Anno 10 • Numero 12 • DICEMBRE 2015
TRAVEL RETAIL SHOPPING MALL
retail&food Anno 10 • Numero 12 • DICEMBRE 2015 • € 5,00
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Cover story franchising
Cresce la santa alleanza Al top abbigliamento e food
retail&food
L’affiliazione in Italia vale 23 miliardi di euro Milano via Torino laboratorio di brand e prezzi
Parola di...
Dossier Aeroporti
Shopping Mall
Chef Express
Milano Malpensa T2
Etnapolis
SEGNALI DI FUMO, CON ARROSTO
FRANCHISING, FORMULA PER ESPORTARE IL MADE IN ITALY
Negli ultimi cinque anni, nonostante la crisi economica, il mondo del franchising, soprattutto nella ristorazione, ha tenuto: sempre più persone si avvicinano a questo modello di business che presenta dei vantaggi a chi si vuole mettere in gioco ed è pronto a cogliere nuove opportunità. È una formula grazie alla quale ogni imprenditore sa che il suo impegno e il suo lavoro saranno supportati dalla costante collaborazione di un team articolato ed esperto. Oggi, complici dello sviluppo positivo del franchising sono la ripresa economica e la diffusione di molte insegne fortemente specializzate, sia nel food, sia in altri ambiti commerciali, a dimostrazione di come – oggi più che mai – la scelta di puntare sull’originalità del format, delle location, sui prodotti e sui servizi di qualità è vincente. Ci troviamo di fronte a un consumatore informato, consapevole, esigente e volubile che dobbiamo rassicurare offrendo un’esperienza di acquisto o di consumo memorabile e omogenea, in ogni punto vendita. Per il successo della rete e per quello del singolo ristorante o negozio, il franchisor deve guidare i propri affiliati trasferendo il know how e i valori dell’azienda, promuovendo l’uniformità di immagine e stimolando la crescita dei collaboratori. È necessario rinnovare costantemente la propria offerta, aggiornarsi e aggiornare su tutte le tendenze di consumo, sulle esigenze e sulle richieste del pubblico, aprendosi al dialogo attraverso i social e promuovendo iniziative divertenti e innovative. Infine, il franchising, in Italia, ha permesso a moltissime persone di trovare una nuova occupazione e di specializzarsi, per le aziende è stato il motore dell’espansione attraverso l’esplorazione di nuovi canali di vendita e di nuovi mercati, ecco perché, per il futuro, è prevedibile e auspicabile una diffusione dei brand nazionali in franchising nel mercato estero: in tutto il mondo, si rinnova l’interesse per i prodotti italiani e il made in Italy è riconosciuto ancora come un segno distintivo di eccellenza che possiamo – e dobbiamo – valorizzare, in tutte le sue espressioni.
Editoriale
Chiudiamo questo numero di retail&food con un piede in redazione e l’altro sull’auto che ci porterà a Cannes, per un’edizione di Mapic che finalmente marca la ripresa e una calda folata di entusiasmo sull’industry dei centri commerciali. D’altra parte sono tornati tutti (o quasi) positivi gli indicatori recenti dei trend macroeconomici, compresi quelli più volatili legati alla “fiducia dei consumatori”. Come a dire che anche gli aspetti psicologici, quelli dei ristoranti pieni di berlusconiana memoria, sono finalmente emersi dalla cappa paludosa della stagnazione. Nessuno, o quasi, si lascia andare a facili entusiasmi: sappiamo che alcune spinte fondamentali di questa inattesa ripresa (ah, gli economisti…) non sono merito solo dei nostri governi ma di dinamiche internazionali, prezzo del petrolio in primis. Eppur si muove… Per quanto ci riguarda la freccia verso l’alto viene anche dal successo del Foodservice Award, iniziativa lanciata in parallelo con la nostra rivista sorella, Ristorando, che ha raccolto un consenso e un’attenzione al di là di ogni più rosea aspettativa. Chi vi scrive non conosce ancora i nomi dei vincitori ma si impegna a riportarveli sul primo numero del 2016. Ma ancor prima a festeggiare insieme ai premiati, durante la serata di gala del 3 dicembre a Milano. Brindando a un felice 2016 per noi tutti.
Marco Di Giusto, CEO di Cigierre, Compagnia Generale Ristorazione Spa
retail&food - dicembre 2015
Anno 10 numero 12 dicembre 2015
Franchise Expo Paris
Direttore responsabile Andrea Aiello In redazione Andrea Penazzi - andrea.penazzi@retailfood.it Stefano Masin - stefano.masin@retailfood.it Contatti info@retailfood.it - www.retailfood.it Hanno collaborato Massimo Luigi Andreis, Fiorenza Auriemma, Alessandro Barzaghi, Antonio Bisci, Italo Bussoli, Carmen Chieregato, Giovanni Cobolli Gigli, Giulia Comparini, Luca Esposito, Simone Filippetti, Fulvio Fassone, Stefano Gardini, David Jarach, Paolo Lombardi, Pietro Malaspina, Dante Marro, Jerome Massiani, David Montorsi, Roberta Motta, Enrico Pazzali, Mario Resca, Leopoldo Resta, James Ross Impaginazione Claudio Rossi Oldrati Foto Archivio Edifis, Flickr, Fotolia, iStockphoto Pubblicità dircom@edifis.it Traffico pubblicitario Roberta Motta - roberta.motta@edifis.it Stampa Aziende Grafiche Printing S.r.l. - Via Milano 3/5 – 20068 Peschiera Borromeo (MI) Prezzo di una copia € 5,00 – Arretrati € 10,00 Abbonamento Italia: € 50,00 Europa: € 90,00 Resto del mondo: € 110,00 abbonamenti@edifis.it Amministrazione amministrazione@edifis.it
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retail&food una rivista edita da: Viale Coni Zugna, 71 20144 - Milano - Italy Tel. +39 02 3451230 - Fax +39 02 3451231 www.edifis.it
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SOMMARIO
n°12 dicembre 2015
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28 NEWS PRIMAE NOCTIS Segnali di fumo, con arrosto
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L’OPINIONE di Marco Di Giusto 1 Franchising, formula per esportare il made in Italy R&F NEWS R&F NEWS OPENING
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RESOCONTO FIERE 44 TFWA 2015: successo per la fiera, ma il settore frena L'annuale vetrina sull'industria del duty free e travel retail ha avuto la solita intensa affluenza, ma alcuni segnali di allarme sul calo del settore - per non parlare del consolidamento hanno reso tutti un po' più cauti.
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OSSERVATORIO PREZZI 26 Quanto costa lo shopping in via Torino? Da largo Carrobbio a piazza Duomo si dipana una delle principali via milanesi del fashion, con decine di insegne nazionali e internazionali che esibiscono i propri format più rappresentativi. Noi siamo andati a indagarne i listini in data 10 novembre, prendendo in considerazione l’offerta entry level. COVER STORY Franchising: resiste (e cresce) la santa alleanza tra franchisor e franchisee
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COVER STORY - CASE HISTORY 100 Montaditos, 100 locali (nel 2017), 100% franchising
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COVER STORY - RESOCONTO FIERA Salone del Franchising, parola ai protagonisti
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DOSSIER AEROPORTI 47 Malpensa T2: non chiamatelo low cost Il sodalizio con EasyJet ha contribuito a far crescere sia il Terminal 2 sia il vettore, che ha superato i 7 milioni di passeggerianno. Sea ha saputo adattare la proposta commerciale a un cliente in continua evoluzione, e nel 2016 sarà operativo il prolungamento del Malpensa Express. DOSSIER SHOPPING MALL / LONG LIFE 53 Etnapolis, il primo conquistatore di Catania Inaugurato nel novembre del 2005, il complesso di proprietà Alis Immobiliare fu il primo mall di grandi dimensioni realizzato in Sicilia: 110mila mq di Gla per oltre 120 negozi. Da allora, la corsa sfrenata a nuovi sviluppi portò a uno stravolgimento dell’area competitiva. Ma i numeri di Etnapolis tengono. PASSATO, PRESENTE, FUTURO Il re dei centri commerciali
PAROLA DI… CRISTIAN BIASONI 38 Chef Express: «presto due nuovi concept a Termini: pronti per il Giubileo» STAR TREK FOOD Destinazione NaturaSi
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PREMIUM BRAND FORMAT Moleskine, dal taccuino al tablet
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ANALISI MERCATO 61 La moda bambino (ri)comincia a correre La crisi ha colpito duro anche il settore childrenswear, ma il picco negativo del 2009 sembra essere passato. Bene l'export nonostante il calo russo, e il mercato interno tiene. Complessivamente, dopo anni di trend negativo, il 2014 ha chiuso in positivo con un fatturato di 2,6 miliardi di euro. RETROSCENA 66 Ma quanto ha reso davvero l’EXPO? Pochi stranieri, molti lombardi e un target di visitatori raggiunto a costo di forti sconti sui biglietti. Expo 2015 ha evitato il peggio grazie alla dedizione di chi ci ha lavorato. Rispetto
alle aspettative, però, i benefici economici sembrano molto ridotti. E Roma 2024 merita una riflessione. SPECIALE SICUREZZA 68 Sicurezza: i furti calano, ma a che prezzo Nel mondo del retail i furti di dipendenti e clienti, le frodi dei fornitori e le relative spese in prevenzione costano miliardi di euro (sono oltre cinque solo in Italia). Ma lo sforzo paga, almeno nella Penisola, dove i dati sono in calo. A far tremare, tuttavia, ci pensano anche le banconote contraffatte. RETAIL MANAGEMENT SPECIALIST Le scienze sociali tra i “partner chiave”
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REPORTAGE Le contraddizioni asiatiche
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NEWSTECH&ARREDO
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INTERNATIONAL
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LA FOTO
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LA PULCE NELL’ORECCHIO I marchi Usa marciano sullo Stivale
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RUBRICHE STOCK OPTION NEW MARKETS OUTLOOK INVIATO SPECIALE COSA OCCORRE SAPERE PER...
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r&f News PANINO GIUSTO: O LA BORSA O LA VITA
PROMOS: DESIGN DISTRICT DI SCALO E FOOD COURT A VALMONTONE OUTLET
D L’Accademia del Panino (Giusto) pensa alla Borsa. Dopo 36 anni di attività e locali aperti un po’ ovunque nel milanese: da Porta Venezia a Porta Romana, dalla zona del Duomo alla Stazione Centrale, fino ad arrivare agli aeroporti di Malpensa, Linate e recentemente, dopo la fine dei lavori di ampliamento, anche all'aeroporto di Bergamo Orio al Serio. Panino Giusto ora è tra i debuttanti del programma «Elite» di Borsa Italiana, con cui la società guidata da Raffaele Jerusalmi coopta le realtà più promettenti per quotarsi sul listino milanese delle piccole e medie imprese. Ciò non significa che il salto sia assicurato, ma può attirare capitali, anche esteri. Il marchio è già presente oltre confine, pertanto può aprirsi eventualmente anche a fondi stranieri che ne possano apprezzare il potenziale. La vetrina dell’Expo, inoltre, a suo modo è stato un potente moltiplicatore di visibilità, quindi la strada pare abbastanza spianata in entrambi i sensi.
alla vetrina del Mapic di Cannes, la bresciana Promos ha presentato due novità: la prima è Design District di Scalo Milano, city style da 60mila mq che aprirà tra meno di un anno alle porte del capoluogo lombardo: ispirato ai celebri design district di Miami e New York, occuperà una superficie pari a 18mila mq, con circa 40 unità a metratura variabile, dedicate alle eccellenze italiane del design e del lifestyle. Scendendo di latitudine, invece, prende il via il progetto per la realizzazione della nuova food court presso il Valmontone Outlet di Roma, di proprietà del fondo aperto Grundbesitz Europa gestito da Deutsche Asset & Wealth Management - la divisione di Deutsche Bank dedicata agli investimenti immobiliari e al risparmio gestito. Si tratta del primo esempio di food court in un outlet italiano, il cui studio finale è in corso di definizione, che prevede l’occupazione di un’area di circa 3mila mq, con 10 unità commerciali in cui troveranno spazio ristoranti, pizzerie, fast food e caffè. La food court è parte di un più ampio piano di restyling dell’outlet iniziato a gennaio 2015 focalizzandosi su tre macro aree - property, marketing e commerciale – che sarà completato nel corso del 2016.
Stock option
FIUMICINO: IL FOOD IN GARA L'Aeroporto Leonardo da Vinci di Roma Fiumicino ha indetto tre gare per l'affidamento di una subconcessione di aree finalizzate alla realizzazione e gestione di tre punti vendita destinati ad attività di ristorazione. Le aree sono localizzate rispettivamente al T3 arrivi, su una superficie di 169 mq più 205 mq adibiti a sedute dove l'attività oggetto di subconcessione è un bar caffetteria/free flow. La seconda, sempre al T3 ma in airside, sono circa 14 mq dedicati a bar caffetteria. La terza, invece, alla Torre Epua 2, sono circa 24 mq, anch'essi adibiti a bar caffetteria. Le prime due aree inoltre, spiega il bando, sono in scadenza al 31.03.2016, mentre la terza al 25.05.2016. Tutte e tre le sub concessioni hanno durata fino al 30.04.2020. Per quanto riguarda termini e modalità di presentazione, la domanda di partecipazione dovrà essere consegnata a mano o mezzo posta ad AdR entro le ore 12 del 9.12.2015.
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Moncler Anno d’oro il 2015 per i piumini di Moncler. I risultati dei primi 9 mesi sono da incorniciare: ricavi in crescita del 17% a quota 561,5 milioni di euro e utile netto che arriva 92,691 milioni di euro. Il 28% in più dello stesso periodo del 2014.
Fiera moda Il vice ministro dello Sviluppo economico ruba la scena ai vertici di Fiera Milano per annunciare che gli piacerebbe ospitare nei padiglioni di Rho-Pero una manifestazione di tutti i comparti moda e accessori, in occasione della prossima fashion week di febbraio. Ottimista.
Mondadori retail Che il business librario non goda di grandi fortune si sa. Quindi diversificare, allargare, ibridare… è la regola del momento. Soprattutto con il food. Mondadori retail invece lancia i servizi travel, tipici delle agenzie di viaggi. Altro settore in forte crisi. Perchè?
Rossopomodoro Milano retail capital: il capoluogo lombardo è in un momento di grazia e le sperimentazioni partono (quasi) tutte da qui. Per questo Rossopomodoro annuncia l’accordo con l’inglese Deliveroo per la delivery dei prodotti realizzati sotto la Madonnina dai locali Rossopomodoro, Ham Holy Burger e Coq.
DM Non si vive di solo Starbucks. Mentre viene data per imminente la prima apertura italiana della catena di Seattle, la veneta Caffè Diemme apre il settimo locale a marchio DM e punta ad allargarsi a livello nazionale. Se son rose fioriranno.
Puma La multinazionale del lusso Kering, guidata dall’ineffabile François Pinault, è pronta a cambiare rotta e a mollare il segmento sport, la sinergia con il luxury è stata sotto alle aspettative. Vittima sacrificale Puma, il cui pacchetto di maggioranza nel 2007 è costato 5,3 miliardi di euro.
Food in Mall Secondo una recente ricerca di CBRE il 25% dei visitatori di centri commerciali italiani entra nelle gallerie per consumare cibi e bevande all’interno delle food court. Se uno su quattro vi sembrano tanti… in Europa sono il 33%, uno su tre. Dedicato a chi è in cerca di nuove opportunità.
Benetton (famiglia) La vendita di WDF ha rimpinguato le casse della famiglia Benetton. Che ora può compiere scelte strategiche per il futuro. La ristorazione di Autogrill, il fashion di Benetton, le infrastrutture di Atlantia. Tanta carne al fuoco, tanta liquidità. Ma tutte tre le galassie necessitano di investimenti e rilancio…
Groupon Tutti pazzi per il couponing! Acquisti impulsivi per decine di proposte, dal concerto alle padelle, recapitate ogni mattina via mail in migliaia, milioni di caselle private e verificate. E invece tutto scorre, cambia, e in alcuni casi crolla. Come Groupon, antesignana del settore, nel bene e nel male.
KFC: POLLO “FRANCHISING” PER L’ITALIA
GRANDI STAZIONI RETAIL: VIA ALLA PRIVATIZZAZIONE
K
È
FC, il simbolo del pollo fritto all'americana, dopo l'esordio in Italia un anno fa con le aperture a Roma e Torino, seguite a ottobre scorso dall'inaugurazione di un terzo ristorante a Chieti, punta a raggiungere quota cinque ristoranti per la fine dell'anno. Entro il 2015, infatti, sarà la volta di Genova e ancora Roma, in due aree commerciali, mentre nel 2011 saranno inaugurati quattro locali con corsia drive thru, per l'ordinazione e il take away dall'auto. Ma in Italia i progetti della catena, che fa capo al gruppo Yum! Brands titolare anche dei marchi Pizza Hut e Taco Bell, con un giro d'affari di circa 14 miliardi di dollari, sono di più ampio respiro. Punta, infatti, al franchising in collaborazione con sei gruppi imprenditoriali medio-grandi che arriveranno a gestire ognuno una ventina di locali. «L'investimento complessivo nei prossimi anni sarà di circa 100 milioni di euro, con una media di 15 aperture all'anno, concentrandoci inizialmente su Lombardia, Lazio, Triveneto e Campania», ha spiegato l'ad di KFC Italia Corrado Cagnola, impegnato nello sviluppo nel nostro Paese della catena, già presente in quasi tutta Europa.
pronto a partire il treno che porterà Grandi Stazioni Retail dall’alveo pubblico delle Ferrovie dello Stato, che ne controllano il 55%, alle braccia degli investitori privati. In vendita il network di gallerie commerciali, con le relative concessioni, nei 14 scali chiave nazionali tra Milano Centrale, Roma Termini, Torino Porta Nuova, Venezia, Napoli e Palermo, con oltre 100mila mq di spazi, 750 milioni di persone in transito all’anno e ricavi di 210 milioni di euro. Nel perimetro ci sono anche le stazioni della Repubblica Ceca, Praga Centrale e Marianske Lazne. La valutazione per il 100% della società si attesta sul miliardo di euro, inclusi 150 milioni di debito. Sono attesi i grandi fondi, da Carlyle a Cinven e Blackstone, Gic di Singapore e Clessidra. Ma anche operatori di centri commerciali come le francesi Klépierre e Unibail. Avranno tempo fino al 14 dicembre per le manifestazioni di interesse a Gs retail e all’advisor Rothschild. La prima selezione sarà entro Natale, anche sulla base di un patrimonio netto di 400 milioni e 500 di ricavi. Da gennaio, i candidati prepareranno le offerte non vincolanti, poi quelle impegnative dopo aver incontrato i manager di Gs retail. Obiettivo, chiudere la vendita entro aprile.
LUXOTTICA, NUOVO ACCORDO PORTE APERTE A CAPODICHINO CON MACY'S
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uxottica, azienda italiana di occhialeria che fa capo al patron Leonardo Del Vecchio, e il retailer americano Macy’s hanno siglato un accordo per introdurre, nei prossimi tre anni, fino a 500 negozi LensCrafters nei grandi magazzini Macy’s negli Stati Uniti. Le linee dell'accordo prevedono che LensCrafters, catena di ottica di riferimento in Nord America, opererà in esclusiva all’interno di Macy’s e sarà la prima a espandersi in una delle più importanti insegne americane di grandi magazzini, e a sua volta, Macy’s sarà l’unico department store negli Stati Uniti a ospitare al suo interno negozi LensCrafters. Il primo shop sarà inaugurato nel mese di aprile 2016, ed entro la fine dello stesso anno sono previste nel complesso un centinaio di aperture. La partnership va a consolidare la collaborazione tra le due aziende che ha portato all’apertura, all’interno di punti vendita Macy’s, di circa 670 negozi Sunglass Hut, catena di Luxottica specializzata nel segmento degli occhiali da sole, e a triplicare in sei anni il giro d’affari della medesima categoria di prodotto.
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omenica 13 dicembre a Capodichino con l’iniziativa AeroPorte Aperte mille persone potranno fare shopping, salire su un aereo senza decollare e conoscere gli spazi normalmente accessibili solo ai viaggiatori. Per la prima volta, infatti, l’aeroporto partenopeo apre le porte alla città e rende accessibile la zona airside, la cosiddetta boarding area, quella dopo i controlli di sicurezza e prima degli imbarchi. Dalle 10 alle 18, si potranno vivere per un giorno riti e luoghi dei viaggiatori: si potrà ad esempio fare shopping nei 22 negozi all’interno dell’area e nel reparto duty free, sedersi al ristorante San Gregorio dei Feudi di San Gregorio inaugurato quest’anno o al sushi bar Giappo. Si potrà fare colazione alla pasticceria Vincenzo Bellavia, prendere l’aperitivo al Bubble bar Dubl e scegliere tra oltre cento formati di pasta di Gragnano Igp nel nuovo pasta store Di Martino, aperto a settembre. Ma non solo. Dall’area C17 si potrà accedere a un aeromobile accompagnati da steward e hostess. Per l’occasione e per l’intera giornata tutti i 48 negozi dell’aeroporto offriranno sconti e iniziative speciali per accogliere il pubblico dei non viaggiatori.
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News AUTOGRILL VOLA A OSLO
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orte di 39 punti vendita nel canale aeroportuale nordeuropeo, presenti negli scali di Copenaghen, Helsinki, Stoccolma-Skavsta e Stoccolma-Arlanda, Autogrill attraverso la divisione HMSHost International entra in Norvegia aggiudicandosi un contratto per l’apertura di 10 locali nell’aeroporto di Oslo. Grazie a questo accordo la multinazionale di Milanofiori prevede di generare complessivamente ricavi pari a oltre 270 milioni di euro nei 7 anni di durata della concessione, in virtù di un flusso di passeggeri annuo di 24 milioni di persone (dato 2014), destinate ad aumentare grazie a un progetto di espansione, già avviato, che porterà la capienza annuale dello scalo a 28 milioni di passeggeri entro il 2017. Tale progetto prevede la realizzazione di una nuova area arrivi e partenze, un nuovo Terminal e il potenziamento dei collegamenti con la capitale grazie alla costruzione di una stazione ferroviaria. I 10 punti vendita, in apertura tra il 2016 e il 2017, saranno gestiti dalla società HMSHost Umoe F&B Company AS, joint venture fra HMSHost International e il Gruppo Umoe Restaurant, principale operatore food & beverage del Paese. Nel merito dell’offerta, Autogrill porterà dai marchi internazionali, come Wagamama e Two Tigers, che propongono soluzioni enogastronomiche della tradizione asiatica, e Burger King, a quelli made in Norway.
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CON PRIME NOW, AMAZON CONSEGNA IN UN’ORA
I
fan milanesi di Amazon possono fare shopping sul portale del colosso americano e ricevere il prodotto a casa in un tempo minore rispetto quello che impiegherebbero per andare in negozio e tornare a casa. Questo in virtù del nuovo servizio Prime Now, che Amazon riserva ai migliori clienti su oltre 15mila referenze. L’iniziativa, ora disponibile nella città meneghina e dintorni, sarà estesa ad altre città italiane nel corso del prossimo anno. L’azienda di Seattle fa sapere che i prodotti saranno consegnati in un’ora o in finestre di due ore, dalle 8 del mattino a mezzanotte, sette giorni alla settimana, e includeranno alimentari, surgelati, soluzioni per l’infanzia, per la bellezza e per la cura della persona. «L’Italia è il secondo Paese in Europa dove Prime Now è stato lanciato e siamo molto orgogliosi di offrire ai nostri clienti Prime una consegna ultra-veloce, oltre ai benefici di cui possono già godere grazie al loro abbonamento Prime» ha dichiarato François Nuyts, country manager di Amazon.it e Amazon.es.
News ANNA PALTRINIERI APPRODA IN ARCUS REAL ESTATE
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osì come Westfield ha potenziato nell’ultimo periodo il proprio team a Milano, anche l’italiana Arcus Real Estate si sta preparando per portare avanti, in joint venture con il colosso australiano, l’attesissimo polo dello shopping lombardo: Westfield Milan. A fare il suo ingresso nella società del Gruppo Percassi, specializzata nello sviluppo e nella gestione di progetti immobiliari retail, outlet e full price, su tutti Oriocenter e Sicilia Outlet Village, è Anna Paltrinieri, che assume la carica di Head of Leasing Full Price di Arcus Real Estate. «Sono davvero entusiasta di entrare a far parte di Arcus Real Estate e del suo progetto di sviluppo e crescita nel settore Real Estate in Italia – afferma Anna Paltrinieri, in precedenza Executive Director Agency Retail di CBRE – e spero di poter dare un apporto significativo al processo di espansione dell’attività, mettendo a disposizione la mia esperienza e la mia determinazione».
NEW MARKETS OUTLOOK a cura di STRA_BRANDING
CIGIERRE: LA MAGGIORANZA AL PRIVATE EQUITY BC PARTNERS
I
fondi assistiti da BC Partners, società di private equity a livello internazionale, hanno raggiunto un accordo per acquisire una quota di maggioranza in Cigierre, società friulana specializzata nella ristorazione casual dining e ristoranti tematici con brand come Old Wild West, Wiener Haus, Arabian Kebab, Kukkuma e l'ultimo arrivato Shi’S. Il closing dell'operazione è atteso per l’inizio 2016. Cigierre ha registrato negli ultimi quattro anni un’importante crescita, aprendo circa 70 nuovi ristoranti, e una forte penetrazione nel canale dei centri commerciali. «Ringrazio i soci uscenti, e Andrea Ottaviano, che hanno sostenuto lo sviluppo di Cigierre fino a oggi e do il benvenuto a BC Partners che, forte di una lunga storia di investimenti in Italia e di un eccellente know how nei settori retail e della ristorazione, sarà il partner ideale per la prossima fase di crescita di Cigierre», ha dichiarato Marco Di Giusto, fondatore e amministratore delegato di Cigierre.
www.strabranding.com
In Cina, la crescita del PIL ha decelerato al 6,9% nel terzo trimestre di quest’anno, per la prima volta negli ultimi sei anni sotto la barriera psicologica del 7% e meno della metà rispetto a otto anni fa quando riusciva a superare il 14%. Di conseguenza, al fine di aumentare i consumi interni, oltre a contrastare il progressivo invecchiamento della popolazione, dopo 40 anni, il governo cinese ha abolito la politica del figlio unico, che era stata una delle politiche di controllo delle nascite introdotta nel 1979 da governo centrale nell’ambito della pianificazione famigliare contro il fortissimo incremento demografico di quel periodo. Il Paese nel 1980 aveva 969 milioni di abitanti, oggi ne ha 1.350 milioni ma il tasso di crescita della popolazione si è più che Fig.1: Invecchiamento della popolazione cinese e proporzione maschi-femmine (1975-2050) dimezzato: 0,5% contro l’1,2% di 35 anni fa. Le nascite sono passate da 23,3 ogni 1000 abitanti nel 1987 a solo 12,1 nel 2013. risultato di avere uno sbilanciamento nella ripartizione della popolazione tra i Sull’argomento, le Nazioni Unite prevedono che il numero di cinesi dai 60 anni in sessi (Fig.1). Di conseguenza, la fine del vincolo di un figlio a coppia si pensa su sarà più che raddoppiato nei prossimi 25 anni (431 milioni) e secondo una possa aiutare la crescita della domanda interna. La Cina sta cercando di completare stima dell’ONU, nel 2050, la quota di questa fascia della popolazione sarà pari al la transizione da nazione dipendente da investimenti ed export ad un’economia 36,5% della popolazione totale (rispetto al 15,2% di oggi). basata su servizi, innovazione ed, appunto, consumi interni. C’è quindi la Il declino del tasso di natalità ha ristretto la porzione della popolazione da cui convinzione che tale cambiamento possa mettere in moto una lunga catena induattingere forza lavoro, frenando la crescita economica, facendo salire i salari striale (dall’abbigliamento premaman al latte in polvere, dai pannolini agli alimenti troppo in fretta e spingendo le aziende a spostare le loro fabbriche presso per l’infanzia, dagli articoli per l’educazione prescolastica a quelli per l’istruzione nazioni a basso costo del lavoro. Vanno poi considerati sia l’aumento dei costi di a tutti i livelli, fino a quasi ogni altro settore industriale) e la sua azione di stimolo assistenza sanitaria che, fattore non trascurabile come impatto negativo sui sulla domanda interna possa essere di gran lunga più importante rispetto a consumi, i maggiori oneri che ricadono sui giovani a sostegno delle generazioni quella svolta dal settore immobiliare e dall’industria automobilistica. più anziane. Infine, al fine di salvaguardare la continuità generazionale, nel rispetto di tale politica è stata “privilegiata” la nascita di figli maschi con il Luca Esposito
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Fonte: Economist Intelligence Unit
PIÙ FIGLI PIÙ VENDITE
News FIDENZA VILLAGE, AL VIA L’AMPLIAMENTO A Fidenza Village, uno dei villaggi del gruppo Value Retail, sono iniziati a fine ottobre 2015 i lavori per la costruzione di circa 3.000 mq di superficie, che entro il 2016 amplieranno ulteriormente il complesso. Questo nuovo progetto sorgerà adiacente alla struttura già realizzata e le sue architetture si integreranno con quelle già esistenti, che si distinguono per i richiami, le tematiche e lo stile evocativo dei territori locali. Il progetto conferma la vision di Value Retail, che continua a investire per offrire agli ospiti dei propri villaggi esperienze di shopping uniche. Il Gruppo, infatti, ha aggiunto 33 nuove boutique, un nuovo ristorante e una caffetteria a Kildare Village, in Irlanda, e aprirà nella primavera del 2016 Shanghai Village, il suo secondo presidio in Cina.
IN AGENDA ICSC RETAIL CONNECTIONS 2016 Torna il 23 marzo 2016 l'evento londinese di Retail Connections, organizzato da ICSC (International Council of Shopping Centers). Nella cornice del Business Design Centre si daranno appuntamento per un'intensa giornata di lavoro proprietari/sviluppatori di centri commerciali e retailer, nonché qualificati professionisti del settore. In particolare Retail Connections si pone l’obiettivo di mettere in contatto i proprietari e gli sviluppatori di shopping mall, che hanno spazi da affittare, con i retailer, che cercano invece opportunità sulla scena mondiale per aprire nuovi punti vendita e penetrare mercati internazionali. Il tutto in un unico posto e in un unico giorno. Come sottolinea ICSC, questo evento è il solo in Europa che permette ai partecipanti di generare nuovi business, risparmiando contemporaneamente tempo e denaro.
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Inviato speciale
F&B come integratori culturali Esistono due fenomeni legati al cibo: il cliente moderno mangia fuori casa molto più che in passato ed è alla ricerca di un’esperienza legata al cibo, educativa, simile a quella percepita in un museo.
U
na vera e propria rivoluzione è in atto in tutti i grandi, medi e piccoli centri commerciali che oggi offrono un approccio più personalizzato e confortevole, allungando così i tempi di permanenza all’interno delle proprie strutture. Footpath ha condotto in passato una ricerca che dimostrò che l’aumento di permanenza dell’1% costituisce mediamente un incremento dei consumi dell’1,3%. Aggiungendo la possibilità di fare acquisti da casa o “on-the-move”, non ci sorprende constatare che praticamente tutti i centri commerciali nei cinque continenti (in ristrutturazione o ancora in fase di sviluppo) stiano aumentando l’offerta ristorativa dall’attuale media del 5% della GLA totale a ben oltre il 10%. Fast e slow food vengono integrati in zone diverse dei mall e verranno sempre più inseriti bancarelle artigianali che offrono cibo stagionale e mercati integrati a ristoranti, cucine e scuole di cucina. Facendo seguito a Eataly, ora pienamente entrato nella sfera dei centri commerciali, gli ultimi esempi dal sapore contemporaneo e più che mai autentico sono il Mercato Metropolitano di Milano e il Mercato Centrale di Firenze. Quest’ultimo, con un accordo con il Comune, ha donato ai turisti una nuova e diversa esperienza da vivere in città, dando (per 50 euro a lezione) la possibilità di preparare con le proprie mani un piatto fiorentino che, unito a un buon bicchiere di Montepulciano, racconta la cultura del luogo. Questo concetto, di esperienza, educativo, informale, diverso, viene implementato dai migliori sviluppatori del settore (Westfield, Land Securities, Unibail-Rodamco, Klépierre, Eurocommercial in Europa; Majid Al Futtaim, Emaar, Nakheel, Alhokair, Line Investments nel Medio Oriente; Ayala, Lippo, Central Pattana, IICG in Asia; Taubman, Simon, GIDI in America). L'offerta alimentare nei mall si è allontanata da una selezione sommaria di catene di fast food e spostata verso una vasta e variegata selezione di concetti legati al pranzo informale. È previsto che il mercato della ristorazione di alto livello crescerà a 30 miliardi di euro entro il 2018 e questa è chiaramente un tendenza difficile da ignorare. Trinity Leeds è un esempio di un centro commerciale che ha spinto l’offerta della ristorazione, portandola a occupare il 24% di tutta la GLA.
Oltre ai 40 caffè, bar e ristoranti, trovo che l’intervento piu stimolante sia costituito dal concetto di cucina artigianale denominato Trinity Kitchen. Questo concetto, uno dei primi nel suo genere, offre un mix unico di ristoranti vivaci, food trucks e cinque rotanti ristoranti pop-up. È interessante notare che molti di questi marchi di ristorazione emergenti (come ad esempio il noodle bar vietnamita Pho, Chicago Rib Shack e PizzaLux) erano tutte catene nuove non ancora presenti a Leeds, scegliendo Trinity per la loro prima avventura fuori Londra. In altre parole, se lo sviluppatore prevede uno spazio e una tipologia di fruizione più “urbana” all’interno di una struttura commerciale, nuovi format, che siano di catene o di singoli imprenditori, il risultato sarà attrattivo. Avenues Mall, Sharjah ed Avenues Mall Silicon Oasis a Dubai, sviluppati da Line Investments & Property, offriranno un assortimento di ristoranti e un nuovo concetto di gourmet dove i clienti potranno cucinare il loro cibo in piccoli gruppi o sale dedicate a feste e ricevimenti. L’esperienza verrà filmata e sarà poi disponibile sui consueti social media. Una volta si diceva che il modo migliore per conquistare il consumatore sia attraverso la sua bocca. Che si tratti di lusso, fast food, cibo di strada o gourmet, tutti hanno un impatto sull’esperienza delle persone, toccando nel vivo il loro stile di vita, memorie, emozioni e aspirazioni. È un fatto di pancia. Davide Padoa, CEO di Design International www.designinternational.com
News cosa occorre sapere per...
a cura dello Studio Legale Cocuzza & Associati di Milano
Stipulare contratti con partner stranieri: qual è l’organo competente a decidere le controversie fra le parti?
S
empre in materia di contratti commerciali con partner stranieri volti alla promozione/vendita/distribuzione di prodotti (agenzia, distribuzione, franchising), dopo aver approfondito il profilo relativo alla legge applicabile ai contratti internazionali (si veda il numero di ottobre/2015 di R&F) occorre completare l’analisi occupandoci della modalità di risoluzione delle controversie eventualmente sorte fra le parti in merito alla interpretazione, esecuzione, non esecuzione e/o risoluzione di tali contratti. Legge applicabile al contratto e modalità di risoluzione delle controversie sono solitamente argomenti poco discussi dalle parti nelle negoziazioni, un po’ per superficialità, un po’ per non conoscenza e/o scarsa conoscenza delle materie, soprattutto se i negoziati contrattuali vengono svolti direttamente dalle parti senza l’ausilio dei propri consulenti. Al contrario, è assai importante disciplinare correttamente e consapevolmente entrambi i suddetti profili per l’importanza che essi rivestono nell’economia del rapporto contrattuale. Per semplificare, l’argomento relativo alla modalità di risoluzione delle controversie risponde alla seguente domanda: qual è l’organo competente a decidere una controversia sorta fra le parti di un contratto internazionale? In generale, le parti sono libere di decidere a quale organo affidare la decisione in merito a una controversia insorta fra le medesime, fatte salve alcune eccezioni in cui la materia da trattare è riservata alla competenza esclusiva di alcuni tribunali (ad es. controversie contro i consumatori per le quali è competente inderogabilmente il tribunale del luogo di residenza del consumatore). Tuttavia, affinchè la scelta delle parti circa l’organo competente a decidere le controversie sia valida ed efficace, essa deve risultare da un accordo scritto fra le medesime. In linea di principio è sempre opportuno che il giudice investito della controversia possa applicare la legge del paese a cui appartiene (es: legge italiana – tribunale italiano) in quanto ciò consente una gestione più efficace del contenzioso. Tuttavia, quando si ha a che fare con controparti straniere e, in particolare, con controparti residenti al di fuori dello cd. “spazio giuridico europeo” (all’interno del quale è previsto un riconoscimento automatico da parte degli organi giurisdizionali dei vari stati membri delle sentenze emesse dai tribunali di altro stato membro) occorre sempre chiedersi preliminarmente se la scelta del tribunale competente, da
operarsi nel contratto, sia o meno efficace nei confronti dell’altra parte. La scelta del foro dovrebbe infatti essere sempre preceduta dalla verifica circa la possibilità di eseguire la sentenza di un giudice italiano nel paese del contraente straniero. In buona sostanza, è necessario verificare se lo stato italiano e lo stato del contraente straniero abbiano firmato un accordo (multilaterale o bilaterale) sul riconoscimento reciproco delle sentenze. In caso negativo, una sentenza emessa da un giudice italiano non avrebbe alcuna utilità pratica, non essendo riconosciuta come tale nel paese in cui opera il contraente straniero. Pertanto, quando si opera con contraenti residenti al di fuori dello “spazio giuridico europeo” (che comprende attualmente l’Unione Europea, la Danimarca, la Norvegia, la Svizzera e l’Islanda) o in paesi che non hanno accordi bilaterali con lo Stato italiano per il reciproco riconoscimento delle sentenze emesse dai rispettivi organi giurisdizionali, occorre valutare le seguenti soluzioni alternative: a) ricorso ai tribunali competenti del paese ove risiede la controparte (tale soluzione può essere talvolta sconsigliabile ove si tratti di paesi che hanno una tradizione giuridica molto diversa dalla nostra quali, esempio, i paesi islamici), o b) ricorso all’arbitrato. Tuttavia, anche quest’ultima soluzione è possibile qualora il paese ove risiede la controparte abbia ratificato (accettato) la Convenzione sul reciproco riconoscimento dei lodi arbitrali (la convenzione di New York del 1958). Trattandosi di una Convenzione ratificata da un rilevante numero di stati (ad oggi 156, si veda http://www.uncitral.org/uncitral/en/uncitral_texts/arbitration/NYConvention_status.html) il ricorso all’arbitrato può essere nelle ipotesi suddette una valida soluzione alternativa. Avv. Giulia Comparini Per informazioni e quesiti gli Avvocati Giulia Comparini gcomparini@cocuzzaeassociati.it e Alessandro Barzaghi abarzaghi@cocuzzaeassociati.it saranno lieti di rispondervi.
CHIUDE L’AUCHAN DI CINISELLO BALSAMO La notizia era nota da tempo tra gli addetti ai lavori, e ora è diventata ufficiale: il 31 ottobre ha chiuso l’ipermercato di Cinisello Balsamo (MI), mentre nella galleria i negozi potranno restare aperti fino al termine dell’anno. Ma molti brand hanno abbassato con anticipo la serrande, come testimoniano numerose immagini pubblicate dagli utenti sui social media. Rispetto al mall nella cintura milanese, il progetto di Gallerie Auchan, comunicato alla clientela sia all’interno del centro commerciale di Cinisello sia sulla pagina Facebook dello shopping centre, prevede entro due anni il rinnovamento dell’intera struttura, con i lavori che potrebbero partire già nei primi mesi del 2016. Tuttavia, come testimonia la stampa locale, l’iter autorizzativo per avviare la nuova realizzazione non sembrerebbe ancora completato. Intanto i competors, e gli altri centri Auchan della zona (Vimodrone e Monza), si spartiscono la torta.
retail&food - dicembre 2015
News LA GRANDEMELA SI RIFÀ IL LOOK ATLANTIA BLOCCA LE TRATTATIVE PER IL 30% DI AdR S i è conclusa la prima delle tre fasi del progetto che porterà entro il 2016 al totale restyling architettonico esterno del centro commerciale La GrandeMela Shoppingland. Tale opera, ideata e progettata dallo studio di architettura Iglis Zorzi di Verona, dà seguito all’ammodernamento della galleria iniziato e realizzato nel 2010 e coincide con il 20esimo anniversario del complesso polifunzionale. Il centro commerciale di Lugagnano di Sona (VR), gestito da Cogest Retail, offre su una Gla di 49.400 metri quadrati 120 negozi, cinema multiplex, bowling con 20 piste, sala biliardo, baby area e un’ampia food court. Il concept porterà un radicale cambiamento dell’immagine dello shopping mall che sarà incluso in una struttura di rivestimento, sagomata in acciaio zincato a doppia lama e predisposta per l’applicazione di illuminazione led a luce riflessa. Distanziata dal corpo principale, questa struttura non graverà sull’edificio e consentirà la giusta illuminazione. Sulla stessa saranno applicate aste diagonali realizzate in alluminio, ancorate tra di loro con nodi sferici filettati, per conferire alla struttura maggior forza e rendere ancora più attuale il disegno esterno. Nella parte superiore dell’edificio saranno applicate lamiere in acciaio forate a disegno, sagomate e calandrate che serviranno a “coprire” il corpo esistente, senza però inficiare la visibilità del centro stesso. Farà da sfondo una nuova tinteggiatura del complesso commerciale, sfumata dal blu al blu chiaro, così da riprendere le tonalità del logo del centro commerciale e del cielo sovrastante.
retail&food - dicembre 2015
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urante l'inaugurazione della terza pista di Fiumicino, il 20 ottobre scorso, Giovanni Castellucci, Ad di Atlantia, neanche troppo velatamente aveva dichiarato che AdR non ha bisogno di altri soci: ora c'è la conferma. In una nota diffusa dalla società nelle settimane scorse, infatti, è emerso che Atlantia ha congelato i negoziati per la cessione del 30% di Aeroporti di Roma, la società che controlla lo scalo di Fiumicino. A entrare nell'azionariato dovevano essere Adia, il fondo sovrano di Abu Dhabi, il cui ingresso nel capitale di AdR avrebbe dovuto in qualche modo fare da corollario all’alleanza tra Alitalia ed Ethiad, e il fondo cinese Gingko Tree Investment (GTI). I due gruppi sarebbero entrati entrambi con il 15%. Inoltre la valorizzazione dello scalo capitolino era stata accettata a 4,4 miliardi di euro, il che avrebbe portato nelle casse di Atlantia 660 milioni per ciascun investitore. A far fare retromarcia alla holding che fa capo alla famiglia Benetton, oltre al fatto che non ha una necessità reale di fare cassa, forse il fatto che Enac abbia approvato il nuovo master plan al 2044, in cui esiste un progetto per la realizzazione di un secondo terminal futuristico adiacente a quello attuale.
r&f News opening POLO RALPH LAUREN: A ROMA IL PRIMO FLAGSHIP EUROPEO Già presente nel canale degli outlet, con diversi punti vendita, Polo Ralph Lauren aprirà il suo primo negozio full price in Italia ed Europa nel cuore della Capitale: 465 mq all'angolo tra via del Corso e via Frattina. Confermando di fatto la volontà dell'azienda di sviluppare il brand su base globale. «Roma è una città viva e piena di energia – ha affermato Ralph Lauren – caratterizzata da una storia molto ricca che convive con un'anima romantica, insieme a una attitude moderna. Ciò riflette esattamente lo spirito di Polo, e mi entusiasma l'idea di veder crescere il brand in questa città leggendaria». Gli interni dello store, ottavo punto vendita nel mondo, sono ispirati ad ambienti americani, dai dettagli in legno dei club di canottaggio degli Adirondack, ai mattoni dipinti di bianco di un loft newyorkese. Suddiviso su due piani, il flagship store offrirà le collezioni abbigliamento, calzature, accessori e piccola pelletteria.
Roadhouse Grill: oltre 70 locali entro il 2015
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on l’opening nelle scorse settimane a Lido di Camaiore (LU), nel cuore della Versilia a pochi km da Viareggio e Forte dei Marmi, Roadhouse Grill arriva a quota 66 locali in Italia, ma l’obiettivo è superare i 70 entro il 2015. Le prossime cinque aperture della catena di steakhouse in forza a Gruppo Cremonini, annunciate dall’azienda in occasione del taglio nastro del secondo locale in Toscana, saranno a Rovato (BS), Lainate (MI), Pioltello (MI), Serravalle Scrivia (AL) e Roma EUR. Il nuovo ristorante dà lavoro a oltre 30 persone, ed è situato sulla SS Aurelia, sulla rotatoria all’angolo con via Don Minzoni, a pochi minuti dal casello di Viareggio-Camaiore dell’Autostrada A12. Il locale si sviluppa su una superficie di circa 350 mq, ha 140 posti a sedere interni e altri 50 nel dehor. Oltre alla disponibilità di un parcheggio privato con 30 posti auto, tra i servizi include il wi-fi gratuito. Presente in 10 regioni italiane, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio e Sicilia, nel 2014 Roadhouse Grill ha raggiunto un fatturato di 85 milioni di euro, in crescita di oltre il 30% rispetto all’anno precedente.
IntelliGent Store, fast fashion 2.0
Nuovi arrivi in casa McArthurGlen
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più telematici potrebbero dire che è iniziata l'era del fast fashion 2.0, e che potrebbe rivoluzionare il concetto di abbigliamento. Certamente si può dire che l'esperimento di Piazza Italia incuriosisce gli addetti ai lavori. La holding Alma, cui fa capo anche il marchio di abbigliamento con sede a Nola, ha creato infatti un nuovo brand, IntelliGent Store, il cui primo punto vendita è stato recentemente inaugurato ad Aprilia, vicino Roma. Il marchio del fast fashion propone abbigliamento e accessori per tutti i giorni (per uomo, donna e bambino) a prezzi irrisori: il prezzo medio dei capi è di 7 euro, con un entry level che scende addirittura a 2,95 euro. «Con IntelliGent Store avremo un’offerta irresistibile: abiti alla moda a prezzi sorprendentemente interessanti. Il risultato è un nuovo e sempre più veloce tipo di fast fashion che incoraggia i consumatori a comprare un numero maggiore di abiti, indossandoli un paio di volte, e a tornare spesso ad acquistarne di nuovi. Una vendita veloce e in grande quantità» ha spiegato Francesco Bernardo, in una nota diffusa dall’azienda. Nel 2016, la società, controllata dalla famiglia Bernardo, ha in programma l’apertura di altri tre punti vendita in Italia a insegna IntelliGent Store e prevede che il marchio chiuda il prossimo esercizio a 5 milioni di euro di fatturato.
retail&food - dicembre 2015
n tempo per lo shopping natalizio, arrivano nuovi marchi negli outlet italiani di McArthurGlen. Presso il Serravalle Designer Outlet, protagonista di un importante progetto di ampliamento, lo scorso 31 ottobre ha fatto il suo ingresso il brand Le Creuset: ogni pezzo di design è lavorato a mano proprio come i migliori piatti della cucina francese che si possono preparare con pentole, padelle e accessori, tutti disponibili a prezzi ridotti nel negozio outlet. Anche se Le Creuset è famosa per le colorate casseruole in ghisa smaltata chiamate “forni francesi”, l’azienda produce molti altri accessori per la cucina, dalle padelle antiaderenti alle pirofile e accessori in gres porcellanato. Spostandoci in Toscana, al Barberino Designer Outlet hanno aperto Superdry e Columbia Sportswear Company. Nato da un viaggio ispirazionale a Tokyo, Superdry è stato creato nel 2003 da Julian Dunkerton e James Holder, propone sartoria di alto livello, cotone super soffice lavorato con lavaggi vintage, tessuti di qualità e grafiche realizzate a mano. Columbia, fondata nel 1938 a Portland in Oregon, viene venduta in oltre 100 paesi nel mondo e ha guadagnato una reputazione internazionale per l’innovazione, la qualità e le performance dei suoi prodotti pensati per gli amanti degli sport. Nella boutique si possono trovare altri brand come Montain Hardwear e Sorel.
A Romaest l’esordio di JD Sports in Italia
C’è più gusto nelle Centostazioni
JD Sports, primo distributore delle migliori marche sportive del Regno Unito, ha aperto il suo primo punto vendita italiano al centro commerciale Romaest. Lo store è sviluppato su una superficie di circa 650 metri quadrati. L’approdo a Romaest di JD Sports è stato coadiuvato dai relativi dipartimenti di Larry Smith sia per la parte di commercializzazione sia per le attività di pilotage. A livello di customer experience, tra le novità presentate nel punto vendita spicca il totem digitale self service che consente ai clienti di poter ordinare direttamente presso la casa madre il modello preferito di scarpa sportiva con consegna entro i quattro giorni successivi.
In linea con una nuova visione che punta sulle tipicità locali e sulla tradizione culinaria italiana attraverso la scelta di innovativi concept commerciali, Centostazioni ha introdotto TortelliniCup a Parma e Sugò a Salerno. Il primo, già presente con un corner store a Londra, è un angolo dedicato alle specialità e ai sapori della cucina emiliano-romagnola, che coniuga la tradizione con il moderno concetto di take-away. Il re della cucina modenese, il tortellino, cucinato secondo la ricetta tradizionale o nella variante vegetariana è servito in un pratico bicchiere, pronto per essere gustato "on the go". Il menù propone altre peculiarità della gastronomia locale: lo gnocco fritto, le tigelle, un ampio assortimento di salumi, il Parmigiano Reggiano e l’aceto balsamico modenese. Il secondo, su una superficie di 80 mq, offre una rivisitazione delle ricette regionali, con una grande varietà di prodotti di qualità. La polpetta, qui riproposta in tutte le sue varianti di ripieno, dalla carne alle verdure, accompagna l’offerta di primi piatti e dolci artigianali della tradizione pasticciera campana. Presso Sugò è inoltre possibile usufruire del servizio take-away e ordinare il proprio menù tramite iPad presenti nel locale.
retail&food - dicembre 2015
News opening Moleskine diventa Cafè al Genève Aéroport Moleskine, il celebre taccuino nero che ricorda il leggendario quaderno usato un tempo da artisti e intellettuali, e oggi brand tutto italiano che produce anche agende, guide da viaggio, quaderni e album, diventa Cafè. Il marchio milanese, infatti, ha annunciato l'apertura del Moleskine Cafè all'aeroporto di Ginevra in partnership con Caviar House Airport Premium (Chap), filiale di Caviar House & Prunier (primario operatore nella gestione di catene food&beverage attraverso marchi quali Caviar House & Prunier, Seafood Bar e Montreux Jazz Café). Il Moleskine Café, la cui apertura è prevista a dicembre, unirà i valori fondanti del brand Moleskine all’expertise di Chap, realizzando un progetto unico nel suo genere: un ambiente ispirato all’espressione della creatività dove poter ritrovare un’offerta di caffè di qualità. Arrigo Berni, amministratore delegato di Moleskine ha sottolineato: «Siamo entusiasti di questa collaborazione con Chap, un leader riconosciuto in questo settore. Con questa iniziativa vogliamo esplorare possibili evoluzioni del nostro concept retail attraverso l’identificazione di un’offerta che vada oltre quella dei nostri prodotti tradizionali».
Zuiki fa 130 in Italia Il brand di abbigliamento femminile Zuiki raddoppia in via Toledo a Napoli tagliando il traguardo dei 130 negozi in Italia. Proprio dalla città partenopea è partita la storia dell’azienda che nel 2003 ha avviato il suo primo flagship store. Guardando all’ultima apertura, il nuovo punto vendita si sviluppa su due livelli, occupando una superficie di 300 mq con una vetrina frontale e due laterali e doppio ingresso. Il concept architettonico si basa sulla centralità della luce. Al suo interno domina un’ambientazione black & white in stile moderno. Arredi essenziali e minimal esaltano la luminosità degli spazi. Il flagship store segue il nuovo layout di Zuiki, che da febbraio 2014 ha realizzato un rebranding del logo e una riprogettazione del concept store, con restyling dei punti vendita già esistenti. Nell’atmosfera moderna del negozio, che pur conserva i tratti distintivi di un palazzo d’epoca, trovano spazio le ultime tendenze della moda del marchio di fast fashion per l’autunno/inverno 2015/16. Forte di circa 500 dipendenti, Zuiki registra un giro di affari di 100 milioni di euro, in crescita del 28% rispetto ai 78 del 2013.
retail&food - dicembre 2015
Ecco i candidati finalisti selezionati per il premio
Foodservice Award
FORMAT
MyChef
MyChef
FOOD EXPERIENCE
Chef Express
Lagardére
MyChef
OFFERTA BIO-SOSTENIBILE
Chef Express
Autogrill
UTILIZZO DELLA TECNOLOGIA
APPEAL INTERNAZIONALE
Chef Express
FORMAT URBAN
Autogrill
FORMAT CENTRO COMMERCIALE
FORMAT TRAVEL
Chef Express
Chef Express
MyChef
Lagardére
Le giurie del premio
Foodservice Award FORMAT Davide PADOA
Alberto PASQUINI
Gianpietro SACCHI
Chief Executive Officer Design International
Fondatore e Presidente Crea International
Direttore Corsi di Alta Formazione C/o POLI.design Consorzio del Politecnico di Milano
FOOD EXPERIENCE Antonio CELLIE
Davide OLDANI
Alberto SCHIEPPATI
Amministratore Delegato Fiere di Parma
Chef D’O
Direttore editoriale Artù
OFFERTA BIO-SOSTENIBILE Francesco BERTOLINI
Corrado GIANNONE
Andrea POGGIO
Presidente Green Management Institute
Collaboratore Ristorando
Vice Direttore Generale Legambiente
UTILIZZO DELLA TECNOLOGIA Premiazione e gala dinner 3 dicembre 2015 ore 19.00 Salone d’Onore della Triennale Viale Alemagna, 6 20121 Milano
Cesare LOVISATTI
Antonio MONTANARI
Daniele TIRELLI
Senior Consultant Ceced-Efcem
Docente Università di Pollenzo Studio Montanari & Partners
Presidente POPAI Italia
APPEAL INTERNAZIONALE Norman CESCUT
Stefano GARDINI
Fabrizio VALENTE
Amministratore Unico Desita
Vice Presidente ATRI
partner fondatore Kiki Lab - Ebeltoft Italy
FORMAT URBAN Andrea BERTAGNOLIO
Francesco MONTUOLO
Co-autore Milano Retail Tour
Executive Vice President Confimprese
Luca TAMINI Docente di Progettazione urbanistica di strutture commerciali responsabile del Laboratorio URB&COM Politecnico di Milano
FORMAT CENTRO COMMERCIALE Roberto BRAMATI
Italo BUSSOLI
Matteo FIGURA
Presidente Commissione Food & Foodcourt CNCC
Vice Presidente Assofranchising
Director Foodservice Italy The NPD Group Inc.
FORMAT TRAVEL Massimo COSTA
Fulvio FASSONE
Marco PASSONI
Segretario Generale Assotemporary
Presidente ATRI
Responsabile attivitĂ strategiche e relazioni con i brand 2.0 & Partners
Le associazioni partner
www.foodserviceaward.it
Gold sponsor
Silver sponsor
Ristorando
retail&food
TRAVEL RETAIL SHOPPING MALL
r&f Osservatorio prezzi
QUANTO COSTA LO SHOPPING IN VIA TORINO? Da largo Carrobbio a piazza Duomo si dipana una delle principali via milanesi del fashion, con decine di insegne nazionali e internazionali che esibiscono i propri format più rappresentativi. Noi siamo andati a indagarne i listini in data 10 novembre, prendendo in considerazione l’offerta entry level
L
e aperture di Victoria’s Secret, a gestione Percassi, e di Terranova e Calliope, del Gruppo Teddy, giusto per citare le più recenti e di maggiore eco, dimostrano come via Torino a Milano abbia assunto un’importanza sempre maggiore per i grandi brand, soprattutto del fashion. Un centro commerciale un plen air, dove non manca nessuno dei marchi che popolano i principali mall della Penisola, cui si affiancano altri che privilegiano le location urbane: al civico 57 siamo entrati in un negozio di beauty Flormar, e più avanti, in direzione Duomo, ci siamo imbattuti nell’unico punto vendita italiano della catena inglese Size? (fonte: il sito web del brand). Proprio sulle catene presenti in via Torino, che trovano nel franchising uno sviluppo talvolta parallelo a quello diretto, abbiamo concentrato
retail&food - dicembre 2015
la nostra indagine per l’Osservatorio prezzi di questo mese. La metodologia di analisi ha previsto inizialmente l’individuazione di un prodotto primo prezzo, particolarmente rappresentativo, per cinque categorie merceologiche: slip + reggiseno nel segmento intimo donna; camicia per l’abbigliamento uomo; felpa più pantalone per il bimbo di 5/6 anni; sneakers da uomo; il mascara nel settore beauty. La nostra “ispezione”, il 10 di novembre, si è completata con l’ingresso all’interno di ogni store, in cui abbiamo chiesto il primo prezzo della referenza in oggetto a un addetto alle vendite e verificato, quando possibile, l’esattezza dell’indicazione. Primo prezzo al fotofinish Oltre a una grande competizione in termini di brand e assortimenti, soprattutto per l’abbigliamento uomo
ma in generale in tutti gli ambiti la nostra rilevazione non ha incluso l’abbigliamento donna che vede ulteriori marchi affacciarsi su via Torino - emerge una concorrenza molto forte sullo scontrino, tenuto basso non solo dalle numerose offerte ma anche, in primis, da listini altrettanto
aggressivi. Ovviamente si parla di prodotti primo prezzo. Se OVS si conferma il marchio più economico, o quasi, in vari settori (5,98 euro per l’abbinata slip + reggiseno; 12,99 per la camicia da uomo; 9,99 per la tutina da bambino e 12,99 per le sneakers), nel segmento intimo si nota ad esempio la sovrapposizione tra Terranova e Tezenis, che si differenziano per soli 18 centesimi. E ancora per la camicia: lo stesso prezzo di OVS viene proposto da H&M e Terranova, mentre Alcott è ancora più economico con un listino di 9,99. Poco più su Calliope a 15,99 e Pull&Bear a 17,99. Zara, invece, si dimostra più vantaggioso di OVS per il completino da bambino (4 centesimi in meno di OVS, a quota 9,95), mentre H&M e Mango palesano tra loro una differenza di soli 3 euro. Sui loro scaffali non era presente una proposta abbinata
pantalone + felpa, per cui i prezzi sono inevitabilmente più alti: 22,98 euro complessivi per H&M e 25,98 per Mango. Un vero calcio alla crisi arriva da OVS nel segmento delle calzature: 12,99 euro per un paio di sneakers da uomo, prezzo molto distante dal secondo brand più economico, Pull&Bear, che chiede 35 euro. E per finire il beauty: Flormar è il più
caso contrario l’importo dovuto è di 13,99 euro. Tutt’altro discorso vale per i marchi che non fanno del risparmio, bensì dell’appeal del brand e talvolta della qualità del prodotto il loro punto di forza: Yamamay, Victoria’s Secret e Guess presentano un prezzo compreso tra i 10,99 e i 15 euro per lo slip, e dai 29,99 ai 42 euro per il reggiseno. Segnaliamo che il marchio gestito da Gruppo Percassi non commercializza in quello store il reggiseno. Ancora Guess e MCS, rispettivamente con 79,90 e 70 euro, fanno la differenza sulla camicia da uomo, così come Camper e Nike la fanno per le sneakers, rispettivamente con 120 e 91 euro. Tra i top expensive ancora M.A.C e Victoria’s Secret, che chiedono 19,20 e 19,90 per il mascara. Prima di dire arrivederci a Milano, un turista che capitasse in via Torino per fare shopping può trovare un trolley bagaglio a mano da Carpisa a soli 35,90. All’insegna del risparmio a pochi passi dal Duomo.
conveniente con 4,95 euro per un mascara, quasi un euro in meno rispetto al prezzo imposto da KIKO Make Up Milano: 5,90. A 4,99 euro si posiziona l’offerta “rivolta ai clienti Bottega Verde che dispongono della fidelity card o che dimostrano di conoscere le diverse referenze commercializzate online sul sito del marchio”, ci comunica il personale addetto alle vendite; in
A.P.
I primi prezzi di Milano - via Torino Intimo donna slip + reggiseno
Abbigliamento uomo camicia
Abbigliamento bambino pantalone + felpa (5/6 anni)
Calzature uomo sneackers
Beauty mascara
TERRANOVA 3,99 - 9,99 (13,98)
LEVI'S 60
H&M 9,99 - 12,99 (22,98)
GEOX 89,90
FLORMAR 4,95
TEZENIS 3,90 - 9,90 (13,80)
H&M 12,99
TERRANOVA 7,99 - 7,99 (15,98)
PULL&BEAR 35,99
KIKO MAKE UP MILANO 5,90
GUESS 12 - 42 (54)
ALCOTT 9,99
MANGO 9,99 - 15,99 (25,98)
AW LAB 72,90
MAC 19,20
YAMAMAY 10,99 + 29,99 (40,98)
CALLIOPE 15,99
OVS (9,99)
NIKE 91
BOTTEGA VERDE 13,99
OVS 1,99 - 4,99 (5,98)
TERRANOVA 12,99
ZARA (9,95)
FOOT LOCKER 70
VICTORIA'S SECRET 19,90
VICTORIA'S SECRET 13 (Solo gli slip)
GUESS 79,90
CAMPER 120
INTIMISSIMI 5 - 15,90 (20,90)
PULL&BEAR 17,99
OVS 19,99
OYSHO 7,99 - 19,99 (27,98)
MCS 70 DESIGUAL 48,97 OVS 12,99 ZARA 25,95
Tutti i prezzi sono in Euro e sono stati rilevati in data 10-11-2015
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r&f Cover story
FRANCHISING: RESISTE E C
I NUMERI Il franchising italiano vale 23 miliardi di euro. Il primo semestre 2015 in leggera crescita (+0,6%)
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on velocità e dinamiche evolutesi nel tempo, la formula dell’affiliazione continua a crescere nel nostro Paese. Alla vigilia della recente fiera di settore, Il Salone del Franchising che si è tenuto a Milano tra il 23 e il 26 di ottobre, la società co-organizzatrice RDS & Company, attraverso il Centro Studi RDS, ha diramato i numeri del settore. L’incremento del fatturato dello 0,6% nel primo semestre, rispetto allo stesso periodo del 2014, è trainato dalla crescita di negozi sempre più specializzati: dal +3% del food (ristoranti vegani, per celiaci, a chilometro zero, birrerie, vendita di soli prodotti fritti, ristoranti a tema) al +2,5% di abbigliamento e accessori (abbigliamento per bambini, camicerie, calze, intimo). Il comparto registra quindi un giro d’affari di 23 miliardi di euro, rispetto ai 21,5 miliardi del 2008, generato dalle circa 950 aziende franchisor e dai 51mila franchisee, e dà lavoro a 180mila persone (dati 2014). Il giro d’affari medio di un’azienda franchisor è di 24 milioni di euro, mentre l’investimento iniziale degli affiliati è inferiore ai 50mila euro nel 58% dei casi e compreso tra 50 e 150mila euro nel 32% dei casi. Le merceologie più scelte dagli affiliati nel 2014 sono state abbigliamento (22%), food (20%), servizi ai privati, cioè i servizi a domicilio o in negozio per la cura della persona (19%), commercio specializzato (17%), articoli per la persona (10%), servizi per le imprese (6%) e prodotti per la casa (3%). Il mondo del franchising inoltre si sta sempre più aprendo ai mercati esteri: 160 brand italiani hanno aperto 7.600 punti vendita in affiliazione fuori dai confini e il 10% dei brand attivi in Italia sono stranieri.
CRESCE LA SANTA ALLEANZA La trentesima volta del Salone L’edizione 2015 del Salone, la trentesima per la kermesse dedicata al franchising, ha chiuso con 210 franchisor espositori e 13.500 visitatori. Ricordiamo che nei medesimi giorni si è tenuto nel complesso di Rho Pero la manifestazione dedicata all’ospitalità, Host, che a sua volta ha totalizzato 150mila visitatori, i quali con un solo biglietto potevano entrare in entrambe le fiere. Al Salone si sono delineate le nuove tendenze della ristorazione: dallo street food in “apetta” (fritti per lo più) ai punti vendita che raggruppano i sapori di tutto il Sud, dai ristoranti a tema (anni 50, sud americani, ecc) a un servizio di barche che arrivano direttamente in spiaggia per offrire pesce fritto. Arrivano direttamente a casa anche i servizi che lavano l’automobile (con getti a vapore) e gli acrobati free climbing che puliscono gli edifici, ma poi ci sono le parafarmacie in franchising, le palestre per sole donne, le lavanderie a gettone, i negozi con tutto per i
selfie. Sul fronte dello sviluppo, invece, grande importanza ha assunto il tema dell’internazionalizzazione, con focus specifici su Cina, Turchia ed Emirati Arabi. Una delegazione cinese, composta da 20 persone tra funzionari governativi e imprenditori di Pechino e Shanghai, ha siglato un accordo per realizzare a Shangai nel 2016 “Italian Franchising Week”, una mostra mercato di aziende franchisor italiane. La delegazione turca ha trasferito l’interesse di gruppi finanziari del Paese a investire nelle aziende fran-
chisor italiane, mentre quella degli Emirati Arabi ha sviluppato sinergie in vista di Expo 2020 in Dubai. Esperti provenienti da Francia, Spagna, Brasile, Olanda, Finlandia hanno partecipato al workshop “Go International”, organizzato da Quadrante, ricordando che esportare una attività in franchising all’estero può portare molti vantaggi, e che la percentuale attuale delle aziende italiane all’estero (il 17% del totale dei franchisor) può aumentare nel giro di pochi anni. L’internazionalizzazione garantisce infatti oltre a nuovi proventi,
una minore dipendenza dal mercato nazionale, una valorizzazione automatica del marchio, e un aumento del patrimonio di know how e brevetti. Le aziende franchisor operanti in Italia sono circa 950, poco meno di Francia (1.700) e Spagna (1.080) e più dell’Olanda (743) e Finlandia (250). Le nazioni che hanno i più grandi numeri sono il Brasile (2.942) e gli Usa (2.500). La ricerca Ulteriore dinamiche in seno al mercato dell’affiliazione sono emerse il
primo giorno della kermesse con la ricerca presentata da Confimprese, intitolata “Franchising 2.0: come cambia la relazione tra affiliante e affiliato?”. Come ogni anno l’Associazione, che raccoglie 300 marchi commerciali, 30mila punti vendita in Italia, pari al 16% del giro d’affari del settore retail - presente al Salone con un ampio stand in cui ha messo a disposizione dei propri soci dei singoli corner brandizzati - ha diramato i risultati delle proprie analisi, da cui emerge un rapporto sostanzialmente mutato tra l’affilante e l’affiliato: non solo perché il franchisee ha aspirazioni e motivazioni maggiormente imprenditoriali rispetto al passato, che sottintendono un maggiore grado di libertà accordato dal franchisor al proprio affiliato, ma anche perché a cambiare è il contesto economico in cui il franchising opera. Il 54% del campione di franchisor interpellati dichiara che la maggior parte dei propri affiliati ha alle spalle un’esperienza già consolidata da imprenditore, mentre il 17,6% che i franchisee sono in prevalenza ex-lavoratori dipendenti che hanno poi deciso di fare il salto nell’autoimprenditorialità. Quanto al titolo di studio, il 30% dei franchisor sostiene che la maggior parte dei propri franchisee abbia il diploma di maturità e il 23,5% un diploma tecnico. In termini anagrafici oltre la metà del campione (53%) evidenzia una netta prevalenza di affiliati con un’età compresa tra 36 e 45 anni: segno che chi decide di abbracciare la formula ha un’età ancora ‘giovane’. Si evidenzia, inoltre, una netta predominanza di franchisee uomini per il 35% del campione di franchisor intervistati, contro l’8% che dichiara una prevalenza nella rete di imprenditrici donne. In termini, infine, di tipologia di affiliazione
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zione di nuove formule di vendita. Stando alle dichiarazioni delle aziende interpellate, il cambiamento è vissuto in modo positivo, e, pur richiedendo un maggior investimento nella creazione e gestione delle relazioni all’interno del network, è percepito come salutare e necessario per una più salda integrazione franchisorfranchisee e un migliore funzionamento della rete di vendita». L’aspetto finanziario gioca un ruolo preponderante e nell’era del franchising 2.0 il comparto viaggia su un doppio binario: da un lato il franchisor, più attento a scegliere il proprio affiliato sulla base della solvibili tà finanziaria, mostra comunque un’apertura maggiore al dialogo con il proprio franchisee, consapevole il campione non lascia spazio a Resca, presidente Confimprese che oggi qualche punto percentuale dubbi: il 60% delle reti interpellate – si assiste a un rapporto più dialogi- incide molto di più rispetto a quando ha in prevalenza monoaffiliati, il re- co, in cui l’affiliato è maggiormente la situazione economica consentiva stante 40% dichiara di avere per lo partecipe sia dell’innovazione com- incassi più alti e l’accesso al credito più pluriaffiliati con 2-3 punti vendita. merciale sia di prodotto. Le parti era meno complicato. Dall’altro lato, «Da una dimensione più strettamente condividono in modo più dinamico però, l’affiliato, conscio che l’apertura contrattuale e per certi versi unidire- la scelta di nuovi format, degli as- di un punto vendita necessità di un zionale del passato – spiega Mario sortimenti e perfino la sperimenta- investimento importante, richiede
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di sedere al tavolo decisionale e di preparare il business plan per l’apertura del negozio in collaborazione con il franchisor. Conclusioni Durante la kermesse il Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali, con una delegazione di società di commercializzazione, ha fatto visita al Salone. Dal nostro punto di vista critico, come si evidenzia nel Resoconto fiera (vedi pag 34), la presenza di brand dall’abbigliamento al food, passando per la fragranze, non è mancata. A fare difetto, forse, la ridotta massa critica di operatori: escluso lo stand di Confimprese, che rappresenta uno se non il cuore pulsante dell’evento, i marchi davvero strutturati in grado di penetrare il comparto dei mall sono ancora pochi. A loro, quindi, la massima visibilità, che ha reso estremamente profittevole, come essi stessi ci hanno confermato, la loro presenza al Salone. A.P.
r&f Case history
100 Montaditos, 100 locali (nel 2017), 100% franchising F
ondato nel 2000 in Andalusia, il marchio 100 Montaditos inizia il suo sviluppo internazionale nel 2009 con l’apertura del mercato portoghese. Mentre in Italia arriva un paio di anni fa, a Roma. Ad oggi la catena in portfolio a Gruppo Restalia, che a sua volta conta di arrivare con tutti i suoi marchi (100 Montaditos, Cervecería La Sureña, The Good Burger) a 2mila punti vendita worldwide entro il 2017, vanta circa 400 locali tra Spagna ed estero. A coordinare lo sviluppo di 100 Montaditos fuori dai patri confini è Jose Manuel Martinez, che abbiamo incontrato a Milano nella cornice del Salone del Franchising. Innanzitutto quali i motivi della vostra partecipazione al Salone? Siamo presenti in virtù di un accordo con Confimprese, con l’obiettivo di conoscere meglio il mercato del franchising in Italia. Ogni settimana presentiamo il marchio in una diversa città italiana, e lo stesso stiamo facendo qui in fiera. Arrivando ai vostri numeri: quanti locali avete ad oggi in Italia e quanti ne aprirete prossimamente? Al momento ne abbiamo 9 aperti. L’idea è di finire l’anno con 21, dipende molto da come proseguiranno i lavori nei prossimi due mesi, ed arrivare alla fine del 2016 con 50/60 locali. Per il 2017 contiamo di raggiungere quota 100. Tutti in affiliazione o qualcuno a gestione diretta? 100% in franchising. Quali sono i vostri canali di sviluppo? Lavoriamo su due canali prioritari: il centro commerciale e la strada. Nel
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primo caso si tratta spesso di mall con un’offerta di intrattenimento, quindi con cinema; mentre nel secondo sviluppiamo sia in centro storico sia in zone residenziali e universitarie, che complessivamente presentino un ampio bacino di utenza e un forte flusso di passanti. Per quanto riguarda il travel retail? Siamo interessati anche a questi luoghi, infatti stiamo per aprire in una stazione ferroviaria di cui tuttavia non posso rivelare il nome. L’opening sarà entro fine anno. Come si presenta il vostro format di locale standard? In linea di massima il nostro locale si estende su circa 200 mq, ma dipende molto dalla presenza del dehors e dalla location. Basilare è avere più di 150 posti a sedere. A volte abbiamo quindi un locale da 160 mq più un dehors da 50, in altre circostanze un locale da 250 metri quadrati. In genere tutti i punti di ristoro che apriamo hanno il dehors, poi ovviamente se troviamo una location top e con un affitto ragionevole ma senza dehors la si può valutare. In questo sviluppo iniziale ave-
Jose Manuel Martinez
te cercato shopping mall di fascia medio/alta… Soprattutto in questa prima fase abbiamo l’opportunità di aprire in centri commerciali top, per cui non avrebbe senso andare in centri di secondo livello. Ad oggi siete più voi che andate a cercare i grandi centri commerciali o il contrario? All’inizio eravamo più noi a cercare loro, mentre adesso vediamo che sono loro ad avvicinarsi di più.
Dove saranno le prossime aperture negli shopping mall italiani? A breve apriremo all’interno di una food court, quindi con un concept un po’ speciale, all’interno del Freccia Rossa di Brescia, dove abbiamo già iniziato i lavori per allestire il locale. Seguirà un altro opening nel mall di San Donato a Firenze. Poi ci altri contratti già firmati ma dobbiamo ancora iniziare le attività nel punto di vendita, per cui è presto per comunicarne la location. Ne daremo aggiornamento entro poche settimane. Siete interessati ai grandi di sviluppi di centri commerciali che saranno completati a partire dal prossimo anno? Certamente sì, infatti andremo sicuramente ad Arese, su cui abbiamo già firmato il contratto. Guardando alla vostra rete fuori dall’Italia, e dalla Spagna ovviamente, in quali mercati siete presenti? Oltre che in Spagna e in Italia, in Europa siamo in Portogallo e Belgio,
Cover story
mentre in generale operiamo negli Stati Uniti, in Messico, a Panama, in Guatemala e in Cile. Perché avete deciso di penetrare il mercato italiano? Sicuramente per una questione di vicinanza culturale e gastronomica. E poi, anche perché molti clienti italiani in Spagna, prevalentemente turisti, ci chiedevano di venire nel vostro Paese. A fronte di ciò, cui sono seguite specifiche ricerche di mercato, abbiamo appurato che c’era una forte domanda inespressa. Con quali modalità e tempistiche avete quindi avviato e portato avanti il progetto “Italia”?
Tale progetto è partito circa 5 anni fa, è stato necessario molto tempo perché oltre alle già citate analisi di mercato è stato necessario trovare i franchisee idonei ad aprire i primi locali. Per entrare nel Belpaese avete cambiato/adattato leggermente il format oppure lo avete lasciato invariato? Il format è esattamente lo stesso, mentre abbiamo adattato un po’ il nostro menu al gusto italiano. Per esempio nel primo locale, aperto a Ponte Milvio un paio di anni fa, abbiamo introdotto un montaditos di porchetta: aprire un punto di ristoro
a Roma senza includere un panino di porchetta era impensabile. Con questa variazione abbiamo dato il segnale ai clienti romani che ci avviciniamo un po’ al loro gusto. Un’ulteriore piccola differenza con la proposta in Spagna si annovera per la birra: pur restando nel portfolio di Heineken, qua si commercializza la Moretti. A quanto ammonta l’investimento iniziale per aprire un locale 100 Montaditos? Circa 250mila euro per l’adeguamento di un locale da 250 metri quadrati. Tuttavia l’importo dipende molto dal suo stato al momento della consegna e dalla metratura. Ci sono quindi tante variabili. E quanto tempo occorre per ammortizzarlo? Meno di tre anni. A fronte quindi di un fatturato annuo che si attesta su quale cifra? Circa un milione di euro. Come si presentano i canoni di affitto nei centri commerciali italiani rispetto a quelli in Spagna? In media sono leggermente più eco-
nomici della Spagna, soprattutto al Sud dove i canoni sono più bassi che al Nord. Se guardiamo ai mall di livello prime i valori sono praticamente identici in Italia, Spagna e in altri paesi perché le proprietà e le gestioni sono le medesime. Nel merito delle differenze del comparto tra Italia e Spagna, quest’ultima ha visto uno sviluppo immobiliare molto forte tra il 1998 e il 2008, per cui i centri sono sicuramente più nuovi e spesso dotati di formule di intrattenimento come il multisala. Nella ricerca delle location, che lei stesso ha indicato come determinanti, come supportate i vostri franchisee? Abbiamo un ufficio immobiliare che si occupa esclusivamente della ricerca dei locali per i nostri affilliati: c’è una persona incaricata per la zona Nord, una per il Centro/Sud e un’altra solo per i centri commerciali. Noi ci occupiamo di tutto: questo è un business in franchising chiavi in mano. Dal nostro punto di vista uno sviluppo in franchising ha senso solo se tutto è controllato e fornito da noi. Tuttavia i licenziatari possono offrire il locale e svolgere una loro ricerca, soprattutto nelle città medio piccole dove è più difficile controllare il mercato immobiliare. A. P.
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r&f Resoconto fiere
Salone del Franchising, parola ai protagonisti Emanuele Camori responsabile franchising di Kasanova «Kasanova, la sintesi della nostra esperienza» Oltre a Kasanova, i nostri marchi sono Kasanova+, Co.Import, l’Outlet del Casalingo, Italian Factory che sviluppiamo negli outlet in collaborazione con Foppapedretti, la nuova insegna La Casa sull’Albero appena inaugurata al Valdichiana Outlet Village e Le Kikke di Kasanova, un format che apriremo nelle Grandi Stazioni e negli aeroporti, con il primo opening a novembre. Kasanova, forte di 21 anni di attività, è l’unico che diamo in affiliazione. Ad oggi i punti vendita Kasanova sono 200, la metà in franchising, mentre sono oltre 300 i locali compresi gli altri brand. Lo sviluppo al momento avviene in affiliazione commerciale
nerale siamo molto soddisfatti delle performance di Kasanova: dal 2012 abbiamo virato dalla lista nozze al prodotto utile al giusto prezzo, e questo ci sta premiando. Emanuele Camori
per quanto concerne Kasanova, mentre la casa madre spinge Kasanova+, format più grande e d’immagine, in tanti centri storici e nelle gallerie più importanti. Parallelamente procede anche un percorso di aperture dirette di Kasanova. A noi piace pensare che già nel primo anno il negozio si debba mantenere, che autofinanzi l’attività con il flusso di cassa, mentre spalmiamo i costi di arredo in 5/6 anni. In ge-
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Andrea Demaggio amministratore delegato di (In)Estasy Profumerie «Contratto di distribuzione e fornitura» Siamo un’azienda giovane, nata circa un anno e mezzo fa, ed abbiamo 55 negozi sul territorio nazionale più uno in Spagna che abbiamo aperto un anno fa. È stato uno dei primi: un affiliato che abbiamo conosciuto in fiera. Abbiamo 150 fragranze all’in-
terno del negozio più profumi d’ambiente, saponi al taglio, creme bio, varie referenze di cosmetica naturale e non. Per quanto riguarda i punti vendita le metrature variano dai 25 ai 50 mq, come modello diamo arredamento più prodotto a 25mila più Iva. Che la dimensione del locale vari tra queste metrature non cambia: il costo di arredamento rimane di 12.500 euro e altrettanto quello del prodotto. Il nostro è un contratto di distribuzione e fornitura, quindi non è un franchising e non ci sono royalties né fee di ingresso. L’affiliato ha un’esclusiva di zona e può commercializzare solo prodotti marchiati (In)Estasy. I centri commerciali in cui siamo presenti sono Piazza Paradiso
a Collegno (TO), La Corte Lombarda a Bellinzago Lombardo (MI), Cassino al Panorama, l’outlet di Mondovicino a Mondovì (CN) e Le Spighe a Crotone. Le prossime aperture saranno 1012 entro fine novembre.
Andrea Demaggio
Cover story di forte passaggio, non necessariamente il centro città, ma anche all’interno di centri commerciali. L’investimento iniziale per affiliarsi è di 28.500 euro con cui si riceve un negozio completo. La cifra esclude la marce. Per ora siamo presenti solo in Italia, dove riteniamo che ci sia ancora molto da fare, e ci stiamo preparando per l’internazionalizzazione, che affronteremo nel 2016 a partire da marzo partecipando alla fiera del franchising di Parigi. Per l’estero la formula sarà quella del master franchising.
Filippo Muradore responsabile sviluppo franchising di Invidiauomo «Il vantaggio per i franchisee: il conto vendita» La nostra rete conta 53 punti vendita di cui 16 diretti, sia in Italia sia all’estero. Sviluppiamo nei centri commerciali e adesso attenzioniamo anche i centri storici e le posizioni a vocazione
Filippo Muradore
turistica. Lo sviluppo diretto si concentra solo all’interno di shopping center, in quanto è il primo canale che abbiamo sviluppato ed è quello più performante. Ai franchisee diamo come vantaggio principale la formula del conto vendita, per cui la responsabilità del prodotto rimane in capo all’azienda e l’affiliato paga sostanzialmente solo la parte venduta, trattenendo per sé il 42% dell’incasso anche quando si tratta di promozioni o saldi. Il punto vendita tipico di Invidiauomo si articola su 50-60 mq più un piccolo deposito, che non deve essere grande perché noi volgiamo un rifornimento settimanale: attraverso software sappiamo infatti tutto ciò che viene venduto. In questo mo-
mento siamo focalizzati soprattutto sulla Lombardia, poi su Veneto, Toscana, Piemonte ed Emilia Romagna, mentre i progetti più importanti a cui stiamo lavorando sono a Shangai, dove apriremo il mese prossimo (a novembre, ndr) e il quarto negozio su Milano, nel centro commerciale Brianza a Paderno Dugnano. Roberta Bolchini responsabile della comunicazione di 101Caffè «Pronti per l’internazionalizzazione» Siamo presenti con 50 punti vendita nella Penisola, con metrature standard di 30/40 metri quadrati. Il marchio si occupa di negozi in franchising specializzati nella vendita del caffè in cialde e capsule. Quindi di tutto quello che riguarda il mondo del porzionato, ma anche di caffè in grani e macinati. Commercializziamo inoltre bevande alternative, tutto ciò che si può incapsulare, come tè, ginseng, orzo, infusi e cerali. Nel negozio 101Caffè il cliente trova una vastissima scelta di caffè proveniente solo da torrefazioni italiane selezionate da noi: comune denominatore di tutti questi fattori è la qualità. La nostra presenza è nelle vie
Roberta Bolchini
Giuseppe Tatarella amministratore delegato di Tata Italia «I negozi nei grandi mall, driver per pubblicizzare il franchising» L’azienda nasce con la formula del retail diretto, ma da due anni ha iniziato un progetto in franchising. Siamo già a 20 aperture e altre 10 ce ne saranno nei prossimi tre mesi. Tale progetto è partito molto bene, a fronte di un’esperienza consolidata: disponiamo infatti di 50 negozi diretti già da 10 anni. Complessivamente abbiamo in previsione ulteriori punti vendita sia diretti, con posizioni in centri commerciali tra cui Arese, MondoJuve e
Giuseppe Tatarella
Laurentino, sia in franchising, rispetto a cui siamo attenti soprattutto ai centri storici con metrature più ridotte. È la prima volta che partecipiamo al Salone, e lo facciamo con uno stand che ricalca un negozio da 100 mq: sono presenti il nostro portale di ingresso, gli arredi, le gondole, il perimetrale e la zona cassa. L’opportunità del franchising l’abbiamo colta appieno in quanto crediamo che sia vincente la sinergia tra Tata Italia, con il suo know how, e l’affiliato, che conosce
bene il proprio territorio. Complessivamente, quindi, il centro commerciale di fascia A è il driver per pubblicizzare il progetto franchising. Guardando ai dati, chiuderemo l’anno con un +30% e oltre 50 milioni di sell out nel 2015. Nicola Fusillo direttore commerciale di Mafrat spa «Contenitori con diversi marchi: total look per bambino» Quore è un franchising molto particolare perché è un contenitore con diversi marchi, che sono tutte le linee prodotte e distribuite da Mafrat: ci sono sia la nostra private label My Collections sia le nostre licenze, che
Nicola Fusillo
sono prestigiosi brand come Ferrari, Gianfranco Ferrè e Laura Biagiotti. Quindi abbiamo una varietà di insegne con diverse fasce prezzo e con una tipologia di prodotto molto varia, che va dall’abito da cerimonia a quello più informale, tra cui quello sportivo e i costumi da mare. Un total look per bambino. I negozi sono minimo di 70 mq, sono ubicati nei centri cittadini, con un bacino d’utenza di almeno 25mila abitanti, e in qualche centro commerciale. Arriveremo a una settantina di negozi entro fine anno: abbiamo aperto a Bologna a inizio autunno, a Latina di recente, poi avvieremo in Sicilia due punti vendita entro Natale. Stiamo sviluppando in questo momento soprattutto il centro Italia, con il Lazio e la Campania, e sicuramente riprenderemo in Riviera adriatica. Tutti i locali in apertura sono in franchising, mentre realizzeremo probabilmente dei flagship nel centro di Roma e di Napoli. A.P.
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Comunicazione pubblicitaria
L
e chiamano differenze inventariali, ma sono comuni taccheggi, furti e infedeltà dei dipendenti o dei fornitori a costare fino a 5,37 miliardi di euro ai punti vendita italiani. L’1,01% di un fatturato che diventa sempre più difficile generare. E come il retail, molti altri segmenti industriali, residenziali e del terziario sono penalizzati da attività criminali più o meno pervasive. Con Hikvision, il negozio come qualunque altro ambiente è controllato da un occhio sempre vigile, instancabile, fedele. L'occhio elettronico del numero uno al mondo nel settore videosorveglianza.
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di benzina, stadi, scuole, industrie, mezzi di trasporto, casinò, abitazioni private: gli impianti di videosorveglianza Hikvision monitorano e prevengono il crimine in qualunque scenario, in ogni parte del
mondo, con soluzioni personaliz- trazione nel mercato, che le è valsa zate e studiate appositamente per la leadership mondiale per le tecnologie di videosorveglianza. Hikogni tipologia di clientela. vision vanta infatti oltre il 16% di market share a livello globale, colChi è Hikvision Hikvision progetta e realizza solu- locandosi al posto numero 1 nella zioni complete per la videosorve- top ten delle imprese del settore. glianza: dagli apparati di ripresa Elemento chiave della crescita di a quelli di registrazione, passando Hikvision è la sua natura di comper i software di gestione video. plete solution provider e, prima anCon oltre 14.000 dipendenti in cora, il suo eccezionale impegno tutto il mondo, dei quali 5.400 in- in ricerca e sviluppo. Due immensi gegneri dedicati a ricerca e sviluppo, siti produttivi altamente automaHikvision opera a livello globale tizzati assicurano infatti una procon 14 filiali nazionali. Grazie alla duzione giornaliera di 110.000 tesua gamma completa di soluzioni lecamere e 25.000 prodotti di back end to end, Hikvision ha vissuto end. Particolare attenzione è posta una rapidissima e profonda pene- alla qualità dei prodotti, che viene
Solido, focalizzato, innovativo, affidabile, presente Hikvision è un partner solido. La sua profonda stabilità economica e le sue importanti capacità finanziarie, per gli utenti finali diventano sinonimo di affidabilità tecnologica e di continuità aziendale. Permettono infatti di costruire partnership altrettanto solide e durature, e quindi di salvaguardare gli investimenti anche nel lungo periodo. Hikvision è un partner focalizzato sul mercato della sicurezza. Molte aziende del settore provengono da settori consumer, per i quali la sicurezza non è che una business unit di ridotta importanza. Hikvision è invece nata per produrre sicurezza, ne conosce in profondità il mercato e investe massicciamente nella ricerca di tecnologie e applicativi specifici, perché la sicurezza è l'unico focus del suo business. Hikvision è un partner profondamente innovativo, che vanta una notevole capacità di sviluppare tecnologie all’avanguardia, grazie ai 5.400 ingegneri dedicati costantemente all’innovazione di prodotto. Le scelte produttive di Hikvision sono frutto di un attento ascolto del cliente e dei suoi bisogni concreti e specifici per ciascuna tipologia di clientela. Hikvision è un partner affidabile. La sua elevata capacità produttiva è accompagnata ad una qualità fatta di test di controllo regolari ed estremamente accurati, elevata attenzione al cliente e assistenza in tutte le fasi del processo. Perché affidabilità tecnologica e reputazione sono i presupposti di partenza per costruire delle partnership durature e soddisfacenti. Hikvision, infine, è anche un partner presente. Un nutrito team di persone operative sul territorio italiano, una logistica forte che garantisce consegne veloci e puntuali, assistenza tecnica costante e altamente professionale, che estende la qualità del servizio dal Vendor al fino al Cliente Finale: tutto questo è Hikvision. Un partner che garantisce sicurezza e salvaguardia dell'investimento. controllata, testata e assoggettata vaguardare un investimento in sia severi processi certificativi. curezza, in una logica e con un approccio del lungo periodo, è neLa forza dei numeri cessario costruire delle partnership I numeri di Hikvision riflettono tecnologiche solide. Ciò significa un'organizzazione focalizzata e de- scegliere fornitori robusti, affidabili, dita al risultato, la cui crescita con- votati all'innovazione, con elevata tinua si deve non solo alla capacità capacità produttiva, ampiezza di di innovazione e all'offerta di solu- gamma, time to market, solidità fizioni verticali integrate, ma anche nanziaria. I numeri del produttore alla qualità costruttiva e all'espan- numero 1 al mondo garantiscono sione della rete di vendita e di ser- questo e molto altro. vizio a livello territoriale. Hikvision si propone infatti come punto di ri- Hikvision Italy ferimento “glocal” per il mercato Anche in Italia, in pochissimi anni della sicurezza. Del resto, per sal- di attività, Hikvision ha acquisito
una posizione di leadership, letteralmente decuplicando il fatturato negli ultimi quattro anni. Nel solo 2015 sono state vendute 200.000 telecamere e 41.000 sistemi di registrazione, che hanno assicurato ad Hikvision Italy una crescita del 100% rispetto al 2014. Questi successi sono frutto di una solida presenza sul mercato locale ma anche di una leadership “umana” nel settore sicurezza, basata sulla profonda coesione e sull'elevata professionalità del Team, vero valore aggiunto della squadra Hikvision Italy. Metteteli alla prova.
r&f Parola di Cristian Biasoni
Cristian Biasoni, 44 anni, friulano di origine e milanese d’adozione, dopo la laurea in Ingegneria Meccanica presso l’Universita di Padova, ha iniziato la sua carriera professionale nel Gruppo Danieli di Udine come Sales Manager nella Divisione Engineering per l’Europa, il middle East e il Sudamerica. Nel 2003, dopo aver conseguito un Master in Business Administration presso la SDA Bocconi a Milano, e stato assunto nel Gruppo Techint e successivamente, nel 2006, e entrato a far parte del Gruppo Dmail, quotato alla Borsa di Milano, dove ha ricoperto diversi incarichi crescenti fino a diventare AD. Nel luglio 2014 e entrato in Chef Express come Direttore Generale.
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CHEF EXPRESS: «presto due nuovi concept a Termini: pronti per il Giubileo»
A
pprodato a Castelvetro di Modena nel luglio del 2014, quando è stato nominato direttore generale di Chef Express S.p.A., lo scorso 30 ottobre Cristian Biasoni è diventato amministratore delegato dell’azienda in portfolio al Gruppo Cremonini. Il top manager affianca alla guida Valentino Fabbian, che mantiene l’incarico di presidente. Chef Express, che nel 2014 ha realizzato ricavi per 493,6 milioni di euro, è la società che coordina tutte le attività di ristorazione del Gruppo Cremonini ed è attiva nei segmenti della ristorazione in concessione e commerciale. In particolare, nel settore della ristorazione in concessione in Italia ha 326 punti vendita e opera nel mercato dei buffet di stazione, con 47 scali ferroviari di cui 11 nelle grandi stazioni, nella ristorazione autostradale, con 43 aree di servizio, e in 9 aeroporti. La società possiede sia marchi propri come Chef Express, Mokà, Mr. Panino, Gourmé, Gusto Ristorante e Bagel Factory, sia marchi in licenza, come McDonald’s, Rossosapore, JuiceBar e Amor di Patata. Nella ristorazione commerciale controlla Roadhouse Grill, la catena di steakhouse che in virtù delle cinque aperture pianificate entro l’anno supererà quota 70 locali in Italia. Della nomina a nuovo AD di Chef Express e soprattuto dei suoi progetti per il futuro abbiamo parlato direttamente con Cristian Biasoni. Partiamo dalla sua recente nomina ad amministratore delegato di Chef Express Spa. Quando è entrato in azienda questo era già un percorso pianificato oppure nel periodo di circa un anno trascorso in qualità di direttore generale si sono create nuove opportunità e nuovi scenari che hanno favorito la sua ascesa? Non c’era un percorso pianificato: sono entrato come direttore generale e nell’ultimo anno e mezzo sono maturate le condizioni per la mia nomina come AD con tutte le deleghe operative. Ristorazione in concessione e ristorazione commerciale, Italia ed estero: quali sono nello specifico le sue priorità nel breve e medio termine? Per quanto riguarda il mercato in concessione in Italia intendiamo intensificare la nostra presenza in autostrada e nelle stazioni ferroviarie, dove siamo leader di mercato, senza però tralasciare il canale aeroportuale dove vantiamo presenze importanti sui primari scali italiani come Fiumicino,
Ciampino, Malpensa e Linate. All’estero, nel medio periodo, abbiamo piani di espansione nella ristorazione commerciale e in concessione in tutti i paesi in cui siamo già presenti con il servizio di ristorazione on board. Può dirmi quali sono i comparti che al momento vi danno maggiore soddisfazione e quelli invece di maggiore criticità? Il 2015 è stato nel complesso un anno positivo per Chef Express: in particolar modo siamo orgogliosi del lavoro di riorganizzazione nel canale autostradale, che ci sta portando grandi soddisfazioni. Il 2015 per Chef Express è quindi un anno di crescita dei fatturati? La presunta o reale ripresa dei consumi la state sentendo oppure no? Confermo che sentiamo la ripresa e che chiuderemo l’anno con un fatturato in crescita rispetto al 2014. Di grande attualità questo autunno sono sicuramente i bandi di gara autostradali. A quanti avete partecipato, quali i più importanti e quali sono le vostre aspettative in termini di nuove aree di sosta da gestire? Nel canale autostradale Chef Express attualmente ha una presenza significativa: parteciperemo a tutte le gare utili per consolidare la nostra quota di mercato. Guardando alle grandi stazioni, dove siete presenti, in questi ultimi mesi i riflettori sono puntati sui lavori a Roma Termini, in vista del Giubileo. Mi può dare una sua opinione sui nuovi spazi che saranno riservati alla ristorazione, nonché raccontarmi i vostri obiettivi di performance in vista di un evento così importante? Voi introdurrete novità nei vostri locali in quel contesto? I nuovi spazi retail della stazione di Roma Termini, la cosiddetta “Piastra”, rappresentano un‘opportunità di grandissima importanza e visibilità anche per la qualità architettonica del progetto. L’inaugurazione dei nuovi spazi è prevista per il prossimo 8 dicembre, in concomitanza con l’apertura del Giubileo, e nel 2016 saremo il primo operatore food ad aprire con due nuovi format che abbiamo studiato ad hoc. Tutto questo per noi è motivo di grande vanto e soddisfazione, anche perché sug-
gella una partnership ormai “storica” con Grandi Stazioni. Non dobbiamo dimenticare poi che siamo il primo player del network Centostazioni e seguiamo sempre con interesse tutte le occasioni di sviluppo anche in questa rete. Infine, per quanto riguarda il Giubileo, ci attendiamo senz’altro un intensificarsi dei flussi su tutto il bacino di Roma e dintorni e ci stiamo preparando in tal senso. Restando in ambito travel retail, passando però al segmento aeroportuale, quali sono i vostri progetti? In quali scali e con quali marchi intendete concentrare i vostri sforzi? Negli ultimi 18 mesi abbiamo fatto un grandissimo lavoro di razionalizzazione e ampliamento del nostro portafoglio format, anche e soprattutto per rispondere alle richieste di un canale sofisticato come quello aeroportuale che necessità di un’offerta sempre più diversificata: questo con l’intenzione di aumentare la nostra presenza, in particolare negli scali di Roma e Milano. A tal proposito segnalo che proprio a Malpensa, in uno spazio a noi già assegnato del Terminal 1, a dicembre inaugureremo una versione 2.0 di uno dei nostri format più innovativi. Chef Express sviluppa inoltre alcuni marchi in licenza: proprio su questo fronte quali sono i numeri del vostro network e in cosa consiste il vostro piano di crescita? Lo sviluppo di marchi e concept in franchising è una parte importante del nostro business: basti pensare che queste attività nel 2015 valgono circa il 13% del fatturato. Ad oggi abbiamo 12 ristoranti McDonald’s, 9 healthy bar JuiceBar, 6 corner Alta Norcineria Renzini, 5 pizzerie Rossosapore e recentemente abbiamo aggiunto 2 Amor di Patata: street food con patate fresche fritte in “coppi” per il passeggio. Aggiungo poi che a breve inaugureremo un nuovo concetto sviluppato in partnership con un operatore leader nel settore lattiero caseario. Per chi come noi opera nella concessione lo sviluppo di nuovi marchi e concetti è fondamentale e passa anche per il franchising: ci serve a rispondere con la massima flessibilità alle richieste degli enti concedenti e di un mercato in continua evoluzione. Con i franchisor poi creiamo vere e proprie partnership: con noi trovano tutte le garanzie di standard qualitativi e di servizio necessari alla giusta tutela e sviluppo dei loro marchi. A.P.
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r&f
Destinazione
NaturaSì B
iologico e business nell’immaginario collettivo sono difficilmente assimilabili: il bio viene considerato spesso ed erroneamente un mercato un po’ ‘dilettantesco’. In realtà non solo il settore è in espansione (+16% nei primi mesi del 2015), ma è ormai radicato nei consumi degli italiani (20% delle famiglie coinvolte). Dati Nielsen per Assobio. Ci ha pensato la storica catena di market NaturaSì a mettere d’accordo questi due concetti apparentemente antitetici. Infatti il marchio veneto ha recentemente riorganizzato e rafforzato la sua struttura con l’ingresso nella società di un big dell’imprenditoria italiana come Renzo Rosso (Diesel) con la sua Red Circle Investements al 26,07%, che va a dividersi la proprietà con la Libera Fondazione Antroposofica Rudolf Steiner (azienda agricola biodinamica San Michele di Conegliano), che con la sua Ariele Holding (dal nome del primo negozio aperto a Conegliano nel 1985 dall’attuale presidente, nonché fondatore, di EcorNaturaSì, Fabio Brescacin) ha una fetta del 38,21 per cento. Altro socio di peso è la famiglia Paravicini Crespi (titolare dell’azienda agricola
biodinamica Cascine Orsine di Bereguardo) che con Alpa si ferma al 27,03%, lasciando a Giorgio Rossi Cairo, imprenditore e proprietario dell’azienda agricola biodinamica La Raia di Novi Ligure, attraverso Forever (la società di investimenti di famiglia), il restante 8,69 per cento. Una compagine societaria solida e diversificata su cui l’azienda di Verona punta per espandersi, partendo da una storia iniziata 30 anni fa con la nascita di una piccola cooperativa a Conegliano Veneto, che diventa nel 1998 Ecor spa, con l’obiettivo di sviluppare la distribuzione bio al dettaglio. Da qui, dopo una lunga collaborazione, si arriva a un primo scambio azionario nel 2005 con NaturaSì, frutto di un progetto avviato a Verona nel 1992 (ex Istituto Italiano di Reforming con il primo supermarket bio Naturalia aperto nella città di Romeo e Giulietta l’anno dopo) per la creazione di una rete di supermercati biologici. Il fidanzamento, poi, viene concluso con il matrimonio: la fu-
ciativo tra negozi biologici, l’acquisizione di Baule Volante, storica azienda bolognese distributrice del biologico e la conduzione di un’importante azienda agricola bio Fattoria Di Vaira nel Molise. Il supermarket del bio è in tutt’Italia
sione tra le due società avviene nel 2009 e nasce EcorNaturaSì spa. In mezzo la creazione del marchio B’io, divenuto poi CuoreBio, progetto asso-
NaturaSì RETAIL in pillole Data di nascita Proprietà Sede Management Business Retail
2009 nasce EcorNaturaSì spa, per la fusione di Ecor spa (1998) e NaturaSì (primi anni '90) Ariele Holding spa 38,21%, Alpa srl 27,03%, Red Circle Investements srl 26,07%, Forever 8,69% Verona Fabio Brescacin, presidente e fondatore Produzione con marchio, distribuzione e vendita al dettaglio di prodotti bio anche attraverso la catena di supermarket NaturaSì Più di 160 punti vendita con insegna NauturaSì in Italia (2 in Spagna). Circa 300 negozi indipendenti associati nel progetto CuoreBio Fonte aziendale
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Tanto per capire il potenziale distributivo basta andare a dare un occhio ai numeri dei due principali centri logistici. Sia per i negozi a marchio del gruppo, sia per gli associati al network bio la sede di San Vendemiano (TV) garantisce 4mila referenze a catalogo e serve un migliaio di negozi, mentre la controllata da Gruppo Baule Volante a Bologna serve, con 3.500 referenze, almeno 2.500 punti vendita tra erboristerie e piccoli negozi specializzati. Il tutto, ovviamente, con processi distributivi con minimo impatto ambientale per tenere fede alla mission aziendale. Cifre importanti convalidate da quelle relative al brand di supermercati di prodotti naturali e bio NaturaSì fondato nel capoluogo scaligero: più di 160 punti vendita affiliati in Italia e un paio in Spagna (dal 2000), presente nelle maggiori Fonte aziendale città con superfici dai 300 mq in su in
con i suoi 26 (8 Bologna, ma anche 6 Modena). Il Lazio è quasi solo Roma, poi la Toscana che supera la decina, mentre la Puglia e il Piemonte (nonostante i 5 di Cuneo) si fermano a 9. La maggioranza dei ‘supermercati del bio’ è in franchising (poco più del 60% della rete), con una predilezione netta delle location nei centri urbani, mentre nei centri commerciali le insegne fanno capolino solo in alcuni casi particolari. Bio fa rima con Business
linea con il flagship store di Porta Lodovica a Milano (350 mq) aperto un anno fa e un’offerta di almeno 4mila prodotti bio certificati. Tra l’altro va segnalato che nel negozio milanese il brand veneto ha elaborato il format, lanciando la possibilità di un punto di ristoro, ovviamente bio, all’interno del supermarket stesso adeguandosi alla tendenza europea e americana di abbinare i prodotti sugli scaffali alla possibilità di consumarli direttamente in loco. Il progetto ha buone potenzialità e potrà essere sviluppato adeguatamente nella catena, soprattutto nelle location metropolitane più ‘trendy’, ma anche all’interno, laddove si decidesse di sviluppare mag-
giormente il canale, degli shopping mall. Tornando al network di negozi, è sotto gli occhi di tutti l’espansione vertiginosa dei punti vendita: infatti, nel 2014 le insegne sul territorio nazionale si fermavano a 120. A dare una mano a questo sviluppo anche una diffusa campagna pubblicitaria con una rinnovata immagine grazie al recente (primavera di quest’anno) nuovo marchio che sostituisce la storica coccinella con una lemniscata a forma aperta simile a un germoglio o a un cuore, con il nuovo claim ‘Bio per vocazione’ al posto del vecchio ‘il supermercato del Bio’. Quest’autunno la società, a fronte di una crescita del mercato del settore,
prometteva per bocca del direttore generale Roberto Zanoni un investimento notevole per l’aumento del network di una decina di unità che si uniscono all’apertura di più di un anno fa dell’e-commerce, che a sua volta sembra andare molto bene, nonostante la giovane età. Nei negozi con l’insegna del gruppo, si possono trovare oltre a prodotti di varie marche, anche 80 referenze col brand della catena, mentre 500 sono i prodotti di Baule Volante e 400 quelli di Ecor. Complessivamente i prodotti a listino l’anno scorso erano più di 5.700, di cui 4.800 a listino EcorNaturasì e i restanti esclusivi Baule Volante. Ai supermarket NaturaSì va poi aggiunto CuoreBio, network che raggruppa circa 300 negozi associati, dislocati soprattutto in centri di medie e piccole dimensioni. L’azienda, tra l’altro, si è specializzata nell’intero processo produttivo e quello che troviamo sui banconi dei supermarket della catena veneta a marchio del gruppo proviene dalle aziende agricole gestite dalla società stessa con una copertura precisa dei prodotti sui punti vendita specializzati sul territorio. La rete di insegne NaturaSì copre abbastanza capillarmente tutto lo Stivale, con una predilezione per il Nord: la Lombardia è sul gradino più alto del podio come numero di punti vendita che sfiorano la quarantina, anche se Roma con i suoi 26 negozi batte Milano fermo a 19. Poi ovviamente il Veneto, dove il brand gioca in casa (Verona 7 pdv), e non male l’Emilia Romagna
A testimonianza che a Verona sono riusciti a unire bio e business ci sono i numeri dei bilanci. Se nel consolidato della società fondata da Brescacin il giro d’affari sfiora i 276 milioni di euro l’anno scorso (erano 230 due anni prima) e un utile di 6,7, mentre ci si aspetta una chiusura quest’anno che sfondi il tetto dei 300 milioni, il bilancio economico della EcorNaturaSì spa conferma un trend molto positivo: un fatturato di 215,5 milioni di euro che segna nel 2014 un netto +21% sull’anno precedente (ben oltre la crescita del mercato ferma al 12% circa) con un’ottima performance della controllata Baule Volante (quasi +27% a rete corrente). Da leccarsi i baffi il Valore aggiunto che si attesta a 66,2 milioni (+18% sull’esercizio precedente e 30,7% del fatturato complessivo), il MOL a 32,1 milioni (+23,9% sul 2014 e quasi 15% sui ricavi) e l’utile di 5,6 milioni (+1,1 milioni nel 2013). Vacche grasse che hanno aiutato anche il patrimoniale con la riduzione dell’indebitamento bancario e condizioni più favorevoli ai finanziamenti, anche se l’azienda ha investito non poco in nuovi punti vendita tramite società controllate o collegate supportate finanziariamente. il capitale investito segna +7,7% e positivo è il saldo degli investimenti in partecipazioni. Insomma, i numeri sono decisamente importanti, ma servono sempre più per mantenere e sviluppare la quota di un mercato, anche se in espansione, sempre più competitivo. Infatti sta crescendo il numero dei player, con anche l’ingresso di realtà europee (i francesi di Bio c’ Bon giusto per citarne uno) nel Belpaese. David Montorsi
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r&f Premium brand format
Moleskine, dal taccuino al tablet M
oleskine nasce come brand nel 1997, riproducendo il leggendario taccuino degli artisti e intellettuali degli ultimi due secoli, da Vincent Van Gogh a Pablo Picasso, da Ernest Hemingway a Bruce Chatwin: compagno di viaggio tascabile e fidato, l'anonimo taccuino nero aveva custodito schizzi, appunti, storie e suggestioni prima che diventassero immagini famose o pagine di libri amati. Oggi, il nome Moleskine identifica una famiglia di og-
Francesco Lepre getti di design: taccuini, agende, quaderni, borse, strumenti per scrivere, app, libri, oggetti per leggere, dedicati alla nostra personalità mobile. Compagni indispensabili dei mestieri creativi e dell'immaginario del nostro tempo, in stretta connessione con il mondo digitale. L'azienda nasce dall'esperienza di Modo&Modo, il piccolo editore milanese che nel 1997 ha creato il marchio Moleskine, riscoprendo e rinnovando una
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straordinaria tradizione. Nell'autunno 2006, Modo&Modo spa è stata acquistata da SGCapital Europe, ora Syntegra Capital, con l'obiettivo di sviluppare appieno le potenzialità della marca Moleskine, fino all'approdo in Borsa nel 2013. A raccontarci come il brand sta crescendo e ampliando la propria offerta, Francesco Lepre, global retail director. Quali sono le caratteristiche più importanti dei vostri format di punto vendita (metratura, assortimento, esposizione dei prodotti, ecc)? Il nostro format cambia in termini di dimensione a seconda del canale. Se parliamo di travel retail, che per noi rappresenta un settore molto importante, le dimensioni sono molto contenute, siamo sui 30/35 metri quadri. Spostandoci nell'high street, downtown, piuttosto che nei grandi mall le dimensioni crescono, ma non si superano i 75 metri quadri. Per quanto riguarda l'assortimento e l'esposizione, abbiamo sempre privilegiato l'aspetto funzionale. Gli store hanno una netta divisione per categoria. Molto è dedicato al paper, alle collezioni di oggetti cartacei, quindi taccuini, agende, album. Stiamo tuttavia rivedendo questo format perché c'è una forte estensione di gamma verso altre categorie, come le borse e le cover. Stiamo cercando di creare una shopping experience nuova, che porti a un inspiring journey. Il concetto
Il brand in pillole Anno di nascita del brand Proprietà Core business Headquarter Giro d’affari Paesi di sviluppo Canali di sviluppo Numero di punti vendita diretti Numero di corner nei negozi multimarca in Italia e complessivo Numero di aperture nel 2014 e 2015
1997 Syntegra Capital taccuini, agende, quaderni, borse, strumenti per scrivere, oggetti per leggere Milano 84,6 milioni di euro America, area EMEA, area APAC travel retail, hight street, shopping mall 41 a fine 2014 199 a settembre 2015 22 nel 2014, 20 nel 2015 Fonte aziendale
che vogliamo far passare è del viaggio come fonte di ispirazione che a sua volta ispira il viaggio. E recentemente abbiamo aperto un negozio in Cina dove si comincia un nuovo percorso, in cui il layout del negozio è organizzato per mindset sulle nostre colonne portanti e non per funzione, quindi abbiamo l'area heritage, l'area travel e l'area digital. Declinate i format in base al canale New York
(centri commerciali, outlet, aeroporti, stazioni ferroviarie, high street)? Il format rimane il medesimo. Chiaramente adeguiamo lo store al canale, in quanto alcuni prodotti tirano più di altri a seconda del luogo in cui si trova il negozio. In ogni caso, i più venduti sono ancora il paper, quindi taccuini ma anche agende e album; ma stiamo avendo un forte incremento per quanto riguarda la parte pelletteria e accessori da viaggio la cui crescita è a doppia cifra. Va da sé che tale crescita è giustifi-
Londra
cata dal fatto che è un progetto recente, quindi si parte da numeri bassi. Abbiamo da poco consegnato la prima collezione di borse e accessori in pelle e in più stiamo sviluppando tutta la parte di accessori per device con cover per smartphone, iPad ecc. Un altro elemento introdotto è il digital paper. Sono dei taccuini sviluppati con partner quali Evernote, Adobe e Livescribe, che interagiscono con i nostri device, facilitando JJeans il passaggio di idee tra la carta e il digitale. Con la penna Livescribe infatti si può scrivere sul notebook, appunto, e contemporaneamente la scritta compare sul proprio smartphone o tablet. Cambiano i vostri format se la gestione del negozio è diretta o in franchising? Non utilizziamo attualmente la formula del franchising, a eccezione di un piccolo store nell'aeroporto di Vienna. Tuttavia è un progetto in cui crediamo molto e che intendiamo sviluppare in
Milano quanto, soprattutto in alcuni Paesi, la gestione diretta è molto complicata da impostare, quindi avere un franchisee facilita le operazioni. Chiaramente, per aprirci al franchi-
sing vogliamo continuare a crescere e diventare sempre più credibili come franchisor. Quali tecnologie (sistemi di pagamento contactless, illuminazione a Led, sistemi di videosorveglianza, wi-fi, digital mirror, ecc) inserite nei vostri punti vendita? Stiamo partendo con un progetto di digitalizzazione dello store fisico attraverso il wi-fi ma anche con l'introduzione dei beacons. Abbiamo stretto diversi accordi con società del calibro di Evernote e Adobe. Vogliamo che il cliente arrivi a comunicare con lo store ovunque si trova. Come è cambiata negli anni la vostra strategia di sviluppo? La strategia di sviluppo è cambiata nel senso che siamo passati dal B2B2C al B2C attraverso store fisici ed e-commerce. Prima le collezioni Moleskine erano disponibili esclusivamente wholesale, attraverso corner all'interno di store multimarca, ad esempio in Feltrinelli. Oggi, abbiamo creato una rete di negozi di vendita diretta nei principali canali retail in Italia e nel mondo. Quali sono le ultime e le prossime aperture? A novembre abbiamo aperto a Grand Central Station di New York dove abbiamo avuto un ottimo riscontro fin da subito, e a Beijing, in Cina, al Parkview Green, un importante shopping mall. Le prossime aperture in pipe line sono all'aeroporto di Hong Kong e ad Harvard di fronte
alla famosa università americana. Disponete di un canale e-commerce? Come approcciate le vendite online e con quali riscontri? Come si affiancano tali strategie con il più classico brick & mortar? L'online è in fortissimo sviluppo. Attraverso la rete intendiamo offrire al cliente una sorta di negozio infinito in cui può disporre del catalogo in cui si possono trovare tutte le collezioni Moleskine. Tuttavia cerchiamo di non far perdere l'esperienza dello store fisico. Per esempio si può personalizzare il prodotto con le proprie iniziali, il nome, una frase. L'obiettivo è quello di creare un negozio online con relativi vantaggi (ad esempio è tradotto in 7 lingue tra cui il cinese), nello stesso tempo cerchiamo di non far perdere l'esperienza e i valori di brand. Abbiamo inoltre il progetto di una app in cui il cliente acquista online e per poi scegliere se ritirare nel negozio più vicino oppure ricevere la consegna, ma è ancora in fase di studio. Il Moleskine Cafè all'aeroporto di Ginevra dà il via a una diversificazione del business. In cosa consiste il progetto? Il progetto è quello di mettere insieme l'esperienza plugged e unplugged; ossia arrivare e relazionarsi con gli amici attraverso i propri device, oppure trovarsi in un mondo un po' più classico, dove ritrovare la quiete necessaria per le proprie riflessioni. Vuole essere l'anello di congiunzione tra la velocità della digitalizzazione e la tranquillità di un caffè. S.M.
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r&f Resoconto fiere
TFWA 2015: successo per la fiera, ma il settore frena L’annuale vetrina sull'industria del duty free e travel retail ha avuto la solita intensa affluenza, ma alcuni segnali di allarme sul calo del settore – per non parlare del consolidamento – hanno reso tutti un po’ più cauti
I
l TFWA World Exhibition & Conference di Cannes, l'evento più importante del settore duty free, ha chiuso i battenti con un calo di visitatori del 2% a 6.558 presenze, ma con i buyer che sono cresciuti del 2%, arrivando a 2.183, pari a circa il 33% del totale. E proprio i buyer sono la componente
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fondamentale dell'evento, in quanto rappresentano operatori e proprietari di duty free e travel retail di aeroporti, aerolinee, traghetti, navi da crociera e negozi di centri cittadini. La loro crescita quindi, alla luce delle grandi consolidazioni tra i maggiori retailer – con Dufry che ha acquistato Nuance lo scorso anno e una partecipa-
zione di maggioranza in World Duty Free ad agosto, così come Lagardère Travel Retail che ha completato l'acquisizione dell'americana Paradise, proprio durante la settimana della manifestazione – sottolinea il valore dell'evento di Cannes. Tuttavia, un altro motivo che giustificherebbe il numero crescente di
buyer è da individuare nel fatto che essendoci un periodo di calo e incertezza del settore, è diventato prioritario più del normale confrontarsi e contrattare con i fornitori. Tra nubifragi e fluttuazioni delle valute «C'è stato un tremendo vociare at-
torno all'evento, sia per le difficoltà che ha dovuto affrontare Cannes nei giorni precedenti, sia per quelle dell'industria nel suo complesso» ha dichiarato il presidente del TFWA, Erik Juul-Mortensen. Il suo commento era rivolto ovviamente alle tremende inondazioni che hanno devastato la Costa Azzurra due settimane prima dello show e alla situazione del settore in sé. È stato infatti sopraffatto da una serie di eventi negativi che vanno dalla crescita lenta dell'Europa al virus MERS in Sud Korea e l'Ebola in parte dell'Africa e forse, peggio ancora, le fluttuazioni delle valute nel mondo: dall'America Latina all'Europa, fino alla Russia, alla Cina e al Giappone. «Il lieve calo del numero totale di visitatori, paragonato ai numeri record della scorsa edizione, testimonia il difficile clima economico e geopolitico nel mondo di oggi» sempre Juul-Mortensen. Il Vecchio Continente fa da zavorra Alla conferenza che ha dato inizio ai lavori, lunedì 19 ottobre, da uno studio di Generation Research è chiaramente emerso che il settore, nella sua interezza, sta avendo un andamento negativo. Il travel retail ha registrato una crescita più lenta (+5,8%) già nel 2014, raggiungendo i 63,5 miliardi di dollari, contro una crescita nel 2013 che ha fatto registrare un +7,5 per cento. Il problema è che la crescita è svanita nella prima metà del 2015, e i primi dati
di Generation Research parlano di una contrazione dello 0,2%, trascinato quasi del tutto dall'Europa, che ha visto un calo nel primo semestre dell'anno del 9,3 per cento. Tuttavia, la situazione non è così terribile come può sembrare, perché uno dei principali motivi di questo calo è dovuto alla debolezza dell'euro nei confronti di un dollaro forte, che è la valuta utilizzata da Generation Research per le sue ricerche. Tuttavia, la tendenza generale del calo della crescita indica debolezza del mercato, ed è sottolineata da fatto che nei quattro canali che compongono il settore duty free, solo il business nei centri cittadini è attualmente in crescita, con un +4,3 per cento. Traghetti/navi da crociera, aerolinee e aeroporti hanno avuto un calo che ha shoccato l'intero pubblico di Cannes. Comunque vada, un successo A salvare l'umore dei visitatori è stato certamente lo spettacolo: un evento organizzato su 21.500 mq con 482 espositori, in crescita dai 475 del 2014, compre-
si otto yatchs di lusso nell'Harbour Village. Quarantotto di questi espositori, erano new entry oppure rientrati dopo aver disertato qualche edizione. Tra tutti, hanno esposto migliaia di prodotti declinati in tutti i settori di interesse del duty free: profumi e cosmetici, wine & spirits, moda e accessori, gioielleria e orologi, confectionery & fine food, gadgettistica, elettronica e tabacco. I delegati hanno avuto anche l'opportunità di partecipare a tre workshop da cui hanno avuto la possibilità di recepire importanti informazioni sull'andamento del mercato. In 145 hanno partecipato al Market Watch Workshop sulla situazione in Corea del Sud relativa alla MERS e alle sue conseguenze nel resto del mondo.
Sono stati invece 169 i partecipanti al workshop sull'inflight focus, mentre sono stati 90 ad assistere al primo TFWA research workshop realizzato realizzato sul retail online. A conti fatti, il TFWA World Exhibition rimane l'evento più importante per il settore duty free; ma proprio per l'elevato mix merceologico – compresa un'impareggiabile gamma di marchi del lusso – continua ad attrarre buyer provenienti da altri settori, a testimonianza del valore e dell'importanza attribuiti alla kermesse. La 32esima edizione del TFWA World Exhibition & Conference avrà luogo sempre a Cannes, ma sarà anticipata dal 2 al 7 ottobre. James Ross
Erik Juul-Mortensen
Cannes
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Dossier aeroporti
Malpensa T2: non chiamatelo low cost
Il sodalizio con EasyJet ha contribuito a far crescere sia il Terminal 2 sia il vettore, che ha superato i 7 milioni di passeggeri-anno. Sea ha saputo adattare la proposta commerciale a un cliente in continua evoluzione, e nel 2016 sarà operativo il prolungamento del Malpensa Express
L
e compagnie low cost muovono le masse, generano profitto e reinvestono negli scali più redditizi contribuendo all'ampliamento, come è accaduto a Bergamo Orio al Serio con Ryanair, o aumentando i voli e le destinazioni come sta accadendo al T2 di Malpensa con EasyJet. E proprio il T2 è stato protagonista del nostro Dossier aeroporti. Un terminal tenuto in ombra dal fratello maggiore T1 (oggetto di investimenti e lavori importanti in
questi anni, e fiore all'occhiello di Sea). Ma il sodalizio tra la società di gestione ed EasyJet, che hanno saputo canalizzare gli sforzi perseguendo un comune progetto di crescita, ha trasformato il terminal low cost in uno scalo dedicato a una compagnia aerea e riferimento non solo per chi vuole viaggiare a costi contenuti ma, grazie a destinazioni strategiche, anche per molti viaggiatori business. Sea asseconda questo scenario attraverso una caratterizzazione
Il terminal in pillole
del terminal sia in termini di brandizzazione, sia di servizi dedicati, oltre naturalmente ad adeguare la proposta commerciale non avio a un viaggiatore poliedrico, che non si muove solamente con uno zaino a spalle per un weekend, ma al contrario può avere una valigetta e andare in giornata a Londra per lavoro. Il fatto che il T2 sia un terminal dedi-
SEA – SOCIETÀ PER AZIONI ESERCIZI AEROPORTUALI 3.910 MQ 1.049 MQ 2.734 MQ 127 MQ 33 10 23 12 21
cato si intuisce già all'ingresso, dove cartellonistica e insegne riportano la scritta EasyJet e domina l'arancione, il colore di bandiera. La struttura in sé del T2 non è di design, è semplice e lineare, con una palazzina a sinistra dedicata agli uffici e accanto il Moxy Hotel, il fortunato esperimento realizzato da Inter Hospitality (gruppo Ikea) in colla-
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Dossier aeroporti borazione con Marriott international, costruito in blocchi prefabbricati e camere tutte identiche, di appena 17 mq, ma dotate di ogni genere di comfort e tecnologia. Landside: food vs non food cinque pari All'interno, nell'ampio salone in landside ci sono dieci attività commerciali, oltre naturalmente ai check-in EasyJet. La metà del retail qui è dedicato al food, con cinque insegne delle dieci totali. E a fare la parte del leone è MyChef che presidia sei locali equamente distribuiti tra airside e landside. In particolare, in quest'area è presente con un Gran Cafè e un Aroma
Cafè, adiacente a Rosso Sapore (format “ridotto” di Rossopomodoro). In realtà, queste due insegne sono gestite congiuntamente da Sea Services (società che fa capo a Sea) e MyChef e attualmente, per quanto riguarda Aroma Cafè, è in corso un'attività di rinnovamento finalizzata a migliorare la proposta e il servizio. Continuando con il food, alla sinistra degli snake che portano
Gates Area D1-5
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ai controlli di sicurezza, una scala conduce al piano superiore dove Autogrill gestisce Burger King a cui affianca un Time Cafè per variare l'offerta. Le attività non food in landside sono un Hudson News (presente anche in airside e agli arrivi con formula Hudson Cafè Bar) gestito da Dufrital; due corner di telefonia: Wind e 3, una piccola farmacia, SecureBag e un box per fototessere. Airside per tutti i gusti I controlli di sicurezza dalla posizione attuale, ci spiegano da Sea, saranno spostati di qualche metro all'interno del salone centrale per fluidificare le operazioni di accesso che attualmente, soprattutto la mattina presto, possono creare fino a 15 minuti di attesa. Una volta superati si accede a una piazzetta con un negozio di giocattoli: Toys Conte (i cui risultati positivi hanno spinto il gestore Portobello Baby Promotion a ingrandirsi affittando lo spazio confinante di un'attività in scadenza di contratto) e un altro della casa orologiera svizzera Swatch. Da qui, il percorso obbligato immette nel duty free walk trough di Dufry che occupa una superficie di 800 mq, a cui se ne aggiungono,
proseguendo, altri 250 del secondo Hudson News. Adiacenti al duty free trovano spazio una serie di corner che vanno dai gioielli e orologi all'abbigliamento femminile con Desigual, fino a borse e accessori di Eastpak e costumi Sundek. Terminato il duty free si imbocca un corridoio dove sul lato sinistro c'è un Gran Cafè snack bar di MyChef che propone anche PizzaChef e PastaChef, e di fronte un negozio Tosca Blu di abbigliamento femminile. Qui, una scala mobile conduce al primo piano area imbarchi, dove si incontra subito un Briciole Bar (sempre MyChef), caratterizzato dal tetto che riprende linee e materiali della parte terminale di un'ala di aeroplano. Dotato anche di sedute che affacciano sul piazzale dell'aeroporto, questo locale, per posizione e offerta di qualità (ci spiegano da Sea) realizza risultati molto importanti. A seguire, un altro brand che sta riscuotendo
Gates Area D7-12
ground floor
sempre più successo nel travel retail: Fedon, che produce borse e accessori in pelle con linee dedicate al travel e ai device. Sul lato opposto, Chef Express propone un format di cui ha recentemente acquisito l'esclusiva per la distribuzione: Juice Bar, una proposta healthy che sta ottenendo un ottimo riscontro sia in città sia nel travel retail. Accanto, un negozio Unieuro vende tecnologia e accessori, mentre sull'angolo, prima di svoltare a destra verso gli altri gate, c'è Boggi Milano, altro brand molto presente nel canale travel. Di fronte, una novità che è certamente più in linea con un pubblico low cost (anche se, a onor del vero, in coda al momento della nostra visita c'erano anche clienti in giacca e cravatta): Amsterdam King's Chips, un format molto di moda che propone le patatine fritte in stile olandese. Ma la vera particolarità, secondo noi, è che è stato bypassato il concetto classico di cassa introducendo due casse automatiche con touchscreen che rilasciano uno scontrino con l'ordine, eliminando anche il problema del contatto tra mani, denaro e cibo da parte degli inservienti. Dopo aver svoltato a destra, quindi, superato il negozio di moda uomo, un immancabile Venchi e Kiko make up Milano. Di fronte, è imminente l'apertura di Piquadro mentre accanto, operativo da tempo con buone performance, c'è l'intimo di Yamamay. Circa a metà del corridoio, a destra si scende verso gli imbarchi extra Schengen, dove c'è un Mokà di Chef Express. Proseguendo, invece, nel corridoio principale, dopo una piazzetta con delle vending machine, una piccola area gioco per bambini e delle sedute, si incontra un negozio di occhiali Nau!, e Parfois, brand portoghese di fast fashion molto apprezzato. A chiudere le attività commerciali è MyChef, con il Gran Cafè – Restaurant, dove oltre alla proposta snack bar, c'è la possibilità di sedersi ai tavoli che affacciano sul piazzale e ordinare con menu alla carta.
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Dossier aeroporti Conclusioni Questo è lo scenario che si presenta dal punto di vista delle attività commerciali. Ed è secondo noi un buon compromesso tra lo spirito low cost, un po' più giovane e con meno pretese, e chi invece gradisce un servizio più curato e brand noti. Un esempio su tutti, le patatine fritte nel cartoccio da una parte e il ristorante con menu alla carta dall'altra. Non ci sono marchi premium, non ce ne sarebbe motivo, ma ci sono esponenti noti e apprezzati, delle categorie merceolo-
giche più inserite nel travel retail. Nelle oltre 30 attività commerciali descritte, si può dire che non manca niente. E per quanto riguarda i servizi al passeggero, anche in questo caso non ci si può lamentare. Ad esempio dal 2012 è attivo lo shop and collect: gli acquisti fatti in aeroporto vengono lasciati in giacenza nel punto vendita e Sea successivamente si incarica di recuperare la merce e di renderla disponibile agli arrivi in contemporanea con il volo e tenendo in considerazione anche eventuali ritardi. Questo
sistema non è ovviamente un'esclusiva del T2, ma assume un particolare valore vigendo la politica per EasyJet del “one bag rules”. Durante le festività, inoltre, quando l'aeroporto è maggiormente congestionato, le famiglie con bambini hanno una corsia preferenziale con segnaletica dedicata. Malpensa per EasyJet è la seconda base più grande d'Europa dopo Gat-
wick; da qui raggiunge 49 destinazioni su base annua e ha appena prenotato tre slot, il che significa che gli aeromobili di base passeranno da 18 a 21, con sei nuove destinazioni: Manchester, Cracovia, Tolosa, Lille, Bilbao e Alicante (attive dall'estate prossima). Ma la novità più importante, probabilmente, è il nuovo collegamento. L'aeroporto di Malpensa, infatti, posizionato a nord-ovest di Milano, dista una quarantina di chilometri dalla città, e questa distanza è percorribile in mezz'ora con il Malpensa Express, un treno che parte dalla stazione di Cadorna (Ferrovie nord) dove confluiscono le due principali linee della metropolitana meneghina, la rossa e la verde. Tuttavia a oggi, il treno ferma la sua corsa al T1, da dove parte un pullman gratuito di collegamento che porta al T2. Ma questo iter è destinato a terminare. Sono infatti in corso i lavori per il prolungamento della linea ferroviaria fino al T2, che potrebbe essere inaugurata col “primo passeggero” nell'estate 2016. Questo vorrebbe dire un collegamento diretto tra il centro della città e il terminal EasyJet, senza interruzioni e senza attese; niente disagi dovuti al freddo o alla pioggia, soprattutto in fase di rientro in città, quando i voli atterrano la sera tardi e spesso bisogna attendere alla fermata l'arrivo del pullman che conduce alla stazione del T1. Insomma, anche il T2 sta vivendo il proprio momento di crescita e di sviluppo, che lo porterà ad affrontare con solide basi la fusione tra Sea e Sacbo... se ci sarà. Stefano Masin
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Comunicazione pubblicitaria
Lantmännen Unibake: amore per il bakery gamma del mercato di panini premium da hamburger e tante soluzioni innovative per l’HoReCa qualificato. Abbiamo avuto un breve colloquio con il direttore commerciale Italia, Giulio Anceschi, nel suo ufficio a Ravenna. Qual è la forza di Lantmännen Unibake? La nostra più grande forza è la passione nella ricerca di un ottimo prodotto ottenuto valorizzando il gusto e la lavorazione tradizionale unita con la più efficace tutela dell’ambiente. Operando in 42 paesi nel mondo possiamo contare su un’elevata expertise che ci permette ogni anno di offrire anche in Italia tanti nuovi prodotti collaudati con successo negli altri paesi europei.
Lantmännen Unibake è una cooperativa di 32.000 agricoltori svedesi ed è il secondo gruppo di bakery in Europa con 37 stabilimenti in 18 paesi. Ha più di 5.800 dipendenti dedicati alla creazione e produzione dei migliori prodotti da forno del mercato europeo. In Italia Lantmännen Unibake è conosciuta per l’alta qualità della viennoiserie e della pasticceria originale danese, la più ampia
Quali novità ci sono? Pastridor sta festeggiando il suo 30esimo compleanno e con questo marchio abbiamo appena lanciato una nuova gamma premium di pane per hamburger casual e veloci e speciali panini per hot-dog. Questa gamma di prodotti ha un ricco assortimento, un ottimo gusto e un’immagine premium, che consente anche all’esercente di ricavare dei margini migliori. Per portare queste innovazioni nel mercato abbiamo dei trend-watcher presenti in ogni metropoli nel mondo, grazie a loro possiamo garantire che i consumatori sono disposti a pagare un prezzo più alto per questi panini hamburger di qualità premium rispetto al normale panino fastfood. Pastridor firmerà anche una rinnovata gamma di pane rustico e panini ideali per rinnovare il mercato del fuori casa italiano. Il nome Schulstad invece risale al 1880 quando un giovane imprenditore di 32 anni, Viggo Schulstad, aprì una pasticceria nel centro di Copenaghen, vicino a King’s Square. In un mercato sempre esigente come quello danese e scandinavo, Schulstad Royal Danish
rappresentò fin dalla sua origine la scelta migliore per una pasticceria sfogliata e ricca di gusto, creandosi un’eccellente reputazione. Nel 2016 celebreremo anche in Italia i 135 anni di storia Schulstad con un’importante campagna di comunicazione tesa a consolidare la forza e l’immagine di grande qualità che già gode presso tutta la filiera nazionale. Schulstad sarà sempre di più una firma a garanzia di originalità di ricette nel rispetto della tradizione locale senza alcun compromesso nel gusto e nell'aspetto. Vi attendiamo nelle numerose fiere 2016 per farvi degustare le nostre novità, in primis a gennaio alla fiera Sigep-Rhex in Rimini. Come siete rappresentati in Italia? Le nostre prime vendite in Italia avvengo oltre 13 anni or sono, a opera di una primaria azienda di distribuzione di Padova che è tuttora un nostro partner tra i migliori in Europa coadiuvata da un agente belga che all’epoca fu il primo a credere e introdurre la viennoiserie al burro ed il marchio Pastridor nel mercato nazionale. Nel 2011 la svolta, quando ho avuto la responsabilità del mercato e ho aperto il nostro Ufficio Italia iniziando a selezionare una rete commerciale e di distributori in tutte le province con i quali abbiamo creato negli anni un legame forte e duraturo, spesso di esclusiva reciproca. Oggi il Team Italia Lantmännen Unibake è forte di 15 persone tra commerciali, marketing e chef che, tramite la piattaforma logistica nazionale, curano un network di 82 distributori partner e le più importanti realtà della ristorazione commerciale per essere sempre più competitivi e presenti sul territorio comprese le nostre splendide isole. Prodotti originali danesi come Corona alla Mela o Maple Pecan Schulstad sono ormai una realtà di successo anche in regioni lontane dalla Danimarca come il Lazio, la Sicilia o la Puglia mentre grande successo ha riscosso in Calabria il nostro recente tour di presentazione della gamma di panini premium Gourmet Burger.
Contact details Giulio Anceschi giulio.anceschi@lantmannen.com Ufficio Clienti Italia 0544.418369 Website: www.lantmannen-unibake.it Email: info-it@lantmannen.com
r&f
Dossier shopping mall long life
Etnapolis, il primo conquistatore di Catania Inaugurato nel novembre del 2005, il complesso di proprietà Alis Immobiliare fu il primo mall di grandi dimensioni realizzato in Sicilia: 110mila mq di Gla per oltre 120 negozi. Da allora, la corsa sfrenata a nuovi sviluppi portò a uno stravolgimento dell’area competitiva. Ma i numeri di Etnapolis tengono
C
on un capitale sociale di 25 milioni di euro, nel 1998 fu costituita la Alis Immobiliare - controllata dalla Roberto Abate Spa, che a sua volta da oltre 50 anni opera nel campo della grande distribuzione con i marchi Famila, A&O e Ard Discount - che nello stesso anno acquistò i 55 ettari di terreno vicino a Catania, lungo la SS 121, su cui nel 2005 fu inaugurato il più grande shopping mall della Sicilia. Nonché uno dei più grandi ancora oggi del Paese. Etnapolis è un centro commerciale di portata regionale forte di una Gla di 110mila mq all’interno di un’area
totale da 270mila mq, e più di 6mila parcheggi a disposizione, in parte a raso e in parte in struttura. Il complesso include anche un multisala The Space, un tempo Warner Village, da 12 sale e 2.500 posti. L’investimento iniziale fu di 150 milioni di euro. Negli anni successivi furono realizzati attorno alla città etnea tre mall di grandi dimensioni: nel 2007 I Portali con 110 negozi su oltre 40mila mq di gla; nel 2010 Porte di Catania con 150 negozi su 52.500 mq di Gla; e nel 2011 Centro Sicilia con oltre 150 negozi su 100mila mq di Gla. La saturazione del bacino in termini di offerta retail, cui si ag-
giunse la crisi economica, portò a uno stravolgimento dell’area competitiva e degli equilibri locali, per cui Etnapolis passò dai circa 12 milioni di visitatori all’anno iniziali ai circa 10 attuali. Ma i numeri sono in aumento sia per quanto concerne i flussi, già arrivati nel 2015 a quota 9 milioni con il periodo natalizio ancora da venire, e il fatturato in crescita del 5 per cento. Inoltre, l’80% dei brand presenti al taglio del nastro è tutt’ora attivo nel centro, con le poche fuoriuscite che hanno interessato soprattutto gli operatori locali, e la vacancy è ridotta a zero. «Siamo stati il primo centro com-
merciale di grandi dimensioni da Roma in giù e rimaniamo uno dei più grandi d’Italia - ci spiega Salvatore Abate, titolare della Alis Immobiliare Spa - Purtroppo, dopo che abbiamo aperto noi, abbiamo assistito in poco tempo a una sorta di follia, che consiste nell’apertura di tanti mall su Palermo e Catania, città, quest’ultima, in cui ne sono stati realizzati altri due di grandi dimensioni. Tuttavia, per la zona in cui siamo inseriti abbiamo il monopolio di circa 150mila abitanti, e una parte molto elevata di residenti che abita in provincia deve proprio passare da noi. Inoltre, i benefici
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Dossier shopping mall long life
che questo centro commerciale sia stato disegnato da un architetto di fama mondiale, Massimiliano Fuksas, li stiamo vedendo dai risultati». Da segnalare, anche, il recente incarico a Cogest Retail per quanto concerne la ricommercializzazione del mall, mentre la gestione rimane
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Il progetto La proprietà insiste su un'area a forma regolare geometrica, che confina a Nord-Ovest con un terreno di forma geometrica regolare di proprietà Alis Immobiliare Cta Spa, in cui è presente una struttura alberghiera ancora in costruzione; a Nord, sempre di proprietà Alis Immobiliare Cta Spa con un terreno adibito alla
costruzione di un polo fieristico con destinazione d’uso attrezzature collettive; a Nord-Est con un terreno ancora di proprietà Alis Immobiliare Cta Spa con destinazione d’uso commerciale adibito alla costruzione di
un centro outlet; infine a Sud, SudOvest con la Strada Statale 121 che collega Catania a Palermo. Il complesso del Centro Commerciale Etnapolis è articolato su tre blocchi, amalgamati nel suo insieme, destinati
Il progetto in pillole
23 NOVEMBRE 2005 ALIS IMMOBILIARE CTA SPA 150 MILIONI DI EURO COGEST RETAIL PARCO + CENTRO COMMERCIALE REGIONALE EXTRAURBANA 110MILA MQ 123 10 IPERFAMILA/6.500 MQ CIRCA 75 EURO THE SPACE (12 SALE E 2.500 POSTI) 6.000 COPERTI
© Edifis Intelligence
in capo alla proprietà: «Abbiamo conosciuto Cogest Retail, nella persona dell’amministratore delegato, Carmen Chieregato, parecchi anni fa, anche in occasione di Mapic - ha proseguito Abate - Precedentemente ci eravamo affidati a un’azienda che poi decise di accettare incarichi da altri centri commerciali della zona, uno dei motivi per cui abbiamo colto l’occasione di rivolgerci a Cogest».
alla vendita tranne per il livello sotterraneo e il tetto, che sono utilizzati come parcheggio. I percorsi pedonali sono stati ridotti al minimo, permet-
tendo un forte beneficio da un punto di vista pratico, acustico ed estetico. Il blocco A è costituito da tre livelli, di cui quello a quota 248 m s.l.m. interrato e in parte fuori terra, di circa 34mila mq, destinato a parcheggio; quello sovrastante, di circa 28mila mq, è costituito da tre locali commerciali di superficie superiore ai 4mila mq, di cui uno di proprietà Leroy Merlin e uno di proprietà Papino, e due locali adibiti a centro fieristico di superficie superiore ai 3mila metri quadrati. Infine il terzo livello, di circa 30mila mq, è destinato a parcheggio. I vari piani risultano uniti da scale mobili e ascensori. Il blocco B è costituito da quattro livelli, anch’essi collegati da scale mobili e ascensori, di cui quello a quota
244 m s.l.m., interrato, di circa mq 34mila, è destinato a parcheggio. Il secondo, di circa 34mila mq, è composto da 60 negozi (abbigliamento, cura persona, casa hobby, servizi), un ipermercato, tre locali di ristorazione, bagni e depositi a servizio della struttura. Sono presenti due ingressi provenienti dal parcheggio interrato e quattro allo stesso piano. Il terzo livello, anch’esso di circa mq 34mila, costituisce il secondo piano della galleria ed è composto da 56 negozi (abbigliamento, cura persona, casa hobby, servizi), una ludoteca, un locale di ristorazione, bagni e depositi a servizio della struttura. Sono presenti due ingressi provenienti dal parcheggio in copertura (esterno) e quattro che collegano il piano terra attraverso scale in metallo. Infine il quarto livello, di circa mq 28mila mq, è destinato a parcheggio. Il blocco C è costituito da quattro livelli, di cui quello a quota 244 m s.l.m. interrato, di circa mq 16mila, è destinato a parcheggio. Il secondo, di circa mq 10mila mq, è composto da un cinema The Space con 12 sale, sette locali di ristorazione, bagni e depositi a servizio della struttura. Il terzo, sempre di circa mq 10mila, costituisce il piano secondo della zona leisure ed è composto da una ludoteca, un locale dove si prevede la realizzazione dell’area fitness, bagni e depositi a servizio della struttura. Infine il quarto è de-
stinato a copertura non carrabile. Anche in questo caso i vari piani sono uniti da scale mobili e ascensori. La presenza di terreni vicini al centro, ci conferma la proprietà, lascia aperta per il futuro la possibilità di effettuare ampliamenti. Sempre verso l’esterno, Etnapolis vanta una dotazione di terreno pertinenziale adibito a verde, giochi (arrampicate, tappeti elastici, giochi per bambini, campi di soccer, beach volley, basket) e parcheggi a raso. Per quanto concerne, invece, la dotazione tecnologica, sul fronte del risparmio energetico negli anni è stato implementato il sistema di telecontrollo per il monitoraggio dei consumi elettrici ed effettuato il relamping delle lampade della galleria con soluzioni Philips a led. È in previsione il relamping delle plafoniere dell’area parcheggi con un investimento previsto di circa 30mila euro. Mentre sul fronte della sicurezza, è presente un impianto di supervisione per la parte meccanica ed elettrica denominato T.a.c. della Schneider Electric. Inoltre è attivo un impianto di supervisione per la gestione dell’antincendio realizzato con la Notifier. I flussi all’interno del solo blocco B, la galleria, sono conteggiati da un sistema della Footfall. L’evoluzione del brand mix Come ha voluto sottolineare la proprietà del Centro, in più dell’80% dei casi i marchi presenti all’inaugurazione del 2005 sono rimasti. Tra le medie superficie interne spiccano quindi Media World, Zara, Ovs, Scarpe&Scarpe e Piazza Italia, mentre nel parco esterno Loroy Merlin (12mila mq) Trony e Papino Arreda. Gli interventi più significativi, invece, come ci ha spiegato il titolare Salvatore Abate, riguardano l’acquisizione dell’àncora alimentare e la rimodulazione dei relativi spazi: nello specifico, la società di gestione dell’ex Carrefour da 10.500 mq di vendita, che vedeva una presenza al 40% della Alis Immobiliare, fu prima rilevata completamente da Carrefour e poi, quando il colosso francese decise di uscire dal Mezzogiorno, fu riacquistata al 100% dalla proprietà del centro commerciale. A quel punto, in coerenza con le
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recenti dinamiche del mercato, la metratura riservata all’offerta alimentare fu sensibilmente ridotta a 6.500 mq di Gla, dai 16mila iniziali, e fu inserito il brand Iperfamila. Nello spazio lasciato libero venne quindi creata una nuova galleria di
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negozi, tra cui hanno fatto il loro ingresso i marchi Candida, Tata, Toy Store, New Yorker e Bialetti. Nei prossimi mesi, inoltre, l’àncora alimentare dovrebbe essere ulteriormente ridimensionata di 2.500 mq, in cui saranno inserite
due medie superfici. I marchi in questione saranno presto resi noti. Dal 2005 ad oggi anche la ristorazione, che complessivamente conta una decina di locali, è stata oggetto di avvicendamenti. Oltre alla fuoriuscita dal canale dei centri commerciali di
Autogrill, che gestiva a Etnapolis i locali Spizzico e Ciao, sostituiti da operatori autoctoni, si annovera l’ingresso con la gestione diretta del marchio Old Wild West di Cigierre: «Dopo una prima fase in cui la proprietà del centro commerciale aveva creato una società ad hoc per gestire in franchising i locali Old Wild West, Cantina Mariachi e Arabian Kebab della nota società friulana di ristorazione - specifica Abate - Cigierre ha rilevato la gestione diretta dello spazio, che ha accorpato sotto l’unico marchio Old Wild West. Esternamente, invece, ha chiuso Emmelunga, che disponeva di 5mila mq: quando è andata in default abbiamo inserito nella medesima unità un altro negozio di mobili, gestito dal Gruppo Papino che è lo stesso che gestisce il marchio Trony in Sicilia». Tra le aperture recenti, invece, si segnalano Alcott, Worker Folletto, la libreria Giunti al Punto, Mia Make Up, Via Brera, Bonaccorso Brand e Accessorize. A.P.
r&f Passato, presente, futuro
Il re dei centri commerciali “È morto Robert de Balkany, re dei centri commerciali. Aveva 84 anni; era noto anche per aver sposato Maria Gabriella di Savoia. Se n'è andato silenziosamente, nel castello di Eze in Costa Azzurra proprio dove aveva sposato la figlia di Umberto ultimo re d'Italia; pare per un raffreddore mal curato e trasformato in polmonite. In Italia, solo alcuni deliziosi necrologi sul Messaggero hanno ricordato l'anziano gentiluomo: "il personale di palazzo Lancellotti ricorda monsieur Robert de Balkany" si poteva leggere sul quotidiano, ricordando la residenza di "monsieur", che dai principi Lancellotti in piazza Navona era da un ventennio a pigione, e che però qualche mese fa aveva acquistato un intero piano del palazzo Sacchetti a via Giulia, una delle più antiche residenze romane, progettata dal Sangallo e affrescata da Pietro da Cortona (… ). Estraneo a Roma, “Monsieur” era però in sintonia con il genius loci immobiliare: aveva creato il più aristocratico ed esotico dei centri commerciali, quell'Euroma2 alle porte della città e prima della fatale Pontina. Fatto di marmi e lapislazzuli e ottoni, cippi e piramidi da Louvre, quello avrebbe potuto davvero essere, ma non sarà, il suo mausoleo”. Abbiamo citato, in sintesi, l’incipit e la conclusione, di un articolo de “Il Foglio”, non privo di evidenti concessioni al gossip, che i lettori più curiosi non avranno alcuna difficoltà a reperire on line; ripreso pure dal celeberrimo sito Dagospia, che non ha rinunciato alla tentazione della titolazione a effetto (“Aristocrazia balcanizzata Muore in Francia Robert de Balkany, ex marito di Gabriella di Savoia e re dei centri commerciali - Comprare il piano nobile di Palazzo Sacchetti, causando già leggendari malumori tra l’aristocrazia della Capitale, non gli ha portato fortuna”). Noblesse oblige, vien fatto di chiosare. In questa sede vogliamo invece porre l’accento sulla ricorrente definizione di “re dei centri commerciali”: un’apparente semplifi-
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cazione giornalistica, che peraltro ben sintetizza il ruolo svolto nell’ambito settoriale da uno dei giganti della scena immobiliare europea. "Quando sono tornato da un viaggio a Detroit mi sono reso conto che il commercio non sarebbe mai stato come prima. Il mondo era cambiato e i consumatori volevano servizio, comfort, attività”, Robert dixit. E da “promoteur immobilier” evoluto e in anticipo sui tempi (una costante della sua traiettoria professionale) ha dapprima saputo innovare la scena del retail real estate della ricchire il nostro bagasua patria adottiva, deglio tecnico-professioclinando successivamennale. Se oggi Spazio te le sue folgoranti inRobert de Balkany Futuro si può vantare tuizioni da autentico “vidi aver raggiunto il versionnaire” al di fuori tice nel pilotage e nelle attività condei confini dell’Esagono, dopo aver nesse all’apertura dei centri commerrivoluzionato il panorama urbanistico dell’Île-de-France; realizzando (e con- ciali deve un sentito ringraziamento a Monsieur de Balkany il quale, sempre tribuendo a far realizzare grazie al davanti a tutti, da grande maestro, ci suo eccellente team) una sessantina di centri commerciali, alcuni dei quali ha saputo trasmettere tutte le regole ubicati nel Belpaese. Al riguardo, al- per diventare i primi in Italia, tanto cune brevi considerazioni s’impongo- che possiamo annunciare con orgoglio no. Spazio Futuro Group ha consoli- che gli ultimi importanti incarichi su cui siamo impegnati sono quello per dato via via la sua leadership in l’apertura del Centro Commerciale materia di pilotage, collaborando con i maggiori player settoriali. La condu- di Arese e del Citystyle “Scalo Milano”. zione di tutte le attività tecniche e lo- “Lo stile è una questione di eleganza, gistiche, dall’inizio dei lavori fino al- non solo di estetica. Lo stile è avere l’inaugurazione, attraverso il coordi- coraggio delle proprie scelte, e anche namento globale di funzioni compo- il coraggio di dire di no. È trovare la site, onde arrivare all’apertura nel ri- novità e l'invenzione senza ricorrere alla stravaganza”, secondo Giorgio goroso rispetto delle tempistiche e Armani. In tal senso, non avrebbe podei budget definiti, è un compito che tuto trovare miglior testimonial di Ronon ammette margini di errore, in bert de Balkany: la cui carismatica vicantieri complessi. È per noi motivo sione si è sempre accompagnata a di orgoglio ricordare in questa sede una maniacale cura, anche del più che abbiamo esordito come “pilota” con San Martino2, localizzato a No- (apparentemente) insignificante detvara, nel lontano 2002: avendo dun- taglio (del resto, è risaputo che al di là delle Alpi "Le détail est une question que il privilegio di collaborare con (imparando da) Robert de Balkany de détail"). In un contesto quale medesimo; con il quale abbiamo suc- quello degli shopping centre, dove la cessivamente affrontato ulteriori sfide tendenza alla piatta omologazione impera, le realizzazioni di SCC spiccano di tutte le aperture dei centri che per standing qualitativo e posizionaSCCI ha realizzato in Italia, che ci hanno messo nella condizione di ar- mento distintivo; potremmo, in ultima
analisi, parlare di “anima”: e non è difficile individuarne l’imprinting. Sosteneva Friedrich Nietzsche: “Quello che non mi uccide, mi fortifica”. Per parte nostra, siamo sopravvissuti alla dura scuola di SCC, giovandocene. E testimoniare il nostro debito di gratitudine (non riusciamo proprio a considerare cinicamente la riconoscenza “una malattia del cane non trasmissibile all’uomo”, alla maniera del “grande vecchio” della finanza Antoine Bernheim) è veramente il minimo sindacale: anche nel contesto di un business dove la memoria dei più denota purtroppo la deperibilità di certi prodotti di largo consumo. Alcune rapide osservazioni conclusive. Il processo di internazionalizzazione del mercato immobiliare, e segnatamente di quello dei centri commerciali, ha innegabilmente portato positive novità e consentito di ampliare orizzonti domestici alquanto provinciali, introducendo categorie divenute patrimonio comune di chi operi a vario titolo nel real estate (appunto!). Restiamo tuttavia convinti che gli individui vengano prima di tutto il resto. E, alla luce di una ormai pluristratificata esperienza sul campo, possiamo affermare, senza tema di smentita, che Robert de Balkany è stato e rimarrà un pezzo unico nel mondo dei centri commerciali. Roberto Bramati Spazio Futuro Group
r&f Analisi mercato
La moda bambino (ri)comincia a correre L‘
Italia purtroppo non è un Paese particolarmente giovane a livello demografico, anzi. I dati diffusi dall'ISTAT relativi al primo semestre 2014 indicano un calo delle iscrizioni in anagrafe dell'1,7%, con poco più di 285mila unità. E la popolazione compresa tra zero e quattordici anni (ossia il mercato di riferimento del childrenswear) è di circa 8,4 milioni di individui. Tuttavia, nel 2014 il settore moda bambino, anche se i suoi “clienti” sono in diminuzione, ha finalmente cambiato passo. Secondo i dati diffusi da Sistema Moda Italia (SMI), dopo anni di trend negativo, il 2014 ha visto il fatturato complessivo delle aziende italiane chiudere con segno positivo (+1,5%) a 2,6 miliardi di euro. Certo non si è ancora tornati ai valori del 2008, anno in cui il fatturato toccava i 2,7
miliardi di euro, ma il peggio (ossia il 2009) sembra essere passato. Inoltre, il dato più rassicurante è stato il contenimento delle perdite sul fronte interno nella stagione primavera/estate 2014, dopo un inizio anno molto negativo in cui è stato registrato un cedimento nel bimestre
Stefano Greco
gennaio-febbraio del 7,7 per cento. In questo periodo, infatti, la moda junior ha contenuto le perdite al -1,6%; in tale periodo, proprio il
Insegna
P.V.
Analisi campione di WR Consulting dei 150 centri commerciali in Italia con presenze uguali o superiori a 4 milioni di visitatori /’anno
retail&food - dicembre 2015
Fonte: WR Consulting
La crisi ha colpito duro anche il settore childrenswear, ma il picco negativo del 2009 sembra essere passato. Bene l'export nonostante il calo russo, e il mercato interno tiene. Dopo anni di trend negativo, il 2014 ha chiuso in positivo con un fatturato complessivo di 2,6 miliardi di euro
Analisi mercato «Per i monomarca usiamo la formula della somministrazione» Giovanni Basagni, presidente e direttore generale di Miniconf
risulta a oggi particolarmente interessante per i franchisee, in quanto permette di minimizzare Quali sono i brand di Miniconf e a quali fasce si rivolgono? i rischi legati allo stock di proIl portfolio marchi di Miniconf si compone di tre brand: iDO, che dotto. si posiziona nella fascia di mercato commerciale, canale retail e I dati di SMI (Sistema moda multibrand; Sarabanda, che si posiziona nella fascia di mercato italia) parlano di una ripresa medio-alta, canale retail e multibrand; Dodipetto che si posiziona del settore, mi conferma quenella fascia di mercato commerciale, ma che è veicolato esclusista tendenza? vamente tramite il canale ingrosso. La ripresa del settore è lenta, Quali canali penetrate e quali funzionano meglio? non abbiamo percepito particolari Siamo attivi su tutti i canali distributivi, monomarca, multimarca, variazioni nelle tendenze di consumo. Inoltre, l’acquisto di sia in Italia, sia all’estero. Abbiamo anche un presidio del moda è particolarmente influenzato dalle condizioni metereocanale e-commerce, basato in Italia sulla formula outlet. La logiche, che al momento attuale non stanno premiando il sell distribuzione multicanale ci pone di fronte a sfide importanti, out della stagione autunno/inverno. ma riteniamo che sia, oggi come ieri, un asset fondamentale Quali sono i numeri della vostra azienda in termini di crescita e fatturato? del nostro business. L'azienda chiuderà il 2015 con un fatturato che si attesta Avete mai pensato al travel retail? Abbiamo avuto alcune esperienze in passato, legate a un’ope- attorno ai 74 milioni di euro; la quota export si posiziona razione “temporary” che aveva come obiettivo il lancio del intorno al 16 per cento. nostro marchio più “giovane”, iDO, in collaborazione con Parlando di mercati, come procede quello Italiano? e nelGrandi Stazioni. l'export? quali sono i vostri mercati di riferimento? Come è strutturata la vostra rete vendite? Utilizzate la for- I mercati di riferimento, oltre a quello italiano che rappresenta mula del franchising? per noi il core business, sono la Spagna, la Russia, i paesi delPer quanto concerne nello specifico il canale monomarca, l’ex-area sovietica e lo UK. Abbiamo un importante progetto adottiamo la formula della somministrazione. Tale formula di sviluppo distributivo in Cina, legato al marchio Sarabanda.
segmento ‘neonato’ ha mostrato segnali incoraggianti, risultando sostanzialmente stabile (-0,3%) dopo cinque stagioni di continui cedimenti. Ai bimbi stranieri piace l'italian style La moda bimbo italiana continua ad avere un grande successo oltreconfine con un +6,9% rispetto al 2013 (un valore decisamente ragguardevole se comparato al -17,2% del 2009 rispetto al 2008) concor-
retail&food - dicembre 2015
rendo a totalizzare esportazioni per il 35,9% del fatturato complessivo. Circoscrivendo l’analisi al solo abbigliamento per neonati, si è potuto osservare che nonostante il calo della Russia (-11,6%) nazione che, peraltro, già nel 2013 si era rivelata in arretramento per questa merceologia, l’export di comparto ha tenuto grazie a mercati come la Svizzera (+27%), la Spagna (+7,2%), il Regno
«Stiamo investendo per entrare in nuovi mercati» Federica Montanaro, project manager di Cycleband Quali canali penetrate con il marchio Cycleband e quali funzionano meglio? La vendita avviene esclusivamente attraverso negozi monomarca. Avete mai pensato al travel retail? Stiamo valutando dei progetti specifici di questo canale distributivo anche per incrementare ulteriormente la visibilità del marchio. Come è strutturata la vostra rete vendite? utilizzate anche la formula del franchising? Abbiamo al momento circa 140 punti vendita in italia e all'estero di cui una ventina diretti e gli altri gestiti in affiliazione. I dati di SMI (Sistema Moda Italia) parlano di una ripresa del settore, mi conferma questa tendenza? È un settore che per fortuna non ha ri-
sentito gravemente della crisi, le famiglie tendono a comunque a spendere per i propri figli che crescono e hanno bisogno di acquistare abiti nuovi, certo comunque una flessione c'è stata, ma negli ultimi mesi il mercato dà segni di ripresa. Quali sono i numeri della vostra azienda in termini di crescita e fatturato? L'obiettivo che ci eravamo prefissati per il 2015 delle quaranta nuove aperture è già raggiunto, per il 2016 ce ne sono in cantiere altre quaranta in Italia e una quindicina all'estero, grazie a contratti già conclusi con i Paesi del Golfo. Il fatturato di Cycleband oggi, è di circa 40 milioni, e secondo gli obiettivi 2016, dovrebbe raggiungere i 55 milioni di euro. Parlando di mercati, come procede quello italiano? E nell'export? Quali sono i vostri mercati di riferimento? Come detto prima l'Italia oggi rappresenta il fulcro per noi, ma stiamo investendo molto per entrare in nuovi mer-
cati, abbiamo iniziato in Francia con l'apertura dei primi tre punti vendita in affiliazione, in Libano ne abbiamo cinque già da qualche anno, Ile de la Reunion, Spagna, Arabia Saudita, Baharain, Oman, Emirati Arabi e Qatar rappresentano un progetto in itinere, poi con la fiera del franchaising di Parigi , dove siamo presenti da alcune edizioni, si aprono sempre nuove opportunità.
Unito (+10,1%) e la Germania (+17,5%), nonché la stessa Francia (+3,6%) e gli Emirati Arabi (+18,7%).
Bene anche l'import Utilizzando gli stessi criteri di analisi, l’import torna a mostrare un aumento rispetto al corrispondente periodo del 2013. Con riferimento ai top-supplier, in controtendenza rispetto alla media di comparto, la Cina, pur fornendo il 36,8% dell’import totale, resta interessata da una dinamica negativa, pari al -6,4 per cento. In crescita risulta, invece, l’import dalla Francia, secondo fornitore (con un’incidenza del 16% sul totale) e dal Bangladesh, terzo Paese fornitore (con una quota del 10,2%), che archiviano rispettivamente un +7,5% e un +10 per cento. Scorrendo l’elenco dei principali partner di approvvigionamento, mentre flette la Spagna (-5,4%), crescono sia India (+5,6%) sia soprattutto la Tunisia (+25,9%).
Moda Junior: consumi e distribuzione sul mercato italiano (Stagione Autunno/Inverno 2013-2014) L’andamento del sell-out nel settore abbigliamento Junior: analisi per area stilistica
La struttura del sell-out nel settore abbigliamento Junior
Fonte: SMI su dati Sita Ricerca
«Ai franchisee applichiamo il conto vendita a formula mista» Gaetano Miranda, responsabile area commerciale e ufficio franchising di Emporio88 Quali canali penetrate con Emporio88 e con quanti punti vendita? Abbiamo 45 punti vendita in franchising su tutto il territorio nazionale e 10 in gestione diretta. Ci posizioniamo in location con alta visibilità quindi centri commerciali centri cittadini. Molto dipende da quello che l'imprenditore ha intenzione di investire come franchising; l'importante è che vengano rispettati i minimi di fatturato da fare a stagione. Perché avete scelto di sviluppare il vostro brand principalmente con la formula del franchising? Noi abbiamo scelto di proporre una formula alternativa a quella dei nostri competitor: il conto vendita a formula mista, che viene applicato alla stagione in corso: 1 marzo trenta giugno per la primavera estate e 1 settembre 31 dicembre per la stagione invernale. Per i saldi invece l'imprenditore investe parte del denaro entrato per acquistare la merce da rivendere scontata. Inoltre, andiamo ad applicare una serie di promozioni che aiutano l'imprenditore a smaltire l'invenduto, che è intorno al
20/25% di ciò che si è investito come impianto merce acquistata. Diamo anche la possibilità a chi entra nel business per la prima volta, di avere le prime due stagioni in conto vendita totale in modo da avere una startup più tranquilla. Dove siete distribuiti sul territorio nazionale? Siamo dislocati per l'80% nel Centro Sud, quindi dal Lazio a scendere. Per il rimanete 20% ci apriamo verso Nord. I dati del Sistema Moda Italia parlano di una ripresa del settore, mi può confermare questo dato? Diciamo che per quanto ci riguarda, assistiamo a un'espansione dovuta a più che altro alla delocalizzazione di brand che stanno abbandonando il territorio e altri più noti che stanno lasciando alcune posizioni in cui entriamo noi. L'azienda è giovane, è nata nel 2010, anche se l'attuale proprietà ha un'esperienza ultra ventennale nel settore, e sono tre anni che proponiamo la formula del franchising. Parlando di fatturato, superiamo di poco i 10 milioni di euro l'anno, con una crescita del 35%, frutto però dell'apertura di 12 negozi nel 2015. Parliamo di export Abbiamo clienti esteri. A febbraio 2016
inaugureremo a Dubai il nostro primo negozio con un partner locale, a cui ne seguiranno altri. In Russia, invece, abbiamo un distributore che ha già aperto 3 negozi. All'estero il made in Italy tira ancora molto. Il nostro prodotto, oltre a essere 60% made in Italy, è anche fashion soprattutto per femminuccia. Stiamo guardando anche al nord Africa con interesse e ai Paesi dell'est in cui l'economia inizia a muoversi. Strategie per il futuro? Attestarci come azienda e allargare la proposta con l'accessorio completando la merceologia con calzature, linea culla, intimo, ecc.
Mercato interno: meglio i maschietti Considerando ora il consumo di moda junior in Italia, che per il comparto costituisce ancora il mercato prevalente, i dati più aggiornati relativi al sell-out invernale si riferiscono alla stagione autunno/inverno 20132014, che, secondo le rilevazioni effettuate da Sita Ricerca per conto di SMI, si è chiusa con un calo delle vendite a valore pari al -4,5 per cento. La contrazione più forte del sellout è stata rilevata per il segmento bambina (-5,4%), mentre sia il segmento bambino sia il neonato hanno mostrato un decremento rispettivamente del -3,7% e del -3,6 per cento. Sul fronte retail, se si analizzano i dati riferiti alla struttura distributiva (ovvero al sell-out per canale), il
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Analisi mercato «Abbiamo circa 300 negozi tra Italia ed estero» Gabriele Ferretti, direttore commerciale di IMAC Quali canali penetrate con il marchio Primigi Store e quali funzionano meglio? Il marchio Primigi abbraccia le merceologie dell’abbigliamento, calzature, intimo, accessori dai primi mesi ai 14 anni. La collezione completa è distribuita attraverso i Primigi store (circa 300 in Italia e all’estero), mentre le calzature sono distribuite anche in negozi multimarca (sia in Italia che all’estero). Non si può dire che un canale funzioni meglio dell’altro: sono offerte strutturate diversamente. Nei Primigi store i genitori possono trovare prodotti in grado di risolvere tutte le necessità dei loro figli, in un unico luogo, con evidenti vantaggi in termini di tempo e assortimento. Nel settore specifico delle calzature hanno la possibilità di avere una proposta specifica e molto ben distribuita su tutto il territorio nazionale. Avete mai pensato al travel retail? Sì, ma gli articoli da bambini meritano una riflessione più profonda. Come è strutturata la vostra rete ven-
junior vede confermata la leadership delle catene, che hanno di fatto raggiunto il 50% del mercato consumer nel periodo in esame, mentre il dettaglio indipendente è sceso ormai di
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dite? utilizzate anche la formula del franchising? I negozi Primigi store sono appunto una catena in franchising. Per la distribuzione delle calzature, invece, ci avvaliamo di reti di agenti sia in Italia sia all’estero I dati di SMI (Sistema moda italia) parlano di una ripresa del settore, mi conferma questa tendenza? Il comparto è in crisi da diversi anni e registra una contrazione dei consumi particolarmente nel settore del bambino, che peraltro conta un numero di nascite in costante diminuzione anno dopo anno. Pur con segnali di lieve controtendenza per l’Italia, in realtà i dati risultano stabili ma con un miglioramento più verso le esportazioni che non per il mercato interno. Quali sono i numeri della vostra azienda in termini di crescita e fatturato? L’azienda ha diverse sedi in Italia e all’estero e gestisce quattro marchi: Primigi (abbigliamento, calzature, intimo e accessori), Igi&Co (calzature e abbigliamento uomo e donna), Enval Soft (calzature comfort uomo e donna), Imac (calzature uomo, donna, bambino). Il
tre punti al di sotto della soglia del 20%, scalzato anche dal complesso della Gdo (21%). Se si torna a considerare, ad esempio, l’autunno/inverno 2010-2011, le catene coprivano il
fatturato del gruppo nel 2014 è stato di 230 milioni di euro con una crescita sull’anno precedente del 5 per cento circa. Parlando di mercati, come procede quello Italiano? e nell'export? quali sono i vostri mercati di riferimento? L’azienda è molto presente con i suoi marchi e la sua distribuzione in tutto il territorio italiano è in crescita con i suoi volumi di prodotto e in espansione con i suoi progetti di franchising in Italia con i marchi Pimigi ed Igi&Co. Per quanto riguarda la distribuzione all’estero dei prodotti calzature, questa avviene in tutti i paesi UE, Russia, Usa, Medio Oriente, Estremo Oriente.
41% del mercato, mentre l’indipendente il 25% e la Gdo il 23 per cento. A livello di performance, nella stagione invernale 2013-2014, proprio le catene si sono mosse in controtendenza rispetto al dato medio, evidenziando un ulteriore incremento, pari al +2,1% (da ricondurre soprattutto al traino del segmento ‘bambino’). Vero e proprio boom si registra per le vendite on-line, in crescita del 120%, tendenza che, peraltro, interessa tutti e tre i segmenti in esame. Mentre la Gdo resta complessivamente stabile (+0,2%), il dettaglio indipendente arretra, invece, ancora su tassi particolarmente gravosi (-20,6%), analogamente a quanto rilevato nella precedente stagione autunno/inverno 2012-2013. Se si guarda con maggiore attenzione alle vendite intermediate da tale format, le perdite maggiori si rilevano per ‘bambino’ e ‘neonato’ (prossimo al -30%), mentre la ‘bambina’ cede il 15,4 per cento.
Centri commerciali: bene il franchising Esaminando il canale shopping mall, come ci spiega Stefano Greco, Executive Sales Manager WR Consulting e Linker, il settore moda bambino nei centri commerciali evidenzia quattro aspetti fondamentali. Frammentazione: eccezion fatta per le due insegne francesi Zeta Generation e Okaidi che guidano la classifica, rispettivamente con 69 e 44 punti vendita, il settore si presenta molto polverizzato; va precisato al riguardo che alcuni indiscussi specialisti del settore, vedi Original Marines, hanno sviluppato il format family store all’interno dei quali l’assortimento bambino gioca un ruolo primario. Il secondo aspetto riguarda, appunto, la crescita dei family store: su 150 centri commerciali monitorati il numero medio di insegne specializzate è pari a 2,19; nel 2010 lo stesso dato era poco superiore alle 3 unità, sintomo della crescente competizione dei family store che hanno conquistato quote di mercato rilevanti grazie all’utilizzo di superfici sempre più ampie con prezzi e assortimenti contro i quali gli specialisti stentano a competere. Terzo punto da evidenziare: poco spazio alle novità. Il mercato italiano nel segmento bambino appare, ai brand internazionali, saturo e altamente concorrenziato; questo elemento, che frena l’ingresso di nuovi player, negli anni precedenti ha reso dinamico il comparto. Infine, resiste il franchising: molte delle insegne presenti nel nostro ranking sviluppano la propria rete attraverso il franchising. Questo è principalmente dovuto a due aspetti: l’appeal del settore, che continua a essere ai primi posti nei criteri di scelta del potenziale investitore e la componente di servizio assistito nella vendita al consumatore finale, che è forse l’unico elemento su cui i piccoli format sono ancora in grado di competere. S. M. ERRATA CORRIGE Nel servizio Analisi di Mercato del n.11 di Novembre 2015 di retail&food abbiamo erroneamente attribuito a Stefano De Pascale, direttore di Federorafi, il ruolo di presidente. Ci scusiamo con i lettori per l’errore. La redazione
r&f Retroscena
Ma quanto ha reso davvero lEXPO? Pochi stranieri, molti lombardi e un target di visitatori raggiunto a costo di forti sconti sui biglietti. Expo 2015 ha evitato il peggio grazie alla dedizione di chi ci ha lavorato. Rispetto alle aspettative, però, i benefici economici sembrano molto ridotti. E Roma 2024 merita una riflessione
A
spettative e realtà di Expo L’Expo 2015 ha chiuso i battenti, con ampia soddisfazione dei molti che l’hanno visitata, una macchina organizzativa funzionante e un target di visitatori apparentemente raggiunto. Il lavoro svolto con dedizione dall’équipe di Expo ha consentito all’Italia di evitare la figuraccia che diversi avevano temuto. Cosa possiamo dire invece dei benefici economici? Già in fase di candidatura avevo espresso su queste pagine i miei dub-
bi sulle aspettative che si erano delineate. Le previsioni prospettavano, infatti, importanti ricadute in termini di spesa dei visitatori: 3,5 miliardi destinati ad attivare da 4 (Certet 2010) a 4,3 miliardi di valore aggiunto (Sda 2013); un contributo al Pil complessivo per l’Italia da 10 (Sda) a 30 miliardi (Certet). Pur mettendo
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da parte qui le critiche metodologiche formulate in altre sedi, possiamo ora valutare le stime di previsione alla luce di alcuni risultati preliminari di un nostro studio, basato su una raccolta dati realizzata tra i visitatori di Expo. Per quanto riguarda la biglietteria, l’attenzione si è focalizzata sul superamento della soglia dei 20 milioni. Tuttavia, oltre alla discussa trasparenza dei dati, si è assistito a uno slittamento fra obiettivo in termini di visitatori e quello in termini di visite (da 24 a 29 milioni nel dossier di registrazione). E l’obiettivo delle presenze ha sostituito quello del ricavo, con numerosi sconti. Le previsioni erano di ricavi per 520 milioni di euro con 29 milioni di visite (prezzo 2015, p. 364 del dossier di candidatura), con tariffa piena a 42 euro e “prezzo medio di 18 euro” (cap. 13) – ipotesi sostanzialmente confermata nel dossier di registrazione (p. 417) nonostante le mutate condizioni economiche. La variabile chiave per sapere se gli obiettivi sono stati raggiunti sarà dunque il ticket medio – di cui finora si è poco discusso. Più importante della biglietteria è però la spesa addizionale dei visitatori. La Lombardia è probabilmente quella che ha guadagnato di più da Expo, perché ha attivato flussi delle altre regioni. Ma per l’Italia nel suo complesso? Su questo punto, si possono esprimere varie perplessità. In primis, la proporzione di stranieri è stata inferiore a quella prevista. Risultati preliminari indicano un 16 per cento di stranieri (soprattutto francesi e svizzeri) contro previsioni tra il 20 e il 30 per cento,
secondo un’indagine Eurisko del 2013. I non-europei, cinesi o altri, raggiungono quote insignificanti. L’Expo ha per lo più captato domanda nazionale o addirittura regionale (38 per cento di lombardi) e non i flussi internazionali. Ancor più importante è il fatto che, nei benefici, deve essere contabilizzata solo la componente addizionale della domanda, ovvero chi non sarebbe venuto in Italia senza l’Expo (o chi ha prolungato il suo viaggio in Italia per la manifestazione). Esistono diversi metodi utilizzati in ambito internazionale per valutare tali fenomeni. Sulla loro base, il nostro studio mostra che solo il 50,5 per cento delle presenze straniere (e l’1 per cento di quelle italiane) appaiono addizionali. Mentre la spesa addizionale sarebbe di 960 milioni di euro per gli stranieri e di non più di 30 milioni per gli italiani, per un totale stimabile in circa 1 miliardo, con effetti indiretti e indotti fino a 1,36 miliardi di valore aggiunto, contro i 4 pronosticati. Ai risultati ridotti rispetto alle aspettative della spesa privata, si aggiungono poi interrogativi sugli effetti rispetto alla spesa pubblica, che pure dovranno essere approfonditi. Il beneficio economico dei visitatori dell’Expo si riassumerebbe dunque negli 1,3 miliardi di valore aggiunto generati dalla spesa turistica addizionale. Potrebbe apparire come un buon risultato, ma si tratta di un impatto lordo da confrontare con il costo sostenuto e un bilancio economico realistico sfida le facili interpretazioni. Già la nozione di costo dell’evento non è univoca: non ci sono infatti solo i costi d’organizzazione, si possono considerare anche
gli investimenti per il sito o per le opere connesse; oppure, come purtroppo si fa raramente, aggiungere tutti i costi nascosti di tali eventi, come sicurezza, esenzioni fiscali concesse per l’evento e altri ancora. Il dopo Expo Anche i benefici post Expo sono in forse. Se si guarda a numerosi mega eventi passati, l’impatto sul turismo è incerto. Stessa cosa per l’investimento diretto estero. Per non parlare dell’aumento dei prezzi immobiliari, prospettato da diversi studi (Certet 2010, Sda 2013) come un beneficio dell’Expo, ma del quale sarà difficile convincere i milanesi. Grazie all’impegno di chi ci ha lavorato, l’Expo, è stato un discreto successo, almeno in termini operativi e di immagine. Tuttavia, il beneficio economico appare difficile da stabilire: i flussi economici addizionali sono inferiori a quelli previsti, mentre i costi reali sono di difficile quantificazione. L’impatto lordo è comunque molto inferiore (fino al 95 per cento) a quello prospettato in fase di preparazione. Non appare comunque una chiara appetibilità economica di questo tipo di eventi. Purtroppo, in questi casi l’analisi economica produce spesso studi “di circostanza”, commissionati dagli organizzatori, che, anche quando realizzati in buona fede, tendono a sopravalutare i benefici. Una situazione che deve far riflettere, anche in vista di future candidature come quella alle Olimpiadi con Roma 2024. Jerome Massiani tratto da Lavoce.info
r&f Speciale sicurezza
Sicurezza: i furti calano, ma a che prezzo Nel mondo del retail i furti di dipendenti e clienti, le frodi dei fornitori e le relative spese in prevenzione costano miliardi di euro (sono oltre cinque solo in Italia). Ma lo sforzo paga, almeno nella Penisola, dove i dati sono in calo. A far tremare, tuttavia, ci pensano anche le banconote contraffatte
L‘
ultimo Barometro mondiale dei furti nel retail realizzato da The Smart Cube e promosso da un fondo indipendente di Checkpoint System ha rivelato che il costo delle differenze inventariali (ossia i furti di dipendenti e clienti, le frodi dei fornitori e gli errori amministrativi), a livello globale è di 92,98 miliardi di euro. Il dato emerge dall'analisi delle risposte di 203 retailer con 113mila punti vendita che hanno generato complessivamente 750,68 miliardi di euro in 24 Paesi. Queste perdite, hanno rappresentato in media una percentuale pari all'1,23% delle vendite. E per mantenere questi livelli, o quantomeno per limitare il più possibile le
perdite, la spesa è quasi pari al costo delle differenze inventariali: 89 miliardi di euro in prevenzione. Il tasso delle differenze inventariali varia per i 24 Paesi esaminati dallo 0,75% all’1,68%. Il Messico è quello che ha registrato il tasso più alto, con una percentuale dell’1,68 seguito dai Paesi Bassi con l’1,48%. Norvegia, Svizzera e Francia sono invece i Paesi più virtuosi, con un tasso che non supera lo 0,81 per cento. L'Italia in questo scenario si posiziona nella metà bassa della classifica, con una differenza inventariale calata dello 0,64% (2015 su 2014) scendendo all'1,01% (per un valore al punto vendita di 2,95 miliardi di euro) tuttavia la spesa in prevenzione pesa ancora di più, con l'1,07 per cento. In Italia piacciono i profumi e l'elettronica, ma non solo Ma entriamo nello specifico dell'Italia. Per quanto riguarda le categorie merceologiche, i profumi, l’elettronica e i liquori sono i prodotti più rubati. Ultimamente si sta addirittura verificando un fenomeno di “importazione” americana, e certamente dovuto alle condizioni socioeconomiche det-
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tate dalla crisi, ossia il consumo di alcolici all'interno dei punti vendita senza portare il prodotto alla cassa. Parlando di mercati verticali, nel 2014–2015, i retailer specializzati in abbigliamento hanno registrato la percentuale più alta di differenze inventariali (2,62%), mentre i minimarket (0,20%) e i negozi di elettronica (0,26%) hanno mostrato la percentuale più bassa. In linea con la tendenza generale del Paese, tutti i mercati verticali hanno registrato un miglioramento delle differenze inventariali nel 2014–2015 rispetto all'anno precedente. Taccheggio uber alles In merito al modus operandi, il taccheggio continua a essere la causa principale degli ammanchi, responsabile del 45% delle perdite nel 2014–2015. Ha rappresentato la fonte principale di differenze inventariali negli ipermercati, minimarket, negozi di articoli sportivi e altri retailer di prodotti non alimentari, incidendo per oltre il 50% sul totale. I furti commessi dai dipendenti disonesti, invece, hanno raggiunto il 23% nel 2014–2015. I retailer specializzati in
abbigliamento, i negozi di elettronica, i negozi di articoli per il bricolage e il giardinaggio, le stazioni di servizio e i cash&carry sono stati i mercati verticali che hanno subito l'impatto maggiore, generando il 30-35% delle differenze inventariali totali. Per tamponare il problema, molti retailer hanno sottoscritto accordi di collaborazione con i fornitori per proteggere gli articoli direttamente presso il luogo di produzione. Guardie e sistemi EAS Parlando di soluzioni, nell'ottica dei retailer, il ritorno dell'investimento (ROI) è uno degli aspetti più importanti durante la ricerca di soluzioni per la prevenzione delle perdite. La maggior parte dei retailer preferisce utilizzare personale di sicurezza disarmato. Il 17% ha scelto sistemi di monitoraggio allarmi, che sono stati gestiti internamente dal 50% di questi punti vendita, mentre il 33% ha scelto di affidare il servizio a terze parti. Solo per il 15% degli intervistati, tra coloro che usano la soluzione di videosorveglianza CCTV/DVR (67%), la gestione del servizio avviene da remoto, mentre il 75% ha scelto di adottare soluzioni
«I nostri prodotti consentono anche di fare business intelligence» Marco Pili, key account manager di Hikvision A quali canali si rivolgono i vostri prodotti per la sicurezza? Hikvision ha studiato soluzioni per ogni tipologia di retailer: da quello di medie dimensioni (supermarket, discount, superstore di elettronica, abbigliamento, sport, cosmetica, arredamento), a quello di superfici più ridotte (piccoli esercizi commerciali, tabaccherie, farmacie, negozi di telefonia e elettronica, VLT, bar e ristorazione, punti vendita di preziosi e alcolici). Quali le soluzione per piccole superfici? In questo caso, Hikvision propone soluzioni semplici e affidabili, a investimento ridotto: apparecchiature di registrazione di immediato utilizzo e telecamere ad alta definizione con visualizzazione in tempo reale. E per le medie? Per le superfici di media grandezza, ove occorre monitorare anche l’esterno, Hikvision propone telecamere ad alta definizione, centralizzazione a distanza verso Control Room o Istituti di vigilanza. Parlando invece di esterni e logistica? Per l'esterno, la versione base propone telecamere dotate di illuminatore all’infrarosso con portata fino a 30 m, resistenti alle intemperie e con allarme antimanomissione. Nelle aree di deposito e logistica, come pure nelle zone di carico/scarico e nei parcheggi, proponiamo telecamere HD all’infrarosso con rotazione a 360°.
all'interno del punto vendita. I sistemi EAS (le barre antitacchieggio all'uscita
Quali sono le ultime novità che proponete al settore retail? Le più recenti soluzioni di videosorveglianza Hikvision per il retail garantiscono immagini nitide e ricche di dettagli in qualsiasi condizione di luce e ne assicurano la completa fruibilità in sede legale. La qualità di ripresa permette di identificare volti e comportamenti dolosi anche in condizioni di luce critiche e consente di monitorare anche gli eventi più rapidi e fugaci, come le transazioni di denaro o i tentativi di furto. La tecnologia Hikvision permette di riconoscere comportamenti e movimenti sospetti anche in controluce, di notte o con una visione panoramica a 360°. Quale evoluzione può ancora offrire il settore della sicurezza nel retail? Un altro aspetto che sta diventando sempre più rilevante è la possibilità di operare analisi di business intelligence attraverso le immagini ricavate dalle riprese video. Hikvision ha sviluppato un sistema di gestione che associa videosorveglianza e sistemi POS. Utilizza software di analisi video per riconoscere volti, contare persone e generare delle mappe di calore: tutti dati essenziali per monitorare i flussi o gli indici di gradimento su determinati articoli, e per valutare la migliore turnazione o disposizione dei dipendenti.
dei negozi) restano il metodo di protezione maggiormente utilizzato, che
I prodotti più rubati in Italia
consente ai retailer di ridurre i furti del 10–20 per cento. Nei mercati verticali come quello dei retailer specializzati in abbigliamento, che registrano un numero elevato di furti, c'è un forte interesse a investire in tecnologie come la RFID. Inoltre, stanno implementando sempre più la business intelligence per avere un quadro delle merci più “ambite”. È importante anche sottolineare che sulla base delle aziende intervistate sia per il Barometro di quest'anno, sia per quello del 2014, il costo dei furti e della criminalità nel retail è passato dall1,61% del fatturato totale 2013-2014 all'1,17% del 20142015. Questo significa che l'alto tasso di investimenti realizzati per ridurre azioni illegali o quantomeno scoraggiarle attraverso tecnologie con funzione anche deterrente, sta dando i risultati sperati. Soldi come nel Monopoli Tuttavia, in Italia (oltre che in Europa e nel resto del mondo) c'è anche un altro fenomeno particolarmente sentito e temuto dai retailer ma non solo: quello delle banconote false. Nel primo semestre del 2015 la Banca d'Italia ha riconosciuto false 80.807 banconote
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Speciale sicurezza «In Italia il livello di sicurezza è molto buono» Giuseppe Botti, general sales manager di Cima spa I vostri prodotti per la sicurezza a quali canali commerciali si rivolgono? In Italia lavoriamo direttamente con la GDO e le banche. All'estero ci avvaliamo della collaborazione di nostri distributori. Quali sono le ultime novità che proponete al settore retail? Le novità principali riguardano soluzioni per il back office, soluzioni integrate con banche e società di trasporto valori per la gestione del contante. Nello specifico mi riferisco ai nostri prodotti: SDM500S e SDM504S. Quali i plus e le caratteristiche? I plus principali, che vanno di pari passo con le caratteristiche tecniche di questi due modelli, sono le prestazioni di riconoscimento vero e falso e il conteggio delle banconote ad alto livello, nonché le tecnologie di deposito e di ricircolo abbinate al ricovero automatico in sacchi autosigillanti e impilanti. Il tutto inserito in casseforti di dimensioni molto contenute. Quali sono le richieste più comuni che vi vengono fatte dal punto di vista delle problematiche che i retailer devono affrontare? Le richieste più comuni sono: verifica vero e falso e conteggio affidabili, velocità operativa, semplicità d'uso, dimensioni contenute ma con buona capienza. Com'è secondo lei il livello di sicurezza in Italia rispetto agli altri Paesi europei? Direi che il livello è molto buono e c'è molta attenzione alla sicurezza sia fisica sia operativa. Quali sono le difficoltà che incontra il vostro settore costantemente chiamato a contrastare una possibile azione rivolta a rubare (merce o denaro)? Le difficoltà sono quelle di progettare e costruire prodotti che rispecchino le necessità che questo settore incontra day by day; i problemi, a mio parere, risiedono in molti casi nei processi operativi che a volte, all'interno di determinate soluzioni logistiche, non garantiscono il riparo da azioni rapinose. Uno dei casi più eclatanti (anche se ultimamente le soluzioni individuate stanno apportando dei miglioramenti) sono i distributori di carburante. Mi può nominare qualche cliente che seguite in Italia? I principali clienti in Italia che posso citare sono Auchan, Carrefour, Gruppo PAM, Nordiconad, Migros, McDonald's ... oltre a tanti altri nomi importanti sia in Paesi Europei sia extra Europei.
ritirate dalla circolazione, con un decremento del 15,6% rispetto al secondo semestre del 2014 (95.711 banconote riconosciute false). Segno che si stanno facendo progressi sia dal punto di vista della sofisticazione delle banconote sia dei macchinari per identificare quelle false. Per quanto riguarda le statistiche, il taglio da 20 euro è ancora il più contraffatto: esso ha rappresentato il 52,9% del totale dei falsi individuati nel periodo, seguito dal 50 euro (24,6%). I falsi di questi due tagli costituiscono complessivamente il 77,5% del totale. Come riportato dalla Banca Centrale Europea, nel primo semestre del 2015 complessivamente sono state
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ritirate dalla circolazione 454mila banconote in euro false, il 97,9% delle quali individuate nei Paesi dell'area dell'euro. Rispetto al quantitativo rinvenuto nel secondo semestre del 2014 (507mila esemplari) si è
avuto un decremento del 10,5 per cento. Anche a livello generale, le banconote più falsificate sono quelle da 20 euro (54,7 per cento) e da 50 euro (31,3 per cento): nell’insieme i falsi di questi due tagli costituiscono l’86 per cento del totale.
«Lingerie è un'etichetta che non buca il tessuto» Claudio Carbone, responsabile commerciale di Hypertronic A quali canali si rivolgono i vostri prodotti per la sicurezza? Alle attività commerciali che fanno dell'esposizione dei prodotti il loro migliore strumento di vendita, quindi possono essere soggetti a furti. Oggi i nostri canali sono prettamente il retail abbigliamento, farmacie, profumerie, articoli da regalo e giochi per ragazzi. Quante e quali tipologie di prodotti per la sicurezza nel retail avete? Essenzialmente i rami sono tre: antitaccheggio in tecnologia RFID per gioiellerie, i classici sistemi antitaccheggio con antenne visibili o invisibili con tutta la gamma di etichette novità per la protezione di particolari prodotti e infine i sistemi “libero tocco” per la protezione di smartphone e tablet nei mediastore. Per quanto riguarda le gioiellerie abbiamo creato Jewel Touch, il primo sistema che effettua un controllo degli articoli esposti sul banco di vendita mediante l'interrogazione costante della presenza dei gioielli (dotati di microcip nel cartellino) in quel momento su banco per la prova, segnalando l'eventuale furto con destrezza quindi l’allontanamento di un articolo. Per quanto riguarda i sistemi antitaccheggio tradizionali oggi possiamo offrire i migliori prodotti sia dal punto di vista estetico sia costruttivo e di affidabilità, di provenienza europea o americana. I nostri sistemi vanno dall'invisibile Sky Tronic che non ha le classiche antenne in gergo chiamate "colonnine antitaccheggio" ma è praticamente invisibile, ai sistemi della gamma Ad Tronic tra cui il Full Plexy, con finitura totalmente in plexiglass trasparente, tutti abbinati alla gamma di etichette antitaccheggio novità. Quali sono le soluzioni più innovative che proponete al retail? Per quanto riguarda il retail abbigliamento e accessori le particolari etichette antitaccheggio novità: la Padlock a forma di lucchetto, per borse, scarpe, accessori vari; Lingerie la prima etichetta che può anche non bucare il tessuto grazie a una particolare forma a molletta scavalca le superfici anche senza bucarle e infine la Opti Tronic, un'etichetta per occhiali molto apprezzata in quanto sicura, resistente e versatile. Può farmi un esempio? una case history? Nel caso del settore Farmaceutico e cosmesi si utilizzano etichette adesive a perdere, perché rimangono attaccate ai prodotti e disattivate in fase di vendita, per quanto riguarda il retail abbigliamento o accessori invece si utilizzano etichette rigide con chiodino che vengono rimosse alla vendita e riutilizzate probabilmente per i successivi 10 anni.
Speciale sicurezza «I nostri prodotti sono affidabili al 100 per cento» Salvatore Leto, amministratore delegato e direttore vendite di Ratiotec I rilevatori di banconote false sono uno dei vostri prodotti di punta. Ma hanno un margine di errore? Parlando dei rilevatori di banconote false, la cosa più importante è che i prodotti devono essere certificati dalla Banca Centrale Europea (BCE, ndr) attraverso un test che viene effettuato una volta l'anno. Le operazioni di verifica del prodotto avvengono attraverso l'utilizzo di banconote false a disposizione della BCE, la quale successivamente dà un giudizio sul funzionamento della macchina che va dal 100% in caso di massima identificazione del denaro falso, a scalare. Noi stiamo lavorando con prodotti che hanno un livello di affidabilità del 100%, come risulta anche dal sito web della BCE. Quali sono gli aspetti base di questi rilevatori? La cosa chiave ovviamente è avere prodotti affidabili. In secondo luogo è la facilità d'uso. Nel nostro caso c'è solo un tasto per accendere e spegnere la macchina la quale lavora in automatico su tutte le banconote. Ad esempio noi abbiamo come cliente Lidl a livello europeo, che ha scelto il prodotto più semplice, in cui la banconota se buona
torna indietro e si accende il led verde, se falsa esce da dietro e si accende il led rosso. Soprattutto nel retail dove ci possono essere molti dipendenti, se ci fosse la necessità di modificare le impostazioni ogni volta su valuta, valore, ecc, diventerebbe un problema a livello di formazione e di tempo. Che gamma avete e in cosa differiscono? La differenza tra Soldi Smart, Soldi Smart Plus e Soldi Smart Pro è minima, e riguarda esclusivamente un fattore scenografico. IL Pro ha il display che si illumina tutto verde o tutto rosso, ed è un prodotto scelto soprattutto da piccoli negozianti che ne fanno anche una questione estetica. Il Plus non si illumina ma fa semplicemente comparire la scritta “falso” sul display in caso la banconota sia contraffatta. Il Soldi Smart normale ha solo una luce rossa o verde. Ma tutti i sistemi hanno le stesse caratteristiche tecniche. Parliamo di aggiornamenti di sistema. Se cambiano le banconote o ne scoprono di nuove false? Abbiamo un programma che si chiama Update Manager e si scarica dal sito di Ratiotec. Si installa sul pc e segue per tutti i nostri prodotti l'iter per l'aggiornamento ma non
solo. Il 25 novembre è uscita la nuova banconota da 20 euro, e i nostri clienti hanno quindi fatto l'aggiornamento con il nostro programma, ma ipotizziamo che venga scoperta una nuova banconota falsa. In quel caso il programma avverte il cliente di effettuare un nuovo aggiornamento sulla propria macchina. Lavorate molto in Italia? In Italia la diffusione di questa tipologia di prodotto è molto alta. Nella mia esperienza personale con Ratiotec potrei dire quasi il doppio rispetto agli altri Paesi europei in cui operiamo, anche a livello di catene. Segno che il problema in Italia è molto sentito. A parte Lidl abbiamo Eurospin, McDonald’s, Gruppo Calzedonia a livello europeo, Bennet, Swatch, e altri ancora. Esiste un controllo per le monete? Ad oggi esistono sistemi professionali per le banche. Per il retail no. Abbiamo fatto uno studio e il risultato è che il prodotto avrebbe un costo di vendita sui 300/400 euro, per cui diventerebbe praticamente impossibile da ammortizzare, nonostante ci sia una notevole diffusione anche di monete false.
«Proteggiamo gli articoli direttamente dal luogo di produzione» Alberto Corradini, country manager di Checkpoint Systems Italia Quali sono le ultime proposte di Checkpoint Systems per i retailer? Checkpoint propone ai retailer soluzioni con tecnologia RFID, che evita le rotture di stock, fornisce una visione precisa e in tempo reale dell’inventario nel punto vendita e della gestione dell’intero ciclo di vita dei prodotti, sino alla scadenza. La motivazione risiede nel fatto che oltre alle perdite sconosciute, ovvero le differenze inventariali attribuibili ai furti, i retailer devono far fronte anche alle perdite conosciute che, nel settore food includono anche gli sprechi alimentari. L’RFID può quindi supportare i retailer grazie a informazioni relative alla data di scadenza dei freschi e abbattere lo
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spreco, in termini di prodotto deperito e quindi di mancate vendite. Qual è la principale problematica in termini di sicurezza che i retailer vi chiedono di risolvere? Garantire la più alta visibilità e accessibilità dei prodotti in esposizione e ridurre al contempo furti e frodi. Per questo, abbiamo sottoscritto accordi di collaborazione con i fornitori di molte insegne, al fine di proteggere gli articoli direttamente dal luogo di produzione, e ridurre così le differenze inventariali. In dettaglio, la protezione alla fonte costituisce una risposta valida e concreta per diminuire i costi di gestione e potenziare l’area di vendita self-service, in quanto assicura una protezione totale e costante della merce, dallo stabilimento al punto vendita.
Conclusioni Volendo commentare i dati riportati, quantomeno per l'Italia, si può dire che la lotta ai furti nel retail sta dando risultati. Certamente i costi sono elevati, ma le aziende che si occupano di sicurezza sono in grado di fornire prodotti sempre più funzionali e all'avan-
guardia tanto che, nel 2014-2015 sono stati registrati oltre 70mila arresti (tenendo conto solo dei retailer italiani che hanno partecipato al sondaggio) per casi di furti e frodi. Stesso discorso per le banconote, sempre più difficili da contraffare, specie quelle di seconda generazione, la “serie Europa” di cui il 20 euro è da poco entrato in circolazione. Certamente il fatto che l'Italia sia uno dei maggiori produttori mondiali di valuta falsa non aiuta, almeno il nostro Paese, ma al momento, pare che nell'interminabile lotta tra guardie e ladri siano in vantaggio le guardie. S.M.
www.ferrarini.com
r&f Retail management specialist
Le scienze sociali tra i “partner chiave” I l modo più efficace, per una catena, di interpretare il retail è quello di porsi dal punto di vista del cliente. Questo è quello che osserviamo sul mercato, dai retailer di maggior successo. Apparirà semplice ma nel concreto, non lo è. Per far ciò, le reti leader hanno sperimentato che non bastano unicamente le indagini di mercato per conoscere l’ambiente dei consumi, ma bisogna andare oltre. È necessario entrare nella sfera, ben più complessa, dell’analisi dei desideri delle persone. Sono, infatti, le persone e poi le influenze che esse esercitano sugli altri individui, a creare “gruppi omogenei” di consumi (embrioni di target/cluster). L’errore che siamo, a volte, indotti a commettere in azienda, è quello di essere, al contrario, orientati quasi unicamente al prodotto. Di mettere questo al centro di ogni processo organizzativo. Trascurando il cliente, i suoi desideri, le sue aspirazioni. Trascurando il mercato e la comunicazione che ci mette in relazione con esso. Si vende ciò che il consumatore domanda, salvo poi far intervenire i professionisti delle vendite capaci di generare acquisti incrociati aggiuntivi, creare shopping experience e fidelizzare. Ma a monte di tutto c’è solo il cliente e la sua “domanda”. Per essere in grado di indagare l’area dei desideri (in alcuni casi inespressi o inconsci) e aspirazioni delle persone, alcune aziende retail hanno iniziato a sperimentare, con successo, collaborazioni esterne con professionisti delle scienze sociali. Hanno inserito nei gruppi di lavoro, psicologi, antropologi e sociologi, traendo profitto dalle loro conoscenze specialistiche. Non sono tempi, questi, in cui le vendite sono trainate dai “bisogni primari”. Al contrario, sono i bisogni di rango più elevato a essere driver dei consumi: bisogni di appartenenza, riconoscimento, stima, autorealizzazione. E a questi bisogni bisogna rivolgere attenzione, studio ed energie. Questi professionisti, che aiutano ad
aprire nuovi campi di riflessione, devono essere annoverati a pieno titolo tra i cosiddetti partner chiave di una organizzazione. Per key partner intendiamo tutte quelle figure esterne all’azienda, necessarie al funzionamento del business. L’azienda, infatti, non è un organismo autosufficiente ma agisce in un contesto più grande e complesso. Esistono, allora, attori esterni che permettono di raggiungere gli obiettivi prefissati. Basti pensare ai for-
nitori strategici, consulenti, studiosi, etc. Nella categoria dei partner chiave si usa inserire tutte quelle risorse esterne all’azienda che comunque sono integrate nel modello di business e che consentono di ottimizzare le risorse e le attività, generare economie di scala, minimizzare i rischi, aggiungere competenze non core, acquisire maggiore competitività, massimizzare la brand awareness e studiare il cliente, come nel caso sopra descritto. Al fine
di studiare le reazioni del cliente potenziale al nostro prodotto, oltre o in alternativa, ai professionisti delle scienze sociali, di cui sopra, si può utilizzare il “Metodo del Panel di Consumatori”. Si costituisce un gruppo di clienti che sia aderente al target a cui intendiamo rivolgerci e lo sollecitiamo con il nostro prodotto o assortimento. Analizzando la “risposta” alle sollecitazioni, possiamo comprendere molto riguardo alla nostra indagine, alle percezioni che abbiamo stimolato. Sarà importante osservare le reazioni dei componenti del panel sia individualmente, senza interferenze, sia nel contesto di gruppo con altri componenti, così da ricavarne informazioni anche riguardo alle “influenze” che i componenti esercitano sugli altri. Naturalmente nel caso di studi ripetuti, si farà ben attenzione a convocare gli stessi identici componenti, al fine di avere una visione dinamica dei fenomeni. È molto interessante approfondire le informazioni sui componenti del panel: quali sono i loro consumi abituali, i loro comportamenti di acquisto, i budget a disposizione, la loro scala di valori, la loro condizione sociale. Da questa grande quantità di informazioni sarà semplice, con l’utilizzo di strumenti matematici e statistici, mettere in correlazione i fenomeni. La conoscenza del cliente prima di tutto. Antonio Bisci CEO Moresco Consulting bisciantonio@gmail.com
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r&f Reportage
Le contraddizioni asiatiche T ristemente diventata famosa per le atrocità del dittatore comunista PolPot, che in soli 2 anni e mezzo di regime, a metà anni 70, sterminò quasi un quarto della popolazione e ridusse la rimanente alla fame e alla guerra civile, la Cambogia di oggi è un paese che ha voglia di lasciarsi alle spalle un passato prossimo di crudeltà inimmaginabili e un presente di povertà ancora diffusa. Le contraddizioni sono ovunque. Paesaggi incontaminati, come era il pianeta Terra 2mila anni fa, ma anche montagne di rifiuti e plastica ai bordi delle strade. Hotel a 5 stelle e sul marciapiede bidonville. Gente che vive nuda in capanne di legno, ma un sito archeologico che è oggi il 5° al mondo più visitato, con 2 milioni di turisti. Contrasti da Terzo Mondo, resi ancora più stridenti dalla confinante e benestante Thailandia, che sta diventando un immenso resort di lusso per i ricchi occidentali. Nessun volo diretto collega la Cambogia all'Italia. Bisogna volare su Bangkok. E per capire come la capitale Phnom Penh sia lontana, e non solo geograficamente, dal nostro Paese, basti pensare che non esiste nemmeno un'ambasciata italiana nel Paese asiatico. Se ne occupano da Bangkok. E da Bangkok, una delle metropoli più caotiche e affascinanti dell'oriente, inizia il nostro viaggio. Il volo della Thai Airways, che ha un collegamento diretto da Milano alla capitale tailandese, è stracolmo. Non c'è un posto libero in Economy, né in business. La leggendaria compagnia aerea, rinomata per il suo servizio, delude. Gli aeromobili son dei vecchi Boeing 767. Non c'è la First Class, che sarebbe utile in un volo di 10 ore, e non c'è nemmeno la classe intermedia tra la business e il vagone bestiame della Economy (cosa che molte compagnie ormai hanno sul lungo raggio). Gli spazi nella classe economica, dove voliamo, sono piccoli e angusti, specie per chi, come scrive, ha le gambe lunghe. A peggiorare la situazione, la beffa dell'intrattenimen-
to. Poiché si tratta di un vecchio aeromobile, non esistevano gli schermi su ogni posto in classe economica. Per adeguarsi agli standard ormai imperanti, hanno sì installato un video in ogni posto, ma si sono presi pure il posto sotto il sedile per collocarci il computer che gestisce il sistema di intrattenimento. Risultato? Non si riesce praticamente ad allungare le gambe. Complessivamente, il servizio, in classe economica, non è migliore di una Emirates o Etihad. Eppure ci si aspetterebbe qualcosa di meglio. Si riposa male, i sedili sono scomodi e dal nostro posto il via vai dei bagni, insufficienti per 300 persone e quindi si creano file, è molto rumoroso e fastidioso. La Cambogia è raggiungibile dalla Thailandia in due modi: via terra con autobus e mezzi pubblici. Tempo stimato, dalle guide turistiche: 8 ore. Ma 8 ore sono solo sulla carta perché il passaggio della frontiera è un'incognita. Ci sono stati casi di turisti fermi 3-4 ore alla dogana tra i due paesi, senza apparente motivo. Il modo più veloce è l'aereo. I collegamenti sono tutti gestiti da compagnie low cost, la AirAsia (la Ryanair asiatica) e la Nok Air, compagnia thailandese. I voli low cost non partono, però, da Suvarnabhumi, ma dal vecchio
aeroporto Don Mueang oggi relegato a scalo per i voli a basso costo. Si inizia subito male perché non ci sono shuttle service e collegamenti con mezzi pubblici tra Bangkok e lo scalo low cost. Ci sarebbe una sorta di treno regionale che però passa molto di rado. L'unico modo è il Taxi, che però ha il vantaggio di essere estremamente economico: 200 bht (meno di 7 euro) per un corsa da un hotel del centro città a Don Meuang, 25 km circa. La vecchia aerostazione, pur se esteticamente datata e bruttina, si rivela una piacevole sorpresa. L'offerta ristorativa è molto varia e divisa in due zone. Agli ingressi e area check-in ci sono piccoli
bar/stand asiatici (Silom Village, Noodle), etnici (kebab) aperti 24 ore. Al secondo piano, i ristoranti “seduti” per chi ha più tempo, e più fame. Anche qui, tutto cibo etnico e nessuna catena o franchising. Il rovescio della medaglia è che la maggior parte dei ristoratori accetta solo cash, niente carte di credito. I locali non hanno il WiFi. I prezzi sono molto ambigui: alcuni includono il servizio, altri aggiungono +7% Iva e un +10% di servizio. Lo stesso piatto, nel ristorante accanto, può costare molto di più o molto di meno. Superati i varchi, con controlli veloci, si arriva all'area duty free: l'atmosfera
è decisamente migliore. La novità più interessante è un pick up point per gli acquisti. C'è un intero bancone riservato al ritiro dello shopping. Molto comodo in caso di lunghe soste senza doversi portare in giro tanti sacchetti e il peso aggiuntivo. Si ritira tutto insieme prima di imbar-
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Reportage carsi. Altra curiosità è la presenza di duty free sul modello outlet. Ossia un duty free che vende marchi e brand a forte sconto: quello che abbiamo visitato vendeva esclusivamente prodotti Adidas, Lee e North Face a prezzi da saldo. L'Area imbarchi è un salto nel passato: ci sono ancora i telefoni pubblici, in Europa ormai scomparsi, sostituti dai telefonini. E sono pure ben tenuti. La modernità va a braccetto col passato perché accanto ai telefoni, molto vintage, c'è una civilissima smoking room. A completare la zona dei gate un area ristoro e bar etnici, più piccoli, e un altro piccolo duty free. Gli aeroporti di Bangkok, entrambi promossi. La Cambogia si rivela affascinante ed esotica tanto quanto uno se la immagina. E Phnom Penh caotica e vibrante come tutte le metropoli asiatiche. L'aeroporto della capitale è una piccola perla di servizi ed esperienza di shopping. Riflette in modo eccellente lo spirito di un Paese sospeso tra passato e modernità. Piccolo (sono in corso lavori di ampliamento), ma efficiente: il check in è veloce, nonostante un doppio controllo dei biglietti. Ci sono scanner per la lettura ottica dei biglietti e questo rende tutto più scorrevole. Al controllo passaporti, c'è un varco riservato ai locali e ai diplomatici. Anche la lista di servizi è impressionante: dall'ufficio postale (che però era chiuso quando abbiamo volato, di domenica) al fioraio, a uno sportello bancario. All'ingresso accoglie il viaggiatore affamato l'insegna della catena locale The Pizza Company. Solo per italiani impavidi. La zona dei duty free è gestita da Dufry, il colosso svizzero neo-proprietario della Wdf ex Autogrill. Con un pizzico di orgoglio nazionalista salutiamo uno stand Kinder della Ferrero. Ad arricchire l'offerta commerciale un outlet di prodotti artigianali (Angkor Artisans): tessuti, oggetti fatti a mano, fragranze, cuscini, sciarpe, souvenir. Ma i prezzi sono altissimi. È anch'esso gestito da Dufry. L'unica cosa che assomigli a un bar, si chiama FCC ma è inavvicinabile come prezzi: una Coca Cola a 3 dollari, 10 dollari per un'omelette e un caffè. Degna di nota la libreria: oltre a essere internazionale (con
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un'ampia selezione di guide Lonely Planet) ha la peculiarità di avere gli scaffali coi libri all'esterno del negozio. Immancabile, come in ogni aeroporto asiatico che si rispetti, la Massage lounge. Utili per il viaggiatore, uno sportello bancomat, una plug station per ricaricare i cellulari e una cassetta reclami, nonché una casella postale. L'area imbarchi ha un design moderno, ma anche qui la ristorazione è il tallone d'Achille. Prezzi esagerati: al baracchino DeliParis, che dovrebbe vagamente ricordare un bistrò francese solo perchè vende baguette di pessimo aspetto e croissant ammuffiti, un espresso costa la bellezza di 2,30 dollari. E la qualità è pessima. L'imbarco sul volo AirAsia per Bangkok, però, avviene da finger, nonostante la compagnia sia una low cost. Se lasciamo la Cambogia soddisfatti, al viaggio di ritorno dalla Thailandia all'Italia, invece, la blasonata Thai si perderà ancora una volta in un bicchier d’acqua. Al bancone check in per il volo di rientro, non sanno dire se è possibile ottenere un upgrade a pagamento. Ci fanno aspettare 10 minuti. L'addetta chiama un numero telefonico apparentemente sempre occupato. Finalmente risolvono. Il passaggio alla business costa 830 euro. Troppo. Se la Thai delude, lascia invece impressionati l'aeroporto internazionale di Bangkok. Il Suvarnabhumi è uno scalo globale del livello di Londra,
Amsterdam o New York. Voli partono e arrivano a tutte le ore. Alle 6 di mattina, all'atterraggio, e a mezzanotte, al ritorno, la schermata dei voli mostra decine di linee, per tutte le destinazioni del mondo. I passeggeri sono un fiume costante di giorno e di notte. I check in della Thai sono disposti su due file per banchi accettazione e occupano un'intera sala. Si contano 46 postazioni che smistano voli per tutto il mondo. Senza distinzione di destinazioni. I passeggeri sono divisi per economy o business o first e secondo voli domestici o internazionali. Piccola curiosità di customer care: c'è un bancone dedicato a disabili e monaci buddisti. La folla è tale che uno staff di tre persone è impiegato col solo scopo di indirizzare le code, che occupano tutto il corridoio, al check in più appropriato. Fanno da vigili del traffico. Tutto molto efficiente. L'aeroporto, collegato alla capitale con un treno veloce sopraelevato su monorotaia, è un gioiello di architettura che si snoda su quattro piani. Visivamente impressionante. Fatto il veloce check in, però, l'area varchi si rivela molto inefficiente e l'esatto contrario dell'ingresso. Il percorso per arrivare all'area controlli è tortuoso. I cestini dove riporre gli oggetti da mettere sul nastro, sono piccoli, inadeguati per trolley e giacconi o maglie, e non sono automatizzati. Si crea una gran confusione.
Le inefficienze al gate si fanno perdonare quando si arriva all'area retail: impressionante è l'unico aggettivo in grado di descrivere la zona duty free delle partenze intercontinentali del Suvarnabhumi. Il gate occupa un immenso corridoio lungo 800 metri con una altissima volta in acciaio e vetro. Sembra un lussuoso department store più che l'area partenze di un aeroporto. I negozi sono separati dagli imbarchi veri e propri, che si trovano un piano più sotto. Ci si perde tra centinaia di negozi, tutti flagship delle principali maison del lusso. Chanel e Gucci hanno addirittura boutique monomarca che fanno sembrare quelle di via Montenapoleone a Milano o via Condotti a Roma dei sottoscala al confronto. L'offerta commerciale è fatta tutta da marchi internazionali. Unico retailer locale avvistato è l'insegna Taste of Thailandia, una sorta di gastronomia e prodotti alimentari tipici, ma tutto è pre-confezionato. E non invoglia molto. Ci sono due difetti in questa faraonica sala delle partenze: la food court è in fondo. Si arriva stremati se si ha fame. Non ci sono bar o piccoli stand di ristorazione. E i bagni, poi, sono una caduta di stile: si trovano dietro una sorta di magazzino tra scatoloni e uscite di servizio per il personale. Ma, in fondo, sono peccati veniali. Simone Filippetti
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TRAVEL RETAIL SHOPPING MALL
Anno 9 • Numero 3 • MARZO 2014 • € 5,00
In caso di mancato recapito inviare al CMP di Milano Roserio per la restituzione al mittente previo pagamento resi
r&f Newstech&arredo MASTERY, LA NUOVA FRONTIERA DEL JUICE
J&C SI AFFIDA A CEGID E AXIOMA
Zumex Group presenta MASTERY, il nuovo sistema di pressatura a freddo dedicato al mondo dei Juice Bar; una reinterpretazione del sistema Cold Press. MASTERY, come le altre macchine dell’azienda, punta a diventare riferimento nel segmento dei succhi pressati a freddo. Una proposta semi-industriale della linea JuiceTech, appartenente alla divisione di ZUMEX Food Engineering, che riesce a estrarre e conservare intatte tutte le vitamine e tutti i nutrienti dei succhi di frutta, verdura, latte vegetale e bevande di frutti secchi, come latte di mandorla e di anacardi. MASTERY è dotata di un innovativo alimentatore, più corto e retrattile, pensato per ridurre lo spazio di azione e migliorarne l’accesso. Al tempo stesso, garantisce la sicurezza attraverso il suo caricatore integrato con arresto automatico, che impedisce l’accesso ai dischi trituratori e aumenta l’igiene e l’agilità di funzionamento.
xioma e Cegid sono state scelte da J&C per rinnovare il proprio sistema informativo con un insieme di soluzioni in grado di accompagnare e promuovere la sua crescita. L’azienda che commercializza borse e accessori, infatti, è in grande sviluppo con un parco clienti in espansione. E ora che le sue dimensioni stanno cambiando, le sue esigenze sono cambiate di conseguenza, arrivando a comprendere in particolare l'ottimizzazione del magazzino e dei resi dei clienti e la gestione dei fornitori e delle fatture. Con i software gestionali di Axioma e Cegid, J&C potrà contare su soluzioni interfacciate tra loro e adatte a società italiane con una rete commerciale anche all'estero. In particolare Yourcegid Retail è il gestionale per la moda parte del portfolio delle soluzioni retail Cegid che aiuterà J&C a gestire le seguenti aree: gestione commerciale completa; gestione acquisti e fornitori; schedulazione delle attività; gestione degli omaggi; gestione della documentazione relativa ai fornitori attraverso accessi sicuri e controllati; amministrazione e finanza. J&C ha scelto inoltre di integrare i moduli gestionali con Axioma Cloud SFA (Sales Force Automation), una soluzione che consente alla rete di vendita di ordinare alla sede la merce on line h24, accedendo a un catalogo collegato direttamente alla disponibilità del magazzino.
ADJ: NUOVO ESPOSITORE BRANDIZZATO
A
NEC: PROIEZIONE AL TOP
I I
n linea con le esigenze di un mercato sempre più esperienziale, ADJ presenta Island: l’espositore brandizzato esclusivamente per i punti vendita ADJ Point che vogliono mostrare e far testare ai propri clienti le ultime novità della gamma di prodotti ADJ. Con questa iniziativa di marketing, volta a offrire agli ADJ Point la massima visibilità, l’azienda propone un ulteriore valore aggiunto alle offerte e agli acquisti a loro riservati. Island è un particolare corner espositivo componibile da 1 a 3 moduli, con una larghezza massima fino a 300x240 cm, che il rivenditore può meglio adattare all’interno del proprio punto vendita. ADJ Island ha il vantaggio di portare gli utenti nell’ampio mondo ADJ facendogli toccare con mano funzioni e caratteristiche tecnologiche che da sempre contraddistinguono i prodotti. L’espositore è valorizzato dal manichino, anch’esso brandizzato, fornito assieme a Island.
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modelli della nuova serie V2 di proiettori NEC sono molto leggeri, ma garantiscono immagini luminose e accurate, perfette per aggiungere supporto visivo o alla presentazioni in sale riunione di medie dimensioni. La nuova generazione di proiettori serie V offre numerosi upgrade rispetto alla gamma precedente. Grazie ad una luminosità di 3000 - 3300 ANSI lumen e un contrasto pari a 8.000:1 - 10000:1, questi nuovi proiettori compatti siglati V332X, V332W, V302X, V302W e V302H sono consigliati per schermi di dimensioni fino a 110 – 120 pollici di diagonale, ovvero le misure standard nei contesti di lavoro. Il modello V302H estende ulteriormente il portfolio di prodotti Full HD di NEC, per questo tipo di applicazioni. Prevede, inoltre, due ingressi HDMI, per MHL e 3D, ed il trapezio di correzione orizzontale così da poter essere posizionato praticamente ovunque. Tutta la nuova serie prevede un ricco pacchetto di caratteristiche tecniche, un periodo di vita della lampada più lungo e speaker da 8 W.
AXIS PROTEGGE HARRIDGE CASA CLERICI APRE LA PORTE AL CAMPANIA
Axis è sceso in campo a supporto del marchio di abbigliamento Harridge di Torino, posizionando un sistema di videosorveglianza ad hoc. Installato con il supporto di Em energia, è costituto da 5 telecamere fisse AXIS M1144-L. I prodotti scelti sono compatti e dal prezzo contenuto, dotati di illuminazione IR integrata per una sorveglianza ottimale in
ogni condizione di luminosità e in grado di monitorare le aree buie come il caveau dello store. L’impianto viene completato dal software AXIS Camera Companion, che permette la fruizione di immagini ad alta risoluzione da qualsiasi postazione sia PC che tablet o smartphone, e dalla registrazione su Nas. La soluzione adottata ha permesso di ottenere una videosorveglianza estremamente affidabile discreta senza arrecare disturbo alla clientela e all’estetica complessiva della struttura. La visualizzazione in remoto è una delle funzioni più gradite dall’utente che può così verificare in tempo reale la situazione all’interno del proprio negozio.
Lo stile inconfondibile di Antonella Clerici, con cui tiene incollati allo schermo grandi e piccini, trova forma, colore e gusto nel ristorante Casa Clerici, che ha aperto nelle scorse settimane all’interno del centro commerciale Campania di Marcianise (CE). L’originale format di ristorazione, che ambisce a diventare una catena diffusa su tutto il territorio nazionale, si articola su 600 mq, con 200 posti a sedere, ed è illuminato da 255 lampadine. Realizzato con il contributo di Costa Group che ne ha curato l'allestimento, il locale è stato disegnato dallo Studio Concept e dall'architetto Paolo Amati. Al suo interno, una serie di schermi con cui la conduttrice televisiva può salutare i propri ospiti, oltre ai suoi famosi ricettari e a molti altri prodotti che si possono acquistare, più il suo grembiule e le tshirt firmate Gai Mattiolo, presso la Bottega di 40 mq all’interno del ristorante. Cooking show, chef ospiti, lezioni di cucina, shopping, eventi e molto altro animano le giornate a Casa Clerici, dove soprattutto si possono assaggiare le famose Tagliatelle di Nonna Pina.
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r&f International LAGARDÈRE: FINALIZZATA L’ACQUISIZIONE DI PARADIES Annunciato ufficialmente lo scorso agosto, l’agreement tra la francese Lagardère Travel Retail e l’americana Paradies è stato finalizzato nelle settimane scorse. L’acquisizione per 530 milioni di dollari (pari a circa 476 milioni di euro) del player specializzato nel travel retail a stelle e strisce permette al colosso transalpino di conquistare un’ampia quota del mercato americano. Diventando di fatto il secondo operatore più grande negli Usa e il primo in Canada. Al di là dell’Atlantico, Paradies è attivo infatti in 76 aeroporti tra cui Atlanta, Los Angeles, Chicago, Dallas-Fort Worth, Denver, New York-JFK, San Francisco, Charlotte, Las Vegas e Phoenix, e nell’anno fiscale chiuso lo scorso 28 giugno ha generato vendite per 515 milioni di dollari.
TAX FREE SHOPPING DA RECORD Il mercato del tax free shopping in Europa ha un potenziale di 48 miliardi di Euro (stima di Global Blue) ed è prevalentemente concentrato tra Francia, Gran Bretagna, Germania e Italia, che rappresentano complessivamente oltre il 74% del mercato. Con questa premessa, Global Blue ha presentato i dati dell'Osservatorio annuale della Fondazione Altagamma sulle vendite tax free. Il mercato europeo nei primi nove mesi del 2015 ha fatto registrare un aumento degli acquisti al di sopra delle aspettative, raggiungendo il +26 per cento. A trainare il mercato sono state soprattutto la crescita della spesa tax free dei turisti cinesi, che ha compensato il calo di acquisti da parte dei russi e la buona performance degli americani, che ritornano a fare acquisti in Europa dopo un periodo di stagnazione. L’Italia ha confermato un trend positivo per quanto riguarda il mercato del tax free shopping, con una crescita del 19% registrata nei primi 9 mesi dell’anno.
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duty free world
by James Ross - London
A weak euro has benefits I vantaggi di un euro debole Many in the duty free channel got nervous in August when the Chinese currency, the yuan, devalued suddenly. The industry feared Chinese travellers might not be so keen to travel with a weaker yuan in their pockets. This could well turn out to be the case for US destinations where the Chinese currency is back to levels seen in late 2012, a reflection of the dollar’s current strength. In the Eurozone, however, it’s a different story: the weakness of the euro means that, even with the yuan’s August drop – reflecting an overdue market correction some say – the Chinese currency remains very good value. The newly-released annual luxury study from management consultancy Bain & Company in association with Italy’s luxury association, Altagamma, indicates that 2014 had already been a strong year for European luxury sales to travel shoppers as a result of the euro’s slide. Federica Levato, a Principal at Bain says: “(The Chinese) are gravitating to new locales, such as Europe, South Korea or Japan, to benefit from currency fluctuations that drive favourable price gaps.” European tax-free shopping data from Global Blue show that, last year, Chinese tax-free purchases rocketed by +64%, especially among the accessible/aspirational luxury segments as Chinese travellers capitalised on currency differentials and picked up bargains. Tax-free spending in Europe by Americans rose by a similar level as they took full advantage of their strong dollar. Europe did however lose out to Russian shoppers who drastically reduced their spending by -37%, while the Japanese cut back by -16%, in both cases, directly due to weak national currencies. More than ever it seems that luxury travelling shoppers are closely scrutinising currency fluctuations in order to take advantage of them. This cross-border shopping strategy ensured that the personal luxury goods market grew to over €250bn with Europe mopping up a lot of it. So travel retailers can breathe a collective sigh of relief in the region, so long as any further yuan devaluations are not too drastic.
In molti nel canale duty free ad agosto hanno tremato a causa dell'improvvisa svalutazione della moneta cinese, lo yuan. Il settore ha temuto che i cinesi non fossero più così felici di viaggiare con una moneta debole nelle tasche. Ma questa ipotesi si potrebbe verificare più che altro per gli Stati Uniti, in cui la moneta cinese è tornata ai livelli del 2012, rispetto all'attuale forza del dollaro. Nella zona euro, invece, la storia è differente: la debolezza dell'euro indica che anche ad agosto, nonostante la svalutazione dello yuan, la moneta cinese ha mantenuto un cambio favorevole. Lo studio annuale sul settore luxury realizzato da Bain & Company in collaborazione con l'associazione italiana dei brand del lusso Altagamma, indica che il 2014 è stato un anno molto buono per le vendite del settore lusso in Europa, grazie alla scivolata dell'euro. Federica Levato di Bain ha dichiarato: “I cinesi si spostano nei nuovi mercati, come Europa, Corea del Sud e Giappone, dove le fluttuazioni della moneta forniscono prezzi favorevoli”. I dati sul mercato europeo dello shopping tax free diffusi da Global Blue mostrano che gli acquisti cinesi sono schizzati del 64% soprattutto nel settore del lusso accessibile e d'impulso, a dimostrazione del fatto che i turisti cinesi capitalizzano e realizzano ottimi affari sulle differenze di valuta. Anche lo shopping tax free degli americani è aumentato considerevolmente, ottenendo il massimo vantaggio da un dollaro forte. Tuttavia il mercato europeo ha perso gli acquirenti russi, che hanno ridotto drasticamente del 37% la loro spesa, così come i giapponesi (-16%), entrambi a causa della svalutazione delle rispettive monete. Ora più che mai, sembra che i traveller shopper stiano seguendo con attenzione le fluttuazioni delle monete per poterne approfittare. Questa strategia di acquisiti transfrontalieri ha fatto crescere il mercato del lusso europeo di 250 miliardi di euro. I retailer europei possono così tirare un sospiro di sollievo, a patto naturalmente che in futuro non ci siano drastiche svalutazioni dello yuan.
AEROPORTO DI NIZZA: LOOK DA COSTA AZZURRA
URBAN OUTFITTERS SI DÀ ALLA PIZZA
Mentre si parla di privatizzare il 60% dello scalo, il cui valore è stimato intorno a 1,5 miliardi di euro, l'aeroporto di Nice Côte d'Azur si sta rifacendo il look. E che look! Entrambi i terminal sono stati ampliati, ed è attualmente in corso il completamento del T1, che sarà ultimato a maggio 2016. Negli 11mila mq di superficie, la parte dedicata al retail crescerà del 160 per cento. Nei 23mila mq del T2 invece, pronto a maggio del 2017, gli spazi commerciali cresceranno del 110 per cento. Il progetto di restyling dello scalo, come ha raccontato Filip Soete, direttore commerciale non avio, punta a creare un ambiente totalmente unico, e a offrire un'esperienza commerciale sorprendente. L'aeroporto ha stretto partnership con i principali operatori del settore tra cui Aelia, con cui ha realizzato il duty free walkthrough; Dufry che segue il settore fashion, infine Relay e SSP per il food & beverage.
Differenziare il business è importante, ma forse il retailer statunitense Urban Outfitters ha preso un po' troppo sul serio questo principio. Il brand, presente da quest'anno con un punto vendita di 200 mq all'interno di Annex, il nuovo spazio al secondo piano de La Rinascente di Piazza Duomo, si è infatti lanciato dalla moda (che rimane comunque il core business) alla ristorazione, acquistando la catena americana di ristorantipizzeria Vetri. A seguito del deal, il gruppo, cui fanno capo tra gli altri Urban Outfitters, Anthropologie e Free People, gestirà tutti i ristoranti della famiglia italiana Vetri, inclusa l’insegna Pizzeria Vetri. L’obiettivo è sviluppare i locali in tutto il mercato statunitense e, probabilmente, trovare una via d’uscita al calo delle vendite nel settore dell’abbigliamento, che ha impattato sugli stessi risultati del marchio negli ultimi tempi. Wall Street infatti non sta premiando il brand, le cui vendite sono al di sotto delle stime.
retail&food - dicembre 2015
International LOUIS VITTON IN FUGA DALLA CINA SONAE SIERRA: SEGNO “PIÙ” NELL’UTILE E NEGLI INVESTIMENTI Anche il lusso piange. La griffe francese Louis Vuitton, riporta il Financial Times, ha annunciato la chiusura di tre dei suoi negozi in Cina, compreso il suo primo outlet in Guangzhou, e di prepararsi a chiuderne altri. Il mercato interno è stato investito nell’ultimo triennio da una serie di scosse profonde. Anche di natura istituzionale, vista la politica del Governo orientata a promuovere una maggiore morigeratezza e a contrastare la corruzione-di-lusso (fatta, cioè, attraverso regali preziosi). Per giunta, il rallentamento congiunturale e l’improvvisa manovra sui cambi della scorsa estate ha minato la fiducia e il potere d’acquisto da parte della popolazione. Se fino ad oggi la diminuzione di acquisti di lusso in Cina era stata bilanciata dagli acquisti dei turisti cinesi in Giappone ed Europa, ora la crisi sembra globale e comincia a preoccupare i marchi di tutto il mondo. «Per Louis Vuitton, nello specifico, si è trattato di una sovra-esposizione del brand – ha dichiarato al Financial Times Torsten Stocker, partner della società di consulenza AT Kearney – che non è più apprezzato come in passato in quanto viene oggi identificato come troppo caro per il reale valore del prodotto».
Nei primi nove mesi dell’anno Sonae Sierra ha registrato un utile netto di 94,8 milioni di euro, rispetto ai 59,8 totalizzati nello stesso periodo dello scorso anno. Unitamente alla crescita del 59% dell'utile netto, il terzo trimestre del 2015 è stato interessato dall'incremento delle vendite dei tenant. Infatti, le vendite degli operatori appartenenti al portfolio europeo hanno visto un incremento like-for-like del 2,6%, in particolare nei mercati italiano, portoghese e spagnolo, cresciuti rispettivamente del 6%, 3,9% e 2,8 per cento. Anche in Brasile ha continuato a registrare performance positive, con un incremento pari al 5,1% (BRL). Il tasso di occupancy globale del portfolio ha raggiunto quota 95,1%, in linea con lo stesso periodo del 2014.
FAST RETAIL, IPOTESI BOND DUFRY: BALZO DEI RICAVI DA UN MILIARDO DI YEN GRAZIE ALLE ACQUISIZIONI Il colosso giapponese che controlla la catena di abbigliamento casual Uniqlo, Fast Retailing, si starebbe preparando a lanciare, forse già entro l’anno, un bond da oltre 100 miliardi di yen (circa 810 milioni di dollari). Se i rumors fossero confermati questa sarebbe la maggiore emissione di titoli obbligazionari del 2015 in Giappone e il primo collocamento per Fast Retailing, con l'obiettivo di finanziare nuovi investimenti e ripianare i debiti in scadenza. La società ha annunciato di recente che l'esercizio in corso dovrebbe terminare con ricavi pari a 1,9 trilioni di yen, in aumento del 13% rispetto all'anno prima, mentre i profitti sono attesi a 115 miliardi (+4,5%), sotto le stime degli analisti, pari a 141,6 miliardi, che tengono conto delle continue perdite di Uniqlo negli Usa e delle svalutazioni legate al marchio di denimwear di lusso J Brand. Nel bilancio chiuso lo scorso agosto, Fast Retailing ha visto crescere del 21,6% il fatturato, a quota 1,68 trilioni di yen, e del 47,6% gli utili, a 110 miliardi.
retail&food - dicembre 2015
Un conto da 3,6 miliardi di euro. Tanto varrà l'operazione di acquisizione di World Duty Free da parte di Dufry una volta conclusa. Complice quest'operazione, i risultati dei primi nove mesi di attività di Dufry si sono conclusi con un giro d'affari in crescita del 43,9% a 4,21 miliardi di franchi svizzeri. L'Ebitda del gruppo ha raggiunto i 508 milioni di franchi con un incremento del 22,5 per cento. La generazione di cassa ha registrato un free cash flow di 327,1 milioni di franchi (+18,2% anno su anno). Nei nove mesi il gruppo ha registrato una perdita netta di 9,1 milioni di franchi, ma la bottom line del conto economico registrerebbe al netto delle acquisizioni un utile da 65,2 milioni di franchi. Dufry sottolinea l'adozione di un nuovo modello organizzativo a seguito delle acquisizioni di Nuance e World Duty Free. In particolare il gruppo di Basilea ha ristrutturato il proprio business con cinque nuove divisioni incaricate della gestione delle attività in altrettanti Paesi. Dal cambiamento del perimetro di consolidamento deriva il 48,3% della crescita del turnover attribuita per il 29,7% all'acquisizione di Nuance e per il 21,6% a quella di WDF.
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AMAZON ROTTAMA LE CONCESSIONARIE Per la prima volta in Europa, su Amazon viene venduta un’automobile: è la Toyota Aygo Amazon Edition. Con un risparmio del 22%.
retail&food - dicembre 2015
r&f La pulce nell’orecchio
di Simone Filippetti
I marchi Usa marciano sullo Stivale
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icono che il "signor Starbucks" fondò l'azienda che oggi è il colosso mondiale dei bar e dei caffè, dopo un viaggio in Italia. Howard Schultz, narra la leggenda metropolitana ora assurta ad agiografica biografia, nei primi anni ‘80 visitò Milano e si innamorò dei bar italiani: il profumo del caffè, l'atmosfera, le chiacchiere e la gente che andava lì per parlare. All'epoca Schultz era l'amministratore delegato di una piccola azienda americana di Seattle, che serviva caffè. Folgorato sulla via di Damasco, convinse i tre soci fondatori e proprietari di Starbucks, che aveva aperto nel 1971 dieci anni prima, a replicare il concept e a trasformare i coffee bar Starbucks sul modello dei bar italiani. Da lì parti la riorganizzazone dei punti vendita come posti dove socializzare che ha fatto la fortuna del marchio con la Medusa verde. Il resto è storia: oggi Starbucks è una multinazionale gigantesca, migliaia di punti vendita in tutto il mondo (tranne che in Italia) tutti vanno a fare colazione la mattina in uno Starbucks. È ritenuto come un posto "cool", accogliente con poltroncine e poi c'è il famoso, o famigerato, Frappuccino (un'eresia per i puristi italiani, una squisita prelibatezza per gli amanti delle bevande dolci). Quando non esistevano ancora gli smartphone, la gente affollava gli Starbucks perché erano gli unici a dare la connessione internet gratis e a New York si vedevano decine di persone sedute col Mac in mano intente a navigare (ora, se poi socializzassero veramente, è altro tema di discussione da aprire). Il 2016, dopo almeno 20 anni di attesa e tentennamenti, Starbucks decide che finalmente è arrivata l’ora dell'Italia, che il momento è giusto. Che può andare a provare a vendere il caffè ai suoi inventori. Il primo locale Starbucks aprirà a Milano. Non sarà il solo big americano del largo consumo a tentare un’impresa simile. Ci prova anche Domino’s Pizza, altra catena americana di consegne a domicilio,
retail&food - dicembre 2015
che ha già aperto in Italia da pochi giorni. Pizza cartonata, sapori molto diversi dalla pizza verace tradizionale; Frappuccino, caffè caramellati e caffelatte con panne e aromi improbabili. Riusciranno a conquistare il palato degli italiani? Bella sfida. Comunque vada, è un dato di fato l'"invasione" delle multinazionali in Italia. A Milano sbarcano, quasi contemporaneamente, tre colossi. Oltre a Starbucks e Domino’s, il prossimo anno sarà soprattutto la volta del mega brand Apple, oggi il marchio più famoso e globalizzato al mondo. Il primo Apple Store aprirà in centro a Milano. In realtà Apple è già entrata nel nostro Paese, ma stranamente molto in sordina. Ha aperto negozi, ma dentro centri commerciali e fuori dalle città. Ora sbarca in pieno centro nella capitale economica e consumistica del Paese. Una location di grandi dimensioni, il cinema Apollo che chiuderà i battenti, per il dispiacere di aficionados della sala e gli amanti del cinema d'essai e di nicchia. La disposizione dei locali, grandi e sotterranei, riflette il layout dei principali Apple Store in giro per il mondo. Sarà questo il primo vero debutto in Italia per l'azienda del Melafonino. Il film dell'evento è già scritto: file chilometriche con i fan della Apple e i Geek (i patiti delle tecnologie) che si accamperanno giorni e giorni in anticipo davanti al negozio per essere i primi a entrare. E le immancabili tv a riprendere la "storica" notizia. Casomai, la vera domanda da porsi, è perché Apple ci abbia messo così tanto per sbarcare nel Paese col più alto tasso di telefonini e dell'iPhone come status symbol. Anni fa, Apple era in predicato di aprire in Galleria Vittorio Emanuele a Milano, al posto di McDonald's, ma poi l'ha spuntata Prada. Perchè invece Starbucks abbia aspettato così tanto,
è facilmente intuibile. Venire a vendere caffè agli italiani, roba da suicidio aziendale. Un po' come se gli italiani andassero a vendere hamburger agli americani. Per anni l’Italia è stata off limits per molte multinazionali. Erano spaventate di entrare, temendo flop e o successi. Esemplare il caso di Banana Republic, per anni restio a sbarcare nel nostro Paese per via del nome. Temevano un effetto boomerang e polemiche “nazionalistiche”, visto che per decenni l'Italia è stata definita, e in parte lo è tuttora, una repubblica delle banane. Dietro lo sbarco in massa degli americani si muove il gruppo immobiliare Percassi. Sono loro i "burattinai", i veri registi dell’invasione. Hanno già portato, l'anno scorso, Victoria’s
Secret in Italia. La famiglia di immobiliaristi si sta ritagliando il ruolo di Re del retail dei grandi marchi americani. Qui sta la chiave di volta dell'improvviso cambio di marcia. Con l'aiuto di imprenditori locali che fanno da ambasciatori, apripista e facilitatori, i marchi stranieri si sentono evidentemente tutelati. Il che, indirettamente, è il segnale che dall'estero l'Italia è percepito come un Paese non normale, dove per entrare ci vuole un "aggancio" locale. Alla stregua della Cina. Intanto, però, il consumatore gongola: finalmente anche in Italia arrivano i "nomi" internazionali. Se c'è uno sconfitto, però, dall'attivismo dei Percassi, questo è Autogrill. La società di ristorazione della famiglia Benetton, oggi un po' in crisi d'identità dopo l'addio ai duty free, è stata la prima a portare in Italia i grandi marchi Usa, con la formula dell'accoppiamento delle insegne (come l'esempio in Duomo a Milano dove dentro Spizzico è ospitata Burger King); e in più i veneti da decenni lavorano all'estero con i brand statunitensi. Non a caso, anni fa, la voce era che Starbucks fosse in trattativa con Autogrill per aprire in Italia. Invece la casa delle Rustichelle si è fatta superare a destra dai Percassi. O forse in casa Benetton hanno cambiato strategia: hanno capito che nel food i marchi americani non sfondano? E che il modello vincente è invece il neonato Mercato Duomo, il ritorno ai piccoli marchi e produttori locali? La sfida è aperta.