SOCIAL & PR STRATEGIES DMM
La complicata relazione tra aziende e giornalisti C’è un dato, più di tutti, che dovrebbe far riflettere chiunque lavori nella comunicazione: su 100 comunicati stampa inviati, solo 11 vengono considerati utili dai giornalisti.
I
l report “Giornalisti e uffici stampa 2026” di Mediaddress fotografa con chiarezza un paradosso tutto contemporaneo: mentre le redazioni sono sempre più sotto pressione e affamate di contenuti, la maggior parte delle informazioni che ricevono viene ignorata. Il motivo? Nell’81% dei casi è la non pertinenza. Non siamo quindi davanti a una crisi di “formato”, bensì a una crisi di “rilevanza”. In questo scenario emerge con forza un tema culturale che per troppo tempo è stato sottovalutato: la differenza tra informazione e autopromozione. Molti comunicati continuano a nascere con l’obiettivo di raccontare l’azienda, mentre i giornalisti cercano storie che parlino al pubblico, dati che abbiano un impatto reale, angoli narrativi che si inseriscano nel flusso dell’attualità. È qui che si gioca la partita della rilevanza: non nel volume delle uscite, ma nella capacità di tradurre messaggi corporate in contenuti editorialmente significativi. Per anni, il mantra è stato “essere presenti” ma oggi il paradigma cambia e non basta presidiare i media, bisogna comprenderli. La segmentazione delle mailing list, l’aggiornamento continuo dei database e l’uso intelligente dell’AI non sono più strumenti accessori, ma condizioni minime di sopravvivenza. C’è poi un altro terreno, meno evidente, ma altrettanto decisivo: la relazione. I giornalisti continuano a preferire l’e-mail (96%), ma rifiutano sempre di più comportamenti invasivi, come follow-up insistenti o fuori tempo. Tuttavia, le relazioni personali, quando ben spese e coltivate, possono ancora portare ottimi frutti se basate su un approccio rispettoso del tempo e degli interessi/parametri dei nostri interlocutori. E qui emerge una verità scomoda per molti uffici stampa: la comunicazione tra aziende e giornalisti non è una questione di distribuzione, ma di cura (editoriale). Il punto, quindi, non è se questa relazione complicata sopravviverà, la vera domanda è: gli uffici stampa aziendali sapranno evolversi da produttori seriali di contenuti autoriferiti a interpreti dei bisogni editoriali?n Michele Rinaldi, head of strategies c/o Soluzione Group
DM MAGAZINE 39