TRAVEL RETAIL SHOPPING MALL
retail&food Anno 10 • Numero 11 • NOVEMBRE 2015 • € 5,00
In caso di mancato recapito inviare al CMP di Milano Roserio per la restituzione al mittente previo pagamento resi
Cover story centri commerciali
MAPIC 2015, in crescita le quotazioni italiane Attesi oltre 400 nuovi retailer Milano 2016: Filippo Rean racconta Mapic Italy
Parola di...
Dossier Shopping Mall
Analisi Mercato
JLL
Euroma2
Jewellery
NEWS PRIMAE NOCTIS SE 1.000 EURO VI SEMBRAN POCHI…
L’OPINIONE L’EVOLUZIONE DEL MERCATO DEL RETAIL MODERNO La densità di centri commerciali presenti sul territorio italiano è in linea con la media dei paesi europei, tuttavia il nostro mercato è caratterizzato da un tessuto molto polverizzato. Considerando infatti tutte le tipologie riferibili al moderno mercato del commercio - quindi non solo centri commerciali, ma anche retail park, factory outlet e leisure center - circa l’80% è rappresentato da schemi di piccole e medie dimensioni (< 40.000 mq). Anche nel mercato italiano tuttavia è evidente la tendenza ad aumentare la dimensione dei centri commerciali, non solo attraverso la realizzazione di nuovi progetti, ma anche con l'ampliamento delle strutture esistenti, purché con solidi fondamentali rispetto all’ubicazione e al bacino di riferimento. Questo processo è guidato dalla necessità di rispondere alla crescente domanda da parte dei consumatori in termini di varietà e qualità non solo dei retailer, ma anche delle attività di ristorazione e intrattenimento. Il centro infatti rappresenta un luogo dove trascorrere il tempo libero e le caratteristiche del leisure e del food & beverage, oltre al merchandising mix, diventano determinanti perché il progetto sia riconosciuto come una destinazione cioè un luogo da visitare, indipendentemente dalla presenza di altre strutture commerciali più facilmente accessibili. Infine, un altro elemento rilevante nell’evoluzione dell'esperienza retail è la progressiva digitalizzazione della vita dei consumatori che rende necessario non solo recepire, ma anche anticipare l'evoluzione delle modalità di acquisto multi-channel. In conclusione, stiamo assistendo ad alcuni significativi cambiamenti nelle abitudini dei consumatori in grado di determinare nuove tendenze nel mondo Retail; il mercato dei centri commerciali è parte di questo processo di trasformazione, avendo l’obiettivo di realizzare luoghi al servizio dei consumatori che tengano in considerazione le loro nuove modalità di acquisto e di gestione del tempo libero.
Editoriale
Il premier Matteo Renzi, abilissimo utilizzatore di twitter, ha cinguettato che la nuova manovra economica allargherà la possibilità di utilizzo del contante per i pagamenti. Dagli attuali 1.000 euro a 3.000. Si tratta del quinto cambiamento di soglia di utilizzo dal 2008 a oggi. E già questo racconta quanto il tema sia sentito da chi governa, e quanto poco seriamente sia affrontato (regole certe e durature = investimenti solidi e duraturi). Le motivazioni che guidano questa scelta – fortemente voluta dal NCD di Angelino Alfano – risultano fino ad oggi pretestuose e prive di fondamento documentale. Una di queste, forse la più suggestiva, afferma che i turisti stranieri attratti dai prodotti di lusso venduti in Italia, comprano di meno con limiti più bassi e comprerebbero di più con limiti più alti. Se si analizzano i dati, per esempio quelli forniti dal più importante operatore “tax free”, Global Blue, si osserva che dal 2010 al 2014 gli acquisti per i prodotti di lusso, effettuati da cittadini extraeuropei in Italia, sono passati da 2,7 miliardi di euro a 6,4 miliardi. Questo mentre diminuiva progressivamente e sensibilmente la possibilità di utilizzare contanti (da 12.500 a 1.000). Di fatto dare impulso ai pagamenti elettronici porterebbe grandi benefici a chi fa commercio (abbassando le soglie delle commissioni bancarie), ai clienti liberi di girare senza banconote, alle industrie che producono device per i pagamenti, alle finanze dello Stato. Invece l’aumento della soglia contanti a 3.000 euro, cui prodest? Ai soliti ignoti.
Claudia Buccini, Associate - Head of Research Cushman & Wakefield
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Anno 10 numero 11 novembre 2015
© Ph. Andrea Aiello
Direttore responsabile Andrea Aiello In redazione Andrea Penazzi - andrea.penazzi@retailfood.it Stefano Masin - stefano.masin@retailfood.it Contatti info@retailfood.it - www.retailfood.it Hanno collaborato Massimo Luigi Andreis, Fiorenza Auriemma, Alessandro Barzaghi, Antonio Bisci, Italo Bussoli, Carmen Chieregato, Giovanni Cobolli Gigli, Giulia Comparini, Luca Esposito, Simone Filippetti, Fulvio Fassone, Stefano Gardini, David Jarach, Paolo Lombardi, Pietro Malaspina, Dante Marro, David Montorsi, Roberta Motta, Enrico Pazzali, Mario Resca, Leopoldo Resta Impaginazione Claudio Rossi Oldrati Foto Archivio Edifis, Flickr, Fotolia, iStockphoto Pubblicità dircom@edifis.it Traffico pubblicitario Roberta Motta - roberta.motta@edifis.it Stampa Aziende Grafiche Printing S.r.l. - Via Milano 3/5 – 20068 Peschiera Borromeo (MI) Prezzo di una copia € 5,00 – Arretrati € 10,00 Abbonamento Italia: € 50,00 Europa: € 90,00 Resto del mondo: € 110,00 abbonamenti@edifis.it Amministrazione amministrazione@edifis.it
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retail&food una rivista edita da: Edifis spa Viale Coni Zugna, 71 20144 - Milano - Italy Tel. +39 02 3451230 - Fax +39 02 3451231 www.edifis.it
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SOMMARIO
n°11 novembre 2015 54
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50 NEWS PRIMAE NOCTIS Se 1.000 euro vi sembran pochi…
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L’OPINIONE di Claudia Buccini L’evoluzione del mercato del retail moderno
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R&F NEWS
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R&F NEWS OPENING
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COVER STORY SPECIALE Mapic 2015, quotazioni italiane al rialzo
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COVER STORY SPECIALE - L’EVENTO Mapic Italy, appuntamento a Milano
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COVER STORY SPECIALE - LA RICERCA Retail Trends: riflettori sui consumi
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COVER STORY SPECIALE - PAROLA DI… MONICA CANNALIRE JLL: «2015 speciale. Rinnovato fermento di attività e investimenti sul nostro mercato» COVER STORY SPECIALE - CASE HISTORY Media World 2.0 a vocazione omnichannel
Inaugurato nel 2008, lo shopping mall di proprietà LSGI Italia conserva un appeal unico nel suo genere, in virtù di materiali e linee di pregio. Ma l’offerta commerciale con i suoi 225 negozi non è da meno, grazie a un progressivo riposizionamento del brand mix verso l’alto con l’inserimento di marchi premium. STAR TREK CALZATURE Destinazione Scarpe&Scarpe
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PREMIUM BRAND FORMAT Harmont & Blaine, la corsa del bassotto
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DOSSIER AEROPORTI 50 Lamezia Terme: pronti a cambiare marcia L'attuale scalo lametino ha dato il massimo. Grazie anche al recente restyling delle superfici airside è riuscito a gestire una crescita di passeggeri importante. Ma ora è giunto il momento di fare il salto, e tutto sembra essere pronto per una grande performance.
MERCATI IN CONCESSIONE Autostrade: le aree in gara (contro il tempo)
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RETAIL MANAGEMENT SPECIALIST La vendita di qualità
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MYSTERY FOOD Spontini al debutto nei centri commerciali
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NEWSTECH&ARREDO
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INTERNATIONAL
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LA FOTO
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LA PULCE NELL’ORECCHIO Per vendere un libro, serve un ristorante
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COVER STORY SPECIALE - OSSERVATORIO PREZZI 40 Bicocca Vs Sarca, va di scena la ristorazione Così vicini all’interno di un bacino strategico, il quadrante nord-est di Milano, da rappresentare un unicum nel panorama dei centri commerciali. I due mall, gestiti da Cogest Retail e IGD Siiq, contano entrambi una quindicina di operatori food, che abbiamo messo a confronto raccogliendone i listini lo scorso 15 ottobre. COVER STORY SPECIALE DOSSIER SHOPPING MALL / LONG LIFE Euroma2, lo stile innanzitutto
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ANALISI MERCATO 54 Gioielli, il made in Italy riparte È stato uno dei settori più penalizzati dalla crisi e dalle politiche sui dazi doganali di alcuni Paesi. Tuttavia grazie all'export ha tenuto, e in Italia ha saputo reinventarsi con nuove proposte capaci di intercettare una clientela trasversale. Ma la concorrenza è forte. CASSE & DIGITAL 61 Pagamenti: il futuro nella digitalizzazione Pagare in contanti è un gesto che difficilmente smetteremo di fare, ma nel frattempo la tecnologia avanza, e il mercato propone sistemi che vanno a intercettare i pagamenti cash. Tutto con uno smartphone. E-COMMERCE Acquisti online: uno tsunami di dati
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RUBRICHE STOCK OPTION NEW MARKETS OUTLOOK INVIATO SPECIALE COSA OCCORRE SAPERE PER...
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r&f News METÀ DEL FIORDALISO A EUROCOMMERCIAL
ACCORDO CON GALÈRIES LAFAYETTE, EATALY A PARIGI NEL 2018
I Il fondo immobiliare olandese Eurocommercial Properties ha acquisito per per 135 milioni di euro la metà del centro commerciale Fiordaliso, dall'imprenditore Marco Brunelli. Nelle prossime settimane si perfezionerà il contratto; probabilmente la decisione è stata presa in modo da reperire fondi utili alla realizzazione di Arese shopping center. Eurocommercial da parte sua punta a ristrutturare il mall I Gigli di Firenze e ad ampliare il Carosello di Carugate. Tuttavia il presidente del brand Jeremy Lewis osserva che in Italia questi lavori richiedono molti permessi e le autorizzazioni necessarie spesso sono difficili da ottenere. Lewis prosegue affermando che con l’acquisto del 50% di Fiordaliso il nostro Paese torna ad essere il primo mercato per Eurocommercial Properties, con oltre il 40% di 3 miliardi di euro investiti sul territorio.
l brand di Oscar Farinetti aprirà a Parigi entro il 2018, grazie a un accordo esclusivo di franchising con Galéries Lafayette. Il primo punto vendita Eataly nella capitale francese avrà un superficie di 4mila mq e dovrebbe aprire in rue Sainte Croix de la Brétonnerie, nel cuore del Marais. Questa partnership è coerente con le ultime decisioni prese del gruppo guidato da Philippe Houzé e dai figli Nicolas e Guillaume, che ha già scommesso sull'offerta alimentare di alto livello con l'apertura l'anno scorso, su Boulevard Haussmann al posto del grande magazzino dedicato alla casa, di Lafayette Gourmet, che rappresenta oggi circa il 5% dei ricavi. Nel 2018 Galéries Lafayette aprirà sugli Champs Elysées, nei 9mila metri quadrati che ospitavano il megastore Virgin, e il progetto potrebbe prevedere appunto la presenza di Eataly. Dopo le aperture negli Stati Uniti, in Giappone, a Dubai, in Brasile e in Turchia e in attesa di quelle a Londra, a Monaco e a Toronto, l'obiettivo di Eataly è arrivare a un centinaio di punti vendita complessivi, compresi quelli italiani, rispetto ai 26 attuali. Eataly ha chiuso il 2014 con circa 400 milioni di euro di fatturato, che dovrebbe salire a 500 quest'anno. Galéries Lafayette realizza quasi 4 miliardi di ricavi.
Stock option
PAUL&SHARK SPINGE NEL TRAVEL RETAIL Andrea Dini, presidente e amministratore delegato Paul&Shark, ha fatto il punto sul travel retail in occasione del TFWA di Cannes: il marchio inizierà il 2016 con una rete di quasi 50 punti vendita. «Un aumento pari al 55% in 18 mesi – ha sottolineato Dini – con negozi situati sia negli aeroporti sia su navi da crociera e in store Duty Free in varie città». Per Paul&Shark le principali aperture in calendario nei prossimi mesi comprendono un punto vendita presso l'Aeroporto Internazionale di Seoul-Incheon, una boutique su una nave da crociera (Costa Fortuna), due duty free nel cuore di Seoul in Corea (Walkerhill e Donghwa), una boutique presso l'Aeroporto internazionale di Shanghai-Pudong, una presso l'Aeroporto di Hong Kong e un’ultima boutique a Houston. Oltre ad altri progetti su cui il team Travel Retail di Paul&Shark sta già lavorando.
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Cigierre Fa gola a tanti, voraci, potenti fondi di private equity la società friulana di food, titolare di marchi di grande successo come Old Wild West. La competizione per la cessione del controllo del gruppo è condotta dall’advisor Rothschild. Secondo rumors il prezzo previsto viaggia attorno ai 300 mln.
Zucchi Il portierone della Juve (e della Nazionale) Gigi Buffon questa volta non ce l’ha fatta. Il suo slancio non è stato sufficientemente a parare i colpi del mercato e a ridare spinta al brand di biancheria e tessile casa. A questo punto sono attesi i francesi di Astrance Capital… bonne chance.
Air France Il tempo fila più rapido di un jet supersonico. Basti pensare a quando, pochi anni fa, per Alitalia si attendeva il salvataggio dell’alleata Air France. Oggi dopo le drammatiche scene del tentato linciaggio di manager, è Air France a passarsela male. Mentre Alitalia… mah…
Outlet Dolciario Quando un panettiere della Valle Camonica si mette a fare sul serio, nel giro di pochi anni apre 23 punti vendita da 600mq ciascuno, per ora, tra Lombardia e Piemonte. Pasticceria, panetteria, dolci, cioccolato e caramelle. Concretezza, a prezzi bassi.
Barilla Il terzo ristorante aperto a New York da Barilla marca la convinzione con cui la casa di Parma intende perseguire il progetto retail, utile a rafforzare il marchio (e le vendite) negli Stati Uniti. Che sia la volta buona per la ristorazione made in Barilla?
Nivea A volte si azzecca e a volte no. Il tentativo di portare Nivea tra i best seller anche nel canale travel retail Europa non è riuscito ai tedeschi di Beiersdorf. Meglio puntare su mercati più lontani ma più promettenti, quantomeno per aeroporti e stazioni.
Expo Poco prima dello scadere del 31 ottobre, Expo conquista i 20 milioni di biglietti distribuiti. Non saranno state tutte rose e fiori, e i conti sull’evento devono ancora essere fatti. Ma Expo 2015 ha dimostrato di possedere tutti i numeri per entrare nella storia dei grandi eventi di successo. Bravi.
Eataly Proseguono le aperture estere per Eataly, brand rafforzato dalla guida dell’ex Luxottica, Andrea Guerra. È la volta di Germania, Austria e Svizzera tedesca, per cui Eataly Distribuzione ha siglato una partnership con Signa Retail, società del più grande gruppo privato austriaco, colosso del retail RE.
American Apparel Il brand americano di abbigliamento ‘etico’ costretto a portare i libri in tribunale. Finisce il sogno di poter produrre, tessere, vendere senza sfruttare nessuno, né l’ambiente né gli uomini. Il marketing che ha supportato il brand con le due “A” non ha portato… valori.
News ADR IN PRIMA LINEA PER FIUMICINO
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l 20 ottobre scorso, per AdR è stata una giornata intensa. Da un lato, alla presenza di un parterre de roi composto dal ministro delle infrastrutture Graziano Delrio, il presidente pro tempore di Alitalia, Luca Cordero di Montezemolo, l'amministratore delegato di AdR Lorenzo Lo Presti, e Giovanni Castellucci, ad di Atlantia, ha avuto luogo il taglio nastro a seguito del completamento dei lavori per la riqualifica della pista 3 del Terminal 1 dello scalo romano. E proprio Castellucci, ha dichiarato di essere presente per dare un segnale al governo e ad Alitalia che sul progetto di ammodernamento dell'aeroporto, l'azionista c'è. «Noi ci siamo di fronte al compito di rendere Fiumicino l'hub per il Paese» ha dichiarato Castellucci «ma vanno recuperati 20 anni, dobbiamo recuperare un gap a vari livelli, in primo luogo quello dell'attenzione al cliente». Il top manager ha voluto rassicurare che il ritardo accumulato nell'esecuzione del programma di investimenti, approvato con un anno di ritardo, sarà recuperato entro i prossimi 12 mesi. Inoltre, l'ad ha escluso la necessità di un ingresso di nuovi soci in AdR. Il valore complessivo del programma sempre secondo Castellucci, è compreso tra Rendering Master Plan 2044 11 e 12 miliardi di euro, presi a prestito sul mer-
cato. «Il grosso del piano di investimenti è per l'aumento della capacità» ha sottolineato, che dovrebbe arrivare a 57 milioni entro il 2020. Entro la fine del 2016, inoltre, dovrebbero essere ultimate l'area d'imbarco F e l'Avancorpo T3 (molo C) aumentando le superfici del terminal di 90mila mq, di cui 12mila saranno dedicati allo sviluppo di nuove aree commerciali. Entro il 2020 inoltre dovrebbero terminare anche i lavori per l'ampliamento del Terminal 1, che porterà ulteriori 70mila mq di cui 14mila di spazi commerciali. E sempre il 20 ottobre, è stato approvato il Master Plan che copre l’arco temporale della durata della concessione affidata ad Aeroporti di Roma, ovvero fino al 2044, con l'ambiziosa previsione, entro quella data, di avere un traffico di 85,5 milioni di passeggeri. Ma ancor di più, è stato approvato il progetto di Fiumicino Nord, il nuovo Terminal da 6 milioni di metri cubi che sorgerà a nord, appunto, utilizzando uno spicchio dell’azienda agricola Maccarese in mano ai Benetton. A seguito dell’approvazione del Master Plan verranno ora avviate le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e di conformità urbanistica, con il coinvolgimento del territorio e di tutti gli Enti, istituzionali e non, interessati a vario titolo.
NEW MARKETS OUTLOOK a cura di STRA_BRANDING
www.strabranding.com
È ormai notizia diffusa la crisi degli shopping mall negli Stati Uniti e ci si domanda se, visti i processi emulativi in tal senso, la continua crescita nell’offerta di tale format in Cina possa rischiare altrettanto nel prossimo futuro. In America, il fenomeno della chiusura dei centri commerciali è addirittura monitorato da un sito specializzato (deadmalls.com) che si incarica di censirli. Centinaia di strutture ormai in disuso che stridono con i segnali di ripresa economica che giungono dal continente americano. Ma è lo stesso modello distributivo dei Mall che perde colpi, non la grande distribuzione in generale, e l’influenza negativa che lo sviluppo delle vendite e-commerce possa aver esercitato è considerata marginale (l’online ha ancora un peso di circa un decimo rispetto all’offline). Il problema sembra essere principalmente individuabile nella definizione del consumer target: la crisi economica ha soprattutto danneggiato la classe media e la struttura dei consumi a clessidra vede la parte alta rivolgersi a un retail più esclusivo mentre la parte bassa indirizzarsi verso ipermercati discount e supermercati specializzati. È quindi possibile ritrovare tali sintomi di preoccupazione in Cina? In effetti, i riscontri quantitativi a testimonianza dello sviluppo degli shopping mall sono impressionanti: lo scorso anno in Cina sono stati aperti 350 nuovi complessi e, negli ultimi 12 mesi, il 44% dei nuovi centri commerciali di tutto il mondo sono stati costruiti in Cina. E non ci si ferma qui: le stime prevendono, forse eccessivamente entusiaste, che altre migliaia di location apriranno entro il 2025. Ovviamente, all’interno di una crescita di offerta di tali dimensioni, i vecchi e nuovi centri commerciali dovranno affrontare enormi sfide per la sopravvivenza. Però, rispetto a quanto sta accadendo negli USA, bisogna considerare due aspetti a garanzia della sopravvivenza delle shopping mall cinesi: la classe media è sempre più in ascesa e le strategie O2O (online to offline) offrono enormi opportunità. Stanno così nascendo i cosiddetti “Smart Mall”, gli shopping mall intelligenti. I consumatori cinesi sono aperti a incorporare la tecnologia mobile nel loro physical shopping, fanno esperienza online per essere guidati nel retail fisico (Fig.1). In base a quanto dichiarato dal responsabile del business development di Baidu (il principale motore di ricerca in lingua cinese) in una recente intervista apparsa sul The Guardian, “in
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Fonte: Economist Intelligence Unit
THE SMART SHOPPING MALL
Fig.1: Online to Offline: la tecnologia a supporto del Retail
futuro si farà shopping senza prendere il portafoglio, il centro commerciale riconoscerà il cliente appena arrivato tramite il mobile, non ci si dovrà fermare per pagare il parcheggio, ci saranno sconti mirati per i negozi di interesse. Sarà tutto personalizzato e l’aspetto online renderà l’esperienza offline molto più semplice”. I servizi digitali, già attivi in più di 200 complessi, si aggiungono all’offerta “lifestyle” presente nella maggior parte delle shopping mall cinesi, dove la metà dello spazio è dedicato a ristoranti, cinema, piste di pattinaggio, piste da bowling, terme, campi da gioco, scuole di lingua, mostre d’arte, luoghi d’incontro e di aggregazione sociale per le famiglie e, sotto questo aspetto, essi rappresentano un punto di riferimento che l’e-commerce non può certo offrire. Luca Esposito
News UNILEVER SCEGLIE IL GUSTO GROM
STARBUCKS IN ITALIA: VERITÀ O RUMORS?
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agnum, Algida e adesso anche Grom. Il colosso olandese da oltre 48 miliardi di euro, Unilever, fa tris nel comparto del gelato con l’annessione dell’azienda torinese. “L'acquisizione di Grom – spiega Unilever in una nota – rafforza ulteriormente il portfolio del gruppo nella categoria ice-cream. Oggi Grom è un’azienda dal marchio premium che produce gelato italiano e conta 67 negozi in Italia e nel mondo. Il business Grom resterà autonomo e continuerà a essere gestito da Federico e Guido da Torino”. Un’ulteriore nota, diffusa da Grom, precisa che “questa collaborazione rappresenta per Grom una straordinaria occasione per continuare il percorso virtuoso che ne ha caratterizzato la storia: partire dall'agricoltura e, scegliendo le migliori materie prime, valorizzare il gelato italiano di qualità portandolo nei più importanti mercati del mondo”. In attesa dei dettagli economici sull’operazione e mettendo da parte i convenevoli di rito, il noto brand piemontese ha registrato nel 2014 una perdita per 2,3 milioni di euro e soprattutto ha subito durante l’estate appena conclusa la diffida del Codacons sul caro (e profittevole) tema dell’artigianalità. Insomma, la catena di gelaterie più chic in Italia non è più come una volta.
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otto l’albero di Natale in Piazza Duomo a Milano, quest’anno potrebbe esserci un regalo speciale per tutti gli amanti del caffè all’americana firmato Starbucks. La notizia, riportata dal corriere.it e rimbalzata sulle altre testate giornalistiche, infatti, è che il colosso americano da 22.500 coffee house in 68 Paesi nel mondo abbia finalmente trovato nel Gruppo Percassi il partner giusto per entrare sul mercato italiano (in cui i tentativi precedenti non erano andati a buon fine) partendo proprio dalla città più internazionale del Paese: Milano. Ed entro Natale dovrebbe arrivare la firma del contratto. Le due società avrebbero valutato una formula originale per catturare i clienti italiani, che avrà il suo punto di forza nel hi-tech e nell’offerta digitale. L’idea è di selezionare location nel centro città, quello degli affari, dove si incontrano banchieri, avvocati, imprenditori e professionisti che hanno bisogno di parlarsi in modo riservato e, soprattutto, necessitano di una buona connessione wi-fi. Sul digitale Starbucks ha puntato molto, naturalmente partendo dagli Stati Uniti dove ha firmato una partnership tecnologica con Google, diventato wi-fi provider che garantisce servizi gratuiti alla clientela dei negozi, per ora a circa la metà del network Starbucks.
News LA COOP DIVENTA 3.0
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ettantasette assemblee territoriali, quasi 15mila soci tra Coop Adriatica, Coop Consumatori Nordest e Coop Estense hanno approvato a maggioranza quasi assoluta (il 99%) la fusione delle tre grandi cooperative del Distretto Adriatico e lo Statuto che disciplina la nuova cooperativa. Si compie così uno storico passo in avanti nella cooperazione in Italia: la fusione delle tre Coop dà vita a Coop Alleanza 3.0, che sarà operativa dal 1° gennaio 2016 e che con 2,7 milioni di soci, quasi 5 miliardi di fatturato, oltre 22 mila dipendenti, sarà la più grande cooperativa del Paese e, per numero di soci, del Continente. In queste cifre sono incluse unicamente le società controllate operanti nel core business, con esclusione di controllate e partecipate attive in altri settori (finanziario e assicurativo, turismo, comunicazione, librerie e immobiliare). Coop Alleanza 3.0, infatti, nasce con la volontà precisa di essere più vicina ai propri soci, grazie a una presenza capillare sul terDa sinistra: Paolo Cattabiani, Adriano Turrini ritorio nazionale: 419 punti vendita, di cui e Massimo Ferrari 56 ipermercati, diffusi da Nord a Sud per un totale di 12 regioni. Per portare l’offerta di Coop verso il maggior numero di consumatori, rispettando il concetto di innovazione che anima la fusione, il canale web integrerà quello fisico (che resta centrale) e l’offerta sarà ulteriormente ampliata, in favore dei soci: energia, assistenza integrativa sanitaria e previdenziale, servizi assicurativi e finanziari. Il tutto in modo coerente con la missione cooperativa, e rafforzato dalle economie di scopo e di scala che verranno ottenute.
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50 VOLTE INTERNATIONAL RAIL CATERING GROUP
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l museo dell’Acqua a Roma si è svolta in settembre la Conferenza del 50° anniversario dell’International Rail Catering Group (IRCG), associazione internazionale delle aziende che forniscono ristorazione a bordo treno e nelle stazioni. Durante il meeting è stato fatto il punto sulle tendenze del mercato del catering ferroviario in Europa. In particolare i partecipanti hanno convenuto sul fatto che non si debba più parlare di catering ma piuttosto di caring in tutte le sue sfaccettature prima, durante e dopo il viaggio. I singoli caValentino Fabbian terers hanno quindi presentato le loro novità come il nuovo On-Board Restaurant concept di Deutsche Bahn, la riorganizzazione logistica della stazione di Zurigo progettata da Elvetino, il sistema di vendita di attrazioni turistiche a bordo treno presentato da Momentum ltd, società che opera il servizio a bordo del famoso Eurostar tra Londra e Parigi e parte del Gruppo Cremonini. Il "Most Innovative Caterer" Award per il 2015 è andato a WARS (Polonia) con il suo “mWARS” Apps che permette di ordinare ed essere serviti al posto senza doversi recare al bar. Apprezzate le relazioni degli special guest, il dottor Paolo Ripa, esperto del settore dei trasporti, e l’ingegner Gianluigi Canciani di Alstom. L’assemblea ha infine nominato Mike La Malfa (Elvetino) e Valentino Fabbian (Chef Express) rispettivamente presidente e vice presidente di IRCG.
News Inviato speciale
SHOPPING CENTRE: meglio chiusi o aperti? Nonostante la grande maggioranza degli sviluppatori e dei fondi preferiscano investire su centri commerciali chiusi, in cui il controllo climatico è garantito, esistono svariati motivi per cui vale la pena considerare la possibilità di realizzare mall a cielo aperto o soluzioni miste aperte e chiuse.
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l primo fra tutti i motivi a favore di un open air mall consiste nella possibilità di creare un luogo maggiormente integrato al proprio contesto urbano ottenendo, conseguentemente, un maggior consenso da parte degli enti autorizzativi comunali e regionali. A seguire, un mall aperto risulta maggiormente sostenibile dal punto di vista energetico, nonché più economico nelle spese di gestione, oltre a costituire – nella maggior parte dei casi – un forte elemento di differenziazione rispetto alla concorrenza. Seppur retail parks e Designer Outlet Centres siano format commerciali ti tipo openair ben conosciuti e consolidati, il cosiddetto centro commerciale viene inteso tale soltanto se coperto. Esistono però delle eccezioni che invito a considerare con attenzione. È curioso constatare che Ala Moana Center a Honolulu e Bal Harbour Shops a Miami, entrambi open air malls, siano due tra i primi tre centri commerciali con il più alto profitto al metro quadrato negli Stati Uniti, immediatamente dopo The Forum Shops at Ceasars a Las Vegas. General Growth Properties (GGP), proprietario di Ala Moana Center, ha utilizzato questo modello per il piano di ristrutturazione – di oltre un miliardo di dollari – dei
Greenbelt
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Antara Polanco propri asset in Nord America, introducendo piazze esterne con ristoranti per eventi e negozi di servizio lungo le facciate dei malls, tipicamente cieche, di fronte ai parcheggi per agevolare acquisti di tipo Ala Moana drive through o click & collect. Bugis Junction a Singapore (semi-open street mall), Greenbelt a Manila (outdoor event mall), Xintiandi a Shanghai (open air boutique & bistró) sono tutti diMorocco Mall ventati degli esempi iconici in Asia che hanno introdotto componenti ‘al-fresco’ in centri commerciali di grande successo. Andares a Guadalajara e Antara Polanco a Mexico City, entrambi open-air mall, sono i due centri commerciali oltre i 100mila metri quadrati di GLS con il più alto fatturato per metro quadro in Messico. La lista continua. Veniamo dunque in Europa. Nel settembre 2009, dopo 13 anni, tra progettazione, complessi processi burocratici e cantiere, Tertial e Klépierre inaugurarono Odys-
retail&food - novembre 2015 Odysseum
seum a Montpellier: il più grande esperimento di centro commerciale open air in Europa. Odysseum, premiato al Mapic nel 2010, è oggi uno dei centri commerciali più performanti in Francia. Con un tram che lo attraversa, è diventato una nuova strada del commercio e del leisure in città, con tanto di planetarium, pattinaggio olimpico, 24 sale cinematografiche, climbing gym, pub, ristoranti, café, street food e oltre 100 negozi. Morocco Mall a Casablanca, premiato al Mapic nel 2012, ha un’estesa zona ristorativa e di intrattenimento esterna che si affaccia su una fontana musicale e l’Oceano Atlantico. L’area esterna di Morocco Mall è diventata la zona di maggior affluenza e successo del centro, che nei primi 11 mesi del 2015 ha contato 18 milioni di visitatori (il 50% della popolazione del Paese). Il bello del nostro settore è che è in costante cambiamento, basti vedere come il digitale influenzi gli spazi costruiti e, soprattutto, quelli che costruiremo per rispondere a cosa il consumatore vuole. Appariranno i primi sviluppi open air malls, fortemente digitalizzati, in Italia. E ben vengano, dato l'abbondante sole e la tradizione creativa del nostro Paese. Buon Mapic a tutti. Davide Padoa, CEO di Design International www.designinternational.com
News cosa occorre sapere per...
a cura dello Studio Legale Cocuzza & Associati di Milano
Il franchising nella giurisprudenza recente
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ndici anni sono ormai passati da quando ha visto la luce la legge italiana sul franchising. Una normativa – criticata da molti commentatori – che pone l’Italia a metà in una ideale classifica, dove al vertice vi sono i Paesi che impongono una disciplina molto stringente (come la Germania) e in fondo Paesi che prevedono una totale deregulation (come l’Inghilterra). Una breve rassegna di giurisprudenza può essere utile per comprendere come i nostri tribunali stanno interpretando questa normativa. Le sentenze sono ancora poche, soprattutto considerando la fortuna che questa forma contrattuale ha avuto e sta tuttora conoscendo nel nostro sistema. In questa sede possiamo analizzare tre interessanti trend. Il primo: diversamente da quello che ci si potrebbe aspettare, non sempre il franchisor soccombe in giudizio: anzi, la giurisprudenza ha mostrato di passare a un vaglio molto accurato le asserite mancanze dell’affiliante. Interessante ad esempio una decisione del Tribunale di Trento in data 1 giugno 2015 con cui il giudice respinge una domanda di risoluzione di un contratto di franchising per asserito inadempimento grave del franchisor ai propri obblighi di “prestare le informazioni, l'assistenza e il materiale pubblicitario e informativo e i depliant di presentazione e i cataloghi”. Analogamente, il Tribunale di Potenza, con sentenza in data 12 maggio 2015, ha rigettato una domanda di risoluzione contrattuale per inadempimento dell’affiliante ai propri obblighi di informativa e agli obblighi di formazione e aggiornamento professionale e di marketing, ritenendo non provata la mancanza di questi ultimi. Anche il Tribunale di Firenze, con decisione in data 9 settembre 2014, ha respinto l’azione per inadempimento svolta da un affiliato nei confronti di un franchisor, per non aver fornito prova convincente che il franchisor di fatto imponesse al franchisee quali ordini commerciali effettuare. Questo primo gruppo di sentenze dovrebbe pertanto rassicurare i brand che operano in franchising: i Tribunali sono ben lungi dal “prendere per buono” quando allegato dai franchisee e sono ben attenti a non commettere l’errore di considerare necessariamente gli affiliati la parte debole del rapporto da tutelare in ogni caso. Ciò detto, non mancano tuttavia sentenze che, ove riten-
gano provate le richieste del franchisee, vedono la soccombenza del franchisor. È il caso ad esempio di una decisione dello stesso Tribunale di Trento, che con sentenza del 29 settembre 2014 ha dichiarato legittimo il recesso del franchisee per ripetuti inadempimenti a obblighi di formazione del franchisor, così come al dovere di fornitura dei manuali e di supporto nel marketing. La decisione ci ricorda quindi che per poter parlare di franchising è necessario che esista un know-how specifico relativo al business e che l’affiliante lo metta a disposizione del suo affiliato, fornendo accurato supporto durante la relazione contrattuale. Degne di nota sono anche le sentenze che impongono al franchisor di trattare con molta attenzione il caso di un franchisee in difficoltà finanziarie. In più di un caso dottrina e giurisprudenza hanno analizzato con molta cura profili di eventuale corresponsabilità per il caso che il franchisor abbia continuato a rifornire un franchisee che evidentemente non era più in condizione di far fronte ai propri impegni economici, perché il tribunale ha statuito che ciò può ingenerare la falsa impressione sul mercato che il soggetto fosse in bonis. Il tema è delicato per contratti in corso, ma in una recente sentenza il Tribunale di Genova si è occupato anche del momento formativo del contratto. Con decisione in data 8 marzo 2013 il Tribunale ha infatti considerato contrario a buona fede il comportamento del franchisor, consistito nel continuare le trattative e nell’addivenire alla successiva conclusione del contratto di franchising con un potenziale franchisee, pur sapendo che quest’ultimo stava fronteggiando gravi problemi finanziari. Avv. Alessandro Barzaghi Per informazioni e quesiti gli Avvocati Giulia Comparini gcomparini@cocuzzaeassociati.it e Alessandro Barzaghi abarzaghi@cocuzzaeassociati.it saranno lieti di rispondervi.
APPLE IN STILE LIBERTY Probabilmente creerà più attesa di Expo. Parliamo dell’Apple Store in stile Grande Mela che aprirà a Milano entro un anno. La location sarà quella di Piazza del Liberty. Stando alle anticipazioni, il punto vendita sarà un parallelepipedo di cristallo, in cui ci sarà una delle due porte d’accesso allo store, mentre l’altra si troverà in Galleria De Cristoforis, dove c’è il cinema Apollo, che chiuderà i battenti. Come ha fatto Eataly nell’ex Smeraldo, che ha voluto mantenerne una memoria storica allestendo un palco, così Apple manterrà (da accordo con la Soprintendenza alle Belle Arti) un grande schermo della sala. L’architettura interna sarà contraddistinta da una scalinata costruita a gradoni, lunghi ed estesi, che porterà nel cuore della piazzetta. L’accordo è stato raggiunto nei giorni scorsi anche con l’assessorato all’Urbanistica del comune di Milano, dopo che la società di Cupertino aveva già ottenuto disco verde per l’acquisto di Piazza del Liberty e cinema Apollo dall’Immobiliare Cinematografica, che ne possiede la proprietaria.
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News DUFRY FA IL PUNTO SUI DUTY FREE ITALIANI
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l Gruppo svizzero del travel retail, con il 24% di quota di mercato nel mondo, ha stilato il ranking dei brand più venduti negli aeroporti italiani da ottobre 2014 ad agosto 2015. Il marchio più acquistato è Chanel, per quanto riguarda le fragranze, mentre per lo skincare conquista il podio Estée Lauder, e nel make-up vince Dior. Tra i marchi italiani (che seguono però a una certa distanza nel ranking), il primo per le fragranze è Versace, per lo skincare è Collistar, e per il make-up Pupa. L’affermarsi dei grandi marchi internazionali denota l’importanza di contare su un brand forte anche nello shopping da viaggio. Per alcune aziende il travel retail è addirittura il canale prioritario, come per Bulgari, per cui rappresenta il 22% del fatturato. Per Collistar azienda entrata da poco in questo canale, il travel retail genera già tra il 3% e il 4% del fatturato, ovvero circa 2 milioni di euro sui 90 milioni del 2014, con l'obiettivo di raggiungere 10% in cinque anni.
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ALIBABA PUNTA SULL’ITALIA
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a Penisola sarà testa di ponte di Alibaba per l’Europa, secondo le parole di Michael Evans, presidente del colosso cinese dell’e-commerce, e responsabile dello sbarco nel Vecchio continente. L’operazione prevede l’apertura, entro la fine dell’anno, di uffici commerciali in Italia, Francia e Germania. La prima filiale sarà quella italiana. In Italia, peraltro c’è la possibilità che Alibaba investa direttamente in startup della moda, del food e del vino. Sempre Evans ha spiegato che Alibaba, dopo l’America, è alla ricerca di nuovi spazi per valorizzare la propria infrastruttura logistica. Il gigante cinese ha le necessità di alimentare con nuovi contenuti una macchina enorme, con potenzialità ancora inespresse (situazione che ha fortemente penalizzato il titolo in Borsa). Da qui la ricerca di nuovi partner (aziende, marchi e prodotti) che puntino a proporsi oltre la Grande Muraglia, a un pubblico costituito da 350 milioni di cinesi di classe media.
r&f News opening VICTORIA’S SECRET ATTERRA A ORIO AL SERIO Il 22 ottobre, il brand americano di lingerie e beauty più conosciuto al mondo ha aperto i battenti all'aeroporto di Bergamo. Prosegue così l’espansione in Italia, dopo il negozio di Milano e negli aeroporti di Roma Fiumicino, Linate, Malpensa, Bologna e Napoli. Anche in questo caso, Victoria's Secret apre in collaborazione con Percassi, franchising partner per l’Italia. L'operazione è in linea con l'espansione e il restyling dell’aeroporto bergamasco, che ha inserito in airside un'importante selezione di brand del food & beverage e della moda trasformandosi da semplice aeroporto low cost in uno scalo in cui trascorrere piacevolmente il tempo in attesa del proprio volo. Nel negozio, le clienti potranno trovare un’ampia gamma di prodotti di bellezza e accessori moda fashion-forward pensati per le moderne jet-setter. Le appassionate di acquisti beauty potranno scegliere tra preziose fragranze e i prodotti per la cura del corpo, oltre che i formati da viaggio di idratanti spray e i lucida labbra. Nel nuovo store sarà possibile trovare una collezione unica di accessori di lusso, che comprende borse, piccola pelletteria e valigeria, accessori funzionali e chic che aggiungeranno un tocco glamour ai viaggi di lavoro e alle fughe nei weekend.
Roadhouse Grill: settebello nella capitale
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ettimo locale a Roma e soprattutto progetti per un’ulteriore crescita nella Capitale nel 2016. Parliamo del noto brand di steakhouse del Gruppo Cremonini, Roadhouse Grill, che nelle settimane scorse ha aperto un ristorante di circa 440 mq con 160 posti a sedere all’interno del centro commerciale La Romanina. Il nuovo locale si aggiunge a quelli di Termini, Testaccio (Via Galvani), Trastevere (piazza I. Nievo), via Salaria, via di Boccea e del Parco Commerciale Da Vinci. E l’azienda di Castelvetro di Modena ha già messo in agenda nuove iniziative, a partire dai futuri locali di Eur-Cristoforo Colombo e via Prenestina (Tor Tre Teste) cui seguiranno altre 2 o 3 opening entro la fine del 2016. Con il taglio nastro all’interno del mall La Romanina salgono a 65 i locali Roadhouse Grill in Italia, distribuiti in Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio e Sicilia, per un fatturato totale che nel 2014 ha raggiunto quota 85 milioni di euro.
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News opening Furla, da Bologna a New York Domino’s Pizza a Milano passando da Singapore Furla ha inaugurato il nuovo flagship store a New York, fra la 51esima e 5th Avenue. Una tappa decisiva nella strategia di espansione globale intrapresa dall’azienda. Il marchio italiano prosegue infatti il programma di aperture worldwide, potenziando sempre di più la distribuzione e la rete retail. Negli ultimi dodici mesi Furla, oltre ad avere registrato un forte incremento delle vendite a livello mondiale, ha aperto numerose boutique in mercati strategici come il Giappone, la Spagna e ora gli Stati Uniti. Recentemente ha anche aperto un flagship store a Singapore: 150 mq nel prestigioso mall dedicato allo shopping del lusso, “The Shoppes at Marina Bay Sands”. Il flagship sulla 5th Avenue è invece in ordine cronologico l’ultimo tassello nel progressivo ampliamento della rete distributiva a gestione diretta nei mercati chiave per il brand. Anche questa boutique rispecchia il nuovo concept store del marchio, che si ispira a elementi architettonici della Villa che ospita l’head quarter Furla a Bologna. Per celebrare l’opening di New York, è stata lanciata la limited edition “Fifth Avenue”, una collezione di borse, piccola pelletteria e accessori caratterizzate da stampe e dettagli ispirati alla grande mela.
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A pensarci bene, effettivamente, la pizza american style nel Paese in cui è stata inventata, mancava! In molti potrebbero storcere il naso, dando la colpa alla globalizzazione, ma molti altri potrebbero, invece, ringraziarla, perché ci permette di gustare cibi tipici di altri Paesi, nonché rivisitazioni un po' più “colorite” di cibi nostrani. In questo caso, appunto, la pizza. A Milano in via della Martinella, 1, zona Bisceglie, ha inaugurato il primo punto vendita in Italia di Domino’s Pizza. Guidata da Alessandro Lazzaroni, 36 anni, master franchisee del brand Domino’s per l’Italia. L’opening meneghina è la prima di un piano che prevede molti altri punti vendita nei prossimi anni in tutta Italia, sia di proprietà sia, in un secondo tempo, in franchising. «La nostra azienda si basa su due pilastri, egualmente importanti: qualità del prodotto e eccellenza nel servizio – ha spiegato Lazzaroni – Punti di forza sono infatti una pizza con prodotti d.o.p. quali il prosciutto di Parma, il gorgonzola, il grana padano e la mozzarella di bufala campana, che acquistiamo da fornitori italiani attentamente selezionati, e la tecnologia digitale innovativa che permetterà ai clienti di ordinare anche online così da assicurare una consegna in tempi rapidi come nessuno è in grado di fare in Italia».
News opening MARINA MILITARE NELLE VIE DELLO SHOPPING Dopo l’apertura del flagship store di Milano, a settembre in una delle vie commerciali più famose della città (corso Buenos Aires), Marina Militare si appresta a inaugurare il suo primo monomarca romano, in Galleria Alberto Sordi. Iccab srl (società toscana attiva nel mercato fin dal 1972) si occupa della produzione e distribuzione di questo brand concesso in licenza dalla Marina Militare. Ad oggi, ha costruito una rete che conta quaranta monomarca, tra boutique e corner negli aeroporti e negli shopping mall, affiancata da circa cinquanta punti vendita in negozi multibrand. In questi spazi, la collezione uomo copre il 60% delle vendite complessive, mentre le linee donna e kids si spartiscono il restante 40% in modo uguale. L’obiettivo, però, è quello di implementare le collezioni femminili, parallelamente con lo sviluppo retail e l’aumento della quota di export, che oggi rappresenta il 30% del fatturato aziendale.
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Chef Express ferma a Greco Pirelli
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a società che gestisce le attività di ristorazione del Gruppo Cremonini, ha inaugurato gli spazi completamente ristrutturati all'interno della stazione FS di Milano Greco Pirelli. A seguito del restyling, l'azienda ha inserito due brand di cui è licenziataria: JuiceBar, un formato healty food, contraddistinto dal concetto di freschezza pronta, da consumarsi presso il punto vendita oppure grab&go e un corner Amor di Patata, un format specializzato in patate fresche, non surgelate, tagliate con la buccia e cotte al momento. All’apertura è intervenuto Bruno Vanzan, campione mondiale di flair bartending, che ha offerto i suoi eccezionali cocktail preparati con le spettacolari evoluzioni di bottiglie e bicchieri volanti. Il locale ha un doppio affaccio diretto sia sulla banchina ferroviaria che su Piazzale Egeo, ha una superficie per il pubblico di 160 mq circa, occupa 16 dipendenti, ed è il 6° della catena JuiceBar gestito da Chef Express - dopo quelli aperti negli aeroporti di Fiumicino e Malpensa, nella stazione di Milano Cadorna, e i due all’interno della Stazione di Milano Centrale - e il 2° Amor di Patata, dopo quello aperto nella stazione di Genova Piazza Principe. Nel locale si inseriscono anche un piccolo market non alimentare e una rivendita tabacchi. Le aree dedicate al pubblico offrono 62 comodi posti a sedere per la consumazione dei prodotti, ai quali si aggiungono 28 sedute nel dehor esterno su piazzale Egeo, attrezzato con tavolini e ombrelloni.
Ecco i candidati finalisti selezionati per il premio
Foodservice Award
FORMAT
MyChef
MyChef
FOOD EXPERIENCE
Chef Express
MyChef
Lagardére
OFFERTA BIO-SOSTENIBILE
Chef Express
Autogrill
UTILIZZO DELLA TECNOLOGIA
APPEAL INTERNAZIONALE
Chef Express
FORMAT URBAN
Autogrill
FORMAT CENTRO COMMERCIALE
FORMAT TRAVEL
Chef Express
Chef Express
MyChef
Lagardére
Le giurie del premio
Foodservice Award FORMAT Davide PADOA
Alberto PASQUINI
Gianpietro SACCHI
Chief Executive Officer Design International
Fondatore e Presidente Crea International
Direttore Corsi di Alta Formazione C/o POLI.design Consorzio del Politecnico di Milano
FOOD EXPERIENCE Antonio CELLIE
Davide OLDANI
Alberto SCHIEPPATI
Amministratore Delegato Fiere di Parma
Chef D’O
Direttore editoriale Artù
OFFERTA BIO-SOSTENIBILE Francesco BERTOLINI
Corrado GIANNONE
Andrea POGGIO
Presidente Green Management Institute
Collaboratore Ristorando
Vice Direttore Generale Legambiente
UTILIZZO DELLA TECNOLOGIA Premiazione e gala dinner 3 dicembre 2015 ore 19.00 Salone d’Onore della Triennale Viale Alemagna, 6 20121 Milano
Cesare LOVISATTI
Antonio MONTANARI
Daniele TIRELLI
Senior Consultant Ceced-Efcem
Docente Università di Pollenzo Studio Montanari & Partners
Presidente POPAI Italia
APPEAL INTERNAZIONALE Norman CESCUT
Stefano GARDINI
Fabrizio VALENTE
Amministratore Unico Desita
Vice Presidente ATRI
partner fondatore Kiki Lab - Ebeltoft Italy
FORMAT URBAN Luca TAMINI
Andrea BERTAGNOLIO
Francesco MONTUOLO
Co-autore Milano Retail Tour
Executive Vice President Confimprese
Docente di Progettazione urbanistica di strutture commerciali responsabile del Laboratorio URB&COM Politecnico di Milano
FORMAT CENTRO COMMERCIALE Roberto BRAMATI
Italo BUSSOLI
Matteo FIGURA
Presidente Commissione Food & Foodcourt CNCC
Vice Presidente Assofranchising
Director Foodservice Italy The NPD Group Inc.
FORMAT TRAVEL Massimo COSTA
Fulvio FASSONE
Marco PASSONI
Segretario Generale Assotemporary
Presidente ATRI
Responsabile attività strategiche e relazioni con i brand 2.0 & Partners
Le associazioni partner
www.foodserviceaward.it
Gold sponsor
Ristorando
Silver sponsor
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TRAVEL RETAIL SHOPPING MALL
i bi le s s o ra p o c e zar È an z i r so spon ndo a t t ta is.it con f i d e m@ o c r di
r&f Cover story speciale
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CANNES Sono attesi al Palais des Festivals 8.400 partecipanti e circa 400 nuovi retailer. La delegazione italiana moltiplica per quattro gli eventi.
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ra il 18 e il 20 di novembre, presso il Palais des Festivals di Cannes, si terrà il principale appuntamento fieristico dell’anno per il comparto retail real estate italiano, europeo e non solo. La ventunesima edizione di Mapic, attraverso il proprio classico format, sarà una vetrina per i più importanti progetti al mondo di shopping mall, retail park, factory outlet center e, sempre di più, anche di travel retail. Nel 2014, durante la tre giorni sono stati rappresentati 74 paesi, per un totale di 8.400 partecipanti, 2.400 retailer, 1.500 brand, 2.300 property developers, 340 investment companies, 700 exhibiting companies e 100 delegazioni di città ed enti locali. E per il 2015 Reed Midem ha annunciato che circa 400 retailer calcheranno il red carpet di Cannes per la prima volta. Nel solco degli ultimi anni proseguirà il dibattito sulle tematiche più care al settore: si parlerà attraverso contributi d’eccezione dell’online to store, del click&collect, dell’omnicanalità, del mobile shopping, dei big data e più in generale dell’impatto delle nuove tecnologie sul retail, con una sede di discussione nel pavilion chiamato Mapic Innovation Forum (MIF). Come ha sottolineato Nathalie Depetro, Mapic director, sul portale web dell’evento, un focus altrettanto importante sarà dedicato al tema dell’entertainment negli shopping center, che si stanno progressivamente confermando dei “leisure destinations”, perdendo quindi l’accezione di meri luoghi di “shop and go”. Anche in questo caso, i retailer e tutti gli operatori interessati
MAPIC 2015, QUOTAZIONI ITALIANE AL RIALZO potranno confrontarsi in uno spazio dedicato denominato Retailtainment. E non mancheranno ancora opportunità di analisi su un altro filone di stretta attualità, i pop-up store, che rappresentano delle soluzioni efficaci dal veloce ritorno sull’investimento, in grado di inserirsi in vari contesti assumendo molteplici forme. Arrivando quindi al paese ospite d’onore, Mapic 2015 accenderà i riflettori sul mercato USA, considerato da sempre pioniere nella retail industry. Un pavilion sarà quindi dedicato ai player a stelle e strisce, che potranno cimentarsi in numerose sessioni specifiche sul proprio comparto. La kermesse culminerà come ogni
anno, nella serata del 19, con il Mapic awards gala dinner, in cui saranno premiati i migliori progetti delle rispettive categorie: best fashion & footwear retail concepts; best food & beverage retail concept; best new retail concept; best retail global expansion; best retail digital strategy; best pop-up shop; best new shopping centre; best refurbished shopping centre; best factory outlet centre, best retail urban project. Della giuria, presieduta da Melissa Gliatta, executive vice president di Thor Equities (USA), farà parte Edoardo Favro, ceo di Gallerie Commerciali Italia, che di fatto rappresenterà il mercato italiano.
Nathalie Depetro insieme con Massimo Moretti a Mapic 2014.
«Quadruplicati i nostri eventi» La maggiore internazionalizzazione nelle politiche e nelle attività del Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali è uno dei mantra proposti da Massimo Moretti sin dalla sua elezione a presidente del CNCC avvenuta lo scorso anno. L’obiettivo: far guadagnare al comparto italiano del retail real estate maggiore credibilità e appeal lontano dai patri confini, favorendo il ritorno degli investitori e l’interesse di retailer stranieri. E se l’edizione 2014 del Mapic non poteva che essere un assaggio del nuovo corso, il secondo semestre del 2015 e il primo del 2016 si preannunciano come i 12
mesi della svolta. Per due motivi in particolare: Mapic (Cannes, 18-20 novembre) e Mapic Italy (Milano, 24-25 maggio 2016). Tra le ulteriori iniziative di questo periodo, il World Retail Congress, un evento di portata mondiale che questo settembre si è svolto a Roma. Archiviato il WRC, il prossimo impegno nel calendario degli operatori è Mapic, a cui la compagine italiana partecipa ogni anno con un’ampia delegazione, seconda solo a quella francese, anche se nel palinsesto degli eventi non sempre ha visto corrispondere altrettanta visibilità. Di qui il primo cambio di marcia impresso dal CNCC: moltiplicare gli eventi e i servizi a disposizione dei nostri operatori. «Guardando ai numeri, anche nel 2015 la delegazione italiana sarà molto corposa, non solo in termini di stand ma in senso assoluto. Nell’ultimo anno abbiamo lavorato molto con Reed Midem e il risultato è stato straordinario: quadruplichiamo gli eventi – annuncia Massimo Moretti, presidente del Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali (CNCC) – Mercoledì 18 ci sarà il convegno “Shopping Centers the Italian way!” (Sala Agora ore 16.00): trequarti d’ora in cui saranno presenti relatori di assoluto rilievo che condivideranno la propria esperienza sul tema “Qual è il centro commerciale italiano?”. Nel mio ruolo a Beni Stabili spesso mi sono richiesti prodotti regional, ma non sempre questa tipologia di centro risulta vincente. Noi operiamo su delle catchment area della dimensione di Latina e Treviso con shopping mall fully let e presenze importanti di clientela. Per
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r&f Cover story speciale PROVINCIA CITTÀ
NOME
PIEMONTE
TORINO
NICHELINO
I VIALI Centro Commerciale & Retail Park
UC
31,000
PIEMONTE
TORINO
NICHELINO-VINOVO
MONDOJUVE SHOPPING CENTER
UC
27,000
LOMBARDIA
MILANO
ARESE
ARESE SHOPPING CENTRE
UC
92,000
LOMBARDIA
BRESCIA
BRESCIA
BRESCIA - RONCADELLE SHOPPING
UC
88,000
LOMBARDIA
MILANO
LOCATE TRIULZI
SCALO MILANO - fase 1
UC
40,000
VENETO
VERONA
VERONA
VERONA ADIGE SHOPPING CENTER
UC
42,000
TOSCANA
GROSSETO
GROSSETO
CENTRO COMMERCIALE
UC
24,000
LAZIO
ROMA
ROMA
CENTRO COMMERCIALE MAXIMO
UC
60,000
CAMPANIA
SALERNO
SALERNO
LE COTONIERE
UC
28,500
PUGLIA
FOGGIA
FOGGIA
GRANDAPULIA
UC
40,000
la serie… good value for money. Il mio obiettivo è spiegare con dati ed esperienze questo aspetto. Giovedì 19 si terrà il convegno tradizionale Retail Real Estate: Cantieri avanti tutta! (Champs-Élysées Room, ore 17.00) incentrato sugli sviluppi, che registra ogni anno oltre 200 presenze. Come special guest avremo il direttore dell’Agenzia del Demanio, Roberto Reggi: la sua presenza è particolarmente significativa perché il Demanio dispone di molti prodotti che ci possono interessare e noi vogliamo che il mondo del pubblico ci conosca e ci capisca. Il nostro comparto, basta vedere alcune realizzazioni all’estero, si propone anche come “ricucitore di territorio” perché restituisce alla gente spazi sicuri, puliti e di qualità. Poi si parlerà del rinnovato interesse sul Mezzogiorno e in generale sugli sviluppi da parte degli investitori. Sempre nella stessa giornata avremo Meetaly (Verriere Grand Auditorium, ore 13.00): un business lunch a inviti in cui coinvolgeremo la crème del settore. Presenteremo prodotti italiani in un’ambientazione italiana all’interno del Palais des Festivals attraverso speed date con retailer e investitori internazionali che ci porterà Reed Midem. Questi appuntamenti saranno degli
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acceleratori di business. Per concludere, venerdì 20 appronteremo un workshop a porte chiuse, su cui abbiamo già avuto la conferma da parte di due retailer internazionali ancora non attivi nel nostro Paese, a cui il CNCC presenterà il mercato domestico per favorirne l’avvicinamento e l’ingresso». Quali saranno i progetti principali italiani che domineranno la scena? «A noi piace anticipare sempre un po’ il futuro. Lo scorso anno abbiamo portato Arese e Scalo Milano, che quest’anno saranno il simbolo di una crisi definitivamente superata, con l’apertura nel 2016. A Mapic 2015 presenteremo per esempio i progetti di Verona e Roma. Il primo, acquisito da Ece, e il secondo, da Orion, sono il segnale che si ritorna in maniera matura al promotore che parla con l’investitore internazionale. L’Italia è un mercato che ha superato l’euforia dei primi anni duemila, quando il promotore tendeva a prevaricare l’investitore, e adesso credo ci siano i presupposti per una maggiore collaborazione». Al momento come si compone la pipeline?
DEVELOPMENT STAGE
«Nel nostro Paese ci cono quasi mezzo milione di mq in costruzione, per l’esattezza 470mila. Contando quelli sulla carta che attendono i permessi il dato raddoppia. Questi numeri rappresentano un contributo concreto all’economia italiana». Guardando al 2016, a Mapic Italy, quali aggiornamenti avete da Reed Midem? Come li avete convinti a investire sull’Italia? «Reed Midem voleva organizzare un altro Mapic in Europa, gradiva Milano che tuttavia non era l’unica città candidata. Forti della nostra coesione come associazione siamo riusciti a convincerli a farlo qua. È molto importane questo risultato perché Reed Midem è numero uno al mondo nella fieristica real estate e perché Mapic Italy sarà una finestra del mercato italiano sull’estero in virtù di una presenza internazionale stimata nel 20-30% dei partecipanti. Una finestra che ci sarà tutti gli anni. Un’ulteriore novità è che sarà un evento snello, da un giorno e mezzo: dimentichiamoci quindi i trionfalismi di Mipim e Mapic, con stand progettati da architetti, ma sarà molto semplice ed efficace, con investimenti bassi,
GLA (around)
© Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali
REGIONE
sempre orientati al business». Qual è il riscontro del mercato rispetto a questo evento? «Il nostro endorsement è totale e i segnali di un forte interesse ci sono, anche perché gli operatori hanno voglia di fare business e in Mapic Italy trovano una formula low cost ma non low profile, che punta non sulla ricchezza degli stand ma sulla ricchezza dei contenuti». A suo parere il vuoto lasciato da Eire andava colmato? «Innanzitutto chiariamo che Mapic Italy non è Eire. Per due ordini di motivi: una fiera real estate vuol dire tante cose, anche convegni, mentre Mapic Italy sarà solo business; Mapic Italy nasce da e per il retail. E non ho nessuna ambizione né personale né in qualità di presente dell’Associazione affinché questo evento diventi un sostituito di Eire. Io sono molto dispiaciuto che Eire non ci sia più, è stata una sconfitta per tutti noi, e sarei molto contento che ci fosse qualcuno con la forza e le capacità di riproporre una fiera. Ma non lo sarà Mapic Italy, che invece sarà un evento molto specializzato». Andrea Penazzi
r&f L’evento
Cover story speciale
Mapic Italy, appuntamento a Milano L
a novità del 2016 per il comparto del retail real estate si chiama Mapic Italy. L’evento, organizzato da Reed Midem, si terrà a Milano il 24 e 25 maggio presso Super Studio Più in via Tortona. Sarà un format estremamente compatto, durerà un giorno e mezzo, in cui avranno luogo solo tre conferenze incentrate principalmente su tematiche retail e un cocktail di inaugurazione la sera del primo giorno. L’obiettivo, come ci spiega Filippo Rean, director of the real estate division di Reed Midem, è di lasciar il maggior tempo possibile agli operatori per incontrarsi e sviluppare business. Dal manager ci siamo fatti raccontare caratteristiche, modalità e obiettivi del nuovo evento targato Reed Midem.
Mapic Italy rappresenta una novità nonché una grande opportunità per il comparto italiano del retail real estate. Quali i vostri obiettivi rispetto a questo evento? Il lancio di Mapic Italy si inserisce nel quadro più globale della strategia di sviluppo del portafoglio di eventi real estate di Reed Midem. L’obiettivo che ci siamo posti da due anni a questa parte è quello di investire sempre più sulla qualità dei nostri eventi di riferimento a Cannes, MAPIC e MIPIM (in termini di contenuti e diversificazione geografica dei paesi rappresentati) e al tempo stesso di lanciare dei format con focus “locale” su alcuni mercati che, per qualità, quantità dei player e dinamismo del mercato giustifichino la creazione di una piattaforma di business dedicata. Mapic Italy si inserisce quindi in tale contesto. Le analisi che abbiamo effettuato prima di lanciarci in questa avventura, unite ai feedback di diversi palyer che partecipano da tempo a Mapic, ci hanno confortato sull’idea che ci fosse non solo spazio ma anche necessità di un evento molto transazionale e con focus specifico sul Paese. Inoltre la partnership
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Filippo Rean solida che da anni abbiamo con il CNCC e il suo supporto al progetto hanno agevolato la nostra decisione di puntare sul mercato italiano. Può spendere un numero sulla partecipazione prevista? Prevediamo per la prima edizione circa 800 partecipanti, di cui 80% italiani e 20% internazionali. Quali saranno le opportunità per gli operatori? a partire dai retailer… La value proposition di Mapic Italy sarà legata alla presentazione di siti e location commerciali in Italia a destinazione di retailer e investitori nazionali e internazionali interessati a sviluppare business nel mercato italiano. Un retailer internazionale interessato all’Italia potrà così dedicare un giorno e mezzo esclusivamente al mercato italiano, valutando nel dettaglio le più interessanti location urbane ed extraurbane. Lo stesso discorso vale per un investitore internazionale. Un retailer italiano, che generalmente partecipa a Mapic con i soli responsabili dello sviluppo nazionale e internazionale, potrà intervenire a Mapic Italy con una delegazione più numerosa e valutare più in dettaglio opzioni di sviluppo non solo nei maggiori centri ma anche a livello regionale. MAPIC resta riferimento invece per brand ita-
liani che vogliono internazionalizzarsi e per i player del settore immobiliare che cercano di espandersi all’estero. La nostra idea è poi quella di aprire il mercato anche a retailer con una presenza solo regionale e che non si sentono ancora pronti per il salto verso l’internazionale. … e proseguendo con le società di commercializzazione Un’altro aspetto importante è l’approccio estremamente transazionale della manifestazione. L’evento è in effetti stato immaginato affinché i team di commercializzazione dei vari gestori o proprietà di siti commerciali possano incontrare un numero importante di retailer in un contesto estremamente funzionale, un vero e proprio “making deal market”. Ciò si concretizza in una formula con stand che saranno di dimensioni più contenute rispetto a quelli di Mapic, ready to use, con spazi di lavoro adeguati e pratici. Quindi è estremamente importante per noi in questa fase esser molto chiari sul posizionamento dell’evento e sulla sua complementarità con Mapic. La vostra forza è quella di lavorare su uno scenario mondiale, come intendete favorire la presenza di player internazionali a Mapic Italy? Abbiamo già iniziato la nostra azione di promozione e presentazione dell’evento nei confronti dei principali player internazionali, sia del mondo retail sia immobiliare. A Cannes durante Mapic avremo un dispositivo estremamente importante per promuovere Mapic Italy, con un evento dedicato, oltre alla presenza on-site di azioni di promozione e informazione. La nostra struttura organizzativa dispone poi di una rete di collaboratori capace di coprire i principali paesi internazionali e in contatto costante con gli attori più importanti del mercato (retailer e investitori in primis). Infine, abbiamo già definito un importante piano di promozione e marketing con media internazionali di settore.
Quali tempistiche e modalità di iscrizione dovranno ottemperare le aziende per partecipare? Abbiamo iniziato in queste settimane il giro dei player di riferimento del mercato e abbiamo ricevuto le prime conferme di spazi espositivi che stiamo formalizzando. Stiamo anche lavorando alacremente in queste settimane alla formalizzazione delle partnership media e istituzionali con le associazioni di riferimento del mondo retail, oltre chiaramente a quella con il CNCC che è il main partner. Le campagne di iscrizione per i visitatori dell’evento partiranno subito dopo Mapic. Sebbene non abbiamo ancora lanciato delle campagne specifiche di comunicazione, abbiamo comunque già ricevuto un numero importante di richieste. Le aziende interessate possono contattarci da subito per avere informazioni. L’accreditamento on line dei visitatori sarà comunque ufficialmente aperto a partire dal Mapic. Infine, per gli espositori che partecipano al Mapic di Cannes ci saranno delle agevolazioni/facilitazioni nel partecipare all'evento milanese? Il posizionamento in termini di pricing delle varie formule di partecipazione a Mapic Italy è stato pensato proprio tenendo presente che tra gli espositori attesi vi sono molti dei nostri attuali exhibitor di Cannes (italiani e internazionali). Si è pertanto optato per un pricing che consenta agevolmente a tutti i nostri clienti già presenti a Cannes di partecipare anche a Mapic Italy senza dover radicalmente modificare i propri budget di comunicazione. A tale posizionamento prezzo va aggiunto il fatto che gli stand saranno pre-allestiti e forniti chiavi in mano agli espositori secondo due soli format disponibili di dimensioni contenute e inclusi nel prezzo di iscrizione. A.P.
r&f La ricerca
Retail Trends: riflettori sui consumi A
lcuni indicatori, in primis il ritorno degli investimenti stranieri, rafforzano l’idea di un Paese in ripresa; ma solo con l’incremento dei consumi e lo sblocco dell’accesso al credito si potrà parlare di un’Italia fuori dalla crisi economica. E l’effetto Expo su Milano? Non diretto in termini di maggiore shopping, a causa di un turismo soprattutto “mordi e fuggi”, ma piuttosto indiretto sul look e i servizi della città. In estrema sintesi è questo il messaggio veicolato nella terza edizione di Retail Trends: pubblicazione su base annua realizzata dallo studio legale Cocuzza&Associati, presente su r&f con la rubrica “cosa occorre sapere per”. Tra le novità dell’edizione 2015, illustrata agli operatori del retail real estate presso il Circolo della Stampa di Milano, il coinvolgimento attraverso un questionario online da compilare in via anonima di un ampio panel di retailer, rappresentativi dei vari comparti merceologici, e il focus sul mercato francese. Di seguito vi proponiamo un abstract con i punti salienti relativi al canale dei centri commerciali e delle high street in Italia.
I centri commerciali a un punto di svolta Si conferma il trend già registrato negli scorsi due anni per quanto riguarda i centri commerciali premium, vale a dire quelli che registrano più di 8 milioni di passaggi all’anno, che crescono sia per quanto attiene ai canoni sia per l’interesse dei brand. Per gli altri mall, invece, i canoni sono ancora in discesa e diviene sempre più necessario definire strategie per acquisire nuovo appeal verso i consumatori. Pochi i nuovi sviluppi, anche se alcuni sono interessanti in quanto strutturati con una forte personalizza-
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zione. «Il nuovo centro commerciale Westfield a Segrate – segnala Thomas Casolo, head of retail leasing di Cushman & Wakefield – potrebbe riuscire a offrire ai brand del lusso una alternativa interessante all’High Street”. “Ad oggi – spiega Roberto Marchetti, direttore commerciale e sviluppo di Cogest Retail – non mi sembra si osservino iniziative di sviluppo a eccezione di Arese. Gli operatori sono concentrati nel restyling e nella ricommercializzazione dell’esistente. Con i prezzi stabili, diversi retailer internazionali sono ritornati alle aperture nei centri commerciali con tassi di capitalizzazione attorno al 7 per cento». Il segmento sembra essere
itv andamento canoni
Cover story speciale sondaggio sviluppo location Centri Commerciali / Shopping Centres
Centri Storici / Historic Districts
Vie del Lusso / Luxury fashion avenues
Outlet / Outlets
Retail Parks / Retail Parks
a un punto di svolta. Gli importanti investimenti operati dai grandi fondi internazionali e l’elaborazione di nuovi format, in grado di amplificare l’esperienza di acquisto, creeranno le condizioni per un riposizionamento delle strutture, con nuovi mix merceologici e architetture rivisitate. «Bisogna capire cosa chiederanno i consumatori nei prossimi anni – segnala Luca Maganuco, director asset management presso Multi Italy – ritengo che il centro commerciale possa diventare un luogo di aggregazione di servizi con corner multimediali per la gestione
dei rapporti con le amministrazioni e pick up point accessibili a servizio delle vendite on-line. Tra i segmenti che si svilupperanno sicuramente vi è la ristorazione, che diventa sempre più un elemento della shopping experience e assumerà maggiore centralità nel mix merceologico. Tra i format più interessanti che stiamo studiando per i nostri centri vi sono food court sul modello dei mercati metropolitani, con prodotti a chilometro zero e marchio unico». Ma i modelli di rivisitazione e di evoluzione dei centri commerciali non si fermano ai format, al
itv prospettive segmenti Accessori / Accessories
Lusso / Luxury Abbigliamento / Clothing
Somministrazione Alimentare / Food & Beverage
Casa e Hobbistica / House & Hobby
Elettronica / Electronics Grande Distribuzione / Mass Distribution
mix merceologico e alle caratteristiche architettoniche. Alcuni esperimenti sono relativi anche ai modelli di servizio. Interessante è, ad esempio, il progetto sviluppato da Cogest Retail per la gestione di spazi commerciali all’interno dei grandi policlinici. «Piccole gallerie commerciali negli ospedali – prosegue Marchetti – possono rappresentare esperienze di successo e garantire un servizio presso infrastrutture che devono predisporre meglio l’offerta presso i pazienti e i visitatori. La strutturazione di format che pur mantenendo la necessaria sobrietà possano garantire una gestione delle esigenze di acquisto e di socialità rappresenta un valore anche per il personale medico che può contare su un ambiente più confortevole». L’high street Tutti gli investimenti sembrano concentrati in location premium, siano queste all’interno di centri commerciali “dominanti” o nei centri storici cittadini. L’estrema selettività degli investimenti è sostanzialmente confermata da tutti gli operatori. «I clienti negli ultimi 12 mesi – segnala Thomas Casolo di Cushman & Wakefield – si sono mantenuti attivi in special modo nell’high street che in Italia non ha visto alcun tipo di flessione». Mentre soffrono zone che tradizionalmente avevano un buon mercato pur non essendo high street. «Diversi marchi internazionali – prosegue Monica Cannalire, head of leasing Italy & Switzerland di Jones Lang LaSalle – sono pronti a entrare in Italia, tra cui Superdry, Urban Outfitters e American Eagle. Hamleys, lo storico negozio di giocattoli britannico, sta già selezionando le prime location attraverso un master franchisee europeo». Il franchising, barometro della ripresa Negli ultimi anni, per la concomitanza negativa della restrizione all’accesso del credito bancario, della riduzione dei margini dei punti vendita e degli alti costi di ingresso, il franchising ha mostrato un forte arretramento. La ripresa di questa tipologia contrattuale può essere un buon barometro sullo stato di salute del commercio in Italia. «Alcune catene hanno tradizionalmen-
te sviluppato in franchising – spiega ancora Roberto Marchetti di Cogest Retail – negli ultimi anni, però, l’affiliazione è avvenuta con maggiore fatica a causa dei costi, della dimensione delle superfici richieste e delle spese di pubblicità». «Se sicuramente possiamo osservare una ripresa dell’affiliazione commerciale – prosegue Massimo Moretti, head of business unit portfolio retail di Beni Stabili SIIQ – occorre che l’offerta diventi più smart. Bisogna infatti evitare di appesantire con troppi impegni finanziari, fidejussioni e costi che rischiano di imbrigliare uno strumento che in passato ha dimostrato di essere estremamente funzionale per dare una forte spinta al commercio. In questo ambito, varrebbe forse anche la pena aprire una riflessione sulla normativa». E se gli stranieri tornano in Italia, gli italiani vanno all’estero I grandi brand Italiani guardano con sempre maggiore interesse alle principali location internazionali. Il segnale, senza dubbio positivo, si avverte soprattutto, da anni, nel settore del lusso, ma diventa sempre più evidente anche in altri settori, come quello del food. «Tra le città più richieste – segnala Thomas Casolo di Cushman & Wakefield – Londra e Parigi ma anche location come Bruxelles, che ha ancora affitti bassi, vengono valutate dai brand Italiani». «Per il segmento della somministrazione – continua Cannalire di JLL – Londra rappresenta il trampolino per trasformarsi in un marchio globale. La Germania o addirittura Paesi come la Polonia hanno raggiunto un certo appeal, anche in considerazione del fatto che qui il livello di competizione risulta inferiore rispetto a location come Londra o Parigi». I marchi italiani guardano all’estero con programmi di aperture sempre più ambiziosi. «Calzedonia, Intimissimi, Tezenis a Londra stanno sbancando – segnala Raffaele Tarozzi di RDC – Questi brand hanno saputo sviluppare in maniera intelligente, accompagnando lo sviluppo con campagne pubblicitarie estremamente azzeccate, che hanno consentito da subito importanti ritorni». A.P.
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r&f Parola di Monica Cannalire Monica Cannalire è un’esperta di retail intelligence a 360 gradi, con oltre 15 anni di esperienza in posizioni manageriali nel mercato immobiliare commerciale: Multi Development, Sonae Sierra, Ségécé/Klépierre, IKEA, diverse consulenze e agency per fondi e SGR. Oggi ricopre il ruolo di head of Retail Agency per JLL Italia, dove coordina le attività di leasing e di advisory, sia per high street sia per il settore centri commerciali, e cura la tenant representation in esclusiva per diversi brand internazionali. È inoltre membro del Comitato Direttivo del CNCC – Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali.
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Cover story speciale
JLL: «2015 speciale. Rinnovato fermento di attività e investimenti sul nostro mercato»
P
rofonda conoscitrice del mercato retail real estate italiano, ma sempre dalla prospettiva privilegiata di grandi multinazionali del settore, Monica Cannalire vanta numerose esperienze tra le principali aziende del comparto. Di recente, ricordiamo, il suo passaggio da InterIKEA Centre Group, dove ha contribuito a commercializzare il primo mega mall in Italia con accesso diretto a un negozio Ikea, a Jones Lang Lasalle, in cui ricopre la carica di head of Retail Agency. Ora la nuova sfida si chiama Valle Aurelia, futuro centro commerciale da oltre 20mila mq di Gla nel cuore di Roma. Di questo e di altri progetti JLL, oltre che dei suoi obiettivi, ne parliamo con la manager italiana.
Partiamo dall’attualità. Recentemente JLL ha ricevuto il mandato per commercializzare il futuro centro commerciale Valle Aurelia, uno dei principali progetti su Roma, in virtù anche della sua location urbana. Come intendete differenziare il nuovo mall capitolino? Valle Aurelia (CDS / Orion) è per definizione un urban mall, aperto ma coperto, che si differenzia già nella sua collocazione cittadina, in corrispondenza di uno snodo strategico, a poche fermate di metropolitana da Piazza di Spagna; anche il plot che lo accoglie detta una struttura di facile lettura: circa 22.000 mq e 60 negozi per un nuovo gate di accesso al quartiere, a un passo dal Vaticano, una catchment primaria senza precedenti. Sarà un concentrato di esperienze esclusive e di shopping di qualità, di servizi e socialità: il nuovo cuore pulsante della zona, che collega persone e funzioni, migliorando la vita quotidiana dei visitatori e dei residenti. Su quali altri progetti è impegnata JLL in Italia in ambito di commercializzazione? Quali sono le loro caratteristiche più importanti? Ci sono anche altri progetti di cui siamo molto orgogliosi, in particolare Caselle-Torino Experience (Aedes), un villaggio di shopping e intrattenimento che sarà presentato per la prima volta a Mapic, con una GLA totale di 120.000 mq e circa 250 negozi tra moda, ristoranti, cinema, caffè e nuovi format di intrattenimento, per la prima volta in Italia. Un luogo accogliente per gli acquisti, il tempo libero e il F&B, pensato per le persone, interattivo e sostenibile: la qualità del futuro, oggi. Un altro incarico a cui teniamo molto è il riposizionamento commerciale del Retail Park Milanofiori ad Assago (Gruppo Cabassi), una location di assoluta eccezione, il portale di accesso sud alla città di Milano, a cui è comodamente connesso anche con la metropolitana. È inoltre collocato in un comparto commerciale e direzionale denso e alto spendente, perciò assumerà
una nuova identità ed esprimerà a pieno tutte le proprie potenzialità commerciali, con shopping esperienziale e nuovi brand. E non può mancare un accenno alle tematiche dell’omnicanalità. Anche in termini di mall commerciali si stanno studiando soluzioni e servizi atti ad accompagnare i consumatori dall’online all’offline. Qual è il suo punto di vista? Ogni volta che siamo chiamati a sviluppare un concept commerciale per un nuovo asset oppure a trovare una migliore identità per uno esistente, dedichiamo grande energia a costruire un progetto dove retailer e consumatore si incontrino su ogni canale, un luogo che faciliti uno scambio che amiamo definire “seamless & stressless”, ovvero privo di limitazioni e di stress. Non credo che il mondo dei centri commerciali debba sentirsi minacciato dall’e-commerce, esattamente come i retailer non debbano temere il fenomeno del webrooming; sono facce della stessa medaglia, ma soprattutto opportunità di guadagnare market share e incrementare i volumi di affari, un vantaggio indiretto anche per le proprietà. Siamo prossimi a Mapic. Quali le vostre aspettative rispetto alla fiera? Questo è un anno speciale, dato che abbiamo visto nei mesi passati un rinnovato fermento di attività e investimenti commerciali sul nostro mercato, un’attenzione che personalmente non ricordavo da tempo. Questa edizione vedrà un focus sui retailer USA e sono certa sarà interessante: ci aspetta un evento che beneficia di un clima migliore rispetto al passato e che sarà pieno di lavoro e di opportunità. Ci stiamo anche preparando per il primo Mapic Italy, a Milano nel 2016, perché siamo stati coinvolti sin dalle prime battute da Reed Midem in questa nuova creazione e non vediamo l’ora che anche l’Italia goda di un expo dedicato al retail real estate, che diventi un appuntamento efficace. Mega mall, capaci di attrarre visitatori da tutta la regione, e urban mall, di dimensioni più ridotte ma posizionati in location più centrali. Ci puoi dire pro e contro di queste due formule commerciali, in questo momento? Molto dipende da opportunità e gap da colmare. In Italia, anche per conformazione geografica e mancanza di spazi, non abbiamo visto fiorire molti centri commerciali cosiddetti regionali e attendiamo trepidanti l’iconico Westfield Milan. Il nostro Paese però gode di un suo prodotto prime, non necessariamente per dimensioni, ma per posizionamento, consolidamento e volumi generati, ottimi prodotti sia dal lato occupier
che investor. Più in generale, ritengo che in un mercato competitivo e globalizzato, anche dal punto di vista dell’esperienza di shopping, sia sempre più necessario interrogarsi sul proprio cliente target, sulla propria catchment e su quelle basi ideare un prodotto immobiliare commerciale, dimensionarlo e posizionarlo. Solo così si minimizzano i rischi e si creano prodotti capaci di una felice vita propria. Senza contare che spesso i mall urbani nascono da riqualificazioni, un altro tema importante per il futuro del nostro settore, attraverso luoghi che migliorino la vita della città che li accoglie. Per quanto concerne gli shopping mall, puoi individuare un mercato in Europa simile al nostro e fare un confronto/parallelismo? Penso alla Polonia, per la propensione all’acquisto e l’attenzione alla moda, aspetti locali che condividiamo, oltre a un patrimonio di shopping centre performanti e di livello, come Manufaktura a Lodz: un’interessante riqualificazione di archeologia industriale e una grande shopping destination. Prima di approdare a JLL ha ricoperto ruoli di responsabilità in altre multinazionali. Quale contributo vuol portare a JLL e quali sono i suoi obiettivi rispetto a questo incarico? Ho trovato in JLL un team di professionisti eccezionali ed esseri umani speciali. Ritengo di poter contribuire con una profonda conoscenza del settore retail, con passione e grinta, apportando nel mondo della agency anche un punto di vista interno alle proprietà – per le quali ho a lungo lavorato – che ci porti a essere già nei prossimi anni “top of the mind” per il retail in Italia. Vivo questo mestiere come una vera e propria intelligence, una cura strategica dei dettagli commerciali e degli income. Contribuiamo a creare destinazioni retail che generano milioni di visitatori e di euro; lo facciamo come consulenti strategici e mai come semplici broker. Le piacerebbe, infine, dedicarsi in futuro a mercati esteri e “accantonare” anche temporaneamente quello italiano? Sicuramente il panorama sarebbe più vasto e avvincente… Sono fortunata, ho sempre lavorato per multinazionali, seguendo anche altri mercati e tutt’ora lavoro con molti brand e società estere, in un ambiente internazionale. Confesso che è anche da queste esperienze che ho imparato a credere di più nel nostro mercato e ogni volta che torno a casa, sono felice di farlo. Ora ho una sfida gratificante da condividere con i colleghi in JLL, stiamo reclutando nuovi talenti e il mercato retail è in fermento. Per ora, non vedo panorama più avvincente e il mio futuro, come sempre ho fatto, continuerò a costruirlo partendo dal mio presente. A.P.
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r&f Case history
Media World 2.0 a vocazione omnichannel N
on solo un cambio di look ma un rinnovamento nella sostanza, con una forte integrazione tra online e offline, portando l’e-commerce dentro il negozio fisico e viceversa. Mediamarket, colosso dell’elettronica di consumo con un fatturato superiore ai due miliardi di euro e un organico di oltre 6.000 collaboratori, riparte dal centro commerciale di Curno (BG), dal primo punto vendita aperto 25 anni fa, per rilanciare la propria rete vendita, che conta 110 negozi su tutto il territorio nazionale. L’andamento economico dell’azienda segue la leggera ripresa del mercato, che fa segnare una crescita prevista del 4% nel 2015. Ma determinante per decretare tale ripresa sarà il periodo natalizio, in grado di condizionare i risultati dell’intero anno. In generale il comparto dell’elettronica di consumo in Italia (retail) appartiene ai mercati più grandi a livello europeo, attualmente in quarta posizione con un potenziale di 13,7 miliardi di euro. L’Internet of Things è diventato centrale per il bu-
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siness, con la prospettiva di rappresentare un fenomeno ancora più decisivo nei prossimi anni. La digitalizzazione infatti ha modificato il commercio a livello strutturale ma da fattore di rischio si è trasformata - forzatamente - in un’opportunità. E mentre l’e-commerce cresce e si consolida, i servizi e le prestazioni offrono nuovi potenziali di valore aggiunto.
shopping a 360 gradi nel vero spirito dell’omnicanalità. Nel 2016 completeremo la trasformazione dei Saturn, portando l’azienda a una rete monobrand, e tra la fine di questo e il prossimo anno chiuderemo un altro punto vendita ma ne apriremo cinque. Inoltre stiamo lavorano per aprire dei Media World City entro il 2016». Il punto di partenza è la strategia Seamless Customer Experience: seamless per un'integrazione senza distinzione e senza elementi di confine tra fisico e virtuale; customer poiché il cliente è sempre il nucleo centrale di ogni progetto; experience perché in una miriade di prodotti molto simili, se non uguali, è l’espe«L’immagine dello store è completa- rienza del processo d’acquisto che può fare la differenza. Tra i cardini mente cambiata, avevamo bisogno di dare un forte segnale di rinnova- di tale strategia, il rinnovo del concept del punto vendita assume un ruolo mento e lo abbiamo fatto proprio fondamentale: il nuovo corporate dove l’azienda è nata 25 anni fa – design prevede, tra l’altro, l’ampliaha esordito durante la presentazione mento delle aree destinate ai servizi alla stampa il ceo di Mediamarket, con la creazione di web lounge dediJoachim Rösges – Ma non si tratta cate, un’intensificazione della digitasolo di una nuova immagine, bensì lizzazione tra cui, ad esempio, il pasdi un nuovo format che consente un’espe- saggio dal cartellino prezzo cartaceo a quello elettronico, il rafforzamento rienza di di ulteriori innovazioni tecniche e l’introduzione di nuove aree emozionali. Il radicale cambio di passo imposto da Media World, per il quale non è stato reso noto l’investimento che tuttavia, apprezzando lo store di Curno, deve essere molto consistente, mette al centro di tutto il consumatore e le relative esigenze di acquisto: «I clienti – ha continuato Joachim Rösges – non pensano ai canali di vendita, ma pensano Joachim Rösges
Cover story speciale
Mq superficie: 2.500 mq Maggiore superficie destinata ai servizi Maggiore superficie destinata ai reparti GE e PE Nuova immagine: illuminazione a LED e pavimentazione in PVC Nuovo portale ingresso Nuova immagine perimetrale e videowall Zona servizi addizionali alla vendita integrata nel Reparto Telefonia Centrale Cartellini Elettronici ed electronic pricing nei TV Nuovo centro servizi polifunzionale con sistema automatizzato di gestione coda Web Lounge dotata di tablet e totem multimediali
ai marchi e vogliono utilizzare tutti i touch point di un brand, decidono dove vogliono acquistare e come ritirare la merce. Senza i negozi il multichannel non può esistere e questa è la nostra opportunità». E se il meglio è ancora da venire, conclude il Ceo, nel merito il nuovo format che sarà applicato via via a tutti i punti vendita Media World si contraddistingue innanzi-
tutto per la presenza di un personale di vendita estremamente preparato, dotato di un tablet che può interagire con tutta la tecnologia disponibile nello store; per la proposta top di gamma sempre in evidenza e supportata in modo adeguato; per la presenza di un portale digitale all’ingresso del negozio che consente allo store manager di effettuare promozioni specifiche; per un
percorso di uscita davanti alle casse denominato snake in cui si possono trovare una serie prodotti utili, di impulso, prima di uscire; per la sostituzione delle etichette normali con quelle elettroniche; infine per la presenza di alcuni touch point in cui è possibile accedere a tutti i servizi omnichannel di Media World e spazi per il servizio pich&pay. Il negozio Media World sarà tutto “toccabile” e tutto connesso, con più di 200 referenze che si possono provare. Per quanto riguarda il web, a giugno è stato lanciato il nuovo sito, mentre da gennaio 2016 sarà portata online
«Creare il giusto rapporto tra consumatore e brand» Marco Orlandi, responsabile relazioni esterne di Mediamarket Il punto vendita di Curno è esteso circa 2.500 mq, «metratura che è sempre stata e dovrebbe continuare a essere in futuro lo standard della catena – ci ha raccontato a margine della conferenza stampa Marco Orlandi – Questo non vuol dire che l’azienda non stia lavorando a nuove strutture commerciali o non pensi a metrature diverse. Sicuramente abbiamo capito che i grandissimi formati, quelli superiori ai 4/5.000 mq, non sono più coerenti e compatibili con le attuali dinamiche della distribuzione. Al momento il portafoglio Mediamarket è stabile in termini di chiusure, con una prevista nei prossimi mesi, e leggermente in crescita sul fronte delle nuove aperture: ne sono state annunciate cinque. In termini di location, invece, queste devono soddisfare due requisiti: essere all’interno di grandi strutture ad altissima frequentazione, come i centri commerciali, e rappresentare ovviamente un business sostenibile. Con il cambio di immagine e tutte le introduzioni tecnologiche la scommessa vera non è più sul prezzo, ma nel creare il giusto rapporto tra consumatore e brand». Al momento Mediamarket, tra digitalizzazione e nuovi format, ha messo a mano a un centinaio di negozi: nello specifico ce sono solo 8 con l’immagine proposta a Curno, cui si aggiungeranno quelli in nuova apertura e poi gli altri a seguire.
la nuova App, che permetterà di effettuare acquisti con lo smartphone. L’integrazione dell’online con l’offline vedrà anche l’allineamento dei listini, in un’ottica di “un’azienda, un prezzo”. E l’assortimento verrà fatto crescere progressivamente, sfruttando l’omnichannel, portandolo sul web a 100mila referenze nel 2016, circa il quadruplo del numero attuale, e successivamente sino a 250mila: “tutto lo scibile del mercato” da far arrivare al cliente in un solo giorno. A.P.
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© Edifis Intelligence
Restyling del PVD di Curno (BG) in pillole
r&f Osservatorio prezzi
BICOCCA VS SARCA, VA DI SCENA LA RISTORAZIONE Così vicini all’interno di un bacino strategico, il quadrante nord-est di Milano, da rappresentare un unicum nel panorama dei centri commerciali. I due mall, gestiti da Cogest Retail e IGD SiiQ, contano entrambi una quindicina di operatori food, che abbiamo messo a confronto raccogliendone i listini lo scorso 15 ottobre
C
irca 10 minuti a piedi separano due tra i principali centri commerciali di Milano nel segmento della ristorazione, grazie anche alla presenza in entrambi i casi di un cinema multisala che ne dilata l’orario di apertura serale. Parliamo del Bicocca Village, gestito da Cogest Retail, e del Centro Sarca, in portfolio a IGD SiiQ. Per la precisione quest’ultimo insiste nel comune di Sesto San Giovanni. Entrambi i mall si sono avvantaggiati di recente dell’apertura della Linea M5 della metropolitana, che li rende facilmente accessibili con i mezzi pubblici, anche se siamo lontani dal modello Westfield London che vede la fermata del metrò proprio sotto il complesso retail. La loro vocazione food, in un contesto di forte concorrenza, ci ha spinti a visitarli lo scorso 15 ottobre per l’articolo di Osservatorio prezzi, e quindi a realizzare un confronto dei listini per ogni ristorante, occasione in cui abbiamo constatato un alto flusso di visitatori in entrambe le strutture commerciali durante la pausa pranzo. Ulteriori elementi degni di menzione: nel Bicocca Village la ristorazione è concentrata al piano 1 della galleria e, soprattutto, per il breve termine si segnalano le aperture nel nuovo Gate esterno di quattro ristorazioni veloci volte ad attrarre un pubblico
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giovane. Una di queste sarà una prima assoluta in Italia per un noto marchio americano. Mentre nel Sarca la proposta food appare più diffusa, con una prevalenza nelle due piazze e in particolare in quella che conduce con le scale mobili sino al cinema. Sempre nel mall gestito da IGD ha aperto di recente il primo Spontini in un centro commerciale (vedi Mystery food, pag. 70) e, di tutt'altro genere ma di altrettanta importanza, hanno aperto un OVS da 1.700 mq e un Conbipel da circa 250. La media superficie di OVS rappresenta il principale anchor store del centro. Nel merito invece della nostra analisi, non potendo pubblicare i listini di tutti gli operatori della ristorazione, una trentina, abbiamo individuato 11 tipologie di proposta e assegnato un prodotto per ciascuna di esse. Su tali referenze abbiamo messo a confronto i prezzi applicati dai player specializzati. L’unica eccezione è data da Station Grill al Sarca, che è presente sia nella categoria Grill house/birreria sia in quella Kebab. Partendo dalla cucina asiatica, cinese e giapponese, vediamo come la concorrenza sia tutta interna al Bicocca, dove operano rispettivamente YunQuick e Sen Sushi, mentre al Sarca, al momento della nostra visita, era in corso un cambio di insegna per il ristorante di Sushi e Sashimi.
Bicocca Village
Sempre al Sarca, McDonald’s e la versione Express di Old Wild West si fanno una forte concorrenza: sull’hamburger classico il format di Cigierre scende sino a 70 centesimi. Neanche la metà di un ticket urbano della metropolitana meneghina… La competizione si scalda nuovamente in un segmento ricco di competitor, grill house/birreria: Broadway al Village si conferma quello più expen-
sive sia per il piatto con petto di pollo e verdure (9,90 euro) sia per la bottiglia di birra primo prezzo (5 euro); mentre Heineken Beer Corner e Station Grill sono i più economici rispettivamente per il piatto (8) e per la bionda in bottiglia (2 euro). Altro segmento da monitorare è quello della pizza, di cui abbiamo scelto la classica Margherita: Rossopomodoro, presente in entrambi i mall,
Cover story speciale con la sua ricetta napoletana è il più caro con 6,50 euro, mentre Spontini (prendendone in considerazione il trancio alto) e El Rey Cafè Pizza (per la pizza tonda) sono i più convenienti rispettivamente con 3,90 euro e 4,50 euro. Sulla tagliata di manzo (prima scelta e controfiletto) si gioca il raffronto tra i big delle steakhouse, Old Wild West e Roadhouse Grill: anche in questo caso il brand di Cigierre risulta più a buon mercato con uno scarto di oltre 2 euro sulla porzione da dividere per due persone. E mentre Cantina Mariachi (Bicocca Village) e La Cantinetta Messicana (Centro Sarca) sono allineati sul medesimo listino rispetto al piatto di Tacos Messicani, e non solo, tra le trattorie/tavole calde/selfservice l’Ipercoop.café si distingue per listini decisamente contenuti sia sull’insalatona sia sul secondo piatto. Per completezza di informazione specifichiamo che la nostra analisi non tiene conto della quantità e della qualità delle pietanze. Centro Sarca
Bicocca Village Segmento merceologico Cucina cinese Cucina giapponese
Pietanza
insegna
prezzo in euro
YunQuick
4,90
Sashimi su tagliere piccolo (10 ft)
Sen Sushi
10
Hamburger
Focacceria
Focaccia genovese
Grill House / birreria
Kebab Piadineria Pizzeria
Steakhouse Tex-Mex Trattoria / tavola calda / self-service
Centro Sarca
Pollo con mandorle
Fast food
Petto di pollo / Birra in bottiglia primo prezzo
Panino kebab classico Rotolo con speck, squacquerone, rucola Pizza Margherita
Tagliata di manzo (prima scelta/controfiletto) Tacos Mexicanos (per 2 persone) Insalatona primo prezzo / secondo piatto primo prezzo
A.P.
Broadway
9,90/5
Heineken Beer corner
8/3
Wiener Haus
8,70/3,60
Station Grill
8,50***/2
Station Grill
4,20
insegna
prezzo in euro
McDonald's
1
Old Wild West Express
0,70
Il Focacciere
1,20
Arabesque Kebab
5
La Caveja
4,5
La Piadineria
5,50
Rossopomodoro
6,50
Rossopomodoro
6,50
Mediterraneo
5,50
El Rey Cafè Pizza
4,50
Spontini*
3,90
Old Wild West
14,30
Roadhouse Grill
16,90
Roadhouse Grill
16,90
Cantina Mariachi
13,80
La Cantinetta Messicana
13,80**
Il Gusto
9,40/8,40
Le Delizie
7/7
Moyé
8/10
La Cantinetta
n.d./8
Ipercoop.café Legenda: ´= trancio; ´´= il prodotto è il medesimo; ´´´= menu a base di pollo (alettte, naggets, wrap)
3,20/5,90 © Edifis Intelligence
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r&f
Dossier shopping mall long life
Euroma2, lo stile innanzitutto Inaugurato nel 2008, lo shopping mall di proprietà LSGI Italia conserva un appeal unico nel suo genere, in virtù di materiali e linee di pregio. Ma l’offerta commerciale con i suoi 225 negozi non è da meno, grazie a un progressivo riposizionamento del brand mix verso l’alto con l’inserimento di marchi premium
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armi delle più svariate colorazioni nelle pavimentazioni, nelle sedute e nelle pareti; materiali preziosi ad arricchire lampadari, scorri mano, colonne e oggetti ornamentali; cupole e lucernari in vetro per favorire l’irraggiamento di luce naturale; specchi per incrementare la luminosità e dilatare gli spazi. Il tutto in uno stile impero rivisitato in chiave moderna, ad uso commerciale, ma che si ritrova anche negli uffici che ospitano lo staff direzionale del centro, nonché quello gestionale, leasing e amministrativo di LSGI Italia. Ma soprattutto una galleria multipiano con 225 negozi, per una Gla di circa 42mila metri quadrati. Euroma2 rappresenta sia in termini architettonici sia commerciali uno dei fiori all’occhiello di Groupe Generale Immobiliere, che nei sui 55 anni di
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storia ha sviluppato 42 centri in tutta Europa, che attraggono oltre 420 milioni di visitatori all’anno. Gli altri mall nel nostro Paese, gestiti da S.C.C. Italia che fa parte del medesimo Gruppo, sono il Centro Commerciale Adriatico2 (Portogruaro, VE) acquisito nel 1997, San Martino2 (Novara) e Aprilia2 (Aprilia, LT) realizzati rispettivamente nel 2002 e nel 2003. Nel 2008, invece, è stato tagliato il nastro di Euroma2, in virtù di un investimento da 280 milioni di euro. La direzione commerciale fa sapere che l’intero portfolio italiano ed estero è caratterizzato da strutture di proprietà sui cui viene effettuata direttamente la gestione e la commercializzazione, favorendo di fatto un rapporto diretto con le insegne. Gli unici asset su cui SCC (Societè des Centres Commerciaux) è impegnata anche nella
Cover story speciale
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Il progetto in pillole DATA DI APERTURA PROPRIETÀ PROPRIETÀ IPERMERCATO GESTIONE/COMMERCIALIZZAZIONE TIPOLOGIA LOCALIZZAZIONE INVESTIMENTO GLA GALLERIA UNITÀ RISTORAZIONE TOTALE PUNTI VENDITA ÀNCORA ALIMENTARE POSTI AUTO FOOTFALL
GIUGNO 2008 LSGI UNICOOP TIRRENO SCCI CENTRO COMMERCIALE URBANA 280 MILIONI DI EURO 42MILA MQ 25 225 IPERCOOP 4.000 CIRCA 12 MILIONI DI VISITATORI
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Dossier shopping mall long life gestione e nella commercializzazione per conto terzi sono in Spagna e Francia. La proprietà dell’àncora alimentare di Euroma2, invece, fa a capo a Unicoop Tirreno. Il sontuoso mall capitolino, i cui lavori sono iniziati nel 2005, si colloca nel quadrante sud della città, nelle immediate vicinanza del Grande Raccordo Anulare e all’interno del nuovo quartiere Eur. Al suo fianco, contestualmente, è sorta una zona direzionale dove hanno sede importanti aziende ed enti, tra cui la multinazionale Procter&Gamble e il Ministero della Salute, e sono in costruzione i nuovi uffici di Atac e delle provincia di Roma. Questo porterà ad ampliare il bacino di prossimità, con benefici per la ristorazione in pausa pranzo e per la pedonabilità dell’intero centro. In particolare l’asse stradale che serve la struttura, viale Cristoforo Colombo, conta fino a 100mila passaggi auto al giorno (fonte aziendale). Proseguendo sulla strada dei numeri, il footfall di Euroma2 si attesta sui 12milioni di persone l’anno, con flussi infrasettimanali di 25/30mila persone al giorno, che raddoppiano di sabato e domenica e crescono ulteriormente in occasione di festività ed eventi. Ad accoglierli una parking area da 4mila posti, dislocati nei due
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parcheggi sotterranei, in un silos multipiano direttamente collegato al centro e in ulteriori superfici. I parcheggi multilivello favoriscono un’omogenea distribuzione dei flussi nei tre livelli commerciali dello shopping mall; in un primo momento, invece, come sovente capita nelle strutture appena inaugurate si era creata una maggiore concentrazione di visitatori al piano terra. L’inserimento di marchi aspirazionali in quello superiore ha permesso con il tempo di equilibrare i passaggi. In virtù di una ampia proposta commerciale, che abbraccia posizionamenti differenti sino ad arrivare a brand dallo scontrino medio/alto, la proprietà fa sapere che il principale “competitor” di Euroma2 è Porta di Roma, che tuttavia si trova esattamente nel quadrante opposto della città, non contendendo di fatto il bacino di utenza. Commercializzazione, al passo con i tempi “Mai una vacancy”, rende noto la commercializzazione del centro, con le poche unità non operative già contrattualizzate e in fase di allestimento. Euroma2 è tra i centri commerciali premium del nostro Paese, forte di circa 225 marchi: un Ipercoop di dimensione contenute, circa 9.600 mq
lordi e 6.800 mq di vendita; tre medie/grandi superfici non food al terzo livello, che rappresentano per tipologia merceologica dei destination point; altre unità di medie dimensioni legate soprattutto all’abbigliamento tra il piano terreno e quello intermedio; e ancora una ristorazione con circa 25 ristoranti, di cui 18 raccolti attorno una grande food court collocata al terzo livello. Per la varietà e la
completezza della proposta, anche la piazza della ristorazione rappresenta una destinazione per i visitatori di Euroma2. Come abbiamo avuto modo di verificare durante la nostra recente visita al mall capitolino, la commercializzazione ha differenziato il brand mix da piano a piano, portando i marchi di posizionamento più elevato in quello interme-
Cover story speciale dio, con l’intento di colpire differenti target di consumatori. Tale strategia trova conferma nei sistemi di collegamento interno: la scelta di inserire scale mobili e non tappeti mobili tra il livello terreno e quello primo fa sì chi il consumatore con il carrello della spesa possa salire utilizzando solo gli ascensori. Al piano terra trovano posto, oltre all’ipermercato, attività di servizio come parafarmacia, lavanderia, negozio di animali, erboristeria, centro estetico e lo shop della Folletto (il primo in Italia in un centro commerciale), più marchi di abbiglia-
mento uomo, donna e bambino caratterizzati da uno scontrino prevalentemente medio/basso. Ma non per questo tali insegne sono meno importanti: si annoverano infatti, per citare le principali, Stradivarius, Oysho, Primadonna Collection e le medie superfici di H&M (mille mq su cui trova posto solo l’offerta donna), di Tezenis (il nuovo format da 600 mq), del primo dei due piani su cui insiste Piazza Italia (mille mq + mille mq con collegamenti interni), di Rocco Giocattoli e di Prènatal. Quest’ultimo, negli anni, ha atteso
format di grande visibilità privo di vetrina, totalmente permeabile ai flussi. Al livello primo svettano le insegne di Gruppo Inditex, tra cui Zara vanta una location di 1.700 mq, Gruppo Max Mara, Luisa Spagnoli, Guess, Calvin Klein, Mango, Tommy Hilfiger, Coccinelle, Clarks, Hollister, Foot Locker, il secondo livello di Piazza Italia e Pepe Jeans, uno degli opening più recenti. Le boutique Armani Jeans, Michael Kors e Furla, quest’ultima aperta nelle scorse settimane, rappresentano un unicum nel settore dei centri com-
uno spazio disponibile per ampliare la propria superficie. Vi è poi un corridoio trasversale, sui cui si affacciano anche shop per la casa e dedicati al bambino, come Bialetti Home e Z Generation. Da segnalare, infine, il nuovo format Project di Nuvolari, proposto con un pop up store, e il monomarca del Gruppo Swarovski, lolaandgrace: due anni fa, al momento dell’apertura, era il primo in Italia. Nel salire le scale mobili scegliamo una rampa precisa, quella che porta davanti alla Mela: l’operazione, avvenuta in un secondo momento rispetto all’apertura del centro commerciale, ha portato Apple ad aprire un punto vendita di circa mille mq in una porzione della media superficie di Conbipel, che ha dovuto ridimensionare il proprio negozio. Lo shop di Cupertino domina la scena con un
merciali in Italia. Tra i top performer, invece, Gruppo Calzedonia sia con Calzedonia sia con Intimissimi, Pandora e gli immancabili H&M, Gruppo Zara e Apple Store. Nell’ottica di innalzare progressivamente il posizionamento del brand mix, negli anni sono andati scomparendo i negozi multimarca gestiti da operatori locali, a tutto vantaggio dei monomarca. La gestione degli stessi, in linea con i centri commerciali di livello premium, è portata avanti direttamente dalle aziende nella quasi totalità dei casi. La società di commercializzazione ci ha confermato infatti che privilegia stipulare contratti con le società proprietarie, lasciandole libere di subaffittare lo spazio a un proprio affiliato. Questo, evidentemente, per avere maggiori garanzie economiche e gestionali. In entrambi i livelli la galleria
mantiene le medesime metrature in termini di ampiezza, i classici 8 metri, e i negozi hanno i frontali della stessa altezza. Caratteristica, quest’ultima, che tende a privilegiare la continuità architettonica del centro, in contrasto rispetto alle strategie di altri competitor che tendono invece a dare più spazio e quindi più risalto alle vetrine dei top brand. Destination point Come anticipato, il terzo e ultimo piano è presidiato da soluzioni sia food sia non food percepite dal consumatore come delle destinazioni. Per complessità di layout si fanno apprezzare i 3mila mq di Trony: ab origine percepito come uno dei negozi più innovativi della catena, si sviluppa occupando un’intera ala della galleria ed è accessibile non solo dal medesimo livello ma anche da una rampa di scale mobili. L’allestimento si compone di numerose isole merceologiche. Gli altri store di dimensioni considerevoli sono la libreria locale Arion, il multimarca di articoli sportivi Sport’85, anch’esso autoctono, e il Roma Store, a cui si affiancano ulteriori servizi. Ma il piatto forte è la ristorazione: 18 locali che presidiano tutte le possibili varianti di mercato, dal fast food alla steakhouse, dall’etnico alla pizzeria sino ad arrivare alla proposta di cucina romana. Ma oltre ai ristoranti con servizio al tavolo e sedute pertinenziali ci sono anche gli operatori specializzati nel take away, i cui clienti possono sedersi comodamente nelle circa 600 sedute disponibili e adibite a uso comune della food court. Tra i marchi citiamo i due colossi del fast food Usa, McDonald’s e Burger King, quest’ultimo entrato in un secondo momento, Old Wild West, Rossopomodoro, Da Giovanni Rana, Sushiko, Wok, Lavazza, Panino Giusto e La Piadineria. Proprio la piazza della ristorazione, essendo la più grande, rappresenta la location ideale per gli eventi, che tuttavia hanno sempre un carattere itinerante, per cui sono dislocati su tutto il centro. In virtù degli accessi verticali e delle scale mobili dedicate, quest’area rimane aperta sino alle 22, un’ora in più rispetto alla galleria. A.P.
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r&f star trek CALZATURE
Destinazione
Scarpe&Scarpe C
on l'apertura a ottobre del nuovo punto vendita di quasi 1.400 mq a Pordenone non si fermano le inaugurazioni di nuovi negozi a insegna Scarpe&Scarpe nel 2015, considerato anche il recentissimo spazio nel Parco commerciale Levante di Livorno. Cresce il numero di insegne in Italia dell'azienda torinese che commercializza soprattutto scarpe, ma anche abbigliamento, accessori, pelletteria e valigeria, di proprietà della famiglia Pettenuzzo. Nata nei mitici anni '60, anni del boom economico, quella di Scarpe&Scarpe è la classica storia di azienda familiare italiana self made, con un successo raggiunto in più di cinquant’anni di lavoro: dopo aver venduto scarpe nei mercatini rionali negli anni '50, con l'inaugurazione di alcuni shop nel centro di Torino vede la luce nel 1961 la Fratelli Pettenuzzo, l'incubatrice del marchio attuale che già negli anni '90 capeggia sui negozi della società di Borgaro Torinese (sede operativa, mentre la legale rimane a Torino). Passano gli anni e l'insegna di calzature diventa oggi una delle maggiori realtà italiane nella distribuzione e commercializzazione di scarpe multibrand nel Belpaese.
Scarpe e non solo, multibrand ma anche private label La ricetta del successo del marchio sabaudo è sempre la stessa, con qualche aggiustamento e integrazione nel tempo, e lo ha portato alla vittoria del premio 'Retailer of the year' due anni fa. Il target di riferimento è trasversale, centrato sulla famiglia in generale con un focus sulla donna e una proposta articolata e ampia di prodotto. Sotto l'insegna Scarpe&Scarpe, infatti, si possono trovare diversi marchi, a partire dai più noti come Adidas, Fila, Frau, Levi's, Laura Biagiotti, Nike, Timberland, Geox, Guru e Puma, solo per citarne alcuni. Insieme a questi brand internazionali sugli scaffali si trovano varie private label della società sabauda che sono considerate non solo un completamento della gamma, ma un punto forte dell'offerta, garantendo più della metà del giro d'affari per il settore delle scarpe, secondo la regola del cross selling equilibrato tra merceologie, prodotti di marca e private label. Tra queste spicca Alesya, brand di calzature femminili tra i più importanti della casa. Invece sui brand esterni non bisogna dimenticare la recente
novità della distribuzione in esclusiva italiana del brand You Young Coveri. A dispetto del nome della società piemontese, Scarpe&Scarpe da qualche anno sta lavorando per rimodellare sia le collezioni di abbigliamento, che affianca insieme alla valigeria e agli accessori le calzature (core business confermato con una fetta di più dei 2/3 del giro d'affari) verso il total look, sia per rinnovare la brand image con il restyling del logo, inaugurato nella sua nuova forma più moderna e accatti-
SCARPE&SCARPE in pillole Società Data di nascita Proprietà Sede Management Business Retail
Scarpe & Scarpe Spa 1961 nasce la Fratelli Pettenuzzo che diventerà poi Scarpe&Scarpe 100% SAGI Holding spa, finanziaria della Famiglia Pettenuzzo Torino, sede legale, Borgaro Torinese (TO) sede operativa Dino Pettenuzzo, Presidente Vendita al dettaglio di calzature, abbigliamento, accessori, pelletteria di vari marchi tra cui anche private label. 126 insegne sul territorio Italiano Fonte aziendale
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vante con l'apertura, nella primavera di quest'anno, del nuovo negozio presso il retail park Il Conte di Caramagnola nella provincia di Torino. Medie e grandi superfici presso centri e parchi commerciali La strategia distributiva, poi, privilegia le grandi superfici di vendita: preferibilmente location di dimensioni importanti (1.500-2.500 mq in media) inserite in contesti commerciali di rilievo come centri o parchi commerciali. Se le grandi superfici rimangono il nucleo della strategia del retail della società sabauda, controllata dalla SAGI Holding spa, la finanziaria della famiglia Pettenuzzo, si sta sperimentando un test per valutare la presenza in alcune vie centrali cittadine particolarmente interessanti per lo shopping con negozi stand alone di dimensioni differenti rispetto allo standard, come lo store pilota di 800 mq aperto nella primavera di tre anni fa in Fonte aziendale corso San Gottardo a Milano. La scelta
di puntare sulle medio/grandi dimensioni delle insegne è confermata dalle prime tre aperture di quest'anno (Tortona, Frosinone e Caramagnola appunto) con negozi tutti superiori ai mille metri quadrati. All'interno dei punti vendita gli spazi sono organizzati secondo un ampio layout e con percorsi tra reparti per una fruizione semplice e immediata del cliente, mentre la gestione diretta dei punti vendita sembra la soluzione più ovvia per le grandi dimensioni dei negozi che comporterebbero un impegno finanziario non indifferente per un ipotetico franchisee. A questo si aggiunge anche l'opportunità di un controllo adeguato della filiera per permettere un buon rapporto qualità/prezzo, pezzo forte della competitività del marchio, assieme a un sistema logistico che garantisce volumi importanti (nel 2014 si parlava di 10 milioni di unità con punte di gestione di 10mila item al giorno) con una movimentazione just in time e una varietà delle proposte. 126 negozi, soprattutto al Nord Italia Ad oggi i negozi, inclusa l'apertura di Livorno, sono 126, con una maggiore presenza in Nord Italia: la Lombardia su tutte con 33 punti vendita a gennaio di quest'anno, quando complessivamente le insegne della società presieduta da Dino Pettenuzzo erano 119, seguita dal Piemonte con 24, dal Veneto sul gradino più basso del podio con 10, mentre all'Emilia Romagna spetta
la medaglia di legno con 9. Il Sud è ben rappresentato dalla Sicilia con le sue 8 insegne, sempre nei primi giorni del 2015 quando il brand copriva 17 regioni su 20 del Belpaese. La ripartizione degli shop per area geografica testimonia fedelmente la divisione del giro d'affari, con più del 70% del fatturato del 2014 concentrato al Nord (con una predominanza delle regioni centrali del Settentrione), mentre il 14% rimane al Sud e nelle Isole (in crescita la quota rispetto al passato) e circa il 15% al Centro. Con l'inaugurazione del punto vendita di Livorno sono una decina le aperture di quest'anno, in linea con la dozzina di nuovi negozi complessivamente dell'anno precedente (a fronte di un paio di chiusure), mentre il 2013 era terminato con un network di 113 store sparsi lungo lo Stivale.
t’anni) Alessandro Daniele. Con queste cifre sembra lasciato definitivamente alla spalle il periodo difficile di qualche anno fa, nell'apice della crisi dei consumi (tra il 2008 e il 2012). Da Borgaro Torinese fanno sapere con un certo orgoglio che, dopo una strategia di finanziamento degli investimenti negli
più una opportunità di marketing che un vero e proprio canale, considerato il target piuttosto tradizionale della clientela legato allo shopping 'reale' e quindi ai negozi, a cui rimane il ruolo centrale nella strategia commerciale. I risultati economici stanno dando ragione al management piemontese con il mantenimento della redditività con un EBITDA al 4,3% sulla produzione (era 4,2% nel 2013) e ROI nel 2014 al 2,6%, in leggera crescita sull'anno prima quando si era fermato al 2,34 per cento. Da non sottovalutare, poi, il miglioramento dell'efficienza con la diminuzione del costo del lavoro sui ricavi (16,3% nell'ultimo bilancio, 17% l'esercizio precedente) e la crescita del fatturato per dipendente che sale di 20mila euro sfiorando i 166,5 mila euro dell'anno scorso. E se dalle interviste rilasciate alla stampa si sta guardando anche all'estero con interesse, ma con altrettanta prudenza considerato il format dei negozi che necessita di investimenti e fatturati impor-
Ripartizione regionale negozi Scarpe&Scarpe (dicembre 2014)
Sfondato il tetto dei 300 mln di fatturato La crescita del network è corroborata anche dai numeri del bilancio del 2014, chiuso con un fatturato lordo complessivo che ha superato l'asticella dei 300 milioni di euro, fermandosi a 306, e con un valore della produzione di 252 milioni di euro (+30 circa sull'anno precedente). Oltre alla crescita del business sale l'utile che segna nel 2014 934mila euro (0,38% sul valore della produzione, quando erano 519mila nel 2013), secondo i programmi di crescita di Dino Pettenuzzo, presidente dell'azienda (circa 1.600 addetti), e del suo direttore generale (ormai da quasi ven-
Fonte aziendale
anni passati equilibrata tra fonti esterne bancarie e interne, oggi l'azienda si autofinanzia (Rapporto di indebitamento sotto l'1% e Debiti a medio/lungo periodo al 3% nel 2014). E se cresce la rete, aumenta il volume di business, e l'azienda può concentrarsi sull'innovazione tra cui spicca il nuovo marchio nel 2015 e il consolidamento dell'ecommerce. Gli acquisti online sembrano
tanti, il focus rimane comunque in Italia, dove, nonostante la concorrenza decisamente agguerrita, l'azienda piemontese conferma un trend di crescita costante. Alla faccia di una congiuntura economica persistente ormai da qualche anno ben poco favorevole all'incremento dei consumi. David Montorsi
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r&f Premium brand format
Harmont & Blaine, la corsa del bassotto D
italiano degli anni sessanta reinterpretati in chiave moderna. La luce e le nuances di colore azzurro e blu vengono riscaldate dalla pavimentazione in pietra arenaria color sabbia, dal rovere e dal tessuto écru dei mobili espositivi. Decori
al suo lancio nel 1995 sull’isola di Capri, alla recente apertura a Parigi Harmont & Blaine è ormai un brand di livello internazionale associato a una matrice mediterranea e a un posizionamento nel segmento del lusso. A parlarcene è l'amministratore delegato Giulio Guasco.
Quali sono le caratteristiche più importanti dei vostri format di punto vendita (metratura, assortimento, esposizione dei prodotti, ecc)? I flagship store come quelli di Milano, Parigi, Madrid, Città del Messico, con metrature tra i 300 e i 500 mq, e le boutique, situate nei centri storici delle città e nei principali resort balneari con metrature dai 40 ai 200 mq, ospitano le collezioni uomo e donna, con un’offerta “total look” bilanciata tra le varie categorie merceologiche di abbigliamento e calzature. Laddove gli spazi lo consentono, l’offerta è arricchita anche dalle proposte della linea junior. Nei centri commerciali siamo presenti con punti vendita dai 200 ai 500 mq, con ampio fronte vetrine, con un’offerta di prodotto arricchita dalla presenza della linea Harmont & Blaine Jeans, per uno stile più casual e disinvolto. I nostri punti vendita dei principali centri outlet hanno dimensioni tra i 150 e i 400 mq, con un assortimento e un’esposizione studiati per una clientela affezionata alla marca e più centrata sull’equazione del valore. Declinate i format in base al canale (high street, aeroporti, centri commerciali, outlet)? Sviluppiamo diversi format in base al
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Parigi canale mantenendo l’identità e la riconoscibilità del brand e del suo lifestyle mediterraneo. In occasione dell’inaugurazione della prima boutique di Parigi, lo scorso 13 ottobre, abbiamo peraltro presentato la nuova immagine dei punti vendita che accompagnerà
lo sviluppo retail del “bassotto” nei prossimi anni, firmata dagli architetti Losanno e Perini dello studio fiorentino PLS design. L’ambientazione del nuovo concept trae ispirazione dal mondo luminoso e solare della costa mediterranea che si fonde a elementi del design
Giulio Guasco
Il brand in pillole Anno di nascita del brand Proprietà Core business Headquarter Giro d’affari Paesi di sviluppo Canali di sviluppo Punti vendita in Italia e complessivo Punti vendita diretti in Italia e complessivo Punti vendita con partner in Italia e complessivo Corner nei negozi multimarca in Italia e complessivo
Numero di aperture nel 2014
1995 60% Famiglia Menniti Montefusco, 40% Clessidra Sgr produzione di abbigliamento upper-casual di fascia alta destinata al segmento premium del mercato Caivano (Napoli) 75 milioni di euro nel 2014 Italia, Penisola Iberica, Francia, Russia, Emirati Arabi, Middle e Far East, America Latina, USA high street, aeroporti, resort, centri commerciali, outlet 63 in Italia e 44 nel resto del mondo 63 diretti in Italia e 65 complessivi (Parigi e Foxtown Mendrisio) nessuno in Italia, 42 all’estero 400 multimarca in Italia + corner nelle La Rinascente di Milano, Palermo, Torino, Roma Fiume, Catania e Monza. All’estero 14 shop in shop presso Palacio de Hierro (Mexico) e Sogo (Hong Kong) 4 Fonte aziendale
di tessere semisferiche di colore bianco e blu, incastonate a mosaico nelle pareti verticali dell'ingresso e nelle colonne, rendono omaggio alla tradizione della lavorazione della ceramica tipica del mediterraneo e al grande architetto italiano Giò Ponti, da cui ne è tratta l’ispirazione. Materiali naturali, elementi tradizionali e tecnologia si compongono in maniera apparentemente semplice ma in realtà assai ricercata, creando un’atmosfera al contempo accogliente JJeans e sofisticata. Pur mantenendo una necessaria coerenza stilistica, i concept dei punti vendita nei centri commerciali e negli outlet subiscono adattamenti che rispondono a logiche espositive e di affluenza tipiche di questi canali. Cambiano i vostri format se la gestione del negozio è diretta o con partner? Lo sviluppo del format segue sempre il medesimo concept indipendentemente dalla gestione del punto vendita. Preferite sviluppare la vostra rete con pdv diretti o in franchising? Secondo quali logiche vi orientate per gli uni o per gli altri? Fino a ieri, lo sviluppo è avvenuto con l’apertura di punti vendita diretti in Italia e tramite partner per le aper-
ture nei Paesi esteri. Nei prossimi anni, prevediamo l’ingresso o il consolidamento in mercati strategici come Francia, Spagna e Stati Uniti, nei quali è prevista la costituzione di apposite società di diritto locale con un approccio integrato allo sviluppo della distribuzione. Pensiamo infatti all’avvio di boutique dirette nelle città principali, affiancate da opening in franchising nelle altre città. Sul fronte wholesale, intendiamo distribuire il marchio con l’apertura di shop-in-shop presso i department stores, affiancati da un selezionato numero di boutique multimarca. Quali tecnologie (sistemi di pagamento contactless, illuminazione a Led, sistemi di videosorveglianza, wifi, digital mirror, ecc) inserite nei vostri punti vendita? Utilizziamo la tecnologia nei punti vendita sia per migliorare il servizio al consumatore (wi-fi, sistemi di pagamento contactless, ecc.) sia per trasformare la shopping experience in una brand experience. Per esempio, la boutique appena inaugurata a Parigi presenta un maxi schermo led dove sono proiettate immagini evocative del mood Harmont & Blaine. Riteniamo poi che lo sviluppo futuro passerà necessariamente at-
Parigi traverso lo sviluppo del CRM. La raccolta dei dati relativi alle abitudini di acquisto della clientela ci consentono di sviluppare un’offerta sempre più vicina alle sue esigenze e tendenze. Un’altra arma in questo senso formidabile per comprendere le modalità di acquisto e i comportamenti dei consumatori deriva dall’e-commerce. A proposito di e-commerce, come approcciate le vendite online e con quali riscontri? Come si affiancano tali strategie con il più classico brick & mortar? Crediamo molto nell’e-commerce, che abbiamo lanciato in 5 lingue nell’aprile 2014 sotto la nostra gestione diretta e che ci consente di essere più vicini al consumatore, dialogando, interpretando e fornendo risposte alle esigenze e alle aspirazioni della clientela. Tale sviluppo è totalmente integrato tra mondo online e offline, nella gestione del consumatore e nell’offerta di prodotto. L’e-commerce è però parte di un puzzle più ampio all'interno di una strategia di penetrazione del web, strumento attraverso il quale Harmont & Blaine dialoga quotidianamente con i propri fan e follower in occasione di sfilate in live streaming, eventi e live session. L’ultima - in ordine temporale - in occasione della recente aper-
tura della boutique di Parigi, ha innescato la condivisione degli oltre 140mila fan di Facebook e degli oltre 14mila follower Twitter (@Harmont_Blaine). Quali sono le ultime e le prossime aperture? Abbiamo appena inaugurato una boutique a Parigi lo scorso 13 ottobre, che ha fatto seguito all’apertura all’aeroporto di Milano Malpensa e in quattro centri commerciali in Italia. Nelle prossime settimane, apriremo cinque punti vendita in Messico, tra cui le boutique a Cancun, Playa del Carmen e lo shop-in-shop nel flagship di Polanco di Palacio de Hierro. Nella primavera 2016, avvieremo una nuova boutique a Cannes e i primi tre shopin-shop presso El Cortes Ingles in Spagna, che affiancheranno le esistenti boutique di Madrid e Puerto Banus. Infine, sono previsti sviluppi distributivi in Cina, tramite uno o più distributori e partner, e negli Stati Uniti, dove lo sviluppo sarà particolarmente concentrato negli stati meridionali, dalla Florida in cui siamo già presenti a Miami con un negozio che sarà doppiato da una seconda apertura nella seconda metà del 2016, alla California. S.M.
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Dossier aeroporti
Lamezia Terme: pronti a cambiare marcia
L'attuale scalo lametino ha dato il massimo. Grazie anche al recente restyling delle superfici airside è riuscito a gestire una crescita di passeggeri importante. Ma ora è giunto il momento di fare il salto, e tutto sembra essere pronto per una grande performance
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nserito tra gli scali strategici del Piano nazionale aeroporti, l'Aeroporto Internazionale di Lamezia Terme è situato nel quartiere omonimo del comune di Lamezia Terme, è il principale scalo della Calabria e uno dei primi del Mezzogiorno per traffico passeggeri. Ma soprattutto, alla luce dei nomi a cui si affianca in questo elenco (da Malpensa a Roma a Palermo e Cagliari), lo scalo gestito da Sacal vola con i propri simili di grossa stazza, e non sembra per niente intimorito anzi, nel suo piccolo, vuole andare ancora più in alto. L’anno appena passato, il 2014, si è concluso positivamente sia sotto il profilo economico sia per quanto riguarda l’incremento dei voli e passeggeri, grazie alle
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opere infrastrutturali portate a compimento, e all’avvio di nuovi servizi. L’esercizio di bilancio si è chiuso infatti con un attivo di 66mila euro, al netto delle imposte, e un margine operativo lordo (Ebitda) di 1.531.393 euro, un utile che è il segno tangibile degli sforzi fatti dalla Società per riassorbire, in soli due anni (il 2013 e il 2014), gli oltre due milioni di perdite registrate
negli esercizi precedenti. Il 2014 è stato anche l’anno in cui i volumi di traffico sono aumentati progressivamente. Nel report pubblicato nel mese di aprile 2015 da Enac, lo scalo di Lamezia Terme si è classificato al 16° posto per numero di passeggeri transitati con 2.414.277 unità, cioè l’11,1% in più rispetto all’anno precedente (2013) e una media nazionale
e costruito per supportare 800mila passeggeri, ma ne gestisce circa 2,5 milioni. Ed essendo uno scalo con l’asticella rivolta maggiormente verso il leisure piuttosto che verso il business, va da sé che in periodi come quello estivo si arrivi alla congestione, registrando quasi 300mila passaggi in un mese. del 4,7 per cento. Il 2015 rappresenta una nuova sfida per Sacal, perché è l’anno zero della realizzazione della nuova aerostazione che garantirebbe una gestione di 3 milioni e mezzo di passeggeri. Di fatto, come abbiamo potuto osservare e descrivere nei precedenti Dossier aeroporti pubblicati su r&f, alcuni scali minori (non per importanza ma per traffico), in questi anni hanno lavorato bene, e ora stanno raccogliendo i frutti, dando vita a masterplan finalizzati ad ampliare e ad adeguare cubature e spazi commerciali agli incrementi registrati. E Lamezia Terme è tra questi. In fin dei conti stiamo parlando di una infrastruttura inaugurata nel 1976 e il cui ultimo ampliamento risale agli anni ’80. A oggi, l’aeroporto è progettato
Restyling in airside Il primo step per migliorare lo scalo risale al 2014, con la nuova piazzetta commerciale in area partenze formata da otto spazi commerciali in più, destinati ad ampliare l’offerta retail rivolta a tutti i passeggeri in attesa del proprio volo. Ma procediamo con ordine. L’attuale aerosta-
zione ha una superficie totale di circa 15mila mq, di cui 1.150 mq dedicati ad attività commerciali, per un totale di venti negozi. Sbarcando dall'aereo, la struttura si presenta simile a un lungo tentacolo color mattone, con una serie di oblò che ricordano le ventose. Esternamente, ci sono un ingresso principale e due più piccoli. A sinistra dell'aerostazione c’è un chiosco con delle sedute esterne gestito da MyChef, operatore che presidia la maggior parte delle attività food & beverage dell’aeroporto. Entrando nell’aeroporto, sul lato sinistro in prossimità degli arrivi, c’è una piccola piazza con una parafarmacia, un info point e una serie di attività, alcune gestite da brand del territorio: l’edicola tabacchi Astorino dal 1947; Bergamotto & Co, un piccolo negozio che commercializza dolci, cioccolata e creme per il viso e il corpo con il tipico agrume calabrese; Candy & Co, rivenditore di caramelle gommose; la gioielleria G.B. Spadafora dal 1870; il Cantagalli coffee Ice Cream e yogurteria; Calabria a Memoria, una libreria te-
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Dossier aeroporti
Massimo Colosimo matica dove la maggior parte delle pubblicazioni sono di editori della Regione; la gioielleria Gerardo Sacco; poi due brand a diffusione nazionale: Yamamay, e un'ampia area dedicata al food (sempre MyChef), con pizzeria al trancio da una parte e Briciole dolci e salate a seguire. Al piano superiore, in corrispondenza di quest'area lungo una gallerie ci sono uffici, una vip lunge intitolata allo stilista Gianni Versace, piccola ma molto accogliente, e un nuovo ristorante self service anch'essa gestione MyChef, funzionale anche per la airport community. Tornando al piano inferiore, passando dal lato arrivi appena descritto e
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proseguendo in direzione area checkin, si passa attraverso un corridoio sul cui lato destro ci sono alcune delle attività commerciali precedentemente menzionate, mentre la parete di sinistra è occupata da una serie di pannelli pubblicitari e da uno schermo su cui è trasmesso in loop un canale di notizie realizzato da un'emittente privata locale: la C news 24. A seguire l'area checkin e infine i controlli di sicurezza. Quella stessa parete è parte della struttura che separa l'area landside da quella airside. Le due superfici sono infatti contigue, e si incastrano come tessere di un mosaico (come si evince dall'immagine a pag. 51 in alto). L'airside che si estende per quasi tutta la lunghezza dello scalo, sul lato destro ha un bar Grancafè coffee & food sempre MyChef, e una piccola enoteca: Wine Bar, sapientemente posizionata dove partono molti dei voli internazionali ed extra Schengen. Muovendo verso sinistra, in direzione degli altri gate (in tutto sono 9) ci sono sedute per i passeggeri in attesa di essere imbarcati; un'edicola e tabacchi, e in fondo si apre una piccola piazza con sei negozi: Antichi sapori di
Calabria (prodotti tipici); Butterfly boutique, che vende borse e accessori; Souvenir Artigianato, che propone gadgettistica di vario genere anch'essa legata al territorio; Lanificio Leo, un negozio di abbigliamento di un produttore locale, e infine il Wine Bar (il medesimo presente sul lato opposto) con annesso Bontà Nostra Calabrian Excellence, un minimarket di prodotti regionali. Per la sesta insegna è in essere una gara per l'assegnazione.
Dal restyling al nuovo Questo è il quadro dell'attuale scalo lametino. Quadro destinato a cambiare nei prossimi anni, come ha spiegato il presidente di Sacal Massimo Colosimo. «L'aeroporto negli ultimi anni è cresciuto molto, siamo vicini alla soglia dei due milioni e mezzo di passeggeri, che è un traguardo importante per una regione come la Calabria, che conta un milione e ottocentomila abitanti. L'aerostazione è vetusta, ed è necessario rinnovarla». E infatti il progetto, diviso in due lotti di cui il primo già approvato dall'Enac e dalle istituzioni, è ai blocchi di partenza. «Si tratta di un masterplan da 50 milioni di euro, di cui 25 provenienti dalla Comunità europea attraverso la Regione, e gli altri 25 da Sacal attraverso un mutuo ventennale – prosegue Colosimo – Questo ci permetterà di realizzare un'aerostazione capace di gestire fino a tre milioni e mezzo di passeggeri, cifra che contiamo di raggiungere nei prossimi quindici/vent'anni. Per quanto riguarda questo primo lotto, entro il 2015 dovrebbero essere ultimati i bandi per i lavori, che dovrebbero iniziare nel 2016 e terminare nel 2020». Dal progetto, di cui si possono vedere i rendering in queste pagine, si intuisce che la funzionalità dello scalo non verrà mai meno, in quanto parte della nuova struttura sarà annessa all'attuale, la quale verrà successivamente demolita, per far sorgere il secondo lotto gemello del primo. Ma questo secondo step è ancora in fase di
Eugenio Sonni
da sé, il modo migliore per raggiungerla, viste anche le problematiche relative alla viabilità stradale, è certamente l'aereo. Noi stessi, per andare a Lamezia Terme, abbiamo preso un volo Ryanair da Bergamo Orio al Serio e ritorno in un giorno infrasettimanale (ce ne sono due al giorno a scendere e a salire) ed era pieno. E come ci ha spiegato Eugenio Sonni, direttore commerciale avio e non avio, durante la stagione estiva arrivano migliaia di persone
che vivono all'estero e tornano per le vacanze, aumentando i flussi dello scalo. In bassa stagione i voli oscillano tra 17 e 30 al giorno, in estate si arriva a 50, al punto da variare lo status in Aeroporto ad orari facilitati, per poter gestire il traffico. È quindi giusto realizzare un nuovo scalo, in quanto l'attuale struttura non ha più possibilità di crescere e contenere i viaggiatori. Le attività retail sfruttano ogni centimetro disponibile e sono chiaramente insufficienti nei momen-
ti di congestione. È stato inoltre stretto un accordo con Lufthansa per un collegamento su Monaco di Baviera, a sua volta connessa con 80 destinazioni in tutto il mondo. E vista la situazione incerta degli altri due scali calabresi: Reggio Calabria e Crotone, Lamezia Terme fa bene a spingere sull'acceleratore, per replicare i risultati positivi degli ultimi esercizi e continuare a crescere. Stefano Masin
studio. La nuova aerostazione sarà realizzata su un'area di 28mila mq, e una volta ultimata passerà dagli attuali 15mila mq a circa 60mila distribuiti su più livelli. Triplicheranno anche le superfici dedicate al retail non avio, che cresceranno fino a 3.500 mq circa. E per prepararsi a questa trasformazione, c'è molta attenzione nei confronti della formazione dei dipendenti. È stato attivato infatti con Aeroporti di Roma, che è tra l'altro l'azionista privato di maggioranza dello scalo, con circa il 16,5% di quote, un progetto di training on the job per approfondire le conoscenze e le modalità operative utilizzate dagli operatori dello scalo di Roma Ciampino. Conclusioni La Calabria non ha certamente un polo industriale di forte richiamo, infatti l’aeroporto di Lamezia Terme lavora molto di più con i passeggeri leisure, in particolare nella stagione estiva. Bisogna tuttavia dare atto al fatto che la popolazione calabrese ha molte comunità fuori dalla Regione, come il Veneto, la Lombardia, la Germania, fino al Canada e, va
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r&f Analisi mercato
Gioielli, il made in Italy riparte È stato uno dei settori più penalizzati dalla crisi e dalle politiche sui dazi doganali di alcuni Paesi. Tuttavia grazie all'export ha tenuto, e in Italia ha saputo reinventarsi con nuove proposte capaci di intercettare una clientela trasversale. Ma la concorrenza è forte “…
D
iamonds are a girl's best friends...” cantava Marilyn Monroe nel musical “Gli uomini preferiscono le bionde”, e forse sono vere entrambe le cose. Quale donna non vacillerebbe di fronte a un diamante. Ma un gioiello, che sicuramente è in grado di fare breccia nel cuore di una donna indipendentemente dal colore dei capelli, fa parte di quella categoria di beni desiderabili che oggi, data la situazione economica in Italia, viene messa in secondo piano rispetto a una serie di beni primari a cui difficilmente si può rinunciare. Per questo motivo, il settore, è ancora lontano dai livelli pre crisi del 2007, distanti ancora 15/18 punti percentuali, con le vendite interne su livelli inferiori del 35% rispetto a tale periodo, ma per fortuna l'export aiuta a tenere, come spiega Stefano De Pascale, presidente di Federorafi (Federazione nazionale orafi argentieri gioiellieri fabbricanti): «Il settore orafo è votato all'esportazione. Circa il 7080% di ciò che viene prodotto è destinato ai mercati esteri, anche se con difficoltà. Questa oggi è la nostra
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Stefano De Pascale valvola di salvezza perchè il mercato interno è ancora fermo e stagnante». In effetti, secondo i dati di Federorafi, al momento ci sono circa 9mila imprese, (28% in meno rispetto al 2001 per la chiusura di circa 3.400 di esse); il settore impiega 32mila addetti alla produzione, con una media di 4/5 persone per azienda, ed è molto più vocato all'export rispetto alla media dei settori moda, di cui supera la quota di 25 punti percentuali, e del manifatturiero in generale che è dietro di 35 punti. Per quanto riguarda gli addetti al commercio, invece, i numeri sono stabili, con circa 50mila unità. Certo non sono dati che permettono di adagiarsi sugli allori anzi,
sempre De Pascale, infatti, distingue due aree su cui si sta lavorando. «Il primo aspetto riguarda i mercati stranieri emergenti – afferma il presidente – Un tempo Paesi come India e Cina producevano per un consumo interno; negli ultimi 10 anni hanno invece iniziato a esportare diventando sempre più forti, con una concorrenza
P.V.
Stroili Oro Swarovsky Blue Spirit Franco Gioielli Pandora Athmosfera Histoire d’Or Orofino Gioielli di Valenza Swatch Il Punto d’Oro Sarni Oro Kaidor Gold Gallery È Oro Fabiani Gioiellerie Joy Gioielli
96 66 62 32 25 21 19 16 14 13 11 11 11 9 9 6 6
Analisi campione dei 150 centri commerciali in Italia con presenze uguali o superiori a 4 milioni di visitatori /’anno
Fonte: WR Consulting
Insegna
agguerrita, e per proteggere i propri mercati, mantengono una politica dei dazi doganali molto rigida con barriere tariffarie elevate; e questo è il secondo aspetto. Tali dinamiche penalizzano soprattutto il settore degli unbranded. La cosa positiva è che il Governo sta lavorando per promuovere il Made in Italy all'estero e sta tornando l'interesse di Paesi come gli stati Uniti che prima della crisi valevano il 30% del nostro mercato, sceso poi all'8%, e ora in ripresa».
Stefano Greco
l'Orafo italiano Dal 1946 l'Orafo italiano è la rivista bilingue specializzata più conosciuta e autorevole del settore, a livello nazionale e internazionale per qualità di contenuti e per immagine. Esperti del settore trattano argomenti rilevanti per il mondo orafo: economia, marketing, comunicazione, vetrinistica, indagini di mercato, tecnologia, gemmologie e design. Per info e contatti: www.orafoitaliano.it.
Sembra quindi ci siano le condizioni per tornare a essere grandi all'estero. Per quanto riguarda l'Italia, De Pascale illustra uno scenario differente, parlando di due condizioni: una ripresa della fiducia degli italiani, cosa che auspicano in molti settori, e armonizzare le soglie sul contante. Quest'ultimo aspetto, è notizia recente, pare sia in fase di revisione al rialzo, portando il tetto dei pagamenti in contanti da mille a 3mila euro, anche se permane l'obbligo di comunicazione all'anagrafe tributaria per gli importi superiori a 3.600 euro. Certo
questi sono tetti che interessano maggiormente gli stranieri e una nicchia di popolazione italiana. Il settore gioielli per fortuna offre un range di prodotti un po' per tutte le tasche. I centri commerciali tengono Alcuni tra i brand più conosciuti penetrano diversi canali andando a intercettare una tipologia di cliente sempre differente. I centri commerciali, dai più grandi a scalare, sono uno dei canali maggiormente apprezzati da tali marchi. E i numeri indicati da Stefano Greco, executive sales
«Si concentrano gli investimenti nei maggiori centri commerciali» Antonella Macchia, direttore generale di Retail Bluespirit Quali sono i brand principali che commercializzate e quali target raggiungono? la produzione del vostro private label Bluespirit su cosa si focalizza? I nostri "Concept Store" a insegna Bluespirit rappresentano al meglio la nostra private label conosciuta per un’offerta di gioielli preziosi in diamanti, oro e argento che coprono quasi il 55% dell'assortimento presente all'interno dei nostri negozi. Bluespirit oltre a un'insegna è una marca con una forte identità in termini di design e stile italiano. Questo viene espresso al meglio nei nostri centri più importanti presenti sul territorio nazionale grazie al nuovo format “Glossy”: luminosità, colori caldi e accoglienti e immagini che catturano dettagli importanti dei nostri gioielli conservando sempre tanta freschezza per celebrare una gamma di prodotti assolutamente trasversali e adatti alle donne di qualsiasi età. La shopping experience all’interno dei nostri store oggi più che mai si arricchisce anche attraverso l’offerta di altri brand del Gruppo Morellato tra i quali Sector No Limits, Philip Watch e i marchi in licenza worlwide come Maserati e Trussardi orologi. Siamo sempre focalizzati dall’altro lato a implementare e rafforzare partnership importanti con brand premium
come Casio, Fossil e Swarovski. Quali canali penetrate maggiormente? La strategia più recente vede il concentrarsi degli investimenti di Bluespirit nei maggiori centri commerciali presenti sul territorio nazionale dove, grazie al format del nostro Store, registriamo performance di fatturato/mq più interessanti. Sempre grande attenzione è dedicata anche al travel retail dove siamo già presenti all’interno delle gallerie di Grandi Stazioni come Roma Termini e Milano Centrale per arrivare nel 2016 a essere presenti anche negli aeroporti e rafforzare maggiormente la brand awareness di Bluespirit anche e a livello internazionale. Come si sviluppa la vostra rete vendite? di quanti negozi è composta? La nostra rete ad insegna Bluespirit è presente in Italia con 125 negozi diretti. I piani di sviluppo per i prossimi 5 anni sono ambiziosi e vedranno raddoppiare il numero di insegne dirette. Che numeri fate in termini di fatturato e crescita? Per quest'anno la previsione è di chiudere sulla catena diretta ad oltre 55milioni di euro e dall'inizio dell'anno
stiamo registrando un trend di crescita a due cifre. Utilizzate la formula del franchising? In Italia ad oggi abbiamo 30 insegne gestite da nostri Partner-Franchising e presto attiveremo delle azioni mirate per supportare il rilancio di questo importante canale. Crediamo ancora e sempre nella forza degli imprenditori del retail presenti sul territorio nazionale sviluppando attività sinergiche capaci di garantire reciproca soddisfazione in un business come il nostro. Quali sono le difficoltà che incontrate maggiormente come settore? Sicuramente le maggiori difficoltà che riscontriamo sono quelle comuni ad altri retailer che gestiscono un grande numero di negozi: dalle attività promozionali aggressive portate avanti dai competitors in momenti dell'anno non "istituzionalmente" interessati da sconti e promozioni alla gestione degli staff all'interno del punto vendita. Proprio per questo motivo, inizieremo a implementare un piano di formazione dedicato ai nostri staff interni, per focalizzarci sul miglioramento del servizio al cliente e rendere più piacevole la shopping experience all’interno dei nostri Bluespirit.
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Analisi mercato «Stiamo rafforzando la nostra crescita nelle vie dello shopping» Emiliano Fabiani, amministratore e responsabile marketing e comunicazione di Fabiani Gioielli Quali sono i brand principali che commercializzate? Commercializziamo i più importanti brand presenti sul mercato. L'aver prediletto il nostro marchio e il nostro prodotto, tuttavia, si è rivelato determinante per garantirci una crescita continua. La produzione del vostro private label Fabiani su cosa si focalizza? Come già rammentavamo, abbiamo voluto mantenere la nostra identità tramite l'identità del marchio: per far questo, abbiamo cercato di "non contaminare" eccessivamente la purezza dei materiali, privilegiando i metalli nobili e le pietre preziose, il gusto del bello, la tradizione artigiana. Proviamo a distinguerci in un mercato molto competitivo. Quali canali penetrate maggiormente? Sicuramente i centri commerciali, settore nel quale abbiamo maturato una certa esperienza. Stiamo inoltre rafforzando la nostra presenza "su strada" puntando
su boutiques esclusive nelle vie dello shopping delle principali città italiane. Avete mai pensato al travel retail (es aeroporti)? La strategia di sviluppo del Gruppo Fabiani non ha mai escluso il settore travel retail che, proprio per la sua natura internazionale e contemporanea, si offre a considerazioni stimolanti per il nostro brand. Come si sviluppa la vostra rete vendite? (negozi monomarca, corner, flagship)? Abbiamo una settantina di punti vendita. Come già detto, sviluppiamo soprattutto nei centri commerciali, con negozi ad insegna Fabiani, orientandoci verso una metratura che va dai 60 ai 100 metri quadri. Siamo poi presenti con i nostri corner all'interno degli Ipermercati della rete Coop di Liguria e Lombardia, pur se con differente insegna (Meridien). Abbiamo infine una decina di punti vendita su strada, tra i quali spicca il negozio di Montecatini Terme, nostro flagship store da 400 metri quadri. A questi va ad aggiungersi il nostro shop online www.fabianigioiellerie.com, vetrina virtuale del gruppo. Utilizzate la formula del franchising?
Al momento abbiamo preferito la gestione diretta, formula che ci permette di "imprintare" il punto vendita della nostra filosofia aziendale. Dal layout alla professionalità del personale, vogliamo incidere sull'attività. Questo non ci impedisce di valutare altre modalità, ove si presentassero occasioni di collaborazione importanti: non si finisce mai di imparare. Che progetti di sviluppo avete per l'Italia? E Roma e Milano? Siamo interessati ad accrescere la nostra presenza sull'intero territorio nazionale. Non abbiamo tuttavia fretta di farlo: uno sviluppo poco equilibrato è quel che maggiormente vogliamo evitare. Siamo presenti a Roma presso il centro commerciale "Romaest" e prevediamo di ampliare la nostra presenza in ragione dei buoni risultati di questo negozio. Nel 2016 effettueremo 3 importanti aperture in Lombardia, nel contesto di realtà di primario rilievo. Avete mai pensato al mercato estero? Consideriamo il mercato estero uno sbocco determinante nella prosecuzione della nostra attività commerciale: lo stiamo studiando già da qualche tempo.
«Siamo presenti in tutti i canali di distribuzione: negozi multimarca, high street, catene commerciali, Duty Free» Beatrice Beleggia, responsabile comunicazione e pr di Bros Manifatture Quali brand commercializzate e quali target raggiungono? I nostri marchi sono Brosway, target 20-35 fashion jewellery; Rosato, 25-45 anni fine jewellery e S'Agapo',15-25 anni, fast fashion jewellery. Quali canali penetrate maggiormente? Siamo presenti in tutti i canali di distribuzione: negozi multimarca, nell'high street, nell catene commerciali, all'interno dei Duty Free degli aeroporti e direttamente nelle house organ e inflight magazine delle compagnie aeree e di crociere. Inoltre In Italia abbiamo tre Rosato monomarca gestiti direttamente dall'azienda a Forte dei Marmi, uno a Roma e uno Milano e un Brosway sempre a Milano in piazza San Babila, al quale si è aggiunto ad aprile quello di Pechino. Come si sviluppa la vostra rete vendite? utilizzate la formula del franchising? La nostra rete vendita si sviluppa sia con i monomarca gestiti direttamente dall'azienda, sia con corner all'interno delle gioiellerie più importanti e da poco abbiamo iniziato con l'attività di franchising soprattutto all'estero, dove abbiamo due negozi Rosato in Malesia, a Kuala Lumpur. Per quanto concerne Brosway, abbiamo shop in shop che vanno a riqualificare la distribuzione più ampia del marchio sul territorio nazionale.
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Come procede il mercato Italia per i vostri brand? e quello straniero? In Italia realizziamo risultati importanti nella gioielleria fashion, con un 90% del fatturato raggiunto sul territorio nazionale. Ora l'azienda intende approcciare in maniera seria il mercato estero, e sono stati aperti due filiali: negli Stati Uniti a Miami, e in Cina a Pechino, che seguiranno direttamente e attivamente le realtà di mercati così diversi e difficili. Che numeri fate in termini di fatturato e crescita? L'anno scorso abbiamo chiuso a 35 milioni di euro, quest'anno dovremmo riuscire a chiudere con una crescita a doppie cifre. Quali sono le difficoltà che incontrate maggiormente come settore? La difficoltà nel mercato, e nello specifico nel settore gioielli fashion, è la necessità di intercettare in anticipo i gusti, le richieste dei giovani, ed essere innovativi. Ecco perché credo che la recente acquisizione del brand Pianegonda, riconosciuto nel mondo come gioello di design, possa porci come azienda capace di partire con un progetto internazionale e portare all'estero il nostro polo italiano della gioielleria fashion e diversificata.
manager di WR Consulting e Linker, sui 140 centri commerciali migliori in termini di presenze annue (da 4 a 17 milioni/anno) sono piuttosto indicativi. «Lo scenario offre un livello competitivo molto elevato con oltre 4 punti vendita specializzati in media per centro commerciale e se l'osservazione si stringe ai primi 50 centri commerciali il range va da un minimo di 5 a un massimo di 12 punti vendita (centro commerciale Euroma2). Nella classifica dei migliori, decisamente poco spazio per le novità
Analisi mercato «Nei centri commerciali a volte la concorrenza si basa sulla svendita e non sulla vendita» Stefania Bottini, visual e marketing marager di Kaidor Quando nasce Kaidor? Nel 1995 nasce l'insegna con l’obiettivo di gestire una catena di punti vendita sul territorio nazionale. A quali target si rivolgono i vostri prodotti? A un target di clientela medio e alto. I nostri prodotti spaziano da linee più economiche, per offrire prodotti a prezzi democratici, fino ad arrivare alla gioielleria e orologeria, per cercare di soddisfare una clientela più esigente. Ciò che ci differenzia dai nostri competitor è quindi la possibilità di offrire prodotti e brand che generalmente scelgono canali distributivi molto differenti dalle gioiellerie che si trovano all’interno dei centri commerciali, e che ci avvicinano alle richieste di un target di clientela più elevato. Accanto alle collezioni di oreficeria e gioielleria, inoltre, c'è una selezione di brand come Re Carlo, Tissot, Locman, che ci hanno scelto per la nostra professionalità ed esperienza. La produzione del vostro private label Kaidòr su cosa si focalizza? Nasce come “specialista dell’oro”: questa esperienza sviluppata nel settore fa sì che all’interno dei nostri
in quanto si tratta di marchi che vantano una presenza decennale se non pluridecennale sul mercato italiano;
punti vendita l’attenzione alla qualità, alla ricerca e allo sviluppo del prodotto siano i punti imprescindibili con i quali rispondere alle esigenze espresse dal mercato. Proprio per questo all’interno dei nostri negozi predomina un vasto assortimento di oreficeria e una nostra linea esclusiva di diamanti: la Dream Collection, gioielli in oro 75% e diamanti, a prezzi di mercato altamente competitivi. Quali canali penetrate maggiormente? Ha scelto come canale distributivo i più importanti centri commerciali sul territorio lombardo. Come si sviluppa la vostra rete vendite? di quanti negozi è composta? La rete vendita è in continua evoluzione, attualmente il retail comprende 20 negozi di cui 4 inaugurati nell’ultimo anno. Utilizzate la formula del franchising? La mission di Kaidor si basa su tre concetti chiave: qualità, competenza, eccellenza nel servizio. Da qui nasce la scelta di gestire direttamente il retail mantenendo così il medesimo standard qualitativo in ogni negozio. Presidiate quasi unicamente la Lombardia, che progetti di sviluppo avete per l'Italia? e per l'estero? La nostra scelta commerciale, basata sull’eccellenza di
lo sviluppo più significativo ha riguardato difatti prevalentemente acquisizioni e fusioni». Per quanto ri-
prodotto e servizio, ci porta attualmente ad avere unicamente negozi in Lombardia. Questo ci permettete di poter monitorare il retail a 360°. Quali sono le difficoltà che incontrate maggiormente come settore? Il nostro settore negli ultimi anni è molto cambiato: i negozi nei centri commerciali stanno sostituendo sempre più spesso i negozi normal trade e l’incremento di punti vendita con la medesima categoria merceologica all’interno di in una stessa galleria commerciale porta il più delle volte a una concorrenza basata sullo svendita e non sulla vendita. Il nostro impegno verte proprio nel riuscire a dimostrare al cliente che non tutti i diamanti sono uguali, che non tutti gli orologi servono solamente a monitorare il tempo, che non tutto l’oro ha la stessa qualità e lavorazione.
guarda i brand, unica e significativa eccezione è rappresentata dal marchio Pandora, già colosso della di-
«Serviamo circa 2500 gioiellerie indipendenti» Sergio Cielo, presidente e fondatore di Cielo Venezia 1270 Quali brand commercializzate e quali target raggiungono? I marchi sono quattro. Miluna e Nimei sono i due brand “classici”, mentre Yukiko e Kiara sono i due brand “creativi”. Nello specifico, Miluna è il brand che incarna la grande tradizione classica, pensato per una giovane donna dolce e romantica. Oro, diamanti, perle, gemme e argento in lavorazioni artigianali di qualità. Gioielli che intrecciano l’arte orafa del passato con il design. Anche per questo Miluna è sponsor del Concorso Nazionale di Miss Italia dal ’97. Nimei è il marchio leader nel mercato delle perle. Yukiko è il brand ideato per la donna estroversa, che ricorda le grandi icone della femminilità e della bellezza. Kiara è un mondo di bijoux con cui divertirsi restando sempre alla moda. Quali canali penetrate maggiormente? e come si sviluppa la vostra rete vendite? Utilizzate la formula del franchising? No, attualmente non è prevista la formula del franchising. La nostra rete vendita è monomandataria. Siamo fortemente presenti nella vendita al dettaglio tradizionale. Serviamo circa 2.500 gioiellerie indipendenti, di cui solamente il 15% è presente
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nei centri commerciali. All’interno di questo parco clienti ci sono circa 250 clienti partner che promuovono e vendono i nostri marchi con arredi “corner” dedicati. Come procede il mercato Italia per i vostri brand? e quello straniero? in quali paesi esportate maggiormente? La notorietà dei nostri brand è tutta italiana, quindi l’Italia è il nostro principale mercato di riferimento che anche quest’anno, nonostante la crisi, ci ha premiato in termini di vendite. Per ora l’estero è molto marginale, ma stiamo pianificando un nuovo progetto su specifici mercati obiettivo. Quali sono le difficoltà che incontrate maggiormente come settore? Riuscire ad adattarsi continuamente ai gusti delle consumatrici mantenendo sempre uno stile che caratterizzi in maniera specifica le nostre collezioni e i nostri marchi rendendoli sempre riconoscibili. Che progetti avete per il futuro? Nei nostri piani c’è il mercato estero su cui stiamo lavorando per realizzare appositamente nuove ed esclusive collezioni.
stribuzione, che in poco tempo ha raggiunto i 25 punti vendita nei primi 140 centri raggiungendo anche ottimi livelli di performance e qualità delle location. A Stroili Oro la leadership incontrastata del focus con 96 punti vendita sui 140 centri con almeno 4 milioni di visitatori l'anno, che diventano 128 se si aggiungono i 32 Franco Gioielli e con i quali il Gruppo registra una penetrazione senza uguali nel settore dei centri commerciali, anche in confronto agli altri settori merceologici. «Per quanto riguarda la composizione dell'offerta – conclude Greco – nell'oreficeria/gioielleria il mercato è spaccato tra strutture che puntano sull'assortimento e sul prezzo, spingendo la gamma su prodotti in concorrenza con l'alta-media bigiotteria, e piccole realtà prevalentemente locali che puntano sul servizio al cliente e su assortimenti ancora fortemente sbilanciati sulle grandi marche del settore». S.M.
r&f Casse & digital
Pagamenti il futuro è nella digitalizzazione Pagare in contanti è un gesto che difficilmente smetteremo di fare, ma nel frattempo la tecnologia avanza, e il mercato propone sistemi che vanno a intercettare i pagamenti cash. Tutto con uno smartphone
S
istemi di cassa sempre più intelligenti, capaci di dialogare con il back office. In grado di far partire, al momento del pagamento, l'ordine al magazzino centrale per non mandare in stock out lo store, e di dare disposizioni al laboratorio che deve effettuare una riparazione o una modifica. Ma anche pagamenti in real time attraverso i cellulari. Insomma, ormai la guerra nei sistemi di pagamento è legata alla digitalizzazione. In fin dei conti il contante continuerà a circolare sia per una questione di comodità, sia di scetticismo dei più reticenti nel recepire le nuove tecnologie. Ma non per questo la tecnologia si ferma, anzi, aumenta e semplifica sempre più l'azione del pagamento, soprattutto
per chi ha sposato l'utilizzo dei pagamenti digitali. Oggi, infatti, grazie alle tecnologie NFC o RFID ad esempio, non serve nemmeno “strisciare” la carta di credito. È sufficiente avvicinarla a un POS il quale registra il pagamento a distanza. Dati alla mano, comunque, gli estimatori dei sistemi di pagamento alternativi al contante sono in aumento. Le carte crescono Secondo una ricerca realizzata da Assofin, Crif e Gfk, infatti, il 2014 ha riconfermato il trend di costante crescita della diffusione degli strumenti di pagamento alternativi al contante, sia in termini di volumi sia di numero di transazioni. Il numero delle transazioni effettuate in Italia no cash è cresciuto del +6,5% rispetto al +5,4% registrato l’anno precedente. Coerentemente con questa dinamica, si osserva una crescita, anche se meno sostenuta, del volume complessivo delle transazioni effettuate (+3,7%). Al contempo, si registra una diminuzione dell’importo medio transato annuo, pari a 1.860 euro, rispetto ai 1.911 Euro del 2013 (-3%), che conferma il trend di riduzione iniziato nel 2011. Aumentano le transazioni con
carta di credito (+9,6%), sebbene diminuisca il numero di carte di credito in circolazione (-3,5%). In crescita il numero delle carte di debito (+5,1%) e quello delle relative operazioni (+13,4%). Per le prepagate continua ad aumentare in modo sostenuto il numero di carte (+13.9%), il numero delle transazioni (+19,4%) e il valore delle operazioni (+14,8%). Torna a crescere il numero di carte rateali/opzione in circolazione (+3%), con un deciso aumento dei flussi veicolati nel primo semestre 2015 (+14,7%). Le casse a “rotelle” Tornando ai sistemi di cassa, quindi, il vero valore aggiunto è nella capacità di mettere in collegamento ad esempio più terminali nello stesso store, e più store contemporaneamente. Avere più interfacce per gestire più attività, e poter trasferire le interfacce su tablet, in modo da poter ricevere i pagamenti in punti differenti del negozio utilizzando ad esempio il sistema Square, il metodo di pagamento realizzato per iPhone e iPad che permette di eseguire pagamenti direttamente dal dispositivo Apple tramite lettore di carte di credito che può essere inserito nell’uscita jack
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Casse & digital «Il settore gioiellerie ha esigenze particolari» Antonio Catapano, CEO di Systech Quali tecnologie proponete ai retailer? Per il retail abbiamo sposato due tecnologie: due tipologie di punti cassa. Uno è un terminale pos della linea Asem che consiste in un pc touch screen con un cassetto rendiresto e la possibilità di interfacciarsi con il registratore di cassa. Qui c'è un nostro applicativo client che dialogando col server emette scontrino o fattura e scarica contemporaneamente dal magazzino i prodotti precedentemente caricati sempre con il nostro sistema gestionale. Il punto vendita che sia in ottica di catena o negozio, quando riceve la merce ne fa un inventario secondo le caratteristiche proprie di ogni prodotto. L'altra tecnologia riguarda l'adattamento di questi sistemi applicativi a comuni tablet che diventano surrogati di sistemi di cassa in store, ma hanno il vantaggio di poter essere portati via per lavorare da remoto, avendo all'interno i medesimi dati di cassa. A quali settori vi rivolgete? Lavoriamo da molti anni con le gioiellerie e le orologerie, il nostro prodotto di punta si chiama AURUM. Abbiamo circa 400 clienti in Italia, a cui forniamo prodotti con software molto complessi che registrano tutte le caratteristiche degli articoli: dai materiali ai preziosi utilizzati, alle dimensioni e altro ancora. Le stesse etichette sono stampate con inchiostri particolari e non si rovinano sotto i potenti faretti delle vetrine. In caso di acquisto, attraverso il codice a barre dell'etichetta viene scaricato automaticamente dal magazzino virtuale il prodotto con indicazione delle precise caratteristiche, scatta subito la comunicazione al magazzino centrale che organizzerà l'approvvigionamento nei modi e nei tempi programmati per evitare lo stock out. Ma è un sistema che adattiamo anche a retailer della moda ad esempio. E il settore gioiellerie in cosa differisce rispetto agli altri? Sono certamente una tipologia commerciale con esigenze particolari. Spesso, infatti, si richiedono modifiche ai prodotti venduti, e trattandosi di preziosi, bisogna avere un livello di attenzione elevato. Quindi si registra il ritiro del prodotto, viene fotografato e tutto il percorso che fa, dal negozio al laboratorio e ritorno viene tracciato, fino al momento della consegna in store. In quest'ultima fase il cliente riceve un messaggio o una mail che gli conferma l'avvenuta modifica o riparazione e quindi può ritirare il prodotto. Oggi, grazie ai software applicati ai tablet, è possibile fotografare e compilare la scheda tecnica attraverso un unico strumento, cosa che un tempo non era possibile fare.
del dispositivo stesso. Il lettore permetterà di processare le carte di credito e inserire l’importo, il codice di protezione e la firma direttamente sul display, ma non solo. Poter trasferire i dati di cassa su tablet significa anche poter portare con sé lo storico delle vendite della giornata e poter organizzare da remoto gli ordini e gli stock. Nuove tecnologie E se da un lato ci sono sistemi che agevolano l'attività dei retailer, dall'altro le nuove tecnologie si stanno sviluppando a favore dei consumer. Servizi come Jiffy, piuttosto che Satispay o 2Pay, sono sistemi nati P2P (person to person) il cui scopo è agevolare gli scambi di denaro tra persone, in totale
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sicurezza e in tempo reale. Di fatto, funzionano come delle App per smartphone, e l'evoluzione naturale di questi prodotti è verso il P2B (person to business), in quanto non solo danno ulteriore spinta alla guerra al contante, ma favoriscono al contempo l’affermazione dei cosiddetti ‘low value payments’, ossia pagamenti in assenza di un circuito che consente di ridurre i
costi per le banche e di offrire soluzioni più competitive nei confronti dei commercianti. E ancora, 2Pay permette di inviare denaro e pagare con pochi tocchi. In questo caso ci si registra con il codice fiscale, come da disposizioni della Banca d’Italia, e si ottiene un portafoglio elettronico identificabile con il proprio numero di telefono. L’app della società fondata da Daniele
«È un proliferare di nuovi strumenti di pagamento» Alberto Magenta, epayment solutions manager di NCR Corporation I vostri sistemi di cassa a quali settori si rivolgono? A qualunque punto di contatto retalier/consumatore, la soluzione di pagamento elettronico offerta da NCR, denominata WinEPTS, è utilizzata in diversi settori: gdo, specialty stores, hospitality, entertainment, fashion, banks. Quali sono i sistemi più innovativi che proponete ai retailer? L’aspetto di maggior innovazione offerto da NCR WinEPTS è rappresentato dall’omnicanalità: il cliente può iniziare la sua esperienza d’acquisto sul portale online del retailer, pagare sullo stesso portale e poi passare in negozio a ritirare la merce oppure pagare al momento del ritiro. Se la merce viene consegnata a casa, può essere pagata anche sul posto tramite un dispositivo mobile. In negozio (o al ristorante, o al cinema...), le possibilità di interagire con il cliente sono molteplici: si possono effettuare transazioni alle casse tradizionali, alle casse self-service, ai chioschi, alle postazioni mobili utilizzate per velocizzare le code o per offrire il servizio al tavolo o per seguire il cliente nella sua esperienza d’acquisto (ad esempio nel fashion). Il cliente può anche interagire con smart poster tramite smartphone per sottoscrivere programmi di fidelizzazione o accedere a specifiche promozioni. È un proliferare di nuovi strumenti di identificazione, pagamento, promozione: è possibile ottenere un coupon da un portale o tramite una app, stamparlo o visualizzarlo sul display del cellulare per farlo acquisire dal sistema di cassa. Lo stesso coupon può anche essere passato al sistema di cassa semplicemente avvicinandolo al lettore del pagamento elettronico. Tale lettore di pagamento non è più dedicato alle sole carte bancarie ma consente di gestire appunto coupon, carte loyalty, gift card, buoni pasto elettronici, siano essi rappresentati da tradizionali carte magnetiche, a contatti o contactless o da smartphone. I vostri sistemi dialogano anche con il back-office? Sì. L’integrazione dei sistemi di pagamento con il back-office e i sistemi centrali del retailer è sempre più importante perché aumentano le transazioni e il numero di enti con cui si interagisce. La semplificazione e automazione dei processi di riconciliazione contabile è ormai un prerequisito all’implementazione di nuove modalità di pagamento. Il denaro circolerà sempre di meno? L’abbandono delle transazioni in contante a favore di quelle elettroniche dipende da diversi fattori non tecnologici. Quello che osserviamo è una rapida tendenza alla digitalizzazione di tutto ciò che non è bancario (buoni pasto, coupon, carte loyalty, carte regalo, ecc.). Qual è secondo voi la possibile evoluzione del settore? L'evoluzione del settore accompagna tutto ciò a cui assistiamo oggi per quanto riguarda il self-service. La tendenza principale è quella di comunicare direttamente sullo smartphone del cliente per tracciarne i comportamenti e arrivare a proporgli offerte mirate in base ai gusti, ai precedenti, a dove si trova, all’esigenze del momento. E le soluzioni di pagamento, specie se finalizzate all’erogazione e fruizione di coupon rappresentano uno dei metodi più semplici.
«Un’integrazione dati da 150mila referenze in 2,5 minuti» Claudio Garbini, amministratore delegato di System Retail I vostri sistemi di cassa a quali settori si rivolgono? System Retail produce applicazioni software e sistemi di cassa per la gestione del front end e back end del punto vendita singolo e di organizzazioni di vendita con più punti vendita. Le nostre esperienze ci vedono partner delle imprese della Gdo, per il mercato Food e Non Food (GDS) e il franchising, che rappresentano il core business della nostra azienda. Abbiamo anche una divisione di business dedicata ai mercati del retail tradizionale e Ho.Re.Ca., che ci consentono di coprire una vasta area di mercato in termine di proposte. Quali sono i sistemi più innovativi che proponete al settore retail? EVO Engine, la nostra applicazione software nasce per rispondere alla maggiore necessità delle imprese di governare la rete del business, tutti i processi, sia della sede, sia del punto di vendita o della rete di punti di vendita, con un’unica applicazione. È un’applicazione in Cloud, che permette la gestione delle anagrafiche, delle iniziative fidelity, del motore promozionale, le informazioni del venduto in tempo reale e permette il completo controllo delle diverse funzioni e processi con le applicazioni di CRM e business intelligent: uno strumento che permette al retailer di sviluppare statistiche analitiche evolute e prendere decisioni velocemente. La tecnologia
cloud permette la raggiungibilità da qualsiasi browser e la configurazione di ruoli e utenti consente la completa disponibilità del sistema su più livelli all’interno della struttura del retailer. Al retailer che utilizza la soluzione EVO Engine, siamo in grado di garantire l’implementazione delle tecnologie più innovative: i terminali di cassa Self Service Check Out, la gestione alla cassa dei servizi di pagamento elettronico, gestione de-materializzazione dei buoni pasto cartacei ed elettronici, ricariche telefoniche, de-materializzazione buoni sconto industriali, carte prepagate privative - gift card, il pagamento di utenze e soprattutto l’applicazione di marketing one to one: Smarfy, una piattaforma per la gestione della comunicazione in store tramite tecnologie iBeacon e WiFi, e in mobilità su tablet e smartphone. I vostri sistemi dialogano anche con il back-office? Una delle caratteristiche principali di EVO è proprio l'integrazione con il back office del cliente che permette la gestione di un unico data base anagrafiche, di statistiche evolute, azioni promozionali e la gestione dei prodotti in magazzino. L'integrazione dati con il sistema di backoffice garantisce una velocità di 150mila referenze in 2,5 minuti in tutta la barriera casse.
Bernardi applica un costo di 2 centesimi a transazione e per essere ricaricata o per inviare il denaro ricevuto al proprio conto ha bisogno di un tradizionale bonifico, operazione che ha il costo di un euro. Inoltre, facendo acquisti da esercenti convenzionati 2Pay, si ottiene il rimborso di una parte del prezzo pagato per l'acquisto. Il cashback (una percentuale a discrezione del commerciante sull'importo speso) verrà accreditato immediatamente per ogni acquisto effettuato. Su questa operazione, indipendentemente dal suo valore, 2Pay applica una commissione di un centesimo.
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Casse & digital «Gli iscritti non hanno alcun costo» Alberto Dalmasso (dal basso) co-founder (assieme a Samuele Pinta e Dario Brignone di Satispay Come nasce Satispay? L'idea è nata per caso. Abbiamo iniziato a studiare un sistema di pagamento collegabile a qualsiasi conto corrente grazie ai rid e ai bonifici in modo da gestirlo indipendentemente dalle carte di credito abbassando i costi. La nostra volontà è andare a coprire quella parte di transazioni oggi effettuate prevalentemente in contanti attraverso un sistema di pagamento elettronico comodo, economico e sicuro. Quando è stato lanciato e che numeri fate oggi? A gennaio 2013 è nata la società e il prodotto è stato lanciato a gennaio 2015. Dal 15 aprile lavoriamo anche con il retail e abbiamo 700 aziende convenzionate che crescono di una quindicina al giorno. Da Total Erg a Gruppo Pam, Grom e altre ancora. Attualmente abbiamo 30mila download e 10mila utenti attivi in crescita di 100 utenti attivi al giorno. Il progetto è di portarlo all'estero in 34 Paesi i primi
Fiducia nel digitale Il digitale avanza, ma in Italia si va ancora a due velocità. Secondo una
mesi dell'anno prossimo. Come funziona Satispay? La nostra è un'applicazione gratuita scaricabile da chiunque abbia un conto corrente. È indipendente da qualsiasi banca, operatore telefonico e non utilizza le carte di credito. Ci si registra inserendo i dati personali, l'IBAN del conto corrente, un documento valido, tutto attraverso cellulare, si crea un account e si indica l'importo prepagato che si intende avere sullo smartphone. Una volta fatto ciò è possibile inviare denaro ad altre persone o pagare nei negozi che abbiano scaricato l'applicazione. Ora stiamo lavorando anche sui pagamenti online. Noi gestiamo tutte le transazioni sia di pagamento sia con il conto corrente per riportare a inizio settimana il plafond stabilito. Facendo un esempio, se un utente vuole sul proprio account 100 euro a settimana, se la domenica ne ha 80 noi preleviamo dal suo conto 20 euro per riportarlo a 100 euro. Qualora
ricerca SWG sulle percezioni e atteggiamenti rispetto ai pagamenti digitali, su un campione di mille intervistati, è
ne avesse 120 perchè ha ricevuto denaro da qualcuno attraverso Satispay, trasferiamo 20 euro sul conto corrente e si ritorna a 100 euro. E i costi per gli utenti? Gli iscritti non hanno alcun costo, né di ricarica né di trasferimento di denaro. Gli unici costi sono per gli esercenti a cui vengono prelevati 20 centesimi per i pagamenti superiori ai 10 euro. Satispay è un sistema di pagamento che rispetta i nuovi standard europei con un software che ci permette di gestire tutte le fasi di una transazione con i costi minimi. Per questo motivo gli utenti non pagano e gli esercenti pagano solo se lo usano in quanto non ci sono costi di attivazione o canone mensile, e solo sopra i 10 euro, e quanto pagano è comunque meno di qualsiasi altro strumento bancario.
emerso che c'è una quota di popolazione refrattaria all'utilizzo di strumenti di pagamento digitale (definiti come
«L’accredito avviene in real time» Marco Polissi, head of digital payments - innovation lab di SIA In cosa consiste Jiffy? Jiffy è una soluzione cui ad oggi hanno aderito 13 gruppi bancari. È una modalità di trasferimento di denaro tra privati che hanno un conto presso una delle banche aderenti all'iniziativa. Con questo servizio si può fare un trasferimento real time di denaro. Se io sono un cliente di una banca ad esempio Ubi, seleziono dalla stessa il beneficiario, che se iscritto al servizio trovo su una lista come se fosse WhatsApp, inserisco l'importo e con un messaggio intuitivo invio la somma di denaro che arriva immediatamente al destinatario. E chi non è registarato? Ci sono tre scenari che possiamo supportare: il primo è quello in cui mittente e beneficiario sono entrambi registrati. In questo caso in pochi secondi si conclude l'operazione. Il secondo è quello in cui il mittente è registrato e il beneficiario no, ma ha un conto presso una banca aderente a Jiffy. Il mittente in questo caso può attraverso un messaggio invitare il destinatario della somma e nel momento in cui questo si registra a Jiffy si perfeziona in automatico il trasferimento di denaro sul conto. Il terzo è quello in cui il beneficiario non è registrato a Jiffy e ha un conto presso una banca non aderente alla piattaforma. In questo caso l'utente ha la possibilità di fornire i propri dati e la transazione si completa attraverso un bonifico ordinario quindi di valuta più uno (un euro, ndr) secondo le regole standard del bonifico SCT. Qual è la differenza tra bonifico
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normale e l'utilizzo di Jiffy? Cui sono due sostanziali differenze. La prima è che con Jiffy non devo conoscere l'IBAN del beneficiario, e la seconda è che l'accredito avviene in real time, la valuta quindi è immediatamente disponibile e si può, ad esempio, andare all'ATM e ritirare il denaro contante. Chi volete raggiungete con questo sistema? Andiamo a indirizzare tutti i pagamenti tra privati. Oggi la maggior parte di questa tipologia di operazione avviene tramite bonifico o contante. Noi andiamo a intercettare una grossa fetta di transazioni che attualmente viene fatta cash. Questo è il segmento di utilizzo. Ad oggi gli utenti sono consumer. L'evoluzione naturale è arrivare ad avere utenti business che aderiscano alla piattaforma per i pagamenti P2B (person to business, ndr). Si partirà con i piccoli esercenti dove il POS non è ancora molto diffuso e soprattutto dove le tipologie di prodotto venduto hanno un prezzo contenuto. E la sicurezza nelle transazioni? La sicurezza è gestita dalla banca che utilizza gli stessi sistemi applicati all'homebanking, ad esempio una password, o un PIN dinamico. In caso di furto dello smartphone non succede nulla in quanto da solo non è sufficiente a effettuare operazioni. Quando è stato lanciato Jiffy? La prima banca è partita a novembre del 2014. Oggi con gli istituti che abbiamo a bordo abbiamo una raggiungibilità di circa l'80% dei conti nazionali.
“low users”, che raccolgono il 35% del totale degli intervistati) ed una quota, all’opposto, fortemente digitalizzata e che vorrebbe un ulteriore potenziamento delle opportunità di utilizzo delle forme di pagamento digitale (definiti come “heavy users” che raccolgono il 23% del totale degli intervistati). In questo panorama, se da una parte i low users considerano il denaro digitale meno sicuro, meno economico rispetto al denaro contante e meno efficace per poter mantenere il controllo delle proprie spese, dall'altro, gli heavy users, invece, per quanto siano coscienti di alcuni rischi di sicurezza e benché abbiano subito più spesso una truffa informatica (39% contro il 13% dei low users), hanno una rappresentazione dei pagamenti digitali più positiva, basata sull’esperienza, che li porta a ritenere il denaro elettronico più veloce, sicuro ed efficace per il controllo delle spese. S.M.
r&f E-commerce
Acquisti online: uno tsunami di dati L
a tecnologia ha rivoluzionato il modo in cui vari settori svolgono oggi la loro attività e l’ambito retail ha sicuramente subito la maggiore trasformazione. Un prodotto non si acquista più solo in contanti o addirittura con un assegno, sono stati introdotti nuovi e sofisticati sistemi di pagamento per facilitare e agevolare l’esperienza d’acquisto. Tuttavia la più grande rivoluzione è stata imposta dal consumatore “sempre connesso”, un individuo che utilizza costantemente la tecnologia per interagire con i rivenditori e i suoi prodotti. Un numero crescente di consumatori ha compreso i benefici dell’ecommerce come ad esempio le opzioni di consegna, che ben si adattano agli impegni giornalieri delle persone. Infatti, la finestra di consegna di un giorno è diventata un’aspettativa normale per la maggior parte degli acquirenti italiani, mentre nel Regno Unito le aspettative sono molto più alte. Secondo uno studio di Honeywell infatti, gli inglesi si aspettano di ricevere gli acquisti con uno scarto di appena tre ore sull'orario di consegna prestabilito (vedi tabella Ipsos Rese-
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arch). Quali sono le tendenze necessarie a trasformare il retail e quali strategie possono attuare le aziende per stare al passo con questo settore sempre in continua evoluzione? Sopravvivere all’ondata dell’ecommerce L’innegabile popolarità del commercio elettronico sta gradualmente costringendo i rivenditori a conservare in modo accurato le informazioni dell’intera supply chain. I consumatori chiedono di monitorare in tempo reale lo status della consegna del proprio prodotto. Tutto questo è possibile se si dispone di un’infrastruttura IT adatta e punti di interazione che consentano di raccogliere i dati necessari. Talvolta i retailer possono faticare nel reperire certi dati poiché queste sono informazioni che provengono da fornitori esterni. È all’interno di questo scenario che i dispositivi mobili per la raccolta dei dati svolgono un ruolo sempre più importante. Diventa quindi imperativo che tutte le informazioni confluiscano e siano integrate per fornire aggiornamenti on-line per i clienti.
L’impatto dell’Internet of Things (IoT) Il termine 'Internet delle cose' (IoT) è sempre più presente ed è importante considerare in che modo questo fenomeno impatterà il futuro delle attività commerciali. Con lo sviluppo dell'IoT, sarà possibile per il rivenditore decifrare immediatamente alcune informazioni sul cliente che entra nel supermercato. Per esempio, se possiede una carta fedeltà questo significa che gli potrebbe essere inviata una promozione adatta a soddisfare le sue specifiche esigenze. Questo si ottiene mediante l'utilizzo di sensori che comunicano al retailer il numero di persone che visitano il punto vendita. A breve termine, le luci al supermercato possono seguire il cliente e indirizzarlo precisamente dove vuole andare. Ci sono diverse tecnologie e metodi per il Real Time Location Systems (RTLS), forse il modo più economico è la tecnologia 802.11. Sfruttando correttamente questa tecnologia sarà più facile per i rivenditori e per i clienti beneficiare reciprocamente di informazioni condivise.
Condividere i dati: e la sicurezza? Al momento della sottoscrizione dei propri dati per accedere ai servizi di e-commerce, ci sarà un po’ di preoccupazione pensando a chi potrebbe avervi accesso. In generale possiamo affermare che negli Stati Uniti, i consumatori sono più aperti a condividere i loro dati rispetto agli europei. Tuttavia sono diversi i vantaggi per i retailer; conoscere in anticipo i gusti e le abitudini di acquisto dei consumatori permette di inviare offerte e promozioni personalizzate. Per il consumatore finale questo significa poter accedere alle migliori offerte e individuare i singoli prodotti sugli scaffali. Ovviamente si dovrà scaricare un’app per accedere a queste informazioni ma, per coloro che preferiscono rimanere anonimi è necessario compiere solo un piccolo passo. Il cliente deve semplicemente selezionare i termini e le condizioni per decidere chi avrà accesso ai propri dati oppure, per coloro che sono davvero attenti alla sicurezza, decidere di non scaricare l'applicazione.
che. La scansione della superficie, dove gli utenti possono scaricare applicazioni per conoscere più informazioni su un particolare prodotto, semplicemente attraverso l’inquadratura di un'immagine si sta rivelando incredibilmente utile per i rivenditori. Con la diffusione dei dispositivi indossabili, potremmo anche vedere questo tipo di approccio incorporato in device intelligenti come gli smartwatch, questo renderebbe la scansione durante l’acquisto ancora più utile.
Ipsos Research: aspettative e gradimento delle consegne e-commerce oggi 100 % 90 % 80 % 70 % 60 % 50 % 40 % 30 % 20 %
nell'orario indicato, con uno scarto di 2/3 ore
Il dominio del mobile nel retail Per interagire con i propri clienti, i rivenditori sono continuamente messi alla prova. Le promozioni sono uno dei pilastri fondamentali dell’e-commerce e in passato i prodotti erano realizzati con colori brillanti affinchè venissero notati. Con la diffusione dell’e-commerce, trovare un modo di incorporare un dispositivo mobile in questo processo è essenziale, è necessario far sì che sia il dispositivo stesso a segnalare la promozione. Il mobile consente ai rivenditori di ripensare la propria strategia di business. Un pioniere nel Regno Unito ad esempio è la catena Waitrose, che permette ai suoi clienti di scegliere i prodotti preferiti e applicare le offerte che meglio si adattano, il tutto reso possibile sfruttando i dati provenienti da mobile. Naturalmente, il cliente deve essere incentivato a condividere i propri dati, ci sono esempi di rivenditori che sono effettivamente in grado di persuadere i clienti a scaricare le loro applicazioni e che accettano di ricevere le notifi-
10 %
40%
57%
pagherebbe un sovrapprezzo per scegliere luogo e tempo della consegna
non è soddisfatto dalle opzioni di consegna
51%
0%
la consegna non rispetta i tempi e non si perfeziona
© elaborazione dati Edifis intelligence
entro una settimana
53%
Ipsos Research: aspettative dei clienti sulla consegna degli acquisti nei prossimi 5 anni 80 % 70 % 60 % 50 % 40 % 30 % 20 % 10 % 0%
79% di riceverli via corriere
39%
23%
12%
di reperirli di reperirli in location terze di riceverli negli uffici postali (parcel point, tramite droni o di smistamento local shop, ecc.)
© elaborazione dati Edifis intelligence
99%
La convenienza è sovrana! In definitiva, il comportamento del rivenditore sta cambiando perché il comportamento degli utenti sta cambiando. I negozi tradizionali sono in declino perché i clienti sono sempre più restii a recarsi fisicamente in negozio per mancanza di tempo e per problemi di mobilità. Rivenditori come Ikea stanno affrontando tutto questo adattandosi al mutare dei comportamenti dei consumatori, rendendo l'esperienza di acquisto più semplice possibile con il rilascio di un catalogo online e promuovendo il servizio acquista e ritira in negozio. PickUp DropOff (PUDO) è un concetto simile: un acquisto può essere effettuato on-line, selezionando un qualsiasi PUDO situato ovunque. Il consumatore può ritirare l'oggetto sulla strada di casa, in stazione o al negozio aperto fino a tardi. Questo è utile se si è in ritardo o se non si ha abbastanza tempo. Il futuro L’e-commerce sta generando uno tsunami di dati con informazioni che vengono generate in tutti i punti di interazione e il mobile sta giocando un ruolo chiave in questo processo offrendo ai rivenditori gli strumenti per raccogliere efficacemente i loro frutti. I dispositivi mobili vengono utilizzati per registrare i progressi nei centri di smistamento, fornire informazioni precise ai rivenditori nei negozi e visualizzare tutti i dati delle consegne a domicilio. Ottenere visibilità in tutte queste aree permetterà di costruire relazioni con i clienti che potrebbero durare tutta la vita. r&f
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r&f Mercati in concessione
Autostrade: le aree in gara (contro il tempo) vizio unitario food-driven (vedi tabella). Per tutti questi, Autostrade per l’Italia comunica che i soggetti in possesso dei requisiti e che intendano partecipare devono presentare all’advisor Roland Berger il plico con la documentazione entro e non oltre il 6 novembre. Mentre per chiedere eventuali chiarimenti la deadline è stata il 23 di ottobre. Per i lotti 448465 la scadenza dell’affidamento avverrà il 31/12/2027 ad eccezione di tre aree, Castel Bentivoglio Est, Rubicone Est e Sillaro Ovest, per le quali si parla del 31 dicembre 2028.
D
opo una lunga proroga voluta dai ministeri per mettere mano alle regole del gioco (vedi r&f di luglio/agosto 2015), il mondo delle autostrade ha ripreso a correre con un ampio stock di gare che dovrebbero ridisegnare circa la metà del mercato entro la fine del 2015. Probabile qualche slittamento all’anno nuovo. E così l’autunno è rovente con decine di aree messe a gara a partire da quelle indette dal principale concessionario, Autostrade per l’Italia (ASPI), ma non solo, anche l’A4 Brescia-Padova vedrà numerosi avvicendamenti sullo scacchiere. In casa Benetton, azionista di riferimento di Atlantia Spa che a sua volta possiede il 100% di Aspi, sono coinvolte con diverse tempistiche di affidamento e tipologia di servizio (ristoro, unitario food-driven e unitario oil-driven) l’A1, A6, A8, A12, A13, A14, A23, A26, A27, A30 e A56. Impossibile riportare le caratteristiche di tutti i lotti, per i quali i termini di presentazione delle domande sono scaduti in parte nelle scorse settimane; tuttavia possiamo indicare quelli ancora in itinere: dal lotto 448 al 465 con tipologia di servizio ristoro e dal 466 al 470 con tipologia di ser-
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Aree in gara di Autostrade per l’Italia Area
Tipologia di servizio
Aurelia Sud
Ristoro
Brughiera Ovest
Ristoro
Castel Bentivoglio Est
Ristoro
Dolmen di Bisceglie Est
Ristoro
Fabro Est
Ristoro
Foglia Est
Ristoro
La Macchia Ovest
Ristoro
Lucignano Est
Ristoro
Mascherone Est
Ristoro
Mascherone Ovest
Ristoro
Riviera Sud
Ristoro
Roncobilaccio Est
Ristoro
Rubicone Est
Ristoro
S.Ilario Nord
Ristoro
Sillaro Ovest
Ristoro
Tirreno Ovest
Ristoro
Tortoreto Ovest
Ristoro
Vomano Ovest
Ristoro
Adige Ovest
Unitario Food-driven
Le Saline Ovest
Unitario Food-driven
Migliarino Nord
Unitario Food-driven
S.Trifone Ovest
Unitario Food-driven
Sangro Ovest
Unitario Food-driven
Per i lotti 466-470, invece, la scadenza sarà al 31/12/2024. Nella tratta di competenza Autostrada Brescia Verona Vicenza Padova Spa, invece, per i 29 lotti a gara (12 oil, 15 non oil e 2 non oil + oil) i termini per presentare domanda sono scaduti lo scorso 19 ottobre. Tutti gli affidamenti, ha precisato la concessionaria, hanno una durata non inferiore ai 9 anni. Nel frattempo anche la Tangenziale Esterna Spa (“TE”) ha sollecitato i player a presentare domanda di partecipazione alla procedura competitiva per l’affidamento in subconcessione dei servizi di distribuzione carburolubrificanti e ristoro nelle realizzande aree di servizio Muzza Ovest e Muzza Est, site in prossimità dello svincolo di Paullo (MI). La scadenza in questo caso è stata il 7 settembre scorso. Nel merito del bando per il servizio di ristoro si parla di bar non automatico con apertura 06-24 con gestione integrata al servizio oil; di market; di vendita di prodotti complementari come giornali, tabacchi, ecc; e di corner riservato alla vendita di prodotti rappresentativi del territorio, alimentari e non. Usciti dal casello ed entrati nel cuore della città meneghina, si segnala la procedura di gara per la locazione di spazi commerciali/bar posti nelle stazioni delle linee M1-M2-M3 delle Metropolitana di Milano. In questo caso i player interessati possono presentare domanda ad ATM Spa entro il 17 novembre, mentre hanno tempo sino al 3 dello stesso mese per chiedere eventuali precisazioni. La durata del contratto di locazione, chiarisce ATM, è stabilita in 6 anni con rinnovo automatico di ulteriori 6 in mancanza di una disdetta da comunicarsi almeno 12 mesi prima della scadenza. A.P.
r&f Retail management specialist
La vendita di qualità S i può incorrere nell’errore di pensare che, per far funzionare un negozio, per generare volumi di vendita attesi, basti una buona location, un bel prodotto e una vetrina attraente. Certamente questi sono “must be” ma si trascurerebbe un fondamentale: la capacità di vendere. Indispensabile “fondamentale” del retail. Questo concetto va inteso in una più ampia accezione, che va dal saper accogliere il cliente e saper instaurare un rapporto con esso (che sia ispirato dai valori e dalla mission del brand/insegna), saper proporre (esitare) il prodotto e le vendite incrociate/multiple, saper gestire l’atto della vendita e come conclusione, fare in modo che il momento del saluto non sia la fine di un processo di vendita ma l’inizio del prossimo acquisto. A volte manca la consapevolezza del ruolo della forza vendite. Per
questo motivo, vale la pena ricominciare a “pensare semplice”, dai “fondamentali”, appunto. La vendita è l’atto di uno scambio, tra un valore costituito da un bene o servizio, contro un altro valore costituito dal prezzo dello stesso. Ciò accade esclusivamente quando il cliente ha forte la percezione perso-
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nale che il valore (materiale e immateriale) del bene che acquista è superiore al valore prezzo. Per questo motivo è necessario aggiungere tanto valore immateriale al prodotto in sé. Per far sì che al valore materiale
del bene si accompagni un sostanzioso valore immateriale sono necessari molti elementi, alcuni esterni al PDV (normalmente attenenti alla sfera del brand), altri strettamente erogati nello store: i fondamentali della vendita. Tra cui accoglimento, rapporto, proposta, appuntamento alla prossima visita.
Siamo abituati a pensare che le transazioni siano misurate esclusivamente in valori/volumi, insomma che siano un elemento esclusivamente quantitativo. È utile invece riflettere sul fatto che una vendita
può avere anche una fortissima connotazione qualitativa. Uno scontrino con molti pezzi e un elevato valore totale è sicuramente un’ottima vendita da un punto di vista della quantità. Ma non è detto che lo sia anche da un punto di vista qualitativo. I due aspetti possono non essere coincidenti. Una vendita di qualità, al contrario, è quella che, indipendentemente dal volume, lascia al cliente un livello di soddisfazione elevato, che appaga un elevato standard di shopping experience. Questo genera valore allo store e all’insegna tanto da condizionare i prossimi acquisti di quello stesso cliente. Una operazione di qualità è, ancora, la vendita di quei prodotti cha hanno un elevato margine commerciale. O quella dei beni che denotano una bassa rotazione, che se non venduti rischiano di fare stock fisico e finanziario nello store, naturalmente se questi prodotti sono opportunamente messi in evidenza e senza forzature nei confronti del cliente.
Tra le vendite che definiamo di qualità c'è sicuramente quello dei beni che preludono ad acquisti successivi, ripetuti nel tempo. Si tratta di vere e proprie vendite incrociate protratte nel tempo. In questo modo si stimola un rapporto con il cliente più frequente e più approfondito, si incrementano il numero delle visite annue, si fidelizza e si sottrae opportunità ai competitor. Come dire: allo stesso tempo raggiungere obiettivi di volumi, fidelizzazione e quota di mercato. Questi sono temi che dovrebbero essere patrimonio intellettuale e strategico non solo delle figure commerciali apicali ma di ogni singolo Addetto Vendita, meglio se attraverso percorsi formativi specialistici. I risultati aziendali si costruiscono su ogni singolo cliente, nessuno escluso ed ogni giorno. Nulla può essere lasciato al caso, ancor meno l’area di Front Line, quella che è a diretto contatto con la clientela potenziale, quella che deve trasformare in meta tutti gli sforzi di una intera organizzazione. Antonio Bisci CEO Moresco Consulting bisciantonio@gmail.com
r&f Mystery food
Spontini al debutto nei centri commerciali S
arà che non esiste critico più severo di un cliente fidelizzato, che conosce ogni dettaglio dell’offerta. Sarà la vicinanza della redazione di r&f al locale di viale Papiniano, che rappresenta il nostro punto di riferimento per esperienza diretta. Tuttavia il nuovo Spontini nella versione da centro commerciale presta il fianco a qualche criticità, solo in parte motivata dalla trasformazione in un format replicabile, adatto a un mall commerciale (e ai costi che ne conseguono), vissuto da un target di clientela pur sempre trasversale ma diversa per abitudini di consumo rispetto a quella che frequenta un contesto urbano centrale nella city lombarda. Siamo andati a visitarlo, a una settimana circa dalla sua apertura, nel rinnovato centro commerciale Sarca di Sesto San Giovanni (Milano). L’opening presso il mall gestito da IGD rappresenta l’esordio assoluto per il brand del patron Massimo SPONTINI - CENTRO SARCA (MI)
SERVIZIO Velocità Cortesia Professionalità
LAYOUT Aspetto esterno Originalità design Omogeneità e armonia Qualità materiali e arredi Ordine e pulizia Comfort
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PRODOTTO
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Assortimento Presentazione
VALUTAZIONI GENERALI Qualità/prezzo Ambiente Adeguatezza alla location Innovatività
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Legenda: ´= migliorabile; ´´= sufficiente; ´´´= apprezzabile; ´´´´= molto buono; ´´´´´= ottimo
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Innocenti nel canale degli shopping centre. E non possiamo che partire dal cuore della proposta, il trancio di margherita. Se l’impasto è quello inconfondibile di Spontini, la quantità di mozzarella appare decisamente inferiore, ma potrebbe essere stata una coincidenza. Di sicuro, invece, è scomparso il formato “abbondante”, che va per la maggiore nei classici punti vendita urban. “La pizza viene tagliata da una macchina, per cui non è possibile ottenere la porzione abbondante”, ci ha spiegato un commesso al bancone. Di conseguenza il costo per un trancio di margherita e un’acqua, proposti in un’offerta menù, è inferiore ai 5 euro (4,50 per la precisione), che salgono a 5,90 se abbiniamo una Pepsi alla spina da 30 centilitri. Anche la bevanda subisce una cura “dimagrante”, portando lo scontrino verso il basso di circa 2/3 euro complessivi rispetto a quello che ci viene battuto dopo ogni pasto in viale Papiniano. Di positivo, invece, l’introduzione di un dolce e soprattutto del caffè (meno comprensibile l’inserimento del cappuccino), che costa solo un euro. Il marchio è Lavazza. La pizza, oltre che nella versione mediterranea (pomodoro, acciughe, capperi e olive) e margherita, è proposta anche con il prosciutto cotto. Non manca nel menù la solita lasagna. La logica commerciale appare evidente analizzando il format, divenuto un classico fast food: l’assenza del servizio al tavolo, la fila in cassa per fare lo scontrino prima del consumo e il vassoio da portarsi al proprio posto cambiano completamente l’esperienza di acquisto da parte del cliente, abituato sì a
un consumo fast, ma pur sempre a essere servito al tavolo. Anche in questo contesto Spontini ha proposto la formula take away, mentre non è presente per ovvi motivi il delivery a domicilio. Guardando infine al look del locale: i colori rosso e bianco e il brand Spontini campeggiano ovunque, anche nei bicchieri (in plastica come le posate) e addirittura nei tovaglioli, scelta che sulla piazza milanese non può che essere premiante, mentre laddove il marchio è meno conosciuto appare quasi eccessiva. Ineccepibile, invece, la pulizia dei tavoli (anch’essi bianchi, minimal) e della toilette. I posti a sedere sono una cinquantina al tavolo, mentre una decina, lungo un bancone, si affacciano sulla cucina e il forno a vista. Otto persone, tante in proporzione alle dimensioni del punto vendita, componevano lo staff al momento della nostra visita.
Conclusioni Al netto di alcuni dettagli, che si possono perfezionare nel tempo, buona la prima per Spontini all’interno di un centro commerciale, data l’alta affluenza di pubblico e un risultato del tutto coerente con una proposta di ristorazione veloce tipica dei mall. Siamo sicuri che i commercializzatori di shopping centre saranno sensibili alla pizzeria milanese fondata nel lontano 1953. Tuttavia laddove ci fosse l’opportunità di maggiore spazio varrebbe la pena riproporre un servizio al tavolo basic. E non toglieteci la pizza abbondante, grazie! A.P.
r&f Newstech ROYAL PHILIPS: LED INTELLIGENTI Royal Philips annuncia la più importante installazione del suo sistema di illuminazione LED connesso con tecnologia di indoor positioning, presso Carrefour. Il punto vendita Carrefour di Lille in Francia, recentemente ristrutturato, ha infatti sostituito la sua illuminazione fluorescente con 2,5 chilometri di LED Philips ad alta efficienza energetica che, utilizzando la luce per trasmettere agli smartphone dei clienti un segnale di localizzazione, consentono a un’applicazione di fornire servizi basati sulla posizione. Il sistema di Philips permette a Carrefour di aiutare i clienti a trovare le promozioni all’interno dei 7.800 metri quadrati del negozio. Inoltre, l’illuminazione LED ridurrà del 50% il consumo totale di energia per l'illuminazione. Il sistema di indoor positioning di Philips comprende: un impianto di illuminazione LED, un database di posizioni basato sul cloud e un kit di sviluppo di software Philips su cui i clienti possono costruire la loro piattaforma di interazione mobile.
TCPOS SECOND DISPLAY, SI PAGA CON UN DITO
MULTISYNC EA275UHD: ALTA DEFINIZIONE IN STILE NEC
N
EC aggiunge alla sua serie di display professionali il modello da 27” MultiSync EA275UHD, che offre elevati livelli di produttività grazie alla risoluzione UHD 4K, grande affidabilità attraverso una fedele riproduzione dei colori e un design future-proof grazie a 3 diversi tipi di ingressi video. La longevità dell’investimento è data anche da un utilizzo più efficiente dell’energia grazie alla retroilluminazione a LED a basso consumo e a un sensore di rilevazione di presenza. Dal punto di vista tecnologico, il 4K è cruciale essendo in grado di veicolare i contenuti della prossima generazione, sia nel settore industriale, dove sono usati realtà e design virtuali, sia in quello dell’aviazione per controllare il traffico aereo. La funzione ControlSync contribuisce ad aumentare ulteriormente l’efficienza nei luoghi di lavoro poiché permette la sincronizzazione di più monitor e aumenta significativamente la qualità del matching.
SCLOBY: TABLET BATTE CASSA
È
nata la nuova generazione di Scloby, sistema che sostituisce integralmente registratori di cassa e software gestionali con il tablet. Dal marketing semplificato alla nuova gestione dei clienti, sono tante le novità per la gestione in mobilità di un'attività commerciale. Tra le innovazioni pensate per i ristoranti, la segnalazione da parte del sistema dell'eventuale presenza di allergeni nei prodotti e la possibilità di pagare il conto in modo separato senza difficoltà. Conforme alla normativa fiscale dell'Agenzia delle Entrate, Scloby permette di gestire in modo semplice molteplici modalità di pagamento in mobilità. Per utilizzarlo basta solamente un tablet e la piccola stampante fiscale fornita da Scloby. È possibile accedere al sistema dal sito internet www.scloby.com oppure installando l'apposita app per Android (disponibile presto anche per iOS).
O
ggi è possibile firmare una ricevuta senza penna, grazie al nuovo display touch TCPOS Second Display, che sostituisce i tradizionali monitor cliente e permette di usare un dito per confermare l’acquisto direttamente alla cassa. Grazie alla stampa delle ricevute, l'inchiostro e la carta non sono più necessari, assicurando allo stesso tempo la protezione di ogni dato personale del cliente. Il secondo display è inoltre un potente strumento di marketing e fidelizzazione. Mentre il cliente attende di poter pagare, infatti, il monitor mostra i dettagli della transazione in corso, video pubblicitari e offerte promozionali. La nuova soluzione di firma digitalizzata TCPOS Second Display si adatta a tutte le aree di ristorazione e retail.
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r&f International IN CINA SI PAGA CON LO SWATCH Chi da ragazzo non ha collezionato o quantomeno posseduto un orologio Swatch. Colorati, leggeri, in centinaia di varianti. Oggi, l'orologiere svizzero ha deciso di portare quest'icona degli anni '90 nell'era della tecnologia, presentando a Shanghai Swatch Bellamy: l'orologio dotato di una funzione di mobile payment, che dovrebbe fare concorrenza al colosso californiano Apple. Swatch Bellamy declinato in quattro modelli, è dotato della tecnologia NFC, che permette di realizzare dei pagamenti senza alcun contatto. L'orologio funziona come una carta prepagata per regolare gli acquisti effettuati presso i commercianti dotati di terminali di pagamento mobili senza contatto, ha aggiunto Swatch, che ha collaborato con UnionPay, l'associazione delle istituzioni finanziarie cinesi, per lanciare questo prodotto in Cina. Tale opzione di pagamento sarà attivata in tutto il Paese in gennaio, ha precisato il marchio svizzero, il quale ha dichiarato che in seguito punterà al mercato elvetico e poi agli USA.
AMAZON UK FA PIÙ 19.000 Diciannovemila posti di lavoro stagionale per il periodo natalizio. La maggior parte delle mansioni riguarderanno i magazzini e i centri di assistenza ai clienti. Questo è il progetto di Amazon UK così come descritto da John Tagawa, vice president UK operation del colosso americano del commercio online. «Siamo focalizzati al 100% nell'offrire una customer experience di livello, e per mantenere alto il servizio anche durante le feste natalizie recluteremo migliaia di collaboratori». Il gruppo, che ha otto centri di distribuzione nel Regno Unito, ha lanciato in Italia la campagna Natale a casa Amazon, per promuovere non solo i prodotti classici, ma anche le 7.000 referenze di alimentari confezionati che da luglio sono in vendita sul portale italiano. Per i freschi invece c’è ancora da attendere, anche se rientrano negli obiettivi. Tuttavia, per il momento Fresh continua a rimanere attivo solo in alcune città degli USA.
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duty free world
by James Ross - London
Turkey is the market to watch È la Turchia il mercato da monitorare Where in the world should travel retailers look for good growth? Right now currency turmoil worldwide is making that search tough. ACI World’s finalised statistics for the top international airports globally in 2014 offer some insights. A first glance may not reveal much: Dubai Duty Free pushed London Heathrow aside to take the top spot with just under 70m passengers (against Heathrow’s 68.1m) while the other top-five high flyers are largely expected: Hong Kong, Paris and Amsterdam. Lower down the list, however, is where there is some significant change. Singapore Changi, for example, has been struggling, and last year ended up with only a +1% gain to 53.3m passengers. It also dropped a place to sixth. Seoul’s Incheon, still the world’s top hub for duty free sales (vying every year with Dubai International) produced a +10.1% surge, propelling it to eighth position. Istanbul’s Ataturk Airport (IST) went one better with +12% to gain ninth place. Only Doha (+13.3%) in 20th place and Brussels (+14.7%) in 26th place grew faster among the top 30. Turkey has much in its favour. Investment by Turkish Airlines has been on a grand scale and IST’s network now extends to 230 international destinations. International traffic at the hub of 38.2m passengers is more than double that in 2009 – quite a feat. The trend in Turkey is also underlined by aviation analyst OAG’s Megahub Index which measures connectivity. It points to IST’s connections growing by more than 100,000 (on its busiest day in 2015) to more than 132,000, four times more than five years ago. That made IST the fastest growing airport for connections over that period anywhere in the world. Istanbul’s other airport, Sabiha Gökçen, also had a big rise in connectivity and was ranked ninth. But it is not just historical growth that makes Turkey a market to watch; future plans suggest fast-track development. A well-publicised third Istanbul airport – eventually with a world-beating capacity for 90m pax – is set for a 2018 opening. It all points to a bold vision for Turkish aviation. And while destabilising influences are everpresent, not least the Syrian refugee crisis and recent suicide bombings, the outlook remains very positive.
Dove i retailer del settore travel potrebbero individuare un buon investimento? L'attuale momento di agitazione a livello globale sta intensificando sempre più questa ricerca. I risultati finali delle statistiche di ACI World sugli aeroporti migliori del 2014 offrono alcuni spunti. A un primo sguardo non ci sono molte novità: Dubai Duty Free ha spodestato London Heathrow salendo al primo posto con 70 milioni di passeggeri (contro i 68,1 milioni di Heathrow), gli altri scali della top five erano abbastanza scontati: Hong Kong, Parigi e Amsterdam. I cambiamenti più significativi si incontrano scendendo nella lista. Singapore Changi, per esempio, ha lottato fino all'ultimo, ma ha chiuso l'anno con una crescita appena dell'1%, a 53,3 milioni di passeggeri, scendendo al sesto posto. L'Incheon di Seoul è ancora uno dei più importanti Hub per le vendite Duty Free (sempre in lizza assieme all'internazionale di Dubai), ha realizzato una crescita del 10,1%, salendo all'ottava posizione. L'Ataturk di Istanbul (IST) ha fatto ancora meglio con un +12%, guadagnandosi la nona posizione. A crescere di più tra i primi trenta, solo Doha (+13,3%) al ventesimo posto, e Bruxelles (+14,7%) al ventiseiesimo posto. La Turchia sta riscontrando ottimi risultati. Turkish Airlines ha realizzato investimenti su larga scala, e il network dell'IST ora si estende a 230 destinazioni internazionali. Il traffico internazionale dell'Hub oggi è di 38,2 milioni di passeggeri, più del doppio rispetto al 2009, un bel risultato. Il trend della Turchia è evidenziato anche dall'analisi dell'OAG Megahub Index, che misura la connettività degli aeroporti. Segnala, infatti, che le connessioni del'IST sono passate 100mila a 132mila nel giorno più trafficato del 2015, quattro volte di più rispetto a cinque anni fa. Con questo dato, l'IST risulta l'aeroporto con la più alta crescita al mondo sul quinquennio. Anche l'altro aeroporto di Istanbul, il Sabiha Gökçen, ha avuto una crescita notevole, piazzandosi al nono posto. Ma non è solo la crescita storica a rendere la Turchia un mercato da monitorare; ci sono progetti per il futuro che fanno pensare a un veloce sviluppo. Si sta infatti parlando molto di un terzo aeroporto, la cui inaugurazione dovrebbe avvenire nel 2018, con una capacità da 90 milioni di passeggeri. Tutti gli elementi sono a favore del settore aviation turco. Nonostante le situazioni destabilizzanti sempre presenti, come la crisi dei rifugiati siriani, piuttosto che i recenti attentati suicidi, le prospettive sono decisamente positive.
PARKLAKE, TOP BRAND NEL FUTURO MAXI CENTRO COMMERCIALE Nonostante apra nel 2016, ha già toccato quota 85% la commercializzazione di ParkLake. Il maxi mall di Bucarest, che vanterà una Gla di 70mila mq con all’interno oltre 200 punti vendita, 23 ristoranti e un Cinema City da 14 sale, ha già incassato la firma di top brand internazionali. La società specializzata nella commercializzazione e gestione, Sonae Sierra, ha annunciato che i nuovi accordi includono un flagship store Debenhams di oltre 5mila mq e LPP Group con tutti i suoi cinque marchi (Reserved, Mohito, Sin Say, House e Cropp), che si aggiungono alla presenza di H&M, del Gruppo Inditex e di Koton. Tra gli altri operatori spiccano Claire’s, Springfield, Lee Cooper, KVL e TimeOut. Inoltre, grazie a nuovi tenant come Geox, Il Passo, Aldo, Piazza Italia, CCC, Swarovski, Splend’or e B&B non mancherà un’ampia scelta di scarpe, borse, gioielleria e accessori. Yves Rocher, Kendra, Douglas, Sephora e altri brand del settore beauty completeranno l’offerta. La foodcourt ospiterà una grande varietà di insegne tra cui Zaraza, Fior di Latte, Fooda, Wu Xing, Brioche Dorée, Coffee Republic, Filicori, Gloria Jean’s Coffees, K-Grill, Oro Toro (by OSHO), Bistrot du Paris, Rustic, Chopstix, SaladBox. L’investimento su ParkLake, sviluppato in joint venture da Sonae Sierra e Caelum Development, è di 180 milioni di euro.
TFWA: IL TRAVEL RETAIL FRENA Erik Juul-Mortensen, presidente del TFWA (Tax free world association) al convegno inaugurale della fiera che si è svolta a Cannes, ha presentato la situazione del settore, purtroppo non troppo rosea. «Stiamo vivendo un periodo di cambiamento molto intenso e persistente», ha dichiarato, indicando come causa principale la combinazione di una serie di fattori negativi quali le tensioni geopolitiche, il calo dei mercati cinese, brasiliano e russo, e la volatilità del settore industriale in generale. Secondo i dati diffusi da Generation Research, il global travel retail e il settore duty free sono calati dello 0,2% nel primo semestre del 2015. L'Europa è il continente che ha registrato il dato peggiore, con un calo delle vendite del 9,3% sul 2014. Il Medio Oriente rimane a galla con un +0,1%, mentre crescono l'America con +1,9%, l'Asia con +6,5% e l'Africa con +9%. Per quanto riguarda le performance per settore, peggio del wine & spirits, sceso del 2,5%, ha fatto solo il dolciario, con -5,3%. Moda e accessori hanno tenuto con un +3,5%. Parlando di canali, l'inflight continua a calare (-6,7%), così come traghetti e crociere (-4%). Tali performance sono in antitesi con la crescita globale dei passeggeri (+6,2% nel primo semestre).
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TRAVEL RETAIL SHOPPING MALL
Anno 9 • Numero 3 • MARZO 2014 • € 5,00
In caso di mancato recapito inviare al CMP di Milano Roserio per la restituzione al mittente previo pagamento resi
ph. Sanvito Sanvito
[La foto[
EXPO MILANO 2015 Raggiunto l’obiettivo dei 20 milioni di biglietti distribuiti
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r&f La pulce nell’orecchio
di Simone Filippetti
Per vendere un libro,
serve un ristorante L‘ Italia ha un curioso, e pessimo, primato: è il paese in Europa dove si stampano più libri. Ma allo stesso tempo è anche quello dove si legge di meno. Un italiano sfoglia meno di un libro all’anno, in media. Roba da paese sottosviluppato e analfabeta. Il mestiere del libraio è difficilissimo e il mercato dei libri si è ridotto, negli ultimi anni, a 1,2 miliardi di euro. Per scampare alla crisi, le librerie si re-inventano ristoranti. Sperando così di attrarre clienti. Il caso più recente è quello di casa Mondadori, fresca del “Colpo Grosso” sulla rivale Rcs Libri (comprata per 130 milioni, assieme agli storici marchi Bompiani e Rizzoli). Abbandonata la prestigiosa (ma ormai esageratamente grande) location di Corso Vittorio Emanuele a Milano, ormai regno incontrastato dei chain store e dello shopping globalizzato del turismo di massa dei visitatori, la casa editrice ha traslocato in un posto più piccolo e accogliente, dietro piazza San Babila. L'indirizzo, la piccola e defilata via San Pietro all'Orto, fa storcere il naso a prima vista. Poco visibile, ma d'altronde una libreria non è una boutique e non ha necessariamente bisogno di una vetrina in grande stile e per forza sulla via principale. È comunque nel quadrilatero della moda (di fronte c'è l'americana Abercrombie). Il design è accattivante, ma la cosa migliore è il bistrò. Alcuni tavolini e un bancone. Qualità altissima, difficile trovare una pausa pranzo così gustosa, creativa e a buon prezzo in centro a Milano. E infatti trovare un posto seduti per mangiare, alle 13.00, è pressoché
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impossibile. La risto-libreria è un concept non originalissimo, perché il primo a trasformare le librerie in ristoranti è stata la Feltrinelli, con la formula Red, aperto per pri-
ma a Parma (e dove se non nella capitale del cibo ma anche della cultura?) e poi a Milano. In Mondadori hanno dunque "scopiazzato" dai concorrenti, ma aggiungendo qualcosa in più. Perché hanno alzato l'asticella. Il Catering è di livello eccezionalmente alto, considerando che siamo in una libreria, appunto. La ristorazione è affidata alle scelte gastronomiche di Cibiamo Group. Ma più che scrivere una recensione, qui interessa notare il cambiamento del modello di retail sottostante che le grandi catene di libri stanno attuando. E che si basa su un semplice assunto: pure se piccolo, il mercato del libro in Italia è sostanzialmente un consumo di im-
pulso. Difficilmente si entra in una libreria, dicono le statistiche, con l’idea di comprare un libro specifico, ma chi compra, lo fa sulla spinta del momento; perché incuriosito dalla copertina di un volume o dalla posizione sullo scaffale. Come salvare il business? L’idea è dunque quella di attirare il cliente dentro il negozio, magari con la scusa del mangiare (che in Italia ha un appeal fortissimo). Sperando, poi, che gironzolando tra gli scaffali, il suddetto cliente compri anche un libro. Vuoi vedere che, per far entrare la gente in libreria bisogna sedurla col cibo? Nel paese dove spopola Masterchef e dove il mangiar fuori è l'unica voce di spesa a cui le famiglie non rinunciano neppure in questi anni di recessione, forse ha un senso che i librai si trasformino in ristoratori. Whatever works, era il titolo di un recente e divertente film di Woody Allen, di alcuni anni fa. Basta che funzioni.