L’intelligenza artificiale ormai non è più una semplice promessa tecnologica, ma il motore della trasformazione operativa del commercio.
I leader del settore sfruttano già queste tecnologie per ottimizzare la supply chain, reinventare l’esperienza del cliente e migliorare le proprie performance commerciali.
L’IA al centro dell’eccellenza operativa
In un mercato ipercompetitivo e in continua evoluzione, la capacità di prendere decisioni rapide e altamente precise è diventata il principale fattore di differenziazione. Di fronte a questa sfida, l’intelligenza artificiale si afferma come una leva di performance imprescindibile. Casi d’uso concreti, strategie di integrazione di successo, benefici tangibili misurati sul campo: i pionieri di questa rivoluzione ne dimostrano già tutto il valore.
L’errore più comune consiste nel percepire l’IA unicamente attraverso la lente dei chatbot o del customer care. Il suo impatto più significativo si trova, in realtà, dietro le quinte della catena del valore, dove si determina la redditività delle aziende.
Analizzando costantemente l’elasticità della domanda, i prezzi della concorrenza e i livelli di stock, l’IA è in grado di adattare in tempo reale le politiche di pricing e promozione, massimizzando così margini e attrattività commerciale.
Trasformare l’esperienza del cliente e valorizzare il fattore umano
Oltre ai miglioramenti nella produttività logistica, l’IA trasforma l’esperienza del cliente, sia in negozio sia nell’ambiente digitale. La personalizzazione predittiva permette di offrire la pro-
posta giusta, al momento giusto e attraverso il canale corretto, aumentando significativamente il livello di engagement e il tasso di conversione. Infine, lungi dal disumanizzare il commercio, l’IA si rivela un alleato straordinario per i team in punto vendita. Automatizzando le attività amministrative e la gestione degli stock, che assorbono gran parte del loro tempo, restituisce alle persone sul campo il loro ruolo essenziale: consulenza, ascolto e attenzione al cliente.
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Connessioni che creano valore: il nuovo volto del retail
Digital payments: innovazione, integrazione e nuovi servizi per il retail
Pagamenti digitali: la porta d’accesso ai dati del consumatore
Pagamenti digitali: l’integrazione che semplifica il retail
RETAIL FORWARD
I pagamenti digitali verso integrazione, semplicità e personalizzazione
Oltre il digitale: l’e-commerce evolve verso un nuovo modello di retail
E-SAMPLING
L’e-commerce come medium: quando il pacco diventa un canale di comunicazione
Retail real estate: innovazione, sostenibilità ed esperienza guidano il cambiamento
Fabio Massi
FABIO MASSI, DIRETTORE EDITORIALE
CONNESSIONI CHE CREANO
VALORE: IL NUOVO VOLTO DEL RETAIL
I confini tra negozio fisico e digitale sono ormai dissolti, il percorso d’acquisto si sviluppa lungo una molteplicità di touchpoint e la competitività delle imprese dipende sempre più dalla capacità di offrire esperienze integrate, personalizzate e senza soluzione di continuità. È in questo scenario che si collocano i temi al centro di questo numero del TR Magazine, dedicato ai pagamenti digitali, all’e-commerce e al retail real estate: tre ambiti apparentemente distinti, ma in realtà sempre più interconnessi.
I pagamenti rappresentano forse l’esempio più evidente di questa evoluzione. Da semplice fase conclusiva della transazione, sono diventati un elemento strategico della customer experience. Wallet digitali, tokenizzazione, intelligenza artificiale, unified commerce e nuovi modelli di pagamento stanno trasformando il checkout in un punto di contatto capace di generare valore, raccogliere dati, alimentare programmi di fidelizzazione e costruire relazioni durature tra retailer e consumatori.
Lo stesso vale per l’e-commerce, che ha ormai superato la fase della crescita quantitativa per entrare in quella della maturità. Oggi non basta essere presenti online: occorre orchestrare piattaforme, logistica, pagamenti, contenuti, dati e customer care in un ecosistema coerente. L’intelligenza artificiale, il social commerce, l’automazione dei processi, la personalizzazione dell’offerta e l’evoluzione della supply chain stanno ridefinendo il commercio elettronico, mentre il post-vendita, la gestione dei resi e la qualità della consegna assumono un ruolo sempre più determinante nella costruzione della fiducia del cliente.
Parallelamente cambia anche il ruolo degli spazi commerciali. Il retail real estate non è più chiamato semplicemente a ospitare punti vendita, ma a creare luoghi capaci di attrarre persone, favorire relazioni e offrire servizi. Centri commerciali, retail park e mixed-use destination stanno evolvendo verso modelli più flessibili, sostenibili e orientati all’esperienza, nei quali commercio, ristorazione, intrattenimento e servizi convivono in un’unica proposta di valore.
Il filo conduttore che unisce questi tre temi è la centralità dell’ecosistema. Nessuna innovazione produce valore se rimane isolata. Pagamenti, piattaforme e-commerce, logistica, punti vendita, dati e immobili commerciali devono dialogare tra loro, condividere informazioni e contribuire alla costruzione di un’esperienza coerente lungo tutto il customer journey.
Nel retail moderno, la capacità di offrire transazioni rapide, sicure, fluide e integrate con l’intero ecosistema del punto vendita è ormai un fattore competitivo decisivo.
Digital payments: innovazione, integrazione e nuovi servizi per il retail
di Fabio Massi
Pagare è diventato molto più di un semplice gesto conclusivo del processo d’acquisto. Oggi il pagamento rappresenta un momento cruciale della customer experience, un punto di contatto in cui convergono innovazione tecnologica, efficienza operativa e nuove aspettative dei consumatori. Nel retail moderno, la capacità di offrire transazioni rapide, sicure, fluide e integrate con l’intero ecosistema del punto vendita è ormai un fattore competitivo decisivo. La diffusione dei pagamenti contactless, dei wallet digitali e delle soluzioni “buy now, pay later”, insieme alla crescente integrazione tra negozio fisico, e-commerce e canali mobili, sta ridisegnando il rapporto tra retailer e cliente, trasformando il pagamento in uno strumento di fidelizzazione e di creazione di valore.
A cambiare non sono soltanto le modalità con cui si paga, ma il ruolo stesso delle piattaforme di pagamento: da semplici infrastrutture per l’accettazione delle transazioni, si stanno evolvendo in ecosistemi digitali capaci di integrare terminali Pos, software gestionali, sistemi di cassa, strumenti di analisi dei dati, programmi di loyalty e servizi finanziari. Il punto vendita diventa così un ambiente sempre più connesso, nel quale il pagamento dialoga con tutti gli altri processi aziendali, contribuendo a semplificare le attività degli esercenti, migliorare la gestione operativa e offrire un’esperienza d’acquisto sempre più personalizzata.
Parallelamente, l’intelligenza artificiale e l’analisi avanzata dei dati stanno aprendo nuove opportunità per l’intero settore. Dalla prevenzione delle frodi alla personalizzazione delle offerte, dall’automazione dei processi amministrativi alla gestione predittiva delle transazioni, le nuove tecnologie consentono agli operatori di incrementare efficienza, sicurezza e qualità del servizio. Allo stesso tempo, l’attenzione verso la protezione dei dati e la conformità normativa è destinata a crescere, rendendo la fiducia un elemento imprescindibile per l’adozione delle nuove soluzioni di pagamento.
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Il nuovo ecosistema dei pagamenti connette negozianti e consumatori
Per Gianluca Cotroneo, business development lead di SumUp, i pagamenti digitali non sono più soltanto il momento finale dell’acquisto, ma diventano parte dell’esperienza in negozio e della relazione con il cliente: «Per questo, il ruolo dei payment provider cambia, non basta abilitare transazioni rapide e sicure, ma serve offrire soluzioni integrate per gestire pagamenti, cassa, programmi fedeltà e servizi digitali in modo semplice. Per il retail, la priorità è rendere questi strumenti sempre più connessi, semplificando il lavoro degli esercenti. Negli ultimi mesi, abbiamo ampliato il nostro ecosistema con soluzioni pensate per collegare in modo più diretto esercenti e consumatori. Il focus più recente è SumUp App, l’app per i consumatori attraverso cui è disponibile il Conto Personale SumUp, che può essere aperto gratuitamente in meno di cinque minuti e integra strumenti per gestire il denaro, funzionalità di budgeting, pagamenti in tutto il mondo senza commissioni, né costi nascosti all’estero e un sistema di premi e cashback. In particolare, gli utenti possono ricevere il 5% di cashback presso gli esercenti SumUp, oltre a premi di fidelizzazione nei negozi aderenti: un meccanismo che incentiva gli acquisti presso le attività locali e, allo stesso tempo, offre ai commercianti un nuovo modo per rafforzare la relazione con i clienti. In questa direzione si inserisce anche SumUp Fedeltà, il programma pensato per dare ai piccoli commercianti gli stessi strumenti di fidelizzazione a cui hanno accesso le grandi catene e premiare i consumatori con incentivi digitali, trasformando i pagamenti con carta di tutti i giorni in punti e timbri accumulati automaticamente. Il programma funziona con le soluzioni SumUp già in uso e non richiede nuovo hardware. Accanto a queste soluzioni, abbiamo puntato anche su SumUp Cassa, sistema all-in-one da banco per negozi, bar, strutture ricettive e ristorazione, con doppio schermo per esercente e cliente e integrazione con il programma loyalty direttamente al momento del pagamento».
“Il ruolo dei payment provider cambia, non basta abilitare transazioni rapide e sicure, ma serve offrire soluzioni integrate“.
Un modello aperto, integrato e orientato ai servizi
Marco Palmieri, senior account manager di Pax Italia, afferma che il pagamento non è più l’ultimo passo di un acquisto: «È diventato il momento di massima prossimità tra brand e cliente, e va progettato con la stessa cura di ogni altro touchpoint. Il ruolo del payment provider si trasforma: non più fornitore di hardware certificato, ma partner tecnologico che abilita esperienze integrate. Per il retail, a mio avviso, le priorità confluiscono su tre direttrici. La convergenza omnicanale: il terminale fisico deve dialogare con gli stessi ecosistemi di loyalty che governano l’esperienza online, senza attriti. La personalizzazione contestuale: i dati transazionali diventano un motore per offerte dinamiche e programmi fedeltà attivabili direttamente al Pos. La gestione centralizzata: le insegne multi-sede cercano aggiornamenti da remoto, monitoraggio in tempo reale e integrazione nativa con Ecr e gestionali. Pax Italia offre terminali come piattaforme aperte, capaci di ospitare applicazioni di terze parti e integrarsi con i sistemi di back-office del cliente. Non vendiamo hardware: offriamo un ecosistema su cui il retailer costruisce i propri servizi differenzianti».
Tante soluzioni per il retail
“I dati transazionali diventano un motore per offerte dinamiche e programmi fedeltà attivabili direttamente al Pos“.
Gli ultimi mesi hanno visto l’azienda attiva su segmenti molto diversi del retail allargato. «In ambito Gdo e ristorazione organizzata – spiega Marco Palmieri – Pax Q25, A35 e A920Pro sono protagonisti di rollout nazionali in cui robustezza, velocità di transazione e integrazione con i sistemi di gestione ordini fanno la differenza in ambienti ad altissimo traffico. Sul fronte unattended, la serie IM (modelli IM20, IM25 e IM30) trova applicazione crescente: dal vending tradizionale ai parcometri smart, fino alle colonnine self-service in mobilità e trasporti. Inoltre, investiamo con decisione sui servizi a valore aggiunto: il nostro approccio Vas consente ai partner di distribuire applicazioni sui terminali Pax, trasformando il device in un punto di servizio multifunzionale con loyalty, coupon digitali e servizi complementari direttamente al momento del pagamento, senza hardware aggiuntivo».
Verso un’esperienza d’acquisto semplice, fluida e sicura
Secondo Giulio Andrea Vasconi, head of marketing di Nexi Italia, i pagamenti sono sempre più un elemento strategico della relazione tra retailer e cliente: «Il ruolo di un payment provider oggi è mettere a disposizione piattaforme integrate che rendano l’esperienza d’acquisto semplice, fluida e sicura, indipendentemente dal canale. Per il retail significa poter contare su soluzioni omnicanale, servizi a valore aggiunto e dati utili a comprendere meglio i comportamenti di acquisto e ottimizzare i processi. Le priorità di innovazione riguardano l’integrazione tra pagamenti e software gestionali, l’adozione dell’intelligenza artificiale per migliorare l’efficienza operativa e la personalizzazione dell’esperienza, senza mai perdere di vista sicurezza e affidabilità. Negli ultimi mesi abbiamo rafforzato la nostra offerta di soluzioni integrate per il commercio fisico e digitale. Con SmartPos e SmartPos Cassa continuiamo a semplificare la gestione del punto vendita, integrando accettazione dei pagamenti e servizi gestionali in un unico ecosistema. Parallelamente stiamo investendo nell’innovazione dei pagamenti digitali, anche attraverso l’AI e l’agentic commerce, che aprono la strada a nuove modalità di acquisto sempre più automatizzate e personalizzate. L’obiettivo è supportare esercenti di ogni dimensione con tecnologie capaci di semplificare il business, migliorare l’esperienza dei clienti e accompagnare la trasformazione digitale del commercio».
“L’obiettivo
è supportare esercenti di ogni dimensione con tecnologie capaci di semplificare il business“.
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Il pagamento diventa una piattaforma intelligente di servizi
Per Alberto Mussinatto, chief product & strategy officer di Fabrick, per anni l’innovazione nei pagamenti si è concentrata sulla transazione, rendendola più veloce, più sicura e più semplice: «Oggi la sfida è diversa. Il pagamento sta diventando un punto di accesso a servizi, informazioni e automazione, assumendo un ruolo sempre più centrale nell’operatività del retail. È questa evoluzione che sta ridefinendo anche il ruolo dei payment provider. Per chi opera in questo settore non basta più garantire un’esperienza di pagamento affidabile. Il nostro compito è sviluppare tecnologie che aiutino gli esercenti a gestire il business in modo più efficiente, integrando il pagamento nei processi quotidiani e creando nuovi servizi capaci di generare valore. Nei prossimi anni i sistemi di pagamento evolveranno in piattaforme sempre più integrate con l’operatività del punto vendita. Terminali e applicazioni dialogheranno con gli altri sistemi del negozio, automatizzeranno attività operative e metteranno a disposizione informazioni utili per prendere decisioni più rapide e consapevoli. L’AI sarà il principale fattore di accelerazione di questa evoluzione. Trasformerà i pagamenti da semplice funzione operativa a piattaforma intelligente, capace di automatizzare processi, valorizzare i dati delle transazioni e abilitare un ecosistema di servizi a valore aggiunto. Il nostro obiettivo non è aggiungere tecnologia, ma renderla uno strumento sempre più semplice, flessibile e utile per gli esercenti. Da un lato abbiamo sviluppato Axerve Pos Easy Mini, pensato per micro-merchant e professionisti che cercano una soluzione compatta, intuitiva e affidabile, con condizioni trasparenti e un’esperienza d’uso immediata. Dall’altro abbiamo lanciato SoftPos, che consente di trasformare uno smartphone Android con tecnologia Nfc in un terminale di pagamento, ampliando le modalità di accettazione e offrendo una soluzione ideale per chi opera in mobilità o desidera estendere rapidamente i punti di incasso, senza la necessità di hardware dedicato».
prossimi anni i sistemi di pagamento evolveranno in piattaforme sempre più integrate con l’operatività del punto vendita“.
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l’integrazione tra sistemi di cassa, gestionali e strumenti di riconciliazione e reporting, l’omnicanalità diventa più efficiente e fluida“.
Il payment provider evolve in partner tecnologico del retail
Secondo Antonio di Berardino, general manager per l’Italia di Dojo, i pagamenti digitali non rappresentano più soltanto il momento del pagamento finale, ma diventano sempre più punto di contatto strategico lungo l’intera filiera della customer experience: «Inoltre, con l’integrazione tra sistemi di cassa, gestionali e strumenti di riconciliazione e reporting, l’omnicanalità diventa più efficiente e fluida. Di conseguenza, i payment provider evolvono da semplici fornitori a partner tecnologici capaci di orchestrare l’intero ecosistema. Nei prossimi anni, prevediamo che l’evoluzione del retail andrà nella direzione di un’integrazione completa di soluzioni, sempre più flessibili e personalizzabili, e semplificazione dei processi attraverso automazione e digitalizzazione. Sempre più rilevante sarà anche la capacità di trasformare i dati delle transazioni in insight strategici, supportando i merchant a prendere decisioni più consapevoli e a comprendere meglio i comportamenti d’acquisto dei propri clienti. A inizio 2026, abbiamo lanciato il nuovo dispositivo Dojo Pocket: portatile, all-in-one e leggero, pensato per semplificare la gestione quotidiana dei pagamenti, in particolare nei bar e nei ristoranti. Il suo punto di forza è la possibilità di gestire ordini e transazioni in un unico strumento, dal tavolo, dal bancone o ovunque nel punto vendita. Grazie all’integrazione di hardware ad alta capacità alla connettività Wi-Fi e 4G, Dojo Pocket funziona anche in contesti affollati o con ricezione limitata. In questo modo, si riducono i tempi di attesa e i passaggi operativi: i clienti pagano più velocemente e il personale non deve spostarsi alla cassa per formalizzare l’ordine. Tra gli altri vantaggi, c’è l’accettazione dei principali circuiti nazionali e internazionali, l’invio di ricevute digitali, la possibilità di dividere il conto e la gestione di una dashboard che monitora le transazioni in tempo reale per l’esercente».
Commercio unificato: dati e AI ridisegnano i pagamenti
Gabriele Bellezze, country manager di Adyen Italia, spiega che gli operatori del settore stanno evolvendo da semplici abilitatori delle transazioni a partner tecnologici in grado di integrare i pagamenti con le informazioni sul cliente, migliorandone l’esperienza complessiva: «Il pagamento è un momento decisivo del percorso d’acquisto, incide su conversione, fidelizzazione, prevenzione delle frodi e riconoscimento del cliente tra e-commerce, negozio e app. Per il retail, la priorità è superare la frammentazione e usare i dati in tempo reale per riconoscere i clienti e personalizzare checkout e offerte, oltre che ottimizzare autorizzazioni e costi. In pratica, è il nostro approccio al commercio unificato. In questo percorso si inserisce l’accordo recente per acquisire Talon.One: combinando i nostri dati transazionali con le capacità di decisioning della piattaforma, i merchant potranno collegare l’identità del cliente a promozioni e incentivi a livello di prodotto, applicandoli direttamente nel carrello per migliorare conversione, retention e valore nel tempo. Negli ultimi mesi abbiamo investito in soluzioni che aiutano i retailer a ottimizzare le performance e prepararsi all’evoluzione del commercio, incluso l’agentic commerce. In primis, abbiamo potenziato Adyen Uplift, la suite basata sull’AI che ottimizza l’intero funnel, bilanciando conversione, prevenzione delle frodi e costi. Tra le novità più recenti, Personalize riconosce gli shopper e propone i metodi di pagamento più rilevanti in base al contesto locale e ai comportamenti passati. Infine, a giugno abbiamo annunciato Adyen Agentic, una suite di Api modulari che funge da “traduttore universale” tra i sistemi delle aziende e le piattaforme di commercio basate sull’AI, disponibile inizialmente in modalità limitata per le realtà enterprise attive negli Stati Uniti e successivamente anche a livello globale».
“Per il retail, la priorità è superare la frammentazione e usare i dati in tempo reale per riconoscere i clienti e personalizzare checkout e offerte“.
“È necessario connettere i canali online e in-store affinché ogni cliente venga riconosciuto ovunque“.
Omnicanalità, personalizzazione e agentic commerce
Alessandro Romano, Milan hub site lead in Mollie, individua quattro forze che stanno guidando il cambiamento dei pagamenti: «La pressione sulla retention, che rende la fidelizzazione dei clienti una priorità assoluta per la sopravvivenza del business; l’adozione dei digital wallet (+57% dal 2023), che aumenta le aspettative dei consumatori per esperienze cross-channel fluide e senza attriti; i sistemi di tokenizzazione e Par (payment account reference), che consentono il riconoscimento automatico del cliente al checkout; le normative Psd3 e Psr, che costruiscono le fondamenta dell’interoperabilità per abilitare esperienze di pagamento sofisticate su scala europea. Oggi i retailer hanno diverse priorità, a cominciare dai dati di pagamento unificati: è necessario connettere i canali online e in-store affinché ogni cliente venga riconosciuto ovunque. Poi è importante poter contare su una loyalty automatizzata, gestendo i programmi di fidelizzazione senza sforzo attraverso la tokenizzazione, e su un checkout flessibile, separando la decisione d’acquisto dall’atto del pagamento per ridurre drasticamente l’abbandono del carrello. Inoltre, i retailer devono offrire metodi di pagamento locali in ogni mercato europeo e, infine, devono prepararsi in anticipo all’agentic commerce, con l’AI che effettuerà acquisti in modo autonomo per conto dei consumatori. Negli ultimi mesi, abbiamo lanciato Tap App, l’ultimo tassello di una visione integrata che offre ai merchant una gamma davvero completa di opzioni di pagamento di persona, costruita su un unico principio cardine: la flessibilità assoluta. Tap App non prevede costi iniziali perché trasforma immediatamente qualsiasi smartphone o tablet già in possesso in un terminale di pagamento, consente di scegliere qualsiasi dispositivo abilitato Nfc da un qualunque rivenditore di elettronica e offre la possibilità di optare per i terminali Mollie dedicati, progettati specificamente per contesti ad alta frequenza di transazioni. Un solo sistema, per ogni situazione, senza compromessi».
Pagamenti digitali: la porta d’accesso ai dati
del consumatore
di Max Bancora, responsabile Next Marketing
Lab – C.Next
I pagamenti digitali nella distribuzione moderna non sono più solo un mezzo di scambio di denaro, ma uno dei principali punti di raccolta di dati sul comportamento d’acquisto, un momento chiave dell’esperienza di shopping e un’infrastruttura strategica attorno a cui costruire relazioni durature con i clienti. I prossimi sviluppi riguardano pagamenti integrati, omnichannel, dotati di intelligenza e capaci di dialogare con l’intero ecosistema del retail. Le catene distributive che sapranno progettare sistemi di pagamento integrati con le loro strategie digitali avranno accesso a informazioni preziose sui clienti e potranno offrire esperienze d’acquisto fluide e personalizzate.
L’evoluzione del panorama dei pagamenti digitali Fino a pochi anni fa, il panorama dei pagamenti era relativamente semplice: contante, carte di credito e debito, e poco altro. Oggi il quadro è molto più complesso e la vera rivoluzione è l’apertura del sistema bancario attraverso open banking e le Api. Specifiche direttive europee hanno obbligato le banche a condividere dati e funzionalità con terze parti, creando un ecosistema dove i servizi finanziari non sono più monopolio dei detentori di conti correnti. Un retailer può ora sviluppare servizi di pagamento personalizzati, integrando logiche di loyalty, offerte in tempo reale e opzioni di finanziamento direttamente nel suo checkout. Questi canali di pagamento stanno convergendo verso un’unica esperienza unificata, dove il cliente sceglie il metodo preferito, indipendentemente dal canale di acquisto. Chi riuscirà a orchestrare questa varietà di metodi di pagamento mantenendo un’esperienza coerente avrà un vantaggio importante.
Omnichannel payments: la sfida dell’integrazione In questo contesto emerge una delle sfide principali per la Gdo: integrare pagamenti tra canali diversi. Un consumatore che compra nel negozio fisico con la carta, poi ordina dal tablet per ritirare al punto vendita, infine acquista via app, rappresenta tre diversi momenti transazionali. Dalla prospettiva del cliente è una sola relazione con il brand. Dalla prospettiva dei sistemi aziendali, è un’integrazione complessa: Pos fisici, piattaforme e-commerce, app mobile, sistemi di cassa, server di pagamento, gateway diversi, provider di servizi finanziari eterogenei. Ma l’integrazione omnichannel dei pagamenti non è solo una questione tecnica. Richiede una riprogettazione dei processi aziendali e una visione strategica di come diversi canali debbano coesistere in modo sinergico. Un’architettura omnichannel ben progettata permette di percepire il cliente in modo unificato: la sua cronologia di transazioni, i suoi metodi di pagamento preferiti, i suoi comportamenti d’acquisto. Questa visione singola del cliente diventa il fondamento per offrire esperienze personalizzate coerenti su tutti i touchpoint.
Dai dati di pagamento agli insight di business Il valore strategico dei pagamenti digitali sta però a un livello ancora più profondo: i dati. Ogni pagamento è un’istantanea del comportamento d’acquisto. Aggregati e analizzati, questi dati rivelano abitudini invisibili altrimenti. Quali categorie di prodotto si vendono meglio in certi giorni della settimana? Come il traffico pedonale in-store si correla con i picchi di vendita? Qual è il valore medio dello scontrino per diversi segmenti di clienti? Per la Gdo, l’accesso a questi dati di pagamento integrati con i dati di sell-out, di inventario e di traffico in-store crea inedite opportunità di ottimizzazione. Si possono progettare promozioni mirate, allocare budget pubblicitario in modo più efficiente, gestire il personale dei negozi in base a previsioni di afflusso accurate.
Il futuro prossimo: verso pagamenti sempre più intelligenti
Il prossimo orizzonte dei pagamenti digitali nella Gdo sarà caratterizzato da una crescente intelligenza inclusa nei sistemi di pagamento stessi. I servizi di finanziamento al consumo diventeranno sempre più integrati nell’esperienza d’acquisto, con l’approvazione istantanea basata su algoritmi di credit scoring che leggono la storia di transazioni in tempo reale. I pagamenti digitali continueranno a essere il principale punto di raccolta di dati e il fondamento di qualsiasi strategia di customer intelligence nella Gdo. Le aziende che avranno progettato sistemi di pagamento intelligenti, integrati, sicuri e customer-centric avranno una conoscenza dettagliata del loro cliente e potranno tradurla in un vantaggio competitivo sostenibile.
Pagamenti digitali: l’integrazione che semplifica il retail
di Fabio Massi
Pagamenti digitali sempre più integrati, piattaforme all-in-one e AI stanno ridisegnando il punto vendita e il rapporto tra esercenti e clienti. In uno scenario in cui semplicità, rapidità e sicurezza sono diventate requisiti imprescindibili, la sfida è trasformare l’innovazione tecnologica in uno strumento concreto per la crescita delle imprese. Ne parliamo con Alessandro Bocca, country manager di myPos Italia
Quali sono oggi le principali esigenze di retailer ed esercenti nell’ambito dei pagamenti digitali e come stanno cambiando le loro aspettative?
I pagamenti digitali non sono più solo la fase finale di una transazione; per esercenti e professionisti sono ormai parte integrante dell’esperienza del cliente e della gestione quotidiana dell’attività. Ciò è particolarmente evidente in Italia, dove il mercato è estremamente eterogeneo: un rivenditore in una grande città, un ristorante in un piccolo paese e un libero professionista possono avere livelli diversi di maturità digitale, ma condividono le stesse esigenze di semplicità e affidabilità. I consumatori sono abituati agli standard fissati dalle principali piattaforme digitali e queste stesse aspettative non cambiano quando si trovano nel punto vendita: vogliono pagare rapidamente, in modo sicuro e con il metodo che preferiscono, dalle carte agli smartphone, fino ai dispositivi indossabili come orologi e braccialetti. I commercianti, a loro volta, si aspettano soluzioni facili da usare, trasparenti nei costi, con un accesso rapido ai fondi e in grado di offrire loro un migliore controllo dei flussi di cassa.
L’integrazione tra Pos, sistemi di cassa, software gestionali e servizi digitali sta diventando sempre più importante: quanto conta oggi offrire una piattaforma unificata?
L’integrazione sta diventando essenziale, soprattutto per i piccoli e medi commercianti che desiderano migliorare l’automazione e rispettare le normative vigenti senza necessariamente investire somme rilevanti. Per molte aziende italiane, il punto vendita è ancora un insieme di strumenti separati: il terminale Pos, il registratore di cassa, i dispositivi fiscali, i sistemi di rendicontazione, i processi di riconciliazione e, in alcuni casi, il software gestionale. Una piattaforma unificata cambia questa logica, collegando pagamenti, sistemi di cassa, fiscalizzazione, reportistica e servizi digitali. In questo modo gli esercenti guadagnano tempo, visibilità e controllo; il vantaggio è quindi anche operativo, non solo tecnologico: meno lavoro amministrativo, una gestione quotidiana più semplice e più tempo da dedicare ai clienti. Questa è la direzione alla base di soluzioni come myPos Cassa: trasformare quella che spesso è stata una decisione dettata dalla conformità normativa o dall’hardware in un’opportunità per modernizzare il punto vendita senza aggiungere complessità.
L’AI sta entrando anche nel mondo dei pagamenti: in quali ambiti vedete le applicazioni più promettenti?
Le applicazioni più promettenti dell’AI nel settore dei pagamenti sono quelle che risolvono problemi concreti per gli esercenti. L’AI può contribuire a trasformare i servizi passando da un approccio reattivo a uno proattivo: individuando transazioni insolite e favorendo la prevenzione delle frodi, segnalando possibili problemi tecnici prima che incidano sul processo di pagamento, accelerando la procedura di attivazione dei servizi e aiutando i team di assistenza a rispondere in modo più rapido e coerente. Allo stesso tempo, l’AI deve rimanere incentrata sulle persone. Quando un commerciante si trova ad affrontare una controversia, una questione di conformità o un problema che incide sui flussi di cassa, la velocità da sola non basta. Ha bisogno di chiarezza, fiducia e, quando necessario, di un giudizio umano. L’approccio punta quindi a ridurre il lavoro ripetitivo, per consentire alle persone di concentrarsi su un’assistenza di maggior valore.
In Italia permane un tessuto commerciale composto da piccole e medie imprese. Quali sono le principali sfide per accelerarne la digitalizzazione?
In Italia l’ostacolo principale non è tanto la mancanza di interesse per la digitalizzazione, ma più che altro la complessità. Molte Pmi sono aziende a conduzione familiare o fortemente orientate alle attività operative. Ogni giorno i titolari si occupano di clienti, fornitori, personale, pratiche burocratiche, adempimenti normativi e rendicontazione degli incassi. Non hanno bisogno di tecnologie che aggiungano un ulteriore carico di lavoro, ma di soluzioni pratiche, accessibili e utilizzabili fin dall’inizio. I cambiamenti normativi stanno accelerando i pagamenti digitali e l’integrazione fiscale, ma la vera opportunità consiste nel trasformare l’obbligo di conformità in un’opportunità di modernizzazione. È qui che una soluzione all-in-one come quella di myPos può fare la differenza: offrendo strumenti integrati per accettare pagamenti, l’accesso rapido ai fondi, interfacce chiare e intuitive per monitorare l’attività e gestire le operazioni quotidiane in modo semplice. Dato che ormai il prodotto influisce sulla fiducia, gli operatori come myPos devono dimostrare impegno nei confronti della sicurezza e della resilienza, non solo delle funzionalità.
I pagamenti digitali verso integrazione, semplicità e personalizzazione
di Marco Zanardi, presidente Retail Institute Italy
Il commercio al dettaglio sta attraversando una fase di profonda trasformazione, alimentata dall’innovazione tecnologica e da un cambiamento strutturale nelle aspettative dei consumatori. In questo nuovo contesto il pagamento non rappresenta più soltanto l’atto conclusivo dell’acquisto, ma diventa un elemento centrale dell’esperienza complessiva, capace di incidere in modo significativo sulla percezione del brand e sulla soddisfazione del cliente. La progressiva integrazione tra canali fisici e digitali ha dato vita a un modello di shopping ibrido in cui online e offline si fondono in un unico percorso continuo, fluido e coerente. Questo modello mette al centro praticità, flessibilità e sicurezza, costringendo i retailer a ripensare radicalmente i sistemi di pagamento.
I consumatori contemporanei si aspettano un’esperienza di acquisto senza attriti, indipendentemente dal canale utilizzato. Che si tratti di navigare un sito e-commerce, acquistare in negozio o combinare entrambe le modalità, il percorso deve essere semplice, rapido e integrato. La pandemia di Covid-19 ha accelerato questo processo, spingendo milioni di persone verso soluzioni contactless e digitali, inizialmente per ragioni sanitarie e successivamente per comodità ed efficienza. Il comportamento omnicanale è ormai diffuso e la distinzione tra fisico e digitale risulta sempre meno rilevante dal punto di vista del cliente, che si aspetta continuità e coerenza lungo tutto il journey.
In questo scenario la praticità è diventata un requisito essenziale. Molti modelli di retail tradizionale mostrano ancora criticità legate a lunghe code alle casse, opzioni di pagamento limitate o processi poco intuitivi. Queste frizioni compromettono l’esperienza e possono influenzare negativamente la decisione di acquisto. Per rispondere a tali esigenze, i retailer stanno investendo in tecnologie capaci di semplificare e velocizzare il checkout, riducendo i tempi di attesa e aumentando il controllo del cliente sul processo di pagamento. Soluzioni mobile, chioschi self-checkout e sistemi contactless rappresentano risposte concrete a una domanda di maggiore fluidità.
Un ruolo centrale è svolto dalla diffusione dei portafogli digitali, che hanno modificato profondamente le abitudini di pagamento. Strumenti come Apple Pay e Google Pay consentono transazioni rapide e sicure, spesso integrate con programmi di fidelizzazione e offerte personalizzate. Il loro successo è legato alla capacità di concentrare più funzioni in un unico strumento, riducendo la dipendenza da contante e carte fisiche e rafforzando la percezione di comodità.
Parallelamente, i pagamenti contactless si sono affermati come uno standard negli acquisti in negozio, grazie alla loro semplicità e velocità. Anche i sistemi di self-checkout stanno diventando sempre più diffusi, permettendo ai clienti di gestire autonomamente la fase di pagamento e ai retailer di ottimizzare i costi operativi, riallocando il personale verso attività a maggiore valore aggiunto. A queste soluzioni si affiancano tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale, utilizzata per migliorare la sicurezza delle transazioni e personalizzare l’esperienza di pagamento attraverso l’analisi dei dati.
Nel contesto dello shopping ibrido emergono inoltre modelli come il click-and-collect, le corsie infinite e i sistemi di mobile point-of-sale, che integrano pagamento, logistica e relazione con il cliente in modo sempre più stretto. Anche le soluzioni di pagamento flessibile, come il “buy now, pay later”, contribuiscono a ridurre le barriere all’acquisto e ad aumentare la soddisfazione del consumatore.
Nel complesso, il futuro dei pagamenti nel retail è orientato verso integrazione, semplicità e personalizzazione. I retailer che sapranno interpretare il pagamento come parte integrante dell’esperienza di marca, e non come un semplice atto finale, saranno in grado di costruire relazioni più solide con i clienti e di competere efficacemente in un mercato in continua evoluzione.
Oltre il digitale: l’e-commerce evolve verso un nuovo modello di retail
di Niccolò Cultrera
L’e-commerce non è più soltanto un canale alternativo alla vendita fisica, ma un ecosistema complesso e in continua evoluzione, nel quale tecnologia, logistica, dati e customer experience convergono per ridefinire il modo in cui retailer e consumatori entrano in relazione. Dopo una fase di forte accelerazione legata alla digitalizzazione dei comportamenti d’acquisto, il commercio elettronico sta oggi affrontando una nuova stagione di maturità, caratterizzata dalla ricerca di efficienza, personalizzazione e integrazione tra mondo online e punto vendita.
Nel retail moderno, il confine tra fisico e digitale è sempre più sfumato: il consumatore si aspetta esperienze fluide, servizi immediati e percorsi d’acquisto coerenti su tutti i touchpoint. Dalla ricerca del prodotto alla consegna, passando per il pagamento e il customer care, ogni fase del journey diventa un elemento strategico per conquistare e fidelizzare il cliente. In questo scenario, l’innovazione tecnologica assume un ruolo centrale, offrendo ai retailer strumenti per ottimizzare i processi, migliorare la conoscenza dei consumatori e costruire modelli di vendita sempre più agili e sostenibili.
La logistica rappresenta uno dei principali terreni di trasformazione: la crescita delle aspettative sui tempi di consegna, la necessità di maggiore flessibilità e l’attenzione alla sostenibilità stanno spingendo operatori e merchant verso nuovi modelli organizzativi, basati su automazione, ottimizzazione dei flussi e soluzioni di delivery sempre più capillari. Parallelamente, le piattaforme e-commerce evolvono da semplici strumenti di vendita a veri e propri hub tecnologici capaci di integrare gestione del catalogo, marketing, analisi dei dati, pagamenti e servizi omnicanale.
Anche l’intelligenza artificiale sta aprendo nuove prospettive, dalla personalizzazione delle offerte all’automazione delle attività operative, fino alla possibilità di creare esperienze d’acquisto più intuitive e predittive. A questo si aggiungono trend emergenti come il social commerce, l’evoluzione dei marketplace, i nuovi modelli di customer engagement e una crescente attenzione alla gestione dei resi, elemento ormai decisivo nella percezione del servizio.
“I consumatori si aspettano esperienze coerenti, personalizzate e senza interruzioni, indipendentemente dal canale da cui iniziano o concludono l’acquisto“.
L’AI
è il nuovo motore del commercio
digitale
Per Paolo Picazio, country manager Italia di Shopify, l’intelligenza artificiale rappresenta il principale fattore di trasformazione dell’e-commerce: «Stiamo assistendo a un’evoluzione che va dalla semplice sperimentazione a un’integrazione sempre più profonda dell’AI nei processi aziendali, fino all’emergere di nuovi modelli come l’agentic commerce, in cui gli agenti intelligenti diventano un nuovo punto di accesso al commercio e accompagnano il consumatore lungo tutto il percorso d’acquisto. Parallelamente cresce l’importanza di modelli di unified commerce, capaci di integrare canali fisici e digitali, dati, pagamenti e logistica in un’unica piattaforma. I consumatori si aspettano esperienze coerenti, personalizzate e senza interruzioni, indipendentemente dal canale da cui iniziano o concludono l’acquisto. Per retailer e merchant questo significa investire meno nella moltiplicazione dei canali e sempre di più nella capacità di orchestrarli attraverso dati, automazione e AI. La competitività dipenderà dalla possibilità di essere presenti ovunque si generi l’intenzione d’acquisto, offrendo un’esperienza semplice, coerente e sempre più personalizzata. Con la recente “Shopify Spring ’26 Edition – Everywhere” (la nostra vetrina di presentazione delle nuove funzionalità della piattaforma che rilasciamo ogni sei mesi) abbiamo presentato oltre 150 aggiornamenti che riflettono questa evoluzione del commercio, con un focus particolare su AI, agentic commerce e commercio internazionale. Uno degli sviluppi più significativi riguarda Sidekick, il nostro assistente AI integrato, che diventa sempre più proattivo grazie a funzionalità come Sidekick Pulse, in grado di suggerire azioni sulla base dei dati del negozio, e all’integrazione con applicazioni di terze parti per rendere ancora più semplice il lavoro quotidiano dei merchant».
Il
commercio
online entra nell’era del complex commerce
Silvia Ravanelli, account executive di Shopware in Italia, è convinta che anche nel nostro Paese l’e-commerce stia superando la fase della “digitalizzazione superficiale” per entrare in quella della resilienza digitale: «Il nostro report “B2B E-commerce Compass 2026” evidenzia una contraddizione ancora molto diffusa. Nonostante il 60% delle aziende disponga ormai di canali online attivi, oltre la metà delle richieste standard – preventivi, riordini, aggiornamenti di stato – continua a essere gestita manualmente. La presenza digitale, insomma, non basta più: la vera sfida è governare quello che chiamiamo “complex commerce”, ovvero tutti quei modelli di business che vanno oltre il semplice carrello standard, per gestire in modo strutturato esigenze come listini prezzi personalizzati per singolo cliente, autorizzazioni e approvazioni d’acquisto su più livelli, o cataloghi molto ampi e in continua evoluzione. In questo scenario, l’AI gioca un ruolo sempre più operativo: non si limita a supportare l’utente, ma interviene direttamente nei flussi di lavoro, aprendo la strada all’agentic commerce, dove agenti intelligenti potranno eseguire autonomamente compiti come negoziare preventivi o gestire riordini. La direzione è chiara: trasformare la complessità da ostacolo a vantaggio competitivo scalabile. Per rispondere a queste sfide, abbiamo ridefinito la nostra infrastruttura con soluzioni pensate per restituire controllo ai merchant. Abbiamo puntato su Shopware Nexus per orchestrare e armonizzare i dati tra i diversi sistemi aziendali, Shopware Copilot per automatizzare i processi operativi attraverso l’AI, Shopware Payments per una gestione nativa dei pagamenti, ed Experience Studio, che sfrutta l’AI generativa per costruire esperienze di brand capaci di generare valore oltre la semplice transazione».
“La direzione è chiara: trasformare la complessità da ostacolo a vantaggio competitivo scalabile“.
“I
merchant più avanzati si stanno espandendo oltre i confini italiani con esperienze localizzate per lingua, valuta e abitudini d’acquisto“.
Personalizzazione e AI guidano la crescita
Massimiliano Gusmeo e Lorenzo Cabras, co-founder di Maltese, affermano che l’e-commerce italiano sta maturando su tre assi principali: «Il primo è l’integrazione omnicanale reale con i consumatori che si aspettano coerenza tra esperienza online e punto vendita fisico. Il secondo è la personalizzazione data-driven: e-mail marketing segmentato, automazioni comportamentali e audience lookalike stanno diventando standard anche per i brand di nicchia, non solo per i grandi retailer. Il terzo è la localizzazione multi-mercato: i merchant più avanzati si stanno espandendo oltre i confini italiani con esperienze localizzate per lingua, valuta e abitudini d’acquisto. Negli ultimi mesi abbiamo investito su più fronti. Sul lato multi-mercato, abbiamo adottato automazioni per gestire mercati come Olanda, Germania, Spagna e Francia con Url localizzati, prezzi per valuta e traduzioni native, un’infrastruttura che ci permette di scalare senza moltiplicare i costi operativi. Lato visibilità, lavoriamo in parallelo su due livelli: la Seo tradizionale, con contenuti di valore orientati alla conversione su maltese.beer, e la Geo, la “nuova” ottimizzazione per i motori di ricerca basati su AI generativa. Utilizziamo piattaforme di analisi e implementazione specializzate, sia native di Shopify sia esterne, per monitorare come il nostro brand viene citato e rappresentato nelle risposte AI: un canale che riteniamo strategico per i prossimi 2-3 anni. Per la marketing automation utilizziamo le migliori piattaforme per segmentazione comportamentale e flussi e-mail avanzati. Ultima chicca: siamo pronti al lancio del nostro Calendario dell’Avvento, molto atteso dagli appassionati e da chi vuole fare un regalo speciale; la novità è che lo lanciamo a luglio, controcorrente, proprio quando tutti pensano alle vacanze».
Efficienza, AI e logistica spingono la competitività
Secondo Danilo Longo, co-founder & e-commerce manager di Yeppon e general manager di B2Vibe, il mercato italiano è uscito dalla fase della crescita facile ed è entrato in quella dell’efficienza: «Tre dinamiche pesano più delle altre. La prima è l’integrazione reale tra negozio fisico e digitale: il cliente non distingue i canali, e chi continua a gestirli separati perde dati e marginalità. La seconda è l’uso concreto dell’AI nelle operations, non come vetrina ma applicata a pricing, monitoraggio Seo, gestione del catalogo e customer care, dove fa risparmiare tempo e riduce gli errori. La terza è la logistica, tornata leva competitiva: tempi di consegna, costi di spedizione e gestione dei resi incidono sulla redditività più di quanto si ammetta. È importante puntare su dati puliti e ordinati, su un’infrastruttura tecnologica che regga la crescita, su persone capaci di usare davvero questi strumenti e su un post-vendita che fidelizzi. Oggi non vince chi ha il prezzo più basso, ma chi riesce a servire bene il cliente a un costo sostenibile. Negli ultimi mesi abbiamo completato la migrazione a Shopify Plus per avere una piattaforma più solida e flessibile su cui costruire i prossimi anni. In parallelo abbiamo portato l’AI dentro i processi quotidiani: una pipeline automatizzata che monitora il posizionamento Seo e segnala le opportunità, l’analisi dei listini fornitori che prima richiedeva giornate e oggi si chiude in pochi minuti, oltre al supporto nella gestione del catalogo e nel customer care. Sul fronte logistico abbiamo rivisto l’equilibrio tra gestione interna ed esterna per tenere sotto controllo tempi e costi. È un lavoro poco visibile da fuori, ma è quello che ci permette di restare competitivi su un catalogo ampio di elettronica con marginalità sotto pressione».
“Oggi non vince chi ha il prezzo più basso, ma chi riesce a servire bene il cliente a un costo sostenibile“.
Il post-acquisto diventa strategico grazie all’AI
Per Roberto Vismara, sales director di Manhattan Associates Italia, oggi l’e-commerce italiano appare più maturo: «L’acquisto non è più confinato al sito, ma nasce e si sviluppa in un ecosistema integrato di touchpoint, dove il social commerce assume un ruolo crescente. Community, contenuti e conversazioni influenzano sempre più le scelte e possono amplificare rapidamente sia il successo sia eventuali criticità, soprattutto in modelli di vendita in-app come TikTok Shop. Questa evoluzione alza le aspettative su velocità, trasparenza e qualità dell’esperienza end-to-end, rendendo centrale il post-acquisto. Resi, cambi, rimborsi e comunicazioni sono ormai parte integrante della customer experience e incidono su reputazione, costi e operatività. Per restare competitivi, retailer e merchant devono investire su integrazioni tra fisico e digitale, su processi post-acquisto più fluidi e su tecnologie basate sull’AI, capaci di rendere ordini, resi e assistenza più rapidi, trasparenti e personalizzati. Negli ultimi mesi abbiamo puntato in particolare sull’evoluzione delle nostre soluzioni di supply chain planning potenziate dall’AI, con un focus specifico su Manhattan ActivePlanning e sulla nuova funzionalità Sightline, che nasce per rispondere a un’esigenza molto concreta dei planner: comprendere in modo immediato e trasparente la logica alla base di previsioni, raccomandazioni e decisioni sulle scorte generate dall’AI. In passato, per analizzare le variazioni di forecast o capire il motivo di una raccomandazione, i team dovevano spesso uscire dal sistema e lavorare su Excel o strumenti di business intelligence esterni. Con Sightline, invece, queste spiegazioni sono integrate direttamente nell’applicazione, in un linguaggio di business chiaro e fruibile».
“La logistica assume un ruolo sempre più strategico, perché contribuisce direttamente alla percezione del brand e alla fidelizzazione del cliente“.
La logistica che fidelizza: consegne, resi e servizi al centro dell’e-commerce
Emanuele Rollè, chief marketing & communication officer di Brt, racconta che i consumatori sono sempre più esigenti e valutano un brand non solo in base all’offerta, ma anche alla semplicità dell’acquisto, alla flessibilità della consegna e alla qualità del servizio ricevuto: «Assistiamo inoltre a una progressiva convergenza tra fisico e digitale: il cliente si muove in modo naturale tra negozio, marketplace ed e-commerce e si aspetta la stessa continuità lungo tutto il percorso d’acquisto. Un altro tema centrale è la sostenibilità, che sta influenzando in modo crescente le scelte di consumo e le strategie delle aziende. In parallelo, l’utilizzo di dati e automazione consente di gestire processi complessi con livelli di servizio elevati. In questo scenario la logistica assume un ruolo sempre più strategico, perché contribuisce direttamente alla percezione del brand e alla fidelizzazione del cliente. La nostra priorità è accompagnare retailer e merchant nell’evoluzione dei processi di acquisto e fulfillment, rispondendo alle nuove aspettative dei consumatori in termini di scelta, comodità e controllo. In quest’ottica abbiamo rafforzato le soluzioni out-ofhome, sviluppando una rete che oggi conta oltre 11.600 punti di ritiro e più di 800 locker in Italia. Parallelamente stiamo accelerando sull’innovazione digitale, con soluzioni che favoriscono l’integrazione tra logistica ed ecosistemi e-commerce, semplificando l’accesso ai nostri servizi e ottimizzando la gestione operativa. Un ambito particolarmente strategico è quello della logistica di ritorno: attraverso Return My Parcel offriamo ai merchant una gestione dei resi semplice, integrata e scalabile, in grado di supportare anche operatività cross-border e crescenti volumi di attività».
“Resi, cambi, rimborsi e comunicazioni sono ormai parte integrante della customer experience e incidono su reputazione, costi e operatività“.
Dati, locker e omnicanalità definiscono il commercio online
Secondo Nicola D’Elia, managing director di InPost Italia, l’evoluzione dell’e-commerce si gioca oggi sull’equilibrio tra tre fattori chiave: «Chi acquista, chi vende e i dati che collegano questi due mondi. In un mercato maturo come quello italiano, i consumatori – guidati dalle nuove generazioni – pretendono una fluidità totale tra online e offline e si aspettano un’esperienza di consegna all’altezza delle loro abitudini: flessibile, autonoma e capace di restituire loro il controllo del tempo. Il vero trend su cui investire risiede proprio qui, nell’integrazione nativa tra negozio fisico e digitale. Per rimanere competitivi, i merchant devono quindi cambiare prospettiva e smettere di considerare la logistica come un mero costo di bilancio. Offrire opzioni di consegna out-of-home, come i locker, risponde perfettamente a questa esigenza di libertà e, contemporaneamente, risolve enormi criticità operative. In questo scenario, la vera differenza sul mercato la farà chi saprà trasformare i dati in strategie e in azioni concrete, capaci di semplificare i processi e di offrire risposte verticali e specifiche per ogni settore, creando valore sia per chi vende sia per chi acquista. Negli ultimi mesi, abbiamo lanciato la nuova app mobile InPost, un “telecomando tascabile” che permette di gestire le proprie spedizioni in ogni momento, dal tracking all’apertura del locker da remoto, fino all’integrazione con Apple CarPlay e Android Auto. Inoltre, per supportare il tessuto imprenditoriale locale, abbiamo avviato InPost SMart: un vero progetto di crescita che mette a disposizione delle Pmi strumenti logistici, tecnologici e formativi pensati per migliorare competitività ed efficienza operativa e aiutarle, quindi, a vendere online con successo».
“Per rimanere competitivi, i merchant devono cambiare prospettiva e smettere di considerare la logistica come un mero costo di bilancio“.
La consegna come elemento decisivo nell’esperienza d’acquisto
Per Matthew Trattles, vice president of product di Packlink, nell’e-commerce italiano non basta più crescere, ma conta la qualità dell’esperienza intorno all’acquisto, e la consegna resta spesso il momento più delicato di questo percorso: «Il digitale non è più un canale accessorio, ma parte integrante del retail: negozio fisico, marketplace e social ormai convivono in un unico ecosistema, e il cliente si aspetta la stessa coerenza ovunque incontri il brand. In questo scenario assistiamo a tre principali trend, il primo dei quali è la personalizzazione, sempre più spinta grazie all’AI applicata a raccomandazioni, marketing e assistenza clienti. Il secondo è la crescita del social e live commerce, che chiede contenuti autentici e acquisto immediato. Il terzo è la sostenibilità, che da valore dichiarato sta diventando un criterio di scelta concreto. La richiesta che cresce di più è poter confrontare e scegliere tra più corrieri in un’unica interfaccia, per ottimizzare tempi e costi, e garantire continuità anche nei picchi stagionali. A questo si affianca la domanda di trasparenza post-acquisto, tracking in tempo reale e resi semplici, che oggi non è più un plus, ma una condizione per fidelizzare il cliente. Negli ultimi mesi la nostra strategia si è focalizzata sullo sviluppo di strumenti sempre più flessibili e scalabili per gli e-commerce. Il progetto più significativo è stato il lancio di Packlink Pro Plus, la soluzione premium pensata per le aziende in crescita che desiderano maggiore controllo sulla propria logistica. La novità principale è il modello Byoa (Bring Your Own Account), che permette ai merchant di integrare in piattaforma i contratti già negoziati con i propri corrieri e gestirli insieme ai nostri servizi da un’unica interfaccia, centralizzando la gestione delle spedizioni e ottimizzando i costi».
“La richiesta che cresce di più è poter confrontare e scegliere tra più corrieri in un’unica interfaccia, per ottimizzare tempi e costi e garantire continuità anche nei picchi stagionali “.
L’e-commerce come medium: quando il pacco diventa un canale di comunicazione
di Paula Torrell Rojas, co-founder di Samplia
Italia e coo di Tum Italia
Per anni l’e-commerce è stato considerato semplicemente un canale di vendita: un negozio digitale dove il consumatore sceglie, paga e riceve un prodotto. C’è però chi ha guardato oltre la scatola, ovvero la potenza del momento dell’unboxing. Ogni pacco che arriva a casa non è solo un “pacco” è un’esperienza attesa. L’utente ha pagato e aspetta da giorni l’ordine, quando lo apre la sua attenzione è lì e non ci sono distrazioni esogene. Ed è proprio in quel momento che l’e-commerce non è solo un punto vendita, ma diventa un vero e proprio medium di comunicazione.
Il pacco come momento di massima attenzione
Quando arriva una email, si vede un banner o un adv su Instagram, la si scorre distrattamente o la si cancella. Quando squilla il telefono per una chiamata commerciale, spesso non si risponde nemmeno. Ma quando suona il campanello e arriva il corriere con il pacco che si stava aspettando, l’attenzione è totale. Non ci sono notifiche concorrenti, non c’è multitasking: c’è solo la persona, il pacco e la voglia di scoprire cosa contiene. Questo stato di concentrazione, unito a un contesto emotivo positivo (il piacere di ricevere qualcosa che si è scelto e atteso), rende l’apertura del pacco un momento pubblicitario di valore altissimo. È in questo spazio che si inserisce l’e-sampling.
Che cos’è l’e-sampling
L’e-sampling si basa nell’inserimento di campioni omaggio o materiali promozionali di un brand all’interno dei pacchi di e-commerce. Si utilizza un flusso logistico già esistente per veicolare la comunicazione di un brand terzo. Il meccanismo funziona così: un’azienda che vuole far conoscere un prodotto individua, attraverso il network Simple Sample*, gli shop online il cui pubblico corrisponde al target desiderato (per fascia d’età, interessi, area geografica, abitudini d’acquisto). I campioni vengono poi inseriti fisicamente nei pacchi in uscita da quegli shop, così da raggiungere le case dal target potenziale, quindi con la garanzia di un costo per contatto unico e certo.
I vantaggi rispetto ai canali tradizionali sono diversi:
• Targeting reale: si sceglie il network di shop in base al lifestyle.
• Massima attenzione ricevuta: il campione viene visto nel momento di apertura del pacco, quando la concentrazione del destinatario è al massimo, in un ambiente calmo (in-home).
• Comunicazione pull, non push: il consumatore non subisce l’interruzione tipica della pubblicità digitale, ma “scopre” il prodotto con piacere, spesso condividendo la sorpresa sui social.
• Nessun contatto fisico intermediato: a differenza dell’in-store sampling o degli eventi, non serve personale sul punto vendita, e questo rende il modello scalabile ed efficiente.
Simple Sample: il network italiano dell’e-sampling
I numeri raccontano bene la dimensione dell’opportunità: ogni mese, in Italia, milioni di pacchi e-commerce entrano direttamente nelle case degli italiani (oltre 60 milioni, fonte Netcomm). Non è un pubblico generico, ma un panel di consumatori che ha già dimostrato, comprando online, propensione al digitale e capacità di spesa.
Il valore del modello si misura anche nei risultati: le campagne pianificate sul network registrano tassi di gradimento particolarmente elevati da parte dei destinatari, segno che il campione, ricevuto in un contesto di sorpresa positiva, viene percepito come un valore aggiunto e non come un’interruzione pubblicitaria.
Grazie alla piattaforma proprietaria tiepiaciuto.com è possibile misurare i Kpi’s dell’iniziativa.
*Simple Sample è gestito da Tum Italia, agenzia italiana specializzata nell’e-sampling e operativa sul mercato italiano ed europeo da oltre 12 anni.
Retail real estate: innovazione, sostenibilità ed esperienza guidano il cambiamento
di Fabio Massi
Il retail real estate sta vivendo una profonda fase di trasformazione, spinta dall’evoluzione dei comportamenti d’acquisto, dalla crescente integrazione tra fisico e digitale e dalla necessità di rendere gli spazi commerciali sempre più attrattivi, efficienti e sostenibili. Se in passato il successo di un centro commerciale o di un retail park si misurava principalmente in termini di superficie, numero di punti vendita e flussi di visitatori, oggi il valore di questi luoghi si costruisce attorno alla capacità di offrire esperienze, servizi e relazioni. Lo spazio commerciale non è più soltanto un luogo destinato alla vendita, ma un ecosistema in cui shopping, ristorazione, intrattenimento, benessere e socialità convivono per rispondere alle aspettative di consumatori sempre più esigenti e consapevoli.
A guidare questa evoluzione concorrono diversi fattori. Da un lato, la digitalizzazione sta modificando il modo in cui vengono progettati, gestiti e vissuti gli asset immobiliari: l’analisi dei dati, l’intelligenza artificiale, le piattaforme di property management e le tecnologie per il monitoraggio dei flussi consentono di migliorare l’efficienza operativa, ottimizzare i consumi energetici e comprendere in modo sempre più accurato le esigenze di visitatori e tenant. Dall’altro, la sostenibilità è ormai diventata una leva strategica imprescindibile. La riqualificazione del patrimonio esistente, la riduzione dell’impatto ambientale, l’efficienza energetica, l’economia circolare e l’attenzione al benessere delle persone rappresentano elementi determinanti sia per la valorizzazione degli immobili sia per la loro capacità di attrarre investimenti e nuovi operatori commerciali.
Parallelamente, cambia anche il ruolo degli spazi fisici. Il negozio e il centro commerciale sono chiamati a rafforzare la propria funzione di luoghi di incontro e di relazione con il territorio, integrando servizi, eventi, attività culturali e iniziative dedicate alle comunità locali. L’obiettivo non è più soltanto incrementare le vendite, ma costruire destinazioni capaci di generare valore nel tempo per retailer, proprietari e consumatori, in un equilibrio sempre più stretto tra dimensione economica, sociale e ambientale.
“Le
destinazioni commerciali non possono più essere semplici contenitori di offerta, ma devono diventare luoghi riconoscibili, autentici e rilevanti per il proprio pubblico“.
Piattaforme dinamiche di esperienza, relazione e appartenenza
Secondo Francesco Pupillo, direttore di Mapic, negli ultimi dieci anni il mercato immobiliare commerciale ha attraversato una trasformazione profonda: «Sono cambiate le abitudini di consumo, l’omnicanalità ha ridefinito i modelli di business, l’esperienza è diventata un fattore competitivo centrale e l’innovazione tecnologica ha modificato sia i processi di gestione sia la relazione con il consumatore. I tre fattori chiave che guidano oggi l’evoluzione degli spazi commerciali italiani sono: selettività, differenziazione e influenza. La selettività riguarda sia gli investimenti sia le scelte di localizzazione dei tenant: i capitali stanno tornando a guardare con interesse al retail real estate, ma con criteri molto più rigorosi rispetto al passato. Centri commerciali, retail park e high street continueranno ad attrarre investimenti solo se sapranno dimostrare fondamentali solidi, un posizionamento chiaro e una reale capacità di creare valore per consumatori, tenant, investitori e comunità locali. La differenziazione è altrettanto decisiva. Le destinazioni commerciali non possono più essere semplici contenitori di offerta, ma devono diventare luoghi riconoscibili, autentici e rilevanti per il proprio pubblico. Questo passa attraverso un mix retail e leisure attentamente studiato, un equilibrio credibile tra convenienza ed esperienza e una proposta capace di riflettere i valori e i bisogni delle community di riferimento. Infine, l’influenza assume un ruolo sempre più centrale. Una destinazione retail deve saper costruire e animare una community, parlare il linguaggio del proprio pubblico e creare occasioni di relazione continuativa. Innovazione e sostenibilità sono trasversali a questo percorso: l’intelligenza artificiale consente a retailer e landlord di migliorare produttività, conoscenza del cliente e personalizzazione, mentre la sostenibilità è ormai parte integrante della qualità e dell’attrattività dell’asset. In questo scenario, gli spazi retail evolvono da luoghi di consumo a piattaforme dinamiche di esperienza, relazione e appartenenza».
Luoghi
oltre gli acquisti
Oggi gli spazi commerciali sono chiamati a rispondere a esigenze profondamente diverse rispetto al passato e, secondo Luca Nasi, general manager di Arcus Real Estate, il cliente non sceglie più una destinazione soltanto per i brand presenti, ma per l’esperienza complessiva che è in grado di offrire: «Per questo crediamo che il futuro del retail risieda in un modello che integra shopping, ristorazione, servizi, intrattenimento e ambienti di qualità. Anche la sostenibilità riveste un ruolo sempre più strategico e si traduce nella valorizzazione del patrimonio esistente attraverso interventi di rigenerazione, riducendo il consumo di nuovo suolo e creando progetti che possano generare valore duraturo per il territorio. Allo stesso tempo, gli investitori privilegiano sempre più strategie di lungo periodo, orientate alla qualità degli asset e alla loro capacità di attrarre visitatori in modo continuativo. Già con i nostri outlet a Torino e in Sicilia abbiamo lavorato in questa direzione. Ora lo stiamo facendo anche con il nuovo progetto di Roma Outlet Village: una profonda riqualificazione trasformerà l’asset esistente in una tourism shopping destination. La prima fase sarà inaugurata tra fine ottobre e inizio novembre e comprenderà circa 90 punti vendita. Abbiamo ripensato il layout, riposizionato la proposta food & beverage, progettato nuovi percorsi pedonali e spazi dedicati agli eventi, con l’obiettivo di rendere la visita più coinvolgente e prolungare il tempo di permanenza. Parallelamente abbiamo sviluppato un’offerta di servizi per arricchire e valorizzare il percorso del cliente, con aree dedicate alle famiglie, programmi di fidelizzazione e un mix commerciale costruito sulle caratteristiche del territorio e sulle aspettative di un pubblico sempre più orientato all’esperienza. Il nostro obiettivo è creare luoghi che vadano oltre gli acquisti, che siano vere destinazioni capaci di generare valore per retailer, investitori e territorio».
“Il cliente non sceglie più una destinazione soltanto per i brand presenti, ma per l’esperienza complessiva che è in grado di offrire“.
Si punta su varietà dell’offerta e qualità degli spazi
Piero Bernardi, business development manager di Nhood, sottolinea che la fase di trasformazione del retail è resa necessaria dall’evoluzione delle esigenze di consumatori e retailer: «Da un lato, chi fa shopping chiede oggi un’esperienza sempre più completa, in cui food & beverage e leisure diventano componenti centrali dell’offerta, non più accessorie. A ciò si affianca un forte bisogno di tranquillità e benessere: la certezza di trovarsi in un ambiente curato e ben gestito pesa quanto l’offerta commerciale nella scelta del luogo da frequentare. Dall’altro lato, i retailer esigono una comprovata capacità di generare afflusso costante, il che richiede di restare al passo con l’innovazione, intercettando brand appealing, solidi dal punto di vista economico e coerenti con i trend del momento. Quindi, più in generale, a guidare il cambiamento è la necessità che lo spazio dello shopping diventi un vero luogo di vita dove trascorrere tempo di qualità, tanto per la varietà dell’offerta quanto per la qualità degli spazi stessi: ad esempio, il verde e la luce, come nel caso di Merlata Bloom Milano, sono elementi che incidono direttamente sulla permanenza dei visitatori. In quest’ottica si inseriscono anche eventi e iniziative di community, capaci di rendere i centri luoghi di socialità quotidiana: è il caso del Merlata Run Crew, l’appuntamento di corsa in community organizzato proprio a Merlata Bloom Milano. Nhood offre servizi a 360 gradi lungo l’intero ciclo di vita dell’asset commerciale, dallo sviluppo alla gestione – con i servizi di property e leasing management – fino alla cessione e alla riconversione. Tra le novità più rilevanti, la nascita della linea di business Capital Markets, affidata a un team dedicato attivo su differenti asset class, e la nuova divisione Retail Agency, che attraverso la società Nhood Agency Italy presidia in modo specifico il segmento high street. A completare l’offerta, la commercializzazione di unità e spazi temporanei tramite la piattaforma Eleaseloop, che consente di gestire in modo efficace pop-up e soluzioni flessibili».
“A guidare il cambiamento è la necessità che lo spazio dello shopping diventi un vero luogo di vita dove trascorrere tempo di qualità, tanto per la varietà dell’offerta quanto per la qualità degli spazi stessi“.
Creare valore attraverso l’esperienza
Andrea Faini, ceo & founder di Wcg, spiega che nel contesto specifico degli spazi commerciali, retail park e high street, accanto alla semplice comprensione dei bisogni dei clienti, è ormai imprescindibile la capacità di interpretarli. «Non basta più rispondere a esigenze già espresse, occorre anticipare comportamenti, aspettative e nuove modalità di fruizione degli spazi. Se in passato era consuetudine parlare di “pensare globalmente per agire localmente”, oggi questa metodologia deve essere arricchita dall’introduzione di una variabile fondamentale: il tempo. Anche l’immobiliare, settore tradizionalmente lento nei suoi processi evolutivi, è oggi immerso in un cambiamento continuo. Trasformazioni che un tempo erano di lungo periodo sono diventate sfide immediate. Oggi, quindi, il paradigma diventa “pensare globalmente guardando al futuro, per agire localmente nel presente”. I fattori che guidano l’evoluzione degli spazi commerciali sono molteplici e variano in funzione dei diversi settori merceologici, ma alcuni elementi risultano trasversali: la capacità di creare valore attraverso l’esperienza, l’integrazione di servizi, l’innovazione dei format e un approccio sempre più sostenibile alla progettazione e alla gestione. Negli ultimi mesi abbiamo concentrato i nostri investimenti su soluzioni capaci di generare valore concreto per i clienti, rafforzando tre direttrici strategiche: conoscenza del mercato, sviluppo delle competenze interne e innovazione. Quest’ultima, in particolare, rappresenta un elemento centrale della nostra strategia e recentemente abbiamo sviluppato Andrew, il primo AI agent italiano specializzato nel commercial real estate, che integra intelligenza artificiale e competenza immobiliare per rendere più immediato l’accesso alle informazioni, alle opportunità retail e ai nostri servizi, rendendo più evoluta la relazione con il cliente e più efficienti i processi decisionali».
“Non basta più rispondere a esigenze già espresse, occorre anticipare comportamenti, aspettative e nuove modalità di fruizione degli spazi“.
Le soluzioni digitali aiutano a comprendere le abitudini dei visitatori
Per Roberto Zoia, amministratore delegato e direttore generale di Igd Siiq, la trasformazione dei centri commerciali è iniziata già prima della pandemia: «Avevamo avviato un percorso di evoluzione dell’offerta, introducendo servizi legati al benessere, alla salute e al tempo libero, nella convinzione che il successo di un centro commerciale dipendesse dalla sua capacità di rispondere a esigenze sempre più ampie rispetto al semplice shopping. Quando è arrivato il Covid, quindi, molti asset erano già stati ripensati e adattati a questo nuovo modello. Va riscontrato, però, che oggi non esistono più formule valide nel lungo periodo: il visitatore è sempre più curioso, ricerca costantemente novità e i suoi bisogni cambiano con una velocità senza precedenti. Il vero fattore competitivo non è più la scelta delle categorie merceologiche, ma la capacità di intercettare queste esigenze in tempo reale e tradurle rapidamente in nuovi servizi ed esperienze. Per riuscirci servono dinamicità, innovazione e un utilizzo sempre più evoluto degli strumenti digitali, come app dedicate, piattaforme integrate e sistemi di analisi dei dati, che consentono di comprendere le abitudini dei visitatori, dalle preferenze di consumo ai servizi più utilizzati, e di adattare l’offerta con tempestività anche alle specificità del territorio, rafforzando la relazione con i clienti. I risultati confermano questa evoluzione: nei primi cinque mesi dell’anno, secondo i dati Cncc, i comparti della cura della persona (+3,8%) e della ristorazione (+4%) hanno registrato le migliori performance, a dimostrazione di come la qualità dell’esperienza sia diventata un fattore determinante. Anche l’elettronica, nonostante le previsioni di una progressiva migrazione verso l’e-commerce, ha ritrovato centralità nel negozio fisico, segnando una crescita del 3,2%».
“Il visitatore è sempre più curioso, ricerca costantemente novità e i suoi bisogni cambiano con una velocità senza precedenti“.
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Scandit automatizza la verifica
dell’età
al self-checkout
Scandit, azienda specializzata nelle soluzioni di smart capture basate su vision AI, ha ampliato la propria offerta per il mondo retail con Age Verified Self-Checkout, una nuova soluzione che consente ai retailer di automatizzare e verificare gli acquisti di prodotti con limiti di età alle casse self-service, riducendo le code, limitando il numero di interventi da parte del personale e migliorando la conformità normativa.
Progettato per i retailer che vendono prodotti come alcol, tabacco e farmaci, Age Verified Self-Checkout permette di avere una soluzione autonoma senza necessità di ulteriori dispositivi. Risolve una delle maggiori fonti di problemi nel self-checkout: la necessità per i dipendenti del negozio di intervenire manualmente nei 9 miliardi di transazioni self-checkout con restrizione di età ogni anno a livello global. Con questa soluzione, l’80% dei controlli
viene risolto automaticamente in pochi secondi, senza interventi degli assistenti alle casse, mentre il processo di verifica è 6 volte più veloce per il cliente.
Quando un cliente scansiona un prodotto soggetto a limiti di età al self-checkout, il chiosco mostra un codice QR. Il cliente lo scansiona con il proprio smartphone, aprendo una pagina di verifica nel browser. A questo punto scatta un rapido selfie, e la vision AI on-device stima istantaneamente la sua età.
Se la stima supera la soglia stabilita dal retailer, l’acquisto prosegue automaticamente. Se invece risulta inferiore alla soglia, al cliente viene chiesto di scansionare un documento d’identità, che viene letto on-device e confrontato con la foto del selfie per aiutare a individuare i clienti minorenni che tentano di utilizzare il documen-
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to di un’altra persona. Il chiosco riceve quindi un singolo segnale di esito positivo o negativo.
«I retailer sono sotto pressione per offrire esperienze di self-checkout più rapide e convenienti – dichiara Christian Floerkemeier, cto e co-fondatore di Scandit – ma le vendite di prodotti con limiti di età restano un collo di bottiglia persistente, destinato ad aggravarsi man mano che le flotte di self-checkout crescono. Oggi i retailer sono costretti a scegliere tra sostenere il costo continuo del personale per i controlli manuali o investire in hardware proprietario, due opzioni che non scalano in modo efficiente. Age Verified Self-Checkout elimina questo compromesso automatizzando la conformità normativa in modo rapido, sicuro e senza necessità di hardware dedicato, riducendo gli interventi del personale e ottimizzandone l’impiego». technoretail.it
Tetra Pak: prima confezione in cartone per tonno a lunga conservazione
Tetra Pak, multinazionale specializzata nello sviluppo di soluzioni di packaging e processing alimentare, ha presentato in collaborazione con il principale produttore spagnolo di prodotti ittici Jealsa la prima confezione in cartone per tonno a lunga conservazione, introducendo un’innovazione che mira a trasformare una categoria storicamente dominata da lattine e vetro.
La nuova soluzione, basata sul formato Tetra Recart, ha già debuttato sul mercato svedese con il retailer Axfood nel formato mini da 200 ml e sarà disponibile per produttori alimentari e brand a livello globale. Dal punto di vista tecnologico, il formato si distingue per una serie di caratteristiche chiave: la struttura rettangolare ottimizzata per logistica e stoccaggio, che migliora l’efficienza nel trasporto e nel magazzino; le superfici piane che favorisco-
no il branding e la comunicazione a scaffale; e la piena compatibilità con i modelli di distribuzione omnicanale, inclusi e-commerce, delivery e meal kit, grazie alla maggiore facilità nelle operazioni di “pick and pack”.
Sul fronte della sostenibilità, Tetra Recart si posiziona come una delle soluzioni più avanzate della categoria: presenta infatti un’impronta di carbonio inferiore rispetto alle alternative tradizionali, fino all’85% in meno rispetto alle lattine in acciaio e all’83% rispetto ai barattoli in vetro, oltre a utilizzare fino al 71% di carta certificata Fsc proveniente da fonti rinnovabili. L’aspetto innovativo si riflette anche nella user experience: secondo le analisi di mercato, oltre l’80% dei consumatori si dichiara disposto ad acquistare tonno in questo formato, evidenziando un interesse crescente verso soluzio-
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ni più pratiche, leggere e moderne.
«Si tratta di una vera innovazione di packaging in una categoria che è rimasta invariata per generazioni –commenta Tatiana Liceti, executive vice president packaging solutions di Tetra Pak – con la prima confezione in cartone Tetra Recart per tonno a lunga conservazione, offriamo a produttori e brand un nuovo modo per distinguersi a scaffale, proteggere e far crescere la quota di mercato, supportare una produzione scalabile e competitiva in termini di costi, e modernizzare l’offerta con un’alternativa a base carta alle soluzioni tradizionali, contribuendo al tempo stesso a sistemi alimentari più sostenibili attraverso produzioni e distribuzioni più efficienti».
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Adyen: il 43% degli italiani pronto a delegare gli acquisti all’AI
Adyen, piattaforma tecnologico-finanziaria specializzata in pagamenti digitali, servizi finanziari e infrastrutture commerce per aziende globali, ha presentato una nuova ricerca che evidenzia come l’AI stia rapidamente diventando uno strumento di acquisto sempre più diffuso.
Secondo la survey, il 34% degli italiani ha utilizzato un assistente AI per semplificare la propria esperienza di acquisto negli ultimi 12 mesi. L’adozione è particolarmente elevata tra Gen Z (52%) e Millennial (44%), mentre il 13% dei consumatori ha sperimentato per la prima volta l’utilizzo dell’AI applicata allo shopping proprio nell’ultimo anno.
Il dato più significativo riguarda però l’evoluzione verso il cosiddetto agentic commerce. Ben il 43% dei consumatori italiani si dichiara disposto a consentire a un assistente AI di gestire l’intero processo di acquisto, inclusa la fase di pagamento, una volta stabiliti criteri
e preferenze. Tra i vantaggi percepiti emergono il risparmio di tempo (65%) e la capacità dell’AI di aiutare gli utenti a orientarsi tra le numerose opzioni disponibili online (64%). Inoltre, oltre la metà degli intervistati vorrebbe che i retailer utilizzassero l’intelligenza artificiale per fornire suggerimenti proattivi sui prodotti, segnale di una crescente apertura verso esperienze di acquisto sempre più automatizzate e personalizzate.
La ricerca evidenzia tuttavia che la diffusione di questi modelli dipenderà dalla capacità di garantire sicurezza, trasparenza e controllo. I consumatori indicano come prioritari processi di reso e rimborso semplici, chiarezza sulle responsabilità in caso di errori e adeguate tutele per la privacy e i dati di pagamento. Persistono infatti timori legati alla perdita di controllo nelle decisioni d’acquisto e al rischio di selezioni errate effettuate dall’AI.
Sul fronte delle imprese, il quadro appa-
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re favorevole all’innovazione. L’80% dei retailer italiani si dichiara aperto all’adozione dell’agentic commerce, mentre il 41% considera questa tecnologia una priorità strategica per i prossimi 12 mesi. Parallelamente, le aziende individuano nella protezione dei dati, nella governance dei processi e nell’integrazione con le infrastrutture IT esistenti gli elementi chiave per favorire una diffusione sostenibile dell’AI nel commercio digitale.
«Se da un lato una quota rilevante di retailer sta già dando priorità a questa tecnologia, dall’altro resta forte il timore di perdere la relazione diretta con il cliente – afferma Gabriele Bellezze, country manager di Adyen Italia – la direzione è rendere l’AI un canale aggiuntivo potente, che offra ai consumatori un nuovo modo di acquistare, garantendo però che il retailer mantenga il controllo sulla relazione e sui dati. Il punto non è solo la tecnologia: è la relazione».
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La parola agli esperti
Tosca: il pallet pooling
evolve in infrastruttura per la supply chain
Tosca, azienda specializzata in imballaggi in plastica riutilizzabili e soluzioni di pooling per la supply chain, evidenzia come gli imballaggi stiano assumendo un ruolo sempre più strategico all’interno delle catene di approvvigionamento, vengono sempre più riconosciuti come un’infrastruttura che influenza direttamente le prestazioni operative, la resilienza e la sostenibilità.
In un contesto caratterizzato da costi operativi crescenti, maggiore automazione, nuove normative e necessità di garantire continuità operativa, le aziende stanno cambiando il modo di valutare gli imballaggi. L’attenzione si sposta dal semplice prezzo di acquisto al total cost of ownership (Tco), prendendo in considerazione fattori come movimentazione, protezione dei prodotti, igiene, trasporto, conformità normativa e sostenibilità ambientale. In questo scenario, i sistemi di pooling riutilizzabile consentono di ottenere costi più prevedibili e una
migliore efficienza nel lungo periodo. Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la standardizzazione degli asset. L’utilizzo di contenitori con caratteristiche uniformi permette di ridurre errori e inefficienze operative, favorendo l’integrazione con processi automatizzati. Magazzini e centri distributivi sempre più robotizzati richiedono infatti imballaggi affidabili e costanti nelle dimensioni e nelle prestazioni per limitare fermi macchina e interruzioni delle attività. Secondo Tosca, gli imballaggi in plastica riutilizzabili contribuiscono a garantire flussi più fluidi e prestazioni più stabili negli ambienti ad alta automazione.
Anche il settore retail può beneficiare di questo approccio. Casse riutilizzabili e pallet standardizzati migliorano il rifornimento degli scaffali, riducono i rifiuti da imballaggio nei punti vendita e ottimizzano la gestione degli spazi. Le soluzioni pieghevoli consentono inoltre di semplificare lo stoccaggio e libera-
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re tempo per attività a maggior valore aggiunto. Oltre alla disponibilità degli asset, il valore del pooling risiede nella rete che ne supporta la distribuzione. Grazie a un modello condiviso, le aziende possono accedere ai supporti di carico necessari nel momento e nel luogo richiesti, assorbendo più facilmente picchi stagionali e fluttuazioni della domanda senza investire in ulteriori risorse.
«Man mano che le catene di approvvigionamento diventano più interconnesse e le aspettative in termini di prestazioni continuano ad aumentare – afferma Marco Gonzalez, managing director Central Europe di Tosca – i sistemi di reusable pooling sono destinati a integrarsi sempre più nelle reti che servono. Il dibattito si sposterà oltre il semplice imballaggio per concentrarsi su come le aziende costruiscono l’infrastruttura fisica necessaria a supportare catene di approvvigionamento efficienti, resilienti e scalabili». technoretail.it
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flotte
Sharp Electronics Italia nomina Carlo Alberto
Tenchini nuovo ad
Sharp Electronics Italia ha annunciato la nomina di Carlo Alberto Tenchini ad amministratore delegato, una scelta conferma l’impegno della società nel rafforzare la propria organizzazione in Italia, valorizzare le competenze interne e sviluppare soluzioni e servizi tecnologici ad alto valore aggiunto per imprese, clienti e partner.
Tenchini succede a Corrado Righetti, che ha guidato Sharp Electronics Italia in una fase di significativa crescita, contribuendo al consolidamento dell’azienda e della sua presenza sul mercato italiano. Durante la sua gestione, la società ha raddoppiato il fatturato e si presenta oggi come una realtà solida, profittevole e dinamica, pronta ad affrontare una nuova fase di sviluppo. Tenchini guiderà la strategia e le attività operative della filiale italiana. Le sue priorità saranno
sostenere lo sviluppo del business, rafforzare la presenza sul mercato e potenziare il supporto a clienti e partner, promuovendo al tempo stesso innovazione, collaborazione interna e continuità manageriale.
Il percorso professionale di Tenchini all’interno di Sharp Electronics Italia rafforza la coerenza di questa scelta con la strategia di valorizzazione delle competenze interne. Entrato in azienda nel 2007, ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità nelle aree marketing, sviluppo commerciale e vendite. In questi anni ha maturato una solida conoscenza del mercato Ict, dei canali di vendita e dei processi di trasformazione digitale, contribuendo alla crescita del business, all’evoluzione dell’offerta, allo sviluppo organizzativo della società e alla costruzione di relazioni solide con clienti, partner e stakeholder.
«Assumo questo incarico con senso di responsabilità e piena fiducia nelle potenzialità di Sharp Electronics Italia – commenta Carlo Alberto Tenchini – possiamo contare su un brand riconosciuto, competenze solide e persone di grande valore. Il nostro obiettivo è proseguire in un percorso di crescita sostenibile e profittevole, rafforzando innovazione, collaborazione e supporto a clienti e partner. In un mercato in continua evoluzione, vogliamo continuare a essere un riferimento affidabile per le organizzazioni che investono in tecnologia, efficienza e nuovi modelli di lavoro. Desidero inoltre ringraziare Corrado Righetti per il lavoro svolto alla guida della società e per il contributo dato allo sviluppo di Sharp in Italia».
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Helexia porta Torino Outlet
Village verso il retail energetico smart
Helexia, azienda specializzata nella transizione energetica, nella produzione di energia rinnovabile e nei servizi di efficientamento energetico, ha completato per Torino Outlet Village un innovativo progetto fotovoltaico che introduce un modello di autoconsumo a distanza, consentendo di condividere virtualmente l’energia prodotta tra le diverse aree del complesso retail.
L’iniziativa permette al Village di raggiungere un autoconsumo complessivo del 93%, rafforzando al tempo stesso sostenibilità, efficienza operativa e resilienza energetica. Il progetto è stato realizzato nella zona di più recente sviluppo dell’outlet e nasce dall’esigenza di rispettare i requisiti normativi relativi all’integrazione delle fonti rinnovabili nelle nuove costruzioni. Torino Outlet Village ha però trasformato questo obbligo in un’opportunità strategica, adottando una soluzione tecnologica capace di ottimizzare i consumi energetici su scala più ampia e generare benefici ambien-
tali ed economici nel lungo periodo.
Cuore dell’iniziativa è un impianto fotovoltaico da 385,65 kWp che produce energia destinata in primo luogo ai consumi locali. Grazie al modello di autoconsumo a distanza, l’energia eccedente può essere attribuita virtualmente anche ai consumi dell’area storica del Village attraverso la rete di distribuzione elettrica, creando di fatto un unico ecosistema energetico intelligente in grado di massimizzare l’utilizzo dell’energia rinnovabile generata in sito.
I risultati attesi evidenziano il potenziale dell’approccio adottato. La produzione annua stimata raggiunge i 448,7 MWh, mentre l’autoconsumo totale è previsto in circa 416,4 MWh. Oltre 100 MWh saranno inoltre condivisi tra le due aree del complesso, pari a circa il 23% dell’autoconsumo complessivo, dimostrando l’efficacia del modello nel ridurre al minimo le eccedenze non valorizzate e migliorare il bilanciamento
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tra produzione e consumo energetico. Significativi anche i benefici ambientali: secondo le stime, il sistema consentirà di evitare ogni anno circa 113 tonnellate di CO2, equivalenti alla piantumazione di oltre 2.200 alberi. Sul fronte economico, il progetto è stato sviluppato attraverso un modello di noleggio operativo, con Helexia che ha curato progettazione, realizzazione, gestione e manutenzione dell’impianto, offrendo al retailer un approccio integrato e prevedibile nel tempo.
«Con questo progetto abbiamo voluto trasformare un’esigenza normativa in un’opportunità concreta di innovazione – afferma Luca Frigeri, direttore Torino Outlet Village – l’introduzione dell’autoconsumo a distanza ci ha permesso di mettere in relazione le diverse aree del Village, ottimizzando l’uso dell’energia prodotta e rafforzando il nostro percorso di sostenibilità con benefici ambientali ed economici misurabili».
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Tlc Worldwide trasforma Cisalfa Pro in una piattaforma esperienziale
Tlc Worldwide, azienda internazionale specializzata in loyalty, reward ed experience marketing, ha annunciato la collaborazione con il principale retailer sportivo italiano Cisalfa Sport per l’evoluzione di Cisalfa Pro, il programma premium dedicato alla community sport & lifestyle. In un mercato sempre più orientato alla personalizzazione e alla costruzione di relazioni continuative con i consumatori, Cisalfa Sport sceglie di valorizzare la propria membership trasformandola da semplice programma loyalty a ecosistema esperienziale, con l’obiettivo di aumentare il valore della membership, generare engagement e rafforzare il legame con la propria community.
Il progetto nasce dalla volontà di potenziare il livello premium di Cisalfa Pro con un’offerta ad hoc costruita attorno al Dna del brand e alle esigenze degli amanti dello sport. Con questa visione, Tlc Worldwide
ha integrato una sezione dedicata all’interno del programma di loyalty già esistente, arricchendo l’esperienza per l’utente senza modificarne il customer journey. Grazie a questa implementazione, gli iscritti possono accedere a una selezione di benefit ed esperienze legate al mondo dello sport, del benessere e dello stile di vita, pensate per accompagnare la community prima, durante e dopo l’attività sportiva. Per rendere il programma ancora più distintivo e rilevante, Tlc ha sviluppato un network dedicato di partner e soluzioni tailor-made: tra le prime attivazioni la collaborazione con Fubles, piattaforma per la prenotazione e il noleggio di campi sportivi, che porta all’interno di Cisalfa Pro un’esperienza concreta, accessibile e fortemente connessa alle passioni della community.
«Le loyalty di oggi devono evolvere – dichiara Francesca Moroni, managing director Tlc Worldwide –
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Il discount Ekom
lancia la nuova loyalty app e rinnova il sito web
non basta più premiare un acquisto, bisogna creare motivi continui per scegliere e vivere un brand. Con Cisalfa Sport abbiamo trasformato un programma loyalty già esistente in un’esperienza ancora più rilevante per gli utenti: abbiamo lavorato sulla costruzione di un’offerta realmente connessa alle passioni degli sport lover, sviluppando un ecosistema di partner e benefit capaci di generare valore concreto e continuativo. Ne è nato un modello in cui la membership diventa una piattaforma di relazione, capace di aumentare il valore percepito della sottoscrizione e rafforzare il legame con la community nel lungo periodo».
Bergamo si prepara a ospitare la nuova fiera Logistica Hub
Il 19 e 20 maggio 2027 debutterà a Bergamo “Logistics Hub – B2B Event for supply chain and distribution”, l’innovativa piattaforma fieristica e di networking dedicata ai professionisti della supply chain. Hannover Fairs International GmbH, filiale italiana del Gruppo Deutsche Messe Ag, già organizzatore di eventi dedicati alla logistica, lo ha annunciato in una conferenza presso la Fiera di Bergamo. La manifestazione sarà il primo appuntamento del nuovo format Tech Fest Italia, che offrirà al mercato una piattaforma innovativa di dialogo e confronto tra industria, ricerca e innovazione, inaugurando di fatto una serie di eventi B2B verticali che Hannover Fairs International GmbH svilupperà nei prossimi anni. Il commento di Giuseppe Epinati, amministratore unico di Bergamo Fiera Nuova, e di Andreas Züge, direttore generale di Hannover Fairs Internationals.
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NIQ presenta la soluzione AI che valorizza il suo patrimonio dati
In occasione della 41esima edizione de Linkontro, NielsenIQ ha presentato AI Screener, una novità importante che coniuga la storica capacità di analizzare i dati con quella previsionale dell’intelligenza artificiale. Giampaolo Falconio, commercial director, strategic analytics & insight Italy di NIQ, ci spiega tutti i dettagli di questa nuova soluzione.