaria. Dopo questo momento, la massa ossea comincerà inevitabilmente a diminuire, pertanto il valore raggiunto prima dei trent’anni è cruciale per determinare il rischio individuale, negli anni a venire. Più è alto, più sarà basso il rischio di osteoporosi, perché durante il naturale invecchiamento sarà più difficile scendere a un livello di perdita tale da determinare osteoporosi.

Curiosità Dai 40 anni in poi la nostra altezza si riduce di circa 1 cm ogni 10 anni a causa della riduzione della massa ossea causata dall’invecchiamento e per l’accentuarsi della curvatura della colonna vertebrale. Il soggetto che a 40 anni era alto 175 cm, a 80 anni sarà alto 171-172 cm.

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Un sostegno ma non solo... Le nostre ossa, e lo scheletro più in generale, assolvono a diverse funzioni. La prima e più nota è quella di rappresentare la nostra struttura di sostegno e di equilibrio, permettendo il movimento, grazie all’interazione con muscoli, tendini e articolazioni. Le ossa, oltre a dare forma al nostro corpo (funzione plastica), hanno poi il compito di proteggere da urti esterni che potrebbero danneggiare alcuni organi molto importanti e altrettanto delicati (la scatola cranica è il duro scrigno che difende il cervello e la gabbia toracica protegge cuore e polmoni), ma la loro è anche una funzione metabolica di fondamentale importanza. Lo scheletro svolge attività eritropoietica ed emopoietica, ovvero serve alla produzione di globuli rossi, bianchi e piastrine tramite il midollo osseo. Le ossa rappresentano infine una riserva di sali minerali: è proprio da esse che viene prelevato il calcio quando è necessario per altre funzioni fisiologiche. ed è soprattutto assolvendo a questo compito che rischiano di indebolirsi, perché cedono il minerale che dà loro solidità.

nutrIle con dIeta corretta e moto Se, per esempio, la soglia di rischio fratture è di 20, partire da una massa ossea di livello, per esempio, 100 sarà preferibile che partire da un livello 50. Ma lo stile di vita può far oscillare di molto questi valori. L’attività fisica, in particolare, è determinante, accompagnata da una dieta corretta, che preveda un costante ed equilibrato apporto di calcio, e in tutto ciò è fondamentale che anche il metabolismo della vitamina D sia normale. Una severa e progressiva perdita

di minerali, in particolare di sali di calcio, dallo scheletro, indebolisce strutturalmente l’osso e fa alzare notevolmente il rischio di fratture. In particolare, si parla di osteopenia, ossia di debolezza delle ossa (dal greco “penia”, povertà), quando la densità minerale è sotto gli standard normali, ma poiché non si sono ancora manifestate fratture, la condizione di osteoporosi non è ancora conclamata. L’osteoporosi, in pratica, nasce da una combinazione di 3 fattori: il capitale osseo di partenza (che può essere più o meno elevato), la velocità di perdita (almeno in parte del tutto fisiologica) di massa ossea e la durata di tale perdita (che dipende da quanti anni vivrà l’individuo). In genere l’osteopenia, così come l’osteoporosi, si manifesta dopo la menopausa, anche se in molti casi compare anche in età giovanile, se lo sviluppo osseo non è stato ottimale.

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Lo stile di vita fa la differenza

Mantenere giovani

le ossa si può! Parola di esperto

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uali sono gli ingredienti della ricetta antiage per le ossa? Analizzeremo nel dettaglio tutti gli aspetti, dallo sport, all’alimentazione, nelle prossime pagine. Intanto abbiamo chiesto di darci qualche anticipazione al professor Salvatore Minisola, Professore Ordinario di Medicina Interna e delle malattie metaboliche dell’Osso presso l’università La Sapienza di Roma.

Come mantenere le ossa giovani più a lungo possibile? «Per mantenere giovani le ossa bisogna innanzitutto praticare stili di vita corretti; ciò comprende, fra l’altro, una adeguata attività fisica, una corretta alimentazione e l’astensione da alcolici, fumo e sostanze nocive per il tessuto scheletrico».

Quali sono i momenti della vita più critici per le ossa e perché? «Sicuramente le prime decadi di vita sono importanti per raggiungere il picco di massa ossea più elevato possibile, seguendo le indicazioni di uno stile di vita corretto. nella donna al momento della cessazione della funzione gonadica e nell’uomo in maniera più lenta si comincia a perdere osso grossolanamente a partire dai 50 anni di età».

Gli ormoni quanto influenzano il benessere dello scheletro? «gli ormoni sessuali sono cruciali. La terapia sostitutiva ormonale in menopausa protegge lo scheletro, impedendone la rarefazione. esistono inoltre malattie specifiche caratterizzate da carenza di ormoni sessuali e da riduzione della densità minerale ossea».

Quali controlli fare per monitorare la salute delle ossa? «La misurazione della densità minerale ossea, se appropriatamente prescritta, è un mezzo diagnostico fondamentale nell’inquadramento iniziale del paziente».

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vitamina D: anche questa è essenziale; quanta prenderne e da dove? «La vitamina D ha il compito principale di favorire l’assorbimento intestinale di calcio. Si può introdurre la vitamina D mediante modica esposizione alla luce solare nel periodo estivo. gli alimenti che consumiamo con la nostra dieta mediterranea in genere non ne contengono quantità sufficienti. Pertanto molto spesso anche in questo caso occorre ricorrere alla supplementazione».

L’osteoporosi è una malattia che si può prevenire? E come? «Certo. Ciò e compito innanzitutto del medico di famiglia che deve individuare le persone a rischio. queste sono, per esempio, soggetti con familiarità per frattura, pazienti che assumono cortisone o pazienti con neoplasia prostatica o mammaria che eseguono terapie atte ad annullare la produzione ormonale».

a tavola quali consigli seguire? «Come precedentemente detto, la dieta con un contenuto adeguato di calcio e proteine rappresenta il primo passo per mantenere in salute lo scheletro. Dosi eccessive di caffeina e alcolici sono da evitare».

Calcio: quanto ne serve, da quali fonti? «Tutti gli esseri umani dalla nascita fino alla morte hanno bisogno di quantità di calcio che sono variabili a seconda dei periodi della vita. La maniera più fisiologica di introdurre il calcio è quella dietetica. Se per vari motivi ciò non è possibile, occorre ricorrere alla supplementazione farmacologica».

Quali altre malattie, oltre all’osteoporosi, possono indebolire il tessuto osseo? «ve ne sono moltissime, dalle ghiandolari alle ematologiche alle gastrointestinali. L’osso non è indifferente rispetto a quello che succede in altre parti del nostro corpo».

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Ecco cosa toglie forza allo scheletro

Fra i fattori di rischio ci sono sedentarietà, diete estreme e sbilanciate ma anche squilibri alla tiroide

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e ossa rappresentano anche un importante deposito di minerali. Quando nel nostro organismo c’è la necessità di riequilibrare una carenza di minerali, le ossa sono una “banca” presso la quale effettuare prelievi. Quando ad esempio nel nostro sangue il pH subisce un’alterazione, diventando maggiormente acido a causa del processo di assimilazione dei cibi, e in particolare delle proteine, ecco che dalle ossa vengono mobilitati minerali alcalinizzanti (calcio, ma anche potassio, sodio e magnesio) per poter ristabilire il suo equilibrio. Da questo deposito non si può attingere continuamente, senza attivare processi di reintegrazione dei sali sottratti. Il rischio è proprio quello di un impoverimento progressivo delle ossa, che le porta fino al limite della rottura.

Il grande regista: il paratormone Il ruolo di regolare il calcio nel corpo è assegnato al paratormone o ormone paratiroideo (PTH) che, assieme alla calcitonina prodotta dalle cellule parafollicolari della tiroide e alla vitamina D, concorre all’omeostasi del calcio nel sangue. La sua azione è sia sugli osteoblasti, incaricati di costruire nuovo tessuto osseo, sia sugli osteoclasti, deputati al prelevamento del calcio dalle ossa. Se, dopo aver mangiato alimenti ricchi di calcio, questo è presente nel sangue il PTH dà ordine agli osteoblasti di togliere quello in eccesso e di servirsene per costruire del nuovo osso. Se il calcio è richiesto altrove e non ve ne è a sufficienza nel sangue, il PTH ordina agli osteoclasti di prenderlo dalle ossa e rilasciarlo nel flusso sanguigno.

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La scoperta: il legame tra depressione e osteoporosi Tra i fattori di rischio che porterebbero a un indebolimento delle ossa ora si aggiungono anche ansia e depressione. L’esistenza di un collegamento tra questi problemi della sfera psicologica e l’osteoporosi è stata messa in evidenza da un ampio studio che è stato condotto su oltre 8mila uomini e donne norvegesi dai ricercatori della Deakin University (Australia) e della Norwegian University of Science and Technology. Anche un’analisi che ha passato in rassegna le ricerche condotte sul tema dal 1994 al 2005 avrebbe evidenziato questa relazione. Ancora deve essere compreso se la ragione di questo legame stia nei farmaci assunti per trattare la depressione (anche se appare l’ipotesi meno probabile), nello stile di vita meno attivo che si accompagna alla comparsa di queste malattie o in un’alterata produzione ormonale collegata a questi disturbi dell’umore. Sebbene sia stato escluso un rapporto diretto di causa-effetto, è però stata verificata un’influenza della depressione sul metabolismo osseo e una maggior incidenza di cadute e fratture nei depressi.

Infiammazioni e stress ne minano la solidità Sempre per il ruolo di tampone le ossa vengono progressivamente indebolite dalla presenza di processi infiammatori trascurati. Non è necessario che queste infiammazioni abbiano una manifestazione evidente, anzi in questo caso il riferimento è soprattutto a quello stato di infiammazione latente causato dal continuo sforzo dell’organismo di ripristinare l’equilibrio naturale. L’intervento continuo di ormoni come l’insulina, l’iperproduzione di ormoni infiammanti come il cortisolo e l’adrenalina, tra i massimi protagonisti in caso di stress, possono portare a un indebolimento del tessuto osseo. Allo stesso modo continui traumi a carico del sistema scheletrico, posture errate e disequilibri motori possono rappresentare una minaccia per la solidità del nostro scheletro.

Diete estreme o iperproteiche Evitare di fornire il giusto nutrimento all’organismo fa sì che si inneschino meccanismo di compensazione che possono portare anche a complicanze dal punto di vista osseo. Diete estremamente rigide o sbilanciate, incapaci di fornire il corretto apporto nutrizionale, inducono nelle donne a una sospensione del ciclo. Il meccanismo è sempre il medesimo: l’organismo, viste le scarse entrate, cerca di consumare il meno possibile. Disturbi dell’alimentazione, come può essere l’anoressia, portano ad alterazioni a livello ormonale e da queste dipen-

de una riduzione della massa ossea. L’anoressia nervosa trasforma l’osteoporosi da malattia senile a patologia che colpisce anche le giovani: circa la metà di chi ne soffre ne è affetta.

Si perdono più minerali Oltre a regimi alimentari sottodimensionati per le reali esigenze, andrebbero evitati anche quelli caratterizzati da un elevato apporto proteico. Le proteine sono necessarie, sia alle ossa, sia all’organismo in generale, ma se in eccesso e, soprattutto di origine animale, portano a una perdita di calcio dalle ossa. Le proteine animali causano infatti scorie acide che alterano il pH sanguigno e il calcio è il tampone ideale per ripristinare una situazione di normalità. Questo spiega anche il fatto che chi segue una dieta vegetariana, rinunciando alle proteine di origine animale, ha una minor perdita d’osso: l’introito di calcio è minore, ma minore è anche la perdita di questo minerale.

A volte è colpa della tiroide Tieni sotto controllo la salute delle tue ossa se soffri di ipertiroidismo. Questa alterazione della funzione della tiroide accelera il metabolismo e porta l’osso ad essere“consumato”dalle cellule spazzine prima che le altre abbiano la possibilità di restaurarlo. Controlla le ossa anche se hai problemi intestinali (come celiachia, morbo di Crohn, colon irritabile) perché, a causa dell’infiammazione, può darsi che tu non riesca ad assorbire tutto il calcio che ti serve.

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Lo stile di vita fa la differenza

ATTENZIONE ANCHE

A FARMACI, FUMO E INTOLLERANZE S

appiamo già che in generale i farmaci devono essere assunti con estrema prudenza perché possono presentare effetti collaterali. In particolare ci sono principi attivi, come il cortisone, che rappresentano una minaccia diretta per le ossa. Il cortisone, vista la sua capacità di agire come antinfiammatorio, trova ampia applicazione in numerose patologie, da quelle autoimmuni a quelle reumatiche. Sebbene non sia l’unico farmaco correlato all’osteoporosi, il cortisone ha però un’azione particolarmente rapida e profonda sulla struttura dell’osso, tanto che si parla proprio di una particolare forma di osteoporosi indotta dai cortisonici. I farmaci a base di questo ormone inducono una riduzione della massa ossea e un’alterazione qualitativa dell’osso stesso che lo rende maggiormente soggetto alle fratture. Tali medicinali alterano infatti il metabolismo di fosforo e calcio, oltre che l’omeostasi dello scheletro.

e stimolando al contrario l’azione di quelle demolitrici. Nei primi 6-12 mesi di trattamento con cortisonici si assiste a circa il 15% di perdita a livello dell’osso trabecolare, quello spugnoso presente soprattutto nelle vertebre o all’estremità delle ossa lunghe come il femore. Il danno viene evidenziato già dopo soltanto tre mesi di terapia, anche se la situazione è reversibile con la sospensione della terapia. Spesso l’azione dei corticosteroidi si associa e accentua gli effetti dannosi della malattia di base che, soprattutto se su base infiammatoria, porta a un impoverimento dell’osso. È dunque importante considerare questo effetto collaterale nel caso in cui la terapia sia necessaria.

cortIsonIcI sotto attacco I farmaci a base di cortisone riducono la formazione di nuovo osso, inibendo l’azione delle cellule “neoformatrici”, vale a dire gli osteoblasti,

Non sottovalutare eventuali ipersensibilità non riconoscere la presenza di eventuali intolleranze alimentari è un errore che potrebbe diminuire la forza delle nostre ossa. vi è innanzitutto lo stato infiammatorio che viene indotto quando una sostanza è “combattuta” dal nostro organismo, che la considera in qualche modo sgradita. a volte si tratta di alimenti che abbiamo mangiato tanto, troppo, e che sono arrivati a saturare il nostro organismo che reagisce rifiutandoli. L’infiammazione che si produce porta a un aumento delle tossine in circolo e alla necessità di un riequilibrio che spesso richiede la mobilizzazione di minerali dalle ossa.

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PASTIGLIE CONTRO IL REFLUSSO Altri farmaci che possono influire negativamente sulla salute delle ossa sono gli anticonvulsivanti e alcuni tipi di antiacidi e farmaci contro il reflusso. Questi medicinali infatti possono causare osteoporosi o aggravarne una già esistente. Altri farmaci che possono avere questo effetto sono spesso “indispensabili”: parliamo degli ormoni tiroidei e dei chemioterapici. È pertanto importante prevedere, nel caso sia necessario seguire terapie a base di questi farmaci, una cura parallela che non porti a intaccare il patrimonio osseo.

SI SPERIMENTANO NUOVI FARMACI Oggi si ricorre a farmaci (bisfosfonati e denosumab) che sono detti anticatabolici o antiriassorbitivi, servono cioè a bloccare, in modo più o meno intenso, il riassorbimento osseo e quindi la perdita di massa ossea, prevenendo così il rischio di frattura. Questi farmaci però non sono in grado di restituire massa ossea. Quella perduta, cioè, non viene ripristinata. La nuova frontiera di studio invece è proprio finalizzata a trovare sostanze in grado di “ricostruire” la massa ossea persa. Si stanno mettendo a punto nuovi farmaci con attività anabolica, cioè con la capacità di produrre osso nuovo.

Fattori di rischio modificabili • Consumo di alcol oltre ½ litro di birra, 1/8 di litro di vino, 1/5 di litro di superalcolici • Fumo • Basso indice di massa corporea • Immobilizzazione • Trapianto di organi • Basso apporto di calcio • Deficit di vitamina D • Cadute frequenti • Malnutrizione ed eccessiva magrezza • Scarso esercizio fisico • Disturbi del comportamento alimentare come anoressia o bulimia

Fattori di rischio non modificabili • • • • • • • • •

Età: over 50 Sesso femminile Storia familiare Fratture precedenti Artrite reumatoide Menopausa e asportazione chirurgica dell’utero Trattamento prolungato con farmaci antinfiammatori Iperattività della paratiroide Produzione inadeguata di ormoni sessuali

Uno stop al fumo Fumare nuoce ai nostri organi e tessuti, ossa comprese. Il modo in cui le sigarette agiscono rendendo le ossa più fragili è stato l’oggetto di un recente studio condotto dall’americana Creighton University e pubblicato su Journal of Proteome Research. L’organismo di chi fuma produce grandi quantità di due proteine che innescano un processo capace di aumentare la produzione di osteoclasti, le cellule incaricate di demolire il tessuto osseo. Quindi la sigaretta, oltre a inibire la rigenerazione dell’osso, come si sapeva finora, accelererebbe anche la sua demolizione. Il fumo inoltre amplifica i disturbi connessi alla menopausa.

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