
Viaggi
Le spiagge iconiche del cinema
Avvistare le balene in Italia
Isernia
Arte e cultura
L’Ara Pacis a colori
Obey
Lisetta Carmi

GLOBAL SERIES
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Viaggi
Le spiagge iconiche del cinema
Avvistare le balene in Italia
Isernia
Arte e cultura
L’Ara Pacis a colori
Obey
Lisetta Carmi

GLOBAL SERIES

























STORIE DI FS
6 Railway heArt
Le persone, i luoghi, le storie dell’universo ferroviario in un click
8 Nel segno del cambiamento
A Roma Termini e Milano Centrale, Trenitalia ha introdotto totem interattivi per fornire informazioni in Lis e IS alle persone sorde
10 Save the date
Mostre, festival, fiere: gli appuntamenti principali del mese da nord a sud

madrina del festival Italian Global Series
VIAGGI
22 Stessa spiaggia, stesso film
Dalla Versilia di Sapore di mare alla Fregene de La dolce vita, un viaggio tra i paesaggi marittimi resi iconici dal cinema
26 Giganti nascosti
L’inizio dell’estate è il momento migliore per avvistare balene, delfini e capodogli nel loro habitat naturale, dal Mar Ligure alle coste siciliane
30 Il Pollino si racconta
Dal 5 al 17 luglio il Va’ Sentiero Fest attraversa per oltre 190 km il Parco nazionale tra Calabria e Basilicata

34 ANDAMENTO LENTO
Il cuore bianco di Isernia
Dalla pietra calcarea delle piazze alle trame del merletto fino alla cipolla tipica della zona. Nella città molisana il colore candido guida il viaggio
38 L’ANNO DI FRANCESCO
Il coraggio del dialogo
Nel 1219, durante la quinta crociata, Francesco attraversò il fronte senza armi per incontrare il sultano d’Egitto. Dimostrando che la pace va incarnata
44 L’importanza di perdersi
Con l’album Primo amore Mannarino inaugura una fase più introspettiva. E si prepara per il tour estivo, che parte il 21 giugno da Fermo
46 Non mollare mai
La conduttrice Carolina Rey torna su Rai1 con il programma Unomattina Estate, che corona una stagione scintillante

48 Un secolo a tutta velocità
Tre giorni di gare ed eventi nel circuito di Misano, dal 3 al 5 luglio, celebrano cento anni dell’azienda Ducati
52 Sul tetto del mondo
Il Foro Italico di Roma ospita per la quinta volta il World Taekwondo Grand Prix. La storia del movimento a 60 anni dal suo arrivo in Italia
56 Firenze guarda a Oriente Pitti Uomo 110 consolida il rapporto con Giappone, Corea e Cina. Dal 16 al 19 giugno, a Fortezza da Basso, si ridefinisce il menswear contemporaneo
58 Libertà da indossare
Le nuove tendenze della moda maschile: silhouette morbide e palette naturali che raccontano un’eleganza più spontanea

60 Una storia a colori Nei weekend estivi, dopo le 21, l’Ara Pacis Augustae può essere ammirata nella sua forma originale grazie alla tecnica del videomapping
64 Potere gentile
A Napoli una grande mostra sull’artista statunitense Shepard Fairey, in arte Obey
71 Con gli occhi di un altro
A Torino, fino al 12 luglio, una mostra racconta la vita e la carriera di David Bowie partendo dalla sua relazione con il fratello Terry Burns
76 Sguardi a nudo
Le opere di Lisetta Carmi sono in mostra a Perugia fino al 27 settembre, tra volti marginali e umanità invisibili
SEGNALIBRO
Intervista a Marco Malvaldi per il saggio Scimmia sapiens 80
CIAK, SI PARTE
A volte ritornano. I film in sala e in streaming scelti da Alessandra Caputo
Il trucco c’è ma non si vede I trend di bellezza secondo Luca Buttiglieri
L’amore non vuole tristezza La posta del cuore di Cristiano Malgioglio
Pesci, traguardi eccezionali L’oroscopo di Luigi Torres Cerciello
FOOD TO GO
La ricetta del mese Il panino salentino di Francesca Micoccio 86
La mente luminosa Meditare con Nerina Di Nunzio
Beachwear di carattere I consigli fashion di Susanna Ausoni
Le nuove carrozze panoramiche con Fondazione FS Italiane BINARI SENZA TEMPO

PER CHI AMA VIAGGIARE
MENSILE GRATUITO PER I VIAGGIATORI
ANNO XVIII - NUMERO 6 - GIUGNO 2026
REGISTRAZIONE TRIBUNALE DI ROMA
N° 284/97 DEL 16/05/1997
CHIUSO IN REDAZIONE IL 26/05/2026
Foto e illustrazioni: © Archivio Multimediale FS
Copertina: © Maddalena Petrosino
Styling Eleonora Pratelli Suite19, hair & make-up artist Alessandro Joubert per Simone Belli Agency, total look Elisabetta Franchi, jewelry Lama Hourani
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Hanno collaborato a questo numero
Susanna Ausoni, Luca Buttiglieri, Alessandra Caputo, Nerina Di Nunzio, Fondazione FS Italiane, Enzo Fortunato, Davide Garofalo, Abha Valentina Lo Surdo, Giulia Maggio, Cristiano Malgioglio, Enrico Procentese, Gabriele Romani, Flavio Scheggi, Floriana Schiano Moriello, Luigi Torres Cerciello
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REALIZZAZIONE E STAMPA PROGETTO CREATIVO
Team creativo Antonio Russo, Annarita Lecce, Giovanni Aiello, Manfredi Paterniti, Massimiliano Santoli
La carta di questa rivista proviene da foreste ben gestite certificate FSC® e da materiali riciclati
Le persone, i luoghi, le storie
dell’universo ferroviario in un click.
Un viaggio da fare insieme
a cura di Enrico Procentese enry_pro
Utilizza l’hashtag #railwayheart oppure invia il tuo scatto a railwayheart@fsitaliane.it. L’immagine, classificata secondo una delle tre categorie rappresentate (Luoghi, People, In viaggio), deve essere di proprietà del mittente e priva di watermark. Le foto più emozionanti tra quelle ricevute saranno selezionate per la pubblicazione nei numeri futuri della rubrica.


Geometrie in fuga
© Giuseppe F. thetigerswill 1
Comfort in corsa
© Vittorio D. v.damore95 2 People

A Roma Termini e Milano Centrale, Trenitalia ha introdotto totem interattivi che forniscono informazioni in Lis e IS. Per rendere il viaggio accessibile alle persone sorde
er le persone sorde frequentare le stazioni e prendere il treno può essere un’esperienza complessa. Nel tentativo di migliorarla, Trenitalia ha introdotto nelle biglietterie di Milano Centrale e Roma Termini un totem interattivo, in grado di fornire informazioni in Lingua dei segni italiana (Lis) e International Sign (IS). L’avatar sullo schermo, creato con l’intelligenza artificiale, è in grado di comunicare in tempo reale con gli utenti, consentendo di ottenere informazioni sulle soluzioni di viaggio e conoscere dettagli sul proprio biglietto, come il binario di partenza o lo stato del treno.
Il servizio continua anche a distanza, grazie a messaggi testo e video in Lis e IS che è possibile ricevere sui propri dispositivi. Il sistema è disponibile, con testo e voce, in 14 lingue, compreso l’italiano. Evoluzione del servizio di video-interpretariato Lis già disponibile in oltre 20 stazioni, il progetto ambizioso è stato sviluppato in collaborazione con l’Ente nazionale sordi (Ens).
Trenta persone sorde hanno registrato migliaia di video per istruire l’assistente digitale.
«L’obiettivo», spiega il presidente dell’Ens Angelo Raffaele Cagnazzo, «era quello di garantire che l’avatar non fosse una semplice animazione, ma un sistema capace di restituire con accuratezza la sintassi e la morfologia della Lis e dell’IS». Una dimostrazione concreta di quanto il coinvolgimento diretto della comunità sorda in questo tipo di progetti «assicuri lo sviluppo di algoritmi realmente efficaci, evitando bias tecnologici».
Sull’importanza della cooperazione è d’accordo Rebecca, che ha partecipato allo sviluppo del totem, addestrando l’assistente digitale: «L’accessibilità è un percorso difficile, da fare insieme. Non riguarda solo le aziende ma la collettività tutta. Quando persone sorde e non sorde convivono, collaborare è più facile». Studentessa di comunicazione e mediazione culturale, prende il treno da Milano Lambrate a Milano Centrale per andare all’università. Sa cosa vuol dire fare la pendolare e immagina un futuro in cui i bisogni delle persone sorde vengano presi in considerazione sempre di più: «Il totem è già un risultato molto importante, spero apra la strada ad altre azioni concrete». Il punto di forza di questa novità, precisa, «è che dà totale autonomia alle
persone, sfruttando la tecnologia. Non ho mai visto niente di simile in Italia». Insiste su questo aspetto anche Cagnazzo: «La digitalizzazione dei punti di contatto rende la fruizione del trasporto ferroviario rapida, sicura e paritaria rispetto all’intera utenza. E dimostra che l’accessibilità digitale non è un costo aggiuntivo, ma un investimento nella qualità del servizio per tutti i passeggeri».
In un contesto caratterizzato da una crescente attenzione ai diritti e ai temi dell’inclusione, l’impegno sul fronte dell’accessibilità si conferma per Trenitalia un elemento essenziale per promuovere una mobilità sempre più attenta alle persone. L’accessibilità rappresenta un valore centrale nelle politiche di sviluppo e innovazione dei servizi, con un impegno costante orientato a garantire un’esperienza di viaggio sempre più inclusiva, autonoma e priva di barriere. Per questo Trenitalia ha avviato, nei primi mesi del 2026, specifiche analisi di customer satisfaction con l’obiettivo di raccogliere indicazioni utili a garantire il massimo livello possibile di autonomia per le persone a mobilità ridotta che vogliono prendere il treno.
La formazione del personale, il coinvolgimento delle federazioni e delle istituzioni, l’attenzione alla customer satisfaction e le attività di sperimentazione dedicate e condivise testimoniano l’impegno dell’azienda verso la costruzione di un ecosistema realmente inclusivo che si traduce in efficacia operativa e qualità percepita. Ne è la conferma il progetto dedicato alle persone sorde, per cui è in corso l’implementazione su ulteriori cinque stazioni che si concluderà entro dicembre 2026.




a cura di
Alex A. D’Orso - al.dorso@fsitaliane.it
Irene Marrapodi - ir.marrapodi@fsitaliane.it
Francesca Ventre - f.ventre@fsitaliane.it
POMPEI (NAPOLI) 18 GIUGNO>12 LUGLIO
Nel Teatro grande del Parco archeologico di Pompei va in scena, giovedì 18 giugno, la prima nazionale delle Baccanti di Euripide firmata dal regista greco Theodoros Terzopoulos. Lo spettacolo, con repliche il 19 e il 20, apre la nona edizione della rassegna estiva promossa dal Teatro di Napoli. Seguono il 26 e il 27
L.A.V.A. – opera di danza contemporanea che propone un parallelismo tra le forze geologiche e gli impulsi umani – e l’Alcesti del drammaturgo greco Euripide diretto da Filippo Dini, in scena il 3, 4 e il 5 luglio. Chiude la rassegna la tragedia di Eschilo I Persiani, nella versione del regista catalano Àlex Ollé, con tre rappresentazioni il 10, l’11 e il 12 luglio. In occasione delle serate, inoltre, viene aperto eccezionalmente ai visitatori il Foro triangolare, dove si trovava il santuario dedicato alla dea Atena: lì, oltre venti secoli fa, il pubblico si riuniva in attesa dell’inizio degli spettacoli. teatrodinapoli.it


UN ALTRO NOVECENTO, OPERE SU CARTA DALLA COLLEZIONE GAM
TORINO FINO AL 1° NOVEMBRE
Protagonista della mostra è la carta, supporto agile diventato nel XX secolo mezzo privilegiato di sperimentazione per annotare visioni, verificarle, contraddirle, ripeterle e trasformarle. Sono oltre 600 le opere esposte nella mostra, che riunisce per la prima volta in un percorso unitario il patrimonio della Galleria civica d’arte moderna e contemporanea. Tra le creazioni ecco disegni, acquerelli, incisioni e dipinti che abbracciano vari periodi e movimenti artistici, dal Simbolismo al Secessionismo, fino alle ricerche della generazione degli anni ‘90. Gli autori vanno da Lucio Fontana a Giorgio Morandi, da Filippo de Pisis a Max Ernst, fino ai nomi della Pop Art, come Andy Warhol e Roy Lichtenstein. gamtorino.it

A Karpathos, in Grecia, una donna porta in chiesa due pani pasquali artos per le celebrazioni della Pasqua ortodossa (2024)
SACRED BREAD. LE VIE DEL PANE
MILANO FINO AL 28 GIUGNO
Nello Spazio Messina della Fabbrica del vapore, la mostra fotografica di Stefano Torrione racconta la sacralità del pane attraverso i secoli e i popoli. Oltre a essere un alimento, infatti, questo impasto di acqua e farina è un simbolo di vita, fede e condivisione in molte zone del mondo. Gli scatti in esposizione sono 77 e accompagnano i visitatori nelle 16 tappe compiute dal fotografo ed etnografo nel corso di sei anni intorno al bacino del Mediterraneo: dall’Iraq al Corno d’Africa, dall’Algeria alla Grecia, alla Turchia, passando per Sarajevo e il Marocco, la Francia e l’Italia. fabbricadelvapore.org
CINISELLO BALSAMO (MILANO) FINO AL 5 LUGLIO
È il 1946, la guerra è finita e la cittadinanza è chiamata a decidere se l’Italia sarà una monarchia o una repubblica. Proprio in quei giorni Federico Patellani realizza un reportage in diverse città, documentando, tra le altre cose, il primo voto a suffragio universale a livello nazionale. A 80 anni dal referendum, il Museo nazionale di fotografia celebra lo storico momento con una mostra che unisce stampe originali, negativi, provini e materiali d’archivio. Gli scatti restituiscono l’entusiasmo del momento e lasciano trasparire la gioia delle donne che parteciparono al voto. Come Anna Iberti, immortalata da Patellani mentre mostra orgogliosa la prima pagina del Corriere della Sera, che annuncia la vittoria della repubblica. Immagine diventata simbolo dell’evento. munaf.it


HERNAN BAS. THE VISITORS
VENEZIA FINO AL 30 AGOSTO
La città della Laguna, una tra le più sofferenti a causa del turismo di massa, espone oltre 30 nuovi dipinti dell’artista cubano-americano, all’interno di un’installazione immersiva concepita appositamente per la Galleria internazionale d’arte moderna a Ca’ Pesaro. Protagonisti sono appunto i visitatori: prevalentemente uomini, bianchi e occidentali, davanti a luoghi storici, spazi sacri, ma anche in locali equivoci o in mondi naturali sterilizzati, secondo un turismo fatto solo di cliché. Tutti sembrano recitare o fingere, mentre posano oppure scattano fotografie. Per esempio, uno statunitense si spaccia per canadese, un visitatore in Thailandia inscena un incontro con un pitone e qualcuno aspira a trovarsi da solo con la Gioconda visitmuve.it























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SUQ FESTIVAL
GENOVA 13>24 GIUGNO
Attraversare i confini è il tema della 28esima edizione della rassegna dedicata alle diverse culture del mondo. Ogni giorno, nel Porto antico di Genova e in altri luoghi della città, spettacoli teatrali e musicali trasportano i visitatori tra popoli e tradizioni lontane, abbattendo le barriere e favorendo il dialogo e il confronto. Un grande mercato simile a un suq arabo propone pezzi di artigianato che stimolano la curiosità, mentre gli show cooking – come quelli di pasticceria iraniana e di cucina peruviana – riempiono l’aria di profumi stuzzicanti. suqfest.it
INTERNAZIONALE FAIR PLAY MENARINI
ROMA E FIRENZE 4 GIUGNO>2 LUGLIO
Compie 30 anni la manifestazione dedicata all’etica sportiva, di cui Frecciarossa è Treno Ufficiale, che nei decenni ha premiato per i loro valori, più che per le medaglie, oltre 400 atleti e atlete. Il primo appuntamento è il 4 giugno a Roma, nel Salone d’onore del Coni, con l’annuncio dei vincitori e la consegna del premio Fair Play Menarini Giovani ai talenti emergenti più rispettosi degli avversari. Si prosegue il 15 giugno a Firenze con il Premio speciale Fiamme Gialle Studio e Sport, rivolto ai giovani che sono stati capaci di unire l’eccellenza agonistica con quella accademica. Tutti i premiati sono poi attesi il 1° luglio a piazzale Michelangelo per la tradizionale cena di gala, seguita, il giorno dopo, dalla cerimonia di premiazione ufficiale nel Teatro del Maggio musicale fiorentino. fairplaymenarini.com


DAP FESTIVAL - DANZA IN ARTE A PIETRASANTA
PIETRASANTA (LUCCA) 27 GIUGNO>11 LUGLIO
Compie dieci anni uno degli appuntamenti internazionali più importanti per la danza classica e contemporanea. L’evento, con l’obiettivo di superare i confini tra le varie discipline, unisce anche musica e arti visive, proponendo un programma di 14 spettacoli con partecipazioni da tutto il mondo. Le performance si diffondono in luoghi storici, come i chiostri di Sant’Agostino e di San Francesco e il Teatro grande della Versiliana a Marina di Pietrasanta. Tra i protagonisti di quest’anno la Compagnia Bellanda e i coreografi Virgilio Sieni e Michele Merola. Da provare l’esperienza immersiva, creata in collaborazione con il Museo Mitoraj, ispirata alla famosa scultura Bocca di Rocca Bianca del maestro polacco. dapfestival.com
FUORI PROGRAMMA
ROMA 21 GIUGNO>10 LUGLIO
Prodotto da Orbita|Spellbound, il festival di danza celebra quest’anno il corpo come materia che agita la terra. Un evento diffuso in tre spazi della Capitale, dal centro alla periferia, che prevede spettacoli, prove aperte, incontri e laboratori. Dal 21 al 30 giugno, al Teatro biblioteca Quarticciolo, Records di Vittorio Pagani esplora la tensione tra il limite umano e l’aspirazione all’infinito. A Palazzo Farnese, il 2 luglio, con Veduta_Atlante Mediterraneo, di Michele Di Stefano e Lorenzo Bianchi Hoesch, il pubblico fruisce la traccia sonora in cuffia, affacciato su un punto panoramico, mentre segue i performer dislocati nello spazio. Infine il 7, al Teatro India, Hasard & Boléro, con la coreografia di Sita Ostheimer, interseca corpo, luce e suono, proponendo un’esperienza sensoriale a chi guarda. fuoriprogramma.com

TAOBUK
TAORMINA 18>22 GIUGNO
La fiducia, intesa come forza generativa della convivenza civile, è il tema della 16esima edizione del festival. A discuterne sono chiamati scrittrici, filosofi e artisti che, per cinque giorni, animano oltre dieci luoghi della città siciliana con presentazioni, talk, e attività performative. Il 20 giugno sono invece attesi i Taobuk Award, al Teatro Antico di Taormina, assegnati quest’anno agli scrittori Abdulrazak Gurnah, Premio Nobel per la letteratura, Haruki Murakami, Dacia Maraini, Jonathan Coe e Donato Carrisi, al poeta Adonis, all’artista Anish Kapoor, al cardinale Gianfranco Ravasi, al direttore d’orchestra Vitali Alekseenok, al Premio Nobel per l’Economia Esther Duflo e all’artista Valerio Adami. Il Premio Sicilia va invece agli scrittori Felicia Kingsley e a Eduardo Mendoza. taobuk.it

UMBRIA JAZZ
PERUGIA 3>12 luglio
È arrivata alla 53esima edizione la rassegna che riunisce star internazionali, maestri della musica e talenti emergenti. Sono 275 gli eventi in cartellone, oltre la metà a ingresso gratuito. Ottanta band e oltre 500 artisti si esibiscono su 15 palcoscenici diffusi nella città umbra. L’inaugurazione del 3 luglio è affidata a Sting, in concerto con un trio di chitarra, basso e batteria. Il 5, invece, è l’unica data italiana per Jon Batiste, cantautore e pianista di New Orleans che ha vinto otto Grammy Award. Tra gli altri protagonisti il cantautore Zucchero e il trombettista Paolo Fresu. Trenitalia è Official Green Carrier della manifestazione. Ai clienti che raggiungono Perugia nel periodo del festival con Frecce, Intercity, Regionale o FrecciaLink, ed esibiscono il titolo di viaggio al Centro servizi Galeazzo Alessi in via Mazzini 15, sarà consegnata una t-shirt ufficiale del festival (fino a esaurimento scorte).
umbriajazz.it









Madrina dell’Italian Global Series, dal 3 all’11 luglio a Rimini e Riccione, Matilde Gioli racconta l’evoluzione delle serie italiane, capaci di mettere finalmente le donne al centro
Ama i crime e le serie tv poliziesche, ma le piacerebbe interpretare una principessa guerriera come Xena, la protagonista della fiction fantasy che guardava da piccola.
Matilde Gioli, madrina e presentatrice dell’Italian
Global Series – dal 3 all’11 luglio a Rimini e Riccione e di cui il Gruppo FS è partner – riflette sull’evoluzione del settore e racconta come stanno cambiando i ruoli femminili sullo schermo. Non più figure di contorno, ma personaggi complessi, liberi, capaci di guidare le storie. Come conferma, del resto, anche il suo percorso professionale. Volto della dottoressa Giulia Giordano nel medical drama Doc - Nelle tue mani, antagonista nella terza stagione di Blanca, entrambe in onda sulla Rai, e ora protagonista del film Non è un paese per single, su Prime Video, Gioli interpreta donne che uniscono fragilità e determinazione ma non vivono mai di riflesso rispetto agli uomini. Un cambiamento che riflette la rinnovata maturità del settore, dove qualità e coraggio narrativo aprono nuove prospettive.
Sei madrina e presentatrice alla seconda edizione dell’Italian Global Series. Che cosa rappresenta per te questo ruolo?
Sicuramente è motivo di orgoglio, perché significa che in qualche modo mi viene riconosciuto di far parte di un settore che mi piace tantissimo, quello della serialità. Poter avere anche un ruolo proattivo è per me una grande soddisfazione. Negli ultimi anni le serie tv italiane hanno vissuto un’evoluzione, riuscendo a conquistare un pubblico sempre più ampio e internazionale. Come attrice, quali sono i cambiamenti più significativi?
Credo che si sia finalmente superato quel cliché di
considerare le serie un prodotto meno qualitativo rispetto ai film. C’è sempre stato un po’ di snobismo su questo tema. È chiaro che ci sono ritmi e tempi completamente diversi.
In una serie la mole di lavoro è maggiore: si gira per molti mesi, spesso con un numero di scene quotidiane elevato. In passato è successo che nelle lunghe produzioni si sacrificasse qualcosa. Ma negli ultimi anni l’industria si è strutturata e si riescono a garantire standard altissimi.
Che differenza c’è tra queste e le miniserie?
Nella lunga serialità l’impegno è totalizzante: si può lavorare per otto mesi senza fare altro. Doc, per esempio, è girato dentro un teatro e stare sempre negli stessi ambienti può essere un po’ alienante. Ma, alla fine, ti aiuta a conoscere meglio il personaggio che interpreti e a scoprire tutti i suoi angoli nascosti. Cerco sempre di vedere il lato positivo di ogni situazione.
Anche i ruoli femminili nelle fiction sono cambiati?
C’è più spazio per personaggi fuori dai soliti stereotipi. Prima, in molte fiction, la donna era raccontata in funzione del protagonista maschile. C’erano la fidanzata di, la moglie di, la figlia di e così via. Ora c’è voglia di investire sulle protagoniste, anche dal punto di vista della scrittura. La storia si crea intorno a loro, che non sono di contorno a nessuno. E visto che il mondo femminile è molto diverso da quello maschile questo consente di approfondire delle tematiche interessanti.
Quali?
La maternità, la sessualità dal punto di vista della donna, le differenze sul lavoro. Ci sono progetti sempre più coraggiosi che cercano di affrontare questi aspetti senza tabù. Si stanno facendo passi avanti e sono certa che prima o poi porteremo questi argomenti al centro di un film o una serie davvero senza filtri.

Tra i progetti più noti della tua carriera c’è Doc - Nelle tue mani. Come ha influenzato la tua crescita come attrice?
Sicuramente in modo molto positivo: entrare nelle case delle persone e riuscire a emozionarle è davvero gratificante. A volte penso che qualcuno, magari dopo una giornata pesante o un momento difficile, possa trovare un po’ di sollievo guardando una serie o un film in cui recito e questo è molto bello. Non c’entra la notorietà ma più l’idea di trasmettere qualcosa di buono. Ti abbiamo vista anche nella terza stagione di Blanca, un’altra serie molto popolare con un’amatissima protagonista interpretata da Maria Chiara Giannetta. Che equilibrio c’è tra voi?
Da tempo io e Maria Chiara volevamo lavorare insieme: ci conosciamo da molto, ci vogliamo bene a livello personale e ci stimiamo tantissimo a livello professionale. Quindi, sul set è stata una gioia. Nella serie ho interpretato un personaggio molto lontano da me: una cattiva, antagonista a Blanca. Lei rappresentava il bene e la speranza, mentre io ero più cinica e negativa, anche se durante la storia mi trasformo fino a sacrificare la vita per un bambino. Alla fine, abbiamo avuto tutte le condizioni per bilanciarci.
Ti è piaciuto vestire i panni della cattiva?
È stato bellissimo. Ho potuto sperimentare e nel lavoro questo mi rende felice e mi motiva. È come per i libri: più leggi, più impari. Così, se esci dalle zone comode, puoi crescere come attrice e persona. È come aggiungere ogni volta un pezzo. Io ancora ho tanti aspetti da approfondire, su cui devo lavorare.
Vuoi dircene uno?
Il mondo degli accenti: non ho ancora un buon livello di trasformismo da quel punto di vista e sarebbe una skill importante. Conosco attrici bravissime in questo, basta vedere gli ultimi David di Donatello. Matilda De Angelis ha vinto il premio come Miglior attrice non protagonista per Fuori di Mario Martone: bolognese di nascita, ha interpretato una romana credibilissima. Magari non tutti ci fanno caso ma noi addetti ai lavori sì. A me ancora manca questa capacità ma spero prima o poi di ottenerla, lavorando con un coach su un accento, un dialetto o magari anche in inglese. È da poco uscita su Prime Video la commedia Non è un paese per single, tratta dall’omonimo romanzo di Felicia Kingsley. Cosa ti ha convinta ad accettare il ruolo di Elisa? È un ruolo femminile forte che ho sentito molto affine. Gestisce una tenuta agricola mettendosi all’opera in prima persona: coltiva i campi, alleva le galline, va a cavallo, adora gli animali. Quando alcuni giornalisti mi hanno chiesto se mi piacerebbe dedicarmi alla vita di campagna, ho risposto che non mi dispiacerebbe affatto.

Elisa è anche una madre single. Tu hai mai pensato alla maternità?
Certo, voglio diventare mamma. Ma non tutti hanno gli stessi tempi o una situazione sentimentale che lo consente. Al momento sono sola e, per mia fortuna, ho un periodo lavorativo molto impegnativo. Però è un mio desiderio e spero un giorno di realizzarlo.
Tornando al cinema, secondo te l’uscita di film pensati solo per lo streaming sta modificando le abitudini del pubblico? Un po’ sì. D’altra parte, il mondo si trasforma e bisogna adattarsi. La fruizione dei film è cambiata ma il cinema ha sempre il suo fascino. E poi si può comunque scegliere: chi vuole andare in sala continuerà a farlo.
continui a farlo anche sul cinema. Bisogna offrire prodotti di qualità, con un valore artistico e culturale che non sia relegato solo alla pellicola impegnata, ma a storie capaci di trasmettere valori.
In autunno ti vedremo nella nuova stagione di Doc, ma anche nel progetto di Netflix Chiaroscuro. Di che cosa si tratta?
È una serie thriller con una bella suspense e una fotografia davvero curata. Si svolge nel mondo dell’arte, tra quadri e falsari. Insieme a me, gli altri protagonisti sono Pierpaolo Spollon, Andrea Lattanzi e Romana Maggiora Vergano. Un personaggio che ti piacerebbe interpretare?
Sono amante dei fantasy e vorrei essere una guerriera. Non

Il Teatro Galli di Rimini durante l’edizione 2025 del festival

Da Marco Giallini a Lino Banfi, da Carlton
Cuse a John Hannah, tanti ospiti italiani e internazionali in arrivo a Rimini e Riccione per la seconda edizione dell’Italian Global Series
quest’estate, per qualche giorno, Rimini e Riccione non saranno solo mete balneari, ma luoghi dove incontrare le serie e i suoi protagonisti. Accade dal 3 all’11 luglio, quando le due città sulla Riviera Romagnola ospitano la seconda edizione dell’Italian Global Series, che porta in scena il meglio della serialità italiana e internazionale.
Voluto dal Sottosegretario alla Cultura, Lucia Borgonzoni, il festival è un progetto dell’Associazione produttori audiovisivi (APA) ed è organizzato con il supporto del Ministero della Cultura, della Regione Emilia-Romagna, dei Comuni di Rimini e Riccione, di Siae, Agis ed Enel. L’evento invita il pubblico a partecipare a proiezioni, incontri e anteprime: un’intera programmazione pensata per avvicinare spettatori e protagonisti del settore.
Per nove giorni, le due città si animano di storie e talk. A Rimini sono previsti incontri in alcuni luoghi simbolo: dal Cinema Fulgor, legato alla memoria di Federico Fellini, al Teatro Galli, fino alla Corte degli Agostiniani e al Teatro degli Atti. A

L’arena di piazzale Ceccarini a Riccione
Riccione, invece, sono in programma eventi al PalaRiccione e nell’arena di piazzale Ceccarini, spazi resi famosi dal cinema. Al centro della kermesse c’è il Concorso internazionale, suddiviso in Drama, Comedy e Limited Series, affiancato dall’Italian Showcase, dedicato alle anteprime della prossima stagione. Attesi protagonisti del cinema e della tv, da Sabrina Ferilli a Lino Banfi, da Marco Giallini a Carlton Cuse, premio Emmy come produttore di Lost, insieme ad altri ospiti internazionali come gli attori John Hannah (Quattro matrimoni e un funerale, La mummia e Sliding Doors) e Bertie Carvel ( A Knight of the Seven Kingdoms e The Crown). Tra le novità Pitch Crime, iniziativa dedicata allo sviluppo di progetti seriali di genere, e soprattutto la Summer School: 60 studenti, divisi tra Rimini e Riccione, vivranno il festival da protagonisti, partecipando a conferenze stampa e attività sul campo. Un progetto che unisce spettacolo e formazione, quindi, portando in Riviera il meglio del settore audiovisivo. italianglobalseriesfestival.it igsfestival
Il Gruppo FS consolida il suo impegno nel mondo della cultura e dell’audiovisivo rinnovando la partnership con l’Italian Global Series. Stazioni e treni si confermano scenari d’eccezione, capaci di restituire al racconto cinematografico e televisivo un’ambientazione evocativa e profondamente identitaria. Un dialogo sempre più stretto tra mobilità e creatività, che corre sullo stesso binario per promuovere i territori e raccontarli in chiave contemporanea. Anche quest’anno il Gruppo sarà tra i protagonisti degli Awards, dopo aver premiato nel 2025 il regista e attore Carlo Verdone per Vita da Carlo 3 e la regista e sceneggiatrice Cristina Comencini per Il treno dei bambini













































































































































Dalla Versilia di Sapore di mare all’isola di Lampedusa in Respiro, passando per la Fregene del cult La dolce vita, un viaggio sentimentale tra i paesaggi marittimi resi iconici dal cinema
«Pizza fredda e birra calda. Tutto alla rovescia, come nella vita». La celebre battuta di Eleonora Giorgi a Massimo Ciavarro sulla spiaggia notturna di Forte dei Marmi è una delle tante frasi cult legate ai due film Sapore di mare diretti da Carlo Vanzina. Nella località balneare più esclusiva della Versilia le estati sembrano ferme nel tempo: il pontile, le biciclette, le rotonde sul lungomare e le sere alla Capannina riportano a galla la nostalgia degli anni ‘60. Ancora oggi la meta vacanziera vive anche grazie a quell’immaginario fatto di amori estivi, tormentoni musicali e malinconia da fine agosto. Quella Celeste nostalgia intonata da Riccardo Cocciante in un’altra scena scolpita nella mente, quando – anni dopo la fine della loro love story – i due ex amanti con il volto di Marina Suma e Jerry Calà si guardano intensamente, da lontano, ricordando i bei momenti passati insieme. Quella Toscana riporta alla mente le belle stagioni fatte di cabine a righe, juke-box e motorini parcheggiati sul lungomare. Estati che il grande schermo ha raccontato trasformando spiagge e cittadine marittime in luoghi dell’immaginario collettivo, un atlante sentimentale delle vacanze. Un viaggio che può continuare nell’elegante Castiglioncello, resa immortale dal celebre film di Dino Risi Il sorpasso. Tra curve a strapiombo sul mare e stabilimenti della costa livornese, Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant sfrecciano a bordo della loro Lancia Aurelia. Le terrazze affacciate sugli scogli e la luce abbagliante del Tirreno sono il segno di riconoscimento di un Paese proiettato verso il boom economico. E di una felicità fragile e velocissima.
Spostandosi nel Lazio, tra Roma e il suo litorale, troviamo
Marcello Mastroianni e Federico Fellini sulla spiaggia di Passoscuro, frazione di Fiumicino (Roma), durante le riprese del film La dolce vita (1959)



le location del film Il giovedì, sempre di Risi. La storia di un padre separato, interpretato da Walter Chiari, che cerca di farsi grande agli occhi del figlio si dipana tra Ostia e il noto stabilimento La Nave, in via Portorose, a Fregene, usato quattro anni prima da Marino Girolami per Ferragosto in bikini
Il centro balneare a nord di Roma, buen retiro di artisti e intellettuali capitolini negli anni ‘60, è stato inoltre il set di alcune scene dell’iconico La dolce vita, diretto da Federico Fellini. Proprio sulla spiaggia di Fregene, nel finale del film, un grande pesce mostruoso accoglie Marcello Mastroianni e gli altri reduci dall’orgia nella villa. L’ultimo esterno è girato sulla spiaggia di Passoscuro, poco più a nord, dove una ragazzina dall’aria pulita (Valeria Ciangottini) va incontro all’attore. Il litorale laziale è protagonista sul grande schermo pure con
Una scena del film Ferie d’agosto (1996): in prima fila, da sinistra, Ennio Fantastichini e Piero Natoli. In seconda fila, sempre da sinistra, Paola Tiziana Cruciani e Sabrina Ferilli. La location della pellicola è l’isola di Ventotene (Latina)
la luce abbacinante di Sabaudia. Le dune e la costa quasi selvaggia del gioiello nel cuore dell’Agro Pontino fanno da sfondo a La voglia matta, con Ugo Tognazzi e Catherine Spaak.
Le sue spiagge, luogo della giovinezza irraggiungibile e della libertà assoluta, conservano un’atmosfera sospesa tra raffinatezza e natura incontaminata.
Ha un sapore più intimo e politico la Ventotene raccontata da Paolo Virzì in Ferie d’agosto. L’isola pontina diventa il teatro delle contraddizioni del Paese, diviso tra intellettuali di sinistra e nuovi arricchiti. Ma al di là delle tensioni sociali, le acque limpide e il silenzio degli orizzonti regalano al lungometraggio una dimensione rievocativa, profondamente estiva. E fanno venire voglia di scoprirne le calette e gli splendidi scorci.
Più a sud si approda a Ischia, terra emersa vulcanica nel Golfo di Napoli e location cinematografica per eccellenza. Le sue baie e le sue vedute mediterranee, dal porto a Lacco Ameno, ospitarono Vacanze a Ischia, commedia del 1957 con Vittorio De Sica.
In quegli anni l’isola era il simbolo della vacanza chic ma ancora autentica: barchette, terrazze sul mare e tramonti che sembravano costruiti appositamente per la settima arte. Come il borgo marinario Ischia Ponte, set di varie scene. Nato all’ombra del Castello Aragonese, è conosciuto fin dal ‘300 come Borgo di Celsa per i gelsi che ne ombreggiavano le strade. I suoi vicoli lastricati, le botteghe artigiane e i ristoranti affacciati sull’acqua ne fanno una delle mete più affascinanti della zona.

Sempre nel Golfo di Napoli spunta Procida, celebre in tutto il mondo grazie al celeberrimo Il postino, ultimo film con Massimo Troisi. Le case color pastello, la darsena di Marina Corricella e le viuzze assolate accompagnano la malinconica poesia della pellicola. Dopo la sua uscita, l’isola è diventata meta di pellegrinaggio per cinefili romantici.
Infine c’è Lampedusa, teatro del Respiro di Emanuele Crialese, che ritrae una comunità sospesa tra tradizione e desiderio di libertà. Qui il mare siciliano è selvaggio, assoluto, quasi primordiale. Nel film, una meravigliosa Valeria Golino attraversava l’isola con la canzone di Patty Pravo La bambola in sottofondo. Un cinema più ruvido, ma capace di trasformare il Mediterraneo in pura bellezza.
Il mare italiano e le sue spiagge continuano a essere molto più di un semplice sfondo. Sono protagonisti silenziosi capaci di raccontare sogni, amori, malinconie e cambiamenti del Paese, anche semplicemente sotto l’ombrellone.


L’inizio dell’estate è il momento migliore per avvistare balene, delfini e capodogli nel loro habitat naturale. Dal Mar Ligure alle coste siciliane, ecco dove farlo in sicurezza e nel rispetto dell’ambiente di Irene Marrapodi - ir.marrapodi@fsitaliane.it
si scruta il pelo dell’acqua, in cerca di un movimento sommerso, cercando inutilmente di raccogliere con lo sguardo l’intera superficie del mare. Poi la voce concitata di chi ha visto qualcosa in lontananza o quella più calma di una ricercatrice indicano la posizione del cetaceo.
Ecco allora affiorare il dorso di un corpo gigantesco o una pinna, seguiti dal soffio di una balena o dal salto di un delfino.
Osservare questi mammiferi marini è un’esperienza intensa, in grado di far vibrare l’animo nel profondo. E aiuta a ridimensionare la percezione di sé. Per farlo non è necessario spingersi fino all’Oceano Atlantico: anche i mari italiani, sotto la superficie placida, nascondono un brulichio di vita. E, qualche volta, gli esseri vanitosi fanno capolino. Gli avvistamenti dei cetacei nel Mediterraneo – e in particolare nel Tirreno – non sono rari, soprattutto durante il periodo estivo, quando gli animali cercano cibo nelle acque più superficiali. Sono diverse le associazioni che accompagnano i curiosi in mare per osservare da vicino le balene, soprattutto dalle coste della Liguria, della Toscana e della Sardegna, ma anche dal litorale laziale e dalla Sicilia. È importante assicurarsi che l’operatore effettui le attività in modo responsabile, nel rispetto dell’ambiente e del benessere degli animali. Una delle certificazioni da cercare è la High Quality Whale Watching®.
ATTIVITÀ ECO-RESPONSABILI IN LIGURIA
Uno dei motivi per cui è considerato molto probabile l’avvistamento delle balene nel Tirreno è l’esistenza del

Santuario Pelagos, un’area marina protetta tra Francia e Italia dedicata ai mammiferi acquatici. I golfi della Liguria sono interamente inseriti in quest’area e per questo motivo rappresentano un luogo privilegiato per osservare i cetacei nel loro habitat. Dal porto antico di Genova, da quello di Savona o da Marina di Varazze si può partire in motonave, accompagnati da biologi e ricercatrici, affidandosi al consorzio Liguria Via mare o alle altre associazioni che garantiscono attività ecoresponsabili. Spingendosi verso il mare aperto, è possibile incontrare balenottere comuni, capodogli e delfini, oltre a mobule – animali simili alle mante – tartarughe, aironi e fenicotteri. Durante le escursioni, che durano alcune ore, è importante attenersi alle linee guida dell’equipaggio e affidarsi al buon senso, per non disturbare mai gli animali. Solo in questo modo si sentiranno abbastanza al sicuro da lasciarsi avvicinare dalle imbarcazioni e ammirare dalle persone a bordo, offrendo loro uno spettacolo commovente.
Anche il WWF organizza spedizioni in barca a vela in cerca di cetacei, in particolare delfini tursiopi e grampi, che abitano le acque più profonde, ma anche balenottere. Insieme ai ricercatori dell’organizzazione internazionale, si vive un’avventura di diversi giorni fatta di collaborazione e amore per la natura. Ci si muove dal porto di Viareggio, in provincia di Lucca, verso il Golfo dei Poeti, nel Levante Ligure, passando per le coste di La Spezia e delle Cinque Terre, spingendosi fino al canyon sottomarino di Sestri Levante e nel Golfo del Tigullio. Insieme al gruppo si allena la pazienza, nell’attesa che gli animali si rendano visibili.

OSSERVARE I MAMMIFERI IN TOSCANA E NEL LAZIO
Accompagnati da guide e biologi del WWF è possibile esplorare anche i mari dell’arcipelago toscano nella speranza di osservare da vicino la balenottera comune, il capodoglio e lo zifio. Si salpa da Viareggio, Punta Ala (Grosseto), Rosignano o Piombino (Livorno) per un weekend lungo o una crociera di una settimana. Oppure, con le stesse modalità, ci si può spostare in barca tra Ponza, Ventotene e Palmarola partendo dal Circeo, vicino Roma. In tutte le spedizioni gestite dall’organizzazione, si viene coinvolti in attività pratiche di ricerca, come la raccolta di dati comportamentali e la
foto-identificazione dei cetacei. Lo scopo è monitorare le popolazioni e sviluppare strategie di conservazione efficaci, dando il proprio contributo attivo alla protezione della biodiversità marina. In Toscana, e in particolare dalle baie dell’Isola d’Elba, salpano anche le imbarcazioni dell’associazione Marelibero, che consente di osservare i cetacei in gite di poche ore o durante campi estivi per ragazzi o famiglie. Nel Lazio, invece, è possibile affidarsi anche all’associazione Sotto al mare Aps: si occupa del monitoraggio dei mammiferi marini, in particolare dei delfini tursiopi, e coinvolge il pubblico nelle attività con partenze dal Lido di Ostia, a Roma.



TRA SARDEGNA E SICILIA CON BIOLOGI E RICERCATRICI
Al largo delle coste ioniche siciliane, durante il primo periodo estivo o all’avvicinarsi dell’autunno, non è raro imbattersi nei capodogli. Dai porti di Catania e Aci Castello è possibile partire con le imbarcazioni di Marecamp nella speranza di poterli osservare da vicino, anche se è più probabile imbattersi in branchi di stenelle striate, tursiopi e delfini comuni. Anche in questo caso ci si muove accompagnati da biologi marini pronti a svelare i segreti delle specie incontrate e persino i più inesperti dei marinai svolgono un compito fondamentale: assistere ricercatori e ricercatrici nella compilazione delle schede di bordo per la raccolta dei dati ambientali.
Da Arzachena, in provincia di Gallura Nord-Est Sardegna, è possibile partire con il WWF per una settimana in cerca di balenottere comuni, capodogli e stenelle, con la possibilità di incontrare bellissime tartarughe marine, che spesso circolano nelle acque tra Corsica e Sardegna, e alcuni esemplari di zifio, uno dei cetacei più schivi del Mediterraneo.
In nessun caso l’avvistamento delle balene può essere garantito: i cetacei non sono addestrati, si muovono liberamente e non sempre vogliono essere avvicinati. L’imprevedibilità della natura fa parte dell’esperienza. cimafoundation.org/en/high-quality-whale-watching
Dal 5 al 17 luglio il Va’ Sentiero Fest attraversa per oltre 190 km il Parco nazionale tra Calabria e Basilicata. Un trekking partecipativo che si conclude ogni sera in un borgo diverso con musica e degustazioni
di Abha Valentina Lo Surdo valentina.losurdo.3 ValuLoSurdo ilmondodiabha ilmondodiabha.it
c’è un’Italia che non si lascia attraversare in fretta, ma richiede tempo, ascolto, pazienza. Si può rintracciare nelle terre alte e nei borghi sospesi, tra le montagne e i boschi custodi di storie ed emozioni antiche, come quelle che regala il Pollino. È proprio qui che, dal 5 al 17 luglio, muove i suoi passi il Va’ Sentiero Fest. Non una semplice kermesse di eventi, ma una spedizione culturale in cammino nel Parco nazionale del Pollino, tra Calabria e Basilicata, con un percorso di oltre 190 chilometri che collega costa e aree interne, paesi e territori selvaggi.

Il format è semplice: ogni giorno si va, si esplora, si scopre, ogni sera si arriva in un borgo e ci si incontra in piazza, tra musica e racconti. Si parte il 5 da Scalea, sul Tirreno, per attraversare in cinque giorni Aieta, Laino Borgo, Papasidero, i Piani di Masistro e Morano Calabro, in provincia di Cosenza. Da qui si riprende il 12, risalendo verso la montagna fino al Rifugio Pino Loricato, per poi toccare Terranova di Pollino, in provincia di Potenza, San Lorenzo Bellizzi e Civita, nel territorio di Cosenza, e arrivare il 17 a Sibari, sullo Ionio.
Le tappe non sono semplici trasferimenti a piedi, ma esperienze costruite sul territorio. Si inizia dal mare, con un tratto costiero e un passaggio in barca davanti al monumento naturalistico dell’Arcomagno, ospitati dalla eco-imbarcazione Elettra.
Poi si entra progressivamente nel Parco nazionale, tra boschi, gole e dorsali montane. Uno dei momenti più emblematici è la discesa lungo il fiume Lao, dove il cammino si trasforma in rafting, solcando alcuni dei canyon più spettacolari d’Italia.
Altre tappe cambiano ulteriormente ritmo: una giornata prevede musica e degustazioni, un’altra un passaggio d’alta quota tra i pini loricati, specie simbolo del parco. A Laino Borgo, il 7 luglio è prevista la festa del santo patrono con un concerto di zampognari locali. Poi tocca ai borghi
Bandiera arancione di Morano Calabro e Civita, dove trovano spazio momenti dedicati alla cultura arbëreshë, tra musica e racconti. Si vive anche l’esperienza dei campi tendati condivisi, per uscire dalla propria zona di comfort, e si organizzano uscite con guide locali per imparare a leggere il paesaggio. Non mancano gli eventi
gastronomici, come la cena insieme allo chef Federico Valicenti a Terranova di Pollino – dove è previsto anche l’incontro con Carmine Lupia dedicato alla raccolta delle erbe spontanee – o la partecipazione a Vinitaly and the city nel Parco archeologico di Sibari. Più che un cartellone, insomma, un calendario costruito insieme alle comunità attraversate.
Un aspetto rilevante riguarda la partecipazione: l’iscrizione alle tappe è gratuita e ogni camminatore organizza in autonomia i pernottamenti e la logistica, seguendo le indicazioni messe a disposizione sul sito dell’iniziativa. Vale la pena specificare che si tratta di un trekking, non di una scampagnata fuori porta: per affrontare i dislivelli del Pollino servono fiato e buone gambe.
«Il Fest è l’evoluzione di Va’ Sentiero, progetto che nasce da una spedizione con cui abbiamo percorso circa ottomila chilometri in due anni e pochi mesi», sottolinea Yuri Basilicò, ideatore dell’iniziativa insieme a Sara Furlanetto. Sono stati loro a guidare passo dopo passo

San Severino Lucano
Terranova di Pollino
Aieta
Scalea Laino Borgo
Papasidero Morano Calabro
Piani di Masistro
San Lorenzo Bellizzi
Civita
Sibari


quella straordinaria impresa dal 1° maggio 2019, quando hanno lasciato Muggia, sul golfo di Trieste, fino al 25 settembre 2021, data dell’arrivo a Forte San Jachiddu, sopra Messina. «Questa nuova avventura sul Pollino intende mantenere lo stesso spirito di quell’esperienza: esplorare, condividere, raccontare». E così il Fest si
propone di trasformare una vacanza in un’opportunità di relazione, il movimento lento in uno strumento di conoscenza. Perché il vero obiettivo di un viaggio non è vedere, visitare, scattare selfie, ma scegliere come attraversare i luoghi. vasentiero.org
Tra città d’arte e borghi autentici, l’Italia si racconta attraverso un mosaico di destinazioni e strutture adatte ad ogni necessità. In questo scenario, Best Western Hotels & Resorts - con oltre 200 hotel in Italia e Sud-Est Europa - propone quattro strutture del Belpaese appena entrate nel network. Nel cuore della Puglia, a Lucera, località dalla storia millenaria, il 4 stelle Best Western Hotel Palace Lucera**** accoglie gli ospiti in un contesto ricco di fascino. Le camere e le suite, dal design moderno ed elegante, garantiscono comfort e attenzione ai dettagli per un soggiorno d’atmosfera così come il ristorante interno - con ampie vetrate af-

facciate sul Castello Svevo Angioino - nel quale apprezzare una cucina raffinata che unisce tradizione e contemporaneità. Per momenti di totale relax, invece, vi sono una Spa, una piscina e il solarium. L’albergo, inoltre, è punto di partenza ideale per scoprire un territorio ricco di suggestioni: dall’intrigante Lucera alla vicina Foggia passando da San Severo, dai Monti Dauni e da paesaggi collinari con borghi raccolti nei quali il tempo sembra essersi fermato. Dai rilievi alle onde del mare con il 4 stelle Hotel Sakura, Sure Hotel Collection by Best Western**** a Torre del Greco, alle pendici del Vesuvio e con una veduta sull’Isola di Capri, che propone un soggiorno all’insegna di classe, relax e appeal. Alcune camere dispongono di balconcino privato e vasca idromassaggio con vista sulla Perla del Tirreno, offrendo scorci di grande bellezza. Il ristorante “Il Ciliegio” valorizza la tradizione gastronomica napoletana con prelibatezze che consentono percorsi legati al territorio e durante la bella stagione è possibile cenare nella terrazza all’aperto con uno spettacolare panorama. Ancora eccellenza a Roma e nel quartiere Tiburtina, dove sorge il Best Western Hotel Revolution***, una soluzione moderna, funzionale e confortevole. Le 25 camere, curate nei dettagli, si rivelano ambienti contemporanei pensati per rilassarsi dopo una giornata in città. I servizi a disposizione degli ospiti includono

una sala colazione per iniziare al meglio la giornata e su un servizio concierge attento ed efficiente, preposto anche a organizzare visite nella Capitale. La posizione strategica consente di raggiungere con facilità il centro storico e le principali attrazioni della Città Eterna, rendendo l’albergo adatto a soggiorni di lavoro e di piacere. A Genova, infine, il Sure Hotel by Best Western Nologo**, interpreta l’ospitalità con un concept giovane e brioso ispirato al mondo della musica: ogni dettaglio, infatti, richiama un ritmo, un genere, un’emozione. Le camere sono caratterizzate da scelte cromatiche ispirate ai diversi generi musicali e spaziano dal Pop alle calde atmosfere Jazz, dall’energia del Rock fino all’atmosfera soft del Reggae. La posizione dell’hotel - vicino a Brignole – è strategica e consente di raggiungere rapidamente le attrattive di Genova, in primis il Porto Antico, l’Acquario, i musei e le vie storiche. Completano l’esperienza una terrazza con area solarium e calcio balilla, congeniali al relax e al divertimento dopo una giornata dedicata alla scoperta della città.
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Dalla pietra calcarea delle piazze alle trame del merletto, fino alla cipolla tipica della zona. Nella città molisana il colore candido diventa il filo conduttore del viaggio
il bianco è la bussola che orienta lo sguardo tra i vicoli di Isernia, una luce diffusa che si sprigiona dalla pietra calcarea delle piazze ai fili che danzano tra le dita dei merlettai, passando per il candore della cipolla tipica del comune molisano. Lasciarsi guidare dalle sfumature di questo colore significa immergersi nel ritmo di una città che misura il tempo con la precisione di un punto al tombolo e la pazienza necessaria per ottenere un raccolto generoso.
Il cammino inizia nel centro antico, dove la pavimentazione chiara riproduce fedelmente l’assetto urbanistico precedente al bombardamento del 10 settembre 1943, un evento ancora vivo nella memoria collettiva. Nel cuore cittadino si apre piazza Celestino V, luogo dedicato al santo patrono di Isernia. A celebrare il legame tra la città e il papa del gran rifiuto, citato anche da Dante Alighieri nella Divina commedia, c’è una statua dal colore candido. La piazza accoglie le mura poligonali dell’epoca romana, accanto all’elegante

La Fontana Fraterna a Isernia

di Floriana Schiano Moriello
[Giornalista enogastronomica e di viaggio]
floriana.fsm@gmail.com
floriana.schianomoriello florianaschianomoriello florianaschianom
Viaggi e sapori fuori dal tempo, dove la lentezza racconta
Per chi cerca luoghi autentici, gesti antichi e cibo che sa di memoria

Fontana Fraterna, un loggiato con sei archi a tutto sesto che incorniciano altrettanti getti d’acqua impreziosito da bassorilievi medievali. Su questo spazio affacciano anche il Museo civico della memoria e la chiesa dell’Immacolata concezione, che arricchiscono il sagrato di ulteriore solennità. Il percorso prosegue poi verso la cattedrale di San Pietro apostolo, la cui facciata lucente sorge sopra un tempio pagano del III secolo a.C. dedicato alla Triade capitolina, i cui resti sono visitabili nei sotterranei in una suggestiva sovrapposizione di fedi. Accanto alla struttura svetta il
massiccio campanile a pianta quadrata, che deve il suo aspetto attuale ai restauri del 1456. Il gigante di pietra unisce epoche e stili diversi e, alla base, si apre in un maestoso arco a sesto acuto. È proprio attraverso questo varco che scivola corso Marcelli, l’arteria vitale che cuce insieme i punti del centro storico per poi correre verso l’esterno, cambiando nome, oltrepassando i resti delle antiche mura e spingendosi con slancio verso i campi.
Appena fuori dall’abitato, l’orizzonte si ammorbidisce nella terra dove tanti piccoli produttori locali si dedicano alla
coltivazione della cipolla bianca di Isernia. Per tutelarla è nata anche un’associazione, guidata dall’imprenditore agricolo Giovanni Ciccorelli. Al suo impegno si deve il recupero e la valorizzazione di questo ortaggio, che si raccoglie storicamente a fine giugno, in concomitanza con la festività dei santi Pietro e Paolo. Caratterizzata da un sapore delicato, la cipolla dà il meglio di sé consumata cruda e sono numerosi i ristoranti cittadini che la declinano in fresche insalate o seguendo antiche ricette tradizionali. Mentre la storica fiera dedicata al prodotto, che si svolge quest’anno in un format rinnovato, richiama in città curiosi e appassionati il 26 e 27 giugno.
Sebbene diversi produttori portino avanti il recupero della varietà simbolo, un altro fiore all’occhiello della sua valorizzazione è rappresentato dalla cooperativa Lavoro

anch’io. Sotto la guida di Antonella Viti, questa realtà trasforma il candido bulbo locale in un’occasione di riscatto, coinvolgendo persone con disabilità fisiche, psichiche e sensoriali nella creazione di confetture e composte. I prodotti della cooperativa si possono acquistare facilmente nelle botteghe locali, nei reparti della grande distribuzione dedicati alle eccellenze del territorio e attraverso i canali online. Un pezzo di cuore della comunità isernina arriva così sulle tavole di tutta Italia. È bianca anche l’altra eccellenza della città: il merletto. Dal 18 luglio al 12 settembre, l’evento diffuso Il borgo del merletto trasforma Isernia in un ecomuseo a cielo aperto, dove viene tramandata una tradizione di cui la località molisana è riferimento mondiale. L’iniziativa promossa dall’associazione Il merletto di Isernia – L’arte nelle mani, fondata da Carmela Iavarone e presieduta da Anna Luisa D’Aloia, riempie le viuzze del centro di una melodia ipnotica, una musica speciale che nasce dal trillare dei fuselli e risuona come un battito cardiaco collettivo. Nello slargo tra vico Concezione e vico Pentri si può ammirare l’Albero della felicità, monumento conico rivestito di pizzi realizzati durante la pandemia, mentre dal 18 al 20 luglio il Festival internazionale del merletto attira delegazioni da ogni continente per celebrare questa poesia di filo. Passeggiando sul corso principale, infine, mentre il suono dei fuselli sfuma in lontananza, lo sguardo si apre sulle verdi e rilassanti montagne delle Mainarde, cornice naturale di una città che tesse la propria identità mettendo insieme la purezza della terra e il ritmo solenne di una tradizione che non conosce fretta.
















































Nel 1219, durante la quinta crociata, Francesco attraversò il fronte senza armi per incontrare il sultano d’Egitto. Dimostrando che la pace va incarnata, non proclamata
Ametà aprile, durante il suo primo viaggio apostolico nel continente africano, papa Leone XIV ha richiamato la necessità di «rifiutare la logica della violenza e della guerra» per abbracciare una pace fondata su amore e giustizia. Una pace «disarmata», cioè non costruita sulla paura, sulla minaccia o sugli armamenti, e «disarmante», perché capace

di aprire i cuori e generare speranza. Per il pontefice, infatti, questa parola «non può essere ridotta a slogan: va incarnata in uno stile, personale e istituzionale, che ripudi ogni forma di violenza».
Parole che richiamano lo stile di San Francesco, che è stato capace di tradurre il concetto di pace in una postura precisa, un modo di stare al mondo che ripudia la violenza non solo

di Padre Enzo Fortunato
[Direttore del magazine Piazza San Pietro padre.enzo.fortunato padreenzofortunato padrenzo


come gesto, ma come mentalità e stile di relazione. Tra gli episodi più emblematici in questo senso va ricordato quello avvenuto nel 1219, durante la quinta crociata, quando il santo partì da Ancona per raggiungere Damietta, città dell’Egitto settentrionale assediata dalle armate crociate. Le cronache del tempo parlano di accampamenti immensi, macchine da guerra, uomini stremati, mentre il Nilo segnava la linea instabile tra i due eserciti. È dentro questo paesaggio di conflitto che Francesco si inserì non come combattente, ma come presenza disarmata. Lo scrittore francese Giacomo da Vitry, che partecipò alla spedizione di Damietta, scrisse nel 1220 che il santo, «acceso dallo zelo della fede, non ebbe timore di portarsi in mezzo all’esercito dei nostri nemici e per alcuni giorni predicò ai saraceni la parola di Dio, ma con
poco profitto». Aggiunge anche che Francesco era mosso da «un eccesso di amore e di fervore di spirito», tale da spingerlo «intrepido e munito solo dello scudo della fede» fino all’accampamento del sultano d’Egitto. Anche altre tradizioni convergono nel descrivere la radicalità di quel movimento. Il francescano Giordano da Giano racconta che il frate, nel tentativo di arrivare dal sultano Malik al-Kamil, «prima di giungere a lui subì molte ingiurie e offese, e non conoscendo la loro lingua gridava tra le percosse: Soldan, Soldan. E così fu condotto da lui e fu onorevolmente accolto e curato molto umanamente nella sua malattia». L’immagine è quella di un uomo esposto alla violenza del contesto bellico, fragile nel corpo ma deciso nella direzione del suo cammino. Le Fonti Francescane descrivono

l’incontro con sobrietà: Francesco giunse al cospetto del sultano e venne accolto senza ostilità, in uno spazio che sospendeva temporaneamente la logica della guerra. Nella Legenda Maior scritta dal filosofo e teologo Bonaventura da Bagnoregio – uno tra i più importanti biografi di San Francesco – si racconta la proposta della prova del fuoco: Francesco si dichiarò pronto ad attraversare le fiamme per testimoniare la verità della propria fede. Il sultano non accettò la sfida, ma rimase colpito dalla determinazione di quell’uomo disarmato.
Al di là delle varianti narrative, ciò che emerge è soprattutto la qualità dell’incontro. Francesco non si presenta come emissario politico né come rappresentante di un potere. Entra nello spazio del conflitto come corpo vulnerabile e come parola, portando con sé una logica diversa: quella dell’incontro diretto, senza mediazioni, tra soggetti che si riconoscono reciprocamente come interlocutori. Il confronto con al-Malik al-Kamil non si configura come uno
scontro ideologico né come un fallimento missionario. Le testimonianze parlano di un dialogo protratto per alcuni giorni, di una relazione che non si traduce né in conversione né in condanna. Nessuno dei due abbandona la propria fede, ma entrambi attraversano uno spazio in cui l’altro non è ridotto a nemico assoluto.
Riletto nel suo insieme, l’episodio di Damietta non appare come un evento marginale, ma come un punto di tensione simbolica dentro la storia delle relazioni tra mondi religiosi e politici. Francesco attraversa il campo di battaglia senza armi e proprio questa sua esposizione al rischio rende possibile un’interruzione, anche se momentanea, della logica della contrapposizione assoluta. Non c’è esito risolutivo, non c’è accordo, non c’è trasformazione immediata degli equilibri storici. È un gesto fragile e, proprio per questo, necessario. Perché ricorda, anche oggi, che la storia può cambiare direzione non con la forza, ma con il coraggio di avvicinarsi. Che la pace esiste solo se è «disarmata e disarmante».
La maratona di solidarietà Con il cuore, nel nome di Francesco, organizzata dai frati del Sacro convento di Assisi dal 2003, supporta le missioni francescane in Italia e all’estero. I fondi raccolti finora ammontano a oltre 17 milioni di euro e hanno consentito di realizzare 190 progetti in 42 Paesi del mondo. Quest’anno le donazioni serviranno a sostenere le mense francescane in Italia e le popolazioni colpite da guerre e carestie, dal Sudan al Libano, dal Ghana al Madagascar. Per contribuire basta inviare un sms o chiamare da telefono fisso il numero 45515, fino al 30 giugno. conilcuore.info





Con l’album Primo amore Mannarino inaugura una fase più introspettiva della sua carriera. E si prepara per il tour estivo, che parte il 21 giugno da Fermo
di Gaspare Baglio gasparebaglio
Acinque anni dall’ultimo disco, Alessandro Mannarino torna con Primo amore, che apre una nuova fase del suo percorso artistico: più essenziale, viscerale e spirituale. Tra folk romano, elettronica e suggestioni dub, il cantautore costruisce un viaggio tra luce e oscurità, ricerca e disincanto. L’album scava dentro le contraddizioni umane senza perdere quel ritmo e quella poesia che saranno presenti anche nella tournée estiva. Un viaggio che parte il 21 giugno da Fermo e si conclude l’11 settembre a Milano dopo aver attraversato tutta la penisola. Nel brano Per un po’ d’amore dici che attraversiamo il tempo come ospiti. Hai trovato un posto in cui ti senti a casa?
La mia abitazione è il mondo intero, perché mi piace viaggiare. Ma la casa è dentro di me: la mia storia, i miei affetti.
Che cos’è per te il primo amore?
È il momento in cui si esce da sé stessi e ci si affaccia all’alterità, entrando profondamente in contatto con l’altro. Il momento in cui si smette di essere fanciulli e avviene una trasformazione. L’impatto è come quello della nascita: apre la vita a infinite possibilità di bellezza e ferite. Ci nasci e ci muori col primo amore, è il motore immobile che muove tutto. Primo amore è un disco molto intimo, quindi. Sì, lo è. Il precedente era più ideologico, affrontava temi come la donna, il colonialismo, la natura. Era un lavoro sul patriarcato, su temi come il corpo femminile visto non come territorio di conquista. In questo progetto ho messo la mia vita dentro. È più esistenziale, vulnerabile e mistico: la strada e il cielo si incontrano attraverso l’uomo.
Il viaggio, magari anche interiore, che ti ha cambiato?
Visitare il Sud e Centro America, dove ho anche vissuto per mesi, mi ha aperto la mente. Mi sono confrontato con altre culture e modi diversi di concepire l’esistenza, anche semplicemente celebrando la vita o facendo festa, e sono uscito fuori dalla mia bolla, da quello che pensavo fosse normale. Per me è stata un’epifania incontrare il Carnevale brasiliano o entrare in contatto con le popolazioni indigene dell’Amazzonia. Ho fatto studi antropologici all’università e
così sono andato a scovare personalmente cosa significasse perdere i riferimenti della propria cultura, alla ricerca della libertà di scoprire chi siamo.
I viaggi interiori più importanti, invece, sono stati i rapporti con l’amore, la forza più trasformatrice della vita.
Dalle tue parole traspare l’importanza di perdersi. È necessario. Così come non riconoscersi sempre, anche se una parte di te cercherà di rimanere salda nelle sue convinzioni. Perdersi può fare paura, si tratta di superare dei limiti e non avere appigli che ti definiscono. Ma mettersi alla prova è una cosa naturale: prima ancora di fare un cambiamento l’hai sognato e pensato, anche se non te lo sei detto.
Così, però, si entra in crisi.
Quello può essere un momento spaventoso: lotti contro te stesso per cambiare. Diventi il tuo nemico per distruggere un sistema che in quel momento non funziona più. Devi andare avanti e, per farlo, devi perdere quel te stesso che non ti basta più.
L’ultima volta che hai avuto paura?
Ce l’ho sempre quando finisce una storia d’amore. Mi ritrovo di fronte ai miei limiti, a qualcosa che non è andato. C’è un momento in cui posso guardarmi dentro e non vedo solo cose belle.
Il brano più mistico dell’album è Bambino. Sei ancora in contatto con la tua parte infantile?
Sì, per fortuna. Ho la musica e la creatività, che sono prerogative dell’infanzia. Quando si cresce si deve rinunciare alla fantasia, al gioco, per funzionare come essere umano produttivo. Fortunatamente ho questa miniera d’oro: la possibilità di inventare cose. Ho cominciato a scrivere poesie a sette anni e non ho più smesso.
Hai spesso raccontato gli ultimi. E hai affermato che la musica deve tornare a dare fastidio. Oggi la società è incapace di ascoltare il dolore degli altri?
Quando si assiste a un genocidio in diretta televisiva e si vedono immagini terribili, disumane, mentre mangi davanti alla televisione, il rischio è che ci si abitui e diventi la normalità. Cosa ti piacerebbe si portassero a casa le persone che verranno a vederti live?
Vorrei che si perdessero in un mondo di colori e suoni tanto da dimenticare l’esistenza di una casa. Mi piacerebbero che si portassero dentro quel senso di volo, di sogno e di libertà necessario per vivere.
mannarino officialMannarino



La conduttrice Carolina Rey torna su Rai1 con Unomattina Estate, contenitore tv che corona una stagione scintillante
se è vero che gli occhi sono lo specchio dell’anima, è facile leggere dentro quella di Carolina Rey. Le sue pupille sono azzurre come il mare di Lampedusa, isola che ama tantissimo e dove spesso passa la bella stagione.
Quest’anno, però, come quello precedente, niente vacanze: la conduttrice romana è nuovamente al timone di Unomattina Estate, il contenitore di Rai1 con cui dà il buongiorno al pubblico. Una riconferma che arriva dopo un anno di belle soddisfazioni: l’abbiamo vista a Sanremo Giovani, PrimaFestival e Sanremo Top, tre esperienze importanti che ne hanno consolidato i consensi.
Seconda volta al timone di Unomattina Estate insieme ad Alessandro Greco. Che sapore ha questo ritorno?
Di felicità: si torna sempre volentieri dove si è stati bene. Il nostro gruppo di lavoro è una famiglia. Condividere nuovamente momenti con loro è davvero qualcosa di prezioso. E non sono parole di circostanza. Questa stagione tv ti ha regalato grandi occasioni. Sei cambiata?
Probabilmente ho preso consapevolezza. Tutti abbiamo delle convinzioni, ma avere riscontri dagli addetti ai lavori e dal pubblico è un arricchimento non solo come professionista, ma anche come essere umano.
Quando è cominciato questo percorso immaginavi quello che poi è accaduto?
Sono una grande sognatrice. Tutto quello che ho fatto l’ho sognato, voluto e inseguito. Sono fermamente convinta della forza dei propri pensieri, pure se non era scontato. Non sempre si realizza ciò che si desidera, ma se si lavora con costanza, impegno e devozione ci si arriva comunque vicino, anche se magari non fino in fondo. Il momento più soddisfacente della tua carriera?
Ne ho due nel cuore. Il primo è l’ultima puntata di Unomattina Estate, che ricorderò per tutta la vita: mi sono emozionata come poche volte nel ricevere l’affetto della squadra che ha lavorato con me. Io e Alessandro ci siamo abbracciati mentre ci applaudivano. La mole di lavoro dietro un programma tv è enorme e ricevere una botta così grande di affetto e stima fa bene all'anima. L’altro momento indelebile è stata sicuramente la discesa dalle scale sul palco di Sanremo. Era il mio sogno da bambina. Mi porterò dietro la
gratitudine per Carlo Conti, ma anche la voglia di continuare a sognare.
Prima di scendere quelle scale a chi hai pensato?
A mio figlio. Tra l’altro, ho riflettuto per giorni su cosa dire per non essere scontata e banale. Poi, una volta lì, poco prima di entrare, mi sono detta: «Sai che c’è? Voglio vivermi il momento». Ecco, io su questo pecco spesso: non riesco a godermi fino in fondo le cose.
Perché?
Mi preoccupo per altro, cerco di gestire tutto.
Tuo figlio che cosa ti ha detto?
«Mamma, tu sei brava perché sei arrivata a Sanremo, quello era il tuo sogno». Penso che quell’episodio sia stato un bell’esempio per lui, mi auguro abbia compreso il lavoro che serve per coronare i propri desideri.
Qualche delusione l’hai avuta?
Ciclicamente arrivano. Tutte le cose che desideravo non sono accadute nel momento in cui io le volevo, sono arrivate dopo.
Tipo?
Nel caso di Tale e quale show ho sostenuto il provino per cinque anni consecutivi. Quando mi ero ormai rassegnata all’idea di non farlo, sono stata chiamata. In generale mi succede di volere tutto subito, invece sto imparando ad avere pazienza.
Cosa vorresti trasmettere al pubblico?
Il valore della famiglia. Sono separata, ma amo l’idea di poter costruire un nucleo allargato e presente anche con persone con cui non condivido un legame di sangue. Forse non ho mai comunicato quanto mi piaccia esserci per chi ritengo famiglia: è prioritario rispetto a tutto il resto.
Cosa ti commuove?
L’affetto delle persone. Lo cerco nelle amicizie, mi riempie la vita. E mi commuove quando ricevo dimostrazioni che non mi aspettavo. Le trovo preziose.
Se rivedessi la Carolina degli esordi cosa le diresti?
Continua a crederci e non fermarti. In questi anni, più volte, ho pensato di smettere: faccio un lavoro molto bello, ma che comunque mette a dura prova facendoti misurare con te stesso. Quando le cose non vanno come si vuole è facile scoraggiarsi. Ma non mi abbatto.
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Tre giorni di gare ed eventi nel circuito di Misano, dal 3 al 5 luglio, celebrano cento anni dell’azienda Ducati. A raccontarne i successi è l’amministratore delegato Claudio Domenicali di Flavio Scheggi mescoupsdecoeur
il 4 luglio del 1926 quando a Bologna tre fratelli, Adriano, Bruno e Marcello, fondano la Società scientifica radio brevetti Ducati, con l'intento di produrre componenti per la nascente industria delle trasmissioni radiofoniche. In un laboratorio, dove lavorano insieme a due operai e a una segretaria, producono un condensatore elettrico chiamato Manens, destinato a diventare un prodotto chiave dell’azienda. Nel 1946, terminata la Seconda guerra mondiale, per adeguarsi ai

nuovi bisogni della società, i fratelli Ducati realizzano il primo motore ausiliario da montare direttamente sulle biciclette. Da quel momento inizia la storia legata al mondo delle due ruote. Oggi l’azienda bolognese è presente in oltre 90 Paesi e ha compiuto cento anni. Un traguardo importante che verrà celebrato con tre giorni di gare ed eventi, il World Ducati Week 2026, dal 3 al 5 luglio al Misano World Circuit Marco Simoncelli, in provincia di Rimini. Nel circuito romagnolo sono attesi ducatisti provenienti da tutto il mondo, pronti per


festeggiare lo speciale anniversario.
Con Claudio Domenicali, amministratore delegato di Ducati Motor Holding, abbiamo ripercorso un secolo di storia del marchio, tra traguardi sportivi e successi industriali.
C’è un filo rosso che collega l’azienda fondata nel 1926 a quella di oggi?
Sì, quello che tiene insieme passione e attenzione per la performance. La nostra è un'impresa fatta di persone che provano un grande amore per le competizioni. E poi ci sono i nostri clienti, che si distinguono per un forte senso di appartenenza.
Se dovesse scegliere tre momenti chiave nella storia Ducati, quali sarebbero?
Il primo risale al 1946, quando venne realizzato il primo veicolo a due ruote. O meglio, era un piccolo motore, chiamato Cucciolo, che serviva a motorizzare le biciclette.
Poi si arriva al 1972, anno in cui Ducati vinse la 200 miglia di Imola contro le marche più blasonate dell’epoca. Segue il 1990 con il trionfo nel campionato mondiale Superbike. Come in un crescendo rossiniano, non possiamo non ricordare i Gran Premi, con il primo campionato del mondo vinto nel 2007 dall’australiano Casey Stoner. Quali sono stati, invece, i più grandi successi commerciali? Citerei la Scrambler del 1962, un mezzo che ha motorizzato un’intera generazione. Mentre la Pantah negli anni ‘70 aveva una guidabilità migliore di quelle giapponesi. E, poi negli anni ’90, è arrivata la 916, moto da strada derivata dalla Superbike. Del Monster, invece, sono stati venduti più di 300mila pezzi. Recentemente abbiamo presentato
la nuova Panigale V4, icona delle super sportive. Devo infine menzionare il Multistrada, perché è il prodotto che ha segnato la maturità dell'azienda. Come festeggiate questi cento anni di vita?
In questo secondo semestre, l’evento cardine è il World Ducati Week, dal 3 al 5 luglio, che raduna nel circuito di Misano Adriatico ducatisti provenienti da tutto il mondo. È in programma una grande festa il 4, il giorno esatto in cui l’azienda è stata fondata un secolo fa. A ottobre, poi, inauguriamo il nuovo museo all’interno della nostra sede a Bologna e stiamo realizzando un libro celebrativo suddiviso in cento capitoli. È anche in preparazione un docufilm in cui compaiono tutte le persone che hanno lasciato un pezzo della propria vita all'interno della nostra casa.
E poi ci sono le moto celebrative.
A fine maggio, al Mugello, ne abbiamo presentate dieci. La tecnologia è moderna, ma livrea e grafica appartengono ai mezzi che nei decenni hanno vinto gare importanti, segnando la nostra storia.
Ducati è sinonimo di design ma anche di performance. Come si mantiene questo equilibrio in un mercato sempre più trainato dalla tecnologia?
Per noi la moto è un oggetto artistico. Ogni elemento che la compone deve essere in grado di trasmettere emozioni. Ma, al tempo stesso, è un mezzo che deve svolgere la sua funzione. In pista è fondamentale che i componenti siano aerodinamici, ergonomici. Se invece si va su strada, la priorità è il comfort. La bellezza del nostro lavoro è proprio nel trovare un equilibrio tra le idee dei designer e la tecnologia degli ingegneri.
Quanto contano oggi le competizioni come la MotoGP per lo sviluppo dei veicoli di serie?
Sono importanti perché il livello delle prestazioni raggiunte in pista diventa un parametro anche per le moto stradali come la Panigale. C’è poi la questione della visibilità: in MotoGP abbiamo vinto sei campionati costruttori consecutivi, dal 2020 al 2025, oltre agli ultimi quattro Mondiali grazie ai nostri piloti Francesco Bagnaia, Jorge Martín e Marc Marquez. Questo ha generato un grande rispetto per il marchio negli osservatori in tutto il mondo. È una cosa che non si raggiunge con le campagne di marketing.

Quanto è importante per Ducati il legame con Bologna e la Motor Valley, il distretto industriale e culturale dell’EmiliaRomagna?
È fondamentale. Qui, oltre a noi, hanno sede marchi come Lamborghini, Ferrari, Maserati, Pagani. Si è creata una rete legata ai motori, anche varie università sul territorio hanno sviluppato corsi di laurea specializzati. E poi ci sono i circuiti di Misano, Imola e il Mugello.
In questa zona sono nati anche grandi campioni. Se vogliamo essere romantici possiamo dire che c’è qualcosa nell’aria. Tanti piloti attivi in MotoGP arrivano da Cattolica, Rimini o Pesaro, anche se lì siamo già nelle Marche. Andrea Kimi Antonelli, leader del mondiale di Formula 1 a soli 19 anni, è di Bologna. Alex Zanardi, a cui siamo stati profondamente legati, era cresciuto a Castelmaggiore, vicino al capoluogo. Se invece vogliamo essere più pragmatici, dobbiamo riconoscere che in questa terra c’è una passione che si trasmette di padre in figlio.
Come immagina Ducati nel futuro?
Vedo un’azienda che offre prodotti sempre più personalizzati, in grado di mantenere il contatto con gli appassionati pur rimanendo lontano dalla produzione di massa.
Cosa significa per lei, che è entrato in azienda da neolaureato, guidare Ducati nell’anno del centenario?
Sto vivendo questo momento con un mix di soddisfazione e umiltà. Aver trascorso così tanto tempo in questo gruppo mi ha fatto capire che la nostra salute e il nostro futuro dipendono dall’impegno di squadra. Sento il privilegio di guidare l’azienda in questo momento, ma anche la consapevolezza di dover lavorare perché continui a prosperare nei prossimi decenni. Viviamo in un mondo popolato da player molto aggressivi che vengono da realtà con sistemi produttivi e regole diverse da quelle che abbiamo noi. I prossimi cent’anni sono da conquistare con grande determinazione, direi quasi con ferocia.
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Il Foro Italico di Roma ospita per la quinta volta il World Taekwondo Grand Prix.
Il presidente della Federazione italiana Angelo Cito ripercorre la storia del movimento a 60 anni dal suo arrivo in Italia di Davide Garofalo davgarofalo



Simone Alessio sfida il kazako Batyrkhan Toleugali durante gli ottavi di finale dei Giochi olimpici di Parigi 2024
Sessant’anni fa il taekwondo arrivava in Italia: non c’erano federazioni e campionati, soltanto una palestra e un sogno. Oggi la Federazione italiana taekwondo (Fita) è prima nel ranking mondiale davanti a 215 nazioni e, dal 4 al 7 giugno, porta al Foro Italico di Roma per la quinta volta l’élite internazionale della disciplina per il World Taekwondo Grand Prix, che nel 2026 viene affiancato anche dal World Para Taekwondo Grand Prix.
A raccontare la crescita di questo sport è il presidente Angelo Cito, testimone diretto di un percorso che va dall’ingresso del taekwondo alle Olimpiadi di Sydney 2000 all’oro olimpico di Vito Dell’Aquila a Tokyo nel 2021. Ma il movimento non vive soltanto di medaglie, continua a crescere nelle palestre e sul territorio grazie al lavoro quotidiano di maestri, giovani e società sportive.
Il World Taekwondo Grand Prix si tiene di nuovo a Roma, non solo quest’anno ma anche il prossimo. Come si è arrivati a tale risultato?
Devo ammettere che non è stato semplice: la concorrenza internazionale è sempre più agguerrita. Evidentemente, però, il lavoro svolto nelle quattro edizioni precedenti ci ha consentito di conquistare la fiducia della World Taekwondo, la federazione sportiva internazionale, e dell’intero movimento.
Cosa rappresenta l’evento per la città e per il Paese? È prevista la presenza di tutti i campioni olimpici e mondiali, insieme ai migliori 32 atleti e atlete del ranking mondiale di ogni categoria. Per Roma significa tornare a essere, ancora una volta, la capitale del taekwondo. Per il movimento italiano, invece, rappresenta una straordinaria fonte di ispirazione: ragazzi e ragazze possono vedere i propri idoli dal vivo, sullo stesso tatami dove un giorno sognano di arrivare. C’è stato un momento particolarmente simbolico o emozionante nella sua esperienza alla guida della federazione?
Sul piano sportivo ne ricordo due: l’oro olimpico di Dell’Aquila a Tokyo, il primo conquistato dalla delegazione azzurra in un’olimpiade resa complessa dalla pandemia, e il primo titolo mondiale nella storia del taekwondo italiano ottenuto da Simone Alessio a Manchester nel 2019. Queste due medaglie hanno un valore che va oltre lo sport. Hanno dato speranza a un Paese intero in un momento difficile, aprendo la strada a una nuova generazione di campioni.



La Fita è salita al primo posto del ranking mondiale davanti a 215 federazioni: qual è stato il salto di qualità che ha portato l’Italia al vertice? E qual è oggi la sfida più difficile da affrontare per restarci?
È stato un percorso di crescita costante che ha coinvolto tutti i settori della federazione: dall’ambito organizzativo a quello manageriale, dall’attività sportiva all’impegno umanitario, a cui teniamo in modo particolare. Questo lavoro ha reso la Fita un modello da seguire e il taekwondo uno strumento di solidarietà e condivisione verso chi è costretto a vivere situazioni difficili o in contesti di guerra. Credo che, per restare ai vertici, la strada giusta sia continuare a cercare nuovi stimoli per migliorarsi, indipendentemente dalla classifica. I risultati non devono essere un fine, ma un riconoscimento capace di rendere orgogliosi tutti coloro che hanno contribuito a raggiungerlo.
Sono passati 60 anni da quando il taekwondo è arrivato in Italia. Oggi cosa vede di diverso nei ragazzi che si avvicinano a questa disciplina?
Paragonare le epoche rischia di farci perdere obiettività. Io ho grande fiducia nei giovani di oggi: sono molto più preparati e consapevoli di quanto lo fossimo noi alla loro età. Vivono in un’epoca complessa e spesso devono impegnarsi di più rispetto al passato per raggiungere i propri obiettivi. Il nostro compito è offrire basi solide ai loro sogni.
Proprio con questo spirito, durante il Roma Grand Prix abbiamo previsto una cerimonia dedicata ai 60 anni del taekwondo in Italia.
Quale momento, secondo lei, rappresenta più di altri la storia del taekwondo italiano?
Senza alcun dubbio l’ingresso nello stadio di Sydney durante la cerimonia inaugurale dei Giochi nel 2000. Era la prima volta del taekwondo come sport olimpico ufficiale. In quel momento abbiamo smesso di essere semplicemente una disciplina e siamo diventati parte della storia. È stato un passaggio che ha cambiato tutto. Quanto conta il lavoro sul territorio nella costruzione dei successi olimpici?
Moltissimo, soprattutto per discipline come la nostra che non dispongono di grandi risorse economiche. I nostri maestri con le loro palestre rappresentano un punto di riferimento fondamentale per la comunità. È lì che vengono scoperti i talenti, che poi la federazione accompagna nel percorso di crescita per trasformarli in campioni. Senza il lavoro sul territorio il taekwondo italiano non esisterebbe.


Il Grand Prix di Roma fa parte del percorso di qualificazione alle Olimpiadi di Los Angeles 2028. Su chi punta l’Italia per tornare a La corsa verso i Giochi inizia proprio a Roma. È un percorso molto duro: soltanto i primi sei del ranking olimpico di ogni categoria conquisteranno la qualificazione diretta. Con 215 nazioni affiliate alla World Taekwondo, il livello di competizione è altissimo. Noi possiamo contare su atleti esperti come Dell’Aquila e Alessio, ma anche su giovani emergenti che hanno tutte le qualità per mettersi in evidenza.
Cosa direbbe a un ragazzo o a una ragazza che hanno appena iniziato a praticare taekwondo? Direi loro che grazie a questa disciplina si possono scoprire e valorizzare le proprie potenzialità, imparando ad affrontare sia la sconfitta sia la vittoria e attribuendo a entrambe il giusto peso. Ogni allenamento serve prima di tutto a migliorarsi come persone. Quando ho iniziato io, il taekwondo non era ancora uno sport olimpico: non esistevano federazioni ufficiali, c’erano soltanto una palestra e un sogno. Oggi, invece, ragazzi e ragazze hanno molte più opportunità. Per questo dico sempre: sognate in grande. Magari tra qualche anno sarete voi a rappresentare l’Italia e a salire sul podio del Grand Prix, con tutti



Pitti Uomo 110 consolida il rapporto con Giappone, Corea e Cina. Dal 16 al 19 giugno, a Fortezza da Basso, qualità, ricerca e innovazione ridefiniscono il menswear contemporaneo



che l’esotismo attraversi da tempo la moda occidentale è cosa nota. Oggi, però, il fashion made in Asia non è solo fonte di ispirazione per kimono, colletti alla coreana o ricami in filo di seta, ma un mercato che si sta facendo sempre più strada con la grazia che contraddistingue l’area coinvolta. Il Giappone, in particolare, si sta rivelando il Paese più solido e riconoscibile, con un’influenza non solo sul piano estetico, ma soprattutto su quello industriale e culturale. Dai denim selvedge ai cotoni lavorati su telai tradizionali, fino ai tessuti tecnici sviluppati con tecnologie avanzate, ogni materiale porta con sé una storia di competenza e continuità. È proprio questa capacità di unire artigianalità e innovazione che rende il modello giapponese così competitivo. È un sistema in cui il passato non viene archiviato, ma continuamente reinterpretato.
Se l’Occidente cerca nuove soluzioni produttive e l’Oriente risponde con qualità tangibile, Firenze diventa il luogo in cui le traiettorie si incontrano. E Pitti Uomo 110, che dal 16 al 19 giugno porta a Fortezza da Basso le ultime tendenze del menswear, lo dimostra. Se le passate edizioni hanno messo in luce questa nuova influenza da un punto di vista concettuale, quella del 2026 alza l’asticella con brand e iniziative capaci di tenere insieme sperimentazione e classicità. Con il progetto J∞Quality, dedicato all’eccellenza manifatturiera locale e ai distretti produttivi, il Giappone racconta a Pitti il suo sistema di filiere rigorose. La Corea ribadisce la sua crescita con Code Korea, vetrina di un design che sa fondere contemporaneità, tradizione e artigianalità. E la Cina si presenta con China Wave: marchi selezionati per eccezionale qualità e innovazione estetica, segno di una competitività matura. Anche per gli eventi principali la kermesse si è assicurata il meglio della scena asiatica. Guest designer è l’etichetta DSM Kei Ninomiya, che unisce lo spirito di DSM – prima label a firma Dover Street Market – con l’approccio concettuale dello stilista giapponese Kei Ninomiya.
Mercoledì 17 sfila al Complesso di Sant’Orsola proponendo un guardaroba inclusivo, ageless e senza genere, che si apre a una comunità più ampia e trasversale, intercettando il sentire contemporaneo e riflettendolo in modo autentico.
Partecipa come special guest il brand omonimo del designer sudcoreano Jiyong Kim, che sempre il 17 porta a Firenze un’idea di moda in trasformazione, dove i materiali mutano interagendo con l’ambiente. «Il nostro processo di Sun-Bleach consente alle forze naturali di plasmare ogni capo, lasciando segni unici e irripetibili», spiega lo stilista. «Per Fortezza da Basso, invece che un momento singolo abbiamo immaginato una mostra dove abiti, spazio e tempo possano interagire. Allontanandoci dal format tradizionale della sfilata, puntiamo a offrire un’esperienza più immersiva e stratificata».
Non mancano comunque i grandi brand europei, come la creativa irlandese Simone Rocha, guest designer, l’etichetta danese Sunflower, special project all’interno del programma di eventi per i 20 anni della Copenaghen fashion week, e l’inglese William Palmer, vincitore del premio I:C Pitti Immagine Award all’ultima edizione di ITS International Talent Support, per il suo sguardo gentile sul menswear. pittimmagine.com

Dalle nuove tendenze della moda maschile emergono silhouette morbide, palette naturali e collezioni che raccontano un’eleganza più spontanea
di Cecilia Morrico MorriCecili morricocecili
andando in giro per il Salone di Pitti Uomo 110, dal 16 al 19 giugno a Firenze, ci si accorge che la parola d’ordine per le tendenze menswear 2027 è: libertà. Capi più versatili, tra l’overshirt e l’outerwear, per creare look a strati che coniugano leggerezza, funzionalità e raffinatezza.
Nelle palette è immancabile il blu, simbolo di equilibrio interiore, che si fa più luminoso, ma spazio anche al bianco e all’avorio e ai verdi dalle sfumature olio o prato. Da questa sensibilità cromatica per la natura e l’ambiente nasce la collezione Primavera estate di Settefili Cashmere: t-shirt dal comfort sofisticato e cardigan con costruzioni knit-tailored.
Tra i tessuti il denim si evolve in un’estetica più pulita e sartoriale, come nei jeans di Gianni Lupo o nelle giacche destrutturate di L.B.M. 1911. Altro pilastro di stagione è il lino, che raggiunge la sua massima espressione nella camiceria a tinta unita o a righe: in questo campo si distinguono i modelli proposti da Gutteridge. Sempre nel segno del relaxed wear si inseriscono capi iconici del guardaroba come la zip jacket di Keeling o i pantaloni con elastico di Marco Pescarolo, dai volumi ariosi e morbidi.
Ci sono, poi, capsule e nuove collezioni: Alcott presenta Villa Capri con t-shirt in cotone over, cropped e boxy fit, Lotto Leggenda propone le sneaker Autograph Legend ispirate all’universo tennistico e riprese da un modello del 1973, mentre Pantofola d’Oro porta a Firenze la ginnica Top Spin con dettagli metallici e logo dorato.
Ultimi, ma non meno importanti, gli accessori per completare il look: allure sofisticato che richiama il cinema degli anni ‘50 per il cappello modello Fedora di Doria 1905 e gli occhiali da sole Mastro Smeraldo in acetato verde di TBD Eyewear.


















Tinte vivaci, suoni e racconti di un’età antica. Nei weekend estivi, dopo le 21, l’Ara Pacis Augustae può essere ammirata nella sua forma originale grazie alla tecnica del videomapping
di Francesca Ventre - f.ventre@fsitaliane.it
Dimenticate il bianco candido dell’arte romana. Il progetto multimediale L’Ara si rivela riveste uno dei più celebri monumenti romani di colori vivaci come il blu, il rosso e il verde.
Grazie alla tecnica del videomapping, ogni weekend dal venerdì alla domenica, dopo le 21, è possibile vivere un viaggio immersivo nel cuore di Roma, sul Lungotevere in Augusta, alla scoperta dell’Ara Pacis. Per 45 minuti cromie e suoni avvolgono il grande altare di marmo, monumento parlante inaugurato il 30 gennaio del 9 a.C., oltre duemila anni fa. Dedicato alla pace, fu costruito per celebrare le vittorie contro Gallia e Spagna ottenute da Augusto qualche anno prima – tra il 16 e il 13 a.C. – e che segnarono un periodo di diminuzione dei conflitti. Il primo imperatore di Roma volle questo monumento nel Campo Marzio, all’interno di un asse che lo univa all’Orologio di Augusto (in zona San Lorenzo in Lucina) e al suo Mausoleo, nell’odierna piazza omonima. Le grandi pareti, in origine colorate, raccontano
L’Ara Pacis illuminata, vista dal lato frontale

la Roma dell’imperatore, come derivazione diretta della sua fondazione.
A inizio percorso, a sinistra, ecco illuminarsi il bassorilievo con Romolo e Remo allattati dalla lupa, vicino a Faustolo, il pastore che se ne prese cura. Sulla destra è invece raffigurato l’antenato Enea, con il capo coperto in veste di sacerdote. Nella propaganda augustea è continuo il rimando al passato e l’esaltazione di una nuova era ideale: l’epoca d’oro descritta dal poeta Virgilio nella IV Ecloga delle Bucoliche. Proseguendo il giro, ecco in evidenza una processione di figure che si ripete sui due lati lunghi. Due sono le ipotesi più attendibili per l’interpretazione: la scena rappresenta il ritorno del princeps dalla Gallia e dalla Spagna oppure immortala l’inaugurazione della stessa Ara Pacis. Sul marmo prendono corpo diversi personaggi, membri della famiglia imperiale, ma anche sacerdoti, assistenti al culto, magistrati e altre figure, tuttora difficili da identificare con certezza. L’effetto cromatico e il commento aiutano

a conoscere meglio qualcuno di loro. Non può mancare Augusto, coronato di alloro o con il capo velato, come Enea. E Agrippa, figura fondamentale, genero e amico fidato dell’imperatore. Parla in prima persona, due millenni dopo, e racconta di aver sposato in seconde nozze la figlia di Augusto, Giulia, che più tardi, però, sarà mandata in esilio dal padre, nell’isola di Pandataria, l’odierna Ventotene. Appare anche lei sulla parete evidenziata dai colori o forse si tratta della
moglie di Augusto, Livia, che gli fu al fianco durante il lungo e solido impero. Le vite istituzionali e personali dei primi due si possono ascoltare, durante la visita diurna, anche in podcast, in italiano e in inglese, grazie a un QR code presente vicino ai loro busti.
Proseguendo nella visita serale, chiudono questa carrellata del mondo antico, sul lato posteriore, due pannelli simbolici che raffigurano con ogni probabilità la dea Tellus, la Terra
madre, oppure Venere o la personificazione della Pax Augusta. A destra la scena è meno completa, ma si riconosce la dea Roma seduta, rappresentata come un’amazzone, con il seno destro denudato. La parte che di sicuro è arricchita maggiormente dall’effetto colorato è la decorazione che cinge tutta la parte sottostante, ricca di vegetazione e piccoli animali. Da cespi di acanto spuntano cardi, fiori di zafferano, rose, ninfee e palme da dattero. E poi, l’occhio attento scopre ogni tipo di uccelli, lucertole, rane, scorpioni, farfalle e cigni austeri. L’ultima tappa è la zona dell’altare vero e proprio, circondato da un recinto che simula uno steccato in legno, come nei templi più antichi, e festoni con spighe, bacche e frutta, crani di animali sacrificali e coppe per offerte rituali. Infine, una parte del percorso è dedicata al ritrovamento dei blocchi che componevano l’Ara. La prima notizia risale al XVI
secolo, quando alcuni pezzi riaffiorarono nelle fondamenta di Palazzo Peretti, poi Fiano-Almagià, su via in Lucina, dove l’ara era stata edificata in origine. Solo nel 1859, in occasione di alcuni lavori, si trassero fuori alcuni grandi frammenti scolpiti. Ma, poiché l’ambiente sotterraneo era angusto e allagato, decenni dopo si decise, grazie a una tecnica all’avanguardia, di congelare con azoto liquido l’acqua in cui era immerso il terreno circostante. Così i blocchi furono estratti più facilmente, per essere ricomposti dove sono tuttora. Il monumento fu inaugurato da Benito Mussolini il 23 settembre 1938. Per qualche decennio è rimasto custodito all’interno della teca progettata dall’architetto Vittorio Ballio Morpurgo ed è storia molto recente la sua sostituzione, nel 2006, con l’opera architettonica di Richard Meier.


Un dettaglio del lato lungo, dove i colori evidenziano una processione di personaggi
Nel Museo dell’Ara Pacis a Roma, fino al 4 ottobre, è aperta la mostra Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza che propone 200 scatti del fotografo newyorchese, con una serie di contenuti inediti. Mapplethorpe si confronta con il corpo umano, i volti e le nature morte, riservando un’attenzione particolare alla luce e alle geometrie per un effetto di assoluta classicità.
Biglietto ridotto per i soci CartaFreccia (più un accompagnatore) che raggiungono la mostra con le Frecce, in possesso di un biglietto con destinazione Roma e una data di viaggio antecedente al massimo di tre giorni quella della visita. Riduzione prevista anche per i titolari di X-GO che scelgono Intercity, Intercity notte o treni del Regionale ed esibiscono un abbonamento valido o un biglietto di corsa semplice per Roma che ha una data coincidente con quella di visita.
Per maggiori dettagli: trenitalia.com

A Napoli una grande mostra sull’artista statunitense Shepard Fairey, in arte Obey. Un atlante delle contraddizioni contemporanee dove la pace è un atto di resistenza di Sandra Gesualdi sandragesu
un’arma che fiorisce. A far da stelo un fucile nero, messo in verticale e costruito con la rigidità grafica della propaganda novecentesca, da cui sboccia un loto delicato, aperto, quasi spampinato. In quest’opera c’è già tutto il senso di Obey: Power to the peaceful, la mostra alle Gallerie d’Italia di Napoli dedicata a Shepard Fairey, artista e illustratore statunitense tra i più influenti della scena urbana contemporanea. In arte Obey, Fairey non cerca la sottigliezza – è un attivista culturale – ma tratteggia con bombolette di colore e acrilici corposi una visione ben precisa del mondo. Lavora per collisioni visive: guerra e pace, violenza e possibilità, controllo e trasformazione convivono nella stessa immagine, senza annullarsi mai davvero. Il fiore non cancella il fucile, cresce sopra di esso. La pace, nel linguaggio di Obey, non è mai una condizione astratta o sentimentale, ma una scelta politica e personale, un processo concreto, una forma di resistenza contro la normalizzazione della violenza e l’estetica stessa del potere.
Curato da Giuseppe Pizzuto e aperto fino al 6 settembre, il progetto espositivo raccoglie oltre 150 opere tra pezzi iconici, rarità d’archivio e alcuni inediti. Il percorso, immerso in una penombra densa da cui emergono colori e figure, si dipana in quattro nuclei – People power, Propaganda, War and peace e Social justice – e, più che una semplice retrospettiva,



appare come un grande atlante delle contraddizioni contemporanee. Guerre trasformate in spettacolo mediatico, consenso costruito attraverso le immagini, disuguaglianze sociali, crisi ambientali, diritti negati e possibilità di una risposta collettiva. Napoli sembra accogliere naturalmente questo immaginario. Fuori, a far da quinta, lo struscio rumoroso e multietnico di via Toledo, le sovrapposizioni architettoniche della città, le viuzze strette costellate dalle effigi di Maradona e dai corni portafortuna. Le opere di Obey dialogano con la città perché condividono la stessa tensione tra bellezza e conflitto, energia popolare e ferite sociali, tanto che il progetto esce anche dai confini del museo. Un intervento realizzato sulla scalinata monumentale della chiesa di Santa Maria Donnaregina Nuova e un grande murale a Ponticelli, infatti, riportano il linguaggio dell’artista nel luogo originario della street art: lo spazio urbano. Nato all’interno della cultura skate e punk americana degli anni ‘90, Fairey costruisce il progetto Obey partendo da sticker clandestini e poster diffusi nelle strade. Da allora il suo linguaggio è diventato uno dei più riconoscibili dell’arte pubblica globale. L’estetica carica di rossi saturi, neri assoluti, geometrie nette, figure monumentali e serialità ossessiva richiama apertamente la propaganda politica dello scorso secolo, il Costruttivismo russo, la grafica punk e la Pop Art. Ma il cuore del suo lavoro sta proprio nel rovesciamento di quei codici. Obey usa la grammatica visiva della propaganda per denunciare la propaganda stessa. Le sue immagini sembrano manifesti di regime e invece funzionano come dispositivi critici carichi di poesia visiva.


Lo spettatore viene attratto dalla forza grafica dell’opera ed è subito portato a interrogarsi sui meccanismi del consenso, sulla manipolazione del linguaggio mediatico e sulla trasformazione della paura in controllo sociale. Anche la tecnica diventa parte integrante di questa riflessione. Obey lavora con serigrafia, stencil, collage, decalcomanie, pittura murale e stampa industriale. La ripetizione seriale delle immagini richiama il linguaggio pubblicitario contemporaneo, ma ne altera il funzionamento. L’icona non serve più a vendere, ma a interrompere l’automatismo dello sguardo. Persino il celebre poster Hope, realizzato per la campagna presidenziale di Barack Obama, diventa emblema di questa ambiguità risultando insieme manifesto politico, simbolo pop, opera d’arte e dispositivo mediatico.
La sezione People power restituisce con forza la filosofia di Obey: il cambiamento nasce dalla dimensione collettiva, dalla presenza pubblica, dalla partecipazione. Volti noti come
quello di Bob Marley o Jean-Michel Basquiat, simboli di pace, richiami alla musica e all’attivismo trasformano l’arte in una presa di posizione politica.
In un mondo attraversato da conflitti globali, violenze sui corpi in mondovisione e belligeranze contro i civili, le opere della sezione War and peace sono come acqua fredda negli occhi, un gesto di lucidità contro l’assuefazione contemporanea alla guerra e al proselitismo. Le immagini di Obey non offrono consolazione, ma chiedono attenzione, modellano concetti. Con la gentilezza dell’arte che da sempre chiude la bocca ai cannoni con i fiori. gallerieditalia.com gallerieditalia









A Torino, fino al 12 luglio, una mostra racconta la vita e la carriera di David Bowie partendo dalla sua relazione con il fratello Terry Burns di Cecilia Morrico MorriCecili morricocecili


io fratello Terry ha avuto una grandissima influenza sulla mia vita. Mi ha fatto conoscere autori che certo non consigliavano a scuola, come Kerouac, Ginsberg, Cummings. E mi ha avvicinato al jazz e al rock’n’roll americani».
David Bowie ricorda così il fratello Terry Burns, nato dalla stessa madre ma con un padre diverso. Più vecchio di lui di dieci anni, morì suicida nel 1985 per via di gravi problemi legati alla schizofrenia. Il cantautore britannico gli fu vicino negli anni ‘70, prima che diventasse paziente dell’ospedale psichiatrico di Cane Hill, nel sud di Londra, e lo ritroviamo in alcune canzoni come All the Madmen (1970), sul loro legame e la fragilità mentale, The Bewlay Brothers (1971), in cui Bowie ammette la sua paura di ereditare la malattia del fratello, e Jump the Say (1993), che evoca il suicidio di Terry, portando in superficie il dolore e il senso di colpa legati alla vicenda. Il video che accompagna il brano racconta la paranoia di chi viene internato e si conclude, non a caso, con un salto nel vuoto.


Da questa relazione privata nasce la mostra David Bowie, mio fratello, ideata dallo scrittore francese David Lawrence e curata da Francesco Longo, visitabile fino al 12 luglio al Musa art gallery di Torino. Non una retrospettiva, ma un percorso che mette in relazione episodi biografici, riferimenti culturali e sviluppo dell’identità artistica. Per la prima volta in Italia, dopo le tappe di Parigi e Saint-Rémy-de-Provence, il progetto mette Terry al centro: è lui la chiave attraverso cui leggere immagini, testi e materiali. Il nucleo espositivo riunisce una serie di fotografie, alcune realizzate da autori che hanno seguito Bowie lungo la sua carriera, come Denis O’Regan, Philippe Auliac e Michel Haddi, e altre provenienti da contesti diversi. Non c’è una sequenza cronologica lineare, ma gli scatti sono organizzati per nuclei, che mettono in relazione momenti diversi facendo emergere passaggi e trasformazioni. Accanto ai ritratti del cantante compaiono figure che ne definiscono il contesto umano e creativo: familiari, musicisti, artisti e intellettuali, una rete di relazioni che rimanda alle influenze alla base del suo lavoro, dalle arti visive al cinema e alla letteratura. Terry, primo fra tutti ad avere ampliato l’orizzonte culturale di Bowie, attraversa silenziosamente quella biografia visiva, dimostrando quanto vita artistica e privata siano inseparabili. spaziomusa.net






Le opere di Lisetta Carmi sono in mostra a Perugia fino al 27 settembre. Tra volti marginali e umanità invisibili, la fotografia diventa gesto di partecipazione e riconoscimento


ci sono fotografi che cercano il mondo, altri lasciano che sia il mondo ad attraversarli. Lisetta Carmi appartiene a questa seconda specie. Le sue immagini sono sguardi che si incuneano, volti statuari, mani del fare che non sembrano nascere da un gesto tecnico o documentario, ma da una forma di esposizione emotiva radicale. Ogni fotografia è un ingresso oltrepassato, un incontro che modifica chi guarda e chi viene guardato. Una piccola ma intensa raccolta dei suoi scatti compone Cinque strade, la mostra ospitata fino al 27 settembre nello spazio Camera oscura della Galleria nazionale dell’Umbria a Perugia. Curata da Alessandra Mauro, l’esposizione attraversa 18 anni decisivi nella ricerca di Carmi, da quando abbandona improvvisamente il pianoforte e la sua carriera da concertista professionista per scegliere la fotografia quale forma di immersione nel reale. Anche per questo, nella storia italiana dell’ottava arte, Carmi occupa un luogo anomalo, quasi irregolare. Non possiede il distacco della reporter, né l’ambizione formale tipica dei grandi autori novecenteschi. Il suo bianco e nero non estetizza mai il dolore, non compone la marginalità per renderla bella o iconica. Fa qualcosa, forse, di più difficile: resta dentro la vita mentre la osserva. I suoi sono scatti che tremano di partecipazione umana e proprio per questo conservano ancora oggi un fragore quasi fenomenico. Lisetta si guarda intorno e decide di posare lo sguardo su quello che la società preferisce non vedere. A cominciare

dalla sua città, Genova: i lavoratori del porto, le statue funerarie del cimitero monumentale di Staglieno, i volti degli intellettuali, la comunità di travestiti degli anni ’60.
Tutto nei suoi lavori sembra sottratto all’invisibilità. I volti ritratti si stagliano sugli sfondi fotografici come fari capaci di illuminare realtà nascoste: diventano luogo di verità e raccontano persone che normalmente sono recluse nell’ombra.
Gli occhi intercettati da Carmi non sono mai semplici dettagli fisiognomici. Sono fenditure. Aperture improvvise dentro cui si deposita un’intera epoca. Nei portuali si coglie la fatica fisica di un’Italia industriale che costruisce il proprio benessere sulle spalle degli uomini. Allo stesso modo nei suoi travestiti, che si mettono in posa quasi a porre una domanda di riconoscimento, si manifesta una vulnerabilità luminosa e stropicciata, fatta di corpi esposti e sguardi sinceri. Entrambi esplicitano presenza, interrogano chi li osserva, portano alla luce realtà invisibili.
Carmi entra nei porti e nelle camere da letto con pudore assoluto, senza mai trasformare l’identità in spettacolo: la sua macchina fotografica diventa spazio di fiducia reciproca e confessione silenziosa. È qui che la sua arte assume un
valore profondamente sociale. Non perché denuncia, ma perché restituisce la persona. In un tempo che relegava certe vite ai margini del riconoscibile, la fotografa sceglie di guardarle frontalmente, a occhi aperti, senza giudizio e senza protezioni estetiche. Persino il celebre ritratto di Ezra Pound diventa qualcosa in più di un incontro artistico. Il poeta statunitense appare come una figura consumata dalla propria ombra, un relitto spirituale del ‘900.
Carmi non cerca il mito letterario, ma il punto esatto in cui un volto smette di difendersi e si mostra per quel che è.
Sta qui, forse, la sinossi della sua opera: fotografare senza mai appropriarsi di un’immagine, ma farla emancipare lentamente perché emerga ciò che normalmente resta nascosto, dalla fragilità alla solitudine, fino il desiderio di essere riconosciuti.
In questo senso la mostra Cinque strade, raccontando un passaggio professionale dall’autrice genovese, profila una donna che ha scelto di esporsi completamente all’esperienza umana. E lo ha fatto con il linguaggio immaginifico della fotografia, specchio morale del nostro tempo.
gallerianazionaledellumbria.it



Se una frase è corretta, siamo portati a fidarci. Ma non è detto che il concetto formulato sia sensato. Nel suo ultimo libro, Scimmia sapiens, Marco Malvaldi riflette sui limiti dell’intelligenza artificiale

le nostre illusioni, il bisogno di credere a ciò che ci somiglia e la paura di perdere qualcosa che pensavamo solo nostro, come il linguaggio, il pensiero, l’immaginazione. Sono i temi che abitano il territorio ambiguo dell’intelligenza artificiale, esplorati con ironia e precisione da Marco Malvaldi nel suo ultimo saggio, Scimmia sapiens
Lo scrittore parla di ciò che distingue davvero una macchina dalla conoscenza umana, ma in fondo racconta noi: il modo in cui pensiamo, proiettiamo significati e ci riconosciamo nelle parole.
Scrivi che l’IA parla come noi e per questo siamo portati a crederle. Quando abbiamo iniziato a confondere il linguaggio con il pensiero?
Probabilmente, lo facciamo da quando esiste il linguaggio. D’altronde, un pensiero corretto può essere espresso nel modo giusto, ma un linguaggio corretto non garantisce che il concetto formulato sia vero o sensato. Lo dimostra il celebre paradosso del filosofo Epimenide: «Io sono un mentitore». Se dice il vero, mente; se mente, dice il vero.
L’IA è un intelletto autonomo o uno specchio dell’umanità?
Una via di mezzo. Può agire autonomamente attraverso i cosiddetti agenti, ma resta dipendente dall’addestramento umano. I dati e i testi da cui apprende sono prodotti da noi e un’IA che tenti di addestrarsi da sola rischia di collassare. Che differenza c’è tra elaborare informazioni e capire davvero?
L’IA ragiona, ma non come noi. Manipola concetti in uno spazio astratto costruito sull’addestramento ricevuto. Il problema è che non usa gli stessi nostri concetti e lo stesso meccanismo di pensiero. È un po’ come confrontare un uccello con un aereo: entrambi volano, lo fanno con strutture simili ma con un meccanismo diverso. Non possiamo pretendere di far funzionare un aereo incollandogli delle piume alle ali. La vera comprensione è trasferibile: consiste in un metodo che mette in relazione alcune idee e può essere spiegato. Un’entità che capisce un fatto ma non è in grado di illustrare ad altri il meccanismo con cui è arrivata a comprenderlo non è un’intelligenza, è un oracolo.
La definisci una scimmia loquace e inaffidabile. È più pericolosa la macchina o il nostro desiderio di attribuirle qualità umane?
Il secondo è più rischioso. Siccome solo gli esseri umani parlano, tendiamo a credere che tutto ciò che parla sia umano. Inoltre, noi impariamo anche ciò che non va fatto. A un bambino puoi dire: «Se hai capito, non farlo più». A livello algoritmico, invece, è molto difficile ordinare a un’IA di non fare qualcosa. Ed è questo l’aspetto più pericoloso.
Scrivi che le manca la poesia. Potrà mai avere immaginazione, coscienza, esperienza del dolore?
Immaginazione ne ha anche
troppa: i Large Language Models spesso inventano fatti inesistenti. Il dolore, invece, è un’esperienza fisiologica che difficilmente una macchina può avere. Sulla coscienza è impossibile pronunciarsi, non sappiamo nemmeno definirla con precisione. Però sappiamo dove non si trova, per esempio nel cervelletto. E strutturalmente le IA assomigliano molto più a quello che non alla parte cosciente del cervello.
Che differenza c’è tra lo scritto di un algoritmo e quello di un autore?
L’unicità. Un’IA è addestrata su miliardi di testi e tende inevitabilmente verso la media. Ma la letteratura vive della riconoscibilità di una voce. A renderci memorabile uno scrittore, una scrittrice o un cantante non è solo la bravura, ma il fatto che bastino poche righe o poche note per capire subito chi è.
In un mondo saturo di parole, che ruolo ha ancora la letteratura?
Un grande fisico diceva che la scienza è fatta di dati così come una casa di mattoni, ma una casa non è un mucchio di mattoni e la scienza non è un mucchio di dati. Allo stesso modo la letteratura non è un cumulo di parole, altrimenti basterebbe leggersi un dizionario e avremmo tutto quello che ci serve. Se avessi a disposizione solo 20 parole, potrei combinarle tra loro in oltre 2 miliardi di miliardi di modi. E le nostre parole sono un tantinello di più. Per cui mi sembra piuttosto improbabile che un marchingegno ci possa rubare il lavoro di scrittura.
Il libro nasce come una lettera a un adolescente. A chi parla davvero?
A tutti noi. Davanti a una tecnologia così nuova siamo tutti adolescenti. Più che cercare parole, dovremmo individuare metodi e strumenti di ragionamento. Un grande giornalista, Walter Lippmann, diceva che la verità è un metodo. Per affrontare l’ignoto, il pericoloso, il potenzialmente fantastico serve prima di tutto quello: noi umani siamo fallibili ma i metodi sono analizzabili, condivisibili e migliorabili.
Qual è oggi il compito di chi scrive?
Per ognuno è diverso, ammesso poi che debba esserci. Non sono sicuro, infatti, che prefiggersi un compito sia il modo migliore per scrivere bei libri. A volte si scrive un testo immortale semplicemente partendo dalla sincerità, come è successo a Pellegrino Artusi con il suo manuale di cucina. Ma ciò che distingue un autore da una macchina è l’intenzione, il desiderio di suscitare negli altri pensieri, connessioni, intuizioni. Credo che questo proposito una macchina non possa averlo.
Il libro di carta resta necessario?
Sì. Leggere sulle pagine, e non su uno schermo, lascia tracce diverse nella memoria. Anche scrivere a mano attiva attenzione, concentrazione e consapevolezza dell’errore. Ed essere coscienti degli aggiustamenti necessari per arrivare a un testo pulito e comprensibile è completamente diverso da lavorare su un asettico schermo dove si può sbagliare quante volte si vuole, senza lasciare traccia. Non è un caso se alcuni Paesi, come la Svezia, stanno reintroducendo l’obbligo di usare carta e penna a scuola. Più sensi usiamo per comporre, creare, ragionare e visualizzare, più il nostro cervello si ramifica, si attiva e si diversifica.

STARE AL GIOCO
Fatima Daas
Fandango Libri, pp. 180 € 18
Un romanzo di formazione sull’adolescenza inquieta di Kayden, studentessa brillante in un liceo di periferia che trova nella scrittura uno spazio di riflessione, libertà e identità. Il legame con l’insegnante Madame Fontaine, carico di tensioni, si trasforma presto in un gioco di potere, tra manipolazione e seduzione. Nel passaggio fragile verso l’età adulta, tra famiglia, amici e aspettative sociali, la giovane protagonista osserva e mette in discussione la scuola come istituzione e i modelli sociali chiusi.

SCRIVO PER RESTARE UMANO
Muhammad al-Zaqzouq
Einaudi, pp. 200 € 19,50
Un diario crudo e necessario che segue la fuga continua dell’autore e della sua famiglia attraverso Gaza, scandita dagli ordini di evacuazione e dai bombardamenti. Le pagine entrano nel concreto della sopravvivenza: scegliere rifugi precari, razionare energia e cibo, adattarsi a spazi improvvisati. Tra macerie e separazioni, la rete familiare diventa l’unico sostegno. La scrittura, qui, serve a non perdere sensibilità e memoria, trasformando l’esperienza in testimonianza diretta e reale.

Lorenza Ghinelli, Silvia Bottani
Aboca, pp. 320 € 18
Un romanzo corale che intreccia catastrofe ambientale e rinascita. L’alluvione che devasta un piccolo paese della Romagna spezza ogni equilibrio, costringendo umani e animali a condividere uno spazio in cui il confine tra domestico e selvatico si dissolve.
Tra macerie e isolamento, la comparsa di una roccia misteriosa accompagna simbolicamente la ricostruzione di legami e significati. L’eco-storia affronta le problematiche della crisi climatica, riflettendo sulla convivenza e la solidarietà tra le specie.

IL GRANDE LIBRO DI SUPERGIRL
AA.VV.
Panini, pp. 384 € 25
Kara Zor-El, alias Supergirl, è stata creata 65 anni fa. Dal suo arrivo sulla Terra ha vissuto avventure straordinarie e indimenticabili: ha combattuto al fianco del cugino Superman ed è stata protagonista di peripezie in solitaria. Ma non è stata l’unica a vestire il mantello rosso, con lei anche Linda Danvers e Matrice, una forma di vita artificiale. Il volume ripercorre quasi sette decenni di vita editoriale della ragazza d’acciaio, che il 25 giugno torna al cinema con un cinecomic che porta il suo nome. G.B.

Yury Paganotto
Europa Edizioni, pp. 262 € 16,90
Un racconto di viaggio che va oltre la geografia e si addentra nell’esperienza umana più profonda. Lungo la Panamericana l’autore intreccia luoghi e incontri con riflessioni intime, offrendo un mosaico vivo e autentico. Un esordio letterario che invita a uscire dalla comfort zone per interrogarsi sul senso del vivere. Il percorso si fa essenziale tra distanze dure e paesaggi estremi che riflettono una trasformazione interiore. Non c’è una meta definitiva, ma uno sguardo nuovo.

ALLORA ARRIVEDERCI
Gavin Lambert
Accento, pp. 224 € 20 California, anni ‘60. Piccolo capolavoro del 1971, mai pubblicato in Italia, con protagonisti un fascinoso disertore al verde, in cerca di soldi e compagnia, una donna misteriosa, presenzialista a matrimoni chiacchierati. E il fantasma di una diva che appare occasionalmente fra le mura della sua villa. I personaggi si scambiano indirizzi, amanti e sogni, flirtano con sette religiose, partecipano a party dove ascoltano storie bizzarre fingendo di prenderle per vere. Un romanzo accattivante, da leggere. G.B.


DOVE NASCO OGNI GIORNO
Arianna Papini
Camelozampa, pp. 40 € 18,90 (da 3 anni)
La spalla morbida di una delle mamme, il fratello nuovo che tende la mano, il compagno della mamma che si ferma a giocare. Tra immagini evocative e parole poetiche, il libro racconta la famiglia come spazio plurale, allargato – pieno di amici, nonni, genitori – e colmo di affetto puro e cura dolce. Ogni gesto può diventare radice e rinascita, offrendo ai piccoli lettori e lettrici un senso di appartenenza universale, tenero e necessario. Un albo delicato e profondo, capace di parlare a tutte le età.
Alessia Roselli
Carthusia, pp. 32 € 17,90 (da 4 anni)
In un caseggiato di città, un bambino e una bambina giocano, si raccontano storie, lasciano andare la fantasia. Succede così che un fiore tenace, venuto fuori da una crepa nel cemento, diventa lo spunto per un viaggio immaginario nella natura. Un’avventura in espansione di giorno in giorno, ogni volta che i due protagonisti hanno la possibilità di incontrarsi in cortile. Nato da un ricordo d’infanzia dell’autrice, cresciuta tra i palazzi di Monza, l’albo racconta con immediatezza la capacità delle persone piccole di trovare il bello nei contesti più inaspettati. E invita a riflettere sull’importanza della noia, da cui si impara a evadere usando la fantasia.

CHE VITA LA NOTTE!
Cécile Benoist, illustrazioni Barroux
Clichy, pp. 64 € 19 (da 5 anni)
Un albo curioso che invita a esplorare i misteri della notte, piena di mostri immaginari ma anche di sogni, stelle e ispirazione. Tra domande e suggestioni, il libro accompagna bambini e adulti alla scoperta di quello che accade mentre dormiamo: animali capaci di muoversi nell’oscurità, piante che cambiano ritmo e fornai pronti a fare il pane. Con immagini coinvolgenti, mostra come la notte non sia immobile, ma viva e sorprendente, accendendo meraviglia e conoscenza.

Luisa Mattia
Edizioni Lapis, pp. 168 € 13,50 (da 11 anni) La criminalità raccontata ai più giovani da una prospettiva insolita: quella di chi resta dopo la violenza. La morte accidentale di Claudia innesca il percorso emotivo della figlia Nuccia, sospesa tra rabbia, senso di colpa e bisogno di comprendere. Attraverso la scoperta del mondo della madre, fatto di impegno e relazioni fragili, il romanzo costruisce una riflessione intensa sul coraggio e sulle scelte quotidiane. Una narrazione partecipe e civile.


l tempo passa ma l’amicizia vera resta: i giocattoli parlanti Buzz e Woody tornano al cinema per affrontare una nuova avventura in Toy Story 5, film d’animazione targato Disney e Pixar. Il modo di giocare si è trasformato, scontrandosi con la sferzata tecnologica che ha rivoluzionato ogni aspetto della vita. E così, quando un tablet entra nella vita di Bonnie, la bambina che nel terzo capitolo della serie riceve in dono da Andy una collezione di pupazzi, tutto inevitabilmente viene travolto da un terremoto. Le attività ludiche che fino a poco prima erano parte della giornata, e le consentivano di esercitare la sua immaginazione, vengono sostituite da
uno schermo in grado di far viaggiare la mente, ma non di alimentare la creatività. Woody, Buzz Lightyear e Jessie, insieme a tutta la banda, non si danno per vinti e affrontano la new entry Lilypad e le sue idee dirompenti. Il film per tutta la famiglia fa riflettere su quanto sia cambiato l’approccio dei bambini al gioco. La fantasia ha necessità di essere stimolata e i vecchi amici di Bonnie sono pronti ad affrontare una nuova sfida e a ricordarle quante storie possono ancora realizzare insieme. Diretto dal premio Oscar Andrew Stanton, Toy Story 5 è prodotto da Lindsey Collins e co-diretto da Kenna Harris, con la colonna sonora originale firmata per la quinta volta da Randy Newman. Dal 18 giugno.
L’intrattenimento di cui hai bisogno in sala o da casa

Diana Del Bufalo torna a vestire i panni di Maddalena Gentili nel film disponibile in esclusiva su Prime Video dal 12 giugno. Dopo il successo di Pensati Sexy, la regista Michela Andreozzi firma il sequel che riprende la storia a tre anni dal primo incontro tra la protagonista e il suo spirito guida, la pornostar Valentina Nappi. Maddalena è una scrittrice affermata, fidanzata con Vanni, ma quando l’attrice riappare all’improvviso nella sua vita, si trova a mettere tutto in discussione. E l’arrivo di Bruno la spinge verso una nuova consapevolezza: forse il partner perfetto non esiste.
Voto:

Steven Spielberg torna alla fantascienza per raccontare il contatto tra umani e alieni e lo fa lavorando con un cast d’eccezione composto da Emily Blunt, Josh O’Connor, Colin Firth, Eve Hewson e Colman Domingo. Nato da un soggetto del regista, il film è scritto da David Koepp e racconta l’impatto a livello globale di una rivelazione straordinaria sull’esistenza della vita extraterrestre. Quale sarebbe la reazione della specie umana se venisse a scoprire che non è sola come crede? Riuscirebbe a sostenere la verità o ne sarebbe terrorizzata? Dal 10 giugno.
Voto:

di Alessandra Caputo [Giornalista e scrittrice] alessandracaputo78 alessandra.caputo.547

Dal 19 giugno su Apple TV è disponibile la seconda stagione dell’elegante detective serie neo-noir che ha come protagonista e produttore esecutivo Colin Farrell. Prevede otto episodi, trasmessi settimanalmente fino al 7 agosto. John Sugar segue un nuovo caso che lo porta sulle tracce del fratello maggiore di un pugile emergente, mentre continua la ricerca della sua amata sorella scomparsa. Attraverso le indagini scoprirà una cospirazione su scala cittadina, dovrà fare i conti con sé stesso e capire fin dove è disposto a spingersi per fare la cosa giusta. Un thriller ricco di colpi di scena.
Voto:

Il 26 giugno su Disney+ arriva la quinta e ultima stagione della fortunata serie premiata dagli Emmy Award e prodotta da FX. Gli otto episodi raccontano la storia a partire dal momento in cui Sydney (Ayo Edebiri), Richie (Ebon Moss-Bachrach) e Natalie “Sugar” (Abby Elliott) scoprono che Carmy (Jeremy Allen White) ha lasciato il locale nelle loro mani. Senza soldi, con la minaccia di una vendita a ostacolarli, i nuovi soci devono unirsi al resto della squadra nella speranza di ottenere una stella Michelin. E si renderanno conto che la perfezione di un ristorante non è merito solo del cibo, ma delle persone.
Voto:

Una commedia romantica, frizzante e commovente. Un musicista reduce da una delusione d’amore riceve il numero di telefono sbagliato dalla ragazza dei suoi sogni e decide di mettersi sulle sue tracce. Si allea con un’ambiziosa studentessa di psicologia e insieme danno il via a una ricerca divertente che travolge l’intero campus, mettendo alla prova sentimenti, ambizioni e desideri di entrambi. Il film, distribuito da Universal Pictures, è diretto da Alicia MacDonald e interpretato da Angourie Rice, Spike Fearn e Minnie Driver. Dall’11 giugno.
Voto:

Un anno dopo Superman, DC Studios si arricchisce di un nuovo titolo Warner Bros. Pictures. Milly Alcock interpreta il doppio ruolo di Supergirl e Kara Zor-El nel film diretto da Craig Gillespie e basato su una sceneggiatura di Ana Nogueira. Di fronte alla mossa di un avversario spietato, Supergirl è costretta a stringere un’improbabile alleanza e intraprende un’avventura interstellare all’insegna della vendetta e della giustizia. Accanto alla protagonista recitano Matthias Schoenaerts, Eve Ridley, David Krumholtz, Emily Beecham e Jason Momoa. Dal 25 giugno.
Voto:


Così è la cucina salentina secondo la chef Francesca Micoccio, che si divide tra editoria e tv per far conoscere i sapori della sua terra
èuna salentina doc e, anche se di stanza a Milano, Francesca Micoccio ha la ferma volontà di condividere i sapori della sua terra cercando di raggiungere più persone possibili.
Lo fa con il libro Sapore salentino, a metà strada tra autobiografia e memoir. E con il format omonimo su Food Network, ogni sabato alle 17:55 dal 27 giugno, nel

quale condivide ricette tradizionali pugliesi dalla sua casa di campagna. Insieme ai figli mescolerà piatti semplici e versioni gourmet, celebrando la storia e la gastronomia del luogo che le ha dato i natali.
Cosa vedremo in questo programma?
Un Salento vero, non da cartolina: quello della gente. Ho voluto raccontare i pescatori, i contadini, la vita di mare e di
campagna nella sua semplicità. E quindi piatti poveri, veri, con pochi ingredienti. Nulla di costruito: la cucina salentina è molto schietta.
Perché ora il Salento è meno autentico?
È diventato molto turistico. Siamo continuamente circondati da queste immagini patinate, quasi senz’anima, della zona. Invece, per fortuna, c’è tutta una vita, nell’entroterra e sulla costa, fatta di rituali lenti e di una quotidianità genuina.
Che parola useresti per descrivere il Salento?
Verace.
E la sua cucina?
Elegante, perché dietro ogni piatto c’è quella grazia piena di semplicità di chi prima ha fatto un lavoro molto pesante, come i contadini e i pescatori.
Qual è il tuo vissuto personale?
Sono una donna profondamente legata alla sua terra che vive fra due mondi: Milano e il Salento. E anche una madre molto presente, forse anche ingombrante, di un 14enne e un 12enne.
Come sei finita a Milano?
È stata una fuga in età giovanissima, dettata dalla voglia di esplorare. Mi piaceva la città, così ho fatto il test all’Università Bocconi e ho studiato Scienze giuridiche applicate all’economia. Lì ho conosciuto il padre dei miei figli, salentino anche lui. Quando siamo tornati nella nostra terra, visto che i genitori di lui erano ristoratori,
abbiamo aperto un locale. Dopo il primo figlio abbiamo deciso di tornare all’ombra della Madonnina.
Che ricetta hai scelto per i lettori della Freccia ? Un’idea facile e legata alla cucina della mia famiglia. In Salento per esprimere i nostri sentimenti cuciniamo. Ricordo le frittate di mia nonna, che mettevo nel panino e portavo in treno. Me le faceva quando partivo, era il suo modo per dire: «Mi manchi».
Per dire «ti amo» cosa prepareresti?
Le sagne ‘ncannulate con sugo di pomodoro fresco e polpette. In questo piatto c’è tutto l’amore possibile, quello di chi si sveglia alle prime luci dell’alba e, con devozione, impasta bellissimi nastri intrecciati. Lo si fa al mattino presto perché la pasta ha bisogno di tempo per asciugare. E altrettanta pazienza ci vuole per “‘ncoculare”, cioè arrotondare, le polpette e adagiarle amorevolmente nel pentolone borbottante del sugo.
Quando sei arrabbiata che fai?
Impasto e faccio crostate per calmarmi. Quindi, quando qualcuno torna a casa e vede una torta sa che ho dovuto scaricare la tensione.
Chi sei oggi?
Una persona molto grata. Milano ha assecondato la mia ambizione, mi ha dato il ritmo e la frenesia per spingermi oltre. Mentre il Salento mi regala costantemente l’equilibrio. Mi sento completa, in pace con me stessa.
Ingredienti
Per la frittata
4 uova
300 g di ricotta di pecora
• 4 cucchiai di pangrattato
4 cucchiai di formaggio toscanello grattugiato
Prezzemolo q.b.
Sale e pepe q.b.
Olio per friggere q.b.
• Latte q.b.
Per l’olio al basilico
1 mazzetto di basilico fresco
5 cucchiai di olio extravergine d’oliva
Per completare
• 2 panini dalla crosta croccante
PROCEDIMENTO
Rompere le uova in una ciotola grande e aggiungere pangrattato, formaggio grattugiato, prezzemolo tritato fine, sale e pepe. Mescolare lentamente fino a ottenere un composto compatto e profumato. Se serve, aggiungere una goccia di latte, così la consistenza resta morbida. Scaldare una padella con un filo d’olio e versare dentro metà dell’impasto. Quando la base prende colore, sistemarvi sopra la ricotta di pecora tagliata a fette sottili, distribuendola bene. Coprire con il resto del composto e lasciarlo cuocere piano, col coperchio, finché la frittata non diventa dorata fuori e morbida dentro. Poi girarla delicatamente e terminare la cottura anche dall’altro lato.

Nel frattempo, preparare l’olio al basilico frullando basilico fresco con olio evo fino a ottenere un verde intenso e lucido. Aprire il pane a metà, bagnare leggermente la mollica con l’olio al basilico e aggiungere una fetta generosa di frittata ancora tiepida. A quel punto, resta solo una cosa da fare: chiudere il panino, avvolgerlo bene e portarselo dietro.

Interi scultorei e bikini dal sapore vintage per lei, forme rilassate e abbinamenti insoliti per lui. La bella stagione celebra outfit decisi e versatili, anche al maschile
Arriva finalmente la stagione del colore, della luce intensa e delle giornate che si allungano. Nei viaggi lungo le coste italiane, spesso immortalate in film iconici, si aprono gli scenari ideali per sfoggiare abiti leggeri, costumi e occhiali da sole.
Quest’anno in spiaggia trionfano gli interi scultorei, con forme geometriche. Mentre i bikini hanno slip a vita alta o laccetti laterali – un grande ritorno – pratici e dal gusto un po’ vintage. L’offerta è molto ampia e per tutte le tasche. Hanno un sapore rétro i due pezzi con reggiseni a balconcino e mutandine a stringa nei colori della terra e del cielo di Gucci, super femminili. Bella anche la proposta del brand Lido per il costume intero: pratico, con spalline sottili, disponibile in più tonalità. Va in questa direzione anche Mango, che lo propone nei colori del sole, in modo che sia funzionale e divertente. Da non sottovalutare i modelli con stampe e fiorati, mentre i dettagli gioiello possono trasformare un costume monopezzo in un top perfetto per la sera.
Per le passeggiate la tendenza vuole abiti dinamici, con leggerezze che accompagnano lungo il percorso. Zimmermann presenta una collezione dal sapore folk, con abiti in organza che scivolano sulla pelle, scolli asimmetrici, pantaloni a zampa, accessori oro, fiori e volumi drammatici. L’estate è il momento per perfetto per indossare Pucci, interprete di un’eleganza bohémienne, che mescola l’energia del rosso e dell’arancio. Forte personalità emerge anche dalle proposte di Sandro Paris: shorts in cotone a righe, gonne lunghe con crop top, accessori lavorati all’uncinetto, altro grande protagonista dell’estate. Ai piedi sandali alla schiava o intramontabili friulane nei colori più disparati. Passiamo alla valigia maschile, tradizionalmente associata a capi essenziali. Anche se qualcosa, oggi, sta cambiando. Un completo elegante può essere indossato con un paio di sandali infradito o una sneaker Nike. Si rischia un po’, ma è il momento giusto per farlo. Tornano le forme rilassate, le vestaglie e persino i pigiami reinterpretati come capi da giorno. Mentre gli shorts trovano spazio sia in chiave elegante sia casual. Louis Vuitton presenta camicie e pantaloni corti con capi tecnici. Con Prada e Amiri il colore è protagonista,
le camicie sono aperte e i colli pronunciati. Si scopre un notevole coraggio nelle sfilate: azzardi divertenti che rendono il guardaroba maschile più dinamico e meno scontato. Tutto pronto, insomma, per la vacanza desiderata in riva al mare, ripercorrendo con la mente la scena di un film.








Total look Pucci
2. Mini caftano in lino con ricami a fiori, Lug Von Siga
3. Abito svasato in seta con fantasia floreale, Zimmermann
4. Costume intero dégradé ispirato ai colori della laguna di Venezia, Lido
5. Swimsuit in Econyl®, una fibra rigenerata al 100% ottenuta dal recupero di scarti come reti da pesca, moquette e plastica, Festa Foresta
6. Bikini in jersey stretch con stampa floreale multicolore e dettaglio della doppia G, Gucci









7. Sabot in pelle con strass sfumati, Premiata
8. Friulana Ameda in velluto verde con fibbia, Velasca
9. Ballerina Mary Jane in tessuto con lurex azzurro e oro nata dalla collaborazione Flabelus per Momonì
10. Bag in rafia con logo stampato su targhetta, Manila Grace
11. Borsa a tracolla realizzata in tela nera con finiture in pelle marrone, Minoronzoni 1953

12. T-shirt e costume della collezione Postcards che celebrano le mete iconiche dell’estate, Harmont & Blaine
13. Costume da uomo realizzato con tessuto riciclato, Arena
14. Abito lungo in jacquard geometrico, Martino Midali
15. Camicia e shorts da uomo con ricami color caramello, Octobre Éditions

Il make-up in estate non deve sparire ma diventare più intelligente. Il segreto è una leggerezza glow con qualche sfumatura di colore
ogni estate il beauty entra in crisi mistica. Appena arrivano 30 gradi parte il terrorismo psicologico: «Non usare il fondotinta», «Accetta la lucidità», «Lascia respirare la pelle» (ma la pelle non respira!).
Tutto molto bello, finché non apri la fotocamera frontale e vedi una focaccia unta emotivamente provata dalla vita. Secondo me il makeup non deve sparire in estate: deve diventare più intelligente. La vera tendenza della stagione 2026, infatti, non è né un full glam pesantissimo né un viso completamente struccato. Ma una via di mezzo molto più fresca, pratica e moderna. Il trend che vedremo ovunque può essere definito soft color flush: pelle leggera e glow controllato, con tocchi di colore pastello o vitaminico sfumati in modo morbido. Quindi niente make-up grafici impossibili da rifare nella vita reale, ma colori freschi e portabili che funzionano bene sia dal vivo sia in video.
La base perfetta dell’estate non è ultra-matte e pesante, ma sottile, resistente e luminosa. Si vede la tua pelle vera, ma hai l’aria riposata e non sembri reduce da un crollo emotivo sotto il sole. Anche perché il problema spesso non è il make-up, ma la quantità di roba che ci aggiungiamo: primer troppo pesanti, fondotinta full coverage, ciprie infinite. E poi ci stupiamo se alle quattro del pomeriggio il viso decide di separarsi in strati come un tiramisù. La soluzione, oggi, è lavorare con texture leggere e waterproof: skin tint, correttori long lasting usati solo quando servono davvero, cipria strategica e spray fissante per fondere tutto insieme senza effetto cartongesso. E poi, finalmente, torna il colore. Dopo anni di clean girl beige edition, rivediamo lilla, pesca, butter yellow, verde pistacchio soft e azzurro polvere. Ma usati in modo molto più sofisticato: sfumati, trasparenti, quasi acquerellati. Anche il blush cambia energia. Non più super scolpito e geometrico, ma effetto heat flush: quel colore fresco che sembra naturale, come quando hai caldo ma in versione decisamente più chic. Perché il vero lusso beauty dell’estate 2026 non è avere il fondotinta che resiste a un’apocalisse climatica. È arrivare a fine giornata con la faccia ancora fresca, leggera e soprattutto riconoscibile.














1. Blush stick multifunzione rosa perlato in edizione limitata, Estée Lauder e Diane von Furstenberg*
2. 360Flip gel sopracciglia trasparente che disciplina, modella e fissa, ClioMakeUp
3. DreamBeam Mini Size, base per trucco levigante con protezione solare SPF 30, Kosas
4. Cloud Lip Blur in formula gel cremosa che attenua le linee sottili e rilascia colore intenso, Douglas Collection
5. Prime & Fix Refreshing Mist, spray a base d’acqua che agisce come fissante per il trucco e primer rinfrescante, Kiko*
6. Halo Glow Silky Powder Highlighter, illuminante in polvere dalla texture ultramorbida e setosa, e.l.f. Cosmetics
7. Endless Silky Eye Pen, matite waterproof a lunghissima tenuta nei colori lavanda e verde Pixi
8. Kissing Juicy Tint, tinta labbra idratante e profumata, Too Faced
9. Infinite Shine nella nuance Oh Baby verde chiaro, Opi
10. Fragranza Eden Sweet Peach | 35 dalle note succose di pesca, Kayali
11. Tinted Moisturizing BB Cream, trattamento perfezionatore che uniforma la pelle in una sola applicazione e la idrata, Nuxe*
12. Brightening CC Palette Sunny Flash: illuminanti viso arricchiti con attivi skincare, By Terry Paris







13. Shake ’N Play, blush liquido modulabile a lunga tenuta con estratto di cetriolo, Fenty Beauty
14. Illuminante blush in due tonalità della limited collection Baciata dal sole, Bottega Verde
15. Hyper Face Club, palette sculpting in tre cialde – illuminante opaco, bronzer e contour – per definire il viso, Overskin
16. Exagger-eyes Easy Eyeshadow, stick pratici da applicare sulla palpebra con colori brillanti, Charlotte Tilbury

Caro Cristiano, sono Sara, ho 30 anni e sto con il mio compagno da tre. Ultimamente lo sento distante: risponde poco ai messaggi, evita di fare progetti e quando provo a parlarne dice che è solo stress.
Io però sto male e non so se insistere, col rischio di sembrare assillante, o lasciargli spazio nella speranza che non si allontani ancora di più. Ho paura che chiedere attenzioni gli faccia mettere in dubbio il nostro rapporto, ma restare in silenzio mi fa sentire invisibile. Meglio affrontarlo direttamente o aspettare che sia lui a riavvicinarsi? Tu cosa faresti al mio posto?
Ti abbraccio, Sara

Sara, tesoro mio, l’amore non è una sfilata di moda sotto la neve di Cortina. È più simile a una soap opera turca: tutti piangono, nessuno risponde ai messaggi e a un certo punto parte pure la musica triste. Tu ora stai lì a contare i silenzi come se fossero calorie dopo Natale. Ma calmati perché, per ora, siamo lontani dalla prova costume. I gentleman sono spariti come i boa di struzzo nelle balere anni ‘80.
Prima di trasformarti nell’ispettore Derrick dell’amore, fatti delle domande: ti guarda ancora come si guarda l’ultimo cannolo in pasticceria? Ti dice che ti ama o comunica solo con le emoji? Perché sai, cara, a volte un uomo si allontana non per tradire, ma perché ha la testa piena come un outlet il primo giorno di saldi.
E allora fai una cosa rivoluzionaria: sparisci un po’. Lascia che senta la tua mancanza come si sente quella dell’aria condizionata ad agosto. Esci, divertiti, non diventare una zanzara che gli ronza intorno. La libertà è il miglior afrodisiaco: più la dai, più lui resterà.
E poi se la passione fosse davvero morta sono convinto che te lo avrebbe detto. Aspetta. Osserva. Ma, soprattutto, non perdere la tua luce per qualcuno che forse ha solo bisogno di ritrovare la sua presa elettrica interiore.
E, se dovesse finire, il consiglio è di affidarti a una canzone della nostra immortale Raffaella Carrà: «Trovi un altro più bello, che problemi non ha». Bacetto,

Caro Cristiano, ho 35 anni, un lavoro precario, niente famiglia e mi sento in ritardo su tutto: ogni volta che vedo gli altri sistemati mi prende l’ansia. Ovviamente, i miei genitori non fanno che spingere perché metta la testa a posto e questo aumenta il mio stato ansiogeno. Ultimamente sto frequentando una ragazza che mi piace, ma ho paura di sembrare troppo bisognoso e rovinare tutto. Temo di apparire disperato, senza girarci troppo intorno. Così faccio l’opposto: mi trattengo, mi mostro distaccato e finisco per sembrare freddo. Questo almeno mi ha detto lei. Visto che pare mi stia sabotando da solo, come faccio a trovare un equilibrio?
Un forte abbraccio bisognoso, Marco

Caro Marco, basta disperazione! Tesoro, un uomo triste oggi fa meno paura di una bolletta del gas, ma ha pure molto meno fascino. Ti stai comportando come il protagonista di un film francese in bianco e nero: occhi persi nel vuoto, un cappotto di malinconia e l’aria di chi aspetta un treno che non passa mai. Ça suffit! La tua ragazza è fortunata ad averti. E sai perché? Un uomo che ha i tuoi sentimenti, al giorno d’oggi, è raro come una suocera che dice: «Hai ragione tu». Però, attenzione, la sofferenza va indossata con eleganza, non come un piumone ad agosto. Non trasformare le tue paure in carta da parati della relazione.

Capisco il lavoro precario, amore mio. Oggi il posto fisso è più leggendario dell’unicorno rosa. Ma ci sono persone con il conto in banca magro come un grissino che ridono, ballano e fanno l’amore come se fossero a Saint-Tropez sullo yacht di un oligarca russo. La felicità è un atteggiamento. Quindi sorridi. Falle vedere l’uomo brillante che sei. Le donne vogliono qualcuno con cui ridere anche davanti a una pizza surgelata. E ricordati una cosa: i problemi si risolvono quasi tutti. La noia invece no. E la noia, tesoro mio, è il vero assassino dell’amore. Kiss,
Chi desidera raccontare un problema di cuore, porre una domanda su questioni sentimentali o condividere un frammento della propria storia d’amore può scrivere a cupido@lafrecciamag.it. Le lettere saranno lette con attenzione, rispetto e riservatezza. Ogni mese, ne verrà scelta una – o più di una – che sarà pubblicata sul magazine (indicando come mittente un nome di fantasia) insieme a una riflessione di Cristiano Malgioglio. Non saranno presi in considerazione dalla redazione i messaggi che contengano informazioni anagrafiche del mittente o di terze persone.

L’informativa
Ariete
Vi attende un mese dal doppio volto: le prime due settimane saranno impegnative e i problemi da risolvere molteplici. Dal 17 in poi, però, un bel vento di cambiamento soffierà via quest’alone negativo e lascerà un cielo sereno. Anche la sfera affettiva risentirà di questa instabilità: fino alla metà di giugno potrebbero abbondare le incomprensioni. Mantenete la calma, attingete dalla vostra piccola riserva di pazienza ed evitate di fare danni, come spesso vi capita nei periodi troppo tesi.
Giugno sarà entusiasmante, almeno fino al 21, grazie al Sole che vi donerà un’energia pazzesca. Anche Urano vi sorriderà, portando rinnovamento e cambiamento. Mi raccomando: non lasciatevi spaventare dalle novità e cercate di trarre il meglio da ogni situazione. L’inizio del mese potrebbe segnare una vera e propria svolta. Molto bene anche in amore: Venere vi abbraccerà e porterà via tutte le incomprensioni dell’ultimo periodo. Vi attendono settimane di forte passione. Sarete anche insolitamente fortunati.
A giugno troverete ancora terreno fertile nella sfera professionale: chi ha già qualcosa di importante tra le mani riuscirà a consolidarla.
Chi cerca la svolta sarà travolto da una ventata di nuove opportunità che non dovranno essere sprecate. Molto bene in amore, in particolare dal 13, grazie all’ingresso di Venere nel segno: i rapporti sembreranno magici, i momenti belli abbonderanno. Interessante anche il feeling con la fortuna.
Toro
Prosegue la scia di positività dei mesi precedenti. Mercurio continua a sostenervi e a donarvi lucidità mentale. Arriveranno alcune occasioni da cogliere al volo e dovrete proprio affrettarvi, perché da luglio la situazione si complicherà un po’: meglio prendere il largo ora, col mare piatto. Bene anche in amore, con Marte e Giove che incentivano la passione. Da metà mese in poi, però, Venere comincerà a fare i capricci e potreste avvertire qualche piccola turbolenza.
Dopo mesi piuttosto complicati, vi attende un periodo molto promettente: le possibilità di crescita professionale non mancheranno, ma dovrete comunque dare il massimo in ogni circostanza. Ottimismo e determinazione saranno la chiave di tutto. In ambito affettivo potrebbe esserci qualche tensione nella prima decade del mese, perché sarete molto concentrati sulla sfera lavorativa e sembrerete un po’ distratti. Nulla, però, che non possa essere risolto con un abbraccio. Nella seconda metà del mese splenderà il sole.
Queste mese promette piuttosto bene e sarà libero da incertezze. È in arrivo il momento perfetto per agire con coraggio, dimenticandovi dei fallimenti del passato. Non perdetevi d’animo, cercate di trarre il meglio da ogni circostanza. E, soprattutto, non abbiate paura del cambiamento. Cielo propizio anche in amore: ci sarà una svolta molto positiva. Tutti i rapporti che nasceranno ora saranno destinati a consolidarsi nel tempo, quindi occhi ben aperti. La fortuna? Stranamente, sarà più amica del solito.
La vita è complicata, l’amore pure… ma gli astri non mentono (lo fanno già le persone)

di Luigi Torres Cerciello [Astrologo, scrittore e content creator] luigitorrescerciello
Il vostro cielo preannuncia una sola parola: cambiamento. Stanno per arrivare parecchie novità, che vi doneranno linfa vitale. Vi sentirete energici, anche perché Giove smetterà di fare il birbante. Certo, Nettuno e Saturno in opposizione vi renderanno un po’ pensierosi, ma questo non sarà un limite, dato che avrete una voglia matta di svoltare. Serviranno alcuni chiarimenti in amore, soprattutto nelle prime due settimane. Ma dal 15 in poi comincerete a vivere il rapporto con più leggerezza e questo sarà di grande aiuto.
È il momento di agire senza tentennamenti. Mettete da parte il vostro senso di insicurezza e provate a dare il meglio. C’è aria di rinnovamento. Il periodo migliore sarà quello compreso tra il 7 e il 16: il vostro intuito potrebbe fare la differenza. Qualche turbolenza darà un piccolo scossone alla sfera delle relazioni: potrebbero esserci battibecchi. Non scappate dalle difficoltà e cercate di chiarire subito, per evitare discussioni futili che rischiano di ingigantirsi.
Sta arrivando un periodo carico di opportunità. Il transito di Mercurio, non più in opposizione, segna un vero e proprio punto di svolta: si prevedono diverse novità e alcune di queste potrebbero essere davvero grandiose.
Ma vi servirà essere ottimisti e credere di potercela fare sempre, in ogni circostanza.
Ripresa interessante anche in amore, dopo un maggio che ha portato via armonia e sorrisi.
Venere tornerà ad abbracciarvi.
Non sarà un mese tranquillo, soprattutto a causa di Marte che stimolerà il nervosismo e causerà un po’ di tensioni. Lo stress sarà tanto e si farà sentire soprattutto nell’ultima settimana. Insomma, avrete bisogno di attingere alla vostra riserva di autocontrollo per cercare di limitare i danni. Ne risentirà anche la sfera delle relazioni. E Venere in opposizione ci metterà il suo zampino. Insomma, sarebbe meglio passare direttamente a luglio.
A giugno si apre una fase difficile. Gli imprevisti da fronteggiare saranno tanti, così come le persone che verranno a mettervi i bastoni tra le ruote, e scarseggeranno energia e pazienza. Insomma, saranno settimane piuttosto complicate. Turbolenze anche nella sfera delle relazioni: tensioni e pressioni abbonderanno e potreste sentirvi incompresi.
Le premesse non sono delle migliori, ma durerà poco: luglio porterà nuova luce.
Pesci
Si prospetta un bel momento, con nessun pianeta in opposizione. Comincia così una fase molto interessante, che potrebbe portarvi a raggiungere traguardi eccezionali. Con ottimismo e determinazione riuscirete a fare la differenza. Benissimo la sfera delle relazioni: il vostro cielo è rovente. Vi attendono settimane molto calde: il fuoco della passione arderà più forte che mai. La fortuna? Vi supporterà quando ne avrete bisogno.






















































































































di
[Esperta
on il solstizio d’estate, giugno segna il trionfo biologico della luce sul buio. E questo fenomeno astronomico si riflette direttamente sulla nostra biochimica.
Sfruttando le lunghe giornate o il richiamo delle serate all’aperto, si può abbinare l’esposizione alla luce naturale con la meditazione open-air. Un modo per massimizzare la risincronizzazione dei ritmi circadiani e l’attività della ghiandola pineale, responsabile della produzione di melatonina, l’ormone del sonno. La mindfulness stimola la corretta alternanza tra questo agente regolatore e la serotonina, il neurotrasmettitore dell’umore.
Questo meccanismo biologico simula l’archetipo dei riti solstiziali dell’antichità: un vero e proprio fuoco metabolico che purifica l’organismo dalle scorie accumulate.
Nel corso dell’inverno, la tensione cronica accumulata induce un’iperattivazione dell’amigdala, l’hub cerebrale della minaccia, e altera i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress. Giugno, mese liberatorio in cui la natura risplende, è il momento perfetto per invertire questa tendenza. I dati provenienti dalla letteratura scientifica dimostrano che la mindfulness
induce cambiamenti strutturali misurabili sul sistema nervoso: diminuisce la reattività automatica ad ansia e stress, aumenta lo spessore corticale nelle aree esecutive, deputate al controllo cognitivo e alla regolazione emotiva, ottimizza il feedback dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, stabilizzando i livelli di cortisolo nel sangue. Per questo a giugno possiamo attivare una routine di tre semplici attività di mindfulness rigenerative. Il risveglio muscolare consapevole al mattino: appena svegli, usciamo sul balcone, in giardino o al parco. Esponiamo il viso al sole per cinque minuti. Mentre il calore attiva la serotonina, facciamo dei piccoli cerchi con le spalle e distendiamo le braccia verso l’alto.
La camminata sensoriale nel pomeriggio o la sera: passeggiare all’aperto a passo lento. Sintonizziamo i nostri sensi sul presente, ascoltiamo il rumore del vento o delle onde, percepiamo la temperatura dell’aria sulla pelle.
Il respiro al tramonto: sediamoci comodamente all’aria aperta durante l’ora d’oro. Chiudiamo gli occhi e inspiriamo contando fino a quattro, tratteniamo il respiro per quattro tempi ed espiriamo per sei tempi. Visualizziamo lo stress dei mesi passati che si dissolve nell’aria fresca della sera, lasciando spazio a una mente pulita, luminosa e rigenerata.



Nate dal recupero di ex carri merci, quattro nuove carrozze panoramiche consentono di aprire lo sguardo sul paesaggio, dalle sponde del lago d’Iseo alla campagna siciliana
gabriele-romani

ono pronte al debutto quattro nuove carrozze panoramiche della Fondazione FS e di FS Treni Turistici Italiani progettate per riportare il viaggio ferroviario al centro di un’esperienza lenta. Nate dal recupero di ex carri merci pianali destinati alla demolizione, restituiscono valore a materiale dismesso e trasformano il passato industriale in un racconto fatto di sostenibilità e memoria, in nome di un turismo di qualità. Un progetto capace di valorizzare il patrimonio ferroviario attraverso un modello coerente con la missione del Gruppo FS, che punta su riuso dei materiali, economia circolare e promozione dei territori. Le quattro vetture promettono un’esperienza immersiva grazie alle ampie aperture laterali, pensate per garantire una visione completa del paesaggio, e a un allestimento interno curato nei minimi dettagli. La loro entrata in servizio è prevista per l’estate sulla Palazzolo sull’Oglio-Paratico Sarnico, tra le province di Brescia e Bergamo e a seguire, entro la fine dell’anno, sulla NotoPachino, nella zona di Siracusa. Queste sono le uniche linee del progetto Binari senza tempo completamente prive di gallerie: una caratteristica che le rende compatibili con le prescrizioni di sicurezza necessarie alla circolazione di carrozze con aperture
Nel caso della Palazzolo sull’Oglio-Paratico Sarnico, il nuovo utilizzo turistico si innesta su una linea dal forte valore identitario. Un percorso di 9,7 chilometri costruito tra il 1874 e il 1876 per
collegare le industrie siderurgiche del lago d’Iseo alla direttrice Milano-Venezia e per il trasporto del calcare dalle cave del Sebino bresciano. Per decenni questa ferrovia fu al centro di un sistema unico, fondato sul trasbordo dei carri su chiatte dirette a Lovere, nel Bergamasco. Oggi, attraversando il Parco regionale dell’Oglio Nord e le prime colline della Franciacorta, diventa il palcoscenico ideale per un viaggio lento e panoramico.
Anche la Noto-Pachino esprime un legame profondo tra ferrovia e territorio: un tracciato immerso nella campagna siciliana, tra campi assolati e scorci costieri di grande fascino, seguendo il ritmo quieto delle linee storiche. In entrambi i casi, le nuove carrozze non sono soltanto un mezzo di trasporto, ma un modo diverso di osservare il paesaggio, con lo sguardo rivolto fuori dal finestrino e la memoria della ferrovia che rimane parte viva del percorso. fondazionefs.it | fstrenituristici.it fondazionefsitaliane
Primavera sulla Ferrovia dei Parchi
Treno natura tra Crete e tartufo; Primavera sulla Ferrovia dei Parchi
Sebino express, Treno delle Risorgive e dello Stella, Treno del Sacro monte
Laveno express, Treno terre dell’Alto Livenza
Estate sulla Ferrovia dei Parchi, Treno storico degli Alpini
Treno del confine





Con l’arrivo della bella stagione, è ancora più facile raggiungere ad alta velocità alcune tra le destinazioni più amate per la villeggiatura.
Dalle città del network Frecciarossa è possibile andare incontro al divertimento spostandosi verso Rimini e Riccione, sulla Riviera Adriatica. In alternativa si possono raggiungere Sapri, Agropoli e Vallo della Lucania, nel Salernitano, Maratea, unico centro lucano ad affacciarsi sul Mar Tirreno, o Scalea, in provincia di Cosenza.
Chi invece preferisce il fresco della montagna può scegliere il Frecciarossa che collega ogni sabato Milano a Bolzano e che, da quest’anno, prosegue fino a Bressanone e Fortezza.
Per chi desidera viaggiare di notte e svegliarsi direttamente nella destinazione dei propri sogni, sono attivi anche i collegamenti notturni tra Milano e Lecce e tra Milano e Reggio Calabria, con diverse fermate intermedie.
Giugno è il mese perfetto per visitare le città d’arte. Grazie al servizio FrecciaLink è possibile raggiungere comodamente Matera, in Basilicata: chi viaggia da Torino, Milano, Reggio Emilia, Bologna, Firenze e Roma in Frecciarossa può scendere a Salerno e salire subito – con un unico biglietto – sull’autobus per la Città dei Sassi.
A luglio e agosto, FrecciaLink è la soluzione ideale anche per gli appassionati di montagna: ogni sabato e domenica è possibile arrivare a Selva di Val Gardena, Santa Cristina Valgardena e Ortisei, con cambio a Bolzano, da Verona, Bologna, Firenze e Roma e, solo il sabato, anche da Milano, sempre con un unico biglietto.
In alternativa, partendo da Milano, Verona, Padova, Bologna, Firenze, Roma e Napoli, cambiando a Venezia Mestre è possibile raggiungere con l’autobus Cortina d’Ampezzo, San Vito di Cadore e Tai di Cadore, in provincia di Belluno. Chi preferisce godersi il meritato relax al mare, dal 14 giugno e per tutta l’estate può raggiungere Piombino e Cecina, in provincia di Livorno, partendo in Frecciarossa da Torino, Milano, Venezia, Reggio Emilia, Bologna, Napoli e Salerno e cambiando con FrecciaLink a Firenze Santa Maria Novella.
Inoltre, per il periodo estivo è stato incrementato il servizio FrecciaLink che consente di raggiungere Sorrento dalle principali città del network Frecciarossa, scendendo a Napoli.
Si parte in libertà con il servizio Bagaglio Facile di Trenitalia. Grazie alla partnership con Zyppy, infatti, è possibile spedire valigie, borse e zaini e farli recapitare direttamente in hotel o all’indirizzo del proprio soggiorno. Ai clienti di Frecce e Intercity è riservata una tariffa esclusiva: primo bagaglio a 25 euro anziché 45 e dal secondo in poi 23 euro a bagaglio per una delle località incluse nella lista riportata su zyppy.it/bagaglio-facile. Per tutte le altre destinazioni italiane non incluse nella lista, invece, 28 euro per il primo bagaglio e dal secondo in poi 23 euro per ogni borsa, zaino o valigia. In più, per i soci CartaFreccia, tre punti fedeltà ogni due euro spesi nel trasporto bagagli: basta inserire in fase di prenotazione il proprio codice CartaFreccia nella sezione dedicata. Maggiori informazioni su trenitalia.com

Ad agosto parte il tour estivo di Lorenzo Jovanotti e tutti i fan che desiderano raggiungere i luoghi dei concerti in modo sostenibile possono usufruire dell’offerta Speciale Eventi, con riduzioni fino al 75% sul biglietto base per chi viaggia con Frecce, Intercity e Intercity Notte. Per ottenere lo sconto è necessario inserire in fase di acquisto il codice JOVASUMMER. L’offerta è valida per le seguenti date del tour: il 12 agosto alla Music Arena di Montesilvano, in provincia di Pescara, il 17 alla Music Arena di Barletta, il 22 alla Calabria Music Arena di Catanzaro, il 29 e il 30 agosto all’Ippodromo La Favorita di Palermo, il 5 settembre all’Ippodromo di Agnano a Napoli e il 12 e 13 settembre al Circo Massimo, a Roma.


Nella cavea dell’Auditorium Parco della musica Ennio Morricone torna il festival estivo che porta a Roma alcuni tra i più importanti artisti della scena internazionale e italiana. Tra questi la cantautrice barese Serena Brancale il 13 giugno, il compositore e pianista Ludovico Einaudi il 21, Ben Harper & The Innocent Criminals il 29 e Marilyn Manson il 14 luglio. I clienti Trenitalia in possesso di un biglietto Frecciarossa, Frecciargento o Frecciabianca con data di arrivo a Roma nei due giorni antecedenti il live hanno la possibilità di accedere allo spazio dell’evento attraverso un ingresso riservato, mostrando il biglietto del treno al primo cancello di accesso.
In occasione della mostra Cecilia Vicuña: El glaciar ido (The vanished glacier/ Il ghiacciaio scomparso), una nuova grande installazione dell’artista cilena attraversa gli spazi del Castello di Rivoli, nell’omonima cittadina nell’area metropolitana di Torino, fino al 20 settembre. È un omaggio agli antichi quipu cordicelle annodate che nella cultura inca venivano forse utilizzate come sistema numerico. Al contrario di questi, però, l’opera di Vicuña non presenta nodi: è un riferimento allo scorrere fluido del tempo e alla perdita della memoria, ma anche al movimento degli elementi naturali come il ghiaccio, l’acqua e il vento. Poesie, immagini e canti accompagnano i visitatori lungo il percorso. Trenitalia è Official Green Carrier della mostra e i clienti possono acquistare il biglietto di ingresso usufruendo di uno sconto. Chi, infatti, raggiunge Torino in Frecciarossa nei due giorni precedenti alla visita può accedere all’esposizione con un biglietto ridotto a 5 euro, mentre chi viaggia con Intercity, Intercity Notte o Regionale può acquistarlo a 6,50 euro. castellodirivoli.org
Veduta dell’allestimento El glaciar ido (The vanished glacier/Il ghiacciaio scomparso) (2026) Castello di Rivoli Museo d’arte contemporanea, Rivoli, Torino © Cecilia Vicuña, by Siae
IN CONVENZIONE ANCHE
CHIHARU SHIOTA: THE SOUL TREMBLES
Fino al 28 giugno al Museo d’arte orientale, Torino maotorino.it
MONUMENTO, TORINO CAPITALE. LA FORMA
DELLA MEMORIA
Fino al 7 settembre a Palazzo Madama, Torino palazzomadamatorino.it
MUSEO NAZIONALE DELL’AUTOMOBILE
Sconti attivi fino al 31 marzo 2027 museoauto.com
UN ALTRO NOVECENTO. OPERE SU CARTA DALLE COLLEZIONI DELLA GAM
Fino al 1° novembre alla Galleria civica d’arte moderna e contemporanea, Torino gamtorino.it
VINCENZO AGNETTI. OGGI È UN SECOLO
Fino al 1° novembre alla Galleria civica d’arte moderna e contemporanea, Torino gamtorino.it
100 FOTOGRAFIE PER EREDITARE IL MONDO
Fino al 28 giugno al Mudec, Milano mudec.it
I MACCHIAIOLI
Fino al 5 luglio a Palazzo Reale, Milano mostraimacchiaioli.it | palazzorealemilano.it
MUSEO NAZIONALE SCIENZA E TECNOLOGIA
LEONARDO DA VINCI, MILANO
Le gallerie dedicate al maestro rinascimentale offrono un percorso alla scoperta dell’ingegno umano. Tra le sale del museo è possibile ammirare mostre o installazioni dedicate alla scienza, scoprire i misteri dell’energia e della genetica, approfondire tematiche come i trasporti o l’alimentazione e, per i bambini dai 3 ai 6 anni, divertirsi nel nuovo Playlab. Riduzione del 50% sull’ingresso al museo per chi raggiunge Milano con Frecciarossa o Frecciabianca

al massimo tre giorni prima della visita. Per usufruire dello sconto è sufficiente inserire il codice FRECCIAROSSA2026 al momento dell’acquisto online del ticket o esibire il biglietto del treno direttamente in cassa. Chi viaggia con Intercity, Intercity Notte o Regionale, invece, può ottenere il 20% di sconto con il codice TRENITALIA2026. museoscienza.org
PAUL TROUBETZKOY. LO SCULTORE DELLA BELLE ÉPOQUE
Fino al 28 giugno alla Galleria d’arte moderna, Milano mostrecmscultura.it | gam-milano.com
MUSEI DI VICENZA (VICENZA GOLD CARD)
Sconti attivi fino al 31 dicembre 2026 museicivicivicenza.it
Vivi la cultura con le Frecce. Sconti e agevolazioni per i principali musei ed eventi in Italia

M.C. ESCHER. TUTTI I CAPOLAVORI
Fino al 19 luglio al Centro culturale Altinate San Gaetano, Padova arthemisia.it
ACQUARIO DI GENOVA
Sconti attivi fino al 28 febbraio 2027 acquariodigenova.it
LA CITTÀ DEI BAMBINI E DEI RAGAZZI, GENOVA
Sconti attivi fino al 28 febbraio 2027 cittadeibambini.net
VAN DYCK L’EUROPEO. IL VIAGGIO DI UN GENIO DA ANVERSA A GENOVA E LONDRA
Fino al 19 luglio a Palazzo Ducale, Genova palazzoducale.genova.it
MUSEO HZERO, FIRENZE
Sconti attivi fino al 30 giugno 2026 hzero.com
ROTHKO A FIRENZE
Fino al 23 agosto a Palazzo Strozzi, Firenze palazzostrozzi.org
HOKUSAI. IL GRANDE MAESTRO DELL’ARTE GIAPPONESE
Fino al 29 giugno a Palazzo Bonaparte, Roma mostrepalazzobonaparte.it | arthemisia.it
L’ULTIMO MATISSE. MORFOLOGIE DI CARTA
Fino al 28 giugno al Museo storico della Fanteria dell’Esercito Italiano, Roma navigaresrl.com
ROBERT DOISNEAU
Fino al 19 luglio al Museo del Genio, Roma arthemisia.it
ROBERT MAPPLETHORPE. LE FORME DELLA BELLEZZA
Fino al 4 ottobre al Museo dell’Ara Pacis, Roma arapacis.it
TESORI DEI FARAONI
Fino al 14 giugno alle Scuderie del Quirinale, Roma scuderiequirinale.it
LIBERTÀ DI VIAGGIO E CAMBI ILLIMITATI
Biglietto acquistabile fino alla partenza del treno e del FrecciaLink. Entro tale limite sono ammessi il rimborso, il cambio del biglietto e il cambio della prenotazione un numero illimitato di volte. Dopo la partenza, il cambio della prenotazione e del biglietto sono consentiti una sola volta fino a un’ora successiva.
CONVENIENZA E FLESSIBILITÀ
Offerta a posti limitati e soggetta a restrizioni. Il cambio prenotazione, l’accesso ad altro treno e il rimborso non sono consentiti. È possibile, fino alla partenza del treno, esclusivamente il cambio della data e dell’ora per lo stesso tipo di treno, livello o classe, effettuando il cambio rispetto al corrispondente biglietto Base e pagando la relativa differenza di prezzo. Il nuovo ticket segue le regole del biglietto Base.
MASSIMO RISPARMIO
Offerta a posti limitati e soggetta a restrizioni. Il cambio, il rimborso e l’accesso ad altro treno non sono consentiti, livello Executive escluso.
FrecciaSenior
Riservata agli over 60 titolari di CartaFreccia, FrecciaSenior consente di viaggiare su Frecciarossa e Frecciargento con prezzi a partire da 29 € a seconda della classe e della relazione di viaggio. L’offerta è valida per viaggiare in 1^ e 2^ classe e nei livelli di servizio Business, Premium e Standard 1
FrecciaDays
Viaggia il martedì, mercoledì, giovedì e sabato con sconti fino al 60% rispetto al prezzo Base sui treni Frecciarossa e Frecciargento nei livelli di servizio Business, Premium, Standard, in 1^ e in 2^ classe. Sono esclusi il livello di servizio Executive e il servizio Salottino 2
FrecciaFriends
Dedicata a gruppi da 3 a 5 persone per viaggiare su Frecciarossa e Frecciargento con uno sconto sul prezzo Base del 50%. L’offerta è valida per viaggiare nei livelli di servizio Business, Premium, Standard, in 1^ e in 2^ classe. Sono esclusi il livello di servizio Executive e il servizio Salottino 3
FrecciaFamily
Con Trenitalia i bambini viaggiano gratis in Frecciarossa, Frecciargento, Frecciabianca in 1^ e 2^ classe e nei livelli Business, Premium e Standard. La gratuità è prevista per i minori di 15 anni accompagnati da almeno un maggiorenne, in gruppi composti da 2 a 5 persone. I componenti del gruppo dai 15 anni in poi pagano il biglietto scontato del 50% sul prezzo Base 4
1. Offerta valida sui treni Frecciarossa e Frecciargento, in 1^ e 2^ classe e nei livelli di servizio Standard Premium e Business Prevede, a seconda della classe e relazione di viaggio, l’acquisto a prezzi fissi in Standard /2^ classe a partire da 29 €, in Premium a partire da 34 € e in Business /1^ classe a partire da 39 €. Tali prezzi non si applicano alle relazioni per le quali è previsto uno sconto inferiore al 50% rispetto al prezzo Base. L’offerta è a posti limitati che variano in base al treno e al giorno della settimana e non si cumula con altre riduzioni a qualsiasi titolo spettanti. Cambio biglietto/prenotazione e rimborso non sono consentiti.
2. L’offerta è a posti limitati che variano in base al giorno, al treno e alla classe o livello di servizio e non è cumulabile con altre riduzioni ad eccezione di quella prevista a favore dei ragazzi. Cambio biglietto/prenotazione e rimborso non sono consentiti.
3. Offerta a posti limitati e variabili in base al giorno, al treno e alla classe o livello di servizio e non si cumula con altre riduzioni a qualsiasi titolo spettanti, ad eccezione di quella prevista a favore dei ragazzi. Cambio biglietto/ prenotazione e rimborso non sono consentiti.
Riservata agli under 30, l’offerta FrecciaYoung consente di viaggiare su Frecciarossa e Frecciargento con prezzi a partire da 19 € a seconda della relazione di viaggio. L’offerta è riservata ai soci CartaFreccia under 30 ed è valida per viaggiare in Standard e in 2^ classe 5
4. Offerta a posti limitati e variabili rispetto al giorno, al treno e alla classe/livello di servizio. Cambio prenotazione/biglietto e rimborso soggetti a restrizioni. L’offerta non è cumulabile ad altre riduzioni a qualsiasi titolo spettanti.
5. Offerta valida sui treni Frecciarossa e Frecciargento, in 2^ classe e nel livello di servizio Standard . Prevede l’acquisto a prezzi fissi di 19€, 29 € e 39€, a seconda della relazione di viaggio. Tali prezzi non si applicano alle relazioni per le quali è previsto un uno sconto inferiore al 50% rispetto al prezzo Base. L’offerta è a posti limitati che variano in base al treno e al giorno della settimana e non si cumula con altre riduzioni a qualsiasi titolo spettanti, compresa quella prevista per i ragazzi. Cambio biglietto/ prenotazione e rimborso non sono consentiti.
A/R in Giornata
Con l’offerta A/R in giornata si può partire e tornare nello stesso giorno usufruendo di uno sconto per singola tratta rispetto al prezzo Base del 30% nelle giornate dalla domenica al venerdì e del 50% nella giornata del sabato 6
6. L’offerta consente di acquistare due biglietti, uno per il viaggio di andata e uno per il viaggio di ritorno, da effettuare nella stessa giornata, sulla medesima tratta e categoria di treno. Disponibile su tutti i treni Frecciarossa, Frecciargento e Frecciabianca in tutte le classi e livelli di servizio ad eccezione del servizio Salottino. Offerta a posti limitati e variabili rispetto al giorno, al treno e alla classe/livello di servizio. Modificabile, ma non rimborsabile. Gli sconti previsti rispetto al prezzo Base verranno applicati fatti salvi i minimi tariffari.
Informazioni aggiornate al 21 maggio 2026
Hai voglia di una pausa ad Alta Velocità diversa dal solito? Aggiungi al tuo viaggio un’esperienza di gusto!
Il FRECCIABistrò ti aspetta al centro del Frecciarossa: lì troverai prodotti da forno, snack dolci e salati, piatti caldi e freddi, taglieri, panini, tramezzini, pizza, hamburger e soft drinks, birre artigianali, cocktail, vini e bollicine. Inoltre, puoi scegliere tra tanti menù pensati per ogni momento della giornata Sono disponibili anche opzioni vegetariane e senza glutine o lattosio.
TRA I MENÙ:









Hai tempo ancora fino al 31 dicembre per accumulare punti per il Programma CartaFreccia. I premi possono essere richiesti entro il 31 marzo 2027 a scelta tra biglietti premio, Carnet, Carte Regalo e upgrade di classe per viaggiare sulle Frecce. Ma anche tra le varie opzioni disponibili sul catalogo premi CartaFreccia Collection. Il Regolamento completo è disponibile sul sito trenitalia.com
Grazie alla partnership con E.ON, ci sono ancora più vantaggi per i soci CartaFreccia. Attivando una fornitura luce o una gas, infatti, gli iscritti al programma di Frecciarossa ricevono subito 750 punti premio, con ulteriori 250 punti dopo sei mesi e altri 250 dopo 12 mesi di fornitura. Chi attiva due forniture (sia luce sia gas) nello stesso giorno ottiene invece 1.600 punti premio, a cui si aggiungono 500 punti dopo sei mesi e altri 500 dopo 12 mesi di fornitura. Questa novità arricchisce il programma fedeltà con ulteriori vantaggi, coniugando risparmio energetico e mobilità sostenibile.
Parigi
Lione Avignon Chambéry
Saint Jean De Maurienne
Aix-en-Provence Marsiglia
Trento Ora Bolzano
Treviso Udine Gorizia Trieste
Roma Torino Oulx
Milano Brescia Verona Vicenza Padova
Reggio Emilia AV Mantova
Genova Bologna Modena
Firenze La Spezia Pisa
Perugia Venezia
Ravenna Rimini Falconara Marittima Ancona
Pescara Foggia Bari Caserta Napoli Afragola
Napoli Pompei Lecce
Taranto Ferrandina Scalo Matera Potenza Salerno Agropoli
Vallo della Lucania Paola Sibari
Lamezia Terme
Reggio di Calabria
Per schematicità e facilità di lettura la cartina riporta soltanto alcune città esemplificative dei percorsi delle diverse tipologie di Frecce. Maggiori dettagli per tutte le soluzioni di viaggio su trenitalia.com
Alcuni collegamenti qui rappresentati sono disponibili solo in alcuni periodi dell’ anno e/o in alcuni giorni della settimana. Verifica le disponibilità della tratta di tuo interesse su trenitalia.com.
Cartina aggiornata al 21 maggio 2026

Velocità max 400 km/h | Velocità comm.le 300 km/h | Composizione 8 carrozze Livelli di servizio Executive, Business, Premium, Standard Posti 457 | WiFi Fast | Presa elettrica e USB al posto Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio
FRECCIAROSSA ETR 1000
Velocità max 360 km/h | Velocità comm.le 300 km/h | Composizione 11 carrozze
4 livelli di servizio Executive, Business, Premium, Standard | Posti 589 WiFi | Presa elettrica al posto Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio FRECCIAROSSA ETR 500

3 livelli di Servizio Business, Premium, Standard | Posti 497 WiFi Fast | Presa elettrica e USB al posto Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio FRECCIAROSSA ETR 700
Velocità max 250km/h | Velocità comm.le 250km/h | Composizione 8 carrozze

FRECCIAROSSA ETR 600
Velocità max 280 km/h | Velocità comm.le 250 km/h | Composizione 7 carrozze 3 livelli di Servizio Business, Premium, Standard | Posti 432 WiFi | Presa elettrica al posto Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

FRECCIARGENTO ETR 485
Velocità max 280 km/h | Velocità comm.le 250 km/h
Composizione 9 carrozze | Classi 1^ e 2^ | Posti 489 WiFi | Presa elettrica al posto Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio

Velocità max 250 km/h | Velocità comm.le 250 km/h
Composizione 9 carrozze
Classi 1^ e 2^ | Posti 479 | Presa elettrica al posto Servizi per persone con disabilità | Fasciatoio FRECCIABIANCA ETR 460

Grazie ai servizi e ai contenuti di FRECCIAPlay il viaggio a bordo dei treni Frecciarossa e Frecciargento e nelle sale FRECCIAClub e FRECCIALounge è più piacevole. Per accedere basta collegarsi alla rete WiFi, digitare www.frecciaplay.it o scaricare l’app FRECCIAPlay da App Store e Google Play. Ulteriori dettagli, info e condizioni su trenitalia.com

Bridget Jones Un amore di ragazzo
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