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San Francesco d'Assisi

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San Francesco d’Assisi

di Laura Battaglia De Vescovi, Giovanni M. Colasanti, Dino Battaglia © 2016 – Mosquito – Eredi Battaglia © 2021, Edizioni NPE Tutti i diritti riservati. Collana Dino Battaglia, 12 Direttore editoriale: Nicola Pesce Ordini o informazioni: info@edizioninpe.it Caporedattore: Stefano Romanini Ufficio stampa: Gloria Grieco ufficiostampa@edizioninpe.it Coordinamento editoriale: Valeria Morelli Colori: Laura Battaglia De Vescovi Correzione bozze e revisione: Stefano Romanini e Gabriella Vajano L’impaginazione di questo volume vuole essere il più fedele possibile a quella pensata inizialmente dal Maestro e pubblicata per la prima volta nel 1974 sul «Messaggero dei Ragazzi» con il titolo di Frate Francesco e i suoi fioretti Stampato tramite Tespi srl – Eboli (SA) nel mese di ottobre 2021 Si ringraziano Erasmo Frascaroli e Gianni Brunoro per la gentile consulenza. Edizioni NPE – Nicola Pesce Editore è un marchio in esclusiva di Solone srl Via Aversana, 8 – 84025 Eboli (SA) edizioninpe.it facebook.com/EdizioniNPE twitter.com/EdizioniNPE instagram.com/EdizioniNPE #edizioninpe


San Francesco d’Assisi Testo a cura di Laura Battaglia De Vescovi e Giovanni M. Colasanti Disegni di Dino Battaglia


come Francesco,

fiore della gioventù assisana del 1200, comincia a innamorarsi di madonna povertà e come rinuncia all’eredità paterna per rendersi pienamente libero di servire cristo nei poveri.


In un periodo di tensioni e lotte continue, quando le città erano arroccate sui colli e le case erano costruite per la difesa e lotta...

...quando la guerra passava molto spesso tra le strade delle città e distruggeva i campi e i raccolti...

...nasceva in assisi francesco,

che per tutta la vita avrebbe predicato la pace e sarebbe diventato il simbolo della fratellanza universale.

divenne

ben presto

l’animatore dei giovani lieti e spensierati della sua età, con viva soddisfazione del padre, pietro di bernardone, ricco mercante di lane.

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dalla madre giovanna, sopran-

nominata pica, apprese le maniere gentili, confortate dal racconto delle meravigliose gesta dei cavalieri.

e un sogno di gloria cominciò ad affacciarsi nella mente di francesco... non mi piace il lavoro di mio padre! non voglio fare il mercante! partirò cavaliere... sarò un grande condottiero!

...allora orlando prese la spada, “oh, durlindana, come sei tersa e bella!”...

guardate francesco! sembra un principe!

siamo nel 1202. alcuni cavalieri assisani si preparano per raggiungere il prode gualtiero di brienne nelle puglie, dove combatte contro l’usurpatore del trono del piccolo federico II di svevia. anche francesco decide di partire con loro.

sveglia, francesco, qui si fa sul serio!

e sul serio faccio anch’io! sta’ in guardia o t’infilzo!

scherzate pure... ma io tornerò cavaliere. ucciderò cento nemici e cento ne condurrò prigionieri!

su, presto ragazzi, si parte! in sella!

addio, madre, addio!

su, non piangere, vedrai che gli farà bene... addio francesco!

siamo pronti, messer gentiluccio! ai vostri ordini!

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sta’ attento... addio!


francesco già si vedeva circondato di gloria al fianco di gualtiero di brienne...

ma non arrivò oltre spoleto. A quella prima

tappa gli sorsero dei dubbi.

neppure per un giorno riesco a sopportare tutto questo! ...e volevo maneggiare la spada...

che cosa mi succede? ...ho la febbre? ...tutti riposano tranquilli ma io ho bisogno d’aria. non resisto con questa maglia addosso!

non so... forse non è questa la mia strada. ma che farò? ...oh signore, dimmi tu cosa devo fare. tornerò in assisi? che dirò a mio padre? e dopo?!

ecco! ora mi sento meglio! ma che mi è rimasto dei miei sogni di gloria?

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poi, un giorno, si decise. chiesto al padre il permesso di andare a roma come pellegrino, si mise subito in viaggio.

ritornò a

casa, mutato. non frequentava più le allegre compagnie, non riusciva più a divertirsi come una volta. aiutava il padre ma non amava quel lavoro. se ne stava silenzioso, a pensare.

si raccolse in preghie-

ra sulla tomba dell’apostolo pietro, dove sperava di trovare una risposta alle sue inquietudini.

uscì all’aperto più rasserenato... si guardò intorno... pellegrino bello... dacci quarcosa...

ciài ‘na borsa pena...

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non ho più niente, guardate!

s0’ du’ giorni che nun magno!

io ciò li regazzini...

ammazza oh! l’hanno ripulito!

qui nun se becca gnente!

che bei vestiti! i vestiti! ...li vuoi?

magàra!

e nun me spigne... s0’ un poveraccio!

francesco scambiò gli abiti con quelli dello straccione e si sedette tranquillo con gli altri. ma guarda ‘sto frescone e mo’ viene qui a rubbacce er mestiere.

ma che sta’ a fa’, li giocherelli? ...ciài la pelle fina tu e domani te ne torni alla tua bella casa...

provo... sto con voi...

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e ritornò ad assisi più malinconico di prima. vagava per la campagna sempre più pensieroso... ogni cosa ha il suo posto nella natura. gli alberi... gli uccelli nell’aria... ma io? quegli straccioni avevano ragione: io ero un estraneo là...


oh signore... io... io non so... aiutami a trovare la mia strada!

ma che c’è di tanto diverso tra i bei vestiti e gli stracci? è l’animo che conta!

era sera quando riprese la via di casa.

d’improvviso rabbrividì: aveva udito il tintinnio del campanello di un lebbroso.

fermò il cavallo:

balzò a terra e abbracciò d’impeto quel miserabile.

da quel giorno francesco,

il giovane gaudente d’assisi, cominciò a frequentare il lebbrosario. lavava e fasciava le piaghe dei malati.

forse dio ha tracciato così la mia strada! curerò gli infermi.

...ma gesù non fuggì mai davanti ai lebbrosi.

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francesco si dedicava ormai solo alla cura dei lebbrosi e dei poveri, trascorreva intere settimane con loro. dormiva in una grotta, a casa tornava sempre più di rado e solo per prendere qualche cosa da dividere con i suoi nuovi compagni.

eccoti qua, lercio vagabondo...! guarda come ti sei ridotto...! sporco come un maiale! ...con i vagabondi ti sei messo, e con loro sprechi il mio denaro... la mia fatica!

...non pensi a tua madre? ...sempre in ansia... preoccupata... guardala... ma che hai in quella testa? non pensi a tuo padre, alla vergogna della casa...

ecco: io vorrei... vorrei vivere come... cristo.

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cosa?! ....che dici? vuoi divenire prete?

ma non vedi che vuol prenderci in giro?! adesso te ne farò passar la voglia! si cambia metodo!

no... io vorrei...

francesco, spiegati, parla...

sottochiave... non si merita altro, e vedrai che la lezione gli servirà!

no, lascialo, è solo un ragazzo!

ma fu tutto vano.

ha fatto i suoi comodi e guarda con che bel risultato!

francesco, ma perché? tuo padre non è cattivo. ha perso la pazienza... neppure io ti capisco...

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mamma, devo andarmene.


e così francesco tornò ai suoi poveri. vagava per le campagne e ogni tanto si appartava nella piccola chiesa di san damiano...

non per lui... per le botte... non sono arrabbiato. io vi voglio bene ma... devo andare.

per parlare col suo crocifisso...

padre nostro... padre mio che sei nei cieli. qui nella tua casa mi sento in pace... in questa tua casa che va in rovina...

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la farò bellissima! penserò io a tutto!

oh, signore! è questo che vuoi? io la riparerò subito...

ecco, queste basteranno! le porterò al mercato.

ma occorrevano tanti denari per la calce... le pietre... un giorno si recò nel magazzino di suo padre...

francesco?! sta dando le mie stoffe in cambio di pietre...

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questa è l’ultima che mi fai! ...vieni con me!

tuo padre ti accusa di sperperare il suo patrimonio: che hai da dire?

non ti è lecito, francesco. restituisci a tuo padre quello che è suo.

ma mi lasciava spendere per divertirmi! ora per i poveri non vuole... e la chiesa di san damiano va in rovina...

sconvolto dall’ira, pietro bernardone trascinò il figlio davanti al vescovo guido e si appellò alla sua giustizia.

e questo gli dà il diritto di rubare? è roba mia... sudata!

francesco si guardò intorno... visi ostili, ironici, lo guardavano... comprese che era giunto il momento della scelta definitiva; sorrise e cominciò a spogliarsi.

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ma che fa? è diventato matto!

pietro, tuo figlio è pazzo!

padre nostro che sei nei cieli...

prendi, è roba tua! rinuncio volentieri a tutto quello che potresti darmi. fino a ora ho chiamato te padre, ora chiamerò padre solo iddio.

coperto di miseri cenci, francesco

lasciò assisi per recarsi in luoghi solitari e raccolti. non era mai stato tanto felice! aveva finalmente conquistato la libertà di servire iddio come meglio credeva.

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come alcuni giovani

di assisi seguono l’esempio di Francesco e come insieme si recano a Roma per chiedere al papa l’approvazione del regolamento di vita che desiderano seguire.


francesco visse alcuni mesi da eremita...

perché me ne sto ancora qui? ho forse vergogna di mostrarmi alla gente? ...come sono sciocco!

scegliendo la povertà sono divenuto libero. ora sono felice e... mi nascondo... non ha senso!

gesù cristo non si vergognò di vivere povero tra gli uomini... qui è troppo facile...

devo tornare ad assisi, dove tutti trafficano e si affaticano per possedere. a loro devo dire che si può essere felici con niente...

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il suo volto smunto, le sue parole così tenere e suadenti, commossero gli assisani. molti cominciarono a ricredersi: francesco non appariva più ai loro occhi come un giovane estroso e stravagante... come qualche mese prima.

quando ormai in assisi si era spenta

ogni curiosità sul figlio di bernardone, francesco ricomparve in piazza...

una sera, superando una forte

riluttanza, decise di recarsi tra i suoi antichi compagni di baldoria.

...solo così si è padroni della propria vita. avrà tutto chi accetta volontariamente di non possedere nulla.

per i poveri di cristo...

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grande imbarazzo tra i giovani

ascoltatori. nessuno osava guardare francesco che, sorridente e senza vergogna, continuava a dire:

quello che potete... ma nel nome di gesù.

bernardo di quintavalle, “uno dei più nobili e ricchi savi della città” (Fioretti, cap. II), quella sera invitò a cena francesco e altri amici. tante domande... tante risposte... grazie, bernardo! torno a san damiano.

sono stanco di questa vita. non mi diverto più. ho visto nel tuo volto una felicità nuova... voglio venire con te. lasciami venire, francesco...

francesco, aspetta... aspetta...

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ehi! aspettatemi, non ve ne andate... quanto ho corso per raggiungervi!

che cosa dobbiamo fare?

voglio venire anche io con voi...

“da’ tutto ai poveri e vieni con me”, è scritto nel vangelo.

pietro cattani...

tutto?

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ecco, tenete...

su, prendi anche tu...

il mattino dopo, sulla piazza del mercato di assisi, bernardo di quintavalle e pietro cattani, aiutati da francesco, distribuirono le loro ricchezze...

danno tutto per niente...

ecco: prendine quanto vuoi!

a me... a me...

ce n’è per tutti. ne vuoi anche tu silvestro?

certo, ti ho fatto credito per le pietre di san damiano. pagami ora!

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silvestro si allontanò vergognoso mentre arrivavano i notabili.

che succede? chi provoca questi disordini?

è francesco... è colpa sua!

danno via tutto!

ma c’è anche l’avvocato cattani... vergogna! bisognerebbe metterli tutti e tre in prigione.

io non ho avuto niente!

cosa vogliono dimostrare?

anche i notabili sono d’accordo...

credevano di darci l’elemosina...

vergogna! straccioni... straccioni...

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bel ringraziamento... a cosa ci è servito tutto questo?

non so che farmene di questa roba! vengo anch’io con voi!

amici... sì che è servito... silvestro è il nostro nuovo fratello...

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al gruppetto dei primi compagni si aggiunsero presto egidio, rufino, leone, masseo e altri. di giorno servivano i malati nei lebbrosari o aiutavano i contadini nel lavoro dei campi. sul far della sera si radunavano a rivotorto, in un tugurio squallido e angusto, ove pregavano insieme, cantando, e mangiavano quanto avevano ricevuto in elemosina.

ecco la mercede di un giorno di lavoro: poche rape! ma il banchetto sarà ugualmente gioioso. è tempo di carestia, è tempo di fame...

a noi è andata peggio. non hanno accettato neppure che lavorassimo con loro, considerandoci rinnegati ed eretici. ci hanno cacciati via come cani...

erano proprio infuriati, accidenti! ... abbiamo fatto una corsa per evitare le botte.

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la nostra regola di vita è il vangelo. non scoraggiamoci alle prime difficoltà. se ci cacciano dalla porta, torniamo per la finestra... ci offenderanno? come gesù, sopporteremo in pace.

un prete mi ha chiesto che religiosi siamo e se abbiamo una regola... voleva vedere la bolla della curia...

brrr... che freddo... ho le mani completamente gelate!

bisognerebbe andare a roma...

...però ha ragione cattani. se il papa approvasse la nostra regola e ci autorizzasse a predicare...

ma che bisogno c’è di una nuova regola? abbiamo il vangelo e ci basta. dobbiamo solo avere il coraggio di metterlo in pratica senza false interpretazioni... osservarlo alla lettera...

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va bene! se siete tutti d’accordo, andremo dal papa. lui rappresenta cristo. potrà dirci con autorità se il nostro metodo di vita è conforme al vangelo o è sbagliato.


a

reggere il timone della chiesa, in quei tempi tanto difficili, era stato chiamato innocenzo III, che si dedicava al suo ministero con animo forte e spirito illuminato... ...punisci gli indegni. ripudiali dal santo corpo della chiesa...

ma voi soffrite! vi affaticate troppo, santità. riposatevi!

riposarci quando la fortezza è assediata? musulmani ed eretici minacciano da ogni parte la chiesa di cristo, che sembra andare in rovina...

...dunque scrivi: al vescovo... dalla tua diocesi ci giungono notizie gravissime. i cattivi costumi del clero favoriscono le eresie...

“tu sei pietro e su questa pietra io edificherò la mia chiesa”. la roccia è solida, padre santo!

sì! ...sì! ...ma ci sono falle alla base... occorre una linfa nuova, giovane e generosa per sanare le crepe.

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intervenne allora il cardinale colonna...

i soliti che contestano tutto e tutti?

desidererei che vostra santità ricevesse un gruppo di giovani che il popolo chiama “i penitenti di assisi”. il vescovo di quella città me li ha raccomandati vivamente. sono giorni che aspettano. potete ascoltarli?

i “penitenti di assisi”, scalzi, con la corda ai fianchi, sono ammessi alla presenza del papa ed espongono il loro desiderio di vivere in perfetta povertà (cioè senza possedere nulla) e predicare ai semplici la vita evangelica.

no, santità. mi sembrano giovani di grandi speranze per la chiesa.

ciò che chiedete è cosa piuttosto ardua. vivere senza possedere nulla... va bene, ma la fame, le malattie, la vecchiaia... sono cattive consigliere.

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per consacrarvi a cristo potete entrare in uno degli ordini già approvati. perché fondarne un altro?


perché preoccuparsi di quando avremo fame o ci ammaleremo? iddio, che provvede agli uccelli dell’aria e veste i fiori del campo, penserà anche a noi che per suo amore rinunciamo a ogni ricchezza terrena. noi desideriamo vivere in povertà e penitenza secondo il vangelo, in un modo, forse, mai provato in passato: con gioia cioè, e in perfetta letizia.

sentiamo palpitarci nel cuore un grande amore per tutte le creature di dio. vi preghiamo, santità: lasciateci donare quest’amore... l’amore vero non può sbagliare. vogliamo vivere in umiltà e servire tutti gli uomini, soprattutto i più poveri.

il pontefice guardò quelle mani delicate e gentili, anche se provate dal lavoro, protese in un gesto che implorava e, nello stesso tempo, donava qualcosa.

quasi in cerca di luce, vi appoggiò sopra il suo volto, stanco e pensoso.

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il papa si sentì come liberato da un incubo. il cuore gli palpitava forte forte.

commosso, baciò e ribaciò le mani

di Francesco che intravide divenire un gigante e sostenere, con la sua santità, la chiesa cadente di cristo.

andate e predicate il vangelo tra i poveri e gli umili. dove c’è odio portate l’amore; dove c’è sconforto accendete la luce della speranza; dove c’è tristezza diffondete la gioia, dove regna la guerra portate la pace.

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«Ecco la nostra reggia: la reggia di madonna Povertà. Quando ne avrai attraversato la porta, la bellezza del mondo ti apparterrà.»

Nella città di Assisi, Francesco – figlio di un ricco mercante – spera di entrare a far parte della cavalleria: come i giovani nobili della sua età, sogna la gloria militare. Ma il destino deciderà diversamente e il giovane si ribellerà contro la famiglia e gli amici, rinunciando ai privilegi della sua vita...

In questa opera il maestro veneziano Dino Battaglia ci racconta – attraverso il suo inconfondibile tratto e grazie ai colori di sua moglie Laura – la vita straordinaria del più famoso santo italiano, che parlava con gli animali e che rifiutò ricchezze e orpelli per dedicarsi ai poveri e ai diseredati.

Dino Battaglia (Venezia 1923 – Milano 1983), considerato uno dei maggiori autori italiani di fumetto, è stato il primo italiano a conquistare il premio di “Miglior Disegnatore Straniero” al Festival di Angoulême. Dando corpo ad atmosfere indefinite e misteriose, Dino Battaglia evoca con il suo pennino silenzi inquietanti e luci abbaglianti – anche grazie al supporto di una tecnica inconsueta nel fumetto come il tampone – e vedono così la luce fumetti che ancora oggi non smettono di sorprendere per la loro elegante e inquietante potenza espressiva.

edizioninpe.it ISBN: 978-88-36270-34-7

euro 19,90


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San Francesco d'Assisi by Edizioni NPE - Issuu