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Ernest Mandel Massimo Carlotto

Il romanzo poliziesco

Una storia sociale


scritture Resistenti


Il romanzo poliziesco Una storia sociale


© 1989 Ernest Mandel Prima edizione italiana: © 1990 Interno giallo srl, Milano Titolo prima edizione italiana: Delitti per diletto © 2013 Edizioni Alegre Edizione riveduta e corretta Società cooperativa giornalistica Circonvallazione Casilina, 72/74 - 00176 Roma redazione@edizionialegre.it www.edizionialegre.it Progetto grafico: Alessio Melandri

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Il romanzo poliziesco Una storia sociale Ernest Mandel Prefazione di

Massimo Carlotto Traduzione di

Bruno Arpaia


Prefazione Massimo Carlotto

Già nel 1989 Ernest Mandel sosteneva che «la crescente criminalizzazione della società si riflette in modo evidente nella popolarità del romanzo poliziesco che continua a essere la fonte di maggior introito degli editori a livello internazionale». Infatti ancora oggi la letteratura poliziesca continua a essere la più venduta. Gli scaffali delle librerie sono zeppi di libri di delitti e misteri ambientati in ogni luogo della terra, ogni paese ha i suoi scrittori prediletti e la produzione di saggi dedicati è notevole. Come lo è l’organizzazione di convegni e festival. Questo fiorire di attività ha ampiamente influenzato anche i lettori che oggi sono sempre più informati e attenti non solo su scrittori e opere, ma anche sul dibattito che da tempo si sta sviluppando sul genere. In questo senso riproporre oggi questo libro di Ernest Mandel, uscito per la prima volta in Italia nel 1990 con il titolo Delitti per diletto, è un’operazione importante e necessaria. Scritto con semplicità e leggerezza da un economista di valore, questa storia sociale del romanzo poliziesco ne 11


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analizza il percorso dalle origini ai giorni nostri, collocandolo in un impianto storico-sociologico circostanziato. Un’analisi squisitamente politica. Mandel era notoriamente marxista e l’unicità di quest’opera sta nella relazione tra letteratura poliziesca e situazione socio-economica senza perdere mai di vista le evoluzioni antropologiche. È la passione per il genere che porta lo studioso belga a cimentarsi in questo saggio, indispensabile per tutti coloro che vogliono cogliere la dimensione sociale di questa letteratura e fornirsi di uno strumento in grado di aiutare la comprensione delle trasformazioni. Mandel è scomparso nel 1995, ma il rigore e la lucidità di questo libro continuano a essere di una sconcertante attualità. Da tempo aveva suggerito a diversi critici e autori che crisi economica e conflitto sociale avrebbero contribuito a separare in modo netto i destini narrativi del romanzo poliziesco e del noir. E questo nonostante la confusione che ha portato alla sovrapposizione dei generi, provocata da anni di equivoci e semplificazioni che hanno coinvolto recensori, autori ed editori e che continuerà ancora per lungo tempo a fonderli in unico progetto narrativo. Eppure oggi la realtà li rende distanti e inconciliabili. Se si può affermare che noir e ampi settori del romanzo poliziesco, a livello internazionale, abbiano avuto la capacità di raccontare la crisi fin dai suoi primi segnali – attraverso la produzione di romanzi sulla rivoluzione nell’universo criminale innescata dalla globalizzazione dell’economia e dalle successive articolazioni in termini di reciproco interesse con gli ambienti costituivi dello sviluppo economico: imprenditoria, finanza e politica – oggi si può di contro sostenere che il poliziesco scegliendo di ritornare alle origini non è successivamente stato in grado 12


Prefazione

di andare oltre, e cioè di avventurarsi nel territorio del conflitto. Mandel, analizzando le trasformazioni del genere della metà degli anni Settanta, segnalava che moltissimi autori trasformavano un assassino in eroe segnando un significativo ritorno ai “buoni ribelli” del romanzo picaresco – genere da cui, come sappiamo, è nato il romanzo poliziesco. La spiegazione di questo ritorno al modello originario dell’eroe fuorilegge trovava una spiegazione significativa nel clima di scetticismo nei confronti della legge, dell’ordine e dello Stato. Una parte sempre maggiore dei lettori aveva un atteggiamento cinico verso la polizia e il rispetto delle leggi. I metodi polizieschi non erano più percepiti come moralmente superiori a quelli utilizzati dai criminali e la società era considerata marcia fino al midollo. Di conseguenza, gli autori si erano adattati a questa atmosfera generale. Oggi come allora il declino della legge e dell’ordine nel romanzo poliziesco ha coinciso con un declino sociale inarrestabile, soprattutto in termini di valori, che però è diventato insostenibile per il suo messaggio destabilizzante una volta conclamata la crisi e maturato il conflitto. Diversi autori e i loro romanzi, ritenuti imprescindibili, sono letteralmente scomparsi e cancellati dalla memoria editoriale – interessante notare che politicamente erano nella stragrande maggioranza conservatori – e si è repentinamente modificato il gusto dei lettori che hanno preteso di leggere altro: una letteratura poliziesca in grado di reificare il marcio della società e di riaffermare i valori fondanti della differenza tra bene e male in una logica consolatoria. In Europa, in particolare in Italia, gli autori hanno continuato a scrivere romanzi concepiti sul concetto manchettiano che scrivere una storia criminale che si svolge in un 13


Il Romanzo poliziesco

tempo e in un luogo determinati è una scusa per descrivere la realtà sociale, politica, storica ed economica che circonda gli avvenimenti narrati nel romanzo. E una sorta di qualità politica del genere è stata a lungo rivendicata fino a quando si è creata una progressiva spaccatura tra gli autori, in realtà mai annunciata e discussa. Alla fine la stragrande maggioranza, ovviamente in modo assolutamente legittimo, si è allineata alle nuove esigenze della società e del mercato. A un certo punto le strade si sono divise. Essendo il romanzo poliziesco letteratura popolare a tutti gli effetti, lo è anche nella produzione letteraria che, come ha sottolineato più volte Mandel, comporta una notevole proporzione di “scrittura automatica”, in cui gli autori compongono, scompongono e ricompongono come alla catena di montaggio gli schemi degli intrecci e i personaggi. Senza nulla togliere alla genialità artistica di moltissimi scrittori che ben conosciamo, leggiamo e apprezziamo, non possiamo non rilevare nell’enorme numero di romanzi pubblicati e proposti al pubblico questa tendenza produttiva, che richiama fortemente le origini al punto che per analizzare cos’è oggi il romanzo poliziesco si possono tornare a scomodare autori come Klaus Inderthal e lo stesso Mandel, concordi nel definire la letteratura popolare “letteratura irriflessa”, vale a dire che non incita alla riflessione. Essa risponde a una necessità di distrazione e di divertimento acuita dall’accresciuta tensione che è provocata dall’ansia determinata dalla crisi in termini di insicurezza del proprio presente e soprattutto del proprio futuro. L’intima relazione tra romanzo poliziesco e televisione, nel proporre la medesima concezione di risposta al bisogno di distrazione, si traduce concretamente in una visione consolatoria e rassicurante del crimine. È individuale, 14


Prefazione

circoscritto alla sfera affettiva e/o familiare, oppure è mafioso, meglio se straniero; ma anche se nostrano racconta comunque il passato sconfitto dall’agire poliziesco e della magistratura. È interessante sottolineare quanto oggi il crimine organizzato stia attento a non incrinare questo equilibrio. Una volta corretta la strategia stragista, circoscritto i limiti operativi dei giornalisti alla memoria e non alla quotidianità, e sviluppato un incremento tendenziale delle proprie attività soprattutto nel ricco nord, le culture mafiose hanno scelto di agire sottotraccia, di non essere più interessanti nel presente dal punto di vista della narrazione popolare. E come? Stando alle dichiarazioni dei pentiti attraverso una sistematica riduzione degli omicidi. Se proprio l’“ammazzatina” si impone è meglio usare la tecnica della lupara bianca, ma oggi le mafie cercano soprattutto una sorta di consenso, perché vogliono contare di più nella società. In Veneto, dove ufficialmente non esistono, iniziano a essere determinanti nelle elezioni dei sindaci e cercano consenso sociale finanziando le squadre di calcio dei comuni più piccoli. Il posto via via più rilevante che i romanzi polizieschi occupano nella letteratura e nella televisione riconcilia la coscienza del “destino biologico” dell’umanità, della violenza delle passioni e dell’ineluttabilità del crimine con la difesa e l’apologia dell’ordinamento sociale esistente. La rivolta contro la proprietà privata, l’assalto alla ricchezza, anche individuale, è scomparso. È tornato il male nelle sue forme più diverse a scavare nelle paure di questa società. A stuzzicare una passione mai sopita per la relazione con il mistero. Il serial killer è senz’altro quello che si ama di più. Basta entrare in una libreria e contare i romanzi che trattano l’argomento. 15


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Ma se il crimine quotidiano non è organizzato, internazionale, infiltrato e non ha mai effetti negativi e inquietanti nei confronti della comunità – come l’inquinamento da rifiuti trattati illegalmente e la sofisticazione alimentare – anche quando il delitto è individuale ma si ascrive in un’evidente contesto sociale, come per il femminicidio, esso viene raccontato in modo fuorviante e non socialmente utile. Su questo tema non si può non essere d’accordo con Luisa Muraro quando afferma che tocca alle donne riformulare la questione della violenza e sollevarla pubblicamente con la radicalità che oggi si impone nell’urgenza di aprire un nuovo racconto per la convivenza umana. Infatti sono scrittrici come Marilù Oliva che oggi sono diventate punto di riferimento di iniziative editoriali sul fenomeno. Ma tornando al romanzo poliziesco, non è forse contraddittorio sostenere che il bisogno di distrazione è alla base della sua popolarità e che, allo stesso tempo, in questo bisogno si nasconde una profonda ansia? A questa domanda aveva già risposto Mandel citando Benjamin che constatava «che il viaggiatore che legge in treno un romanzo poliziesco sopprime temporaneamente la sua ansia sostituendola con un’altra. I viaggiatori temono le incertezze del tragitto, temono di non raggiungere la propria destinazione e temono ciò che accadrà loro una volta arrivati. Ma essi sopprimono temporaneamente queste paure, e così le dimenticano, immergendosi in innocenti paure suscitate da crimini e criminali che, lo sanno bene, non hanno nulla a che fare col loro destino». Con il ritorno del romanzo poliziesco a essere letteratura irriflessa, si può affermare che la gente non legge romanzi polizieschi per coltivarsi, per capire la natura della società 16


Prefazione

o quella della condizione umana in generale, ma semplicemente per difendersi dall’ansia. E senza che questo influisca nelle singole opinioni. D’altronde lo stesso Pavese affermava che la Letteratura è una difesa contro le offese della vita. L’eroe del romanzo poliziesco classico è tornato oggi in tutte le sue possibili articolazioni. Che sia un ufficiale dei Ris, un agente dell’Fbi, un investigatore privato o la reincarnazione di Sherlock Holmes, ieri come oggi oppone all’astuzia criminale il suo spirito analitico e la scienza forense. Gli assassini hanno fatto il possibile per cancellare le tracce. La suspense dura fino a quando essi vengono scoperti e vengono mostrate le prove della loro colpevolezza. Citando Mandel, «la chiave di questo sistema convenzionale di delitto e di castigo non è né l’etica, né la pietà, né la comprensione, ma la prova formale della colpevolezza che, a sua volta, condurrà la giuria a pronunciare il verdetto “Colpevole”». Il carattere astratto e razionale dell’intreccio, il crimine stesso e il modo di presentare il criminale fanno del romanzo poliziesco classico un luogo narrativo dove domina la logica formale. Il noir invece, non è nulla di tutto questo. Un tempo si diceva che il noir era la caduta agli inferi dei personaggi, con un finale mai consolatorio. Oggi la definizione deve essere sviluppata in altre direzioni. Il noir è uscito dai confini del genere e si è trasformato in un’esperienza variegata e diffusa dove la differenza sta nella qualità e nella diversità del progetto narrativo degli autori, singoli o riuniti in sigle. La caratteristica prevalente – che sia mediterraneo, messicano o scandinavo – è la necessità di raccontare storie dove la realtà, la critica della realtà, la denuncia, siano 17


Il Romanzo poliziesco

l’obiettivo manifesto del romanzo. L’autore lavora su due livelli: la scrittura di un romanzo che soddisfi le esigenze letterarie e incontri il gusto, ovviamente minoritario in termine numerico, dei lettori e – nella fase precedente – la raccolta di dati relativi a una situazione reale che, una volta mescolata alla finzione narrativa, diventa la trama del romanzo stesso. Ma perché l’autore si prende il disturbo di indagare la realtà, molto spesso con gli strumenti del giornalismo investigativo, e di trasformare il materiale in romanzo, perché di romanzo si tratta e non di inchieste travestite? In generale perché l’autore ritiene il noir una scrittura morale, politica, uno strumento per opporre un punto di vista altro relativamente a quello dominante, nel rispetto del principio che la letteratura di genere ha sempre raccontato in maniera efficace le società in cui erano ambientati i romanzi. E poi perché corrisponde a un bisogno manifesto di una parte seppur minoritaria dei lettori che ha identificato il noir come strumento di informazione. In questo senso credo si possa parlare di un’anomalia nella relazione tra lettore e autore, ma non si può non dare importanza a un fenomeno in cui i lettori stessi chiedono agli autori, spesso fornendo in prima persona il materiale, di scrivere storie escluse dal circuito mediatico. Nonostante l’apparenza suggerisca una quotidiana enorme mole di informazione, aumenta in alcuni ambienti la consapevolezza che una serie di notizie oggi siano negate. Un esempio lampante riguarda la criminalità organizzata nelle sue relazioni con la società e il ciclo produttivo; ma non solo. Il cittadino lettore sensibile al problema dell’informazione vive in modo diverso la figura dell’autore. Non è più 18


Prefazione

solo il soggetto attivo della scrittura ma un punto di riferimento a cui relazionarsi in generale. Anche per il ruolo cosiddetto anticipatore del noir: molto spesso aver usato la metodologia del defunto giornalismo investigativo ha permesso agli autori di acquisire notizie che hanno trovato successivamente riscontro nella realtà. Questo modello narrativo ha avuto soprattutto il merito di raccontare la crisi dal momento in cui iniziava a prendere forma e veniva puntualmente negata. Il problema è sorto quando la crisi conclamata è diventata terreno di una novità urgente da raccontare: il conflitto. Che, come ha sempre sottolineato Mandel, «non è solo quello sociale, economico, ma riguarda anche le modificazioni antropologiche che la crisi sta determinando nelle persone». Ed è su questo che è maturata la frattura col romanzo poliziesco che ha scelto, secondo il pensiero di Mandel, l’integrazione sociale – mentre il noir la disintegrazione. Inoltre il noir sta cercando di sperimentare il passaggio da letteratura di genere a letteratura di contenuti, per trovare punti di contatto con tutte quelle forme di narrazione interessate al conflitto. In questo saggio di Ernest Mandel vi sono tutti gli elementi per formarsi una convinzione rispetto a questi fermenti, ma soprattutto vi sono indicazioni precise in grado di aiutare il lettore a orientarsi tra romanzi, autori e società.

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Introduzione

Per cominciare, devo confessare che amo leggere i romanzi polizieschi. Per molto tempo ho pensato che fossero un semplice divertissement, un’evasione: quando se ne legge uno non si pensa a nient’altro; poi, appena terminato, non ci si pensa più. Ma questo mio breve saggio costituisce la prova che un simile modo di considerare la questione è quantomeno incompleto. È vero che, quando si finisce un romanzo poliziesco, si smette di esserne affascinati; ma è anche vero che, personalmente, non posso fare a meno di essere attratto dall’enorme successo del romanzo poliziesco in quanto genere letterario. Si tratta, evidentemente, di un fenomeno sociale: decine di milioni di persone in decine di paesi di tutti i continenti leggono romanzi polizieschi. Una quantità non trascurabile dei loro autori e un buon numero di editori capitalisti sono diventati miliardari producendo questa merce particolare. L’hanno imbroccata giusta rispetto ai bisogni che essa soddisfaceva in quanto valore d’uso, o ancora, per dirla in un linguaggio alla moda, hanno valutato correttamente la curva della sua domanda. Perché accade? Qual è l’origine di 21


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questi bisogni? Come si sono evoluti nel corso degli anni? Qual è la loro relazione con la struttura generale della società borghese? Ecco alcune delle domande alle quali tenterò di rispondere. Il mio approccio sarà quello del metodo dialettico classico, quello sviluppato da Hegel e Marx. Ecco come, occupandosi di un argomento analogo, Hegel lo descriveva nell’Estetica: Gettando un colpo d’occhio sul contenuto totale della nostra esistenza, scopriremo, anche nella nostra comune coscienza, la più grande varietà di interessi e di mezzi per soddisfarli. Vi troveremo, in primo luogo, il vasto sistema dei bisogni materiali, alla cui soddisfazione lavorano numerose industrie, nonché il commercio, la navigazione e le arti tecniche; al di sopra si trova il mondo delle leggi, del diritto, la vita familiare, le classi so­ciali, tutto l’immenso dominio dello Stato; viene poi il bisogno religioso che esiste nell’animo di ognuno e riceve la propria soddisfazione nella vita della Chiesa; e troveremo, in ultimo luogo, l’attività, dalle ramificazioni multiple e interagenti, della scienza, nell’insieme del sapere e delle conoscenze. All’interno di queste sfere si svolge anche l’attività artistica, nata dall’interesse per la bellezza le cui realizzazioni procurano una soddisfazione spirituale. La questione che allora si pone riguarda il fatto di sapere a quale necessità interna risponda questo interesse per la bellezza, questo bisogno d’arte, in rapporto a tutti gli altri domini della vita e del mondo. A tutta prima, potremmo pensare che il semplice fatto dell’esistenza di tutte queste sfere debba bastarci e che ogni domanda che vada al di là sia superflua o oziosa. Ma la scienza esige che noi ricerchia­mo i loro rapporti essenziali e intimi e le loro reciproche con­nessioni.

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sCrIttUrE rEsIstEntI

ÂŤIl noir sta cercando di sperimentare il passaggio da letteratura di genere a letteratura di contenuti, per trovare punti di contatto con tutte quelle forme di narrazione interessate al conflitto. In questo saggio di Ernest Mandel vi sono tutti gli elementi per formarsi una convinzione rispetto a questi fermenti, ma soprattutto vi sono indicazioni precise in grado di aiutare il lettore a orientarsi tra romanzi, autori e societĂ Âť.

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