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10002 ISSN 2037-447X
Sabato 26 febbraio 2011 anno 2 numero 2
Inquinamento di genere Mal’aria di pianura Benessere dal genio
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Sentieri di storia
Maschere riciclate
Canapa etica Auto condivisa
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“Ne abbiamo pieni i polmoni!” redazione.biosfera@edititalia.it
È la colorita espressione che Legambiente usa per lanciare la sua ultima campagna, “Mal’Aria”. E probabilmente a essere pieni non sono solo i polmoni degli ambientalisti. Il report dell’associazione parla di dati allarmanti: in Emilia Romagna nessun capoluogo ha rispettato i limiti previsti della qualità dell’aria per smog e polveri sottili. E i principali imputati sembrano essere industria e trasporti. Ma
non solo loro. Nella serie di “inquinatori patologici” finiscono anche i maschietti. L’originale novità arriva dalla Svezia, dove fior di ricercatori hanno messo a confronto il consumo di energia degli uomini e delle donne in quattro paesi europei. E in questa tutta speciale battaglia tra i sessi ad avere la peggio sono i primi. Su tutti i fronti: inquinano e consumano di più quanto a energia, trasporto, alimenti.
Rimedi? Beh, qualche soluzione ce l’abbiamo in casa, Quando usciamo dal garage iniziamo a dare “strappi” ad amici e colleghi, per condividere lo stesso percorso con un unico mezzo di trasporto. Se poi – dopo il car-pooling - al volante assumiamo i consigli della “ecopatente”, daremo un piccolo contributo per migliorare lo stile e la qualità della nostra vita. Sempre in casa possiamo trovare i mille articoli, ritagli, pezzi di qualsiasi
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Terra Futura 2011 è promossa e organizzata da Fondazione Culturale Responsabilità Etica Onlus per il sistema Banca Etica, Regione Toscana e Adescoop-Agenzia dell’Economia Sociale. È realizzata in partnership con Acli, Arci, Caritas Italiana, Cisl, Fiera delle Utopie Concrete, Legambiente. In collaborazione e con il patrocinio di Provincia di Firenze, Comune di Firenze, Firenze Fiera SpA e numerose altre realtà nazionali e internazionali.
Relazioni istituzionali e Programmazione culturale Fondazione Culturale Responsabilità Etica Onlus tel. +39 049 7399726 - email fondazione@bancaetica.org
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Sesso forte e inquinante Una ricerca mostra la differenza tra donne e uomini sull’impatto ambientale Imputato maschio, si alzi. La giuria è appena uscita dalla camera di consiglio, pronta ad emettere il verdetto. Questo: è l’uomo, non la donna, a produrre più inquinamento. La battaglia tra i sessi ha trovato un nuovo terreno da occupare ed è stata un’agenzia di ricerca svedese (per l’esattezza la Swedish defence research agency di Stoccolma) a mettere a confronto il consumo di energia degli uomini e delle donne in quattro paesi europei. Per differenziare bene il comportamento di entrambi i sessi, la ricerca si è concentrata solo sul consumo di persone single. Sono stati analizzati il costo dell’energia e del trasporto, la preparazione dei prodotti alimentari acquistati e consumati, l’influenza di eventuali figli, l’età ed il reddito. I risultati mostrano che gli uomini single consumano in media più delle donne single con questi parametri: Norvegia 6% in più, Germania 8%,
Svezia 22% e Grecia 39%. Secondo i ricercatori, questo si spiega con il più alto livello di spesa degli uomini, ma anche per le differenze nei modelli di consumo. In generale, il documento rileva che le donne, in media, spendono più energia per abbigliamento, igiene, salute, beni per la casa e cibo. Ma per quanto riguarda i prodotti alimentari, lo studio conferma che la maggiore assunzione di carne rilevata negli uomini (ad eccezione della Grecia), ha un maggiore impatto ambientale sulle emissioni, sull’effetto serra e sulle alterazioni del territorio, dato che le donne fanno registrare un maggiore consumo di frutta e verdura. Anche il consumo energetico complessivo delle single svedesi, tedesche, norvegesi e greche è inferiore ai loro compatrioti maschi. Al contrario, gli uomini mostrano un consumo molto maggiore in altre categorie: trasporti, ristoranti, alcool e tabacco. Ad esempio i norvegesi e i tedeschi consumano circa il 70-80% di energia in più per i trasporti rispetto alle donne, in Svezia
Insofferenti allo smog
100% in più e in Grecia addirittura si registra un +350%. Questo consumo di energia per il trasporto molto più Meno inquinatrici, ma non basta. elevato negli uomini si riferisce alla Le donne sono pure quelle che maggiore spesa per le auto, ma anche soffrono maggiormente della perché le donne tendono a fare viagscadente qualità dell’aria. A gi più brevi, lavorano spesso a casa, dirlo è uno studio effettuato sono più disposte a usare i mezzi pubblici e in generale guidano per meno dall’università statunitense Virginia Tech. I risultati provengono da chilometri all’anno. Se invece si considera l’età, si rileva che il consumo di uno studio approfondito che energia per il trasporto degli uomini è ha preso in analisi i tempi della ancora maggiore nelle generazioni più maratona, i dati meteorologici e giovani (nati dopo il 1979). le concentrazioni di inquinanti Secondo i ricercatori, queste infornell’aria in sette maratone in mazioni possono essere interessanti un periodo di tempo da otto a per promuovere modelli di consumo ventotto anni. I tempi dei primi più efficiente al fine del risparmio energetico. “Le politiche ambientali – tre classificati maschili e femminili sono stati confrontati con il commenta Annika Carlsson-Kanyama dell’agenzia di ricerca svedese - dorecord storico della pista e con vrebbero cominciare a distinguere tra i livelli di inquinanti atmosferici, i due sessi, e in particolare nel settore tenendo conto ovviamente delle dei trasporti le campagne per la moalte temperature che hanno derazione nell’uso dell’auto privata e alterato le prestazioni prese in per la priorità ai mezzi pubblici doconsiderazione. Gli elevati livelli vrebbero essere di polveri sottili nell’aria sono più mirate sugli stati associati a tempi lenti di uomini per dimoesecuzione per le donne, mentre strarsi più efficaci”. gli uomini pare non ne siano stati
Abitudini e consumi a confronto
influenzati. La differenza può essere dovuto alla dimensione ridotta della trachea delle donne, il che rende più facile per alcune particelle di inquinanti depositarvisi e causare irritazioni.
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In pianura tira Mal’Aria Per le nostre città è allarmante il report 2011 di Legambiente sullo smog e polveri sottili “Ci siamo rotti i polmoni”. E’ lo slogan, efficace e disarmante, con cui Legambiente, da diverso tempo, sta conducendo la propria campagna contro lo smog in città. Anche quest’anno, lo scorso gennaio, l’associazione italiana per la tutela dell’ambiente, del territorio e della salute ha redatto e presentato “Mal’Aria”, un dossier nazionale sulla qualità dell’aria nei nostri centri abitati realizzato grazie all’ausilio di un’unità portatile – il Personal Dustmonit della Con.tec. Engineering Srl - che ha permesso il monitoraggio delle polveri fini. Nel documento di Legambiente, come anticipato dal suo stesso nome, non ci sono buone notizie. “Mal’Aria 2011” mostra chiaramente che le condizioni della qualità del’aria nel nostro Paese restano pessime: “Nel 2010, tra le 30 peggiori città europee per superamenti di polveri sottili, biossido di azoto e ozono – si legge nel dossier – ben 17 sono italiane”. Dal nostro punto di vista di abitanti dell’Emilia Romagna il dato che ci allarma maggiormente del documento “Mal’Aria” è questo: “Tra i 48 capoluoghi fuorilegge – è scritto – ben 30 appartengono all’area dell a
Pianura Padana, che si conferma area critica per la qualità dell’aria”. In Emilia Romagna – stando ai dati di “Mal’Aria 2011”, nessuna delle città capoluogo ha rispettato, nel 2010, i limiti di legge sul superamento di 50 nanogrammi per metro cubo d’aria per un massimo di 35 giornate all’anno; in particolare Reggio Emilia e Modena fanno da capofila rispettivamente con 84 e 82 giorni di sforamento, seguono Bologna e Piacenza con 63, Parma (61), Ferrara (59), Rimini (58), Ravenna (47) e Forlì (45). Industria e trasporti, secondo gli approfondimenti condotti da Legambiente, sarebbero le fonti principali dell’inquinamento atmosferico nella nostra e in molte altre ragioni d’Italia. “L’industria – secondo la classificazione ufficiale redatta da Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – rilascia in atmosfera la quasi totalità degli ossidi di zolfo, oltre agli idrocarburi e alle polveri sottili, mentre i trasporti emettono la maggiore quantità di benzene, di monossido di carbonio e di ossidi di azoto. Tuttavia anche la produzione di energia, stando a quanto emerge dai dati del dossier, influisce notevolmente sullo stato di malessere dell’aria che respiriamo. “A causa del mancato rispetto delle norme comunitarie in materia di qualità dell’aria, e in particolare per il mancato rispetto nei tempi previsti dei limiti di polveri sottili nell’aria – ricorda il dossier – il 24 novembre 2010 la Commissione Europea ha comunicato la sua decisione finale di deferire l’Italia, insieme a Cipro,
In Emilia Romagna
nessun capoluogo ha rispettato
i limiti
Ecopatentati al volante
Portogallo e Spagna, presso la Corte di Giustizia Europea”. “Il provvedimento – spiega il documento di Legambiente – è giunto perché nonostante i ripetuti appelli Si avvia in questi giorni alla che sono venuti da più parti, a cominconclusione della sua seconda ciare dalla Regioni, il Governo italiaedizione. E’ il progetto Ecopatente. no non ha voluto agire con un piano Nato tra ottobre 2009 e febbraio nazionale di interventi concreti mirati 2010 in collaborazione con per migliorare la viabilità generale e la qualità dell’aria nelle città italiane”. Legambiente e Confarca e “Le cause indicate dal nostro Governo patrocinato dai ministeri della per giustificare il non raggiungimento Gioventù e dell’Ambiente, dei limiti nei tempi stabiliti – si legge Ecopatente è il percorso formativo nel dossier – sono state due: l’apporper una guida ecosostenibile che to di inquinanti transfrontalieri e la le autoscuole aderenti al progetto cause climatiche avverse”. Con una hanno proposto a chi, fino a questo nota di pungente ironia Legambiente, mese, ha frequentato le lezioni nel documento “Mal’Aria” , commenta di teoria di scuola guida per il così queste motivazioni: “Paradossalmente per il Governo in Pianura Padaconseguimento della patente di na, nota area colpita dal traffico oltre categoria B e superiori. che dall’industria e dal riscaldamenAnche grazie all’incentivo di to, e nelle aree industriali di Priolo poter partecipare all’estrazione o Taranto, non si riesce a rispettare i di un’autovettura Fiat, il progetto limiti del PM10 perché le condizioni Ecopatente ha riscontrato subito climatiche sono state avverse e in citun notevole successo nelle giovani tà come Roma, Genova, Perugia, Pagenerazioni che, non bisogna lermo e Catania è anche colpa delle negarlo, dimostrano sempre più caratteristiche del territorio che non favoriscono la dispersione degli inquispesso, una crescente sensibilità nanti ”. ed attenzione verso le tematiche Nel dossier di Legambiente anche legate alla sostenibilità e al rispetto uno spazio dedicato alla misurazioper l’ambiente. ne dell’inquinamento acustico moniLa consapevolezza dell’auto che torato attraverso la campagna Treno guidiamo e del modo in cui lo Verde, che nel 2010 ha rilevato, in facciamo rientra, a pieno titolo, ognuna delle nove città in cui ha fatnell’elenco dei contributi che to tappa, uno sforamento dei decibel ognuno di noi può mettere in consentiti dalla legge (65 decibel nelle ore diurne e 55 nelle ore notturne, pratica per migliorare lo stile e la Dpr n.142/2004) sia di giorno che qualità della propria vita. di notte. Tra le nove città anche Ra“Ecopatente” insegna che, venna dove i valori medi si assestano attraverso la scelta di automobili tra i 70,5 decibel di giorno e i 65,5 di nuova generazione dotate di di notte.
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benessere .7
‘Sound Genius’ note di benessere Intreccia musica, neuroscienze e quantistica il progetto del ferrarese Giorgio Fabbri Un progetto che intreccia musica, neuroscienze e quantistica. È ‘Sound Genius’, un corso che intende fornire strategie di pensiero e di azione, ricavate dalle menti geniali di grandi musicisti come Bach, Mozart, Brahms o Charlie Parker. A idearlo, Giorgio Fabbri, musicista ferrarese che ha condotto per 12 anni la direzione dei Conservatori di Adria e di Ferrara. Il Maestro ferrarese, dopo una lunga carriera raccontata anche in un libro, “Come un’orchestra”, edito l’anno scorso da Franco Angeli, ha deciso di riassumente oltre trent’anni della sua vita artistica e professionale in un progetto, un corso innovativo e originale: “In questo corso – spiega Fabbri - confluiscono la mia attività concertistica, la mia esperienza manageriale, le mie competenze di insegnante e, non ultime, le ricerche personali c h e intrecciano musica, neuroscienze e quantistica. Ciò che insegno – precisa l’ex direttore - trova fondamento e affidabilità in ciò che ho vissuto e sperimentato in prima persona”.
Fabbri ispira la propria attività a Leonard Bernstein: “è un musicista eclettico – spiega il Maestro -, che ha saputo incarnare diverse anime: pianista, compositore e direttore d’orchestra, considerava come dovere prioritario del musicista la trasmissione delle emozioni. A ciò – evidenzia Fabbri - aggiungeva un grande amore per la divulgazione e l’insegnamento. Per me è un grande modello, mi ci riconosco in pieno e, nel mio piccolo, cerco di seguirne le orme”. Ma perché un corso incardinato su Bach, Mozart, Brahms o Charlie Parker? “La genialità espressa nei loro capolavori – spiega il musicista - li qualifica come modelli di eccellenza. Il corso di ‘Sound Genius’ fornisce tecniche efficaci per sviluppare le loro forme di intelligenza e per applicarle con successo negli ambiti di vita personale o professionale”. L’obiettivo di Sound Genius è dunque lo sviluppo e la crescita della persone. “È pensato sia in senso personale, che per gli ambiti aziendali. Ne ho realizzato due diverse versioni – illustra il musicista -, una destinata a tutti, l’altra più orientata al mondo della formazione manageriale. L’unico requisito richiesto ai partecipanti – precisa Fabbri - è l’interesse ad aumentare il proprio benessere e a migliorare la propria esistenza”. Sound Genius si struttura quindi in varie forme, secondo le diverse esigenze. Nella versione per tutti è organizzato su
due week-end consecutivi di un giorno e mezzo ciascuno. Nella versione per aziende può essere strutturato in forma di workshop, che può andare dalle tre ore di durata fino a due o più giornate di corso. La versione di Sound Genius aperta a tutti è già stata realizzata più volte, a Ferrara, con ottimi risultati e completando ogni volta i posti disponibili. La versione aziendale è invece finita su “palcoscenici” di eccellenza, come in workshop per Confindustria, Confartigianato, in convegni universitari, o all’interno di master, come ad esempio per la Luiss University (Area Business School) o per il Ctc di Bologna. Sono già aperte le iscrizioni per la prossima edizione del corso aperto a tutti: si terrà a Ferrara, nei giorni 13/14 e 20/21 maggio. Tutte le informazioni sono reperibili sul sito web www.soundgenius.org Per iscriversi con quota ridotta occorre inviare un’email di adesione a info@soundgenius.org entro il 20 aprile 2011.
Chi è l’ideatore “Figlio di contadini – racconta il Maestro Giorgio Fabbri -, da piccolo non sapevo neppure cosa fosse la musica. Ho iniziato per caso, verso gli undici anni, studiando prima organo, e poi composizione, clavicembalo, direzione d’orchestra, frequentando anche l’università”. Si presenta così l’ex direttore dei Conservatori di musica di Adria e Ferrara, che definisce la musica come “il luogo privilegiato delle emozioni, la possibilità di mantenere giovani lo spirito e la mente, il più efficace strumento di relazione interpersonale, la compagna più fedele della vita. Fare musica – spiega Fabbri mi appassiona e mi fa sentire privilegiato, perché essa è anche il mio lavoro. Insegnarla – continua il Maestro - è importante perché la musica è la più formidabile risorsa per la crescita personale e professionale”.
Strategie
di pensiero dalle menti di geniali compositori
turismo etico e solidale 8.
In cammino lungo la Via Prima parte di un viaggio a piedi sui sentieri della storia Può un romanzo noir ispirare un viaggio a piedi con un pizzico di avventura e spregiudicatezza? Penso proprio di sì, o perlomeno è quello che è capitato a me e al mio ristretto gruppo di amici amanti del trekking, desiderosi di ripetere, dopo la Via degli Dei, l’esperienza di una lunga camminata con lo zaino in spalla. Il libro in questione è “Il pellegrino dalle braccia di inchiostro” di Enrico Brizzi, autore non nuovo a racconti incentrati sulle sue esperienze di viaggi a piedi. Lo scrittore bolognese nel 2006 si è bevuto, passo dopo passo, la bellezza di quasi 1.600 km percorrendo
tutta la leggendaria Via Francigena, completata da pochi anni grazie a interventi segnaletici e di valorizzazione che hanno coinvolto i Paesi di mezza Europa. Sul tratto forse più difficile, sicuramente più affascinante, che va da Martigny (CH) ad Aosta, passando per il Passo del Gran San Bernardo, Brizzi ha ambientato un racconto che, al di là della trama nera frutto della fantasia, è anche un mezzo per descrivere luoghi e sensazioni di quel lungo viaggio. La delicatezza del percorso impone una certa attenzione alla logistica per affrontare al meglio un tragitto di quasi 90 km con parecchi metri di dislivello. Il gruppo è quello della Bologna – Firenze: il sottoscritto, Cesare, Ciccio, con l’aggiunta di Giulio, altro amico di vecchia data che si è aggiunto per questa sfida alle montagne di alta quota. Partiamo
in macchina, direzione Aosta, con i nostri zaini caricati con tutto il necessario per cavarcela nei 5 giorni successivi, contemplando le diverse condizioni climatiche nei 2000 metri di differenza tra altezza minima e massima del percorso. Raggiunta la città decidiamo di lasciare il nostro mezzo nel parcheggio coperto vicino alla stazione e in attesa del pullman che ci porterà in Svizzera ci concediamo un giro turistico nel grazioso centro di Aosta, inondato dal caloroso sole agostano. Oltre i tetti delle case la maestosità delle vette più alte d’Italia.
Per un attimo mi chiedo se non sia un azzardo troppo grande, per noi gente di pianura, l’idea di voler valicare a piedi le Alpi. Ma vedo la spensieratezza sulle facce dei miei compagni, desiderosi di immergersi nella natura silenziosa dei boschi. E dopo un attimo ogni timore è sovrastato dalla voglia di staccare da tutto per assaporare il gusto sano della fatica che ti porta a guadagnare strada e orizzonti, con la sola forza dei polmoni e delle gambe. Il pullman scala le salite. “Non guardiamo troppo fuori dal finestrino – intima Cesare – o ci roviniamo il
Dal Martigny
Aosta
ad con lo zaino
in spalla
turismo etico e solidale
Francigena panorama che dovremmo gustarci durante la camminata”. È vero fino a un certo punto perché la strada che stiamo percorrendo sul mezzo passa lungo il traforo del San Bernardo, noi invece il passo lo varcheremo dall’alto e sarà tutta un’altra musica. Ci fermiamo alla frontiera, a inizio del tunnel, e qua il primo brivido: Ciccio ha dimenticato a casa la carta d’identità. Dopo una breve ramanzina il graduato si accontenta della patente: appuriamo che non perdiamo per strada il nostro compagno di avventura e il viaggio prosegue. Scendiamo al capolinea, a Orsieres. Dopo i 55 km di bus, ce ne attendono altri 18 con il treno alpino che scende fino a Martigny, partenza del nostro tratto di Francigena. Ci arriviamo a tardo pomeriggio e guadagniamo (ovviamente a piedi) il modesto albergo in zona artigianale. Sapevo che non sareb-
be stato il massimo della vita, ma se lo spirito è quello dei pellegrini, quando ho prenotato ho ritenuto illogico concederci troppi lussi. Ma abbiamo una gradita sorpresa: nella vicina Losanna vive il nostro amico Marlon che si è trasferito da qualche anno in Svizzera per occuparsi di finanza. Saputo della nostra avventura si è offerto di venirci a prelevare e con lui visitiamo la città in riva al lago, i punti panoramici, la sede del Cio e infine ci fiondiamo in un ristorante in altura a gustarci una squisita fondue accompagnata da ottima birra. “Vi invidio molto ragazzi – il saluto di Marlon mentre ci riporta all’hotel – vorrei partire con voi, ma il lavoro non me lo consente. Se riesco vi raggiungo per la tappa che porterà al Passo”. La sveglia dell’indomani è puntata alle 7. L’avventura sta per iniziare. (segue) Leonardo Rosa
BANCARELLE BIO IN REGIONE
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In tutta la regione si contano 43 mercati che propongono prodotti bio. Quelli censiti, almeno, perché iniziative di questo tipo si moltiplicano rapidamente e rendono difficile il monitoraggio. Vediamo dove sono presenti le bancarelle bio in Emilia Romagna che aprono a cadenza settimanale o periodica. PROVINCIA DI PIACENZA
MERCATO DELL’ARTIGIANATO DEI COLORI E DEI SAPORI, Piazza Duomo Piacenza, venerdì MERCATO DELL’ARTIGIANATO DEI COLORI E DEI SAPORI, Piazza Cavalli Piacenza, lunedì PIAZZA CASALI Piacenza, dal lunedì al sabato CURIOSANDO SOTTO IL CASTELLO - CASTELL’ARQUATO, Piazza del Municipio, seconda domenica di ogni mese da marzo a dicembre (ore 9-19) MERCATO MENSILE DEL BIOLOGICO E DELLE COSE USATE FIDENZA, primo sabato di ogni mese
PROVINCIA DI PARMA
LA CORTE - DALLA TERRA ALLA TAVOLA, Via Imbriani Parma, sabato (8.30-13) ROCCA E NATURA – FONTANELLATO, Centro storico, quarta domenica di ogni mese (9-18) MERCATO TRAVERSETOLO – TRAVERSETOLO, Via San Martino, domenica mattina
PROVINCIA DI REGGIO EMILIA
MERCATO DEL CONTADINO, Piazza Fontanesi Reggio Emilia, sabato mattina (8-13) MERCATO DI PIAZZA PICCOLA Piazza San Prospero Reggio Emilia, da lunedì a sabato PROVINCIA DI MODENA BIOPOMPOSA – Piazza Pomposa Modena, martedì e sabato (8.30-13) MERCATO CONTADINO - Via Emilia Ovest Modena, venerdì (14-18) MERCATO DEL CONTADINO – SASSUOLO, via Po’ Località Braida, sabato mattina (7-12.30) MERCATO DI CARPI - Via Alghisi Ex Foro Boario Carpi, giovedì (8-13) BIOSPILLA – SPILAMBERTO, Torrione Medievale, venerdì (8.30-13) VIGNOL, via Cavova 4, venerdì pomeriggio e sabato mattina
PROVINCIA DI BOLOGNA
Via Udine Bologna, presso il cortile della Scuola di Pace, venerdì (17.30-20.30) VAG61 - Via Paolo Fabbri 110 Bologna, martedi (17.30-20.30) MERCATO DELLA TERRA – Via Azzo Gardino Bologna, sabato (9-14) XM24 – Via Fioravanti 24 Bologna, giovedì (17.30-21) BIO MARCHÈ BUDRIO- BUDRIO Piazza Antonio da Budrio, lunedì (17-20) MERCATO DI VERGATO – VERGATO Piazza della Pace, sabato e domenica MERCATO DELLE COSE BUONE SAVIGNO Piazza centrale, seconda domenica del mese MERCOLBIO – IMOLA Mercato Ortofrutticolo Viale Rivalta 55, mercoledì (17-20)
PROVINCIA DI FERRARA
DOMENICHE BIO FERRARA – Piazza Castello Ferrara, seconda domenica del mese (9-19) SAPORI MATILDEI - BONDENO Piazza Garibaldi, sabato (8-13)
PROVINCIA DI RAVENNA
MARTEDÌ GRAS – CSA Spartaco Via Chiavica Romea 88 Ravenna, martedì (18-21) BIOMARCHÈ LUGO - LUGO Logge del Pavaglione, venerdì (17-21) BIOMARCHÈ FAENZA - FAENZA Parco Vespignani, lunedì (17-21)
PROVINCIA DI FORLÌ-CESENA
MERCATO DI FORLÌ – Mercato Forlì, lunedì e venerdì (7-13) MERCATO DI CESENATICO CESENATICO (FC) - Piazza Conserve, mercoledì e sabato (7-13) LE CRETE DI MONTENOVO SAN MAURO PASCOLI Via Renato Serra 17, lunedi, venerdi e sabato (9.30-12.45) MONTIANO - Via Provinciale Sogliano 2117, martedì e venerdì (15-20) RONCOFREDDO - Via Comandini 38, venerdì-domenica (8-12 e 14-21)
PROVINCIA DI RIMINI
RIMINI – Via della Torretta 5, giorni feriali (15-19)
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Carnevale di seconda mano Travestimenti ‘fai da te’ per festeggiare in modo ecologico Che vi stia simpatico o meno il Carnevale, in questo periodo dell’anno nessuno può mettersi al riparo da lanci di coriandoli e stelle filanti o essere esentati da scorpacciate di frappe, crostoli, castagnole e raviole ripiene – non si può mica sempre resistere a tutte le tentazioni? Allo stesso modo, che siate pro o contro, può anche capitare di essere invitati ad una classica festa di Carnevale. Quella che fino a poco tempo fa sarebbe stata accolta come un’occasione di divertimento, spesso diventa una specie di via crucis alla ricerca di un travestimento adatto alla propria personalità, alla stazza che ognuno si ritrova o addirittura rispondente al tema della serata in maschera. Dopo una mail in richiesta di soccorso mandata ad amici, parenti o amici di amici – che solitamente offrono un abito da pagliaccio o da cane dalmata (chi lo sa perché ma presto o tardi ce lo proporrà qualcuno, come se ognuno di noi nascesse geneticamente predisposto ad uno di questi costumi), viene di solito in mente che in ogni città esiste un negozio di abiti da cerimonia
o una tintoria che in periodo di Carnevale noleggia travestimenti. La scelta è sempre piuttosto limitata e – dopo la tradizionale visita annuale che si consuma da quasi una vita – ci rimane ben poco da scegliere. Quando siamo al limite della paranoia, in dubbio fra l’ennesimo D’Artagnan e la sempreverde Colombina, a qualcuno potrebbe venire in mente di riutilizzare capi dismessi e rimasugli di tessuti, vecchi cappelli, scarpe fuori moda per inventarsi un costume originale: ecologicamente ed economicamente un’iniziativa encomiabile ma che la maggior parte delle volte si conclude con scarsi risultati e bel pizzico di rabbia per l’impresa fallita. Mai darsi per vinti: già da qualche settimana il web è una fonte inesauribile di idee e tutorial gratuiti per i travestimenti “fai da te e con quello che hai in casa”, alcuni piuttosto improbabili ma alquanto semplici da realizzare – come il costume da tavola da pic-nic, che si fa bucando una vecchia tovaglia da tavola, magari a quadroni bianchi e rossi, per farci passare la testa e vi si incollano con il silicone piatti di plastica, bicchieri monouso internamente colorati di tempera rossa ad imitare il vino, posatine, panini e quello che possiamo immaginare di mettere su una
tavola. Se non volete passare tutti per eccentrici travestiti da desco informale, ci sono però tante associazioni che si occupano di riutilizzo e riciclo di materiale di scarto di fabbrica o di fondi di magazzino che offrono una grande varietà di travestimenti a noleggio: con una modica cifra potrete sfoggiare costumi originali e ad impatto ambientale zero, se non addirittura “sotto zero” dato che salvano dai rifiuti pezzi di stoffe e materiali plastici o metallici. Qualche esempio? Utilizzando avanzi di lavorazione dei divani e delle poltrone, gommapiuma gialla e di stoffa marrone, si possono realizzare vestiti da girasole: i fogli di gomma diventano petali e riccioli di stoffa cuciti fra loro saranno il pistillo che si calza sulla testa. Con una collezione di foulard nascono le gonne e i turbanti di Mammy, personaggio di Via col Vento, ritagli
di pelle diventano gilet di minuscoli ma simpatici sceriffi e maniche di cucite insieme sapientemente formano il costume da Ganesh. Insomma, ce n’è per tutti i gusti e per ogni taglia, bisogna solo avere la pazienza di scovare le botteghe ed associazioni in giro per la propria città e il problema della “prova costume” sarà rapidamente risolto. Se invece avete solo bisogno di una maschera per celare il volto potrete “costruire” la vostra con qualsiasi materiale utilizzando come collante del silicone a caldo, che tiene insieme fra loro materiali diversissimi. Un’idea? Appiccicando insieme vari strati di stoffa ritagliati a forma di farfalla – o pelle, anche quella ecologica- recuperata da una di quelle vecchie borse inutilizzate nascosta in fondo al vostro armadio, avrete una innovativa maschera tridimensionale.
Materiali recuperati
per maschere e
costumi
PANETTERIA BIOLOGICA
e GASTRONOMIA VEGETARIANA
La Coccinella di Via d'Azeglio Vi aspetta nel locale completamente rinnovato con le specialità di gastronomia vegetariana da asporto, con la possibilità di consumare sul posto nella nuova saletta. E' aperta tutti i giorni dal lunedì al sabato con orario continuato dalle 6,30 alle 19,30.
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Via M. d'Azeglio 3/C • Tel. 0544 217700
biodiversità .13
Bottega della canapa filiera di etica ed ecologia Cesena capitale della produzione con un marchio tutto italiano Ecologia ed etica nei processi produttivi. Non è un’utopia, è un progetto realizzato e di successo che porta il nome di ‘Bottega della Canapa’. Sono due romagnoli gli artefici di questo marchio italiano nato nel 2003: si chiamano Giacomo Masioli e Massimiliano Spinelli. Se la ‘Canapa sativa’, questo il nome scientifico della canapa tessile, era coltivata e lavorata dai loro nonni - si pensi alle tradizionali e note tovaglie romagnole di canapa, decorate con stampi di rame nei due classici colori ruggine e verde -, grazie a questi due giovani imprenditori, la Romagna torna ora ad essere cuore pulsante di questa produzione: e Cesena ne è la capitale. La città malatestiana accoglie infatti il centro della prima catena di negozi interamente dedicata a questa pianta, tanto radicata nella memoria collettiva quanto discussa, poiché spesso confusa con la controversa ‘Cannabis indica’, al centro di politiche proibizioniste. “Il nostro obiettivo – spiegano i due soci, sulla pagina Facebook della Bottega (www.facebook.com/bottegadellacanapa) - è quello di riscoprire e promuovere questa eccezionale pianta con le sue innumerevoli qualità”. Innumerevoli qualità che si possono infatti scoprire visitando uno dei punti in franchising che sono nati e stanno nascendo in questi anni nella nostra regione che, non si scordi, nei primi anni del Novecento, fu la prima esportatrice di canapa al mondo. Ed è proprio con questo intento di valorizzazione e commercializzazione di tutti i prodotti derivati dalla canapa che, il
primo marzo 2003, Masioli e Spinelli aprirono il primo negozio della catena, a Cesena, al civico 1303 di via Cervese. Tre anni dopo, ne aprirono uno anche a Bologna in via Marsala 31 e, nel 2008, il terzo taglio del nastro fu al civico 125 di via Garibaldi a Ferrara. Non solo. Di recente hanno inaugurato un blog (trame.bottegadellacanapa.it), al fine di “creare informazione – si legge sulla home del sito - e condivisione, su tutto quanto la natura ci regala attraverso una pianta dalla fibra resistente e morbida, traspirante e assorbente e dai semi dalle proprietà nutrizionali ineguagliabili”. Presto la Bottega sarà anche virtuale: si lancerà cioè sul mercato dell’e-commerce, dove il carrello sarà digitale, mentre la spesa arriverà a domicilio. Sugli scaffali reali e virtuali si troverà quindi la canapa, in tutte le sue declinazioni. Abbigliamento, anche intimo, cosmetica, anche per bambini, borse e accessori per la casa. Alimenti e biogiardinaggio. E darà spazio anche ad altre fibre naturali, coltivate con metodo biologico e nel rispetto di processi produttivi certificati ad hoc, in cui prioritaria sia la tutela e la salvaguardia della salute del lavoratore e della lavoratrice. Che sia in Cina, nella Mongolia del sud come in Romania, “l’unico Paese in Europa – riferisce Masioli - in cui, attualmente, esista una produzione consistente”. Questi infatti i Paesi da cui i due giovani imprenditori importano i loro prodotti, mentre esportano per lo più in Germania, Inghilterra e Danimarca. Partecipano a fiere e saloni nazionali e in-
ternazionali, vendono al dettaglio, presso i tre negozi in franchising, ma anche all’ingrosso, attraverso decine di partners sparsi in tutta Italia, come illustra una mappa presente sul sito ufficiale www.bottegadellacanapa.it. La Bottega permette così di scoprire un’ampia gamma di prodotti derivati dalla pianta che accompagna la storia dell’umanità fin dagli esordi, grazie alla caratteristica fibra che è ecologica ‘naturalmente’ – non richiedendo l’uso di pesticidi e modiche quantità d’acqua -, resistente (fino a cinque volte di più del cotone) ma al tempo stesso morbida al tatto e biodegradabile al 100%. Il tessuto che ne viene ricavato è, come ci ricordavano i nostri nonni, “fresco d’ estate e caldo d’inverno”. Non solo. È anche anallergico e inattaccabile dalle tarme. Una fibra preziosa, tanto quanto i semi: l’olio che si ricava risulta essere un alimento unico, particolarmente ricco di grassi insaturi e quindi importante per prevenire le malattie del sistema cardiocircolatorio, oltre a prestarsi come ottima base per la cosmesi, da cui ricavare creme, saponi e persino prodotti per capelli. “I nostri prodotti cosmetici – sottolinea Masioli - sono certificati Bioagricert e non sono testati su animali. Ne abbiamo realizzato una linea completa di elevata qualità a marchio Bottega della Ca-
napa, in collaborazione con due laboratori di saponi artigianali e di cosmesi naturale che operano in Emilia Romagna. Un modo per rispondere a tutte le esigenze di bellezza e salute della pelle del viso, del corpo e dei capelli, che otteniamo sfruttando tutte le migliori sinergie di principi attivi, propri di piante di coltivazione biologica certificata, che uniamo alle doti dell’estratto e dell’olio di semi di canapa”. Questo olio, dal colore verde scuro, odoroso e ricco di clorofilla “contiene elevate quantità di acidi grassi essenziali – si legge sul blog della Bottega -, Omega 3 e Omega 6, nella proporzione ideale richiesta per una crescita cellulare umana ottima. Lenitivo e riequilibrante – spiegano sul sito -, è inoltre un olio ricco di vitamine del gruppo B e di vitamina E, che combatte i radicali liberi responsabili dell’invecchiamento precoce ”. A marzo la Bottega compie otto anni di attività: “Stiamo riscuotendo – trae un bilancio Masioli - l’apprezzamento di un target di clienti estremamente variegato. Tra loro troviamo lo studente ventenne come il pensionato: ciò che li accomuna è la sensibilità verso le tematiche che ci stanno a cuore, ovvero l’attenzione tanto al biologico, quanto all’etica della produzione”. Da un mercato di nicchia all’e-commerce, dal fare memoria di una tradizione antica alla promozione di un consumo ecosostenibile. La Bottega della Canapa sembra dunque avere tutte le carte in regola per lanciare una moda verde, etica e ‘naturalmente’ multisettoriale.
Prima catena
negozi dedicati di
a questa pianta
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muoversi .15
Diamo ‘strappi’ in automobile Si diffonde la buona abitudine del car-pooling la vettura condivisa Ci sono gesti che compiamo ogni giorno in maniera assolutamente automatica e scene che fanno parte del vissuto quotidiano: saliamo in auto, mettiamo in moto, trascorriamo un po’ di tempo fra le varie code ai semafori e gironzoliamo un altro po’ per il quartiere in cerca di parcheggio. Ma avete mai provato ad osservare le automobili che ogni mattina congestionano il traffico all’ora di punta? E’ un esercizio che viene meglio se siete a piedi o i bicicletta – ma funziona anche dal volante del vostro mezzo: provate a contare quante sono le auto che portano almeno un’altra persona oltre il conducente. Poche, anzi pochissime: in ambito urbano il numero di persone mediamente a bordo di un’automobile è di 1,2 - vale a dire che se al semaforo avete davanti 10 auto vi troverete in coda con sole 12 persone. Tutto questo significa che le nostre città perdono vivibilità di anno in anno principalmente a causa della cattiva
gestione della mobilità. Non tutti i cittadini hanno la possibilità di spostarsi utilizzando la bicicletta o i mezzi di trasporto pubblico – principalmente nel muoversi verso e dal proprio posto di lavoro – ma anche per chi non può esiste un’opportunità alternativa: il car-pooling o car-sharing Anche se risultano essere termini praticamente intraducibili in italiano, suonerebbero come “co-carrozzaggio”, sono semplici nella loro essenza: condividere l’automobile. Mentre negli anni scorsi il “darsi uno strappo” era una pratica spontanea molto utilizzata è poi caduta in disuso a causa dell’apparente necessità di autonomia delle persone, tuttavia al momento risulta essere al centro di un programma di rivalutazione ed istituzionalizzazione. Pioniera in Italia è stata l’Università Cattolica di Milano che nel 2008 mise a disposizione dei dipendenti dell’ateneo un portale dedicato alla condivisione dell’automobile fra persone che fanno lo stesso progetto. Il meccanismo era semplice: bastava registrarsi, specificare il proprio percorso e creare i proprio profilo (dati anagrafici, se si era fumatori o meno e se si intendeva mettere a disposizione la propria auto o meno). A quel punto sulla mappa si potevano
vati cittadini organizzano il loro carsharing e risparmiano tempo, stress e denaro, anche le aziende statali e le pubbliche amministrazioni cominciano a darsi da fare: nell’estate del 2009 Autostrade per l’Italia aveva presentato lo “sconto” car-pooling sul tratto Como-Varese, ossia applicava una tariffa di passaggio al casello di Euro 0,50 invece dei soliti Euro 1,30 alle auto che viaggiavano con almeno 4 persone a bordo e – contemporaneamente- aveva istituito una piattaforma web di servizio car-poolig per la tratta interessata all’ampliamento dell’Autostrada dei Laghi. Oggi, anche se pochi la conoscono, l’iniziativa è estesa a tutto il territorio nazionale ed è accessibile dal portale autostradecarpooling.it. Invece dal 9 gennaio scorso la Provincia di Bologna ha varato “C’è un posto per te”, un protocollo fra l’ente e 15 comuni della provincia che offre ai cittadini il servizio della piattaforma autocondivisa. bo.it. per promuovere l’uso intelligente dell’auto privata, aumentando il numero di occupanti per auto combinando percorsi comuni.
visualizzare gli altri dipendenti iscritti al servizio e il loro percorso, mettendosi in contatto con quelli con cui sarebbe stato possibile formare un “equipaggio”. Dal 2008 ad ora le piattaforme web del car-sharing si sono diffuse ed implementate offrendo sempre più garanzie rispetto all’identità dei passeggeri e dei guidatori, moltiplicando i percorsi da condividere e riuscendo a mettere in contatto compagni di viaggio con esigenze analoghe, piacevoli e cordiali – soprattutto grazie al sistema di feedback che caratterizza quelle più moderne. Solo per fare degli esempi, su tutto il territorio nazionale esistono roadsharing.com che è disponibile anche su Twitter, Facebook e FriendFeed, viaggiareinsieme.it che essendo integrata con Google Map rende più facile trovare dei passaggi o compagni di viaggio anche se si cambia spesso percorso, tandemobiliy. com che offre anche un servizio di carsharing aziendale, fino a passaggio.it che ha persino un’ App specifica per l’iPhone. Nel frattempo, mentre i pri-
Le iniziative
per un uso intelligente
dei veicoli privati
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EDITORE: Edit Italia s.r.l Direzione, Amministrazione, Redazione: Ferrara V.le Cavour, 21Tel. 0532.200033 Fax 0532.247269 Amministratore delegato: ROBERTO AMADORI
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Registrazione Tribunale di Ravenna n. 1343 dell’11/01/2010 Direttore responsabile: ROBERTO AMADORI Art Director: SERGIO TOMASI
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