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Gaggiano, Mappa itinerari turistici 2020

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É una realizzazione Lime Edizioni srl - www.limedizioni.com

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Palazzo D’Adda - Fagnano Casa Camurati Palazzo Venini Uboldi Palazzo Stampa Aloardi - Villa Marino Affresco Madonna della Barbattola - Municipio Museo Combattenti e Reduci- Municipio Ponte Vecchio Opere Un nuovo Paesaggio Nutre il Viandante

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Santuario Sant’Invenzo - Gaggiano Oratorio Sant’Ippolito - Vigano Chiesa dei SS Eugenio e Maria - Vigano Chiesa di S. Andrea - Barate Chiesa di San Vito Oratorio Madonna del Dosso Oratorio di S. Eugenio - Loc. Sporzano Oratorio Donato del Conte - Loc. Cascina Donato del Conte

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Questo circuito vi porta a nord del Naviglio. Partendo sempre da Via Gozzadini e visitando quindi il centro storico di Gaggiano (vedi itinerario n.1), si prosegue in direzione Stazione. Si attraversano i binari usando il sottopasso (bici a mano) e si imbocca la strada ciclo-pedonale “Risi e Bici” che vi porta fino al Bosco dei 100 Passi di Vigano. Visita della Chiesa e proseguimento per Fagnano tra le campagne e su strade a bassa intensità di traffico. Proseguendo in direzione Cascine Foppa e Crivella, arriverete alla Cascina Donato del Conte.

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Si percorre su strade ciclo-pedonali, a traffico limitato e per brevissimi tratti su strade statali. L’ideale è partire dalla via Gozzadini, dove si trova il Ponte vecchio. Qui infatti si concentrano gli edifici di interesse più storico come Palazzo Stampa Aloardi, casa Camurati, il Santuario di Sant’Invenzio e, oltre il ponte nuovo, Palazzo Venini Uboldi. Un salto al primo piano del Comune, nella sala delle adunanze, per ammirare la Madonna della Barbattola e, uscendo, una sosta al piccolo museo dei combattenti e reduci, se aperto. Si prosegue quindi lungo la via Gramsci verso il cimitero, percorrendo il bellissimo viale alberato. Dal cimitero, attraversando la strada in prossimità del semaforo, si prosegue lungo la pista ciclabile che porta a Vigano. A Vigano potrete visitare la Chiesa e la Certosa con l’oratorio di Sant’Ippolito affrescato dai figli di Luini (aperti ogni seconda domenica del mese). In prossimità della zona industriale, cercate la strada dipinta di rosso, vi porterà sulla ciclabile che arriva sino a Barate, dove vi aspetta la Chiesa di S.Andrea ed i dipinti di Don Pizzoccheri. Da Barate proseguite verso le cascine Grande e Baitana. Prendete la ciclabile verso la Madonna del Dosso e una volta lì, proseguite sull’itinerario che fa parte del percorso di Camminando sull’acqua e che dalla Cascina Cantalupo vi porta al lago Boscaccio. Il rientro potrà essere fatto tornando verso la Cascina Cantalupo, al bivio verso la Cascina Baitana, la cascina Marianna e arrivo a Gaggiano.

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Gaggiano - San Vito - Fagnano Gaggiano

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Gaggiano - Vigano - Barate Madonna del Dosso - Lago Boscaccio Gaggiano

Cascina BAITANA

Cascina MOLINO DI SOTTO

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Cascina MONTANO

Cascina CAPONERA

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Cascina VILLANDOLO

Ricordate di rispettare la natura, non abbandonate rifiuti durante le vostre escursioni ! Cascina GUZZAFAME Cascina GRANDE

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BARATE Cascina MOLINO di BARATE

Cascina SAN PIETRO

2 PARCHETTO

VIGANO CERTOSINO

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GUDO VISCONTI 38

NOVIGLIO IALE

Si percorre su strade ciclo-pedonali, a traffico limitato e per brevissimi tratti su strade statali. L’ideale è partire dalla via Gozzadini, dove si trova il Ponte vecchio. Qui infatti si concentrano gli edifici di interesse più storico come Palazzo Stampa Aloardi, casa Camurati, il Santuario di Sant’Invenzio e, oltre il ponte nuovo, Palazzo Venini Uboldi. Un salto al primo piano del Comune, nella sala delle adunanze, per ammirare la Madonna della Barbattola e, uscendo, una sosta al piccolo museo dei combattenti e reduci, se aperto. Si prosegue quindi lungo la via Garibaldi verso il cimitero, percorrendo il bellissimo viale alberato. Dal cimitero, attraversando la strada in prossimità del semaforo, si prosegue lungo la pista ciclabile che porta a Vigano. A Vigano potrete visitare la Chiesa e la Certosa con l’oratorio di Sant’Ippolito affrescato dai figli di Luini (aperti ogni seconda domenica del mese). Dalla Chiesa, proseguendo lungo la SP verso Rosate si incontra, subito sulla destra, l’oratorio di Sporzano (non accessibile). Tornando indietro e percorrendo la via Belloni si arriva al semaforo in prossimità della zona industriale. Cercate la strada dipinta di rosso, vi porterà sulla ciclabile che arriva sino a Barate, dove vi aspetta la Chiesa di S.Andrea ed i dipinti di Don Pizzoccheri. Da Barate due opzioni: rientrate lungo la strada che si snoda tra le campagne e arriva fino alla circonvallazione, attraversate la strada e arrivate a Gaggiano. Oppure, potete proseguite da Barate verso la Cascina Grande e la Baitana per arrivare alla ciclabile che arriva sino alla Madonna del Dosso. Tornando indietro proseguite quindi verso Gaggiano.

3° Itinerario Km 10

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PROVIN C

Gaggiano - Vigano - Barate Madonna del Dosso Gaggiano

2° Itinerario Km 15

Cascina BOSCACCIO

Cascina CATTABREGA

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1° Itinerario Km 10

Cascina BARERA

NCIAL E

ITINERARI a PIEDI o IN BICICLETTA

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ECOCENTRO

ROSATE

Centri abitati

Cascine

Ciclo-pedonali del capoluogo

Interesse naturalistico


SAN VITO

Del luogo conosciuto come San Vito si hanno notizie fin dal XII secolo, grazie al fatto che fu raso al suolo, per ordine del Barbarossa, dagli alleati dell’imperatore tedesco (pavesi, novaresi, vercellesi), assieme a Rosate, Abbiategrasso, Corbetta e Cornaredo. Il fatto avvenne nel 1167. Il piccolo borgo originario è costituito da un insieme di “cascine”, ancora oggi facilmente riconoscibili anche se quasi tutte hanno cessato o ridotto l’attività agricola. Poco è stato conservato degli edifici medievali. La storia di San Vito si arricchisce di eventi a partire dall’Ottocento, quando alla famiglia Ferrario (presente dal tardo Cinquecento) si sostituisce quella dei Calvi, d’origine genovese e con residenza a Milano, in cui si succedono tre generazioni di protagonisti della cultura nazionale: Girolamo Luigi (patriota e studioso d’arte), suo figlio Felice (cui si deve la difesa del Castello Sforzesco a rischio di abbattimento) e suo nipote Gerolamo (fra i maggiori esperti di Leonardo della prima metà del Novecento).

La chiesa è dedicata ai santi Eugenio e Maria.La sua costruzione è opera dei frati Certosini raccolti nella vicina Certosa, amministrata dalla più lontana Certosa di Pavia. Giunti a Vigano da Pesio, in Piemonte, subito dopo la donazione di Vigano alla Certosa di Pavia operata da Gian Galeazzo Visconti nel 1400, i Certosini adattano a monastero l’antico castello e provvedono il villaggio di un muro di cinta, di un’osteria e di una locanda. Nel 1499 iniziano i lavori di ampliamento della chiesa preesistente (esistente certamente all’inizio del Trecento) e nel 1511 ne affidano gli affreschi al pittore pavese Bernardino de’ Rossi, autore di dipinti nel Castello Sforzesco, nella chiesa di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia e nella Certosa di Pavia. L’affresco di maggior rilievo, posto sulla facciata, è andato perso dopo varie vicissitudini. All’interno si trova una statua in legno di San Carlo, realizzata all’inizio del Seicento dopo la sua beatificazione e restaurata nel 1893. I dipinti più significativi sono di poco antecedenti, riferibili alla fine del Cin quecento. Interessante, perché legato a un culto dei Magi molto vivo nella zona, un dipinto che ne raffigura l’Adorazione. Si notano il Crocefisso dietro all’altare (con la città di Gerusalemme sullo sfondo) e S. Eugenio Vescovo a sinistra dell’altare.

CHIESA DI S.ANDREA - BARATE 4

E’ nota l’esistenza di una chiesa a Barate attorno all’anno 1000, dedicata a Santa Maria. Non se ne ha più notizia nel 1398, quando un documento parla solo della chiesa di S. Andrea e di un suo cimitero a forma triangolare, cintato, affiancato alla chiesa stessa. La Chiesa di S. Andrea oggi è di grande interesse proprio per i dipinti, ma

Del luogo conosciuto come San Vito si hanno notizie fin dal XII secolo, grazie al fatto che fu raso al suolo, per ordine del Barbarossa, dagli alleati dell’imperatore tedesco (pavesi, novaresi, vercellesi), assieme a Rosate, Abbiategrasso, Corbetta e Cornaredo. Il fatto avvenne nel 1167. Si può supporre che non fosse stata risparmiata nemmeno la chiesa. Certo è che essa esisteva nel 1290 ed era dedicata a San Vito, così come a San Dionigi era dedicato già a quell’epoca un Oratorio (poi ricostruito all’interno del cimitero). Una descrizione puntuale della chiesa, utile a notare oggi cosa è cambiato, si trova in una relazione del 1567: la chiesa aveva un’unica navata, era lunga 14 metri dall’ingresso all’altare e larga 9 metri. L’altare maggiore è posto in una cappella a volta con pitture definite “antiche”: sono quelle recentemente riemerse, anche se solo in parte, dietro all’altare stesso. Erano già state coperte all’inizio del Seicento.

ORATORIO DELLA MADONNA DEL DOSSO 6

L’Oratorio della Madonna del Dosso sorge su un leggerissimo rilievo del terreno (il dosso) posto tra le cascine Cantalupo e Baitana, lungo il percorso ciclo pedonale conosciuto come “Camminando sull’acqua”. La struttura attuale è frutto di un drastico rifacimento risalente al 1859, subito dopo la battaglia di Magenta che allontana gli Austriaci dal territorio, rinnovato due volte negli anni Quaranta e Ottanta del Novecento. L’origine dell’Oratorio è sconosciuta, in quanto mancano documenti specifici, ma si può con buona approssimazione affermare che l’edificio sia stato costruito nella seconda metà del Settecento, utilizzando materiali provenienti da un preesistente oratorio d’origine medievale dedicato a San Materno, frequentato fino alla prima metà di quel secolo nell’area della cascina Boscaccio di cui non si sono più avute notizie dopo di allora. Scomparsa la dedica a San Materno (il cui antico culto aveva portato a dedicargli in origine anche la chiesa di Gaggiano, assieme a Invenzio), compare invece quella di “Madonna dei Borini”, con cui viene citato fin dal momento della sua ristrutturazione, che riprende evidentemente il nome popolare. Ne fa testo anche una mappa del 1752 in cui compare il territorio fra Bonirola e Gaggiano: l’Oratorio vi è tracciato con grande rilievo e col nome, appunto, di “Madonna dei Borini” nella posizione che conosciamo. Il nome “Borini” è legato alla campagna sottostante, definita fin dal Cinquecento come “risaia de’ Borini”. All’interno, una tela del pittore Mario Albertella del 1945, restaurata nel 1987.

ORATORIO DI S.EUGENIO – LOC. SPORZANO 7

L’Oratorio è un edificio facilmente riconoscibile lungo il vecchio tracciato della strada per Rosate, ai margini della località Sporzano le cui origini sono cer-

ORATORIO DONATO DEL CONTE 8

Donato Del Conte, nato nel 1421 ha dato il nome a questa cascina passato in sua proprietà attorno alla metà del Quattrocento. Fu lui a decidere la costruzione dell’Oratorio dedicato alla Vergine Maria, facilmente riconoscibile da chi passa lungo la Vigevanese; l’edificio fu terminato nell’agosto del 1482 come attesta l’incisione ancora oggi leggibile sopra l’ingresso ed era ricco di affreschi ormai irrimediabilmente persi: una Madonna con bambino nella lunetta sopra il portalino esterno; sulla facciata, quattro figure di santi (Antonio abate, Cristoforo e due mai identificati); una Crocifissione sulla parete di fondo, poi sostituita da una pala d’altare raffigurante il ritorno di Cristo dall’Egitto. L’Oratorio, in cattive condizioni già alla fine dell’Ottocento, è andato via via deteriorandosi, soprattutto perché utilizzato da tempo immemorabile al servizio dell’attività agricola senza rispetto per le opere e la stessa struttura.

LA MADONNA DELLA BARBATTOLA - GAGGIANO 13

L’affresco conservato nel Salone delle Adunanze al primo piano del Municipio è di autore rimasto ignoto, che l’eseguì nel 1479, nello stesso periodo in cui veniva completata la costruzione dell’Oratorio nel recinto della vicina cascina ancora oggi conosciuta col nome di Donato Del Conte. Da notare, nell’affresco, la corona di corallo al collo del Bambino, particolare che si riscontra in altre pitture del territorio eseguite nello stesso periodo: nella chiesa di Vigano, nell’Oratorio di Sporzano e nell’Oratorio di Donato Del Conte.

MUSEO DEI COMBATTENTI E REDUCI 14

Il piccolo museo dei Combattenti e Reduci contiene cimeli di guerra e i ritratti di tutti i caduti e di molti reduci (di Gaggiano) dal 1915 in poi. Questo luogo può essere considerato un piccolo santuario della memoria dei gaggianesi ed entrando vi renderete conto di ciò che custodisce.

CASA CAMURATI 10

L’edificio reso caratteristico dalla torretta merlata è stato costruito fra il 1805 e il 1815 e porta il nome della famiglia Camurati, insediatasi a Gaggiano all’inizio dell’Ottocento. Nel 1815, anno in cui gli Austriaci tornano a governare la Lombardia, una parte del cortile viene occupata dalla Gendarmeria, che nel 1859, dopo la battaglia di Magenta, diventa caserma dei Carabinieri Reali e tale rimane fino al 1924. La caserma era dotata anche di due celle, una per gli uomini e una per le donne. La torretta era destinata semplicemente all’uccellagione, come s’intuisce dai numerosi fori ancora rimasti nelle pareti, destinati ad attirare volatili di piccola taglia col richiamo del mangime messo all’interno e del calore contro i rigori dell’inverno. Il diametro del foro diminuisce verso l’interno e non consente al passerotto che vi è passato in un verso, di infilarsi dal verso opposto, rimanendo imprigionato nel locale e perciò facile preda del proprietario della torretta.

Il percorso ciclabile noto come “Camminando sull’acqua” sfiora le rive del lago.

La merlatura di tipo ghibellino è quasi certamente una scelta operata dalla famiglia, fin dai primi anni caratterizzata da un atteggiamento ostile al clero, quasi per contrastare la presenza imponente del campanile. Le pareti esterne rivolte a ovest erano intonacate a losanghe graffite, coloritura che è andata persa negli anni precedenti l’ultima guerra. Le alte finestre del primo piano erano in origine sovrastate da lunette con i ritratti di celebri personaggi; sono andate perse quelle sul lato est (a causa della costruzione appoggiata in un secondo tempo a quella parete) e quelle sul lato ovest, mentre un recente restauro ha consentito di rendere nuovamente leggibili quelle sul lato sud che riproducono Amerigo Vespucci, Castruccio Castracani, Pico della Mirandola e Josè Garcilaso de la Vega.

all’abitazione del fittabile e, a sinistra, lo scalone che occupa tutto l’avancorpo sinistro della costruzione. All’interno sono ancora visibili alcuni degli affreschi che abbellivano i saloni, purtroppo non tutti (buone riproduzioni fotografiche sono presenti su alcune pubblicazioni presso il sistema bibliotecario). Un esame da vicino conferma, proprio per l’irregolarità dell’impianto, i numerosi rifacimenti che lo stesso ha subito: cinquecentesco l’interno; posteriori sia al Marino sia a Massimiliano Stampa, del Seicento e del Settecento, gli interventi sull’esterno. Il Palazzo è ancora circondato, in parte, dagli edifici rustici in origine assai più numerosi, che costituivano l’azienda agricola; così come si vedono tracce di un ampio giardino. Sono scomparsi del tutto altri elementi, come la fontana che si trovava al centro del piccolo piazzale prospiciente il portico, la grande stalla che conteneva oltre cento mucche da latte e la pileria per la lavorazione del riso.

PALAZZO VENINI UBOLDI 11

Giorgio Venini comincia nel 1719 la costruzione dell’edificio che poi cederà nel 1744, morendo, al fratello più giovane, Francesco. Nel 1750 Francesco Venini aggiunge al palazzo l’oratorio dedicato al santo Francesco. Saranno i suoi nipoti, Cozzi, figli della sorella Maddalena, ad aggiungere all’Oratorio la torretta campanaria nel 1758. Nel 1786 vengono poste ai due lati dell’ingresso delle lapidi in cui si ricostruisce l’origine dell’edificio. Nel 1791 Pietro Cozzi, erede di Giorgio e Francesco Venini, istituisce col proprio testamento la prima scuola pubblica di Gaggiano, destinata (e riservata) ai giovani residenti in paese chiamandola espressamente “Scuola dei conti”, con riferimento ad una delle materie che vi si sarebbero dovute insegnare a cura di un maestro a cui era assicurato uno stipendio da attingere alla rendita del capitale a ciò destinato e con l’uso gratuito di una camera d’abitazione e di un orto posto dietro al palazzo. Attraverso successivi passaggi di proprietà, il Palazzo perviene al nobile Pompeo Calvi, noto nel mondo della cultura milanese come pittore (un suo quadro finisce alla corte di Vienna). Il Palazzo Venini Uboldi ha un impianto a “U” la cui base è costituita dal corpo principale rivolto a nord, verso il Naviglio e le due braccia da costruzioni di servizio allungate verso sud (stalle, magazzini, fienili, laboratori artigiani) che si avvicinano nella parte terminale per condurre all’ingresso del giardino. Alla fine dell’Ottocento comprendeva dodici locali al piano terra, sedici al primo piano e dieci al secondo, con affreschi distribuiti soprattutto sulle pareti dello scalone. Al momento della costruzione c’erano due rogge in uscita dal Naviglio che correvano lungo le ali dell’edificio e andavano ad alimentare il giardino prima di proseguire verso la campagna. E’ ancora riconoscibile la porticina sul lato orientale che, in origine, godeva di un ponticello fisso sopra la roggia Delfinona (oggi coperta da Via Gramsci).

FAGNANO E PALAZZO D’ADDA 9

Il luogo di Fagnano (denominato: Fagnano sul Naviglio dal 1864) è conosciuto almeno dal Duecento: nel 1262 la sua è fra le chiese a cui sono inviati i sacerdoti raccolti nella collegiata di Rosate. Nella seconda metà del Quattrocento, è proprietà di Cicco Simonetta, il potente segretario della corte ducale di Milano, da cui passa ad Ambrogio Varese, medico di Ludovico il Moro che lo beneficia di ampi possedimenti fra cui questo di Fagnano. Più tardi passa in proprietà alla nobile famiglia milanese dei d’Adda a cui viene attribuita la costruzione del palazzo, probabilmente nella medesima posizione di quello, di minori dimensioni, in cui era vissuto Cicco Simonetta. Alla metà del Cinquecento il territorio di Fagnano è suddiviso fra tre famiglie: i Varese, figli di Ambrogio; i Crivelli e i d’Adda: Ludovico e Ottaviano, quest’ultimo proprietario dell’edificio che risulta circondato da un giardino e un orto che coprono circa 50 pertiche (30.000 metri quadrati). A seguito di intrecci matrimoniali ed ereditari, a metà dell’Ottocento il palazzo passa ai D’Adda-Doria . Ridotto ad uso agricolo già ai primi dell’Ottocento, l’edificio è da tempo inutilizzato e solo le cure degli attuali proprietari lo hanno protetto dal degrado.

PONTE VECCHIO 15

Fu il primo e per qualche secolo anche l’unico ponte di Gaggiano. L’anno di costruzione non è noto, ma è certo che fosse in uso già nel Trecento. Fu distrutto quasi interamente il 6 giugno 1859 dall’esercito austriaco, in ritirata dopo la sconfitta subita a Magenta dai Franco-Piemontesi: si salverà soltanto il pilone centrale.

PALAZZO STAMPA ALOARDI – VILLA MARINO 12

Questo edificio si trova sulla riva sinistra del Naviglio, a pochi passi dal Ponte Vecchio. Conosciuto come Palazzo Marino, da quando nell’800 si è dato rilievo a una tradizione popolare diffusasi (la leggenda di Ara bell’Ara) assieme alla cattiva lettura di un’opera storica del secolo precedente. Una visita del Palazzo, il più antico esistente nel capoluogo del territorio, non è possibile se non in qualche rara occasione, come nelle aperture concordate col FAI, Fondo Ambiente Italiano. L’ingresso principale è dalla sponda del Naviglio, attraverso un’esedra formata da sei pilastri sormontati da vasi in pietra (quelli che recavano lo stemma della famiglia Cantoni) uniti da un muro che dà forma concava allo spiazzo. Al centro un cancello oltre il quale il viale d’accesso (in altri tempi circondato da alberi, da fiori e da frutta) porta al Palazzo. L’edificio ha subito diversi rimaneggiamenti, mantenendo la pianta ad U. Il pianterreno presenta un portico con cinque archi ed è diviso da un passaggio centrale che lascia intravedere la prosecuzione del viale in uno più modesto che porta alla campagna; sotto il portico si aprono, a destra, l’ingresso

UNA TRADIZIONE CHE UNISCE

tamente anteriori al 1262. Sono di grande interesse i dipinti già notati nel corso delle visite arcivescovili del Cinquecento e dei primi anni del Seicento e poi scomparsi sotto più strati di calce. Ricomparsi del tutto casualmente a seguito di alcuni assaggi eseguiti nel corso dei restauri alla chiesa di Vigano nel 1986, è possibile ricostruirne per deduzione i soggetti: la Vergine che allatta il Bambino; un borghese ai piedi di San Rocco; un santo del deserto; le possenti gambe di San Cristoforo. Una grande pala d’altare di autore ignoto e risalente ai primi del Seicento, con la riproduzione della Deposizione, è stata trasferita in anni recenti nella chiesa di Vigano.

Numerosi comunque gli eventi e gli appuntamenti durante l’anno: verificate direttamente sul sito ! www.comune.gaggiano.mi.it

itinerari turistici

CHIESA DEI SS. EUGENIO E MARIA - VIGANO 3

CHIESA DI S.VITO 5

Nel 1930 viene costruita la scuola elementare (oggi scuola materna). La Chiesa, dedicata a Maria Regina del Mondo, è del 1960.

MERCATINI DI NATALE a dicembre

5 FESTE PATRONALI (Gaggiano, Vigano, San Vito, Bonirola, Barate) GAGGIANO: ARTE LUNGO IL NAVIGLIO il 3° sabato di maggio

Verrà ricostruito, nella stessa forma del precedente, nel 1869. Nel 1924, per alcuni anni, il Ponte è stato scelto come traguardo di una Regata Internazionale, la Milano-Gaggiano organizzata dalla gazzetta dello Sport.

UN NUOVO PAESAGGIO NUTRE IL VIANDANTE A

Natura/Narrazione-Astrazione/Trasfigurazione Sul territorio sono sparse le opere dell’artista-scienziato Paolo Ferrari donate al Comune di Gaggiano.

Gaggiano

to, prima dall’esercito napoleonico, poi dal Regno d’Italia a Corpo di Guardia e, nella prima metà del Novecento, ad abitazione privata.

Lo abbatterono gli Austriaci in ritirata dopo la battaglia di Magenta (1859). Durante la dominazione austriaca la roggia Cazzana, che scorre dove finisce l’abitato di Bonirola, rappresenta il confine fra le province di Pavia e Milano, confine che sarà confermato nel primo periodo del Regno d’Italia.

Tra i classici appuntamenti: NOTTE BIANCA 2° domenica di luglio

NUMERI  UTILI

Le trasformazioni intervenute nel Novecento non ne hanno intaccato l’immagine tradizionale delle due file di case lungo il Naviglio, con i due ponti ottocenteschi e la torretta merlata che ospitò gli ultimi gendarmi austriaci.

Il suo territorio comprende, oltre alla località di Bonirola propriamente, diversi insediamenti agricoli, dal Boscaccio, al Camuzzone, al Cantalupo, alla Schenavoglia, alla Venezia, sulla riva opposta, dotata di un ponte di proprietà privata costruito in legno nel 1580 e ricostruito in pietra nel 1695.

un anno di Eventi

Comune di GaGGiano Via Roma,36 - tel. 02 90899201 comune@comune.gaggiano.mi.it comune.gaggiano@pec.regione.lombardia.it

non quelli d’antica origine e d’ignoto autore, bensì per gli affreschi realizzati nell’arco di dieci anni a cavallo della guerra da Don Giulio Pizzoccheri (18831964) che è stato parroco di Barate per 48 anni. Si prestarono a fargli da modelli bambini e adulti del paese. Gli affreschi coprono tutte le pareti e la volta dell’edificio. E’ una sorta di catechismo, illustrato attraverso diversi temi. Il “Credo” è il filone principale e si sviluppa – da sinistra a destra – sulle volte a vela delle navate. In otto lunette sono riassunte le “sette opere di misericordia corporale”, a cominciare col “dar da mangiare agli affamati”. Ci sono i quattro Evangelisti in altrettante lunette. Parabole del Vangelo si trovano in diversi medaglioni. Interessante anche la porticina del tabernacolo, che rappresenta l’agonia di Cristo nell’Orto, intagliata in legno dallo stesso sacerdote.

Barate è un antico insediamento d’origine romana di cui esistono parecchi documenti risalenti al periodo medievale. Fra questi, uno in data 1262 segnala la presenza di una chiesa, più tardi dedicata a S. Andrea.

Bonirola deriva il proprio nome dalla tribù degli Iborini che si era insediata in quell’area. Nei documenti più antichi (1157) la località è indicata col termine di Eburinum, che poi si modifica in Iborino (1262), Bonairola e finalmente Bonirola (1346).

BiBLioTeCa ComunaLe Piazza Daccò - tel. 02 90899241 bibliogag@gmail.com www.fondazioneperleggere.it

Gaggiano, luogo di transito grazie alla strada e alla ferrovia che (quest’ultima dal 1870) uniscono Milano a Vigevano, è stato a lungo luogo di sosta per i viaggiatori, i barcaioli, i carrettieri grazie alle locande, caffetterie, botteghe e laboratori artigiani; al centro di un’area agricola efficacemente coltivata da oltre trenta “cascine”.

BARATE

BONIROLA

Quando la proprietà passa alla famiglia Porrone, all’inizio del Seicento, in mezzo a quel bosco è già stata costruita una “casa da nobile” al centro di edifici rustici, adibiti all’abitazione di un massaro e dei suoi lavoranti, oltre ad una pila per la lavorazione del riso.). All’inizio degli anni Sessanta gran parte del territorio attorno alla cascina diventa una cava di sabbia e ghiaia, materiali divenuti preziosi con lo sviluppo urbanistico che investe Milano e le sue periferie. Dagli scavi affiora l’acqua e si crea un enorme lago. La superficie del lago è di circa 35 ettari, pari a quella dell’Idroscalo. Si caratterizza per la presenza di un’avifauna e di un’ittiofauna particolarmente ricche (con il progetto “il canneto del Lago Boscaccio” è stata creata una zona umida per accogliere gli uccelli acquatici di passo e intorno al lago trovano rifugio circa 180 specie volatili). La zona è stata individuata come area di ripopolamento e cattura (divieto di caccia) ed è la stazione di inanellamento dei volatili (gestita dal Gruppo Ornitologico Lombardo) della provincia milanese. Le acque del lago ospitano numerose specie autoctone di pesci e possiedono buoni caratteri di limpidezza. Lungo il perimetro del lago si svolge un percorso pedonale.

SeRViZi SPoRTiVi Associazionismo e Spettacoli tel. 02 90899251 sportspettacoli@comune.gaggiano.mi.it

L’arrivo dei frati Certosini lo trasforma in convento, la cui dimensione è quella che possiamo vedere. L’edificio si trova al centro di un podere che si espande a seguito di acquisti, permute e donazioni fino a comprendere alcune cascine ancora esistenti: (Guzzafame e San Pietro) e altre ormai abbattute. La proprietà dell’edificio e dei poderi circostanti è assegnata alla Certosa di Pavia da Gian Galeazzo Visconti nel 1400. Lo sviluppo del borgo di Vigano è dovuto all’attività dei Certosini che, da ultimo, tracciano anche la strada che conduce a Gaggiano. I loro beni vengono requisiti nel 1769, quando l’ordine viene sciolto dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria. La Certosa diventa casa padronale del podere denominato della Fontana e tale rimane fino all’ultimo scorcio del Novecento.

Campagne gaggianesi

SeRViZio amBienTe tel. 02 90899271/279 tecnico@comune.gaggiano.mi.it

Campagne gaggianesi

Il nome della località, affibbiatole ancor prima del Cinquecento, ne rivela le caratteristiche originarie: un bosco, ma di quelli poco curati, infidi. Boscazzo era la definizione usata a quel tempo, quando se ne contendono la giurisdizione le parrocchie di Vigano e di Gaggiano e quando, esattamente nel 1556, viene messo all’asta dal Ducato di Milano e acquistato da un personaggio di primo piano: il conte Tommaso Marino, che già stava progettando di costruirsi il palazzo a Milano che ne ha conservato il nome.

Via Gozzadini, 25 - tel. 02 9086854

Risale alla metà del Cinquecento l’Oratorio che si trova all’interno della Certosa di Vigano, dedicato a Sant’Ippolito e i cui affreschi sono stati affidati ad Aurelio e Giovan Pietro Luini (due dei quattro figli del più celebre Bernardino Luini) nel 1578. Oltre a rappresentazioni riguardati la vita del Santo al quale l’oratorio è dedicato, numerosi sono i riferimenti alla vita dei monaci e al suo Santo fondatore, San Brunone. Degno di nota è anche il soffitto ligneo a cassettoni, dipinto probabilmente a tempera e riccamente decorato. Anche l’Oratorio è stato riportato alla luce in anni recenti, dopo essere stato adibi-

LAGO BOSCACCIO – LOC. BOSCACCIO

CenTRo diuRno anZiani

ORATORIO DI SANT’IPPOLITO - VIGANO 2

Passeggiando sull’acqua

PoLiZia LoCaLe Unione dei Comuni "I Fontanili" Via Gramsci, 36 - tel. 02 9081818 info@plifontanili.it - info@unionefontanili.it

La chiesa che si affaccia sul Naviglio è l’ultimo rifacimento di un edificio di culto esistente nel Duecento. Nel 1618 furono avviati i lavori per una costruzione del tutto nuova; nel 1757, dato che cominciano a manifestarsi segnali di degrado, si rimette mano all’edificio col concorso soprattutto di Francesco Venini che ha appena terminato la costruzione del proprio palazzo, di fronte alla chiesa, sulla riva opposta del Naviglio; nell’ottobre del 1758, a causa delle forti piogge, crolla la cupola centrale in corso di completamento su quattro piloni e si trascina dietro, danneggia o seppellisce un po’ tutto, lasciando intatto però l’affresco della Madonna delle Grazie di fattura trecentesca. Rifatti anche il coro e la nicchia di sostegno dell’organo, i lavori sono conclusi nel 1759. Ed è la terza versione dell’edificio che da allora subirà solo piccoli ritocchi, come l’installazione di un nuovo organo nel 1823, alcune modifiche del coro nel 1891, l’aggiunta di un Oratorio sul lato ovest nel 1904 e la pavimentazione in porfido del piazzale (fino a quel momento conservato a prato) nel 1975. L’affresco più antico è quello della Madonna delle Grazie, di cui un restauro degli anni Novanta ha portato alla luce l’anno: 1388 e il nome del probabile autore: Erghieri.

Certosa

I tre edifici di più antica data e di maggiore interesse si affacciano sul Naviglio Grande: in riva destra, il Palazzo Venini-Uboldi costruito nel 1711; in riva sinistra il Santuario di S. Invenzio, il cui ultimo rifacimento è stato concluso attorno alla metà del Settecento e il cinquecentesco Palazzo Stampa-Aloardi, detto Palazzo Marino per il suo legame con la leggenda che l’attribuisce a Tomaso Marino, il finanziere genovese trapiantato a Milano, che vi avrebbe imprigionato e ucciso la bella Ara Cornaro. Di grande interesse è anche la frazione Vigano Certosino, sviluppatasi attorno a un insediamento monastico dipendente dalla Certosa di Pavia cui nel 1400 Gian Galeazzo Visconti aveva fatto dono del borgo e dei poderi e che ne rimase in possesso fino al 1769; l’edificio, ristrutturato in anni recenti a residenza privata, ospita un Oratorio dedicato a S. Ippolito con dipinti eseguiti per incarico della Certosa di Pavia, nel 1578, dai fratelli Aurelio e Giovan Pietro Luini. In quel loro dominio, i Certosini dal 1497 al 1511 ampliarono la preesistente chiesa, affidando a Bernardino de’ Rossi l’affresco della facciata, rimasto intatto fino agli anni Ottanta del secolo scorso, restaurato e poi definitivamente staccato (nella chiesa si conserva la parte ancora leggibile).

ARCHITETTURA, CHIESE e ORATORI SANTUARIO DI SANT’INVENZIO - GAGGIANO 1

Bonirola - Boscaccio

tel. 02 90870308

Notizie del suo territorio emergono dai documenti subito dopo l’anno Mille: nel 1038 Anselmo Avogadri vende un terreno a Yborino, antico nome dell’attuale Bonirola; Fagnano com- Oratorio di Sant’Ippolito pare in un documento del 1045; si acquistano terreni a Barate nel 1054; un Leopertus de Vigano è citato nel 1118; due monache, Valdrata e Truita, fondano un monastero a Montano nel 1137; nel 1148 avviene uno scambio di beni a Sporzano; Gaggiano, proprietà dei milanesi Girardo e Giovanni Boccardi nel 1146, ospita nel 1159 l’accampamento di truppe fedeli al Barbarossa ed è patria di un preposto di Lodi, Alberto da Gaggiano, che nel 1168 riceve dall’Arcivescovo Galdino l’intimazione di scostarsi dal partito dell’imperatore tedesco. Il Naviglio, reso navigabile dal 1270, favorisce fin dal Medioevo i trasporti verso la città e, grazie all’apertura di numerose bocche che distribuiscono le sue acque, favorisce lo sviluppo dell’agricoltura e la creazione di insediamenti agricoli, anche ad opera di ordini religiosi: dei Certosini (Frazione Vigano), dei Benedettini (Cascina Montano) e delle monache di S. Agostino (San Vito). Il primo ponte, reso pedonale nel 1836 quando ne venne costruito un secondo più a monte, risale al periodo in cui Beno de’ Gozzadini dispose il prolungamento del canale verso Milano; fu ricostruito in pietra nel Cinquecento e rifatto così com’è ora dopo la distruzione operata dall’esercito austriaco in ritirata dopo la battaglia di Magenta del 4 giugno 1859. A Gaggiano, lungo il percorso del canale, sono inoltre stati attivi fino all’Ottocento una fornace e una lavanderia (in località Carbonizza), l’attracco

La notizia più antica relativa al borgo di Vigano è del 1118. È verosimilmente di quel periodo la costruzione del castello, da intendersi come casa fortificata, protetta da un fossato, superabile con un piccolo ponte levatoio e un ponte fisso, con un cortile interno e una colombaia.

CaRaBinieRi RoSaTe

Gaggiano deve la sua importanza al Naviglio Grande il cui scavo, avviato attorno al 1177, si concluse in un primo tempo in questo borgo.

Bosco Dei 100 Passi

Venite a trovarci. Camminando o pedalando “senza fretta” per riappropiarvi del tempo e per tornare in contatto con la natura. È possibile fare escursioni in giornata oppure di più giorni alla scoperta del territorio tra l’Abbiatense e il Magentino, tra i Navigli e il Ticino. Benvenuti a Gaggiano del battello che faceva servizio di trasporto per merci e passeggeri (“el barchett”) fra Boffalora e Milano, oltre a numerosi lavatoi, a testimonianza della sua influenza nella vita quotidiana del paese.

All’immediata periferia di San Vito si trova un’area di circa 16 ettari, un terreno da sempre a destinazione agricola, confiscato dalla Magistratura e affidato nel 2005 al Comune di Gaggiano che vi ha progettato un parco aperto al pubblico. Piantumato con millecinquecento fra aceri, tigli, frassini e arbusti di rosa canina, sambuco e altre essenze. Un’area di tre ettari è occupata da una marcita, creata col contributo delle acque di due rogge. Un laghetto attrezzato per il birdwatching, tre piccoli stagni utilizzati per il reinserimento di anfibi e uccelli acquatici e una pista ciclo-pedonale. E’ dedicato a Giuseppe “Peppino” Impastato, ucciso nel 1978 a Cinisi, dove era nato e conduceva da tempo attività giornalistica e politica, denunciando le pesanti influenze esercitate sull’amministrazione e sulla vita del paese dal capomafia locale, Gaetano Badalamenti, poi condannato come mandante del suo omicidio.

VIGANO E LA CERTOSA

Durante le vostre escursioni, potrete fermarvi a pranzo o a cena in uno dei numerosi ristoranti di Gaggiano e delle sue frazioni: per tutti i gusti e per tutte le tasche, alcuni con una consolidata fama nel panorama della ristorazione del territorio. Inoltre la stagione teatrale sempre interessante presso l’Auditorium, le mostre e gli eventi all'insegna della tradizione e della cultura locale.

LA STORIA

BOSCO DEI 100 PASSI – SAN VITO

Via Garibaldi - tel. 02 90841460

Tutt’intorno, le campagne. Con i paesaggi che sorprendono e che caratterizzano ogni stagione: i profumi e i colori dell’autunno; le cascine che emergono dalla nebbia e la neve che si posa sui campi; i trattori che lavorano la terra e l’aria fresca e pungente delle prime giornate di primavera; le risaie irrorate dall’acqua come specchi che rimandano il paesaggio all'infinito; la luce e la sensazione di libertà di un’estate all'aria aperta. Sul territorio troverete un gran numero di cascine, lineari e accoglienti come il paesaggio che le circonda. Ci si immerge nel silenzio della campagna assaporandone i profumi tra cinguetti, gracidii di rane e lo scorrere dei ruscelli.

AREE NATURALISTICHE

uFFiCio PoSTaLe

Questa è l’immagine da cartolina che ci rappresenta ma…c’è molto di più! Paese tra i più verdi del sud-ovest milanese, ben 24kmq rientrano nel confini del Parco Agricolo Sud Milano, Gaggiano è composto anche dalle frazioni di Bonirola, che si incontra lungo il Naviglio verso Milano, i due borghi agricoli di San Vito e di Fagnano a nord del canale, Barate fra i campi a sud e, a breve distanza da Barate, Vigano Certosino.

Si viaggia con la memoria o con la fantasia pensando alla vita passata tra feste sull'aia, lavoro nei campi e racconti d’inverno nelle stalle, a riscaldarsi tra storie vere ed inventate. Alcune cascine oggi affiancano attività di agriturismo alla normale attività agricola, vendendo anche direttamente i prodotti del loro lavoro. Sorprendono anche i luoghi di interesse più culturale tra i quali il posto d’onore spetta alla Certosa di Vigano con l’oratorio di Sant'Ippolito i cui affreschi sono opera di Aurelio e Giovan Pietro Luini, figli del celebre Bernardino Luini.

Ha assunto il nome di Fagnano sul Naviglio nel 1864 per distinguerla da altre località col medesimo nome. Il suo vasto territorio agricolo, ricco di cascine, è stato proprietà di nobili famiglie: i Borromeo, i Calvi, i Doria, i Medici di Marignano e di un protagonista della corte degli Sforza: Cicco Simonetta. Conserva un edificio cinquecentesco, la Villa Doria-Borromeo e una chiesa, dedicata a S. Andrea, d’origine medievale, da tempo immemorabile proprietà del Comune.

www.viviamogaggiano.it www.comune.gaggiano.mi.it

Lo scorcio di Naviglio tra i due ponti con i bassi edifici storici che si specchiano nelle sue acque insieme allo scorrere del tempo e delle stagioni.

FAGNANO

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Benvenuti a Gaggiano

L’edificio, rifatto ed ampliato, conserva all’interno un insolito abbellimento: tutte le pareti sono state dipinte nel dopoguerra da un parroco pittore autodidatta, don Giulio Pizzocheri che vi ha vissuto dal 1916 alla morte, nel 1964. Si ha notizia già nel 1600 dell’esistenza della cascina Meraviglia, che si trovava però in posizione diversa dall’attuale, costruita nella prima metà dell’Ottocento. È stata condotta a lungo dalla famiglia Brusati, un cui membro, il cavalier Amilcare, è stato volontario, promosso ufficiale, nelle guerre del Risorgimento e poi sindaco di Gaggiano dal 1883 al 1919. Vi è nato nel 1849 da una famiglia di taglialegna d’origine piemontese poi emigrata in Argentina, Pietro Giovanni Gogna, bisnonno materno di papa Francesco. Nel 1869 il Comune di Barate è stato soppresso e inserito nel Comune di Gaggiano assieme alle cascine del suo territorio, fra cui la Cascina Grande, tipico esempio di cascina lombarda.

Crediti: •Per i testi e la ricerca sui luoghi si ringrazia l’Associazione Il Rachinaldo. •Per le fotografie si ringraziano Marco Costanzo, Antonio Varieschi, Paolo Miramondi, Cascina Boscaccio e l’Associazione Mambre. •Per lo skyline di questa pagina si ringrazia Lorenzo Benassi.

LE FRAZIONI


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Gaggiano, Mappa itinerari turistici 2020 by Lime Edizioni Milano - Issuu