PER CHI AMA VIAGGIARE
Arte e cultura Sulle note di Paganini Ekaterina Bakanova Elliott Erwitt Viaggi Borghi colorati Teatri condominiali
ANNO XVIII | NUMERO 10 | OTTOBRE 2026 | www.fsitaliane.it | ISSN 2785-4175
Incontri Volfango De Biasi Emanuela Fanelli Anna Safroncik Lorella Boccia Bianca Pitzorno
EMA STOKHOLMA
ALLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA
LIBERA DI ESSERE
EDITORIALE
TRAME di Alessandra Calise
© Brovkoserhii/AdobeStock
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e questo mondo è un mondo di cartone, allora per essere felici basta un niente, magari una canzone o chi lo sa». Felicità di Lucio Dalla passa in rassegna il cielo, le stelle, i sogni. Per evocare lo stato di grazia dell’animo, non ricerca orpelli o esperienze mai viste, ma ne rintraccia la sostanza nelle cose ordinarie. Descrive la realtà nella sua dimensione più autentica e, al contempo, più sfuggente: la transitorietà. La felicità passa e anche in fretta. Non è un caso, dunque, che questa melodia sia divenuta la trama sonora del nostro nuovo spot istituzionale: una presenza discreta capace di abitare le immagini prima ancora che il racconto ne espliciti il legame. Perché la felicità, al pari del viaggio, è un transito veloce che lascia una traccia indelebile. Una voce, un incontro, un paesaggio colto per un istante dal finestrino: frammenti che ci raggiungono e svaniscono, per rimanere poi custoditi più a lungo nella memoria. Il viaggio e la narrazione nascono da questa stessa urgenza: abbandonare temporaneamente il noto per seguire una nuova direzione. Un treno attraversa la notte portando con sé esistenze sconosciute. Ognuna
custodisce una storia, qualcuno da raggiungere, un passato da congedare. Il movimento intreccia questi destini e, mentre li conduce altrove, ne conserva le tracce. È la stessa trama ideale che attraversa le pagine di questo numero del magazine La Freccia. Il cinema ne è una sublime trasposizione. Dal 13 al 25 ottobre, la 21esima Festa del cinema di Roma riunisce all’Auditorium Parco della musica storie, interpreti e sguardi. Il Gruppo FS, sponsor ufficiale della manifestazione, sceglie questa prestigiosa cornice per presentare in anteprima l’opera di Fondazione FS Italiane, diretta dal regista Volfango De Biasi. Il nostro film attraversa quasi un secolo di storia patria, dagli anni ‘30 al presente. Mutano le architetture delle stazioni, si evolvono i convogli, cambiano i volti dei passeggeri. Resta immutato il viaggio, con la sua antica e nobile grammatica di partenze e ritorni. L’attrice Serena De Ferrari accompagna le sequenze visive, mentre la voce di Dalla attraversa il tempo con la sua inconfondibile poetica. Il patrimonio ferroviario si rivela così molto più di una memoria da preservare: diviene un archivio vivente di esistenze, di attese e di speranze. Un Paese si può leggere anche dai suoi treni, da ciò che hanno visto scorrere oltre i propri vetri. Quella stessa suggestione prende forma, dinanzi al red carpet, in Pensiero Binario, l’installazione concepita dai designer Giulio Iacchetti e Luca Madonini. Due linee parallele, una distanza geometrica che non si colma e, proprio per questo, rende possibile il cammino. Il binario non promette un approdo definitivo: indica una possibilità. Da una possibilità all’altra si muove anche Ema Stokholma, protagonista della copertina di questo numero, che inaugura la Festa del cinema. L’artista attraversa linguaggi eterogenei – radio, televisione, scrittura, pittura – senza mai lasciarsi imprigionare in una definizione. La curiosità, per lei, si configura come una forma pura di movimento, un mutar rotta senza mai smarrire la propria identità vocale. È un passaggio che appartiene intimamente anche all’arte della recitazione. Emanuela Fanelli, nel cast del film d’apertura Il rumore delle cose nuove, diretto da Paolo Genovese, si cala ogni volta nella vita di un alter ego per ritrovare la propria essenza. Nel mockumentary Peccato interpreta una versione immaginifica di sé stessa. Il confine tra il vero e l’inventato si fa così sottile da divenire quasi superfluo: il cinema non si limita a riprodurre la realtà, ma la osserva da una distanza eletta che consente finalmente di riconoscerla. Una volta fuori dalla sala, quella distanza muta e si rigenera. L’Italia si offre allo sguardo attraverso luoghi che hanno appreso l’arte di custodire il tempo senza fermarlo: Bosa, Borgo Parrini, Casamassima, Riomaggiore,
Burano. Borghi mirabili segnati dal colore, dalle leggende, dalle consuetudini impresse nelle pietre e sulle facciate. La bellezza non sempre esige di essere raggiunta: spesso chiede soltanto di essere contemplata abbastanza a lungo. A questa geografia della memoria appartengono anche i dieci teatri condominiali sorti tra il XVIII e il XIX secolo in EmiliaRomagna, Umbria e Marche. Piccoli palcoscenici incastonati nella quotidianità, oggi solennemente riconosciuti dall’Unesco come Patrimonio mondiale. Spazi nati per una comunità che non desiderava soltanto assistere all’evento culturale, ma intendeva farne parte. Dal senso di comunità trae linfa anche lo sport. Il Gruppo FS affianca squadre e atleti, dalle grandi competizioni internazionali ai campionati locali. Superato il traguardo di Milano Cortina 2026, lo sguardo si volge verso Napoli, teatro nel 2027 della 38esima America’s Cup. Frecciarossa e Luna Rossa si incontrano nel segno della medesima filosofia del movimento: velocità, tecnologia, rigore geometrico e armonia corale. Eppure, ogni trionfo porta in sé una parte invisibile, come i tentativi, gli errori, l’attesa. Il traguardo è il bagliore di un istante; il percorso è il senso profondo dell’impresa. E forse è proprio il percorso a esigere, a un certo punto, un rallentamento. Una sosta. Un ascolto. È qui che il viaggio muta direzione e si sublima in cura. Per il 16esimo anno consecutivo ritorna FrecciaRosa, l’iniziativa del Gruppo FS realizzata in sinergia con la Fondazione IncontraDonna per promuovere la cultura della prevenzione e dei controlli medici regolari, con una dedizione particolare alla diagnosi del tumore al seno. Nel 2026 la campagna sale a bordo delle Frecce, degli Intercity e dei treni del Regionale, ma conquista anche nuovi spazi per intercettare le generazioni più giovani. La cura sospende la fretta senza interrompere il viaggio. Esige attenzione verso ciò che rischiamo di trascurare nella vertigine della velocità. È una sosta necessaria per poter riprendere la via con rinnovata consapevolezza. Così, i fili dorati di questo numero si annodano: il cinema e il treno, la memoria e i territori, l’arte e lo sport, il movimento e la cura. Non sono temi scissi, bensì modi diversi di abitare il tempo. Partire, osservare, incontrare, ricordare. E poi, nuovamente, mettersi in viaggio. Il treno della notte prosegue la sua corsa. A noi resta il viaggio, e tutto ciò che, lungo la via, possiede ancora la forza di raggiungerci.
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SOMMARIO | Ottobre 2026 LIFESTYLE
IN COPERTINA
24 EMA STOKHOLMA
54 Il decennio delle idee
A Gorizia, una mostra racconta come arte, moda e design abbiano trasformato le tensioni sociali degli anni ‘70 in nuove forme espressive
alla Festa del cinema di Roma
VIAGGI 30 Sfumature d’Italia
Da Oristano a Venezia, un itinerario alla scoperta di storie e tradizioni legate ai borghi più colorati del Paese
34 Palchi di comunità
Dieci teatri condominiali nati tra il XVIII e il XIX secolo entrano nella lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco
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54 58 Benvenuti a Isla Nublar
Nell’area di MilanoSesto, fino al 10 gennaio 2027, un’esperienza immersiva consente di vivere le avventure di Jurassic World
STORIE DI FS 6 Railway heArt
Le persone, i luoghi, le storie dell’universo ferroviario in un click
8 Sui binari del tempo
Nel nuovo spot del Gruppo FS e di Fondazione FS Italiane, il regista Volfango De Biasi racconta la storia del Paese attraverso il treno
12 Muovere la passione
Dalle grandi competizioni ai campionati locali, Ferrovie dello Stato affianca il mondo dello sport con progetti di mobilità e partnership d’eccellenza
17 Il viaggio della prevenzione
FrecciaRosa promuove controlli regolari per il tumore al seno. La campagna coinvolge i treni e alcuni spazi gestiti dal Gruppo FS
AGENDA
38 ANDAMENTO LENTO
Le vie del Lugana Sulle sponde meridionali del Garda per scoprire il vino bianco Doc prodotto tra Lombardia e Veneto
42 L’ANNO DI FRANCESCO
18 Save the date
Mostre, festival, fiere: gli appuntamenti principali del mese da nord a sud
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Un santo da cinema Da oltre un secolo il grande schermo prova a raccontare Francesco d’Assisi senza riuscire a definirlo
INCONTRI 46 Falso come la realtà
Emanuela Fanelli interpreta sé stessa nel mockumentary Peccato. E il 13 novembre torna al cinema nel film Il rumore delle cose nuove
50 La vera me
L’attrice Anna Safroncik si mette in gioco a Ballando con le stelle per mostrare al pubblico il suo volto più autentico
52 Una ragazza fortunata
Lorella Boccia è il nuovo arrivo di Playlist, il programma musicale di Rai2. E racconta il suo percorso costruito senza scorciatoie
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58 ARTE E CULTURA 64 Sulle note del genio
Genova celebra il violinista Niccolò Paganini con un festival che, fino all’8 novembre, riempie la città di concerti tra piazze e stazioni
68 Passi in avanti
A Milano, una mostra fotografica racconta 80 anni di emancipazione femminile attraverso volti e gesti di donne comuni
72 Occhi sulla vita
A Bologna, fino al 28 febbraio 2027, una mostra offre uno sguardo inedito sul lavoro di Elliott Erwitt mettendo in luce il suo legame con l’Italia
76 Un’attrice che canta
Così si sente la soprano Ekaterina Bakanova che, dopo 20 anni di carriera, arriva alla Scala il 29 ottobre con Faust
prima di
scendere
PER CHI AMA VIAGGIARE
MENSILE GRATUITO PER I VIAGGIATORI ANNO XVIII - NUMERO 10 - OTTOBRE 2026 REGISTRAZIONE TRIBUNALE DI ROMA N° 284/97 DEL 16/05/1997 CHIUSO IN REDAZIONE IL 28/09/2026
BEAUTY CASE
L’errore è solo un trucco I trend di bellezza secondo Luca Buttiglieri
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Foto e illustrazioni: © Archivio Multimediale FS Copertina: © Francesco Cerro/Archivio Multimediale FS Stylist Andrea Mennella Total look Federica Tosi Make-up artist Claudia Ferri Hair stylist Francesco Saverio Canonico Tutti i diritti riservati Se non diversamente indicato, nessuna parte della rivista può essere riprodotta, rielaborata o diffusa senza il consenso espresso dell’editore
ALCUNI CONTENUTI DELLA RIVISTA SONO RESI DISPONIBILI MEDIANTE LICENZA CREATIVE COMMONS BY-NC-ND 3.0 IT
SEGNALIBRO
LA FRECCIA DI CUPIDO
Intervista a Bianca Pitzorno per il romanzo La sonnambula
L’amore vive di coraggio La posta del cuore di Cristiano Malgioglio
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UN TRENO PER LE STELLE
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FOOD TO GO
MINDFULNESS IN VIAGGIO
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La ricetta del mese Gli onigiri di Jeko
EDITORE
Comunicazione e Relazioni Esterne di Gruppo Piazza della Croce Rossa, 1 | 00161 Roma Contatti di redazione lafreccia@fsitaliane.it
CIAK, SI PARTE
Umano, troppo umano. I film in sala e in streaming scelti da Alessandra Caputo
Info su creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/it/deed.it
Gemelli, successo assicurato L’oroscopo di Luigi Torres Cerciello
Consapevoli di cambiare Meditare con Nerina Di Nunzio
Direttore responsabile Giuseppe Inchingolo Direttore editoriale Alessandra Calise Responsabile prodotti editoriali Davide Falcetelli Caporedattrice Michela Gentili Caposervizio Cecilia Morrico Segreteria di redazione Francesca Ventre Coordinamento editoriale Alex A. D’Orso, Irene Marrapodi, Francesca Ventre In redazione Gaspare Baglio, Sandra Gesualdi Coordinamento creativo Giovanna Di Napoli Ricerca immagini e photo editing Claudio Romussi Hanno collaborato a questo numero Susanna Ausoni, Luca Buttiglieri, Alessandra Caputo, Teodoro Chiarelli, Nerina Di Nunzio, Fondazione FS Italiane, Enzo Fortunato, Davide Garofalo, Cristiano Malgioglio, Francesco Morrone, Enrico Procentese, Gabriele Romani, Floriana Schiano Moriello, Luigi Torres Cerciello
Per la pubblicità su questa rivista advertisinglafreccia@fsitaliane.it
REALIZZAZIONE E STAMPA
IN VALIGIA
BINARI SENZA TEMPO
Cartoline d’autunno I consigli fashion di Susanna Ausoni
Dove rinascono i treni con Fondazione FS Italiane
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Via A. Gramsci, 19 | 81031 Aversa (CE) Tel. 081 8906734 | info@graficanappa.com Coordinamento Tecnico Antonio Nappa
PROGETTO CREATIVO
Team creativo Antonio Russo, Annarita Lecce, Giovanni Aiello, Manfredi Paterniti, Massimiliano Santoli
La carta di questa rivista proviene da foreste ben gestite certificate FSC® e da materiali riciclati
68 FRECCIAROSSA NEWS
Le idee di viaggio e le promozioni a bordo treno, i vantaggi CartaFreccia e le novità del portale FrecciaPlay
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On web Con questo QR code puoi sfogliare La Freccia anche online. Buona lettura
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STORIE DI FS
RAILWAY
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Le persone, i luoghi, le storie dell’universo ferroviario in un click. Un viaggio da fare insieme a cura di Enrico Procentese
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Utilizza l’hashtag #railwayheart oppure invia il tuo scatto a railwayheart@fsitaliane.it. L’immagine, classificata secondo una delle tre categorie rappresentate (Luoghi, People, In viaggio), deve essere di proprietà del mittente e priva di watermark. Le foto più emozionanti tra quelle ricevute saranno selezionate per la pubblicazione nei numeri futuri della rubrica.
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People
Guardare è già partire © Denise S.
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Luoghi
Tutto passa, qualcosa resta. L’Imbarcadero per la Sicilia alla stazione di Villa San Giovanni (Reggio Calabria) © Francesco V. ciskie1977
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In viaggio
Ottobre fuori © Alba G. theredalba 7
STORIE DI FS
SUI BINARI del tempo
Dal fascino degli anni ‘30 all’epoca contemporanea. Nel nuovo spot del Gruppo FS e di Fondazione FS Italiane, il regista Volfango De Biasi racconta la storia del Paese attraverso il treno di Francesco Morrone - f.morrone@fsitaliane.it foto © Archivio Multimediale FS
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n viaggio attraverso il tempo, tra epoche e atmosfere diverse, a bordo dei treni che hanno accompagnato la storia del Paese. È l’idea al centro del nuovo spot del Gruppo FS e di Fondazione FS Italiane, diretto da Volfango De Biasi e prodotto da Buddy Film, che viene presentato il 19 ottobre alla Festa del cinema di Roma. Il regista, vincitore nel 2017 del David di Donatello per il documentario Crazy for football,
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© Chiara Calabrò
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porta sullo schermo un viaggio nella memoria, dal passato all’Italia contemporanea. Che tipo di racconto voleva costruire? Il desiderio era realizzare uno spot con un vero sguardo cinematografico. Per questo abbiamo scelto Serena De Ferrari, un’attrice molto talentuosa: serviva un volto capace di accompagnare lo spettatore e dare espressività al passaggio continuo da un’epoca all’altra. L’idea è stata quindi quella di affidare il viaggio al suo punto di vista: la protagonista sale a bordo e si ritrova, quasi come in un sogno, ad attraversare il tempo. Quanto è stato complesso ricostruire atmosfere così diverse? Abbiamo curato ogni aspetto della ricostruzione, a partire dai costumi, su cui Giovanni Schiera ha fatto uno splendido lavoro. Forse l’unico rammarico è la durata: nel cinema sono abituato ad avere un’ora e mezza o due per raccontare una storia, mentre qui dovevamo condensare un intero viaggio in pochi istanti. La colonna sonora che accompagna il filmato è Felicità di Lucio Dalla. Perché avete scelto proprio questo brano? Il riferimento al treno presente nella canzone creava già un legame naturale con il racconto, ma la scelta nasce soprattutto dalla forza del pezzo. Lucio Dalla è uno dei più grandi artisti italiani e Felicità dava allo spot un ritmo quasi magico. L’incontro tra la musica e le immagini è stato immediato, come se il brano completasse naturalmente il viaggio.
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STORIE DI FS Imm
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Questo è il quarto spot che firma per il Gruppo FS. Ormai è un rapporto di lunga data. Sì, ho già curato una trilogia dedicata all’amore, all’amicizia e agli affetti. Con le Ferrovie è una splendida storia d’amore: abbiamo realizzato degli ottimi lavori insieme e mi ha fatto molto piacere essere richiamato per questo progetto. E lei, da viaggiatore, che rapporto ha con il treno? Lo scelgo ogni volta che ne ho l’occasione. Mi piace sfruttare il tempo a bordo: leggo, lavoro al computer, faccio telefonate. In qualche modo il viaggio diventa un’occasione per ritagliarmi uno spazio da dedicare a diverse attività. C’è un viaggio in treno che ricorda in modo particolare? Ripenso con affetto ai treni notturni che prendevo da bambino per andare a trovare i parenti in Germania o i nonni in Veneto. Mi sono rimaste impresse soprattutto le cuccette, che per me avevano qualcosa di avventuroso. D’estate raggiungevo una zia che viveva in Baviera e spesso viaggiavo da solo: allora, anche a 12 o 15 anni, salire su un treno e attraversare l’Europa era qualcosa che si faceva con grande naturalezza. Il film si chiude con la frase «viaggiare in Italia, viaggiando nel tempo». C’è un’epoca che le sarebbe piaciuto attraversare? Ognuna mi affascina per ragioni diverse. Gli anni ‘30 hanno un’eleganza e un’atmosfera molto riconoscibili, i ’60 raccontano l’Italia del boom, un Paese che cresceva e guardava al futuro con fiducia, e poi ci sono i fantastici ’80, con un immaginario diverso, molto forte e ancora oggi riconoscibile. Sono tre momenti iconici della nostra storia e credo che, potendo scegliere, sarebbe difficile rinunciare a visitarne anche solo uno. Quali sono i suoi prossimi progetti? È da poco uscito Il malloppo, che sarà la pellicola di Natale di Sky. E poi sto lavorando a un nuovo progetto che uscirà a febbraio. Non posso ancora dire molto, ma sarà un film musicale di grande rilievo.
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STORIE DI FS
© Archivio Multimediale FS
La vela di Luna Rossa esposta al Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa, a Napoli, per la presentazione della partnership con Frecciarossa
MUOVERE la passione
Dalle grandi competizioni internazionali ai campionati locali, Ferrovie dello Stato affianca il mondo dello sport con progetti di mobilità e partnership d'eccellenza di Davide Garofalo
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na gara comincia molto prima del fischio d'inizio o dello start. A precederla c’è sempre un viaggio: quello di un atleta verso il proprio sogno, di una squadra che si prepara alla sfida, di una comunità di tifosi guidata dalla passione. Lo sport è movimento, incontro e partecipazione. Per il Gruppo FS rappresenta quindi un terreno d'azione naturale, con lo scopo di generare valore per le persone e i territori, in armonia con la propria missione. Impegno, responsabilità, spirito di squadra, determinazione e rispetto delle regole attraversano il campo da gioco ma anche la cultura aziendale. E questo si traduce in un sostegno concreto rivolto a discipline, talenti e generazioni diverse.
Dopo il successo dei Giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano Cortina 2026, che hanno visto il Gruppo FS protagonista in qualità di Mobility Premium Partner, lo sguardo è già rivolto al futuro. La prossima grande collaborazione mette insieme Frecciarossa e Luna Rossa, di cui il brand di Trenitalia è official sponsor, in occasione della 38esimª America’s Cup, la storica regata in programma a Napoli tra la primavera e l’estate del 2027. Un incontro tra eccellenze italiane, entrambe simbolo di innovazione, velocità, tecnologia all'avanguardia e lavoro di squadra. Una partnership d'ampio respiro che porta FS Italiane su uno dei palcoscenici più prestigiosi e affascinanti della vela internazionale.
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© Archivio Multimedia le FS
STORIE DI FS
© Andrea Amato/NurPhoto via Getty
Ma Frecciarossa affianca anche le grandi squadre di calcio della serie A, la Lega serie A con la Coppa Italia, la Federazione italiana rugby, la Lega volley femminile e la moto Ducati, oltre a diverse federazioni sportive olimpiche. Un portafoglio che rispecchia la varietà del panorama nazionale e associa il marchio al valore della performance. Il racconto non si ferma all'Alta Velocità ma include anche altri brand di Trenitalia. Dall'Intercity al Regionale, il rapporto tra il Gruppo FS e sport attraversa l'intero Paese, rafforzando il legame con i territori e costruendo nuove opportunità di viaggio: Intercity è partner della Lega serie B, mentre Regionale accompagna la Lega pro, il campionato di serie C, profondamente radicato nelle comunità locali. Una presenza capillare che riflette la natura stessa del sistema ferroviario, capace di mettere in relazione persone e luoghi, dalle grandi città alle località più piccole. Ma il sostegno allo sport passa anche dalla possibilità di raggiungere le città delle manifestazioni in modo semplice e
Images
In prima fila da sinistra: Ciro Ferrara, Alessandro Del Piero e Gianluca Zambrotta. In seconda fila da sinistra: Leonardo Bonucci, Christian Vieri, Ezio Simonelli, Fabio Capello e Marco Materazzi portano la Coppa Italia Frecciarossa allo stadio Olimpico di Roma per la finale del 13 maggio
tra Torino FC e Dettaglio del totem della Coppa Italia Frecciarossa durante la partita Torino a ssa, Frecciaro Italia Coppa la per valida 1909, Carrarese Calcio
conveniente. In occasione degli appuntamenti più rilevanti di cui Trenitalia è partner, quando possibile, vengono attivate promozioni dedicate, come la Speciale Eventi, per incentivare l'utilizzo del treno e rendere più agevole la partecipazione del pubblico. Accompagnare un atleta, una squadra o un tifoso, allora, non è solo un modo di dire. Per FS Italiane significa tradurre i valori del Gruppo in un impegno concreto e contribuire a fare dello sport un'esperienza aperta a tutti, nel rispetto delle persone e dell'ambiente.
PREMIO INVICTUS 2026 È Il mito dei bomber di provincia, scritto da Emanuele Atturo per Einaudi, il vincitore della settima edizione del Premio letterario sportivo Invictus, riconoscimento dedicato alle storie e ai valori dello sport. Organizzato da Lab DFG, con il contributo del ministro per lo Sport e i Giovani e della Regione Lazio, il Premio vede il Gruppo FS tra i suoi main partner. La giuria, presieduta dal dirigente sportivo Luca Pancalli, ha scelto all’unanimità il racconto di Atturo, dedicato al calcio romantico della provincia italiana. Tra i protagonisti della serata di premiazione anche le campionesse olimpiche e paralimpiche Valentina Vezzali e Paola Fantato, oltre al presidente della Figc Giovanni Malagò, che ha ricevuto il riconoscimento speciale Davide Tizzano - L’ottimismo della volontà. premioinvictus.it
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STORIE DI FS
Il viaggio della
prevenzione Torna per il 16esimo anno FrecciaRosa, l’iniziativa che promuove l’importanza dei controlli regolari per il tumore al seno. Nel 2026 la campagna coinvolge, oltre ai treni, alcuni spazi gestiti dal Gruppo FS di Alex A. D’Orso - al.dorso@fsitaliane.it
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ncentivare un corretto stile di vita e promuovere la cultura della prevenzione oncologica, in particolare quella per il tumore al seno, informando le persone sui programmi di screening e sulle opportunità di cura offerte dal Servizio sanitario nazionale. È questo l’obiettivo di FrecciaRosa, iniziativa promossa dal Gruppo FS Italiane in collaborazione con Fondazione IncontraDonna. Una sinergia che va avanti da oltre 15 anni e ha fatto della capillarità e della trasversalità i suoi punti di forza. Durante tutto ottobre, dal lunedì al venerdì, i viaggiatori e le viaggiatrici a bordo di Frecce, Intercity e treni del Regionale possono usufruire gratuitamente di un servizio di informazione e consulenza sulla prevenzione dei tumori grazie alle dottoresse e ai dottori messi a disposizione dall’Associazione italiana di oncologia medica. Tra i vagoni, i volontari e il personale sanitario della Fondazione IncontraDonna distribuiscono poi il Vademecum della salute, redatto in collaborazione con il ministero della Salute e scaricabile in versione digitale sia in italiano sia in inglese. Mentre sul sito frecciarosa.it si possono prenotare teleconsulti con specialisti e specialiste, da integrare con le visite nelle strutture pubbliche. Per sensibilizzare le persone più giovani sull’importanza della prevenzione, l’edizione 2026 prevede la creazione – in collaborazione con la Fondazione IncontraDonna, le Asl territoriali e, nel caso di Roma, anche con l’Università La Sapienza – di presidi in aree vicine agli atenei, dove vengono offerti gratuitamente visite e controlli, tra cui screening oncologici e per l’epatite C, vaccinazioni ed esami metabolici. Nella Capitale, l’area individuata è quella di FS Logistix, a Scalo San Lorenzo, a Genova è stato scelto lo spazio di FS Logistix nel quartiere Sampierdarena, mentre a Cosenza il presidio viene allestito nella stazione ferroviaria di Vaglio Lise. L’iniziativa rafforza così la sua capillarità geografica, raggiungendo la popolazione in luoghi non convenzionali e contrastando le resistenze di chi, per mancanza di tempo, possibilità o attenzione, tende a trascurare la propria salute. Ed è proprio per la sua rilevanza nazionale che il progetto ha ricevuto anche quest’anno diversi patrocini istituzionali, quello
del ministero della Salute e della Presidenza del Consiglio dei ministri, oltre alla medaglia del Presidente della Repubblica per l’alto valore sociale e nazionale.A sostenerlo contribuisce pure il mondo dello sport, grazie al coinvolgimento di Figc, Lega volley femminile e delle rispettive testimonial e atlete. Il messaggio della campagna raggiunge così il pubblico attraverso videomessaggi, attività negli impianti e momenti di sensibilizzazione durante gli eventi e le competizioni in programma a ottobre. «FrecciaRosa è un'iniziativa di grandissimo valore, perché la prevenzione salva vite», afferma l'ex pallavolista Eleonora Lo Bianco, particolarmente vicina al progetto anche per la sua storia personale. «So cosa vuol dire sentirsi diagnosticare un tumore al seno, è spaventoso. E proprio per paura, a volte si preferisce evitare i controlli. Ma prima si scopre una malattia, più si contiene il danno. È un tema che riguarda tantissime persone». La prevenzione, come recita il claim della campagna di comunicazione per il 2026, è un viaggio da fare insieme. frecciarosa.it
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AGENDA a cura di Alex A. D’Orso - al.dorso@fsitaliane.it Irene Marrapodi - ir.marrapodi@fsitaliane.it Francesca Ventre - f.ventre@fsitaliane.it
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OCEAN FILM FESTIVAL ITALIA 14 OTTOBRE>12 NOVEMBRE Si svolge per il decimo anno l’edizione italiana del festival australiano dedicato agli oceani, che seleziona e porta sul grande schermo i migliori corto e mediometraggi dedicati ai mari, agli sport acquatici e alla conservazione degli ambienti marini. La manifestazione itinerante parte dal Teatro Carcano di Milano, dove l’esploratore e divulgatore Alex Bellini presenta il nuovo libro Un frame del documentario Ride of a lifetime di Steven Lawrence dedicato al rapporto tra natura ed esseri umani. Gli appuntamenti ospiti presenti figurano anche Diego Curtarello, ecologo proseguono poi in 21 città italiane, da Nord a Sud, passando marino conosciuto sui social come Diegologia Marina, per i teatri e i cinema di Torino, Genova, Rovereto, Catanzaro Alessandro Dini, pioniere e promotore del surf italiano, e e Bari. I temi trattati nelle proiezioni spaziano dalle spedizioni Giovanni Chimienti, National Geographic Explorer e biologo in Antartide alle foreste di alghe kelp, dalla biodiversità marino impegnato nella ricerca e nella conservazione degli marina alla tutela degli oceani, passando per vela, surf, ambienti marini. ricerca scientifica e incontri con la fauna selvatica. Tra gli oceanfilmfestivalitalia.it
GRAPHIC DAYS TORINO 15>25 OTTOBRE Mette in discussione sistemi e gerarchie, dando spazio all’immaginazione e aprendo nuove possibilità. Il disordine è il tema dell’11esima edizione del festival dedicato al design e alla grafica. Negli spazi dei cantieri del Gruppo Building nel quartiere Barriera di Milano si possono incontrare circa 60 ospiti internazionali, visitare 15 mostre, partecipare a workshop per adulti e bambini, assistere a performance e dj set. Inoltre, il 22 e il 23 ottobre il programma In the city porta in oltre 20 sedi cittadine una serie di iniziative realizzate da studi di design e comunicazione del territorio. graphicdays.it Il progetto At your door dello studio Illo Courtesy Graphic Days
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Allegoria della pittura (1625-1630 circa) di Jan Brueghel il Giovane Collezione Het Noordbrabants Museum, ’s-Hertogenbosch, su prestito della JK Art Foundation
I BRUEGHEL LE ORIGINI DEI GENERI PITTORICI IN EUROPA MILANO FINO AL 31 GENNAIO 2027 Attivi tra il XVI e il XVII secolo, i Brueghel sono celebri per aver ridefinito il sistema pittorico europeo del ‘600. Di origine fiamminga, la famiglia si distinse per le innovazioni stilistiche e per il modo in cui riuscì a far circolare i lavori realizzati, diventando un modello per gli artisti coevi. La mostra a Palazzo Reale, di cui Frecciarossa è Treno Ufficiale, è la prima grande esposizione in Italia dedicata alla dinastia e ne ricostruisce la parabola. Paesaggi innevati e interni caldi, scene di battaglie e di vita contadina: le 80 opere del percorso, firmate non solo dai Brueghel ma anche da artisti che adottarono il loro stile, restituiscono il fermento economico, sociale e culturale degli anni in cui nacquero i generi pittorici moderni. mostraibrueghelmilano.it
© Associazione Villaggio operaio di Crespi d'Adda
PRODUZIONI ININTERROTTE CRESPI D’ADDA (BERGAMO) 11 OTTOBRE>6 DICEMBRE Il villaggio operaio simbolo del turismo industriale, Patrimonio dell’umanità dal 1995, accoglie l’ottava edizione del festival. Passato, presente e futuro dell’etica del lavoro è il tema del 2026, che stimola una serie di riflessioni sul panorama produttivo contemporaneo in oltre 20 appuntamenti a ingresso libero. I temi trattati vanno dall’innovazione tecnologica alla cultura d’impresa, dall’inclusione alla dignità professionale. In particolare, l’11 ottobre, lo psicoterapeuta Andrea Guarguaglini e gli esperti di sicurezza sul lavoro Francesco Belliti e Gianluca Pardini presentano il libro Il pentagramma della prevenzione: uno sguardo sul tema che unisce persone, competenze e organizzazioni attraverso la metafora della musica. produzioniininterrotte.it Il cotonificio Crespi
PARMAJAZZ FRONTIERE PARMA FINO AL 4 NOVEMBRE La città emiliana si conferma palcoscenico di creatività e contaminazione. Il festival internazionale di jazz e musica contemporanea mette in cartellone il 10 ottobre la performance del trio composto da Andy Sheppard al sax, Rita Marcotulli al piano e Michel Benita al contrabbasso. Il 18 è la volta della Chironomic Orchestra, che si esibisce nell’Abbazia di Valserena-CSAC con Mandàla o un tappeto per Morton. Il compositore livornese Mauro Grossi è sul palco il 24 con un concerto per pianoforte solo. Si chiude il 4 novembre con il Premio internazionale Giorgio Gaslini: protagonista la giovane violoncellista Adèle Viret, che presenta il nuovo repertorio del suo quartetto. parmafrontiere.it Il musicista Mauro Grossi, in concerto il 24 ottobre
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AGENDA STEFANO CERIO. THE REDEMPTION OF NATURE CARRARA FINO AL 10 GENNAIO 2027 Paesaggi che sembrano sospesi, tronchi anneriti da cui nascono nuovi germogli, funghi che si sviluppano sugli ulivi bruciati. Le fotografie dell’ultimo progetto di Stefano Cerio, esposte al Museo delle arti Carrara, documentano la rinascita della natura dopo la catastrofe. Da Pantelleria alla Riserva dello Zingaro, nel Trapanese, fino alla zona del Montiferru, vicino a Oristano, l’artista ha seguito le tracce lasciate dai grandi incendi degli ultimi anni, concentrandosi sulla capacità della vegetazione di rigenerarsi. Completa la mostra, curata da Angela Madesani, un video realizzato con riprese aeree tramite drone: i colori sfiorano il monocromo, l’area è attraversata soltanto dal rumore del vento. E la natura, nonostante tutto, si prepara a rinascere. mudac.museodellearticarrara.it
Montiferru 4 (2026) di Stefano Cerio
ORIZZONTI DIGITALI PERUGIA 21>24 OTTOBRE L’era della co-intelligenza è il tema del festival umbro, un’ottima occasione per riflettere sul rapporto tra la mente umana e i sistemi chiamati a collaborare nei processi produttivi, nella ricerca, nei servizi e nella vita quotidiana. A garantire il livello di qualità del dibattito è il direttore scientifico Giorgio Metta, noto per essere il “papà” del robot umanoide iCub. Il programma prevede oltre 40 panel e più di cento relatori internazionali. Sei le aree tematiche: scenari, scienza e tecnologia, management, società, territorio e pubblica amministrazione. udih.confindustria.umbria.it/orizzonti-digitali Giorgio Metta, direttore scientifico del festival, con il robot iCub
FULCO PRATESI. ACQUERELLI PIONIERI ROMA FINO AL 6 DICEMBRE Attraverso la televisione, i libri e gli incontri nelle scuole, Fulco Pratesi ha avvicinato tante persone all’ambientalismo. Al fondatore di WWF Italia, in occasione dei 60 anni dalla nascita dell’associazione, il Museo di Roma in Trastevere dedica una mostra che ne ricostruisce l’opera di illustratore. L’esposizione, a cura di Olympia Pratesi con la collaborazione di Isabella Pratesi, accoglie ritratti di animali e paesaggi eseguiti con la tecnica dell’acquerello, alcuni disegni dal tratto deciso e annotazioni di viaggio. Lungo il percorso si rivela al pubblico il legame profondo tra Pratesi e la natura, oltre a un’idea del gesto artistico come mezzo di divulgazione e impegno civile. museodiromaintrastevere.it
La Strolaga becco giallo (1976) di Fulco Pratesi
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AGENDA FABIO MAURI. GLI ANNI DELL’AQUILA L’AQUILA FINO AL 24 GENNAIO 2027 Artista e scrittore, nel secondo ‘900 Fabio Mauri sviluppò una ricerca originale sul rapporto tra immagine, ideologia e memoria storica. A cento anni dalla nascita il MAXXI gli dedica una mostra, curata da Maurizio Cattelan e Marta Papini, che ripercorre il ventennio trascorso a L’Aquila, dal 1979 al 1999, come insegnante all’Accademia di Belle Arti. Si susseguono una serie di opere concepite tra i 30 e i 40 anni fa, ma ancora attuali per i loro temi: la posizione ambigua dell’Europa, le rimozioni delle atrocità della guerra, il fascino dell’ideologia fascista. Fulcro dell’intero percorso espositivo è Io sono un ariano, l’ultimo progetto editoriale dell’artista, pubblicato nell’anno della sua scomparsa. maxxilaquila.art
Copertina di Io sono un ariano (2009) di Fabio Mauri, Edizioni Volume!, Lampi di stampa
© Nataliya Schmidt/AdobeStock
Courtesy Fabio Mauri Estate
BORSA MEDITERRANEA DEL TURISMO ARCHEOLOGICO PAESTUM (SALERNO) 29 OTTOBRE>1° NOVEMBRE Un evento imperdibile per esperti e appassionati di archeologia. A poca distanza da un’area archeologica tra le più significative del mondo antico, l’ex tabacchificio Cafasso accoglie 130 espositori, tra cui il ministero della Cultura, Parchi e Musei archeologici, alcune Regioni e tanti Paesi esteri. Il programma è arricchito da 160 incontri e conferenze tenute da centinaia di relatori esperti. Il tema della 28esima edizione è Il futuro del turismo e della cultura si progetta in Europa. Per chi sceglie di viaggiare con Trenitalia è prevista l’offerta Speciale Eventi con sconti sul prezzo Base per raggiungere Napoli e Salerno con Le Frecce, Intercity e Intercity Notte. borsaturismoarcheologico.it
Il Parco archeologico di Paestum (Salerno)
TESORI NASCOSTI DELLA GALLERIA BORGHESE LECCE FINO AL 18 OTTOBRE COSENZA 7 NOVEMBRE>31 GENNAIO 2027 Oltre 30 opere, alcune delle quali restaurate per l’occasione, si spostano di museo in museo per arrivare a un pubblico sempre più ampio, partendo da Roma per essere mostrate al Must di Lecce e alla Galleria nazionale di Cosenza. L’itinerario, che guida i visitatori alla scoperta del Rinascimento e del Barocco, è composto per la maggior parte da opere normalmente non esposte e da alcuni capolavori noti, come i due autoritratti di Gian Lorenzo Bernini. Tra gli altri nomi della selezione compaiono Antonio Tempesta, Leonardo da Pistoia, Dosso Dossi e Tiziano Vecellio. Scopo della mostra è rendere la bellezza sempre più accessibile e mostrare l’importanza del lavoro di tutela e conservazione dell’arte. galleriaborghese.cultura.gov.it mustlecce.it musei.calabria.beniculturali.it
Lucrezia di Leonardo da Pistoia 22
Courtesy Galleria Borghese © Mauro Coen
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La libertà di
cambiare Dal palco della Festa del cinema alla pittura, passando per radio e televisione: Ema Stokholma ama reinventare sé stessa senza lasciarsi mai definire da un solo ruolo di Cecilia Morrico
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è chi costruisce una carriera seguendo una traiettoria precisa e chi, invece, sceglie di lasciare spazio alla scoperta. Ema Stokholma appartiene a questa seconda categoria. Negli anni ha attraversato radio e televisione, scrittura e pittura, mossa dalla stessa curiosità che la spinge ancora oggi verso nuove sfide. Non per inseguire un traguardo, ma per continuare a esplorare. È con questo spirito che, anche quest’anno, ha scelto di condurre la cerimonia inaugurale della Festa del cinema di Roma, di cui il Gruppo FS è sponsor ufficiale, in programma dal 13 al 25 ottobre all’Auditorium Parco della Musica. Confermando il ritratto di una donna che ha fatto della libertà il proprio principio guida. Libertà di cambiare, esprimere le proprie idee e mettersi in discussione senza lasciarsi imprigionare da un’etichetta o da un ruolo. Torni alla Festa del cinema di Roma. Che rapporto hai costruito con questa manifestazione? Innanzitutto ho stabilito un rapporto di amicizia con le persone che ci lavorano e questo mi rende molto felice. E poi il cinema rappresenta davvero una parte enorme della mia vita. Mi ritaglio sempre del tempo per vedere un film e vivo con entusiasmo anche il privilegio di poter assistere alle anteprime. È una passione che continua a emozionarmi. Ad aprire la rassegna è Il rumore delle cose nuove di Paolo Genovese, un film sul coraggio di cambiare. Qual è stato il rumore che ti ha annunciato l’inizio di qualcosa di nuovo? Sicuramente quello della violenza che vivevo da bambina. Era assordante, impossibile da ignorare. Mi ha spinto a trovare la forza di andarmene. Avevo 15 anni quando sono riuscita a lasciare casa: quella scelta nasce dalla necessità di sottrarmi a qualcosa che non potevo più sopportare. Da lì è nato anche il tuo desiderio di libertà? Sì, un bisogno di calma e di silenzio buono. Perché anche il silenzio può essere assordante quando non si sta bene. Oggi, invece, riesco a viverlo serenamente. È un equilibrio che ho conquistato nel tempo.
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Hai toccato temi molto importanti. Quali sono, secondo te, quelli che oggi il cinema dovrebbe raccontare con maggiore urgenza? Faccio fatica a individuare argomenti che non siano stati già affrontati. I film, almeno quelli che scelgo di vedere io, da sempre esplorano l’amore, il disagio, la violenza, la guerra, le fragilità umane. In questo momento, mi sembra che il cinema abbia persino più coraggio di altri linguaggi, perché continua a metterci davanti alla realtà senza filtri. Non parla solo dei grandi eventi, ma anche delle difficoltà quotidiane e delle inquietudini personali. Per questo credo che continui a essere uno degli strumenti più completi per raccontare la realtà. Fino a che punto può essere in grado di modificarla? Non si può costringere nessuno a confrontarsi con certi temi. Basti pensare alla violenza sulle donne: il cinema ne parla, i media ne parlano, ma un film devi comunque scegliere di andarlo a vedere. Il problema è che molti uomini devono ancora mettersi in discussione e aprirsi davvero a concetti come libertà, parità, consenso. Ogni nuova notizia di violenza è profondamente demoralizzante, perché significa che c’è ancora moltissima strada da fare. Se non basta il cinema, da dove deve partire il cambiamento? Dalle conversazioni quotidiane. Dobbiamo parlare della questione senza paura. Anch’io, crescendo, mi sono resa conto di quanti compromessi accettassi per non creare conflitti. Oggi vedo nei ragazzi e nelle ragazze una consapevolezza diversa: non sentono più la necessità di ridere a una battuta fuori luogo per essere accettati. La mia generazione, invece, è cresciuta con l’idea che fosse meglio tacere. Oggi cerco di parlarne il più possibile, anche in radio. Deve diventare normale affrontare questi temi. Un luogo in cui queste conversazioni trovano spazio è proprio Radio2 social club, la trasmissione che conduci con Luca Barbarossa. Quanto conta la vostra complicità nel costruire un racconto quotidiano? Per me viene prima di qualsiasi altra cosa. Non so fingere
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© Francesco Cerro/Archivio Multimediale FS Stylist Andrea Mennella andrea.mennella Total look Federica Tosi Make-up artist Claudia Ferri claudiaferri1 Hair stylist Francesco Saverio Canonico Francescosaveriocanonico
IN COPERTINA
Courtesy of Fondazione Cinema Roma
e ho bisogno di andare d’accordo con le persone con cui lavoro, davanti e dietro al microfono. Se c’è complicità si può superare qualsiasi errore, divergenza o momento difficile. È la base di ogni collaborazione. Quest’anno partecipi anche al programma comico Lillo e Greg 610, sempre su Rai Radio2. Amo ridere e ho la fortuna di svolgere un lavoro che mi consente di farlo spesso. Sapere che passerò del tempo con persone che mi fanno divertire è un grande regalo. La parte più difficile, probabilmente, sarà riuscire a trattenermi in diretta (ride, ndr). Durante l’estate sei stata in tour con Gino Castaldo per La grande disfida - anni ‘80 vs anni ‘90. Com’è stato portare la radio in piazza?
Ema Stokholma alla Festa del cinema di Roma (2025)
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Un’esperienza bellissima. Lavorare con Gino, poi, è sempre molto stimolante perché imparo continuamente da lui. Lo spettacolo ha la struttura di un programma radiofonico, ma l’energia della piazza cambia tutto. Il pubblico partecipa, si emoziona, balla, vota. C’è anche un gioco continuo tra noi: lui porta sul palco grandi storie e artisti imprescindibili, io rispondo con la cultura pop e la musica dance. È un confronto leggero, divertente, ma al tempo stesso profondo che crea immediatamente complicità con chi ci ascolta. Perché la sfida tra questi due decenni continua ad appassionare così tanto? Perché hanno lasciato un segno profondo nell’immaginario collettivo. Gli anni ‘90 vengono spesso ricordati per il successo del pop, ma sono stati anche il periodo del grunge e della nascita di band che hanno cambiato la storia della musica, come i Radiohead. Durante lo spettacolo cambiamo spesso registro: passiamo da momenti più intensi a parentesi in cui la piazza si trasforma
Ema con Gino Castaldo durante
lo show La grande disfida - anni
‘80 vs anni ‘90
in una pista da ballo. Poi arriva Gino con i Pink Floyd o Paolo Conte e la partita ricomincia. Alla fine, lasciamo decidere il pubblico con l’applauso. È una competizione giocosa e, sorprendentemente, gli anni ‘90 riescono sempre a tenere testa agli ‘80. Il tuo rapporto con Gino fa parte della parodia che ti ha dedicato Giulia Vecchio al GialappaShow. Come l’hai vissuta? Come un regalo meraviglioso. Non sono una persona che ama guardare sé stessa in tv, perciò vedermi attraverso gli occhi di un altro è stato ancora più divertente. Giulia è stata incredibile: ha colto dettagli che non pensavo fossero così riconoscibili, dalla camminata ai tatuaggi. Ogni settimana aspettavo la nuova clip con curiosità, chiedendomi quale aspetto del mio carattere avrebbe preso in giro. Essere diventata un personaggio da imitazione è una di quelle cose che non metti in conto e, proprio per questo, ti fanno sorridere ancora di più. Hai condotto anche il NYCanta, il Festival della musica italiana di New York. Il tuo percorso sembra aprire continuamente nuove strade, hai mai immaginato una telefonata per Sanremo? Sinceramente no. Il Festival lo vivo da anni attraverso la radio e mi piace moltissimo come punto di osservazione: sono immersa nell’evento, ne racconto l’energia, ma senza dover gestire tutta la tensione che comporta stare al centro della scena. E la pressione, lo ammetto, non è qualcosa che vivo con naturalezza.
Ema mentre dipinge
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© Francesco Cerro/Archivio Multimediale FS Stylist Andrea Mennella andrea.mennella Total look Marni Make-up artist Claudia Ferri claudiaferri1 Hair stylist Francesco Saverio Canonico Francescosaveriocanonico
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Ema nello studio di Radio2 social club
Quindi, se quella telefonata arrivasse? Forse cambierei numero e scapperei a Parigi (ride, ndr). Scherzi a parte, è una domanda a cui non ho mai pensato seriamente. E forse, proprio per questo, non ho ancora una risposta. Hai detto che la pittura occupa uno spazio importante nella tua vita. Immagini che possa diventare ancora più rilevante in futuro? Amo profondamente il mio lavoro, ma non mi vedo invecchiare in un mestiere legato all’immagine. Vorrei stare in studio a dipingere, ma seguendo i miei tempi. La pittura è la dimensione in cui mi riconosco di più. Oggi considero ogni quadro un allenamento: non mi sento ancora un’artista e, forse, non voglio arrivare a pensarlo davvero. Desidero, però, continuare a lavorare per avvicinarmi il più possibile a quell’idea. Cosa ami di tela e pennelli? La lentezza. Quando dipingo posso ascoltare podcast o musica, non mi serve il silenzio assoluto. Ho bisogno, invece, di tempo. La pittura insegna la pazienza, l’attesa, il rispetto dei ritmi. Ed è proprio questo l’aspetto più difficile e prezioso. C’è, poi, anche la Ema scrittrice. Dopo il libro autobiografico Per il mio bene, pubblicato con HarperCollins, hai mai pensato a scriverne un altro? Ci penso meno io del mio editore. La verità è che non mi sono mai sentita una scrittrice. Quel lavoro è nato da una necessità: avevo bisogno di raccontare una storia che non riguardava soltanto me, ma tante donne, tante madri e tanti bambini. È stata un’esperienza bellissima e mi ha
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regalato soddisfazioni che non avrei mai immaginato, ma la scrittura non è la mia passione principale. Quindi non lo vedremo presto? Ho un’idea che considero molto bella e ogni tanto provo a lavorarci, ma trasformarla in un libro è complicato. Se oggi avessi qualche ora libera, probabilmente inizierei un quadro. La scrittura è stata un’urgenza, qualcosa che dovevo fare in quel momento della mia vita. Hai mai immaginato una trasposizione cinematografica del tuo romanzo? Se ne è parlato più volte. Ci sono stati alcuni tentativi e anche un lavoro iniziale di adattamento, ma è una storia complessa, che attraversa Paesi, lingue e contesti diversi. Portarla sullo schermo non è semplice. E se poi diventasse davvero un film? Se dovesse accadere ne sarei felice, naturalmente. Però non è qualcosa a cui penso o che rincorro. Ho la sensazione che quella storia abbia già compiuto il suo percorso: il capitolo, per quanto mi riguarda, si è chiuso nel modo giusto. Che cosa resta oggi di quell’esperienza? La gratitudine. E soprattutto l’orgoglio per aver vinto il Premio Bancarella. Ho vissuto tante avventure straordinarie nella mia vita, ma ricevere un riconoscimento letterario quando non mi sono mai sentita parte di quel mondo è stato qualcosa di speciale. Ancora oggi, quando ci penso, mi sembra impossibile. emastokholma.art emastokholma
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a edizione
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1997/2026
In tasca solo pezzi di casa opera di Maria Jole Serreli. Progetto di valorizzazione a cura di Imago Mundi e del Museo MUACC dell’Università di Cagliari
grafica: Daniele Pani - foto: Ettore Cavalli
Generazione Monumenti Aperti
Un patrimonio di cultura, legami, memoria:
una questione d’amore per la nostra terra. Memoria Cultura Bellezza
800 monumenti · 85 comuni · 20 regioni
Da aprile a novembre
Viaggio alla scoperta dell’Italia
Scuola di libertà
Con il Patrocinio di
Con il sostegno di MEDAGLIA DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
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Sponsor tecnico
Media partner Coordinamento rete Monumenti Aperti
VIAGGI Bosa (Oristano)
Sfumature
d’Italia 30
Da Oristano a Venezia, un itinerario alla scoperta di storie e tradizioni legate ai borghi più colorati del Paese di Cecilia Morrico
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morricocecili
© savittree/AdobeStock
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uante volte, durante un viaggio, ci siamo soffermati a dire: «Guarda che pittoresco questo scorcio, facciamoci una foto!». Un gesto quasi automatico, amplificato dall’impulso a mostrare sui social ogni luogo o angolo acchiappalike, che ha contribuito alla popolarità di alcuni piccoli centri. È il caso dei borghi più colorati d’Italia, che rappresentano il set per il selfie perfetto. Anche se pochi sanno che quei profili variopinti nascondono storie capaci di raccontare l’identità più autentica del luogo. Questo itinerario invita proprio a scoprirne alcuni, da sud a nord del Paese, andando oltre il concetto di instagrammabilità. Sulle sponde del fiume Temo, in provincia di Oristano, sorge Bosa, cittadina sarda dalle origini antiche. Situata ai piedi del colle di Serravalle, è dominata dal castello dei Malaspina, il cui nucleo originario risale al XIII secolo. Fu proprio la presenza
della fortezza a influenzare l’assetto urbanistico del centro: le case cominciarono a essere costruite lungo le pendici del colle, ai piedi del maniero, dando così vita al quartiere medievale di Sa Costa. Secondo una tradizione locale, le tinte vivaci delle abitazioni avrebbero aiutato i pescatori a riconoscere la propria dimora navigando lungo il Temo. In Sicilia, a Partinico, nel Palermitano, sorge la frazione Borgo Parrini, conosciuta anche come “la piccola Barcellona”. Agli inizi del ‘600 i padri gesuiti di Palermo, chiamati localmente parrini, termine siciliano che significa “preti”, acquistarono alcuni terreni della zona. Nel secolo successivo vi costruirono abitazioni, magazzini, torri di avvistamento e una chiesa dedicata a Maria Santissima del Rosario. Nel secondo dopoguerra la località subì un progressivo spopolamento: molti abitanti si trasferirono nelle città in cerca di lavoro, lasciando parte dell’abitato in uno stato di abbandono. La
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Casamassima (Bari)
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rinascita del borgo è iniziata alla fine degli anni ‘90 grazie all’iniziativa dell’imprenditore e artista locale Giuseppe Gaglio. Affascinato dall’architettura di Antoni Gaudí e desideroso di ridare vita al piccolo centro, Gaglio cominciò a restaurare e decorare alcuni edifici di sua proprietà, dando impulso a un più ampio processo di recupero. Le abitazioni sono state progressivamente impreziosite da facciate vivaci, murales, maioliche, mosaici nei toni del blu e del giallo e forme sinuose che richiamano il modernismo catalano. Il risultato è un luogo dall’atmosfera quasi irreale, raccolto intorno a poche decine di edifici. Nelle campagne del Barese, in Puglia, si trova Casamassima, conosciuta come «il Paese azzurro» per le case celesti legate a un’antica storia di devozione. Secondo la tradizione, durante la peste che colpì Bari e il territorio circostante a partire dal 1656, il duca Odoardo Vaaz fece un voto alla Madonna di Costantinopoli affinché Casamassima fosse risparmiata. Nel 1658 avrebbe quindi ordinato di tinteggiare gli edifici con calce viva mescolata a un pigmento azzurro, in omaggio al colore del manto della Vergine. La tinta univa così il significato religioso alla funzione igienizzante tradizionalmente attribuita alla calce. Ancora oggi, grazie ai progetti di recupero e alla sensibilità della comunità locale, numerose abitazioni conservano tracce di quel colore intenso e vibrante. Tra i borghi delle Cinque Terre, in Liguria, colpisce Riomaggiore, il primo che si incontra provenendo da Levante. Le sue variopinte abitazioni, raccolte nella stretta vallata, racchiudono una particolarità architettonica. Secondo lo
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Borgo Parrini, Palermo
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Riomaggiore (La Spezia)
tinta differente. La più conosciuta riguarda l’attività della pesca e la nebbia: i colori avrebbero consentito ai pescatori di riconoscere la propria abitazione durante il rientro. Un’altra tradizione vuole invece che le diverse nuance aiutassero a identificare le famiglie dell’isola: in una comunità nella quale ricorrevano pochi cognomi, gli abitanti si distinguevano attraverso soprannomi e, secondo la tradizione, anche grazie al colore della propria casa. Oggi questa identità cromatica è tutelata da regole precise e chi desidera ridipingere un edificio non può scegliere liberamente qualsiasi tonalità. Perché a Burano i colori non decorano soltanto le case, ma custodiscono la memoria dell’isola. Burano, Venezia
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schema tipico degli insediamenti costieri sottoposti alla Repubblica di Genova, il centro abitato si sviluppò lungo il corso del torrente Rio Maggiore, l’antico Rivus Major da cui deriva il nome del paese, con file parallele di case-torri dalle funzioni abitative e difensive. Molti edifici presentano un doppio accesso disposto su livelli differenti: uno a valle e uno a monte, che poteva offrire agli abitanti una via di fuga in caso di improvvise incursioni provenienti dal mare. Impossibile chiudere il tour senza menzionare Burano, nella laguna di Venezia, in Veneto. Sicuramente il più famoso tra i borghi colorati, è legato a diverse leggende popolari che provano a spiegare perché ogni casa sia dipinta con una
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VIAGGI
PALCHI di comunità 34
Dieci teatri condominiali nati tra il XVIII e il XIX secolo entrano nella lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco. Diffusi tra Emilia-Romagna, Umbria e Marche, rappresentano un modello culturale a servizio della collettività di Francesca Ventre - f.ventre@fsitaliane.it
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n colpo d’occhio su palchi e poltrone dal gusto antico. Velluto rosso, colonne, fregi dorati e dipinti che narrano leggende e fatti storici. Sono le caratteristiche di dieci teatri condominiali, di piccola o media capienza, sparsi tra Marche, regione capofila, Emilia-Romagna e Umbria. Riuniti in un sito seriale – il Sistema dei teatri condominiali all’italiana nell’Italia centrale fra il XVIII e il XIX secolo – sono entrati da luglio scorso nella lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco. In questo caso il termine condominiale non ha a che fare con riunioni noiose e conti dei millesimi ma rappresenta una forma di comproprietà tra enti pubblici e gruppi di privati. Una particolarità che segna il passaggio di questi spazi da luoghi riservati solo a nobili o aristocratici a istituzioni culturali al servizio dell’intera comunità. All’epoca, inoltre, i teatri condominiali rappresentarono un’occasione di sperimentazione architettonica nelle planimetrie, nelle coperture e nei soffitti, modificando lo spazio urbano circostante.
© Nardi locations
L’interno del Teatro Lauro Rossi a Macerata
L’ANTICO TEATRO IN LEGNO VICINO A RIMINI In Emilia-Romagna si trova il più antico teatro in legno d’Italia, l’Angelo Mariani di Sant’Agata Feltria (Rimini). Nel 1723 si iniziò la costruzione trasformando gli spazi al piano terra del palazzo municipale e grazie alla demolizione del magazzino dell’Abbondanza frumentaria. Venti anni dopo, su incarico del presidente della Società condomini massaioli, il mastro Giovanni Vannucci iniziò la costruzione dei primi 26 palchetti. Poiché nacquero subito discordie per la disposizione dei posti tra le famiglie più facoltose, che ambivano ad affermare anche a teatro la supremazia su altri casati, la situazione fu risolta da un sorteggio. I palchi furono assegnati ogni anno con un’estrazione, fino al 1969. Nel 1993 le assi del palcoscenico furono calcate da Vittorio Gassman per declamare l’Inferno nel suo Recital della Divina commedia. Il teatro è ancora vivo e attivo con una variegata offerta, dalle commedie dell’arte a spettacoli dialettali, fino al teatro dell’assurdo.
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© Nardi locations
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Interno del Teatro Angelo Mariani di Sant’Agata Feltria (Rimini)
L’esterno del Teatro nuovo Gian Carlo Menotti di Spoleto (Perugia)
A SPOLETO LA SALA CHE NASCE DAL BASSO In Umbria si segnala il Teatro nuovo Gian Carlo Menotti a Spoleto, in provincia di Perugia. Vede la sua nascita tra il 1854 e il 1864, su progetto dell’architetto Ireneo Aleandri. In quel periodo il Teatro nobile Caio Melisso cominciava a risultare obsoleto e così un gruppo di cittadini costituì una società per realizzare una sala moderna e di maggiore capienza. Con pianta classica a ferro di cavallo, platea e quattro ordini di palchi, il nuovo spazio può accogliere oltre 700 posti. Il sipario rappresenta la leggenda locale della cacciata di Annibale da Spoleto, nel momento in cui gli abitanti versarono olio bollente sulle truppe cartaginesi. Oggi il teatro offre una programmazione molto articolata e, soprattutto, è sede di eventi e iniziative del celebre Festival dei due mondi e della rassegna Domenica dei sogni, dedicata a bambini e bambine. COME IN UNA CORTE A MACERATA Le Marche sono la regione che fa da protagonista, con ben otto teatri condominiali Patrimonio dell’umanità. Il Lauro Rossi di Macerata fu realizzato a partire dal 1765 per volere
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di 46 Nobili condomini, con il progetto di Antonio Galli detto il Bibbiena, rivisto in parte da Cosimo Morelli. Presenta una sala con caratteristiche peculiari, capaci di creare l’idea della corte di un palazzo: palchetti che seguono il profilo lievemente flesso della pianta a campana, logge scandite da pilastri e mensole a voluta, tipici pennacchi che collegano l’ultimo ordine di palchi al soffitto. Per ammirare la particolarità di questi spazi si può partecipare a visite guidate gratuite. MACCHINE DI SCENA A FABRIANO Il Teatro Gentile da Fabriano, nell’omonima città in provincia di Ancona, fu edificato tra il 1869 e il 1884, all’interno di un lungo isolato irregolare, alle spalle di Palazzo Chiavelli, attualmente sede centrale del Comune. È apprezzabile per i preziosi macchinari scenici che custodisce, tra cui uno capace di riprodurre gli effetti del tuono e uno per le saette. Inoltre, la graticciata è dotata di rocchetti e ruote che consentono di sollevare e abbassare le scene. I retropalchi sono originali e alcuni presentano ancora gli arredi dell’epoca.
UNA PLATEA TRA I PALAZZI A JESI Nella stessa provincia sorge il Teatro Giovanni Battista Pergolesi di Jesi, inaugurato nel 1798 con il nome di Teatro della Concordia. Inserito tra palazzi storici, come se fosse un pittoresco sfondo scenografico, appare incorniciato da un lato dalla Chiesa dell’Adorazione e, dall’altro, da Palazzo Magagnini. Il sipario storico, dipinto nel 1850 da Luigi Mancini, raffigura l’ingresso di Federico II a Jesi, città in cui l’imperatore nacque nel 1194. Attualmente il teatro, visitabile per appuntamento, ospita il Festival Pergolesi Spontini e la Stagione lirica di tradizione. La 59esima edizione, inoltre, presenta Il trittico di Giacomo Puccini, eseguito per la prima volta nella sua interezza, dal 9 all’11 ottobre. Il 14 e il 15 novembre L’esecuzione. Sotto lo sguardo di Tosca, con musica di Salvatore Passantino, viene rappresentata in prima assoluta. LE MARCHE CHE DANNO SPETTACOLO Chiudono la lista altre cinque sale marchigiane. Il Bramante di Urbania, in provincia di Pesaro-Urbino, si distingue per la partecipazione al progetto Teatri delle diversità, con attività di
recitazione nelle carceri e in altri contesti sociali difficili. Il Ventidio Basso di Ascoli Piceno propone appuntamenti dedicati alle famiglie e collabora con l’Istituto musicale G. Spontini, che gestisce una scuola di musica e una di danza. Nella stessa provincia, a Offida, prende posto nella lista Unesco il Teatro Serpente aureo, che conserva pressoché intatto il suo aspetto originario e deve il nome al rettile raffigurato tra le quattro Muse sul sipario originale. A San Severino Marche, in provincia di Macerata, il Feronia è invece intitolato all’antica divinità celebrata sul sipario, dove la sacerdotessa Camurena Cellerina compie il rito di liberazione di uno schiavo davanti al tempio della dea. Il tour tra scene e palchi si chiude a Fermo, con il Teatro dell’Aquila. Costruito nel 1700, fu colpito più volte da incendi e conserva un sistema pensato per evitare la diffusione delle fiamme. Il suo programma culturale comprende la rassegna per bambini Tir e il progetto Scuola di platea rivolto a chi frequenta gli istituti di istruzione secondaria superiore. teatricondominiali.it
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Il foyer del Teatro Gentile da Fabriano, a Fabriano (Ancona)
Il soffitto del Teatro Giovanni Battista Pergolesi di Jesi (Ancona) 37
ANDAMENTO LENTO
Le vie del
Lugana Sulle sponde meridionali del Garda, attraverso borghi, cantine e paesaggi lacustri, per scoprire il vino bianco Doc prodotto tra Lombardia e Veneto
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a piana morenica, a sud del lago di Garda, con la sua argilla candida e il calcare delle montagne alpine, custodisce la memoria geologica dei ghiacciai che occupavano anticamente l’area. In questa terra, tra Lombardia e Veneto, cresce la Turbiana, vitigno autoctono nutrito da un suolo tenace, un tempo occupato dalla Selva Lucana, foresta paludosa bonificata a partire dal ‘400 dalla Repubblica di Venezia. Dall’incontro tra quest’uva, la matrice minerale del terreno e il microclima lacustre prende forma il Lugana Doc, la prima
© Consorzio tutela Lugana Doc
Sirmione (Brescia)
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Denominazione d’origine controllata lombarda. Il suo territorio si estende tra Sirmione, Desenzano, Lonato e Pozzolengo, sulla sponda bresciana, e Peschiera del Garda, nel Veronese. A salvaguardarlo dal 1990 è il Consorzio tutela Lugana Doc, che alla produzione affianca una vivace visione enoturistica. In questa prospettiva si inserisce il Lugana Festival, dal 16 al 19 ottobre a Sirmione, che celebra il profondo legame tra terra e calice con masterclass, show cooking e cantine aperte. La versatilità della Doc è custodita dal disciplinare, che articola la produzione in cinque stili distinti: D’annata, Superiore,
di Floriana Schiano Moriello [Giornalista enogastronomica e di viaggio] floriana.fsm@gmail.com floriana.schianomoriello florianaschianomoriello florianaschianom
Viaggi e sapori fuori dal tempo, dove la lentezza racconta Per chi cerca luoghi autentici, gesti antichi e cibo che sa di memoria Scaligero e i resti romani delle Grotte di Catullo affacciati sulle scogliere, il borgo offre un intreccio di natura, storia ed eleganza che trova eco nella mineralità del Lugana. Qui la storica azienda Ca’ dei Frati propone sessioni di yoga tra i filari e, il 23 ottobre, Sinfonie di vino, un’elegante serata in cantina che unisce in un racconto sensoriale musica e degustazione. Il viaggio tra i comuni della Denominazione, alla scoperta dei diversi stili enologici, prosegue sui pendii di Desenzano La raccolta dell'uva Turbiana
© Consorzio tutela Lugana Doc
Riserva, Spumante e Vendemmia tardiva. Così, attraversare il territorio significa vivere un’esperienza sensoriale in cui ogni stile enologico può trovare una suggestiva corrispondenza in uno dei cinque comuni della denominazione. L’anima del Lugana d’annata, motore produttivo che costituisce quasi il 90% della denominazione con i suoi profumi floreali, agrumati e le note di mandorla, trova una naturale corrispondenza nella zona di Sirmione. Tra le acque termali sulfuree della Fonte Boiola, la raffinata Villa Callas, il Castello
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ANDAMENTO LENTO
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Peschiera del Garda (Verona)
del Garda, cittadina vivace ed eclettica che si distingue per il Lugana Superiore, una tipologia di maggiore complessità. Caratterizzata da almeno 12 mesi di affinamento, questa versione regala profumi di frutta matura, spezie e un finale salino. La si può apprezzare sorseggiando un calice in centro, tra una visita alla Villa Romana e un tour del castello, sede di mostre ed eventi. Oppure partecipando a una delle escursioni in bicicletta organizzate dalla Famiglia Olivini, vignaiuoli dal 1970, che invitano a scoprire la campagna con tour dedicati all’Agricoltura Ragionata, metodologia registrata nel 2018 dall’azienda per indicare un metodo di lavoro a minimo impatto ambientale. Nell’entroterra, Lonato del Garda domina il paesaggio dall’alto della Rocca Visconteo-Veneta, che con la sua solida imponenza richiama la tipologia Riserva, vertice espressivo per attitudine all’invecchiamento. I 24 mesi di affinamento ne plasmano il profilo, tra toni di pietra focaia e note balsamiche capaci di evolvere per oltre un decennio. Il processo dà valore al tempo, abbinandosi alla perfezione con il principio che guida la locale Fondazione Ugo Da Como, a capo della Casa-museo del Podestà, con la sua biblioteca di circa 50mila antichi volumi. Una visita al complesso consente di entrare in contatto con la storia della città, ma è d’obbligo anche una
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Un vigneto sul Garda
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tappa alle cantine Perla del Garda che organizzano, oltre alle degustazioni classiche, eventi culturali come il Vinokino, cinema all’aperto tra i filari, e vendemmie didattiche. La tenuta nel tempo e la struttura monumentale di Peschiera del Garda, fortezza veneziana Patrimonio Unesco tra i canali del Mincio, accolgono le espressioni più poliedriche della Doc: la freschezza briosa dello Spumante e la morbida avvolgenza della Vendemmia Tardiva. Qui l’azienda agricola El Citera propone, dopo la visita in cantina, un’uscita in barca sul lago per degustare i vini e i prodotti locali cullati dalla corrente. L’impronta rurale si fa infine più riservata a Pozzolengo, in provincia di Brescia, terra dello zafferano De.Co. e dell’olio extravergine di oliva Garda Dop, a pochissima distanza dall’Oasi del Laghetto del Frassino, con la sua avifauna protetta e le palafitte preistoriche. Qui, in un’atmosfera che invita al totale relax, l’azienda vitivinicola Cobue accoglie i visitatori con degustazioni, visite in cantina e percorsi di benessere all’interno della spa, immersa nel verde dei vigneti. Lungo questo itinerario, la cucina gardesana sposa la freschezza acida della Turbiana, perfetta per accompagnare il luccio in salsa, il coregone alla griglia e il risotto con il pesce persico. In questa fetta di Garda ogni sorso evoca la materia prima, la memoria storica e la luce profumata del basso lago.
L’ANNO DI FRANCESCO
Un santo da
cinema
Idealista o rivoluzionario, pacifista o testimone radicale della fede. Da oltre un secolo il grande schermo prova a raccontare Francesco d’Assisi, senza riuscire mai a definirlo completamente
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di Padre Enzo Fortunato [Direttore del magazine Piazza San Pietro] padre.enzo.fortunato padreenzofortunato padrenzo
© Gawain78/wikipedia.org
Due immagini del film Francesco di Liliana Cavani: a sinistra Mickey Rourke nei panni del santo, qui sotto un gruppo di frati tra cui, in primo piano, Elia da Cortona interpretato da Stanko Molnar
© Gawain78/wikipedia.org
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l grande schermo è uno dei luoghi privilegiati in cui il nostro tempo prova a raccontarsi. E la Festa del cinema di Roma, appuntamento consolidato nel panorama internazionale, offre ogni anno l’occasione per incontrare storie, autori e personaggi capaci di interrogare il presente. Tra le figure che il cinema continua a riscoprire per parlare alla contemporaneità c’è Francesco d’Assisi, protagonista sullo schermo da oltre un secolo. Non è facile raccontare il Poverello, perché troppo grande è la distanza tra l’uomo storico, il santo delle Fonti, il personaggio entrato nell’immaginario collettivo. Ogni regista, ogni epoca, ogni pubblico ha cercato qualcosa di diverso nel giovane di Assisi che lasciò la ricchezza per seguire il Vangelo. Per alcuni è stato un idealista, per altri un rivoluzionario, un pacifista, un uomo innamorato della natura o un testimone radicale della fede. Il cinema ha fatto con Francesco ciò che la storia ha fatto con lui: lo ha interrogato. Una ricostruzione ampia dei film che lo riguardano è offerta da Arnaldo Casali nel volume Francesco al cinema, pubblicato da Edizioni San Paolo e arricchito dalla prefazione di Liliana Cavani. Il libro raccoglie e ordina un gran numero di opere, comprendendo le pellicole più conosciute, ma anche quelle meno note, progetti rimasti incompiuti e adattamenti che testimoniano la fortuna del santo sul grande schermo. Il primo film a lui dedicato – Il poverello di Assisi di Enrico Guazzoni – risale al 1911, quando il cinema era ancora muto e cercava nelle vite dei grandi personaggi materia per costruire una nuova mitologia popolare. Da allora, Francesco è tornato
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L’ANNO DI FRANCESCO
Nazario Gerardi nella pellicola Francesco, giullare di Dio, diretta da Roberto Rossellini
più volte sullo schermo. La sua vicenda si è prestata al racconto biografico, alla riflessione spirituale, alla rilettura politica e persino alla commedia. Roberto Rossellini, nel 1950, realizza Francesco, giullare di Dio, un film che rinuncia alla spettacolarità e si affida alla semplicità dei frati, ai loro gesti quotidiani, alla povertà concreta del Vangelo. Liberamente ispirata agli episodi dei Fioretti di Elio Germano nel film Il sogno di Francesco, diretto da Renaud Fely e Arnaud Louvet
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San Francesco, la pellicola – nella quale Nazario Gerardi interpreta il Poverello – non racconta un eroe da celebrare, ma un uomo che cammina insieme ad altri uomini. Una delle opere più celebri rimane Fratello sole, sorella luna, realizzato da Franco Zeffirelli nel 1972. Il film racconta un giovane luminoso, che ha il volto di Graham Faulkner, capace di parlare a una generazione che cercava nuovi ideali di pace, fraternità e libertà. La pellicola ebbe un’ampia diffusione internazionale e contribuì a costruire un’immagine di Francesco immediatamente riconoscibile, fatta di semplicità e bellezza. Diversi anni dopo, Cavani affronta il santo con uno sguardo profondamente diverso. Nel suo Francesco del 1989, interpretato da Mickey Rourke, la regista mette al centro la radicalità dell’esperienza francescana e il rapporto tormentato con la realtà storica e umana della Chiesa. Un film più inquieto, meno rassicurante, nel quale la santità appare come una ricerca faticosa, attraversata da dubbi, conflitti e contraddizioni. Anche il cinema più recente ha continuato a misurarsi con questa figura. Il sogno di Francesco, con Elio Germano, diretto da Renaud Fely e Arnaud Louvet nel 2016, racconta la fase in cui il movimento francescano comincia a confrontarsi con la necessità di darsi una forma e una regola. Al centro vi è il rapporto tra il Poverello ed Elia da Cortona, uno dei suoi primi seguaci, che ruota su una delle tensioni decisive nella storia francescana: come conservare la freschezza del Vangelo quando un’esperienza spirituale diventa istituzione. Il santo continua a interessare il cinema non perché sia un personaggio facilmente adattabile alle esigenze di una sceneggiatura, ma perché ogni tentativo di raccontarlo finisce per rivelare qualcosa del tempo in cui viene realizzato. Il Francesco di Rossellini punta sul valore della semplicità e della fraternità, quello raccontato da Zeffirelli negli anni ‘70 parla di pace e di libertà, il santo di Cavani mette in discussione il rapporto tra fede e potere, le opere più recenti si confrontano con il tema dell’identità, della comunità e della radicalità evangelica. Parlare di Francesco sul grande schermo significa riscoprire una storia che attraversa generi e generazioni. E soprattutto riconoscere che il cinema, ogni volta che lo incontra, non riesce mai a definirlo completamente: nessuna pellicola può contenere del tutto la sua vicenda. E proprio per questo, a 800 anni dalla sua morte, il santo vive ancora davanti ai nostri occhi non come una figura del passato, ma come una domanda aperta rivolta al presente.
INCONTRI
Falso come la
realtà
Emanuela Fanelli interpreta una versione immaginaria della sua vita nel mockumentary Peccato, ambientato nel 2049. E il 13 novembre torna al cinema nel film di Paolo Genovese Il rumore delle cose nuove di Alex A. D’Orso - al.dorso@fsitaliane.it
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aschetto biondo con piega impeccabile, tailleur grigio e parecchie rughe in più sul viso. Alla Mostra del cinema di Venezia, lo scorso settembre, Emanuela Fanelli ha sorpreso tutti presentandosi invecchiata di 20 anni. Una strategia di marketing non convenzionale per lanciare Peccato – finto documentario su di sé scritto e interpretato dall’attrice per la regia di Valerio Vestoso – ma anche un gioco di scambi che bene si abbina all’idea secondo cui «un po’ come nella vita, in un mockumentary si mischia tutto». La serie prodotta da Be Water Film, in esclusiva dal 2 ottobre su HBO Max, è ambientata nel 2049, in un’immaginaria Italia del futuro: l’attrice ha 63 anni e vive lontana dai riflettori in un paesino sperduto della Val d’Aosta. La stampa non la cerca più e il grande pubblico pare averla dimenticata. Un giornalista si mette sulle sue tracce e tenta di fare luce sullo scandalo in seguito al quale Fanelli è caduta nell’oblio. Ti sei misurata con un genere ancora poco diffuso in Italia. Com’è andata? Quella del mockumentary è una forma narrativa che mi piace tanto. Si utilizza la realtà, ma la si legge attraverso la lente di un umorismo che strizza l’occhio al nonsense. E l’assurdo, a volte, è in grado di rendere surreale anche ciò che è vero. Il primo sketch che ho scritto per la televisione, A piedi scarzi, andato in onda durante Una pezza di Lundini, ricalcava proprio il concetto che sta dietro alla struttura del finto documentario. Lì scherzavo sul modo in cui il cinema tende a raccontare la periferia di Roma. In Peccato, invece, il soggetto sei tu. È una scelta audace. Quella Emanuela Fanelli lì non sono davvero io, nemmeno dal punto di vista professionale. Il racconto dei miei inizi non corrisponde alla realtà: in alcuni casi abbiamo utilizzato filmati privati veri, attribuendo loro però un’altra funzione narrativa. Volevo evitare l’effetto autocelebrazione e quindi era necessario che la ricostruzione si discostasse il più possibile dalla realtà
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dei fatti. Ho voluto raccontare la storia di questa donna che si chiama come me, in teoria sono io, però ha delle caratteristiche che non condividiamo, almeno finora. Com’è l’Emanuela Fanelli del 2049? A volte è insopportabile e presuntuosa, un po’ mitomane, egocentrica, però, nonostante questo, allo spettatore questa persona a tratti insopportabile potrebbe fare tenerezza. È una cosa che vorrei accadesse. In che modo ha reagito chi ha visto la serie in anteprima a Venezia? In sala sentivo il pubblico ridere e partecipare con entusiasmo alla proiezione, è stato molto bello. In generale, varie persone che hanno visto la serie mi hanno chiesto delucidazioni su alcuni fatti raccontati: «Ma quella cosa è successa davvero?», «è andata sul serio così?». Un po’ come nella vita, in un mockumentary si mischia tutto. In fondo anche i ricordi ce li sistemiamo come più ci piace. Che rapporto hai con il tempo che passa? Mi sento serena all’idea di invecchiare fisicamente. A volte, soprattutto ora che le cose vanno molto bene con il lavoro, mi viene da pensare: «E se poi finisce?». Credo che Peccato sia stato anche un tentativo di esorcizzare questo timore. Certo, lì ho messo in scena una catastrofe professionale e umana. Spero di non essere stata profetica in questo senso, (ride, ndr). Torniamo al presente. Se non fossi diventata chi sei, quale sarebbe oggi la tua professione? Forse sarei una maestra. Per dieci anni, mentre cercavo la mia strada nel mondo della recitazione, ho lavorato come educatrice in una scuola materna e mi piaceva tantissimo. Tornavo a casa e pensavo di avere impiegato bene la giornata. Cosa hanno in comune il mestiere dell’attrice e quello dell’insegnante? Per lavorare bene con i bambini bisogna essere autentici, altrimenti non ti si avvicinano neanche. Può sembrare paradossale, ma il pubblico si comporta nello stesso modo. Sullo schermo si interpreta un personaggio, ma
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© Roberta Krasnig
INCONTRI davvero possibile conoscere qualcuno fino in fondo. Paolo, poi, è uno dei pochi registi che riesce a portare avanti questo discorso passando da un registro puramente comico a uno più drammatico. Che rapporto hai con il treno? Lo usavo tantissimo quando facevo la maestra e abitavo fuori Roma, ero a tutti gli effetti una pendolare. Poi non amo l’aereo, quindi quando è possibile preferisco sempre il treno. Cosa fai quando sei a bordo? Leggo o dormo appena posso: sono una di quelle persone che riescono a prendere sonno ovunque. emanuela_fanelli
© Francesca Cassaro
si può essere sé stessi anche nei panni di un altro. È una questione di onestà e se le persone la percepiscono è più probabile che rimangano agganciate. Io cerco sempre di presentarmi con qualcosa che mi somigli, come nel caso di questa serie o di altri lavori a cui ho partecipato, provo sempre a fare cose che io stessa guarderei. Sei tra i protagonisti del film corale Il rumore delle cose nuove, diretto da Paolo Genovese, che apre la Festa del Cinema di Roma e sarà in sala dal 13 novembre. Perché andarlo a vedere? È un racconto che incrocia storie diverse, analizzando le dinamiche capaci di tenere in piedi le relazioni. Ci si trova a riflettere su verità e mascheramenti, su quanto sia
Emanuela Fanelli in una scena di Peccato
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© Piergiorgio Pirrone Location Hotel Villa Pamphili, Roma
INCONTRI
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La vera
L’attrice Anna Safroncik si mette in gioco a Ballando con le stelle per mostrare al pubblico il suo volto più autentico di Gaspare Baglio
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cchi dolci e azzurri, un sorriso rassicurante e un talento tutto da scoprire. Anna Safroncik parte da Kiev e, ancora adolescente, finisce a Roma dove inizia la scalata nel mondo della recitazione lavorando, tra gli altri, con Carlo Verdone, Rob Marshall e Pupi Avati. Poi arrivano le serie tv: da CentoVetrine a Camera Café passando per Il commissario Manara e il cult Le tre rose di Eva. Ora una nuova sfida: ogni sabato vuole stupire il pubblico come concorrente di Ballando con le stelle, dal 3 ottobre su Rai1, in coppia con Leonardo Lini. La preparazione del programma è cominciata da tempo. Cosa stai imparando? A prendere coscienza del mio corpo. Ho iniziato ad allenarmi davvero: prima facevo solo dieci minuti di yoga la mattina. Il tuo nome circolava da anni. Come mai hai deciso di accettare proprio in questa edizione? In realtà erano fake news. Forse aderivano ai desiderata del pubblico. Sono orgogliosissima di partecipare a questo talent, lo ritengo strepitoso. Rumor ti vogliono come volto di una nuova serie Rai che poi diventerà daily. Non posso confermare. Cosa ti aspetti da Ballando? Per la prima volta mostrerò me stessa. Non è mai successo in 30 anni di carriera: è un grande passo vista la mia riservatezza. Durante i colloqui, la stessa Milly mi ha detto: «Anna, sarebbe bello che il pubblico ti conoscesse: ci sono caratteristiche che non ha mai visto di te». Quali? Sono una donna molto vera, coraggiosa e diretta. A volte, la mia riservatezza passa per freddezza. Ma non è così: non sono senza sentimenti, ho un mondo emozionale. Hai iniziato a lavorare giovanissima. Cos’hai dovuto sacrificare per realizzare il tuo sogno? Non sono mai stata spensierata. Lo sono adesso, in età matura. Tua mamma Lilia è ballerina. Come ha preso la partecipazione a Ballando? È felicissima, ma un po’ dispiaciuta del fatto che non sia lei la mia insegnante: ha 67 anni, ancora balla e insegna, con mia sorella Vittoria, alla scuola Chapkis Dance di Arezzo. La danza ce l’ho nel sangue. Il ruolo che porti nel cuore? Aurora, la protagonista della serie Le tre rose di Eva. È amatissima: tutti mi chiedono speranzosi se c’è la possibilità che ritorni. Perché Aurora piace così tanto? È impertinente, senza filtri, lotta per verità e giustizia. E ha valori forti come la famiglia, l’amicizia, la parola data. Mi assomiglia molto. Da ucraina, come stai vivendo il conflitto che coinvolge il tuo Paese natale? Siamo esausti. Mio papà vive a Kiev e non vuole trasferirsi in Italia. L'unico modo per affrontare questa situazione è tentare di andare avanti senza aspettare che finisca la guerra, perché non sta finendo. La cosa peggiore è la paura che diventa abitudine. Quando sento mio padre, non ne parliamo. Se lo vedo stanco risponde: «Queste sirene non smettono, abbiamo di nuovo dormito in metro, ma non parliamo di cose brutte». Che donna sei oggi? Indipendente e sicura di sé. In passato sono stata bullizzata per le mie origini, ma ora mi sento forte e orgogliosa: le differenze rappresentano un valore aggiunto. annasafroncik.com annasafroncik 51
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INCONTRI
Una ragazza
fortunata Lorella Boccia è il nuovo arrivo di Playlist, il programma musicale di Rai2. E racconta il suo percorso costruito senza scorciatoie di Gaspare Baglio
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alla danza alla televisione, Lorella Boccia ha trasformato ogni passo in una crescita. Dopo aver esordito come ballerina al Teatro San Carlo di Napoli, è stata travolta dal piccolo schermo: prima concorrente di Amici di Maria De Filippi, poi conduttrice di programmi come Colorado e Venus Club su Italia 1, Made in Sud su Rai2 e Camper in viaggio e Unomattina Weekly su Rai1. Dal 17 ottobre, alle 14:00, sulla seconda rete del servizio pubblico è la new entry di Playlist, affiancando i conduttori storici Federica Gentile e Gabriele Vagnato. Come affronti questa nuova avventura? Mi sento molto fortunata: in questi ultimi anni sto abbracciando molti progetti che mi piacciono. Poter fare il lavoro e i programmi che amo è bellissimo. Da due anni sono al timone di Musica mia, con Marco Conidi, e Playlist è un’evoluzione di questo percorso. Sono un po’ fatalista: se mi chiedono di seguire programmi musicali ci sarà un disegno dietro. Se dovessi fare la tua personale playlist che brani sceglieresti? Dipende dal periodo o dalle emozioni che provo in un determinato momento. Ma, tendenzialmente, non manca mai Pino Daniele. Nelle sue canzoni c’è tutto: mi fanno ridere e piangere. Con i suoi pezzi mi sono formata, sono cresciuta. Il brano che ti riporta immediatamente a quando eri una bambina che sognava di diventare ballerina? Senza alcun dubbio Napule è: la ascoltavo quando immaginavo di fare questo mestiere. Poi ho cominciato a guardare le varie edizioni di Amici di Maria De Filippi e non
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mi sono più tolta dalla testa la mitica Non mollare mai di Gigi D’Alessio, una delle sigle più iconiche del talent show. Che musica ti piace, oltre a Pino Daniele? Tutto il Neapolitan power, quel movimento che vede come esponenti di spicco Tullio De Episcopo, Enzo Avitabile, Tony Esposito. Quando erano tutti quanti insieme si respirava libertà e rivoluzione. Si vedeva proprio quanto avessero voglia di suonare, senza pensare alle classifiche o alle tendenze del momento. Facevano la differenza. In campo artistico come si riesce a fare la differenza? Non perdendo la propria identità. Bisogna lavorare sodo, rispettando sé stessi. Amo il mio mestiere e vorrei farlo accanto a persone passionali, senza sgomitare. Non amo le scorciatoie, i furbetti. Sono un diesel, preferisco arrivare lentamente, ma in maniera pulita. Un programma che ti piacerebbe? In questa fase della vita cerco di godermi e valorizzare quello che faccio. Però amo fare le interviste: mi piace scoprire cosa si nasconde dietro gli artisti. La maternità ha influito sulla tua carriera? Assolutamente sì. All’inizio non è stato facile: bisogna relazionarsi e prendersi cura di una persona nuova, frutto dell’amore, certo, ma che non si conosce. Si deve trovare un compromesso tra quello che eravamo e quello che siamo. Se incontrassi la te stessa ragazzina, cosa le diresti? Di continuare così. Si diventa quello che si è vissuto. Chi è oggi Lorella Boccia? Una donna che ha voglia di spaccare e di godersi ciò che ha. boccialorella
© Ufficio stampa Rai - Assunta Servello
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LIFESTYLE
Il decennio delle
idee
A Gorizia, una mostra racconta come arte, moda e design abbiano risposto alle tensioni sociali degli anni ‘70 trasformandole in nuove forme espressive di Cecilia Morrico
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MorriCecili
morricocecili
a la televisione ha detto che il nuovo anno porterà una trasformazione e tutti quanti stiamo già aspettando. Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno, ogni Cristo scenderà dalla croce anche gli uccelli faranno ritorno». Così cantava Lucio Dalla in L’anno che verrà, diventata una delle ballate simbolo degli anni ‘70. La canzone, infatti, è stata scritta nel 1978, durante i cosiddetti anni di piombo, segnati dalla crisi economica, dagli scontri sociali, dal terrorismo. In questa lettera a un amico lontano, quelle che sembrano riflessioni private acquistano un significato collettivo, inteso
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come partecipazione ai problemi, alle angosce e alle speranze di tutti. Il brano è uno degli esempi più significativi di come, in quell’epoca, la produzione artistica sapesse mettersi al servizio delle persone, facendosi portatrice di un messaggio. Di certo non fu un caso isolato e la mostra Italia Settanta. La creatività come antidoto. Arte, moda, design, fino al 29 novembre nelle sale di Palazzo Attems Petzenstein a Gorizia, ne evidenzia molti altri. Dopo le rassegne sugli anni ‘50 e ‘60, lo spazio espositivo ospita un nuovo capitolo del progetto dedicato alle profonde trasformazioni della società italiana del secondo dopoguerra. Al centro del percorso due concetti fondamentali: la creatività e la valorizzazione delle connessioni tra linguaggi ed espressioni artistiche differenti. Viene sottolineato come in quel periodo le arti visive abbiano assunto una valenza critica rispetto alle urgenze sociali e persino politiche. Tra memoria e sperimentazione, citazione e innovazione, il decennio ridefinisce profondamente i modelli del fare artistico. La selezione delle opere, strutturata a partire dalle ambientazioni di moda e design, mette in relazione esperienze eterogenee: dagli echi della stagione Pop degli anni ‘60 fino alle pratiche che anticipano la sensibilità degli ‘80.
In queste pagine e nelle successive alcune sale della mostra Italia Settanta. La creatività come antidoto. Arte, moda, design
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LIFESTYLE
Mario Bellini & C., calcolatrice con stampante Divisumma 18 (1973) Olivetti, plastica ABS e gomma sintetica flessibile. Noleggiocose di Andrea Moscardi
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Alessandro Mendini, divano Kandissi (1978-1994), Collezione Bau-Haus - Alchimia Side One, legno laccato multicolore rivestito con tessuto fiammato. Archivio Alessandro Mendini
© Carlo Lavatori
Così, accanto a figure di riferimento come Alberto Burri e Afro, ci sono protagonisti della ricerca pittorica e concettuale come Gino De Dominicis, Giorgio Griffa, Rodolfo Aricò. Non poteva mancare Ugo Nespolo, con la sua linea dinamico-futurista, insieme a un’installazione di Michelangelo Pistoletto. Nel medesimo decennio anche il mondo della moda vive una rivoluzione legata alla definitiva industrializzazione del settore. L’alto artigianato cede progressivamente il passo al prêt-à-porter mentre accanto al sarto d’atelier emerge la figura dello stilista, termine coniato dalla giornalista Anna Piaggi per definire il ruolo innovativo di Walter Albini. Milano si consacra come nuova capitale della moda e la metamorfosi del costume si riflette in creazioni straordinarie, sospese tra moda e arte concettuale: ne è un esempio il cappotto-scultura Cretto di Roberto Capucci, che recepisce gli stimoli materici delle arti visive applicando sul tessuto elementi naturali insoliti come sassi, corda e bambù. Accanto alle geometrie e ai celebri accostamenti cromatici dei capi in maglieria firmati da Missoni, il guardaroba quotidiano si ridefinisce
Oggettistica Fiorucci
attraverso i generi e le forme, trovando nella giacca destrutturata di Giorgio Armani il simbolo di una nuova eleganza urbana e fluida. Questa spinta al rinnovamento intercetta anche le istanze dei più giovani e della cultura underground grazie allo stile pop e dirompente di Elio Fiorucci, capace di trasformare i jeans e l’abbigliamento unisex in un fenomeno di costume globale. Non ultimo, il design attraversa una stagione di eccezionale vitalità. Sulla scia delle riflessioni sul nuovo panorama domestico, la produzione industriale sperimenta con audacia le materie plastiche, lasciando spazio a ironiche intuizioni visive. Emblematica di questa libertà espressiva è la monumentale poltrona Joe del trio De Pas-D’Urbino-Lomazzi, una seduta scultorea a forma di guantone da baseball che contesta apertamente il rigore del mobile tradizionale. Questa spinta iconoclasta convive con il design industriale più
puro e rigoroso, attento alla tecnologia e alla funzionalità dell’ufficio e della casa, come la calcolatrice portatile Divisumma 18 disegnata da Mario Bellini per Olivetti, avvolta nella sua caratteristica membrana di gomma flessibile. C’è poi il design che guarda al ritorno alla natura, all’autoproduzione e all’uso di materiali poveri, come testimoniano i progetti di Enzo Mari e i mobili scultorei di Mario Ceroli. La fine del decennio segna poi la transizione verso le provocazioni postmoderne: una stagione dominata dalla figura di Alessandro Mendini e dallo Studio Alchimia (fondato a Milano nel 1976 da Alessandro e Adriana Guerriero), che aprirà la strada alla straordinaria avventura del gruppo Memphis, creato da Ettore Sottsass nel 1981. Un ricco intreccio di visioni e oggetti indimenticabili per scoprire, o riscoprire, un decennio che ha portato la creatività italiana alla ribalta internazionale, trasformando le idee in gesti e i progetti in cambiamento. palazzoattems.regione.fvg.it museigorizia
Abito Pasta di Ken Scott (1970), Collezione Enrico Quinto e Paolo Tinarelli
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LIFESTYLE
Benvenuti a
Isla Nublar Nell’area di MilanoSesto, fino al 10 gennaio 2027, un’esperienza immersiva per adulti e bambini consente di vivere in prima persona le avventure di Jurassic World di Irene Marrapodi - ir.marrapodi@fsitaliane.it foto © 2025 Universal Studios & Amblin Entertainment, Inc. All rights reserved
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è un posto, su un’isola un tempo disabitata, dove alcuni scienziati realizzano esperimenti segreti sul Dna di esseri antichi. Chi – per scelta, caso o destino – si muove tra le enormi piante che popolano la giungla, a volte rabbrividisce al suono di un branco in avvicinamento, per il ruggito di un predatore o a causa di un sibilo pericolosamente vicino. Tra i palazzi di Sesto San Giovanni, nel territorio di Milano, prende vita Jurassic World: The Experience: una mostra immersiva che, fino al 10 gennaio 2027, conduce i visitatori dentro alcune scene iconiche della saga Universal. All’interno dei tremila m² di MilanoSesto, guidati dai ranger, si sale a bordo del traghetto per Isla Nublar e, dopo aver varcato i cancelli del parco, iniziano ad apparire le prime meravigliose ricostruzioni. Da quella del Brachiosauro, immenso e pacifico, che domina lo spazio,
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ai pericolosi Velociraptor, rapidi e intelligenti. Al di là del recinto, il dinosauro Blue e i suoi compagni predatori sembrano tramare tra loro, quasi a voler braccare i visitatori. Dopo aver superato i raptor, si può tirare un sospiro di sollievo. Ma l’avventura non è finita. Manca ancora all’appello il più celebre carnivoro del regno animale, il Tyrannosaurus Rex, temuto dai bambini quanto dai millennial cresciuti con le gesta di Alan Grant, il protagonista del primo Jurassic Park interpretato
Il Tyrannosaurus Rex
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LIFESTYLE
Il laboratorio
L’anchilosauro
da Sam Neill. Il gigante si trova a pochi passi dai visitatori, apparentemente pronto a sfoderare i denti affilati per divorarli. Nel saliscendi di emozioni, tra paura, incanto e nostalgia, amplificate da effetti sonori e luminosi, a un tratto si
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risveglia la tenerezza. Proseguendo lungo il percorso è infatti possibile incontrare il piccolo Bumpy, il cucciolo di anchilosauro della serie animata Jurassic World: Camp Cretaceous, e i suoi compagni di avventure. Bambine e bambini hanno inoltre la possibilità di sentirsi dei veri paleontologi e scavare con piccoli attrezzi nella
La girosfera, il veicolo di Jurassic World
L’area del brachiosa uro
sabbia in cerca di fossili, o mettersi alla prova nei panni degli scienziati nel laboratorio, muovendosi tra uova di dinosauro e insetti intrappolati nell’ambra per scoprire i segreti della genetica e della biologia. Si esce da MilanoSesto dopo circa un’ora, con l’impressione di aver vissuto un’incredibile avventura: tornare alla quotidianità non sarà facile come immaginato. jurassicworldexperience.it jurassicworldexhibition
ALLA MOSTRA CON LE FRECCE
Frecciarossa è Treno Ufficiale di Jurassic World: The Experience, fino al 10 gennaio a MilanoSesto. Per questo, chi raggiunge il capoluogo lombardo con Frecciarossa o Frecciabianca può usufruire di uno sconto del 20% sul biglietto d’ingresso. Per ottenerlo è necessario esibire alla biglietteria il titolo di viaggio con destinazione Milano e una data antecedente al massimo di due giorni quella della visita. trenitalia.com
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INFORMAZIONE PUBBLICITARIA
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ARTE E CULTURA
Sulle note del
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Genova celebra il violinista Niccolò Paganini con un festival che, fino all’8 novembre, riempie la città di concerti, incontri e laboratori tra piazze e stazioni di Teodoro Chiarelli
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© Archivio Multimediale FS
L’Orchestra Paganini si esibisce nella stazione di Genova Piazza Principe
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enova dedica un intero mese al suo figlio più illustre: Niccolò Paganini, simbolo del violino e del virtuosismo, ma anche primo musicista imprenditore di sé stesso, rock star ante litteram, genio della comunicazione, commerciante nato, grande collezionista e mercante di strumenti
musicali. La rassegna Ottobre Paganini, con la regia del Comune, riempie la città di concerti, conferenze e masterclass internazionali, ma anche di laboratori per bambini, flash mob e happening itineranti nelle piazze e nelle stazioni, con gli allievi del Conservatorio e gli artisti di strada. Oltre a visite guidate e speciali proposte enogastronomiche, in collaborazione con Camera di commercio e Genova Gourmet. Dal 2 ottobre all’8 novembre luoghi storici e quartieri periferici si vestono di musica e atmosfere paganiniane, offrendo spunti interessanti per una visita sulle orme del grande compositore.
Numerosi gli appuntamenti, sempre di grande livello. Dopo l’inaugurazione il 2 ottobre nel salone di Palazzo Ducale, con l’eccezionale esibizione in contemporanea di nove preziosi violini Stradivari di proprietà di una Fondazione giapponese suonati da altrettanti selezionatissimi giovani artisti (un evento unico che in Italia vede due sole tappe, Genova e Cremona), si segnalano i concerti esclusivi di tre vincitori del Premio Paganini: Giuseppe Gibboni, Kevin Zhu e Giovanni Angeleri. Inoltre, è prevista l’esecuzione delle 38 Sonate per chitarra sola, divisa in quattro serate. Dopo il successo delle esibizioni dello scorso anno nelle stazioni FS, i giovani talenti dell’Orchestra Paganini tornano a suonare nello scalo di Genova Piazza Principe il 27 ottobre, nel giorno del compleanno del violinista. Molto attesa l’esibizione dello Gnu Quartet: musicisti virtuosi che interpretano il compositore genovese in chiave rock. La rassegna si chiude l’8 novembre, con il concerto finale a Palazzo Ducale della violinista statunitense Nancy Zhou
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© Hari Seldon Photo/AdobeStock
ARTE E CULTURA
accompagnata dall’Orchestra Paganini. Tutto questo, e molto altro ancora, è il festival che l’amministrazione cittadina intende portare a livelli sempre più alti in vista del 250esimo anniversario della nascita del grande musicista nel 2032. Il programma porta concerti ed eventi anche nelle periferie, per far conoscere le opere e la vita di un personaggio spesso sopra le righe, ma anche per far scoprire l’immensa eredità da lui lasciata nella musica e nella cultura. Come detto, ai grandi concerti si alternano spettacoli, laboratori, convegni e conferenze, eventi per bambini e famiglie, iniziative gastronomiche: i ristoranti mettono in menù “i ravioli alla Paganini”, secondo una ricetta autografa del maestro conservata nella biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, e a chi sceglie questo piatto viene offerta gratuitamente una copia della ricetta. L’evento è anche l’occasione per visitare Genova riscoprendo i luoghi legati alla vita di Paganini, che alla sua città natale rimase legato con grande affetto, tanto da lasciarle in eredità il proprio celebre violino, quel “cannone” – secondo la sua stessa definizione – considerato uno dei più importanti strumenti musicali nella storia dell’umanità per la potenza del suono. Particolarmente intriganti sono le
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© Roberto Serra - Iguana Press/GettyImages
Il violino di Niccolò Paganini esposto a Palazzo Tursi, a Genova
Il violinista Giuseppe Gibboni
Ma la storia di Paganini non si esaurisce tra le vie e i palazzi della città: il compositore fu infatti uno dei primi musicisti a trasformare il talento in un fenomeno internazionale, diventando protagonista di un tour per l’epoca a dir poco incredibile. Nel 1828 partì in carrozza da Genova alla volta di Vienna con la compagna Antonia Bianchi, il figlio Achille di tre anni e un segretario. Oggi le grandi star hanno al seguito una folta equipe di assistenti che pianifica ogni momento delle loro giornate. Mentre l’artista programmò tutto da solo con l’aiuto del segretario: suonava, firmava i contratti, organizzava gli spettacoli, ingaggiava le orchestre o i colleghi che dovevano esibirsi nelle sue Accademie (così allora si chiamavano i concerti), incontrava le personalità delle città visitate, teneva i rapporti con la stampa, spesso stava alla cassa. Il suo straordinario tour, durato dal 1828 al 1834, interessò Austria, Germania, Polonia, Boemia, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Scozia, Inghilterra e Irlanda: 400 concerti, 2.271 giorni in tournée, oltre 20mila chilometri in carrozza e più di 100mila spettatori. Per questo motivo la European Paganini Route, promossa da una serie di associazioni e istituzioni genovesi, ha ottenuto dal Consiglio d’Europa la certificazione di Itinerario culturale europeo.
Il violinista Kevin Zhu si esibisce al Teatro Carlo Felice di Genova
© Comune di Genova
visite guidate sui luoghi paganiniani della città, in alcune occasioni intervallate da brevi momenti musicali. Si parte da Palazzo Tursi in via Garibaldi, sede del Comune, dove è esposto il “cannone”, per proseguire verso il Teatro Carlo Felice dove il maestro si è esibito, per raggiungere Palazzo Ducale, storica residenza del Doge e altro scenario dei suoi concerti. Si arriva poi all’adiacente Torre Grimaldina, carcere della Repubblica di Genova fin dal 1400, nella quale Paganini fu rinchiuso con l’accusa di aver intrattenuto rapporti con una minorenne. Quindi si raggiunge la chiesa di San Donato, gioiello romanico nel centro storico che custodisce l’atto di battesimo di Paganini, e ci si spinge fino a quello che fu il teatro di Sant’Agostino, scelto dal giovanissimo musicista per il suo primo concerto ufficiale. Un breve tratto di strada ed ecco la chiesa sconsacrata di San Salvatore, oggi Aula magna della facoltà di Architettura, dove l’artista fu battezzato. Da lì si può gettare uno sguardo alla zona sottostante: in Passo di Gattamora, antico vicolo situato nel quartiere del Colle, vicino alla storica via Madre di Dio, sorgeva la casa natale di Paganini. Oggi una “colonna infame” ne ricorda lo scandaloso abbattimento a causa della speculazione edilizia che tra gli anni ’60 e ‘70 ha cancellato uno dei più caratteristici quartieri popolari genovesi.
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Passi in avanti
A Milano, una mostra fotografica racconta 80 anni di emancipazione femminile attraverso volti e gesti di donne comuni
© Publifoto
di Sandra Gesualdi
Corteo delle donne per la pace a Milano, 10 aprile 1948
Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo
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na scheda stretta tra le dita, il passo verso un seggio, una divisa accanto ai binari, i cartelli sollevati sopra la folla. Le fotografie di Libere! 1946-2026. Le conquiste delle donne, narrano un racconto al femminile attraverso piccoli gesti personali, corpi che entrano per la prima volta in luoghi non pensati per loro, profili che riempiono le piazze dove una voce privata comincia a diventare collettiva. Dalle biografie minori, spesso senza nome, si formano i tasselli della storia comune. Alle Gallerie d’Italia di Milano fino al 7 febbraio 2027, la mostra ideata e curata da Renata Ferri attraversa 80 anni di Repubblica. Circa 50 immagini d’archivio, in bianco e nero, poetiche e colme di forza espressiva, raccontano un pezzo di Paese dello scorso secolo. E offrono un ritratto sociale tracciato ad altezza d’occhi, fatto di piccoli spostamenti che con il tempo diventano fratture, sconquassi, nuove rotte. Il primo e più potente dei gesti è una mano che stringe una scheda. A marzo del 1946 le italiane votano per la prima volta alle elezioni amministrative e poi, il 2 giugno, partecipano al referendum istituzionale e all’elezione dell’Assemblea costituente. Nelle fotografie hanno volti seri, quasi sospesi, come se fosse ancora difficile capire la portata di ciò che stava davvero accadendo. Nel 1948, un’anziana ospite della Baggina, storica struttura milanese dedicata alla cura e all’assistenza, viene accompagnata al seggio delle Forze armate. Un corpo fragile, sorretto e scortato, rende così concreta una parola enorme come democrazia: avere la possibilità di esserci e poter scegliere. Poi, c’è il lavoro dentro i luoghi del boom economico: gli uffici, le fabbriche, l’Alemagna, la Marzotto. Donne che diventano protagoniste del mondo produttivo mentre la pubblicità, in un ossimoro stridente, continua a raccontare un’altra modernità, quella della casalinga che lava a mano, della moglie ideale, degli elettrodomestici che promettono di restituire tempo e
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Elezioni amministrative del 17 marzo 1946, a Massalengo, Lodi
© Publifoto
ARTE E CULTURA
Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo
Simonetta Appolloni e Laura Lo Pieno, capostazione tra i binari a Milano Porta Garibaldi, 1967
© Carlo Fumagalli - Publifoto
Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo
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© Publifoto
Corteo in occasione della Festa della donna a Milano, 8 marzo 1969
Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo
fatica. La contraddizione è evidente e pruriginosa: la donna è fuori per lavoro ma il suo posto continua a essere immaginato dentro casa. Eppure, proprio un salario significa autonomia, possibilità, scelta. A Milano Porta Garibaldi, nel 1967, Simonetta Appolloni e Laura Lo Pieno stanno accanto ai binari con la divisa da capostazione. Sono dentro un mondo fatto di ferro, orari, responsabilità, un universo a lungo maschile. Non c’è bisogno di un manifesto o di didascalie, la forza della fotografia è tutta nella loro presenza. Sono lì, e quel posto, da quel momento, non può più essere considerato soltanto di un genere. Anche la loro voce comincia a farsi sentire: le donne protestano davanti alla Rai, attraversano Milano nei cortei dell’8 marzo, imparano a stare insieme e a occupare lo spazio pubblico, le piazze e le fabbriche, a trasformare il dissenso in una forza politica. Da lì inizia la lunga stagione delle battaglie per il divorzio, l’aborto, l’autodeterminazione. Diritti che oggi sono parte naturale del paesaggio civile, ma
hanno avuto bisogno di essere chiesti e conquistati. E ora vanno difesi e pretesi come patrimonio comune. È forse questo il punto più politico della mostra: ricordare che la storia non è fatta soltanto dalle donne con un nome scritto nei libri, ma da tutte quelle che votano, lavorano, studiano, salgono su un treno, manifestano, cambiano il proprio destino e, così facendo, cambiano quello di tutte. Le fotografie non celebrano una marcia trionfale. Conservano piuttosto la traccia di una lotta fatta di passi in avanti, resistenze e contraddizioni. Un nuovo modo di essere società plurale, inclusiva per tutte e tutti. Quelle donne in bianco e nero ci guardano con la serietà di chi non sapeva come sarebbe andata a finire. Oggi sappiamo che quella storia non è ancora conclusa: i divari di genere nel lavoro, nella società e nella vita pubblica restano pesantemente presenti. L’autonomia economica e una piena partecipazione alla vita collettiva sono obiettivi ancora in fieri. gallerieditalia.com gallerieditalia
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occhi sulla vita
A Bologna, fino al 28 febbraio 2027, una mostra offre uno sguardo inedito sul lavoro di Elliott Erwitt, mettendo in luce la sua biografia e il legame con l’Italia di Irene Marrapodi - ir.marrapodi@fsitaliane.it foto di Elliott Erwitt
Venezia, Italia (1949)
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Valencia, Spagna (1952)
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inque paia di occhi curiosi si spalancano davanti al fotografo, cercando forse di carpirne i segreti. Un bambino, nascosto dietro i suoi amici, punta un fucile giocattolo in un moto di giocosa ribellione. Di fronte ai piccoli veneziani del dopoguerra, dall’altra parte dell’obiettivo, si trova Elliott Erwitt, ancora ragazzo. Anche lui ha passato la prima giovinezza in Italia, ma è stato costretto ad abbandonare il Paese insieme alla famiglia per sfuggire
alle leggi razziali. Il legame con i luoghi dell’infanzia è uno dei punti focali della mostra Elliott Erwitt. L’arte di osservare, al Museo civico archeologico di Bologna fino al 28 febbraio. Il percorso di circa cento scatti è curato da Biba Giacchetti, amica del fotografo francese naturalizzato statunitense oltre che esperta del suo lavoro, e offre una chiave di lettura inedita della sua opera. Ogni immagine affonda infatti le radici nella biografia
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New York City (1974)
di Erwitt e per questo motivo è estremamente intima: lo sguardo dell’artista si modifica con il passare degli anni, i suoi interessi cambiano con il susseguirsi delle vicende personali. Anche per gli osservatori esterni, i soggetti ritratti assumono diversi significati se osservati dal punto di vista dell’autore e comprendendo il ragionamento dietro la sua scelta. Allo stesso tempo, il lavoro in mostra è in grado di trascendere la dimensione personale e parlare a un pubblico ampio, risuonando di emozioni che appartengono all’intero genere umano. Tra queste, la capacità di divertirsi con le piccole assurdità quotidiane, come dimostrano la serie sui cani antropomorfi e i bizzarri effetti ottici immortalati con la macchina fotografica. Ma il suo sguardo cattura anche l’amore, l’affetto, l’amicizia e la solitudine. A tre anni dalla morte, Erwitt apre ancora piccole finestre sull’umanità, spingendo con gentilezza a fermarsi per riflettere sulla propria esistenza attraverso gli occhi di un altro. civita.art | museibologna.it museoarcheologicobologna
Managua , Nicaragua (1957) 74
Provenza, Francia (1955)
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© Enrico De Luigi
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Un’attrice che canta
Così si sente la soprano Ekaterina Bakanova che, dopo 20 anni di carriera, arriva alla Scala il 29 ottobre con Faust. E se sul palco insegue la perfezione, fuori rivendica il diritto di essere imperfetta di Sandra Gesualdi sandragesu
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ioletta, Marguerite, Olga: tre donne, tre modi diversi di agire e di scegliere il proprio destino. Ekaterina Bakanova le attraversa tutte e tre, dando voce al loro mondo interiore. Dopo 20 anni di palcoscenico, la soprano di origini russe e ucraine ma italiana d’adozione affronta una stagione di nuovi debutti: Faust alla Scala di Milano il 29 ottobre, Verdi Requiem a Lucerna, in Svizzera, il 31 ottobre e 1° novembre, Fedora alla Fenice di Venezia dal 13 al 22 novembre e Don Giovanni, a Trieste, dal 15 al 24 gennaio 2027. Un repertorio che si allarga insieme alla consapevolezza di uno strumento, la sua dirompente voce, governato con esperienza e disciplina. «Ho smesso di cercare l’approvazione a tutti i costi», dice. E se sul palco cerca comunque la perfezione, a casa, invece, rivendica «la libertà di essere imperfetta». Cosa significa per te esibirsi alla Scala? Sono profondamente legata alla cultura italiana e provo un mix di emozioni travolgenti. Entrare alla Scala significa essere accolti nel santuario del belcanto, sentire il peso e l’onore di cantare dove lo hanno fatto Maria Callas, Renata Tebaldi, Leyla Gencer. È un brivido che unisce responsabilità e gratitudine, un traguardo visibile dopo anni di silenziosa dedizione, sacrificio e amore incondizionato per l’Opera. Dopo il ruolo di Violetta nella produzione de La traviata diretta da Sofia Coppola, nel Faust interpreti Marguerite. Sono sempre donne che agiscono e scelgono per sé stesse? Nella lettura di Coppola, Violetta non è un’anima fragile, la sua decisione di rinunciare ad Alfredo è un atto di spaventoso coraggio e lucidità. Preferisce il sacrificio per amore, governando consapevolmente il proprio destino fino all’ultimo respiro. Anche Marguerite, che ha una vita infausta, sceglie: orfana e condannata da tutti, rifiuta la salvezza di Faust e si affida alla propria fede e alla giustizia divina. È l’unica a salvarsi da sola. Nella Fedora di Umberto Giordano, invece, sei la contessa Olga Sukarev. Che differenza c’è con gli altri due personaggi? Olga è una giovane e nobile contessa, amica di Fedora, dal carattere fatuo, spensierato e gaio. Sarà un ruolo nuovo per me, tutto da esplorare, ed è un privilegio prepararlo con il maestro Donato Renzetti e con Hugo de Ana. E poi c’è il Requiem di Verdi, che è diverso da un’opera. Cosa cambia nel modo di affrontarlo? La Messa da Requiem non è un dramma teatrale, non ci sono costumi né scene. È un grande affresco dell’anima davanti al mistero della morte e dell’infinito. Quando affronto un’opera entro nella psicologia di un personaggio, come Marguerite, Violetta o Blanche, e filtro le emozioni attraverso la sua storia personale. Nel Requiem, invece, la maschera cade, non c’è nessun ruolo a proteggerti. Ci sei tu, con la tua voce, davanti a sentimenti universali come la paura, il dolore e la speranza. Richiede soprattutto grande onestà: per trasmettere il terrore del giudizio o la dolcezza della speranza non si può barare, bisogna attingere
alle proprie emozioni. E offrire al pubblico la propria vulnerabilità, senza filtri. Hai lavorato con Franco Zeffirelli, Mario Martone, Robert Carsen, Calixto Bieito e Sofia Coppola. Cosa può fare un o una grande regista per una cantante? Aiutarla a trovare la verità del personaggio attraverso il corpo e la voce, trasformando la tecnica vocale in espressione drammatica. Io vorrei essere un’attrice che canta, non un soprano che recita, coinvolgere il pubblico e farlo diventare parte della storia, senza lasciarlo indifferente. Un grande regista deve consentire alla cantante di osare, sbagliare e sperimentare senza paura del giudizio. Il pubblico vede la bellezza del palcoscenico, ma non la fatica e il lavoro che ci sono dietro. Qual è il prezzo del successo? È una domanda davvero dolente. Lo scotto da pagare è fatto di rinunce personali, logorio fisico e una costante pressione psicologica. Vivere con la valigia sempre pronta significa passare mesi lontani da casa, dagli affetti e dalle proprie radici, celebrare compleanni e momenti importanti da soli, in una stanza d’albergo anonima. E il tempo per costruire una famiglia sembra non arrivare mai. Poi ci sono il corpo e le corde vocali, fondamentali strumenti di lavoro, che impongono una disciplina rigorosa: ore di studio quotidiano, riposo forzato, rinunce sociali per non affaticare la voce. E, oltre alla costante paura d’ammalarsi, ci sono la pressione mentale, l’ansia da prestazione, il giudizio del pubblico e della critica. Ogni recita è un esame da superare. Cosa succede nei dieci minuti prima di entrare in scena? C’è spazio per la paura? Certo, la paura e la trepidazione sono sempre presenti. Ma vanno trasformate in adrenalina, nell’energia necessaria per affrontare il palcoscenico. In scena bisogna entrare come una tigre, con autocontrollo assoluto. È necessario avere preparazione ed esperienza, conoscere perfettamente la parte, la musica e il testo, ma anche seguire il direttore, saper interagire con i colleghi, ricordare movimenti e messa in scena. Non è facile, ma è uno dei mestieri più belli che ci siano. Dopo una lunga carriera, cosa è cambiato nei tuoi rituali? Ho smesso di cercare l’approvazione a tutti i costi. Vent’anni di palcoscenico insegnano a fidarsi del proprio istinto e della propria maturità artistica, non si può piacere a tutti. Non faccio più vocalizzi infiniti, mi bastano pochi minuti di riscaldamento mirato, conosco il mio strumento e so quando è pronto. È rimasta, invece, la disciplina del silenzio e della concentrazione in camerino. Nelle due ore prima della recita mi dedico al ruolo, senza distrazioni. E poi mangiucchio sempre: grissini, frutta, panini e tè caldo. Quando torni a casa dopo una tournée, cosa ti fa sentire semplicemente Ekaterina? La libertà di essere imperfetta. Sul palcoscenico cerco la perfezione assoluta, a casa posso essere stanca, avere i capelli spettinati e persino stonare sotto la doccia per divertimento. Mi dedico a mia figlia, alla casa e ai miei gatti. È una realtà diversa, fatta di responsabilità da gestire.
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ARTE E CULTURA Hai scelto di usare la tua voce anche per cause civili e umanitarie. Quale ruolo può avere la cultura nel costruire ponti? Quello insostituibile di rappresentare un linguaggio universale, capace di superare confini politici, linguistici e umani. Mentre la politica e la cronaca sottolineano le differenze, l’arte e la musica uniscono attraverso le emozioni. Anche alla Scala c’è una simbiosi di artisti da tutto il mondo: Italia, Lituania, Russia, Brasile, Germania, Corea. Io mi sento italiana di adozione e sono molto riconoscente per tutto quello che questa nazione mi ha dato. Se domani potessi salire sul palco senza dover dimostrare nulla a nessuno, quale personaggio o aria sceglieresti? Canterei l’Ave Maria di Desdemona da Otello di Giuseppe Verdi. È un brano molto toccante e umile, sempre attuale, perché ci insegna ad amare e a perdonare il prossimo. Cosa manca alla tua carriera? Sono grata per quello che ho raggiunto. Mi mancano forse
il Metropolitan Opera di New York, Parigi e Salisburgo, ma sono fiduciosa. Bisogna capire anche le priorità nella vita. Il successo nella lirica è una sintesi di talento, fortuna, salute, carattere, impegno, studio, sostegno dell’agenzia con cui lavori e della famiglia. Oltre alla capacità di essere manager di sé stessi. Oggi mi piacerebbe insegnare e fare alcune masterclass. Ho fondato l’associazione culturale Domus Vocis e tramite questa struttura vorrei poter svolgere attività diverse, magari esplorando più a fondo la regia, l’interpretazione, la formazione. Il tuo libro sul comodino? Il Delfino, uno dei bestseller di Sergio Bambarén. Perché insegna a credere in sé stessi e a inseguire i propri sogni, superando regole, convenzioni sociali, paure. ekaterinabakanova.com ekaterina_bakanova_
Ekaterina Bakanova interpreta Violetta ne La traviata al Royal Opera House di Londra
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SEGNALIBRO
PRIMA DI SCENDERE
© Stefano Rosselli
Bompiani pp. 416 € 20
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Senza risposte
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Nel suo ultimo romanzo, Bianca Pitzorno racconta di donne, libertà e memoria. Affidando alla scrittura il compito di mettere in discussione stereotipi e certezze di Sandra Gesualdi
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nche quando parla di donne, patriarcato e libertà, Bianca Pitzorno diffida delle etichette e delle risposte già confezionate. Nel romanzo La sonnambula, finalista al Premio Strega 2026, guarda all’800 senza trasformarlo in uno specchio rassicurante del presente. E quando le si chiede di Ofelia, la protagonista, corregge, precisa e rimette in discussione la domanda. È forse proprio questo il tratto più riconoscibile della sua scrittura: non concedere scorciatoie a lettori e lettrici. Ofelia ascolta e le donne vanno da lei per parlare. La parola può ancora essere una forma di cura e di libertà? Le donne si rivolgono a lei perché credono sia una vera sonnambula, ossia una medium, capace di dare risposte dall’aldilà sul loro futuro. In realtà Ofelia finge e, per rispondere, deve immedesimarsi nelle clienti. Essere ascoltati può essere una forma di cura, ma non di libertà: quella richiede una scelta personale, non i falsi vaticini di una sonnambula. Lei deve reinventarsi per essere libera. Quanto pesa ancora lo sguardo degli altri sulle scelte personali? Ofelia deve reinventarsi per sopravvivere. È minacciata di morte dal marito. Lo sguardo degli altri qui non c’entra. Forse, cambiando nome e luogo per non farsi riconoscere potrebbe guadagnarsi più facilmente la vita facendo la prostituta. Ma il suo tipo di educazione e di etica non glielo consentono. Il controllo sulle donne attraverso il giudizio è davvero cambiato rispetto all’800? Dipende da quale Paese si considera: nel mondo occidentale e in Europa, oggi, ciò che condiziona la libertà delle donne è la disponibilità di denaro o di un patrimonio personale e la possibilità di svolgere un lavoro che consenta di essere economicamente indipendenti. In Asia, Africa e nei Paesi islamici, non sempre questo è possibile. Nel tuo romanzo racconti patriarcato e violenza. Dove li riconosci oggi nelle forme più sottili? Oggi anche le bambine vanno a scuola, le donne sono
informate, lavorano. Solo le più deboli di carattere credono ancora allo stereotipo del grande amore, che nel rapporto di coppia rende il maschio il loro padrone. La maggioranza ha imparato che è necessaria l’uguaglianza e la pretende. Ti sei ispirata anche a una storia della tua famiglia. Quanto la memoria personale può restituirci la storia collettiva? A meno che non vivessero come monaci o su un’isola deserta anche i nostri antenati facevano parte della società. Ovviamente quella dei loro tempi. E in questo modo la loro memoria ci restituisce quella dei loro contemporanei. Ofelia sembra avere un destino già scritto, ma sceglie di disobbedirgli… È costretta, più che altro. Quando scopre che il marito la sta avvelenando, non ha altro modo per difendersi che la fuga. È obbligata a nascondersi, a cambiare nome, a mantenersi esercitando l’unico lavoro che è capace di fare. Quando il marito la ritrova, si aggrega a un circo equestre perché è quello che trova sulla nave. La sua virtù, più che scegliere, è adattarsi. Che scrittrice sei quando lavori? Scrivere è il mio lavoro. Ho pubblicato il primo romanzo nel 1972 e da allora ne sono usciti più di 70. Passo tutto il mio tempo a scrivere, a pensare a quello che scriverò, documentarmi e studiare. Ho 84 anni e continuo a farlo con lo stesso piacere, impegno e fatica di quando ne avevo 30. Il libro che non può mancare nella tua biblioteca? Amo autori molto diversi fra loro e di ciascuno voglio avere in casa tutto quello che hanno scritto. I miei gusti vanno da Victor Hugo a Stephen King, da Melania Gaia Mazzucco a Maria Grazia Calandrone. Hai già in mente una nuova storia? Ne ho in mente almeno altre cinque o sei. Appena finirò di accompagnare La sonnambula tra i lettori, dovrò solo decidere quale scrivere per prima.
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SEGNALIBRO
a cura di Sandra Gesualdi
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LA TECNICA DEGLI ALINARI a cura di Corrado D’Agostini e Anna Giatti Dario Cimorelli Editore, pp. 240 € 35 Un volume prezioso che racconta il lato meno noto dell’avventura Alinari: la tecnica come fondamento della qualità fotografica. Obiettivi, fotocamere, lastre monumentali e strumenti scientifici diventano protagonisti di un’indagine colma di storia, innovazione e tradizione. Il racconto della ricerca d’archivio e del restauro restituisce il volto di una fabbrica-laboratorio che ha trasformato la tecnologia in metodo, offrendo una nuova chiave per comprendere un grande patrimonio fotografico.
FRANCESCO GUCCINI. OLTRE LE CANZONI AA.VV Clichy, pp. 192 € 35 Il ritratto completo di un protagonista imprescindibile del cantautorato italiano, scomparso di recente, che ha dato voce a intere generazioni con sferzate di penna e chitarra. Il volume ripercorre le origini della sua carriera, i momenti decisivi, i dischi e i brani simbolo, intrecciando musica, letteratura, cinema e impegno civile. Un viaggio nella produzione del «maestrone» che ne restituisce la forza narrativa e lo sguardo sulle trasformazioni della società, arricchito da un’interessante raccolta iconografica.
CHARITY & SYLVIA Tillie Walden Bao Publishing, pp. 264 € 27 Un graphic novel intenso che racconta una storia d’amore e resistenza ambientata nel Vermont dell’800. Charity e Sylvia sono protagoniste di un legame profondo ostacolato dai pregiudizi sociali, mentre il paesaggio diventa parte integrante della narrazione, riflettendo inquietudini, solitudine e forza interiore delle due donne. Con tratto evocativo e sensibilità narrativa ormai riconoscibile, l’autrice trasforma lo spazio in un personaggio capace di amplificare emozioni e significati.
CUORI IN AFFITTO (SENZA DIRITTO DI RECESSO) Emanuela Cappello De Agostini, pp. 176 € 18,90 Accanto a ironia feroce, tra le pagine c’è il disincanto di una generazione che si scopre molto diversa da come aveva immaginato. Eleonora attraversa lavori precari e relazioni sbagliate, dal primo amore gotico-emo fissato con Antonio Gramsci al regista ossessionato dalla madre. Con sguardo lucido e comico, sono osservate le nostre fragilità, perché dietro l’assurdo c’è spesso una domanda molto umana: chi siamo e come possiamo imparare, nonostante tutto, a stare al mondo?
RAGAZZINO Véronique Olmi Edizioni E/O, pp. 304 € 20 Nato dopo la Prima guerra mondiale nei quartieri poveri di Parigi, il piccolo Joseph cresce circondato dall’amore familiare. Quando la madre scompare, viene affidato al sistema per la protezione dei bambini meno abbienti di uno Stato accudente ma crudele, tra prigioni e colonie penitenziarie per minori. Di fronte alla violenza del mondo adulto, la forza, il destino e la scoperta della musica lo guidano verso la rinascita. Intenso romanzo sulla resistenza dell’infanzia nell’era del Fronte Popolare. G.B.
SONO ANCORA TUTTI QUI Liadan Ní Chuinn La Nuova Frontiera, pp. 160 € 18 Sei racconti sulle ferite ancora aperte dell’Irlanda del Nord: traumi intergenerazionali, violenza politica e un pesante passato che non si cancella. Il volume descrive, con precisione e controllo, come il conflitto continui ad abitare i corpi e le famiglie di chi è sopravvissuto. Pubblicato da una piccola casa editrice irlandese, quest’opera ha raccolto un consenso unanime in tutto il mondo. Uno degli esordi più interessanti degli ultimi tempi, libro dell’anno per The Guardian e The Observer. G.B.
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PRIMA DI SCENDERE
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Courtesy Warner Bros. Pictures
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Voto: Guarda il trailer di Digger
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nvecchiato, quasi irriconoscibile, con look talvolta audaci, Tom Cruise interpreta l’uomo al centro di Digger, il nuovo film del regista premio Oscar Alejandro G. Iñárritu. Prodotta da Warner Bros. Pictures e Legendary Pictures, è una commedia nera che non disdegna la satira politica, sullo sfondo di una crisi ambientale. Digger Rockwell è l’uomo più potente del mondo, un vero signore del petrolio. L’eccentrico miliardario, alle prese con
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un disastro ecologico, decide di intraprendere una missione disperata per dimostrare di essere il salvatore dell’umanità, prima che la catastrofe da lui stesso innescata distrugga ogni cosa. Iñárritu firma anche la sceneggiatura, scritta insieme ad Alexander Dinelaris, Nicolás Giacobone e Sabina Berman, mentre Cruise, già vincitore di un Oscar alla carriera, punta a un’altra statuetta prestigiosa. Dal 1° ottobre.
L’intrattenimento di cui hai bisogno in sala o da casa
di Alessandra Caputo [Giornalista e scrittrice] alessandracaputo78 alessandra.caputo.547
© 2026 Netflix, Inc.
Courtesy Prime Video
© Paolo Ciriello, Sky Italia
IN STREAMING
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MASTERPLAN
NOI, UN PO’ MEGLIO
Il 9 ottobre su Sky, e in streaming su Now, arriva la seconda stagione della serie di Sydney Sibilia che ripercorre l’ascesa degli 883. Il titolo del capitolo fa riferimento all’album che ha segnato un’intera generazione, trasformando due ragazzi di provincia in icone della musica italiana. Gli otto episodi della seconda stagione, con Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli nei panni di Max Pezzali e Mauro Repetto, raccontano l’apice del successo, i nuovi amori, i concerti, le disillusioni e le difficoltà legate alla più difficile delle sfide: decidere la propria evoluzione. Voto:
Il 16 ottobre debutta il primo film Original franco-italiano di Prime Video, con Stanley Tucci, Simona Tabasco e Victor Belmondo. Un ladro deciso a rubare La Gioconda si fa aiutare da due giovani sconosciuti: Chiara, esperta italiana di crimini informatici, e Jay, specialista francese di esplosivi. I due non sanno di essere fratelli. Catapultati in una caotica reunion familiare, dovranno imparare a lavorare insieme per portare a termine il colpo del secolo. Voto:
Il 29 ottobre su Netflix arriva il nuovo film di Daniele Luchetti, una commedia sentimentale sull’importanza di confrontarsi con le proprie paure e i propri desideri, nel tentativo di restare sé stessi. Simone (Elio Germano) e Lucia (Maria Chiara Giannetta) sono molto diversi: lui ha un forte senso della famiglia, lei è indipendente e contraria alla maternità. A tenerli insieme è un legame intenso, fatto di contrasti, senso di cura e una divertente e continua trattativa su tutto. Le divergenze si acuiscono di fronte all’adozione di un bambino. Voto:
Courtesy Warner Bros. Pictures
© Lucia Iuorio
© Maria Marin
AL CINEMA
LA CITTÀ DEI VIVI
UN TRANQUILLO FUNERALE DI FAMIGLIA
CLAYFACE
Presentato alla Mostra del cinema di Venezia, il film di Edoardo Gabbriellini è ispirato all’omonimo romanzo di Nicola Lagioia. La pellicola – con Emanuele Maria Di Stefano, Gaia Merlonghi, Simona Senzacqua, Roberta Mattei e Valerio Mastandrea – racconta l’agghiacciante episodio di cronaca che nel 2016 ha portato il 23enne Luca Varani a una morte lenta, frutto di una violenza insensata. Il regista non offre spiegazioni alla tragedia, ma prova a osservare Roma, la città nella quale Luca si è mosso negli ultimi mesi di vita, per raccontare i sogni, le crepe e l’assurdo destino di un ragazzo. Dal 1° ottobre. Voto:
Durante il funerale del patriarca della famiglia Mancuso, i figli Daria e Riccardo si ritrovano a fare i conti con rancori e segreti. La cerimonia si trasforma così in un crescendo di rivelazioni inaspettate ed equivoci che fanno emergere le contraddizioni dell’intero nucleo. Massimiliano Bruno firma la regia del film con un ricco cast: Claudia Pandolfi, Pietro Sermonti, Diego Abatantuono, Stefania Sandrelli, Stefano Fresi, Beatrice Arnera, Edoardo Ferrario, Alessandro Mauthe, Giulia Vecchio, Dino Abbrescia, Carlo Buccirosso, Carlo Amleto e Giovanni Iovino. Dal 29 ottobre. Voto:
Il primo horror thriller dei DC Studios, diretto da James Watkins, con Tom Rhys Harries, racconta la storia di uno dei più iconici villain di Gotham City: Matt Hagen, un ragazzo di strada diventato una star di Hollywood. La sua ascesa viene tragicamente interrotta quando un boss criminale lo lascia sfigurato. Abbandonato dal suo entourage, Matt si sottopone a un trattamento all’avanguardia che gli restituisce il suo aspetto, compromettendone però la percezione della realtà e trascinandolo in una spirale di vendetta. Dal 22 ottobre. Voto:
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FOOD TO GO
PRIMA DI SCENDERE
Non solo
sushi
Stefano Guglielmetti, in arte Jeko, racconta sui social la cucina giapponese proponendo ricette autentiche e casalinghe di Gaspare Baglio
gasparebaglio
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manager di un’azienda di software ma, come il Milord di Sailor Moon o il Tulipano nero del cult La stella della Senna, si trasforma in un cuoco con l’obiettivo di fare conoscere le ricette autentiche del Giappone. Stefano Guglielmetti sul web diventa Jeko e tutti i suoi manicaretti si trovano su instagram, tiktok e sul sito Pagine Giappe. Per chi è appassionato di cibo orientale, seguirlo vale veramente la pena. Come è cominciata questa passione? Sono andato per la prima volta in Giappone nel 2005 a trovare un amico. Era tutto diverso, rispetto a oggi. E, sinceramente, non l’avevo capito molto come Paese. Pure il cibo non mi aveva impressionato. Non ero entrato molto in sintonia con quella cultura, anche se mi aveva incuriosito. Ci sono tornato nel 2008 da solo, dopo essermi lasciato con la ragazza storica, e ho fatto un po’ come San Paolo sulla via di Damasco. Da quel momento ci sono tornato una volta all’anno. Del resto, dai cartoni animati ai marchi nipponici di elettronica, la mia generazione è cresciuta con il Giappone. Quindi sei un appassionato di manga e anime? Sì, mi piacciono per esempio Lamù, Ken il guerriero, Sampei e Le avventure di Lupin III. All’inizio era una cosa da nerd. Adesso sono mainstream. Questa passione non l’ho abbinata strettamente alla cucina. Ci sono altri creator che riproducono proprio le ricette di anime e manga, ma per me sono cose distinte. La prima specialità che hai preparato? I mochi, che poi in Giappone sono i daifuku. Quando vivevo a Milano frequentavo una ragazza con la fissa per questo dolce. Poi ho provato ad avventurarmi nel mondo del sushi, prima di capire che è una cosa seria. E quindi non faccio né quello né il ramen.
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Quando hai deciso di portare questa passione nel mondo dei social? Il 10 aprile 2025, nel giorno del mio compleanno. Per 15 anni ho organizzato pranzi e cene con amici che mi chiedevano come poter fare anche loro i piatti che preparavo. Così ho pubblicato alcuni video e ho avuto un’ascesa rapidissima. Ho iniziato per una passione personale. Poi, amando profondamente la cucina giapponese, ho voluto spiegare che in Italia viene raccontata malissimo. In pratica, è come se all’estero il nostro Paese fosse rappresentato unicamente dal supplì. Qui da noi vediamo l’1% della vera tradizione culinaria nipponica. Io mi cimento con quella casalinga. Il piatto che ti viene meglio? Faccio spessissimo gli udon, che sono abbastanza veloci. Ma amo molto anche l’oyakodon. Tutti
i piatti che finiscono per “don” sono ciotole di riso, mentre “oyako” vuol dire “genitore e figlio”. E, in effetti, si tratta di un comfort food con uovo, pollo e cipolle. Il piatto da portare in treno? Gli onigiri, che sono un po’ i tramezzini giapponesi, per utilità e varietà: rappresentano uno dei cavalli di battaglia dei cibi da asporto del Paese. paginegiappe.it amicojeko
ONIGIRI TONNO E MAIONESE E VEGAN Ingredienti per 4 onigiri • 300 g di riso japonica a chicco corto, oppure riso originario • 360 ml di acqua • 2 fogli di alga nori • sale Per il ripieno tonno e maionese • 80 g di tonno ben sgocciolato • 2 cucchiai di maionese, meglio se giapponese (Kewpie) Per la versione vegana • 50 g di edamame sgusciati • 1 cucchiaio di semi di sesamo tostati • 1 cucchiaino di salsa di soia PREPARAZIONE Lavare il riso in acqua fredda, muovendolo delicatamente con le dita senza sfregare troppo i chicchi. Cambiare l’acqua più volte, finché non è quasi limpida. Poi metterlo in pentola con 360 ml di acqua, coprire e portare a bollore. Appena bolle, abbassare la fiamma al minimo e cuocere per dieci minuti. Spegnere e lasciare riposare per altri 15, senza togliere il coperchio. Con la cuociriso, basta mettere il riso lavato nel cestello, aggiungere l’acqua e avviare il normale programma per il riso bianco. Mescolare il tonno ben sgocciolato con la maionese. Per formare gli onigiri con il metodo tradizionale, bagnare leggermente le mani con acqua e mettere un pizzico di sale sui palmi. Prendere una porzione di riso ancora caldo, fare una piccola conca al centro e aggiungere un po’ di tonno e maionese. Richiudere il riso intorno al ripieno e dargli la classica forma triangolare. Non schiacciare troppo: l’onigiri deve essere abbastanza compatto da non rompersi, ma il riso non deve diventare un blocco unico. In alternativa esistono gli appositi stampi triangolari, economici e facili da trovare online. Per la versione vegana si fanno i maze onigiri, in cui gli ingredienti vengono mescolati direttamente al riso invece di essere inseriti come ripieno al centro. Cuocere gli edamame, scolarli e mescolarli delicatamente al riso ancora caldo insieme ai semi di sesamo tostati e a un goccio di salsa di soia. Dividere il riso in porzioni e formare gli onigiri con le mani bagnate e leggermente salate. Alla fine, aggiungere una striscia di alga nori attorno a ogni pezzo. Se non si mangiano subito, tenere la nori separata e aggiungerla solo all’ultimo momento: in questo modo rimarrà croccante.
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IN VALIGIA
PRIMA DI SCENDERE
Cartoline
di Susanna Ausoni [Stylist, costumista e curatrice d’immagine] susanna_ausoni
d’autunno © Attilio Cusani
Marrone, grigio, bordeaux e giallo acceso. Le tonalità di stagione colorano capi e accessori, conservando il ricordo dei luoghi attraversati o anche solo immaginati
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colori non si limitano solo a definire uno stile. Spesso funzionano da vettori che richiamano alla mente sensazioni e luoghi visitati o anche solo immaginati. Così, preparando la valigia per il primo weekend autunnale, si può fare spazio alle tonalità protagoniste delle sfilate e iniziare a viaggiare con la fantasia. Il marrone è il nuovo nero, re dell’Autunno Inverno 2026. E le sue sfumature rimandano ai bellissimi borghi toscani, al profumo dei camini, del miele e delle castagne. Tod’s propone velluto a coste color toffee, Max Mara cappotti total chocolate e Brunello Cucinelli giacche camoscio dalla spalla leggermente costruita, che trasmettono una sensazione di comfort senza imprigionare il corpo. Pensando invece a un fine settimana lento alle Cinque Terre, in Liguria, è facile intravedere il grigio della pietra che si confonde con il blu del mare. Un’eleganza che non ha bisogno dell’estate. La ritroviamo in Prada, dalle borse ai capi della campagna Simple Stories.
Total look Loewe 88
Il grigio e il blu elettrico si incontrano con il rosso e il marrone in una palette sofisticata perfetta per due giorni di relax. Prossima tappa la Sicilia, dove il bordeaux barocco diventa la nuance per eccellenza. Che si ritrova nel velluto rosso vino di Ferragamo, nella tonalità lava della pelle di Gucci, nelle proposte di Cavalli, unito all’oro in un gioco cromatico ricco e intenso. Un vero festival del colore lo troviamo in Sardegna, dove domina il giallo acceso, insieme all’azzurro cielo, al bianco e alle tonalità dell’ottimismo capaci di metterci immediatamente di buon umore. Lo ritroviamo nei maxi cardigan di Missoni, nei capi di Loewe, dai maglioni di tartan ai cappotti, fino ai pantaloni in velluto a coste dall’effetto dégradé, nelle collezioni di Louis Vuitton, che lo miscela con il fucsia e l’acacia. Insomma, il weekend perfetto si misura in ricordi. Una volta a casa quella giacca, quella borsa, quell’accessorio porteranno con sé l’eco dei luoghi attraversati. Quindi, preparare la valigia ideale significa scegliere capi capaci non solo di durare nel tempo ma anche di restare intatti nella nostra memoria.
Outfit Louis Vuitton
LE SCELTE DELLA FRECCIA a cura di Cecilia Morrico
Carezze di stile Silhouette ampie e dettagli che catturano lo sguardo .3 .15
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1. Borsone Crossbody in pelle Sartorial color ebano, Montblanc 2. Cardigan in cashmere ideato dalla designer britannica Clare Waight Keller per Uniqlo 3. Gonna midi in misto seta e ampio bordo rifinito in pizzo, Moschino 4. Giacca oversize in pelle con monogramma GG in rilievo, Gucci 5. Pull dalla linea over, collo alto e maniche arricchite da frange, Aida Barni 6. Pantaloni a cinque tasche in velluto con gamba svasata, Cigala’s
7. Cintura Venus Belt in seta con maglia metallica di cristalli, Benedetta Bruzziches 8. Borsa Amazzonia, versione mini, in tessuto Softy color lime, Gherardini 9. Sneaker Originals in colorazione better scarlet con tomaia in tessuto e suede e strisce color crema, Adidas 10. Modello Highwood Moc con suola chunky e fascino urban, Birkenstock 11. Borsa in panno con stampa a quadri e charm orso della linea Back to school bambina, Mango
12. Camicia per bambino a maniche lunghe con stampa sul retro, Primark 13. Capospalla over effetto pitone con revers e fodera trapuntata a contrasto giallo senape, Des_Phemmes 14. Maglia a maniche lunghe da uomo con scollo a V e cucitura orizzontale sul petto, Arket 15. Giacca in suede per lui dotata di chiusura frontale con bottoni e tasche applicate sul davanti, Boss 89
INCONTRI BEAUTY CASE
PRIMA DI SCENDERE
L’errore è solo un
trucco
di Luca Buttiglieri [Beauty content creator, cantante e attore] luca.buttiglieri
Smoky eye sfumati, rossetti vissuti e tonalità nude dal carattere deciso: il make-up d’autunno rinuncia alla perfezione e celebra il piacere di sperimentare
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opo anni passati a fare lip combo con la precisione di un geometra, contour perfettamente simmetrici e tratti di eyeliner che richiedevano una laurea, ho una bellissima notizia: quest’autunno possiamo sbavare tutto. E va bene così. Le passerelle Autunno/Inverno 2026 hanno rilanciato un make-up più intenso, ma meno perfettino. Torna lo smoky eye, tornano nero, grigio e marrone, ma con quell’effetto smudge che sembra quasi dire: «Mi sono truccato ieri sera e stamattina stavo ancora abbastanza bene, quindi l’ho lasciato». Solo che, ovviamente, dietro ci sono 40 minuti di lavoro. La stessa cosa succede sulle labbra. Basta contorni disegnati al millimetro: il rossetto si tampona, si sfuma, si porta un po’ vissuto. E anche i nude (che non ci abbandonano, non siamo ancora pronti) diventano più intensi e virano verso marrone, malva, taupe e tonalità più profonde. I nude ci sono ancora, quindi, semplicemente acquistano un po’ di personalità. E poi torna il colore. Sulle passerelle abbiamo visto smoky grigi, tonalità scure, blush più decisi e tocchi quasi cranberry. Insomma, dopo anni di clean girl, pelle perfetta e make-up no make-up (per il quale usavamo comunque 14 prodotti), forse ci siamo ricordati che truccarsi può essere anche divertente. La parte che preferisco? Non dovete comprare necessariamente un beauty case nuovo. Prendete la matita marrone o nera che avete già, sfumatela con un dito, aggiungete un rossetto un po’ più intenso e, soprattutto, non cercate di sistemare tutto. Se vi fanno notare una sbavatura, non affrettatevi a correggerla. Rispondete semplicemente che è il nuovo Autunno Inverno 2026.
Pennello Eye-Blender per sfumature morbide e Eye-Smoky per look intensi, Doubleum di Manuele Mameli 90
LE SCELTE DELLA FRECCIA a cura di Cecilia Morrico
Ad alta intensità Palette dai colori caldi, basi ultra-elastiche e labbra iperpigmentate
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1. Spice Mini Eyeshadow Palette con nove tonalità calde e dai riflessi dorati, Anastasia Beverly Hills 2. Pro Filt’r Fluid Flex Foundation a lunga durata offre un effetto real skin, Fenty Beauty* 3. Glimmer Lip Treat Balm + Mask, metà balsamo e metà maschera labbra, per chi cerca un’idratazione profonda, Revlon 4. Plumping Matte Lip Kit nella tonalità True Brown K (marrone cioccolato) per una bocca rimpolpata e volumizzata, Kylie Cosmetics** 5. Blush compatto con acido ialuronico e mirto selvatico dalla texture morbida, sottile e vellutata, Bottega Verde 6. Artist Colorglow Lip Balm che unisce colore, finish radioso e trattamento skincare Make Up For Ever
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7. Impressionist Multistick per guance e labbra con effetto luminoso e tenuta fino a 12 ore, Kosas 8. Zinc Power Spot Corrector con micropennello che forma un patch invisibile sulle imperfezioni del viso asciugandosi rapidamente sotto il make-up, Nuxe 9. Pleasure Lip Oil nella shade Juicy Cherry con una finitura lucida e un sottile effetto ottico 3D, Pupa Milano 10. Complexion Boost Peptide Bronzing Serum in sei sfumature flessibili, prive di glitter, per scaldare l’incarnato e donare profondità e definizione al viso Morphe** 11. Sweet Peach, palette di ombretti con formule in crema e polvere dalle tonalità e dal profumo di pesca, Too Faced 12. Mascara Terrybly Moka Brown formulato per la crescita delle ciglia e arricchito con acido ialuronico e collagene By Terry Paris
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13. Tint Me Later è un rossetto stylo dal finish luminoso: quando la brillantezza si attenua il colore resta, con un effetto tinta fino a sei ore, Overskin 14. Magnetico, ombretto liquido dalla texture cremosa e altamente sfumabile che aderisce alle palpebre rilasciando un colore intenso, Collistar 15. Mask Fit Red Mini Cushion, pluripremiato fondotinta semi-matte, combina la cura innovativa della pelle con una copertura impeccabile, TirTir 16. Make Me Blush Powder in polvere, con texture vellutata e colore intenso, minimizza l’aspetto dei pori, YSL 17. Defence Color Eye Lift, ombretto liquido con microsfere di acido ialuronico per un’azione rimpolpante BioNike * in esclusiva da Sephora ** in esclusiva da Douglas 91
LA FRECCIA DI CUPIDO
L’amore vive di coraggio
o ta molt pre sta more, m e ’a s d o , son ienza r a s e o p c s e una o b en e utta en o s u oggi st u n a br a lm o t a M u , . v a a , a at vit abbia ristiano e nella tata am ente mia. a Caro C perché 8 anni son o s n 3 o e lm o N o a h ro arriv t i. , in a f idia o am os a r m ento a da lo s h p n s i, e e t son o L c h o o n li c a d a g n o ita por t non vo spreca pranzo e una v ioni im sicura: a do a che sto teressi v o relaz on e t in e n ic u i h i, d v c d ic a o adre ntirò volta o, am i e r m n p o re i g ia v anzi. H o m la M i: . r rn o s e es s e mi?» . Ho un genito Come e un gio ti siste . h a o c t da sola a sono i miei d e a r n li e a u et ba g lem a a rip : «Ma q q u a si s Il prob a. o continu m a n da entire s o e r d o d a di vit n ualcun lt a la n e mi fa care q ile sce r i, mio p e ib e r sem pr e lt s c o o s li e o v o li ig d ap og ren r a. A nni m n on u n a n on v lio per famigli e M ig a f i miei a e i. n r n u a m a u r r o ere ora o rm s u pe ostruit innam glio av e una f a se da aver c p os s a non vo ò aver u o E e una f . n p s son o r s ia à io e o c it t f felic n do lo fac e un g o ia single h c e c m h e s c o , la d o e no an esclu sero ch . Cristia aspett Io non tutti si lo capis inato per me o é s h i c e r r e r solo p immag itori. Vo iei gen vevano a e h c felici i m lla da q u e diversa ? ensi. egoista ere che ne p p a s i Vorre raccio. U n a bb
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goista? Tesoro, egoista è chi si compra una torta al cioccolato e poi pretende siano gli altri a mangiarla! Tu stai semplicemente scegliendo il gusto della tua vita. A 38 anni non sei un vasetto di yogurt con la data di scadenza! E soprattutto – te lo assicuro – il matrimonio non è una tassa obbligatoria, né un biglietto del treno che, se non lo prendi entro una certa ora, parte per sempre e arrivederci. I tuoi genitori, probabilmente, hanno paura che tu possa pentirti. Ma il pentimento, cara mia, è molto democratico: può arrivare dopo un matrimonio, dopo un divorzio, dopo
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un figlio o anche dopo aver comprato quel divano color beige che sembrava una buona idea e invece stona con il resto della casa. La famiglia che desiderano per te è la loro idea di felicità. Tu, invece, hai il diritto – e, aggiungo, anche il dovere – di essere diversa: se un giorno arriverà un amore sarà meraviglioso. E se non arriverà sarà meraviglioso allo stesso modo. Del resto, meglio una casa piena di te che un matrimonio pieno di silenzi. Un bacio grande.
Cristiano
© BaniThePublic/AdobeStock
PRIMA DI SCENDERE
oglie . Con mia m sato da 15 o sp te. n o n ie n so anni e manca iano, tta. Non ci e te, ho 47 e m rf o e c e p o ss lia m Caro Crist fo chia famig savo subito: mi mia è una ll’inizio pen re: mi presento ualcosa. A da fuori, la q ta to is v rsino scrive ia , e b e p li m ue fig me è ca fa paura i i d m stra o o e tr n h n c e abbiamo d lla d erò, età de na cosa e tempo, p ondiviso m ho capito u c i o o p m , e ia za b m Da qualch z b o e lei c nch li e a dei miei fig riodo di sta i accanto a solo un pe maginarm È la madre . im lie figli non a g i o iù ie p m m i o iù mia on riesc nnata e n a , si g ro in tu re fu n on a m o p e l so a di ess moglie non u a n d o p en è che mia i non merita re le io co é g is h g u e rc n vita. Ma, q e p n p a lpa cosa i, e io sento in co distrutta. La a dieci ann tr lia o ig m m re marito. Mi fa fa loro che i vedere la tti, di quello iù meritano d a di proge rl a p i on provo p M . di nulla apito che n are. c p o p o h a tt é sc h tu i è accorta rc e rò e vorr u gge iarla p ntro di me verità, distr ndo di lasc la sa le n o e d p mentre de n e to a. S e, dic ’altra donn o paura ch io posto? Non c’è un mpo. Ma h te n faresti al m u e o h v c a v tu , ro o p n e ia h st c ri quello ostruito. C abbiamo c quello che . a ieno di stim Un saluto p
C
aro omonimo, la tua lettera mi ha fatto venire voglia di prendere il cuore, metterlo sotto il cuscino e dirgli: «Adesso siediti e non fare danni!». Quindici anni di matrimonio non sono un paio di scarpe che, se stringono, butti dalla finestra. Ci sono due figli, una storia, ricordi, promesse e una donna che non immagina minimamente cosa succede nella tua testa. Ma voglio essere sincero, come sempre: non trasformare la paura di ferire qualcuno in una condanna a vita per tutti e due. Restare accanto a tua moglie facendo finta di amarla potrebbe sembrare una forma di protezione, ma alla lunga tu rischi di diventare una bugia vivente. Prima di prendere
di Cristiano Malgioglio [Cantautore e personaggio tv] cristianomalgioglioreal infomalgioglio
una valigia e partire come in una telenovela argentina, parlale. E prova a capire se quello che senti è davvero la fine dell’amore o se è un amore che ha bisogno di essere ritrovato. Non decidere per paura. E, soprattutto, non decidere per vigliaccheria. I figli possono sopravvivere a una separazione, molto meno a una vita vissuta nella menzogna. Coraggio: il cuore non è un frigorifero, non puoi lasciarlo spento per 15 anni e poi lamentarti se non raffredda più!
Cristiano
Chi desidera raccontare un problema di cuore, porre una domanda su questioni sentimentali o condividere un frammento della propria storia d’amore può scrivere a cupido@lafrecciamag.it. Le lettere saranno lette con attenzione, rispetto e riservatezza. Ogni mese, ne verrà scelta una – o più di una – che sarà pubblicata sul magazine (indicando come mittente un nome di fantasia) insieme a una riflessione di Cristiano Malgioglio. Non saranno presi in considerazione dalla redazione i messaggi che contengano informazioni anagrafiche del mittente o di terze persone.
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UN TRENO PER LE STELLE
PRIMA DI SCENDERE
Gemelli
successo assicurato
Ariete
Ottobre parte con una marcia in più per il vostro segno. Le prime due settimane del mese sono davvero promettenti e potrebbero consentirvi di dare una sterzata importante all’autunno. In ambito professionale ritroverete certezze e determinazione e scaccerete via quell’alone negativo che da un po’ vi circonda. Bene anche nelle relazioni: l’intesa con le persone più care tornerà decisamente alta e sarà buono anche l’affiatamento con la Dea Bendata.
Gemelli
Si preannuncia un periodo sensazionale: Giove, Urano, Saturno, Marte, Nettuno e Plutone saranno tutti a favore. Manca solo qualche pianeta di una lontana galassia a supportarvi. Benissimo al lavoro: si prevedono ottime opportunità di crescita. So per certo che affronterete ogni sfida con il sorriso e, quando lasciate spazio all’ottimismo, il successo è assicurato. Molto bene in amore: vi aspettano notti di passione. Ottimo anche il rapporto con la Dea bendata. Insomma, meglio di così non si potrebbe.
Leone
Nelle prossime settimane avrete energie da vendere, per fortuna. Le opportunità saranno tante, ma non mancheranno gli imprevisti. Dovrete essere molto abili nel destreggiarvi e, se ci riuscirete, potrete anche togliervi qualche piccola soddisfazione. Nella sfera delle relazioni si prospetta un mese di profonde riflessioni: farete selezione, finalmente. Buono il rapporto con la Dea Bendata. Insomma, è il momento perfetto per capire quale strada imboccare.
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Toro
Vi attende un mese piuttosto impegnativo, anche se meno complicato di quello appena trascorso. Ma la fatica non mancherà. Molti obiettivi sembreranno a portata di mano, ma la strada non sarà in discesa, quindi rimboccatevi le maniche e dateci dentro. Nella sfera delle relazioni potrebbe emergere qualche incomprensione nelle prime due settimane del mese, poi la situazione migliorerà gradualmente.
Cancro
Inizia una fase di ripresa dopo tutte le difficoltà accumulate nei primi mesi del 2026. Aspettate da tempo alcune notizie che potrebbero arrivare proprio nelle prossime settimane. La strada non sarà in discesa, ma con la giusta grinta raggiungerete traguardi rilevanti. Inoltre, Saturno smetterà di rompervi le scatole. In amore? Nessuna grossa novità, ma si prevede una fase di quiete che terrà le tensioni lontane.
Vergine
Ottobre si apre tra le grazie di Mercurio: all’orizzonte si scorgono tante opportunità di crescita in ambito lavorativo. Mi raccomando: non cedete al pessimismo e tutto andrà nel migliore dei modi. Molto positiva la situazione in amore, grazie ai favori di Venere per tutta la durata del mese. I weekend, complice la testa più libera, si trasformeranno in giornate super passionali. Interessante anche il feeling con la fortuna: vi sosterrà nei momenti che maggiormente contano.
di Luigi Torres Cerciello [Astrologo, scrittore e content creator] luigitorrescerciello
La vita è complicata, l’amore pure… ma gli astri non mentono (lo fanno già le persone)
Bilancia
Il mese inizia con Marte e Giove a favore ed è già una notizia eccellente. In queste settimane ritroverete una certa tranquillità e riuscirete a prendere le decisioni giuste nei momenti opportuni. Potrebbe arrivare finalmente la svolta. Bene in amore: questa ritrovata serenità vi farà bene anche nel rapporto con gli altri. Sarete molto più propensi al dialogo e avrete momenti di dolcezza da ricordare. Non esaltante il feeling con la Dea bendata, ma direi che va già bene così.
Sagittario
Per voi questo sarà il mese della concretezza. È da inizio anno che seminate tanto per raccogliere poco, ma a ottobre le cose andranno diversamente. Comincerete a vedere i frutti del duro lavoro e ciò farà schizzare molto in alto il vostro umore. Ne beneficerà anche la sfera delle relazioni: si prospettano settimane intense e vivaci, in cui i momenti di gioia e di armonia abbonderanno. Molto positivo anche il rapporto con la fortuna.
Acquario
La situazione è un po’ delicata, con Giove e Marte opposti che genereranno una serie di imprevisti. Nelle prossime settimane vi serviranno parecchie energie, perché le giornate saranno lunghe e impegnative. Turbolenze anche nella sfera delle relazioni: sarete particolarmente nervosi e questo favorirà incomprensioni di vario genere. Non esaltante il rapporto con la Dea bendata. Sarebbe meglio passare direttamente a novembre.
Scorpione
Ottobre si preannuncia interessante, soprattutto grazie al supporto di Mercurio, che vi donerà lucidità e accenderà in voi una certa creatività. Ci saranno comunque alcuni imprevisti ma, grazie alla vostra prontezza di riflessi, riuscirete a fronteggiarli nel modo giusto. Bene nella sfera delle relazioni: Venere vi sorriderà. Dal 23 del mese in poi, con l’ingresso del Sole, la situazione diventerà anche piuttosto calda.
Capricorno
Fino a questo momento il 2026 non è stato un anno da ricordare, ma l’autunno segnerà un cambio di rotta. A ottobre le occasioni abbonderanno, però dovrete essere lesti e non sprecare tempo: certe volte è fondamentale cogliere l’attimo. Bene anche nella sfera delle relazioni, con Venere che non sarà più in contrasto. Certo, ci saranno un po’ di situazioni da chiarire, a causa di attriti nati nei mesi precedenti, ma il vostro mood positivo favorirà confronti pacifici.
Pesci
È in arrivo un periodo molto vivace. Nelle prossime settimane avrete il sostegno di Mercurio, che vi donerà intuizioni importanti. Affidatevi al vostro intuito e prenderete le decisioni corrette. Certe volte è molto meglio abbandonarsi all’istinto. Promette bene anche la sfera delle relazioni: la sintonia con le persone del cuore sarà molto alta e ci saranno notti di forte passione. La fortuna? Nei momenti decisivi farà sentire il suo supporto.
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INFORMAZIONE PUBBLICITARIA
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MINDFULNESS IN VIAGGIO
PRIMA DI SCENDERE
Consapevoli di
cambiare i
l cambiamento non arriva sempre con una svolta. Anche per quanto riguarda le stagioni molte trasformazioni cominciano in modo quasi impercettibile. La prima sera in cui cerchiamo una giacca. Il buio che cala un po’ prima. Una finestra che rimane chiusa. Il desiderio di qualcosa di caldo per cena. E forse proprio per questo ottobre è un buon mese per esercitare una forma molto semplice di consapevolezza: notare ciò che cambia prima di abituarci al cambiamento. La mindfulness può partire proprio allenandosi a notare i piccoli segnali prima che diventino evidenti. La routine da adottare potrebbe essere una specie di inventario: ogni giorno, dopo una breve meditazione silenziosa con lo sguardo rivolto all’interno, scegliere una cosa che è diversa dalla settimana precedente e registrarla evitando di giudicarla. Senza decidere se ci piace o meno o sentirci obbligati a adattarci, quindi, ma riflettendo semplicemente su che cosa è cambiato. Non c’è un giorno preciso in cui finisce l’estate. Non c’è un momento in cui comincia davvero l’autunno. Ce ne accorgiamo dopo. Una mattina usciamo e l’aria è diversa. La sera cerchiamo una luce accesa prima del solito. È diverso
© maxbelchenko/AdobeStock
di Nerina Di Nunzio [Esperta di comunicazione, istruttrice mindfulness e coach] nerina.dinunzio nerinadinunzio
il rumore della pioggia, cambia quello che scegliamo di mangiare, si modifica persino il modo in cui attraversiamo una giornata. Ottobre è fatto di variazioni minime. Ma non deve diventare una sala d’attesa, può essere vissuto gustandolo a pieno. Imparare a meditare e praticare attenzione genera una consapevolezza che consente di accorgersi del presente mentre si trasforma. Una volta al giorno, fermiamoci per un minuto e chiediamoci: «Che cosa oggi è diverso da qualche settimana fa?». Può essere qualcosa di esterno: la luce, l’aria, un albero, il modo in cui sono vestite le persone. Oppure qualcosa di nostro: un’abitudine, un’energia diversa, un desiderio appena comparso, qualcosa che non ci interessa più come prima. Non dobbiamo interpretarlo. E, soprattutto, non dobbiamo trasformarlo subito in una nuova attività. Possiamo limitarci a notarlo. È un esercizio piccolo, ma dice qualcosa di importante sulla consapevolezza: essere presenti non significa congelare il momento. Significa accorgersi che il momento sta cambiando. Ottobre può essere anche questo. Un mese di passaggio che ci insegna a non aspettare i grandi segnali per renderci conto che qualcosa è già cominciato.
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BINARI SENZA TEMPO
Dove rinascono i
Dal 15 al 18 ottobre il Deposito rotabili storici di Milano Centrale apre le porte al pubblico. Un viaggio tra locomotive e carrozze che raccontano la storia del Paese di Gabriele Romani
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© Archivio Fondazione FS Italiane
TRENI
PRIMA DI SCENDERE
Una panoramica del Deposito rotabili storici di Milano Centrale durante l’Open Day 2025
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l patrimonio ferroviario, che attraverso treni e stazioni racconta l’evoluzione della società, non interessa solo gli appassionati del settore. Un pubblico sempre più ampio si avvicina a questo universo che intreccia storia, tecnica, cultura materiale e memoria collettiva, offrendo nuove chiavi di lettura dell’identità del Paese. Tra i luoghi che consentono di scoprire questo mondo vi sono gli impianti dove i treni storici vengono conservati e mantenuti in efficienza. Non si tratta di spazi espositivi, ma di ambienti di lavoro in cui viene garantita la salvaguardia di un patrimonio unico. È proprio questa dimensione autentica a rendere interessante l’apertura straordinaria, dal 15 al 18 ottobre, del Deposito rotabili storici di Milano Centrale: una struttura normalmente dedicata alle attività di tutela dei mezzi storici e accessibile solo in occasioni eccezionali. L’esperienza di visita consente di osservare da vicino i mezzi ferroviari che hanno segnato la storia del trasporto italiano
e di comprendere meglio le competenze necessarie a conservarli in efficienza. In programma numerose iniziative, dalla presentazione del primo volume nato dalla collaborazione tra Fondazione FS e Giunti Editore, I treni più belli d’Italia, ad alcuni percorsi fotografici dedicati alla storia dei treni, fino alle attività per i più piccoli curate dal Dopolavoro ferroviario e agli approfondimenti rivolti agli appassionati sui temi del restauro e del riuso di questo patrimonio. Nello shop della Fondazione FS, poi, si può acquistare una selezione di gadget esclusivi e conoscere il nuovo programma commerciale, con tutte le novità in programma nel 2027. I collegamenti con la stazione di Milano Centrale vengono assicurati dall’associazione StoricBus e da alcune corse speciali gratuite effettuate con automotrici storiche ALn 668. fondazionefs.it fondazionefsitaliane
SAVE THE DATE OTTOBRE 2026 4 Treno del Sacro Monte (Piemonte); Treno storico Sapori d’autunno (Friuli Venezia Giulia); Autunno sulla Ferrovia dei Parchi (Abruzzo); Sebino express (Lombardia) 10 Treno natura. Festa d’autunno (Toscana); Autunno sulla Ferrovia dei Parchi (Abruzzo) 11 Milano-Alba. Tartufo e vino; Autunno sulla Ferrovia dei Parchi (Abruzzo); Treno natura. Sapori e profumi dei boschi amiatini (Toscana) 17 Autunno sulla Ferrovia dei Parchi (Abruzzo) 18 Milano-Alba. Tartufo e vino; Treno natura. Festa dell’olio novo (Toscana); Autunno sulla Ferrovia dei Parchi (Abruzzo); Treno storico Fiera di San Simone (Friuli Venezia Giulia); Sebino express (Lombardia) 23 Autunno sulla Ferrovia dei Parchi (Abruzzo) 25 Milano-Alba. Tartufo e vino; Treno natura. Sagra del tordo (Toscana); Treno storico alla scoperta di Venzone (Friuli Venezia Giulia); Sebino express (Lombardia) 99
GUIDA AI SERVIZI
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ALLE FIERE IN FRECCIAROSSA
Feste, eventi, congressi: a ottobre sono tante le iniziative da non perdere in tutta Italia. Ogni giorno cento collegamenti uniscono Roma e Milano, da visitare tra il 13 e il 16 del mese in occasione di Bi-Mu, la manifestazione dedicata all’industria manifatturiera a Rho Fiera. Chi vuole partecipare alla Race for the cure di Napoli, dal 9 all’11 ottobre, può farlo grazie a uno degli oltre cento collegamenti giornalieri da Roma o salendo a bordo di uno degli 80 treni da Bologna. È un ottimo momento anche per raggiungere Torino: tra il 27 e il 29 la città si anima per la seconda tappa del festival Venti Mediterranei di Slow Food. Chi parte da Milano, Venezia e Firenze può approfittare dei tantissimi Frecciarossa a disposizione. Rho Fiera, Milano
CON I FRECCIALINK IN TUTTA ITALIA © Guido Cozzi/Atlantide Phototravel
Dove non arriva il Frecciarossa c’è il FrecciaLink. Chi vuole andare ad Assisi, magari in occasione della festività del 4 ottobre dedicata a San Francesco, può farlo comodamente arrivando con le Frecce a Firenze Santa Maria Novella per poi salire sul bus FrecciaLink. Fino al 18 ottobre, inoltre, sono disponibili i collegamenti per Sorrento effettuando un cambio a Napoli Afragola con Frecciarossa da e per Roma, Firenze, Bologna, Reggio Emilia e Milano. Alcune corse prevedono anche una fermata intermedia a Pompei Scavi. Il sito archeologico può essere raggiunto facilmente da Roma, dal lunedì al sabato fino al 17 ottobre e domenica 11, anche con il FrecciaLink con interscambio a Napoli Afragola. Infine, chi desidera visitare la Città dei Sassi partendo dalle principali località del network Frecciarossa può scendere a Salerno e salire subito – con un unico biglietto – sull’autobus per Matera. Maggiori informazioni su trenitalia.com Assisi (Perugia) 102
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Fino al 30% di punti CartaFreccia in più fino al 30 ottobre
Viaggi spesso per lavoro? Con le offerte Corporate e Corporate FLEXI di Trenitalia for Business puoi accelerare la raccolta punti CartaFreccia. Durante il periodo promozionale sono previsti infatti il 20% di punti qualificanti in più con la Corporate e il 30% in più con la Corporate FLEXI, per raggiungere più velocemente gli status Argento, Oro e Platino. La promozione è riservata agli iscritti CartaFreccia e si applica esclusivamente ai viaggi acquistati con le offerte Corporate associate alla propria carta fedeltà. Iscriviti su trenitalia.com/tfb
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OFFERTE E SERVIZI
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CON LE FRECCE AI CONCERTI È in uscita il 23 ottobre Amateur, il nuovo album di Cesare Cremonini. Il cantautore è pronto a far emozionare il suo pubblico con una serie di appuntamenti nei palazzetti italiani. Le date di Amatour, che parte da Bologna, proseguono a Torino e Milano. Grazie all’offerta Speciale Eventi, chi decide di raggiungere le città dei concerti e tornare a casa in Frecciarossa può usufruire di una riduzione fino al 75% sul biglietto base. I fan che vogliono utilizzare lo sconto dovranno solo selezionare l’offerta in fase di acquisto e inserire il codice CREMONINI2026.
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IN VACANZA CON I PARTNER TRENITALIA
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Staccare la spina è sempre più conveniente. Fino al 7 gennaio 2027, grazie all’accordo tra Trenitalia e Booking.com, chi prenota un alloggio può approfittare dell’offerta di fine anno che garantisce uno sconto del 15% sui soggiorni in questo stesso periodo nelle strutture aderenti. I soci CartaFreccia, inoltre, ottengono punti premio per ogni pernottamento effettuato. Per usufruire dell’offerta è necessario prenotare tramite il sito booking.com/trenitalia e inserire il proprio codice CartaFreccia.
Per completare il viaggio, chi ha bisogno di un’automobile può affidarsi a Hertz, Dollar e Thrifty. Prenotando su trenitalia.com, si può ottenere uno sconto del 15% sui noleggi in Italia e fino al 10% su quelli all’estero, con ulteriori vantaggi esclusivi. Tra questi sono inclusi il servizio Gps, CarPlay o Android Auto e sono gratuiti il secondo conducente e il supplemento Young Driver. I soci CartaFreccia, inoltre, ottengono punti premio per ogni euro speso, in base al proprio status e all’eventuale iscrizione al programma Hertz Gold+. Maggiori informazioni su trenitalia.com
MOSTRE IN TRENO E PAGO MENO
Vivi la cultura con le Frecce. Sconti e agevolazioni per i principali musei ed eventi in Italia
Ha intrecciato arte e vita in un’unica narrazione, mescolandole e confondendole: in questo modo Frida Kahlo è diventata un’icona capace di affascinare intere generazioni. A lei è dedicata la mostra fotografica Attraverso i miei occhi. Frida Kahlo e la costruzione del mito, dall’8 ottobre all’11 gennaio 2027 nella My Own Gallery di Milano. Gli scatti, realizzati da grandi fotografi del secolo scorso, consentono di osservare da vicino diversi lati della personalità dell’artista. Risalta, in particolare, il lavoro della fotografa messicana Graciela Iturbide: anni dopo la morte di Kahlo, affrontò il tema dell’assenza attraverso il ritratto del suo bagno personale, svelandone l’umanità più profonda. Chi raggiunge Milano con le Frecce nei tre giorni precedenti la visita alla mostra ha diritto a uno sconto del 50% sull’ingresso presentando il proprio biglietto. Chi invece arriva nel capoluogo lombardo in Regionale, Intercity o Intercity Notte può usufruire del biglietto ridotto a 10 euro. Inoltre, ai clienti Trenitalia è riservato uno sconto del 10% utilizzabile nel bookshop della galleria. navigaremostre.com | myowngallery.it Gisèle Freund Frida Kahlo faisant le portrait de son père (1948)
IN CONVENZIONE ANCHE MARISA MERZ. LA DANZA DELLE ORE Dal 29 ottobre al 4 aprile 2027 al Castello di Rivoli, Rivoli, Torino castellodirivoli.org MUSEO EGIZIO, TORINO Sconti attivi fino al 31 dicembre 2026 museoegizio.it MUSEO NAZIONALE DELL’AUTOMOBILE, TORINO Sconti attivi fino al 31 marzo 2027 museoauto.com UN ALTRO NOVECENTO. OPERE SU CARTA DALLE COLLEZIONI DELLA GAM Fino al 1° novembre alla Galleria civica d’arte moderna e contemporanea, Torino gamtorino.it VINCENZO AGNETTI. OGGI È UN SECOLO Fino al 1° novembre alla Galleria civica d’arte moderna e contemporanea, Torino gamtorino.it I BRUEGHEL. LE ORIGINI DEI GENERI PITTORICI IN EUROPA Fino al 31 gennaio 2027 a Palazzo Reale, Milano palazzorealemilano.it JURASSIC WORLD: THE EXPERIENCE Fino al 10 gennaio 2027 a MilanoSesto, Sesto San Giovanni, Milano jurassicworldexperience.com MATISSE. IL MONDO IN UNA STANZA Dall’8 ottobre al 21 febbraio 2027 al Mudec, Milano mudec.it MUSEO NAZIONALE SCIENZA E TECNOLOGIA LEONARDO DA VINCI, MILANO Sconti attivi fino al 31 dicembre 2026 museoscienza.org RITRATTI DI DONNA. TRA HAYEZ, BOLDINI E CARRÀ Dal 21 ottobre al 4 aprile 2027 a Palazzo Sarcinelli, Conegliano, Treviso artika.it
MUSEI DI VICENZA (VICENZA GOLD CARD) Sconti attivi fino al 31 dicembre 2026 museicivicivicenza.it MUSEO STORICO NAVALE DI VENEZIA Sconti attivi fino al 30 giugno 2027 munav.it ACQUARIO DI GENOVA Sconti attivi fino al 28 febbraio 2027 acquariodigenova.it LA CITTÀ DEI BAMBINI E DEI RAGAZZI, GENOVA Sconti attivi fino al 28 febbraio 2027 cittadeibambini.net DA GAUDÍ A PICASSO. CAPOLAVORI DALLA COLLEZIONE CARMEN THYSSEN Dal 9 ottobre al 29 marzo 2027 a Palazzo Albergati, Bologna arthemisia.it | palazzoalbergati.com ARTEMISIA GENTILESCHI A FIRENZE Nella città dei Medici la pittrice raggiunse l’apice della carriera: fu la prima donna ammessa all’Accademia delle arti del disegno, ricevette importanti incarichi dalle famiglie nobili del territorio, frequentò Galileo Galilei e gli intellettuali dell’epoca. Al suo legame con Firenze è dedicata la mostra al Museo degli Innocenti, dal 21 ottobre al 4 aprile 2027. Chi presenta in biglietteria un titolo di viaggio Frecciarossa, Frecciargento o Frecciabianca con destinazione Firenze e una data antecedente al massimo due giorni quella della visita ha diritto a uno sconto del 25% sull’ingresso alla mostra. arthemisia.it | museodeglinnocenti.it BROKEN. IL POTERE DEL FRAMMENTO Fino al 24 gennaio 2027 a Palazzo Strozzi, Firenze palazzostrozzi.org KANDINSKY Fino al 14 febbraio 2027 a Palazzo Bonaparte, Roma arthemisia.it | mostrepalazzobonaparte.it
Artemisia Gentileschi Allegoria dell’Inclinazione (1615-1616) Firenze, Casa Buonarroti RENATO GUTTUSO – ANIMA MEDITERRANEA Dal 17 ottobre al 28 febbraio 2027 al Museo storico della fanteria dell’Esercito italiano, Roma navigaremostre.com
Maggiori informazioni su trenitalia.com 105
PROMOZIONI
BASE LIBERTÀ DI VIAGGIO E CAMBI ILLIMITATI Biglietto acquistabile fino alla partenza del treno e del FrecciaLink. Entro tale limite sono ammessi il rimborso, il cambio del biglietto e il cambio della prenotazione un numero illimitato di volte. Dopo la partenza, il cambio della prenotazione e del biglietto sono consentiti una sola volta fino a un’ora successiva.
ECONOMY CONVENIENZA E FLESSIBILITÀ Offerta a posti limitati e soggetta a restrizioni. Il cambio prenotazione, l’accesso ad altro treno e il rimborso non sono consentiti. È possibile, fino alla partenza del treno, esclusivamente il cambio della data e dell’ora per lo stesso tipo di treno, livello o classe, effettuando il cambio rispetto al corrispondente biglietto Base e pagando la relativa differenza di prezzo. Il nuovo ticket segue le regole del biglietto Base.
SUPER ECONOMY MASSIMO RISPARMIO Offerta a posti limitati e soggetta a restrizioni. Il cambio, il rimborso e l’accesso ad altro treno non sono consentiti, livello Executive escluso.
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FrecciaSenior
FrecciaDays
Riservata agli over 60 titolari di CartaFreccia, FrecciaSenior consente di viaggiare su Frecciarossa e Frecciargento con prezzi a partire da 29 € a seconda della classe e della relazione di viaggio. L’offerta è valida per viaggiare in 1^ e 2^ classe e nei livelli di servizio Business, Premium e Standard 1.
Viaggia il martedì, mercoledì, giovedì e sabato con sconti fino al 60% rispetto al prezzo Base sui treni Frecciarossa e Frecciargento nei livelli di servizio Business, Premium, Standard, in 1^ e in 2^ classe. Sono esclusi il livello di servizio Executive e il servizio Salottino 2.
NOTE LEGALI
FrecciaFriends Dedicata a gruppi da 3 a 5 persone per viaggiare su Frecciarossa e Frecciargento con uno sconto sul prezzo Base del 50%. L’offerta è valida per viaggiare nei livelli di servizio Business, Premium, Standard, in 1^ e in 2^ classe. Sono esclusi il livello di servizio Executive e il servizio Salottino 3.
1. Offerta valida sui treni Frecciarossa e
FrecciaFamily Con Trenitalia i bambini viaggiano gratis in Frecciarossa, Frecciargento, Frecciabianca in 1^ e 2^ classe e nei livelli Business, Premium e Standard. La gratuità è prevista per i minori di 15 anni accompagnati da almeno un maggiorenne, in gruppi composti da 2 a 5 persone. I componenti del gruppo dai 15 anni in poi pagano il biglietto scontato del 50% sul prezzo Base 4.
Frecciargento, in 1^ e 2^ classe e nei livelli di servizio Standard, Premium e Business. Prevede, a seconda della classe e relazione di viaggio, l’acquisto a prezzi fissi in Standard/2^ classe a partire da 29 €, in Premium a partire da 34 € e in Business/1^ classe a partire da 39 €. Tali prezzi non si applicano alle relazioni per le quali è previsto uno sconto inferiore al 50% rispetto al prezzo Base. L’offerta è a posti limitati che variano in base al treno e al giorno della settimana e non si cumula con altre riduzioni a qualsiasi titolo spettanti. Cambio biglietto/prenotazione e rimborso non sono consentiti. 2. L’offerta è a posti limitati che variano in base al giorno, al treno e alla classe o livello di servizio e non è cumulabile con altre riduzioni ad eccezione di quella prevista a favore dei ragazzi. Cambio biglietto/prenotazione e rimborso non sono consentiti. 3. Offerta a posti limitati e variabili in base al giorno, al treno e alla classe o livello di servizio e non si cumula con altre riduzioni a qualsiasi titolo spettanti, ad eccezione di quella prevista a favore dei ragazzi. Cambio biglietto/ prenotazione e rimborso non sono consentiti.
FrecciaYoung Riservata agli under 30, l’offerta FrecciaYoung consente di viaggiare su Frecciarossa e Frecciargento con prezzi a partire da 19 € a seconda della relazione di viaggio. L’offerta è riservata ai soci CartaFreccia under 30 ed è valida per viaggiare in Standard e in 2^ classe 5.
4. Offerta a posti limitati e variabili rispetto al giorno, al treno e alla classe/livello di servizio. Cambio prenotazione/biglietto e rimborso soggetti a restrizioni. L’offerta non è cumulabile ad altre riduzioni a qualsiasi titolo spettanti. 5. Offerta valida sui treni Frecciarossa e Frecciargento, in 2^ classe e nel livello di servizio Standard. Prevede l’acquisto a prezzi fissi di 19€, 29 € e 39€, a seconda della relazione di viaggio. Tali prezzi non si applicano alle relazioni per le quali è previsto uno sconto inferiore al 50% rispetto al prezzo Base. L’offerta è a posti limitati che variano in base al treno e al giorno della settimana e non si cumula con altre riduzioni a qualsiasi titolo spettanti, compresa quella prevista per
© Creative Juice/AdobeStock
i ragazzi. Cambio biglietto/prenotazione e rimborso non sono consentiti. 6. L’offerta consente di acquistare due biglietti, uno per il viaggio di andata e uno per il viaggio di ritorno, da effettuare nella stessa giornata, sulla medesima tratta e categoria di treno. Disponibile su tutti i treni Frecciarossa, Frecciargento e Frecciabianca in tutte le classi
A/R in Giornata Con l’offerta A/R in giornata si può partire e tornare nello stesso giorno usufruendo di uno sconto per singola tratta rispetto al prezzo Base del 30% nelle giornate dalla domenica al venerdì e del 50% nella giornata del sabato 6.
e livelli di servizio ad eccezione del servizio Salottino. Offerta a posti limitati e variabili rispetto al giorno, al treno e alla classe/livello di servizio. Modificabile, ma non rimborsabile. Gli sconti previsti rispetto al prezzo Base verranno applicati fatti salvi i minimi tariffari.
Informazioni aggiornate al 24 settembre 2026
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FOOD ON BOARD
MOMENTI DI GUSTO AD ALTA VELOCITÀ Hai voglia di una pausa ad Alta Velocità diversa dal solito? Aggiungi al tuo viaggio un’esperienza di gusto! Il FrecciaBistrò ti aspetta al centro del Frecciarossa: lì troverai prodotti da forno, snack dolci e salati, piatti caldi e freddi, taglieri, panini, tramezzini, pizza e soft drinks, caffè illy, birre artigianali, cocktail, vini e bollicine. Inoltre, puoi scegliere tra tanti menù pensati per ogni momento della giornata. Sono disponibili anche opzioni vegetariane e senza glutine o lattosio.
TRA I MENÙ:
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USA I TUOI PUNTI Hai tempo solo fino al 31 dicembre 2026 per accumulare i punti premio del Programma CartaFreccia e li potrai utilizzare fino al 31 marzo 2027 per richiedere i tuoi premi perché dal 1° aprile saranno azzerati. Stessa scadenza - 31 dicembre 2026 - per accumulare i tuoi punti status e raggiungere o confermare gli status Argento, Oro e Platino. Le opportunità per spendere i tuoi punti sono numerose: dai biglietti premio per viaggiare sulle Frecce a carnet, upgrade e carte regalo, fino alle proposte del catalogo CartaFreccia Collection, che comprende esperienze, gift card e voucher. Infine, è possibile convertire i punti con quelli di altri programmi fedeltà, trasformandoli direttamente dall’Area Riservata in punti iryo del Club YO, dedicato ai clienti dell’operatore ferroviario ad Alta Velocità spagnolo, oppure in Miglia SUMA, il programma loyalty di Air Europa.
TRASFORMA I PUNTI IOSI DEL PROGRAMMA FEDELTÀ NEXI IN PUNTI CartaFreccia ha siglato una partnership con Nexi, azienda specializzata in servizi e infrastrutture per il pagamento digitale. Grazie all’accordo, i titolari di una carta Nexi iscritti al programma fedeltà iosi Plus e a quello CartaFreccia possono convertire il saldo iosi in punti premio CartaFreccia e ottenere più velocemente i vantaggi offerti dal programma*. La conversione è semplice: 20mila punti iosi corrispondono a 1.600 punti premio CartaFreccia. Un modo in più per trasformare gli acquisti di ogni giorno in nuove opportunità di viaggio. * L’offerta è valida fino al 31 dicembre 2026
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NETWORK // ROUTES // FLOTTA
Parigi
Bolzano
Lione
Trento Milano Brescia
Chambéry Saint Jean De Maurienne
Torino
Avignon
Genova
Trieste
Venezia Padova
Reggio Mantova Emilia AV Modena Bologna Ravenna Firenze
La Spezia Aix-en-Provence
Gorizia
Vicenza
Verona
Oulx
Udine
Treviso
Pisa
Marsiglia
Rimini Assisi
Perugia
Falconara Marittima Ancona
Pescara NO STOP Roma
Foggia
Caserta Benevento
Napoli Afragola
Napoli Pompei
Potenza
Sorrento
Salerno Agropoli Vallo della Lucania Paola
Bari Matera
Lecce
Taranto Ferrandina Scalo Matera
Sibari Lamezia Terme
Reggio di Calabria
Per schematicità e facilità di lettura la cartina riporta soltanto alcune città esemplificative dei percorsi delle diverse tipologie di Frecce. Maggiori dettagli per tutte le soluzioni di viaggio su trenitalia.com Alcuni collegamenti qui rappresentati sono disponibili solo in alcuni periodi dell’anno e/o in alcuni giorni della settimana. Verifica le disponibilità della tratta di tuo interesse su trenitalia.com.
Cartina aggiornata al 25 settembre 2026
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STANDARD
Velocità max 400 km/h | Velocità comm.le 300 km/h | Composizione 8 carrozze Livelli di servizio Executive, Business, Premium, Standard Posti 457 | WiFi Fast | Presa elettrica e USB al posto Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio
FRECCIAROSSA ETR 1000
FRECCIAROSSA ETR 500 Velocità max 360 km/h | Velocità comm.le 300 km/h | Composizione 11 carrozze 4 livelli di servizio Executive, Business, Premium, Standard | Posti 589 WiFi | Presa elettrica al posto Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio
FRECCIAROSSA ETR 700 Velocità max 250km/h | Velocità comm.le 250km/h | Composizione 8 carrozze 3 livelli di Servizio Business, Premium, Standard | Posti 497 WiFi Fast | Presa elettrica e USB al posto Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio
FRECCIAROSSA ETR 600 Velocità max 280 km/h | Velocità comm.le 250 km/h | Composizione 7 carrozze 3 livelli di Servizio Business, Premium, Standard | Posti 432 WiFi | Presa elettrica al posto Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio
FRECCIARGENTO ETR 485 Velocità max 280 km/h | Velocità comm.le 250 km/h Composizione 9 carrozze | Classi 1^ e 2^ | Posti 489 WiFi | Presa elettrica al posto Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio
FRECCIABIANCA ETR 460 Velocità max 250 km/h | Velocità comm.le 250 km/h Composizione 9 carrozze Classi 1^ e 2^ | Posti 479 | Presa elettrica al posto Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio
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FRECCIAPLAY.IT
INTRATTENIMENTO GRATUITO, FACILE E VELOCE Grazie ai servizi e ai contenuti FrecciaPlay il viaggio a bordo dei treni Frecciarossa e nelle sale FrecciaClub e FrecciaLounge è più piacevole. Per accedere basta collegarsi alla rete WiFi, digitare www.frecciaplay.it o scaricare l’app FrecciaPlay da App Store e Google Play. Ulteriori dettagli, info e condizioni su trenitalia.com I MIGLIORI FILM DEL MESE
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