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ESTRATTO | La marionetta in fuga

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jacopo olivieri a t t e n o i r a m a L n fuga i 8+ LE ORME a cura di

Guido Sgardoli

Il giovane CARLO COLLODI alle prese con il fantastico


LE ORME 8+: sui passi dei grandi classici È una serie editoriale nata con l’obiettivo di avvicinare giovani lettori e lettrici ai generi narrativi attraverso i grandi classici della letteratura. Gli spunti biografici autentici vengono sviluppati in storie avventurose e fantastiche, seguendo, nella composizione, gli stilemi del genere al quale quell’autore o quell’autrice appartiene. Un’appendice finale curata da esperti propone esercizi di scrittura e analisi relativi al genere specifico rappresentato dal libro. Storie autoriali, coinvolgenti e fresche, in una foliazione agile e con illustrazioni uniche, per risucchiare i giovani lettori nella storia.


Capitolo 1 Vacanze a Collodi

Correva l’anno 1838… E anche Carlo correva, giù per la collina e attraverso i campi. Correva più veloce di un fulmine, o almeno così si augurava. Non avrebbe rallentato per niente al mondo, non finché sentiva nelle orecchie il rimbombo del colpo di fucile. «Per fortuna il contadino ha sparato per aria e non ha mirato al mio sedere!» si consolò mentre, senza neanche rallentare, superava con un salto una staccionata per poi riprendere la corsa. «Voleva solo spaventarmi…». E ci era riuscito anche troppo bene, doveva ammetterlo! Carlo non si fermò né rallentò finché non arrivò alla fine della discesa. Allora si buttò a sedere sul ciglio del torrente che attraversava 13


il fondovalle; lì usò tutto il fiato che gli restava per scoppiare in una sonora risata. La paura era già passata, e a consolarlo dallo spavento di poco prima bastava il suo bottino. Affondò le mani nelle tasche piene di ciliegie, scelse le due più mature e succose e senza smettere di ridere se le cacciò in bocca. Dal frutteto, decine di metri più su, gli arrivò una voce arrabbiata: anche se il contadino era lontano, gridava così forte che gli sembrò a un passo da lui. «Se t’acchiappo, birbante, guai a te!». «O Giangio, con chi ce l’hai?» disse dal podere vicino una seconda voce, altrettanto alta. «Con quel birbante di ragazzino, il figlio dei Lorenzini!». «Quale? Di figli ne hanno parecchi!». «Il più grande, che è più monello di tutti gli altri messi insieme!». «Ah, allora è Carlo! E sì che fa il primo anno del collegio per diventare sacerdoti, il seminario, in provincia di Siena. Verrebbe da 14


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credere che gli abbiano impartito un po’ di buona educazione!». «Se ne stesse a Siena allora, quel discolaccio, invece di venire qua a rubarmi le ciliegie!». «Eh, gli è che ogni estate viene a stare dagli zii qui a Collodi, lo sai che sua madre Angiolina è di queste parti». «Una donna a modo, Angiolina! Me la ricordo bene, è la figlia di Orzali, il fattore. Un tempo, prima di sposarsi e andare ad abitare a Firenze, lavorava per i marchesi Garzoni giù alla villa. Anche suo marito è un brav’uomo, a Firenze fa il cuoco presso dei gran signori, i Ginori». «Quei Ginori che hanno la manifattura di porcellane e maioliche dipinte?». «Già, loro! Brave persone e gran lavoratori, i Lorenzini. Proprio non si meritavano uno scavezzacollo del genere come figlio!». Carlo non rimase a sentire il seguito della sua storia di famiglia. Sputò i noccioli e passeggiò lungo la riva del torrente, finché non arrivò all’imbocco della strada che saliva verso il Castello, come veniva chiamata la parte 16


più alta del paese di Collodi. Mentre percorreva il sentiero, si stupì di quanto fosse deserto. Nessuno che gli veniva incontro, né un carretto di passaggio. Era decisamente strano, si disse. «Va bene che il sole è bello alto e chi non è a lavorare nei campi starà rintanato in casa per sfuggire al caldo» pensò, «ma è solo l’inizio di giugno, mica piena estate. Mi aspettavo più gente in giro. Ma tanto meglio! Così posso continuare a mangiare in pace!» gongolò tra sé Carlo, e intanto mandava giù una ciliegia dietro l’altra. Il piano era di arrivare alla casa degli zii con la pancia piena e le tasche vuote, così nessuno l’avrebbe accusato di niente. Almeno per oggi. «Ehilà, Carlo!». Aveva parlato troppo presto: non era da solo. Da dietro, qualcuno lo stava inseguendo. Sentì i passi veloci sui sassi del sentiero farsi sempre più vicini. Ma non si preoccupò: era una voce che conosceva benissimo. Infatti appena si voltò riconobbe la figuretta smilza in calzoni corti, con i capelli 17


spettinati e la faccia sudata. Doveva averlo inseguito da chissà quanto. «Ehilà, Romeo!». «Ehilà, Carlo!» ripeté l’altro. «Da chi stavi scappando stavolta?». Carlo fece un gesto vago verso il fianco della collina, dove stavano i filari di vigne e i frutteti. L’altro squadrò con un ghignetto le sue mani, che traboccavano di palline rosso scuro: «Ah ah! Ci avrei scommesso che eri tu, quando t’ho visto correre come una lepre con una volpe alle calcagna!». Carlo scoppiò a ridere insieme a lui, sparando raffiche di noccioli. Si conoscevano fin da quando erano piccoli: Romeo era di lì, nato e vissuto nel villaggio di Collodi, e lì si ritrovavano ogni estate, quando Carlo si trasferiva dagli zii materni. Romeo conosceva il paese, la campagna e i colli dei dintorni come le sue tasche e anche per quel motivo era il suo miglior compagno di avventure. Quando non si infilavano nei poderi per sgraffignare frutta dai rami, esploravano insieme i boschi 18


del circondario oppure si introducevano di nascosto nei granai e nelle stalle delle fattorie, o addirittura in posti magici come le cartiere sul lungofiume, dove lavorava il papà di Romeo. «Quando sei arrivato?» chiese Romeo. «L’altro ieri». «E non hai perso tempo, vedo! Ti sei già messo a saccheggiare i ciliegi…». «Che vuoi, mica è colpa mia se il mio arrivo qui capita quando i frutti sono maturi!». Gli tese una manciata di ciliegie e Romeo le accettò, mandandole giù di gusto. Tra una masticata e un nocciolo sputato per terra, l’amico disse: «Sei arrivato nel momento giusto. Sai chi è arrivato proprio ieri su al Castello?». Dalla faccia dell’amico, era evidente che si trattava di qualcosa di eccezionale. «Il duca di Lucca?». «Eh, come no!» sghignazzò Romeo. «E con lui il granduca di Toscana e il re di Sardegna: tutti e tre qui a ballare in piazza!». 19


Carlo si grattò un orecchio e decise di puntare su qualcosa di meno clamoroso: «C’è forse la fiera?». Qui l’amico smise di colpo di ridere. D’un tratto si fece serio serio, e un’ombra gli scese sulla faccia. «No. La fiera quest’anno non si fa».

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Non sembra per niente un bambino vero. È tutto color legno e ha un naso troppo lungo… edibili Legg i le incr l g iovane e d e r u t n e v v a i Carlo Collod

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Guido Sgardoli

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Sui passi dei grandi classici: storie originali e avvincenti attività per avvicinare giovani lettori e lettrici ai generi narrativi attraverso i grandi classici della letteratura.


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ESTRATTO | La marionetta in fuga by Edizioni Centro Studi Erickson - Issuu