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L'uomo geometrico - ESTRATTO

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Guido Sgardoli

LE ORME a cura di Guido Sgardoli

Il giovane jules verne alle prese con la fantascienza

LE ORME: sui passi dei grandi classici

È una serie editoriale nata con l’obiettivo di avvicinare giovani lettori e lettrici ai generi narrativi attraverso i grandi classici della letteratura.

Gli spunti biografici autentici vengono sviluppati in storie avventurose e fantastiche, seguendo, nella composizione, gli stilemi del genere al quale quell’autore o quell’autrice appartiene.

Un’appendice finale curata da esperti propone esercizi di scrittura e analisi relativi al genere specifico rappresentato dal libro.

Storie autoriali, coinvolgenti e fresche, in una foliazione agile e con illustrazioni uniche, per risucchiare i giovani lettori nella storia.

SALTALAPAGINA…

SE VUOI!

Ciao!

Abbiamo intitolato questa parte Saltalapagina perché spesso, all’inizio di un libro, ci sono delle pagine che spiegano cosa succederà più avanti, ma che nessuno o quasi ha voglia di leggere. Così, se sei anche tu uno di quelli che temono di annoiarsi a leggere un’introduzione, sei autorizzato a saltarla.

Se invece hai deciso di restare, allora ti racconto un paio di cose.

Questo libro fa parte di una serie che si chiama Le Orme: sui passi dei grandi classici .

Prima di tutto, cosa sono i classici? Sapresti rispondere?

Secondo noi sono dei libri sempre attuali, non tanto perché le vicende si svolgono ai nostri giorni (anzi, molti classici sono stati scritti diversi anni fa, a volte più di cento, e quindi si ambientano in altre epoche e in altri Paesi), quanto perché raccontano storie nelle quali ci possiamo rispecchiare anche noi, che viviamo in Italia nel Ventunesimo secolo.

A volte questi classici ci appaiono difficili, perché il linguaggio usato a quel tempo è diverso da quello che utilizziamo oggi, oppure perché il ritmo della storia è lento o ci sono troppe descrizioni. Però, sarebbe

un vero peccato perdere o dimenticare queste grandi storie, capaci di superare il tempo e le generazioni.

Abbiamo quindi pensato di proporti non i classici originali, ma storie nuove, scritte da autori e autrici contemporanei, che prendono spunto da fatti accaduti agli scrittori classici . Abbiamo immaginato che le loro esperienze (vissute o magari solo fantasticate) abbiano avuto un peso determinante nella produzione delle loro opere future.

Ogni scrittore o scrittrice, che lo voglia o meno, trasferisce sulle pagine delle proprie opere esperienze personali, sogni, ambizioni, speranze, trasformando e camuffando tutto ciò in storie fantastiche o incredibilmente avventurose.

Degli esempi?

Jules Verne fuggì di casa a undici anni per imbarcarsi su una nave diretta nelle Indie; il suo sogno romantico era regalare alla cugina di cui era innamorato una collana di coralli.

Mark Twain diventò pilota di battelli fluviali e viaggiò su e giù per il Mississippi immaginando le avventure di un ragazzino ribelle chiamato Huckleberry Finn.

Agatha Christie credeva che la madre fosse una medium capace di parlare con gli spiriti.

Robert Louis Stevenson trascorse l’infanzia spostandosi da un’isola all’altra, poiché suo padre era un costruttore di fari.

Virginia Woolf diede vita a un giornaletto domestico che raccontava situazioni di vita familiare e trascorreva le estati in Cornovaglia vivendo avventure nella natura incontaminata.

Tutti i libri, compresi i grandi capolavori della letteratura dedicata ai più giovani, sono stati ispirati da fatti, pensieri o desideri cullati dalle menti dei loro autori quand’erano ancora dei bambini o degli adolescenti.

I classici, poi, possono essere avventurosi, gialli, horror, fantasy, umoristici. Esistono tanti generi, tutti diversi e tutti, a loro modo, affascinanti.

Tu, quanti ne conosci?

E qui sta il gioco nel quale vorremmo coinvolgerti: sperimentare attraverso queste storie i vari generi e appropriartene con attività laboratoriali divertenti, non tanto per diventare uno scrittore o una scrittrice (be’, anche questo se proprio lo desideri), ma per trasformarti — se già non lo sei — in un lettore curioso e attento, un innamorato delle storie come lo siamo noi!

«Jules!».

La voce imperiosa di Pierre Verne risuonò dall’interno della casa.

A malincuore, Jules abbandonò la sua postazione a cavalcioni del muro di cinta del villino. Si aggrappò alla pianta di glicine che lo ricopriva e da lì con un salto riguadagnò il giardino sottostante. Né il sole di giugno né il buon odore dell’erba tagliata di fresco riuscirono a tirarlo su di morale: il richiamo paterno era riuscito a guastare tutto. Mise sottobraccio il piccolo telescopio portatile e attraversò a passi pesanti il portico pieno di cesti di zinnie, petunie e gerani.

Suo padre lo attendeva in piedi, nella sala da pranzo. Il suo cipiglio non prometteva niente di buono, tanto per cambiare.

«Sì?» disse Jules, gli occhi bassi al pavimento.

Faceva sempre fatica a sostenere lo sguardo di suo padre. Specialmente quando lui era arrabbiato. Papà Pierre era un uomo severo e intransigente, in particolar modo con il suo primogenito, Jules.

«Cos’era quel baccano?».

Jules tentò di difendersi: «Stavo osservando le imbarcazioni che passano sulla Loira. Non credevo che…».

«Alza la testa quando ti parlo!».

A peggiorare l’immagine già abbastanza austera di Pierre Verne, c’era il fatto che indossava sempre abiti scuri, sia in tribunale che in casa.

Jules deglutì, poi continuò: «…Non credevo di aver fatto rumore».

«Invece io ti ho sentito, eccome. Non ti ho detto che le tegole del muretto, oltre che fragili, fanno un chiasso infernale quando le calpesti? Lo sai che al piano di sopra ci sono i nonni in visita, e che stanno riposando. E io sono appena tornato dallo studio e gradirei trascorrere il dopopranzo leggendo il giornale in santa pace!».

«Stavo solo guardando le barche passare…» mugugnò il ragazzo quasi tra sé.

«È questo il punto» lo interruppe l’uomo. «Non fai che parlare di velieri e di mare aperto!». Emise un sospiro forzato, per dare peso alla propria indignazione. «Ed è tutta colpa della tua insegnante delle elementari» brontolò da sotto le sopracciglia aggrottate.

« Madame Sambin?».

«Lei, già. La vedova che ti ha riempito la testa di fantasticherie a furia di parlare di suo marito, scomparso in mare da trent’anni, che a sentir lei è ancora vivo, naufrago su qualche sperduta isola deserta!».

«Come Robinson Crusoe!» avrebbe voluto aggiungere Jules, tanto per citare uno dei suoi personaggi preferiti. Ma sapeva per esperienza che, anche se il

salotto della loro grande casa nel villaggio di Chantenay non era certo il tribunale dove lavorava, le arringhe di suo padre non andavano mai interrotte.

Forse, si disse Jules, quello era un momento buono come un altro per avanzare la sua richiesta. Suo padre era sempre e comunque contrariato da ciò che lui intendeva fare. Tanto valeva provarci.

«Padre, vista la bella giornata, mi piacerebbe noleggiare una barca e percorrere per un po’ il fiume».

E prima che il genitore si rabbuiasse ancora di più, aggiunse quello che sperava fosse un punto a suo favore: «Così non disturberò nessuno!».

Il signor Verne aprì la bocca, pronto a contestare l’idea, poi ci ripensò. «Viene anche tuo fratello? Condivide le tue stesse fissazioni da marinaio e sono certo che è per colpa tua. Ma se ti tiene d’occhio lui…».

Jules storse il naso. Suo fratello era più piccolo di lui di un anno. Davvero suo padre lo considerava il più affidabile tra i due? Era un insulto bello e buono! «No» rispose. «Paul è andato in paese con gli zii Tronson».

Pierre Verne si arricciò le labbra tra due dita, improvvisamente indeciso. Cos’era meglio? Lasciare quel figlio scapestrato da solo senza supervisione o toglierselo dai piedi per il resto del pomeriggio?

«E va bene, puoi andare» disse scrutandolo sornione da sotto le sopracciglia aggrottate. «Se non

altro, con una barchetta, non potrai certo navigare fino alle Indie».

Era successo l’anno prima: Jules era scappato di casa per imbarcarsi su una nave diretta in Oriente. Suo padre l’aveva acciuffato quando era già a metà strada per il porto di Nantes e lo aveva ricondotto a casa tirandogli l’orecchio per tutto il viaggio in carrozza fino a casa.

«Ricordati cosa mi hai promesso!» lo ammonì l’uomo.

Davanti all’indice accusatore del padre, Jules si toccò d’istinto il lobo dell’orecchio: nella sua memoria bruciava ancora. Chinò la testa arrossendo. «Che non lo farò mai più» mormorò.

«Ed è per questo che ti prendo in parola, da uomo a uomo, e so che farai ritorno entro stasera» l’ammonì suo padre, tornando verso la poltrona del salotto e recuperando il giornale dal tavolino.

«Veramente volevo andare a trovare lo zio Prudent…» aggiunse timidamente il ragazzo. «E magari fermarmi da lui per qualche giorno».

«Intendi scendere la Loira da Chantenay fino a Couëron e da lì camminare fino a La Guerche? Non se ne parla nemmeno» tuonò suo padre.

IIPierre Verne squadrava il figlio mandando lampi di sdegno dagli occhi. Qualcosa che ricordò a Jules i

crepitii dell’arco elettrico inventato da Sir Humphry Davy qualche anno prima.

«Ma mi ci vorranno sì e no un paio d’ore…» cercò di minimizzare.

Ma Pierre Verne non aveva ancora finito. «Sei solo un ragazzo di dodici anni e per di più irresponsabile. Non ti è permesso andare a zonzo da solo per la campagna. Senza contare che, benché il tuo prozio, monsieur Allotte, non sia più il sindaco del comune di Brains da tempo, rimane pur sempre un uomo molto indaffarato. Non ha di certo il tempo di occuparsi di un pronipote che gli si piazza in casa senza preavviso!».

Jules non replicò, ma sapeva che non era del tutto vero. Prudent Allotte de La Fuÿe, lo zio di mamma Sophie, era sempre felice di vederlo e di trascorrere un po’ di tempo con lui.

Era sempre stato così, fin da quando aveva memoria. I suoi primi ricordi dell’infanzia, infatti, erano proprio i momenti trascorsi a La Guerche, la bella tenuta di campagna della famiglia Allotte, dove lui era cresciuto ascoltando i meravigliosi racconti dello zio, che aveva percorso il mondo in lungo in largo e attraversato l’oceano. E quando non ascoltava i racconti di zio Prudent, Jules li riviveva giocando nella campagna circostante, arrampicandosi sugli alberi fingendo che fossero quelli di una nave, fantasticando e progettando viaggi mentre i rami mossi dalla

brezza davano l’illusione del rollio. Quelle avventure le condivideva con il fratello Paul e i cugini Tronson, i figli di zia Louise.

A parte quell’antipatica di Caroline, ovviamente, la quale, con la scusa che era più grande di un anno, si divertiva a ignorarlo. Le rare volte in cui lo considerava, era solo per trattarlo con sufficienza dandogli del bambinetto. E così, quando poteva, Jules cercava di evitarla.

Mentre cercava di elaborare un modo per convincere suo padre, questi si sedette in poltrona, accavallò le gambe e aprì di scatto il giornale, alzando una barriera di carta stampata tra sé e il figlio: il segnale che l’argomento e dunque la conversazione erano conclusi in maniera definitiva.

Deluso, Jules girò sui tacchi e lasciò la sala.

Se non altro non ha detto di no alla barca, rimuginò tra sé.

Dalla residenza estiva della famiglia Verne alla sponda del fiume c’erano pochi passi e nel giro di qualche minuto le assi di legno consunto dell’imbarcadero scricchiolavano sotto le sue scarpe.

«Oggi arrivi tardi, giovanotto» si sentì dire dal noleggiatore di barche. «Mi è rimasta solo la vecchia iole monoposto. Occhio però, è senza chiglia».

«Andrà bene lo stesso».

«Sei da solo stavolta?» gli chiese l’uomo, mentre osservava con occhio tra il critico e il divertito i

tentativi di Jules di salire a bordo del natante senza cadere in acqua.

«Sì. Ma ce la faccio a governare una barca, anche senza mio fratello» replicò Jules con fierezza, quando si fu accomodato sul sedile.

L’uomo intascò la moneta da mezzo franco che Jules gli aveva messo in mano e rise bonario. «Non ho dubbi! Ti vedo qui almeno tre volte a settimana e quando non sei su una delle mie barche te ne stai sulla riva a guardare quelle degli altri».

«È che da grande voglio navigare» rispose lui, mentre combatteva contro il beccheggio della barca per infilare i remi negli scalmi.

L’altro annuì, sciolse gli ormeggi e rimase a osservare Jules, che, vogando con tutte le sue forze, raggiungeva il centro del fiume.

L’aria era frizzante, il sole caldo e la iole, sottile e leggera, si manovrava con facilità.

Da principio, Jules si lasciò trasportare dalla corrente utilizzando i remi giusto quando doveva deviare per allontanarsi dalle imbarcazioni più grosse.

Non potendo scendere fino a La Guerche dallo zio Prudent, decise di godersi la traversata il più a lungo possibile spingendosi qualche lega più a ovest, verso l’estuario.

La vista delle case affacciate sul fiume che si diradavano lasciando il posto ai dolci rilievi verdi della campagna assolata, i canneti che frusciavano sulla

sponda e la visione delle vele tese dei navigli ebbero il potere di restituirgli la serenità. Di lì a poco, lo sconforto per la proibizione di suo padre non era che un vago ricordo.

Come faceva sempre, lasciò che la sua fantasia vagasse a pelo d’acqua. Immaginava il fiume allargarsi fino a diventare oceano, la prua della piccola barca diventare quella di un grande veliero a tre alberi che tagliava le acque smeraldine diretto verso isole sconosciute e misteriose, mentre, sopra di lui, le vele gonfie di vento garrivano con fragore e il fasciame vibrava sotto l’urto del mare in burrasca…

Ma l’urto era vero?

Qualcosa aveva scosso la iole violentemente.

Jules sentì un grattare sospetto contro il fondo della barca, a cui seguì una specie di brontolio. E una sensazione di freddo ai piedi.

Subito dopo capì perché: sul fondo del natante, una delle tavole aveva ceduto.

«Mannaggia a questa vecchia baracca! S’è aperta una falla!».

III

Jules prese a ruotare i remi come fossero le pale d’un mulino, cercando di raggiungere la riva prima che la barca affondasse.

Il portone si spalancò cigolando e Jules sentì il proprio cuore arrivargli in gola e battere con lo stesso rimbombo di un tamburo.

Quali incredibili macchine avrebbe visto? Quali prodigiose meraviglie?

Leggi le enigmatiche avventure del giovane Jules Verne e poi immergiti nelle attività finali, per scoprire caratteristiche e curiosità del genere di fantascienza.

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Sui passi dei grandi classici: storie originali e avvincenti attività per avvicinare giovani lettori e lettrici ai generi narrativi attraverso i grandi classici della letteratura. LE ORME a cura di Guido Sgardoli

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