Bionde svaporate
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Ecologia al ristorante Energia fai-da-te
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Ghiacci in Val Padana
Ecomafia
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a pag. 13
La musica non si cestina
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La nostra piccola presunzione redazione.biosfera@edititalia.it “È presunzione nostra credere che siamo i responsabili dei cambiamenti climatici globali”. Sono le parole che Folco Quilici ha detto nell’intervista che ci ha rilasciato per questo numero di Biosfera. E se lo dice uno scienziato ritenuto dalla prestigiosa rivista Forbes tra le 100 firme più influenti del pianeta, c’è da crederci. Dob-
biamo però confessare che anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo una presunzione. Non certo quella di influenzare clima o ecosistema, ci mancherebbe. La nostra piccola utopia è quella di migliorare la vita di tutti i giorni dei nostri lettori e informarli su quello che l’ambiente può offrire loro e loro possono offrire all’ambiente.
Ecco allora che nelle pagine che seguono potrà essere utile leggere di come si possa sconfigge la dipendenza da tabagismo grazie alla sigaretta elettronica o di come sia possibile riciclare stando seduti al ristorante. Di riciclo si parlerà anche attraverso la musica, con una band che crea i propri strumenti musicali attraverso
i più svariati materiali di scarto. Potrete scoprire tutto questo stando comodamente seduti sulla poltrona di casa, dove magari avete installato un impianto fotovoltaico domestico. Oppure seguire i consigli che proponiamo per il vostro benessere psicofisico. E allora non ci resta che augurarvi… buona lettura!
Io fumo, anzi nebulizzo La tecnologia ci consegna la sigaretta elettronica, innocua e utile contro il tabagismo A prima vista, sembra quella vera. È bianca, con un filtro marrone. Se la punta s’illumina di rosso, emette uno sbuffo simile al fumo. Ma non è la classica sigaretta: è una “e-cig”. Una sigaretta elettronica. Le sigarette elettroniche funzionano con una batteria ricaricabile al litio e si fumano come delle normali sigarette. Questa l’apertura dell’approfondimento sul sito ufficiale della Lega Italiana Anti Fumo su un apparecchio ancora non molto conosciuto e diffuso in Italia, ma che la pubblicità con Giorgio Mastrota – salito agli onori delle cronache televisive per la sua attività di telepromotore – ha ultimamente rilanciato. Il 2010 ha visto infatti la Liaf iniziare una serie di studi in collaborazione con l’Università di Catania per testare le sigarette elettroniche: i risultati ottenuti sono positivi. Le e-cig non risultano tossiche e inoltre i dati preliminari degli studi attualmente in corso dimostrano che sono un valido aiuto per diminuire il numero di sigarette e per chi vuole smettere di fumare completamente. La sigaretta elettronica si sta facendo largo: internet è fucina di video fai-da-te dove chi ha già vinto la diffidenza e sperimentato l’apparecchio invita a provarlo. Quindi, ecco aprirsi la strada per chi non riesce ad abbandonare
l’irrinunciabile sigaretta, parallelo a sedute terapeutiche, ipnosi, orecchini e bracciali magici, chewingum e cerotti alla nicotina. E, a proposito di questi ultimi, relativamente alla nicotina la e-cig ne contiene le medesime quantità. Ecco perché nel settembre l’Organizzazione Mondiale della Sanità non ha considerato la sigaretta elettronica strumento terapeutico ma solo un rimedio fittizio, che però non è potenzialmente pericoloso per chi ne fa uso. Ma cos’è questo nuovo strumento per combattere il tabagismo? Cosa contiene? E come funziona? Detto dell’aspetto del tutto similare alle normali ‘bionde’, perché anche la psiche ha la sua rilevanza nei casi di dipendenza, sono formate da un led che simula il rosso della punta della sigaretta, la parte lunga e bianca è la batteria, poi andando verso la bocca troviamo l’atomizzatore e la cartuccia (dove nelle sigarette vere c’è il filtro color marroncino). Il cuore dell’apparecchio è un micronebulizzatore in grado di riprodurre un vapore simile al fumo della sigaretta di carta e tabacco sia alla vista che al sapore. Quelle maggiormente diffuse (nomi commerciali delle più note Crown 7, Categoria, T-Fumo, Life, SuperSmoker) contengono nella cartuccia che alimenta la ‘fumata’ una miscela liquida di acqua, glicerina e glicole propilenico, il cui opportuno dosaggio
Sembra
una ‘bionda’
ma produce
vapore
permette di ottenere un effetto ‘fumo’ più piacevole e simile possibile a quello delle sigarette con tabacco (esistono anche i filtri già miscelati usa e getta). Presente ovviamente nicotina in quantità variabili: ma non essendoci combustione, assicurano gli esperti, non c’è potenzialmente rischio cancerogeno. E oltre a non portare alle dita gialle, marchio di fabbrica del tabagista, la nuova sigaretta non fa mancare il cosiddetto “colpo in gola”, fornito esclusivamente dalla nicotina e proporzionale alla concentrazione di questa nel liquido utilizzato. Ovvio che una tirata non è una boccata d’aria d’alta montagna: ma va sottolineato come nella e-cig manchino le vere imputate assieme alla nicotina nelle bionde tradizionali: le sostanze catramose. In una sigaretta normale infatti le molecole riscontrate sono 2.500, che diventano 4mila in fase di combustione. Anche se, è giusto sottolinearlo, non sono ancora scemate le diatribe internazionali sulla tossicità dei fumi dovuta ad alcuni eccipienti caricati nella cartuccia. L’appetibilità della sostituta della sigaretta è data anche dal fatto che possono essere acquistate sostanze aromatiche che possono anche sostituire la nicotina liquida, ed in questi casi il rischio per la salute si annulla. Inoltre, la sigaretta attraverso diversi dispositivi (direttamente dalla batteria o attraverso un ‘pacchetto’ contenitore) sono collegabili ad una presa usb o all’accendisigari della macchina. E, caratteristica davvero imprescindibile per gli accaniti fumatori, la possibi-
lità di fumarla comodamente seduti al ristorante o al bar, come ai vecchi tempi. La sigaretta elettronica si può trovare in farmacia e nei negozi specializzati e anche on line. E proprio internet è il luogo ottimale dove poter trovare e paragonare prezzi, sia della sigaretta vera e propria che dei ‘ricambi’ che servono all’irrinunciabile ‘boccata’. Metro di paragone è uno dei motori di ricerca più utilizzati dagli internauti per confrontare prezzi: Twenga.it. Si parte con la più economica Anti Fumo - Premium Edition a 29 euro; poi la Sigaretta Elettronica a 35; la ‘Milano’ e la ‘Free’ a 39,90, la T-Fumo a 41,65, la Bow.it a 59,90, la Gamucci a 68,40, il cofanetto Categoria a 79,90, la Life ad 84. E l’usura come incide sulle tasche degli ex tabagisti tradizionali? Una batteria di ricambio costa dai 7 euro in su; le cartucce/filtri di ricambio, venduti in genere in pacchetto da 5 pezzi, dai 5 euro in su (i filtri durano mediamente il tempo di 5-6 sigarette); un nuovo atomizzatore si riesce a trovare anche a poco più di 8 euro (e dura alcuni mesi se si effettua una corretta manutenzione). In media un filtro usa e getta, con o senza nicotina, costa 1 euro. Quindi? Conviene? Basta pensare che la durata media di una cartuccia è di 150 aspirazioni; considerando che 15 aspirazioni sono la durata di una sigaretta normale, una cartuccia dura quanto 10 sigarette tradizionali. I costi, quindi, sono a grandi linee dimezzati rispetto a quelli della fumata classica.
Costi dimezzati
e
salute
salvaguardata
Quando l’ambiente parte dal menù Ecco l’etichetta ecologica per la ristorazione Quando l’ambiente parte dal menù… È stata presentata lo scorso 29 giugno, a Bologna, riscuotendo subito entusiasmo e adesioni tra le imprese del settore. Stiamo parlando della “Carta volontaria del ristorante sostenibile”; un’idea del Cat (Centro assistenza tecnica) di Confesercenti Emilia-Romagna e Fiepet (Federazione italiana esercizi pubblici) realizzata con la collaborazione di Arpa EmiliaRomagna e con il patrocinio della Regione. “La carta volontaria del ristorante sostenibile – ha spiegato Marco Pasi, amministratore Cat e responsabile del progetto – da un lato si pone l’obiettivo di costruire un’etichetta ecologica per le piccole imprese del settore della ristorazione che vogliano svolgere la propria attività nel rispetto dell’ambiente e dall’altro rappresenta una tappa importante per poter proporre, in futuro, alla Commissione europea, l’elaborazione di un marchio di qualità ecologica specifico per la ristorazione così come oggi avviene, con l’Ecolabel, nel settore alberghiero”. Il manuale elaborato dall’Arpa, dunque, è una vera e propria guida cui i ristoratori, volontariamente, potranno fare riferimento per intraprendere un percorso di sostenibilità ambientale e salvaguardia dell’ambiente.
“I ristoratori che intenderanno fregiarsi dell’etichetta ecologica – ha detto Pasi, ricordando inoltre che c’è tempo fino a dicembre per aderire al progetto – lo dovranno comunicare al Cat e successivamente saranno sottoposti a un check up ambientale da parte dei tecnici Arpa che, dopo aver verificato che l’attività svolta rispetta i parametri individuati nella Carta, rilascerà l’etichetta”. Ad oggi i dati relativi all’adesione al progetto da parte delle imprese del settore della ristorazione delle province dell’Emilia-Romagna non sono ancora stati resi noti, tuttavia “Ferrara e Ravenna - ha detto Pasi – stanno dimostrando un buon interessamento e nel complesso i risultati che stiamo verificando in questi giorni ci gratificano molto”. “L’Arpa ha tracciato un percorso impegnativo fatto di tre livelli – ha detto Gino Sorci, contitolare del ristorante “Kontiki” a Lido di Savio, Ravenna, che insieme ad altri sette ristoranti delle province di Piacenza, Bologna e Forlì-Cesena ha fatto da “cavia”, nella prima fase del progetto, per le analisi che sono servite ad Arpa per individuare i parametri utilizzabili – il mio ristorante, per il momento, è al livello “base” ma ci stiamo impegnando tutti, dipendenti, clienti e proprietari, per poter raggiungere livelli di ecosostenibilità maggiori”. Il manuale, infatti, per volere di Confesercenti, ha un’impostazione metodologica che prevede una graduazio-
ne in tre livelli – base, medio, alto degli obiettivi da raggiungere che, semplificando, sono: l’utilizzo di sostanze meno pericolose per l’ambiente e la salute; la riduzione dei consumi idrici ed energetici e la diminuzione della produzione di rifiuti. “Al di là degli obblighi o dei parametri – ha detto Gino Sorci – rivolgere una particolare attenzione ai temi dell’ecologia e della sostenibilità ambientale è sempre stata la nostra filosofia di comportamento pertanto l’aver fatto da cavia al progetto, per noi, è stato un riconoscimento. Da diversi anni, infatti – ha proseguito Sorci – nel nostro ristorante ci sono i contenitori per la raccolta differenziata, i recipienti per le pile usate e per i farmaci scaduti, i pannelli solari per il riscaldamento dell’acqua. Inoltre – ha continuato Sorci – in un’ottica di risparmio energetico e idrico recuperiamo l’acqua prodotta da alcune apparecchiature, come per esempio la macchina per il ghiaccio, e la utilizziamo per innaffiare. Tante piccole accortezze che – ha detto Sorci – oltre ad essere positive per il rispetto dell’ambiente, nel corso degli anni ci hanno fatto guadagnare da un lato l’apprezzamento dei clienti e dall’altro anche un maggior senso di autostima”.
ECOLABEL
Il termine “label” è inglese e significa “certificazione”; di conseguenza stiamo parlando di una certificazione in tema di ecologia. In particolare l’Ecolabel è la certificazione europea di qualità ecologica per i prodotti legati all’industria del turismo. Rappresentato graficamente da un fiorellino stilizzato, l’Ecolabel – come si legge sul sito www.ecolabel.it - è dunque il marchio europeo che garantisce l’eccellenza ecologica di un albergo; viene concesso per un periodo di tre anni e in base a diversi criteri che vanno dal risparmio idrico al trattamento dei rifiuti; dall’efficienza energetica all’utilizzo di fonti rinnovabili. Nato il 14 aprile del 2003, l’Ecolabel per il turismo è un marchio che si fonda sull’attento rispetto di una serie di criteri che fanno si che le strutture che lo espongono possano garantire, a livello europeo, da un lato il benessere e l’eco-qualità ai turisti e dall’altro l’impegno per il miglioramento della qualità dell’ambiente e della salute.
Fotovoltaico domestico Conto Energia: dal sole l’investimento per il futuro I risparmi sotto il materasso? Meglio in caldaia. Convinzione comune, che ha sempre dato buoni risultati, è l’investimento nel mattone. “Un capitale che non si svaluta”, “l’unico dal rendimento sicuro”, “meglio dei Bot” sono alcune delle frasi comuni che abbiamo sentito proferire da numerosissime persone da parecchi anni a questa parte. Ma da qualche tempo è possibile investire anche… in energia. Già. Siamo sottoposti al bombardamento mediatico di concetti quali energia alternativa, fonti rinnovabili, fotovoltaico, eolico… e ad oggi, grazie al “Conto Energia”, è possibile investire sul ‘green’ ed avere un tornaconto economico, oltre che un occhio per l’ambiente, necessità sempre più impellente. Vediamo cosa sottende il “Conto energia”, perché così viene chiamato l’incentivo statale che si può ottenere producendo energia elettrica grazie ad un impianto fotovoltaico permanentemente connesso alla rete elettrica. Il 24 agosto scor-
so è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministro dello Sviluppo Economico che regolerà le tariffe incentivanti da riconoscere alla produzione di energia elettrica ottenuta da impianti fotovoltaici che entreranno in servizio nel triennio 2011-2013. Il ‘vecchio’ Conto Energia 2007/2010 sarà in vigore fino a fine 2010 e – ai sensi della legge 129/2010 recentemente approvata - si applicherà, alle condizioni indicate dalla legge, anche agli impianti realizzati entro la fine dell’anno che entreranno in servizio entro il 30 giugno 2011. Chi permette questo ‘scambio’ energia-denaro? Da un ente preposto, il Gse (Gestore dei Servizi Energetici). Il Conto energia è un premio sulla produzione: ogni singolo Kw prodotto, sia che venga ceduto in rete, sia che sia autoconsumato, è pagato dal Gse con un premio garantito per 20 anni, che rende l’installazione di un impianto fotovoltaico un vero e proprio investimento a lungo termine. Come il mattone, appunto. Ma quali sono i termini di riferimento per chi non ha mai avuto contatti con il mondo del fotovoltaico? Vediamo un esempio pratico, quello classico che chiun-
In un anno già 800 impianti
per 300mila
famiglie
que può trovare in Rete cercando informazioni sull’iniziativa. Prendiamo un’ipotetica abitazione media, che supporta un impianto fotovoltaico da 3 Kw, che montata costa indicativamente sui 18mila euro. E’ possibile innanzitutto utilizzare l’energia prodotta per autoconsumo, azzerando così la bolletta elettrica, e parallelamente si riceverà semestralmente un assegno da parte del Gse per i Kw prodotti. In un anno, il risparmio di energia elettrica unita al contributo Gse può arrivare a 2mila euro. Pertanto, in un decennio e anche meno l’impianto si è auto-ripagato, e dall’undicesimo anno si può godere dei profitti, fino a raddoppiare l’importo investito. Non solo: dopo il ventesimo anno dall’installazione l’impianto è ancora in grado di garantire una produzione pari all’80% dell’energia iniziale. Continuerà così il risparmio sulla bolletta. In linea generale, la redditività di un impianto dipende principalmente dalla quantità di radiazione solare disponibile (quindi l’energia prodotta varierà dal Nord al Sud, variando le ore di luce in una giornata a seconda della posizione geografica), dal costo
dell’investimento, dagli incentivi e dalla valorizzazione dell’energia fisicamente prodotta. Un impianto ha una vita stimata in 20-25 anni e richiede una manutenzione annuale, il cui costo si aggira attorno all’1% del costo totale dell’impianto. Ma come sta rispondendo il Paese a questa proposta? Molto bene, stando ai dati snocciolati dai rappresentanti del Gse. Da giugno 2009 al giugno scorso sono stati installati in Italia – riferisce lo stesso gestore - ben 800 MW di potenza fotovoltaica, capaci di coprire il fabbisogno medio annuo di circa 300mila famiglie. A oggi, dal 2005, data di avvio della politica incentivante al fotovoltaico messa in atto dal governo italiano, tra Vecchio e Nuovo Conto Energia al GSE risultano installati oltre 85.000 impianti per una potenza totale di circa 1.400 MW. E ad agosto c’è stato un vero e proprio boom: 5.200 le domande inoltrate, più del doppio rispetto a quelle dell’agosto 2009. E per dicembre il GSE attende addirittura attorno alle 8mila richieste. È possibile trovare tutte le informazioni utili sul sito ufficiale del Gestore dei Servizi Energetici www.gse.it.
Folco Quilici e la lezione del “Ricordiamoci di quanto i ghiacci arrivavano in Val Padana” Non lamentiamoci rispolverando il detto ‘si stava meglio quando si stava peggio’. E non riteniamoci così presuntuosi da pensare che sia l’uomo ad aver influenzato i cambiamenti climatici che copiosamente vengono registrati nel mondo e per cui partono continui appelli. Parola di Folco Quilici. Uno dei maestri del genere documentario, il cui nome è legato indissolubilmente al viaggio, all’avventura, all’esplorazione. Ottant’anni - passati per la maggior parte alla scoperta di paradisi sconosciuti, quando viaggiare era opportunità per pochi – festeggiati nel maggio scorso con una cerimonia pubblica in Castello a Ferrara, sua terra natale, dove è stata ripercorsa la lunghissima e proficua carriera del regista. “Come è cambiato il territorio in questi decenni? Sicuramente in meglio”. Folco
Quilici, che ha ricevuto riconoscimenti ad ogni latitudine e che la prestigiosa rivista Forbes annovera tra le 100 firme più influenti del pianeta, sciorina un’analisi di una chiarezza esemplare, che tocca i reali snodi della trasformazione del Ferrarese, e della Regione in genere. “Non c’è paragone con la qualità della vita di 70-100 anni fa: per chi si ricorda come vivevano genitori e nonni, non vorrei certo cambiare. Pensiamo all’alta mortalità in campagna e com’era la vita reale, fatta di stalle e sporco. Oggi invece il contadino è un cittadino, le condizioni di vita non sono fortunatamente paragonabili”. E qui Quilici estrae un piccolo racconto dal diario di bordo personale, per far comprendere quanto sia necessario un giusto compromesso tra tradizione ed evoluzione. “Spesso faccio un paragone con un’isola della Polinesia, un posto magico, incantato, dove andai negli anni ’50 a girare il film Ultimo Paradiso, e dove sono tornato pochi anni fa. Lì si viveva in capanne di paglia, peraltro molto belle da fotografare, si an-
“È presunzione
credere che siamo
responsabili
dei cambiamenti”
dava con le canoe a vela, c’era una vita apparentemente molto idilliaca. Quando sono tornato ho visto che le capanne erano diventate delle case prefabbricate, con il tetto in alluminio, non più canoe ma barche di plastica con motore fuoribordo”. “La persona che lavorava con me alle riprese subacquee vide la mia faccia eloquente: non era più l’ultimo paradiso, gli dissi che mi piaceva più prima – continua la sua ‘pagina di diario’ -. Mi sottolineò che io andavo e venivo, stavo un mese e poi me ne tornavo a casa. Chi viveva lì invece doveva convivere con le capanne dove gocciolava dentro l’acqua, senza acqua corrente, senza gabinetti. Non solo: lì una volta passava il dottore una volta all’anno, adesso c’è un aereo che porta tutti i giorni alla città e il medico può venire in ogni momento”. “Ho preso la lezione di questo vecchio pescatore come una lezione importante da capire: non possiamo rimpiangere i tempi passati, è proibito, è una bestemmia. C’era tanta miseria, troppe malattie, tante differenze. Provate a prendere un ragazzo
di oggi di 16-18 anni e dirgli di fare la vita di un suo coetaneo del 1920”. Rimanendo sempre in tema di evoluzione del territorio natale, di Ferrara “i luoghi che ricordo con una certa nostalgia sono moltissimi, anche la nebbia che non riesco più a vedere: sono venuto a Ferrara per fotografarla ma non ci sono riuscito, quasi quasi ce n’è di più a Roma”. Quilici riferisce del Delta del Po come “uno dei posti più belli che ho visto al mondo” e ricorda un angolo della provincia estense “Cocomaro di Focomorto, dove c’era la raccolta delle ciliegie su alberi alti come una casa a quattro piani, con scale lunghissime, con queste ciliegie grosse come pesche”. Folco Quilici lo si idealizza con la valigia in mano. Ma quale posto fuori dall’ordinario consiglierebbe a chi vuole vivere un’esperienza indimenticabile? “I viaggi belli costano molto! Io sono stato quattro volte in Amazzonia, certamente è un viaggio interessante ma tutto muta con una tale velocità per cui è difficile che chi va oggi veda
“Il Delta del Po uno dei posti
più belli che ho visto al mondo”
vecchio pescatore quello che ho visto io anche solo dieci anni fa. Ad oggi consiglierei, specie ad uno giovane, di visitare il più rapidamente possibile Cina e India, i due Paesi che più cambieranno nei prossimi anni ma che hanno ancora una bella impronta di civiltà originale”. Infine, l’argomento cambiamenti climatici. Più volte i mass media hanno riportato le sue dichiarazioni, in controtendenza con le convinzioni odierne: “Io vado con la corrente generale scientifica, che dice che questi cambiamenti non dico siano una balla, ma sono un’esagerazione. E soprattutto sono dei cambiamenti che sono già avvenuti nel passato più volte, sono tipici dell’evoluzione di questo nostro pianeta: abbiamo avuto anni di estrema aridità, il pianeta era un grande deserto del Sahara, abbiamo avuto epoche di glaciazioni coi ghiacci che arrivarono fino alle porte di Ferrara che non c’era – scherza Quilici – dal Polo Nord fino alla Val Padana. Quindi i cambiamenti climatici ci sono sempre stati ma quattro fessi continuano a parlarne come se fosse una gran novità”. “Oltretutto la scienza – aggiunge - è concorde nel dire che il danno che noi facciamo al clima è minimo rispetto a quello
che sono le variazioni climatiche universali, è presunzione nostra credere che siamo responsabili dei cambiamenti: avvengono per causa del sole, dell’evoluzione e per fenomeni che sono al di fuori della nostra volontà”. Con Quilici che propone un distinguo essenziale: “Questo però, attenzione, non significa che non dobbiamo fare attenzione a produrre meno inquinamento, ma dobbiamo farlo per noi, per la nostra salute”. Il documentarista, prendendo spunto dall’episodio della recente eruzione del vulcano Eyjafjallajkull in Islanda, spiega come la forza della natura sia cento volte maggiore di quella dovuta a milioni di automobili: “Nella seconda metà dell’Ottocento la ripresa dell’attività del vulcano Krakatoa in Indonesia, di fronte a Sumatra, provocò un boato che si sentì a 4mila km di distanza, alzando una colonna di fumo e cenere che grazie alle correnti creò un velo di polvere attorno al pianeta. Penalizzate furono le zone con poco sole già per natura, come quelle nordiche: in Irlanda non cresceva più la patata ad esempio, elemento base della loro alimentazione, con migliaia di irlandesi che furono costretti ad emigrare in America”.
“Non possiamo
rimpiangere
i tempi passati”
APPUNTAMENTI Corso sull’inquinamento acustico con Fondazione CerviaAmbiente 5 ottobre 2010
Luogo: Torre San Michele-Cervia (Ra), sede Fondazione CerviaAmbiente
La Fondazione CerviaAmbiente un corso dedicato al tema dell’inquinamento acustico.
4°Congresso nazionale Geologia e Turismo 21, 22 e 23 ottobre 2010 Luogo: Bologna
L’Associazione Italiana di Geologia e Turismo ha contribuito con molteplici iniziative all’”Anno Internazionale del Pianeta Terra”, in particolare sui temi della sensibilizzazione e della valorizzazione del patrimonio geologico. Il 4°Congresso nazionale Geologia e Turismo vuole offrire l’opportunità di far conoscere le nuove iniziative e ampliare il dibattito sui problemi e le strategie dell’informazione e della divulgazione delle Scienze della Terra.
“La metodologia nazionale per la certificazione energetica” 27 e 28 ottobre 2010
Luogo: Bologna, Quartiere Fieristico, ore 9,30
ISES Italia (sezione della International Sola Energy Society) organizza nell’ambito di SAIEnergia e in collaborazione con Rinnovabili.it il corso “La metodologia nazionale per la certificazione energetica” (Norme UNI TS 11300). C’è tempo fino al 20 ottobre per iscriversi.
CooperAmbiente 2010 Cooperare per l’ambiente 3/6 novembre 2010
Luogo: Rimini, Fiera Ecomondo
Appuntamento a Rimini con CooperAmbiente 2010, la terza fiera dell’offerta cooperativa di energia e servizi per l’ambiente, realizzata in collaborazione tra Legacoop e Fiera di Rimini all’interno della quattordicesima edizione di Ecomondo. Dal 3 al 6 novembre nel padiglione D5 saranno di scena le eccellenze della cooperazione italiana: dalle case eco-sostenibili ai servizi e alla gestione del ciclo dei rifiuti, dalla produzione di energie rinnovabili ai servizi di mobilità sostenibile, dalla gestione delle aree verdi e boschive alle politiche per il risparmio energetico della grande distribuzione cooperativa.
Il benessere psicofisico? Lo vogliamo “qui e ora” Come Bioginnastica e Omeopsicologia ci innalzano alla poesia del vivere meglio
...Qualcosa in più sulla sfera ses- nastica (consapevolezza fisica), poiché suale? l’esercizio corporeo è accompagnato “La sessuologia è la disciplina che da un auto-ascolto, che concentra e studia gli aspetti psicologici, medici e focalizza il pensiero su quanto sta acsocioculturali della sessualità. Questa cadendo al proprio corpo in quel predisciplina è al centro di studi multidi- ciso istante. In questo senso possiamo sciplinari: non solo parlare di una vera master di counseling in Oggigiorno le persone tendono ad medicina, psicoloe propria forma di essere decentrate perché non hanno gia, e sociologia, meditazione in mopiù la capacità di vivere il presente, ma anche biologia, vimento. catapultate nei rimpianti del passato antropologia, filo- per operatori del benessere “L’intervento speo nelle incertezze del futuro, perdendo sofia, e etnologia. cifico della Omeopo la crescita personale così quel senso di centratura e di equi- Non nascondo che sicologia consiste da ottobre 2010 librio che possiamo assaporare solo oggi rappresenta in una rieducanel presente. uno dei temi di zione del sistema Il dott. Mirco Bonoli, laureato in psi- maggior interesse terapeutico all’in- percettivo, potenziando, attraverso la cologia e specializzato in psicoterapia, terno della mia attività, proprio perchè consapevolezza, la percezione positiva sessuologia, medicine integrate e ome- risulta essere un tema ostico e difficile dei cinque sensi, che permette un ridiopatia, si occupa anche di naturopatia, da auto-analizzare. È più semplice “sor- mensionamento graduale del livello di bioginnastica e fa consulenze di diver- volare” e “scaricare” sugli altri i propri Rigidità. so tipo: dai problemi della coppia alle problemi, piuttosto che affrontarli seQuesto percorso di crescita, una volconsulenze psicologiche per la ricerca riamente”. ta rinforzate le fondamenta, porta la e la pratica metafisica e organizza corsi Sempre di più si parla di anores- persona al raggiungimento di ulteriori per la crescita personale. sia e bulimia. Di cosa si tratta? gradini, primo fra tutti la consapevolezDando un’occhiata alla sua for“I disturbi alimentari sono in za del “qui ed ora”. mazione professionale, mi pare di continua crescita nelle soRinforzata la percezione positiva, capire che la sua attività si sia cietà moderne e sono il soprattutto del nostro “qui ed ora”, la indirizzata nel tempo verso disintomo di un disagio persona dispone adesso di strumenti versi settori di interesse? profondo della persona e conoscenze indispensabili ad affron“L’approccio multidisciplinare mi che colpisce soprattutto tare problematiche di autostima e di ha portato, all’interno dei Centri i giovani. Il trattamento relazione con gli altri. Jonas di cui sono diretdei disturbi alimentari Gli ultimi gradini del percorso di cretore, a relazionarmi si pone all’inter- scita personale, riproposto attraverso con altre disciplino di una visione la Omeopsicologia, affronta le consane e specialità di insieme della pevolezze inerenti al proprio valore inall’insegna di un persona, del suo teriore (autostima), quel valore inconapproccio olistiambiente e della dizionato che è la vita, ma che sempre co alla persona. qualità del siste- più spesso rimane a sua volta schiacCollaboro con ma di relazioni ciato dal peso dei condizionamenti che altri professiomesse in atto dal la nostra società propone ed impone. nisti nell’ambito soggetto”. Bioginnastica e Omeopsicologia delle terapie “Nel Centro ci garantiscono un cammino corporeo, mediche tradioccupiamo, oltre mentale e quindi energetico, toccanzionali in un lavoche di disturbi ali- do l’essenza del nostro valore interioDott. Prof. MIRCO BONOLI ro di equipe teso mentari che soste- re, il rispetto di noi stessi, favorendo ad affrontare in Psicoterapeuta Naturopata niamo con un trat- i rapporti relazionali e sviluppando maniera organica Direttore del master in Omeopsicologia tamento psicologi- quell’amorevolezza che è in grado di ed efficace ogni co adeguato, anche sciogliere ogni forma di Rigidità, innalPer tutte le sedi dell'Emilia Romagenere di disturbo di dipendenze da zandoci alla poesia del vivere meglio”. gna, per approfondimenti ed ultepsicologico, dai tabagismo e gioco, riori informazioni, contattare il disturbi alimentari cercando di miglioSabato 2 ottobre ore 16.00 incontro ai problemi legati rare l’autocoscienza divulgativo presso il CENTRO JONAS CENTRO JONAS: alla sfera sessuale corporea e la ridu- Via Bologna 492 Ferrara. tel: 348.2291355 dell’individuo. Il zione dello stress”. Aperto a tutta la cittadinanza e ai lete-mail: mircobonoli@libero.it servizio di consuIl dott. Bonoli ci tori di Biosfera. lenza psicologica è spiega come una “Assaggio” teorico e pratico delle due dedicato a tutti coloro che sentono di buona “àncora” al “qui ed ora” (il pre- metodiche (Omeopsicologia in sinergia avere un disagio personale o relaziona- sente), oltre che da specifici esercizi con la Bioginnastica) le e che desiderano risolverlo con una proposti da Omeopsicologia (consapeIn ogni caso è consigliata la prenotaterapia efficace e mirata”. volezza psichica), è offerta dalla Biogin- zione non vincolante.
i.p.
OMEOPSICOLOGIA
BIOSTUDIO JONAS
IL BIOSTUDIO è lo spazio fisico, e soprattutto energetico, nel quale si svolge la perfetta sinergia psicofisica tra la Omeopsicologia finalizzata a sciogliere le nostre rigidità mentali, e la Bioginnastica volta a sciogliere le rigidità fisiche ed energetiche. La rigidità è una reazione istintiva al dolore psicofisico ma nel suo permanere diventa a sua volta amplificatore del dolore stesso in un pericoloso circolo vizioso. Solo abbassando quindi il nostro livello generale di rigidità psicofisica possiamo perseguire il nostro benessere globale e disponendo di specifiche consapevolezze e strumenti saremo in grado di gestire il peso del vivere con saggezza. Ogni percorso di crescita personale è personalizzabile e quindi tiene conto della sintomatologia, e dell’ambito nel quale si manifesta l’eventuale problematica, così da iniziare tempestivamente l’intervento con la disciplina e le specifiche tecniche più consone ad un risultato concreto e tempestivo.
La Gomorra del Nord Il Rapporto Ecomafia 2009, pubblicato dall’Osservatorio nazionale Ambiente e legalità di Legambiente A giugno è arrivata l’edizione 2010 del dossier dell’associazione e, anche quest’autunno, il Tour No Ecomafia di Antonio Pergolizzi, direttore dell’Osservatorio, toccherà le principali città della regione, a conferma dell’urgente necessità di tenere un costante monitoraggio sul fenomeno di infiltrazione mafiosa che non sembra risparmiare ormai nessun territorio. L’ecomafia, nell’analisi del 2010, si profila sempre più come fenomeno globale. Solo l’anno scorso, in talia, l’Organizzazione mondiale delle dogane ha sequestrato ben 7.400 tonnellate di rifiuti. “Ma ecomafia – precisa Marzia Marchi, presidente di Legambiente Ferrara - non significa solo rifiuti e discariche abusive. Specialmente nel nostro territorio, l’esempio più eclatante è la cementificazione autorizzata del litorale. Ma anche il movimento terra e la catena di subappalti, rendono lecito pensare che ci sia una infiltrazione mafiosa che ricicla ingenti capitali di origine ignota, investendoli nell’economia pulita. Cifre enormi, che permettono il monopolio, in particolare nel settore edile, a
grandi aziende, che condizionano di conseguenza facilmente le imprese più piccole e quelle pubbliche”. Marchi cita anche l’emergente crescita dei casi di commercio illegale di animali esotici: “Traffico che contribuisce inoltre a sconvolgere l’ecosistema locale, come nel caso delle nutrie o dei siluri”. A livello nazionale, in questo settore, sono 5.154 le infrazioni accertate per 2.933 persone denunciate, 52 arrestate e 2.836 i sequestri. L’ecomafia è un fenomeno dagli effetti diretti sull’ambiente e la comunità che vi risiede. Franco Romani, presidente della Camera penale di Ferrara, parla di “vero e proprio allarme sociale”. Romani spiega tale denuncia: “Prima di essere avvocato, sono cittadino – sostiene –, perciò mi sento preoccupato per tutte le questioni che riguardano la popolazione del mio Paese. Se a Napoli i medici dimostrano che c’è un nesso diretto tra aumento delle malattie come la spina bifida nelle nuove generazioni e l’inquinamento ambientale, ritengo che occorra che la gente percepisca che il reato ambientale è gravissimo, perchè danneggia tutti. La presenza di amianto o l’inquinamento dell’acqua non trovo siano troppo diversi da un omicidio”. A questa considerazione, Romani fa seguire una proposta: “Ritengo che la contravvenzione non abbia un effetto deterrente, quanto può invece averlo una pena detentiva di un certo rilievo. Inoltre – aggiunge - ritengo che la prescrizione andrebbe allungata”. Il percorso intrapreso da Legam-
biente Ferrara, con la presentazione annuale dei rapporti Ecomafia, e il progetto di divulgazione giuridica avviato circa un anno fa dalla Camera penale estense, si sono recentemente incrociati. Le due istituzioni ferraresi riconoscono infatti di condividere un obiettivo: sensibilizzare i cittadini al tema dell’ecomafia e promuovere nell’opinione pubblica l’idea di organizzarsi come privati cittadini o associazioni, al fine di monitorare il proprio territorio e proteggerlo. Ciò collaborando con le istituzioni preposte, attraverso azioni di allerta, denuncia, coinvolgimento. Il circolo di Legambiente Ferrara e la Camera penale locale hanno così organizzato una prima iniziativa, unica nel suo genere: una tavola rotonda dal titolo “Affari e illegalità”, che si è tenuta nella Sala Estense di piazza Municipale a Ferrara lo scorso 17 settembre, a una settimana dalla tappa ferrarese del tour Ecomafia 2010. Il sottotitolo dell’evento era “Ferrara: controllo del territorio, tutela ambientale, ecomafie”. Giuristi, politici e ambientalisti si sono così confrontati per la prima volta nel centro storico estense sul fenomeno dell’ecomafia nel ferrarese. “Il nostro desiderio – ha espresso infine la presidente di Legambiente – era creare infatti un connubio sinergico tra i vari attori che si occupano a diverso titolo di ecomafia, per poter sviluppare strategie di contrasto a tutto campo”. Un’iniziativa di collaborazione riuscita, che probabilmente verrà proseguita e presa presto ad esempio anche in altre città.
La crisi finanziaria si abbatte sull’Italia, ma secondo il Global agenda council on illicit trade, nel “G5 della criminalità” il nostro Paese è al primo posto: la mafia italiana è la più potente e, per volume d’affari stimato intorno ai 20,5 miliardi di euro, risulta essere il secondo mercato del pianeta, dopo gli Stati Uniti, superando Giappone e Cina. A questa attività illecita si contrappone l’azione di repressione delle forze dell’ordine. Il dossier Ecomafia 2010 ne documenta i risultati: rispetto al 2008, aumentano del 43% gli arresti (da 221, salgono a 316). 28.576 sono gli illeciti accertati (erano 25.776 nel 2008): significa 78 reati al giorno, più di 3 reati ogni ora. Aumentano del 33,4% le denuncie (da 21.336 a 28.472) e crescono dell’11% i sequestri (da 9.676 a 10.737). Il numero delle infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti cresce da 3.911 a 5.217, mentre si registra un leggero calo nel ciclo del cemento (da 7.499 a 7.463). In aumento i reati contro la fauna (+58%) e i reati contro l’ambiente marino e costiero.
Suoniamole ai rifiuti Manzella Quartet? Formazione instabile che non ripete, ricicla Taniche di benzina, una pentola per le castagne, riloghe delle tende, assi da lavare e frullini. Filo per stendere, bidoni dell’immondizia e un contenitore dell’olio. Ecco alcuni degli “strumenti-non-strumenti” del Manzella Quartet, la band premiata come la più apprezzata dal pubblico della edizione 2009 del Buskers Festival di Ferrara. Il loro nome, accompagnato dal logo che raffigura una simpatica mucca bergamasca, la “manzella”, rimanda ad immaginare un quartetto folk. Niente di più lontano da questa idea. A rimediare all’equivoco è Giovanni Sessa, fondatore del gruppo, che precisa: “Il nostro nome ufficiale è ‘Manzella Quartet? Formazione instabile’. Una instabilità – dice Sessa - che è permanente, nel porsi un unico scopo: divertirci, coinvolgendo e stupendo lo spettatore attraverso una “ecomusica””. Gli “strumenti-non-strumenti” degli instabili Manzella, sono infatti oggetti ritrovati in fondo ai cassetti delle cucine, nascosti nelle credenze delle lavanderie o sugli scaffali dei garage. Lungo le strade o vicino ai cassonet-
ti dei rifiuti. “Ogni oggetto – spiega Sessa - può diventare suono: perciò tutto può essere riciclato per questo scopo”. È così che il rifiuto diventa strumento. “Li aggiustiamo – racconta Sessa - in qualche modo creativo e, se producono un suono interessante, diventano i nostri ‘attrezzi musicali’”. Alle loro esibizioni, il pubblico può riconoscere solo tre strumenti “tradizionali”: chitarra, voce e kazoo. L’instabilità della formazione Manzella è quindi intrinseca al loro intendere ciò che è musica: “La nostra band – racconta Sessa - cambia a seconda degli strumenti che costruiamo di volta in volta e ai “rumoristi”, così ci piace chiamarci – aggiunge il portavoce -, che si propongono di ‘riciclare musica’ insieme a noi”. Tutti i componenti della band suonano da sempre in modo convenzionale: hanno scoperto l’alternativa “ecomusica” una volta insieme, quando si sono incontrati nel 2008. Gli “instabili Manzella” nascono da una idea scaturita da una chiacchierata casuale tra Alessandro “Alex” Castelli (chitarra, voce, kazoo) e Giovanni “Jo Ganga” Sessa (bidon-basso). A loro si sono uniti Davide Pollice (washboard) e Simone Gallarini (eco-batteria) e la band di Mozzanica, nel bergamasco, da allora, di spettacolo in spettacolo, ospita sempre vecchi e nuovi “rumoristi”.
Con i loro “strumenti non strumenti”, i Manzella traducono in eco-musica ogni genere di canzone e autore, da Bob Marley ai Beatles fino ai Pink Floyd. Ma “recentemente – dice Sessa - abbiamo deciso di scrivere canzoni nostre, oltre che fare cover di altri. E l’inizio – dice il portavoce della formazione - è stato promettente. La prima canzone, neanche a farlo apposta, tratta di ecologia e di abusivismo. Ora stiamo arrangiando una ninna nanna ed una canzone on the road”. I Manzella sono una “dynamic band”, così si definiscono: ovvero dinamici ed eclettici nella tecnica e nel genere. Sperimentano, superando i confini tradizionali imposti dal classico pentagramma, improvvisano e sorprendendo continuamente il loro pubblico. Con successo: sono reduci dalla semifinale di Canale 5 Italia’s Got Talent, che è solo una tappa del loro tour permanente in giro per l’Italia. Suonano in strada, in piazza, in teatro. In feste private e di città. Dal palco di Mediaset sono tornati questa estate tra le vie del centro storico estense ad intrattenere “eco-musicalmente” il loro affezionato pubblico del festival internazionale della musica di strada. Nella settimana di fine agosto ferrarese, hanno così divertito e sorpreso il pubblico di ogni età, insieme a Diana Tedoldi (washboard, percussioni,
voce) e a Nathalie Zeolla, giovane e nota voce che la band ha incontrato ed apprezzato durante il concorso tv. “Desideriamo – riferisce Sessa - creare un’atmosfera in cui l’ascoltatore possa interpretare e costruire da sé i brani e le canzoni che gli proponiamo attraverso spunti ed idee”. L’instabilità dei Manzella non è infatti solo nella formazione della band, ma anche nella proposta artistica, che consente di assistere ad esibizioni sempre imprevedibili e surreali, talvolta spiazzanti per ingegno e creatività nel rendere verde e musicale persino una tanica.
Per ascoltare l’eco-musica dei Manzella Quartet, è possibile contattarli tramite il loro sito http://www.myspace. com/manzellaquartet #ixzz0zMEejQKf, all’indirizzo email manzellaquartet@gmail.com, o al tel. +39 0363 40076. Sono presenti alcuni loro videoclip anche su Youtube. La loro prossima data sarà a Umbriano, in provincia di Terni, paese magico arroccato su di una collina rocciosa, dove i Manzella suoneranno nella prima settimana di novembre.
FEDERICO SANNINI